Immagine di copertina: Sadio Mané solleva la Coppa d’Africa 2025 vinta in finale contro il Marocco. [https://www.beinsports.com/]
Nel corso della serata di ieri, abbiamo di fatto assistito a qualcosa di semplicemente storico per il calcio africano. E non parlo tanto della finale in sé per sé, che nel complesso ha saputo regalare spettacolo di suo tra regolamentari e supplementari tra la grande intensità in mezzo al campo, le occasioni continue da una parte e dall’altra ed le emozioni infinite. La finale di Coppa d’Africa tra Senegal e Marocco è entrata di prepotenza nella mitologia del calcio africano per una lunga serie di fattori, che iniziano sicuramente dallo psicodramma di un Marocco uscito sconfitto in casa, davanti ai suoi tifosi, dopo 50 anni dall’unica coppa vinta nella sua storia.
Non è però di questo che intendo parlare, perché credo sia necessario entrare nel merito di un giocatore che più di ogni altro ha saputo essere un vero e proprio game changer di questo finale. Perché Sadio Mané non è soltanto uno dei più grandi calciatori africani di tutti i tempi (tale affermazione non è più materia da dibattito da un bel po’ di tempo a questa parte). Sadio Mané è anche un giocatore dal grandissimo carisma, che nella serata di ieri ha saputo dare una lezione di leadership degna del miglior Obdulio Varela.
La carriera di Sadio Mané parla chiarissimo
La carriera del capopopolo senegalese parla chiarissimo, sia a livello di club, sia per quanto concerne i suoi grandi successi in nazionale. Parliamo infatti di un calciatore formidabile, capace di segnare 20 gol di media in sei stagioni con la maglia del Liverpool, una big rinata anche grazie al suo contributo fondamentale per ogni singolo successo dell’era Klopp. Con i suoi strappi palla al piede, la sua fisicità, il suo carisma e la sua classe, Sadio Mané ha saputo essere decisivo tanto quanto i – giustamente – celebrati Mohamed Salah e Virgil van Dijk, riuscendo in alcune annate ad essere uno dei calciatori più determinanti del pianeta. Non è infatti casuale che sia arrivato nel podio del Pallone d’Oro 2022, a riprova della sua grande caratura internazionale.
Ai successi ottenuti con i Reds devono però aggiungersi anche le sue prestazioni straordinarie e determinanti per la causa del Senegal, che gli avevano già permesso di raggiungere la finale di Coppa d’Africa nel 2019, per poi vincerla nel 2022 da MVP e trascinatore indiscusso della sua nazionale. Di conseguenza, se c’è un calciatore tra tutti che può definirsi “arrivato” e soddisfatto alle porte dei 34 anni, quello è senza ombra di dubbio Sadio Mané, un calciatore con parecchio pelo sullo stomaco e con un pedigree internazionale che farebbe invidia a parecchia gente ancora oggi.
Alla luce di una carriera da 300 e più gol tra club e nazionale e dei tanti successi ottenuti nel corso della sua carriera, Sadio Mané merita di essere annoverato tra i primissimi calciatori africani di tutti i tempi. Sono dell’idea che si possa anche discutere sulla liceità della sua permanenza nella Top 5 di questa ipotetica classifica, senza la paura di dover escludere – a malincuore, va detto – altri campioni indiscussi come Yaya Touré, Rabah Madjer, Abedì Pelé o altri meritevoli come lui di entrare in questa questione (i vari Eto’o, Weah, Salah e Drogba tendo a darli per “scontati” nell’Olimpo africano).
Sia come sia (e anche per pararmi un po’ fondoschiena, va detto), è un campione assoluto, tra i più meritevoli di lode degli ultimi 10-15 anni per talento, temperamento e capacità di incidere nei momenti che contano.

Una Coppa d’Africa vinta da vero Líder Máximo
Nel corso dell’ultima edizione della Coppa d’Africa, il Senegal appariva ancora una volta come una delle squadre favorite per la vittoria, potendo contare su una rosa ancora straordinaria nonostante l’età avanzata dei suoi leader principali. Sadio come detto va per i 34 anni, mentre Kalidou Koulibaly – assente dalla finale per infortunio – per i 33. La squadra senegalese ha però dato prova di grandissima tenacia, dimostrando ancora una volta quell’esperienza formatasi dopo anni di partecipazioni – e grandi successi – nella principale competizione del calcio africano.
Lo stesso Sadio Mané ha disputato un grandissimo torneo, pur non avendo più l’esplosività atletica degli anni migliori della sua carriera. Facendo maggiore affidamento sulla sua maturità calcistica e su un maggior senso di responsabilità dei palloni giocati, Sadio è stato spesso decisivo per la causa del suo Senegal, producendo due gol e tre assist in sette partite in tutta la competizione e siglando diverse giocate decisive tra fase a gironi e fase ad eliminazione diretta. È stato infatti lui stesso a mettere la firma sugli ottavi di finale contro il Sudan con due assist, così come è stato sempre lui a trascinare la sua nazionale in finale con un gol pesantissimo contro l’Egitto di Mohamed Salah.
Il peso specifico delle sue giocate rimane indiscutibile e non ci si deve dunque sorprendere per il fatto che sia stato infine eletto – di nuovo – come mvp della Coppa d’Africa, alla luce delle prestazioni e del carisma mostrati per il successo del suo Senegal.
Sadio Mané now has 20 goal contributions at AFCON, becoming the first player since 2010 to achieve this feat 👏🇸🇳 pic.twitter.com/EpZegVw7G6
— OneFootball (@OneFootball) January 15, 2026
Un gesto immenso, che vale di più di mille parole
Tutto ciò rischia però di passare in secondo piano dinnanzi a quanto si è visto nella serata di ieri, che per quel che mi riguarda rientra di diritto tra le migliori manifestazioni di leadership della storia del calcio, nonché la dimostrazione inequivocabile della grandezza di questo campione straordinario. Le immagini dei minuti finali dei regolamentari di ieri sera le abbiamo viste tutti, con le vibranti proteste di un Senegal disposto ad uscire dal campo dopo il torto arbitrale che sentiva di aver subito.
Si era infatti venuta a creare una combinazione di eventi difficili da digerire per una squadra che affrontava i padroni di casa, con l’annullamento di un gol da sviluppo da calcio d’angolo e l’assegnazione di un rigore dubbio a favore del Marocco allo scadere. Quella decisione arbitrale si presta da sola all’eterno dibattito sulla direzione che da anni ha intrapreso il mondo del calcio sui contatti in area di rigore, vista la leggera trattenuta di El Jadji Diouf su Brahim Diaz. Così come si potrà discutere a lungo sulla credibilità mediatica ed organizzativa che la Confederazione africana di calcio rischia di perdere a seguito del poco polso avuto dall’arbitro in questa situazione.
Ciò che è certo è che quanto fatto da Sadio Mané resterà per sempre nella storia del calcio. E non tanto per il fatto di aver spinto i suoi compagni a rientrare in campo, andando in contrasto con la decisione – secondo me folle e antisportiva – del suo allenatore Pape Thiaw, quanto per il modo in cui ha suonato la carica ai suoi compagni di squadra. Li ha spronati a lottare, ad affrontare il proprio destino da uomini sul campo, anche qualora Brahim Diaz avesse segnato un rigore che li avrebbe condannati ad una sconfitta per loro immeritata.
In quel momento, Sadio Mané ha ripreso una squadra frastornata, che non riusciva a trovare dentro di sé la forza emotiva e la lucidità per affrontare quelli che sarebbero potuti essere i drammatici minuti finali della sua Coppa d’Africa. Da quel momento in poi, l’inerzia dell’imminente rigore è stata completamente ribaltata, dal sogno del Marocco di riportare la Coppa d’Africa in patria dopo 50 anni, il tiro di Brahim Diaz doveva essere tramutato in rete di fronte ad una squadra dai nervi saldi, che aveva ripreso quella lucidità andata perduta in quei 10-15 minuti di follia.
La Dea bendata ha poi premiato Sadio Mané per l’enorme gesto da vero capitano che avrebbe reso orgoglioso il compianto Robin Williams, quando a Brahim Diaz sono tremate le gambe e il cuore poco prima del peggior rigore della sua carriera. Un cucchiaio debole che si è spento docilmente e beffardamente tra le mani di Edouard Mendy, regalando di fatto al Senegal la seconda Coppa d’Africa nelle ultime tre edizioni.
🚨🇸🇳 | SADIO MANE 🫡🇸🇳
— Topskills Sports UK (@topskillsportuk) January 18, 2026
One of the most unforgettable moments in African football history unfolded in the AFCON 2025 final in Rabat, when DR Congo referee Ndala awarded a highly controversial penalty to Morocco in the 10th minute of stoppage time.
In a wave of frustration, the… pic.twitter.com/gscycRa0yB
Alla luce del ribaltamento totale dell’inerzia emotiva della finale, il Senegal ha vinto di carattere e di prepotenza nel corso dei tempi supplementari. Ci ha creduto di più di un Marocco troppo scosso emotivamente dopo quel maledetto rigore sbagliato da Brahim Diaz, trovando quindi al 4′ il gol vittoria con una discesa memorabile di Papa Gueye che non ha lasciato scampo ad Achraf Hakimi. Un gol meraviglioso, simbolo di una squadra rinata dalle ceneri delle polemiche, delle frustrazioni per un episodio controverso, che stava per uscire dallo stadio, macchiando per sempre la propria reputazione.
Un gol che per certi versi risulta essere anche di Sadio Mané. Un po’ perché è stato lui per primo ad avviare l’azione con un delizioso colpo di tacco a centrocampo. Un po’ perché quel gol incarna la rinascita del suo Senegal, una squadra che prenderà parte al Mondiale negli Stati Uniti, Canada e Messico da vincitrice della seconda Coppa d’Africa della sua storia. E lo farà potendosi affidare al suo Líder Máximo, un condottiero con la schiena dritta che non si è mai arreso emotivamente e che ha saputo trasmettere le sue grandi virtù ad una squadra che sembrava morta dal punto di vista emotivo.
Sadio Mané ci ha insegnato più che mai cosa significa essere il leader di una nazionale di calcio, salvando la dignità dei propri compagni di squadra e dimostrando ancora una volta che non si debba mollare mai la presa sulle partite, nemmeno dinnanzi alle peggiori avversità del campo. Ci ha insegnato ad essere umani, a reagire alle avversità collettivamente, ricordandoci qual è il cuore dei veri campioni.
Semplicemente eterno.


