I 10 migliori fantasisti argentini degli ultimi 60 anni

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Immagine di copertina: Maradona solleva la Coppa del mondo

Sessant’anni. Cifra tonda. L’età di Diego Armando Maradona, che li compie oggi, venerdì 30 ottobre. Sessant’anni di giocate uniche e irripetibili, genio e sregolatezza, istinto e anticonformismo. Cresciuto nella miseria di Villa Fiorito, periferia di Buenos Aires, predestinato del pallone, Diego ancora oggi tra i grandissimi del calcio è quello ad avere esordito più giovane in nazionale, a poco più di 16 anni. Era il 27 febbraio 1977 e l’allora ct dell’Argentina Menotti – colui che non se la sentì di convocarlo per il Mondiale casalingo dell’anno seguente – lo fece debuttare in un 5-1 contro l’Ungheria. Una carriera da dio dei prati verdi, tra apici e cadute, trionfi e infortuni. E la droga, una drammatica scelta di vita che ne ha sporcato l’immagine e lo ha accompagnato per anni. Per celebrare il genio unico e irripetibile di El Diez, ho optato per una scelta estremamente complicata. Mettere in fila i dieci più grandi fantasisti del calcio argentino, proprio partendo dall’anno di nascita di Diego, il 1960. La scelta non è stata semplice anche per via dei ruoli. La parola “fantasista” non implica una posizione precisa in campo. Fantasista può essere un centrocampista o una seconda punta, brava anche nell’ultimo passaggio e non solamente nella battuta a rete. Per questo nell’elenco troverete ruoli un po’ diversi tra loro. Il comune denominatore è il genio, la fantasia, l’arte. Sessant’anni di magie e astuzie, seguendo i dettami de La Nuestra, il marchio di fabbrica del fútbol albiceleste.

1 Diego Armando Maradona

Maradona in fuga con il pallone [www.mondiali.it]

Ruolo: centrocampista offensivo/attaccante
Nato a Lanús il 30 ottobre 1960

Genio per eccellenza, talento puro, icona intramontabile. Nato povero, capace di qualsiasi prodezza già in tenera età. Sbaglia – e di grosso – chi pensa che Diego sia stato un asso solo negli anni napoletani. Anzi: a quei tempi era già consumato dalla coca e le sue prestazioni sul campo iniziarono sempre più a risentirne. Si accendeva con lampi isolati, ma spesso dopo prestazioni ordinarie in cui si muoveva il giusto e non toccava moltissimi palloni. Il Diego giovanile, quello che furoreggiò in Argentina tra il 1977 e il 1982, era un giocatore più mobile, più scattante, capace di occupare più posizioni e portare ovunque un estro senza eguali. Mito popolare, un carisma che non ha paragoni nella storia del calcio, è stato l’architrave della nazionale argentina campione del mondo in Messico nel 1986. Una nazionale buona, ma non trascendentale, dove Diego, nel momento più alto della sua parabola sportiva, fece pentole e coperchi: 5 gol – tutti bellissimi – e 5 assist. Con l’ultimo mandò in porta Burruchaga per il punto della vittoria. Di quel Mondiale resta scolpito nella memoria soprattutto il suo match contro l’Inghilterra, con la mano de dios e il gol del secolo.

2 Lionel Messi

Ruolo: attaccante
Nato a Rosario il 24 giugno 1987

Tra i tanti millantati eredi di Diego lui è l’unico che non sfigura nell’accostamento. Velocità supersonica e tecnica da capogiro, nel calcio iper vitaminico e globalizzato di oggi è un panda, uno degli ultimi eroi romantici, capace con il sinistro di regalare prodezze in serie. Immarcabile e immenso in maglia Barcellona, non è mai riuscito (in ben nove occasioni!) a lasciare tracce significative in nazionale e questo è il suo limite rispetto all’altro. Come continuità prestazionale e come doti tecniche, nulla da eccepire. Ma Leo non ha mai mostrato il carisma e la capacità di saper trasformare il negativo in positivo che erano invece i capisaldi della carriera di Diego.

3 Omar Enrique Sívori

Ruolo: attaccante
Nato a San Nicolás de los Arroyos il 2 ottobre 1935
Morto a San Nicolás de los Arroyos il 17 febbraio 2005

Geniale e capriccioso, carattere ribelle e irascibile, seconda punta capace di qualsiasi prodezza tecnica, dribbling irridente e un comportamento spesso sopra le righe. Ha fatto grande prima il River e poi l’Argentina conquistando la Coppa América del 1957 in Perù, in quella che fu l’ultima vetrina de La Nuestra (gioco istintivo, offensivo e spettacolare), prima dell’avvento del resultadismo. Poi è emigrato in Italia diventando la colonna portante della Juventus, tre scudetti e tre Coppe Italia in otto anni, e chiudendo la sua parabola al Napoli. Se in giornata era immarcabile. Un suo gol d’astuzia ha consentito di violare il tempio fino a quel momento inespugnato del Real in Coppa Campioni.

4 Mario Alberto Kempes

Ruolo: attaccante
Nato a Bell Vill il 15 luglio 1954

«Kempes ha messo il calcio argentino sulla mappa del mondo». Parole di Diego Maradona, non uno qualunque. Un’investitura in piena regola. Sotto la scure di una efferata dittatura militare, Kempes è stato l’uomo in più del Mondiale casalingo vinto nel 1978, il primo dalla nazionale albiceleste. Attaccante esterno o centrale, potenza e velocità, un Gullit dal tocco più raffinato, Kempes non era solo muscoli e fisicità, ma anche classe e inventiva. In Europa fece grande il piccolo Valencia, portandolo al successo in Coppa delle Coppe.

L’esultanza di Mario Kempes dopo il gol nella finale del Mondiale contro l’Olanda
Miguel Ángel Brindisi

5 Miguel Ángel Brindisi

Ruolo: centrocampista/centrocampista offensivo
Nato a Buenos Aires l’8 ottobre 1950

Se c’è un calciatore totale nel calcio argentino, questo è Brindisi. Sapeva fare tutto: il centrocampista di spola e di regia, l’incursore, il trequartista. Venerato in patria, compare molto spesso nelle formazioni top 11 argentine di tutti i tempi. Dinamico, rapido, elegante, sapeva inventare gioco come una mezzala e segnare come una punta. Lo testimoniano i 194 gol segnati nel campionato argentino, dato degno di un bomber vero. Fu la stella dell’Huracan di Menotti, la squadra che riportò al centro del calcio argentino i valori perduti de La Nuestra, e insieme a Diego la colonna del Boca campione del Metropolitano 1981.

6 Carlos Tévez

Ruolo: attaccante
Nato a Ciudadela il 5 febbraio 1984

Il mondo è il suo regno. Ha vinto ovunque, lasciando tracce spesso evidenti. Potente, tecnico, il gol nel sangue, ma anche la capacità di saper fornire assist illuminanti. Messi a parte, il più grande e influente calciatore argentino del dopo Bosman. Un argentino che diventa idolo in Brasile è una rarità: lui ci è riuscito, nel Corinthians. Un argentino che sfonda in Inghilterra, Paese europeo rivale per eccellenza, è un’altra missione non semplice: lui ci è riuscito, al Manchester United e ancora di più al City. Ha trascinato la Juventus a una finale di Champions al termine di una stagione eccezionale. Nel Boca ha regalato magie per anni. Unico sudamericano a vincere tre volte il Pallone d’oro del proprio continente con il cileno Elías Figueroa.

7 Ermindo Onega

Ruolo: centrocampista offensivo
Nato a Las Parejas il 30 aprile 1940
Morto a Las Parejas il 21 dicembre 1979

Sopraffino trequartista del grande River Plate degli anni ’60, era una delle star del calcio sudamericano del periodo. Poco noto in Europa, ma la colpa è nostra, che continuiamo ad avere una visione eurocentrica del globo non approfondendo abbastanza la conoscenza del fútbol al di là dell’Atlantico. Visione di gioco, grandi proprietà tecniche, potenza e classe: Onega era un uomo-orchestra di alto magistero. Passato nel Penarol, vinse una Supercoppa dei Campioni Intercontinentali. Valido il suo contributo in nazionale, fu uno dei migliori dell’Argentina al Mondiale ’66, concluso ai quarti in un match controverso con l’Inghilterra. Morì a 39 anni in un incidente stradale.

8 Ricardo Bochini

Ruolo: centrocampista offensivo
Nato a Zárate il 25 gennaio 1954

È l’uomo dei record della Coppa Libertadores: ne ha vinte ben quattro, tutte nell’Independiente degli anni ’70, del quale è stato la vedette più luminosa. Idolo di Maradona, lento e compassato, ma anche dotato di estro e creatività fuori dall’ordinario, c’entrava poco con il calcio anni ’70 che si stava incamminando sulla strada dell’atletismo, della velocità e del movimento. Oggetto misterioso in nazionale, si laureò campione del mondo nel 1986 da riserva: in Messico racimolò una sola presenza, giocando sei minuti al posto di Burruchaga nella semifinale con il Belgio.

9 Juan Sebastián Verón

Ruolo: centrocampista/centrocampista offensivo
Nato a La Plata il 9 marzo 1975

Figlio d’arte (il padre, ala sinistra, fu la stella dell’Estudiantes tre volte campione Libertadores sul finire degli anni ’60), regista dall’ampia visione di gioco, ma anche trequartista dal tocco morbido. Lanci lunghi e geometrie, più incline all’assist che al gol, autore di alcune annate strepitose in Italia, prima alla Sampdoria e poi alla Lazio campione d’Italia nel 2000. Poco fortunata la sua esperienza inglese, al Manchester United e al Chelsea. Alterno in nazionale.

10 Juan Román Riquelme

Ruolo: centrocampista offensivo
Nato a San Fernando il 24 giugno 1978

Uno degli ultimi veri numeri 10. Classe da vendere e dribbling sontuoso, ma anche una certa lentezza, gli è sempre mancato qualcosa per diventare un vero craque a livello internazionale. Stella assoluta del Boca Juniors, con cui ha vinto tre Libertadores e una Intercontinentale, una meteora o poco più al Barcellona, abbastanza convincente nel piccolo Villareal con cui giunse in semifinale nella Champions League 2005/2006. Leader designato dell’Argentina al Mondiale 2006 in Germania, con l’Albiceleste non ha mai pienamente convinto.

Maradona vs Messi: il DNA argentino

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