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	<title>luis enrique Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>luis enrique Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Champions League, finale: Psg-Arsenal 5-4 dcr (1-1)</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/05/31/champions-league-finale-psg-arsenal-5-4-dcr-1-1.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 08:43:57 +0000</pubDate>
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<p class="has-drop-cap">Back to back. Come in tempi recenti è riuscito solo al Real Madrid, che addirittura calò il tris di successi tra il 2016 e il 2018. Il Paris Saint-Germain, dopo il roboante 5-0 inflitto all&#8217;Inter un anno fa, si conferma sul tetto d&#8217;Europa battendo ai rigori l&#8217;Arsenal. Per i <em>Gunners </em>si tratta della seconda sconfitta in finale di Champions dopo quella del 2006 contro il Barcellona. In quel caso andarono in vantaggio nel primo tempo e vennero poi rimontati in dieci nel secondo. In questa occasione sono sempre andati avanti nei primi 45 minuti, hanno subito la rete del pari nella ripresa, ma sono riusciti a trascinare la contesa sino ai rigori. Dove però l&#8217;errore di uno dei migliori, il difensore brasiliano <strong>Gabriel</strong>, è costato la Coppa.</p>



<p>È stata una partita tutt&#8217;altro che indimenticabile sul piano estetico, con poche occasioni e le difese che hanno fatto decisamente aggio sui reparti offensivi. Da un punto di vista tattico ha vinto il copione predisposto da <strong>Mikel Arteta</strong>, che predilige la difesa all&#8217;attacco. Anche perché l&#8217;Arsenal ha avuto la fortuna di trovare il vantaggio dopo appena sei minuti con <strong>Havertz </strong>e poi si è chiuso a riccio, non lasciando passare uno spillo.</p>



<p>Il Psg ha sbattuto contro un muro. Le sue micidiali frecce offensive hanno bisogno di spazi larghi per incidere, ma contro la retroguardia blindata dei <em>Gunners </em>hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie per trovare gli spiragli giusti. Il possesso palla dei parigini ha rasentato a tratti percentuali bulgare, ma era in realtà sterile, ha prodotto poco in termini di occasioni, poiché veniva perennemente disinnescato al momento del dunque. Il duo <strong>Saliba</strong>&#8211;<strong>Gabriel</strong>, protetto dall&#8217;immarcescibile <strong>Rice</strong>, si è confermato il terzetto di livello mondiale su cui si basano le fortune della squadra londinese, anche perché l&#8217;attacco è distante non poco dai migliori reparti offensivi del pianeta (si pensi non solo a quello del Psg, ma anche del Bayern Monaco, del Barcellona, del Real Madrid, del Manchester City).</p>



<p>I parigini sono riusciti quantomeno, nel corso della ripresa, a trovare il pareggio per un&#8217;ingenuità di <strong>Mosquera </strong>su uno <strong>Kvaratshkelia </strong>che dopo essere stato annullato nel primo tempo è salito di tono nel secondo. Il Pallone d&#8217;Oro in carica <strong>Dembélé </strong>ha riportato la contesa in equilibrio e la formazione di <strong>Luis Enrique</strong> a quel punto ha dato la sensazione di poter piazzare la freccia del sorpasso, costruendo più occasioni dei rivali. Ma il colpo del ko non è arrivato anche perché l&#8217;Arsenal ha continuato a difendere bene, come fosse una riedizione delle migliori squadre del Catenaccio italiano.</p>



<p>Alla fine però non è bastato: l&#8217;Arsenal ai rigori è stato tradito due volte, da <strong>Eze </strong>e <strong>Gabriel</strong>, entrambi incapaci di inquadrare lo specchio della porta, mentre il Psg &#8211; errore di <strong>Nuno Mendes</strong> a parte &#8211; è stato perfetto. La Coppa dalle grandi orecchie resta così, per il secondo anno consecutivo e il terzo nella storia (<a href="https://gameofgoals.it/2020/01/31/1993-finale-olympique-marsiglia-milan-1-0.html">Olympique Marsiglia 1993</a>) in Francia. Se si guarda all&#8217;andamento globale della competizione è un successo meritato perché i parigini, esattamente come un anno fa, si sono dimostrati la squadra più completa, pur non disponendo probabilmente di un arsenale offensivo devastante come quello del Bayern Monaco.</p>



<p>Per <strong>Luis Enrique</strong> è il terzo successo nella competizione, come <strong>Bob Paisley</strong> e il suo maestro <em><a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">Pep </a></em><strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">Guardiola</a></strong>, a -2 da <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/05/31/onore-al-real-madrid-e-ad-ancelotti-il-trionfo-della-misura-e-dellintelligenza.html">Carlo Ancelotti</a></strong>. Il tecnico spagnolo si conferma l&#8217;assoluto stratega di questo straordinario ciclo del Psg, che ha sapientemente trasformato da collezione di figurine a Squadra con la S maiuscola: nessuna prima donna e individualità tutte disponibili a mettersi al servizio del collettivo. È così che si costruiscono i cicli vincenti.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/psg_arsenal_arbitro_afp-1024x683.webp" alt="" class="wp-image-27369" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/psg_arsenal_arbitro_afp-1024x683.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/psg_arsenal_arbitro_afp-300x200.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/psg_arsenal_arbitro_afp-768x512.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/psg_arsenal_arbitro_afp.webp 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una fase del match. È stata una finale tattica e chiusa, non spumeggiante</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il tabellino</h2>



<p></p>



<p><strong>PSG-ARSENAL 5-4 dcr (1-1)<br>Marcatori: </strong>pt 6&#8242; Havertz (A), st 10&#8242; Dembélé (P).<br><strong>Psg: </strong>Safonov; Hakimi, Marquinhos (sts 1&#8242; Zabarnyi), Pacho, Nuno Mendes; Joao Neves, Vitinha (sts 1&#8242; Beraldo), Fabian Ruiz (pts 6&#8242; Zaire Emery); Doué, Dembélé (pts 1&#8242; Ramos), Kvaratskhelia (st 38&#8242; Barcola).<br><strong>Arsenal:</strong> Raya; Mosquera (st 21&#8242; Timber), Saliba, Gabriel, Hincapié; Rice, Lewis-Skelly (pts 1&#8242; Zubimendi); Saka (st 38&#8242; Madueke), Odegaard (st 11&#8242; Gyokeres), Trossard (st 38&#8242; Martinelli); Havertz (pts 1&#8242; Eze).<br><strong>Rigori:</strong> Ramos (P) gol; Gyokeres (A) gol; Doué (P) gol; Eze (A) fuori; Nuno Mendes (P) parato; Rice (A) gol; Hakimi (P) gol; Martinelli (A) gol; Beraldo (P) gol; Gabriel (A) alto.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle</h2>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>PSG</strong></p>



<p><strong>IL MIGLIORE HAKIMI 7<br></strong>Non facile premiare un migliore in una partita così chiusa e tattica, che ha ricordato certe finali degli anni Ottanta a tratti, tipo <a href="https://gameofgoals.it/2019/03/27/1986-finale-steaua-bucarest-barcellona-2-0-dcr-0-0.html">Steaua Bucarest-Barcellona del 1986</a> o <a href="https://gameofgoals.it/2019/07/19/1988-finale-psv-eindhoven-benfica-6-5-dcr-0-0.html">Psv-Benfica del 1988</a>. Hakimi ha avuto dalla sua diversi meriti, pur non giocando una partita stratosferica: non ha mai commesso errori, ha annullato il proprio avversario, si è proposto con intelligenza in avanti appoggiando la manovra e mettendo alcuni invitanti cross, è stato freddissimo sul rigore. Una prova non eclatante, ma solidissima, a conferma che lui è senza dubbio oggi il miglior terzino destro al mondo.</p>



<p><strong>Marquinhos 6,5</strong> Alcune sbavature iniziali, come sul gol dell&#8217;Arsenal. Nel secondo tempo si riprende e gestisce con sicurezza. Da applausi l&#8217;abbraccio al compagno di nazionale Gabriel, a fine partita, dopo che quest&#8217;ultimo aveva sbagliato il rigore decisivo. Capitano vero.</p>



<p><strong>Vitinha 6,5 </strong>Meno appariscente e preciso di altre volte, ma dà comunque ordine e complessità al gioco. Temibile dalla distanza: sfiora due volte il bersaglio grosso.</p>



<p><strong>Kvaratshkelia 6,5</strong> Senza gli spazi larghi lasciati dalla difesa del Bayern Monaco e contro una difesa al contrario bassa e chiusa a doppia mandata come quella dell&#8217;Arsenal, lui fa più fatica. Primo tempo complicato. Poi ha il merito di procurarsi il rigore con un guizzo. Da lì cresce e centra il palo dopo una percussione delle sue. Comunque preziosissimo.</p>



<p><strong>Dembélé 6,5 </strong>Anche il Pallone d&#8217;Oro in carica gioca una partita di appoggio, senza strafare. Implacabile dal dischetto. Bravo come sempre a muoversi con intelligenza tra le linee.</p>



<p><strong>Doué 5 </strong>Flop della serata. Pochi guizzi, pochi spunti. Viene annullato dalla solida difesa dei <em>Gunners</em>. Un&#8217;altra notte rispetto a quella favolosa di 12 mesi fa contro l&#8217;Inter. Perché è uscito Kvara e non lui?</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>ARSENAL</strong></p>



<p><strong>IL MIGLIORE RICE 7<br></strong>Guida e metronomo. Lui, Gabriel e Saliba si confermano le tre vere stelle dei <em>Gunners</em>. Fa scudo davanti alla difesa, sradica palloni stile Busquets dei giorni migliori e organizza il gioco. Ci mette fisico, personalità e gamba. Chiude con una prestazione da mediano totale una stagione eccellente.</p>



<p><strong>Saliba 6,5 </strong>Alcune sbavature in campo aperto, ma il senso della posizione e le chiusure sono da applausi. La Francia dei fenomeni offensivi può dormire sonni tranquilli perché dietro c&#8217;è lui.</p>



<p><strong>Gabriel 6,5 </strong>Anche lui impeccabile in fase difensiva, tiene a bada per 120 minuti i temuti attaccanti parigini costringendoli al minimo sindacale. Re dell&#8217;area di rigore, insuperabile sulle palle inattive. Mezzo voto in meno per il rigore sbagliato che si rivela decisivo.</p>



<p><strong>Havertz 6,5</strong> L&#8217;unico sufficiente dell&#8217;attacco dei <em>Gunners</em>. Segna un gran gol confermando di essere l&#8217;uomo giusto delle finali (decise quella del 2021 tra Chelsea e Manchester City, leggi <a href="https://gameofgoals.it/2021/05/29/finale-champions-league-2020-2021-chelsea-manchester-city-1-0.html">qui</a>). Anche dopo si mette molto al servizio dei compagni. Stremato nella ripresa.</p>



<p><strong>Saka, Trossard, Goyokeres, Martinelli 5</strong> Tutti bocciati in blocco. L&#8217;Arsenal conferma in finale quanto si sapeva: difesa e fase difensiva migliore al mondo, attacco che fatica a rientrare nelle prime dieci formazioni mondiali&#8230;</p>



<p></p>



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		<title>L&#8217;inutile guerra tra offensivisti e difensivisti: nel calcio è la qualità che fa la differenza</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/05/02/linutile-guerra-tra-offensivisti-e-difensivisti-nel-calcio-e-la-qualita-che-fa-la-differenza.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 14:18:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina L&#8217;esultanza di Kvicha Kvaratshkelia dopo un gol. Il georgiano è oggi uno dei più forti calciatori al mondo La pirotecnica semifinale di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/05/02/linutile-guerra-tra-offensivisti-e-difensivisti-nel-calcio-e-la-qualita-che-fa-la-differenza.html">L&#8217;inutile guerra tra offensivisti e difensivisti: nel calcio è la qualità che fa la differenza</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina</strong> L&#8217;esultanza di Kvicha Kvaratshkelia dopo un gol. Il georgiano è oggi uno dei più forti calciatori al mondo</em></p>



<p class="has-drop-cap">La pirotecnica semifinale di andata di Champions League tra Paris Saint Germain e Bayern Monaco (leggi la cronaca <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/28/champions-league-semifinale-andata-paris-saint-germain-bayern-monaco-5-4.html">qui</a>) ha riacceso lo snervante e annoso dibattito tra offensivisti e difensivisti. La conseguenza della partita, terminata sul roboante punteggio di 5-4 per i francesi, ha visto contrapporsi due schiere, entrambe particolarmente agguerrite. Da una parte coloro che hanno esaltato gli attacchi, lo spettacolo, le emozioni e le qualità tecniche, la ricerca sistematica degli uno contro uno e dei dribbling dei giocatori in campo. Dall&#8217;altra coloro che hanno rimarcato le difese eccessivamente lascive, l&#8217;assenza di strategia e tattica corale, l&#8217;incapacità di gestire i ritmi e alternare le fasi di gioco rispecchiando i momenti dell&#8217;incontro.</p>



<p>La mia impressione è che questo atavico dibattito sia tipicamente italiano ed è lo specchio di un Paese che riesce a dividersi sempre su tutto, come se da una parte vi fossero i buoni e dall&#8217;altra i cattivi, polarizzando qualsiasi argomento e dividendo il mondo in bianco e nero. Non comprendendo l&#8217;antico adagio latino che in <em>media stat virtus</em>, e che la vita è fatta &#8211; soprattutto &#8211; di tante sfumature di grigio. Ma è qualcosa che vediamo abitualmente, per esempio, nei tanti temi della politica, nei continui e snervanti attacchi tra destra e sinistra su qualsiasi argomento, di carattere nazionale e internazionale, spesso senza analizzare e conoscere fino in fondo le questioni di cui si parla.</p>



<p>Lo sport e il calcio, che rimane la disciplina più popolare, seguita e dibattuta, non fanno eccezione.<br>Premetto che per me Paris Saint Germain-Bayern Monaco è stata una grandissima partita, una delle più belle nella storia della Coppa dei Campioni/Champions League. Ma non lo è stata perché le due squadre hanno giocato un <em>calcio da strada</em>, come è stato definito, senza dare eccessivo peso alla fase difensiva. <br>Lo è stato per un altro motivo, al quale arriverò dopo una lunga dissertazione.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>È indubbio che il calcio che paga di più oggi in Europa, una moda seguita da quasi tutti, sia il cosiddetto <em>calcio offensivo </em>&#8211; lo chiamerò così per semplificare il concetto e renderlo accessibile a tutti -, che fa aggio su quello <em>difensivo</em>.</p>



<p>È diventata la tendenza imperante da metà anni Novanta e ancora di più nel nuovo millennio. <br>Ma il calcio è fatto di cicli. Anche negli anni Cinquanta e in buona parte negli anni Sessanta, ad esempio, lo scenario era questo. E le partite vedevano punteggi altisonanti, inno costante alle sfide individuali e ai dribbling, terreno fertile per consentire ai campioni dei reparti offensivi di performare e incidere ai più alti livelli. D&#8217;altra parte in quell&#8217;epoca imperava ancora il Chapman System (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2022/08/25/limportanza-di-chiamarsi-herbert-chapman.html">qui </a>per approfondire la figura di <strong>Herbert Chapman</strong>, straordinario allenatore inglese), che aveva trasformato di fatto le partite in una serie di duelli individuali.</p>



<p>Tra gli anni Cinquanta e Sessanta è possibile recuperare, non a caso, diverse sfide spettacolari in Coppa dei Campioni e non solo, con un mare di opportunità, di azioni offensive, di gol, di prestazioni immense degli attaccanti. Dalla finale dell&#8217;edizione 1960 tra Real Madrid ed Eintracht Francoforte (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2016/04/01/1960-finale-real-madrid-eintracht-francoforte-7-3.html">qui</a>) a quella del 1962 tra Benfica e Real Madrid (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2016/06/04/1962-finale-benfica-real-madrid-5-3.html">qui</a>). A tante altre.<br>E pure in quelle partite, come succede oggi, le difese non brillavano certo per essere ermetiche né vi erano in campo straordinari interpreti difensivi.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Benfica 5 - Real Madrid 3 - Final Champions 1962" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/BOAIYoxYp3Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Questo dimostra che nel calcio è valido più che mai il concetto caro al chimico, biologo e filosofo francese <strong>Antoine-Laurent de Lavoisier</strong>, ossia che «nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma». Nel calcio abbiamo già vissuto un momento come quello di oggi.<br>A cui è poi seguito un periodo più collettivo e più tattico, culminato con gli anni Settanta e ancora più gli anni Ottanta. Al termine del quale, per ravvivare un gioco diventato eccessivamente chiuso e che non divertiva più, si introdussero nuove regole, dal cambiamento del fuorigioco al divieto del portiere di prendere il pallone con le mani, dai tre punti per vittoria ad altri piccoli accorgimenti che ebbero l&#8217;obiettivo di alimentare nuovamente il fuoco del calcio d&#8217;attacco.</p>



<p>Corsi e ricorsi storici, dunque. Per questo non si può escludere che dopo questa fase, il calcio entrerà magari in un&#8217;era più tattica. È già successo.<br>Molto dipenderà dallo sviluppo del gioco e dalla società che ci circonda.</p>



<p>Ad ogni buon conto, oggi viviamo in un&#8217;epoca di calcio offensivo. E la maggior parte delle squadre migliori al mondo si sono adeguate a questo canovaccio, tenendo saldo il concetto che il calcio è prima di tutto uno spettacolo per le masse, soprattutto nel mondo attuale così dilaniato da crisi valoriali e da incertezze globali. La gente, sovente infelice, ansiosa e insoddisfatta, ha bisogno di staccare la spina e godere di 90 minuti divertenti, con tante emozioni e tanti gol. In un contesto simile, è normale venga privilegiato dunque un modello offensivo, tagliato su misura per regalare <em>circensem </em>in assenza del <em>panem</em>.</p>



<p>E d&#8217;altronde, non è solo il calcio a seguire questo filone. Dalla ricerca di regole che favoriscono i sorpassi nel mondo dell&#8217;automobilismo alla fioritura di atleti chiamati a <em>fare l&#8217;impresa</em> in numerose discipline individuali (si prenda ad esempio il ciclismo), lo spettacolo sportivo diventa <em>utile </em>per catalizzare l&#8217;interesse del popolo e svagarlo. Lo avevano capito già i Romani, ai tempi delle battaglie nel Colosseo.</p>



<p>Ad aver alimentato in modo radicale questa spinta al gioco offensivo è stato, in gran parte, un allenatore che ha finito con il rivoluzionare il calcio contemporaneo e ha disseminato l&#8217;Europa di suoi allievi, veri o verosimili: <em><a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">Pep </a></em><strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">Guardiola</a></strong>.</p>



<p>Il tecnico catalano, alla guida del Barcellona tra l&#8217;estate 2008 e l&#8217;estate 2012, ha contribuito a creare un modello di calcio d&#8217;attacco, di dominio degli spazi e del campo, di controllo del gioco, dal quale sono poi germogliati moltissimi degli allenatori di grido che popolano la scena odierna.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="How Pep Guardiola’s Barcelona changed Football FOREVER!" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/ZY7D3fv_Sn0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Non può essere un caso che il Bayern Monaco, dove <strong>Guardiola </strong>ha poi allenato dopo l&#8217;esperienza catalana, si sia affidato a <em>Pep </em>per la scelta di <strong>Vincent Kompany</strong>. O che <strong>Luis Enrique</strong> abbia lavorato con <strong>Guardiola </strong>e ne abbia ereditato lo stile, in parte, già ai tempi del Barcellona stagione 2014-2015 e abbia poi proseguito nella sua avventura a Parigi. Per non parlare di <strong>Mikel Arteta</strong>, <strong>Hans Flick</strong> e <strong>Julian Nagelsmann</strong>, tutti allievi di <em>Pep </em>direttamente o indirettamente. Anche l&#8217;Italia, nel suo piccolo, ha un allenatore cresciuto a pane e <strong>Guardiola</strong>: lo stratega del Como <strong>Cesc Fabregas</strong>.</p>



<p>Il calcio è sempre stato ammaliato dalle rivoluzioni. Capitò così anche quando si presentò sulla scena l&#8217;<a href="https://gameofgoals.it/2022/10/26/utopia-74-lolanda-di-michels-e-cruijff-e-quella-sconfitta-che-ha-cambiato-la-storia.html">Olanda del 1974</a> di <strong>Rinus Michels</strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html">Johan Cruijff</a></strong>. Subito dopo la straordinaria esperienza <em>orange </em>che aveva incantato il mondo nel Mondiale tedesco vennero fuori emuli di quel modello a varie latitudini. Soprattutto in Italia, Paese che era uscito con le ossa rotte dall&#8217;avventura in Germania e cercava una via nuova, moderna, collettiva e atleticamente dirompente per soppiantare il proprio calcio ritenuto oramai vetusto e antiquato.</p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Olanda 1974: il Calcio Totale - Analisi tattica" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Yd9B3mPHLSY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Pochi però compresero fino in fondo &#8211; come ha splendidamente sottolineato un maestro del giornalismo come <strong>Carlo Felice Chiesa</strong> in una sua forbita analisi della storia della tattica uscita anni fa su Calcio 2000 &#8211; due aspetti.</p>



<p>Il primo è che per fare grande ogni rivoluzione è fondamentale partire dalla qualità degli interpreti. Come <strong>Michels </strong>non avrebbe mai potuto ottenere ciò che ha ottenuto senza i vari <strong>Cruijff</strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/10/08/johan-neeskens-sulla-tolda-per-sempre.html">Neeskens</a></strong>, <strong>Krol</strong>, così <strong>Guardiola </strong>non sarebbe mai riuscito a creare il suo Barcellona dal leggendario tiki taka senza <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/25/xavi-hernandez-luomo-che-giocava-a-scacchi-correndo.html">Xavi</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/01/15/don-andres-e-leuropa-le-dieci-meraviglie-dellillusionista.html">Iniesta </a></strong>e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/01/04/il-metodo-messi-e-leccesso-di-severita-con-cui-si-giudicano-i-calciatori-di-oggi.html">Messi</a></strong>.</p>



<p>Il secondo è che il calcio olandese non era diventato straordinario solo con la forza dell&#8217;attacco. Ma anche di una difesa dotata, quando necessario, di un certo ermetismo, di maglie strette, di stopper solidi come <strong>Rijsbergen</strong>, di una pressione sui portatori di palla che chiudeva gli spazi di manovra, di rinculi difensivi quando serviva. Il Barcellona di <strong>Guardiola </strong>idem: non era una squadra <em>zemaniana</em>, votata unicamente all&#8217;offesa senza preoccuparsi minimamente di ciò che accadeva dietro; aveva difensori forti sull&#8217;uomo e capaci di chiudere basso in situazioni di palla inattiva; che non appena perdeva il pallone arretrava in difesa, e che quella difesa non lasciava 50 metri di campo dietro di sé scoprendo il fianco alle verticalizzazioni degli avversari.</p>



<p>E questo non tutti gli allievi di <em>Pep </em>sembrano averlo capito.<br>O meglio: sono partiti probabilmente dal modello di <em>Pep</em>, ma hanno percorso vie diverse.<br>L&#8217;unico che forse si avvicina ancora al maestro rimane <strong>Luis Enrique</strong>. Il suo Psg non a caso non difende alto o altissimo, ha difensori sull&#8217;uomo di una certa caratura individuale (<strong>Hakimi</strong>, <strong>Nuno Mendes</strong> e <strong>Marquinhos </strong>sono il meglio che il calcio contemporaneo possa offrire in quei ruoli) e finisce sovente con l&#8217;adattarsi alle caratteristiche e alle partite dell&#8217;avversario: se affronta il Bayern Monaco, si adegua e il match diventa una sequela infinita di uno contro uno e ribaltamenti individuali; ma quando ha affrontato il Liverpool nei quarti piuttosto che l&#8217;Arsenal lo scorso anno in semifinale, la squadra ha giocato in modo diverso, più accorto e ragionato.</p>



<p>Formazioni come il Bayern Monaco di <strong>Kompany </strong>e il Barcellona di <strong>Flick</strong>, invece, giocano sempre nello stesso modo contro chiunque. E rispetto al modello originale di <strong>Guardiola </strong>sono differenti in non pochi aspetti. </p>



<p>Il primo è in una ricerca molto più spinta e marcata della verticalità, quando invece <em>Pep </em>innervava la manovra di repentini scambi corti nello stretto che dovevano portare a un avvicinamento graduale alla porta avversaria. </p>



<p>Il secondo è nell&#8217;aspetto difensivo. Perché il Bayern di <strong>Kompany </strong>e il Barcellona di <strong>Flick </strong>non appena perdono il pallone cercano la riconquista immediata, ma così facendo lasciano praterie alle spalle nelle quali un avversario &#8211; se bravo a leggere il gioco &#8211; ha molta più facilità a infilarsi e colpire. Da qui il concetto per il quale le loro squadre difendano male, difendano poco o corrano eccessivi rischi.<br>Le squadre di <strong>Guardiola</strong>, al contrario, quando perdono il pallone scappano all&#8217;indietro e tentano di arroccarsi chiudendo gli spazi. Difendono in maniera <em>più classica</em>. Ma a conti fatti più efficace.</p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Il Barcellona di Flick: tattica del fuorigioco molto &quot;Zemaniana&quot;" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/yW1VIAIEsSE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p><strong>Arteta</strong>, al contrario, altro allievo di <em>Pep</em>, sembra aver seguito il modello originario più sull&#8217;aspetto difensivo che offensivo, anche perché l&#8217;Arsenal &#8211; rispetto alle altre big d&#8217;Europa e allo stesso Manchester City ancora allenato da <strong>Guardiola </strong>&#8211; non possiede lo stesso arsenale tecnico di risorse in attacco.</p>



<p>In qualche modo, <strong>Flick</strong>, <strong>Kompany </strong>e <strong>Arteta </strong>sembrano dei <strong>Guardiola </strong><em>monchi </em>o <em>mancati</em>, anche se è chiaro come in realtà abbiano cercato di seguire filosofie diverse rispetto a quella del maestro al quale dicono di essersi ispirati. Con risultanze che però sembrano ricalcare solo in parte quelle di <em>Pep</em>, il cui Barcellona e il cui calcio al <em>prime </em>restano superiori modelli di equilibrio e resa complessiva. Più attento in difesa rispetto ai primi, più efficace in attacco rispetto al secondo.</p>



<p>Non c&#8217;è però un solo modo di giocare a calcio, di vincere, come per altro ha riconosciuto lo stesso <strong>Kompany</strong>.<br>La seconda semifinale di andata di Champions League tra Atletico Madrid e Arsenal (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/29/champions-league-semifinale-andata-atletico-madrid-arsenal-1-1.html">qui</a>) è stata senz&#8217;altro una partita meno spettacolare, con difese più coperte, meno situazioni individuali in campo aperto, più <em>garra </em>e tatticismo. Questo perché ha rispecchiato le filosofie dei due allenatori: <strong>Arteta</strong>, che come abbiamo detto è una sorta di versione difensiva di <strong>Guardiola</strong>, e il <em>Cholo </em><strong>Simeone</strong>, che invece è il portabandiera di una concezione calcistica opposta. Che nasce e si sviluppa in difesa e che assume poi &#8211; come per il calcio offensivo &#8211; varie declinazioni, a seconda dei Paesi entro cui si sviluppa.</p>



<p>Soprattutto non c&#8217;è solo un modo di <em>giocare bene a calcio</em>.<br>Bisogna uscire dall&#8217;ottica in cui il <em>bel gioco</em> o il <em>grande gioco</em> sia esclusivamente quello offensivo.<br>Lo dice la storia, non solo del pallone ma anche di altre discipline: sia di squadra come il basket; sia individuali, si prenda ad esempio uno sport che io adoro come lo snooker, dove ci sono maestri dell&#8217;attacco (da <strong>Ronnie O&#8217;Sullivan</strong> a <strong>Judd Trump</strong>) e maestri della difesa (da <strong>John Higgins</strong> a <strong>Mark Selby</strong>), e le partite possono risultare emozionanti per entrambi i punti di vista.</p>



<p>L&#8217;aspetto fondamentale rimane quello di trovare un equilibrio, sempre. Per essere competitivi davvero, gli <strong>O&#8217;Sullivan</strong> e i <strong>Trump </strong>devono comunque affinare ed essere redditizi anche nell&#8217;arte difensiva. E gli <strong>Higgins </strong>e i <strong>Selby </strong>devono mostrare coraggio e avere un gioco di serie incisivo e continuo quando attaccano.<br>Lo stesso vale nel calcio: privilegiare l&#8217;attacco non significa ritenere poco importante la difesa; partire da una difesa solida non significa non cercare di ripartire con assalti offensivi di una certa consistenza.</p>



<p>È chiaro: le squadre che più fanno la storia, che aprono cicli da ricordare, che entrano nei libri di testo poiché artefici di rivoluzioni in campo e fuori, sono quelle che privilegiano un gioco d&#8217;attacco. Ma che &#8211; ribadisco nuovamente &#8211; pur privilegiando l&#8217;attacco non trascurano la difesa. Sono di fatto squadre complete, equilibrate, che sanno fare tutto. <br>Ed è chiaro che, tendenzialmente, è più facile che una partita con tanti gol e tante giocate offensive diventi una grande partita.</p>



<p>Non è tuttavia automatico.<br>Si possono vedere sublimi partite che sono il frutto anche di straordinari spettacoli difensivi. E che non sono assolutamente per forza scempi di gioco come lo 0-0 tra Milan e Juventus nell&#8217;ultima giornata di Serie A.<br>E dall&#8217;altra parte possono esserci anche partite ricche di gol che non sono grandi partite. Un esempio è il recente Bayern Monaco-Real Madrid, quarti di finale di ritorno di Champions League, terminato 4-3 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/15/champions-league-quarti-ritorno-bayern-monaco-real-madrid-4-3.html">qui</a>), ma con un numero di errori spropositato da ambo le parti e prestazioni non così stellari dei grandi campioni offensivi,<strong> Harry Kane</strong> a parte.<br>Ecco perché quella non è stata a mio avviso una grande partita. È stata una partita ricca di pathos ed emozioni per i gol e i ribaltamenti di fronte. Ma non una partita dai grandissimi risvolti tecnici.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="810" height="536" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/gettyimages-2235979057-edited.webp" alt="" class="wp-image-27241" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/gettyimages-2235979057-edited.webp 810w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/gettyimages-2235979057-edited-300x199.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/gettyimages-2235979057-edited-768x508.webp 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><figcaption class="wp-element-caption">Harry Kane, autore di una stagione strepitosa</figcaption></figure>



<p></p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-a75d9a0a81da043a2aff0b7e28baa6f4">Cosa allora fa la differenza per stabilire se una partita diventa una grande partita? La qualità. La qualità dei giocatori e di come rendono. La qualità delle giocate. La qualità delle strategie. La qualità del gioco, aperto o chiuso. La qualità delle parate. La qualità delle difese e dei difensori. La qualità è ben più importante e dirimente che il giocare all&#8217;attacco per stabilire se una partita diventi una grande partita.</p>



<p>E d&#8217;altronde, l&#8217;incontro secondo me più ricco di contenuti del Mondiale 1970 fu Brasile-Inghilterra (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2013/09/19/1970-girone-c-brasile-inghilterra-1-0.html">qui</a>). Terminato 1-0. Ma con un insieme di giocate individuali, di abnegazione, di intensità, di ritmo, di qualità nelle due fasi e su ambo i lati del campo, da far passare in secondo piano Italia-Germania Ovest 4-3 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2013/10/30/1970-semifinali-italia-germania-ovest-4-3.html">qui</a>). La quale fu una partita molto più iconica ed emozionale, ovviamente, ma meno straordinaria dal punto di vista della mera essenza tecnica.</p>



<p>Anche dagli anni 2000 in avanti ricordo sublimi prestazioni difensive e grandissime partite difensive, superiori dal punto di vista qualitativo a tanti famigerati spettacoli offensivi. </p>



<p>Ad esempio, rammento come il Bayern Monaco di <strong>Ottmar Hitzfeld</strong> si difese strenuamente, non concedendo di fatto spiragli, al magno Real Madrid di <strong>Figo </strong>e <strong>Raúl&nbsp;</strong>nell&#8217;andata della semifinale di Champions League 2000/2001, competizione terminata poi con il meritato successo dei bavaresi.</p>



<p>E ancora mi viene in mente l&#8217;arte difensiva di<strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/05/27/dimmi-jose-trionfi-ed-eccessi-dello-special-one.html"> José Mourinho</a></strong>, uno degli ultimi grandissimi strateghi d&#8217;Europa, e di come imbrigliò per 70 minuti pur con l&#8217;uomo in meno il super Barcellona di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/04/14/la-magia-di-ronaldinho-le-10-partite-piu-iconiche-del-re-del-calcio-samba.html">Ronaldinho </a></strong>e <strong>Deco </strong>nell&#8217;andata delle semifinali di Champions League 2004/2005 al Camp Nou. In quel caso era stato poi bravo il tecnico dei catalani <strong>Frank Rijkaard</strong> a sparigliare le carte con l&#8217;inserimento di <strong>Maxi López</strong>, che trovò la chiave per aprire una gabbia difensiva dei <em>Blues </em>sin lì pressoché perfetta.</p>



<p>Ma di esempi se ne possono fare altri. Da certe partite in trincea, tatticamente ineccepibili e giocate divinamente da <strong>Guus Hiddink</strong>, alla costruzione del Triplete interista dello stesso <strong>Mourinho</strong>, arrivato in capo a partite difensivamente fantastiche, dalla resistenza a Stamford Bridge contro il Chelsea alla doppia sfida contro il Barcellona del già citato <strong>Guardiola</strong>.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" data-id="27232" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/sentiment_is_unlilkely_to_cloud_ottmar_hitzfeld_s_judgement_on_saturday-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-27232" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/sentiment_is_unlilkely_to_cloud_ottmar_hitzfeld_s_judgement_on_saturday-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/sentiment_is_unlilkely_to_cloud_ottmar_hitzfeld_s_judgement_on_saturday-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/sentiment_is_unlilkely_to_cloud_ottmar_hitzfeld_s_judgement_on_saturday-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/sentiment_is_unlilkely_to_cloud_ottmar_hitzfeld_s_judgement_on_saturday-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/sentiment_is_unlilkely_to_cloud_ottmar_hitzfeld_s_judgement_on_saturday.webp 1564w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ottmar Hitzfeld</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="255" height="189" data-id="27236" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0_ID7XsjlPY8wk9Jzp-edited.png" alt="" class="wp-image-27236"/><figcaption class="wp-element-caption">José Mourinho</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1646" height="926" data-id="27237" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited.webp" alt="" class="wp-image-27237" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited.webp 1646w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited-1536x864.webp 1536w" sizes="(max-width: 1646px) 100vw, 1646px" /><figcaption class="wp-element-caption">Guus Hiddink</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>E dunque torniamo alla domanda iniziale: cosa ha reso, a mio avviso, Paris Saint Germain-Bayern Monaco una grande partita?<br>Ciò che rese grande Benfica-Real Madrid, finale di Coppa Campioni del 1962. Ciò che ha reso grande Argentina-Francia 2022, secondo me la più bella finale mondiale di tutti i tempi (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2022/12/18/mondiale-finale-argentina-francia-7-5-dcr-partita-indimenticabile-messi-e-mbappe-immensi.html">qui</a>). </p>



<p>È stata la qualità.<br>La qualità ha reso grande Paris Saint Germain-Bayern Monaco.<br>La qualità delle giocate e dei gol. La qualità delle prestazioni individuali di ognuna delle sei stelle offensive: <strong>Doué</strong>, <strong>Dembelé</strong>, <strong>Kvaratskhelia </strong>da una parte; <strong>Olise</strong>, <strong>Kane </strong>e <strong>Luis</strong> <strong>Diaz </strong>dall&#8217;altra. Tutti giocatori che sono stati valutati, secondo la scala di voti che siamo soliti applicare in Italia, tra il 7.5 e l&#8217;8.5, forse in alcuni casi addirittura 9.<br>È la stessa cosa successa in Benfica-Real 1962 o in Argentina-Francia 2022.</p>



<p>Quando la qualità sovrasta il numero &#8211; comprensibile &#8211; di errori difensivi che inevitabilmente si vedono in partite con tanti gol, allora diventa una grande, grandissima partita. Spesso indimenticabile. Spesso destinata a fare la storia di una competizione e la storia del calcio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/05/02/linutile-guerra-tra-offensivisti-e-difensivisti-nel-calcio-e-la-qualita-che-fa-la-differenza.html">L&#8217;inutile guerra tra offensivisti e difensivisti: nel calcio è la qualità che fa la differenza</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Champions League, quarti andata: Paris Saint Germain-Liverpool 2-0</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/04/08/champions-league-quarti-andata-paris-saint-germain-liverpool-2-0.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 22:09:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025-2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina Kvaratskhelia, migliore in campo Non c&#8217;è stata proprio partita al Parco dei Principi, con il Paris Saint Germain autentico padrone del campo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina </strong>Kvaratskhelia, migliore in campo</em></p>



<p class="has-drop-cap">Non c&#8217;è stata proprio partita al Parco dei Principi, con il Paris Saint Germain autentico padrone del campo contro un Liverpool fin troppo arrendevole e inferiore nel corso dei 90 minuti. Per i <em>Reds </em>è stata una disfatta persino ridotta nel punteggio, perché per quanto si è visto avrebbe meritato un passivo decisamente più pesante.<br><br>La squadra di <strong>Arne Slot</strong> è stata completamente annichilita in mezzo al campo dal palleggio degli uomini di <strong>Luis Enrique</strong>. I padroni di casa hanno potuto addormentare la partita senza particolari patemi d&#8217;animo, gestendo il possesso palla e affondando il colpo grazie ai suoi elementi di maggior qualità. L&#8217;impressione è che il tracollo dell&#8217;andata sia sintomatico di una squadra in difficoltà, completamente tramortita da una delle migliori squadre in Europa. Il Psg, d&#8217;altro canto, non ha avuto nemmeno bisogno di accelerare per davvero, il che ci restituisce ulteriormente la superiorità schiacciante che si è vista nei 90 minuti.<br><br>Ripetendo questo approccio tanto concreto quanto ordinato, la squadra di <strong>Luis Enrique </strong>riuscirà realisticamente a blindare la terza semifinale consecutiva in Champions League. Le altre concorrenti sono certamente avvisate.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="378" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/khvicha-kvaratskhelia_dwth6ithhzu51p0bb4o0rxzpf-edited.png" alt="" class="wp-image-26465" style="width:750px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/khvicha-kvaratskhelia_dwth6ithhzu51p0bb4o0rxzpf-edited.png 720w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/khvicha-kvaratskhelia_dwth6ithhzu51p0bb4o0rxzpf-edited-300x158.png 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption class="wp-element-caption">Kvaratskhelia esulta con i compagni dopo il gol</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il tabellino</h2>



<p></p>



<p><strong>PSG-LIVERPOOL 2-0<br>Marcatori: </strong>pt 11&#8242; Doué, st 20&#8242; Kvaratskhelia<br><strong>Paris Saint Germain (4-3-3): </strong>Safanov; Hakimi, Marquinhos, Pacho, Mendes; Zaire Emery, Vitinha, Neves; Doué (st 32&#8242; Lee), Dembélé (st 42&#8242; Hernandez), Kvaratskhelia. All.: Enrique.<strong><br>Liverpool (4-3-3): </strong>Mamardashvili; Frimpong (st 46&#8242; Nyoni), Konaté, van Dijk, Gomez; Gravenberch, Mac Allister; Wirtz (st 33&#8242; Isak), Szoboszlai (st 33&#8242; Jones), Kerkez (st 33&#8242; Robertson); Ekitike (st 33&#8242; Gapko). All.: Slot.</p>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle</h2>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>PARIS SAINT GERMAIN</strong></p>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE KVARATSKHELIA</strong> <strong>7,5</strong><br>In questo momento, è lui ad incarnare la massima arma offensiva del Paris Saint Germain. È in un assoluto stato di grazia in questa Champions League, come confermato dai suoi numeri (8 gol e 4 assist in 12 partite), dalle prestazioni strepitose come quelle di stasera e dalle giocate d&#8217;alta scuola come lo slalom alla Alberto Tomba con cui ha mandato al manicomio la difesa Reds nel gol del 2-0. Kvara è semplicemente un campione, un artista del pallone che ti riappacifica con questo sport e che ormai ha consolidato un certo pedigree internazionale. Immarcabile.<br><br><strong>Nuno Mendes 7</strong> Il divario che separa lui da ogni singolo terzino sinistro rasenta il ridicolo al giorno d&#8217;oggi. Anche oggi ha confermato la sua dominanza difensiva, atletica ed agonistica, mettendo la museruola a Frimpong (pace all&#8217;anima sua&#8230;), chiudendo ogni spiraglio offensivo avversario e correndo come un treno ad alta velocità senza fermarsi mai. Serve anche diversi cioccolatini per i compagni, che per poco non vengono tramutati in rete. Peccato solo per lo spreco a fine partita, ma la sua resta una grandissima prestazione. Treno.<br><br><strong>Zaire Emery 7</strong> Insieme ad a Joao Neves (voto 7: ottimo in mezzo al campo e prezioso per l&#8217;assist a Kvara) e a Vitinha (voto 6,5: si limita a dirigere il traffico senza strafare), è un autentico guardiano del centrocampo. Non spreca un pallone e fa ammattire completamente il Liverpool in mezzo al campo. Spesso rischiamo di dimenticarci di lui, tant&#8217;è alta la qualità del PSG tra i vari reparti, ma ciò non deve farci distogliere l&#8217;attenzione su giocatori come Zaire Emery, che potrebbero essere titolari inamovibili in grandissima parte dei club mondiali. Solido.<br><br><strong>Doué 7</strong> D&#8217;accordo, il suo è un gollonzo figlio di una deviazione fortunosa che inganna Marmadashvili. Sarebbe però scorretto non parlare di tutto il resto, che ci restituisce l&#8217;idea di un attaccante dalla grande personalità. Conferma di essere una delle migliori ali al mondo, con un&#8217;essenzialità nelle movenze e un senso del sacrificio che rende l&#8217;idea della sua maturazione. Spreca un cioccolatino di Nuno Mendes, ma ad oggi parliamo in ogni caso di un attaccante da 10 gol e 5 assist in 25 partite di Champions League in carriera. A neanche 21 anni. Certezza.<br><br><strong>Dembelé 5</strong> Non è la sua miglior serata e si vede. Se si esclude l&#8217;iniziativa fortuita con cui propizia il gol di Doué, offre una prestazione decisamente anonima, sparendo facilmente tra le maglie della difesa del Liverpool, senza riuscire ad incidere come dovrebbe. Spreca anche un&#8217;occasione non da lui, quando spara in cielo la palla del possibile 2-0 prima del gol di Kvara. Non è particolarmente fortunato, visto il legno colpito, ma la sua rimane una serata negativa. Spuntato.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>LIVERPOOL</strong></p>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE</strong> <strong>WIRTZ 6</strong><br>Risulta complesso trovare qualcuno in grado di salvarsi in una disfatta sì fatta come quella del Liverpool. Premio lui, che è in crescita rispetto al periodo di difficoltà iniziali con la maglia Reds e che nel corso della partita di stasera è stato l&#8217;unico ad avere un&#8217;idea anche vaga di cosa fare col pallone tra i piedi. Non è un caso che le migliori trame del Liverpool siano partite da lui, a riprova di quella qualità mostrata col Bayer Leverkusen. Stoico.<br><br><strong>Szoboszlai 4,5</strong> Viene completamente annichilito a centrocampo, perdendo malamente il duello contro Vitinha senza che quest&#8217;ultimo abbia bisogno di sforzarsi. Non riesce mai a sfruttare la sua fisicità, non si destreggia in nessun modo tra le linee e in generale appare tramortito di più del dovuto in mezzo al campo. Doveva essere ancora una volta lui il faro del Liverpool, ed invece è affondato come tutti gli altri. Irriconoscibile.<br><br><strong>Ekitiké 4,5</strong> Viene inglobato da Marquinhos e Pacho come se fosse il più banale dei Pacione. Non struscia mezzo pallone e non riesce nemmeno ad essere da supporto per Wirtz. Viene semplicemente spazzato via come se niente fosse, con tutte le attenuanti legate ai pochi rifornimenti.<br><br><strong>Frimpong 4,5 </strong>È il peggiore in campo, in una serata da incubo per lui e per il Liverpol. Viene annientato senza sosta da Nuno Mendes e Kvaratskhelia, che diventano i consoli tirannici della loro fascia di appartenenza. Perde ogni scontro fisico e tecnico contro i suoi avversari e quando prova qualche avanzata offensiva, viene nuclearizzato da Nuno Mendes senza pietà. Demolito.</p>
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		<title>Champions League, ottavi andata: Paris Saint Germain-Chelsea 5-2</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/03/11/champions-league-ottavi-andata-paris-saint-germain-chelsea-5-2.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 22:48:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025-2026]]></category>
		<category><![CDATA[champions league]]></category>
		<category><![CDATA[chelsea]]></category>
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		<category><![CDATA[fase ad eliminazione diretta]]></category>
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		<category><![CDATA[luis enrique]]></category>
		<category><![CDATA[ottavi di finale]]></category>
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		<category><![CDATA[vitinha]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Kvicha Kvaratskhelia, autentico trascinatore dalla panchina del Paris Saint Germain. [https://roundtable.io] Se è vero che Real Madrid-Manchester City merita di avere il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina: </strong>Kvicha Kvaratskhelia, autentico trascinatore dalla panchina del Paris Saint Germain. [https://roundtable.io]</em></p>



<p></p>



<p class="has-drop-cap">Se è vero che <strong>Real Madrid-Manchester City </strong>merita di avere il focus principale grazie alla tripletta leggendaria di Federico Valverde, <strong>questa </strong>giornata di <strong>Champions League</strong> ci ha regalato un&#8217;altra partita straordinaria, quella tra <strong>Paris Saint Germain</strong> e <strong>Chelsea</strong>.<br><br>Sebbene il risultato ci parli di un<strong> 5-2</strong> che potrebbe suggerire un dominio parigino, la partita è stata in realtà molto equilibrata, con la prima ora di gioco che ha mostrato due squadre combattive, capaci di esprimere un calcio ad altissima intensità agonistica e con gesti tecnici tutt&#8217;altro che trascurabili. L&#8217;episodio perfetto per rappresentare questa partita è stato il ribaltamento di fronte per il gol di Ousmane <strong>Dembélé</strong>, arrivato poco dopo la parata di Matvej <strong>Safanov </strong>sul tiro di <strong>Palmer</strong>. Il Chelsea ha saputo rivelarsi all&#8217;altezza dei campioni d&#8217;Europa in carica a larghi tratti, pur non potendo contare su Cole Palmer. Il 10 dei <em>Blues </em>ha infatti faticato ad incidere al suo meglio negli ultimi 15-20 metri, a differenza del suo collega Pedro <strong>Neto </strong>che ha saputo essere un rebus irrisolto per la difesa del PSG.<br><br>D&#8217;altro canto, il Paris Saint Germain è apparso ancora una volta meno brillante rispetto a quanto si era visto nella seconda metà della passata stagione. La sensazione è che la squadra di Luis <strong>Enrique </strong>appaia stanca, nonché condizionata da alcuni infortuni di troppo che stanno complicando un po&#8217; i piani tra la <strong>Ligue 1</strong> (vedasi la lotta serrata col Lens) e il cammino in <strong>Champions League </strong>(faticosissimo il turno contro il <strong>Monaco</strong>). Ciò però non cancella la sua esperienza europea, figlia del Treble della passata stagione.<br><br>Ha saputo contare tanto sulla prestazione da veterano di Dembélé quanto sull&#8217;esplosivo ingresso dalla panchina di Kvicha <strong>Kvaratskhelia</strong>, capitalizzando sugli errori di Filip <strong>Jorgensen </strong>(fattore negativo del Chelsea), per poi dilagare definitivamente sul finale. Il Chelsea ne è uscito frastornato, con un risultato amarissimo che non ha reso del tutto giustizia al suo valore, ma che restituisce l&#8217;idea di quell&#8217;inesperienza che paghi a caro prezzo a certi livelli. <br><br>Il ritorno potrebbe rivelarsi una partita di livello come quella che si è vista a Parigi, ma è realistico credere che il PSG abbia blindato il passaggio del turno per larga parte, in modo sbarazzino, opportunistico, da squadra veterana della <strong>Champions League.</strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="und" dir="ltr">MVP 🏆<a href="https://twitter.com/hashtag/UCL?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#UCL</a> <a href="https://t.co/WqjJQnwdw8">pic.twitter.com/WqjJQnwdw8</a></p>&mdash; Paris Saint-Germain (@PSG_inside) <a href="https://twitter.com/PSG_inside/status/2031856987818819858?ref_src=twsrc%5Etfw">March 11, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il tabellino</h2>



<p></p>



<p><strong>PSG-CHELSEA 5-2<br>Marcatori: </strong>pt 10&#8242; Barcola (P), pt 28&#8242; Gusto (C), pt 40&#8242; Dembélé (P), st 12&#8242; Fernandez (C), st 29&#8242; Vitinha (P), st 41&#8242; Kvaratskhelia (P), st 48&#8242; Kvaratskhelia (P)<br><strong>Paris Saint Germain:</strong> Safanov; Hakimi, Marquinhos, Pacho, Mendes; Zaire-Emery (st 33&#8242; L. Hernandez), Vitinha, Neves; Doué (st 17&#8242; Kvaratskhelia), Dembélé (st 24&#8242; Kang in Lee), Barcola (st 33&#8242; Mayulu) All.: Luis Enrique.<br><strong>Chelsea:</strong> Jorgensen; Gusto (st 43&#8242; Garnacho), Fofana, Chaloba, Cucurella; James, Caicedo; Palmer (st 38&#8242; Lavia), Fernandez, Neto; Joao Pedro (st 38&#8242; Delap). All.: Rosenoir.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle</h2>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>PARIS SAINT GERMAIN</strong></p>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: KVARATSKHELIA 8</strong><br>Certe volte ripenso al campionato italiano e mi rendo conto di quanto ci manchi un giocatore del genere a deliziarci tutte le domeniche. Subentra nel momento più critico per il Paris Saint Germain, quando ormai la squadra sembra frastornata fisicamente e moralmente e ribalta completamente la partita. Propizia il gioiello del gol di Vitinha del 3-2 e segna due gol da grandissimo attaccante per blindare il punteggio sul 5-2. In particolare il gol del 4-2 è un vero capolavoro degno del miglior Del Piero, un destro a giro che ci ricorda di essere di fronte ad uno dei migliori esterni d&#8217;attacco del pianeta. Campione.<br><br><strong>Vitinha 7,5<br></strong>Governa il gioco in mezzo al campo come suo solito, confermandosi per l&#8217;ennesima volta come uno dei migliori centrocampisti del pianeta, con pochissimi eguali in circolazione al giorno d&#8217;oggi (con quelle caratteristiche, solo Pedri siede al suo stesso tavolo). Segna inoltre un gol meraviglioso, con un cioccolatino degno dei migliori artisti. Per lui si tratta del 6° gol stagionale in Champions League, per un centrocampista maestoso che ha il merito di propiziare anche il gol del 5-2 di Kvaratskhelia. A dir poco eccezionale.<br><strong><br>Dembelé 7,5</strong><br>Nonostante il rientro dal recente infortunio (l&#8217;ennesimo di una stagione sfortunata, purtroppo), il Pallone d&#8217;Oro 2025 si esalta con una prestazione autoritaria. Propizia il gol di Barcola (<strong>voto: 7</strong>, bel gol e ottimo intercetto nel gol di Vitinha) con un cross pennellato, sfonda la traversa subito dopo ed infine segna in contropiede ubriacando Fofana. Esce al 68&#8242;, a riprova del fatto che non fosse del tutto al top della condizione fisica. Il che è tutto dire&#8230;<br><br><strong>Hakimi 6</strong><br>Vive una partita da montagne russe, soffrendo spesso le accelerazioni di Pedro Neto e faticando ad incidere contro Cucurella nel corso dei 90 minuti. Arriva alla sufficienza risicata grazie al cioccolatino che serve a Kvratskhelia nel gol del 5-2. Troppo poco.<br><br><strong>Marquinhos 5</strong><br>L&#8217;età si fa sentire soprattutto per reggere il confronto in velocità con gli attaccanti avversari, ma la sensazione è che lui per primo sia stato bruciato con fin troppa facilità nel gol del 2-2 di Enzo Fernandez. In affanno, come la difesa del PSG in generale.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="ro" dir="ltr">GOL DO PARIS SAINT-GERMAIN <br><br>🇫🇷 PSG 3&#215;2 Chelsea 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿<br><br>⚽ Vitinha<br>🅰️ Khvicha Kvaratskhelia<br><br>🏆 UEFA Champions League | Oitavas De Final<br>🏟️ Parc Des Princes<br>📺 <a href="https://twitter.com/StreamMaxBR?ref_src=twsrc%5Etfw">@StreamMaxBR</a> / <a href="https://twitter.com/TNTSportsBR?ref_src=twsrc%5Etfw">@TNTSportsBR</a> <a href="https://t.co/FSqUwY36V7">pic.twitter.com/FSqUwY36V7</a></p>&mdash; Futeboleiros (@Futteboleiroos) <a href="https://twitter.com/Futteboleiroos/status/2031847841694400638?ref_src=twsrc%5Etfw">March 11, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>CHELSEA</strong></p>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: ENZO FERNANDEZ 7,5</strong><br>Gioca una partita da autentico veterano, riuscendo a reggere il confronto contro il centrocampo straordinario del PSG. Gioca molti palloni con grande sapienza calcistica, si prodiga in accelerazioni degne di nota tra le linee, tesse la rete di passaggi del gioco del Chelsea ed entra direttamente in entrambi i gol dei Blues. È lui infatti ad assistere Gusto con un assist prelibato ed è sempre lui a capitalizzare da rapace sull&#8217;accelerazione devastante di Pedro Neto. Cala nei minuti finali, ma è anche comprensibile col crollo del suo Chelsea. Stoico.<br><br><strong>James 7</strong><br>Se Caicedo fatica un po&#8217; a contenere le iniziative dei centrocampisti avversari e a brillare in fase di rifinitura, è Reece James ad ergersi come leader della mediana del Chelsea, offrendo una performance di grandissima sostanza che rende giustizia al giocatore eclettico che abbiamo ammirato nel corso degli anni. Certezza.<br><br><strong>Neto 7</strong><br>Fa impazzire Hakimi a più riprese, costringendo il miglior terzino destro al mondo ad una partita difensiva. Ha inoltre il merito di rendersi protagonista di un&#8217;accelerazione degna del miglior Gareth Bale in occasione del 2-2 di Enzo Fernandez.<br><br><strong>Palmer 5,5</strong><br>Mostra le sue qualità straordinarie e sfiora anche il gol del possibile 2-1 prima del ribaltamento di fronte di Dembélé, ma a conti fatti fa una fatica enorme ad iincidere negli ultimi 15-20 metri. Da un calciatore del suo calibro era lecito aspettarsi di più. Spuntato.<br><br><strong>Jorgensen 4,5<br></strong>Condanna di fatto il Chelsea, rendendosi protagonista di un episodio sciagurato che regala il 3-2 e di fatto la partita al Paris Saint Germain. Nonostante le poche colpe negli altri quattro gol, è in generale il fattore negativo principale dei Blues, complici i suoi evidenti problemi con i passaggi. Sciagurato.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🚨🚨&quot;Was Enzo Fernández right to lose his cool with the goalkeeper? 🤬🧤 His frustration was clear, but was it fair to point fingers mid-match? Let’s hear your thoughts! 👇⚽ <a href="https://twitter.com/hashtag/CFC?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#CFC</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/PSGCHE?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#PSGCHE</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/UCL?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#UCL</a>&quot;❌<a href="https://t.co/gwDSKiCpdB">pic.twitter.com/gwDSKiCpdB</a></p>&mdash; 🥷 (@secretsourc) <a href="https://twitter.com/secretsourc/status/2031887849482829888?ref_src=twsrc%5Etfw">March 12, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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		<title>2002-2003: Real Madrid-Barcellona 1-1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2025 12:42:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia del Clásico dal 1988 al 2024]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[clasico]]></category>
		<category><![CDATA[liga]]></category>
		<category><![CDATA[luis enrique]]></category>
		<category><![CDATA[raul]]></category>
		<category><![CDATA[real madrid]]></category>
		<category><![CDATA[roberto carlos]]></category>
		<category><![CDATA[ronaldo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Madrid, Santiago Bernabéu, 19 aprile 2003 Il Barcellona riesce a prendersi una magra consolazione, chiudendo la stagione più brutta della sua storia recente &#8211; che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Madrid, Santiago Bernabéu, 19 aprile 2003</h2>



<p></p>



<p>Il <strong>Barcellona</strong> riesce a prendersi una magra consolazione, chiudendo la stagione più brutta della sua storia recente &#8211; che termina con un grigio sesto posto nella Liga &#8211; senza perdere il <em>Clasico</em>,  nonostante il<strong> Real Madrid</strong> sia parso, anche nella sfida della primavera del 2003, una squadra tecnicamente superiore ai catalani e più o meno sotto ogni profilo.</p>



<p>Come ricorderà chi c&#8217;era,<strong> van Gaal</strong> ha salutato la compagnia da alcune settimane e al suo posto in panchina si è accomodato <strong>Radomir Antić</strong>, ma l&#8217;avvento del tecnico serbo ha migliorato solo in parte il quadro complessivo della formazione catalana, che ha risalito la china senza però mai davvero avvicinarsi alle posizioni di vertice. Il Real si appresta invece a vincere la Liga, forte dell&#8217;ultimo <strong>Ronaldo</strong> in versione <em>Fenomeno</em>, o quasi, della carriera, ma è atteso anche dalla storica scoppola del Delle Alpi che ancora oggi fa godere i tifosi bianconeri.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Real Madrid 1-1 FC. Barcelona 2003" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Ci1Be2gYW68?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Real Madrid</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Raúl González Blanco 6,5</strong><br>Un paio di dribbling da prestigiatore e tanti palloni giocati con intelligenza lo rendono a nostro avviso il migliore dei suoi, anche se non gli riesce la stoccata decisiva.</p>



<p></p>



<p><strong>Ronaldo 6,5</strong>: ha il merito di sbloccare la partita e, nel primo tempo, quando &#8220;sgasa&#8221; lascia spesso sul posto i difensori avversari. Scompare nella ripresa.</p>



<p></p>



<p><strong>Roberto Carlos 6,5:</strong> perenne fonte di gioco per i suoi e di problemi per gli avversari, con i suoi filtranti rasoterra si rende spesso pericoloso, e in difesa concede pochissimo al malcapitato Gabri.</p>



<p></p>



<p><strong>Iker Casillas 6,5</strong>: divenuto stabilmente titolare, il giovane Iker si inventa un paio di interventi da campione e gioca con la sicurezza del veterano.</p>



<p></p>



<p><strong>Fernando Hierro 6</strong>: avremmo potuto menzionare <em>Zizou</em> o l&#8217;onnipresente Makélélé, entrambi discreti, ma abbiamo deciso di celebrare l&#8217;ultimo <em>Clasico</em> di Hierro, protagonista della nostra saga sin da fine anni &#8217;80. Giocatore da tempo piuttosto statico, rimane anche a fine carriera il leader della difesa e un baluardo difficile da superare, e merita un&#8217;ampia sufficienza.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Barcellona </h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Luis Enrique 6,5</strong><br>Anche <em>Lucho</em> vive le ultime stagioni da protagonista, e ha il grande merito di giocare come tale: meno dirompente che a fine anni &#8217;90, rimane un gladiatore, un ispanico atipico che ha il merito di trovare il gol del pareggio e di farsi spesso trovare nel vivo dell&#8217;azione.</p>



<p></p>



<p><strong>Marc Overmars 6,5</strong>: specie nel primo tempo, quasi tutte le iniziative blaugrana passano da lui, bravo a salutare l&#8217;uomo, anche se poco preciso in fase conclusiva.</p>



<p></p>



<p><strong>Patrick Kluivert 6,5</strong>: elegante nella distribuzione del pallone, questa volta è pericoloso anche in area di rigore e propizia il gol del pareggio.</p>



<p></p>



<p><strong>Roberto Bonano 6,5</strong>: il suo stile lascia quasi sempre a desiderare, ma questa volta il portiere argentino ci mette più di una pezza, anche nel finale di gara, salvando un paio di volte in maniera determinante la sua porta.</p>



<p></p>



<p><strong>Xavi Hernández&nbsp;6</strong>: il faro della manovra catalana disputa una buona gara, in cui gestisce una miriade di palloni ma in cui non è quasi mai illuminante.</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Il calcio non è solo una questione di episodi: elogio della complessità del gioco</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/10/19/il-calcio-non-e-solo-una-questione-di-episodi-elogio-della-complessita-del-gioco.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2025 13:42:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio moderno]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[bayern monaco]]></category>
		<category><![CDATA[calcio totale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Johan Cruijff sulla panchina del Barcellona A fine 2011, il giornalista Sandro Modeo pubblicava un saggio (intitolato Il Barça) dedicato al recente [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/10/19/il-calcio-non-e-solo-una-questione-di-episodi-elogio-della-complessita-del-gioco.html">Il calcio non è solo una questione di episodi: elogio della complessità del gioco</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Johan Cruijff sulla panchina del Barcellona</em></p>



<p class="has-drop-cap">A fine 2011, il giornalista <strong>Sandro Modeo</strong> pubblicava un saggio (intitolato <em>Il Barça</em>) dedicato al recente break estetico-cognitivo rappresentato dal<strong> </strong>Barcellona 2009-2011, un saggio nell&#8217;ambito del quale ricostruiva, con dovizia di particolari, la lunga parabola del calcio totale moderno, puntando i riflettori sull&#8217;ovvia e fondativa esperienza olandese e muovendosi poi in lungo e in largo per l&#8217;Europa, accomodandosi sulle sponde del Mersey, nella Milano da bere e tra i suoi eccessi (il Milan di <strong>Berlusconi</strong>), tra gli immensi casermoni delle repubbliche sovietiche &#8211; mirabile, in tal senso, il paragrafo dedicato all&#8217;esperienza marginale ma significativa dello Spartak Trnava, che fece tremare i polsi al giovanissimo Ajax del 1969, dominandolo con le sue stesse, affilatissime armi.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="659" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Barca-659x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-25146" style="width:250px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Barca-659x1024.jpeg 659w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Barca-193x300.jpeg 193w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Barca-768x1194.jpeg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Barca-988x1536.jpeg 988w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Barca.jpeg 1280w" sizes="(max-width: 659px) 100vw, 659px" /></figure>



<p></p>



<p>Nel testo di <strong>Modeo</strong>, a mio parere, ci sono alcune forzature e alcuni malintesi figli del sacchismo &#8211; l&#8217;unica vera esperienza totale del calcio italiano, secondo l&#8217;autore &#8211; e si commette anche l&#8217;errore di trascurare quasi completamente la galassia sudamericana, citando quali uniche esperienza leggibili in chiave &#8220;totale&#8221; l&#8217;Estudiantes di fine anni &#8217;60 e la Colombia di <strong>Maturana</strong>, ammirata tra anni &#8217;80 e &#8217;90 &#8211; laddove, a mio parere, il calcio degli olandesi e quello moderno degli spagnoli possiedono invece un&#8217;anima profondamente sudamericana, e laddove furono gli stessi olandesi, negli anni &#8217;70, a pronosticare che i calciatori latini, con la loro superiore dotazione tecnica, avrebbero saputo forgiare una versione idiosincratica e molto efficace del football teorizzato e messo in atto dalle parti di Amsterdam.</p>



<p>Al netto di tesi e interpretazioni a mio parere non del tutto condivisibili, il testo di <strong>Sandro Modeo</strong> rimane un pezzo unico nel panorama letterario sportivo italiano &#8211; se non un pezzo unico, uno dei pochi pezzi di un puzzle molto piccolo &#8211; in quanto si avventura con convinzione e con una capacità argomentativa/dialettica non comune nel complesso mondo della teoria.</p>



<p><strong>Modeo</strong>, peraltro non lesinando riferimenti ad altri sport (<strong>Bolt</strong>, <strong>Federer</strong>) e alla cultura più alta (da <strong>Orwell </strong>a <strong>Bolaño</strong>, da<strong> David Foster Wallace</strong> alla musica barocca, passando per i Radiohead, il tutto impreziosito da una postfazione del grande scrittore<strong> Irvine Welsh</strong>), lavora in termini astratti e prova a definire, secondo me spesso in maniera efficace, le radici culturali e storiche dell&#8217;esperienza del calcio totale, un&#8217;esperienza che da poco tempo aveva trovato nel Barcellona una mirabile a inaspettata sintesi.</p>



<p>Non è un caso se il <em>Calcio totale</em> è giunto a maturazione nella Amsterdam degli anni &#8217;60 e se poi ha modificato il dna di Liverpool, Barcellona e altre realtà (non del Milan, a onor del vero), secondo <strong>Sandro Modeo</strong>, e il sottoscritto condivide, ma ciò su cui si vuole focalizzarsi in questa sede è l&#8217;essenza astratta e in qualche modo avventurosa delle tesi e delle analisi contenute nel suo saggio.</p>



<p>«Stanno diventando tutti teorici» ha affermato in diretta tv un grande allenatore italiano diversi anni fa, con la consueta schiettezza (anche se ha mancato il bersaglio: i teorici in Italia erano e restano una sparuta minoranza), e quell&#8217;allenatore ha avuto il merito di fotografare con maestria la situazione del dibattito sportivo nel nostro paese, un paese nel quale, quando si parla di calcio, si deve parlare soprattutto del contorno, di ciò che avviene al di fuori del rettangolo di gioco, oppure si deve demolire ogni ambizione più alta con la clava della retorica da oratorio, che esalta la giocata del singolo, l&#8217;episodio risolutivo, sangue e sudore, la semplicità del football, il successo in quanto tale e a prescindere da come è arrivato.</p>



<p>Arrivo al dunque: a mio avviso, il dibattito culturale-sportivo in Italia è ancora costellato da questo tipo di retorica, personificato dalla guerra ai teorici dichiarata diversi anni fa da uno dei suoi più autorevoli portavoce.</p>



<p>I cosiddetti teorici sono, come dicevo, una sorta di carboneria che sopravvive tenendosi lontana da un dibattito pubblico che l&#8217;ha emarginata.</p>



<p>Quando si azzardano disamine ad ampio raggio, che non riducono la storia a una serie di aneddoti e di episodi &#8220;mitici&#8221;, ma la interpretano in chiave evolutiva e avventurandosi negli scivolosi territori del pensiero astratto, si rischia di essere immediatamente etichettati come &#8220;giochisti&#8221;, &#8220;elitari&#8221;, parole che sono solo modi diversi di esprimere lo stesso concetto (la colpa indelebile: essere &#8220;teorici&#8221;).</p>



<p>Questa prospettiva limitata risulta antiquata, retriva, a mio parere distante da quella &#8211; magari non in voga, non &#8220;di moda&#8221; &#8211; ma comunque solida che vige in altri paesi: in rete e sulla stampa si trovano complesse analisi sull&#8217;evoluzione del gioco del Liverpool, sui sistemi di gioco introdotti a Barcellona da <strong>Flick</strong>, sulle fondamenta del gioco del Bayern Monaco e di come si sono consolidate negli ultimi dieci anni, su come <strong>Luis Enrique</strong> ha implementato ed evoluto il &#8220;sistema PSG&#8221;, depurandolo da alcuni suoi difetti endemici.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="How Liverpool’s New Signings Have Changed Slot’s Tactics" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/SJg4T82prSI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Anche oltreoceano le analisi strutturali e complesse non mancano: gli articoli da noi dedicati al relazionismo e al <a href="https://gameofgoals.it/2023/06/04/aquarela-do-brasil-stili-di-gioco-del-paese-verdeoro-e-il-dinizimo-del-fluminense.html">Fluminense</a>, che dal campionato carioca ha illuminato il cielo con alcune idee radicali, che hanno trovato terreno fertile, in qualche misura, anche in Europa, sono stati ispirati anche dalle disamine di appassionati inglesi e brasiliani, da alcuni canali YouTube che hanno intuito l&#8217;originalità del sistema di gioco del club brasiliano e, al tempo stesso, le sue analogie con il calcio praticato nel campionato carioca alcuni decenni fa.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Why Fluminense’s WILD Tactics Are The FUTURE." width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/twB1DDd4fdw?start=106&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>In Italia, è difficile trovare traccia di quanto sopra: ci sono alcuni canali Youtube e, ci permettiamo di dirlo a bassa voce, tra gli altri forse anche il nostro sito, tra le poche realtà che provano ad azzardare teorizzazioni più ampie, riflessioni ad ampio raggio e ipotesi sulle ragioni dell&#8217;evoluzione del football in una determinata direzione.</p>



<p>La grande stampa nazionale e il dibattito mainstream sono invece dominati da temi di tutt&#8217;altra fattura e scaturigine, e viene quindi facile pensare che gli addetti ai lavori siano i primi responsabili del confinamento della riflessione sportiva entro gli angusti confini della &#8220;semplicità&#8221;, dell&#8217;episodio (spesso arbitrale) e della &#8220;pratica&#8221; &#8211; di frequente, una mera presa di coscienza, a posteriori, di quanto è già avvenuto, interpretato peraltro con le lenti deformanti del tifo.</p>



<p>Riporto alcuni esempi concreti: giusto pochi giorni fa <strong>Luigi Cagni</strong>, ex allenatore di origini bresciane, ha speso alcune parole sul grande Ajax di <strong>Michels </strong>e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html">Cruijff</a></strong>, derubricandone l&#8217;impatto, come da sempre avviene in Italia, alla mera dimensione atletica e agonistica. «Gli olandesi correvano a duecento all&#8217;ora» ha affermato l&#8217;ex tecnico, e le sue parole, che i media italiani riciclano come un mantra da decenni, fanno a pugni con quelle di <strong>Cruijff</strong>, che evidenziava la diversa natura della performance atletica dei suoi, chiamati a correre con maggiore intensità ma, in fin dei conti, a percorrere meno strada degli altri, e chiamati soprattutto a pensare il calcio in maniera radicalmente diversa dagli altri (torniamo sullo stesso terreno minato: quello del pensiero).</p>



<p>Il Liverpool esprime una versione personalizzata del calcio totale sin dagli anni &#8217;60 e, nei fatti, non ha mai davvero mutato pelle né tradito i propri assiomi di fondo &#8211; pur dimostrandosi in grado di rinnovarsi con il passare dei decenni e anche a seconda delle caratteristiche dei giocatori. La perseveranza e la solidità dei <em>Reds </em>vengono tuttavia da noi interpretate in chiave extrasportiva (la <em>passione della Kop</em>) o considerate un dato di fatto acquisito e non un merito, il prodotto di un lungo lavoro incessante. </p>



<p>Per il Barcellona o il Bayern Monaco valgono considerazioni analoghe: capita spesso di leggere che vincono perché farlo &#8220;con i campioni&#8221; sarebbe facile, e, ancora una volta, questa tesi autoassolutoria e semplicistica dimentica che catalani e bavaresi hanno impiegato anni, forse decenni per costruire la propria cultura e la propria identità &#8211; cultura e identità che sono forti, solide, orgogliosamente comunitarie e al tempo stesso aperte alla contaminazione, alla crescita, capaci di essere adulterate, lontane quindi da ogni idea di &#8220;purezza&#8221;. </p>



<p>Quando si prende semplicemente atto della maturazione di un <strong>Musiala </strong>o di un <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/02/04/spettri-di-don-andres-iniesta-la-straordinaria-stagione-di-pedri.html">Pedri</a></strong>, quasi fossero fatti naturali, si offende e sminuisce, forse in maniera inconsapevole, l&#8217;enorme lavoro di selezione e di costruzione che questi club portano avanti da tempo. Si dimentica che un <strong>Pedri</strong>, in molti club italiani, non sarebbe stato selezionato, quando era un ragazzino che pesava sessanta kg, tutto intelligenza e zero muscoli, e che è facile oggi avvedersi della sua grandezza come se fosse solo un regalo del destino, un esito ineluttabile, un colpo di fortuna.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Hansi Flick’s INCREDIBLE Barcelona Tactics Explained" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/ulvifzTY6fs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Queste letture semplicistiche sono il prodotto di una cultura che ha chiuso gli occhi davanti all&#8217;evoluzione del calcio e forse anche davanti il concetto stesso di complessità, e che l&#8217;ha fatto quasi con sdegno, con un gesto irridente, rivendicando la natura episodica dello sport (innegabile) come l&#8217;unico vero merito, come l&#8217;unica sua essenza &#8211; e spesso svalutando così anche la nostra storia, le nostre capacità formative, perché non può essere un caso se l&#8217;Italia sforna grandi portieri a getto continuo, se ha per distacco la miglior scuola del mondo nel reparto.</p>



<p>Come dicevamo, non mancano le eccezioni e noi di Game of Goals pensiamo di poter essere annoverati tra di loro, ma questo articolo non vuole mascherare una sorta di autocelebrazione, vuole invece essere un sasso lanciato nel pozzo nero della nostra retorica involuta, semplicistica, individualista, <em>resultadista</em> in maniera superficiale e opportunista. Vuole essere una chiamata alle armi per tutti coloro che credono che il calcio possa essere una forma di cultura e non una mortificazione della cultura, e che possa esserlo in quanto tale, per il suo contenuto sportivo e tecnico, e non solo quando si associa a fenomeni extrasportivi o diventa un pretesto per parlare d&#8217;altro.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/10/19/il-calcio-non-e-solo-una-questione-di-episodi-elogio-della-complessita-del-gioco.html">Il calcio non è solo una questione di episodi: elogio della complessità del gioco</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>1998-1999: Barcellona-Real Madrid 3-0</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/07/18/1998-1999-barcellona-real-madrid-3-0.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 12:50:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia del Clásico dal 1988 al 2024]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Barcellona, Camp Nou, 14 febbraio 1999 Il Barcellona capolista dà la sferzata decisiva alla Liga, superando con merito e con un perentorio 3-0 un Real [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Barcellona, Camp Nou, 14 febbraio 1999</h2>



<p></p>



<p>Il Barcellona capolista dà la sferzata decisiva alla Liga, superando con merito e con un perentorio 3-0 un Real Madrid poco brillante e travolto, per larghi tratti della gara, dall&#8217;onda <em>blaugrana</em>. Benché i padroni di casa fossero già in vantaggio e stessero controllando la partita, il loro successo è stato agevolato dall&#8217;espulsione di Roberto Carlos, arrivata intorno al ventesimo minuto per un intervento killer e inspiegabile su Figo: l&#8217;inferiorità numerica non ha impedito agli ospiti di rendersi pericolosi in ripartenza, ma ha chiaramente complicato per loro ogni ipotesi di rimonta.</p>



<p>Nelle file blaugrana, a un Rivaldo in formato pallone d&#8217;oro si affianca un Luis Enrique che, con la cura van Gaal, è maturato e diventato uno dei primi centrocampisti in circolazione, nonché un superbo uomo gol.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Barcelona - Real M. La Liga-1998/99 (3-0)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/hZwpOqZzzPI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Barcellona</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Rivaldo 7,5</strong><br>In condizioni di forma strepitose, l&#8217;Extraterrestre si muove per il campo con la sua andatura &#8220;scalena&#8221; e all&#8217;apparenza lenta, ma nella sostanza responsabile degli strappi decisivi, anche perché il brasiliano tecnicamente è un giocatore strepitoso e sullo stretto è in grado di aggirare ogni avversario. Pericoloso anche in fase conclusiva, autore di una rifinitura per Lucho da applausi a scena aperta (con lo spagnolo fermato da un grande intervento del portiere madridista), Rivaldo ha anche il merito di chiudere la partita con un gol da cineteca, propiziato da un controllo di tacco. L&#8217;ho già scritto? Extraterrestre.</p>



<p></p>



<p><strong>Luis Enrique 7,5</strong>: tuttocampista dai sette polmoni, disputa un&#8217;ottima gara e si guadagna un voto alto per i due gol da centravanti con cui chiude la partita &#8211; bellissimo, in particolare, il primo, arrivato dopo uno stacco di testa imperioso su Roberto Carlos.</p>



<p></p>



<p><strong>Luís Figo 7:</strong> non sono riuscito a tenere il conto delle sue accelerazioni, dei suoi cross, dei suoi spunti sulla fascia destra (e non solo). Non segna e non inventa assist, ma è con Rivaldo il giocatore chiave della manovra blaugrana.</p>



<p></p>



<p><strong>Ruud Hesp 7:</strong> tra i portieri meno celebrati della storia catalana, si conferma un valido estremo difensore e nel secondo tempo, quando il Barça allenta un po&#8217; la presa sulla gara, ci pensa lui a salvare il risultato. Decisivo, in particolare, un colpo di reni con cui contiene un colpo di testa ravvicinato di Raúl.</p>



<p></p>



<p><strong>Josep Guardiola 6,5</strong>: metronomo infaticabile, non sbaglia quasi nessun pallone (bellissime un paio di aperture per Figo defilato sulla destra) e confeziona con un tocco morbido l&#8217;assist per il 2-0 di Luis Enrique.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Real Madrid</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Fernando Hierro 6</strong><br>Decisamente meno arrembante rispetto al giocatore di inizio decennio, il leader del Real fa in ogni caso tutto ciò che è in suo potere per arginare gli avversari e costringe Hesp a una grande parata con una punizione calciata da posizione defilata.</p>



<p></p>



<p><strong>Clarence Seedorf 6</strong>: tra i più vivi e attivi, specie nella ripresa, perde qualche pallone di troppo ma è l&#8217;anima della squadra e si guadagna una risicata sufficienza.</p>



<p></p>



<p><strong>Raúl González Blanco 5,5</strong>: protagonista di due o tre discrete accelerazioni palla al piede, costringe Hesp al miracolo, ma si divora anche un gol che sembra fatto, ciccando malamente il pallone quando è solo davanti al portiere, e nel primo tempo, a dire il vero, si fatica a ricordare una sua sola iniziativa degna di nota.</p>



<p></p>



<p><strong>Robert Jarni 5,5</strong>: valido in fase propulsiva, perde troppi duelli con Figo nella propria metacampo.</p>



<p></p>



<p><strong>Roberto Carlos 4</strong>: surclassato da Luis Enrique, anche per questione di centimetri, sul gol che sblocca la partita, non entra mai nel vivo del gioco e si fa espellere con un intervento omicida del tutto privo di senso. Serataccia per il fuoriclasse verdeoro.</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Il &#8220;Triplete&#8221; degli emiri: chi più forte tra Manchester City 2023 e PSG 2025?</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/06/11/il-triplete-degli-emiri-chi-piu-forte-tra-manchester-city-2023-e-psg-2025.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jun 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uno contro uno]]></category>
		<category><![CDATA[arabia]]></category>
		<category><![CDATA[de bruyne]]></category>
		<category><![CDATA[dembelé]]></category>
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		<category><![CDATA[manchester city]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giuseppe Raspanti «Se si affrontassero&#8230; vincerebbe il City 1-0» Senza voler fare un’analisi approfondita e dettagliata, che lascio a colleghi più esperti e attenti, mi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/06/11/il-triplete-degli-emiri-chi-piu-forte-tra-manchester-city-2023-e-psg-2025.html">Il &#8220;Triplete&#8221; degli emiri: chi più forte tra Manchester City 2023 e PSG 2025?</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-x-large-font-size">Giuseppe Raspanti</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center" style="font-size:30px"><em><em>«Se si affrontassero&#8230; vincerebbe il City 1-0»</em></em></h3>



<p></p>



<p>Senza voler fare un’analisi approfondita e dettagliata, che lascio a colleghi più esperti e attenti, mi sembra di poter dire che tre sono gli elementi oggettivi che accostano, permettendo un diretto confronto, il <a href="https://gameofgoals.it/2023/06/11/champions-league-finale-manchester-city-inter-1-0.html">Manchester City del 2023</a> e il <a href="https://gameofgoals.it/2025/06/01/champions-league-finale-psg-inter-5-0.html">PSG del 2025</a>. Essi sono il <em>Triplete </em>vinto appunto da entrambe, il fatto di avere tutt’e due affrontato e battuto l’Inter in finale di Champions, mentre il terzo è la circostanza che sia gli inglesi, tuttora, che i francesi siano guidati da tecnici di chiara cultura spagnola e di impronta catalana.</p>



<p>Sul primo fattore, credo non ci sia possibilità di paragone per ciò che riguarda il peso dell’impresa. Vincere un campionato competitivo, sia pur da favorita, in Inghilterra è infatti molto difficile che in Francia, dove la squadra parigina, per risorse economiche e quindi agonistiche, domina da anni e con netto divario la scena nazionale. Il City di allora, pur avendo dopo anni modificato un assetto tattico collaudato, o forse proprio per questo, inserendo un vero centravanti di sfondamento come <strong>Haaland</strong>, dominò la stagione dalla A alla Z, arrivando tra l’altro all’atto conclusivo, la finale di Champions di Istanbul, ovviamente da netta favorita.</p>



<p>Il PSG, di converso, ha giocato quest’anno per la prima volta dopo anni privo della sua stella assoluta <strong>Kylian Mbappé</strong>. Una rivoluzione nella manovra, nella struttura del gioco che ha richiesto tempo e, se in campionato il divario di cui si parlava non ha concesso tremori, in Europa il cammino dei francesi all’inizio è stato davvero balbettante e, a causa anche della nuova formula della Champions, il proseguimento del cammino di <strong>Donnarumma </strong>e soci pareva a un certo punto veramente appeso a un filo. Molto curioso è il fatto che gli uomini di <strong>Luis Enrique</strong> si siano tirati fuori da una buca esiziale e profonda proprio riemergendo al cospetto del City, anch’esso irriconoscibile rispetto ai fasti passati, in una gara dove erano sotto 0-2.</p>



<p>Alla luce di questa analisi, dal momento che il discorso sulla Coppa nazionale poggerebbe sui medesimi fattori, il <em>‘punto del Triplete</em>’ lo assegno agli inglesi.<br>Diverso e più complesso il discorso sul paragone tra finali giocate contro lo stesso avversario, l’Inter. Se raffrontiamo i due punteggi, 1-0 e 5-0, sembrerebbe proprio che il piatto francese della bilancia sia nettamente il più pesante. Un piatto reso ancor più ponderoso dal fatto che il pronostico delle vigilie, mentre dava come possibile una goleada dei <em>Citizen </em>contro i poveri nerazzurri, riteneva logico un incontro molto equilibrato tra gli stessi milanesi e i parigini di <strong>Doué</strong>. </p>



<p>Punto quindi al PSG? 1-1 e palla al centro? Nemmeno per sogno! C’è un elemento che va considerato e che rischia di ribaltare l’esito di questo secondo raffronto. L’Inter infatti a Istambul due anni fa si batté, con la giusta umiltà ma anche con la necessaria determinazione, mentre a Monaco di Baviera non è proprio scesa in campo. Consentendo a <strong>Vitinha </strong>e compagni di giocare un’ottima gara, ma senza incontrare praticamente resistenza. L’Inter, chi scrive lo sa bene, difficilmente non riesce a escogitare contromisure e invece sabato 31 maggio si è arresa subito a un gioco sì efficace, ma non certo incontrastabile. </p>



<p>I motivi di questo atteggiamento remissivo? Ne ho in mente diversi, tutti plausibili e alcuni poco nobili, ma non sono qui per trattare dei nerazzurri ma di due squadre formidabili come Mancity e PSG. Il VAR, quindi, dopo lunga consultazione, annulla il gol del pareggio francese, ma non assegna il secondo punto. Si resta sull’1-0 per il City.</p>



<p>Non si assegna neppure il terzo punto, per rispetto delle peculiarità di <strong><em>Pep </em>Guardiola </strong>e di<strong> Luis Enrique</strong>, due figure meravigliose di forza umana trasferita nelle idee tecniche, nelle trovate tattiche. Borioso l’uno quanto umile l’altro, hanno storie e dettagli che mi impediscono di metterli in file. Li tengo di fianco.<br>Alla luce di tutte ‘ste chiacchiere, il Manchester City 2023 batte il PSG 2025 1-0. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="609" data-id="24323" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Pep_Guardiola_2021-1024x609.jpg" alt="" class="wp-image-24323" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Pep_Guardiola_2021-1024x609.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Pep_Guardiola_2021-300x179.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Pep_Guardiola_2021-768x457.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Pep_Guardiola_2021.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pep Guardiola [D. R.]</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="657" height="438" data-id="24329" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/66a47428-74bd-4ac7-afae-ecec333e7188-edited.avif" alt="" class="wp-image-24329" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/66a47428-74bd-4ac7-afae-ecec333e7188-edited.avif 657w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/66a47428-74bd-4ac7-afae-ecec333e7188-edited-300x200.avif 300w" sizes="(max-width: 657px) 100vw, 657px" /><figcaption class="wp-element-caption">Luis Enrique [Imago]</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-x-large-font-size">Francesco Buffoli</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center" style="font-size:30px"><em>«Il City aveva qualche individualità in più»</em></h3>



<p></p>



<p>Il Manchester City del 2022-2023 ha portato a compimento, come meglio non avrebbe potuto, l&#8217;idea di calcio trapiantata da <strong><em>Pep </em>Guardiola </strong>nell&#8217;Inghilterra del nord alcuni anni prima. Dopo numerosi successi in campionato e alcuni scivoloni in Champions, e dopo aver rinnovato la sintassi del <em>cruijffismo </em>come nessun altro nel corso del decennio precedente (con la splendida, diafana eccezione dell&#8217;Ajax 2018-19), nel 2022-23 il Manchester City risulta forse un filo meno appagante sul piano estetico, nel corso dell&#8217;anno, rispetto a quello arioso del 2021-22, ma diventa implacabile: le lezioni di calcio con cui regola l&#8217;Arsenal negli scontri diretti in Premier, e poi soprattutto il Bayern e il Real Madrid in Champions, sono probabilmente gli apici (anche estetici, in questo caso), in termini di onnipotenza, della Manchester blu. </p>



<p>Il PSG del 2024-25 non ha affrontato avversari della stessa caratura in patria e neanche lungo il cammino europeo, Liverpool escluso, ed è stato una squadra più umorale, in grado, tuttavia, nelle giornate di vena, di espressioni di calcio altissime e di un&#8217;efficacia difficilmente pronosticabile a inizio stagione, visto anche il trasloco di <strong>Mbappé </strong>a Madrid, che sembrava chiudere con il broncio e con un velo di amarezza l&#8217;epopea degli sceicchi nella capitale francese. </p>



<p>Non è andata così: i parigini hanno trovato, soprattutto, appunto, nelle giornate in cui l&#8217;ispirazione li guidava, un&#8217;alchimia invidiabile. La finale, in tal senso, rappresenta la gustosissima ciliegia sulla torta, e sotto questo profilo i parigini sono stati molto più esaltanti del Manchester City boccheggiante di Istanbul, perché a Monaco, poche sere fa, una squadra ha surclassato l&#8217;altra sotto ogni profilo: tecnico, mentale, in termini di intensità, di concentrazione, di efficacia nel fraseggio, nel recupero palla e anche in difesa.</p>



<p>Nel complesso, resto dell&#8217;idea che la squadra di <strong><em>Pep </em></strong>abbia avuto qualcosa di più in termini collettivi e anche in alcune individualità, ma che il PSG sia stato a sua volta in grado di rileggere in chiave moderna i concetti posti alla base del calcio dello stesso City (oltre che di altre realtà spettacolari e dominanti degli ultimi anni) e di farlo quando nessuno se lo aspettava più.</p>



<p>Non è un caso, sotto questo profilo, che <strong>Guardiola </strong>e<strong> Luis Enrique</strong> siano figli della medesima scuola, anche se in Italia ancora si alzano barricate quando si sentono recitare le idee che ispirano la loro visione del football.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1141" height="764" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/baba7c30-3de5-4956-b339-75554bcccb59-edited.avif" alt="" class="wp-image-24330" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/baba7c30-3de5-4956-b339-75554bcccb59-edited.avif 1141w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/baba7c30-3de5-4956-b339-75554bcccb59-edited-300x201.avif 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/baba7c30-3de5-4956-b339-75554bcccb59-edited-1024x686.avif 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/baba7c30-3de5-4956-b339-75554bcccb59-edited-768x514.avif 768w" sizes="(max-width: 1141px) 100vw, 1141px" /><figcaption class="wp-element-caption">Erling Haaland [Reuters]</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-x-large-font-size">Marcello Brescia</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center" style="font-size:30px"><em>«Psg più fluido, spettacolare e giovane»</em></h3>



<p></p>



<p>Al di là delle simpatie personali verso dei progetti sportivi figli di una moralità decisamente dubbia, sarebbe ridicolo non celebrare due compagini capaci di scrivere un pezzo di storia, diventando rispettivamente la decima e l&#8217;undicesima formazione a completare il <em>Triplete</em>.</p>



<p>Certo, fare il Grande Slam in Inghilterra, specie nella tonnara che è la Premier League odierna, è indubbiamente un&#8217;impresa sportiva dal coefficiente di difficoltà più alto, poco ma sicuro. Eppure, nonostante il Manchester City 2022-23 sia probabilmente una squadra superiore al Paris Saint-Germain 2024-25, il mio gusto soggettivo mi fa propendere maggiormente per i parigini, per una serie di motivi.</p>



<p>Pur essendo entrambe le squadre figlie del &#8220;<em>juego de posiciòn</em>&#8221; spagnolo (e non potrebbe essere altrimenti, vedendo chi sono i due allenatori), a mio avviso la creatura di <strong>Luis Enrique</strong> si è rivelata ancor più fluida e spettacolare di quella di <strong>Guardiola</strong>, a partire dall&#8217;interpretazione difensiva.</p>



<p>Due anni fa infatti, <strong><em>Pep </em></strong>entra in una fase un po&#8217; più prudente della sua carriera, adottando una soluzione che farà rapidamente scuola (chi segue l&#8217;Arsenal di <strong>Arteta </strong>saprà già di cosa sto parlando): verso metà stagione, la retroguardia dei <em>Citizens </em>cambia definitivamente forma, rinunciando ai terzini per lasciar posto a 4 difensori centrali su 4, ossia <strong>Akanji</strong>, <strong>Ruben Dias</strong>, <strong>Akè </strong>e <strong>Stones</strong>. Proprio quest&#8217;ultimo diventa un meccanismo chiave del City primaverile, che lo vede alzarsi ripetutamente all&#8217;altezza di <strong>Rodri </strong>per fornire superiorità numerica in fase di costruzione, fornendo dunque un&#8217;ulteriore fonte di gioco ad una macchina ormai oliata nei minimi dettagli.</p>



<p>L&#8217;assenza dei terzini sarebbe invece inconcepibile nel più arioso PSG di <strong>Luis Enrique</strong>, che con <strong>Nuno Mendes</strong> a sinistra e <strong>Hakimi </strong>a destra ha messo a ferro e fuoco le corsie esterne di tutta Europa; l&#8217;ex laterale dell&#8217;Inter in particolare, è entrato in ben 21 reti stagionali tra gol e assist, dimostrando di sapersi muovere con disinvoltura anche lontano dalla propria amata linea laterale. Lo stesso discorso vale per <strong>Dembelé</strong>, la cui valorizzazione nel ruolo di falso 9 dà un&#8217;ulteriore misura del lavoro certosino e artigianale del tecnico asturiano, capace di trasformare un funambolo fumoso e incompiuto in un pretendente più che credibile al Pallone d&#8217;oro (con buona pace di <strong>Mbappé</strong>). La scelta di rinunciare a un centravanti di ruolo ha dunque reso praticamente illeggibili le scorribande orchestrate dal sopracitato <strong>Dembelé</strong>, e coadiuvate da <strong>Kvaratskhelia</strong>, <strong>Barcola </strong>e <strong>Doué</strong>, presosi con autorità il posto da titolare nel corso della stagione.</p>



<p>Dinamiche ben diverse da quelle di un Manchester City che invece, smentendo molti <em>cliché </em>guardioliani, si è dotato della miglior prima punta in circolazione per puntare al bersaglio grosso, dopo due anni trascorsi ad alternare le incursioni <strong>De Bruyne</strong> e <strong>Gundogan </strong>in area di rigore. Ecco, diciamo che le 52 reti stagionali di <strong>Erling Haaland</strong> in quel magico 2022-23 (molte delle quali partite dai piedi di uno dei KDB più ispirati di sempre) sono state un <em>boost </em>non da poco per una squadra partita con una missione ben precisa, e arrivata fino in fondo senza mai staccare il piede dall&#8217;acceleratore, coronando un ciclo aperto longevo e pieno di successi. </p>



<p>Proprio per questo motivo, sempre per gusto personale, ho apprezzato il percorso più &#8220;umano&#8221; di un PSG molto più giovane (25,3 anni di età media, 3 in meno dell&#8217;11 titolare del City a Istanbul) e scopertosi adulto a stagione in corso. Basti pensare che i francesi, in Champions, stavano rischiando di rimanere bloccati nelle secche autunnali della League Phase, trovando definitivamente la quadra soltanto tra dicembre e gennaio. </p>



<p>Decisiva per strappare la qualificazione fu proprio la vittoria ai danni del Manchester City al Parco dei Principi, con <strong>Kovacic</strong>, <strong>De Bruyne</strong> e <strong>Bernardo Silva </strong>costretti ad abdicare in favore di <strong>Vitinha</strong>, <strong>Joao Neves</strong> e <strong>Fabian Ruiz</strong>, vero punto di forza del PSG; parliamo probabilmente di uno dei centrocampi meglio assortiti dell&#8217;ultimo decennio per palleggio, intensità e conoscenza del gioco, come ha avuto modo di scoprire a sue spese anche l&#8217;Inter nella finalissima di Monaco, in uno degli ultimi atti più scioccanti che il calcio europeo ricordi.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="881" height="496" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/e1cf0681-a600-4267-aae3-5830f79bc426-edited.avif" alt="" class="wp-image-24332" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/e1cf0681-a600-4267-aae3-5830f79bc426-edited.avif 881w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/e1cf0681-a600-4267-aae3-5830f79bc426-edited-300x169.avif 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/e1cf0681-a600-4267-aae3-5830f79bc426-edited-768x432.avif 768w" sizes="(max-width: 881px) 100vw, 881px" /><figcaption class="wp-element-caption">Dembelé [Imago/Abacapress]</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/06/11/il-triplete-degli-emiri-chi-piu-forte-tra-manchester-city-2023-e-psg-2025.html">Il &#8220;Triplete&#8221; degli emiri: chi più forte tra Manchester City 2023 e PSG 2025?</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Champions League, finale: PSG-Inter 5-0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2025 23:17:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Doveva essere una finale equilibrata. Così almeno dicevano quasi tutti gli addetti ai lavori della vigilia. Una finale tra due squadre per certi versi simili, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/06/01/champions-league-finale-psg-inter-5-0.html">Champions League, finale: PSG-Inter 5-0</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Doveva essere una finale equilibrata. Così almeno dicevano quasi tutti gli addetti ai lavori della vigilia. Una finale tra due squadre per certi versi simili, con una difesa globalmente solida e una capacità di colpire in vari modi, senza i picchi prestazionali offensivi di un Barcellona ma anche senza le sue <em>defaillances </em>difensive.</p>



<p>E invece l&#8217;equilibrio non si è visto. Perché in campo c&#8217;è stata solo una squadra: il PSG. Che ha stravinto persino al di là di quanto non dica il punteggio finale (5-0) firmando il più ampio scarto mai registrato in una finale di Champions League: con 4 reti di margine avevano vinto il Real Madrid contro l&#8217;Eintracht Francoforte nel 1960 (7-3, leggi <a href="https://gameofgoals.it/2016/04/01/1960-finale-real-madrid-eintracht-francoforte-7-3.html">qui</a>), il Milan contro lo Steaua Bucarest nel 1989 (4-0, leggi <a href="https://gameofgoals.it/2019/09/22/1989-finale-milan-steaua-bucarest-4-0.html">qui</a>) e sempre il Milan contro il Barcellona nel 1994 (4-0, leggi <a href="https://gameofgoals.it/2020/02/29/1994-finale-milan-barcellona-4-0.html">qui</a>).</p>



<p>Sin dal fischio iniziale di <strong>Kovacs</strong>, il PSG ha cominciato ad aggredire l&#8217;Inter con un&#8217;avvolgente manovra a tutto campo che ha tolto respiro ai nerazzurri già a partire dai rinvii di <strong>Sommer</strong>. La scarsa condizione atletica di una squadra, quella di <strong>Inzaghi</strong>, arrivata con il fiato corto dopo una stagione estenuante si è vista tutta in questa finale, contro un PSG, che al di là delle doti straordinarie di palleggio e della qualità del gioco, ha mostrato più brillantezza e serenità mentale.</p>



<p>La sconfitta per l&#8217;Inter è pesantissima, ma questo non deve cancellare un&#8217;annata comunque nel complesso positiva per i nerazzurri: è vero la bacheca è amaramente vuota, ma la squadra è andata vicina a tutti e tre gli obiettivi stagionali &#8211; Champions, campionato e Coppa Italia &#8211; regalando alcune gioie indimenticabili ai propri tifosi, come la splendida doppia semifinale contro il Barcellona.</p>



<p>È mancato il guizzo, è mancato lo sprint nell&#8217;ultimo decisivo chilometro. Ma il calcio non si misura solo in base ai risultati, anche se i risultati &#8211; chiaramente &#8211; sono fondamentali per definire un progetto.</p>



<p>Veniamo al PSG, ora: una squadra diventata Squadra con la S maiuscola nel momento decisivo della stagione, con la fase finale della Champions e quelle due partite contro il super Liverpool in cui i parigini avrebbero meritato di vincere sia all&#8217;andata sia al ritorno. Lì, personalmente, ho capito che questo PSG poteva davvero farcela. Senza più stelle come <strong>Messi</strong>, <strong>Neymar </strong>e <strong>Mbappé</strong>, ma con una chimica collettiva mai vista in passato, plasmato meravigliosamente da un allenatore a volte un poco sottostimato che risponde al nome di <strong>Luis Enrique</strong>.</p>



<p>Lui, più di tutti e prima di tutti, è da intendersi a mio parere come il vero artefice del trionfo del PSG. Seconda Champions League in bacheca e secondo Triplete della carriera (come solo <em>Pep </em><strong>Guardiola</strong>), a dieci anni di distanza dal primo, al Barcellona, nel 2015.</p>



<p>Ebbe meriti anche in quel caso, <em>Lucho</em>. Ma quella era una squadra di marziani e con un Marziano. Qui invece i suoi meriti sono ancora di più, perché il PSG è un insieme di grandissimi giocatori, ma senza una stella assoluta. Quanti meriti ha avuto <em>Lucho</em>, per esempio, nella trasformazione e valorizzazione di <strong>Dembelé</strong>, che da ala inconcludente e oggetto misterioso a Barcellona è diventato un centravanti atipico, generoso, letale, bravo anche quando non segna? Quanti meriti ha avuto nel costruire un centrocampo straordinario, con <strong>Vitinha </strong>regista totale e architrave del gioco? Quanti meriti ha avuto nel trovare un assetto difensivo convincente e solido?</p>



<p>Una vittoria che porta la sua firma, indelebile. Un uomo che ha sofferto molto (chi non ricorda la perdita della sua piccola Xana nel 2019, a soli 9 anni, per un tumore?), ma che dalle difficoltà ha saputo riemergere più forte, con un grande spirito dentro, quello stesso contagioso spirito che ha saputo trasmettere a chi gli sta intorno. Una splendida storia di rinascita, la sua. E una splendida storia, la vittoria di questo PSG. Che riporta il calcio francese dei club sul tetto più alto d&#8217;Europa, 32 anni dopo la prima e unica volta, quando l&#8217;Olympique Marsiglia superò il Milan 1-0 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2020/01/31/1993-finale-olympique-marsiglia-milan-1-0.html">qui</a>). Anche in quel caso &#8211; corsi e ricorsi storici &#8211; la finale per altro venne giocata a Monaco di Baviera&#8230;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Doue-PSG-Inter.jpg-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-24258" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Doue-PSG-Inter.jpg-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Doue-PSG-Inter.jpg-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Doue-PSG-Inter.jpg-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Doue-PSG-Inter.jpg-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Doue-PSG-Inter.jpg.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">I complimenti dei compagni a Doué</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il tabellino</h2>



<p></p>



<p><strong>PSG-INTER 5-0<br>Marcatori:</strong> pt 12&#8242; Hakimi, 20&#8242; Doué; st 18&#8242; Doué, 28&#8242; Kvaratskhelia, 41&#8242; Mayulu.<br><strong>PSG: </strong>Donnarumma; Hakimi, Pacho, Marquinhos, Nuno Mendes (st 32&#8242; L. Hernández); João Neves (st 39&#8242; Zaïre-Emery), Vitinha, Fabián Ruiz (st 39&#8242; Mayulu); Doué (st 21&#8242; Barcola), Dembélé, Kvaratskhelia (st 39&#8242; Ramos). All.: Luis Enrique.<br><strong>Inter: </strong>Sommer; Pavard (st 8&#8242; Bisseck, st 16&#8242; Darmian), Acerbi, Bastoni; Dumfries, Barella, Çalhanoglu (st 27&#8242; Asllani), Mkhitaryan (st 16&#8242; Carlos Augusto), Dimarco (st 8&#8242; Zalewski); Lautaro, Thuram. All.: S. Inzaghi.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle</h2>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>PSG</strong></p>



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<p><strong>IL MIGLIORE VITINHA 8,5</strong><br>Al 12° di gioco inaugura la sua serata magica vedendo un corridoio tra le maglie della difesa interista e dando il là al primo gol francese. Un colpo di genio alla Messi. Poi prende la bacchetta del comando e, con la sua qualità superiore e la sua limpida visione di gioco, irride i centrocampisti nerazzurri e fa girare la sua squadra come un orologio perfetto. Sbaglia il primo pallone al quarto d&#8217;ora della ripresa e la gente quasi si sorprende. Pochi minuti più tardi, dopo uno scambio straordinario con Dembelé, serve a Doué il cioccolatino del tris. Non contento, nel finale avvia pure l&#8217;azione del pokerissimo. Regale.</p>



<p><strong>Doué 8,5:</strong> altro mvp-bis in coabitazione con Vitinha. Luis Enrique lo preferisce ancora a Barcola e il 2005 &#8211; che non avrà il talento di Yamal ma fa comunque impressione &#8211; ripaga la fiducia con gli interessi. Suo l&#8217;assist per l&#8217;1-0 di Hakimi, suo il gol del 2-0 con deviazione sfortunata di Dimarco, suo il 3-0 con una rasoiata sul primo palo che non dà scampo a Sommer. Immarcabile.</p>



<p><strong>Hakimi 8:</strong> la sfida a distanza tra lui e Dumfries &#8211; il terzino destro interista di ieri e quello di oggi, nonché i due interpreti del ruolo forse oggi migliori del pianeta &#8211; era uno dei temi più intriganti dell&#8217;incontro. A vincere, anzi a stravincere, è il marocchino del PSG. Non solo per il gol facile, in tapin, che apre le danze. Ma anche per la capacità di difendere e spingere ai mille all&#8217;ora e di arare chiunque transiti dalle sue parti.</p>



<p><strong>Dembelé 7,5: </strong>spara sulla traversa da pochi passi il possibile tris già nel primo tempo, ma anche se non trova il gol gioca per la squadra in un modo straordinario. Il tacco che apre per Vitinha e innesca l&#8217;azione del 3-0 è un gioiello. Sua anche l&#8217;apertura per Doué in occasione del 2-0 e il lancio per Kvaratshkelia che sigilla il poker. Totalmente trasfomato negli ultimi due anni dalla cura Luis Enrique.</p>



<p><strong>Kvaratskhelia 7: </strong>si divora un paio di reti. E anche se corre ovunque, tamponando in difesa e ripartendo a tutta velocità in fase offensiva, non appare lucidissimo al momento del dunque. Ma partecipa anche lui alla festa con il punto esclamativo del 4-0. Giocatore che quando si accende crea sempre pericoli.</p>



<p><strong>Donnarumma 6,5: </strong>per una sera è spettatore non pagante. Qualche brividino (ma ino, ino) in uscita e una grande parata su Thuram nella ripresa, come a ribadire che oggi, tra i pali, come lui non c&#8217;è nessuno&#8230;</p>



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<p class="has-text-align-center"><strong>INTER</strong></p>



<p><strong>IL MIGLIORE THURAM 5,5<br></strong>Difficilissimo trovare un migliore nell&#8217;Inter. Premio lui come il &#8220;meno peggio&#8221; perché sono sue le uniche due occasioni nerazzurre: un colpo di testa terminato a lato di un soffio nel primo tempo e un tiro disinnescato da Donnarumma nella ripresa. Almeno, ci ha provato&#8230;</p>



<p><strong>Acerbi 5: </strong>era stato l&#8217;eroe nella notte di San Siro contro il Barcellona, qui va in tilt su tutta la linea, non trovando il centravanti fisico da marcare con il quale spesso va a nozze e sbandando paurosamente contro i tagli e i duetti palla a terra dei parigini.</p>



<p><strong>Lautaro 5:</strong> capitano e uomo simbolo dei nerazzurri, ma anche per lui non è aria. La difesa del PSG lo limita come e quando vuole. Chiude una stagione meno brillante di quella passata.</p>



<p><strong>Calhanoglu 4,5: </strong>del faro del centrocampo interista nemmeno l&#8217;ombra. Sbaglia ogni scelta, Vitinha lo porta letteralmente a scuola e gli fa rivedere il pallone dopo il 90°.</p>



<p><strong>Dimarco 4: </strong>peggiore in assoluto. Fuori posizione nel gol dell&#8217;1-0, si gira quando Doué sta per calciare sul 2-0 ed è un errore che costa il 2-0. Il giovane francesino del 2005 lo fa a fette. Esce dopo 8 minuti della ripresa.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="686" height="386" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/hq720.jpg" alt="" class="wp-image-24259" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/hq720.jpg 686w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/hq720-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 686px) 100vw, 686px" /><figcaption class="wp-element-caption">Luis Enrique a fine gara, commosso e felice</figcaption></figure>
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