L’importanza di chiamarsi Herbert Chapman

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Dalla Piramide al Sistema

Il 25 giugno 1925 è una data va segnata con i caratteri cubitali nel grande libro della storia del calcio, perché da quel giorno, niente è stato come prima nel gioco più popolare al mondo. In quella calda giornata di giugno l’International Board decise infatti di cambiare la regola del fuorigioco: da allora, per essere in gioco, un giocatore doveva avere tra sé e la porta solo due e non più tre giocatori, come accadeva in precedenza. Fino al 1925 tutte le squadre, in ogni angolo del mondo, giocavano con la mitica Piramide di Cambridge: due difensori, tre mediani e cinque attaccanti in linea e il football dei Maestri era contraddistinto più da dribbling e giocate individuali che da una precisa organizzazione di gioco.  

In questo scenario cristallizzato da decenni, s’inserirono due terzini del Notts County, Morley e Montogomery, che nei primi anni Dieci, inventarono uno strano stratagemma per mettere in off-side gli attaccanti avversari: il trucco consisteva nel far avanzare uno dei due terzini oltre l’attaccante avversario. Negli anni Venti numerose squadre, in Inghilterra ma non solo, incominciarono a usare in maniera sistematica la trappola del fuorigioco, disponendo stabilmente i due terzini (che nella Piramide giocavano al centro) uno sopra l’altro. Non è un caso che nel quinquennio 1920-25 si assistette in tutto il mondo calcistico a una drastica diminuzione delle reti segnate: le partite incominciavano a essere sempre più noiose, prevedibili e spezzettate da mille interruzioni (si potevano contare anche più di quaranta off-side a partita!) e, di conseguenza, gli stadi incominciavano a svuotarsi al pari delle casse delle varie società calcistiche

L’intervento dell’International Board fu così inevitabile e, dopo il cambio di regola, in Inghilterra la media gol tornò ad impennarsi nelle prime giornate della First Division edizione 1925/26. Per razionalizzare gli spazi che sul terreno di gioco si formavano in seguito al cambio di regola gli inglesi però decisero di seguire una via opposta a quella continentale (dove si continuò a giocare con il vecchio 2-3-5, purché leggermente emendato) e coniarono un nuovo sistema di gioco che sconvolse completamente la concezione del calcio, cioè il WM, ribattezzato Chapman System dal nome del suo inventore, cioè il manager dell’Arsenal Herbert Chapman. In realtà l’introduzione del Sistema, così verrà ribattezzato Italia, modulo che sarà la base del football britannico (e non solo) fino agli albori degli anni Sessanta, non fu un’esclusiva firmata Chapman. Parecchie squadre inglesi, come il Tottenham, il Newcastle, il QPR e il Preston North End ed anche scozzesi, avevano già sperimentato un abbozzo di Sistema prima del fatidico giugno 1925.

Quindi, l’invenzione del WM, può essere considerata come un adeguamento alle nuove disposizioni della regola del fuorigioco per conservare il gioco verticale e ricco di contrasti e duelli diretti, praticato dai sudditi di Sua Maestà. Anche se questa visione può sembrare decisamente riduttiva in quanto con il WM nacquero alcuni concetti chiave che sono validi tutt’oggi come il senso del collettivo, il gioco di squadra, l’equilibrio ed il bilanciamento tra i reparti di gioco. Il calcio inglese così come è stato almeno fino all’introduzione della Premier League è stata una diretta conseguenza delle geniali idee di Herbert Chapman. Quest’ultimo, assieme al suo omologo austriaco Hugo Meisl, fu il tecnico che più ha contribuito a rivoluzionare il calcio in questa decade, trasformando l’Arsenal, da una squadretta di bassa classifica della First Division nel club più famoso del mondo, il tutto nel giro di poche stagioni.

Il calcio prima e dopo Chapman

L’ingegnere del calcio

La famiglia Chapman è lo specchio di secoli di storia inglese: gli avi di Herbert erano dei contadini dello Yorkshire che si sono visti sconvolgere la vita dall’irruzione della Rivoluzione Industriale. John Chapman era un analfabeta figlio di contadini che, giovanissimo, fu mandato a lavorare in una miniera. Mr. John mise al mondo sette figli, Herbert, il quinto della serie, nacque il 19 gennaio 1878 a Kiveton Park, nel cuore dello Yorkshire. Il piccolo Herb ebbe la fortuna di nascere in un periodo storico di forti cambiamenti nella società inglese: nel 1870, otto anni prima della sua nascita, era stato promulgato l’Elementary Education Act che aveva introdotto l’istruzione elementare obbligatoria per un quinquennio. Grazie a questa legge il giovane Chapman riuscì a frequentare la scuola, evitando di trascorrere il resto dei suoi giorni nelle viscere di una miniera: fu proprio qui che incontrò il football, cioè il gioco dei plebei inglesi che si opponeva al cricket, che invece era praticato dai nobili e dai borghesi. Già da piccolo Champan aveva una fortissima personalità che contraddistinguerà anche la sua inimitabile carriera da tecnico: a undici anni era il capitano della sua squadretta mentre a diciannove esordì nella squadra del suo paese. Nel frattempo Herbert, su volontà del padre, completò gli studi e decise di iscriversi allo Sheffield Technical College, ottenendo un dottorato in ingegneria mineraria.

Come molti allenatori che hanno griffato con le lettere d’oro l’albo della storia del calcio, Chapman fu un giocatore mediocre, a differenza del fratello minore Harry che, con la maglia dello Sheffield Wednesday, vinse due campionati e una FA Cup. Attaccante dallo scarso fiuto del gol (sette reti nella sua carriera!), Herbert fino al 1901 giocò nella non-League vestendo le maglie di Kiveton Park, Ashton North End, Stalybridge Rovers, Rochdale, Grimsby Town, Swindon Town, Sheppey United e Worksop Town. Nel 1901 Chapman divenne professionista vestendo le maglie di Northampton (1901/02), Sheffield United (1902/03), Notts County (1903/05), Tottenham (1905/07), trovando impiego contemporaneamente come ingegnere. L’avventura con gli Spurs fu particolarmente proficua, perché è proprio a Londra, città che tornerà nei suoi destini, che Chapman decise che da grande, invece che l’ingegnere, farà l’allenatore.

Herbert Chapman calciatore del Tottenham Hotspur nel 1906. (Photo by Paul Popper/Popperfoto via Getty Images)

Uno stratega visionario

“Più un visionario che un allenatore”, queste parole, dette da un totem del calcio britannico come Matt Busby, ci permette di capire di quale caratura fosse il tecnico inventore del Sistema. Nel 1907 Chapman tornò da dove aveva iniziato la sua carriera di professionista, cioè a Northampton, svolgendo la doppia mansione di player manager. Chapman aveva un approccio innovativo al ruolo di secretary manager, trasferendo sul terreno di gioco l’approccio freddo, calcolatore e scientifico tipico dell’ingegneria. Nel 1907 il Northampton League era il fanalino di coda della Southern League ma l’arrivo di Herbert rivitalizzò la squadra che nel 1909 conquistò la  vittoria del campionato, mentre nei successivi tre tornei la squadra giunse sempre tra le prime quattro.

Nel 1912 Chapman mise definitivamente gli scarpini al chiodo e assunse l’incarico di manager del Leeds, compagine di Second Division. Anche qui la cura Chapman fece il suo effetto: nel 1913/14 la squadra centrò il quarto posto, anche se non ottenne la promozione in First Division. Questi risultati testimoniano l’impatto folgorante dei metodi di Chapman nell’immobilismo del calcio inglese: prima di lui solamente i giocatori che erano impiegati nello stesso reparto o sulla stessa fascia si scambiavano qualche laconica indicazione tattica. L’ingegnere di Kiveton Park invece, durante la sua esperienza alla guida del Leeds, iniziò a istruire direttamente i suoi compagni istituendo le prime riunioni tecniche pre-partita e post-partita, il martedì. “È inutile per un manager di chicchessia squadra parlare tutto il tempo, con i giocatori che ascoltano in silenzio, i quali magari pensano che tutto quello che è stato detto siano un sacco di bufale. Ogni uomo deve essere incoraggiato ad esprimere le sue opinioni senza paura di urtare i sentimenti degli altri” così scrisse Chapman nelle sue memorie.

Durante la Grande Guerra Herbert lavorò presso una fabbrica di munizioni. La fine del primo conflitto, però, rischiò di troncare sul nascere la sua carriera di manager: il Leeds, infatti, fu radiato per una serie di compravendite irregolari di calciatori e la dirigenza, che comprendeva anche Chapman, fu squalificata a vita. Herbert provò la sua innocenza dimostrando che durante il conflitto non aveva in pieno controllo la società, essendo impiegato nella fabbrica di munizioni. La sua squalifica terminò il settembre 1920; durante questi mesi d’inattività, intanto, l’ingegner Chapman diresse una fabbrica di Selby che trasformava oli combustibili e carbone.

Nel settembre 1920, Chapman ritornò a sedersi su una panchina diventando manager dell’Huddersfield Town, altra  compagine dello Yorkshire;  iniziò così un quinquennio d’oro per i Terriers che vinsero l’FA Cup nel 1922 e due campionati (1923/24, 1924/25) sotto la sapiente guida dell’ingegnere di Kiveton Park. Il successo contro il Preston North End, nella finale del 1922, fu particolarmente importante ai fini della nostra storia, perché in quell’occasione, Chapman utilizzò per la prima volta una sorta di “difesa a tre”, arretrando il proprio centromediano in marcatura sul centravanti avversario; con questa sorta di 3-3-4 Chapman riuscì a sorprendere il P.N.E., segnando un golletto e riuscendo a mantenere inviolata la propria porta. La trovata tattica non sfuggì alla stampa sportiva inglese che lancia subito un anatema contro l’adozione del terzo terzino, definito come “la morte del calcio”. Fu l’inizio di una lunga ed estenuante diatriba calcistica.

L’Huddersfield Town edizione 1921/22

Un nuovo Sistema per intendere il calcio: il WM

Nel 1925 Chapman si trasferì verso Sud, a Londra, accettando l’offerta dell’Arsenal. I Gunners, nei primi anni Venti erano un club dalla disponibilità economica smisurata ma con la scomoda etichetta di “squadra perdente”, in più fino ad allora nessuna squadra del Sud era riuscita a imporsi in First Division. L’ultimo campionato dei Gunners, prima dell’avvento del Re Mida dello Yorkshire, fu stato addirittura catastrofico con la squadra che aveva ottenuto la salvezza all’ultimo, classificandosi al ventesimo posto in graduatoria.

L’Arsenal sembrò stentare anche con l’arrivo del nuovo manager: il 3 ottobre 1925 la squadra della capitale uscì sconfitta con il punteggio di 7-0 dal St. James’s Park di Newcastle. Chapman capì che era il momento di dare una sterzata: nella riunione del martedì, ascoltò i consigli del giocatore più anziano della squadra, Charlie Buchan, che consigliò al suo manager di arretrare in terza linea il centromediano Butler. Chapman, dalla domenica seguente, impiegò stabilmente la sua squadra con un inedito 3-2-2-3, che negli anni seguenti sarà conosciuto come WM.                                         

La più grande rivoluzione di Chapman, con il suo WM, consistette nello schieramento dei giocatori sul campo. Il Metodo danubiano, che si basava su una modernizzazione della Piramide, tendeva ad accorciare le distanze, alzare il baricentro medio della squadra per rendere la manovra più orizzontale e razionale. Il Sistema invece, al contrario, abbassava il baricentro medio dell’undici, allungando all’inverosimile la squadra, che fu spalmata su tutti i cento e passa metri del campo, per favorire un calcio fisico e verticale. Correndo molti più spazi tra i giocatori, di conseguenza il ritmo di gioco si alzava, fino a diventare continuo, monotono ed incessante, inoltre le traiettorie e gli schemi divennero più ampi e rivolti verso la profondità. Infine le rigide equidistanze che si vennero a formare con il nuovo modulo tra i giocatori sul terreno di gioco, gettarono il primo germoglio di tattica collettiva. Il Sistema portò a una rivoluzione radicale di tutti i ruoli, vediamola nel dettaglio:

  • Portiere: la difesa a tre aprì per la prima volta delle praterie invitanti per gli avversari al centro dell’area, così il portiere da guardiano dei pali si trasformò nel padrone degli ultimi sedici metri, venendo più spesso chiamato all’uscita, sia bassa che alta. Scrisse Chapman nelle sue memorie: “Se dovessi puntare su un portiere non penso che troverei uno più adatto di un veloce e audace estremo di una squadra di rugby che sappia calciare un pallone forte con entrambi i piedi con la sicurezza di un esterno in scivolata. Egli dovrebbe anche essere alto circa sei piedi in modo che quando arriva una palla dall’ala sia abile a respingerla di pugno e che, con l’uso delle sua mani, sia abile a superare gli Hodgson e i Dean con le loro teste”.
  • Terzini laterali: rispetto ai terzini centrali della Piramide, che stazionavano al centro dovendo presidiare l’area di rigore, con Chapman i fullbacks (2 e 3) giocano larghi sulle fasce. Così il terzino non deve limitarsi solamente a seguire come un’ombra l’ala avversaria, ma, quando serviva, doveva anche scaglionare verso il centro formando la diagonale con gli altri due compagni di reparto. Una volta in possesso del pallone, il terzino con il WM, aveva sessanta/ottanta metri di campo tra sé e l’ala, che potevano essere colmati da proiezioni offensive: se sufficientemente tecnico ed addestrato, un terzino poteva anche correre sull’out fino a diventare una sorta di attaccante aggiunto. Con il Sistema nacque quindi il ruolo di terzino moderno, abile nelle due fasi di gioco, che contraddistingue il calcio di oggi. “Il gioco di oggi richiede che i terzini siano rapidi, veloci nello spostarsi, così possono correre indietro a recuperare, inoltre devono essere abbastanza intelligenti nel giocare la palla e di farsi strada fuori da un angolo stretto”.
  • Terzino centrale: “Il centromediano dovrebbe operare principalmente sulla difensiva diventando in gran parte un terzo terzino. Personalmente mi piace un uomo alto come centromediano e uno dei suoi requisiti è che deve essere bravo di testa a causa del fatto che la maggior parte dei palloni vanno alti verso di lui… Se è capace di trattare la palla passandola nel mezzo o spedendola sulle ali, ancora meglio”. Questo, in sintesi, cosa pensava Chapman del ruolo più controverso del suo WM. Negli schemi della Piramide, il centre-half (5) fungeva da testa di ponte tra la difesa e l’attacco e spesso s’inseriva in avanti fungendo da sesto offendente. Nel Sistema, il centromediano fu incollato al centro della retroguardia, venendo così sgravato totalmente dalla costruzione del gioco e da qualsiasi velleità offensiva. Nacque così lo stopper, cioè un giocatore incaricato quasi esclusivamente di fermare il centravanti avversario. Il nuovo terzo terzino sistemista giocava a uomo o a zona? Le fonti contemporanee a Chapman sono vaghe: lo stopper fu presentato come il poliziotto “dell’area di rigore” e non del centravanti avversario. Quindi  il WM inglese può essere considerato un meccanismo di difesa a uomo elastica, più vicina alla zona aggressiva che si diffonderà sulle ceneri del Sistema negli anni Sessanta che alle marcature fisse e dogmatiche del Catenaccio italiano (e tedesco).
  • Mediani centrocampisti: i due mediani laterali (il 4 ed il 6) nella Piramide avevano un compito semplice, cioè controllare le ali avversarie e rilanciare l’azione. Nel WM invece i due mediani furono stretti a centrocampo diventando l’architrave della squadra: essi dovevano saper difendere, contrastare gli interni avversari, recuperare il pallone, impostare il gioco e, quando il gioco lo consentiva, anche inserirsi in avanti. “Per i mediani laterali mi piacciono quelli che hanno avuto un’esperienza come attaccanti. Per esempio uno Strange o un Charlie Jones, perché hanno una così buona comprensione di cosa significhi supportare un attacco. Essendo stati anche loto in quella posizione, capiscono come un attaccante desideri ricevere la palla e come possono aiutare con le manovre posizionali.” Se nella Piramide (e nel Metodo) l’impostazione del gioco s’incentrava tutta sul centromediano, nel WM è tutto il quadrilatero di centrocampo che costruiva il gioco. Chapman con il Sistema inventò così la “mediana a due” che sarà una prerogativa cardinale di tutte le squadre nordiche (basti pensare al 4-4-2). In definitiva doveva essere il collettivo a costruire il gioco, non più il singolo individuo: “Si credeva che il centromediano fosse l’uomo chiave del centrocampo. Io penso invece che oggi ci siano quattro uomini chiave – i due mediani laterali e i due attaccanti interni. Il centromediano può ancora svolgere un ruolo importante in senso costruttivo, ma con le condizioni mutate i laterali hanno più possibilità come creativi”.
  • Mezzali: nella Piramide i due inside forwards (8 e 10) erano degli attaccanti puri che avevano il compito di convergere a rete sfruttando il gioco di sponda del centravanti. Nel Sistema il raggio d’azione fu ancora arretrato: non solo playmakers della fase offensiva, le mezzali dovevano coordinare, assieme ai mediani, il gioco di tutta la squadra.
  • Ali: nel canonico 2-3-5 le estreme (7 e 11) avevano il compito di correre sulle linee laterali, puntare la bandierina e scodellare cross sulla testa del centre-forward o dei due inside-forwardsChapman, avendo arretrato la posizione dei due interni, capì che le ali dovevano essere maggiormente coinvolte nel gioco. L’astuto manager dei Gunners asseriva che se l’ala giungeva sulla bandierina e si accingeva a crossare al centro, l’intera retroguardia avversaria era già piazzata. Avendo un controllo visivo maggiore rispetto agli attaccanti, la difesa era avvantaggiata nell’intercettare la palla. Chapman, così istruì le sue ali ad attaccare il terzino tagliando verso l’interno, sul lato debole. Una volta superato il diretto controllore, l’ala aveva due opzioni: o convergere a rete correndo in diagonale, oppure operare il classico traversone. Le squadre inglesi, fino ad allora, attaccavano al centro, con il classico cross sull’ariete centrale. Mr. Herbert, invece, introdusse il cross sul secondo palo, un cliché tipico del calcio inglese nei decenni a venire. “Trovo un notevole cambiamento nel gioco degli uomini d’ala. Nel loro caso il ritmo è più che mai importante. Le ali dovrebbero guadagnare campo velocemente e adesso che il pericolo di essere messi in posizione di fuorigioco è minore, hanno opportunità maggiori rispetto a quelle che avevano i vecchi giocatori. Anche i loro obblighi sono cambiati, nel senso che, mentre si pensava che il loro scopo principale fosse buttare palloni in mezzo per gli interni, adesso loro stesse hanno occasioni eccezionali per segnare. Ma dovrebbero allontanarsi dall’idea che il loro posto è sulla linea laterale. Dovrebbero essere sempre pronti di muoversi verso l’interno, non solo quando hanno loro stessi la palla, ma ogni volta che c’è la possibilità che arrivi un cross dall’ala opposta. Ne segue che in queste circostanze dovrebbero, come abbiamo detto, avere due piedi ed essere abili a tirare come un Hooper con entrambi i piedi”.
  • Centravanti: è l’unico ruolo che, nel WM, si vide ridotto il proprio raggio d’azione. Se nella Piramide e, poi parzialmente, nel Metodo il centravanti aveva compiti di regia svariando spesso fuori dall’area di rigore, con la nuova tattica escogitata da Chapman esso fu inchiodato negli ultimi sedici metri come terminale offensivo della manovra. Da creatore di gioco, il centravanti divenne un puro finalizzatore, un ariete che doveva scardinare le difese avversarie e convertire in gol gli assist dei compagni e di sfruttare gli errori dei difensori avversari.

Una squadra vincente ma controversa: il “Lucky” Arsenal

Sono del parere che tutti i giocatori di un club debbano essere allenati alla stessa maniera. In che altra maniera i giovani possono essere promossi in prima squadra? Quando un giovane è convocato per la prima squadra ci si aspetta che si produca all’incirca nella stessa partita dell’uomo che è stato messo fuori. Solo così il gioco di squadra può essere preservato. Nelle circostanze, ne segue che devono essere educati a praticare i metodi riconosciuti dal club

Herbert Chapman

Avevamo interrotto momentaneamente il nostro racconto con Chapman che usciva a capo chino da St. James’s Park, Al momento del suo arrivo l’ex manager dell’Huddersfield aveva promesso che entro cinque anni avrebbe fatto vincere un titolo importante ai suoi Gunners. Con il nuovo sistema di gioco l’Arsenal risalì la graduatoria e al termine della stagione 1925/26 si classificò seconda, dietro l’Huddersfield Town, l’ex squadra di Chapman che vinse il suo terzo (e ultimo titolo). Nel 1926/27 l’Arsenal non brillò in campionato, dove giunse undicesimo, anche se arriva in finale di FA Cup contro il Cardiff City. L’incontro, molto equilibrato, fu risolto al 74’ da una rete del centrattacco del Cardiff Ferguson, abile a raccogliere una respinta incerta del portiere dell’Arsenal Lewis.

Chapman capì che per rendere grande il suo Arsenal bisognava investire in maniera pesante sul mercato: per vincere nel calcio però non servivano solo giocatori di grido, ma anche gente capace di conformarsi alle sue idee calcistiche: “Il valore di un giocatore dovrebbe essere giudicato in base al suo adattamento con gli altri membri della squadra. Il miglior calciatore che abbia mai preso a calci un pallone sarebbe di scarsa utilità se fosse come uno a parte”. L’uomo dello Yorkshire, per l’occasione, si circondò di una fitta pattuglia di osservatori che scandagliavano i campetti della periferia inglese, inoltre incominciò a far giocare le squadre giovanili con lo stesso sistema di gioco della Prima Squadra: “Sono del parere che tutti i giocatori di un club debbano essere allenati alla stessa maniera. In che altra maniera i giovani possono essere promossi in prima squadra? Quando un giovane è convocato per la prima squadra ci si aspetta che si produca all’incirca nella stessa partita dell’uomo che è stato messo fuori. Solo così il gioco di squadra può essere preservato. Nelle circostanze, ne segue che devono essere educati a praticare i metodi riconosciuti dal club”.

Nell’estate del 1927 gli osservatori Gunners scovarono a Oswestry (Shropshire) un giovane poliziotto che rispondeva al nome di Herbie Roberts, i suoi piedi erano così e così, però le palle alte sono tutte sue: Chapman fece di lui l’architrave e il perno centrale della retroguardia. La difesa fu ulteriormente puntellata dall’acquisto del giovane Edris Hapgood, pagato circa mille sterline al Kettering Town. Eddie di ruolo era terzino sinistro, quindi nella Piramide tamponava l’interno destro avversario, Con il WM si trasformò in un terzino di fascia completo, micidiale nei tackle e ficcante nelle proiezioni offensive grazie anche ad una cura ideata di Chapman che, per irrobustire il fisico del suo terzino, lo obbligò a mangiare ogni sera bistecche! Non è sbagliato considerare Hapgood il primo difensore di fascia moderno della storia del calcio.

L’Arsenal, al termine della stagione 1927/28 e 1928/29, arrivò nuovamente a metà classifica e sembrava proprio non decollare, nonostante l’acquisto clamoroso di David Jack, mezzala della nazionale inglese strappato per la cifra record di undicimila sterline al Bolton, dopo una trattativa tutta particolare: Chapman riuscì infatti a concludere l’affare dopo aver ubriacato di gin tonic i dirigenti dei Trotters. Il salto di qualità arrivò grazie all’acquisto di due autentici crack: Alex James e Cliff Bastin. James era un tracagnotto scozzese che nel 1928, con la maglia della sua Nazionale, aveva violato il tempio di Wembley sconfiggendo gli odiati vicini con il punteggio record di 5-1. L’Arsenal si svenò assicurandosi le sue prestazioni per nove milioni di sterline. James divenne l’architrave della squadra: ufficialmente mezzala sinistra, il piccolo scozzese in realtà fu il primo giocatore universale della storia, capace di ripiegare in difesa, raccogliere gli inviti dei difensore e innescare gli attaccanti. Il ruolo a tutto campo fece però perdere ad Alex il senso del gol: in 231 presenze con i Gunners segnerà appena 36 reti. La causa, però, fu anche da attribuire all’acquisto di Cliff Bastin, enfant prodige del calcio inglese, un interno sinistro veloce e dal tiro ciclonico che Chapman trasformò in una delle prime ali sinistre moderne capaci di tagliare in diagonale verso la porta.

Alex James & Cliff Bastin, Arsenal Footballers

Così il cerchio finalmente si chiuse: come da profezia di Chapman, nel maggio del 1930 l’Arsenal vinse il suo primo titolo, l’ambita F.A. Cup, battendo in finale 2-0 proprio l’Huddersfield Town. Da questo momento l’Arsenal iniziò un vero e proprio ciclo di vittorie (cinque campionati, altrettante Charity Shield e una F.A. Cup) che terminò appena nel 1939, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. L’apogeo l’Arsenal lo raggiunse nel 1932/33, quando i Gunners vinsero il titolo con 58 punti, 116 reti segnate e 61 subite (!!), cifre che ci fanno capire come, nel caso di Chapman, il WM abbia favorito il gioco d’attacco della sua squadra e penalizzato la difesa.  In quel campionato Bastin segnò trentatré gol, molti dei quali segnati su precisi assist di James.

L’Arsenal di Chapman e il suo Sistema, crearono una vera e  propria spaccatura nella critica calcistica, sia nazionale che internazionale. In Inghilterra, i conservatori, legati all’ormai anacronistica Piramide, attaccavano a viva forza il Lucky Arsenal e il suo gioco ostruzionistico e fatto di giocate dei singoli. Chapman però non la pensava così: “Sono convinto che la maggior parte dei successi ottenuti con l’Arsenal sono stati ottenuti sfruttando le debolezze degli avversari. Infatti questa è stata una nostra caratteristica rimarcabile e vi assicuro che non è stato un caso. Noi conosciamo i nostri avversari prima che entrino in campo, o crediamo di saperlo, e nelle nostre discussioni sulla partita, dove ogni giocatore si esprime schiettamente, senza paura di ferire i sentimenti degli altri, viene studiato anche l’ultimo dettaglio della tattica con la quale noi speriamo di vincere.” Sul fronte internazionale, il massimo accusatore dell’Arsenal fu Hugo Meisl, l’eminenza grigia del calcio austriaco, che un giorno disse a Chapman: “Herbert, quanti danni hai fatto al calcio con il tuo sistema a WM! È assurdo che un attaccante come Alex James, interno sinistro, segni il suo primo goal del campionato appena dopo sei mesi. È o non è un giocatore d’attacco?”.

Flemmatica la risposta di Chapman: James è stato l’autore indiretto di oltre la metà dei nostri gol. Otto attaccanti possono segnare gli stessi gol di tre attaccanti”. Vittorio Pozzo, invece era un ammiratore dell’Arsenal, soprattutto per la sua capacità di attaccare la profondità con pochi passaggi: “Veder giocare l’Arsenal al momento attuale è uno spettacolo”. Il più grande accusatore di Chapman fu però il fratello minore di Hugo Meisl, Willy, un giornalista sportivo che nel 1955 pubblicò un libro, “Soccer Revolution” che oltre ad essere una sorta di “profezia” sulla genesi del Calcio Totale, mosse un durissimo atto d’accusa contro il conservatorismo tecnico e tattico dal calcio d’oltremanica. Meisl jr. non riconobbe alcuna portata rivoluzionaria a Chapman che, secondo lui, si era limitato a adeguare con successo il gioco e gli schemi alle caratteristiche dei suoi giocatori a disposizione. Questo fatto provocò una sorta di moda virale in cui altri tecnici d’oltremanica più ottusi e meno visionari di Chapman (e con a disposizione giocatori mediocri), iniziarono a copiare il WM trasformando il calcio d’oltremanica in una gazzarra a centrocampo fatta di colpi, contrasti e lanci lunghi a casaccio, in poche parole in un calcio dominato dal principio del “safety first”. Chapman sarà stato geniale, ma i suoi imitatori sono stati la rovina del calcio inglese per almeno vent’anni, questo fu in pillole il pensiero di Willy Meisl.

L’Arsenal nella stagione 1933/34, la prima con le maniche bianche.

L’inventore del calcio

Oltre che straordinario tattico e gestore di uomini, Herbert Chapman fu uno straordinario inventore e personaggio calcistico a tutto tondo. Fu proprio Chapman a teorizzare per primo l’adozione dei famosi arbitri di porta. Nel 1932, nel mitico stadio di Higbury il manager dell’Arsenal fece installare dei riflettori, sul modello di alcuni stadi austriaci, per poter giocare e allenarsi anche al buio, le autorità permisero l’utilizzo dei fari appena nel 1951. Chapman sostenne inoltre l’adozione di un pallone a spicchi bianconeri, che saranno adottati appena sul finire degli anni Sessanta.

Il 28 agosto 1928 Chapman, in un incontro contro il Chelsea, fece scendere i suoi uomini con dei giganteschi numeri disegnati sulla schiena che andavano dall’1 all’11, con gli avversari che invece portavano sulla maglia cifre dal 12 al 22. L’iniziativa, che aveva un precedente solamente nel calcio statunitense, in una finale di Coppa degli Stati Uniti del 1924 tra Vesper Buisck e Fall River, sembrò essere una semplice boutade, ma dal 1939 la numerazione 1-11 verrà imposta a tutte le squadre britanniche.  Nella stagione 1930/31, Chapman fece installare, su quella che sarà la Clock End di Highbury, un gigantesco orologio con le lancette che indicavano i quarantacinque minuti, lo scopo? Mostrare a giocatori e spettatori il tempo di gioco! Chapman fu il primo tecnico a utilizzare un club professionistico di terza lega (il Clapton Orient) come seconda squadra per i virgulti cresciuti nel vivaio Gunners, mentre nel 1932 portò i Gunners in tournée in Francia sfidando l’isolazionismo britannico.

Il 5 novembre 1932, Herbert riuscì a far convincere le autorità londinesi a cambiare la denominazione della stazione di Gillespie Road, situata vicino allo stadio di Highbury, che tutt’ora porta il nome di “Arsenal” (il suffisso “The” era già stato abolito, sempre dall’ingegnere, nel 1927). Fu del maggio 1933 l’ultima diavoleria dell’ingegnere che, vista l’abbondanza di squadre inglesi con la maglia rossa, decise di colorare le maniche della casacca Gunners in bianco e di cambiare i calzini da blu a rossi con i bordi bianchi. Dulcis in fundo, Chapman fu anche uno dei primi tecnici a curare i calci piazzati, soprattutto i corner, spesso molte reti dell’Arsenal sono avvenute proprio in situazioni di palla inattiva.

Una veduta della Clock End ad Highbury

Chapman CT dell’Inghilterra

Sul finire degli anni Venti il calcio inglese, ovattato dallo splendido isolamento cui si è autoimposto, fu scosso dalla prima piccola crisi d’identità: nel 1928/29 la Nazionale infatti buscò un clamoroso 5-1 casalingo dalla Scozia mentre l’anno dopo, in Spagna, perse la sua prima partita in trasferta (4-3) contro Zamora e soci. I motivi di questa crisi andavano ricercati nel rigido conservatorismo della F.A., che non solo sceglieva i giocatori attraverso un suo apposito comitato, ma addirittura mandava i calciatori in trasferta senza alcuna guida al seguito. Normale che i footballers inglesi, vedessero nelle trasferte in Continente come delle simpatiche scampagnate fuori porta.

Nella primavera del 1933 i Three Lions erano impegnati in una tournée importante in Continente, dove dovettero affrontare la temutissima Italia e la Svizzera. Herbert decise di cogliere la palla al balzo e di seguire a sue spese la comitiva. Arrivato a Roma Chapman discute animatamente, di calcio e di tattica, con Vittorio Pozzo e Hugo Meisl: i due però non sapevano che il tecnico dell’Arsenal era arrivato nell’urbe per guidare la Nazionale, infatti, il giorno dopo Pozzo incrociò Chapman, tutto sudato e in maniche di camicia, nello spogliatoio inglese e per poco non gli viene un colpo! In quella partita la Nazionale inglese adottò per la prima volta il WM. L’incontro finì 1-1 e la stampa italiana, come sempre filo-estera nonostante il clima Littorio, strabuzzò gli occhi per il furore atletico dei Maestri, anche se fu delusa dalla rozzezza palesata da alcuni giocatori inglesi. Nell’altra partita, contro la modesta svizzera, Bastin e soci surclassarono gli elvetici con un roboante 4-0; la breve avventura di Chapman CT della Nazionale, si chiuse così, da invitto.                                                                                                      

Purtroppo Herbert Chapman ebbe la sfortuna di andarsene troppo presto: nel classico inverno londinese del 1934, mentre stava assistendo a un incontro delle giovanili, Herbert si buscò una pleurite che se lo portò via a soli cinquantasei anni. L’Inghilterra calcistica fu attonita dopo la morte del suo più grande genio calcistico; l’Arsenal, reagì al lutto affidando, a sorpresa, la panchina a George Allison, un radiocronista che seguiva le vicende dei londinesi e che in società ricopriva il ruolo di segretario. Si dice che Allison venne nominato manager più per la sua incredibile somiglianza somatica con il grande predecessore (gli almanacchi italiani, spesso scambieranno le foto dei due) che per le sue capacità tecniche.

Allison, che di calcio pare ne capisse assai poco, decise di far affidamento molto al suo assistente Tom Whittaker (già pupillo e braccio destro di Chapman), riuscendo comunque a portare avanti con dignità il lavoro del defunto predecessore, poi ci pensò la guerra a fermare tutto. Nel dopoguerra Whittaker divenne manager continuando a mietere successi (due campionati, una FA Cup, due Community Shield), anche se l’Arsenal non fu più il rullo compressore e l’all star team dei tempi di Chapman. Con Whittaker l’Arsenal fu la prima squadra inglese a adottare saltuariamente in difesa la “back four”, cioè la linea a quattro, con almeno un decennio di anticipo sulle altre squadre. Whittaker aveva fatto proprio il motto del suo grande maestro: “Aspetto che tutti copino le mie innovazioni, così poi m’inventerò qualcosa di nuovo!”.            

George Allison spiega ai giocatori dell’Arsenal quella materia in cui non era molto afferrato: la tattica (1938)

                                                                                                                     

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