Kylian Mbappé, la tartaruga ninja che ha conquistato il mondo

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Kylian Mbappé

Immagine copertina Kylian Mbappé con la Coppa del Mondo vinta nel 2018 [https://people.com/]

È inutile negarlo, un po’ tutti siamo diventati degli inguaribili pignoli, talvolta anche dei rompipalle monumentali. Soprattutto con l’enorme esposizione mediatica di ogni singolo calciatore degli ultimi 20-25 anni, ci ritroviamo a guardare ogni minimo dettaglio dentro e fuori dal campo come se fosse dirimente per delineare un pensiero assoluto, vivendo nella perenne illusione che quell’idea che ci siamo fatti sia inconfutabile.

Il risultato è presto detto, con la nostra incapacità, il più delle volte, di goderci il calcio in quella che è la sua essenza, arrivando anche a veri e propri deliri anche per i grandi campioni dell’epoca storica che stiamo vivendo. E quando arriviamo a delineare la grandezza di certi volti, le loro carriere sono già finite negli archivi, senza essercele godute appieno in tutto ciò che hanno saputo fare all’interno del rettangolo verde.

Mi ritrovo dunque a fare questa domanda: abbiamo realmente bisogno di “altro” per identificare Kylian Mbappé come uno dei giocatori più forti di tutti i tempi? Sono ormai 10 anni che assistiamo alle gesta di questo straordinario fuoriclasse, che dal 2016-2017 al 2025-2026 appena concluso ci ha viziati in lungo e in largo, inanellando stagioni dominanti una dietro l’altra e prendendosi di prepotenza un posto privilegiato tra i grandissimi della storia del calcio. Non possiamo più aspettare per celebrare la magnificenza di ciò che Kylian Mbappé è stato per questo sport, perché questo status l’ha conseguito ormai da anni, mentre scriveva record su record, consacrandosi come il calciatore più forte del post-Messi/Cristiano Ronaldo.

Kylian Mbappé in azione nell’ultimo Mondiale 2026. [https://www.mirror.co.uk/]

Kylian è certamente un calciatore unico nel suo genere, che alcuni tendono ad identificare come la naturale prosecuzione dell’eredità calcistica di Ronaldo il Fenomeno. Lo stesso Ronnie, in barba allo scetticismo di molti nostalgici, non ha avuto problemi a vedere nell’asso francese alcune caratteristiche che ricordano il suo stile di gioco. E non potrebbe essere altrimenti, dato che le sue accelerazioni brucianti, le sue abilità in uno contro uno, l’effervescenza nel dribbling e la sua freddezza contro i portieri avversari ricordano inevitabilmente l’esplosività della versione più dominante di Ronaldo.

Vi è anche la rivisitazione in chiave moderna di Eusébio, per quella costanza di stagione in stagione, per quella sopracitata esplosività tecnica e atletica e per quella naturale natura da Leader che tende a dimostrare con la sua Francia, esattamente come la Perla del Mozambico con il Portogallo negli anni ’60. Con queste caratteristiche, risulta facile capire perché alle porte dei 28 anni abbia totalizzato la bellezza di 439 reti in 588 partite tra Club e nazionale maggiore, accumulando svariati titoli di capocannoniere a tutti i livelli e risultando il miglior marcatori della storia del Paris Saint Germain (con 256 reti) e della nazionale francese (66).

Molti potrebbero obiettare con le presunte carenze tecniche di Mbappé, ma ciò rappresenta uno dei più grandi falsi miti legati alla sua figura. Non è certamente dotato come lo potrebbero essere i grandi geni del calcio come Lionel Messi, Pelé e Diego Armando Maradona, ma ciò non può bastare per delegittimare la sua levatura tecnica, in quanto il 99,9 % periodico dei calciatori nella storia non può accedere a certi livelli di maestri tecnica.

Inoltre, Kylian è dotato tecnicamente per davvero, soprattutto nei dribbling uno contro uno e nel tiro. Quest’ultimo aspetto è del suo gioco è stato sviluppato negli anni allenandosi meticolosamente, fino a diventare un vero e proprio cecchino. Kylian è anche un assist-man piuttosto sottovalutato, con una buona visione di gioco e un buon tocco per mandare in porta in compagni anche senza essere un playmaker naturale. Sotto questo profilo, ha saputo integrare le migliori qualità del suo idolo Cristiano Ronaldo, che nei suoi anni migliori superava anche i 15 assist, talvolta perfino i 20. Anche qui i numeri sono dalla parte di Kylian, capace di totalizzare 154 assist fino ad oggi.

Il giovane Kylian Mbappé con la maglia del Monaco, maglia che lo consacrò nell’ormai lontano 2016-2017 [https://www.sbnation.com/]

Con questo cocktail di caratteristiche tipiche di alcuni dei migliori giocatori di sempre, Kylian Mbappé si è già lasciato alle spalle una carriera formidabile, iniziando a prendersi la scena a soli 18 anni, quando sconvolse il mondo intero con la maglia del Monaco. La sua meravigliosa Champions League 2016-2017 fu il più grande terremoto del calcio internazionale dell’epoca, ritrovatosi a fare i conti con questo ragazzino con la 29 che alla sua prima vetrina internazionale demoliva Manchester City e Borussia Dortmund, per poi fare una bella figura contro la grande difesa della Juventus. Quei 6 gol in 6 partite nella fase ad eliminazione diretta rappresentarono il perfetto trampolino di lancio per Kylian, di pari passo con la splendida Ligue 1 che confezionò insieme a Radamel Falcao ai danni del Paris Saint Germain.

Quell’estate approdò proprio al PSG, formando un trio d’attacco con Neymar e Edinson Cavani su cui si crearono enormi aspettative. E se l’epilogo della Champions League 2017-2018 fu amaro contro quei vecchi volponi del Real Madrid, fu invece il trionfale Mondiale in Russia a consacrare Kylian Mbappé nella storia del calcio francese dalla porta principale. A 20 anni ancora non compiuti, Kylian fu a dir poco sbalorditivo, rappresentando quel valore aggiunto di cui l’attacco francese aveva bisogno dopo la delusione casalinga di Euro 2016.

Al netto di alcuni peccati di gioventù e di quel briciolo di discontinuità nelle prestazioni pure (ogni tanto si “addormentava”), Kylian fu semplicemente immarcabile, toccando una vetta calcistica mostruosa contro l’Argentina di Lionel Messi. Quel giorno, tra accelerazioni devastanti (una di queste decisiva per il rigore dell’1-0 di Griezmann), dribbling fulminei e quei due gol di pregevole fattura, il 10 dei Bleus fu di un’altra categoria rispetto a tutti gli altri, mettendo la firma su una delle migliori prestazioni della storia dei Mondiali.

Con il gol segnato in finale contro la Croazia e un Mondiale vittorioso conclusosi con 4 gol in 7 partite, per Kylian Mbappé la strada sembrava ormai spianata per il suo futuro, senza che ci potessero essere dei limiti alla sua grandezza. Almeno, così sembrava, dato che nelle due stagioni successive qualcosa sarebbe andato leggermente storto.

Kylian Mbappé mentre sfoderava una prestazione da alieno contro l’Argentina agli ottavi di finale del Mondiale 2018 [https://www.nss-sports.com/it]

Non è mia intenzione affermare che le stagioni 2018-2019 e 2019-2020 di Kylian siano state negative senza appello, perché furono stagioni globalmente inaccessibili per i più e certamente molto positive per la sua caratura in quel momento della sua carriera. Nel 2018-2019 registrò infatti un considerevole miglioramento a livello realizzativo, registrando 37 gol e 12 assist in 37 partite, per poi confermarsi con 30 gol e 14 assist in 37 partite nella stagione successiva.

Ebbe inoltre degli acuti importanti in campo internazionale, ma a segnare la battuta d’arresto della consacrazione di Kylian Mbappé come il più forte di tutti furono certamente alcuni dettagli, quelle inezie che ti fanno fare la voce grossa con continuità nei grandi palcoscenici. Nel 2018-2019 fu infatti imbarazzante l’eliminazione del suo PSG contro un modesto Manchester United, con la complicità di un ancor più indifendibile Mbappé per gli sprechi nella sfida di ritorno.

Ancora più amara fu per i parigini la stagione 2019-2020, arrivata ad un passo dalla coppa dalle grandi orecchie principalmente grazie ad uno splendido Neymar, finalmente in forma nel momento clou della stagione del Club, e un Ángel Di Maria tirato a lucido. Kylian fu un comprimario rispetto a Ney, seppur con alcuni sprazzi di grandezza come l’assist per il 10 del PSG a Dortmund agli ottavi e l’ingresso esplosivo contro l’Atalanta ai quarti.

A condannare il PSG in finale, oltre che i miracoli di un mostruoso Manuel Neuer, furono anche gli sprechi di un Mbappé a dir poco sciagurato, incapace di capitalizzare le migliori occasioni in una serata così tanto tragica per il suo Club. Per certi versi, e mi duole dirlo, fu uno dei punti più bassi dell’asso francese in campo internazionale per Club fino ad oggi.

L’inizio della svolta per la sua carriera arrivò nel 2020-2021, quando fece tesoro degli errori fatti nei momenti decisivi delle due Champions League precedenti, iniziando ad allenarsi al tiro e a trovare una mattonella preferenziale in cui colpire a rete. In quella stagione, fallimentare soprattutto alla luce del campionato vinto dal Lille, fu Kylian Mbappé il miglior giocatore del Paris Saint Germain, forte di una splendida Ligue 1 e di un’ancor migliore Champions League, che lo vide segnare 6 gol consecutivi in 3 partite contro Barcellona e Bayern Monaco tra ottavi e quarti di finale.

Furono però i suoi gol ad impressionare, con quel destro secco nel centro-sinistra che iniziò a diventare uno dei suoi marchi di fabbrica. Al netto del brutto Euro 2021 da 0 gol e un rigore sbagliato contro la Svizzera agli ottavi, Kylian Mbappé stava iniziando finalmente a maturare come calciatore, espandendo il suo repertorio.

La stagione 2021-2022 fu infatti l’apogeo di Kylian Mbappé come calciatore a tutto tondo, ormai giunto al picco della sua completezza tecnica e atletica e alla sua maturazione mentale. Circondato da un Paris Saint Germain che latitava nel gioco e che faceva da teatro per i guai fisici di Neymar e Ángel Di Maria e per un Lionel Messi irriconoscibile, fu Kylian a farsi carico dell’intero attacco. E lo fece a suon di accelerazioni brutali, dribbling al massimo della sua efficienza, finalizzazione estrema e rifiniture precise per i compagni, raggiungendo un livello calcistico da vero e proprio alieno.

All’interno di un PSG decadente a livello strutturale e societario, Kylian Mbappé stravinse la Ligue 1 e fece la voce grossa anche in Champions League, totalizzando 39 gol e 21 assist in 46 partite (48 reti e 26 assistenze in 51 presenze contando anche la nazionale): numeri da marziano. E poco importa se il suo PSG uscì contro il Real Madrid agli ottavi, cadendo mestamente sotto i colpi di un Karim Benzema formato Pallone d’Oro, perché le due prestazioni di Mbappé furono in ogni caso da incorniciare.

Vi sfido poi a non percepire le rimembranze del miglior Ronaldo in quel gol meraviglioso al Parco dei Principi, quando passò Lucas Vazquez ed Éder Militão in un fazzoletto, per poi freddare Thibaut Courtois in un modo a dir poco glaciale. Senz’altro uno dei gol più belli della sua carriera.

Anche la stagione 2022-2023 fu meravigliosa per Kylian Mbappé, alla luce della conferma della sua maturazione calcistica, delle sue meravigliose prodezze balistiche e delle ancor più clamorose opere d’arte palla al piede. A poche settimane dall’inizio del Mondiale segnò infatti un gol pazzesco alla Juventus all’Allianz Stadium, mandando al manicomio l’intera difesa bianconera, per poi sverniciare il palo con un clamoroso destro a giro.

Un gesto tecnico spaventoso, che ci restituisce perfettamente l’idea di un calciatore ormai consacratosi come il più forte di tutti, autore di 41 gol e 9 assist in 43 partite stagionali (inutile dirlo, dominò ancora una volta la Ligue 1), ma anche piuttosto sfortunato a infortunarsi proprio alle porte con l’eliminazione agli ottavi contro il Bayern Monaco. Questa volta ad assisterlo ci fu un Neymar in forma (almeno, fino al Mondiale, che ne segnò il triste declino) e un Lionel Messi che stava scaldando i motori in vista del suo trionfo epocale dell’autunno 2022.

Fu proprio il Mondiale in Qatar a consacrare Kylian Mbappé nella leggenda. Non soltanto perché ne fu capocannoniere con 8 gol (e 2 assist) in 7 partite, ma anche perché disputò un altro grandissimo torneo. Fu grandioso ai gironi contro Australia e Danimarca, ancora più enorme contro la Polonia agli ottavi (magistrali l’assist per Giroud e i due gol dalla sua amata mattonella), sottotono contro l’Inghilterra ai quarti e a fasi alterne contro il Marocco in semifinale (seppur decisivo con quella serpentina per il 2-0 di Kolo Muani).

Fu però in finale che entrò nella leggenda per sempre (leggi qui), in quella che fu di fatto una delle serate più beffarde per un campione sconfitto nell’atto conclusivo dei Mondiali. Proprio quando la Francia sembrava alle corde contro lo strapotere dell’Argentina nei primi 80 minuti, fu lui a scuotere gli animi della sua nazionale, dapprima pareggiandola all’80’ dal dischetto, per poi segnare un meraviglioso gol al volo poco dopo, pareggiando incredibilmente la contesa.

Con il gol segnato a pochi minuti dall’eroica parata di Emiliano Martinez su Kolo Muani a fine supplementari, Kylian Mbappé fu il primo giocatore dai tempi di Geoff Hurst a segnare una tripletta in una finale dei Mondiali (leggi qui). E se il trionfo dell’Argentina ai rigori permise a Lionel Messi di completare la sua carriera con la vittoria dei Mondiali, Kylian Mbappé entrò suo malgrado nella mitologia, risultando il campione più imponente della storia dei Mondiali nel contesto di una finale persa dalla sua squadra. Era ormai diventato uno dei più grandi calciatori della storia dei Mondiali, senza il benché minimo dubbio.

La tristezza di Kylian Mbappé dopo aver perso la finale dei Mondiali 2022: aveva segnato una tripletta storica in finale contro l’Argentina. [https://www.nytimes.com/athletic/uk/]

Dopo gli addii di Lionel Messi e Neymar, Kylian si ritrovò coinvolto nell’ennesimo terremoto societario, complice anche la sua volontà da anni di andare a giocare per il Real Madrid, sua meta più ambita sin da piccolo. Le due parti entrarono in faida, col fuoriclasse francese che fu messo fuori rosa da Luis Enrique in un primo momento, per poi essere reintegrato per necessità di campo, con il tacito accordo di concludere l’ultima stagione sotto contratto a Parigi nonostante le mille tensioni. Anche il 2023-2024 fu strepitoso per Mbappé, autore di 44 gol e 10 assist in 48 partite e dominatore, tanto per cambiare, della Ligue 1 (la sesta vinta in sette anni). Fu però amara l’eliminazione contro il Borussia Dortmund in semifinale, arrivata a seguito di mille rimpianti con i vari legni colpiti tra andata e ritorno.

Fu invece deludente Euro 2024, condito da pessime prestazioni e col condizionamento della maschera protettiva dopo uno scontro di gioco nella fase a gironi. Arrivò dunque il momento per preparare le valigie per i Blancos, finalmente pronti ad accogliere il suo tanto agognato fuoriclasse in pompa magna come aveva fatto nel 2009 con Cristiano Ronaldo. Fu difficile l’ambientamento per Kylian (seppur col gol decisivo in Supercoppa UEFA), complice anche un evidente ritardo di condizione atletica, ma fu solo questione di tempo per vederlo di nuovo al suo meglio, come con quella tripletta mostruosa al Manchester City (pace all’anima di Gvardiol, brutalizzato quella sera). Fece anche la voce grossa in diversi Clasico, seppur ritrovandosi ad arrendersi contro il Barcellona di Hansi Flick.

Le sue prestazioni non bastarono però per regalare l’ennesima Champions League alle Merengues, ormai ridimensionati come competitività tra incomprensioni tattiche, limiti strutturali in mezzo al campo (almeno, per alzare la Coppa) e vari colpi di testa del presidente Florentino Perez nella gestione dello spogliatoio fuori dal campo. D’altro canto, beffardamente per Kylian, lo splendido PSG di Luis Enrique stava veleggiando come collettivo verso la conquista di due Champions League consecutive (leggi qui e qui).

Anche la stagione 2025-2026 fu tanto magnifica quanto beffarda per Kylian, autore di tantissime prestazioni pazzesche, nonché capocannoniere della Liga con 25 gol e della Champions League con 15. Poi però la conta dei trofei è rimasta ferma sullo zero per i motivi sopracitati, concludendo un biennio difficile per la tradizione vincente del Real Madrid. Ciò non andrà certamente a condizionare le sue grandi prestazioni nell’eliminazione contro il Bayern Monaco (galeotta l’occasione sprecata da Vinicius sul 3-2 di vantaggio), ma rappresenta certamente un grande rimpianto per un fuoriclasse che ancora deve sollevare al cielo la Champions League.

E infine è arrivato il Mondiale di quest’anno, che l’ha visto disputare il terzo grande torneo della sua carriera nella competizione, consacrandosi ancora come capocannoniere – per la seconda volta di fila – con 10 gol (e 4 assist) in 8 partite ed elevandosi ancora una volta come il principale trascinatore di una Francia stellare in attacco. Al fianco dell’estro di Michael Olise e della duttilità del rinato Ousmane Dembélé, Kylian Mbappé ha regalato ancora una volta spettacolo a suon di gol spettacolari e tanti atti di onnipotenza che ne hanno confermato ancora una volta la grandezza. Con il titolo di capocannoniere di Liga, Champions League e Mondiale nella stessa stagione, Kylian ha anche eguagliato un record che resisteva dai tempi di Eusébio, capace di fare altrettanto nel lontano 1966.

E se è vero che pure lui è caduto dentro la ragnatela della Spagna di Luis de La Fuente in semifinale (pur risultando l’ultimo a mollare dei suoi), i suoi missili terraria dalla distanza contro Senegal e Iraq, il suo gol ronaldiano agli ottavi contro la Svezia e il suo destro a giro da fermo contro il Marocco ai quarti hanno confermato in un modo ancora più evidente che giusto Pelé ha avuto un impatto superiore al suo nella storia della Coppa del Mondo.

Se consideriamo che ad oggi è il massimo cannoniere della storia dei Mondiali con 22 gol (e 6 assist) in 22 partite e che deve ancora compiere 28 anni, siamo destinati a vederlo scrivere altri momenti straordinari per la competizione più importante e prestigiosa del mondo.

Ed ora cosa ci possiamo aspettare dal proseguimento della sua carriera? Innanzitutto che inizi a performare come sa anche agli Europei, ad oggi una cornice che rappresenta il suo tallone d’Achille prestazioni alla mano. Tra due anni sarà certamente chiamato a rispondere con la sua solita puntualità, perché è sacrosanto pretendere di più di un misero gol – su rigore per altro – in 9 partite tra Euro 2021 e 2024.

Un altro cruccio è certamente rappresentato dalla vittoria della Champions League, che prima o poi dovrà arrivare, possibilmente in sella ad un Real Madrid ben strutturato, capace di assecondare la sua leadership e di supportare la sua grandezza in campo.

E sarà ancora più interessante vedere come si evolverà in termini di stile di gioco, dato che sta iniziando già ad avere alcuni piccoli segnali di cedimento fisico, tanto da aver sapientemente centellinato le sue accelerazioni, perfezionando al meglio il suo tiro negli anni. E se lo stesso Kylian ha saputo interpretare correttamente ciò che il suo fisico gli sta dicendo (del resto non si può avere 19-20 anni per sempre), dovrà certamente cambiare parte della sua interpretazione offensiva, migliorando ancora di più i suoi movimenti senza palla (già strepitosi) quando si ritroverà anche a lottare nelle trincee dell’area di rigore.

Questo aspetto sarà dirimente per un’ulteriore evoluzione calcistica, l’ennesima di una carriera che l’ha visto migliorarsi di stagione in stagione e che l’ha portato ad espandersi in termini di onnipotenza calcistica. A prescindere da cosa ci attenderà dal suo futuro, non possiamo fare altro che tirare le somme dei primi 10 anni della carriera di uno dei più grandi di sempre, riconoscendone la leggenda, consci di ciò a cui stiamo assistendo in epoca moderna.

Perché Kylian Mbappé è grandezza, una tartaruga ninja che dobbiamo ammirare per tutto ciò che ha saputo regalare all’interno del rettangolo verde.

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