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	<title>spagna Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>spagna Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Mondiale 2026, i pronostici di Daniel Martinez di Espn: «Spagna favorita, ma la mia Argentina è sempre forte»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 20:07:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È argentino, ma vive in Italia dal 1999. Ha conosciuto personalmente Diego Armando Maradona e Víctor Hugo Morales, il cantore delle gesta del Pibe de [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">È argentino, ma vive in Italia dal 1999. Ha conosciuto personalmente Diego Armando Maradona e Víctor Hugo Morales, il cantore delle gesta del <em>Pibe de Oro</em> al Mondiale 1986. Ha intervistato centinaia di altri calciatori, tra gli anni Ottanta e i giorni nostri. Daniel Martinez ha lavorato per diverse emittenti internazionali, da Fox Sports a Bbc Mundo e da 16 anni è corrispondente dall&#8217;Italia per Espn seguendo i campioni sudamericani e argentini nel nostro Paese, non solo nel calcio. Vanta inoltre collaborazioni con altri media: El País di Madrid, Tve de España, Tve de Chile, la Cnn in spagnolo. Con il Mondiale cominciato da pochi giorni e a una manciata di ore dal debutto dell&#8217;Argentina campione del mondo contro l&#8217;Algeria, abbiamo rivolto a Daniel alcune domande sulla Coppa del mondo.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Daniel, come vedi le possibilità di un nuovo successo sudamericano in questo Mondiale?</strong></code></pre>



<p>Ci sono sicuramente squadre sudamericane che arrivano con ambizioni importanti: l&#8217;Argentina cercherà di difendere il suo titolo essendo oggi più consapevole e meno sotto pressione rispetto a Qatar 2022. C’è il Brasile che è affamato, avendo alle spalle più di 20 anni di attesa per ingrandire il proprio palmares e con il plus di un commissario tecnico di lusso come Carlo Ancellotti. E includerei la Colombia, che non ha la storia vincente delle altre due, ma viene da un’ottima Coppa América e da un girone di qualificazione sudamericano che autorizza a sognare. </p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Da argentino, ti aspettavi la vittoria del Mondiale in Qatar quattro anni fa o fu una sorpresa? Dove ti trovavi il 18 dicembre 2022?</strong></code></pre>



<p>No, una sorpresa no: non dimentichiamo che l&#8217;Argentina arrivava al Mondiale dopo la vittoria in Coppa América nellla quale aveva piegato il Brasile nel Maracanà. Però certamente noi argentini eravamo stati molti vicini tante volte alla vittoria che fino alla fine abbiamo vissuto il Mondiale in apnea. Dove mi trovavo il 18 dicembre 2022? Ero nell’appartamento di Susa, con il mio cagnolino Argos, con la mia bandiera annodata al collo e afferrato alla maglietta a maniche lunghe dell&#8217;Argentina, con il numero 10 senza nome sopra il numero e ancora senza stelle sopra lo stemma. Quella maglia è il mio portafortuna, anche perché mi fu regalata, con tanto di bellissima dedica, da Mario Alberto Kempes, capocannoniere e campione del mondo nel 1978. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-27510" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-1024x682.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-768x512.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-1536x1023.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Daniel Martinez gioca a calcio balilla con Lautaro Martinez</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Quanto è stato importante il lavoro di Scaloni per valorizzare finalmente appieno il talento di Leo Messi in Nazionale e costruire un ciclo straordinariamente vincente con un Mondiale, una Finalissima e due Coppe América? </strong></code></pre>



<p>Quello che ha fatto Scaloni è stato fondamentale e molto difficile. Ha preso, senza alcuna esperienza, una &#8220;patata&#8221; bollentissima, com&#8217;era la nazionale che aveva lasciato Sampaoli nel 2018. Con molto senso pratico, profitto e zero proclami, Scaloni si è messo a lavorare duramente, mettendo Messi al centro del progetto. Però senza caricarlo di eccessive responsabilità. Al contrario, ha fatto in modo che il gruppo lo aiutasse e si compattasse attorno a lui. E <em>L<em>í</em>o </em>ha risposto come meglio non poteva. Per tutto questo, direi che Scaloni è stato provvidenziale, oltre che fondamentale, per la rinascita della <em>Selección&nbsp;</em>e di Lionel Messi. </p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Dopo la vittoria in Qatar Leo (o Lío come lo chiamate voi argentini) nel cuore del popolo argentino vale ormai Maradona? </strong></code></pre>



<p>Penso che <em>Lío </em>sia assolutamente nel cuore degli argentini, e con il tempo, quando si avrà la consapevolezza e la misura della sua traiettoria sportiva in tutta la sua incredibile magnificenza, lo sarà ancora di più. Ma l&#8217;idolo Messi è molto diverso dall&#8217;idolo Maradona. Diego era la forza ribelle, faceva leva su una personalità magnetica. Era idolatrato per le sue imperfezioni da uomo, tanto come lo era per la sua sublime classe calcistica. Il popolo si specchiava in quella sua volontà di essere uguale a lui. Diego era ognuno di noi, di qualsiasi argomento si parlasse. Era una bandiera, anzi di più: era uno scudo. Un <em>vendicatore</em>, che con la sua vita, idealizzata dalle masse, dimostrava che anche gli ultimi possono arrivare in alto. La sua voce era la voce di tutta quella gente che si sentiva dimenticata, maltrattata, derubata dai potenti. Non potremo mai misurare Diego con lo stesso metro con il quale misuriamo qualsiasi altro comune mortale. <em>Lío </em>invece, è l’idolo silente, timido a livelli quasi incomprensibili. È l’idolo che non ha mai giocato in patria (ma che mai ha perso l&#8217;accento, la cultura, l&#8217;<em>argentinità</em>). È il <em>lí<em>der </em></em>lontano, quello che ha vinto tutto quello che si può vincere, però per altri, con altri colori, dall’altra parte del mondo. A troppi chilometri di quella patria che lui, tuttavia e fortunatamente, non ha messo mai in soffitta, non ha mai dimenticato. <em>Lío </em>è l’idolo che ha dovuto sudare e piangere tanto prima di apparire un vincente agli occhi dei suoi connazionali e che adesso ha battuto tutti i record con la <em>camiseta albiceleste</em>. <em>Lío </em>ha già vinto con l&#8217;Argentina più di Diego e più di chiunque altro. Ma ha dovuto aspettare quella Coppa América alzata al Maracanà nel 2021 per ricevere gli applausi della gente e ottenere quel riconoscimento trasversale che prima qualcuno in patria gli negava. In poche parole: Diego è l’idolo del travolgente carisma; <em>Lío </em>è l&#8217;idolo della schiacciante superiorità calcistica.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Gli argentini hanno ormai due miti: Diego, l&#8217;idolo del travolgente carisma, il vendicatore degli ultimi, la voce della gente, lo scudo delle masse. E Leo, l&#8217;idolo della superiorità calcistica, il campione dei record cresciuto in una terra lontana, che ha sofferto e pianto, ma che ora anche in Nazionale ha vinto tutto, come nessun altro</p></blockquote></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>L'Argentina, rispetto all'Italia, è meno popolosa, ha un campionato di esportazione, ma resta una delle migliori scuole del mondo. Quali sono i metodi di lavoro che si utilizzano in Argentina nelle scuole calcio? </strong></code></pre>



<p>In Argentina è ancora preponderante la scuola del <em>potrero</em>, ovvero del campetto di quartiere. Abbiamo anche noi le scuole calcio <em>classiche</em>, soprattutto nelle grandi città, ma una parte importante, all&#8217;inizio del percorso formativo, si sviluppa nei club di quartiere, che in genere sono club <em>sociali </em>e di <em>promozione</em>. Ed è lì, in quei campetti di terriccio, di superfici sconnesse, che alle prime gocce di pioggia diventano di fango, che i ragazzini sviluppano caratteristiche del tutto personali, a volte uniche. Lì è dove la <em>gambeta</em> (il dribbling) diventa un’arma di sopravvivenza calcistica, non un lusso da sfoggiare per cogliere un applauso facile. Uno dei grandi problemi che stanno avendo le scuole di calcio eccessivamente metodiche dell&#8217;Europa è che costruiscono calciatori tutti uguali. Se la superficie dove i ragazzi imparano a giocare è sempre perfetta e uniforme, se il pallone è sempre iper performante, le difficoltà tecniche che si presenteranno saranno sempre uguali e anche le possibili soluzioni saranno uguali per tutti. Questo aspetto, sommato a metodi di allenamento standardizzati, alla formazione fisica preponderante in luogo della tecnica e a una scellerata ossessione per gli aspetti tattici, condiziona inevitabilmente la formazione delle nuove generazioni. Il risultato è che avremo giocatori che si assomiglieranno troppo tra di loro. Quando è risaputo che nel calcio il <em>giocatore diverso</em> e quello che fa la differenza.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Come vedi il futuro dell'Argentina dopo la generazione Messi? Quanto Nico Paz è già pronto per diventare il leader del nuovo corso argentino? E cosa aspettarsi da un Julian Álvarez sempre più consapevole dei suoi mezzi a livello internazionale? </strong></code></pre>



<p>Vedo un futuro promettente, con giocatori sempre competitivi, che hanno ereditato il dna che fu di Di Stéfano, di Labruna, di Sívori, di Kempes, di Bochini, di Alonso, di Maradona, di Messi e di tanti altri che ci hanno portato a essere una Nazionale vincente e che, anche nelle sconfitte, compete sempre ad alti livelli. Nico Paz è in un momento cruciale della carriera, è in quel passaggio tra l&#8217;essere un buon giocatore e la consacrazione che porta a diventare un campione. Speriamo che la troppa aspettativa non finisca per fargli del male. Ha davanti a sé Almada e anche lui, con caratteristiche leggermente diverse, potrebbe diventare un <em>lí<em>der </em></em>tecnico della Nazionale. Credo in ogni caso che la mancanza di un <em>lí<em>der </em></em>non sarà mai un problema nella Nazionale argentina, perché c’è tanta personalità in più di un calciatore. Il caso di Julian è notevole: a 26 anni ha già vinto tutti i titoli che un giocatore può vincere. Parliamo di 16 trofei, inclusi il Campionato del Mondo, due Coppe América, la Libertadores, la Champions League. E credo non sia ancora arrivato al punto più alto della sua carriera. Potrebbe tranquillamente essere lui il <em>lí<em>der </em></em>del futuro della Nazionale argentina. Da qui ai prossimi anni penso crescerà ancora.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-27512" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-1536x1152.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Daniel Martinez con Gonzalo Higuain</figcaption></figure>



<p></p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Avere dei <em>líder </em>e dei grandi giocatori non sarà mai un problema per la Nazionale argentina, perché da noi i talenti continuano a nascere ed ereditare il dna dei vari Di Stéfano, Labruna, Sívori, Kempes, Bochini, Alonso, Maradona, Messi. Nei prossimi anni ho grande fiducia soprattutto in Nico Paz e Julián Álvarez</p></blockquote></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Il Brasile non vince un Mondiale da 24 anni. Ha deciso di affidarsi a un allenatore di provata qualità ed esperienza come Ancelotti. Quali sono i punti di forza e di debolezza dei verdeoro e come li vedi in ottica vittoria del Mondiale, anche alla luce del pareggio poco spumeggiante contro il Marocco all'esordio?</strong></code></pre>



<p>Il Brasile credo stia ripetendo la stessa <em>strada della frustrazione</em> che ha percorso la Nazionale argentina nei suoi 33 anni senza vittorie, tra la Coppa America 1993 e la Coppa América 2021. Ed è una strada molto pericolosa perché divora generazioni di grandissimi talenti. L’arrivo di Ancelotti, un uomo abituato alla vittoria e che sa gestire come nessuno gli spogliatoi carichi di ego, potrebbe essere il toccasana per evitare che questa strada diventi ancora più lunga. I punti di forza del Brasile, lo sappiamo tutti, passano da risorse individuali quasi inesauribili, da giocatori di enorme qualità ma che &#8211; e qui sono i punti deboli &#8211; da tempo non trovano l’amalgama necessaria per imporsi. Se continua a naufragare nell’ansia, nella fretta e si aspetta di risolvere le partite con i colpi isolati di questo o quell’altro giocatore, anche in questo Mondiale il Brasile finirà per disunirsi piano, piano. Se invece <em>la cura Carletto</em> riuscirà a essere efficace, è una Nazionale che potrà ambire al massimo traguardo. </p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Tra le favorite indiscusse vi sono la Spagna di Yamal, la Francia di Mbappé e del pallone d'oro Dembélé, l'Inghilterra di Kane. Tu chi vedi meglio tra queste e chi indichi come favorita per la vittoria? </strong></code></pre>



<p>Sulla Spagna e sulla Francia sono d’accordissimo, non sull’Inghilterra che mi sembra ancora una volta in costruzione. Al suo posto io menzionerei come candidato alla vittoria il Portogallo che ha giocatori di grandissimo valore in tutti i reparti. Ma il successo finale in un Mondiale dipende di tante cose, dai piccolissimi dettagli fino a concetti generali molto ampi. Fare previsioni è estremamente complesso. Ma tra tutte per me la Spagna è la più solida, la più squadra.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-27518" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-1536x1152.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Daniel Martinez fuori dall&#8217;Allianz Arena, stadio di Monaco di Baviera</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Quale può essere invece la Nazionale sorpresa? E quale sarà invece secondo te il giocatore rivelazione dei Mondiali? </strong></code></pre>



<p>Per quello che ho visto finora, tra amichevoli premondiali e primissime partite, mi ha impressionato (ma non si può parlare esattamente di sorpresa) il calcio che esprime il Marrocco. Attenti poi al Giappone, che potrebbe essere una piacevole scoperta e arrivare lontano in questo Mondiale. Indicare il giocatore rivelazione è ancora più difficile, dunque rispondo con quello che vorrei lo fosse, con tutto il cuore: Nico Paz.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Per la terza volta consecutiva l'Italia non sarà ai Mondiali. Da argentino che però da anni conosce bene la nostra realtà, qual è secondo te il principale problema del nostro calcio: troppi stranieri? Poca cultura sportiva? Scarso investimento su vivai, allenatori e strutture? </strong></code></pre>



<p>Per rispondere come si deve a questa domanda ci vorrebbe lo spazio di un libro, non di un&#8217;intervista. Non scopro nulla dicendo che questa crisi è il risultato di una somma di fattori. Da leggi come il famoso <em>decreto crescita</em> che favoriscono fiscalmente l&#8217;acquisto di giocatori che vengono dall’estero invece che l&#8217;acquisto di giocatori nel mercato interno, a problemi di abitudini culturalmente sbagliate. <br>La riassumerei così: la peggiore malattia del calcio italiano (certo, non l’unica) è lo sfrenato <em>amore </em>degli italiani per il mercato. Gli anni dell&#8217;abbondanza, <em>del calcio più bello del mondo</em> andava di pari passo con l&#8217;<em>allure</em> dei club dominati dai presidenti mecenati. I quali però di mecenatismo non avevano nulla, perché il calcio ha sempre dato tantissimo, in termini economici, di popolarità, di potere e di influenza politica a tutti gli imprenditori che scelgono di investire in una società calcistica. <br>Da allora i tifosi hanno iniziato a preoccuparsi solo, e continuano a farlo ancora oggi, di cosa regalerà loro il presidente nel calcio mercato. I media per alimentare i sogni (a quell’epoca possibili) parlavano di <em>colpo</em>, di <em>bomba</em>. Il fatto che in Italia il mercato sia così importante è dimostrato dal fatto che è l&#8217;unico Paese dove le trattative si fanno in un posto <em>centralizzato </em>e tutto il pacchetto viene venduto come uno spettacolo mediatico. In altri Paesi, quando un club vuole comprare un giocatore, i dirigenti e i rappresentanti si telefonano e si trovano da qualche parte, nell&#8217;ufficio di uno o dell&#8217;altro, a cena, o in un hotel qualunque. Non c’è un posto <em>centralizzato </em>dove si sviluppa il mercato. <br>Questa modalità mercantilistica ha fatto sì che i vivai perdessero sempre di più centralità nel momento in cui c&#8217;era da pensare al ricambio generazionale delle rose. E visto che i vivai sono un settore dove si deve investire tanto oggi per avere forse qualcosa domani &#8211; però non c&#8217;è niente di reale, di concreto e di garantito nell&#8217;immediato &#8211; ai tifosi e agli imprenditori non è mai sembrato una buona idea investire su questo fronte. I tifosi in Italia non sentono dunque la necessità di veder crescere i ragazzi dei propri settori giovanili né chiedono a gran voce ai presidenti di scommettere su questo o quel giovane promettente. <br>Il refrain è: <em>il presidente vuole una squadra per vincere subito</em>. E tutti sono così contenti quando arriva uno sconosciuto pagato a peso d’oro. Ma negli anni Ottanta e Novanta i soldi permettevano di andare in giro per il mondo, come oggi fanno gli sceicchi, e di portare in Italia giocatori di relativa qualità. Oggi credo sia evidente a tutti che non è più così. Oggi la logica mercantilistica vede altri Paesi dominare e altri campionati diventare le prime scelte. E di conseguenza, in Italia oggi quali giocatori arrivano? Non ho bisogno di scriverlo qui, tutti lo sappiamo. Basterà dire che se viene ingaggiato qualche giovane buono per davvero, lo si fa arrivare in prestito e con la clausola di ricompra. <br>Quando si guarda ai settori giovanili, dunque, si trovano campioncini che forse contro i pari età potranno farsi valere, ma che difficilmente avranno quel quid in più necessario per fare il salto di qualità ed essere competitivi al massimo livello. Ma soprattutto quello che più manca è quell’interesse che iniziano a sentire da piccoli da parte dei propri tifosi, quel fuoco che li nutre, che li fa crescere forti, perché quando arriverà la loro opportunità, i tifosi saranno dalla loro parte e vorranno vederli imporsi. Fino a quando questa logica culturale in Italia non farà strada, prevedo ancora tempi bui.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-27511" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-1536x1152.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Daniel Martinez intervista Alessandro Del Piero, uno degli ultimi grandi interpreti del calcio italiano</figcaption></figure>



<p></p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Uno dei grandi problemi del calcio italiano è il mercato. Dai tempi in cui la Serie A dominava la scena negli anni Ottanta e Novanta. Questo ha fatto sì che si vuole il campione dell&#8217;oggi e non si dà il tempo di costruire il campione del domani. E i tifosi chiedono ai presidenti non quale ragazzo emergerà dal vivaio, ma chi verrà acquistato. </p></blockquote></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Si sente spesso dire da alcuni che il calcio di oggi è più difficile di quello di un tempo, mentre altri rimpiangono il calcio del passato. Tu che segui per lavoro questo sport da tanto tempo, quali ritieni sia la più grande differenza tra il calcio di oggi e quello di ieri? </strong></code></pre>



<p>Secondo me l’uomo tende a superare i suoi limiti sempre, lo prova la storia. Migliorano la tecnologia dei materiali, i metodi degli allenamenti, il modo di alimentarsi. Migliora la medicina e un infortunio che in tempi passati ti lasciava fuori del campo per un lungo periodo oggi si risolve in un paio di mesi. In qualsiasi altro sport questa discussione non si porrebbe neanche. <br>Ma il calcio è uno sport fatto di sensazioni, di emozioni, ed è assolutamente opinabile in qualunque aspetto. E allora si accende il dibattito. Molto probabilmente chi dice fosse meglio il passato, lo sostiene perché era migliore lui stesso. E quindi ha la sensazione che ciò che vedeva in campo era migliore. Ma non è vero. Era lui a essere migliore, perché aveva la metà degli anni, la metà delle responsabilità e il doppio dei sogni di oggi. Il calcio contemporaneo si gioca a una velocità superiore, con un&#8217;intensità e con una varietà di movimenti collettivi che un tempo non si immaginavano nemmeno. Oggi si vedono più volte cambi di fronte di 50 metri da parte di terzini ignoti che in un&#8217;altra epoca verrebbero qualificati come grandissimi giocatori solo per quel singolo gesto tecnico. <br>Con molta più frequenza vediamo giocate acrobatiche in area, eseguite con la naturalezza di qualunque attaccante. Quando un tempo questi gesti erano riservati solo ai grandi campioni. È anche vero che oggi, a qualsiasi ora c’è una partita. E che in qualsiasi latitudine si impara e si gioca a calcio. Per questo le opportunità di vedere certi gol e certi gesti si moltiplicano. C’è però un aspetto in base al quale i giocatori di prima avrebbero avuto molte più possibilità di giocare meglio e più a lungo. Parlo dell&#8217;aggressività in campo. È una differenza sostanziale con il calcio di oggi, nel quale i giocatori vengono protetti molto di più. Sono convinto, ad esempio, che se Maradona fosse stato più protetto da parte di regolamenti e arbitri, avrebbe avuto una carriera ancora migliore. </p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Parlando ancora di Maradona, hai iniziato a seguire il calcio decenni fa, lavorando a stretto contatto con il mitico Víctor Hugo Morales e conoscendo personalmente Diego, che resta una delle figure più iconiche del calcio e dello sport. Cosa puoi dirci di lui come personaggio fuori dal campo? Hai qualche aneddoto particolare sulla sua figura? </strong></code></pre>



<p>Diego era più che un idolo delle masse, era un’icona pop, un personaggio del valore universale che trascendeva il calcio e qualunque argine si potesse opporre alla sua personalità. Ho avuto la fortuna di lavorare da giovane con Victor Hugo, una delle persone più importante della mia vita, non solo professionale, e nei confronti del quale sarò eternamente debitore. Ciò mi ha permesso di affacciarmi al <em>mondo Maradona</em>.<br>Essere lui, essere Diego, sarebbe stato difficilissimo per chiunque. Quello che generava la sua sola presenza era incredibile, è difficile raccontarlo senza sembrare esagerato. E probabilmente anche quello è stato il motivo dei suoi demoni. Credo che non ci sia stato mai un solo Maradona. Per dirlo in un modo più comprensibile: c’era Diego, il giocatore che tutti i suoi compagni amavano, l’uomo capace di una generosità genuina, quello per cui la parola di Don Diego (suo padre) era legge, quello semplice, alla mano, disponibile e attento. Quello che si preoccupava dei bisognosi. Diego era pieno di virtù e degno di tanta ammirazione. <br>Ma quasi al contempo (forse entrando al palcoscenico mentre l’altro ancora stava uscendo), c’era anche Maradona. Ovvero il personaggio scontroso, un po&#8217; arrogante, che sembrava arrabbiato e che non si tratteneva se voleva insultare. Era una figura piena di contradizioni. Che poteva sostenere al mattino una posizione e la notte la posizione opposta. Ma sempre con la stessa (e questo era la cosa incredibile) genuina convinzione con la quale poche ore prima aveva dichiarato il contrario. Tra Diego, l’uomo, e Maradona, il personaggio, correva un fiume di umanità, di fragilità, di voglia di superare se stesso, di confusioni travolgenti. A tutti e due ho voluto bene. Dirò di più: l’uomo Diego mi ha aiutato a capire un po&#8217; le difficoltà del personaggio Maradona. Ma anche a capire un po&#8217; le mie contradizioni.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>C&#8217;era Diego, il giocatore che tutti i compagni amavano, l&#8217;uomo generoso, alla mano e disponibile. E poi c&#8217;era Maradona, il personaggio scontroso, contraddittorio, che cambiava posizione di continuo. A entrambi ho voluto bene. E l&#8217;uomo Diego mi ha aiutato a capire di più il Maradona personaggio e a capire di più anche me stesso</p></blockquote></figure>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/06/14/mondiale-2026-i-pronostici-di-daniel-martinez-di-espn-spagna-favorita-ma-la-mia-argentina-e-sempre-forte.html">Mondiale 2026, i pronostici di Daniel Martinez di Espn: «Spagna favorita, ma la mia Argentina è sempre forte»</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Guida al Mondiale: Francia e Spagna favorite, Inghilterra terza forza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina Lo stadio della finale Sarà la 23ª edizione del Campionato del mondo. Il primo a 48 squadre. Il terzo senza l&#8217;Italia. Si [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina</strong> Lo stadio della finale</em></p>



<p class="has-drop-cap">Sarà la 23ª edizione del Campionato del mondo. Il primo a 48 squadre. Il terzo senza l&#8217;Italia. Si giocherà in tre Paesi: Canada, Messico e Stati Uniti. La partita inaugurale si terrà allo stadio Azteca di Città del Messico l&#8217;11 giugno, tra Messico e Sudafrica, come fu nel 2010. La finale sarà al MetLife Stadium di New York New Jersey il 19 luglio. Sarà il sesto e ultimo Mondiale (un record) per Messi e Cristiano Ronaldo, ma anche per il portiere messicano Ochoa. Sarà il primo Mondiale per alcune delle più luminose stelle del presente e del futuro, da Håland a Yamal, da Doué a Cherki.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le tre favorite</h2>



<p></p>



<p>La grande favorita sarà la <strong>Francia</strong>. Potrà contare su un parco giocatori di livello clamoroso. Nessun&#8217;altra nazionale al mondo può anche solo pareggiare la quantità e la profondità dell&#8217;attacco francese, che non poggerà solo su un Kylian Kiki Mbappé che nei Mondiali dà sempre il meglio (vedi le super prestazioni offerte nel 2018 e nel 2022), ma anche sul Pallone d&#8217;oro in carica Ousmane Dembélé e su nuovi e già formidabili assi come Rayan Cherki, Desiré Doué e Michael Olise. A centrocampo l&#8217;uomo chiave è il regista del Real Madrid Aurélien Tchouaméni, ma al suo fianco manca forse un giocatore di altrettanto spessore internazionale: quello è forse l&#8217;unico anello debole sulla carta della nazionale transalpina. La difesa, protetta dal milanista Mike Maignan, è di alto profilo, imperniata sul favoloso William Saliba dell&#8217;Arsenal. Un freno alle ambizioni dei francesi, campioni e vicecampioni mondiali nelle ultime due edizioni, potrebbe essere l&#8217;addio di Didier Deschamps al termine della competizione e il fatto che non sempre la squadra ha saputo offrire un gioco all&#8217;altezza di un arsenale stratosferico. Ma sulla carta i Bleu partono in pole position senza troppi dubbi.</p>



<p>Se il gioco è un rebus, proprio su un gioco collaudato, rodato e altamente qualitativo e di palleggio punterà la <strong>Spagna </strong>campione d&#8217;Europa in carica, che è la co-favorita dei Mondiali. Non solo per assi come Lamine Yamal, forse il giocatore più atteso in assoluto di questi Mondiali anche se arriverà non al meglio dopo un infortunio che lo ha condizionato nell&#8217;ultima parte di stagione. Ma anche perché il ct Luis de la&nbsp;Fuente ha saputo costruire un gruppo e plasmare un&#8217;identità collettiva unica. È un po&#8217; il tratto distintivo della Spagna di questo millennio, una nazionale che quando trova la chimica e il gioco d&#8217;insieme molto difficilmente stecca. L&#8217;utilissimo Oyarzabal e la freccia Nico Williams completano un attacco molto ben assemblato, mentre a centrocampo il cervello sarà il regista del Barcellona Pedri. La difesa non ha grandi nomi, ma nel complesso appare discretamente solida, anche se forse peserà l&#8217;assenza di Le Normand. Mancheranno per la prima volta giocatori del Real Madrid. </p>



<p>Se le convocazioni di De La Fuente hanno fatto discutere, sono state molto criticate quelle del ct tedesco dell&#8217;<strong>Inghilterra</strong> Thomas Tuchel, che ha lasciato a casa gente come Palmer, Foden, Alexander Arnold tra i tanti. Eppure, forse Palmer a parte, non mi sento di criticare troppo le scelte dell&#8217;ex tecnico di Chelsea e Bayern Monaco. Perché i Gordon e i Rogers portati al posto di un Foden semplicemente oggi sono superiori all&#8217;attuale giocatore del City. L&#8217;Inghilterra presenta alcuni giocatori poco noti al pubblico fuori dalla Premier ma di sicuro valore e destinati in estate a finire nei top team europei: uno, il già citato Gordon, è già volato al Barcellona; Rogers dell&#8217;Aston Villa e il metronomo del Nottingham Forest Anderson sembrano anch&#8217;essi destinati a essere acquistati a peso d&#8217;oro da club importanti. La difesa è priva di un grande campione, ma nel complesso è affidabile; il centrocampo è ricco di giocatori di valore internazionale e Bellingham è chiamato a diventare il leader; in attacco molto dipenderà da Harry Kane, che oggi contende a pochi altri eletti (Mbappé, Yamal, Kvaratskhelia che però al Mondiale non ci sarà) la palma di miglior calciatore del mondo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1096" height="731" data-id="27390" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/93Oi6q1NKpz9LrkZ09WNS1-edited-1.jpg" alt="" class="wp-image-27390" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/93Oi6q1NKpz9LrkZ09WNS1-edited-1.jpg 1096w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/93Oi6q1NKpz9LrkZ09WNS1-edited-1-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/93Oi6q1NKpz9LrkZ09WNS1-edited-1-1024x683.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/93Oi6q1NKpz9LrkZ09WNS1-edited-1-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1096px) 100vw, 1096px" /><figcaption class="wp-element-caption">Kylian Mbappé</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-id="27388" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/1720866331989_rainewscbabadbcdfdb-1024x1024.avif" alt="" class="wp-image-27388" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/1720866331989_rainewscbabadbcdfdb-1024x1024.avif 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/1720866331989_rainewscbabadbcdfdb-300x300.avif 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/1720866331989_rainewscbabadbcdfdb-150x150.avif 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/1720866331989_rainewscbabadbcdfdb-768x768.avif 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/1720866331989_rainewscbabadbcdfdb-1536x1536.avif 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/1720866331989_rainewscbabadbcdfdb.avif 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lamine Yamal</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1646" height="926" data-id="27391" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/fe50f63e842ef1ca7e83ee57edc399a5c9bdb980.jpg-edited.webp" alt="" class="wp-image-27391" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/fe50f63e842ef1ca7e83ee57edc399a5c9bdb980.jpg-edited.webp 1646w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/fe50f63e842ef1ca7e83ee57edc399a5c9bdb980.jpg-edited-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/fe50f63e842ef1ca7e83ee57edc399a5c9bdb980.jpg-edited-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/fe50f63e842ef1ca7e83ee57edc399a5c9bdb980.jpg-edited-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/fe50f63e842ef1ca7e83ee57edc399a5c9bdb980.jpg-edited-1536x864.webp 1536w" sizes="(max-width: 1646px) 100vw, 1646px" /><figcaption class="wp-element-caption">Harry Kane</figcaption></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center">Le tre stelle assolute del Mondiale</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le quattro outsider</h2>



<p></p>



<p>In quarta posizione scatterà il <strong>Portogallo </strong>più forte di sempre. Non è solo l&#8217;eterno Cristiano Ronaldo, al suo sesto Mondiale, ad alimentare speranze di titolo. Ma una generazione stratosferica, tra elementi giunti al picco della carriera e altri giovani in rampa di lancio. Il centrocampo portoghese è forse il più forte al mondo, con il terzetto Bruno Fernandes-Vitinha-João&nbsp;Neves che promette di gestire il pallone per non cederlo più a nessun avversario. Vitinha, in particolare, oggi miglior centrocampista del pianeta, è la stella assoluta della squadra, un concentrato unico di tecnica, visione del campo, fisicità e tempi di gioco e di spazio. La difesa è altrettanto forte. Qualche limite in più, sulla carta, in avanti: CR7 è eterno, ma ha 41 anni e chiaramente non è più nella sua miglior versione e al suo fianco mancano alternative o compagni così straordinari.</p>



<p>Dopo il Portogallo, al quinto posto metto il <strong>Brasile</strong>. Carlo Ancelotti ha lasciato a casa João&nbsp;Pedro, bomber del Chelsea, ma ha puntato anche sul figliol prodigo Neymar, tornato in nazionale a furor di popolo. Anche O Ney non è più quello dei tempi d&#8217;oro e sarà infortunato nella prima fase. Ma non dovrà essere lui la stella, compito che spetterà soprattutto a Raphinha e Vinicius Jr. I gol potrebbero arrivare da Igor Thiago del Brentford, vice capocannoniere dell&#8217;ultima Premier League. Il veterano Casemiro sarà ancora il perno di un centrocampo sulla carta non eccezionale. Favolosa, invece, la difesa, probabilmente in mezzo la migliore al mondo con il duo Marquinhos-Gabriel che sarà un muro difficile da superare per ogni avversario.</p>



<p>Appare in crescita dopo due Mondiali a vuoto la <strong>Germania </strong>rinnovata di Julian Nagelsmann, sesta ai blocchi di partenza. Manca una stella assoluta, ma ci sono tanti giovani da tenere d&#8217;occhio in tutti i reparti, da Schlotterbeck e Brown in difesa a Stiller a centrocampo, anche se peserà l&#8217;assenza per infortunio del nuovo asso Lennart Karl, 18 anni. I fari saranno Jamal Musiala e Florian Wirtz, reduci da stagioni altalenanti e chiamati al definitivo step, ma la vera stella sarà Joshua Kimmich, terzino, mediano e leader assoluto in campo e fuori. In porta è tornato l&#8217;eterno Manuel Neuer. Occhio al bomber Deniz Undav dello Stoccarda.</p>



<p>Settima l&#8217;<strong>Argentina</strong>. È campione del mondo in carica, ma è praticamente impossibile riesca a ripetere l&#8217;exploit di quattro anni fa quando già non era favorita ma vinse il Mondiale, trascinata da un Messi superbo. Leo, come Cristiano al sesto Mondiale della carriera, ha quattro anni in più ora e non è più al livello del dicembre 2022. Più che Messi la stella vera è Julián Álvarez, dopo Kane ed Erling Håland e alla pari con Dembélé, il miglior centravanti del mondo. Il resto della squadra è a grandi linee quella del trionfo <em>mundial</em>, un gruppo solido senza grandi stelle. Scaloni, come fecero Menotti nel 1982 e Bearzot nel 1986, ha puntato molto sul gruppo che gli ha dato il titolo iridato. Menotti e Bearzot fallirono miseramente. Sarei sorpreso se la storia questo giro andasse diversamente.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="416" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/200608471-54cb3a01-487f-400a-a913-1c99dd1e4229.webp" alt="" class="wp-image-27393" style="width:735px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/200608471-54cb3a01-487f-400a-a913-1c99dd1e4229.webp 735w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/200608471-54cb3a01-487f-400a-a913-1c99dd1e4229-300x170.webp 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gli eterni Cristiano Ronaldo e Messi, al loro sesto e ultimo Mondiale [www.repubblica.it]</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La terza fascia</h2>



<p></p>



<p>Tra queste sette uscirà la vincitrice del Mondiale, in ogni caso. Quasi impossibile arrivi da qui in giù. <br>La terza fascia inizia con l&#8217;<strong>Olanda</strong>, ottava forza del Mondiale, che avrà un buon gruppo dominato ancora dall&#8217;immarcescibile carisma di Virgil van Dijk in difesa, e con qualche elemento da monitorare come Brobbey; e il <strong>Belgio</strong>, il cui periodo delle strenne pare però passato, ma che idealmente inserisco al nono posto.<br>Al decimo ci metto la <strong>Norvegia </strong>di Håland che ha umiliato l&#8217;Italia nel girone.<br>Sempre in questa terza fascia spazio alla <strong>Croazia </strong>di un altro veterano Modrić e di Gvardiol; al <strong>Marocco </strong>di Hakimi grande sorpresa dell&#8217;ultimo Mondiale; alla <strong>Svizzera </strong>multietnica; alla <strong>Colombia </strong>di Luis Diaz; al <strong>Giappone </strong>nuovo che avanza; alla <strong>Turchia </strong>dei giovani assi Güler e Yildiz; all&#8217;<strong>Uruguay</strong> di Valverde, che però pare in un momento di flessione; al <strong>Senegal </strong>beffato dal regolamento nell&#8217;ultima Coppa d&#8217;Africa poi assegnata al Marocco; alla <strong>Svezia </strong>del duo Gyökeres-Isak; alla <strong>Scozia </strong>del tuttofare McTominay.<br>E siamo a venti.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La quarta fascia</h2>



<p></p>



<p>Da qui in giù partono tutte le altre, squadre che possono al più sognare un approdo agli ottavi: le europee <strong>Repubblica Ceca</strong>, <strong>Bosnia-Erzegovina</strong> e <strong>Austria</strong>; le africane <strong>Egitto</strong>, <strong>Costa d&#8217;Avorio</strong>, <strong>Ghana</strong>, <strong>Sudafrica</strong>, <strong>Algeria</strong>, <strong>Tunisia</strong>, <strong>Congo </strong>e <strong>Capo Verde</strong>; le storiche asiatiche <strong>Corea del Sud</strong> e <strong>Arabia Saudita</strong>, le già abituate <strong>Iran </strong>e <strong>Qatar</strong>, l&#8217;<strong>Iraq</strong> tornato al Mondiale dopo 40 anni e le &#8220;deb&#8221; <strong>Uzbekistan </strong>e <strong>Giordania</strong>; le nord e centro americane <strong>Stati Uniti</strong>, <strong>Messico</strong>, <strong>Canada</strong>, <strong>Panama</strong>, <strong>Haiti </strong>con la cenerentola assoluta <strong>Curaçao</strong>; le sudamericane <strong>Paraguay</strong>, <strong>Ecuador </strong>e le oceaniche <strong>Australia </strong>e <strong>Nuova Zelanda</strong>.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">I gironi</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="520" height="565" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/659058334_1366683582167527_3725888477965644660_n.jpg" alt="" class="wp-image-27376" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/659058334_1366683582167527_3725888477965644660_n.jpg 520w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/659058334_1366683582167527_3725888477965644660_n-276x300.jpg 276w" sizes="(max-width: 520px) 100vw, 520px" /></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il programma</h2>



<p></p>



<p>Per il programma completo dai gironi alla finale con tutte le date, clicca <a href="https://sport.sky.it/calcio/mondiali/mondiali-2026-gironi-calendario-partite?card=1">qui</a>.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Gli stadi</h2>



<p></p>



<p>Per conoscere gli stadi e la loro storia clicca qui.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le grandi assenti</h2>



<p></p>



<p>Su tutte, chiaramente, l&#8217;<strong>Italia</strong>. Al terzo flop consecutivo. Una crisi che pare irreversibile e che parte da molto lontano, tra strutture obsolete, scelte organizzative rivedibili, scarsa attenzione alla valorizzazione dei giocatori autoctoni, inadeguato sviluppo dei settori giovanili e dei tecnici di formazione.<br>Meno fragorosa dell&#8217;Italia, ma mancheranno altre nazionali europee che negli ultimi anni avevano fatto bene come <strong>Polonia</strong> e <strong>Danimarca</strong>. Stona anche l&#8217;assenza della <strong>Serbia</strong>, che ha diversi validi giocatori in giro per l&#8217;Europa.<br>Altre assenze rumorose arrivano dall&#8217;Africa, con <strong>Nigeria </strong>e <strong>Camerun</strong>, due habitué del Mondiale; e dal Sudamerica, soprattutto con il <strong>Cile </strong>che attraversa però una crisi vocazionale da qualche tempo.</p>



<p>In assoluto il giocatore più importante che mancherà al Mondiale è però il georgiano <strong>Khvicha Kvaratskhelia</strong>, fresco vincitore del premio di Mvp dell&#8217;ultima Champions League. La sua sfortuna è proprio che quest&#8217;estate si giocherà la Coppa del mondo: altrimenti il Pallone d&#8217;oro, molto probabilmente, sarebbe stato suo&#8230;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="575" data-id="27394" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/donnarumma-4.jpg-1024x575.webp" alt="" class="wp-image-27394" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/donnarumma-4.jpg-1024x575.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/donnarumma-4.jpg-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/donnarumma-4.jpg-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/donnarumma-4.jpg-1536x863.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/donnarumma-4.jpg.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Donnarumma disperato: l&#8217;Italia è fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-id="27395" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/kvara.jpg-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-27395" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/kvara.jpg-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/kvara.jpg-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/kvara.jpg-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/kvara.jpg-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/kvara.jpg.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Niente Mondiale anche per Kvaratskhelia, stella del calcio europeo</figcaption></figure>
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		<title>2009-2010: Barcellona-Real Madrid 1-0</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/05/23/2009-2010-barcellona-real-madrid-1-0.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 13:57:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia del Clásico dal 1988 al 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Barcellona, Camp Nou, 29 novembre 2009 Nell&#8217;estate del 2009 il Real Madrid ha investito l&#8217;equivalente del Pil di un Paese dell&#8217;Africa subsahariana per colmare quello [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Barcellona, Camp Nou, 29 novembre 2009 </h2>



<p></p>



<p>Nell&#8217;estate del 2009 il Real Madrid ha investito l&#8217;equivalente del Pil di un Paese dell&#8217;Africa subsahariana per colmare quello che, nel corso della stagione precedente, è apparso un gap amplissimo, nei rapporti con i rivali di sempre. Nella capitale spagnola sono infatti sbarcati <strong>Xabi Alonso</strong>, Benzema e soprattutto le due superstar <strong>Kakà </strong>e <strong>Cristiano Ronaldo</strong>, il cui acquisto ha alzato l&#8217;asticella dei record.</p>



<p>In Catalogna, dimenticato un 2007-2008 imbronciato e speso a leccarsi le ferite, nel 2008-2009 hanno inventato quella che, a posteriori, è stata fondatamente definita la miglior di stagione mai disputata da una squadra di club, e l&#8217;unico vero, sostanziale cambiamento del 2009/2010 è la sostituzione di <strong>Eto&#8217;o</strong> con <strong>Ibrahimović</strong>, che saluta la Milano nerazzurra per mettersi a caccia dell&#8217;agognata Champions League (come sappiamo, il destino gli volterà le spalle e sorriderà invece all&#8217;Inter di <strong>Mourinho</strong>).</p>



<p>Il <em>Clasico</em> che si disputa al Camp Nou a fine novembre 2009 è più equilibrato, nel risultato e nella sostanza, di quello giocato alcuni mesi prima a Madrid, ma la superiorità di squadra del Barcellona rimane abbastanza evidente.</p>



<p></p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Gerard Piqué 7,5</strong><br>Dimenticate il giocatore bolso e ai limiti dell&#8217;impresentabile di fine carriera: nel 2009 Piqué è una forza della natura, che domina l&#8217;aria grazie alla statura, ma che riesce anche a sradicare il pallone dai piedi di Cristiano e Kakà lanciati in velocità, e imposta pure l&#8217;azione quasi alla stregua di un libero vecchio stampo. Partita perfetta, che gli consegna una meritatissima corona di numero uno.</p>



<p></p>



<p><strong>Carles Puyol</strong> <strong>7,5</strong>: il leader dei blaugrana, in ogni caso, porta ancora il nome di Carles, e ha le sue sembianze da lottatore e stopper d&#8217;antan. Un paio di recuperi e di anticipi sono da manuale del difensore, degni degli interventi migliori dei nostri Cannavaro e Nesta. Ennesimo<em> Clasico </em>da incorniciare per il fuoriclasse catalano.</p>



<p></p>



<p><strong>Andrés Iniesta 7,5</strong>: tale Mourinho l&#8217;ha definito un&#8217;arma illegale, pochi giorni prima, dopo un Barcellona-Inter senza storia che consente tuttavia al sardonico portoghese di prendere appunti decisivi in vista della primavera, e sul piano della qualità Don Andrés, nel 2009, sembra in effetti fare categoria a sé. Immarcabile, onnipresente, delizia la platea con cinque e sei giocate da sospensione dell&#8217;incredulità e ci mette pure la gamba in fase di contenimento. Non prende un voto più alto solo perché non è l&#8217;autore di giocate decisive.</p>



<p></p>



<p><strong>Lionel Messi 7</strong>: meno brillante che in altre occasioni, il fenomeno argentino ha in ogni caso la marmitta truccata e quando accelera con il pallone incollato al piede semina il panico. Non mancano un paio di genialate nell&#8217;uno contro, genialate da riportare nel manuale del suo repertorio maggiore. Non gli assegniamo più di sette perché non è precisissimo sotto porta, e in particolare non sfrutta al meglio un geniale assist di Alves.</p>



<p></p>



<p><strong>Xavi Hernández 7:</strong> metronomo infaticabile, intelligenza superiore, smista decine di palloni e quando si smarca dagli avversari con il suo celeberrimo Xavi-turn fa alzare dalle sedie decine di migliaia di tifosi. Ennesima prestazione da applausi, nella sfida regina del calcio spagnolo.</p>



<p></p>



<p><strong>Zlatan Ibrahimović 6,5:</strong> subentra a un Henry involuto e ai limiti dell&#8217;ectoplasmatico (che merita un 5 secco) e ha il merito di decidere la sfida con un gran tiro al volo, di sinistro, propiziato da un cross pennellato da Alves. Per il resto, lo svedesone incide poco, anche perché reduce da un infortunio.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Real Madrid</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Sergio Ramos 7</strong><br>Dopo numerosi <em>Clasicos</em> da matita rossa, l&#8217;andaluso alza decisamente il livello: insuperabile nell&#8217;uno contro uno, cancella dal campo un Titì a fine corsa e si prodiga in diverse iniziative palla al piede, dimostrando doti tecniche di prim&#8217;ordine.</p>



<p></p>



<p><strong>Lassana Diarra 6,5</strong>: il Real da diverso tempo è alla ricerca del nuovo Makélélé, e il centrocampista di origini maliane è forse la cosa più simile a Claude vista a Madrid dopo il 2003, con le dovute proporzioni. Nel Clasico del novembre 2009 Lassana si conferma un torello dotato di tre polmoni, un torello che inevitabilmente fatica contro i palleggiatori blaugrana, ma che fa tutto ciò che è possibile per metterli in difficoltà e che sa anche portare palla nella metacampo avversaria. </p>



<p></p>



<p><strong>Kakà 6</strong>: il giocatore metafisico ammirato fino a qualche anno prima a Milano è un lontano ricordo, ma Ricardino è sbarcato a Madrid con le stigmate del fenomeno e, se la sua avventura madrilena nel complesso sarà un flop, i primi mesi lo vedono ancora recitare da protagonista. Nel <em>Clasico</em> del 2009 inventa un paio di spunti degni del vecchio Kakà e regala a Cristiano un cioccolatino che il portoghese scarta male, sbagliando un gol non da lui.</p>



<p></p>



<p><strong>Cristiano Ronaldo 5,5</strong>: avrà ampiamente modo di riscattarsi, ma al debutto nel <em>Clasico </em>il portoghese sembra ancora in preda all&#8217;emozione e pecca di imprecisione, specie sotto porta.</p>



<p></p>



<p><strong>Xabi Alonso 5,5:</strong> anche il centrocampista basco disputerà<em> Clasicos </em>decisamente più brillanti nelle stagioni successive. Nel novembre 2009 viene preso in mezzo dal sofisticato palleggio blaugrana e non è praticamente mai illuminante.</p>



<p></p>



<p><strong>Gonzalo Higuain 5:</strong> la serata di grazia di Piqué e Puyol gli suggerisce di girare al largo, e così il <em>Pipita</em> prova a inventarsi ala destra, ma senza grandi risultati e senza praticamente mai impensierire la difesa catalana.</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Il calcio che cambia: fuoriclasse difensivi e numeri 10 addio, è l&#8217;ora delle &#8220;ali totali&#8221;</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/04/12/il-calcio-che-cambia-fuoriclasse-difensivi-e-numeri-10-addio-e-lora-delle-ali-totali.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 18:24:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio moderno]]></category>
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<p class="has-drop-cap">Partiamo da una premessa doverosa: il calcio non diventa più facile o più difficile. Semplicemente cambia a seconda delle epoche e dei contesti. Cambiano la tattica, l&#8217;interpretazione dei sistemi e delle filosofie di gioco, le caratteristiche degli interpreti. Negli ultimi anni abbiamo assistito a tante piccole e grandi rivoluzioni e innovazioni del modo di giocare: dalla costruzione dal basso all&#8217;avvento di nuovi modelli e stili, sino all&#8217;evoluzione di certi ruoli. </p>



<p>Proprio su questo voglio concentrarmi. Ci sono ruoli nel calcio odierno e contemporaneo il cui peso all&#8217;interno delle squadre si è ridimensionato e altri che sono diventati sempre più rilevanti.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La crisi dei centrali difensivi</h2>



<p></p>



<p>Tra i ruoli che hanno perso via via importanza c&#8217;è quello del difensore centrale.<br>In generale oggi i difensori centrali catalogabili come fuoriclasse o campioni sono pochissimi. Anzi: forse di fuoriclasse non ve ne sono. Ci sono grandi specialisti di un singolo aspetto (da quelli solidi nella marcatura diretta tipo il tedesco <strong>Antonio Rüdiger</strong> a quelli abili nelle letture in campo aperto, ma poi più carenti nella fase difensiva pura tipo il francese <strong>Dayot&nbsp;Upamecano</strong>), ma pochissimi difensori centrali completi.</p>



<p>Tra questi ultimi possiamo annoverare, per esempio, il brasiliano e capitano del Psg <strong>Marquinhos </strong>e l&#8217;olandese del Liverpool <strong>Virgil van Dijk</strong>. Entrambi, forse non casualmente, sono stati forgiati secondo i dettami della generazione precedente, che era più avvezza a curare la globalità dei fondamentali difensivi. </p>



<p>In prospettiva, il miglior difensore per il futuro rimane probabilmente il croato <strong>Joško Gvardiol</strong>, elemento per altro polivalente e capace di giocare anche da esterno basso e provato con successo da <strong>Guardiola </strong>pure da esterno alto: il suo limite forse è una certa predisposizione agli infortuni. Vedremo cosa sarà in grado di fare <strong>Pau Cubarsí</strong>, giovanissimo prospetto del Barcellona che però oggi appare ancora molto acerbo in non pochi aspetti.</p>



<p></p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="860" height="573" data-id="26597" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/chelsea-fc-v-paris-saint-germain-final-fifa-club-world-cup-2025-10-60RIQa-860x573-1.webp" alt="" class="wp-image-26597" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/chelsea-fc-v-paris-saint-germain-final-fifa-club-world-cup-2025-10-60RIQa-860x573-1.webp 860w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/chelsea-fc-v-paris-saint-germain-final-fifa-club-world-cup-2025-10-60RIQa-860x573-1-300x200.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/chelsea-fc-v-paris-saint-germain-final-fifa-club-world-cup-2025-10-60RIQa-860x573-1-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /><figcaption class="wp-element-caption">Marquinhos</figcaption></figure>



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</figure>



<p></p>



<p>Sono ad ogni modo sparite &#8211; e non da oggi, da almeno trent&#8217;anni &#8211; le figure di quei centrali difensivi che non erano solo tali, ma si stagliavano come icone e giocatori in grado di muoversi a tutto campo, diventando spesso o le stelle di prima grandezza o i secondi violini delle rispettive squadre. Parliamo in special modo dei sette grandi liberi del calcio televisivo: in ordine cronologico, l&#8217;inglese <strong><a href="https://gameofgoals.it/2026/02/24/bobby-moore-il-primo-difensore-centrale-moderno.html">Bobby Moore</a></strong>, il tedesco <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/09/kaiser-franz-beckenbauer-il-calcio-a-testa-alta.html">Franz Beckenbauer</a></strong>, il cileno <strong>Elias Figueroa</strong>, l&#8217;olandese <strong>Ruud Krol</strong>, l&#8217;argentino <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/10/01/nato-per-imporsi-trionfi-ombre-e-caudillismo-di-daniel-passarella.html">Daniel Passarella</a></strong> e gli italiani <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/11/19/gaetano-scirea-un-campione-daltri-tempi.html">Gaetano Scirea</a></strong> e <strong>Franco Baresi</strong>.</p>



<p>Non è probabilmente un caso che questi giocatori siano tutti compresi, a grandi linee, in un trentennio: tra gli anni Sessanta di <strong>Moore </strong>e gli anni Novanta di <strong>Baresi</strong>. Dopo abbiamo avuto ancora grandi difensori, spesso rocciosi e a volte eleganti (pensiamo in Italia a <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/08/05/i-dieci-comandamenti-azzurri-di-fabio-cannavaro.html">Fabio Cannavaro</a></strong> e <strong>Alessandro Nesta</strong>, tra i tanti possibili esempi), però non più capaci come quei sette summenzionati di muoversi a tutto campo, con progressioni e folate <em>coast to coast</em> degne di un centrocampista <em>box to box </em>moderno, né di essere dei veri e propri registi arretrati.</p>



<p>Come mai? Molto probabilmente perché il calcio è cambiato.<br>Nel periodo che va appunto dagli anni Sessanta ai primi anni Novanta, il grande centrale difensivo, il cosiddetto libero dell&#8217;epoca, non era solo un difensore. Gli si chiedeva di essere anche e soprattutto una fonte di gioco, un leader che prendesse in mano la squadra e la accompagnasse nella metà campo avversaria, ricoprendo un ruolo e un&#8217;importanza pari o quasi a quella della grande stella offensiva, ovvero del grande numero 10. Il centrale difensivo diventava così, nei casi migliori, la <em>seconda stella</em> della squadra. A volte persino la <em>prima</em>.</p>



<p>Oggi, il difensore centrale è diventato invece un respingitore, un marcatore oppure uno chiamato a leggere con tempismo lo sviluppo dell&#8217;azione nelle situazioni di campo aperto, sempre più diffuse oggi a causa del gioco super offensivo e del baricentro alto tenuto da molte formazioni. </p>



<p>Nel calcio odierno e contemporaneo non serve più sia anche qualcos&#8217;altro. È probabile che la progressiva erosione della marcatura a uomo in favore della zona abbia favorito questo radicale cambiamento del ruolo. Anche se in realtà, più che di cambiamento, parlerei a conti fatti di impoverimento, perché di fuoriclasse nel cuore della difesa del valore di <strong>Moore</strong>, <strong>Beckenbauer</strong>, <strong>Figueroa</strong>, <strong>Krol</strong>, <strong>Passarella</strong>, <strong>Scirea </strong>e <strong>Baresi </strong>non se ne sono più visti dopo e a maggior ragione non se ne vedono ai giorni nostri.</p>



<p>Ma cosa sono diventati dunque i <strong>Moore</strong>, <strong>Beckenbauer</strong>, <strong>Figueroa</strong>, <strong>Krol</strong>, <strong>Passarella</strong>, <strong>Scirea </strong>e <strong>Baresi</strong>? O meglio: cosa sarebbero se rinascessero e giocassero oggi?<br>Domanda stimolante, risposta affascinante. Alla luce dell&#8217;evoluzione del calcio, azzardo l&#8217;ipotesi che non sarebbero più stati dei difensori centrali. Sfruttando la loro completezza organica e di repertorio, la loro periferica e totale visione del campo e, sovente, il loro raffinato controllo tecnico, sarebbero diventati dei centrocampisti, dei registi davanti alla difesa, o al più delle mezzali. Avrebbero messo da parte e/o limitato le loro peculiarità difensive, per esaltare quelle &#8211; già innate e già insite in loro &#8211; di <em>cervelli</em> della manovra.</p>



<p>I <strong>Moore</strong>, i <strong>Beckenbauer</strong>, i <strong>Figueroa</strong>, i <strong>Krol</strong>, i <strong>Passarella</strong>, gli <strong>Scirea </strong>e i <strong>Baresi</strong> di ieri sono dunque, in realtà, i <strong>Vitinha</strong>, i <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/02/04/spettri-di-don-andres-iniesta-la-straordinaria-stagione-di-pedri.html">Pedri</a></strong>, i <strong>Joshua Kimmich</strong>, i <strong>Toni Kroos</strong>, i <a href="https://gameofgoals.it/2024/10/10/salire-in-cattedra-e-restarci-la-lunga-epopea-di-luka-modric.html"><strong>Luka Modrić</strong></a> di oggi. Oppure gli <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/10/22/andrea-pirlo-il-futebol-bailado-in-salsa-italiana.html">Andrea Pirlo</a></strong>, gli <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/25/xavi-hernandez-luomo-che-giocava-a-scacchi-correndo.html">Xavi </a></strong>e gli <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/01/15/don-andres-e-leuropa-le-dieci-meraviglie-dellillusionista.html">Andrés Iniesta</a></strong> di pochi anni fa. D&#8217;altronde i piedi e la visione del campo dei primi non sono inferiori affatto ai secondi. E non lo sono nemmeno le capacità di inserimento né le percentuali realizzative.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1440" height="1440" data-id="26603" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/FE6f15RXEAQXgri-edited.jpg" alt="" class="wp-image-26603" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/FE6f15RXEAQXgri-edited.jpg 1440w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/FE6f15RXEAQXgri-edited-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/FE6f15RXEAQXgri-edited-1024x1024.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/FE6f15RXEAQXgri-edited-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/FE6f15RXEAQXgri-edited-768x768.jpg 768w" sizes="(max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gaetano Scirea</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1646" height="1194" data-id="26604" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/379100_andres_iniesta-edited.webp" alt="" class="wp-image-26604" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/379100_andres_iniesta-edited.webp 1646w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/379100_andres_iniesta-edited-300x218.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/379100_andres_iniesta-edited-1024x743.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/379100_andres_iniesta-edited-768x557.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/379100_andres_iniesta-edited-1536x1114.webp 1536w" sizes="(max-width: 1646px) 100vw, 1646px" /><figcaption class="wp-element-caption">Andrés Iniesta</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dove sono i numeri 9 e i numeri 10?</h2>



<p></p>



<p>Altre due figure che nel calcio di oggi stanno perdendo di importanza sono il classico numero 9 e numero 10.<br>Ci sono ancora i grandi centravanti, ad esempio, ma sono numericamente di meno di qualche anno fa. Tante squadre sembrano avere la tendenza a seguire la filosofia del Barcellona di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">Guardiola </a></strong>post 2010/2011: partendo cioè dal principio caro a <em>Pep </em>del centravanti spazio (che in realtà è figura vecchia come il mondo, già il Brasile &#8217;70 giocava così, ma si possono cercare esperienze a ritroso sino almeno all&#8217;Austria <em>Wunderteam </em>di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/02/21/hugo-meisl-il-genio-del-wunderteam-che-rivoluziono-il-calcio-europeo.html">Hugo Meisl</a></strong> negli anni Trenta), non di rado scelgono giocatori leggeri e dinamici in avanti per buttarsi nello spazio, abiurando la figura del caro e vecchio centravanti fisico.</p>



<p>Tolti i due colossi assoluti, l&#8217;inglese <strong>Harry Kane</strong> (attaccante che in realtà sa fare tutto, forse come caratteristiche il più simile a <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/31/quando-lutile-incontra-il-bello-marco-van-basten.html">Marco van Basten</a></strong> nell&#8217;epoca post-<strong>van Basten</strong>) e il norvegese <strong>Erling Håland</strong>, è raro trovare dei centravanti alti e fisicati di valore mondiale. Lo stesso <strong>Julian Álvarez</strong>, probabilmente al momento il terzo nella graduatoria di merito, è un attaccante atipico, che può fare il 9, ma anche la seconda punta e forse potrà evolvere persino verso la trequarti. Altrimenti bisogna orientarsi sui vari <strong>Victor Osimhen</strong>, <strong>Viktor Gyökeres</strong>, <strong>Hugo Ekitiké</strong>. Oppure su due atipici come <strong>Ousmane Dembélé</strong> e <strong>Lautaro Martínez</strong>. Ma nessuno di questi ultimi è un fuoriclasse.</p>



<p>E il numero 10?<br>Anche in questo caso si sta assistendo a un impoverimento del ruolo.<br>L&#8217;ultimo grande <em>Diez </em>di livello assoluto è <a href="https://gameofgoals.it/2024/03/31/tutte-le-partite-di-lionel-messi-ai-mondiali.html"><strong>Lionel Messi</strong></a>, trasformatosi nel corso della sua lunga carriera da classico trequartista/attaccante da ultimi 30-35 metri a mezzala totale, una riedizione in salsa moderna dei vari <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/19/alfredo-di-stefano-il-genio-ovunque.html">Alfredo Di Stéfano</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/24/sir-bobby-charlton-leroe-silenzioso.html">Bobby Charlton</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html">Johan Cruijff</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/04/30/omaggio-a-sua-maesta-michel-platini.html">Michel Platini</a></strong>, pur mantenendo ognuno le proprie caratteristiche.</p>



<p>Tra le ultime scuole che stanno ancora producendo dei 10 ci sono quella argentina, forse anche per via degli insegnamenti e delle lezioni di Leo (basta pensare al comasco <strong>Nico Paz</strong>) e quella tedesca, che ne annovera probabilmente addirittura tre: <strong>Jamal Musiala</strong>, <strong>Florian Wirtz</strong> (anche se nessuno dei due per ora è riuscito ancora a compiere il vero salto di qualità) e <strong>Lennart Karl</strong>, uno dei più elettrizzanti volto del calcio mondiale, forse un futuro <em>crack</em>. In parte, anche la scuola turca sembra seguire questo filone. Ma ancora non mi è chiara totalmente la posizione in cui incidono di più <strong>Arda Güler</strong> (è un 10 o un regista basso?) e<strong> Kenan Yildiz</strong> (è un 10 o un&#8217;ala?).</p>



<p>Al momento, dunque, il numero 10 &#8211; quello che ha fatto sognare intere generazioni di calciofili, il ruolo che prima di <strong>Messi </strong>era stato appannaggio dei <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/12/29/lultimo-gol-di-pele-il-calcio-perde-il-suo-re.html">Pelé </a></strong>e dei <strong>Cruijff</strong>, dei <strong>Platini </strong>e dei <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html">Diego Armando Maradona</a></strong>, degli <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/21/zinedine-zidane-classe-magia-ed-eleganza.html">Zinédine Zidane</a> </strong>e degli <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/10/12/zico-il-malandro-sobrio.html">Zico</a></strong>, ma anche di 10 più atipici e <em>sgobboni</em> come <strong>Charlton </strong>e <strong>Lothar Matthäus</strong> &#8211; non c&#8217;è quasi più o si è molto ridotto. Nel calcio odierno e contemporaneo i due 10 con lo status migliore sono probabilmente l&#8217;inglese <strong>Jude Bellingham</strong>, un trequartista <em>box to box</em>, e l&#8217;elegante artista francese <strong>Rayan Cherki</strong>, che ogni tanto parte largo, ma che in realtà ha l&#8217;impronta, il passo, l&#8217;intelaiatura e le movenze del 10.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="609" data-id="26606" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/Lionel-Messi-1-e1670627522103-1024x609.jpg" alt="" class="wp-image-26606" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/Lionel-Messi-1-e1670627522103-1024x609.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/Lionel-Messi-1-e1670627522103-300x178.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/Lionel-Messi-1-e1670627522103-768x457.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/Lionel-Messi-1-e1670627522103-1536x914.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/Lionel-Messi-1-e1670627522103.jpg 1725w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lionel Messi</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="667" data-id="26608" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/imago1070143061-edited.jpg" alt="" class="wp-image-26608" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/imago1070143061-edited.jpg 1000w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/imago1070143061-edited-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/imago1070143061-edited-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lennart Karl</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Voliamo sulle ali</h2>



<p></p>



<p>Mancando il 10, da dove arrivano oggi, dunque, la fantasia, il genio, l&#8217;imprevedibilità, il cambio di passo e di ritmo nel calcio odierno e contemporaneo? Dagli esterni offensivi. Dalle care e vecchie ali. Settore dove per altro, e forse non casualmente, l&#8217;Italia è più in difficoltà. Non solo rispetto alle <em>big </em>classiche, ma anche a scuole di secondo o terzo piano nel panorama internazionale. Il nostro rappresentante migliore, stando a quanto visto di recente nello spareggio mondiale contro la Bosnia, è <strong>Matteo Politano</strong>: un buon/ottimo elemento, non oltre.</p>



<p>In quel ruolo, in quel settore di campo, oggi le più importanti squadre del mondo &#8211; a livello di Nazionale e di club &#8211; fanno maggiormente la differenza.<br>Dall&#8217;immarcescibile spagnolo <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/05/16/lamine-yamal-il-bambino-prodigio.html">Lamine Yamal</a></strong>, che quando si accende è forse il giocatore più immarcabile del pianeta, al nuovo asso francese <strong>Michael Olise</strong>. Dall&#8217;altro francesino <strong>Desiré Doué</strong> all&#8217;imprevedibile georgiano <strong>Khvicha Kvaratskhelia</strong>. Dal colombiano <strong>Luis Díaz</strong> al brasiliano <strong>Estêvão</strong>. E ancora: gli inglesi <strong>Phil Foden</strong> e <strong>Bukayo Saka</strong>, lo spagnolo <strong>Nico Williams</strong>, il belga<strong> Jérémy Doku</strong>, il francese <strong>Bradley Barcola</strong>&#8230; Una lista infinita di giocatori che possono andare sul fondo e crossare, come di saltare l&#8217;uomo, di venire dentro il campo, di accentrarsi, di calciare da ogni posizione. Nascono ali, in realtà sanno fare tutto e sul fronte offensivo possono muoversi ove più li porta l&#8217;estro. <strong>Yamal </strong>e <strong>Olise</strong>, d&#8217;altronde, non così di rado li si trova a dettare legge sulla trequarti.</p>



<p>Il loro modo di giocare è un&#8217;evoluzione dell&#8217;ala. <br>Intendiamoci: non è che le ali di una volta non sapessero fare tutto. Lo dimostrò <em><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/28/garrincha-langelo-dalle-gambe-storte.html">Mané </a></em><strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/28/garrincha-langelo-dalle-gambe-storte.html">Garrincha</a> </strong>a più riprese: in una stagione in Brasile arrivò a segnare 20 reti e nel Mondiale &#8217;62 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1962">qui</a>) prese in mano il Brasile orfano di <strong>Pelé </strong>diventando il <em>primus inter pares</em> della squadra e laureandosi capocannoniere della competizione con quattro reti. Per non parlare di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/12/03/george-best-il-poeta-del-calcio-e-linquietudine-dellessere.html">George Best</a></strong>, che nel suo anno magico 1968 arrivò a realizzare 28 gol in campionato e si consacrò miglior marcatore del campionato.</p>



<p>Ma se si vanno a rivedere le vecchie partite e i vecchi highlights delle migliori ali italiane come <strong>Franco Causio</strong> e <strong>Bruno Conti</strong>, si scopriranno due giocatori che non erano solo bravi nei fondamentali di corsa, dribbling e cross, ma sapevano accentrarsi, calciare da fuori con il piede debole, lanciare con l&#8217;esterno. Uno stile che ha continuato poi a irrorare le ali successive: pensiamo ai vari <strong>Luis Figo</strong>, <strong>Ryan Giggs</strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/22/arjen-robben-ascese-e-cadute-di-un-olandese-volante.html">Arjen Robben</a></strong>, i migliori rappresentanti del ruolo negli ultimi trent&#8217;anni sino all&#8217;avvento di questa nuova e fantastica nidiata contemporanea. Persino <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/03/07/mister-champions-le-10-partite-europee-piu-grandi-di-cristiano-ronaldo.html">Cristiano Ronaldo</a></strong>, tra l&#8217;altro, è nato come ala, salvo poi evolversi e diventare di fatto un attaccante totale.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="George Best • Legendary Dribbling Skills" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/uJWWA-h_-5g?start=2&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p class="has-text-align-center">Video celebrativo di George Best: antesignano di quell&#8217;ala totale che è la figura dominante nel calcio di oggi</p>



<p></p>



<p>La differenza tra ieri e oggi è che le ali fino a poco tempo erano comunque i secondi o terzi violini delle squadre, e il centro nevralgico del gioco era rappresentato dal grande numero 10.</p>



<p>Oggi invece le ali sono spesso i principali punti di riferimento, sono i giocatori a cui i compagni si affidano nel momento del bisogno. Sono playmaker laterali per la posizione da cui partono, ma sono playmaker centrali nello sviluppo del gioco. Gli <strong>Yamal</strong>, gli <strong>Olise</strong>, i <strong>Kvaratshkelia </strong>e i loro fratellini, nel calcio odierno e contemporaneo, sono i giocatori più attesi e sognati dai bambini, quelli che fanno saltare il banco, quelli intorno a cui gli allenatori avversari devono studiare mosse e contromosse per tentare &#8211; sovente inutilmente &#8211; di arginarli.</p>



<p>Dal discorso ho volutamente esclusi due esterni offensivi atipici come i brasiliani <strong>Vinicius Junior</strong> del Real Madrid e <strong>Raphinha </strong>del Barcellona. Anche loro partono dall&#8217;esterno, ma la mia sensazione, guardandoli giocare, è che siano più degli attaccanti di appoggio e manovra. Non hanno tanto lo sprint, l&#8217;imprevedibilità e la fantasia tipiche delle ali. Preferiscono, al contrario, puntare direttamente la porta e non a caso si esaltano anche e di più da seconde punte.</p>



<p>Simile è il caso di quello che forse oggi, per status, è il miglior calciatore del mondo: il francese <strong>Kylian Mbappé</strong>. Non è un centravanti, anche se nel Real Madrid gioca il più delle volte in quella posizione. Non è ovviamente un numero 10. E non è un esterno, perché si butta nello spazio e vuole calciare dritto per dritto da quasi tutte le posizioni. È anche lui di fatto una seconda punta. Ruolo che ha consacrato definitivamente il suo idolo <strong>Cristiano Ronaldo</strong>, e prima ancora, tra i tanti, <strong>Andrij Shevchenko</strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/09/24/titi-henry-velocita-estro-e-luoghi-comuni-da-sfatare.html">Thierry Henry</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/12/28/rombo-di-tuono-e-il-traghetto-gigi-riva-il-poeta-ribelle.html">Gigi Riva</a></strong>, <strong>Karl-Heinz Rummenigge</strong>&#8230; E persino il portoghese <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/03/eusebio-la-pantera-nera-idolo-immortale-del-portogallo.html">Eusébio</a></strong>, il quale, più che da numero 10, dava a mio avviso il meglio di sé da attaccante di appoggio girando attorno a una boa centrale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/12/il-calcio-che-cambia-fuoriclasse-difensivi-e-numeri-10-addio-e-lora-delle-ali-totali.html">Il calcio che cambia: fuoriclasse difensivi e numeri 10 addio, è l&#8217;ora delle &#8220;ali totali&#8221;</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Champions League, quarti andata: Barcellona-Atletico Madrid 0-2</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/04/08/champions-league-quarti-andata-barcellona-atletico-madrid-0-2.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 22:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025-2026]]></category>
		<category><![CDATA[alvarez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina Lo scatenato Alvarez inseguito da un avversario [foto Ansa] Il primo atto dei quarti di finale di Champions League tra Barcellona e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina</strong> Lo scatenato Alvarez inseguito da un avversario [foto Ansa]</em></p>



<p class="has-drop-cap">Il primo atto dei quarti di finale di Champions League tra Barcellona e Atletico Madrid se lo aggiudica la squadra del <em>Cholo </em><strong>Simeone</strong>, che ha saputo capitalizzare al massimo l&#8217;episodio-chiave della partita &#8211; espulsione di <strong>Cubarsì </strong>per fallo da ultimo uomo su <strong>Julian Alvarez</strong> &#8211; con una pennellata-capolavoro dello stesso attaccante argentino e con una successiva gestione del secondo tempo quasi impeccabile, rischiando pochissimo e colpendo con <strong>Sorloth </strong>(bellissima la sua girata in anticipo su <strong>Gerard Martin</strong>) al momento giusto. </p>



<p><strong>Simeone </strong>ha portato a casa il primo atto con la tattica, la concentrazione e il solito, immenso lavoro atletico, ed è un risultato meritato, anche se si deve riconoscere che il <em>turning point</em> dell&#8217;espulsione del giovane difensore centrale spagnolo ha spostato gli equilibri verso i madrileni rossobiancoblu. Fino a quel momento la squadra di <strong>Flick </strong>era in pieno possesso del gioco, seppur senza riuscire veramente a sfondare, se si escludono un paio di tiri di <strong>Rashford </strong>e <strong>Cancelo</strong>. </p>



<p>Il sacrificio tattico della sostituzione di <strong>Pedri</strong> e <strong>Lewandowski </strong>non hanno portato né ad un equilibrio né tanto meno ad una svolta. Gli unici tentativi di riscossa sono nati dai piedi di <strong>Yamal</strong>, il giocatore più tecnico in circolazione nel calcio di oggi, che ha dimostrato ancora una volta come nei momenti difficili riesca a caricarsi la squadra sulle spalle e suonare la carica, o almeno provarci. Al ritorno, le speranze dei <em>blaugrana </em>saranno riposte in primis nel suo estro.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il tabellino</h2>



<p></p>



<p><strong>BARCELLONA-ATLETICO MADRID 0-2<br>Marcatori:</strong> pt 45&#8242; Alvarez; st 25&#8242; Sorloth.<br><strong>Barcellona (4-2-3-1):</strong> Joan García; Koundé (st 28&#8242; Araujo), Cubarsí, Gerard Martín, João Cancelo (st 41&#8242; Balde); Eric Garcia, Pedri (st 1&#8242; Gavi); Yamal, Olmo, Rashford (73&#8242; Ferran Torres); Lewandowski (st 1&#8242; Fermin Lopez). All. Flick.<br>Atletico Madrid (4-4-2): Musso; Molina, Le Normand, Hancko (pt 31&#8242; Pubill), Ruggeri; Simeone (st 35&#8242; Thiago Almada), Llorente, Koke (st 15&#8242; Baena), Lookman (st 15&#8242; Sorloth); Griezmann (st 35&#8242; Nico Gonzalez), Alvarez. All. Simeone.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="857" height="482" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/image-4f56eca1-2468-4a07-b4f2-fb7f745ed542-85-2560-1440-edited.jpg" alt="" class="wp-image-26479" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/image-4f56eca1-2468-4a07-b4f2-fb7f745ed542-85-2560-1440-edited.jpg 857w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/image-4f56eca1-2468-4a07-b4f2-fb7f745ed542-85-2560-1440-edited-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/image-4f56eca1-2468-4a07-b4f2-fb7f745ed542-85-2560-1440-edited-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 857px) 100vw, 857px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il fallo di Cubarsi su Alvarez: il momento decisivo del match</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle</h2>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>BARCELLONA</strong></p>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE YAMAL 7<br></strong>Almeno tre giocate da capogiro nella prima frazione di gioco, seppur seguite da passaggi poco brillanti. Nella ripresa nonostante l&#8217;inferiorità numerica e il morale a terra suona la carica, distribuendo assist e dribbling, impegnando Musso e guadagnandosi falli preziosi. La personalità e il coraggio di questo ragazzo sono direttamente proporzionali alla sua classe.</p>



<p><strong>Rashford 6,5 </strong>Il sostituto di Raphinha gioca una buona partita, andando al tiro diverse volte e creando pericoli sulla fascia sinistra. Nella ripresa cala. Certo, il Raphinha degli ultimi due anni manca, e si vede.</p>



<p><strong>Cancelo 6,5 </strong>Conferma l&#8217;ottimo periodo di forma, non commettendo sbavature particolari in difesa e giocando una gara molto propositiva in fase di spinta a sinistra.</p>



<p><strong>Pedri 5,5</strong> Per una volta il genietto spagnolo finisce tra i bocciati, o almeno tra i rimandati. La grinta non gli manca mai, anche in fase difensiva, però dalla lampada stavolta esce poco o nulla. Compie una strepitosa verticalizzazione per il socio Lamine, che però è in fuorigioco.</p>



<p><strong>Cubarsì 5</strong> Un cartellino rosso per fallo da ultimo uomo indirizza fortemente la partita. È successo a Bastoni ai playoff, ora succede a lui. È l&#8217;episodio decisivo, il calcio è anche questo.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>ATLETICO MADRID</strong></p>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE ALVAREZ 7,5<br></strong>Premio lui, perché le sue giocate nell&#8217;attuale Champions dell&#8217;Atletico Madrid stanno avendo un peso gigantesco. Si guadagna il fallo da cui scaturisce la superiorità numerica dei suoi, pennella una punizione divina alla Del Piero, si crea dal nulla un&#8217;altra occasione e svolge un immenso lavoro oscuro per la squadra.</p>



<p><strong>Le Normand 7</strong> Concentrato, non sbaglia praticamente nulla, ringhiando in faccia agli attaccanti blaugrana. Non ha paura di immolarsi quando è necessario. Partita rocciosa e gagliarda.</p>



<p><strong>Ruggeri 7</strong> C&#8217;è anche una goccia tricolore nel successo dell&#8217;Atletì. E ha il volto dell&#8217;ex atalantino, che gioca una grande partita di sostanza, ma anche di qualità, come testimonia il cross dolce che Sorloth (voto 7) gira in rete. Probabilmente a Zenica non sarebbe cambiato nulla, ma perchè un giocatore che sa disputare partite internazionali di livello non è in nazionale?</p>



<p><strong>Koke 5,5</strong> Insomma. Lo si nota più per i calci che per il calcio. Il giocatore che dominava le sfide contro i blaugrana nel 2014 era lontano parente del giocatore quasi normale visto stasera.</p>



<p><strong>Lookman 5</strong> L&#8217;eroe del trionfo europeo dell&#8217;Atalanta stasera non si vede, impalpabile, gara anonima.</p>
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		<title>La crisi del calcio italiano e alcune possibili soluzioni per ripartire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Resta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 20:58:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio moderno]]></category>
		<category><![CDATA[calcio italiano]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Preludio: l’inverno perenne C’è una nebbia che non è solo padana, è metafisica, si insinua negli stadi mezzi vuoti, nelle palestre degli settori giovanili dove [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Preludio: l’inverno perenne </h2>



<p></p>



<p>C’è una nebbia che non è solo padana, è metafisica, si insinua negli stadi mezzi vuoti, nelle palestre degli settori giovanili dove i ragazzini con gli scarpini lucidi sognano non la domenica sportiva ma il contratto in Premier League, nelle riunioni dei consigli di amministrazione dove si discute di plusvalenze fittizie e diritti tv come fossero dogmi teologici. </p>



<p>Il calcio italiano, quello che un tempo era il faro, il laboratorio, il catino dove si forgiavano i campioni e le tattiche che il mondo poi copiava, ora è un organismo malato. Non una malattia acuta, no, una cronica, una lenta consunzione. Una sindrome da affaticamento sistemico. E la diagnosi? Tutti la invocano, nessuno la pratica. Forse perché per curare il paziente bisognerebbe prima ammettere che è in fin di vita. </p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La tassonomia del male: i sintomi viscerali </h2>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’arrocco metafisico: la <em>catenaccio-izzazione</em> dell’anima </h3>



<p>Non è più una tattica, è un imprinting genetico. È il riflesso condizionato di un intero sistema calcistico che, da decenni, privilegia la non-sconfitta alla vittoria. Si comincia dai Pulcini: allenatori con la patente conseguita chissà dove che insegnano prima a disturbo che a dominio, a ripartire bassi, a compattare. La creatività? Un rischio. Il dribbling? Una frivolezza. Il risultato immediato della partitella domenicale diventa più importante della formazione del calciatore. </p>



<p>Si produce così un esercito di giocatori funzionali, bravi a leggere le fasi di non-possesso, ottimi nel marcare a uomo, degli automi difensivi. Ma chiedigli di ricevere palla sotto pressione, di inventare uno spunto, di finalizzare con freddezza… il software va in crash. Il pensiero calcistico italiano è diventato un algoritmo iper-ottimizzato per il minimo rischio. </p>



<p>E in un mondo dove il calcio globale (vedi <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">Guardiola</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/05/11/jurgen-klopp-il-disertore.html">Klopp</a></strong>, <strong>De Zerbi</strong>) punta sul controllo attivo, sulla perturbazione, sulla superiorità numerica nelle zone alte, noi siamo rimasti i maestri del contenimento. Una filosofia nata dalla genialità di un <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/03/25/un-capo-sulla-a4-vita-e-miracoli-di-nereo-rocco.html">Rocco </a></strong>o di un <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/30/la-rivoluzione-di-herrera-e-i-parametri-per-definire-i-grandi-allenatori.html">Herrera</a></strong>, irrigidita in dogma, e ora putrefatta in paura. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-1024x768.webp" alt="" class="wp-image-26416" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-1024x768.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-300x225.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-768x576.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-1536x1152.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pep Guardiola: molti lo vorrebbero sulla panchina azzurra</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’anagrafe del deserto: Il vuoto demografico </h3>



<p>I numeri gridano. Ogni anno, la Figc registra il crollo verticale dei tesserati nel settore giovanile. I bambini preferiscono il tablet, il basket, altro. Le famiglie si fanno due conti: 300 euro al mese di retta in una scuola calcio semiseria, più l’attrezzatura, più le trasferte, per una probabilità statistica di arrivare al professionismo che è inferiore a quella di essere colpiti da un meteorite. </p>



<p>Il calcio non è più il sogno popolare, accessibile, del ragazzino di periferia. È un investimento ad alto rischio per famiglie già in affanno. E intanto, nei campetti di periferia, dove una volta nasceva l’improvvisazione, il tocco, la furbizia, ora ci sono le porte chiuse a chiave per evitare atti vandalici, o peggio, sono diventati parcheggi. </p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La cattedrale nel deserto (o meglio, la baracca in un parcheggio) </h3>



<p>Entrare in uno stadio italiano, tolte poche eccellenze, è un’esperienza archeologica. È un tuffo negli anni ‘80. Bagni luridi, gradoni distanti dal campo, piste d’atletica che sono un abisso psicologico e non solo fisico tra tifoso ed eroe. L’esperienza di fruizione è da terzo mondo. A casa, sul divano, hai l’Ultra HD, il commento tecnico, il ralenti, il <em>birrino </em>freddo. Allo stadio hai la fila, il panino floscio, la visuale ostacolata dal pilastro, la paura di finire in un tweet della Digos se esulti per il gol sbagliato. </p>



<p>Il calcio ha smesso di essere un evento sociale piacevole. È diventato un rito tribale, spesso amaro, per pochi eletti e duri di cuoio. Le società? Investono in calciomercato, non in infrastrutture. Lo stadio è del comune, che se ne frega. E il circolo vizioso si alimenta. </p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La finzione capitalistica: il cancro delle plusvalenze</h3>



<p>Qui entriamo nel regno della schizofrenia economica. I bilanci delle società sono spesso opere di narrativa creativa. Il vero business non è più vincere scudetti (rischioso, costoso), ma gestire il portafoglio giocatori. Si compra un ragazzino dal Belgio per due milioni, lo si fa giocare 10 partite in Serie A, lo si rivende al club fratello per 15 milioni. Plusvalenza: 13 milioni di utile contabile. È un sistema che premia l’azzardo finanziario, non la crescita sportiva. </p>



<p>I settori giovanili vengono svenduti non per necessità, ma per necessità di bilancio. Si preferisce un profitto contabile immediato a un talento che fiorisce in cinque anni. È un modello che ha svuotato di senso lo sport, trasformandolo in una borsa valori dove il titolo scambiato è la carne e le ossa di un diciannovenne. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-1024x538.webp" alt="" class="wp-image-26417" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-1024x538.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-300x158.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-768x403.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-1536x806.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Inacio, Reggiani e Mané: tre talenti italiani costretti a emigrare in Germania</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il controcanto inglese: dal fango alla galassia </h3>



<p>E poi c’è l’Inghilterra. Sia mai che un Italiano riconosca che ci sia un altro Paese capace di fare una cosa in maniera migliore&#8230; Com&#8217;è che dite !? “Ma vuoi mettere con &#8211; aggiungi un soggetto a piacere &#8211; che facciamo in Italia in confronto agli inglesi, ai tedeschi, agli spagnoli, ai francesi”. In Italia tendono a chiamare i britannici del pallone arroganti senza motivo, i giocatori senza tattica, i cafoni del pallone… Quelli che nel 2016 furono umiliati da un’Islanda che sembrava uscita da un raid vichingo. Quello fu il <em>memento mori</em> di Albione. Il disastro di firmato Reykjavik.</p>



<p>E cosa fecero? Non si misero a litigare sul condono degli arbitri o a cambiare il setting federale per la decima volta. Fecero la cosa più radicale, semplice e rivoluzionaria: presero il sistema e lo ribaltarono dalle fondamenta. La decapitazione del dogma: la federazione, con una lungimiranza che sembrava un ossimoro per quell’istituzione conservatrice, disse: basta. Basta al culto del risultato immediato nelle giovanili. Introdusse l’<em>England dna</em>: un modello di gioco unico, dall&#8217;Under 15 alla Nazionale maggiore. Possesso alto, pressione aggressiva, difesa a uomo. Tutti dovevano parlare la stessa lingua calcistica.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Diagnosi del sudore italiano: dopo la terza assenza cosmica </h3>



<p>Se davanti avessimo il buon vecchio <strong>Gregory House</strong> probabilmente ci direbbe una cosa del genere: “Ok, ascolta. La diagnosi è questa: non è una malattia, è un lutto!”. L&#8217;Italia piange ancora se stessa, il suo stesso fantasma, il calcio come reliquia, come processione del Venerdì Santo in un Paese dove il sole picchia e i campi sono polvere e memoria. Tre mondiali senza di noi. Tre. Non è una statistica, è una preghiera recitata al contrario, un rosario di assenze. </p>



<p>I ragazzi inglesi dopo l&#8217;Islanda &#8211; quella figura da incubo termico, da brivido nel luglio &#8211; hanno fatto una cosa semplice e folle: hanno smesso di venerare il tempio e hanno costruito le strade. Non strade metaforiche, no. Strade vere. Asfalto, erba sintetica, lampioni che restano accesi fino a tarda notte in sobborghi dove l&#8217;unica altra luce è quella dei kebabbari. Centri federali in periferia. Gratuiti. Con personale qualificato ai bordi campo che non urla &#8220;tiro!&#8221; ma dice &#8220;prova a pensare dove sarà lo spazio tra tre secondi&#8221;. </p>



<p>Hanno capito che il calcio non è più un&#8217;arte da atelier rinascimentale, dove l&#8217;apprendista macina colori per anni prima di toccare la tela. È un linguaggio. E il linguaggio si impara parlando, sbagliando, ridendo, in luoghi dove il costo del fallimento è zero. Dove un bambino di Birmingham può perdere palla venti volte senza che un genitore urlante lo marchi a fuoco come &#8220;uno che non ha fegato&#8221;. L&#8217;Italia invece… ah, l&#8217;Italia. Il calcio italiano è ancora un convento. Un sistema di caste. Una piramide dove in cima ci sono gli eletti, i predestinati, i <em>piedi buoni</em> individuati a sette anni e subito rinchiusi in accademie che somigliano a collegi militari. </p>



<p>E alla base? Un deserto. Campetti abbandonati, società dilettantistiche che sopravvivono di stenti e tassa sul sudore, istruttori pagati in baci e abbracci (quando va bene). Una gigantesca, tragica, macchina per perdere talenti. Perché il talento è un&#8217;erba selvatica, spunta dove non deve, in forme che non riconosciamo. E noi, giardinieri di un giardino all&#8217;italiana, estirpiamo tutto ciò che non è roseo, potato, prevedibile.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="I 10 STADI PIU&#039; BRUTTI d&#039;Italia: Serie A, Serie B, Serie C: gli impianti peggiori" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/OI6RYb2KiBs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La cura? Non è una ricetta. È un cambio di stato mentale. Una rivoluzione idraulica</h3>



<p><strong>Prima mossa:</strong> inondare il territorio di campi gratuiti e accessibili 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Non palazzetti dello sport. Campi. Di erba sintetica di terza generazione, illuminati, con spogliatoi puliti, e &#8211; soprattutto &#8211; senza selettori all&#8217;ingresso. Gestiti non dalle società, ma da cooperative miste: comuni, leghe dilettanti, università. Luoghi dove un dodicenne può andare dopo scuola e giocare un tre contro tre senza che nessuno gli chieda la tessera sanitaria o gli faccia un provino. Il gioco libero come ossigeno. L&#8217;Inghilterra ha capito che il genio nasce dal caos organizzato, non dalla disciplina sterile.</p>



<p><strong>Seconda mossa:</strong> licenza federale obbligatoria per tutti gli allenatori, dai Pulcini alla Primavera. Non un corso di due weekend. Un percorso. Psicologia dell&#8217;età evolutiva, nutrizione di base, principi di medicina sportiva. Trasformare l&#8217;allenatore del paese da &#8220;urlatore cronico&#8221; a &#8220;facilitatore&#8221;. Pagarlo decentemente, anche a livello dilettantistico, con fondi federali. Rendere quel ruolo un lavoro dignitoso, non un hobby per ex calciatori frustrati. L&#8217;uomo ai bordi del campo di periferia deve essere la nostra prima linea, il nostro missionario. Deve saper coltivare, non solo selezionare. </p>



<p><strong>Terza mossa:</strong> riforma radicale dei tornei giovanili. Meno campionati, più tornei. Meno trasferte di 300 chilometri per una partita Under 15, più festival del gioco in ambito regionale. Abolire le classifiche fino agli Under 14. Sostituirle con un sistema a punti che premi anche i criteri di gioco, il fair play, la rotazione delle rose. Spostare l&#8217;obiettivo dalla vittoria di domenica alla formazione dell&#8217;atleta (e della persona) di domani. L&#8217;Inghilterra ha smesso di cercare il vincente a 12 anni e ha iniziato a cercare il calciatore a 20 anni. </p>



<p><strong>Quarta mossa:</strong> la più <em>Bukowskiana</em>. Creare un &#8220;anno sabbatico&#8221; federale. I migliori 100 talenti tra i 16 e i 17 anni, invece di marcire nelle panchine delle Primavere professionistiche, stipendiati da un contratto che li lega e li addormenta, vengono riuniti in un centro nazionale. Ma non per fare doppie sedute di palestra. Per studiare. Metà giornata: scuola (obbligatoria). L&#8217;altra metà: calcio totale. Con docenti universitari, ex calciatori, tecnici stranieri, preparatori atletici di altre discipline (pallacanestro, rugby, atletica). Esposizione a idee diverse. Viaggi all&#8217;estero per periodi di stage in accademie di paesi diversi (Olanda, Belgio, Giappone). Contaminazione. Il genio ha bisogno di curiosità, non di un recinto dorato. </p>



<p><strong>Quinta mossa: </strong>il &#8220;progetto Periferia&#8221;. La Figc si fa carico, in partnership con lo Stato, di ristrutturare o costruire mille campi pubblici nelle periferie delle grandi città e nei paesi sotto i 10mila abitanti in cinque anni. Non solo al Centro-Nord. Specialmente al Sud.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Conclusioni</h3>



<p>La crisi del calcio italiano è un tema che si snoda attraverso una serie di paradossi e contraddizioni. Da un lato, la vittoria dell’<a href="https://gameofgoals.it/2021/07/12/euro-2021-italia-inghilterra-4-3-ai-rigori-azzurri-sul-tetto-deuropa.html">Europeo del 2021</a>, un trionfo che sembrava promettere un risveglio. Dall’altro, la recenti e consecutive esclusioni dai Mondiali, colpi che hanno messo a nudo le fragilità di un sistema in declino. In quel frangente, quando l’Italia alzava il trofeo, ho sempre avuto l&#8217;impressione che si stava festeggiando un’illusione, un miraggio che, come una sirena, attirava verso “felicità impossibili”. </p>



<p>Riflettendo su quell’epopea, non posso fare a meno di pensare che, se l’Inghilterra avesse conquistato il titolo, forse oggi staremmo parlando di una deriva diversa per il calcio italiano. Una vittoria dei “Tre Leoni” sarebbe stata sicuramente più meritata per il percorso intrapreso, avrebbe potuto fungere da esempio costruttivo per il calcio italiano, evidenziando la necessità di un profondo rinnovamento. </p>



<p>Invece, quel trionfo azzurro ha mascherato le carenze strutturali, un anestetico che ha ritardato il confronto con la realtà. Ciò che gli amanti di questo sport si ritrovano ad affrontare ora è il risultato di una narrazione che, invece di costruire un futuro, ha alimentato un ciclo di autoindulgenza. E mentre il mondo guarda, l’eco delle delusioni azzurre risuona come una melodia triste, una sinfonia di opportunità perdute. La verità è che il calcio italiano ha bisogno di riforme audaci, di un ripensamento radicale, non di celebrazioni effimere. </p>



<p>Si trova di fronte a un bivio. Gli italiani possono continuare a illudersi, a cercare conforto nei ricordi di un passato glorioso, o possono rimboccarsi le maniche e affrontare la realtà. Il tempo stringe. Se non si agisce ora, temo che la prossima volta che l&#8217;Italia del calcio si presenterà davanti a un palcoscenico internazionale, sarà solo per chiudere un sipario su un dramma già scritto. La vera sfida, ora, è avere il coraggio di scrivere un nuovo capitolo. Iniziando, in primis, a dimenticare le quattro stellette sul logo davanti alla maglia azzurra&#8230;</p>



<p></p>



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		<title>Emilio Butragueño: l&#8217;eleganza e il pragmatismo dell&#8217;avvoltoio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 09:24:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[clasico]]></category>
		<category><![CDATA[coppa campioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rivedendo i Clasicos con i miei compagni di viaggio Francesco Buffoli e Francesco Domenighini per curare la rubrica che da un anno e mezzo stiamo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Rivedendo i <em>Clasicos </em>con i miei compagni di viaggio Francesco Buffoli e Francesco Domenighini per curare la rubrica che da un anno e mezzo stiamo portando avanti su questo sito (vedi <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/la-storia-del-clasico-dal-1988-al-2024">qui</a>), la mia attenzione &#8211; divenuta successivamente adorazione &#8211; si è subito posata su un attaccante non particolarmente alto né particolarmente grosso (gli almanacchi gli attribuiscono 170 centimetri per 70 chili) che con la <em>camiseta blanca </em>vedevo giocare in ogni zona del reparto offensivo, tra dribbling e sterzate secche, conclusioni rapide e invenzioni nello stretto.</p>



<p>Se tra i rivali <em>culè </em>il mio prediletto era senza dubbio <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/09/22/michael-laudrup-vs-francesco-totti-arte-stile-e-completezza.html">Michael Laudrup</a></strong>, chi mi ha deliziato gli occhi nelle file del Real Madrid è stato proprio <strong>Emilio Butragueño</strong>, detto <em>il Buitre</em>, l’avvoltoio, per la rapidità dei suoi movimenti agili ed efficaci, pronti a sfruttare ogni spazio ed ogni frazione di secondo concessa dagli avversari.</p>



<p>Non era sicuramente un “bomber seriale,<em> il Buitre</em>: in dodici anni di Real Madrid ha infranto il muro dei 20 gol stagionali in tutte le competizioni solo due volte (1988/89 e 1990/91). Inoltre, ha condiviso una larga parte della sua avventura madridista con un certo <strong>Hugo Sanchez</strong> (a cui abbiamo dedicato un articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/06/29/la-bibbia-del-gol-di-hugo-sanchez-38-tocchi-leggendari-ai-raggi-x.html">qui</a>), ben più famelico e letale dello spagnolo e con una certa predilezione per i gol di prima intenzione dettati da una rapidità di esecuzione con pochi uguali.</p>



<p>Ciò che colpiva di lui era piuttosto la sua tecnica, di alta caratura: bravissimo nel controllo della palla e nello stop, pericoloso nell’uno contro uno. Non è peregrino vedere in lui qualcosa di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2026/02/18/divino-e-fragile-roberto-baggio-e-lelogio-della-bellezza.html">Roberto Baggio </a></strong>e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/09/io-di-te-non-mi-stanco-ode-ad-alessandro-del-piero.html">Alessandro Del Piero</a></strong>, almeno in queste caratteristiche. Il suo tiro, invece, e i modi con cui calciava – molte volte in maniera secca e mezza altezza – può ricordare quello di un suo epigono altrettanto sottovalutato: <strong>David Villa</strong>.</p>



<p>Il numero 7 madridista era un attaccante atipico, di difficile collocazione: spesso partiva dalla fascia sinistra per poi convergere verso il centro con dribbling e sterzate, ma non era raro vederlo giostrare in posizione centrale, anche arretrando la sua posizione. La pulizia dei suoi movimenti eleganti e gentili, quasi aristocratici, hanno portato i tifosi a soprannominarlo <em>Il Cavaliere Bianco</em>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/storiabutraguenocalcio-giocopulito-1.webp" alt="" class="wp-image-26400" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/storiabutraguenocalcio-giocopulito-1.webp 750w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/storiabutraguenocalcio-giocopulito-1-300x200.webp 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /><figcaption class="wp-element-caption">Emilio Butragueño in maglia Real Madrid</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il suo nome è inevitabilmente associato al Real Madrid degli anni Ottanta, squadra che &#8211; anche se non ha portato in bacheca nessuna delle innumerevoli Coppe dei Campioni che scintillano nella sala dei trofei del Santiago Bernabeu &#8211; ha decisamente segnato l’immaginario del calcio spagnolo di quegli anni, rappresentando una sorta di “esame universitario” per il glorioso Milan di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/10/27/sacchi-genio-o-sopravvalutato.html">Sacchi</a></strong>, che cominciava a dettare la propria legge in termini di risultati e di gioco in tutta Europa (ricordiamo l’1-1 a Madrid, alla faccia del <em>miedo escenico</em>, e soprattutto il roboante 5-0 di San Siro).</p>



<p><strong>Butragueño</strong> si porta a casa ben due Coppe UEFA consecutive (1985 e 1986), nonché sei campionati spagnoli a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta. Inoltre è stato in grado di affermarsi a livello individuale, venendo votato per ben due anni come miglior giocatore sotto i 21 anni, oltre ad un titolo di <em>Pichichi</em> non scontato. Insieme a <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/31/quando-lutile-incontra-il-bello-marco-van-basten.html">Marco Van Basten</a></strong>, che forse aveva una tacca in più in tutto, a <strong>Gary Lineker</strong> e al compagno <em>Hugol</em>, <em>il Buitre</em> rappresenta uno dei volti più belli del calcio di quegli anni.</p>



<p>In Spagna c&#8217;è un gol, che nei decenni si è affermato come un vero e proprio culto, come può essere per noi italiani quello di <strong>Baggio </strong>alla Juventus nel 2001. È siglato proprio da <strong>Butragueño</strong>, in una partita qualunque di Coppa del Re del 1987, contro il Cadice: è un gol di una bellezza eterea, una sintesi di arte, pulizia e inganni, conclusa con il lusso di una <em>croqueta </em>sul portiere, quasi dalla linea di fondo. Il maestro sale in cattedra, fa vedere agli alunni sui banchi cose impossibili con una facilità disarmante e se ne va, portato in trionfo ed innalzato al cielo.</p>



<p>Due sono le partite-simbolo della carriera di <strong>Emilio Butragueño</strong>: Spagna-Danimarca del Mondiale 1986 &#8211; il nostro Gabriele Gilli ha premiato la prestazione del Buitre con un immaginifico 10 e candidandola alla palma di migliore prestazione di un calciatore spagnolo ai Mondiali, cronaca <a href="https://gameofgoals.it/2015/01/22/1986-ottavi-spagna-danimarca-5-1.html">qui </a>&#8211; e Real Madrid-Anderlecht ottavi di finale Coppa Uefa 1984/05, dove un avvoltoio incontenibile mette a referto tre gol e due assist sancendo la rimonta dei <em>Blancos </em>per 6-1 che ribalta il 3-0 passivo dell&#8217;andata. </p>



<p>Due perle di una generazione spagnola talentuosa e inquieta, alla ricerca di se stessa e in un profondo periodo di cambiamenti sportivi, sociali, culturali: la fine del franchismo nel decennio precedente e la difficile transizione verso la democrazia, l&#8217;impatto della rivoluzione olandese in terra catalana e le reazioni della capitale. Quella nazionale si piegò al genio di<a href="https://gameofgoals.it/2021/04/30/omaggio-a-sua-maesta-michel-platini.html"> <strong>Michel Platini</strong></a><strong> </strong>ad Euro &#8217;84, si sciolse due anni dopo in Messico, deluse in Italia nel 1990, confermando un andazzo deludente fino alla maturazione della splendida generazione dei centrocampisti del tiki-taka.</p>



<p></p>



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		<title>2006-2007: Real Madrid-Barcellona 2-0</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/02/13/2006-2007-real-madrid-barcellona-2-0.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2026/02/13/2006-2007-real-madrid-barcellona-2-0.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 16:51:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia del Clásico dal 1988 al 2024]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Robinho esulta dopo un gol Madrid, Stadio Santiago Bernabéu, 22 ottobre 2006 Un Real Madrid profondamente rinnovato e costruito da Capello a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Robinho esulta dopo un gol</em></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Madrid, Stadio Santiago Bernabéu, 22 ottobre 2006</h2>



<p></p>



<p>Un <strong>Real Madrid</strong> profondamente rinnovato e costruito da Capello a sua immagine a somiglianza (il centrocampo Emerson-Diarra dice tutto) ha meritatamente la meglio su un <strong>Barcellona </strong>decisamente meno brillante di quello della stagione precedente. Il Clasico vede per la prima volta scende in campo diversi ex bianconeri: calciopoli ha colpito come una mannaia la rosa della Juventus e così sulle Ramblas ci sono Thuram e Zambrotta, mentre nella capitale si sono accomodati Emerson (l&#8217;unico positivo dei quattro) e Cannavaro.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Real Madrid 2 x 0 Barcelona ● La Liga 06/07 Extended Goals &amp; Highlights ᴴᴰ" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Mh5aZiJnMOk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Real Madrid</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Robinho 7</strong><br>Il malandro di San Paolo commette diversi errori di misura, more solito, ma fa ammattire Zambrotta con i suoi dribbling irridenti, regala un paio di spunti in velocità da campione e regala a van Nistelrooj l&#8217;assist del 2-0.</p>



<p></p>



<p><strong>Ruud van Nistelrooj 7</strong>: non sempre protagonista della manovra, anche perché si muove come un centravanti classico, colpisce l&#8217;incrocio dei pali con un pallonetto delizioso, segna il 2-0 e si rende pericoloso in almeno altre due occasioni. </p>



<p></p>



<p><strong>Raúl González Blanco 7</strong>: chiude il periodo buio della sua carriera con un gol di testa da centravanti puro, e poi sfiora il due a zero (colpisce la traversa con un gran sinistro) e nella ripresa gioca da regista, evocando le gesta delle sue stagioni più belle. Risorto.</p>



<p></p>



<p><strong>Emerson 6,5:</strong> un po&#8217; troppo falloso, ma mette in difficoltà i palleggiatori blaugrana con la sua aggressività e si fa vedere in ogni zona del campo.</p>



<p></p>



<p><strong>Guti 6</strong>: nel primo tempo non tocca palla, nella ripresa regala alcune giocate di qualità e avvia l&#8217;azione del 2-0.</p>



<p></p>



<p><strong>Roberto Carlos 5</strong>: mesto crepuscolo per l&#8217;involuto laterale brasiliano, che soffre Messi e in generale sembra aver definitivamente smarrito la velocità dei tempi migliori.</p>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Barcellona</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Messi 6,5</strong><br>Nel primo tempo è incontenibile, inventa due dribbling da sospensione dell&#8217;incredulità su Carlos e Cannavaro e conclude anche pericolosamente verso la porta di Casillas. Risulta però ancora impreciso sotto porta e nella ripresa si smarrisce, perdendo diversi palloni e incidendo poco/nulla sulla partita.</p>



<p></p>



<p><strong>Xavi Hernández&nbsp;6,5</strong>: metronomo infaticabile, tocca decine di palloni e ne sbaglia pochi, specie nel corso di un ottimo primo tempo.</p>



<p></p>



<p><strong>Ronaldinho 6</strong>: un paio di dribbling e di aperture da fenomeno riscattano una prestazione piuttosto altalenante, in cui perde tantissimi palloni e spara la palla in tribuna da posizione favorevole. Appannato.</p>



<p></p>



<p><strong>Andrés Iniesta 6</strong>: per quindici/venti minuti è immarcabile e salta l&#8217;uomo a ripetizione, poi però inizia a sbagliare troppi appoggi, cosa non da lui, e si perde nell&#8217;aggressiva ragnatela disegnata da Capello.</p>



<p></p>



<p><strong>Victor Valdés 5</strong>: responsabile del gol del 2-0, viene impegnato poco ma non sembra quasi mai reattivo. Serata da dimenticare.</p>



<p></p>



<p><strong>Gianluca Zambrotta 4,5</strong>: pochi mesi dopo la finale di Berlino sembra già un altro giocatore, bolso e in costante affanno contro Robinho, costretto ripetutamente al fallo e incapace, di fatto, di presentarsi nella metacampo altrui. Poco meglio di lui fa Thuram, a sua volta in balìa delle giocate dei <em>Blancos</em>.</p>



<p></p>
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		<title>2004-2005: Barcellona-Real Madrid 3-0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 13:08:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia del Clásico dal 1988 al 2024]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[clasico]]></category>
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		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Barcellona, Camp Nou, 20 novembre 2004 Sulle Ramblas albeggia una nuova era: Frank Rijkaard è l&#8217;ennesimo spirito ajacide che si accomoda sulla panchina del Barcellona, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/01/16/2004-2005-barcellona-real-madrid-3-0.html">2004-2005: Barcellona-Real Madrid 3-0</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Barcellona, Camp Nou, 20 novembre 2004</h2>



<p></p>



<p>Sulle <em>Ramblas</em> albeggia una nuova era: Frank Rijkaard è l&#8217;ennesimo spirito<em> ajacide</em> che si accomoda sulla panchina del <strong>Barcellona</strong>, e in campo al Ronaldinho fantasmagorico dell&#8217;anno precedente si aggiungono un giovane e immarcabile Eto&#8217;o e un Deco in orbita pallone d&#8217;oro. Inizia inoltre a vedere il campo con una certa regolarità un ventenne pallido e magrolino, che di nome fa Andrés, e per la prima volta si accomoda in panchina, in un Clasico, anche un diciassettenne argentino che sarà protagonista della nostra saga per oltre quindici anni.</p>



<p>Il <strong>Real Madrid</strong> è invece riuscito nell&#8217;impresa di sabotarsi da solo: le sue stelle vagano smarrite tra le ombre del Giardino di Compton House e sembrano un pallido ricordo dei fuoriclasse ammirati fino a pochi anni prima. Il 3-0, invero, è più demerito del Real &#8211; e un preludio alla sua stagione deludente &#8211; che merito di un Barcellona sicuramente positivo ma distante, per qualità complessiva della manovra, da alcune delle sue versioni precedenti e soprattutto successive.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Barcelona 3 x 0 Real Madrid ● La Liga 04/05 Extended Goals &amp; Highlights HD" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/KQr1ZjpG4AU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Barcellona</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Samuel Eto&#8217;o 7</strong><br>Quando si accende, il camerunense semina il panico: immarcabile e velocissimo, salta ripetutamente l&#8217;uomo, inventa il gol dell&#8217;1-0 &#8211; favorito dal pasticcio di Roberto Carlos e Casillas &#8211; e si guadagna il rigore che chiude la partita con un lungo assolo. Come dicevamo? Albeggia un&#8217;epoca nuova e Samuel è uno dei suoi alfieri.</p>



<p></p>



<p><strong>Ronaldinho 7</strong>: Alterna magie a preziosismi un po&#8217; affettati che oggi gli costerebbero qualche mugugno (un paio di colpi di tacco a vuoto sono incomprensibili), ma nel complesso inventa la palla lunga per il primo gol, salta l&#8217;uomo un paio di volte con autentiche magate e chiude la partita con il rigore del 3-0. </p>



<p></p>



<p><strong>Giovanni van Bronckhorst 6,5</strong>: laterale di sostanza, soffre un po&#8217; Figo nella prima parte di gara ma poi lo fa suo, e chiude la partita con il sinistro del 2-0.</p>



<p></p>



<p><strong>Carles Puyol 6,5</strong>: straripante sul piano fisico, alla maniera di Cannavaro, cancella ancora una volta dal campo Ronaldo ed è pure utile alla squadra quando sale a dare manforte alla manovra.</p>



<p><br><strong>Deco 6</strong>: alterna ottime giocate a diversi errori, così come il compagno di reparto Xavi, che abbiamo ammirato in versioni decisamente più brillanti.</p>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Real Madrid</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Luís Figo 6</strong><br>L&#8217;asso portoghese merita la sufficienza perché nel primo tempo strappa più volte come ai bei tempi e crea qualche grattacapo a una difesa blaugrana che per il resto dorme sonni tranquillissimi.</p>



<p></p>



<p><strong>Zinédine Zidane 5:</strong> il corazziere-ballerino non ha smarrito l&#8217;eleganza ma sembra molto meno efficace che negli anni d&#8217;oro. Di fatto, non si rende mai pericoloso ed è a lungo ai margini della partita.</p>



<p></p>



<p><strong>Raúl González Blanco 5:</strong> precocemente invecchiato e involuto, il fuoriclasse spagnolo è uno spettatore non pagante.</p>



<p></p>



<p><strong>Ronaldo 4,5</strong>: l&#8217;ex Fenomeno riesce a fare peggio di lui. Sempre anticipato da Puyol, non tenta mai di calciare in porta e non salta mai l&#8217;uomo. A fine partita, a stento si ricorda che fosse in campo.</p>



<p></p>



<p><strong>Roberto Carlos 4,5:</strong> la sua prestazione sarebbe da sufficienza risicata, se non fosse per l&#8217;errore imperdonabile che propizia il gol di Eto&#8217;o e che spiana la strada ai padroni di casa.</p>



<p></p>
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