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	<title>di stefano Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>di stefano Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>I nostri Palloni d&#8217;Oro dal 1900 al 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Dec 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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<p class="has-drop-cap">È un premio che fa discutere forse come nessun altro. Un po&#8217; per i criteri di assegnazione. Un po&#8217; per le scelte. Inevitabilmente. Perché in una materia fluida come il calcio non ci sono certezze matematiche e le idee divergono, a maggior ragione se vengono stilate delle graduatorie di merito. </p>



<p>Abbiamo messo in cantiere un gioco molto ambizioso. Provare a vedere chi sono stati i migliori quattro di ogni anno del 20° e 21° secolo, senza limiti di nazionalità o continente, ma dando uno sguardo al mondo intero. I parametri presi in esame sono stati diversi: numeri individuali e di squadra, successi, incidenza nei grandi momenti e &#8211; ove possibile, solo da un determinato periodo in avanti &#8211; visione e analisi delle partite perché <strong>nulla vale come le prestazioni e come i nostri occhi. </strong></p>



<p><strong>In ogni caso occorre non dimenticare mai che si tratta di un gioco, utile più per ridare lustro a personaggi un po&#8217; dimenticati, che un reale tentativo di mettere in fila il giocatore X e il giocatore Y</strong>. <strong>Anche perché nessuno può pretendere di avere la bacchetta magica e sapere se in quel determinato anno un giocatore sia certamente da primo posto, da terzo, da quarto</strong>. Ci sono state annate in cui le scelte sono state più semplici, altre in cui è stato molto complicato e in cui avrei puntato su un primo posto ex aqueo. Ad ogni modo ecco le nostre scelte e fine dei giochi.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1900: William Garraty</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="145" height="231" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/ASTONgarrity.jpg" alt="" class="wp-image-3626"/></figure>



<p><strong>1° WILLIAM GARRATY</strong> <em>(Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em><br>Centrattacco dell&#8217;Aston Villa, squadra per cui segna 112 gol in 12 anni. La stagione 1899-1900 è il suo anno d&#8217;oro: i suoi 27 centri, miglior cannoniere del campionato e miglior cannoniere mondiale, consentono ai <em>Villans</em> di conquistare il titolo inglese.</p>



<p><strong>2° Jasper McLuckie</strong> <em>(Scozia, <em>centravanti</em>)</em><br>La sua doppietta in finale contro il Southampton permette al Bury di vincere la FA Cup, dopo che già nei turni precedenti le sue reti erano state determinati per il passaggio del turno contro Notts County, Sheffield United e Nottingham Forest.</p>



<p><strong>3° Leigh Richmond Roose</strong> <em>(Galles, portiere)</em><br>Forse il più grande portiere a cavallo dei due secoli, nel 1900 contribuisce in modo decisivo al successo del piccolo Aberystwyth Town Football Club nella Coppa del Galles contro i favoriti Druids. Si trasferisce in Inghilterra dove gioca per anni ad alti livelli nello Stoke City, nell&#8217;Everton e nel Sunderland. Arruolatosi nell&#8217;esercito britannico nella Grande Guerra, ottiene una medaglia al merito per il valore militare, ma muore in battaglia a Gueudecourt, in Francia.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Jack Farrell (Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1901: Steve Bloomer</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="161" height="233" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/DERBYbloomer.jpg" alt="" class="wp-image-3630"/></figure>



<p><strong>1° STEVE BLOOMER</strong> <em>(Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em><br>È l&#8217;attaccante simbolo del decennio, un autentico fenomeno dalle disumane medie realizzative. Cinque volte capocannoniere del campionato inglese, una proprio nel 1901 con 23 centri. Cecchino infallibile anche in nazionale con 28 gol in 23 incontri. Un po&#8217; come Silvio Piola da noi, non riesce mai a vincere un campionato. </p>



<p><strong>2° Robert Walker</strong> <em>(Scozia, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Mezzala di classe superiore, è uno dei giocatori più forti e amati del periodo in Scozia. Nel 1901 è il grande protagonista del successo nella coppa nazionale degli Heart of Midlothian, che trascinati dai gol e dai passaggi illuminanti di Walker superano in finale il favorito Celtic: quella partita passa alla storia in Scozia come “la finale di Walker”. La fama della sua bravura varca i confini scozzesi: in un tour in Norvegia degli Heart nel 1912, il re norvegese Haakon VII vuole assistere a tutti i costi a una sua esibizione.</p>



<p><strong>3° Sandy Brown</strong> <em>(Scozia, <em>centravanti</em>)</em><br>Un gol in ogni partita di FA Cup. Con tanto di doppietta in finale e rete decisiva nel replay. La FA Cup del 1901 è la FA Cup di Sandy Brown, capace di guidare con le sue reti il Tottenham Hotspur al titolo. Nella sua esperienza con la maglia degli Spurs tra il 1900 e il 1902 mette a segno in tutto 28 reti in 46 partite: un bottino niente male.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Sam Reybould (Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1902: Ernest Needham</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="400" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/106281.jpg" alt="" class="wp-image-3632" style="width:180px;height:240px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/106281.jpg 400w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/106281-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>



<p><strong>1° ERNEST NEEDHAM</strong> <em>(Inghilterra, mediano)</em><br>È chiamato il “principe dei mediani”. Gioca prevalentemente sulla destra, in realtà sa agire un po&#8217; ovunque, da propulsore del gioco. Capitano e leader dello Sheffield United, nel 1902 lo guida al successo nella FA Cup facendo leva sul suo eccezionale carisma. È anche uno dei capisaldi della nazionale inglese.</p>



<p><strong>2° Johann Studnicka</strong><em> (Austria, attaccante)</em><br>Usciamo dalla Gran Bretagna e voliamo nell&#8217;Impero asburgico per incontrare Johann Studnicka, attaccante di origine boema ma nativo di Vienna, che nel 1902 si mette in luce con diversi gol nell&#8217;Ac Wiener e in nazionale: sua la tripletta contro l&#8217;Ungheria nel 5-0 che segna l&#8217;esordio dell&#8217;Austria sul proscenio internazionale. È il precursore dei grandi fuoriclasse austriaci e danubiani dei decenni successivi: dribbling raffinato e qualità tecniche notevoli.</p>



<p><strong>3° Jorge Brown </strong><em>(Argentina, attaccante)</em><br>Leader tecnico e mentale dell&#8217;Alumni, la prima grande formazione del campionato argentino, nel 1902 si laurea capocannoniere del campionato. Con lui giocano anche i suoi fratelli Alfredo, Carlos, Eliseo ed Ernesto e il cugino Juan Domingo. Temperamento, carattere e unione d&#8217;intenti sono i segreti del suo gioco e dei successi del team.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Charles Simmons (Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1903: Johann Studnicka</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="247" height="300" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Studnicka.jpg" alt="" class="wp-image-3633" style="width:200px"/></figure>



<p><strong>1° JOHANN STUDNICKA</strong> <em>(Austria, attaccante)</em><br>L&#8217;anno della consacrazione per l&#8217;attaccante austriaco: 4 gol in 3 partite in nazionale, protagonista indiscusso di tutti i successi del suo team, dal campionato nazionale alla Challenge Cup, la prima competizione sovranazionale d&#8217;Europa che vede sfidarsi le squadre dell&#8217;Impero asburgico.</p>



<p><strong>2° Sam Reybould</strong> <em>(Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em><br>Bomber del Liverpool e autore di un&#8217;annata da sogno: 32 reti in 34 partite. Segna 67 gol nelle sue prime 100 presenze con i Reds, un record ritoccato solo in epoca recente da Mohamed Salah. Originariamente ala destra, viene portato al centro dell&#8217;attacco proprio nella sua esperienza al Liverpool con effetti devastanti.</p>



<p><strong>3° Charlie Sagar</strong> <em>(Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em><br>È il grande protagonista del successo del Bury in FA Cup, nella finale con il più ampio scarto di sempre: 6-0 al Derby County. Sagar segna un gol ed è l&#8217;uomo in più anche nei match precedenti. Nel 1905 si trasferisce al grande Manchester United. Raccoglie anche due gettoni con la nazionale inglese.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Billy McCracken (Irlanda del Nord, difensore)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1904: William “Billy” Meredith</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="235" height="215" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/images.jpg" alt="" class="wp-image-3635"/></figure>



<p><strong>1° BILLY MEREDITH</strong> <em>(Galles, ala/<em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Con Steve Bloomer il più forte calciatore del decennio. Classe, temperamento, longevità e faccia tosta (si prende un anno di squalifica per aver corrotto un avversario). Era stato la stella dei Chirk, squadra dei minatori gallesi, poi diventa l&#8217;idolo prima del Manchester City e poi dello United. Totalizza inoltre 48 presenze con la nazionale gallese e 11 reti. Con lui il calcio fa un salto di qualche anno in avanti, dentro e fuori dal campo. Il 1904 è uno dei suoi anni migliori: 13 reti in 40 incontri e la rete decisiva nella finale di FA Cup, che dà al City il successo per 1-0 sul Bolton.</p>



<p><strong>2° Robert Cumming Hamilton</strong> <em>(Scozia, <em>centravanti</em>)</em><br>Un anno da incorniciare per il cannoniere principe dei Rangers Glasgow: i 28 gol in campionato non gli valgono solo il titolo di miglior marcatore del campionato scozzese, ma anche mondiale, traguardo che aveva già raggiunto nel 1899. Hamilton è un cecchino che “vede” la porta come pochi: 154 gol in 164 presenze nei Rangers, 15 in 11 nella nazionale scozzese.</p>



<p><strong>3° Steve Bloomer</strong> <em>(Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em><br>Hamilton in Scozia, sempre lui in Inghilterra: per la quinta e ultima volta in carriera si laurea capocannoniere della First Division con 20 gol, un record che verrà superato solo da Jimmy Greaves.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong><em> Billie Gillespie (Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1905: Colin Veitch</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="177" height="285" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/download-2.jpg" alt="" class="wp-image-3637"/></figure>



<p><strong>1° COLIN VEITCH</strong> <em>(Inghilterra, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em><br>Attore, musicista, drammaturgo, produttore, direttore d’orchestra, compositore. E anche calciatore. Non uno qualsiasi. Ma il capitano e la stella del primo grande Newcastle: tra il 1905 e il 1910 vince tre scudetti e una FA Cup, giocando prevalentemente da mezzala, ma anche da mediano a protezione della difesa. Il 1904-1905 in particolare è un anno magico, con i Magpies campioni d&#8217;Inghilterra e battuti solo dall&#8217;Aston Villa nella finale di coppa. Muore per polmonite nel 1939. Ancora oggi molti lo considerano il più grande calciatore nella storia del Newcastle.</p>



<p><strong>2° Jimmy Quinn</strong> <em>(Scozia, <em>centravanti</em>)</em><br>Da Robert Hamilton a Jimmy Quinn. Dai Rangers ai Celtics. Con un unico comun denominatore: l&#8217;istinto per il gol. Nella stagione 1904-05 Quinn ne segna 19, capocannoniere del campionato proprio con Hamilton, portandosi però a casa lo scudetto, con il suo Celtic capace di battere 2-1 i Rangers nello spareggio per il titolo. </p>



<p><strong>3° Joseph Harry Hampton</strong> <em>(Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em><br>Secondo miglior marcatore nella storia dell&#8217;Aston Villa con 242 reti, la sua prima stagione tra i grandi &#8211; a 20 anni &#8211; gli porta in dote la vittoria in FA Cup in finale contro il Newcastle: realizza entrambe le reti nel 2-0 finale.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Howard Spencer (Inghilterra, difensore)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1906: Albert Shepherd</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="202" height="149" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2.jpg" alt="" class="wp-image-3642" style="width:229px;height:169px"/></figure>



<p><strong>1° ALBERT SHEPHERD</strong> <em>(Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em><br>Altro straordinario bomber per il primo posto del 1906. Cresciuto nel Bolton, a 21 anni esplode con una stagione superlativa e timbra 26 reti che gli valgono il trono del gol nella First Division 1905-1906. Sempre in quell&#8217;anno debutta in nazionale e nella Football League XI andando subito in gol. Passerà al grande Newcastle due anni dopo e vincerà scudetto e FA Cup.</p>



<p><strong>2° Alex Raisbeck</strong> <em>(Inghilterra, mediano)</em><br>Uno dei mediani più solidi e continui del periodo, colonna portante del Liverpool, che guida al successo nel campionato. Un&#8217;annata da ricordare con 41 partite totali disputate per il guerriero di Wallacestone. </p>



<p><strong>3° Joe Hewitt</strong> <em>(Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em><br>Le sue 24 reti consentono al Liverpool di vincere il campionato: una stagione da record per il centravanti inglese, penalizzato poi da un infortunio che lo limita nel campionato successivo, impedendogli di debuttare con la maglia della nazionale.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Jimmy Quinn (Scozia, <em>centravanti</em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1907: Jock Rutherford</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="615" height="946" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/F2A77921-F9EE-B98F-8C0F19A776DDA4E9.jpg" alt="" class="wp-image-3644" style="width:175px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/F2A77921-F9EE-B98F-8C0F19A776DDA4E9.jpg 615w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/F2A77921-F9EE-B98F-8C0F19A776DDA4E9-195x300.jpg 195w" sizes="(max-width: 615px) 100vw, 615px" /></figure>



<p><strong>1° JOCK RUTHERFORD</strong> <em>(Inghilterra, mediano)</em><br>Nel Newcastle pigliatutto di quegli anni un&#8217;altra stella è lui. È il sommo protagonista del titolo del 1907, con una stagione da 10 reti in 34 presenze: un bottino particolarmente ragguardevole per un mediano. È soprannominato “il volante di Newcastle”, a sottolineare le sue sgroppate lungo la fascia, ma anche la poliedricità e la calma nel gestire le situazioni più complicate. Estremamente longevo, una rarità per quei tempi, chiude la sua carriera professionistica nel 1927.</p>



<p><strong>2° Jimmy Quinn</strong> <em>(Scozia, <em>centravanti</em>)</em><br>Ancora lui e ancora una stagione da protagonista assoluto: 29 gol in campionato, re dei bomber, Celtic campione di Scozia e capace di centrare il “double” con l&#8217;aggiunta della coppa nazionale. È il punto più alto della sua carriera.</p>



<p><strong>3° Alex Young</strong> <em>(Scozia, <em>centravanti</em>)</em><br>Prima di “Dixie” Dean, l&#8217;Everton aveva già conosciuto un grande bomber: lo scozzese Alex “Sandy” Young, che nel 1907 si laurea capocannoniere del campionato con 28 reti, utili per spingere l&#8217;Everton al terzo posto in campionato e alla finale di FA Cup, perduta contro lo Sheffield.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Alec McNair (Scozia, <em>difensore</em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1908: Vivian Woodward</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="480" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/25298.jpg" alt="" class="wp-image-3654" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/25298.jpg 480w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/25298-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></figure>



<p><strong>1° VIVIAN WOODWARD</strong> <em>(Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em><br>Vivian Woodward è la dimostrazione che l&#8217;assioma di Gianluca Vialli corrisponde a verità dalla notte dei tempi: «I gol si pesano, non si contano». Così è per lui. Non è uno da doppia cifra, non mantiene mai le medie realizzative torrenziali di Bloomer, Reybould, Shepherd o degli scozzesi Hamilton e Quinn. Però &#8211; subito dopo il grande Bloomer &#8211; è il più internazionale di tutti: perché in nazionale si trasforma. Lo attestano le sue 29 reti in 23 partite più le 57 in 24 incontri nell&#8217;Inghilterra dilettanti. In quel 1908 non contribuisce solo all&#8217;oro olimpico dell&#8217;Inghilterra ai Giochi di Londra con un gol in finale contro la Danimarca e 3 in totale, ma strega l&#8217;Europa continentale con una tournée in cui mostra a tutti perché il calcio inglese in quel momento è di un altro pianeta rispetto a tutti gli altri.</p>



<p><strong>2° Sophus Nielsen</strong> <em>(Danimarca, <em>centravanti</em>)</em><br>Le Olimpiadi aprono il calcio al mondo e iniziano a emergere talenti fuori dalla penisola britannica: uno è Sophus Nielsen, attaccante danese che si laurea capocannoniere dei Giochi con 11 gol, di cui 10 in un solo match, nel 17-1 contro la Francia, un record superato solo dall&#8217;australiano Archie Thompson nel 2011 (13 gol in Australia-Samoa 31-0). La Danimarca, trascinata anche dalla tempra indomabile della stella Niels Middelboe, raggiunge l&#8217;argento alle spalle dell&#8217;invincibile Gran Bretagna.</p>



<p><strong>3° Billy Meredith</strong> <em>(Galles, ala/<em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>A 34 anni mette insieme una stagione mostruosa, trascinando il Manchester United &#8211; dove arriva nel 1906 &#8211; al successo in campionato e in FA Cup con un bottino personale di 11 reti in 43 incontri. I Red Devils nel 1908 conquistano anche la prima edizione della Supercoppa d&#8217;Inghilterra, superando in finale il QPR. </p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>John Jock Simpson (Scozia, <em>centravanti</em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1909: Bert Freeman</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/799103-2.jpg" alt="" class="wp-image-3653" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/799103-2.jpg 400w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/799103-2-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>



<p><strong>1° BERT FREEMAN</strong> <em>(Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em><br>Nessuno fino ad allora aveva mai segnato 38 reti in un anno: ci pensa Bert Freeman dell&#8217;Everton, naturalmente capocannoniere della First Division inglese, a spingersi così in alto. Gol che portano la sua squadra al secondo posto in classifica, battuti solo dal solito formidabile Newcastle.</p>



<p><strong>2° Albert Shepherd</strong> <em>(Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em><br>Pagato profumatamente dal Newcastle nell&#8217;estate 1908, l&#8217;attaccante ripaga lo sforzo economico con un&#8217;annata da 15 gol che trascinano i Magpies al titolo. Shepherd si conferma un attaccante puntuale in area di rigore, uno dei più letali del periodo.</p>



<p><strong>3° John Hunter</strong> <em>(Scozia, <em>centravanti</em>)</em><br>L&#8217;attaccante del Dundee vive la sua annata di gloria, laureandosi capocannoniere del campionato scozzese con 29 reti e debuttando in nazionale a 31 anni. È il punto più alto di una carriera che lo aveva visto brillare anche in Inghilterra con Liverpool, Arsenal e Portsmouth. </p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Sandy Turnbull (Scozia, <em>centravanti</em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1910: Joseph Harry Hampton</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="126" height="200" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Harryhampton.jpg" alt="" class="wp-image-3663" style="width:137px;height:217px"/></figure>



<p><strong>1° JOSEPH HARRY HAMPTON</strong> <em>(Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em><br>A 25 anni il centravanti dell&#8217;Aston Villa trova la sua annata magica, che lo porta all&#8217;oro del 1910 dopo il bronzo di cinque anni prima: realizza 29 gol in 35 partite, a -1 dal capocannoniere Jack Parkinson e spinge i Villans al titolo, interrompendo un digiuno che durava dalla stagione 1899-1900.</p>



<p><strong>2° Jack Parkinson</strong> <em>(Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em><br>Segna 30 gol, re dei bomber della First Division, ma il suo Liverpool si arrende per cinque lunghezze allo strapotere dell&#8217;Aston Villa. Una stagione d&#8217;oro che lo porta anche in nazionale.</p>



<p><strong>3° Arnold Watson Hutton</strong> <em>(Argentina, ala)</em><br>Di origini inglesi, suo padre Alexander ha portato il calcio in Argentina. Buon sangue non mente: Arnold, ala sinistra, guida l&#8217;Alumni al titolo con un bottino di 16 gol e una stagione che lo consacra tra i primi giocatore di livello del panorama sudamericano.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Albert Shepherd (Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1911: Imre Schlosser</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="462" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/25758.jpg" alt="" class="wp-image-3666" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/25758.jpg 462w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/25758-217x300.jpg 217w" sizes="(max-width: 462px) 100vw, 462px" /></figure>



<p><strong>1° IMRE SCHLOSSER</strong> <em>(Ungheria, <em>centravanti</em>)</em><br>Scatta un nuovo decennio e il calcio entra in una nuova era, compiendo un salto quantico in avanti. Lo fa nel segno del primo fuoriclasse davvero mondiale, un giocatore che non avrebbe sfigurato nemmeno nei decenni successivi: l&#8217;ungherese Imre Schlosser, forse il più grande numero 9 mai prodotto dal calcio magiaro, nonostante la concorrenza dei “moderni” Kocsis e Albert. Schlosser carbura sulla fine del decennio ed esplode definitivamente nel 1911: è il primo giocatore su scala globale a sfondare il muro dei 40 gol, issandosi a quota 42 e aggiudicandosi lo scudetto con il Ferencvaros. Lo farà altre due volte. E vincerà in tutto 7 titoli di capocannoniere del campionato ungherese (record), con 411 gol. Impressiona ancora di più in nazionale: 59 reti in 68 partite tra il 1906 e il 1927, primato che verrà ritoccato da un certo Puskás.</p>



<p><strong>2° Billy Meredith</strong> <em>(Galles, ala/<em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Puntuale come una cambiale e intramontabile, più forte delle 36 primavere, l&#8217;asso gallese disputa un&#8217;annata spettacolare alla guida del Manchester United e trascina i Red Devils alla doppietta campionato-Supercoppa. Sono gli ultimi titoli della sua carriera, ma non gli ultimi fuochi: ancora fino a dopo la Grande Guerra il suo rendimento resterà su ottimi livelli.</p>



<p><strong>3° Albert Shepherd</strong> <em>(Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em><br>Capocannoniere della First Division con 25 reti, segna anche 8 reti in FA Cup, ma si fa male prima della finale e senza di lui il Newcastle si arrende al Blackburn. Shepherd si conferma il miglior centravanti inglese del nuovo secolo con Bloomer e Woodward. Una sentenza in area di rigore.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>José Piendibene (Uruguay, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1912: Harold Walden</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="295" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-3.jpg" alt="" class="wp-image-3671" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-3.jpg 295w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-3-173x300.jpg 173w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></figure>



<p><strong>1° HAROLD WALDEN</strong> <em>(Inghilterra, attaccante)</em><br>Dopo un&#8217;annata da 14 reti nel Bristol, diventa l&#8217;eroe dell&#8217;Inghilterra ai Giochi di Stoccolma 1912: si laurea capocannoniere della manifestazione con 12 reti, di cui 4 in semifinale e una nella finale contro la Danimarca, riedizione dei Giochi del 1908. Oltre che calciatore, Walden si disimpegna egregiamente anche nella musica e nel cinema: reciterà in due film, The Winning Gol del 1920 e Cup-Tie Honeymoon del 1948. </p>



<p><strong>2° Imre Schlosser</strong> <em>(Ungheria, <em>centravanti</em>)</em><br>Non fosse stato per i Giochi Olimpici, la palma del migliore sarebbe stata sempre sua. Ancora un&#8217;annata mostruosa con 40 reti in campionato, lo scudetto ungherese nel Ferencvaros e un bottino in nazionale che nel solo 1912 recita 16 reti (4 alle Olimpiadi, con l&#8217;Ungheria che chiude 5ª) in 10 partite.</p>



<p><strong>3° Gottfried Fuchs</strong> <em>(Germania, attaccante)</em><br>Vice capocannoniere delle Olimpiadi con 10 reti, tutte segnate nel 16-0 con cui la sua Germania annichilisce l&#8217;Impero Russo, al termine di una stagione che lo vede protagonista anche in patria con il titolo della Germania del Sud conquistato con il Karlsruhe. È uno dei due ebrei (l&#8217;altro è Julius Hirsch) che veste la maglia della nazionale tedesca. Avrà una sorte migliore dell&#8217;amico: Hirsch morirà ad Auschwitz nel 1944, Fuchs riuscirà a fuggire riparando in Canada dove vivrà fino alla morte. </p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Nils Middelboe (Danimarca, mediano)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1913: Imre Schlosser</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="462" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/25758.jpg" alt="" class="wp-image-3666" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/25758.jpg 462w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/25758-217x300.jpg 217w" sizes="(max-width: 462px) 100vw, 462px" /></figure>



<p><strong>1° IMRE SCHLOSSER</strong> <em>(Ungheria, <em>centravanti</em>)</em><br>Primo giocatore a conquistare il Pallone d&#8217;oro per due volte. E non potrebbe essere diversamente. Perché Schlosser per il terzo anno consecutivo diventa il miglior cannoniere mondiale e per il terzo anno di fila supera il tetto dei 40 gol: sono di nuovo 42 e gli portano in dote non solo un nuovo titolo nazionale, ma anche la Coppa d&#8217;Ungheria, per una storica accoppiata.</p>



<p><strong>2° Alberto Ohaco</strong> <em>(Argentina, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em><br>Cresce il livello del Sudamerica e lo fa all&#8217;insegna di un autentico fuoriclasse: Alberto Ohaco, stella del Racing de Avellaneda, la prima grande formazione del calcio argentino, che diventa nota con il soprannome di “La Academia” perché gioca a calcio a un livello tecnico e qualitativo superiore, dando lezioni a tutti. Ohaco, che nel 1913 vince campionato e coppa e si laurea capocannoniere con 20 reti, è la mente del gruppo, una mezzala che si muove nello spazio, dribbling irresistibile, visione di gioco e gol. Con Schlosser, l&#8217;uruguaiano Piendibene, il brasiliano Friedenreich e l&#8217;irlandese Gallagher è il più grande calciatore del decennio. E il fatto che nessuno di loro sia inglese fa capire come ormai l&#8217;Inghilterra non sia più la depositaria del verbo pallonaro. Ma i sudditi di Sua Maestà se ne accorgeranno solo nel 1953.</p>



<p><strong>3° Nils Middelboe</strong> <em>(Danimarca, mediano)</em><br>Alto, esile, eppure fortissimo, un giocatore dalle doti atletiche pazzesche tanto da essere nel periodo anche il recordman danese degli 800 piani e del salto triplo. Il più grande calciatore danese dell&#8217;anteguerra e uno dei primissimi di sempre anche a livello assoluto. Dopo un&#8217;Olimpiade sopraffina nel 1912, nel 1913 guida il suo KB al titolo nazionale e viene ingaggiato dal Chelsea, dove diventa la prima stella straniera della First Division e giocherà per dieci anni a livelli altissimi. </p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Charlie Buchan</em> <em>(Inghilterra, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1914: Patrick “Patsy” Gallagher</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="342" height="459" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/GW342H550-342x459-1.jpg" alt="" class="wp-image-3676" style="width:175px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/GW342H550-342x459-1.jpg 342w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/GW342H550-342x459-1-224x300.jpg 224w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" /></figure>



<p><strong>1° PATRICK “PATSY” GALLAGHER</strong> <em>(Irlanda, ala)</em><br>Arriva dal&#8217;Irlanda il portento che porta la penisola britannica in una nuova era. Dribbling, cross, gol e classe da vendere. È forse il primo giocatore per il quale gli addetti ai lavori &#8211; giornalisti, compagni, avversari &#8211; spendono parole di elogio come se non potesse più nascere nel mondo un&#8217;ala di questo livello. Soprannominato “The Mighty Atom”, l&#8217;atomo potente, Gallagher incanta la platea in maglia Celtic per 14 stagioni, dal 1911 al 1925. Il 1913-14 è una delle sue stagioni migliori: segna 22 reti ed è il protagonista assoluto del “double” campionato-coppa.</p>



<p><strong>2° Alberto Ohaco</strong> <em>(Argentina, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em><br>Sulla falsariga del 1913, Ohaco vive una nuova grande annata nel 1914: ancora 20 gol in campionato, altro titolo di re dei bomber, e nuova accoppiata campionato-coppa. Al suo fianco brilla la stella di Alberto Marcovecchio, centravanti più classico, con cui Ohaco si completa alla perfezione.</p>



<p><strong>3° Imre Schlosser</strong> <em>(Ungheria, <em>centravanti</em>)</em><br>Un lieve ridimensionamento rispetto alle tre portentose annate precedenti, ma Schlosser anche nel 1914 vive grandi momenti. È sempre il miglior marcatore mondiale con un bottino complessivo di 36 reti, mentre sono 21 i gol nel campionato 1913-14. Che però non si conclude con lo scudetto, visto che il suo Ferencvaros è preceduto dall&#8217;Mtk Budapest.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>George Elliott (Inghilterra, <em>centravanti</em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1915: Alberto Ohaco</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="355" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Alberto_Ohaco.jpg" alt="" class="wp-image-3678" style="width:175px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Alberto_Ohaco.jpg 355w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Alberto_Ohaco-213x300.jpg 213w" sizes="(max-width: 355px) 100vw, 355px" /></figure>



<p><strong>1° ALBERTO OHACO</strong><em> (Argentina, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em><br>Dopo due Palloni d&#8217;argento, arriva anche il tanto sospirato primo posto. Al termine di un campionato magnifico, coronato da un nuovo titolo di campione argentino a cui Ohaco contribuisce mettendo a segno la bellezza di 31 gol: inutile dire che è anche il capocannoniere. È all&#8217;apice della sua carriera e sembra pronto a prendersi la scena anche in nazionale, con l&#8217;imminente arrivo della Coppa América.</p>



<p><strong>2° Bobby Parker</strong> <em>(Scozia, <em>centravanti</em>)</em><br>La sua carriera viene interrotta dalla Grande Guerra nel momento in cui stava per decollare. Anche perché quando rientra si rompe una gamba e non è più quello di prima. Nel 1914-15 a 24 anni si porta a casa titolo inglese con l&#8217;Everton e classifica dei cannonieri con 32 reti. Ciclonico.</p>



<p><strong>3° Rafael Moreno&nbsp;Aranzadi “Pichichi”</strong> <em>(Spagna, <em>centravanti</em>)</em><br>È il padre di tutti i cannonieri della Liga. Il suo soprannome “Pichichi” diventerà poi il modo con cui vengono chiamati i massimi realizzatori del campionato spagnolo. Lui è una stella dell&#8217;Athletic Bilbao, in quel periodo la miglior formazione di Spagna, anche se non esiste ancora un torneo a girone unico che possa realmente stabilirlo. Nel 1915 contribuisce comunque in prima persona al successo dei baschi sia nel campionato nord sia in Coppa di Spagna, con una tripletta nel 5-0 che annichilisce l&#8217;Espanyol in finale.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Patrick “Patsy” Gallagher (Irlanda, ala)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1916: Isabelino Gradín</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="209" height="268" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Gradin.jpg" alt="" class="wp-image-3680" style="width:180px"/></figure>



<p><strong>1° ISABELINO GRADÍN</strong> <em>(Uruguay, attaccante)</em><br>L&#8217;Uruguay si affaccia con prepotenza sulla scena mondiale e lo fa nel segno dei ragazzi di colore. Qualcosa di sconvolgente ai tempi, ma lo specchio di una società già molto all&#8217;avanguardia sul piano sociale e dei diritti per tutti. Gradín, atleta di colore come il compagno Delgado, è il crack della squadra che conquista la prima edizione di Coppa América beffando la favorita Argentina (un classico che si ripeterà spesso). Già primatista sudamericano dei 200 e 400 piani, fa della velocità la sua arma migliore. Quando vince il Sudamericano con 4 gol e il titolo di miglior giocatore ha solo 19 anni. Sembra destinato a una carriera luminosa, che sarà però meno brillante di quanto era lecito attendersi.  </p>



<p><strong>2° José Piendibene</strong> <em>(Uruguay, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em><br>Con l&#8217;Europa ferma per la Grande Guerra, è il calcio sudamericano a monopolizzare la scena. Tra i grandi protagonisti del successo della “Celeste” in Coppa América c&#8217;è anche lui, José Piendibene, il più forte calciatore uruguagio del periodo. Attaccante cerebrale, che parte dalla posizione centrale e poi arretra per smistare il gioco e organizzare la manovra, è forse il primo esempio riuscito in Sudamerica del cosiddetto “centravanti arretrato”. </p>



<p><strong>3° Abdón Porte</strong> <em>(Uruguay, mediano)</em><br>Colonna del Nacional Montevideo che nel 1916 si porta a casa il titolo nazionale, è uno dei più forti mediani del periodo in Sudamerica. Dall&#8217;anno seguente inizierà a declinare e ne risentirà a tal punto da suicidarsi: lo farà di notte, sparandosi alla tempia nel cerchio di centrocampo, nel suo amato “Parque Central”. Una storia struggente, d&#8217;altri tempi, che non va condannata ma compresa e testimonia l&#8217;amore viscerale di un uomo per la sua squadra del cuore.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Alberto Ohaco (Argentina, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1917: Ángel Romano </h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="275" height="400" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Angel_Romano.jpg" alt="" class="wp-image-3681" style="width:175px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Angel_Romano.jpg 275w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Angel_Romano-206x300.jpg 206w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></figure>



<p><strong>1° ÁNGEL ROMANO</strong> <em>(Uruguay, ala)</em><br>Ancora Uruguay, stavolta nel segno di un&#8217;ala sopraffina e completa, un vincente nato. Soprannominato “El Loco&#8221;, il matto, per via del carattere vulcanico, gioca con l&#8217;Uruguay fino al 1927 e vince 6 volte la Coppa América (record) e l&#8217;Olimpiade del 1924, oltre a 8 titoli nazionali nel Nacional Montevideo. Nel 1917 ha 24 anni e vive il suo momento di gloria: è il trascinatore principe del Nacional che si porta a casa il titolo uruguaiano e la Coppa Newton, mentre nella Coppa América vinta si laurea capocannoniere.</p>



<p><strong>2° Imre Schlosser</strong> <em>(Ungheria, centravanti)</em><br>Torna alla ribalta con una nuova stagione portentosa: passato all&#8217;Mtk Budapest, conquista subito il campionato mettendo a segno 38 reti. L&#8217;Mtk è una macchina: 21 partite vinte, zero pareggiate e una sola persa, 113 gol fatti e un attacco formato da Schlosser, Alfréd Schaffer e Kálmán Konrád devastante. La miglior squadra di club d&#8217;Europa, se non del mondo.</p>



<p><strong>3° Hector Scarone</strong> <em>(Uruguay, attaccante)</em><br>Nel secondo successo consecutivo dell&#8217;Uruguay in Coppa América fa capolino un 19enne destinato a cambiare per sempre la storia e la geografia del calcio uruguaiano. Si chiama Hector Scarone e in quel 1917 che segna la sua esplosione tra i grandi mette dentro 15 gol in campionato a cui aggiunge due gemme in Coppa América (la seconda decisiva per battere l&#8217;Argentina nello scontro decisivo), che gli consentono anche di soffiare al compagno Romano la palma di miglior giocatore della manifestazione.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Alberto Marcovecchio (Argentina, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1918: Alfréd Schaffer</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="180" height="240" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/4310849947_b514d3e8fa_m.jpg" alt="" class="wp-image-4473"/></figure>



<p><strong>1° ALFRÉD SCHAFFER</strong> <em>(Ungheria, centravanti)</em><br>L&#8217;Mtk nel 1917-18 riesce addirittura a migliorarsi: un punto in più in campionato, 43 a 42, sempre 21 vittorie, ma con un pareggio e zero sconfitte. La perfezione. E Alfréd Schaffer si sostituisce a Schlosser come re dei bomber con 42 centri, battendo il compagno che si ferma a 41. Schaffer, che totalizza anche 17 reti in 15 partite con la maglia dell&#8217;Ungheria, negli anni seguenti girerà diverse squadre tra Svizzera, Germania, Austria e Cecoslovacchia. Da allenatore vincerà lo scudetto alla Roma nel 1941-42, ma morirà nel 1945 in Germania, dove allena il Bayern Monaco, sotto i bombardamenti.</p>



<p><strong>2° Imre Schlosser</strong> <em>(Ungheria, centravanti)</em><br>Battuto in volata dal compagno Schaffer, deve “accontentarsi” di un Pallone d&#8217;argento, ma si conferma ancora sulla cresta dell&#8217;onda. È il miglior calciatore che il mondo abbia conosciuto fino a questo momento: un centravanti che segna valanghe di reti in qualsiasi contesto e che è in grado di spostare gli equilibri di una squadra. Non è un caso che l&#8217;Mtk Budapest si sia sostituita al Ferencvaros come dominatrice della scena ungherese nel momento in cui si è trasferito lui.</p>



<p><strong>3° Artur Friedenreich</strong> <em>(Brasile, centravanti)</em><br>Il calcio brasiliano lancia in orbita “il Tigre”. Mamma tedesca e padre di colore, prima di entrare in campo deve lisciarsi i capelli crespi tipici dei mulatti per poter giocare. Fuori è discriminato a causa del razzismo, ma in campo il fine giustifica i mezzi. Accreditato di 1239 reti in 26 anni di carriera (ma quelli ufficiali sono meno della metà), è il primo fuoriclasse di caratura mondiale del Brasile. Nel 1918 vince il campionato Paulista con il Paulistano laureandosi capocannoniere con 20 reti.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>José Piendibene (Uruguay, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1919: Arthur Friedenreich</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="231" height="300" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Arthur_friedenreich.jpg" alt="" class="wp-image-3685" style="width:180px"/></figure>



<p><strong>1° ARTHUR FRIEDENREICH</strong> <em>(Brasile, centravanti)</em><br>È ancora capocannoniere del campionato Paulista con 20 reti. Ed è ancora campione statale. Ma non è tanto quello che lo proietta al primo posto. È il successo in Coppa América, dove lui è il principale protagonista: segna 4 gol, è il capocannoniere del torneo con il compagno Neco, e viene proclamato miglior giocatore. Un premio meritato che riceve dopo che segna la rete decisiva nello spareggio contro l&#8217;Uruguay. Accade addirittura al 122° minuto di gioco, il match più lungo della storia, che viene risolto da una zampata decisiva del “Tigre”.</p>



<p><strong>2° Alfréd Schaffer</strong> <em>(Ungheria, centravanti)</em><br>Altro campionato dominato per l&#8217;Mtk, che concede tre pareggi e una sconfitta, ma si porta a casa ugualmente con grande facilità il titolo. E Schaffer non si smentisce: ne mette 41, uno in meno dell&#8217;annata precedente. Ora è lui il nuovo terminale principale dei magiari.</p>



<p><strong>3° Kálmán Konrád</strong> <em>(Ungheria, ala)</em><br>Ad assecondare la clamorosa vena realizzativa del duo Schaffer-Schlosser c&#8217;è lui: ala e regista, sopraffino giocatore dal tocco vellutato e dagli spunti irresistibili. Probabilmente, il più forte calciatore di origine ebraica della storia. Si trasferirà in Austria e diventerà il maestro di Sindelar. Per sfuggire al nazismo riparerà in Svezia. Con lui gioca anche suo fratello Jenő, che è molto meno bravo come giocatore ma sarà superiore da allenatore, vincendo una Mitropa Cup alla guida dell&#8217;Austria Vienna. Jenő scapperà poi negli Stati Uniti durante la guerra.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Neco</em> <em>(Brasile, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1920: José Piendibene</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="192" height="263" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/download-1.jpg" alt="" class="wp-image-3536" style="width:165px;height:226px"/></figure>



<p><strong>1° JOSÉ PIENDIBENE</strong> <em>(Uruguay, attaccante)</em><br>Dopo qualche piazzamento, ecco a 30 anni il meritato primo posto. Nel 1920 guida l&#8217;Uruguay al successo in Coppa América (la terza in carriera per Piendibene), e viene eletto miglior giocatore. Come già detto, si tratta di un attaccante decisamente atipico, un regista avanzato più che un mero finalizzatore. Scoperto da Juan Harley, padre tattico del calcio uruguagio, è molto considerato in tutto il Sudamerica. Persino i grandi rivali argentini in quegli anni lo ritengono il miglior calciatore al mondo. </p>



<p>2° <strong>Louis Van Hege</strong>&nbsp;<em>(Belgio, attaccante)</em><br>Uno dei più grandi stranieri nella storia del Milan: dal 1910 al 1917 in rossonero mette insieme qualcosa come 97 gol in 88 partite, pur non essendo nemmeno un centravanti classico, ma un attaccante a tutto tondo, bravo anche ad agire sull&#8217;esterno. Nel 1920 è uno dei grandi protagonisti del Belgio che vince l&#8217;oro olimpico a sorpresa, in finale contro la favorita Cecoslovacchia. La formazione boema va sotto 2-0 in finale dopo due reti discusse e resta in 10 al 40&#8242; per l&#8217;espulsione di Steiner: a quel punto si ritira e perde anche la medaglia d&#8217;argento. </p>



<p><strong>3° Ricardo Zamora</strong> <em>(Spagna, portiere)</em><br>A 19 anni vince con il Barcellona la Coppa del Re, in estate debutta alle Olimpiadi e trascina le Furie Rosse a una clamorosa medaglia d&#8217;argento, sfruttando la squalifica della Cecoslovacchia. Talento naturale, parate d&#8217;istinto, sovente con la mano di richiamo, personalità straripante, senso del piazzamento regale. È destinato non solo a dominare il decennio nel ruolo, ma anche a rivoluzionarlo in un modo unico.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>György Orth</em> <em>(Ungheria, mezzala)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1921: Julio Libonatti</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="318" height="351" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Julio_Libonatti.jpg" alt="" class="wp-image-3547" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Julio_Libonatti.jpg 318w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Julio_Libonatti-272x300.jpg 272w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" /></figure>



<p><strong>1° JULIO LIBONATTI</strong> <em>(Argentina, centravanti)</em><br>Rapido, tecnico e mortifero. Fa grande l&#8217;Argentina e poi l&#8217;Italia, dove conquista uno scudetto con il Torino da capocannoniere e forma con Baloncieri e Rossetti un trio delle meraviglie. Il 1921 lo consacra sul proscenio internazionale a soli 20 anni: con il Newell&#8217;s Old Boys vince la Coppa Ibarguren e Nicasio Vila; con la nazionale si porta a casa da capocannoniere la Coppa América, la prima per l&#8217;Argentina dopo alcuni tentativi andati a vuoto. È suo per altro il gol che serve per battere l&#8217;Uruguay nell&#8217;ultimo decisivo incontro.</p>



<p><strong>2° <strong>Arhur Friedenreich</strong> </strong><em>(Brasile, centravanti)</em><strong><br></strong>Altra annata realizzativa sontuosa per il bomber brasiliano, che segna 35 reti nel campionato Paulista, il suo massimo in carriera. L&#8217;anno seguente Friedenreich rivincerà la Coppa América, ma non scenderà mai in campo: il presidente del Brasile Epitacio Pessoa vieterà infatti ai calciatori di colore di prendere parte alla manifestazione, specchio del razzismo dilagante che si annidava all&#8217;epoca nel Paese sudamericano.</p>



<p><strong>3° Américo Tesoriere</strong> <em>(Argentina, portiere)</em><br>Uno dei più grandi portieri nella storia del calcio argentino. Soprannominato “La Gloria”, è il sommo guardiano del Boca Juniors tra gli anni 10 e &#8217;20 e con gli <em>Xeneizes</em> conquista 5 scudetti. Nella Coppa América del 1921 è con Libonatti il grande protagonista della vittoria argentina, mantenendo la sua porta inviolata in tutti gli incontri. Vivrà un altro momento di fama nella Coppa América del 1924 quando parerà di tutto nel match contro l&#8217;Uruguay (0-0) e verrà portato in trionfo dagli stessi tifosi uruguagi come riconoscimento della sua bravura.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Héctor Scarone (Uruguay, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1922: Manuel Seoane</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="258" height="300" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Seoane_color_1923.jpg" alt="" class="wp-image-3549" style="width:170px"/></figure>



<p><strong>1° MANUEL SEOANE</strong> <em>(Argentina, centravanti)</em><br>Con Friedenreich e Scarone probabilmente il più forte calciatore della prima metà degli anni &#8217;20. Potente, tecnico, realizzatore implacabile, ma anche insospettabile uomo-assist. Per anni lo spauracchio principe delle difese argentine e sudamericane. Nel 1922 è un uragano, non si può semplicemente fermare: 55 (!) gol in 40 partite di campionato che valgono ovviamente per il suo Independiente il titolo nazionale.</p>



<p><strong><strong>2° <strong>György Orth</strong></strong></strong> <em>(Ungheria, mezzala)</em><strong><strong><br></strong></strong>Mezzala dal tocco raffinato e dall&#8217;ampia visione di gioco, nei primi anni &#8217;20 è considerato uno dei migliori giocatori d&#8217;Europa, se non a tratti il numero uno. Vedrà la sua carriera interrompersi bruscamente a 26 anni dopo un intervento proditorio di un difensore austriaco, Tandler, in un match internazionale. Nel 1922 si porta a casa per il terzo anno consecutivo il campionato ungherese con l&#8217;Mtk Budapest e per il terzo anno consecutivo è capocannoniere.</p>



<p><strong>3° Karel Pešek-Kada</strong> <em><em>(Cecoslovacchia, mediano)</em></em><br>Con Orth è considerato nei primi anni &#8217;20 il miglior giocatore europeo, fulcro del formidabile Sparta Praga (chiamato non a caso Iron Sparta) che nel 1922 conquista il campionato vincendo tutte le partite. Di quella squadra &#8211; dove brilla anche il bomber Antonín Janda &#8211; Pešek Kada è il leader tecnico e mentale. Giocherà due Olimpiadi con la Cecoslovacchia nel 1920 e nel 1924. Sempre ai Giochi del 1920 fa parte anche della nazionale di hockey, a dimostrazione di una poliedricità davvero notevole.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Duncan Walker</em> <em>(Scozia, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/29/hector-scarone-il-migliore-di-tutti-senza-la-televisione.html">1923: Héctor Scarone</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="374" height="374" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/hector-scarone.jpg" alt="" class="wp-image-3692" style="width:190px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/hector-scarone.jpg 374w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/hector-scarone-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/hector-scarone-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 374px) 100vw, 374px" /></figure>



<p><strong>1° HÉCTOR SCARONE</strong> <em>(Uruguay, attaccante)</em><br>Il suo sbarco sulla scena mondiale porta il calcio in una nuova era. Se gli anni &#8217;10 vedono l&#8217;avvento di fuoriclasse fuori dalla penisola britannica, gli anni &#8217;20 assistono alla nascita del primo vero fenomeno, uno dei più grandi di sempre: Héctor Scarone. Ancora non si è visto un giocatore fare con il pallone ciò che è in grado di fare lui. Il suo campionario tecnico è sterminato: talento naturale, controllo di palla, dribbling, tiro, personalità, continuità e capacità di incidere in modo clamoroso nei momenti topici. È il Messi degli anni &#8217;20, fuoriclasse globale a cui tutti si inchinano e che tutti ricoprono di elogi &#8211; da Meazza a Zamora, da Bernabeu a Monti, fino agli addetti ai lavori sudamericani. Il 1923 lo vede vincere il campionato uruguaiano (arriverà a metterne in fila otto) con 35 gol in 26 incontri, a cui aggiunge il suo secondo successo in Coppa América alla guida della “Celeste”.</p>



<p><strong>2° Charlie Buchan</strong> <em>(Inghilterra, attaccante)</em><br>Attaccante elegante e tecnico, una rarità nel calcio inglese abituato a numeri 9 potenti e che badano al sodo. Cresciuto nell&#8217;Arsenal, passa al Sunderland nel 1911 e vince il campionato nel 1913. Nel 1923, a 32 anni, vive il suo momento magico portando la sua squadra di nuovo a un passo dal titolo (seconda dietro al Liverpool) e laureandosi capocannoniere della First Division con 30 reti. Sembra finito, ma 34enne accetta un nuovo trasferimento all&#8217;Arsenal e sarà fondamentale da centromediano alla pianificazione della grande squadra ideata da Herbert Chapman che cambierà il calcio. </p>



<p><strong>3° Domingo Tarasconi</strong> <em>(Argentina, attaccante)</em><br>Potenza, velocità e istinto del gol, è considerato uno dei massimi giocatori nella storia del Boca Juniors, è l&#8217;idolo di Josè Manuel Moreno, futuro enorme fuoriclasse del calcio albiceleste. Nel 1923 contribuisce al successo in campionato degli <em>Xeneizes</em> con una stagione da 40 reti e il titolo di capocannoniere. </p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>José Nasazzi (Uruguay, difensore)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1924: José Leandro Andrade</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="332" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Andrade_urug.jpg" alt="" class="wp-image-3695" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Andrade_urug.jpg 332w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/Andrade_urug-195x300.jpg 195w" sizes="(max-width: 332px) 100vw, 332px" /></figure>



<p><strong>1° JOSÉ LEANDRO ANDRADE</strong> <em>(Uruguay, mediano laterale)</em><br>Da Scarone ad Andrade, l&#8217;altro grande fenomeno del calcio uruguaiano del decennio che sale in cima al mondo. A 23 anni il colored dell&#8217;Uruguay diventa la stella delle Olimpiadi di Parigi, la prima grande kermesse di stampo globale del circo pallonaro, che porta la piccola nazione sudamericana all&#8217;oro. Andrade è un mediano laterale metodista &#8211; in epoca moderna un terzino fluidificante &#8211; che non si limita a chiudere sull&#8217;ala mancina avversaria, ma costruisce il gioco e spinge lungo tutta la fascia. A Parigi incanta con una serie di prestazioni favolose e la gente lo ribattezza “La Meraviglia Nera”. Genio maledetto &#8211; fuori dal campo si concede belle donne, alcol e vizi a volontà &#8211; morirà povero e in miseria.</p>



<p><strong>2° Pedro Petrone</strong> <em>(Uruguay, centravanti)</em><br>Veloce e potente, con il gol sempre in canna. È l&#8217;“Artilhero” Petrone, il bomber dell&#8217;Uruguay degli Invincibili. Nasazzi leader carismatico, Andrade stantuffo inesauribile, Scarone creatore di gioco e lui finalizzatore implacabile: un poker da leggenda. Alle Olimpiadi di Parigi si laurea capocannoniere della manifestazione con 7 reti. E non contento, nella Coppa América giocata tra ottobre e novembre &#8211; e vinta tanto per cambiare dal suo Uruguay &#8211; conquista ancora la classifica marcatori e il premio di miglior giocatore.</p>



<p><strong>3° Héctor Scarone</strong> <em>(Uruguay, attaccante)</em><br>Ancora una stagione sopra le righe per “il Mago”, uno dei suoi tanti soprannomi insieme a “Gardel del calcio” e semplicemente “El mejor jugador del mundo”: 32 reti in campionato, ancora campione d&#8217;Uruguay, grande protagonista sia nella Coppa América vinta che all&#8217;Olimpiade parigina, dove realizza 5 gol. Tre giocatori dell&#8217;Uruguay nei primi tre posti: la Celeste domina quegli anni senza possibilità di replica.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Max Abegglen (Svizzera, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1925: Héctor Scarone</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="374" height="374" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/hector-scarone.jpg" alt="" class="wp-image-3692" style="width:190px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/hector-scarone.jpg 374w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/hector-scarone-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/hector-scarone-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 374px) 100vw, 374px" /></figure>



<p><strong>1° HÉCTOR SCARONE</strong> <em>(Uruguay, attaccante)</em><br>Forse la miglior annata in carriera per il fenomeno uruguagio, che conquista il suo secondo Pallone d&#8217;Oro, raggiungendo Imre Schlosser: in campionato tocca la disarmante cifra di 46 gol in 26 incontri. Il suo Nacional, che costituisce l&#8217;intelaiatura della Celeste, disputa una tournée in Europa in cui regala spettacolo e vittorie. Scarone è la stella assoluta e realizza 29 reti in 38 incontri, incantando anche il pubblico e la critica del vecchio continente. Il Barcellona lo convince a rimanere.</p>



<p><strong>2° Manuel Seoane</strong> <em>(Argentina, centravanti)</em><br>L&#8217;Uruguay ha Scarone, l&#8217;Argentina risponde con Seoane. Anche lui nel 1925 partecipa a una tournée in Europa con il Boca Juniors e realizza 16 reti. In più, trascina di peso l&#8217;Argentina al successo in Coppa América (orfana però in quell&#8217;occasione dei campioni dell&#8217;Uruguay): Seoane si prende letteralmente la scena segnando 6 reti e vincendo anche il premio di miglior giocatore.</p>



<p><strong>3° Archibald Stark </strong><em>(Stati Uniti, centravanti)</em><br>Un nome decisamente poco noto agli <em>aficionados</em> del calcio. Inevitabile perché il giocatore nativo di Glasgow, ma naturalizzato americano, milita per tutta la carriera in America. Perché merita il gradino più basso del podio nel 1925? Perché con la maglia del Bethlehem Steel segna 67 gol in campionato e per quanto gli Stati Uniti siano periferia del calcio si tratta comunque di un record ancora oggi imbattuto. In tutta l&#8217;anno tocca quota 70: in questo caso il primato sarà migliorato prima da Josef Bican nel 1944 (76), poi da Gerd Müller nel 1972 (85) e infine da Leo Messi nel 2012 (91).</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:<em> </em></strong><em>Josep Samitier (Spagna, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1926: Héctor Scarone</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="374" height="374" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/hector-scarone.jpg" alt="" class="wp-image-3692" style="width:190px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/hector-scarone.jpg 374w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/hector-scarone-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/hector-scarone-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 374px) 100vw, 374px" /></figure>



<p><strong>1° HÉCTOR SCARONE</strong> <em>(Uruguay, attaccante)</em><br>Universalmente riconosciuto come il miglior calciatore del mondo, Scarone vive un altro anno da applausi. Si trasferisce al Barcellona, segna 6 reti in 9 partite ufficiali e vince la Coppa del Re. Il club blaugrana vuole trasformarlo in uno dei primi giocatori professionisti, costruendo su di lui e Samitier una squadra senza rivali in Europa: la società gli sottopone così un ingaggio faraonico, ma Scarone rifiuta. Perché se diventasse un professionista dovrebbe per sempre rinunciare alla possibilità di giocare le Olimpiadi del 1928 con l&#8217;Uruguay (a quei tempi la massima competizione calcistica mondiale) aperte solo ad atleti dilettanti, che erano ancora quasi la totalità. Scarone torna così in Uruguay e chiude la stagione con il Nacional racimolando 15 reti in 20 incontri. La ciliegina sul suo anno è la Coppa América: segna 5 reti e trascina l&#8217;Uruguay a un nuovo trionfo. Nella nostra carrellata conquista il suo terzo Pallone d&#8217;oro, staccando Imre Schlosser, fermo a due. </p>



<p><strong>2° Ferenc Hirzer</strong> <em>(Ungheria, attaccante)</em><br>La “Gazzella”, questo il suo soprannome. Primo idolo dell&#8217;avvocato Gianni Agnelli, primo grande straniero nella storia della Juventus. Arriva in bianconero dall&#8217;Ungheria nell&#8217;estate 1925 a 23 anni. La prima stagione, quella 1925/26 che lo porta al nostro Pallone d&#8217;argento, è un portento: realizza 37 reti in 26 incontri e guida la Juve al tricolore. Più travagliato il secondo anno, condito comunque da 15 gol in 17 incontri. Poi torna in patria.</p>



<p><strong>3° Manuel Seoane</strong><em> (Argentina, attaccante)</em><br>Immancabile anche la sua presenza: la sfida a distanza tra lui e Scarone per la palma di miglior calciatore del pianeta è il primo grande duello su scala globale, alimentato anche dal perenne confronto Uruguay vs Argentina. In questa stagione Seoane rivince il titolo nazionale con il suo Independiente laureandosi capocannoniere con 29 reti.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>José Leandro Andrade (Uruguay, mediano laterale)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1927: Jimmy McGrory</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="580" height="580" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/g7wqxs10tjbe2lpnqqfv.jpg" alt="" class="wp-image-3706" style="width:190px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/g7wqxs10tjbe2lpnqqfv.jpg 580w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/g7wqxs10tjbe2lpnqqfv-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/g7wqxs10tjbe2lpnqqfv-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 580px) 100vw, 580px" /></figure>



<p><strong>1° JIMMY MCGRORY</strong> <em>(Scozia, centravanti)</em><br>Il lungo dominio sudamericano, che dura dal 1918, è interrotto da un poderoso centrattacco scozzese di 23 anni. Nessuno nel calcio britannico segnerà più reti: 550. Fortissimo di testa, opportunista nato, McGrory in area non lascia scampo. È il primo in Europa a sfondare per due anni consecutivi il muro delle 50 reti. La stagione 1926-27 lo vede consacrarsi al livello più alto: 48 gol in campionato, 59 in totale, con il Celtic vince il “double” campionato-coppa nazionale.</p>



<p><strong>2° Hughie Gallagher</strong> <em>(Scozia, centravanti)</em><br>È un dominio scozzese. Mentre McGrory aggiorna la tabella dei record in Scozia, in Inghilterra un altro bomber scozzese come Hughie Gallagher, 25 anni, domina in Inghilterra. Nel Newcastle disputa un&#8217;annata da sogno, 39 reti in 41 presenze, e guida i Magpies al titolo. Segnerà 100 club con il club inglese, diventando un idolo indiscusso. Il suo dopocalcio non sarà così fortunato: perderà la moglie per un cancro e morirà suicida.</p>



<p>3° <strong>Josef Silný</strong> <em>(Cecoslovacchia, attaccante)</em><br>Nell&#8217;Europa continentale nasce la Mitropa Cup (o Coppa dell&#8217;Europa Centrale), l&#8217;antenata della Coppa dei Campioni, che raduna ogni anno le migliori formazioni di club dei Paesi mitteleuropei. Dal 1929 parteciperà anche l&#8217;Italia. La prima edizione viene vinta dallo Sparta Praga, che presenta ancora qualche reduce della straordinaria formazione che ha dominato i primi anni &#8217;20 (tra cui la stella Karel Pešek-Kád&#8217;a), ma si avvale anche di nuovi assi. Su tutti Josef Silný, attaccante completo, che sa fare di tutto e che trascina i praghesi al titolo con 5 reti che gli valgono anche la corona di re dei bomber.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Manuel Seoane (Argentina, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1928: William “Dixie” Dean</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="306" height="423" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/article-2511992-0006120400000C1D-971_306x423.jpg" alt="" class="wp-image-3710" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/article-2511992-0006120400000C1D-971_306x423.jpg 306w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/article-2511992-0006120400000C1D-971_306x423-217x300.jpg 217w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></figure>



<p><strong>1° WILLIAM “DIXIE” DEAN</strong> <em>(Inghilterra, centravanti)</em><br>L&#8217;Inghilterra scopre non un centravanti, ma il centravanti, il più grande della sua storia: William “Dixie” Dean, autentico mito anche oggi che è passato quasi un secolo. L&#8217;Everton lo paga profumatamente dal Tranmere Rovers nel 1925, quando “Dixie” ha soli 18 anni, e ne ricava dividendi: a 21 il centravanti supera già la soglia dei 100 gol in First Division, un record. Ne segnerà 310 in tutto, terzo di sempre dopo Jimmy Greaves (357) e Steve Bloomer (314), ma con una media-gol migliore di entrambi: 0,86 contro lo 0,69 di Greaves e lo 0,59 di Bloomer. Il 1927-28 vede Dean spingersi oltre ogni limite: segna 60 gol in campionato in 39 presenze e ovviamente l&#8217;Everton vince il titolo.</p>



<p><strong>2° Héctor Scarone</strong> <em>(Uruguay, attaccante)</em><br>Tornato in patria, il Mago si presenta tirato a lucido ai Giochi di Amsterdam 1928 e mantiene la promessa: trascina l&#8217;Uruguay al secondo oro olimpico consecutivo al termine di una competizione in cui come un diesel parte piano, ma carbura strada facendo. Migliore in campo nella durissima semifinale con l&#8217;Italia, migliore in campo nella finale (ripetizione dopo l&#8217;1-1 del primo match in cui lui è assente per infortunio) contro gli arci rivali dell&#8217;Argentina. Prima serve l&#8217;assist per la rete di Figueroa, poi si mette in proprio e realizza la rete decisiva con un tiro pazzesco dal limite. Due anni dopo chiuderà il cerchio, a 32 anni, vincendo il primo Mondiale FIFA della storia e spenderà gli ultimi scampoli di una carriera leggendaria in Italia: uno all&#8217;Inter e due al Palermo.</p>



<p><strong>3° József Takács</strong> <em>(Ungheria, centravanti)</em><br>Chiamatelo Triplete ante litteram. È ciò che fa il Ferencvaros in Europa nella stagione 1927-28. Vince campionato, coppa nazionale e Mitropa Cup. E il suo uomo in più è József Takács, una sorta di Milito interista del 2009-10. Takács si laurea capocannoniere della Prima divisione magiara con 31 reti e capocannoniere della Mitropa con la bellezza di 10 realizzazioni, di cui tre nella finale di andata contro il Rapid Vienna, terminata 7-1 e che rende superfluo il match di ritorno in Austria (terminato per la cronaca 5-3 per gli austriaci).</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Adolfo Baloncieri (Italia, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1929: Ricardo Zamora </h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="376" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/9-EuroTw-13.jpg" alt="" class="wp-image-3714" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/9-EuroTw-13.jpg 376w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/9-EuroTw-13-226x300.jpg 226w" sizes="(max-width: 376px) 100vw, 376px" /></figure>



<p><strong>1° RICARDO ZAMORA</strong> <em>(Spagna, portiere)</em><br>La storia è scritta. Un portiere, il “Divino” Zamora, vince il Pallone d&#8217;Oro e per raggiungere un simile traguardo serve una stagione straordinaria. È quella che vede protagonista il 28enne spagnolo, probabilmente con Scarone e il nostro Meazza il più grande calciatore dell&#8217;anteguerra. Zamora, come già spiegato, rivoluziona il ruolo di portiere, che grazie a lui entra nell&#8217;epoca moderna: uscite, parate in tuffo, urla ai compagni, dominio dell&#8217;area. Dicono abbia doti mesmeriche e ipnotizzi gli attaccanti (tra cui Meazza, che in match ufficiali non riuscirà mai a fargli gol). In realtà le qualità di Zamora sono frutto di riflessi clamorosi e un senso della posizione unico. Cresciuto nel Barcellona, passa nel 1922 all&#8217;Espanyol e nel 1930 al Real Madrid, pagato a peso d&#8217;oro e diventando il primo calciatore professionista di Spagna. Il 1929 lo vede vincere la Coppa Catalana e la Coppa del Re con l&#8217;Espanyol e soprattutto fermare gli inglesi in un&#8217;amichevole che fa epoca: la Spagna è la prima nazionale a superare i maestri, vincendo 4-3, e lo fa grazie a Zamora. Piccolo particolare: il portiere durante l&#8217;incontro si rompe lo sterno, ma continua a giocare e nonostante il dolore salva più volte la propria porta con parate fuori dall&#8217;ordinario&#8230;</p>



<p><strong>2° Manuel Ferreira</strong> <em>(Argentina, attaccante)</em><br>Leader tecnico dell&#8217;Estudiantes de La Plata, la squadra dei “Professori” (così chiamati perché sul campo danno lezioni a tutti), Manuel Ferreira è un attaccante atipico. Un po&#8217; come era stato Piendibene in Uruguay, un po&#8217; come sarà Pedernera negli anni &#8217;40, ama partire dalla posizione centrale, arretrare per impostare il gioco oppure allargarsi sulle fasce. Fulcro dell&#8217;Argentina che nel 1928 vince l&#8217;argento olimpico alle spalle dell&#8217;Uruguay, nel 1929 diventa capitano dell&#8217;Albiceleste e si porta a casa la Coppa América con tanto di premio di miglior giocatore. Nel Mondiale dell&#8217;anno seguente Ferreira sarà ancora il punto di riferimento della nazionale argentina, che però ancora una volta giungerà seconda dietro agli avversari di una vita.</p>



<p><strong>3° Angelo Schiavio</strong><em> (Italia, centravanti)</em><br>Il calcio italiano inizia ad avvicinare le big d&#8217;Europa e del Sudamerica. Dopo il 4° posto di Baloncieri, sommo regista del Torino che nel 1928 vince lo scudetto a quota 31 gol e guida l&#8217;Italia al bronzo olimpico, il 1929 vede ai massimi livelli Angelo Schiavio. Il bomber del Bologna ne mette 29 in 29 incontri, capocannoniere del campionato e campione d&#8217;Italia alla guida del suo Bologna. La squadra emiliana continuerà a dominare &#8211; nel segno di Schiavio, ma non solo &#8211; i primi anni &#8217;30 portandosi a casa anche due edizioni della Coppa Mitropa.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>István Avar (Ungheria, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1930: José Nasazzi</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="290" height="436" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Jose_nasazzi_urug.jpg" alt="" class="wp-image-3720" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Jose_nasazzi_urug.jpg 290w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Jose_nasazzi_urug-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" /></figure>



<p><strong>1° JOSÉ NASAZZI</strong> <em>(Uruguay, difensore)</em><br>Da un portiere a un difensore, il leader carismatico dell&#8217;Uruguay José Nasazzi. Terzino metodista &#8211; in epoca moderna un centrale difensivo &#8211; Nasazzi è il giocatore uruguagio più continuo e che offre il miglior rendimento nel successo iridato del 1930. Una sola sbavatura, in finale con l&#8217;Argentina, quando si fa scappare il centravanti argentino Guillermo Stábile per il gol del momentano 1-1. Ma è l&#8217;unica macchia in una finale che l&#8217;Uruguay ribalta soprattutto grazie a lui, alle sue urla per incitare i compagni, ai suoi prodigiosi recuperi, al suo regale senso della posizione. Se Andrade è il simbolo dell&#8217;oro olimpico del 1924 e Scarone dell&#8217;oro olimpico del 1928, Nasazzi è l&#8217;emblema del trionfo del 1930. </p>



<p><strong>2° Giuseppe Meazza</strong> <em>(Italia, centravanti/attaccante)</em><br>Il mondo assiste alla nascita di un nuovo fenomeno, l&#8217;erede naturale di Scarone per completezza di risorse e qualità tecniche, il dominatore assoluto degli anni &#8217;30. Scarone è proprio l&#8217;idolo di Meazza e tra i due c&#8217;è anche una sorta di passaggio di consegne visto che per una stagione (1931-32) il vecchio maestro e il giovane allievo sono compagni nell&#8217;Inter. A 20 anni Meazza disputa una stagione pazzesca, mancando l&#8217;oro solo perché nasce la competizione calcistica più importante, il Mondiale, ed è inevitabile premiare chi brilla in quel contesto. Il 20enne <em>Peppìn</em> si fa notare in patria con un&#8217;annata da 31 reti in 33 incontri, titolo di capocannoniere e scudetto nell&#8217;Ambrosiana Inter. Sul suolo internazionale vince la classifica marcatori della Mitropa Cup mentre in nazionale segna 6 reti nelle prime 5 apparizioni, tra cui una favolosa tripletta all&#8217;Ungheria in Coppa Internazionale, che dà agli azzurri il successo nella competizione, antesignana dei moderni Europei.</p>



<p><strong>3° Josef Smistik</strong> <em>(Austria, mediano)</em><br>Polmone e cervello del Rapid Vienna che nel 1930 vince tutto: campione d&#8217;Austria e d&#8217;Europa, dopo aver sconfitto nella finale della Mitropa Cup lo Sparta Praga di Raimond Braine. Smistik nella finale di ritorno è decisivo anche sul piano realizzativo perché un suo gol limita la sconfitta per 3-2 e consente agli austriaci di arpionare il titolo dopo la vittoria per 2-0 conseguita all&#8217;andata. Il centromediano sarà anche uno dei principali protagonisti del <em>Wunderteam</em> di Hugo Meisl che incanta il continente nei primi anni &#8217;30.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Josef Košťálek</em> <em>(Cecoslovacchia, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1931: Raimundo Orsi</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="285" height="407" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Mumo-Orsi-Juventus.jpg" alt="" class="wp-image-3724" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Mumo-Orsi-Juventus.jpg 285w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Mumo-Orsi-Juventus-210x300.jpg 210w" sizes="(max-width: 285px) 100vw, 285px" /></figure>



<p><strong>1° RAIMUNDO ORSI </strong><em>(Argentina, ala)</em><br>Già grande protagonista in Argentina, in particolare alle Olimpiadi del 1928 che lo vedono brillare ai massimi livelli, Raimundo “Mumo” Orsi si trasferisce in Italia, pagato a peso d&#8217;oro dalla Juventus. E in bianconero incanta: 5 scudetti consecutivi, genio e sregolatezza di una squadra fortissima e che costituisce lo zoccolo d&#8217;oro della nazionale di Vittorio Pozzo. Ala sinistra dal dribbling imprendibile, specialista nei tiri da calcio d&#8217;angolo, Orsi nel 1930-31 disputa un&#8217;annata sensazionale anche sul piano realizzativo, arrivando a segnare la bellezza di 20 reti, un bottino notevole per un esterno offensivo. Gol che diventano fondamentali per trascinare la Juve al tricolore.</p>



<p><strong>2° Alex James</strong> <em>(Scozia, centrocampista/<em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Leader del grande Arsenal di Chapman, che conquista il primo campionato inglese della sua storia. Una squadra che domina gli anni &#8217;30 in Inghilterra (si porterà a casa un totale di 5 scudetti e 2 FA Cup), ma non si limita ai risultati: rivoluziona totalmente il modo di stare in campo. Merito del suo allenatore, Herbert Chapman, che per ovviare alla regola del fuorigioco inventa un nuovo modulo: i terzini da centrali e senza compiti di marcatura si allargano sulle ali; il centromediano arretra sulla loro linea e diventa il fulcro del reparto marcando il centravanti avversario; i mediani da laterali vengono spostati in mezzo per controllare le due mezzali. Dal 2-3-2-3 del Metodo si passa al 3-2-2-3 del Sistema, con il centrocampo che diventa il nuovo settore chiave della manovra. Lo scozzese Alex James, ex attaccante, viene portato da Chapman a costruire i fili del gioco sulla linea mediana, una sorta di Schiaffino o Suárez interista dell&#8217;anteguerra. Da quella posizione raffina il gioco, scala in difesa, lancia e serve assist agli attaccanti. </p>



<p><strong>3° Giovanni Ferrari </strong><em>(Italia, centrocampista</em>/<em><em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>È un po&#8217; l&#8217;Alex James italiano perché per quanto Ferrari giochi nel Metodo le sue caratteristiche sono più quelle del centrocampista di spola e regia che della mezzala metodista che agisce molto vicina alla porta. Giocatore capace di fare tutto, nel campionato 1930-31 segna 16 reti ed è decisivo per lo scudetto juventino. Forse più apprezzato all&#8217;estero che in patria, è uno dei segreti dell&#8217;Italia bi-mondiale di Pozzo e un elemento oggi un po&#8217; sottovalutato. Il suo palmares è sconfinato: 8 scudetti in tre squadre diverse (oltre ai 5 in maglia Juventus, ne vince 2 all&#8217;Inter e uno al Bologna), 2 Coppe Italia, 2 Mondiali, una Coppa Internazionale.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Alberto Zozaya (Argentina, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/07/matthias-sindelar-verita-mezze-verita-e-bugie.html">1932: Matthias Sindelar</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="389" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/unnamed.jpg" alt="" class="wp-image-3727" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/unnamed.jpg 389w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-228x300.jpg 228w" sizes="(max-width: 389px) 100vw, 389px" /></figure>



<p><strong>1° MATTHIAS SINDELAR</strong> <em>(Austria, attaccante)</em><br>Il grande rivale di Meazza nel calcio europeo degli anni &#8217;30. Un duello che rispecchia le differenti vedute della scuola italiana e austriaca: da un lato, il pragmatismo e la concretezza azzurra; dall&#8217;altra la raffinatezza e l&#8217;estetica degli ex padroni dell&#8217;Impero asburgico. Sindelar, chiamato il “Mozart del Gol” e “Cartavelina” per via della sua corporatura esile e dei suoi movimenti sinuosi, è la stella della grande Austria di Hugo Meisl. Nel 1932, a 29 anni, disputa una stagione eccezionale, guidando l&#8217;Austria al trionfo in Coppa Internazionale con 4 reti in 5 partite. Sempre nel 1932 disputa forse il match più bello della sua carriera, realizzando una tripletta sensazionale nell&#8217;8-2 con cui il <em>Wunderteam</em> umilia la quotata Ungheria.</p>



<p><strong>2° Bernabé Ferreyra</strong> <em>(Argentina, attaccante)</em><br>Detto “La Fiera”, centravanti di disumana potenza e clamorose medie realizzative, nel campionato argentino segnerà qualcosa come 206 reti in 197 partite, vincendo tre scudetti tutti nel River Plate. Il primo nel 1931-32 è anche il più elettrizzante perché Ferreyra mette dentro 43 reti (!). Meno fortunata la sua esperienza in nazionale, con un solo gol in 4 apparizioni.</p>



<p><strong>3° William “Dixie” Dean</strong> <em>(Inghilterra, centravanti)</em><br>Un&#8217;altra stagione mostruosa per il re inglese del gol. Il suo Everton retrocede clamorosamente in Seconda divisione nel 1930, lui lo riporta subito in First Division e nel 1931-32 lo guida a una nuova portentosa affermazione in campionato. Vittoria ovviamente nel segno di Dean, che tocca quota 45 gol in 38 incontri. Non siamo ai 60 del 1928, ma non ci andiamo molto lontano&#8230;</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Raimundo Orsi (Argentina, ala)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1933: Matthias Sindelar</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="389" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/unnamed.jpg" alt="" class="wp-image-3727" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/unnamed.jpg 389w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-228x300.jpg 228w" sizes="(max-width: 389px) 100vw, 389px" /></figure>



<p><strong>1° MATTHIAS SINDELAR</strong> <em>(Austria, attaccante)</em><br>Dalla Coppa Internazionale alla Coppa Mitropa: Sindelar domina i primi anni &#8217;30 a livello europeo dall&#8217;alto di prestazioni sontuose e si porta a casa la competizione di club più ambita del Vecchio Continente alla guida dell&#8217;Austria Vienna. Dopo aver demolito in semifinale la Juventus di Orsi e Ferrari (nella gara di andata finita 3-0 realizza una doppietta, rendendo ininfluente l&#8217;1-1 del ritorno), in finale vince la sfida a distanza con l&#8217;Ambrosiana Inter di Meazza. La partita di andata vede un&#8217;affermazione per 2-1 dei nerazzurri di casa, con Sindelar che firma l&#8217;assist per la rete dei suoi. Al ritorno “Cartavelina” si erge a indiscusso protagonista e realizza tutte e tre le reti nel 3-1 conclusivo.</p>



<p><strong>2° Ricardo Zamora</strong> <em>(Spagna, portiere)</em><br>Trasferitosi al Real Madrid nel 1930 e pagato a peso d&#8217;oro dai <em>Blancos</em>, “il Divino” vince il campionato spagnolo nel 1932 e nel 1933, disputando due annate sensazionali: nella prima stagione subisce appena 15 reti, nella seconda 17, a conferma di qualità eccezionali non solo del pacchetto arretrato <em>merengue</em> (con il duo Ciriaco-Quincoces), ma anche di Zamora, che conquista a mani basse il premio di miglior portiere. È un fuoriclasse riconosciuto in tutto il mondo come tale, l&#8217;unico portiere la cui fama è pari nel Vecchio Continente a quella dei migliori attaccanti, da Meazza a Sindelar, da Orsi a Braine.</p>



<p><strong>3° Cliff Bastin</strong> <em>(Inghilterra, ala)</em><br>Spettacolare ala mancina, dotata di qualità di dribbling e di tiro notevoli, una delle stelle del meraviglioso Arsenal del periodo. A 21 anni, nel 1932-33, vive un&#8217;annata da record, andando in gol per ben 33 volte e guidando i <em>Gunners</em> al secondo titolo della loro storia. È una stagione da incorniciare per l&#8217;Arsenal che arriva a segnare ben 118 reti in 42 partite esprimendo un calcio offensivo, potente e moderno.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Giuseppe Meazza (Italia, centravanti/attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2021/12/14/giuseppe-meazza-il-mito-dellitalia-pallonara.html">1934: Giuseppe Meazza</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="420" height="621" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Giuseppe_Meazza_1935.jpg" alt="" class="wp-image-3734" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Giuseppe_Meazza_1935.jpg 420w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Giuseppe_Meazza_1935-203x300.jpg 203w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></figure>



<p><strong>1° GIUSEPPE MEAZZA</strong><em> (Italia, centravanti/attaccante)</em><br>L&#8217;Italia organizza il Mondiale e lo vince. L&#8217;uomo simbolo degli azzurri non può che essere lui: Giuseppe Meazza. A 24 anni è oramai un campione maturo e affermato, un leader. Dopo l&#8217;ennesima stagione in doppia-doppia all&#8217;Ambrosiana Inter (21 gol in campionato), “il Balilla”, che in nazionale non gioca da centravanti come nel club ma da mezzala, da uomo dedito all&#8217;ultimo passaggio, si prende lo scettro sul proscenio iridato. Gol agli Stati Uniti negli ottavi, gol alla Spagna nei quarti, poi confeziona dietro le quinte i successi discussi e sofferti su Austria e Cecoslovacchia, che portano l&#8217;Italia al trionfo.</p>



<p><strong>2° Giovanni Ferrari</strong> <em>(Italia, centrocampista</em>/<em><em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Dopo il bronzo del 1932 ecco l&#8217;argento del 1934. Meazza&amp;Ferrari, la coppia più straordinaria nella storia del calcio italiano, il Messi e l&#8217;Iniesta degli anni &#8217;30, si completano a meraviglia: genio e razionalità, estro e metodo, velocità e sagacia tattica. Formidabili individualmente e inarrivabili in tandem. È sulla loro unione e sul loro affiatamento che Pozzo costruisce l&#8217;Italia bi-campione del mondo. Nella stagione 1933-34 Ferrari conquista l&#8217;ennesimo scudetto in maglia Juventus con 16 reti e disputa un grande Mondiale realizzando anche lui due gol e dirigendo il traffico con impeccabile maestria.</p>



<p><strong>3° Luisito Monti</strong> <em>(Argentina, centromediano)</em><br>Il più grande centromediano nella storia del Metodo, “doublo ancho” come lo chiamano in Argentina, per via del fisico tutt&#8217;altro che asciutto. Carriera longeva e vincente, architrave dell&#8217;Argentina vicecampione olimpica nel &#8217;28 e vicecampione mondiale nel &#8217;30, viene ingaggiato dalla Juve che sembra sul viale del tramonto. Invece diventa una colonna bianconera, solido e arcigno marcatore nonché primo regista del gioco. Naturalizzato italiano, Pozzo lo trasforma nel perno difensivo degli azzurri nel Mondiale &#8217;34. Con le buone e con le cattive tiene a bada lo spauracchio Sindelar nella combattutissima semifinale contro l&#8217;Austria, guadagnandosi anche lui un posto sotto le luci della ribalta.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Matthias Sindelar (Austria, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1935: Raymond Braine</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="247" height="350" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/brainefssj4.jpg" alt="" class="wp-image-3736" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/brainefssj4.jpg 247w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/brainefssj4-212x300.jpg 212w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /></figure>



<p><strong>1° RAYMOND BRAINE</strong> <em>(Belgio, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em><br>Un altro favoloso campione degli anni &#8217;30. Giocatore capace di fare tutto, mezzala di classe superiore, attaccante dall&#8217;innato fiuto per il gol. Primo professionista del suo Paese, pagato a peso d&#8217;oro dallo Sparta Praga, in Cecoslovacchia diventa un crack vincendo due campionati e due classifiche marcatori. Il 1935 lo consacra al massimo livello in Europa: con 7 gol, di cui 3 in finale (uno nella gara di andata e due in quella di ritorno) trascina i praghesi al successo nella Mitropa Cup in finale sul Ferencvaros.</p>



<p><strong>2° György Sárosi</strong> <em>(Ungheria, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em><br>L&#8217;Italia ha Meazza. L&#8217;Austria ha Sindelar. L&#8217;Ungheria ha Sárosi. Tre Paesi, tre scuole, tre fenomeni. Di tutti, lui è il più universale: sa giocare benissimo da centromediano, da mezzala e da attaccante. Spende tutta la carriera nel Ferencvaros e nel 1935 si consacra ai livelli più alti: perde la finale della Mitropa Cup contro lo Sparta Praga, ma si consola con il titolo di capocannoniere della manifestazione. E vince anche la classifica dei bomber nella Coppa Internazionale, dove però la sua Ungheria giunge terza alle spalle di Italia e Austria.</p>



<p><strong>3° Silvio Piola</strong> <em>(Italia, centravanti)</em><br>L&#8217;Italia è nel suo periodo aureo e produce campioni a getto continuo: l&#8217;ultimo arriva da Robbio Lomellina, un paese della pianura pavese, anche se la famiglia è vercellese. Si chiama Silvio Piola. Alto, dinoccolato, però dotato sul piano dei fondamentali e del gioco acrobatico. Nel 1935, a 23 anni, si prende la scena: chiude la stagione con 21 gol in serie A nella Lazio, Pozzo lo convoca in nazionale per un infortunio di Meazza e lui al debutto al Prater di Vienna contro la fortissima Austria realizza i due gol che consentono all&#8217;Italia di conquistare la Coppa Internazionale. Predestinato.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Ted Drake (Inghilterra, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1936: Giuseppe Meazza</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="420" height="621" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Giuseppe_Meazza_1935.jpg" alt="" class="wp-image-3734" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Giuseppe_Meazza_1935.jpg 420w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Giuseppe_Meazza_1935-203x300.jpg 203w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></figure>



<p><strong>1° GIUSEPPE MEAZZA</strong> <em>(Italia, centravanti/attaccante)</em><br>Secondo Pallone d&#8217;oro in tre anni. Perché anche se non vince nulla a livello di club, il 1936 di Meazza è da applausi: capocannoniere della serie A per la seconda volta con 25 reti, capocannoniere della Mitropa Cup, dove la sua Ambrosiana viene eliminata in semifinale dallo Sparta Praga, con addirittura 10 gol. E la forte sensazionale che nonostante una fitta concorrenza interna ed esterna (Ferrari, Braine, Sindelar, Piola, Sárosi, James, Lángara, Leônidas da Silva) il più forte calciatore d&#8217;Europa &#8211; e del mondo &#8211; sia lui.</p>



<p><strong>2° Matthias Sindelar<em> </em></strong><em>(Austria, attaccante)</em><br>Nel campionato austriaco agisce quasi più da regista, limitandosi a segnare appena 8 reti. Sul fronte interno si porta a casa comunque una Coppa nazionale. Ma è a livello internazionale che si scatena: vicecapocannoniere della Mitropa con 8 centri, guida la sua Austria Vienna alla seconda affermazione dopo una combattutissima finale contro i detentori dello Sparta Praga vincendo in questo modo la sfida diretta con Braine. </p>



<p><strong>3° Isidro Lángara</strong> <em>(Spagna, centravanti)</em><br>Il Piola di Spagna. Centravanti con il gol nel sangue, gli vengono accreditate in carriera oltre 900 reti non ufficiali. Capocannoniere in tre Paesi (Spagna, Argentina e Messico), protagonista anche con la maglia della nazionale iberica con l&#8217;eccezionale score di 17 reti in 12 incontri, nel 1936 conquista per la terza volta consecutiva il titolo di <em>Pichichi</em> della Liga con 27 gol, spingendo il suo Oviedo al terzo posto dietro all&#8217;Athletic Bilbao e al Real Madrid.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>György Sárosi (Ungheria, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2020/09/16/gyorgy-sarosi-simbolo-calcistico-dellungheria-pre-puskas.html">1937: György Sárosi </a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="280" height="440" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Sarosi_Gyorgy.jpg" alt="" class="wp-image-3742" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Sarosi_Gyorgy.jpg 280w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Sarosi_Gyorgy-191x300.jpg 191w" sizes="(max-width: 280px) 100vw, 280px" /></figure>



<p>1° <strong>G<strong>YÖRGY</strong> SÁROSI</strong> <em>(Ungheria, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em><br>Indimenticabile il 1937 per il campione ungherese: alla guida del Ferencvaros conquista finalmente il titolo nella Mitropa Cup, al termine di una finale pazzesca contro la Lazio di Silvio Piola in cui Sárosi domina. Nella gara di andata, terminata 4-2 per i magiari, il fuoriclasse del Ferencvaros realizza una tripletta. Al ritorno Sárosi ne mette due nel pirotecnico 5-4 che consegna la coppa ai suoi. In totale è capocannoniere della manifestazione con 12 centri. Sárosi è un protagonista enorme anche con la nazionale: in un 8-3 contro la Cecoslovacchia, match valido per la Coppa Internazionale, segna 7 (!) gol, toccando probabilmente il punto più alto della sua carriera.</p>



<p><strong>2° Arsenio Erico</strong> <em>(Paraguay, centravanti)</em><br>Il mondo assiste alla nascita di un nuovo centravanti dalle medie-gol irreali. È il paraguaiano Arsenio Erico, che gioca in Argentina nell&#8217;Independiente. A 22 anni, nel 1937, segna qualcosa come 47 gol in campionato (laureandosi ovviamente capocannoniere) in 34 partite. Scaltro, tecnico, veloce, opportunista, Erico diventerà il massimo goleador della Prima divisione argentina con 293 reti.</p>



<p><strong>3° Silvio Piola</strong> <em>(Italia, centravanti)</em><br>Primo titolo di miglior marcatore della serie A con 21 reti, Piola sfiora lo scudetto con la sua Lazio &#8211; preceduto di tre punti dal Bologna &#8211; e chiude al secondo posto la campagna europea nella Mitropa Cup: a fermare i biancocelesti a un passo dal sogno è il Ferencvaros di Sárosi. Piola è anche vice capocannoniere del torneo con 10 reti, sempre alle spalle del rivale ungherese. Atleta serio e rigoroso, estremamente longevo e capace di giocare a ottimi livelli fino al 1953-54, Piola è ancora oggi il massimo goleador della serie A con un bottino totale di 290 reti.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>José Manuel Moreno (Argentina, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1938: Giuseppe Meazza</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="420" height="621" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Giuseppe_Meazza_1935.jpg" alt="" class="wp-image-3734" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Giuseppe_Meazza_1935.jpg 420w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Giuseppe_Meazza_1935-203x300.jpg 203w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></figure>



<p><strong>1° GIUSEPPE MEAZZA</strong> <em>(Italia, centravanti/attaccante)</em><br>Anche Meazza, come il suo idolo Scarone, conquista per la terza volta il Pallone d&#8217;oro e il traguardo non è un caso visto che si tratta dei due massimi calciatori dell&#8217;anteguerra. Per il “Balilla” altra annata magica: campione d&#8217;Italia per la seconda volta con la sua Inter dopo il titolo del 1929-30, capocannoniere della serie A con 20 reti, splendido protagonista (probabilmente come prestazioni più ancora che nel 1934) del secondo titolo mondiale dell&#8217;Italia in Francia. Un successo che gli azzurri si prendono di forza in un clima reso infuocato dalle politiche del regime fascista di Benito Mussolini. La squadra di Pozzo però è troppo superiore in campo per qualsiasi avversario. Dopo qualche patimento iniziale con la Norvegia è un crescendo rossiniano: Francia, Brasile e Ungheria vengono superate con pieno merito e Meazza, con 5 assist e un gol è l&#8217;architetto del trionfo.</p>



<p><strong>2° Leônidas da Silva</strong> <em>(Brasile, centravanti)</em><br>Gli europei lo hanno ammirato dal vivo in occasione del Mondiale &#8217;34, quando però il suo Brasile viene eliminato negli ottavi dalla Spagna di Zamora e Lángara. Quattro anni più tardi Leônidas si riprende la scena e non è più una comparsa. Si consacra a 25 anni come uno dei migliori calciatori al mondo. Diventa capocannoniere del Mondiale con 7 gol e la sua assenza nella semifinale contro l&#8217;Italia è determinante per l&#8217;eliminazione della nazionale sudamericana sulla via della finalissima. Già molto conosciuto in Brasile, è reduce da annate molto produttive sul piano realizzativo con Bonsucesso, Sâo Cristóvâo, Peñarol, Vasco da Gama, Botafogo e Flamengo. Il meglio deve però ancora venire.</p>



<p>3° <strong>György Sárosi</strong> <em>(Ungheria, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em><br>Campione ungherese con il Ferencvaros, capocannoniere della Coppa Internazionale al momento dell&#8217;interruzione bellica, vice campione della Mitropa Cup alle spalle dello Slavia Praga di Josef Bican, il 1938 vede Sárosi brillare moltissimo nel Mondiale. Cinque reti totali, almeno una in ogni incontro, e il secondo posto alle spalle dell&#8217;Italia. In finale gli azzurri sono troppo in fiducia anche per un&#8217;Ungheria fortissima, che oltre a lui allinea in attacco Gyula Zsengellér, altro stoccatore micidiale.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Silvio Piola (Italia, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1939: Gyula Zsengellér</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="193" height="254" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/ZsengellerGyula30.jpg" alt="" class="wp-image-3764" style="width:170px"/></figure>



<p><strong>1° GYULA ZSENGELLÉR</strong> <em>(Ungheria, centravanti)</em><br>Soprannominato il “Paganini del football”, Zsengellér a 24 anni vive un&#8217;annata portentosa e inimitabile, sia sul piano individuale che di squadra, dopo che al Mondiale &#8217;38 era già stato protagonista con 5 reti. Nel 1939 guida l&#8217;Újpest al titolo nazionale segnando 56 reti in 26 gare, a -4 dal record europeo di Dean del 1928 e a -11 da quello mondiale dell&#8217;americano Stark nel 1925. La ciliegina è la vittoria nella Mitropa Cup: Zsengellér va in gol 9 volte in 6 apparizioni, vince anche qui la classifica dei bomber e naturalmente laurea l&#8217;Újpest campione. La sua carriera sembra destinata a decollare, ma un po&#8217; per la guerra e un po&#8217; per un calo suo, non riuscirà più a ripetersi ai livelli di quel 1939. </p>



<p><strong>2° Arsenio Erico</strong> <em>(Paraguay, centravanti)</em><br>Per il terzo campionato consecutivo il centravanti dell&#8217;Independiente tocca vette siderali, con un bottino complessivo di 40 reti dopo le 47 del 1937 e le 43 del 1938. Gol che consentono alla formazione argentina di conquistare per due anni consecutivi il titolo e segnare un totale di 218 reti: nessuna squadra in Argentina raggiungerà più simili cifre realizzative. Erico continuerà a segnare molto anche negli anni successivi, nonostante un grave infortunio ne condizioni il rendimento. Sarà l&#8217;idolo di Alfredo Di Stéfano.</p>



<p><strong>3° Teodoro Fernández</strong> <em>(Perù, centravanti)</em><br>Il primo grande campione del calcio peruviano, nel 1939 vive un&#8217;annata semplicemente perfetta: al titolo nazionale con l&#8217;Universitario aggiunge il successo in Coppa América (il primo per il Perù, che dovrà aspettare il 1975 per bissare il successo) con tanto di premio di miglior giocatore e titolo di capocannoniere con 7 reti.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Tommy Lawton</em> <em>(Inghilterra, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1940: Leônidas da Silva</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="220" height="350" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/5acb7de799f6c.jpg" alt="" class="wp-image-3766" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/5acb7de799f6c.jpg 220w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/5acb7de799f6c-189x300.jpg 189w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" /></figure>



<p><strong>1° LEÔNIDAS DA SILVA</strong> <em>(Brasile, centravanti)</em><br>«I goal di&nbsp;Leônidas&nbsp;erano talmente belli che persino il portiere avversario si rialzava per congratularsi». Così scrive Eduardo Galeano per tratteggiare la figura del centravanti brasiliano, un vero portento in termini di qualità tecniche e doti acrobatiche. Leônidas nel 1940 ha 27 anni ed è all&#8217;apogeo: segna 51 reti stagionali, dei quali 30 nel campionato carioca con la maglia del Flamengo che gli valgono il titolo di capocannoniere. </p>



<p><strong>2° Josef Bican</strong> <em>(Austria/Cecoslovacchia, centravanti)</em><br>È diventato famoso negli ultimi tempi perché la RSSSF &#8211; federazione di storia e statistica del calcio &#8211; attribuisce a lui il primato dei gol ufficiali in carriera. Ma è un primato dibattuto, essendo impossibile contabilizzare con assoluta certezza le reti prima di un determinato periodo storico. Gol più, gol meno, ad ogni modo la sostanza non cambia: Bican è uno che ha segnato tonnellate di reti, ovunque abbia giocato. Astro nascente del calcio austriaco nel Mondiale &#8217;34 (dove segna una rete alla Francia negli ottavi), scappa in Cecoslovacchia per evitare l&#8217;Anschluss e trascina lo Slavia Praga al successo nella Mitropa Cup 1938, laureandosi capocannoniere con 10 reti. Gli anni &#8217;40 lo vedono rifulgere al massimo livello, peccato ci sia di mezzo la guerra che impedisca di lanciarlo nell&#8217;alveo internazionale: nel 1940 realizza 50 reti in campionato, vincendo il titolo nazionale, e 56 in totale.</p>



<p><strong>3° Isidro Lángara</strong> <em>(Spagna, centravanti)</em><br>Dopo aver vinto tre volte la classifica marcatori in Spagna, Lángara vola in Argentina, al San Lorenzo, per scappare dalla dittatura franchista (è un repubblicano). E al primo tentativo si laurea capocannoniere con un bottino di 33 reti. Il suo arrivo porta spettacolo e i soci del club passano in poco tempo da 15mila a 35mila facendo del San Lorenzo un club molto popolare.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>György Sárosi (Ungheria, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1941: José Manuel Moreno</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="361" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/José_Manuel_Moreno_Argentina.jpg" alt="" class="wp-image-3769" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/José_Manuel_Moreno_Argentina.jpg 361w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/José_Manuel_Moreno_Argentina-217x300.jpg 217w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></figure>



<p><strong>1 JOSÉ MANUEL MORENO</strong> <em>(Argentina, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Scarone negli anni &#8217;20, Meazza nei &#8217;30, lui nei &#8217;40: un giocatore simbolo per decennio. Il dio del calcio dota José Manuel Moreno di ogni risorsa possibile: è un genio assoluto, con un controllo di palla fenomenale, tecnicamente forse il più grande calciatore mai veduto fino a quel momento. Per alcuni storici argentini non è inferiore a Maradona e Messi (non considerando Di Stéfano davvero un argentino). Moreno con la palla fa letteralmente ciò che vuole. È la guida tecnica del River Plate che passa alla storia con il soprannome di <em>Máquina</em>, la formazione più iconica e celebrata dell&#8217;intera storia del calcio <em>albiceleste</em>. Esploso sul finire degli anni &#8217;30, subito diventato icona popolare, nel 1941 Moreno ha 25 anni e si porta a casa il campionato argentino e la Coppa América dove con 3 gol e giocate di classe domina la competizione.</p>



<p><strong>2° Franz Binder</strong><em> (Austria, centravanti)</em><br>Altro portento del calcio mitteleuropeo, è soprannonimato “Bimbo” per i lineamenti gentili del viso, in contrasto con la sua potenza atletica. Rispetto a Bican, di due anni più giovane, Binder è un attaccante più classico, un ariete, ma entrambi sono accomunati dalla straordinaria vena realizzativa. Un peccato che l&#8217;Austria non abbia mai potuto schierare un tridente con loro e Sindelar a inventare: sarebbero stati fortissimi dolori per gli avversari. Naturalizzato tedesco dopo l&#8217;Anschluss, nel 1941 trascina il suo Rapid Vienna a un&#8217;impresa storica, vincendo &#8211; unica formazione austriaca a riuscirci &#8211; la Gauliga, il campionato tedesco unificato. Nella finale a Berlino contro il fortissimo Schalke 04, il Rapid va sotto 3-0 e Binder nel primo tempo sbaglia un rigore. Nella ripresa la più pazzesca delle rimonte, con Binder che si riscatta e segna tre reti nel 4-3 conclusivo a favore dei suoi.</p>



<p><strong>3° Adolfo Pedernera</strong> <em>(Argentina, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em><br>Nel River Plate e nell&#8217;Argentina che danno spettacolo e vincono tutto nel 1941, lui è l&#8217;altra faccia della medaglia. Di due anni più giovane di Moreno, i due si completano alla perfezione: l&#8217;altro è il genio creativo, lui è il genio tattico. Parte da centravanti, in realtà gioca venti metri dietro alla linea più avanzata a orchestrare i fili del gioco dall&#8217;alto di un&#8217;intelligenza tattica e una visione di gioco superiori. Sarà il grande maestro di Di Stéfano, che ispirerà non solo al River ma anche in Colombia, nei Millonarios di Bogotá.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Josef Bican (Austria/Cecoslovacchia, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1942: José Manuel Moreno</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="361" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/José_Manuel_Moreno_Argentina.jpg" alt="" class="wp-image-3769" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/José_Manuel_Moreno_Argentina.jpg 361w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/José_Manuel_Moreno_Argentina-217x300.jpg 217w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></figure>



<p><strong>1° JOSÉ MANUEL MORENO</strong> <em>(Argentina, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Consacratosi oramai ai livelli più alti, Moreno nel 1942 continua a offrire spettacolo, trascinando il River Plate alla vittoria in campionato e disputando una Coppa América superba: è capocannoniere con 7 reti, ma nell&#8217;ultima decisiva partita la sua classe non basta e l&#8217;Albiceleste deve arrendersi alla formichina Uruguay, che a sorpresa conquista il titolo. Le 5 reti che realizza contro l&#8217;Ecuador nel 12-0 finale rappresentano ad ogni modo un record ancora oggi ineguagliato in una partita di Coppa América.</p>



<p><strong>2° Obdulio Varela</strong> <em>(Uruguay, centromediano)</em><br>Architrave della nazionale uruguaiana, Obdulio a 25 anni fa le prove generali del Maracanaço che otto anni più tardi consegnerà lui e la Celeste alla leggenda. Contro la favorita Argentina nell&#8217;ultima decisiva partita della Coppa América guida l&#8217;Uruguay a una clamorosa affermazione per 1-0 grazie alla zampata di Bibiano Zapirain. L&#8217;uomo in più è Varela, che disputa una competizione e una partita superbe tanto da venire eletto miglior giocatore.</p>



<p><strong>3° Adolfo Pedernera</strong> <em>(Argentina, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em> <br>Dopo il 1941 si conferma ad altissimi livelli sia in patria sia in nazionale, arrivando a segnare 23 gol in campionato nonostante la sua propensione a organizzare il gioco più che a rifinirlo. Una sola rete segnata invece in Coppa América.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Josef Bican (Austria/Cecoslovacchia, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1943: Zizinho</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="185" height="300" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/185px-Zizinho_1944_flamengo.jpg" alt="" class="wp-image-3796" style="width:160px"/></figure>



<p><strong>1° ZIZINHO</strong> <em>(Brasile, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>La risposta brasiliana a Moreno. Mezzala dalla sconfinata visione di gioco e dalle risorse tecniche paurose, a 21 anni Zizinho si consacra come nuovo fenomeno del calcio brasiliano trascinando il Flamengo al successo nel campionato di Rio con 13 gol e una miriade di assist, bissando il titolo dell&#8217;anno precedente. “O Mestre Ziza”, come viene soprannominato, è il punto di passaggio tra la generazione di Leônidas e quella vincente degli anni &#8217;50. Carriera estremamente longeva, arriverà a giocare ad alti livelli fino a quasi 40 anni.</p>



<p><strong>2° Leônidas da Silva</strong> <em>(Brasile, centravanti)</em><br>Passato al San Paolo, Leônidas diventa subito il protagonista di spicco del titolo paulista con un&#8217;annata complessiva da 50 reti. È l&#8217;inizio di un matrimonio particolarmente proficuo per il centravanti brasiliano con 5 campionati in 7 stagioni.</p>



<p><strong>3° Valentino Mazzola</strong> <em>(Italia, centrocampista/<em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Se c&#8217;è un giocatore universale nella storia del calcio italiano, questo è Valentino Mazzola. Il capitano del Grande Torino al primo anno in granata conferma le sue straordinarie qualità di stantuffo inesauribile e centrocampista offensivo capace di fare tutto. Realizza 11 gol in serie A, 5 in Coppa Italia e guida il Toro alla storica accoppiata. I granata non vincevano il tricolore dal 1928, con Valentino al comando avviano un ciclo irripetibile che toccherà il suo apice nel dopoguerra.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Antonio Sastre (Argentina, centrocampista/<em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2020/09/25/josef-bican-oltre-ai-gol.html">1944: Josef Bican</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="650" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Josef_Bican_1940-1-650x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3802" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Josef_Bican_1940-1-650x1024.jpg 650w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Josef_Bican_1940-1-190x300.jpg 190w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Josef_Bican_1940-1-768x1210.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Josef_Bican_1940-1-975x1536.jpg 975w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Josef_Bican_1940-1.jpg 1219w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></figure>



<p><strong>1° JOSEF BICAN</strong><em> (Austria/Cecoslovacchia, centravanti)</em><br>Il re del gol tocca il suo apogeo, confezionando una stagione mostruosa con lo Slavia Praga, da 57 gol in 26 gare. Ne mette anche 19 in Coppa nazionale, per un totale di 76 reti in 32 incontri, oltre 2 a partita (!). È qualcosa di unico e irreale nella storia del gioco, un primato ancora oggi imbattuto: Messi nella stagione 2011-12 si spingerà a 73 tra club e nazionale. L&#8217;argentino ha invece il primato dei gol in un anno solare: nel solo 2012 raggiungerà quota 91.</p>



<p><strong>2° Zizinho</strong> <em>(Brasile, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Altro titolo di Rio e altro campionato maiuscolo con 13 reti e una serie di favolose giocate. A 22 anni è oramai la nuova stella del calcio brasiliano, pronto a prendersi sulle spalle la nazionale in un decennio che deve segnare per il Brasile l&#8217;approdo al vertice mondiale.</p>



<p><strong>3° Edmundo “Mundo” Suárez</strong> <em>(Spagna, centravanti)</em><br>Uno dei massimi goleador di Spagna, il più grande nella storia del Valencia: con il suo club conquista tre volte la Liga e due Coppe del Re. Il 1944 è il suo anno di gloria: vince lo scudetto e si laurea capocannoniere del campionato spagnolo con 27 reti.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Carlos Sosa (Argentina, difensore)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1945: Antonio Sastre</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="466" height="468" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Antonio_sastre_indepte.jpg" alt="" class="wp-image-3803" style="width:185px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Antonio_sastre_indepte.jpg 466w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Antonio_sastre_indepte-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Antonio_sastre_indepte-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 466px) 100vw, 466px" /></figure>



<p><strong>1° ANTONIO SASTRE</strong> <em>(Argentina, centrocampista/<em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Altro straordinario fenomeno del calcio argentino: dopo essere stato con Erico l&#8217;architrave del meraviglioso Independiente di fine anni &#8217;30, Sastre viene ingaggiato dal San Paolo nel 1942. E così dopo aver suggerito nel ruolo di mezzala a tutto campo per il micidiale stoccatore paraguaiano, fa lo stesso con un altro sontuoso principe del gol, Leônidas. Ma Sastre &#8211; che in carriera arriva a giocare in 8 ruoli diversi e sempre con un&#8217;alta cifra di rendimento &#8211; non si dimentica come si fa a segnare: al suo primo anno al San Paolo realizza 18 reti. Nel 1944 tocca quota 16. Ma la sua stagione più bella è probabilmente la terza: 17 gol in 40 gare, nonostante non giochi più da mezzala offensiva bensì da volante davanti alla difesa. Una vera arma totale.</p>



<p><strong>2° Heleno de Freitas</strong> <em>(Brasile, centravanti)</em><br>Nel Brasile innamorato calcisticamente della scienza raffinata di Zizinho, si fa strada l&#8217;idea di un calciatore opposto. Heleno de Freitas è atletico, fisico, potente, un goleador di razza che ha una grande cultura extra sportiva (disserta di filosofia e legge Dostoevskij) e in campo è un leone che non si risparmia mai. Leader del Botagofo, nel 1945, a 25 anni, conquista la Coppa Roca con il Brasile e sfiora la vittoria in Coppa América: ma le sue 6 reti totali &#8211; che gli valgono il titolo di capocannoniere alla pari con l&#8217;argentino Noberto “Tucho” Méndez &#8211; non bastano al Brasile, che finisce secondo, preceduto di un punto dall&#8217;Argentina. Nel 1955 si ammalerà di sifilide e verrà trovato morto a 39 anni.</p>



<p><strong>3° Ángel Labruna</strong> <em>(Argentina, centravanti)</em><br>Tra Moreno e Pedernera, c&#8217;è spazio per lui: “El Feo”. È la mezzala sinistra di quel River Plate da sogno, in realtà è il giocatore che sfruttando lo schieramento a Diagonal risulta il più avanzato nella linea offensiva. Lo testimoniano le sue 293 reti nel campionato argentino, miglior marcatore al pari di Arsenio Erico. Nel 1945 Labruna vince il titolo nazionale e si laurea capocannoniere con 27 reti. Giocherà fino a 40 anni partecipando addirittura allo sfortunato Mondiale del 1958. Con il River vincerà in tutto 9 campionati e sarà il maestro di Sívori.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Rinaldo Martino (Argentina, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1946 Ferenc Deák</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="451" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/deak1.jpg" alt="" class="wp-image-3806" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/deak1.jpg 451w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/deak1-211x300.jpg 211w" sizes="(max-width: 451px) 100vw, 451px" /></figure>



<p><strong>1° FERENC DEÁK</strong> <em>(Ungheria, centravanti)</em><br>Torna di moda dopo i tempi di Sárosi e Zsengellér il calcio ungherese. E lo fa con un centravanti poderoso e dalle disumane medie realizzative. Ferenc “Bamba” Deák, così soprannominato perché come una canna di bambù sembra oscillare tra le pieghe del match piazzando poi all&#8217;improvviso la stoccata risolutiva. Nella prima stagione dopo la guerra, nel piccolo Szentlőrinci, realizza qualcosa come 66 gol in 34 giornate! È il nuovo record del calcio europeo, battendo il precedente di 60 di Dean nel 1928, a -1 dall&#8217;americano Stark nel 1925.</p>



<p><strong>2° Adolfo Pedernera</strong> <em>(Argentina, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>/attaccante)</em><br>Ultima stagione in Argentina per “El Maestro”, che passa ai Millonarios in Colombia pagato fior di dollari. Ma è in nazionale che dà il meglio di sé: nell&#8217;Argentina che per la terza volta nelle ultime quattro edizioni conquista la Coppa América, il protagonista assoluto è lui, tanto da venire eletto miglior giocatore della competizione. Oltre alle due reti finali, Pedernera si conferma il motore del gioco dell&#8217;Albiceleste, squadra che disintegra la concorrenza segnando 17 reti in 5 gare.</p>



<p><strong>3° René Pontoni</strong> <em>(Argentina, centravanti)</em><br>Un terzetto da favola, quello formato da Farro, Pontoni e Martino (il “Terceto de Oro”), trascina il San Lorenzo al successo nel campionato argentino del 1946 dopo una sensazionale rimonta sul Boca Juniors. Pontoni è il bomber principe con 20 reti: nei suoi tre anni al San Lorenzo arriverà a quota 66. Fortissimo nel gioco aereo, intelligente tatticamente, affina la tecnica con i duri allenamenti, fino a conquistarsi anche un posto nella nazionale argentina che quell&#8217;estate vince anche la Coppa América. È l&#8217;idolo di Papa Bergoglio.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Valentino Mazzola (Italia, centrocampista/<em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1947: Valentino Mazzola</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="180" height="240" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Valentino_mazzola.jpg" alt="" class="wp-image-3807" style="width:170px"/></figure>



<p><strong>1° VALENTINO MAZZOLA</strong> <em>(Italia, centrocampista/<em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Il Grande Torino diventa nel dopoguerra la stella d&#8217;Italia, la squadra che con il suo gioco spettacolare e innovativo, anticipatore per certi versi di quello della Grande Ungheria e dell&#8217;Olanda di Cruijff, fa dimenticare agli italiani gli orrori del conflitto. Il leader tecnico e carismatico è Valentino Mazzola. Nella stagione 1946-47 il Toro vince lo scudetto con 63 punti e 104 gol fatti. Mazzola, autentico jolly universale, ne segna 29 ed è il capocannoniere del campionato. È autore per altro di un record pazzesco: in un 6-0 contro il Vicenza realizza una tripletta in due minuti. </p>



<p><strong>2° Alfredo Di Stéfano</strong> <em>(Argentina, <em>centravanti/attaccante</em>)</em><br>In mezzo alla clamorosa produzione di talenti del calcio argentino degli anni &#8217;40 emerge un 21enne destinato a scrivere la Storia con la S maiuscola più di ogni altro. Si chiama Alfredo Di Stéfano. Arriva al River Plate per raccogliere l&#8217;eredità di Pedernera e alla prima stagione da titolare dopo un prestito all&#8217;Huracán segna 27 gol, si laurea capocannoniere e trascina i biancorossi al titolo. Non contento, in Coppa América segna altri 6 gol ed è uno dei grandi protagonisti dell&#8217;Argentina che diventa ancora campione in Ecuador. Lo chiamano la “Saeta Rubia”, la freccia bionda: la sua velocità è supersonica, gioca con una verticalità spinta e punta sempre la porta. Sembra un po&#8217; Ronaldo il Fenomeno quando è apparso sulla scena mondiale. Con gli anni evolverà sino a diventare il calciatore totale per antonomasia.</p>



<p><strong>3° José Manuel Moreno</strong> <em>(Argentina, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Da Pedernera a Di Stéfano, “El Charro” Moreno &#8211; rientrato al River dopo una fruttifera esperienza in Messico nel Club España &#8211; dà spettacolo nella vittoria del campionato nazionale con un bottino di 10 gol e svariati assist e regala ulteriori magie in Coppa América: segna 3 reti e viene scelto come miglior giocatore della competizione.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Ferenc Deák (Ungheria, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2020/11/25/quanto-e-stato-grande-ferenc-puskas.html">1948: Ferenc Puskás</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="798" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-798x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3814" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-798x1024.jpg 798w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-234x300.jpg 234w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-768x986.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas.jpg 800w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></figure>



<p><strong>1° FERENC PUSKÁS</strong> <em>(Ungheria, attaccante)</em><br>Di Stéfano in Sudamerica, lui in Europa. Il mondo vede all&#8217;opera la nascita di due fenomeni assoluti, destinati a infiammare la scena (anche in coppia) per un ventennio. Talento naturale e creatività senza pari, Puskás a 21 anni è già un asso che lascia orme indelebili: con la Honvéd segna qualcosa come 50 gol in 32 partite e se si somma la nazionale arriva a quota 57 centri in 38 incontri. È il miglior cannoniere mondiale del 1948 e l&#8217;aspetto ancora più pazzesco è che non è unicamente un finalizzatore, ma un attaccante completo e altrettanto bravo nel fornire assist di puro genio.</p>



<p><strong>2° Valentino Mazzola</strong> <em>(Italia, centrocampista/<em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Altra stagione mostruosa per il capitano del Toro: 25 gol in campionato, vice capocannoniere della serie A, con i suoi granata che arrivano a segnare qualcosa come 125 reti complessive e accumulare diversi primati di squadra, alcuni dei quali insuperati ancora oggi nel massimo campionato italiano. Unico neo: lo 0-4 che l&#8217;Ital-Toro subisce a Torino in amichevole dall&#8217;Inghilterra.</p>



<p><strong>3° Stanley Matthews</strong> <em>(Inghilterra, ala)</em><br>Esploso negli anni &#8217;30, giocherà fino agli anni &#8217;60: è il calciatore longevo per eccellenza, un ponte tra le epoche, la dimostrazione che le cesure nette nel calcio non esistono. È “Sir” Stanley Matthews, ala sopraffina e immarcabile se ispirata, il più grande nel ruolo fino all&#8217;avvento di Garrincha. Il 1948 è uno dei suoi anni migliori: viene votato giocatore dell&#8217;anno della stagione inglese, trascina il suo Blackpool alla finale di FA Cup (perdendo dal Manchester United) e dà spettacolo nelle amichevoli internazionali, con l&#8217;Inghilterra che demolisce Scozia, Italia, Irlanda e Svizzera.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Gunnar Nordahl (Svezia, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1949: Ademir </h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="209" height="300" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/209px-Ademir_Marques_de_Menezes.png" alt="" class="wp-image-3817" style="width:170px"/></figure>



<p><strong>1° ADEMIR</strong> <strong>DE MARQUES MENEZES</strong> <em>(Brasile, centravanti)</em><br>Tecnico, versatile, potente: è uno dei grandi del Brasile di fine anni &#8217;40 e nel 1949 disputa un&#8217;annata strepitosa: i suoi 31 gol spingono al Vasco al successo nel campionato carioca dopo che l&#8217;anno prima la squadra aveva vinto la Coppa dei Campioni Sudamericana, competizione antesignana della Libertadores che viene disputata solo in quell&#8217;occasione tra le vincitrici dei campionati nazionali sudamericani. La ciliegina sulla torta nell&#8217;annata d&#8217;oro di Ademir arriva tra aprile e maggio 1949: le 7 reti dell&#8217;attaccante &#8211; proclamato miglior giocatore della competizione &#8211; spingono il Brasile alla vittoria, un traguardo che la nazionale non raggiungeva addirittura dal 1922, dall&#8217;epoca del grande Friedenreich.</p>



<p><strong>2° Ferenc Deák </strong><em>(Ungheria, centravanti)</em><br>Il bomber ungherese, passato al grande Ferencvaros, vive un&#8217;altra stagione mostruosa: 59 gol in campionato in 30 gare che valgono a lui il primato nella classifica marcatori e alla squadra il titolo magiaro. Deák è all&#8217;apice della carriera, ma a breve inizierà il suo declino, a cui contribuirà anche l&#8217;avversione al regime comunista che lo estrometterà dalla nazionale.</p>



<p><strong>3° Ferenc Puskás</strong> <em>(Ungheria, attaccante)</em><br>Il futuro Colonnello e leader dell&#8217;Aranycsapat si conferma a livelli altissimi: 46 reti in campionato e 57 contando anche la nazionale, in un altro anno particolarmente prolifico. È oramai considerato l&#8217;astro nascente del calcio europeo, pronto a prendersi il trono mondiale negli anni &#8217;50.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Zizinho (Brasile, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1950: Obdulio Varela</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="800" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/lkqefpu6a3jde9dueem6.jpg" alt="" class="wp-image-3510" style="width:190px;height:190px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/lkqefpu6a3jde9dueem6.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/lkqefpu6a3jde9dueem6-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/lkqefpu6a3jde9dueem6-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/01/lkqefpu6a3jde9dueem6-768x768.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p><strong>1° OBDULIO VARELA</strong> <em>(Uruguay, centromediano)</em><br>Il simbolo del Maracanaço, un&#8217;impresa per certi versi senza eguali nella storia del calcio. Senza il suo carisma l&#8217;Uruguay non avrebbe mai sconfitto il Brasile in casa sua davanti a 200mila spettatori che aspettavano solo di festeggiare il trionfo. Non ci sono immagini della partita, ma i racconti di tutti gli addetti ai lavori indicano nel leader della Celeste il vero protagonista dell&#8217;incredibile successo.</p>



<p><strong>2° Zizinho</strong> <em>(Brasile, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>È il miglior giocatore del Mondiale, è autore di giocate fantastiche lungo tutto l&#8217;arco della competizione (l&#8217;inviato del Corriere della Sera lo paragona a Leonardo da Vinci che dipinge calcio sull&#8217;immensa tela verde del Maracanã) ed è reduce per altro da una stagione sontuosa in Brasile con 20 reti in 32 partite. Insomma: tutto perfetto o quasi. Ma nell&#8217;ultimo momento, quello più importante, l&#8217;atroce beffa.</p>



<p><strong>3° Ferenc Puskás</strong> <em>(Ungheria, attaccante)</em><br>Non ci fosse il Mondiale di mezzo, il trono sarebbe suo. Annata sensazionale per Puskás, che vince due volte il campionato ungherese con la Honvéd, quello 1949-50 e quello del 1950, 15 partite che inaugurano il nuovo corso voluto dal regime. Per Puskás un totale di 56 gol in 45 incontri. Con l&#8217;aggiunta della nazionale il bottino sale a 68 centri, tra cui un poker all&#8217;Albania.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Ademir de Marques Menezes (Brasile, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1951: Gunnar Nordahl</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="618" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Ting3.jpg" alt="" class="wp-image-3824" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Ting3.jpg 618w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Ting3-241x300.jpg 241w" sizes="(max-width: 618px) 100vw, 618px" /></figure>



<p><strong>1° GUNNAR NORDAHL</strong> <em>(Svezia, centravanti)</em><br>La Svezia rimane al riparo dalle persecuzioni dei nazisti nella Seconda guerra mondiale, al pari dei cugini danesi: potendo “conservare” intatte le loro giovani generazioni, gli anni immediati al conflitto consegnano una quantità astronomica di grandi giocatori provenienti dai Paesi scandinavi. La Svezia soprattutto raggiunge i livelli più alti mettendo in mostra assi come Gren, Liedholm, Skoglund e soprattutto Nordahl. “Il Bisonte” o “Pompiere del gol”, dopo aver trascinato di peso i suoi all&#8217;oro olimpico a Londra &#8217;48, sbarca in Italia al Milan l&#8217;anno seguente e domina: 5 volte capocannoniere della serie A, la miglior media-gol mai vista nel nostro campionato tra i grandi cannonieri (0,77, frutto di 225 reti in 291 incontri), 2 scudetti e 2 Coppe Latina. Il 1950-51 è il suo anno più straordinario: re dei bomber in serie A con 34 gol e in Coppa Latina con 4, vince entrambe le competizioni. Potente, opportunista, ma anche tecnico a dispetto della mole, Nordahl è il più forte centravanti straniero mai giunto nel nostro Paese con van Basten e Ronaldo il Fenomeno.</p>



<p><strong>2° Alfredo Di Stéfano</strong> <em>(Argentina, <em>centravanti/attaccante</em>)</em><br>Come nel 1947, la “Saeta Rubia” si porta a casa un altro Pallone d&#8217;argento. Ha seguito il suo maestro Pedernera ai Millonarios di Bogotá, club che si è posto fuori dai parametri FIFA pagando profumatamente i migliori giocatori del Sudamerica. Di Stéfano nel 1951 conquista il campionato con un bottino di 32 reti in 34 incontri e grazie allo stile di gioco straordinario messo in campo, la squadra diventa nota con il soprannome di “Balet Azul”, Balletto Azzurro, dal colore delle maglie.</p>



<p><strong>3° István Nyers </strong><em>(Francia/Ungheria, centravanti)</em><br>Nordahl al Milan, lui all&#8217;Inter. Un duello tra grandissimi numeri 9. Nato in Francia da genitori magiari, tornato in Ungheria, viene privato della cittadinanza e ripara prima in Cecoslovacchia e poi di nuovo in Francia, non perdendo mai il vizio per il gol. Nel 1948 l&#8217;Inter lo porta in Italia e fa un affare: Nyers, soprannominato “A Nagy Istvan” o alla francese “Le Grand Etienne”, tradotto in italiano con “il Grande Stefano”, si consacra diventando il quarto miglior marcatore nella storia nerazzurra. La sua stagione d&#8217;oro è appunto il 1950-51: 31 gol in serie A, a -3 dal capocannoniere Nordahl, e Inter seconda preceduta di un punto dal Milan.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Nils Liedholm (Svezia, centrocampista)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1952: Ferenc Puskás</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="798" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-798x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3814" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-798x1024.jpg 798w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-234x300.jpg 234w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-768x986.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas.jpg 800w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></figure>



<p><strong>1° FERENC PUSKÁS</strong> <em>(Ungheria, attaccante)</em><br>È il più forte calciatore del mondo e dopo aver vinto il campionato ungherese con la Honvéd con un bottino di 22 reti, Puskás trascina l&#8217;Ungheria &#8211; oramai per tutti <em>Aranycsapat</em>, la squadra d&#8217;oro che gioca un calcio collettivo e totale 20 anni prima degli olandesi &#8211; all&#8217;oro olimpico. A Helsinki segna 4 reti: due nei quarti nel 7-1 sulla Turchia, uno in semifinale nel 6-0 alla Svezia, un altro in finale nel 2-0 alla Jugoslavia. Una partita tra due nazionali fortissime: Puskás nel primo tempo sbaglia un rigore, ipnotizzato dal grande Beara, poi nella ripresa dà il via al successo dei suoi con la rete dell&#8217;1-0, dribbling al portiere slavo e palla in rete.</p>



<p><strong>2° László Kubala</strong> <em>(Ungheria, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Un apolide del calcio, un po&#8217; come Bican, Di Stéfano e Nyers. Stessa età di Puskás (classe &#8217;27), cresce a Budapest nel Ferencvaros, poi passa allo Slovan Bratislava. Rientrato in Ungheria nel Vasas, scappa dal suo Paese in opposizione al regime e ripara in Italia. Dal 1951 è in Spagna, ingaggiato dal Barcellona, il club della sua vita, con cui gioca 10 anni prima del ritiro. Idolo dei tifosi blaugrana, sulle Ramblas vince 4 campionati, 5 Coppe di Spagna, una Coppa Latina e due Coppe delle Fiere. Il 1952 è forse il suo anno d&#8217;oro: segna 26 reti totali ed è il protagonista principale delle vittorie nella Liga, in Coppa di Spagna e nella Coppa Latina.</p>



<p><strong>3° Juan Alberto Schiaffino</strong> <em>(Uruguay, centrocampista/<em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Già grande protagonista del Mondiale &#8217;50 con il gol del 2-1 decisivo, Schiaffino è la stella del calcio uruguaiano di quegli anni, un regista dal tocco sopraffino e al contempo una mezzala capace di qualsiasi raffinatezza stilistica. Nel 1952 realizza 20 gol in campionato, suo massimo bottino realizzativo. Con il Peñarol conquista 5 volte il campionato e si guadagna il soprannome di “Dios del fútbol”.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>John Hansen (Danimarca, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1953: Ferenc Puskás</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="798" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-798x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3814" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-798x1024.jpg 798w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-234x300.jpg 234w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-768x986.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas.jpg 800w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></figure>



<p><strong>1° FERENC PUSKÁS</strong> <em>(Ungheria, attaccante)</em><br>Una delle annate più incredibili per il fenomeno ungherese, che a 26 anni arpiona il suo terzo Pallone d&#8217;oro, raggiungendo Scarone e Meazza. Puskás si laurea capocannoniere del campionato ungherese con 27 gol ed è protagonista in nazionale con una partita che cambia la storia: il 6-3 dell&#8217;Ungheria a Wembley contro l&#8217;Inghilterra, prima sconfitta interna dei Leoni in 90 anni contro formazioni non britanniche. Una partita che fa conoscere ancora di più nel mondo la forza dei magiari e la superiorità del loro calcio offensivo, spettacolare e innovativo. Puskás è il grande eroe della giornata con un gol di tacco, un altro meraviglioso dopo una finta celestiale a Billy Wright e un assist principesco a Hidegkuti. Il suo score in nazionale è impressionante: 84 gol in 85 partite.</p>



<p><strong>2° Nándor Hidegkuti</strong> <em>(Ungheria, <em><em>centrocampista offensivo</em>/attaccante</em>)</em><br>Fuoriclasse meraviglioso e oggi un po&#8217; sottovalutato, è di fatto il trequartista dell&#8217;Ungheria alle spalle dei due frombolieri Kocsis e Puskás. Dopo il&nbsp;“Colonnello” probabilmente il più forte dell&#8217;<em>Aranycsapat</em>. Tecnicamente fortissimo, dotato di una visione di gioco superiore e un&#8217;intelligenza tattica notevole, il suo modo di giocare è fondamentale per dare equilibrio a una squadra a trazione anteriore. A differenza di quasi tutti i suoi compagni di nazionale che giocano nella Honvéd, lui fa parte dell&#8217;Mtk. Nel 6-3 di Wembley segna tre reti fantastiche e divide con Puskás la palma di migliore in campo.</p>



<p><strong>3° Stanley Matthews</strong><em> (Inghilterra, ala)</em><br>Contro l&#8217;Ungheria è uno dei pochi inglesi a provarci. Ma non è il “match del secolo” a portare il Baronetto sul terzo gradino del podio nel 1953. È la finale di FA Cup, che lo vede brillare a un livello clamoroso. In campo a Wembley ci sono il suo Blackpool e il Bolton. Quest&#8217;ultimo va avanti 3-1 a una mezz&#8217;ora dal termine e il risultato sembra in ghiaccio. Ma a quel punto si scatena Matthews, che con una serie devastante di dribbling, spunti e percussioni capovolge l&#8217;esito dell&#8217;incontro favorendo la tripletta dell&#8217;amico Mortensen e il successo del Blackpool per 4-3. Ancora oggi in Inghilterra quella partita è nota come “la finale di Matthews”.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Raymond Kopa (Francia, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1954: Fritz Walter</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="887" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/fritz-walter-monografie-wp1.jpg" alt="" class="wp-image-3835" style="width:190px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/fritz-walter-monografie-wp1.jpg 1000w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/fritz-walter-monografie-wp1-300x266.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/fritz-walter-monografie-wp1-768x681.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>1° FRITZ WALTER</strong> <em>(Germania Ovest, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Prigioniero in Russia durante la Seconda guerra mondiale, sopravvissuto al conflitto nonostante la malaria, Fritz Walter è l&#8217;uomo che mette il calcio tedesco sulla cartina geografica del mondo. Lo fa grazie al Mondiale &#8217;54 che la Germania Ovest vince contro ogni pronostico in finale con la formidabile Ungheria di Puskás. Sotto 2-0 nella partita di Berna, i tedeschi rimontano e vincono 3-2. Partita stregata per gli ungheresi, fermati solo dalla vena del portiere tedesco Toni Turek. Puskás &#8211; seppur non al meglio per un infortunio patito nella gara del girone proprio contro i tedeschi &#8211; gioca alla grande, segna un gol e gliene annullano un altro forse regolare. Ma non basta. La Germania Ovest, spinta dal carisma e dalla classe di Fritz Walter, confeziona una clamorosa rimonta. Walter all&#8217;epoca ha già 34 anni, ha vinto due titoli tedeschi con il Kaiserslautern e arriverà al top fino al Mondiale &#8217;58, quando a 38 sarà ancora la mente e il braccio della Germania Ovest quarta in Svezia.</p>



<p><strong>2° Sándor Kocsis</strong> <em>(Ungheria, centravanti)</em><br>Con Puskás forma una coppia d&#8217;attacco impressionante. Kocsis dei due è il centravanti, lo sfondatore per eccellenza. Formidabile di testa, ma anche dotato sul piano tecnico, chiuderà il suo score in nazionale con 75 centri in 68 incontri: media irreale. Il 1954 lo vede primeggiare al livello più alto: vince il campionato ungherese con la Honvéd laureandosi capocannoniere con 33 reti e al Mondiale svizzero è ancora il re dei bomber con 11 realizzazioni. Ma stecca la finale con i tedeschi e l&#8217;Ungheria deve accontentarsi dell&#8217;argento iridato.</p>



<p><strong>3° Alfredo Di Stéfano</strong> <em>(Argentina, centrocampista/<em><em>centrocampista offensivo</em>)</em></em><br>Giunto al Real Madrid nel 1953, soffiato ai rivali del Barcellona, Di Stéfano si prende subito la scena in Spagna. Non è più solo un centravanti tutto nervi e scatti, ma un meraviglioso uomo-ovunque che però non perde il vizio del gol: guida i <em>blancos</em> al titolo &#8211; che mancava da 21 anni &#8211; con una stagione da 27 reti (capocannoniere della Liga) in 28 incontri. Sotto la sua guida il Real diventa il Grande Real.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Juan Alberto Schiaffino (Uruguay, <em><em><em>centrocampista/<em>centrocampista offensivo</em></em></em>)</em></em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/19/alfredo-di-stefano-il-genio-ovunque.html">1955: Alfredo Di Stéfano</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="363" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/image-asset.jpg" alt="" class="wp-image-3839" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/image-asset.jpg 363w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/image-asset-218x300.jpg 218w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" /></figure>



<p><strong>1° ALFREDO DI STÉFANO</strong> <em>(Argentina, <em><em><em>centrocampista/<em>centrocampista offensivo</em></em></em>)</em></em><br>Una nuova era è cominciata: quella del giocatore che più di ogni altro ha superato le specifiche del ruolo per incarnare l&#8217;idea della mezzala a tutto campo, come Valentino Mazzola in Italia, ma con la differenza che Alfredo Di Stéfano è riuscito a propagare quell&#8217;idea per un ventennio e a ogni latitudine. Secondo scudetto consecutivo per il Real, irrorato dalle 25 reti della “Saeta Rubia”, con l&#8217;aggiunta della Coppa Latina, dove il Real supera in finale 2-0 lo Stade Reims. Un presagio fortunato in vista dell&#8217;arrivo, dalla stagione successiva, della Coppa dei Campioni, la competizione per club più iconica e conosciuta nel mondo.</p>



<p><strong>2° Juan Alberto Schiaffino</strong> <em>(Uruguay, <em><em><em>centrocampista/<em>centrocampista offensivo</em></em></em>)</em></em><br>Il regista uruguaiano, che dopo lo strepitoso Mondiale &#8217;54 (con il suo Uruguay giunge fino in semifinale, superato solo ai supplementari dalla Grande Ungheria) è ingaggiato dal Milan, è il grandissimo protagonista dell&#8217;annata d&#8217;oro dei rossoneri. La squadra segna 81 reti, 27 sono del bomber Nordahl (capocannoniere del campionato per la 5ª volta, record) e 15 di Schiaffino. Che dall&#8217;alto della sua classe e della sua clamorosa visione di gioco &#8211; a San Siro gira la battuta che abbia un radar al posto del cervello &#8211; è il sublime <em>meneur de jeu</em> del tricolore.</p>



<p><strong>3° Bernard Vukas</strong> <em>(Jugoslavia, attaccante)</em><br>Non solo Ungheria nel calcio europeo dell&#8217;Est nei primi anni &#8217;50: anche la scuola jugoslava &#8211; che giunge non a caso in finale all&#8217;Olimpiade 1952 perdendo proprio dai magiari &#8211; può contare su una serie di clamorosi assi. Dal portiere Vladimir Beara, detto “Il Ballerino”, al mediano Zlatko Čajkovski, futuro scopritore di Beckenbauer e Müller; dall&#8217;ala sinistra Branko Zebec all&#8217;attaccante Stjepan&nbsp;Bobek. Il 1954-55 vede primeggiare ai livelli più alti Bernard Vukas, forse il più grande calciatore croato del &#8216;900. Vince il campionato jugoslavo con l&#8217;Hajduk Spalato e realizza 20 reti, venendo eletto sportivo jugoslavo dell&#8217;anno. Non è solo un centravanti, ma un giocatore dotato di dribbling al fulmicotone e squisite proprietà di palleggio, che lo rendono un attaccante molto completo.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Gunnard Nordahl (Svezia, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1956: Alfredo Di Stéfano</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="363" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/image-asset.jpg" alt="" class="wp-image-3839" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/image-asset.jpg 363w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/image-asset-218x300.jpg 218w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" /></figure>



<p><strong>1° ALFREDO DI STÉFANO</strong> <em>(Argentina, <em><em><em>centrocampista/<em>centrocampista offensivo</em></em></em>)</em></em><br>Ancora capocannoniere della Liga con 24 gol, ma il Real giunge terzo alle spalle di Athletic Bilbao e Barcellona. Il vero capolavoro viene confezionato però in Europa, nella prima edizione della Coppa dei Campioni, competizione che raduna le vincitrici dei vari campionati nazionali continentali dell&#8217;anno precedente. Il Real domina la scena e supera in finale gli storici rivali dello Stade Reims per 4-3: Di Stéfano è il protagonista assoluto, con 5 reti realizzate e una finale giocata magnificamente, in cui segna un gol e guida la rimonta dallo 0-2. Il Real è la stella d&#8217;Europa e l&#8217;argentino &#8211; ora naturalizzato spagnolo &#8211; è senza discussioni il miglior giocatore del mondo: agli altri non concede che le briciole.</p>



<p><strong>2° Julinho Botelho</strong> <em>(Brasile, ala)</em><br>«Un&#8217;ala può arrivare a Julinho, non oltre». Così scrive Fulvio “Fuffo” Bernardini. Il brasiliano è la stella e il giocatore più osannato della Fiorentina, che conquista il suo primo storico scudetto facendo leva su una difesa granitica (solo 20 reti subite, con una sconfitta) e ripartenze fulminee: Julinho è il grimaldello di fantasia per aprire le difese e forma con l&#8217;argentino Montuori e il bomber italiano Virgili il tridente che fa sognare una città intera.</p>



<p><strong>3° Raymond Kopa</strong> <em>(Francia, <em><em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Il suo Stade Reims è la seconda forza del calcio europeo dopo il Real. E lui, che del team francese è la stella più luccicante, prova a insidiare la leadership di Di Stéfano, senza tuttavia riuscirci. Raffinato, elegante, tecnico, Kopa &#8211; origini polacche &#8211; è un calciatore favoloso e oggi forse un po&#8217; sottostimato, una mezzala che crea gioco con fantasia e intelligenza. Prima dell&#8217;avvento di Platini, è il miglior calciatore prodotto dalla Francia. Dopo aver perso la finale di Coppa dei Campioni, viene ingaggiato proprio dal Real che lo sposta all&#8217;ala destra: anche lì ricamerà calcio dall&#8217;alto di qualità tecniche uniche.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Juan Alberto Schiaffino (Uruguay, <em><em><em>centrocampista/<em>centrocampista offensivo</em></em></em></em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1957: Alfredo Di Stéfano</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="363" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/image-asset.jpg" alt="" class="wp-image-3839" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/image-asset.jpg 363w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/image-asset-218x300.jpg 218w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" /></figure>



<p><strong>1° ALFREDO DI STÉFANO</strong> <em>(Argentina, <em><em><em>centrocampista/<em>centrocampista offensivo</em></em></em>)</em></em><br>Una delle stagioni più incredibili della “Saeta Rubia” che vince la Liga con tanto di titolo di capocannoniere toccando quota 31 gol in 30 partite e aggiunge il secondo successo consecutivo in Coppa Campioni: nella finale di Madrid i <em>blancos</em> piegano 2-0 una combattiva Fiorentina e ad aprire le danze dal dischetto è sempre lui, Di Stéfano. Sommando tutte le competizioni e il debutto nella nazionale spagnola da naturalizzato, l&#8217;argentino segna 50 reti: un bottino favoloso, soprattutto alla luce del fatto che non è più l&#8217;attaccante degli esordi, ma un impagabile direttore d&#8217;orchestra a tutto campo. Per Di Stéfano è il terzo Pallone d&#8217;oro: sale in cima alla nostra speciale graduatoria affiancando Scarone, Meazza e Puskás.</p>



<p><strong>2° Omar Enrique Sívori</strong> <em>(Argentina, attaccante)</em><br>Genio e sregolatezza ai massimi livelli. “El Cabezón”, al secolo Omar Sívori, a 22 anni si consacra sul proscenio internazionale con una Coppa América strepitosa: è il faro dell&#8217;Argentina che stravince la competizione in Perù segnando qualcosa come 25 reti in 6 gare e viene premiato come miglior giocatore della manifestazione. L&#8217;Albiceleste allinea una prima linea devastante che gioca a memoria. Sono i “Los Ángeles&nbsp;Carasucias”, gli Angeli dalla faccia sporca: Maschio, Angelillo, Sívori, Corbatta e Cruz. I primi tre al termine della competizione si trasferiscono in Italia, Maschio al Bologna, Angelillo all&#8217;Inter, Sívori alla Juventus. Dopo aver vinto tre campionati argentini nel River Plate, Sívori si ripete in serie A diventando uno degli stranieri più forti mai veduti nel nostro campionato.</p>



<p><strong>3° Didi</strong> <em>(Brasile, centrocampista)</em><br>Sontuoso regista brasiliano dal tocco felpato e dalla visione di gioco sconfinata, già protagonista in nazionale nel Mondiale &#8217;54, Didi a 29 anni vive un&#8217;annata da incorniciare: dopo aver guidato il Botafogo al successo nel campionato carioca segnando per altro 12 reti (bottino niente male per un centrocampista) è la stella del Brasile che in Coppa América viene preceduta solo dalla favolosa Argentina di Sívori. Didi aggiunge la bellezza di 8 reti, vice capocannoniere della competizione alle spalle dell&#8217;argentino Maschio e dell&#8217;uruguaiano Ambrois.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Duncan Edwards (Inghilterra, centrocampista)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2020/09/30/pele-larma-definitiva-delle-finali-internazionali.html">1958: Pelé</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="709" height="801" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970.jpg" alt="" class="wp-image-3859" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970.jpg 709w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970-266x300.jpg 266w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></figure>



<p><strong>1° PELÉ</strong> <em>(Brasile, attaccante)</em><br>Il mondo è ai piedi di Di Stéfano, quando in Brasile spunta un ragazzino di nemmeno 18 anni destinato a superare qualsiasi giocatore che sia mai stato veduto sul pianeta: nel passato, nel presente e nel futuro. È una folgorazione divina. Si chiama Édson Arantes do Nascimento. Diventa per tutti Pelé. Se Di Stéfano è il giocatore più completo, capace di giocare su 110 metri di campo, Pelé rappresenta la perfezione dell&#8217;atleta, l&#8217;impareggiabile miscela dell&#8217;armonia africana, della classe sudamericana, della razionalità europea. A 17 anni e mezzo realizza qualcosa come 75 reti in un anno solare (!) &#8211; record migliorato poi solo da Gerd Müller nel 1972 e da Messi nel 2012 &#8211; e guida il Brasile al titolo mondiale in Svezia con 6 gol totali, di cui 3 in semifinale e 2 in finale, spingendo i verdeoro oltre le loro ataviche paure e oltre l&#8217;onta del Maracanaço. L&#8217;avvento di Pelé non sconvolge solo il Brasile trasformandolo nelle patria del calcio, ma è un urugano che scuote le fondamenta stesse del gioco.</p>



<p><strong>2° Didi</strong> <em>(Brasile, centrocampista)</em><br>Nel favoloso Brasile che in Svezia conquista finalmente il Mondiale un ruolo fondamentale è rivestito dalla sua straordinaria regia. È il grande equilibratore della linea mediana, l&#8217;uomo da cui transita ogni azione offensiva. Disputa un Mondiale strepitoso, con alcune gemme che restano scolpite nella memoria, vedi il gol alla Francia con un missile terra-aria o l&#8217;assist d&#8217;esterno per Vavá nel match con l&#8217;Unione Sovietica.</p>



<p><strong>3° Raymond Kopa</strong> <em>(Francia, <em><em>centrocampista offensivo</em>/ala)</em></em><br>Il capocannoniere Just Fontaine (13 reti totali) è il braccio armato, ma la raffinata mente e l&#8217;uomo di maggior classe della Francia, che arriva terza al Mondiale giocando un calcio fantastico, è lui. Dopo aver contribuito in prima persona alla terza Coppa dei Campioni vinta consecutivamente dal Real Madrid (splendida la finale con il Milan vinta 3-2 ai supplementari) Kopa guida la nazionale transalpina ai fasti di Svezia &#8217;58, disputando una competizione superba.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Just Fontaine (Francia, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1959: Alfredo Di Stéfano</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="363" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/image-asset.jpg" alt="" class="wp-image-3839" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/image-asset.jpg 363w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/image-asset-218x300.jpg 218w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" /></figure>



<p><strong>1° ALFREDO DI STÉFANO</strong><em> (Argentina, <em><em><em>centrocampista/<em>centrocampista offensivo</em></em></em>)</em></em><br>Il Re è di nuovo lui, dopo un duello a distanza con l&#8217;astro nascente Pelé che definire orgasmico è persino riduttivo. Di Stéfano è ancora capocannoniere della Liga con 23 reti, ne mette 6 in Coppa dei Campioni e ancora una volta decide la finale nel 2-0 allo Stade Reims. Una sentenza. A 33 anni la “Saeta Rubia” è nel pieno delle sue facoltà e al vertice di una carriera clamorosa. È il suo quarto Pallone d&#8217;oro: un record. Per adesso&#8230;</p>



<p><strong>2° Pelé</strong> <em>(Brasile, attaccante)</em><br>Il nuovo asso si piega in volata, per pochissimi decimi, al vecchio maestro. Ma il 1959 di Pelé è ugualmente qualcosa di indimenticabile, anche perché segna a profusione pur non vincendo alcun trofeo di squadra: 53 reti totali nei club e 8 nella Coppa América di quell&#8217;anno, la prima delle due che vengono giocate tra marzo e aprile: vince il titolo di capocannoniere e viene votato miglior giocatore, ma il suo Brasile è secondo, preceduto di un punto dall&#8217;Argentina.</p>



<p><strong>3° José Sanfilippo</strong> <em>(Argentina, centravanti)</em><br>Micidiale stoccatore d&#8217;area, è uno dei grandi cannonieri della storia del calcio argentino. Dal 1958 al 1961 si laurea quattro volte di fila re dei bomber del campionato. Il 1958-59 lo vede inerpicarsi fino a quota 31 reti e conquistare il titolo con il suo San Lorenzo. Nella seconda delle Coppe América previste nell&#8217;anno e disputata a dicembre, Sanfilippo è capocannoniere con 6 gol, ma l&#8217;Argentina è beffata sul filo di lana dall&#8217;Uruguay.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Antonio Valentín&nbsp;Angelillo (Argentina, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1960: Ferenc Puskás</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="798" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-798x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3814" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-798x1024.jpg 798w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-234x300.jpg 234w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas-768x986.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/20460_ferenc-puskas.jpg 800w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></figure>



<p><strong>1° FERENC PUSKÁS</strong> <em>(Ungheria, attaccante)</em><br>Arrivato al Real nel 1958 dopo la fuga dall&#8217;Ungheria e lo scioglimento della meravigliosa <em>Aranycsapat</em>, Puskás vive nel Real Madrid una seconda portentosa giovinezza. Ben sintetizzata da numeri torrenziali: in otto stagioni vince 5 volte la Liga (con 4 titoli di capocannoniere), 1 Coppa di Spagna (con 4 titoli di capocannoniere), 3 Coppe dei Campioni (con 3 titoli di capocannoniere) e la prima Coppa Intercontinentale della storia. Il 1959-60 lo vede brillare a un livello assoluto: a livello individuale vince la classifica marcatori sia in Spagna con 25 reti in 24 partite sia in Coppa Campioni con 12 reti in 7 partite. A livello di squadra conquista la Coppa dei Campioni dopo un&#8217;epica finale (7-3) contro l&#8217;Eintracht Francoforte in cui mette dentro un poker, record tuttora imbattuto (e Di Stéfano realizza una tripletta). E si porta poi a casa pure l&#8217;Intercontinentale grazie a un 5-1 sul Peñarol con tanto di doppietta. Un&#8217;annata da urlo per il “Colonnello&nbsp;ritrovato”, che raggiunge l&#8217;amico Di Stéfano in vetta alla graduatoria dei nostri Palloni d&#8217;oro: quattro a testa. Due miti intramontabili.</p>



<p><strong>2° Lev Jašin</strong> <em>(Unione Sovietica, portiere)</em><br>Come ai tempi di Zamora tra gli anni &#8217;20 e &#8217;30 un altro portiere di livello assoluto entra di prepotenza in classifica: è il sovietico Lev Jašin. Arriva a calcio dall&#8217;hockey su ghiaccio, disciplina che gli consente di affinare notevolmente la presa e i riflessi. Nel 1956 guida i sovietici all&#8217;oro olimpico e nel 1960 è il simbolo della nazionale che vince per la prima volta il Campionato Europeo: nell&#8217;ultimo atto Jašin e compagni superano 2-1 i rivali di sempre, la Jugoslavia. Soprannominato il “Ragno Nero”, Jašin è un portento: completo in tutti i fondamentali, ha due tenaglie al posto delle mani, un senso del piazzamento straordinario, un carisma senza pari. Per molti ancora oggi il numero uno del ruolo.</p>



<p><strong>3° Uwe Seeler</strong> <em>(Germania Ovest, centravanti)</em><br>Possente, potente, ma anche tecnico. Ed estremamente longevo. È Uwe Seeler, il più grande centravanti tedesco dopo Gerd Müller, autore in carriera di 625 reti. Nel 1959-60 tocca probabilmente il punto più alto della sua carriera. Alla guida dell&#8217;Amburgo vince il campionato tedesco e si laurea capocannoniere con la straordinaria cifra di 49 reti totali. È il capitano onorario della nazionale tedesca con altri mostri sacri quali Fritz Walter, Franz Beckenbauer e Lothar Matthäus.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Alfredo Di Stéfano</em> <em>(Argentina, <em><em><em>centrocampista/<em>centrocampista offensivo</em></em></em></em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1961: Pelé</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="709" height="801" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970.jpg" alt="" class="wp-image-3859" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970.jpg 709w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970-266x300.jpg 266w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></figure>



<p><strong>1° PELÉ</strong> <em>(Brasile, attaccante)</em><br>Il giovane asso brasiliano torna in auge con un&#8217;annata da sogno: a 21 è già al suo secondo Pallone d&#8217;Oro. Per lui 62 reti in 38 partite (!) e solo contando ciò che combina in patria, escludendo le proficue tournée in Europa con il Santos in cui regala spettacolo. Pelé aggiunge a questa carrellata di gol anche la vittoria nell&#8217;ambita Taça Brasil, di fatto l&#8217;equivalente del campionato nazionale brasiliano: nella finale per il titolo il suo Santos pareggia 0-0 con il Bahia la gara di andata, mentre al ritorno è uno show di “O Rei” nel 5-1 conclusivo: dal 25&#8242; al 33&#8242; del primo tempo Pelé segna 3 reti (di cui una con un&#8217;azione da cineteca partendo da metà campo) e firma un assist sensazionale per Coutinho, risolvendo di fatto la pratica e proclamandosi oramai universalmente &#8211; stante il leggero declino dei due totem Di Stéfano e Puskás &#8211; come miglior calciatore al mondo.</p>



<p><strong>2° Alberto Spencer</strong> <em>(Ecuador, centravanti)</em><br>Il mondo è ai piedi dei ragazzi di colore. Non solo Pelé, ma anche l&#8217;ecuadoregno Spencer (e a stretto giro di posta il portoghese di origine mozambicana Eusébio). È un vento nuovo, il vento del cambiamento sociale: gli anni &#8217;60 sono un decennio di trasformazione, con i neri che rivendicano i propri diritti e l&#8217;Africa che vuole uscire con forza dal cono d&#8217;ombra della colonizzazione. E forse non è un caso che una gran quantità di fuoriclasse di colore di fama mondiale sbuchi all&#8217;orizzonte. Spencer, quindi. Centravanti del meraviglioso Peñarol, una sorta di Ronaldo brasiliano ante litteram per la tecnica in velocità e lo spunto verticale, nel 1961 conquista con gli uruguaiani il campionato (con tanto di titolo di capocannoniere) e la Coppa Libertadores, due titoli messi già in bacheca nel 1960. Ma a questi aggiunge anche la vittoria nell&#8217;Intercontinentale: l&#8217;anno prima il suo Peñarol era stato largamente superato dall&#8217;invincibile Real, nel 1961 si rifà con gli interessi battendo nettamente il Benfica. </p>



<p>3° <strong>Omar Enrique Sívori</strong> <em>(Argentina, attaccante)</em><br>Nel Vecchio Continente a farla da padrone è l&#8217;argentino naturalizzato italiano: con 25 gol in 28 partite trascina la Juventus al tricolore, bissando il titolo del 1960. Sívori è la punta di diamante di un attacco atomico dove brillano anche il possente centrattacco gallese John Charles e l&#8217;italiano Giampiero Boniperti.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Garrincha (Brasile, ala)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1962: Pelé</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="709" height="801" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970.jpg" alt="" class="wp-image-3859" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970.jpg 709w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970-266x300.jpg 266w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></figure>



<p><strong>1° PELÉ</strong> <em>(Brasile, attaccante)</em><br>Un anno (quasi) perfetto per Pelé. Nel Mondiale 1962, che vede il Brasile bissare il titolo del 1958, gioca una partita e mezza poi esce per infortunio. Ma gli bastano quei pochi lampi per confezionare una prestazione straordinaria contro il Messico: assist a Zagallo e rete meravigliosa in slalom. Ma è con il Santos che firma le imprese più belle: vince il titolo nazionale in finale sul Botafogo di Garrincha, la Libertadores che decide con una doppietta straordinaria nel terzo e decisivo incontro con il fortissimo Peñarol e l&#8217;Intercontinentale con il Benfica. Una doppia partita sensazionale per “O Rei”: nel 3-2 dell&#8217;andata in Brasile firma una doppietta, nel 5-2 del ritorno a Lisbona si scatena e disputa forse la partita più iconica della sua carriera: segna tre reti, una in tapin e due dopo serpentine ubriacanti in cui mette a sedere mezzo Portogallo; e firma un assist per Coutinho dopo un&#8217;altra azione pazzesca palla al piede. Il capo dello sport della BBC Peter Lorenzo commenta: «La prestazione individuale più clamorosa di un singolo calciatore nella storia del gioco».</p>



<p><strong>2° Garrincha</strong> <em>(Brasile, ala)</em><br>Senza Pelé costretto ai box per infortunio, sono gli arbitri (vedi match del girone con la Spagna) e le giocate di Garrincha a spingere il Brasile sul trono iridato. L&#8217;ala del Botafogo, nato nella foresta amazzonica e amato dai brasiliani oltre ogni credo perché rispecchia la loro anima mulatta, animista e libera, tocca il punto più alto della sua carriera: decide il match con la Spagna nel finale e gioca due partite celestiali nei quarti con l&#8217;Inghilterra e in semifinale con il Cile, realizzando una doppietta in entrambi gli incontri. In finale assiste quasi da spettatore al 3-1 con cui il Brasile piega più di sciabola che di fioretto la Cecoslovacchia. Garrincha ha 29 anni ed è all&#8217;apogeo: negli anni seguenti cala di livello e vivrà un dopo calcio tormentato fino alla morte a 50 anni, nel 1983. Controllo di palla sontuoso, finte e dribbling, Garrincha trasforma la sua menomazione fisica (la poliomielite gli ha reso una gamba più corta dell&#8217;altra) in un portentoso punto di forza risultando imprendibile per qualsiasi difensore. Quando il Brasile tra il 1958 e il 1966 lo schiera in coppia con Pelé, la nazionale verdeoro non perde mai una partita.</p>



<p><strong>3° Eusébio</strong> <em>(Portogallo, attaccante)</em><br>La risposta europea a Pelé negli anni &#8217;60. O meglio: il giocatore che prova ad avvicinarsi al livello fantasmagorico dell&#8217;asso brasiliano, ma deve accontentarsi di essere in quel decennio il migliore del Vecchio Continente. Di due anni più giovane di “O Rei”, Eusébio nasce poverissimo in Mozambico e arriva a Lisbona a 18 anni. Nel 1961-62, a 19 anni e rotti, si prende di forza un posto da titolare nell&#8217;attacco del Benfica campione d&#8217;Europa e lo spinge ancora sul trono del continente dopo una finale entusiasmante contro il grande Real Madrid: Puskás a 36 anni realizza una tripletta, Di Stéfano a 37 gioca per un&#8217;ora a livelli fantasmagorici, Eusébio sale in cattedra nel momento clou: due gol, altri due procurati e portoghesi che si impongono 5-3. Nella finale Intercontinentale prova a scalfire la superiorità di Pelé, ma l&#8217;altro fa capire chi comanda in via definitiva.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Ferenc Puskás (Ungheria, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1963: Pelé</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="709" height="801" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970.jpg" alt="" class="wp-image-3859" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970.jpg 709w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970-266x300.jpg 266w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></figure>



<p><strong>1° PELÉ</strong> <em>(Brasile, attaccante)</em><br>La perfezione continua. Pelé non sbaglia mai. E a 23 anni si porta a casa il suo quarto Pallone d&#8217;oro, raggiungendo in vetta Di Stéfano e Puskás, due icone intramontabili e che durano al top un ventennio, i due più grandi calciatori che il mondo abbia conosciuto fino a quel momento. Fino all&#8217;avvento di questo ragazzo brasiliano che sembra baciato dalla grazia degli dei per lo stile di gioco, l&#8217;armonia dei gesti e dei movimenti, l&#8217;inarrivabile incidenza nei momenti topici. Pelé fa valere un altro anno <em>hors categorie</em>: 51 reti totali in maglia Santos, terza vittoria consecutiva nel campionato nazionale, seconda vittoria di fila nella Libertadores (dopo aver risolto con un gol e un assist la decisiva finale di ritorno contro il Boca Juniors nel catino ribollente della Bombonera), seconda vittoria di fila nell&#8217;Intercontinentale, dove il suo Santos supera non senza polemiche il Milan: Pelé gioca solo la gara di andata a San Siro, segna una doppietta nel 2-4 finale che i brasiliani ribaltano poi al ritorno, 4-2 e 1-0 nel match di spareggio. Le domande che il mondo del calcio si pone sono due: chi fermerà Pelé? Ma soprattutto: Pelé si può fermare?</p>



<p><strong>2° Gianni Rivera</strong> <em>(Italia, <em><em>centrocampista offensivo)</em></em></em><br>L&#8217;Italia riemerge dalla crisi del dopo Superga nel solco di un regista offensivo dal tocco vellutato, dai piedi al miele e dalla stratosferica visione di gioco. Si chiama Gianni Rivera e a 20 anni vive un&#8217;annata straordinaria con il Milan, dopo averlo già guidato allo scudetto nel 1961-62. Rivera incanta e Altafini segna: è il duo su cui i rossoneri di Nereo Rocco edificano il successo in Coppa dei Campioni, dopo il 2-1 sul Benfica in finale. Soprannominato “Golden Boy”, ragazzo d&#8217;oro, Rivera è il simbolo del riscatto italiano che ritrova la via maestra dopo un decennio buio.</p>



<p><strong>3° Jimmy Greaves</strong> <em>(Inghilterra, centravanti)</em><br>Con “Dixie” Dean il miglior numero 9 nella storia del calcio britannico, un bomber con il gol sempre in canna, ma anche dotato di risorse tecniche tutt&#8217;altro che secondarie. Sei volte capocannoniere della First Division (un record), primatatista di reti nel campionato inglese con 357 gol, ne mette insieme 44 anche in nazionale (ma vivrà da riserva il titolo mondiale del 1966 a causa di un infortunio). Il 1962-63 è la sua stagione più prolifica: in maglia Tottenhem infila 37 gol in campionato laureandosi ovviamente capocannoniere, a cui aggiunge 6 reti e titolo di re dei bomber anche in Coppa delle Coppe. Reti che sono fondamentali per la vittoria della competizione: l&#8217;Atletico Madrid in finale crolla per 5-1, trafitto da una doppietta del fenomenale Jimmy.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Lev Jašin</em> <em>(Unione Sovietica, portiere)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1964: Pelé</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="709" height="801" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970.jpg" alt="" class="wp-image-3859" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970.jpg 709w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970-266x300.jpg 266w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></figure>



<p><strong>1° PELÉ</strong> <em>(Brasile, attaccante)</em><br>E cinque. Pelé non riesce a ripetersi in Coppa Libertadores, dove si fa male e forse non casualmente il suo Santos esce per mano dei futuri vincitori dell&#8217;Independiente, ma disputa ugualmente un&#8217;annata magnifica che lo ricolloca sul trono in volata sullo spagnolo Suárez. Segna 44 gol, capocannoniere della Taça Brasil e per il quarto anno consecutivo è campione nazionale: la finale contro il Flamengo è ancora oggi uno dei suoi match più belli. Dopo lo 0-0 dell&#8217;andata, al ritorno il Santos vince 4-1, Pelé segna 3 reti e secondo le cronache regala uno spettacolo sovrumano. </p>



<p><strong>2° Luis Suárez</strong> <em>(Spagna, centrocampista)</em><br>L&#8217;ex centrocampista del Barcellona è il cervello della Grande Inter, che guida a scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale. In più, aggiunge il titolo europeo con la Spagna dopo aver sconfitto in finale l&#8217;Unione Sovietica. Rispetto all&#8217;epoca blaugrana gioca più arretrato, ha smarrito la vena realizzativa, ma governa la manovra con abile maestria. Regista mobile e giocatore dinamico, è il perno su cui l&#8217;allenatore Helenio Herrera edifica il ciclo d&#8217;oro dei nerazzurri, con due Coppe dei Campioni e due Intercontinentali consecutive.</p>



<p><strong>3° Denis Law</strong> <em>(Scozia, attaccante)</em><br>Furetto del Manchester United, genio e sregolatezza, vive un&#8217;annata sensazionale in Inghilterra: 30 reti contro le 35 del bomber Greaves, ma con l&#8217;aggiunta di 10 reti in FA Cup e 6 in Coppa delle Coppe. Peccato che i suoi gol non bastino ai <em>Red Devils</em> per vincere alcun titolo: secondi in First Division alle spalle del Liverpool ed eliminati in semifinale in Coppa d&#8217;Inghilterra e nei quarti in Coppa delle Coppe dallo Sporting Lisbona dopo un clamoroso 0-5 in Portogallo.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Alessandro Mazzola (Italia, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1965: Pelé</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="709" height="801" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970.jpg" alt="" class="wp-image-3859" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970.jpg 709w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970-266x300.jpg 266w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></figure>



<p><strong>1° PELÉ</strong> <em>(Brasile, attaccante)</em><br>Sesto Pallone d&#8217;oro, quinto consecutivo: Pelé continua a inanellare numeri clamorosi e prestazioni assurde. Non si è mai visto e mai più si vedrà un calciatore con una simile dominanza nella storia del gioco: il Pelé di quegli anni pratica semplicemente un altro sport rispetto a qualunque altro giocatore passato, presente e futuro. Citando l&#8217;esperto di calcio sudamericano Carlo Pizzigoni «il Pelé dai 18 ai 25 anni è un giocatore semplicemente irripetibile per doti tecniche, fisiche e mentali». Nel 1965 Pelé disputa una delle sue annate più convincenti: per il quinto anno consecutivo si porta a casa la Taça Brasil, il titolo nazionale, dopo l&#8217;ennesima finale dominata contro il Vasco da Gama; segna un totale di 64 reti ed è capocannoniere della Coppa Libertadores con 8. Ma il suo Santos cede in semifinale dopo due partite epiche al meraviglioso Peñarol. In nazionale disputa una serie di match pazzeschi, tra cui un 3-0 all&#8217;Unione Sovietica in cui dà vita a una serie di giocate irreali che ridicolizzano il grande Jašin. </p>



<p><strong>2° Eusébio</strong> <em>(Portogallo, attaccante)</em><br>Dopo il bronzo del 1962, il 23enne attaccante portoghese si prende l&#8217;argento nel 1965 alle spalle di sua maestà Pelé. Per lui 48 reti totali, capocannoniere e campione di Portogallo con il Benfica, capocannoniere della Coppa dei Campioni con 9 reti in 9 incontri. Ma stecca la finale di San Siro contro l&#8217;Inter (partita decisamente bruttina su un campo ai limiti della praticabilità) e deve accontentarsi del 2° posto continentale.</p>



<p><strong>3° Bobby Moore</strong> <em>(Inghilterra, difensore)</em><br>Portieri e difensori fanno capolino in queste classifiche quando la loro classe e il loro livello è troppo alto per essere trascurato. È il caso del 24enne inglese, il più grande difensore al mondo del decennio, uno dei massimi di sempre. Operato di un tumore al testicolo a 22 anni, malattia all&#8217;epoca particolarmente aggressiva, Moore ha la tipica tempra inglese del combattente: pochi mesi dopo nel 1964 solleva al cielo di Wembley da capitano del West Ham la FA Cup; nel 1965 si ripete e sempre a Wembley guida da capitano il suo West Ham al successo in Coppa delle Coppe, dopo una grandissima finale contro il Monaco 1860. E nel 1966 si ripeterà ancora a Wembley: ma stavolta da capitano dell&#8217;Inghilterra, quando alzerà la Coppa del mondo.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Pedro Rocha (Uruguay, <em><em>centrocampista offensivo)</em></em></em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/03/eusebio-la-pantera-nera-idolo-immortale-del-portogallo.html">1966: Eusébio</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="530" height="704" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Benfica_Eusebio_GDM.jpg" alt="" class="wp-image-3889" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Benfica_Eusebio_GDM.jpg 530w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Benfica_Eusebio_GDM-226x300.jpg 226w" sizes="(max-width: 530px) 100vw, 530px" /></figure>



<p><strong>1° EUSÉBIO</strong> <em>(Portogallo, attaccante)</em><br>Arriva il suo momento. Nell&#8217;anno dei Mondiali inglesi, che vede Pelé uscire prematuramente anche a causa di un infortunio, il 24enne attaccante lusitano si prende la scena di forza. La sua competizione iridata è qualcosa di sconvolgente, probabilmente il più dominante Mondiale mai giocato da un singolo nella storia, superiore per continuità prestazionale persino al Maradona di Messico &#8217;86: ogni partita giocata da Eusébio è ampiamente oltre il 6.5/7. Con alcuni picchi clamorosi, come quando sventra il Brasile 3-1 nel girone e ancora di più i quarti di finale contro la Corea del Nord: il Portogallo va sotto 3-0, Eusébio praticamente da solo ribalta la contesa con 4 reti, accelerazioni e spunti partendo da ogni angolazione e un&#8217;assistenza continua alla squadra che si traduce persino in corner battuti (da uno nasce il quinto il gol) e rimesse laterali effettuate. Le sue 9 reti spingono il Portogallo al terzo posto, il massimo possibile, e portano il suo bottino realizzativo globale &#8211; sommando anche il club &#8211; a 48 reti totali.</p>



<p><strong>2° Bobby Charlton</strong> <em>(Inghilterra, <em><em><em>centrocampista/<em>centrocampista offensivo</em></em>)</em></em></em><br>Sopravvissuto al disastro aereo di Monaco &#8217;58, quando il Manchester United di ritorno dalla trasferta in Coppa dei Campioni a Belgrado si schiantò in fase di ripartenza, Charlton diventa il simbolo del ciclo d&#8217;oro dell&#8217;Inghilterra. È il miglior calciatore inglese di sempre, una mezzala universale sulla falsariga di Valentino Mazzola e Di Stéfano (che non a caso è il suo idolo di ragazzino). A 29 anni si consacra definitivamente nel gotha e trascina i Tre Leoni all&#8217;alloro mondiale. Meriterebbe il Pallone d&#8217;Oro? Può darsi. Ma l&#8217;Eusébio del Mondiale &#8217;66 è troppo oltre sul piano delle prestazioni per poter finire secondo.</p>



<p><strong>3° Alberto Spencer</strong> <em>(Ecuador, centravanti)</em><br>Eusébio e Charlton sono i sommi protagonisti dell&#8217;anno a livello di nazionale, lui lo è con i club. Il suo Peñarol domina la Coppa Libertadores dopo una finale splendida contro il River Plate (Spencer dà spettacolo nella terza e decisiva partita con una doppietta e una prestazione mostruosa) conquistando il trofeo per la terza volta nel decennio. Spencer guida poi gli uruguaiani al trionfo in Coppa Intercontinentale demolendo il Real Madrid: 2-0 all&#8217;andata con doppietta di Spencer, 2-0 al ritorno con un gol ancora del sopraffino centrattacco dell&#8217;Ecuador.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Franz Beckenbauer (Germania Ovest, centrocampista)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1967: Pedro Rocha</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="568" height="1006" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Pedro_Rocha_c1966b.jpg" alt="" class="wp-image-3891" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Pedro_Rocha_c1966b.jpg 568w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Pedro_Rocha_c1966b-169x300.jpg 169w" sizes="(max-width: 568px) 100vw, 568px" /></figure>



<p><strong>1° PEDRO ROCHA</strong> <em>(Uruguay, <em><em>centrocampista offensivo)</em></em></em><br>Spencer è il braccio, lui è la mente del fantastico Peñarol degli anni &#8217;60 che vince tutto. Ma non è per la stagione con i club &#8211; che pure gli porta in dote un campionato nazionale &#8211; a dare alla mezzala uruguaiana, uno dei più grandi registi offensivi degli anni &#8217;60 con il nostro Rivera e lo spagnolo Suárez &#8211; il primo posto nel Pallone d&#8217;Oro 1967. Rocha si prende il riconoscimento di forza grazie a una sontuosa Coppa América. Si laurea campione con il suo Uruguay, precedendo l&#8217;Argentina, e viene eletto miglior giocatore: nell&#8217;ultimo decisivo incontro con gli storici rivali è proprio un suo gol a un quarto d&#8217;ora scarso dal termine a spingere la Celeste sul trono del continente.</p>



<p><strong>2° Flórián Albert</strong> <em>(Ungheria, attaccante)</em><br>Dopo la generazione-Puskás l&#8217;Ungheria non riesce più ovviamente a toccare simili apici. Nonostante Flórián Albert. È un attaccante atipico e completo, alto, tecnico, con visione di gioco da numero 10. Una sorta di Marco van Basten ante litteram. Già capocannoniere della Coppa del mondo 1962 e della Coppa dei Campioni 1966, è la stella di un&#8217;Ungheria che è comunque ai vertici del calcio europeo e mondiale in quel decennio: fuori ai quarti a Euro &#8217;60 e ai Mondiali &#8217;62 e &#8217;66, bronzo europeo nel &#8217;64. Albert con il Ferencvaros vince la Coppa delle Fiere nel 1965 e nel 1967 vive uno dei suoi anni migliori: re dei bomber in Coppa delle Fiere, campione nazionale con 26 reti in 26 partite.</p>



<p><strong>3° Roberto Perfumo</strong> <em>(Argentina, difensore)</em><br>Ancora un difensore sale sul podio ed è un altro giocatore di classe mondiale: il centrale del Racing di Avellaneda Roberto Perfumo. Temperamento, grandi capacità nella lettura difensiva del gioco, perfetto senso della posizione, libero ma anche stopper, Perfumo è il perfetto esempio di difensore moderno e completo, esattamente come lo sono Moore o il giovanissimo ma già fenomenale cileno Figueroa. Nel 1966-67 guida il Racing al trionfo prima in Coppa Libertadores e poi in Intercontinentale, dopo una battaglia senza esclusione di colpi contro gli scozzesi del Celtic Glasgow. Nei tre match da corrida che servono per assegnare il trofeo alla squadra argentina, Perfumo si stacca su tutti gli altri &#8211; compagni e avversari &#8211; in termini di classe e signorilità.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Jimmy Johnstone (Scozia, ala)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1968: George Best</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="300" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/7396998862_dfa0e34484.jpg" alt="" class="wp-image-3893" style="width:220px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/7396998862_dfa0e34484.jpg 400w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/7396998862_dfa0e34484-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>



<p><strong>1° GEORGE BEST</strong><em> (Irlanda del Nord, ala)</em><br>Il concetto di genio&amp;sregolatezza con lui assurge ai massimi livelli. Per qualche anno, sul finire dei &#8217;60, è un portento. Forse più ciliegina sulla torta che torta (in quel Manchester stellare il vero leader è Bobby Charlton), ma comunque un giocatore capace nelle giornate in cui è in vena di fare realmente la differenza. Con i <em>Red Devils</em> vince 2 scudetti, una FA Cup e soprattutto la Coppa dei Campioni 1968: nella finale contro il Benfica (4-1 ai supplementari) celebre il suo gol con dribbling irridente al portiere lusitano Henrique. In quell&#8217;annata Best segna 28 gol in campionato, suo massimo in carriera.</p>



<p><strong>2° Bobby Charlton</strong> <em>(Inghilterra, <em><em><em>centrocampista/<em>centrocampista offensivo</em></em>)</em></em></em><br>Ancora un piazzamento di prestigio per il giocatore inglese, che manca però l&#8217;aggancio al Pallone d&#8217;Oro, beffato dalla stagione supersonica del compagno Best. Mente del Manchester United che vince la Coppa dei Campioni, gioca una finale contro il Benfica superba realizzando due reti. Alla guida dell&#8217;Inghilterra centra il bronzo europeo, che fa seguito all&#8217;oro iridato di due anni prima. Ma lui e la squadra steccano da favoriti la semifinale contro la Jugoslavia.</p>



<p><strong>3° Eusébio</strong> <em>(Portogallo, attaccante)</em><br>Annata realizzativa mostruosa per il leader del Benfica, che nonostante la sconfitta nella finale di Coppa Campioni contro il Manchester United si inerpica a quota 51 gol totali, capocannoniere sia del campionato portoghese (che si porta ovviamente a casa) con 42 centri sia della Coppa dei Campioni con 6. </p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Juan Ramón Verón (Argentina, ala)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1969: Gianni Rivera</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="731" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Gianni_Rivera_negli_anni_70-1-731x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3929" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Gianni_Rivera_negli_anni_70-1-731x1024.jpg 731w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Gianni_Rivera_negli_anni_70-1-214x300.jpg 214w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Gianni_Rivera_negli_anni_70-1-768x1076.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Gianni_Rivera_negli_anni_70-1.jpg 999w" sizes="(max-width: 731px) 100vw, 731px" /></figure>



<p><strong>1° GIANNI RIVERA</strong> <em>(Italia, <em><em>centrocampista offensivo)</em></em></em><br>Il nostro Pallone d&#8217;Oro si tinge nuovamente d&#8217;azzurro: non succedeva da 22 anni, dal trionfo di Valentino Mazzola. A issarsi sul gradino più alto è il “Golden Boy”, Gianni Rivera, che vive una stagione da protagonista assoluto. È il leader e il faro del Milan, che bissa il successo nella Coppa Campioni 1963 e sale ancora sul tetto d&#8217;Europa. In finale i rossoneri dominano contro l&#8217;Ajax dell&#8217;astro nascente Cruijff e Rivera regala spettacolo con una serie di assist principeschi e giocate degne di un vero artista della pedata. Anche se in quella stagione segna appena 6 gol totali, si consacra come il re assoluto degli assist sul proscenio continentale. Ciliegina sulla torta, Rivera conquista anche l&#8217;Intercontinentale dopo una doppia finale durissima sul piano agonistico contro gli argentini dell&#8217;Estudiantes.</p>



<p><strong>2° Gerd Müller</strong> <em>(Germania Ovest, centravanti)</em><br>Il mondo scopre un fenomenale centrattacco tedesco di 24 anni. Baricentro basso e un po&#8217; sgraziato nei movimenti, però tremendamente efficace. E anche dotato tecnicamente, a dispetto dei falsi miti che circondano la sua figura, oltre che straordinariamente intelligente sul piano tattico. Si chiama Gerd Müller e in area di rigore nessuno è come lui: in carriera metterà insieme 732 reti, dei quali 68 (in 62 partite) nella nazionale tedesca. Nel 1968-69 segna 30 reti in 30 partite di campionato, vincendo la classifica cannonieri, e trascina il Bayern Monaco allo scudetto, il secondo della sua storia dopo quello del 1931-32. Müller viene eletto giocatore tedesco dell&#8217;anno e guida la Germania Ovest nelle qualificazioni al Mondiale di Messico &#8217;70 con un bottino di 8 realizzazioni.</p>



<p><strong>3° Tostão </strong><em>(Brasile, attaccante)</em><br>Il talento di Tostão emerge per la prima volta nel 1966, quando in coppia con Dirceu Lopes guida il Cruzeiro al successo nel campionato nazionale, la Taça Brasil, in una doppia finale dominata contro il Santos di Pelé. Tre anni più tardi Tostão tocca nuovi apici: vince per la quinta volta il torneo statale con prestazioni clamorose e diventa l&#8217;uomo chiave del Brasile che il ct João Saldanha sta cercando di costruire secondo nuovi canoni: lo stile del <em>futebol bailado</em> unito al dinamismo e all&#8217;atletismo europei. Per lui 11 reti in nazionale nel 1969, di cui 10 nelle qualificazioni mondiali che spingono il Brasile in Messico con un ruolino spaventoso: 6 vittorie in 6 partite, 23 gol fatti e solo due subiti. Con un Pelé che dopo il Mondiale &#8217;66 ha perduto un po&#8217; di smalto, sembra Tostão il nuovo re.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Luigi Riva (Italia, centravanti/attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1970: Pelé</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="709" height="801" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970.jpg" alt="" class="wp-image-3859" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970.jpg 709w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/pele-santos-fc-1956-1974-656-matches-en-club-643-buts-92-selections-77-buts-3-fois-champion-du-monde-1958-1962-1970-266x300.jpg 266w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></figure>



<p><strong>1° PELÉ </strong><em>(Brasile, attaccante)</em><br>Il ritorno del Re. In occasione del suo quarto Mondiale, Pelé ritrova la brillantezza che pareva un po&#8217; perduta, si prepara ad hoc e a capo di un Brasile da favola &#8211; forse la più grande nazionale mai ammirata &#8211; conquista il suo terzo titolo iridato. È il terzo anche per il Brasile in quattro edizioni: un&#8217;impresa senza epigoni nella storia. Pelé guida una squadra formidabile, con assi come Tostão, Rivelino, Carlos Alberto Torres, Gersón, Jairzinho, Clodoaldo, Piazza. Lui ovviamente è sempre la punta di diamante. Più regista e meno attaccante forse rispetto ai primi anni &#8217;60, mette però di nuovo in mostra quelle accelerazioni e spunti irresistibili che lo hanno reso celebre e abbina colpi di classe, genio e straordinario atletismo che solo lui riesce a concepire. Nella finale con l&#8217;Italia timbra un gol, gliene annullano uno regolare e timbra due assist: impossibile essere più decisivo di così. Per Pelé è il settimo Pallone d&#8217;Oro. Un traguardo pazzesco e irraggiungibile per qualunque altro giocatore nella storia. Quando ne rivedremo un altro così?</p>



<p><strong>2° Luigi Riva</strong> <em>(Italia, centravanti/attaccante)</em><br>Il suo Mondiale è a corrente alternata, anche se segna due reti al Messico decisive nei quarti e un gol splendido alla Germania Ovest nell&#8217;epica semifinale. Ma il bomber di Leggiuno &#8211; che abbina potenza, esuberanza atletica e un tiro al fulmicotone &#8211; è reduce da un&#8217;annata portentosa: all&#8217;argento iridato (fare di più contro quel Brasile è impossibile) aggiunge lo storico scudetto conquistato nel Cagliari, con un totale di 21 reti e il titolo di miglior marcatore del campionato. Un momento indimenticabile non solo per lui, ma per l&#8217;intera Sardegna.</p>



<p><strong>3° Gerd Müller</strong> <em>(Germania Ovest, centravanti)</em><br>I suoi 38 gol in campionato non bastano al Bayern per conquistare la Bundesliga, preceduto dal Borussia Mönchengladbach. E i suoi 10 gol al Mondiale, che pure gli portano in dote il titolo di re dei bomber della manifestazione iridata, non sono sufficienti alla Germania Ovest per spingersi oltre il terzo posto finale. Lui comunque non ha proprio nulla da rimproverarsi. Anzi: oramai è chiaro a tutto il mondo &#8211; e lo sarà ancora di più nei primi anni &#8217;70 &#8211; che dove c&#8217;è Gerd c&#8217;è gol.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Jairzinho (Brasile, ala/attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html">1971: Johan Cruijff</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="497" height="612" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/5c16c3b71669e1b5cc9167e5fe9d9326.jpg" alt="" class="wp-image-3934" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/5c16c3b71669e1b5cc9167e5fe9d9326.jpg 497w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/5c16c3b71669e1b5cc9167e5fe9d9326-244x300.jpg 244w" sizes="(max-width: 497px) 100vw, 497px" /></figure>



<p><strong>1° JOHAN CRUIJFF</strong> <em>(Olanda, <em><em>centrocampista offensivo/attaccante)</em></em></em><br>Finisce l&#8217;era Pelé con il terzo titolo mondiale del Brasile e inizia l&#8217;era Cruijff. Un ideale passaggio di consegne, un po&#8217; come fu quello tra Scarone e Meazza a cavallo tra anni &#8217;20 e &#8217;30. Non a caso uno dei soprannomi di Cruijff è “Pelé bianco”. Accanto ad altri ugualmente iconici: da “Profeta del Gol” a “Papero d&#8217;Oro”. Veloce, intelligente, abile in tutte le fasi di gioco ed eccellente in ogni fondamentale tecnico, Cruijff è l&#8217;emblema del nuovo calcio che spira con forza dall&#8217;Olanda. Un calcio di movimenti continui e sincronici, un po&#8217; come quello degli ungheresi degli anni &#8217;50, ma in maniera più scientifica e ancora più studiata. Un calcio di velocità e atletismo, ma che non rinnega l&#8217;estro purché codificato entro i parametri di squadra. Stella dell&#8217;Ajax Amsterdam plasmato dalle innovative idee di Rinus Michels, circondato da un manipolo di giovani assi come lui, Cruijff segna 27 reti in stagione e trascina i Lancieri alla conquista della Coppa dei Campioni, oltre che della coppa nazionale.</p>



<p><strong>2° Luis Artime</strong> <em>(Argentina, centravanti)</em><br>Tecnico e con un grande fiuto del gol, Luis Artime è il più forte cannoniere argentino del dopo-Sanfilippo. In nazionale vanta uno score impressionante: 24 reti in 25 incontri. Vince 4 volte la classifica marcatori del campionato argentino e quella della Coppa América 1967, passa in Uruguay nel Nacional ed è anche lì re dei bomber per 3 volte. Il 1971 è il suo anno d&#8217;oro: nel Nacional vince campionato, Libertadores (con due titoli di capocannoniere) e Intercontinentale, dopo aver superato il Panathinaikos in seguito alla rinuncia dell&#8217;Ajax a giocare la Coppa.</p>



<p><strong>3° Tostão </strong><em>(Brasile, attaccante)</em><br>Il “Pelé bianco” non è solo il soprannome di Cruijff. Ma anche di Tostão. Nel 1971 l&#8217;attaccante brasiliano vince la Coppa Roca in nazionale mentre a livello di club regala spettacolo con la maglia del Cruzeiro portandolo a un passo dall&#8217;affermazione nel Campionato Mineiro. Alla fine dell&#8217;anno si trasferisce per una cifra record (20 milioni di dollari) al Vasco da Gama. Ma i problemi di vista, che già lo avevano condizionato sul finire degli anni &#8217;60, tornano a presentarsi in maniera preoccupante: Tostão subisce 4 interventi chirurgici alla retina e nel 1974, a nemmeno 27 anni, è costretto al ritiro.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>José Pastoriza (Argentina, centrocampista)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2020/10/16/gerd-muller-non-solo-un-bomber-darea.html">1972: Gerd Müller</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="280" height="390" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/6938658eb1528d834a4a49068391b370.jpg" alt="" class="wp-image-3936" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/6938658eb1528d834a4a49068391b370.jpg 280w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/6938658eb1528d834a4a49068391b370-215x300.jpg 215w" sizes="(max-width: 280px) 100vw, 280px" /></figure>



<p><strong>1° GERD MÜLLER </strong><em>(Germania Ovest, centravanti)</em><br>“Der Bomber” si prende il Pallone d&#8217;Oro di forza con un&#8217;annata illegale: 40 gol e titolo di capocannoniere in Bundesliga nel 1971-72, 50 totali, 85 nell&#8217;anno solare (un nuovo record che sarà ritoccato solo da Messi nel 2012). La sua pioggia di reti porta naturalmente il Bayern Monaco a vincere il campionato. E non contento in estate deflagra con un Europeo giocato maestosamente: un gol all&#8217;Inghilterra nei quarti, due al Belgio in semifinale, due all&#8217;Unione Sovietica in finale, di cui uno splendido con triangolo partendo da metà campo. E sempre con i sovietici ne mette 4 nell&#8217;amichevole che inaugura il nuovo stadio Olimpico di Monaco. Un uragano.</p>



<p><strong>2° Johan Cruijff</strong> <em>(Olanda, <em><em>centrocampista offensivo/attaccante)</em></em></em><br>L&#8217;olandese disputa un&#8217;annata super a livello di club, portandosi a casa campionato olandese (e titolo di miglior marcatore), coppa nazionale, Coppa dei Campioni (con doppietta nella finale contro l&#8217;Inter) e Intercontinentale dopo aver dato spettacolo con l&#8217;Independiente. Cruijff è il miglior giocatore del mondo e a 25 anni è all&#8217;apogeo della sua forza: segna come un attaccante, rincula a velocità doppia, imposta il gioco con la visione di gioco di una mezzala. Non è universale come Di Stéfano, è un giocatore diverso, che ama apparire e scomparire dove più è necessario nelle pieghe di un incontro e a seconda dei momenti. Il suo “problema” è che in quel 1972 trova un Gerd Müller ancora più spaziale.</p>



<p><strong>3° Franz Beckenbauer</strong> <em>(Germania Ovest, libero)</em><br>Rivelazione assoluta del Mondiale &#8217;66 a 21 anni nel ruolo di mediano, il “Kaiser” con il tempo arretra dalla sua abituale posizione e viene tramutato in libero con licenza di attaccare. È l&#8217;architrave e il giocatore più iconico del Bayern Monaco e della Germania Ovest, che guida al trionfo europeo dopo una competizione dominata. Il suo avvento sconvolge i canoni del ruolo. Ha carisma, classe, eleganza, un senso della posizione straordinario. E quando può si sgancia in avanti facendo affidamento su percussioni devastanti palla al piede che lasciano di sasso i giocatori avversari.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Teófilo Cubillas (Perù, <em><em>centrocampista offensivo)</em></em></em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1973: Johan Cruijff</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="497" height="612" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/5c16c3b71669e1b5cc9167e5fe9d9326.jpg" alt="" class="wp-image-3934" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/5c16c3b71669e1b5cc9167e5fe9d9326.jpg 497w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/5c16c3b71669e1b5cc9167e5fe9d9326-244x300.jpg 244w" sizes="(max-width: 497px) 100vw, 497px" /></figure>



<p><strong>1° JOHAN CRUIJFF </strong><em>(Olanda, <em><em>centrocampista offensivo/attaccante)</em></em></em><br>Secondo Pallone d&#8217;Oro per Cruijff, che come nelle annate precedenti domina con il suo Ajax a livello di club: è ancora campione d&#8217;Olanda e per la terza volta consecutiva si porta a casa la Coppa dei Campioni, grazie all&#8217;1-0 sulla Juventus nell&#8217;ultimo atto. Al ricco palmares l&#8217;Ajax aggiunge la vittoria nella prima edizione della Supercoppa Europea contro il Milan. Ma Cruijff non c&#8217;è già più: ha fatto le valigie per Barcellona, deciso a inaugurare un nuovo ciclo vincente.</p>



<p><strong>2° Gerd Müller</strong> <em>(Germania Ovest, centravanti)</em><br>Si invertono le posizioni e Gerd è d&#8217;argento: 36 reti in Bundesliga ed è ancora una volta re dei bomber, con il suo Bayern che si conferma campione di Germania. In più, la bellezza di 12 centri in Coppa dei Campioni, che gli valgono anche qui lo scettro di miglior realizzatore. Peccato che il suo Bayern venga eliminato nei quarti dall&#8217;Ajax futuro vincitore: determinante il 4-0 dell&#8217;andata in favore dei Lancieri ad Amsterdam.</p>



<p><strong>3° Dino Zoff</strong> <em>(Italia, portiere)</em><br>Dopo Zamora e Jašin, un altro portiere di livello superiore entra in graduatoria grazie a doti fuori dall&#8217;ordinario e a un&#8217;annata sensazionale. È Dino Zoff, carriera longeva ed estremamente vincente, unico calciatore italiano a vincere Europeo (1968) e Mondiale (1982) e a farlo da protagonista. Stile sobrio ed efficace, regale nel piazzamento, completo in tutti i fondamentali, Zoff è il basamento su cui la Juventus costruisce un portentoso ciclo di successi (6 scudetti e una Coppa UEFA) e su cui la nazionale torna al trono iridato dopo i fasti dell&#8217;era Pozzo-Meazza. Nel 1973 trascina la Juve con una serie di grandi prestazioni (vedi ad esempio la semifinale di ritorno con il Derby County) alla finale perduta contro l&#8217;Ajax. In azzurro celeberrima è l&#8217;amichevole di Wembley in cui ipnotizza i padroni di casa e favorisce il primo successo italiano in Inghilterra: 1-0, rete di Capello.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Pelé (Brasile, <em><em>attaccante)</em></em></em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1974: Johan Cruijff</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="497" height="612" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/5c16c3b71669e1b5cc9167e5fe9d9326.jpg" alt="" class="wp-image-3934" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/5c16c3b71669e1b5cc9167e5fe9d9326.jpg 497w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/5c16c3b71669e1b5cc9167e5fe9d9326-244x300.jpg 244w" sizes="(max-width: 497px) 100vw, 497px" /></figure>



<p><strong>1° JOHAN CRUIJFF</strong> <em>(Olanda, <em><em>centrocampista offensivo)</em></em>/attaccante)</em><br>Terza volta sul trono per il divino Johan, che raggiunge nell&#8217;albo d&#8217;oro mostri sacri come Scarone e Meazza. A ottobre &#8217;73 passa dall&#8217;Ajax al Barcellona con la squadra blaugrana penultima in classifica e già eliminata dalla Coppa UEFA. L&#8217;arrivo di Cruijff cambia la stagione del Barça in modo pazzesco: 10 vittorie di fila e 26 partite senza sconfitte portano il Barcellona al titolo nazionale che mancava da 14 anni. Cruijff segna 16 reti e regala spettacolo, segnando una rete meravigliosa di tacco contro l&#8217;Atletico Madrid e contribuendo con un gol e giocate sensazionali al 5-0 con cui il Barcellona schianta il Real al Bernabeu. In estate Cruijff alla guida della favolosa Olanda del <em>totaalvoetbal</em> di Michels infiamma il Mondiale tedesco, proponendo un calcio straordinario: il numero 14 olandese è in uno stato di grazia, gioca benissimo tutte le partite, ma la finale contro la Germania Ovest padrona di casa è amara. L&#8217;Olanda va sull&#8217;1-0 al 1&#8242; senza aver mai fatto toccare la palla ai tedeschi, grazie a un rigore di Neeskens che Cruijff si procura con un&#8217;accelerazione delle sue. Poi però il “Papero olandese” esce dai radar, la Germania Ovest rimonta e vince con merito. Per Cruijff resta un Mondiale splendido e un&#8217;annata globale da 32 reti, la migliore in carriera insieme al 1971-72.</p>



<p><strong>2° Franz Beckenbauer</strong> <em>(Germania Ovest, libero)</em><br>Alter ego di Cruijff e ugualmente meritevole di fregiarsi del Pallone d&#8217;oro. Beckenbauer disputa una stagione superba: si laurea campione tedesco con il Bayern Monaco (tra le altre, indimenticabile una partita contro il Borussia Mönchengladbach vinta dai bavaresi 4-3 in cui il “Kaiser” dà spettacolo); vince la Coppa dei Campioni in finale sull&#8217;Atletico Madrid e trascina di forza la Germania Ovest alla vittoria nel Mondiale casalingo. I tedeschi giocano un calcio decisamente più tradizionale dei rivali olandesi, ma sono compatti e ugualmente fortissimi sul piano individuale. La finale li vede però vincere con pieno merito e Beckenbauer è il migliore in campo.</p>



<p><strong>3° Kazimierz Deyna</strong> <em>(Polonia, centrocampista/<em><em>centrocampista offensivo)</em></em></em><br>Il terzo gradino del podio al Mondiale tedesco è occupato dalla sorprendente Polonia, dove brilla la stella di Kazimierz Deyna, “cervello” e leader della nazionale biancorossa. Già campione olimpico nel 1972, Deyna è il giocatore attorno a cui il ct Kazimierz Górski costruisce una squadra solida in difesa e fantasiosa in avanti, grazie soprattutto alla velocità delle ali. Deyna gioca un grande Mondiale e i polacchi si fermano solo nel girone finale perdendo il match decisivo per l&#8217;ingresso nella finalissima dalla pragmatica Germania Ovest padrona di casa. Protagonista in nazionale fino al 1978, Deyna morirà a soli 42 anni in un incidente stradale.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Paul Breitner (Germania Ovest, difensore)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1975: Elías Figueroa</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="960" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/640full-elías-figueroa.jpg" alt="" class="wp-image-3966" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/640full-elías-figueroa.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/640full-elías-figueroa-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p><strong>1° ELÍAS FIGUEROA</strong> <em>(Cile, libero/difensore)</em><br>A distanza di 45 anni un difensore torna a occupare il gradino più alto. E non è un giocatore qualsiasi, ma un autentico fenomeno del ruolo, uno dei più grandi, il difensore che in carriera ha ricevuto il numero più alto di premi e riconoscimenti. Anche più di Beckenbauer. Parliamo del cileno Elías Figueroa, soprannominato “Mister Lujo”, mister classe. Formidabile di testa e negli anticipi, fortissimo sull&#8217;uomo e nella direzione del gioco, elegante e roccioso, libero e stopper al tempo stesso, Figueroa in carriera vince 5 campionati in 3 Paesi diversi (Brasile, Uruguay e Cile) e denota sovente la capacità di saper migliorare in modo evidente il livello dei compagni che ha intorno. Nel 1975 trascina l&#8217;Internacional al titolo brasiliano per la prima volta nella sua storia e segna il gol decisivo nell&#8217;1-0 contro il Cruzeiro con un colpo di testa rimasto celebre.</p>



<p><strong>2° Franz Beckenbauer </strong><em>(Germania Ovest, libero)</em><br>Nuovo secondo posto per il “Kaiser” alle spalle di Figueroa. Beckenbauer a 30 anni fa valere un&#8217;altra annata ottima in cui conquista da leader difensivo del Bayern Monaco la Coppa dei Campioni. Splendido il gol dell&#8217;1-0 che apre il ritorno della semifinale contro i francesi del St Etienne. Mentre in finale con il Leeds United commette un fallo da rigore non visto dall&#8217;arbitro su Clark, ma si riscatta con una prestazione a tutto tondo e degna di un vero leader.</p>



<p><strong>3° Oleh Blochin</strong> <em>(Ucraina, attaccante)</em><br>Velocità, tecnica e potenza, più seconda che prima punta, Blochin è uno dei massimi giocatori sovietici della storia. Il 1974/75 è la sua stagione magica: oltre al titolo nazionale con la Dinamo Kiev (ne vincerà 8 in carriera), Blochin conquista da protagonista la Coppa delle Coppe e la Supercoppa Europa, dopo aver sconfitto in finale il favorito Bayern Monaco.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Johan Cruijff</em> <em>(Olanda, <em><em>centrocampista offensivo/attaccante)</em></em></em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1976: Franz Beckenbauer</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="332" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/29c5908c9a94aaaaf1f572e6d23a3a22.jpg" alt="" class="wp-image-3974" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/29c5908c9a94aaaaf1f572e6d23a3a22.jpg 332w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/29c5908c9a94aaaaf1f572e6d23a3a22-199x300.jpg 199w" sizes="(max-width: 332px) 100vw, 332px" /></figure>



<p><strong>1° FRANZ BECKENBAUER</strong> <em>(Germania Ovest, libero)</em><br>Dopo una serie di piazzamenti anche per il “Kaiser” arriva il successo. Per lui un&#8217;annata sensazionale, una delle più belle in carriera: con il Bayern Monaco vince per la terza volta consecutiva la Coppa dei Campioni, eguagliando il record dell&#8217;Ajax 71-73. Gioca poi un campionato europeo con la Germania Ovest di altissimo livello. La nazionale tedesca chiude al secondo posto dopo il trionfo del 1972, piegata ai rigori dalla rivelazione Cecoslovacchia. Ma Beckenbauer disputa una partita indimenticabile, una delle migliori della sua carriera, in particolare nel secondo tempo e nei supplementari, quando domina letteralmente la scena con accelerazioni e spunti da ogni parte. </p>



<p><strong>2° Elías Figueroa</strong> <em>(Cile, libero/difensore)</em><br>Stesso podio del 1975, ma a ruoli invertiti. Prima volta nella storia che due liberi si dividono la palma di migliore al mondo e per due anni consecutivi! Ma la loro classe è troppo grande per passare inosservata. È il decennio post-olandese, che apre la via per un calcio più collettivo, chiuso e meno votato alle gioie individuali dell&#8217;attacco. Contemporaneamente, apre anche la via per l&#8217;idea della costruzione dal basso, dalle retrovie. Ecco forse spiegato il perché di tanti difensori di classe assoluta, con una quantità mai registrata né prima né dopo: Beckenbauer, Figueroa, Krol, Passarella, Scirea, un giovanissimo Baresi. Un&#8217;abbondanza clamorosa. Il 1976 vede Figueroa vincere ancora il titolo brasiliano da leader dell&#8217;Internacional, tanto da venir votato miglior giocatore del campionato.</p>



<p><strong>3° Rob Rensenbrink</strong> <em>(Olanda, ala)</em><br>Giocatore di estrema eleganza e pulizia, ma con il difetto di steccare sempre nei momenti decisivi in nazionale: vedi la finale del Mondiale &#8217;74, la semifinale proprio dell&#8217;Europeo &#8217;76 con la Cecoslovacchia, la finale del Mondiale &#8217;78. Il 1975/76 porta in ogni caso Rensenbrink al massimo livello internazionale grazie a un&#8217;annata super: con l&#8217;Anderlecht vince da capocannoniere la Coppa delle Coppe e decide la Supercoppa Europa contro il Bayern Monaco di Beckenbauer e Müller. Peccato davvero per la prestazione negativa dell&#8217;Europeo.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Roberto Rivelino (Brasile, <em><em>centrocampista offensivo)</em></em></em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2020/09/14/zico-platini-e-maradona-lera-dei-numeri-10.html">1977: Zico</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Zico-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-3977" style="width:260px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Zico-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Zico-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Zico-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Zico-1536x864.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Zico.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>1° ZICO</strong> <em>(Brasile, attaccante)</em><br>Il Brasile rialza la testa nel dopo-Pelé e scopre un nuovo asso: è il 24enne Zico, tocco di palla celestiale, assist da cineteca e gol a grappoli. Nel 1977 ne mette dentro ben 37 con il Flamengo e si laurea capocannoniere del campionato carioca. A questi ne aggiunge 6 in maglia Brasile, 4 contro la Bolivia (8-0) in un match valido per le qualificazioni al Mondiale &#8217;78. Finita l&#8217;era Cruijff e della sua rivalità a tratti con Müller a tratti con Beckenbauer, molti pensano che gli anni &#8217;80 saranno quelli di Zico. Sarà così solo in parte.</p>



<p><strong>2° Kevin Keegan</strong> <em>(Inghilterra, attaccante)</em><br>Piccolo, tecnico, rapido e sgusciante. King Kevin Keegan è la stella del Liverpool che conquista per la prima volta nella sua storia la Coppa dei Campioni dopo aver superato in finale il Borussia Mönchengladbach. Keegan nasce ala, ma può giocare benissimo da seconda punta o trequartista, è un attaccante atipico e creativo, decisamente più latino che britannico come stile e connotati.</p>



<p><strong>3° Gaetano Scirea</strong> <em>(Italia, libero)</em><br>Una delle Juventus più belle di sempre, quella tutta italiana della stagione 1976/77. La squadra bianconera, affidata all&#8217;emergente tecnico Giovanni Trapattoni, vince il campionato italiano dopo un epico testa a testa contro il Torino scudettato e issandosi a quota 51 punti, record per la serie A a 16 squadre. E completa poi un&#8217;annata da sogno con il suo primo successo europeo, la Coppa UEFA in finale sugli spagnoli dell&#8217;Athletic Bilbao. Uno dei grandi protagonisti è il bomber Roberto Bettega, ma ancora più straordinario è il libero Gaetano Scirea, che a 24 anni disputa una stagione mostruosa. La finale di andata in Coppa UEFA contro l&#8217;Athletic è un capolavoro, una delle sue più belle partite in carriera.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Allan Simonsen (Danimarca, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1978: Mario Kempes</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="412" height="605" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/DVYKT1HW4AEWt9I.jpg" alt="" class="wp-image-3978" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/DVYKT1HW4AEWt9I.jpg 412w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/DVYKT1HW4AEWt9I-204x300.jpg 204w" sizes="(max-width: 412px) 100vw, 412px" /></figure>



<p><strong>1° MARIO KEMPES</strong> <em>(Argentina, attaccante)</em><br>Esuberanza, potenza, tecnica: Mario Kempes è il simbolo dell&#8217;Argentina che conquista in casa &#8211; sotto la scure di una feroce dittatura militare &#8211; il primo campionato del mondo della sua storia. Kempes è l&#8217;unico giocatore convocato dal ct Menotti a militare all&#8217;estero, nel Valencia. In Spagna vive un 1977/78 da capogiro con un totale di 28 gol segnati in campionato (e titolo di capocannoniere) più 11 in Coppa del Re. Al Mondiale arriva come una delle stelle annunciate e non delude: segna 6 gol, tutti decisivi. In finale è il migliore in campo e con una doppietta fantastica piega 3-1 ai supplementari la coriacea Olanda.</p>



<p><strong>2° Ruud Krol </strong><em>(Olanda, libero/difensore)</em><br>Nel 1978 è forse il più forte calciatore europeo. Merito anche di una trasformazione del suo ruolo: da ottimo terzino sinistro diventa un libero di classe assoluta, a conferma di quello che si scriveva nel 1975 su Figueora, ovvero che questo in particolare è il decennio dei grandi difensori. Krol gioca con un&#8217;eleganza e una maestria senza pari e disputa un campionato mondiale superbo. L&#8217;unico a farlo un po&#8217; soffrire (nel primo tempo) è Paolo Rossi, nell&#8217;incontro decisivo tra Olanda e Italia per l&#8217;ingresso in finale. A proposito di finale: Krol contro l&#8217;Argentina è nettamente il migliore dei suoi e al 90&#8242;, sul punteggio di 1-1, batte una punizione da centrocampo e recapita un lancio al bacio per Rensenbrink, chiamato solo ad accompagnare in porta e sancire così un incredibile trionfo <em>orange</em>. Ma l&#8217;ala dell&#8217;Anderlecht colpisce clamorosamente il palo. L&#8217;azione sfuma e nei supplementari Kempes risolve in favore dell&#8217;Argentina.</p>



<p><strong>3° Daniel Passarella</strong> <em>(Argentina, libero)</em><br>Ancora un centrale difensivo di qualità eccezionali e un ancor più eccezionale temperamento. Kempes è il leader offensivo, Passarella quello difensivo dell&#8217;Argentina campione. Anche il libero del River &#8211; sguardo truce e carattere da leader, formidabile di testa e nei tiri dalla distanza &#8211; è protagonista di un Mondiale sensazionale. È lui, da capitano della squadra, ad alzare al cielo la Coppa sotto lo sguardo dei generali. </p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Dirceu (Brasile, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html">1979: Diego Armando Maradona</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb.jpg" alt="" class="wp-image-3981" style="width:260px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb.jpg 960w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p><strong>1° DIEGO ARMANDO MARADONA</strong> <em>(Argentina, attaccante)</em><br>Il calcio scopre un nuovo fenomeno. Si chiama Diego Armando Maradona, ha 19 anni e disegna <em>fútbol</em> nell&#8217;Argentinos Juniors mettendo in mostra numeri tecnici spaventosi e un controllo di palla pazzesco. Ha una genialità unica, segna e fa segnare dall&#8217;alto di proprietà tecniche invidiabili. Esordio in nazionale a 16 anni, capocannoniere a 17 del campionato Metropolitano. È nella lista dei pre-convocati per il Mondiale &#8217;78, ma il ct Menotti lo depenna all&#8217;ultimo, forse per non bruciarlo. Maradona morde il freno e nel 1979 guida l&#8217;Argentina al trionfo nel Mondiale di categoria con numeri da circo. Realizza in Argentina 26 gol in 26 incontri, capocannoniere sia del campionato Metropolitano sia del Nacional, e fa la sua prima apparizione in Coppa América dove realizza un gol alla Bolivia ma non va oltre il primo turno. Vincitore di vari premi internazionali nel 1979, gli addetti ai lavori di ogni parte del mondo sono pronti a scommettere che sia nato un Genio.</p>



<p><strong>2° Zico</strong> <em>(Brasile, attaccante)</em><br>La rivalità Maradona vs Zico infiamma il Sudamerica. I due si sfidano già in Coppa América, antipasto di duelli successivi. Zico segna 70 reti totali nel 1979 sommando anche la nazionale, conquistando il campionato carioca e arrendendosi nella fase finale che porta al titolo nazionale il Palmeiras. In Coppa América il suo Brasile esce in semifinale contro il Paraguay.</p>



<p><strong>3° Hans Krankl </strong><em>(Austria, centravanti)</em><br>Il miglior calciatore europeo dell&#8217;anno è il centravanti austriaco, che si trasferisce dal Rapid Vienna al Barcellona e in blaugrana vince la classifica marcatori della Liga con 29 reti in 30 partite. Si conferma ad alti livelli anche in Coppa delle Coppe con 5 realizzazioni, di cui una decisiva per portare il titolo agli spagnoli dopo un&#8217;appassionante finale contro i tedeschi del Fortuna Düsseldorf vinta 4-3 ai supplementari.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Falcão (Brasile, centrocampista)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1980: Diego Armando Maradona</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb.jpg" alt="" class="wp-image-3981" style="width:260px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb.jpg 960w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p><strong>1° DIEGO ARMANDO MARADONA</strong> <em>(Argentina, attaccante)</em><br>A 20 anni Diego si porta a casa il secondo Pallone d&#8217;oro della carriera, un record di precocità. Il 1980 lo vede segnare in patria 43 reti in 45 partite e vincere ancora la classifica cannonieri sia del torneo Metropolitano sia del Nacional. Gioca a un livello impressionante in termini di doti creative e continuità nell&#8217;arco di un singolo match, forse come prestazioni e rendimento il 1980 è davvero il punto più alto della sua carriera. Ma nessuno ancora in quel momento può prevederlo. Con la nazionale incanta: si veda un&#8217;amichevole contro l&#8217;Inghilterra a Wembley, in cui l&#8217;Argentina perde 3-1 ma Diego inventa numeri di un altro pianeta.</p>



<p><strong>2° Karl-Heinz Rummenigge</strong> <em>(Germania Ovest, attaccante)</em><br>Potenza, istinto per il gol, tecnica ma anche muscoli di cristallo. Karl Heinz Rummenigge è uno degli attaccanti tedeschi più forti della storia e nel 1979-80 vive un&#8217;annata straordinaria: con il Bayern Monaco conquista la Bundesliga e il titolo di capocannoniere con 26 reti e durante l&#8217;estate è uno dei protagonisti del successo della Germania Ovest all&#8217;Europeo.</p>



<p><strong>3° Zico</strong> <em>(Brasile, attaccante)</em><br>Ancora un anno ottimo per Zico, che conquista il suo primo titolo nazionale piegando in finale l&#8217;Atletico Mineiro. Il furetto brasiliano aggiunge anche il titolo di capocannoniere con 21 reti, mentre nel totale dell&#8217;annata contando anche il campionato carioca si inerpica a quota 40.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Michel Platini (Francia, centrocampista/<em><em>centrocampista offensivo)</em></em></em> </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1981: Zico</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Zico-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-3977" style="width:260px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Zico-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Zico-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Zico-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Zico-1536x864.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Zico.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>1° <strong>Zico</strong> <em>(Brasile, attaccante)</em><br>Dal titolo nazionale al titolo continentale. Zico vive un&#8217;annata magica con il suo Flamengo, conquistando dall&#8217;alto di 11 reti la Coppa Libertadores con tanto di titolo di capocannoniere. Il furetto brasiliano regala spettacolo e risolve la combattutissima finale contro gli arcigni cileni del Cobreloa: nella terza decisiva partita è una sua doppietta a spingere il Flamengo sul trono. Ciliegina sulla torta è la vittoria nell&#8217;Intercontinentale: a Tokyo contro il Liverpool Zico non segna, ma disegna calcio e contribuisce in prima battuta al 3-0 che schianta i <em>Reds</em>.</p>



<p>2° <strong>Karl-Heinz Rummenigge</strong> <em>(Germania Ovest, attaccante)</em><br>Il poderoso attaccante del Bayern Monaco tocca il suo apogeo nel 1980-1981. Segna un totale di 39 reti in 45 incontri (suo massimo in carriera), vincendo la classifica marcatori sia in Bundesliga a quota 29 sia nella Coppa dei Campioni a 6. Conquista il campionato tedesco e si arrende nella finalissima di Coppa alla sorpresa Aston Villa. </p>



<p><strong>3° Diego Armando Maradona</strong> <em>(Argentina, attaccante)</em><br>Dopo due Palloni d&#8217;Oro, il fuoriclasse argentino deve accontentarsi del bronzo, nonostante un&#8217;altra stagione super, con 28 gol in 40 partite e il titolo Metropolitano conquistato nel Boca Juniors. Diego si conferma un giocatore dal tasso tecnico devastante, dalla creatività clamorosa, dalle accelerazioni e dai dribbling funambolici. </p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Michel Platini (Francia, <em><em><em>centrocampista/<em>centrocampista offensivo</em></em>)</em></em></em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/17/la-magia-di-pablito.html">1982: Paolo Rossi</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="450" height="600" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/7e34b1e01d0cb2026e1cc5b9ed916d7c.jpg" alt="" class="wp-image-4053" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/7e34b1e01d0cb2026e1cc5b9ed916d7c.jpg 450w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/7e34b1e01d0cb2026e1cc5b9ed916d7c-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></figure>



<p><strong>1° PAOLO ROSSI</strong><em> (Italia, centravanti)</em><br>Il Mondiale del 1982 riporta in auge l&#8217;Italia, campione del mondo a distanza di 42 anni. E in cima c&#8217;è lui: Paolo Rossi. Sei gol nelle ultime tre partite, un ruolino numerico che solo Pelé nel 1958 nella storia dei Mondiali ha saputo tenere. &#8220;Pablito&#8221;, al rientro dopo la lunga squalifica per il calcio scommesse, viene convocato dal ct Bearzot contro il volere di molti. Ma nella seconda fase si rivela l&#8217;arma decisiva in mano al &#8220;Vecio&#8221;: tre gol da spietato opportunista che ribaltano il favorito Brasile, doppietta alla tostissima Polonia in semifinale, gol in finale nel 3-1 alla Germania Ovest. È l&#8217;estate in cui l&#8217;Italia si riscopre bella e vincente, in cui guarda nuovamente con ottimismo al futuro. È l&#8217;estate di &#8220;Pablito&#8221;.</p>



<p><strong>2° Bruno Conti</strong> <em>(Italia, ala)</em><br>Nell&#8217;Italia mondiale un altro protagonista assoluto è lui. Gioca una competizione superba, come continuità prestazionale nelle partite è forse il migliore degli azzurri, l&#8217;uomo che sulla destra e sulla trequarti cambia la marcia e crea a getto continuo a servizio delle punte. È il migliore in campo nella finale contro i tedeschi. Ala di grande tecnica e qualità, cross al bacio, finte e imprevedibilità.</p>



<p><strong>3° Gaetano Scirea</strong> <em>(Italia, libero)</em><br>Inevitabile che il podio sia tutto azzurro. Perché nel Mondiale più competitivo di sempre insieme a quello del 1970 l&#8217;Italia sbanca. E Scirea disputa una serie di partite eccellenti, governando la difesa con una sapienza tattica e una maestria senza pari. Per lui è il coronamento di una stagione super, con anche la vittoria del campionato italiano e un bottino di 5 reti in serie A, suo massimo score realizzativo di sempre.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Zico (Brasile, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2021/04/30/omaggio-a-sua-maesta-michel-platini.html">1983: Michel Platini</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="767" height="947" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Michel_Platini_Juventus_1984-85.jpg" alt="" class="wp-image-4055" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Michel_Platini_Juventus_1984-85.jpg 767w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Michel_Platini_Juventus_1984-85-243x300.jpg 243w" sizes="(max-width: 767px) 100vw, 767px" /></figure>



<p><strong>1° MICHEL PLATINI</strong> <em>(Francia, <em><em>centrocampista/<em>centrocampista offensivo</em></em>)</em></em><br>Centrocampista, mezzala e attaccante. Eleganza, intelligenza e classe. Lanci, assist al bacio e gol a grappoli. Giocatore che segna un&#8217;epoca. Dopo aver fatto grande il piccolo Nancy &#8211; che trascina alla vittoria in Coppa di Francia e a uno storico 4° posto in campionato &#8211; vince lo scudetto nel St Etienne e nell&#8217;estate 1982, dopo il Mondiale che la sua Francia getta via in semifinale contro una Germania Ovest alla portata, si trasferisce in Italia alla Juventus. Parte piano, poi decolla: al primo colpo è già capocannoniere con 16 reti e si porta a casa la Coppa Italia. Sfiora lo scudetto, beffato dalla Roma, e la Coppa dei Campioni. Disputa una competizione superba, ma stecca la finale, con la Juve battuta sorprendentemente dall&#8217;organizzatissimo Amburgo di Happel.</p>



<p><strong>2° Paulo Roberto Falcão</strong> <em>(Brasile, centrocampista)</em><br>Icona dell&#8217;Internacional con cui vince due titoli brasiliani (compagno del grande Figueroa), Falcão giunge alla Roma nel 1980 e diventa subito il perno dei giallorossi. Centrocampista polivalente e dinamico, brasiliano nel tocco, ma europeo per le geometrie e l&#8217;estrema concretezza, uno dei più grandi del ruolo nella storia del gioco. Nel 1982-83 è il leader della Roma di Liedholm che conquista il tricolore dopo un&#8217;attesa di 41 anni. Falcão contribuisce allo scudetto con giocate sensazionali e 7 reti, la sua miglior performance realizzativa in Italia.</p>



<p><strong>3° Enzo Francescoli </strong><em>(Uruguay, <em>centrocampista offensiv</em>o)</em><br>L&#8217;epoca dei grandi numeri 10. Non solo Zico, Platini e Maradona, ma anche Enzo Francescoli. Controllo di palla sopraffino, eleganza innata, visione di gioco periferica. Dal Montevideo Wanderers nel 1983 passa al River Plate e disputa una prima stagione importante con 11 reti e giocate di classe. Ma il suo 1983 è da celebrare soprattutto per la Coppa América: il suo Uruguay a sorpresa vince il titolo in finale sul favorito Brasile, Francescoli è decisivo con un gol nella partita di andata e viene proclamato miglior giocatore.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Sócrates (Brasile, centrocampista)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1984: Michel Platini</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="767" height="947" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Michel_Platini_Juventus_1984-85.jpg" alt="" class="wp-image-4055" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Michel_Platini_Juventus_1984-85.jpg 767w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Michel_Platini_Juventus_1984-85-243x300.jpg 243w" sizes="(max-width: 767px) 100vw, 767px" /></figure>



<p><strong>1° MICHEL PLATINI</strong> <em>(Francia, <em>centrocampista/<em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Il fuoriclasse francese vive la sua stagione più bella e si porta a casa il secondo Pallone d&#8217;Oro. Domina la scena in Italia con 20 gol totali, un altro titolo di capocannoniere e la vittoria dello scudetto. In Europa trascina la Juventus al successo in Coppa delle Coppe, brillando in modo particolare nella semifinale di ritorno contro il Manchester United: una delle prestazioni più clamorose di sempre. E infine all&#8217;Europeo con 9 reti in 5 partite è il re dei bomber e la stella della Francia che conquista il primo alloro internazionale della sua storia. Un dominio assoluto per &#8220;Le Roi&#8221;.</p>



<p><strong>2° Jorge Luis Burruchaga</strong> <em>(Argentina, centrocampista offensivo/attaccante)</em><br>Giocatore di estrema concretezza, che abbina corsa, buona tecnica, inserimenti, gol e incisività nei momenti topici. Oggi un po&#8217; sottostimato, ma nei primi anni &#8217;80 un top mondiale. Nel 1984 lui e Bochini sono le stelle dell&#8217;Independiente che si porta a casa prima la Libertadores in finale sul Gremio e poi l&#8217;Intercontinentale battendo il Liverpool. Burruchaga con 6 reti è il capocannoniere della Libertadores ed è decisivo anche in finale con la rete che determina il successo.</p>



<p><strong>3° Jean Tigana</strong> <em>(Francia, centrocampista)</em><br>Colonna della nazionale francese, fa parte con Platini, Giresse e Fernandez del famigerato “quadrilatero magico”, base del gioco spumeggiante della formazione transalpina. Nel 1984 Tigana conquista il campionato con il Bordeaux, venendo eletto miglior giocatore della Ligue 1, e l&#8217;Europeo con la maglia della Francia. Competizione che gioca ad altissimi livelli.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Zico (Brasile, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1985: Michel Platini</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="767" height="947" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Michel_Platini_Juventus_1984-85.jpg" alt="" class="wp-image-4055" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Michel_Platini_Juventus_1984-85.jpg 767w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/Michel_Platini_Juventus_1984-85-243x300.jpg 243w" sizes="(max-width: 767px) 100vw, 767px" /></figure>



<p><strong>1° MICHEL PLATINI</strong> <em>(Francia, <em>centrocampista/<em>centrocampista offensivo</em></em>)</em><br>Platini entra nel gotha dei pesi massimi, affiancando a quota tre successi Scarone, Meazza e Cruijff, uno dei suoi grandi idoli giovanili. Per il francese un&#8217;altra annata al bacio: per la terza volta consecutiva è capocannoniere della serie A con 18 centri; si laurea capocannoniere anche della Coppa dei Campioni con 7 e il suo gol su rigore, nella triste notte dell&#8217;Heysel, porta la Juve sul tetto d&#8217;Europa per la prima volta nella sua storia. A fine anno completa l&#8217;opera con il successo nell&#8217;Intercontinentale, al termine di una finale bellissima contro l&#8217;Argentinos Juniors risolta solo ai rigori: Platini gioca un match superbo, gli viene annullato un gol magistrale e infila dal dischetto il penalty decisivo nella lotteria conclusiva.</p>



<p><strong>2° Preben Elkjær Larsen</strong> <em>(Danimarca, attaccante)</em><br>L&#8217;Italia è il campionato migliore del mondo e oltre alle solite stelle brilla quella dell&#8217;attaccante danese, che nel 1984-85 guida la rivelazione Hellas Verona a uno scudetto storico. Nello splendido gruppo messo in piedi da Osvaldo Bagnoli, Elkjaer è il giocatore più rappresentativo e incisivo, con sole 8 reti (in 23 partite) ma tutte determinanti. Perché come dice Gianluca Vialli «i gol si pesano, non si contano».</p>



<p>3° <strong>Diego Armando Maradona </strong><em>(Argentina, centrocampista offensivo/attaccante)</em><br>Arrivato al Napoli nell&#8217;estate 1984, dopo due anni al Barcellona ricchi di grandi giocate ma anche di un lungo stop a causa di un devastante infortunio, l&#8217;asso argentino parte piano nella stagione 1984/1985, poi da gennaio in avanti gioca una seconda parte superlativa, condita da 11 reti in 17 presenze e l&#8217;assegnazione del Guerin d&#8217;oro, miglior giocatore italiano come media voti. Prestazioni alla mano, forse il suo campionato più brillante in serie A, con alcune partite senza senso, vedi Napoli-Lazio 4-3 deciso da una sua tripletta più un&#8217;autorete procurata. Eccellente anche l&#8217;avvio del 1985/86, del quale si ricorda il meraviglioso gol alla Juventus su punizione (gol che fa parte del video iniziale del nostro sito).</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Enzo Francescoli (Uruguay, centrocampista offensivo)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1986: Diego Armando Maradona</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb.jpg" alt="" class="wp-image-3981" style="width:260px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb.jpg 960w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p><strong>1° DIEGO ARMANDO MARADONA</strong> <em>(Argentina, centrocampista offensivo/attaccante)</em><br>Uno dei premi più meritati di sempre. Maradona tocca l&#8217;apice della sua carriera nel Mondiale messicano. Segna 5 reti e sforna 5 assist in 7 partite e trascina l&#8217;Argentina al titolo mondiale. Non vince da solo come certe analisi superficiali vorrebbero far passare perché l&#8217;Argentina è comunque un&#8217;ottima squadra. Ma la sua incidenza è clamorosa. Tutti gol bellissimi: all&#8217;Italia nel girone, con una carezza d&#8217;esterno sull&#8217;uscita di Galli; la doppietta celeberrima all&#8217;Inghilterra nei quarti, il gol di mano e l&#8217;azione del secolo dove parte da prima di centrocampo e scarta 6 inglesi; la doppietta al Belgio in semifinale. E in finale con la Germania Ovest l&#8217;assist per il 3-2 decisivo di Burruchaga. Per il 26enne Diego, capace con un pallone ai piedi di qualsiasi prodezza, è il terzo Pallone d&#8217;Oro.</p>



<p><strong>2° Gary Lineker</strong> <em>(Inghilterra, centravanti)</em><br>Sontuoso finalizzatore, è una delle pochi grandi stelle internazionali dell&#8217;Inghilterra nel periodo. Nel 1985-86 tocca probabilmente il suo apice: segna 30 gol nel campionato inglese, 38 in totale, vincendo anche il premio di miglior giocatore della stagione e trascinando l&#8217;Everton al secondo posto a due soli punti dal Liverpool campione. Al Mondiale è fantastico, realizza 6 reti, vince la classifica marcatori e spinge i suoi fino ai quarti, battuti dall&#8217;Argentina di Maradona. Firma poi per il Barcellona.</p>



<p><strong>3° Antonio Careca</strong> <em>(Brasile, centravanti)</em><br>Attaccante mobile, tecnico, con visione di gioco e classe superiori. Al Brasile &#8217;82 un bomber del suo calibro era mancato clamorosamente. Nel Mondiale &#8217;86 il bomber c&#8217;è, ma la squadra è oramai logora, lontana parente di quella ammirata in Spagna. Careca nel 1985-86 si porta a casa il titolo brasiliano con il San Paolo timbrando in tutto 32 reti in 45 incontri e nel Mondiale dà spettacolo con 5 gol totali e un match contro la Francia nei quarti giocato divinamente, con i verdeoro estromessi ai rigori dopo un incontro bellissimo e avvincente. L&#8217;anno seguente passerà poi al Napoli e farà grandi gli azzurri in coppia con Maradona.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Jorge Valdano (Argentina, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1987: Diego Armando Maradona</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb.jpg" alt="" class="wp-image-3981" style="width:260px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb.jpg 960w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/02/https___static.gva_.be_Assets_Images_Upload_2020_11_25_4362961e-2f3e-11eb-a466-ad8e5675edeb-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p><strong>1° DIEGO ARMANDO MARADONA</strong> <em>(Argentina, centrocampista offensivo/attaccante)</em><br>Dal Mondiale all&#8217;Italia: Maradona trascina il Napoli al primo scudetto della sua storia, prima formazione del Sud a riuscirci. Diego è attorniato da compagni di ottimo livello (soprattutto il centrocampo formato dai nazionali Bagni e De Napoli e dalla rivelazione Romano), lui però è il valore aggiunto e il principale protagonista. Segna 10 reti in 29 partite, alcuni di classe purissima. Si ripete in Coppa Italia, con uno score di 7 centri in 10 gare e la vittoria finale della competizione per una storica accoppiata. In estate Diego dopo il successo del Mondiale prova a prendersi di forza la Coppa América alla guida di un&#8217;Argentina favorita e padrona di casa. Ma dopo una competizione giocata comunque bene da parte sua, l&#8217;<em>Albiceleste</em> deve arrendersi in semifinale al cinismo della solita formichina Uruguay. Per Diego si tratta del 4° Pallone d&#8217;oro: l&#8217;argentino raggiunge nel nostro albo d&#8217;oro il connazionale Di Stéfano e l&#8217;ungherese Puskás.</p>



<p><strong>2° Ruud Gullit </strong><em>(Olanda, centrocampista offensivo/attaccante)</em><br>Potenza ed esuberanza atletica, velocità e dominanza fisica ne fanno uno dei big di fine anni &#8217;80. Quando è in forma può davvero spaccare in due le partite. Nel 1986-87 il “tulipano con i rasta” trascina il PSV Eindhoven al titolo nazionale con un bottino complessivo di 22 reti e passa poi al Milan di Sacchi, formazione destinata a dominare la scena internazionale negli anni successivi.</p>



<p><strong>3° Hugo Sánchez</strong> <em>(Messico, centravanti)</em><br>Attaccante acrobatico e spettacolare, fa le fortune del Real Madrid negli anni &#8217;80. Vince 5 volte la Liga con 5 titoli di miglior marcatore, 2 Coppe di Spagna e una Coppa UEFA. Nel 1986-87 si inerpica a quota 34 reti nel campionato spagnolo, conquistando ovviamente lo scettro di re dei bomber: reti pesantissime per portare il titolo spagnolo alla <em>Casa Blanca</em>.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Paulo Futre (Portogallo, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/31/quando-lutile-incontra-il-bello-marco-van-basten.html">1988: Marco van Basten</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="538" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/MV5BZjAxYTI3OGMtODM5Ni00M2MxLWFlNmMtYmI4NjIxYTVlODc2XkEyXkFqcGdeQXVyMjUyNDk2ODc@._V1_UY1200_CR16306301200_AL_-538x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4080" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/MV5BZjAxYTI3OGMtODM5Ni00M2MxLWFlNmMtYmI4NjIxYTVlODc2XkEyXkFqcGdeQXVyMjUyNDk2ODc@._V1_UY1200_CR16306301200_AL_-538x1024.jpg 538w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/MV5BZjAxYTI3OGMtODM5Ni00M2MxLWFlNmMtYmI4NjIxYTVlODc2XkEyXkFqcGdeQXVyMjUyNDk2ODc@._V1_UY1200_CR16306301200_AL_-158x300.jpg 158w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/MV5BZjAxYTI3OGMtODM5Ni00M2MxLWFlNmMtYmI4NjIxYTVlODc2XkEyXkFqcGdeQXVyMjUyNDk2ODc@._V1_UY1200_CR16306301200_AL_.jpg 630w" sizes="(max-width: 538px) 100vw, 538px" /></figure>



<p><strong>1° MARCO VAN BASTEN</strong> <em>(Olanda, centravanti)</em><br>Eleganza, grazia, classe, visione di gioco e tocchi felpati da grande numero 10 abbinati al predatorio istinto del gol tipico dei centravanti di razza. Non esiste numero 9 più completo. Marco van Basten dà l&#8217;idea, quando ispirato e in forma, quando le maledette ginocchia lo lasciano in pace, di rasentare la perfezione stilistica, armonica e di efficacia. Dopo aver fatto incetta di titoli individuali e di squadra in Olanda e dopo aver deciso una finale di Coppa delle Coppe, nell&#8217;estate 1987 arriva al Milan e nella prima stagione contribuisce nel finale alla rimonta scudettata nei confronti del Napoli. Ma è l&#8217;estate del 1988 che lo consacra in via definitiva: a 24 anni trascina l&#8217;Olanda al titolo europeo per nazioni, primo alloro internazionale conquistato dagli <em>orange </em>nella loro storia. Le 5 reti finali e la perla assoluta del gol-capolavoro in finale contro l&#8217;URSS sono gemme che ogni appassionato di calcio ricorderà per sempre.</p>



<p><strong>2° Ruud Gullit</strong> <em>(Olanda, centrocampista offensivo/attaccante)</em><br>Nello scudetto del Milan è il protagonista indiscusso. Le sue reti e le sue giocate di potenza e atletismo dirompente (imprendibile quando parte palla al piede) sono la molla che consente ai rossoneri di superare il Napoli nella volata finale e aggiudicarsi il tricolore. La serie A è in quegli anni il miglior campionato del mondo senza se e senza ma e il duello Milan-Napoli è una sfida a distanza di enorme fascino, che coinvolge anche la politica ed esula dai meri canoni sportivi. Per Gullit oltre alle 9 reti decisive in campionato, anche la splendida vetrina di Euro &#8217;88, con la rete in finale contro l&#8217;URSS che dà il via al trionfo olandese.</p>



<p><strong>3° Diego Armando Maradona</strong> <em>(Argentina, centrocampista offensivo/attaccante)</em><br>Bronzo di prestigio per il &#8220;Pibe de Oro&#8221;, beffato dal Milan in serie A, ma autore di una stagione importante come confermano le 15 realizzazioni e il titolo di capocannoniere del campionato. Il Napoli, a lungo leader e a un certo punto oramai certo di mettere le mani sul tricolore, crolla però nel finale con un solo punto conquistato nelle ultime cinque partite.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Ronald Koeman (Olanda, <em>libero/difensore</em>)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1989: Marco van Basten</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="538" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/MV5BZjAxYTI3OGMtODM5Ni00M2MxLWFlNmMtYmI4NjIxYTVlODc2XkEyXkFqcGdeQXVyMjUyNDk2ODc@._V1_UY1200_CR16306301200_AL_-538x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4080" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/MV5BZjAxYTI3OGMtODM5Ni00M2MxLWFlNmMtYmI4NjIxYTVlODc2XkEyXkFqcGdeQXVyMjUyNDk2ODc@._V1_UY1200_CR16306301200_AL_-538x1024.jpg 538w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/MV5BZjAxYTI3OGMtODM5Ni00M2MxLWFlNmMtYmI4NjIxYTVlODc2XkEyXkFqcGdeQXVyMjUyNDk2ODc@._V1_UY1200_CR16306301200_AL_-158x300.jpg 158w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/MV5BZjAxYTI3OGMtODM5Ni00M2MxLWFlNmMtYmI4NjIxYTVlODc2XkEyXkFqcGdeQXVyMjUyNDk2ODc@._V1_UY1200_CR16306301200_AL_.jpg 630w" sizes="(max-width: 538px) 100vw, 538px" /></figure>



<p><strong>1° MARCO VAN BASTEN</strong><em> (Olanda, centravanti)</em><br>Secondo Pallone d&#8217;oro consecutivo per il &#8220;Cigno di Utrecht&#8221;. In serie A ne mette 19, ma non basta per rivincere lo scudetto, che finisce ai cugini nerazzurri dell&#8217;Inter. In compenso van Basten si prende di forza la scena in Coppa dei Campioni: realizza 9 reti, si laurea capocannoniere della competizione e guida il Milan al trionfo dopo un&#8217;epica finale sulla Steaua Bucarest, travolta 4-0. Van Basten realizza una doppietta confermando di essere un giocatore che difficilmente sbaglia i momenti decisivi. È forse l&#8217;apogeo del Milan di Sacchi e del suo gioco che a tratti ricorda l&#8217;Olanda degli anni &#8217;70: pressing furioso, scambi di posizione, manovra collettiva, tattica del fuorigioco esasperata. Per i canoni italiani, abituati ai concetti di difesa e ripartenza, è un&#8217;autentica rivoluzione. Per trovare una big del nostro calcio capace di interpretare il calcio in questa maniera bisogna andare agli anni &#8217;40 con il Grande Torino.</p>



<p><strong>2° Antonio Careca</strong> <em>(Brasile, centravanti)</em><br>Sono 19 i suoi gol in campionato, gli stessi di van Basten, a -3 dal capocannoniere nerazzurro Aldo Serena. Ma l&#8217;annata di Careca non si limita al fronte interno: ne mette 6 in Coppa UEFA, vice capocannoniere alle spalle del tedesco Torsten Gütschow, e contribuisce al successo del Napoli nella competizione. Una competizione vinta di squadra dai partenopei, con un Maradona in condizioni non brillantissime e capace di illuminarsi solo a tratti. Careca fa in pieno il suo dovere anche nella finale contro lo Stoccarda, segnando sia nel 2-1 dell&#8217;andata sia nel 3-3 del ritorno.</p>



<p><strong>3° Franco Baresi</strong> <em>(Italia, libero/difensore)</em><br>Se van Basten è la stella offensiva del meraviglioso Milan sacchiano, lui è la colonna difensiva, oltre che il capitano. Esploso sul finire degli anni &#8217;70, quando giovanissimo conquista da primattore lo scudetto della Stella a 19 anni, il Baresi dei primi anni è più che un semplice libero: è un trattore inesauribile, un difensore capace di partire palla al piede e aprire in due le difese, un&#8217;arma quasi totale. Peccato che intorno a lui il Milan sia poca cosa. Quando arrivano Berlusconi e Sacchi e i rossoneri costruiscono finalmente un progetto vincente, lui ha già quasi 30 anni e quell&#8217;energia giovanile non è più così evidente. Ma Baresi resta Baresi: un condottiero e un libero di alto magistero, con un senso della posizione eccezionale. La sua stagione 1988/89 è di alto livello, in particolare in Coppa dei Campioni, dove il Milan disputa una serie di partite da applausi.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Frank Rijkaard (Olanda, centrocampista difensivo)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1990: Lothar Matthäus</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="513" height="750" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/e1801003967f0cf0ca31bddb9b06805a.jpg" alt="" class="wp-image-4082" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/e1801003967f0cf0ca31bddb9b06805a.jpg 513w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/e1801003967f0cf0ca31bddb9b06805a-205x300.jpg 205w" sizes="(max-width: 513px) 100vw, 513px" /></figure>



<p><strong>1° LOTHAR MATTHÄUS</strong> <em>(Germania Ovest, centrocampista/centrocampista offensivo)</em><br>Forza fisica, inserimenti, ma anche regia, assist e gol. Un centrocampista totale, uno dei grandi del calcio tedesco e non solo. Esploso nel Borussia Mönchengladbach, Lothar Matthäus fa grande il Bayern Monaco che trascina a tre scudetti e alla finale di Coppa dei Campioni 1987 persa in rimonta contro il Porto. Passa all&#8217;Inter, vince lo scudetto dei record nel 1989, la Coppa UEFA 1991 e si consacra come stella indiscussa dei nerazzurri di Giovanni Trapattoni. Nel 1990, a 29 anni, è il fulcro e il leader della Germania Ovest che vince il suo terzo titolo mondiale con merito: in finale piega 1-0 l&#8217;Argentina, riscattando la sconfitta subita in Messico quattro anni prima.</p>



<p><strong>2° Andreas Brehme</strong> <em>(Germania Ovest, difensore)</em><br>L&#8217;altro volto della Germania Ovest campione. Difficile giocare un Mondiale meglio di così: domina la fascia sinistra in lungo e in largo, segna 3 reti, decide la finale con l&#8217;Argentina su rigore, prestazioni alla mano è il miglior giocatore del Mondiale. A livello di club segue le orme del compagno Matthäus (che lo onorerà dicendo di lui: «È il miglior giocatore con cui abbia mai giocato») e dal Bayern passa all&#8217;Inter, diventando una colonna insostituibile del club meneghino. </p>



<p><strong>3° Diego Armando Maradona</strong> <em>(Argentina, centrocampista offensivo/attaccante)</em><br>Altro bronzo per Diego, che a 30 anni prova a replicare il titolo mondiale di Messico &#8217;86, ma appare totalmente un altro giocatore. Non sta bene, corre poco, dispensa pillole di classe, l&#8217;Argentina arriva in finale in modo piuttosto fortunoso e rocambolesco. E alla fine deve accontentarsi dell&#8217;argento iridato. Per Maradona è l&#8217;ultima stagione ad alti livelli, con 16 gol nel campionato italiano e il secondo scudetto nel Napoli. </p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Paul Gascoigne (Inghilterra, centrocampista offensivo)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1991: Dejan Savićević</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="684" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/images-684x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4090" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/images-684x1024.jpg 684w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/images-200x300.jpg 200w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/images-768x1149.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/images-1026x1536.jpg 1026w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/images.jpg 1283w" sizes="(max-width: 684px) 100vw, 684px" /></figure>



<p><strong>1° DEJAN SAVIĆEVIĆ</strong> <em>(Montenegro, attaccante)</em><br>Soprannominato il “Genio”, immarcabile se in giornata, indolente nei momenti no: un classico dei giocatori di scuola slava. È uno dei giocatori simbolo della Stella Rossa dei primi anni &#8217;90, probabilmente la più forte squadra di club dell&#8217;Est Europa dai tempi della Honvéd di Puskás, e della fortissima nazionale jugoslava che viene estromessa in modo sfortunato ai quarti di finale a Italia &#8217;90 e potrebbe dominare Euro &#8217;92, non fosse per la guerra che ferma tutto. Il suo 1990-91 è di alto livello: Savićević contribuisce con numeri e gol in serie alla storica accoppiata scudetto-Coppa dei Campioni, competizione dove lui si esalta in modo particolare: lo dimostrerà anche nell&#8217;esperienza al Milan, con la finale del 1994 dominata contro il Barcellona.</p>



<p><strong>2° Gabriel Omar Batistuta</strong> <em>(Argentina, centravanti)</em><br>L&#8217;Argentina del dopo-Maradona (se si esclude la parentesi delle prime due partite del Mondiale di Usa &#8217;94) comincia come meglio non potrebbe. E al primo tentativo si porta a casa quella Coppa América che con Diego non era mai arrivata. Se l&#8217;Albiceleste torna sul tetto del continente a distanza di 32 anni il merito è soprattutto di un 22enne destinato a far parlare di sé a lungo. Si chiama Gabriel Omar Batistuta, è un centravanti che abbina potenza, un tiro al fulmicotone, tecnica e un invidiabile senso del gol. Dopo una stagione da 17 gol totali nel Boca Juniors con tanto di campionato nazionale, Batistuta in estate trascina i suoi di peso al successo in Coppa América con 6 reti e il titolo di capocannoniere. </p>



<p><strong>3° Lothar Matthäus</strong><em> (Germania Ovest, centrocampista/centrocampista offensivo)</em><br>Forse la miglior stagione in Italia del “panzer” tedesco è quella dopo il trionfo mondiale: 16 gol in campionato, che però non bastano per conquistare il tricolore, con l&#8217;Inter che si arrende alla super Sampdoria di Vialli&amp;Mancini, e 6 in Coppa UEFA, utili in questo caso per portare i nerazzurri al trionfo nella finale tutta italiana contro la Roma. Matthäus resterà all&#8217;Inter fino al 1992, quando tornerà al Bayern, cambierà ruolo (da centrocampista offensivo a libero) e continuerà a vincere restando sulla cresta dell&#8217;onda fino al 2000.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Robert</em> <em>Prosinečki</em> <em>(Croazia, centrocampista)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1992: Marco van Basten</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="538" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/MV5BZjAxYTI3OGMtODM5Ni00M2MxLWFlNmMtYmI4NjIxYTVlODc2XkEyXkFqcGdeQXVyMjUyNDk2ODc@._V1_UY1200_CR16306301200_AL_-538x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4080" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/MV5BZjAxYTI3OGMtODM5Ni00M2MxLWFlNmMtYmI4NjIxYTVlODc2XkEyXkFqcGdeQXVyMjUyNDk2ODc@._V1_UY1200_CR16306301200_AL_-538x1024.jpg 538w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/MV5BZjAxYTI3OGMtODM5Ni00M2MxLWFlNmMtYmI4NjIxYTVlODc2XkEyXkFqcGdeQXVyMjUyNDk2ODc@._V1_UY1200_CR16306301200_AL_-158x300.jpg 158w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/MV5BZjAxYTI3OGMtODM5Ni00M2MxLWFlNmMtYmI4NjIxYTVlODc2XkEyXkFqcGdeQXVyMjUyNDk2ODc@._V1_UY1200_CR16306301200_AL_.jpg 630w" sizes="(max-width: 538px) 100vw, 538px" /></figure>



<p><strong>1° MARCO VAN BASTEN</strong><em> (Olanda, centravanti)</em><br>Nonostante un Euro &#8217;92 deludente, che fa seguito a un Mondiale di Italia &#8217;90 disastroso, la stella di Marco van Basten raggiunge nuovi gradi di luminosità in quello che di fatto è l&#8217;ultimo anno della sua carriera, a 28 anni, prima di venire fermato definitivamente dai problemi alla caviglia destra. Van Basten è costretto a dare l&#8217;addio proprio mentre il suo calcio sta raggiungendo nuove vette di concretezza, senza perdere nulla dello stile meraviglioso a cui aveva abituato tifosi e appassionati. Nel 1991-92 segna 25 reti (suo massimo in Italia) guidando il Milan del nuovo corso di Capello allo scudetto. Chiude il 1992 con due quaterne al Napoli in campionato e al Göteborg in Champions League, erede della vecchia Coppa dei Campioni. Inizia il 1992-93 con medie realizzative sovrumane: 12 reti in 9 giornate di campionato, 6 in 3 partite di Champions, quando decide di sottoporsi all&#8217;ennesimo intervento alla caviglia destra. I tempi di recupero sono stimati in 2-3 mesi, tornerà dopo 4, giocherà ancora qualche partita e la finale di Champions 1993 che il Milan perderà contro il Marsiglia e di fatto smetterà. Dice lo scrittore e attore italiano Carmelo Bene: «Il lutto per il suo ritiro anticipato non si è estinto e mai si estinguerà».</p>



<p><strong>2° Hristo Stoičkov</strong> <em>(Bulgaria, centravanti/attaccante)</em><br>Nel “Dream Team”, il Barcellona delle meraviglie plasmato da Johan Cruijff nel primo lustro degli anni &#8217;90, l&#8217;attaccante bulgaro è una delle stelle più luminose: nel 1991-92 vive un&#8217;annata da sogno con 17 reti in campionato che spingono i catalani al titolo e al primo successo in Coppa dei Campioni della loro storia: nella tiratissima finale di Wembley il Barça ha la meglio sulla Sampdoria per 1-0 dopo i tempi supplementari. Stoičkov in finale non segna, ma gioca ad alti livelli colpendo un palo. Gioca molto bene e segna una rete anche nella finale dell&#8217;Intercontinentale, ma il Barcellona deve chinare la testa al favoloso San Paolo di Telê Santana.</p>



<p><strong>3° Raí</strong> <em>(Brasile, centrocampista offensivo)</em><br>Fratello minore di Sócrates, è il crack offensivo del San Paolo che nei primi anni &#8217;90 si porta a casa due Libertadores (con un&#8217;altra finale persa ai rigori nel 1994) e due Intercontinentali di fila, battendo squadroni come il Barcellona e il Milan. Nel 1992, dopo aver sconfitto ai rigori gli argentini del Newell&#8217;s Old Boys, il San Paolo supera a Tokyo proprio il Barça ed è Raí il grande protagonista, con la doppietta che ribalta lo svantaggio firmato Stoičkov, e dà ai brasiliani la vittoria. E Raí viene naturalmente premiato come miglior giocatore della partita.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Peter Schmeichel (Danimarca, portiere)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1993: Roberto Baggio</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="305" height="470" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/baggio1.jpg" alt="" class="wp-image-4092" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/baggio1.jpg 305w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/baggio1-195x300.jpg 195w" sizes="(max-width: 305px) 100vw, 305px" /></figure>



<p><strong>1° ROBERTO BAGGIO</strong> <em>(Italia, attaccante)</em><br>L&#8217;Italia torna sul gradino più alto grazie al talento straordinario del “Divin Codino”, seconda punta di genio che può concludere o servire assist dall&#8217;alto di doti tecniche straordinarie. Come van Basten, anche lui è fortemente penalizzato da una serie di infortuni devastanti alle ginocchia (il primo già a Vicenza, in giovanissima età), che gli impediscono di mostrare il suo talento con continuità. Ma quando lo fa e quando sta bene regala perle che tutti gli appassionati di calcio &#8211; italiani e non &#8211; ricorderanno per sempre. Il mondo lo scopre a Italia &#8217;90, gli anni migliori di Baggio sono quelli successivi al Mondiale italiano fino al 1995. In quel periodo è uno dei primissimi calciatori del mondo, se non (visto l&#8217;addio prematuro di van Basten) il migliore. Il 1992-93 lo vede vincere di forza una Coppa UEFA con 6 gol in 9 partite, di cui 3 nella semifinale contro il PSG e 2 nella finale di andata con il Borussia Dortmund. In serie A tocca invece quota 21 gol.</p>



<p><strong>2° Cafu</strong> <em>(Brasile, difensore/centrocampista)</em><br>In carriera vince tutto e più volte: scudetti in serie, Libertadores, Coppa dei Campioni, Intercontinentale, Coppa América e addirittura 2 Mondiali (di cui il secondo, nel 2002, da capitano). Difficile trovare qualcuno che abbia conquistato più trofei importanti di lui. Terzino destro, in realtà arma a tutta fascia, Cafu è per oltre un decennio una delle grandi stelle del calcio brasiliano e mondiale. È una delle colonne del meraviglioso San Paolo dei primi anni &#8217;90 e nel 1993 arriva a realizzare da esterno qualcosa come 20 gol in 65 partite, mettendo il suo marchio nelle vittorie nella Libertadores e nell&#8217;Intercontinentale, quest&#8217;ultima ai danni del Milan.</p>



<p><strong>3° Paolo Maldini</strong> <em>(Italia, difensore)</em><br>Nel formidabile Milan di Capello lui è una delle stelle più luminose. Figlio d&#8217;arte (papà Cesare fu colonna del Milan negli anni &#8217;60), talento naturale, carriera iper longeva e vincente (5 Champions in bacheca), terzino sinistro che difende e attacca con eguale maestria, nel finale di carriera anche superbo centrale. Nei primi anni &#8217;90 tocca probabilmente il suo apice di rendimento, consacrandosi come uno dei migliori calciatori del mondo. Nel 1992-93 vince il campionato italiano e disputa una Champions a livelli superbi, ma i rossoneri devono arrendersi in finale all&#8217;Olympique Marsiglia.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Romário (Brasile, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1994: Romário</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="711" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/6f42271f2dd2bd5259634bdb21f08aec-1.jpg" alt="" class="wp-image-4094" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/6f42271f2dd2bd5259634bdb21f08aec-1.jpg 500w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/6f42271f2dd2bd5259634bdb21f08aec-1-211x300.jpg 211w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<p><strong>1° ROMÁRIO</strong> <em>(Brasile, centravanti)</em><br>Cecchino implacabile, ma non solo: attaccante mobile, rapido, sgusciante, con un controllo di palla eccezionale e una carriera longeva. Uno dei più grandi nel ruolo della storia. Fa grande il PSV Eindhoven, poi il Barcellona. Nel 1993-94, al primo anno in blaugrana, contribuisce allo scudetto dei catalani con cifre astronomiche: 30 reti in 33 partite. In Champions giunge fino in finale, ma la squadra si arrende 4-0 al Milan di Capello in un incontro a senso unico. Romário torna enorme protagonista al Mondiale di Usa &#8217;94: le sue 5 reti spingono il Brasile al titolo iridato al termine di una finale al cardiopalma contro l&#8217;Italia risolta solo ai rigori.</p>



<p><strong>2° Roberto Baggio</strong> <em>(Italia, attaccante)</em><br>Con 17 reti in serie A porta la Juventus a soli tre punti dall&#8217;inarrivabile Milan e si prepara al meglio per Usa &#8217;94 dove è una delle stelle annunciate. Nel girone delude, l&#8217;Italia avanza tra mille difficoltà, poi sale in cattedra: due gol alla Nigeria, rete decisiva alla Spagna, primo tempo sontuoso e altra doppietta alla Bulgaria in semifinale. Poi si fa male. La sua presenza in finale contro il Brasile è in dubbio, Baggio stringe i denti e gioca discretamente, seppur non in condizione. Ma nella lotteria conclusiva dal dischetto sbaglia l&#8217;ultimo rigore che dà l&#8217;iride ai verdeoro.</p>



<p><strong>3° Paolo Maldini </strong><em>(Italia, difensore)</em><br>Ancora un&#8217;annata ad altissimi livelli per quello che è il più forte difensore del mondo senza tante discussioni: Maldini è protagonista del Milan che infila l&#8217;accoppiata Champions-campionato e in particolare disputa una finale superba da centrale difensivo, con i rossoneri che pagano numerose assenze, ma giocano una partita perfetta. Nel Mondiale è uno dei più brillanti della spedizione azzurra, che si conclude con un amaro argento. Peccato perché se ci sono nella storia due giocatori italiani che avrebbero meritato di vincere qualcosa in azzurro sono probabilmente proprio lui e Roberto Baggio. Due giganti.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Hristo Stoičkov (Bulgaria, centravanti/attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1995: Jari Litmanen</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/tum260029-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-4106" style="width:260px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/tum260029-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/tum260029-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/tum260029-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/tum260029-1536x864.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/tum260029.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>1° JARI LITMANEN</strong> <em>(Finlandia, attaccante)</em><br>Viene dalla Finlandia il crack offensivo dell&#8217;Ajax di van Gaal, squadra che per tre stagioni infiamma l&#8217;Europa con un calcio spettacolare e redditizio, basato su un 3-4-3 a triangoli sovrapposti altamente rivoluzionario. Litmanen è il perno della trequarti, sforna assist ma segna anche con enorme regolarità. Nel 1994-95 trascina l&#8217;Ajax all&#8217;accoppiata campionato-Champions League con 26 reti totali. All&#8217;epoca ha 24 anni, è uno dei primissimi calciatori al mondo e pare destinato a un futuro radioso. Ma nel giro di pochi anni, anche a causa di alcuni infortuni, la sua stella si eclisserà.</p>



<p><strong>2° Frank Rijkaard</strong> <em>(Olanda, centrocampista difensivo)</em><br>Forse il più grande centrocampista difensivo della storia, sicuramente uno dei più celebri e iconici. Fa grande l&#8217;Ajax a fine anni &#8217;80, diventa una pedina insostituibile nel Milan di Sacchi e della nazionale olandese e nei primi anni &#8217;90 raggiunge l&#8217;apice di rendimento disputando diverse grandi annate. La sua ultima, strepitosa, è il 1994-95. Il Milan lo pensa bollito e dopo la finale di Champions persa nel 1993 lo cede all&#8217;Ajax. Dove però per due stagioni sotto la guida di van Gaal gioca ad altissimi livelli. Nel 1994 arriva a segnare addirittura 10 gol in campionato e nel 1995, a 33 anni, è l&#8217;architrave della squadra che sale sul tetto d&#8217;Europa. In finale contro il Milan, sua ex squadra, Rijkaard si prende una sonora rivincita: è il migliore in campo e firma l&#8217;assist decisivo per la rete di Kluivert. </p>



<p><strong>3° Alan Shearer</strong> <em>(Inghilterra, centravanti)</em><br>Dopo Lineker l&#8217;Inghilterra scopre un altro favoloso cannoniere. Rapinatore d&#8217;area, fortissimo nel gioco aereo, con un tempismo perfetto, Alan Shearer è uno dei centravanti più forti degli anni &#8217;90. Tre volte capocannoniere del campionato inglese, due della Coppa UEFA, re dei bomber dell&#8217;Europeo &#8217;96, Shearer vive forse la sua annata più straordinaria nel 1994-95: arriva a realizzare ben 34 gol in campionato, è ovviamente il miglior marcatore della Premier League e trascina il Blackburn Rovers a un titolo che mancava dal 1915.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Enzo Francescoli (Uruguay, centrocampista offensivo)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/09/io-di-te-non-mi-stanco-ode-ad-alessandro-del-piero.html">1996: Alessandro Del Piero</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/1355.jpg" alt="" class="wp-image-4117" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/1355.jpg 400w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/1355-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>



<p><strong>1° ALESSANDRO DEL PIERO</strong> <em>(Italia, attaccante)</em><br>La Juventus torna sul tetto d&#8217;Europa e del mondo a distanza di 11 anni e lo fa nel segno di un 22enne che sembra destinato alla gloria massima. Si chiama Alessandro Del Piero, ha un talento cristallino, segna gol spesso straordinari e fino al 1998 &#8211; con il brasiliano Ronaldo &#8211; sembra una delle più fulgide promesse del nuovo millennio. Ma proprio nel 1998, dopo un Mondiale giocato malissimo, inizia il suo declino. Vivrà anni tormentati, tornerà a ottimi livelli, avrà una carriera longeva e diventerà un simbolo della Juve. Ma non toccherà più gli apici di fine anni &#8217;90. Nel 1995-96 Del Piero guida la Juventus al successo in Champions con 6 reti e decide l&#8217;Intercontinentale, in una combattuta finale contro il River Plate con una prodezza nel finale.</p>



<p><strong>2° Matthias Sammer</strong> <em>(Germania, libero/difensore)</em><br>Se non primo, secondo. Perché nel 1996 &#8211; annata particolare, un po&#8217; come il 1995 &#8211; è difficile far scendere il tedesco dal podio. Miglior giocatore della Bundesliga e campione di Germania con il Borussia Dortmund, miglior giocatore dell&#8217;Europeo e campione d&#8217;Europa con la nazionale tedesca. Non ha la classe di altri difensori che pure magari non si spingono così in alto in una singola annata, ma Sammer come detto fa valere un 1996 di valore eccellente e sfrutta anche una concorrenza poco agguerrita.</p>



<p><strong>3° Alan Shearer</strong> <em>(Inghilterra, centravanti)</em><br>Ancora capocannoniere della Premier League con 31 gol, anche se il Blackburn non riesce più a ripetere i fasti del 1995 e chiude settimo. A Euro &#8217;96, che l&#8217;Inghilterra organizza in casa, realizza 5 reti ed è il miglior marcatore della competizione. Apre le danze anche nella sofferta semifinale contro i rivali storici della Germania, ma i tedeschi pareggiano e si impongono poi ai rigori.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong><em> Jürgen Klinsmann (Germania, centravanti/attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/05/i-dieci-lampi-di-ronaldo-il-fenomeno.html">1997: Ronaldo</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="646" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/514077389cff.jpg" alt="" class="wp-image-4121" style="width:190px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/514077389cff.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/514077389cff-279x300.jpg 279w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p><strong>1° RONALDO</strong> <em>(Brasile, centravanti/<em>attaccante</em>)</em><br>Velocità sensazionale, tecnica, verticalità pura e istinto del gol. Sembra venuto dal futuro. Quando parte palla al piede non si può fermare. Ha tutto per salire nell&#8217;Olimpo calcistico e lo dimostra con una serie di annate da capogiro sul finire degli anni &#8217;90. A 21 anni, nel 1997, si prende di forza e con pieno merito il Pallone d&#8217;Oro. Capocannoniere della Liga spagnola con 34 reti, conquista la Coppa delle Coppe con il Barcellona con 5 reti e segnando su rigore nella vittoriosa finale sul PSG. In estate passa all&#8217;Inter e si porta a casa da protagonista assoluto la Coppa América con il Brasile con altre 5 reti e il premio di miglior giocatore.</p>



<p><strong>2° Roberto Carlos</strong> <em>(Brasile, difensore)</em><br>Non solo attaccanti nel Brasile di fine anni &#8217;90, squadra individualmente straordinaria. Oltre a Cafu, l&#8217;altra fascia è presidiata con grandissima autorevolezza da Roberto Carlos. Terzino di grande corsa, bravo anche in fase difensiva (nonostante i falsi miti) e un&#8217;arma totale quando attacca: cross al bacio e punizioni teleguidate. Inspiegabilmente ceduto dall&#8217;Inter, nel 1997 conquista la Liga spagnola con il Real, con il Brasile dà spettacolo nel Torneo amichevole di Francia (con un gol spettacolare su punizione con le tre dita del piede e il pallone che assume una traiettoria assurda) ed è tra i protagonisti del successo in Coppa América.</p>



<p><strong>3° Zinédine Zidane</strong> <em>(Francia, centrocampista offensivo)</em><br>Strappato dalla Juventus al Bordeaux, la Vecchia Signora spera di trovare in lui l&#8217;erede di Platini. Zidane ha caratteristiche diverse dall&#8217;illustre predecessore: non ha assolutamente la stessa capacità realizzativa (in carriera raggiungerà la doppia cifra dei gol segnati in campionato solo una volta), ma è spettacolare nel far girare la squadra e far lievitare il rendimento di chi gli sta attorno. A queste abbina un controllo di palla stupefacente e movenze uniche, elegantissime, degne di un ballerino. Nei momenti decisivi poi si erge di una spanna su tutti, anche se paradossalmente dove riuscirà a fare meno la differenza sotto questo aspetto è proprio in maglia Juve. Nel 1997 contribuisce allo scudetto bianconero con una grande stagione, delizia la platea anche in Champions, ma stecca la finale che la formazione di Marcello Lippi perde da favorita contro il Borussia Dortmund.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Andreas Möller (Germania, centrocampista offensivo/attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/29/i-dieci-grandi-momenti-di-zinedine-zidane-con-la-francia.html">1998: Zinédine Zidane</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="692" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/49127e36f58c64389ecd58c92415a85f-1-692x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4123" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/49127e36f58c64389ecd58c92415a85f-1-692x1024.jpg 692w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/49127e36f58c64389ecd58c92415a85f-1-203x300.jpg 203w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/49127e36f58c64389ecd58c92415a85f-1-768x1136.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/49127e36f58c64389ecd58c92415a85f-1-1038x1536.jpg 1038w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/49127e36f58c64389ecd58c92415a85f-1.jpg 1298w" sizes="(max-width: 692px) 100vw, 692px" /></figure>



<p><strong>1° ZINÉDINE ZIDANE</strong><em><strong> </strong>(Francia, centrocampista offensivo)</em><br>Ancora uno scudetto da protagonista in maglia Juve. E ancora una delusione nella finale di Champions League, con la formazione bianconera che di nuovo da favorita perde la finale contro il Real Madrid. Ma Zidane vive l&#8217;estate della gloria massima e guida la Francia per la prima volta nella sua storia al titolo mondiale, nella competizione organizzata in casa. Il fuoriclasse transalpino nel Mondiale sale di colpi strada facendo e nell&#8217;ultimo atto regola il Brasile nel 3-0 conclusivo con una doppietta straordinaria di testa.</p>



<p><strong>2° Ronaldo</strong> <em>(Brasile, centravanti/attaccante)</em><br>Il grande sconfitto nella notte di Saint-Denis. Ronaldo disputa un&#8217;altra annata super: 25 gol in serie A, 6 in Coppa UEFA con tanto di finale dominante contro la Lazio. E poi un Mondiale giocato a ottimi livelli, con il Brasile che vuole bissare il successo di quattro anni prima. Ma sul traguardo la squadra verdeoro si spegne. Ronaldo non è in condizioni di poter giocare: si scoprirà solo qualche ora dopo che prima della partita era stato vittima di un attacco epilettico. Un mistero che non viene mai chiarito e continua a rimanere tale ancora oggi. Fatto sta che però il vero Ronaldo finisce lì, complici anche diversi infortuni che nei mesi seguenti lo costringono a lunghi e ripetuti stop. Tornerà ancora ad alti livelli, ma non regalerà più il senso di onnipotenza mostrato nel biennio tra l&#8217;estate del 1996 e l&#8217;estate del 1998.</p>



<p><strong>3° Davor Šuker</strong> <em>(Croazia, centravanti)</em><br>Il centravanti croato del Real Madrid conquista la Champions e in estate contribuisce a spingere la Croazia oltre i suoi limiti al Mondiale francese: realizza 6 reti, è capocannoniere della competizione e porta la squadra balcanica a una storica medaglia di bronzo alle spalle di Francia e Brasile. È il punto più alto mai raggiunto in un Mondiale da una nazionale della ex Jugoslavia fino a quel momento.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Dennis Bergkamp (Olanda, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">1999: Rivaldo</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="685" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/rivaldo-685x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4124" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/rivaldo-685x1024.jpg 685w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/rivaldo-201x300.jpg 201w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/rivaldo-768x1148.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/rivaldo.jpg 821w" sizes="(max-width: 685px) 100vw, 685px" /></figure>



<p><strong>1° RIVALDO</strong> <em>(Brasile, centrocampista offensivo/attaccante)</em><br>Nel ruolo, la risposta brasiliana a Zidane: movenze felpate, cambio di passo, forte nel gioco acrobatico, rispetto al francese è meno uomo-squadra ma segna di più. Come molti brasiliani non dura al vertice molti anni, ma a cavallo dei due secoli è senz&#8217;altro uno dei top mondiali. Nel 1998-99 si porta a casa la Liga spagnola con il Barcellona realizzando la bellezza di 24 reti ed è il principale protagonista del Brasile che rivince la Coppa América: 5 reti, doppietta in finale nel 3-0 all&#8217;Uruguay e titolo di miglior giocatore.</p>



<p><strong>2° Ryan Giggs</strong> <em>(Galles, ala)</em><br>Il Manchester United torna sul tetto d&#8217;Europa a distanza di 31 anni. Lo fa nel segno di Sir Alex Ferguson in panchina e di una generazione di giocatori cresciuti in casa o comunque ingaggiati a prezzi modici ancora da giovanissimi. Un po&#8217; come era nella filosofia dei <em>Busby Babes</em>. Ci sono i due fratelli Neville, Butt, Beckham, che è il giocatore più iconico e l&#8217;uomo-immagine. Ma non il più forte, palma che va divisa tra Scholes e Giggs. Premiamo il gallese come simbolo della squadra, perché la sua Champions è di alto profilo, con 4 gol segnati (vice capocannoniere della squadra dietro a Yorke) e tante giocate di qualità. Lo United per altro non si limita a conquistare la Champions dopo una finale “pazza” contro il Bayern Monaco (sotto 1-0 al 90&#8242;, rimonta e vince nel recupero), ma aggiunge campionato inglese, FA Cup e Intercontinentale. E proprio nell&#8217;Intercontinentale, che i “rossi” vincono 1-0 sui brasiliani del Palmeiras, Giggs è grandissimo protagonista con il titolo di miglior giocatore della partita.</p>



<p><strong>3° Andrij Ševčenko</strong> <em>(Ucraina, centravanti/attaccante)</em><br>Il calcio post-sovietico scopre una nuova stella di assoluta grandezza. Si chiama Andrij Ševčenko e a 24 anni entra nel pantheon dei grandi a livello mondiale con una stagione superlativa nella Dinamo Kiev: alle 18 reti in campionato con tanto di vittoria finale aggiunge una Champions League eccezionale, con titolo di capocannoniere a quota 8 reti in coabitazione con Yorke e la semifinale raggiunta contro il Bayern Monaco.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Gabriel Omar Batistuta (Argentina, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2000: Zinédine Zidane</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="692" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/49127e36f58c64389ecd58c92415a85f-1-692x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4123" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/49127e36f58c64389ecd58c92415a85f-1-692x1024.jpg 692w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/49127e36f58c64389ecd58c92415a85f-1-203x300.jpg 203w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/49127e36f58c64389ecd58c92415a85f-1-768x1136.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/49127e36f58c64389ecd58c92415a85f-1-1038x1536.jpg 1038w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/49127e36f58c64389ecd58c92415a85f-1.jpg 1298w" sizes="(max-width: 692px) 100vw, 692px" /></figure>



<p><strong>1° ZINÉDINE ZIDANE</strong> <em>(Francia, centrocampista offensivo)</em><br>Secondo Pallone d&#8217;oro per il nuovo re del calcio transalpino e mondiale, stante le difficoltà fisiche di Ronaldo. Nel 1999-2000 Zidane sfiora il tricolore con la Juventus e conquista l&#8217;Europeo alla guida della Francia, mettendo in bacheca l&#8217;accoppiata storica con il Mondiale riuscita solo alla Germania Ovest 1972-1974. Zidane disputa una competizione di alto livello, è continuo e performante in ogni partita, segna reti pesanti (va in gol sia nei quarti con la Spagna sia in semifinale con il Portogallo) e nella finale contro l&#8217;Italia è ancora uno dei più brillanti.</p>



<p><strong>2° Luís Figo</strong> <em>(Portogallo, ala/centrocampista offensivo)</em><br>Dribbling, cross teleguidati e visione di gioco: Figo, il più grande calciatore portoghese dai tempi di Eusébio, si prende la scena internazionale a cavallo dei due secoli e nel 2000 è protagonista di una grandissima annata: secondo nella Liga con il Barcellona, disputa un campionato Europeo sontuoso spingendo il Portogallo fino in semifinale. In estate passa al Real Madrid, scatenando le ire dei tifosi blaugrana.</p>



<p><strong>3° Francesco Totti</strong> <em>(Italia, centrocampista offensivo/attaccante)</em><br>Per un Del Piero che vive anni di magra, l&#8217;Italia scopre un altro fulgido asso destinato a infiammare il nuovo secolo. Originario di Roma, Francesco Totti è un ”10” che sa segnare come un “9”, un trequartista di rara completezza, che abbina fisicità e tecnica da capogiro. Certi suoi gol sono perle da custodire negli annali. A 24 anni, dopo una buona annata nella Roma, diventa il leader dell&#8217;Italia allenata da Dino Zoff. Gioca come Figo e Zidane un Europeo eccezionale, segna un gol su cucchiaio in semifinale all&#8217;Olanda che diventa icona e in finale contro la Francia un suo colpo di tacco avvia l&#8217;azione del vantaggio italiano. Poi però gli azzurri vengono beffati in rimonta perdendo 2-1 ai supplementari.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Raúl (Spagna, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2001: Raúl </h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="876" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/d4a0b299b55ba693632da72f9583fa3e-876x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4139" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/d4a0b299b55ba693632da72f9583fa3e-876x1024.jpg 876w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/d4a0b299b55ba693632da72f9583fa3e-257x300.jpg 257w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/d4a0b299b55ba693632da72f9583fa3e-768x898.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/d4a0b299b55ba693632da72f9583fa3e.jpg 976w" sizes="(max-width: 876px) 100vw, 876px" /></figure>



<p><strong>1° RAÚL</strong> <em>(Spagna, attaccante)</em><br>Scaltro, rapido, tecnico. Bravo a segnare e far segnare. Tra le fine del &#8216;900 e l&#8217;inizio degli anni 2000 uno dei più forti al mondo senza discussioni. Simbolo e stella del Real Madrid che conquista tre Coppe dei Campioni in cinque stagioni, Raúl vive una delle sue annate migliori nel 2000-2001. Trascina il Real al titolo spagnolo con 24 reti e vince il titolo di capocannoniere del campionato. Si ripete in Champions con altri 7 gol e anche in quel caso la palma di re dei bomber, con il Real eliminato in semifinale dal Bayern Monaco futuro vincitore. Per Raúl un&#8217;annata complessiva da 32 reti, il suo massimo in carriera.</p>



<p><strong>2° Michael Owen</strong> <em>(Liverpool, centravanti/attaccante)</em><br>Stagione da 24 reti per il 22enne attaccante inglese, giocatore che all&#8217;inizio della sua carriera sembra destinato alle vette più alte, ma poi si perde anche a causa di numerosi infortuni. Nel 2000-2001 conquista la Coppa UEFA con il Liverpool, competizione dove realizza 4 reti, la FA Cup, la Coppa di Lega e la Supercoppa Europea contro il Bayern.</p>



<p><strong>3° Oliver Kahn</strong> <em>(Germania, portiere)</em><br>Con Schmeichel e Buffon uno dei grandi del ruolo a cavallo dei due secoli. Icona e condottiero del Bayern Monaco, le sue parate sono decisive per riportare i tedeschi sul trono d&#8217;Europa a distanza di 25 anni e due dopo la beffa subita dal Manchester United. Nella finale contro il Valencia, vinta ai rigori, lui è determinante con i penalty parati a Zahovic, Carboni e Pellegrino. Per Kahn e il Bayern una stagione ricca di trionfi, con la Bundesliga e l&#8217;Intercontinentale.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Zinédine Zidane (Francia, centrocampista offensivo)</em> </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2002: Ronaldo</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="646" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/514077389cff.jpg" alt="" class="wp-image-4121" style="width:190px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/514077389cff.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/514077389cff-279x300.jpg 279w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p><strong>1° RONALDO</strong> <em>(Brasile, centravanti)</em><br>Dopo alcune annate sotto tono per i problemi fisici, il “Fenomeno” brasiliano torna sulla cresta dell&#8217;onda e si porta a casa di forza il Mondiale 2002. Alla guida di un Brasile che abbina solidità, forza e qualità, Ronaldo realizza 8 reti nella competizione iridata e due nella finale contro la Germania. È l&#8217;uomo in più, ma rispetto al Ronaldo pre-98 è un giocatore diverso: non più un attaccante imprendibile e scattante, capace di accendersi e partire quasi da ogni posizione del pentagramma offensivo, ma un centravanti più statico e puro, un finalizzatore che conclude le azioni preparate da altri. Magari non si vede per larghi tratti, ma al momento giusto piazza la giocata risolutiva. Ronaldo conclude l&#8217;estate della sua rinascita con il discusso passaggio dall&#8217;Inter al Real Madrid.</p>



<p><strong>2° Roberto Carlos </strong><em>(Brasile, difensore)</em><br>Nel Brasile che conquista più di sciabola che di fioretto il suo 5° titolo mondiale in Giappone e Corea del Sud, una parte decisiva è recitata anche dai due straordinari terzini: Cafu da una parte e Roberto Carlos dall&#8217;altra. Ancora una volta il mancino del Real è Pallone d&#8217;argento dopo un&#8217;annata incredibile che lo vede vincere anche la Champions (con l&#8217;assist decisivo per la stupenda rete di Zidane nella finale contro il Bayer Leverkusen), la Supercoppa Europa e l&#8217;Intercontinentale.</p>



<p><strong>3° Oliver Kahn</strong> <em>(Germania, portiere)</em><br>Un nuovo terzo posto per il portiere, che si porta a casa la Bundesliga con il Bayern Monaco ed è assoluto protagonista al Mondiale nippo-coreano: i suoi interventi straordinari tengono in piedi una Germania non irresistibile e chiamata a un non semplice ricambio generazionale e la trascinano addirittura in finale. Dove a fare la differenza in negativo per i tedeschi è però un suo clamoroso errore sul primo gol di Ronaldo. Una “papera” che macchia una Coppa del mondo sin lì da Superman per Kahn.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Zinédine Zidane (Francia, centrocampista offensivo)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2020/11/20/pavel-nedved-la-storia-di-un-pallone-doro-meritato.html">2003: Pavel Nedvěd</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/2578.jpg" alt="" class="wp-image-4140" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/2578.jpg 400w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/2578-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>



<p><strong>1° PAVEL NEDVĚD </strong><em>(Repubblica Ceca, centrocampista offensivo)</em><br>Esploso nell&#8217;Europeo 1996, fa grande prima la Lazio e poi la Juventus. Arriva in bianconero per sostituire Zidane (passato al Real Madrid) e non lo fa rimpiangere. Tocca il suo apice nel 2002-2003: è il protagonista assoluto sia dello scudetto juventino sia della straordinaria cavalcata che riporta la &#8220;Vecchia Signora&#8221; in finale di Champions League. A rimanere scolpita nella memoria è soprattutto la vittoria per 3-1 sul Real nella semifinale di ritorno, con un Nedvěd principesco. Peccato che nei minuti finali un&#8217;evitabile ammonizione lo porti alla squalifica e gli pregiudichi la possibilità di giocare la finale contro il Milan, che poi ai rigori vince la Coppa.</p>



<p><strong>2° Paolo Maldini</strong><em> (Italia, difensore)</em><br>Inaspettato, ma straordinario. Molti danno per Maldini finito e declinante quando al Mondiale 2002 si fa “uccellare” dal coreano Ahn nella partita che agli ottavi segna per l&#8217;Italia un&#8217;atroce e imprevista eliminazione. Ma Paolo, da capitano e giocatore di straordinaria professionalità, torna a livelli pazzeschi dalla stagione seguente (2002-2003 appunto) rimanendo al top fino al 2007. Non più da terzino sinistro, bensì da centrale difensivo in coppia con Alessandro Nesta. Un duo straordinario che costituisce la base su cui l&#8217;allenatore Carlo Ancelotti edifica un nuovo ciclo di vittorie, tra cui spiccano uno scudetto e due Champions League. Quella del 2003 è la più bella: Maldini, che corona un&#8217;annata giocata a livelli sensazionali, solleva al cielo di Wembley la Coppa da capitano, 50 anni dopo suo papà Cesare che nello stesso stadio l&#8217;aveva vinta contro il Benfica.</p>



<p><strong>3° Carlos Tévez</strong> <em>(Argentina, centravanti/attaccante)</em><br>Voliamo in Sudamerica per trovare il nuovo fenomeno del calcio sudamericano. Ha 19 anni, ha la tecnica di una seconda punta e l&#8217;istinto predatorio del gol del centravanti, un po&#8217; Romário e un po&#8217; Raúl. Nel Boca Juniors degli anni 2000, forse l&#8217;ultima vera formazione top del calcio del subcontinente prima che la Bosman porti via l&#8217;oro dal Sudamerica, Tévez è la stella indiscussa. Nel 2003 il giovane Carlitos conquista da protagonista il campionato argentino, la Coppa Libertadores (con premio di miglior giocatore) e l&#8217;Intercontinentale in finale contro il Milan.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Zinédine Zidane (Francia, centrocampista offensivo)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2004: Andrij Ševčenko</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="220" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/sheva.jpg" alt="" class="wp-image-4141" style="width:170px"/></figure>



<p><strong>1° ANDRIJ ŠEVČENKO</strong> <em>(Ucraina, centravanti/attaccante)</em><br>Ancora un giocatore dell&#8217;Est Europa sul gradino più alto: l&#8217;ucraino del Milan Andrij Ševčenko, centravanti o seconda punta verticale, dotato di gol e velocità devastanti. In rossonero è una macchina da reti letale fino al 2006 e nel 2003-2004 tocca l&#8217;apice con 24 gol che lo portano al titolo di capocannoniere della serie A e allo scudetto con i rossoneri. In maglia Milan vince anche una Champions, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e una Supercoppa europea.</p>



<p><strong>2° Deco</strong> <em>(Portogallo, centrocampista offensivo)</em><br>Nell&#8217;era che fa da trait d&#8217;union tra Figo&amp;Rui Costa e il nuovo fenomeno Cristiano Ronaldo, il Portogallo porta alla ribalta il centrocampista offensivo Deco, brasiliano naturalizzato. Giocatore raffinato, tecnico ed elegante, bravo sia da volante sia da “10” classico, è la stella del Porto che nel 2003-2004 conquista il campionato e soprattutto la Champions League, dopo il 3-0 al Monaco in una finale sorprendente. In estate passa al Barcellona e contribuisce a portare il Portogallo alla finale del Campionato Europeo, dove però i lusitani padroni di casa vengono sorprendentemente sconfitti dalla rivelazione Grecia.</p>



<p><strong>3° Thierry Henry</strong> <em>(Francia, centravanti/attaccante)</em><br>Piedi al miele, velocità innata e tiro mortifero. Cresciuto nel Monaco, con la nazionale francese vince il Mondiale da riserva e l&#8217;Europeo 2000 con 3 reti. Non compreso in Italia, va in Inghilterra e diventa grande con la maglia dell&#8217;Arsenal, che guida a due campionati inglesi e tre FA Cup. Nel 2003-2004 segna la bellezza di 30 gol in campionato (con tanto di titolo di capocannoniere) che portano l&#8217;Arsenal al trionfo interno. </p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Ronaldinho (Brasile, centrocampista offensivo/attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2005: Ronaldinho</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="800" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/resizedcrop-df8df9d0beb88e2ef137c85c88d4bd29-800x800-1.jpg" alt="" class="wp-image-4142" style="width:190px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/resizedcrop-df8df9d0beb88e2ef137c85c88d4bd29-800x800-1.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/resizedcrop-df8df9d0beb88e2ef137c85c88d4bd29-800x800-1-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/resizedcrop-df8df9d0beb88e2ef137c85c88d4bd29-800x800-1-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/resizedcrop-df8df9d0beb88e2ef137c85c88d4bd29-800x800-1-768x768.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p><strong>1° RONALDINHO</strong> <em>(Brasile, centrocampista offensivo/attaccante)</em><br>Gioca, dribbla, incanta, diverte, si diverte, sorride. E vederlo giocare è uno spettacolo, un&#8217;emozione che non lascia indifferenti. Con la palla ai piedi è capace di qualsiasi magia. E poi ha fisicità, dote indispensabile nel calcio ipervitaminico del nuovo millennio. Ed è concreto perché segna pure parecchio. Ha tutto per diventare il nuovo crack del calcio mondiale, destinato alla gloria massima. Ma la testa non è quella giusta e così dopo alcune annate da urlo inizia il declino. Certo, in quelle poche stagioni giocate ad alto livello, nessuno è al suo livello. Con il Brasile vince tutto (Coppa América 1999, Mondiale 2002), con il Barcellona si prende due scudetti e la Champions, a fine carriera nell&#8217;Atletico Mineiro aggiunge Libertadores e Intercontinentale. Nel 2004-2005 è il protagonista assoluto del titolo spagnolo vinto dal Barcellona e chiude l&#8217;anno con due reti meravigliose al Real Madrid nel 3-0 <em>blaugrana </em>al Bernabéu.</p>



<p><strong>2° Steven Gerrard</strong> <em>(Inghilterra, centrocampista)</em><br>Leader e icona del Liverpool, con cui conquista a sorpresa la Champions League al termine di un&#8217;epica rimonta: nella finale contro il favoritissimo Milan, i <em>Reds </em>vanno sotto 3-0 al termine del primo tempo, ma confezionano un capolavoro, 3-3 e successo ai rigori. Gerrard &#8211; eletto miglior giocatore della competizione &#8211; avvia la rimonta più incredibile nella storia delle finali di Coppa dei Campioni con una rete e uno spirito combattivo senza eguali. Centrocampista versatile e dinamico, ha grandi capacità di recupero, potenza nelle incursioni senza palla, tiro micidiale dalla lunga distanza.</p>



<p><strong>3° Frank Lampard</strong> <em>(Inghilterra, centrocampista)</em><br>Centrocampista potente, dinamico, tecnico, un vero e proprio box-to-box. È il motore e la stella del Chelsea che nel 2004-2005 conquista la Premier League, la Coppa di Lega e la Supercoppa d&#8217;Inghilterra. Segna 13 gol in campionato, 19 in totale, sfiora la finale di Champions League (Chelsea eliminato dal Liverpool in una semifinale tutta inglese) e viene proclamato giocatore inglese dell&#8217;anno.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Carlos Tévez (Argentina, centravanti/attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2006: Gianluigi Buffon</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="787" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Gianluigi_Buffon_2014-1-787x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4146" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Gianluigi_Buffon_2014-1-787x1024.jpg 787w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Gianluigi_Buffon_2014-1-230x300.jpg 230w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Gianluigi_Buffon_2014-1-768x1000.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Gianluigi_Buffon_2014-1-1180x1536.jpg 1180w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Gianluigi_Buffon_2014-1.jpg 1256w" sizes="(max-width: 787px) 100vw, 787px" /></figure>



<p><strong>1° GIANLUIGI BUFFON</strong> <em>(Italia, portiere)</em><br>A distanza di 77 anni, dai tempi del “Divino” Zamora, un altro portiere torna al primo posto. È il 28enne Gianluigi Buffon. Talento naturale clamoroso, ma anche longevità pazzesca, si pone nel solco della tradizione italiana come erede del grande Dino Zoff. Rispetto al predecessore concede qualcosa sul piano del senso della posizione ma è superiore probabilmente come istinto e riflessi (anche se neppure Zoff scherzava). Buffon è sicuramente uno dei più grandi portieri della storia e si consacra definitivamente nel 2006 quando le sue parate sono fondamentali per spingere l&#8217;Italia a un inatteso titolo mondiale in Germania, 24 anni dopo quello vinto da Zoff in Spagna&#8230; Per Buffon nel 2006 anche lo scudetto in maglia Juventus poi revocato per i fatti di Calciopoli.</p>



<p><strong>2° Fabio Cannavaro</strong> <em>(Italia, difensore)</em><br>L&#8217;Italia è terra di grandi portieri e grandi difensori e la conferma arriva dal Mondiale 2006: a fare la differenza per la vittoria finale degli azzurri non è tanto la prima linea, ma la retroguardia. In mezzo ai vari Buffon, Zambrotta, Grosso, Materazzi, Pirlo e Gattuso (tutti eccezionali), il migliore nella spedizione italiana è Cannavaro, che disputa un campionato del mondo praticamente perfetto in ogni intervento.</p>



<p><strong>3° Thierry Henry</strong> <em>(Francia, centravanti/attaccante)</em><br>Stagione da grande protagonista su tutta la linea per l&#8217;attaccante francese, che però resta a secco di trofei: segna 27 reti in Premier League laureandosi per la quarta volta capocannoniere, 5 in Champions dove però il suo Arsenal perde la finale contro il Barcellona. Al Mondiale Henry segue la scia di un monumentale Zidane (all&#8217;ultima dirompente competizione giocata in carriera) e giunge alla finale con la Francia, ma i <em>Blues</em> vengono sconfitti ai rigori dall&#8217;Italia.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Zinédine Zidane (Francia, centrocampista offensivo)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2007: Kaká</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="706" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Kaka-2009.jpg" alt="" class="wp-image-4148" style="width:190px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Kaka-2009.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Kaka-2009-255x300.jpg 255w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p><strong>1° KAKÁ</strong> <em>(Brasile, centrocampista offensivo)</em><br>Non solo Ronaldinho: nel Brasile di inizio millennio c&#8217;è un altro straordinario giocatore che per alcuni anni si esprime ai massimi livelli. È Kaká, che il Milan strappa al San Paolo nel 2003. In rossonero diventa subito una delle stelle della formazione di Ancelotti e al primo colpo conquista lo scudetto. Il 2006-2007 lo vede al punto più alto della carriera: a 25 anni Kaká trascina il Milan al successo in Champions League, quattro anni dopo Wembley e due dopo la clamorosa rimonta subita dal Liverpool a Istanbul. Il brasiliano realizza 10 gol nella competizione, si laurea capocannoniere e nella finale-rivincita con il Liverpool ad Atene firma un assist per il gol decisivo di Inzaghi. E a fine anno si porta a casa anche il Mondiale per club, erede della vecchia Intercontinentale.</p>



<p><strong>2° Cristiano Ronaldo</strong> <em>(Portogallo, ala/attaccante)</em><br>Alex Ferguson, tecnico del Manchester United, lo ha catturato dallo Sporting Lisbona, in Portogallo, intenzionato a farne un grandissimo. Ala a tutta fascia, eccellente nei cross ma anche nelle progressioni palla al piede, punta la porta e segna molto. È l&#8217;erede dei grandi “7” della storia dei <em>Red Devils</em>, da Best a Cantona. Nel 2006-2007 Cristiano Ronaldo conquista il campionato inglese con 17 reti e si ferma a un passo dalla finale di Champions League, che lo United perde contro il Milan.</p>



<p><strong>3° Clarence Seedorf</strong> <em>(Olanda, centrocampista/centrocampista offensivo)</em><br>Disputa una Champions League superba, dividendo con Kaká la palma di leader del Milan nei momenti chiave, e chiude la stagione con un bottino totale di 10 reti. Versatilità, classe, visione di gioco e straordinaria mentalità vincente: in carriera conquista 4 volte la Champions con 3 squadre diverse.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Andrea Pirlo (Italia, centrocampista)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2022/03/07/mister-champions-le-10-partite-europee-piu-grandi-di-cristiano-ronaldo.html">2008: Cristiano Ronaldo</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="613" height="920" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Cristiano_Ronaldo_2018.jpg" alt="" class="wp-image-4255" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Cristiano_Ronaldo_2018.jpg 613w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Cristiano_Ronaldo_2018-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 613px) 100vw, 613px" /></figure>



<p><strong>1° CRISTIANO RONALDO</strong> <em>(Portogallo, ala/attaccante)</em><br>Un po&#8217; ala e un po&#8217; attaccante, CR7 si consacra definitivamente nel 2007-2008 trascinando il Manchester United sul tetto d&#8217;Europa e del mondo. La sua stagione è superba: 31 gol in campionato che valgono a lui il titolo di re dei bomber della Premier League e al Manchester lo scudetto; 8 reti in Champions e anche in questo caso è il miglior marcatore. In finale contro il Chelsea segna un gol, sbaglia il rigore nella lotteria finale, ma riesce comunque a portarsi a casa il trofeo. A Euro 2008 con il suo Portogallo gioca una grande prima fase, ma esce da favorito nei quarti contro la Germania. A 23 anni sembra destinato a una grandissima carriera.</p>



<p><strong>2° Fernando Torres</strong> <em>(Spagna, centravanti)</em><br>La Spagna conquista il secondo alloro continentale della sua storia, 44 anni dopo il primo, nel segno di un centravanti di grandi qualità e dal grande potenziale. Si chiama Fernando Torres, ha 24 anni, gioca nel Liverpool con cui ha realizzato 24 reti in campionato e 6 in Champions, fermandosi in semifinale contro il Chelsea. All&#8217;Europeo 2008 segna “solo” 2 gol, ma il secondo è quello decisivo, in finale contro la Germania, per dare il titolo alle Furie Rosse.</p>



<p><strong>3°</strong> <strong>Xavi Hernández</strong><em> (Spagna, centrocampista)</em><br>Faro della nazionale spagnola, metronomo di classe superiore, perfetto nel senso della posizione e nei tocchi rapidi e corti, Xavi diventa il vessillo del modo di giocare della Spagna e del Barcellona, il famoso tiki-taka. Con lui in plancia di comando, il possesso palla può arrivare a sfiorare percentuali bulgare. Ottima annata nel Barça ed Europeo eccezionale: viene eletto miglior giocatore della manifestazione.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Lionel Messi (Argentina, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/13/ode-a-leo.html">2009: Lionel Messi</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="249" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/moton4559.jpg" alt="" class="wp-image-4258" style="width:260px"/></figure>



<p><strong>1° LIONEL MESSI</strong> <em>(Argentina, attaccante)</em><br>Molti parlano di lui come erede di Maradona: il tocco di palla, il controllo, la velocità palla al piede, la fantasia fanno pensare effettivamente al Diego degli anni argentini, tutto scatti, energia e classe. Messi a 22 anni lancia la sfida a Cristiano Ronaldo &#8211; un duello destinato a infiammare il decennio successivo &#8211; e si porta a casa tutto. Sei trofei in una stagione, un record: campionato spagnolo con il Barcellona, Coppa di Spagna, Supercoppa spagnola, Champions League, Supercoppa Europea e Mondiale per Club. Messi vince la sfida diretta con Cristiano, nella finale di Roma il suo Barcellona batte 2-0 con pieno merito il Manchester United campione in carica e Leo segna uno stupendo gol di testa. Per Messi 23 reti in Liga, 9 in Champions e titolo di capocannoniere. A guidare quel meraviglioso Barcellona in panchina c&#8217;è il debuttante Pep Guardiola, che del Barça era stato un grande pilastro da giocatore e da tecnico propone l&#8217;idea di un calcio palla a terra, infarcito di passaggi corti e movimenti senza palla (il tiki-taka), un calcio che ridefinisce totalmente i principi di gioco sconvolgendo il mondo.</p>



<p><strong>2°</strong> <strong>Xavi Hernández</strong><em> (Spagna, centrocampista)</em><br>Messi a parte, quel Barcellona ha altri due cardini insostituibili: i centrocampisti Xavi e Iniesta. Il primo, in particolare, è il regista e il motore del gioco. E quando Xavi gira a pieni giri, il Barcellona non ha rivali e non conosce ostacoli, schianta qualsiasi avversario sul piano del ritmo, dell&#8217;intensità tattica e della qualità palla a terra. Stagione superba per lui e Champions maiuscola. Nella finale contro il Manchester è il migliore in campo. Non sbaglia una palla e serve l&#8217;assist per il bis di Messi con un cross teleguidato.</p>



<p><strong>3° Samuel Eto&#8217;o</strong> <em>(Camerun, centravanti)</em><br>Il Barcellona cala il tris e piazza un altro uomo sul podio: non potrebbe essere altrimenti visto che la squadra di Guardiola vince tutto. Eto&#8217;o è il cannoniere principe, un felino che si muove nell&#8217;ombra e azzanna alla giugulare i difensori avversari, un attaccante di grandissima intelligenza tattica e abilissimo a finalizzare. Nel 2008-09 realizza 30 reti in campionato e 6 in Champions, di cui l&#8217;ultima in finale, quella dell&#8217;1-0 che spegne l&#8217;inizio veemente del Manchester United e dà il là al trionfo del Barça.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Cristiano Ronaldo (Portogallo, ala/attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/25/xavi-hernandez-luomo-che-giocava-a-scacchi-correndo.html">2010: Xavi Hernández</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="570" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/xavi-hernandez-casillas-come-nadal-la-gente-in-spagna-non-rispetta-i-suoi-atleti-.jpg" alt="" class="wp-image-4260" style="width:260px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/xavi-hernandez-casillas-come-nadal-la-gente-in-spagna-non-rispetta-i-suoi-atleti-.jpg 700w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/xavi-hernandez-casillas-come-nadal-la-gente-in-spagna-non-rispetta-i-suoi-atleti--300x244.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>



<p><strong>1° XAVI HERNÁNDEZ</strong> <em>(Spagna, centrocampista)</em><br>Dopo un terzo e un secondo posto, il centrocampista spagnolo a 30 anni sale sul gradino più alto. Lo fa nell&#8217;anno in cui trascina la Spagna al primo titolo mondiale della sua storia, bissando così l&#8217;alloro europeo del 2008. A cavallo dei due decenni Xavi diventa una sorta di Re Mida pallonaro, qualsiasi cosa tocchino i suoi piedi al miele e il suo cervello (capace semplicemente di vedere “oltre“) diventa oro. Con il Barcellona dà a lungo spettacolo in Champions, ma i <em>blaugrana </em>vengono superati in semifinale dall&#8217;Inter di Mourinho futura vincitrice. Nonostante questo, Xavi è forse il più brillante della squadra. Il suo Mondiale è da applausi, la semifinale con la Germania in particolare è un capolavoro tecnico e tattico, un concentrato di scienza calcistica. Ottima anche la finale, dove lavora ai fianchi la difesa olandese, prima della zampata del “gemello” Iniesta nei supplementari.</p>



<p><strong>2° Andrés Iniesta</strong> <em>(Spagna, centrocampista/centrocampista offensivo)</em><br>Meno cerebrale di Xavi, ma più creativo, è il terzo grande crack del Barcellona dei fenomeni di Guardiola. Giocatore elegante, raffinato, tecnico, con la palla ai piedi dipinge magie a getto continuo. Vive un&#8217;annata 2009-2010 non semplicissima, ma emerge nel momento clou. Al Mondiale con la Spagna sale di colpi strada facendo e piazza l&#8217;acuto nel giorno più importante, in finale, timbrando il gol decisivo al termine di una partita giocata meravigliosamente.</p>



<p><strong>3° Wesley Sneijder</strong> <em>(Olanda, centrocampista offensivo)</em><br>Strappato dall&#8217;Inter al Real Madrid, Mourinho ne fa il cardine dei nerazzurri tra le linee, l&#8217;uomo deputato all&#8217;ultimo passaggio, e il 26enne olandese ripaga l&#8217;allenatore con una stagione da capogiro. L&#8217;Inter vince il Triplete (campionato, coppa nazionale, Champions League) e Sneijder è uno dei grandi protagonisti, sempre al posto giusto nel momento giusto. In estate porta l&#8217;Olanda a un passo dal titolo mondiale con 5 reti e giocate di classe, ma la nazionale <em>orange </em>si arrende in finale alla Spagna. L&#8217;arrivo del Pallone d&#8217;oro 2010 è davvero una volata a tre: sia i due spagnoli sia Sneijder avrebbero meritato la vittoria. La scelta è questione di dettagli.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Diego Milito (Argentina, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2011: Lionel Messi</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="249" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/moton4559.jpg" alt="" class="wp-image-4258" style="width:260px"/></figure>



<p><strong>1° LIONEL MESSI</strong> <em>(Argentina, attaccante)</em><br>Messi si riprende lo scettro dopo un&#8217;annata nel Barcellona clamorosa: rivince la Liga toccando quota 31 gol e in Champions ne mette 12, capocannoniere del torneo, salendo di livello nel momento clou e trascinando il Barcellona al trionfo. Nella semifinale contro gli storici rivali del Real Madrid, potenziati dall&#8217;arrivo di Cristiano Ronaldo, Leo nella partita di andata si prende la scena con un gol magistrale in cui scarta mezza difesa <em>merengue</em>. In finale contro il Manchester United disputa una partita superba, con un gol e una miriade di giocate sensazionali. Chiude il cerchio con il Mondiale per Club, con i <em>blaugrana </em>che demoliscono 4-0 il Santos dell&#8217;astro nascente Neymar e Messi autore di una doppietta. Peccato solo che brilli poco in Coppa América, con l&#8217;Argentina eliminata ai quarti di finale dall&#8217;Uruguay futuro campione.</p>



<p><strong>2° Xavi Hernández</strong> <em>(Spagna, centrocampista)</em><br>Ancora un podio per il fuoriclasse spagnolo, che si conferma il miglior centrocampista del mondo e domina in tutti i momenti più importanti. Se il Barcellona di Guardiola riesce a toccare il suo apice in termini di estetica ed efficacia il merito è della sua straordinaria regia, dei suoi tocchi perfetti e mai banali, della sua superiore visione di gioco nello stretto. Se Xavi gira al massimo, il Barcellona gira al massimo.</p>



<p><strong>3° Cristiano Ronaldo</strong> <em>(Portogallo, attaccante)</em><br>Segna 40 reti in Liga, vincendo la classifica dei marcatori, giunge fino in semifinale di Coppa Campioni e strappa al Barcellona la Coppa del Re decidendo la finale con un gol di testa. È un fuoriclasse straordinario con numeri straordinari, ma contro il super Barcellona di Guardiola deve accontentarsi. Rispetto all&#8217;ala funambolica di Manchester, il Cristiano che giunge al Real punta di più la porta e gioca maggiormente da attaccante, bravo a partire laterale per accentrarsi e fiondarsi nello spazio, sfruttando i movimenti del centravanti di turno.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Andrés Iniesta</em> <em>(Spagna, <em>centrocampista/centrocampista</em> offensivo)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2012: Lionel Messi</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="249" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/moton4559.jpg" alt="" class="wp-image-4258" style="width:260px"/></figure>



<p><strong>1° LIONEL MESSI </strong><em>(Argentina, attaccante)</em><br>L&#8217;anno dei record. Messi tocca nel solo 2012 quota 91 reti! Una cifra impressionante, più di quanto molti attaccanti sono in grado di segnare in tutta la carriera. Il giocatore argentino con questo primato che supera gli 85 gol di Gerd Müller del 1972 entra nella storia a caratteri cubitali. Il paradosso è che è un anno avaro di soddisfazioni per Leo, che vince il titolo di miglior marcatore della Liga con 50 reti e della Champions con 14, ma non riesce a portare a casa alcun trofeo di squadra. A 25 anni è al terzo Pallone d&#8217;oro, risultato che lo porta al livello di diversi giganti del calcio, Scarone, Meazza, Cruijff, Platini e van Basten.</p>



<p><strong>2° Cristiano Ronaldo</strong> <em>(Portogallo, attaccante)</em><br>Solo la presenza di un assoluto mostro come Messi riesce a far passare in secondo piano le performance straordinarie del 27enne attaccante del Real: 46 gol nel campionato spagnolo, che valgono ai <em>blancos </em>la conquista del titolo dopo un appassionante duello con il Barcellona. Un totale di 66 reti nell&#8217;anno e un Europeo con il Portogallo giocato ottimamente: CR7 segna tre reti nella competizione, ma i lusitani si arrendono in semifinale ai rigori alla Spagna futura campione.</p>



<p><strong>3° Andrés Iniesta</strong> <em>(Spagna, <em>centrocampista/centrocampista</em> offensivo)</em><br>Altra annata magica per l&#8217; “Illusionista”, che dopo aver regalato le solite magie nel Barcellona, fermato solo dal Chelsea in semifinale dopo due semifinali tirate, conquista da protagonista assoluto il campionato Europeo con la Spagna. Per gli iberici è un momento storico: nessuno prima di loro è riuscito a conquistare in sequenza Europeo-Mondiale-Europeo. Iniesta disputa un torneo stratosferico, viene eletto miglior giocatore e in finale contro l&#8217;Italia (4-0) dà spettacolo in coppia con il gemello inseparabile Xavi.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Andrea Pirlo (Italia, centrocampista)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/22/arjen-robben-ascese-e-cadute-di-un-olandese-volante.html">2013: Arjen Robben</a> </h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="170" height="314" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Arjen_Robben.jpg" alt="" class="wp-image-4297" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Arjen_Robben.jpg 170w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Arjen_Robben-162x300.jpg 162w" sizes="(max-width: 170px) 100vw, 170px" /></figure>



<p><strong>1° ARJEN ROBBEN</strong> <em>(Olanda, ala/attaccante)</em><br>Nel Bayern Monaco che conquista tutto (scudetto, coppa nazionale e Champions League) ponendosi sul piano del gioco come erede del meraviglioso Barcellona di Guardiola, lui è la stella più lucente. Un po&#8217; fragile fisicamente, ma dotatissimo sul piano tecnico, con un dribbling sontuoso e un cambio di marcia impressionante, Robben se sta bene è difficilmente fermabile. La sua Champions è ricca di grandi momenti, dalla doppia semifinale dominata contro il Barcellona (4-0 all&#8217;andata e 3-0 al ritorno) alla finale tutta tedesca con il Borussia Dortmund, decisa da una sua rete nel finale. </p>



<p><strong>2° Frank Ribery</strong> <em>(Francia, ala/centrocampista offensivo)</em><br>Robben da una parte, Ribery dall&#8217;altra: l&#8217;asse franco-olandese è il perno su cui il Bayern di Heynckes edifica una stagione memorabile. Tecnica da capogiro e numeri di classe sopraffina, Ribery delizia il pubblico di Monaco con numeri da applausi. È grande protagonista lungo tutta la cavalcata europea dei bavaresi e si porta a casa anche il titolo di miglior giocatore nel Mondiale per club che il Bayern &#8211; passato dall&#8217;estate 2013 nelle abili mani di Guardiola &#8211; si porta a casa dopo la finale vinta 2-0 contro i marocchini del Raja Casablanca.</p>



<p><strong>3° Robert Lewandowski<em> </em></strong><em>(Polonia, centravanti)</em><br>C&#8217;è tanta Bundesliga nell&#8217;elenco dei migliori. Perché oltre al Bayern, i primi anni &#8217;10 del XXI° secolo vedono tornare all&#8217;apice il Borussia Dortmund di Jürgen Klopp. Sotto la guida del tecnico tedesco, i gialloneri vincono due volte il campionato e nel 2013 si spingono a un passo dal successo in Champions. Ma in finale devono arrendersi 2-1 alla superiorità del Bayern. A trascinare il Borussia è il 25enne centravanti polacco, prima punta abilissima nei movimenti senza palla, di ottima tecnica e dall&#8217;innato fiuto per il gol. Segna 24 reti in campionato e 10 in Champions: il suo poker che disintegra il Real Madrid in semifinale resta una pietra miliare nella sua carriera e nella storia della più prestigiosa competizione europea per club.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Cristiano Ronaldo (Portogallo, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://gameofgoals.it/2020/08/26/manuel-neuer-e-il-miglior-portiere-di-sempre.html">2014: Manuel Neuer</a></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="200" height="300" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/200px-20180602_FIFA_Friendly_Match_Austria_vs._Germany_Manuel_Neuer_850_0723.jpg" alt="" class="wp-image-4300"/></figure>



<p><strong>1° MANUEL NEUER</strong> <em>(Germania, portiere)</em><br>Dopo Zamora e otto anni dopo Buffon, un altro portiere arriva sul gradino più alto. Non un portiere qualsiasi, ma un gigante destinato a rivoluzionare per sempre i canoni del ruolo. Il portiere non più come ultimo baluardo, ma come primo regista del gioco, con piedi da mezzala e visione di gioco da regista. Neuer ha un senso della posizione impeccabile, riflessi prodigiosi e para con qualsiasi parte del corpo. Ma non è solo questo: quando sta bene funge da regista arretrato e il suo modo di giocare condiziona negli ultimi anni tutti gli altri estremi difensori del mondo. Nel 2013-14, oltre a vincere la Bundesliga con il Bayern, conquista da protagonista assoluto il campionato mondiale con la Germania, il quarto della nazionale tedesca della sua storia. La stella assoluta, prima di tutti gli altri, è lui. Lui che gioca una partita con l&#8217;Algeria negli ottavi quasi da centrocampista, lui che contro la Francia nei quarti compie una parata eccezionale, lui che cambia per sempre le coordinate del ruolo. </p>



<p><strong>2° Ángel Di María</strong> <em>(Argentina, ala)</em><br>Tecnica, tiro mortifero e grande incidenza nei momenti topici: la stagione 2013-14 di Di María è eccezionale. Prima trascina il Real Madrid alla vittoria in Champions League, giocando una finale contro l&#8217;Atletico Madrid (vittoria per 4-1 nei supplementari) irreale, da migliore in campo. Poi al Mondiale brasiliano regala spettacolo: è il più continuo dell&#8217;Argentina e forse non casualmente fino a quando lui è in campo (si infortuna nei quarti contro il Belgio) si vede anche il miglior Messi mai ammirato in una competizione internazionale con la <em>camiseta albiceleste</em>.</p>



<p><strong>3° Arjen Robben</strong> <em>(Olanda, ala/attaccante)</em><br>Altra annata eccellente per l&#8217;esterno olandese: 21 reti totali nel Bayern, record di realizzazioni, e un Mondiale giocato ottimamente: demolisce la Spagna campione in carica nel girone per 5-1 nella rivincita mondiale di quattro anni prima ed estromette la formazione iberica dal torneo, poi guida l&#8217;Olanda fino alla semifinale. Ma la nazionale <em>orange </em>si arrende ai rigori all&#8217;Argentina, poi sconfitta in finale dalla Germania. Robben si consola con il terzo posto finale ai danni dei padroni di casa del Brasile.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Cristiano Ronaldo (Portogallo, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2015: Lionel Messi</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="249" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/moton4559.jpg" alt="" class="wp-image-4258" style="width:260px"/></figure>



<p><strong>1° LIONEL MESSI</strong> <em>(Argentina, attaccante)</em><br>A 28 anni il fuoriclasse del Barcellona conquista il quarto Pallone d&#8217;oro del nostro giochino, affiancandosi a icone planetarie come i connazionali Di Stéfano e Maradona e l&#8217;ungherese Puskás. Il 2014-15 di Messi è a dir poco sensazionale: 58 reti in 57 partite, 43 in campionato, 10 in Champions con titolo di capocannoniere al fianco del compagno Neymar e di Cristiano Ronaldo. Ma sono ovviamente soprattutto i successi di squadra a portare Leo al gradino più alto. Per lui è un altro Treble, con il successo nella Liga, nella Coppa del Re e in Champions. Dove è monumentale soprattutto la sua doppietta al Bayern Monaco nell&#8217;andata delle semifinali. A fine anno Messi conquista anche l&#8217;Intercontinentale. Brilla meno (e non è la prima volta) con la nazionale, con la sua Argentina sconfitta nella finale di Coppa América dal Cile ai rigori.</p>



<p><strong>2° Neymar</strong><em> (Brasile, attaccante)</em><br>Accanto a Messi il Barcellona propone un altro potenziale fenomeno, grandissimo protagonista dell&#8217;annata d&#8217;oro dei <em>blaugrana </em>con un bottino complessivo di 39 gol, di cui uno nella finale di Champions League contro la Juventus. A 23 anni Neymar è per molti il prossimo crack pronto a prendere in mano lo scettro di Messi e Cristiano Ronaldo. Non sarà così. Troppa incostanza e troppi passaggi a vuoto per il brasiliano, che palesa comunque una tecnica da capogiro e quando è in giornata è difficile da contenere.</p>



<p><strong>3° Cristiano Ronaldo</strong> <em>(Portogallo, attaccante)</em><br>Il 2014-15 è l&#8217;annata più prolifica per lui in maglia Real con 61 reti totali, una in più del 2011-12. Ma CR7 trova sulla sua strada nuovamente un super Barcellona, meno cinetico di quello di Guardiola ma ugualmente formidabile con il tridente dei sogni Messi-Suárez-Neymar a farla da padrone. CR7 deve accontentarsi di vincere la classifica marcatori della Liga con 48 reti e dividere la palma di re dei bomber in Champions proprio con Messi e Neymar.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore: </strong><em>Arturo Vidal (Cile, centrocampista)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2016: Cristiano Ronaldo</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="613" height="920" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Cristiano_Ronaldo_2018.jpg" alt="" class="wp-image-4255" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Cristiano_Ronaldo_2018.jpg 613w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Cristiano_Ronaldo_2018-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 613px) 100vw, 613px" /></figure>



<p><strong>1° CRISTIANO RONALDO</strong><em> (Portogallo, attaccante)</em><br>A 31 anni, otto dopo Manchester, l&#8217;attaccante portoghese che è sempre meno un&#8217;ala e sempre più un finalizzatore vive una stagione portentosa. È grande protagonista del Real Madrid che vince la Champions ai rigori sui rivali dell&#8217;Atletico Madrid (CR7 realizza il penalty decisivo nella lotteria finale) e in estate conquista con il Portogallo il primo campionato europeo della sua storia. Un successo inatteso, con il Portogallo che fatica molto nella fase iniziale, ma poi cresce con il passare delle partite. Cristiano a dire il vero viaggia a ondate, con 3 gol ma anche alcuni passaggi a vuoto. Come prestazioni individuali forse era stato più brillante nel 2012. Ma a conti fatti il suo lo fa, anche se nella finale vinta ai supplementari contro i padroni di casa della Francia si fa male quasi subito ed è costretto a uscire. A fine anno la ciliegina è il successo nella Coppa del mondo per club, erede della vecchia Intercontinentale.</p>



<p><strong>2° Gareth Bale</strong> <em>(Galles, ala/attaccante)</em><br>Dinamismo, fondo atletico e gol pesanti: Bale è una delle grandi stelle del super Real Madrid plasmato da Zidane che torna sul tetto d&#8217;Europa. Dà un grande contributo alla stagione dei <em>blancos </em>timbrando 19 reti in campionato e disputando alcune partite eccellenti in Champions. In estate è l&#8217;icona del Galles che contro ogni pronostico si inerpica fino alle semifinali dell&#8217;Europeo. La squadra britannica si arrende però in semifinale al Portogallo di CR7 dopo che nei quarti aveva clamorosamente eliminato il Belgio, una delle favorite.</p>



<p><strong>3° Antoine Griezmann</strong> <em>(Francia, attaccante)</em><br>Un&#8217;annata da “eterno secondo” per il furetto francese dell&#8217;Atletico Madrid, che porta i <em>Colchoneros </em>a un passo dal trionfo in Champions e la Francia al secondo posto europeo dopo la sconfitta in finale contro il Portogallo. Griezmann disputa un&#8217;annata ottima (all&#8217;Europeo segna per altro 5 reti e viene votato miglior giocatore della manifestazione), ma stecca nei momenti chiave.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Luis Suárez (Uruguay, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2017: Cristiano Ronaldo</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="613" height="920" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Cristiano_Ronaldo_2018.jpg" alt="" class="wp-image-4255" style="width:170px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Cristiano_Ronaldo_2018.jpg 613w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/Cristiano_Ronaldo_2018-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 613px) 100vw, 613px" /></figure>



<p><strong>1° CRISTIANO RONALDO</strong><em> (Portogallo, attaccante)</em><br>Prima di contarli, i gol vanno pesati. È per questo che il 2017 è l&#8217;anno più eccezionale nella carriera di Cristiano Ronaldo. Perché mai come in questa stagione le sue reti e le sue prestazioni sono pesanti per portare il Real a una storica accoppiata campionato-Champions League. Per i <em>blancos</em> è il 3° titolo europeo in 4 stagioni, un dominio che fa tornare con la mente al quinquennio d&#8217;oro 1955/1960. Per il fenomeno portoghese è la 5ª Champions in carriera, la più dominante, con 10 gol (!) nelle ultime 5 partite dai quarti in poi, tra cui la doppietta risolutiva che nell&#8217;ultimo atto schianta la Juventus. CR7 si porta a casa con disumano distacco sulla concorrenza il terzo Pallone d&#8217;oro della carriera ed entra nel novero dei giganti del calcio.</p>



<p><strong>2° Luka Modrić</strong> <em>(Croazia, centrocampista/centrocampista offensivo)</em><br>Nel Real di CR7, il secondo violino è lui. Intelligenza ed eleganza, visione di gioco e assist al bacio, giocatore dalla clamorosa mentalità vincente e capace di regalare magie in serie in un fazzoletto. Appartiene alla stessa pasta di Xavi, Iniesta e Pirlo, quattro centrocampisti di livello superiore che incantano il pianeta nei primi 20 anni del XXI° secolo. Modrić disputa un&#8217;annata superba in termini di prestazioni e incidenza nei momenti topici, compresa la fantastica finale vinta dal Real sulla Juventus.</p>



<p><strong>3° Gianluigi Buffon</strong><em> (Italia, portiere)</em><br>A 11 anni dal Pallone d&#8217;oro 2006, il portierone italiano torna ai vertici, issandosi al terzo posto del nostro Pallone d&#8217;oro 2017. Lo fa pur con 39 primavere sulle spalle, ma al termine di una stagione magistrale. Le sue parate, la sua calma serafica nel gestire le situazioni più intricate, la sua leadership sono il collante che consentono alla Juve di vincere scudetto, Coppa Italia e arrivare di nuovo (come nel 2015) a un soffio dalla vittoria in Champions League.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Kylian Mbappé (Francia, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2018: Luka Modrić<em> </em></h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="939" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/ISL-HRV_7-939x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4403" style="width:190px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/ISL-HRV_7-939x1024.jpg 939w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/ISL-HRV_7-275x300.jpg 275w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/ISL-HRV_7-768x838.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/ISL-HRV_7.jpg 1100w" sizes="(max-width: 939px) 100vw, 939px" /></figure>



<p>1° <strong>Luka Modrić</strong><em> (Croazia, centrocampista/centrocampista offensivo)</em><br>Il Real non conosce ostacolo: quarta Champions in cinque anni, terza consecutiva. CR7 è grandissimo protagonista fino ai quarti, non brilla in semifinale e in finale, ma la squadra è fortissima e vince d&#8217;inerzia. È anche aiutata e fortunata: numerose decisioni arbitrali controverse e “papere” dei portieri avversari, dal bavarese Ulreich nella semifinale contro il Bayern a Karius nella finale contro il Liverpool. Modrić domina la platea con numeri di classe e vince il premio di miglior giocatore della competizione. E in estate va vicinissimo a un&#8217;impresa storica: portare la Croazia al titolo mondiale. La squadra, sotto l&#8217;egida del centrocampista tascabile del Real, si spinge fino alla finalissima, ma deve arrendersi alla superiore qualità ed esperienza della Francia. Modrić viene in ogni caso votato miglior giocatore del Mondiale e il Pallone d&#8217;oro dell&#8217;anno è gioco forza suo.</p>



<p><strong>2° Antoine Griezmann </strong><em>(Francia, attaccante)</em><br>Due anni dopo la beffa dell&#8217;Europeo perso in casa, Griezmann si rifà con gli interessi. E dopo aver trascinato di peso l&#8217;Atletico Madrid alla vittoria in Europa League (doppietta in finale nel 3-0 all&#8217;Olympique Marsiglia), l&#8217;attaccante francese è forse il giocatore più brillante e continuo della Francia che vince il suo secondo titolo mondiale, 20 anni dopo il primo. In Russia, Griezmann segna 4 gol e disputa una finale contro la Croazia superba.</p>



<p><strong>3° Kylian Mbappé</strong> <em>(Francia, attaccante)</em><br>Dopo tanti tentativi non pienamente riusciti, forse stavolta Messi e Cristiano Ronaldo &#8211; che iniziano ad avere la loro età &#8211; hanno davvero trovato un erede degno della loro classe. Si chiama Kylian Mbappé, madre algerina e padre nigeriano, viene dai sobborghi parigini, ha fatto grande il Monaco (vittoria della Ligue 1 e semifinale di Champions nel 2017) e a 19 anni è l&#8217;astro nascente della Francia che conquista il Mondiale. La sua partita negli ottavi contro l&#8217;Argentina è un inno al calcio: accelerazioni, potenza, gol. Ricorda un po&#8217; Ronaldo il Fenomeno, ma con leve più lunghe e minor tecnica nello stretto. Quando parte in velocità però diventa inarrestabile. Come Pelé nel 1958 conquista un Mondiale da grande protagonista sotto i 20 anni, pur non raggiungendo lo strapotere unico in termini di impatto e prestazioni del brasiliano in Svezia (quello resta un unicum). Il futuro del calcio mondiale con Mbappé è garantito.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Cristiano Ronaldo (Portogallo, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2019: Virgil van Dijk</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="770" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/images-4-770x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4405" style="width:180px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/images-4-770x1024.jpg 770w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/images-4-226x300.jpg 226w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/images-4-768x1021.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/images-4-1155x1536.jpg 1155w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/images-4.jpg 1444w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></figure>



<p><strong>1° VIRGIL VAN DIJK</strong><em> (Olanda, difensore)</em><br>Quando un difensore arriva sul gradino più alto del podio, i motivi sono due: o è un giocatore di classe assoluta oppure la sua stagione è unica. Spesso i due aspetti sono collegati. Il 2019 porta all&#8217;apice lo straordinario Virgil van Dijk. Il difensore olandese del Liverpool non è solo la stella della formazione inglese che vince la Champions League nella finale tutta inglese contro il Tottenham (finale dove per altro van Dijk è il migliore in campo), ma vanta un primato pazzesco: durante la sua annata mostruosa non subisce nemmeno un dribbling da un giocatore avversario. Un muro invalicabile. Impossibile non assegnargli il nostro premio del 2019.</p>



<p><strong>2° Lionel Messi</strong> <em>(Argentina, attaccante)</em><br>Dopo tre stagioni sottotono (sottotono per uno del suo livello), Messi torna protagonista assoluto con un 2019 da applausi. Guida il Barcellona alla vittoria nella Liga segnando 36 reti in campionato (con tanto di titolo di miglior marcatore) e vince anche la classifica marcatori in Champions League a quota 12 gol. Peccato che il Barcellona venga clamorosamente eliminato in semifinale dal Liverpool. All&#8217;andata i <em>blaugrana</em>, trascinati da un Messi superbo e autore di una doppietta favolosa, vincono 3-0. Sembra fatta. Tuttavia al ritorno succede l&#8217;imponderabile e gli spagnoli vengono sonoramente sconfitti ad Anfield per 4-0. In estate Messi gioca ancora la Coppa América con la nazionale, ma per la quinta volta in carriera non gli riesce il blitz: l&#8217;Albiceleste deve arrendersi in semifinale al Brasile futuro vincitore, nonostante una buona prova di Leo.</p>



<p><strong>3° Alisson Becker</strong> <em>(Brasile, portiere)</em><br>Con Buffon che ha superato 40 anni e Neuer alle prese con diversi problemi fisici che sembrano prefigurarli un irreversibile declino, il miglior portiere del mondo diventa il brasiliano del Liverpool. A 27 anni Alisson disputa un&#8217;annata eccezionale con i <em>Reds </em>ed è uno dei grandi protagonisti della vittoria in Champions. Al trionfo europeo abbina Coppa América con il Brasile da titolare inamovibile e Coppa del mondo per i club sempre con il Liverpool.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong><em> Sadio Mané (Senegal, attaccante)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2020: Robert Lewandowski</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="654" height="368" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/immagini.quotidiano.jpg" alt="" class="wp-image-4411" style="width:280px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/immagini.quotidiano.jpg 654w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/immagini.quotidiano-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 654px) 100vw, 654px" /></figure>



<p><strong>1° ROBERT LEWANDOWSKI</strong><em> (Polonia, centravanti)</em><br>Il Bayern Monaco 2020 come il Barcellona 2009: una stagione da record, con sei trofei vinti su sei. Campionato, coppa nazionale, Champions League, Supercoppa tedesca, Supercoppa Europea e Mondiale per club. Nell&#8217;anno segnato dall&#8217;arrivo della pandemia COVID-19 che stravolge la quotidianità delle persone, il calcio non si ferma. Negli stadi vuoti, senza pubblico per il rischio di contrarre il virus, il Bayern domina la scena. E Lewandowski è l&#8217;assoluto protagonista: capocannoniere della Bundesliga con 34 reti e della Champions con 15, un totale di 55 reti in 47 partite in stagione, il centravanti polacco si conferma un attaccante tecnico, mobile, bravissimo nei movimenti senza palla e sempre utile per la sua squadra in tanti aspetti del gioco.</p>



<p><strong>2° Manuel Neuer</strong> <em>(Germania, portiere)</em><br>Lo avevamo lasciato che pareva in declino a causa dei suoi problemi fisici. Ma il 2019-2020 riporta Neuer all&#8217;apogeo: il tedesco si riprende lo scettro di miglior portiere del mondo. Quando sta bene è di un livello superiore a chiunque altro nel ruolo, non solo per le sue qualità tra i pali e la capacità di saper parare con ogni parte del corpo, ma anche perché è di fatto un libero aggiunto, primo motore del gioco. Una rivoluzione epocale e destinata a ridisegnare forse per sempre &#8211; chissà &#8211; i canoni del ruolo. Neuer sale di livello con il passare delle partite, nella finale di Champions contro il PSG e in quella di Supercoppa Europa contro il Siviglia è il migliore in campo. Invalicabile.</p>



<p><strong>3° <strong>Neymar</strong><em> </em></strong><em>(Brasile, attaccante)</em><br>Anno ricco di grandi prestazioni per il brasiliano del PSG, pagato a peso d&#8217;oro dai parigini al Barcellona nell&#8217;estate 2017. Manca però l&#8217;acuto, con Neuer che lo ipnotizza nella finale di Champions League. Neymar “si consola” con le vittorie nel campionato francese, nella Coppa di Francia, nella Coppa di Lega e in Supercoppa con un bottino di 13 reti in campionato in 15 presenze fino all&#8217;interruzione per il Covid, a cui aggiunge 3 reti e giocate spesso sontuose in Champions.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Kevin De Bruyne (Belgio, centrocampista)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2021: Lionel Messi</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="249" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/moton4559.jpg" alt="" class="wp-image-4258" style="width:260px"/></figure>



<p><strong>1° <strong>LIONEL MESSI</strong> </strong><em>(Argentina, attaccante)</em><br>Quinto Pallone d&#8217;oro per il fenomeno argentino, che stacca nella graduatoria i connazionali Di Stéfano e Maradona e l&#8217;ungherese Puskás. È il terzo giocatore, dopo Puskás e Pelé a vincere per altro il premio in tre decenni diversi. Per Messi un bottino di 43 gol, una prima parte di 2021 individualmente eccellente in un Barcellona declinante con la vittoria in Coppa del Re. E in estate l&#8217;affermazione decisiva per l&#8217;assegnazione del Pallone d&#8217;oro: il trionfo da miglior giocatore, miglior goleador e miglior assist-man nella Coppa América. Leo diventa finalmente leader e finalmente trascinatore anche in nazionale. E l&#8217;Argentina rompe così il digiuno di vittorie più lungo della sua storia (28 anni) e in casa di un Brasile che aveva sempre vinto la Coppa América in casa. In estate, il discusso passaggio al PSG dove l&#8217;argentino spera di vivere una nuova esperienza vincente.</p>



<p><strong>2° Robert Lewandowski</strong> <em>(Polonia, centravanti)</em><br>Dopo il Pallone d&#8217;oro nel 2020, quello d&#8217;argento nel 2021. Miglior cannoniere dell&#8217;anno solare con 69 reti in 59 partite e miglior giocatore del mondo nell&#8217;ultimo biennio, Lewandowski paga dazio rispetto a Messi per l&#8217;impresa conseguita dal rivale in Coppa América, non riuscendo a contrapporre un palmares altrettanto incisivo. Due volte sfortunato: in Champions si fa male prima dei quarti contro il PSG e il Bayern esce; con la Polonia agli Europei non va oltre il primo turno. Strepitoso da settembre in avanti, nella prima parte della stagione 2020-21 timbra 30 gol in 25 presenze, di cui 19 in Bundesliga e 9 in Champions (meraviglioso soprattutto un gol in rovesciata sotto la neve a Kiev). Cifre sontuose che gli consentono di rimontare Leo e arrivare non lontano da un clamoroso sorpasso.</p>



<p><strong>3° <strong>Gianluigi Donnarumma</strong><em> </em></strong><em>(Italia, portiere)</em><br>Portiere dal fisico dirompente, completo, con grandi riflessi, è il protagonista principale dell&#8217;Italia che contro ogni pronostico conquista la vittoria agli Europei. Vince non a caso il premio di miglior giocatore della competizione, alter ego di Messi in Coppa América. Dalla fase a eliminazione diretta in poi è sempre più decisivo. Si esalta soprattutto in semifinale contro la Spagna quando para il rigore di Morata e ancora più in finale quando ipnotizza Sancho e Saka e dà agli azzurri un titolo continentale che mancava dal 1968.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>N&#8217;Golo Kanté (Francia, centrocampista)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2022: Lionel Messi</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="249" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/03/moton4559.jpg" alt="" class="wp-image-4258" style="width:260px"/></figure>



<p><strong>1° <strong>LIONEL MESSI</strong> </strong><em>(Argentina, attaccante)</em><br>E sei. Perché l&#8217;impresa che compie in Qatar, trascinando l&#8217;Argentina al titolo mondiale 36 anni dopo Messico &#8217;86 e alla guida di una formazione che individualmente vale forse ancora un filo meno di quella che vinse all&#8217;Azteca (e con una concorrenza per altro più agguerrita) non ha eguali. Il tutto a 35 anni, completando un&#8217;accoppiata storica che né Pelé né Maradona né Di Stéfano né Cruijff né Puskas né Platini né Cristiano Ronaldo sono mai riusciti a centrare: laurearsi campioni continentali e poi campioni mondiali. Messi in Qatar disputa un Mondiale superbo: 7 reti, 3 assist, una quantità industriale di giocate pesanti, sempre più determinante e brillante man mano che si avvicinava la finale. Finale in cui dà vita a un duello entusiasmante con la stella francese Mbappé a suon di gol e giocate meravigliose, in quella che è davvero l&#8217;ultimo atto più straordinario in una Coppa del mondo. Un Mondiale degno di Maradona &#8217;86, Pelé &#8217;58 e &#8217;70, Eusébio &#8217;66. Un Mondiale che consente a Messi di salire un ulteriore gradino in una valutazione storica, di trasformarsi ancora di più in icona universale del gioco, capace di unire tre generazioni, di risollevarsi come un&#8217;Araba Fenice dalle sue ceneri e risultare sempre più forte. Se Pelé è il Re del &#8216;900, Messi lo è del 21° Secolo. Unico.</p>



<p><strong>2° <strong>Kylian Mbappé</strong> </strong><em>(Francia, attaccante)</em><br>Se Messi è l&#8217;oro del Mondiale, Mbappé è l&#8217;argento. Appena sotto, in volata, solo perché il francese perde la finale. Ma il suo Mondiale &#8211; 8 gol, capocannoniere &#8211; non è da meno del Fenomeno argentino. Tre reti in finale come Hurst &#8217;66, 4 in totale in 2 finali di Coppa del mondo (oltre l&#8217;idolo Pelé) consacrano Mbappé tra i grandissimi. Non ha la classe degli eletti, ma in quanto a potenza, atletismo, impatto sulle partite è secondo a pochissimi. Se la Francia sfiora il bis mondiale lui ha la maggior parte dei meriti. Per 80 minuti contro l&#8217;Argentina è quasi un fantasma, negli ultimi 40 diventa immarcabile e implacabile. E anche nel resto della stagione regala perle, da solo o quasi in un PSG che appare poco squadra fino a maggio; poi in coppia con gli ispirati Messi e Neymar dall&#8217;estate in avanti. </p>



<p><strong>3° <strong>Karim Benzema</strong><em> </em></strong><em>(<em>Francia, centravanti</em>)</em><br>Fino a maggio la scena è sua. E prima del Mondiale il Pallone d&#8217;oro sarebbe ampiamente suo. Vince tutto con il Real Madrid da protagonista assoluto &#8211; Liga e Champions, dove è capocannoniere e miglior giocatore. Ma poi si fa male pochi giorni prima della Coppa del mondo in Qatar e paga dazio, anche incredibilmente. Perché nessuno si aspettava un simile disarmante impatto di Messi e Mbappé nella 22ª edizione del Mondiale. Senza di lui la Francia trova in Qatar un grande Giroud, meno bravo di Karim ma forse più funzionale al gioco di Deschamps, e si spinge ancora fino all&#8217;ultimo atto. Benzema morde il freno e alla fine deve cedere lo scettro.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Luka Modrić (Croazia, centrocampista/centrocampista offensivo)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2023: Erling Håland</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/erling-haaland-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-16962" style="width:280px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/erling-haaland-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/erling-haaland-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/erling-haaland-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/erling-haaland.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>1° <strong>ERLING HÅLAND</strong> </strong><em>(Norvegia, centravanti)</em><br>Primo norvegese a fregiarsi del premio, un riconoscimento assolutamente meritato alla luce dell&#8217;incredibile 2023 di Erling Håland. Un cecchino da 50 reti annuali in 55 incontri, simbolo del Manchester City che per la prima volta nella sua storia porta a casa il Triplete, conquistando Premier League, FA Cup e Champions League, aggiungendo poi al termine dell&#8217;anno anche il Mondiale per Club. Håland è il grande protagonista, capace di laurearsi capocannoniere sia della Champions con 12 reti sia del campionato inglese con 36. In Inghilterra vince anche il premio di miglior giocatore. Centravanti potente, rapido, dalle straordinarie doti acrobatiche, con una buona tecnica di base, Håland sembra la versione in salsa moderna di Gunnar Nordahl. Dal 2019 la sua media-gol è irreale, di fatto di una rete a gara: 17 centri in 16 partite al Salisburgo, 62 in 67 al Borussia Dortmund, 50 in 50 (al momento in cui scriviamo) al Manchester City. E in aggiunta 27 gol in 29 apparizioni con la nazione. Cecchino.</p>



<p><strong>2° <strong>Kylian Mbappé</strong> </strong><em>(Francia, attaccante)</em><br>Ancora un secondo posto per il francese, che è molto probabilmente il miglior giocatore del mondo, ma paga dazio poiché non ancora capace (per sfortuna e demeriti delle sue squadre, più che per demeriti propri) di timbrare una stagione da autentico dominatore sul piano dei risultati internazionali. Il suo 2023 lo vede a quota 52 gol, alla pari con l&#8217;inglese Harry Kane, alle spalle del solo Cristiano Ronaldo (finito però in un calcio di secondo piano come la lega dell&#8217;Arabia Saudita). L&#8217;eliminazione agli ottavi contro il Bayern Monaco in Champions è la macchia di una stagione che lo vede comunque portare a casa il campionato francese, il titolo di capocannoniere con 29 centri e di miglior giocatore. </p>



<p><strong>3° <strong>Harry Kane</strong><em> </em></strong><em>(<em>Inghilterra, centravanti</em>)</em><br>Dal Tottenham (dove è vice capocannoniere della Premier con 30 reti alle spalle di Håland) in estate passa al Bayern Monaco, dove segna con una regolarità impressionante: 21 gol in 15 partite di Bundesliga a fine 2023, 25 in 22 in totale. Classica prima punta, Kane è in realtà un centravanti di una completezza sbalorditiva, con piedi sopraffini, una visione di gioco da grande mezzala, intelligenza tattica, bravura nel far salire la squadra e giocare d&#8217;intesa con i compagni. Se Håland &#8211; il suo più grande avversario per il platonico titolo di miglior centravanti al mondo del momento &#8211; è la reincarnazione di Nordahl, lui sembra una sorta di Hidegkuti o Albert dell&#8217;epoca contemporanea. A 30 anni non ha ancora vinto nulla in carriera, penalizzato dall&#8217;aver giocato sempre nel Tottenham, ma al Bayern avrà modo di rifarsi. E anche con la nazionale inglese (della quale è il miglior marcatore all time con 62 centri)  sogna di ritagliarsi presto soddisfazioni importanti, tra Euro 2024 e Mondiale 2026. </p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Jude Bellingham (Inghilterra, centrocampista)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2024: Vinícius Júnior</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="600" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/105b002f-aea2-4acc-9383-acdb38852416.jpg" alt="" class="wp-image-22504" style="width:280px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/105b002f-aea2-4acc-9383-acdb38852416.jpg 900w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/105b002f-aea2-4acc-9383-acdb38852416-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/12/105b002f-aea2-4acc-9383-acdb38852416-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p><strong>1° <strong>VINÍCIUS JÚNIOR</strong> </strong><em>(Brasile, ala/attaccante)</em><br>Un brasiliano torna sul trono: non capitava da Kaká 2007. Attaccante laterale, dotato di accelerazione bruciante, fisicità e tecnica importante, Vini Jr è uno dei migliori calciatori in circolazione degli ultimi anni: probabilmente non il più forte al mondo, ma il più decisivo sì, dato che determina tutti i momenti importanti e tende ad alzare l&#8217;asticella quando la posta in palio sale. Vive un 2024 da grandissimo protagonista: è il miglior giocatore della Champions League, in cui trascina di peso il Real Madrid all&#8217;ennesima vittoria dopo che aveva già deciso la finale 2022 contro il Liverpool. Al di là dei 6 gol finali, il suo rendimento lievita quando conta: vedi la semifinale contro il Bayern, ma anche la finale con il Borussia Dortmund in cui lascia il segno con il gol del 2-0. E tanto per rimanere in tema, sul finire del 2024 decide anche l&#8217;Intercontinentale contro il Pachuca, prendendosi il titolo di miglior giocatore. È vero che con il Brasile non brilla molto e chiude la Coppa América con due gol segnati e l&#8217;impossibilità &#8211; per squalifica &#8211; di giocare i quarti di finale contro l&#8217;Uruguay che segnano l&#8217;eliminazione dei verdeoro, però dall&#8217;altra parte nessun altro calciatore a Europei e Coppa América impatta come lui in Champions. Per questo la mia scelta alla fine ricade sul brasiliano.</p>



<p><strong>2° <strong>Rodri</strong> </strong><em>(Spagna, centrocampista)</em><br>Se Vinicius è il calciatore più decisivo del 2024, lui è quello più continuo. Centrocampista di lotta e di governo, dotato anche di un tiro considerevole dalla media e lunga distanza, si conferma al top dopo che già nel 2023 era stato determinante per la vittoria della Champions del City con tanto di rete all&#8217;Inter in finale. Rodri è ancora l&#8217;architrave dei <em>Citizens</em> per il successo in Premier League e soprattutto qualche mese dopo diventa il fulcro della Spagna che per la quarta volta si laurea campionessa d&#8217;Europa. Nel corso della finale contro l&#8217;Inghilterra si fa male, ma le <em>Furie Rosse </em>&#8211; che praticano il miglior calcio del torneo anche grazie alla sagacia tattica e all&#8217;equilibrio dato da Rodri &#8211; vincono ugualmente. Quando lui manca (attualmente è fuori per infortunio) il super Manchester City è perso, spaesato e non sa più vincere: non può essere un caso.</p>



<p><strong>3° <strong>Jude Bellingham</strong><em> </em></strong><em>(<em>Inghilterra, centrocampista</em>)</em><br>Dopo il quarto posto del 2023, Jude sale sul gradino più basso del podio grazie a un&#8217;annata da protagonista sia nel Real Madrid (con cui vince Liga e Champions) sia nella nazionale inglese (con cui giunge secondo all&#8217;Europeo). Centrocampista totale, fisico ma anche tecnico, quasi una riedizione in chiave moderna del grandissimo Bobby Charlton, è brillante soprattutto nella prima parte della stagione 2023-2024, quando sembra praticare un altro sport rispetto a quasi tutti. Poi cala e ha un rendimento molto più normale. Alcune giocate si rivelano comunque decisive per spingere il Madrid al <em>Double</em>. Anche a Euro 2024 appare non in grandissima forma, per lunghi tratti delle partite pare quasi non esserci per poi piazzare la giocata risolutiva: così, con una meravigliosa rovesciata, salva l&#8217;Inghilterra al 95° da una clamorosa eliminazione negli ottavi contro la Slovacchia. Si riprende nel finale del 2024, in cui torna a incidere con prestazioni autorevoli nel nuovo tridente madridista con Vinicius e Mbappé.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Lautaro Martínez (Argentina, centravanti)</em></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2025: Vitinha</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="600" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/vitinha-portugal-2-edited.jpg" alt="" class="wp-image-25676" style="width:280px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/vitinha-portugal-2-edited.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/vitinha-portugal-2-edited-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/vitinha-portugal-2-edited-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p><strong>1° <strong>VITINHA</strong> </strong><em>(Portogallo, centrocampista)</em><br>Che il Portogallo, al netto di Cristiano Ronaldo, viva la sua miglior generazione di sempre è certificato dal numero impressionante di tanti grandissimi calciatori nell’ultimo periodo. Uno che nel 2025 trova la sua definitiva consacrazione è Vítor Machado Ferreira, per tutti Vitinha, al momento in cui scriviamo il miglior centrocampista del mondo con lo spagnolo Pedri e il giocatore più continuo e performante dell’anno. Il 2025 di Vitinha rasenta la perfezione: il portoghese conquista sei trofei su sette da grandissimo protagonista alla guida del Psg. È il faro assoluto della manovra dei parigini. Vede linee di passaggio impossibili a quasi tutti gli altri, raffina il gioco con una visione totale del campo e una classe sopraffina, e non di rado trova il modo di segnare reti pesanti sfruttando un tiro mortifero dalla media e lunga distanza. Nella finale di Champions League, che riporta un club francese in cima all’Europa a 32 anni di distanza dall’Olympique Marsiglia, è il migliore in campo e contribuisce dunque in prima persona alla demolizione dell’Inter. In generale, nella Champions dei parigini, è il secondo miglior giocatore dopo il nostro Donnarumma. Nel computo totale dell’anno solare garantisce una continuità prestazionale e di rendimento straordinaria, conquistando, come detto, cinque trofei con i parigini (oltre alla Champions, scudetto, coppa nazionale, Supercoppa Europea e Intercontinentale) e la Nations League con il Portogallo.</p>



<p><strong>2° <strong>Kylian Mbappé </strong></strong><em>(Francia, attaccante)</em><br>Se Vitinha è il più continuo e il più vincente, e dunque merita di conquistare il Pallone d’oro 2025, il miglior giocatore in assoluto, sul piano individuale, è Kylian Mbappé. Il limite del 2025 è che… non vince nulla. Ma il suo è un anno da marziano. Un anno che fa capire come oggi, e in generale dall’addio al grande calcio di Messi a fine 2022, il numero uno del mondo sia lui. Lo attestano i 65 gol realizzati che lo collocano come il miglior marcatore, una costanza realizzativa stile Messi o Cristiano Ronaldo dei bei tempi. Il francese, al primo anno al Real Madrid, disputa alcune prestazioni maiuscole e conferma di aver raggiunto oramai la piena maturità in termini prestazionali e realizzativi. Attaccante centrale o esterno pari sono: Mbappé vede la porta come quasi nessuno (gli unici capaci di tenere le sue medie sono Håland&nbsp;e Kane), e in più aggiunge una velocità e uno spunto da predestinato del gioco. Vedremo se nel 2026 saprà trasformare questa dominanza individuale in qualche trofeo di squadra.</p>



<p><strong>3° <strong>Lamine Yamal</strong><em> </em></strong><em>(<em>Spagna, </em>ala/attaccante)</em><br>Il nuovo che avanza è rappresentato dallo spagnolo Lamine Yamal, classe 2007, alla seconda stagione ad alto livello dopo essere già stato grande protagonista nell’Europeo vinto dalla Spagna nell’estate 2024. Nel 2025 il favoloso esterno offensivo del Barcellona sale un ulteriore gradino, arrivando in alcuni momenti a contendere pure a Mbappé la palma di miglior giocatore del pianeta a 18 anni. Un predestinato del calcio, destinato – se non si perderà sul piano fisico e mentale – a scrivere pagine memorabili. Si rivela agli occhi del mondo grazie a due fantasmagoriche semifinali di Champions League contro l’Inter, in cui il Barcellona cede per marchiani errori difensivi, ma in cui lui mostra una sequenza di giocate da restare a bocca aperta. Ma è tutto il suo 2025 ad essere continuo e altamente performante. Un 2025 irradiato di gol, assist, tocchi deliziosi, dribbling, surplace, veroniche: un brasiliano nato per caso in Spagna da genitori marocchini. Yamal conquista la Liga e la Coppa di Spagna con il Barcellona e perde la finale di Nations League con la nazionale iberica. La sfida a distanza tra lui e Mbappé, alla guida delle due nazionali favorite (con l’Inghilterra) del Mondiale 2026 promette di infiammare la scena iridata.</p>



<p><strong>Menzione d&#8217;onore:</strong> <em>Gianluigi Donnarumma (Italia, portiere)</em></p>



<p><br></p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">PLURIVINCITORI</h4>



<figure class="wp-block-table is-style-stripes"><table class="has-background has-fixed-layout" style="background-color:#e9fbe5"><thead><tr><th></th><th class="has-text-align-center" data-align="center">PALLONI <br>D&#8217;ORO</th><th class="has-text-align-center" data-align="center">PALLONI<br>D&#8217;ARGENTO</th><th class="has-text-align-center" data-align="center">PALLONI <br>DI BRONZO</th><th class="has-text-align-center" data-align="center">MENZIONI<br>D&#8217;ONORE</th></tr></thead><tbody><tr><td>Pelé</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">7</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td></tr><tr><td>Messi</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">6</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td></tr><tr><td>Di Stéfano</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">4</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">2</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td></tr><tr><td>Maradona</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">4</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">4</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>Puskás</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">4</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">2</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td></tr><tr><td>Cristiano Ronaldo</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">3</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">2</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">4</td></tr><tr><td>Scarone</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">3</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">2</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td></tr><tr><td>Meazza</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">3</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td></tr><tr><td>Cruijff</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">3</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td></tr><tr><td>Platini</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">3</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">2</td></tr><tr><td>van Basten</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">3</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr></tbody></table></figure>



<p></p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">VINCITORI ITALIANI</h4>



<figure class="wp-block-table is-style-stripes"><table class="has-background has-fixed-layout" style="background-color:#e7f5fe"><thead><tr><th></th><th class="has-text-align-center" data-align="center">PALLONI<br>D&#8217;ORO</th><th class="has-text-align-center" data-align="center">PALLONI<br>D&#8217;ARGENTO</th><th class="has-text-align-center" data-align="center">PALLONI<br>DI BRONZO</th><th class="has-text-align-center" data-align="center">MENZIONI<br>D&#8217;ONORE</th></tr></thead><tbody><tr><td>Meazza</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">3</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td></tr><tr><td>V. Mazzola</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td></tr><tr><td>Rivera</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>R. Baggio</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>Buffon</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>Rossi</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>Del Piero</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>P. Maldini</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">2</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>Ferrari</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>Riva</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td></tr><tr><td>Conti</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>Cannavaro</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>Piola</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">2</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td></tr><tr><td>Scirea</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">2</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>Donnarumma</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td></tr><tr><td>Schiavio</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>Zoff</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>Baresi</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>Totti</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td></tr><tr><td>Pirlo</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">2</td></tr><tr><td>Baloncieri</td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center"></td><td class="has-text-align-center" data-align="center">1</td></tr></tbody></table></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/12/31/i-nostri-palloni-doro-dal-1900-al-2025.html">I nostri Palloni d&#8217;Oro dal 1900 al 2025</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Hala Madrid &#8211; La top 11 del dopoguerra del Real Madrid</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/02/10/hala-madrid-la-top-11-del-dopoguerra-del-real-madrid.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2024 05:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La selezione di due giocatori per ruolo, in alcune formazioni, mi ha posto non pochi grattacapi, ma il Real Madrid &#8211; da barcellonista, il mio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/02/10/hala-madrid-la-top-11-del-dopoguerra-del-real-madrid.html">Hala Madrid &#8211; La top 11 del dopoguerra del Real Madrid</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">La selezione di due giocatori per ruolo, in alcune formazioni, mi ha posto non pochi grattacapi, ma il <strong>Real Madrid</strong> &#8211; da barcellonista, il mio grande e per certi versi invidiato avversario &#8211; genera problemi di natura opposta, in quanto la sovrabbondanza di campioni e fuoriclasse che hanno vestito la maglia <em>blanca</em> mi obbliga a una selezione spietata e a volta anche ingiusta, ma inevitabile.</p>



<p>Anche nei periodi meno felici della sua storia, infatti, il club più titolato del mondo ha messo in campo un numero significativo di grandi giocatori, e i risultati, nel bene o nel male, sono sempre arrivati: negli anni &#8217;70, l&#8217;unico decennio privo di successi europei, i <em>Blancos</em> mettono infatti nel carniere una finale (1971) e tre semifinali (1973, 1976 e 1980) europee, che avvalorano otto titoli nazionali. In altri termini, il decennio &#8220;buio&#8221; del Real vale più o meno il decennio di gloria del 90% delle altre squadre del pianeta. </p>



<p>Un pizzico di invidia, dicevo, è un po&#8217; inevitabile, nel mio caso, soprattutto per quanto concerne la mentalità: il narcisismo blaugrana, la vocazione del <strong>Barcellona</strong> per la giocata bella e in cui specchiarsi, ha in molti casi depotenziato l&#8217;efficacia della squadra, e non si contano i momenti in cui il <strong>Barcellona</strong> si è letteralmente infilato una zappa nei piedi, perdendosi sul più bello. Ecco, il <strong>Real</strong> non ha questo problema, e anzi è quasi sempre riuscito a esaltare (come nessun altro) la sua pletora di campioni con la giusta organizzazione e mentalità. Le rimonte incredibili cui abbiamo assistito meno di due anni fa completano un cerchio che inizia nel lungo dominio del Real poi diventato Grande, negli anni &#8217;50, e che includono finali vinte in scioltezza contro la squadra del momento (2000) e una miriade di successi e momenti da tramandare ai posteri. </p>



<p>Noi di Game of Goals non riteniamo importante ricordare ai nostri lettori che <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/03/07/mister-champions-le-10-partite-europee-piu-grandi-di-cristiano-ronaldo.html">Cristiano Ronaldo</a></strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/19/alfredo-di-stefano-il-genio-ovunque.html">Di Stéfano</a></strong> sono un pezzo di storia del Real, o meglio, riteniamo importante farlo ma forse più interessante ricordare e celebrare la grandezza degli innumerevoli campioni, più o meno grandi, che hanno lasciato tracce profonde nel prato del Bernabeu.</p>



<p>Prima di scandagliare la marea di campionissimi che hanno vestito la camiseta blanca, diventa però opportuno ricordare il periodo dell&#8217;anteguerra. Forse non offrirà molto, ma ci sono alcuni momenti significativi da ricordare. Dall&#8217;assegnazione del titolo <em>Real</em> dal Re Alfonso XIII al primo ciclo vincente nella storia del club, sotto l&#8217;egida del favoloso portiere <a href="https://gameofgoals.it/2024/01/21/ricardo-zamora-il-portiere-mito-che-ha-rivoluzionato-il-ruolo.html"><strong>Ricardo Zamora</strong></a>, acquistato nel 1930 e per sei stagioni guardiano della squadra, capace di vincere due campionati spagnoli consecutivi e due Coppe di Spagna. Con lui la famosa coppia di terzini <strong>Criaco</strong>&#8211;<strong>Quincoces</strong>, fedeli compagni anche in nazionale: un terzetto che negli scudetti 1932 e 1933 permise al Real di subire appena 32 reti in due stagioni con sole 3 sconfitte.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/02/N42ZIJRFPVIPHF3SQEC2KTNOLQ-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18216" style="width:524px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/02/N42ZIJRFPVIPHF3SQEC2KTNOLQ-1024x1024.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/02/N42ZIJRFPVIPHF3SQEC2KTNOLQ-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/02/N42ZIJRFPVIPHF3SQEC2KTNOLQ-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/02/N42ZIJRFPVIPHF3SQEC2KTNOLQ-768x768.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/02/N42ZIJRFPVIPHF3SQEC2KTNOLQ.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Zamora al debutto con la maglia del Real Madrid</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size">Portiere: Iker Casillas</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Iker Casillas Legendary Moments 😵" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/_8ou35Svsc8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p><em>San Iker</em> è al tempo stesso uno dei portieri più dotati della storia del calcio europeo e un parziale rimpianto: la seconda parte della sua carriera, infatti, purtroppo non è stata all&#8217;altezza della prima, e i dissidi con <strong>Mourinho</strong> sono stati la conseguenza inevitabile del declino del campione di <em>Mòstoles</em>. Ciò non toglie che, almeno fino al 2010, pur con qualche passaggio a vuoto, <strong>Casillas</strong> sia stato un fenomeno, nonché uno dei giocatori chiave dei <em>Galacticos</em> e poi della grande Spagna: relativamente piccolo per il ruolo, Iker era un mago tra i pali, dotato di un intuito e di una reattività non comuni, abilissimo nelle uscite basse e come spesso fanno i grandi campioni ha innestato le marce più alte quando il clima della contesa saliva. Chi scrive lo ricorda scendere in campo con un&#8217;autorevolezza sorprendente all&#8217;Old Trafford, nel 2000, e fare la differenza a dispetto della faccia imberbe. Anche nel 2002, così come in diverse partite calde della Roja, Iker ci ha messo una pezza, e credo quindi che, anche alla luce della sua lunga militanza <em>blanca</em>, possa ancora essere il titolare.</p>



<p>La sua prima e maggiore alternativa è il gigante belga <strong>Thibaut Courtois</strong>, che quanto a singoli momenti da incorniciare non ha nulla da invidiare all&#8217;illustre collega, né invero quanto a talento, ma che metto in secondo piano perché Iker è un pezzo di storia del Real anche in termini di longevità.<strong> Courtois</strong> ha messo una firma cubitale sull&#8217;ultima Champions, portata di peso nella capitale spagnola con alcuni interventi prodigiosi e una finale forse senza pari nella storia della competizione. Anche nella Liga, il fuoriclasse ha spesso tolto le castagne dal fuoco dei suoi e si è confermato ripetutamente come uno dei massimi portieri del mondo. </p>



<p>Nessun altro estremo difensore dell&#8217;era moderna può scalfire il primato dei due fenomeni sopracitati, ma dato che parliamo di Real Madrid un terzo nome è doveroso, e personalmente ho optato per <strong>Francisco Buyo</strong>, piccolo e agilissimo estremo difensore del Real della Quinta del Buitre, che chiude con la Liga strappata al Barcellona del Fenomeno nel 1997. Sicuramente meno dotato e completo di Iker e Thibaut, Francisco rimane un pezzo della storia recente del Real e un posto in panchina lo merita, e lo stesso vale per <strong>Keylor Navas</strong>, l&#8217;indio costaricano che mette più di una mezza nei successi dell&#8217;ultimo grande Real: agilissimo, spettacolare, un po&#8217;<em> loco</em> come si conviene ai centroamericani, <strong>Navas</strong> a mio avviso è stato un portiere di caratura internazionale per diversi anni.</p>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size">Laterale destro: Miguel Porlán Noguera &#8220;Chendo&#8221;</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="⚽️ LEYENDAS DEL REAL MADRID #2: CHENDO, EL LATERAL FRANQUICIA ✨ | DETUVO A MARADONA 😲" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/1geuoMPTxXc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p>Chi come me è sulla quarantina o ha qualche anno in più ricorderà le scorribande sulla fascia destra di <em>Chendo</em>, che per quindici anni è stato lo stantuffo spettacolare e inesauribile della fascia destra del Real della<em> Quinta</em> e di quello che torna a far la voce grossa in Europa negli anni &#8217;90. Marcatore abile e sufficientemente cattivo, in grado di intimorire anche Sua Maestà <strong>Maradona</strong> nei <em>clasicos</em> dei primi anni &#8217;80, <em>Chendo</em> è stato soprattutto una importante fucina di idee e di palloni per i compagni.</p>



<p>Il suo erede <strong>Michel Salgado</strong> e il più roccioso <strong>Daniel Carvajal</strong> sono le più solide alternative a <em>Chendo</em>:  il biondo galiziano è stato un elegante artista della fascia destra e un nome imprescindibile dell&#8217;epoca <em>Galacticos</em>, mentre<strong> Carvajal</strong>, una vera e propria forza della natura, da dieci anni solca la fascia di competenza con naturalezza, assicurando un rendimento encomiabile su entrambi i lati del campo. </p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size">Difensore centrale: Sergio Ramos</h2>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="THANK YOU, SERGIO RAMOS | Real Madrid Legend" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/X-Dp19wIKhE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p>Nei primi anni di carriera è un laterale esplosivo e già un grande giocatore, ma ritengo corretto ricordare <strong>Sergio Ramos</strong> soprattutto per ciò che ha dato da centrale. Benché non brilli per correttezza, come dimostra la sua collezione di cartellini rossi e gialli, e come dimostra la sua inesauribile vena polemica, <strong>Ramos</strong> ha fatto la differenza in un numero così elevato di momenti chiave da essere un nome imprescindibile di questa squadra: fisicamente fortissimo, immarcabile nel gioco aereo, ha compensato le non rarissime disattenzioni difensive con una cattiveria agonistica non comune e soprattutto mettendo a referto gol pesanti in serie, più di quanti non ne vantino molti attaccanti di vaglia. La doppietta che ammutolisce l&#8217;Allianz Arena nella primavera del 2014 è solo il preludio a un numero incalcolabile di reti decisive, marcate anche in due finali di Champions e in diversi <em>clasicos</em>. Anche i numeri solo dalla sua: segnare oltre 100 reti a Madrid è un&#8217;impresa da raccontare ai nipoti per i centravanti, figuriamoci per un centrale. </p>



<p>Il precursore di Ramos al centro della difesa madrilena è di fatto un Ramos minore, ovvero <strong>Ivan Helguera</strong>: simile per tempra, struttura fisica e doti aree, Ivan per otto stagioni ha presidiato l&#8217;area del Bernabeu, e ha pure messo a segno oltre trenta reti in 346 presenze. </p>



<p>Terzo nome in lista è a mio avviso quello di <strong>Manuel Sanchís Hontiyuelo</strong>, l&#8217;eterno: con 724 presenze, è uno dei leader della <em>Casa Blanca</em> nonché uno dei marcatori più dotati della storia del calcio spagnolo. Anche nel suo caso, la bacheca è piena: tra titoli nazionali, coppe UEFA vinte da protagonista negli anni &#8217;80 e le Champions di fine millennio, in bacheca non si trova più spazio.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size">Difensore centrale: Fernando Hierro</h2>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Fernando Hierro, El Mariscal [Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/gxxWpYcYGAw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Un altro andaluso deve essere selezionato come titolare della squadra al centro della difesa, e parlo naturalmente del <em>Mariscal </em><strong>Ferdinando Hierro</strong>, uno dei giocatori più forti mai nati nella penisola iberica. Libero e regista difensivo impeccabile, straordinario uomo gol, capitano per una vita della squadra più prestigiosa del mondo, <strong>Hierro </strong>può esporre un curriculum sia individuale che di squadra quasi senza paragoni: con 128 reti in 602 partite ha la media gol di un centrocampista prolifico, e tra campionati spagnoli (5) e Champions League (3) anche il palmares di squadra è da applausi. Chi scrive ricorda, tra le altre, la sua straordinaria prestazione di Amsterdam, contro la Juventus, nel 1998: <strong>Hierro </strong>quella sera non fa passare uno spillo e imposta il gioco come il più ispirato dei registi. </p>



<p>La sua titolarità è fuori discussione, ma i rincalzi sono di extralusso: <strong>José Santamaria</strong> viene ancora oggi osannato come un centrale leggendario, uno dei più dotati e vincenti della storia uruguaiana, e noi lo mettiamo in panchina solo perché il Real è una bestia che non fa prigionieri. L&#8217;elegante difensore di Montevideo è approdato in Europa da maturo, a 28 anni, ma ha saputo fare da anello di congiunzione tra il Grande Real e la generazione yé yé, quella che si riprende la Liga a inizio anni &#8217;60 ed è di fatto una delle più talentuose della storia del calcio spagnolo. Anche nel suo caso, i trofei sono così numerosi che valgono quelli collezionati da decine di club di medio prestigio: 4 Coppe dei Campioni e 5 Liga sono il fiore all&#8217;occhiello di una carriera leggendaria. </p>



<p>Terzo e ultimo nome della lista è quello di <strong>Pepe</strong>, il secondo perno della difesa dell&#8217;ultimo epocale ciclo madrileno: se nei primi anni la fama di <em>Psycho</em> è sacrosanto e poco discutibile, con il passare del tempo il portoghese smussa gli spigoli di un carattere impossibile e diventa un giocatore sicuramente poco incline al compromesso e alla delicatezza, ma efficace, affidabile e carismatico. D&#8217;altra parte, 334 presenze una centrifuga come il Real Madrid non le regala a nessuno.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size">Laterale sinistro: Roberto Carlos</h2>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="ROBERTO CARLOS was UNSTOPPABLE | SPEED &amp; SKILLS" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/4nIMaOamFeI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>La fascia sinistra della difesa madrilena è una delle più complicate &#8211; per eccesso di bravura &#8211; della storia del calcio, ma sommando tutto credo che il primato del piccolo funambolo di San Paolo sia difficilmente discutibile: dopo aver fatto stropicciare gli occhi ai tifosi brasiliani e pure ai milanesi, Carlos, dopo una decisione che costerà a <strong>Roy Hodgson</strong> la damnatio memoriae nel cuore degli interisti, vola a Madrid e diventa il più grande laterale bifasico della storia del calcio, un piccolo ed esplosivo concentrato di muscoli dotato da Madre Natura di uno dei piedi sinistri più inspiegabili mai apparsi sul pianeta Terra e della capacità di spostare gli equilibri appannaggio degli attaccanti. Nel 2002 assegnargli il pallone d&#8217;oro sarebbe stato non solo legittimo ma quasi doveroso. </p>



<p>Il suo erede <strong>Marcelo</strong> finisce al secondo posto solo perché il primo è riservato a un marziano. Tecnicamente, mi risulta pressoché impossibile immaginare un giocatore più dotato di <strong>Marcelo,</strong> tra i terzini sinistri: il laterale oggi di stanza a Rio, alla corte di Diniz, con il suo sinistro magico era e rimane in grado di compiere qualsiasi prodezza, sia sullo stretto che sul piano balistico, ed è stato il giocatore più estroso del grande Real degli anni &#8217;10, il pifferaio magico cui si perdonavano alcune amnesie difensive perché davanti inventava giocate alla Ronaldinho. Nel 2018, e questo non me lo toglie dalla testa nessuno, Marcelo è il giocatore chiave dei <em>Blancos</em>, il grimaldello che apre le difese altrui e che inventa le giocate decisive. Con 38 reti in 546 presenze, e soprattutto con un numero incalcolabile di magie, il fuoriclasse brasiliano si è guadagnato un posto intoccabile in rosa.<strong> </strong></p>



<p><strong>José Antonio Camacho</strong> è sull&#8217;ultimo gradino del podio, anche qui, solo perché chi è salito sui primi due è insuperabile. Leggenda e icona del Real per quasi vent&#8217;anni, marcatore spietato, ruvido e concentrato, <strong>Camacho</strong> non ha avuto le qualità sublimi dei due fenomeni verdeoro, ma superava entrambi in termini di puro apporto difensivo e valgono per lui le stesse parole spese per gli altri: non si indossa la maglia bianca in oltre 400 occasioni se non si è dei campioni.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size">Centrocampista centrale: Fernando Redondo</h2>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Fernando Redondo, El Principe [Skills &amp; Goals]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/crBVfgd7uCc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>All&#8217;apparenza era lento e pigro, aveva questa aria da hidalgo ottocentesco, anzi da <em>Principe</em>, e peraltro non vedeva molto la porta. Eppure, <strong>Fernando Redondo</strong> è stato uno dei giocatori più eleganti, tecnicamente dotati e decisivi della storia del Real, la cui maglia ha vestito per sei gloriose stagioni, vincendo di tutto e soprattutto una Champions da numero uno della competizione. Fabio Capello ha confessato di averne compreso la grandezza solo dopo averlo allenato, e l&#8217;ha messo sullo stesso piano di Rijkaard, attribuendo anzi al fuoriclasse di <em>Baires</em> una maggiore efficacia difensiva: direi che tanto basta per assicurargli un posto in formazione, nonostante la concorrenza nel ruolo sia sterminata. </p>



<p><strong>José Martínez Sánchez <em>Pirri</em></strong> meriterebbe invero il ruolo da titolare tanto quanto Fernando: mezzala, mediano e anche libero, il fuoriclasse di Ceuta (enclave spagnola in Marocco) ha giocato con il Real per sedici stagioni e ha messo a segno la cifra incredibile di 122 gol in 417 partite, dimostrandosi il leader del passaggio generazionale di inizio anni &#8217;60 e confermandosi un giocatore importante fino al titolo vinto nel 1980. </p>



<p>Il suo posto nel cuore del centrocampo, a partire da metà anni &#8217;70, l&#8217;ha progressivamente preso <strong>Ulrich Stielike</strong>, forse il tedesco più importante della storia bianca: una vera forza della natura sul piano agonistico, il centrocampista germanico spesso indossava la maglia numero dieci ma era più che altro uno splendido libero o mediano, che vanta un record superato poi solo da Messi: per ben quattro stagioni consecutive è stato votato giocatore straniero più bravo della Liga, e questo è sufficiente a definirne la grandezza a Madrid (per lui, con il Real si contano 41 reti in 25 partite). </p>



<p>Ha vissuto nella capitale spagnola solo per tre stagioni, ma il suo contributo all&#8217;epoca del <em>Galacticos</em> è stato essenziale e gli regala un posticino in rosa: sto parlando di <strong>Claude Makélélé</strong>, uno dei più grandi e infaticabili recupera palloni di ogni epoca, un corridore dotato di quattro polmoni, di un senso tattico non comune e di discrete doti tecniche. Le sue prestazioni nelle fasi finali della Champions del 2002 non vengono celebrate quanto meriterebbero a causa di una concorrenza proibitiva, ma <strong>Claude</strong>, di quello squadrone, è forse l&#8217;elemento più insostituibile. </p>



<p>Una veste simile alla sua è toccata, nei gloriosi anni &#8217;10, a <strong>Carlos </strong>Henrique José<strong> </strong>Francisco Venancio Casimiro, per tutti <strong>Casemiro</strong>, portentoso e intelligentissimo mediano il cui ingresso in pianta stabile tra i titolari cambia gli equilibri della squadra e le consente di surclassare tutta la concorrenza europea per diversi anni. A Madrid, per lui contiamo 336 partite e ben 31 gol, alcuni dei quali pesantissimi &#8211; penso a quello che sblocca la partita nel secondo tempo a Cardiff, nel 2017.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size">Centrocampista centrale: Luka Modrić</h2>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="LUKA MODRIĆ&#039;S BEST GOALS | REAL MADRID" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/E54aeO2ay4Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Nel dicembre del 2012, l&#8217;imprudente stampa spagnola bolla Luka come la più grande delusione stagionale e pronostica per lui un rapido ritorno in Inghilterra. Mai pronostico fu meno azzeccato, dato che a oggi, 2024, <strong>Luka Modrić</strong> è diventato forse il massimo centrocampista della storia madrilena (credo che giusto Redondo e Pirri possano contendergli la corona). Non serve in questa sede riassumere ciò che il croato ha dimostrato nella capitale spagnola: centrocampista duttile, completo, tecnicamente superbo, valido anche in fase difensiva, è stato il giocatore chiave dell&#8217;ultimo glorioso ciclo, sul piano degli equilibri e della fluidità della manovra. Luka ha inoltre saputo risolvere i problemi in prima persona, anche a fine carriera, come dimostrano le giocate illuminanti della Champions 2022. </p>



<p>Genio che ha sfidato la storia, dall&#8217;alto dei suoi 170 cm, è un intoccabile nonostante una concorrenza agguerritissima: il suo gemello <strong>Toni Kroos</strong>, meno geniale ma altrettanto fornito di fosforo e di classe purissima, rappresenta una fetta importante della storia madrilena più recente e il secondo elemento chiave di uno dei reparti centrali più forti e vincenti di ogni epoca. Capace anche di sassate dalla distanza in grado di far tremare pali e traverse, <strong>Toni</strong> è stato un grande campione, come del resto anche il grande dimenticato del Grande Real, dimenticato perché oscurato da fenomeni senza eguali, ovvero <strong>Héctor Rial</strong>: passatore raffinato e intelligentissimo, superba mezzala di regia che in Spagna, rispetto all&#8217;Argentina, arretra il raggio d&#8217;azione, in sette anni di Madrid fa incetta di titoli e segna pure quasi come una punta, confermandosi un campione di caratura internazionale. </p>



<p>Ancora, non sarebbe completa una rassegna dei grandi di centrocampo del Madrid se non includesse José Miguel González Martín del Campo, per tutti <strong>Michel:</strong> mezzala di notevole tempra atletica e dotata dei piedi che si esigono da un centrocampista spagnolo, Michel gioca per il Real per quindici anni, vince di tutto pur mancando il bersaglio più grosso e diventa un uomo chiave anche della nazionale, tanto che ai mondiali messicani è inserito nella formazione ideale del torneo, dopo essersi confermato un campione di livello mondiale. Per lui, 97 reti in 404 presenze, con i <em>Blancos</em>.</p>



<p>Quinto e ultimo nome in lista è quello di <strong>Vicente Del Bosque</strong>, celebre baffo che da tecnico riscrive la storia e che però già da giocatore si dimostra un campione, reggendo per una decade le redini del centrocampo madrileno, sia come frangiflutti che come ottimo uomo di regia, concludendo l&#8217;avventura bianca con 14 reti in 239 partite.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size">Attaccante destro: Raúl González Blanco</h2>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Raúl González [Best Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/J2DaMcl5A44?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Nel reparto offensivo, le indicazioni di ruolo vanno prese con le pinze, anche perché l&#8217;esigenza di far convivere tra loro i nomi irrinunciabili mi ha indotto a ideare una sorta di tridente che spalleggia una prima punta. <strong><strong>Raúl</strong> </strong>rappresenta per la Casa Blanca più o meno ciò che Rivera, Baresi e Maldini sono per il Milan o Del Piero e Boniperti per la Juventus, ovvero il simbolo più intoccabile, l&#8217;essenza stessa del madridismo. Attaccante di movimento in grado di giocare in qualsiasi posizione (tanto che nella finale di Champions del 2000 parte sulla carta da mezzala), il fuoriclasse madrileno per sedici anni ha furoreggiato al Bernabéu, ha collezionato record, ottenuto riconoscimenti individuali, vinto una caterva di campionati e tre Champions League, in due casi segnando anche in finale. Chi scrive l&#8217;ha visto per la prima volta in campo contro la Juventus, nel lontano 1996, e ha subito pensato che se a 19 anni ti sei già preso il club più esigente del mondo devi essere un fenomeno. </p>



<p>La sua luce illumina tutto il cielo di Madrid e oscura un po&#8217; quella delle tante altre stelle che potrebbero contendergli il posto da titolare: <strong>Amaro Amancio Varela</strong> a Madrid ha segnato 155 reti in 470 partite, dominando la fascia destra come solo i fuoriclasse del ruolo e bucando la porta avversaria con la regolarità delle punte. Ancora oggi <strong>Amancio</strong> è annoverato tra i massimi giocatori spagnoli di ogni epoca e anche sul fronte curriculum si è guadagnato pienamente un simile riconoscimento: con 9 Liga e una Coppa dei Campioni vinta con un Real decisamente meno sbalorditivo di quello della decade precedente, ha dimostrato di essere un fuoriclasse.</p>



<p>Altri due grandi giocatori devono far parte della rosa, a mio avviso: <strong>Luís&nbsp;Figo</strong>, protagonista del trasferimento-scandalo di inizio millennio, forse a Barcellona è ancora più grande, ma trova modo di lasciare un segno profondo anche a Madrid. Al termine della stagione di debutto è il giocatore straniero dell&#8217;anno, in Spagna, e vince il Fifa World Player, e in generale per cinque stagioni si conferma un funambolo dotato di classe sopraffina e notevole forza fisica. </p>



<p>L&#8217;atleta del futuro <strong>Gareth Bale</strong> è stato un suo degno successore: quando era in condizione, e purtroppo non è accaduto spessissimo, abbinava la velocità dell&#8217;ala classica alla mole e alla forza di una punta moderna, risultando praticamente immarcabile. La sua avventura madrilena è stata un&#8217;altalena, ma se metti la firma in due finali di Champions, inventi alcuni gol capolavoro e chiudi con 71 reti in 237 presenze ti sei guadagnato un posto importante nella storia del club.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size">Trequartista/seconda punta: Alfredo Di Stéfano</h2>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p>Non credo serva sprecare troppo fiato a parlare di ciò che <em>Don Alfredo</em> rappresenta per la storia del Real. Basti richiamare il cappello introduttivo e ricordare che il fuoriclasse argentino, il giocatore più forte e decisivo della storia <em>Blanca</em>, ha giocato a Madrid per undici stagioni, collezionato record individuali, dimostrato di essere un tuttocampista in anticipo sulla storia di vent&#8217;anni e, come se non bastasse, ha pure infilato gol pesanti tonnellate in 5 finali consecutive di Coppa dei Campioni, record insuperato e insuperabile da qui all&#8217;eternità.</p>



<p>Al cospetto del gigante argentino sembrano tutti dei nani, eppure si parla sempre di giganti:<strong> Emilio Butragueño</strong>, che posiziono in questa terra di nessuno tra le linee perché non era una punta pura, ha giocato con il Real per dodici stagioni e ha regalato al nome alla <em>Quinta</em>, forse l&#8217;unica generazione madrilena più spettacolare che cinica. Tecnicamente superbo, veloce e dotato di un notevole senso del gol, il fuoriclasse spagnolo svetta ancora oggi nelle graduatorie dedicate ai campioni del suo paese, e non potrebbe essere altrimenti. </p>



<p>Trequartista nel vero senso della parola era invece <strong>Zinédine Zidane</strong>, che a sua volta non ha bisogno di presentazioni: la sua avventura madrilena inizia con il botto e si chiude in maniera meno brillante, perché anche il fenomeno francese sprofonda un po&#8217; nell&#8217;aurea <em>mediocritas</em> dei <em>Galacticos</em>, ma le sue pennellate d&#8217;autore e alcune giocate da cineteca (su tutte, il capolavoro della finale di Glasgow) lo rendono difficilmente attaccabile. </p>



<p>Un discorso simile vale per il suo connazionale (un polacco naturalizzato) <strong>Raymond Kopa</strong>, il geniale Napoleone del calcio che in tre stagioni a Madrid vince tre Coppe dei Campioni, due Liga, un pallone d&#8217;oro e si prende l&#8217;ammirazione dei suoi prestigiosi compagni di squadra. </p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size">Attaccante sinistro: Cristiano Ronaldo</h2>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p>Anche qui, c&#8217;è poco da aggiungere a quello che sappiamo; se segni 450 reti in 438 partite, dominando come nessun altro mai l&#8217;area di rigore, dimostrando doti atletiche futuribili e un intuito sensazionale, e se vinci tutto, letteralmente tutto, da assoluto trascinatore, saresti titolare anche nella nazionale di Marte, e nella storia del Real sei probabilmente secondo solo a <em>Don Alfredo</em>. </p>



<p>Il fatto che <strong>Francisco Gento </strong>non sia il titolare di questa formazione potrebbe essere una bestemmia, ma è una bestemmia che deve esserci perdonata: anche lui era un atleta che arrivava da un&#8217;epoca lontana e indefinibile, e sulla fascia era incontenibile, e ha vinto sei Coppe dei Campioni, traguardo mai eguagliato nella storia del calcio. Con 602 presenze e 182 reti, sarebbe titolare inamovibile in ogni club della storia, ma la compresenza di<strong> Cristiano Ronaldo</strong> lo relega alla panchina. </p>



<p>Il terzo nome è quello di un altro grande campione, quello di <strong>Predrag Mijatović</strong>, che si accomoda un paio di gradini al di sotto di Cristiano e Gento, ma rimane un giocatore cruciale del Real della resurrezione: non ti votano secondo giocatore dell&#8217;anno, a livello mondiale, nel 1997, se non sei un grandissimo giocatore. Il gol che fa piangere i tifosi juventini ad Amsterdam è la ciliegina su una torta gustosissima e gli vale una citazione.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size">Attaccante centrale: Ferenc Puskás</h2>



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<p>La storia si ripete: anche nel ruolo di prima punta, il parterre dei candidati è in grado di fare cadere la mandibola, ma alla fine il posto da titolare a mio avviso è una questione che riguarda il fenomeno ungherese, che a Madrid è di fatto il primo e principale finalizzatore, e <strong>Karim Benzema</strong>. Ho scelto l&#8217;ungherese perché quando arriva in Spagna, a 31 anni che all&#8217;epoca erano tanti, con la pancetta e una carriera che sembra al crepuscolo, si reinventa fenomeno, tanto da essere soprannominato l&#8217;Immortale, segna 242 reti in 262 partite (35 in 39 in Europa, con tanto di tripletta e poi doppietta in finale), strappa a una concorrenza eccezionale 4 titoli di <em>Pichici</em>, e lascia sulla soglia della quarantina. </p>



<p><strong>Benzema</strong> è poco da meno: a lungo derubricato quale uomo al servizio di Cristiano, è stato in realtà un fuoriclasse se non da subito almeno dalla seconda, terza stagione in Spagna, e si è preso il proscenio a fine decennio, dominando la Liga anche sul piano realizzativo e inventandosi una cavalcata europea quasi senza eguali nel 2022, a trentaquattro anni. </p>



<p>Impossibile, in ogni caso, non menzionare almeno altri tre giocatori: <strong>Hugo Sánchez</strong>, il mago della giocata di prima, a Madrid e in un&#8217;epoca in cui il gioco era focalizzato sulla difesa ha segnato oltre 200 gol, portato a casa 4 titoli di capocannoniere, cinque campionati e una Coppa Uefa. </p>



<p>Sarebbe titolare in quasi ogni formazione all time del mondo, ma al Real deve cedere il passo, esattamente come il suo antesignano <strong>Carlos Alonso González &#8220;Santilliana&#8221;</strong>, altro bomber di statura planetaria, la bandiera del Real degli anni &#8217;70 e dei primi anni &#8217;80, un centravanti dal fisico normale le cui soprannaturali doti atletiche sono immortalate in una fotografia che sembra uno schiaffo alle leggi della fisica. </p>



<p>Da ultimo, credo sia doveroso spendere due parole anche per il <strong>Ronaldo</strong> brasiliano, che lascia Madrid in malo modo, dopo un rapido declino, e che però nella capitale di Spagna disputa almeno due stagioni da fuoriclasse, segna oltre cento reti e si conferma un giocatore straordinario, almeno nella prima fase della carriera madrilena.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/02/10/hala-madrid-la-top-11-del-dopoguerra-del-real-madrid.html">Hala Madrid &#8211; La top 11 del dopoguerra del Real Madrid</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Tra calcio e basket: da Pelé-Jordan a Maradona-Johnson</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jun 2022 08:49:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il gioco delle somiglianze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In via sperimentale, e senza volersi prendere troppo sul serio, ho provato a sviluppare una versione estesa del gioco delle somiglianze, una versione che riguarda [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/06/25/tra-calcio-e-basket-da-pele-jordan-a-maradona-johnson.html">Tra calcio e basket: da Pelé-Jordan a Maradona-Johnson</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">In via sperimentale, e senza volersi prendere troppo sul serio, ho provato a sviluppare una versione estesa del gioco delle somiglianze, una versione che riguarda non solo i calciatori ma anche i giocatori di pallacanestro. Se con i calciatori si parla di lievi forzature, in questo caso dobbiamo portare il discorso su un livello di astrazione superiore e vi chiedo quindi di seguirmi in questo sforzo, sempre con la consapevolezza che stiamo cercando di valorizzare alcuni aspetti comuni tra atleti che praticano sport molto diversi tra loro, ma che devono sempre giocare in una squadra e portare una palla nella metacampo avversaria per metterla in un posto specifico, con tanto di retina al seguito.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Michael Jordan e Pelé</h3>



<p></p>



<p>Nessuno dei due citati ha bisogno di presentazioni, l&#8217;accostamento però deve essere un minimo giustificato per non diventare una boutade:<strong> Michael Jordan</strong> ha rappresentato nella pallacanestro la perfezione tecnica e atletica, un normolineo (per la NBA eh) dotato di una rapidità e di un&#8217;esplosività mai viste, e con il velluto dentro i polpastrelli. Non è durato una vita, ma ha impattato come pochissimi altri, forse nessuno, quando era un ragazzino (nel 1985 era già il protagonista di alcuni spot pubblicitari, ed era un rookie!); ha stabilito record che resistono tuttora nel secondo anno da professionista (i 63 punti in una gara di playoff contro i <strong>Boston Celtics</strong>, forse la difesa più rognosa dell&#8217;epoca e una delle più grandi di sempre); prima ancora che vinca un titolo qualcuno lo considera già il più grande giocatore mai visto; quando salta l&#8217;avversario in un paio di occasioni, Tranquillo dice: &#8220;<em>Ma questo è è un dribbling di Garrincha</em>&#8220;, &#8220;<em>Ma questa è una giocata da Pelé</em>&#8220;. Quando ingrana la marcia giusta per un decennio fa il vuoto, stabilendo record che resistono anche nell&#8217;era dei tre punti, e alzando sempre l&#8217;asticella nelle gare dei playoff e nelle finali. Cinque volte miglior giocatore della Lega, sei volte MVP delle finali, tutte vinte senza dover giocare gara sette. Non il giocatore più completo, ma la perfezione, e una perfezione quasi inavvicinabile nei momenti caldi, con un decennio da alieno tra 1987 e 1998. Mi ricorda<strong> <a href="https://gameofgoals.it/2020/09/30/pele-larma-definitiva-delle-finali-internazionali.html">Pelé</a></strong>, o meglio il <strong>Pelé</strong> ammirato tra il 1957 (quando a 16 anni infila reti come se non ci fosse un domani) e il 1965, periodo in cui è probabilmente il giocatore più ingiocabile nella storia, domina ogni competizione, ogni finale, ogni momento decisivo in un modo unico (e lo si può evincere sia dai numeri sia dalle <a href="https://gameofgoals.it/2020/03/28/1962-finale-santos-penarol-3-0.html">prestazioni</a>), una sorta di Ronaldo brasiliano del biennio d&#8217;oro durato però 6-7 stagioni e con maggiore creatività, visione di gioco e doti aeree.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Michael Jordan 63 Punti &quot;DIO TRAVESTITO DA JORDAN!&quot; G2 &#039;86 vs Celtics (🎙F.Tranquillo)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/xRu3Nta8A5c?start=974&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen title="Michael Jordan 63 Punti "DIO TRAVESTITO DA JORDAN!" G2 '86 vs Celtics (🎙F.Tranquillo)"></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">LeBron James e Alfredo Di Stéfano</h3>



<p></p>



<p>In America impazza da anni il <strong>GOAT Debate</strong> che vede come ultimi protagonisti rimasti fondamentalmente <strong>Michael Jordan</strong> e <strong>LeBron James</strong>. I più propendono per il fenomeno di Brooklyn, ma è difficile negare che il più giovane fenomeno dell&#8217;Ohio gli sia superiore sotto alcuni aspetti: <strong>LeBron James</strong> è nominalmente un&#8217;ala piccola, ma in una delle prime partite da professionista costringe Federico Buffa a chiedersi &#8220;<em>Sogno o son desto?</em>&#8220;, perché con l&#8217;eccezione di un tale Magic non si era mai visto un giocatore sopra i due metri muoversi in quel modo e distribuire il gioco in quel modo. <strong>LeBron</strong> è anche il secondo miglior marcatore all time della Lega e con il tempo ha scritto la storia anche con le giocate difensive (&#8220;<em>la gioconda</em>&#8221; del 2016). James ha vinto quattro titoli e per quattro volte è stato giocatore dell&#8217;anno nella regular season, ma soprattutto, come dicono alcuni cronisti americani, nessuno come lui è capace di &#8220;<em>do more with less</em>&#8220;, trasformando con la sua sola presenza il gioco di tutta la squadra e portando formazioni non eccezionali a contendere il titolo. Non sempre è stato impeccabile nei momenti caldi, penso alle discusse finali del 2011, ma averlo in squadra significava raddoppiare le chance di fare qualcosa di importante. <strong>Jordan</strong> come <strong>Pelé</strong> è stato il talento più grande, di una perfezione quasi irreale, LeBron però è stato l&#8217;unico capace di fare la differenza sui 28 metri abbondanti di campo, esattamente come<strong> </strong><em>Don</em><strong> </strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/19/alfredo-di-stefano-il-genio-ovunque.html"><strong>Alfredo</strong> <strong>Di Stéfano</strong></a> è colui che più di ogni altro ha trasformato una squadra sui 110 metri di campo, potendo figurare quasi in ogni ruolo (nel basket si parla di imprese titanica, nel calcio di qualcosa di ultraterreno). Anche la straordinaria longevità accomuna i due fenomeni, capaci di essere al top per quasi un ventennio. E non si dimentichi che prima dell&#8217;era Di Stéfano il Real aveva vinto due sole volte la Liga, nel 1932 e 1933. Dall&#8217;arrivo del fuoriclasse argentino il Real diventa il REAL, la squadra per eccellenza che confonde gli arbitri e strega i rivali.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Magic Johnson e Diego Armando Maradona</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Top 10 Magic Johnson Plays." width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/1rHsp8ftQbI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Il primo giocatore cui associo la parola magia nel calcio è <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html"><strong>Diego</strong> <strong>Armando Maradona</strong></a>, nel basket è ovviamente<strong> Ervin Johnson</strong>. Nessuno come loro era capace di sprigionare magia da quasi ogni giocata, da ogni gesto, di cambiare il corso della storia con un&#8217;invenzione geniale. Johnson è un alieno già al debutto e per un decennio abbondante è il giocatore più creativo e spettacolare della lega (l&#8217;artefice dello <em>showtime)</em>, nonché il più decisivo, come raccontano i tanti anelli e i numerosi premi di giocatore dell&#8217;anno. Non si era mai visto un playmaker di oltre due metri che aveva le sue visioni e così dotato sul piano del puro istinto, e forse non si era mai visto neppure un numero dieci tracagnotto ma dotato di capacità anche balistiche soprannaturali (se non è<em> showtime</em> la punizione contro la Juventus nel 1985, nel calcio non esiste lo<em> showtime</em>). Due freak della natura che per diversi anni sono inavvicinabili e portano le proprie squadre a traguardi sensazionali. Due freak simili anche nell&#8217;amore per la baldoria e una vita dissoluta, un amore che gli presenterà presto un conto che non saranno in grado di pagare.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Kareem Abdul-Jabbar e Cristiano Ronaldo/ Ferenc Puskàs/ Gerd Müller</h3>



<p></p>



<p>Qui le cose si complicano ulteriormente e mi rendo conto di azzardare un po&#8217;, ma quando mi sono grattato la testa alla ricerca di un epigono calcistico di <strong>Kareem</strong> (nato come Lewis Alcindor) non sono riuscito a venire a capo del problema se non combinando tra loro le doti di tre fenomeni. <strong>Kareem</strong> è stato il più grande centro di ogni epoca, ha vissuto da protagonista un ventennio, è tuttora il recordman di premi di MVP e ha vinto cinque titoli. Incredibilmente, pur avendo disputato metà carriera senza poter beneficiare della regola dei tre punti, è ancora oggi il miglior marcatore della storia NBA, e questo è davvero un record inspiegabile. <strong>Kareem</strong> è un atleta superiore, che demolisce la concorrenza già da ragazzino e fa subito il vuoto, anche grazie a uno dei gesti tecnici più immarcabili di ogni epoca (il &#8220;<em>gancio in cielo</em>&#8220;): <strong>Kareem</strong> è una macchina da canestri che probabilmente non si è mai più rivista, almeno come longevità e affidabilità, ed è stato decisivo per due decenni. Meno votato alla perfezione di Jordan e meno universale di LeBron, è stato il dominatore del pitturato (l&#8217;area piccola?). La forza straripante di<strong> </strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/03/07/mister-champions-le-10-partite-europee-piu-grandi-di-cristiano-ronaldo.html"><strong>Cristiano</strong> <strong>Ronaldo</strong></a>, il velluto/l&#8217;estro nel gestire la palla di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/11/25/quanto-e-stato-grande-ferenc-puskas.html">Puskás</a></strong>, l&#8217;incredibile capacità di bucare le reti avversarie e di farlo nei momenti pesanti di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/10/16/gerd-muller-non-solo-un-bomber-darea.html">Gerd Müller</a></strong>. Ecco, forse non sto esagerando.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Shaquille O&#8217;Neal e Ronaldo</h3>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Ronaldo &quot;Fenômeno&quot; ● Top 10 Goals" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/ctIA4BLrYwc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen title="Ronaldo "Fenômeno" ● Top 10 Goals"></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Molti appassionati e cronisti, quando citano Il <strong>Grande Aristotele</strong>, parlano di &#8220;<em>most dominant player ever</em>&#8220;, in termini di prepotenza tecnico fisica, nei tre o<em> </em>quattro anni a cavallo tra i due millenni. <strong>Shaq</strong> in quel periodo è colui che sposta in alto l&#8217;asticella della competizione, si tratta di un centro fisicamente mai visto (216 cm per un peso che poteva sfiorare i 150 kg), capace di aprire da solo e di pura forza le difese avversarie e di imporre uno nuovo paradigma di giocatore. Shaq non è però un grandissimo professionista, e infatti la seconda parte di carriera sarà fatta di alti e bassi. <strong>Shaq</strong>, con quella mole, non poteva essere veloce, ma se escludiamo la voce velocità la sua descrizione ha più di qualche somiglianza con quella di <a href="https://gameofgoals.it/2021/10/05/i-dieci-lampi-di-ronaldo-il-fenomeno.html"><strong>Ronaldo</strong> il Fenomeno</a>, un atleta del futuro che per qualche stagione potrebbe essere, sul piano individuale, il giocatore più immarcabile e potente mai visto (potenza intesa come velocità abbinata alla forza pura).</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/06/25/tra-calcio-e-basket-da-pele-jordan-a-maradona-johnson.html">Tra calcio e basket: da Pelé-Jordan a Maradona-Johnson</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Le 10 finali più belle di Coppa Campioni/Champions League dal 1960 a oggi</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/05/28/le-10-finali-piu-belle-di-coppa-campioni-champions-league-dal-1960-a-oggi.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 May 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: l&#8217;esultanza di Eusébio dopo la vittoria nella finale 1961/1962 È tutto pronto per la 67ª finale di Champions League tra il Real [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/05/28/le-10-finali-piu-belle-di-coppa-campioni-champions-league-dal-1960-a-oggi.html">Le 10 finali più belle di Coppa Campioni/Champions League dal 1960 a oggi</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: l&#8217;esultanza di Eusébio dopo la vittoria nella finale 1961/1962</em></p>



<p class="has-drop-cap">È tutto pronto per la 67ª finale di Champions League tra il Real Madrid di <strong>Carlo Ancelotti</strong> e il Liverpool di <strong>Jurgen Klopp</strong>. Dal 1960 tutte le finali sono visionabili in rete (e in questo sito potete ripercorrerle, una ad una, fino al 1996 cliccando <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/coppa-campioni">qui</a>). Avendole viste tutte ho provato a fare una classifica delle 10 più belle e spettacolari. Come tutte le graduatorie ovviamente la scelta è personale e opinabile: sono molte di più di dieci quelle che avrebbero meritato di entrare, ma non c&#8217;è dubbio sul fatto che quelle scelte siano per tanti motivi indimenticabili.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">10) Real Madrid-Juventus 4-1 2016/2017</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/2098267-43960550-2560-1440-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-11043" width="500" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/2098267-43960550-2560-1440-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/2098267-43960550-2560-1440-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/2098267-43960550-2560-1440-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/2098267-43960550-2560-1440.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p></p>



<p>La Juventus arriva all&#8217;atto conclusivo forte di un cammino europeo eccellente (con una difesa super) e consapevole dei propri mezzi dopo la finale persa contro il Barcellona due anni prima. La squadra bianconera è convinta sia la volta giusta per mettere le mani sul massimo trofeo per club, che manca in bacheca dal <a href="https://gameofgoals.it/2021/08/09/1996-finale-juventus-ajax-amsterdam-5-3-dcr-1-1.html">1996</a>. Ma di fronte si trova i campioni d&#8217;Europa in carica del Real Madrid, in quella stagione capaci di conquistare anche la Liga spagnola. Il Real è al <em>prime</em> del suo ciclo recente e vince con pieno merito, soprattutto nella ripresa, dopo un primo tempo tutto sommato equilibrato e concluso sull&#8217;1-1. È la partita di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/03/07/mister-champions-le-10-partite-europee-piu-grandi-di-cristiano-ronaldo.html">Cristiano Ronaldo</a></strong>: l&#8217;asso portoghese disputa la sua miglior finale in carriera, con un voto che oscilla tranquillamente tra il 7.5 e l&#8217;8, in quello che è il miglior anno della sua carriera: un gol in diagonale in corsa e uno con una carezza da vero rapace d&#8217;area suggellano una prestazione maiuscola. In grande spolvero anche il croato <strong>Modric</strong>, signore del centrocampo e autore dell&#8217;assist per il 3-1 di <strong>Cristiano</strong>, e il brasiliano <strong>Marcelo</strong>, inesauribile stantuffo sulla fascia. La Juve paga la serata no di molti suoi assi, ma la qualità di gioco espressa dai <em>Blancos</em> nei secondi 45 minuti spazza via ogni dubbio su quale fosse la squadra migliore.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://gameofgoals.it/2017/01/28/1969-finale-milan-ajax-4-1.html">9) Milan-Ajax Amsterdam 4-1 1968/1969</a></h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Schermata-2022-05-26-alle-12.09.44-1024x577.png" alt="" class="wp-image-11044" width="500" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Schermata-2022-05-26-alle-12.09.44-1024x577.png 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Schermata-2022-05-26-alle-12.09.44-300x169.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Schermata-2022-05-26-alle-12.09.44-768x433.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Schermata-2022-05-26-alle-12.09.44-1536x865.png 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Schermata-2022-05-26-alle-12.09.44.png 1598w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Il Milan, tornato a primeggiare ai massimi livelli italiani e internazionale sotto la mano del guru <strong>Nereo Rocco</strong>, sbriciola la resistenza dell&#8217;emergente Ajax di <strong>Rinus Michels</strong>. La squadra olandese sta ancora gettando le basi della corazzata che dominerà il panorama europeo da lì a una manciata di anni e viene sorpresa dal gioco intelligente dei rossoneri, completi in ogni fase, impostati con un catenaccio <em>sui generis</em> e molto flessibile come quello del geniale stratega triestino, bravissimo nel saper adattare lo schema e la tattica agli uomini a disposizione e non viceversa. A regalare spettacolo è soprattutto il favoloso tridente d&#8217;attacco milanista: <strong>Rivera</strong> inventa perle sopraffine (a fine anno sarà premiato non a caso con il Pallone d&#8217;Oro), tra cui l&#8217;assist di tacco per il 2-0 e il cross al bacio del poker; <strong>Prati</strong> realizza una tripletta favolosa; <strong>Sormani</strong> segna (un gol), fa segnare (un assist e la compartecipazione in un&#8217;altra rete) e con i suoi movimenti manda in tilt la difesa olandese. Il 22enne <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html">Cruijff</a></strong> non può far altro che ammirare e prendere nota&#8230;</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://gameofgoals.it/2020/02/29/1994-finale-milan-barcellona-4-0.html">8) Milan-Barcellona 4-0 1993/1994</a></h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/milan-barcellona-copertina.jpg" alt="" class="wp-image-11045" width="500" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/milan-barcellona-copertina.jpg 1000w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/milan-barcellona-copertina-300x173.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/milan-barcellona-copertina-768x444.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Ancora Milan e forse non è un caso visto il particolare legame tra la formazione rossonera e la Champions League. E ancora <strong>Cruijff</strong>, ma stavolta nelle vesti di allenatore del Barcellona. Il tecnico olandese alla vigilia è sicuro della vittoria, forte di una squadra che due anni prima ha <a href="https://gameofgoals.it/2019/12/29/1992-finale-barcellona-sampdoria-1-0-dts.html">sconfitto la Sampdoria</a> laureandosi per la prima volta nella sua storia campione d&#8217;Europa, e che fino a quel momento ha sprigionato un calcio stellare, con un <strong>Romário</strong> maiuscolo. Il Milan arriva alla finale acciaccato ed è privo dei centrali difensivi titolari <strong>Baresi</strong> e <strong>Costacurta</strong>. Molti addetti ai lavori si sbilanciano a favore dei catalani, invece Atene assiste a una finale dominata in lungo e in largo dal Milan. <strong>Massaro</strong> segna una doppietta d&#8217;autore, <strong>Desailly</strong> è un uomo ovunque, <strong>Maldini</strong> da centrale non sbaglia un intervento e cancella i temibili attaccanti blaugrana&#8230; Ma è soprattutto la notte di <strong>Savicevic</strong>, autore di una rete da urlo e di una serie di giocate da rimanere a bocca aperta: una delle finali più dominanti nella storia della competizione.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://gameofgoals.it/2016/11/25/1968-finale-manchester-united-benfica-4-1-dts.html">7) Manchester United-Benfica 4-1 dts 1967/1968</a></h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/1968.jpg" alt="" class="wp-image-11046" width="500" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/1968.jpg 580w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/1968-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 580px) 100vw, 580px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Dieci anni dopo il disastro aereo di Monaco di Baviera che spezzò la giovane epopea dei Busby Babes, squadra che pareva destinata a dominare la scena calcistica europea, il <a href="https://gameofgoals.it/2021/08/30/la-top-11-del-manchester-united-da-peter-schmeichel-a-ryan-giggs.html">Manchester United</a> sale sul gradino più alto d&#8217;Europa. Lo fa al termine di una finale tesa, emozionante, che si accende soprattutto nei tempi supplementari, contro un avversario di alto livello: il Benfica già campione europeo nel <a href="https://gameofgoals.it/2016/04/29/1961-finale-benfica-barcellona-3-2.html">1961</a> e 1962 e finalista nel <a href="https://gameofgoals.it/2016/08/24/1965-finale-inter-benfica-1-0.html">1965</a>. Gli inglesi ne hanno di più e giocano meglio già nei 90 minuti, malgrado un <strong>Eusébio</strong> sempre temibile (clamorosa una sassata da fuori con cui colpisce la traversa). Vantaggio di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/10/06/i-10-migliori-calciatori-inglesi-di-tutti-i-tempi.html">Charlton</a></strong>, pareggio a pochi minuti dalla fine di <strong>Graça</strong>, <strong>Stepney</strong> ipnotizza <strong>Eusébio</strong> al tramonto dei tempi regolamentari e nella proroga la formazione di <strong>Matt Busby</strong> dimostra la propria superiorità: meraviglioso il gol in slalom di <strong>Best</strong> per il 2-1, <strong>Kidd</strong> realizza il tris e ancora <strong>Charlton</strong> chiude i conti al termine di un&#8217;azione corale da restare a bocca aperta.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">6) Liverpool-Milan 6-5 dcr (3-3) 2004/2005</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/milan-liverpool-2005-smicer-wp.jpg" alt="" class="wp-image-11047" width="500" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/milan-liverpool-2005-smicer-wp.jpg 950w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/milan-liverpool-2005-smicer-wp-300x237.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/milan-liverpool-2005-smicer-wp-768x606.jpg 768w" sizes="(max-width: 950px) 100vw, 950px" /></figure></div>



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<p>C&#8217;era stata Manchester United-Bayern Monaco 2-1 del 1998/1999, con gli inglesi capaci di recuperare dallo 0-1 al 91&#8242; e 92&#8242;. Ma la finale del 2005/2006 è andata &#8211; se possibile &#8211; persino oltre. Una finale che nessun tifoso, da una parte e dall&#8217;altra, potrà mai dimenticare per il carico di emozioni, suspence e colpi di scena che ha saputo regalare. Il primo tempo è un dominio totale del Milan, un 3-0 forse persino stretto con <strong>Maldini</strong> in rete dopo nemmeno 1&#8242;, una doppietta di <strong>Crespo</strong>, un <strong>Kakà</strong> meraviglioso. Sembra finita. Ma succede l&#8217;imponderabile: in 6 minuti, tra il 9&#8242; e il 15&#8242; della ripresa, i rossoneri vivono un autentico black-out e il Liverpool segna tre volte riportando la contesa in equilibrio. Il Milan ricomincia a dominare e produrre occasioni, ma un po&#8217; per sfortuna e un po&#8217; per gli interventi del portiere avversario <strong>Dudek</strong> non riesce a sfondare. Si arriva ai rigori e qui si completa la beffa delle beffe, con ancora <strong>Dudek</strong> protagonista e il Milan che fallisce tre rigori su cinque, consegnando la più incredibile delle coppe ai <em>Reds</em>. La dimostrazione che il calcio è molto spesso una questione di episodi e che si può perdere una finale dominando 114 minuti su 120&#8230;</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://gameofgoals.it/2016/04/01/1960-finale-real-madrid-eintracht-francoforte-7-3.html">5) Real Madrid-Eintracht Francoforte 7-3 1959/1960</a></h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/real-madrid-7-eintracht-frankfurt-3.jpg" alt="" class="wp-image-11048" width="500" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/real-madrid-7-eintracht-frankfurt-3.jpg 468w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/real-madrid-7-eintracht-frankfurt-3-300x183.jpg 300w" sizes="(max-width: 468px) 100vw, 468px" /></figure></div>



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<p>La quinta del Real e la prima visibile a livello televisivo: il Real Madrid è la grande favorita dopo aver dominato le prime quattro edizioni e non si smentisce, travolgendo i campioni tedeschi occidentali con un roboante 7-3. È una partita ricca di occasioni, in pieno stile anni &#8217;60 con continui capovolgimenti di fronte e duelli individuali a profusione. È la partita che segna uno dei punti più alti della meravigliosa coppia offensiva del Real, formata dall&#8217;argentino <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/19/alfredo-di-stefano-il-genio-ovunque.html">Alfredo Di Stéfano</a></strong> e dall&#8217;ungherese <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/11/25/quanto-e-stato-grande-ferenc-puskas.html">Ferenc Puskás</a></strong>, autentici immortali del gioco. Il primo ne mette dentro 3, il secondo addirittura 4, record di marcature ancora oggi ineguagliato in una finale di Coppa Campioni. Ma in modo inspiegabile e assolutamente immeritato <strong>Puskás</strong> quell&#8217;anno non vincerà il <a href="https://gameofgoals.it/2021/03/28/i-nostri-palloni-doro-dal-1900-al-2020.html">Pallone d&#8217;Oro</a>. I <em>Blancos</em> confermano la propria filosofia: non la ricerca di un gioco corale e innovativo come è nell&#8217;indole dei rivali del Barcellona per esempio, ma una parata di stelle ben amalgamate tra loro. Due strade diverse con in comune l&#8217;idea di trasformare il calcio in un grande spettacolo.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://gameofgoals.it/2019/09/22/1989-finale-milan-steaua-bucarest-4-0.html">4) Milan-Steaua Bucarest 4-0 1988/1989</a></h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/24-maggio-1989-1024x535.jpg" alt="" class="wp-image-11049" width="500" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/24-maggio-1989-1024x535.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/24-maggio-1989-300x157.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/24-maggio-1989-768x401.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/24-maggio-1989.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



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<p>Il trionfo del sacchismo. Al termine di una campagna europea che vede il Milan toccare le vette del gioco (su tutti la favolosa doppia <a href="https://gameofgoals.it/2019/09/14/1989-semifinale-ritorno-milan-real-madrid-5-0.html">semifinale contro il Real Madrid</a>), la formazione allenata dal <a href="https://gameofgoals.it/2020/10/27/sacchi-genio-o-sopravvalutato.html"><em>Profeta di Fusignano</em> <strong>Arrigo Sacchi</strong></a> pietrifica lo Steaua campione europeo tre anni prima grazie a una prestazione corale superba. <strong>Gullit</strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/31/quando-lutile-incontra-il-bello-marco-van-basten.html">van Basten</a></strong> (doppietta a testa) fanno letteralmente ciò che vogliono e regalano numeri di altissima scuola. Ma è tutto il Milan a girare come un orologio e non dare scampo ai malcapitati avversari, con <strong>Donadoni</strong>, <strong>Rijkaard</strong>, <strong>Maldini</strong> e <strong>Baresi</strong> che disputano una prestazione uno più convincente dell&#8217;altro. Per <a href="https://gameofgoals.it/2021/11/22/calcio-totale-una-creatura-multiforme.html">l&#8217;idea di calcio di <strong>Sacchi</strong> </a>è un autentico trionfo, per gli appassionati è uno spettacolo che resterà a lungo impresso negli occhi. Il Milan si confermerà ancora sul tetto d&#8217;Europa la stagione seguente, regalando ulteriori perle di gioco collettivo e spettacolare.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">3) Barcellona-Manchester United 2-0 2008/2009</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Schermata-2022-05-26-alle-12.14.00-1024x578.png" alt="" class="wp-image-11050" width="500" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Schermata-2022-05-26-alle-12.14.00-1024x578.png 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Schermata-2022-05-26-alle-12.14.00-300x169.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Schermata-2022-05-26-alle-12.14.00-768x433.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Schermata-2022-05-26-alle-12.14.00.png 1262w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



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<p>Poche volte nella storia della massima competizione per club sono giunte in finale le due squadre davvero più forti. Questo capita nel 2008/2009. Da una parte il nuovo Barcellona di <strong>Guardiola</strong>, che ha dominato in patria proponendo un calcio fatto di passaggi nello stretto sistematici e asfissiante possesso palla (il tiki taka); dall&#8217;altro il Manchester United di <strong>Ferguson</strong> campione in carica, che ha stravinto la Premier e punta a riconfermarsi in Europa. La finale di Roma è una passerella di stelle, a partire dai due nuovi mostri del calcio mondiale: il 22enne argentino <strong>Lionel Messi </strong>del Barcellona contro il 24enne portoghese <strong>Cristiano Ronaldo</strong> dello United. Intorno a lui ci sono da una parte <strong>Puyol</strong>, <strong>Piqué</strong>, <strong>Busquets</strong>, <strong>Xavi</strong>, <strong>Iniesta</strong>, <strong>Eto&#8217;o</strong> e <strong>Henry</strong>; dall&#8217;altra <strong>Ferdinand</strong>, <strong>Vidic</strong>, <strong>Evra</strong>, <strong>Scholes</strong>, <strong>Giggs</strong>, <strong>Rooney</strong>, <strong>Tévez</strong>. Raramente una finale di Coppa Campioni (mai?) ha radunato così tanto talento. Lo United parte meglio e nei primi 20 minuti ha tre occasioni. Poi sull&#8217;asse <strong>Iniesta</strong>&#8211;<strong>Eto&#8217;o</strong> il Barcellona costruisce il vantaggio e da quel momento con il suo calcio ragionato e impostato sul costante controllo di spazi e pallone domina e mette in mostra uno spettacolo magistrale. Nella ripresa il raddoppio: palla teleguidata di <strong>Xavi</strong> e colpo di testa dolcissimo e letale di <strong>Messi</strong>. È l&#8217;inizio di un ciclo con pochi epigoni nella storia.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">2) Barcellona-Manchester United 3-1 2010/2011</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/114915957.jpg" alt="" class="wp-image-11051" width="500" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/114915957.jpg 594w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/114915957-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /></figure></div>



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<p>Due anni dopo Barcellona e United si ritrovano ancora di fronte. Il Barcellona ha ulteriormente innalzato il proprio livello in termini di qualità d&#8217;insieme, il Manchester ha perso qualcosa nonostante resti un top team che in patria non teme confronti. Soprattutto ha perso <strong>Cristiano Ronaldo</strong>, passato al Real Madrid, anche se <strong>Rooney</strong> sta attraversando uno stato di grazia mai più sfiorato. Sulla carta la finale ha meno qualità individuale del 2009, ma in pratica quella partita è forse l&#8217;apogeo del <a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">calcio di <strong>Guardiola</strong></a>. Mai nella storia della Coppa Campioni (e ho visionato tutte le edizioni dal 1960 a oggi) ho visto una squadra dominare così nettamente sull&#8217;altra come quel Barcellona nel secondo tempo della partita di Londra. E dire che lo United ha ancora i veterani <strong>Giggs</strong> e <strong>Scholes</strong>, ha <strong>Ferdinand</strong> e <strong>Vidic</strong>, ha &#8211; come detto &#8211; il miglior <strong>Rooney</strong> della carriera&#8230; Eppure finisce demolito e fatica a passare la metà campo. <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/13/ode-a-leo.html">Messi</a></strong> gioca una partita irreale, di gran lunga la sua miglior finale in carriera (voto che oscilla tra l&#8217;8.5 e il 9), ma è assistito da tutta la squadra, in particolare dai due cervelli<strong> <a href="https://gameofgoals.it/2021/07/25/xavi-hernandez-luomo-che-giocava-a-scacchi-correndo.html">Xavi</a></strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/01/15/don-andres-e-leuropa-le-dieci-meraviglie-dellillusionista.html">Iniesta</a></strong>, chef pluristellati del calcio.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://gameofgoals.it/2016/06/04/1962-finale-benfica-real-madrid-5-3.html">1) Benfica-Real Madrid 5-3 1961/1962</a></h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/1920px-Beufica_tegen_Real_Madrid_5-3_spelers_van_Beufica_Bestanddeelnr_913-8531-1014x1024.jpg" alt="" class="wp-image-11052" width="500" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/1920px-Beufica_tegen_Real_Madrid_5-3_spelers_van_Beufica_Bestanddeelnr_913-8531-1014x1024.jpg 1014w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/1920px-Beufica_tegen_Real_Madrid_5-3_spelers_van_Beufica_Bestanddeelnr_913-8531-297x300.jpg 297w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/1920px-Beufica_tegen_Real_Madrid_5-3_spelers_van_Beufica_Bestanddeelnr_913-8531-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/1920px-Beufica_tegen_Real_Madrid_5-3_spelers_van_Beufica_Bestanddeelnr_913-8531-768x775.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/1920px-Beufica_tegen_Real_Madrid_5-3_spelers_van_Beufica_Bestanddeelnr_913-8531-1522x1536.jpg 1522w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/1920px-Beufica_tegen_Real_Madrid_5-3_spelers_van_Beufica_Bestanddeelnr_913-8531.jpg 1902w" sizes="(max-width: 1014px) 100vw, 1014px" /></figure></div>



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<p>Il giornalista Marino Bartoletti scrisse su Calcio 2000 che la finale di Coppa Campioni 1962 è quella che ha dato il via al calcio moderno. Non credo che una partita da sola possa arrivare a tal punto da aprire simili spartiacque (altrimenti ci sarebbe anche <a href="https://gameofgoals.it/2013/01/03/1953-inghilterra-ungheria-3-6.html">Inghilterra-Ungheria 3-6 del 1953</a>, per esempio), ma di certo lo spettacolo messo in mostra nella finale del 1962 è qualcosa di non umano. Azioni di qualità a getto continuo, ribaltamenti di fronte e di risultato, gol meravigliosi, una girandola infinita di emozioni. Tre in particolare i giocatori che lasciano spettatori e addetti ai lavori a bocca aperta: i veterani <strong>Di Stéfano</strong> e <strong>Puskás</strong>, che a 36 e 35 anni regalano magie indescrivibili, con il primo che gioca a tutto campo marcando <strong>Eusébio</strong> e rifinendo in prima linea e il secondo autore di 3 reti e altri tocchi sudamericani; e il 20enne attaccante portoghese <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/03/eusebio-la-pantera-nera-idolo-immortale-del-portogallo.html">Eusébio</a></strong>, che segna la doppietta risolutiva, entra in 4 gol su 5 dei suoi, e apre squarci nella difesa madridista con percussioni e accelerazioni fulminanti. Pochi mesi dopo Eusébio, oramai consacrato come assoluta star del calcio internazionale, proverà a estendere il proprio dominio dall&#8217;Europa al mondo, ma<a href="https://gameofgoals.it/2022/04/08/le-10-partite-non-visionabili-che-hanno-fatto-la-storia.html"> si scontrerà con un <strong>Pelé</strong> all&#8217;apice della sua carriera</a> che non gli darà scampo.</p>



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<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Menzioni d&#8217;onore</h4>



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<p>Come detto, sarebbero state tante le finali candidabili in questa lista. E allora le ricordiamo: <strong><a href="https://gameofgoals.it/2016/04/29/1961-finale-benfica-barcellona-3-2.html">Benfica-Barcellona 3-2 1961/1962</a></strong>, con i portoghesi trascinati da un superbo Mario Coluna capaci di rimontare e battere il favorito Barcellona che sprecò l&#8217;inverosimile; <strong><a href="https://gameofgoals.it/2016/07/23/1964-finale-inter-real-madrid-3-1.html">Inter-Real Madrid 3-1 1964/1965</a></strong>, la prima di HH, la grande notte di Sandrino Mazzola al cospetto dei due totem Di Stéfano e Puskás quasi al tramonto di una ventennale carriera; <strong><a href="https://gameofgoals.it/2017/05/28/1971-finale-ajax-panathinaikos-2-0.html">Ajax-Panathinaikos 2-0 1970/1971</a></strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2017/08/10/1972-finale-ajax-inter-2-0.html">Ajax-Inter 2-0 1971/1972</a></strong>, il trionfo del calcio totale olandese versione club con un gioco dinamico, corale, spettacolare e incessante al tempo stesso; <strong><a href="https://gameofgoals.it/2017/12/20/1974-finale-bayern-monaco-atletico-madrid-4-0.html">Bayern Monaco-Atletico Madrid 4-0 1973/1974</a></strong>, il largo successo tedesco nella ripetizione con un Gerd Müller torrenziale; <strong><a href="https://gameofgoals.it/2018/03/16/1977-finale-liverpool-borussia-mg-3-1.html">Liverpool-Borussia Moenchengladbach 3-1 1976/1977</a></strong>, la prima volta dei Reds e sicuramente la miglior finale qualitativamente parlando del lungo ciclo inglese; <strong>Manchester United-Bayern Monaco 2-1 1998/1999</strong>, dominio tedesco e clamorosa rimonta finale inglese tra due squadre in quella stagione davvero di un&#8217;altra caratura rispetto a tutte le altre; <strong>Real Madrid-Bayer Leverkusen 2-1 2001/2002</strong>, la perla di Zidane incastonata nella memoria di ogni appassionato.<br><strong>Real Madrid-Liverpool 2022</strong> entrerà in questa lista? Poche ore e lo sapremo&#8230;</p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/05/28/le-10-finali-piu-belle-di-coppa-campioni-champions-league-dal-1960-a-oggi.html">Le 10 finali più belle di Coppa Campioni/Champions League dal 1960 a oggi</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>4 settembre 1955: il giorno in cui nacque la Coppa dei Campioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Sep 2021 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[coppa dei campioni]]></category>
		<category><![CDATA[di stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriel Hanot]]></category>
		<category><![CDATA[kopa]]></category>
		<category><![CDATA[partizan belgrado]]></category>
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		<category><![CDATA[sporting lisbona]]></category>
		<category><![CDATA[stade de reims]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Coppa dei Campioni iniziò di domenica È il 4 settembre 1955 e quel pomeriggio d’estate all’Estadio do Lumiar di Lisbona, Portogallo, scendono in campo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/09/04/4-settembre-1955-il-giorno-in-cui-nacque-la-coppa-dei-campioni.html">4 settembre 1955: il giorno in cui nacque la Coppa dei Campioni</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La Coppa dei Campioni iniziò di domenica</h3>



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<p>È il 4 settembre 1955 e quel pomeriggio d’estate all’Estadio do Lumiar di Lisbona, Portogallo, scendono in campo i padroni di casa dello <strong>Sporting</strong> e gli (allora) jugoslavi del <strong>Partizan</strong> <strong>Belgrado</strong>. Evento del tutto inedito, la partita segna l’inizio dell’era moderna per il calcio europeo. Per la prima volta viene messa in palio la “Coppa dalle grandi orecchie” riservata alle migliori squadre delle singole federazioni europee. Ma <strong>Sporting</strong>&#8211;<strong>Partizan</strong> rappresenta anche la fine di una serie di ostracismi reciproci fra Inghilterra e resto d’Europa (Francia in primis) e la messa a regime di un meccanismo che nel corso degli anni verrà perfezionato fino a divenire l’attuale Champions League. Ma come si è arrivati a una sorta di “pax continentalis” che nel 1955 mette le principali federazioni nella condizione di interfacciarsi in maniera produttiva e di creare un torneo che prima non c’era?</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="590" height="392" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/sporting.jpg" alt="" class="wp-image-7974" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/sporting.jpg 590w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/sporting-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 590px) 100vw, 590px" /><figcaption>Sporting Lisbona-Partizan Belgrado, prima partita nella storia della Coppa dei Campioni<br>[sport660.files.wordpress.com]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p><strong>LONDRA VS PARIGI</strong> Tutto nasce, neppure a farlo apposta, dall’eterna quanto malcelata inimicizia fra inglesi e francesi. Alla metà degli anni 50 i “masters of soccer”, da sempre gelosi della paternità del calcio, sono ancora restii a confrontarsi con l’esterno e la stampa inglese è il perfetto riflesso di una ben precisa “way of thinking”. Sul versante opposto, la controparte francese sta lavorando da anni per formare un campionato nel Vecchio Continente. Una competizione in grado di stabilire sul campo – e non per tradizione &#8211; quale sia ogni stagione la squadra di club più forte. Sono gli anni in cui si stanno ponendo le basi della Comunità Europea e del Mercato Comune, è normale che il calcio segua il proprio tempo. <br>Così come a suo modo è normale l’atteggiamento bifronte dell’opinione pubblica inglese rispetto a tutto ciò che esula dalla superficie geografica del Regno Unito. La creazione della Coppa dei Campioni sarà il frutto di una battaglia, prima d’opinione poi organizzativa, fra il prestigioso quotidiano francese&nbsp;<em>L’Equipe</em>&nbsp;e la stampa d’Oltremanica. Da anni si sta pensando a una competizione continentale periodica fra le Nazionali europee, ma nell’attesa di un punto d’arrivo così alto, mettere a confronto le migliori squadre per club sembra una soluzione intermedia concreta e nel contempo intrigante.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="620" height="455" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/gabriel-hanot.jpg" alt="" class="wp-image-7975" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/gabriel-hanot.jpg 620w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/gabriel-hanot-300x220.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /><figcaption>Gabriel Hanot, padre della competizione</figcaption></figure></div>



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<p><strong>LO SCHEMA DI PARTENZA</strong>&nbsp;è quello a eliminazione diretta già adottato dalla <strong>Coppa Mitropa</strong>, la cosiddetta Coppa dell’Europa Centrale, creata nel 1927 (trofeo riservato alle squadre dell’ex Impero asburgico con l’aggiunta dell’Italia) e soppressa a titolo definitivo soltanto nei primi anni 90. Per tutti gli anni 30 la Mitropa ha un prestigio raggiunto solo dalla Coppa Latina (riservata a formazioni di club italiane, francesi, spagnole e portoghesi) decenni più tardi. Prima della Seconda Guerra Mondiale il calcio danubiano è ai vertici europei ma quello italiano è il più forte e, in assoluto, il più vincente. Gli Azzurri si sono laureati Campioni del mondo nel 1934 e nel 1938 e tra un titolo iridato e l’altro hanno vinto anche ai Giochi Olimpici del 1936. È una fase storica in cui il calcio degli altri Paesi latini, dei Paesi nordici e soprattutto quello tedesco è di livello decisamente inferiore. Negli anni 30 il calcio che conta parla italiano, austriaco, ungherese e – in tono più soffuso – cecoslovacco. Gli unici esponenti di alto livello rimasti fuori dalla Coppa (per propria scelta) sono gli inglesi. All’inizio del 1955 la neonata UEFA sembra essere dalla parte degli inglesi ma&nbsp;<em>l’Equipe&nbsp;</em>intende trasformare la battaglia in una guerra culturale: in anni in cui si cerca di abbattere progressivamente i confini geografici, anche il calcio deve dare il giusto contributo. All’interno della testata sportiva francese si distingue su tutti la figura di <strong>Gabriel Hanot</strong>, oggi considerato il padre (e non soltanto putativo) della Coppa dei Campioni. <strong>Hanot</strong> è stato un buon calciatore che al termine della carriera si è messo a scrivere di sport. È uomo intelligente e sa che con le buone maniere si ottiene poco, specialmente quando si chiede agli inglesi di mettere da parte tradizioni e smanie di potere.</p>



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<p><strong>DIES IRAE</strong>. È il 3 aprile del 1955 e quel giorno il vulcanico giornalista-organizzatore invita a Parigi i delegati di 16 fra le migliori squadre europee. Il rischio è quello di uno scisma continentale con la creazione di una competizione privata. Motivo per cui l’UEFA decide di gestire la situazione in prima persona. Per&nbsp;<em>l’Equipe</em>&nbsp;e per <strong>Gabriel Hanot</strong> è più di un round vinto. Se l’idea è quella di far disputare la Coppa Europa, il nome viene cambiato in Coppa dei Campioni. La prima edizione, una sorta di progetto pilota, è su invito. L’idea di riservare il trofeo a tutti i vincitori nazionali è rimandata di un anno. <br>A rappresentare l’Italia è il <strong>Milan</strong>, vincitore del campionato 1954/55. L&#8217;esordio della prima squadra italiana in Coppa dei Campioni non è dei migliori. I rossoneri, opposti ai tedeschi del <strong>Saarbrücken</strong>, rimediano una sconfitta casalinga per 3-4. Va agli atti il gol di <strong>Frignani</strong>, la prima rete mai segnata da una squadra italiana in campo continentale. Al ritorno la situazione si capovolge con un perentorio quanto agevole 4-1 esterno. Superati agevolmente gli austriaci del <strong>Rapid Vienna</strong> (la gara di ritorno a San Siro finisce addirittura 7-2 per i padroni di casa), la corsa del Milan si interrompe in semifinale di fronte al più quotato <strong>Real Madrid</strong>. Nella capitale spagnola i rossoneri, sospinti dal vecchio <strong>Nordahl</strong> e da <em>Pepe</em> <strong>Schiaffino</strong>, devono scontare le lune storte del portiere <strong>Buffon</strong> (Lorenzo). <br>Due fuoriclasse come lo svedese e l’uruguagio non bastano, finisce 4-2 per le&nbsp;<em>Merengues</em>. Per il ritorno a San Siro il Milan è malridotto. Malgrado la febbre alta, <strong>Schiaffino</strong> scende in campo. Per di più il Real applica un catenaccio che farebbe impallidire il più italianista degli italianisti. Il resto lo mette l’arbitro, negando nel primo tempo un rigore evidente che potrebbe cambiare le sorti dell’incontro. Il 2-1 finale, con un penalty regalato a <strong>Schiaffino</strong> quando ormai non serve più, sancisce una vittoria di Pirro che fa più rabbia che piacere.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="364" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/unnamed.jpg" alt="" class="wp-image-7976" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/unnamed.jpg 512w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/unnamed-300x213.jpg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption>Un&#8217;azione di Frignani [da “Il Calcio Illustrato” &#8211; http://www.magliarossonera.it]</figcaption></figure></div>



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<p><strong>È COSI’ CHE IL REAL MADRID</strong>&nbsp;si ritrova in finale, pur senza aver brillato. A contenderle la “Coppa dalle grandi orecchie”, chiamata così per via di due manici simili a orecchie a sventola, è la rappresentante francese, lo <strong>Stade Reims</strong>. Alla metà degli anni 50 la squadra della regione della Champagne alza il proprio livello tecnico grazie alla presenza di due giocatori di origine polacca: <strong>Glowacki</strong> e <strong>Kopa</strong>. <strong>Kopa</strong> è il diminutivo di <strong>Raymond Kopaszewski</strong>, futuro attaccante del Real Madrid e Pallone d’oro nel 1958. A integrare il peso specifico dei due franco-polacchi c’è <strong>Michel Hidalgo</strong>, centrocampista di classe e futuro CT della Nazionale transalpina nei decenni successivi. <br>Il 13 giugno del 1956 <strong>Stade Reims</strong> e <strong>Real Madrid</strong> si incontrano al Parco dei Principi di Parigi. La sede della partita è un altro evidente segno della vittoria politica dei francesi. La critica dà per favoriti gli spagnoli ma dopo 10 minuti il Reims è avanti per 2-0. Per ristabilire la parità è necessaria la grinta di un fuoriclasse che non tutti ancora conoscono: <strong>Alfredo Di Stéfano</strong>. Alla fine del primo tempo il risultato è 2-2 ma a metà ripresa è proprio <strong>Hidalgo</strong> a riportare avanti i francesi. Sembra fatta ma è proprio allora che chi già possiede una televisione in casa può saggiare il carattere delle <em>Merengues</em>. Prima il difensore <strong>Marquitos</strong> porta il risultato di nuovo in parità, poi è l’ispano-argentino <strong>Rial</strong> a segnare il gol del sorpasso definitivo. <br>Il <strong>Real Madrid </strong>è così la prima squadra a vincere la Coppa dei Campioni ma la cosa più importante è un’altra. Il meccanismo della competizione funziona bene, va soltanto affinato. E così sarà. A partire dall’edizione 1956/57 prenderanno parte al torneo le squadre campioni nel proprio Paese. Come stabilito all’inizio. Insomma, per certi versi il 4 settembre del 1955 il calcio crea uno dei primi passi verso l’Unione Europea non soltanto calcistica. <br>Ah, quasi passava di mente: 66 anni fa, <strong>Sporting Lisbona-Partizan Belgrado</strong> finisce 3-3.</p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="European Cup final 1956 | Real Madrid 4-3 Stade de Reims" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/GcFBtRMgpsI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/09/04/4-settembre-1955-il-giorno-in-cui-nacque-la-coppa-dei-campioni.html">4 settembre 1955: il giorno in cui nacque la Coppa dei Campioni</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Dalla Challenge Cup alla Champions League</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Apr 2021 10:53:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni è impazzata sul web, sui giornali e sulle televisioni la discussione sull&#8217;eventuale nascita di un nuovo torneo per club europei, un torneo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/04/27/dalla-challenge-cup-alla-champions-league-un-excursus-storico-della-massima-competizione-europea-per-club.html">Dalla Challenge Cup alla Champions League</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Negli ultimi giorni è impazzata sul web, sui giornali e sulle televisioni la discussione sull&#8217;eventuale nascita di un nuovo torneo per club europei, un torneo che qualora avesse visto la luce &#8211; o vedrà la luce, visto che i co-fondatori parlano di progetto &#8216;messo in standby&#8217; &#8211; ridefinirebbe la struttura dell&#8217;intero movimento calcistico continentale. Circa la bontà o meno del progetto noi di Game of Goals abbiamo un&#8217;idea precisa che abbiamo espresso di recente, e non è nostra intenzione tornare sulla diatriba. Abbiamo tuttavia deciso di cogliere la palla al balzo ed approfittare di un dibattito ancora acceso per proporre un excursus storico di come le manifestazioni europee per club siano mutate ed evolute nel corso dei decenni.</p>



<p><strong>14 novembre 1897. Sul Wiener Salonblatt</strong>, un giornale che veniva pubblicato a Vienna su base bisettimanale, <strong>si fa menzione di una competizione inedita, mai sentita e che nessuna testata locale aveva annunciato prima di quel momento</strong>. La rubrica si chiama Football, e non Fussball, perché il calcio alle porte del ventesimo secolo è considerato un prodotto ancora a tutti gli effetti inglese. Sul giornale si comunica l&#8217;inizio della <strong>Challenge Cup</strong>, un torneo ad eliminazione diretta che contempla la presenza di quattro squadre e che si disputerà nell&#8217;arco di due giorni. Le formazioni coinvolte sono il Wiener Rasenspiel-Club, il Wiener FC 1898, il Vienna Cricket and Football Club ed il First Vienna 1894. Le ultime due, che si sarebbero affrontate nella seconda semifinale, sono le prime formazioni ad essere apparse a Vienna e tra le prime ad essere state fondate nell&#8217;Europa continentale. <strong>John Gramlick</strong>, tra i co-fondatori del Vienna Cricket and Football Club e promotore della Challenge Cup, è una sorta di padre costituente del calcio europeo ed internazionale, perché a partire dall&#8217;aprile del 1901 la competizione coinvolgerà anche una formazione estera, ovvero lo Slavia Praga, che il 21 aprile darà vita alla prima finale europea per club assieme al Wiener AC, un confronto vinto da questi ultimi. Il carattere internazionale della competizione verrà reiterato anche negli anni successivi arrivando ad inglobare anche squadre di Budapest. Sarebbe stata proprio una squadra di Budapest, il Ferencvaros, ad interrompere l&#8217;egemonia delle squadre viennesi nel 1909 quando il 13 giugno ebbe la meglio del Wiener Sport-Club.</p>



<p>Un giornale locale commentò così quella vittoria:</p>



<p><em>“L’FTC è riuscito a portare la coppa in Ungheria dopo una lotta estremamente intensa. La squadra ha dovuto affrontare tre avversari fortissimi in una settimana e ha giocato senza Rumbold. Inoltre, il principale problema dell’attacco è stato che Seitler era malato. A causa di ciò, il giocatore si è impegnato a seguire il pallone ma non ha potuto fare molto di più. La difesa è stata eccellente, soprattutto Fritz!”</em></p>



<p>L&#8217;arbitro di quella partita era <strong>Hugo Meisl</strong>, figura di spicco di un calcio ancora gli albori e che negli anni successivi si sarebbe affermato come un punto di riferimento assoluto per un movimento che sarebbe divenuto prima professionistico e poi a tutti gli effetti globale. Si, perché il calcio europeo del tempo, un fenomeno antico quasi quanto il calcio locale, non attraeva ancora le folle che Vienna, Budapest, Praga e le ricche città dell&#8217;Italia settentrionale avrebbero osservato un paio di decenni più in là, ma l&#8217;esperimento della Challenge Cup, che in ogni caso aveva avuto l&#8217;effetto di riavvicinare i giovani riuniti sotto la corona asburgica in un periodo nel quale iniziava a respirarsi nelle varie regioni dell&#8217;Impero un forte sentimento antiviennese, aveva sortito due effetti positivi: aveva dimostrato come le folle europee stessero sviluppando la passione per il pallone, cosa ben testimoniata dal fatto che gli spettatori che si accalcavano presso i terreni da gioco erano numericamente cresciuti con il passare degli anni, ed aveva contribuito ad una maturazione tecnica dei calciatori del continente, i quali, potendo giocare fianco a fianco ai loro compagni britannici, avevano avuto modo di carpire trucchi e regole del gioco. Fu proprio grazie alla Challenge Cup che nacquero le prime stelle del calcio europeo. <strong>Jan Studnicka</strong>, ad esempio, attaccante del WAC pluricampione sia nella Challenge Cup che nella Tagblatt Cup, un antesignano del campionato austriaco,<strong> è da molti accreditato come l&#8217;inventore del dribbling</strong>, <strong>Ludwig Hussak</strong>, anch&#8217;egli vincitore della competizione in più di un&#8217;occasione, <strong>è considerato dai più come la prima stella dell&#8217;Austria Vienna</strong>, e <strong>Willy Schmieger</strong>, <strong>che negli anni tra le due guerre si sarebbe affermato come uno dei pionieri delle radiocronache sportive europee, era al tempo la stella del Wiener Sport-Club, campione nel 1911</strong>.</p>



<p>Non solo: durante gli stessi anni in cui aveva luogo la Challenge Cup Hugo Meisl si prodigava in ogni modo al fine di organizzare amichevoli e tournée di squadre britanniche nell&#8217;Impero e per far ciò, come avrebbe ricordato anni dopo il fratello Willy nella sua splendida opera <strong>Soccer Revolution</strong>, aveva &#8216;dilapidato una piccola fortuna&#8217;. Ma i suoi sforzi non erano stati vani: nel 1905 un incontro disputato a Vienna tra Tottenham ed Everton aveva calamitato presso l&#8217;impianto da gioco 10.000 spettatori. Era il segno inequivocabile che il calcio stava facendo un salto di qualità importante, e se il tentativo di promuovere il cricket si sarebbe esaurito in una manciata di anni, il calcio sarebbe esploso definitivamente. Tuttavia i progetti di Meisl ed accoliti, progetti che avrebbero portato Austria, Ungheria ed Italia a presentare una squadra di calcio alle Olimpiadi del 1912 per la prima volta, vennero frustrati dallo scoppio della Grande Guerra. Lo sviluppo del calcio in ogni caso era soltanto rimandato. </p>



<p>Arrivati a questo punto sono però necessarie alcune precisazioni: <strong>la Challenge Cup era una competizione per molti aspetti improvvisata, disputata su terreni sconnessi e mai soggetti a manutenzione</strong> e sebbene la presenza del pubblico fosse gradualmente aumentata nel corso degli anni, questa si attestava sempre sulle centinaia di persone ad incontro. Affinché potesse diventare un prodotto sulla falsariga di quello che conosciamo, i fautori di un calcio internazionale &#8211; uno di questi era lo storico ct dell&#8217;Italia Vittorio Pozzo &#8211; avrebbero dovuto combattere diverse altre battaglie. Non prima però di aver combattuto al fronte su posizioni in alcuni casi contrapposte. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Das-Interessante-Blatt_Vienna-Cricket-and-Football-Club_1900-Challenge-Cup-1.png" alt="" class="wp-image-4925" width="693" height="464" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Das-Interessante-Blatt_Vienna-Cricket-and-Football-Club_1900-Challenge-Cup-1.png 527w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Das-Interessante-Blatt_Vienna-Cricket-and-Football-Club_1900-Challenge-Cup-1-300x201.png 300w" sizes="(max-width: 693px) 100vw, 693px" /><figcaption>Un&#8217;immagine tratta dalla rivista Das Interessante Blatt che raffigura il Vienna Cricket and Football Club prima di una sfida di Challenge Cup nel 1900</figcaption></figure></div>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="184" height="273" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Riproduzione-Challenge-Cup-1.jpg" alt="" data-id="4927" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4927" class="wp-image-4927"/><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Una riproduzione della Challenge Cup</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="402" height="562" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Imbre-Schlosser-1.png" alt="" data-id="4926" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4926" class="wp-image-4926" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Imbre-Schlosser-1.png 402w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Imbre-Schlosser-1-215x300.png 215w" sizes="(max-width: 402px) 100vw, 402px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Imre Schlosser, icona del calcio ungherese e del Ferencvaros durante i primissimi anni</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="557" height="462" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/schmieer.png" alt="" data-id="4937" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/schmieer.png" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4937" class="wp-image-4937" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/schmieer.png 557w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/schmieer-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 557px) 100vw, 557px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Willy Schmieger, qui nei panni di radiocronista</figcaption></figure></li></ul></figure>



<p><strong>I primi giorni dell&#8217;Agosto del 1924 sono caldissimi sia da un punto di vista climatico sia per quanto riguarda il futuro del calcio viennese: Sport-Tagblatt, la principale testata sportiva del Paese, annuncia la nascita del calcio professionistico</strong> &#8211; ed il conseguente abbandono del modello amatoriale &#8211; e delinea il funzionamento del calciomercato, un fenomeno non del tutto nuovo ma che viene ufficializzato in quei giorni. Per alcuni è un trionfo, per molti altri si tratta invece di un&#8217;autentica doccia fredda. Non sono pochi i club che temono di non riuscire a sopperire ai costi che il nuovo modello comporta ed i giocatori, ora costretti a scegliere tra la professione di calciatore e quella lontana dal campo, sono scettici: hanno paura che il nuovo modello sia fragile e tentennano. Poco più di una settimana da quell&#8217;annuncio, <strong>il giorno di Ferragosto, diversi rappresentanti dei club di Vienna si riuniscono sotto l&#8217;Hotel Post per protestare contro tale decisione</strong>, che a loro dire è stata presa unilateralmente. Si viene a creare il primo sindacato europeo dei calciatori, guidato dal capitano del Rapid Vienna<strong> Josef Brandstetter </strong>e dal giocatore dell&#8217;Hakoah <strong>Moritz Hausler</strong>, ma a nulla valgono le loro proteste: il calcio diventa a tutti gli effetti un business cambiando irreversibilmente pelle, un&#8217;iniziativa che avrebbe attecchito negli anni successivi anche in Cecoslovacchia, Ungheria ed Italia. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="415" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Der-Weg-Zum-1024x415.png" alt="" class="wp-image-4928" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Der-Weg-Zum-1024x415.png 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Der-Weg-Zum-300x122.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Der-Weg-Zum-768x311.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Der-Weg-Zum.png 1233w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>L&#8217;articolo dell&#8217;Illustriertes Sportblatt, pubblicato il 16 agosto del 1924, intitolato Der Weg zum Professionalismus (La Strada verso il Professionismo) spiega ai lettori i cambiamenti del sistema calcio</figcaption></figure>



<p>Il sostentamento di quel modello però richiedeva l&#8217;adozione di nuove soluzioni. <strong>I club</strong>, molti dei quali dovettero iniziare a fronteggiare un fenomeno nuovo, ovvero quello delle più o meno esose richieste contrattuali dei propri tesserati, <strong>avevano bisogno di rimpinguare le proprie casse</strong>. Ed è proprio in quegli anni che i principali dirigenti del calcio europeo del tempo &#8211; Hugo Meisl in testa &#8211; studiano la creazione di un torneo atto a stabilire il miglior club mitteleuropeo anno dopo anno, una sorta di Challenge Cup allargata. Tra il 1924 ed il 1927 si tennero varie riunioni tra i rappresentanti delle suddette federazioni, riunioni che almeno in un primo momento puntavano a favorire una partecipazione inclusiva e non unicamente confinata all&#8217;Europa centrale, come testimoniato dalla presenza di esponenti del calcio jugoslavo, italiano, svedese, rumeno e polacco ad alcuni degli incontri.  Il comitato organizzatore, il quale non riuscì ad ottenere un beneplacito immediato dalla FIFA, si incontrò a Venezia tra il 15 ed il 16 luglio per la stretta finale. <strong>Sarebbero nate due competizioni</strong>, una per club, <strong>la  Coppa Mitropa</strong>, ed una per le nazionali e dei cui introiti avrebbero giovato le federazioni, ovvero <strong>la Coppa Internazionale</strong>, una sorta di antesignano degli odierni Europei. Dall’Italia Meisl apprese che proprio in quei giorni, a Vienna, il Palazzo di Giustizia era andato in fiamme: era scoppiata una violentissima rivolta cittadina che aveva costretto il Cancelliere austriaco Seipel ad ordinare alla polizia di aprire il fuoco contro i manifestanti. Le vittime sarebbero state circa 600, più di mille i feriti. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="989" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Il-Comitato-della-Mitropa-si-riunisce-sul-Lago-di-Como_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-989x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4929" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Il-Comitato-della-Mitropa-si-riunisce-sul-Lago-di-Como_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-989x1024.jpg 989w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Il-Comitato-della-Mitropa-si-riunisce-sul-Lago-di-Como_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-290x300.jpg 290w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Il-Comitato-della-Mitropa-si-riunisce-sul-Lago-di-Como_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-768x795.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Il-Comitato-della-Mitropa-si-riunisce-sul-Lago-di-Como_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1484x1536.jpg 1484w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Il-Comitato-della-Mitropa-si-riunisce-sul-Lago-di-Como_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1978x2048.jpg 1978w" sizes="(max-width: 989px) 100vw, 989px" /><figcaption>Il Comitato organizzatore durante una delle sue tante riunioni. Credits: Hugo Meisl Hafer Archiv</figcaption></figure></div>



<p><strong>Il comitato deliberò che le federazioni partecipanti sarebbero state quattro: Austria, Ungheria, Cecoslovacchia e Jugoslavia</strong>. Altre si tirarono indietro e <strong>l’Italia, che in un primo momento sembrava dovesse venire confermata, fu esclusa</strong>. Questo per via del fatto che i rapporti istituzionali tra Austria e Italia si erano raffreddati nuovamente: a partire dal 1926 Mussolini aveva iniziato ad attuare un processo di italianizzazione che era andato a minare le libertà delle minoranze di lingua tedesca che popolavano il Nord Italia, in particolare l’Alto Adige.</p>



<p><strong>La Coppa Mitropa</strong>, così conosciuta in Austria (Mitropapokal), <strong>deve il suo nome alla Mitropa AG</strong>, un&#8217;azienda che si occupava dei vagoni letto e ristorante dei treni che viaggiavano lungo l&#8217;Europa centrale e che aveva deciso, attraverso la concessione di sconti, di sponsorizzare la manifestazione. Sebbene il nome originale fosse La Coupe de l&#8217;Europe Centrale, il torneo prese nei vari paesi europei denominazioni diverse. <strong>In Italia</strong>, ad esempio, i giornali italiani si riferivano ad essa con il nome di <strong>Coppa Europa</strong> &#8211; da non confondere con Coppa Europea, che era invece la Coppa Internazionale -, mentre a Budapest veniva chiamata o Mitropa Kupa o Közép-európai Kupa (KK). Il formato con il quale sarebbe cominciata la prima edizione, quella del 1927, era per molti aspetti innovativo: contemplava la partecipazione di due squadre per federazione &#8211; le prime due dei campionati o, nel caso dell&#8217;Austria, la vincitrice del campionato e quella della Coppa d&#8217;Austria -, presentava un tabellone che iniziava dai quarti, incontri di andata e ritorno disputati presso gli impianti delle squadre coinvolte e prevedeva, contrariamente ad oggi, uno spareggio nel caso in cui il computo dei gol nelle due sfide fosse in parità. Un&#8217;altra peculiarità fu che per non ingolfare il calendario delle squadre la Mitropa si sarebbe sempre giocata al termine dei campionati, e durante gli anni in cui si disputava il Mondiale poco dopo quest&#8217;ultimo. Chiaramente, così come accade oggi, <strong>il fattore economico non era per nulla secondario</strong>: sul taccuino delle partecipanti si discusse diffusamente circa la ripartizione degli introiti e si stabilì che la formazione di casa avrebbe beneficiato del 70% degli incassi mentre quella ospite del 30%,</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="552" height="597" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Foto-Coppa-Mitropa_A-regsi-Dikso.png" alt="" class="wp-image-4930" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Foto-Coppa-Mitropa_A-regsi-Dikso.png 552w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Foto-Coppa-Mitropa_A-regsi-Dikso-277x300.png 277w" sizes="(max-width: 552px) 100vw, 552px" /><figcaption>Una riproduzione della Coppa Mitropa</figcaption></figure></div>



<p>Concettualmente, <strong>l&#8217;obiettivo sportivo della Mitropa era lo stesso dell&#8217;odierna Champions League: eleggere, al termine di un torneo tra le più quotate formazioni in gioco, la migliore squadra europea</strong>. Nella pratica, invece, vi erano molteplici differenze, una tra tutte la cornice storica e sociale all&#8217;interno della quale si inseriva la manifestazione. Bisogna infatti tenere presente che siamo negli anni tra le due guerre, ed alcune frizioni, in particolar modo tra l&#8217;Italia e le potenze che avevano fatto parte dell&#8217;Impero austro-ungarico, non sono del tutto sopite. Ciò si rifletteva sul campo, sugli spalti e nei giornali il giorno successivo alle partite. La Mitropa<strong> fu la prima passerella che diede modo alle stelle del firmamento calcistico europeo di farsi notare ed apprezzare</strong>: se campioni del tempo quali l&#8217;italiano <strong>Meazza</strong>, l&#8217;austriaco <strong>Sindelar </strong>o il cecoslovacco<strong> Kada </strong>erano stati prima di quel momento idoli incontrastati quasi solamente in patria, grazie alla Mitropa diventano celebrità amate, stimate e temute anche agli occhio di un pubblico internazionale. Ed anche la Mitropa, così come sarebbe accaduto molti anni dopo con la Coppa Campioni, avrebbe cercato di ridisegnare il proprio modello per favorire l&#8217;aumento degli introiti ed una partecipazione più massiccia. Nel 1934 infatti accade un qualcosa di abbastanza simile a quanto si sarebbe osservato nel 1992: le squadre che prendono parte alla coppa diventano quattro per federazione, ed il tabellone inizia dagli ottavi. Solo due anni dopo ha luogo una seconda riforma: viene consentito alla Federazione svizzera di invitare quattro squadre che, in caso di superamento di un turno preliminare, possono prender parte alla coppa. La scelta di allargare il numero delle forze in gioco non è condivisa da tutti: Hugo Meisl, ad esempio, era contrario. Sosteneva esattamente ciò che avrebbero sostenuto molti anni dopo i detrattori della Champions League, e cioè che la competizione non fosse più rappresentativa delle migliori squadre, ma che inglobasse anche formazioni di minor livello che andavano a minare la qualità del torneo. <strong>La precarietà della situazione politica del tempo scombussolò la manifestazione nel 1938</strong>, anno dell&#8217;Anschluss, ovvero l&#8217;annessione dell&#8217;Austria al Terzo Reich, con l&#8217;uscita di scena delle squadre austriache ora diventate tedesche, <strong>e ne provocò la brusca fine nel 1940 a causa dell&#8217;acuirsi della Seconda Guerra Mondiale</strong>. Hugo Meisl nel frattempo è morto: è passato a miglior vita nel 1937 a causa di un attacco cardiaco e ciò significa che al termine della Seconda Guerra Mondiale qualcun altro avrebbe dovuto raccoglierne l&#8217;eredità e la mission. </p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="168" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/download-17.jpg" alt="" data-id="4934" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4934" class="wp-image-4934"/><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Karel Pesek, detto Kada, icona dello Sparta Praga e vincitore della Mitropa nel 1927</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="630" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1936-hohe-warte-2-1024x630.jpg" alt="" data-id="4933" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4933" class="wp-image-4933" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1936-hohe-warte-2-1024x630.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1936-hohe-warte-2-300x185.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1936-hohe-warte-2-768x473.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1936-hohe-warte-2-1536x946.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1936-hohe-warte-2.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Matthias Sindelar, campione con l&#8217;Austria Vienna nel 1933 e nel 1936</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="887" height="630" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Sarosi-con-la-Coppa-in-mano-dopo-Ferencvaros_Lazio_1937_A-Regski-Dikso.png" alt="" data-id="4935" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Sarosi-con-la-Coppa-in-mano-dopo-Ferencvaros_Lazio_1937_A-Regski-Dikso.png" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4935" class="wp-image-4935" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Sarosi-con-la-Coppa-in-mano-dopo-Ferencvaros_Lazio_1937_A-Regski-Dikso.png 887w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Sarosi-con-la-Coppa-in-mano-dopo-Ferencvaros_Lazio_1937_A-Regski-Dikso-300x213.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Sarosi-con-la-Coppa-in-mano-dopo-Ferencvaros_Lazio_1937_A-Regski-Dikso-768x545.png 768w" sizes="(max-width: 887px) 100vw, 887px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Gyorgy Sarosi, campione con il Ferencvaros nel 1937, riceve la Mitropa</figcaption></figure></li></ul></figure>



<p>Ma come sempre accade, le fratture successive ad un conflitto abbisognano di qualche anno per risanarsi e per tale ragione <strong>un ennesimo esperimento viene fatto nel 1949 quando nasce la Coppa Latina</strong>, <strong>una manifestazione confinata ai migliori club italiani, francesi, spagnoli e portoghesi</strong>. Si tratta di un torneo molto diverso dalla Mitropa &#8211; la partecipazione era molto meno estesa e la coppa si disputava nel lasso di pochi giorni &#8211; e che avrà vita breve visto che l&#8217;ultima edizione verrà disputata nel 1957 in un momento nella quale la popolarità della Coppa Campioni ha preso decisamente il sopravvento. La Coppa Campioni, oltre a spazzare via la Coppa Latina, ha ridimensionato la Mitropa che si è riciclata in una manifestazione per squadre di federazioni ora terminate nell&#8217;oblio e che anni dopo, a partire dal 1979, sarebbe diventata una coppa destinata alle squadre vincitrici dei rispettivi campionati di seconda divisione. <strong>La Coppa Campioni nasce si sulla base dell&#8217;esperienza della Mitropa, ma anche in seguito ad un curioso episodio</strong>: al termine della stagione 1953/54 il Wolverhampton si era laureato campione d’Inghilterra ed aveva deciso di invitare alcune formazioni per degli incontri amichevoli. I britannici sconfissero in ordine cronologico il Celtic, il Racing Club Avellaneda, lo Spartak Mosca ed il Maccabi Tel Aviv.&nbsp; L’ultimo scoglio – una sorta di prova del nove – era rappresentato dall’Honvéd, una delle squadre più forti al mondo il cui leader era un Ferenc Puskás nel fiore degli anni. Non senza qualche astuzia e qualche aiuto – gli inglesi durante l’intervallo inzupparono volutamente il terreno di gioco per impedire il proverbiale palleggio degli ungheresi e sul 2-0 per gli ospiti l’arbitro concesse un rigore al Wolverhampton apparso palesemente inesistente –, la formazione di casa vinse in rimonta per 3-2 ed <strong>il <em>Daily Mail</em>, una delle tante testate che avevano celebrato quel successo, proclamò gli inglesi ‘Campioni del Mondo’</strong>. &nbsp;Per tutta risposta la rivista francese <em>L’Equipe </em>replicò: ‘Prima di dichiarare i Wolves campioni del mondo facciamoli giocare a Mosca e a Budapest’. Fu proprio Gabriel Hanot, giornalista della già citata testata, l&#8217;ideatore della Coppa Campioni.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="442" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1200px-Copa_latina_transparent-442x1024.png" alt="" data-id="4941" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1200px-Copa_latina_transparent.png" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4941" class="wp-image-4941" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1200px-Copa_latina_transparent-442x1024.png 442w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1200px-Copa_latina_transparent-129x300.png 129w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1200px-Copa_latina_transparent-768x1781.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1200px-Copa_latina_transparent.png 828w" sizes="(max-width: 442px) 100vw, 442px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Una riproduzione della Coppa Latina</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="813" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Gabriel-Hanot-1024x813.png" alt="" data-id="4942" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Gabriel-Hanot.png" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4942" class="wp-image-4942" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Gabriel-Hanot-1024x813.png 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Gabriel-Hanot-300x238.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Gabriel-Hanot-768x609.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Gabriel-Hanot.png 1356w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Gabriet Hanot, fondatore della Coppa Campioni, una sorta di erede di Hugo Meisl</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="760" height="452" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Wright-e-Puskas.png" alt="" data-id="4943" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Wright-e-Puskas.png" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4943" class="wp-image-4943" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Wright-e-Puskas.png 760w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Wright-e-Puskas-300x178.png 300w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Puskas e Wright, i capitani, fanno il loro ingresso in campo prima della sfida tra Honvéd e Wolverhampton</figcaption></figure></li></ul></figure>



<p><strong>Ma cosa accomunava la Coppa Campioni alla Mitropa? E perché la Coppa Campioni  diventa la coppa europea di riferimento? </strong>Le similitudini tra la Mitropa e la Coppa Campioni, o almeno quella che inizia nel 1955, sono diverse: il format ad eliminazione diretta, un tabellone che inizia dagli ottavi ed incontri di andata e ritorno, un qualcosa che in un primo momento ricalca fedelmente quanto stabilito da Meisl e compagni alla fine degli anni &#8217;20: in caso di parità nel numero del gol avrebbe avuto luogo uno spareggio &#8211; la regola del &#8216;gol in trasferta&#8217; sarebbe stata introdotta solo nel 1967. Ma sono le differenze a far sì che la Coppa Campioni si imponga su tutti gli altri tornei: se la Mitropa era fondamentalmente un affair per le federazioni dell&#8217;Europa centrale, la Coppa Campioni è un rassegna dal sapore a tutti gli effetti continentale dal momento che coinvolge sedici federazioni ognuna di queste rappresentata dal proprio campione nazionale. Due di queste federazioni sono Inghilterra e Scozia. Le formazioni britanniche, al pari delle loro nazionali un tempo isolate a livello calcistico, hanno deciso di competere sui palcoscenici internazionali proprio in questi anni. <strong>Lo scenario del calcio europeo in pochi anni si è capovolto</strong>: se durante gli anni dell&#8217;anteguerra il calcio europeo era un fenomeno di matrice prettamente danubiana, ora le nazioni egemoni sono altre: le spagnole, le portoghesi, le italiane e con il passare degli anni anche le tedesche e le olandesi. Nazioni quali Austria, Ungheria e Cecoslovacchia sono oramai un retaggio del passato: <strong>il canto del cigno del calcio mitteleuropeo è stata la Squadra d&#8217;Oro ungherese dei primi anni &#8217;50, una generazione fantastica di calciatori interrottasi nel 1956 con l&#8217;entrata dei carri armati sovietici a Budapest</strong>. </p>



<p><strong>Fin dagli esordi si viene a manifestare una tendenza che durante le edizioni della Mitropa non si era mai osservata: i cicli di vittorie</strong>. Il Real Madrid di Alfredo Di Stéfano &#8211; al quale si sarebbe unito il già citato Puskas nel 1958 &#8211; vinse la coppa per cinque volte consecutive. Ed altre stringhe di vittorie si sarebbero registrate anni più in là, come il doppio successo del <strong>Benfica </strong>di Béla Guttmann &#8211; una sorta di ponte di collegamento tra il calcio europeo dell&#8217;anteguerra e quello successivo, avendo lui vinto la Mitropa sulla panchina dell&#8217;Ujpest -, quello dell&#8217;<strong>Inter</strong> di Herrera ed i trionfi pluriennali di <strong>Ajax</strong>, <strong>Bayern Monaco</strong>, <strong>Liverpool</strong>, <strong>Nottingham Forest</strong>, <strong>Milan</strong> ed un&#8217;altra volta <strong>Real Madrid</strong>. Nessuna formazione aveva vinto la Mitropa per due anni di fila, nessuna per più di due volte e le varie federazioni coinvolte si erano più o meno equamente spartite il torneo tra il 1927 ed il 1939: 4 le vittorie austriache ed ungheresi, 3 quelle cecoslovacche e due quelle italiane. <strong>Tali differenze potrebbero essere spiegate da un fatto</strong>: sebbene il calciomercato come si è osservato esisteva di già, la forbice economica tra club non era così evidente, e molto di rado le principali stelle del pallone avevano fatto le valigie per accasarsi altrove. Meazza, Sindelar e Sarosi, i principali simboli di Italia, Austria ed Ungheria, non avrebbero mai lasciato il proprio paese. L&#8217;unica eccezione è quella di <strong>Josef Bican</strong>, laureatosi campione nel 1938 con lo Slavia Praga che era arrivato al club cecoslovacco dall&#8217;Admiira Vienna. </p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="380" height="449" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/DiStefano0.jpg" alt="" data-id="4949" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/DiStefano0.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4949" class="wp-image-4949" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/DiStefano0.jpg 380w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/DiStefano0-254x300.jpg 254w" sizes="(max-width: 380px) 100vw, 380px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="738" height="980" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Eusebio-1.jpg" alt="" data-id="4950" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Eusebio-1.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4950" class="wp-image-4950" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Eusebio-1.jpg 738w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Eusebio-1-226x300.jpg 226w" sizes="(max-width: 738px) 100vw, 738px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="336" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/cruijff-31.jpg" alt="" data-id="4948" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/cruijff-31.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4948" class="wp-image-4948" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/cruijff-31.jpg 500w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/cruijff-31-300x202.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/beckenbauer_ima_200975-9x12-1-768x1024.jpg" alt="" data-id="4947" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/beckenbauer_ima_200975-9x12-1.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4947" class="wp-image-4947" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/beckenbauer_ima_200975-9x12-1-768x1024.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/beckenbauer_ima_200975-9x12-1-225x300.jpg 225w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/beckenbauer_ima_200975-9x12-1-1152x1536.jpg 1152w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/beckenbauer_ima_200975-9x12-1.jpg 1440w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="698" height="392" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/0.68_marco_van_basten_ajax_ac_milan_19_goals_in_28_games.jpeg" alt="" data-id="4946" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/0.68_marco_van_basten_ajax_ac_milan_19_goals_in_28_games.jpeg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4946" class="wp-image-4946" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/0.68_marco_van_basten_ajax_ac_milan_19_goals_in_28_games.jpeg 698w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/0.68_marco_van_basten_ajax_ac_milan_19_goals_in_28_games-300x168.jpeg 300w" sizes="(max-width: 698px) 100vw, 698px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">In ordine cronologico: Di Stefano, Eusebio, Cruijff, Beckenbauer e Van Basten, cinque dei volti più rappresentativi della Coppa Campioni</figcaption></figure>



<p></p>



<p>La Coppa Campioni &#8211; che a partire dal 1992 sarebbe stata ufficialmente rinominata <strong>UEFA Champions League</strong> &#8211; avrebbe subito varie riforme nel tempo, una delle più importanti avvenne a partire dalla stagione 1999-2000 con l&#8217;introduzione dei gruppi e l&#8217;accesso a 3/4 squadre concesso alle principali federazioni. Una riforma che, come abbiamo accennato in precedenza, aveva avuto luogo anche con la Mitropa e che scatenò a suo tempo un feroce dibattito sul format della manifestazione. <strong>La riforma avvenne per una ragione ben precisa</strong>: quell&#8217;anno, per la prima volta, venne minacciata la fondazione di una Super Lega. </p>



<figure class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1201-1024x1024.jpg" alt="" data-id="4954" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1201.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4954" class="wp-image-4954" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1201-1024x1024.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1201-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1201-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1201-768x768.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1201.jpg 1201w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1519771754_108999_1519771855_noticia_normal-1024x576.jpg" alt="" data-id="4955" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1519771754_108999_1519771855_noticia_normal.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4955" class="wp-image-4955" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1519771754_108999_1519771855_noticia_normal-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1519771754_108999_1519771855_noticia_normal-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1519771754_108999_1519771855_noticia_normal-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1519771754_108999_1519771855_noticia_normal.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">Messi e Cristiano Ronaldo: due dei maggiori simboli del calcio europeo degli ultimi anni</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/04/27/dalla-challenge-cup-alla-champions-league-un-excursus-storico-della-massima-competizione-europea-per-club.html">Dalla Challenge Cup alla Champions League</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Messi e Cristiano Ronaldo: fenomeni sì, ma quanto?</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2020/09/23/messi-e-cristiano-ronaldo-fenomeni-si-ma-quanto.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2020/09/23/messi-e-cristiano-ronaldo-fenomeni-si-ma-quanto.html#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2020 14:14:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono due mostri di bravura e longevità. Ma anche con qualche limite. E giocano nell'epoca più vantaggiosa per i calciatori offensivi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2020/09/23/messi-e-cristiano-ronaldo-fenomeni-si-ma-quanto.html">Messi e Cristiano Ronaldo: fenomeni sì, ma quanto?</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La premessa è d&#8217;obbligo: Cristiano Ronaldo e Messi sono fuoriclasse assoluti, due dei più grandi calciatori di ogni tempo e Paese. Hanno dominato gli ultimi 15 anni di calcio dall&#8217;alto di doti straordinarie e una carriera clamorosamente vincente. Diversi &#8211; soprattutto tra le nuove generazioni, ma a volte non solo &#8211; li esaltano come campioni unici, addirittura per qualcuno come mai se ne sono visti nella storia. <strong>In realtà a essere unica è l&#8217;epoca in cui si trovano a giocare, un&#8217;epoca che mai prima d&#8217;ora probabilmente aveva così facilitato i grandi calciatori offensivi delle grandi squadre.</strong> </p>



<p>In questo articolo il mio obiettivo non è sminuire il valore assoluto di questi due meravigliosi calciatori, ma frenare i “facili entusiasmi” di quelli che li ritengono il massimo mai veduto in termini di numeri, impatto storico e longevità, cercando di fare un&#8217;analisi più equilibrata e non soggetta al modernismo spinto di certa critica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La legge Bosman e i suoi effetti</h2>



<p></p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/jean-marc-bosman-1024x676.jpg" alt="" class="wp-image-1059" width="611" height="404" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/jean-marc-bosman-1024x676.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/jean-marc-bosman-300x198.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/jean-marc-bosman-768x507.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/jean-marc-bosman-1536x1014.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/jean-marc-bosman.jpg 1600w" sizes="(max-width: 611px) 100vw, 611px" /><figcaption>Jean Marc Bosman</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-table aligncenter"><table class="has-subtle-pale-blue-background-color has-background"><tbody><tr><td><strong>LA SENTENZA BOSMAN</strong></td></tr><tr><td>Jean Marc Bosman è un giocatore del club belga dell&#8217;RFC Liegi. Nonostante il contratto scaduto, la società gli nega la possibilità di trasferirsi ai francesi del Dunkerque poiché ritiene insufficiente l&#8217;indennizzo proposto dal club francese. Posto fuori rosa, Bosman si rivolge alla Corte Europea che dichiara restrittivo il sistema dell&#8217;epoca. Il 15 dicembre 1995 viene approvata una nuova norma, in base alla quale i calciatori dell&#8217;Unione europea possono trasferirsi gratuitamente, alla scadenza del contratto, a un altro club purché facente parte di uno Stato dell&#8217;UE. E se il contratto corrente ha una durata residua non superiore al semestre, il calciatore può firmare un precontratto gratuito con la nuova società. La sentenza impedisce inoltre alle leghe continentali di porre un tetto al numero di stranieri, aprendo di fatto la strada al calcio per come lo conosciamo oggi. Di pari passi con la globalizzazione e il boom del capitalismo finanziario porta poi i club economicamente più forti a dominare in modo massiccio sugli altri.</td></tr></tbody></table></figure>
</div>
</div>



<p>A cambiare drasticamente il calcio (secondo il mio personale parere, in peggio) è stata la legge Bosman del 1995. <strong>Da allora non ci sono stati più limiti alla possibilità di acquistare calciatori stranieri.</strong> Questo, oltre a impoverire sempre più i settori giovanili, è andato di pari passo con la crisi del capitalismo novecentesco basato sulla classe media e sui beni materiali e l&#8217;avvento di un capitalismo finanziario che ha via via aumentato il gap tra ricchi e poveri. Senza entrare nello specifico dei discorsi economici, le conseguenze nel calcio sono state diverse. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Pochi ricchi sempre più ricchi. Molti poveri sempre più poveri</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p><strong>Le società più forti economicamente sono diventate via via sempre più ricche e hanno avuto la possibilità di acquistare giocatori di qualsiasi nazionalità, mettendo così insieme autentiche corazzate.</strong> <strong>Le altre</strong> (la stragrande maggioranza dei club europei) sono aumentate di numero, assottigliando il “ceto medio”, e <strong>devono oramai accontentarsi delle briciole.</strong> <br><strong>L&#8217;equilibrio che regnava prima della Bosman</strong>, quando ogni formazione schierava 8 o 9 undicesimi di giocatori della propria nazione e pescava appena due o tre stranieri, <strong>è terminato</strong>. Oggi chi ha più soldi, salvo rare eccezioni perché il pallone è pur sempre rotondo, vince. </p>



<p><strong>Tra le conseguenze di questo crescente disequilibrio si registra la tendenza in alcuni campionati teoricamente di punta, quello italiano, quello tedesco, quello francese, ad esempio, ad assistere oramai a passerelle trionfali delle più forti</strong>: Juventus, Bayern Monaco e PSG dominano ininterrottamente la scena da quasi un decennio come mai era successo prima e hanno trasformato la serie A italiana, la Bundesliga tedesca e la Ligue 1 francese, un tempo ricche di equilibrio e competitività, in un “one team show” che assomiglia a quello di leghe giudicate minori come quella scozzese, olandese o portoghese.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="415" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/gettyimages-1268082355-630x415-1.jpg" alt="" class="wp-image-1060" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/gettyimages-1268082355-630x415-1.jpg 630w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/gettyimages-1268082355-630x415-1-300x198.jpg 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption>Il Bayern Monaco campione di tutto nel 2020 [Getty Images &#8211; www.mondoudinese.it]</figcaption></figure></div>



<p>Ma le conseguenze sono visibili anche in Europa. Basti un dato: <strong>il famoso Triplete</strong> (vittoria nella stessa stagione di campionato nazionale, coppa nazionale e Coppa dei Campioni/Champions League) è stato portato a compimento appena <strong>3 volte nei primi 42 anni di storia</strong> della Coppa Campioni/Champions League e sempre in tornei non così competitivi come quello scozzese (Celtic Glasgow &#8217;67) e olandese (Ajax Amsterdam &#8217;72 e Psv Eindhoven &#8217;88) e <strong>6 volte negli ultimi 21 anni</strong> &#8211; ossia nel post-Bosman (Manchester United &#8217;99, Barcellona 2009, Inter 2010, Bayern Monaco 2013, Barcellona 2015 e Bayern Monaco 2020). E di questi, <strong>5 </strong>sono<strong> </strong>arrivati<strong> negli ultimi 11</strong>, alla media pazzesca di quasi uno ogni due anni.</p>



<p>A proposito di Champions League per altro, occorre sottolineare come oramai la cosiddetta “Coppa dalle grandi orecchie” abbia fagocitato tutto il resto in termini economici, tecnici e di prestigio. Le prime quattro squadre dei campionati nazionali più importanti accedono alla Champions che in realtà non è l&#8217;erede della Coppa dei Campioni, ma una somma delle vecchie Coppa dei Campioni e Coppa UEFA. </p>



<p>E sembra preparare la strada nei prossimi decenni per l&#8217;avvento della Superlega, una competizione d&#8217;élite che verrebbe giocata unicamente da quei top team europei di cui parlavo prima. Top team in termini di fatturato economico. Top team in termini di potenza politica. Top team in termini di globalità di risorse tecniche. Insomma: <strong>il calcio sta marciando verso la Superlega</strong>, in barba al principio basilare dello sport, ovvero che chiunque &#8211; anche partendo con meno soldi e meno possibilità &#8211; possa teoricamente farcela.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Sudamerica da terra promessa a terra di conquista</h3>



<p></p>



<p>Un&#8217;altra preoccupante conseguenza della Bosman è stata la perdita di valore dei campionati sudamericani. <strong>Oggi i migliori talenti del Sudamerica vengono ingaggiati quando ancora sono giovanissimi dalle ricche formazioni europee non appena indovinano qualche ottima partita.</strong> Le squadre sudamericane si trovano così depauperate di tutti i giocatori più bravi. </p>



<p><strong>Prima della legge Bosman</strong> invece, come scritto in precedenza, i club europei potevano permettersi un numero limitato di stranieri, i quali per altro provenivano spesso da altri campionati europei. I<strong> migliori calciatori sudamericani restavano così a giocare nel proprio continente per tutta la carriera o quasi. </strong>Come se la maggioranza tra Cavani e Suárez, Dybala e Lautaro Martinez, Agüero e Di Maria, Gabriel Jesus e Neymar, Thiago Silva e Marquinhos, Vidal e Sanchez (e via discorrendo) militasse in Sudamerica. </p>



<p>Se così fosse ancora oggi, i rapporti di forza tra le formazioni sudamericane ed europee sarebbero profondamente diversi e renderebbero molto più affascinanti ed equilibrate le sfide intercontinentali. A questo proposito, <strong>prima della legge Bosman la finale Intercontinentale vedeva 20 successi sudamericani e 14 europei. Dopo la Bosman il Sudamerica è crollato a 5 vittorie contro le 19 dell&#8217;Europa.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Messi e Cristiano Ronaldo brillano molto più nei club?</h2>



<p></p>



<p>Tutto questo insieme di fattori porta inevitabilmente <strong>i calciatori più bravi a concentrarsi in pochi team di alto livello.</strong> E così oltre al minor equilibrio, questi calciatori hanno più facilità a segnare e fare la differenza rispetto a un tempo. Nell&#8217;80-90 per cento dei casi affrontano avversari che sono stati indeboliti dagli effetti della Bosman. Messi e Cristiano Ronaldo, che sono i due calciatori più forti di quest&#8217;epoca, hanno naturalmente cavalcato anche loro e più di tutti l&#8217;onda lunga di queste agevolazioni per stabilire record su record.</p>



<p>Questo senza dimenticare un paio di altre considerazioni: la Champions oggi la giocano le prime quattro dei campionati nazionali più prestigiosi mentre un tempo era prerogativa solo dei campioni nazionali. Cristiano Ronaldo quante delle Champions che ha vinto avrebbe giocato con la vecchia regola? </p>



<h3 class="wp-block-heading">I grandi giocatori oggi giocano tutti negli stessi club</h3>



<p></p>



<p>Ma al di là di questo aspetto che può sembrare un po&#8217; pretestuoso, guardiamone a un altro: un tempo i grandi fuoriclasse non sempre e non necessariamente giocavano in top team, rendendo così le partite e le competizioni decisamente più equilibrate. <strong>Platini fino a 27 anni era nel Saint Etienne. Eusébio è rimasto tutta la carriera in Portogallo. Puskás ha giocato in Ungheria arrivando al Real Madrid a 31 anni. </strong></p>



<p>E non contiamo Bobby Moore, il più forte difensore al mondo negli anni &#8217;60, che ha giocato quasi tutta la carriera nel West Ham; Gigi Riva, miglior attaccante italiano, che rimase nel Cagliari; Kempes e Zico, campionissimi del Sudamerica che vennero in Europa scegliendo il Valencia e l&#8217;Udinese. Di esempi se ne possono portare a tonnellate.</p>



<p><strong>Oggi</strong> <strong>è impossibile che un grande fuoriclasse resti confinato in squadre di medio livello a lungo.</strong> Prendiamo Cristiano Ronaldo. A 18 anni è stato acquistato da un top team come il Manchester United. Quando gli inglesi hanno iniziato a declinare, è finito in un altro top team come il Real Madrid, che gli ha costruito intorno una corazzata magnifica comprando alcuni dei migliori calciatori di altre nazioni.</p>



<p>Prima della Bosman, Cristiano Ronaldo sarebbe rimasto verosimilmente in Portogallo fino a 25-26-27 anni. E se si fosse trasferito all&#8217;estero, la sua carriera sarebbe probabilmente proseguita in un solo club. E se questo club avesse cominciato a vincere meno, avrebbe incontrato molto più difficoltà a contattare il procuratore e chiedere un trasferimento record in un altro club più vincente. Capite perché <strong>quando si valuta un calciatore è sempre bene dare grande importanza al valore del giocatore indipendentemente da quanto vince</strong>? </p>



<h3 class="wp-block-heading">In nazionale i criteri sono uguali a quelli di un tempo. E dunque&#8230;</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="620" height="340" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/459322_0140616_cr7asdf.jpg" alt="" class="wp-image-1061" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/459322_0140616_cr7asdf.jpg 620w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/459322_0140616_cr7asdf-300x165.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /><figcaption>La delusione di Cristiano Ronaldo dopo una sconfitta in nazionale<br>[www.ilmessaggero.it]</figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/a43a5c5a59fced1e79579b24542ef23d-64026-46d0d2d6a80d48706aa3d793de24ca67.jpg" alt="" class="wp-image-1062" width="605" height="336" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/a43a5c5a59fced1e79579b24542ef23d-64026-46d0d2d6a80d48706aa3d793de24ca67.jpg 468w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/a43a5c5a59fced1e79579b24542ef23d-64026-46d0d2d6a80d48706aa3d793de24ca67-300x167.jpg 300w" sizes="(max-width: 605px) 100vw, 605px" /><figcaption>Messi a testa bassa dopo l&#8217;ennesima delusione in nazionale</figcaption></figure>
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<p>Una cartina di tornasole a mio avviso molto importante è data dalla nazionale: <strong>quando Messi e Cristiano Ronaldo giocano con Argentina e Portogallo</strong>, in un contesto che rispecchia ancora i canoni di un tempo, attorniati da calciatori del proprio Paese, senza vicino stranieri di varie nazioni acquistati a peso d&#8217;oro da altri club,<strong> le loro medie-gol subiscono una brusca frenata e la qualità delle loro prestazioni si abbassa. </strong></p>



<p>Volete una riprova numerica? Messi nel Barcellona alla fine della stagione 2019-2020 è a quota 444 gol in 485 partite (media di 0,9); Cristiano Ronaldo a livello di club è a 447 in 552 (0,8) &#8211; anche se tra Real e Juventus, quando è diventato più attaccante viaggia a 363 gol in 356 gare (1,01). <strong>La loro media-gol in nazionale è buona, ma distante da questi standard: 70 reti in 138 gare per Messi (0,5); 101 in 165 per CR7 (0,6).</strong></p>



<p>Eppure non è tanto la media-gol globale a scemare. Molte di queste partite vengono giocate da Argentina e Portogallo nelle qualificazioni ai Mondiali (o agli Europei, nel caso di Cristiano Ronaldo; la Coppa América non prevede invece turni di qualificazione) e dunque contro avversari inferiori.<br><br>Se entriamo nel dettaglio che conta, ovvero Mondiali, Europei e Coppa América, si scoprirà che la media-gol dei due fenomeni del calcio contemporaneo è ancora più bassa.<br><strong>Tra Mondiali e Coppa América Messi ha segnato 15 gol in 43 partite (media di 0,3).</strong><br><strong>Tra Mondiali ed Europei Cristiano Ronaldo ha segnato 16 gol in 38 partite (media di 0,4).</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Mai impattanti e mai decisivi in 4 edizioni a testa dei Mondiali</h3>



<p></p>



<p><strong>Messi ai Mondiali è a 6 gol in 16 partite e zero reti segnate nelle gare a eliminazione diretta.</strong> Ha giocato a oggi 9 competizioni in nazionale con zero vittorie, ma quel che più è peggio è che il Messi versione Barcellona con la nazionale argentina nei grandi appuntamenti non si è mai visto (se si esclude Argentina-Svizzera del Mondiale 2014 e la Coppa América 2016, finale esclusa). <strong>Nessun altro fenomeno epocale ha mai avuto a disposizione così tante competizioni in nazionale non ottenendo mai un successo o facendo registrare un insieme di prestazioni così deludenti.</strong> </p>



<p>Che negli ultimi anni l&#8217;Argentina non abbia avuto rose molto competitive (fortissime in attacco, meno negli altri reparti) è vero. Ma in passato non è sempre stato così: alla fine degli anni 2000 l&#8217;Argentina era una delle formazioni migliori del globo. Nei 15 anni in cui Messi ha giocato in nazionale si sono alternati diversi progetti tattici, sono cambiati allenatori e compagni di squadra. <strong>L&#8217;unico aspetto rimasto costante è stata la sua incapacità di brillare come nel Barcellona.</strong> Sicuramente le difficoltà di Leo sono acuite da un carisma tutt&#8217;altro eccezionale, da sempre il suo limite. Ma secondo me non è l&#8217;unico fattore, come ho scritto sopra, per spiegare le sue lacune con la<em> camiseta albiceleste</em>.</p>



<p>Va poco meglio a <strong>Cristiano Ronaldo: 7 reti in 17 partite ai Mondiali e anche lui miseramente a zero gol nelle gare a eliminazione diretta.</strong> Ha vinto l&#8217;Europeo 2016, ma è stato un successo più di squadra che una conseguenze delle sue prestazioni. Giocò alla grande due partite (con Ungheria e Galles) risultando insufficiente nelle altre e saltando la finale per infortunio dopo una manciata di minuti. Individualmente, ad esempio, ha brillato più a Euro 2012 che a Euro 2016.</p>



<p><strong>Nessuno degli altri grandi fuoriclasse epocali ha mai avuto a disposizione quattro edizioni dei campionati del mondo senza mai riuscire a lasciare un segno concreto della propria classe.</strong> Messi e Cristiano Ronaldo invece appaiono famelici e immensi con i club, poco o molto meno dominanti quando vestono la maglia di Argentina e Portogallo.</p>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">Nessuno ha i loro numeri? Falso. La storia dice altro</h2>



<p></p>



<p>A coloro che in ogni caso vi faranno rilevare che, capitolo nazionale a parte, le cifre di Messi e Cristiano Ronaldo nei club non si sono mai viste, che nessuno ha mai vinto quanto loro o è stato longevo come loro, non credeteci.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Puskas-Di-Stefano1.jpg" alt="" class="wp-image-1063" width="602" height="426" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Puskas-Di-Stefano1.jpg 450w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Puskas-Di-Stefano1-300x212.jpg 300w" sizes="(max-width: 602px) 100vw, 602px" /><figcaption>Di Stéfano e Puskás [https://sportige.com]</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p><strong>Alfredo Di Stéfano</strong>, argentino classe 1926, vanta 1<strong>7 anni ad alto livello internazionale.</strong> Ha iniziato in Argentina (negli anni &#8217;40 il miglior campionato al mondo), si è trasferito in Colombia (Paese che arruolava a suon di dollari i migliori calciatori del continente), è venuto in Spagna e ha “creato” in prima persona la leggenda del Real Madrid.<br><br>Il palmares recita: <br>&#8211; 13 campionati nazionali vinti in tre Paesi<br>&#8211; 7 volte capocannoniere in tre Paesi<br>&#8211; 5 successi in Coppa Campioni (e in ogni finale vinta un gol. A parte nel 1960 quando ne mise dentro addirittura tre)<br>&#8211; 2 volte capocannoniere della Coppa Campioni<br>&#8211; 1 vittoria in Coppa América con annesso titolo di capocannoniere e miglior giocatore<br><br></p>
</div>
</div>



<p>Purtroppo non è mai riuscito a disputare una fase finale di Coppa del mondo, un po&#8217; per sfortuna e in un caso anche per demerito, visto che la sua Spagna nel &#8217;58 fallì la qualificazione contro la più debole Scozia. Ma di occasioni ne ha avuta appunto una, non quattro come i due campionissimi odierni&#8230;</p>



<p>Carisma assoluto, trascinatore autentico, uomo squadra inarrivabile, forse concedeva qualcosa al genio e allo spettacolo, ma era il simbolo assoluto della concretezza. E soprattutto <strong>sapeva fare tutto: difensore, mediano, incursore, goleador</strong>. A una velocità spesso supersonica: da qui il suo soprannome più evocativo <em>Saeta Rubia</em> (freccia bionda).</p>



<p><strong>Ferenc Puskás</strong>, ungherese classe 1927, <strong>è stato al top addirittura 21 anni.</strong> È stato il miglior calciatore al mondo nei primi anni &#8217;50 e quando si è trasferito al Real Madrid dopo un periodo di inattività aveva 31 anni e ha continuato a dare spettacolo e segnare tantissimo fino a 39. In Ungheria era la classica seconda punta di genio, non sempre continua ma immarcabile quando si accendeva; al Real si è tramutato in stupefacente cannoniere, statico ma micidiale, pur provvisto di un&#8217;evidente pancetta. <br><br>Anche il suo palmares fa venire i brividi:<br>&#8211; 10 campionati nazionali vinti in due Paesi<br>&#8211; 8 volte capocannoniere in due Paesi<br>&#8211; 3 successi in Coppa Campioni, con 7 gol in 2 finali. E nell&#8217;ultima Champions, vinta nella stagione 1965-66 a 39 anni, fu ancora capace di segnare 5 gol totali, miglior marcatore del Real<br>&#8211; 3 volte capocannoniere della Coppa Campioni<br>&#8211; 1 vittoria in Coppa Internazionale con l&#8217;Ungheria, competizione antesignana dei moderni Campionati Europei<br>&#8211; 1 oro olimpico in nazionale, quando ancora le Olimpiadi avevano una certa valenza anche nel calcio, con gol in finale<br>&#8211; unico calciatore europeo della storia con Gerd Müller, Zinedine Zidane e Mario Mandzukic, a segnare sia nella finale di Coppa del mondo sia nella finale di Coppa dei Campioni/Champions League<br><br>Disputò solo un Mondiale, nel 1954, segnò 3 gol nelle prime 2 partite, fu azzoppato dal difensore tedesco Liebrich e tornò per la finalissima ancora contro la Germania Ovest. Il tecnico Gusztav Sebes voleva tenerlo fuori. Ma Puskás non intendeva mancare. Seppur con una caviglia gonfia come un melone, scese in campo, segnò un gol, gliene annullarono uno probabilmente regolare, diede vita ad accelerazioni e numeri di alta scuola per tutta la partita, fermato solo dalla vena del portiere tedesco Toni Turek, vero artefice del miracoloso successo tedesco.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Alfredo di Stefano &amp; Ferenc Puskas - The Unstoppable Duo" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/nrp-iBwkRb8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Di Stéfano e Puskás: un duo infermabile</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">La media-gol di altri fenomeni epocali (Di Stéfano, Puskás) resta superiore</h3>



<p></p>



<p>A proposito di medie-gol. <strong>Di Stéfano nei club</strong> ha totalizzato, pur non essendo neppure un vero e proprio attaccante ma un uomo a tutto campo, <strong>376 gol in 521 partite (media 0,7)</strong>, non così distante da Messi e Cristiano Ronaldo. Ma nei momenti davvero importanti &#8211; vedi <strong>Coppa Campioni/Champions League </strong>&#8211; la sua media risulta superiore: <strong>Di Stéfano conta 49 reti in 58 partite (media 0,84) contro lo 0,81 di Messi (115 gol in 143 partite) e lo 0,75 di Cristiano Ronaldo (131 gol in 174 partite).</strong> <strong>In nazionale Di Stéfano</strong> ha giocato per Argentina e Spagna con una <strong>media di 0,78 (29 gol in 37 apparizioni), migliore di quella dei due fuoriclasse contemporanei,</strong> senza contare che vinse la Coppa América del 1947 da assoluto protagonista con 6 reti in 6 presenze.</p>



<p>E <strong>Puskás</strong>? Anche la sua <strong>media-gol nei club è migliore di quella di Messi e Cristiano: 0,97, frutto di 508 reti in 521 partite, </strong>quasi una a gara. <strong>In Champions, competizione che il fuoriclasse magiaro &#8211; ribadisco &#8211; ha giocato solo dopo i 31 anni si parla anche lì di un sensazionale 0,90 &#8211; 37 reti in 41 presenze,</strong> e come ho evidenziato qualche riga sopra con tre titoli di capocannoniere. <br>A chi vi farà notare che <strong>Cristiano Ronaldo</strong> ha segnato in nazionale <strong>101 gol </strong>aggiungendo o cercando di far passare il messaggio che nessuno si sia mai spinto così in alto nella storia, rispondete pure che il portoghese lo ha fatto <strong>in 165 incontri</strong>. E che <strong>Puskás</strong> in nazionale ha segnato <strong>84 reti in 85 incontri.</strong> <strong>Quale dato è più sconvolgente?</strong></p>



<p>Senza dimenticare che se parliamo di <strong>media-gol</strong> ci sono stati altri fuoriclasse straordinari superiori a Messi e Cristiano Ronaldo. Un nome su tutti: <strong>Gerd Müller</strong>. Per quanto non sia affatto vero che il tedesco fosse solo un uomo d&#8217;area tecnicamente limitato (vedasi certi scambi in velocità con Uli Hoeness, e la capacità di saper giocare molto bene senza palla) è però indubbio che Müller non possedesse la globalità di risorse di Cristiano Ronaldo e il genio di Messi. Tuttavia come doti realizzative rimane un mostro difficilmente avvicinabile: 404 gol in 459 partite nel Bayern (media 0,88); 68 gol in 62 partite con la Germania (1,09); 34 reti in 35 partite in Coppa dei Campioni (0,97).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un&#8217;epoca con pochissimi grandi difensori</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Insomma: <strong>se parliamo di cifre, vittorie e longevità,</strong> <strong>Messi e Cristiano Ronaldo sono due dei giocatori migliori della storia, NON i migliori.</strong> E ho tralasciato Pelé, volutamente. Quello che balza all&#8217;occhio in realtà è che nel calcio di oggi, un po&#8217; come capitava negli anni &#8217;40, &#8217;50 e &#8217;60, i calciatori offensivi hanno carriere tendenzialmente più lunghe e numeri superiori rispetto ad altre epoche (anni &#8217;70, &#8217;80 e &#8217;90). </p>



<p>Si potrebbe tentare di capire perché e questo sarebbe un argomento di discussione interessante. Il calcio prima della rivoluzione olandese dei primi anni &#8217;70 era un inno al talento individuale, continui uno contro uno, dribbling. Dagli olandesi in avanti il gioco si è fatto più chiuso, tattico e difensivo. Questo fino alle regole che nei primi anni &#8217;90 hanno cercato di riportare nuovamente al centro della scena gli attaccanti a scapito dei difensori.</p>



<p>La differenza è che negli anni &#8217;60 c&#8217;erano comunque difensori molto forti in marcatura diretta: prendiamo Moore, Schnellinger, Popluhar, Burgnich, Figueroa, Zozimo, Orlando, Mauro Ramos&#8230; Oggi a mio parere molto meno. E il <strong>il calo della qualità dei difensori dell&#8217;ultimo decennio</strong> ritengo sia un altro fattore che ha agevolato non poco la messe di gol di Messi e CR7.</p>



<p>Per esempio, io credo che complessivamente Messi e Cristiano Ronaldo abbiano qualcosa in più di Ronaldinho, Zidane e Ronaldo il Fenomeno. Ma &#8211; a parte che i secondi hanno inciso di più in nazionale rispetto ai primi &#8211; è indubbio che Ronaldinho, Zidane e Ronaldo abbiano dovuto affrontare difensori di tutt&#8217;altro livello: <strong>gente come Nesta, Cannavaro, Thuram, Cafu, Maldini, Stam, Samuel, Puyol oggi in giro non c&#8217;è.</strong> Forse la sola eccezione è rappresentata dal<strong>l&#8217;olandese van Dijk</strong> e in prospettiva dallo juventino De Ligt.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/0d8d351c6775f1b82287c0ae0064349e.jpg" alt="" class="wp-image-1065" width="294" height="399"/><figcaption>Baresi e Maldini: oggi mancano difensori di questa bravura <br>[www.pinterest.it]</figcaption></figure></div>



<p></p>
</div>
</div>



<p>Questo senza dimenticare che ai tempi di Ronaldinho, Zidane e Ronaldo il Fenomeno la concorrenza nei ruoli offensivi per la palma di numero uno al mondo era superiore a oggi: i vari Neymar, Suárez, Lewandowski, Griezmann, Dybala secondo me sono un gradino o mezzo gradino sotto a gente come Figo, Raúl, Shevchenko, Henry, Eto&#8217;o, Drogba, Nedved, Giggs.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La velocità? Un falso mito</h3>



<p></p>



<p>Confrontare atleti di epoche diverse è sempre un esercizio di stile ed è un&#8217;operazione tutt&#8217;altro che semplice: sono tanti, troppi, i criteri da analizzare. E <strong>sicuramente i calciatori di oggi, che hanno visto propagarsi su larga scala gli effetti della Bosman, sono ancora meno confrontabili con quelli di un tempo.</strong> Tra un calciatore degli anni &#8217;60 e uno degli anni &#8217;90 ci sono meno differenze a livello di contesto di quanto non ce ne siano tra un calciatore degli anni &#8217;90 e uno di oggi. </p>



<p>È anche vero il discorso che i calciatori di oggi sono molto più sotto la lente d&#8217;ingrandimento rispetto ai loro colleghi del passato, vengono vivisezionati in ogni aspetto e quindi i difetti emergono di più. Ma è anche vero l&#8217;altro lato della medaglia: certi fenomeni di un tempo vengono apprezzati ed esaltati nonostante alcune loro straordinarie partite vengano solo tramandate dai racconti. Vedi i soliti Di Stéfano, Puskás e Pelé. Chissà quali altre meraviglie racconteremmo di loro se fossero visionabili in tutte le loro più straordinarie partite&#8230;</p>



<p>Esiste poi il falso mito dei ritmi più veloci, come se una volta camminassero. A parte che capita di imbattersi anche in partite di un tempo più veloci di oggi, ma poi nel calcio contemporaneo gli allenatori tentano spesso di emulare il tiki-taka guardioliano pur non avendo le medesime qualità di palleggio e la medesima qualità degli interpreti. I risultati sono un fitto e sterile possesso palla a ritmi bassi e molte volte infruttuoso. Un tempo invece si assistevano a maggiori ribaltamenti di fronte, un&#8217;azione te, un&#8217;azione io e via di questo passo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/sir-stanley-matthews-england-1528461354-15901.jpg" alt="" class="wp-image-1066" width="691" height="389" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/sir-stanley-matthews-england-1528461354-15901.jpg 514w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/sir-stanley-matthews-england-1528461354-15901-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 691px) 100vw, 691px" /><figcaption>Sir Stanley Matthews: un ponte tra le epoche<br>[www.transfermarkt.it]</figcaption></figure></div>



<p><strong>Il calcio poi, a proposito di cambiamenti della velocità, non presenta mai cesure nette.</strong> Stanley Matthews ha iniziato a giocare negli anni &#8217;30 con Orsi e Meazza e ha finito nei &#8217;60 con Charlton ed Eusebio e quando già si stavano affacciando Beckenbauer e Cruijff. Ma è rimasto sempre Stanley Matthews. Non ha dovuto subire fantomatiche accelerate al proprio corpo per passare dai tempi di Meazza a quelli di Cruijff. <strong>Sul campo i giocatori si adattano al passare degli anni in modo assolutamente fluido e naturale.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">I passaggi generazionali uniscono il calcio</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="548" height="600" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Rivera_Gianni_02.jpg" alt="" class="wp-image-1103" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Rivera_Gianni_02.jpg 548w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Rivera_Gianni_02-274x300.jpg 274w" sizes="(max-width: 548px) 100vw, 548px" /><figcaption>Gianni Rivera: se venisse allenato con la tecnologia di oggi farebbe ancora la differenza. Perché è nel calcio conta innanzitutto&#8230; il saper giocare a calcio.</figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Di Rivera si scriveva spesso, per esempio, che fosse un abatino, un giocatore poco dinamico che faticherebbe a reggere i ritmi di oggi. Non che Pirlo fosse diverso. Pirlo faceva la differenza con i piedi e una visione di gioco superiore, mica con la corsa. Esattamente come Rivera.  Dunque perché se si è adattato splendidamente Pirlo, Rivera avrebbe dovuto incontrare difficoltà a giocare nel calcio contemporaneo?</p>



<p>Che poi Rivera &#8211; e mi riallaccio al discorso di sopra su Matthews &#8211; sul campo ha affrontato Scirea, a volte lo dribblava, a volte veniva fermato. Scirea è lo stesso che in uno Juventus-Milan 1985/86 superò in pallonetto un giovanissimo Maldini. Maldini è lo stesso che in quella partita ha sofferto le accelerazioni di Platini, ma nel 2007 &#8211; più di 20 anni dopo &#8211; ha controllato con minori patemi il 22enne Cristiano Ronaldo in Manchester United-Milan di Champions League.</p>



<p>Con 3-4 passaggi generazionali, che non sono nulla, si possono unire quasi cento anni di calcio. <strong>La velocità</strong> è un parametro relativo, <strong>può essere allenata</strong> e i calciatori di ieri sarebbero ancora più performanti se potessero allenarsi con i mezzi tecnologici di quelli di oggi, se potessero curarsi con le terapie di oggi, se potessero giocare sui perfetti terreni di gioco di oggi, se potessero calciare gli evolutissimi palloni moderni.</p>



<p><strong>Il talento, la capacità di giocare a pallone, invece non possono essere allenati: o li hai o non li hai. </strong>E <strong>un campione sarebbe un campione sempre</strong>, indipendentemente dall&#8217;epoca e dal contesto.</p>
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		<title>1958 Germania Ovest-Spagna 2-0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2020 10:49:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tornei e amichevoli]]></category>
		<category><![CDATA[1958]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[di stefano]]></category>
		<category><![CDATA[fritz walter]]></category>
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		<category><![CDATA[kubala]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
		<category><![CDATA[suarez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella foto Fritz Walter [www.storiealtervista.org] I campioni del mondo in carica della Germania Ovest superano 2-0 la Spagna in un&#8217;amichevole giocata pochi giorni dopo lo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Nella foto Fritz Walter [www.storiealtervista.org]</em></p>



<p>I campioni del mondo in carica della Germania Ovest superano 2-0 la Spagna in un&#8217;amichevole giocata pochi giorni dopo lo spettacolare 2-2 tra Francia e Spagna. <strong>La nazionale tedesca occidentale si dimostra più organizzata</strong> degli avversari, soprattutto a centrocampo. <strong>La Spagna costruisce probabilmente più occasioni</strong>, ma un po&#8217; i suoi attaccanti peccano di mira e un po&#8217; trova sulla sua strada un Herkenrath, il portiere tedesco, in stato di grazia. </p>



<p><strong>Germania Ovest:</strong> Herkenrath &#8211; Stollenwerk, Eckel, Erhardt, Juskowiak &#8211; Schmidt, Szymaniak &#8211; F. Walter &#8211; Klodt, Schaefer, Cieslarczyk.<br><strong>Spagna: </strong>Carmelo &#8211; Quincoces, Garay, Callejo &#8211; Santisteban, Gensana &#8211; Kubala, Suarez &#8211; Miguel, Di Stefano, Collar.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Primo tempo</h4>



<p><strong>3&#8242;</strong> Spagna subito pericolosa: lancio di Suarez per Kubala, murato in area al momento del tiro.<br><strong>10&#8242; </strong>Di Stefano pesca Suarez in area con un tocco geniale, pallonetto morbido di Suarez sull&#8217;uscita di Henkenrath, la palla colpisce la parte superiore della traversa.<br><strong>20&#8242; </strong>tentativo della Germania Ovest, tiro dentro l&#8217;area di Schmidt, palla fuori di poco. Dopo un inizio favorevole agli spagnoli, ora i tedeschi stanno crescendo.<br><strong>28&#8242;</strong> spunto di Miguel sulla destra e tiro-cross pericoloso, Henkenrath esce in tuffo e abbranca.<br><strong>35&#8242;</strong> Miguel da destra per Di Stefano, che si alza il pallone e calcia al volo sul primo palo, grandissima risposta in tuffo di Henkenrath, poi Miguel sulla respinta non riesce a trovare la porta. La miglior occasione dell&#8217;incontro finora.<br><strong>45&#8242; GOL GERMANIA OVEST</strong> Cieslarczyk da sinistra mette in mezzo, colpo di testa di Szymaniak respinto da Carmelo, sulla respinta Klodt appoggia in rete comodamente.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Secondo tempo</h4>



<p><strong>1&#8242; GOL GERMANIA OVEST</strong> Walter lancia Cieslarczyk che resiste alla carica di un difensore spagnolo, avanza e fa secco Carmelo con un preciso diagonale all&#8217;angolino opposto. Micidiale uno-due della Germania Ovest a cavallo dei due tempi.<br><strong>4&#8242; </strong>Di Stefano, lanciato da dietro, viene fermato da un difensore tedesco, recupera il pallone Miguel, che entra in area, cerca di scartare Herkenrath, ma manda fuori sul palo lontano. Gol divorato dalla Spagna.<br><strong>5&#8242; </strong>azione personale sulla fascia di Miguel, conclusione da fuori area, Herkenrath c&#8217;è.<br><strong>12&#8242;</strong> Suarez in area per Di Stefano, che viene spostato con il corpo da un difensore tedesco. Potrebbero forse esserci gli estremi per il rigore, ma l&#8217;arbitro lascia correre tra le proteste di qualche giocatore spagnolo.<br><strong>21&#8242; </strong>scambio Kubala-Di Stefano-Kubala, conclusione da fuori, pallone alto non di molto.<br><strong>25&#8242;</strong> Germania Ovest vicina al terzo gol, con una grande rovesciata in area di Szymaniak, Carmelo neutralizza in tuffo.<br><strong>28&#8242; </strong>numero di Di Stefano in area dopo un assist di Suarez e tiro a mezza altezza, grande risposta di Herkenrath, che salva ancora la propria porta.<br><strong>34&#8242; </strong>cross di Schmidt da destra, Klodt arriva solo sul secondo palo, ma spedisce alto di testa.<br><strong>36&#8242;</strong> Miguel da destra mette in mezzo, colpo di testa di Suarez, blocca Herkenrath.<br><strong>41&#8242;</strong> Suarez si libera bene di un avversario al limite e calcia rasoterra di sinistro, Herkenrath si distende e neutralizza.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Le pagelle Germania Ovest</h4>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-08-alle-12.38.39.png" alt="" class="wp-image-952" width="249" height="313" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-08-alle-12.38.39.png 404w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-08-alle-12.38.39-239x300.png 239w" sizes="(max-width: 249px) 100vw, 249px" /><figcaption>Fritz Herkenrath, migliore in campo<br>[https://raul66as.wordpress.com]</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p><strong>IL MIGLIORE HERKENRATH 7 </strong>Se la Spagna non riesce a rientrare in partita ha gran parte dei meriti. Compie alcuni interventi davvero notevoli mostrando sicurezza, senso della posizione e riflessi ottimi.<br><strong>Cieslarczyk 7</strong> Serve l&#8217;assist che porta al primo gol tedesco, poi a inizio ripresa infila il 2-0 in corsa sfruttando una splendida verticalizzazione di Fritz Walter. Chirurgico. <br><strong>F. Walter 7</strong> Nel primo tempo si nasconde un po&#8217;, nella ripresa sale in cattedra. Inizia pescando Cieslarczyk in corsa con un&#8217;imbucata magnifica e poi gestisce ogni pallone con grande intelligenza e sagacia tattica.<br><strong>Szymaniak 6,5</strong> Polmone del centrocampo tedesco, recupera diversi palloni, lotta e si inserisce. Una sua spettacolare rovesciata viene ben parata da Carmelo.</p>
</div>
</div>



<h4 class="wp-block-heading">Le pagelle Spagna</h4>



<p><strong>IL MIGLIORE DI STEFANO 7</strong> Non attinge alle vette del match contro i francesi, ma risulta ugualmente il migliore dei suoi. Sfiora due volte il gol dopo giocate sopraffine, ma trova sulla sua strada un grande Henkenrath. Quasi tutti i palloni importanti della Spagna transitano dai suoi piedi. Faro della squadra.<br><strong>Kubala 6,5</strong> Non sempre preciso e lucido, però gioca un mare di palloni. Il centrocampo spagnolo nella ripresa appare un po&#8217; in apnea e lui spesso arretra per impostare il gioco da regista difensivo. Gli scambi con Di Stefano creano sempre apprensione nella difesa tedesca.<br><strong>Suarez 5,5</strong> Corre tanto, non sempre però con costrutto. Spreca qualche pallone di troppo e soffre la vivacità e il dinamismo dei centrocampisti avversari.<br><strong>Miguel-Collar 5</strong> Le due ali della Spagna a conti fatti incidono poco: il primo si impegna e ci prova, ma sbaglia un paio di gol clamorosi; il secondo riesce raramente a incidere.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Fritz Walter, el primer héroe alemán" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/FZi4AjrVrJ4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Un video celebrativo di Fritz Walter</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2020/09/08/1958-germania-ovest-spagna-2-0.html">1958 Germania Ovest-Spagna 2-0</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>1958 Francia-Spagna 2-2</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2020/09/01/1958-francia-spagna-2-2.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2020 13:31:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tornei e amichevoli]]></category>
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<p><strong>Amichevole meravigliosa</strong>, una delle più belle che mi sia capitato di visionare, tra Francia e Spagna. <strong>Per intensità e ritmo una gara che non ha nulla da invidiare alle partite odierne, anzi: è molto più ricca di azioni in velocità e continui capovolgimenti di fronte, anche perché ultimamente le squadre giocano molto per vie orizzontali, con un possesso palla corto e lento</strong>. In più in questa partita si vede la qualità tecnica straordinaria di alcuni interpreti. <strong>Su tutti il totem del Real Madrid Di Stefano</strong>, che disputa un match pazzesco in termini di presenza, continuità e spunti individuali. Tra gli spagnoli bene anche le altre due stelle Kubala e Suarez, tra i francesi ottima la prestazione del centravanti Fontaine. La Spagna meriterebbe di vincere, ma la Francia riesce a strappare il pareggio rimontando due volte.</p>



<p><strong>Francia:</strong> Abbes &#8211; Kaelbel, Zitouni, Marcel, Lerond &#8211; Douis, Penverne &#8211; Wisnieski, Piantoni, Vincent &#8211; Fontaine.<br><strong>Spagna:</strong> Carmelo &#8211; Quincoces, Garay, Callejo &#8211; Santisteban, Zarraga &#8211; Kubala, Suarez &#8211; Miguel, Di Stefano, Collar.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Primo tempo</h4>



<p><strong>5&#8242; </strong>numero pazzesco di Di Stefano, che scarta un avversario al limite dopo un assist di Kubala e calcia di punta sull&#8217;uscita di Abbes, il portiere francese devia impercettibilmente con il piede ed evita un gol sicuro.<br><strong>8&#8242;</strong> azione meravigliosa della Francia, tutta di prima, che coinvolge Douis, Piantoni e Vincent, dribbling da fondo campo, palla in mezzo, la difesa spagnola libera all&#8217;ultimo. Ritmi pazzeschi per ora, più veloci di qualsiasi gara dell&#8217;ultima Champions.<br><strong>10&#8242; </strong>ancora grande azione dei francesi, da Douis a Piantoni a Vincent, tiro alto dal lato sinistro dell&#8217;area.<br><strong>14&#8242; </strong>Di Stefano per Kubala, da questi a Santisteban, destro strozzato da fuori, pallone a lato non di molto.<br><strong>16&#8242; GOL SPAGNA</strong> Rete fantastica: Di Stefano dopo aver recuperato palla imposta l&#8217;azione, scambia con due compagni, con un pallonetto corto fa passare la palla sopra la testa di due avversari e la fa giungere a Zarraga, assist centrale a Suarez, che manca l&#8217;intervento, ma alle sue spalle si fionda come un falco Kubala, destro improvviso e pallone nell&#8217;angolino, imparabile.<br><strong>17&#8242;</strong> azione insistita di Douis, che sfonda sul lato destro e calcia sul primo palo: fuori. Gara straordinaria finora.<br><strong>20&#8242;</strong> Vincent serve centralmente Douis, che avanza e calcia da fuori, Carmelo c&#8217;è.<br><strong>25&#8242;</strong> da Di Stefano a Suarez, quindi a Kubala, palla a sinistra a Collar, diagonale a lato.<br><strong>33&#8242;</strong> sontuoso triangolo Kubala-Di Stefano-Kubala, tiro in corsa, pallone fuori di un niente.<br><strong>39&#8242; </strong>Fontaine apre il contropiede francese e serve Vincent, tiro da ottima posizione, palla sul fondo non di molto.<br><strong>44&#8242;</strong> Suarez per Di Stefano, tiro un po&#8217; telefonato, Abbes blocca.</p>



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<h4 class="wp-block-heading">Secondo tempo</h4>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/fontaine-vb6d5.jpg" alt="" class="wp-image-924" width="314" height="197" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/fontaine-vb6d5.jpg 900w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/fontaine-vb6d5-300x189.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/fontaine-vb6d5-768x483.jpg 768w" sizes="(max-width: 314px) 100vw, 314px" /><figcaption>Just Fontaine in azione<br>[https://storiedicalcio.altervista.org]</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="288" height="437" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Luis_Suárez_Miramontes.jpg" alt="" class="wp-image-925" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Luis_Suárez_Miramontes.jpg 288w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/09/Luis_Suárez_Miramontes-198x300.jpg 198w" sizes="(max-width: 288px) 100vw, 288px" /><figcaption>Luis Suarez, centrocampista spagnolo<br>[www.wikipedia.it]</figcaption></figure>
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<p><strong>4&#8242; GOL FRANCIA</strong> Rimessa laterale per i francesi dal lato sinistro dell&#8217;attacco, Vincent serve Fontaine, che entra in area scartando Zarraga a fa partire un sinistro pazzesco che si infila nel “sette”.<br><strong>7&#8242;</strong> Marcel ruba palla a un distratto Zarraga a metà campo e si invola verso la porta spagnola, conclusione da fuori, Carmelo neutralizza. Francia più pimpante in questo avvio di secondo tempo.<br><strong>8&#8242;</strong> corner di Wisnieski da destra, mischia furibonda nell&#8217;area spagnola, altro tentativo di Marcel, Carmelo blocca a terra.<br><strong>10&#8242;</strong> progressione straordinaria di Fontaine, che parte poco dopo il centrocampo, scarta due avversari e viene steso in area. Sembrano esserci gli estremi per il rigore, ma l&#8217;arbitro lascia correre tra le proteste francesi. Ma che giocata di Fontaine!<br><strong>12&#8242; GOL SPAGNA</strong> Di Stefano parte da centrocampo e accelera, resiste a un avversario, ne supera due in corsa e serve in area un cioccolatino a Suarez, il futuro giocatore dell&#8217;Inter deve solo appoggiare in rete sull&#8217;uscita di Abbes. Azione sensazione di Di Stefano.<br><strong>14&#8242;</strong> cross di Collar da sinistra, velo strepitoso di Di Stefano che elude la guardia della difesa francese, Miguel è solo sull&#8217;altro lato, ma incredibilmente non riesce a inquadrare la porta.<br><strong>16&#8242;</strong> scambio Miguel-Collar-Miguel, Abbes esce a valanga e devia in corner. La Spagna ora sta dominando, Francia in apnea.<br><strong>21&#8242; GOL FRANCIA </strong>Piantoni scambia con Douis, si invola verso la porta e fredda Carmelo con un diagonale imprendibile sul palo lontano.<br><strong>22&#8242;</strong> azione personale di Di Stefano, che scarta un avversario e calcia dal limite con l&#8217;esterno, pallone fuori di un soffio. Match spettacolare finora della Saeta Rubia.<br><strong>25&#8242;</strong> ancora Di Stefano apre il campo per Kubala, cross in mezzo, Suarez arriva in corsa e calcia tutto solo dal cuore dell&#8217;area, spedendo però clamorosamente a lato.<br><strong>26&#8242;</strong> Zarraga per Di Stefano, che si aggiusta la palla con la suola e calcia dal limite, conclusione centrale, nessun problema per Abbes.<br><strong>39&#8242;</strong> triangolo Suarez-Kubala-Suarez, che non riesce a inquadrare la porta dal lato sinistro dell&#8217;area. Altra bella azione comunque della Spagna.<br><strong>41&#8242;</strong> triagnolo sontuoso Piantoni-Fontaine-Piantoni, che calcia malamente fuori da ottima posizione.</p>
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<h4 class="wp-block-heading">Le pagelle Francia</h4>



<p><strong>IL MIGLIORE FONTAINE 7,5</strong> primo tempo a ondate, nella ripresa si scatena e diventa incontenibile. Segna un gol meraviglioso per potenza e tecnica, dà vita a una discesa spettacolare palla al piede che manda in crisi tutta la difesa iberica (e meritava l&#8217;assegnazione del rigore), certi scambi in corsa con Vincent e Piantoni sono pura arte. Centravanti tanto straordinario quanto sfortunato, che dovrà interrompere la carriera per infortunio ancora molto giovane.<br><strong>Marcel 7</strong> un trattore che sradica palloni e propone gioco con eguale maestria. Sfiora due volte il bersaglio grosso e tocca un mare di palloni.<br><strong>Piantoni 7</strong> qualche errore di troppo, a volte un po&#8217; lezioso, ma è ablissimo nella fase di ultimo passaggio, negli smarcamenti e al tiro: uno di questi &#8211; diagonale imprendibile in corsa &#8211; non dà scampo a Carmelo e vale il pareggio definitivo.<br><strong>Vincent-Wisnieski 6,5</strong> gara di sostanza e qualità anche per le due ali francesi, che si accendono a strappi, ma costituiscono spesso una fonte di pericoli per la difesa iberica.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Le pagelle Spagna</h4>



<p><strong>IL MIGLIORE DI STEFANO 8,5</strong> la completezza fatta persona. Recupera in difesa, lotta come un mediano, tocca cento palloni, spesso di prima, quasi tutti benissimo. Dà vita ad accelerazioni devastanti a tutto campo e una di queste &#8211; dove scarta tre uomini &#8211; porta al gol di Suarez. Mette lo zampino anche nell&#8217;altra rete perché confeziona e rifinisce l&#8217;azione mettendoci corsa e classe. Sì perché a volte delizia la platea anche con alcuni tocchi raffinatissimi da artista. Non dimentichiamo che negli inserimenti senza palla è un mostro. Gli manca davvero solo il gol. Prestazione stratosferica, calciatore totale se ce n&#8217;è uno nella storia.<br><strong>Kubala 7,5</strong> tocchi da artista, dinamismo, un grandissimo gol in corsa, con Di Stefano terrorizza a lungo la difesa francese. Altro elemento di classe purissima, che sa mandare in porta i compagni, arretrare per tessere i fili della manovra e risultare temibilissimo al momento del tiro.<br><strong>Suarez 6,5</strong> partenza sparata e primo tempo giocato benissimo. Nella ripresa corre sempre molto, ma perde qualche pallone di troppo e spreca il possibile gol della vittoria dopo l&#8217;ennesima azione super sull&#8217;asse Kubala-Di Stefano.<br><strong>Zarraga 5,5</strong> serve l&#8217;assist a Kubala, ma nella ripresa va spesso in sofferenza. Viene saltato da Fontaine sul primo gol francese e fa poco filtro in mezzo al campo.</p>



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</div><figcaption>Tutti i tocchi di un immenso Di Stefano</figcaption></figure>
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