Champions League, finale: Psg-Arsenal 5-4 dcr (1-1)

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Back to back. Come in tempi recenti è riuscito solo al Real Madrid, che addirittura calò il tris di successi tra il 2016 e il 2018. Il Paris Saint-Germain, dopo il roboante 5-0 inflitto all’Inter un anno fa, si conferma sul tetto d’Europa battendo ai rigori l’Arsenal. Per i Gunners si tratta della seconda sconfitta in finale di Champions dopo quella del 2006 contro il Barcellona. In quel caso andarono in vantaggio nel primo tempo e vennero poi rimontati in dieci nel secondo. In questa occasione sono sempre andati avanti nei primi 45 minuti, hanno subito la rete del pari nella ripresa, ma sono riusciti a trascinare la contesa sino ai rigori. Dove però l’errore di uno dei migliori, il difensore brasiliano Gabriel, è costato la Coppa.

È stata una partita tutt’altro che indimenticabile sul piano estetico, con poche occasioni e le difese che hanno fatto decisamente aggio sui reparti offensivi. Da un punto di vista tattico ha vinto il copione predisposto da Mikel Arteta, che predilige la difesa all’attacco. Anche perché l’Arsenal ha avuto la fortuna di trovare il vantaggio dopo appena sei minuti con Havertz e poi si è chiuso a riccio, non lasciando passare uno spillo.

Il Psg ha sbattuto contro un muro. Le sue micidiali frecce offensive hanno bisogno di spazi larghi per incidere, ma contro la retroguardia blindata dei Gunners hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie per trovare gli spiragli giusti. Il possesso palla dei parigini ha rasentato a tratti percentuali bulgare, ma era in realtà sterile, ha prodotto poco in termini di occasioni, poiché veniva perennemente disinnescato al momento del dunque. Il duo SalibaGabriel, protetto dall’immarcescibile Rice, si è confermato il terzetto di livello mondiale su cui si basano le fortune della squadra londinese, anche perché l’attacco è distante non poco dai migliori reparti offensivi del pianeta (si pensi non solo a quello del Psg, ma anche del Bayern Monaco, del Barcellona, del Real Madrid, del Manchester City).

I parigini sono riusciti quantomeno, nel corso della ripresa, a trovare il pareggio per un’ingenuità di Mosquera su uno Kvaratshkelia che dopo essere stato annullato nel primo tempo è salito di tono nel secondo. Il Pallone d’Oro in carica Dembélé ha riportato la contesa in equilibrio e la formazione di Luis Enrique a quel punto ha dato la sensazione di poter piazzare la freccia del sorpasso, costruendo più occasioni dei rivali. Ma il colpo del ko non è arrivato anche perché l’Arsenal ha continuato a difendere bene, come fosse una riedizione delle migliori squadre del Catenaccio italiano.

Alla fine però non è bastato: l’Arsenal ai rigori è stato tradito due volte, da Eze e Gabriel, entrambi incapaci di inquadrare lo specchio della porta, mentre il Psg – errore di Nuno Mendes a parte – è stato perfetto. La Coppa dalle grandi orecchie resta così, per il secondo anno consecutivo e il terzo nella storia (Olympique Marsiglia 1993) in Francia. Se si guarda all’andamento globale della competizione è un successo meritato perché i parigini, esattamente come un anno fa, si sono dimostrati la squadra più completa, pur non disponendo probabilmente di un arsenale offensivo devastante come quello del Bayern Monaco.

Per Luis Enrique è il terzo successo nella competizione, come Bob Paisley e il suo maestro Pep Guardiola, a -2 da Carlo Ancelotti. Il tecnico spagnolo si conferma l’assoluto stratega di questo straordinario ciclo del Psg, che ha sapientemente trasformato da collezione di figurine a Squadra con la S maiuscola: nessuna prima donna e individualità tutte disponibili a mettersi al servizio del collettivo. È così che si costruiscono i cicli vincenti.

Una fase del match. È stata una finale tattica e chiusa, non spumeggiante

Il tabellino

PSG-ARSENAL 5-4 dcr (1-1)
Marcatori:
pt 6′ Havertz (A), st 10′ Dembélé (P).
Psg: Safonov; Hakimi, Marquinhos (sts 1′ Zabarnyi), Pacho, Nuno Mendes; Joao Neves, Vitinha (sts 1′ Beraldo), Fabian Ruiz (pts 6′ Zaire Emery); Doué, Dembélé (pts 1′ Ramos), Kvaratskhelia (st 38′ Barcola).
Arsenal: Raya; Mosquera (st 21′ Timber), Saliba, Gabriel, Hincapié; Rice, Lewis-Skelly (pts 1′ Zubimendi); Saka (st 38′ Madueke), Odegaard (st 11′ Gyokeres), Trossard (st 38′ Martinelli); Havertz (pts 1′ Eze).
Rigori: Ramos (P) gol; Gyokeres (A) gol; Doué (P) gol; Eze (A) fuori; Nuno Mendes (P) parato; Rice (A) gol; Hakimi (P) gol; Martinelli (A) gol; Beraldo (P) gol; Gabriel (A) alto.

Le pagelle

PSG

IL MIGLIORE HAKIMI 7
Non facile premiare un migliore in una partita così chiusa e tattica, che ha ricordato certe finali degli anni Ottanta a tratti, tipo Steaua Bucarest-Barcellona del 1986 o Psv-Benfica del 1988. Hakimi ha avuto dalla sua diversi meriti, pur non giocando una partita stratosferica: non ha mai commesso errori, ha annullato il proprio avversario, si è proposto con intelligenza in avanti appoggiando la manovra e mettendo alcuni invitanti cross, è stato freddissimo sul rigore. Una prova non eclatante, ma solidissima, a conferma che lui è senza dubbio oggi il miglior terzino destro al mondo.

Marquinhos 6,5 Alcune sbavature iniziali, come sul gol dell’Arsenal. Nel secondo tempo si riprende e gestisce con sicurezza. Da applausi l’abbraccio al compagno di nazionale Gabriel, a fine partita, dopo che quest’ultimo aveva sbagliato il rigore decisivo. Capitano vero.

Vitinha 6,5 Meno appariscente e preciso di altre volte, ma dà comunque ordine e complessità al gioco. Temibile dalla distanza: sfiora due volte il bersaglio grosso.

Kvaratshkelia 6,5 Senza gli spazi larghi lasciati dalla difesa del Bayern Monaco e contro una difesa al contrario bassa e chiusa a doppia mandata come quella dell’Arsenal, lui fa più fatica. Primo tempo complicato. Poi ha il merito di procurarsi il rigore con un guizzo. Da lì cresce e centra il palo dopo una percussione delle sue. Comunque preziosissimo.

Dembélé 6,5 Anche il Pallone d’Oro in carica gioca una partita di appoggio, senza strafare. Implacabile dal dischetto. Bravo come sempre a muoversi con intelligenza tra le linee.

Doué 5 Flop della serata. Pochi guizzi, pochi spunti. Viene annullato dalla solida difesa dei Gunners. Un’altra notte rispetto a quella favolosa di 12 mesi fa contro l’Inter. Perché è uscito Kvara e non lui?

ARSENAL

IL MIGLIORE RICE 7
Guida e metronomo. Lui, Gabriel e Saliba si confermano le tre vere stelle dei Gunners. Fa scudo davanti alla difesa, sradica palloni stile Busquets dei giorni migliori e organizza il gioco. Ci mette fisico, personalità e gamba. Chiude con una prestazione da mediano totale una stagione eccellente.

Saliba 6,5 Alcune sbavature in campo aperto, ma il senso della posizione e le chiusure sono da applausi. La Francia dei fenomeni offensivi può dormire sonni tranquilli perché dietro c’è lui.

Gabriel 6,5 Anche lui impeccabile in fase difensiva, tiene a bada per 120 minuti i temuti attaccanti parigini costringendoli al minimo sindacale. Re dell’area di rigore, insuperabile sulle palle inattive. Mezzo voto in meno per il rigore sbagliato che si rivela decisivo.

Havertz 6,5 L’unico sufficiente dell’attacco dei Gunners. Segna un gran gol confermando di essere l’uomo giusto delle finali (decise quella del 2021 tra Chelsea e Manchester City, leggi qui). Anche dopo si mette molto al servizio dei compagni. Stremato nella ripresa.

Saka, Trossard, Goyokeres, Martinelli 5 Tutti bocciati in blocco. L’Arsenal conferma in finale quanto si sapeva: difesa e fase difensiva migliore al mondo, attacco che fatica a rientrare nelle prime dieci formazioni mondiali…

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