<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Diego Mariottini, Autore presso Game of Goals</title>
	<atom:link href="https://gameofgoals.it/author/diego/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://gameofgoals.it/author/diego</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sun, 14 Jun 2026 20:09:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/07/cropped-Favicon-32x32.png</url>
	<title>Diego Mariottini, Autore presso Game of Goals</title>
	<link>https://gameofgoals.it/author/diego</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>27 aprile 1975: la domenica di Anastasi, Ameri e Lella Lombardi</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/04/27/27-aprile-1975-la-domenica-di-anastasi-ameri-e-lella-lombardi.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2025/04/27/27-aprile-1975-la-domenica-di-anastasi-ameri-e-lella-lombardi.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Apr 2025 09:56:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[enrico ameri]]></category>
		<category><![CDATA[Formula Uno]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<category><![CDATA[lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Lella Lombardi]]></category>
		<category><![CDATA[pietro anastasi]]></category>
		<category><![CDATA[sandro ciotti]]></category>
		<category><![CDATA[Tutto il calcio minuto per minuto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=23938</guid>

					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: l&#8217;esultanza di Pietro Anastasi 50 anni fa, stessa domenica di sport. Avvengono tre fatti consegnati alla storia. Due sono concatenati e riguardano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/04/27/27-aprile-1975-la-domenica-di-anastasi-ameri-e-lella-lombardi.html">27 aprile 1975: la domenica di Anastasi, Ameri e Lella Lombardi</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: l&#8217;esultanza di Pietro Anastasi</em></p>



<p class="has-drop-cap">50 anni fa, stessa domenica di sport. Avvengono tre fatti consegnati alla storia. Due sono concatenati e riguardano il calcio. L’altro ha a che vedere con la Formula 1…al femminile. In due casi sono fatti, nell’altro sono parole. Anzi, un’inaspettata parolaccia in diretta che farà storia. Ma raccontiamo in ordine sequenziale una giornata di sport fatta di inediti assoluti.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il programma della domenica</h2>



<p></p>



<p>27 aprile del 1975, la Juventus si sta avviando a vincere lo scudetto. Quel pomeriggio al Comunale i bianconeri affrontano la Lazio campione in carica. Quasi in contemporanea al circuito di Montjuïc, Barcellona, è di scena il GP di Spagna di Formula 1. Cronaca diretta sul Secondo Canale RAI. La Ferrari di <strong>Niki Lauda</strong> è lanciata verso il titolo mondiale ma il percorso è denso di insidie ed è solo il quarto GP della stagione.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116288-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-23943" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116288-1024x682.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116288-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116288-768x511.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116288.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Niki Lauda, campione ferrarista</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Sul fronte della Serie A, alla quartultima giornata i biancocelesti rappresentano per <strong>Causio</strong>, <strong>Bettega</strong> e gli altri forse l’ultima montagna da scalare prima di riprendersi il titolo. La squadra viene da una cocente delusione: in Coppa UEFA la Juventus è stata appena eliminata dagli olandesi del Twente in semifinale. Nel doppio confronto il gioco a zona del Twente, quarta forza dell’Eredivisie 1974/75, risulterà letale. Non sembra un problema di organico ma di organizzazione, di visione degli spazi. Di mentalità.</p>



<p>Alla corte dell’avvocato <strong>Agnelli</strong>, la concorrenza in avanti non manca, c’è sempre una punta costretta a sedere in panchina. L’allenatore è <strong>Carlo Parola</strong>, tecnico preparato ma forse non abbastanza fermo nel gestire i rapporti all’interno dello spogliatoio bianconero.</p>



<p>C’è in particolare un attaccante con il quale il tecnico sembra non avere feeling: <strong>Pietro Anastasi</strong>. Il tandem d’attacco con il maggior numero di presenze è <strong>Altafini-Bettega</strong>, con il giovane <strong>Damiani</strong> e gli esperti <strong>Causio</strong> e <strong>Capello</strong> a supporto. Eppure, <strong>Anastasi</strong> ha una sua storia calcistica di spessore, in qualsiasi altra squadra italiana sarebbe titolare.</p>



<p>Anche quel 27 aprile “Pietruzzo” è tra le riserve. Nello stesso momento in cui le formazioni di Juventus e Lazio scendono in campo per il secondo tempo parte la sigla di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Occhio non vede ma orecchio ascolta. <strong>Enrico Ameri</strong> siede in cabina RAI per commentare in diretta radiofonica la ripresa del big match del Comunale, <strong>Sandro Ciotti</strong> descriverà il confronto casalingo del Napoli (principale inseguitrice della Juventus) con l’Inter.</p>



<p>Intanto i motori della Formula 1 sono già fuori giri. Tra i concorrenti, c’è una donna: si chiama <strong>Maria Grazia Lombardi</strong> detta <em>Lella</em>, non ha nulla da invidiare a nessuno. Avrebbe solo bisogno di una macchina più competitiva della March.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="425" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116287-1024x425.jpg" alt="" class="wp-image-23944" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116287-1024x425.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116287-300x124.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116287-768x319.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116287.jpg 1352w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sandro Ciotti</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Calcio d&#8217;inizio, motori in partenza</h2>



<p></p>



<p><strong>Anastasi</strong> è seduto in panchina e non è difficile immaginare quali pensieri lo attraversino. Lui, campione d’Europa 1968 all’età di 20 anni e goleador di razza, al quale viene preferito uno che è ancora un ottimo giocatore, ma che è ormai sul viale del tramonto: il trentasettenne <strong>José Altafini</strong>.</p>



<p>La partita è iniziata bene per la Juventus ma male per l’attaccante in panchina. Dopo 10 minuti del primo tempo, calcio d&#8217;angolo di <strong>Causio</strong>, testa di <strong>Altafini</strong> che sovrasta <strong>Oddi</strong> e palla in gol. Ed è proprio il gol del “vecio” a rendere i pensieri di <strong>Anastasi</strong>, se possibile, ancor più cupi. La Lazio sembra in stato confusionale.</p>



<p>All’allenatore <strong>Tommaso Maestrelli</strong> è stato riscontrato un tumore e ha dovuto lasciare la panchina al vice <strong><em>Bob</em></strong> <strong>Lovati</strong>. La notizia ha tagliato completamente le gambe alla squadra, incapace di reagire al più nefasto degli eventi. Ma la Juventus è incontenibile e se il primo tempo si chiude sul minimo vantaggio per i bianconeri è dovuto soltanto all’imprecisione degli attaccanti. <strong>Ameri</strong> prende appunti e si prepara a commentare. </p>



<p>Nel frattempo, anche la prima frazione di Napoli-Inter è terminata 1-0 per la squadra di casa, come testimonierà <strong>Sandro Ciotti</strong>. A fine primo tempo, <strong>Anastasi</strong> rientra con gli altri nello spogliatoio. Sono anni che vive al Nord ma è catanese di nascita. Sette fratelli, famiglia d’origine poverissima. Cambia vita grazie al calcio. </p>



<p>Per molti Pietro è una sorta di eroe proletario, lo stereotipato paradigma dell’emigrato che riscatta lontano da casa una condizione sociale, economica e quasi esistenziale. Nel palmarès non ci sono trofei internazionali per club, ma qualche soddisfazione individuale non gli manca. Per esempio, è capocannoniere (con 10 reti) della Coppa delle Fiere 1970/71. È sua l’ultima rete in assoluto segnata (contro il Leeds) in un trofeo poi dismesso e che oggi l’UEFA non riconosce ai fini delle certificazioni europee. </p>



<p>Superare il Twente avrebbe dato possibilità di ampliare la bacheca, è andata come è andata. Ma al Comunale le squadre sono appena rientrate in campo. La Juventus è sempre in vantaggio per 1-0 sulla Lazio. A Barcellona la gara è iniziata: i ferraristi <strong>Lauda</strong> e <strong>Regazzoni</strong> occupano le prime due griglie di partenza ma l’inglese Hunt e l’italoamericano Mario Andretti sono pronti ad approfittare di qualsiasi possibile indecisione avversaria allo start.</p>



<p><strong><em>Lella</em></strong> <strong>Lombardi</strong> è in terzultima fila e non può fare molto di più. Tuttavia, la gara ha un andamento poco lineare, possono succedere cose strane e bisogna sempre farsi trovare pronti. A volte costanza e regolarità sono armi vincenti. Anche più della macchina super competitiva.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="250" height="311" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116286.jpg" alt="" class="wp-image-23949" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116286.jpg 250w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116286-241x300.jpg 241w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /><figcaption class="wp-element-caption">Anastasia e Capello</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Scusa Ameri&#8230;</h2>



<p></p>



<p>La Juventus continua a dominare una Lazio quasi assente, però il gol del raddoppio non vuole arrivare. Nel mentre, il risultato di Napoli-Inter cambia in continuazione. Al dodicesimo della ripresa <strong>Clerici</strong>, bissando il gol del primo tempo, porta il Napoli sul 2-0. Poi <strong>Mariani</strong> accorcia le distanze per l’Inter. </p>



<p>A metà ripresa <strong>Braglia</strong> porta a due i gol di distanza, ma poco dopo l’interista <strong>Boninsegna</strong> accorcia di nuovo le distanze. Nemmeno a farlo apposta, tutte le volte che allo Stadio San Paolo c’è un gol, in quel momento <strong>Enrico Ameri</strong> sta commentando in diretta Juventus-Lazio. Motivo per cui <strong>Sandro Ciotti</strong> è costretto a interrompere regolarmente il collega, come da prassi di “Tutto il calcio minuto per minuto”. </p>



<p>Non c’è premeditazione ma tanto basta per fare innervosire il collega, il quale conclude la descrizione di un&#8217;azione della Lazio in fretta e ripassa la linea a Napoli. Piccolo problema tecnico, il potenziometro del microfono non è chiuso e si sente in modo abbastanza una frase stizzita: “Ma come si fa a essere così co***oni?”. </p>



<p>Nel sentirsi apostrofato <strong>Sandro Ciotti</strong> ha un sussulto ma l’autocontrollo è sovrano. Un po’ perché è un professionista, un po’ perché i due, malgrado qualche scaramuccia ogni tanto, sono amici. Ameri cerca di riparare dicendo di aver dovuto respingere un tifoso che stava cercando di entrare nella cabina RAI. È la prima e ultima parola fuori posto nella carriera di un cronista radiofonico che ha fatto e farà sempre scuola.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="593" height="443" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116276.jpg" alt="" class="wp-image-23947" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116276.jpg 593w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116276-300x224.jpg 300w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /><figcaption class="wp-element-caption">Enrico Ameri</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mezzo punto con tragedia</h2>



<p></p>



<p>Quasi in contemporanea, a Barcellona il Gran Premio è entrato nel vivo e sta accadendo di tutto. I due ferraristi <strong>Niki Lauda</strong> e <strong>Clay Regazzoni</strong>, si sono eliminati a vicenda a inizio gara. Alla partenza <strong>Mario</strong> <strong>Andretti</strong> su Parnelli-Ford colpisce infatti il retro della Ferrari di <strong>Lauda</strong>, che a sua volta finisce contro <strong>Regazzoni</strong>. </p>



<p><strong>Lauda</strong> è costretto al ritiro immediato, <strong>Regazzoni</strong> torna ai box poi ci riprova. Passa in testa <strong>James</strong> <strong>Hunt</strong> davanti ad <strong>Andretti</strong>, con il nordirlandese John <strong>Watson</strong> terzo, il tedesco <strong>Rolf Stommelen</strong> quarto, il nostro <strong>Vittorio Brambilla</strong> quinto, e il brasiliano <strong>Carlos Pace</strong> sesto. Più avanti <strong>Hunt</strong> perde il controllo su una macchia d&#8217;olio e va a sbattere. </p>



<p>I tre di testa diventano <strong>Andretti</strong>, <strong>Watson</strong> e <strong>Stommelen</strong>. Al giro 26 si verifica la tragedia che segna la gara: si stacca l&#8217;alettone dalla Hill-Ford Cosworth di <strong>Stommelen</strong>, facendo urtare violentemente la vettura contro le barriere. Di conseguenza la macchina carambola in mezzo alla pista, colpisce le barriere sul lato opposto, s&#8217;impenna e vola dove c’è pubblico assiepato. <strong>Stommelen</strong> si rompe le gambe ma quattro persone perdono la vita. </p>



<p>Uno spettatore, due giornalisti iberici e un commissario antincendio. Al giro 29, la gara viene definitivamente interrotta, l’ordine d’arrivo è congelato: vince il tedesco <strong>Jochen Mass</strong>, il belga <strong>Jacky Ickx</strong> secondo, con l’argentino <strong>Carlos</strong> <strong>Reutemann</strong> a completare il podio. <strong>Jean-Pierre</strong> <strong>Jarier</strong> quarto, <strong>Brambilla</strong> quinto, e, per la prima volta nella storia del mondiale, una donna, <strong><em>Lella</em></strong> <strong>Lombardi</strong>, giunge a punti. Sesta. </p>



<p>La gara è stata bloccata prima del raggiungimento del 75% della lunghezza prevista, da regolamento viene attribuito metà punteggio. In luogo dell’unità destinata a chi arriva sesto, <strong><em>Lella</em></strong> <strong>Lombardi</strong> ottiene 0,5 punti. Non c’era riuscita <strong>Maria Teresa De Filippis</strong> negli anni ’50, non ci sarebbero riuscite anni dopo l’inglese <strong>Divina</strong> <strong>Mary Galica</strong> e la spagnola <strong>Maria De Villota</strong>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116277-2.jpg" alt="" class="wp-image-23948" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116277-2.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/04/1000116277-2-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lella Lombardi</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dentro Anastasi, fuori Altafini. E poi&#8230;</h2>



<p></p>



<p>La partita di Torino prosegue. Mancano venti minuti alla fine e <strong>Parola</strong> fa segno ad <strong>Anastasi</strong> di togliersi la tuta. In teoria dovrebbe uscire <strong>Altafini</strong> ma <strong>Bettega</strong> è in giornata negativa. Al 71° la punta catanese, numero 13 alle spalle, va a fare coppia con il vecchio José. La Juventus continua ad attaccare e <strong>Ciotti</strong> non ha più motivi per interrompere il collega. </p>



<p>Napoli-Inter resta sul 3-2 e così finirà. Minuto 80, <strong>Anastasi</strong> è in campo da meno di dieci minuti e ha toccato pochissimi palloni, a parte un tiro dalla tre quarti abbastanza insidioso. Ha meno di un quarto d’ora per creare dubbi di formazione al suo allenatore per le partite a venire. </p>



<p>Con un’azione ubriacante <strong>Causio</strong> semina tutti sulla fascia destra e punta l’area di rigore avversaria. Sul cross rasoterra all’indietro interviene <strong>Anastasi</strong> a centro area. Anticipo pieno sul marcatore avversario, giusta torsione con il corpo e nulla da fare per il portiere della Lazio <strong>Pulici</strong>. Per la parte bianconera del Comunale è una liberazione.</p>



<p>Passano due minuti. L’azione parte da un calcio d’angolo. Su un cross dal fondo di <strong>Capello</strong> irrompe il numero 13, sempre a centro area. La conclusione è perfetta e imparabile. Sul primo gol viene preso d’anticipo <strong>Oddi</strong>, sulla rete del 3-0 il malcapitato è <strong>Wilson</strong>. Potrebbe bastare ma non è finita. Passa poco più di un minuto e l’esterno <strong>Viola</strong>, in campo con il numero 7, recupera palla in area avversaria e calibra un pallonetto che si stampa sulla traversa. </p>



<p>Il primo ad arrivare sul pallone è ancora una volta <strong>Anastasi</strong> e stavolta il pallone finisce sul palo. Sulla ribattuta è lo stesso centravanti a siglare il gol del 4-0 definitivo. Con tre reti segnate in poco più di quattro minuti e per giunta da subentrato, l’attaccante bianconero stabilisce un record mai superato e del quale non vi è memoria nella storia del campionato italiano. </p>



<p>Un “unicum” come la parolaccia di <strong>Enrico Ameri</strong> e il mezzo punto sull’ordine di arrivo per una pilotessa, <strong><em>Lella</em></strong> <strong>Lombardi</strong>. Tutto nella stessa data. Domenica 27 aprile 1975.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="1974/75, (Juventus), Juventus - Lazio 4-0 (27)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/9Dw25v2vH-4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/04/27/27-aprile-1975-la-domenica-di-anastasi-ameri-e-lella-lombardi.html">27 aprile 1975: la domenica di Anastasi, Ameri e Lella Lombardi</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2025/04/27/27-aprile-1975-la-domenica-di-anastasi-ameri-e-lella-lombardi.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>23 marzo 1975: Thoeni batte Stenmark e Prati decide il derby di Roma</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/03/23/23-marzo-1975-thoeni-batte-stenmark-e-prati-decide-il-derby-di-roma.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2025/03/23/23-marzo-1975-thoeni-batte-stenmark-e-prati-decide-il-derby-di-roma.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[23 marzo 1975]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[liedholm]]></category>
		<category><![CDATA[maestrelli]]></category>
		<category><![CDATA[ortisei]]></category>
		<category><![CDATA[pierino prati]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[sci]]></category>
		<category><![CDATA[stenmark]]></category>
		<category><![CDATA[thoeni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=23681</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mezzo secolo fa, e a pensarci non sembra neanche possibile. Come se il conto non tornasse. È il 23 marzo 1975, Domenica delle Palme. Quel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/23/23-marzo-1975-thoeni-batte-stenmark-e-prati-decide-il-derby-di-roma.html">23 marzo 1975: Thoeni batte Stenmark e Prati decide il derby di Roma</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Mezzo secolo fa, e a pensarci non sembra neanche possibile. Come se il conto non tornasse. È il 23 marzo 1975, Domenica delle Palme. Quel giorno <strong>Ingemar Stenmark</strong> e <strong>Gustavo Thoeni</strong> si giocano la Coppa del Mondo in un inedito (e mai ripetuto) slalom parallelo. In contemporanea la Juventus vuole riprendersi lo scudetto, mentre la Roma e la Lazio campione d’Italia si stanno per affrontare in un derby – una volta tanto &#8211; da vertice della classifica per entrambe. Domenica di sport piuttosto impegnativa.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="620" height="378" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/SPO0410-57-U202073402018kmG-U1102083006304CG-620x349@Gazzetta-Web_articolo.jpg" alt="" class="wp-image-23683" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/SPO0410-57-U202073402018kmG-U1102083006304CG-620x349@Gazzetta-Web_articolo.jpg 620w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/SPO0410-57-U202073402018kmG-U1102083006304CG-620x349@Gazzetta-Web_articolo-300x183.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il podio dopo una gara di slalom gigante di Coppa del mondo. Da sinistra Ingemar Stenmark (secondo classificato), Gustavo Thoeni (primo) e Piero Gros (terzo)<br><em>da www.gazzetta.it<br></em><br></figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Domenica di fuoco (e di neve)</h2>



<p></p>



<p>A mezzogiorno è in programma lo sci. La Coppa del Mondo è arrivata all’ultimo atto e a Ortisei, Val Gardena, si decide tutto grazie a uno Slalom Parallelo. A contendersi la Coppa nell’ultima gara sono tre fra i talenti più cristallini allora in circolazione: l’austriaco <strong>Franz Klammer</strong>, lo svedese <strong>Ingemar Stenmark </strong>e il nostro <strong>Gustavo Thoeni</strong>.</p>



<p>«<em>Praticamente </em>– ricorda proprio Thoeni &#8211; <em>era la prima volta che si decideva la Coppa del Mondo in un Parallelo. Era l’ultima gara, ed eravamo in tre a pari punti. Stenmark, Klammer e io: 240 punti tutti e tre. Chi arrivava davanti, vinceva la coppa</em>»<em>.</em></p>



<p>Grazie al meccanismo degli scarti, a <strong>Klammer </strong>per vincere basterebbe passare due turni, ma lui non è uno slalomista e viene eliminato dall’azzurro <strong>Helmuth Schmalzl </strong>(nativo proprio di Ortisei). La trama si dipana poi in lunghe ore di tensione, fino al duello decisivo. </p>



<p>Proprio in quei momenti si sono aperti i cancelli dello Stadio Olimpico di Roma e lentamente il pubblico della Capitale comincia ad affluire. La Lazio non vuole perdere contatto con la Juventus capolista, ma anche per la Roma vincere il derby non è solo questione di prestigio. Grazie alla sapienza tattica di <strong>Nils Liedholm</strong> la formazione giallorossa sembra essere uscita dalle sabbie paludate della medio-bassa classifica. Dopo un inizio stentato, il gioco a zona sta infatti dando frutti. </p>



<p>Pochi capiscono che cosa sia, poi tutti ne vedono gli effetti. La stessa squadra, buona ma macchinosa delle annate precedenti, è diventata una realtà con la quale fare i conti. La difesa prende pochi gol, l’attacco garantisce risultati e punti in classifica grazie alla stagione eccellente di <strong>Pierino Prati </strong>e di chi lo affianca in avanti. Comunque andrà il derby, c’è aria d’Europa e durante gli anni ’70 nella Capitale questo non è un fatto consueto. Ma Ortisei dista 700 chilometri da Roma e chi quella domenica si trova in Val Gardena non è granché interessato al calcio.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Lazio-ROMA 0-1 Prati 8ª giornata Ritorno 23-03-1975" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/wZHf1QpzU8A?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tutti in pista, all&#8217;Olimpico solo posti in piedi</h2>



<p></p>



<p>Al primo turno <strong>Gustavo Thoeni</strong> elimina l’austriaco <strong>Manfred Grabler</strong>, agli ottavi ha la meglio sullo svizzero <strong>Roux</strong>, ai quarti <strong>Tino Pietrogiovanna </strong>esce volutamente di pista per non ostacolare il cammino del nostro numero 1 (il gioco di squadra è forse poco edificante ma comunque consentito).</p>



<p>L’astro nascente del circo bianco <strong>Stenmark </strong>quasi inforca contro il polacco <strong>Bachleda </strong>e chiude la prima manche indietro di due secondi e mezzo, distacco che recupera grazie all’uscita di pista dell’avversario nella seconda. Il pubblico di Ortisei, che tifa in massa per <strong>Thoeni</strong>, grida invano alla <em>combine</em>. Se anche fosse vero, sarebbero tutte accuse da dimostrare vere. In semifinale <strong>Thoeni </strong>ha la meglio sullo svizzero <strong>Tresch</strong>, mentre <strong>Stenmark </strong>batte il nostro <strong>Fausto Radici</strong>. Dunque, per la finale sono rimasti in gara <strong>Stenmark </strong>e <strong>Thoeni</strong>. <strong>Klammer </strong>è soltanto un ricordo. </p>



<p>Intanto all’Olimpico l’afflusso è stato massiccio, spalti gremiti malgrado una pioggia fitta e continua che consiglierebbe una domenica sedentaria. Gli striscioni e le coreografie del 1975 non sono paragonabili a quelli di oggi, ma i cori sì. Si sono registrati scontri fuori dallo stadio ma già alla metà di un decennio inquieto per definizione, il fatto non fa notizia. </p>



<p>Verso mezzogiorno vengono rese note le formazioni. Salvo imprevisti dell’ultimo momento la Lazio scenderà in campo con<strong> Pulici, Ghedin, Martini, Wilson, Oddi, Badiani, Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, D&#8217;Amico</strong>. Il tecnico <strong>Tommaso Maestrelli </strong>è costretto a fare a meno di <strong>Nanni </strong>a centrocampo. La Roma opporrà <strong>Paolo Conti, Negrisolo, Rocca, Cordova, Santarini, Peccenini, Di Bartolomei, Morini, Prati, De Sisti, Penzo</strong>. In panchina siede un giovane, fresco ventenne. Si chiama <strong>Bruno Conti</strong>, non avrà un fisico gladiatorio ma dicono che possegga piedi fatati. Vedremo. In quegli stessi momenti <strong>Stenmark </strong>e <strong>Thoeni </strong>si stanno sfidando per sapere chi alzerà la Coppa del Mondo 1975.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">A Ortisei nevica, a Roma piove</h2>



<p></p>



<p>50mila spettatori sulla pista gardenese, mai vista tanta gente fino a quel momento. Solo <strong>Alberto Tomba</strong> farà di meglio, un decennio dopo. La montagna è un crocevia di suoni, di cori, di tifo assordante con tanto di sirene e campanacci. La diretta TV va in onda sul Secondo Canale (oggi Rai Due), i telecronisti sono <strong>Alberto Nicolello </strong>e <strong>Guido Oddo</strong>. </p>



<p>Nel ricordo di tanti appassionati, i due appaiono molto emozionati, sanno di avere il privilegio di raccontare in diretta un evento irripetibile. Intanto, i contendenti in pista si studiano a vicenda. Sembrano due tipi simili, <strong>Stenmark </strong>e <strong>Thoeni</strong>, e in effetti qualcosa in comune ce l’hanno. Da bravi montanari parlano poco ma quando c’è da fare i fatti, eccoli sfrecciare. Ingemar è nato nella Lapponia svedese e da piccolo guarda il Circolo Polare Artico anche senza l’uso del binocolo.</p>



<p>È un talento naturale che si è affinato grazie a un talent scout italiano, <strong>Ermanno Nogler</strong>. Anche <strong>Thoeni </strong>è stato scoperto e valorizzato da <strong>Nogler</strong>, ma quello con <strong>Stenmark </strong>è un vero sodalizio. Un giorno del 1969 l’allenatore azzurro conosce uno sciatore svedese di 13 anni e vi intravede qualità superiori. </p>



<p>A 17 anni il ragazzino è già un campione e a 19 è a Ortisei, pronto a giocarsi “il Parallelo della vita”. Dall’altro lato della pista c’è un altro campione, più grande di cinque anni (<strong>Gustavo Thoeni </strong>è classe 1951) e più affermato dell’avversario. <strong>Thoeni </strong>è nato a Trafoi, minuscola frazione sullo Stelvio (provincia di Bolzano), località che conta poco più di cento anime. Scia da quando è un bimbetto di tre anni. Il padre è un maestro di sci e non è che a Trafoi si possa fare molto altro. </p>



<p>Gustavo è un tipo riservato, il suo italiano un po’ “montanaro” è oggetto di qualche caricatura televisiva, ma – dice chi lo conosce &#8211; possiede uno spirito acuto e anche la battuta pronta, se serve. Fa parte delle Fiamme Gialle, ha già vinto la Coppa del Mondo per tre volte (1971, 1972 e 1973) e ha conquistato l’oro nello slalom gigante alle Olimpiadi invernali di Sapporo (Giappone) nel 1972.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Con il fiato sospeso</h2>



<p></p>



<p>A mezzogiorno, con puntualità altoatesina, tutto è pronto per la gara decisiva: il pareggio cui prima accennava <strong>Thoeni</strong>, 240 a 240 punti, non può rimanere tale. Anche in finale i contendenti devono affrontare due <em>manche, </em>al termine delle quali il vincitore sarà quello che avrà assommato il tempo complessivo migliore. Al suono della sirena i due volano in pista. All’intermedio <strong>Thoeni</strong> è in leggerissimo vantaggio, ma ogni porta è un rischio, ogni curva un’opportunità. </p>



<p>Il livello è tale che a fare la differenza può essere meno di una frazione di secondo. L’italiano sembra il più tranquillo. Discesa pulita, grande prova di forza mentale e agonistica. Intende far valere la maggiore esperienza e sembra gestire bene gli attacchi di <strong>Stenmark</strong>, a volte costretto a forzare. <strong>Thoeni </strong>la chiude in leggero vantaggio. </p>



<p>È comunque la prima manche e perdere con un distacco minimo non è irreparabile, tutto si può risolvere nella seconda. Ma nessuno vuole perdere, perché gestire un vantaggio anche minimo può avere un valore importante soprattutto a livello psicologico. A tre porte dal traguardo della seconda avviene la svolta. </p>



<p>Nel tentativo di produrre l’allungo finale, <strong>Stenmark </strong>inforca e cade. Per <strong>Gustavo Thoeni</strong> si aprono le porte della quarta (e ultima) Coppa del Mondo di sci alpino. <strong>Alberto Nicolello</strong> e <strong>Guido Oddo</strong> infrangono per una volta i canoni di compostezza imposti dalla RAI. Per <strong>Stenmark </strong>è una delusione, il dazio da pagare a quel filo di esperienza che ancora manca. </p>



<p>Ma per lo svedese sarà uno dei pochi dispiaceri patiti in una carriera fantastica. Tre vittorie nella Coppa del Mondo (1976, 1977, 1978), due medaglie d’oro olimpiche (Lake Placid, USA 1980), e soprattutto 86 vittorie complessive (46 in gigante e 40 in slalom) fanno di lui un vincente per antonomasia. E questo aggiunge ulteriore valore all’impresa che <strong>Gustavo Thoeni</strong> realizza mezzo secolo fa. Proprio oggi.</p>



<p>Sì, ok, ma il derby di Roma?</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Il parallelo della vita   Thoeni vs  Stenmark" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/zikS-XOztgA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Vince chi gioca peggio</h2>



<p></p>



<p>Le squadre sono in campo, l’arbitro è <strong>Agnolin </strong>di Bassano del Grappa. Dopo quattro derby di fila persi e cinque anni senza vittorie, il 1° dicembre 1974 la Roma è riuscita a far suo quello d’andata. E anche meritatamente: 1-0, gol di <strong>De Sisti</strong>. Se la Lazio vuole rimanere incollata alla Juventus, c’è un solo risultato auspicabile, infatti prende subito il comando del gioco, schiacciando la Roma nella sua metà campo. </p>



<p>Meriterebbe il gol, ma le prodezze di <strong>Paolo Conti </strong>lasciano intendere che il portiere giallorosso non sia d’accordo. La ripresa inizia con un miracoloso salvataggio di <strong>Peccenini</strong>, che sulla linea, in rovesciata, respinge un pallonetto di <strong>Chinaglia </strong>che aveva scavalcato <strong>Conti</strong>. Poi ci prova anche <strong>Oddi</strong>, non proprio un goleador, ma ancora una volta <strong>Conti </strong>respinge. </p>



<p>L’unico acuto della Roma costa caro. Minuto 76&#8242;: lancio di <strong>Di Bartolomei </strong>per <strong>Peccenini</strong>, che crossa in mezzo dalla destra. Un’indecisione di <strong>Ghedin </strong>inganna <strong>Pulici</strong>, <strong>Pierino Prati </strong>solo al centro area deve solo appoggiare in rete. <strong>Maestrelli </strong>toglie un centrocampista (<strong>Badiani</strong>) per una punta (<strong>Franzoni</strong>), ma il bunker romanista regge fino alla fine. </p>



<p>Mentre <strong>Thoeni </strong>è in festa per l’ennesima coppa del mondo, per la Lazio sembra l&#8217;addio definitivo ai sogni di un secondo scudetto. Sorride la Roma, figuriamoci la Juventus, che nel frattempo ha battuto per 1-0 l’Inter. <strong>Stenmark </strong>sta solo pensando a rifarsi.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="664" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/81787_7a4j2at-1024x664.jpg" alt="" class="wp-image-23684" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/81787_7a4j2at-1024x664.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/81787_7a4j2at-300x195.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/81787_7a4j2at-768x498.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/81787_7a4j2at-1536x996.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/81787_7a4j2at.jpg 1551w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il gol decisivo di Pierino Prati</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/23/23-marzo-1975-thoeni-batte-stenmark-e-prati-decide-il-derby-di-roma.html">23 marzo 1975: Thoeni batte Stenmark e Prati decide il derby di Roma</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2025/03/23/23-marzo-1975-thoeni-batte-stenmark-e-prati-decide-il-derby-di-roma.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Álvaro Recoba, l&#8217;uruguagio irregolare</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/03/17/alvaro-recoba-luruguagio-irregolare.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2025/03/17/alvaro-recoba-luruguagio-irregolare.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[alvaro recoba]]></category>
		<category><![CDATA[inter]]></category>
		<category><![CDATA[nacional montevideo]]></category>
		<category><![CDATA[uruguay]]></category>
		<category><![CDATA[venezia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=23555</guid>

					<description><![CDATA[<p>Era difficile prevederne le mosse. A volte sembrava assente, altre volte ti faceva una cortesia a scendere in campo. Ma poi in partita il valore [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/17/alvaro-recoba-luruguagio-irregolare.html">Álvaro Recoba, l&#8217;uruguagio irregolare</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Era difficile prevederne le mosse. A volte sembrava assente, altre volte ti faceva una cortesia a scendere in campo. Ma poi in partita il valore diventava palese, anche quando non dava il massimo. Sinistro implacabile, mezzi tecnici fuori scala ma anche personalità fragile e complessa: elementi che assemblati componevano un vero e proprio “Codice Recoba” tutto da decifrare. </p>



<p><strong>Álvaro Alexander Recoba Rivero</strong>, il campione venuto dall’Uruguay poco più che ventenne e destinato a entrare nel cuore dei tifosi dell’Inter. Più del fenomeno <strong>Ronaldo</strong>, molto più di <strong>Zamorano</strong>. Quasi quanto <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/12/javier-zanetti-il-motorino-inesauribile.html">Zanetti</a></strong>, ma per motivi del tutto opposti: macchina da guerra l’argentino, estro indolente <em>“el Chino”</em>. Esempio di giocatore che ti cambia la vita in meglio, ma anche in peggio se non è giornata. </p>



<p>Del resto, chi ha amato <strong>Beccalossi </strong>non può restare indifferente a uno come lui. Un caleidoscopio di sensazioni e di stati d’animo contrapposti che viene al mondo il 17 marzo 1976. La sua figura fuori dagli schemi trova un modo per essere sempre attuale. In un calcio fatto sempre più di “parti di ricambio” rimane importante la presenza del “pezzo unico”. Anche quando non si adatta perfettamente al resto della macchina. Ne va del concetto stesso di unicità.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="271" height="400" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/d9ddb9eef9448a34cb8cc1f952b39721.jpg" alt="" class="wp-image-23571" style="width:400px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/d9ddb9eef9448a34cb8cc1f952b39721.jpg 271w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/d9ddb9eef9448a34cb8cc1f952b39721-203x300.jpg 203w" sizes="(max-width: 271px) 100vw, 271px" /><figcaption class="wp-element-caption">El Chino con la maglia della nazionale</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Esordio da fenomeno</h2>



<p></p>



<p>31 agosto 1997, domenica pomeriggio particolare. Il mondo piange la morte improvvisa di <strong>Lady Diana Spencer</strong>, in Italia si gioca la prima di campionato, edizione 1997/98. Durante l’estate il calciomercato ha segnato colpi importanti: Inzaghi alla Juventus, <strong>Mancini </strong>alla Lazio, <strong>Cafu </strong>alla Roma, <strong>Kluivert </strong>al Milan e soprattutto <strong>Ronaldo </strong>all’Inter. Un ragazzo uruguaiano che siede sulla panchina nerazzurra spera in cuor suo di fare la prima apparizione. Non è semplice, la concorrenza è spietata. </p>



<p>Pensare di soffiare il posto al <em>Fenomeno</em>, a <strong>Djorkaeff</strong>, a <strong>Zamorano </strong>o allo stesso <strong>Maurizio Ganz </strong>significa avere una certa consapevolezza dei propri mezzi, una certa grinta e a occhio lui non sembra un giocatore al veleno. Si gioca Inter-Brescia. Sul piano tecnico non dovrebbe esserci partita ma di fatto l’Inter non riesce a passare. Sarà il caldo di fine agosto, sarà la preparazione atletica ancora da rifinire. <strong>Cervone </strong>para tutto, a centrocampo un giovanissimo <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/10/22/andrea-pirlo-il-futebol-bailado-in-salsa-italiana.html">Andrea Pirlo</a></strong> detta i tempi del gioco bresciano.</p>



<p>Davanti c’è un ariete che crea non pochi grattacapi: si chiama Dario Hubner. Un nome e un cognome che assemblati rappresentano un delitto eccellente del calcio italiano. Se uno come lui conosce la serie A all’età di 30 anni, qualcosa nel sistema non va. Secondo tempo inoltrato, il risultato è ancora 0-0. A 18’ dalla fine l’allenatore <strong>Simoni </strong>decide di provarci: dentro <strong>Recoba</strong>, fuori <strong>Ganz</strong>. </p>



<p>Nemmeno a farlo apposta, passa un minuto e segna <strong>Hubner</strong>. Esultano i tifosi bresciani sugli spalti, si profila l’impresa storica. <strong>Ronaldo </strong>non sembra in giornata, il gioco interista vive di singole giocate. Per il tifo di casa, <strong>Recoba </strong>è ancora un oggetto misterioso. Del ragazzo si dice bene, ma ne ha uccisi più i “si dice” che la bomba atomica. Tuttavia, qualcuno deve credere in lui, se è vero che hanno pagato sette miliardi di lire un perfetto sconosciuto.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Diamanti purissimi</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Inter 2-1 Brescia - Campionato 1997/98" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/DxDrkgwAylA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Come tocca palla, il numero 20 incanta. È mancino, ma con il sinistro può essere fioretto e spada. Fluido nella giocata, naturale palla al piede, e sono cose che in una scuola calcio non si insegnano. Dieci minuti alla fine e il Brescia è ancora in vantaggio. Gli spazi di manovra sono strettissimi, l’Inter la può rimettere in piedi solo con un tiro dalla distanza. <strong>Recoba </strong>lo capisce e quando gli arriva palla, ci prova. Altezza dei 25 metri, leggermente defilati a sinistra per chi attacca. “El Chino” riceve da Cauet e scarica in porta. </p>



<p>Potenza, effetto, precisione. Esplode il <em>Meazza</em>, ma ancora nessuno si aspetta il resto. Passano cinque minuti e l’Inter continua ad attaccare. All’altezza dei trenta metri <strong>Doni </strong>stende <strong>Moriero</strong>. Sul pallone c’è Recoba e Cervone ne piazza cinque in barriera. La parabola a giro è perfetta e si spegne sotto l’incrocio dei pali alla sinistra del portiere. Sull’ovazione generale <strong>Pagliuca </strong>parte dalla sua porta per andare a festeggiare la prodezza, <strong>Moriero </strong>fa il gesto di lustrare le scarpe al cecchino che ha appena segnato. Hai visto mai che il vero Fenomeno è quel tizio sconosciuto con occhi da asiatico? Inter batte Brescia 2-1. Gioco pessimo ma tre punti molto importanti per iniziare bene la stagione.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Talento, indolenza, estemporaneità</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Alvaro Recoba ● Goals and Skills ● Venezia FC" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/W7oCzc_axeI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Da sole le doti non disegnano il profilo di un campione, il consenso è un mistero. I tifosi si innamorano spesso di tipi del genere, perché in fondo sanno d’istinto che gente come <em>“el Chino” </em>fa parte di una categoria da proteggere. E in cambio di giocate belle e inattese come le sue, perdonano tutto o quasi. Il problema è che Recoba si mostra troppo discontinuo e diventa difficile anche trovargli esatta collocazione in campo. Non è una prima punta, né una seconda. Potrebbe essere un trequartista ma a ridosso delle punte non è funzionale al gioco dell’Inter. Simoni lo prova da esterno, ma una volta defilato tende a sparire. Otto presenze, tre gol. Bellissimi, ma tre. </p>



<p>Eppure, le caratteristiche tecniche fanno pensare a un anatroccolo che studia da cigno. Forse in laguna i cigni vivono meglio, tant’è che nel gennaio del 1999 va in prestito al Venezia. Sei mesi da campione vero. Diciannove presenze, dieci reti e la squadra veneta si salva senza patemi. Al Venezia l’ultimo arrivato è padrone di esprimersi senza essere imbrigliato in schemi, libero di inventare quando vuole, di scendere in campo senza ansie da prestazione. In un calcio ideale dovrebbe essere sempre così ma un campione è tale quando sa sconfiggere due avversari che non sentono ragioni: la pigrizia e la pressione. Sono i principali dèmoni che attendono <em>“el Chino” </em>al ritorno a Milano per la stagione successiva.</p>



<p>Sarà anche vero che l’Inter non è solita brillare per pazienza, ma perseverare in flemma e intermittenza da parte del diretto interessato è quasi diabolico. Neanche in passato gli istintivi e gli atipici erano “comodi”, in un calcio tutto posizioni da tenere, diagonali, tagli e sovrapposizioni lo diventano anche meno. E non è questione d’impegno settimanale, anche se una certa indolenza di fondo è spesso in agguato.</p>



<p>«<em>Non è che non mi piaccia allenarmi </em>&#8211; confesserà una volta <strong>Recoba </strong>&#8211; <em>La realtà è che è come a scuola, ci sono materie che ti piacciono di più e materie che ti piacciono di meno. Bene: a me del calcio non piace la parte dell’allenamento, però devo farlo e lo faccio</em>».</p>



<p>Uno come <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/03/07/mister-champions-le-10-partite-europee-piu-grandi-di-cristiano-ronaldo.html">Cristiano Ronaldo</a></strong> non concepirebbe un discorso del genere, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/11/25/diego-armando-maradona-leroe-greco-del-calcio-mondiale.html">Maradona </a></strong>forse sì. Ma <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html">Maradona </a></strong>è un caso a parte e quando si parla di stakanovisti del pallone lui non fa testo.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Irregolare a tempo pieno</h2>



<p></p>



<p>La realtà è anche un’altra. <strong>Álvaro Recoba</strong> funziona quando non ci si aspetta nulla da lui. La minima pressione lo uccide, portandolo a dissipare una dote di partenza tanto cristallina quanto delicata. Non tollera le aspettative altrui, spesso si perde dietro i riflettori puntati. E non perché non sia egocentrico, a suo modo. Un problema di personalità, forse. Di sicuro, un limite caratteriale. Sta di fatto che per essere un giocatore che passa più tempo in panchina che in campo, è davvero il più pagato in assoluto. </p>



<p>Finché un giorno anche lui si rende conto che quella del bordocampo è una prigione. D’oro ma pur sempre prigione. Nel 2007 ottiene il trasferimento al Torino. Ma anche in maglia granata<em> “el Chino”</em> è sempre irregolarità allo stato puro. Luci e ombre, presenze e assenze. Splendori e latitanze. Proprio in una piazza che ha bisogno di concretezza e continuità per restare a galla. Ventidue presenze, un solo gol. Dopo due stagioni nella squadra greca nel Panionios, si fa largo la nostalgia delle origini.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’ Álvaro prodigio</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/Ree.jpg" alt="" class="wp-image-23569" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/Ree.jpg 720w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/Ree-300x208.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption class="wp-element-caption">Recoba con la maglia del Nacional Montevideo a fine carriera</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Nel 2010, alla metà degli “enta”, <strong>Álvaro Recoba</strong> detto<em> “el Chino” </em>per un’aria poco sudamericana torna a giocare in patria. Istinto? Ragione? Calcolo, magari un po’ furbesco? La soluzione sembra la più rassicurante per un campione già pigro da giovane, figuriamoci in piena parabola discendente. Una stagione e mezza al Danubio e quattro al Nacional, le due squadre di Montevideo con le quali si era fatto conoscere a livello internazionale. La classe ancora c’è, Recoba contribuisce alla vittoria del Nacional nell&#8217;<em>Apertura</em> 2014 con due giornate d&#8217;anticipo. Il 14 giugno 2015, dopo essersi laureato campione nazionale per la seconda volta in tre anni, decide di ritirarsi. Decisione irrevocabile.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">El nuevo Álvaro </h2>



<p></p>



<p>Quando vuole, la gente cambia. Oggi Álvaro è il serio e metodico allenatore del Nacional e ha un occhio severo anche verso suo figlio Jeremía, classe 2003. Un’altra persona, forse il ruolo in campo ora lo ha trovato. Le persone maturano, bisogna saper aspettare, anche se non esistono garanzie assolute. Quando decidi di avere in squadra un giocatore come<strong> Álvaro Recoba</strong>, sai che ti stai prendendo il pacchetto completo. Chi vuole il massimo deve poter sopportare anche il minimo. Specie quando il minimo è, il più delle volte, ciò che il convento passa. </p>



<p>Ma anche il minimo di Álvaro ha fatto battere il cuore a tanta gente. Del resto, non sempre ci si innamora del primo della classe, del compagno di studi che porta a casa pagelle robotiche. I mostri di efficienza fanno breccia nella testa, forse. Ma il cuore è spesso abitato da spiriti incostanti, da quelli che amano sedersi all’ultimo banco. Da quelli “<em>intelligenti ma non si applicano</em>”. Salvo poi creare dalle retrovie il capolavoro dell’anno. Del resto, le vie dell’anima sono infinite e d’immenso ci si può illuminare anche così. Ma oggi per gli “irregolari” come <em>“el Chino”</em> sarebbe ancor più dura che in passato, e nulla dice che sia un bene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/17/alvaro-recoba-luruguagio-irregolare.html">Álvaro Recoba, l&#8217;uruguagio irregolare</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2025/03/17/alvaro-recoba-luruguagio-irregolare.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ricardo Enrique Bochini, El Bocha Independiente</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/01/25/ricardo-enrique-bochini-el-bocha-independiente.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2025/01/25/ricardo-enrique-bochini-el-bocha-independiente.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[1986]]></category>
		<category><![CDATA[anni '70]]></category>
		<category><![CDATA[anni 80]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[coppa intercontinentale]]></category>
		<category><![CDATA[coppa libertadores]]></category>
		<category><![CDATA[independiente]]></category>
		<category><![CDATA[maradona]]></category>
		<category><![CDATA[ricardo bochini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=22842</guid>

					<description><![CDATA[<p>Zárate è un posto di snodo. Il Paranà vi scorre accanto, quasi a benedire centomila concittadini. In linea d’aria l’Uruguay è vicino, lo vedi, lo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/01/25/ricardo-enrique-bochini-el-bocha-independiente.html">Ricardo Enrique Bochini, El Bocha Independiente</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Zárate è un posto di snodo. Il Paranà vi scorre accanto, quasi a benedire centomila concittadini. In linea d’aria l’Uruguay è vicino, lo vedi, lo senti. In macchina, Brasile e Paraguay non sono lontani. Sul piano calcistico non avrà grande storia, a nominare Zárate viene più che altro in mente Maurito, ex di Lazio, Inter e Fiorentina. Ma la città sta su una strada calcisticamente unica. Nello spazio di 300 chilometri, quello che va da Rosario a Lanús, 12 km. da Buenos Aires, grazie all’AU 9 si viaggia nella storia: da casa di Messi si va a casa di Maradona, passando per San Nicolas de los Arroyos, dove è nato (e morto) Omar Sivori. E un centinaio di chilometri più avanti c’è proprio Zárate, città portuale che ha dato i natali a un altro <em>diez</em>. Non il più forte, perché i punti estremi della <em>carretera </em>non lasciano scampo, ma di certo uno dei più geniali. Sottovalutato in Europa, non in Argentina. Questa è la storia di <strong>Ricardo Bochini</strong>, e se Diego lo chiamava senza mezzi termini <em>Maestro</em>, tranquilli: il motivo c’è.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non a chilometro zero</h2>



<p></p>



<p>Un giocatore che trascorre l’intera carriera in una squadra è sempre più raro, sostiene una vulgata un po’ banale. Ma nella banalità sprazzi di verità si trovano spesso, altrimenti sarebbe bugia. E la banalità, la briga di inventare non se la prende. In Argentina <strong>Ricardo Bochini </strong>ha giocato per venti stagioni con la maglia dell’Independiente. Non sarà in assoluto la squadra più prestigiosa della <em>Primera División</em> ma rimanerci per due decenni è un segno tangibile di fedeltà e di attaccamento. In ogni caso, quella dei “diablos rojos” è una maglia molto importante. Onorarla è un premio non certo riservato a chiunque. Tra il 1972 e il 1991 <em>El Maestro</em>, come oggi quasi tutti lo chiamano, colleziona 638 partite, 97 goal, vincendo quattro campionati, quattro Coppe Libertadores e due Coppe Intercontinentali. </p>



<p><strong>Bochini </strong>nasce dunque a Zárate il 25 gennaio 1954, ha un talento naturale spiccatissimo ed è piccolo di statura, fin troppo smilzo. Chiare origini italiane, il nonno era di Palermo. È vero, Zárateè sulla strada giusta ma Baires è ancora lontana. Tanto vale provare a chilometro zero, nelle giovanili del Belgrano. Qualcosa non va, secondo qualcuno il ragazzo non ha la faccia da calciatore e sul piano fisico non ci siamo. E allora il numero di chilometri previsto per cercare di emergere si allunga. <strong>Diego Garcia</strong>, tecnico del Boca Juniors lo prova e rimane ben impressionato. Piedino educato, testa alta, visione di gioco. Tutto ottimo ma anche secondo lui manca qualcosa dal punto di vista fisico. Fragile, piccolo di statura, e gli sembra anche poco carismatico per dover essere il fulcro del gioco. Non lo scarta ma nemmeno lo prende e nel calcio un’esitazione in sede decisionale può costare cara. L’Independiente osa dove altri tentennano, quel <strong>Bochini </strong>non sarà Maciste ma sembra avere la maglia numero 10 tatuata sulla schiena. Abile, arruolato. La faccia non conta, conta il resto.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="816" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/Ricardo_Bochini.jpg" alt="" class="wp-image-22851" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/Ricardo_Bochini.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/Ricardo_Bochini-294x300.jpg 294w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/Ricardo_Bochini-768x783.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption">Bochini: una carriera ricca di successa, tra cui spiccano le 4 Coppe Libertadores</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non sembra, ma&#8230;</h2>



<p></p>



<p>Presto comincia a girar voce che nel settore giovanile gioca un ragazzo dall’aria tristanzuola, ma dai piedi telecomandati. A guardarlo appare in effetti un diciassettenne con l’aria del nonno di sé stesso ma quando non c’è lui neanche a farlo apposta l’inventiva manca. In quegli anni, siamo nella prima metà dei Settanta, l’Independiente de Avellaneda è una buona squadra che potrebbe anche fare di più se al centro del gioco governasse una filosofia un po’ meno plumbea. Lo chiamano <em>resultadismo</em>, in confronto il catenaccio italiano è avanguardia pura. Poca attenzione alla forma conta solo vincere. Le eccezioni in quegli anni sono poche, a ben vedere il solo <strong>Menotti </strong>e il suo Huracan deviano da una sorta di pensiero unico consolidato. </p>



<p><strong>Ricardo Bochini </strong>è forma e sostanza, il classico raggio di sole in un orizzonte tetro. E lo si capisce quasi subito. Ha 18 anni quando esordisce in prima squadra, poche apparizioni è la maglia numero dieci è sua. Il ragazzino di Zárate impone un talento cristallino fatto di passaggi eleganti mai fini a sé stessi, di gol molto belli, di un incedere palla al piede e di assist calibrati che riconciliano con la bellezza. Nei vecchi <em>potreros </em>argentini giocavano liberi, anarchici, fantasiosi. Uno come <em>El Bocha</em> (in Argentina dal soprannome nessuno sfugge) serve come il pane. Lo vedi in faccia e non lo diresti mai, c’è anche una grinta invidiabile nascosta da un’aria falsamente dimessa. Sui contrasti non è uno che si tira indietro, poi viene fuori tutto il resto. I fondamentali fanno la differenza.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Brutto calcio, ma anni d&#8217;oro</h2>



<p></p>



<p>Negli anni Settanta l’Independiente non si limita a contendersi la supremazia cittadina con il Racing, dopo una certa pausa di riflessione è una formazione tornata agli splendori del decennio precedente. In Argentina e all’estero. Nella decade in questione la squadra vince il campionato argentino quattro volte e in altrettante occasioni fa sua la Coppa Libertadores. Nel 1973, un anno particolare che vede l’Huracan campione d’Argentina e il ritorno al potere del vecchio generale <strong>Perón</strong>, i diavoli rossi di Avellaneda fanno la doppia impresa. A giugno diventano campioni del Sudamerica superando nella doppia finale i cileni del Colo Colo, a novembre diventano campioni del mondo conquistando l’Intercontinentale ai danni della Juventus. Gioco difensivista, nessuna concessione all’estetica.</p>



<p>In una squadra dove quasi tutti di nome fanno Miguel Angel o Eduardo, la partita con i bianconeri la risolvono un gioiello a pallonetto dell’unico Ricardo Enrique in campo e un rigore fallito da <strong>Cuccureddu</strong>. La bellezza non sarà tutto, stavolta però la singola giocata vale una Coppa. Per uno come il 10 dell’Independiente dovrebbero aprirsi in automatico le porte della Nazionale ma nulla è semplice come dovrebbe. Pressioni politiche, si dice, necessità di gente più combattiva a centrocampo (anche a scapito della qualità, a volte), sta di fatto che <em>El Bocha</em> non andrà oltre undici presenze con la maglia dell’<em>Albiceleste</em>. Un rammarico relativo, per i tifosi dei <em>diablos</em>: vorrà dire che Ricardo sarà tutto per loro. E così sarà.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Independiente: Gol de Bochini a la Juventus en colores (Copa Intercontinental 1973)" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/Rolm_mn9o9I?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Highlights della vittoria dell&#8217;Independiente nell&#8217;Intercontinentale 1973 contro la Juventus</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Idolo nazionale</h2>



<p></p>



<p>Nel corso degli anni salirà alla ribalta un altro numero 10. Viene da Lanús, il punto estremo a sud dell’autostrada di cui parlavamo all’inizio. <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/11/25/diego-armando-maradona-leroe-greco-del-calcio-mondiale.html">Diego Armando Maradona</a> </strong>(1960-2020) diventerà la stella planetaria che oggi tutti conosciamo ma anche lui non potrà non dichiararsi un fan di <strong>Bochini</strong>. <em>El pase bochinesco</em>, quel precisissimo passaggio filtrante che mette il compagno di squadra a tu per tu con il portiere avversario, ha fatto innamorare anche Diego:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Bochini è stato il mio idolo da bambino. Ho imparato tanto guardandolo, per me è stato un maestro senza mai essere mio allenatore.</em></p>
</blockquote>



<p>E quando nel 1986 i due saranno campioni del mondo con la Nazionale argentina el pibe de oro rincarerà la dose:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Ho realizzato uno dei miei grandi sogni: giocare insieme a Bochini. Per me, è un onore indescrivibile</em>.</p>
</blockquote>



<p>In vita <strong>Maradona </strong>avrà avuto tanti difetti, l’ipocrisia o la falsità non risultano tra quelli. Se è lui a fare un complimento del genere si possono mettere le mani sul fuoco sulla sincerità della dichiarazione. Diego impazzisce per le doti tecniche del <em>Bocha</em>, ma anche per uno stile di gioco umile ed efficace, per l’esempio che Ricardo rappresenta in termini di integrità morale e dedizione al gruppo. Proprio perché lui è una primadonna (e non potrebbe essere diverso) ama chi sa mettere la squadra al primo posto, essere capace di inventare giocate al di fuori della vanagloria. Anche Diego è un po’ così ma ci sono talenti e talenti. Il suo, a nascondersi proprio non ce la fa. Non è una colpa, è un destino. In un Paese che in assenza di storia antica ha bisogno di miti, <strong>Ricardo Enrique Bochini </strong>è un mito di poche parole e pochi sorrisi. Sono i fatti quelli che contano, è lo spogliatoio che esprime chi sei.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="710" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/1024px-Maradona_y_Bochini.jpg" alt="" class="wp-image-22848" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/1024px-Maradona_y_Bochini.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/1024px-Maradona_y_Bochini-300x208.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/1024px-Maradona_y_Bochini-768x533.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Maradona bacia la mano del suo idolo</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il colpo del maestro</h2>



<p></p>



<p>Prima di essere campione del mondo 1986 (<a href="https://gameofgoals.it/2015/04/29/1986-semifinali-argentina-belgio-2-0.html">con soli dieci minuti giocati contro il Belgio in semifinale</a>) <em>El Bocha</em> è protagonista di un’altra impresa molto importante. Undici anni dopo l’Intercontinentale con la Juventus, ne vince un’altra. È il 1984 e stavolta l’Independiente batte il Liverpool (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2022/01/12/intercontinentale-1984-independiente-liverpool-1-0.html">qui </a>la cronaca del match). Una sfida in rosso:<em> rojos</em> contro <em>reds</em>. La solita squadra molto <em>resultadista</em> contro un’altra che appare l’ombra di sé stessa. Rispetto al passato la formula dell’Intercontinentale è cambiata, partita secca con sede a Tokyo e vinca il migliore. Parola di Toyota, sponsor dell’evento. La tensione si coglie ed è di natura extrasportiva. </p>



<p>La battaglia sarà la prima risposta a una guerra, quella che due anni prima inglesi e argentini si erano fatti per il possesso delle isole Falkland/Malvinas. Vendicarsi in campo della sconfitta militare significherà (e non solo per chi tifa Independiente) togliersi una soddisfazione significativa. E così sarà. Un gol di <strong>Percudani</strong>, figlio di una manovra condotta dai giocatori di maggior tasso tecnico, <strong>Burruchaga </strong>e <strong>Bochini</strong>, riempirà d’orgoglio milioni di connazionali. Campione del mondo per squadra di club e per squadra nazionale, potrebbe bastare così. No, senza calcio non si può stare. <strong>Bochini </strong>va avanti fino al 1991, un brutto incidente di gioco mette fine a una carriera bella, che avrebbe potuto essere ancor più bella. </p>



<p>È il 5 maggio e all’undicesima giornata del <em>Clausura</em> si affrontano Independiente ed Estudiantes. Verso la fine del primo tempo un’entrata-killer di <strong>Erbin </strong>fa letteralmente volare <strong>Bochini</strong>. Si capisce subito l’entità del fallo, il cartellino rosso non compensa il danno ricevuto. El Bocha ha 37 anni e decide di chiudere. Per i tifosi è uno shock, l’1-1 finale interessa poco. Il gol di <strong>Alfaro Moreno</strong>, che pareggia quello di <strong>Mac Allister</strong>, è più che altro il pretesto collettivo per sfogare l’amarezza sugli spalti. “Morto” un <strong>Ricardo Enrique Bochini</strong>, non se ne farà un altro. Sarà un caso ma da quel momento finisce l’Era d’Oro dei <em>diablos rojos</em>. Numeri dieci come <em>El Maestro</em>, ne nascono mica tanti. Anche i maestri sono pochi e di norma li riconosci con facilità. Se glielo chiedi, negano sempre di esserlo. Diffidare da chi risponde sì.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="18 Jugadas Fantasticas de Ricardo Bochini con Relatos Originales" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Q_xzmWkKLCQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/01/25/ricardo-enrique-bochini-el-bocha-independiente.html">Ricardo Enrique Bochini, El Bocha Independiente</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2025/01/25/ricardo-enrique-bochini-el-bocha-independiente.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La stagione 2004-2005, il campionato &#8220;delle prime volte&#8221;</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/09/11/la-stagione-2004-2005-il-campionato-delle-prime-volte.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2024/09/11/la-stagione-2004-2005-il-campionato-delle-prime-volte.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Sep 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[2004-2005]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Del Piero]]></category>
		<category><![CDATA[claudio cesare prandelli]]></category>
		<category><![CDATA[claudio lotito]]></category>
		<category><![CDATA[cristiano lucarelli]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Capello]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<category><![CDATA[luca toni]]></category>
		<category><![CDATA[luciano spalletti]]></category>
		<category><![CDATA[messina]]></category>
		<category><![CDATA[palermo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=21174</guid>

					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Fabio Capello e Zlatan Ibrahimovic alla Juventus Venti anni fa, un tempo significativo quanto basta. E anche difficilmente catalogabile. Troppo lungo per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/09/11/la-stagione-2004-2005-il-campionato-delle-prime-volte.html">La stagione 2004-2005, il campionato &#8220;delle prime volte&#8221;</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Fabio Capello e Zlatan Ibrahimovic alla Juventus</em></p>



<p class="has-drop-cap">Venti anni fa, un tempo significativo quanto basta. E anche difficilmente catalogabile. Troppo lungo per essere cronaca, troppo breve per essere già storia. Forse uno dei tornei più anomali nella storia del calcio italiano, di certo uno di quelli che non sono passati senza fare rumore. Per la prima volta nel dopoguerra un titolo prima conferito viene poi revocato a seguito delle vicende legate a Calciopoli. Ma non è questo il tema. Il campionato 2004-2005 passerà in ogni caso agli annali come “non assegnato”. Era successo soltanto un’altra volta, quando nell’edizione 1926-27, la prima giocata su base nazionale, al Torino viene revocato lo scudetto per un episodio di corruzione rivelatosi in effetti tale. Ma quella dell’annullamento non sarà – a ben vedere &#8211; l’unica particolarità del campionato 2004-2005, centotreesimo in assoluto e settantatreesimo a girone unico.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">C&#8217;è sempre una prima volta</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="450" height="300" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/2004-05.webp" alt="" class="wp-image-21181" style="width:800px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/2004-05.webp 450w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/2004-05-300x200.webp 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Messina 2004-2005, artefice della miglior stagione della sua storia</figcaption></figure>



<p></p>



<p>L’edizione rappresenterà l’esordio per alcuni personaggi che, ognuno a modo proprio, avranno tutti lasciato un segno. Il campionato ha inizio l&#8217;11 settembre (una data ritenuta infausta e i fatti sembreranno avvalorare i timori dei cabalisti incalliti) ed è il primo da oltre cinquant’anni con 20 formazioni al via. Anche qui, sorvoliamo sul motivo, ci porterebbe fuori argomento. Tra le novità si registrano i ritorni in serie A, dopo diversi decenni, di Palermo, Messina e Livorno, (che faranno un ottimo percorso classificandosi tutte sul lato sinistro della classifica) oltre a quelli dell&#8217;Atalanta, del Cagliari, e della Fiorentina, quest’ultima a due anni dalla caduta in Serie C per sopraggiunto fallimento societario (altra storia su cui ci sarebbe qualcosa da dire).</p>



<p>È un torneo di tante “prime volte” nella stessa stagione: è, per esempio, la prima di <strong>Fabio Capello </strong>alla guida della Juventus (“Mai alla Juve”, si era fatto imprudentemente sfuggire il tecnico goriziano soltanto qualche tempo prima). È la prima volta anche di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/06/24/non-avrai-altro-dio-allinfuori-di-me-zlatan-ibrahimovic-la-grande-anomalia-del-nuovo-millennio.html">Zlatan Ibrahimovic</a> </strong>in Serie A, il fuoriclasse svedese di origine bosniaca che all’epoca del trasferimento in Italia (costo dell’operazione 16 milioni di euro) ha 23 anni non ancora compiuti. Lo ingaggia proprio la Juventus e all’inizio non tutti gli addetti ai lavori sembrano convinti della scelta.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Lotito chi?</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="416" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/022423360-8eaa6f07-233c-4736-92e3-a8ce8ef85e9e.jpg" alt="" class="wp-image-21180" style="width:800px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/022423360-8eaa6f07-233c-4736-92e3-a8ce8ef85e9e.jpg 735w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/022423360-8eaa6f07-233c-4736-92e3-a8ce8ef85e9e-300x170.jpg 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /><figcaption class="wp-element-caption">Claudio Lotito</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Si affaccia sullo scenario calcistico nazionale un imprenditore destinato a far parlare di sé per più di una ragione: <strong>Claudio Lotito</strong>. Lo conoscono in pochi, nel 2004. Il nuovo presidente della Lazio rileva la società capitolina in preda alla massa debitoria stratificata negli anni. Lo fa versando una quota irrisoria, ma lo fa. Una vicenda complicata, quella dell’avvicendamento al vertice biancoceleste. Dopo due anni di sostanziale gestione diretta di Capitalia, gruppo bancario approdato al timone della Lazio dopo l’uscita di scena di <strong>Sergio Cragnotti</strong>, travolto dalle vicende Cirio, la società biancoceleste è sull’orlo del baratro finanziario. Cragnotti non avrà fatto peggio di altri ma è una delle vittime eccellenti di una lotta per la supremazia non soltanto calcistica che in quegli anni si combatte in Italia. Le entrature personali e politiche consentono all’imprenditore romano Lotito, genero del costruttore <strong>Gianni Mezzaroma</strong>, di arrivare ad acquisire la SS. Lazio “per crediti inesigibili presso la Regione Lazio”. </p>



<p>Criticato da molti, apprezzato da altri, talvolta oggetto di satira per modalità caricaturali e un uso disinibito, sul filo del maccheronico, di citazioni in latino. In tanti anni di presidenza il patron della Lazio, senatore della Repubblica dal 2022, sarà riuscito dapprima a scongiurare il fallimento, poi a far navigare la squadra in acque più tranquille. Infine, sotto la sua presidenza, ancora in corso, la squadra riuscirà a vincere nel tempo tre Coppe Italia e altrettante Supercoppe italiane, impresa non riuscita ad altri imprenditori forse più facoltosi. Sarà anche la prima volta in cui avere la peggior difesa in assoluto non è motivo di retrocessione: avviene al Lecce di <strong>Zdenek Zeman </strong>(secondo attacco della serie A, ultima difesa, undicesima posizione in classifica generale).</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Se Atene piange, Sparta&#8230;</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bb56001e89f3555baf0e3533f9b55af367dc4415.jpg-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-21179" style="width:800px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bb56001e89f3555baf0e3533f9b55af367dc4415.jpg-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bb56001e89f3555baf0e3533f9b55af367dc4415.jpg-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bb56001e89f3555baf0e3533f9b55af367dc4415.jpg-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bb56001e89f3555baf0e3533f9b55af367dc4415.jpg-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bb56001e89f3555baf0e3533f9b55af367dc4415.jpg.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Claudio Cesare Prandelli</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Nemmeno per la Roma sarà una stagione da ricordare con piacere: il valzer di allenatori durante l’annata sarà tutt’altro che positivo. A causa di motivi familiari, il tecnico <strong>Cesare Prandelli </strong>è costretto a dimettersi a pochi giorni dall&#8217;inizio del torneo. La società chiama in panchina l’ex bomber tedesco <strong>Rudi Völler</strong>, già idolo della Curva Sud fra gli anni Ottanta e l’inizio del decennio successivo. La mancanza di risultati positivi spingerà a sostituire l’allenatore prima con Luigi Delneri e poi con <strong>Bruno Conti</strong>. </p>



<p>In teoria la Roma avrebbe i numeri per essere la seconda o terza forza del campionato: con <strong>Panucci</strong>, <strong>Montella</strong>, <strong>Totti </strong>e <strong>Cassano </strong>non sarebbe umanamente possibile essere una scialba comprimaria, eppure vent’anni fa la squadra giallorossa riesce nella paradossale impresa. Si salva dalla retrocessione soltanto alla penultima giornata e aggancia le competizioni Europee solo perché finalista di Coppa Italia contro l’Inter (la formazione nerazzurra si aggiudicherà il trofeo al termine del doppio confronto di finale).</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Così vanno le cose</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="David Trezeguet&#039;s Goal vs Milan; Amazing Assist By Alessandro Del Piero!" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/Aj7VavrAkNw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>La Juventus di <strong>Fabio Capello </strong>è fin da subito dominatrice del torneo: alla seconda giornata i bianconeri balzano in testa, inseguiti per un certo periodo dal terzetto formato dal Milan campione in carica e da Lecce e Messina. La matricola siciliana è capace dapprima di violare il Meazza rossonero il 22 settembre, e successivamente di giocarsi il primo posto provvisorio in classifica nello scontro diretto al Delle Alpi alla sesta giornata. Ben presto, però, i milanesi diventano l&#8217;unica antagonista possibile della Juventus, visto anche lo stentato avvio (12 pareggi nelle prime 15 partite) dell&#8217;Inter di <strong>Roberto Mancini</strong>. I rossoneri si presentano allo scontro diretto di Torino, il 18 dicembre, con quattro punti di svantaggio: i bianconeri escono indenni e il 9 gennaio l’aritmetica li dà per campioni d&#8217;inverno.</p>



<p>All&#8217;inizio del girone di ritorno il Milan accusa un sensibile calo di rendimento, con due sconfitte subite contro Livorno e Bologna, consentendo alla capolista di portarsi a +8. Da quel momento, però, i bianconeri dissipano poco alla volta il vantaggio acquisito, permettendo l&#8217;aggancio dei rossoneri, che il 19 febbraio raggiungono la vetta della classifica. Si arriva così allo scontro diretto dell&#8217;8 maggio: allo Stadio Meazza di Milano un gol di <strong>David Trezeguet </strong>su uno spettacolare assist in rovesciata di<strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/09/io-di-te-non-mi-stanco-ode-ad-alessandro-del-piero.html"> Del Piero</a></strong> consegna tre punti di platino alla Juventus, che si aggiudicherà il tricolore con una giornata d&#8217;anticipo. Il 20 maggio i bianconeri non devono neppure scendere in campo, visto il pareggio rossonero nell&#8217;anticipo casalingo contro il Palermo. Le vicende giudiziarie legate all’inchiesta di Calciopoli vanificheranno tutto.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Toni e il professor Spalletti</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="436" height="245" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bbbc4404f18c556321d9ca8e569eeef4_169_l.jpg" alt="" class="wp-image-21178" style="width:500px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bbbc4404f18c556321d9ca8e569eeef4_169_l.jpg 436w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bbbc4404f18c556321d9ca8e569eeef4_169_l-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 436px) 100vw, 436px" /><figcaption class="wp-element-caption">Luciano Spalletti a Udine</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Un plauso particolare va alle due squadre siciliane, Palermo e Messina, protagonisti di una lotta serratissima per l&#8217;ultimo posto a disposizione per la Coppa UEFA: avranno la meglio i rosanero palermitani, guidati da un <strong>Luca Toni </strong>in grande condizione. Dopo avere portato il Palermo in Serie A con i suoi gol, l’attaccante emiliano riuscirà con 20 gol nella stagione 2004-2005 a portare un pezzo dell’Isola in Europa. L’anno successivo sarà ceduto alla Fiorentina, squadra con la quale vincerà la classifica dei cannonieri con 31 realizzazioni. </p>



<p>Straordinario anche il percorso dell&#8217;Udinese allenata da <strong>Luciano Spalletti</strong>. Superando allo sprint la Sampdoria di Walter Novellino, la formazione friulana taglia il traguardo della qualificazione alla Champions League. Un quarto posto che pochissimi avrebbero pronosticato, almeno all’inizio. In coda, si verifica una lotta per la salvezza che coinvolgerà 13 squadre, tra cui Roma, Lazio e Parma. In Serie B scenderanno l&#8217;Atalanta, il Brescia e il Bologna, quest’ultimo vittima dello spareggio-salvezza proprio contro il Parma.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">…e segna sempre lui</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="533" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Lucarelli-Cristiano.jpg" alt="" class="wp-image-21177" style="width:800px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Lucarelli-Cristiano.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Lucarelli-Cristiano-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Lucarelli-Cristiano-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cristiano Lucarelli</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Un cenno a parte merita il capocannoniere del campionato italiano più anomalo di sempre. Per certi versi anche lui è un’anomalia. Il suo non è un nome che fa impazzire le folle internazionali ma chi lo conosce lo apprezza come centravanti e come persona, talvolta rude ma sempre sincera. Viene da Livorno e si chiama <strong>Cristiano Lucarelli</strong>. Poche sono le certezze dei livornesi: il caciucco, la rivalità con i pisani e lui, “che la butta sempre dentro”. Non vincerà quasi nulla ma in quella stagione è Lucarelli a segnare più di tutti. Non sarà un raffinato del pallone ma è molto efficace sotto porta, di testa e con entrambi i piedi. Classe 1975, Cristiano è uno che ha fatto gavetta in giro per l’Italia e sono in molti a sottovalutarne il potenziale. Tuttavia, dietro quell’andatura in apparenza goffa e un tocco talvolta ruvido si nasconde un vero trascinatore. </p>



<p>A 28 anni, dopo aver girato l’Italia da nord a sud, ha la possibilità di giocare nella squadra della sua città. Al termine del campionato 2003-2004, con i 29 gol del “bomber fatto in casa” il Livorno torna in serie A dopo 55 anni di assenza. L’anno successivo gli servono 24 realizzazioni per vincere la classifica dei cannonieri del torneo maggiore. Un contributo fondamentale per salvare la squadra amaranto da una retrocessione che a settembre 2004 molti davano per sicura. A ben vedere, non avrebbe nulla da invidiare a <strong>Iaquinta</strong>, a <strong>Toni </strong>o a <strong>Gilardino </strong>ma il CT della nazionale <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/04/05/marcello-lippi-il-predestinato-vincente.html">Marcello Lippi</a> </strong>non lo considera. Un peccato: con un po’ più di fortuna e un po’ meno attenzione alla geopolitica, <strong>Cristiano Lucarelli </strong>avrebbe potuto essere campione del mondo 2006, magari al posto di uno dei tre. E questa sarebbe stata un’altra storia. Ma con lui, la classe operaia è andata in paradiso lo stesso. Almeno per una volta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/09/11/la-stagione-2004-2005-il-campionato-delle-prime-volte.html">La stagione 2004-2005, il campionato &#8220;delle prime volte&#8221;</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2024/09/11/la-stagione-2004-2005-il-campionato-delle-prime-volte.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il calcio totale, mezzo secolo dopo la rivelazione</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/07/07/il-calcio-totale-mezzo-secolo-dopo-la-rivelazione.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2024/07/07/il-calcio-totale-mezzo-secolo-dopo-la-rivelazione.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jul 2024 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[cruijff]]></category>
		<category><![CDATA[franz beckenbauer]]></category>
		<category><![CDATA[gerd müller]]></category>
		<category><![CDATA[germania &#039;74]]></category>
		<category><![CDATA[germania ovest]]></category>
		<category><![CDATA[jan jongbloed]]></category>
		<category><![CDATA[johan cruijff]]></category>
		<category><![CDATA[krol]]></category>
		<category><![CDATA[mondiale 1974]]></category>
		<category><![CDATA[neeskens]]></category>
		<category><![CDATA[Olanda]]></category>
		<category><![CDATA[rensenbrink]]></category>
		<category><![CDATA[rep]]></category>
		<category><![CDATA[rinus michels]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=20421</guid>

					<description><![CDATA[<p>Domenica 7 luglio 1974. Cinquant’anni fa va in mondovisione tv il crimine calcistico perfetto. A Monaco di Baviera la Germania Ovest batte l’Olanda e diventa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/07/07/il-calcio-totale-mezzo-secolo-dopo-la-rivelazione.html">Il calcio totale, mezzo secolo dopo la rivelazione</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Domenica 7 luglio 1974. Cinquant’anni fa va in mondovisione tv il crimine calcistico perfetto. <a href="https://gameofgoals.it/2013/12/27/1974-finale-germania-ovest-olanda-2-1.html">A Monaco di Baviera la Germania Ovest batte l’Olanda e diventa campione del mondo per la seconda volta nella sua storia</a>. Nell’immediato l’affermazione di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/10/16/gerd-muller-non-solo-un-bomber-darea.html">Muller</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/09/kaiser-franz-beckenbauer-il-calcio-a-testa-alta.html">Beckenbauer </a></strong>e gli altri sembra la sconfessione di un modo di stare in campo e di un approccio al calcio del tutto nuovi, non sarà così. Senza dubbio non si era ancora vista una Nazionale capace di velocizzare o rallentare in gioco con l’apparente naturalezza degli olandesi. Pressing, fuorigioco sistematico, il portiere primo propulsore della manovra, tutti che al momento opportuno sanno fare tutto interscambiandosi nei ruoli. Qualcosa di inedito in un campionato del mondo. A un occhio profano tutto si presenta come una cosa semplice, è semplice solo in apparenza. L’Olanda non vincerà il titolo ma il<em> total voetbal </em>(il calcio totale) rimarrà un’eredità culturale destinata a fare scuola un po’ ovunque. <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html">Cruijff</a></strong>, <strong>Neeskens</strong>, gli altri: ciò che resta di un trionfo che non si trova sull’albo d’oro FIFA e di un gioco che non tutti saprebbero riprodurre in modo credibile.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La diversità a vista</h2>



<p></p>



<p>Già osservandoli ci si poteva rendere conto della loro particolarità. Erano qualcosa che, almeno in Italia, sembrava inconcepibile. I volti dei vari <strong>Burgnich</strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/05/07/roberto-rosato-la-faccia-dangelo-che-non-dava-scampo-agli-avversari.html">Rosato</a></strong>, <strong>Facchetti </strong>davano l’idea della linea del Piave da tenere anche a costo della vita. Vedevi uscire dagli spogliatoi gli olandesi e avevi una sensazione di libertà, quasi di autogestione. E allo stesso tempo, di serietà, di forte autoconsapevolezza. Nomi di battesimo lunghissimi, da cui la necessità del diminutivo, capelli come da noi nemmeno le donne. Tutto iniziò nel 1970 con il <a href="https://gameofgoals.it/2017/03/16/1970-finale-feyenoord-celtic-glasgow-2-1-dts.html">Feyenoord </a>di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/03/03/ernst-happel-il-gitano-nobile.html">Ernst Happel </a></strong>campione d’Europa ma avrebbe trovato la consacrazione con l’Ajax di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/10/26/utopia-74-lolanda-di-michels-e-cruijff-e-quella-sconfitta-che-ha-cambiato-la-storia.html">Rinus Michels</a></strong> e poi di <strong>Stefan Kovacs</strong>.</p>



<p>La filosofia del “calcio totale” viene trasferita alla Nazionale, che andrà all’assalto della Coppa del Mondo 1974. La forza di grandi individualità, un gruppo che lavora per obiettivi condivisi. Il segreto di un alveare senza ape regina. Forse, perché<strong> Johan Cruijff</strong> non è esattamente come gli altri. Insomma, qualcosa che verrà riconosciuto come “il nuovo”. Primi anni Settanta, Calvino redivivo ha preso un pallone, ne ha ridisegnato le forme per poi imporre al calcio la Riforma Protestante. La Genesi avviene nella seconda metà dei ’60. Poi è tempo di Rivelazione.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="450" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/michels-monografie-wp2.jpg" alt="" class="wp-image-20427" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/michels-monografie-wp2.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/michels-monografie-wp2-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/michels-monografie-wp2-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un primo piano di Rinus Michels</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">È la somma che fa il (calcio) totale</h2>



<p></p>



<p>1971. L’allenatore <strong>Rinus Michels</strong> (nome di battesimo <strong>Marinus Jacobus Hendricus</strong>), classe 1928, ha in mano una formazione che in Europa non sembra avere rivali. Quando vuole scardinare le difese più chiuse l’Ajax fa circolare la palla per vie orizzontali, aspettando il momento buono per verticalizzare utilizzando anche le sovrapposizioni sulle fasce esterne. I difensori non si limitano alla copertura, partecipano alla manovra e talvolta concludono a rete. Il movimento senza palla fa la differenza, perché oltre al fatto che tutti sanno fare tutto, tutti sanno cosa devono fare in un dato momento. Poi, una volta trovato il varco, le qualità individuali finalizzano. Un altro elemento basilare è il pressing sul portatore di palla avversario, accorgimento che sembra accorciare l’estensione del campo e che mette l’avversaria in seria difficoltà nell’impostare.</p>



<p>L’ultimo aspetto innovativo, forse il più rilevante, è l’uso ricorrente del fuorigioco. Lo scatto simultaneo in avanti dei componenti della difesa al momento giusto rende inoffensive le punte dell’altra squadra. Per evitare di finire in offside bisogna arretrare, ma più si arretra meno si “rischia” di fare gol. C’è un ultimo elemento a comporre il sacro testo della Riforma: in anni in cui può prendere la palla con le mani sempre e comunque, il portiere deve saper rilanciare il gioco anche con i piedi, fungendo da primo propulsore della manovra. Oggi sembra una cosa scontata, cinquant’anni fa lo facevano solo gli olandesi. I temi tattici cari a <strong>Rinus Michels </strong>vengono trasferiti dall’Ajax alla Nazionale, quando nel 1974 il tecnico dell’Olanda sarà… <strong>Rinus Michels</strong>.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Con 36 anni di ritardo</h2>



<p></p>



<p>E pensare che l’Olanda rischia perfino di non partecipare al Mondiale 1974. Si è infatti qualificata alla fase finale grazie alla buona sorte e soprattutto a una svista arbitrale. Il girone delle qualificazioni oppone un’altra squadra che gioca un calcio tattico, atletico e molto ragionato: il Belgio. Difficile affrontarli ma soprattutto difficile batterli, hanno una difesa d’acciaio, perfino più solida di quella olandese. Nel girone ci sono anche Norvegia e Islanda. Se ne qualifica solo una. Olanda e Belgio terminano a pari punti, soltanto la differenza reti estrometterà il Belgio. I “Diavoli Rossi” sono eliminati senza aver mai subito nemmeno una rete, gli olandesi hanno segnato di più. </p>



<p>Nel match decisivo che si gioca ad Amsterdam il 18 novembre 1973, al Belgio viene annullata una rete che a tutti sembrava regolare. Perfino agli olandesi. Finisce 0-0. Ottenuta la qualificazione, la federcalcio olandese chiama in panchina <strong>Rinus Michels</strong>, rimuovendo il cecoslovacco <strong>Frantisek Fadhronc</strong>. Una sorta di Mosè post litteram: <strong>Fadhronc </strong>ha appena portato la squadra nella terra promessa dei Mondiali dopo un’assenza da parte dell’Olanda lunga 36 anni, ma vi entreranno tutti tranne lui. Secondo i vertici della federazione, ma soprattutto in ossequio ai desiderata di <strong>Cruijff</strong>, serve una personalità energica ma flessibile in grado di gestire tutti, ognuno in modo diverso, con una visione complessiva di materiale umano e obiettivi da raggiungere. In altre parole, serve <strong>Michels </strong>che nel frattempo è diventato il tecnico del Barcellona, la squadra nella quale “il divino Johan” milita in quel momento.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="674" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Trainer_Fadrhonc_Bestanddeelnr_926-9880-674x1024.jpg" alt="" class="wp-image-20428" style="width:450px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Trainer_Fadrhonc_Bestanddeelnr_926-9880-674x1024.jpg 674w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Trainer_Fadrhonc_Bestanddeelnr_926-9880-197x300.jpg 197w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Trainer_Fadrhonc_Bestanddeelnr_926-9880-768x1167.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Trainer_Fadrhonc_Bestanddeelnr_926-9880-1011x1536.jpg 1011w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Trainer_Fadrhonc_Bestanddeelnr_926-9880.jpg 1200w" sizes="(max-width: 674px) 100vw, 674px" /><figcaption class="wp-element-caption">Frantisek Fadhronc, allenatore dell&#8217;Olanda esonerato prima dei Mondiali 1974</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Si forma il gruppo</h2>



<p></p>



<p>I grandi blocchi sono quelli dell’Ajax e del Feyenoord, gli unici giocatori che militano all’estero (oltre a <strong>Cruijff</strong>) sono <strong>Rensenbrink </strong>(Anderlecht) e la riserva <strong>Geels </strong>(che gioca nel Bruges). A pochi mesi dall’inizio del Mondiale si infortunano tre pedine importanti come <strong>Mansveld</strong>, <strong>Hulshoff </strong>e <strong>Schneider</strong>. Il neo-CT inserisce al centro della difesa <strong>Rijsbergen </strong>e <strong>Haan</strong>, quest’ultimo centrocampista dirottato parecchi metri indietro rispetto alla solita zona d’azione. L’adattabilità conta e se i piedi sono buoni, meglio. Sulle fasce laterali ci sono <strong>Suurbier </strong>a destra e <strong>Krol </strong>a sinistra. <strong>Suurbier </strong>ha mezzi tecnici e atletici e oltre a difendere sa passare e crossare la palla con entrambi i piedi: a buon bisogno potrebbe fungere da centrale arretrato o addirittura da centrocampista esterno. <strong>Krol </strong>invece è il vero universale della difesa. Forte in copertura, sa costruire gioco sulla fascia, forse potrebbe fare perfino il centrale di difesa. Un giorno lo farà. Ha classe, ha personalità anche fuori dal campo. </p>



<p>Per quanto riguarda il portiere, <strong>Michels </strong>vuole un portiere con caratteristiche precise, capace di anticipare gli eventuali “buchi” nello schieramento difensivo rilanciando il gioco anche con i piedi. Poiché i migliori portieri dell’<em>Eredivisie</em> non sono in grado di garantire la ripartenza rapida dell’azione, Rinus richiama in Nazionale <strong>Jan Jongbloed</strong>, trentaquattrenne portiere del DWS Amsterdam che in realtà non sarebbe neppure un calciatore professionista. Può sembrare una scelta scriteriata e invece è l’unica in grado di garantire la presenza di un libero tradizionale capace di intervenire anche con le mani. Le particolarità di Jongbloed lo hanno fatto preferire a <strong>Schrijvers</strong>, a <strong>Stuy </strong>e soprattutto a <strong>Van Beveren</strong>, il più dotato, ma che con <strong>Cruijff </strong>e <strong>Michels </strong>non è mai riuscito a legare.</p>



<p>A centrocampo ci sono <strong>Jansen</strong>, forse il meno provvisto sul piano tecnico ma anche il più duro da affrontare, il faro della manovra <strong>Wim Van Hanegem</strong> e <strong>Neeskens</strong>, l’uomo-ovunque<em>. </em>Il trio d’attacco completa il quadro. Accanto a<strong> Johan Cruijff</strong>, libero di spaziare lungo l’asse avanzato del campo, ci sono infatti due laterali di livello assoluto, <strong>Rep </strong>e <strong>Rensenbrink</strong>. Hanno piedi ottimi, forza fisica, capacità di sacrificio e doti conclusive. Un po’ più “cattivi” sotto porta e sarebbero perfetti.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="407" height="603" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/tumblr_mcj2u89wgf1rvepf8o1_500.png" alt="" class="wp-image-20430" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/tumblr_mcj2u89wgf1rvepf8o1_500.png 407w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/tumblr_mcj2u89wgf1rvepf8o1_500-202x300.png 202w" sizes="(max-width: 407px) 100vw, 407px" /></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mare fuori (ma anche dentro)</h2>



<p></p>



<p>Nulla nasce dal nulla ma se certe cose nascono in Olanda e non altrove, un motivo c’è. Il Paese vive da sempre sotto il livello del mare. Per tradizione storica e memoria condivisa l’acqua è opportunità ma anche minaccia, va gestita. È necessario mettere in sicurezza il territorio. Il popolo olandese lo ha fatto tramite la creazione dei <em>polder</em>, zone bonificate attraverso dighe e sistemi di drenaggio. Un metodo inventato dai belgi e migliorato nei secoli dai loro dirimpettai. Rialzando le zone costiere grazie a un capolavoro di ingegneria delle costruzioni che chiede aggiornamento e manutenzione, l’Olanda si è garantita un’estensione supplementare del territorio di oltre settemila chilometri quadrati. Con evidente vantaggio per agricoltura e navigazione. </p>



<p>La necessità culturale di gestire gli spazi, dal più piccolo al più grande, e di valorizzarli al massimo possibile sarà trasferita alla visione del calcio. Perché ciò possa funzionare, nel calcio come altrove, occorre programmare, essere sempre “avanti” sul piano concettuale e operativo. Per questo motivo il calcio totale si modificherà nel corso del tempo, divenendo un preciso spartiacque fra “prima e dopo la squadra <em>oranje</em>”. E non solo nella patria d’origine, con risultati più o meno proficui.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Olanda 74: Principi di gioco." width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/5BMjM1tJ2WA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il ciclone, ma senza lieto fine. Forse</h2>



<p></p>



<p>Con questa filosofia l’Olanda di <strong>Rinus Michels</strong> in panchina e<strong> Johan Cruijff</strong> in campo “invade” il <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1974">Mondiale 1974</a>. E sembra davvero inarrestabile già dalla prima fase a gironi. <a href="https://gameofgoals.it/2013/11/22/1974-prima-fase-olanda-uruguay-2-0.html">Uruguay</a> e <a href="https://gameofgoals.it/2013/11/30/1974-prima-fase-olanda-bulgaria-4-1.html">Bulgaria </a>sono ridotte a <em>sparring partner</em>, <a href="https://gameofgoals.it/2013/11/25/1974-prima-fase-olanda-svezia-0-0.html">brava la Svezia a strappare lo 0-0</a>. Chi affronta l’Olanda non sa cosa fare: difendersi ha poco senso, attaccare con forza è temerario. Esiste la contromisura? Sei gol fatti, uno subìto. Per giunta su autogol, altrimenti neppure quello. Sono rimaste otto squadre, divise in due gironi: le prime qualificate di ciascun raggruppamento giocheranno la finalissima, le seconde la finale terzo e quarto posto, le altre <em>auf wiedersehen.</em></p>



<p>Il gioco olandese continua a mietere vittime, re Johan dà il meglio di sé. Gli <em>oranje</em> ne fanno<a href="https://gameofgoals.it/2013/12/07/1974-seconda-fase-olanda-argentina-4-0.html"> quattro all’Argentina</a>, <a href="https://gameofgoals.it/2013/12/13/1974-seconda-fase-olanda-germania-est-2-0.html">due alla Germania Est</a> e <a href="https://gameofgoals.it/2013/12/20/1974-seconda-fase-olanda-brasile-2-0.html">un altro paio al Brasile</a> campione in carica. Otto reti fatte, nessuna al passivo. Parziale, quattordici reti all’attivo, un autogol al passivo. Il calcio totale procede inarrestabile, tutto il resto è diventato giurassico. La Germania Ovest è l’altra finalista, domenica 7 luglio 1974 le due formazioni escono dagli spogliatoi dell’Olympiastadion di Monaco per l’assalto finale. Le squadre sono già in campo, passano le note di “<em>Het Wilhelmus</em>”, l’inno nazionale. Re Guglielmo I di Orange Nassau era di sangue tedesco e per l’occasione la cosa non sembra di buon auspicio. </p>



<p>Ma dopo un minuto l’origine della corona è già un ricordo. L’Olanda ha battuto il calcio d’inizio e sta facendo girare palla e giocatori. Riceve <strong>Krol</strong> che passa a <strong>Rijsbergen</strong>, tocco per <strong>Haan</strong>. <strong>Suurbier</strong>, di nuovo <strong>Rijsbergen</strong>, palla a <strong>Cruijff </strong>che la ripassa a <strong>Rijsbergen</strong>. La Germania arretra quasi senza accorgersene. Da <strong>Rijsbergen </strong>a <strong>Krol</strong>, palla di nuovo a <strong>Cruijff </strong>sulla trequarti sinistra. Vede uno spazio nel quale entrare. Parte in velocità e accelera, i tedeschi non se lo aspettano. Ne passa due e se ne trova davanti altri due, ci sono <strong>Vogts </strong>e <strong>Hoeness </strong>che vengono a contrastarlo in area, una gamba lo arpiona. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="457" height="305" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/16b92fcd0e7784335780c725dd7b64aa.jpg" alt="" class="wp-image-20433" style="width:550px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/16b92fcd0e7784335780c725dd7b64aa.jpg 457w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/16b92fcd0e7784335780c725dd7b64aa-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cruijff e Beckenbauer nel corso della finale</figcaption></figure>



<p></p>



<p>È calcio di rigore ed è passato un minuto scarso, la squadra di <strong>Beckenbauer </strong>non ha ancora toccato palla. Dal dischetto <strong>Neeskens </strong>è infallibile. 1-0, la “anarchica disciplina” degli olandesi sembra prossima a tagliare il traguardo in scioltezza. Ma i tedeschi non sono una potenza del calcio per caso e dopo aver portato la gara in parità grazie (anche in questo caso) a un rigore, segnato da <strong>Breitner</strong>, trova la rete del vantaggio grazie a un’invenzione di<strong> Gerd Müller</strong> allo scadere del primo tempo.</p>



<p>In 44 minuti il portiere <strong>Jongbloed </strong>ha preso più gol che in tutto il resto del torneo. La ripresa non passerà alla storia per la sua bellezza ma per l’importanza che riveste. Vincendo 2-1 la finalissima di Monaco, la Germania Ovest &#8220;uccide&#8221; all’ultima curva il sogno olandese. Una ferita collettiva che non sarà rimarginata in tempi brevi. </p>



<p>Per essere rifusi (in parte) dal destino, l’Olanda dovrà attendere 14 anni. 25 giugno 1988. La finale degli Europei è contro l’Unione Sovietica, il campo è lo stesso di quel 7 luglio “maledetto”. L’Olanda non è più quella di <strong>Cruijff </strong>(1947-2016) e <strong>Neeskens</strong>, al loro posto giganteggiano <strong>Gullit </strong>e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/31/quando-lutile-incontra-il-bello-marco-van-basten.html">Van Basten</a></strong>. In compenso, l’allenatore è sempre <strong>Rinus Michels </strong>(1928-2005). Il risultato è 2-0. Il <em>total voetbal</em> si è preso la sua tardiva rivincita, l’Olanda è campione d’Europa. Ma non è la stessa cosa. Mezzo secolo fa passò un treno da prendere al volo. Poi passò. Nonostante questo, il calcio si è evoluto secondo forme differenziate, lungo una strada battuta a suo tempo da undici signori in maglia arancione, capelli lunghi e una vaga arietta di superiorità.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="906" height="758" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Screen-Shot-2021-04-11-at-3.59.32-pm.png" alt="" class="wp-image-20431" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Screen-Shot-2021-04-11-at-3.59.32-pm.png 906w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Screen-Shot-2021-04-11-at-3.59.32-pm-300x251.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Screen-Shot-2021-04-11-at-3.59.32-pm-768x643.png 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il riscatto di Michels a Euro &#8217;88: l&#8217;Olanda vince il primo titolo della sua storia</figcaption></figure>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/07/07/il-calcio-totale-mezzo-secolo-dopo-la-rivelazione.html">Il calcio totale, mezzo secolo dopo la rivelazione</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2024/07/07/il-calcio-totale-mezzo-secolo-dopo-la-rivelazione.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gigi Riva tra cadute e resurrezioni</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/02/01/gigi-riva-tra-cadute-e-resurrezioni.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2024/02/01/gigi-riva-tra-cadute-e-resurrezioni.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2024 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[Cagliari]]></category>
		<category><![CDATA[europeo 1968]]></category>
		<category><![CDATA[gigi riva]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[leggiuno]]></category>
		<category><![CDATA[mondiale 1970]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[scudetto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=17923</guid>

					<description><![CDATA[<p>1976. Il Cagliari allenato da Luis Suárez e poi da Mario Tiddia sta precipitando in B. Più o meno la stessa squadra che pochi anni [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/02/01/gigi-riva-tra-cadute-e-resurrezioni.html">Gigi Riva tra cadute e resurrezioni</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">1976. Il Cagliari allenato da <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/07/09/luis-miramontes-suarez-un-luminoso-fratello-del-mondo.html">Luis Suárez</a></strong> e poi da <strong>Mario Tiddia</strong> sta precipitando in B. Più o meno la stessa squadra che pochi anni prima aveva vinto lo scudetto. L’ultima speranza ha un nome e un cognome che pronunciati insieme incutono non soltanto timore ma autentico rispetto. In quel momento <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/12/28/rombo-di-tuono-e-il-traghetto-gigi-riva-il-poeta-ribelle.html">Gigi Riva</a></strong> (1944-2024) ha 31 anni ed è da oltre un decennio il simbolo della squadra, anzi di un’intera regione. E non solo sul piano sportivo. Ha ormai chiuso il rapporto con la Nazionale però detiene il record di segnature in Azzurro. Un primato che ancor oggi resiste alla grande. Quel pomeriggio l’attaccante lombardo giocherà l’ultima partita da professionista, e non per scelta. La carriera di un grande campione costellata da gol eccezionali ma anche da tre infortuni gravissimi che di fatto gli limitano la carriera. Partiamo dalla fine.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Cagliari, 1° febbraio 1976</h2>



<p></p>



<p>Campionato 1975/76, ultima giornata del girone d’andata. Al <em>Sant’Elia</em> sono di fronte Cagliari e Milan. La formazione rossonera ha bisogno di una vittoria che la mantenga alta in classifica, il Cagliari è in caduta libera. A dicembre è stato esonerato l’allenatore <strong>Suárez</strong> ma la gestione di <strong>Tiddia</strong> non sta invertendo la traiettoria verticale, tutt’altro. Nonostante la presenza in campo di <strong>Gigi Riva</strong> e di un giovanissimo <strong>Pietro Paolo Virdis</strong> i rossoblù sono ultimi in classifica. Una vittoria potrebbe risollevare il morale e dare una qualche speranza. Pareggiare servirebbe a poco. Sesto minuto della ripresa, il Milan è in vantaggio grazie a uno stacco di testa di <strong>Egidio</strong> <strong>Calloni</strong>. Nel tentativo di trovare il gol il Cagliari attacca: il difensore milanista <strong>Bet</strong> sta controllando palla nella propria area, nel tentativo di impostare l’azione in avanti. <strong>Riva</strong> cerca di contrastare andando in pressing, ma fra i due non c’è, o non c’è ancora, contatto fisico. </p>



<p>D’improvviso, nell’appoggiare il piede destro, quello che <strong>Riva</strong> non usa quasi mai per calciare, l’attaccante fa tutto da solo. Lancia un urlo e si accascia sul prato. La diagnosi è impietosa: strappo all&#8217;adduttore della coscia destra. Nonostante i tentativi di recupero e l’inclusione nella rosa del Cagliari anche per la stagione successiva, <strong>Riva</strong> non riuscirà più a scendere in campo. <em>Rombo di tuono</em>, come viene soprannominato, abbandona controvoglia il calcio giocato. Lo fa con un ruolino da campione, in anni in cui in Italia si segnava poco, quando gli autogol erano ancora autogol, non venivano mica attribuiti agli attaccanti: 156 gol in 289 presenze in serie A. Più di mezza segnatura a partita. Uno così, il calcio italiano non lo ha avuto più e chissà se ne nascerà un altro simile in futuro.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="1 FEBBRAIO 1976 / MILAN-CAGLIARI INFORTUNIO A GIGI RIVA" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/X8Zh4cRLR3c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;ultima recita di Riva: l&#8217;infortunio contro il Milan del 1976</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">La persona, il campione</h2>



<p></p>



<p>La chiave per comprendere l’uomo, prima ancora che il calciatore, è il tema del danno. O meglio, quello della sofferenza. La sofferenza di una vita segnata da un incidente sul lavoro, quello che porta via suo padre quando lui è un bambino di nove anni. <strong>Luigi</strong> <strong>Riva</strong> nasce a Leggiuno, in provincia di Varese nel 1944. Sua madre <strong>Edis</strong> è una casalinga, il papà <strong>Ugo</strong> è un parrucchiere riconvertito a sarto, poi operaio di fonderia. In un Paese in cui il lavoro manca bisogna saper cogliere qualsiasi opportunità lecita. Il 10 febbraio del 1953 è una data incancellabile, da quel momento l’esistenza di tutta la famiglia è sconvolta. Un pezzo di metallo si stacca da un macchinario e colpisce <strong>Ugo</strong> <strong>Riva</strong> allo stomaco, passandolo da parte a parte. Oltre al dolore personale per una morte così improvvisa, per l’unico figlio maschio avviene il distacco forzato da casa. </p>



<p>La via è quella del collegio, in una di quelle strutture di cui il diretto interessato ha sempre mantenuto un pessimo ricordo. Il carattere del ragazzo, già introverso e spigoloso, diviene ancora più duro, quasi impenetrabile. Ma anche più determinato e risoluto di prima. Una critica o un complimento per lui fanno X, il mondo è entità ostile. La vita sembra da quel momento un’eterna fuga psichica dal collegio, la silente ribellione all’autorità imposta, la ricerca mai dichiarata di un riparo. La sua è una sensibilità profonda e malcelata, difesa con tutte le forze. Un’anima che la vita sembra aver maltrattato e che ora ha bisogno di riscatto, di pace. Una via però c’è. Sa giocare al calcio, ma a quelli del collegio la cosa non interessa. </p>



<p>Loro vogliono bambini obbedienti, i cannonieri da oratorio non servono. Una volta uscito di lì, il ragazzo riesce a farsi notare tra i dilettanti della squadra di Laveno Mombello, comune vicino a Leggiuno. Gioca quando il lavoro glielo permette, la famiglia <strong>Riva</strong> deve tirare avanti e tutti contribuiscono allo sbarco del lunario. All’inizio non sembra neppure una punta ma piuttosto un tornante sinistro. C’è però un dettaglio che salta subito agli occhi. Non sarà una punta ma, cifre alla mano, la quantità di reti segnate è impressionante: 30 il primo anno, 33 nella stagione successiva. Potenza, eleganza nel tocco, capacità acrobatiche, stacco di testa perfetto nei tempi e nell’efficacia. Fa tutto con il sinistro ma gli basta un piede per non dare scampo. Nella stagione 1962-63 il Legnano dà a un diciottenne taciturno ma volitivo l’occasione di esordire in serie C. 23 partite, 6 gol. All’inizio fatica ad adattarsi ma il talento si vede. </p>



<p>Lo notano soprattutto i dirigenti del Cagliari, squadra che allora giocava in serie B. Cagliari? Sardegna? Non se ne parla proprio. Il ragazzo non vuole trasferirsi, poi non andrà più via dall’Isola. Ed è proprio a Cagliari, lontano dal resto del mondo, che un tipo introverso con la voglia prepotente di segnare si trasforma in uno dei più grandi realizzatori di sempre. Diventa, per l’appunto, <strong>Gigi</strong> <strong>Riva</strong>. Un giornalista come <strong>Gianni</strong> <strong>Brera</strong>, all’inizio abbastanza prevenuto, cambia idea su di lui. Lui l’ha già cambiata sulla Sardegna e i tifosi cagliaritani ne fanno un idolo. Tempo al tempo e a un attaccante così forte non si può negare un posto in Nazionale. Ed è giusto alla maglia Azzurra che le sue gambe pagano nel corso degli anni il tributo più oneroso.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Il Cagliari dello scudetto 1969/70. Interviste a Antonio Ghirelli e Gianni Brera" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/cKKcD0f2_mI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Roma, 27 marzo 1967</h2>



<p></p>



<p><strong>Luigi Riva</strong> da Leggiuno, detto Gigi, è alla terza apparizione con la maglia azzurra e quel lunedì pomeriggio allo Stadio Olimpico si gioca l’amichevole Italia-Portogallo. La squadra lusitana è arrivata terza ai Mondiali dell’anno prima e ha in squadra <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/03/eusebio-la-pantera-nera-idolo-immortale-del-portogallo.html">Eusébio</a></strong>, l’alternativa europea a <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/12/29/lultimo-gol-di-pele-il-calcio-perde-il-suo-re.html">Pelé</a></strong>. Ed è proprio la <em>Perla del Mozambico</em> a gelare i tifosi romani dopo meno di mezzora. L’Italia si riversa in avanti, perdere davanti al proprio pubblico, quello stesso che la vedrà all’opera agli Europei un anno più tardi, sarebbe brutto. È passata un’ora di gioco e l’occasione sembra quella buona per pareggiare. <strong>Riva</strong> va a chiudere nell’area piccola una triangolazione volante con <strong>Mazzola</strong> e allunga la gamba sinistra per il tocco decisivo. </p>



<p>Il portiere avversario <strong>Américo</strong> in uscita disperata gli spezza, senza volerlo, il perone. Campionato finito e ritorno in Nazionale otto mesi dopo. La partita finisce 1-1, segna proprio il sostituto di <strong>Riva</strong>, <strong>Cappellini</strong>. Il giorno del rientro in Azzurro la fortuna decide di ripagare <em>Rombo di Tuono</em> (come nel frattempo lo stesso <strong>Gianni</strong> <strong>Brera</strong> ha ribattezzato <strong>Gigi</strong> <strong>Riva</strong>) con gli interessi. A Cosenza si gioca Italia-Cipro per le qualificazioni a Euro 1968. Finisce 5-0 e il bomber del Cagliari fa tripletta. Sono i primi tre dei 35 complessivi che <strong>Gigi</strong> <strong>Riva</strong> metterà a segno in Nazionale.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="(23-3-1967) Italia Portogallo 1-1  Riva: stagione finita e mai piu&#039; la n°9." width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/1FvgSCmiSk4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Italia-Portogallo e l&#8217;infortunio di Riva</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Prater di Vienna, 31 ottobre 1970</h2>



<p></p>



<p>Dal primo infortunio sono passati tre anni e mezzo ma ora tutto il mondo sa chi è <strong>Riva</strong>. Un campione che nella vita ha sconfitto tanti nemici, primi fra tutti la necessità economica, la solitudine forzata e la mancanza di libertà. I gol rendono liberi. I tifosi isolani, non soltanto cagliaritani, si rivedono in lui e lui in loro. Qualcosa in quegli occhi malinconici e in un sorriso sempre un po’ trattenuto sembra dire qualcosa di preciso. Senza mai dirlo, in realtà, perché <strong>Riva</strong> non è uno che spreca parole, sembra piuttosto un uomo a metà fra il riservato e il segreto. I sardi lo sentono profondamente uno di loro e non soltanto perché è un goleador. Anche <strong>Boninsegna</strong> segnava tanto con quella maglia ed era molto apprezzato, ma <strong>Gigi</strong> <strong>Riva</strong> è un’altra cosa, difficile spiegare. </p>



<p>Tra il campione e la Sardegna c’è un patto di fedeltà, un sodalizio profondo e misterioso. Un’isola che si sentiva ricordata soltanto per motivi come il banditismo locale, ora è rappresentata da un campione che ha fatto una scelta di vita: non è sardo ma è come se lo fosse. Lui e la sua presenza modificano la narrazione di un posto che un po’ si sente al margine dell’Italia, un po’ vuol esservi. Riva ha appena vinto uno scudetto con il Cagliari ed è stato per tre volte capocannoniere della serie A. Ma non è tutto. Dopo avere conquistato il titolo europeo nel 1968 con la Nazionale Italiana, è diventato vicecampione del mondo in Messico. </p>



<p>Il 1970 sembra dunque un anno da incorniciare ma in realtà finisce malissimo. L’ultimo giorno di ottobre la Nazionale è a Vienna, lo Stadio è quello del <em>Prater</em>. Un sabato pomeriggio nel quale ci si gioca la qualificazione per gli Europei 1972. L’Italia vincerà 2-1 ma il danno subìto fa dimenticare il successo esterno. Manca un quarto d’ora alla fine e <strong>Riva</strong> punta palla al piede la porta avversaria. All’altezza dei venti metri il difensore <strong>Hof</strong> entra alle spalle con una durezza ingiustificata. Anche stavolta la diagnosi è dura da accettare: frattura del perone e distacco dei legamenti della caviglia destra.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Austria-Italia 1970 - Incidente a Gigi Riva" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/2teFBssPC5U?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;infortunio subito contro l&#8217;Austria</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Il Cagliari dentro</h2>



<p></p>



<p>Oltre sei mesi di stop. In quel lasso di tempo trovano spazio l’eliminazione del Cagliari dalla Coppa dei Campioni per mano dell’Atletico Madrid e uno scivolamento in classifica fino al settimo posto finale. Non manca soltanto il fuoriclasse in grado di fare sempre la differenza. C’è proprio un vuoto emotivo che nessun altro potrebbe colmare. Anni più tardi, nel 1976, senza più <strong>Gigi</strong> <strong>Riva</strong> muoiono le residue speranze di restare in Serie A. Una sindrome degenerativa che ripete ogni volta sé stessa. La parabola simbiotica di una squadra che guardava il mondo con l’occhio disilluso ma determinato del suo grande leader.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/02/01/gigi-riva-tra-cadute-e-resurrezioni.html">Gigi Riva tra cadute e resurrezioni</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2024/02/01/gigi-riva-tra-cadute-e-resurrezioni.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tokyo 1985: la prima Intercontinentale nella storia della Juventus</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2023/12/08/tokyo-1985-la-prima-intercontinentale-nella-storia-della-juventus.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2023/12/08/tokyo-1985-la-prima-intercontinentale-nella-storia-della-juventus.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Dec 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[1985]]></category>
		<category><![CDATA[argentinos juniors]]></category>
		<category><![CDATA[batista]]></category>
		<category><![CDATA[borghi]]></category>
		<category><![CDATA[coppa intercontinentale]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[heysel]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<category><![CDATA[laudrup]]></category>
		<category><![CDATA[platini]]></category>
		<category><![CDATA[Scirea]]></category>
		<category><![CDATA[sudamerica]]></category>
		<category><![CDATA[tacconi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=16507</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non capita tutti i giorni ma a qualcuno è successo anche questo. Per esempio ai tifosi bianconeri, che nella notte fra sabato 7 e domenica [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/12/08/tokyo-1985-la-prima-intercontinentale-nella-storia-della-juventus.html">Tokyo 1985: la prima Intercontinentale nella storia della Juventus</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Non capita tutti i giorni ma a qualcuno è successo anche questo. Per esempio ai tifosi bianconeri, che nella notte fra sabato 7 e domenica 8 dicembre 1985 non hanno visto <a href="https://gameofgoals.it/2022/01/29/intercontinentale-1985-juventus-argentinos-juniors-6-4-dcr-2-2.html">la finale di Coppa Intercontinentale di Tokyo fra Juventus e Argentinos Juniors</a>. Vanno a dormire da campioni d’Europa e si risvegliano campioni del mondo. Siamo alla metà esatta degli anni ’80 e in quella fase storica gli assetti televisivi nel nostro Paese sono radicalmente diversi rispetto a oggi. In Italia la partita viene seguita in diretta (alle quattro di domenica mattina, mezzogiorno in punto in Giappone) da Canale 5, ma solamente in Lombardia. Esiste infatti in quel momento un divieto per le televisioni private di trasmettere in diretta su tutto il territorio nazionale. La partita andrà comunque in replica in prima serata, con un grandissimo riscontro di pubblico.Per la prima volta in Italia un evento sportivo importante non viene trasmesso dalla RAI. Qualcuno dà scarso peso al fatto, per qualcun altro invece quello può essere l’inizio di una nuova era televisiva. Nel frattempo il calcio italiano si è arricchita di un nuovo alloro. La Juventus di <a href="https://gameofgoals.it/2021/01/07/3282.html"><strong>Giovanni</strong> <strong>Trapattoni</strong></a> si era guadagnata il diritto di rappresentare il calcio europeo in quanto squadra detentrice della Coppa dei Campioni 1984/85.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Intercontinental_1985_program.jpg" alt="" class="wp-image-16512" width="295" height="409" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Intercontinental_1985_program.jpg 268w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Intercontinental_1985_program-216x300.jpg 216w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /><figcaption class="wp-element-caption">La locandina dell&#8217;incontro</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il peso dell&#8217;Heysel</h3>



<p></p>



<p>È un onore ma anche un peso poco sostenibile per chi ha una coscienza. Perché quel trofeo è costato la vita a 39 persone. 39 tifosi colpevoli di tifare per la propria squadra nel momento giusto e nello stadio sbagliato. Con la finale dell’Intercontinentale la società torinese cerca di mettersi alle spalle la tragedia dello Stadio Heysel, ma comunque andrà certe serate non si possono cancellare. L’avversaria è la vincitrice della Coppa Libertadores, l’Argentinos Juniors di Buenos Aires. Tra le due contendenti il divario appare netto a favore degli italiani, ma gli argentini non vanno mai sottovalutati per via della loro carica agonistica. E poi ci sono due aspetti da non trascurare: se è vero che in una partita secca tutto può accadere, è altrettanto vero che la tradizione dell’ultimo decennio è tutta dalla parte delle formazioni sudamericane.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Riportare la coppa in Europa</h3>



<p></p>



<p>È dal 1976 infatti che una squadra europea non fa suo il trofeo e se in quel momento sono nove anni che il trofeo rimane nell’America Latina un motivo c’è. Conta un agonismo che forse le squadre europee non profondono, dall’altra c’è un’attenzione all’Intercontinentale che nel Vecchio Continente va a intermittenza. La Juventus ci prova, ben conscia che malgrado la superiorità tecnica la partita sarà dura in ogni suo aspetto. Quella che viene fuori nella nottata italiana di quell’8 dicembre è da molti considerata a tutt’oggi la finale dell’Intercontinentale più combattuta, più incerta ed emozionante di sempre.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="476" height="362" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Arg_juve_1985_borghi.jpg" alt="" class="wp-image-16513" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Arg_juve_1985_borghi.jpg 476w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Arg_juve_1985_borghi-300x228.jpg 300w" sizes="(max-width: 476px) 100vw, 476px" /><figcaption class="wp-element-caption">Claudio Borghi, spauracchio numero uno per la difesa bianconera</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Mezzogiorno di fuoco e fiamme</h3>



<p></p>



<p>Alle ore 12 la Juventus è schierata in campo con <strong>Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Mauro, Manfredonia, Serena, Platini, Laudrup</strong>. L’Argentinos Juniors, ex squadra di <strong>Diego Armando Maradona</strong>, contrappone <strong>Vidallè, Pavoni, Domenech, Villalba, Batista, Olguìn, Castro, Videla, Borghi, Commisso, Ereros</strong>. L’Argentinos annovera buoni giocatori e personalità di spicco. <strong>Jorge Mario Olguìn</strong> è stato campione del <a href="https://gameofgoals.it/2014/02/20/1978-finale-argentina-olanda-3-1.html">mondo nel 1978 con l’Argentina</a> di <strong>Passarella</strong>, <strong>Kempes</strong> e <strong>Bertoni</strong>. <strong>Batista</strong> e <strong>Borghi</strong> lo diventeranno sei mesi dopo. <strong>Ereros</strong> è un buon talento, aria baffuta da “salsero” cubano ma ottima tecnica di base e imprevedibilità sulle conclusioni a rete. La difesa bianconera deve stare attenta in particolare al fantasista <strong>Claudio Daniel Borghi</strong>, giocatore giovanissimo che anni più tardi <strong>Silvio</strong> <strong>Berlusconi</strong> valuterà per il suo Milan.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La partita</h3>



<p></p>



<p>Sembrano più propositivi gli argentini, che hanno maggior possesso di palla e che non danno mai la sensazione di temere l’avversaria. La Juventus arretra il baricentro del gioco cercando di agire sulle ripartenze (<strong>Trapattoni</strong> docet). Il primo tempo è piacevole e le due squadre si annullano a vicenda. Sono poche le conclusioni a rete, ma il pubblico di casa (62mila spettatori paganti), è soddisfatto. Nella ripresa il ritmo pian piano sale e la prima occasione importante è dei bianconeri. <strong>Scirea</strong> lancia lungo per <strong>Serena</strong> che a sua volta di testa mette <strong>Laudrup</strong> nella condizione di concludere a rete in contropiede. Il danese prende velocità, supera sullo slancio il portiere <strong>Vidallè</strong> e segna a porta vuota ma l’arbitro annulla per fuorigioco. Decisione discutibile. Un gol, sia pure annullato, che accende la partita e prelude al gol avversario. Un’azione esemplare per capacità di verticalizzare e per rapidità d’esecuzione. 10° minuto. Dalla trequarti <strong>Commisso</strong> favorisce l’inserimento centrale di <strong>Ereros</strong>, la difesa ha un momento di esitazione. <strong>Tacconi</strong> accenna all’uscita dai pali ma il tocco dell’attaccante argentino non lascia scampo. Pallonetto millimetrico e Argentinos Juniors in vantaggio. La rete ha un effetto talmente dirompente che la Juventus potrebbe crollare pochi minuti più tardi, quando una combinazione fra l’autore del gol e <strong>Borghi</strong> porta al gol del raddoppio di <strong>Castro</strong>. Anche in questo caso, il tedesco <strong>Roth</strong> fischia il fuorigioco e annulla. I bianconeri riprendono a fare gioco e un filo di buona sorte sembra venir loro incontro. Cross dalla tre quarti sinistra di <strong>Platini</strong> per <strong>Serena</strong> all’interno dell’area argentina, la punta viene affrontata in modo falloso da <strong>Olguìn</strong> e l’arbitro concede il calcio di rigore. Dal dischetto <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/04/30/omaggio-a-sua-maesta-michel-platini.html">Platini</a></strong> mantiene la massima freddezza: portiere da una parte e pallone sul lato opposto. 18° della ripresa, 1-1.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="573" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Schermata-2023-12-06-alle-20.54.33-1024x573.png" alt="" class="wp-image-16509" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Schermata-2023-12-06-alle-20.54.33-1024x573.png 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Schermata-2023-12-06-alle-20.54.33-300x168.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Schermata-2023-12-06-alle-20.54.33-768x430.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Schermata-2023-12-06-alle-20.54.33.png 1408w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;elegante protesta di Platini dopo il gol annullato</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Continue emozioni</h3>



<p></p>



<p>Il pubblico giapponese, normalmente pronto a emozionarsi per molto meno, ha davvero un buon motivo per esaltarsi. Anche perché il pareggio di <strong>Platini</strong> dà la scossa a tutta la squadra e il francese stesso comincia finalmente a fare… <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/10/24/michel-platini-il-re-del-calcio-francese.html">Platini</a></strong>. E lo fa talmente bene da inventare un gol da antologia, un assolo degno di pochissimi interpreti del calcio. Assolo in area, cambio di piede in palleggio aereo e palla nel sacco di <strong>Vidallé</strong>. Lo stadio sembra venir giù per quel prodigio e i giocatori bianconeri si abbracciano ma il tedesco <strong>Roth</strong> annulla per l’ennesima volta. Non c’è fuorigioco, non c’è un intervento a gamba tesa, non c’è un possibile controllo con la mano. Non c’è un perché. Con un gesto plateale ma di grande stile “<em>le roi Michel</em>” si siede a terra e con un sorriso sconsolato sembra dire “<em>Che cos’altro devo inventare per farmi convalidare un gol su azione?</em>”. E non è tutto, perché pochi istanti più tardi l’Argentinos Juniors ripassa in vantaggio. Il fantasista <strong>Borghi</strong> inventa un corridoio laterale per <strong>Castro</strong>, defilato sulla destra. Tutti pensano a un cross al centro e invece viene fuori un tiro violento e carico d’effetto. La palla s’impenna e abbassa la parabola proprio sotto l’incrocio dei pali che <strong>Tacconi</strong> non copre, non può coprire. Manca un quarto d&#8217;ora alla fine e il destino della Coppa sembra segnato in favore dei &#8220;rossi&#8221;. Ma chi ha in squadra <strong>Platini</strong> può sempre contare sulle intuizioni di un genio. Pochi minuti alla fine, <strong>Laudrup</strong> porta palla all’altezza dei 20 metri, cede palla a <strong>Platini</strong> e scatta in avanti per ricevere il passaggio di ritorno, la palla gli arriva sul piede a centro area con la difesa che resta annichilita dalla giocata dei due. Il danese parte in dribbling, aggira il portiere, resta in equilibrio nonostante il tentativo di fallo di <strong>Vidallé</strong> e quasi dalla linea di fondo la mette dentro in uno spazio strettissimo. Con il 2-2 terminano i 90 minuti regolamentari. I supplementari hanno poco da raccontare, in realtà non succede quasi nulla. Nessuno vuole correre eccessivi rischi ed è come se la testa dei 22 in campo fosse già concentrata sui calci di rigore.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">I calci di rigore</h3>



<p></p>



<p>La sequenza dagli 11 metri potrebbe favorire gli argentini, vincitori ai penalty della Coppa Libertadores contro i colombiani dell&#8217;America di Cali. <strong>Brio</strong> segna di potenza il primo rigore. Pareggia <strong>Olguin</strong> con identico tiro. <strong>Cabrini</strong> fa centro di sinistro. Su <strong>Batista</strong> <strong>Tacconi</strong> para sulla propria sinistra. Esultano i bianconeri. <strong>Serena</strong> di sinistro porta in vantaggio la Juventus. Poi segna <strong>Lopez</strong>, mentre <strong>Laudrup</strong> si fa stregare da <strong>Vidallé</strong>. Serve ancora <strong>Tacconi</strong>, che si tuffa sulla destra a neutralizzare il tiro di <strong>Pavoni</strong>. La tensione è alle stelle, quando re Michel e <strong>Vidallé</strong> sono di fronte per il tiro decisivo. <strong>Platini</strong> è una sfinge, a guardarlo in volto anche un lampione sembra tradire più emozioni di lui. Tutto è pronto, qualche passo e di destro segna alla sinistra del portiere, mandando ancora una volta Vidallè dall&#8217;altra parte. La verità è che nessuna delle due squadre avrebbe meritato di perdere. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Campioni del mondo</h3>



<p></p>



<p>La squadra allenata da <strong>Giovanni</strong> <strong>Trapattoni</strong> vince così la sua prima Intercontinentale ai danni dell’Argentinos Juniors. Quello che l’anno prima non era riuscito al Liverpool è appena accaduto ai bianconeri. Per <strong>Michel Platini</strong> quella sarà una delle ultime soddisfazioni da calciatore. L’anno successivo vincerà per la seconda volta lo scudetto con la Juventus. Poi nel 1987, il fuoriclasse francese prende una decisione radicale: a 32 anni smette di giocare uno dei più grandi talenti di ogni tempo. Nenache a farlo apposta l’abbandono di re Michel coincide con una lunga serie di anni magri per la Juventus. Per rivedere il Tricolore ci vorrà qualcosa come nove anni. E nella Torino bianconera non sono certo abituati a quei tempi d’attesa.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Juventus-Argentinos J. Coppa Intercontinentale 1985" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/AJpf1pE_LeQ?start=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Gli highlights dell&#8217;incontro</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/12/08/tokyo-1985-la-prima-intercontinentale-nella-storia-della-juventus.html">Tokyo 1985: la prima Intercontinentale nella storia della Juventus</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2023/12/08/tokyo-1985-la-prima-intercontinentale-nella-storia-della-juventus.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>1998: la farsa dell’Obilić di Belgrado</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2023/10/15/1998-la-farsa-dellobilic-di-belgrado.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2023/10/15/1998-la-farsa-dellobilic-di-belgrado.html#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Oct 2023 17:26:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[arkan]]></category>
		<category><![CDATA[calcio balcanico]]></category>
		<category><![CDATA[jugoslavia]]></category>
		<category><![CDATA[obilic]]></category>
		<category><![CDATA[serbia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=15699</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono passati 25 anni da quella che fu una delle peggiori tragicommedie del calcio balcanico. E forse non solo di quello. Uno spettacolo affatto divertente, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/10/15/1998-la-farsa-dellobilic-di-belgrado.html">1998: la farsa dell’Obilić di Belgrado</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Sono passati 25 anni da quella che fu una delle peggiori tragicommedie del calcio balcanico. E forse non solo di quello. Uno spettacolo affatto divertente, in realtà. È il 1998 e nell’allora Serbia-Montenegro una piccola squadra vince il campionato del suo Paese. Detta così, potrebbe sembrare una bella cosa. Immaginiamo un Frosinone o un Empoli (detta con il massimo rispetto, naturalmente) che facciano propria la Serie A 2023-24. Grideremmo tutti all’impresa sportiva e saluteremmo con favore l’evento, in nome di un’alternanza al vertice che in Italia è quasi inesistente. Nel caso dell’Obilić non c’è nulla di cui gioire. La squadra dell’hinterland di Belgrado si impone nella stagione 1997/98 grazie alla forza economico-politica del suo presidente. Con le buone ma soprattutto con le cattive maniere. Lui è <strong>Željko</strong> <strong>Ražnatović</strong>, conosciuto come <strong>Arkan</strong>, uno dei signori della guerra nei Balcani negli anni ’90. Il punto più basso nella storia del calcio slavo, ma forse anche l’inizio di una di una lunga e difficile risalita.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">L’occhio (e le mani) della Tigre</h3>



<p></p>



<p>Alla fine della guerra nei Balcani, che ha insanguinato l’ex Jugoslavia per anni, <strong>Arkan</strong> è un uomo potentissimo. Uomo di malavita colluso con i Servizi Segreti del suo Paese, prestato alla causa nazionalista. Riferimento, si dice, del presidente serbo <strong>Slobodan</strong> <strong>Milošević</strong>. Il personale bottino accumulato in quattro anni di guerra (1992-1996) è stimato intorno ai 500 milioni di euro, accumulati non certo grazie all’ingegno imprenditoriale. Arkan passerà alla storia come uno di criminali più risoluti del XX secolo ma per parecchi connazionali è a tutt’oggi un patriota che non si è risparmiato per la Serbia. Questione di prospettive. Nel 1990 aveva dato vita alle “Tigri”, milizia privata costituita da ergastolani di Belgrado e dai tifosi peggiori della Stella Rossa. Nel corso del lungo conflitto le Tigri si distingueranno per feroce e spietata efficienza.  Una volta finita la guerra, nel 1996 <strong>Arkan</strong> smembra le Tigri e decide di far dimenticare il passato, impresa non semplice vista la scia di sangue che quegli anni si portano appresso. L’idea è quella di trasformarsi in un uomo d’affari che investe in attività fino a prova contraria legali. Una di queste è il calcio. È stato a suo tempo capo degli ultras della Stella Rossa per motivi del tutto extracalcistici, ora vuole ripulirsi l’immagine divenendo presidente di una squadra serba. La scelta naturale dovrebbe cadere proprio sulla Stella Rossa ma l’allora proprietario rifiuta un’allettante offerta. Evidentemente può. La scelta successiva è mirata e ha il sapore di una sfida lanciata al mondo del calcio. <strong>Arkan</strong> compra l’<em>Obilić Footbal Klub </em>di Belgrado. Acquisto molto denso di significati.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="654" height="492" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/6769dafa-1312-11e7-be9a-6ca09ed8307d.jpg" alt="" class="wp-image-15703" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/6769dafa-1312-11e7-be9a-6ca09ed8307d.jpg 654w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/6769dafa-1312-11e7-be9a-6ca09ed8307d-300x226.jpg 300w" sizes="(max-width: 654px) 100vw, 654px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Comandante Arkan</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il condottiero</h3>



<p></p>



<p>La società calcistica trae il nome da quello di <strong>Miloš</strong> <strong>Obilić</strong>, il condottiero serbo che nel 1389 ebbe combattuto presso la Piana dei Merli in Kosovo la battaglia contro i turchi uccidendo il sultano Murad I. La battaglia fu persa e a seguito della sconfitta ai serbi toccheranno secoli di sottomissione, ma gli eroi sono eroi e tali rimangono. Anzi, la mitologia li trasforma in santi. Presso una parte della popolazione il processo d’identificazione di <strong>Arkan</strong> con <strong>Miloš</strong> <strong>Obilić</strong> ha gioco facile. Secondo una valutazione superficiale entrambi i condottieri, chi in un modo chi in un altro, si sono sacrificati per la patria. Con una sottile differenza: uno ha dato la vita per un ideale di libertà, l’altro è diventato miliardario. La società calcistica è nata nel 1924 ed è una tradizionale ballerina di terza fila del calcio jugoslavo. Mai oltre la Serie C nazionale fino alla diaspora della Federazione Jugoslava negli anni novanta. Con la nascita del campionato serbo-montenegrino (inglobando squadre del Kosovo) la situazione sta per cambiare. <strong>Arkan</strong> ha in mente un’operazione di <em>restyling</em> senza precedenti. Se bisogna dare un’impronta, deve essere rivoluzione completa. Le timide variazioni valgono per gente timida.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/5d2ee17533e0a3577ebe8aa32412ea39.jpg" alt="" class="wp-image-15705" width="309" height="452" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/5d2ee17533e0a3577ebe8aa32412ea39.jpg 236w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/5d2ee17533e0a3577ebe8aa32412ea39-205x300.jpg 205w" sizes="(max-width: 309px) 100vw, 309px" /><figcaption class="wp-element-caption">Miloš Obilic</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il presidentissimo</h3>



<p></p>



<p>Con effetto praticamente immediato il colore sociale diventa il giallo, lo stesso delle Tigri. I giocatori vengono denominati <em>Vitezi </em>(cavalieri), in onore di <strong>Miloš</strong> <strong>Obilić</strong>. Chi deve capire, capisca. Per di più, in attesa di uno stadio nuovo di zecca il vecchio impianto, che non può ospitare più di 4.500 persone e che si trova a Vračar, hinterland di Belgrado, viene tappezzato sia all’interno sia fuori di immagini delle truppe guidate dal comandante <strong>Arkan</strong> durante la guerra in Croazia e in Bosnia. Strano modo di far dimenticare le “imprese” del passato prossimo. Specie se ci si vuole “ripulire”, ma tant’è. Il peso della presenza di <strong>Arkan</strong> si fa sentire in modo più che energico. Come per miracolo, nel 1997 l’Obilić viene promosso nella massima serie nazionale. Il ricambio sarebbe di per sé cosa una buona, se non fosse il messaggio intrinseco a essere inquietante. Anche le squadre più blasonate stanno per arrendersi a quella che diventerà una farsa a beneficio dell’ultima arrivata. La forza dell’Obilić è il riflesso della potenza del suo presidente. Anche Stella Rossa e Partizan, le due grandi del calcio serbo per antonomasia, son costrette a gradire. Il campionato 1997/98 farà storia a sé. Segnare alla squadra di <strong>Arkan</strong> può avere una coda sgradevole, chi fischia un rigore che secondo l’ex Tigre non c’è, ne può anche pagare le conseguenze. Secondo le testimonianze di “tifosi pentiti”, più volte in quel periodo si ascoltano intimidazioni all’indirizzo dell’arbitro o degli avversari. Frasi come “<em>Se segni non esci vivo dallo stadio</em>” e “<em>Ti spezziamo tutte e due le gambe, dovrai camminare sulle mani</em>” rappresentano un normale interloquire all’interno degli spogliatoi di uno stadio in cui succedono cose grosse.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Così vanno le cose</h3>



<p></p>



<p>La <em>Prva Liga A</em> 1997/98 è un campionato a 12 squadre. 7 sono di Belgrado e dintorni, 3 della provincia autonoma della Voivodina, una della Serbia Centrale e la dodicesima del Montenegro (che nel 2006 diverrà stato indipendente e sovrano dopo un controverso referendum popolare). La vittoria dà 3 punti, il pareggio 1. È una stagione di transizione. La stagione successiva sarà a 18 squadre, motivo per cui l’ultima in classifica retrocede direttamente, mentre la penultima si gioca lo spareggio contro la sesta classificata della Serie B. Se vince la squadra della massima categoria è salva, altrimenti retrocede cedendo il posto all’altra. Le prime 5 classificate del campionato cadetto salgono in A direttamente. Non è più la <em>Prva Liga</em> di quando c’erano le avversarie croate e bosniache, il livello è sceso in maniera tangibile ma nei decenni precedenti esisteva ancora la Jugoslavia e il Paese era una fucina di campioni ora disseminati qua è là. All’improvviso è come se non esistesse una contromossa nei confronti dell’Obilić: o perdi, o perdi. Qualsiasi partita interna è pretesto per portare in scena un vero e proprio show della famiglia <strong>Ražnatović</strong>. La moglie di <strong>Arkan</strong>, nota cantante nome d’arte <em>Ceca</em>, si presenta regolarmente in tribuna con abiti vistosissimi e gioielli di gran prezzo, in un momento nel quale vige una forma di iperinflazione. Le siede accanto suo marito, abiti elegantissimi ma pacchiani, stile “boss delle cerimonie”. Le partite dell’Obilić non hanno mai risultati finali imprevedibili.  </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Metodi e finalità</h3>



<p></p>



<p>Qualcuno ha il coraggio di denunciare una situazione insostenibile, si è stratificato un livello di corruzione che invade pesantemente anche il calcio. Tuttavia gli effetti di quelle azioni sono nulli, pochi sono disposti a morire per il calcio. Meglio attendere tempi migliori per ripristinare la legalità anche dentro uno stadio. Arkan non nega e non conferma ma vuole far percepire in modo palese la presenza di una <em>longa manus</em> che non risparmia nessuno. Nemmeno i giocatori in giallo, se serve. Si narra che se qualcuno di loro viene sorpreso a bere alcolici prima della partita può anche venir fustigato. I calciatori sono considerati guerrieri e in guerra si va sobri. La sconfitta è accettata ancor meno. Raccontano che per punizione una volta la squadra sia stata costretta a scendere dal pullman e a percorrere trenta chilometri a piedi per fare ritorno a casa. A occhio e croce, l’episodio deve essersi verificato al termine dell’unica sconfitta stagionale dell’Obilić, maturata contro i campioni uscenti del Partizan Belgrado. I metodi sono questi, il fine è ricordare a tutti chi comanda. Dunque, tra agevolazioni arbitrali, intimidazioni di vario genere e punizioni di vario genere per mantenere la disciplina interna, in un anno la squadra passa dalla Serie B a campione di Serbia 1997/98. La Coppa nazionale la vince il Partizan ma quello sembra più che altro un contentino per chi ha saputo stare al gioco. In questa maniera, una squadra dell’hinterland della Capitale si è guadagnata il diritto di disputare i preliminari della Champions League per l’anno successivo. Dopo aver superato gli islandesi dell’IBV, la squadra di <strong>Arkan</strong> dovrà abbandonare la competizione per mano dei tedeschi del Bayern Monaco. Troppa disparità in campo, e nemmeno a dire che in Europa sia lecito ciò che è pratica normale in Serbia-Montenegro.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/104512562_gettyimages-51025887-594x594-1.jpg" alt="" class="wp-image-15706" width="597" height="336" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/104512562_gettyimages-51025887-594x594-1.jpg 976w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/104512562_gettyimages-51025887-594x594-1-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/104512562_gettyimages-51025887-594x594-1-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 597px) 100vw, 597px" /><figcaption class="wp-element-caption">Slobodan Milošević [https://c.files.bbci.co.uk]</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Tutto cambia, tutto si paga</h3>



<p></p>



<p>Ma la situazione generale sta prendendo evoluzioni inaspettate e poco alla volta anche il Comandante <strong>Arkan</strong> si sentirà meno sicuro di prima. L’ONU si è forse svegliata tardi ma si è svegliata e intorno a Belgrado e ai principali artefici della politica serba comincia a stringersi un cerchio. Nella primavera del 1999 la Capitale verrà bombardata. Un chiaro eccesso &#8211; peraltro tardivo &#8211; di reazione di cui fa le spese soprattutto la popolazione civile, ma comincia  a essere chiaro che la <em>nomenklatura</em> al potere a Belgrado  ha il tempo contato. Ne risente anche l’Obilić, che al secondo anno arriva secondo e poi comincia una rovinosa e progressiva caduta nell’abisso. D’improvviso la UEFA esclude il club dalla partecipazione alle Coppe, <strong>Arkan</strong> cede la presidenza a sua moglie. Negli anni successivi la squadra subirà qualcosa come  sette retrocessioni, fino ad arrivare alla quinta categoria nazionale. Nel frattempo <strong>Milošević</strong> e <strong>Željko</strong> <strong>Ražnatović</strong> detto <strong>Arkan</strong> avranno terminato la loro discesa molto prima. Non sempre la giustizia passa per vie giuste, ma in un modo o in un altro, alla fine nulla resta impunito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/10/15/1998-la-farsa-dellobilic-di-belgrado.html">1998: la farsa dell’Obilić di Belgrado</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2023/10/15/1998-la-farsa-dellobilic-di-belgrado.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
