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Il “mio” Pelé. Colui che fece tutto, prima di tutti

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Volendo aggiungere il mio modesto contributo al ricordo di un grande uomo che ci ha lasciato ieri, non posso che sottolineare un paio di aspetti di Pelé che forse si sono persi nei meandri della comunicazione globale e ininterrotta.

Comincio con il ribadire che la statura umana di Pelé, al di là del suo talento nel trattare il pallone, era tale per cui in seguito alla sua scomparsa non è “il mondo del Calcio in lutto”, come titola La Gazzetta, ma è tout court “il Mondo è in lutto” Non credo infatti ci sia oggi sul pianeta una sola persona che non sia, in qualche misura, rattristata da questa notizia. E questo nonostante il fatto che Pelé abbia smesso di giocare a calcio quasi mezzo secolo fa, per cui la stragrande maggioranza di quelli che oggi lo piangono non ne hanno mai visto le gesta dal vivo o, perlomeno, in diretta televisiva. In realtà, anche quelli come me che hanno l’età per aver potuto assistere alle sue gesta, hanno vissuto in un’epoca, quella del suo massimo fulgore, in cui i mezzi riproduttivi di immagini erano molto scarsi e lenti.

Come si conviene alle leggende viventi, l’eco delle sue gesta arrivava molto prima di documenti visivi spesso monchi o incomprensibili. Eppure, la stella di Pelé brillava già allora, una sorta di stella sonora, propagata dal suono melodioso della lingua portoghese quando è ammantata di gioia. Perché la Perla Nera emanava gioia più che ammirazione, suscitava felicità molto più che possibile consacrazione.

Molti, io piccolissimo compreso giuro che me lo ricordo, lo avevano visto in tv ai Mondiali di Svezia segnare quel gol fantascientifico con il Galles prima di demolire i padroni di casa in finale. Ma Pelé allora aveva 17 anni e moltissimi osservatori, anche tra i più stimati, invitavano alla prudenza. Del resto, appunto, il Brasile era lontano e quando l’eco della Rimet si era affievolita, di Pelé e degli altri verdeoro di cui si snocciolava comunque la formazione come una preghiera (da Gilmar a Zagalo), rimasero echi, forse favole, forse fantasie, in tutti i casi notizie poco confermabili. Paolo Condò fa giustamente notare come adesso sia molto più facile reperire immagini di allora, relative a O Rei e al calcio sudamericano in generale, rispetto a ciò che poteva fare chi visse quei tempi, come me. Ci si doveva fidare, appunto, di voci e di testimonianze molto indirette.

Per fortuna gli anni ’60 videro poi un’accelerazione forte nella tecnologia delle immagini e qualche filmato, registrato ma discreto per qualità, si cominciava a poter vedere. Poca roba, ovviamente, rispetto alla pletora sterminata e praticamente anche simultanea di oggi, ma sufficiente per capire che quelle relative alla Perla Nera non erano favole e che il più delle volte la realtà andava invece ben oltre la necessaria immaginazione che ne aveva accompagnato il racconto.

Se andate oggi sul web, su YouTube per esempio, trovate tra gli altri un’impressionante filmato in cui si vedono decine e decine di strabilianti giocate dei più grandi calciatori del mondo, di oggi e del recente passato. Ebbene, sono venti minuti e più molto istruttivi in cui a ogni giocata meravigliosa di Messi, Maradona, Zidane, Mbappé e tanti altri ne viene accostata una, assolutamente identica!, di Pelé. Insomma, a riprova di quello che sostiene Gigi Riva, qualunque meraviglia faccia sul campo un calciatore, sappiate che Pelé l’aveva già fatta prima.

Chiudo con una considerazione semplice che, a parer mio, conferma quanto anche la grandezza di Pelé calciatore non sia commensurabile con quella di tutti gli altri strabilianti attori del Mondo del Pallone. Egli è l’unico a non aver mai avuto denigratori, solo estimatori e, sul campo di gioco, discepoli, pallidi imitatori, improbabili emuli. È per questo che la sua stella ha cominciato a brillare, sia pur tremula, a Stoccolma nel ’58 e lo ha fatto poi sempre più forte finché ha giocato. Ma ha continuato a farlo anche dopo che ha smesso e brillerà ancora finché ci sarà memoria della sua immensità.

Chiudo, questa volta sul serio, con una nota personale. Molti, vista la mia età, mi stanno chiedendo in questi giorni: «Ma tu l’hai visto dal vivo?». E io rispondo: «Certo, a Mantova nel giugno ’67. Al supermercato’. Ma questa è un’altra storia…».


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