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	<title>Game of Goals</title>
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		<title>Julius Hirsch e Gottfried Fuchs, gli unici due calciatori ebrei ad aver giocato nella Nazionale tedesca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 21:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina Da sinistra Gottfried Fuchs e Julius Hirsch Julius Hirsch e Gottfried Fuchs sono stati gli unici due calciatori ebrei ad aver giocato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><strong>Immagine di copertina</strong><em> Da sinistra Gottfried Fuchs e Julius Hirsch</em></p>



<p class="has-drop-cap"><strong>Julius Hirsch</strong> e <strong>Gottfried Fuchs</strong> sono stati gli unici due calciatori ebrei ad aver giocato per la Germania. Il loro destino fu strettamente connesso non solo con il calcio, ma anche con gli anni bui del nazionalsocialismo: <strong>Fuchs </strong>fu costretto a fuggire in Canada, <strong>Hirsch </strong>morì ad Auschwitz.</p>



<p><strong>Fuchs </strong>era nato a Karlsruhe, città tra Francoforte e Stoccarda, nel 1889. Dopo tre anni nel settore giovanile del Dusseldorf Sc, tornò al Karlsruhe e conobbe <strong>Hirsch</strong>, di tre anni più giovane, e tra i due scoccò subito la scintilla. Non era solo il fatto di essere ebrei a renderli uniti. Anzi, quello era forse l’aspetto meno importante.</p>



<p>Anche perché <em>Gotti</em> e <em>Julli</em> si sentivano, prima di tutto, tedeschi. Cosa cambiava che si recassero in una sinagoga invece che in una chiesa, che mangiassero cibo <em>kosher</em>, che non festeggiassero il Natale? I <strong>Fuchs </strong>e gli <strong>Hirsch </strong>abitavano in Germania da almeno un secolo. E come la stragrande maggioranza degli ebrei, si erano perfettamente integrati nel tessuto sociale ed economico del Paese, nell’ambito di una comunità ebraica che contava all&#8217;epoca su mezzo milione di persone. </p>



<p>Il papà di Julius, prima di diventare un importante uomo d’affari, era stato un soldato e aveva combattuto al fianco di <strong>Otto von Bismarck</strong> nella guerra franco-prussiana del 1870-1871. Nessuno più di lui poteva definirsi un vero tedesco. Lui che aveva educato i quattro figli secondo un rigoroso codice etico, a partire da una profonda devozione e un profondo rispetto per la patria. Memore degli insegnamenti paterni, Julius non tralasciò mai gli studi e ottenne un diploma di scuola superiore. </p>



<p>Proprio in quei mesi, la Nazionale tedesca faceva il suo debutto internazionale in un’amichevole contro la Svizzera. Nonostante l&#8217;iniziale vantaggio, la squadra perse 5-3. Nelle file tedesche scese in campo <strong>Fritz Förderer</strong>, che da lì a pochi mesi sarebbe diventato un compagno d’attacco di <strong>Fuchs </strong>e <strong>Hirsch </strong>nel Karlsruher Fv<em> (club che però non è da confondere con il Karlsruher Sc che ha militato anche tanti anni in Bundesliga in epoca moderna; il Karlsruher Fv oggi esiste ancora ma gioca nella più bassa divisione calcistica tedesca)</em>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/Fuchs_KFV_neu-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-28095" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/Fuchs_KFV_neu-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/Fuchs_KFV_neu-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/Fuchs_KFV_neu-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/Fuchs_KFV_neu-1536x864.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/Fuchs_KFV_neu.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Förderer, Fuchs e Hirsch, tridente d&#8217;attacco del Karlsruhe [https://arolsen-archives.org]</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il club nell’estate 1909 ingaggiò dal Dfc Prag un giovane e rampante allenatore inglese, dalle idee innovative: <strong>William Townley</strong>. Era stato un’ala sinistra di discreta fama nel Blackburn, con cui aveva conquistato due campionati inglesi. Da allenatore guiderà svariate squadre tedesche (tra cui il Bayern Monaco) per 20 anni e avrà un influsso decisivo per la crescita del calcio in Germania. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="350" height="466" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/william-townley-100_v-img__3__4__m_-f5b946176ecf9749b4c4b7e228bd704e8144111b.jpg" alt="" class="wp-image-28096" style="width:450px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/william-townley-100_v-img__3__4__m_-f5b946176ecf9749b4c4b7e228bd704e8144111b.jpg 350w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/william-townley-100_v-img__3__4__m_-f5b946176ecf9749b4c4b7e228bd704e8144111b-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /><figcaption class="wp-element-caption">William Townley [www.br.de]</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Appena arrivato lanciò in prima squadra molti giovani, tra cui il 21enne <strong>Fuchs </strong>e il 18enne <strong>Hirsch</strong>. Gottfried, carismatico e forte fisicamente, era bravissimo a concludere il gioco e a organizzarlo; Julius era tecnico e veloce e partendo da sinistra puntava l’uomo e lo saltava ripetutamente. La prima linea era completata dal già citato centravanti <strong>Fritz Förderer</strong>. </p>



<p>Grazie a questi tre, il Karlsruher Fv nel 1910 centrò il titolo nazionale sconfiggendo in finale l’Holstein Kiel 1-0. Un grande estimatore di <strong>Fuchs </strong>e <strong>Hirsch </strong>era <strong>Sepp Herberger</strong>, all’epoca giovane calciatore del Waldhof Mannheim e che diventerà l’allenatore della prima Germania Ovest campione del mondo nel 1954. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-plain is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>«Quando vidi Fuchs, Hirsch e Forderer per la prima volta mi impressionarono subito. Avevano grandi doti tecniche, ma soprattutto sapevano giocare benissimo insieme. Fuchs in particolare era il mio idolo. Era una sorta di Fritz Walter ante-litteram. Sul fronte offensivo, sapeva fare un po&#8217; tutto: regista, rifinitore, attaccante».</em></p>



<p><strong>Sepp Herberger</strong></p>
</blockquote>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="680" height="463" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/julius-hirsch-soccer-team-1-680x463-1.webp" alt="" class="wp-image-28097" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/julius-hirsch-soccer-team-1-680x463-1.webp 680w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/julius-hirsch-soccer-team-1-680x463-1-300x204.webp 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Karlsruhe campione di Germania nel 1910 [https://arolsen-archives.org]</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Dopo la vittoria del campionato, <strong>Fuchs </strong>e <strong>Hirsch </strong>debuttarono in Nazionale, nel 1911 a Stoccolma contro la Svezia. Salirono agli onori delle cronache nel 1912, quando <strong>Fuchs </strong>segnò un gol e <strong>Hirsch </strong>addirittura quattro in un’amichevole contro l’Olanda a Zwolle, terminata 5-5. </p>



<p>Nulla in confronto a quanto successe ai Giochi olimpici del 1912 a Stoccolma: eliminata nel primo turno dall’Austria, la Germania disputò il torneo di consolazione. Il 29 giugno affrontò l’Impero Russo. E <strong>Fuchs </strong>disputò la sua miglior partita in carriera: in gol dopo due minuti, era già arrivato a quattro marcature alla mezz’ora, con i tedeschi avanti 6-0. All’intervallo il punteggio era 8-0. Finì 16-0 con dieci gol di <strong>Fuchs</strong>. Era un calcio amatoriale, con pochissimi accorgimenti tattici e una conoscenza del gioco rudimentale: certi exploit non erano dunque così infrequenti. Ma si trattava pur sempre di un’impresa da trascrivere sui libri di storia. </p>



<p>E che faceva il paio con i dieci gol realizzati alle Olimpiadi del 1908 dal danese <strong>Sophus Nielsen</strong>, nel 17-1 con cui la Danimarca umiliò la Francia. I primati di <strong>Fuchs </strong>e <strong>Nielsen </strong>rimasero ineguagliati per quasi un secolo, fino al 2001, quando <strong>Archie Thompson</strong> segnò 13 reti nel 31-0 che l&#8217;Australia rifilò a Samoa durante le qualificazioni ai Campionati del mondo del 2002. </p>



<p><strong>Fuchs </strong>e <strong>Hirsch </strong>non giocarono più assieme nei club, perché <strong>Hirsch </strong>nel 1912 si trasferì a Norimberga, forse per assecondare il volere della futura moglie Ella o per seguire il suo mentore, <strong>William Townley</strong>, al Greuther Furth. </p>



<p>I due amici però continuarono a giocare insieme in Nazionale. Nell’estate del 1914 scoppiò la Prima guerra mondiale. E <strong>Fuchs </strong>e <strong>Hirsch </strong>si ritrovarono a combattere al fronte. <strong>Fuchs </strong>divenne un ufficiale di artiglieria e fu ferito quattro volte, per fortuna mai in modo grave. <strong>Hirsch</strong> si dimostrò un abilissimo soldato, prestò servizio in diverse unità e al termine della guerra gli fu conferita la Croce di Ferro di seconda classe, uno dei massimi riconoscimenti militari.</p>



<p>Dopo la guerra, anche <strong>Fuchs </strong>lasciò il Karlsruher Fv per trasferirsi all’Sc Dusseldorf. Giocò un paio di stagioni, poi a 32 anni decise di smettere. <strong>Hirsch </strong>continuò a militare nel Greuther Furth fino al 1919, poi tornò a Karlsruhe e iniziò a lavorare nella ditta del padre, che in tempo di guerra fabbricava attrezzature per militari, ma che ora si era messa a produrre articoli sportivi e di abbigliamento, diventando un marchio conosciuto.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="600" data-id="28099" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/2_fuchs_web.png" alt="" class="wp-image-28099" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/2_fuchs_web.png 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/2_fuchs_web-300x281.png 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">Fuchs (con la maglia bianca) in azione </figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="650" height="488" data-id="28100" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/julius-hirsch-in-aktion_fussball-und-olympischer-sport-15.-april-1912-1.webp" alt="" class="wp-image-28100" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/julius-hirsch-in-aktion_fussball-und-olympischer-sport-15.-april-1912-1.webp 650w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/julius-hirsch-in-aktion_fussball-und-olympischer-sport-15.-april-1912-1-300x225.webp 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption class="wp-element-caption">Hirsch (in maglia bianca) mentre contrasta un avversario</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>L’anno seguente, <strong>Hirsch </strong>sposò Ella. La coppia ebbe due figli, Heinold Leopodor, nato nel 1922, ed Esther Carmen, nata nel 1928. Anche dopo aver smesso di giocare, <strong>Fuchs </strong>e <strong>Hirsch </strong>continuarono a frequentarsi e <strong>Hirsch </strong>chiamò persino <strong>Fuchs </strong>per un certo periodo a lavorare nella sua fabbrica. Le loro vite serene, però, da lì a poco vennero sconvolte da una serie di tragici eventi. </p>



<p>Nel 1931 il padre di Julius, Berthold, morì. Due anni dopo l’azienda, nel frattempo passata nelle mani dei figli, fallì. Era lo specchio di una situazione economica disastrosa in tutta la Germania: cinque milioni di disoccupati, 68mila aziende in bancarotta, una produzione industriale scesa di quasi il 50 per cento rispetto al 1916. Scioperi e tumulti erano all’ordine del giorno. </p>



<p>I tedeschi, rimasti scornati dai trattati di pace al termine della Grande Guerra, erano disperati e molti abbracciarono le idee del crescente Partito nazionalsocialista, che prometteva di ricreare una Germania nuovamente forte e capace di rimanere in piedi da sola, senza l’ausilio di potenze straniere. E soprattutto senza l’influenza degli ebrei, colpevoli &#8211; secondo i nazionalsocialisti &#8211; di aver portato il Paese sul lastrico. </p>



<p>Per <strong>Fuchs </strong>e <strong>Hirsch </strong>la vita divenne presto impossibile. Non appena i nazisti presero il potere nel 1933, cominciarono a piovere leggi contro gli ebrei, che furono banditi da qualsiasi attività sociale e ludica, comprese le associazioni sportive. E a questo proposito <strong>Julius Hirsch</strong> inviò una lettera amarissima al suo club, il Karlsruher Fv.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>«L’amore che ho sempre avuto per questa società della quale ho fatto parte dal 1902 è completamente sparito. Vorrei essere chiaro e dire che il danno che state facendo alla nazione tedesca è gravissimo anche nei confronti di coloro che hanno amato questo Paese».</em></p>



<p><strong>Estratto della lettera inviata da Julius Hirsch al Karlsruher Fv</strong></p>
</blockquote>



<p>Le proteste di <strong>Hirsch </strong>furono inutili. Le restrizioni aumentarono, la spirale di violenza salì. Molti ebrei scelsero di fuggire. Tra questi, c’era anche <strong>Fuchs</strong>, che nel 1937 lasciò la Germania per sempre. Si rifugiò in Svizzera, poi in Francia e infine in Canada. Cambiò nome in <strong>Godfrey Foch</strong>, si rifece una vita. Anche suo fratello, il celebre architetto e compositore <strong>Richard Fuchs</strong>, fuggì in Nuova Zelanda, dopo un breve periodo di internamento nel campo di concentramento di Dachau, vicino a Monaco di Baviera.</p>



<p><strong>Hirsch </strong>invece non scappò. Rimase a Karlsruhe. Pensava che prima o poi la Germania sarebbe rinsavita. Lui che era figlio di un soldato che aveva combattuto al fianco di <strong>Otto von Bismarck</strong>, che era stato un calciatore della Nazionale, che aveva ricevuto la Croce di Ferro nella Grande Guerra, non poteva credere che le stesse persone che prima lo adoravano, adesso lo stessero trattando come un appestato. </p>



<p>Tentò senza fortuna di allenare e di lavorare. Nel 1938, di ritorno da un viaggio di Francia, si gettò da un treno in corsa, cercando di suicidarsi. Fu ricoverato in un ospedale psichiatrico. L&#8217;anno seguente divorziò dalla moglie, che era protestante: sperava così di salvare la sua vita e quella dei suoi due figli, evitando loro offese, privazioni e persecuzioni. </p>



<p>Nel febbraio 1943 la Gestapo venne a cercarlo a casa. <strong>Hirsch </strong>non si oppose. Fu caricato su un convoglio diretto a Baden, che attraverso varie tappe arrivò al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, in Polonia. Prima di scendere gettò a terra un biglietto, dove salutava moglie e figli, e che fu ritrovato solo alla fine della guerra. Poi si persero le sue tracce. </p>



<p>Nel 1950, il tribunale di Karlsruhe lo dichiarò morto, con data 8 marzo 1945. I figli Heinold ed Esther furono ugualmente perseguitati, in quanto “portatori di sangue misto”. Internati a Terezin, in Polonia, riuscirono a salvarsi e vennero liberati dall’Armata Rossa al termine del conflitto.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="502" height="502" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/stolperstein_karlsruhe_julius_hirsch-1.jpg_andreas-keller-wikicommons-1-502x502-1.webp" alt="" class="wp-image-28101" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/stolperstein_karlsruhe_julius_hirsch-1.jpg_andreas-keller-wikicommons-1-502x502-1.webp 502w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/stolperstein_karlsruhe_julius_hirsch-1.jpg_andreas-keller-wikicommons-1-502x502-1-300x300.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/stolperstein_karlsruhe_julius_hirsch-1.jpg_andreas-keller-wikicommons-1-502x502-1-150x150.webp 150w" sizes="(max-width: 502px) 100vw, 502px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pietra d&#8217;inciampo per la memoria di Julius Hirsch [https://arolsen-archives.org]</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Oltre all&#8217;eliminazione fisica, il nazismo tentò di rimuovere ogni singolo collegamento della Germania con l’ebraismo. Così, i nomi di <strong>Gottfried Fuchs</strong> e <strong>Julius Hirsch</strong> furono depennati da qualsiasi lista calcistica, privati del titolo nazionale del 1910, delle loro presenze in Nazionale, dei loro gol. Compreso il record di <strong>Fuchs </strong>contro la Russia. </p>



<p>Quando la Germania uscì dal buio e ritrovò la luce, alla fine della guerra, era troppo tardi per cancellare l’orrore che era successo. Ma era giusto e necessario tirare le somme, mettersi di fronte alle responsabilità, cominciare un lento e lungo processo di rinnovamento. <strong>Sepp Herberger</strong> (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2022/06/14/come-sepp-herberger-ha-plasmato-il-calcio-tedesco.html">qui </a>il pezzo su di lui scritto da Jo Araf), allenatore della Nazionale, cercò di avvicinare il suo grande idolo di gioventù, <strong>Gottfried Fuchs</strong>, che andava riabilitato e non solo da un punto di vista sportivo. </p>



<p><strong>Herberger</strong> &#8211; che aveva anche allenato la Germania nazista nel Mondiale 1938, ma non aveva mai sposato la politica del regime (il suo fu una sorta di compromesso necessario, un po&#8217; come quello successo con <strong>Vittorio Pozzo</strong> nell&#8217;Italia fascista, leggi <a href="https://gameofgoals.it/2025/02/09/vittorio-pozzo-il-padre-del-calcio-italiano.html">qui</a>) &#8211;<strong> </strong>inviò a <strong>Fuchs </strong>una cartolina con le firme dei <a href="https://gameofgoals.it/2021/07/18/dallinferno-russo-al-tetto-del-mondo-gli-eroi-della-germania-1954.html">campioni del mondo del 1954</a>, e da quel momento iniziò tra i due una ricca corrispondenza epistolare, una vera e propria amicizia a distanza. </p>



<p>Nel 1972, nell’anno dei Giochi Olimpici a Monaco di Baviera e in vista dei Mondiali casalinghi di due anni più tardi, fu inaugurato proprio a Monaco il nuovo stadio Olimpico, con un’amichevole contro l’Unione Sovietica <em>(che per la cronaca sarà vinta 4-0 dai tedeschi con quattro reti di </em><strong>Gerd Müller</strong><em>, ascolta </em><a href="https://gameofgoals.it/2026/10/03/gerd-muller-la-macchina-del-gol.html">qui </a><em>il recente podcast su di lui a cura di Claudia Fragapane)</em>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1050" height="697" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/cm_145308-edited.webp" alt="" class="wp-image-28107" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/cm_145308-edited.webp 1050w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/cm_145308-edited-300x199.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/cm_145308-edited-1024x680.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/cm_145308-edited-768x510.webp 768w" sizes="(max-width: 1050px) 100vw, 1050px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sepp Herberger</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Herberger</strong>, ormai in pensione, chiese alla federcalcio di invitare <strong>Fuchs</strong>, visto che una sessantina di anni prima, contro l’allora Impero russo, aveva reso grande il calcio tedesco per la prima volta nella storia. Sarebbe stato per altro un buon modo per scusarsi del passato e tentare un riavvicinamento con il suo Paese d’origine. </p>



<p>Ma la federazione rifiutò, dicendo che c’era il rischio di creare un precedente. Una motivazione senza senso, dato che <strong>Fuchs </strong>e <strong>Hirsch </strong>erano gli unici due ebrei ad aver vestito la maglia della nazionale e <strong>Fuchs </strong>era il solo ancora in vita. Secondo alcune fonti, quel “no” nacque da assurde motivazioni politiche: due importanti membri della federazione pare avessero fatto parte del partito nazista. <strong>Herberger </strong>ci rimase malissimo, ma non riuscì a comunicare la triste notizia all’amico: proprio in quelle settimane <strong>Fuchs </strong>morì per un attacco cardiaco.</p>



<p>Adesso che sono passati diversi decenni da quel giorno e che le nuove generazioni tedesche riescono a guardare all’Olocausto in modo diretto, senza vergogna, ma usandolo come monito affinché non accada più nulla di simile nel cuore dell’Europa, le figure di <strong>Gottfried Fuchs</strong> e <strong>Julius Hirsch</strong> sono state pienamente rivalutate. </p>



<p>A Berlino, l&#8217;ex capitale del Terzo Reich che oggi conta un gigantesco museo a cielo aperto al fianco della Porta di Brandeburgo per ricordare i 10mila ebrei berlinesi vittime della Shoah, è stata organizzata una mostra sugli atleti tedeschi di origine ebraica. Tra di loro, ovviamente, c’erano anche <strong>Fuchs </strong>e <strong>Hirsch</strong>. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="604" height="483" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/513881024_10238763984305965_6157226813563517778_n.jpg" alt="" class="wp-image-28104" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/513881024_10238763984305965_6157226813563517778_n.jpg 604w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/513881024_10238763984305965_6157226813563517778_n-300x240.jpg 300w" sizes="(max-width: 604px) 100vw, 604px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il monumento a Berlino, vicino alla Porta di Brandeburgo, che ricorda i 10mila ebrei berlinesi morti durante l&#8217;Olocausto [archivio personale di Niccolò Mello]</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Nel 2005, finalmente, anche la federazione ha iniziato un percorso di riscatto, istituendo il <em>Julius Hirsch Preis</em>, un premio assegnato a tutti gli sportivi che si schierano contro il razzismo, la xenofobia, l’antisemitismo. Il TuS Maccabi Berlin, club ebraico berlinese, ha intitolato il proprio stadio a <strong>Hirsch</strong>, mentre a Karlsruhe sono stati apposte targhe, riconoscimenti e medaglie dedicate alla memoria dei due amici.</p>



<p>Ma la grande sconfitta del nazismo e di Adolf Hitler non è nelle celebrazioni postume di <strong>Fuchs</strong>, <strong>Hirsch </strong>e delle altre vittime dell’Olocausto. È nel vedere che, dalla caduta del Muro di Berlino in poi c’è stato un nuovo imponente flusso migratorio di ebrei verso la Germania: dai 35mila degli anni Novanta, oggi la comunità ebraica arriva a contare ufficialmente 120mila membri, la terza d&#8217;Europa dopo quella francese e inglese, ma la sola in crescita. </p>



<p>Chissà se la Nazionale tedesca, così ricca oramai di tanti atleti di origine straniera (in una recente partita di Nations League contro la Grecia l&#8217;allenatore<strong> Jürgen Klopp</strong> è addirittura arrivato a schierarne nove su undici dal primo minuto), prima o poi potrà contare su un nuovo giocatore di origini ebraiche. Sarebbe il terzo della sua storia. E, se questo accadrà, avrà di sicuro due tifosi speciali a sostenerlo da lassù.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Julius Hirsch Preis für den FC Mainaustrasse" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/v41_AYDU1mE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;ultima assegnazione, nel 2025, del Julius Hirsch Preis al club dell&#8217;Fc Mainaustrasse</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/10/06/julius-hirsch-e-gottfried-fuchs-gli-unici-due-calciatori-ebrei-ad-aver-giocato-nella-nazionale-tedesca.html">Julius Hirsch e Gottfried Fuchs, gli unici due calciatori ebrei ad aver giocato nella Nazionale tedesca</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Gerd Müller, la macchina del gol</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/10/03/gerd-muller-la-macchina-del-gol.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Fragapane]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 11:43:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I nostri podcast]]></category>
		<category><![CDATA[gerd müller]]></category>
		<category><![CDATA[germania ovest]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tedesco Gerd Müller è stato uno dei più grandi calciatori della storia, pur non possedendo una globalità di risorse tecniche così prodigiose né un&#8217;eleganza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il tedesco <strong>Gerd Müller </strong>è stato uno dei più grandi calciatori della storia, pur non possedendo una globalità di risorse tecniche così prodigiose né un&#8217;eleganza degna dei grandi numeri 10. Ma la sua efficacia sottoporta e la sua capacità di essere decisivo nei momenti topici non ha avuto eguali.</p>



<p>Ecco il podcast a lui dedicato.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-block-embed-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Spotify Embed: Gerd Müller - La leggenda del Bomber " style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/54zCj36W5XDfVTrTtxLMig?si=cJnfkQ-TTXuPllu-_-ZOAQ&amp;utm_source=oembed"></iframe></div>
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		<title>1986-1987: Napoli-Fiorentina 1-1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 11:01:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anni 80]]></category>
		<category><![CDATA[1987]]></category>
		<category><![CDATA[baggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina La festa al San Paolo alla fine della partita È un giorno storico per Napoli e per il Napoli: la società partenopea, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/10/03/1986-1987-napoli-fiorentina-1-1.html">1986-1987: Napoli-Fiorentina 1-1</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><strong>Immagine di copertina</strong><em> La festa al San Paolo alla fine della partita</em></p>



<p class="has-drop-cap">È un giorno storico per Napoli e per il Napoli: la società partenopea, grazie all&#8217;1-1 contro la Fiorentina, si laurea per la prima volta campione d&#8217;Italia. Un traguardo insperato fino a pochi anni prima, ma reso possibile dall&#8217;arrivo sotto il Vesuvio di diversi giocatori di alto profilo, da <strong>Bagni </strong>a <strong>De Napoli</strong>, da <strong>Giordano </strong>a <strong>Renica</strong>. Su tutti, ovviamente, lui: <strong>Diego Armando Maradona</strong>, icona assoluta e intoccabile per tutti i tifosi napoletani. La partita regala spunti interessanti solo nel primo tempo e vede anche il primo gol in serie A di un 20enne <strong>Roberto Baggio</strong>. La ripresa diventa invece un lunghissimo cammino che anticipa la festa azzurra e regala anche alla Fiorentina la certezza matematica della salvezza.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="384" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/10-maggio-1987.jpg" alt="" class="wp-image-28086" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/10-maggio-1987.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/10-maggio-1987-300x180.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">La Gazzetta dello Sport celebra lo scudetto del Napoli</figcaption></figure>



<p></p>



<p><b>Napoli:</b> Garella &#8211; Renica &#8211; Bruscolotti, Ferrario, Volpecina (st 42&#8242; Ferrara) &#8211; De Napoli, Bagni, Romano &#8211; Maradona &#8211; Giordano, Carnevale (st 45&#8242; Caffarelli).<br><b>Fiorentina:</b> Landucci &#8211; Contratto &#8211; Gentile, Gelsi, Pin, Maldera &#8211; Onorati, Antognoni (st 19&#8242; Di Chiara), Oriali &#8211; Diaz, Baggio (st 27&#8242; Berti).</p>



<p><b>Primo tempo</b><br><b>7&#8242;</b> punizione mortifera di Maradona dal limite, la palla sfiora il palo.<br><b>8&#8242;</b> lunga discesa a destra di Renica, cross in mezzo, Contratto respinge, ci prova al volo De Napoli, Landucci vola e toglie la palla dall&#8217;angolino. Inizio veemente degli azzurri.<br><b>10&#8242;</b> Bagni per Maradona, diagonale a pelo d&#8217;erba, palla a lato di un metro.<br><b>16&#8242;</b> tentativo da fuori area di Ferrario, Landucci blocca.<br><b>29&#8242; GOL NAPOLI</b> Maradona verticalizza per Carnevale, che scambia con Giordano, entra in area e fa secco Landucci in uscita. Esplode il San Paolo.<br><b>39&#8242; GOL FIORENTINA</b> Fallo di Renica al limite su Diaz. Punizione vincente di Baggio, che indovina l&#8217;angolino basso opposto.<br><b>43&#8242;</b> iniziativa personale di Antognoni, che carica il destro da fuori, Garella devia e Oriali sulla respinta non riesce a inquadrare la porta. Meglio la Fiorentina in questo finale di tempo.<br><b>45&#8242;</b> Carnevale per Romano, tiro da fuori, deviazione sotto misura di Giordano, Landucci non si fa sorprendere.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="843" height="509" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/481915592_651707407408255_3992345576241409928_n.jpg" alt="" class="wp-image-28085" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/481915592_651707407408255_3992345576241409928_n.jpg 843w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/481915592_651707407408255_3992345576241409928_n-300x181.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/10/481915592_651707407408255_3992345576241409928_n-768x464.jpg 768w" sizes="(max-width: 843px) 100vw, 843px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;esultanza di Maradona</figcaption></figure>



<p></p>



<p><b>Secondo tempo</b><br><b>4&#8242; </b>missile di Maldera su punizione da fuori, palla a lato non di molto. Fiorentina subito in palla.<br><b>6&#8242;</b> ancora una bella manovra dei viola: Antognoni per Oriali, che apre a sinistra a Maldera, cross, colpo di testa di Diaz sul fondo.<br><b>8&#8242; </b>scambio Giordano-Bagni-Giordano, conclusione di sinistro dal lato mancino dell&#8217;area, la palla sorvola di poco la traversa.<br><b>9&#8242;</b> punizione di Maradona da sinistra, pallone indietro a Romano, rasoterra velenoso, para Landucci.<br><b>20&#8242;</b> Maradona si destreggia bene in area e calcia di destro, Landucci neutralizza a terra.<br><b>45&#8242;</b> punizione di Giordano da fuori, pallone a lato di pochissimo. E&#8217; l&#8217;ultima emozione dell&#8217;incontro, poi può partire la festa.</p>



<p><b><u>LE PAGELLE NAPOLI</u></b><br><b>IL MIGLIORE CARNEVALE 6,5:</b> suo il gol che regala al Napoli la certezza matematica del titolo. Pochi palloni toccati, ma letale quando lanciato in velocità.<br><b>Maradona 6,5:</b> avvia l&#8217;azione del primo gol e per un&#8217;ora regala qualche pillola di grande classe. E&#8217; soprattutto il suo scudetto, in una stagione indimenticabile per lui e la squadra.<br><b>De Napoli 6,5:</b> continuo e brillante, corre a perdifiato e recupera tanti palloni. Uno dei più convinti anche nella ripresa.<br><b>Giordano 6,5:</b> bravo a muoversi tra le linee non dando punti di riferimento alla difesa viola. Splendido lo scambio in corsa con Carnevale per la rete decisiva. Sfiora il gol su punizione all&#8217;ultimo assalto.<br><b>Renica 6:</b> gestione ordinaria del reparto, non ha bisogno di strafare. Commette il fallo da cui nasce il pari di Baggio. Ma non è giornata da insufficienze.</p>



<p><b><u>LE PAGELLE FIORENTINA</u></b><br><b>IL MIGLIORE BAGGIO 6,5:</b> si illumina a tratti, ma quando lo fa conferma di avere invidiabili qualità tecniche. Furba e delicata la punizione che vale il pari della Fiorentina.<br><b>Gelsi 6,5:</b> ha il duro compito di controllare Maradona, ma lo assolve in modo più che onorevole limitando le scorribande del “Pibe de Oro”.<br><b>Antognoni-Oriali 6:</b> la coppia d&#8217;oro del centrocampo azzurro al Mondiale &#8217;82 disputa una partita attenta e ordinata senza strafare.<br><b>Gentile 6: </b>buone chiusure difensive agendo da stopper aggiunto più che da esterno difensivo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Serie A 1986-1987, day 29 Napoli - Fiorentina 1-1 (Carnevale, R.Baggio)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/597SaAaUfsw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Gli highlights del match</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/10/03/1986-1987-napoli-fiorentina-1-1.html">1986-1987: Napoli-Fiorentina 1-1</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>2011-2012: Barcellona-Real Madrid 1-2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 10:55:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia del Clásico dal 1988 al 2024]]></category>
		<category><![CDATA[andres iniesta]]></category>
		<category><![CDATA[barcelllona]]></category>
		<category><![CDATA[cristiano ronaldo]]></category>
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		<category><![CDATA[messi]]></category>
		<category><![CDATA[mourinho]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Madrid, Santiago Bernabéu, 21 aprile 2012 Dopo diverse stagioni complicate, il Real Madrid trova il bandolo della matassa blaugrana ed espugna il Camp Nou, al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/10/03/2011-2012-barcellona-real-madrid-1-2.html">2011-2012: Barcellona-Real Madrid 1-2</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Madrid, Santiago Bernabéu, 21 aprile 2012</h2>



<p></p>



<p>Dopo diverse stagioni complicate, il Real Madrid trova il bandolo della matassa <em>blaugrana </em>ed espugna il Camp Nou, al temine di una partita che è riuscito a portare sui suoi binari preferiti &#8211; una partita spigolosa, complicata, durissima, che non lascia respiro al fraseggio <em>blaugrana</em>.</p>



<p>Il secondo anno di Mourinho nella capitale spagnola è uno dei suoi capolavori, perché il portoghese allestisce una macchina da calcio in grado di superare con merito lo squadra del grande avversario <strong>Guardiola</strong>, e conquista una Liga storica, con tanto di record di gol segnati. Il 2012 avrebbe dovuto vedere le due super squadre affrontarsi in finale di Champions, ma come ricordiamo tutti pochi giorni dopo il faticoso <em>Clasico</em> di Barcellona le due formazioni spagnole avrebbero ceduto il passo, un po&#8217; a sorpresa, a Bayern Monaco e Chelsea, impedendoci così di vederle affrontarsi al loro meglio, con i due tecnici più grandi del mondo in panchina e i due super fenomeni al loro top in campo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Road to Clásico: Barcellona - Real Madrid 1-2 (2011-2012)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/13tdvgDJUPs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Barcellona</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Andrés Iniesta 7</strong><br>La squadra ha smarrito la brillantezza della prima parte di stagione, Andrés &#8211; pur schierato sulla carta da ala sinistra, ma di fatto non limitato dal concetto di ruolo &#8211; invece sta giocando ancora al meglio delle sue possibilità. Onnipresente, sempre lucido in impostazione, inventa un paio di sterzate palla al piede da vero Illusionista e avvia l&#8217;azione del pareggio con una grande giocata individuale, che si somma a due verticalizzazioni degne del suo miglior repertorio.</p>



<p></p>



<p><strong>Thiago Alcantara 6,5</strong>: il fratello minore di Andrés è uno dei più positivi, specialmente nel corso del primo tempo, quando corre come un mediano e imbecca i compagni con diversi passaggi di qualità.</p>



<p></p>



<p><strong>Lionel Messi 6:</strong> quando la palla arriva nei suoi piedi il Camp Nou sussulta sempre, perché il Messi del 2012 fa categoria a sé sotto molti aspetti. Questa volta però, se escludiamo due spunti palla al piede, non riesce davvero a impensierire la retroguardia ospite e gravita a lungo ai margini della manovra.</p>



<p></p>



<p><strong>Xavi Hernández 6</strong>: sfiora il gol con un gran destro e spreca una buona occasione da posizione favorevole (decisamente peggio di lui fa l&#8217;inadeguato Tello, che si divora maldestramente un gol fatto), e quando deve dettare i ritmi della manovra è ancora in grado di farlo egregiamente, ma pare aver perso lo spunto degli anni magici palla al piede.</p>



<p></p>



<p><strong>Carles Puyol 5</strong>: forse il peggior Clasico della sua carriera. Poco reattivo sul primo, rocambolesco gol, si fa aggirare da Cristiano in occasione della rete decisiva, e anche in appoggio è decisamente impreciso.</p>



<p></p>



<p><strong>Victor Valdés 4,5</strong>: pessimo in uscita sul gol di Khedira, quando sbaglia totalmente tempi e posizione, non rimedia nel corso della partita e si fa superare da Cristiano anche perché esce a metà strada tra la porta e l&#8217;attaccante portoghese, agevolandone il lavoro.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Real Madrid</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Mesut Özil 7</strong><br>Il suo piede sinistro morbido pennella diverse giocate di lusso, e il turco-tedesco ha la gamba per fare male nella metacampo avversaria in diverse occasioni. Il gol del 2-1 è propiziato da una sua splendida palla filtrante in verticale.</p>



<p></p>



<p><strong>Cristiano Ronaldo 6,5</strong>: cecchino infallibile e pericoloso, tocca pochi palloni ma costringe Valdés a un intervento non semplice e poi di fatto decide la gara e la Liga con un gran gol.</p>



<p></p>



<p><strong>Sami Khedira 6,5</strong>: il lungagnone questa volta regge bene l&#8217;impatto con il sofisticato calcio catalano e ha anche il merito di sbloccare la partita, approfittando di una situazione confusa nell&#8217;area avversaria.</p>



<p></p>



<p><strong>Xabi Alonso 6,5:</strong> vedi sopra. Xavi è in grande crescita e dà del filo da torcere ai connazionali, gestendo moltissimi palloni senza sbavature.</p>



<p></p>



<p><strong>Sergio Ramos 6</strong>: dirige le operazioni senza dover usare le maniere forti, soffre in qualche occasioni l&#8217;attacco blaugrana ma nel complesso fa il suo dovere.</p>



<p></p>



<p><strong>Karim Benzema 5,5</strong>: la vivacità del primo tempo dura poco, Karim tocca pochi palloni e non riesce praticamente mai a calciare in porta.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/10/03/2011-2012-barcellona-real-madrid-1-2.html">2011-2012: Barcellona-Real Madrid 1-2</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>1986-1987: Napoli-Juventus 2-1</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/09/25/1986-1987-napoli-juventus-2-1.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 20:41:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anni 80]]></category>
		<category><![CDATA[anni 80]]></category>
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		<category><![CDATA[serie A]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina Platini e Maradona, grandi protagonisti del match Successo pesantissimo del Napoli in ottica scudetto. Gli azzurri battono 2-1 la Juventus al San [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><strong>Immagine di copertina</strong><em> Platini e Maradona, grandi protagonisti del match</em></p>



<p class="has-drop-cap">Successo pesantissimo del Napoli in ottica scudetto. Gli azzurri battono 2-1 la Juventus al San Paolo e si portano a +5 sulla Roma seconda, sconfitta a Udine. Dopo un primo tempo decisamente noioso e con pochissime occasioni, la contesa sale di intensità nella ripresa: la Juventus riesce a pareggiare l&#8217;iniziale vantaggio di <strong>Renica </strong>con <strong>Serena</strong>, ma il Napoli non demorde e trova la rete che vale due punti con un guizzo sotto misura di <strong>Romano</strong>.</p>



<p><a name="more"></a><br><b>Napoli:</b> Garella &#8211; Renica &#8211; Ferrara, Ferrario, Volpecina &#8211; Romano (st 23&#8242; Bruscolotti), Bagni, De Napoli &#8211; Caffarelli (st 6&#8242; Carnevale), Maradona &#8211; Giordano.<br><b>Juventus: </b>Tacconi &#8211; Scirea &#8211; Favero, Caricola, Pioli &#8211; Mauro, Bonini (st 20&#8242; Vignola), Platini, Manfredonia &#8211; Buso (st 16&#8242; Briaschi), Serena.</p>



<p><b>Primo tempo</b><br><b>13&#8242;</b> il Napoli prova a scuotere la partita, fendente da fuori di De Napoli, Tacconi c&#8217;è.<br><b>14&#8242; GOL NAPOLI</b> Maradona tocca corto una punizione da 30 metri per Renica, sinistro teso e rasoterra, Tacconi si fa sfuggire il pallone che si infila in rete.<br><b>22&#8242;</b> Caffarelli ruba palla a Favero e lancia Giordano, diagonale a mezza altezza all&#8217;ingresso dell&#8217;area, Tacconi si distende e devia in angolo.<br><b>44&#8242;</b> corner di Mauro da sinistra, colpo di testa di Pioli, Serena si gira in area e calcio, palo esterno. Primo tempo molto tattico, finora le difese stanno avendo la meglio sugli attacchi.</p>



<p><b>Secondo tempo</b><br><b>3&#8242;</b> Tacconi vola e abbranca in presa un siluro da fuori di Romano.<br><b>4&#8242;</b> Platini si accentra dal lato destro e fa partire un esterno velenosissimo, Garella con un balzo felino riesce a toccare in angolo. Grande parata.<br><b>5&#8242; GOL JUVENTUS</b> Buso innesca in area, sul lato destro, Platini, cross delizioso sul primo palo, Serena brucia Ferrara e di testa batte Garella.<br><b>13&#8242; GOL NAPOLI</b> Cross di Maradona dal limite destro dell&#8217;area, Giordano spizza la palla per Carnevale che in scivolata favorisce il tapin vincente da pochi passi di Romano. Difesa juventina un po&#8217; ferma nell&#8217;occasione.<br><b>17&#8242;</b> Caricola scodella un pallone in area, sponda di testa di Platini per Serena, che arriva in corsa e calcia alto ben ostacolato da Ferrara.<br><b>21&#8242;</b> punizione da fuori di Platini, ribattuta, riprende lo stesso Platini con un tiro d&#8217;esterno rasoterra, palla a lato di pochissimo.<br><b>28&#8242;</b> Platini avanza e fa partire un altro destro splendido, Garella vola e devia. Ottimo secondo tempo giocato dal centrocampista francese.<br><b>30&#8242;</b> Romano apre il campo a sinistra per Volpina, che va sul fondo e crossa, colpo di testa in tuffo bellissimo di Maradona, Tacconi riesce a neutralizzare in due tempi. Dopo una prima frazione di gioco soporifera, la ripresa è decisamente più divertente.<br><b>32&#8242;</b> temibilissimo cross da destra di Mauro, Garella smanaccia in corner deviando all&#8217;indietro con un ottimo riflesso.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="SERIE A 1986-1987 Napoli - Juventus 2-1" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/vb0RDvFGAyM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p><b><u>LE PAGELLE NAPOLI</u></b><br><b>IL MIGLIORE RENICA 7:</b> premiamo lui come migliore perché governa la difesa con sapienza e ottimo senso tattico e perché la sua punizione al fulmicotone &#8211; con la gentile concessione di Tacconi &#8211; apre le danze e consente al Napoli di mettere il primo mattoncino su cui edificare la vittoria.<br><b>Volpecina 7:</b> un diesel che carbura con il passare dei minuti e disputa un secondo tempo straordinario per intensità, forza e dinamismo. Sulla fascia mancina fa quello che vuole costringendo sulla difensiva i giocatori avversari. Imprendibile quando parte in slalom.<br><b>Maradona 7:</b> viaggia a strappi ed è ben contenuto dalla difesa bianconera, ma nei momenti decisivi è in prima linea: dà a Renica la palla dell&#8217;1-0 e dal suo cross pennellato da destra nasce il bis. Vicino al gol con un meraviglioso colpo di testa.<br><b>Garella 7:</b> se il Napoli conserva il 2-1 lo deve anche alle sue decisive parate nella ripresa. Uomo Ragno.<br><b>Romano 6,5: </b>ha il merito di segnare il 2-1 da posizione facile facile. Disputa una partita generosa e continua, salendo di colpi nella ripresa.<br><b>Carnevale 6,5:</b> il suo ingresso regala decisamente più brio all&#8217;attacco napoletano. Serve a Romano l&#8217;assist del 2-1 e lotta come un leone contro la difesa schierata.</p>



<p><b><u>LE PAGELLE JUVENTUS</u></b><br><b>IL MIGLIORE PLATINI 7:</b> ai punti vince la sfida diretta con Maradona disputando un secondo tempo altamente spettacolare e concreto. Vicino al gol in più frangenti con favolosi tiri dalla distanza, dà a Serena il cioccolatino del pari e si rende utile anche in fase di non possesso. Ispirato come ai tempi d&#8217;oro.<br><b>Mauro 6,5:</b> uno dei giocatori di maggior tasso tecnico del match, bravo nei cross dalla destra come nel proporre gioco per vie centrali.<br><b>Scirea 6,5:</b> solita intelligenza superiore nel gioco senza palla, sa sempre dove posizionarsi e quando farlo. Nel primo tempo si vede più volte anche in attacco, nella ripresa limita le sortite. Un paio di sbavature non macchiano una prova di grande solidità mentale.<br><b>Tacconi 5,5:</b> alcuni ottimi interventi, ma l&#8217;errore sul tiro di Renica che dà il vantaggio al Napoli è decisivo.<br><b>Buso 5,5: </b>ha il merito di avviare l&#8217;azione che porta al gol con una bella imbucata in area per Platini, ma è l&#8217;unico guizzo di una partita scialba, in cui sbatte sistematicamente contro la difesa napoletana.</p>
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		<title>2011-2012: Real Madrid-Barcellona 1-3</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/09/23/2011-2012-real-madrid-barcellona-1-3.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 13:45:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia del Clásico dal 1988 al 2024]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona di guardiola]]></category>
		<category><![CDATA[cristiano ronaldo]]></category>
		<category><![CDATA[guardiola]]></category>
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		<category><![CDATA[messi]]></category>
		<category><![CDATA[mourinho]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Madrid, Stadio Santiago Bernabéu, 10 dicembre 2011 Nonostante un avvio shock, il Barcellona chiude il suo metafisico 2011 con una schiacciante prova di superiorità nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Madrid, Stadio Santiago Bernabéu, 10 dicembre 2011</h2>



<p></p>



<p>Nonostante un avvio shock, il Barcellona chiude il suo metafisico 2011 con una schiacciante prova di superiorità nel tempio dei grandi rivali, confermandosi una squadra inavvicinabile &#8211; in quel momento, e forse nella storia del calcio. </p>



<p>A posteriori sappiamo che la fiamma stava per esaurirsi, che il Real Madrid stava trovando e che a breve avrebbe messo in atto tutte le contromisure necessarie per riconquistarsi il primato, ma ciò toglie poco alla sensazione di grandezza di un Barcellona che, nel dicembre del 2011, ha ancora la capacità di disporre quasi a piacimento degli avversari (come imparerà a proprie spese anche il Santos, che non deve essere sottovalutato: lo stesso <strong>Guardiola </strong>ritiene il 4-0 rifilato ai brasiliani uno degli apici della propria carriera).</p>



<p class="has-text-align-center">La partita del Bernabéu è memorabile per alcuni lampi di genio di <strong>Messi </strong>e soprattutto perché vede accendersi un <strong>Iniesta </strong>incontenibile.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Real Madrid 1 x 3 Barcelona ● La Liga 11/12 Extended Goals &amp; Highlights ᴴᴰ" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/cV45h_lM6iA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Real Madrid</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Karim Benzema 6,5</strong><br>Lampi della futura grandezza: dopo alcune stagioni di rodaggio, Karim inizia a prendersi il palcoscenico, sblocca la partita dopo 25 secondi (grazie a un grave errore di Valdes) e nella ripresa sfiora il 2-3 con una giocata sullo stretto da stropicciarsi gli occhi.</p>



<p></p>



<p><strong>Iker Casillas 6,5</strong>: salva il salvabile, nel primo tempo, quando si prodiga in un mezzo miracolo su Messi e in un altro paio di interventi non banali. Incolpevole sui gol.</p>



<p></p>



<p><strong>Mesut Özil 6:</strong> quello che Mourinho ritiene il giocatore chiave per il gioco dei suoi delizia la platea con un paio di scamosciate da campione, ma non trova il modo di incidere in profondità sull&#8217;andamento della partita.</p>



<p></p>



<p><strong>Cristiano Ronaldo 5.5</strong>: la sua epopea nel Clasico deve ancora cominciare. Cristiano sgasa e prova ripetutamente a rendersi pericoloso, ma non ci riesce praticamente mai.</p>



<p></p>



<p><strong>Sergio Ramos 5,5</strong>: valgono per lui le stesse parole spese per il fenomeno portoghese. Se la cava con il mestiere ma quando Messi lo punta va spesso in difficoltà, e le maniere forti gli servono a poco.</p>



<p></p>



<p><strong>Marcelo 5,5<em>:</em></strong> i piedi sono quelli del trequartista brasiliano, la tenuta del campo però lascia a desiderare e anche in attacco Marcelo solo raramente crea qualche magata delle sue.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Barcellona</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Andrés Iniesta 8</strong><br>Tutti in piedi, a Madrid, per quello che il telecronista definisce senza esitare l&#8217;<em>hombre del partido</em>. Dopo un buon primo tempo, il <em>Cavaliere Pallido</em> cambia marcia nella ripresa, salta l&#8217;uomo in almeno cinque e o sei occasioni con dei giochi di prestigio e partecipa anche alle azioni decisive.</p>



<p></p>



<p><strong>Lionel Messi 7,5</strong>: gioca quasi su novanta metri di campo, e se perde qualche pallone di troppo in slalom, inventa per Sanchez un assist meraviglioso e partecipa poi all&#8217;azione del gol che chiude la partita. Numero uno in circolazione senza discussioni.</p>



<p></p>



<p><strong>Xavi Hernández 7:</strong> il gollonzo del 2-1 è molto fortunoso e comunque decisivo. Per il resto, si ammirano la solita sapienza tattica, la capacità quasi preternaturale di non perdere mai la palla e tantissime giocate di fino.</p>



<p><strong><br>Daniel Alves 7:</strong> ala, regista, trequartista, terzino in grado di creare parecchi grattacapi a Mr. Cristiano, Alves gioca una grande partita e pennella il cross del 3-1</p>



<p></p>



<p><strong>Alexis Sánchez 6,5</strong>: rispetto ai tre tenori si vede meno e tocca decisamente meno palloni, ma il bellissimo gol del pareggio ribalta l&#8217;andamento della partita e vale un voto positivo.</p>



<p></p>



<p><strong>Cesc Fàbregas 6,5:</strong> il figliol prodigo galleggia tra i reparti e gioca quasi da nove adattato. Non brilla come i suoi illustri colleghi, ma ha il merito di chiudere la partita con un perentorio stacco di testa da centravanti.</p>



<p></p>
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		<title>2010-2011: Barcellona-Real Madrid 1-1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 16:35:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia del Clásico dal 1988 al 2024]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
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		<category><![CDATA[guardiola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Barcellona, Camp Nou, 3 maggio 2011 La semifinale di ritorno, disputata il 3 maggio del 2011, vede le squadre di Guardiola e di Mourinho condizionate [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Barcellona, Camp Nou, 3 maggio 2011</h2>



<p></p>



<p>La semifinale di ritorno, disputata il 3 maggio del 2011, vede le squadre di <strong>Guardiola </strong>e di <strong>Mourinho </strong>condizionate dal netto 2 0 di Madrid &#8211; un 2 0 che, vista anche la regola del gol in trasferta, non può che influire pesantemente sulla partita di ritorno.</p>



<p>Il Barcellona, specie nel primo tempo, controlla il gioco e costruisce diverse occasioni nitide: il pallone è quasi sempre nei suoi piedi e il Real Madrid è costretto a inseguire e a ricorrere con frequenza alle maniere forti. Nella ripresa la partita diventa più equilibrata, l&#8217;arbitro annulla a Higuain un gol controverso, poi Pedro chiude ogni discorso prima del rocambolesco (ma nella sostanza, inutile) pareggio di Marcelo.</p>



<p>Nel complesso, il <em>Barça </em>si conferma ancora una squadra superiore, di fatto sotto ogni profilo, al pur stellare Real, ma come sappiamo l&#8217;ampio divario visto in precedenza si sta chiudendo e i <em>Blancos </em>stanno preparando la manovra di sorpasso.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="FC Barcelona vs Real Madrid 2011 (1:1) - Semifinal Champions League PL" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/NW0i5OaGsUQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Barcellona</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Andrés Iniesta 7,5</strong><br>L&#8217;Illusionista, reduce da qualche acciacco fisico, si prende il proscenio: non si contano le veroniche, le giocate da cineteca e i passaggi illuminanti, non ultimo quello che propizia il gol di Pedro. Andrés ha ritrovato la piena forma e anche sul piano della corsa è incontenibile.</p>



<p></p>



<p><strong>Lionel Messi 7</strong>: inarrestabile quando cambia marcia con il pallone incollato ai piedi, semina il panico e disegna calcio, pur non diventando quasi mai davvero pericoloso nell&#8217;area avversaria.</p>



<p></p>



<p><strong>Pedro Rodríguez Ledesma 6,5</strong>: nel primo tempo slalomeggia quasi come se fosse Messi, nella ripresa è meno efficace ma ha il merito di chiudere la partita, mettendo a segno uno dei tantissimi gol pesanti della sua carriera.</p>



<p></p>



<p><strong>Xavi Hernández 6,5</strong>: meno debordante che in altre occasioni, ha in ogni caso il mano la partita, alleggerisce il pressing e imposta sapientemente.</p>



<p></p>



<p><strong>Sergio Busquets 6,5</strong>: ancora piuttosto mobile e dotato da madre natura di un&#8217;intelligenza illegale, Sergio elude almeno cinque/sei volte la pressione avversaria con mosse magistrali e costringe ripetutamente gli avversari (anche Kakà e Adebayor) a commettere falli su di lui.</p>



<p></p>



<p><strong>Carles Puyol 6,5</strong>: non si ricordano interventi spettacolari, salvo un gran recupero su Cristiano, ma Carles ha il merito di essere la solita roccia in mezzo al mare e di contenere quasi tutte le iniziative avversarie.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Real Madrid</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Iker Casillas 7</strong><br>Se il Real esce dal campo sullo zero a zero, dopo i primi quarantacinque minuti, lo deve a San Iker, che ipnotizza gli attaccanti avversari in quattro occasioni, prodigandosi anche in un mezzo miracolo su David Villa.</p>



<p></p>



<p><strong>Cristiano Ronaldo 6</strong>: nel primo tempo salta l&#8217;uomo in un paio di occasioni, nella ripresa è nel vivo del gioco ma non si rende mai pericoloso.</p>



<p></p>



<p><strong>Marcelo 6</strong>: soffre Pedro e il palleggio blaugrana, ma la sua classe sopraffina gli consente di rendersi pericoloso quando attacca l&#8217;area avversaria, e ha anche il merito di segnare il gol del pareggio.</p>



<p></p>



<p><strong>Gonzalo Higuain 5.5</strong>: il gol annullato &#8211; con l&#8217;azione che si ferma prima, a essere precisi &#8211; è molto dubbio, e potrebbe essere regolare, ma per il resto il Pipita rimane ai margini della manovra e incide poco.</p>



<p></p>



<p><strong>Kakà 4</strong>: un lontanissimo parente del fuoriclasse di Milano, ottiene la fiducia di Mourinho ma è ai margini del gioco e si vede solo quando atterra Busquets con un intervento indegno di lui.</p>



<p></p>



<p><strong>Lass Diarra 4</strong>: perde quattro o cinque pallono sanguinosi, corre a vuoto e si vede solo perché commette ripetutamente falli gratuiti e anche cattivi, che l&#8217;arbitro grazia in più occasioni.</p>
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		<title>I 10 inni di club originali più iconici</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/09/12/i-10-inni-di-club-originali-piu-iconici.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Resta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 15:01:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Classifiche]]></category>
		<category><![CDATA[arsenal]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
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		<category><![CDATA[inni]]></category>
		<category><![CDATA[inter]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è una verità geometrica e sentimentale che tendiamo a dimenticare molto spesso, ed è che il calcio non si gioca solo con le gambe, ma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/09/12/i-10-inni-di-club-originali-piu-iconici.html">I 10 inni di club originali più iconici</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">C&#8217;è una verità geometrica e sentimentale che tendiamo a dimenticare molto spesso, ed è che il calcio non si gioca solo con le gambe, ma si subisce &#8211; letteralmente, come una vibrazione acustica &#8211; attraverso il timpano.</p>



<p>Prima di addentrarci nei dieci spartiti dell&#8217;anima che ho selezionato, occorre un distinguo metodologico per evitare i soliti equivoci da bar: in questo pezzo ho inserito esclusivamente inni originali, composti ed espressamente dedicati ai club. </p>



<p>È per questo preciso motivo che non troverete <em>You’ll Never Walk Alone</em> (che appartiene a Rodgers e Hammerstein prima che ad Anfield), né <em>Il giardino dei ciliegi</em> adottato dalla Lazio, né tantomeno riadattamenti di canti popolari o di protesta come <em>John Brown’s Body</em> diventata la <em>Glory Glory</em> del Manchester United. </p>



<p>Qui si parla di composizioni nate con il sangue, il sudore e la grafite indirizzati a una sola maglia. <br>Ecco la mia top 10, analizzata tacco e spartito. </p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Roma Roma Roma (Roma)</h2>



<p class="has-text-align-center"> </p>



<p>Antonello Venditti compie un miracolo di ingegneria nostalgica: trasforma il pop d&#8217;autore italiano in un canto popolarissimo. C&#8217;è una malinconia tutta romana, un tempo imperfetto che rallenta il battito prima del fischio d&#8217;inizio e poi esplode in una dichiarazione d&#8217;amore monumentale. <br><strong>Verso rappresentativo:</strong> «Roma Roma Roma, core de &#8216;sta città, unico grande amore de tanta gente».</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Roma roma roma - Antonello Venditti - Con testo" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/45if6jkpMPI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Hala Madrid y Nada Más (Real Madrid)</h2>



<p></p>



<p>Redatto da RedOne per il decimo titolo europeo, è una marcia sinfonica di una solennità quasi oppressiva, pensata per trasmettere un&#8217;idea di aristocrazia sportiva invincibile. Tra le pieghe del testo, la memoria storica prende forma e sostanza mitologica. <br><strong>Verso rappresentativo: </strong>«Ya corre la Saeta, ya ataca el mi Madrid». Dove la <em>Saeta </em>è naturalmente Alfredo Di Stéfano, l&#8217;uomo che ha ridefinito la gravità del football moderno, trasformando il Real da semplice squadra a concetto estetico globale.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Hala Madrid...y nada más (feat. RedOne) | Himno de la Décima" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Yc-7IQqcqeM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Highbury Sunshine (Arsenal)</h2>



<p></p>



<p>Un pezzo che profuma di erba tagliata a fine anni Settanta, di pop britannico essenziale e di una nostalgia sottile per un calcio d&#8217;oltremanica che non c&#8217;è più, intriso di quell&#8217;eleganza schiva tipica del nord di Londra.<br><strong>Verso rappresentativo:</strong> «I was nothnig but a child when they took my heart away».</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Highbury Sunshine" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/mZSalskwyHI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Milan la nostra fede (Milan) </h2>



<p></p>



<p>Una marcia tambureggiante, un pop orchestrale che scala verso l&#8217;alto con un piglio d&#8217;altri tempi. Ha la capacità quasi epica di rievocare le grandi notti europee e la tradizione di una Milano che sa trasformare la passione in una disciplina quasi sacra. <br><strong>Verso rappresentativo:</strong> «Tu che lotti per la Gloria, sempre in alto insieme a noi».</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="MILAN E LA NOSTRA FEDE" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/HCmtR2DCAJw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">El Arrambato (Siviglia)</h2>



<p></p>



<p>Qui non siamo di fronte a una semplice canzone, ma a una vera e propria eruzione epidermica di flamenco e passione andalusa. È ritmo, orgoglio e appartenenza pura, un canto che sembra uscito dalle viscere di una città indomabile. <br><strong>Verso rappresentativo:</strong> «La Giralda presume orgullosa de ver al Sevilla en el Sánchez-Pizjuán». La Giralda, la celebre torre campanaria sormontata dal <em>Giraldillo </em>(la statua della Fede), svetta sul cielo andaluso rivolgendo lo sguardo proprio verso il catino del Sánchez-Pizjuán.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Himno oficial del centenario del Sevilla F.C." width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/xUdB-iInGGY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Hymno del Centenario (Nacional Montevideo)</h2>



<p></p>



<p>Un’opera monumentale, quasi un’aria lirica sudamericana dove la retorica del football si fonde con la storia di una nazione intera. C&#8217;è dentro tutto il dramma, la <em>garra </em>e la poesia del calcio del Rio de la Plata. <br><strong>Verso rappresentativo: </strong>«Nacional es el club del pueblo, la leyenda del fútbol oriental».</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="himno oficial del club nacional de football" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/HI_iNp5CIao?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Pazza Inter Amala (Inter)</h2>



<p></p>



<p>Un pezzo di pop rock sincopato, nevrotico, perfino ingenuo nel suo ritmo incalzante, ma straordinariamente coerente con la psiche psichedelica della storia nerazzurra. È la celebrazione della vertigine e dell&#8217;incoerenza geniale. <br><strong>Verso rappresentativo:</strong> «Amala! Pazza Inter amala!».</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Pazza Inter Amala (VIDEO UFFICIALE)" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/0hF0U4HS2AA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">O Dörte (Werder Brema)</h2>



<p></p>



<p>Inusuale, ruvido, quasi cabaret rock di marca nord-tedesca. Distante mille miglia dalla retorica classica degli inni europei, raccoglie l&#8217;identità alternativa e l&#8217;ironia di una tifoseria unica nel suo genere. <br><strong>Verso rappresentativo: </strong>«Grün und Weiß, das ist unser Leben».</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Werder Bremen Song Lebenslang GrünWeiß" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/jxE3HPWo6-w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Més que un Club (Barcellona)</h2>



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<p>Un canto corale potente, radicato nel catalanismo e nel senso di identità collettiva. L&#8217;inno del <em>Barça </em>non è una semplice canzone da stadio, ma una marcia solenne che suona come una dichiarazione di sovranità politica ed estetica. <br><strong>Verso rappresentativo: </strong>«Tenim una bandera que ens agermana».</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="OFFICIAL FC BARCELONA ANTHEM | Cant del Barça 🔵🔴🎤 🎵🎵" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/9JdugskAcS0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Blue is the colour (Chelsea)</h2>



<p></p>



<p>Classico pop britannico d&#8217;inizio anni Settanta, cantato direttamente dai giocatori dell&#8217;epoca. Ha quell&#8217;andamento osteria-chic, spensierato ma contagioso, capace di rimanere in testa come un ritornello senza tempo. <br><strong>Verso rappresentativo: </strong>«Blue is the colour, football is the game».</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Blue Is the Colour" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/V02OibHkdCE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p>Calcio e Musica condividono la stessa ossessione per il tempo e lo spazio. Cambiano le sonorità, si alternano i sintetizzatori all&#8217;orchestra, i bpm aumentano o diminuiscono a seconda dei decenni, ma la sostanza rimane immutata. </p>



<p>Certi inni travalicano la semplice composizione musicale per diventare cattedrali sonore: grazie alla loro maestosità formale e al carico emotivo di cui sono impregnati, continueranno a risuonare negli stadi ben oltre il nostro passaggio, eterni come il gioco stesso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/09/12/i-10-inni-di-club-originali-piu-iconici.html">I 10 inni di club originali più iconici</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>England&#8217;s finest &#8211; Il magico Liverpool della stagione 1987-1988</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 15:56:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[john barnes]]></category>
		<category><![CDATA[kenny dalglish]]></category>
		<category><![CDATA[liverpool]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Beardsley]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le stagioni del calcio britannico che separano la tragedia dell&#8217;Heysel dall&#8217;ascesa (in Europa, piuttosto faticosa) del Manchester United di Ferguson, per molti appassionati italiani, sono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/09/06/englands-finest-il-magico-liverpool-della-stagione-1987-1988.html">England&#8217;s finest &#8211; Il magico Liverpool della stagione 1987-1988</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Le stagioni del calcio britannico che separano la tragedia dell&#8217;<strong>Heysel</strong> dall&#8217;ascesa (in Europa, piuttosto faticosa) del <strong>Manchester United</strong> di Ferguson, per molti appassionati italiani, sono una pagina bianca, sul manuale della storia del calcio, e per diversi validi motivi.</p>



<p>In primo luogo, l&#8217;esclusione delle squadre inglesi dall&#8217;Europa rendeva molto difficile vederle all&#8217;opera, in un periodo in cui naturalmente non esistevano gli strumenti tecnologici odierni, e d&#8217;altra parte anche le squadre britanniche che dominavano l&#8217;Europa a cavallo tra anni &#8217;70 e anni &#8217;80, ancora oggi, non sono considerate da molti appassionati italiani degne del proscenio della storia del <em>football </em>nel Vecchio Continente, forse perché meno ricche di fuoriclasse di altre squadra epocali.</p>



<p>In secondo luogo, i riflettori della stampa italiana, all&#8217;epoca, erano tutti comprensibilmente puntati sul nostro calcio, specie a fine decennio, quando l&#8217;irruzione dei miliardi (e della straordinaria competenza e lucidità dirigenziali) del Milan, l&#8217;epopea d&#8217;oro di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html">Maradona </a></strong>a Napoli e poi l&#8217;apertura delle frontiere al terzo straniero, avevano messo la ricchissima serie A al centro del mondo, relegando il <em>povero</em> e invisibile calcio inglese nelle retrovie.</p>



<p>Ricordo di aver letto, in un articolo dell&#8217;epoca, che il poderoso <em>tuttocampista</em> del Manchester United Bryan Robson, a un certo punto, era il giocatore più pagato d&#8217;Inghilterra, e che tuttavia il suo stipendio impallidiva al cospetto di quelli pagati dai maggiori club italiani: l&#8217;Inghilterra, a fine anni &#8217;80, era votata all&#8217;isolazionismo, e per gli appassionati italiani, i cui occhi erano riempiti dalle gesta di <strong>Maradona </strong>e di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/05/15/i-dieci-comandamenti-internazionali-di-marco-van-basten.html">van Basten</a></strong>, era difficile prestare attenzione a quel mondo insulare e distante dai grandi palcoscenici internazionali (<em>sic transit gloria mundi</em>, verrebbe da dire, visti gli equilibri odierni).</p>



<p>Il mondiale disputato nello <em>Stivale </em>fu un brusco risveglio, se lo osserviamo sotto questo profilo, perché rivelò che i sudditi di Sua Maestà avevano costruito una generazione di talenti con pochi precedenti e successori, una generazione cui la finale di Roma scivolò tra le mani a causa di una partita un filo sfortunata contro la corazzata dei tedeschi occidentali, capaci di rimanere aggrappati alla partita con il loro carattere d&#8217;acciacio e di prevalere sull&#8217;Inghilterra ai calci di rigore.</p>



<p>La nazionale, pur ricca di talento, raccontava tuttavia relativamente poco di ciò che era avvenuto in quel quinquennio Oltremanica. Vero che le graduatorie del pallone d&#8217;oro avevano premiato <strong>Gary Lineker</strong>,<strong> John Barnes</strong> e <strong>Peter Beardsley</strong> (e in misura minore, <strong>Des Walker</strong> e <strong>David Platt</strong>), ma i loro nomi per l&#8217;appassionato italiano rimanevano immersi in una coltre nebbiosa che rendeva difficile decifrarne la grandezza.</p>



<p>Ecco, in un contesto simile, per noi ancora un po&#8217; oscuro, giunge a maturazione disputa un torneo leggendario quella che molti appassionati, ancora oggi, ritengono la squadra più bella della storia del calcio inglese, ovvero il Liverpool del 1987-1988.</p>



<p>L&#8217;assunto potrà meravigliare chi non ha approfondito ciò che stava avvenendo in Inghilterra in quel periodo, eppure è consolidato non solo nei racconti dei tifosi dei Reds, ma anche nella grande narrazione mediatica dell&#8217;epoca e successiva &#8211; giusto alcune delle versioni più moderne dello United o del City sono ritenute degne dell&#8217;accostamento, ma sulle sponde del Mersey il dibattito non esiste, il Liverpool della stagione 1987-1988 è circondato da un alone leggendario che il tempo non ha scalfito.</p>



<p>Per comprendere a fondo le ragioni della venerazione che l&#8217;Inghilterra riserva a una squadra che non ha potuto esibirsi in Europa, e che pure viene ritenuta degna del paragone con il Milan di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/10/27/sacchi-genio-o-sopravvalutato.html">Sacchi</a></strong>, che l&#8217;Europa si apprestava a dominarla, ho recuperato un po&#8217; di partite e di dati.</p>



<p>Ci sono alcune esibizioni di cui nel Regno Unito si parla ancora oggi con gli occhi pieni di meraviglia: in particolare, un 5-0 rifilato ai grandi rivali del <strong>Nottingham Forest</strong>, da tempo in declino ma ancora annoverati tra le grandi d&#8217;Inghilterra, una <em>manita</em> che costringe il leggendario <strong>Tom Finney</strong> a esprimersi in questi termini:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«È stata la più bella esibizione di calcio che io abbia mai visto in tutto il tempo in cui ho giocato e guardato questo sport. Non avresti potuto vederla migliorata da nessuna parte, nemmeno in Brasile. Le azioni che hanno costruito sono state fantastiche».</p>
</blockquote>



<p></p>



<p>Fu proprio <strong>Finney </strong>a scomodare paragoni con il calcio brasiliano, e in particolare con la sofisticata arte dei numeri dieci ammirata diciotto anni prima in Messico: quel Liverpool possedeva una purezza tecnica e una capacità di giocare con il pallone inedite in Gran Bretagna e più simili e quelle delle maggiori squadre latine.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed alignfull is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Awesome Football From The Reds | Liverpool vs Nottingham Forest 5-0 1988 | Extended Highlights" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Ur5O2TJPijQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Anche <strong>Bob Paisley,</strong> un nome che significa storia con la s maiuscola, sul Mersey, riconobbe che la squadra ammirata in diverse occasioni, nel corso della stagione 1987-1988, era più ariosa, spettacolare e divertente della sua. Divertente e anche tremendamente efficace: i <em>Reds </em>persero per la prima volta nel corso della giornata numero trenta, e, pur allentando la presa nel finale, chiusero il campionato con 90 punti.</p>



<p>Ci sono altre esibizioni di calcio che, in Inghilterra, si sono riviste di rado: un 4-1 rifilato al Watford, in casa sua, su un campo reso impraticabile dalla pioggia, e che tuttavia non impedisce ai <em>Reds </em>di fraseggiare come la migliore delle squadre latine, e di dominare anche atleticamente l&#8217;avversario, costretto a una resa senza appello, specie nel corso di una ripresa bellissima; qualche mese prima, i <em>Reds </em>avevano reso ufficiale il proprio dominio sul campionato con un 4-0 imposto al Queens Park Rangers, un 4-0 maturato all&#8217;esito di una delle partite più belle della carriera di <strong>John Barnes</strong>. Memorabile è anche un 2-0, che risulta decisamente stretto per quanto visto in campo, con cui i Reds superano l&#8217;Arsenal, trascinati dal genio di <strong>Peter Beardsley</strong>, il faro della squadra.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Cosa rendeva così speciale il gioco dei Reds?</h2>



<p></p>



<p>Come noto, l&#8217;epoca d&#8217;oro dei <em>Reds</em>, in Europa, si era costruita sulle solide fondamenta del credo socialista che aveva guidato e ispirato Bob Shankly e il suo erede <strong>Bob Paisley</strong>, un credo plasticamente rappresentato dalle parole spese proprio dal padre fondatore Shankly nel corso degli anni &#8217;60:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Il socialismo in cui credo non è vera e propria politica. È un modo di vivere. È umanità. Credo che l&#8217;unico modo per avere successo e per essere felici sia che ognuno lavori per l&#8217;altro, che ognuno aiuti l&#8217;altro e che ognuno abbia una parte del premio finale».</p>
</blockquote>



<p></p>



<p>Liverpool, città culla della cultura operaia, era la casa ideale di una simile concezione del football, ma il suo motto &#8211; <em>team first </em>&#8211; nel 1987-1988 si sublima anche in una cifra estetica non sempre presente negli anni precedenti: il passing game, la fiera eredità della Scozia, si innerva non solo del forcing &#8220;socialista&#8221;, ma anche di una ricerca della qualità mutuata dai rivoluzionari olandesi degli anni &#8217;70, che ispirano il calcio inglese, almeno sotto alcuni aspetti, anche nel corso del decennio precedente.</p>



<p>Ciò che stupisce ancora oggi è la modernità di quei concetti di gioco, oltre al loro valore estetico: il Liverpool domina il pallone come faranno le migliori squadre totali anche nei decenni successivi, ed è in grado di accelerare e di spaccare le partite grazie alla grande qualità tecnica e alla velocità dei suoi giocatori chiave.</p>



<p>In difesa, il solenne <strong>Alan Hansen</strong> non ha bisogno di ricorrere alle maniere forti, al contrario di molti centrali britannici del tempo, perché tempismo, intelligenza e qualità gli consentono di guidare la difesa ma anche di inserirsi con disinvoltura, quasi alla maniera del <em><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/09/kaiser-franz-beckenbauer-il-calcio-a-testa-alta.html">Kaiser </a></em><strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/09/kaiser-franz-beckenbauer-il-calcio-a-testa-alta.html">Beckenbauer</a> </strong>o di <strong>Scirea</strong>, nella metacampo avversaria. Ancora oggi, i suoi compagni ricordo con emozione la sua leadership serena a silenziosa e la sua classe.</p>



<p>In mezzo al campo, alla sagacia di <strong>Roy Houghton</strong> (colui che ci punirà in America, sei anni dopo, con la maglia della nazionale irlandese) si aggiunge la classe cristallina di <strong>Peter Beardsley,</strong> uno dei centrocampisti creativi più forti dell&#8217;epoca, in grado di candidarsi per il pallone d&#8217;oro nonostante l&#8217;assenza delle Coppe Europee. La sua stagione è sensazionale: Peter è una mezzala che non ha paura di mettere la gamba ma che possiede in dote talento, capacità di dribbling, visione di gioco e senso del gol, e il miglior giocatore dei Reds sarebbe lui, se al suo fianco non giocasse <strong>John Barnes</strong>, il migliore giocatore inglese del periodo.</p>



<p>Per descriverlo cito <strong>Jamie Carragher</strong>, che l&#8217;ha celebrato qualche tempo fa.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-9-16 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Jamie Carragher Reveals The Best Player He&#039;s Trained With" width="563" height="1000" src="https://www.youtube.com/embed/boi1re8u-zw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Jamie ha avuto la fortuna di allenarsi e di giocare con John, quando era giovanissimo, e prima di ammirarlo allo stadio, e le parole che spende per lui sono puro miele: nella sua prospettiva, solo <strong>Thierry Henry</strong>, nella storia della Premier, gli è stato paragonabile, e anche campioni come <strong>Gerrard</strong>, <strong>Suárez </strong>o <strong>Torres </strong>non erano dotati quanto lui.</p>



<p>Nel corso della stagione 1987-1988,<strong> John Barnes </strong>volteggia ad altezze siderali, e se i <em>Reds </em>potessero dire la loro anche in Europa, un posticino nelle posizioni alte nella graduatoria del pallone d&#8217;oro (già ottenuto, peraltro, nel 1987) non glielo toglierebbe nessuno. Barnes domina la First Division dall&#8217;alto di una supremazia tecnica e atletica quasi inedita, e la sua intesa con il genietto <strong>Beardsley </strong>e con il lungagnone irlandese <strong>John Alridge</strong>, il finalizzatore, ha del miracoloso: il tridente confeziona 56 reti complessive, quasi il 70% di tutti i gol segnati dal Liverpool, e regala esibizioni di calcio anche esteticamente sublimi a ripetizione, anche e soprattutto negli scontri diretti (penso a un bellissimo 3-3 conquistato all&#8217;Old Trafford).</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed alignfull is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="John Barnes, Digger [Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/W9FzrfxjTfw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Il nostro articolo celebrativo sarebbe incompleto se non toccasse anche il Milan di<strong> Sacchi</strong>. Le due squadre, al tempo, sono le portabandiera della modernità e di una versione personalizzata del calcio totale: in entrambi i casi, i ruoli sono concepiti in maniera più tradizionale rispetto a quanto era avvenuto in Olanda ed era in procinto di maturare sulle<em> Ramblas</em>, eppure, se il Milan pratica un calcio spigoloso, aggressivo, incontenibile e scientificamente meraviglioso, con le sue geometrie affilate, nelle giornate di grazia, il Liverpool punta di più sul fraseggio corto, sul controllo del pallone e sulle triangolazioni, risultando a conti fatti un riuscito mix tra calcio britannico, <em>passing game </em>scozzese ed estetica olandese &#8211; all&#8217;epoca, la stampa parlò di <em>english football bailado</em>.</p>



<p>I <em>Reds</em>, in Europa, sarebbero stati in grado di rivaleggiare con i rossoneri? Naturalmente, è impossibile rispondere a questa domanda. Il Milan, sul piano individuale, era una corazzata superiore, e aveva fuoriclasse che tra i <em>Reds </em>non si vedevano (forse, con l&#8217;unica eccezione di <strong>Barnes</strong>). Eppure, la qualità del gioco, le doti anche atletiche dei <em>Reds </em>e la loro capacità di dominare la palla avrebbero secondo me reso un eventuale confronto appassionante e forse anche piuttosto equilibrato.</p>



<p>In Inghilterra, la stampa e i tifosi si sono interrogati per anni sul paragone, e ovviamente la risposta riposa in qualche ucronia sportiva inaccessibile. </p>



<p>Ciò che conta, in ogni caso, in questa sede è celebrare la bellezza e l&#8217;efficacia di quel Liverpool, ancora oggi da molti ritenuto <em>England&#8217;s finest</em>, e ricordare che il calcio inglese, anche negli anni bui post-Heysel, ha saputo regalare spettacolo e momenti memorabili.</p>



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		<title>1986-1987: Milan-Napoli 0-0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 15:10:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anni 80]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina Maradona controllato dalla difesa rossonera È il big-match della 12ª giornata di serie A, tra il Milan di Liedholm e il Napoli [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><strong>Immagine di copertina</strong><em> Maradona controllato dalla difesa rossonera</em></p>



<p class="has-drop-cap">È il big-match della 12ª giornata di serie A, tra il Milan di <strong>Liedholm</strong> e il Napoli di <em>Bianchi</em> capolista. Ne esce un match intenso sul piano agonistico, ma povero di emozioni e occasioni da rete, con le difese che hanno decisamente la meglio sui reparti offensivi. Il Milan costruisce senz&#8217;altro più chances e tiene maggiormente il possesso palla, ma si scontra con l&#8217;organizzata e solida difesa azzurra. Ottima la marcatura ad personam di <strong>Filippo Galli </strong>su <strong>Maradona</strong>: il <em>Pibe de Oro</em> brilla poco.</p>



<p><strong>Milan:</strong> G. Galli &#8211; Tassotti, Baresi, Bonetti, Maldini &#8211; F. Galli, Di Bartolomei &#8211; Donadoni, Hateley (st 30&#8242; Galderisi), Massaro &#8211; Virdis. <br><strong>Napoli:</strong> Garella &#8211; Bruscolotti, Renica, Ferrario, Ferrara &#8211; De Napoli, Romano, Bagni &#8211; Sola (st 8&#8242; Volpecina), Maradona &#8211; Carnevale.</p>



<p><strong>Primo tempo<br>26&#8242;</strong> Donadoni apre a destra per Tassotti, cross sul secondo palo, Virdis colpisce di testa, pallone sul fondo. Gara finora molto bloccata, ma Milan meglio come manovra.<br><strong>34&#8242;</strong> cross di Sola da destra, Bonetti mette fuori di testa in tuffo, conclusione di prima intenzione di Carnevale sul fondo. Da qualche minuto il Napoli sta crescendo. <br><strong>38&#8242;</strong> Tassotti mette in mezzo da destra, la difesa del Napoli libera, tentativo di Filippo Galli alto.<br><strong>40&#8242;</strong> tracciante da fuori area di De Napoli, Giovanni Galli c&#8217;è.</p>



<p><strong>Secondo tempo<br>6&#8242;</strong> cross di Tassotti da destra, colpo di testa di Virdis, centrale, Garella blocca a terra senza problemi.<br><strong>12&#8242; </strong>Bagni perde un pallone sanguinoso, ne approfitta Massaro, cross sul primo palo, Hateley si fionda sul pallone ma Ferrara riesce a sporcargli il tiro e la palla si perde sul fondo.<br><strong>19&#8242;</strong> fallo su Maldini al limite: punizione missile di Di Bartolomei, Garella respinge. Il gioco viene però fermato dall&#8217;arbitro e la punizione è fatta ripetere: ancora Di Bartolomei, stavolta con un tiro a giro, Garella vola e devia.<br><strong>39&#8242; </strong>tiro-cross di Tassotti da destra, Garella si accartoccia e neutralizza.</p>



<p><strong>LE PAGELLE MILAN<br>IL MIGLIORE FILIPPO GALLI 7</strong> La mossa a sorpresa di Liedholm. Agisce sulle piste di Maradona e non lo fa respirare, limitandolo e impedendo al temuto avversario di accendersi.<br><strong>Tassotti 6,5</strong> Il più temibile del Milan con le sue costanti sovrapposizioni sulla fascia e certi cross tagliati che mettono in difficoltà la difesa del Napoli.<br><strong>Baresi 6,5</strong> Vero regista del gioco, tocca un mare di palloni e non di rado tenta qualche sortita individuale. Peccato a volte un po&#8217; di scarsa lucidità, forse per eccesso di impeto agonistico.<br><strong>Donadoni 6</strong> Qualche lampo e ghirigoro, ma viaggia a intermittenza.<br><strong>Massaro 5</strong> Il peggiore dei rossoneri, fatica a trovare la posizione e la difesa del Napoli lo argina senza difficoltà.</p>



<p><strong>LE PAGELLE NAPOLI<br>IL MIGLIORE FERRARA 7</strong> Giovane, ma già straordinariamente autorevole: respinge ogni insidia di piede e di testa e salva un paio di situazioni intricate. Vince il duello dei giovani talenti difensivi con <strong><em>Maldini</em></strong> (<strong><em>6</em></strong>).<br><strong>Ferrario 7</strong> Stopper solido, arcigno, inappuntabile. Non fa passare nemmeno gli spifferi e domina sui palloni aerei. Più pulito del compagno <em><strong>Renica</strong></em> (<em><strong>6,5</strong></em>), anche lui comunque autore di una valida prova.<br><strong>Romano 6,5</strong> Il migliore del centrocampo azzurro, corre per due e riparte, pur commettendo alcuni errori in appoggio.<br><strong>Maradona 5,5</strong> Si rende utile in fase di ripiegamento, ma non riesce mai ad accendersi dove conta, dalla trequarti in su. La difesa del Milan e la marcatura ad hoc di Filippo Galli lo fanno scivolare fuori dal gioco.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/09/02/1986-1987-milan-napoli-0-0.html">1986-1987: Milan-Napoli 0-0</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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