I 10 inni di club originali più iconici

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C’è una verità geometrica e sentimentale che tendiamo a dimenticare molto spesso, ed è che il calcio non si gioca solo con le gambe, ma si subisce – letteralmente, come una vibrazione acustica – attraverso il timpano.

Prima di addentrarci nei dieci spartiti dell’anima che ho selezionato, occorre un distinguo metodologico per evitare i soliti equivoci da bar: in questo pezzo ho inserito esclusivamente inni originali, composti ed espressamente dedicati ai club.

È per questo preciso motivo che non troverete You’ll Never Walk Alone (che appartiene a Rodgers e Hammerstein prima che ad Anfield), né Il giardino dei ciliegi adottato dalla Lazio, né tantomeno riadattamenti di canti popolari o di protesta come John Brown’s Body diventata la Glory Glory del Manchester United.

Qui si parla di composizioni nate con il sangue, il sudore e la grafite indirizzati a una sola maglia.
Ecco la mia top 10, analizzata tacco e spartito.

Roma Roma Roma (Roma)

Antonello Venditti compie un miracolo di ingegneria nostalgica: trasforma il pop d’autore italiano in un canto popolarissimo. C’è una malinconia tutta romana, un tempo imperfetto che rallenta il battito prima del fischio d’inizio e poi esplode in una dichiarazione d’amore monumentale.
Verso rappresentativo: «Roma Roma Roma, core de ‘sta città, unico grande amore de tanta gente».

Hala Madrid y Nada Más (Real Madrid)

Redatto da RedOne per il decimo titolo europeo, è una marcia sinfonica di una solennità quasi oppressiva, pensata per trasmettere un’idea di aristocrazia sportiva invincibile. Tra le pieghe del testo, la memoria storica prende forma e sostanza mitologica.
Verso rappresentativo: «Ya corre la Saeta, ya ataca el mi Madrid». Dove la Saeta è naturalmente Alfredo Di Stéfano, l’uomo che ha ridefinito la gravità del football moderno, trasformando il Real da semplice squadra a concetto estetico globale.

Highbury Sunshine (Arsenal)

Un pezzo che profuma di erba tagliata a fine anni Settanta, di pop britannico essenziale e di una nostalgia sottile per un calcio d’oltremanica che non c’è più, intriso di quell’eleganza schiva tipica del nord di Londra.
Verso rappresentativo: «I was nothnig but a child when they took my heart away».

Milan la nostra fede (Milan)

Una marcia tambureggiante, un pop orchestrale che scala verso l’alto con un piglio d’altri tempi. Ha la capacità quasi epica di rievocare le grandi notti europee e la tradizione di una Milano che sa trasformare la passione in una disciplina quasi sacra.
Verso rappresentativo: «Tu che lotti per la Gloria, sempre in alto insieme a noi».

El Arrambato (Siviglia)

Qui non siamo di fronte a una semplice canzone, ma a una vera e propria eruzione epidermica di flamenco e passione andalusa. È ritmo, orgoglio e appartenenza pura, un canto che sembra uscito dalle viscere di una città indomabile.
Verso rappresentativo: «La Giralda presume orgullosa de ver al Sevilla en el Sánchez-Pizjuán». La Giralda, la celebre torre campanaria sormontata dal Giraldillo (la statua della Fede), svetta sul cielo andaluso rivolgendo lo sguardo proprio verso il catino del Sánchez-Pizjuán.

Hymno del Centenario (Nacional Montevideo)

Un’opera monumentale, quasi un’aria lirica sudamericana dove la retorica del football si fonde con la storia di una nazione intera. C’è dentro tutto il dramma, la garra e la poesia del calcio del Rio de la Plata.
Verso rappresentativo: «Nacional es el club del pueblo, la leyenda del fútbol oriental».

Pazza Inter Amala (Inter)

Un pezzo di pop rock sincopato, nevrotico, perfino ingenuo nel suo ritmo incalzante, ma straordinariamente coerente con la psiche psichedelica della storia nerazzurra. È la celebrazione della vertigine e dell’incoerenza geniale.
Verso rappresentativo: «Amala! Pazza Inter amala!».

O Dörte (Werder Brema)

Inusuale, ruvido, quasi cabaret rock di marca nord-tedesca. Distante mille miglia dalla retorica classica degli inni europei, raccoglie l’identità alternativa e l’ironia di una tifoseria unica nel suo genere.
Verso rappresentativo: «Grün und Weiß, das ist unser Leben».

Més que un Club (Barcellona)

Un canto corale potente, radicato nel catalanismo e nel senso di identità collettiva. L’inno del Barça non è una semplice canzone da stadio, ma una marcia solenne che suona come una dichiarazione di sovranità politica ed estetica.
Verso rappresentativo: «Tenim una bandera que ens agermana».

Blue is the colour (Chelsea)

Classico pop britannico d’inizio anni Settanta, cantato direttamente dai giocatori dell’epoca. Ha quell’andamento osteria-chic, spensierato ma contagioso, capace di rimanere in testa come un ritornello senza tempo.
Verso rappresentativo: «Blue is the colour, football is the game».

Calcio e Musica condividono la stessa ossessione per il tempo e lo spazio. Cambiano le sonorità, si alternano i sintetizzatori all’orchestra, i bpm aumentano o diminuiscono a seconda dei decenni, ma la sostanza rimane immutata.

Certi inni travalicano la semplice composizione musicale per diventare cattedrali sonore: grazie alla loro maestosità formale e al carico emotivo di cui sono impregnati, continueranno a risuonare negli stadi ben oltre il nostro passaggio, eterni come il gioco stesso.

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