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	<title>mondiale Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>mondiale Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Mondiale, finale: Spagna-Argentina 1-0 dts</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 23:47:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina Esultanza della Spagna campione del mondo La Spagna mette dunque la seconda stella sulla maglia bissando il titolo mondiale ottenuto nel 2010 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/07/20/mondiale-finale-spagna-argentina-1-0-dts.html">Mondiale, finale: Spagna-Argentina 1-0 dts</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina</strong> Esultanza della Spagna campione del mondo</em></p>



<p class="has-drop-cap">La Spagna mette dunque la seconda stella sulla maglia bissando il titolo mondiale ottenuto nel 2010 in Sudafrica. Dopo la meravigliosa finale di quattro anni fa, la più bella di sempre in un Mondiale, a New York è andata in scena una delle finali più brutte della storia. Complice sicuramente l&#8217;atteggiamento eccessivamente rinunciatario dell&#8217;Argentina, che non ha mai calciato in porta e ha puntato di fatto dal primo minuto a difendersi per provare a portare la partita ai supplementari e ai rigori.</p>



<p>Solo nel finale, da due azioni orchestrate dal solito <strong>Messi</strong>, sono nate due chances, ma <strong>Cubarsì </strong>è stato bravissimo ad anticipare Senesi e Simeone ha sparato alto da ottima posizione. Per il resto l&#8217;Argentina è stata spettatrice non pagante e ha dovuto ringraziare la vena del <em>Dibu </em><strong>Martinez</strong>, che ha neutralizzato numerosi tentativi degli attaccanti spagnoli, fino a capitolare nei supplementari sull&#8217;acuto di <strong>Ferran Torres</strong>.</p>



<p>Il suo ingresso, come quello di <strong>Nico Williams</strong>, sono stati decisivi. La Spagna aveva già segnato un gol nel primo tempo supplementare, ingiustamente annullato a mio avviso. Se <strong>de La Fuente</strong> ha azzeccato i cambi, <strong>Scaloni </strong>invece questa volta non è riuscito a indovinarli, complice anche la sciagurata ma giustissima espulsione di <strong>Enzo Fernandez</strong> per doppia ammonizione.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il tabellino</h2>



<p></p>



<p><strong>SPAGNA-ARGENTINA 1-0 dts<br>Marcatore: </strong>sts 1&#8242; Ferran Torres.<br><strong>Spagna: </strong>Unai Simon; Pedro Porro, Cubarsi, Laporte (st 8&#8242; Garcia), Cucurella; Rodri (st 8&#8242; Zubimendi), Fabian Ruiz (st 17&#8242; Pedri); Yamal, Olmo (st 31&#8242; Williams), Baena (st 31&#8242; Merino); Oyarzabal (st 17&#8242; Ferran Torres). All. De La Fuente.<br><strong>Argentina: </strong>E. Martinez; Montiel (st 13&#8242; Molina), Romero (st 25&#8242; Medina), Li. Martinez (pt 44&#8242; Otamendi), Tagliafico; De Paul (st 25&#8242; Simeone), Fernandez, Mac Allister, Gonzalez (st 1&#8242; Paredes); Messi, Alvarez (pts 12&#8242; Senesi). All. Scaloni.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle</h2>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>SPAGNA</strong></p>



<p><strong>IL MIGLIORE FERRAN TORRES 7</strong><br>In una partita tutt&#8217;altro che spettacolare, non ci resta che premiare l&#8217;uomo che segna il gol decisivo. Cambio azzeccatissimo di de La Fuente, che toglie uno spento Oyarzabal (voto 5) e inserisce l&#8217;attaccante tascabile del Barcellona, che si conferma elemento decisivo e versatile.</p>



<p><strong>Cubarsì 7 </strong>Miglior difensore del Mondiale, artefice di un&#8217;altra prestazione sontuosa con tanto di intervento in scivolata decisivo per anticipare Senesi negli ultimi istanti. Ha 19 anni e un futuro raggiante davanti a sé.</p>



<p><strong>Williams 6,5</strong> Il suo ingresso ravviva decisamente la Spagna sul lato mancino, aumentando la pericolosità offensiva dei suoi. Ingresso forse persino tardivo, però decisivo.</p>



<p><strong>Rodri 6,5</strong> Cervello e cuore del centrocampo spagnolo, disputa una finale intelligente e di sostanza. Scandaloso però il premio di Mvp del Mondiale.</p>



<p><strong>Yamal 5,5 </strong>Nonostante la vittoria della Spagna, non disputa per niente una partita incisiva e viene spesso fermato da Tagliafico. Chiude un Mondiale sottotono, nel quale ha pagato sicuramente l&#8217;infortunio patito prima del via. La Spagna però si è dimostrata talmente forte che è riuscita a vincere anche senza il contributo di quella che doveva essere la stella più luminosa.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>ARGENTINA</strong></p>



<p><strong>IL MIGLIORE E. MARTINEZ 8</strong><br>Le sue parate salvano l&#8217;Argentina e le permettono di arrivare fino ai supplementari. A volte non sempre stilisticamente perfetto, però straordinariamente efficace, da vicino come dalla media distanza. Forse, dopo Messi ovviamente e Di Maria fino a quando c&#8217;è stato, il miglior giocatore argentino di questa generazione.</p>



<p><strong>Tagliafico 6,5</strong> Tiene a bada lo spauracchio Yamal, limitandolo moltissimo e anticipandolo sistematicamente. Ha disputato un Mondiale nel complesso positivo, direi anche migliore che nel vittorioso 2022.</p>



<p><strong>Messi 6</strong> Isolatissimo, impossibile per lui avere una minima chance con un&#8217;Argentina tutta arroccata dietro. Però nel finale, negli unici assalti, è lui a suonare la carica e dai suoi piedi nascono le sole idee dell&#8217;Argentina. Ha trascinato una squadra bollita in finale e ha sfiorato un bis storico: più di così non poteva fare. Chiude il suo Mondiale con 8 gol e 4 assist e meritava più di chiunque altro il premio di &#8220;miglior giocatore del Mondiale&#8221;. Se quello del 2014 gli fu regalato, questo gli è stato rubato.</p>



<p><strong>Alvarez 5</strong> Sbaglia due controlli in ripartenza e poi si estranea totalmente dal gioco. Non viene mai incontro, non accorcia e non ha palloni giocabili. Chiude un Mondiale assolutamente deludente, con l&#8217;unico guizzo contro la Svizzera.</p>



<p><strong>Fernandez 4 </strong>Sciagurato l&#8217;intervento a piedi uniti che gli costa il secondo giallo e lascia l&#8217;Argentina in dieci. Anche per lui Mondiale alterno e decisamente distante dai fasti del 2022.</p>
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		<title>La crisi del calcio italiano: da quasi 20 anni una storia che si ripete identica</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/11/23/la-crisi-del-calcio-italiano-da-quasi-20-anni-una-storia-che-si-ripete-identica.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2025 10:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio moderno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Pio Esposito e Retegui sconsolati dopo la sconfitta per 4-1 subita in casa dalla Norvegia, che ci manda al playoff contro Irlanda [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/11/23/la-crisi-del-calcio-italiano-da-quasi-20-anni-una-storia-che-si-ripete-identica.html">La crisi del calcio italiano: da quasi 20 anni una storia che si ripete identica</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina:</strong> Pio Esposito e Retegui sconsolati dopo la sconfitta per 4-1 subita in casa dalla Norvegia, che ci manda al playoff contro Irlanda del Nord e la vincente di Galles-Bosnia. Andremo al Mondiale o sarà il terzo flop consecutivo?</em></p>



<p class="has-drop-cap">Era il 2014. E l&#8217;Italia era stata appena eliminata al primo turno nel Mondiale in Brasile. Quando il noto giornalista di Sky Sport <strong>Fabio Caressa</strong> si lanciò in una cruda analisi sulla crisi del nostro calcio in diretta televisiva. Chiuse il collegamento con un messaggio che oggi risuona profetico: «È il sistema che non funziona più. O lo cambiamo adesso oppure prepariamoci ad avere dieci anni come gli ultimi otto».</p>



<p>Oggi, 2025, 11 anni dopo, nulla è cambiato. L&#8217;Italia ha vinto un Europeo nell&#8217;estate 2021, ma è stato un episodio e non il frutto di un reale cambiamento. Fu una vittoria meritata, ottenuta da un gruppo straordinariamente assemblato da <strong>Roberto Mancini</strong>, seppur maturata ai rigori in semifinale e in finale. Ma non è quello il punto.</p>



<p>Il punto è che la magica estate post-Covid della nostra nazionale rimane appunto un fatto isolato. Una pepita dorata in un quadro post Mondiale 2006 &#8211; o volendo essere un minimo più ecumenici, post Europeo 2008 &#8211; desolante.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Fabio Caressa e la crisi del calcio italiano post mondiale 2014: profetico!" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/1nAJ8t_5GmQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Il video-denuncia di Fabio Caressa su Sky Sport, relativo alla crisi del calcio italiano, dopo il flop del Mondiale 2014</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Forse non è casuale nemmeno che da allora i risultati più apprezzabili sono stati raggiunti agli Europei, competizione che regala spesso sorprese inaspettate a differenza del Mondiale, e dove non sempre i valori assoluti di partenza vengono rispettati: prova ne siano i successi di Cecoslovacchia nel 1976, Danimarca nel 1992, Grecia nel 2004, Portogallo nel 2016. L&#8217;Italia 2021 si inserisce, non per tradizione calcistica ma per qualità del momento, in questo filone.</p>



<p>E così stupiscono fino ad un certo punto anche la finale di Euro 2012 o l&#8217;ottima figura di Euro 2016, quando con una nazionale di valore limitato &#8211; a centrocampo e in attacco ancora più deboli di oggi &#8211; gli azzurri guidati da <strong>Antonio Conte</strong> seppero arrivare addirittura ai quarti di finale, piegati da una Germania in quegli anni enormemente superiore a noi.</p>



<p>Da quasi 20 anni, dunque, il nostro calcio fatica ad uscire dal limbo (usiamo la parola limbo per non dire di peggio) in cui è piombato.<br>Questo capita sia nei club, dove la sola Inter nell&#8217;ultimo decennio è stata competitiva ai massimi livelli europei tenendo testa alle big del Vecchio Continente, sia appunto a livello di nazionale.</p>



<p>Qualcuno punta il dito contro i moduli tattici, e la stessa Inter utilizza un 3-5-2 per tanti aspetti oggi anacronistico, perché inaridisce le fonti di qualità ed energia che vengono sprigionate oggi soprattutto negli spot degli esterni offensivi, che in un sistema di gioco simile risultano depotenziati e di fatto inutilizzabili.</p>



<p>Ma il modulo è probabilmente lo specchio del materiale a disposizione. Raramente un allenatore piega gli uomini agli schemi. Capita di più, soprattutto nel calcio contemporaneo, il contrario: ovvero che un allenatore utilizza un sistema tattico a seconda delle caratteristiche degli interpreti.</p>



<p>Così, il problema è a monte, e risiede nella mancanza assoluta di qualità, rispetto a tante scuole europee e mondiali, nel reparto offensivo.</p>



<p>È vero che in porta abbiamo una delle migliori scuole del mondo. E non solo per la presenza dell&#8217;unico vero fuoriclasse del nostro calcio, <em>Gigio </em><strong>Donnarumma</strong>, il solo stabilmente nel novero dei più forti calciatori del globo. Ma anche per una cospicua nidiata di portieri di buono e ottimo livello, da <strong>Vicario </strong>a<strong> Di Gregorio</strong>, da <strong>Meret </strong>a <strong>Carnesecchi</strong>. Ma è altrettanto vero che il portiere, tra tutti i ruoli, è quello che tendenzialmente incide meno sul rendimento di una grande squadra sul lungo periodo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="580" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/092719743-01b0f222-7a8f-4b67-b96a-60657ef05600-1024x580.jpg" alt="" class="wp-image-25341" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/092719743-01b0f222-7a8f-4b67-b96a-60657ef05600-1024x580.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/092719743-01b0f222-7a8f-4b67-b96a-60657ef05600-300x170.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/092719743-01b0f222-7a8f-4b67-b96a-60657ef05600-768x435.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/092719743-01b0f222-7a8f-4b67-b96a-60657ef05600-1536x870.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/092719743-01b0f222-7a8f-4b67-b96a-60657ef05600.jpg 1800w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gigio Donnarumma, oggi l&#8217;unico vero fuoriclasse del calcio italiano</figcaption></figure>



<p></p>



<p>In difesa e a centrocampo i titolari sono globalmente di una certa qualità, anche se non c&#8217;è tantissima scelta. I vari <strong>Calafiori </strong>(se a posto fisicamente), <strong>Bastoni</strong>, <strong>Dimarco</strong>, <strong>Barella </strong>e <strong>Tonali </strong>sono tutti elementi di provato valore internazionale, che garantiscono generalmente affidabilità e costanza.</p>



<p>Le grandi squadre però diventano tali se hanno trequartisti, mezzali, ali, attaccanti di un certo calibro. Ed è qui che siamo assolutamente in ritardo non solo rispetto alle solite big storiche come Argentina, Brasile, Francia, Germania, Inghilterra o Spagna, ma anche se paragonati a diverse altre nazionali di tradizione calcistica imparagonabile alla nostra.</p>



<p>Lo ha detto in modo incontrovertibile la recente doppia sfida contro la Norvegia, che ci ha preso a pallonate sia all&#8217;andata sia al ritorno, quando le è bastato giocare di fatto solo il secondo tempo per ridicolizzarci. La verità è che noi un regista totale come <strong>Odegaard</strong>, un esterno di qualità come <strong>Nusa</strong> o attaccanti del peso di <strong>Sørloth </strong>e soprattutto <strong>Håland&nbsp;</strong>non li abbiamo.</p>



<p>Ma di nazionali con una linea d&#8217;attacco migliore, sulla carta, dell&#8217;Italia ve ne sono diverse altre. Abbiamo noi una mezzala come <strong>Güler </strong>o un jolly di tecnica sopraffina, per quanto discontinuo, come <strong>Yildiz</strong>? O due attaccanti come <strong>Isak</strong> e <strong>Gyökeres</strong> o <strong>Marmoush </strong>e <strong>Salah</strong>?</p>



<p>Certo, sono le conseguenze di un calcio sempre più globalizzato e dove il talento può nascere oramai ovunque. Ma è anche lo specchio del fatto che l&#8217;Italia fatichi da tempo a produrre calciatori di qualità.</p>



<p>È un&#8217;amara constatazione, ma l&#8217;ultimo vero fuoriclasse prodotto dal calcio italiano, andando a ritroso a livello cronologico, nei ruoli di movimento (se escludiamo appunto <strong>Donnarumma</strong>) è <strong>Andrea Pirlo</strong>. Un classe 1979. Vuol dire che fra tutti i nati degli anni &#8217;80 e &#8217;90 al massimo abbiamo avuto buoni/ottimi giocatori, ma mai calciatori che hanno avuto uno status e un valore internazionale tali da essere definiti come fuoriclasse.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="900" height="596" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/andrea-pirlo-italia-e1659182633883.jpg" alt="" class="wp-image-25342" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/andrea-pirlo-italia-e1659182633883.jpg 900w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/andrea-pirlo-italia-e1659182633883-300x199.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/andrea-pirlo-italia-e1659182633883-768x509.jpg 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Andrea Pirlo, l&#8217;ultimo fuoriclasse di movimento prodotto dal nostro calcio in ordine cronologico. Si parla di un classe 1979. Fate voi due conti&#8230;</figcaption></figure>



<p></p>



<p>In realtà, forse, ci sono stati quattro giocatori che potevano essere campioni o addirittura fuoriclasse, ma non lo sono diventati mai.<br>Due per motivi fisici, e mi riferisco a <strong>Giuseppe Rossi </strong>e <strong>Federico Chiesa</strong>, il crack dell&#8217;Europeo vinto; due per problemi comportamenti e di testa, ovvero <strong>Antonio Cassano </strong>e <strong>Mario Balotelli</strong>.</p>



<p>Un quinto poteva essere forse <strong>Nicolò Zaniolo</strong>, che ha dei colpi straordinari e ha dimostrato in certe partite e in certi frangenti di avere le doti per essere un potenziale crack. Ma anche lui per motivi caratteriali finora ha sempre fallito l&#8217;ultimo step. Per il momento la sua attuale stagione all&#8217;Udinese è partita con il piede giusto: se proseguirà su questa falsariga, vale la pena comunque farci un pensiero in vista degli spareggi contro Irlanda del Nord &#8211; e se vinceremo Galles o Bosnia Erzegovina &#8211; e dell&#8217;eventuale Coppa del mondo in America.</p>



<p>Perché, oggi, un giocatore come <strong>Zaniolo</strong>, capace di saltare l&#8217;uomo e illuminare la scena con una giocata di classe, in Italia non c&#8217;è. E il fatto che basti <strong>Zaniolo</strong> &#8211; che appunto come globalità di risorse e carriera deve ancora dimostrare tanto se non tutto &#8211; per dare alla nazionale un briciolo in più di estro, inventiva e prospettiva fa capire quanto l&#8217;Italia del calcio sia caduta in basso.</p>



<p>Con tutto il rispetto, infatti, i vari <strong>Orsolini</strong>, <strong>Politano</strong>, <strong>Raspadori</strong>, <strong>Zaccagni </strong>sono elementi discreti ma molto monocordi, privi di guizzi, privi di quell&#8217;impatto e di quello sprint che serve per fare la differenza a livello internazionale. E lo stesso dicasi per gli attaccanti, da <strong>Retegui </strong>a <strong>Kean</strong>, sperando che <strong>Pio Esposito </strong>possa essere qualcosa in più.<br>La verità è che nell&#8217;ultimo ventennio, appunto, ci manca terribilmente qualità.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="735" height="416" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/103555912-2ee2330a-2444-455c-b58d-7053c47c354e.jpg" alt="" class="wp-image-25344" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/103555912-2ee2330a-2444-455c-b58d-7053c47c354e.jpg 735w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/103555912-2ee2330a-2444-455c-b58d-7053c47c354e-300x170.jpg 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /><figcaption class="wp-element-caption">Antonio Cassano: potenzialmente un fuoriclasse di livello internazionale. Potenzialmente</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Come venirne fuori per evitare che la profetica e amara considerazione lanciata da<strong> Fabio Caressa</strong> nel 2014 ci tormenti ancora nel 2035?<br>Domanda legittima, risposta impossibile.</p>



<p>Di sicuro, per cambiare lo stato dell&#8217;arte, non si può più fare come il 15 febbraio 1965 quando l&#8217;allora presidente federale <strong>Giuseppe Pasquale</strong> decise di chiudere le frontiere e bloccare il trasferimento di giocatori stranieri per rivitalizzare un calcio italiano considerato in crisi a livello di nazionale, decisione che venne poi prorogata fino al 1980 dopo il <a href="https://gameofgoals.it/2013/08/04/1966-girone-d-nord-corea-italia-1-0.html">flop del Mondiale inglese contro la Corea del Nord</a>. Oggi l&#8217;Italia deve rispettare parametri europei molto rigidi e non è più un Paese sovrano sotto questo aspetto.</p>



<p>Pensare a soluzioni diverse come incentivare l&#8217;impiego di ragazzi italiani da parte dei nostri club o la valorizzazione dei settori giovanili? È un&#8217;ipotesi, ma non so quanto percorribile sul piano normativo perché si rischierebbero di promulgare principi restrittivi e discriminatori nei confronti degli stranieri. </p>



<p>Certo, resta l&#8217;amaro dato che nelle squadre di Serie A i calciatori italiani sono meno del 35 per cento, la percentuale più bassa dei cinque maggiori campionati europei (inglese, spagnolo, tedesco, francese e appunto italiano). </p>



<p>L&#8217;altro aspetto collegato e allarmante è che poi molti degli italiani impiegati non sono nemmeno di qualità eccelsa, ma non lo sono neppure gli stranieri e dunque questo porta i nostri club a risultare figuranti su scala europea.</p>



<p>Dunque, la domanda di fondo è: <em>cui prodest</em>? A chi giova avere oltre il 65 per cento di calciatori stranieri se poi in Europa non vinciamo nulla da anni e di fatto nemmeno competiamo per certi traguardi? Non è meglio a quel punto far giocare di più i nostri ragazzi, almeno daremmo la possibilità all&#8217;allenatore della nazionale di attingere ad un bacino più ampio?</p>



<p>La conseguenza, inevitabile, è che ci sono realtà come il Como, società emergente del panorama nazionale, che di fatto ha una rosa esclusivamente composta da calciatori stranieri. I dirigenti lariani, interpellati sul tema dell&#8217;assenza di italiani, avrebbero risposto che sono meno pronti per il tipo di calcio che vogliono proporre e che costano tendenzialmente troppo per quello che è il loro reale valore. Di fatto,<em> è un po&#8217; un gatto che si morde la coda</em>: non valorizzo i calciatori italiani perché non mi conviene, ma se non li valorizzo poi non posso lamentarmi che la nazionale non si qualifica per i Mondiali per due (forse tre) edizioni consecutive.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="719" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/Cesc-Fabregas-Como-smile-1024x719.jpg" alt="" class="wp-image-25346" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/Cesc-Fabregas-Como-smile-1024x719.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/Cesc-Fabregas-Como-smile-300x211.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/Cesc-Fabregas-Como-smile-768x540.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/Cesc-Fabregas-Como-smile.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cesc Fàbregas, allenatore del Como tutto straniero</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Resta comunque la domanda irrisolta di fondo: se l&#8217;Italia non è più in grado di produrre calciatori di talento, di fatto soprattutto nei ruoli dove servirebbe maggior talento, di chi è la colpa?<br>E siamo sicuri che cambiando i vertici federali, ricominciando da zero, il problema venga risolto magicamente? E che non sia in realtà più profondo e radicato di quanto non appaia e non si voglia ammettere?</p>



<p>E poi: è un problema esclusivamente didattico, dunque del fatto che magari nelle nostre scuole calcio non si insegna più a giocare per il puro gusto di farlo, puntando troppo su risultato, fisicità e tattica, oppure c&#8217;è dell&#8217;altro? E con altro, intendo un problema di carattere generazionale e/o ciclico. Del tipo che magari noi italiani abbiamo smesso di essere un Paese di calciatori (come anche di ciclisti, fra l&#8217;altro, che pure è una disciplina di tradizione nazionale storica), per diventare straordinari produttori di grandi tennisti o grandi atleti come mai era successo fino ad ora.</p>



<p>Non si può escludere a priori una simile ipotesi, perché le società cambiano ed evolvono, e ciò che è sempre rimasto valido per svariati decenni non è detto continuerà ad essere tale nei decenni prossimi.</p>



<p>Ciò che probabilmente possiamo affermare è che &#8211; se fosse un problema principalmente di natura didattica &#8211; allora converrebbe guardare gli altri, per cambiare e imparare. Come fece la Germania, ad esempio, all&#8217;inizio degli anni 2000, quando era in evidente crisi vocazionale e di nuovi talenti nel calcio e si rivolse alla vicina Francia per capire come lavoravano nei centri federali transalpini. Venne così approntata una rivoluzione sistemica che ha portato ad una nuova generazione d&#8217;oro che ha vinto il Mondiale nel 2014. </p>



<p>Chiaro, tra Germania e Italia ci sono alcune differenze di fondo, che renderebbe il nostro percorso più tortuoso e accidentato di quello compiuto dai tedeschi. <br>Il primo è che loro storicamente sono più organizzati di noi. Ma questo è anche relativo. <br>Il secondo, a mio parere maggiormente vincolante, è che &#8211; e mi riallaccio al discorso che le società e i Paesi cambiano e non sono mai uguali a se stessi &#8211; la Germania dagli anni &#8217;90 in avanti ha vissuto un profondo cambiamento interno, diventando una nazione estremamente inclusiva e multietnica, aspetto che ha favorito non poco la possibilità di attingere ad un bacino e un serbatoio di calciatori enormemente più ampio. Nella nazionale campionessa mondiale in Brasile la metà dei calciatori erano figli di immigrati. E da lì in poi il loro numero nella nazionale tedesca è cresciuto sempre di più. Non solo nel calcio per altro: basta guardare la rosa della Germania regina mondiale ed europea nella pallacanestro.</p>



<p>In Italia, invece, la società è molto meno multietnica. Lo è meno della Germania e ovviamente anche di Francia e Inghilterra, nazioni che grazie alle colonie hanno sempre avuto una folta presenza di cittadini di origine africana, magrebina e straniera. Questo riduce di molto la possibilità di scelta, anche se negli ultimi anni qualche ragazzo figlio di immigrati si è affacciato anche nel nostro movimento ottenendo un discreto successo. Stride anche il parallelo con la vicina Svizzera, oggi molto probabilmente più forte di noi come nazionale (ci ha preceduto nell&#8217;ultima corsa al Mondiale e ci ha battuto seccamente agli ultimi Europei), formata nella stragrande maggioranza dei casi da calciatori di origine straniera.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/ccc3a4ce8459b30c5ed5a7fa6beeb31a7b0f1398.jpg-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-25345" style="width:750px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/ccc3a4ce8459b30c5ed5a7fa6beeb31a7b0f1398.jpg-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/ccc3a4ce8459b30c5ed5a7fa6beeb31a7b0f1398.jpg-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/ccc3a4ce8459b30c5ed5a7fa6beeb31a7b0f1398.jpg-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/ccc3a4ce8459b30c5ed5a7fa6beeb31a7b0f1398.jpg-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/11/ccc3a4ce8459b30c5ed5a7fa6beeb31a7b0f1398.jpg.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Özil (turco), Klose (polacco) e Khedira (tunisino): volti multietnici di una nuova Germania vincente rinata dopo gli anni 2000.</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Ci sono poi altre domande alle quali è difficile dare una risposta. La prima è collegata al discorso di qui sopra: saremmo disposti a rivedere i nostri piani di sviluppo in una maniera così radicale, considerando che siamo uno dei Paesi culturalmente più vecchi e conservatori d&#8217;Europa? La seconda è ancora più banale: ma agli italiani della nazionale interessa ancora? E se sì, quanto?</p>



<p>E poi c&#8217;è il problema di fondo legato alla formazione scolastica.<br>Perché scuola e sport non sono mondi separati. Sono realtà che corrono su binari paralleli, come dimostrano le esperienze di tante nazioni europee, a partire da Francia e Inghilterra.</p>



<p>Quanto si investe e si crede nell&#8217;educazione fisica e motoria dei nostri ragazzi all&#8217;interno delle scuole? E quanto invece lo sport e il calcio sono affidati alla buona volontà di società dilettantistiche e di volontari? E quando parlo di investimento non mi riferisco solo alle ore dedicate alle discipline sportive nelle palestre, ma anche a strutture, insegnamenti, educatori. Quanto questi ultimi, per esempio, vengono formati, pagati e incentivati? Quanto la loro professione è valorizzata e dunque sono spinti a forgiare le nuove generazioni sportive seguendo metodi all&#8217;avanguardia?</p>



<p>Sembrano domande astratte e teoricamente prive di attinenza con la crisi che vive il calcio, il nostro sport storicamente di punta e di riferimento. In realtà sono estremamente collegate.</p>



<p>Perché niente è fine a se stesso in una società. Anzi: un tassello è strettamente collegato al tassello successivo, come a formare un grande mosaico. E fino a quando non risponderemo seriamente a tutte queste domande e ad altre legate che possono venire in mente, forse continueremo a cercare di curare i sintomi e non la malattia.</p>



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<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Altre considerazioni degli autori di Game of Goals</h2>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Francesco Buffoli: «Calcio troppo prudente e tattico»</h3>



<p>Il calcio italiano secondo me attraversa una fase di crisi settoriale. In porta gli azzurri vantano una generazione tra le migliori della loro storia, anche se l&#8217;impatto di un gran numero di portieri di valore su una squadra è necessariamente contenuto (ne scende in campo uno, banalmente). </p>



<p>La difesa è un altro reparto di cui non possiamo lamentarci: i giocatori di spessore non mancano e molti di loro sono giovani e in fase di maturazione. Anche a centrocampo, nonostante manchino alternative di vero spessore, l&#8217;Italia può pregiarsi di schierare due centrocampisti di caratura globale come <strong>Tonali </strong>e <strong>Barella</strong>.</p>



<p>Nel reparto offensivo invece i problemi diventano evidenti: nel calcio di oggi, le mezzali in grado di inserirsi e di dare qualità alla manovra e, più di ogni altra cosa, gli esterni, sono giocatori cruciali. In Italia applichiamo ancora un anacronistico 3-5-2, che non attribuisce un ruolo chiave ai giocatori offensivi che partono sull&#8217;esterno per creare superiorità numerica e puntare la porta. </p>



<p>Oggi, purtroppo, possiamo solo sognare di schierare giocatori come <strong>Vinicius Jr</strong>., <strong>Yamal</strong>, <strong>Mbappé</strong>, o anche &#8220;solo&#8221; un giovane talento sopraffino e &#8220;malandrino&#8221; come <strong>Estêvão Willian</strong>. Anche il giocatore deputato a segnare come regolarità, per il momento, ci manca, quantomeno se il termine di paragone sono le nazionali maggiori e più competitive del pianeta. </p>



<p>Si potrebbe discutere a lungo sulle cause di questa crisi di reparto; a mio parere, il calcio che pratichiamo in Italia, estremamente rigoroso, tattico, prudente ai limiti del conservativo, non ha favorito la maturazione di quel gran numero di talenti offensivi che ammiriamo in altre nazionali. Spero che, nei prossimi anni, si possa rimediare a questa grave lacuna.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Giuseppe Raspanti: «Giocatori troppo specializzati»</h3>



<p>La crisi del calcio italiano è antica e profonda e sono convinto ci vorranno anni per superarla. Forse generazioni. La vittoria agli Europei del 2021 è scaturita da un coacervo di coincidenze astrali irripetibili, di crisi incomprensibili quanto impensabili delle altre potenze, del fatto che si siano disputati con un anno di ritardo e altre circostanze molto favorevoli ma anche molto poco strutturali. </p>



<p>A proposito, visto che si qualcuno avanza la possibilità di obbligare le squadre del nostro campionato a far giocare gli italiani, è curioso che uno dei migliori giocatori di quella squadra di <strong>Mancini</strong>, <strong>Verratti</strong>, non ha mai giocato un minuto in Serie A. </p>



<p>Non trascurerei inoltre il discorso del modulo adottato, visto che in Italia la duttilità non è più di moda. Ci sono dei giocatori che sono troppo specializzati, ormai. Prendiamo <strong>Dimarco</strong>. Se si gioca a 4 in difesa, dove lo si mette? Se si gioca a 5, si può mai mettere <strong>Chiesa</strong>? Si guardi la catena di destra, occupata da <strong>Di Lorenzo</strong> e <strong>Politano</strong>, due che non hanno bisogno di amalgamarsi. La Norvegia del secondo tempo di San Siro, quella che ha giocato, ci è andata a nozze…</p>



<p>Aggiungo un&#8217;ultima considerazione: la crisi del calcio in Italia assomiglia molto a quella della scuola. L&#8217;abbassamento progressivo del livello produce insegnanti sempre meno preparati creando una spirale in giù senza fine.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Federico Resta: «Tecnica penalizzata anche dai moduli»</h3>



<p>Il problema oggi è il sistema di gioco dove calciatori come Pafundi ad esempio, per parlare di un talento finito presto nel dimenticatoio, non sono di fatto più contemplati.</p>



<p>Io <strong>Pafundi </strong>l&#8217;ho visto dal vivo e mi si creda quando dico che tecnicamente, almeno in Italia, era tanto tempo che non vedevo un ragazzo con quella qualità.<br>Per carità, sicuramente a certi livelli non è sufficiente e siamo d&#8217;accordo però io non credo che un allenatore come <strong>Mancini</strong>, fresco vincitore dell&#8217;Europeo, sia stato così incauto nel dire «Il futuro della nazionale è Pafundi+ altri 10». </p>



<p>Aveva visto qualcosa pure lui che poi non si è concretizzato come doveva essere. In Inghilterra abbiamo avuto l&#8217;esempio di <strong>Alli</strong> e <strong>Sancho </strong>che per me sarebbero diventati, senza se e senza ma, i pilastri del nuovo corso della nazionale. Troppo talento, troppo forti… Ma anche troppi soldi. Quello per me rimane il cancro vero del calcio moderno.</p>



<p>Parlando infine di tattica, sono scomparsi moltissimi moduli di gioco come il 4-4-2 a rombo (per non parlare del lineare) o il 5-3-2 dopo l&#8217;avvento del <em>Guardiolismo</em>.</p>



<p>Difatti, in moduli come il 4-3-3 o il 4-2-3-1 (sistema di gioco praticamente inutilizzato prima del 2010 e diventato oggi il più in voga) non sono contemplati trequartisti brevilinei o alla <strong>Riquelme</strong>, ma soprattutto ali veloci a piede invertito.</p>



<p>Quindi moltissimi giocatori tecnici (che anche l&#8217;Italia ha prodotto) non riescono proprio a sbocciare, dal già citato <strong>Pafundi</strong> a <strong>Liberali</strong>. Quando gli stranieri che arrivano in Serie A dicono che il campionato italiano è veramente «molto tattico» intendono dire secondo me che è «troppo tattico».</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="CRISI CALCIO ITALIANO: pochissimi giocatori forti prodotti in vent&#039;anni ||| Avsim" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/wcNvjIEKkJ0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Gordon Banks, il Guardiano tra i guardiani d&#8217;Albione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Resta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 21:16:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[1966]]></category>
		<category><![CDATA[1970]]></category>
		<category><![CDATA[bobby moore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Bank saves your Money! Banks saves England!». Così c&#8217;era scritto su un muro poco distante dal vecchio Victoria Ground, ovvero lo stadio dello Stoke City, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/09/14/gordon-banks-il-guardiano-tra-i-guardiani-dalbione.html">Gordon Banks, il Guardiano tra i guardiani d&#8217;Albione</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">«Bank saves your Money! Banks saves England!». Così c&#8217;era scritto su un muro poco distante dal vecchio Victoria Ground, ovvero lo stadio dello Stoke City, prima di trasferirsi al più moderno Britannia, al di là della Queensway. Adesso però immaginate un uomo le cui mani sembrano fatte di velluto ma che, al tempo stesso, possiedono la fermezza di un metallo temprato dal destino. <strong>Gordon Banks</strong> &#8211; non un semplice portiere, bensì il guardiano di un regno di sogni e aspettative che sfidano il tempo – si staglia nella storia del calcio britannico come un faro di eccellenza, un santuario di riflessi e di istinti che sembrano quasi trascendere le leggi della fisica.</p>



<p>Statisticamente, il suo curriculum è scritto con caratteri di rilievo: 679 partite con i club, rispettivamente Leicester City e Stoke City (intervallate da vari club della lega statunitense), 73 presenze con la maglia inglese, un impressionante 78% di <em>clean sheets</em> in competizioni internazionali e un ruolo cruciale nella vittoria dell’Inghilterra ai <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1966">Mondiali del 1966</a>. In quell’anno magico, <strong>Banks </strong>si ergeva come un baluardo, un pilastro inscalfibile che ha contribuito a scrivere il capitolo più glorioso della storia calcistica nazionale inglese. <strong>Bobby Moore</strong>, figura mitica di quella nazionale racconterà spesso «Non è che Gordon fosse il portiere più classico fra i vari presenti in quel periodo, però, sapeva dare i comandi alla linea difensiva come nessun altro e possedeva un istinto che non ho mai più rivisto in giro». La sua presenza tra i pali era come l’ombra rassicurante di un gigante silenzioso, sempre pronto a respingere con grazia e precisione le sfide che gli si ponevano innanzi.</p>



<p>Il momento culminante di quella cavalcata trionfale avvenne il 30 luglio 1966, <a href="https://gameofgoals.it/2013/09/03/1966-finale-inghilterra-germania-ovest-4-2.html">nella finale del Wembley contro la Germania Ovest</a> di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/02/20/kaiser-franz-beckenbauer-imperatore-di-germania.html">Beckenbauer </a></strong>e <strong>Haller</strong>, un incontro che sembra ancora riecheggiare nelle cronache come un poema epico del calcio (in primis grazie alla storica rivalità fra le due Nazionali e poi per il famoso “Goal Fantasma” di <strong>Hurst</strong>). La sua performance si caricò di una pietra miliare: parate così epiche e pulite da essere scolpite nel marmo dei ricordi di ogni inglese , una prestazione di pura maestria che ha superato la gravità del semplice gesto tecnico. E, tuttavia, la vera gloria non risiede solo nella sua abilità, ma anche in quell’istante di pura poesia sportiva che ha reso immortale il “paradiso” di <strong>Banks</strong>. Ma per questo dobbiamo aspettare la bellezza di quattro anni e spostarsi in Messico…</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized has-custom-border" style="margin-top:0;margin-bottom:0"><img loading="lazy" decoding="async" width="917" height="612" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-14-231359.png" alt="" class="wp-image-25036" style="border-style:none;border-width:0px;border-radius:0px;width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-14-231359.png 917w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-14-231359-300x200.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-14-231359-768x513.png 768w" sizes="(max-width: 917px) 100vw, 917px" /><figcaption class="wp-element-caption">Banks sorride e solleva la Coppa del mondo</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Tra le molte meraviglie che il suo nome evoca, la più celebre rimane senza dubbio quella che i critici hanno ribattezzato come “La parata del secolo&#8221;, nel match <a href="https://gameofgoals.it/2013/09/19/1970-girone-c-brasile-inghilterra-1-0.html">Brasile-Inghilterra 1-0</a>. Nel bel mezzo dell&#8217;estate messicana nel 1970, quello che ancora oggi per molti è definito come il “più grande di sempre” e cioè Edson Arantes Do Nascimento in arte <strong>Pelé </strong>danza nel cuore della difesa dei Tre Leoni, tentando di sfondare quella muraglia umana che il mitico <strong>Sir Alf Ramsey</strong> ha sapientemente orchestrato. <strong>Pelé</strong>, con il suo genio naturale e con una fisicità che non è quantificabile con nessun apparato linguistico conosciuto, si eleva su un cross dal fondo saltando e rimanendo in aria con una potenza devastante, colpisce la palla di testa angolandola perfettamente tanto che il goal pareva già segnato. </p>



<p>È qui che <strong>Banks</strong>, <em>The Chinese One</em>, come lo ribattezzano i tabloid, per via del suo taglio degli occhi un po&#8217; orientale decide di compiere l&#8217;impossibile . Da coprire il primo palo sul cross si butta istintivamente sul secondo andando a prendere con una mano il colpo di testa di <em>O Rei</em>. Un gesto non solo di reattività, ma di intuizione, di sensibilità tattile che sembra sondare l’Infinito per trovare un’estensione alla propria volontà. La parata non è semplicemente un atto di abilità, ma un’opera di poesia in movimento, un preciso e ispirato atto di resistenza contro l’entropia.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/09/gordon-bansks-pele-mondiali-1970-parata-1549969512694-1200x675-1-1024x576.avif" alt="" class="wp-image-25031" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/09/gordon-bansks-pele-mondiali-1970-parata-1549969512694-1200x675-1-1024x576.avif 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/09/gordon-bansks-pele-mondiali-1970-parata-1549969512694-1200x675-1-300x169.avif 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/09/gordon-bansks-pele-mondiali-1970-parata-1549969512694-1200x675-1-768x432.avif 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/09/gordon-bansks-pele-mondiali-1970-parata-1549969512694-1200x675-1.avif 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La famosa parata di Gordon Banks su Pelé in Brasile-Inghilterra del Mondiale &#8217;70</figcaption></figure>



<p></p>



<p>In quell’istante, <strong>Banks </strong>diventa più di un portiere: incarna l’essenza stessa del sacro, quella capacità sovrumana di fare l’impossibile apparire come un normale atto di destrezza. La sua figura si staglia come una statua di bronzo contro il panorama effimero degli eventi, un simbolo eterna di eccellenza.</p>



<p>Se si pensa alla sua eredità, è come sfogliare un libro aperto di narrativa sportiva: un’eredità fatta di numeri, ma anche di quella capacità di elevare il calcio a un’arte. Un uomo il cui sguardo e le cui mani hanno scolpito nel granito della storia sportiva un’immortalità che non conosce polvere né oblio.</p>



<p><strong>Banks </strong>non fu solo un portiere: fu una leggenda in carne e ossa, un atleta silenzioso di quelli che “oggi con quel fisico non farebbe nemmeno il magazziniere”, dotato però sia di stile che di precisione. Un portiere che rientra sempre nella Top 10 delle varie classifiche “All Time”, un uomo che ha scritto il proprio poema nella “memoria collettiva britannica e non” regalando al mondo un esempio di come il talento, la dedizione e un pizzico di magia possano elevare un semplice gioco o un piccolo grande gesto, a un vero e proprio miracolo sportivo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Gordon Banks [Best Saves]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/XxNaNeuhQOg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/09/14/gordon-banks-il-guardiano-tra-i-guardiani-dalbione.html">Gordon Banks, il Guardiano tra i guardiani d&#8217;Albione</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Diego Armando Maradona, l&#8217;eroe greco del calcio mondiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Resta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[1986]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sottoscritto, essendo inglese, dà avvio a un grande equivoco: un nativo delle terre di Albione che si accinge a glorificare un argentino, un vero [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/11/25/diego-armando-maradona-leroe-greco-del-calcio-mondiale.html">Diego Armando Maradona, l&#8217;eroe greco del calcio mondiale</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Il sottoscritto, essendo inglese, dà avvio a un grande equivoco: un nativo delle terre di Albione che si accinge a glorificare un argentino, un vero e proprio semidio del calcio, <strong>Diego Armando Maradona</strong>. La rivalità fra Inghilterra e Argentina è storica, ma nessun campanilismo può offuscare la luce di colui che, in un campo di calcio, ha incarnato l’essenza del genio e della follia.</p>



<p><strong>Maradona </strong>non è stato solo un calciatore; è stato un poeta, un artista, un titano che ha calpestato i prati verdi con il passo di un dio. La sua carriera è un poema epico che attinge a un immaginario greco, dove ogni dribbling sembrava una danza attorno a un fuoco sacro, e ogni gol una pietra miliare nella storia dello sport. In un&#8217;epoca in cui il calcio si stava commercializzando, Maradona ha rappresentato l’anima pura, l’innocenza perduta di un gioco che sta diventando sempre più strutturato.</p>



<p>E quando si parla di <em><a href="https://gameofgoals.it/2015/02/02/1986-quarti-argentina-inghilterra-2-1.html">La mano de Dios</a></em>, ci troviamo di fronte a un atto di audacia che riecheggia le gesta degli eroi di Omero. Questa mano, a suo modo divina, ha riscritto le regole del campo, facendo gridare al miracolo e al sacrilegio. Come gli dei dell&#8217;Olimpo, egli ha tessuto leggende tra i mortali. In quell&#8217;istante purissimo, quando il pallone superò la linea, ci ricordò che la bellezza non è mai pura, ma sempre intrisa di conflitto e di passione. La mano di <strong>Maradona </strong>ha calpestato senza pietà i confini della logica, e l’umanità si è inchinata di fronte a lui, un Achille del calcio, che ha saputo affrontare il suo Penteo in un solo gesto.</p>



<p><strong>Maradona</strong>, il peccatore e il santo, il ribelle e l&#8217;eroe, ha segnato più di un semplice gol: ha segnato i cuori di milioni, unendo terre lontane in un abbraccio di passione sportiva. Il suo dribbling era un verso, ogni passaggio una rima, un inno alla bellezza e alla poesia calcistica. Con lui, il pallone diventava strumento di comunicazione tra culture diverse, un linguaggio universale che superava ogni barriera.</p>



<p>Quattro anni dalla sua scomparsa, lo ricordiamo non solo per i trofei o per l&#8217;impronta indelebile che ha lasciato in quel <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1986">Mondiale del 1986</a>, ma per l’eredità emotiva che ha lasciato nel cuore di chi amava il calcio come una forma d’arte. E così, mentre il mondo continua a girare, mentre i miti si sovrappongono e si disfano, l’immagine di <strong>Maradona </strong>resiste, solenne e vibrante, come un canto di Carlos Gardel: «Que te vuelva a ver, es como volver a nacer». E in effetti, ogni volta che guardiamo un incontro di calcio, troviamo un riflesso del suo straordinario genio, la promessa di rinascita di un gioco che continuerà a raccontare la sua storia.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Finte, dribbling, tunnel e altre incredibili (e inedite) giocate di Diego Armando Maradona" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/NDTj7IqF4CM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Nella calura estiva del 22 giugno 1986, nello scenario vibrante dell&#8217;Azteca, si tenne uno degli scontri calcistici più emblematici, una partita che non solo elevò <em>il Pibe de Oro</em> nel firmamento dei miti, ma ne cristallizzò l&#8217;essenza stessa della sua carriera di eterno divo e controverso. Argentina e Inghilterra si affrontarono in un contesto teso e febbrile, già gravido di significati extraterritoriali a causa del recente conflitto delle Falkland (o Malvinas per chi legge dall&#8217;altra parte del mondo): un&#8217;ombra di tragedia che, seppur latente, aleggiava sugli spalti e nelle coscienze, con gli inglesi che rivendicavano la legittimità del loro endemico orgoglio patriottico.</p>



<p>Il palcoscenico posizionato ai piedi dell’imponente altura del sole messicano divenne il teatro dell’apoteosi e del raggiro, due facce della stessa medaglia, due manifestazioni della sublime dicotomia che <strong>Maradona </strong>impersonificò con una maestria che sfidava le norme terrene. In una danza surrealista col pallone ai piedi, egli orchestrò quello che sarebbe stato immortalato come il <em>gol del siglo</em>, uno scarto di pura poesia calcistica, un&#8217;esibizione di rara bellezza e genio che trascesero il gioco in una dimensione epica, un poema d&#8217;arte cinetica recitato su un manto erboso.</p>



<p>Ma tanto quanto il suo genio lo rese divino, il suo spirito ribelle gli concesse quell’aura diabolicamente terrena. La <em>Mano de Dios</em> – l’epiteto che sancì l&#8217;eterno dibattito tra mito e infamia – fu l’altro volto di Diego, il simbolo di una sfrontatezza caustica ma umana, svoltasi con la beffarda sfida agli dei della moralità sportiva. Con quel tocco clandestino, asserì la fallibilità dell’universo calcistico, ricordandoci che il divino e lo spregevole sono spesso intrecciati nel tessuto dell&#8217;esistenza.</p>



<p>Così, la partita assurge a paradigma della sua esistenza, una narrativa in cui <strong>Maradona </strong>fu, simultaneamente, più che un calciatore: un narratore di storie evocative, un eroe tragico nel dramma umano del calcio. Egli mostrò quanto il talento puro potesse coesistere con l’imperfetta fallibilità, senza annichilirsi a vicenda, ma anzi illuminandosi reciprocamente in un armonioso dissidio.</p>



<p>E così, contemplando l&#8217;abbandono del campo, l’imprimersi di quelle immagini nella storia, possiamo affermare con reverente meraviglia: <em>Sì, ho visto Maradon</em>a. <strong>Maradona</strong>. Un nome, un’invocazione, un&#8217;epopea. In un campo di calcio, nel cielo della nostra memoria, vive per sempre.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>«&#8230;la va a tocar para Diego, ahí la tiene Maradona, lo marcan dos, pisa la pelota Maradona, arranca por la derecha el genio del fútbol mundial, y deja el tercero y va a tocar para Burruchaga&#8230; ¡Siempre Maradona! ¡Genio! ¡Genio! ¡Genio! ta-ta-ta-ta-ta-ta&#8230; Goooooool&#8230; Gooooool&#8230; ¡Quiero llorar! ¡Dios Santo, viva el fútbol! ¡Golaaaaaaazooooooo! ¡Diegooooooool! ¡Maradona! Es para llorar, perdónenme&#8230; Maradona, en una corrida memorable, en la jugada de todos los tiempos&#8230; barrilete cósmico&#8230; ¿de qué planeta viniste? ¡Para dejar en el camino a tanto inglés! ¡Para que el país sea un puño apretado, gritando por Argentina!&#8230; Argentina 2 &#8211; Inglaterra 0&#8230; Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona&#8230; Gracias Dios, por el fútbol, por Maradona, por estas lágrimas, por este Argentina 2 &#8211; Inglaterra 0».<br></em><br><em>«&#8230;la tocca per Diego, ecco, ce l&#8217;ha Maradona. Lo marcano in due, tocca la palla Maradona, avanza sulla destra il genio del calcio mondiale, e lascia lì il terzo e va a toccarla per Burruchaga&#8230; sempre Maradona&#8230; genio, genio, genio&#8230; c&#8217;è, c&#8217;è, c&#8217;è&#8230; goooooooooool&#8230; voglio piangere&#8230; Dio Santo, viva il calcio&#8230; golaaaaaazooo&#8230; Diegooooooool&#8230; Maradona&#8230; c&#8217;è da piangere, scusatemi&#8230; Maradona in una corsa memorabile, la giocata migliore di tutti i tempi&#8230; aquilone cosmico&#8230; Da che pianeta sei venuto? per lasciare lungo la strada così tanti inglesi? Perché il Paese sia un pugno chiuso che esulta per l&#8217;Argentina&#8230; Argentina 2, Inghilterra 0&#8230; Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona&#8230; Grazie, Dio, per il calcio, per Maradona, per queste lacrime, per questo Argentina 2, Inghilterra 0».</em></p>
<cite><strong>Víctor Hugo Morales</strong>, telecronista uruguaiano durante il Mondiale 1986</cite></blockquote>
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		<title>Romário, il cobra dell&#8217;area di rigore</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/04/24/romario-il-cobra-dellarea-di-rigore.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Canale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2024 11:56:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recentemente, Romário de Souza Faria ha rilasciato un&#8217;intervista ad un noto canale televisivo brasiliano scatenando interessanti discussioni. Durante il colloquio, il presentatore ha messo alla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/04/24/romario-il-cobra-dellarea-di-rigore.html">Romário, il cobra dell&#8217;area di rigore</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Recentemente, <strong>Romário de Souza Faria </strong>ha rilasciato un&#8217;intervista ad un noto canale televisivo brasiliano scatenando interessanti discussioni.<br><br>Durante il colloquio, il presentatore ha messo alla prova l&#8217;ex fuoriclasse verdeoro, chiedendogli di <strong>confrontarsi </strong>con leggende passate e presenti del calcio mondiale. <br>Senza esitazioni, Romário si è posizionato al di sopra di icone del calibro di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/09/14/zico-platini-e-maradona-lera-dei-numeri-10.html">Zico</a></strong>, <strong>Neymar</strong>, <strong>Adriano</strong> e <strong>Rivaldo</strong>, nonché stelle internazionali come <strong>Lewandowski</strong>, <a href="https://gameofgoals.it/2022/10/06/kylian-mbappe-vs-erling-haland-chi-sara-il-prossimo-re.html"><strong>Haaland</strong>, <strong>Mbappé</strong></a><strong> </strong>e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/10/16/pallone-doro-2022-e-lora-di-karim-benzema.html">Benzema</a></strong>. Egli ha, tuttavia, riconosciuto di essere sullo stesso piano di giganti come <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/04/14/la-magia-di-ronaldinho-le-10-partite-piu-iconiche-del-re-del-calcio-samba.html">Ronaldinho</a></strong>, il suo idolo d&#8217;infanzia <strong>Reinaldo</strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/03/31/tutte-le-partite-di-lionel-messi-ai-mondiali.html">Messi</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/05/i-dieci-lampi-di-ronaldo-il-fenomeno.html#:~:text=Il%20sigillo%20su%20una%20stagione,e%20anche%20per%20oggi!).">Ronaldo </a></strong>&#8220;il Fenomeno&#8221; e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/03/07/mister-champions-le-10-partite-europee-piu-grandi-di-cristiano-ronaldo.html">CR7</a></strong>. Solo <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html">Maradona </a></strong>e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/12/29/lultimo-gol-di-pele-il-calcio-perde-il-suo-re.html">Pelé</a></strong>, a suo dire, lo superano in grandezza.</p>



<p>L&#8217;elemento più intrigante dell&#8217;intervista, è l&#8217;imperturbabile compostezza di <strong>Romário</strong>. Mentre il giornalista si concede a scherzi e risate, &#8220;<em>O Baixinho</em>&#8221; rimane serissimo, un chiaro segnale del suo orgoglio, tratto distintivo che ha sempre diviso opinioni tra pubblico e colleghi.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="PELÉ? MESSI? CRISTIANO RONALDO? QUEM FOI MELHOR QUE ROMÁRIO, SEGUNDO ROMÁRIO" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/D1J8X9krEyU?start=30&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Questa alta considerazione di sé, spesso confinante con la superbia, potrebbe essere stata la sua forza motrice.  Dopo tutto, parliamo di colui che è considerato, insieme a <strong>Ronaldo</strong>, il miglior centravanti brasiliano di tutti i tempi. </p>



<p>Forse <strong>Romário </strong>ha ragione nel suo autoelogio? Si è sempre detto che i veri campioni debbano possedere un&#8217;alta opinione di sé per alimentare l&#8217;ambizione necessaria a eccellere. Pensiamo a <strong>CR7 </strong>e alla sua rigorosa etica lavorativa, un netto contrasto con l&#8217;atteggiamento di <strong>Romário</strong>, che si è sempre ritenuto favorito dalla fortuna, beneficiando di un talento quasi innato. Ma, davvero, chi era <strong>Romário</strong>? Questa intervista ci invita a riflettere non solo sulle sue indiscusse abilità, ma anche sul carattere unico che ha definito la sua straordinaria carriera.</p>



<p>La storia di <strong>Romário</strong>, sebbene non particolarmente originale, è di quelle che catturano l&#8217;essenza del calcio vero, quello delle origini modeste che si tramutano in gloria sportiva. Nato e cresciuto nelle favelas di Rio de Janeiro, <strong>Romário</strong> dà i suoi primi calci al pallone con l&#8217;Olaria, un umile club nella periferia della città. <br>La sua abilità non passa inosservata, e presto viene notato dagli scout del Vasco da Gama. Qui, il giovane talento firma il suo primo contratto professionistico, scalando rapidamente le gerarchie fino a diventare una stella della squadra. In soli tre anni, diventa il protagonista assoluto, vincendo due campionati nazionali.</p>



<p>Il suo talento lo porta presto a vestire la maglia della nazionale brasiliana, e a soli 22 anni si distingue come capocannoniere alle Olimpiadi del 1988. Quell&#8217;estate, poco dopo i giochi, <strong>Romário </strong>fa le valigie per l&#8217;Olanda, dove si unisce al PSV Eindhoven guidato dal mago <strong>Guus Hiddink</strong>, già campione di Eredivisie. <br>La squadra è solidissima, con pilastri del calibro di <strong>Van Breukelen</strong>, <strong>Koeman</strong>, e <strong>Vanenburg</strong>. A questo collettivo di talenti, <strong>Romário </strong>aggiunge il tocco di genialità che mancava, elevando il livello del gioco. Nonostante un&#8217;uscita ai quarti di finale in Coppa Campioni contro il Real Madrid, con un gol decisivo proprio di <strong>Romário</strong>, il suo impatto è indiscutibile.</p>



<p>Durante i cinque anni nei Paesi Bassi, <strong>Romário </strong>segna la bellezza di 128 gol in 149 partite, mantenendo una media gol quasi unitaria, un record straordinario anche per gli standard dell&#8217;epoca. Le sue prestazioni in Coppa Campioni sono altrettanto impressionanti, con 15 reti in 19 partite.</p>



<p>Il salto di qualità per <strong>Romário </strong>avviene  però con il suo trasferimento al Barcellona del &#8220;Dream Team&#8221; di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html">Johan Cruyff</a></strong>, una formazione che esaltava il gioco di possesso e la tecnica individuale. Nella sua stagione d&#8217;esordio, <strong>Romário </strong>diventa il capocannoniere della squadra, segnando 30 gol in 33 partite e consolidando la sua fama di attaccante letale. Nonostante una pesante sconfitta in Champions League contro il Milan di <strong>Capello</strong>, con un punteggio di 4-0 a sfavore, le prestazioni di <strong>Romário </strong>si mantengono su standard eccelsi.</p>



<p> In un&#8217;intervista, &#8220;<em>O Baixinho</em>&#8221; ricorda con nostalgia il suo periodo a Barcellona come il picco della sua carriera, un&#8217;epoca dorata arricchita dall&#8217;intesa magica con Johan Cruyff, che si innamorò talmente del talento brasiliano da offrirgli la prestigiosa maglia numero 10, una proposta che <strong>Romário </strong>accettò dopo qualche esitazione, legato com&#8217;era alla sua numero 11 considerata portafortuna. </p>



<p>La sua favola <em>Blaugrana </em>&#8211; però &#8211; si interrompe bruscamente dopo i vittorosi mondiali statunitensi nel 1994: già in attrito con la dirigenza, O <em>Baixinho </em>torna con gravissimo ritardo dai Mondiali (ben diciotto giorni!) costrigendo <strong>Cruyff </strong>&#8211; altra personalità spigolosa &#8211; a multarlo pesantamente. Dopo aver giocato qualche partita Romario lascia una volta per tutte il Barcellona per tornare in patria. <br><br>Negli anni successivi si divide principalmente tra Vasco, Fluminense e Flamengo con brevissime parentesi in Spagna, negli USA, in Australia e in Arabia. Le sue prestazioni sono sempre di alto livello ed è spesso protagonista: vince 2 campionati carioca con il Flamengo,  1 campionato Brasiliano e la Coppa Mercosur con il Vasco, continuando a timbrare il cartellino con una certa continuità e consacrandosi capocannoniere del campionato Carioca per ben quattro anni di fila (dal 1996 al 2000). La sua carriera di club si conclude (?) nel 2009, con un ultima presenza nell&#8217;America Football Club, club di cui era presidente e in cui gioca tutt&#8217;ora suo figlio Romarinho.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="647" height="366" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/04/Romario-and-Cruyff.jpg" alt="" class="wp-image-19459" style="width:949px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/04/Romario-and-Cruyff.jpg 647w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/04/Romario-and-Cruyff-300x170.jpg 300w" sizes="(max-width: 647px) 100vw, 647px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cruijff e Romario al Barcellona</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Romário </strong>rappresenta un&#8217;eccezione nel panorama calcistico di fine anni &#8217;80 e inizio &#8217;90, dominato da attaccanti di stazza fisica imponente. <br>Di statura non elevata e dal fisico leggero, &#8220;<em>O Baixinho</em>&#8221; (Il Piccoletto, per l&#8217;appunto) rompeva gli schemi del calcio dell&#8217;epoca. Il brasiliano era dotato di un istinto killer sotto porta che ricordava quello dei grandi bomber mitteleuropei, come <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/10/16/gerd-muller-non-solo-un-bomber-darea.html">Gerd Müller</a></strong>, ma combinato con una classe, un&#8217;estro e una genialità squisitamente sudamericani. Velocissimo sia nei piedi che nel pensiero, spesso anticipava il tiro per sorprendere difensori e portieri o controllava palloni veloci con tocchi magistrali che disorientavano le difese avversarie.</p>



<p>Il suo repertorio era variegato e completo: ambidestro, abile nel tirare da qualsiasi posizione, prediligeva i lob delicati più che i tiri potenti. <br>Nonostante la sua statura non elevata, era sorprendentemente efficace nel gioco aereo. I suoi dribbling erano fulminei, con cambi di passo e scatti che lasciavano spesso gli avversari a guardare. In molti aspetti, <strong>Romário </strong>ha anticipato caratteristiche viste in attaccanti moderni come <em>Kun </em><strong>Agüero</strong>, anche se nessuno ha mai eguagliato la sua tecnica raffinata e il suo istinto di predatore.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Romario ● Most Clinical Striker Ever ||HD|| ►Impossible Goals◄" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/6HS1B_2jzCo?start=7&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Spesso paragonato a un <em>cobra </em>per la sua capacità di restare in agguato e colpire all&#8217;improvviso con velocità e precisione mortale, Romário non era un giocatore incline al gioco di squadra come potrebbe esserlo un <strong>Karim Benzema</strong>; era piuttosto quello che gli inglesi definiscono &#8220;<em>Fox in the Box</em>&#8220;, un numero 9 sempre pronto a sfruttare la minima occasione. Tuttavia, la sua coesione con i compagni di squadra era eccellente, come dimostra l&#8217;indimenticabile intesa con <strong>Bebeto</strong>. Malgrado la sua natura solitaria, <strong>Romário </strong>ha sempre saputo fare la differenza, sia da protagonista che da finalizzatore.</p>



<p>Ma torniamo un attimo alla sui carriera, concentrandosi sul suo rapporto con la nazionale.</p>



<p>Nel Torneo di Tolone nel 1987, a 21 anni, viene premiato come miglior giocatore. Nel 1988 il mondo inizia a riconoscere il suo nome, quando diventa il capocannoniere delle Olimpiadi di Seul. Nonostante il Brasile non vinca, <strong>Romário </strong>si distingue segnando sette gol, con performance di altissimo livello.<br><br>A<a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1990"> Italia &#8217;90</a> il Brasiliano gioca solo una partita a causa di un brutto infortunio patito pochi mesi prima dell&#8217;inizio della competizione, di fatto precludendogli la possibilità di giuocare titolare.</p>



<p>Il culmine della sua carriera arriva nella <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1994">Coppa del Mondo del 1994</a>, che in noi evoca ricordi molto dolorosi. Qui, <strong>Romário </strong>non è solo una parte della squadra, ma ne diventa l&#8217;anima, guidando il Brasile alla conquista del suo quarto titolo mondiale<a href="https://gameofgoals.it/2016/01/17/1994-finale-brasile-italia-3-2-dr-0-0.html"> pur non brillando in finale</a>. I suoi cinque gol nel torneo includono momenti di pura <em>poesia calcistica,</em> come il delicato tocco sotto che sigilla<a href="https://gameofgoals.it/2016/01/13/1994-semifinali-brasile-svezia-1-0.html"> la vittoria contro la Svezia nelle semifinali</a>. La sua esultanza, con le braccia al cielo e lo sguardo fiero verso il pubblico, diventa una vera e popria icona di quella edizione del torneo. Per le sue prestazioni egli viene infatti giustamente nominato il miglior giocatore del torneo, ricevendo il Pallone d&#8217;Oro. Nel <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/coppa-america/1989">1989 </a>e nel <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/coppa-america/1997">1997</a> <strong>Romario </strong>si porta a casa anche due Coppe America.</p>



<p>Ma la relazione tra <strong>Romário </strong>e la Seleção non è sempre stata serena, ecco&#8230; Notoriamente diretto e senza peli sulla lingua, ha avuto diversi scontri con allenatori e compagni di squadra. Un aneddoto famoso è quello che coinvolge il commissario tecnico <strong>Carlos Alberto Parreira</strong>. Dopo essere stato escluso dalla squadra per il Mondiale 1998, <strong>Romário </strong>fa irruzione nell&#8217;ufficio di <strong>Parreira</strong>, esprimendo in modo piuttosto colorito il suo disappunto per la decisione. </p>



<p>Oltre ai trionfi e agli scontri, un altro episodio meno noto ma altrettanto significativo della sua carriera internazionale si verifica nel 2000, durante le qualificazioni per il Mondiale. <strong>Romário</strong>, a quasi 34 anni, segna un tripletta contro il Venezuela, dimostrando che il suo istinto letale non conosce età.<br></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-medium-font-size">«Romario è il calcio, perché il calcio è soprattutto inganno e nessuno inganna meglio di Romario».</p>
<cite>Jorge Valdano</cite></blockquote>



<p><strong>Romário</strong>, ha tracciato una scia indelebile nel firmamento del calcio, non soltanto con la sua presenza ma anche attraverso gesti tecnici<strong> </strong>che sembravano sfidare le leggi della fisica. La sua carriera straordinaria ci parla di quasi 700 reti, cifre che raccontano storie di trionfi e di magie , un palcoscenico su cui <strong>Romário </strong>ha danzato sotto i riflettori del mondo intero. Campione del mondo nel 1994, è stato un protagonista assoluto, capace di trasformare ogni partita in uno spettacolo personale, un teatro dove la palla diventava un&#8217;estensione della sua volontà.</p>



<p>Il suo approccio al gioco, spesso controcorrente rispetto ai canoni tradizionali dell&#8217;atleta modello, ci ricorda che il talento vero non conosce schemi prestabiliti. <strong>Romário </strong>ha vissuto la sua carriera e la sua vita secondo regole personali, spesso al centro di discussioni animate tanto fuori (basti pensare al suo impegno politico) quanto dentro il rettangolo verde. Ma è proprio questa sua unicità &#8211; secondo me &#8211; a renderlo una figura tanto discussa quanto ammirata, una sorta di eroe sportivo con le sfumature di un ribelle. <br><br>Nel ricordare <strong>Romário</strong>, non possiamo quindi limitarci ai numeri o alle statistiche (rievochiamo piuttosto l&#8217;emozione di vederlo giocare e la grande  ammirazione per i suoi tocchi di puro genio. La sua eredità è un invito a credere che nel calcio, come nella vita, la grandezza si misura non solo nei successi, ma nell&#8217;impronta indelebile lasciata nei cuori dei tifosi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/04/24/romario-il-cobra-dellarea-di-rigore.html">Romário, il cobra dell&#8217;area di rigore</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Tutte le partite di Lionel Messi ai Mondiali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Mar 2024 17:10:19 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/03/31/tutte-le-partite-di-lionel-messi-ai-mondiali.html">Tutte le partite di Lionel Messi ai Mondiali</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Ha spezzato il tabù in Qatar, conquistando quel titolo mondiale che aveva inseguito per tutta la carriera. È <strong>Lionel Messi</strong>, il genio di Rosario, una delle più lucenti stelle del firmamento calcistico internazionale, uno dei massimi campioni di ogni tempo, per molti il più grande.</p>



<p>A lungo criticato per il suo rendimento in nazionale, lontano dagli standard irreali e immaginifici di Barcellona, <strong>Messi</strong> ai Mondiali non sempre ha brillato e inciso come è successo nel <a href="https://gameofgoals.it/category/calcio-attuale/mondiale-2022">dicembre 2022</a>.</p>



<p>Il suo bilancio, nella competizione regina del calcio, recita 13 reti in 26 presenze, media di 0,50. Ma al di là delle cifre e della fama non sempre lusinghiera che lo ha accompagnato in Coppa del mondo, come ha davvero giocato?</p>



<p>Cercheremo di fornire una risposta dettagliata: visionando e analizzando tutte le partite di Leo ai Mondiali, esattamente come fatto in questo sito per i grandissimi del &#8216;900, da <strong>Pelé</strong> a <strong>Maradona</strong>. E per ognuna di queste partite verrà stilato un breve commento e sarà offerto un giudizio.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mondiale 2006</h2>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Girone: Argentina-Serbia Montenegro 6-0</h3>



<p><em>Messi entra in campo al 30&#8242; del secondo tempo al posto di Maxi Rodriguez</em></p>



<p>Al suo ingresso in campo, il più giovane argentino a debuttare in una Coppa del Mondo, il commentatore di Sky Sport Maurizio Compagnoni lo definisce «uno dei giocatori più attesi del Mondiale», nonché «il più grande talento del calcio mondiale con Ronaldinho». Un&#8217;investitura in piena regola che dimostra quanto Leo, 19 anni da lì a pochi giorni, fosse ritenuto un predestinato del gioco, un talento cristallino, a maggior ragione considerando che in quel momento non è neppure ancora un titolare del Barcellona. Dai primi tocchi dimostra subito una confidenza particolare con il pallone. E dopo 3 minuti dal suo ingresso in campo, con l&#8217;Argentina già sul 3-0, si conquista una punizione sulla trequarti lato mancino: Riquelme lo serve in verticale, lui accelera e poi offre a centro area un cioccolatino che Crespo deve solo appoggiare in rete. A 4&#8242; dalla fine, prima irride Stankovic con un&#8217;accelerazione e poi, dopo un dribbling quasi al limite, dà ancora a Crespo una palla deliziosa, ma l&#8217;attaccante calcia sul portiere serbo in uscita. Un minuto dopo riceve palla da Tévez, accelera, entra in area e segna il sesto gol con il destro calciando sul primo palo. L&#8217;esordio nella Coppa del mondo è devastante per la giovanissima <em>Pulce</em>. </p>



<p><strong>Score: </strong>1 gol e 1 assist<br><strong><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color:#ba0202" class="has-inline-color"> 7</mark></strong></strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Messi World Cup Debut vs Serbia &amp; Montenegro (World Cup) 2006 English Commentary HD 1080i50" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/x5iI7N7r0lU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;esordio di Messi in un Mondiale</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Girone: Argentina-Olanda 0-0</h3>



<p><em>Messi titolare, esce al 25&#8242; del secondo tempo per Julio Cruz</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> Prima da titolare per Leo, in coppia con Tévez e con Riquelme alle spalle. Entrambe le squadre, appaiate a sei punti dopo due giornate, sono già qualificate agli ottavi. Messi è ben contenuto dall&#8217;attenta difesa olandese nei primi minuti: si accende all&#8217;8°, quando sulla trequarti, dopo un suggerimento di Milito, verticalizza per lo scatto di Cambiasso. Ma un difensore orange riesce a salvare in angolo prima che Cambiasso possa concludere solo davanti a van der Sar. Messi va a sprazzi, e al 28° da una punizione da sinistra di Riquelme, intercetta in scivolata in area con la complicità di un difensore e la palla sbatte sulla traversa. Il primo tiro in porta di Leo avviene nel recupero del primo tempo, un fendente da fuori neutralizzato in due tempi, ma senza patemi, da van der Sar.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> Al 7° Leo dà vita a un duetto palla a terra, nello stretto con Riquelme, ma il diagonale di <em>El Mudo</em> da buona posizione termina largo. Poi si limita a un paio di sortite, uscendo al 25° per Julio Cruz. Nel complesso, meglio i primi 45 minuti, nella ripresa si isola troppo.</p>



<p><strong>Score: </strong>&#8211;<br><strong><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color:#ba0202" class="has-inline-color"> 6</mark></strong></strong></p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Ottavi: Argentina-Messico 2-1 dts</h3>



<p><em>Messi entra in campo al 39&#8242; del secondo tempo al posto di Saviola</em></p>



<p>Gara durissima, con il Messico che vende cara la pelle e fa soffrire i più blasonati avversari. A due minuti dalla fine dei tempi regolamentari Riquelme con un tocco geniale pesca in area Aimar solo davanti al portiere, assist a Messi e gol della <em>Pulce</em> a porta vuota. L&#8217;arbitro annulla per fuorigioco di Aimar. In epoca pre-Var non è possibile correggersi, dato che le immagini non lasciano spazio a dubbi: la rete era regolare. Poteva dunque essere la prima di Leo nelle fasi a eliminazione diretta, ad appena 19 anni: dovrà aspettare invece i 35 in Qatar&#8230; Nei supplementari Leo è abbastanza nel vivo delle operazioni. Perde un paio di palloni, ma dà vita a due-tre accelerazioni delle sue, di quelle che lo avrebbero reso celebre, e la difesa messicana fatica a contenerlo. Ed è lui all&#8217;8° del primo tempo ad avviare l&#8217;azione del gol, con l&#8217;apertura sulla sinistra per Sorin. Il terzino effettua poi un lungo traversone per Maxi Rodriguez, appostato sul vertice destro dell&#8217;area: controllo e folgore al volo de <em>La</em> <em>Fiera</em> che si spegne all&#8217;incrocio: un gol bellissimo.</p>



<p><strong>Score: </strong>avvia l&#8217;azione del 2-1<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color:#ba0202" class="has-inline-color"> 6,5</mark></strong></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mondiale 2010</h2>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Girone: Argentina-Nigeria 1-0</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> Il ct è Maradona, l&#8217;idolo di una vita. Leo è titolare, a 23 anni è al centro del progetto tecnico della squadra. È l&#8217;uomo più atteso del Mondiale. E il suo esordio è devastante, anche se non segna. Gli bastano tre minuti per accelerare sul centro-sinistra dell&#8217;attacco, seminare alcuni nigeriani in slalom e servire a Híguain un cioccolatino a centro area, che però il <em>Pipita</em> clamorosamente spreca sul fondo. Messi è scatenato: al 5°, servito da Tévez, calcia dal limite, ma il portiere nigeriano Enyeama devia con la mano di richiamo: dal corner di Verón, il colpo di testa di Heinze in tuffa porta avanti l&#8217;<em>Albiceleste</em>. Tra Messi ed Enyeama inizia un vero e proprio duello a distanza: tiro a giro della <em>Pulce</em>, dopo dribbling partendo dalla fascia, al 17° e salvataggio in tuffo dell&#8217;estremo difensore; nuova conclusione angolata dopo uno scambio con Di Maria al 37° e ancora il portiere riesce con la mano di richiamo a salvare in angolo. I commentatori argentini sono esaltati: «Le sue apparizioni sono determinati, è un giocatore con un talento unico». </p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> La ripresa si apre con un grande scambio Messi-Verón-Messi, con deviazione di punta della <em>Pulce</em> che non trova il bersaglio grosso. Leo continua a illuminare la scena con accelerazioni brucianti e tocchi felpati, ma manca sempre il gol: al 20° riceve da Tévez dopo un contropiede fulminante, rientra sul sinistro e calcia in diagonale, ma il pallone sfiora il palo. Due minuti dopo Messi danza sulla sfera e serve Higuaín, ma il <em>Pipita</em> è ancora ipnotizzato da Enyeama. Messi è difficile da contenere e la difesa nigeriana è spesso costretta a fermarlo con falli al limite. Al 35°, dopo un triangolo nello stretto con Di Maria, è ancora Enyeama in uscita a dirgli di no: in questo caso, forse più un errore di Messi che un merito del portiere. Ultimo squillo al 44°: nuova accelerazione, scambio con Milito, ma un difensore nigeriano riesce a sporcargli il pallone poco prima del tiro. Nel complesso, una prestazione favolosa, continua, da <em><strong>migliore in campo</strong>: </em>impossibile da fermare per la difesa nigeriana, manca davvero solo il gol. Ottime anche le partite di Verón, prima di uscire infortunato, e Tévez.</p>



<p><strong>Score: </strong>&#8211;<br><strong><strong>Voto:</strong></strong> <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color:#ba0202" class="has-inline-color">7,5</mark></strong></p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Lionel Messi vs Nigeria (World Cup) 2010 English Commentary HD 1080i" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Xb5Vlz7ewRs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Messi contro la Nigeria: una grande partita della <em>Pulce</em></figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Girone: Argentina-Corea del Sud 4-1</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> L&#8217;impatto di Leo nella seconda partita è meno straordinario rispetto alla Nigeria, ma dopo un quarto d&#8217;ora da una sua punizione calciata in area dal versante sinistro un difensore della Sud Corea in spaccata infila inavvertitamente la propria porta per il vantaggio argentino. La difesa asiatica contiene Leo abbastanza bene, fermandolo a volte con dei falli tattici per evitare che si accenda. Al 33° è lui, sempre dal centro-sinistra, ad avviare l&#8217;azione che porta al 2-0 di Higuaín, con un colpo di testa ravvicinato in area. Leo cresce e al 43° parte da centrocampo, scambia con Tévez, salta due uomini in un fazzoletto e dal limite tenta un gol epico con uno scavetto: palla fuori di poco. </p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> Una punizione di Leo al 20° per poco non sorprende il portiere sudcoreano, poi al 31° Leo propizia la terza rete: accelerazione da centrocampo, scambio con il neo entrato Aguero, tiro in corsa appena dentro l&#8217;area, respinta del portiere, ancora Leo che da posizione defilata colpisce il palo e Higuain a porta spalancata mette comodamente dentro. E tre minuti più tardi Leo avvia l&#8217;azione della quarta rete: sua la pennellata sulla sinistra per Aguero, con conseguente cross per Higuain che di testa ancora in tapin realizza la personale tripletta. Per Messi una partita meno continua rispetto alla Nigeria, ma con la capacità di essere ancora determinante pur senza segnare, avendo messo lo zampino in tutte e quattro le reti della squadra. <strong><em>Migliore in campo</em></strong> naturalmente <strong><em>Higuain</em></strong>.</p>



<p><strong>Score:</strong> 1 autogol procurato, propizia 1 gol, avvia l&#8217;azione di 2 gol.<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color:#ba0202" class="has-inline-color"> 7,5</mark></strong></p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Girone: Argentina-Grecia 2-0</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> L&#8217;<em>Albiceleste</em> è già qualificata agli ottavi, e per l&#8217;ultima gara del girone Maradona opera alcuni cambi. Messi però è regolarmente in campo, nel suo spot di trequartista alle spalle di due punte, per l&#8217;occasione Milito e Aguero. Leo gioca un primo tempo abbastanza sotto ritmo: spesso raddoppiato dalla difesa greca, viene a prendere palla a centrocampo e non ha mai modo di accendersi in attacco, sino al 45°, quando ricevuta palla da Verón al limite dell&#8217;area, sul lato destro, si gira in un fazzoletto e calcia a giro verso la porta: il portiere greco Tvoras evita il gol con un grande guizzo.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> Messi è costretto ad arretrare molto per prendersi palloni giocabili, nel contesto di un match che fatica a decollare sul piano dell&#8217;intensità. Leo va a strappi: si riaccende al 24° con una grandissima punizione da lontano, che costringe Tvoras alla deviazione in corner. Poi si incaponisce in alcune azioni personali, forse piccato dal fatto di non essere ancora riuscito a lasciare il segno nel Mondiale. A quattro minuti dal termine l&#8217;azione più bella della sua partita, un&#8217;accelerazione delle sue dalla trequarti in cui salta un avversario, entra in area e scarica un sinistro di terrificante potenza che si schianta sul palo: avrebbe meritato il gol. Messi cerca la marcatura in ogni modo: due minuti più tardi riceve palla da Pastore, salta due uomini e dal limite costringe ancora Tvoras agli straordinari: e sulla respinta Palermo mette dentro in tapin il secondo gol argentino (il primo era arrivato al 32° da corner con Demichelis sotto misura). Per Leo un secondo tempo in crescendo, seppur ancora a secco. Nota di merito per<em> <strong>Verón</strong>, <strong>migliore in campo</strong></em>, autentico catalizzatore di tutte le trame di gioco argentine.</p>



<p><strong>Score:</strong> propizia 1 gol<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color:#ba0202" class="has-inline-color"> 6,5</mark></strong></p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Ottavi di finale: Argentina-Messico 3-1</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> Come nel 2006, l&#8217;ottavo mette di fronte l&#8217;Argentina al Messico, ma a differenza di quattro anni prima stavolta Messi è titolare. Dopo 8 minuti Leo prova a togliersi di dosso il babau degli zero gol segnati e tenta un&#8217;azione personale, calciando però sulla schiena di un difensore e ignorando Tévez in buona posizione sulla sua sinistra. Stesso copione al 12°: Leo ruba palla sulla trequarti, dribbla un uomo e cerca di sorprendere Pérez dal limite senza calcolare compagni meglio piazzati: il portiere messicano blocca. Al 26° la partita si sblocca e Leo ci mette lo zampino: assist per Tévez in verticale, Pérez esce e anticipa l&#8217;<em>Apache</em>, ma la palla torna a Messi che con uno scavetto supera il portiere e innesca nuovamente Tévez, il quale da pochi passi di testa mette dentro. Proteste messicane, dato che Tévez si trova in evidente posizione di fuorigioco, ma l&#8217;arbitro convalida. </p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> Leo assiste abbastanza dietro le quinte al resto dell&#8217;incontro, al 2-0 di Higuain, al 3-0 di <strong><em>Tévez (migliore in campo)</em></strong>, al 3-1 di Hernandez nel secondo tempo. Qualche tocco per smistare palloni semplici, un paio di accelerazioni in cui viene fermato. Si riaccende all&#8217;ultimo minuto, quando partendo da destra, semina un paio di avversari e calcia dal limite: Pérez sventa in corner. Nel complesso, una prestazione ordinaria della <em>Pulce</em>, che dopo un discreto primo tempo con tanto di assist dell&#8217;1-0 sparisce dai radar.</p>



<p><strong>Score:</strong> 1 assist<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color:#ba0202" class="has-inline-color"> 6</mark></strong></p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Quarti di finale: Argentina-Germania 0-4</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> Marcato a vista dall&#8217;onnipresente Schweinsteiger, Messi tocca il primo pallone al 6° e tenta un&#8217;accelerazione qualche minuto più tardi. Ma non è aria e si trova a smistare alcuni palloni sulla mediana, con un&#8217;Argentina subito sotto shock per il vantaggio-lampo di Thomas Müller. Il primo lampo al 22°, con un assist dalla trequarti in verticale per lo scatto di Tévez, anticipato però da Neuer. Al 28° cerca un affondo sulla destra, superando due uomini, ma il suo traversone si spegne sul fondo. Poi continua a cercare uno spiraglio senza esito. E quando prova a lasciare il segno, su punizione oppure all&#8217;ultimo secondo del primo tempo, la palla si perde altissima.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> Leo continua a trotterellare per il campo, cercando spazi, ma la difesa tedesca, spesso in raddoppio, lo chiude sempre bene. Prova a pescare due volte Higuain in verticale, ma una volta è fuorigioco e nell&#8217;altra occasione Neuer disinnesca agevolmente il <em>Pipita</em>. Il 2-0 di Klose al 23° è la mazzata che fa sprofondare definitivamente l&#8217;<em>Albiceleste</em>. Venendo ai giudizi dei singoli, nella Germania brillano un po&#8217; tutti a seconda delle fasi e dei momenti della partita, ma una nota di merito in particolare per Lahm, Schweinsteiger e Thomas Müller. Nell&#8217;<em><strong>Argentina da salvare il coraggio di Di Maria</strong></em>, alcuni lampi di Tévez (a volte un po&#8217; nervoso però) e la verve di Pastore. Messi in generale galleggia e non trascina: il suo Mondiale, partito in modo molto promettente, cala di rendimento una partita dopo l&#8217;altra e si conclude mestamente.</p>



<p><strong>Score:</strong> &#8211;<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 5</mark></strong></p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Lionel Messi vs Germany (World Cup) 2010 English Commentary HD 1080i" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/96xX0oJgp94?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Messi contro la Germania: prova incolore per lui e per tutta l&#8217;Argentina</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mondiale 2014</h2>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Girone: Argentina-Bosnia ed Erzegovina 2-1</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> Leo ci riprova. L&#8217;Argentina sulla carta è ancora forte, anche se non sembra avere più l&#8217;enorme tasso tecnico del 2006 e del 2010. Al debutto contro la Bosnia l&#8217;<em>Albiceleste</em> al 3° è già sull&#8217;1-0: punizione proprio di Messi da sinistra, e Kolasinac devia sfortunatamente nella propria porta. Ma da quel momento Messi resta un po&#8217; dietro le quinte, più volte fermato dalla difesa bosniaca, il tutto mentre è la Bosnia ad avere le occasioni migliori, con Romero miracoloso in un&#8217;occasione su un colpo di testa da corner. Messi si accende all&#8217;improvviso all&#8217;ultimo minuto con una serpentina delle sue, ma il suo assist in area piccola per Agüero è intercettato all&#8217;ultimo. </p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> Nell&#8217;intervallo il ct argentino fa due cambi per provare a ravvivare il gioco, inserendo Higuain e Gago. Ma è la Bosnia che fa sempre la partita e si rivela più pericolosa. Al 9° Leo torna a farsi vedere con un assist in area per<em> El Kun</em> Agüero, che però spara alle stelle. L&#8217;occasione sveglia l&#8217;Argentina e al 15° ancora Messi innesca Agüero, il cui tiro però è fiacco ed è agile preda del portiere Begovic. Messi è decisamente più ispirato rispetto al primo tempo e al 20° passa a riscuotere: accelerazione dalla trequarti, scambio con un compagno, dribbling a un difensore al limite dell&#8217;area, sinistro chirurgico, palo e gol. Una liberazione, nonché una rete di splendida fattura.<em> <strong>Messi, migliore in campo</strong></em>, continua a illuminare la scena, offrendo due ottimi palloni a Di Maria e Higuain in area, che però non danno frutti. Il pubblico a un certo punto punto grida “Messi, Messi” a sottolineare un secondo tempo di alto livello, con Leo che all&#8217;ultimo minuto calcia sull&#8217;esterno della rete da buona posizione la possibile doppietta.</p>



<p><strong>Score:</strong> 1 gol, 1 autogol procurato<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 7</mark></strong></p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Girone: Argentina-Iran 1-0</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> L&#8217;Iran si difende bene e per tutto il primo tempo riesce a sporcare il gioco dell&#8217;Argentina e impedire che le stelle dell&#8217;<em>Albiceleste</em> si accendano, in particolare l&#8217;impalpabile Higuain. A parte un paio di tentativi di Agüero, la squadra fatica a essere pericolosa. Messi viene fermato più volte e si fa vedere per la prima volta al tiro al 31° con una punizione dal limite alta non di molto. Cinque minuti più tardi Leo pennella da sinistra una punizione per la testa di Garay in area piccola: alta. </p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> Messi prova a scuotere i suoi all&#8217;inizio del secondo tempo: accelerazione per vie centrali, dribblng e assist a Zabaleta, il cui tiro si spegne sul fondo. L&#8217;Argentina rischia di capitolare qualche minuto dopo, quando Romero è miracoloso su un colpo di testa ravvicinato di Reza. Poi al 15° il primo vero lampo di Leo: altra accelerazione in campo aperto e piazzato mancino dal limite: fuori di un soffio. L&#8217;Iran però continua a ribattere colpo su colpo ed è ancora <em><strong>Romero</strong>, <strong>migliore in camp</strong></em><strong><em>o</em></strong>, a risultare stellare in altri due occasioni, a fronte di alcune chances anche per l&#8217;Argentina sui piedi di Di Maria e Palacio. Al 29° Leo sfiora il gol su punizione: la palla finisce sull&#8217;esterno della rete. E all&#8217;ultimo secondo, il gol decisivo: ricevuta palla da Zabaleta sulla destra, Messi si accentra e dal limite lascia partire un sinistro a giro che si spegne nell&#8217;angolo opposto. Un capolavoro.</p>



<p><strong>Score:</strong> 1 gol<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 7</mark></strong></p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Girone: Argentina-Nigeria 3-2</h3>



<p><em>Messi titolare</em>, <em>esce al 18° del secondo tempo per Alvarez</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> L&#8217;Argentina, con sei punti, è già qualificata agli ottavi. La Nigeria, a quota quattro, non deve perdere: se l&#8217;Iran battesse la Bosnia, la scavalcherebbe in classifica. Pronti-via e Leo va subito in gol: al 2° Mascherano apre per Di Maria, solo in area, <em>El Fideo</em> calcia sul palo, la palla sbatte sul portiere nigeriano Enyeama e torna in gioco, Messi arriva da dietro e di giustezza infila sotto la traversa. Un minuto e mezzo dopo Musa pareggia con un gol splendido a giro. La partita è spumeggiante: al 9° Messi innesca Higuain in area, il <em>Pipita</em> dribbla Enyeama, ma poi non riesce a inquadrare la porta. Messi è ispirato, da lui passano quasi tutte le azioni offensive della squadra e favorisce alcuni pericolosi tiri dei compagni, da Higuain a Di Maria. Al 44° Leo torna a farsi sentire in prima persona, con una splendida punizione dal fronte destro dell&#8217;attacco a girare, Enyeama alza in corner. Un paio di minuti dopo Leo prende palla sulla trequarti, dribbla un uomo e viene steso quasi al limite: altra punizione pennellata di Leo e stavola Enyeama non può nulla: doppietta.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> Nel giro di due minuti prima Musa fa 2-2, poi Rojo di testa da corner riporta avanti l&#8217;<em>Albiceleste</em>. Messi inizia il secondo tempo sulla falsariga del primo, e all&#8217;8° con una grande giocata pesca Higuain sul filo del fuorigioco, ma il <em>Pipita</em> è ipnotizzato da Enyeama. Al 10° Leo va vicino al tris, deviando sul primo palo in area un cross di Rojo da sinistra: pallone a lato di un soffio. Al 18°<em> <strong>Messi</strong>, <strong>migliore in campo</strong></em>, esce tra l&#8217;ovazione dello stadio per fare spazio a Ricky Alvarez.</p>



<p><strong>Score:</strong> 2 gol<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 7,5</mark></strong></p>



<p></p>



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</div><figcaption class="wp-element-caption">Tutti i gol di Messi nel girone: un avvio di Mondiale molto convincente per la <em>Pulce</em></figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Ottavi di finale: Argentina-Svizzera 1-0 dts</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> Partenza a ritmi non sostenutissimi da parte dell&#8217;<em>Albiceleste</em>, il cui primo squillo al 12° porta la firma (manco a dirlo) di Messi: tiro-cross da sinistra, Benaglio si distende e blocca. Al 25° punizione di Messi da destra per la testa di Higuain: alto. L&#8217;Argentina in generale fatica a produrre gioco contro una Svizzera ben organizzata e orchestrata da uno Shaqiri particolarmente ispirato. Romero salva due volte su Xhaka e Drmic, entrambi innescati da Shaqiri. Leo non ha molto modo di accendersi, anche se al 41° dà vita a un&#8217;azione con ripetuti scambi con Higuain e Di Maria, il cui tiro conclusivo è agile preda di Benaglio.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong>  Il secondo tempo si apre con un cross temibile di Messi e Lavezzi anticipato al momento del tapin, ma la Svizzera è sempre pericolosa e Romero deve stare attentissimo. L&#8217;Argentina però cresce, sfornando alcune buone occasioni, con Messi spesso nei panni del regista. Al 22° primo tiro di Leo, con un fendente da fuori di controbalzo, la palla sorvola di poco la traversa. Come già successo in altre partite di questo Mondiale, il secondo tempo della <em>Pulce </em>è decisamente in crescita: c&#8217;è sempre il suo zampino, con un cross teleguidato al 30° per il colpo di testa a centro area del neo entrato Palacio: palla larga. Passano tre minuti e Leo raccoglie un pallone vagante al limite, entra in area facendosi largo tra le maglie della difesa e scocca un diagonale a pelo d&#8217;erba che costringe Benaglio a un grande intervento. Anche se la Svizzera si rivela una rivale tostissima, Messi è ispirato: a tre minuti dalla fine si produce in un&#8217;azione delle sue, parte dalla fascia mancina, supera due uomini, entra in area, assist d&#8217;oro a Palacio che però viene fermato sul più bello in corner.</p>



<p><strong>Supplementari </strong>Leo al 4° pennella una punizione sulla testa di Palacio, il cui colpo di testa impegna Benaglio, che è stato il migliore degli svizzeri nel secondo tempo. Leo fatica nei supplementari a entrare nel gioco, come sottolineato anche dai telecronisti spagnoli, ma torna ad accendersi nel momento più importante, a due minuti dalla fine, quando Palacio recupera palla e lo serve sulla trequarti, Messi accelera lasciando un uomo sul posto, arriva al limite e apre per<em> <strong>Di</strong> <strong>Maria</strong>,<strong> migliore in campo</strong></em> e uomo più pericoloso dei suoi, che scocca il diagonale vincente. A tempo scaduto la Svizzera prende un palo con Dzemaili facendo tremare ancora i polsi ai tifosi dell&#8217;<em>Albiceleste</em>.</p>



<p><strong>Score:</strong> 1 assist<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 7</mark></strong></p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Quarti di finale: Argentina-Belgio 1-0</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> Uno dei quarti di finale più attesi. Messi sembra ispirato. Al 3° ha campo e avanza, apre a sinistra per Lavezzi, il cui cross in area piccola per Higuain è intercettato da Kompany. All&#8217;8° è lui ad avviare l&#8217;azione del gol: si destreggia bene sulla trequarti, poi serve Di Maria, il cui tentativo di imbucata in area è deviato da Vertonghen, la palla giunge ugualmente a <em><strong>Higuain</strong> </em>che di prima intenzione con il destro infila l&#8217;angolino: una liberazione per il <em>Pipita</em>, autore fin qui di un Mondiale negativo, ma artefice di una partita maiuscola, senz&#8217;altro<em> <strong>il migliore in campo</strong></em>. Leo va al piccolo trotto, non riesce a prendere in mano il gioco e rimane un po&#8217; isolato, e quando tenta un&#8217;azione personale al 25° la difesa belga lo ferma agevolmente. La giocata più bella nella partita di Messi arriva al 28°, con un lancio rasoterra splendido dalla propria metà campo che premia lo scatto di Di Maria, il cui tiro viene murato da un difensore. Nell&#8217;occasione <em>il Fideo</em> mette male il piede ed è costretto a uscire: prova a rientrare qualche minuto più tardi, ma non riesce a camminare e viene sostituto da Perez. Il suo Mondiale finisce qui. Leo si procura una punizione dal limite al 40° e calcia lui stesso: alto non di molto.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> L&#8217;Argentina parte meglio e all&#8217;8° una punizione minacciosa in area di Messi è smanacciata in corner da Courtois. Leo gioca sotto traccia e dietro le quinte, senza riuscire a cambiare marcia ed è a volte un po&#8217; impreciso anche nei passaggi. Prova a riscattarsi in pieno recupero quando, lanciato da Gago, è solo davanti a Courtois, ma spara in bocca al portiere belga in uscita il possibile raddoppio.</p>



<p><strong>Score:</strong> avvia l&#8217;azione del gol<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 6</mark></strong></p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Semifinale: Argentina-Olanda 4-2 dts (0-0)</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> Inizio di partita particolarmente bloccato, si percepisce parecchia tensione in campo. Messi è abbastanza ingabbiato, ma prova a farsi luce al 15° con una punizione dal limite, sulla quale Cillesen si allunga e blocca. L&#8217;occasione sembra svegliare dal torpore Leo, che nei minuti successivi dà vita ad alcune interessanti combinazioni con i compagni. Messi va a sprazzi e quando prova ad accendersi la difesa olandese lo ferma, a volte ricorrendo al fallo. Altro lampo nel recupero, con un dribbling a centrocampo e un lancio illuminante ad aprire il campo sulla sinistra per Rojo, che però spreca tutto. </p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> I secondi 45 minuti di Messi sono decisamente incolori: <em>la Pulce</em> non trascina, non si accende, resta isolato, in un contesto di partita povero di emozioni: le occasioni migliori capitano sui piedi di Higuain da un lato, innescato da<strong><em> Perez (il migliore dell&#8217;Argentina</em></strong> fino a quando è in campo<strong> <em>con Mascherano</em></strong>, il quale però si rivela un gigante in fase difensiva ma troppo lento e prevedibile come regista), e con Robben dall&#8217;altro, disinnescato proprio da Mascherano all&#8217;ultimo minuto. </p>



<p><strong>Supplementari </strong>Messi continua a essere un&#8217;ombra, salvo accendersi a 4 minuti dalla fine, con un&#8217;accelerazione sulla destra, in cui semina un paio di uomini, cross da fondo campo sul secondo palo per una volée di Maxi Rodriguez senza esito. Ai rigori il grande protagonista è il portiere Romero, che neutralizza due penalty olandesi. Messi ha il merito di trasformare con precisione il suo, ma la sua prestazione resta insufficiente: dopo un primo tempo globalmente sufficiente, Leo non si vede praticamente più.</p>



<p><strong>Score:</strong> &#8211;<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 5</mark></strong></p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Finale: Argentina-Germania 0-1 dts</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> La Germania arriva da favorita: più squadra, più completa e con una semifinale dominata contro il Brasile: 7-1. Il possesso palla è tedesco fin dai primi minuti, l&#8217;<em>Albiceleste</em> agisce di rimessa. Al 7° Messi sfugge via a Hummels sulla destra, arriva sul fondo e mette un intrigante pallone in mezzo, ma nessuno arriva per la deviazione. Messi pressa poco e cammina, con l&#8217;Argentina ammorbata dal possesso della Germania e costretta sulla difensiva. Alla mezz&#8217;ora la <em>Pulce </em>apre a destra per Lavezzi, cross a centro area e Higuain &#8211; che in precedenza si era divorato un gol solo davanti a Neuer &#8211; mette dentro da pochi passi. Ma il gol è annullato per fuorigioco. Leo procede molto a strappi, la partita è di marca tedesca. Al 40°, lanciato da dietro sul filo del fuorigioco, sfugge alla difesa, ma prima di calciare, il pallone gli viene sporcato da dietro da Hummels e l&#8217;azione sfuma. In generale Messi non sembra in grande condizione, corre poco e sembra anche poco determinato a voler far suo un traguardo che insegue da sempre.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> Pronti-via, e al 2° Messi ha subito la più ghiotta delle opportunità, con un diagonale in corsa che termina a lato di un soffio sulla sinistra della porta di Neuer. La partita stenta a decollare, e la ripresa è ancora più soporifera della prima frazione. Messi gira un po&#8217; a vuoto e torna a farsi vedere al 30°, quando parte largo, si accentra e prova a sorprendere Neuer con un sinistro a giro: il pallone finisce largo di un metro. Leo fa poco, ma va anche detto che l&#8217;Argentina non ci prova mai, a parte lui. Il secondo tempo vede un Messi che comunque prova a fare qualcosa di più, rincorrendo almeno gli avversari e provando a dare una mano più consistente in fase di filtro. </p>



<p><strong>Supplementari </strong>Le squadre hanno oramai esaurito gran parte delle energie, anche se la Germania continua a produrre più gioco e all&#8217;8° del secondo tempo, <em><strong>Schurrle</strong>,<strong> il migliore in campo</strong></em> in un panel che comprende anche <em><strong>Lahm</strong>, <strong>Boateng</strong> <strong>e il match-winner Gotze</strong></em>, pesca con un lob dalla fascia proprio Gotze in area, controllo al volo e conclusione di sinistro che batte Romero: è il gol-partita. Al 12° Messi, da un cross un po&#8217; casuale da fondo campo, ha un&#8217;occasione per colpire di testa dal limite, ma non è facile dare forza al tiro e la palla finisce alta sulla traversa. All&#8217;ultimo secondo Messi viene steso sulla trequarti da Schweinsteiger, batte lui stesso la punizione e la palla si perde altissima, specchio di un Mondiale partito in pompa magna ma concluso con il fiele in bocca. Una finale decisamente negativa di Messi, prima ancora che per la mancanza di leadership e di impatto nelle giocate nei momenti chiave, per l&#8217;atteggiamento molto sommesso. Nell&#8217;Argentina il migliore della finale &#8211; e di tutto il Mondiale &#8211; non è Mascherano (bravissimo in fase di rottura, ma insufficiente come regista) come diversi credono, ma <strong><em>Garay, centrale che non sbaglia un intervento in sette partite</em></strong>.</p>



<p><strong>Score:</strong> &#8211;<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 5</mark></strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div><figcaption class="wp-element-caption">Messi contro la Germania: una finale amara e da dimenticare per Leo</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mondiale 2018</h2>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Girone: Argentina-Islanda 1-1</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> L&#8217;Argentina si presenta al Mondiale un po&#8217; dimessa, con Messi che nelle qualificazioni è stato decisivo per consentire alla squadra di staccare il pass per la Russia. L&#8217;Islanda, al debutto in una fase finale di Coppa del mondo, si presenta senza timori reverenziali. L&#8217;Argentina non è nel novero delle favorite, per la prima volta dopo diversi decenni si presenta con una squadra dal valore medio piuttosto basso. Messi prova ad accenderla all&#8217;8° con una punizione, che Tagliafico devia sul fondo di testa di pochissimo. Ma l&#8217;Islanda sfiora poi due volte il gol. Messi appare comunque ispirato, corre, mette in gioco i compagni, ci prova: al 17° si accentra e scarica un sinistro potente, respinto dal portiere Halldorsson, antipasto del gol di Aguero qualche minuto più tardi. Leo al 21° intercetta ancora un pallone sulla trequarti e prova a piazzarla, Halldorsson c&#8217;è. Peccato che al 23° l&#8217;Islanda pareggi dopo una serie di orrori della difesa argentina. L&#8217;Argentina stringe d&#8217;assedio la porta islandese e Messi dà vita a un paio di scambi in velocità interessanti con Aguero e Biglia, che per dettagli non lo portano al tiro. Ma nel finale l&#8217;Islanda va due volte vicina all&#8217;incredibile sorpasso.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> L&#8217;Argentina continua a soffrire nei primi minuti. Messi prova un paio di accelerate delle sue, senza esito. Al 17° pesca Meza in area, il compagno viene steso e l&#8217;arbitro (che avrebbe già potuto concedere due rigori, uno per parte) accorda il penalty per l&#8217;Argentina: dal dischetto però Leo si fa ipnotizzare da Halldorsson, calciando in modo troppo prevedibile. Leo prova a riscattarsi, ma gli manca sempre un po&#8217; di lucidità, limitato dai sistematici raddoppi dei difensori islandesi: calcia alto un paio di punizioni e non riesce mai a liberarsi con pericolosità al tiro. L&#8217;impegno e la voglia da parte della <em>Pulce </em>non mancano comunque e a dieci minuti dal termine sfiora un eurogol con un mancino da fuori a giro che termina a lato di un soffio. Azione quasi identica qualche minuto dopo, ma stavolta è Banega che devia inavvertitamente la conclusione diretta verso la porta: Messi non è nemmeno fortunato&#8230; Al 2° minuto di recupero Leo si libera ancora del marcatore, ma ha la palla sul destro e spara fuori. La sua prestazione non è negativa, anche se poco lucida quando conta. <em><strong>Il migliore dell&#8217;Argentina</strong></em> è <strong><em>Mascherano</em></strong>, sempre leader della nazionale nel bene e nel male; il peggiore Di Maria, irroconoscibile e sostituito.</p>



<p><strong>Score:</strong> 1 rigore sbagliato<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 5,5</mark></strong></p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Girone: Argentina-Croazia 0-3</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> L&#8217;Argentina è già con le spalle al muro, contro una Croazia forte, che ha vinto con sicurezza all&#8217;esordio contro la Nigeria. Possesso palla in prevalenza argentino al via, anche se i pericoli maggiori sono croati. Al 12° primo squillo di Messi, che innesca sapientemente Salvio sull&#8217;out di destra, cross per Meza, il cui tiro a botta sicura è respinto in angolo da Lovren. La partita non decolla, ma l&#8217;Argentina sembra metterci più grinta, con una traversa fortuita di Acuna e un gol divorato da Perez a porta vuota.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> Gara a ritmi non elevati, poi al 7° Caballero regala il vantaggio a Rebic con una follia. La reazione argentina è timida e paurosa: Messi si vede al 18° quando con Higuain e Meza, in un&#8217;azione convulsa, non va lontano dal pari. Leo arretra per cercare palloni giocabili, ma al di là di qualche tocco felpato non riesce mai a trovare spazio per accendersi. La Croazia cala il bis a 10 minuti dal termine con uno splendido gol di <strong><em>Modric</em></strong>,<em><strong> migliore in campo</strong></em>, e poi il tris a tempo scaduto con Rakitic. <strong><em>Per Messi la sua peggior partita ai Mondiali</em></strong>: mai un guizzo o uno spunto degno della sua classe, mai un tiro. Il peggiore di tutti è ovviamente Caballero. Nella peggior Argentina di sempre ai Mondiali, perlomeno nel dopo &#8217;58, da salvare quasi niente:<strong><em> forse il primo tempo di Acuna e lo spirito di Meza</em></strong>.</p>



<p><strong>Score:</strong> &#8211;<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 4,5</mark></strong></p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Girone: Argentina-Nigeria 2-1</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> L&#8217;Argentina è costretta a vincere e sperare che l&#8217;Islanda non batta la Croazia, per qualificarsi agli ottavi. L&#8217;<em>Albiceleste</em> inizia la partita con un piglio aggressivo: Messi prova a riscattare l&#8217;opaca prova contro la Croazia e abbozza un paio di serpentine delle sue nei primi minuti. Al 14°<em> el Diez</em> stoppa splendidamente un lancio di Banega con la coscia, se la porta avanti e calcia in corsa sul palo lontano con il destro: gran gol, per il vantaggio dell&#8217;Argentina. Leo prende fiducia e delizia la platea con alcuni tocchi, poi al 27° verticalizza in modo splendido per Higuain, anticipato al momento del tiro dall&#8217;uscita disperata del portiere nigeriano Uzoho. Al 34° fallo su Di Maria lanciato a rete: punizione dal limite, Messi calcia a giro, la palla supera la barriera e centra il palo. Altro squillo di una <em>Pulce </em>particolarmente <em>on fire.</em> Messi, con degli scambi in velocità con Higuain e Di Maria, crea scompiglio nella difesa nigeriana al 38°, e al 46° lo si vede persino recuperare un pallone vicino alla bandierina del corner, nel contesto di un primo tempo dominato dalla squadra sudamericana.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> Avvio shock per l&#8217;Argentina, con Mascherano che trattiene Balogun in area al 5°. Rigore trasformato da Moses. Il pari scuote la Nigeria, che gioca molto più a viso aperto, mentre l&#8217;<em>Albiceleste</em> non riesce più a costruire gioco con la sicurezza di prima e a rendersi pericolosa, con Messi che fatica a trovare spazio tra le linee. Passato un quarto d&#8217;ora difficile, l&#8217;Argentina torna a premere, Leo veste i panni del regista e prova a mettere in ritmo i compagni. Dopo aver rischiato di subire un rigore, Messi tra il 32° e il 33° dà il là a due azioni potenzialmente pericolose, che non fruttano tiri verso la porta per dettagli, prima che Higuain si divori (al solito&#8230;) la comoda palla del 2-1 da centro area al 35°. In un&#8217;altalena di occasioni, al 41° un cross da destra di Mercado trova <strong><em>Rojo</em></strong>, alla fine <strong><em>il migliore in campo</em></strong>, puntuale per una deviazione volante che si spegne nell&#8217;angolino e regala gli ottavi all&#8217;<em>Albiceleste</em>. C&#8217;è ancora tempo per vedere un Messi tutto cuore e <em>garra</em>, che sporca in fallo laterale un rinvio di Idowu e poi si prende un fallo preziosissimo in attacco, utile per far rifiatare i suoi, in attesa di dare il via alla festa.</p>



<p><strong>Score:</strong> 1 gol<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 6,5</mark></strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Ottavi di finale: Argentina-Francia 3-4</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> L&#8217;Argentina non è di certo favorita, contro una Francia che appare molto sicura e forte in ogni reparto, costruita intorno al 19enne Mbappé, astro nascente del calcio mondiale. Il ct Sampaoli disegna un modulo prudente, un 5-4-1 con Messi unica punta: fuori Higuain e fuori Aguero. È proprio Mbappé che sblocca la gara al 12° con un coast to coast dalla propria metà campo, che porta al fallo di rigore plateale di Rojo e alla trasformazione di Griezmann, che qualche minuto prima aveva colpito la traversa su punizione. Messi agisce di fatto, come già nelle partite del girone, da regista avanzato a uno o due tocchi, lontano dalla porta, senza avere il modo o lo spazio per improvvisare una serpentina o tentare una conclusione a rete. La partita viaggia a strappi. Poi Di Maria al 41° trova l&#8217;eurogol del pari con un missile terra-aria da fuori area.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> Lo scatenato Di Maria si guadagna al 2° una punizione sul lato sinistro dell&#8217;attacco: batte Banega, respinge la difesa, Messi dal fronte destro dell&#8217;area rimette dentro in modo un po&#8217; fortunoso e, in maniera ancora più fortunosa, Mercado devia in rete: l&#8217;Argentina, sorprendentemente, passa a condurre. L&#8217;Argentina ci mette <em>garra </em>e corsa, la Francia va a ondate, poi Pavard trova un altro eurogol al 12°: 2-2. Al 19° Mbappé di potenza infila il 3-2 in area piegando le mani a Franco Armani. Al 22°, pescato da Giroud, ancora Mbappé trova la doppietta personale in diagonale e il 4-2. E Messi? Messi continua a galleggiare tra le linee, guadandosi alcuni falli, agendo da regista che indirizza il gioco sulla trequarti, ma non riesce mai a calciare verso la porte né a cambiare marcia, in un contesto di squadra che &#8211; va detto &#8211; è tutto fuorché luccicante, anzi. Tanto che anche quando Leo riesce a liberarsi dell&#8217;uomo al 35° e servire in buona posizione a destra Meza, il tiro di quest&#8217;ultimo non impensierisce Lloris. A 6 minuti dal termine Messi salta un avversario ed entra in area un po&#8217; defilato, ma calcia debolmente con il destro a rientrare tra le braccia di Lloris. Un minuto più tardi Leo verticalizza splendidamente per Aguero, che viene murato. In pieno recupero, al 47°, Messi riceve sulla trequarti da Di Maria e con uno scavetto magnifico pesca oltre la difesa schierata la testa di Aguero per la rete del 4-3. E all&#8217;ultimo secondo l&#8217;Argentina, clamorosamente, non va lontana dal 4-4. A livello di singoli,<strong><em> il migliore in campo</em></strong> è ovviamente <em><strong>Mbappé</strong></em>; nell&#8217;Argentina, Di Maria. Argentina che è apparsa davvero poca cosa in questo Mondiale, come singoli, come squadra e come momento.</p>



<p><strong>Score:</strong> 2 assist<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 6</mark></strong></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mondiale 2022</h2>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Girone: Argentina-Arabia Saudita 1-2</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> Reduce dalla vittoria in Coppa América nel 2021, dopo molti tentativi andati a vuoto, l&#8217;Argentina si presenta in Qatar con una squadra rodata, ma non nel novero delle favorite: sulla carta, Francia, Brasile, Inghilterra e Portogallo appaiono superiori e altre non inferiori. Messi e Di Maria sono i leader di una rosa in gran parte rinnovata rispetto al disastro di Russia 2018. La &#8220;prima&#8221; è contro l&#8217;Arabia Saudita. Messi pare subito in palla: dopo 2 minuti raccoglie una respinta della difesa e calcia a botta sicura appena dentro l&#8217;area, grande risposta di Al-Owais in tuffo basso. Al 10&#8242;, su una punizione da sinistra, un difensore arabo trattiene in area Paredes. L&#8217;arbitro viene richiamato dal VAR e concede rigore all&#8217;Argentina: Messi calcia piano e rasoterra, ma spiazza Al-Owais per l&#8217;1-0. Al 19° Messi pesca con una felice verticalizzazione Lautaro Martinez, che calcia alto, ma l&#8217;attaccante era in fuorigioco. Al 21° su un rilancio dalle retrovie, Messi si invola verso la porta e batte Al-Owais, ma la rete viene annullata per fuorigioco davvero millimetrico della <em>Pulce</em>. Al 28° altro gol annullato a Lautaro Martinez per fuorigioco dopo la chiamata del VAR. Ma in generale è un&#8217;Argentina in pieno controllo e con un Messi davvero ispirato e nel cuore della squadra. Al 35° nuova palla di Messi per Lautaro, e altro gol annullato per fuorigioco: una maledizione. Gran primo tempo di Leo.</p>



<p><strong>Secondo tempo </strong>L&#8217;inizio di secondo tempo è uno shock e fa riaffiorare antichi fantasmi: al 2° Messi, pressato, perde palla a centrocampo, l&#8217;azione porta al tiro e al gol in diagonale Al-Shehri dopo che la difesa appare un po&#8217; distratta. Tre minuti dopo un&#8217;Argentina in confusione subisce il secondo gol di Al-Dawsari. Messi prova a reagire e al 9°, dopo uno scambio in velocità con Di Maria e Lautaro, viene anticipato all&#8217;ultimo da un difensore al momento del tiro. Facile dirlo con il senno di poi, ma a differenza di quanto era avvenuto in passato, negli altri Mondiali in cui l&#8217;Argentina di Messi era finita sotto nel punteggio, in questo caso l&#8217;<em>Albiceleste </em>non smette di giocare e di metterci grinta, sfornando diverse occasioni fallite per inezia. Lo stesso Messi sembra maggiormente presente e nel vivo del gioco. Prova a mettere Lautaro davanti alla porta in un paio di occasioni, poi ci riesce al 27° con Di Maria, il cui tiro schiacciato è però facile preda di Al-Owais. Al 35° Messi, a conti fatti il più brillante dei suoi anche nella ripresa &#8211; verticalizzando molto e provando ad agire da regista senza più l&#8217;ombra lunga di Mascherano &#8211; ha una buona chance su punizione dal limite, ma spara alto. Al 38° Di Maria pesca bene in area Leo, che non riesce a dare forza al colpo di testa, Al-Owais blocca. Al 4° di recupero Messi in area perde l&#8217;attimo per calciare dal limite e poi l&#8217;azione sfuma dopo che <em>la Pulce</em> si incaponisce in un&#8217;azione personale.</p>



<p><strong>Score:</strong> 1 gol<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 6</mark></strong><br><strong>Pagelle Argentina:</strong> E. Martinez 6; Molina 6, Otamendi 5,5, Romero 5 (st 14&#8242; Lis. Martinez 6), Tagliafico 6 (st 26&#8242; Acuna 6); De Paul 5, Paredes 5,5 (st 14&#8242; Fernandez 6); Di Maria 6, <em><strong>Messi 6 (il migliore)</strong></em>, Gomez 5,5 (st 14&#8242; Alvarez 5,5); Lautaro 5,5. Ct: Scaloni 5,5.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Girone: Argentina-Messico 2-0</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> L&#8217;Argentina è già costretta a vincere per non uscire prematuramente dal Mondiale. Avvio molto timido dell&#8217;<em>Albiceleste</em> contro un Messico (0-0 contro la Polonia al debutto) intraprendente. Messi, spinto anche dai telecronisti argentini («Te adoramos Leo» commentano), al 25° avvia la prima azione degna di nota, conclusa con un tiro-cross insidioso di Montiel che termina sul fondo. L&#8217;Argentina fatica a costruire gioco, e la prima conclusione in porta dell&#8217;incontro porta la firma di Messi, punizione dal lato destro al 33° deviata da Ochoa. Nel finale il Messico ci prova due volte con Vega. Gara finora bloccatissima.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> La ripresa prosegue sulla falsariga della prima frazione, con un&#8217;Argentina molto lenta nel far girare palla e incapace di trovare spazi. Imbeccato da Mac Allister, al 4° Messi accelera e viene steso al limite: primo vero spunto in verticale della sua partita. Ma la punizione è alta, simile a quella calciata contro l&#8217;Arabia Saudita. L&#8217;Argentina aumenta la pressione e l&#8217;intensità, però di occasioni vere non ne arrivano. Al di là di un pallone sbagliato, Messi prova ad accendersi a tratti con alcuni strappi e suggerimenti degni di nota. Poi al 19° la zampata del fuoriclasse: è Messi a toccare per primo nello sviluppo dell&#8217;azione, la palla giunge a Di Maria sulla destra, che rimette in mezzo quasi al limite per Leo, controllo e shot a pelo d&#8217;erba immediato di sinistro, palla in buca d&#8217;angolo dove Ochoa non può arrivare: un gran gol. L&#8217;Argentina gioca più sciolta e al 25° ancora Messi avvia un&#8217;azione che porta al tiro da buona posizione Molina: largo. Nuovo lampo di Messi al 32°: triangolo largo con Alvarez, Leo defilato in area prova ugualmente a calciare, Ochoa salva in corner con i piedi: la palla però era già uscita. Leo conferma di essere <em>on fire</em>, al 34° nasconde la palla a due messicani sulla trequarti con un gioco di magia, prima di guadagnare fallo. Al 42° ecco il bis: corner da sinistra, De Paul tocca corto per Messi che premia al vertice dell&#8217;area l&#8217;inserimento di Enzo Fernandez (migliore in campo dopo Leo), il giovanissimo centrocampista si apre lo spazio e a giro infila il &#8220;sette&#8221;: altra perla. Un secondo tempo di crescita esponenziale di Messi, per presenza e impatto, la risposta secca e decisa a quanti pensano che non fosse decisivo in nazionale: con l&#8217;Argentina sul baratro di una clamorosa eliminazione, è lui a tenerla in vita.</p>



<p><strong>Score:</strong> 1 gol, 1 assist<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 7,5</mark></strong><br><strong>Pagelle Argentina:</strong> E. Martinez 6; Montiel 6 (st 18&#8242; Molina 6,5), Otamendi 7, Lis. Martinez 6,5, Acuna 6,5; Di Maria 6 (st 24&#8242; Romero 6,5), De Paul 6, Rodriguez 5 (st 12&#8242; E. Fernandez 7,5), Mac Allister 6; <strong><em>Messi 7,5 (il migliore)</em></strong>, Lautaro 5 (st 18&#8242; Alvarez 6,5). Ct: Scaloni 7.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Lionel Messi Goal vs. Mexico (Tactical Camera) | Argentina 2-0 Mexico | 2022 FIFA World Cup" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/lcROODgWxhw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Il gol di Messi al Messico</figcaption></figure>



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<h3 class="wp-block-heading">Girone: Argentina-Polonia 2-0</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> Partita decisiva per l&#8217;Argentina, contro una Polonia che ha un punto in più nel girone. Buon avvio dell&#8217;<em>Albiceleste</em>: il primo tiro nello specchio della porta è di Messi, al 6°, conclusione di destro dal limite dopo essersi liberato di un avversario, Sczesny blocca facile a terra. Al 9° scambio nello stresso Messi-Di Maria, tiro di quest&#8217;ultimo che sfortunatamente impatta contro Leo. La <em>Pulce </em>sembra comunque ispirata. Due minuti dopo Di Maria dalla fascia serve Messi al limite, accelerazione del <em>Diez</em> superando un paio di uomini, ingresso in area da posizione un po&#8217; defilata, tiro sul primo palo e respinta di Sczesny. Gran palla ancora di Messi dalla trequarti per Acuna al 17°, il terzino calcia alto da buona posizione. Ancora una gran palla di Leo per Acuna al 19°, colpo di testa debole tra le braccia del portiere. Si gioca a una porta sola, con l&#8217;Argentina che domina e sfiora l&#8217;1-0 con Alvarez e ancora Acuna. Dopo un <em>golazo </em>sfiorato da Di Maria direttamente da corner e un&#8217;altra occasione per Alvarez, al 34° quest&#8217;ultimo pesca Messi sul secondo palo, la <em>Pulce </em>non riesce a indirizzare verso la porta ostacolato da Sczesny. L&#8217;arbitro viene chiamato dal VAR e concede il rigore: generoso (sarà l&#8217;unico tra quelli assegnati all&#8217;Argentina, gli altri saranno tutti netti). Dal dischetto, Messi calcia abbastanza angolato, ma è spettacolare la risposta del portiere polacco che intercetta in tuffo con la mano di richiamo. Leo però è davvero in fiducia e non risente dell&#8217;errore: un minuto dopo pesca con un&#8217;altra apertura splendida Acuna in area, ma il terzino invece che calciare solo davanti a Sczesny tenta un improbabile cross in area piccola e l&#8217;azione sfuma. Al 41° ancora Alvarez per Messi, tiro-cross insidiosissimo che attraversa l&#8217;area piccola senza trovare la deviazione vincente di un compagno. L&#8217;Argentina chiude ancora in attacco: finora ha giocato una partita maiuscola e avrebbe meritato il vantaggio, ma ha trovato sulla propria strada uno Sczesny enorme.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> Alla prima azione di gioco &#8211; che coinvolge quasi tutta la squadra, compreso Messi &#8211; l&#8217;Argentina capitalizza la superiorità dei primi 45 minuti e va in gol: cross di Molina e zampata di Mac Allister, palla sul palo e poi in rete. Leo cerca il gol a ogni costo: all&#8217;8° accelera partendo dalla trequarti, attira su di sé diversi difensori, ma si incaponisce in un&#8217;azione personale e una volta in area perde il controllo della sfera che termina sul fondo. Leo comunque gioca bene, in un contesto di squadra che funziona a meraviglia. All&#8217;11° Messi si infila in area, non riesce a calciare per un rimpallo, la palla giunge poi ad Alvarez: rimpallato anche lui. Al 16° Messi apre un corridoio a sinistra per il neo entrato Tagliafico con un colpo geniale, il cross del terzino trova la deviazione di Mac Allister, ma stavolta Sczesny neutralizza. È un&#8217;Argentina che gioca sul velluto. Nuovo assolo di Messi al 18°, murato in corner al momento del tiro. Al 21° ancora un break di Messi che resiste alla carica di un avversario e poi apre per Molina a destra, l&#8217;azione prosegue coinvolgendo altri giocatori, fino a che Fernandez non innesca in area Alvarez, controllo e tiro nel &#8220;sette&#8221;, per un 2-0 più che meritato. Al 26° Enzo Fernandez va via sulla sinistra, cross in area, Messi arriva e calcia di prima intenzione, altra grande risposta con il corpo di <strong><em>Sczesny</em></strong>, <em><strong>migliore in campo</strong></em> (senza di lui la Polonia avrebbe subito una sconfitta molto più netta). Altra magia di Messi al 28°, con un pallone pazzesco in verticale per lo scatto di Alvarez, che solo davanti a Sczesny calcia sull&#8217;esterno della rete. A 7 minuti dal termine Messi ne supera due poi scarica su Latuaro, ma l&#8217;attaccante non riesce a restituirgli il pallone. Lautaro fa ancora in tempo per divorarsi un gol. In pieno recupero sempre Messi avvia un&#8217;azione che porta Tagliafico a superare Sczesny in uscita, prima di un salvataggio di un difensore quasi sulla linea. Argentina prima del girone, Polonia seconda, entrambe agli ottavi.</p>



<p><strong>Score:</strong> 1 rigore sbagliato<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 7</mark></strong><br><strong>Pagelle Argentina:</strong> E. Martinez 6; Molina 7,5, Otamendi 7, Romero 6,5, Acuna 6,5 (st 14&#8242; Tagliafico 6,5); Di Maria 7 (st 14&#8242; Paredes sv), De Paul 7, Fernandez 7,5 (st 14&#8242; Pezzella sv),<strong><em> Mac Allister 7,5 (il migliore)</em></strong> (st 38&#8242; Almada sv); Messi 7, Alvarez 7,5 (st 34&#8242; Lautaro 5,5). Ct: Scaloni 7,5.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Ottavi di finale: Argentina-Australia 2-1</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> Dopo 4 minuti l&#8217;Argentina reclama un rigore per un mani di un difensore al limite su un cross del <em>Papu </em>Gomez: episodio quanto meno dubbio. L&#8217;Argentina fatica a trovare spazi contro una squadra chiusa e la manovra <em>albiceleste </em>appare un po&#8217; meno fluida di quella vista contro la Polonia. Messi gioca molto sulla trequarti, appoggiando sempre con intelligenza e tocchi sapienti lo sviluppo dell&#8217;azione. L&#8217;Australia prende fiducia e campo e per una lunga fase tiene maggiormente il possesso palla, anche se di occasioni non se ne vedono. La svolta al 35°: Gomez si guadagna una punizione sul lato destro dell&#8217;attacco, Messi scodella in area, palla respinta dalla difesa, recupera Gomez, che la ridà a Messi, da Leo in mezzo a Mac Allister, che serve in area Otamendi, il controllo di quest&#8217;ultimo favorisce il <em>Diez</em>, che con il sinistro manda la palla in buca d&#8217;angolo per l&#8217;1-0.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> L&#8217;Argentina tiene sempre bene il pallone, Messi al 5° apre un corridoio a destra per De Paul, che gli restituisce il pallone al limite, Leo scivola al momento del tiro, la palla sbatte su un difensore e termina tra le braccia del portiere Ryan. L&#8217;<em>Albiceleste</em> sembra in totale controllo e al 12° Alvarez sfrutta un&#8217;incertezza di Ryan per rubargli il pallone e depositare in rete il 2-0. Al 17° sontuoso slalom di Messi nella propria metà campo e scambio con Enzo Fernandez, giocate che fanno esclamare al commentatore argentino «Fútbol». Passa un minuto e mezzo e Messi riceve palla nella propria trequarti, spalle alla porta, si gira e parte in slalom, supera tre avversari, poi chiede e ottiene un triangolo con Alvarez, resiste a un altro contrasto, poi l&#8217;ultimo difensore gli sporca il pallone in angolo prima del tiro: un&#8217;azione mastodontica, che conferma la forma strepitosa della <em>Pulce</em> in questo Mondiale, a livello fisico e mentale. Leo ci riprova al 22° da fuori area: tiro alto. I ritmi si abbassano e la partita sembra abbia più poco da offrire, quando al 32° una conclusione da fuori di Goodwin è deviata in modo sfortunato da Enzo Fernandez nella propria porta: 2-1. Messi al 32° alimenta due azioni offensive innescando due volte Tagliafico in area piccola, ma senza esito. La nazionale di Scaloni conferma di non avere proprio una difesa impenetrabile e per due volte rischia di subire il pari, in un finale thrilling. Messi però quando ha la palla è sempre uno spettacolo: a due minuti dalla fine scende dalla trequarti, attira su di sè diversi difensori poi offre a Lautaro un cioccolatino in area piccola solo da scartare, ma l&#8217;attaccante dell&#8217;Inter spara clamorosamente alle stelle. Al 1° di recupero Messi sulla fascia ne supera altri due, Mooy è costretto a rifugiarsi in fallo laterale per evitare l&#8217;ennesimo strappo del <em>Diez</em>. Al 3° di recupero Leo avanza e dà un&#8217;altra palla d&#8217;oro a Lautaro, ipnotizzato però dal portiere australiano: un Lautaro forse persino più sprecone dell&#8217;Higuain visto ai Mondiali&#8230; Un minuto dopo ancora Messi prova a mettersi in proprio, danzando sulla sfera, accentrandosi appena dentro l&#8217;area e cercando l&#8217;incrocio opposto: fuori di poco.<em> <strong>Partita stratosferica di Leo, la migliore finora mai vista ai Mondiali da parte sua</strong></em>&#8230; E non è finita: perché nell&#8217;azione seguente smista il pallone di tacco per De Paul, il quale va via sulla fascia e mette in mezzo dove Lautaro è anticipato a un metro dalla porta, mancando così l&#8217;ennesima occasione per il 3-1. Messi triangola ancora con Lautaro, e il <em>Toro </em>stavolta calcia meglio: gran risposta con i piedi del portiere australiano Ryan. Tante palle-gol fallite e all&#8217;ultimo secondo l&#8217;Argentina rischia addirittura di subire il pari, ma è bravo il portiere <em>Dibu</em> Martinez a sbarrare la strada a Kuol.</p>



<p><strong>Score:</strong> 1 gol<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 8</mark></strong><br><strong>Pagelle Argentina:</strong> E. Martinez 7; Molina 6 (st 35&#8242; Montiel sv), Otamendi 6, Romero 6, Acuna 6 (st 26&#8242; Tagliafico 6); De Paul 7, Fernandez 6,5, Mac Allister 6 (st 35&#8242; Palacios sv); <strong><em>Messi 8 (il migliore)</em></strong>, Alvarez 7 (st 26&#8242; Lautaro 4), Gomez 6 (st 5&#8242; Lis. Martinez 6,5). Ct: Scaloni 6,5.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Lionel Messi vs Australia | 03/11/22 | Argentina vs Australia | World Cup Qatar 2022" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/zY4Yfuy5JfM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">La fragorosa prestazione di Messi contro l&#8217;Australia</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Quarti di finale: Argentina-Olanda 6-5 dcr (2-2)</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> Messi al 5° dà il via alla prima azione del match, che porta De Paul al tiro: forse diretto in porta, ma incoccia la testa di Alvarez. All&#8217;11° ancora Leo apre per Acuna in area, tiro-cross potente e senza esito. L&#8217;Argentina parte meglio contro un&#8217;Olanda contratta e che bada soprattutto a difendersi. Poi l&#8217;Olanda inizia a uscire dal guscio e a fare la partita, con l&#8217;<em>Albiceleste</em> più guardinga: è una gara a specchio, tesa, senza molti sussulti. Il primo tiro di Messi verso la porta è al 21°: dribbling a De Roon e conclusione da fuori, palla alle stelle. Leo gioca molto in funzione della squadra, poi al 35° si accende con una giocata sensazionale: riceve palla da Molina da destra sulla trequarti, elude la guardia di de Jong, punta Aké e lo disorienta, poi serve in area ancora Molina con un passaggio immaginifico in uno spazio che solo lui riesce a vedere, e il terzino mette dentro l&#8217;1-0. I telecronisti argentini sono in estasi per l&#8217;assist di Leo: «80.000 persone allo stadio Lusail. Nessuno ha visto quel passaggio. Nessuno tranne uno: Messi». Leo prova a mettersi in proprio al 38°: riceve palla al limite da Alvarez, spalle alla porta danza con Ake, si gira e calcia di destro, tiro centrale, Noppert c&#8217;è.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> Al 1° Messi danza sulla palla e innesca due azioni offensive dei suoi, guadagnando corner. La gara è chiusa, tattica: l&#8217;Olanda tiene un possesso palla sterile, l&#8217;Argentina attende. È sempre Messi a deliziare la platea, come al 13° quando libera in un corridoio a centrocampo Mac Allister, il cui successivo passaggio per De Paul solo davanti a Noppert è però largo. Leo va a dare una mano anche in difesa, come al 15° quando recupera palla e scarta tre uomini in un fazzoletto prima di cedere a un compagno. Poi dall&#8217;altra parte, nello sviluppo della stessa azione, semina un paio di avversari e viene steso al limite: la punizione di Messi stesso è una meraviglia, il pallone sorvola la traversa di pochissimo dando l&#8217;illusione del gol. Al 26° un&#8217;accelerazione di Acuna sulla sinistra è fermata da Dumfries con un fallo in area. Rigore netto, dal dischetto Messi infila l&#8217;angolo a mezza altezza ed è 2-0 Argentina. La partita pare in ghiaccio, ma al 37° un cross di Berghuis trova la deviazione del neo entrato Weghorst, che spiazza un Martinez e una difesa forse non impeccabili: 2-1 e partita riaperta. Un minuto dopo lo stesso Berghuis colpisce l&#8217;esterno della rete da posizione invitante, confermando il black out difensivo dell&#8217;<em>Albiceleste</em>. L&#8217;Argentina prova a farsi vedere in attacco a sprazzi, Messi è bravo a prendersi alcuni falli per far rifiatare i suoi. L&#8217;Argentina soffre, l&#8217;Olanda non è lucidissima ma insiste. E all&#8217;11° minuto di recupero, in seguito a una punizione dubbia, ancora Weghorst trova la zampata del clamoroso 2-2 che manda tutto ai supplementari.</p>



<p><strong>Primo tempo supplementare</strong> L&#8217;Argentina ha subito il colpo, ma l&#8217;Olanda è stanchissima. Risultato: una prima frazione che scorre via senza grandi sussulti, anche se è la nazionale di Scaloni a tenere di più il pallino del gioco. Al 13° si riaccende Messi, a tratti malmenato dalla difesa olandese: una sua scucchiaiata su punizione dalla trequarti trova la deviazione sotto misura di Otamendi, ma la palla termina fuori.</p>



<p><strong>Secondo tempo supplementare</strong> L&#8217;Argentina prende maggiormente in mano il gioco, al 5° Messi, dopo uno scambio con Paredes in seguito a un calcio di punizione sul lato destro dell&#8217;attacco, si accentra e calcia dal limite: pallone alle stelle. Al 9° occasione d&#8217;oro per Lautaro, servito da Fernandez, ma van Dijk salva in modo miracoloso davanti a Noppert. Due minuti dopo Messi apre per Fernandez, tiro deviato che si impenna e finisce fuori di un nulla. Dopo un altro tiro di Lautaro ben deviato da Noppert, Messi al 14° cerca di piazzarla dal limite rasoterra, palla sporcata da un difensore e fuori di un metro. C&#8217;è ancora tempo per Di Maria che sfiora un gol da corner e per il palo di Fernandez, ancora una volta innescato dal genio di Messi.</p>



<p><strong>Rigori</strong> Messi trasforma con assoluta freddezza il suo, spiazzando Noppert. Nell&#8217;Olanda sbagliano Van Dijk e Berghuis, ipnotizzati da Martinez, nell&#8217;Argentina calcia fuori Fernandez, ed è decisivo il rigore di Lautaro, finalmente positivo come impatto in questo Mondiale.</p>



<p><strong>Score:</strong> 1 gol, 1 assist<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 7,5</mark></strong><br><strong>Pagelle Argentina:</strong> E. Martinez 7,5; Romero 5,5 (st 32&#8242; Pezzella 5), Otamendi 6,5, Lis. Martinez 6,5; Molina 7 (sts 1&#8242; Montiel 6,5), De Paul 6 (st 21&#8242; Paredes 6,5), Fernandez 6,5, Mac Allister 6, Acuna 7 (st 32&#8242; Tagliafico 5,5); <em><strong>Messi 7,5 (il migliore)</strong></em>, Alvarez 5 (st 37&#8242; Lautaro 6,5). Ct: Scaloni 6,5.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Messi assist Molina Vs Netherlands" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/VnGjw1ZM7Ew?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;immaginifico assist di Messi a Molina</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Semifinale: Argentina-Croazia 3-0</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> I primi minuti vedono una Croazia prendere in mano le operazioni e dominare con il fraseggio a centrocampo, mentre l&#8217;Argentina agisce di rimessa. Messi al 18° difende palla dall&#8217;attacco di tre uomini prima di smistare a un compagno, facendo capire di essere in serata. Al 22° Messi scambia con Alvarez e tenta di innescare Fernandez in area, ma un difensore intercetta. L&#8217;Argentina inizia a uscire dal guscio e si rende pericolosa con Fernandez, anche se è la Croazia a piacere di più, con un Modric regale. Al 32° però un buco difensivo croato dà modo ad Alvarez di sfruttare un lungo lancio di Fernadenz ed entrare in area, Livakovic lo travolge e l&#8217;arbitro indica il dischetto: Messi trasforma mettendo la palla nel “sette”. Al 38°, da un corner per la Croazia si sviluppa un&#8217;azione di contropiede in favore dell&#8217;Argentina, Messi allunga per Alvarez, che avanza ad ampie falcate, vince un paio di rimpalli, entra in area e fredda Livakovic: uno-due micidiale dell&#8217;<em>Albiceleste</em>. Al 41° break di Messi in campo aperto partendo dalla difesa e apertura per Fernandez sul lato mancino, l&#8217;azione porta poi al tiro De Paul, deviato in angolo: dalla bandierina Leo pennella per Mac Allister, colpo di testa a colpo sicuro, grande risposta di Livakovic in tuffo. Dal successivo corner Messi impegna direttamente il portiere croato che respinge. Messi è uno spettacolo nel difendere il pallone e lo si vede dare una mano anche in difesa. In pieno recupero, Messi danza sulla sfera, ne scarta tre, poi viene steso tra le grida di giubilo del pubblico.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> La Croazia fa densità, ma non incide ed è sempre l&#8217;Argentina a costruire le azioni migliori. Quando Messi si illumina è uno spettacolo: all&#8217;11° accelera dalla trequarti portandosi dietro il guardiano Gvardiol, poi si ferma al limite, tocca d&#8217;esterno per Fernandez e scatta per chiudere il triangolo, controllo e tiro secco sul primo palo del <em>Diez</em>, altra ottima risposta di Livakovic. Poi al 23° ecco la giocata-capolavoro forse dell&#8217;intero Mondiale: rimessa di Molina a destra, palla sulla fascia all&#8217;altezza del centrocampo ad Alvarez che tocca a Messi, accelerazione bruciante di Leo che si porta dietro Gvardiol, miglior difensore della competizione fino a questo momento, e lo irride di finte e controfinte; al momento di entrare in area, Messi si ferma, poi riparte eludendo per l&#8217;ennesima volta la guardia del giovanissimo difensore croato, arriva sul fondo e deposita a centro area un cioccolatino che Alvarez, arrivato in corsa, deve solo scartare: 3-0. La finale è in ghiaccio, Messi continua a sublimare la sua prestazione con tocchi sapienti, non perdendo un pallone. Enorme.</p>



<p><strong>Score:</strong> 1 gol, 1 assist, avvia l&#8217;azione di un gol<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 8,5</mark></strong><br><strong>Pagelle Argentina:</strong> E. Martinez 6; Molina 6,5 (st 41&#8242; Foyth sv), Romero 6,5, Otamendi 6,5, Tagliafico 7; De Paul 7 (st 29&#8242; Palacios sv), Fernandez 7,5, Mac Allister 7 (st 41&#8242; Correa sv); Paredes 6,5; Messi 8,5, <strong><em>Alvarez 8,5 (il migliore)</em></strong> (st 29&#8242; Dybala sv). Ct: Scaloni 7,5.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="😱 Messi vs Gvardiol" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/CqZZ9IrcxRo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;incredibile giocata di Messi contro Gvardiol</figcaption></figure>



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<h3 class="wp-block-heading">Finale: Argentina-Francia 7-5 dcr (3-3)</h3>



<p><em>Messi titolare</em></p>



<p><strong>Primo tempo</strong> Messi tocca il primo pallone dopo due minuti, innescando Di Maria a sinistra e poi De Paul per vie centrali. Leo è dentro il match sin dall&#8217;inizio, assecondando le scelte offensive di un&#8217;Argentina subito grintosa: geniale in particolare il passaggio all&#8217;8° con cui libera il corridoio per Mac Allister in una fase di ripartenza. L&#8217;Argentina è molto più in palla, Messi è presente in quasi tutte le azioni, ma alla squadra di Scaloni sembra mancare un po&#8217; di lucidità nell&#8217;ultimo passaggio. Francia finora non pervenuta. Al 21° l&#8217;ennesima azione corale dell&#8217;Argentina porta Di Maria sull&#8217;out mancino contro Dembelé, l&#8217;ala argentina salta il francese, che lo spinge da dietro in area. Rigore: dal dischetto Messi infila l&#8217;angolino, 1-0 meritato. Messi continua ad agire da regista offensivo, smistando numerosi palloni con sapienza: la coppia Messi-Di Maria continua a incantare, il primo illuminando la platea con aperture e passaggi, il secondo con le sue accelerazioni devastanti. E al 36° arriva il bis: è Messi a centrocampo con un geniale colpo laterale d&#8217;esterno &#8211; senza far toccare terra al pallone &#8211; ad aprire il campo e far guadagnare un tempo di gioco all&#8217;Argentina, Alvarez serve Mac Allister, che si invola nella prateria poi serve in area Di Maria, il cui diagonale non dà scampo a Lloris. Messi, che al 44° recupera anche un pallone in difesa per non farsi mancare nulla, ha giocato un primo tempo straordinario, anche se per ora il migliore in campo è Di Maria.</p>



<p><strong>Secondo tempo</strong> L&#8217;Argentina è subito temibile con una ripartenza azionata da Messi, ma Lloris anticipa Mac Allister. Al 4° Messi apre a sinistra per Di Maria, cross sul secondo palo, conclusione di controbalzo di De Paul, blocca Lloris. Sembra sempre un dominio argentino. Lo scatenato Di Maria al 14° serve sul centro-destra dell&#8217;area ancora Messi, che però non riesce a calciare verso la porta ben contenuto da Upamecano e Rabiot: palla sul fondo. Al 18° Messi innesca in verticale Alvarez, da questi tocco centrale a Mac Allister in area, un po&#8217; anticipato e un po&#8217; spinto da un difensore francese. Ma l&#8217;arbitro lascia correre. Messi continua a dirigere il traffico con maestria, anche dopo l&#8217;uscita di Di Maria per Acuna al 19°. L&#8217;Argentina tende ad abbassarsi un po&#8217;, anche se la Francia fatica a essere pericolosa. Al 27° Mac Allister lavora un bel pallone per Messi, assist centrale a Fernadenz che tenta di piazzarla: Lloris facile. Al 32° ancora Messi per De Paul in area, tiro-cross, Lloris si distende e neutralizza. Poi al 34°, dal nulla, Otamendi si fa superare da Kolo Muani in modo ingenuo e lo stende in area. Rigore netto: dal dischetto Mbappé riapre tutto trasformando di potenza, anche se Martinez intuisce. Due minuti dopo Messi, forse spinto, perde palla contro Coman, da Rabiot a Mbappé, triangolo con Thuram, e sempre Mbappé al volo fulmina Martinez sul palo lontano: clamoroso 2-2. La Francia ha ribaltato l&#8217;inerzia e ora insiste, guidata da un Mbappé straordinario e capace di accendersi dal nulla e sforna un paio di occasioni clamorose, mentre l&#8217;Argentina appare sulle ginocchia. L&#8217;Argentina riemerge un po&#8217; nel recupero, e al 7° Messi, servito da De Paul, si risveglia dal torpore e scocca un sinistro pazzesco dal limite, Lloris vola e devia in angolo. Messi sembra rinato e al 9° di recupero elude l&#8217;intervento di un francese effettuando poi un lancio meraviglioso in campo aperto per Alvarez, ma l&#8217;azione sfuma al momento decisivo.</p>



<p><strong>Primo tempo supplementare</strong> Le due squadre sembrano sentire la tensione e la stanchezza e producono poco. Messi si prodiga in difesa, ma appare esausto. Poi al 15° ha un lampo: scambia con l&#8217;onnipresente Mac Allister sulla trequarti, si inserisce e serve una palla d&#8217;oro in area a Lautaro, entrato da pochi minuti, il quale però spara sulla gamba protesa di Upamecano a pochi metri dalla porta; sulla respinta ci prova da fuori De Paul, conclusione deviata in corner. Ancora Lautaro un minuto dopo calcia fuori solo davanti a Lloris: l&#8217;Argentina sembra di nuovo viva.</p>



<p><strong>Secondo tempo supplementare</strong> L&#8217;Argentina inizia meglio gli ultimi 15 minuti: al 2° rimessa laterale di De Paul per Messi che si coordina dal limite e calcia sul primo palo, ottima risposta in tuffo di Lloris che salva. Al 4° da un rinvio di Montiel, Lautaro controlla e serve Messi, da questi a Fernandez e ancora a Lautaro, tiro, respinge Lloris, Messi di destro in tapin mette dentro il 3-2. A cinque minuti dalla fine però l&#8217;arbitro Marciniak concede un nuovo rigore alla Francia: sul tiro da fuori di Mbappé, Montiel allarga il braccio. Rigore che Mbappé trasforma con freddezza, spiazzando Martinez: incredibile 3-3. Al 2° di recupero Messi con un no look incredibile innesca ancora Lautaro, che è di fatto solo davanti a Lloris, ma l&#8217;attaccante era in fuorigioco. Ma incredibilmente c&#8217;è ancora tempo per due gol falliti, da una parte e dall&#8217;altra: prima è Kolo Muani che si fa ipnotizzare da un Martinez monumentale, poi è Lautaro a sprecare di testa sull&#8217;azione seguente, aperta dall&#8217;ennesimo tocco da maestro di Messi. All&#8217;ultimo secondo Mbappé &#8211; che ha giocato 80 minuti da 4 e 40 minuti da 10 &#8211; tenta di dribblare tutta l&#8217;Argentina, ma lo ferma Dybala. </p>



<p><strong>Rigori </strong>Mbappé apre e Messi risponde: entrambi sono stati autori di una finale a dir poco immensa. Poi sale in cattedra il para-rigori Martinez, che strega Coman e innervosisce il giovane Tchouameni, il quale calcia fuori. Non basta il gol di Kolo Muani, perché l&#8217;Argentina trasforma tutti i suoi rigori con Dybala, Paredes e Montiel e per la terza volta è campione del mondo, al termine della<a href="https://gameofgoals.it/2023/12/19/le-10-finali-piu-straordinarie-nella-storia-dei-mondiali.html"> più straordinaria finale (e forse partita) nella storia dei Mondiali.</a></p>



<p><strong>Score:</strong> 2 gol, avvia l&#8217;azione di un gol<br><strong>Voto:<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color: rgb(186, 2, 2);" class="has-inline-color"> 9</mark></strong><br><strong>Pagelle Argentina:</strong> E. Martinez 8; Molina 6 (pts 1&#8242; Montiel 7), Romero 6,5, Otamendi 5, Tagliafico 6 (sts 16&#8242; Dybala 6,5); De Paul 7 (pts 12&#8242; Paredes 6,5), Fernandez 7, Mac Allister 8 (sts 11&#8242; Pezzella sv); Di Maria 8 (st 19&#8242; Acuna 5), Alvarez 7 (pts 13&#8242; Lautaro 6),<em><strong> Messi 9 (il migliore)</strong></em>. Ct: Scaloni 8.<br><strong>Pagelle Francia:</strong> Lloris 7; Koundé 5,5, Varane 6 (sts 7&#8242; Konaté sv), Upamecano 6,5, Hernandez 5 (st 26&#8242; Camavinga 6,5); Tchouameni 5, Rabiot 6,5 (pts 4&#8242; Fofana 6), Griezmann 4,5 (st 26&#8242; Coman 6,5); Dembelé 4 (pt 41&#8242; Kolo Muani 7,5), Giroud 4,5 (pt 41&#8242; Thuram 6,5), <strong><em>Mbappé 8,5 (il migliore)</em></strong>. Ct: Deschamps 6.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Lionel Messi vs France | Final World Cup 2022 HD 1080i" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/wwvYyW2FIV8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Tutti i tocchi di una finale immensa. A 35 anni</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Considerazioni finali</h2>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading">Qualcosa è cambiato</h3>



<p></p>



<p>Forse verrà un giorno in cui <strong>Lionel Andés Messi Cuccittini</strong> spiegherà che cosa è cambiato dentro di lui con la maglia della nazionale argentina.</p>



<p>Perché, al di là del fatto che sicuramente il ct<strong> Lionel Scaloni</strong> da dopo il 2019 gli ha cucito addosso una squadra maggiormente calibrata sulle sue caratteristiche, la sensazione è che sia scattato qualcosa proprio nella mente del <em>Diez</em>: il <strong>Messi </strong>del 2014 nei momenti difficili non riusciva a scrollarsi una certa ruggine di dosso e andava in difficoltà nei momenti topici (vedi soprattutto le due partite decisive contro Olanda e Germania, quando camminava letteralmente per il campo); il <strong>Messi </strong>del 2022 è uno che dalle difficoltà è riemerso sempre più forte, e non mi riferisco solo al post-Arabia Saudita o a quanto vissuto con l&#8217;Olanda, ma anche all&#8217;andamento della finale. </p>



<p>Dopo una partita dominata, avanti 2-0, rimontato sul 2-2 in un&#8217;azione in cui è lui stesso a perdere il pallone (con fallo o no), il<em> &#8220;vecchio Messi&#8221;</em> sarebbe crollato psicologicamente. Il <em>&#8220;nuovo Messi&#8221;</em> invece non ha battuto ciglio: ha recuperato le energie e nei 40 minuti conclusivi della sfida ha segnato un gol, offerto ai compagni assist deliziosi e dispensato lanci geniali, costretto <strong>Lloris </strong>a difficili parate con improvvise stilettate da fuori, tentato un assolo personale passando attraverso la difesa schierata, dato una mano in tanti piccoli aspetti del gioco. </p>



<p>In Qatar si è visto un <strong>Messi </strong>diverso, a partire dall&#8217;atteggiamento, dal peso e dalla presenza in campo.<br>Anche nel ruolo e nelle responsabilità, perché il <strong>Messi </strong><em>versione qatariota</em> non aveva più la brillantezza dell&#8217;epoca d&#8217;oro del Barcellona, ha dovuto centellinare i suoi break palla al piede per quando più contava, ma in compenso si è dimostrato regista superbo, sopraffino, in appoggio al regista puro <strong>Fernández</strong>: è stato così in tante partite, soprattutto nella finale contro la Francia, quando per larghi tratti era lui ad abbassarsi sulla linea dei centrocampisti e impostare la manovra, con tocchi sempre di prima e intelligenti, sempre per liberare il compagno meglio piazzato, sempre per far guadagnare ai suoi un tempo di gioco: come è stato nell&#8217;azione del raddoppio, perché lì il vero colpo di genio è l&#8217;esterno di <strong>Messi </strong>che a centrocampo, senza che il pallone tocchi terra, dà scacco matto alla difesa francese e apre il campo per il bis.</p>



<p>Nei precedenti Mondiali, <strong>Messi </strong>dava l&#8217;idea di essere sempre più punta e più laterale nello sviluppo del gioco, forse perché il compito di indirizzare la manovra se l&#8217;era preso sulle proprie spalle <strong>Mascherano</strong>. Il quale, però, era favoloso nel gioco senza palla, in marcatura e in difesa, ma non aveva assolutamente i piedi né la visione per assolvere il compito del direttore d&#8217;orchestra.</p>



<p>Attenzione però: sarebbe sbagliato dire che <strong>Messi </strong>ai Mondiali, anche prima del Qatar, abbia sempre giocato male. <br>È più corretto sostenere, a mio avviso, che sia mancato in alcuni momenti decisivi. Ma a livello di prestazioni, <strong>Messi </strong>ne aveva offerte di convincenti già prima del Qatar, come nei gironi dei Mondiali 2010 e 2014.</p>



<p>Le cifre non mentono e spiegano che comunque il peso di Leo nei destini della <em>Seleccion </em>nei 4 Mondiali e mezzo da lui disputati è stato assolutamente rilevante:<br>con <strong>Messi </strong>in campo l&#8217;Argentina ha segnato ai Mondiali <strong>43 </strong>gol, e Leo è entrato in <strong>31 </strong>di questi (<strong>13 </strong>realizzazioni personali, <strong>8 </strong>assist e <strong>10 </strong>partecipazioni alle azioni che hanno determinato i gol): un&#8217;incidenza di oltre il <strong>72 </strong>per cento. <br>Nel solo Mondiale in Qatar, ad esempio, Leo ha contribuito a ben <strong>12 </strong>gol su <strong>15 </strong>dell&#8217;Argentina.</p>



<p>Rivedere <strong>Messi </strong>a freddo mi ha consentito di concentrarmi molto più su come abbia giocato, partendo dal principio che per capire come un calciatore abbia realmente performato è fondamentale poterlo rivedere dopo, in modo distaccato, senza essere coinvolti dall&#8217;emotività del momento, avendo già piena contezza di come un&#8217;azione si è sviluppata.</p>



<p>Non è assurdo pensare che <strong>Messi</strong> in Qatar abbia disputato il Mondiale individualmente più dominante di sempre con il <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1986"><strong>Diego Maradona</strong> del 1986</a> e la finale individualmente più dominante di sempre con <a href="https://gameofgoals.it/2013/02/16/1958-finale-svezia-brasile-2-5.html">il <strong>Pelé </strong>ammirato contro la Svezia nel 195</a>8.<br>Il tutto a un&#8217;età &#8211; 35 anni &#8211; in cui la maggioranza dei calciatori è seduta in poltrona a guardare la tv.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-left">Un giudizio sui compagni di Leo</h3>



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<p>Ma rivedere <strong>Messi </strong>mi ha dato la possibilità di valutare meglio anche i giocatori che con lui hanno condiviso il cammino con la<em> camiseta</em> dell&#8217;<em>Albiceleste</em>, soprattutto dal Mondiale 2010 in avanti quando Leo è diventato il fulcro della squadra.</p>



<p><strong>PROMOSSI</strong><br>Tra i giocatori promossi, impossibile non partire dal più bravo di tutti, <strong>Ángel Di María</strong>, fuoriclasse vero, decisivo, non sempre continuo come è tipico delle ali, ma elemento imprescindibile nell&#8217;Argentina del 21° Secolo, spalla perfetta e ideale di Leo nella costruzione di una squadra passata dai fallimenti e dalle delusioni e arrivata al trionfo massimo.<br>Tra i giocatori che più mi sono piaciuti, procedendo per ruoli, cito i portieri <strong>Romero </strong>(straordinario nel 2014 non meno di <strong>Martínez<em> </em></strong>in Qatar) e appunto il <em>Dibu</em>, autore di una parata all&#8217;ultimo secondo su Kolo Muani decisiva come e più di un gol; l&#8217;affidabilissimo terzino <strong>Zabaleta</strong>, compagno di Leo già nei trionfi giovanili; il centrale <strong>Garay</strong>, probabilmente il miglior calciatore argentino del Mondiale 2014, il cui rendimento nella Coppa del mondo è stato per me superiore ai due centrali del 2022 Romero e Otamendi (i quali sono andati molto più a corrente alternata); l&#8217;ottima e precisa regia di <strong>Verón</strong> nelle tre partite del girone del Mondiale 2010, prima che il ct Maradona inspiegabilmente lo levasse dal campo; gli straordinari <strong>Fernández </strong>e <strong>Mac Allister</strong> del Mondiale 2022, vere sorprese in positivo della vittoria in Qatar; e a proposito di sorprese positive, ovviamente va annoverato <strong>Álvarez</strong>, artefice di una Coppa del mondo maiuscola al di là dei 4 gol realizzati. Promosso anche <strong>Tévez</strong>, l&#8217;altro fuoriclasse (oltre a Di Maria) con cui Messi ha condiviso la sua avventura con la <em>Seleccion</em>, attaccante completo, letale, presente, determinante.</p>



<p><strong>RIMANDATI</strong><br><strong>Mascherano </strong>per me è rimandato: favoloso a spezzare il gioco altrui, inadeguato a impostarlo, e soprattutto con una personalità divisiva che ha finito a mio avviso con il limitare le potenzialità dell&#8217;Argentina. Rimandato anche <strong>Lautaro</strong>, bocciato in Qatar, ma che ha ancora il tempo di rimediare e dimostrarsi determinante in nazionale nel dopo-Messi.</p>



<p><strong>BOCCIATI</strong><br>Tra i bocciati senza appello inevitabile riferirsi soprattutto a due attaccanti: <strong>Agüero</strong>, troppo alterno e molle, mai pienamente convincente; e <strong>Higuaín</strong>, che a parte un paio di partite (quella con il Belgio del Mondiale 2014 su tutte, e quella contro la Corea del 2010 per i tre gol) è stato assolutamente negativo e deleterio, sbagliando reti a ripetizione e non riuscendo mai a offrire prestazioni degne della fama e del rendimento che lo hanno a lungo accompagnato nei club. <br>Chiaramente i bocciati sono diversi, a partire da buona parte dei componenti della nazionale 2018, la peggiore in cui Leo abbia giocato, probabilmente l&#8217;Argentina più debole vista ai Mondiali nell&#8217;era televisiva. È incredibile come nel giro di soli quattro anni l&#8217;<em>Albiceleste</em> abbia totalmente cambiato volto, ritrovando uno spirito unitario, una voglia di vincere e un leader che mancavano dai tempi di Diego, che mancavano dal 1986. Trentasei anni dopo il tabù è stato finalmente spezzato.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="The most INCREDIBLE reactions around the world of Argentina winning World Cup in Qatar" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/5GEarJP67Hs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">La festa argentina per un trionfo atteso 36 anni</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/03/31/tutte-le-partite-di-lionel-messi-ai-mondiali.html">Tutte le partite di Lionel Messi ai Mondiali</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Ernst Happel, il gitano nobile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Raspanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Mar 2024 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Strateghi]]></category>
		<category><![CDATA[amburgo]]></category>
		<category><![CDATA[austria]]></category>
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		<category><![CDATA[coppa campioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All’inizio di quest’anno, proprio per questo magazine, ho scritto un pezzo sugli allenatori di calcio e sulle varie voci che devono essere consultate per dare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/03/03/ernst-happel-il-gitano-nobile.html">Ernst Happel, il gitano nobile</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">All’inizio di quest’anno, proprio per questo magazine, <a href="https://gameofgoals.it/2024/01/30/la-rivoluzione-di-herrera-e-i-parametri-per-definire-i-grandi-allenatori.html">ho scritto un pezzo sugli allenatori di calcio</a> e sulle varie voci che devono essere consultate per dare un giudizio su di essi. Ora è venuto il momento di occuparci da vicino di quelle figure tra di loro che possono essere annoverate tra i più grandi, tra i migliori. E ci piace iniziare questa carrellata da un tecnico forse poco conosciuto in Italia, ma che probabilmente, se volessimo dare un punteggio per ognuna delle voci di cui sopra, risulterebbe il migliore in assoluto. </p>



<p>Sto riferendomi a <strong>Ernst Happel</strong>, allenatore di nascita e scuola austriaca, ma che ha vinto ovunque sia stato e che ha insegnato a giocare, o a giocare in modo diverso da prima, a decine di calciatori di ogni nazionalità, almeno europea.</p>



<p>Data la sua versatilità, spesso vista stranamente come rigidità, e il suo spirito di adattamento alle diverse abitudini e latitudini, era considerato un nomade, uno zingaro del calcio, mentre invece la sua cultura e la sua profonda radice, più austroungarica che teutonica, non lo hanno mai abbandonato. Ma solo una persona spaventosamente intelligente come lui poteva usare quelle basi solidissime non con un semplice e ferreo rispetto, ma come risorsa da utilizzare e plasmare, da migliorare e rendere, non sto esagerando credetemi, patrimonio culturale sportivo.</p>



<p><strong>Happel</strong>, che era stato un ottimo difensore soprattutto del Rapid Vienna, appese le scarpe al chiodo trentacinquenne alla fine degli anni cinquanta e, dopo sole tre stagioni, nel ’62, cominciò ad allenare in Olanda, nell’ADO Den Haag. Come consueto, non mi soffermerò, se non laddove sia strettamente necessario, sulle note biografiche private e sportive, rimandando gli eventuali interessati a consultare i siti specializzati in tal senso. Mi limiterò quindi, ancora una volta, a cercare di cogliere e trasmettere l’essenza della grandezza di questo straordinario personaggio attraverso spunti e approfondimenti e cercando di leggerne i segreti e le trovate, le cosiddette innovazioni.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="396" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/03/MTY4MDA4MTM5OTk5MjI1MTA1.webp" alt="" class="wp-image-18618" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/03/MTY4MDA4MTM5OTk5MjI1MTA1.webp 700w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/03/MTY4MDA4MTM5OTk5MjI1MTA1-300x170.webp 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>



<p></p>



<p>Per fare ciò, senza nascondere le difficoltà, contestualizziamo intanto la sua carriera, i fatti e le opere, come dicono i saggi e i saggisti. Siamo, nel 1962, in uno dei periodi più inconsapevolmente fiorenti, ma pure drammatici, della storia recente dell’umanità, una vera pentola che sobbolle. Due eventi per tutti: il Vietnam e il ’68, un ossimoro irrisolvibile e foriero di infinite atrocità come di infinita bellezza. Anche nel mondo del calcio, quel periodo è un’anticamera affollata di preziosità, alcune delle quali si sono appena affacciate, come <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/12/30/il-mio-pele-colui-che-fece-tutto-prima-di-tutti.html">Pelé</a></strong> o <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/08/18/gianni-rivera-il-genio-divisivo-che-elevo-il-calcio-italiano.html">Rivera</a></strong>, altre stanno sbocciando come l’<a href="https://gameofgoals.it/2016/07/23/1964-finale-inter-real-madrid-3-1.html">Inter di HH</a> o il <a href="https://gameofgoals.it/2021/10/06/intercontinentale-1966-ritorno-real-madrid-penarol-0-2.html">Peñarol di <strong>Spencer</strong></a>, altre ancora stanno finendo gli studi come i giovani tulipani o i <em>gauchos</em> di nuova generazione. </p>



<p>E in tutta questa eccellente e promettente confusione, cosa ci fa un luterano figlio di austroungarici nella terra dei <em>Provos</em>, i proto contestatori che saranno i padri dei figli dei fiori? E che pertanto, essendo quindi loro i fiori, non potevano che essere olandesi? Che cosa ci fa uno che avrà senz’altro pianto nella finale <a href="https://gameofgoals.it/2013/01/12/1954-finale-germania-ovest-ungheria-3-2.html">Germania Ovest-Ungheria del ’54</a>, ma non è dato sapere se di rabbia o di gioia, che ci fa costui nella culla della nuova trasgressione, morale, civile e sportiva? La risposta è semplice, anche se è la meno attesa: <strong>Ernst Happel </strong>di quella rivoluzione sarà, assieme a <strong>Rinus Michels</strong> e forse più di lui, uno dei grandi pilastri.</p>



<p>Tutti sanno che quel calcio olandese che avrebbe divertito, stupito e fatto innamorare il mondo del pallone, oltre che a cambiarlo in modo definitivo, è passato alla storia come ‘<a href="https://gameofgoals.it/2022/10/26/utopia-74-lolanda-di-michels-e-cruijff-e-quella-sconfitta-che-ha-cambiato-la-storia.html">calcio totale</a>’, ma pochi sanno che la prima volta che fu usata questa espressione fu nella primavera del ’68, quando il piccolo Den Haag con Happel in panchina vinse la coppa d’Olanda contro l’Ajax di <strong>Michels</strong> tra la sorpresa e l’incredulità generale. Tra i lancieri militava già gente come <a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html"><strong>Cruijff</strong></a>, <strong>Keizer</strong>, <strong>Hulshoff</strong> e <strong>Suurbier</strong>, mica noccioline… </p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Un giorno senza calcio è un giorno inutile»</p>
<cite><strong>Ernst Happel</strong></cite></blockquote>



<p></p>



<p>Il &#8216;calcio totale&#8217; era quello di quei ragazzotti di periferia che avevano mandato in confusione il Signor Rinus! Detto che l’influenza di quelle intuizioni del tecnico austriaco si sente ancora, specialmente in Europa, ai giorni nostri, forse non è del tutto peregrino tentare di spiegare, senza essere né tecnici né preparatori, in cosa consistesse questo ‘calcio totale’. Negli anni questa allocuzione ha avuto diverse declinazioni e molteplici interpretazioni e il proliferare di queste ultime, tra l’altro, è alla base di tutte quelle varianti, quelle riletture e quelle evoluzioni di cui si parlava prima e che rendono quasi tutti gli allenatori in voga ieri e oggi, anche i più apprezzati, debitori nei confronti di <strong>Happel</strong>. </p>



<p>Tornando al dunque, il ‘calcio totale’ è, mio parere, la sintesi di due concetti: il campo come spazio da occupare e il possesso del gioco. In questo modo il ruolo del singolo giocatore si libera dal vincolo, sia funzionale che posizionale e, in un modo mutuato più dal rugby che dal basket, diventa la squadra a muoversi sul terreno, a portare avanti la palla e a comprimere gli avversari. E la novità gigantesca di questo modo di attaccare è, quasi un controsenso, il passaggio indietro. Un risucchio di logica che spiazza gli avversari e li costringe ad aver paura di tutto. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="968" height="645" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/03/imago01482501h.jpg" alt="" class="wp-image-18619" style="width:706px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/03/imago01482501h.jpg 968w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/03/imago01482501h-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/03/imago01482501h-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 968px) 100vw, 968px" /><figcaption class="wp-element-caption">Happel al Mondiale 1978</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Qual è allora, stando così le cose, sia pure schematicamente, il pericolo mortale? Perdere il possesso durante l’avanzata. Ciò che si chiamava contropiede e si chiama ripartenza. La contromossa di <strong>Happel</strong>, perfezionata poi dallo stesso <strong>Michels</strong> (che del ‘nemico’ divenne grande estimatore), era di correre, correre, correre. All’indietro, ovviamente. I concetti di transizione negativa (o difensiva), questo sì rubato al basket, o di marcatura preventiva, erano di là da venire, mentre un altro grande seguace, forse mai confesso, dell’immenso Ernst, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/10/27/sacchi-genio-o-sopravvalutato.html">Arrigo Sacchi</a></strong>, ricorse allo stratagemma del fuorigioco attivo, di cui abbiamo più volte parlato.</p>



<p>Dopo quella prima e già straordinaria esperienza al Den Haag, la carriera di questo gitano nobile e vizioso, tremendo e dolcissimo, ha toccato vertici inimmaginabili ovunque abbia operato, aggiungendo alle doti che già possedeva quelle preziose e rare della discrezione e, soprattutto, della duttilità. Mai alla ribalta e mai essere troppo legato a se stesso  a ciò che gli ha permesso di trionfare. Ed è così che oltre a vincere tutto, o quasi, dappertutto, o quasi, <strong>Happel</strong> l’ha fatto giocando in mille modi diversi. </p>



<p>A uomo, a zona, con il calcio totale e quello parziale, attaccando come un forsennato o barricandosi là dietro. Ha cucinato, riprendendo un paragone già descritto, con quello che trovava nelle case dove lo chiamavano, ma lasciando sempre tutti a bocca aperta.  E gli hanno anche sottratto, probabilmente per inconfessabili motivi politici, la vittoria più prestigiosa, alla guida degli <em>Orange</em> nell’<a href="https://gameofgoals.it/2014/02/20/1978-finale-argentina-olanda-3-1.html">Argentina del ’78</a>.</p>



<p>La partita più importante però ha voluto perderla lui, non potendo rinunciare al vizio. Ma nessuno poteva veramente batterlo. Gliela hanno sospesa a 67 anni. Per fumo.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Ernst Happel: The Greatest Manager You&#039;ve Never Heard Of | AFC Finners | Football History" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/PSCJGXS6Ljc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>“Kaiser” Franz Beckenbauer: imperatore di Germania</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Fragapane]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Feb 2024 13:11:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I nostri podcast]]></category>
		<category><![CDATA[europeo]]></category>
		<category><![CDATA[franz beckenbauer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È considerato il più grande calciatore tedesco di sempre. È “Kaiser” Franz Beckenbauer, gloria assoluta del Bayern Monaco e della Germania Ovest. In carriera ha [&#8230;]</p>
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<p>È considerato il più grande calciatore tedesco di sempre. È “Kaiser” Franz Beckenbauer, gloria assoluta del Bayern Monaco e della Germania Ovest. </p>



<p><br>In carriera ha vinto tutto: 4 campionati tedeschi, 4 Coppe di Germania, 3 Coppe dei Campioni, una Intercontinentale, un Mondiale e un Campionato europeo per nazioni. A livello individuale è stato premiato due volte con il Pallone d&#8217;Oro.</p>



<p>E questo è il nostro podcast su di lui.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Spotify Embed: Franz Beckenbauer: il Kaiser del calcio " style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/3ASUX3EozB2SY1qTRZyvdH?si=e36d5712810b4c1a&#038;utm_source=oembed"></iframe></div>
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		<title>Roberto Baggio e le 10 magie bresciane di un fuoriclasse mondiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Feb 2024 19:36:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[azzurri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recentemente il nostro Giuseppe Raspanti ha illustrato qui un suo personale &#8211; e coraggioso &#8211; ritratto di Roberto Baggio, giocatore oscillante tra vizi e virtù. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/02/04/roberto-baggio-e-le-10-magie-bresciane-di-un-fuoriclasse-mondiale.html">Roberto Baggio e le 10 magie bresciane di un fuoriclasse mondiale</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Recentemente il nostro Giuseppe Raspanti ha illustrato <a href="https://gameofgoals.it/2024/01/05/bello-e-impossibile-roberto-baggio-tra-vizi-e-virtu.html">qui</a> un suo personale &#8211; e coraggioso &#8211; ritratto di <strong>Roberto Baggio</strong>, giocatore oscillante tra vizi e virtù. Inutile dire che è stato un pezzo che ha sollevato molte discussioni, anche tra di noi di Game of Goals. Personalmente mi sento di dire che apprezzo il coraggio di mettere in discussione anche i miti e quelli che generalmente vengono considerati intoccabili e <strong>Baggio</strong> in Italia è amato come pochi. </p>



<p>Fatta questa premessa, trovo ingenerose alcune critiche che gli sono state rivolte nell&#8217;articolo in questione, una tra tutte: <a href="https://gameofgoals.it/2016/01/17/1994-finale-brasile-italia-3-2-dr-0-0.html">il rigore di Pasadena</a> dimostra che <strong>Baggio</strong> non è un giocatore decisivo, quando è proprio grazie alle magie del <em>Divin Codino</em> che gli Azzurri passarono dall&#8217;essere in balia di un&#8217;arrembante Nigeria agli ottavi a giocarsi l&#8217;atto finale del mondiale americano. È proprio grazie alle giocate di <strong>Baggio</strong>, in quel momento il miglior giocatore europeo in circolazione, che la Juventus si porta a casa una coppa UEFA nel 1993 e getta le basi per il futuro ciclo di vittorie. </p>



<p>È proprio grazie a <strong>Roberto Baggio</strong>, che l&#8217;Inter nel 2000 strappa una qualificazione in Champions League all&#8217;ultimo respiro, contro &#8220;nemici esterni&#8221; (il temibile Parma) e &#8220;interni&#8221; (un allenatore che avrebbe fatto giocare persino i magazzinieri pur di non far giocare <strong>Baggio</strong>, con cui aveva un rapporto di guerra aperta). E questo, senza considerare le prestazioni deluxe con la Fiorentina ed i primi anni di Juventus, dove &#8211; da capocannoniere in Coppa delle Coppe 1991 &#8211; deve cedere il passo per dettagli al Barcellona di <strong>Cruijff</strong> (che si apprestava a prendersi le scene in Spagna ed in Europa) in semifinale, pur disputando una delle migliori partite della sua carriera e sorvolando anche sui mondiali 1990 e 1998, dove pur non partendo titolare incise sul gioco spesso e volentieri partendo dalla panchina.</p>



<p>Tuttavia non è di questo che voglio parlare, anche perché si tratta di fatti noti agli appassionati. Più settoriale e di nicchia, diciamo, è invece l&#8217;avventura di <strong>Roberto Baggio</strong> nelle Rondinelle, all&#8217;ombra del Cidneo. Nel tramonto della sua carriera, il <em>Divin Codino</em> fa sognare un&#8217;intera città, contribuendo sia a salvezze che sembravano impossibili, sia a piazzamenti e ad altezze in classifica che da queste parti (sono bresciano) sono rare come la cometa di Halley. La sua avventura in biancazzurro lo vede timbrare 46 reti in 101 presenze, senza tralasciare il fatto che si è spesso trattato di un <strong>Baggio</strong> &#8220;a mezzo servizio&#8221;, con lunghi stop e di conseguenza molte partite saltate: tanto per fare un esempio, nel 2001/02 colleziona solo 15 presenze stagionali, mettendo a segno ben 11 reti (c&#8217;è da impazzire al solo pensiero di cosa sarebbe potuto succedere con un Baggio a pieno regime per tutta la stagione)</p>



<p>In questo pezzo che vi proponiamo sono state raccolte dieci gemme del <strong>Baggio</strong> bresciano, che più di tutte hanno scandito la sua avventura nella città della Leonessa, che non a caso con il suo addio si è stabilizzata nella serie cadetta, malgrado estemporanee promozioni in serie A, purtroppo di brevissima durata.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="858" height="858" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/02/baggio-p.webp" alt="" class="wp-image-18036" style="width:478px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/02/baggio-p.webp 858w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/02/baggio-p-300x300.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/02/baggio-p-150x150.webp 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/02/baggio-p-768x768.webp 768w" sizes="(max-width: 858px) 100vw, 858px" /></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size"><strong>Fiorentina-Brescia 2-2, 2001</strong></h2>



<p></p>



<p>In una partita in cui <strong>Manuel Rui Costa</strong> e <strong>Andrea Pirlo</strong> duellano in mezzo al campo a suon di lampi di genialità, il <em>Divin Codino </em>si prende il proscenio: un gol beffardo, toccando con la punta del piede il pallone controllato da <strong>Vanoli</strong>, ed un gol d&#8217;autore, con una pennellata da Raffaello all&#8217;incrocio dei pali fissano il risultato sul 2-2 contro la Viola, che segna con <strong>Enrico Chiesa</strong> e <strong>Nuno Gomes.</strong> <strong>Baggio</strong> gioca dopo due mesi d&#8217;assenza e segna le sue prime reti con la maglia delle Rondinelle. La Gazzetta dello Sport lo premia con un 8 in pagella e commenta: <em>&#8220;[&#8230;]Un Baggio così cancella tante tristezze del calcio&#8221;</em>.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size"><strong>Juventus-Brescia 1-1, 2001</strong></h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Serie A 2000-2001, day 24 Juventus - Brescia 1-1 (Zambrotta, R.Baggio)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/zflS74_zFs4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>La Vecchia Signora guidata da <strong>Carlo Ancelotti </strong>viene stoppata dal Brescia di <strong>Mazzone</strong> al Delle Alpi e perde due punti preziosissimi nella corsa scudetto contro la Roma. <strong>Del Piero</strong> e <strong>Baggio</strong> sono i più ispirati, ma vengono fermati dal palo e dal portiere avversario, mentre in mezzo <strong>Zidane</strong> regala magie. I padroni di casa vanno in vantaggio con <strong>Zambrotta</strong>, ma la scena se la prende il <em>Divin Codino</em> sul finale della partita: <strong>Pirlo</strong> illumina dalle retrovie, <strong>Baggio</strong> fa un aggancio irreale al volo attirando su di sé un ipnotizzato <strong>Van der Sar</strong> e deposita in rete a porta sguarnita, fissando il punteggio sull&#8217;1-1. Il <em>Divin Codino</em> infligge un terribile dispiacere alla squadra di club con cui ha toccato le massime vette di genio calcistico. Alla fine dell&#8217;anno, il Brescia si piazzerà ottavo e andrà a giocarsi l&#8217;Intertoto, che perderà solamente in finale con il PSG per la regola del gol in trasferta (0-0 a Parigi, 1-1 a Brescia con gol del <em>Codino</em>, purtroppo inutile).</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size">Brescia-Atalanta 3-3, 2001</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="2001-02 (5a - 30-09-2001) Brescia-Atalanta 3-3 [L.Sala,Doni,Comandini,R.Baggio 3] Servizio 90°Rai1" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/0_bMYddrSxE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Per un bresciano, essere prossimo al diciannovesimo compleanno nel settembre del 2001 è stato un privilegio, nel mio caso un privilegio corroborato da un abbonamento pluriennale alle Rondinelle e quindi dalla possibilità di assistere in diretta a un infuocato derby lombardo con l&#8217;Atalanta, il derby tramandato ai posteri dalla folle corsa di <strong>Carletto Mazzone</strong> verso la curva atalantina, rea di averlo insultato per tutti i novanta minuti, un gesto preceduto da una promessa a sua volta immortalata dalle telecamere («Se famo tre a tre vengo sotto la curva»). Il derby del settembre 2001 vive ancora, sugli spalti e nelle immediate vicinanze del Rigamonti, il clima teso e incline alla violenza del calcio italiano degli anni &#8217;90, e infatti raggiungere la gradinata è impresa meno semplice del previsto perché più che a Brescia pare di essere in un Paese del Medioriente sul quale incombe una guerra. La gara è pura adrenalina: <strong>Roberto</strong> sblocca la partita con un tocco morbido di sinistro propiziato da un traversone di <strong>Petruzzi</strong>, e il Rigamonti esplode di gioia, ma la festa dura poco, perché l&#8217;Atalanta rimonta e, summa iniuria, l&#8217;apostata <strong>Cristiano Doni</strong> esulta a braccia larghe in mezzo al campo, in segno di sfida. Il 3-1 di <strong>Comandini</strong> pare chiudere ogni discorso e costringe i tifosi di casa a un intervallo mogio e pieno di rimorso. Come sappiamo tutti, nel finale, dopo quasi mezz&#8217;ora di agonia in cui qualcuno, dagli spalti, si azzarda persino a bestemmiare in chiesa e attacca <strong>Baggio</strong>, reo di non aver toccato palla nella ripresa, ecco che <strong>Roberto</strong> inventa due magie per le quali i tifosi biancoazzurri gli sono tuttora grati, due colpi che sarebbero stati sufficienti a premiarlo con un monumento in Piazza della Loggia, e il 3-3 finale, che si materializza a tempo abbondantemente scaduto, fa tremare le tribune del Rigamonti e regala a un tifoso quasi diciannovenne uno dei pomeriggi più memorabili della sua vita.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size">Brescia-Fiorentina 3-0, 2002</h2>



<p></p>



<p>Anche qui, chi scrive (Buffoli) ha avuto il privilegio di esserci. La stagione 2001/2002 più tribolata della precedente, per i biancoazzurri, anche perché <strong>Roberto</strong> si è rotto per l&#8217;ennesima volta, e a 35 anni pare davvero aver perso l&#8217;ultimo treno. E invece, dimostrando ancora una volta una resilienza (termine oggi di moda ma usato spesso a sproposito) non comune, <strong>Baggio</strong> risorge dalle ceneri e torna in campo contro la Fiorentina nella Primavera del 2002, mentre nei suoi occhi brillano le luci dell&#8217;estremo Oriente e di una promessa di Trapattoni che sarà, come noto, tradita. Il Brescia nonostante il vantaggio sta faticando, ed è proprio <strong>Roberto</strong> che, dopo aver ricevuto la fascia di capitano da <strong>Guardiola</strong> e dopo la standing ovation del Rigamonti, chiude la partita, ancora una volta, e con una gamba sola, e 35 primavere sul groppone, e allora è inevitabile che al diciannovenne di cui sopra scenda una lacrimuccia. Tre minuti di orologio e con un gesto astuto <strong>Baggio</strong> fa esplodere tutta Brescia, e come se non bastasse si ripete con un tap in pochi istanti più tardi.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size">Brescia-Bologna 3-0, 2002</h2>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Brescia 3-0 Bologna - Campionato 2001/02" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/BNsqMB0U_tw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>&#8220;Dio esiste e ha il codino&#8221;, recita uno striscione in Curva Nord, e la trionfale vittoria sul Bologna, che regala al Brescia la matematica salvezza, è anche una delle prestazioni più brillanti del <strong>Roberto</strong> redivivo della Primavera del 2002. La partita viene sbloccata a inizio ripresa da un gesto tecnico splendido di <strong>Bachini</strong>, e poi, come di consueto, ci pensa <strong>Baggio</strong>, che sbaglia un rigore ma rimedia subito, e delizia la platea con un paio di sortilegi e invenzioni spettacolari. La dedica finale a <strong>Vittorio</strong> <strong>Mero</strong> chiude come meglio non potrebbe una domenica memorabile per tutti i tifosi del Brescia.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size"><strong>Piacenza-Brescia 1-4, 2003</strong></h2>



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<p>La Gazzetta dello Sport del giorno seguente è asciutta e senza giri di parole: <em>&#8220;Baggio disegna calcio&#8221;</em>. Eh, sì, perché nella serata del primo febbraio 2003, il <em>Codino</em> è come al solito tra i protagonisti delle Rondinelle, che espugnano Piacenza, che a fine stagione scenderà nella serie cadetta. Non basta una rovesciata del mitico <strong>Dario Hubner</strong> per pareggiare il vantaggio dei bresciani scaturito dal destro da fuori di <strong>Appiah</strong>. <strong>Baggio</strong> sale in cattedra con un&#8217;incredibile destro al volo dopo un pallone spiovente da centrocampo, per poi servire un pallone al miele per un giovane <strong>Luca</strong> <strong>Toni</strong> che incrocia con il sinistro nell&#8217;angolo basso. Il gol di <strong>Tare</strong> è la ciliegina di una torta gustosissima, cucinata ancora una volta dal fuoriclasse di Caldogno.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size"><strong>Brescia-Atalanta 3-0, 2003</strong></h2>



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<p>Il mitico 3-3 dell&#8217;anno precedente è rimasto nella memoria di tutti gli italiani, ma il 3-0 casalingo sugli odiati cugini bergamaschi è, se possibile, custodito ancora più gelosamente nei cuori biancazzurri. In un pomeriggio perfetto ad alto tasso di godimento, i ragazzi di <strong>Mazzone</strong> dominano un&#8217;Atalanta mai in partita e rimasta in inferiorità numerica: <strong>Baggio</strong> rifinisce due volte per <strong>Appiah</strong> e <strong>Petruzzi</strong>, ma il capolavoro della giornata è quello stupendo pallonetto dal limite dell&#8217;area, che scende lento e morbido nella porta atalantina. Chi era allo stadio quel giorno ricorda quel momento come un&#8217;esperienza quasi mistica: un surreale silenzio in un istante di tempo sospeso, mentre il pallone fluttuava nell&#8217;aria, prima del boato che sembrava provenire dalle viscere della terra.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size"><strong>Brescia-Siena 4-2, 2004</strong></h2>



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<p>La stagione 2003/2004 vede un <strong>Baggio</strong> in grande condizione, che rischia di più e pare spremersi in campo come faceva dieci anni prima, probabilmente perché è consapevole del fatto che il ritiro è a un passo e che quindi non deve più essere prudente né risparmiarsi. Nella partita contro il Siena, tutta la squadra recita alla grande, ma è sempre il <em>Divin Codino</em> a volteggiare a un&#8217;altezza diversa da quella degli altri: l&#8217;assolo palla al piede che favorisce il gol di <strong>Mauri</strong> è una giocata da cineteca e da <strong>Baggio</strong> ventisettenne, Il 2-0 porta direttamente la sua firma ed è una delle sue giocate chiave, il colpo da biliardo, morbido ma inesorabile, che sorprende la difesa avversaria. Convinto di aver già portato a casa la partita, il Brescia allenta la presa e il Siena la riprende, grazie a uno splendido diagonale del vecchio <strong>Flo</strong>. Deve rimediare ancora il <em>Codino</em>, che con una tranquillità sbalorditiva infila l&#8217;ennesimo colpo di biliardo, dopo un controllo di palla da fenomeno, e porta i suoi sul 3-2. Come se non bastasse, nel finale <strong>Roberto</strong> salta gli avversari come birilli e scodella il cross del 4-2. Anche in questo caso, chi scrive c&#8217;era e ricorda una prestazione da tuttocampista, tra le migliori della seconda parte della carriera del fuoriclasse vicentino.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size"><strong>Brescia-Ancona 5-2, 2004</strong></h2>



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<p>Grande festa al Rigamonti: l&#8217;Ancona del 2003/2004 è uno sparring partner, in serie A, e un Brescia tranquillo ne fa quello che vuole. <strong>Roberto</strong> gioca leggero e può dare sfogo al suo talento superiore: una conclusione al volo dal limite e un pallonetto delicato sono le due grosse e preziose ciliegie su una torta ricca di altre giocate, spunti e assist. Partita eccellente e giocata tutta con una disinvoltura impressionante, nonostante i 37 anni.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size"><strong>Brescia-Lazio 2-1, 2004</strong></h2>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Brescia 2-1 Lazio - Campionato 2003/04" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/tmKivB4aM0A?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>È la partita del commiato: il Rigamonti si prepara a salutare il <em>Divin Codino</em> dopo quattro anni straordinari e festeggia la salvezza. La Lazio di <strong>Mancini</strong> a caccia dell&#8217;Europa è sfortunata e colpisce due pali, ma il Brescia passa nel finale e come al solito la firma è di <strong>Baggio</strong>: prima, un delizioso tocco d&#8217;artista con l&#8217;esterno destro dalla linea di fondo che serve <strong>Mauri</strong> per l&#8217;1-0, poi il dribbling secco e lo splendido sinistro ad incrociare per il raddoppio. Gol numero 205, ma soprattutto un regalo alle Rondinelle che sa di eternità.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Articolo a cura di</em> TOMMASO CIUTI <em>e</em> FRANCESCO BUFFOLI</strong></p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/02/04/roberto-baggio-e-le-10-magie-bresciane-di-un-fuoriclasse-mondiale.html">Roberto Baggio e le 10 magie bresciane di un fuoriclasse mondiale</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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