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	<title>Calcio moderno Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>La rivoluzione industriale di Guardiola: le 10 stagioni d&#8217;oro di Pep al Manchester City</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marcello Brescia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Questa città è stata costruita attraverso il lavoro, sgobbando. Lo vedi nel colore dei mattoni, dalle persone che timbrano il cartellino presto e rimangono fino [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/06/04/la-rivoluzione-industriale-di-guardiola-le-10-stagioni-doro-di-pep-al-manchester-city.html">La rivoluzione industriale di Guardiola: le 10 stagioni d&#8217;oro di Pep al Manchester City</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Questa città è stata costruita attraverso il lavoro, sgobbando. Lo vedi nel colore dei mattoni, dalle persone che timbrano il cartellino presto e rimangono fino a tardi. Le fabbriche, il Centro Pankhurst, i sindacati, la musica. Semplicemente, la rivoluzione industriale, e il modo in cui essa ha cambiato il mondo». </p>
</blockquote>



<p class="has-drop-cap">Nel suo lungo video d&#8217;addio postato sui propri canali social, questo passaggio è forse uno dei più interessanti, e riassume come meglio non potrebbe il legame venutosi a creare tra <em>Pep </em><strong>Guardiola </strong>e la città di Manchester. Un luogo uggioso e che difficilmente riscalda il cuore, lontanissimo nei chilometri e nell&#8217;anima da quella Catalogna divenuta non soltanto madre affettuosa, ma anche vessillo da sventolare con fermezza e orgoglio. </p>



<p>Eppure, nel corso di questo suo decennio <em>mancuniano</em>, <em>Pep </em>non ha mai tentato di rinchiudersi in una torre d&#8217;avorio fatta di milioni di sterline e di schemi cervellotici, riuscendo a immergersi con naturalezza e genuino interesse nella cultura operaia della città. Non è affatto casuale, dunque, il suo riferimento al Pankhurst, ossia il luogo di nascita del movimento delle suffragette all&#8217;inizio del secolo scorso.</p>



<p>In maniera tutt&#8217;altro che inconscia, infatti, a <strong>Guardiola </strong>piace eccome inserirsi nel solco dei grandi rivoluzionari di Manchester. Certo, il cambiamento da lui messo in atto non ha portato a un&#8217;innovazione tecnologica epocale come l&#8217;Industrial Revolution, e non ha neanche favorito l&#8217;emancipazione femminile come le suffragette, ma ha fatto capire agli inglesi un concetto tutt&#8217;altro che scontato nella Premier League di 10 anni fa. </p>



<p>A esprimerlo, in un certo senso, ci aveva già pensato <strong>Carlos Peucelle</strong> diversi decenni or sono, usando una logica ferrea: <em>«Con che cosa si gioca il calcio? &#8216;Con la palla&#8217;. E di cosa è fatta la palla? &#8216;Di cuoio&#8217;. Ora, da dove viene questo cuoio? &#8216;Dalla mucca&#8217;. E cosa mangia la mucca? &#8216;L&#8217;erba&#8217;. E allora la palla sempre per terra sull&#8217;erba e giocata di prima<em>»</em>.</em> </p>



<p>Nel proprio laboratorio da scienziato pazzo, <strong>Guardiola </strong>ha ridefinito giorno dopo giorno gli standard del calcio britannico (ed europeo) con una continuità spaventosa per qualunque campionato, ancor di più in quello più competitivo ed esigente al mondo. Ecco dunque un bel <em><em>tour de force</em></em> di 593 partite, 20 trofei, e, come già detto, 10 stagioni, messe in ordine dalla meno felice alla più ricca di successi.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">10) 2024-2025</h2>



<p></p>



<p>Per parlare della stagione più buia della carriera da allenatore di <strong>Josep Guardiola</strong>, occorre partire da un episodio che col campo c&#8217;entra fino a un certo punto, ma che riassume come meglio non potrebbe un&#8217;annata piena di cattivi pensieri per il tecnico catalano. È il 26 novembre 2024, e il Manchester City si è appena fatto rimontare 3 gol in 15&#8242; dal Feyenoord in un match casalingo di Champions League, aggravando una crisi già ampiamente sotto gli occhi di tutti dopo cinque sconfitte consecutive. </p>



<p>A sconcertare non è soltanto il mix di svagatezza ed ansia che da tempo attanaglia il City, ma anche e soprattutto il modo in cui <strong>Guardiola </strong>si presenta in conferenza stampa: il capoccione di <em>Pep </em>è completamente martoriato da una serie di taglietti ed escoriazioni un po&#8217; da cartone animato, ma che di buffo non hanno proprio nulla. </p>



<p>I grattacapi che tormentano gran parte degli allenatori di alto livello, assumono in questo caso un significato letterale: il mercato estivo piuttosto scarno, un po&#8217; di pancia piena dopo quattro campionati vinti uno in fila all&#8217;altro, e il grave infortunio al neo-Pallone d&#8217;Oro <strong>Rodri </strong>diventano dei rebus irrisolvibili per <strong>Guardiola</strong>, che conduce una stagione all&#8217;insegna della rassegnazione. </p>



<p>Ad avvelenare ulteriormente il clima ci pensano poi i problemi giudiziari dei <em>Citizens</em>, su cui da anni incombono potenziali penalizzazioni per le loro innumerevoli violazioni del fair play finanziario, e che diventano un tema di discussione ricorrente per quasi tutta la stagione. Insomma, per la prima volta dopo quasi un decennio, il sole sembra iniziare a tramontare sull&#8217;impero di <em>Pep</em>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="645" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/Paris_Saint-Germain_-_Manchester_City_FC_22_January_2025_168_cropped-1024x645.jpg" alt="" class="wp-image-27425" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/Paris_Saint-Germain_-_Manchester_City_FC_22_January_2025_168_cropped-1024x645.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/Paris_Saint-Germain_-_Manchester_City_FC_22_January_2025_168_cropped-300x189.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/Paris_Saint-Germain_-_Manchester_City_FC_22_January_2025_168_cropped-768x484.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/Paris_Saint-Germain_-_Manchester_City_FC_22_January_2025_168_cropped.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una squadra del City 2024-2025</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">9) 2016-2017</h2>



<p></p>



<p>L&#8217;attaccamento morboso di <strong>Guardiola </strong>al successo è testimoniato da una statistica irreale: in quasi 20 stagioni, le sue squadre non hanno mai chiuso il campionato fuori dal podio. In tutti questi anni, inoltre, <em>Pep </em>si è dovuto accontentare della medaglia di bronzo in due sole occasioni, nel sopracitato 2024-2025, e nel 2016-2017, la sua prima annata a Manchester.</p>



<p>Sul Regno Unito, in quel periodo, iniziano a soffiare i venti della Brexit, e anche nel calcio inglese certe novità &#8220;continentali&#8221; non vengono accolte con troppo entusiasmo. <em><em>«</em>Bravo Guardiola, per carità, ma qui in Inghilterra si gioca in maniera più intensa rispetto a come si fa in Spagna, e ad attenderlo troverà una concorrenza ben più ostica rispetto a quella avuta in Germania con il suo Bayern Monaco<em>»</em></em>. </p>



<p>Erano più o meno questi i discorsi che si facevano Oltremanica ai tempi, e che avrebbero trovato un&#8217;illusoria conferma nelle difficoltà avute da <em>Pep </em>nell&#8217;approcciarsi al suo nuovo ecosistema. Il calcio posizionale, del resto, non si insegna certo in due giorni, e fatica ad attecchire in una rosa dall&#8217;età media alta, e che necessita di un urgente <em>restyling</em> (specie in difesa). </p>



<p>Neanche la Premier League, oltretutto, sembra ancora pronta a farsi contaminare dal <em>guardiolismo</em>: a dominare il campionato è il Chelsea di <strong>Conte</strong>, la squadra con il minor possesso palla medio tra le <em>Big Six</em>, e che tra andata e ritorno infilza il Manchester City con due lezioni di cinismo nostrano. Tra le risatine generali, Pep arriva a maggio con <em>zeru tituli</em>, e inizia a prendere appunti: di lì a pochi mesi, nella terra di Sua Maestà, nulla sarebbe stato più come prima.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="640" height="360" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ecb67a94601c47ef8584b485c3d21032.jpg" alt="" class="wp-image-27427" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ecb67a94601c47ef8584b485c3d21032.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ecb67a94601c47ef8584b485c3d21032-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un undici del City 2016-2017</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">8) 2019-2020</h2>



<p></p>



<p>Se a Barcellona la Gioconda <em>blaugrana </em>dipinta da <strong>Guardiola </strong>era stata macchiata da qualche schizzo di fango, sapientemente tiratogli addosso dal Real Madrid di <strong>Mourinho</strong>, l&#8217;arcirivale di <em>Pep </em>in Premier League avrebbe avuto un comportamento ben più cavalleresco. Con il suo sorriso a 32 denti, infatti, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/05/11/jurgen-klopp-il-disertore.html"><strong>Jürgen </strong>Klopp</a></strong> è stato per anni l&#8217;unico allenatore capace di mettere i bastoni tra le ruote al Manchester City, insidiandone non soltanto la bacheca dei trofei, ma anche la leadership in materia di avanguardismo calcistico. </p>



<p>Nel 2019-2020, il Liverpool del tecnico tedesco è all&#8217;apice del proprio ciclo, e semina la concorrenza già in autunno grazie a un filotto di vittorie spaventoso (fino a fine febbraio accumula 26 successi e un pareggio in 27 partite), con cui lascia il City a leccarsi le ferite. A <strong>Guardiola </strong>non bastano un <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/04/06/radio-kevin-le-perle-di-de-bruyne-in-europa.html">De Bruyne</a></strong> alieno (13 gol e 20 assist) e il miglior <strong>Sterling </strong>di sempre (20 gol) per tenere il passo dei <em>Reds </em>in campionato, ed è dunque costretto a fare <em>all-in</em> sulla Champions League dopo aver già vinto la Coppa di Lega. </p>



<p>A rimescolare le carte in tavola ci pensano il Covid-19 e la conseguente pandemia, che stravolgono la fase finale della Champions League: ci si gioca tutto nel caldo agostano di Lisbona, con gare secche dai quarti in poi. Per <em>Pep</em>, che non raggiunge una semifinale europea dai tempi del Bayern, si profila un&#8217;occasione d&#8217;oro, essendo stato accoppiato al modestissimo Lione di <strong>Rudi Garcia</strong>. </p>



<p>Ciò che succede in Portogallo, tuttavia, ha ben poche spiegazioni razionali: per limitare le transizioni dei francesi, <strong>Guardiola </strong>ricorre a una strana difesa a 3, una scelta conservativa che puntualmente non paga. Gli errori da matita blu di <strong>Ederson </strong>e <strong>Sterling </strong>fanno il resto, e condannano il City a una delle eliminazioni europee più beffarde della propria storia.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="640" height="360" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/5e6b45738f1f496db71211566e9700d1.jpg" alt="" class="wp-image-27429" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/5e6b45738f1f496db71211566e9700d1.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/5e6b45738f1f496db71211566e9700d1-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">Giocatori del City della stagione 2019-2020</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">7) 2025-2026</h2>



<p></p>



<p>La stagione appena conclusa, per quanto agrodolce e piena di rimpianti, è a mio avviso la migliore del Manchester City <em>guardioliano</em> tra quelle in cui non è riuscito ad aggiudicarsi la Premier League. Dopo le rovinose cadute dell&#8217;annata precedente, tutti quanti si aspettano il ritorno ad alti livelli di <strong>Bernardo Silva</strong> e compagni, che tuttavia, ai nastri di partenza, vengono messi in terza posizione dietro alle due grandi favorite: il Liverpool di <strong>Slot</strong>, campione in carica e (apparente) re del mercato, e l&#8217;Arsenal di <strong>Arteta</strong>, ormai maturo a sufficienza per puntare al colpo grosso. </p>



<p>Saranno proprio i <em>Gunners </em>a dettare il passo in campionato, dove la discontinuità del City sembra inizialmente un limite troppo evidente per poter davvero competere per il titolo. È una versione dei <em>Citizens </em>più verticale e meno improntata al controllo rispetto al passato; tra i volti nuovi, si esaltano soprattutto il ventunenne <strong>O&#8217;Reilly</strong> (forse l&#8217;ultimo grande lascito tecnico di <strong>Guardiola </strong>a Manchester) e <strong>Rayan Cherki</strong>, autentico genio del pallone capace di leggere uno spartito tutto suo. </p>



<p>Le paure e il peso della storia che gravano sull&#8217;Arsenal permettono a <em>Pep </em>di riaggrapparsi alla vetta in primavera, tant&#8217;è che lo scontro diretto deciso da <strong>Håland </strong>a metà aprile sembra poter essere il vero punto di svolta del campionato. Il City 2025-2026, tuttavia, si spegne e si riaccende quando meno te l&#8217;aspetti, e si incaglia in casa dell&#8217;Everton nel rush finale, spedendo dunque la coppa a Londra. </p>



<p>Non è un caso che a deporre definitivamente <strong>Guardiola</strong> sia stato un suo ex assistente, ispiratosi al lato più reazionario del suo calcio (la retroguardia composta da quattro difensori centrali come il City 2023 ne è un esempio lampante) per sconfiggere l&#8217;antico maestro. Per farsi perdonare, <em>Pep </em>riesce comunque a mettersi in saccoccia la Carabao e la Fa Cup: non male come regalo di addio&#8230;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/trophyliftoverlay-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-27430" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/trophyliftoverlay-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/trophyliftoverlay-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/trophyliftoverlay-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/trophyliftoverlay-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/trophyliftoverlay.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">I giocatori del City esultano per la vittoria nella Fa Cup 2025-2026</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">6) 2023-2024</h2>



<p></p>



<p>Smaltita la sbornia per l&#8217;<em>en plein</em> della stagione precedente, nel 2023-2024 il Manchester City va alla cassa a riscuotere i vari trofei &#8220;laterali&#8221;, derivanti dalla vittoria della Champions League a giugno: in Supercoppa Europea (dove si mette in mostra un <strong>Cole Palmer</strong> ancora in rampa di lancio) servono i rigori per piegare il Siviglia, mentre il Mondiale per club si rivela una mera formalità. </p>



<p>Ben più sudata invece la lotta per la Premier League, vinta soltanto all&#8217;ultima curva dopo un lungo triello con le solite Arsenal e Liverpool. A dar speranza a queste ultime ci pensano gli scontri diretti, in cui il City non riesce praticamente mai a imporsi; il vero fattore decisivo, tuttavia, sarà il ruolino di marcia impeccabile degli uomini di <strong>Guardiola </strong>contro le medio-piccole, come testimoniano i soli 3 punti persi in tutto il campionato contro squadre della parte destra della classifica (nella fattispecie, il Wolverhampton). </p>



<p><strong>Håland </strong>si riconferma implacabile aguzzino del gol, ma i veri mvp stagionali sono <strong>Rodri </strong>(che raggiunge livelli di decisività difficilmente replicabili da un mediano nel calcio contemporaneo) e <strong>Foden </strong>(che soprattutto in assenza dell&#8217;infortunato <strong>De Bruyne</strong> vede accresciute a dismisura le proprie responsabilità creative). L&#8217;unica nota stonata della stagione è l&#8217;eliminazione ai rigori nel quarto di finale di Champions contro il multiforme Real Madrid di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/05/31/onore-al-real-madrid-e-ad-ancelotti-il-trionfo-della-misura-e-dellintelligenza.html">Ancelotti</a></strong>: a posteriori, si rivelerà il vero e proprio canto del cigno del Manchester City di <strong>Guardiola </strong>in campo internazionale.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/champions-stats-wide-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-27431" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/champions-stats-wide-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/champions-stats-wide-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/champions-stats-wide-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/champions-stats-wide-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/champions-stats-wide.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il City campione d&#8217;Inghilterra nel 2023-2024</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">5) 2020-2021</h2>



<p></p>



<p>Come per ogni alchimista che si rispetti, non tutti gli esperimenti di <strong>Guardiola </strong>sono riusciti alla perfezione, anzi. Il suo grande merito, tuttavia, è sempre stato quello di riuscire a concedersi qualche balbettio in più nella prima fase della stagione, in attesa di trovare l&#8217;assetto tattico ideale da sfoderare da marzo in poi, quando c&#8217;è da scrivere per davvero la storia del pallone. È esattamente così che vanno le cose nel 2020-2021: il City parte a rilento, ed è costretto a trovare nuovi equilibri e nuovi leader. </p>



<p>Il declino fisico di <strong>Agüero </strong>e le partenze di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/10/20/david-silva-mago-merlino-alla-corte-della-regina.html">David Silva</a></strong> e <strong>Kompany</strong> (quest&#8217;ultimo colpevolmente non sostituito a dovere nell&#8217;estate 2019) lasciano un vuoto difficile da colmare per chiunque, ma non per <em>Pep</em>. Quest&#8217;ultimo individua nel ventitreenne <strong>Rúben Dias</strong> il nuovo pilastro intorno a cui costruire la retroguardia, mentre al resto ci pensa <strong>Gündoğan</strong>, chiamato non soltanto a dare geometrie, ma anche e soprattutto a compensare l&#8217;assenza di un attaccante puro con i suoi inserimenti.</p>



<p>I 17 gol totali del centrocampista tedesco (capocannoniere stagionale della squadra) sono una tanica di benzina vitale per un City inarrestabile, che in primavera vince agilmente campionato e Carabao Cup, e raggiunge anche la sua prima finale di Champions League. Ad aspettare al varco <strong>Guardiola</strong>, però, c&#8217;è la sagoma ossuta e arcigna di <strong>Thomas Tuchel</strong>, l&#8217;unico a conoscere l&#8217;ingrediente segreto per fermare i <em>Citizens</em>. </p>



<p>Le due sconfitte nel giro di un mese (Fa Cup e campionato) contro il suo Chelsea preoccupano non poco il tecnico catalano, che nel preparare la finalissima commette probabilmente il più grande errore della propria carriera: dal centrocampo in su, <em>Pep </em>schiera unicamente giocatori offensivi, privandosi di un equilibratore fondamentale come <strong>Rodri</strong> e allontanando dalla porta <strong>Foden </strong>per favorire uno <strong>Sterling </strong>fuori forma. Un nebuloso <em>overthinking </em>che a Stamford Bridge ricordano ancora oggi, con una Coppa dei Campioni in più in bacheca.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="360" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/24371b699c7047aaa036589eb69e15ca.jpg" alt="" class="wp-image-27432" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/24371b699c7047aaa036589eb69e15ca.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/24371b699c7047aaa036589eb69e15ca-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una squadra del 2020-2021</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">4) 2021-2022</h2>



<p></p>



<p>Ai piedi del podio di questa classifica, ho scelto di inserire la stagione 2021-2022 per un semplice motivo: è un&#8217;ulteriore evoluzione della 2020-2021, con picchi di efficienza e spettacolo ancor più elevati. A differenza dell&#8217;anno precedente, la concorrenza interna stavolta è agguerritissima, e per avere la meglio su un Liverpool da 92 punti in campionato, il City è costretto a toccare quota 93 (ben 7 in più del 2021). </p>



<p>Inoltre, nonostante il percorso europeo stavolta si interrompa soltanto in semifinale e non in finale, <em>Pep </em>ha decisamente meno da rimproverarsi: l&#8217;eliminazione per mano del solito Real Madrid non è causata da garbugli tattici <em>et similia</em>, ma da quei maledetti episodi che rendono la Champions League la competizione del diavolo (e in cui gente come <strong>Courtois</strong>, <strong>Benzema</strong>, <strong>Rodrygo </strong>e compagnia bella riesce a muoversi con sovrannaturale disinvoltura). </p>



<p>Nonostante il mercato estivo veda sfumare gli arrivi di <strong>Harry Kane </strong>prima e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/03/07/mister-champions-le-10-partite-europee-piu-grandi-di-cristiano-ronaldo.html">Cristiano Ronaldo</a> </strong>poi (lo so, sembra assurdo immaginarlo al servizio di <strong>Guardiola</strong>), il Manchester City è probabilmente la squadra più forte del pianeta pur non disponendo di alcun fuoriclasse vero e proprio in attacco. Il congegno offensivo messo a punto da <strong>Guardiola</strong>, infatti, permette di distribuire piuttosto equamente il bottino, come dimostrato dai numeri: in campionato, sono ben sette i giocatori a raggiungere la doppia cifra di gol e assist sommati (<strong>De Bruyne</strong>, <strong>Sterling</strong>, <strong>Mahrez</strong>, <strong>Gabriel Jesus</strong>, <strong>Foden</strong>, <strong>Gündoğan</strong> e <strong>Bernardo Silva</strong>). </p>



<p>Nota di merito anche per le altezze celestiali dove volteggia <strong>João Cancelo</strong>, che in quel periodo, da terzino sinistro a piede invertito, non teme confronti con nessun altro interprete del proprio ruolo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/team-photo-web-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-27433" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/team-photo-web-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/team-photo-web-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/team-photo-web-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/team-photo-web-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/team-photo-web.webp 1620w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Foto di squadra della stagione 2021-2022</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">3) 2017-2018</h2>



<p></p>



<p>Spesso e volentieri, com&#8217;è inevitabile, le migliori stagioni calcistiche di un club sono figlie di una grande campagna acquisti. Nella fattispecie, il mercato dell&#8217;estate 2017 porta a Manchester tre dei principali pretoriani dell&#8217;intero ciclo <em>guardioliano</em>: <strong>Ederson</strong>, <strong>Walker </strong>e <strong>Bernardo Silva</strong> (a cui si aggiungerà anche <strong>Laporte </strong>a gennaio), immediatamente protagonisti in una formazione destinata a dare un colpo di spugna a tutti i record storici della Premier League. </p>



<p>Ecco dunque una serie di primati stabiliti dal Manchester City 2017-2018: maggior numero di partite vinte (32), striscia più lunga di vittorie consecutive (18, praticamente un intero girone), attacco più prolifico (106 gol), e maggior distacco sulla seconda classificata (19 punti in più di <strong>Mourinho </strong>e del suo Manchester United, fermatosi ad 81).</p>



<p>Ah già, quasi mi dimenticavo del record di punti: 100 tondi tondi, un traguardo leggendario ottenuto al 90&#8242; dell&#8217;ultima giornata, grazie a un memorabile pallonetto di <strong>Gabriel Jesus</strong> contro il Southampton. È in quell&#8217;esatto momento che quei giocatori diventano i <em>Centurions</em>, ottenendo l&#8217;immortalità calcistica, e aprendo un ciclo protrattosi per quasi un decennio. </p>



<p>Per la grande affermazione in Champions League, tuttavia, è ancora presto: in campionato il City infligge un distacco di 25 punti al Liverpool, che nel confronto diretto riesce però ad azzerare il <em>gap</em>, lasciando <strong>Guardiola </strong>a bocca asciutta nel suo unico duello europeo con <strong>Klopp</strong>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/be27e7917230ce404cf2123620da3de9867825a5.jpg-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-27436" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/be27e7917230ce404cf2123620da3de9867825a5.jpg-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/be27e7917230ce404cf2123620da3de9867825a5.jpg-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/be27e7917230ce404cf2123620da3de9867825a5.jpg-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/be27e7917230ce404cf2123620da3de9867825a5.jpg-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/be27e7917230ce404cf2123620da3de9867825a5.jpg.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">I giocatori del City esultano dopo un gol nella stagione 2017-2018: l&#8217;attacco dei Citizens fu torrenziale</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">2) 2018-2019</h2>



<p></p>



<p>Limitatamente ai cinque campionati europei per eccellenza, almeno da quando seguo questo sport, non ricordo una singola lotta per il titolo vagamente paragonabile a quella della Premier League 2018-2019. Parliamo di un vero e proprio blockbuster, per qualità degli interpreti in campo e in panchina, per le mille emozioni protrattesi fino all&#8217;ultima giornata, e per le filosofie di gioco delle due squadre coinvolte, così differenti e al contempo destinate a compenetrarsi a vicenda, traghettando il calcio inglese (e non solo) nel futuro.</p>



<p>Insomma, parliamo di uno zenit difficilmente replicabile anche da un punto di vista meramente statistico: 195 punti totali raccolti dalle due contendenti, 98 dal Manchester City, e 97 dal Liverpool. Semplicemente fantascienza. Il City, d&#8217;altro canto, ha ormai una consapevolezza da pilota automatico, e un tridente da lacrimucce (<strong>Sterling</strong>, <strong>Agüero </strong>e <strong>Sané</strong>, tutti e tre al picco delle rispettive carriere), coadiuvati dall&#8217;ultimo grande <strong>David Silva</strong>, ormai trentatreenne. </p>



<p>Parliamo di una vera e propria macchina da guerra, che prima anestetizza e poi travolge le avversarie, e che in patria si rende protagonista di un&#8217;abbuffata mai vista fino ad allora: la squadra di <strong>Guardiola </strong>è infatti la prima nella storia del calcio inglese ad aggiudicarsi tutti i quattro trofei domestici in una singola stagione (Community Shield, Premier League, Carabao Cup ed FA Cup). </p>



<p>Tanto per cambiare, invece, in Champions i <em>Citizens </em>si fermano alle Colonne d&#8217;Ercole dei quarti di finale, anche stavolta in un <em>Euroderby</em>. L&#8217;avversario è il Tottenham di <strong>Pochettino</strong>, che con organizzazione, astuzia, qualche episodio arbitrale favorevole e una discreta dose di fortuna, riesce a raggiungere le agognatissime semifinali. Ancor più del match di ritorno, un flipper impazzito di gol e ribaltoni, per il City si rivela letale l&#8217;andata di Londra, persa anche e soprattutto a causa di un atteggiamento insolitamente prudente.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="810" height="540" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/60291534_2720288888000469_8897940539475755008_n.jpg" alt="" class="wp-image-27437" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/60291534_2720288888000469_8897940539475755008_n.jpg 810w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/60291534_2720288888000469_8897940539475755008_n-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/60291534_2720288888000469_8897940539475755008_n-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><figcaption class="wp-element-caption">Esultanza per una Premier vinta sul filo di lana dopo un&#8217;epica battaglia con il Liverpool</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1) 2022-2023</h2>



<p></p>



<p>Sul primo posto non potevano esserci dubbi, sia per i risultati ottenuti che a livello puramente simbolico: il Manchester City 2022-2023 è a tutti gli effetti il mostro finale di <strong>Guardiola</strong>, quantomeno per quanto riguarda la sua lunga avventura inglese. Un livello troppo difficile da superare anche per il più accanito dei videogiocatori, e, nel suo caso, per il più meticoloso degli allenatori. </p>



<p>Per dar vita a questa creatura, tuttavia, <em>Pep </em>ha dovuto inserire l&#8217;unico pezzo che davvero gli era mancato nel biennio precedente, portando la prosa brutale e futurista di <strong>Erling Håland</strong> in una squadra a tratti fin troppo poetica. <em>«Ma come, ma il centravanti non era lo spazio?»; «E se facesse la fine di Ibrahimovic al Barcellona?»; «Guardiola sta tradendo le sue idee per la prima volta?»</em>. </p>



<p>Tutti questi dubbi estivi vengono fragorosamente spazzati via dal campo, in maniera non troppo dissimile da quella con cui l&#8217;attaccante norvegese bullizza i centrali di mezza Europa. Avere una punta così fisicamente dominante ed intimidatoria sotto porta (in campionato segna 36 gol, record per una singola stagione di Premier League) equivale ad avere un incredibile semplificatore di soluzioni nell&#8217;ultimo terzo di campo; il calcio del City è forse un po&#8217; meno affascinante di quello espresso nel biennio 2017-19, ma rimane una tenaglia da cui è impossibile non essere soppressi. </p>



<p>Lo scoprono a proprie spese l&#8217;Arsenal, psicologicamente divorato dai più esperti rivali nel testa a testa primaverile in campionato, il Manchester United, sconfitto in finale di Fa Cup, e tutte le malcapitate avversarie lungo il cammino dei <em>Citizens </em>in Champions League. Trovatosi sul lato più ostico del tabellone, <strong>Guardiola </strong>rifila due sculacciate epocali al Bayern Monaco di <strong>Tuchel </strong>e al Real Madrid di <strong>Ancelotti </strong>(già, proprio loro), scacciando i propri fantasmi europei in vista dell&#8217;ultimo atto contro l&#8217;Inter. </p>



<p>Contro ogni pronostico, sono proprio gli sfavoritissimi nerazzurri a mettere maggiormente in difficoltà il City, che dispone però di troppe armi (<strong>Stones</strong>, mvp della finalissima, e <strong>Rodri</strong>, autore del gol decisivo) per non completare il tanto ambito <em>Treble.</em> Un traguardo simile, in Inghilterra, lo aveva raggiunto soltanto il Manchester United di <strong>Ferguson </strong>nel 1999, ma con un percorso decisamente meno netto rispetto ai <em>Noisy Neighbours </em>di 24 anni dopo; limitatamente alla singola stagione, sono loro la miglior squadra inglese di ogni tempo?</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/gettyimages-1497490592-1920x1080-1-1024x576.png" alt="" class="wp-image-27438" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/gettyimages-1497490592-1920x1080-1-1024x576.png 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/gettyimages-1497490592-1920x1080-1-300x169.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/gettyimages-1497490592-1920x1080-1-768x432.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/gettyimages-1497490592-1920x1080-1-1536x864.png 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/gettyimages-1497490592-1920x1080-1.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il City campione di tutto nella stagione 2022-2023: qui la squadra posa con l&#8217;agognata Champions League</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/06/04/la-rivoluzione-industriale-di-guardiola-le-10-stagioni-doro-di-pep-al-manchester-city.html">La rivoluzione industriale di Guardiola: le 10 stagioni d&#8217;oro di Pep al Manchester City</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>L&#8217;inutile guerra tra offensivisti e difensivisti: nel calcio è la qualità che fa la differenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 14:18:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina L&#8217;esultanza di Kvicha Kvaratshkelia dopo un gol. Il georgiano è oggi uno dei più forti calciatori al mondo La pirotecnica semifinale di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/05/02/linutile-guerra-tra-offensivisti-e-difensivisti-nel-calcio-e-la-qualita-che-fa-la-differenza.html">L&#8217;inutile guerra tra offensivisti e difensivisti: nel calcio è la qualità che fa la differenza</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina</strong> L&#8217;esultanza di Kvicha Kvaratshkelia dopo un gol. Il georgiano è oggi uno dei più forti calciatori al mondo</em></p>



<p class="has-drop-cap">La pirotecnica semifinale di andata di Champions League tra Paris Saint Germain e Bayern Monaco (leggi la cronaca <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/28/champions-league-semifinale-andata-paris-saint-germain-bayern-monaco-5-4.html">qui</a>) ha riacceso lo snervante e annoso dibattito tra offensivisti e difensivisti. La conseguenza della partita, terminata sul roboante punteggio di 5-4 per i francesi, ha visto contrapporsi due schiere, entrambe particolarmente agguerrite. Da una parte coloro che hanno esaltato gli attacchi, lo spettacolo, le emozioni e le qualità tecniche, la ricerca sistematica degli uno contro uno e dei dribbling dei giocatori in campo. Dall&#8217;altra coloro che hanno rimarcato le difese eccessivamente lascive, l&#8217;assenza di strategia e tattica corale, l&#8217;incapacità di gestire i ritmi e alternare le fasi di gioco rispecchiando i momenti dell&#8217;incontro.</p>



<p>La mia impressione è che questo atavico dibattito sia tipicamente italiano ed è lo specchio di un Paese che riesce a dividersi sempre su tutto, come se da una parte vi fossero i buoni e dall&#8217;altra i cattivi, polarizzando qualsiasi argomento e dividendo il mondo in bianco e nero. Non comprendendo l&#8217;antico adagio latino che in <em>media stat virtus</em>, e che la vita è fatta &#8211; soprattutto &#8211; di tante sfumature di grigio. Ma è qualcosa che vediamo abitualmente, per esempio, nei tanti temi della politica, nei continui e snervanti attacchi tra destra e sinistra su qualsiasi argomento, di carattere nazionale e internazionale, spesso senza analizzare e conoscere fino in fondo le questioni di cui si parla.</p>



<p>Lo sport e il calcio, che rimane la disciplina più popolare, seguita e dibattuta, non fanno eccezione.<br>Premetto che per me Paris Saint Germain-Bayern Monaco è stata una grandissima partita, una delle più belle nella storia della Coppa dei Campioni/Champions League. Ma non lo è stata perché le due squadre hanno giocato un <em>calcio da strada</em>, come è stato definito, senza dare eccessivo peso alla fase difensiva. <br>Lo è stato per un altro motivo, al quale arriverò dopo una lunga dissertazione.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="PSG-Bayern Monaco 5-4: gol e highlights | Champions League" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/TKxk812o5hU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>È indubbio che il calcio che paga di più oggi in Europa, una moda seguita da quasi tutti, sia il cosiddetto <em>calcio offensivo </em>&#8211; lo chiamerò così per semplificare il concetto e renderlo accessibile a tutti -, che fa aggio su quello <em>difensivo</em>.</p>



<p>È diventata la tendenza imperante da metà anni Novanta e ancora di più nel nuovo millennio. <br>Ma il calcio è fatto di cicli. Anche negli anni Cinquanta e in buona parte negli anni Sessanta, ad esempio, lo scenario era questo. E le partite vedevano punteggi altisonanti, inno costante alle sfide individuali e ai dribbling, terreno fertile per consentire ai campioni dei reparti offensivi di performare e incidere ai più alti livelli. D&#8217;altra parte in quell&#8217;epoca imperava ancora il Chapman System (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2022/08/25/limportanza-di-chiamarsi-herbert-chapman.html">qui </a>per approfondire la figura di <strong>Herbert Chapman</strong>, straordinario allenatore inglese), che aveva trasformato di fatto le partite in una serie di duelli individuali.</p>



<p>Tra gli anni Cinquanta e Sessanta è possibile recuperare, non a caso, diverse sfide spettacolari in Coppa dei Campioni e non solo, con un mare di opportunità, di azioni offensive, di gol, di prestazioni immense degli attaccanti. Dalla finale dell&#8217;edizione 1960 tra Real Madrid ed Eintracht Francoforte (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2016/04/01/1960-finale-real-madrid-eintracht-francoforte-7-3.html">qui</a>) a quella del 1962 tra Benfica e Real Madrid (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2016/06/04/1962-finale-benfica-real-madrid-5-3.html">qui</a>). A tante altre.<br>E pure in quelle partite, come succede oggi, le difese non brillavano certo per essere ermetiche né vi erano in campo straordinari interpreti difensivi.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Benfica 5 - Real Madrid 3 - Final Champions 1962" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/BOAIYoxYp3Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Questo dimostra che nel calcio è valido più che mai il concetto caro al chimico, biologo e filosofo francese <strong>Antoine-Laurent de Lavoisier</strong>, ossia che «nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma». Nel calcio abbiamo già vissuto un momento come quello di oggi.<br>A cui è poi seguito un periodo più collettivo e più tattico, culminato con gli anni Settanta e ancora più gli anni Ottanta. Al termine del quale, per ravvivare un gioco diventato eccessivamente chiuso e che non divertiva più, si introdussero nuove regole, dal cambiamento del fuorigioco al divieto del portiere di prendere il pallone con le mani, dai tre punti per vittoria ad altri piccoli accorgimenti che ebbero l&#8217;obiettivo di alimentare nuovamente il fuoco del calcio d&#8217;attacco.</p>



<p>Corsi e ricorsi storici, dunque. Per questo non si può escludere che dopo questa fase, il calcio entrerà magari in un&#8217;era più tattica. È già successo.<br>Molto dipenderà dallo sviluppo del gioco e dalla società che ci circonda.</p>



<p>Ad ogni buon conto, oggi viviamo in un&#8217;epoca di calcio offensivo. E la maggior parte delle squadre migliori al mondo si sono adeguate a questo canovaccio, tenendo saldo il concetto che il calcio è prima di tutto uno spettacolo per le masse, soprattutto nel mondo attuale così dilaniato da crisi valoriali e da incertezze globali. La gente, sovente infelice, ansiosa e insoddisfatta, ha bisogno di staccare la spina e godere di 90 minuti divertenti, con tante emozioni e tanti gol. In un contesto simile, è normale venga privilegiato dunque un modello offensivo, tagliato su misura per regalare <em>circensem </em>in assenza del <em>panem</em>.</p>



<p>E d&#8217;altronde, non è solo il calcio a seguire questo filone. Dalla ricerca di regole che favoriscono i sorpassi nel mondo dell&#8217;automobilismo alla fioritura di atleti chiamati a <em>fare l&#8217;impresa</em> in numerose discipline individuali (si prenda ad esempio il ciclismo), lo spettacolo sportivo diventa <em>utile </em>per catalizzare l&#8217;interesse del popolo e svagarlo. Lo avevano capito già i Romani, ai tempi delle battaglie nel Colosseo.</p>



<p>Ad aver alimentato in modo radicale questa spinta al gioco offensivo è stato, in gran parte, un allenatore che ha finito con il rivoluzionare il calcio contemporaneo e ha disseminato l&#8217;Europa di suoi allievi, veri o verosimili: <em><a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">Pep </a></em><strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">Guardiola</a></strong>.</p>



<p>Il tecnico catalano, alla guida del Barcellona tra l&#8217;estate 2008 e l&#8217;estate 2012, ha contribuito a creare un modello di calcio d&#8217;attacco, di dominio degli spazi e del campo, di controllo del gioco, dal quale sono poi germogliati moltissimi degli allenatori di grido che popolano la scena odierna.</p>



<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<p>Non può essere un caso che il Bayern Monaco, dove <strong>Guardiola </strong>ha poi allenato dopo l&#8217;esperienza catalana, si sia affidato a <em>Pep </em>per la scelta di <strong>Vincent Kompany</strong>. O che <strong>Luis Enrique</strong> abbia lavorato con <strong>Guardiola </strong>e ne abbia ereditato lo stile, in parte, già ai tempi del Barcellona stagione 2014-2015 e abbia poi proseguito nella sua avventura a Parigi. Per non parlare di <strong>Mikel Arteta</strong>, <strong>Hans Flick</strong> e <strong>Julian Nagelsmann</strong>, tutti allievi di <em>Pep </em>direttamente o indirettamente. Anche l&#8217;Italia, nel suo piccolo, ha un allenatore cresciuto a pane e <strong>Guardiola</strong>: lo stratega del Como <strong>Cesc Fabregas</strong>.</p>



<p>Il calcio è sempre stato ammaliato dalle rivoluzioni. Capitò così anche quando si presentò sulla scena l&#8217;<a href="https://gameofgoals.it/2022/10/26/utopia-74-lolanda-di-michels-e-cruijff-e-quella-sconfitta-che-ha-cambiato-la-storia.html">Olanda del 1974</a> di <strong>Rinus Michels</strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html">Johan Cruijff</a></strong>. Subito dopo la straordinaria esperienza <em>orange </em>che aveva incantato il mondo nel Mondiale tedesco vennero fuori emuli di quel modello a varie latitudini. Soprattutto in Italia, Paese che era uscito con le ossa rotte dall&#8217;avventura in Germania e cercava una via nuova, moderna, collettiva e atleticamente dirompente per soppiantare il proprio calcio ritenuto oramai vetusto e antiquato.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Olanda 1974: il Calcio Totale - Analisi tattica" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Yd9B3mPHLSY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p>Pochi però compresero fino in fondo &#8211; come ha splendidamente sottolineato un maestro del giornalismo come <strong>Carlo Felice Chiesa</strong> in una sua forbita analisi della storia della tattica uscita anni fa su Calcio 2000 &#8211; due aspetti.</p>



<p>Il primo è che per fare grande ogni rivoluzione è fondamentale partire dalla qualità degli interpreti. Come <strong>Michels </strong>non avrebbe mai potuto ottenere ciò che ha ottenuto senza i vari <strong>Cruijff</strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/10/08/johan-neeskens-sulla-tolda-per-sempre.html">Neeskens</a></strong>, <strong>Krol</strong>, così <strong>Guardiola </strong>non sarebbe mai riuscito a creare il suo Barcellona dal leggendario tiki taka senza <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/25/xavi-hernandez-luomo-che-giocava-a-scacchi-correndo.html">Xavi</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/01/15/don-andres-e-leuropa-le-dieci-meraviglie-dellillusionista.html">Iniesta </a></strong>e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/01/04/il-metodo-messi-e-leccesso-di-severita-con-cui-si-giudicano-i-calciatori-di-oggi.html">Messi</a></strong>.</p>



<p>Il secondo è che il calcio olandese non era diventato straordinario solo con la forza dell&#8217;attacco. Ma anche di una difesa dotata, quando necessario, di un certo ermetismo, di maglie strette, di stopper solidi come <strong>Rijsbergen</strong>, di una pressione sui portatori di palla che chiudeva gli spazi di manovra, di rinculi difensivi quando serviva. Il Barcellona di <strong>Guardiola </strong>idem: non era una squadra <em>zemaniana</em>, votata unicamente all&#8217;offesa senza preoccuparsi minimamente di ciò che accadeva dietro; aveva difensori forti sull&#8217;uomo e capaci di chiudere basso in situazioni di palla inattiva; che non appena perdeva il pallone arretrava in difesa, e che quella difesa non lasciava 50 metri di campo dietro di sé scoprendo il fianco alle verticalizzazioni degli avversari.</p>



<p>E questo non tutti gli allievi di <em>Pep </em>sembrano averlo capito.<br>O meglio: sono partiti probabilmente dal modello di <em>Pep</em>, ma hanno percorso vie diverse.<br>L&#8217;unico che forse si avvicina ancora al maestro rimane <strong>Luis Enrique</strong>. Il suo Psg non a caso non difende alto o altissimo, ha difensori sull&#8217;uomo di una certa caratura individuale (<strong>Hakimi</strong>, <strong>Nuno Mendes</strong> e <strong>Marquinhos </strong>sono il meglio che il calcio contemporaneo possa offrire in quei ruoli) e finisce sovente con l&#8217;adattarsi alle caratteristiche e alle partite dell&#8217;avversario: se affronta il Bayern Monaco, si adegua e il match diventa una sequela infinita di uno contro uno e ribaltamenti individuali; ma quando ha affrontato il Liverpool nei quarti piuttosto che l&#8217;Arsenal lo scorso anno in semifinale, la squadra ha giocato in modo diverso, più accorto e ragionato.</p>



<p>Formazioni come il Bayern Monaco di <strong>Kompany </strong>e il Barcellona di <strong>Flick</strong>, invece, giocano sempre nello stesso modo contro chiunque. E rispetto al modello originale di <strong>Guardiola </strong>sono differenti in non pochi aspetti. </p>



<p>Il primo è in una ricerca molto più spinta e marcata della verticalità, quando invece <em>Pep </em>innervava la manovra di repentini scambi corti nello stretto che dovevano portare a un avvicinamento graduale alla porta avversaria. </p>



<p>Il secondo è nell&#8217;aspetto difensivo. Perché il Bayern di <strong>Kompany </strong>e il Barcellona di <strong>Flick </strong>non appena perdono il pallone cercano la riconquista immediata, ma così facendo lasciano praterie alle spalle nelle quali un avversario &#8211; se bravo a leggere il gioco &#8211; ha molta più facilità a infilarsi e colpire. Da qui il concetto per il quale le loro squadre difendano male, difendano poco o corrano eccessivi rischi.<br>Le squadre di <strong>Guardiola</strong>, al contrario, quando perdono il pallone scappano all&#8217;indietro e tentano di arroccarsi chiudendo gli spazi. Difendono in maniera <em>più classica</em>. Ma a conti fatti più efficace.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Il Barcellona di Flick: tattica del fuorigioco molto &quot;Zemaniana&quot;" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/yW1VIAIEsSE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p><strong>Arteta</strong>, al contrario, altro allievo di <em>Pep</em>, sembra aver seguito il modello originario più sull&#8217;aspetto difensivo che offensivo, anche perché l&#8217;Arsenal &#8211; rispetto alle altre big d&#8217;Europa e allo stesso Manchester City ancora allenato da <strong>Guardiola </strong>&#8211; non possiede lo stesso arsenale tecnico di risorse in attacco.</p>



<p>In qualche modo, <strong>Flick</strong>, <strong>Kompany </strong>e <strong>Arteta </strong>sembrano dei <strong>Guardiola </strong><em>monchi </em>o <em>mancati</em>, anche se è chiaro come in realtà abbiano cercato di seguire filosofie diverse rispetto a quella del maestro al quale dicono di essersi ispirati. Con risultanze che però sembrano ricalcare solo in parte quelle di <em>Pep</em>, il cui Barcellona e il cui calcio al <em>prime </em>restano superiori modelli di equilibrio e resa complessiva. Più attento in difesa rispetto ai primi, più efficace in attacco rispetto al secondo.</p>



<p>Non c&#8217;è però un solo modo di giocare a calcio, di vincere, come per altro ha riconosciuto lo stesso <strong>Kompany</strong>.<br>La seconda semifinale di andata di Champions League tra Atletico Madrid e Arsenal (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/29/champions-league-semifinale-andata-atletico-madrid-arsenal-1-1.html">qui</a>) è stata senz&#8217;altro una partita meno spettacolare, con difese più coperte, meno situazioni individuali in campo aperto, più <em>garra </em>e tatticismo. Questo perché ha rispecchiato le filosofie dei due allenatori: <strong>Arteta</strong>, che come abbiamo detto è una sorta di versione difensiva di <strong>Guardiola</strong>, e il <em>Cholo </em><strong>Simeone</strong>, che invece è il portabandiera di una concezione calcistica opposta. Che nasce e si sviluppa in difesa e che assume poi &#8211; come per il calcio offensivo &#8211; varie declinazioni, a seconda dei Paesi entro cui si sviluppa.</p>



<p>Soprattutto non c&#8217;è solo un modo di <em>giocare bene a calcio</em>.<br>Bisogna uscire dall&#8217;ottica in cui il <em>bel gioco</em> o il <em>grande gioco</em> sia esclusivamente quello offensivo.<br>Lo dice la storia, non solo del pallone ma anche di altre discipline: sia di squadra come il basket; sia individuali, si prenda ad esempio uno sport che io adoro come lo snooker, dove ci sono maestri dell&#8217;attacco (da <strong>Ronnie O&#8217;Sullivan</strong> a <strong>Judd Trump</strong>) e maestri della difesa (da <strong>John Higgins</strong> a <strong>Mark Selby</strong>), e le partite possono risultare emozionanti per entrambi i punti di vista.</p>



<p>L&#8217;aspetto fondamentale rimane quello di trovare un equilibrio, sempre. Per essere competitivi davvero, gli <strong>O&#8217;Sullivan</strong> e i <strong>Trump </strong>devono comunque affinare ed essere redditizi anche nell&#8217;arte difensiva. E gli <strong>Higgins </strong>e i <strong>Selby </strong>devono mostrare coraggio e avere un gioco di serie incisivo e continuo quando attaccano.<br>Lo stesso vale nel calcio: privilegiare l&#8217;attacco non significa ritenere poco importante la difesa; partire da una difesa solida non significa non cercare di ripartire con assalti offensivi di una certa consistenza.</p>



<p>È chiaro: le squadre che più fanno la storia, che aprono cicli da ricordare, che entrano nei libri di testo poiché artefici di rivoluzioni in campo e fuori, sono quelle che privilegiano un gioco d&#8217;attacco. Ma che &#8211; ribadisco nuovamente &#8211; pur privilegiando l&#8217;attacco non trascurano la difesa. Sono di fatto squadre complete, equilibrate, che sanno fare tutto. <br>Ed è chiaro che, tendenzialmente, è più facile che una partita con tanti gol e tante giocate offensive diventi una grande partita.</p>



<p>Non è tuttavia automatico.<br>Si possono vedere sublimi partite che sono il frutto anche di straordinari spettacoli difensivi. E che non sono assolutamente per forza scempi di gioco come lo 0-0 tra Milan e Juventus nell&#8217;ultima giornata di Serie A.<br>E dall&#8217;altra parte possono esserci anche partite ricche di gol che non sono grandi partite. Un esempio è il recente Bayern Monaco-Real Madrid, quarti di finale di ritorno di Champions League, terminato 4-3 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/15/champions-league-quarti-ritorno-bayern-monaco-real-madrid-4-3.html">qui</a>), ma con un numero di errori spropositato da ambo le parti e prestazioni non così stellari dei grandi campioni offensivi,<strong> Harry Kane</strong> a parte.<br>Ecco perché quella non è stata a mio avviso una grande partita. È stata una partita ricca di pathos ed emozioni per i gol e i ribaltamenti di fronte. Ma non una partita dai grandissimi risvolti tecnici.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="810" height="536" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/gettyimages-2235979057-edited.webp" alt="" class="wp-image-27241" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/gettyimages-2235979057-edited.webp 810w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/gettyimages-2235979057-edited-300x199.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/gettyimages-2235979057-edited-768x508.webp 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><figcaption class="wp-element-caption">Harry Kane, autore di una stagione strepitosa</figcaption></figure>



<p></p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-a75d9a0a81da043a2aff0b7e28baa6f4">Cosa allora fa la differenza per stabilire se una partita diventa una grande partita? La qualità. La qualità dei giocatori e di come rendono. La qualità delle giocate. La qualità delle strategie. La qualità del gioco, aperto o chiuso. La qualità delle parate. La qualità delle difese e dei difensori. La qualità è ben più importante e dirimente che il giocare all&#8217;attacco per stabilire se una partita diventi una grande partita.</p>



<p>E d&#8217;altronde, l&#8217;incontro secondo me più ricco di contenuti del Mondiale 1970 fu Brasile-Inghilterra (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2013/09/19/1970-girone-c-brasile-inghilterra-1-0.html">qui</a>). Terminato 1-0. Ma con un insieme di giocate individuali, di abnegazione, di intensità, di ritmo, di qualità nelle due fasi e su ambo i lati del campo, da far passare in secondo piano Italia-Germania Ovest 4-3 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2013/10/30/1970-semifinali-italia-germania-ovest-4-3.html">qui</a>). La quale fu una partita molto più iconica ed emozionale, ovviamente, ma meno straordinaria dal punto di vista della mera essenza tecnica.</p>



<p>Anche dagli anni 2000 in avanti ricordo sublimi prestazioni difensive e grandissime partite difensive, superiori dal punto di vista qualitativo a tanti famigerati spettacoli offensivi. </p>



<p>Ad esempio, rammento come il Bayern Monaco di <strong>Ottmar Hitzfeld</strong> si difese strenuamente, non concedendo di fatto spiragli, al magno Real Madrid di <strong>Figo </strong>e <strong>Raúl&nbsp;</strong>nell&#8217;andata della semifinale di Champions League 2000/2001, competizione terminata poi con il meritato successo dei bavaresi.</p>



<p>E ancora mi viene in mente l&#8217;arte difensiva di<strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/05/27/dimmi-jose-trionfi-ed-eccessi-dello-special-one.html"> José Mourinho</a></strong>, uno degli ultimi grandissimi strateghi d&#8217;Europa, e di come imbrigliò per 70 minuti pur con l&#8217;uomo in meno il super Barcellona di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/04/14/la-magia-di-ronaldinho-le-10-partite-piu-iconiche-del-re-del-calcio-samba.html">Ronaldinho </a></strong>e <strong>Deco </strong>nell&#8217;andata delle semifinali di Champions League 2004/2005 al Camp Nou. In quel caso era stato poi bravo il tecnico dei catalani <strong>Frank Rijkaard</strong> a sparigliare le carte con l&#8217;inserimento di <strong>Maxi López</strong>, che trovò la chiave per aprire una gabbia difensiva dei <em>Blues </em>sin lì pressoché perfetta.</p>



<p>Ma di esempi se ne possono fare altri. Da certe partite in trincea, tatticamente ineccepibili e giocate divinamente da <strong>Guus Hiddink</strong>, alla costruzione del Triplete interista dello stesso <strong>Mourinho</strong>, arrivato in capo a partite difensivamente fantastiche, dalla resistenza a Stamford Bridge contro il Chelsea alla doppia sfida contro il Barcellona del già citato <strong>Guardiola</strong>.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="255" height="189" data-id="27236" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0_ID7XsjlPY8wk9Jzp-edited.png" alt="" class="wp-image-27236"/><figcaption class="wp-element-caption">José Mourinho</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1646" height="926" data-id="27237" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited.webp" alt="" class="wp-image-27237" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited.webp 1646w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited-1536x864.webp 1536w" sizes="(max-width: 1646px) 100vw, 1646px" /><figcaption class="wp-element-caption">Guus Hiddink</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>E dunque torniamo alla domanda iniziale: cosa ha reso, a mio avviso, Paris Saint Germain-Bayern Monaco una grande partita?<br>Ciò che rese grande Benfica-Real Madrid, finale di Coppa Campioni del 1962. Ciò che ha reso grande Argentina-Francia 2022, secondo me la più bella finale mondiale di tutti i tempi (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2022/12/18/mondiale-finale-argentina-francia-7-5-dcr-partita-indimenticabile-messi-e-mbappe-immensi.html">qui</a>). </p>



<p>È stata la qualità.<br>La qualità ha reso grande Paris Saint Germain-Bayern Monaco.<br>La qualità delle giocate e dei gol. La qualità delle prestazioni individuali di ognuna delle sei stelle offensive: <strong>Doué</strong>, <strong>Dembelé</strong>, <strong>Kvaratskhelia </strong>da una parte; <strong>Olise</strong>, <strong>Kane </strong>e <strong>Luis</strong> <strong>Diaz </strong>dall&#8217;altra. Tutti giocatori che sono stati valutati, secondo la scala di voti che siamo soliti applicare in Italia, tra il 7.5 e l&#8217;8.5, forse in alcuni casi addirittura 9.<br>È la stessa cosa successa in Benfica-Real 1962 o in Argentina-Francia 2022.</p>



<p>Quando la qualità sovrasta il numero &#8211; comprensibile &#8211; di errori difensivi che inevitabilmente si vedono in partite con tanti gol, allora diventa una grande, grandissima partita. Spesso indimenticabile. Spesso destinata a fare la storia di una competizione e la storia del calcio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/05/02/linutile-guerra-tra-offensivisti-e-difensivisti-nel-calcio-e-la-qualita-che-fa-la-differenza.html">L&#8217;inutile guerra tra offensivisti e difensivisti: nel calcio è la qualità che fa la differenza</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Il calcio che cambia: fuoriclasse difensivi e numeri 10 addio, è l&#8217;ora delle &#8220;ali totali&#8221;</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/04/12/il-calcio-che-cambia-fuoriclasse-difensivi-e-numeri-10-addio-e-lora-delle-ali-totali.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 18:24:19 +0000</pubDate>
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<p class="has-drop-cap">Partiamo da una premessa doverosa: il calcio non diventa più facile o più difficile. Semplicemente cambia a seconda delle epoche e dei contesti. Cambiano la tattica, l&#8217;interpretazione dei sistemi e delle filosofie di gioco, le caratteristiche degli interpreti. Negli ultimi anni abbiamo assistito a tante piccole e grandi rivoluzioni e innovazioni del modo di giocare: dalla costruzione dal basso all&#8217;avvento di nuovi modelli e stili, sino all&#8217;evoluzione di certi ruoli. </p>



<p>Proprio su questo voglio concentrarmi. Ci sono ruoli nel calcio odierno e contemporaneo il cui peso all&#8217;interno delle squadre si è ridimensionato e altri che sono diventati sempre più rilevanti.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La crisi dei centrali difensivi</h2>



<p></p>



<p>Tra i ruoli che hanno perso via via importanza c&#8217;è quello del difensore centrale.<br>In generale oggi i difensori centrali catalogabili come fuoriclasse o campioni sono pochissimi. Anzi: forse di fuoriclasse non ve ne sono. Ci sono grandi specialisti di un singolo aspetto (da quelli solidi nella marcatura diretta tipo il tedesco <strong>Antonio Rüdiger</strong> a quelli abili nelle letture in campo aperto, ma poi più carenti nella fase difensiva pura tipo il francese <strong>Dayot&nbsp;Upamecano</strong>), ma pochissimi difensori centrali completi.</p>



<p>Tra questi ultimi possiamo annoverare, per esempio, il brasiliano e capitano del Psg <strong>Marquinhos </strong>e l&#8217;olandese del Liverpool <strong>Virgil van Dijk</strong>. Entrambi, forse non casualmente, sono stati forgiati secondo i dettami della generazione precedente, che era più avvezza a curare la globalità dei fondamentali difensivi. </p>



<p>In prospettiva, il miglior difensore per il futuro rimane probabilmente il croato <strong>Joško Gvardiol</strong>, elemento per altro polivalente e capace di giocare anche da esterno basso e provato con successo da <strong>Guardiola </strong>pure da esterno alto: il suo limite forse è una certa predisposizione agli infortuni. Vedremo cosa sarà in grado di fare <strong>Pau Cubarsí</strong>, giovanissimo prospetto del Barcellona che però oggi appare ancora molto acerbo in non pochi aspetti.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="860" height="573" data-id="26597" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/chelsea-fc-v-paris-saint-germain-final-fifa-club-world-cup-2025-10-60RIQa-860x573-1.webp" alt="" class="wp-image-26597" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/chelsea-fc-v-paris-saint-germain-final-fifa-club-world-cup-2025-10-60RIQa-860x573-1.webp 860w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/chelsea-fc-v-paris-saint-germain-final-fifa-club-world-cup-2025-10-60RIQa-860x573-1-300x200.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/chelsea-fc-v-paris-saint-germain-final-fifa-club-world-cup-2025-10-60RIQa-860x573-1-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /><figcaption class="wp-element-caption">Marquinhos</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="513" height="342" data-id="26599" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/2025-09-17T205616Z_475710549_UP1EL9H1M5RFG_RTRMADP_3_SOCCER-CHAMPIONS-LIV-ATM-1758142887-edited.webp" alt="" class="wp-image-26599" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/2025-09-17T205616Z_475710549_UP1EL9H1M5RFG_RTRMADP_3_SOCCER-CHAMPIONS-LIV-ATM-1758142887-edited.webp 513w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/2025-09-17T205616Z_475710549_UP1EL9H1M5RFG_RTRMADP_3_SOCCER-CHAMPIONS-LIV-ATM-1758142887-edited-300x200.webp 300w" sizes="(max-width: 513px) 100vw, 513px" /><figcaption class="wp-element-caption">Virgil van Dijk</figcaption></figure>
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<p>Sono ad ogni modo sparite &#8211; e non da oggi, da almeno trent&#8217;anni &#8211; le figure di quei centrali difensivi che non erano solo tali, ma si stagliavano come icone e giocatori in grado di muoversi a tutto campo, diventando spesso o le stelle di prima grandezza o i secondi violini delle rispettive squadre. Parliamo in special modo dei sette grandi liberi del calcio televisivo: in ordine cronologico, l&#8217;inglese <strong><a href="https://gameofgoals.it/2026/02/24/bobby-moore-il-primo-difensore-centrale-moderno.html">Bobby Moore</a></strong>, il tedesco <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/09/kaiser-franz-beckenbauer-il-calcio-a-testa-alta.html">Franz Beckenbauer</a></strong>, il cileno <strong>Elias Figueroa</strong>, l&#8217;olandese <strong>Ruud Krol</strong>, l&#8217;argentino <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/10/01/nato-per-imporsi-trionfi-ombre-e-caudillismo-di-daniel-passarella.html">Daniel Passarella</a></strong> e gli italiani <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/11/19/gaetano-scirea-un-campione-daltri-tempi.html">Gaetano Scirea</a></strong> e <strong>Franco Baresi</strong>.</p>



<p>Non è probabilmente un caso che questi giocatori siano tutti compresi, a grandi linee, in un trentennio: tra gli anni Sessanta di <strong>Moore </strong>e gli anni Novanta di <strong>Baresi</strong>. Dopo abbiamo avuto ancora grandi difensori, spesso rocciosi e a volte eleganti (pensiamo in Italia a <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/08/05/i-dieci-comandamenti-azzurri-di-fabio-cannavaro.html">Fabio Cannavaro</a></strong> e <strong>Alessandro Nesta</strong>, tra i tanti possibili esempi), però non più capaci come quei sette summenzionati di muoversi a tutto campo, con progressioni e folate <em>coast to coast</em> degne di un centrocampista <em>box to box </em>moderno, né di essere dei veri e propri registi arretrati.</p>



<p>Come mai? Molto probabilmente perché il calcio è cambiato.<br>Nel periodo che va appunto dagli anni Sessanta ai primi anni Novanta, il grande centrale difensivo, il cosiddetto libero dell&#8217;epoca, non era solo un difensore. Gli si chiedeva di essere anche e soprattutto una fonte di gioco, un leader che prendesse in mano la squadra e la accompagnasse nella metà campo avversaria, ricoprendo un ruolo e un&#8217;importanza pari o quasi a quella della grande stella offensiva, ovvero del grande numero 10. Il centrale difensivo diventava così, nei casi migliori, la <em>seconda stella</em> della squadra. A volte persino la <em>prima</em>.</p>



<p>Oggi, il difensore centrale è diventato invece un respingitore, un marcatore oppure uno chiamato a leggere con tempismo lo sviluppo dell&#8217;azione nelle situazioni di campo aperto, sempre più diffuse oggi a causa del gioco super offensivo e del baricentro alto tenuto da molte formazioni. </p>



<p>Nel calcio odierno e contemporaneo non serve più sia anche qualcos&#8217;altro. È probabile che la progressiva erosione della marcatura a uomo in favore della zona abbia favorito questo radicale cambiamento del ruolo. Anche se in realtà, più che di cambiamento, parlerei a conti fatti di impoverimento, perché di fuoriclasse nel cuore della difesa del valore di <strong>Moore</strong>, <strong>Beckenbauer</strong>, <strong>Figueroa</strong>, <strong>Krol</strong>, <strong>Passarella</strong>, <strong>Scirea </strong>e <strong>Baresi </strong>non se ne sono più visti dopo e a maggior ragione non se ne vedono ai giorni nostri.</p>



<p>Ma cosa sono diventati dunque i <strong>Moore</strong>, <strong>Beckenbauer</strong>, <strong>Figueroa</strong>, <strong>Krol</strong>, <strong>Passarella</strong>, <strong>Scirea </strong>e <strong>Baresi</strong>? O meglio: cosa sarebbero se rinascessero e giocassero oggi?<br>Domanda stimolante, risposta affascinante. Alla luce dell&#8217;evoluzione del calcio, azzardo l&#8217;ipotesi che non sarebbero più stati dei difensori centrali. Sfruttando la loro completezza organica e di repertorio, la loro periferica e totale visione del campo e, sovente, il loro raffinato controllo tecnico, sarebbero diventati dei centrocampisti, dei registi davanti alla difesa, o al più delle mezzali. Avrebbero messo da parte e/o limitato le loro peculiarità difensive, per esaltare quelle &#8211; già innate e già insite in loro &#8211; di <em>cervelli</em> della manovra.</p>



<p>I <strong>Moore</strong>, i <strong>Beckenbauer</strong>, i <strong>Figueroa</strong>, i <strong>Krol</strong>, i <strong>Passarella</strong>, gli <strong>Scirea </strong>e i <strong>Baresi</strong> di ieri sono dunque, in realtà, i <strong>Vitinha</strong>, i <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/02/04/spettri-di-don-andres-iniesta-la-straordinaria-stagione-di-pedri.html">Pedri</a></strong>, i <strong>Joshua Kimmich</strong>, i <strong>Toni Kroos</strong>, i <a href="https://gameofgoals.it/2024/10/10/salire-in-cattedra-e-restarci-la-lunga-epopea-di-luka-modric.html"><strong>Luka Modrić</strong></a> di oggi. Oppure gli <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/10/22/andrea-pirlo-il-futebol-bailado-in-salsa-italiana.html">Andrea Pirlo</a></strong>, gli <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/25/xavi-hernandez-luomo-che-giocava-a-scacchi-correndo.html">Xavi </a></strong>e gli <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/01/15/don-andres-e-leuropa-le-dieci-meraviglie-dellillusionista.html">Andrés Iniesta</a></strong> di pochi anni fa. D&#8217;altronde i piedi e la visione del campo dei primi non sono inferiori affatto ai secondi. E non lo sono nemmeno le capacità di inserimento né le percentuali realizzative.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1440" height="1440" data-id="26603" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/FE6f15RXEAQXgri-edited.jpg" alt="" class="wp-image-26603" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/FE6f15RXEAQXgri-edited.jpg 1440w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/FE6f15RXEAQXgri-edited-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/FE6f15RXEAQXgri-edited-1024x1024.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/FE6f15RXEAQXgri-edited-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/FE6f15RXEAQXgri-edited-768x768.jpg 768w" sizes="(max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gaetano Scirea</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1646" height="1194" data-id="26604" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/379100_andres_iniesta-edited.webp" alt="" class="wp-image-26604" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/379100_andres_iniesta-edited.webp 1646w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/379100_andres_iniesta-edited-300x218.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/379100_andres_iniesta-edited-1024x743.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/379100_andres_iniesta-edited-768x557.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/379100_andres_iniesta-edited-1536x1114.webp 1536w" sizes="(max-width: 1646px) 100vw, 1646px" /><figcaption class="wp-element-caption">Andrés Iniesta</figcaption></figure>
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<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dove sono i numeri 9 e i numeri 10?</h2>



<p></p>



<p>Altre due figure che nel calcio di oggi stanno perdendo di importanza sono il classico numero 9 e numero 10.<br>Ci sono ancora i grandi centravanti, ad esempio, ma sono numericamente di meno di qualche anno fa. Tante squadre sembrano avere la tendenza a seguire la filosofia del Barcellona di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">Guardiola </a></strong>post 2010/2011: partendo cioè dal principio caro a <em>Pep </em>del centravanti spazio (che in realtà è figura vecchia come il mondo, già il Brasile &#8217;70 giocava così, ma si possono cercare esperienze a ritroso sino almeno all&#8217;Austria <em>Wunderteam </em>di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/02/21/hugo-meisl-il-genio-del-wunderteam-che-rivoluziono-il-calcio-europeo.html">Hugo Meisl</a></strong> negli anni Trenta), non di rado scelgono giocatori leggeri e dinamici in avanti per buttarsi nello spazio, abiurando la figura del caro e vecchio centravanti fisico.</p>



<p>Tolti i due colossi assoluti, l&#8217;inglese <strong>Harry Kane</strong> (attaccante che in realtà sa fare tutto, forse come caratteristiche il più simile a <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/31/quando-lutile-incontra-il-bello-marco-van-basten.html">Marco van Basten</a></strong> nell&#8217;epoca post-<strong>van Basten</strong>) e il norvegese <strong>Erling Håland</strong>, è raro trovare dei centravanti alti e fisicati di valore mondiale. Lo stesso <strong>Julian Álvarez</strong>, probabilmente al momento il terzo nella graduatoria di merito, è un attaccante atipico, che può fare il 9, ma anche la seconda punta e forse potrà evolvere persino verso la trequarti. Altrimenti bisogna orientarsi sui vari <strong>Victor Osimhen</strong>, <strong>Viktor Gyökeres</strong>, <strong>Hugo Ekitiké</strong>. Oppure su due atipici come <strong>Ousmane Dembélé</strong> e <strong>Lautaro Martínez</strong>. Ma nessuno di questi ultimi è un fuoriclasse.</p>



<p>E il numero 10?<br>Anche in questo caso si sta assistendo a un impoverimento del ruolo.<br>L&#8217;ultimo grande <em>Diez </em>di livello assoluto è <a href="https://gameofgoals.it/2024/03/31/tutte-le-partite-di-lionel-messi-ai-mondiali.html"><strong>Lionel Messi</strong></a>, trasformatosi nel corso della sua lunga carriera da classico trequartista/attaccante da ultimi 30-35 metri a mezzala totale, una riedizione in salsa moderna dei vari <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/19/alfredo-di-stefano-il-genio-ovunque.html">Alfredo Di Stéfano</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/24/sir-bobby-charlton-leroe-silenzioso.html">Bobby Charlton</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html">Johan Cruijff</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/04/30/omaggio-a-sua-maesta-michel-platini.html">Michel Platini</a></strong>, pur mantenendo ognuno le proprie caratteristiche.</p>



<p>Tra le ultime scuole che stanno ancora producendo dei 10 ci sono quella argentina, forse anche per via degli insegnamenti e delle lezioni di Leo (basta pensare al comasco <strong>Nico Paz</strong>) e quella tedesca, che ne annovera probabilmente addirittura tre: <strong>Jamal Musiala</strong>, <strong>Florian Wirtz</strong> (anche se nessuno dei due per ora è riuscito ancora a compiere il vero salto di qualità) e <strong>Lennart Karl</strong>, uno dei più elettrizzanti volto del calcio mondiale, forse un futuro <em>crack</em>. In parte, anche la scuola turca sembra seguire questo filone. Ma ancora non mi è chiara totalmente la posizione in cui incidono di più <strong>Arda Güler</strong> (è un 10 o un regista basso?) e<strong> Kenan Yildiz</strong> (è un 10 o un&#8217;ala?).</p>



<p>Al momento, dunque, il numero 10 &#8211; quello che ha fatto sognare intere generazioni di calciofili, il ruolo che prima di <strong>Messi </strong>era stato appannaggio dei <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/12/29/lultimo-gol-di-pele-il-calcio-perde-il-suo-re.html">Pelé </a></strong>e dei <strong>Cruijff</strong>, dei <strong>Platini </strong>e dei <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html">Diego Armando Maradona</a></strong>, degli <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/21/zinedine-zidane-classe-magia-ed-eleganza.html">Zinédine Zidane</a> </strong>e degli <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/10/12/zico-il-malandro-sobrio.html">Zico</a></strong>, ma anche di 10 più atipici e <em>sgobboni</em> come <strong>Charlton </strong>e <strong>Lothar Matthäus</strong> &#8211; non c&#8217;è quasi più o si è molto ridotto. Nel calcio odierno e contemporaneo i due 10 con lo status migliore sono probabilmente l&#8217;inglese <strong>Jude Bellingham</strong>, un trequartista <em>box to box</em>, e l&#8217;elegante artista francese <strong>Rayan Cherki</strong>, che ogni tanto parte largo, ma che in realtà ha l&#8217;impronta, il passo, l&#8217;intelaiatura e le movenze del 10.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="609" data-id="26606" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/Lionel-Messi-1-e1670627522103-1024x609.jpg" alt="" class="wp-image-26606" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/Lionel-Messi-1-e1670627522103-1024x609.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/Lionel-Messi-1-e1670627522103-300x178.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/Lionel-Messi-1-e1670627522103-768x457.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/Lionel-Messi-1-e1670627522103-1536x914.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/Lionel-Messi-1-e1670627522103.jpg 1725w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lionel Messi</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="667" data-id="26608" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/imago1070143061-edited.jpg" alt="" class="wp-image-26608" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/imago1070143061-edited.jpg 1000w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/imago1070143061-edited-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/imago1070143061-edited-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lennart Karl</figcaption></figure>
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<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Voliamo sulle ali</h2>



<p></p>



<p>Mancando il 10, da dove arrivano oggi, dunque, la fantasia, il genio, l&#8217;imprevedibilità, il cambio di passo e di ritmo nel calcio odierno e contemporaneo? Dagli esterni offensivi. Dalle care e vecchie ali. Settore dove per altro, e forse non casualmente, l&#8217;Italia è più in difficoltà. Non solo rispetto alle <em>big </em>classiche, ma anche a scuole di secondo o terzo piano nel panorama internazionale. Il nostro rappresentante migliore, stando a quanto visto di recente nello spareggio mondiale contro la Bosnia, è <strong>Matteo Politano</strong>: un buon/ottimo elemento, non oltre.</p>



<p>In quel ruolo, in quel settore di campo, oggi le più importanti squadre del mondo &#8211; a livello di Nazionale e di club &#8211; fanno maggiormente la differenza.<br>Dall&#8217;immarcescibile spagnolo <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/05/16/lamine-yamal-il-bambino-prodigio.html">Lamine Yamal</a></strong>, che quando si accende è forse il giocatore più immarcabile del pianeta, al nuovo asso francese <strong>Michael Olise</strong>. Dall&#8217;altro francesino <strong>Desiré Doué</strong> all&#8217;imprevedibile georgiano <strong>Khvicha Kvaratskhelia</strong>. Dal colombiano <strong>Luis Díaz</strong> al brasiliano <strong>Estêvão</strong>. E ancora: gli inglesi <strong>Phil Foden</strong> e <strong>Bukayo Saka</strong>, lo spagnolo <strong>Nico Williams</strong>, il belga<strong> Jérémy Doku</strong>, il francese <strong>Bradley Barcola</strong>&#8230; Una lista infinita di giocatori che possono andare sul fondo e crossare, come di saltare l&#8217;uomo, di venire dentro il campo, di accentrarsi, di calciare da ogni posizione. Nascono ali, in realtà sanno fare tutto e sul fronte offensivo possono muoversi ove più li porta l&#8217;estro. <strong>Yamal </strong>e <strong>Olise</strong>, d&#8217;altronde, non così di rado li si trova a dettare legge sulla trequarti.</p>



<p>Il loro modo di giocare è un&#8217;evoluzione dell&#8217;ala. <br>Intendiamoci: non è che le ali di una volta non sapessero fare tutto. Lo dimostrò <em><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/28/garrincha-langelo-dalle-gambe-storte.html">Mané </a></em><strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/28/garrincha-langelo-dalle-gambe-storte.html">Garrincha</a> </strong>a più riprese: in una stagione in Brasile arrivò a segnare 20 reti e nel Mondiale &#8217;62 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1962">qui</a>) prese in mano il Brasile orfano di <strong>Pelé </strong>diventando il <em>primus inter pares</em> della squadra e laureandosi capocannoniere della competizione con quattro reti. Per non parlare di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/12/03/george-best-il-poeta-del-calcio-e-linquietudine-dellessere.html">George Best</a></strong>, che nel suo anno magico 1968 arrivò a realizzare 28 gol in campionato e si consacrò miglior marcatore del campionato.</p>



<p>Ma se si vanno a rivedere le vecchie partite e i vecchi highlights delle migliori ali italiane come <strong>Franco Causio</strong> e <strong>Bruno Conti</strong>, si scopriranno due giocatori che non erano solo bravi nei fondamentali di corsa, dribbling e cross, ma sapevano accentrarsi, calciare da fuori con il piede debole, lanciare con l&#8217;esterno. Uno stile che ha continuato poi a irrorare le ali successive: pensiamo ai vari <strong>Luis Figo</strong>, <strong>Ryan Giggs</strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/22/arjen-robben-ascese-e-cadute-di-un-olandese-volante.html">Arjen Robben</a></strong>, i migliori rappresentanti del ruolo negli ultimi trent&#8217;anni sino all&#8217;avvento di questa nuova e fantastica nidiata contemporanea. Persino <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/03/07/mister-champions-le-10-partite-europee-piu-grandi-di-cristiano-ronaldo.html">Cristiano Ronaldo</a></strong>, tra l&#8217;altro, è nato come ala, salvo poi evolversi e diventare di fatto un attaccante totale.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="George Best • Legendary Dribbling Skills" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/uJWWA-h_-5g?start=2&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p class="has-text-align-center">Video celebrativo di George Best: antesignano di quell&#8217;ala totale che è la figura dominante nel calcio di oggi</p>



<p></p>



<p>La differenza tra ieri e oggi è che le ali fino a poco tempo erano comunque i secondi o terzi violini delle squadre, e il centro nevralgico del gioco era rappresentato dal grande numero 10.</p>



<p>Oggi invece le ali sono spesso i principali punti di riferimento, sono i giocatori a cui i compagni si affidano nel momento del bisogno. Sono playmaker laterali per la posizione da cui partono, ma sono playmaker centrali nello sviluppo del gioco. Gli <strong>Yamal</strong>, gli <strong>Olise</strong>, i <strong>Kvaratshkelia </strong>e i loro fratellini, nel calcio odierno e contemporaneo, sono i giocatori più attesi e sognati dai bambini, quelli che fanno saltare il banco, quelli intorno a cui gli allenatori avversari devono studiare mosse e contromosse per tentare &#8211; sovente inutilmente &#8211; di arginarli.</p>



<p>Dal discorso ho volutamente esclusi due esterni offensivi atipici come i brasiliani <strong>Vinicius Junior</strong> del Real Madrid e <strong>Raphinha </strong>del Barcellona. Anche loro partono dall&#8217;esterno, ma la mia sensazione, guardandoli giocare, è che siano più degli attaccanti di appoggio e manovra. Non hanno tanto lo sprint, l&#8217;imprevedibilità e la fantasia tipiche delle ali. Preferiscono, al contrario, puntare direttamente la porta e non a caso si esaltano anche e di più da seconde punte.</p>



<p>Simile è il caso di quello che forse oggi, per status, è il miglior calciatore del mondo: il francese <strong>Kylian Mbappé</strong>. Non è un centravanti, anche se nel Real Madrid gioca il più delle volte in quella posizione. Non è ovviamente un numero 10. E non è un esterno, perché si butta nello spazio e vuole calciare dritto per dritto da quasi tutte le posizioni. È anche lui di fatto una seconda punta. Ruolo che ha consacrato definitivamente il suo idolo <strong>Cristiano Ronaldo</strong>, e prima ancora, tra i tanti, <strong>Andrij Shevchenko</strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/09/24/titi-henry-velocita-estro-e-luoghi-comuni-da-sfatare.html">Thierry Henry</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/12/28/rombo-di-tuono-e-il-traghetto-gigi-riva-il-poeta-ribelle.html">Gigi Riva</a></strong>, <strong>Karl-Heinz Rummenigge</strong>&#8230; E persino il portoghese <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/03/eusebio-la-pantera-nera-idolo-immortale-del-portogallo.html">Eusébio</a></strong>, il quale, più che da numero 10, dava a mio avviso il meglio di sé da attaccante di appoggio girando attorno a una boa centrale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/12/il-calcio-che-cambia-fuoriclasse-difensivi-e-numeri-10-addio-e-lora-delle-ali-totali.html">Il calcio che cambia: fuoriclasse difensivi e numeri 10 addio, è l&#8217;ora delle &#8220;ali totali&#8221;</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>La crisi del calcio italiano e alcune possibili soluzioni per ripartire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Resta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 20:58:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio moderno]]></category>
		<category><![CDATA[calcio italiano]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Preludio: l’inverno perenne C’è una nebbia che non è solo padana, è metafisica, si insinua negli stadi mezzi vuoti, nelle palestre degli settori giovanili dove [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Preludio: l’inverno perenne </h2>



<p></p>



<p>C’è una nebbia che non è solo padana, è metafisica, si insinua negli stadi mezzi vuoti, nelle palestre degli settori giovanili dove i ragazzini con gli scarpini lucidi sognano non la domenica sportiva ma il contratto in Premier League, nelle riunioni dei consigli di amministrazione dove si discute di plusvalenze fittizie e diritti tv come fossero dogmi teologici. </p>



<p>Il calcio italiano, quello che un tempo era il faro, il laboratorio, il catino dove si forgiavano i campioni e le tattiche che il mondo poi copiava, ora è un organismo malato. Non una malattia acuta, no, una cronica, una lenta consunzione. Una sindrome da affaticamento sistemico. E la diagnosi? Tutti la invocano, nessuno la pratica. Forse perché per curare il paziente bisognerebbe prima ammettere che è in fin di vita. </p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La tassonomia del male: i sintomi viscerali </h2>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’arrocco metafisico: la <em>catenaccio-izzazione</em> dell’anima </h3>



<p>Non è più una tattica, è un imprinting genetico. È il riflesso condizionato di un intero sistema calcistico che, da decenni, privilegia la non-sconfitta alla vittoria. Si comincia dai Pulcini: allenatori con la patente conseguita chissà dove che insegnano prima a disturbo che a dominio, a ripartire bassi, a compattare. La creatività? Un rischio. Il dribbling? Una frivolezza. Il risultato immediato della partitella domenicale diventa più importante della formazione del calciatore. </p>



<p>Si produce così un esercito di giocatori funzionali, bravi a leggere le fasi di non-possesso, ottimi nel marcare a uomo, degli automi difensivi. Ma chiedigli di ricevere palla sotto pressione, di inventare uno spunto, di finalizzare con freddezza… il software va in crash. Il pensiero calcistico italiano è diventato un algoritmo iper-ottimizzato per il minimo rischio. </p>



<p>E in un mondo dove il calcio globale (vedi <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">Guardiola</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/05/11/jurgen-klopp-il-disertore.html">Klopp</a></strong>, <strong>De Zerbi</strong>) punta sul controllo attivo, sulla perturbazione, sulla superiorità numerica nelle zone alte, noi siamo rimasti i maestri del contenimento. Una filosofia nata dalla genialità di un <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/03/25/un-capo-sulla-a4-vita-e-miracoli-di-nereo-rocco.html">Rocco </a></strong>o di un <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/30/la-rivoluzione-di-herrera-e-i-parametri-per-definire-i-grandi-allenatori.html">Herrera</a></strong>, irrigidita in dogma, e ora putrefatta in paura. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-1024x768.webp" alt="" class="wp-image-26416" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-1024x768.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-300x225.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-768x576.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-1536x1152.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pep Guardiola: molti lo vorrebbero sulla panchina azzurra</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’anagrafe del deserto: Il vuoto demografico </h3>



<p>I numeri gridano. Ogni anno, la Figc registra il crollo verticale dei tesserati nel settore giovanile. I bambini preferiscono il tablet, il basket, altro. Le famiglie si fanno due conti: 300 euro al mese di retta in una scuola calcio semiseria, più l’attrezzatura, più le trasferte, per una probabilità statistica di arrivare al professionismo che è inferiore a quella di essere colpiti da un meteorite. </p>



<p>Il calcio non è più il sogno popolare, accessibile, del ragazzino di periferia. È un investimento ad alto rischio per famiglie già in affanno. E intanto, nei campetti di periferia, dove una volta nasceva l’improvvisazione, il tocco, la furbizia, ora ci sono le porte chiuse a chiave per evitare atti vandalici, o peggio, sono diventati parcheggi. </p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La cattedrale nel deserto (o meglio, la baracca in un parcheggio) </h3>



<p>Entrare in uno stadio italiano, tolte poche eccellenze, è un’esperienza archeologica. È un tuffo negli anni ‘80. Bagni luridi, gradoni distanti dal campo, piste d’atletica che sono un abisso psicologico e non solo fisico tra tifoso ed eroe. L’esperienza di fruizione è da terzo mondo. A casa, sul divano, hai l’Ultra HD, il commento tecnico, il ralenti, il <em>birrino </em>freddo. Allo stadio hai la fila, il panino floscio, la visuale ostacolata dal pilastro, la paura di finire in un tweet della Digos se esulti per il gol sbagliato. </p>



<p>Il calcio ha smesso di essere un evento sociale piacevole. È diventato un rito tribale, spesso amaro, per pochi eletti e duri di cuoio. Le società? Investono in calciomercato, non in infrastrutture. Lo stadio è del comune, che se ne frega. E il circolo vizioso si alimenta. </p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La finzione capitalistica: il cancro delle plusvalenze</h3>



<p>Qui entriamo nel regno della schizofrenia economica. I bilanci delle società sono spesso opere di narrativa creativa. Il vero business non è più vincere scudetti (rischioso, costoso), ma gestire il portafoglio giocatori. Si compra un ragazzino dal Belgio per due milioni, lo si fa giocare 10 partite in Serie A, lo si rivende al club fratello per 15 milioni. Plusvalenza: 13 milioni di utile contabile. È un sistema che premia l’azzardo finanziario, non la crescita sportiva. </p>



<p>I settori giovanili vengono svenduti non per necessità, ma per necessità di bilancio. Si preferisce un profitto contabile immediato a un talento che fiorisce in cinque anni. È un modello che ha svuotato di senso lo sport, trasformandolo in una borsa valori dove il titolo scambiato è la carne e le ossa di un diciannovenne. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-1024x538.webp" alt="" class="wp-image-26417" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-1024x538.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-300x158.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-768x403.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-1536x806.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Inacio, Reggiani e Mané: tre talenti italiani costretti a emigrare in Germania</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il controcanto inglese: dal fango alla galassia </h3>



<p>E poi c’è l’Inghilterra. Sia mai che un Italiano riconosca che ci sia un altro Paese capace di fare una cosa in maniera migliore&#8230; Com&#8217;è che dite !? “Ma vuoi mettere con &#8211; aggiungi un soggetto a piacere &#8211; che facciamo in Italia in confronto agli inglesi, ai tedeschi, agli spagnoli, ai francesi”. In Italia tendono a chiamare i britannici del pallone arroganti senza motivo, i giocatori senza tattica, i cafoni del pallone… Quelli che nel 2016 furono umiliati da un’Islanda che sembrava uscita da un raid vichingo. Quello fu il <em>memento mori</em> di Albione. Il disastro di firmato Reykjavik.</p>



<p>E cosa fecero? Non si misero a litigare sul condono degli arbitri o a cambiare il setting federale per la decima volta. Fecero la cosa più radicale, semplice e rivoluzionaria: presero il sistema e lo ribaltarono dalle fondamenta. La decapitazione del dogma: la federazione, con una lungimiranza che sembrava un ossimoro per quell’istituzione conservatrice, disse: basta. Basta al culto del risultato immediato nelle giovanili. Introdusse l’<em>England dna</em>: un modello di gioco unico, dall&#8217;Under 15 alla Nazionale maggiore. Possesso alto, pressione aggressiva, difesa a uomo. Tutti dovevano parlare la stessa lingua calcistica.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Diagnosi del sudore italiano: dopo la terza assenza cosmica </h3>



<p>Se davanti avessimo il buon vecchio <strong>Gregory House</strong> probabilmente ci direbbe una cosa del genere: “Ok, ascolta. La diagnosi è questa: non è una malattia, è un lutto!”. L&#8217;Italia piange ancora se stessa, il suo stesso fantasma, il calcio come reliquia, come processione del Venerdì Santo in un Paese dove il sole picchia e i campi sono polvere e memoria. Tre mondiali senza di noi. Tre. Non è una statistica, è una preghiera recitata al contrario, un rosario di assenze. </p>



<p>I ragazzi inglesi dopo l&#8217;Islanda &#8211; quella figura da incubo termico, da brivido nel luglio &#8211; hanno fatto una cosa semplice e folle: hanno smesso di venerare il tempio e hanno costruito le strade. Non strade metaforiche, no. Strade vere. Asfalto, erba sintetica, lampioni che restano accesi fino a tarda notte in sobborghi dove l&#8217;unica altra luce è quella dei kebabbari. Centri federali in periferia. Gratuiti. Con personale qualificato ai bordi campo che non urla &#8220;tiro!&#8221; ma dice &#8220;prova a pensare dove sarà lo spazio tra tre secondi&#8221;. </p>



<p>Hanno capito che il calcio non è più un&#8217;arte da atelier rinascimentale, dove l&#8217;apprendista macina colori per anni prima di toccare la tela. È un linguaggio. E il linguaggio si impara parlando, sbagliando, ridendo, in luoghi dove il costo del fallimento è zero. Dove un bambino di Birmingham può perdere palla venti volte senza che un genitore urlante lo marchi a fuoco come &#8220;uno che non ha fegato&#8221;. L&#8217;Italia invece… ah, l&#8217;Italia. Il calcio italiano è ancora un convento. Un sistema di caste. Una piramide dove in cima ci sono gli eletti, i predestinati, i <em>piedi buoni</em> individuati a sette anni e subito rinchiusi in accademie che somigliano a collegi militari. </p>



<p>E alla base? Un deserto. Campetti abbandonati, società dilettantistiche che sopravvivono di stenti e tassa sul sudore, istruttori pagati in baci e abbracci (quando va bene). Una gigantesca, tragica, macchina per perdere talenti. Perché il talento è un&#8217;erba selvatica, spunta dove non deve, in forme che non riconosciamo. E noi, giardinieri di un giardino all&#8217;italiana, estirpiamo tutto ciò che non è roseo, potato, prevedibile.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="I 10 STADI PIU&#039; BRUTTI d&#039;Italia: Serie A, Serie B, Serie C: gli impianti peggiori" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/OI6RYb2KiBs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La cura? Non è una ricetta. È un cambio di stato mentale. Una rivoluzione idraulica</h3>



<p><strong>Prima mossa:</strong> inondare il territorio di campi gratuiti e accessibili 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Non palazzetti dello sport. Campi. Di erba sintetica di terza generazione, illuminati, con spogliatoi puliti, e &#8211; soprattutto &#8211; senza selettori all&#8217;ingresso. Gestiti non dalle società, ma da cooperative miste: comuni, leghe dilettanti, università. Luoghi dove un dodicenne può andare dopo scuola e giocare un tre contro tre senza che nessuno gli chieda la tessera sanitaria o gli faccia un provino. Il gioco libero come ossigeno. L&#8217;Inghilterra ha capito che il genio nasce dal caos organizzato, non dalla disciplina sterile.</p>



<p><strong>Seconda mossa:</strong> licenza federale obbligatoria per tutti gli allenatori, dai Pulcini alla Primavera. Non un corso di due weekend. Un percorso. Psicologia dell&#8217;età evolutiva, nutrizione di base, principi di medicina sportiva. Trasformare l&#8217;allenatore del paese da &#8220;urlatore cronico&#8221; a &#8220;facilitatore&#8221;. Pagarlo decentemente, anche a livello dilettantistico, con fondi federali. Rendere quel ruolo un lavoro dignitoso, non un hobby per ex calciatori frustrati. L&#8217;uomo ai bordi del campo di periferia deve essere la nostra prima linea, il nostro missionario. Deve saper coltivare, non solo selezionare. </p>



<p><strong>Terza mossa:</strong> riforma radicale dei tornei giovanili. Meno campionati, più tornei. Meno trasferte di 300 chilometri per una partita Under 15, più festival del gioco in ambito regionale. Abolire le classifiche fino agli Under 14. Sostituirle con un sistema a punti che premi anche i criteri di gioco, il fair play, la rotazione delle rose. Spostare l&#8217;obiettivo dalla vittoria di domenica alla formazione dell&#8217;atleta (e della persona) di domani. L&#8217;Inghilterra ha smesso di cercare il vincente a 12 anni e ha iniziato a cercare il calciatore a 20 anni. </p>



<p><strong>Quarta mossa:</strong> la più <em>Bukowskiana</em>. Creare un &#8220;anno sabbatico&#8221; federale. I migliori 100 talenti tra i 16 e i 17 anni, invece di marcire nelle panchine delle Primavere professionistiche, stipendiati da un contratto che li lega e li addormenta, vengono riuniti in un centro nazionale. Ma non per fare doppie sedute di palestra. Per studiare. Metà giornata: scuola (obbligatoria). L&#8217;altra metà: calcio totale. Con docenti universitari, ex calciatori, tecnici stranieri, preparatori atletici di altre discipline (pallacanestro, rugby, atletica). Esposizione a idee diverse. Viaggi all&#8217;estero per periodi di stage in accademie di paesi diversi (Olanda, Belgio, Giappone). Contaminazione. Il genio ha bisogno di curiosità, non di un recinto dorato. </p>



<p><strong>Quinta mossa: </strong>il &#8220;progetto Periferia&#8221;. La Figc si fa carico, in partnership con lo Stato, di ristrutturare o costruire mille campi pubblici nelle periferie delle grandi città e nei paesi sotto i 10mila abitanti in cinque anni. Non solo al Centro-Nord. Specialmente al Sud.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Conclusioni</h3>



<p>La crisi del calcio italiano è un tema che si snoda attraverso una serie di paradossi e contraddizioni. Da un lato, la vittoria dell’<a href="https://gameofgoals.it/2021/07/12/euro-2021-italia-inghilterra-4-3-ai-rigori-azzurri-sul-tetto-deuropa.html">Europeo del 2021</a>, un trionfo che sembrava promettere un risveglio. Dall’altro, la recenti e consecutive esclusioni dai Mondiali, colpi che hanno messo a nudo le fragilità di un sistema in declino. In quel frangente, quando l’Italia alzava il trofeo, ho sempre avuto l&#8217;impressione che si stava festeggiando un’illusione, un miraggio che, come una sirena, attirava verso “felicità impossibili”. </p>



<p>Riflettendo su quell’epopea, non posso fare a meno di pensare che, se l’Inghilterra avesse conquistato il titolo, forse oggi staremmo parlando di una deriva diversa per il calcio italiano. Una vittoria dei “Tre Leoni” sarebbe stata sicuramente più meritata per il percorso intrapreso, avrebbe potuto fungere da esempio costruttivo per il calcio italiano, evidenziando la necessità di un profondo rinnovamento. </p>



<p>Invece, quel trionfo azzurro ha mascherato le carenze strutturali, un anestetico che ha ritardato il confronto con la realtà. Ciò che gli amanti di questo sport si ritrovano ad affrontare ora è il risultato di una narrazione che, invece di costruire un futuro, ha alimentato un ciclo di autoindulgenza. E mentre il mondo guarda, l’eco delle delusioni azzurre risuona come una melodia triste, una sinfonia di opportunità perdute. La verità è che il calcio italiano ha bisogno di riforme audaci, di un ripensamento radicale, non di celebrazioni effimere. </p>



<p>Si trova di fronte a un bivio. Gli italiani possono continuare a illudersi, a cercare conforto nei ricordi di un passato glorioso, o possono rimboccarsi le maniche e affrontare la realtà. Il tempo stringe. Se non si agisce ora, temo che la prossima volta che l&#8217;Italia del calcio si presenterà davanti a un palcoscenico internazionale, sarà solo per chiudere un sipario su un dramma già scritto. La vera sfida, ora, è avere il coraggio di scrivere un nuovo capitolo. Iniziando, in primis, a dimenticare le quattro stellette sul logo davanti alla maglia azzurra&#8230;</p>



<p></p>



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		<title>Sadio Mané ci ha insegnato cosa significa essere un leader</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/01/19/sadio-mane-ci-ha-insegnato-cosa-vuol-significa-essere-un-leader.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 13:06:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio moderno]]></category>
		<category><![CDATA[coppa d'africa]]></category>
		<category><![CDATA[jurgen klopp]]></category>
		<category><![CDATA[leader]]></category>
		<category><![CDATA[liverpool]]></category>
		<category><![CDATA[marocco]]></category>
		<category><![CDATA[sadio mané]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Sadio Mané solleva la Coppa d&#8217;Africa 2025 vinta in finale contro il Marocco. [https://www.beinsports.com/] Nel corso della serata di ieri, abbiamo di [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina:</strong> Sadio Mané solleva la Coppa d&#8217;Africa 2025 vinta in finale contro il Marocco. [https://www.beinsports.com/]</em></p>



<p></p>



<p class="has-drop-cap">Nel corso della serata di ieri, abbiamo di fatto assistito a qualcosa di semplicemente storico per il calcio africano. E non parlo tanto della finale in sé per sé, che nel complesso ha saputo regalare spettacolo di suo tra regolamentari e supplementari tra la grande intensità in mezzo al campo, le occasioni continue da una parte e dall&#8217;altra ed le emozioni infinite. La finale di Coppa d&#8217;Africa tra Senegal e Marocco è entrata di prepotenza nella mitologia del calcio africano per una lunga serie di fattori, che iniziano sicuramente dallo psicodramma di un Marocco uscito sconfitto in casa, davanti ai suoi tifosi, dopo 50 anni dall&#8217;unica coppa vinta nella sua storia.<br><br>Non è però di questo che intendo parlare, perché credo sia necessario entrare nel merito di un giocatore che più di ogni altro ha saputo essere un vero e proprio <em>game changer</em> di questo finale. Perché <strong>Sadio Mané </strong>non è soltanto uno dei più grandi calciatori africani di tutti i tempi (tale affermazione non è più materia da dibattito da un bel po&#8217; di tempo a questa parte). <strong>Sadio Mané </strong>è anche un giocatore dal grandissimo carisma, che nella serata di ieri ha saputo dare una lezione di leadership degna del miglior <strong>Obdulio Varela</strong>.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La carriera di Sadio Mané parla chiarissimo</h2>



<p></p>



<p>La carriera del capopopolo senegalese parla chiarissimo, sia a livello di club, sia per quanto concerne i suoi grandi successi in nazionale. Parliamo infatti di un calciatore formidabile, capace di segnare 20 gol di media in sei stagioni con la maglia del Liverpool, una <em>big </em>rinata anche grazie al suo contributo fondamentale per ogni singolo successo dell&#8217;era<strong> Klopp</strong>. Con i suoi strappi palla al piede, la sua fisicità, il suo carisma e la sua classe, <strong>Sadio Mané </strong>ha saputo essere decisivo tanto quanto i &#8211; giustamente &#8211; celebrati <strong>Mohamed Salah </strong>e <strong>Virgil van Dijk</strong>, riuscendo in alcune annate ad essere uno dei calciatori più determinanti del pianeta. Non è infatti casuale che sia arrivato nel podio del Pallone d&#8217;Oro 2022, a riprova della sua grande caratura internazionale.<br><br>Ai successi ottenuti con i <em>Reds </em>devono però aggiungersi anche le sue prestazioni straordinarie e determinanti per la causa del Senegal, che gli avevano già permesso di raggiungere la finale di Coppa d&#8217;Africa nel 2019, per poi vincerla nel 2022 da MVP e trascinatore indiscusso della sua nazionale. Di conseguenza, se c&#8217;è un calciatore tra tutti che può definirsi &#8220;arrivato&#8221; e soddisfatto alle porte dei 34 anni, quello è senza ombra di dubbio <strong>Sadio Mané</strong>, un calciatore con parecchio pelo sullo stomaco e con un pedigree internazionale che farebbe invidia a parecchia gente ancora oggi.<br><br>Alla luce di una carriera da 300 e più gol tra club e nazionale<strong> </strong>e dei tanti successi ottenuti nel corso della sua carriera, <strong>Sadio Mané </strong>merita di essere annoverato tra <strong>i </strong>primissimi calciatori africani di tutti i tempi. Sono dell&#8217;idea che si possa anche discutere sulla liceità della sua permanenza nella Top 5 di questa ipotetica classifica, senza la paura di dover escludere &#8211; a malincuore, va detto &#8211; altri campioni indiscussi come <strong>Yaya Touré</strong>, <strong>Rabah Madjer</strong>, <strong>Abedì Pelé </strong>o altri meritevoli come lui di entrare in questa questione (i vari <strong>Eto&#8217;o</strong>, <strong>Weah</strong>, <strong>Salah </strong>e <strong>Drogba </strong>tendo a darli per &#8220;scontati&#8221; nell&#8217;Olimpo africano).<br><br>Sia come sia (e anche per pararmi un po&#8217; fondoschiena, va detto), è un campione assoluto, tra i più meritevoli di lode degli ultimi 10-15 anni per talento, temperamento e capacità di incidere nei momenti che contano.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/20190601-117-UEFA_Champions_League_Final-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-25824" style="width:1024px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/20190601-117-UEFA_Champions_League_Final-1024x1024.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/20190601-117-UEFA_Champions_League_Final-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/20190601-117-UEFA_Champions_League_Final-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/20190601-117-UEFA_Champions_League_Final-768x768.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/20190601-117-UEFA_Champions_League_Final.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sadio Mané festeggia la Champions League 2018-2019 vinta con il Liverpool. [https://www.theanfieldwrap.com/]</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una Coppa d&#8217;Africa vinta da vero <em>Líder Máximo</em></h2>



<p></p>



<p>Nel corso dell&#8217;ultima edizione della Coppa d&#8217;Africa, il Senegal appariva ancora una volta come una delle squadre favorite per la vittoria, potendo contare su una rosa ancora straordinaria nonostante l&#8217;età avanzata dei suoi leader principali. Sadio come detto va per i 34 anni, mentre <strong>Kalidou Koulibaly </strong>&#8211; assente dalla finale per infortunio &#8211; per i 33. La squadra senegalese ha però dato prova di grandissima tenacia, dimostrando ancora una volta quell&#8217;esperienza formatasi dopo anni di partecipazioni &#8211; e grandi successi &#8211; nella principale competizione del calcio africano.<br><br>Lo stesso <strong>Sadio Mané </strong>ha disputato un grandissimo torneo, pur non avendo più l&#8217;esplosività atletica degli anni migliori della sua carriera. Facendo maggiore affidamento sulla sua maturità calcistica e su un maggior senso di responsabilità dei palloni giocati, Sadio è stato spesso decisivo per la causa del suo Senegal, producendo due gol e tre assist in sette partite<strong> </strong>in tutta la competizione e siglando diverse giocate decisive tra fase a gironi e fase ad eliminazione diretta. È stato infatti lui stesso a mettere la firma sugli ottavi di finale contro il Sudan con due assist, così come è stato sempre lui a trascinare la sua nazionale in finale con un gol pesantissimo contro l&#8217;Egitto di <strong>Mohamed Salah</strong>. <br><br>Il peso specifico delle sue giocate rimane indiscutibile e non ci si deve dunque sorprendere per il fatto che sia stato infine eletto &#8211; di nuovo &#8211; come mvp della Coppa d&#8217;Africa, alla luce delle prestazioni e del carisma mostrati per il successo del suo Senegal.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Sadio Mané now has 20 goal contributions at AFCON, becoming the first player since 2010 to achieve this feat 👏🇸🇳 <a href="https://t.co/EpZegVw7G6">pic.twitter.com/EpZegVw7G6</a></p>&mdash; OneFootball (@OneFootball) <a href="https://twitter.com/OneFootball/status/2011770345452425324?ref_src=twsrc%5Etfw">January 15, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un gesto immenso, che vale di più di mille parole</h2>



<p></p>



<p>Tutto ciò rischia però di passare in secondo piano dinnanzi a quanto si è visto nella serata di ieri, che per quel che mi riguarda rientra di diritto tra le migliori manifestazioni di leadership della storia del calcio, nonché la dimostrazione inequivocabile della grandezza di questo campione straordinario. Le immagini dei minuti finali dei regolamentari di ieri sera le abbiamo viste tutti, con le vibranti proteste di un Senegal disposto ad uscire dal campo dopo il torto arbitrale che sentiva di aver subito.<br><br>Si era infatti venuta a creare una combinazione di eventi difficili da digerire per una squadra che affrontava i padroni di casa, con l&#8217;annullamento di un gol da sviluppo da calcio d&#8217;angolo e l&#8217;assegnazione di un rigore dubbio a favore del Marocco allo scadere. Quella decisione arbitrale si presta da sola all&#8217;eterno dibattito sulla direzione che da anni ha intrapreso il mondo del calcio sui contatti in area di rigore, vista la leggera trattenuta di <strong>El Jadji Diouf </strong>su <strong>Brahim Diaz</strong>. Così come si potrà discutere a lungo sulla credibilità mediatica ed organizzativa che la Confederazione africana di calcio rischia di perdere a seguito del poco polso avuto dall&#8217;arbitro in questa situazione.<br><br>Ciò che è certo è che quanto fatto da <strong>Sadio Mané </strong>resterà per sempre nella storia del calcio. E non tanto per il fatto di aver spinto i suoi compagni a rientrare in campo, andando in contrasto con la decisione &#8211; secondo me folle e antisportiva &#8211; del suo allenatore <strong>Pape Thiaw</strong>, quanto per il modo in cui ha suonato la carica ai suoi compagni di squadra. Li ha spronati a lottare, ad affrontare il proprio destino da uomini sul campo, anche qualora <strong>Brahim Diaz </strong>avesse segnato un rigore che li avrebbe condannati ad una sconfitta per loro immeritata.<br><br>In quel momento, <strong>Sadio Mané </strong>ha ripreso una squadra frastornata, che non riusciva a trovare dentro di sé la forza emotiva e la lucidità per affrontare quelli che sarebbero potuti essere i drammatici minuti finali della sua Coppa d&#8217;Africa. Da quel momento in poi, l&#8217;inerzia dell&#8217;imminente rigore è stata completamente ribaltata, dal sogno del Marocco di riportare la Coppa d&#8217;Africa in patria dopo 50 anni, il tiro di <strong>Brahim Diaz </strong>doveva essere tramutato in rete di fronte ad una squadra dai nervi saldi, che aveva ripreso quella lucidità andata perduta in quei 10-15 minuti di follia.<br><br>La <em>Dea bendata </em>ha poi premiato <strong>Sadio Mané </strong>per l&#8217;enorme gesto da vero capitano che avrebbe reso orgoglioso il compianto <strong>Robin Williams</strong>, quando a <strong>Brahim Diaz </strong>sono tremate le gambe e il cuore poco prima del peggior rigore della sua carriera. Un cucchiaio debole che si è spento docilmente e beffardamente tra le mani di <strong>Edouard Mendy</strong>, regalando di fatto al Senegal la seconda Coppa d&#8217;Africa<strong> </strong>nelle ultime tre edizioni.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🚨🇸🇳 | SADIO MANE 🫡🇸🇳<br><br>One of the most unforgettable moments in African football history unfolded in the AFCON 2025 final in Rabat, when DR Congo referee Ndala awarded a highly controversial penalty to Morocco in the 10th minute of stoppage time.<br><br>In a wave of frustration, the… <a href="https://t.co/gscycRa0yB">pic.twitter.com/gscycRa0yB</a></p>&mdash; Topskills Sports UK (@topskillsportuk) <a href="https://twitter.com/topskillsportuk/status/2013024593577926805?ref_src=twsrc%5Etfw">January 18, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p></p>



<p>Alla luce del ribaltamento totale dell&#8217;inerzia emotiva della finale, il Senegal ha vinto di carattere e di prepotenza nel corso dei tempi supplementari. Ci ha creduto di più di un Marocco troppo scosso emotivamente dopo quel maledetto rigore sbagliato da <strong>Brahim Diaz</strong>, trovando quindi al<strong> </strong>4&#8242; il gol vittoria con una discesa memorabile di <strong>Papa Gueye </strong>che non ha lasciato scampo ad <strong>Achraf Hakimi</strong>. Un gol meraviglioso, simbolo di una squadra rinata dalle ceneri delle polemiche, delle frustrazioni per un episodio controverso, che stava per uscire dallo stadio, macchiando per sempre la propria reputazione.<br><br>Un gol che per certi versi risulta essere anche di <strong>Sadio Mané</strong>. Un po&#8217; perché è stato lui per primo ad avviare l&#8217;azione con un delizioso colpo di tacco a centrocampo. Un po&#8217; perché quel gol incarna la rinascita del suo Senegal, una squadra che prenderà parte al Mondiale negli Stati Uniti, Canada e Messico da vincitrice della seconda Coppa d&#8217;Africa della sua storia. E lo farà potendosi affidare al suo <em><em>Líder Máximo</em></em>, un condottiero con la schiena dritta che non si è mai arreso emotivamente e che ha saputo trasmettere le sue grandi virtù ad una squadra che sembrava morta dal punto di vista emotivo.<br><br><strong>Sadio Mané </strong>ci ha insegnato più che mai cosa significa essere il leader di una nazionale di calcio, salvando la dignità dei propri compagni di squadra e dimostrando ancora una volta che non si debba mollare mai la presa sulle partite, nemmeno dinnanzi alle peggiori avversità del campo. Ci ha insegnato ad essere umani, a reagire alle avversità collettivamente, ricordandoci qual è il cuore dei veri campioni.<br><br>Semplicemente eterno.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Senegal vs Morocco | Sadio Mané celebrates in a big way | AFCON 2025" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/RYeDqQ1zgnI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Coppa Intercontinentale 2025: Psg-Flamengo 3-2 dcr (1-1)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 09:15:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio moderno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina Safonov, eroe della finale, con la Coppa Intercontinentale Il Paris Saint-Germain chiude in bellezza il suo 2025, con la vittoria della finale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina</strong> Safonov, eroe della finale, con la Coppa Intercontinentale</em></p>



<p class="has-drop-cap">Il Paris Saint-Germain chiude in bellezza il suo 2025, con la vittoria della finale di Coppa Intercontinentale sui campioni del Flamengo, freschi vincitori della Coppa Libertadores, nonché campioni del Brasile. Per la squadra di <strong>Luis Enrique</strong> si tratta del coronamento di un&#8217;annata irripetibile, che passerà alla storia come l&#8217;anno della sestina: Champions League, campionato, coppa nazionale, supercoppa europea, supercoppa francese e coppa Intercontinentale, affiancandosi così al celestiale Barcellona di <strong>Pep Guardiola </strong>del 2009 e all&#8217;enigmatico Bayern Monaco di <strong>Flick </strong>del 2020 in piena era pandemica.</p>



<p>Chi si aspettava una passeggiata di salute dei parigini sicuramente si sarà stupito di questo Flamengo, mai domo, sempre in partita e pronto ad affinare armi tipicamente nostrane come l&#8217;organizzazione, la compattezza e l&#8217;aggressività per arginare lo stanco palleggio latino dei campioni d&#8217;Europa. Chi però ha dimestichezza con i rossoneri brasiliani sa benissimo che la squadra allenata dall&#8217;ex Atletico Madrid <strong>Filipe Luis</strong> è tutt&#8217;altro che una rivelazione. Oserei dire, anzi, che è una granitica certezza del calcio dell&#8217;emisfero sud del Nuovo Mondo: dal 2019 ha alzato al cielo per ben tre volte il massimo trofeo sudamericano per club.</p>



<p>La prestazione ballerina del portiere del Flamengo <strong>Rossi </strong>non aiuta i brasiliani: prima rilancia goffamente un pallone dalla linea di fondo, subendo la splendida carezza d&#8217;esterno mancino di <strong>Fabian Ruiz</strong> che deposita in rete a porta sguarnita (l&#8217;arbitro però annulla il gol perché il pallone aveva già superato la linea di fondo), poi interviene in maniera approssimativa sul cross tagliente di <strong>Douè</strong>, <strong>Kvaratskhelia </strong>ringrazia e deposita in rete a porta sguarnita. </p>



<p>L&#8217;errore tuttavia non fa uscire i sudamericani dalla partita, anzi, li ringalluzzisce. Il pareggio nella ripresa è opera di un glaciale <strong>Jorginho </strong>dal dischetto, che realizza un rigore guadagnato da una sciocchezza di uno stranulato <strong>Marquinhos </strong>che aggancia il piede di <strong>De Arrascaeta</strong> in piena area di rigore. L&#8217;equilibrio dura per tutto il rimanente secondo tempo e anche nei supplementari. </p>



<p>Entrambe le squadre hanno di che mangiarsi le mani per aver mancato il nuovo vantaggio: per il Flamengo Pedro e Plata; per i parigini ancora <strong>Marquinhos </strong>da pochi passi e soprattutto il neo Pallone d&#8217;oro <strong>Dembelé </strong>(che tirerà anche un rigore orribile in curva durante la lotteria finale) sono imprecisi nella conclusione. Dopo i tempi regolamentari e supplementari, a prendersi la scena ai rigori è il portiere <strong>Safonov</strong>, che neutralizza ben quattro tiri dal dischetto: <strong>Saul</strong>, <strong>Pedro</strong>, <strong>Pereira </strong>e <strong>Araujo </strong>si fanno ipotizzare, mentre per i parigini sono ininfluenti gli errori di <strong>Dembelé </strong>e <strong>Barcola</strong>.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il tabellino</h2>



<p></p>



<p><strong>Psg-Flamengo 3-2 dcr (1-1)<br>Marcatori: </strong>pt 38&#8242; Kvaratskhelia (F); st 16&#8242; Jorginho rig. (F).<br><strong>Psg: </strong>Safonov; Zaire-Emery, Marquinhos, Pacho, Nuno Mendes; Joao Neves, Vitinha, Fabian Ruiz (Ndjantou); Lee (pt 34&#8242; Mayulu; st 19&#8242; Barcola), Doué (st 32&#8242; Dembelé), Kvaratskhelia (st 46&#8242; Mbaye). All. Luis Enrique.<br><strong>Flamengo:</strong> Rossi; Varela, Leo Ortiz, Leo Pereira, Alex Sandro; Pulgar (st 29&#8242; De La Cruz), Jorginho (st 29&#8242; Saul); Carrascal (st 11&#8242; Pedro), De Arrascaeta (st 29&#8242; Everton), Gonzalo Plata (pts 11&#8242; Samuel Lino); Bruno Henrique (st 47&#8242; Luiz Araujo). All. Filipe Luis.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="560" height="420" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/transform.avif" alt="" class="wp-image-25613" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/transform.avif 560w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/transform-300x225.avif 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il rigore di Jorginho per l&#8217;1-1</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle</h2>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>PARIS SAINT-GERMAIN</strong></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Safonov 8<br></strong>Lo spirito di Helmuth Duckadam, eroe dello Steaua Bucarest che parò 4 rigori nella finale del 1986, si è evidentemente incarnato nel corpo del portiere dei parigini. In partita non ha dovuto compiere interventi straordinari, ma la prestazione durante i tiri dal dischetto vale assolutamente un voto così alto e la palma di migliore in campo.</p>



<p><strong>Kvaratskhelia 6,5</strong> Timbra un&#8217;altra finale, con un gol tutto sommato facile per i suoi standard. Gioca su entrambi i lati, ma non è sempre continuo, a volte appare anche stanco, ma quando ha la palla tra i piedi c&#8217;è sempre la sensazione che possa accendersi.</p>



<p><strong>Vitinha 6,5</strong> Il talento portoghese corona un 2025 vissuto da autentico protagonista e direttore d&#8217;orchestra della banda di Luis Enrique con la solita prova di sapiente regia e gestione della gara. Gli manca però quel guizzo e quel pizzico di cattiveria in più per risolvere le partite, oltre a subire un calo nella seconda parte di gara. La prestazione però è sicuramente ben oltre la sufficienza</p>



<p><strong>Dembelé 5,5 </strong>Reduce da un infortunio, entra a partita in corso con pochi minuti nelle gambe. Non tutto è da buttare, qualche guizzo per crearsi le occasioni c&#8217;è stato, peccato che a rovinare tutto siano state le brutte esecuzioni al tiro. Francamente pessimo il rigore tirato in curva.</p>



<p><strong>Marquinhos 5</strong> Brutta prestazione da parte del fuoriclasse della difesa brasiliano: causa il rigore del pareggio del Flamengo, mette a lato da due passi la palla del vantaggio, e più in generale appare sfasato e insicuro. Non benissimo stasera.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>FLAMENGO</strong></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Jorginho 7</strong><br>Il pubblico italiano deve assolutamente rimuovere dalla mente le sciagurate immagini di Jorginho che si divora malamente i rigori decisivi in azzurro. Con i rossoneri il centrocampista italo-brasiliano appare rinato: è impeccabile dal dischetto, e gioca una partita precisa, puntuale e completa in entrambe le fasi, pur non tirandosi indietro quando c&#8217;è da fare fallo. Ringhio, sei sicuro che non ti serva?</p>



<p><strong>De Arrascaeta 6,5</strong> L&#8217;uomo simbolo della squadra gioca una partita con il coltello tra i denti e la grinta di un mediano, soffrendo quasi da gregario a volte. Riesce comunque ad incidere sulla partita guadagnandosi con classe e merito il rigore del pareggio.</p>



<p><strong>Plata 6</strong> Si vede poco davanti, nonostante dia una grossa mano in fase difensiva. Le cose migliori della sua partita, però, le fa allo scadere, in particolare una splendida giocata dal limite dell&#8217;area che poteva valere il vantaggio, se fosse stata seguita da una conclusione altrettanto buona.</p>



<p><strong>Pedro 5,5</strong> Impatto in negativo a partita in corso: spreca un contropiede che poteva essere sfruttato molto meglio e dal dischetto si fa ipnotizzare da Safonov.</p>



<p><strong>Rossi 5,5</strong> Due interventi davvero maldestri: nel primo caso si salva perché il pallone non era più in gioco, nel secondo caso viene punito da Kvaratskhelia. Mezzo voto in più per la neutralizzazione del rigore di Barcola.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Full Penalties PSG vs Flamengo Intercontinental Cup Final 2025" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/vc6-4Zdat_0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Il nostro problema con il Pallone d&#8217;oro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 12:49:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: il prestigioso e sempre dibattuto Pallone d&#8217;oro, un riconoscimento ambito da tutti, ma che sta condizionando enormemente il modo di pensare e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/12/09/il-nostro-problema-con-il-pallone-doro.html">Il nostro problema con il Pallone d&#8217;oro</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina:</strong> il prestigioso e sempre dibattuto Pallone d&#8217;oro, un riconoscimento ambito da tutti, ma che sta condizionando enormemente il modo di pensare e di intendere il calcio del passato e del presente.</em></p>



<p class="has-drop-cap" style="font-size:15px">Con il passare del tempo, mi sto rendendo sempre più conto di quanto il Pallone d&#8217;oro ci stia influenzando nel giudizio di questo sport. Quante volte ci siamo ripetuti che questo riconoscimento, per quanto prestigioso, lascia il tempo che trova? E quante volte, subito dopo, ci siamo ritrovati a sminuire giocatori come <strong>Matthias Sammer</strong>, <strong>Michael Owen </strong>o <strong>Pavel Nedved</strong>?<br><br>Tutti giocatori che hanno avuto la &#8220;colpa&#8221; di vincere delle edizioni che per molti sarebbero dovute essere di altri. C&#8217;è chi dice<a href="https://gameofgoals.it/2021/11/09/io-di-te-non-mi-stanco-ode-ad-alessandro-del-piero.html"> <strong>Alessandro Del Piero</strong></a> al posto di <strong>Sammer </strong>nel 1996. Altri diranno che <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/03/16/raul-gonzalez-blanco-magia-ed-essenza-del-real-madrid.html">Raùl</a></strong>,<strong> Oliver Kahn</strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/09/22/dieci-sfumature-di-francesco-totti.html">Francesco Totti</a></strong> fossero più meritevoli di <strong>Owen </strong>nel 2001. Altri ancora sosterranno che<strong> Paolo Maldini</strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/09/24/titi-henry-velocita-estro-e-luoghi-comuni-da-sfatare.html">Thierry Henry</a></strong> avessero fatto di meglio di Nedved nel 2003. Ma nella sostanza, in quanti sanno realmente qual è il reale valore di quelle annate individuali? In quanti sanno discutere concretamente di calcio senza essere influenzati da quel premio?</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="896" height="504" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/paveldoro.jpg" alt="" class="wp-image-25425" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/paveldoro.jpg 896w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/paveldoro-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/paveldoro-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 896px) 100vw, 896px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Immagine: Pavel Nedved solleva il Pallone d&#8217;Oro vinto nel 2003 [<a href="https://www.persemprecalcio.it/">https://www.tifosibianconeri.com</a>]</p>



<p></p>



<p>Non ho intenzione di tediarvi entrando nel merito di quelle specifiche annate. O meglio, mi piacerebbe anche farlo come avevo fatto in passato <a href="https://gameofgoals.it/2020/11/20/pavel-nedved-la-storia-di-un-pallone-doro-meritato.html">con un mio vecchio articolo su Nedved</a>, ma perderei il focus sulla questione più importante. Perché al giorno d&#8217;oggi bisogna ammettere che sì, il famigerato e sempre discusso Pallone d&#8217;oro detiene tutt&#8217;oggi il suo prestigio, ma ciò non deve fare passare in secondo piano quanto volubili siano stati i suoi parametri in tutti questi decenni.<br><br>Il più delle volte, il premio di France Football si è ritrovato a valorizzare una certa sensibilità storica che risultava più o meno maggioritaria. Risulta quindi semplicistico credere che un tempo il Pallone d&#8217;Oro premiasse esclusivamente colui che era stato il migliore per impatto e prestazioni. Non è sempre stato così e addirittura il suo primo vincitore, <strong>Stanley Matthews</strong>, lo vinse per ben altri motivi. Fu infatti premiato per un mero fatto iconografico, perché una parte dei giurati dell&#8217;epoca riteneva che Stanley fosse l&#8217;espressione perfetta del calcio degli anni &#8217;50. Di fatto un premio alla carriera (e che carriera), più che un riconoscimento reale a quanto avesse fatto nel 1956. Oggi probabilmente avremmo contestato una decisione del genere, sostenendo &#8211; anche legittimamente &#8211; che <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/19/alfredo-di-stefano-il-genio-ovunque.html">Alfredo Di Stéfano</a></strong> meritasse questo riconoscimento.<br><br>Si potrebbe anche fare l&#8217;esempio di<a href="https://gameofgoals.it/2025/06/25/king-kevin-keegan-il-re-dai-tocchi-leggeri-e-danzati.html"> <strong>Kevin Keegan</strong></a>, vincitore dell&#8217;edizione del 1978 nonostante non avesse vinto un bel niente con l&#8217;Amburgo (non ci andò nemmeno vicino) e non avesse preso parte ai Mondiali in Argentina. E Kevin non era di certo uno dei tanti, dato che aveva già dimostrato precedentemente di che pasta fosse fatto. O anche <strong>Rivaldo</strong>, vincitore del premio nel 1999, annata contraddistinta dalla sua dominante Coppa America come unica grande vetrina internazionale. In quanti oggi avrebbero contestato quel premio a <strong>Rivaldo</strong>? Affermando che la Coppa America non sia una competizione prestigiosa (il che è falso, ovviamente).<br><br>Addirittura nel 2000 <strong>Luis</strong> <strong>Figo </strong>ebbe la meglio su <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/29/i-dieci-grandi-momenti-di-zinedine-zidane-con-la-francia.html">Zinédine Zidane</a> </strong>(il principale favorito) per un mero cavillo dei parametri, che prevedevano (e tuttora è così) il discorso dei fair-play. Bastò una testata di troppo e <em>Zizou </em>non potè vincere il secondo Pallone d&#8217;Oro della sua carriera, che invece venne vinto dal pur meritevole &#8220;rivale&#8221; portoghese. Capite quindi che il discorso del Pallone d&#8217;Oro sia troppo complesso, che non può essere ridotto all&#8217;idea che esista una sola prospettiva valida. Il calcio cambia, e di riflesso cambiano le percezioni degli appassionati come degli addetti ai lavori.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="450" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/luis-figo-monografie-wp.jpg" alt="" class="wp-image-2423" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/luis-figo-monografie-wp.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/luis-figo-monografie-wp-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/luis-figo-monografie-wp-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Luis Figo vinse il Pallone d&#8217;Oro 2000 per un mero cavillo legato al fair-play.</p>



<p></p>



<p>E in questo marasma di prospettive (e viva Dio che esiste, ovviamente), risulta davvero &#8220;pericoloso&#8221; riuscire a semplificare la questione, pensando che i giurati di France Football siano un blob unico, una cricca di giornalisti che la pensano tutti allo stesso modo. Da sempre ci sono dei punteggi che vengono assegnati sulla base delle classifiche dei singoli addetti ai lavori coinvolti. Chi ha ragione per davvero in modo inequivocabile? Chi invece ha completamente torto? E soprattutto, cosa più importante, il Pallone d&#8217;oro riesce ad essere un reale ritratto di ciò che è il calcio mondiale in quella determinata annata?<br><br>La risposta che mi sento di dare con quest&#8217;ultima domanda è un secco &#8220;no&#8221;. Perché ci sono troppi fattori dietro, troppi parametri da giudicare e troppe variabili che a noi appassionati comuni potrebbero persino sfuggire. Ciò che è certo è che noi per primi siamo influenzati dal Pallone d&#8217;oro, pure quando affermiamo di non dargli importanza. Dopo tutto, siamo i primi ad aver perso il giusto spirito critico per poter parlare di calcio e della sua storia. Ci siamo dimenticati di<strong> Jean-Pierre Papin</strong>, un attaccante formidabile e prolifico con il Marsiglia. Il fatto che abbia vinto meritatamente o meno il Pallone d&#8217;Oro nel 1991 ha realmente importanza dinnanzi alla sua magnifica costanza realizzativa ad inizio anni &#8217;90?<br><br>Ci siamo dimenticati di <strong>Igor Belanov</strong>, da sempre criticato per il Pallone d&#8217;Oro vinto nel 1986, senza che però ci si rendesse conto che disputò una splendida Coppa delle Coppe e un Mondiale ancor migliore in Messico. In quanti sanno realmente che <strong>Matthias Sammer</strong> disputò un Europeo magistrale nel 1996? Sempre meno persone, ed è un delitto nei confronti di un giocatore eccezionale come lui. E sapete perché succede? Perché abbiamo inconsciamente targettizzato i calciatori sulla base del Pallone d&#8217;oro, screditando ogni merito che avevano avuto in annate che erano e restano di grandissimo livello. <br><br>Se volete, potete pure provare a ripercorrere ogni singolo Pallone d&#8217;oro dal 1956 ad oggi. Sono abbastanza certo del fatto che difficilmente (se non praticamente mai) vi imbatterete in annate individuali realmente modeste da parte dei vari vincitori. E in questo senso, quanta malafede si può avere per affermare che i &#8220;famigerati&#8221; <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/01/04/il-metodo-messi-e-leccesso-di-severita-con-cui-si-giudicano-i-calciatori-di-oggi.html">Lionel Messi</a> </strong>e<a href="https://gameofgoals.it/2022/03/07/mister-champions-le-10-partite-europee-piu-grandi-di-cristiano-ronaldo.html"> <strong>Cristiano Ronaldo</strong></a><strong> </strong>abbiano fatto prestazioni modeste nelle annate meno meritevoli del Pallone d&#8217;oro delle loro carriere?</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="496" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/MessiCR.jpg" alt="" class="wp-image-14036" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/MessiCR.jpg 900w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/MessiCR-300x165.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/MessiCR-768x423.jpg 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, le maggiori &#8220;vittime&#8221; di questo pregiudizio sul Pallone d&#8217;oro</p>



<p></p>



<p>Nel 2010, l&#8217;anno più contestato a <strong>Messi</strong>, il buon Leo produsse 60 gol e 17 assist in 64 partite. Numeri da alieno, come suo solito, dominando la Liga da capocannoniere (con tanto di Scarpa d&#8217;Oro) e risultando capocannoniere della Champions League. Fece un Mondiale mediocre in Sudafrica? Certamente, ma ciò cancella il livello stellare raggiunto nel resto dell&#8217;annata? Assolutamente no. Lo stesso discorso vale per il 2013 di <strong>Cristiano Ronaldo</strong>, un&#8217;annata orfana di trofei, ma carica di numeri stellari (69 gol e 15 assist in 59 partite!) e prestazioni straordinarie sia con il Real Madrid, sia con il Portogallo (epocale la sua tripletta contro la Svezia). Anche nel suo caso, il fatto che non meritasse il Pallone d&#8217;oro cancella di punto in bianco 12 mesi da marziano? Mai e poi mai.<br><br>Mi sento anzi di constatare come<a href="https://gameofgoals.it/2025/12/07/major-league-soccer-2025-lennesimo-trionfo-di-lionel-messi.html"> <strong>Lionel Messi</strong></a><strong> </strong>e <strong>Cristiano Ronaldo </strong>avrebbero goduto di consensi molto più unanimi se il Pallone d&#8217;Oro non fosse mai esistito. Non soltanto per il sopracitato discorso della categorizzazione che noi facciamo con quel premio, ma anche perché gli 8 vinti da Leo e i 5 vinti da Cri non per forza rispecchiano la loro intera carriera. Davvero 8 e 5 Palloni d&#8217;oro sono il ritratto perfetto della loro intera carriera? E allora cosa si dovrebbe dire delle stagioni in cui non hanno vinto questo riconoscimento? Il 2009, il 2011 e il 2012 di <strong>Cristiano Ronaldo</strong> devono essere dimenticati di punto in bianco? Il 2013, il 2016 e il 2017<strong> </strong>di <strong>Lionel Messi</strong> meritano la damnatio memoriae? <br><br>E allora come mai si decanta così tanto la loro longevità? Se tanto siamo i primi a dimenticarci di certe annate eccezionali che quei due avevano saputo regalare a ripetizione, fino a viziarci. Il tutto per cosa, per incasellare determinate dinamiche e certi giocatori all&#8217;interno di certi schemi che niente hanno a che fare col calcio giocato? Che fine ha fatto l&#8217;idea di discutere in modo analitico questo sport?</p>



<p>Ovvero l&#8217;idea di entrare realmente nel merito della questione, di parlare di ciò che fa realmente la storia, molto di più di qualsiasi riconoscimento adornato d&#8217;oro. Quel rettangolo verde in cui in 11 contro 11 si cerca di fare un gol in più dell&#8217;avversario e sopra il quale si dirama una pluralità di visioni di gioco, di tipologie di calciatori, di allenatori, di emozioni ecc&#8230;<br><br>Quanto ancora siamo disposti a sacrificare tutto ciò nel nome della riduzione dei calciatori a compartimenti stagni? Invece che capire che questo sport meraviglioso non può e non deve in nessun modo girare intorno ad un unico premio, e che ciò che conta è e resterà sempre sempre il campo. Perché non è mai servito un pallone dorato per scrivere la storia del calcio.<br><br>E per sempre così sarà.</p>



<p></p>



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		<title>Major League Soccer 2025: l&#8217;ennesimo trionfo di Lionel Messi</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/12/07/major-league-soccer-2025-lennesimo-trionfo-di-lionel-messi.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 00:12:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio moderno]]></category>
		<category><![CDATA[ahmed]]></category>
		<category><![CDATA[allende]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: il trionfo dell&#8217;Inter Miami, per la prima volta campione in MLS Dopo dieci campionati spagnoli e due francesi, Lionel Messi conquista il [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: il trionfo dell&#8217;Inter Miami, per la prima volta campione in MLS</em></p>



<p class="has-drop-cap">Dopo dieci campionati spagnoli e due francesi, <strong>Lionel Mess</strong>i conquista il 13° titolo nazionale della sua infinita carriera: l&#8217;MLS, la Major League Soccer che riunisce le squadre statunitensi e canadesi. Per Leo è il 48° trofeo: nessuno ha mai vinto come lui. La finale contro i Vancouver Whitecaps, vinta per 3-1, viene giocata in casa dall&#8217;Inter Miami, in virtù del maggior numero di punti conquistati nella stagione regolare (65 a 63)</p>



<p>Dopo un percorso in crescendo e una stagione che lo ha visto grande protagonista, con un totale di 35 reti e 20 assist, Lionel aggiunge ulteriori due assist al suo carnet, il primo per <strong>De Paul</strong> e il secondo per <strong>Allende</strong>, salendo a quota 407 assist in carriera, e anche questa statistica premia il <em>Diez </em>argentino come miglior assistman di sempre.</p>



<p>La partita contro Vancouver, di fronte a uno stadio pieno in ogni ordine di posti, non è molto brillante. D&#8217;altra parte, e detto con il massimo rispetto, il campionato americano non rappresenta di certo la crème del calcio mondiale. L&#8217;Inter Miami parte meglio e dopo 8 minuti <strong>Messi </strong>a centrocampo, con una giocata sensazionale che fa guadagnare ai suoi un tempo di gioco (nella sostanza, anche se non nella forma, ricorda quella che fece nella finale mondiale contro la Francia in occasione della rete di <strong>Di María</strong>) e apre il campo per la percussione di <strong>Allende</strong>, il cui cross a centro area per <strong>Rodriguez </strong>è sciaguratamente deviato nella propria porta da <strong>Ocampo</strong>.</p>



<p>Per 25 minuti l&#8217;Inter Miami gioca con più piglio e verve, controllando il pallone, con un <strong>Messi </strong>sempre ispirato e nel vivo delle azioni. Ma dalla mezz&#8217;ora in avanti emerge pian piano il gioco maggiormente manovrato del Vancouver, che in stagione regolare ha sconfitto due volte Miami e ha impreziosito la squadra con l&#8217;arrivo dell&#8217;ex Bayern Monaco e nazionale tedesco <strong>Thomas Müller</strong>. Un paio di colpi di testa e una clamorosa palla-gol per <strong>Sabbi </strong>che spara su <strong>Rios </strong>in uscita sono la dimostrazione che i canadesi sono assolutamente dentro la partita e vogliono vendere cara la pelle.</p>



<p>Non casualmente, cominciano il secondo tempo sulla falsariga del primo. Anzi, dominano territorialmente il gioco e sfiorano il 70 per cento di possesso palla. La manovra avvolgente dei bianchi stritola un Inter Miami incapace di ripartire (e che ha un solo lampo, un colpo di testa di <strong>Messi </strong>terminato a lato di un soffio) e che pare un po&#8217; sulle ginocchia: <strong>Ahmed </strong>al quarto d&#8217;ora trova un pareggio più che meritato e poco dopo, sulle ali dell&#8217;entusiasmo, il Vancouver va ad un passo dal vantaggio con un triplo palo griffato da <strong>Sabbi</strong>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="725" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Rodrigo-de-Paul-1024x725-optimized.webp" alt="" class="wp-image-25409" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Rodrigo-de-Paul-1024x725-optimized.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Rodrigo-de-Paul-1024x725-optimized-300x212.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Rodrigo-de-Paul-1024x725-optimized-768x544.webp 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">De Paul, autore del gol del 2-1</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Mascherano </strong>corre ai ripari ed effettua alcuni cambi, ma nemmeno stavolta dà fiducia al veterano <strong>Luis Suárez</strong>. È una giocata di <strong>Messi </strong>al 26&#8242; a ribaltare l&#8217;inerzia dell&#8217;incontro: la <em>Pulce </em>recupera palla sulla trequarti e lancia nello spazio il prode <strong>De Paul</strong>, il cui diagonale in corsa non dà scampo al portiere del Vancouver. I bianchi perdono fiducia &#8211; confermando un vecchio adagio nel calcio che non sempre chi tiene di più il pallino del gioco vince &#8211; mentre l&#8217;Inter Miami con la forza dei nervi e una <em>garra </em>più sudamericana che nordamericana lotta su tutti i palloni. All&#8217;ultimo minuto è ancora <strong>Messi</strong>,<strong> </strong>con un pallonetto magistrale sulla trequarti, a mandare in porta <strong>Allende</strong>, che tutto solo davanti al portiere non può sbagliare.</p>



<p>Finisce 3-1 e per l&#8217;Inter Miami parte la festa. Quando <strong>Messi </strong>arrivò nella franchigia di <strong>Jorge Mas</strong> e <strong>David Beckham</strong>, nel corso del campionato 2023, il Miami era ultimo, e Leo lo portò ad un passo dai playoff. Lo scorso anno, dopo aver già vinto il titolo di miglior giocatore, il <em>Diez </em>guidò i suoi al primo posto nella stagione regolare, ma poi la squadra uscì clamorosamente nel primo turno dei playoff. Adesso il riscatto: altro titolo di MVP personale (ed in aggiunta quello di capocannoniere) e vittoria del campionato. Il sogno di <strong>Mas </strong>e di <strong>Beckham </strong>è diventato realtà. Nel segno di <strong>Messi</strong>, <strong>Mascherano </strong>e della colonia sudamericana, più che mai decisiva. Una gioia immensa anche per i veterani <strong>Busquets </strong>e <strong>Jordi Alba</strong>, all&#8217;ultima partita in carriera prima del ritiro.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il tabellino</h2>



<p></p>



<p><strong>INTER MIAMI-VANCOUVER WHITECAPS 3-1<br>Marcatori:</strong> pt 8&#8242; aut. Ocampo (I); st 15&#8242; Ahmed (V), 26&#8242; De Paul (I), 52&#8242; Allende (I).<br><strong>Inter Miami: </strong>Rios Novo; Fray (st 46&#8242; Weigandt), Falcon, Allen, Jordi Alba; De Paul, Busquets, Rodriguez (st 11&#8242; Segovia); Messi; Allende, Salvetti (st 32&#8242; Bright). A disp.: Ustari, Aviles, Lujan, Picault, Obando, Suarez. All. Mascherano.<br><strong>Vancouver Whitecaps: </strong>Takaoka; Ocampo, Blackmon, Priso (st 23&#8242; Pupe), Laborda; Berhalter, Cubas (st 37&#8242; Cabrera); Sabbi (st 45&#8242; Nelson), Muller, Ahmed (st 23&#8242; Gauld); White. A disp.: Boehmer, Johnson, Badwal, Rios, Elloumi. All. Soerensen.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/87647036007-2249782445-683x1024.webp" alt="" class="wp-image-25408" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/87647036007-2249782445-683x1024.webp 683w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/87647036007-2249782445-200x300.webp 200w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/87647036007-2249782445-768x1152.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/87647036007-2249782445-1024x1536.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/87647036007-2249782445.webp 1184w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Messi portato in trionfo da De Paul</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle Inter Miami</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Lionel Messi 7,5<br></strong>Viaggia a scartamento ridotto, sia rispetto al passato sia rispetto ad altre partite di questa stagione in MLS. Forse, a causa del caldo, preferisce centellinare le energie per quando serve. E fa benissimo perché tutti e tre i gol dell&#8217;Inter Miami nascono da sue geniali intuizioni: prima slalomeggia a centrocampo tra due avversari, aprendo un&#8217;autostrada per Allende; poi offre a De Paul il cioccolatino del bis; ed infine, con una pennellata di puro tocco delle sue manda ancora una volta in porta Allende per il tris. Sfiora anche un gol con un furbo colpo di testa dal limite. Non ha più l&#8217;energia di un tempo, ma la qualità è sempre quella di un artista unico.</p>



<p><strong>De Paul 7,5 </strong>Prestazione monumentale, da vero uomo ovunque. Sradica palloni, imposta, riparte. A 31 anni, con la sua forza e la sua personalità, in un campionato come l&#8217;MLS, domina letteralmente il campo. La sua rete cambia l&#8217;inerzia dell&#8217;incontro e riporta l&#8217;Inter Miami &#8211; in grandissima difficoltà nella prima parte del secondo tempo &#8211; in controllo.</p>



<p><strong>Allende 6,5</strong> È di fatto l&#8217;uomo che ha preso il posto di Suarez come centravanti. Ha giocato degli ottimi playoff e ripaga ancora una volta la fiducia di Mascherano favorendo l&#8217;autogol di Ocampo e chiudendo poi i conti in contropiede all&#8217;ultimo minuto. Non molto appariscente, ma efficace quando conta.</p>



<p><strong>Busquets 6 </strong>All&#8217;ultima gara in carriera, soffre molto l&#8217;intraprendenza e la vitalità dei centrocampisti avversari, perde alcuni sanguinosi palloni e fatica anche in impostazione. Ma non tira mai indietro la gamba, lotta fino al 90&#8242; e dà l&#8217;esempio. Se ne va un grandissimo interprete del ruolo di <em>cinco</em> davanti alla difesa, uno dei più forti centromediani del XXI secolo.</p>



<p><strong>Jordi Alba 6</strong> Patisce non poco le scorribande dell&#8217;indemoniato Sabbi, che è più giovane e fresco, e che lo intontisce di finte e dribbling. Regge l&#8217;urto con l&#8217;esperienza e anche lui, come Busquets, saluta da trionfatore.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle Vancouver Whitecaps</h2>



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<p><strong>IL MIGLIORE: Ahmed 7<br></strong>Un peperino sull&#8217;out mancino che manda totalmente in crisi la retroguardia dell&#8217;Inter Miami, ed in particolare il povero terzino destro Fray. Gol a parte, giunto anche con la complicità di Rios (fino a quel momento perfetto), è la chiave che apre in due la difesa avversaria e scardina i piani tattici di Mascherano. Inspiegabilmente l&#8217;allenatore Soerensen lo toglie dopo il 20&#8242;, ma forse non ne aveva davvero più.</p>



<p><strong>Sabbi 7<br></strong>È l&#8217;altro esterno dell&#8217;attacco canadese e, come Ahmed, anche lui fa ammattire la difesa dell&#8217;Inter Miami. Si divora un gol nel primo tempo, ma non si perde d&#8217;animo: da uno suo spunto nasce la rete del pari, poi colpisce un triplo palo con un tracciante splendido in corsa. Avrebbe meritato maggiore fortuna.</p>



<p><strong>Berhalter 6,5<br></strong>Annunciato come il giocatore chiave del Vancouver, non delude le attese. Metronomo in mezzo al campo, fa girare la squadra come un orologio. Sul piano della fluidità di manovra i canadesi giocano meglio, inutile nasconderlo, e gran parte del merito va ascritto al regista statunitense.</p>



<p><strong>Thomas <strong>Müller</strong></strong> <strong>5<br></strong>La sfida diretta tra lui e Messi vede l&#8217;argentino uscire decisamente vincitore, non solo per il successo di squadra, ma anche sul piano della prestazione individuale. Per Leo, dunque, una piccola rivincita dopo lo smacco subito nella finale mondiale del 2014 tra Germania e Argentina, che vide il trionfo di Müller. Thomas, a 36 anni, ha perso lo sprint dei tempi d&#8217;oro del Bayern Monaco. Si segnala per una bella sponda per Sabbi e un colpo di testa non troppo pericoloso. Per il resto non si vede mai. Magari il suo momento in MLS verrà nel 2026, chissà&#8230;</p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Inter Miami CF vs. Vancouver Whitecaps FC Highlights | 2025 MLS Cup | FOX Soccer" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/9ICVfVD9bvg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Gli highlights dell&#8217;incontro</p>
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		<title>Coppa Libertadores 2025: il Flamengo vince il derby dei giganti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 11:29:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio moderno]]></category>
		<category><![CDATA[brasileirao]]></category>
		<category><![CDATA[calcio brasiliano]]></category>
		<category><![CDATA[coppa libertadores]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In uno scenario peruviano da brividi, con lo stadio incastonato tra le Ande &#8211; quasi la partita fosse qualcosa che prelude a una sorta di [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">In uno scenario peruviano da brividi, con lo stadio incastonato tra le Ande &#8211; quasi la partita fosse qualcosa che prelude a una sorta di Apocalisse e ci trovassimo nei meandri di un romanzo firmato dai maestri del realismo magico &#8211; le due grandi del calcio verdeoro e sudamericano,<strong> </strong>Flamengo e Palmeiras, hanno chiuso il cerchio della loro lunga e accesa rivalità, maturata nel corso degli ultimi sei/sette anni, giocandosi il trofeo più prestigioso del continente (e, a nostro avviso, il secondo trofeo per club più importante del mondo, naturalmente dopo la Champions).</p>



<p>Come spesso succede, la finale-derby non ha regalato uno spettacolo memorabile: il Flamengo, fedele alla propria vocazione carioca ed estetica, ha controllato il possesso del pallone e provato a lungo a fare la partita, costruendo tuttavia un numero risicato di occasioni pulite; il Palmeiras, che non a caso ha giocato per decenni nel Palestra Italia, l&#8217;ha messa invece sul piano tattico e difensivo, ed è forse la più europea tra le formazioni del Nuovo Mondo. L&#8217;aggettivo chiave è forse, e paradossalmente, proprio &#8220;europeo&#8221;: a dispetto delle convinzioni di molti appassionati del Vecchio Mondo, le squadre brasiliane sono maturate sul piano tattico e giocano anche con un&#8217;intensità degna, o quasi, della nostra. Le giocate di qualità, visto il tasso tecnico in campo, non sono mancate, ma abbiamo assistito a finali decisamente più belle.</p>



<p>Il gol decisivo l&#8217;ha firmato una vecchia gloria del calcio italiano come <strong>Danilo</strong>, che reimpostato centrale ha disputato una buona gara e segnato l&#8217;unico gol della serata con uno stacco imperioso su calcio d&#8217;angolo. Il suo colpo di testa ha regalato alla gloriosa formazione di Rio la quarta Coppa Libertadores della sua storia e ha coronato nel migliore dei mondi quello che, a conti fatti, deve ritenersi il ciclo più importante della storia <em>rubronegra</em>. La serata vede scendere in campo diversi altri reduci del massimo campionato italiano: se a Danilo spetta la palma di migliore, quella di delusione la merita invece l&#8217;ex laziale <strong>Felipe Anderson</strong>, che inizia in panchina, entra nella ripresa e viene sostituito dopo quindici minuti di nulla.</p>



<p>Il 40enne <strong>Felipe Luis</strong>, ex Atletico ed ex Flamengo, conquista così il primo grande titolo della sua carriera di tecnico.</p>



<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il tabellino</h2>



<p></p>



<p><strong>Flamengo-Palmeiras 1-0<br>Marcatore:</strong> st 22&#8242; Danilo.<br><strong>Flamengo: </strong>Rossi; Varela, Danilo, L. Pereira, Alex Sandro; Pulgar, Jorginho; Carrascal, De Arrascaeta (st 35&#8242; Araujo), Samuel Lino (st 23&#8242; Everton); Bruno Henrique (st 40&#8242; Juninho). All.: Filipe Luis.<br><strong>Palmeiras:</strong> Carlos Miguel; Fuchs, Gustavo Gomez, Murilo (st 32&#8242; Giay); Khellven (st 32&#8242; Sosa), Andreas Pereira, Raphael Veiga (st 27&#8242; Felipe Anderson (st 42&#8242; Mauricio), Joaquin Piquerez; Vitor Roque, Allan Elias (st 27&#8242; Torres), Manuel Lopez. All.: Abel Ferreira.<br><strong>Arbitro:&nbsp;</strong>Herrera (Argentina).<br><strong>Note: </strong>ammoniti:&nbsp;Veiga (P), De Arrascaeta (F), Pulgar (F), Jorginho (F), Piquerez (P), Murilo (P), Mauricio (P)</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Flamengo</h2>



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<p><strong>IL MIGLIORE: Guillermo Varela 7</strong><br>Il laterale destro, da tempo titolare nella nazionale di Bielsa, è un piccolo funambolo che tiene costantemente in apprensione il <em>Verdão</em>, evocando &#8211; con le dovute proporzioni &#8211; le gesta di giocatori come Alves e Cafu.</p>



<p></p>



<p><strong>Danilo 6,5</strong>: l&#8217;ex bianconero non ha grandissima mobilità, ma legge bene le poche situazioni pericolose create dal Palmeiras, e ha soprattutto il merito di decidere la partita con un gol bellissimo &#8211; il secondo della sua carriera nelle finali di Libertadores, dopo quello messo a referto nel 2011.</p>



<p></p>



<p><strong>Samuel Lino 6:</strong> l&#8217;ex esterno dell&#8217;Atletico Madrid disputa un buon primo tempo, involandosi in diverse occasioni sulla sua fascia di competenza e creando qualche grattacapo agli avversari (in particolare, con un gran destro che sfiora il palo nei primi minuti di gioco). Cala nella ripresa.</p>



<p></p>



<p><strong>Giorgian De Arrascaeta 5,5</strong>: il dieci titolare dell&#8217;Uruguay, il miglior giocatore del campionato verdeoro e anche della Libertadores, non brilla nella serata più importante, ma ha diverse attenuanti &#8211; il calcio molto aggressivo e il baricentro basso del Palmeiras gli impediscono di andare oltre qualche buono spunto palla al piede.</p>



<p></p>



<p><strong>Jorginho 5,5:</strong> l&#8217;ex regista della nazionale fatica a illuminare la manovra dei suoi e soffre l&#8217;aggressività del centrocampo avverso.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Palmeiras</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Bruno Fuchs 6,5</strong><br>Giocatore dalla stazza, dalle sembianze e dalla tempra tedesche, Fuchs è un solido marcatore e disputa una buona partita, nonostante nel primo tempo subisca un fallo che poteva meritare il rosso diretto.</p>



<p></p>



<p><strong>Carlos Miguel 6</strong>: il gigantesco portiere colombiano si fa trovare pronto su alcune insidiose conclusioni dei giocatori rossoneri.</p>



<p></p>



<p><strong>Gustavo Gómez 6</strong>: il poderoso capitano, leader anche della nazionale paraguaiana, è l&#8217;anima del <em>Verdão</em>, e respinge come può gli assalti avversari, soprattutto nel primo tempo.</p>



<p></p>



<p><strong>Raphael Veiga 5</strong>: il giocatore di maggior qualità fatica a trovare il bandolo della matassa e non regala giocate di particolare spessore.</p>



<p></p>



<p><strong>Vitor Roque 5</strong>: il giovane ex di Barcellona e Betis, reduce da un campionato non molto brillante sul piano realizzativo, prova a far valere le sue doti fisiche ma è spesso isolato nell&#8217;area rubronegra, e ha il demerito di calciare alle stelle l&#8217;unica occasione davvero buona che gli capita sui piedi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/11/30/coppa-libertadores-2025-il-flamengo-vince-il-derby-dei-giganti.html">Coppa Libertadores 2025: il Flamengo vince il derby dei giganti</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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