I dieci lampi di Ronaldo il Fenomeno

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Quel 9 pelato con la maglia verde-oro che ci ha fatto ammattire a suon di doppi passi, di accelerazioni supersoniche, di dribbling e di tocchi in velocità della luce ce lo ricordiamo tutti. Ronaldo Luis Nazario de Lima ha segnato l’immaginario collettivo di chi ha vissuto la seconda parte dei anni Novanta, chi come bambino, chi come ragazzo. Ricordiamo tutti un giocatore che sembra venire dal futuro per la velocità con cui si muoveva e trattava la palla, un uomo bionico il cui mito stava espandendosi anche oltre i confini prettamente calcistici, tanto da diventare uomo copertina di famosi marchi sportivi, alla stregua di Michael Jordan.

Gli erano bastati pochi anni in Europa, nel grande calcio, per guadagnarsi il pass per l’Olimpo dei miti del calcio. Il suo impatto nel mondo dei “terrestri” ha fatto presto scomodare i paragoni con Pelè e Maradona, che avevano segnato la storia del calcio dei decenni precedenti, gli anni Novanta invece sembravano l’epoca del Fenomeno. Il giornalista Carlo F. Chiesa nel 2000 stillò una lista dei 150 giocatori del secolo e Ronaldo, allora solamente ventiquattrenne, c’era già.

I due gravi infortuni al tendine – 21 novembre 1999 e 12 aprile 2000 – hanno irreversibilmente cambiato la carriera di Ronaldo Il Fenomeno, e in qualche modo la stessa storia del calcio: se il brasiliano pre infortuni era davvero un giocatore universale in grado di fare la differenza in tutti i modi e in ogni posizione del campo, grazie alla sua esplosività muscolare accompagnata da un’insolita leggerezza, il “secondo Ronaldo” è stato un giocatore diverso – più terrestre e “meno alieno” – in grado di fare la differenza a suon di gol da grandissimo attaccante di razza quale era, ma senza più scomodare paragoni con i grandissimi. 

La sua scarsa dedizione al professionismo rigido – al contrario del suo quasi omonimo portoghese, lui sì letteralmente maniacale – ben raccontata dai suoi compagni di squadra dei tempi di Milano (che comunque non hanno mai smesso di volergli bene) hanno funestato il cammino del 9 verdeoro, tra numerosi infortuni muscolari e una carriera destinata presto ad una rapida discesa, tant’è che il Ronaldo trentenne messo ai margini della rosa da Fabio Capello a Madrid e approdato nella Milano rossonera era solo l’ombra del giocatore che fu: classe intatta ma forma fisica davvero scadente, mobilità e velocità ridotte, più chili in corpo che altro. Dopo l’ennesimo grave infortunio a febbraio 2008, va a svernare in Sudamerica.

Quali sono stati i momenti cult del Fenomeno nel corso della sua travagliata carriera, fatta di altari, polveri e resurrezioni? Ne ho scelti dieci.

1. Bayer Leverkusen-PSV Eindhoven, Coppa UEFA 1994-1995

Lo sbarco dell’alieno sul pianeta “Europa”. Il giovane brasiliano – già campione del mondo ad USA 94 senza mai essere sceso in campo – ripercorre le orme di un altro fenomeno brasiliano, il Baixinho Romario, e sbarca in Olanda per cominciare la sua avventura nel Vecchio Mondo. Il 13 settembre 1994 in una gara di Coppa UEFA segna ben tre gol al Bayer Leverkusen, in una rocambolesca gara terminata 5-4 per i padroni di casa. Ronaldo è un diamante grezzo, che però mette già in mostra una velocità supersonica, un dribbling imprevedibile e un destro pietrificante. Non ha ancora compiuto 18 anni, ma per i tifosi olandesi sugli spalti è già un idolo. “Ronaldo, Ronaldo” cantano. L’Europa lo nota, si parla di “Ronaldo vs Bayer Leverkusen”, come se giocasse da solo e facesse uno sport a parte.

2. Compostela-Barcellona, Liga spagnola 1996-97

Una delle partite più iconiche di quella straordinaria annata a livello personale, culminata con la sacrosanta vittoria del pallone d’oro. E’ già il miglior Ronaldo della carriera e in questa partita mette a segno uno dei suoi gol più celebri: parte da centrocampo, stordisce in velocità prima uno, poi due, poi tre-quattro-cinque giocatori avversari, completamente disorientati da un fenomeno travolgente come un uragano, ma con la grazia di un pattinatore. Destro basso all’angolino, portiere immobile. E non è nemmeno l’unica perla della sua partita: il suo dribbling secco su un avversario a metà campo e la sua cavalcata verso l’interno dell’area da dove appoggia un cioccolatino per Geovanni che deposita in rete a porta vuota meriterebbe di essere maggiormente ricordata. Ma di fronte a gol simili, ogni cosa passa in secondo piano.

3. Barcellona-Valencia, Liga spagnola 1996-97

Pochi giorni dopo la partita con il Compostela, Ronaldo stupisce ancora, stavolta in casa al Nou Camp contro il Valencia. Con una tripletta supersonica stende la squadra di Luis Aragones, e già questo meriterebbe la giusta celebrazione. La cosa incredibile però è il terzo gol: quasi come se fosse un trucco di magia e di specchi, Ronaldo sembra passare attraverso i corpi degli avversari alla velocità della luce, per poi battere con il destro sul palo lungo Canizares. Uno strapotere, sotto ogni punto di vista, che abbiamo dovuto aspettare molti anni per rivedere, forse con Ronaldinho – più giocoliere e grosso del brasiliano con la 9 dei tempi di Barcellona – ma ugualmente dotato di quella capacità da prestigiatore con la palla tra i piedi. Prestigiatori ed illusionisti del pallone lo erano anche Iniesta e Zidane, ma senza la velocità supersonica di passo del Fenomeno.

4. Barcellona-PSG, finale di Coppa delle Coppe 1997

Un lampo con un dribbling su N’Gotty che lo atterra in area di rigore e il preciso destro piazzato dal dischetto del rigore sono i due elementi che decidono la finale internazionale del Barcellona a Rotterdam. Del Fenomeno sono gli episodi decisivi della partita, nonché le straordinarie giocate in duetto con Stoichkov e Figo che avvicinano più volte il Barcellona al 2-0. Il sigillo su una stagione mostruosa a livello personale, che lo vede con 34 gol in 37 presenze in campionato, per un totale di 47 reti in 49 presenze, numeri straordinari per l’epoca (e anche per oggi!).

5. Coppa America, 1997

Nonostante sia un torneo che ai tempi passava un po’ in secondo piano, almeno in certe edizioni, ritengo che il torneo di quell’anno fu il migliore giocato da Ronaldo in termini prestazionali. Se la vittoria del Mondiale 2002 è arrivata con il suo contributo in termini realizzativi, se il mondiale di Francia ’98 ha avuto comunque grandissimi momenti da Fenomeno vero (pur concludendosi con una finale abulica, conseguenza del famoso e misterioso malore alla vigilia) che lo hanno portato ad essere tra i migliori giocatori del torneo, la Copa del ’97 fu uno spettacolo vero e proprio: in ogni partita Ronaldo sembrava giocare un altro sport rispetto agli altri. I 5 gol del torneo sono solo un corollario delle sue prestazioni deluxe.

Nel 1997 Ronaldo si porta a casa una Coppa America da protagonista assoluto, in uno dei tanti lampi con la maglia della Nazionale verdeoro

6. Spartak Mosca-Inter, Coppa UEFA 1997-98

Anche a Milano Ronaldo non smette di essere Fenomeno, almeno per il primo anno, dove è l’autentico trascinatore di una squadra comunque ottima verso il trionfo in Coppa UEFA e nella lotta scudetto corpo a corpo contro la Juventus. 
Anche in un gelido pomeriggio di Mosca, su un campo di patate dove si giocava una semifinale di ritorno, Ronaldo mostra uno dei suoi trucchi di magia, “smaterializzandosi” palla al piede tra le maglie dei difensori russi per poi “riapparire” e depositare la palla in fondo al sacco, dopo una partita complicatissima per i nerazzurri, che vanno in svantaggio e rischiano di vedere sfuggire la qualificazione ma trovano il pareggio con una zampata dello stesso Ronaldo.

7. Inter-Lazio, finale della Coppa UEFA 1998

In una finale di Parigi tutta italiana, l’Inter batte la Lazio con un rotondo 3-0 e alza al cielo la coppa, dopo una stagione logorante. Ronaldo mette la sua firma sul trionfo con l’ultimo gol, ubriacando Marchegiani con una serie di finte ubriacanti, mettendolo a sedere e appoggiando il pallone nella porta sguarnita. Il gol però è solo la ciliegina sulla torta di una prestazione totale, in ogni zona del campo, fatta di allunghi, strappi, assist, recuperi e tiri. Ronaldo continua ad essere il giocatore più forte in circolazione, in Italia e nel mondo. E c’è un mondiale alle porte…

8. Brasile-Olanda, Mondiale 1998

Un suo lampo accecante nel secondo tempo, con uno scatto bruciante e un sinistro sotto le gambe di Van Der Sar avvicinano Ronaldo alla finale di Parigi, anche se il Brasile dovrà attendere i rigori per avere la meglio su una grandissima Olanda, trascinata da un Edgar Davids inesauribile. Questa partita è a suo modo iconica per due motivi: è una semifinale di un mondiale, e una giocata simile che sblocca una partita in questo contesto non può che essere celebrata. Ma soprattutto è probabilmente l’ultima volta del Fenomeno. Tralasciando la finale di Parigi, già nella stagione successiva (1998-99) Ronaldo si accende a sprazzi, tra infortuni muscolari e condizioni di forma non sempre perfette, prima dei famosi tragici infortuni.

Semifinale del mondiale francese del 1998: gli olandesi fanno davvero fatica a contenere un Ronaldo a tratti straripante

9. Mondiale 2002

Dopo due anni e mezzo di calvario, nonché dopo uno scudetto perso all’ultima giornata in una gara ai limiti del teatro dell’assurdo dove l’apporto di Ronaldo è stato a dir poco anonimo, il Fenomeno rinasce dalle sue ceneri come una fenice, in occasione del mondiale nippocoreano. 
Segna ben 8 gol, di cui 2 nella finale contro la Germania di Oliver Kahn, e questo tanto basta per consegnargli le chiavi dell’immortalità. La cosa paradossale è che si tratta di un giocatore “convalescente”, reduce da un lungo stop e che non ha né la forma fisica né la globalità delle prestazioni di quattro anni prima. È comunque una vittoria che sa di resurrezione, una delle favole più belle nel mondo del calcio e dello sport. Un trionfo di caratura simile, da protagonista, proietta la figura del Fenomeno oltre la morte (“sportiva”!). “Non sarò più l’alieno di qualche anno fa, ma con le cicatrici sul ginocchio porto il mio Brasile sulla vetta del mondo”.

10. Manchester United-Real Madrid, 2002-03

Tripletta del brasiliano all’Old Trafford davanti a Sir Alex Ferguson. Il Real Madrid esce indenne dall’assalto dei Diavoli Rossi e passa il turno

Un’altra sontuosa tripletta, stavolta nella tana dei Red Devils di Sir Alex Ferguson, durante il ritorno dei quarti di finale di Champions League 2003. I Galacticos si presentano all’Old Trafford forti di un 3-1 e si preparano a resistere all’assalto rosso: gli inglesi faranno 4 gol, ma non basterà per accedere alle semifinali, perché Ronaldo bussa tre volte: due volte con il destro a giro da fuori, l’altra a porta vuota. La corsa del Real Madrid si fermerà poi in semifinale contro la Juventus di Marcello Lippi, ma in campionato si aggiudica l’oro, trascinato anche dai 23 gol in 31 partite di Ronaldo, ancora fuoriclasse vero nonostante tutto. Forse per l’ultima volta…

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