Pavel Nedved: la storia di un Pallone d’Oro meritato

Pavel Nedved e il suo magico 2003: ripercorriamo l'annata che ha consentito alla “Furia Ceca” di fregiarsi del premio di France Football

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«Con Nedved, quella finale contro il Milan nel 2003 non l’avremmo sicuramente persa».

Marcello Lippi

Questa frase di Marcello Lippi, ormai ripetuta come un mantra del tecnico emiliano, è divenuta un vero e proprio cult dello sfottò da parte dei tifosi rossoneri nei confronti di quelli bianconeri, in virtù della sesta Champions League vinta dal Milan proprio contro la Juventus nella stagione 2002-2003.

«Se c’era Nedved» ricorre sempre, a mo’ di presa per i fondelli di un calciatore, Pavel Nedved, che, a causa di una sciagurata ammonizione rimediata nella semifinale di ritorno contro il Real Madrid, non ha potuto partecipare alla finale di Manchester contro i rossoneri. Inoltre, questo sentimento si è progressivamente intensificato, anche a causa del carattere assai controverso che è stato da calamita per larga parte delle antipatie che spesso ha generato nel cuore di molti appassionati.

Un sentimento quasi popolare, che però spesso ha fatto perdere il focus su uno dei giocatori più forti del primo decennio del XXI secolo, un campione di livello assoluto il cui talento, spesso, ha rischiato di passare sotto traccia negli ultimi anni.

Dunque, chi è Pavel Nedved?

Innanzitutto Pavel Nedved, come detto nel introduzione, è un Campione, e a certificarlo non è solo lo splendido palmarés (nel quale si annoverano un campionato cecoslovacco, due campionati cechi, una Coppa di Repubblica Ceca, due Coppe Italia, 3 scudetti, 4 Supercoppe Italiane, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa UEFA tra Dukhla Praga, Sparta Praga, Lazio e Juventus), ma anche le sue incredibili doti tecniche, nonché fisiche e tattiche.

Pavel Nedved è dotato di un tiro chirurgico, violento quanto preciso con entrambi i piedi, una virtù che lo rendeva una risorsa temuta dagli avversari sia nei calci piazzati, sia nelle sue sfuriate offensive che si concludevano con le sue proverbiali e dirompenti conclusioni dalla lunga distanza. Inoltre, è opportuno e doveroso citare le sue doti tattiche, che gli hanno permesso molto spesso di ricoprire varie porzioni di campo, dall’esterno sinistro di centrocampo nel 4-4-2 della Lazio di Eriksson al ruolo di trequartista muscolare nella Juventus della seconda era di Lippi. Un giocatore tanto forte quanto grintoso dal punto di vista caratteriale, un’indole che spesso l’ha portato ad eccedere in atteggiamenti che, per comodità, si potrebbero definire controversi, e che spesso hanno determinato la sua svalutazione tecnica.

Un talento cristallino, abbinato ad una potenza fisica ed atletica senza eguali, che gli ha permesso di imporsi in ambito nazionale ed internazionale a livelli molto alti, arrivando anche ad ambire al Pallone d’Oro, per poi vincerlo proprio nel 2003, pur non senza polemiche, largamente diffuse al giorno d’oggi.

Ma prima di aprire questo discorso, vi proponiamo una compilation di gol della Furia Ceca, assolutamente meritevoli di essere rivisti, per rinfrescare la memoria sulla sua innegabile classe.

2003: l’anno della Furia Ceca

Pavel Nedved mostra il suo Pallone d’Oro di fronte allo Stadio Delle Alpi di Torino.

Di conseguenza, sarà opportuno tirare fuori questa questione, relativamente al Pallone d’Oro vinto nel 2003, che ancora oggi suscita enormi polemiche relative al fatto che sia stato meritato o meno.

Al netto delle antipatie che spesso ha provocato alle tifoserie avversarie, Pavel Nedved non sarebbe stato un profilo sufficientemente meritevole, come valore individuale, per ambire a questo riconoscimento.

Inoltre, la sua assenza per la finale della Champions League, disputata tra la sua Juventus e il Milan il 28 maggio 2003, nello stadio Old Trafford di Manchester, sarebbe una macchia troppo grande, secondo alcuni, nella valutazione finale dei punti che assegnano il Pallone d’Oro a fine anno.

Di conseguenza, del Pavel Nedved del 2003 si ha soprattutto questa immagine, che lo vede disperato a causa di uno scellerato intervento che priverà la Juventus del suo miglior giocatore nella partita più importante della stagione, alimentando grandi rimpianti nei tifosi bianconeri e grandi gioie da parte dei tifosi rossoneri, per un’immagine che è entrata nell’immaginario collettivo del calcio internazionale.

Quindi un Pallone d’Oro sostanzialmente immeritato, da alcuni addirittura definito come uno dei peggiori ad essere mai stati assegnati. Almeno, questo sarebbe il pensiero di alcuni detrattori della Furia Ceca, così come di altri appassionati di calcio, ma alla fine è questa la verità sull’annata di Pavel Nedved?

Innanzitutto, è necessario precisare che si debba, in queste circostanze, scindere l’antipatia nei confronti di un giocatore dalla
sua valutazione tecnica, in quanto specialmente nel caso di Nedved, tanto forte quanto indigesto agli occhi dei più, si rischia per davvero di giungere a valutazioni contaminate da un sentimento largamente diffuso di disprezzo nei suoi confronti.

Inoltre, come si vedrà nei successivi paragrafi, sarà importante notare come questa stagione sia stata di fatto la migliore della carriera della Furia Ceca, in un’annata che l’ha visto come trascinatore della Juventus in Italia come in Europa, così come il Deus Ex Machina della sua Repubblica Ceca, per la corsa all’Europeo in terra portoghese.

Un anno, il 2003, che è stato per davvero l’anno di Pavel Nedved, per la definitiva consacrazione tra i migliori giocatori al mondo dell’epoca.

Il dominio nel campionato italiano

«Se Nedved continua così, nonostante sia un po’ anti-personaggio, è un serio candidato al Pallone d’Oro e in questo momento uno dei più forti giocatori al mondo».

Maurizio Compagnoni, durante Juventus vs Modena 3-0

Da questo filmato si può visionare un Pavel Nedved a dir poco incontenibile che risolve la pratica casalinga contro il Modena con due gol a dir poco superbi: il primo non solo mostra la sua dirompenza della sua perentoria percussione, ma anche la classe sopraffina con cui mette a sedere il portiere avversario per poi depositare comodamente la palla in rete; il secondo invece è il manifesto della potenza fisica, atletica e tecnica della Furia Ceca, che con un sinistro chirurgico conclude l’ennesima cavalcata trionfale verso la porta avversaria.

Nedved in quella stagione domina il campionato italiano su tutta la linea e la sua doppietta contro il Modena è un assaggio della sua stagione strepitosa. Lippi ha ormai avanzato il suo raggio d’azione, affidandogli il compito di raccordo tra il centrocampo e l’attacco, incrementando considerevolmente le sue potenzialità offensive. Il ceco diventa dunque un’arma offensiva totale.

Per lui le statistiche parlano chiaro: 9 gol e 9 assist in 32 partite in campionato, con una costanza di rendimento a dir poco strabiliante che mette in mostra ogni possibile colpo del suo repertorio, sia nelle palle inattive, sia nelle sue proverbiali discese palla al piede verso la porta avversaria. Nedved è dunque riconosciuto unilateralmente come il giocatore più dominante del campionato italiano, vinto, per il secondo anno consecutivo, dalla Juventus, con un distacco di sette punti dall’Inter di Hector Cuper.

Come ulteriore dimostrazione della sua onnipotenza calcistica, vi è senza dubbio la memorabile prestazione contro l’Inter, nella notte del 2 marzo 2003: la Furia Ceca sembra patire un infortunio alla schiena, che però non lo ferma e infatti decide la pratica: dapprima propiziando l’autogol interista che determina il primo vantaggio bianconero, successivamente archivia il primo tempo con un sinistro terrificante che iberna Toldo e infine, con una dirompente discesa sulla fascia che lascia sul posto un malcapitato Javier Zanetti, genera la situazione favorevole per il 3 a 0 finale della Juventus.

Una stagione semplicemente stellare, già solo in campionato, per un autentico Fuoriclasse.

Una Champions League da sogno

Nedved esulta dopo il gol che mette il definitivo sigillo sull’accesso alla finale di Champions League.

Precedentemente è stata mostrata la celeberrima foto che immortala la disperazione di Pavel Nedved in seguito all’ammonizione che lo priverà della finale di Champions League che verrà giocata da lì a breve.

Per una volta, invece, si ha l’intenzione di mostrare Pavel Nedved attraverso un’immagine gloriosa della seconda Juventus di Lippi, nonché come il trascinatore assoluto della Vecchia Signora nella massima competizione europea, in un cammino che l’ha visto primeggiare già nei due gironi precedenti all’eliminazione diretta.

Questi turni l’hanno visto, tra le altre cose, sfornare una prestazione eccellente contro il Manchester United all’Old Trafford, condita da un gol splendido che qui vi mostriamo, che merita le opportune lodi nonostante la sconfitta bianconera, per la splendida traiettoria con la quale ha beffato Barthez.

Ma è soprattutto la fase ad eliminazione diretta a rivelarsi come il banco di prova definitivo per il 2003 di Nedved, in un doppio quarto di finale e una doppia semifinale che davvero certificano l’anno di grazia del ceco. Già ai quarti contro il Barcellona è semplicemente immarcabile e all’andata, pur non segnando, sciorina una prestazione strepitosa, propiziando il provvisorio vantaggio di Montero, prima del pareggio di Saviola al minuto 33 della ripresa.

Al Camp Nou Nedved si ripete e alza il livello del suo calcio, esprimendolo a un livello ancora più alto, segnando un gol splendido in seguito a un’incursione strepitosa dentro l’area di rigore. Inoltre, sfiora un gol da capogiro con un destro violentissimo dai 30 metri che costringe Bonano a rifugiarsi in calcio d’angolo, all’interno di una prestazione di fronte alla quale un totem come Carles Puyol non può davvero nulla. E infatti per la Juventus l’esito non potrà che essere il passaggio del turno, seppur ai supplementari, grazie al provvidenziale gol di Zalayeta, in un’azione avviata, tanto per cambiare, dalla Furia Ceca.

La sfida d’andata della semifinale contro il Real Madrid di Zidane, Figo, Ronaldo, Raul e Roberto Carlos, invece, non inizia nei migliore dei modi, a causa della condizione fisica non ottimale dell’11 bianconero, che fatica a mettersi in mostra, in una partita che vede la Juventus perdere al Bernabeu. Ma proprio quando la Juventus sembra essere a un passo dall’eliminazione per mano dei Galacticos, Nedved ritorna in forma e timbra la miglior prestazione del suo 2003.

Al ritorno a Torino è semplicemente incontenibile, confeziona una prestazione a dir poco immensa, che lo vede per l’ennesima volta come il faro offensivo e mentale della Juventus, che sa di potersi aggrappare a lui per accedere alla finale di Manchester. Propizia il gol di Trezeguet con un cross millimetrico che pesca Del Piero per la sponda di testa ed infine, dopo il gol del capitano bianconero, confeziona una perla suprema.

Zambrotta lo serve in profondità con un lancio al contagiri che premia la sua incursione tra le linee e lui, con un destro violentissimo e preciso, archivia la pratica, trascinando la Juventus, più sua che mai, a Manchester, al termine di una performance superba.

Lo stadio Delle Alpi è ai suoi piedi, gremito di tifosi che assistono alla sua corsa rabbiosa, per un giocatore che è diventato un Eroe della Juventus, ormai prossimo, in seguito a queste prestazioni, alla candidatura seria e concreta al Pallone d’Oro, in seguito ad una corsa da 5 gol in 14 partite nella massima competizione europea.

Uno storico girone di qualificazione agli Europei 2004

Eppure la Furia Ceca non ha ancora finito le sue cartucce e all’età di 31 anni, con i gradi di capitano ormai consolidati sulle sue spalle, è ormai il Deus Ex Machina della Repubblica Ceca, che grazie a lui non soltanto si qualifica per il terzo anno consecutivo agli Europei, ma consegue questo risultato da testa di serie del proprio girone di qualificazione, per la terza volta consecutiva.

Un risultato a dir poco strabiliante, che vede i cechi imbattuti per tutte e dieci le partite, arrivando anche a sconfiggere l’Olanda con un sonoro 3-1 entrato di diritto nella storia del Paese.

Ad essere in primo piano in questo strepitoso successo non può che esserci il suo capitano, Pavel Nedved, che sfodera dal cilindro l’ennesima prestazione strepitosa del suo 2003 e assiste Poborski per il gol del 2-0.

Il suo bottino è a dir poco imperioso, con una cavalcata da 2 gol e 2 assist in 7 partite, confezionati all’interno di una splendida generazione che vantava anche giocatori come Petr Cech, Karel Poborski e Milan Baros e che si presenterà ai Mondiali come una delle principali favorite per il successo finale subito dopo i padroni di casa del Portogallo.

Una classifica che, dunque, mostra uno strepitoso cammino della Repubblica Ceca verso l’Europeo del 2004, che vedrà Pavel Nedved giocare ancora ad altissimi livelli a servizio della sua patria, uscendo però prematuramente contro la miracolosa Grecia di Otto Rehhagel, che in semifinale approfitterà, tra le altre cose, anche dell’infortunio di Nedved per punire i cechi con il silver gol di Dellas.

Un’altra, l’ennesima sliding door negativa della carriera del ceco, spesso dimenticata.

Chi ha superato nella corsa al Pallone d’Oro

Thierry Henry, Paolo Maldini e Andrij Shevchenko

Nel 2003, Pavel Nedved vince dunque il Pallone d’Oro, totalizzando 190 voti e staccando su grandi campioni del calibro di Thierry Henry (128), Paolo Maldini (123) e Andrij Shevchenko (102).

Il primo, grandissima icona dell’Arsenal e, di conseguenza, della Premier Legue, è autore di una stagione a dir poco strepitosa dal punto di realizzativo, con 24 gol e ben 20 assist in 37 partite di Premier League, per un periodo di forma che mai prima di allora aveva avuto dal punto di vista dell’assistenza per i compagni. Però a pesare nella valutazione dell’annata del francese è senza dubbio la mancata vittoria della Premier League (conquistata dal Manchester United di uno strepitoso Ruud Van Nistelrooy) e la pressoché totale assenza di opportune vetrine internazionali in Champions League (il suo Arsenal viene eliminato nella seconda fase a gironi).

Il secondo, Paolo Maldini, è probabilmente il profilo più autorevole come rivale di Nedved per la corsa al Pallone d’Oro e lo dimostra nella stagione della sua rinascita dalle ceneri della disfatta del Mondiale del 2002. Ormai nel pieno della maturità, il capitano rossonero si conferma ancora una volta il volto del Milan, che dopo nove anni può tornare a conquistare lo scettro d’Europa. E come papà Cesare nel 1963 in Milan-Benfica 2-1, Paolo solleva al cielo di Wembley la Coppa dei Campioni 40 anni dopo. La sua stagione è strepitosa, ma il fatto che Nedved abbia primeggiato in lungo e in largo su tutti i fronti potrebbe aver influito considerevolmente per premiare la Furia Ceca a discapito di uno dei migliori giocatori italiani di tutti i tempi.

E infine Andrij Shevchenko, uno dei centravanti più forti degli ultimi 20 anni, nonché giocatore ucraino più iconico dai tempi dello scioglimento dell’Unione Sovietica, che proprio nel 2003 raggiunge la sua consacrazione a livello internazionale, segnando spesso gol pesanti per la causa del Milan (in particolare spiccano i gol all’Ajax e all’Inter rispettivamente ai quarti di finale e in semifinale, così come il rigore decisivo nella finale di Manchester). Inoltre, con un perentorio colpo di testa, decide anche la Supercoppa UEFA contro il Porto di Mourinho. Questa stagione, però, non è premiata da France Football, probabilmente a causa del difficile momento realizzativo vissuto in campionato (appena 5 gol in 24 partite, un bottino povero per un centravanti di quel calibro).

Solo uno dei tre “rivali” di Nedved vincerà, in una seconda occasione, il premio individuale più ambito dai giocatori europei, ovvero Andrij Shevchenko nel 2004 e lo farà al termine di una stagione a dir poco strepitosa. Henry finirà di nuovo nel podio del Pallone d’Oro solo nel 2006, in un’annata costellata da enormi delusioni in seguito alle due finali perse in Champions League e nel Mondiale. Per Maldini, infine, il 2003 si sarà rivelata l’ultima occasione per ambire concretamente al premio, in quanto non frequenterà più le zone alte della classifica.


Gli altri riconoscimenti vinti da Nedved nel 2003

Il 2003 di Nedved in campionato, come si è detto, è un anno semplicemente da incorniciare e a dimostrarlo sono le onorificenze che riesce a vincere: conquista l’Oscar del Calcio AIC del 2003 sia come miglior giocatore straniero sia come miglior giocatore e, a conferma del suo status di dominatore assoluto della Serie A, ecco il Guerin d’Oro, un premio che viene assegnato dal Guerin Sportivo (una delle riviste sportive italiane più illustri di ogni epoca) al giocatore più performante del campionato italiano, basandosi su un campione di almeno 19 partite e sulla media voto dei principali quotidiani sportivi italiani (La Gazzetta dello Sport, Tuttosport e Il Corriere dello Sport). Premi che certificano non soltanto la sua costanza di rendimento, ma anche la magnificenza della sua stagione.

Ma non è tutto, e infatti il versante internazionale, al di fuori del Pallone d’Oro, premia il ceco con il titolo di miglior centrocampista UEFA del 2003, premio che gli permette, ovviamente, di essere inserito nella Top XI dell’anno stilata dalla UEFA. Inoltre, non può che esserci la Repubblica Ceca stessa, che non esita a riconoscerlo come Calciatore ceco dell’anno, soprattutto in virtù delle strepitose prestazioni offerte nel girone di qualificazione.

E infine riesce anche ad aggiudicarsi il premio di World Soccer per il miglior giocatore dell’anno, riuscendo di conseguenza a vincere due dei tre principali trofei individuali dell’epoca (il terzo, il FIFA World Player viene assegnato, nel 2003, a Zinedine Zidane, in quanto riconosciuto ai tempi come il più forte giocatore al mondo).

Dunque un plebiscito quasi completo di riconoscimenti nel 2003 di Nedved, premi che purtroppo per lui sono finiti prematuramente nel dimenticatoio.

Un piccolo omaggio alla sua icona nella storia bianconera

Nedved nel giorno del suo addio al calcio giocato.

«Sono orgoglioso di avere giocato con Pavel Nedved (anche perché me lo ricordo anche da avversario, e vi assicuro che è molto meglio averlo dalla propria parte…). Sono orgoglioso che domenica scorsa sia stato il mio capitano, di avergli messo al braccio la fascia che indosso da tanti anni. Come tutti i grandi campioni, ha chiuso alla grande. Mi legano a lui tanti ricordi, tante vittorie, qualche sconfitta, la scelta di restare alla Juventus anche in serie B per ritornare in alto, insieme. Ma soprattutto mi legano a Pavel tutti quei momenti, anche apparentemente insignificanti, quegli attimi vissuti insieme in questi otto anni, che per me rappresentano la grandezza non solo del calciatore, ma anche dell’uomo, dell’amico».

Alessandro Del Piero, durante l’ultima partita di Pavel Nedved in bianconero

Pavel Nedved è ormai riconosciuto come una delle massime icone del volto anti-sportivo del calcio e, a causa della sua indole notoriamente rissosa e per i suoi modi di fare spesso controversi sia sul campo sia fuori, è finito per essere ampiamente disprezzato al di fuori della tifoseria bianconera, venendo tacciato spesso come simulatore, provocatore a altre affermazioni spesso e volentieri ingiuriose nei suoi confronti.

Eppure, anche all’interno di un carattere assai difficile da gestire, si nasconde un codice d’onore che, in otto anni di carriera, Pavel Nedved ha esercitato con la maglia della Juventus, onorandola anche in seguito alla retrocessione in Serie B nel 2006 a causa dello scandalo di Calciopoli. Un Campione che ha rinunciato alla gloria che avrebbe potuto inseguire in altre squadre per poter giocare al fianco di Buffon, Trezeguet e Del Piero, e riportare la Juventus in Serie A.

Si è dunque ritirato il 31 maggio 2009, tra gli applausi commossi del pubblico bianconero, che in otto lunghi anni, dal 2001 al 2009, ha potuto assistere a un’autentica icona della storia della Juventus, che proprio in quei giorni aveva rifiutato la possibilità di giocare nell’Inter di Mourinho – che da lì a breve avrebbe messo a segno uno storico Triplete – , sacrificando di conseguenza la gloria personale per salvaguardare la sua fede bianconera, intensa e talvolta estrema, che l’avrebbe poi portato, negli anni successivi, a diventare dirigente della squadra alla quale più si è legato.

Inoltre, i compagni di squadra come Alessandro Del Piero e Paolo Montero, passando anche per Zdenek Zeman (suo allenatore alla Lazio), riconoscono la sua professionalità negli allenamenti e la sua attitudine al sacrificio per se stesso oltre che per il bene della squadra: un grande Campione che, per quanto controverso per i suoi atteggiamenti dentro e fuori dal campo, ha saputo farsi rispettare dai giocatori che hanno avuto l’onore di giocare al suo fianco.

Una serie di testimonianze che, insieme alle scelte durante la sua prestigiosa carriera, raffigurano Pavel Nedved secondo altre vesti, dimostrando come un’analisi superficiale della sua figura non renda giustizia a ciò che è stato dentro e fuori dal campo.

A dimostrazione di come, a volte, si debba cercare di essere lucidi nelle valutazioni tecniche nonché caratteriali di un determinato volto sportivo, andando oltre simpatie e antipatie personali.

E in risposta al “Se c’era Nedved”, banalmente, ci verrebbe da dire che «con i se e con i ma la storia non si fa», ma allo stesso tempo ci viene anche da pensare che, in una finale che deve essere motivo di orgoglio per il calcio italiano, la presenza di Pavel Nedved avrebbe sicuramente giovato, per rendere ancora più elettrizzante, almeno potenzialmente, una sfida a Manchester passata alla storia.

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