England’s finest – Il magico Liverpool della stagione 1987-1988

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Le stagioni del calcio britannico che separano la tragedia dell’Heysel dall’ascesa (in Europa, piuttosto faticosa) del Manchester United di Ferguson, per molti appassionati italiani, sono una pagina bianca, sul manuale della storia del calcio, e per diversi validi motivi.

In primo luogo, l’esclusione delle squadre inglesi dall’Europa rendeva molto difficile vederle all’opera, in un periodo in cui naturalmente non esistevano gli strumenti tecnologici odierni, e d’altra parte anche le squadre britanniche che dominavano l’Europa a cavallo tra anni ’70 e anni ’80, ancora oggi, non sono considerate da molti appassionati italiani degne del proscenio della storia del football nel Vecchio Continente, forse perchรฉ meno ricche di fuoriclasse di altre squadra epocali.

In secondo luogo, i riflettori della stampa italiana, all’epoca, erano tutti comprensibilmente puntati sul nostro calcio, specie a fine decennio, quando l’irruzione dei miliardi (e della straordinaria competenza e luciditร  dirigenziali) del Milan, l’epopea d’oro di Maradona a Napoli e poi l’apertura delle frontiere al terzo straniero, avevano messo la ricchissima serie A al centro del mondo, relegando il povero e invisibile calcio inglese nelle retrovie.

Ricordo di aver letto, in un articolo dell’epoca, che il poderoso tuttocampista del Manchester United Bryan Robson, a un certo punto, era il giocatore piรน pagato d’Inghilterra, e che tuttavia il suo stipendio impallidiva al cospetto di quelli pagati dai maggiori club italiani: l’Inghilterra, a fine anni ’80, era votata all’isolazionismo, e per gli appassionati italiani, i cui occhi erano riempiti dalle gesta di Maradona e di van Basten, era difficile prestare attenzione a quel mondo insulare e distante dai grandi palcoscenici internazionali (sic transit gloria mundi, verrebbe da dire, visti gli equilibri odierni).

Il mondiale disputato nello Stivale fu un brusco risveglio, se lo osserviamo sotto questo profilo, perchรฉ rivelรฒ che i sudditi di Sua Maestร  avevano costruito una generazione di talenti con pochi precedenti e successori, una generazione cui la finale di Roma scivolรฒ tra le mani a causa di una partita un filo sfortunata contro la corazzata dei tedeschi occidentali, capaci di rimanere aggrappati alla partita con il loro carattere d’acciacio e di prevalere sull’Inghilterra ai calci di rigore.

La nazionale, pur ricca di talento, raccontava tuttavia relativamente poco di ciรฒ che era avvenuto in quel quinquennio Oltremanica. Vero che le graduatorie del pallone d’oro avevano premiato Gary Lineker, John Barnes e Peter Beardsley (e in misura minore, Des Walker e David Platt), ma i loro nomi per l’appassionato italiano rimanevano immersi in una coltre nebbiosa che rendeva difficile decifrarne la grandezza.

Ecco, in un contesto simile, per noi ancora un po’ oscuro, giunge a maturazione disputa un torneo leggendario quella che molti appassionati, ancora oggi, ritengono la squadra piรน bella della storia del calcio inglese, ovvero il Liverpool del 1987-1988.

L’assunto potrร  meravigliare chi non ha approfondito ciรฒ che stava avvenendo in Inghilterra in quel periodo, eppure รจ consolidato non solo nei racconti dei tifosi dei Reds, ma anche nella grande narrazione mediatica dell’epoca e successiva – giusto alcune delle versioni piรน moderne dello United o del City sono ritenute degne dell’accostamento, ma sulle sponde del Mersey il dibattito non esiste, il Liverpool della stagione 1987-1988 รจ circondato da un alone leggendario che il tempo non ha scalfito.

Per comprendere a fondo le ragioni della venerazione che l’Inghilterra riserva a una squadra che non ha potuto esibirsi in Europa, e che pure viene ritenuta degna del paragone con il Milan di Sacchi, che l’Europa si apprestava a dominarla, ho recuperato un po’ di partite e di dati.

Ci sono alcune esibizioni di cui nel Regno Unito si parla ancora oggi con gli occhi pieni di meraviglia: in particolare, un 5-0 rifilato ai grandi rivali del Nottingham Forest, da tempo in declino ma ancora annoverati tra le grandi d’Inghilterra, una manita che costringe il leggendario Tom Finney a esprimersi in questi termini:

ยซรˆ stata la piรน bella esibizione di calcio che io abbia mai visto in tutto il tempo in cui ho giocato e guardato questo sport. Non avresti potuto vederla migliorata da nessuna parte, nemmeno in Brasile. Le azioni che hanno costruito sono state fantasticheยป.

Fu proprio Finney a scomodare paragoni con il calcio brasiliano, e in particolare con la sofisticata arte dei numeri dieci ammirata diciotto anni prima in Messico: quel Liverpool possedeva una purezza tecnica e una capacitร  di giocare con il pallone inedite in Gran Bretagna e piรน simili e quelle delle maggiori squadre latine.

Anche Bob Paisley, un nome che significa storia con la s maiuscola, sul Mersey, riconobbe che la squadra ammirata in diverse occasioni, nel corso della stagione 1987-1988, era piรน ariosa, spettacolare e divertente della sua. Divertente e anche tremendamente efficace: i Reds persero per la prima volta nel corso della giornata numero trenta, e, pur allentando la presa nel finale, chiusero il campionato con 90 punti.

Ci sono altre esibizioni di calcio che, in Inghilterra, si sono riviste di rado: un 4-1 rifilato al Watford, in casa sua, su un campo reso impraticabile dalla pioggia, e che tuttavia non impedisce ai Reds di fraseggiare come la migliore delle squadre latine, e di dominare anche atleticamente l’avversario, costretto a una resa senza appello, specie nel corso di una ripresa bellissima; qualche mese prima, i Reds avevano reso ufficiale il proprio dominio sul campionato con un 4-0 imposto al Queens Park Rangers, un 4-0 maturato all’esito di una delle partite piรน belle della carriera di John Barnes. Memorabile รจ anche un 2-0, che risulta decisamente stretto per quanto visto in campo, con cui i Reds superano l’Arsenal, trascinati dal genio di Peter Beardsley, il faro della squadra.

Cosa rendeva cosรฌ speciale il gioco dei Reds?

Come noto, l’epoca d’oro dei Reds, in Europa, si era costruita sulle solide fondamenta del credo socialista che aveva guidato e ispirato Bob Shankly e il suo erede Bob Paisley, un credo plasticamente rappresentato dalle parole spese proprio dal padre fondatore Shankly nel corso degli anni ’60:

ยซIl socialismo in cui credo non รจ vera e propria politica. รˆ un modo di vivere. รˆ umanitร . Credo che l’unico modo per avere successo e per essere felici sia che ognuno lavori per l’altro, che ognuno aiuti l’altro e che ognuno abbia una parte del premio finaleยป.

Liverpool, cittร  culla della cultura operaia, era la casa ideale di una simile concezione del football, ma il suo motto – team first – nel 1987-1988 si sublima anche in una cifra estetica non sempre presente negli anni precedenti: il passing game, la fiera ereditร  della Scozia, si innerva non solo del forcing “socialista”, ma anche di una ricerca della qualitร  mutuata dai rivoluzionari olandesi degli anni ’70, che ispirano il calcio inglese, almeno sotto alcuni aspetti, anche nel corso del decennio precedente.

Ciรฒ che stupisce ancora oggi รจ la modernitร  di quei concetti di gioco, oltre al loro valore estetico: il Liverpool domina il pallone come faranno le migliori squadre totali anche nei decenni successivi, ed รจ in grado di accelerare e di spaccare le partite grazie alla grande qualitร  tecnica e alla velocitร  dei suoi giocatori chiave.

In difesa, il solenne Alan Hansen non ha bisogno di ricorrere alle maniere forti, al contrario di molti centrali britannici del tempo, perchรฉ tempismo, intelligenza e qualitร  gli consentono di guidare la difesa ma anche di inserirsi con disinvoltura, quasi alla maniera del Kaiser Beckenbauer o di Scirea, nella metacampo avversaria. Ancora oggi, i suoi compagni ricordo con emozione la sua leadership serena a silenziosa e la sua classe.

In mezzo al campo, alla sagacia di Roy Houghton (colui che ci punirร  in America, sei anni dopo, con la maglia della nazionale irlandese) si aggiunge la classe cristallina di Peter Beardsley, uno dei centrocampisti creativi piรน forti dell’epoca, in grado di candidarsi per il pallone d’oro nonostante l’assenza delle Coppe Europee. La sua stagione รจ sensazionale: Peter รจ una mezzala che non ha paura di mettere la gamba ma che possiede in dote talento, capacitร  di dribbling, visione di gioco e senso del gol, e il miglior giocatore dei Reds sarebbe lui, se al suo fianco non giocasse John Barnes, il migliore giocatore inglese del periodo.

Per descriverlo cito Jamie Carragher, che l’ha celebrato qualche tempo fa.

Jamie ha avuto la fortuna di allenarsi e di giocare con John, quando era giovanissimo, e prima di ammirarlo allo stadio, e le parole che spende per lui sono puro miele: nella sua prospettiva, solo Thierry Henry, nella storia della Premier, gli รจ stato paragonabile, e anche campioni come Gerrard, Suรกrez o Torres non erano dotati quanto lui.

Nel corso della stagione 1987-1988, John Barnes volteggia ad altezze siderali, e se i Reds potessero dire la loro anche in Europa, un posticino nelle posizioni alte nella graduatoria del pallone d’oro (giร  ottenuto, peraltro, nel 1987) non glielo toglierebbe nessuno. Barnes domina la First Division dall’alto di una supremazia tecnica e atletica quasi inedita, e la sua intesa con il genietto Beardsley e con il lungagnone irlandese John Alridge, il finalizzatore, ha del miracoloso: il tridente confeziona 56 reti complessive, quasi il 70% di tutti i gol segnati dal Liverpool, e regala esibizioni di calcio anche esteticamente sublimi a ripetizione, anche e soprattutto negli scontri diretti (penso a un bellissimo 3-3 conquistato all’Old Trafford).

Il nostro articolo celebrativo sarebbe incompleto se non toccasse anche il Milan di Sacchi. Le due squadre, al tempo, sono le portabandiera della modernitร  e di una versione personalizzata del calcio totale: in entrambi i casi, i ruoli sono concepiti in maniera piรน tradizionale rispetto a quanto era avvenuto in Olanda ed era in procinto di maturare sulle Ramblas, eppure, se il Milan pratica un calcio spigoloso, aggressivo, incontenibile e scientificamente meraviglioso, con le sue geometrie affilate, nelle giornate di grazia, il Liverpool punta di piรน sul fraseggio corto, sul controllo del pallone e sulle triangolazioni, risultando a conti fatti un riuscito mix tra calcio britannico, passing game scozzese ed estetica olandese – all’epoca, la stampa parlรฒ di english football bailado.

I Reds, in Europa, sarebbero stati in grado di rivaleggiare con i rossoneri? Naturalmente, รจ impossibile rispondere a questa domanda. Il Milan, sul piano individuale, era una corazzata superiore, e aveva fuoriclasse che tra i Reds non si vedevano (forse, con l’unica eccezione di Barnes). Eppure, la qualitร  del gioco, le doti anche atletiche dei Reds e la loro capacitร  di dominare la palla avrebbero secondo me reso un eventuale confronto appassionante e forse anche piuttosto equilibrato.

In Inghilterra, la stampa e i tifosi si sono interrogati per anni sul paragone, e ovviamente la risposta riposa in qualche ucronia sportiva inaccessibile.

Ciรฒ che conta, in ogni caso, in questa sede รจ celebrare la bellezza e l’efficacia di quel Liverpool, ancora oggi da molti ritenuto England’s finest, e ricordare che il calcio inglese, anche negli anni bui post-Heysel, ha saputo regalare spettacolo e momenti memorabili.

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