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	<title>Fabio Capello Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>Fabio Capello Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>La stagione 2004-2005, il campionato &#8220;delle prime volte&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Sep 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Fabio Capello e Zlatan Ibrahimovic alla Juventus Venti anni fa, un tempo significativo quanto basta. E anche difficilmente catalogabile. Troppo lungo per [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Fabio Capello e Zlatan Ibrahimovic alla Juventus</em></p>



<p class="has-drop-cap">Venti anni fa, un tempo significativo quanto basta. E anche difficilmente catalogabile. Troppo lungo per essere cronaca, troppo breve per essere già storia. Forse uno dei tornei più anomali nella storia del calcio italiano, di certo uno di quelli che non sono passati senza fare rumore. Per la prima volta nel dopoguerra un titolo prima conferito viene poi revocato a seguito delle vicende legate a Calciopoli. Ma non è questo il tema. Il campionato 2004-2005 passerà in ogni caso agli annali come “non assegnato”. Era successo soltanto un’altra volta, quando nell’edizione 1926-27, la prima giocata su base nazionale, al Torino viene revocato lo scudetto per un episodio di corruzione rivelatosi in effetti tale. Ma quella dell’annullamento non sarà – a ben vedere &#8211; l’unica particolarità del campionato 2004-2005, centotreesimo in assoluto e settantatreesimo a girone unico.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">C&#8217;è sempre una prima volta</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="450" height="300" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/2004-05.webp" alt="" class="wp-image-21181" style="width:800px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/2004-05.webp 450w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/2004-05-300x200.webp 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Messina 2004-2005, artefice della miglior stagione della sua storia</figcaption></figure>



<p></p>



<p>L’edizione rappresenterà l’esordio per alcuni personaggi che, ognuno a modo proprio, avranno tutti lasciato un segno. Il campionato ha inizio l&#8217;11 settembre (una data ritenuta infausta e i fatti sembreranno avvalorare i timori dei cabalisti incalliti) ed è il primo da oltre cinquant’anni con 20 formazioni al via. Anche qui, sorvoliamo sul motivo, ci porterebbe fuori argomento. Tra le novità si registrano i ritorni in serie A, dopo diversi decenni, di Palermo, Messina e Livorno, (che faranno un ottimo percorso classificandosi tutte sul lato sinistro della classifica) oltre a quelli dell&#8217;Atalanta, del Cagliari, e della Fiorentina, quest’ultima a due anni dalla caduta in Serie C per sopraggiunto fallimento societario (altra storia su cui ci sarebbe qualcosa da dire).</p>



<p>È un torneo di tante “prime volte” nella stessa stagione: è, per esempio, la prima di <strong>Fabio Capello </strong>alla guida della Juventus (“Mai alla Juve”, si era fatto imprudentemente sfuggire il tecnico goriziano soltanto qualche tempo prima). È la prima volta anche di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/06/24/non-avrai-altro-dio-allinfuori-di-me-zlatan-ibrahimovic-la-grande-anomalia-del-nuovo-millennio.html">Zlatan Ibrahimovic</a> </strong>in Serie A, il fuoriclasse svedese di origine bosniaca che all’epoca del trasferimento in Italia (costo dell’operazione 16 milioni di euro) ha 23 anni non ancora compiuti. Lo ingaggia proprio la Juventus e all’inizio non tutti gli addetti ai lavori sembrano convinti della scelta.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Lotito chi?</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="735" height="416" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/022423360-8eaa6f07-233c-4736-92e3-a8ce8ef85e9e.jpg" alt="" class="wp-image-21180" style="width:800px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/022423360-8eaa6f07-233c-4736-92e3-a8ce8ef85e9e.jpg 735w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/022423360-8eaa6f07-233c-4736-92e3-a8ce8ef85e9e-300x170.jpg 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /><figcaption class="wp-element-caption">Claudio Lotito</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Si affaccia sullo scenario calcistico nazionale un imprenditore destinato a far parlare di sé per più di una ragione: <strong>Claudio Lotito</strong>. Lo conoscono in pochi, nel 2004. Il nuovo presidente della Lazio rileva la società capitolina in preda alla massa debitoria stratificata negli anni. Lo fa versando una quota irrisoria, ma lo fa. Una vicenda complicata, quella dell’avvicendamento al vertice biancoceleste. Dopo due anni di sostanziale gestione diretta di Capitalia, gruppo bancario approdato al timone della Lazio dopo l’uscita di scena di <strong>Sergio Cragnotti</strong>, travolto dalle vicende Cirio, la società biancoceleste è sull’orlo del baratro finanziario. Cragnotti non avrà fatto peggio di altri ma è una delle vittime eccellenti di una lotta per la supremazia non soltanto calcistica che in quegli anni si combatte in Italia. Le entrature personali e politiche consentono all’imprenditore romano Lotito, genero del costruttore <strong>Gianni Mezzaroma</strong>, di arrivare ad acquisire la SS. Lazio “per crediti inesigibili presso la Regione Lazio”. </p>



<p>Criticato da molti, apprezzato da altri, talvolta oggetto di satira per modalità caricaturali e un uso disinibito, sul filo del maccheronico, di citazioni in latino. In tanti anni di presidenza il patron della Lazio, senatore della Repubblica dal 2022, sarà riuscito dapprima a scongiurare il fallimento, poi a far navigare la squadra in acque più tranquille. Infine, sotto la sua presidenza, ancora in corso, la squadra riuscirà a vincere nel tempo tre Coppe Italia e altrettante Supercoppe italiane, impresa non riuscita ad altri imprenditori forse più facoltosi. Sarà anche la prima volta in cui avere la peggior difesa in assoluto non è motivo di retrocessione: avviene al Lecce di <strong>Zdenek Zeman </strong>(secondo attacco della serie A, ultima difesa, undicesima posizione in classifica generale).</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Se Atene piange, Sparta&#8230;</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bb56001e89f3555baf0e3533f9b55af367dc4415.jpg-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-21179" style="width:800px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bb56001e89f3555baf0e3533f9b55af367dc4415.jpg-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bb56001e89f3555baf0e3533f9b55af367dc4415.jpg-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bb56001e89f3555baf0e3533f9b55af367dc4415.jpg-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bb56001e89f3555baf0e3533f9b55af367dc4415.jpg-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bb56001e89f3555baf0e3533f9b55af367dc4415.jpg.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Claudio Cesare Prandelli</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Nemmeno per la Roma sarà una stagione da ricordare con piacere: il valzer di allenatori durante l’annata sarà tutt’altro che positivo. A causa di motivi familiari, il tecnico <strong>Cesare Prandelli </strong>è costretto a dimettersi a pochi giorni dall&#8217;inizio del torneo. La società chiama in panchina l’ex bomber tedesco <strong>Rudi Völler</strong>, già idolo della Curva Sud fra gli anni Ottanta e l’inizio del decennio successivo. La mancanza di risultati positivi spingerà a sostituire l’allenatore prima con Luigi Delneri e poi con <strong>Bruno Conti</strong>. </p>



<p>In teoria la Roma avrebbe i numeri per essere la seconda o terza forza del campionato: con <strong>Panucci</strong>, <strong>Montella</strong>, <strong>Totti </strong>e <strong>Cassano </strong>non sarebbe umanamente possibile essere una scialba comprimaria, eppure vent’anni fa la squadra giallorossa riesce nella paradossale impresa. Si salva dalla retrocessione soltanto alla penultima giornata e aggancia le competizioni Europee solo perché finalista di Coppa Italia contro l’Inter (la formazione nerazzurra si aggiudicherà il trofeo al termine del doppio confronto di finale).</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Così vanno le cose</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="David Trezeguet&#039;s Goal vs Milan; Amazing Assist By Alessandro Del Piero!" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/Aj7VavrAkNw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>La Juventus di <strong>Fabio Capello </strong>è fin da subito dominatrice del torneo: alla seconda giornata i bianconeri balzano in testa, inseguiti per un certo periodo dal terzetto formato dal Milan campione in carica e da Lecce e Messina. La matricola siciliana è capace dapprima di violare il Meazza rossonero il 22 settembre, e successivamente di giocarsi il primo posto provvisorio in classifica nello scontro diretto al Delle Alpi alla sesta giornata. Ben presto, però, i milanesi diventano l&#8217;unica antagonista possibile della Juventus, visto anche lo stentato avvio (12 pareggi nelle prime 15 partite) dell&#8217;Inter di <strong>Roberto Mancini</strong>. I rossoneri si presentano allo scontro diretto di Torino, il 18 dicembre, con quattro punti di svantaggio: i bianconeri escono indenni e il 9 gennaio l’aritmetica li dà per campioni d&#8217;inverno.</p>



<p>All&#8217;inizio del girone di ritorno il Milan accusa un sensibile calo di rendimento, con due sconfitte subite contro Livorno e Bologna, consentendo alla capolista di portarsi a +8. Da quel momento, però, i bianconeri dissipano poco alla volta il vantaggio acquisito, permettendo l&#8217;aggancio dei rossoneri, che il 19 febbraio raggiungono la vetta della classifica. Si arriva così allo scontro diretto dell&#8217;8 maggio: allo Stadio Meazza di Milano un gol di <strong>David Trezeguet </strong>su uno spettacolare assist in rovesciata di<strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/09/io-di-te-non-mi-stanco-ode-ad-alessandro-del-piero.html"> Del Piero</a></strong> consegna tre punti di platino alla Juventus, che si aggiudicherà il tricolore con una giornata d&#8217;anticipo. Il 20 maggio i bianconeri non devono neppure scendere in campo, visto il pareggio rossonero nell&#8217;anticipo casalingo contro il Palermo. Le vicende giudiziarie legate all’inchiesta di Calciopoli vanificheranno tutto.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Toni e il professor Spalletti</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="436" height="245" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bbbc4404f18c556321d9ca8e569eeef4_169_l.jpg" alt="" class="wp-image-21178" style="width:500px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bbbc4404f18c556321d9ca8e569eeef4_169_l.jpg 436w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/bbbc4404f18c556321d9ca8e569eeef4_169_l-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 436px) 100vw, 436px" /><figcaption class="wp-element-caption">Luciano Spalletti a Udine</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Un plauso particolare va alle due squadre siciliane, Palermo e Messina, protagonisti di una lotta serratissima per l&#8217;ultimo posto a disposizione per la Coppa UEFA: avranno la meglio i rosanero palermitani, guidati da un <strong>Luca Toni </strong>in grande condizione. Dopo avere portato il Palermo in Serie A con i suoi gol, l’attaccante emiliano riuscirà con 20 gol nella stagione 2004-2005 a portare un pezzo dell’Isola in Europa. L’anno successivo sarà ceduto alla Fiorentina, squadra con la quale vincerà la classifica dei cannonieri con 31 realizzazioni. </p>



<p>Straordinario anche il percorso dell&#8217;Udinese allenata da <strong>Luciano Spalletti</strong>. Superando allo sprint la Sampdoria di Walter Novellino, la formazione friulana taglia il traguardo della qualificazione alla Champions League. Un quarto posto che pochissimi avrebbero pronosticato, almeno all’inizio. In coda, si verifica una lotta per la salvezza che coinvolgerà 13 squadre, tra cui Roma, Lazio e Parma. In Serie B scenderanno l&#8217;Atalanta, il Brescia e il Bologna, quest’ultimo vittima dello spareggio-salvezza proprio contro il Parma.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">…e segna sempre lui</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="533" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Lucarelli-Cristiano.jpg" alt="" class="wp-image-21177" style="width:800px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Lucarelli-Cristiano.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Lucarelli-Cristiano-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Lucarelli-Cristiano-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cristiano Lucarelli</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Un cenno a parte merita il capocannoniere del campionato italiano più anomalo di sempre. Per certi versi anche lui è un’anomalia. Il suo non è un nome che fa impazzire le folle internazionali ma chi lo conosce lo apprezza come centravanti e come persona, talvolta rude ma sempre sincera. Viene da Livorno e si chiama <strong>Cristiano Lucarelli</strong>. Poche sono le certezze dei livornesi: il caciucco, la rivalità con i pisani e lui, “che la butta sempre dentro”. Non vincerà quasi nulla ma in quella stagione è Lucarelli a segnare più di tutti. Non sarà un raffinato del pallone ma è molto efficace sotto porta, di testa e con entrambi i piedi. Classe 1975, Cristiano è uno che ha fatto gavetta in giro per l’Italia e sono in molti a sottovalutarne il potenziale. Tuttavia, dietro quell’andatura in apparenza goffa e un tocco talvolta ruvido si nasconde un vero trascinatore. </p>



<p>A 28 anni, dopo aver girato l’Italia da nord a sud, ha la possibilità di giocare nella squadra della sua città. Al termine del campionato 2003-2004, con i 29 gol del “bomber fatto in casa” il Livorno torna in serie A dopo 55 anni di assenza. L’anno successivo gli servono 24 realizzazioni per vincere la classifica dei cannonieri del torneo maggiore. Un contributo fondamentale per salvare la squadra amaranto da una retrocessione che a settembre 2004 molti davano per sicura. A ben vedere, non avrebbe nulla da invidiare a <strong>Iaquinta</strong>, a <strong>Toni </strong>o a <strong>Gilardino </strong>ma il CT della nazionale <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/04/05/marcello-lippi-il-predestinato-vincente.html">Marcello Lippi</a> </strong>non lo considera. Un peccato: con un po’ più di fortuna e un po’ meno attenzione alla geopolitica, <strong>Cristiano Lucarelli </strong>avrebbe potuto essere campione del mondo 2006, magari al posto di uno dei tre. E questa sarebbe stata un’altra storia. Ma con lui, la classe operaia è andata in paradiso lo stesso. Almeno per una volta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/09/11/la-stagione-2004-2005-il-campionato-delle-prime-volte.html">La stagione 2004-2005, il campionato &#8220;delle prime volte&#8221;</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Le 5 migliori squadre europee dal 1991 al 1995</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2024 08:21:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La prima metà degli anni &#8217;90 è un lungo monologo tricolore che paradossalmente lascia un sentore di amaro in bocca, perché le squadre italiane potrebbero [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">La prima metà degli anni &#8217;90 è un lungo monologo tricolore che paradossalmente lascia un sentore di amaro in bocca, perché le squadre italiane potrebbero vincere più competizioni di quante non ne ottengano effettivamente. Le formazioni del Belpaese, anche di seconda fascia, in grado di raggiungere le fasi calde delle coppe invero non si contano: l&#8217;impatto del sacchismo, che favorisce un atteggiamento più propositivo anche da parte delle squadre meno blasonate del Milan, e la cascata di soldi che rende il nostro calcio il più ricco del mondo, sono i due segreti della supremazia del Belpaese sul resto del continente. Non mancano ovviamente anche le grandi formazioni straniere in grado di incantare l&#8217;Europa: avventuriamoci dunque nei magici anni &#8217;90.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1990-1991</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Red Star Belgrade vs Bayern Munich 2-2 All Goals &amp; Highlights ( 1991 European Cup )" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/V1YeCm8EXI4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Dopo tre stagioni straordinarie, qualcosa si rompe nel rapporto tra Arrigo e i suoi fenomeni, e la squadra appare logora, incapace di essere davvero continua in campionato così come di imporsi in Europa, e infatti viene eliminata dai marsigliesi organizzati dal geniale Raymond Goethals e con pieno merito.</p>



<p>Non è facile stabilire quale sia la squadra migliore del continente nel 1991, e così alla fine mi faccio guidare dall&#8217;istinto e anche dai risultati: la <strong>Stella Rossa</strong> di Belgrado, che almeno dal 1987 è una formazione temibile e in cui il talento deborda, trova la formula giusta, non perde la testa nei momenti cruciali e vince una delle Coppe dei Campioni più celebrate della storia. Sul piano strettamente tecnico, è lecito ritenere gli jugoslavi la squadra migliore del mondo: Robert Prosinečki<strong> </strong>è giovanissimo ma gioca come il più navigato dei veterani e vede cose che i comuni mortali non vedono, mentre il Genio Dejan Savićević accantona lune e pause per giocare una stagione da pallone d&#8217;oro. <a href="https://gameofgoals.it/2019/12/15/1991-finale-stella-rossa-olympique-marsiglia-5-3-dcr-0-0.html">La finale di Bari è una partita brutta e bloccata</a>, come molte finali del tempo, ma nei turni precedenti la Stella Rossa ha espresso un calcio sofisticato, anarchico e spettacolare. In aggiunta, ha dominato il campionato jugoslavo.</p>



<p>Se parliamo di rosa e di collettivo, probabilmente l&#8217;<strong>Olympique Marsiglia</strong> di Raymond Goethals è anche più quadrato e completo degli slavi: il Marsiglia non solo si conferma la squadra migliore di Francia, ma anche in Europa fa il salto definitivo di qualità, e nei quarti di finale mette in crisi il Milan ben più di quanto non dica il risultato, formando una sorta di boomerang sul rettangolo da gioco: più intensi e corti dei rossoneri, più efficaci di loro nel pressing, i marsigliesi giocano decisamente meglio della banda di Arrigo e perdono la finale ai rigori.</p>



<p>In Italia è l&#8217;anno del miracolo <strong>Sampdoria</strong>, uno dei più affascinanti di sempre: la banda di Boskov esprime un grande calcio, efficace, duttile e spettacolare, in cui primeggiano un Vierchowod versione saracinesca, l&#8217;eterno Cerezo e ovviamente i gemelli del gol Vialli e Mancini, quest&#8217;ultimo votato all&#8217;unanimità miglior giocatore del campionato. Dopo la Coppa delle Coppe del 1990, che ha fatto seguito alla finale persa nel 1989, la Sampdoria consolida il proprio posto tra le grandissime del calcio mondiale.</p>



<p>L&#8217;avversaria più temibile per i doriani è l&#8217;<strong>Inter</strong> dei teutonici e del Trap, che dopo una stagione in chiaroscuro torna a girare al meglio. Lothar Matthäus, nel 1991, è probabilmente il giocatore più decisivo in circolazione e lo conferma anche la lunga e trionfale cavalcata dei nerazzurri in coppa UEFA: rimontato non senza difficoltà l&#8217;Aston Villa (le inglesi sono tornate della partita), l&#8217;Inter supera di slancio ogni avversario, ivi compresa la Roma finalista.</p>



<p>Per l&#8217;ultimo nome, dovendo escludere gli spenti rossoneri, secondo me la corsa coinvolge due team, il Bayern Monaco e il <strong>Barcellona</strong>, e la dirompente crescita del Dream Team, che torna a vincere la Liga, mi suggerisce di premiare i catalani. Alle solida fondamenta spagnole Johan ha aggiunto Koeman, Laudrup (il genio gentile) e Stoičkov (il leader sporco e cattivo) e così la Liga è uno spettacolo. In Coppa delle Coppe, in finale prevale a sorpresa il redivivo Manchester United di Alex Ferguson, che dimentica le difficoltà della First Division e vince a sorpresa anche la Supercoppa Europea, ufficializzando che la quarantena del calcio dei sudditi di sua maestà è finita.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1991-1992</h2>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Milan 5-0 Napoli - Campionato 1991/92" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/qTrH7J--Dqc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Dopo un anno in chiaroscuro, i rossoneri, passati sotto la guida di Fabio Capello, diventano uno schiacciasassi: non giocano in Europa per via del pasticcio imperdonabile di Marsiglia, ma sono la squadra più forte in circolazione.</p>



<p>Il <strong>Milan </strong>del 1991/1992 è una sorta di irripetibile ibrido tra il calcio di Sacchi e quello di Capello e veleggia grazie a un Marco van Basten colto al meglio delle sue immense possibilità: la concorrenza, in un campionato equilibratissimo, rimane a distanza di sicurezza e nessuno si azzarda a discutere la superiorità del Milan, che chiude da imbattuto.</p>



<p>In Europa, è finalmente giunta l&#8217;ora del <strong>Barcellona</strong>, che completa un palmares che aveva ancora dei buchi imperdonabili <a href="https://gameofgoals.it/2019/12/29/1992-finale-barcellona-sampdoria-1-0-dts.html">con la Coppa dei Campioni</a>, l&#8217;ultima della storia, il trofeo agognato da decenni e spesso sfuggito sul filo di lana. La squadra di Cruijff probabilmente è inferiore al Milan ma esprime un calcio futuribile, tecnicamente meraviglioso, e a Wembley, al termine di una finale bellissima, porta a casa il trofeo che sognava da una vita. Nel frattempo, vince anche la seconda Liga consecutiva.</p>



<p>I tifosi sampdoriani ancora masticano amaro per la sconfitta di Wembley, che segna forse la fine della grande <strong>Sampdoria</strong>, ma noi di Game of Goals riteniamo giusto celebrare comunque la splendida cavalcata europea dei doriani, imperiosi soprattutto quando vincono a Belgrado, convincendo tutta Europa. La finale stregata toglie poco alla loro caratura internazionale.</p>



<p>L&#8217;<strong>Olympique Marsiglia</strong> non si ripete in Europa ma in Francia rimane la squadra da battere e supera di slancio il Monaco di Weah, che ha raggiunto la finale di Coppa delle Coppe: i marsigliesi sono un parterre di stelle e giocano un calcio modernissimo e aggressivo, figlio legittimo del sacchismo, declinato però in una chiave ancora più rigorosa e meticolosa &#8211; Goethals è uno dei massimi eredi di Happel e forse l&#8217;unico degno di sedersi accanto al maestro senza sfigurare.</p>



<p>In Inghilterra è l&#8217;anno del capolavoro del Leeds United, la squadra che mette a nudo le lacune del Manchester United di Sir Alex, superandolo in prossimità del traguardo, anche grazie ai colpi di genio di Mr. Eric Cantona. Non credo tuttavia che il Leeds sia squadra da cinquina, né forse lo è l&#8217;Ajax dei giovani arrembanti che soffia la Coppa UEFA al Torino, al termine di una partita maledetta che in Italia passa alla storia per l&#8217;istantanea di Mondonico che solleva la sedia per protestare contro il cielo, e a onore del vero &#8211; nonostante la squadra sia la classica formazione da angolino lacrimuccia &#8211; neppure lo Stoccarda campione di Germania è davvero degno di accomodarsi ai vertici. Tutto sommato, io voto per la<strong> Stella Rossa</strong>, a proposito di angolini lacrimuccia: la stagione maledetta del calcio jugoslavo, che prelude a un conflitto sanguinario, è anche l&#8217;ultima in cui trionfano il Genio e i suoi sodali, superando una squadra tecnicamente eccelsa come il Partizan di Belgrado.<a href="https://gameofgoals.it/2019/12/24/1992-girone-a-stella-rossa-sampdoria-1-3.html"> In Coppa dei Campioni, la Sampdoria espugna il Maracana e scrive la parola fine sull&#8217;avventura europea dei biancorossi</a>, ma ciò non toglie che anche nel 91/92, pur avendo perso un pizzico della magia dell&#8217;anno precedente, gli slavi siano tecnicamente uno squadrone. Nel corso della stagione, peraltro, vincono anche la<a href="https://gameofgoals.it/2022/03/30/intercontinentale-1991-stella-rossa-colo-colo-3-0.html"> Coppa Intercontinentale con un 3-0 indiscutibile sui cileni del Colo Colo</a>.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1992-1993</h2>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p><a href="https://gameofgoals.it/2020/01/31/1993-finale-olympique-marsiglia-milan-1-0.html">La finale maledetta di Monaco</a> &#8211; una città destinata a rovinare la festa a un&#8217;altra squadra italiana di altissimo profilo, pochi anni dopo &#8211; nulla toglie alla dittatura rossonera sul Vecchio Continente: il <strong>Milan</strong> del 1992/1993 è una macchina da calcio che vanta pochi precedenti e pochi degni eredi. Plasmata dall&#8217;intuito di Capello, che smussa gli spigoli del sacchismo e torna tra le braccia della solida tradizione tricolore, la squadra di Milano è un orologio svizzero che riduce all&#8217;impotenza gli avversari, sia in Serie A che in Europa, e questo nonostante a dicembre debba rinunciare a un<a href="https://gameofgoals.it/2020/01/09/1993-girone-b-milan-goteborg-4-0.html"> Marco van Basten che volteggia ad altezze siderali</a>, distante anni luce dalla concorrenza. Nel finale di stagione, tuttavia, il Milan paga una certa stanchezza, e se il campionato rimane saldamente nelle sue mani (il Milan può permettersi il lusso di pareggiare le ultime cinque partite, avendo costruito un margine di sicurezza ampio sui concittadini), nella prima edizione della finale della neonata Champions &#8220;la biscia si rivolta al ciarlatano&#8221;, ancora una volta, e la biscia ha sempre le fattezze stralunate e vagamente trash di Raymond La Science Goethals.</p>



<p>Inevitabile quindi celebrare anche la straordinaria capacità di soffocare gli avversari del suo<strong> Olympique Marsiglia</strong>, ancora oggi l&#8217;unica squadra francese in grado di vincere la Coppa dalle grandi orecchie (le francesi sono specializzate in finali perse). I marsigliesi sono un dream team la cui rosa è inferiore solo a quella rossonera, in quanto include il leader Didier Deschamps, un Bokšić in formato pallone d&#8217;oro, il Pelé n. 2.0 e una coppia centrale di titani che rispondono al nome di Desailly e Boli. In Francia la squadra del genio belga supera in volata il PSG del fenomeno Weah, e in Europa sconfigge a sorpresa il Milan degli invincibili, e lo fa con merito, per la seconda volta in due anni.</p>



<p>A proposito di<em> Dream Team</em>, la prima metà degli anni &#8217;90 è anche l&#8217;epoca del <strong>Barcellona</strong> di Cruijff, in termini di pura euforia estetica la squadra più bella del momento: in Europa i catalani scivolano nei primi turni, ma nella Liga sono ancora la squadra da battere, e il gioco posizionale/futurista pensato dal genio olandese è in anticipo di un decennio abbondante sull&#8217;orologio della storia, è una sorta di premonizione.</p>



<p>La<strong> Juventus </strong>di <a href="https://gameofgoals.it/2024/02/04/roberto-baggio-e-le-10-magie-bresciane-di-un-fuoriclasse-mondiale.html">Roberto Baggio</a>, che nel 1992/1993 gioca il miglior calcio della sua carriera, è un&#8217;altra delle formazioni di riferimento del panorama europeo. In campionato, la Juve non può reggere il passo del Milan e viene superata anche dall&#8217;Inter, ma in Coppa UEFA, grazie alle superbe invenzioni del suo fuoriclasse e una struttura di alto profilo, regala un grande calcio e trionfa: le semifinali con il PSG di Weah, uno dei giocatori più forti del mondo, e le finali contro il Borussia Dortmund, un classico del calcio anni &#8217;90, sono il palcoscenico ideale per i piedi scamosciati di Roberto, artista ispirato e decisivo. Al suo fianco c&#8217;è un supporting cast di lusso: il secondo Baggio, Dino, ha il vizio del gol pesante, e la nutrita legione tedesca di Torino (Kohler e Andreas Mozart Möller) fornisce un contributo essenziale al successo europeo della Juve, il secondo in quattro stagioni.</p>



<p>In Inghilterra, inizia l&#8217;epopea del <strong>Manchester United</strong> di Alex Ferguson: scottato dal terribile finale di stagione del 1992, il Manchester United, grazie all&#8217;intuizione del suo leader, trova il tassello mancante del suo ricco ma incompleto puzzle in Mr. Genio e Sregolatezza Eric Cantona, che &#8211; parole di Giggs &#8211; trasforma una squadra ottima in una grande squadra, regalandole il tocco di magia che le mancava. La prima Premier League della storia si trasforma così in una cavalcata trionfale, in cui lo United esprime peraltro, in linea con la propria storia, un calcio di straordinaria bellezza.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1993-1994</h2>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="AC Milan 4-0 Barcelona | 1994 UEFA Champions League Final | Highlight &amp; Goals" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/BVgqXfS3zhU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Gli anni d&#8217;oro del Grande <strong>Milan</strong>: così potremmo intitolare il capitolo della nostra saga dedicato agli anni &#8217;90. In virtù di uno di quei paradossi non così infrequenti nella storia del calcio, i rossoneri conquistano un double inatteso proprio nella stagione in cui devono rinunciare ai tre fenomeni olandesi, decisivi come nessun altro negli anni precedenti: van Basten, infatti, nella sostanza si è ritirato dopo la finale di Monaco, anche se l&#8217;ufficialità arriverà nell&#8217;estate del 1995, Rijkaard ha fatto le valigie per Amsterdam e Gullit per Genova. Nonostante questo, e nonostante un attacco che segna con il contagocce, il Milan 1993/1994 erige una barriera invalicabile davanti all&#8217;uomo dei record Sebastiano Rossi: se esiste una squadra che ha vinto e dominato soprattutto grazie alla straordinaria efficacia della sua fase difensiva, questa è il Milan di Capello della stagione in oggetto. Peraltro, come sappiamo tutti, in controtendenza al &#8220;cortomusismo&#8221; ante-litteram di tutta l&#8217;annata,<a href="https://gameofgoals.it/2020/02/29/1994-finale-milan-barcellona-4-0.html"> in finale ad Atene i rossoneri surclassano sotto ogni aspetto il favorito<em> Dream Team</em></a>, scrivendo forse il capitolo più indimenticabile della loro storia.</p>



<p>Il <em>Dream Team</em>, ovvero il<strong> Barcellona</strong> di Cruijff, nel corso della stagione gioca un calcio lunare e di una bellezza tecnica quasi stordente, anche perché ha annoverato tra le sue fila il terribile <em>Baixinho</em> Romário, forse l&#8217;uomo gol più cinico e dotato in circolazione. La finale di Atene chiude anzitempo la straordinaria avventura di Cruijff quale tecnico, de facto, perché Johann non si riprenderà mai del tutto da quella sonora lezione, ma toglie poco al calcio indimenticabile della sua creatura.</p>



<p>Il <strong>Manchester United</strong> spicca definitivamente il volo: in Champions una brutta disavventura turca lo priva della possibilità di raggiungere le fasi calde della competizione, ma l&#8217;Inghilterra intera è ai piedi del suo passing game che Ferguson esalta come poche altre volte nel corso della sua lunghissima carriera. Cantona, Giggs, Ince e Keane sono in forma smagliante e così, alla seconda Premier consecutiva, si aggiunge la FA Cup.</p>



<p>La<strong> Juventus</strong> del<em> <a href="https://gameofgoals.it/2024/01/05/bello-e-impossibile-roberto-baggio-tra-vizi-e-virtu.html">Divin Codino</a></em> non si ripete in Europa ma per certi versi è più efficace e matura di quella stagione precedente, nonostante un Vialli imbronciato: un Baggio candidato alla corona di miglior giocatore del mondo, affiancato da un giovane Del Piero che dimostra un talento a tratti fuori controllo, è l&#8217;unica seria alternativa al Milan nel campionato più complicato del mondo.</p>



<p>In Francia, termina l&#8217;egemonia marsigliese perché il <strong>PSG</strong> di Weah e Djorkaeff si prende il proscenio: sovvertendo i pronostici, i parigini dominano il campionato e distanziano i favoriti marsigliesi di otto punti, puntando il mirino sull&#8217;Europa dei grandi. Anche per questo, li antepongo ad altre formazioni che sarebbero meritevoli di una citazione: il Parma di Scala è la squadra più bella del nostro campionato, l&#8217;Ajax dei bambini si prende l&#8217;Olanda e lascia intravedere sprazzi di una concezione avveniristica del football, e in Germania il solito Bayern Monaco, dopo due stagioni di sofferenza, riconquista il Meisterschale. </p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1994-1995</h2>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Ajax vs Bayern Munich 5-2 All Goals &amp; Highlights ( 1995 Uefa Champions League )" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/9rCSPZ6bs4Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Come una cometa che proviene dal futuro, l&#8217;<a href="https://gameofgoals.it/2020/03/19/1995-finale-ajax-milan-1-0.html"><strong>Ajax</strong> colpisce l&#8217;Europa con la sua grazia e le sue grandi ali</a>: van Gaal trova la formula magica, anticipa molti di quelli che saranno i trend del nuovo Millennio alle porte e grazie a un gioco degno di quello della formazione leggendaria degli anni &#8217;70 vince Eredivisie, Supercoppa olandese e soprattutto la Champions League. Litmanen è il nome chiave della squadra, ma decisivo è anche il contributo del vecchio Frank Rijkaard, protagonista di un&#8217;annata eccezionale, e dei tanti campioni che arrivano dalle giovanili.</p>



<p>Il 1994/1995 è anche l&#8217;anno in cui la <strong>Juventus</strong> di Marcello Lippi diventa grande: se in Europa esiste una squadra in grado di rivaleggiare con il grande Ajax, per resa collettiva ed efficacia, questa è la Juve, che grazie a un Paulo Sousa &#8220;pirlesco&#8221; e al tridente delle meraviglie e dai mille polmoni formato da Del Piero, Vialli e Ravanelli, con il contributo più sporadico ma decisivo di Roberto Baggio, domina la serie A, vince la Coppa Italia e vede sfilarsi di mano solo la coppa UEFA, per mano di un&#8217;altra delle squadre dell&#8217;anno, il Parma di Nevio Scala.</p>



<p>Come ricorderà chi c&#8217;era, il 1994/1995 è una lunga sfida su più fronti tra<strong> Parma</strong> e Juventus, e i bianconeri soccombono una sola volta, che si rivela però decisiva, ovvero al Tardini nella finale d&#8217;andata della coppa UEFA. Il Parma è una squadra ricca di giocatori di spessore internazionale e trova in uno Zola ispirato come non mai l&#8217;elemento chiave.</p>



<p>Il <strong>Milan</strong> inizia la stagione tra mille difficoltà, come certifica anche la brutta lezione subita dal Velez in Coppa Intercontinentale, ma nella seconda parte di stagione risorge, risale la china in campionato e raggiunge la terza finale di Coppa dei Campioni consecutiva: trascinato da Marco Simone e dal miglior Savićević dell&#8217;avventura italiana, autore anche di una incredibile quaterna al Bari, lo squadrone di Capello elimina il PSG e perde in finale, contro l&#8217;Ajax, al termine di una partita molto equilibrata.</p>



<p>Dopo alcune stagioni in seconda fila, torna a far sentire la sua voce il <strong>Real Madrid</strong>, che scrive la parola fine sul dominio del Barcellona di Cruijff: Zamorano diventa un cannoniere inarrestabile e Michael Laudrup si vendica della società che l&#8217;ha lasciato partire giocando un calcio sofisticato, che si sublima nella manita che il Real infligge ai catalani e con cui restituisce quella ricevuta l&#8217;anno prima.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/06/01/le-5-migliori-squadre-europee-dal-1991-al-1995.html">Le 5 migliori squadre europee dal 1991 al 1995</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Dieci sfumature di Francesco Totti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2023 06:02:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
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		<category><![CDATA[euro 2000]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Colosseo, il Cupolone, la Fontana di Trevi; Carlo Verdone, Alberto Sordi, Antonello Venditti. Luoghi e nomi che trasudano Romanità e Romanismo. La sensazione di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il Colosseo, il <em>Cupolone, </em>la Fontana di Trevi; Carlo Verdone, Alberto Sordi, Antonello Venditti.</p>



<p>Luoghi e nomi che trasudano <em>R</em>o<em>manità </em>e <em>Romanismo</em>. La sensazione di essere parte di un qualcosa che per secoli ha rappresentato il centro del mondo &#8211; <em>caput mundi</em>, appunto &#8211; dal punto di vista politico, filosofico e spirituale da un lato; l’anima inguaribilmente popolare, sanguigna, proletaria, quel misto tra ironia genuinamente grezza e irriverenza scanzonata che può esserci solo nelle borgate della Città Eterna dall’altro. Prospettive opposte apparenti, che però sono inevitabilmente legate e complementari, e che si fondono nel concetto di Roma.</p>



<p><strong>Francesco</strong> <strong>Totti</strong> non sfugge a questo dualismo: il suo calcio è patrimonio del mondo, non c’è appassionato in nessun angolo del mondo che non conosca il suo nome. Eppure Totti è di Roma <em>e</em> <em>solo di </em>Roma, e non poteva non esserlo: l’accento marcatissimo, il carattere permaloso e fumantino che tuttavia non va a guastare la sensazione di un bravo ragazzo da sempre legato alla famiglia, ai propri cari e alla propria gente, nonostante i “nemici” lo descrivano come il classico “<em>boro de Roma</em>”, come quelle straordinarie macchiette rappresentate dal Carlo Verdone dei tempi migliori, quello delle commedie degli Anni Ottanta.</p>



<p>Legandosi a vita alla propria città &#8211; che comunque lo ha amato e lo ha venerato come un <em>Ottavo</em> <em>Re di Roma</em>, va detto -, in una piazza certamente impegnativa a livello di ambiente e di “chiacchiericcio”, ma che sicuramente non può essere paragonata a quella delle grandi italiane ed europee in quanto a pressioni ed obbiettivi da raggiungere &#8211; in soldoni, un secondo-terzo posto a Trigoria viene normalmente accolto in maniera differente rispetto alla Continassa o ad Appiano Gentile &#8211; <strong>Totti</strong> ha pagato un prezzo importante nei confronti della storia. Non poter lottare costantemente per vincere i trofei più prestigiosi a livello di club gli ha tolto molto a livello di status &#8211; escludendo la nazionale, <strong>Totti</strong> non ha mai raggiunto una semifinale di una coppa europea, né si è mai avvicinato; gli ha tolto la possibilità di essere inserito, se non per qualche anno, nell’élite ristrettissima dei primi calciatori al mondo, nonostante avesse tutte le qualità per starci, ma gli ha dato l’immortalità e la gratitudine eterna di tutto il popolo giallorosso, che per Francesco contava quasi più di una Champions League.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/carlo_mazzone_francesco_totti_web_2022-1024x480.jpg" alt="" class="wp-image-15450" width="776" height="364" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/carlo_mazzone_francesco_totti_web_2022-1024x480.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/carlo_mazzone_francesco_totti_web_2022-300x141.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/carlo_mazzone_francesco_totti_web_2022-768x360.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/carlo_mazzone_francesco_totti_web_2022.jpg 1280w" sizes="(max-width: 776px) 100vw, 776px" /><figcaption class="wp-element-caption">Totti con Mazzone, suo mentore</figcaption></figure>



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<p>Se il suo status e la sua posizione nella storia del calcio italiano anche in rapporto ad altri fuoriclasse può essere oggetto di discussione, poco sindacabili sono le sue qualità calcistiche: meno eccezionale nel dribbling nello stretto rispetto a <strong>Baggio</strong> e a <strong>Del Piero</strong>, ma fisicamente più potente ed in grado di ricoprire più ruoli, <strong>Totti</strong> ha illuminato il gioco per anni con una magistrale visione di gioco a trecentosessanta gradi: non si contano le aperture di prima intenzione con le spalle alla porta, le linee di passaggio e le intuizioni per i compagni, oltre ad un senso del gol &#8211; di destro, di sinistro, di schiaffo e di carezza &#8211; e ad una capacità di vedere la porta da attaccante vero, qualità che lo hanno reso il secondo miglior marcatore di sempre del campionato italiano, nonché capocannoniere del campionato di Serie A 2006/07 e Scarpa d’Oro.</p>



<p>La sua duttilità lo ha portato ad esprimersi e ad evolversi in più ruoli: <strong>Zdenek</strong> <strong>Zeman</strong> lo propose come esterno sinistro nel tridente: il <em>Pupone</em> spesso si accentrava e sciorinava le sue eccelse qualità di rifinitore, in anni in cui fu in rapida ascesa, entrando nel giro azzurro, dove assunse presto i galloni del titolare. Negli anni di <strong>Fabio</strong> <strong>Capello</strong>, probabilmente i migliori di <strong>Totti</strong> in quanto a maturazione calcistica, giostrava spesso come trequartista dietro le punte, o da mezzapunta in tandem con <strong>Antonio</strong> <strong>Cassano</strong>, con cui c’era un’intesa che regalava gioie e magie.</p>



<p>Luciano Spalletti &#8211; con cui avrà un rapporto discusso e travagliato nella seconda parte della carriera &#8211; ebbe la geniale intuizione di trasformarlo in centravanti (f<em>also nueve</em> diremmo oggi) dopo il grave infortunio subito a febbraio 2006 contro l’Empoli, che gli costò molto in termini di mobilità e agilità, e gli regalò una nuova fase calcistica: nel calcio frizzante della prima Roma spallettiana, la posizione di Totti e le sue qualità permetteva ai centrocampisti romanisti di andare in gol con estrema facilità, nonché allo stesso Francesco di centrare la porta con notevole regolarità: nel 2006/07 arrivarono 26 gol in campionato, record personale.</p>



<p>Proprio la sua completezza e varietà è la linfa ispiratrice di questo pezzo, con cui si vuole ricordare alcune perle calcistiche &#8211; tra gol o prestazioni significative &#8211; che il ragazzo di Porta Metronia ci ha regalato negli anni. Naturalmente è un elenco che non pretende di essere esaustivo, dieci momenti sono davvero pochi, tant’è che diversi sono rimasti fuori dal mazzo. Se dovessi però compilare un album fotografico, con i dieci flash che mi vengono in mente parlando di <strong>Totti</strong>, opererei per i seguenti.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Roma-Parma 1997-1998</h3>



<ol class="wp-block-list">
<li></li>
</ol>



<p></p>



<p><strong>Francesco Totti</strong> e <strong>Gianluigi</strong> <strong>Buffon</strong>. Amici, compagni di nazionale, campioni del mondo, ma anche rivali di lunga data, con duelli infiniti, vinti da uno o dall’altro. Un capitolo fondamentale della loro saga è questo meraviglioso gol, segnato dal 10 giallorosso a <strong>Buffon</strong> ai tempi in cui il portierone giocava a Parma: il movimento in profondità di Francesco è da attaccante vero, il pallonetto con il piede mancino è una prodezza balistica di un talento in ascesa. Il suo posto a Francia ’98 è chiuso da una concorrenza eccessiva, ma a fine anno <strong>Dino</strong> <strong>Zoff</strong> lo convoca in azzurro, e <strong>Totti</strong> entra stabilmente nel giro della nazionale.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Francesco Totti - Fantastic lob goal vs Gianluigi Buffon / Roma - Parma (Serie A 1997-1998)" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/JSjVI4Stu4I?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Francia-Italia 2000</h3>



<p></p>



<p>In una serata dolorosissima per gli Azzurri, che vedono strapparsi la Coppa dalle mani quando tutto sembrava ormai fatto, una nota di consolazione per gli adoratori del <em>Pupone</em> sta nella sontuosa prestazione offerta in finale. In una serata in cui <strong>Zinedine</strong> <strong>Zidane</strong> brilla molto meno del solito, <strong>Totti</strong> si prende le luci della ribalta, con una prestazione maiuscola: aperture, sventagliate e giocate d’autore &#8211; il delizioso tacco che smarca <strong>Pessotto</strong> nell’azione del gol di <strong>Delvecchio</strong> è una di queste. Naturalmente Euro 2000 per <strong>Totti</strong> significa anche il rigore a cucchiaio a <strong>Van Der Sar</strong> nella semifinale contro l’Olanda, ma per una questione di “abbondanza di cucchiai” in questa classifica, ho scelto di soffermarmi sulla finale, a coronamento del miglior torneo giocato da <strong>Totti</strong> in azzurro.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Francesco Totti vs France - Euro 2000 Final" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/x9kaOQ-z_dI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Lazio-Roma 2001-2002</h3>



<p></p>



<p>Nella partita ricordata per l’incredibile poker di <strong>Vincenzo</strong> <strong>Montella</strong> e la serata da film dell’orrore di <strong>Alessandro</strong> <strong>Nesta</strong>, <strong>Totti</strong> gioca una delle migliori partite della carriera, contro gli odiati cugini biancocelesti: sempre al centro dell’azione, illumina il gioco con finezze, colpi di tacco e tiri, ed entra in tutti i gol della Roma. La chicca, tuttavia, è quel sontuoso pallonetto con cui beffa Peruzzi fuori dai pali: l’arcobaleno scavalca il portiere e si insacca inesorabile, sbattendo sull’interno della traversa. Per i giallorossi, campioni d’Italia in carica, è l’apoteosi.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Roma-Juventus 2003-2004</h3>



<p></p>



<p>La Juventus di <strong>Marcello</strong> <strong>Lippi</strong> alla fine del suo secondo ciclo viene tritata da un tornado giallorosso, guidati dal duo <strong>Cassano</strong>&#8211;<strong>Totti</strong> in stato di grazia. Per il <em>Pupone</em> è un momento di forma psico-fisica alle stelle, e la sua annata 2003/2004 è sicuramente tra le migliori della sua carriera, per continuità, efficacia e bellezza del suo gioco. La sua partita è premiata da una pioggia di 8 sulle pagelle dei quotidiani sportivi nazionali, ed è contornata da giocate sopraffine, una tra tutte: controllo docile con il petto dai venti metri e destro di collo pieno che distrugge la traversa a portiere battuto. Giocata di classe infinita.</p>



<p></p>



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<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Inter-Roma 2005-2006</h3>



<p></p>



<p>Un altro cucchiaio leggendario è quello alla <em>Scala del Calcio </em>contro l’Inter in una serata autunnale del 2005, probabilmente il gol più estroso di tutta la carriera: si libera di forza di <strong>Cambiasso</strong> e <strong>Zé</strong> <strong>Maria</strong>, si accentra, punta <strong>Materazzi</strong>, e scavalca <strong>Julio</strong> <strong>Cesar</strong> con il lob del genio. Un colpo d’artista che fa applaudire anche <strong>Roberto</strong> <strong>Mancini</strong>, allenatore dell’Inter.</p>



<p></p>



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<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Italia-Australia 2006</h3>



<p></p>



<p>Uno dei momenti più cruciali della storia della nazionale &#8211; e anche nella storia di <strong>Totti</strong> &#8211; sta tutto in questo calcio di rigore. Con gli Azzurri in inferiorità numerica, in una partita difficile e scorbutica contro l’Australia allenata dalla nostra “bestia nera” <strong>Guus</strong> <strong>Hiddink</strong>, <strong>Totti</strong> accantona cucchiai e cucchiaini e scaraventa nel sette un rigore pesantissimo, portando l’Italia ai quarti di finale. Non è stato un mondiale facile per il capitano romanista: l’infortunio di febbraio contro l’Empoli gli ha tolto forma fisica e condizione, in diverse partite lo abbiamo visto in debito d’ossigeno, seppur con qualche lampo dei suoi. Per la capacità di sopportare la pressione e per la perfezione dell’esecuzione del tiro, la copertina di quel pomeriggio è tutta sua.</p>



<p></p>



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<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Sampdoria-Roma 2006-2007</h3>



<p></p>



<p>Come <strong>Van</strong> <strong>Basten</strong>, come <strong>Zidane</strong>. Il coefficiente di difficoltà di questo gol è al massimo, eppure <strong>Totti</strong> riesce a centrare la porta al volo, da posizione angolata e tutto sommato lontana, con il piede debole, dopo un cross dalla destra di <strong>Cassetti</strong>. Una magia incredibile, sottolineata anche dall’applauso e dalle espressioni di incredulità dei tifosi blucerchiati.</p>



<p></p>



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<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Roma-Juventus 2012-2013</h3>



<p></p>



<p>Una delle poche serate negative di una Juventus che sotto la guida di <strong>Antonio</strong> <strong>Conte</strong> aveva appena instaurato una lunga tirannia in serie A fu quella all’Olimpico contro la Roma, nell’anno del secondo scudetto del ciclo. I bianconeri pagano le fatiche di Champions e giocano sotto ritmo, ma la vittoria della Roma è meritata, ed è firmata da un bolide a 113 chilometri orari calciato dal 10 giallorosso.&nbsp;</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Totti goal vs Juventus 2013 Roma vs Juventus 1-0 crazy commentator Carlo Zampa" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/RW7vw_m66s0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Manchester City-Roma 2014-2015</h3>



<p></p>



<p>La partita è finita 1-1, ma rimane nella memoria lo splendido gol di <strong>Totti</strong>, il primo in Inghilterra, alla veneranda età di 38 anni: scavetto d’esterno destro che sorprende <strong>Hart</strong> e tanti applausi, anche da parte dei tifosi inglesi, che omaggiano così un patrimonio del calcio italiano.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Manchester City Roma 1-1 - Ampia sintesi Sky Sport" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Se7kBqCErxk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Roma-Lazio 2014-2015</h3>



<p></p>



<p>Un <strong>Totti</strong> decisamente più stagionato firma una doppietta &#8211; di cui un pregevolissimo gol in acrobazia &#8211; che permette alla Roma di rimontare parzialmente il derby, dopo che la Lazio si era portata sul 2-0. Iconica la sua esultanza, con tanto di <em>selfie</em> in curva sud.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Roma - Lazio 2-2 - Highlights - Giornata 18 - Serie A TIM 2014/15" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Ad6Q1wbd0T4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/09/22/dieci-sfumature-di-francesco-totti.html">Dieci sfumature di Francesco Totti</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>I 10 capolavori europei del “Genio” Dejan Savićević</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/08/09/i-10-capolavori-europei-del-genio-dejan-savicevic.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2022 14:38:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[Arrigo Sacchi]]></category>
		<category><![CDATA[coppa campioni]]></category>
		<category><![CDATA[dejan savicevic]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Capello]]></category>
		<category><![CDATA[jugoslavia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dejan Savićević ha sequestrato le mie fantasie di ragazzino quasi trent&#8217;anni or sono, e sin da allora vivo nel suo mito, nel ricordo delle sue [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/08/09/i-10-capolavori-europei-del-genio-dejan-savicevic.html">I 10 capolavori europei del “Genio” Dejan Savićević</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap"><strong>Dejan Savićević</strong> ha sequestrato le mie fantasie di ragazzino quasi trent&#8217;anni or sono, e sin da allora vivo nel suo mito, nel ricordo delle sue gesta, del suo calcio idiosincratico e bizzarro; con il passare del tempo, sulle sue prodezze si è steso un velo di nostalgia che le ha rese ancora più magiche e indecifrabili. Il calcio degli ultimi trent&#8217;anni ha reso quasi impossibile l&#8217;esplosione di un nuovo <strong>Dejan Savićević</strong>, e non perché sia diventato &#8220;brutto&#8221; o &#8220;troppo difficile&#8221;: da un po&#8217; di tempo ogni giocatore in campo deve infatti essere funzionale alle necessità della squadra, perché oggi si gioca davvero in undici e nessuno può permettersi corpi estranei, gente completamente esonerata da compiti di natura tattica. </p>



<p>Il <em>Genio</em>, soprannominato così per le sue doti di gitano avvezzo all&#8217;improvvisazione, o più semplicemente perché quando ti aspettavi una giocata lui ne inventava una seconda, e a volte anche una terza o una quarta, era invece un giocatore letteralmente fuori dagli schemi, tanto da sembrare anacronistico già a fine anni &#8217;80; rivedere oggi in campo la sua Stella Rossa, con quella maglia sobria e bellissima che incornicia fisici da normodotati, possiede un&#8217;allure romantica cui il sottoscritto non riesce a resistere. Il fascino di schierare due e anzi forse sarebbe corretto scrivere tre numeri dieci &#8211; <strong>Dejan Savićević</strong>, <strong>Dragan Stojković</strong> e <strong>Robert Prosinečki </strong>&#8211; completa poi l&#8217;operazione nostalgia e alimenta ulteriormente lo charme di quella formazione, che poteva permettersi il lusso di schierare in campo in simultanea tre fantasisti anarchici senza risentirne e anzi diventato un enigma per quasi tutte le avversarie.</p>



<p>Rispetto al gemello <em>Piksi</em>, che amava cucirsi addosso la partita, farne cosa propria, disporre dei suoi tempi e delle sue coreografie come amano fare i grandi registi, il Genio preferiva partire da posizione defilata e illuminarsi a strappi, a seconda della luna e della vena, trasformandosi in un&#8217;arma micidiale grazie al suo dribbling, alla capacità di spostare rapidamente la palla in molteplici direzioni. Ho assistito a prestazioni del <em>Genio</em> talmente anonime da essere quasi caricaturali, e ad altre in cui San Siro gli tributava lunghi applausi, invocando la sua carezza (il suo magico piede sinistro). La sua discontinuità era proverbiale, tanto che è la prima cosa cui pensiamo ancora oggi quando nominiamo il <em>Genio</em>. In realtà, non mancano nella sua carriera stagioni in cui il cerchio continuità si chiude, come un paio di quelle disputate a Belgrado, la stagione 94/95 (in cui figura stabilmente tra i migliori giocatori del campionato) e in buona misura anche quella successiva, coronata dall&#8217;ultimo titolo dell&#8217;era <strong>Capello</strong>. Ciò non toglie che il Genio meriti di accomodarsi tra i grandissimi della sua epoca e più in generale tra i massimi giocatori della storia del calcio jugoslavo soprattutto per via delle notti magiche vissute sui palcoscenici europei, notti in cui ha saputo spesso aumentare la propria cilindrata e ergersi a protagonista chiave della squadra. Abbiamo selezionato per voi i dieci capolavori europei del <em>Genio</em>.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="714" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/savicevic-stella-rossa-belgrado-1024x714.jpg" alt="" class="wp-image-11795" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/savicevic-stella-rossa-belgrado-1024x714.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/savicevic-stella-rossa-belgrado-300x209.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/savicevic-stella-rossa-belgrado-768x536.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/08/savicevic-stella-rossa-belgrado.jpg 1366w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Savićević ai tempi della Stella Rossa</figcaption></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://gameofgoals.it/2019/08/16/1989-ottavi-ritorno-stella-rossa-milan-3-5-dcr-1-1.html">Stella Rossa &#8211; Milan 1-1 (3-5 d.c.r.)<br></a><em>10 novembre 1988</em></h3>



<p></p>



<p>Nel 1988 <strong>Dejan Savićević</strong> è qualcosa di più di una promessa del calcio balcanico: dopo tre stagioni di crescita costante nel Budućnost, <em>Dejo</em> ha appena traslocato a Belgrado e si è subito inteso a meraviglia con <em>Piski</em> <strong>Dragan Stojković</strong>. Il Milan nell&#8217;autunno del 1988 di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/10/27/sacchi-genio-o-sopravvalutato.html">Sacchi</a></strong> è ancora in fase di rodaggio e, come noto, le due partite abbondanti con la Stella Rossa sono due battaglie (e mezzo), al termine delle quali i rossoneri hanno la meglio a fatica e solo ai calci di rigore, ma con merito. Non posso inserire in questa graduatoria la fantasmatica partita della nebbia, nonostante il <em>Genio</em> l&#8217;abbia di fatto decisa poco prima che scendesse su Belgrado un nebbione omerico, e allora rimedio citando la sfida del giorno seguente, il 10 novembre. <strong>Savićević</strong> incanta il nostro <strong>Bruno Pizzul</strong> in varie occasioni: Bruno celebra più volte la classe cristallina dei due dieci jugoslavi, e il <em>Genio</em>, non sempre a dire il vero nel vivo della partita, si guadagna un voto alto grazie al bellissimo assist con cui consente al gemello di pareggiare il gol di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/05/15/i-dieci-comandamenti-internazionali-di-marco-van-basten.html">Marco Van Basten</a></strong>. Stop con la coscia e apertura di prima del suo sinistro fatato, un&#8217;apertura che coglie di sorpresa la difesa del Milan e riporta la partita in parità. La prima perla della collana sta tutta in quella giocata, appunto, da <em>Genio</em>.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Stella Rossa &#8211; Colonia 2-0<br><em>22 novembre 1989</em></h3>



<p></p>



<p>Secondo<strong> Sinisa Mihajlovic</strong>, i giocatori jugoslavi sarebbero in grado di prendere a pallonate Italia e Germania e poi di farsi eliminare dalla formazione dei camerieri del loro albergo, e la lunga epopea europea della Stella Rossa sembra voler confermare la sua tesi in più occasioni: non si contano infatti i turni a eliminazione diretta in cui la squadra di Belgrado domina una partita e scompare dal campo in quella successiva, vedendosi eliminata. Nel 1989 i biancorossi sono tra i favoritissimi della coppa UEFA, anche perché hanno una rosa e ambizioni da Coppa dei Campioni e da diversi anni. Nel novembre del 1989, la Stella Rossa affronta il Colonia nel meraviglioso Maracanã di Belgrado e vince 2-0; il successo sarà vanificato dalla scialba prestazione del ritorno, ma regala anche la seconda magia di <em>Dejo</em> sul palco internazionale: dopo un lungo assedio, <em>Dejo</em> sblocca la partita con uno dei suoi rari gol di testa, propiziato da un corner del gemello, e quindi la chiude con un&#8217;iniziativa individuale che ricorda quelle di <strong>Robben</strong> e di <strong>Salah</strong>. </p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Stella Rossa - Colonia 2-0 - Coppa U.E.F.A. 1989-90 - ottavi di finale - andata" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/RzArx4L_N_Q?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Dinamo Dresda &#8211; Stella Rossa 1-2<br><em>20 marzo 1991</em></h3>



<p></p>



<p>La notte calda di Dresda passerà alla storia per i disordini provocati dai tifosi tedeschi, che costeranno alla loro squadra uno 0-3 a tavolino. Ciononostante, ritengo sia giusto guardare al campo e tributare i giusti meriti a una delle prestazioni più brillanti di <em>Dejo</em> in quella che rimarrà la sua stagione migliore, che ben avrebbe potuto culminare con la consegna del pallone d&#8217;oro. Parso sin da subito in serata di grazia, il <em>Genio</em> a un certo punto ingrana la quinta e supera tutta la difesa tedesca con un assolo quasi maradoniano, superando il portiere avversario con un&#8217;inedita bomba di destro. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://gameofgoals.it/2019/11/24/1991-semifinali-andata-bayern-monaco-stella-rossa-1-2.html+">Bayern Monaco &#8211; Stella Rossa 1-2<br></a><em>10 aprile 1991</em></h3>



<p></p>



<p>Le semifinali con il Bayern Monaco, come noto, furono due autentiche battaglie, estremamente dure anche sul piano fisico, e a timbrare il gol decisivo è ancora una volta <strong>Savićević</strong>: dopo un primo tempo fatto più di ombre che di luci, il fuoriclasse montenegrino entra in partita e la illumina con diverse giocate da grandissimo, tra cui spiccano un paio di serpentine e due verticalizzazioni. Il momento cruciale arriva però quando le squadre sembrano accontentarsi del pareggio: <strong>Savićević</strong> vede un buco nella difesa bavarese, supera in velocità tale <strong>Kohler</strong> e segna il gol decisivo ai fini della qualificazione. </p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Savicevic against Bayern Munich" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/jrXFpw-nYTs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Stella Rossa &#8211; Manchester United 0-1<br><em>19 novembre 1991</em></h3>



<p></p>



<p>La finale di Supercoppa Europea del 1991 è un&#8217;anomalia nella carriera del montenegrino: se il <em>Genio</em> ci ha abituati a vivacchiare nella penombra delle partite per poi accendersi come una torcia e ribaltarne gli esiti con una giocata, all&#8217;Old Trafford nel 1991 <em>Dejo</em> sembra ispirato dalle muse del calcio e per novanta minuti fa tremare i tifosi inglesi e un incredulo <strong>Ferguson</strong>, che spenderà parole al miele per il montenegrino. Contrariamente a quanto accaduto in molte altre occasioni, tuttavia, in questo caso <strong>Savićević</strong> dà spettacolo ma non riesce a confezionare la giocata decisiva e anzi macchia la prestazione agevolando il gol avversario. Se ci si concentra sui novanta minuti, in ogni caso, questa è probabilmente la miglior prestazioni del giocatore slavo, almeno sui palcoscenici maggiori.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Dejan Savicevic vs Manchester United" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/P_rBELGF_1g?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Milan &#8211; Porto 3-0<br><em>1° dicembre 1993</em></h3>



<p></p>



<p>A dicembre del 1993, <em>Dejo</em> sembra il paradigma del grande talento sprecato, o quantomeno declinato prematuramente: dopo una stagione di apprendistato, in cui ha sofferto anche una concorrenza proibitiva, il fantasista slavo dovrebbe diventare l&#8217;epicentro del progetto di <strong>Capello</strong>. E invece il girone d&#8217;andata della stagione del double lo vede spesso imbronciato in panchina; la sua discontinuità diventa un malessere cronico che gli impedisce di decollare e le sporadiche veroniche non possono compensare il numero risicatissimo di giocate chiave, con uno zero alla voce dei gol che pesa una tonnellata. In una cornice simile, e con i rapporti con Don<strong> </strong>Fabio ai minimi termini, la prestazione maiuscola regalata ai tifosi di San Siro nel dicembre del 1993 luccica come un diamante: <em>Dejo</em> si sveglia come da un lungo letargo, disegna calcio per novanta minuti e impacchetta tre cioccolatini che propiziano i gol dei suoi. Bellissimo in particolare il terzo assist, una pennellata che sembra vagare nella terra di nessuno e che invece si appoggia sulla testa di <strong>Massaro</strong>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Milan-Porto 3-0 - Coppa Campioni 93/94.flv" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/aq2ct5WQ7No?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Werder Brema &#8211; Milan 1-1<br><em>16 marzo 1994</em></h3>



<p></p>



<p>Il giorno dopo la partita, la stampa sportiva italiana celebrerà la prestazione di due giocatori in maglia rossonera, due giocatori grazie ai quali il Milan era uscito indenne dal catino di Brema: un<strong> Sebastiano Rossi</strong> in formato saracinesca e un <strong>Savićević</strong> che dimentica i bronci e i grigiori del campionato per illuminare il cielo tedesco con alcune giocate da capogiro, tra le quali spicca un insolito gol da opportunista e segnato con il destro. Quando i meccanismi di squadra si inceppavano, il Genio era quasi sempre in grado di inventare la giocata fuori dagli schemi, anche dai suoi schemi. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://gameofgoals.it/2020/02/29/1994-finale-milan-barcellona-4-0.html">Milan &#8211; Barcellona 4-0<br></a><em>18 maggio 1994</em></h3>



<p></p>



<p>Citazione scontatissima e sulla quale non mi dilungo troppo, <strong>Dejan Savićević</strong> ad Atene è in stato di grazia e quando prende palla i difensori del Barcellona avvertono un formicolio di vulnerabilità; un pallonetto che imbecca Massaro in mezzo a una selva di maglie blaugrana e il famoso pallonetto che chiude definitivamente la partita sono le due grosse ciliegie su una torta che non ha quasi eguali nella storia delle finali di Champions. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://gameofgoals.it/2020/03/06/1995-semifinale-andata-psg-milan-0-1.html">Paris Saint-Germain &#8211; Milan 0-1<br></a><em>5 aprile 1995</em></h3>



<p></p>



<p>Il <strong>Dejan Savićević</strong> del 1994/1995 ha archiviato le lune delle stagioni precedenti e veleggia al fianco dei giocatori più brillanti del campionato; in Europa, poi, dimostra sempre di trovarsi a suo agio come nessun altro: la semifinale con i brillanti parigini di <strong>George Weah</strong> sulla carta dovrebbe essere una partita equilibrata, ma la maggior esperienza dei rossoneri sposta gli equilibri, e con lei lo fa anche un <em>Dejo</em> ispirato come nelle sue serate migliori. Per la verità, i rossoneri concedono l&#8217;iniziativa ai francesi e <em>Dejo</em> è spesso isolato davanti, ma quando si accede fa fuoco e fiamme, e l&#8217;assist per <strong>Boban</strong> è un cioccolatino degno del suo repertorio migliore.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://gameofgoals.it/2020/03/10/1995-semifinali-ritorno-milan-psg-2-0.html">Milan &#8211; Paris Saint-Germain 2-0<br></a><em>19 aprile 1995</em></h3>



<p></p>



<p>Due settimane dopo aver espugnato il Parco dei Principi, il Milan controlla la partita a San Siro, e ancora una volta può farlo grazie alle ispirate invenzioni del suo <em>Genio</em>, che disputa un&#8217;ottima partita, con alcuni spunti palla al piede degni di nota, e poi realizza le due reti che chiudono ogni discorso qualificazione. Eccezionale il primo gol, favorito da un controllo di ginocchio che sbilancia il diretto marcatore e spalanca davanti a <em>Dejo</em> la porta dei parigini. Anche San Siro, dopo il numero da rabdomante, si alza a tributare il doveroso omaggio alla carezza del suo lunatico fuoriclasse.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="CL-1994/1995 AC Milan - PSG 2-0 (19.04.1995)" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/kNqj00ASSt0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/08/09/i-10-capolavori-europei-del-genio-dejan-savicevic.html">I 10 capolavori europei del “Genio” Dejan Savićević</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Intercontinentale 1994: Velez Sarsfield-Milan 2-0</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/05/11/intercontinentale-1994-velez-sarsfield-milan-2-0.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 May 2022 07:07:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppa Intercontinentale]]></category>
		<category><![CDATA[asad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: il Velez esulta con la Coppa Se la sconfitta contro il San Paolo del 1993 era stata sorprendente fino a un certo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: il Velez esulta con la Coppa</em></p>



<p class="has-drop-cap">Se la sconfitta contro il San Paolo del 1993 era stata sorprendente fino a un certo punto, visto il valore della formazione brasiliana, molto più clamoroso è il ko che il Milan subisce nel 1994 contro il Velez Sarsfield. Sulla carta non dovrebbe esserci partita a favore dei rossoneri. Ma sul campo gli argentini riescono con difesa, organizzazione e cinismo (4 occasioni, 2 reti) a capovolgere il pronostico e salire sul tetto del mondo. Il Milan di <strong>Capello</strong> costruisce sicuramente più occasioni, ma appare poco amalgamato nel gioco e poco lucido nei momenti chiave. Disastroso soprattutto <strong>Costacurta</strong> che commette il fallo da rigore, sbaglia totalmente un retropassaggio favorendo il 2-0 di <strong>Asad</strong> e per completare una giornata orribile si fa pure espellere.</p>



<p><strong>Velez Sarsfield:</strong> Chilavert &#8211; Almandoz, Trotta, Sotomayor, Cardozo &#8211; Basualdo, Gomez, Bassedas, Pompei &#8211; Asad, Flores.<br><strong>Milan:</strong> Rossi &#8211; Tassotti, Baresi, Costacurta, Maldini &#8211; Boban (st 16&#8242; Simone), Albertini, Desailly, Donadoni &#8211; Savicevic (st 41&#8242; Panucci), Massaro.</p>



<p><strong>Primo tempo<br>2&#8242;</strong> tiro da fuori di Savicevic, Chilavert blocca a terra.<br><strong>32&#8242;</strong> Savicevic pesca con un lancio geniale Boban, che si allarga troppo e calcia alto da ottima posizione. Primo tempo molto tattico, il Milan fa girare palla ma non riesce a sfondare contro l&#8217;organizzata difesa argentina.</p>



<p><strong>Secondo tempo<br>2&#8242;</strong> lancio da centrocampo di Costacurta, Massaro elude la trappola difensiva del fuorigioco, ma calcia addosso a Chilavert, che devia con i piedi in angolo.<br><strong>5&#8242; GOL VELEZ SARSFIELD</strong> Costacurta tira giù Flores in area. Rigore per il Velez: dal dischetto Trotta calcia forte, la palla sbatte sulle gambe di Rossi e si infila in rete.<br><strong>7&#8242;</strong> cross di Donadoni da sinistra, sponda di Savicevic per Massaro, tiro di sinistro, Chilavert in modo un po&#8217; fortuito devia in angolo.<br><strong>12&#8242; GOL VELEZ SARSFIELD</strong> Sciagurato retropassaggio da destra di Costacurta, ne approfitta Asad, che salta Rossi e con una girata infila il palo più lontano.<br><strong>27&#8242;</strong> Donadoni per Savicevic, assist per Massaro, ancora ipnotizzato da Chilavert.<br><strong>29&#8242;</strong> corner di Savicevic, colpo di testa di Massaro fuori. Ci prova il Milan, ma sembra mancare un po&#8217; di convinzione.<br><strong>32&#8242;</strong> grande riflesso di Rossi che respinge un destro dal limite di Bassedas.<br><strong>37&#8242;</strong> Maldini per Simone, conclusione da fuori, Chilavert c&#8217;è.<br><strong>39&#8242;</strong> Costacurta perde palla a centrocampo, Asad lo scherza ancora e prova a involarsi verso la porta, Costacurta di aggrappa a lui e lo stende. Espulsione per fallo da ultimo uomo.<br><strong>43&#8242;</strong> Pompei ci prova da lontano, palla alta non di molto.<br><strong>44&#8242;</strong> Donadoni salta Almandoz e calcia convergendo da sinistra, palla sull&#8217;esterno della rete.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="799" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Dq98S-fVAAEi5II-1024x799.jpg" alt="" class="wp-image-10909" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Dq98S-fVAAEi5II-1024x799.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Dq98S-fVAAEi5II-300x234.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Dq98S-fVAAEi5II-768x600.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Dq98S-fVAAEi5II-1536x1199.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/05/Dq98S-fVAAEi5II.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Costacurta abbatte Asad e viene espulso. Giornata in cui va tutto storto al centrale del Milan</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p><strong>LE PAGELLE VELEZ SARSFIELD<br>IL MIGLIORE ASAD 7</strong> Un toro che fa impazzire Costacurta e la difesa del Milan. Difficile da spostare e letale quando conta: bella la giravolta su se stesso in occasione del 2-0 che chiude i conti, costringe Costacurta ad abbatterlo e il Milan resta in dieci.<br><strong>Bassedas 7 </strong>Cuore e cervello del centrocampo argentino, abbina fosforo e geometrie. Vince il duello contro i dirimpettai rossoneri.<br><strong>Trotta 6,5</strong> Valide chiusure difensive, freddo (e un briciolo anche fortunato) nella trasformazione del rigore.<br><strong>Chilavert 6,5</strong> Nessun intervento particolarmente complicato, ma non sbaglia niente e dà una costante sensazione di sicurezza ai suoi sia tra i pali sia in uscita.</p>



<p><strong>LE PAGELLE MILAN<br>IL MIGLIORE DONADONI 6</strong> È quello che prova di più a far saltare la scatola difensiva degli argentini con i suoi spunti dal lato mancino. Alcuni validi dribbling, ricami e cross. Ma non è aria.<br><strong>Savicevic 6</strong> A tratti un po&#8217; indolente, ma regala alcuni ottimi palloni a <strong><em>Boban</em></strong> e <strong><em>Massaro</em></strong> (entrambi gravemente insufficienti, <strong><em>voto</em></strong> <strong><em>5</em></strong>) che sprecano malamente.<br><strong>Maldini-Baresi 6</strong> Nessun grave errore e una gestione sempre autoritaria del pallone. Il Velez sbanca da altri lati.<br><strong>Desailly 5</strong> Sbaglia una quantità industriale di palloni nei primi minuti e non si riprende più, travolto dal centrocampo avversario anche sul piano del dinamismo.<br><strong>Costacurta 3</strong> Giornata da incubo, forse la peggiore della sua carriera: abbatte Flores in area e provoca il rigore; passa letteralmente il pallone ad Asad e causa il 2-0; perde palla e stende in modo goffo lo stesso Asad facendosi espellere. Incubo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Velez Sarsfield Argentina 2 X 0 Milan Italia TOYOTA Euro" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/qQy8xGZP9OM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Gli highlights del match</figcaption></figure>
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		<title>Intercontinentale 1993: San Paolo-Milan 3-2</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/04/22/intercontinentale-1993-san-paolo-milan-3-2.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2022 09:21:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppa Intercontinentale]]></category>
		<category><![CDATA[baresi]]></category>
		<category><![CDATA[brasile]]></category>
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		<category><![CDATA[cerezo]]></category>
		<category><![CDATA[coppa intercontinentale]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Capello]]></category>
		<category><![CDATA[maldini]]></category>
		<category><![CDATA[san paolo]]></category>
		<category><![CDATA[tele santana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: l&#8217;esultanza dei brasiliani [https://storiedicalcio.altervista.org] Due Libertadores consecutive, due Intercontinentali consecutive: il San Paolo di Tele Santana imita il Santos di Pelé ed [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/04/22/intercontinentale-1993-san-paolo-milan-3-2.html">Intercontinentale 1993: San Paolo-Milan 3-2</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: l&#8217;esultanza dei brasiliani [https://storiedicalcio.altervista.org]</em></p>



<p class="has-drop-cap"><b>Due Libertadores consecutive, due Intercontinentali consecutive</b>: il San Paolo di <a href="https://gameofgoals.it/2022/03/12/tele-santana-la-critica-del-resultadismo-opportunista.html">Tele Santana</a> imita il <a href="https://gameofgoals.it/2021/09/27/intercontinentale-1963-andata-milan-santos-4-2.html">Santos di Pelé</a> ed entra nel mito del calcio sudamericano e mondiale. Nell&#8217;Intercontinentale 1993 supera il Milan di Capello grazie a un pasticcio difensivo nel finale che consente a Muller di realizzare la rete decisiva. <b>E&#8217; una vittoria meritata per i brasiliani, più concentrati dei rivali rossoneri</b>, che appaiono invece confusi nel gioco e <b>stranamente distratti in quella difesa che di solito è il punto di forza della squadra</b>.</p>



<p><strong>San Paolo:</strong> Zetti &#8211; Dinho, Valber, Ronaldo, André Luiz &#8211; Cafu, Cerezo, Doriva, Leonardo &#8211; Muller, Palhinha (st 23&#8242; Juninho). <br><strong>Milan:</strong> Rossi &#8211; Panucci, Baresi, Costacurta, Maldini &#8211; Donadoni, Albertini (st 34&#8242; Tassotti), Desailly, Massaro &#8211; Papin, Raducioiu (st 34&#8242; Orlando).   </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="543" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/i283163839634142829.jpg" alt="" class="wp-image-10795" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/i283163839634142829.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/i283163839634142829-300x255.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption>Baresi e Rossi provano ad anticipare Muller [www.obiettivo-milan.it]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p><strong>Primo tempo</strong><br><strong>10&#8242;</strong> la prima chance è per il Milan: cross da destra di Donadoni, Raducioiu dal limite si gira e calcia, Zetti c&#8217;è. <strong>13&#8242;</strong> meravigliosa conclusione di destro, al volo, di Massaro: traversa piena. Poi Zetti è fortunato a bloccare il pallone. Milan vicinissimo al gol. <br><strong>19&#8242; GOL SAN PAOLO</strong> Cerezo apre a destra per Cafu, cross perfetto al volo per Palhinha, che a centro area anticipa Costacurta e fa secco Rossi. <br><strong>43&#8242;</strong> Papin ci prova da lontano, Zetti blocca. Dopo il gol del San Paolo, il primo tempo ha visto i brasiliani gestire meglio il pallone, pur non creando grandi occasioni da rete.   </p>



<p><strong>Secondo tempo</strong><br><strong>2&#8242;</strong> Muller per Leonardo, tentativo in mezza girata, la palla esce di pochissimo sul palo opposto. <br><strong>5&#8242; GOL MILAN</strong> Desailly alza un pallone a campanile dalla trequarti, la difesa del San Paolo si fa trovare impreparata, Massaro si fionda sul pallone e in spaccata batte Zetti. <br><strong>14&#8242; GOL SAN PAOLO</strong> Palhinha al limite innesca a sinistra Leonardo, che supera in velocità Panucci e crossa sul secondo palo, Cerezo brucia Albertini e da pochi passi realizza. Difesa del Milan distratta. <br><strong>25&#8242;</strong> Juninho, innescato da un compagno, controlla e dal limite calcia a mezza altezza, palla a lato di un metro. Possesso palla confuso del Milan, San Paolo temibile in contropiede. <br><strong>27&#8242;</strong> punizione a giro di Leonardo dal limite, Rossi non si fa sorprendere. <br><strong>34&#8242;</strong> azione meravigliosa in ripartenza del San Paolo. Leonardo prende palla al limite della sua area, accelera e serve nel cerchio di centrocampo Muller. L&#8217;attaccante brasiliano avanza e serve a destra nello spazio il velocissimo Cafu, tiro-cross insidiosissimo sul secondo palo, Costacurta salva praticamente sulla linea anticipando il tapin di Juninho. Quando il San Paolo ha campo, è uno spettacolo. <br><strong>36&#8242; GOL MILAN</strong> Lancio di Donadoni in area, Massaro con un incredibile colpo di testa all&#8217;indietro serve Papin, che elude la guardia di Ronaldo e infila Zetti.  <br><strong>42&#8242; GOL SAN PAOLO</strong> Cerezo lancia dalla trequarti Muller, che sguscia via a Baresi, Rossi esce male e il centravanti brasiliano con un mix di intuito e fortuna riesce a superarlo e depositare in rete. Ancora una volta in tilt la difesa rossonera.   </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="405" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/i283163839634143150.jpg" alt="" class="wp-image-10796" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/i283163839634143150.jpg 512w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/i283163839634143150-300x237.jpg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption>Cerezo danza tra i difensori rossoneri [www.obiettivo-milan.it]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p><strong><u>LE PAGELLE SAN PAOLO</u></strong><br><strong>IL MIGLIORE CEREZO 7,5:</strong> a 38 anni decide una finale Intercontinentale, e scusate se è poco. Entra in tutte e tre le azioni chiave: avvia la prima, segna il 2-1 e lancia Muller per il tris. Chirurgico.<br><strong>Palhinha 7:</strong> attaccante atipico che come sempre fa la differenza con i movimenti senza palla, appare e scompare in avanti mandando in crisi la difesa rossonera. Piomba come un falco sul cross di Cafu per l&#8217;1-0, avvia l&#8217;azione del raddoppio con un&#8217;imbucata geniale a Leonardo sull&#8217;out di sinistra.<br><strong>Cafu 7:</strong> ha la freccia perennemente inserita. Vince il duello titanico con Maldini sulla fascia, nel primo tempo in particolare è devastante. Suo il traversone perfetto del vantaggio, vicino al bis nella ripresa con un altro tiro-cross salvato in modo disperato da Costacurta.<br><strong>Leonardo 7:</strong> sale di colpi nella ripresa, mandando in crisi Panucci in fase difensiva. Imita Cafu e da un suo splendido assist dalla fascia arriva il comodo tapin di Cerezo per il 2-0.<br><strong>Muller 6,5:</strong> segna il gol del 3-2 approfittando di una leggerezza del duo Baresi-Rossi. Come Leonardo cresce nel secondo tempo dopo una prima frazione in cui la difesa del Milan era riuscita ad arginarlo (almeno lui&#8230;).</p>



<p><strong><u>LE PAGELLE MILAN</u></strong><br><strong>IL MIGLIORE MASSARO 7,5:</strong> il solo tra i rossoneri che pare avere l&#8217;energia e le motivazioni giuste. Prende una traversa con una conclusione favolosa dalla distanza, segna l&#8217;1-1 mettendoci rabbia agonistica e istinto, pesca Papin per il 2-2 con una torsione aerea all&#8217;indietro geniale. Predica nel deserto.<br><strong>Papin 6:</strong> rispetto all&#8217;evanescente Raducioiu <em><strong>(voto 5)</strong></em>, lotta di più e ci prova. Un impegno premiato dal gol dell&#8217;illusorio 2-2 a una decina di minuti dal termine.<br><strong>Maldini 5,5:</strong> soffre moltissimo Cafu nel primo tempo, poi gli prende le misure. Forse è il solo del pacchetto arretrato a non avere colpe su nessuno dei gol, ma da uno del suo valore è lecito attendersi una prova di maggiore personalità. Non si vede quasi mai al cross in fase di spinta.<br><strong>Donadoni 5,5:</strong> valore aggiunto del Milan in tante occasioni, stavolta resta fuori dal gioco. Un paio di buoni cross, avvia l&#8217;azione del 2-2, ma in generale si vede e incide poco.<br><strong>Baresi-Costacurta 5:</strong> completamente in bambola nei momenti topici. Baresi imposta bene, ma non riesce a governare la difesa quando il San Paolo affonda e si fa scappare Muller per il 3-2 all&#8217;87&#8217;. Costacurta si fa anticipare da Palhinha sull&#8217;1-0, nella ripresa ha il merito di salvare su Juninho da pochi passi, ma in generale ci capisce poco contro i movimenti dell&#8217;attacco brasiliano. Giornata storta per un duo di solito molto preciso ed efficace.</p>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="1993  Intercontinental Cup  AC Milan 2 X 3 São Paulo FC" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/OPPUIk9rFgk?start=25&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Highlights del match</figcaption></figure>
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		<title>Quando l&#8217;Utile incontra il Bello: Marco Van Basten</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Oct 2021 08:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
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		<category><![CDATA[euro 1988]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per capire un poeta, un artista, a meno che questi non sia soltanto un attore, ci vuole un altro poeta e ci vuole un altro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Per capire un poeta, un artista, a meno che questi non sia soltanto un attore, ci vuole un altro poeta e ci vuole un altro artista</em></p></blockquote>



<p class="has-drop-cap">Carmelo Bene – quello di <em>Nostra Signora dei Turchi</em>, quello di <em>Un Amleto di meno</em>, quello che a ventidue anni, dopo essere stato cacciato in malo modo da una nota accademia di arte drammatica, strappava un accordo informale a tale Albert Camus – era&nbsp; un artista nel senso più alto del termine e nutriva una grande passione anche per il calcio – esattamente come l&#8217;amico Pier Paolo Pasolini. Sul campo, amava i grandi esteti.</p>



<p>Quando Marco Van Basten, nell&#8217;estate del 1995, ufficializza qualcosa che è nell&#8217;aria da tempo, Carmelo attribuisce all&#8217;evento (in fondo, soltanto uno dei tanti piccoli drammi dello sport) lo spessore e i colori della tragedia greca, proclamando <em><strong>&#8220;Il lutto in me per il suo precoce ritiro non si estingue ancora e mai si estinguerà&#8221; </strong></em>e legando così indissolubilmente il proprio nome, in ambito sportivo, a quello del più grande calciatore olandese e forse europeo degli ultimi quarant&#8217;anni.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="688" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-ajax-688x1024.jpg" alt="" class="wp-image-8057" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-ajax-688x1024.jpg 688w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-ajax-201x300.jpg 201w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-ajax.jpg 748w" sizes="(max-width: 688px) 100vw, 688px" /></figure></div>



<p></p>



<p><strong>Marco Van Basten</strong> era un artista, ma il suo paradigma era lontano anni luce da quello surrealista e barocco del suo geniale ammiratore: l&#8217;Airone (soprannominato così in omaggio alla sua grazia sovrannaturale) volteggiava ad altezze siderali, celebrando magici rituali di armonia, recitando come un attore dalle movenze e dalle fattezze raffaellesche (cito la splendida definizione di <strong>Sandro Modeo</strong>); il suo volto, così profondamente fiammingo, evoca quello di un altro poeta che ha visto la luce nella stessa area d&#8217;Europa, il cantautore belga Jacques Brel; come se non bastasse, sua madre, quasi intuendo che lo scricciolo che teneva tra le mani era destinato a muoversi in una dimensione diversa, preclusa ai più, riservata a chi fa della bellezza la propria ragione di vita, non l&#8217;aveva chiamato Marco, bensì <em>Marcello</em>.</p>



<p>L&#8217;arte di Van Basten era tutta <strong>grazia, compostezza e precisione</strong>; era la quintessenza di ciò che possiamo grossolanamente e latamente interpretare come<em> Europa</em>, nel calcio. Il gigante olandese era davvero un&#8217;anomalia, un alverare di apparenti contraddizioni che potevano coesistere e armonizzarsi solo dentro il corpo di un artista.&nbsp;</p>



<p>Per prima cosa, la mole: Marco era (ed è) alto 188 cm e pesava 80 kg, esattamente come il compagno e amico Paolo Maldini, ma si muoveva con la <strong>rapidità e la naturale eleganza</strong> di un giocatore molto più piccolo; la sua forza fisica era proverbiale, gli consentiva di affrontare da pari a pari autentici marcantoni dalla scorza dura come Pietro Vierchowod (<em>Quando marcava Van Basten, si sentivano rumori metallici e violenti</em> – Gianluca Vialli) e Jürgen Kohler; la sua <strong>ossessione per la porta</strong> era altrettanto proverbiale, tanto che il rivale Maradona lo etichetterà come una macchina da gol impressionante, costretta al ritiro proprio quando stava per diventare la più forte di tutti.</p>



<p>Al tempo stesso, in modo ossimorico (l&#8217;anomalia appannaggio degli artisti più grandi), Marco aveva il passo del <strong>mezzofondista</strong> e la visione di gioco periferica della mezzala o del <strong>numero dieci</strong>; si librava in aria con una naturalezza inspiegabile, come se la gravità per lui fosse un problema relativo (solo <strong>Cristiano Ronaldo</strong> sarà degno dell&#8217;accostamento, sotto questo profilo), e dava la stessa impressione quando accelerava, correndo come se non toccasse il terreno; ancora, Marco saltava l&#8217;uomo con la stessa facilità dei giocatori che gli concedono quindici centimetri, da maestro della gestione del pallone negli spazi stretti, come se fosse un funambolo sudamericano e non un gigante nordeuropeo.</p>



<p>Come se un simile repertorio tecnico e atletico, degno di un eroe mitologico, avesse suscitato l&#8217;<strong>invidia degli dei</strong> (come aveva acutamente osservato proprio Carmelo Bene), ecco una fragilità congenita e forse non curata nel modo migliore, che ne stroncherà la carriera davvero troppo presto; la sua avventura in rossonero, come noto, avrebbe potuto anche non avere mai inizio, in quanto le caviglie di vetro erano un problema già sui campi olandesi, e l&#8217;operazione del 1987 (che scatenò sterili polemiche sulla stampa italiana, convinta che si trattasse di un pretesto meschino teso a velare la nostalgia di Amsterdam e la scarsa propensione alla lotta, requisito indispensabile per farsi valere tra i ruvidi marcatori italiani dell&#8217;epoca) rischiò di tarpare le ali di Marco ancora in fase di decello.</p>



<p>Van Basten era figlio del calcio olandese e il <strong>legame con Cruijff</strong> fu subito evidente: fu proprio Il Profeta del Gol a battezzarne l&#8217;esordio, nella stagione 1981-1982, indicando all&#8217;allenatore il ragazzino destinato a prederne il posto in campo e anche nell&#8217;immaginario dei tifosi europei; la versatilità era quindi parte del suo patrimonio genetico: pur essendo meno universale di Johan, così come di Neeskens o di Gullit, Marco non era solamente un centravanti, e forse neanche solamente un attaccante. Il passo da mezzofondista e il lancio illuminante avrebbero potuto traformarlo in un superbo centrocampista (osservare per credere la finale di Coppa delle Coppe del 1987, quando si posiziona da numero dieci, catapultando nella contemporaneità l&#8217;archetipo del nove di manovra mutuato dalla Grande Ungheria), se la facilità con cui bucava la porta avversaria non avesse suggerito il suo avanzamento nei pressi dall&#8217;area nemica. Non è tutto: la rapidità, l&#8217;ampiezza della falcata (che gli consentiva scarti direzionali degni proprio di Johan Cruijff) e la disinvoltura con cui si liberava dell&#8217;uomo avrebbero potuto addirittura indirizzarne la carriera verso la fascia (qualcuno ricorda il cross pennellato sulla testa di Rijkaard contro il Real Madrid, nel 1990?), ma anche quella posizione avrebbe castrato la sua predisposizione per il gol.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-cruijff.jpg" alt="" class="wp-image-8058" width="602" height="612" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-cruijff.jpg 480w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-cruijff-295x300.jpg 295w" sizes="(max-width: 602px) 100vw, 602px" /><figcaption>Johann Cruijff e Marco Van Basten: Maestro e Allievo.</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Van Basten era bizzarro anche se catalogato, con tutte le forzature del caso, come centravanti puro; è vero che, dopo di lui, il nove di manora tornerà a dettare legge (Benzema, Higuain e Lewandowski sono figli della rivoluzione di Marco, anche se nessuno potrà eguagliarne la statura), ma se paragono Marco agli altri grandi centravanti la sensazione di trovarsi davanti a un fenomeno del tutto particolare non ne esce indebolita ma si rafforza. </p>



<p>Marco non possedeva l&#8217;astuzia di Gerd Muller, il suo genio atipico, perché non cercava il gol con l&#8217;opportunismo e l&#8217;intuito, ma come il <strong>prodotto naturale della perfezione </strong>dei suoi movimenti, come la risultante delle sue coordinate magiche di precisione e mira.</p>



<p>Sandro Modeo l&#8217;ha poi visto come il rovesciamento simmetrico dell&#8217;altro grande marziano che ha indossato la maglia numero nove negli ultimi decenni, ovvero <strong>Ronaldo</strong> il Fenomeno: se il brasiliano combinava in maniera altrettanto enigmatica la forza pura di <strong>Mike Tyson</strong>, la velocità preternaturale di un centometrista e la tecnica sopraffina del rifinitore brasiliano, aprendosi varchi con strappi di intere metacampo che erano miracoli della fisica, Marco puntava tutto sulla sofisticazione, sul garbo. Marco Van Basten, come <strong>Roger Federer</strong>, riusciva a <strong>far coesistere Mozart e i Metallica</strong> e l&#8217;armonia per qualche ragione misteriosa era perfetta.&nbsp;</p>



<p>Il suo impatto sul calcio olandese lo raccontano i numeri da capogiro: Marco debutta (subentrando proprio a Cruijff, che lo indica al tecnico come suo sostituto ed erede) a 17 anni, e nella stagione successiva al mondiale di Spagna si afferma come titolare e inizia a bucare con una certa regolarità le porte avversarie; ed è solo l&#8217;inizio: nel 1983-1984, l&#8217;Olanda inizia a strabuzzare gli occhi davanti alle magie del gigante olandese, che mette in porta <strong>28 gol in 26 partite</strong>. L&#8217;Ajax alla lunga non regge il ritmo del Feyenood, che trascinato da un Cruijff a fine carriera e dalla prepotenza atletica di un <strong>Gullit </strong>in rampa di lancio porta a casa un titolo storico, ma per tutto il mondo il più bravo di tutti è già il diciannovenne Marco. Le stagioni successive saranno una collezione di gol e di giocate da fuoriclasse, con il giovanissimo olandese che mette in mostra il suo repertorio sconfinato, arrivando a un totale di 37 gol stagionali nel 1986 e segnando forse il gol più soprannaturale della sua carriera, quando mette il pallone nel sette con una rovesciata che sembra il più semplice dei gesti tecnico/atletici, se la mette in atto Van Basten. Nella grazia con cui sconfigge la gravità c&#8217;è tutta la grandezza di Marco.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="371" height="580" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-coppa-coppe.jpg" alt="" class="wp-image-8059" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-coppa-coppe.jpg 371w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-coppa-coppe-192x300.jpg 192w" sizes="(max-width: 371px) 100vw, 371px" /></figure></div>



<p></p>



<p>La stagione successiva ne consacra per la prima volta la grandezza anche sui palcoscenici europei, che saranno casa sua per diversi anni: Marco, allenato proprio dal maestro Johann, diventa un calciatore totale, un numero nove che in alcune occasioni determinanti (penso soprattutto alla finale di Coppa delle Coppe, che decide con uno stacco imperioso, affermandosi definitivamente come uno dei più grandi calciatori in circolazione) arretra e agisce quasi da numero dieci classico, evocando le gesta di grandi centravanti di manovra come Pedernera e Hidegkuti. La finale di Coppa delle Coppe fu la sua ultima apparizione con la maglia dell’Ajax, perché nell’estate 1987 Marco si accasò nel club del presidente <strong>Silvio Berlusconi</strong>.</p>



<p>La prima stagione di Marco Van Basten al Milan rappresentò una sorta di anticipazione &#8211; condensata in un anno &#8211; di quella che sarà la sua carriera con la maglia del Diavolo: buio e luce, <em>yin e yang, </em>dolori e noie fisiche e al contempo momenti decisivi per suggellare il trionfo.</p>



<p>Dopo che ebbe scaldato i motori durante le prime battute della Coppa Italia e le prime giornate di campionato, la tremenda gara del secondo turno di Coppa UEFA contro l’Espanyol &#8211; peraltro quella gara fu cruciale per Sacchi e, a posteriori, per la storia del Milan: i rossoneri persero 2-0 senza sconti, i tifosi erano letteralmente inferociti e non erano in pochi a volere la testa, metaforicamente parlando s’intende, del tecnico di Fusignano &#8211; lasciò a Marco un infortunio alla caviglia. La sentenza fu spietata: operazione e sei mesi di stop.</p>



<p>Tornò giusto il tempo per dare al Milan, quell’anno trascinato da un superlativo <strong>Gullit</strong>, l’apporto decisivo per la vittoria dello scudetto, in un epico duello con il Napoli campione in carica di <strong>Diego Armando Maradona</strong>. Il 10 aprile tornò al gol contro l’Empoli a San Siro e dipinse un’opera d’arte delle sue. Ricevette palla sulla trequarti, tra le linee, e la addomesticò con il destro. Subito dopo, fece un movimento in cui sembrò quasi inciampare sul pallone e il difensore accanto a lui andò completamente a vuoto, lasciandogli un metro. La sua finta era andata a buon fine e si creò così il tempo e lo spazio per far partire un destro potente che si infilò sotto l’incrocio.</p>



<p>Il primo maggio, poche settimane, dopo ci fu lo scontro-verità: in un San Paolo gremito e assordante, che fece da contraltare ad una città deserta e silenziosa, il Milan di Sacchi <strong>sconfisse per 2-3</strong> il Napoli di Maradona, in una partita dal secondo tempo vibrante. <em>El Pibe de Oro</em> rispose al vantaggio di Virdis con un calcio di punizione morbido e dolce che si infilò nel <em>sette</em> alla destra di Galli. Marco entrò nella ripresa al posto di Donadoni e non sbagliò il tap in vincente, servito da uno scatenato Ruud Gullit che con la 10 rossonera sulla schiena in quegli anni fu un degno avversario del <em>Diez</em> azzurro.</p>



<p>Il 15 maggio la classifica finale vide il Milan a 45 punti e il Napoli a 42. La squadra di Sacchi aveva appena cominciato a vincere e Marco Van Basten aveva dato solo un assaggio di quello che avrebbe fatto negli anni successivi.</p>



<p>L’annata seguente fu davvero magica per il cigno olandese: forte dell’Europeo conquistato da assoluto protagonista, alla fine del 1988 fu premiato con il suo Primo<strong> Pallone d’Oro</strong>, precedendo i compagni <strong>Gullit</strong> e <strong>Rijkaard</strong>, in un podio tutto <em>Orange</em>. Fu una stagione estremamente prolifica con numeri irreali: <strong>33 reti stagionali</strong> in rossonero, di cui 10 &#8211; miglior marcatore &#8211; in quella Coppa dei Campioni che per gli appassionati e gli storici rappresenta l’apogeo del <em>sacchismo</em>.</p>



<p>Il <em>killer dai guanti di velluto</em> Marco Van Basten visse una stagione di profonda lucidità psicofisica: in campionato saltò solo una partita e nonostante la lotta scudetto fosse un affare tra Inter e Napoli, il cigno di Utrecht timbrò il cartellino per <strong>19 volte</strong>, sempre con quell’eleganza raffinata mista ad una freddezza sotto rete che non lasciava scampo.</p>



<p>Il trionfo in Coppa dei Campioni nella <strong>finale</strong> del Nou Camp contro la <strong>Steaua Bucarest</strong> portò la sua doppia firma, di testa e di sinistro (oltre alla doppietta di Gullit), ma il capolavoro vero e proprio, la prova di forza che fece capire al mondo che una nuova era sarebbe iniziata, fu la doppia semifinale contro il <strong>Real Madrid</strong>: in un Bernabeu che tradizionalmente paralizzava di terrore gli avversari, italiani compresi &#8211; il famoso <em>miedo escenico &#8211; </em>il Milan dominò i madrileni nella loro tana. Nonostante ciò, i rivali andarono in vantaggio con Hugo Sanchez, ma il pareggio arrivò con una magistrale torsione in tuffo di Van Basten che spedì il pallone all’incrocio dei pali. La poca lucidità dei rossoneri al momento del dunque inchiodò Marco e soci sull’1-1, ma al ritorno a San Siro non ci sarebbe stata storia, con un<strong> 5-0 </strong>totale e senza appello, a cui ovviamente Van Basten contribuì. Per vedere nuovamente un <strong>dominio</strong> così netto sul piano del gioco di una squadra nei confronti dell’altra, vista la caratura di entrambe e soprattutto il contesto, ovvero le battute finali del torneo più importante d’Europa, il pubblico avrebbe dovuto aspettare venti anni, con l’avvento e l’apogeo del Barcellona di Pep Guardiola.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="585" height="382" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/coppa-campioni-1989.jpg" alt="" class="wp-image-8054" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/coppa-campioni-1989.jpg 585w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/coppa-campioni-1989-300x196.jpg 300w" sizes="(max-width: 585px) 100vw, 585px" /></figure></div>



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<p>La bacheca dei trofei internazionali venne rimpolpata dai successi in <strong>Supercoppa Europea</strong> &#8211; contro il Barcellona vincitore della Coppa delle Coppe trascinato da un già grande Hristo Stoichkov, Marco segnò il gol dell’1-1 nella gara d’andata, mentre a Milano i rossoneri vinsero di misura &#8211; e nella <strong>Coppa Intercontinentale</strong> contro l’Atletico National: contro <em>El Loco Higuita</em>, portiere famoso per le sue bizzarrie in uscita dai pali, non segnò per una questione di centimetri ma ebbe ugualmente il modo di piazzare la <strong>giocata decisiva</strong>, venendo atterrato al limite dall’area dopo la sua ennesima accelerazione, dalla quale nacque la sassata di Chicco Evani che scaraventò la palla in porta e portò il Milan sul tetto del mondo. A fine anno venne nuovamente premiato con il <strong>Pallone d&#8217;Oro</strong>, davanti al suo compagno <strong>Franco Baresi</strong>. </p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="663" height="960" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-pallone-doro-1989.jpg" alt="" class="wp-image-8056" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-pallone-doro-1989.jpg 663w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-pallone-doro-1989-207x300.jpg 207w" sizes="(max-width: 663px) 100vw, 663px" /></figure></div>



<p></p>



<p>La Coppa Intercontinentale dell’anno successivo andò ancora meglio per Marco: nello Stadio Nazionale di Tokyo, contro l’<strong>Olimpia Asuncion</strong>, <em>il Cigno di Utrecht </em>non finì nel tabellino dei marcatori, ma sciorinò una prestazione premiata con 8,5 e 9 dai maggiori quotidiani sportivi italiani: il dribbling morbido e avvolgente con cui liberò il sinistro che Stroppa ribadì in rete fu un’opera d’arte, così come lo strepitoso pallonetto dal limite dell’area che andò a sbattere sul palo (e che Rijkard spinse in rete a porta vuota per la doppietta personale).</p>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Milan - Olimpia Asunción 3-0 [1990]" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/RdivmPkpUZg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Se dovessi fare vedere ad un giovane tifoso cosa significa &#8220;classe&#8221;, sceglierei questa partita, una delle più belle di Van Basten</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il suo 1990 fu uno splendido anno, almeno a livello di rendimento in rossonero, marchiato anche dalla <strong>seconda vittoria di fila in Coppa dei Campioni</strong>, nella quale &#8211; tanto per cambiare &#8211; Marco mise i <strong>timbri fondamentali</strong>: negli ottavi di finale con il Real Madrid siglò il rigore del 2-0 a San Siro, che risulterà decisivo ai fini del passaggio del turno, rendendo irrilevante la sconfitta per 1-0 a Madrid, partita in cui le caviglie di Van Basten furono oggetto di un trattamento speciale da parte dei madrileni. Marco fu decisivo anche ai quarti, quando ai supplementari nella gara di ritorno a Milano (l’andata a Bruxelles finì 0-0, grazie alle parate di uno strepitoso Galli) siglò il gol del vantaggio ai supplementari, bissato poi da Simone in contropiede. </p>



<p>L’ennesimo sigillo arrivò in semifinale con il Bayern, sconfitto per 1-0 all’andata (il ritorno terminò 2-1 per i bavaresi ai supplementari, permettendo al Diavolo l’accesso alla finale in virtù della regola del gol in trasferta per la prima volta in assoluto). In finale Van Basten non riuscì a trovare la via del gol, ma la fece trovare a Rijkard con una sventagliata di destro: il compagnò non sbagliò e il Milan di Sacchi fece il bis di Coppe. In campionato, dopo aver saltato per problemi fisici i primi mesi, bissò il numero di reti dello scorso anno (19), ma lo scudetto andò a Napoli, non senza polemiche (il famoso “scudetto della monetina”, dove il Napoli vinse a tavolino contro l’Atalanta a causa di una moneta che colpì l’azzurro Alemao, mentre il Milan pareggiò a Bologna, ma questa è un’altra storia…).</p>



<p>La stagione 1990/91 fu la meno brillante del mazzo: esclusi i bagliori accecanti della Coppa Intercontinentale e della Supercoppa Europea, il Milan arrivò completamente logoro ed esaurito, finendo secondo, dietro la Sampdoria di Vialli e Mancini. Arrigo Sacchi sembrò non avere più il controllo dello spogliatoio ed uno dei giocatori più scontenti ed esasperati dal calcio logorante proposto dal tecnico romagnolo fu proprio il <em>Cigno di Utrecht, </em>che segnò solo 11 reti stagionali. Van Basten voleva una maggiore libertà, voleva vedere meno schematismo nel calcio proposto dall’allenatore, il quale &#8211; a sua volta &#8211; non intendeva arretrare di un centimetro dalle sue posizioni oltranziste: il singolo deve stare al servizio della coralità di squadra, e non viceversa.</p>



<p>A fine stagione a Silvio Berlusconi venne posto l’<em>aut aut:</em><strong><em> </em>o Arrigo Sacchi o Marco Van Basten</strong>. Il Cavaliere scelse il secondo ed in panchina arrivò <strong>Fabio Capello</strong>, che guidò l’ultima grande annata di Van Basten, che tornò ai suoi livelli abituali grazie alla libertà tattica concessagli dal tecnico di San Canzian D’Isonzo , vincendo il suo <strong>terzo Pallone d’Oro </strong>nel <strong>1992</strong>, nonché il premio come <em>Fifa World Player</em>. Lo<strong> scudetto</strong> tornò nella Milano rossonera, Marco segnò 25 reti e vinse il titolo di <strong>capocaconniere</strong>.</p>



<p>Gli <strong>infortuni</strong> e quella maledetta caviglia però non diedero tregua al 9 rossonero, che nel gennaio 1993 dovette di nuovo operarsi per la terza volta. Il rientro avvenne a fine aprile: il tempo di due sgambate per ritrovare gol e condizione, perché alle porte c’era la terza finale di Coppa dei Campioni contro il <strong>Marsiglia</strong>. Van Basten <strong>strinse i denti</strong> e scese in campo, seppure con mobilità ridotta e in condizioni fisiche lontanissime dalla forma migliore, in una situazione non dissimile a quella che visse Roberto Baggio l’anno successivo all’atto finale dei mondiali americani. Van Basten si rese comunque pericoloso, ebbe un’occasione che in altri tempi avrebbe molto probabilmente buttato dentro, ma il dolore fisico era troppo forte e Capello lo sostituì a cinque minuti dal novantesimo. La Coppa andò al Marsiglia, Boli siglò il gol decisivo, ma il vero dramma del popolo rossonero &#8211; e degli amanti del calcio in generale &#8211; era non sapere che quella finale persa sarebbe stata l’<strong>ultima partita</strong> di questo sontuoso fuoriclasse.</p>



<p>Tra ulteriori operazioni e <strong>calvari senza fine</strong>, che non raccontiamo in queste righe perché esulano dal rettangolo verde e dal gioco del pallone, Marco Van Basten non scese mai in campo nei due anni successivi. Il <strong>17 agosto 1995</strong> il sipario calò definitivamente.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">In nazionale: sul tetto d&#8217;Europa</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-euro88-735x1024.jpg" alt="" class="wp-image-8052" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-euro88-735x1024.jpg 735w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-euro88-215x300.jpg 215w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-euro88-768x1071.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-euro88-1102x1536.jpg 1102w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/van-basten-euro88.jpg 1469w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /><figcaption>L&#8217;immagine più iconica di Van Basten con la maglia nazionale. Il suo destro al volo all&#8217;incrocio dei pali rimane uno dei gesti tecnici più belli della storia del calcio</figcaption></figure></div>



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<p>Il rapporto tra Marco Van Basten e la nazionale olandese fu senza dubbio<strong> trionfale</strong>, anche se non ebbe la stessa totalità e assolutezza che ebbe Johann Cruijff, che &#8211; nonostante non vinse nulla &#8211; illuminò le notti mondiali del 1974 con un calcio di una bellezza tale da rimanere impressa nelle pietre della storia. Il mondiale 1990 di Van Basten invece fu molto grigio: zero reti, tanti palloni persi ed un’imprecisione nei passaggi davvero non da lui, se contiamo che in quel momento stava vivendo le annate migliori della sua carriera.</p>



<p>Di tutt’altra caratura fu il suo europeo di due anni prima: <strong>5 reti in tre partite</strong>, con tanto di tripletta all’Inghilterra, rete alla Germania e soprattutto il <strong>celeberrimo gol nella final</strong>e contro l’Unione Sovietica, con un destro al volo da posizione delicatissima che scavalcò il portiere russo e si inifilò all’incrocio dei pali opposto. Un<strong> capolavoro incredibile</strong> di coordinazione, tecnica, tempismo e velocità. L’apoteosi della Bellezza, di cui Marco è stato uno degli esponenti più rilevanti nel mondo del calcio.</p>



<p>Van Basten ebbe un’altra occasione per siglare l’ennesima opera d’arte. Ancora in maglia <em>Orange, </em>ancora agli Europei, stavolta in Svezia nel 1992, nella sfida contro la Germania: ricevette un cross dalla sinistra, mentre era perfettamente posizionato al limite dell’area. Con la bellezza di un airone in volo, colpì la palla al volo di sinistro: la sfera viaggiò veloce e superò il portiere, ma si schiantò sulla traversa. Ironia della sorte: lo stesso tiro venne fatto da Zinedine Zidane nella finale di Champions 2002 contro il Bayer Leverkusen e la palla finì nel sette. </p>



<p>Van Basten uscì nella sfida successiva, la semifinale contro la Danimarca: giocò bene, ma sbagliò il suo rigore ai tiri finali. Passò la Danimarca e in finale coronò il suo sogno, Van Basten non bissò il trionfo di quattro anni prima. La sua avventura in nazionale fu condita da <strong>24 reti in 58 presenze</strong>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Marco van Basten (Euro &#039;92) Zinedine Zidane (Champions League 2002)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/8ljO9I1dXv4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Il &#8220;quasi gol&#8221; di Van Basten agli europei 1992 paragonato al gol di Zidane contro il Bayer Leverkusen</figcaption></figure>
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		<title>La vita di Roberto Baggio diventa film ne “Il Divin Codino”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Sartore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2021 17:33:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I campioni del cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Arrigo Sacchi]]></category>
		<category><![CDATA[Diodato]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Capello]]></category>
		<category><![CDATA[Il Divin Codino]]></category>
		<category><![CDATA[marcello lippi]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali Usa 94]]></category>
		<category><![CDATA[pallone d&#039;oro]]></category>
		<category><![CDATA[roberto baggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Ah, da quando Baggio non gioca più … non è più domenica” Cesare Cremonini &#8211; Marmellata#25 Novanta minuti sono troppo pochi per condensare l’oceano di [&#8230;]</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>“Ah, da quando Baggio non gioca più … non è più domenica” </em></p><cite><em>Cesare Cremonini &#8211; Marmellata#25</em></cite></blockquote>



<p></p>



<p class="has-drop-cap">Novanta minuti sono troppo pochi per condensare l’oceano di emozioni che Baggio ha dispensato sui campi di calcio nel corso della sua lunga carriera.</p>



<p>Per questa ragione, nel <strong>film biografico “Il Divin Codino” </strong>diretto da <strong>Letizia Lamartire</strong>, prodotto da <strong>Fabula Pictures</strong> e distribuito da<strong> Netflix</strong> , e dedicato a <strong>Roberto Baggio</strong>, la scelta narrativa è stata quella di concentrarsi unicamente su due aspetti: il rapporto tra il fuoriclasse di Caldogno ed il padre Florindo &#8211; interpretato da <strong>Andrea Pennacchi</strong> &#8211; e quello del numero 10 con la maglia della Nazionale.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/clipboard-0116-691x1024.jpg" alt="" class="wp-image-6428" width="352" height="522" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/clipboard-0116-691x1024.jpg 691w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/clipboard-0116-203x300.jpg 203w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/clipboard-0116-768x1138.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/clipboard-0116.jpg 800w" sizes="(max-width: 352px) 100vw, 352px" /><figcaption>La locandina del film &#8220;Il Divin Codino&#8221;.  Andrea Arcangeli interpreta Roberto Baggio</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Lo sforzo è stato notevole, ma la ricostruzione risulta limitata e, visto l’intento di indagare il Baggio più intimo, risultano troppi i momenti della carriera che avrebbero meritato un maggior approfondimento e che sono invece stati completamente trascurati.</p>



<p>Il film che annovera un ottimo cast &#8211; Baggio è interpretato da <strong>Andrea Arcangeli</strong> &#8211; ha il pregio di non essersi esposto troppo sugli aspetti sportivi, si divide sostanzialmente in tre momenti : l’epifania del giovane ‘predestinato’ in serie C con il Vicenza ed il grave infortunio in una partita contro il Rimini di Sacchi che rischia di mandarne in frantumi i sogni a soli 17 anni. Quindi, il Baggio protagonista assoluto dei Mondiali di Usa ’94 conclusi con il rigore volato via nel cielo di Pasadena. Infine, l’ultimo nel quale il Codino, per raggiungere la convocazione ai Mondiali nippo-coreani del 2002, risorge a tempo di record da un grave infortunio dando prova della sua forte tempra e di un amore sconfinato per la maglia azzurra.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/taffarel-1024x684.jpg" alt="" class="wp-image-6429" width="622" height="415" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/taffarel-1024x684.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/taffarel-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/taffarel-768x513.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/taffarel.jpg 1497w" sizes="(max-width: 622px) 100vw, 622px" /><figcaption>Pasadena, 17 luglio 1994. Finale mondiale, Baggio contro Taffarel. Il pallone vola via con la coppa del mondo.</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>In mezzo, però, il film presenta troppe omissioni: innanzitutto il trasferimento dalla Fiorentina alla Juventus che provoca i tumulti di piazza del popolo viola. Qui sarebbe stato interessante indagare il dissidio interiore del campione vicentino che, approdato alla Juve, proprio contro i suoi ex compagni si rifiuta di tirare un calcio di rigore.</p>



<p>Solo accennato anche il grande successo personale rappresentato dalla conquista del <strong>Pallone d’Oro 1993</strong>.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Roberto_Baggio_Juventus_Pallone_doro_1993-906x1024.jpg" alt="" class="wp-image-6430" width="431" height="487" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Roberto_Baggio_Juventus_Pallone_doro_1993-906x1024.jpg 906w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Roberto_Baggio_Juventus_Pallone_doro_1993-265x300.jpg 265w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Roberto_Baggio_Juventus_Pallone_doro_1993-768x868.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Roberto_Baggio_Juventus_Pallone_doro_1993-1359x1536.jpg 1359w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Roberto_Baggio_Juventus_Pallone_doro_1993.jpg 1699w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /><figcaption>1993. Roberto Baggio trascina la Juventus alla conquista della coppa Uefa con prestazioni da vero fuoriclasse che gli valgono il Pallone d&#8217;Oro</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Altro aspetto non sufficientemente affrontato è il suo ‘rapporto difficile’ con gran parte dei suoi allenatori. Da <strong>Eriksson</strong> a <strong>Lippi</strong>, da <strong>Sacchi</strong> a <strong>Capello</strong>, da <strong>Ulivieri</strong> fino a <strong>Trapattoni</strong>, sono stati tanti quelli con cui il <strong>Divin Codino</strong> non ha legato. Al riguardo, il film si concentra unicamente sul dissidio con Sacchi, scoppiato ai Mondiali americani e sul rapporto invece idilliaco tra Baggio e <strong>Carletto Mazzone</strong>, mister del Brescia &#8211; nella pellicola interpretato da <strong>Martufello</strong> &#8211; dal Codino considerato come un padre.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Martufello-in-Mazzone-1024x561.jpg" alt="" class="wp-image-6431" width="624" height="342" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Martufello-in-Mazzone-1024x561.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Martufello-in-Mazzone-300x164.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Martufello-in-Mazzone-768x421.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Martufello-in-Mazzone.jpg 1280w" sizes="(max-width: 624px) 100vw, 624px" /><figcaption>Martufello nei panni di Mazzone, mister di Baggio al Brescia</figcaption></figure></div>



<p>I</p>



<p>l film non trascura però l’adesione al Buddismo, altra chiave di lettura dell’uomo Baggio, che abbraccia &#8211; su suggerimento di un commerciante di musica di Firenze &#8211; nel momento di più profonda crisi interiore successiva al primo grave infortunio, ritrovando con questa la serenità.</p>



<p>Certamente l’aspetto più intimo del film è il rapporto tra Baggio e il padre Florindo, uomo di un’altra epoca, severo e poco avvezzo ai facili complimenti, che senza dimostrarlo apertamente riconosce il talento del figlio e nei momenti chiave della sua vita gli sta accanto.</p>



<p>Il <strong>Divin Codino</strong> si chiude sulle note della canzone di <strong>Diodato</strong>, il cui titolo ed il testo risultano azzeccati alla scelta della regista Lamartire di svelarci <strong>L’uomo dietro il campione</strong>.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Diodato-e-Baggio-1024x641.jpg" alt="" class="wp-image-6432" width="566" height="354" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Diodato-e-Baggio-1024x641.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Diodato-e-Baggio-300x188.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Diodato-e-Baggio-768x481.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Diodato-e-Baggio-1536x962.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Diodato-e-Baggio.jpg 1920w" sizes="(max-width: 566px) 100vw, 566px" /><figcaption>Diodato e Baggio. Il vincitore del Festival 2020 ha messo in musica la leggenda di Baggio nella canzone L&#8217;uomo dietro il campione</figcaption></figure></div>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/06/10/la-vita-di-roberto-baggio-diventa-film-ne-il-divin-codino.html">La vita di Roberto Baggio diventa film ne “Il Divin Codino”</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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