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	<title>sivori Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>sivori Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Il mito del numero dieci e l&#8217;evoluzione del ruolo nelle varie scuole</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/11/09/tra-italia-e-argentina-il-mito-del-numero-dieci.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Nov 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio moderno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non esistono più i numeri dieci. Da diversi anni, con un pizzico di esagerazione potremmo dire da alcuni decenni, si sente ripetere questo fiacco e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/11/09/tra-italia-e-argentina-il-mito-del-numero-dieci.html">Il mito del numero dieci e l&#8217;evoluzione del ruolo nelle varie scuole</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap"><em>Non esistono più i numeri dieci</em>. Da diversi anni, con un pizzico di esagerazione potremmo dire da alcuni decenni, si sente ripetere questo fiacco e generico ritornello, che di solito si accompagna a prolisse e inconsistenti geremiadi sul declino del calcio, sulla scomparsa della &#8220;qualità&#8221;, del &#8220;talento&#8221; (come se fosse misurabile e non si trattasse di una nostra percezione limitata: dire che il talento cresce o diminuisce sulla base delle poche gare che si vedono, spesso con l&#8217;occhio del tifoso o con lo sguardo scettico del nostalgico, è come pretendere di esprimersi sulla &#8220;direzione&#8221; dell&#8217;Universo osservandolo con un telescopio: è al tempo stesso un gesto presuntuoso e di un&#8217;ingenuità sconcertante).</p>



<p>Sappiamo che, già negli anni &#8217;60, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/12/14/giuseppe-meazza-il-mito-dellitalia-pallonara.html">Giuseppe Meazza</a></strong> rimproverava al calcio di essere diventato essenzialmente il regno dell&#8217;agonismo e della tattica esasperata, a discapito del talento che, a suo dire, dominava gli anni &#8217;30 &#8211; anche se <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/08/25/limportanza-di-chiamarsi-herbert-chapman.html">Herbert Chapman</a></strong> non era d&#8217;accordo con lui, perché il rivoluzionario tecnico inglese sosteneva che il vero talento avesse dominato il football di inizio &#8216;900, laddove il calcio degli anni &#8217;30 (per lui, il calcio moderno evidentemente) assegnava un ruolo chiave all&#8217;agonismo e all&#8217;organizzazione.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="800" height="450" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/Chapman.jpg" alt="" class="wp-image-25224" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/Chapman.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/Chapman-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/Chapman-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Herbert Chapman, leggendario tecnico dei Gunners</p>



<p></p>



<p>Non crediamo serva aggiungere altro: certe tesi dominano da sempre il dibattito pubblico, sono il frutto avvelenato della nostalgia &#8211; il passato, in fondo, per noi oggi è sicuramente decisivo (se siamo dove ci troviamo oggi è a causa del passato) ma in qualche modo innocuo, è qualcosa che è già avvenuto e che è stato codificato, e quindi possiamo stendere su di lui una patina romantica in grado di trasfigurarlo, laddove ciò che avviene sotto i nostri occhi ci spaventa, è imprevedibile, e può anche deluderci, e spesso anzi lo fa.</p>



<p>Torniamo però all&#8217;argomento centrale di questo articolo, ovvero la figura del numero dieci, per smentire/smontare l&#8217;adagio dominante che ne invoca/proclama l&#8217;inesorabile declino, e da tempo immemore.</p>



<p>Partiamo da un dato di fatto che in molti, secondo noi, ignorano: la figura del famigerato numero dieci, come la immaginiamo e raccontiamo noi in Italia, non è universale. Con una certa approssimazione, possiamo dire che quello che noi consideriamo il &#8220;numero dieci&#8221; classico, ovvero il giocatore di qualità che si muove tra le linee di centrocampo e attacco, che salta l&#8217;uomo, è in grado di rifinire e anche di attaccare la porta, è qualcosa che fa parte del bagaglio culturale sportivo italiano e, forse in maniera ancora più evidente, argentino.</p>



<p>Non si tratta di qualcosa di universale: il <em>Diez</em>, e ce lo rivela proprio l&#8217;uso del vocabolo spagnolo, è essenzialmente una figura argentina trapiantata, con qualche alterazione, in Italia. <br><strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/10/30/la-magia-del-pibe-de-oro-le-10-partite-che-piu-mi-hanno-stregato-di-diego-armando-maradona.html">Maradona</a></strong>, <a href="https://gameofgoals.it/2024/03/31/tutte-le-partite-di-lionel-messi-ai-mondiali.html"><strong>Messi</strong>,</a><strong> <a href="https://gameofgoals.it/2025/01/25/ricardo-enrique-bochini-el-bocha-independiente.html">Bochini</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/01/31/omar-enrique-sivori-eroe-a-cavallo-faccia-sporca-capelli-al-vento.html">Sivori</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/01/25/la-classe-vintage-di-juan-roman-riquelme.html">Riquelme</a></strong>, <strong>Ortega</strong>, <strong>Aimar</strong>, volendo <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/08/05/jose-manuel-moreno-il-pablo-picasso-della-maquina.html">José Manuel Moreno</a></strong>, e decine di altri <em>Diez</em> più o meno minori illuminano il firmamento del calcio argentino, con qualche significativa differenza sul piano tecnico e stilistico, ma in qualche modo incorporando sempre l&#8217;idea del rifinitore che si muove tra le linee ed è un maestro nel dettare l&#8217;ultimo passaggio.</p>



<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/MessiMaradonaSivori-1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-25227" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/MessiMaradonaSivori-1024x512.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/MessiMaradonaSivori-300x150.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/MessiMaradonaSivori-768x384.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/MessiMaradonaSivori-1536x768.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/MessiMaradonaSivori.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sivori, Maradona e Messi</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<p><a href="https://gameofgoals.it/2023/12/26/mario-corso-il-funambolo-fermo.html">l</a>In Italia, abbiamo ammirato giocatori che ricalcano lo stampo del diez argentino (<strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/08/18/gianni-rivera-il-genio-divisivo-che-elevo-il-calcio-italiano.html">Gianni Rivera</a></strong>? A suo modo, forse, pur partendo da posizione più defilata e nel contesto di un&#8217;anomalia dentro l&#8217;anomalia, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/12/26/mario-corso-il-funambolo-fermo.html">Mario Corso</a></strong>, e possiamo aggiungere il giovane <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/09/22/dieci-sfumature-di-francesco-totti.html">Francesco Totti</a></strong>, magari anche <strong>Giancarlo Antognoni</strong>, o scendendo di un paio di gradini il <em>Principe </em><strong>Giannini</strong>) e, più di ogni altra cosa, quelli che abbiamo definito con un&#8217;intuizione a nostro avviso corretta i &#8220;nove e mezzo&#8221;: <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/02/04/roberto-baggio-e-le-10-magie-bresciane-di-un-fuoriclasse-mondiale.html">Roberto Baggio</a>, <a href="https://gameofgoals.it/2021/11/09/io-di-te-non-mi-stanco-ode-ad-alessandro-del-piero.html">Alessandro Del Piero</a>, <a href="https://gameofgoals.it/2023/07/09/magic-box-gianfranco-zola-e-le-sue-dieci-prestazioni-da-ricordare.html">Gianfranco Zola</a>, <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/23/1996-1997-il-canto-del-cigno-di-roberto-mancini-con-la-maglia-della-sampdoria.html">Roberto Mancini</a>, Antonio Cassano</strong> (non a caso, si parla di una figura che ha dominato la scena soprattutto per un paio di decenni), e diversi altri giocatori simili, più o meno minori, che giocavano a ridosso della punta, anche perché questo chiedevano le ferree regole del catenaccio, che di fatto possiamo e dobbiamo inquadrare come attaccanti e che però possedevano la magia e molte delle doti che in Argentina associavano e associano al classico <em>Diez.</em></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="990" height="546" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/BaggioRivera.png" alt="" class="wp-image-25232" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/BaggioRivera.png 990w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/BaggioRivera-300x165.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/BaggioRivera-768x424.png 768w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /><figcaption class="wp-element-caption">Rivera e Baggio</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Proviamo però, per un attimo, a varcare i confini del nostro paese o del gigante sudamericano per avventurarci altrove. Siamo sicuri che questa figura sia così ricorrente, universale, e che abbia <em>davvero</em> dominato il calcio per decenni, sino alla sua recente &#8220;scomparsa&#8221;?</p>



<p>In Brasile il numero dieci, così come lo intendiamo noi, è una figura rara. Il Brasile dei &#8220;cinque numeri dieci&#8221; è infatti un&#8217;invenzione della stampa italiana, che sembra corroborare la nostra tesi: i famigerati cinque numeri dieci erano giocatori di grandissima qualità, che possedevano alcune delle doti che noi associamo al ruolo, e che però facevano anche altro, e che tra loro erano molto diversi. I nostri <em>Diez</em> si assomigliano tutti, quelli argentini idem, tanto che ne giocava/gioca di regola uno, quelli brasiliani no, e potevano/possono coesistere.</p>



<p>Associamo <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/10/12/zico-il-malandro-sobrio.html">Zico</a></strong> a quel numero, ma se lo osserviamo, scopriamo che il <em>Galinho</em> giocava a volte come vera e propria punta, a volte come mezzala alle spalle di due, forse tre punte. <a href="https://gameofgoals.it/2023/12/31/pele-il-simbolo-del-calcio.html"><strong>Pelé</strong></a>? Un attaccante puro ma anche un giocatore universale, che sapeva fare praticamente tutto, anche rifinire come un dieci, e che però attaccava la porta come il migliore dei centravanti, dominava l&#8217;aria e possedeva doti acrobatiche degne di un centravanti. </p>



<p>Da certi punti di vista, sono più vicini alla figura del numero dieci giocatori come<strong> <a href="https://gameofgoals.it/2021/10/28/garrincha-langelo-dalle-gambe-storte.html">Garrincha</a></strong> (che però per noi è il numero sette per eccellenza: ma anche qui, si tratta di una smania di mettere ordine che riflette la nostra ossessione per ruoli e funzioni, più che di qualcosa che fa parte del calcio brasiliano), <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/04/14/la-magia-di-ronaldinho-le-10-partite-piu-iconiche-del-re-del-calcio-samba.html">Ronaldinho</a></strong> (ala sinistra, rifinitore, mezzala, punta), <strong>Rivaldo </strong>(a volte giocava come ala, a volte come mezzala in un centrocampo a tre e dietre a tre punte, in alcuni casi come unica punta), <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/04/19/neymar-lultimo-genio-malandro.html">Neymar</a></strong> (centravanti atipico, ala, rifinitore, mezzala, all&#8217;ultimo mondiale giocava alle spalle di un tridente di attaccanti puri), e potremmo proseguire a lungo. <strong>Didi </strong>assomigliava più al rifinitore classico, rispetto a questi giocatori, ma dato che partiva in posizione più arretrata fatichiamo a identificarlo come tale.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="671" height="457" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/DinhoNeymar.webp" alt="" class="wp-image-25236" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/DinhoNeymar.webp 671w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/DinhoNeymar-300x204.webp 300w" sizes="(max-width: 671px) 100vw, 671px" /><figcaption class="wp-element-caption">Neymar e Ronaldinho</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Se la patria del calcio<em> bailado</em> già spariglia le carte, mandando in crisi le nostre rigorose classificazioni, altrove le cose si complicano ulteriormente. In Inghilterra, il dieci per come lo intendiamo noi è figura rara, potremmo forse evocare giusto un dio minore come <strong>Le Tissier</strong>. Ma, per fare un esempio, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/12/03/george-best-il-poeta-del-calcio-e-linquietudine-dellessere.html">George Best</a></strong> era molto più simile al numero dieci per come lo si racconta in Argentina e in Italia, rispetto a un <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/24/sir-bobby-charlton-leroe-silenzioso.html">Charlton</a></strong>, o a seconde punte dotate di abilità diverse. </p>



<p>In Spagna, nell&#8217;impero dei centrocampisti, si rischia poi di perdersi: <strong>Michel </strong>era un numero dieci? <strong>Butragueño</strong> secondo la nostra stampa dell&#8217;epoca era un centravanti, eppure assomigliava molto ad <strong>Alex Del Piero</strong> o a <strong>Roberto Baggio</strong>, per funzione e posizioni, tanto che non aveva il compito primario di bucare la porta avversaria. La miriade di mezzali che hanno reso grande il loro calcio, da <a href="https://gameofgoals.it/2021/07/25/xavi-hernandez-luomo-che-giocava-a-scacchi-correndo.html"><strong>Xavi</strong> </a>a <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/01/15/don-andres-e-leuropa-le-dieci-meraviglie-dellillusionista.html">Iniesta</a></strong>, da <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/10/20/david-silva-mago-merlino-alla-corte-della-regina.html">David Silva</a></strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/02/04/spettri-di-don-andres-iniesta-la-straordinaria-stagione-di-pedri.html">Pedri</a></strong>, sono dei numeri dieci? </p>



<p>Per come li intendiamo noi probabilmente no, ma nella loro prospettiva queste mezzali, spesso schierate in campo due, tre o quattro per volta (con l&#8217;apoteosi parossistica della Spagna del 2012), hanno tutte anche la funzione classica che noi assegniamo al dieci, e questo ci rende complicatissimo esportare nel loro calcio le nostre categorie. <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/05/16/lamine-yamal-il-bambino-prodigio.html">Yamal </a></strong>è un numero dieci? La diatriba sul suo ruolo (è un rifinitore, ma anche un giocatore che punta l&#8217;uomo nell&#8217;uno contro uno, e spesso inizia l&#8217;azione nella propria metacampo) rivela ancora una volta l&#8217;ossessione tutta italiana per posizione/funzioni, un&#8217;ossessione che però non appartiene a scuole molto meno funzionalizzate della nostra.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>E che dire invece del calcio olandese? L&#8217;austriaco <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/03/03/ernst-happel-il-gitano-nobile.html">Ernst Happel</a></strong> ebbe il merito di portare in Olanda il 4-3-3, al Feyenoord. La mossa tattica che disorientò il rigoroso calcio olandese dell&#8217;epoca fu il continuo cambio di posizione, a mo&#8217; di elastico, tra la mezzala offensiva di qualità <strong>Hasil </strong>(preso dallo Schalke) ed il centravanti svedese <strong>Kindvall</strong>. </p>



<p>Possiamo dire che il &#8220;dieci&#8221; che va ad occupare la posizione della punta centrale e viceversa è una linea rossa che parte dalla Grande Ungheria di <strong>Hidegkuti </strong>e arriva a certe versioni del calcio di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">Guardiola </a></strong>in cui &#8220;il centravanti è lo spazio vuoto&#8221;. Eppure per molti osservatori il vero &#8220;dieci&#8221; di quella squadra era lo &#8220;storto&#8221; (crooked) <strong>Wim Van Hanegem</strong>, mediano davanti alla difesa con i piedi di velluto e le qualità di creatore di gioco, l&#8217;andatura gobba e la cattiveria agonistica di un fabbro.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Nell&#8217;Ajax di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/10/26/utopia-74-lolanda-di-michels-e-cruijff-e-quella-sconfitta-che-ha-cambiato-la-storia.html">Rinus Michel</a>s</strong>, in quell&#8217;anarchia razionalizzata che era il <em>Calcio Totale</em> &#8211; ed è indubbio che l&#8217;allenatore abbia preso spunto dal suo rivale austriaco allenatore del Feyenoord di cui abbiamo parlato poc&#8217;anzi &#8211; la rivoluzione consisteva nel superamento della specializzazione dei ruoli e nella corretta gestione degli spazi e delle posizioni (il focus non correre tanto, ma correre bene).</p>



<p>L&#8217;aspetto razionale della squadra consisteva in un&#8217;organizzazione collettiva estremamente efficace, in cui i giocatori si muovevano come uno sciame, rispettando le posizioni, le distanze e gli spazi, in modo tale da essere quasi intercambiabili senza perdere omogeneità. L&#8217;anarchia stava nel superamento della rigidità dei ruoli: il centravanti poteva difendere, il terzino poteva impostare e concludere e così via. È chiaro che parlare di &#8220;numeri dieci&#8221; in un contesto simile sia impossibile, proprio perché è inutile. </p>



<p>Considerazioni analoghe possono estendersi ovviamente anche alla nazionale <em>orange</em>, l&#8217;Arancia Meccanica, che per due volte consecutive arrivò ad un soffio dalla coppa, ma che è rimasta nella memoria degli esteti e dei sognatori, nel solco culturale libertario e surrealista apertosi sul finire degli anni Sessanta. L&#8217;Olanda degli ultimi decenni si pone ben distante in termini estetici e concettuali da quella di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html">Cruijff </a></strong>e soci. </p>



<p>Pur avendo conosciuto il genio gentile di<strong> <a href="https://gameofgoals.it/2024/03/08/estrarre-conigli-da-un-cilindro-invisibile-apologia-di-dennis-bergkamp.html">Dennis Bergkamp</a>,</strong> attaccante sui generis senza un ruolo specifico &#8211; era una seconda punta, ma talvolta poteva giocare anche da prima punta &#8211; la nazionale ha usato principalmente armi nordiche, fatte di spilungoni, di palle inattive, di muscoli e fiato, intervallate dall&#8217; &#8220;esplosività leggera&#8221; (perdonate questa antinomia) di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/22/arjen-robben-ascese-e-cadute-di-un-olandese-volante.html">Arjen Robben</a></strong>, un attaccante esterno con un mancino squisito ma lontanissimo dai canoni del dieci di cui abbiamo parlato, e di <strong>Wesley Sneijder</strong>, che in Italia abbiamo visto schierato come dieci classico ma che al Real era definibile come &#8220;centrocampista sui generis&#8221;.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Con il contributo di</em> TOMMASO CIUTI</strong></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/11/09/tra-italia-e-argentina-il-mito-del-numero-dieci.html">Il mito del numero dieci e l&#8217;evoluzione del ruolo nelle varie scuole</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Storia di un grande amore: la top 11 della Juventus nel dopoguerra</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/07/11/storia-di-un-grande-amore-la-top-11-della-juventus-nel-dopoguerra.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Completiamo il ciclo dedicato alle grandi strisciate del calcio italiano facendo spazio alla Vecchia Signora, il club italiano più amato (e, di riflesso, detestato) e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/07/11/storia-di-un-grande-amore-la-top-11-della-juventus-nel-dopoguerra.html">Storia di un grande amore: la top 11 della Juventus nel dopoguerra</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Completiamo il ciclo dedicato alle grandi strisciate del calcio italiano facendo spazio alla<em> Vecchia Signora</em>, il club italiano più amato (e, di riflesso, detestato) e vincente (all&#8217;interno dei confini nazionali).</p>



<p>Nessuno rappresenta l&#8217;Italia, nel calcio, come la<strong> Juventus</strong>, per molte ragioni non solo sportive (il profondo e complesso legame della famiglia Agnelli e della FIAT con la storia e con la classe politica del nostro paese). Quasi tutti i cicli vincenti della nazionale azzurra (che si parli dei successi del Ventennio o degli eroi di Spagna 1982) sono stati costruiti su solide fondamenta bianconere, e anche sul piano &#8220;filosofico&#8221;, quando si ragione in termini di visione del football, la Juventus è quasi la sineddoche dell&#8217;Italia: il risultato è l&#8217;unica cosa che conta, forse, e le formazioni bianconere sono sempre state più votate alla solidità, alla sostanza e al carattere che all&#8217;accademia/alla ricerca estetica in sé, ma è anche vero che la Juventus è stata la casa accogliente che ha ospitato molti dei massimi numeri dieci transitati sul territorio italiano.</p>



<p>La sua continuità nel nostro campionato non ha rivali, tanto che è difficile ricordare un decennio buio nella storia bianconera. Non sono mancate naturalmente le stagioni negative, gli scivoloni, i periodi complicati, ma nel complesso la Juventus si è dimostrata quasi sempre in grado di rimanere aggrappata alla nomea di squadra di vertice, obbligata per statuto a vincere &#8211; e, per lungo tempo, a dare la priorità al campionato italiano.</p>



<p>Anche per questo è stato difficile allestire la formazione bianconera ideale del dopoguerra, e questo nonostante le dolorose esclusioni rese necessarie dai nostri criteri di scelta: i gloriosi anni &#8217;30 sono periodo tra i più fulgidi della storia bianconera, con i cinque scudetti di <strong>Mr. Carcano</strong>, l&#8217;ossatura della nazionale azzurra e una pletora di fuoriclasse che non possiamo evitare di citare &#8211; il piccolo artista <strong><em>Mumo </em>Orsi,</strong> il cervello sopraffino e il motore inesauribile noto come <strong>Giovanni Ferrari</strong>, l&#8217;uomo che portò l&#8217;Italia nel professionismo (<strong>Virginio Rosetta</strong>), un fuoriclasse del gol immarcabile e sfortunato (&#8220;Farfallino&#8221; <strong>Borel</strong>), leader spavaldi e dalla scorza durissima come il fuoriclasse <strong>Luis Monti </strong>o gli innumerevoli gregari che da sempre fanno le fortune della squadra di Torino.</p>



<p>Pagata la rata al mutuo della storia, ci addentriamo nell&#8217;epoca moderna.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Portiere: <a href="https://gameofgoals.it/2023/12/04/superman-i-10-momenti-piu-iconici-nella-carriera-di-gigi-buffon.html">Gianluigi Buffon</a></h2>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Gianluigi Buffon Legendary Moments 😵" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/YC21fYfVvPA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p><br>Personalmente non abbiamo molti dubbi nell&#8217;indicare<strong> Gianluigi Buffon</strong> (a cui abbiamo dedicato un articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/12/04/superman-i-10-momenti-piu-iconici-nella-carriera-di-gigi-buffon.html">qui</a>) come miglior portiere della storia della Juventus. Riflessi felini, senso della posizione, eccezionale nelle uscite basse e alte e – contrariamente alla vulgata che si è consolidata – bravissimo anche nel neutralizzare i rigori, Super Gigi ha difeso la porta della Juventus per quasi vent’anni, consacrandosi come uno dei migliori portieri in circolazione, nonché come uno dei massimi interpreti del ruolo. Ha vissuto gli anni della Triade, Calciopoli, la Serie B, la rinascita ed il ciclo degli anni Dieci da assoluto protagonista, giganteggiando anche in Europa (2003, 2015, 2017), pur non riuscendo mai ad alzare al cielo la Coppa dalle Grandi Orecchie, nonostante le prestazioni gigantesche in due delle tre finali giocate.</p>



<p>Lo segue a ruota il friulano <strong>Dino Zoff</strong>, portiere “pragmatico” dall’incredibile senso della posizione e dall’eccelsa lettura del gioco e “poco avvezzo alla parata spettacolare per i fotografi”: arrivato alla Juventus per la consacrazione definitiva, dopo diversi anni ad altissimi livelli a Napoli, Dinone ha difeso con successo la porta bianconera per undici anni, contribuendo alla vittoria di sei scudetti e soprattutto della prima Coppa UEFA. La sua stagione d’oro 1972-1973, con tanto di record d’imbattibilità in campionato, gli valse il secondo posto al pallone d’oro, dietro solamente a un incontenibile Johann Cruijff.</p>



<p>Non vanno dimenticati altri candidati illustri: dall’istintivo umbro <strong>Stefano Tacconi</strong> – protagonista del maxi ciclo trapattoniano degli anni ‘80 che collocò la Juventus in cima al mondo – ad <em>Angelo Peruzzi</em>, protagonista di tante notti internazionali del primo ciclo trionfale di Marcello Lippi. Un onorevole menzione spetta anche al polacco <strong>Wojciech Szczesny,</strong> raro punto di forza di una Juventus che viveva anni declinanti alla ricerca di se stessa.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Terzino destro: Claudio Gentile</h2>



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<p><strong>Claudio Gentile </strong>si merita i galloni del titolare come terzino destro della Vecchia Signora: difensore eclettico, eccellente nella marcatura dell’avversario ed al contempo abile anche nelle doti offensive e di partecipazione al gioco, il giocatore nato a Tripoli è stato un assoluto punto di forza della Juventus di fine anni ‘70 ed inizio anni ‘80. Nell’immaginario collettivo è stato il perfetto contraltare al “terzino fluidificante” rappresentato da Cabrini sulla fascia opposta. Poteva giocare anche terzino sinistro, nonché mediano. La sua duttilità e continuità lo hanno consacrato come uno dei migliori difensori italiani universalmente riconosciuti.</p>



<p>Abbiamo deciso di spostare a destra il francese <strong>Lilian Thuram</strong>, che alla Juventus si è distinto soprattutto come difensore centrale, ma non cambia la sostanza: il campione del mondo 1998 ha inanellato a Torino stagioni strepitose, prima con Marcello Lippi e poi con Capello. Celebre è la sua doppietta al Milan nel 2003, lui che non era esattamente un uomo-gol. </p>



<p>Una menzione spetta anche a <strong>Moreno Torricelli</strong>, uno dei simboli della Juventus del primo ciclo Lippi, che valorizzava i gregari e le seconde linee, in un gioco tipicamente italiano fatto di sacrificio, intensità e coralità di squadra. Chi scrive ha raccolto la mandibola da terra più volte, osservando le prestazioni di Torricelli nelle campagne europee soprattutto del 1996 e 1997.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Difensore centrale: <a href="https://gameofgoals.it/2021/09/03/gaetano-scirea-libero-campione-e-gentiluomo.html">Gaetano Scirea</a></h2>



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<p>Ci correggiamo subito: definire<strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/09/03/gaetano-scirea-libero-campione-e-gentiluomo.html"> Gaetano Scirea</a></strong> un difensore è come noto riduttivo, perché Gaetano, ancora più del Coyote olandese Marco Tardelli, è stato un giocatore universale. Difensore vero e purissimo nella propria area, centrocampista vero quando si trattava di impostare il gioco (tanto da ricordare addirittura, ci si conceda un pizzico di esagerazione, le movenze del sommo Don Andrés Iniesta), attaccante vero quando si portava nei pressi della difesa avversaria.</p>



<p>Forse il giocatore più amato della storia del calcio italiano, anche per la sua tragica e prematura scomparsa, Gaetano, nella sua normalità, è stata un&#8217;anomalia vivente: forte di una serenità invincibile, leader silenzioso e &#8220;buono&#8221;, ha vestito la maglia bianconera per una vita, portando a casa una marea di trofei da protagonista, e coronando a Madrid, in una calda estate del 1982, il suo sogno di bambino, quello di alzare al cielo la coppa del mondo (per poi ritirarsi nella propria stanza a leggere un libro, in compagnia dell&#8217;amico fraterno Dino, che ancora racconta con emozione quei momenti, la gioia incontenibile eppure condivisa in maniera silenziosa). Legatissimo per l&#8217;appunto all&#8217;amico Dino Zoff, che pure all&#8217;inizio diffidava di lui (&#8220;Pensavo fingesse, perché una persona non può essere così buona e pulita e al tempo stesso essere un leader&#8221;), è uno dei massimi fuoriclasse della sua epoca e un titolare inamovibile della squadra bianconera all time.</p>



<p>Altro leader silenzioso e altro giocatore di statura internazionale, <strong>Ciro Ferrara</strong>, più uno stopper classico, rispetto a Gaetano, è a sua volta un pezzo di storia del club torinese. Approdato ai bianconeri dopo gli anni di gloria vissuti a fianco di Maradona a Napoli, in Piemonte Ciro si è consacrato un campionissimo e un vincente, un marcatore ruvido ma corretto e straordinario sul piano della continuità. Per lui, si contano a Torino 358 presenze, 20 reti, 5 scudetti e una Champions.</p>



<p>Altro marcatore classico e altra colonna della difesa della Juventus, <strong>Andrea Barzagli</strong> non può seriamente essere escluso dalla formazione de qua: la sua maturazione tardiva ha rischiato di relegarlo nel limbo degli incompiuti, e invece, una volta sbarcato a Torino, il poderoso Andrea ha messo le ali e ha disputato, dopo i trent&#8217;anni, le stagioni migliori della sua carriera. Chi scrive ricorda, in particolare, le sue prestazioni quasi inverosimili nel corso della stagione 11/12, quando di fatto non sbagliò un intervento, lasciando di stucco tutta Italia. </p>



<p>Da ultimo, non può essere escluso dalla rosa <strong>Sandro Salvadore</strong>, uno dei grandi &#8220;liberi&#8221; della storia bianconera, libero e all&#8217;occorrenza stopper e laterale. Giocatore di grande temperamento ma dotato anche della qualità necessaria per essere pericoloso palla al piede, vanta 460 presenze in bianconero, ed è stato colonna della squadra soprattutto negli anni &#8217;60.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Difensore centrale: <a href="https://gameofgoals.it/2023/12/13/oltre-i-limiti-e-i-pregiudizi-chi-e-stato-giorgio-chiellini.html">Giorgio Chiellini</a></h2>



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<p>Per anni sottoposto in maniera ingiusta e pregiudizievole a critiche ingenerose di ogni tipo (me ne sono occupato <a href="https://gameofgoals.it/2023/12/13/oltre-i-limiti-e-i-pregiudizi-chi-e-stato-giorgio-chiellini.html">qui</a>), non ho remore nell’affidare la titolarità di questo ruolo a <strong>Giorgio Chiellini</strong>: nato terzino sinistro ma consacratosi stopper, è stato assoluto protagonista del reparto difensivo bianconero per oltre un decennio, contribuendo ai successi nazionali ed al raggiungimento delle due finali di Champions (senza dimenticare i numerosi brillanti Europei con la nazionale azzurra). Perfetto nella difesa a tre, ma anche a quattro come difensore centrale, Chiellini era eccellente nella marcatura e nel corpo a corpo: rude ma non violento, energico ma non cattivo, un certo José Mourinho disse di lui che “doveva tenere ad Harvard un corso in materia di difesa”.</p>



<p>Un altro “duro” è stato sicuramente <strong>Sergio Brio,</strong> che come pochi ha incarnato quella juventinità battagliera e da trincea: protagonista del ciclo vincente degli anni ‘80, <strong>Brio</strong> è stato membro di una delle migliori retroguardie di sempre del calcio italiano ed europeo, vincendo praticamente tutto. Epici sono stati i suoi duelli atletici e muscolari con gli attaccanti avversari, per ulteriori informazioni citofonate a Roberto Pruzzo.</p>



<p>Idolo della tifoseria bianconera è anche <strong>Paolo Montero</strong>, uruguaiano noto per la sua grinta ed irruenza difensiva, protagonista della Juventus di metà anni Novanta ed inizio anni Duemila. Nonostante oggi la sua immagine sia nota al pubblico generalista come quella di un giocatore falloso (“o la palla o la gamba, tutte e due non passano”), il difensore sudamericano ha mantenuto alti standard di rendimento, convincendo gli allenatori (Lippi, Ancelotti) a puntare su di lui per molti anni.</p>



<p>Ancora, menzione doverosa per <strong>Francesco Morini</strong>, lo stopper della Juventus degli anni &#8217;70, ruvido, molto forte fisicamente, insuperabile nel gioco aereo e dedito esclusivamente alla marcatura. Francesco a Torino gioca 377 partite, nel corso di dieci stagioni da titolare, e incamera una vasta pletora di trofei.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Terzino sinistro: Antonio Cabrini</h2>



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<p>Il Bell&#8217;Antonio si infilava nei sogni delle ragazzine di tutta Italia, nei primi anni &#8217;80, e popolava però anche gli incubi degli attaccanti avversari, perché il suo viso da bravo ragazzo cremonese mascherava la grinta del grande difensore (per quanto ostile alle durezze gratuite) e la classe dell&#8217;ala. Scoperto dal pubblico italiano nel corso della stagione 77/78 e dal mondo intero durante i mondiali argentini, <strong>Antonio Cabrini</strong> solca la fascia sinistra del Comunale per quasi quindici anni, vincendo tutto da protagonista e deliziando i tifosi con le magie del suo piede sinistro, educato come quello di un artista del dribbling. Memorabile il suo contributo al titolo mondiale vinto in Spagna nel 1982 &#8211; chi non ricorda il cross pennellato sulla testa di Pablito all&#8217;inizio di Italia-Brasile, la giocata che sposta gli equilibri della gara?</p>



<p>In seconda posizione <strong>Gianluca Zambrotta</strong>, 217 partite in maglia Juve tra il 1999 e il 2006 con due scudetti e una finale di Champions League persa. Nato ala, ha poi giocato terzino su ambo le fasce con risultati brillanti, bravo a difendere ma ancora di più ad attaccare, ed è diventato anche una colonna della nazionale con cui ha vinto il Mondiale del 2006.</p>



<p><strong>Antonello Cuccureddu</strong> è stato uno dei primi olandesi d&#8217;Italia, un giocatore polivalente e dotato di un&#8217;intelligenza tattica non comune, ma riteniamo che sia giusto affidagli quello che è stato per lungo tempo il suo &#8220;ruolo naturale&#8221;, ovvero quello di terzino sinistro. Colonna della Juventus degli anni &#8217;70, a Torino ha collezionato 438 presenze e 39 reti, portando a casa da titolare una marea di trofei nazionali e la Coppa UEFA del 1977. Campione con la C maiuscola.</p>



<p><strong>Gianluca Pessotto </strong>è stato invece l&#8217;ipostasi dell&#8217;idea di gregario di lusso e anche del concetto di affidabilità: persona seria, di cultura (laureato in giurisprudenza e appassionato di letteratura) e posata, atleta di spessore nazionale, Gianluca ha incarnato lo spirito operaio della Juventus di Lippi (la cui maglia ha indossato 366 volte), vestendo a lungo anche l&#8217;azzurro Se era raro, forse impossibile, vederlo decidere una partita, era ancora più raro vederlo sbagliare una partita.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Regista: <a href="https://gameofgoals.it/2021/06/25/boniperti-una-vita-in-bianconero-creo-lo-stile-juventus.html">Giampiero Boniperti</a></h2>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Giampiero Boniperti - Unreal Skills &amp; Goals | Juventus" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/JkPWRQCyeI4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Una delle migliori incarnazioni della “juventinità”, <strong>Giampiero Boniperti </strong>è stato LA Juventus e per quindici anni. Ha giocato come ala e soprattutto come attaccante (strepitosa la sua stagione 47/48, che gli vale l&#8217;ammirazione incondizionata di Valentino Mazzola), ma abbiamo deciso di schierarlo regista, perché nella seconda parte di carriera ha arretrato il suo raggio d’azione, per la gioia di Gianni Brera che lo voleva vedere impostare il gioco e dispensare assist &#8211; e lo farà divinamente soprattutto alle spalle del piccolo demonio Omar Sivori e del gigante buono John Charles. Boniperti è ancora oggi il secondo miglior marcatore della storia della Juventus, con 185 reti, superato solo da Del Piero nel 2006.</p>



<p>Venendo a tempi più recenti, il dominatore in bianconero in questo ruolo è stato senza ombra di dubbio il bresciano <strong>Andrea Pirlo</strong>, autentico faro attorno a cui Antonio Conte ha costruito la Juventus nelle stagioni della rinascita dopo la Serie B e gli anni di transizione: nessuna scelta fu più azzeccata, perché la Juventus instaurò una dittatura casalinga destinata a durare per molti anni. Geniale nel lancio lungo, eccellente anche nel passaggio corto e nel dribbling per uscire dal pressing avversario, Andrea da Flero ha giocato in bianconero per quattro stagioni, di cui almeno due eccellenti. Non erano pochi gli addetti ai lavori che chiedevano una sua candidatura per il podio del Pallone d’Oro 2012. </p>



<p>Diverso da Pirlo per caratteristiche, ma ugualmente nel cuore dei tifosi è <strong>Didier Deschamps</strong>, che ha guidato il centrocampo bianconero negli anni di dominio in Italia e in Europa della Juventus di metà anni ‘90: più mobile e “tuttocampista” rispetto a Pirlo, senza avere i suoi piedi di velluto, il francese ha dimostrato comunque di avere piedi buoni ed essere in grado di dettare i tempi ai compagni, e soprattutto è stato un trascinatore e un leader dotato del carisma dei grandissimi.</p>



<p>Una menzione è d’obbligo anche per Il <em>Pianista</em> <strong>Miralem Pjanić</strong>, metronomo bianconero con i piedi di cotone ed eccellente tiratore della Juventus di Massimiliano Allegri e Maurizio Sarri, oltre che a <strong>Paulo Sousa</strong>, uomo chiave del gioco della prima Juventus di Lippi e tuttavia durato però troppo poco in bianconero per poter ambire a riconoscimenti più alti.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mediano: Marco Tardelli</h2>



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<p>Universale come i coevi olandesi, cattivo come si pensa debba essere un mediano ma anche dotato di sette polmoni e della classe della mezzala, <strong>Marco Tardelli </strong>è stato un grandissimo centrocampista e uno dei simboli della storia juventina, uno degli uomini cardine della Juventus di Trapattoni e una giocatore essenziale anche in azzurro, che vive l&#8217;apogeo, probabilmente, tra 1977 e 1980 (la stampa lo incorona uomo del titolo del 1978), ma che l&#8217;Italia non juventina ricorda soprattutto per il celeberrimo urlo che scrive la parola fine, di fatto, sulla finale mondiale di Madrid, nel 1982.</p>



<p><strong>Arturo Vidal</strong> è stato, per molti versi, un Tardelli moderno: cileno di Germania, ha saputo combinare come pochi l&#8217;estro sudamericano e il rigore teutonico, affermandosi come una delle mezzeali più dotate e complete degli anni &#8217;10. Le quattro stagioni di Torino lo vedono dominare la scena come infaticabile recupera palloni che sa segnare come un trequartista di professione, e i tifosi della Vecchia Signora ancora si emozionano se pensano alla sua straordinaria prestazione di Madrid nella primavera del 2015, quando Arturo mette la museruola ai fuoriclasse vestiti di bianco, corre per tre, mette la faccia dove altri non oserebbero mettere la gamba.</p>



<p>Ancora grinta, sudore e classe, e ancora una pagina densa di significato della storia della Juventus: questo rappresenta il <em>Pitbull</em> <strong>Edgar Davids</strong>, un mediano fisicamente incontenibile, nonostante le misure ridotte, e dotato della classe purissima della mezzala olandese. Il suo approdo a Torino, nel corso della stagione 1997/1998, &#8220;aggiusta&#8221; il centrocampo bianconero e consente alla Juve di spiccare il volo. Per il campione orange, si contano a Torino 235 presenze e 10 reti.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ala: Franco Causio</h2>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Franco Causio, il Barone [Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/W-jOINgeQrc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Giocatore che la modernità ha quasi dimenticato, il Barone <strong>Franco Causio </strong>è stato un campione di caratura mondiale e il calciatore più dotato, dal punto di vista strettamente tecnico, della Juventus degli anni &#8217;70. Artista del dribbling e del cross, superbo uomo assist, Causio dalla sua Puglia sale a Torino a inizio anni &#8217;70 e e scrive la storia bianconera a caratteri cubitali, mettendo a referto 452 presenze e ben 72 reti, il tutto mentre colleziona trofei. Titolare inamovibile anche in nazionale, è uno dei più felici protagonisti dello spettacolare mondiale argentino.</p>



<p>A Madrid, quattro anni dopo, quando è già un giocatore in declino, Bearzot lo fa entrare in campo a pochi istanti dal fischio finale, e quando la stampa gli chiede perché l&#8217;abbia fatto, il Vecio risponde: perché uno come Causio, in quel momento, non poteva non essere lì.</p>



<p>La furia cieca<strong> Pavel Nedvěd</strong>, meno dotata del Barone in termini di classe pura, è stata però un giocatore altrettanto cruciale per il progetto Juve: dopo gli strepitosi anni di Roma, il ceco ha traslocato a Torino e dopo un primo anno buono ha fatto il vuoto, consacrandosi come fuoriclasse planetario e vincendo un meritato pallone d&#8217;oro. Sul piano temperamentale, Pavel è stato la cosa più simile a Lothar Matthäus vista in campo in Italia nel Nuovo Millennio, e ha fornito un contributo cruciale alla Juve per diversi anni, almeno fino ai mondiali di Germania.</p>



<p>Più simile al Barone, benché meno grande in termini assoluti, è stato l&#8217;oriundo <strong>Mauro German Camoranesi</strong>: ala dal dribbling mortifero e superbo crossatore, ha vestito il bianconero per quasi un decennio ed è stato spesso il regista occulto della squadra. Un campione, così come lo è stato, almeno nei momenti migliori, anche uno dei giocatori meno juventini, sulla carta, di questa rosa, e che però è riuscito a consacrarsi definitivamente proprio a Torino: sto parlando di <strong>Juan Cuadrado</strong>, laterale colombiano stravagante e innamorato del pallone, che a Torino ha imparato l&#8217;arte della disciplina tattica e ha vissuto diverse stagioni da grande protagonista e da artista del dribbling.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Trequartista: <a href="https://gameofgoals.it/2021/04/30/omaggio-a-sua-maesta-michel-platini.html">Michel Platini</a></h2>



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<p>Non ci sono dubbi di sorta.<em> Le Roi</em> <strong>Michel Platini</strong> è l’interprete massimo di questo ruolo, non solo in bianconero. Visione di gioco a trecentosessanta gradi, eccellente nell’ultimo passaggio, morbido nel guizzo e nel dribbling, capace di giocare in ogni zona del campo, Michel era un centrocampista con medie gol da attaccante vero. I suoi tre palloni d’oro di fila (1983, 1984, 1985) rendono l’idea di come Platini fosse semplicemente il miglior giocatore europeo nei suoi anni sulla Mole. Il suo calo brusco dopo il 1986 non scalfisce il suo rendimento eccezionale in maglia bianconera e la firma da protagonista in tante gioie nazionali ed internazionali, con qualche dolore (sul piano sportivo la finale del 1983 contro l’Amburgo, sul piano umano e sociale – ben più importante &#8211; la tragedia dell’Heysel del 1985). </p>



<p>Piange il cuore a doverlo escludere dalla formazione titolare, ma dovendo scegliere preferiamo, seppur di pochissimo, Michel al genio funambolico del Cabezon <strong>Omar Sívori</strong>, italo-argentino dal baricentro basso e dal dribbling mancino sgusciante e irridente, il <em>Vizio </em>dell&#8217;avvocato Agnelli, uno dei simboli della Juventus degli anni ‘60 e idolo assoluto della sua generazione. Insieme a Charles e Boniperti ha costituito il più famoso tridente della storia bianconera, aggiudicandosi il pallone d’oro nel 1961, al termine di due stagioni che l&#8217;hanno visto dominare la scena come nessun altro, in Europa, inventandosi giocate che sfidavano la logica e vincendo anche un titolo di capocannoniere. </p>



<p>Erede di Michel in tutto e per tutto è stato <strong>Zinédine Zidane</strong>, che dopo anni al Bordeaux approda in bianconero nel 1996: meno efficace sotto porta di Platini ma più dominante fisicamente, dopo mesi di fatica e ambientamento, Lippi lo schiera dietro le punte e fa scoccare la magia: notevoli le sue prestazioni europee tra il 1997 ed il 1998, seppur parzialmente macchiate da finali non all’altezza, gioca grandi stagioni a livello individuale anche nel 2000 e nel 2001, dove forse si vede la sua miglior versione.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Seconda punta: <a href="https://gameofgoals.it/2021/11/09/io-di-te-non-mi-stanco-ode-ad-alessandro-del-piero.html">Alessandro Del Piero</a></h2>



<p></p>



<p>Anche qui, siamo costretti a decisioni dolorose, perché, come <strong>Omar Sivori</strong>, anche Roberto Baggio dovrebbe essere titolare un po&#8217; in ogni squadra del mondo.</p>



<p>Il problema è che una Juventus senza <strong>Alessandro Del Piero</strong> non può avere corso legale: Alex è stato Pinturicchio, il giovane ed esplosivo artista che fa innamorare l&#8217;avvocato Agnelli, e poi il capitano di lungo corso, il simbolo di mille battaglie, nonché una persona pulita e positiva alla stregua di Gaetano Scirea o quasi. Per lui si contano 290 reti in 705 partite con la Juve, una marea di trofei nazionali e internazionali, e l&#8217;amore imperituro di tutta l&#8217;Italia juventina.</p>



<p><strong>Roberto Baggio</strong> a Torino è stato grande quanto Del Piero, negli anni migliori: salutata in maniera brusca Firenze, Roberto a Torino si consacra fuoriclasse di fama planetaria, e disputa le stagioni della vita, specie tra 1993 e 1994, quando è uno dei primissimi giocatori del pianeta e vince una Coppa UEFA da tramandare ai posteri, oltre a un meritatissimo pallone d&#8217;oro. Il posto in panchina gli spetta di diritto.</p>



<p>Il nome di <strong>Paulo Dybala </strong>potrebbe sembrare fuori luogo, accostato a quello dei due suddetti mammasantissima, ma a nostro parere sarebbe ingeneroso escluderlo dalla formazione: l&#8217;argentino è stato l&#8217;erede di Sivori, in piccolo, ovvero un geniale anacronismo nel calcio moderno, e ha scritto pagine memorabili nella storia bianconera recente, anche in Europa, mettendo a referto oltre cento reti e disputando almeno tre stagioni da grandissimo giocatore.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prima punta: John Charles</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="John Charles, The Gentle Giant [Best Goals]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/RoyoBLtT17M?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Con il suo fisico imponente e le fattezze da Marlon Brando, <strong>John Charles</strong> era l&#8217;idolo delle folle, anche perché il suo stile di gioco si combinava alla perfezione con i ghirigori perfidi del geniale Sivori. A nostro parere, il miglior attaccante puro della storia bianconera è pertanto lui, il gigante gallese buono.</p>



<p>Al suo fianco, si accomoda <strong>David Trezeguet</strong>, nove classico, finalizzatore puro dotato da madre natura di qualità soprannaturali nel gioco aereo e di una capacità di coordinarsi quasi impareggiabile. David è stato l&#8217;uomo gol della grande Juventus degli anni 2000 e rimane il miglior marcatore straniero della storia del club.</p>



<p><strong>Roberto Bettega</strong> è un altro nome imprescindibile della rosa: dotato del fisico e della cattiveria agonistica del centravanti ma anche della classe e della mobilità della seconda punta, Bettega ha illuminato il cielo torinese per oltre un decennio, dimostrandosi, negli anni migliori (tra 1977 e 1980), giocatore degno di concorrere per il pallone d&#8217;oro. </p>



<p>Da ultimo, menzione d&#8217;onore per un atleta che si è abbattuto sul calcio italiano con la forza di un uragano, nonostante sia venuto in Italia quando la sua carriera sembrava al crepuscolo: sto parlando naturalmente di<strong> Cristiano Ronaldo</strong>, che in tre sole stagioni mette a referto oltre cento gol e scrive alcune tra le pagine più memorabili della storia juventina in Europa.</p>



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<p class="has-text-align-right"><strong>Con il contributo di TOMMASO CIUTi</strong></p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/07/11/storia-di-un-grande-amore-la-top-11-della-juventus-nel-dopoguerra.html">Storia di un grande amore: la top 11 della Juventus nel dopoguerra</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Le 5 migliori squadre europee anno per anno dal 1955 al 1960</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/04/20/le-5-migliori-squadre-europee-anno-per-anno-dal-1955-al-1960.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Apr 2024 11:26:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Classifiche]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo di stefano]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[coppa campioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inauguriamo oggi una nuova rubrica, confidando possa incontrare l&#8217;interesse dei nostri lettori, una rubrica in cui cercheremo di esplorare la storia del calcio europeo selezionando [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/04/20/le-5-migliori-squadre-europee-anno-per-anno-dal-1955-al-1960.html">Le 5 migliori squadre europee anno per anno dal 1955 al 1960</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Inauguriamo oggi una nuova rubrica, confidando possa incontrare l&#8217;interesse dei nostri lettori, una rubrica in cui cercheremo di esplorare la storia del calcio europeo selezionando per ogni stagione le cinque squadre migliori &#8211; o le cinque squadre capaci, in ogni caso, di lasciare un segno più profondo, visto che non è sempre agevole stabilire quale sia la squadra &#8220;migliore&#8221;, anche nel calcio di oggi, figuriamoci in quello molto meno globalizzato di alcuni decenni or sono.</p>



<p>Siamo consapevoli della natura discrezionale delle nostre scelte e precisiamo quindi che la rubrica non ha alcuna pretesa di verità oggettiva &#8211; del resto, chi potrebbe averne? &#8211; e ha più che altro lo scopo di stimolare un dibattito, di ricordare ai lettori (e a monte a noi stessi) di formazioni che con il tempo hanno abbandonato il proscenio e sono diventate delle sparring partner nel panorama europeo, ma che nei loro anni migliori hanno saputo diventare protagoniste (qualche nome? <strong>Anderlecht</strong>,<strong> Dinamo Kiev</strong>,<strong> Leeds United</strong>, o magari anche il <strong>Parma</strong> o il <strong>Nottingham Forest</strong>).</p>



<p>Vogliamo evitare di mettere troppa carne al fuoco e quindi ragioniamo in quinquenni, il primo dei quali coincide &#8211; per comodità nostra, fornendo le coppe europee un elemento di giudizio imprescindibile &#8211; con gli anni d&#8217;oro del Grande Real, la squadra che domina la seconda metà degli anni &#8217;50 e che si dimostra subito a proprio agio, come nessun&#8217;altra, quando si tratta di competere per la Coppa dalle grandi orecchie.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1955-1956</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="European Cup final 1956 | Real Madrid 4-3 Stade de Reims" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/GcFBtRMgpsI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Chi altro poteva prendersi la corona? Il <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Real Madrid</mark></strong> inizia ad associare l&#8217;aggettivo <em>Grande</em> al proprio nome al termine della stagione 1955/1956, la stagione che segna un punto di non ritorno nell&#8217;evoluzione football del Vecchio Continente, perché si chiude con l&#8217;assegnazione della prima Coppa dei Campioni, coppa ideata da <strong>Gabriel Hanot</strong> e che come sappiamo si svolge nel rispetto di una formula molto diversa da quella attuale, perché vi partecipano solo le squadre che hanno vinto il titolo nazionale, e il torneo prevede solo la fase a eliminazione diretta, con tutto il suo fascino crudele e spietato. Il Real Madrid ha messo sotto contratto il giocatore destinato a ridefinirne il genoma (<strong>Don <a href="https://gameofgoals.it/2021/01/19/alfredo-di-stefano-il-genio-ovunque.html">Alfredo Di Stéfano</a></strong>) nel 1953 e ha avviato così la propria inarrestabile ascesa verso il vertice del calcio mondiale. Nella Liga, il Real soffre qualche scivolone di troppo e chiude al terzo posto, ma l&#8217;Europa è già il suo giardino di casa: eliminati non senza qualche patema Partizan di Belgrado e Milan (un&#8217;altra squadra che in Europa sente subito aria di casa), i <em>Blancos</em> in finale, al termine di una partita che verrà tramandata ai posteri come bellissima, hanno ragione dei francesi dello <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Stade de Reims</mark></strong> con un 4-3 pirotecnico.</p>



<p>La squadra francese, guidata dal Napoleone del calcio<strong> <a href="https://gameofgoals.it/2014/09/02/1959-francia-spagna-4-3.html">Raymond Kopa</a></strong>, si accomoda nella nostra cinquina: in campionato molla le redini presto, finendo lontana dal vertice, e concentra le energie in coppa, riuscendo a superare di slancio tutti gli avversari fino alla combattuta ed equilibrata finale persa sul filo di lana. Il fuoriclasse Raymond e una serie di comprimari di lusso fanno dello Stade, ancora oggi, una delle poche vere grandissime del calcio transalpino. </p>



<p>La <strong><strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Fiorentina</mark></strong> </strong>del &#8220;giochista&#8221; Bernardini, innamorato dei piedi buoni, domina il nostro campionato sulle ali del fuoriclasse <strong>Julinho</strong> e della miglior difesa d&#8217;Europa &#8211; Bernardini è in realtà un allenatore molto più prudente di quanto non si sarebbe poi raccontato, tanto che la sua è per distacco la miglior difesa d&#8217;Italia e probabilmente del mondo intero. La <em>Viola</em> lascia le briciole alla concorrenza (il Milan, secondo, termina a 12 punti di distacco, che sarebbero stati 23 con le regole attuali) ed esprime forse il calcio più efficace d&#8217;Europa.</p>



<p>Se però dovessi votare quella che reputo la seconda squadra d&#8217;Europa nel 1955/1956, l&#8217;unica in grado di rivaleggiare davvero con il Grande Real sul piano tecnico, opterei per la banda di ragazzini impertinenti di <strong>Matt Busby</strong>, quella la cui ascesa è destinata a trasformarsi in tragedia nel febbraio del 1958. Il giovanissimo <strong><strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Manchester United</mark></strong> </strong> porta a casa il quarto titolo inglese e lo fa in grande stile, surclassando gli acerrimi rivali del Woverhampton (che prendono 11 punti di distacco, che oggi sarebbero 16), dominando l&#8217;area avversaria con i suoi imberbi campioni (Viollet e Taylor) e la propria metacampo con il colosso <strong>Duncan Edwards</strong>, l&#8217;insuperabile frangiflutti in grado a vent&#8217;anni di mettere in soggezione anche i compagni e gli avversari più quotati.</p>



<p>Da ultimo, un nome che sarà difficile rivedere nelle stagioni e decadi successive, ovvero quello del <strong><strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Budapest Honvéd Football Club</mark></strong></strong>, che nell&#8217;autunno del 1955 è il grande favorito della neonata Coppa dei Campioni: le stelle della Grande Ungheria, uscite malconce da Berna, hanno dominato il campionato nazionale, all&#8217;epoca tra più complicati sul piano tecnico, e hanno il mirino puntato sull&#8217;Europa Occidentale. La stagione 55/56 invero inizia come era finita quella precedente, con la squadra del colonnello<strong> </strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/11/25/quanto-e-stato-grande-ferenc-puskas.html"><strong>Puskás</strong> </a>e degli altri campioni che conferma l&#8217;egemonia imposta sul calcio nazionale e che sfida il Bilbao in Europa, subendo una sconfitta inattesa per 3-2, ribaltabile tuttavia nel catino di Budapest. Purtroppo, prima che si possa giocare la gara di ritorno i carrarmati sovietici deviano il corso della storia (quella con la S maiuscola), lasciando sgomenti milioni di fedelissimi del socialismo reale, e la <strong>Honvéd</strong> si ritrova invischiata in vicende più grandi di lei, che le suggeriscono di disputare la gara di ritorno all&#8217;estero, in condizioni anche psicologiche molto difficili. La sfortuna ci mette lo zampino anche in campo (la partita di ritorno si gioca all&#8217;Heysel), perché gli ungheresi sono ridotti in dieci in un periodo in cui non esistono i cambi e la gara termina con un rocambolesco 3-3. La superba qualità degli interpreti e la malasorte che ha impedito loro di giocarsi davvero la prima edizione della Coppa mi suggerisce in ogni caso di regalare un posticino al leggendario squadrone ungherese.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1956-1957</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Manchester United V Real Madrid Aka Man Utd V Rel Madrid (1957)" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/ak4kjGJMQBc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Difficile anche in questo caso scegliere qualcun altro: il <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Real Madrid</mark></strong> nel 1956-1957 torna a dettare legge anche in Spagna, superando con margine il Siviglia e un Barcellona tecnicamente superlativo, e in Europa prima dominano il Nizza, quindi superano in quella che molti reputano la finale anticipata i <em>Busby Babies</em>, infine si prendono per la seconda volta il trofeo più prestigioso d&#8217;Europa, in casa, al termine di una partita difficile e spigolosa contro la <em>Viola</em>. Al factotum<strong> Don Alfredo</strong> i <em>Blancos</em> hanno aggiunto il sapiente magistero di Napoleone (<strong>Kopa</strong>) e la cifra tecnica della squadra è divenuta tale da rendere quasi &#8220;ingiocabile&#8221; (uso questo brutto neologismo) la squadra.</p>



<p>La <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Fiorentina</mark></strong> si guadagna una seconda menzione nel gotha perché in campionato cede il passo a un Milan più fresco e continuo, concludendo comunque al secondo posto, ma in Europa, contro ogni previsione, visto anche il momento difficile del calcio italiano, raggiunge la finale, che perde tra roventi polemiche contro il più navigato Real. La <strong>Fiorentina</strong> si affida agli arabeschi di <strong>Julinho</strong> (&#8220;<em>Un&#8217;ala piò arrivare a Julinho</em>&#8220;) e a una difesa che in Europa non ha paragoni: nell&#8217;epoca del Sistema puro e delle goleade, la squadra di Bernardini spesso si impone con uno striminzito 1-0 e impedisce agli altri di sviluppare il loro gioco. </p>



<p>Il <strong><strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Manchester United</mark></strong></strong> rimane la squadra che, per valori tecnici, è in grado di dare del tu ai grandi di Spagna: nella First Division gli avversari sono relegati al ruolo di comprimari e in Europa solo i <em>Blancos</em>, al termine di due sfide molto equilibrate, hanno la meglio sui Red Devils. Il futuro sembra dalla loro parte, anche alla luce dell&#8217;età media dei giocatori, ma come sappiamo li attende un tragico destino. Alcune prestazioni della stagione 56/57, come l&#8217;inverosimile 10-0 rifilato all&#8217;Anderlecht in Coppa Campioni, inducono in ogni caso molti giornalisti del tempo a individuare già nella squadra inglese la più bella ed efficace del Vecchio Continente.</p>



<p>Il <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Milan</mark></strong> telecomandato dal genio della semplicità e della lucidità <strong>Schiaffino</strong> e dal vecchio leone <strong>Liedholm</strong>, reinventato libero <em>sui generis</em> alla soglia dei quarant&#8217;anni, vince di slancio la serie A e merita a mio parere una citazione. </p>



<p>Da ultimo, mi tolgo uno sfizio e spendo due parole per la <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Dinamo Mosca</mark></strong>: lontano dai riflettori dell&#8217;Occidente, il campionato dell&#8217;URSS è una fucina di talenti e di grandi squadre, il vivaio della nazionale che si prenderà l&#8217;Europa giusto tre anni dopo, e la sua squadra leader si affida a tale <strong>Lev Jašin</strong> in porta e al talento di <strong>Aleksej Mamykin </strong>in attacco, e lascia le briciole agli agguerriti avversari. Il<em> Ragno Nero,</em> che già aveva sbalordito il mondo alle Olimpiadi del 1956, diventa leggenda e disputa, secondo quanto è possibile ricostruire oggi, una stagione avveniristica, risultando decisivo per il trionfale cammino dei suoi.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1957-1958</h2>



<p></p>



<p>Il rischio di risultare monotoni c&#8217;è, ma mi risulta difficile evitarlo, se parliamo della seconda metà degli anni &#8217;50: il <strong> <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Real Madrid</mark></strong></strong>, nel 1958, è ancora più maturo ed efficace di quello ammirato nelle tre stagioni precedenti: in campionato vince il derby, sulle ali di un <strong>Di Stéfano</strong> immarcabile anche sotto porta, e in Europa è una macchina da calcio e da gol senza eguali. </p>



<p>Esaltato dal Sistema puro, che trasforma le partite in duelli individuali, il Real demolisce tutti gli avversari sino alla finale, quando affronta il vecchio ma agguerrito <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Milan </mark></strong>di Pepe e del Barone, che gli fa sudare sette camicie e si arrende solo ai supplementari.  Inevitabile quindi anche omaggiare i rossoneri, che liquidano ogni avversario in goleada, o quasi, superano lo United distrutto dalla tragedia di Monaco (chissà come sarebbe andata, contro i veri Red Devils) e in finale disputano una partita magistrale, perdendo per il classico dettaglio che favorisce i <em>Blancos</em> (una costante della competizione).</p>



<p>Dopo una stagione difficile, in cui ha faticato a trovare la quadra, lo <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Stade de Reims</mark></strong> si riprende la Division 1, trascinato da un giovane bomber destinato a far parlare di sé il mondo intero in Svezia, durante l&#8217;estate, il giovane <strong>Just Fontaine</strong>, campione circondato da altre colonne della nazionale (<strong>Piantoni</strong> e <strong>Jonquet</strong> su tutti). Lo Stade vince anche la Coppa di Francia e si presenta ai nastri di partenza della stagione 58/59 come una delle squadre più dotate e spettacolari d&#8217;Europa.</p>



<p>L&#8217;approdo a Torino del piccolo, diabolico<strong> Sivori </strong>e del gigante buono<strong> Charles </strong>dà il via a una nuova epopea della <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Juventus</mark></strong>: guidati dal <strong>Boniperti</strong> più ispirato dalla carriera, che si inventa regista e disputa la stagione della vita, i bianconeri dominano la serie A, staccando la solita, agguerrita Fiorentina e il Padova di Rocco, autore di uno dei tanti miracoli della sua carriera. </p>



<p>Da ultimo, due parole vanno spese per l&#8217;ultima grande nobile decaduta del tempo, che non ho ancora avuto modo di celebrare: il<strong> <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Wolverhamtpon</mark></strong></strong>, complice la tragedia di Monaco, si prende la First Division lasciando la concorrenza a distanze notevoli: la mano sicura del regolarista<strong> Billy Wright</strong> guida ed esalta i suoi più giovani frombolieri e consacra nuovamente il club delle West Midlands come uno dei migliori d&#8217;Europa.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1958-1959</h2>



<p></p>



<p>Il <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Barcellona</mark></strong> di <strong>Luisìto</strong>, <strong>Kubala </strong>e di alcuni reduci della Grande Ungheria si prende la Spagna, staccando in maniera abbastanza netta il Real delle stelle ed esibendo, a detta di coloro che c&#8217;erano, il calcio più bello d&#8217;Europa. Se aggiungiamo tra 1958 e 1960 il Barcellona porta sulle Ramblas due Coppe delle Fiere, possiamo giustificare l&#8217;interruzione dell&#8217;egemonia madrilena sull&#8217;Europa.</p>



<p>Il <strong><strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Real Madrid</mark></strong></strong> in ogni caso, arricchito dal <em>Colonello </em><strong>Puskas</strong>, fatica per un po&#8217; a trovare la quadratura, ma in Europa, nel suo giardino di casa, pur soffrendo molto (penso allo scorbutico derby madrileno della semifinale) si porta a casa per il quarto anno consecutivo il trofeo. <em>Don Alfredo</em> non sente il peso degli anni e la sua banda, in giornata, è ancora in grado di mettersi in tasca tutti gli avversari.</p>



<p>Il giovane e arrembante<strong> <mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Stade de Reims</mark></strong> vola sulle ali del miglior cannoniere puro del Vecchio Continente, reduce da un mondiale superlativo, ovvero Just Fontaine, che trascina i suoi alla seconda finale di Coppa dei Campioni, persa questa volta senza troppe recriminazioni, e al quinto titolo nazionale, sempre da capocannoniere. Lo Stade regala l&#8217;ossatura anche alla nazionale francese, una delle migliori di sempre.</p>



<p>La cinquina annovera, ancora una volta, il<strong> <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Wolverhamtpon</mark></strong></strong>, che si conferma la squadra migliore d&#8217;Inghilterra e una delle più efficaci e solide d&#8217;Europa. La First Divison è quasi una formalità per i giocatori guidati dal vecchio <strong>Billy Wright</strong>, che lasciano il risorto United a distanza di sicurezza.</p>



<p>Rivitalizzato dal giovane fuoriclasse <strong>Altafini</strong> e dal leader della difesa <strong>Cesare Maldini,</strong> il <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Milan </mark></strong>dei vecchi leoni supera la Fiorentina in campionato e si riprende la corona di squadra campione d&#8217;Italia. Il suo cammino imperioso e privo di sbavature, che esalta la concretezza di un gioco anche tecnicamente spettacolare, gli vale un posto nella nostra cinquina.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1959-1960</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="European Cup final 1960 | Real Madrid 7-3 Eintracht Frankfurt" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/1pc1wBGnMDY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Il  <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Real Madrid</mark></strong> del <em>mejor fútbol de la historia</em> si riprende il primo posto d&#8217;autorità: nonostante la carta d&#8217;identità cominci a fare i capricci, i madrileni sono ancora la formazione da battere, e i suoi due fenomeni insegnano calcio. In particolare, <strong>Ferenc Puskás</strong> segna come se avesse dieci anni di meno ed è sempre decisivo, anche nelle due trionfali semifinali (là dove il Barcellona nulla può davanti allo strapotere dei rivali) e nella leggendaria finale. </p>



<p>Il <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Barcellona </mark></strong>cede il passo in Europa ma si prende la rivincita nella Liga:<strong> Kubala </strong>non mostra segni di cedimento e si ricicla superbo regista a tutto campo, mentre l&#8217;architetto <strong>Luis Suárez Miramontes</strong> è il mediano infaticabile e il giocatore universale, la risposta catalana a Don Alfredo (che professerà sempre grande ammirazione per lui, così come ovviamente per Ladislao) e il pallone d&#8217;oro. Il <strong>Barcellona</strong> vince anche la Coppa delle Fiere e raggiunge la semifinale della Coppa dei Campioni, pagando probabilmente il logorio sui tre fronti nel finale di stagione nella competizione più importante, ma confermandosi formazione di caratura planetaria.</p>



<p>La<strong> <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Juventus </mark></strong></strong>di <strong>Boniperti</strong>, <strong>Sivori </strong>e <strong>Charles</strong>, superata la burrasca (l&#8217;umiliante lezione subita in Europa dagli austriaci del Wiener Sportklub), si aggrappa alle trovate bizzarre del suo <em>Vizio </em>(come l&#8217;aveva soprannominato l&#8217;avvocato Agnelli), il satanasso argentino che fa impazzire tutta Europa e che si dimostra uno dei pochi giocatori, forse l&#8217;unico in Italia, in grado di rivaleggiare con Pelé e gli altri fenomeni del football planetario, e vince in maniera autorevole la serie A. Omar gioca da pallone d&#8217;oro e la sua Juventus, solida, concreta ma anche magica (Omar era un piccolo, demoniaco stregone) è una delle squadre più belle e forti della stagione 59/60.</p>



<p>Perde il titolo sul filo di lana, a causa di alcune partite buttate nel finale, ma il <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Wolverhampton </mark></strong>del regolarista <strong>Wright</strong> e del goleador<strong> Jimmy Murray </strong>rimane la squadra più forte del Regno Unito e una delle migliori d&#8217;Europa.</p>



<p>Il quinto posto un discorso che riguarda due delle sorprese della stagione: i tedeschi dell&#8217;<strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Eintracht Francoforte</mark></strong>, reduci dall&#8217;inatteso successo in Oberliga, raggiungono la finale di Coppa dei Campioni, dove subiscono però una lezione di calcio dal Grande Real, mentre in Portogallo si inizia a parlare di un collettivo che gira a meraviglia, condotto per mano da un centrocampista che per mezzi tecnici e atletici sembra arrivare dal futuro (<strong>Coluna</strong>) e che tutti chiamano <strong>O Monstro Sagrado.</strong> Quel collettivo si chiama <strong><mark style="color:#ba0202" class="has-inline-color">Benfica </mark></strong>e ne sentiremo parlare nelle stagioni successive.</p>



<p></p>



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		<title>I 10 migliori fantasisti argentini degli ultimi 60 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 10:53:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Maradona solleva la Coppa del mondo Sessant&#8217;anni. Cifra tonda. L&#8217;età di Diego Armando Maradona, che li compie oggi, venerdì 30 ottobre. Sessant&#8217;anni [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Maradona solleva la Coppa del mondo</em></p>



<p>Sessant&#8217;anni. Cifra tonda. L&#8217;età di Diego Armando Maradona, che li compie oggi, venerdì 30 ottobre. Sessant&#8217;anni di giocate uniche e irripetibili, genio e sregolatezza, istinto e anticonformismo. Cresciuto nella miseria di Villa Fiorito, periferia di Buenos Aires, predestinato del pallone, <strong>Diego ancora oggi tra i grandissimi del calcio è quello ad avere esordito più giovane in nazionale, a poco più di 16 anni</strong>. Era il 27 febbraio 1977 e l&#8217;allora ct dell&#8217;Argentina Menotti &#8211; colui che non se la sentì di convocarlo per il Mondiale casalingo dell&#8217;anno seguente &#8211; lo fece debuttare in un 5-1 contro l&#8217;Ungheria. <strong>Una carriera da dio dei prati verdi, tra apici e cadute, trionfi e infortuni. E la droga, una drammatica scelta di vita</strong> che ne ha sporcato l&#8217;immagine e lo ha accompagnato per anni. Per celebrare il genio unico e irripetibile di <em>El Diez</em>, ho optato per una scelta estremamente complicata. <strong>Mettere in fila i dieci più grandi fantasisti del calcio argentino, proprio partendo dall&#8217;anno di nascita di Diego, il 1960.</strong> La scelta non è stata semplice anche per via dei ruoli. La parola “fantasista” non implica una posizione precisa in campo. Fantasista può essere un centrocampista o una seconda punta, brava anche nell&#8217;ultimo passaggio e non solamente nella battuta a rete. Per questo nell&#8217;elenco troverete ruoli un po&#8217; diversi tra loro. Il comune denominatore è il genio, la fantasia, l&#8217;arte. <strong>Sessant&#8217;anni di magie e astuzie,</strong> seguendo i dettami de <em>La Nuestra</em>, il marchio di fabbrica del <em>fútbol albiceleste</em>.</p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">1 Diego Armando Maradona</h2>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="399" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Maradona-1986-2.jpg" alt="" class="wp-image-1728" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Maradona-1986-2.jpg 399w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Maradona-1986-2-239x300.jpg 239w" sizes="(max-width: 399px) 100vw, 399px" /><figcaption>Maradona in fuga con il pallone [www.mondiali.it]</figcaption></figure></div>



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<p class="has-text-align-center"><strong>Ruolo: </strong>centrocampista offensivo/attaccante<br><strong>Nato a</strong> Lanús il 30 ottobre 1960</p>



<p class="has-text-align-center">Genio per eccellenza, talento puro, icona intramontabile. Nato povero, capace di qualsiasi prodezza già in tenera età. Sbaglia &#8211; e di grosso &#8211; chi pensa che Diego sia stato un asso solo negli anni napoletani. Anzi: a quei tempi era già consumato dalla coca e le sue prestazioni sul campo iniziarono sempre più a risentirne. Si accendeva con lampi isolati, ma spesso dopo prestazioni ordinarie in cui si muoveva il giusto e non toccava moltissimi palloni. Il Diego giovanile, quello che furoreggiò in Argentina tra il 1977 e il 1982, era un giocatore più mobile, più scattante, capace di occupare più posizioni e portare ovunque un estro senza eguali. Mito popolare, un carisma che non ha paragoni nella storia del calcio, è stato l&#8217;architrave della nazionale argentina campione del mondo in Messico nel 1986. Una nazionale buona, ma non trascendentale, dove Diego, nel momento più alto della sua parabola sportiva, fece pentole e coperchi: 5 gol &#8211; tutti bellissimi &#8211; e 5 assist. Con l&#8217;ultimo mandò in porta Burruchaga per il punto della vittoria. Di quel Mondiale resta scolpito nella memoria soprattutto il suo match contro l&#8217;Inghilterra, con la <em>mano de dios</em> e il gol del secolo.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">2 Lionel Messi</h3>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Messi_vs_Nigeria_2018.jpg" alt="" class="wp-image-1711" width="516" height="505" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Messi_vs_Nigeria_2018.jpg 964w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Messi_vs_Nigeria_2018-300x294.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Messi_vs_Nigeria_2018-768x752.jpg 768w" sizes="(max-width: 516px) 100vw, 516px" /></figure></div>



<p class="has-text-align-center"><strong>Ruolo:</strong> attaccante<br><strong>Nato a</strong> Rosario il 24 giugno 1987</p>



<p class="has-text-align-center">Tra i tanti millantati eredi di Diego lui è l&#8217;unico che non sfigura nell&#8217;accostamento. Velocità supersonica e tecnica da capogiro, nel calcio iper vitaminico e globalizzato di oggi è un panda, uno degli ultimi eroi romantici, capace con il sinistro di regalare prodezze in serie. Immarcabile e immenso in maglia Barcellona, non è mai riuscito (in ben nove occasioni!) a lasciare tracce significative in nazionale e questo è il suo limite rispetto all&#8217;altro. Come continuità prestazionale e come doti tecniche, nulla da eccepire. Ma Leo non ha mai mostrato il carisma e la capacità di saper trasformare il negativo in positivo che erano invece i capisaldi della carriera di Diego. </p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">3 Omar Enrique Sívori</h3>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Juventus_-_Omar_Sívori_-_Pallone_DOro_1961-825x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1715" width="368" height="451"/></figure></div>



<p class="has-text-align-center"><strong>Ruolo: </strong>attaccante<br><strong>Nato a</strong> San Nicolás de los Arroyos il 2 ottobre 1935<br><strong>Morto a</strong> San Nicolás de los Arroyos il 17 febbraio 2005</p>



<p class="has-text-align-center">Geniale e capriccioso, carattere ribelle e irascibile, seconda punta capace di qualsiasi prodezza tecnica, dribbling irridente e un comportamento spesso sopra le righe. Ha fatto grande prima il River e poi l&#8217;Argentina conquistando la Coppa América del 1957 in Perù, in quella che fu l&#8217;ultima vetrina de <em>La Nuestra </em>(gioco istintivo, offensivo e spettacolare), prima dell&#8217;avvento del <em>resultadismo</em>. Poi è emigrato in Italia diventando la colonna portante della Juventus, tre scudetti e tre Coppe Italia in otto anni, e chiudendo la sua parabola al Napoli. Se in giornata era immarcabile. Un suo gol d&#8217;astuzia ha consentito di violare il tempio fino a quel momento inespugnato del Real in Coppa Campioni.</p>



<p></p>
</div>
</div>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<h4 class="wp-block-heading">4 Mario Alberto Kempes</h4>



<p><strong>Ruolo: </strong>attaccante<br><strong>Nato a</strong> Bell Vill il 15 luglio 1954</p>



<p>«Kempes ha messo il calcio argentino sulla mappa del mondo». Parole di Diego Maradona, non uno qualunque. Un&#8217;investitura in piena regola. Sotto la scure di una efferata dittatura militare, Kempes è stato l&#8217;uomo in più del Mondiale casalingo vinto nel 1978, il primo dalla nazionale <em>albiceleste</em>. Attaccante esterno o centrale, potenza e velocità, un Gullit dal tocco più raffinato, Kempes non era solo muscoli e fisicità, ma anche classe e inventiva. In Europa fece grande il piccolo Valencia, portandolo al successo in Coppa delle Coppe.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/220px-Mario_Kempes_Argentina_vs._Holanda.jpg" alt="" class="wp-image-1720" width="319" height="359"/><figcaption>L&#8217;esultanza di Mario Kempes dopo il gol nella finale del Mondiale contro l&#8217;Olanda</figcaption></figure>
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</div>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Brindisi_argentina.jpg" alt="" class="wp-image-1721" width="310" height="462" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Brindisi_argentina.jpg 537w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Brindisi_argentina-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /><figcaption>Miguel Ángel Brindisi</figcaption></figure></div>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<h4 class="wp-block-heading">5 Miguel Ángel Brindisi</h4>



<p><strong>Ruolo: </strong>centrocampista/centrocampista offensivo<br><strong>Nato a</strong> Buenos Aires l&#8217;8 ottobre 1950</p>



<p>Se c&#8217;è un calciatore totale nel calcio argentino, questo è Brindisi. Sapeva fare tutto: il centrocampista di spola e di regia, l&#8217;incursore, il trequartista. Venerato in patria, compare molto spesso nelle formazioni top 11 argentine di tutti i tempi. Dinamico, rapido, elegante, sapeva inventare gioco come una mezzala e segnare come una punta. Lo testimoniano i 194 gol segnati nel campionato argentino, dato degno di un bomber vero. Fu la stella dell&#8217;Huracan di Menotti, la squadra che riportò al centro del calcio argentino i valori perduti de <em>La Nuestra</em>, e insieme a Diego la colonna del Boca campione del Metropolitano 1981.</p>
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<h4 class="wp-block-heading">6 Carlos Tévez</h4>



<p><strong>Ruolo:</strong> attaccante<br><strong>Nato a</strong> Ciudadela il 5 febbraio 1984</p>



<p>Il mondo è il suo regno. Ha vinto ovunque, lasciando tracce spesso evidenti. Potente, tecnico, il gol nel sangue, ma anche la capacità di saper fornire assist illuminanti. Messi a parte, il più grande e influente calciatore argentino del dopo Bosman. Un argentino che diventa idolo in Brasile è una rarità: lui ci è riuscito, nel Corinthians. Un argentino che sfonda in Inghilterra, Paese europeo rivale per eccellenza, è un&#8217;altra missione non semplice: lui ci è riuscito, al Manchester United e ancora di più al City. Ha trascinato la Juventus a una finale di Champions al termine di una stagione eccezionale. Nel Boca ha regalato magie per anni. Unico sudamericano a vincere tre volte il Pallone d&#8217;oro del proprio continente con il cileno Elías Figueroa.</p>



<h4 class="wp-block-heading">7 Ermindo Onega</h4>



<p><strong>Ruolo:</strong> centrocampista offensivo<br><strong>Nato a</strong> Las Parejas il 30 aprile 1940<br><strong>Morto a</strong> Las Parejas il 21 dicembre 1979</p>



<p>Sopraffino trequartista del grande River Plate degli anni &#8217;60, era una delle star del calcio sudamericano del periodo. Poco noto in Europa, ma la colpa è nostra, che continuiamo ad avere una visione eurocentrica del globo non approfondendo abbastanza la conoscenza del <em>fútbol</em> al di là dell&#8217;Atlantico. Visione di gioco, grandi proprietà tecniche, potenza e classe: Onega era un uomo-orchestra di alto magistero. Passato nel Penarol, vinse una Supercoppa dei Campioni Intercontinentali. Valido il suo contributo in nazionale, fu uno dei migliori dell&#8217;Argentina al Mondiale &#8217;66, concluso ai quarti in un match controverso con l&#8217;Inghilterra. Morì a 39 anni in un incidente stradale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">8 Ricardo Bochini</h4>



<p><strong>Ruolo:</strong> centrocampista offensivo<br><strong>Nato a</strong> Zárate il 25 gennaio 1954</p>



<p>È l&#8217;uomo dei record della Coppa Libertadores: ne ha vinte ben quattro, tutte nell&#8217;Independiente degli anni &#8217;70, del quale è stato la vedette più luminosa. Idolo di Maradona, lento e compassato, ma anche dotato di estro e creatività fuori dall&#8217;ordinario, c&#8217;entrava poco con il calcio anni &#8217;70 che si stava incamminando sulla strada dell&#8217;atletismo, della velocità e del movimento. Oggetto misterioso in nazionale, si laureò campione del mondo nel 1986 da riserva: in Messico racimolò una sola presenza, giocando sei minuti al posto di Burruchaga nella semifinale con il Belgio.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery aligncenter columns-2 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="584" height="800" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Ermindo_Onega_1961.jpg" alt="" data-id="1722" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=1722" class="wp-image-1722" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Ermindo_Onega_1961.jpg 584w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Ermindo_Onega_1961-219x300.jpg 219w" sizes="(max-width: 584px) 100vw, 584px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="816" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Ricardo_Bochini.jpg" alt="" data-id="1723" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Ricardo_Bochini.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=1723" class="wp-image-1723" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Ricardo_Bochini.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Ricardo_Bochini-294x300.jpg 294w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/Ricardo_Bochini-768x783.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">A sinistra: Ermindo Onega. A destra: Ricardo Bochini</figcaption></figure>



<p></p>



<h4 class="wp-block-heading">9 Juan Sebastián Verón </h4>



<p><strong>Ruolo:</strong> centrocampista/centrocampista offensivo<br><strong>Nato a</strong> La Plata il 9 marzo 1975</p>



<p>Figlio d&#8217;arte (il padre, ala sinistra, fu la stella dell&#8217;Estudiantes tre volte campione Libertadores sul finire degli anni &#8217;60), regista dall&#8217;ampia visione di gioco, ma anche trequartista dal tocco morbido. Lanci lunghi e geometrie, più incline all&#8217;assist che al gol, autore di alcune annate strepitose in Italia, prima alla Sampdoria e poi alla Lazio campione d&#8217;Italia nel 2000. Poco fortunata la sua esperienza inglese, al Manchester United e al Chelsea. Alterno in nazionale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">10 Juan Román&nbsp;Riquelme</h4>



<p><strong>Ruolo:</strong> centrocampista offensivo<br><strong>Nato a </strong>San Fernando il 24 giugno 1978</p>



<p>Uno degli ultimi veri numeri 10. Classe da vendere e dribbling sontuoso, ma anche una certa lentezza, gli è sempre mancato qualcosa per diventare un vero <em>craque</em> a livello internazionale. Stella assoluta del Boca Juniors, con cui ha vinto tre Libertadores e una Intercontinentale, una meteora o poco più al Barcellona, abbastanza convincente nel piccolo Villareal con cui giunse in semifinale nella Champions League 2005/2006. Leader designato dell&#8217;Argentina al Mondiale 2006 in Germania, con l&#8217;<em>Albiceleste</em> non ha mai pienamente convinto.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Diego Maradona vs Lionel Messi ● Argentine DNA Skills" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/rbXpjS6C5mw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Maradona vs Messi: il DNA argentino</figcaption></figure>
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		<title>1962 Girone B: Italia-Germania Ovest 0-0</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2013/03/10/1962-girone-b-italia-germania-ovest-0-0.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Mar 2013 16:12:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondiale 1962]]></category>
		<category><![CDATA[1962]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esordio mondiale per Italia e Germania Ovest, inserite nel girone B con Cile e Svizzera. Sul campo tanti giocatori nati: Cesare Maldini, Altafini, Rivera e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Esordio mondiale per Italia e Germania Ovest</strong>, inserite nel girone B con Cile e Svizzera. Sul campo tanti giocatori nati: Cesare Maldini, Altafini, Rivera e Sivori nelle file azzurre; Schnellinger, Szymaniak, Haller e Seeler in quelle tedesche. <strong>I presupposti per assistere a un match avvincente ci sarebbero tutti. Invece ne viene fuori una gara piuttosto scialba</strong>, dove le difese prevalgono sugli attacchi. Meglio i tedeschi nel primo tempo, un po&#8217; più pimpanti gli azzurri nel finale. Ma il punteggio non si schioda.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="730" height="358" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/mondiali_1962.png" alt="" class="wp-image-1806" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/mondiali_1962.png 730w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/mondiali_1962-300x147.png 300w" sizes="(max-width: 730px) 100vw, 730px" /><figcaption>Ingresso in campo degli azzurri [www.figc.it]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p><strong>Italia:</strong> Buffon &#8211; Losi, Robotti, Salvadore, Maldini, Radice &#8211; Ferrini, Rivera, Menichelli &#8211; Sivori, Altafini.<br><strong>Germania Ovest:</strong> Fahrian &#8211; Nowak, Sturm, Schulz, Erhardt, Schnellinger &#8211; Szymaniak, Haller, Brulls &#8211; Schaefer, Seeler.</p>



<p><strong>Primo tempo<br>5&#8242;</strong> Seeler serve in area Brulls, che si libera bene della marcatura di un avversario e calcia, Buffon in uscita riesce a deviare il tiro. Ancora Brulls ci prova, ma Ferrini in area piccola spazza in angolo.<br><strong>7&#8242;</strong> cross di Menichelli da sinistra, contro-cross da destra di Rivera, Fahrian non trattiene, Sivori piomba come un falco sulla respinta, ma spedisce a lato.<br><strong>11&#8242; </strong>fallo su Seeler al limite. Calcia lo stesso Seeler, tiro ribattuto dalla barriera, riprende nuovamente Seeler, missile terra-aria che si schianta sulla traversa. Germania Ovest vicinissima al vantaggio.<br><strong>19&#8242; </strong>altra clamorosa occasione per i tedeschi, che sembrano più reattivi in questa prima parte. Cross da sinistra di Brulls, Haller prolunga di testa per Seeler che sempre di testa in tuffo spedisce fuori di poco.<br><strong>24&#8242;</strong> Schulz ruba palla a Sivori e apre a destra per Haller, assist centrale a Schaefer, missile rasoterra, Buffon c&#8217;è.<br><strong>28&#8242;</strong> Sivori per Menichelli, diagonale da sinistra, palla fuori non di molto. Si fa vedere finalmente anche l&#8217;Italia.<br><strong>32&#8242;</strong> Sivori innesca ancora Menichelli, che viene steso quasi al limite: punizione potente di Altafini, Fahrian blocca a terra.<br><strong>38&#8242;</strong> Haller ruba palla a Maldini, entra in area e viene toccato da Radice. Potrebbero esserci gli estremi per il rigore, ma l&#8217;arbitro lascia correre.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="540" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/1649606_big-lnd.jpg" alt="" class="wp-image-1807" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/1649606_big-lnd.jpg 960w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/1649606_big-lnd-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/11/1649606_big-lnd-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Tentativo in tuffo di Seeler [www.cinquecolonne.it]</figcaption></figure></div>



<p><strong>Secondo tempo<br>2&#8242; </strong>guizzo di Sivori, che parte dal lato destro di centrocampo, accelera e viene steso quasi al limite da Erhardt con un duro intervento da dietro. Punizione di Altafini, palla sulla barriera e l&#8217;azione sfuma.<br><strong>4&#8242; </strong>occasione per i tedeschi: cross di Schaefer da destra, Haller si coordina sull&#8217;altro lato dell&#8217;area ma calcia alto da ottima posizione.<br><strong>10&#8242;</strong> numero di Rivera a centrocampo, lancio per Altafini, Fahrian esce e di piede anticipa l&#8217;attaccante italo-brasiliano mettendo in angolo. Dal corner tiro-cross velenoso di Menichelli, il portiere tedesco si salva in due tempi.<br><strong>15&#8242;</strong> Haller pesca Seeler in area, il centravanti tedesco elude la guardia di Maldini, ma viene murato in uscita da un ottimo intervento di Buffon.<br><strong>20&#8242;</strong> numero di Rivera, che al limite mette a sedere un difensore e calcia di prima intenzione, Fahrian c&#8217;è.<br><strong>30&#8242;</strong> guizzo di Altafini che si libera di un paio di difensori e ci prova dal limite: palla sul fondo di un metro.<br><strong>38&#8242;</strong> azione manovrata dell&#8217;Italia, che in questo secondo tempo e in particolare nel finale sembra averne di più: cross di Losi da destra, Altafini svetta su Sturm, ma manda a lato di testa dal limite dell&#8217;area piccola.<br><strong>45&#8242;</strong> l&#8217;ultima chance è per i tedeschi: punizione da centrocampo di Szymaniak, palla lunga in area, Buffon esce a vuoto, la palla resta lì, ma Seeler non riesce a calciare cadendo e la difesa azzurra libera.</p>



<p><strong>LE PAGELLE ITALIA<br>IL MIGLIORE MALDINI 6,5 </strong>Un paio di errori, come quando regala una palla in disimpegno ad Haller nel primo tempo e sugli sviluppi dell&#8217;azione Radice a momenti non causa il rigore con un intervento al limite sul centrocampista tedesco. Però nel complesso gioca un&#8217;ottima gara. Sbroglia non poche situazioni complicate con maestria e grande senso dell&#8217;anticipo. Bravo non solo a spezzare gli attacchi tedeschi, ma anche a fungere da primo propulsore del gioco in ripartenza. Valido anche <strong>Salvadore</strong> (pure lui da <strong>6,5</strong>) al suo fianco.<br><strong>Rivera 5,5</strong> È il regista della squadra, tocca non pochi palloni, ma sbaglia diversi appoggi, fatto insolito per lui. Qualche guizzo degno di nota in fase conclusiva, ma nel complesso lascia poche tracce.<br><strong>Sivori 5 </strong>Un paio di buone verticalizzazioni per premiare gli scatti di Menichelli, un&#8217;accelerazione notevole a inizio secondo tempo. Troppo poco per uno del suo pedigree. Nel finale, nervoso, tira un calcio a piedi uniti a Schulz che l&#8217;arbitro per sua fortuna non vede.<br><strong>Altafini 5 </strong>Ci prova su calcio piazzato e si desta nel finale da un lungo torpore con un tiro insidioso dopo un doppio dribbling. La difesa tedesca lo argina senza eccessivi patimenti.</p>



<p><strong>LE PAGELLE GERMANIA OVEST<br>IL MIGLIORE HALLER 6,5 </strong>Tanto lavoro sporco, ma anche un&#8217;attenta regia, tocchi di qualità, bravo a smarcare in più di una occasione i compagni. Gli manca solo il gol: lo sfiora con un tentativo volante che finisce alto. Su di lui poteva starci un rigore.<br><strong>Schulz 6,5</strong> Perno centrale della difesa, respinge diverse insidie, aiutato dai rudi ed efficaci <strong>Erhardt (6,5) e Sturm (6)</strong> ai suoi lati. Gli spauracchi Altafini e Sivori vengono contenuti piuttosto agevolmente.<br><strong>Schnellinger 6</strong> Presidia con attenzione la corsia mancina e chiude bene i varchi. Spinge poco: poteva osare un po&#8217; di più. <br><strong>Seeler 5,5</strong> Fa a sportellate contro la difesa italiana, colpisce una traversa che ancora trema, ma sbaglia alcune buone occasioni che potevano cambiare l&#8217;andamento dell&#8217;incontro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2013/03/10/1962-girone-b-italia-germania-ovest-0-0.html">1962 Girone B: Italia-Germania Ovest 0-0</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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