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	<title>inter Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>inter Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Rubén Sosa, il Principito uruguagio dell&#8217;Inter tra Matthäus e Ronaldo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 17:23:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando da ragazzino iniziai a tifare Inter, ero a dir poco stregato dalla vastità della sua storia. Iniziai a divorare documentari su documentari, a spulciare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/24/ruben-sosa-il-principito-uruguagio-dellinter-tra-matthaus-e-ronaldo.html">Rubén Sosa, il Principito uruguagio dell&#8217;Inter tra Matthäus e Ronaldo</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p></p>



<p class="has-drop-cap">Quando da ragazzino iniziai a tifare Inter, ero a dir poco stregato dalla vastità della sua storia. Iniziai a divorare documentari su documentari, a spulciare i grandi campioni che si erano susseguiti in anni e anni della sua prestigiosa storia e fu inevitabile per me innamorarmi di giocatori come<strong> Lothar Matthäus</strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/05/i-dieci-lampi-di-ronaldo-il-fenomeno.html">Ronaldo</a></strong>. Oltre a ciò, pendevo anche dalle labbra di mio padre (interista anche lui, ma in tono molto minore rispetto al sottoscritto), che mi raccontava con grande nostalgia di questi grandissimi campioni, che inevitabilmente mi affascinavano per tutto il prestigio che avevano dimostrato con la casacca nerazzurra. Incastrato tra Lothar e Ronnie spuntava però un calciatore che non riterrò mai sufficientemente celebrato, un uruguagio che impiegò appena tre anni per entrare nel cuore dei tifosi dell&#8217;Inter dalla porta principale.<br><br>No, non parlo di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/03/17/alvaro-recoba-luruguagio-irregolare.html">Álvaro Recoba</a></strong>, l&#8217;uruguagio fragile che faticava ad incidere con continuità e che appariva soltanto nelle formazioni titolari dei Derby, salvo poi sparire dal campo. Parlo di un fantasista molto più forte, continuo ed incisivo, che risponde al nome di <strong>Rubén Sosa</strong>. Rubén era un classe &#8217;66 dotato di un sinistro a dir poco dinamitardo, che gli consentiva di essere una minaccia perpetua da ogni distanza, oltre che di essere formidabile in fase di conduzione della palla, di rifinitura per i compagni e di progressione a tutta velocità. <br><br>Appena scoprì della sua esistenza, ne rimasi a dir poco folgorato. Segnava con una facilità a dir poco imbarazzante su punizione, era praticamente inarrestabile quando partiva palla al piede verso la porta avversaria, aveva colpi acrobatici incredibili, possedeva una potenza fisica e tecnica debordante e dava proprio la sensazione di essere un leader vero, di quelli capaci di trascinare l&#8217;intero ambiente con pochi gesti tecnici.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="798" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/8ab1301286a008bf01966ddc5349245a-798x1024-1.png" alt="" class="wp-image-26959" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/8ab1301286a008bf01966ddc5349245a-798x1024-1.png 798w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/8ab1301286a008bf01966ddc5349245a-798x1024-1-234x300.png 234w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/8ab1301286a008bf01966ddc5349245a-798x1024-1-768x986.png 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Ruben Sosa con la maglia del Real Saragozza, una tappa cruciale per la sua ascesa</p>



<p></p>



<p>Sin dagli albori della sua carriera si era capito che quel ragazzino possedesse delle qualità importanti. Dopo la gavetta rappresentata dalla sua formazione in patria con la maglia del Danubio, Rubén esplose infatti con la maglia del Real Saragozza, una piazza che grazie a lui poté sognare ben prima del trionfo nella Coppa delle Coppe 1994-1995. Fu lui infatti a mettere la firma sulla Coppa del Re 1985-1986, stendendo dapprima il Real Madrid con una doppietta stellare all&#8217;andata, per poi beffare il Barcellona su punizione in finale. A 20 anni, il <em>Principito </em>si ritrovò quindi a battere consecutivamente i vincitori della Coppa UEFA (i <em>Blancos</em>) e i finalisti di Coppa dei Campioni (i <em>blaugrana</em>) di quella stagione: un biglietto da visita a dir poco pazzesco per il mondo del calcio, che ci restituisce già l&#8217;idea di chi fosse già all&#8217;epoca.<br><br>Subito dopo, vinse da titolare la Copa América dell&#8217;anno successivo con il suo Uruguay (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2022/10/11/1987-finale-uruguay-cile-1-0.html">qui</a>), iniziando a calcare anche i grandi palcoscenici internazionali con una consapevolezza crescente nei propri mezzi. In quei tre anni dal 1985 al 1988 a Saragozza, Rubén produsse 39 gol in 120 partite, numeri più che sufficienti per convincere la neopromossa Lazio a investire su di lui. Non fu di certo l&#8217;acquisto che fece parlare di più di sé, complice anche il fatto che l&#8217;apertura ai tre stranieri aveva portato un gigante come <strong>Frank Rijkaard</strong> al Milan<strong> </strong>e due colossi come <strong>Lothar Matthäus</strong> e <strong>Andreas Brehme</strong> all&#8217;Inter. In questo senso, l&#8217;acquisto di <strong>Rubén Sosa</strong> passava di sicuro in secondo piano, se non addirittura in terzo (vi ricordo anche <strong>Alemão </strong>al <strong>Napoli</strong>,<strong> Oleksandr Zavarov</strong> alla Juventus e tanti altri).</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="517" height="671" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/R.Sosa_23.png" alt="" class="wp-image-26955" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/R.Sosa_23.png 517w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/R.Sosa_23-231x300.png 231w" sizes="(max-width: 517px) 100vw, 517px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Ruben Sosa con la maglia della Lazio</p>



<p></p>



<p>Nel contesto di una Serie A<strong> </strong>ormai giunta al suo apogeo con tutti quei campioni, <strong>Rubén Sosa</strong> riuscì a consacrarsi da subito come una delle sue stelle più luminose ed accecanti. Sebbene fosse circondato da una squadra ben lontana dai trionfi che avrebbe raggiunto con <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/08/26/ciao-scandinavo-latino-omaggio-a-sven-goran-eriksson.html">Sven-Göran Eriksson</a></strong>, il <em>Principito </em>segnava con un&#8217;ottima continuità e con la stessa regolarità era garante di solidità prestazionale. Era uno di quei giocatori che illuminavano con più continuità uno dei campionati più competitivi e difficili della storia del calcio, dando sempre la sensazione di essere una minaccia costante per le difese avversarie, che non ci si poteva mai permettere di sottovalutare. <br><br>In mezzo a quei quattro anni a tinte biancocelesti scanditi da 47 gol in 140 partite, si va ad inserire quello che è il suo picco indiscusso con la <em>Celeste</em>, ovvero la Copa América 1989 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/coppa-america/1989">qui</a>). Nel corso di quella competizione, Rubén dominò la scena, ergendosi sopra al suo illustre compagno di squadra <strong>Enzo Francescoli</strong>. Nonostante la sconfitta contro il Brasile di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/04/24/romario-il-cobra-dellarea-di-rigore.html">Romário </a></strong>e <strong>Bebeto</strong>, fu la sua Copa América, con quattro gol e due assist in sette partite e tante prestazioni da ricordare. Una competizione da leone, che lo vide ruggire come non mai contro l&#8217;Argentina di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html">Maradona</a></strong>, mettendo la firma su una prestazione a dir poco monumentale. <br><br>Quella sera, Rubén era semplicemente immarcabile per la difesa argentina, com&#8217;è testimoniato dal secondo meraviglioso gol in <em>coast to coast</em> che ancora oggi rappresenta uno dei massimi capolavori della sua carriera. Un gol alla <strong>Maradona</strong>, segnato contro l&#8217;impotente <em>Pibe de Oro</em>. Di fronte a un gol del genere, risulta chiaro perché fu eletto come mvp del torneo che pure l&#8217;aveva visto perdente contro i verde-oro.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="segundo gol de Ruben Sosa a Argentina Copa America 1989 (Uruguay 2-0 Argentina)" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/yqmmc_jVLx8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Dopo i tanti capolavori di potenza e di fino regalati ai tifosi della Lazio in anni di ricostruzione, fu l&#8217;Inter ad assicurarsi le sue prestazioni, dopo l&#8217;epitaffio della trinità tedesca <strong>Matthäus-Brehme-Klinsmann</strong>. A seguito del disastro della gestione Orrico, la società nerazzurra era costretta a ricostruirsi dalle ceneri di un ciclo di giocatori ormai a fine corsa. Il mercato estivo non aiutò granché, in quanto <strong>Matthias Sammer </strong>fu venduto dopo pochi mesi a seguito di alcune incomprensioni con <strong>Osvaldo Bagnoli</strong>, mentre <strong>Darko Pancev </strong>divenne materiale per la Gialappa&#8217;s Band a suon di sprechi realizzativi a dir poco <em>cartooneschi</em>. <br><br>In questo contesto di incertezza generale e con intorno a sé una squadra buona ma non eccezionale, fu proprio <strong>Rubén Sosa</strong>, ancora una volta l&#8217;acquisto meno chiacchierato dell&#8217;estate, ad imporsi come leader tecnico ed emotivo della squadra. La stagione 1992-1993<strong> </strong>del <em>Principito</em>, come raccontato dal nostro Francesco Buffoli (<a href="https://gameofgoals.it/2022/11/12/grandi-stagioni-quasi-dimenticate-da-ruben-sosa-1993-paulo-dybala-2016-a-roberto-filippi-1978-damiano-tommasi-2001.html">leggi qui</a>), fu semplicemente dominante, da miglior giocatore di quella Serie A. Fu il principale epicentro dell&#8217;attacco, producendo 20 gol e 11 assist in 28 partite. Fu così trascinante da farsi carico di una rimonta stellare dei nerazzurri, sorpassando le più quotate (e forti) Parma e Juventus<strong> </strong>e lanciandosi verso il tentativo di lotta scudetto contro un Milan in calo nel girone di ritorno. <br><br>Ancora oggi ritengo che quella sia stata una delle migliori stagioni mai fatte da un singolo giocatore nella storia &#8220;moderna&#8221; dell&#8217;Inter, per il peso specifico di quelle prestazioni che fecero sentire grande una squadra modesta, ben lontana dai grandi fasti dell&#8217;era <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/07/3282.html">Trapattoni</a></strong>. Fu meno epocale la stagione successiva, complice anche il rischio concreto di retrocessione dei nerazzurri nel corso di una stagione da thriller francamente non necessario. Rubén non fece però mancare il suo apporto, contribuendo alla salvezza del club con 16 gol in 28 partite e momenti di grandezza assoluta come la tripletta al Parma e la doppietta alla Juventus, marchiandole a fuoco con i suoi tipici capolavori su punizione.<br><br>Anche in Coppa UEFA fu determinante, segnando un solo gol a Cagliari in semifinale, ma esaltandosi come rifinitore dall&#8217;alto dai suoi cinque assist distribuiti per tutta la competizione. Furono infatti suoi i suoi tocchi sapienti per i gol di <strong>Nicola Berti</strong> e <strong>Wim Jonk </strong>tra andata e ritorno della finale contro il Casino Salisburgo. Per lui, quella Coppa UEFA vinta in una stagione così travagliata fu l&#8217;unico trofeo vinto in nerazzurro, bastevole per consacrarlo nel cuore dei tifosi nerazzurri. La sua esperienza col Club meneghino si concluse nell&#8217;estate 1995, non prima di aver regalato le sue ultime perle come lo slalom nello stretto contro il Genoa. Si congedò da quel triennio memorabile con uno score totale da 50 gol e 24 assist in 104 partite tra tutte le competizioni.<br><br>Numeri che lo consacrano di diritto tra i migliori stranieri ad aver indossato la maglia nerazzurra, a prescindere dai pochi successi ottenuti ottenuti a causa di una squadra dimenticabile, che si accingeva ad aprire le porte alla lunga presidenza <strong>Moratti</strong>.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Dopo aver vinto anche la Copa América<strong> </strong>di quello stesso stesso anno con il suo Uruguay (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2024/02/21/1995-finale-uruguay-brasile-6-4-dcr-1-1.html">qui</a>), le avventure al Borussia Dortmund e al Logrones<strong> </strong>furono poco fortunate dal punto di vista individuale per <strong>Rubén Sosa </strong>e ne segnarono il ritorno in patria. Al Nacional, il <em>Principito </em>concluse la sua carriera al meglio, diventandone capitano e vivendo una seconda giovinezza che gli permise di elevarsi a leggenda assoluta del Club. Vinse tre campionati nazionali in quattro anni da grandissimo protagonista, confermandosi ancora una volta come una delle stelle più temute e allo stesso tempo rispettate del panorama calcistico sudamericano. <br><br>Ebbe anche una veloce parentesi allo Shanghai Shenhua in Cina, per poi ritirarsi definitivamente all&#8217;età di 41 anni nel 2007, dopo essersi lasciato alle spalle una carriera non proprio ricca come successi in Europa, ma ricolma di grandezza per quanto fatto sul rettangolo verde. Una parabola calcistica che lo definisce senza ombra di dubbio come uno dei giocatori più amati della storia del Real Saragozza, della Lazio e dell&#8217;Inter, nonché come autentica istituzione della storia dell&#8217;Uruguay.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="600" height="800" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/SOSA-RUBEN.jpg" alt="" class="wp-image-26957" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/SOSA-RUBEN.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/SOSA-RUBEN-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Ruben Sosa con la maglia del Nacional</p>



<p></p>



<p>Perché <strong>Rubén Sosa</strong> è stato uno dei migliori calciatori della storia moderna del calcio dell&#8217;Uruguay, un mito amato tanto amato dai tifosi quanto rispettato dagli avversari per il suo indiscusso valore e per la sua pericolosità. Un <em>Principito </em>che è riuscito a non finire nel dimenticatoio in un&#8217;epoca misera di gloria per l&#8217;Inter, riuscendo a brillare tra due teste di serie come<strong> Lothar Matthäus </strong>e <strong>Ronaldo</strong>, e che come <em>Speedy Gonzales</em> viaggiava a velocità supersonica verso l&#8217;infinito, quasi sfuggendo dal ricordo di molti che l&#8217;hanno vissuto.</p>



<p></p>



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<p></p>
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		<title>Champions League, bilancio playoff: Atalanta da batticuore, flop Juve e Inter</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 23:44:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina I giocatori dell&#8217;Atalanta esultano. Sono agli ottavi, clamorosamente I playoff di Champions vedono una sola squadra italiana qualificarsi agli ottavi: è l&#8217;Atalanta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/02/26/champions-league-bilancio-playoff-atalanta-da-batticuore-flop-juve-e-inter.html">Champions League, bilancio playoff: Atalanta da batticuore, flop Juve e Inter</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina</strong> I giocatori dell&#8217;Atalanta esultano. Sono agli ottavi, clamorosamente</em></p>



<p class="has-drop-cap">I playoff di Champions vedono una sola squadra italiana qualificarsi agli ottavi: è l&#8217;Atalanta capace di una sensazionale rimonta contro il Borussia Dortmund dopo lo 0-2 dell&#8217;andata. Fallimentari invece le esperienze di Juventus e ancora di più Inter. Nessuna sorpresa nelle altre sfide: si qualificano, pur soffrendo più del previsto, il Psg campione d&#8217;Europa e il Real Madrid. Avanti di forza anche l&#8217;Atletico Madrid, il Newcastle e il Bayer Leverkusen.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La conferma</h2>



<p></p>



<p>Quando la posta in palio si alza, <strong>Vinicius Junior</strong> è un giocatore con pochi rivali al mondo. Gol meraviglioso all&#8217;andata contro il Benfica, rete del 2-1 al ritorno per certificare il passaggio del turno (non così semplice e scontato) del Real Madrid contro i lusitani. Come sempre, occhio ai <em>Blancos </em>d&#8217;ora in avanti: sappiamo bene che con la Champions League hanno un feeling particolare&#8230;</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La sorpresa</h2>



<p></p>



<p>Aveva già fatto vedere di essere una squadra tenace nella prima fase nella quale aveva sconfitto in casa il Manchester City e pareggiato a Dortmund contro il Borussia, ma pochi si aspettavano che il <strong>Bodø/Glimt</strong> potesse eliminare l&#8217;Inter vice campione d&#8217;Europa in carica addirittura con due vittorie in due partite. Invece, i norvegesi lo hanno fatto con pieno merito: dominanti all&#8217;andata, capaci di soffrire a lungo al ritorno salvo poi piazzare le due zampate risolutive in contropiede nel match di San Siro.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La delusione</h2>



<p></p>



<p>L&#8217;<strong>Inter</strong> arrivava a questi playoff da vice campione europea e con la giustificata nomea di miglior formazione italiana del lotto. Ma contro il Bodø/Glimt ha subito due sconfitte senza appello, mostrando i limiti di una rosa che ha una diffusa qualità media ma è fondamentalmente priva di fuoriclasse e di giocatori capaci di accendere la lampadina con dei guizzi di pura fantasia sulla trequarti.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="506" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/delusione-squadra-Inter-Bodo-Glimt-edited.webp" alt="" class="wp-image-26092" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/delusione-squadra-Inter-Bodo-Glimt-edited.webp 900w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/delusione-squadra-Inter-Bodo-Glimt-edited-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/delusione-squadra-Inter-Bodo-Glimt-edited-768x432.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">La delusione dei giocatori dell&#8217;Inter</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le italiane</h2>



<p></p>



<p>Merita <strong><em>7,5 </em></strong>l&#8217;<strong>Atalanta</strong>, capace non solo di ribaltare i pronostici della vigilia contro il Borussia Dortmund, ma anche di rimontare i tedeschi a Bergamo dopo lo 0-2 subito all&#8217;andata al Westfalenstadion. Evidentemente, nelle notti europee la <em>Dea </em>bergamasca si esalta. E si esalta soprattutto da sfavorita contro formazioni tedesche: ne sa qualcosa il Bayer Leverkusen invincibile della stagione 2023-24, sonoramente battuto dai nerazzurri di Gasperini nella finale di Europa League.<br>È da <strong><em>5 </em></strong>la <strong>Juventus</strong>. È vero, c&#8217;è la grande reazione in dieci uomini contro il Galatasaray al ritorno, in una partita non brillante tecnicamente ma sicuramente giocata con il cuore e i nervi. Ma pesa il devastante 2-5 subito a Istanbul, nel contesto di un secondo tempo raccapricciante dei bianconeri con quattro sberle incassate.<br>Addirittura da <strong><em>4,5 </em></strong>l&#8217;<strong>Inter</strong>, di cui si è già detto: la più grande delusione di questi playoff.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il protagonista</h2>



<p></p>



<p>Ne mettiamo addirittura tre, visto che di Vinicius abbiamo già parlato. Uno all&#8217;andata, <strong>Anthony Gordon</strong> del Newcastle, autore di quattro reti in casa del Qarabag nel 6-1 dei <em>Magpies</em>. Uno al ritorno, il bomber dell&#8217;Atletico Madrid <strong>Alexander Sørloth</strong> che ha demolito il Brugge con tre reti. Sempre sugli scudi l&#8217;immarcescibile <strong>Victor Osimhen</strong>, che dopo aver irriso la difesa juventina all&#8217;andata nelle vesti di uomo-assist, ha timbrato il gol qualificazione del Galatasaray al ritorno e ha favorito con intelligenza il 3-2 finale.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La top 11</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="940" height="788" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/SCALONI-Argentina-1.png" alt="" class="wp-image-26088" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/SCALONI-Argentina-1.png 940w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/SCALONI-Argentina-1-300x251.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/SCALONI-Argentina-1-768x644.png 768w" sizes="(max-width: 940px) 100vw, 940px" /></figure>



<p></p>
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		<title>Divino e fragile: Roberto Baggio e l&#8217;elogio della bellezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Forse nessun calciatore italiano nel dopo Superga è diventato così tanto popolare, è entrato così tanto nell&#8217;immaginario collettivo. Roberto Baggio è andato oltre le bandiere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Forse nessun calciatore italiano nel dopo Superga è diventato così tanto popolare, è entrato così tanto nell&#8217;immaginario collettivo. <strong>Roberto Baggio</strong> è andato oltre le bandiere e le barriere, è diventato un&#8217;icona venerata, conosciuta e ammirata ovunque e da tutti, anche da chi abitualmente non segue il calcio. </p>



<p><strong>Baggio </strong>ci è riuscito nonostante i ripetuti e continui infortuni (il primo dei quali non ancora minorenne) e i frequenti screzi e malumori con gli allenatori, che lo hanno accompagnato per quasi un ventennio. Ci è riuscito grazie ad un talento calcistico immane, a doti tecniche prodigiose e una sensibilità di tocco pazzesca, che aveva pochissimi epigoni al mondo.</p>



<p>Nel calcio di fine anni Ottanta e primi anni Novanta, quando ha vissuto il suo periodo migliore, conquistando con merito il Pallone d&#8217;oro del 1993, <strong>Baggio </strong>è stato una sorta di risposta italiana a <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/11/25/diego-armando-maradona-genio-eterno.html">Diego Armando Maradona</a></strong>, mentre i tifosi della Juventus hanno cercato in lui &#8211; ma trovato solo in parte &#8211; l&#8217;erede di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/04/30/omaggio-a-sua-maesta-michel-platini.html">Michel Platini</a></strong>.</p>



<p>In un calcio che stava cambiando forma, abbracciando un atletismo più marcato e un tatticismo da subito parso eccessivo, che stava abbandonando l&#8217;idea romantica del fantasista classico, <strong>Baggio </strong>ha saputo regalare magie e spiragli di luce indelebili. Né attaccante né trequartista, ma un po&#8217; di entrambi, è stato una luce perennemente accesa nei giorni e nelle notti mondiali dei tifosi italiani, che si si sono aggrappati a lui per sognare un titolo iridato sfuggito due volte per dettagli.</p>



<p>Ambidestro, capace di segnare molto e far segnare abbastanza, <strong>Baggio</strong> proprio nella Nazionale ha trovato una sorta di <em>Refugium peccatorum</em>, di giardino fiorito: quando vestiva l&#8217;azzurro si trasformava, offrendo il meglio di sé, anche in periodi in cui nei club non riusciva ad offrire grande continuità di prestazioni. Ad eccezione di <strong>Fabio Cannavaro</strong>, ma in un ruolo diverso e meno impattante, nessun altro calciatore italiano nel dopo Superga ha saputo offrire un rendimento con la maglia della Nazionale per tre Mondiali consecutivi come quello di <strong>Baggio</strong>.</p>



<p>Ha cominciato a Italia &#8217;90, prendendosi la maglia da titolare con una serie di prodezze (indimenticabile il suo gol in slalom alla Cecoslovacchia, leggi <a href="https://gameofgoals.it/2015/07/03/1990-girone-a-italia-cecoslovacchia-2-0.html">qui</a>) e componendo con <em>Totò </em><strong>Schillaci </strong>una coppia-gol affiatata e intrigante. </p>



<p>Ha proseguito a Usa &#8217;94, quando dopo un girone pessimo ha alzato il livello nel momento in cui più contava: cinque gol &#8211; tutti decisivi &#8211; in tre partite, Italia trascinata in finale, e poi l&#8217;amaro calice del rigore fallito contro il Brasile (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2016/01/17/1994-finale-brasile-italia-3-2-dr-0-0.html">qui</a>): pochi però ricordano che, se anche <strong>Baggio </strong>avesse segnato, poi il Brasile con <strong>Bebeto </strong>avrebbe avuto ugualmente il <em>match point</em>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="414" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/915803806-edited.webp" alt="" class="wp-image-25956" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/915803806-edited.webp 735w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/02/915803806-edited-300x169.webp 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /><figcaption class="wp-element-caption">Baggio a testa bassa dopo il rigore fallito nella finale mondiale</figcaption></figure>



<p></p>



<p>E infine, Francia &#8217;98: da riserva di lusso, <strong>Baggio </strong>salvò l&#8217;Italia da un&#8217;atroce sconfitta al debutto contro il Cile, sconfisse di furbizia l&#8217;Austria e mandò gli azzurri ad un passo dalle semifinali, facendo tremare la Francia padrona di casa: quel suo tiro al volo che uscì di un nulla, con <strong>Barthez </strong>pietrificato (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2016/02/05/1998-quarti-francia-italia-4-3-dr-0-0.html">qui</a>), rimane un capolavoro <em>raffaelliano</em>, un&#8217;opera incompiuta, che è un po&#8217; il paradigma della sua intera carriera. Un eterno inseguimento al risultato che non arriva mai del tutto &#8211; il palmares di <strong>Baggio </strong>rimane scarne per un giocatore di <em>quel </em>talento, con due scudetti di cui uno da comprimario, una Coppa Uefa e un Pallone d&#8217;oro. Ma anche la dimostrazione che il calcio è prima di tutto fantasia, estetica e bellezza, parafrasando <strong>De Gregori</strong>.</p>



<p>Perché <strong>Baggio </strong>è stato soprattutto questo: un artista, un poeta sublime, che ha regalato pennellate ed emozioni, che ha fatto innamorare e rimanere incollati alla tv o alla radio milioni di italiani per oltre un decennio. La sua anarchia tattica e le sue pause, che gli vengono rimproverate da alcuni allenatori e addetti ai lavori, non possono essere comprese e spiegate se non si analizza a fondo una carriera vissuta perennemente tra le montagne russe, a causa dei suoi costanti guai fisici. A partire da quel 5 maggio 1985 in cui si frantumò il ginocchio nella partita di Serie C1 tra il suo Vicenza e il Rimini allenato dall&#8217;emergente <strong>Arrigo Sacchi</strong>.</p>



<p>Rottura del legamento crociato anteriore, della capsula, del menisco, del collaterale della gamba destra: fu questa la diagnosi, durissima, che pareva compromettere in modo definitivo il futuro del 19enne talento vicentino che pochi giorni prima aveva firmato il contratto con la Fiorentina in Serie A. Il chirurgo  francese <strong>Gilles Bousquet </strong>fece il miracolo e rimise <strong>Baggio </strong>in piedi. Stette un anno fermo. Tornò in campo. Ma ebbe un nuovo infortunio al menisco. Quanti avrebbero saputo rientrare dopo due stop così devastanti a nemmeno 20 anni? </p>



<p>Eppure, <strong>Baggio </strong>non solo ci riuscì. Ma divenne un giocatore di livello mondiale. Guidò la Fiorentina alla finale di Coppa Uefa nel 1990, persa contro la Juventus, sua futura squadra. Si guadagnò i galloni di leader della Nazionale. E nella Juve visse i suoi anni migliori: non solo un talento abbacinante, ma un genio che era capace di qualsiasi prodezza, con una Coppa Uefa vinta da protagonista indiscusso, un Pallone d&#8217;oro e il primo scudetto dell&#8217;era <strong>Lippi</strong>. Anticamera del capolavoro sfiorato di Usa &#8217;94. </p>



<p>In quel periodo, tra il 1993 e il 1994, <strong>Baggio </strong>non aveva rivali al mondo, se non <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/04/24/romario-il-cobra-dellarea-di-rigore.html">Romário </a></strong>nel 1994, ma in un ruolo diverso e più settoriale. Nessun altro calciatore italiano nel dopo Superga è mai stato considerato &#8211; pressoché all&#8217;unanimità &#8211; il miglior calciatore del pianeta per due anni consecutivi come fu <strong>Baggio </strong>in quel biennio magico.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Nessun giocatore ha eguagliato la classe di Roberto Baggio" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/bt33J415Zbc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Poi il suo fisico, sempre claudicante e spesso debilitato, iniziò a presentare il conto. E <strong>Baggio</strong>, dai 28 anni in avanti, visse una seconda fase della carriera meno luminosa eppure ugualmente degnissima, tra stagioni mozzafiato in club medio-piccoli (Bologna e Brescia) e altre poco brillanti (Milan e Inter). Ma sempre con quel legame unico e inscindibile con la maglia azzurra ad accompagnarlo: vedi il <em>climax </em>di Francia &#8217;98 e la mancata &#8211; e, per me, profondamente ingiusta &#8211; convocazione al Mondiale 2002. Quando era tornato da un infortunio gravissimo in soli 76 giorni e tutta l&#8217;Italia spingeva <strong>Trapattoni </strong>per portarlo in Giappone e Corea del Sud.</p>



<p>Ma il <em>Trap </em>non seguì la strada che era stata tracciata vent&#8217;anni prima da <strong>Bearzot </strong>con <em><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/17/la-magia-di-pablito.html">Pablito </a></em><strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/17/la-magia-di-pablito.html">Rossi</a></strong>: lasciò a casa <strong>Baggio </strong>e un&#8217;Italia sulla carta formidabile venne clamorosamente eliminata dalla Corea del Sud negli ottavi di finale, sconfitta da errori di scelte e di gioco prima ancora che dal discutibile operato dell&#8217;arbitro <strong>Byron Moreno</strong>. Ancora recentemente, nel 2023, <strong>Baggio </strong>ha parlato, in alcune interviste, di quella mancata convocazione, indicandola come uno dei momenti più amari della sua carriera.</p>



<p>Amatissimo da tifosi e appassionati, <strong>Baggio </strong>non è stato capito fino in fondo dal sistema, come conferma il lavoro rimasto inutilizzato che la Figc gli aveva commissionato dopo il flop del Mondiale di Sudafrica 2010 per comprendere i motivi della crisi del calcio italiano. <strong>Baggio </strong>lavorò alacremente, giorno e notte, produsse un documento da 900 pagine in cui sviscerava ogni aspetto, dalle difficoltà dei settori giovanili alla fine degli oratori, dalle fatiscenza delle strutture all&#8217;arretratezza di certi insegnamenti, e al contempo propose numerose soluzioni per ripartire. Rimase inascoltato. </p>



<p>Per la cronaca, da allora il calcio italiano continua ad annaspare in acque torbide. Mentre il ricordo di <strong>Baggio </strong>&#8211; così <em>Divino </em>e così fragile al tempo stesso &#8211; continua ad alimentare i sogni di milioni di appassionati del gioco, che non riescono a smettere di pensare alle sue magiche prodezze.</p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>A veder giocare Baggio ci si sente bambini&#8230; Baggio è l&#8217;impossibile che diventa possibile, una nevicata che scende giù da una porta aperta nel cielo.</em></p>



<p><strong>Lucio Dalla</strong></p>
</blockquote>
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		<title>Champions League, bilancio prima fase: super Arsenal, flop Napoli, alieno Mbappé</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/01/30/champions-league-bilancio-prima-fase-super-arsenal-flop-napoli-alieno-mbappe.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 15:32:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025-2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Kylian Mbappé del Real Madrid, miglior calciatore del mondo La prima fase della Champions League 2025-2026 è andata in archivio con lo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><strong>Immagine di copertina:</strong><em> Kylian Mbappé del Real Madrid, miglior calciatore del mondo</em></p>



<p class="has-drop-cap">La prima fase della Champions League 2025-2026 è andata in archivio con lo straordinario primo posto dell&#8217;Arsenal, capace di vincere tutte le partite. Bilancio agrodolce per le italiane: Inter, Atalanta e Juventus si sono qualificate per i playoff, il Napoli è stato eliminato. I playoff si disputeranno il 17 e 24 febbraio, mentre il 10 e 11 marzo si giocherà l&#8217;andata degli ottavi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/618296860_1279637724205326_2748975790352094760_n-1.jpg" alt="" class="wp-image-25894" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/618296860_1279637724205326_2748975790352094760_n-1.jpg 512w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/618296860_1279637724205326_2748975790352094760_n-1-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/TAB-UCL-HD.jpg-1-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-25895" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/TAB-UCL-HD.jpg-1-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/TAB-UCL-HD.jpg-1-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/TAB-UCL-HD.jpg-1-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/TAB-UCL-HD.jpg-1-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/TAB-UCL-HD.jpg-1.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La conferma</h2>



<p></p>



<p>L&#8217;<strong>Arsenal</strong> è stata senz&#8217;altro la squadra migliore. Oltre ad aver vinto tutte le partite, i <em>Gunners </em>&#8211; attualmente in vetta anche alla Premier League &#8211; hanno messo in mostra un calcio moderno, piacevole da vedere sul piano estetico ma anche funzionale. L&#8217;Arsenal è una squadra senza stelle assolute, ma è un gruppo solidissimo e intercambiabile, che premia l&#8217;enorme lavoro portato a termine dal tecnico Arteta, il vero artefice della crescita esponenziale del team negli ultimi anni. I numeri premiano la prima fase degli inglesi in modo incontrovertibile: miglior attacco con 23 reti realizzate e miglior difesa con appena quattro subite.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="732" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/gettyimages-2153706064-1024x732.jpg" alt="" class="wp-image-25896" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/gettyimages-2153706064-1024x732.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/gettyimages-2153706064-300x214.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/gettyimages-2153706064-768x549.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/gettyimages-2153706064-1536x1098.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/gettyimages-2153706064.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mikel Arteta, allenatore dell&#8217;Arsenal, merita solo applausi</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La sorpresa</h2>



<p></p>



<p>Tra le otto che hanno centrato un posto diretto agli ottavi, spiccano i portoghesi dello <strong>Sporting Lisbona</strong>. La formazione allenata da Rui Borges è riuscita a tagliare il traguardo all&#8217;ultima giornata, grazie al successo per 3-2 in casa dell&#8217;Atletico Bilbao, mettendo fuori dalle otto addirittura il Real Madrid sconfitto dai cugini del Benfica. A livello di singoli, tra le più belle sorprese di questa prima fase di Champions, bisogna citare il trequartista classe 2008 del Bayern Monaco <strong>Lennart Karl</strong>. Si tratta di un vero numero 10, piccolo, fantasioso, con un controllo di palla pazzesco, che ha già timbrato gol e assist in questa prima fase e promette forse di ripercorrere le orme dello spagnolo Lamine Yamal, di un anno più grande e già una solida certezza del panorama europeo.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La delusione</h2>



<p></p>



<p>Qualcuno potrebbe dire l&#8217;Olympique Marsiglia di De Zerbi, beffato all&#8217;ultimo secondo dal gol del portiere Trubin, che ha spedito nelle 24 il Benfica di José Mourinho e ha sancito l&#8217;eliminazione dei francesi. Ma la delusione assoluta, rispetto alle premesse iniziali, è senza dubbio il <strong>Napoli </strong>di Antonio Conte. La squadra partenopea arrivava a questa Champions da campione d&#8217;Italia in carica e forte di una campagna estiva di rafforzamento importante. Ha sicuramente pagato un lunghissimo elenco di infortunati, ma anche l&#8217;idiosincrasia del tecnico leccese all&#8217;Europa: Conte si è confermato, una volta di più, tanto efficace nei campionati quanto incapace di andare lontano nelle coppe.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le italiane</h2>



<p></p>



<p>Propendo per un salomonico <strong><em>6,5 </em></strong>per <strong>Inter</strong>, <strong>Atalanta </strong>e <strong>Juventus</strong>, che hanno saputo centrare i playoff senza eccessivi patimenti. L&#8217;Atalanta è stata quella che ha addirittura sfiorato l&#8217;ingresso diretto agli ottavi, ma ha perso terreno sul più bello, nelle ultime due partite. L&#8217;Inter è apparsa meno brillante rispetto alla prima fase della Champions 2024-2025, ma non ha avuto problemi a qualificarsi per i playoff. La Juventus si è ripresa sotto la guida di Spalletti dopo un avvio complesso. Il <strong>Napoli</strong>, invece, merita <strong><em>4,5</em></strong>: è stata in assoluto la grande delusione, incapace persino di arrivare ai playoff.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/59cccd83-3724-46f4-8c89-b08b3778af9c-1024x538.webp" alt="" class="wp-image-25897" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/59cccd83-3724-46f4-8c89-b08b3778af9c-1024x538.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/59cccd83-3724-46f4-8c89-b08b3778af9c-300x158.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/59cccd83-3724-46f4-8c89-b08b3778af9c-768x403.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/59cccd83-3724-46f4-8c89-b08b3778af9c-1536x806.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/59cccd83-3724-46f4-8c89-b08b3778af9c.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Antonio Conte a testa bassa</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il protagonista</h2>



<p></p>



<p>Un nome su tutti: <strong>Kylian Mbappé</strong>. È vero che il Real Madrid non è riuscito per un soffio a entrare nelle otto, ma lui ha fatto in pieno la sua parte e anche di più. Con 13 gol segnati è capocannoniere assoluto della manifestazione. In Liga viaggia alla media di oltre un gol a partita. E in un Real che non sempre riesce ad essere squadra, lui è la luce costantemente accesa sulla via del gol. In questo momento non c&#8217;è dubbio alcuno sul fatto che Mbappé sia con margine il miglior calciatore del mondo.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La top 11</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="940" height="788" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/SCALONI-Argentina.png" alt="" class="wp-image-25890" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/SCALONI-Argentina.png 940w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/SCALONI-Argentina-300x251.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/SCALONI-Argentina-768x644.png 768w" sizes="(max-width: 940px) 100vw, 940px" /></figure>
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		<title>1978-1979: Inter-Juventus 2-1</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/01/06/1978-1979-inter-juventus-2-1.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2026 10:17:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anni 60 e 70]]></category>
		<category><![CDATA[1978-1979]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Beccalossi contrastato da Gentile È la 26ª giornata di campionato e a San Siro si affrontano Inter e Juventus per la grande [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Beccalossi contrastato da Gentile</em></p>



<p class="has-drop-cap">È la 26ª giornata di campionato e a San Siro si affrontano Inter e Juventus per la grande classica del calcio italiano. <b>Dopo un primo tempo di leggero predominio e vantaggio bianconero, nella ripresa i nerazzurri di casa ribaltano l&#8217;inerzia e l&#8217;incontro</b>. L&#8217;Inter fa sua la partita soprattutto a centrocampo, dove il duo Marini-Beccaoossi mette in crisi i dirimpettai juventini. A fine stagione lo scudetto andrà al Milan, con la Juventus terza e l&#8217;Inter quarta.</p>



<p><a name="more"></a></p>



<p><b>Inter:</b> Bordon &#8211; Pasinato, Baresi, Bini, Fedeli &#8211; Muraro, Oriali, Marini (st 44&#8242; Occhipinti), Fontolan &#8211; Beccalossi &#8211; Altobelli.<br><b>Juventus:</b> Zoff &#8211; Gentile, Scirea, Brio &#8211; Cuccureddu, Tardelli, Causio, Fanna, Cabrini &#8211; Virdis (pt 22&#8242; Furino), Bettega.</p>



<p><b>Primo tempo</b><br><b>2&#8242;</b> Inter subito pericolosa: Altobelli di testa incorna un cross di Beccalossi, palla alta.<br><b>4&#8242;</b> gran tiro di Gentile da destra, Bordon alza in corner. Avvio pimpante di partita.<br><b>5&#8242;</b> cross di Muraro da destra, Altobelli si gira e scocca un diagonale velenoso, palla fuori di un soffio.<br><b>16&#8242; GOL JUVENTUS</b> Fallo al limite di Baresi su Bettega: Causio tocca la punizione per Cuccureddu, missile rasoterra e palla in rete.<br><b>27&#8242;</b> punizione di Causio da destra, colpo di testa di Bettega: a lato. Meglio la Juve dopo il gol.<br><b>28&#8242;</b> cross di Pasinato da destra, colpo di testa in tuffo di Oriali, Zoff vola e con un incredibile colpo di reni toglie la palla dall&#8217;angolino.<br><b>32&#8242;</b> conclusione da fuori di Fanna, Bordon c&#8217;è.<br><b>42&#8242;</b> bella azione dell&#8217;Inter, cross di Muraro da destra, Beccalossi gira di prima in porta, pallone a lato di un metro.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="429" height="330" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/cuccureddu.jpg" alt="" class="wp-image-25713" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/cuccureddu.jpg 429w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/01/cuccureddu-300x231.jpg 300w" sizes="(max-width: 429px) 100vw, 429px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cuccureddu, autore del gol juventino</figcaption></figure>



<p></p>



<p><b>Secondo tempo</b><br><b>2&#8242;</b> Altobelli in area si libera bene di Brio e Scirea e calcia a mezza altezza, Zoff devia in angolo.<br><b>5&#8242;</b> occasion per la Juve, cross di Fanna da destra, Bettega manca la deviazione vincente solo davanti a Bordon.<br><b>7&#8242;</b> cross di un calciatore dell&#8217;Inter da sinistra, Muraro colpisce di testa, Zoff c&#8217;è.<br><b>9&#8242; GOL INTER</b> Triangolo Baresi-Altobelli-Baresi, che entra in area e batte Zoff in uscita.<br><b>13&#8242; GOL INTER</b> Pasinato batte una punizione a destra per Baresi, palla in area messa fuori dalla difesa juventina, conclusione di Fontolan impallata, Beccalossi controlla in area piccola e fulmina Zoff. Micidiale uno-due dell&#8217;Inter in pochi minuti<br><b>15&#8242;</b> Fedele per Oriali, tracciante velenoso da fuori, Zoff si allunga e devia in corner. Dall&#8217;angolo tentativo in rovesciata di Altobelli, ancora Zoff blocca. Juventus in tilt, l&#8217;Inter sta dominando adesso.<br><b>22&#8242; </b>punizione per la Juve dal limite: Causio tocca a Cuccureddu, rasoterra potente che si infrange sulla barriera, si accende una mischia, tentativo in rovesciata di Tardelli, Bini salva sulla linea. La Juventus batte poi velocemente una rimessa laterale nel prosieguo dell&#8217;azione, colpo di testa in tuffo ancora di Tardelli, traversa. Juve vicinissima al pareggio.<br><b>24&#8242;</b> contropiede dell&#8217;Inter, ci prova Muraro da fuori, Zoff neutralizza. Il match rimane godibile e a buoni ritmi.<br><b>29&#8242;</b> Cuccureddu ci prova da fuori, Bordon blocca.<br><b>32&#8242;</b> assolo di Beccalossi, che avanza sul lato destro, entra in area, salta Cabrini e mira con il sinistro sul primo palo, Zoff respinge di piede.<br><b>39&#8242;</b> Causio libera Cabrini in area, diagonale a mezza altezza, Bordon respinge. La Juventus sta producendo il massimo sforzo per cercare di pareggiare.</p>



<p><b><u>LE PAGELLE INTER</u></b><br><b>IL MIGLIORE BECCALOSSI 7:</b> viaggia un po&#8217; a intermittenza, ma mette la firma sulla vittoria dei suoi. Oltre al gol di rapina, si fa notare per la visione di gioco, il tocco raffinato e alcune iniziative palla al piede che creano non pochi grattacapi alla difesa juventina.<br><b>Baresi 6,5:</b> prestazione solida nel ruolo di stopper, macchiata solo dal fallo che porta alla punizione dell&#8217;1-0 juventino. Poi però si riscatta alla grande, timbrando il pari al termine di uno splendido triangolo in corsa con Altobelli.<br><b>Marini 6,5:</b> è il faro della manovra interista, tutti palloni transitano dai suoi piedi. Ne lavora e ne smista davvero una caterva.<br><b>Altobelli 6,5:</b> ha le polveri un po&#8217; bagnate, ma si rende utilissimo lo stesso con un grande lavoro di sponda. Confeziona in slalom con Baresi il gol dell&#8217;1-1.</p>



<p><b><u>LE PAGELLE JUVENTUS</u></b><br><b>IL MIGLIORE ZOFF 7:</b> se la Juve limita il passivo a sole due reti, il merito è suo. Compie almeno tre interventi da applausi, di cui uno su un colpo di testa in tuffo di Oriali particolarmente impegnativo. Perfetto nelle uscite, sempre sicuro nella gestione del reparto.<br><b>Causio 6,5:</b> da regista mette in mostra invidiabile senso geometrico ed eleganza, raffinando l&#8217;intera manovra dei suoi. Tocca a Cuccureddu la punizione del vantaggio. E anche quando si mette in proprio è sempre un elemento da tenere d&#8217;occhio.<br><b>Scirea 6:</b> alcune buone chiusure, si fa saltare da Altobelli in una circostanza, ma per il resto disputa un match ordinato, senza infamia e senza lode. Infortunatosi dopo uno scontro con Muraro, finisce la sua partita all&#8217;ala, sostituito nel ruolo di libero dall&#8217;indomito <b><i>Gentile</i></b> (voto <b><i>6,5</i></b>).<br><b>Bettega 5,5:</b> dopo l&#8217;uscita di Virdis per infortunio e l&#8217;ingresso di un mediano (<b><i>Furino</i></b>, prova scialba, voto <b><i>5</i></b>) rimane l&#8217;unico riferimento offensivo dei bianconeri. Si procura la punizione del vantaggio e prova a farsi largo nelle maglie della difesa interista con scarso costrutto.<br><b>Tardelli 5,5:</b> non particolarmente brillante né efficace, mancano la sua consueta verve e il suo consueto dinamismo nel far ripartire l&#8217;azione e nell&#8217;inserirsi in area avversaria.<br><b>Cabrini 5,5:</b> si sveglia un po&#8217; nel finale, ma la sua prestazione risulta davvero povera di contenuti. Spinge poco e in difesa viene saltato agevolmente da Beccalossi: per sua fortuna c&#8217;è San Dino a vegliare su di lui&#8230;</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="1978-79 (26^ - 14-04-1979) INTER-Juventus 2-1 [Cuccureddu,G.Baresi,Beccalossi] 90°Minuto RaiSport" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Bor6pp_Lk9Q?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>1963-1964 Spareggio: Bologna-Inter 2-0</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/12/03/1963-1964-spareggio-bologna-inter-2-0.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anni 60 e 70]]></category>
		<category><![CDATA[1964]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: l&#8217;esultanza dei giocatori bolognesi È lo spareggio che assegna lo scudetto 1963-1964. Si gioca a Roma il 7 giugno. Inter e Bologna [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: l&#8217;esultanza dei giocatori bolognesi</em></p>



<p class="has-drop-cap">È lo spareggio che assegna lo scudetto 1963-1964. <b>Si gioca a Roma il 7 giugno</b>. Inter e Bologna hanno concluso il campionato a pari punti ed è necessaria così una sfida extra per decretare il nuovo campione d&#8217;Italia. <b>Si impone, un po&#8217; a sorpresa, il Bologna</b>. Il <b>successo</b> degli emiliani è comunque <b>meritato</b>: la squadra di Bernardini si chiude bene e costruisce più occasioni, mentre l&#8217;Inter tiene maggiormente il possesso palla, ma sbatte sovente contro l&#8217;attenta difesa bolognese.</p>



<p><a name="more"></a></p>



<p><b>Bologna:</b> Negri &#8211; Janich &#8211; Capra, Furlanis, Tumburus, Pavinato &#8211; Bulgarelli, Fogli, Haller &#8211; Perani, Nielsen.<br><b>Inter:</b> Sarti &#8211; Picchi &#8211; Burgnich, Guarneri, Facchetti &#8211; Jair, Tagnin, Suarez, Corso &#8211; Mazzola, Milani.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="614" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/bologna-inter-1964-1-1024x614.jpg" alt="" class="wp-image-25396" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/bologna-inter-1964-1-1024x614.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/bologna-inter-1964-1-300x180.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/bologna-inter-1964-1-768x461.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/bologna-inter-1964-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">I capitani Pavinato e Picchi prima del match</figcaption></figure>



<p></p>



<p><b>Primo tempo</b><br><b>17&#8242;</b> Fogli innesca in area Nielsen, che si gira e calcia sul primo palo: fuori. Match finora molto tattico.<br><b>19&#8242;</b> punizione a due in area per il Bologna: Perani tocca ad Haller, tiro rasoterra, deviazione pericolosa di Suarez, la palla esce sul fondo dopo aver sfiorato la traversa.<br><b>22&#8242;</b> Furlanis anticipa Mazzola e verticalizza per Nielsen, sinistro di prima intenzione, blocca Sarti. Sta crescendo il Bologna.<br><b>23&#8242;</b> Perani serve Nielsen, che salta due uomini e calcia di sinistro, grande risposta di Sarti che devia in angolo.<br><b>27&#8242;</b> conclusione da fuori di Jair un po&#8217; velleitaria, Negri c&#8217;è. Primo squillo comunque dell&#8217;Inter.<br><b>39&#8242;</b> Tagnin per Milani, rasoterra velenosissimo da fuori, pallone a lato non di molto. Finora è l&#8217;occasione migliore per i nerazzurri.</p>



<p><b>Secondo tempo</b><br><b>3&#8242;</b> tentativo di Facchetti da fuori, Negri alza in corner.<br><b>14&#8242;</b> Bulgarelli sulla trequarti serve Fogli, missile violento rasoterra, prodigiosa risposta di Sarti che salva l&#8217;Inter.<br><b>16&#8242;</b> Furlanis da destra crossa per Nielsen, che viene contrato in angolo all&#8217;ultimo momento, la palla sfila a lato non di molto.<br><b>17&#8242;</b> bella azione corale dell&#8217;Inter: Suarez avanza e innesca Mazzola, da questi a Milani, conclusione in area di prima intenzione: fuori.<br><b>26&#8242;</b> punizione dal limite di Corso, conclusione temibile, Negri neutralizza in due tempi.<br><b>30&#8242; GOL BOLOGNA</b> Fallo di Picchi su Haller al limite: Bulgarelli tocca la punizione per Fogli, rasoterra non potente però angolato, Sarti è un po&#8217; sorpreso e la palla si infila in rete.<br><b>32&#8242;</b> corner da sinistra per il Bologna: triangolo Haller-Perani-Haller, conclusione da posizione defilata del centrocampista tedesco, fuori non di molto. I felsinei hanno preso fiducia, Inter alle corde.<br><b>35&#8242;</b> da Haller a Perani a Fogli, assist a Nielsen, che si accentra e calcia: alto. Bologna sul velluto.<br><b>39&#8242; GOL BOLOGNA</b> Geniale verticalizzazione di Fogli per Nielsen, che brucia il suo marcatore e fredda Sarti in uscita.<br><b>44&#8242;</b> punizione a due nell&#8217;area bolognese per un fallo di Perani su Facchetti: Corso tocca a Suarez, sventola di prima intenzione: alto.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="BOLOGNA INTER 2-0 SPAREGGIO SCUDETTO 1964" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/qm9tyRNTGb8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p class="has-text-align-center">Gli highlights dell&#8217;incontro</p>



<p><b><u>LE PAGELLE BOLOGNA</u></b><br><b>IL MIGLIORE FOGLI 7,5:</b> è l&#8217;uomo del match. Fa le prove generali del gol con un bel rasoterra che chiama Sarti al grande intervento, poi beffa il portiere nerazzurro su punizione. E non contento pesca Nielsen per il 2-0 con un filtrante geniale. Determinante.<br><b>Haller 7:</b> cresce con il passare dei minuti dopo un primo tempo sonnacchioso. Ispira le azioni offensive del Bologna agendo tra le linee. Qualità, dinamismo e senso del gioco.<br><b>Janich 7:</b> leader di una difesa che rischia poco, si fa sempre trovare al posto giusto nel momento giusto, governando il reparto con grande autorevolezza.<br><b>Bulgarelli 6,5:</b> inizio un po&#8217; in sordina, poi come Haller emerge nel secondo tempo. Dà a Fogli la palla dell&#8217;1-0. Centrocampista completo e universale, che abbina qualità, corsa e sacrificio tattico.<br><b>Nielsen 6,5:</b> molto ispirato sulle prime, mette a ferro e fuoco la difesa interista. Poi rientra nei ranghi. Nel finale di partita torna a fare la voce grossa e infila di rapina il gol della sicurezza.</p>



<p><b><u>LE PAGELLE INTER</u></b><br><b>IL MIGLIORE SUAREZ 6,5:</b> contro il forte centrocampo bolognese non ha vita facile, però non sfigura affatto. Tocca una quantità industriale di palloni, ne sbaglia qualcuno, ma è l&#8217;architrave di tutto il gioco nerazzurro. Tenta anche la soluzione personale con scarsi risultati.<br><b>Picchi 6,5:</b> il migliore dell&#8217;Inter sarebbe lui, che in chiusura è sempre pulitissimo e non sbaglia una lettura. Però provoca, forse un po&#8217; ingenuamente, la punizione che porta all&#8217;1-0 di Fogli: errore decisivo.<br><b>Facchetti 5,5:</b> lavora bene in fase difensiva, ma appare un po&#8217; timido e contratto in quella di spinta. Pomeriggio non indimenticabile.<br><b>Jair-Mazzola-Milani 5:</b> bocciato su tutta la linea l&#8217;attacco interista. Il brasiliano si eclissa dopo un avvio discreto; Sandrino gira molto al largo e non lascia tracce; Milani si divora forse le due migliori occasioni da gol per l&#8217;Inter.</p>
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		<title>Nato per imporsi: trionfi, ombre e &#8220;caudillismo&#8221; di Daniel Passarella</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/10/01/nato-per-imporsi-trionfi-ombre-e-caudillismo-di-daniel-passarella.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marcello Brescia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 17:02:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
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<p class="has-drop-cap">Oggigiorno il termine &#8220;<em>caudillo</em>&#8220;, assecondando il consueto (e insopportabile) eurocentrismo che ci contraddistingue, viene quasi automaticamente associato a un personaggio oscuro e controverso come <strong>Francisco Franco</strong>, che per quasi 40 anni rese la Spagna un governo autoritario e centralizzato. Il fenomeno del &#8220;<em>caudillismo</em>&#8221; tuttavia non si sviluppò nella Penisola Iberica, bensì nell&#8217;America Ispanica, oltre un secolo prima dell&#8217;avvento del &#8220;<em>franchismo</em>&#8220;. All&#8217;inizio dell&#8217;800 infatti, la corona di Spagna dovette fare i conti con un problema non da poco alla periferia dell&#8217;impero: le colonie del Nuovo Mondo, da Città del Messico a Montevideo, reclamavano la propria autonomia, e per ottenerla erano disposte a mettersi il coltello tra i denti.</p>



<p>Il conflitto era ormai inevitabile, e dopo oltre 20 anni di sangue versato in nome dell&#8217;indipendenza, gli insurrezionisti latini riuscirono a sottrarsi definitivamente al giogo della monarchia spagnola. Le conseguenze della guerra tuttavia sono facilmente intuibili, a partire dalla debolezza istituzionale; ad approfittare di questo vuoto di potere furono figure legate al mondo bellico, i &#8220;<em>caudillos</em>&#8220;, carismatici capi militari capaci di convertirsi in leader politici dopo essersi impadroniti del potere con la forza. Alcuni di questi individui, come il messicano <em><strong>Pancho Villa</strong></em>, divennero vere e proprie figure di culto nell&#8217;immaginario collettivo <em>ispanoamericano</em>, a tal punto che il retaggio culturale del <em>caudillismo </em>è penetrato rapidamente nell&#8217;epica del calcio <em>rioplatense </em>del XX° secolo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="250" height="337" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Passarella_1981.jpg" alt="" class="wp-image-25098" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Passarella_1981.jpg 250w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Passarella_1981-223x300.jpg 223w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /><figcaption class="wp-element-caption">Daniel Passarella in maglia River Plate</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Sul rettangolo verde infatti, per &#8220;<em>caudillo</em>&#8221; si intende un difensore centrale (spesso e volentieri con la fascia di capitano al braccio) in grado di guidare l&#8217;intera squadra con leadership e ferocia agonistica. Ecco, secondo <strong>Federico Buffa</strong>, la storia della <em>pelota</em>, limitatamente all&#8217;America di lingua spagnola, incorona 4 grandi <em>caudillos</em>, qui elencati in ordine cronologico: l&#8217;uruguaiano <strong>José Nasazzi</strong>, il peruviano <strong>Héctor Chumpitaz</strong>, il cileno <strong>Elías</strong> <strong>Figueroa</strong>, e l&#8217;argentino <strong>Daniel Passarella</strong>. Quest&#8217;ultimo, rispetto ai suoi predecessori, ha incarnato un modello calcistico leggermente differente, e non privo di contraddizioni.</p>



<p>Se ad esempio uno come <em>Don Elías</em> (<a href="https://gameofgoals.it/2021/10/11/i-caudillos-del-sudamerica-elias-figueroa-vs-daniel-passarella.html">che già in passato era stato messo in confronto a Passarella qui su GoG</a>) rappresentava l&#8217;archetipo del cavaliere senza macchia e senza paura, Daniel qualche macchia invece ce l&#8217;aveva eccome. Abituato a nutrirsi del timore degli avversari, e del rispetto dei propri compagni, Passarella per certi versi è stato la trasposizione calcistica di <strong>Sentenza</strong> (&#8220;Angel Eyes&#8221; in lingua originale), l&#8217;antagonista de &#8220;Il buono, il brutto, il cattivo&#8221;, film western per eccellenza nell&#8217;immaginario collettivo. Forse il paragone con un pistolero freddo e spietato potrà non sembrare lusinghiero, però fateci caso: in quanto a magnetismo, il personaggio interpretato da Lee Van Cleef vi sembra poi così diverso dall&#8217;ex capitano dell&#8217;Argentina?</p>



<p>Nell&#8217;ascesa di Passarella possiamo individuare una prima pietra miliare: è il 1973, e il Sarmiento, la prima squadra di club di colui che diventerà &#8220;<em>El Gran Capitán</em>&#8220;, disputa un&#8217;amichevole contro la <em>Selección</em>, ai tempi guidata da <strong>Omar Sívori</strong>. Il giorno prima della partita, il <em>Cabezón</em> e Passarella si incontrano: a fare da &#8220;intermediario&#8221; tra i due è <strong>Raúl Hernández</strong>, amico dell&#8217;ex fantasista della Juventus, e tecnico del Sarmiento, il primo ad aver mai creduto nelle grandi doti di Daniel.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Daniel Passarella, El Caudillo [Skills &amp; Goals]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/MjY2fINvMDo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Quest&#8217;ultimo, senza alcun preavviso, deve rispondere a una domanda totalmente inaspettata, ma quantomai lusinghiera postagli da Hernández: «Nell&#8217;amichevole di domani vuoi giocare nel Sarmiento o nella Nazionale?». Ripresosi dal comprensibile shock iniziale, Passarella si ricompone, e risponde lasciando entrambi di sasso: «Preferisco giocare nel Sarmiento. Se domani dovessi fare una bella partita nella Nazionale, probabilmente tutti quanti direbbero che me la sarò cavata grazie ai compagni di reparto più esperti ed affermati della <em>Selección</em>. Se invece giocherò bene con la maglia del Sarmiento, allora il merito della prestazione sarà doppiamente mio!».</p>



<p>Non stupisce dunque che un ragazzo con questa personalità, nel giro di un paio d&#8217;anni, riesca a impadronirsi della fascia da capitano del River Plate e dell&#8217;<em>Albiceleste</em>. Passarella diventa infatti il volto principale di una nuova scintillante generazione calcistica pronta a risollevare le sorti dei <em>Millonarios</em> (da quasi 20 anni assenti sul trono d&#8217;Argentina), e della Nazionale, reduce dal fragoroso fiasco ai Mondiali del 1974. Il primo step riesce alla perfezione, come testimoniato dai 7 campionati vinti dal <em>Caudillo </em>con la maglia del River (di cui 4 edizioni del Metropolitano, nel 1975, &#8217;77, &#8217;79 e &#8217;80, e 3 edizioni del Nacional nel &#8217;75, &#8217;79 e &#8217;81). </p>



<p>Sul Mondiale del 1978 invece, per motivi sociopolitici e non solo, andrebbe scritto un racconto a sé stante. In ogni caso, <strong>Videla</strong> o non <strong>Videla</strong>, l&#8217;Argentina si presenta ai nastri di partenza con una squadra fortissima, la migliore mai assemblata fino a quel momento per una rassegna iridata nel dopoguerra. Il ct <strong>César Luis Menotti</strong> affida le chiavi del proprio gruppo al blocco-River Plate: nell&#8217;11 titolare schierato nella finalissima contro l&#8217;Olanda, ben 4 giocatori (<strong>Fillol, </strong>Passarella, <strong>Luque </strong>ed <strong>Ortiz</strong>) militano nei <em>Millonarios</em>. L&#8217;uomo-copertina è ovviamente il capocannoniere <strong>Mario Kempes</strong>, ma il centro di gravità permanente di quel gruppo non può che essere Passarella, che a 25 anni e 31 giorni diventa il calciatore più giovane ad aver mai alzato la Coppa del Mondo da capitano (record che resiste ancora oggi &#8211; per leggere il resoconto della finale contro l&#8217;Olanda, clicca <a href="https://gameofgoals.it/2014/02/20/1978-finale-argentina-olanda-3-1.html">qui</a>).</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Passarella_Videla-Argentina1978.jpg" alt="" class="wp-image-25100" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Passarella_Videla-Argentina1978.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Passarella_Videla-Argentina1978-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Passarella_Videla-Argentina1978-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Passarella sfila davanti ai generali dopo la vittoria del Mondiale &#8217;78</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Passarella disputa un torneo sontuoso, affiancandosi a <strong>Bobby Moore</strong> e <strong>Beckenbauer</strong> nella Hall of Fame dei grandi leader difensivi della storia dei Mondiali. Rispetto ai propri colleghi europei, decisamente più &#8220;gentiluomini&#8221; di lui, il capitano dell&#8217;Argentina può però far valere un argomento di superiorità: il suo micidiale piede mancino, e doti d&#8217;elevazione insospettabili per un calciatore di 1,77 m, lo rendono un asso nella manica anche a ridosso dell&#8217;area di rigore avversaria. La testimonianza di uno dei nostri più grandi stopper quale <strong>Fulvio Collovati</strong>, che lo incrociò ai Mondiali del 1982, basta e avanza per rendere onore al fuoriclasse sudamericano: «Sui corner dovevo anche occuparmi di Passarella. Un brutto cliente. È stato uno dei giocatori, attaccanti compresi, che mi ha maggiormente impegnato nel gioco aereo, aveva un mestiere pazzesco. Ti appoggiava il gomito sulla spalla, rimanevi inchiodato a terra e non lo prendevi più».</p>



<p>Neanche il <em>Caudillo </em>tuttavia può sottrarsi allo sbarco in Serie A, che negli anni &#8217;80 diventa una tappa obbligatoria per tutti i migliori calciatori al mondo. Passarella vi approda a 29 anni, proprio nell&#8217;estate della bruciante sconfitta contro l&#8217;Italia al <em>Mundial </em>spagnolo, e dimostra di avere ancora tante cartucce da sparare. Avevamo già accennato alle sue notevoli capacità balistiche, giusto? Ecco, i tifosi della Fiorentina di una certa età ricorderanno benissimo le sue fucilate da fuori area, o i suoi calci di punizione al veleno, in particolare nella stagione 1985/86; Daniel infatti, che era anche un ottimo rigorista, in quell&#8217;annata segna ben 11 gol, stabilendo un nuovo record di prolificità per un difensore in un singolo campionato di Serie A.</p>



<p>Nonostante le grosse soddisfazioni individuali tuttavia, in quelle 4 stagioni la Fiorentina ottiene risultati molto altalenanti, non riuscendo mai a competere concretamente per lo scudetto. Se nel suo nuovo club Passarella rimane indubbiamente il <em>Líder Máximo</em> della squadra, in Nazionale la situazione è invece ben diversa: il ciclo di Menotti è ormai giunto al termine, e il nuovo tecnico <strong>Carlos Bilardo</strong>, nel percorso di avvicinamento ai Mondiali del 1986, inizia a far respirare aria di cambiamenti. Per il <em>Narigón</em> infatti, il nuovo Re Sole della sua Argentina non è più l&#8217;ex capitano del River Plate, bensì un altro ragazzo mancino dalla personalità straripante, persino superiore a quella di Daniel.</p>



<p>I forti dissapori personali tra <strong>Maradona </strong>e <strong>Passarella</strong>, ed il simbolico passaggio di consegne tra i due (a partire dalla fascia di capitano, che <strong>Bilardo </strong>affida al <em>Pibe de Oro</em>), segnano di fatto la fine della parabola del <em>Caudillo </em>in Nazionale. L&#8217;ultima presenza del fu <em>Gran Capitán</em> con la maglia <em>albiceleste </em>risale infatti al 4 maggio 1986, in uno dei test pre-Mondiali contro Israele. Pur venendo convocato, in Messico Passarella non scenderà in campo neanche per un minuto, alle prese con problemi intestinali prima, e con un infortunio al polpaccio poi. Come sia andato quel torneo per l&#8217;Argentina, trascinata da un <em>barillete </em>mai così<em> cósmico</em>, lo sanno praticamente tutti. Al <em>Caudillo </em>bicampione del mondo (tuttora l&#8217;unico calciatore non brasiliano o italiano a potersi fregiare di questo titolo) non resta che trascorrere 2 stagioni di lento declino nell&#8217;Inter, prima di chiudere definitivamente baracca e burattini da trentaseienne nel 1989, con la maglia del suo amato River Plate.</p>



<p></p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="681" data-id="25103" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/passarella-fiorentina.jpg" alt="" class="wp-image-25103" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/passarella-fiorentina.jpg 1000w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/passarella-fiorentina-300x204.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/passarella-fiorentina-768x523.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Passarella in maglia Fiorentina</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="687" data-id="25104" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Passarella-Inter-1-1024x687.jpg" alt="" class="wp-image-25104" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Passarella-Inter-1-1024x687.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Passarella-Inter-1-300x201.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Passarella-Inter-1-768x515.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/10/Passarella-Inter-1.jpg 1192w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Passarella all&#8217;Inter con Trapattoni</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>A quasi 40 anni di distanza dalla sua ultima partita da calciatore (ironia della sorte, un <em>Superclásico</em> contro il Boca Juniors, in cui si fece espellere), possiamo affermare che Passarella abbia tentato in tutti i modi di macchiare la sua stessa immagine, sia come allenatore che come dirigente, riuscendoci alla perfezione. Molti dei suoi compatrioti infatti, criticano tuttora la sua gestione della Nazionale argentina nel suo quadriennio da ct dal 1994 al 1998; il <em>Caudillo </em>tentò infatti di imporre una disciplina da caserma, scontrandosi con alcuni dei leader della <em>Selección</em> (<strong>Batistuta</strong>, <strong>Redondo</strong>, <strong>Caniggia </strong>e via dicendo), rei di non volersi tagliare i capelli (!) come imposto dall&#8217;allenatore. Ancor più imbarazzante fu una sua dichiarazione in un&#8217;intervista nel 1995, in cui affermò che da tecnico dell&#8217;<em>Albiceleste</em> non avrebbe mai convocato nessun calciatore omosessuale&#8230;</p>



<p>Disastri ben peggiori avrebbe combinato in seguito, una volta diventato presidente del River Plate nel dicembre 2008: fu proprio durante la sua amministrazione che i <em>Millonarios</em>, nel 2011, dovettero bere l&#8217;amaro calice della prima retrocessione della propria gloriosa storia. L&#8217;onta fu talmente grossa da condannare Passarella a un&#8217;inevitabile <em>damnatio memoriae</em> da parte di una fetta consistente della tifoseria biancorossa; basti pensare che nel 2021, in occasione del 120° compleanno del club, i profili ufficiali del River non lo inclusero in nessun video celebrativo, destando un certo scalpore in Argentina.</p>



<p>Tuttavia, nonostante il suo stesso popolo gli abbia (comprensibilmente) voltato le spalle, la pochezza extra-campo di Passarella non potrà mai offuscarne il ruolo di primo piano nella storia del calcio giocato; a ribadirlo non è chi scrive, bensì due figure di discreta rilevanza in quest&#8217;ambito, di cui riportiamo le rispettive citazioni.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Il miglior difensore che abbia mai visto. Colpiva di testa in tutte e due le aree meglio di chiunque altro, qualcosa che manca al calcio argentino di oggi. Il nostro rapporto fuori dal campo non ha niente a che vedere di quello che penso di lui come calciatore</em>.</p>
<cite><strong>Diego Armando Maradona</strong>, &#8220;<em>Yo soy el Diego</em>&#8220;, 2000</cite></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>In questa squadra secondo me manca un altro difensore centrale. Il problema è che non so chi toglierei per fargli spazio. Personalmente avrei aggiunto Daniel Passarella</em>. <em>Era un giocatore fantastico, mobile e aggressivo, e penso che si sarebbe completato alla perfezione in coppia con Beckenbauer</em></p>



<p><strong>Sir Alex Ferguson</strong> riferendosi al <em>Dream Team </em>selezionato da <em>France Football </em>nel 2020</p>
</blockquote>
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		<title>I tedeschi dell&#8217;Inter: dieci poderosi panzer o dieci piccoli indiani?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Raspanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 20:26:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: &#160;Lothar Matthäus, Jürgen Klinsmann e Andreas Brehme, pilastri dell&#8217;Inter Il rapporto che c’è stato negli anni tra l’Inter e i giocatori tedeschi, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/08/12/i-tedeschi-dellinter-dieci-poderosi-panzer-o-dieci-piccoli-indiani.html">I tedeschi dell&#8217;Inter: dieci poderosi panzer o dieci piccoli indiani?</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: &nbsp;Lothar Matthäus, Jürgen Klinsmann e Andreas Brehme, pilastri dell&#8217;Inter</em></p>



<p class="has-drop-cap">Il rapporto che c’è stato negli anni tra l’Inter e i giocatori tedeschi, a partire dagli anni sessanta del secolo scorso è stato costante ma piuttosto raro. Potremmo definirlo perlopiù prudenziale e imparagonabile, per esempio a ciò che riguarda quello con i giocatori argentini. A fronte dei dieci teutonici degli ultimi settant’anni, anche un po’ meno, contiamo ben cinquanta gauchos o anche, per esempio, quarantaquattro brasiliani. È vero che, storicamente, il calcio italiano ha sempre guardato con maggiore attenzione le bancarelle sudamericane di quelle europee al mercato pedatorio e il biscione non costituisce certo un’eccezione in questo senso. </p>



<p>Da <strong>Szymaniak </strong>a <strong>Bisseck</strong>, la società nerazzurra ha pescato nel calcio di Germania <em>cum granu salis</em> e certamente non sempre benissimo, anche se, forse un po’ perfino paradossalmente, c’è stata nella storia addirittura una ’Inter tedesca’. Fu quella a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, una squadra che sembrava destinata a incidere parecchio nei campionati nostrani come in Europa e che invece si sciolse come neve al sole tra equivoci tattici e quelle polemiche interne, immancabili nel mondo nerazzurro. </p>



<p>Contestualizzando in chiave storica e teutonica, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/07/3282.html">Giovanni Trapattoni</a></strong>, già giocatore simbolo milanista e allenatore vincente juventino, era approdato sorprendentemente alla panchina interista e compì, nel campionato 88-89 un vero capolavoro sportivo. Con una squadra considerata non di primissima fascia, vinse lo scudetto conquistando 58 dei 68 punti a disposizione, un vero record. Considerando che allora il campionato constava di 18 squadre e che la vittoria valeva 2 punti invece degli attuali 3, l’Inter è come se oggi conquistasse 98 punti con una squadra di buon ma non eccelso livello in un torneo in cui militavano, da favoriti, squadroni come il Milan olandese di <strong>Sacchi </strong>o il Napoli sudamericano di <strong>Ottavio Bianchi</strong> e di <strong>Maradona</strong>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="712" height="402" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/matthaus-trapattoni.webp" alt="" class="wp-image-24827" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/matthaus-trapattoni.webp 712w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/matthaus-trapattoni-300x169.webp 300w" sizes="(max-width: 712px) 100vw, 712px" /><figcaption class="wp-element-caption">Trapattoni e Matthäus</figcaption></figure>



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<p>Il segreto del motore di quella Inter è da ricercare soprattutto in una coppia di giocatori tedeschi arrivati in un modo un po’ rocambolesco e di cui ci occuperemo in modo più approfondito parlando direttamente di loro: <strong>Lothar Matthäus</strong> e <strong>Andreas Brehme</strong>. Non erano certo quelle teutoniche le uniche frecce nell’arco del <em>Trap</em>: <strong>Zenga</strong>, <strong>Bergomi</strong>, <strong>Ferri </strong>e il nuovo arrivato <strong>Berti </strong>erano giocatori di spessore, ma tra di essi il posto più rilevante lo occupò un attaccante argentino umile e preziosissimo:<strong> Ramon Diaz</strong>. Arrivato in prestito da Firenze dopo essersi messo in mostra ad Avellino, riuscì a formare con <strong>Serena </strong>una coppia d’attacco magnifica quanto prolifica.</p>



<p>Perché parliamo di <strong>Diaz </strong>nel contesto dell’Inter tedesca? Perché fu proprio l’innamoramento incontenibile che i dirigenti interisti ebbero per i panzer vincenti di quell’epoca a germanizzare ancor di più la squadra. C’era infatti a Stoccarda un attaccante scaltro, giovane e biondo che sembrava fatto apposta per completare un trio germanico in grado di contrastare ancor meglio quello olandese dei cugini rossoneri:<strong> Jurgen Klinsmann</strong>, il nuovo <strong>Rummenigge</strong>.</p>



<p>Come resistere alla tentazione? Come fermare i panzer tedeschi che circondano San Siro e assicurano trionfi a raffica? Arriva il biondo rubacuori simpatico ed estroverso, ma c’è un problema che sembra, ahimè, un problemino: il numero massimo di stranieri tesserabili e impiegabili nel 1990 è di tre… In via Durini hanno pochi dubbi, il sacrificato è <strong>Ramon Diaz</strong>, che non viene riscattato tornando in viola, e quindi la germanizzazione è inarrestabile e diventerà certamente un marchio di vittoria. Manca solo che il tedesco diventi la lingua ufficiale ad Appiano Gentile…</p>



<p>L’Inter Tedesca, come detto, sarà un flop colossale e anche in quell’estate del 1989 viene commesso uno degli errori tipici e storici della dirigenza interista, da chiunque sia retta. Toccare o, peggio, aver la presunzione di migliorare un meccanismo che funziona perfettamente non può che peggiorare le cose, con il rischio di distruggere opere, in senso sportivo, bellissime. E poco importa se alla fine di un campionato sofferto ed estremamente deludente, la Nazionale tedesca vincerà il Mondiale giocato proprio in Italia. La finale, detto per inciso, fu disputata a San Siro tra la Germania di <strong>Matthäus</strong>, <strong>Brehme </strong>e <strong>Klinsmann</strong> e l’Argentina di <strong>Maradona</strong>. Sembrava Inter-Napoli, con i panzer che si presentarono in campo con una divisa che echeggiava la seconda maglia dell’Inter tedesca. Decise un rigore di <strong>Brehme</strong> (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2015/12/05/1990-finale-germania-argentina-1-0.html">qui</a>) il biondo terzino che andò a festeggiare sotto la sua curva pavesata di nerazzurro.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="579" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/WCGAZ11_0L4VHW8M-0083-kmqD-1081x611@Gazzetta-Web_1081x611-1024x579.jpg" alt="" class="wp-image-24830" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/WCGAZ11_0L4VHW8M-0083-kmqD-1081x611@Gazzetta-Web_1081x611-1024x579.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/WCGAZ11_0L4VHW8M-0083-kmqD-1081x611@Gazzetta-Web_1081x611-300x170.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/WCGAZ11_0L4VHW8M-0083-kmqD-1081x611@Gazzetta-Web_1081x611-768x434.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/WCGAZ11_0L4VHW8M-0083-kmqD-1081x611@Gazzetta-Web_1081x611.jpg 1081w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<p>Chi segue le vicende interiste da vicino, come chi scrive, sa che questo del voler migliorare a ogni costo è un vulnus inestirpabile e che il meglio sia nemico del bene rimane un vecchio adagio poco ascoltato. L’ultimo esempio lo abbiamo visto nella stagione appena conclusa. L’Inter veniva da un campionato dominato e vinto con oltre novanta punti nonostante qualche regalo di fine stagione nel tentativo di salvare amiche pericolanti. Il mercato estivo, pur con risorse esigue, ha poi invece portato giocatori quotati a completare una rosa da tutti definita esagerata e stellare. Il risultato? Al di là dei tanti trofei sfiorati ma non vinti, in Campionato l’Inter ha raggiunto a malapena gli 80 punti…<br>Abbandonando, almeno per un attimo, le tristezze personali, ecco quindi la carrellata completa e ragionata sui giocatori tedeschi che hanno vestito, nella Storia, la casacca neroazzurra.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Horst Szymaniak</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="295" height="452" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/Horst_Szymaniak_cropped-edited.png" alt="" class="wp-image-24833" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/Horst_Szymaniak_cropped-edited.png 295w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/Horst_Szymaniak_cropped-edited-196x300.png 196w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></figure>



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<p>Quelli della mia età e che hanno magari avuto la fortuna di essere stati fermodellisti da piccoli, si ricorderanno senza dubbio dei tender tedeschi, che erano piccole locomotive diesel di manovra, in grado di trainare da soli decine e decine di pesanti carri merce. Erano in dotazione anche sulle nostre vecchie FS ed erano dei verri e propri rimorchiatori di terra, possenti e instancabili: i mediani delle ferrovie.<br><strong>Szymaniak</strong>, che tedesco e mediano lo era davvero, era la perfetta edizione calcistica del tender e l’unica immagine chiara che abbiamo di lui, in realtà un disegno camuffato da foto, lo ritrae con lo sguardo arcigno, forse poco intelligente ma molto affidabile, di chi è abituato a obbedire e a occuparsi del ‘lavoro sporco’. In quell’effigie, del 1962, <strong>Szymaniak </strong>indossa la maglia del Catania, squadra italiana non certo di livello sia pur di Serie A, e il fatto che quel mediano fosse già un nazionale di Germania con la cui casacca bianca aveva già disputato due Mondiali (’58 e ’62) dimostra quanto il campionato italiano fosse ambito all’estero per censo e prestigio. Anche per il Catania. All’Inter, questo <strong>Oriali</strong>, forse meglio <strong>Marini </strong>ante litteram, approdò voluto da <strong>Helenio Herrera</strong> nel 1963/64 come straniero di Coppa dei Campioni per giocare in luogo di <strong>Corso</strong>, che il mago considerava troppo statico e lento per giocare in Europa.<br>Il nostro tender tedesco non incise per nulla in realtà in quella stagione e l’unico suo microscopico mattoncino nella conquista della Coppa nella mitica finale di Vienna fu il merito di aver costretto Mariolino a muoversi di più in campo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Hansi Müller</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="187" height="270" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/images-1.jpg" alt="" class="wp-image-24837" style="width:350px" /></figure>



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<p>Bisognerà aspettare 18 anni per vedere un altro tedesco vestire il nerazzurro, ma questa volta si tratta di un giocatore di alto profilo e in grado di accendere fantasia e aspettative dei tifosi. Da Stoccarda, dove è nato venticinque anni prima e dove ha sempre giocato, arriva <strong>Hansi Müller</strong>, considerato dalla critica un ancor giovane centrocampista destinato a far faville. Certo arriva in luogo dell’atteso <strong>Platini </strong>che, dopo essersi promesso ai nerazzurri, approda improvvisamente sulla poco amata sponda bianconera, ma i primi vagiti di quel campionato vedono il tedesco cantare e il transalpino balbettare. I tifosi gongolano, ma è un fuoco di paglia. <em>Le Roi</em> sfodera il suo scettro sfavillante mentre il tedesco finisce per litigare sul campo con <strong>Beccalossi </strong>con cui si pesta i piedi calcando le medesime zolle. I due anni del giovane tedesco dal bel sorriso ma dalla scarsa grinta alla corte interista non lo fanno assurgere tra le figure indimenticabili del firmamento nerazzurro e l’epiteto ingeneroso di ‘tedesco sbagliato’ con cui viene congedato in direzione Como la dicono lunga al riguardo. Il resto della carriera di <strong>Hansi Müller </strong>in Austria confermerà la convinzione che, Inter o meno che sia, ci si sia trovati di fronte, a proposito di firmamento, di una veloce meteora.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Karl-Heinz Rummenigge</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="191" height="143" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/6633c678df7c7-edited-1.jpg" alt="" class="wp-image-24840" style="width:350px" /></figure>



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<p>Questa volta nessuna attesa, via un tedesco, eccone subito un altro, e che tedesco! Considerato uno dei più forti attaccanti in circolazione nel mondo, il 29enne <strong>Rummenigge</strong> viene convinto dal presidente <strong>Pellegrini </strong>nell’estate del 1984 a schiodarsi dopo dieci anni da Monaco di Baviera e a calcare il prato di San Siro in coppia con un altro goleador di tutto rispetto come <em>Spillo </em><strong>Altobelli</strong>. Sembra un Inter capace di dominare il lotto e il neo Presidente, appena subentrato a <strong>Fraizzoli</strong>, vuole iniziare il suo ciclo con il botto. <em>Kalle </em>ce la mette tutta e la sua generosità sul campo gli permette di far subito breccia nel cuore dei tifosi e anche il rendimento, dopo un inizio un po’ così, sembra andare nel solco giusto. Una doppietta e un assist ad <strong>Altobelli </strong>nel 4-0 contro la Juve sono un diapason d’armonia con il popolo della curva di San Siro. Ma sono anche uno zenith mai più raggiunto, né in quella stagione né nelle due successive costellate da molte delusioni, qualche sprazzo e tanti, troppi infortuni. Esattamente come quel <strong>Müller</strong> che gli ha passato il testimone tedesco, anche <strong>Rummenigge </strong>non riesce a incidere in termini di gol e di rendimento come la fama e le attese del Biscione pretendevano e anche la sua avventura milanese non tocca le tre stagioni piene. Nonostante ciò, il rapporto tra il bomber tedesco e la tifoseria interista rimarrà strettissimo e il piccolo striscione con la scritta ‘Kalle uno di noi’ sotto la sua effigie inconfondibile campeggerà per decenni in Curva Nord.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Lothar Matthäus e Andreas Breheme</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="344" height="491" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/FC_Inter_-_Coppa_UEFA_1990-91_-_Matthaus_Brehme-edited.jpg" alt="" class="wp-image-24842" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/FC_Inter_-_Coppa_UEFA_1990-91_-_Matthaus_Brehme-edited.jpg 344w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/FC_Inter_-_Coppa_UEFA_1990-91_-_Matthaus_Brehme-edited-210x300.jpg 210w" sizes="(max-width: 344px) 100vw, 344px" /></figure>



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<p>Dopo una stagione deludente nonostante la presenza in panca di un allenatore come <strong>Giovanni Trapattoni </strong>e con una coppia di stranieri formata dall’argentino <strong>Passarella </strong>e dal belga di origine italica <strong>Scifo</strong>, la società nerazzurra decide di tornare a fare spesa in Germania. Mette gli occhi su un centrocampista non giovanissimo ma di sicuro affidamento come <strong>Lothar Matthäus</strong> che, per fortuna, milita nel Bayern, società amica da tempo. La trattativa è però complessa e si sblocca solo quando l’Inter accetta di acquistare anche <strong>Brehme</strong>, un terzino che i bavaresi ritengono, come si direbbe oggi, fuori dal progetto. I milanesi, che avevano già rinforzato l’attacco con il prestito dalla Fiorentina di <strong>Ramon Diaz</strong> e l’acquisto dal Porto dell’algerino <strong>Rabah Madjer</strong>, noto anche come il <em>Tacco di Allah</em>, si troverebbe così, con i due tedeschi, ad avere quattro stranieri in rosa. È vero che il limite regolamentare è appena stato ampliato da due a tre, ma ottenere una deroga per il quarto appare impossibile. Quindi i casi sono due: o interrompere i rapporti con il Bayern o rinunciare a uno tra <strong>Diaz </strong>e <strong>Madjer</strong>. Il prescelto per il taglio è quest’ultimo e, anche se è già stato presentato ufficialmente con la nuova casacca, viene trovato un escamotage per  risolvere l’intricato problema e si narra sia stato il mitico <em>Avvocato </em><strong>Prisco</strong>, eterno vicepresidente interista, a trovarlo. E così, un supplemento di controllo medico trova un’anomalia nel fisico dell’algerino che viene rispedito al mittente e si accaserà poi al Valencia proseguendo la sua onesta carriera. <br>Due precisazioni riguardanti il caso <strong>Madjer </strong>ci paiono doverose. Una riguarda il fatto che c’è chi sostiene che furono i timori legati, per motivi socio politici, all’ingaggio di un calciatore magrebino e musulmano a dissuadere la dirigenza nerazzurra, allarmata da chissà quale informativa, dal fare arrivare a Milano il <em>Tacco di Allah</em>. L’altra concerne alcune ricostruzioni che fanno collegare l’acquisizione in prestito di <strong>Diaz </strong>proprio ai problemi fisici di <strong>Madjer</strong>. Noi tendiamo a escludere entrambe queste ipotesi e facciamo nostra le tesi secondo cui fu la pervicacia per l’acquisto di <strong>Matthäus</strong>, correlato obbligatoriamente da un <strong>Brehme </strong>in omaggio, a disegnare quella fantastica Inter 88/89, quella dei record.<br>E se <strong>Matthäus </strong>fu l’indiscusso leader di quella squadra, il biondo connazionale, accolto con diverse perplessità e qualche ironia, costituì una piacevolissima sorpresa. Di Lothar molto si sapeva, moltissimo si sperava e i fatti, per fortuna, andarono tutti nella direzione voluta, ma fu <strong>Brehme </strong>a sovvertire gerarchie tecniche e affettive dimostrandosi perfino un precursore prezioso sulla fascia. Andreas, infatti, può a nostro parere essere considerato uno dei primi centrocampisti molto esterni della Storia, un quinto negli schemi di oggi. Un quinto a tutta fascia, capace di difendere e di attaccare, di salvare e di segnare, ma anche di essere un punto di riferimento a centrocampo, appunto. Ci sono molte azioni in cui si vede Brehme agire dando le spalle al fallo laterale e guardando il campo da prospettiva orizzontale. Proprio un precursore.<br>Ma il leader, si diceva, era <strong>Lothar Matthäus</strong> e quella Inter fece sfracelli lasciando le briciole ad avversari molto più quotati, come Milan e Napoli, e sembrava sul punto di poter aprire un ciclo virtuoso, vittorioso e molto teutonico. E invece…</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Jürgen Klinsmann</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1059" height="1324" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/82192567_1017622901933712_6592868498366529536_n-edited.jpg" alt="" class="wp-image-24844" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/82192567_1017622901933712_6592868498366529536_n-edited.jpg 1059w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/82192567_1017622901933712_6592868498366529536_n-edited-240x300.jpg 240w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/82192567_1017622901933712_6592868498366529536_n-edited-819x1024.jpg 819w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/82192567_1017622901933712_6592868498366529536_n-edited-768x960.jpg 768w" sizes="(max-width: 1059px) 100vw, 1059px" /></figure>



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<p>Invece, come già raccontato, il processo di germanizzazione che sembrava ineluttabile e ulteriormente vincente si tradusse in un fragoroso e rovinoso fallimento. Il sacrificio inevitabile di <strong>Ramon Diaz</strong>, giocatore sublime quanto sottovalutato e spalla ideale di Serena, fu un errore imperdonabile, ma necessario, visti i regolamenti, per l’approdo di <strong>Klinsmann</strong>. L’attaccante tedesco aveva una quotazione molto maggiore di quella del gaucho indio e pure un’età decisamente inferiore, tanto che a Milano definirono il suo ingaggio un colpaccio ma soprattutto un investimento. Ma un po’ lo scarso amalgama tra due punte molto simili e poco disposte al privilegio verso il compagno di reparto e un po’ la supponenza di un gruppo che aveva appena annichilito gli avversari e che adesso si sentiva anche più forte, sta di fatto che crepe ogni volta più vistose apparivano inquietanti sulla testa di un motore che perdeva sempre più colpi. E così anche l’Inter tedesca di <strong>Matthäus</strong>, <strong>Brehme </strong>e <strong>Klinsmann </strong>di rinforzo non superò il triennio, come da tradizione di ogni panzer nerazzurro. <br>Anzi il loro condottiero <em>Trap </em>da Cusano Milanino aveva già abbandonato la nave al termine di un 1990/91 ricco di polemiche e incomprensioni, mentre nell’ultima stagione milanese del trio teutonico al timone si alternarono <strong>Corrado Orrico</strong>, una scommessa del Presidente proveniente dalla C e una vecchia gloria della Grande Inter come <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/07/09/luis-miramontes-suarez-un-luminoso-fratello-del-mondo.html">Luisito Suárez</a></strong>. Il primo, definito ‘pittoresco’ dalla stampa sportiva, era un precursore della zona come la si intende ora e non come quella di allora, di Liedholm o di Sacchi. Aveva avuto già un’esperienza in A già una decina d’anni prima a Udine ma era stato allontanato dopo tre mesi. Sotto la Madonnina la sua signorilità, la sua ironia e soprattutto le sue idee ‘astruse’ non attecchirono. Lui se ne rese conto e, appunto da gran signore, si dimise rinunciando a stipendi e buonuscita. La cosa, paradossalmente, gli rovinò la carriera, ma questa è tutt’altra storia… Storiaccia. Il secondo era un allenatore già in pensione ma che, da interista vero, era accorso al capezzale della Beneamata ammalata. Il disastro di quella orribile stagione 1991/92 si compì con l’uscita di scena contemporanea di tutti e tre i baluardi di una Inter molto tedesca ma molto debole.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Matthias Sammer</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="229" height="153" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/sammer-inter-edited.jpg" alt="" class="wp-image-24846" style="width:350px" /></figure>



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<p>Il settimo giocatore di Germania che approdò sulle rive del Naviglio fu <strong>Matthias Sammer</strong>. Arrivò nell’estate proprio del ’92 quando la rivoluzione necessaria nella squadra nerazzurra significò la partenza dopo pochissime stagioni dei tre connazionali che erano giunti, chi tre e chi due anni prima, per colonizzare il Biscione come fosse un hotel dell’Alto Garda veronese. Il centrocampista, preceduto pure lui da un’ottima stampa, passa alla storia del Club per due motivi, uno curioso e l’altro poco positivo. Il primo è il fatto che <strong>Sammer </strong>è stato il primo giocatore di quella che era stata la Germania dell’Est a giocare in Italia. Vero è che dal 1990, dopo la caduta del Muro di Berlino, le due Germanie uscite dalla II Guerra si erano riunificate, ma ciò non toglie il fatto che <strong>Sammer </strong>fosse nato a Dresda nel ’67, avesse cominciato a giocare lì e che della Germania Est avesse addirittura vestito la maglia della Nazionale. Il secondo motivo è dovuto alla durata della sua militanza interista, da agosto ’92 a gennaio ’93. Appena sei mesi, preparazione compresa, che costituivano allora il record per tutti i giocatori stranieri in nerazzurro, non solo tedeschi. E pensare che la società l’aveva acquistato già nel ’91… ma dissidi insanabili di ordine tattico con <strong>Osvaldo Bagnoli</strong>, il nuovo allenatore, portarono a questa drastica decisione.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Lukas Podolski</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="237" height="134" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/0da9543639fc872642266a63e9285315-edited.webp" alt="" class="wp-image-24848" style="width:350px" /></figure>



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<p>Bisogna aspettare più di vent’anni e un nuovo millennio per tornare a vedere un giocatore tedesco vestire la maglia dell’Inter. Sarà <strong>Roberto Mancini</strong>, subentrato in corsa a <strong>Mazzarri</strong>, a chiamare a Milano dal’Arsenal <strong>Lukas Podolski</strong> nel gennaio del 2015. L’attaccante esterno, in realtà di nascita polacco ma naturalizzato appunto tedesco, è già un giocatore affermato anche se non un campione e quando sbarca a Linate è già vestito di nerazzurro con tanto di sciarpa e gagliardetti, proclamandosi tifoso interista da sempre. Forse è mossa opportunistica, o paracula, nei confronti della tifoseria, certo è che il suo impegno e il suo apporto non sono sufficienti a raddrizzare una stagione nata storta e finita in pezzi, con una Inter incapace addirittura di centrare una qualificazione in ambito europeo, evento per fortuna rarissimo dalle parti di Appiano. <strong>Podolski </strong>non viene quindi riscattato a fine stagione e solo per un pelo non batte il record di breve durata per uno straniero, record che rimane a <strong>Sammer </strong>che aveva giocato 11 gare contro le 17 del Lukas polacco.<br><br></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Robin Gosens</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="439" height="247" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/gosens-1920.jpg-edited.webp" alt="" class="wp-image-24850" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/gosens-1920.jpg-edited.webp 439w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/gosens-1920.jpg-edited-300x169.webp 300w" sizes="(max-width: 439px) 100vw, 439px" /></figure>



<p></p>



<p>Il nono panzer della storia dell’Inter è un esterno di tutto campo, il famoso quinto già menzionato con <strong>Brehme</strong>, che arriva a Milano dall’Atalanta di Bergamo nel gennaio del 2022, solo l’altro ieri… Anche <strong>Gosens</strong> quindi, come il connazionale predecessore <strong>Podolski</strong>, è un aggiustamento invernale e arriva a infoltire una rosa, quella di Inzaghi, chiamata a essere competitiva su molti fronti: Campionato, Champions e Coppa Italia. L’ex atalantino si rende utile come può dimostrando, da persona colta e intelligente quale è, di sapere accettare anche decisioni avverse e discutibili da parte di chi lo dirige. Purtroppo, il suo arrivo in casa interista coincide con l’eliminazione in Europa da parte del Liverpool, poi finalista, e soprattutto con la clamorosa rimonta subita dal Milan in Campionato. La consolazione della Coppa Italia, con un suo gol decisivo in semifinale, non è sufficiente… La stagione successiva sarà una delle più contraddittorie dell’Inter, capace di subire ben dodici sconfitte in Campionato, ma di conquistare la finale di Champions e giocarsela veramente alla pari con il Mancity. Tutto ciò però non varrà la conferma di <strong>Gosens </strong>all’ombra della Madonnina e il suo destino prenderà il treno per Berlino, sponda Union.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Yann Bisseck</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="201" height="251" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/images-3.jpg" alt="" class="wp-image-24853" style="width:350px" /></figure>



<p></p>



<p>Il decimo grande tedesco, o piccolo indiano, dell’Inter è, attualmente, ancora a Milano, ma non sappiamo se vi rimarrà ancora a lungo. Mentre scriviamo queste note è infatti in pieno svolgimento il calcio mercato estivo e le voci che riguardano questo imponente e ancor giovane difensore tedesco si susseguono contraddicendosi continuamente. <strong>Bisseck </strong>è arrivato a vestire la casacca nerazzurra nell’estate del 2023, proprio mentre partiva <strong>Gosens</strong>, e in quella stagione, complice un serio infortunio occorso a <strong>Pavard</strong>, ha potuto giocare molte più gare del preventivato. Si è disimpegnato da par suo, garantendo nel contempo una buona affidabilità difensiva e una buona predisposizione agli adattamenti tattici che il complicato gioco di Inzaghi prevede. Chiuso il primo campionato con uno scudetto che porta anche la sua piccola ma evidente firma, il secondo, quello non da molto concluso, lo ha visto invece, purtroppo, come protagonista spesso negativo. Le sue disattenzioni, specialmente nei minuti finali delle gare, sono costate alla squadra molti punti e, dal momento che alla fine il Napoli campione ha sopravanzato l’Inter di una sola lunghezza… Alla luce di tutto ciò, <strong>Bisseck</strong>, che rimane comunque un prospetto (di 25 anni…) interessante e dotato di mezzi atletici ragguardevoli, potrebbe anche non rientrare nei progetti di Chivu, neo allenatore, per i nuovi assetti. O forse no. Del resto, il difensore ambidestro, ma più destro, e all’Inter già da due anni, e i tedeschi in nerazzurro sono come il pesce e gli ospiti. Dopo un po’…<br>Grandi e grossi come <strong>Bisseck</strong>, compatti come <strong>Szymaniack</strong>, possenti come <strong>Matthäus</strong> o scaltri come <strong>Brehme</strong>, i 10 panzer dell’Inter sono stati però anche fugaci. Sono spariti anche alla svelta, spesso alla chetichella e quasi sempre uno per volta. Come i 10 piccoli indiani, le statuette del famoso romanzo di Agatha Crhistie. E c’è un altro particolare che può confermare un destino che sembra già scritto. Il titolo del film tratto dal racconto della giallista inglese è: ‘E alla fine non ne rimase nemmeno uno’. Vuoi vedere che parte anche<strong> Yann Bisseck</strong>?</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/08/12/i-tedeschi-dellinter-dieci-poderosi-panzer-o-dieci-piccoli-indiani.html">I tedeschi dell&#8217;Inter: dieci poderosi panzer o dieci piccoli indiani?</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Mondiale per Club, bilancio finale: Chelsea e Palmer straordinari, delusione Manchester City</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2025 14:34:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondiale per Club 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: l&#8217;esultanza del Chelsea campione Il calcio si diverte a prendere in giro le nostre convinzioni e a smontare le nostre certezze, e [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: l&#8217;esultanza del Chelsea campione</em></p>



<p class="has-drop-cap">Il calcio si diverte a prendere in giro le nostre convinzioni e a smontare le nostre certezze, e anche in questo mondiale per club non sono mancate le eccezioni. Dalla finale di Champions del 31 maggio fino alla semifinale tra Paris Saint Germain e Real Madrid, ci siamo sbrodolati di untuosi elogi verso la squadra allenata da <strong>Luis Enrique</strong>. Elogi meritatissimi, beninteso, e non potrebbe essere altrimenti: 5-0 all&#8217;Inter, 4-0 al Bayern Monaco e per finire un altro sonoro 4-0 al Real Madrid, sicuramente colpevole grave in due dei quattro gol ma mai davvero in partita a causa dell&#8217;eccellente prestazione dei parigini, apparsi perfetti, oserei dire una parola abusatissima negli ultimi tempi: ingiocabili.</p>



<p>D&#8217;altra parte, un Chelsea arrivato comodo in finale dopo aver battuto 2-0 il Fluminense con una doppietta dell&#8217;ex<strong> Joao Pedro</strong> &#8211; a proposito, andate a rigustarvi il suo destro all&#8217;incrocio dei pali, una delizia &#8211; sembrava l&#8217;ennesima vittima sacrificale, dopo l&#8217;Inter, nel tributo di sangue che bagna l&#8217;ennesima conquista di una coppa. E invece gli dei del calcio, dispettose divinità ancestrali che si divertono a confondere le certezze degli uomini, hanno deciso diversamente: 3-0 secco, meritato, perentorio. Uno straordinario <strong>Cole Palmer</strong>, sempre a suo agio quando si tratta di incidere nelle finali, ha piazzato con un colpo da biliardo il pallone nell&#8217;angolino basso per due volte nell&#8217;arco di otto minuti, per poi servire un pallone zuccheroso a <strong>Joao Pedro</strong> che ha calato il tris con il colpo sotto.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La conferma</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/2d858e4a-df99-446c-954c-a8fa759c2499@3-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-24658" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/2d858e4a-df99-446c-954c-a8fa759c2499@3-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/2d858e4a-df99-446c-954c-a8fa759c2499@3-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/2d858e4a-df99-446c-954c-a8fa759c2499@3-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/2d858e4a-df99-446c-954c-a8fa759c2499@3-1536x865.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/2d858e4a-df99-446c-954c-a8fa759c2499@3.jpg 1956w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Thiago Silva, colonna difensiva del Fluminense</figcaption></figure>



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<p>La conferma più importante di questo torneo è l&#8217;evidenza che il calcio del Nuovo Mondo non è affatto un movimento da ignorare o da snobbare, non solo per la quantità infinita di giocatori che esporta nel Vecchio Continente (evidentemente tanto scarsi non sono…), ma soprattutto per il fatto che se la sono spesso giocata alla pari (o quasi) con le nostre europee. Il derby fratricida Palmeiras-Botafogo degli ottavi è arrivato troppo presto, in compenso il Fluminense ha battuto i vice-campioni d&#8217;Europa ed è uscita con onore in semifinale. Forse in Sudamerica non c&#8217;è un Real Madrid, un Barcellona. Tuttavia ci sono tante squadre di fascia media e medio-alta che nelle condizioni giuste possono dire la loro. Ricordiamo anche che se è vero che le nostre europee avevano nel peggiore dei casi sessanta partite nelle gambe, alcune brasiliane ne avevano addirittura una decina in più. Altra conferma, nonostante il tonfo finale, è il Paris Saint Germain, che attualmente rimane la squadra più forte del mondo, grazie ad uno splendido lavoro dell&#8217;allenatore spagnolo, che ha rivitalizzato giocatori che sembravano inadatti a certi status: uno tra tutti Ousmane Dembelé.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La sorpresa</h2>



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<p>Indubbiamente i Blues di Enzo Maresca sono stati la sorpresa del torneo. D&#8217;accordo, il tabellone non era proibitivo, ma la straordinaria prestazione di voglia, solidità e precisione chirurgica nella finale di New York ha convinto davvero tutti. Ai nastri di partenza i londinesi erano davvero poco considerati, vuoi per un quinto posto in campionato che non fa più notizia, vuoi per una Conference che per una squadra del blasone dei Blues non è propriamente il trofeo più pazzo da festeggiare, fatto sta che Maresca ed i suoi ragazzi non possono più essere ignorati.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La delusione</h2>



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<p>Dire il Real Madrid sarebbe scontato, anche se il passivo della semifinale è pesante e sul banco degli imputati ci finiscono stelle come Rudiger e Vinicius, e allora non posso ignorare la clamorosa debacle del <strong>Manchester City</strong> di Pep Guardiola contro l&#8217;Al Hilal di Simone Inzaghi. Il Demone di Piacenza è riuscito ad imporsi con un rocambolesco 3-4 ponendo fine alla peggiore stagione in carriera di Pep. </p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/city-tristeza.jpg" alt="" class="wp-image-24659" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/city-tristeza.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/city-tristeza-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/city-tristeza-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ancora una competizione deludente per il Manchester City, uscito agli ottavi</figcaption></figure>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le italiane</h2>



<p>A proposito di delusioni, dobbiamo purtroppo citare l&#8217;<strong>Inter</strong>, che dopo la reazione d&#8217;orgoglio contro il River Plate, delude su tutta la linea (voto <strong><em>5</em></strong>) ed incappa in una meritata eliminazione contro il Fluminense.<br>Voto 6 per la Juventus, che dopo il secondo posto nel girone (ma che scoppola con il City&#8230;) salva l&#8217;onore delle armi perdendo di misura contro il Real Madrid.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il protagonista</h2>



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<p>Spesso decisivo nelle finali, lo è stato anche in quella del Mondiale per Club: <strong>Cole Palmer</strong> del Chelsea ha confermato di attraversare un momento di forma sensazionale, disputando una competizione superba e marchiando la finale contro il Psg con due gol e un assist. Non da oggi uno dei primi calciatori al mondo. Il titolo di MVP del Mondiale per Club è sicuramente suo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La top 11</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="940" height="788" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/DE-LA-FUENTE-Spagna-18.jpg" alt="" class="wp-image-24656" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/DE-LA-FUENTE-Spagna-18.jpg 940w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/DE-LA-FUENTE-Spagna-18-300x251.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/DE-LA-FUENTE-Spagna-18-768x644.jpg 768w" sizes="(max-width: 940px) 100vw, 940px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/07/16/mondiale-per-club-bilancio-finale-chelsea-e-palmer-straordinari-delusione-manchester-city.html">Mondiale per Club, bilancio finale: Chelsea e Palmer straordinari, delusione Manchester City</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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