Gyorgy Sarosi, simbolo calcistico dell’Ungheria pre-Puskas

Condividi articolo:

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su pinterest
Condividi su email
Condividi su whatsapp

Quale migliore biglietto da visita dei complimenti di un neo campione del mondo? José Nasazzi, il primo capitano della storia del calcio ad alzare la Coppa del Mondo, avrebbe affrontato Gyorgy Sarosi esattamente l’anno dopo. Nel 1929 il Ferencvaros ed altre formazioni europee tra le quali Bologna e Torino si erano recate in Sudamerica per delle tournée estive ma il Ferencvaros, in virtù dei lauti incassi derivanti dalle partite, aveva deciso di farci ritorno due anni dopo. Nasazzi avrebbe raccontato di aver istruito a dovere Borjas, centrocampista della nazionale uruguayana, a prendere in consegna Sarosi ogniqualvolta Sarosi sarebbe entrato in possesso di palla. Ma nonostante ciò, il giovane talento magiaro sarebbe stato il migliore dei suoi. A fine gara Nasazzi avrebbe dichiarato: “Due anni fa abbiamo visto giocare Bukovi in quel ruolo, ed è stato un esempio per tutti noi. Ma posso tranquillamente dire che Sarosi è ancora più forte”. Non sarebbe stato che l’inizio di una scintillante carriera.

José Nasazzi, capitano dell’Uruguay, uno dei primi ad accorgersi dello straordinario talento di Sarosi

Sarosi esordisce a livello ufficiale sul palcoscenico internazionale nel 1932, nella Coppa Mitropa. E lo fa con il botto: gioca da centromediano, il ruolo nel quale ha mosso i suoi primi passi nel mondo del calcio, e realizza una tripletta, tutti gol su calcio di rigore. Nonostante la rabbia per i tre tiri dagli undici metri assegnati contro gli italiani, Carlo Carcano, allenatore della Juventus, al termine della partita definirà l’astro nascente del calcio magiaro con una parola: “Straordinario”. Ed è proprio in questo periodo che Gyorgy Orth, ex fuoriclasse magiaro e idolo di Sarosi e lo nota ed esclama la frase: “Ho trovato il mio successore”.

Gyorgy Orth, stella del calcio ungherese degli anni ’20 che spese parole d’elogio per Sarosi

Nel 1934 Sarosi viene spostato da centromediano a centravanti. Si tratta di un’intuizione geniale e i frutti si vedono fin da subito: tra l’1 e il 2 aprile, a Budapest si tiene la Coppa di Pasqua. Partecipano Ferencvaros, Hungaria – nome provvisorio dell’MTK -, Rapid Vienna ed Austria Vienna. Le sfide che i Biancoverdi disputano contro i loro rivali austriaci danno i seguenti risultati: 6-2 e 9-5. Sarosi è autore di 9 reti totali. E solo un mese dopo, diciannove anni prima della vittoria dell’Ungheria di Puskas sull’Inghilterra, l’Ungheria batte gli inglesi per 2-1. Sarosi entra nel tabellino al 69esimo con un gran gol all’incrocio. Più in là negli anni si sarebbe imposto come capocannoniere in qualsiasi competizione alla quale prenderà parte eccetto la Coppa del Mondo, nella quale sarebbe comunque andato a segno in ogni singola partita disputata. Poi è la volta del Mondiale, un Mondiale amaro per i magiari. Sarosi salta l’esordio vittorioso contro l’Egitto ma è in campo nei quarti nel derby danubiano contro l’Austria. Realizza un calcio di rigore ma non basta: l’Austria vince 2-1 e si qualifica per le semifinali.

Il 1935 e il 1936 non sono anni esaltanti dal punto di vista dei risultati: nel 1935 il Fradi mette in bacheca solo una coppa d’Ungheria. Sarosi è capocaconniere della Mitropa ma la doppia finale contro lo Sparta sorride ai cecoslovacchi. Il 1936 è un anno ancora più anonimo: i Biancoverdi arrivano terzi in campionato e prendono parte alla Mitropa solo in quanto la competizione è stata allargata a quattro squadre per federazione. Anche in un’annata del genere Sarosi, con 36 reti, si laurea quale capocannoniere del campionato magiaro.

Un’annata agrodolce per Sarosi è il 1937: il Ferencvaros, o Fradi, com’è tutt’ora chiamato dai propri tifosi, perde per un punto lo scudetto contro i rivali dell’Hungaria nonostante i Biancoverdi abbiano l’attacco più prolifico del torneo. Il merito è in buona parte di due giocatori, due bandiere del club: Geza Toldi, un attaccante dall’enorme potenziale in parte limitato dal suo caratteraccio e, appunto, Gyorgy Sarosi, che conclude la rassegna con 29 reti realizzate. Ma nella Coppa Mitropa Sarosi e compagni si prendono la loro rivincita. Sono 12 le volte che il pubblico ungherese esplode di gioia al grido di Gyurka! Gyurka! Sarosi, peraltro, quell’anno si laurea in legge diventando per tutti il Dr. Sarosi. I gol più belli – ed importanti -il Dr. Sarosi li mette a segno proprio in finale, contro la malcapitata Lazio, una formazione che quell’anno faceva il suo esordio sul palcoscenico internazionale e nella quale brillava la stella dell’attaccante Silvio Piola. Nell’incontro di andata Sarosi semina tre avversari prima di depositare in rete ed in quello di ritorno, disputato a Roma, mette a segno tre reti, l’ultima delle quali indubbiamente la più memorabile: raccoglie un cross dalla destra di un compagno, Tancos, e con una rovesciata spettacolare infila la palla sul secondo palo, lasciando impietriti pubblico e portiere italiani. A causa del maltempo Sarosi e compagni avrebbero festeggiato quella prodezza imbrattati di fango e a fine partita Sarosi avrebbe raccontato: “Che sfortuna! Non ho potuto vedere uno dei miei gol più belli perché ero girato di spalle”. Wuthrich, l’arbitro dell’incontro, lo definì il miglior giocatore e stratega al mondo.

Il Ferencvaros campione d’Europa nel 1937

Tra le due finali si era anche giocata la Coppa Internazionale, un’antesignana degli odierni Campionati Europei. L’Ungheria aveva battuto per 8-3 la Cecoslovacchia e Sarosi aveva inflitto ben sette reti al leggendario portiere boemo Planicka. Si tratta di un record che è sopravvissuto ai giorni nostri.

Nonostante il giocatore confermerà il suo stato di grazia anche nella stagione successiva, Sarosi vedrà sfumare per una questione di millimetri la possibilità di fare il Triplete: il Ferencvaros, che un triplete lo aveva già fatto nel 1928, vince il campionato ma deve arrendersi in finale di Mitropa – Sarosi va a segno per ben tre volte in semifinale contro la Juventus – allo Slavia e in quella dei Mondiali all’Italia. A nulla vale la realizzazione che Gyurka siglerà dal dischetto. Silvio Piola, autore di una doppietta quel giorno, di prende la rivincita per la sconfitta dell’anno precedente.

Silvio Piola, rivale storico di Sarosi

Il 1939 segna la consacrazione del calcio ungherese. Se l’anno prima l’Ungheria ha ottenuto un secondo posto ai Mondiali, nel 1939 la finale europea è un derby: la Mitropa mette di fronte due squadre di Budapest, Il Ferencvaros e l’Ujpest, allenato dall’arcinoto tecnico Bela Guttmann, al tempo in rampa di lancio. Fradi contro Ujpest significa anche o forse soprattutto Sarosi contro Zsengeller, i due principali volti del calcio magiaro. Zsengeller, soprannominato Abel, nome del protagonista di alcuni romanzi del suo autore preferito, Tamasi, è un’autentica macchina da gol: le sue 56 reti in 26 partite di campionato hanno consentito all’Ujpest di vincere lo scudetto e se l’Ujpest arriva in finale di Mitropa Zsengeller qualche merito lo ha avuto, dato che nel ritorno delle semifinale contro il Beogradski ha siglato un pokerissimo evitando così a Guttmann e i suoi un’eliminazione inaspettata. Guttmann, che scherzosamente aveva detto ai giornalisti che in caso di vittoria del Beogradski avrebbe smesso di allenare, aveva ringraziato. Ed ancor più avrebbe ringraziato qualche giorno dopo, visto che nella finale di andata Abel sarebbe andato a segno altre due volte. 1-4 il punteggio finale, un risultato che il ritorno non avrebbe ribaltato. Sarosi e compagni, per il secondo anno consecutivo videro il sogno europeo infrangersi all’ultimo.

Zsengeller, rivale di Sarosi in campionato e coppa ma compagno in nazionale

Nel 1940 il calcio ungherese vive una fase critica. La guerra è in corso e in tutto il paese imperversa la retorica patriottica e nazionalista. Il calcio, di conseguenza, paga dazio ma nonostante tutto il campionato termina regolarmente. Il Fradi è campione e Sarosi è capocannoniere. La Coppa Mitropa sembra essere più alla portata che mai, dal momento che a causa del conflitto le formazioni italiane si sono ritirate e quelle austriache, di fatto, non esistono: non esiste più dal marzo del 1938, quando le truppe di Adolf Hitler hanno invaso Vienna. E difatti Dr. Sarosi colleziona la sua quarta finale consecutiva: nei quarti di finale i Biancoverdi hanno inflitto un 11-1 allo Slavia di Sarajevo e Sarosi è andato in rete cinque volte, mentre in semifinale gli ungheresi l’anno spuntata sull’OFK Beograd in virtù del match di ritorno. Sarosi è andato nuovamente in rete. La finale tra Ferencvaros e Rapid Bucarest, tuttavia, non si disputerà mai: il governo ungherese avanzava da mesi rivendicazioni territoriali sul territorio rumeno e pochi mesi dopo le truppe magiare avrebbero invaso la Transilvania settentrionale. Sarosi non poté così la quarta finale per il quattro anno consecutivo. Nonostante ciò, Sarosi rimane il massimo capocannoniere di quella che è stata la Coppa Campioni dell’anteguerra.

Sarosi viene spesso indicato come un giocatore totale, o quantomeno universale. Silvio Piola, che in più di un’occasione lo aveva affrontato, una volta ne decantò la capacità di giocare splendidamente in qualsiasi posizione. In realtà, come si è visto, Sarosi giocò quasi tutta la carriera da attaccante eccetto gli inizi come centro mediano. Lì aveva trovato la sua collocazione nonostante la sua interpretazione del ruolo fosse abbastanza inedita: si muoveva su tutto il fronte di attacco e grazie a delle doti tecniche, atletiche e fisiche di prim’ordine riusciva ad andare in gol in ogni modo: da fuori area, in acrobazia, in seguito ad una serpentina o da attaccante puro. Non era l’unico centravanti del tempo a slegarsi dalla logica del centro-boa all’inglese: l’austriaco Matthias Sindelar era noto a tutti per i suoi dribbling e la capacità di mandare in porta i compagni, mentre l’italiano Meazza spiccaca per la sua velocità ed i suoi virtuosismi individuali. A livello di calciatore totale invece l’unico che poteva essere paragonato a Sarosi era Raymond Braine. Braine è stato il primo giocatore professionista belga, un simbolo dello Sparta conosciuto per la sua duttilità. Per molti sono proprio loro due i principali predecessori del giocatore totale per eccellenza, Alfredo di Stefano.

La carriera di tecnico, iniziata al termine della Seconda Guerra Mondiale, lo vide lavorare quasi esclusivamente in Italia. Facilitato dal fatto di parlare italiano in quando aveva origine giuliane, Sarosi iniziò la propria carriera in panchina nelle fila del Bari. Tuttavia l’unico successo lo avrebbe ottenuto qualche anno dopo alla guida della Juventus.

Seguici

Altre storie di Goals

Gerd Müller, non solo un bomber d’area

Gerd Müller non è stato solo l’impersonificazione del gol. Ma anche un attaccante completo, che sapeva eccellere negli assist e nel gioco senza palla. Sfatiamo il falso mito che vede il centravanti tedesco unicamente come un rapinatore d’area.

Questo sito utilizza cookies per migliorare la tua navigazione, se procedi nella navigazione ne accetti l'utilizzo.