Zico, Platini e Maradona: l’era dei numeri 10

Tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 il mondo ammirò la sfida a distanza di tre autentici giocolieri del calcio: Zico, Platini e Maradona.

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NDR Immagine di copertina: Maradona, Platini e Zico: i tre re degli anni ’80 [www.quora.com]

Il numero 10. Il numero del calcio. Prima di Pelé, un numero come tanti. Poi dopo l’avvento di O Rei è diventato il simbolo del talento, della creatività, dei giochi di prestigio. C’è stato un periodo in cui tre numeri 10, nati a pochi anni di distanza, hanno infiammato la scena dividendosi oneri e onori. È stato a cavallo tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80. Il brasiliano Zico. Il francese Michel Platini. L’argentino Diego Armando Maradona. In rigoroso ordine di età. Tre fantasisti eccelsi, tra i massimi di sempre, che hanno regalato prodezze e si sono ritrovati per due stagioni (dal 1983 al 1985) a giocare nello stesso campionato, la serie A italiana, che all’epoca era una sorta di NBA pallonara.

C’è stato un periodo, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, in cui tre numeri 10 di eccezionale livello si sono divisi la scena internazionale: il brasiliano Zico, il francese Platini e l’argentino Maradona

È Zico, classe ’53, il primo ad emergere. L’esordio in prima squadra nell’amato Flamengo avviene a inizio anni ’70. Il Brasile è reduce dal trionfo iridato in Messico, il futebol bailado è sul tetto del mondo, ma il calcio sta cambiando. Il vento nuovo spira dall’Olanda: universalità, atletismo, movimenti senza palla. Il Brasile segue la corrente, al Mondiale ’74 la squadra è un ibrido che non convince del tutto, anche se i risultati non sono negativi: quarto posto, dopo aver accarezzato addirittura la possibilità di giungere ancora in finale. Nel match decisivo del girone di semifinale contro l’Olanda di Cruijff la squadra sudamericana nel primo tempo fa tremare gli avversari, salvo poi soccombere nella ripresa (0-2). È il Brasile di Roberto Rivelino, creativo regista con un sinistro al fulmicotone. Zico ha 21 anni, non è ancora il suo momento. Due anni dopo debutta in nazionale e inizia a scalare la vetta, secondo nel Pallone d’oro sudamericano dietro al cileno Elìas Figueroa.
Nello stesso anno esordisce in nazionale anche Platini, classe ’55. Il futuro fuoriclasse della Juventus ha trascinato il Nancy in Prima divisione e ai quarti della Coppa di Francia, proponendosi come astro nascente del calcio transalpino.

Per entrambi l’anno del salto in alto è il 1977: Zico conquista il Pallone d’oro sudamericano dopo una stagione da 37 gol in 47 incontri e un poker alla Bolivia nel girone di qualificazione al Mondiale ’78. Platini non è da meno: 25 gol nella serie A francese, secondo posto nella classifica marcatori, e Nancy quarto: mai così in alto nella sua storia. A fine anno il francese a 22 anni è terzo nella classifica del Pallone d’oro europeo alle spalle del danese Simonsen e dell’inglese Keegan.
Ma nel 1977 inizia a muovere i primi passi anche il terzo grande numero 10, Diego Armando Maradona, classe ’60. Il giovane Pibe de Oro è già un asso di valore mondiale: fenomeno giovanile nelle Cebollitas, squadra del vivaio dell’Argentinos Juniors che guida a 136 successi consecutivi, Maradona debutta in prima squadra a 16 anni e l’anno seguente è già un titolare inamovibile.

Maradona: giovanissimo ma già fenomeno

Il Mondiale dell’anno seguente, 1978, si gioca in Argentina e tutti e tre potrebbero arrivarci da indiscussi protagonisti. Eppure tutti e tre devono mordere il freno, per motivi diversi. Zico finisce intrappolato nel pragmatismo filo-europeo di Cláudio Coutinho e nel Brasile che esce al secondo turno – vittima della marmelada peruana che spiana la strada della finale all’Argentina – non è neppure un titolare. Platini esce nel girone iniziale, pur non demeritando, contro i padroni di casa dell’Argentina e l’Italia, squadre superiori alla sua Francia. Per il giovane Le Roi si tratta comunque di una stagione da incorniciare, avendo portato il piccolo Nancy a vincere la Coppa di Francia. E Maradona il Mondiale lo guarda da casa: nonostante si laurei a 18 anni capo-cannoniere del campionato Metropolitano con 22 reti, il ct Menotti non se la sente di portarlo e lo depenna all’ultimo dalla lista dei convocati. Per l’Argentina, schiava della feroce dittatura militare di Videla & co, il trionfo è nel segno di Mario Kempes.

Kempes nel 1978 è il miglior calciatore al mondo. Ma è l’ultimo anno. Poi i tre numeri 10 cominciano il loro dominio e fino al 1990 la palma di numero uno del pianeta sarà un affare soltanto di Zico, Platini e Maradona.
Inizia Diego. Che è il più giovane, ma anche quello baciato da un talento naturale immenso, come era per Pelé. Maradona nel 1979 guida l’Argentina al trionfo nel Mondiale Under 20 in capo a prestazioni e numeri di altissima scuola. Nell’Argentinos Juniors incanta (26 reti in 26 partite), non riuscendo a fare la differenza solo in Coppa América, dove la sua Argentina va a casa al primo turno perdendo di misura anche contro il Brasile di Zico. A fine anno gli viene assegnato il Pallone d’oro sudamericano. Diego è già il numero uno del pianeta e la conferma arriva l’anno seguente quando disputa un’altra stagione mostruosa all’Argentinos Juniors con 43 reti in 45 incontri. Il pubblico europeo rimane incantato da una sua prestazione fantasmagorica contro l’Inghilterra a Wembley: l’Argentina perde 3-1, ma il giovane Pibe attinge le vette tra accelerazioni, dribbling e spunti irresistibili. Alla faccia di chi pensa che Maradona si consacri solo nel 1984 con il suo passaggio al Napoli… Il pallone d’oro sudamericano è ancora suo, con Zico secondo. Platini in Europa nel frattempo arriva di nuovo terzo dopo il suo approdo nel St Etienne, big del campionato francese.

Maradona contro l’Inghilterra a Wembley nel 1980: immenso, nonostante la sconfitta dell’Albiceleste

Il biennio d’oro di Zico

Il 1981 vede tutti e tre ad altissimi livelli. Platini trascina il St Etienne al successo nel campionato francese dopo una stagione da 29 reti complessive; Maradona fa lo stesso al Boca Juniors, realizzando 28 segnature. Ma chi si spinge più in alto di tutti è Zico: il numero 10 brasiliano guida il suo Flamengo sul trono del Sudamerica, dopo una finale tirata contro gli arcigni cileni del Cobreloa: nel match di spareggio è una doppietta di Zico a marcare la differenza. È lui ora il nuovo re del calcio mondiale, il sorpasso su Maradona è reale e si concretizza definitivamente dopo il favoloso 3-0 con cui il Flamengo sventra il Liverpool a Tokyo, nella finale Intercontinentale, partita dove Zico tanto per cambiare è il migliore in campo. E che i due migliori calciatori del momento giochino in Sudamerica non è un caso: quelli sono ancora anni in cui i grandi campioni sudamericani militano nel proprio continente, come ai tempi di Moreno e Zizinho, di Garrincha e Pelé, di Rocha e Spencer.

Zico contro il Liverpool nella finale Intercontinentale 1981: una prestazione fantascientifica

L’anno seguente Zico è ancora sulla cresta dell’onda. In patria tocca quota 44 gol, sfiorando il bis in Libertadores. E il suo Brasile, affascinato dal progetto visionario di Telê Santana, è il grande favorito del Mondiale spagnolo. Zico incanta. Segna 4 reti, stravince il duello diretto contro il rivale Maradona in Brasile-Argentina 3-1, ma la cicala verdeoro si squaglia sotto il sole del Sarría contro la formica Italia. Il Brasile esce ridimensionato. Ma non Zico: lui gioca una grande competizione e anche contro gli azzurri, al netto della marcatura ad personam di Gentile, si esprime a buoni livelli, offrendo un assist fantascientifico a Sócrates per il momentaneo 1-1. Anche Maradona non disputa un Mondiale così negativo come da più parti viene dipinto: il suo problema è che l’Argentina non ha più lo spirito e la fame di quattro anni prima e i vecchi campioni del trionfo del 1978 arrivano in Spagna sfibrati. Platini è quello che giunge più lontano: la sua Francia è fortissima, ma viene clamorosamente rimontata ed eliminata da una Germania Ovest sulla carta meno forte, in semifinale, ai rigori. Platini in quel Mondiale viaggia a ondate: colpi da artista, lanci e aperture al miele, ma anche pause e la sensazione che gli manchi ancora qualcosa per salire sul trono. Zico e Maradona gli sono davanti.

Platini: da campionissimo a Le Roi

Ma la svolta è dietro l’angolo. Il passaggio alla Juventus consente a Platini di mettere in mostra le sue enormi qualità – un centrocampista con la classe del 10 capace di segnare come un 9 – sul proscenio internazionale. Maradona arriva in Europa, ma non decolla, al Barcellona fa intravedere lampi di classe purissima, ma è frenato da infortuni e non si amalgama completamente con l’ambiente. Zico resta a ottimi livelli, altri 40 gol per un’annata da applausi, ma Platini supera tutti. Il nuovo re ora è lui. Capocannoniere e miglior giocatore della durissima serie A italiana al primo anno, la sua Coppa Campioni 1982-1983 è fantascientifica, peccato che sbagli totalmente la finale e la Juve perda.

Platini non si scompone. Nel 1983-1984 è ancora il re dei marcatori, vince il campionato italiano, la Coppa Coppe e l’Europeo con la Francia con 9 reti in 5 partite. Non ci sono dubbi: è il miglior calciatore del mondo senza se e senza ma. Il 1985 lo vede ancora primeggiare e arriva la tanto agognata vittoria nella Coppa Campioni, da capocannoniere della manifestazione, a cui aggiunge qualche mese dopo l’Intercontinentale contro l’Argentinos Juniors al termine di una finale giocata splendidamente. Il triennio 1983-1985 porta Platini al primo posto mondiale e i tre palloni d’oro europei consecutivi sono una logica conseguenza.

Il controsorpasso di Diego

Platini più forte di tutto e di tutti. E nonostante si ritrovi i due rivali in casa. Zico dal 1983 è all’Udinese, la sua stagione 1983-84 è una gemma, 19 reti in 24 partite, il duello per la classifica marcatori con Platini – che lo batte in volata, arrivando a 20 – è entusiasmante. Diego nel 1984 lascia Barcellona e si accasa per una cifra record al Napoli, desideroso di riprendersi lo scettro. Dovrà aspettare il 1986. Zico, che oramai ha superato la trentina, è in fase calante. Platini inizia anche lui a sentire il logorio di tante battaglie tanto che nel 1987, a 32 anni, si ritira.

Maradona ha campo libero e lo sfrutta alla perfezione. Il Mondiale messicano, che gioca da dio dei prati verdi, lo riporta al primo posto mondiale e stavolta non ci sono più gli altri due favolosi numeri 10 a metterne in discussione la leadership. Maradona vola. A Napoli si consacra, fino al 1991 porterà in dote due scudetti (i primi due di una formazione del Sud Italia), una Coppa Uefa, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana. Non ha più lo sprint e la continuità degli anni argentini, tocca meno palloni, ma la classe e il tocco restano ineguagliabili, gli bastano un paio di guizzi in una partita per risolverla da par suo. Al Mondiale ’90 non è fisicamente al top e brilla poco, a parte qualche lampo. Il suo carisma immenso e un po’ di buona sorta consentono ugualmente all’Argentina di arrivare in finale. Dove, al netto di discutibili decisioni arbitrali, l’Albiceleste si arrende meritatamente alla Germania Ovest, in una riedizione della finale di quattro anni prima.

Platini vs Zico: il loro entusiasmante duello per il titolo di capocannoniere della serie A 1983/1984

Detto di Platini che si è ritirato nel 1987, Zico dal 1989 gioca in Giappone in un calcio meno stressante dove improvvisa numeri d’artista (celebre il gol dello scorpione, con il tacco) in un tramonto dorato. Nel 1994 si ritira. E proprio nel 1994, per i Mondiali americani, Diego torna, tirato a lucido, pronto a riprendere per mano la nazionale nell’appuntamento più importante. Corre poco, ma dispensa gemme: assist alla Nigeria, gol alla Grecia. Poi la squalifica per doping, l’amara uscita di scena e l’Argentina senza di lui va a casa agli ottavi. Anche per Diego – che trascina stancamente la sua parabola fino al 1998 – è l’ora della fine. Tra problemi di droga, problemi di fisco e problemi famigliari, per lui sono anni complicati. Ma a noi interessa relativamente. A noi interessa ricordarlo con un pallone ai piedi. Lui e gli altri due meravigliosi numeri 10 degli anni ’80. Tesori inestimabili di un’epoca d’oro del calcio, tre tenori supremi che si sono divisi la scena per un decennio regalando al mondo magie che resteranno eterne.


LA SFIDA DEI TRE NUMERI 10 ANNO PER ANNO

1977
1 Zico
2 Platini
3 Maradona
1978
1 Maradona
2 Platini
3 Zico
1979
1 Maradona
2 Zico
3 Platini
1980
1 Maradona
2 Zico
3 Platini
1981
1 Zico
2 Maradona
3 Platini
1982
1 Zico
2 Maradona
3 Platini
1983
1 Platini
2 Zico
3 Maradona
1984
1 Platini
2 Zico
3 Maradona
1985
1 Platini
2 Maradona
3 Zico
1986
1 Maradona
2 Platini
3 Zico
1987
1 Maradona
2 Platini
3 Zico

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