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	<title>gianluigi buffon Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>gianluigi buffon Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Superman &#8211; I 10 momenti più iconici nella carriera di Gigi Buffon</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Dec 2023 13:10:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[antonio conte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Amato e odiato, incensato e demonizzato, pochi atleti sportivi hanno diviso il pubblico italiano come Gianluigi Buffon. Ci tengo subito a mettere in chiaro una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/12/04/superman-i-10-momenti-piu-iconici-nella-carriera-di-gigi-buffon.html">Superman &#8211; I 10 momenti più iconici nella carriera di Gigi Buffon</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Amato e odiato, incensato e demonizzato, pochi atleti sportivi hanno diviso il pubblico italiano come <strong>Gianluigi Buffon</strong>. Ci tengo subito a mettere in chiaro una cosa: se siete capitati su questa pagina per cercare materiale da <em>haters </em>su questioni extra campo, vi dico già che rimarrete delusi. In un mondo social dove un’accusa e uno scandalo valgono un pugno di clic e di visualizzazioni in più, preferiamo concentrarci sul rettangolo verde. E se è vero che <em>chi sa solo di calcio, non sa nulla di calcio, </em>è altrettanto pacifico che non sia questa la sede adatta per parlare di cose che non ci competono, né dal punto di vista giurisdizionale, né tanto meno dal punto di vista morale. </p>



<p>D’altronde non è facile neanche stabilire di <em>qual</em>e <strong>Gianluigi Buffon</strong> bisogna parlare: del ragazzo prodigio che in tempi record debutta in Parma-Milan e tira giù subito la saracinesca? Del fuoriclasse che passa alla corte di Madama e che disputa annate da pallone d’oro? Del muro di Berlino? Del veterano che con esperienza e carisma difende la porta e guida giovani ragazzi in bianconero e in azzurro a giocarsi finali europee?</p>



<p><strong>Gianluigi</strong> <strong>Buffon</strong> è stato tutto questo, in una lunga carriera ventennale e oltre, in cui si è innovato e trasformato più volte: dalla gioventù in cui era trascinato da un’esplosività fisica incredibile, all’eccellenza nel senso della posizione e nella capacità di essere nel posto giusto al momento giusto, esperienza affinata con gli anni, che si nota soprattutto dal 2011, quando risorge &#8211; dopo anni in cui il rendimento era stato minato e frammentato da ripetuti problemi alla schiena &#8211; e diventa un punto fermo di una tirannia bianconera. </p>



<p>Con questo pezzo, vogliamo individuare dieci “istantanee”, dieci momenti-chiave della sua carriera, che sono rimasti nella memoria degli appassionati.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Parma-Milan, Serie A 1995/1996</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="19 - 11 - 1995 - PARMA - MILAN 0-0 Esordio di Gianluigi Buffon - biografia" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/i2zkhr_8J4w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Il Milan di <strong>Fabio Capello</strong> era ospite al Tardini. Il portiere titolare del Parma Bucci quel giorno era assente, tutti si aspettavano che <strong>Alessandro Nista</strong> difendesse la porta dei ducali, ma <strong>Nevio</strong> <strong>Scala</strong> fece giocare il diciassettenne prodigio <strong>Gianluigi</strong> <strong>Buffon</strong>, che disputò una partita strepitosa per reattività, tempismo nelle uscite e riflessi. Fu proprio il tecnico di Pieris ai microfoni a fine partita ad eleggere Gigi come “migliore in campo”.<br>Nacque una stella, che da lì a breve si conquistò il nome di “Superman” per la sua capacità di compiere l’impossibile senza il minimo timore, e soprattutto nel giro di un paio d’anni arrivò anche la chiamata nella Nazionale maggiore allenata da <strong>Cesare Maldini</strong>, dopo la consueta trafila nelle nazionali giovanili, che lo videro trionfatore con l’Under 21 dello stesso <strong>Maldini</strong> agli Europei del 1996, nonché vincitore dei Giochi del Mediterraneo con la nazionale Under 23 allenata da <strong>Marco Tardelli</strong>.<br>Gli anni con il Parma furono ricchi di soddisfazioni: arrivò un onorevole secondo posto in campionato, una Coppa UEFA, una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, ma soprattutto arrivò una sensazione di trovarsi di fronte ad una solida realtà di un portiere destinato a diventare tra i più grandi. Il suo compagno di squadra <strong>Hernan</strong> <strong>Crespo</strong>, in un’intervista al termine di un vittorioso Parma-Inter in cui Buffon aveva partecipato da protagonista parando un rigore a <strong>Ronaldo</strong>, lo definì «uno dei migliori portieri in circolazione» a soli 20 anni.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Russia-Italia, qualificazioni per i Mondiali 1998</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Gianluigi Buffon vs Russia 1997 ● Italy Debut ● 19 Years Old" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/_wMYJHN297w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>La storia di <strong>Buffon</strong> con la maglia azzurra è una lunga storia d’amore, che lo ha portato ad essere il giocatore con più presenze nella storia (176), sorpassando mostri sacri come <a href="https://gameofgoals.it/2020/09/18/la-top-10-dei-difensori-italiani-dellepoca-televisiva.html"><strong>Paolo</strong> <strong>Maldini</strong></a> e <a href="https://gameofgoals.it/2021/08/05/i-dieci-comandamenti-azzurri-di-fabio-cannavaro.html"><strong>Fabio</strong> <strong>Cannavaro</strong></a>, in 21 anni di presenze in nazionale. Un rapporto di fuoco, che si forgia nel gelo russo, il 29 ottobre 1997, durante gli spareggi per accedere al Mondiale francese dell’anno successivo. Il titolare <strong>Gianluca</strong> <strong>Pagliuca</strong> si fece male dopo mezzora, <strong>Cesare</strong> <strong>Maldini</strong> chiese al giovane portierone se si sentisse in grado di sostituirlo. La spavalderia e la sicurezza della gioventù furono più forti della paura del debutto, della delicatezza del momento, della neve che cadeva nello stadio di Mosca. <strong>Buffon</strong> sciorinò una grande prestazione, fatta di abilità nelle uscite e di istinti sulle conclusioni degli avversari. Ci pensò <strong>Vieri</strong> a segnare il gol del vantaggio parziale, anche se l’Italia staccò definitivamente il pass per i mondiali nella gara di ritorno a Napoli, che venne decisa da un gol di <strong>Casiraghi</strong>.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Italia-Paraguay, amichevole 1998</h3>



<p></p>



<p>D’accordo, era solo un’amichevole di preparazione ai mondiali e, con tutto il rispetto per il Paraguay, non si parlava di avversari proibitivi. Tuttavia, quando si parla del meglio di <strong>Buffon</strong>, non si può ignorare l’intervento prodigioso che fece su un tap in di Brizuela da dentro l’area piccola, come se ci fosse un muro invisibile sulla linea di porta. A livello d’impatto visivo e di coefficiente di difficoltà è forse la più bella della carriera. Intervento da vedere e rivedere, come se fosse un gioco di prestigio, un’illusione degna del “<em>Club Silencio</em>” del celebre film “<em>Mulholland Drive</em>” di David Lynch.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Inter-Parma, Serie A 1999/2000</h3>



<p></p>



<p>Per quanto i parmensi escano sconfitti dagli spareggi per conquistarsi un posto a sedere nell’élite della Champions League, questo confronto è rimasto scolpito nella storia secondo diverse linee narrative: la più nota è quella della “Provvidenza” di <strong>Roberto</strong> <strong>Baggio</strong>, che “salvò” il nemico <strong>Marcello</strong> <strong>Lippi</strong> con una doppietta d’autore. La seconda è l’incredibile parata che <strong>Buffon</strong> fece su una staffilata mancina dai venticinque metri del <em>Chino</em> <strong>Alvaro</strong> <strong>Recoba</strong>. Il tiro dell’uruguaiano era forte, carico d’effetto, inevitabilmente destinato all’incrocio dei pali, <strong>Buffon</strong> con la mano di richiamo riuscì a togliere la palla dall’incrocio alto. Una perla da vedere e rivedere, che è entrata a pieno titolo tra le migliori parate della carriera (e la concorrenza è davvero tanta!).</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Juventus-Milan, finale di Champions League 2003</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Gianluigi Buffon vs Milan 2003 CL-FINAL" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/otmampRc7kU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>D’accordo, non c’è dubbio che l’esito della finale di Manchester è stato uno dei momenti più amari della carriera di <em>Super Gigi</em>. Tuttavia, è necessario fare un’analisi che vada al di là del mero risultato e non c’è il minimo dubbio che la prestazione di <strong>Buffon</strong> fu tra le migliori della sua carriera, a coronamento di un biennio dove si era affermato come uno dei migliori portieri del mondo, se non addirittura il migliore, in una concorrenza che vedeva protagonisti mostri sacri come <strong>Oliver</strong> <strong>Kahn</strong> e <strong>Iker</strong> <strong>Casillas</strong>, tanto da arrivare nono nella classifica del pallone d’oro del 2003. A seguito del passaggio a suon di milioni dal Parma alla Juventus, dopo qualche incertezza iniziale, <strong>Buffon</strong> tornò ad altissimi livelli e disputò due annate emozionanti, coronate da due scudetti consecutivi e da una finale di coppa, raggiunta anche con il suo pesante contributo di un rigore parato a <strong>Luis</strong> <strong>Figo</strong> nella splendida notte della semifinale di ritorno contro il Real Madrid al Delle Alpi. Nella finalissima contro i rossoneri, si esibì in parate cruciali &#8211; una tra tutte fu il miracoloso intervento in contro tempo sul colpo di testa a distanza ravvicinata di <strong>Inzaghi</strong>, tanto spettacolare quanto difficile &#8211; e neutralizzò ben due rigori nello show-down finale (bellissima la parata sul rigore angolato e teso di <strong>Seedorf</strong>).</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Italia-Germania, semifinale Mondiali 2006</h3>



<p></p>



<p>Se nella spedizione nippo-coreana di quattro anni prima, <strong>Buffon</strong> fu una delle poche luci degli Azzurri &#8211; parò un rigore ad <strong>Ahn</strong> nella contestata sfida degli ottavi di finale contro la Corea &#8211; in un un torneo gravemente macchiato e condizionato dagli errori arbitrali, il portiere juventino brillò ancora di più quattro anni dopo in Germania. Già decisivo ai gironi in una sfida tutta personale con l’amico <a href="https://gameofgoals.it/2020/11/20/pavel-nedved-la-storia-di-un-pallone-doro-meritato.html"><strong>Pavel</strong> <strong>Nedved</strong></a>, <strong>Buffon</strong> salvò la porta anche nella delicatissima sfida contro l’Australia e ai quarti contro l’Ucraina. Il meglio doveva ancora arrivare e si materializzò nell’infuocato catino di Dortmund contro i padroni di casa. Per noi italiani fu una delle notti sportive più belle della nostra vita e ben ci ricordiamo l’apoteosi dei gol di <strong>Fabio</strong> <strong>Grosso</strong> e <a href="https://gameofgoals.it/2021/11/09/io-di-te-non-mi-stanco-ode-ad-alessandro-del-piero.html"><strong>Alessandro</strong> <strong>Del Piero</strong></a> nei minuti finali dei supplementari, così come ci ricordiamo quella sensazione di gelo, nonostante il caldo torrido del 4 luglio, quando vedemmo &#8211; durante un contropiede tedesco &#8211; <strong>Lukas</strong> <strong>Podolski</strong> controllare la palla dal limite dell’area e caricare il sinistro. Il colpo di reni di <strong>Buffon</strong> che respinse il tiro del futuro attaccante dell’Inter è rimasto nei cuori di tutti gli italiani e fu un tassello fondamentale nella strada verso la coppa.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Italia-Francia, finale Mondiali 2006</h3>



<p></p>



<p>In malafede si rimprovera a <strong>Buffon</strong> di non avere parato nessuno dei cinque rigori tirati dai francesi in finale (quello di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/29/i-dieci-grandi-momenti-di-zinedine-zidane-con-la-francia.html">Zidane</a></strong> nei tempi regolamentari e gli altri quattro nella lotteria decisiva). Sono personalmente convinto, anche se nessuno potrà mai dimostrarmelo, che se <strong>Buffon</strong> ne avesse parato almeno uno, il pallone d’oro a fine anno sarebbe andato a lui, e non a <strong>Fabio</strong> <strong>Cannavaro</strong>, altrettanto titanico in quel mondiale. Tuttavia, anche in finale Gigi fece una grandissima prestazione, con diversi interventi importanti su un <strong>Thierry</strong> <strong>Henry</strong> vibrante e pericoloso. La parata che tuttavia valse il mondiale &#8211; e che per importanza del momento può essere tranquillamente definita “<em>La parata della carriera</em>” &#8211; fu quella ai supplementari sulla frustata di testa di <strong>Zinédine</strong> <strong>Zidane</strong>. Nonostante il tiro non fosse troppo angolato, il potenza del tentativo di <strong>Zidane</strong>, vista anche la vicinanza del rispetto alla porta, richiedeva un’incredibile dose di reattività, istinto e resistenza: ad un portiere ordinario si sarebbero piegate le mani, a <strong>Buffon</strong> no.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Le parate di Buffon ai mondiali 2006" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/wRKA_ldZV-U?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Tutte le parate di Buffon al Mondiale 2006</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Barcellona-Juventus, finale di Champions League 2015</h3>



<p></p>



<p>Anche qui il discorso è molto simile a quello fatto per la finale del 2003. L’esito infelice non pregiudica la grandezza della prestazione di <strong>Buffon</strong> e a parere di chi scrive prestazioni così pesanti in momenti così cruciali valgono tanto quanto un trofeo vinto, se concepiamo il calcio come uno sport fatto non solo di almanacchi, statistiche e albi d’oro. La Juventus arrivò in finale da outsider, dopo la prematura eliminazione dell’anno precedente nel pantano di Istanbul nell’ultima partita dei gironi. Se il dominio in patria, avviato sotto la guida di <strong>Antonio</strong> <strong>Conte</strong> e proseguito da <strong>Massimiliano</strong> <strong>Allegri</strong>, non era minimamente in discussione &#8211; la solidità difensiva è stato uno dei punti di forza e dietro il trio della BBC c’era ovviamente <strong>Buffon</strong>, in una sua lunga seconda giovinezza &#8211; l’avventura europea è stata vissuta sulle ali dell’entusiasmo, ponendosi l’obiettivo di spostare l’asticella sempre più in là, partita dopo partita. Superate le difficoltà crescenti delle prove contro Borussia Dortmund, Monaco e i primi della classe del Real Madrid, la Juventus ebbe la sfortuna di affrontare il Barcellona del terribile tridente <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/01/04/il-metodo-messi-e-leccesso-di-severita-con-cui-si-giudicano-i-calciatori-di-oggi.html">Messi</a></strong>&#8211;<strong>Suárez</strong>&#8211;<strong>Neymar</strong> all’apice della loro forma. La finale si tinse di blaugrana, dopo una gara combattuta ed equilibrata, ma va ricordato che a Madama tremarono le gambe nel primo tempo e se non si andò all’intervallo con un ampio divario nel punteggio fu grazie a <strong>Buffon</strong>, che si esibì in diverse parate straordinarie, in particolare su <strong>Luis</strong> <strong>Suárez</strong> e su <strong>Dani</strong> <strong>Alves</strong>.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Italia-Germania, quarti di finale Europei 2016</h3>



<p></p>



<p>Di nuovo sotto la guida di <strong>Antonio</strong> <strong>Conte</strong>, <strong>Buffon</strong> visse una tra le sue migliori avventure in azzurro durante gli Europei in Francia. Partita in un clima di scetticismo generale, per la poca qualità offensiva e per la mancanza per la prima volta di un fantasista con la numero 10 che accendesse i cuori, il CT azzurro riuscì a portare la nazionale quasi oltre i propri limiti, puntando sulla grinta, sul ritmo, sulla fame e sulla solidità difensiva. Superati in maniera convincente i gironi e liquidata con merito la Spagna agli ottavi, l’Italia riuscì a trascinare una super favorita Germania ai calci di rigore, che ebbero un esito sfortunato, nonostante <strong>Buffon</strong> riuscì a pararne uno a <strong>Thomas Müller</strong>. Il miracolo più importante di Gigi è però quello su <strong>Mario</strong> <strong>Gomez</strong>, che provò a beffare con il tacco il portiere a distanza ravvicinata, “sporcato” da un intervento di <strong>Chiellini</strong>. Intervento prodigioso e meno ricordato di altri.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Miglior portiere della Champions 2016/2017</h3>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>La finale di Cardiff fu ancora una volta amara per la Juventus, che dopo un primo tempo equilibrato chiuso in parità, scompare dal campo nella ripresa, subendo la furia di <strong>Cristiano</strong> <strong>Ronaldo</strong>, <strong>Modric</strong> e compagni. Ancora oggi le cause di tale tracollo non sono chiare ed univoche, c’è chi parla di un repentino crollo psico-fisico &#8211; non una novità nelle finali europee della Vecchia Signora &#8211; e chi invece pone l’accento sui problemi di spogliatoio deflagrati nell’intervallo. L’esito deludente non cancella però lo straordinario cammino della Juventus e di <strong>Gigi Buffon</strong>, che prima dell’atto finale incassa solamente tre reti in tutto il torneo, di cui solo una nella fase ad eliminazione diretta, in semifinale contro l’<em>enfant prodige</em> <strong>Mbappé</strong>. Mi preme ricordare in modo particolare alcuni interventi su tutti: quelli sul rigore di <strong>Lacazette</strong>, <strong>Tolisso</strong> e <strong>Kekir</strong> nell’insidiosissima trasferta di Lione, e quella manona a tu per tu sul tiro di <a href="https://gameofgoals.it/2022/01/15/don-andres-e-leuropa-le-dieci-meraviglie-dellillusionista.html"><strong>Andres</strong> <strong>Iniesta</strong></a> contro il Barcellona ai quarti, a trentanove anni suonati.</p>
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		<title>Zoff vs Buffon: i due giganti azzurri nel ruolo di portiere</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2023/02/11/zoff-vs-buffon-i-due-giganti-azzurri-nel-ruolo-di-portiere.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Feb 2023 15:20:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uno contro uno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono i due portieri simbolo dell&#8217;Italia pallonara. Entrambi legati alla Juventus, soprattutto, e alla nazionale. Entrambi longevi e vincenti, oltre che straordinariamente completi in tutti [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Sono i due portieri simbolo dell&#8217;Italia pallonara. Entrambi legati alla Juventus, soprattutto, e alla nazionale. Entrambi longevi e vincenti, oltre che straordinariamente completi in tutti i fondamentali. <strong>Dino Zoff</strong> e <strong>Gianluigi Buffon</strong> hanno segnato un&#8217;epoca del calcio azzurro e non solo. Li abbiamo messi a confronto, provando a parlare delle loro caratteristiche prima che di confrontarli sul piano del valore, che per tutti e due è comunque assoluto.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Luca Ceste</h4>



<p>Ci troviamo di fronte a due dei più grandi portieri di tutti i tempi, di sicuro i migliori interpreti italiani del ruolo.<br>Tecnicamente ineccepibili anche se con personalità e stili differenti. <strong>Zoff</strong> l&#8217;emblema della concretezza e dell&#8217;essenzialità, il piazzamento e la capacità di lettura dell&#8217;azione i suoi punti di forza. Lui stesso affermava che spesso una parata spettacolare era il rimedio ad un errore nel piazzamento. Meticoloso, alla costante ricerca del perfezionamento, si faceva valere anche nelle uscite e con il suo carisma infondeva sicurezza a tutto il reparto difensivo. Qualche problema sui tiri da lontano e di reattività, specie a fine carriera, non ne intaccano l&#8217;immagine di grandissimo, unico italiano ad aver vinto Europeo e Mondiale con la Nazionale.<br><strong>Buffon</strong> rappresenta l&#8217;evoluzione moderna del ruolo. Talento innato e precoce, longevo quanto e più del predecessore, ha nella strapotenza fisica e nell&#8217;esplosività i suoi tratti distintivi. Tecnica anche in questo caso ineccepibile, difficilmente battibile tra i pali e in uscita, ha in più dalla sua rispetto al &#8220;rivale&#8221; tutta una serie di parate &#8220;impossibili&#8221; da cineteca, ma rispetto a Dino, vero maestro in questo, &#8220;zoppica&#8221; per alcuni cali di concentrazione sfociati talvolta in &#8220;papere&#8221; tanto rare, quanto clamorose.<br>Guascone, anch&#8217;egli dotato di personalità e carisma da vendere, è stato leader indiscusso di tutte le squadre in cui ha giocato mettendo in bacheca una serie di trofei che nulla hanno da invidiare a quelli di <strong>Zoff</strong>.<br>Difficile fare una scelta di campo, li considero alla pari, ognuno sul gradino più alto del podio della sua epoca.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Dino Zoff, SuperDino [Best Saves]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/I9Swd9yAA18?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Francesco Scabar</h4>



<p>È difficile nel calcio paragonare i portieri non solo perché l&#8217;interpretazione, il modo di stare in porta cambia da Paese a Paese o da continente a continente. Ma anche perché quello di estremo difensore, rispetto agli altri dieci giocatori di movimento, è stato in assoluto il ruolo che è stato maggiormente influenzato dal cambiamento delle regole. Per esempio l&#8217;introduzione del retropassaggio ha letteralmente rivoluzionato il concetto stesso di numero uno. Nel caso di <strong>Dino Zoff</strong> e di <strong>Gianluigi Buffon</strong> il paragone viene un pochino più facile perché parliamo due dei massimi specialisti del ruolo, portieri tipicamente italiani come concezione del ruolo, molto ancorata alla difesa dei pali e al dominio dell&#8217;area piccola. Entrambi sono stati portieri che nel corso della loro lunghissima carriera si sono saputi evolvere come stile di gioco: a inizio carriera sia <strong>Zoff</strong> sia <strong>Buffon</strong> erano più reattivi e spettacolari ma, una volta superati i trent&#8217;anni, sono diventati molto più dediti al piazzamento e ad un&#8217;interpretazione più essenziale. <strong>Buffon</strong> è stato un talento molto più precoce di <strong>Zoff</strong> che invece ha fatto fatica ad emergere nel calcio che conta, ma Super Dino&nbsp;vanta un picco di prestazioni quasi&nbsp;senza paragoni attorno ai trent&#8217;anni, età in cui <strong>Buffon</strong> probabilmente ha vissuto le stagioni meno ricche di soddisfazioni della sua lunghissima e luminosa carriera. Entrambi, come il buon vino, sono invecchiati benissimo con il passare del tempo, segno di una mentalità ed una professionalità assoluta. <strong>Buffon</strong> è stato probabilmente più esplosivo e reattivo, <strong>Zoff</strong> più abile nella presa e nelle uscite alte, ma sono qualità specifiche che sono proprie di portieri di determinate epoche specifiche, e ogni epoca ha i suoi pro e i suoi contro, i suoi pregi e i suoi difetti. Quindi suona davvero difficile dire chi sia stato il più forte dei due, sicuramente sono stati, nel loro rispettivo periodo storico, per molte stagioni tra i migliori portieri del mondo. Un&#8217;ultima curiosità: entrambi sono di origine friulana. <strong>Buffon</strong>, pur essendo nato a Carrara in Lunigiana, regione solo nominalmente toscana ma in realtà culturalmente più legata all&#8217;Emilia e alla Liguria (terra di un altro grande portiere come Ricky Albertosi da Pontremoli) è originario da parte di padre di Pertegada, paese che segna il confine con il Veneto (e infatti il cognome richiama chiare radici venete). <strong>Zoff</strong> invece è originario di Mariano del Friuli, borgo di quel lembo del Friuli orientale che fino al 1918 apparteneva all&#8217;Impero Austro Ungarico, infatti per questo motivo il cognome di Dino allude a una chiara matrice tedesca.</p>



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<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Francesco Buffoli</h4>



<p>Due dei migliori portieri di sempre, ed è interessate evidenziare che entrambi hanno origini friulane. <strong>Zoff</strong> è stato una garanzia: portiere dotato di un&#8217;intelligenza e di un senso della posizione non comuni, dopo un apprendistato in provincia diventa una stella di prima grandezza a Napoli e soprattutto a Torino. Credo che nessuno abbia mai avuto il suo rendimento tra i 30 e i 40 anni. Nei primi anni &#8217;70 ha la reattività di un felino e il senso della posizione che lo contraddistinguerà fino a fine carriera, ed è così bravo da collocarsi secondo nella graduatoria del pallone d&#8217;oro nel 1973, fatto più unico che raro per un portiere. <strong>Buffon</strong> è però forse il più grande talento della storia del calcio, almeno tra i pali, o meglio una sorta di incrocio tra l&#8217;esplosività istintiva e spettacolare di Enrico Albertosi (forse, con Zenga, l&#8217;unico portiere italiano che possa essere citato nella stessa frase con <strong>Zoff</strong> e <strong>Buffon</strong>) e l&#8217;intelligenza/maturità di <strong>Zoff</strong>. <strong>Buffon</strong> ha esordito con la sicurezza e la padronanza delle situazioni di gioco appannaggio dei grandissimi, quando era minorenne, ed è stato uno dei migliori portieri del mondo fino a 40 anni. La sua propensione al miracolo ha pochi egual nella storia del nostro sport preferito. Nella sostanza sarebbe un pareggio, ma valutando talento, carriera e impatto scelgo di pochissimo Gigi. Se parliamo di persona e personaggio, scelgo <strong>Zoff</strong>, ma in questa sede faccio parlare solo il campo.</p>



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<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Niccolò Mello</h4>



<p>Due giganti del ruolo, accanto a pochi altri eletti: lo spagnolo Zamora, il russo Jascin, il tedesco Neuer. Entrambi straordinariamente longevi e vincenti, hanno legato in modo indissolubile la loro carriera alla Juventus, ma sono stati anche immensi in nazionale, diventando i simboli degli ultimi due trionfi mondiali dell&#8217;Italia, nel 1982 e nel 2006. <strong>Zoff</strong> è stato l&#8217;emblema del senso del piazzamento e dell&#8217;essenzialità, e ricorreva alla spettacolarità solo quando strettamente necessario. <strong>Buffon</strong> aveva uno stile diverso, più portato allo spettacolo e all&#8217;intervento “impossibile”. Ma sono comunque differenze impercettibili perché tutti e due sono stati completi in ogni fondamentale. Zoff ha avuto maggiore concorrenza interna ed è invecchiato meglio: ancora dopo i 40 anni il suo rendimento era quasi al top. Buffon è stato più precoce (è stato il portiere forse con il maggior talento naturale puro che si ricordi) e ha avuto più concorrenti di valore a livello internazionale lungo tutto l&#8217;arco della sua carriera (è passato dagli Schmeichel e dai Kahn ai Casillas e ai Neuer). Scegliere tra i due come valore è una questione di parametri e gusti personale, io mi limito a celebrarli entrambi come due assoluti fenomeni dei pali. </p>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Gianluigi Buffon ● Best Saves Ever" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/OKxa5ZYeNdI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>I 10 italiani con il miglior rendimento ai Mondiali</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/09/04/i-10-italiani-con-il-miglior-rendimento-ai-mondiali.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Sep 2022 19:31:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Buffon e Cannavaro si abbracciano Un mondiale di calcio è un crocevia con la storia, è l’evento in cui le leggende vengono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Buffon e Cannavaro si abbracciano</em></p>



<p class="has-drop-cap">Un mondiale di calcio è un crocevia con la storia, è l’evento in cui le leggende vengono forgiate e ascendono al cielo degli immortali. È quella ciliegina che corona una carriera e la fa ricordare ai posteri. Non si può pensare a <strong>Diego Armando Maradona</strong> senza pensare a Messico 1986, non si può ricordare <strong>Pelé</strong> senza pensare ai mondiali del 1958 e del 1970, separare l’idea di <strong>Johann Cruijff</strong> dall’<em>Arancia Meccanica</em> che nel 1974 incantò il mondo e andò ad un passo dalla vittoria non è immaginabile.<br>Per combattere l’amarezza dovuta alla seconda assenza consecutiva dell’Italia al torneo più importante del mondo del calcio, abbiamo deciso di scegliere dieci azzurri tra coloro che nel corso della storia dei Mondiali si sono distinti per prestazioni, gol, giocate decisive. Non pretendiamo di essere oggettivi al cento per cento ed esaustivi, ci sono esclusioni eccellenti di nomi che legittimamente avrebbero potuto trovare posto in questa decina, ma che per dettagli abbiamo preferito escludere.<br>Per evitare contestazioni relative al piazzamento di tal giocatore più in alto o più in basso nella classifica &#8211; fare una classifica di merito tra giocatori con ruoli diversi è un non-senso&nbsp; &#8211; abbiamo deciso di procedere in ordine esclusivamente cronologico.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="558" height="812" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/ferrari-meazza-Coupe-Du-Monde-1938-La-Coupe-du-Monde-Oubliee-Author-Victor-Sinet-75.jpg" alt="" class="wp-image-11966" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/ferrari-meazza-Coupe-Du-Monde-1938-La-Coupe-du-Monde-Oubliee-Author-Victor-Sinet-75.jpg 558w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/ferrari-meazza-Coupe-Du-Monde-1938-La-Coupe-du-Monde-Oubliee-Author-Victor-Sinet-75-206x300.jpg 206w" sizes="(max-width: 558px) 100vw, 558px" /><figcaption class="wp-element-caption">Giovanni Ferrari e Giuseppe Meazza, una coppia di mezzali che ha fatto la fortuna del calcio italiano</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Giovanni Ferrari</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Centrocampista, 1907-1982</em></p>



<p></p>



<p>Grande protagonista della Juventus del Quinquennio di <strong>Carlo Carcano</strong>, e campione d’Italia anche con l’Ambrosiana-Inter e il Bologna (otto gli scudetti totali), <strong>Ferrari</strong> è l’unico azzurro, insieme a <strong>Meazza</strong>, a potersi fregiare del doppio titolo di campione del mondo conseguito con i galloni del titolare. Atletico, tatticamente intelligentissimo e in grado di vedere il gioco e l’azione prima degli altri, Ferrari viene reputato dal giornalista sportivo <strong>Carlo Felice Chiesa</strong> una delle più complete mezzali sinistre della storia. Reputato l’erede di <strong>Baloncieri</strong> nella scuola alessandrina, viene considerato una mezzala di qualità tecnica, che tesse il gioco e che lavora per la squadra senza protagonismi e orpelli superflui e al contempo capace di dare il proprio contributo anche in fase difensiva. Nel mondiale del 1934 giocò cinque partite su sei segnò due gol, di cui uno al mitico portiere spagnolo <strong>Zamora</strong> (la gara finì in pareggio, e si dovette ripetere). Nel 1938 incantò il mondo in coppia con <strong>Meazza</strong> a centrocampo a creare gioco e inventare calcio per le bocche di fuoco <strong>Piola</strong> e <strong>Colaussi</strong>, tanto da meritarsi la palma di migliore mezzala sinistra del torneo.&nbsp;</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://gameofgoals.it/2021/12/14/giuseppe-meazza-il-mito-dellitalia-pallonara.html">Giuseppe Meazza</a></h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Attaccante, 1910-1979</em></p>



<p></p>



<p><a href="https://gameofgoals.it/2021/12/14/giuseppe-meazza-il-mito-dellitalia-pallonara.html"><em>Peppino</em> <strong>Meazza</strong></a> è stato il divo calcistico degli anni Trenta, il migliore giocatore italiano del periodo anteguerra, la punta di diamante di un movimento calcistico che stava crescendo sempre di più in termini di popolarità, attaccamento, identità e sviluppo tattico &#8211; si pensi all’ebreo ungherese <strong>Arpad Weisz</strong>, che favorì in Italia la diffusione del Sistema inventato da <strong>Herbert Chapman</strong>. Lo chiamavano <em>Il Balilla,</em> rappresentava come tantissimi della sua generazione il perfetto binomio di “sportivo-fascista” dell’epoca del regime, dal quale ebbe tanto in termini di popolarità e al quale restituì altrettanto in termini di trionfi. Nel suo libro “Storia del Gol”, <strong>Mario Sconcerti</strong> lo fotografa con questa descrizione: «Era un tipo alla Messi. Il gol alla Meazza è riassumibile con tre dribbling e un tiro secco, preciso, quando ormai non c’era altro che il portiere». Dopo una doppietta alla Grecia nei preliminari, <strong>Meazza</strong> guidò gli Azzurri alla vittoria nei mondiali casalinghi del 1934, quando andò il gol contro gli Stati Uniti e soprattutto nella difficile sfida dei quarti contro la Spagna, dove segnò la rete decisiva. Quattro anni dopo, in occasione dei mondiali di Francia, giocò da centrocampista, ma riuscì comunque ad andare a segno e decidere la delicatissima semifinale contro il Brasile di <strong>Leonidas</strong>, l’altro grande fuoriclasse che si contendeva con <em>Pepìn </em>il ruolo di stella assoluta.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Silvio Piola</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Attaccante, 1913-1996</em></p>



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<p>Centravanti dalle lunghe leve e dal fisico possente, forte nel tiro con entrambi i piedi, abile di testa e astuto nella lettura dell’azione, <strong>Piola</strong> è ancora oggi il miglior cannoniere della storia del campionato italiano, con 290 reti segnate. Se <strong>Meazza</strong> era il Divo, amante della vita mondana e delle belle donne, <strong>Piola</strong> era il suo opposto: taciturno, riservato, amava i cani, la caccia e la pesca, immerso nella natura e lontano dai riflettori. Incredibilmente escluso dal Mondiale &#8217;34, conquistò la fiducia di <strong>Pozzo</strong> con una doppietta al temibile Wunderteam austriaco in un’amichevole a Vienna l’anno successivo. <strong>Meazza</strong> era infortunato, e il Commissario Tecnico italiano venne convinto a puntare sul centravanti della Lazio, che lo ricompensò nel migliore dei modi. <strong>Pozzo</strong> decise così di arretrare <em>Pepìn </em>a mezzala e dare la possibilità a <strong>Silvio Piola</strong> di giocare da centravanti titolare il mondiale in Francia e la scelta si rivelò vincente: siglò una rete nell’insidiosissima partita contro la Norvegia agli ottavi, una pesante doppietta nei quarti contro la Francia e altri due gol (la rete del vantaggio del 2-1 e la rete che chiuse l’incontro) nella finale contro l’Ungheria. Inutile ricordare che fu votato pressoché all’unanimità dai giornali italiani e stranieri come miglior centravanti del torneo.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1000" height="666" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/silvio-piola.jpg" alt="" class="wp-image-11972" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/silvio-piola.jpg 1000w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/silvio-piola-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/silvio-piola-768x511.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Silvio Piola</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gaetano Scirea</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Difensore, 1953-1989</em></p>



<p></p>



<p>Il campione gentiluomo, impeccabile e puntuale nell’anticipo, elegante come una mezzala. Oltre ad essere stato uno dei difensori più forti di sempre con la maglia della Juventus, forse il più forte di tutti, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/09/03/gaetano-scirea-libero-campione-e-gentiluomo.html">Scirea</a></strong> ha brillato anche ai mondiali con la maglia azzurra: nella frizzante Italia 1978, collezionò un filotto di prestazioni convincenti per impeccabilità in fase difensiva e capacità di proporsi in avanti e di manovrare azioni offensive: la Gazzetta dello Sport lo premiò con un 7,5 (migliore in campo insieme a Cabrini) nella sfida contro la Germania Ovest, con un 7 nella delicata sfida con l’<a href="https://gameofgoals.it/2014/02/05/1978-seconda-fase-olanda-italia-2-1.html">Olanda</a>, e altri due 7 contro l’Ungheria e la <a href="https://gameofgoals.it/2014/01/02/1978-prima-fase-italia-francia-2-1.html">Francia di <strong>Platini</strong></a>. Il mondiale di Spagna 1982 fu l’apoteosi per Gaetano, che disputò grandissime prestazioni in serie fino al capolavoro della <a href="https://gameofgoals.it/2014/07/29/1982-finale-italia-germania-ovest-3-1.html">finale contro la Germania Ovest</a>, alzando l’asticella nei momenti cruciali e dimostrandosi un autentico leader difensivo. Persino nel mondiale in Messico del 1986, dove gli Azzurri si avviarono ad un malinconico tramonto, <strong>Scirea</strong> riuscì ad essere uno tra i più positivi della sfortunata spedizione.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="584" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/rossi13-1024x584.jpg" alt="" class="wp-image-11967" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/rossi13-1024x584.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/rossi13-300x171.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/rossi13-768x438.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/rossi13.jpg 1217w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Paolo Rossi (li.) und Gaetano Scirea jubeln &#8211; Italien ist Weltmeister 1982

Paolo Rossi left and Gaetano Scirea cheer Italy is World Champion 1982</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Paolo Rossi</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Attaccante, 1956-2020</em></p>



<p></p>



<p>Centravanti rapido, astuto nella lettura dell’azione e dotato di una buona tecnica individuale, <em>Pablito</em> nacque ala, tant’è che in gioventù venne definito da Italo Allodi “il nuovo Garrincha” a causa della sua poco ricordata capacità funambolica con il pallone tra i piedi. <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/17/la-magia-di-pablito.html">Paolo Rossi </a></strong>è l’uomo-copertina della nazionale campione del mondo 1982, tant’è che a fine anno si aggiudicò il Pallone d’Oro proprio in virtù delle sue prestazioni mondiali. <em>Pablito</em> arrivò al mondiale di Spagna dopo anni di bufera, a causa della squalifica per calcio-scommesse del 1980, e con sole tre partite di campionato nelle gambe ed una condizione fisica deficitaria. La sua convocazione comportò poi l’esclusione di <strong>Roberto Pruzzo</strong>, capocannoniere in carica della Serie A. Le prime tre partite del mondiale contro Polonia, Perù (sostituito dopo la prima frazione di gioco) e Camerun videro un Rossi evanescente e fuori giri, ma nella delicata <a href="https://gameofgoals.it/2014/07/04/1982-seconda-fase-italia-brasile-3-2.html">sfida contro il Brasile dei fenomeni <strong>Zico</strong> e <strong>Falcao</strong></a> quello che sembrava un brutto anatroccolo diventò il più bello dei cigni e per <em>Pablito</em> fu apoteosi e bagni di gloria: tripletta decisiva ai verdeoro, doppietta contro la Polonia in semifinale, e gol del vantaggio in finale. Altrettanto bene &#8211; anzi, secondo molti giocò addirittura <em>meglio &#8211; </em>fece in Argentina quattro anni prima: tre reti e prestazioni in cui brillò per centralità nel gioco, velocità negli scambi con i compagni (delizioso il suo duetto con <strong>Bettega</strong> nel gol-vittoria contro l’Argentina padrona di casa) ed efficacia nelle giocate.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Franco Baresi</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Difensore, 1960</em></p>



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<p>Storico capitano e leader difensivo rossonero, insieme a <strong>Gaetano Scirea</strong> è reputato il miglior libero italiano e uno dei difensori più forti di tutti i tempi. Giocatore che univa eleganza ed efficacia, puntuale nei tackle e preciso nella lettura dell’azione e nell’applicazione millimetrica dei meccanismi difensivi del Milan di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/10/27/sacchi-genio-o-sopravvalutato.html">Sacchi</a></strong>, <strong>Franco Baresi</strong> scrisse pagine memorabili anche con le sue prestazioni in azzurro. Campione del mondo senza mai scendere in campo nel 1982, entrò in rotta di collisione con <strong>Enzo Bearzot</strong> per divergenze tattiche finendo così per saltare il mondiale 1986. <strong>Azeglio Vicini</strong> lo rimise al centro del progetto per i mondiali casalinghi del 1990, e la scelta fu giusta: in una retroguardia in cui tutti offrirono un contributo molto alto, <strong>Baresi</strong> fu il più brillante di tutti. Ciò che però colloca il capitano azzurro in questo speciale elenco è la sua fantastica prestazione nella finale di <a href="https://gameofgoals.it/2016/01/17/1994-finale-brasile-italia-3-2-dr-0-0.html">Pasadena del 1994</a>, giocata 25 dopo l’infortunio al menisco occorsogli durante la partita con la Norvegia ai gironi. <strong>Franco Baresi</strong> giocò molto probabilmente la partita della vita, tra anticipi, tackle, marcature ferree e coraggiosi slanci in avanti con il pallone tra i piedi come un condottiero che indica la via. Il rigore sbagliato nella lotteria finale, stremato dai crampi e dalla stanchezza, non toglie nulla ad una prestazione d’oro massiccio, tant’è che la Gazzetta dello Sport lo premiò con un bel 9.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="450" height="367" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/baresi-e-baggio-finale-mondiali-usa-1994-italia-brasile.jpg" alt="" class="wp-image-11968" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/baresi-e-baggio-finale-mondiali-usa-1994-italia-brasile.jpg 450w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/baresi-e-baggio-finale-mondiali-usa-1994-italia-brasile-300x245.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /><figcaption class="wp-element-caption">Roberto Baggio e Franco Baresi delusi dalla finale di USA &#8217;94</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Roberto Baggio</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Attaccante, 1967</em></p>



<p></p>



<p>Fuoriclasse con i piedi di velluto, dal dribbling sinuoso e avvolgente e la precisione chirurgica sotto rete nei suoi anni migliori, il <em>Divin Codino</em> gode dell’amore incondizionato degli italiani, nonostante abbia indossato maglie diverse nel corso dell’intera carriera, anche per le giocate e le magie regalate ai tifosi azzurri nel corso dei tre mondiali degli anni Novanta. Con Azeglio Vicini si guadagnò il posto da titolare solo nella <a href="https://gameofgoals.it/2015/07/03/1990-girone-a-italia-cecoslovacchia-2-0.html">terza partita contro la Cecoslovacchia</a>, dove andò a rete con un gol quasi “maradoniano”, prendendo palla a centrocampo, triangolando con i compagni e stordendo i malcapitati cecoslovacchi a suon di dribbling e finte di corpo. Subentrò a gara in corso nella <a href="https://gameofgoals.it/2015/11/08/1990-semifinale-argentina-italia-5-4-dr-1-1.html">semifinale contro l’Argentina</a>, e per poco non sfiorò il colpo grosso con una deliziosa punizione salvata in angolo da <strong>Goycochea</strong>, alimentando il più classico dei “<em>what if</em>”. Negli Stati Uniti quattro anni dopo visse probabilmente il punto più alto della sua carriera: similmente a <strong>Paolo Rossi</strong>, dopo un inizio stentato, fatto di prestazioni deludenti e incomprensioni con l’allenatore &#8211; celebre il suo gesto del dito sulla tempia rivolto a Sacchi in occasione della sua sostituzione durante Italia-Norvegia &#8211; si sbloccò agli sgoccioli degli ottavi con la Nigeria, trascinando di peso in finale a suon di giocate decisive e gol pesanti (5 in tre partite, tra Nigeria, Spagna e <a href="https://gameofgoals.it/2016/01/05/1994-semifinali-italia-bulgaria-2-1.html">Bulgaria</a>) una nazionale condannata meritatamente all’eliminazione. Giocò la finale di Pasadena al 30% della sua condizione fisica, a causa di un infortunio subito in semifinale, ma riuscì ugualmente a spaventare <strong>Taffarel</strong> con un paio di bei tiri da fuori. Il suo celeberrimo rigore calciato alto è l’epilogo amaro e ingiusto di un mondiale vissuto da protagonista assoluto, insieme a <strong>Romário</strong>. La bellezza del gioco e la malinconia che possiede il <em>Codino</em> nella sua intima essenza si manifestò anche ai mondiali di Francia, dove il CT <strong>Maldini</strong> lo costrinse a fare la riserva di un <strong>Del Piero</strong> chiaramente fuori condizione. <strong>Baggio</strong> salvò i suoi contro il Cile (assist e gol su rigore da lui stesso procurato, “Baggio evita un naufragio”, titolò la Rosea), e segnò contro l’Austria subentrando ad Alex. L’immagine del suo mondiale fu soprattutto quel tiro al volo di classe infinita, che uscì di venti centimetri, lasciando di pietra un esterrefatto Barthez, nel più classico degli <em>sliding doors</em> nei <a href="https://gameofgoals.it/2016/02/05/1998-quarti-francia-italia-4-3-dr-0-0.html">quarti di finale contro la Francia </a>futura regina.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Fabio Cannavaro</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Difensore, 1973</em></p>



<p></p>



<p>Piccolo di statura, ma con una forza nelle gambe e un senso dell’anticipo che gli permetteva di annullare attaccanti più alti di lui anche di trenta centimetri (chiedere a <strong>Tore Andre Flo</strong>), il difensore napoletano disputò ai mondiali le gare più belle della sua carriera: dopo un inizio turbolento ai mondiali 1998 contro il Cile in cui venne uccellato due volte da <strong>Salas</strong>, le prestazioni di <strong>Cannavaro</strong> ebbero un climax ascendente, fino ai quarti di finale contro la Francia, dove fu il migliore in campo tra i 22, rimediando un 8 in pagella e diversi punti di sutura al viso dopo una gomitata di <strong>Guivarc’h</strong>. Anche in Corea e Giappone rispose presente, ma saltò la gara contro la Corea del Sud a causa di una squalifica. Del mondiale tedesco invece, sappiamo già tutto, e per non essere ripetitivi vi rimandiamo al <a href="https://gameofgoals.it/2021/08/05/i-dieci-comandamenti-azzurri-di-fabio-cannavaro.html">pezzo del nostro Gabriele Gilli</a>.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gianluigi Buffon</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Portiere, 1978</em></p>



<p></p>



<p>Reputato uno dei migliori portieri di sempre, <strong>Gigi Buffon</strong> offrì prestazioni maiuscole anche con la maglia della nazionale: dopo avere assistito ai mondiali francesi dalla panchina, Gigi giocò da titolare il mondiale nippo-coreano, risultando uno dei più positivi nella sfortunata spedizione azzurra in Estremo Oriente: parò un rigore ad <strong>Ahn</strong>, nella tormentata sfida contro i padroni di casa, ma non bastò ad evitare la prematura eliminazione. Germania 2006 fu però il suo momento di gloria: subì due sole reti in tutto il torneo (una su rigore, l’altra su autogol), e soprattutto fu chiamato ad interventi decisivi in ogni partita, senza mai scendere sotto al sette. Non essere riuscito a parare nessun rigore in finale rappresentò forse una piccola “macchia” di un cammino quasi perfetto, ma non c’è dubbio che il suo torneo fu uno dei migliori di sempre nella storia dei mondiali per quanto concerne i portieri.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Andrea Pirlo</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Centrocampista, 1979</em></p>



<p></p>



<p>Nelle graduatorie “di merito” del mondiale di Germania 2006, dopo <strong>Cannavaro</strong> e <strong>Buffon</strong> il più bravo è stato lui. <strong>Andrea Pirlo</strong> giocò un mondiale da padrone del centrocampo, con la consueta classe, intelligenza e magistrale visione di gioco, aprendo le danze con un fantastico destro da fuori al debutto contro il Ghana e piazzando assist e giocate decisive, la più famosa tra tutte è la fantastica intuizione per <strong>Fabio Grosso </strong>in semifinale, che ci spalancò le porte per Berlino. La FIFA lo premiò Man of the Match per 3 partite su 7 (Ghana, Germania, Francia). Nel 2010 in Sudafrica giocò solo la mezzora finale con la Slovacchia, ma tanto bastò per cambiare volto alla squadra azzurra, fino a quel momento anemica, priva di ordine e di idee. L’ultima grande sinfonia del <em>Maestro</em> fu suonata ad Italia-Inghilterra del mondiale brasiliano del 2014: <strong>Pirlo</strong> giocò una partita da grandissimo protagonista, guadagnandosi gli elogi della stampa internazionale, e sfiorando il gol con un calcio di punizione dei suoi.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="270" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/pirlo-aper.jpg" alt="" class="wp-image-11969" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/pirlo-aper.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/pirlo-aper-300x127.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">12 giugno 2006, ai Mondiali di Germania contro il Ghana. (MICHAEL URBAN/AFP/Getty Images)</figcaption></figure>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Menzioni d&#8217;onore</h4>



<p></p>



<p>Meritevole di menzione in questa classifica è anche <strong>Dino Zoff</strong>, straordinario portierone che difese la porta azzurra in tre mondiali, tra cui ovviamente quello del 1982 (iconica la sua parata su <strong>Oscar</strong> contro il Brasile). Non dimentichiamo nemmeno <strong>Claudio Gentile</strong>, che si mise in mostra con buone prestazioni in Argentina nel 1978 e venne inserito nella formazione ideale quattro anni dopo in Spagna (ricorderete tutti le marcature asfissianti su <strong>Zico</strong> e <strong>Maradona</strong>). L’”eroe per caso” di Italia 90 <strong>Totò Schillaci</strong> e <strong>Christian</strong> <strong>Vieri</strong> (miglior marcature azzurro ai mondiali insieme a <strong>Baggio</strong> e <strong>Rossi</strong>) completano il quadro e vanno certamente menzionati.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Italia Campioni del Mondo - tutte le finale 1934,38,82,2006!" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/kHozQS6x9qo?start=179&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Tutte le finali vincenti dell&#8217;Italia ai Mondiali</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/09/04/i-10-italiani-con-il-miglior-rendimento-ai-mondiali.html">I 10 italiani con il miglior rendimento ai Mondiali</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Manuel Neuer è il miglior portiere di sempre?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2020 15:08:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recente vittoria in Champions League ha riportato alla ribalta il Bayern Monaco, squadra capace di conquistare il secondo Triplete (Champions &#8211; campionato &#8211; coppa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La recente vittoria in Champions League ha riportato alla ribalta il Bayern Monaco, squadra capace di conquistare il secondo Triplete (Champions &#8211; campionato &#8211; coppa nazionale) della sua storia dopo quello del 2013. <strong>I bavaresi hanno centrato l&#8217;ambito trofeo dopo una competizione dominata: 11 successi in 11 partite, 43 gol segnati e 8 subiti</strong>, il capo-cannoniere della competizione Robert Lewandowski, autore di 15 reti in Champions e 55 stagionali. Un successo maturato da novembre in poi quando alla guida della squadra, al posto del croato Niko Kovac, è stato chiamato il carneade Hans-Dieter Flick, che ha saputo infondere grande tranquillità al gruppo. Il suo Bayern gioca un calcio moderno, dove tutti sanno fare tutti, dai due terzini Kimmich e Davies che sono in realtà delle armi totali, ai centrocampisti e agli attaccanti, giocatori che si muovono di continuo sul pentagramma offensivo non dando punti di riferimento agli avversari.</p>



<p><strong>Ma il vero uomo in più di questo Bayern Monaco delle meraviglie è il portiere, Manuel Neuer</strong>. Un giocatore che qualcuno dava in parabola discendente dopo un bruttissimo infortunio al piede patito all&#8217;inizio della stagione 2017-2018 che rischiava di pregiudicare la sua carriera.<br>Ma Neuer, carattere indomito, carisma innato e costanza clamorosa negli allenamenti, ha saputo tornare in forma smagliante, più forte che mai.<br><strong>La sua prestazione nella finale vinta contro il PSG (1-0, rete del francese Coman) è stata sensazionale e la maggioranza degli addetti ai lavori lo ha eletto migliore in campo.</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Con Neuer non ci sono più 10 calciatori più il portiere, ma 11 calciatori. <br>Il portiere non è più solo l&#8217;ultimo baluardo, ma il primo costruttore del gioco, <br>diventa un libero, un regista difensivo</p></blockquote>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Ciò che rende Neuer un unicum nel calcio mondiale &#8211; di oggi, ma probabilmente anche di ieri &#8211; è il suo modo di giocare. <strong>Con lui non ci sono 10 calciatori più il portiere. Ci sono 11 calciatori.</strong> È vero che in passato si erano già visti portieri capaci di usare i piedi in modo egregio &#8211; spesso si fa riferimento a <strong>Jan&nbsp;Jongbloed</strong> dell&#8217;Olanda anni &#8217;70, ma il primo fu forse il bulgaro <strong>Apostol Sokolov</strong>, portiere della Bulgaria tra gli anni &#8217;40 e &#8217;50 che ispirò l&#8217;ungherese Grosics e il russo Jascin. È vero che si sono visti portieri che imperversavano fuori dalla loro area di rigore, si pensi al colombiano <strong>René Higuita</strong> che spesso partiva in quarta seminando avversari come birilli salvo lasciare la porta sguarnita alla mercé degli attaccanti&#8230; <br><br>La differenza rispetto a un Higuita è che Neuer non improvvisa discese individuali palla al piede solo per mero gusto dello spettacolo ma con zero senso pratico. Le scelte di Neuer sono sempre funzionali al gioco, alla squadra.<br>La differenza rispetto allo Jongbloed di turno, come di qualsiasi altro portiere bravo con i piedi ammirato prima di lui, è che <strong>Neuer</strong> non è solo bravo a gestire la palla. <strong>È il vero primo regista della squadra</strong>. Nella finale contro il PSG i difensori quasi si scansavano per liberargli la visuale di lancio. Gli affidavano il pallone continuamente in modo che fosse lui a impostare per primo il gioco.<br><br>Sovente le squadre nella storia presentano due registi: uno più difensivo, il centrale forte tecnicamente che lancia da dietro o sale fino a centrocampo (a volte pure oltre) per indirizzare il gioco; il regista classico a metà campo metronomo della manovra. Pensiamo alla grande Inghilterra della seconda metà degli anni &#8217;60: Moore era il primo costruttore di gioco, una volta ricevuta palla dal portiere Banks, e poteva lanciare lui in prima battuta per azionare la manovra o cedere il pallone al secondo regista, il faro Bobby Charlton. Nella Germania di quegli anni Beckenbauer era regista e incursore al tempo stesso. La Juventus anni &#8217;80 spesso costruiva con uno schema semplice: palla a Scirea, smistamento per Platini che si abbassava e il francese orchestrava l&#8217;azione d&#8217;attacco. Il Milan di Sacchi aveva in Baresi il primo grande regista. Di esempi se ne possono fare a decine e non necessariamente interessano i difensori più bravi.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-gallery alignleft columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1025" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/Jan_Jongbloed_1978-1.jpg" alt="" data-id="857" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=857" class="wp-image-857" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/Jan_Jongbloed_1978-1.jpg 1025w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/Jan_Jongbloed_1978-1-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/Jan_Jongbloed_1978-1-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/Jan_Jongbloed_1978-1-768x767.jpg 768w" sizes="(max-width: 1025px) 100vw, 1025px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/René_Higuita_Colombia_Mondiali_1990-1-683x1024.jpg" alt="" data-id="858" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/René_Higuita_Colombia_Mondiali_1990-1.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=858" class="wp-image-858" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/René_Higuita_Colombia_Mondiali_1990-1-683x1024.jpg 683w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/René_Higuita_Colombia_Mondiali_1990-1-200x300.jpg 200w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/René_Higuita_Colombia_Mondiali_1990-1-768x1151.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/René_Higuita_Colombia_Mondiali_1990-1.jpg 800w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">Jan Jongbloed e René Higuita: due portieri che sapevano usare i piedi&#8230; Ma in modo diverso e con funzionalità diverse da Neuer</figcaption></figure>
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<p>Con Neuer questo compito non diventa più prerogativa dei difensori centrali, ma del portiere. <strong>Per rendere però una rivoluzione efficace non basta un caso. Bisogna che tutti la seguano. E così sta capitando. </strong>Oggi moltissime squadre scelgono di rischiare volutamente qualcosa in più in difesa coinvolgendo il portiere nella costruzione del gioco da dietro. Lo si è visto ripetutamente in questa ultima edizione “estiva” di Champions League. Ma come gli olandesi anni &#8217;70 e il loro <em>totaal voetbal</em> vennero imitati da molti, ma con risultati il più delle volte modesti perché è sempre la qualità degli interpreti a fare grande un progetto tattico, così nel mondo non esiste un altro Neuer. E nessuno riesce dunque a rendere questo gioco della costruzione da dietro efficace come il Bayern Monaco.</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p></p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La parata su Neymar in finale di Champions non è casuale, ma è frutto di un allenamento continuo: Neuer sperimenta soluzioni sempre nuove per respingere i tiri</p></blockquote>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Un&#8217;altra straordinaria e innovativa caratteristica del portiere tedesco è che para con qualsiasi parte del corpo. Chi pensa che la parata con la mano sotto il sedere sul tiro di Neymar fosse casuale sbaglia. Chi conosce Neuer e lo ha visto allenarsi racconta che il tedesco sperimenta continuamente soluzioni nuove in allenamento per respingere i tiri avversari. <br>Con le mani, ma anche e soprattutto senza. Le mani da sole non bastano più. Il portiere diventa un “respingitore” che può usare qualsiasi mezzo per arrivare al suo scopo. <br>Il giornale francese <em>L&#8217;Équipe</em> nei giorni seguenti alla finale di Champions ha intervistato due portieri francesi di hockey e pallamano, che hanno spiegato come Neuer parasse i tiri esattamente come facevano i portieri di queste due discipline.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%"></div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%"></div>
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<p><strong>Neuer sta portando questo ruolo in una nuova era, in una nuova dimensione. È un autentico rivoluzionario come lo era stato negli anni &#8217;20 e &#8217;30 del XX secolo lo spagnolo Ricardo Zamora Martinez.</strong><br>Zamora ha definito i canoni del portiere per come lo abbiamo conosciuto nel &#8216;900. Con Zamora il portiere non era più una vittima passiva da immolare sull&#8217;altare degli attaccanti, ma iniziava a recitare un ruolo attivo, diventava un protagonista: uscite per respingere i tiri, dominio dell&#8217;area di porta, incitamenti ai compagni per infondere loro coraggio, urla agli avversari per intimorirli e far capire loro che la porta era il regno del portiere e nessuno poteva entrare. Zamora iniziò a parare con la mano di richiamo, a esercitarsi nei tuffi e nelle prese basse, a neutralizzare conclusioni prima ritenute imprendibili, studiando anche una particolare parata con l&#8217;avambraccio (da qui il nome di “zamorana”). </p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p>Gli attaccanti dicevano che quando si presentavano a tu per tu con Zamora, quello era talmente bravo da restringere lo specchio della porta così da indurre loro a calciargli in bocca. Zamora lasciava pochissimi spiragli, pochissimi spazi liberi. Iniziarono a fiorire leggende: si raccontava che Zamora avesse doti magiche, mesmeriche, che ipnotizzasse gli avversari con lo sguardo. Altro non era che una somma di sensazionali doti elastiche, senso della posizione e prodigiosi riflessi. Il grande <em>Peppin</em> Meazza, incubo di tutti i portieri d&#8217;Europa negli anni &#8217;30, non riuscì mai a fargli gol. Zamora non ha mai abboccato alla sua classica azione a invito (in cui il <em>Pepp</em> con una finta induceva l&#8217;estremo difensore a uscire per poi aggirarlo beffardamente), ma rimaneva sempre impassibile, concentrato, una statua. </p>



<p></p>



<p><strong>Quello che faceva Zamora negli anni &#8217;20 e &#8217;30 è ciò che fa Neuer oggi</strong>: una piovra che apre le braccia e distende tutto il corpo davanti all&#8217;attaccante e gli impedisce la sua visuale, gli rimpicciolisce lo spazio visivo, e al povero attaccante non resta che calciargli addosso. Come Neymar. Come Mbappé. Come Depay. Come decine di altri prima di loro.<br>Zamora ha dunque definito i canoni del portiere nel XX secolo. Neuer lo sta facendo nel XXI.</p>



<p></p>



<p>Gli altri superman del ruolo &#8211; pensiamo soprattutto <strong>al russo Jascin e ai nostri Zoff e Buffon</strong> &#8211; sono e sono stati favolosi portieri, con una carriera longeva, vincente e doti tecniche fuori dall&#8217;ordinario. Ma sono <strong>portieri classici</strong>. <strong>Non portieri “universali” e rivoluzionari come Neuer.</strong></p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="352" height="511" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/unnamed-1.jpg" alt="" class="wp-image-859" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/unnamed-1.jpg 352w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/unnamed-1-207x300.jpg 207w" sizes="(max-width: 352px) 100vw, 352px" /><figcaption>Ricardo Zamora, mitico portiere spagnolo degli anni &#8217;20 e &#8217;30<br>[he100.ru]</figcaption></figure></div>



<p></p>
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</div>



<p>Di Jascin, ad esempio, ancora oggi una leggenda capace di resistere al passare del tempo, unico portiere a fregiarsi del Pallone d&#8217;Oro nel 1963 (anche se a quei tempi il riconoscimento era aperto solo ai calciatori europei&#8230; Se fosse stato aperto a tutti il premio quell&#8217;anno sarebbe senza dubbio stato vinto da Pelé), si racconta avesse una presa pazzesca, unica. Da quello che ho potuto vedere di lui &#8211; una decina scarsa di match interi &#8211; effettivamente sembrava avere due tenaglie al posto delle mani. Certamente Jascin sfruttò a suo vantaggio la provenienza dall&#8217;hockey, sport che praticò fino a 25 anni e che gli consentì di affinare una presa straordinaria (un conto è neutralizzare un pallone da calcio, un altro il velocissimo e piccolissimo disco dell&#8217;hockey&#8230;).</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<figure class="wp-block-gallery alignwide columns-3 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/3524007d791c3c2f32d7ec0ef8d8cf5f-150x150.jpg" alt="" data-id="860" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=860" class="wp-image-860"/></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="521" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/Dino_Zoff_Juventus_1981-82-521x1024.jpg" alt="" data-id="861" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=861" class="wp-image-861" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/Dino_Zoff_Juventus_1981-82-521x1024.jpg 521w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/Dino_Zoff_Juventus_1981-82-153x300.jpg 153w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/Dino_Zoff_Juventus_1981-82.jpg 538w" sizes="(max-width: 521px) 100vw, 521px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="619" height="700" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/Super_Gigi_Buffon_Juventus_2.jpg" alt="" data-id="863" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/Super_Gigi_Buffon_Juventus_2.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=863" class="wp-image-863" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/Super_Gigi_Buffon_Juventus_2.jpg 619w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/Super_Gigi_Buffon_Juventus_2-265x300.jpg 265w" sizes="(max-width: 619px) 100vw, 619px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">Lev Jascin, Dino Zoff e Gianluigi Buffon: tre leggende del ruolo, ma più “classici” rispetto alla rivoluzione di Neuer</figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p>Zoff ha avuto dalla sua una costanza di rendimento leggendaria, era la personificazione di uno stile sobrio ed essenziale, con un senso della posizione maiuscolo: in qualche modo può ricordare un po&#8217; Neuer, portiere che come Zoff “vola” solo quando necessario. Zoff seppe conservarsi a lungo ad altissimi livelli: a 40 anni vinse da capitano e grande protagonista il Mondiale con l&#8217;Italia, 14 anni dopo il Campionato Europeo per nazioni (a oggi è l&#8217;unico calciatore italiano ad aver conquistato le due massime competizioni per nazionali). E l&#8217;anno seguente, a 41 anni, era ancora un faro della Juventus che sfiorò la vittoria in Coppa dei Campioni, al culmine di una stagione fantastica. Nella sua ultima partita in carriera, la sconfitta per 2-0 dell&#8217;Italia a Goteborg contro la Svezia nelle qualificazioni all&#8217;Europeo &#8217;84, Zoff giocò ad alti livelli compiendo una serie di grandi interventi.</p>
</div>
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<p>Buffon rispetto a tutti gli altri big della storia è stato il più precoce: a 17 anni era già straordinario e lo confermò nel debutto in serie A, nel 1995 in un Parma-Milan terminato 0-0. Stile spettacolare, possiede un intuito e un colpo di reni pazzesco. Più talentuoso di Zoff, longevo quanto Zoff, ma meno continuo e meno performante in tarda età: alla stessa età in cui Zoff era ancora un top mondiale del ruolo, Buffon è oramai una riserva della Juventus.</p>
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<p><strong>Buffon e Zoff, come Neuer, vantano un Mondiale vinto da assoluti protagonisti. Ma Neuer ha all&#8217;attivo anche due Champions League in cui è stato uno degli uomini chiave. Zoff e Buffon, invece, la Champions l&#8217;hanno solamente sfiorata.</strong> Oltre tutto, anche se è chiaramente impossibile sapere a che livello sarà Neuer a 40 anni, si può dire con certezza che anche lui è già molto longevo. Classe 1986, ha esordito in Bundesliga, nello Schalke 04, nel 2006, a 20 anni, e in nazionale a 23, nel 2009. Si parlava già ai tempi di un portento. Salì definitivamente sul proscenio internazionale, consacrandosi come uno dei migliori portieri del mondo, nel Campionato del mondo 2010 dove fu tra i protagonisti del terzo posto finale della Germania, e nella stagione 2010/2011 quando le sue straordinarie parate unite ai gol dello spagnolo Raul consentirono al piccolo Schalke di giungere fino alla semifinale di Champions League perduta contro il Manchester United.</p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Il n&#039;est pas Humain...40 fois où NEUER a épaté la planète foot" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/WqaqirGSRsc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Lo stile di gioco e alcune grandi parate di Neuer. Perché un video vale sempre più di mille parole&#8230;</figcaption></figure>



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<p>Da allora per Neuer è stato un crescendo. Dal 2013 al 2016 è stato eletto per quattro volte di fila miglior portiere dell&#8217;anno. Nel 2014 fu il leader della Germania campione mondiale e doveva vincere il Pallone d&#8217;Oro, assegnato immeritatamente a Cristiano Ronaldo. Fino al 2017 è stato al top e ancora nella Champions 2016/2017 disputò due partite fantastiche nei quarti contro il Real Madrid, salvando più volte la sua porta, ma dovendo soccombere al miglior CR7 della carriera (10 reti nelle ultime 5 partite in quell&#8217;edizione di Champions). Nel 2018 e nel 2019 sembrava in declino in seguito a un grave infortunio al piede patito a fine 2017. Ma ha saputo tornare più forte di prima e ora guarda di nuovo tutti dall&#8217;alto. L&#8217;Europeo 2021 e il Mondiale 2022 lo vedono ancora potenzialmente sulla breccia, pronto a prendersi altri trofei. A stupire ancora il mondo con il suo stile di gioco e il suo modo di parare unici. A consacrarsi nell&#8217;olimpo del ruolo più di quanto già non sia. Perché è difficile dirlo con esattezza, ma la candidatura di Manuel Neuer a Pelé dei portieri, a miglior portiere della storia adesso non sembra più un&#8217;utopia.</p>



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<figure class="wp-block-table is-style-regular"><table class="has-subtle-pale-blue-background-color has-background"><tbody><tr><td class="has-text-align-left" data-align="left">CHI È MANUEL NEUER</td></tr></tbody></table><figcaption><strong>Nato a:</strong> Gelsenkirchen (Germania)<br><strong>il:</strong> 27 marzo 1986<br><strong>Altezza: </strong>193 cm<br><strong>Peso:</strong> 92 kg<br><strong>Carriera:</strong> Schalke 04 (2004-2011); Bayern Monaco (2011-); Germania (2009-)<br><br><strong>PALMARES</strong><br>8 campionati tedeschi (2013, 2014, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019, 2020)<br>6 coppe di Germania (2011, 2013, 2014, 2016, 2019, 2020)<br>5 Supercoppe di Germania (2005, 2012, 2016, 2017, 2018)<br>2 Champions League (2013, 2020)<br>1 Supercoppa Europa (2013)<br>1 Mondiale per club (2013)<br>1 Campionato mondiale per nazionali (2014)</figcaption></figure>



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