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	<title>uruguay Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>uruguay Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Il giornalista argentino Fabián Armilio: «La mia Argentina è una felice eccezione, il resto del Sudamerica deve ritrovare la magia»</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/07/26/il-giornalista-argentino-fabian-armilio-la-mia-argentina-e-una-felice-eccezione-il-resto-del-sudamerica-deve-ritrovare-la-magia.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 18:53:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fabián Armilio: «Lionel Messi è una benedizione, è il più grande giocatore di tutti i tempi. Ho letto troppa invidia sui social contro di lui e contro l'Argentina»</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/07/26/il-giornalista-argentino-fabian-armilio-la-mia-argentina-e-una-felice-eccezione-il-resto-del-sudamerica-deve-ritrovare-la-magia.html">Il giornalista argentino Fabián Armilio: «La mia Argentina è una felice eccezione, il resto del Sudamerica deve ritrovare la magia»</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><strong>Immagine di copertina</strong><em> Messi e Scaloni, i due volti copertina dell&#8217;Argentina pigliatutto degli ultimi anni</em></p>



<p class="has-drop-cap">Il Mondiale 2026 ha lasciato in eredità, per quanto riguarda il calcio sudamericano, un bilancio tra luci e ombre. Se da un lato l&#8217;Argentina è riuscita a spingersi ancora una volta oltre le aspettative iniziali, chiudendo al secondo posto trascinata da un monumentale Lionel Messi, il resto del Sudamerica ha vissuto una Coppa del mondo complicata, tra la clamorosa eliminazione dell&#8217;Uruguay al primo turno, l&#8217;ennesimo torneo poco brillante di un Brasile in crisi di identità e di talenti, una Colombia che si è arenata sul più bello.<br>Ne abbiamo parlato con il giornalista argentino <strong>Fabián Armilio</strong>, 66 anni, che abita nell&#8217;area metropolitana di Buenos Aires e gestisce il sito internet www.mataderostv.com, nel quale parla di calcio ma non solo: analizza anche la vita del quartiere di Mataderos e della squadra locale del Nueva Chicago. In passato ha condotto anche un programma radiofonico sul calcio collaborando con diverse testate, tra cui la rivista <em>El Ciclón</em>, che si occupava del Club Atlético San Lorenzo de Almagro, la squadra di Papa Francesco.<br>A procurarmi il contatto di Fabián è stato l&#8217;amico in comune Roberto Cannavò.</p>



<p class="has-drop-cap"></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" data-id="27853" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/a4c82faf-d378-4d75-a29f-c97911c9f764-3-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-27853" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/a4c82faf-d378-4d75-a29f-c97911c9f764-3-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/a4c82faf-d378-4d75-a29f-c97911c9f764-3-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/a4c82faf-d378-4d75-a29f-c97911c9f764-3-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/a4c82faf-d378-4d75-a29f-c97911c9f764-3-1536x864.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/a4c82faf-d378-4d75-a29f-c97911c9f764-3.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Fabián Armilio in piazza San Pietro a Roma</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="388" height="377" data-id="27854" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-07-26-203909.png" alt="" class="wp-image-27854" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-07-26-203909.png 388w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-07-26-203909-300x291.png 300w" sizes="(max-width: 388px) 100vw, 388px" /><figcaption class="wp-element-caption">Fabián Armilio con moglie e figlia durante una partita dell&#8217;Argentina</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Fabián, in questo Mondiale le squadre sudamericane hanno faticato ad andare avanti, Argentina a parte. E anche negli ultimi Mondiali il Sudamerica aveva sofferto, sempre con l'eccezione dell'Argentina. Secondo te i sudamericani producono meno talenti? Oppure quali sono le ragioni di queste difficoltà? </strong></code></pre>



<p>L&#8217;Argentina è riuscita a costruire una rosa interessante, composta da talenti maturati in Europa e &#8211; per grazia di Dio &#8211; ha potuto contare sul più grande giocatore di tutti i tempi e su un allenatore che ha saputo comprendere le esigenze della nazionale. L&#8217;Uruguay ha una popolazione ridotta e molti giocatori emigrano all&#8217;estero. Ciononostante, continua a sfornare buoni calciatori, anche se la squadra difficilmente potrà andare oltre gli attuali livelli di rendimento se non vengono adottate misure in linea con le evidenti necessità. Il caso più preoccupante è quello del Brasile: nonostante l&#8217;enorme popolazione e la gloriosa storia calcistica, da tempo non riesce a superare, né tantomeno a eguagliare, l&#8217;ultima grande generazione del calcio brasiliano, quella che ha conquistato gli ultimi due titoli mondiali nel 1994 e nel 2002. Dovrà intraprendere un percorso simile a quello dell&#8217;Argentina, puntando soprattutto sui giovani talenti promettenti. Le altre nazionali stanno crescendo come possono, cercando di evitare che i loro talenti vadano sprecati.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Pensi che i giocatori sudamericani vengano troppo presto in Europa e si brucino, un po' come sta succedendo a Endrick e Mastantuono, e dovrebbero rimanere in Sudamerica più a lungo per progredire la loro formazione? </strong></code></pre>



<p>Assolutamente. Credo che trascorrere più tempo con i propri cari dopo essersi affermati come giocatori di alto livello li aiuterebbe ad arrivare più preparati al grande salto verso l&#8217;Europa. Purtroppo, gli interessi economici e sportivi dei club delle Americhe e dell&#8217;Europa prevalgono sulle esigenze individuali di ogni giovane calciatore, che si tratti di aspetti legati alla crescita calcistica, alle relazioni personali o al benessere psicologico generale.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>In un mio recente viaggio in Argentina ho visto tanti bambini e ragazzi continuare a giocare nei <em>potreros </em>e per strada, una cosa che affina la loro tecnica individuale. Possiamo dunque ipotizzare che il futuro del calcio argentino sia ancora valido dopo questa generazione? </strong></code></pre>



<p>Se Dio vuole, sarà così. Ci sono tutte le premesse. Le partite di quartiere nei <em>potreros </em>sono sempre state il trampolino di lancio per i bambini argentini desiderosi di seguire la propria vocazione e, al contempo, di costruirsi un futuro attraverso il calcio. Se Di Stéfano, Sívori, Maradona e Messi hanno seguito le orme di Moreno, perché non aspettarsi che, dopo di loro, emergano nuovi talenti, all&#8217;altezza di Messi o addirittura superiori? E forse uno di questi arriverà dall&#8217;Europa, essendo stato inserito nel calcio europeo fin dall&#8217;infanzia&#8230;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/28639c16-a787-46d1-83b4-5fc0e0f62d64-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-27856" style="width:800px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/28639c16-a787-46d1-83b4-5fc0e0f62d64-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/28639c16-a787-46d1-83b4-5fc0e0f62d64-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/28639c16-a787-46d1-83b4-5fc0e0f62d64-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/28639c16-a787-46d1-83b4-5fc0e0f62d64-1536x1152.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/28639c16-a787-46d1-83b4-5fc0e0f62d64.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ragazzini che giocano in un <em>potrero </em>a Morón</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Ci sono state in questo Mondiale numerose polemiche a mio parere stupide e inutili su un'Argentina prima avvantaggiata per arrivare in finale e poi penalizzata in finale. Tu che ne pensi?</strong></code></pre>



<p>Si sono sempre dette sciocchezze sull&#8217;Argentina, in particolare negli altri Paesi dell&#8217;America Latina. Una volta iniziato il Mondiale, anche alcuni europei si sono uniti a questa campagna denigratoria, specialmente l&#8217;Inghilterra, ancora scottata dalla sconfitta che le avevamo inflitto. In America latina, la molla principale è stata l&#8217;invidia. Alcuni non riuscivano a tollerare che l&#8217;Argentina avesse tra le sue fila un giocatore della statura immensa di Lionel Messi. Invece di ammirarlo, hanno scelto l&#8217;invidia &#8211; a volte di natura patologica &#8211; e il passo verso la diffamazione o la calunnia è stato breve. Inoltre, sapendo che gli argentini guardano costantemente all&#8217;Europa &#8211; dove affondano le nostre radici &#8211; i critici sostengono che non siamo integrati nel resto del continente. Non è affatto così: pur essendo innanzitutto latinoamericani, nutriamo anche un profondo amore per le terre dei nostri antenati. Quanto ai commenti sul torneo, le immagini televisive non hanno lasciato dubbi sulla legittimità del cammino dell&#8217;Argentina verso la finale. Peraltro, l&#8217;arbitro ha agito correttamente espellendo Enzo Fernández durante la partita contro la Spagna, fugando così ogni residuo sospetto di favoritismi nei confronti dell&#8217;Argentina.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Lionel Messi in questo Mondiale ha disputato una competizione oltre l'immaginabile, con 8 gol, 4 assist e prestazioni spesso decisive. Ti aspettavi e in generale vi aspettavate in patria che disputasse un Mondiale a questo livello? </strong></code></pre>



<p>Sappiamo bene che Messi è capace di raggiungere vette straordinarie, ma la verità è che questa volta ha superato ogni aspettativa. È proprio per questo che è il più grande della storia: agli inizi della sua carriera faceva le stesse cose degli altri fuoriclasse, ma a una velocità superiore; il fatto che oggi il suo ritmo sia rallentato per cause naturali non significa che abbia perso il suo talento, la sua intelligenza, la capacità di improvvisare o il suo genio. È un dono immenso per il calcio mondiale che Messi continui a giocare come solo lui sa fare.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="27857" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/1980009b-19e0-4226-a49f-e36795a32680-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-27857" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/1980009b-19e0-4226-a49f-e36795a32680-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/1980009b-19e0-4226-a49f-e36795a32680-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/1980009b-19e0-4226-a49f-e36795a32680-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/1980009b-19e0-4226-a49f-e36795a32680-1536x1152.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/1980009b-19e0-4226-a49f-e36795a32680.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La casa di Lionel Messi nel quartiere La Bajada a Rosario</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="912" height="1216" data-id="27859" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/a37b43b6-6b95-4ae7-b777-d15b671af5b7-edited.jpg" alt="" class="wp-image-27859" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/a37b43b6-6b95-4ae7-b777-d15b671af5b7-edited.jpg 912w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/a37b43b6-6b95-4ae7-b777-d15b671af5b7-edited-225x300.jpg 225w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/a37b43b6-6b95-4ae7-b777-d15b671af5b7-edited-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 912px) 100vw, 912px" /><figcaption class="wp-element-caption">Murales dedicati a Diego Armando Maradona nel quartiere La Boca</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>In finale, secondo te c'è stato qualche errore tattico di Scaloni? Perché, ad esempio, non ha inserito Lautaro? E poi: l'Argentina era fisicamente morta oppure è stata più brava la Spagna a non farla ripartire mai una volta recuperato il pallone?</strong></code></pre>



<p>Entrambe le cose sono vere. La Spagna è stata superiore sotto ogni aspetto: ha controllato il possesso e le transizioni, ha tenuto bene in difesa e ha neutralizzato ogni tentativo dell&#8217;Argentina di avanzare. Tuttavia, è altrettanto vero che l&#8217;Argentina &#8211; dal portiere, sceso in campo con un dito fratturato, fino a tutti gli altri reparti &#8211; è arrivata fisicamente logorata fin dall&#8217;inizio del Mondiale. A peggiorare le cose, alcuni giocatori hanno subito infortuni durante la finale stessa e la squadra è rimasta in inferiorità numerica a 15 minuti dalla fine, con il risultato ancora in parità. Persino Simeone ha continuato a giocare nonostante l&#8217;infortunio, permettendo a Ferran Torres di entrare in area indisturbato e segnare il gol decisivo. Quanto a Lautaro, presumo che Scaloni abbia scelto di puntare su Julián Álvarez perché, oltre alle doti realizzative, è più adatto a un pressing alto: ciò impedisce ai difensori avversari di costruire il gioco dal basso, interrompendo le linee di passaggio e penetrando il blocco difensivo tramite lanci in profondità o conduzioni palla al piede. La Spagna dispone di difensori capaci di creare superiorità numerica scavalcando la prima linea di pressione e consentendo così alla squadra di attaccare gli spazi aperti.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>La partita che più gli argentini ricorderanno in questo Mondiale è la semifinale contro l'Inghilterra. Scaloni aveva detto che fosse solo una partita di calcio. Ma è davvero così? La sensazione è che, errori tattici di Tuchel a parte, l'Argentina in quella partita abbia voluto dare tutto e abbia giocato la miglior partita del suo Mondiale. Per il resto, tanti giocatori quattro anni fa decisivi (Álvarez, Fernandez, Mac Allister, de Paul) in questo Mondiale sono risultati meno brillanti. Che ne pensi?</strong></code></pre>



<p>Scaloni è un professionista esemplare.  Non darà certo sfogo a sentimenti personali &#8211; peraltro condivisi da tutti gli argentini &#8211; durante una conferenza stampa. La realtà è che, per noi, questa è sempre stata una partita speciale. Pur sapendo che si tratta solo di calcio, il solo nominare l&#8217;Inghilterra suscita inevitabilmente sentimenti patriottici, accompagnati da un profondo dolore per i tanti fratelli che abbiamo perso durante la guerra delle Malvinas, mentre combattevano per riconquistare le nostre amate terre. Quanto alle prestazioni sottotono di alcuni nostri giocatori, è giunto il momento di un cambio della guardia. Ci sono talenti come Nico Paz che bussano alla porta, e sarebbe estremamente vantaggioso per loro avere più spazio in campo.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Hai citato all'inizio il Brasile, sottolineando come sia in crisi da un ventennio. Ha smarrito la magia? Da dove dovrebbe ripartire? Come mai ultimamente sforna più grandi difensori e centrocampisti difensivi che attaccanti di fantasia? E Ancelotti per te ha delle colpe?</strong></code></pre>



<p>La responsabilità di Ancelotti si limita a quanto accaduto durante questo Mondiale. Il problema del Brasile è più profondo e si è venuto a creare nel corso del tempo. Credo che il Brasile debba ritrovare la propria identità e investire maggiormente su chi sta muovendo i primi passi nel calcio. Bisogna permettere a questi giovani di crescere liberamente in un ambiente favorevole, che ne stimoli lo sviluppo costante e resti fedele ai tratti distintivi da sempre caratteristici del calcio brasiliano: spontaneità, eccellente controllo di palla, creatività e ritmo costante, oltre alla magia dei suoi più grandi talenti. Con il tempo assimileranno naturalmente gli aspetti tattici, ma è urgente che il Brasile torni alle proprie radici.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>A proposito di Brasile, sempre nel mio viaggio in Argentina, parlando con le persone, ho notato che la presunta rivalità tra Argentina e Brasile si nota solo nel calcio, mentre fuori tra i due popoli c'è un ottimo rapporto. È così?</strong></code></pre>



<p>La rivalità calcistica tra Argentina e Brasile è intensa, forse la più accesa al mondo, sebbene sia un po&#8217; meno marcata in ambito politico, i rapporti in altri settori, specialmente in quello culturale, sono eccellenti. Noi amiamo le loro bellezze naturali e le loro donne splendide, la loro musica, mentre loro nutrono un particolare apprezzamento per il nostro &#8220;stile europeo&#8221;. Anche nel calcio, nonostante l&#8217;accesa rivalità, c&#8217;è sempre stato rispetto reciproco.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>L'altra grande malata del Sudamerica è l'Uruguay. Anche qui una crisi di talenti dopo la generazione dei Suárez, dei Forlan e dei Cavani. Cosa sta succedendo in Uruguay?</strong></code></pre>



<p>Credo che, al di là della carenza di talenti di alto livello, il problema dell&#8217;Uruguay derivi dalla difficoltà dei giocatori ad adattarsi a ritmi agonistici estremamente elevati. Bielsa ha cercato di trasmettere questa mentalità, ma ha incontrato resistenze da parte degli stessi giocatori uruguaiani, a disagio di fronte a una simile intensità. Se l&#8217;Uruguay vuole tornare ai fasti di un tempo, deve insegnare ai suoi talenti ad adattarsi alle esigenze del calcio d&#8217;élite moderno, così da poter uscire indenni &#8211; o quasi &#8211; dagli scontri con le grandi potenze di questo sport.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="739" height="415" data-id="27860" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/images-11.jpg" alt="" class="wp-image-27860" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/images-11.jpg 739w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/images-11-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 739px) 100vw, 739px" /><figcaption class="wp-element-caption">La delusione di Carlo Ancelotti&#8230;</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-id="27861" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/marcelo-bielsa-uruguay-1-1200x675-1-1024x576.avif" alt="" class="wp-image-27861" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/marcelo-bielsa-uruguay-1-1200x675-1-1024x576.avif 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/marcelo-bielsa-uruguay-1-1200x675-1-300x169.avif 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/marcelo-bielsa-uruguay-1-1200x675-1-768x432.avif 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/07/marcelo-bielsa-uruguay-1-1200x675-1.avif 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">&#8230;e quella di Marcelo Bielsa</figcaption></figure>
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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/07/26/il-giornalista-argentino-fabian-armilio-la-mia-argentina-e-una-felice-eccezione-il-resto-del-sudamerica-deve-ritrovare-la-magia.html">Il giornalista argentino Fabián Armilio: «La mia Argentina è una felice eccezione, il resto del Sudamerica deve ritrovare la magia»</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Rubén Sosa, il Principito uruguagio dell&#8217;Inter tra Matthäus e Ronaldo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Gilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 17:23:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando da ragazzino iniziai a tifare Inter, ero a dir poco stregato dalla vastità della sua storia. Iniziai a divorare documentari su documentari, a spulciare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/24/ruben-sosa-il-principito-uruguagio-dellinter-tra-matthaus-e-ronaldo.html">Rubén Sosa, il Principito uruguagio dell&#8217;Inter tra Matthäus e Ronaldo</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Quando da ragazzino iniziai a tifare Inter, ero a dir poco stregato dalla vastità della sua storia. Iniziai a divorare documentari su documentari, a spulciare i grandi campioni che si erano susseguiti in anni e anni della sua prestigiosa storia e fu inevitabile per me innamorarmi di giocatori come<strong> Lothar Matthäus</strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/05/i-dieci-lampi-di-ronaldo-il-fenomeno.html">Ronaldo</a></strong>. Oltre a ciò, pendevo anche dalle labbra di mio padre (interista anche lui, ma in tono molto minore rispetto al sottoscritto), che mi raccontava con grande nostalgia di questi grandissimi campioni, che inevitabilmente mi affascinavano per tutto il prestigio che avevano dimostrato con la casacca nerazzurra. Incastrato tra Lothar e Ronnie spuntava però un calciatore che non riterrò mai sufficientemente celebrato, un uruguagio che impiegò appena tre anni per entrare nel cuore dei tifosi dell&#8217;Inter dalla porta principale.<br><br>No, non parlo di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2025/03/17/alvaro-recoba-luruguagio-irregolare.html">Álvaro Recoba</a></strong>, l&#8217;uruguagio fragile che faticava ad incidere con continuità e che appariva soltanto nelle formazioni titolari dei Derby, salvo poi sparire dal campo. Parlo di un fantasista molto più forte, continuo ed incisivo, che risponde al nome di <strong>Rubén Sosa</strong>. Rubén era un classe &#8217;66 dotato di un sinistro a dir poco dinamitardo, che gli consentiva di essere una minaccia perpetua da ogni distanza, oltre che di essere formidabile in fase di conduzione della palla, di rifinitura per i compagni e di progressione a tutta velocità. <br><br>Appena scoprì della sua esistenza, ne rimasi a dir poco folgorato. Segnava con una facilità a dir poco imbarazzante su punizione, era praticamente inarrestabile quando partiva palla al piede verso la porta avversaria, aveva colpi acrobatici incredibili, possedeva una potenza fisica e tecnica debordante e dava proprio la sensazione di essere un leader vero, di quelli capaci di trascinare l&#8217;intero ambiente con pochi gesti tecnici.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="798" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/8ab1301286a008bf01966ddc5349245a-798x1024-1.png" alt="" class="wp-image-26959" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/8ab1301286a008bf01966ddc5349245a-798x1024-1.png 798w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/8ab1301286a008bf01966ddc5349245a-798x1024-1-234x300.png 234w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/8ab1301286a008bf01966ddc5349245a-798x1024-1-768x986.png 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Ruben Sosa con la maglia del Real Saragozza, una tappa cruciale per la sua ascesa</p>



<p></p>



<p>Sin dagli albori della sua carriera si era capito che quel ragazzino possedesse delle qualità importanti. Dopo la gavetta rappresentata dalla sua formazione in patria con la maglia del Danubio, Rubén esplose infatti con la maglia del Real Saragozza, una piazza che grazie a lui poté sognare ben prima del trionfo nella Coppa delle Coppe 1994-1995. Fu lui infatti a mettere la firma sulla Coppa del Re 1985-1986, stendendo dapprima il Real Madrid con una doppietta stellare all&#8217;andata, per poi beffare il Barcellona su punizione in finale. A 20 anni, il <em>Principito </em>si ritrovò quindi a battere consecutivamente i vincitori della Coppa UEFA (i <em>Blancos</em>) e i finalisti di Coppa dei Campioni (i <em>blaugrana</em>) di quella stagione: un biglietto da visita a dir poco pazzesco per il mondo del calcio, che ci restituisce già l&#8217;idea di chi fosse già all&#8217;epoca.<br><br>Subito dopo, vinse da titolare la Copa América dell&#8217;anno successivo con il suo Uruguay (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2022/10/11/1987-finale-uruguay-cile-1-0.html">qui</a>), iniziando a calcare anche i grandi palcoscenici internazionali con una consapevolezza crescente nei propri mezzi. In quei tre anni dal 1985 al 1988 a Saragozza, Rubén produsse 39 gol in 120 partite, numeri più che sufficienti per convincere la neopromossa Lazio a investire su di lui. Non fu di certo l&#8217;acquisto che fece parlare di più di sé, complice anche il fatto che l&#8217;apertura ai tre stranieri aveva portato un gigante come <strong>Frank Rijkaard</strong> al Milan<strong> </strong>e due colossi come <strong>Lothar Matthäus</strong> e <strong>Andreas Brehme</strong> all&#8217;Inter. In questo senso, l&#8217;acquisto di <strong>Rubén Sosa</strong> passava di sicuro in secondo piano, se non addirittura in terzo (vi ricordo anche <strong>Alemão </strong>al <strong>Napoli</strong>,<strong> Oleksandr Zavarov</strong> alla Juventus e tanti altri).</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="517" height="671" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/R.Sosa_23.png" alt="" class="wp-image-26955" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/R.Sosa_23.png 517w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/R.Sosa_23-231x300.png 231w" sizes="(max-width: 517px) 100vw, 517px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Ruben Sosa con la maglia della Lazio</p>



<p></p>



<p>Nel contesto di una Serie A<strong> </strong>ormai giunta al suo apogeo con tutti quei campioni, <strong>Rubén Sosa</strong> riuscì a consacrarsi da subito come una delle sue stelle più luminose ed accecanti. Sebbene fosse circondato da una squadra ben lontana dai trionfi che avrebbe raggiunto con <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/08/26/ciao-scandinavo-latino-omaggio-a-sven-goran-eriksson.html">Sven-Göran Eriksson</a></strong>, il <em>Principito </em>segnava con un&#8217;ottima continuità e con la stessa regolarità era garante di solidità prestazionale. Era uno di quei giocatori che illuminavano con più continuità uno dei campionati più competitivi e difficili della storia del calcio, dando sempre la sensazione di essere una minaccia costante per le difese avversarie, che non ci si poteva mai permettere di sottovalutare. <br><br>In mezzo a quei quattro anni a tinte biancocelesti scanditi da 47 gol in 140 partite, si va ad inserire quello che è il suo picco indiscusso con la <em>Celeste</em>, ovvero la Copa América 1989 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/coppa-america/1989">qui</a>). Nel corso di quella competizione, Rubén dominò la scena, ergendosi sopra al suo illustre compagno di squadra <strong>Enzo Francescoli</strong>. Nonostante la sconfitta contro il Brasile di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/04/24/romario-il-cobra-dellarea-di-rigore.html">Romário </a></strong>e <strong>Bebeto</strong>, fu la sua Copa América, con quattro gol e due assist in sette partite e tante prestazioni da ricordare. Una competizione da leone, che lo vide ruggire come non mai contro l&#8217;Argentina di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html">Maradona</a></strong>, mettendo la firma su una prestazione a dir poco monumentale. <br><br>Quella sera, Rubén era semplicemente immarcabile per la difesa argentina, com&#8217;è testimoniato dal secondo meraviglioso gol in <em>coast to coast</em> che ancora oggi rappresenta uno dei massimi capolavori della sua carriera. Un gol alla <strong>Maradona</strong>, segnato contro l&#8217;impotente <em>Pibe de Oro</em>. Di fronte a un gol del genere, risulta chiaro perché fu eletto come mvp del torneo che pure l&#8217;aveva visto perdente contro i verde-oro.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="segundo gol de Ruben Sosa a Argentina Copa America 1989 (Uruguay 2-0 Argentina)" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/yqmmc_jVLx8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Dopo i tanti capolavori di potenza e di fino regalati ai tifosi della Lazio in anni di ricostruzione, fu l&#8217;Inter ad assicurarsi le sue prestazioni, dopo l&#8217;epitaffio della trinità tedesca <strong>Matthäus-Brehme-Klinsmann</strong>. A seguito del disastro della gestione Orrico, la società nerazzurra era costretta a ricostruirsi dalle ceneri di un ciclo di giocatori ormai a fine corsa. Il mercato estivo non aiutò granché, in quanto <strong>Matthias Sammer </strong>fu venduto dopo pochi mesi a seguito di alcune incomprensioni con <strong>Osvaldo Bagnoli</strong>, mentre <strong>Darko Pancev </strong>divenne materiale per la Gialappa&#8217;s Band a suon di sprechi realizzativi a dir poco <em>cartooneschi</em>. <br><br>In questo contesto di incertezza generale e con intorno a sé una squadra buona ma non eccezionale, fu proprio <strong>Rubén Sosa</strong>, ancora una volta l&#8217;acquisto meno chiacchierato dell&#8217;estate, ad imporsi come leader tecnico ed emotivo della squadra. La stagione 1992-1993<strong> </strong>del <em>Principito</em>, come raccontato dal nostro Francesco Buffoli (<a href="https://gameofgoals.it/2022/11/12/grandi-stagioni-quasi-dimenticate-da-ruben-sosa-1993-paulo-dybala-2016-a-roberto-filippi-1978-damiano-tommasi-2001.html">leggi qui</a>), fu semplicemente dominante, da miglior giocatore di quella Serie A. Fu il principale epicentro dell&#8217;attacco, producendo 20 gol e 11 assist in 28 partite. Fu così trascinante da farsi carico di una rimonta stellare dei nerazzurri, sorpassando le più quotate (e forti) Parma e Juventus<strong> </strong>e lanciandosi verso il tentativo di lotta scudetto contro un Milan in calo nel girone di ritorno. <br><br>Ancora oggi ritengo che quella sia stata una delle migliori stagioni mai fatte da un singolo giocatore nella storia &#8220;moderna&#8221; dell&#8217;Inter, per il peso specifico di quelle prestazioni che fecero sentire grande una squadra modesta, ben lontana dai grandi fasti dell&#8217;era <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/07/3282.html">Trapattoni</a></strong>. Fu meno epocale la stagione successiva, complice anche il rischio concreto di retrocessione dei nerazzurri nel corso di una stagione da thriller francamente non necessario. Rubén non fece però mancare il suo apporto, contribuendo alla salvezza del club con 16 gol in 28 partite e momenti di grandezza assoluta come la tripletta al Parma e la doppietta alla Juventus, marchiandole a fuoco con i suoi tipici capolavori su punizione.<br><br>Anche in Coppa UEFA fu determinante, segnando un solo gol a Cagliari in semifinale, ma esaltandosi come rifinitore dall&#8217;alto dai suoi cinque assist distribuiti per tutta la competizione. Furono infatti suoi i suoi tocchi sapienti per i gol di <strong>Nicola Berti</strong> e <strong>Wim Jonk </strong>tra andata e ritorno della finale contro il Casino Salisburgo. Per lui, quella Coppa UEFA vinta in una stagione così travagliata fu l&#8217;unico trofeo vinto in nerazzurro, bastevole per consacrarlo nel cuore dei tifosi nerazzurri. La sua esperienza col Club meneghino si concluse nell&#8217;estate 1995, non prima di aver regalato le sue ultime perle come lo slalom nello stretto contro il Genoa. Si congedò da quel triennio memorabile con uno score totale da 50 gol e 24 assist in 104 partite tra tutte le competizioni.<br><br>Numeri che lo consacrano di diritto tra i migliori stranieri ad aver indossato la maglia nerazzurra, a prescindere dai pochi successi ottenuti ottenuti a causa di una squadra dimenticabile, che si accingeva ad aprire le porte alla lunga presidenza <strong>Moratti</strong>.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="1993-1994 Inter vs Parma 3-2 Tripletta di Sosa" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/72aG-rhBt9Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Dopo aver vinto anche la Copa América<strong> </strong>di quello stesso stesso anno con il suo Uruguay (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2024/02/21/1995-finale-uruguay-brasile-6-4-dcr-1-1.html">qui</a>), le avventure al Borussia Dortmund e al Logrones<strong> </strong>furono poco fortunate dal punto di vista individuale per <strong>Rubén Sosa </strong>e ne segnarono il ritorno in patria. Al Nacional, il <em>Principito </em>concluse la sua carriera al meglio, diventandone capitano e vivendo una seconda giovinezza che gli permise di elevarsi a leggenda assoluta del Club. Vinse tre campionati nazionali in quattro anni da grandissimo protagonista, confermandosi ancora una volta come una delle stelle più temute e allo stesso tempo rispettate del panorama calcistico sudamericano. <br><br>Ebbe anche una veloce parentesi allo Shanghai Shenhua in Cina, per poi ritirarsi definitivamente all&#8217;età di 41 anni nel 2007, dopo essersi lasciato alle spalle una carriera non proprio ricca come successi in Europa, ma ricolma di grandezza per quanto fatto sul rettangolo verde. Una parabola calcistica che lo definisce senza ombra di dubbio come uno dei giocatori più amati della storia del Real Saragozza, della Lazio e dell&#8217;Inter, nonché come autentica istituzione della storia dell&#8217;Uruguay.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="800" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/SOSA-RUBEN.jpg" alt="" class="wp-image-26957" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/SOSA-RUBEN.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/SOSA-RUBEN-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Ruben Sosa con la maglia del Nacional</p>



<p></p>



<p>Perché <strong>Rubén Sosa</strong> è stato uno dei migliori calciatori della storia moderna del calcio dell&#8217;Uruguay, un mito amato tanto amato dai tifosi quanto rispettato dagli avversari per il suo indiscusso valore e per la sua pericolosità. Un <em>Principito </em>che è riuscito a non finire nel dimenticatoio in un&#8217;epoca misera di gloria per l&#8217;Inter, riuscendo a brillare tra due teste di serie come<strong> Lothar Matthäus </strong>e <strong>Ronaldo</strong>, e che come <em>Speedy Gonzales</em> viaggiava a velocità supersonica verso l&#8217;infinito, quasi sfuggendo dal ricordo di molti che l&#8217;hanno vissuto.</p>



<p></p>



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		<title>Il Maracanaço, l&#8217;alba di una nuova era mancata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 00:23:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: il gol di Ghiggia È lei quel Ghiggia?». «Sì, signorina, ma sono passati tanti anni». «In Brasile lo proviamo ogni giorno». È [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/12/16/il-maracanaco-lalba-di-una-nuova-era-mancata.html">Il Maracanaço, l&#8217;alba di una nuova era mancata</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina</strong>: il gol di Ghiggia</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>È lei quel Ghiggia?». <br>«Sì, signorina, ma sono passati tanti anni». <br>«In Brasile lo proviamo ogni giorno».</p>
</blockquote>



<p class="has-drop-cap">È il luglio del 2000 quando all&#8217;aeroporto di Rio de Janeiro una giovane impiegata sta controllando i passaporti dei passeggeri in arrivo da Montevideo. Davanti a lei c&#8217;è un signore di 73 anni, non molto alto, magro, con due baffi che ricordano l&#8217;attore statunitense <strong>Clark Gable</strong>. Lei gira e rigira quel documento, con fare nervoso, e poi gli chiede se sia davvero lui.<em> Quel Ghiggia</em>.</p>



<p>L&#8217;uomo risponde in modo pacato. Prova a sdrammatizzare la situazione. La mette sul ridere. Sono trascorsi 50 anni dalla <em>finale fatidica</em>, il giorno in cui la formichina Uruguay beffò il gigante Brasile, gettando una nazione intera nello sconforto. E poi quella ragazza all&#8217;epoca non era nemmeno nata, magari segue il calcio distrattamente, d&#8217;altronde è uno sport che le donne praticano poco e guardano ancora meno.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="473" height="264" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/ghiggia-473x264-1.jpg" alt="" class="wp-image-25534" style="width:750px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/ghiggia-473x264-1.jpg 473w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/ghiggia-473x264-1-300x167.jpg 300w" sizes="(max-width: 473px) 100vw, 473px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ghiggia con la maglietta celebrativa dei 50 anni del Maracanaço</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Ma la risposta della giovane è spiazzante. E dalle sue parole traspare tutto il dramma di un popolo che ancora non ha dimenticato. Per gli uruguaiani, che hanno vinto, è diverso. Loro sono andati avanti. E il paradosso è che da quel 16 luglio 1950 l&#8217;Uruguay non sfiorerà mai più una simile grandezza, non giocherà una finale mondiale, al massimo arriverà tre volte quarto, nel 1954, nel 1970 e nel 2010.</p>



<p>Il Brasile, invece, dopo quell&#8217;atroce sconfitta getterà le basi del suo verbo calcistico, diventerà la nazione numero uno del calcio, quella che tutti temono, che tutti guardano ammirati. Conquisterà cinque titoli mondiali, come nessun altro. Darà i natali a quello che forse è stato il più grande campione della storia, produrrà fior di altri fuoriclasse.</p>



<p>Eppure il 16 luglio 1950, il giorno passato alla storia come <em>Maracanaço</em>, è sempre lì. A ricordare dove tutto è iniziato. A ricordare che il Brasile non è riuscito a fare ciò che hanno saputo fare l&#8217;Uruguay, l&#8217;Italia, l&#8217;Inghilterra, la Germania Ovest, l&#8217;Argentina: vincere la prima Coppa del mondo organizzata in casa.</p>



<p>Ma come è possibile che il <em>Maracanaço </em>&#8211; che rimane di fondo un semplice evento sportivo, una semplice partita di pallone &#8211; abbia influenzato a tal punto le coscienze, fino a diventare, parafrasando lo scrittore <strong>Nelson Rodrigues</strong>, «la nostra catastrofe nazionale, la nostra Hiroshima»? Una spiegazione arriva dall’antropologo <strong>Roberto da Matta</strong>: «L’incontro del 1950 è vissuto come la più grande tragedia della storia contemporanea del Paese, sia perché ebbe una dimensione collettiva e produsse un sentire comune, sia perché accadde all’inizio di un decennio nel quale il Brasile cercava di affermarsi come nazione con un grande futuro. Ne risultò una instancabile ricerca delle spiegazioni e dei colpevoli per la vergognosa sconfitta».</p>



<p>A gettare benzina sul fuoco patriottico aveva contribuito anche la figura di <strong>Getúlio Vargas</strong>. Avvocato e ricco possidente terriero del Rio Grande do Sul, aveva perso le elezioni presidenziali del 1930 contro<strong> Júlio Prestes</strong>. Ma coglie la palla al balzo dopo l&#8217;assassinio del suo candidato vicepresidente <strong>João Pessoa</strong> e rovescia il governo con un colpo di Stato, sfruttando il decisivo appoggio dei militari. L&#8217;immagine di lui che in alta uniforme, in sella al suo cavallo, entra a Rio de Janeiro per rivendicare il potere fa il giro del mondo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="771" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Getulio_Vargas_-_retrato_oficial_de_1930-771x1024.jpg" alt="" class="wp-image-25535" style="width:500px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Getulio_Vargas_-_retrato_oficial_de_1930-771x1024.jpg 771w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Getulio_Vargas_-_retrato_oficial_de_1930-226x300.jpg 226w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Getulio_Vargas_-_retrato_oficial_de_1930-768x1019.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Getulio_Vargas_-_retrato_oficial_de_1930.jpg 1008w" sizes="(max-width: 771px) 100vw, 771px" /><figcaption class="wp-element-caption">Getúlio Vargas</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Vargas </strong>impiega pochi giorni a imprimere una svolta dittatoriale: sospende la Costituzione, scioglie i partiti politici, cancella la libertà di stampa e soffoca nel sangue ogni tentativo di rivolta. E trae ispirazione dai dittatori europei utilizzando lo sport &#8211; e in particolare il calcio, che in Brasile è una religione &#8211; per veicolare il consenso delle masse e propagare agli occhi del mondo un&#8217;immagine positiva della nazione.</p>



<p>Un lavoro che sembra dare i suoi frutti, dato che nel 1942 la Fifa assegna al Brasile l&#8217;organizzazione della Coppa del mondo. Ma la guerra in Europa rimanda l&#8217;appuntamento di otto anni. Dovevano essere sette, perché il Mondiale era programmato per il 1949, però i brasiliani chiedono un anno di proroga perché stanno realizzando un sogno: la costruzione del più grande stadio del mondo, il Maracanã di Rio de Janeiro, un&#8217;opera imponente destinata a lasciare a bocca aperta il resto del pianeta e mostrare l&#8217;immagine di un Brasile potente, moderno, proiettato verso il futuro.</p>



<p>E quando i brasiliani si mettono in testa un progetto in grande stile, tendono ad esprimersi, come sottolineato dal giornalista e scrittore inglese <strong>Alex Bellos</strong> «con il superlativo assoluto». Un atteggiamento che ha anche un nome: <em>ufanismo</em>, una sorta di sciovinismo al quadrato tutto di marca brasiliana, permeato di sviluppo senza limiti e grandezza senza confini.</p>



<p>È anche se <strong>Vargas</strong> dal 1946 non c&#8217;è più e il Paese ha riabbracciato la democrazia, il dado è stato ugualmente tratto. E l&#8217;entusiasmo generato dalle idee patriottiche di <strong>Vargas </strong>trova la sua degna consacrazione nella costruzione del Maracanã. Diecimila operai, in maggioranza neri e mulatti, lavorano alacremente, giorno e notte, a ritmi incessanti. Anche loro sono pervasi dal positivismo, convinti che quell’enorme ellissi di cemento rappresenti davvero l&#8217;alba di una nuova era.</p>



<p>«Lo stadio regala al Paese una nuova anima e risveglia dall’interno il gigante addormentato» scrive sul Jornal dos Sports il giornalista e scrittore <strong>Mário Filho</strong>. Persino la collocazione geografica gioca un ruolo fondamentale: il Maracanã si trova in una zona strategica, un passaggio obbligato tra il nord e il sud della città, in modo che tutti siano costretti a transitare da lì e ammirarne maestosità e splendore.</p>



<p>Nel 1950 finalmente il Colosseo dei tempi moderni prende forma: 183mila posti ufficiali, in realtà oltre 200mila, sbriciolati i 143mila dell’Hampden Park di Glasgow. Il Maracanã non ha eguali, il Brasile non ha eguali. È questo lo spirito che accompagna la nazionale di <strong>Flávio Costa</strong> alla Coppa del mondo. Una sicumera giustificata anche dal punto di vista tecnico, perché il Brasile allinea una rosa formidabile &#8211; soprattutto dal centrocampo in su &#8211; e nell&#8217;estate 1949 ha dominato la Coppa América, sbriciolando qualunque resistenza.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="776" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/20210914-142449-1--776x1024.jpg" alt="" class="wp-image-25536" style="width:500px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/20210914-142449-1--776x1024.jpg 776w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/20210914-142449-1--227x300.jpg 227w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/20210914-142449-1--768x1013.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/20210914-142449-1-.jpg 909w" sizes="(max-width: 776px) 100vw, 776px" /><figcaption class="wp-element-caption">Flávio Costa</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il Mondiale parte in modo fragoroso, con un 4-0 al Messico. Nella seconda partita, però il <em>Verrou </em>della Svizzera &#8211; un Catenaccio ante litteram che già aveva mandato allo sbando la Germania di Hitler nel Mondiale &#8217;38 &#8211; impantana l&#8217;arioso gioco brasiliano. Ne esce un faticoso 2-2 e il Brasile è costretto a vincere la terza partita contro la Jugoslavia.</p>



<p>La nazionale di  <strong>Flávio Costa</strong> non si fa pregare. Approfitta delle difficoltà di formazione degli avversari, con l’attaccante <strong>Rajko Mitic</strong> che si infortuna dopo aver battuto la testa contro una sbarra di metallo negli spogliatoi, e si porta sull&#8217;1-0. La squadra europea, storicamente agguerrita, prova a reagire, ma il Brasile chiude i giochi con una giocata sensazionale della sua stella più luminosa, il fantasista <strong>Tomás Soares da Silva</strong>, meglio noto con il soprannome di <strong>Zizinho</strong>. </p>



<p>Che prende palla sul lato destro di centrocampo, accelera, supera un difensore con un impareggiabile gioco di gambe al momento di entrare in area e infila l’angolino opposto. È un capolavoro. Ma l&#8217;arbitro annulla tra le proteste, e nessuno capisce esattamente il perché. <strong>Zizinho </strong>tuttavia non si scompone. Passano alcuni minuti e ripete la stessa, identica, azione: accelerazione, dribbling al difensore, palla nell’angolo. E stavolta l&#8217;arbitro non osa fiatare. L’inviato della Gazzetta dello Sport paragona <strong>Zizinho </strong>a Leonardo da Vinci che «dipinge opere d’arte con i piedi sull’immensa tela verde del Maracanã».</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="635" height="730" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/8fev171.webp" alt="" class="wp-image-25537" style="width:500px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/8fev171.webp 635w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/8fev171-261x300.webp 261w" sizes="(max-width: 635px) 100vw, 635px" /><figcaption class="wp-element-caption">Zizinho</figcaption></figure>



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<p>Il Brasile si qualifica alla fase finale, che prevede un girone a quattro fra le vincitrici dei raggruppamenti iniziali. Per la prima e unica volta nella storia della Coppa del mondo non sarà una partita secca ad assegnare il titolo, ma la somma dei punti ottenuti nel girone. Il Brasile è inarrestabile: demolisce 7-1 la Svezia e 6-1 la Spagna. Si presenta all&#8217;ultimo incontro con l&#8217;Uruguay forte di due successi schiaccianti e con la possibilità di vincere il suo primo Mondiale anche pareggiando, dato che l&#8217;Uruguay ha sconfitto 3-2 la Svezia, ma è stato fermato sul 2-2 dalla Spagna.</p>



<p>Ma un pareggio non è contemplato nella mentalità brasiliana. Soprattutto non dopo un simile cammino infarcito di gol e spettacolo. Soprattutto non dopo la costruzione del Maracanã, i proclami della vigilia, e quel senso di <em>ufanismo </em>diffuso ovunque. </p>



<p>E che porta a scene e comportamenti surreali. La Gazeta Esportiva di San Paolo titola alla vigilia: «Domani batteremo l’Uruguay!». O Mundo di Rio pubblica le fotografie dei giocatori brasiliani e rilancia: «Eccoli, i volti dei nuovi campioni del mondo». Sulle vetrine dei negozi compaiono cartelloni celebrativi. L’ufficio postale emette francobolli che recano l’immagine dei futuri vincitori. E prima di scendere in campo, il sindaco di Rio,<strong> Ângelo Mendes de Moraes</strong>, profetizza: «Gloria a voi, che non avete rivali nell’intero emisfero e tra poche ore sarete proclamati nuovi campioni da milioni di compatrioti».</p>



<p>Oltre 173mila spettatori – ma la cifra è in difetto, sono circa 200mila – assistono però al trionfo annunciato che si trasforma nella tragedia massima. Alla pagina più nera nella storia del Brasile. Troppa pressione, troppa responsabilità sulla testa di undici uomini. Che negli spogliatoi appaiono tesi e nervosi, giustamente e inevitabilmente. In casa Uruguay, invece, il clima è molto più disteso e, secondo la leggenda, il laterale destro <strong>Schubert</strong> <em>El Mono</em> <strong>Gambetta </strong>riesce persino a dormire.</p>



<p>Non bisogna sottovalutare nemmeno la solita bravura tattica degli uruguiani, guidati da un fine stratega come il 42enne <strong>Juan López</strong>, che nel Mondiale corregge il Metodo classico (il modulo più in voga in Sudamerica), apportando un&#8217;ulteriore rivisitazione in chiave difensiva: a controllare il centravanti avversario non è il centromediano, ma uno dei due terzini, <strong>Eusebio Tejera</strong>, mentre l’altro, <strong>Matías González</strong>, funge da giocatore libero da compiti di marcatura diretta alle sue spalle.</p>



<p>In mezzo al campo, poi, <strong>López </strong>chiede ai due interni di partire quasi in linea con il centromediano, per creare un imbuto in cui avversari anche maggiormente dotati sul piano tecnico &#8211; come è il Brasile &#8211; possano infilarsi e faticare ad uscirne. Così, il centromediano <strong>Obdulio Varela</strong> accorcia molto le distanze con le mezzali <strong>Julio Pérez</strong> e <strong>Juan Alberto Schiaffino</strong>.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="486" height="465" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Obdulio_varela_uruguay.jpg" alt="" class="wp-image-25538" style="width:500px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Obdulio_varela_uruguay.jpg 486w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Obdulio_varela_uruguay-300x287.jpg 300w" sizes="(max-width: 486px) 100vw, 486px" /><figcaption class="wp-element-caption"> Obdulio Varela</figcaption></figure>



<p></p>



<p>La sfida si gioca soprattutto a centrocampo, questo <strong>López </strong>lo sa. Il Brasile ha due interni sontuosi come <strong>Zizinho </strong>e <strong>Jair Rosa Pinto</strong>, che sarà l&#8217;idolo del giovanissimo <strong>Pelé</strong>, e alle loro spalle si muovono <strong>Carlos Bauer</strong>, <em>O Monstro do Maracanã</em>, centromediano di sommo magistero, e il jolly <strong>Danilo</strong>. È importante che l&#8217;Uruguay in mezzo al campo regga l&#8217;urto. Ma non nutre di certo complessi di inferiorità, potendo allineare un genio come <em>Pepe </em><strong>Schiaffino</strong>, il leader tecnico, e un guerriero come <em>el Negro Jefe</em> <strong>Varela</strong>, il leader carismatico.</p>



<p>È intorno alla sua figura, in particolare, che gravita la manovra della <em>Celeste</em>. <strong>Varela </strong>si esalta nelle condizioni difficili, in cui parte sfavorito. Ha già vinto una Coppa América così, nel 1942, quando aveva guidato la squadra al successo decisivo su un&#8217;Argentina individualmente superiore, che poteva schierare in un colpo solo giocatori come il colosso <strong>Ángel Perucca</strong>, <em>el Portón de América</em>, in mezzo al campo; l&#8217;inafferrabile <strong>Enrique García</strong>, <em>el Poeta de la zurda</em>, all&#8217;ala; i fenomeni <strong>José Manuel Moreno</strong> e<strong> Adolfo Pedernera</strong> tra le linee; il sopraffino stoccatore <strong>Erminio Masantonio</strong> da centrattacco.</p>



<p>Sulla carta era una partita impari. Ma vinse l&#8217;Uruguay, trascinato dalla personalità immane di <strong>Varela</strong>. Che nel Mondiale 1954, 37enne, sarà ancora sulla breccia. E quando lui non ci sarà &#8211; squalificato nella semifinale contro la Grande Ungheria, a sua volta orfana della stella <strong>Ferenc Puskás</strong> &#8211; l&#8217;Uruguay verrà sconfitto.</p>



<p>Ai dirigenti uruguagi che sarebbero contenti in caso di una sconfitta con meno di tre reti di scarto, <strong>Varela </strong>risponde: «Noi questa partita la vinceremo». Ai suoi compagni, atterriti dalle urla di 200mila brasiliani, chiarisce:<em> ¡Los de afuera, son de palo! Y en el campo, seremos once para once</em>. Quelli là fuori, non esistono. E in campo, saremo undici contro undici. </p>



<p>L’Uruguay vince la partita grazie a quelle parole. Vince grazie a tanti piccoli dettagli. Vince nel primo tempo, quando la tattica difensiva di <strong>López</strong>, magistralmente orchestrata da <strong>Varela</strong>, inaridisce le sfuriate offensive del Brasile. Vince quando a inizio secondo tempo va in svantaggio. Perché lo stadio diventa una pentola a pressione, è pronto a esplodere, chiede altri gol, invoca lo spettacolo, vuole l’umiliazione degli avversari, leoni feriti alla mercé dei gladiatori nel ventre del Colosseo. </p>



<p>Ma Obdulio prende la palla sottobraccio, va dal guardalinee e chiede il fuorigioco. Poi va dall’arbitro e fa finta di lamentarsi. Poi si dirige lentamente al centro del campo per rimettere la palla al suo posto e ricominciare. Obdulio sa che il gol è regolare. Ma non è quello il suo scopo. Vuole guadagnare tempo, spezzare il ritmo brasiliano, evitare che quelli possano accendersi e caricarsi. Vuole gettare acqua sul fuoco, far sbollire l&#8217;entusiasmo.</p>



<p>L&#8217;Uruguay con calma tesse la propria tela. Parafrasando il giornalista <strong>Gianni Brera</strong> «continua a difendere la sconfitta». E appena si presenta l&#8217;occasione, al 21&#8242;, ribalta l&#8217;inerzia: <strong>Varela </strong>pesca lo scatto in fascia del funambolo <strong>Ghiggia</strong>, cross basso ed <em>el dios del fútbol</em> &#8211; così chiamano a Montevideo<strong> Juan Alberto Schiaffino</strong> &#8211; incrocia con il collo del piede destro, non dando scampo al portiere <strong>Moacir Barbosa</strong>.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1086" height="652" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/thumbnail_01.jpg" alt="" class="wp-image-25532" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/thumbnail_01.jpg 1086w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/thumbnail_01-300x180.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/thumbnail_01-1024x615.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/thumbnail_01-768x461.jpg 768w" sizes="(max-width: 1086px) 100vw, 1086px" /><figcaption class="wp-element-caption">La rete del pareggio di Schiaffino</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Fuoriclasse di squisita eleganza e rara intelligenza tattica, <strong>Schiaffino </strong>è l&#8217;<em>enganche</em>, l&#8217;interno di regia del grande Peñarol con cui vince cinque scudetti. Dopo aver disputato un superbo Mondiale &#8217;54 verrà in Italia, al Milan, e lascerà orme indelebili, conquistando tre volte il tricolore e sfiorando la vittoria in Coppa dei Campioni, fermato solo dall&#8217;intrattabile Real Madrid.</p>



<p>Il gol di <strong>Schiaffino </strong>pietrifica i brasiliani. L&#8217;1-1 è ancora sufficiente per laureare i padroni di casa campioni. Ma serpeggia oramai nello stadio la paura di non farcela, si fa strada l&#8217;idea che l&#8217;imponderabile possa realmente succedere. E infatti succede. A 12 minuti dal termine <strong>Ghiggia </strong>parte in contropiede. Salta <strong>Bigode</strong>, converge verso l’area, con la coda dell’occhio vede in mezzo <strong>Míguez</strong>, ma non lo serve. Calcia sul primo palo. <strong>Barbosa</strong>, però, aspettandosi il passaggio, ha fatto un passo in più verso il centro della porta e quando si butta è in ritardo. </p>



<p>«Goal do Uruguay» commenta, in modo asettico, il radiocronista brasiliano <strong>Luis Mendez</strong>. Poi l’intonazione cambia. «Goal do Uruguay?»: diventa una domanda, perché no, non può essere vero, è un incubo e bisogna svegliarsi, il Brasile non può perdere. Infine, la presa di coscienza: «Goal do Uruguay!». Nessun brutto sogno. È tutto maledettamente reale. L’Uruguay sta vincendo al Maracanã, sta profanando il tempio.</p>



<p>Con smisurato orgoglio, <strong>Ghiggia </strong>dirà, un giorno: «Solo tre persone sono riuscite con un gesto a zittire il Maracanã: Papa Giovanni Paolo II, Frank Sinatra e io». Già perché dopo il gol dell&#8217;Uruguay, lo stadio smette di tifare. Un irreale silenzio avvolge come una cappa nera tutti i presenti. «Il Maracanã rimase ammutolito proprio quando i suoi calciatori avrebbero avuto più bisogno di sentire il tifo. Mai fidarsi di uno stadio: ecco la vera lezione del 1950» è l&#8217;amara constatazione del cantante <strong>Chico Buarque</strong>.</p>



<p>Il Brasile non ha più il tempo di riorganizzarsi, si getta nella metà campo avversaria, ma le idee sono poche e confuse, e la difesa della <em>Celeste </em>non trema. Al fischio finale dell&#8217;arbitro inglese <strong>George Reader</strong> i brasiliani si rendono conto che l&#8217;incubo è diventato reale. E <strong>Jules Rimet</strong> consegna la coppa a <strong>Obdulio Varela</strong> quasi di nascosto, quasi vergognandosene.</p>



<p>Alcune persone muoiono, vittime di attacchi cardiaci. Pare che addirittura qualcuno si uccida, ma è una tesi che non trova ovunque dei fondamenti. Di sicuro, l&#8217;amarezza e la tristezza sono enormi, e pervadono il cuore di un intero popolo. Perlomeno di coloro che hanno visto un autentico dramma sportivo consumarsi davanti ai propri occhi. Come <strong>Carlos Heitor Cony</strong>. Che diventerà un grande giornalista, ma al tempo ha 24 anni ed è solo uno dei tanti tifosi feriti. </p>



<p>Ricorderà <strong>Cony</strong> di quel giorno: «Me ne stavo lì immobile, su un gradino di cemento, a contemplare i riflessi del sole sull’erba, ad ascoltare una folla in silenzio, un silenzio, quello della folla abbandonata dal destino, che non era nemmeno interrotto da qualche triste singhiozzo di pianto. Chi aveva vissuto quel pomeriggio crudele pensava di aver perso per sempre la felicità. Ciò che accadde il 16 luglio 1950 meriterebbe un monumento collettivo tipo il Sepolcro al Milite Ignoto. È questo che costruisce una nazione, un popolo avvolto nel suo dolore». </p>



<p>Il giornalista <strong>José Lins do Rego</strong> scrive, invece, sul Journal dos Sports: «Vidi gente abbandonare il Maracanã a testa bassa, lacrime negli occhi, muti, quasi stessero tornando dal funerale di un genitore amato. Vidi una nazione intera sconfitta, forse di più, senza speranza. Mi fece male al cuore. Tutta l’eccitazione dei primi minuti ridotta in cenere. E all’improvviso mi colse un profondo sconforto, mi entrò in testa che eravamo davvero un popolo sfortunato, una nazione priva delle grandi gioie della vittoria, insanguinata dalla cattiva sorte e dalle miserie del destino».</p>



<p>Si fa strada nel Paese il pensiero che il Brasile non potrà mai essere veramente felice. Che sarà destinato alla sconfitta eterna. È ciò che <strong>Nelson Rodrigues</strong> definisce «il complesso dei <em>vira latras</em>», dei cani randagi, perché i brasiliani come dei cani randagi si mettono volutamente in una posizione di inferiorità, malessere e insoddisfazione di fronte al mondo. </p>



<p>I capri espiatori diventano due. Il primo è il portiere <strong>Barbosa</strong>, colpevole secondo tifosi e addetti ai lavori di aver subito il gol decisivo da <strong>Ghiggia </strong>sul suo palo. Per diverse settimane non esce di casa perché rischia il linciaggio. Nel 1970 in un supermercato una donna lo indicherà con disprezzo: «Guardatelo, l’uomo che ha fatto piangere tutto il Brasile». Nel 1993 gli vieteranno di entrare al campo di allenamento della nazionale perché diranno che porta sfortuna. Poco prima di morire nell’aprile del 2000, abbandonato e in miseria, si lascerà andare ad uno sfogo amarissimo: «In Brasile la punizione massima per un criminale è 30 anni. Io ho pagato tutta la vita per un peccato che non ho mai commesso». </p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="981" height="624" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/barbosamondiali1950-giocopulito.webp" alt="" class="wp-image-25540" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/barbosamondiali1950-giocopulito.webp 981w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/barbosamondiali1950-giocopulito-300x191.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/barbosamondiali1950-giocopulito-768x489.webp 768w" sizes="(max-width: 981px) 100vw, 981px" /><figcaption class="wp-element-caption">Moacir Barbosa</figcaption></figure>



<p></p>



<p>E siccome <strong>Barbosa </strong>è nero e neri sono anche i difensori <strong>Bigode </strong>e <strong>Juvenal </strong>– pure loro autori di una prova deludente – si riaccende nel Paese la tesi che la mescolanza razziale sia una colpa e sia indispensabile recuperare le antiche separazioni etniche e di classe. Ecco perché il <em>Maracanaço </em>non è, per la cultura brasiliana, una semplice partita di pallone. È un dramma umano che riporta il Paese indietro di trent’anni, ai tempi del razzismo, delle discriminazioni, di quando il grande <strong>Artur Friedenreich </strong>per giocare doveva sembrare bianco. </p>



<p>E a proposito di bianco, eccoci al secondo capro espiatorio. La maglia &#8211; bianca, con il colletto blu &#8211; della nazionale. Al pari di <strong>Barbosa</strong>, viene indicata come sinonimo di sventura. Il quotidiano di Rio Correio da Manhã la definisce «un vuoto simbolico, psicologico e morale» e indice un concorso pubblico per cambiare i colori. Vince la proposta di un 19enne, <strong>Aldyr Garcia Schlee</strong>, che per un beffardo scherzo del destino&#8230; è un tifoso dell&#8217;Uruguay. <strong>Schlee </strong>da grande sarà famoso, diventerà un grafico, un giornalista, un professore universitario, un romanziere di successo.</p>



<p>Il suo disegno è una maglia gialla con maniche e colletto verdi, pantaloncini blu con una striscia di bianco, calzettoni bianchi con finiture verdi e gialle: la casacca che renderà il Brasile famoso e leggendario. Piace a tutti perché abbina i colori della bandiera e trasmette quella gioia di vivere che il Paese deve ritrovare. </p>



<p>La nuova uniforme è il primo passo per aprire la via del riscatto. Il secondo passo viene compiuto a Bauru, città dell’entroterra dello Stato di San Paolo: un padre, calciatore di livello modesto, è in lacrime dopo aver ascoltato alla radio la sconfitta del Brasile. Gli si avvicina il figlio di 9 anni, già dotato di un talento incommensurabile. «Papà, non piangere: un giorno vincerò la Coppa del mondo per te» gli dice. Otto anni dopo quel ragazzino manterrà la promessa. </p>



<p>Ma in Svezia <strong>Pelé </strong>non riscatterà solo l’onta del <em>Maracanaço</em>: porterà gli ultimi, i figli degli schiavi neri e mulatti, i dimenticati delle favelas a sentirsi tutti fratelli. Tutti parte di un’unica, grande, nazione. Per il Brasile quel giorno inizierà davvero l’alba di una nuova era.</p>



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		<title>La top 15 del calcio sudamericano dal 2000 ad oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Aug 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La prima edizione del nuovo formato del Mondiale per Club svoltasi quest&#8217;anno ha avuto di positivo il fatto che parte del pubblico nostrano abbia smesso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">La prima edizione del nuovo formato del <a href="https://gameofgoals.it/2025/07/16/mondiale-per-club-bilancio-finale-chelsea-e-palmer-straordinari-delusione-manchester-city.html">Mondiale per Club</a> svoltasi quest&#8217;anno ha avuto di positivo il fatto che parte del pubblico nostrano abbia smesso di sottovalutare e di snobbare le squadre del Nuovo Mondo, magari non facendo più spallucce e risolini di scherno. Il mondo del calcio sudamericano rappresenta una dimensione sommersa, sconosciuta ai più, considerata degna di essere guardata solamente quando ci sono i mondiali (e fino ad un certo punto), ma non è affatto così. </p>



<p>Con quest&#8217;articolo si intende scegliere i giocatori più rappresentativi del calcio sudamericano, dal 2000 ad oggi: insomma, quelli che si sono distinti per prestazioni, impatto, iconicità con i club sudamericani. Naturalmente ci sono esclusioni dolorose e importanti : da <strong>Romario </strong>che proprio nei primissimi anni del nuovo millennio vive un ultimo canto del cigno con il Vasco de Gama, a <strong>Martin Palermo</strong> che a cavallo dei &#8217;90 e dei &#8217;00 ha segnato tanto con la maglia del Boca, passando per il bomber <strong>Fred</strong>, per l&#8217;eterno <strong>Cano </strong>e per il mediano <strong>Fernandinho </strong>protagonista di due cicli con l&#8217;Atletico Paranaense (2005 e 2022). Il fatto che non sia scontato fare bene in Sudamerica è dimostrato da vecchie glorie del nostro calcio &#8211; dai crepuscolari <strong>Adriano </strong>a <strong>Ronaldo</strong>, fino ai <strong>Seedorf </strong>e ai <strong>Cavani </strong>&#8211; che in Sudamerica hanno incontrato più difficoltà del dovuto o comunque non sono riusciti a brillare come ai vecchi tempi. Dunque, bando alle ciance e procediamo con la lista, assolutamente opinabile e dipendente esclusivamente dal punto di vista dello scrivente.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">15) Teofilo Gutierrez</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="117" height="128" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/images-5-edited.jpg" alt="" class="wp-image-24895" style="width:350px"/></figure>



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<p>È di questi il &#8220;colombiano più famoso d&#8217;Argentina&#8221;. Centravanti atipico per altezza e peso, con le bollicine e i guizzi di un <em>diez</em>, rapido nel saltare l&#8217;uomo e nell&#8217;attaccare la porta, <strong>Gutierrez </strong>ha fatto innamorare per un biennio i tifosi del River Plate, venendo anche eletto Calciatore Sudamericano dell&#8217;anno nel 2014. La sua carriera da giramondo lo ha portato in Messico, in Argentina, nella stessa Colombia, e anche in Europa (Sporting Lisbona e addirittura Trabzonspor, in Turchia). Le sue prestazioni sono state convincenti da fargli giocare un mondiale da titolare (Sudafrica 2014), accanto alla stella James Rodriguez.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">14) Rodrigo Palacio</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="363" height="554" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/6f5d306ee85eb1552e62fe783e3442123a1cb23f-edited.jpg" alt="" class="wp-image-24898" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/6f5d306ee85eb1552e62fe783e3442123a1cb23f-edited.jpg 363w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/6f5d306ee85eb1552e62fe783e3442123a1cb23f-edited-197x300.jpg 197w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" /></figure>



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<p>Conosciamo bene <em>El Trenza</em> soprattutto per i suoi trascorsi in casa nostra con le maglie di Genoa e Inter, ma se c&#8217;è un club al quale <strong>Palacio </strong>è più legato, quello è il Boca Juniors, dove approda nel 2005 dopo un anno di apprendistato al Banfield. Alla Bombonera è uno splendido secondo violino, dietro Sua Maestà Riquelme, piazzandosi sempre in alto nelle classifiche di rendimento e si toglie la soddisfazione di segnare in finale di Coppa Libertadores contro il Gremio del 2007 e anche nella finale di Yokohama contro il <em>Diavolo</em>.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">13) Julian Alvarez</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="784" height="441" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/skysports-julian-alvarez-manchester-city_5657368-edited.jpg" alt="" class="wp-image-24901" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/skysports-julian-alvarez-manchester-city_5657368-edited.jpg 784w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/skysports-julian-alvarez-manchester-city_5657368-edited-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/skysports-julian-alvarez-manchester-city_5657368-edited-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 784px) 100vw, 784px" /></figure>



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<p>Per usare un gergo <em>americanofilo</em>, <strong>Julian Alvarez </strong>è stato il più grande rookie del Sudamerica dai tempi di Neymar. Centravanti tecnico, completo, in grado di fraseggiare con i compagni &#8211; non a caso Pep Guardiola lo volle alla sua corte &#8211; Julian Alvarez si è distinto al River Plate come straordinario uomo-gol, vincendo numerosi titoli in patria e nel continente. Dei quattro anni in biancorosso, il migliore è stato senza dubbio il terzo (2021), in cui ha vinto il campionato argentino da capocannoniere e si è aggiudicato il premio di &#8220;miglior giocatore sudamericano dell&#8217;anno&#8221;. Curiosità: è il giocatore ad aver segnato più reti (6) in un match singolo di Coppa Libertadores.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">12) Rogerio Ceni</h2>



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<p>Se c&#8217;è un portiere simbolo del calcio del Nuovo Mondo dal 2000 in poi, non c&#8217;è dubbio che si tratti del brasiliano <strong>Rogerio Ceni</strong>, il portiere-goleador, da 129 reti in carriera, nel solco della scuola di Chilavert. Rogerio Ceni ha vinto tutto ciò che poteva vincere con la maglia del San Paolo, anche se il capolavoro della carriera è stato senza dubbio l&#8217;Intercontinentale 2005, dove batte il Liverpool di Gerrard alzando la coppa da MVP della finale e miglior giocatore del torneo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">11) Thiago Silva</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="342" height="228" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/dur-4496-edited.avif" alt="" class="wp-image-24907" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/dur-4496-edited.avif 342w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/dur-4496-edited-300x200.avif 300w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" /></figure>



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<p>Sul difensore ex Milan, PSG e Chelsea sappiamo vita, morte, miracoli. Il suo stile preciso e roccioso, la sua classe, la sua lettura del gioco ed il suo perfetto senso tattico lo hanno reso uno dei migliori difensori sudamericani della storia, al livello di Elias Figueroa (e sul confronto tra i due si può discutere). Non possiamo però ignorare che prima del decollo definitivo con la maglia rossonera,<strong> Thiago Silva</strong> è stato diversi anni una sicurezza del Fluminense (squadra dove è cresciuto nelle giovanili), tanto da vincere la Bola de Prata nel 2007. Le sue prestazioni al mondiale per club di quest&#8217;anno con la maglia Tricolor, nonostante un&#8217;età anagrafica non più verde, mi hanno portato a riflettere sull&#8217;inclusione del giocatore in questa lista. Insomma, è vero che ha offerto il meglio da noi, ma è altrettanto vero che anche in patria si è saputo imporre. Le disavventure con il Porto e la Dinamo Mosca &#8211; con amari retrogusti di gravi infortuni e tubercolosi &#8211; all&#8217;alba della sua carriera, prima dell&#8217;inizio dell&#8217;avventura con il Flu tra i professionisti, sono solo un lontano ricordo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">10) Giorgian de Arrascaeta</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="283" height="349" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/510972439_18467405164077170_7484818669231017644_n-edited.jpg" alt="" class="wp-image-24910" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/510972439_18467405164077170_7484818669231017644_n-edited.jpg 283w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/510972439_18467405164077170_7484818669231017644_n-edited-243x300.jpg 243w" sizes="(max-width: 283px) 100vw, 283px" /></figure>



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<p>Uruguaiano di origine, brasiliano per passione, è considerato attualmente il miglior “numero dieci” del calcio sudamericano. Regista di pura qualità, in grado di vedere il gioco prima degli altri, il suo passaggio dal Cruzeiro al Flamengo è decisivo per la conquista della Coppa Libertadores 2019, dove <strong>Giorgian de Arrascaeta</strong> è il trascinatore (successo bissato solo tre anni più tardi). La sua ricerca del colpo ad effetto, del virtuosismo estetico e della pennellata d’autore lo hanno candidato più volte al premio Puskas (miglior gol dell’anno) in compagnia di mostri sacri del nostro calcio. Gli occhi dei migliori club europei sono su di lui da tempo, ma finora all’Europa e alla musichetta della Champions League il nostro ha preferito la pesca.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">9) Thiago Neves</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="179" height="118" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/1053115_med_.jpg-edited.jpg" alt="" class="wp-image-24914" style="width:350px"/></figure>



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<p>Giocatore sconosciuto al pubblico europeo, per i brasiliani ha invece rappresentato il più classico dei giocatori “potrei ma non voglio”. Mancino elegante e potente, in grado di servire assist ai compagni e impostare il gioco, nonché dal tiro secco e preciso, <strong>Neves </strong>può vantare una Bola de Ouro nel 2007 con la maglia del Fluminense, quando si consacra come miglior giocatore del campionato brasiliano, nonché una pregevole tripletta della finale di ritorno della Coppa Libertadores dell’anno seguente, persa però ai rigori contro gli ecuadoriani del LDU Quito. Le sue deludenti avventure in Germania (Amburgo) e negli Emirati Arabi (Al-Hilal e Al Jazira) tratteggiano un giocatore inquieto e pigro, capace di dare il meglio nel suo continente, dove chiude malinconicamente la carriera.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">8) Ganso</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="265" height="169" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/Ganso-Santos-edited.avif" alt="" class="wp-image-24912" style="width:350px"/></figure>



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<p>Qualcuno potrà valutare come forzata l’inserimento di <strong>Ganso </strong>in questa lista, perché in termini di continuità ad alti livelli ha avuto molto meno di altri, pur essendo un giocatore longevo, tuttora in attività con la maglia Tricolor del Fluminense. Eppure, quando si parla di “giocatori da calcio sudamericano”, sono ben pochi a rappresentare questo concetto più di quanto lo faccia Paulo Henrique Chagas de Lima (il suo nome vero). Giocatore espressione di un calcio complementare a quello barocco e infarcito di ghirigori del tipico brasiliano, Ganso era un minimalista: sfiorava il pallone, lo toccava con il fioretto, quel tanto che bastava per mandare fuori giri l’avversario o servire cioccolatini ai compagni. Se i malandri facevano l’amore con il pallone, toccandolo a più non posso, Ganso lo seduceva in maniera sfuggente e misteriosa. Trequartista di talento cristallino, ha avuto un momento all’inizio dello scorso decennio in cui gli addetti ai lavori giuravano che potesse essere meglio di Neymar, suo compagno di squadra del Santos. I gravi infortuni ci hanno restituito un giocatore ridimensionato, nonostante il talento non fosse in discussione.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">7) Gabriel Barbosa &#8220;Gabigol&#8221;</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="847" height="1129" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/2020-01-28T162859Z_1_LYNXMPEG0R1JD_RTROPTP_4_FUT-FLAMENGO-GABIGOL-edited.webp" alt="" class="wp-image-24921" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/2020-01-28T162859Z_1_LYNXMPEG0R1JD_RTROPTP_4_FUT-FLAMENGO-GABIGOL-edited.webp 847w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/2020-01-28T162859Z_1_LYNXMPEG0R1JD_RTROPTP_4_FUT-FLAMENGO-GABIGOL-edited-225x300.webp 225w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/2020-01-28T162859Z_1_LYNXMPEG0R1JD_RTROPTP_4_FUT-FLAMENGO-GABIGOL-edited-768x1024.webp 768w" sizes="(max-width: 847px) 100vw, 847px" /></figure>



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<p>Viviamo oggigiorno nell&#8217;epoca del meme, dell&#8217;ilarità del mondo social che suscita una scena strana e paradossale. Possiamo dire che la versione di <strong>Gabigol</strong> vista in Italia sia un <em>meme</em>: arrivato con grandi aspettative all&#8217;Inter non ne ha azzeccata una, provocando più lazzi e sberleffi che altro. Dall&#8217;altra parte del mondo invece Gabriel Barbosa è stato il contrario: uomo-gol nei momenti pesanti, ha segnato in tre finali diverse di Libertadores (doppietta decisiva in rimonta contro il River Plate nel 2019, gol rivelatosi poi inutile nel 2021 contro il Palmeiras, gol decisivo nel 2022 contro l&#8217;Atletico Paranaense), è stato il miglior giocatore sudamericano del 2019, nonché bomber principe di Santos, Flamengo e oggi Cruzeiro. Lontano dalla magrezza e dalla leggerezza dei grandi esteti brasiliani, ha la potenza atletica da giocatore europeo, un sinistro assassino e discrete qualità anche da rifinitore. Azzardando un paragone, è un incrocio tra Rivaldo e Adriano.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">6) Robinho</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="218" height="228" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/Screenshot-2025-08-14-151808-1-edited.png" alt="" class="wp-image-24938" style="width:350px"/></figure>



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<p>Leggenda narra che Pelé lo vide giocare quando aveva dodici anni e se innamorò subito. «È come me». Il controllo della palla, il dribbling sgusciante, la velocità di Robinho è davvero essenza brasiliana. Al Santos, da giovane, gioca relativamente poco, ma lascia un segno indelebile: vince da autentico crack i campionati brasiliani, specialmente nel 2004, duellando con un certo Carlos Tevez su chi fosse il miglior giocatore del Sudamerica. Arriva la chiamata dalla Casa Blanca e Robinho tornerà al Santos per ben tre volte, in avventure più o meno fugaci (2010, 2014, 2020), oltre ad una brillante avventura con la maglia dell&#8217;Atletico Miniero nel 2016.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">5) Ronaldinho</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="426" height="208" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/cb4a1364-96dd-4ffa-a399-bde4840fa337-edited.jpg" alt="" class="wp-image-24925" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/cb4a1364-96dd-4ffa-a399-bde4840fa337-edited.jpg 426w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/cb4a1364-96dd-4ffa-a399-bde4840fa337-edited-300x146.jpg 300w" sizes="(max-width: 426px) 100vw, 426px" /></figure>



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<p>Se per l’appassionato eurocentrico, <strong>Ronaldinho </strong>finisce di regalare magie a fine 2010 con l’addio al Milan, il cultore del calcio sudamericano sa benissimo che la carriera del Gaucho ha una gustosa appendice in Sudamerica. Se il ritorno in patria con la maglia <em>rubronegra </em>del Flamengo è sicuramente soddisfacente – in un anno e mezzo segna 28 gol e contribuisce in maniera determinante alla vittoria del campionato carioca – è con l’Atletico Mineiro che Ronaldinho si gioca la carta più bella: il suo impatto nel gioco degli <em>Alvinegri </em>è un inno di bellezza e di qualità: ben 13 assist nel Brasileirao (miglior assist-man) gli garantiscono la chiave per la partecipazione alla Coppa Libertadores della stagione seguente, che vince da protagonista, consacrandosi anche qui come miglior rifinitore della competizione (8 assist). A fine 2013 viene meritatamente premiato come miglior giocatore sudamericano dell’anno, prima di volare in Messico.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">4) Juan Sebastian Veron</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="872" height="767" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/veron-estudiantes-edited.jpg" alt="" class="wp-image-24934" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/veron-estudiantes-edited.jpg 872w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/veron-estudiantes-edited-300x264.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/veron-estudiantes-edited-768x676.jpg 768w" sizes="(max-width: 872px) 100vw, 872px" /></figure>



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<p>Dopo gli anni in Europa, la <em>Brujita </em><strong>Juan Sebastian Veron </strong>torna in Argentina, in un club che è stato letteralmente la sua famiglia, l’Estudiantes, dove ha debuttato nel 1995 da calciatore professionista e soprattutto dove il padre Juan Ramon si era distinto come centrocampista negli anni ‘60, con sprazzi anche nei ‘70 e negli ‘80. Il compagno “laziale” Diego Simeone gli consegna le chiavi del centrocampo nel 2006 ed è la svolta: arriveranno i successi in patria, ma soprattutto arriverà il trionfo in Coppa Libertadores nel 2009 sotto la guida di Sabella, con la finale vinta per 2-1 contro il Cruzeiro (0-0 all’andata) in cui Veron disputa una prestazione strepitosa. L’eccellente visione di gioco, le qualità balistiche e la personalità da leader lo consacrano per ben due anni di fila (2008 e 2009) come giocatore sudamericano dell’anno.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">3) Carlos Tevez</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1182" height="665" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/945059ee2ea45028fba2147dafb34ed8cf419c22.jpg-edited.webp" alt="" class="wp-image-24941" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/945059ee2ea45028fba2147dafb34ed8cf419c22.jpg-edited.webp 1182w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/945059ee2ea45028fba2147dafb34ed8cf419c22.jpg-edited-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/945059ee2ea45028fba2147dafb34ed8cf419c22.jpg-edited-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/945059ee2ea45028fba2147dafb34ed8cf419c22.jpg-edited-768x432.webp 768w" sizes="(max-width: 1182px) 100vw, 1182px" /></figure>



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<p>Essere un argentino ed al contempo essere un idolo delle folle in Brasile non è propriamente qualcosa di ordinario.<strong> Carlos Tevez</strong>, detto l’<em>Apache</em>, però ce l’ha fatta. Forza fisica, dinamismo, velocità e tiro secco, la sua qualità, unita ad una “garra” tipicamente argentina, lo ha reso un idolo totale per i tifosi del Corithians, dove arriva a peso d’oro nel 2005, dopo aver fatto le fortune del Boca Juniors ed essere stato il degno erede di Riquelme nei gialloblu della Bombonera: i suoi trionfi da protagonista – Coppa Libertadores, Coppa Intercontinentale, campionato argentino di Apertura e campionato Brasileiro (l’odierno Brasileirao, per intenderci) lo collocano nell’olimpo dei giocatori del Nuovo Mondo: per tre anni consecutivi è stato premiato come calciatore sudamericano dell’anno (dal 2003 al 2005), nonché Bola de Ouro nel suo anno con la maglia della squadra bianconera di San Paolo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">2) Neymar</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="589" height="332" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/GOAL_-_Blank_WEB_-_Facebook_-_2024-04-01T082745.105.png-edited.webp" alt="" class="wp-image-24931" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/GOAL_-_Blank_WEB_-_Facebook_-_2024-04-01T082745.105.png-edited.webp 589w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/GOAL_-_Blank_WEB_-_Facebook_-_2024-04-01T082745.105.png-edited-300x169.webp 300w" sizes="(max-width: 589px) 100vw, 589px" /></figure>



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<p>Se da una parte la sua seconda avventura in Sudamerica è tutt&#8217;ora in corso, dopo anni di stop tra infortuni, Arabia Saudita ed una costante sensazione di malinconia crepuscolare di fine carriera, dall&#8217;altra parte è noto che <em>O&#8217;Ney</em> &#8211; chiamato così in omaggio al più grande di tutti &#8211; in Sudamerica abbia letteralmente fatto il vuoto, prima di andare a misurarsi con il calcio europeo. Giocatore tecnicamente fuori concorso per tutti, tanto da essere escluso nella corsa per la Bola de Prata per manifesta superiorità (onore toccato solo ad un certo Edson Arantes do Nascimiento), <strong>Neymar </strong>vince tra le altre cose tre campionati paulisti ed una Copa Libertadores nel 2011, raggiungendo uno status toccato a pochissimi nel Nuovo Mondo. La sua prestazione in Santos-Flamengo 4-5 del 28 luglio 2011, dove si è misurato con Ronaldinho, è un dono agli esteti e agli amanti del futbol bailado di tutto il mondo. Possiamo discutere i suoi comportamenti plateali e la vita non certo irreprensibile fuori dal campo, possiamo discutere sulle dimensioni della sua incompiutezza e sui suoi innumerevoli infortuni, ma non possiamo certo discuterne la qualità.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1) Juan Romàn Riquelme</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="1082" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/Dq1cjivU4AEXbeV-edited.jpg" alt="" class="wp-image-24940" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/Dq1cjivU4AEXbeV-edited.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/Dq1cjivU4AEXbeV-edited-222x300.jpg 222w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/Dq1cjivU4AEXbeV-edited-757x1024.jpg 757w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/08/Dq1cjivU4AEXbeV-edited-768x1039.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p></p>



<p><em>El Mudo</em> <strong>Juan Roman Riquelme</strong> ha rappresentato l’essenza dell’artista sudamericano, alla Bombonera il suo nome è sacro ed il suo <em>Diez</em> è la cosa più sacra e preziosa che si possa concepire. Fuoriclasse dal passo lento ma dalla visione di gioco totale e dall’assist prelibato, giocatore quasi anacronistico per questa epoca, Riquelme è stato senza dubbio l’uomo simbolo dell’ultimo squadrone sudamericano in grado di segnare la storia del calcio mondiale, mi riferisco al Boca Juniors di inizio millennio. Indimenticabile la sua prestazione contro il Real Madrid nella coppa Intercontinentale del 2000, così come i suoi trionfi in Libertadores nel 2000 e nel 2001, dove è man of the match nella finale contro i messicani del Cruz Azul. Dopo la sua avventura in Europa, trionfa nuovamente in Libertadores, sempre con il suo Diez giallo-blu sulla schiena, nel 2007: nelle due finali contro il Gremio segna tre gol e si consacra per l’ennesima volta come giocatore-simbolo non solo del torneo, ma di quel calcio sudamericano, intriso di fascino, magie impossibili e meraviglie estetiche ai limiti del surrealismo, degne dei racconti di Jorge Luis Borges.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/08/18/la-top-15-del-calcio-sudamericano-dal-2000-ad-oggi.html">La top 15 del calcio sudamericano dal 2000 ad oggi</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Álvaro Recoba, l&#8217;uruguagio irregolare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[alvaro recoba]]></category>
		<category><![CDATA[inter]]></category>
		<category><![CDATA[nacional montevideo]]></category>
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<p class="has-drop-cap">Era difficile prevederne le mosse. A volte sembrava assente, altre volte ti faceva una cortesia a scendere in campo. Ma poi in partita il valore diventava palese, anche quando non dava il massimo. Sinistro implacabile, mezzi tecnici fuori scala ma anche personalità fragile e complessa: elementi che assemblati componevano un vero e proprio “Codice Recoba” tutto da decifrare. </p>



<p><strong>Álvaro Alexander Recoba Rivero</strong>, il campione venuto dall’Uruguay poco più che ventenne e destinato a entrare nel cuore dei tifosi dell’Inter. Più del fenomeno <strong>Ronaldo</strong>, molto più di <strong>Zamorano</strong>. Quasi quanto <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/12/javier-zanetti-il-motorino-inesauribile.html">Zanetti</a></strong>, ma per motivi del tutto opposti: macchina da guerra l’argentino, estro indolente <em>“el Chino”</em>. Esempio di giocatore che ti cambia la vita in meglio, ma anche in peggio se non è giornata. </p>



<p>Del resto, chi ha amato <strong>Beccalossi </strong>non può restare indifferente a uno come lui. Un caleidoscopio di sensazioni e di stati d’animo contrapposti che viene al mondo il 17 marzo 1976. La sua figura fuori dagli schemi trova un modo per essere sempre attuale. In un calcio fatto sempre più di “parti di ricambio” rimane importante la presenza del “pezzo unico”. Anche quando non si adatta perfettamente al resto della macchina. Ne va del concetto stesso di unicità.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="271" height="400" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/d9ddb9eef9448a34cb8cc1f952b39721.jpg" alt="" class="wp-image-23571" style="width:400px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/d9ddb9eef9448a34cb8cc1f952b39721.jpg 271w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/d9ddb9eef9448a34cb8cc1f952b39721-203x300.jpg 203w" sizes="(max-width: 271px) 100vw, 271px" /><figcaption class="wp-element-caption">El Chino con la maglia della nazionale</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Esordio da fenomeno</h2>



<p></p>



<p>31 agosto 1997, domenica pomeriggio particolare. Il mondo piange la morte improvvisa di <strong>Lady Diana Spencer</strong>, in Italia si gioca la prima di campionato, edizione 1997/98. Durante l’estate il calciomercato ha segnato colpi importanti: Inzaghi alla Juventus, <strong>Mancini </strong>alla Lazio, <strong>Cafu </strong>alla Roma, <strong>Kluivert </strong>al Milan e soprattutto <strong>Ronaldo </strong>all’Inter. Un ragazzo uruguaiano che siede sulla panchina nerazzurra spera in cuor suo di fare la prima apparizione. Non è semplice, la concorrenza è spietata. </p>



<p>Pensare di soffiare il posto al <em>Fenomeno</em>, a <strong>Djorkaeff</strong>, a <strong>Zamorano </strong>o allo stesso <strong>Maurizio Ganz </strong>significa avere una certa consapevolezza dei propri mezzi, una certa grinta e a occhio lui non sembra un giocatore al veleno. Si gioca Inter-Brescia. Sul piano tecnico non dovrebbe esserci partita ma di fatto l’Inter non riesce a passare. Sarà il caldo di fine agosto, sarà la preparazione atletica ancora da rifinire. <strong>Cervone </strong>para tutto, a centrocampo un giovanissimo <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/10/22/andrea-pirlo-il-futebol-bailado-in-salsa-italiana.html">Andrea Pirlo</a></strong> detta i tempi del gioco bresciano.</p>



<p>Davanti c’è un ariete che crea non pochi grattacapi: si chiama Dario Hubner. Un nome e un cognome che assemblati rappresentano un delitto eccellente del calcio italiano. Se uno come lui conosce la serie A all’età di 30 anni, qualcosa nel sistema non va. Secondo tempo inoltrato, il risultato è ancora 0-0. A 18’ dalla fine l’allenatore <strong>Simoni </strong>decide di provarci: dentro <strong>Recoba</strong>, fuori <strong>Ganz</strong>. </p>



<p>Nemmeno a farlo apposta, passa un minuto e segna <strong>Hubner</strong>. Esultano i tifosi bresciani sugli spalti, si profila l’impresa storica. <strong>Ronaldo </strong>non sembra in giornata, il gioco interista vive di singole giocate. Per il tifo di casa, <strong>Recoba </strong>è ancora un oggetto misterioso. Del ragazzo si dice bene, ma ne ha uccisi più i “si dice” che la bomba atomica. Tuttavia, qualcuno deve credere in lui, se è vero che hanno pagato sette miliardi di lire un perfetto sconosciuto.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Diamanti purissimi</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Inter 2-1 Brescia - Campionato 1997/98" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/DxDrkgwAylA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Come tocca palla, il numero 20 incanta. È mancino, ma con il sinistro può essere fioretto e spada. Fluido nella giocata, naturale palla al piede, e sono cose che in una scuola calcio non si insegnano. Dieci minuti alla fine e il Brescia è ancora in vantaggio. Gli spazi di manovra sono strettissimi, l’Inter la può rimettere in piedi solo con un tiro dalla distanza. <strong>Recoba </strong>lo capisce e quando gli arriva palla, ci prova. Altezza dei 25 metri, leggermente defilati a sinistra per chi attacca. “El Chino” riceve da Cauet e scarica in porta. </p>



<p>Potenza, effetto, precisione. Esplode il <em>Meazza</em>, ma ancora nessuno si aspetta il resto. Passano cinque minuti e l’Inter continua ad attaccare. All’altezza dei trenta metri <strong>Doni </strong>stende <strong>Moriero</strong>. Sul pallone c’è Recoba e Cervone ne piazza cinque in barriera. La parabola a giro è perfetta e si spegne sotto l’incrocio dei pali alla sinistra del portiere. Sull’ovazione generale <strong>Pagliuca </strong>parte dalla sua porta per andare a festeggiare la prodezza, <strong>Moriero </strong>fa il gesto di lustrare le scarpe al cecchino che ha appena segnato. Hai visto mai che il vero Fenomeno è quel tizio sconosciuto con occhi da asiatico? Inter batte Brescia 2-1. Gioco pessimo ma tre punti molto importanti per iniziare bene la stagione.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Talento, indolenza, estemporaneità</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Alvaro Recoba ● Goals and Skills ● Venezia FC" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/W7oCzc_axeI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Da sole le doti non disegnano il profilo di un campione, il consenso è un mistero. I tifosi si innamorano spesso di tipi del genere, perché in fondo sanno d’istinto che gente come <em>“el Chino” </em>fa parte di una categoria da proteggere. E in cambio di giocate belle e inattese come le sue, perdonano tutto o quasi. Il problema è che Recoba si mostra troppo discontinuo e diventa difficile anche trovargli esatta collocazione in campo. Non è una prima punta, né una seconda. Potrebbe essere un trequartista ma a ridosso delle punte non è funzionale al gioco dell’Inter. Simoni lo prova da esterno, ma una volta defilato tende a sparire. Otto presenze, tre gol. Bellissimi, ma tre. </p>



<p>Eppure, le caratteristiche tecniche fanno pensare a un anatroccolo che studia da cigno. Forse in laguna i cigni vivono meglio, tant’è che nel gennaio del 1999 va in prestito al Venezia. Sei mesi da campione vero. Diciannove presenze, dieci reti e la squadra veneta si salva senza patemi. Al Venezia l’ultimo arrivato è padrone di esprimersi senza essere imbrigliato in schemi, libero di inventare quando vuole, di scendere in campo senza ansie da prestazione. In un calcio ideale dovrebbe essere sempre così ma un campione è tale quando sa sconfiggere due avversari che non sentono ragioni: la pigrizia e la pressione. Sono i principali dèmoni che attendono <em>“el Chino” </em>al ritorno a Milano per la stagione successiva.</p>



<p>Sarà anche vero che l’Inter non è solita brillare per pazienza, ma perseverare in flemma e intermittenza da parte del diretto interessato è quasi diabolico. Neanche in passato gli istintivi e gli atipici erano “comodi”, in un calcio tutto posizioni da tenere, diagonali, tagli e sovrapposizioni lo diventano anche meno. E non è questione d’impegno settimanale, anche se una certa indolenza di fondo è spesso in agguato.</p>



<p>«<em>Non è che non mi piaccia allenarmi </em>&#8211; confesserà una volta <strong>Recoba </strong>&#8211; <em>La realtà è che è come a scuola, ci sono materie che ti piacciono di più e materie che ti piacciono di meno. Bene: a me del calcio non piace la parte dell’allenamento, però devo farlo e lo faccio</em>».</p>



<p>Uno come <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/03/07/mister-champions-le-10-partite-europee-piu-grandi-di-cristiano-ronaldo.html">Cristiano Ronaldo</a></strong> non concepirebbe un discorso del genere, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/11/25/diego-armando-maradona-leroe-greco-del-calcio-mondiale.html">Maradona </a></strong>forse sì. Ma <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html">Maradona </a></strong>è un caso a parte e quando si parla di stakanovisti del pallone lui non fa testo.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Irregolare a tempo pieno</h2>



<p></p>



<p>La realtà è anche un’altra. <strong>Álvaro Recoba</strong> funziona quando non ci si aspetta nulla da lui. La minima pressione lo uccide, portandolo a dissipare una dote di partenza tanto cristallina quanto delicata. Non tollera le aspettative altrui, spesso si perde dietro i riflettori puntati. E non perché non sia egocentrico, a suo modo. Un problema di personalità, forse. Di sicuro, un limite caratteriale. Sta di fatto che per essere un giocatore che passa più tempo in panchina che in campo, è davvero il più pagato in assoluto. </p>



<p>Finché un giorno anche lui si rende conto che quella del bordocampo è una prigione. D’oro ma pur sempre prigione. Nel 2007 ottiene il trasferimento al Torino. Ma anche in maglia granata<em> “el Chino”</em> è sempre irregolarità allo stato puro. Luci e ombre, presenze e assenze. Splendori e latitanze. Proprio in una piazza che ha bisogno di concretezza e continuità per restare a galla. Ventidue presenze, un solo gol. Dopo due stagioni nella squadra greca nel Panionios, si fa largo la nostalgia delle origini.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’ Álvaro prodigio</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/Ree.jpg" alt="" class="wp-image-23569" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/Ree.jpg 720w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/Ree-300x208.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption class="wp-element-caption">Recoba con la maglia del Nacional Montevideo a fine carriera</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Nel 2010, alla metà degli “enta”, <strong>Álvaro Recoba</strong> detto<em> “el Chino” </em>per un’aria poco sudamericana torna a giocare in patria. Istinto? Ragione? Calcolo, magari un po’ furbesco? La soluzione sembra la più rassicurante per un campione già pigro da giovane, figuriamoci in piena parabola discendente. Una stagione e mezza al Danubio e quattro al Nacional, le due squadre di Montevideo con le quali si era fatto conoscere a livello internazionale. La classe ancora c’è, Recoba contribuisce alla vittoria del Nacional nell&#8217;<em>Apertura</em> 2014 con due giornate d&#8217;anticipo. Il 14 giugno 2015, dopo essersi laureato campione nazionale per la seconda volta in tre anni, decide di ritirarsi. Decisione irrevocabile.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">El nuevo Álvaro </h2>



<p></p>



<p>Quando vuole, la gente cambia. Oggi Álvaro è il serio e metodico allenatore del Nacional e ha un occhio severo anche verso suo figlio Jeremía, classe 2003. Un’altra persona, forse il ruolo in campo ora lo ha trovato. Le persone maturano, bisogna saper aspettare, anche se non esistono garanzie assolute. Quando decidi di avere in squadra un giocatore come<strong> Álvaro Recoba</strong>, sai che ti stai prendendo il pacchetto completo. Chi vuole il massimo deve poter sopportare anche il minimo. Specie quando il minimo è, il più delle volte, ciò che il convento passa. </p>



<p>Ma anche il minimo di Álvaro ha fatto battere il cuore a tanta gente. Del resto, non sempre ci si innamora del primo della classe, del compagno di studi che porta a casa pagelle robotiche. I mostri di efficienza fanno breccia nella testa, forse. Ma il cuore è spesso abitato da spiriti incostanti, da quelli che amano sedersi all’ultimo banco. Da quelli “<em>intelligenti ma non si applicano</em>”. Salvo poi creare dalle retrovie il capolavoro dell’anno. Del resto, le vie dell’anima sono infinite e d’immenso ci si può illuminare anche così. Ma oggi per gli “irregolari” come <em>“el Chino”</em> sarebbe ancor più dura che in passato, e nulla dice che sia un bene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/17/alvaro-recoba-luruguagio-irregolare.html">Álvaro Recoba, l&#8217;uruguagio irregolare</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Sulle tracce del Pistolero: 10 bossoli di Luis Suárez</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marcello Brescia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi scrive ricorda perfettamente la prima volta in cui si è imbattuto in Luis Alberto Suarez Diaz. Era una serata di febbraio del 2010, una [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Chi scrive ricorda perfettamente la prima volta in cui si è imbattuto in <strong>Luis Alberto Suarez Diaz</strong>. Era una serata di febbraio del 2010, una Juventus persa e confusa &#8211; l&#8217;allenatore Ferrara era da poco stato silurato dalla dirigenza dopo una crisi di risultati incominciata con la dolorosa eliminazione ai gironi di Champions per mano di Bordeaux e Bayern Monaco &#8211; si accingeva ad affrontare i Lancieri nel tempio di Amsterdam per i sedicesimi di finale di Europa League. I bianconeri, quella sera in maglia argentata, vinsero 2-1 con la doppietta di <strong>Amauri</strong>, ma lo scrivente rimase colpito dalla velocità dell&#8217;attaccante uruguagio: veloce e rapido, tecnicamente valido, in grado di giocare al meglio in tutte le posizioni del fronte d&#8217;attacco. Intendiamoci, non fece la partita della vita &#8211; di queste ne parleremo tra poco &#8211; eppure lasciò intravedere qualità di primo piano e non fu quindi una sorpresa per il sottoscritto vederlo volteggiare a grandi altezze durante i Mondiali in Sudafrica e la Copa America dell&#8217;anno successivo.</p>



<p>Di <strong>Suarez </strong>emerge in primis la completezza: destro chirurgico e pietrificante, rapidità di esecuzione di memoria quasi romariana, fisico robusto malgrado un&#8217;altezza nella norma (182 cm secondo gli almanacchi), <strong>Suarez </strong>coniugava doti da uomo-gol &#8220;europeo&#8221; a qualità tipicamente &#8220;sudamericane&#8221;: la leggerezza del dribbling, la qualità del fraseggio e del gioco di prima e persino quella <em>garra </em>uruguagia che lo ha portato ad alternare gare da leader a scivoloni imbarazzanti da &#8220;loco&#8221; con la vena chiusa (dagli insulti razzisti ad <strong>Evra</strong>, al morso in diretta tv a <strong>Chiellini</strong>). Il tridente con <strong>Messi </strong>e <strong>Neymar </strong>ai tempi del Barcellona &#8211; noto come MSN &#8211; è stato un&#8217;arma di distruzione di massa, perfettamente assemblata, che ha spesso dato l&#8217;idea di essere inarginabile sia per l&#8217;immenso tasso tecnico e di fantasia, sia per la cattiveria sottoporta dei suoi componenti.</p>



<p>Sembra addirittura strano che quei tre &#8211; che giocavano in una squadra più verticale e quadrata rispetto al gioco ricercato e posizionale del Barcellona di <strong>Guardiola </strong>&#8211; abbiano vinto &#8220;solo&#8221; una Champions League nel 2015 (maciullando Manchester City, PSG, Bayern Monaco e Juventus). E se <strong>Suarez </strong>è stato eccellente come membro di un trio atomico, altrettanto travolgente è stata la sua esperienza da &#8220;solista&#8221; a Liverpool, dove è stato letteralmente un uomo-squadra, non tanto dal punto di vista della costruzione del gioco, quanto più per la capacità di caricarsi la squadra sulle spalle. <strong>Suarez </strong>in quel momento ERA il Liverpool. Se <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/10/27/la-polonia-non-morira-finche-noi-vivremo-i-dieci-calciatori-polacchi-piu-grandi-del-dopoguerra.html">Robert Lewandowski</a></strong> era più rotondo come giocatore, e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/10/16/pallone-doro-2022-e-lora-di-karim-benzema.html">Karim Benzema</a> </strong>è stato il più rock, duttile e travolgente, Suarez è stato il più artistico e capace di unire l&#8217;Utile al Bello, per usare le stesse parole del nostro articolo su <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/31/quando-lutile-incontra-il-bello-marco-van-basten.html">Marco Van Basten</a></strong>. Per celebrarlo, abbiamo dunque scelto una decina di partite marchiate a fuoco dal suo inconfondibile stile.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Uruguay &#8211; Corea del Sud 2-1, 2010</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="738" height="462" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/img.jpg" alt="" class="wp-image-22831" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/img.jpg 738w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/img-300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 738px) 100vw, 738px" /><figcaption class="wp-element-caption">Suarez festeggia con Cavani</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Come scritto sopra, Suarez approda al Mondiale del 2010 circondato da non poca curiosità da parte degli addetti ai lavori. Nella stagione che lo porta in Sudafrica del resto, il ventitreenne centravanti dell&#8217;<strong>Ajax </strong>mette a segno 49 gol complessivi tra tutte le competizioni, e si presenta fin da subito come uno dei giocatori potenzialmente più interessanti dell&#8217;intero torneo. Nell&#8217;<strong>Uruguay </strong>allenato da <strong>Tabarez</strong>, squadra solita come il granito ma non certo priva di estro, Suarez è il terminale dell&#8217;intera manovra, pur interpretando il ruolo in maniera estremamente mobile e dinamica; a dargli manforte un <strong>Edinson Cavani </strong>che deve ancora trovare il proprio istinto predatorio (tant&#8217;è che agisce principalmente sulla fascia), e soprattutto <strong>Diego Forlán</strong>, libero di ronzare dove meglio crede nel corso dei 90 minuti.</p>



<p>Il tandem della <em>Celeste </em>funziona alla perfezione fin dalla fase a gironi: dopo il pareggio a reti bianche contro la <strong>Francia</strong> nella gara d&#8217;esordio, Forlán abbatte il modesto <strong>Sudafrica</strong> padrone di casa con una doppietta, mentre Suarez sbroglia la pratica-<strong>Messico</strong>, regalando all&#8217;Uruguay il primato nel proprio gruppo. Agli ottavi di finale un&#8217;agguerrita <strong>Corea del Sud </strong>si rivela un avversario più ostico del previsto per i sudamericani, che sbloccano il match grazie al solito duo: Forlán rifinisce da sinistra, Suarez sbuca sul palo opposto facendosi trovare pronto sotto rete. Il pareggio della Corea a metà secondo tempo tuttavia, desta non poche preoccupazioni tra i <em>charrúa</em>, che non avevano ancora incassato nemmeno un gol nelle gare precedenti. A riportare la gara sui binari giusti ci pensa nuovamente Suarez, a 10 minuti dai supplementari, che sotto il diluvio di Port Elizabeth si inventa un destro a giro rabbioso ed imparabile, raccogliendo un pallone vagante su calcio d&#8217;angolo. La <em>Celeste</em> torna tra le prime 8 squadre del mondo a 40 anni di distanza dall&#8217;ultima volta, interrompendo la propria corsa soltanto in semifinale.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Liverpool &#8211; Manchester United 3-1, 2011</h2>



<p></p>



<p>Le sessioni di mercato invernali solitamente non sono avvezze a grandi colpi di scena, ed è un contesto dove prevale un certo immobilismo, seppur con le dovute eccezioni. Nel gennaio del 2011 infatti, un <strong>Liverpool </strong>orfano degli 81 gol in maglia <em>Reds </em>di <strong>Fernando Torres</strong>, dirotta i 60 milioni incassati dalla sua cessione su due attaccanti dalle caratteristiche totalmente opposte: il pennellone inglese <strong>Andy Carroll</strong>, e l&#8217;ormai arcinoto Luis Suarez, da tempo promesso sposo della <em>Premier League</em>. Il Liverpool non naviga però in buone acque, e il girone d&#8217;andata sotto la guida di <strong>Roy Hodgson</strong> è stato un completo disastro; a sostituirlo una leggenda vivente del calibro di <strong>Kenny Dalglish</strong>, che ad <em>Anfield </em>nobilitò a lungo lo stesso numero di maglia scelto da Suarez, il 7.</p>



<p>La stampa inglese, troppo intenta a celebrare il proprio connazionale Carroll, si accorge per la prima volta di cosa sia capace l&#8217;altro neoacquisto dei <em>Reds</em> in occasione di un <em>blockbuster </em>per eccellenza del calcio britannico: il Liverpool ospita infatti il <strong>Manchester United </strong>capolista, che veleggia verso il 4° titolo in 5 anni. Nonostante il pronostico penda dunque nettamente dalla parte degli uomini di <strong>Ferguson</strong>, il <em>North-West Derby </em>del 6 marzo 2011 trova in <strong>Dirk Kuyt </strong>un eroe inaspettato; con una tripletta, l&#8217;olandese stende lo United, e si prende di diritto le prime pagine dei quotidiani sportivi.</p>



<p>Il vero MVP di giornata tuttavia è indubbiamente Suarez, che oltre a eseguire giocate sopraffine a ripetizione mette il proprio zampino in 2 gol su 3; la terza rete di Kuyt nasce infatti da una punizione maligna dell&#8217;uruguagio, che <strong>Van Der Sar </strong>respinge sui piedi del proprio connazionale. A rendere memorabile quel pomeriggio tuttavia è il primo gol, che restituisce alla perfezione l&#8217;idea di cosa fosse Suarez nel 2011: un attaccante così elettrico da sembrare tarantolato, capace di ricevere sul lato corto dell&#8217;area di rigore, girarsi saltando <strong>Rafael </strong>con un tunnel, evitare gli interventi di <strong>Carrick </strong>e <strong>Brown </strong>in un fazzoletto di terreno, e anticipare Van Der Sar con un tocco letale e beffardo, ribadito in rete da Kuyt sulla linea di porta. Fu in quel momento che i tifosi <em>scousers</em> capirono che Torres se n&#8217;era andato per far posto a un giocatore ancor più straordinario di lui.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Uruguay &#8211; Paraguay 3-0, 2011</h2>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Uruguay vs Paraguay | Copa America Final 2011 | Luis Suarez &amp; Forlan #football" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/OvKgOARMSHA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Gli highlights della finale di Coppa América 2011</figcaption></figure>



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<p>È ormai passato poco più di un anno dalla partita contro la Corea del Sud di cui parlavamo prima, e le gerarchie nell&#8217;attacco dell&#8217;<strong>Uruguay</strong> sono decisamente cambiate. La superstar del reparto offensivo della <em>Celeste </em>infatti non è più Forlán, bensì Suarez, che arriva alla Copa America del 2011 in forma smagliante, e pronto a mettere i bastoni tra le ruote all&#8217;<strong>Argentina</strong>, favorita del torneo, oltre che paese ospitante. L&#8217;incrocio con la <em><em>Selección</em></em> ai quarti di finale, risolto solo ai rigori dall&#8217;errore di <strong>Tévez</strong>, è la partita chiave per il destino dell&#8217;Uruguay, che si convince di poter arrivare fino in fondo. A completare l&#8217;opera 24 ore dopo ci pensa il <strong>Paraguay</strong>, che elimina il <strong>Brasile </strong>(anch&#8217;esso dagli 11 metri).</p>



<p>La truppa di Tabarez ha dunque il destino nelle proprie mani, e dopo aver tolto di mezzo il <strong>Perù </strong>in semifinale grazie alla doppietta di Suarez, si prepara per l&#8217;ultimo atto contro il Paraguay. La finalissima è un manifesto del calcio del <em>Pistolero</em>, e di riflesso dell&#8217;intero calcio <em>uruguayo</em>; a sbloccare rapidamente l&#8217;incontro ci pensa proprio l&#8217;attaccante del Liverpool, che si avventa su un pallone rimbalzante in area di rigore, manda a vuoto la chiusura di <strong>Verón</strong> con un tocco delizioso, e punisce  il portiere paraguaiano <strong>Villar </strong>con un sinistro sporco ma preciso. Per i restanti 80&#8242;, Suarez sembra avere il dono dell&#8217;ubiquità, dannandosi l&#8217;anima in pressing anche dopo il raddoppio di Forlán, e ripulendo alla perfezione quasi tutti i lanci lunghi che è costretto ad addomesticare. Il sigillo finale su un trionfo che mancava da 16 anni è un&#8217;azione simbolo del talento messo in campo dall&#8217;Uruguay: Cavani avvia il contropiede, Suarez lo rifinisce e Forlán finalizza il tutto.</p>



<p>A fine partita, un giornalista chiede<em> </em>a Suarez come abbia fatto un paese tanto piccolo come l&#8217;Uruguay a issarsi in cima al continente per l&#8217;ennesima volta; la risposta dell&#8217;MVP della competizione è alquanto eloquente, e non serve conoscere a menadito lo spagnolo per capirne il significato: &#8220;<em>No tenemos dos huevos, tenemos tres</em>&#8220;.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Liverpool &#8211; Norwich 5-1, 2013</h2>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Liverpool vs Norwich 5 1 All Goals   Highlights 04 12 2013 HD" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Zi1ObNw8EM8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">La sintesi di Liverpool-Norwich</figcaption></figure>



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<p>In natura, ogni predatore che si rispetti ha la propria preda preferita, destinata a soccombere di fronte alla dura e incontrovertibile legge del più forte. Ecco, in questo caso la vittima prediletta di Luis Suarez è senza dubbio il <strong>Norwich City</strong>; lo score personale del uruguagio contro i <em>Canarini</em> fa semplicemente spavento: 12 (DODICI) reti in appena 6 partite. E ancor più del semplice dato numerico, a lasciare di stucco è il fatto che di questa dozzina di gol non ce n&#8217;è nemmeno uno lontanamente banale, a tal punto da sembrare una hit parade delle migliori giocate della carriera del <em>Pistolero</em>. Di questi 6 match ce n&#8217;è però uno, risalente al dicembre 2013, in cui il numero 7 del Liverpool è sembrato trascendere il concetto stesso di onnipotenza, realizzando un <em>poker</em> indimenticabile, e che merita di essere rivisto in maniera analitica.</p>



<p>Il primo gol è puro Suarez nella sua istintività: l&#8217;uruguagio raccoglie una seconda palla spiovuta dal cielo poco oltre il cerchio di centrocampo, si coordina in un nanosecondo, e senza dover neanche addomesticare la sfera scaglia una fiondata di inaudita precisione alle spalle dell&#8217;inerme portiere del Norwich, che per tentare di raggiungere il pallone rischia di mettere a dura prova la solidità della propria spina dorsale. Il secondo gol invece è da numero 9 di razza per il modo in cui Suarez prende posizione sul marcatore nel cuore dell&#8217;area piccola, sfrutta il rimbalzo del pallone, e lo gira di sinistro al volo sotto la traversa.</p>



<p>La rete della tripletta meriterebbe direttamente un documentario di oltre un&#8217;ora, diviso in tre atti: il primo, il controllo di petto sulla sponda del diciannovenne <strong>Sterling</strong>, per poi portarsi elegantemente il pallone avanti con la coscia. Il secondo, il mezzo <em>sombrero </em>di esterno destro con cui evita il rientro del mediano avversario consentendogli di crearsi lo spazio per il tiro. Il terzo ed ultimo atto, la conclusione di controbalzo ad uscire verso il secondo palo, che solo uno con la sensibilità tecnica degli eletti potrebbe riuscire a immaginare. Per completare l&#8217;opera, un calcio di punizione spedito all&#8217;incrocio da circa 30 metri, che di fronte ai prodigi precedenti sembra quasi un ritorno alla normalità. Ah già, dicevamo di Sterling? Beh, il quinto gol del Liverpool lo firma lui, servito dal solito puntuale assist d&#8217;esterno di Luis Suarez, che chiude come meglio non potrebbe una serata che Anfield non avrebbe mai più dimenticato.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Uruguay &#8211; Inghilterra 2-1, 2014</h2>



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<p>Oltre a un talento calcistico fuori scala, e la provenienza geografica dall&#8217;area <em>rioplatense</em>, <strong>Diego Armando Maradona</strong> e Luis Suarez hanno più cose in comune di quanto sembri. Entrambi ad esempio possono vantare di aver esibito una propria versione della <em>Mano de Dios </em>sul palcoscenico dei Mondiali (il primo per ingannare un portiere, il secondo per sostituirsi platealmente ad esso), e sono accomunati inoltre dallo scarso apprezzamento del pubblico inglese nei loro confronti. L&#8217;uruguaiano, del resto, in Inghilterra ci ha giocato per 3 anni e mezzo, un arco di tempo in cui il tifo locale non gli ha mai perdonato certe astuzie così squisitamente <em>latine</em>, come ad esempio una tendenza un po&#8217; fastidiosa al tuffo a regola d&#8217;arte, inconcepibile nella cultura calcistica d&#8217;oltremanica.</p>



<p>Alla resa dei conti contro l&#8217;<strong>Inghilterra</strong>, che con <strong>Italia </strong>e<strong> Costa Rica</strong> fa compagnia all&#8217;Uruguay nel girone infernale dei Mondiali 2014, Suarez arriva in condizioni fisiche precarie, reduce da un intervento al ginocchio sinistro e da un rientro con tempistiche da record. Senza il <em>Pistolero </em>però, la <em>Celeste </em>perde metà del proprio potenziale tecnico, e il match d&#8217;esordio contro i costaricani, in cui il numero 9 è costretto a rimanere in panchina per 90&#8242;, si traduce in una clamorosa sconfitta per 3-1. </p>



<p>Anche gli inglesi tuttavia hanno perso al debutto, e lo scontro diretto ha già il sapore dell&#8217;ultima spiaggia per entrambe le squadre; in questo contesto di estrema tensione dunque, Suarez si cala perfettamente nel ruolo di nemico pubblico numero uno di Sua Maestà, calando per due volte la sua personale mannaia sulla porta difesa da <strong>Hart</strong>. Nel primo caso sfila silenziosamente alle spalle di <strong>Jagielka </strong>raccogliendo di testa un cross col contagiri del fido Cavani, mentre sul secondo gol è ultra reattivo nello sfruttare un errore aereo di <strong>Gerrard</strong>, divorare la profondità e premere il grilletto a tu per tu col portiere del <strong>Manchester City</strong>. L&#8217;incontro ravvicinato con la spalla di <strong>Chiellini </strong>nella partita successiva decreterà la fine del Mondiale di Suarez, e di conseguenza dell&#8217;intero Uruguay.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Paris Saint-Germain &#8211; Barcellona 1-3, 2015</h2>



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<p>Se un&#8217;istituzione calcistica del calibro del <strong>Barcellona </strong>è disposta a spendere ben 83 milioni di euro per un calciatore inutilizzabile fino a fine ottobre a causa di una maxi-squalifica, vuol dire che siamo di fronte a un vero e proprio fuoriclasse. Eppure, almeno inizialmente, non tutti sembrano convinti dall&#8217;arrivo di Suarez in Catalogna, per molteplici motivi; riuscirà a frenare i suoi ormai arcinoti eccessi comportamentali? Quanto tempo impiegherà a tornare ai propri livelli dopo 4 mesi di inattività? E soprattutto, la torta da spartire sarà abbastanza grande per contenere anche l&#8217;appetito di <strong>Messi </strong>e <strong>Neymar</strong>? </p>



<p>Ecco, se ai primi due quesiti il <em>Pistolero </em>risponde come meglio non potrebbe (niente più morsi e attacchi di rabbia, e dopo qualche settimana trascorsa a carburare, rieccolo tirato a lucido per la seconda parte di stagione), l&#8217;ultima principale perplessità viene spazzata via dalle 122 reti complessive realizzate nella magica annata 2014/15 da parte del trio <em>sudamericano </em>dei <em>blaugrana</em>. Questi ultimi, da gennaio in poi, iniziano a viaggiare su un&#8217;onda di entusiasmo e spettacolarità pressoché inarginabile per chiunque, in Spagna e in Europa. Qui, dopo aver nuovamente crivellato il povero Joe Hart con una doppietta nell&#8217;ottavo di finale di Champions League contro il Manchester City, Suarez sceglie la serata di gala di Parigi per indossare l&#8217;abito più sfavillante della propria stagione.</p>



<p>Nel match d&#8217;andata dei quarti, contro un <strong>Paris Saint-Germain </strong>altezzoso, ma ancora troppo inesperto e pieno di assenze di fronte alla corazzata catalana, <em>Luisito </em>omaggia il monumento più famoso di Francia trasformando per ben due volte le gambe del povero <strong>David Luiz </strong>nella base della <em>Tour Eiffel</em>, e sigillando l&#8217;accesso alle semifinali con una doppietta velenosissima. Nel primo gol è bravo a fiutare la posizione giusta allargandosi a destra, per poi prendere velocità dopo aver saltato in tunnel il centrale <em>brasiliano</em>, e impallinare <strong>Sirigu</strong> dopo aver dribblato anche <strong>Marquinhos </strong>evitando al contempo il recupero di <strong>Maxwell</strong>. La seconda rete, che fissa il risultato sullo 0-3 prima che i <em>parigini </em>accorcino le distanze, è un vademecum dell&#8217;umiliazione: Suarez chiude un triangolo elementare con <strong>Mascherano</strong>, ritrovandosi col solo Luiz a frapporsi tra lui e la porta. Il controllo dell&#8217;uruguagio non è dei migliori, e dà all&#8217;ex difensore del Chelsea l&#8217;illusione di poter arrivare per primo sul pallone; la sfera, tuttavia, si smaterializza ricomparendo di nuovo oltre le gambe di David Luiz, che può solo voltarsi e osservare il proprio carnefice mentre sugella ulteriormente il suo personale trionfo. </p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">River Plate &#8211; Barcellona 0-3, 2015</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/1755319-37104546-2560-1440-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-22832" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/1755319-37104546-2560-1440-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/1755319-37104546-2560-1440-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/1755319-37104546-2560-1440-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/1755319-37104546-2560-1440.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Suarez esulta dopo il gol contro il River Plate nel 2015</figcaption></figure>



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<p>Non pago di aver demolito definitivamente l&#8217;immagine di David Luiz in mondovisione, la Champions League di Suarez si chiuderà nel modo migliore possibile all&#8217;<em>Olympiastadion </em>di Berlino, con il gol del vantaggio decisivo nella finale contro la <strong>Juventus</strong>. Il <em>puntero </em>del Barcellona tuttavia non è appagato neanche dopo un  <em>Triplete</em>, e senza squalifiche a mettergli la museruola, il suo 2015/16 è individualmente ancora più proficuo della stagione precedente. Complice l&#8217;infortunio di Messi a fine settembre, per 2 mesi sono Suarez e Neymar a mandare avanti la baracca, goleada dopo goleada, giocata da capogiro dopo giocata da capogiro.</p>



<p>Pur non potendo replicare il <em>Sextete </em>realizzato dal maestro <strong>Guardiola </strong>nel 2009 (ad agosto infatti il <em>Barça</em> ha perso la Supercoppa di Spagna contro l&#8217;<strong>Athletic </strong>di <strong>Bilbao</strong>), <strong>Luis Enrique </strong>ci tiene a chiudere al meglio un&#8217;anno solare da tiranni assoluti aggiudicandosi anche il Mondiale per club, il 5° titolo in 7 mesi per una squadra apparentemente imbattibile. Nella semifinale contro i campioni d&#8217;Asia del <strong>Guangzhou</strong>, allenati da <em><strong>Felipão</strong></em> <strong>Scolari</strong>, Suarez si abbatte come una furia sulla malcapitata retroguardia cinese, realizzando una tripletta nel giro di neanche mezz&#8217;ora.</p>



<p>L&#8217;ultimo avversario è una squadra di tutto rispetto come il <strong>River Plate</strong> di <strong>Marcelo Gallardo</strong>, la cui proposta ambiziosa tuttavia può davvero poco al cospetto di un Barcellona che elimina le proprie vittime col silenziatore. Dopo il vantaggio realizzato da Messi, il <em>Pistolero </em>va a nozze con gli spazi lasciati dalla difesa dei <em>Millonarios</em>, timbrando il cartellino in contropiede su invito di <strong>Busquets</strong>, e incornando un pallone scodellato in mezzo da Neymar, in un&#8217;azione tremendamente simile al primo gol segnato all&#8217;Inghilterra al Mondiale 2014. A fine stagione i suoi gol complessivi saranno ben 59, di cui 40 nella Liga, che consentiranno a Suarez di conquistare la seconda Scarpa d&#8217;Oro della propria carriera.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Barcellona &#8211; Real Madrid 5-1, 2018</h2>



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<p>La magnitudo di una rivalità come quella del <em>Clásico</em> spagnolo tra Barcellona e <strong>Real Madrid</strong> non sta soltanto nel tasso tecnico stellare messo in campo dalle due squadre, ma anche nelle rudezze e nelle micro-antipatie tra giocatori che permeano ciclicamente una delle sfide (se non LA sfida) per eccellenza del calcio mondiale. Di certo, fin dal giorno dell&#8217;approdo di Suarez in Spagna, in molti si sono sfregati le mani al pensiero di poter assistere al duello con uno dei pochi difensori a non farsi intimidire dai mille trucchi del <em>Pistolero</em>: <strong>Sergio Ramos</strong>. Quest&#8217;ultimo, coadiuvato da <strong>Pepe </strong>prima e da <strong>Varane </strong>poi, non si è mai sottratto allo scontro, pur uscendone talvolta con le ossa rotte, come nel <em>Clásico</em> del novembre 2015 al <em>Bernabéu</em>, vinto per 0-4 dal Barcellona con doppietta di Suarez.</p>



<p>Tre anni dopo, la sfida tra titani sembra tuttavia un po&#8217; meno titanica del solito: Messi è acciaccato in panchina, <strong>Cristiano Ronaldo </strong>se n&#8217;è andato alla Juventus, Neymar ha inseguito i petrodollari del PSG, e persino <strong>Iniesta </strong>non ha disdegnato il pre-pensionamento giapponese. Suarez tuttavia sente l&#8217;odore del sangue del nemico agonizzante, che nelle precedenti 6 partite ha totalizzato la miseria di 5 punti, e si prepara al grande show. Quella che scende in campo è dunque una versione imbolsita e sfilacciata del Real Madrid vincitore delle ultime 3 Champions League, e ad approfittarne più di tutti è un incontenibile <strong>Jordi Alba</strong>; dopo aver servito a <strong>Coutinho </strong>l&#8217;assist per il vantaggio, il terzino catalano sforna un altro cross rasoterra velenosissimo sul primo palo, su cui il <em>Nueve </em>si avventa come un falco, venendo abbattuto da Varane. Dagli 11 metri l&#8217;uruguaiano è impeccabile, ed è solo l&#8217;antipasto di ciò che accadrà nel secondo tempo.</p>



<p>Dopo il gol di <strong>Marcelo </strong>a inizio ripresa, le <em>Merengues</em> iniziano a premere con sempre maggior insistenza dalle parti di <strong>Ter Stegen </strong>per circa 15&#8242;, e meriterebbero oggettivamente il pareggio. Suarez tuttavia ha piani ben diversi, e a un quarto d&#8217;ora dalla fine ne combina una delle sue: su un traversone scialbo e senza pretese di <strong>Sergi Roberto</strong>, invece di tentare il controllo di petto (come avrebbe fatto qualunque altro essere umano), il cannoniere del <em>Barça</em> trova l&#8217;inspiegabile modo di girare in torsione il pallone oltre la lunga sagoma di <strong>Courtois</strong>. Il 3-1 è uno schiaffo troppo forte per i madrileni, e lo testimonia la frittata combinata pochi minuti dopo da Ramos, che stende a Suarez un tappeto rosso verso la propria tripletta, sublimata dal più dolce degli scavetti. Dei suoi 11 gol realizzati nei <em>Clásicos</em>, questi 3 sono indubbiamente tra i più memorabili, avendo essi di fatto decretato l&#8217;esonero dello scalcagnato tecnico <em>blanco</em> <strong>Lopetegui</strong>.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Barcellona &#8211; Maiorca 5-2, 2019</h2>



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<p>Il trascorrere degli anni si fa sentire un po&#8217; per tutti, e neanche un totem come Suarez fa eccezione. A 32 anni, forse per la prima volta da quando è approdato in Spagna, il suo valore viene concretamente messo in discussione, seppur per una questione meramente anagrafica. Del Barcellona capace di terrorizzare il mondo intero non è rimasto poi molto, e in molti avanzano l&#8217;ipotesi, dolorosa ma inesorabile, che per costruire le basi di un nuovo ciclo i <em>Culés</em> debbano necessariamente liberarsi delle proprie <em>vacas sagradas</em> (vacche sacre, ossia gli intoccabili veterani dello spogliatoio).</p>



<p>I <em>mammasantissima blaugrana</em> tuttavia, sono ancora capaci di offrire eccellenti esibizioni, in primis il <em>Pistolero</em>, che per riconquistare l&#8217;amore del <em>Camp Nou</em> sceglie la serata della festa di qualcun altro; la sera del 7 dicembre 2019 infatti, in occasione del match di campionato contro il <strong>Maiorca</strong>, <em>Leo </em>Messi mostra al proprio pubblico il 6° Pallone d&#8217;Oro della sua impareggiabile carriera, mettendo poi a segno una tripletta d&#8217;autore. Il gol più bello del match tuttavia non è della <em>Pulga</em>, e merita di essere descritto minuziosamente.</p>



<p>Al 43&#8242; del 1° tempo, il Barcellona, già avanti per 3-1, sta torchiando il Maiorca con una delle sue avvolgenti manovre di accerchiamento; in sala macchine c&#8217;è il ventiduenne <em>playmaker </em>olandese <strong>Frenkie De Jong</strong>, arrivato da pochi mesi al <em>Barça</em> a peso d&#8217;oro. Lo sviluppo dell&#8217;azione dà quasi l&#8217;impressione che il giovane centrocampista si muova seguendo le indicazioni di una mappa, associandosi con tutti i compagni a disposizione come se dovesse completare una missione secondaria di un videogioco.</p>



<p>Dopo aver completato un primo triangolo con il suo nuovo mentore Busquets, De Jong trova uno scambio ancor più interessante con Sergi Roberto, che gli consente di entrare in area; nel momento stesso in cui il pallone raggiunge nuovamente l&#8217;ex prodigio dell&#8217;<strong>Ajax</strong>, la mente di Suarez elabora una soluzione all&#8217;enigma, tagliando rabbiosamente nel cuore dell&#8217;area di rigore. Non premiare quel movimento sarebbe oggettivamente sacrilego, e De Jong lo sa, servendo il compagno girato di spalle al limite dell&#8217;area piccola, decentrato verso destra. Quello che succede dopo è vagamente intuibile dal movimento quasi pomposo con cui il <em>Pistolero </em>inarca la gamba destra, preparandosi all&#8217;impatto con la sfera: ne viene fuori un colpo di tacco talmente complesso da dare quasi l&#8217;impressione che Suarez abbia sgonfiato il pallone, la cui traiettoria, lineare ed illeggibile al tempo stesso, si va a spegnere sul palo opposto senza che il portiere avversario possa opporre resistenza. Una giocata dalla bellezza mozzafiato, che pur non godendo della fama che avrebbe meritato (nella classifica del Puskás Award, che premia i gol più belli della stagione, si classificherà soltanto al 3° posto), racchiude tutta l&#8217;anima selvaggia e imprevedibile di Luis Alberto Suarez Diaz.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Atletico Madrid &#8211; Osasuna 2-1, 2021</h2>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="L&#039;Atletico vince col brivido: Atletico Madrid-Osasuna 2-1| LaLiga | DAZN Highlights" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/zMcncJcu310?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">La grinta del Pistolero, decisivo nel 2-1 all&#8217;Osasuna</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Non tutto è oro quel che luccica: le goleade col Maiorca non possono nascondere l&#8217;amara verità, ossia che il Barcellona è una squadra completamente a fine ciclo, e da ristrutturare da capo a piedi. La stagione 2019/20 si chiude infatti senza neanche lo straccio di un trofeo (non capitava dalla coda dell&#8217;era <strong>Rijkaard</strong>, nel 2007/08), e tutta la friabilità dei catalani viene messa a nudo da un <strong>Bayern Monaco </strong>versione bulldozer, che ai quarti di Champions si impone con un memorabile 8-2. Il club <em>blaugrana</em>, le cui difficoltà finanziarie sono state acuite dalle perdite dovute alla pandemia di COVID-19, è obbligato a potare diversi rami secchi, tra i quali, secondo il nuovo tecnico <strong>Ronald Koeman</strong>, rientra anche Suarez, reduce dalla propria stagione meno prolifica dal 2012 in poi (&#8220;soltanto&#8221; 21 gol in totale).</p>



<p>Chi ci pensa due volte prima di ritenere bollito un attaccante del pedigree dell&#8217;uruguaiano è <strong>Diego Pablo Simeone</strong>, che lo porta all&#8217;<strong>Atletico Madrid</strong>, ridandogli centralità nel proprio progetto. Suarez sa bene di non essere fisiologicamente più il <em>one man army </em>che era a Liverpool, e con grande intelligenza si mette al servizio di una squadra che al tempo stesso ha un enorme bisogno del suo radar per la porta; basti pensare che nella stagione precedente il miglior marcatore in campionato era stato <strong>Morata </strong>con la miseria di 11 gol.</p>



<p>A differenza dell&#8217;impatto col Barcellona, inevitabilmente condizionato dalla lunga squalifica, l&#8217;ambientamento nell&#8217;<em>Atleti </em>è pressoché istantaneo, e le reti di Suarez permettono ai <em>Colchoneros </em>di acquisire un notevole vantaggio sulla concorrenza già al termine del girone d&#8217;andata. Nel girone di ritorno tuttavia, il calo fisico degli uomini di Simeone, e il rabbioso ritorno del Real Madrid, rischiano di compromettere l&#8217;intera stagione, tant&#8217;è che alla penultima giornata le due squadre della capitale sono separate da appena 2 punti. </p>



<p>L&#8217;Atletico, impegnato in casa contro l&#8217;<strong>Osasuna</strong>, incappa in una partita stregata, tra miracoli del baluardo <strong>Sergio Herrera</strong>, e una clamorosa occasione fallita dallo stesso Suarez, infrantasi contro il palo. Quando poi, a 15&#8242; dalla fine, i <em>Rojillos</em> sfruttano l&#8217;unica vera occasione avuta nel match, il sipario sembra chiudersi definitivamente sulla truppa del <em>Cholo</em>; il Real Madrid infatti, sta vincendo a Bilbao, e sale in cima alla classifica per la prima volta in stagione, a 105 minuti dal termine del campionato. Quel che succede nel quarto d&#8217;ora successivo tuttavia, racchiude tutta la mistica dell&#8217;Atletico Madrid dell&#8217;era Simeone: dopo il liberatorio pareggio di <strong>Renan Lodi</strong>, i <em>Colchoneros </em>continuano ad attaccare a testa bassa, finché <strong>Carrasco</strong>, fattosi spazio sulla fascia destra, trova la lucidità e la precisione di confezionare quello che in Spagna chiamano <em>pase de la muerte</em>, ossia un assist rasoterra che parte dalla linea di fondo e taglia l&#8217;area all&#8217;indietro mandando a vuoto la difesa, ormai collassata a ridosso della porta. A scartare il pacco non può che essere Suarez, che dopo aver sparato a salve nel primo tempo stavolta non manca il bersaglio, realizzando il più classico dei rigori in movimento, e regalando di fatto all&#8217;Atletico Madrid il suo 11°, memorabile, titolo nazionale.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Con il contributo di TOMMASO CIUTI</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/01/23/sulle-tracce-del-pistolero-10-bossoli-di-luis-suarez.html">Sulle tracce del Pistolero: 10 bossoli di Luis Suárez</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Argentina-Uruguay, le discusse origini del primo Clásico del Río de la Plata</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/07/18/argentina-uruguay-le-discusse-origini-del-primo-clasico-del-rio-de-la-plata.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2024 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[alumni]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[calcio sudamericano]]></category>
		<category><![CDATA[clasico]]></category>
		<category><![CDATA[henry stanley bowles]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Argentina-Uruguay è il clásico tra nazionali più disputato della storia del calcio, e dopo Inghilterra-Scozia è anche il più antico. Agli albori, così come avveniva [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Argentina-Uruguay è il <em>clásico </em>tra nazionali più disputato della storia del calcio, e dopo Inghilterra-Scozia è anche il più antico. Agli albori, così come avveniva nello stesso periodo in Europa, si trattava di un evento esclusivamente britannico ed elitario. Tuttavia, le interpretazioni su quando ebbe luogo la prima sfida tra le due nazionali divergono. Secondo qualcuno, tale circostanza sarebbe da datare il 16 maggio del 1901, secondo altri l’anno successivo e secondo altri ancora molto prima. Ci proponiamo in quest’articolo di raccontarvi i primi incontri ufficiali tra le due formazioni rioplatensi, nello specifico le tre gare che nel corso della storia e secondo la prospettiva adottata hanno rappresentato il trampolino di lancio di uno dei derby più sentiti ed appassionanti a livello internazionale.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1889, un omaggio alla Regina</h2>



<p></p>



<p>Il 15 agosto del 1889, in occasione del 70° compleanno della Regina Victoria – omaggiata da un enorme ritratto contornato da molteplici bandiere che era stato portato dall’ambasciata al terreno di gioco – nella capitale uruguayana venne organizzato un incontro tra una rappresentativa mista composta da giocatori del Montevideo Cricket Club e Montevideo Rowing Club ed il Buenos Aires Football Club. Si sarebbe giocato sul campo de La Blanqueada.</p>



<p>Tra le fila uruguaiane appariva <strong>William Leslie Poole</strong>, nel ruolo di attaccante, figura tuttora considerata dai più come il padre del calcio celeste. Gli argentini avrebbero trionfato sul terreno reso pesante dalla pioggia che si era abbattuta su Montevideo durante i giorni precedenti, ma con quale risultato non si sa per certo: alcune fonti parlarono di 3-1, altre di 3-0. Per questa ragione, secondo qualcuno <strong>Offley Scoones</strong>, un rampollo di buona famiglia già calciatore dell’Old Westminster FC, club con il quale aveva raggiunto in due occasioni – 1884 e 1886 – i quarti di FA Cup e che si era trasferito da pochi anni lungo il Rio de La Plata per insegnare calcio, sarebbe da considerarsi il primo marcatore internazionale della storia dell’Uruguay. </p>



<p>Secondo altri, tale record apparterrebbe invece a Henry <strong>Stanley Bowles</strong>, un ragazzo appena 18enne che aveva militato nella formazione giovanile del Preston North End prima di emigrare a Montevideo grazie ad un contatto che gli aveva garantito un impiego alla Montevideo Telegraph Company. <strong>Bowles </strong>siglò una rete l’anno successivo nella sfida che i suoi persero 2-1 a Buenos Aires, precisamente sul campo di Hurlingham.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="926" height="710" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Henry-Stanley-Bowles.jpg" alt="" class="wp-image-20652" style="width:603px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Henry-Stanley-Bowles.jpg 926w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Henry-Stanley-Bowles-300x230.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Henry-Stanley-Bowles-768x589.jpg 768w" sizes="(max-width: 926px) 100vw, 926px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una foto di Henry Stanley Bowles, secondo alcuni il primo marcatore internazionale nella storia della Celeste</figcaption></figure>



<p></p>



<p>A partire dal 1889 le due formazioni si sarebbero sfidate anno dopo anno, una volta a Montevideo ed una a Buenos Aires, fino al 1894, anno nel quale gli argentini decisero di abbandonare la contesa: avevano trionfato in ogni singolo incontro e non ritenevano utile disputare altre sfide. Ad ogni modo, per loro, quelle partite non avrebbero mai rappresentato dei veri e propri incontri internazionali. Ed in effetti, le principali testimonianze che abbiamo riportato provengono da fonti uruguaiane. </p>



<p>Difficile comprenderne il perché. Secondo quanto sostiene l’autore uruguayano<strong> Franklin Morales </strong>nella sua opera <em>100 Años de Fútbol</em>, un meraviglioso resoconto suddiviso in più volumi sul calcio celeste, la ragione potrebbe risiedere nel fatto che se per gli uruguaiani gli argentini erano stranieri, avendo i primi sviluppato nel tempo uno spirito nazionale, i secondi vedevano ancora l’Uruguay come una propria provincia. Per gli argentini, infatti, il primo incontro tra le due nazionali risalirebbe a ben dodici – o tredici, a seconda delle interpretazioni – anni dopo.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1901, un incontro non riconosciuto</h2>



<p></p>



<p>Così com’era avvenuto nel 1889, nel 1901 ad affrontarsi non sono due nazionali nel senso vero e proprio del termine, bensì un club, l’Albion, la prima formazione calcistica nata in Uruguay che per l’occasione avrebbe inglobato tra le proprie fila due calciatori del Nacional, ed una selezione <em>porteña</em>, ovvero di Buenos Aires, composta da alcuni dei migliori calciatori argentini dell’epoca provenienti dal Belgrano – la formazione maggiormente rappresentata con 5 elementi – Lomas AC, Alumni e Quilmes.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="718" height="505" data-id="20650" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/FB_IMG_1720964195266.jpg" alt="" class="wp-image-20650" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/FB_IMG_1720964195266.jpg 718w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/FB_IMG_1720964195266-300x211.jpg 300w" sizes="(max-width: 718px) 100vw, 718px" /><figcaption class="wp-element-caption">Alumni, la squadra più vincente d&#8217;Argentina nella prima decade del ventesimo secolo</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="213" data-id="20649" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/FB_IMG_1720963805854.jpg" alt="" class="wp-image-20649"/><figcaption class="wp-element-caption">Lomas AC, la plurititolata formazione argentina degli ultimi anni del diciannovesimo secolo</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>Il settimanale <em>Rojo y Blanco</em>, tre giorni dopo la sfida, avrebbe dedicato un rapido articolo all’incontro intitolato <em>El partido internacional</em>. I calciatori che scesero in campo erano quasi tutti di origine britannica, e la terminologia utilizzata dai giornali relativa ai ruoli ed alle fasi del gioco era ancora anglofona, spesso recante vistosi errori di spelling (<em>match</em>, <em>goal keper</em>, <em>backs</em>, <em>forwards</em>). Nella formazione proveniente da Buenos Aires compariva tale<strong> F.R. Pelly</strong>, che il settimanale riportava tra parentesi come ‘campeón internacional’. </p>



<p>Non è però chiaro quale titolo <strong>Pelly </strong>avesse vinto per essere definito campione internazionale. Il suo nome non compare di fatto tra i vincitori dell’FA Cup. Ricercando, abbiamo trovato un giocatore inglese che negli anni precedenti era stato una colonna dell’Old Foresters FC e del Corinthian con tre presenze nella nazionale inglese – e due successi, sempre in incontri amichevoli –, ma le informazioni si fermano proprio al 1901. Non è quindi chiaro, sebbene appare probabile, se si tratti o meno dello stesso <strong>Pelly</strong>.</p>



<p>La sfida si giocò il 16 maggio allo stadio Paso del Molino lungo la Avenida 19 de Abril. L’ impianto da gioco, il secondo nella storia dell’Albion, fu definito <em>first-class</em> dalla rivista <em>River Plate &amp; Pastime</em> che ne decantò la maestosità, la perfezione del terreno e le ampie tribune. Vinsero gli argentini, capitanati da <strong>Anderson</strong>, calciatore del Lomas AC, pluricampione a livello locale in quegli anni, con il risultato di 3-2. Vinsero, stando a quanto raccontò <em>Rojo y Blanco</em>, per una questione di agilità e destrezza. </p>



<p>Secondo <em>River Plate &amp; Pastime</em> all’Albion era invece mancata una buona connessione tra reparti. Gli attaccanti avevano attaccato in maniera efficace, ma avevano spesso sprecato energie in quanto poco sostenuti dagli half-backs. Anche difensivamente la prestazione era stata positiva, ma ciò non aveva impedito agli argentini di fare loro l’incontro. La partita si era disputata all’insegna dell’assoluto fair play, ed alla fine le due squadre avevano posato per una foto di gruppo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="890" height="492" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-posano-assieme-1901.jpg" alt="" class="wp-image-20655" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-posano-assieme-1901.jpg 890w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-posano-assieme-1901-300x166.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-posano-assieme-1901-768x425.jpg 768w" sizes="(max-width: 890px) 100vw, 890px" /><figcaption class="wp-element-caption">I giocatori argentini ed uruguaiani in una foto di gruppo dopo la partita</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Secondo qualcuno fu proprio questo il primo incontro internazionale tra Uruguay ed Argentina in quanto avevano avuto luogo delle vere e proprie convocazioni. <em>La Tribuna Popular</em>, testata edita a Montevideo, al fine di creare una selezione davvero rappresentativa, aveva proposto l’inclusione di cinque giocatori di Villa Peñarol – CURCC – tra i quali <strong>Juan Pena</strong>, considerato uno dei primissimi fuoriclasse uruguayani del tempo. Ma l’Albion non la ascoltò: aveva convocato 9 dei propri giocatori e 2 del Nacional. Del resto, i calciatori di Villa Peñarol, impiegati ferroviari, non avrebbero probabilmente ottenuto il permesso dai propri datori di lavoro britannici per giocare un giovedì.</p>



<p>Ci sarebbero tutti gli ingredienti per considerare quello del 1901 il primo incontro internazionale tra Uruguay ed Argentina: delle reali convocazioni e dei rappresentanti al tempo ritenuti i migliori possibili. Non solo: uno dei guardalinee di quell’incontro era stato<strong> Francis Hepburn Chevallier Boutell</strong>, da poco nominato presidente dell’AFA, e l’arbitro <strong>Horace Botting</strong>, che dell’AFA era Segretario Onorario. Quindi, anche una significativa presenza a livello istituzionale. Tuttavia, il 6 settembre del 1990 la FIFA avrebbe retroattivamente stabilito che gli incontri ufficiali tra nazionali sarebbero stati quelli disputati tra le squadre A delle selezioni con giocatori nativi, e pertanto non avrebbe considerato l’incontro del 1901 come ufficiale. </p>



<p>Ad ogni modo l’importanza attribuita all’evento fu testimoniata dalle 8000 persone che avevano presenziato quel giorno, un numero decisamente importante in un’epoca nella quale il calcio aveva un impatto sulla società decisamente minore rispetto a quello odierno. Nota a margine: l’Uruguay era sceso in campo con la maglietta dell’Albion. La tradizionale divisa celeste sarebbe apparsa per la prima volta il 5 agosto del 1910. In tutte le occasioni precedenti gli uruguaiani avevano sfoggiato una maglietta diversa.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1902, el primer clásico secondo FIFA e AFA</h2>



<p></p>



<p>Il 20 luglio del 1902 a Montevideo, precisamente sul campo dell&#8217;Albion, si tenne un nuovo incontro tra uruguayani ed argentini. Come aveva annunciato cinque giorni prima la testata <em>El Diario</em>, i ventidue giocatori – venne sottolineato il fatto che si sarebbe giocato in undici contro undici – dovevano essere nati nelle rispettive Repubbliche. Sull&#8217;Eolo, il battello che portò gli argentini a Montevideo, oltre ai componenti della nazionale albiceleste erano saliti anche 1000 tifosi coscienti della rilevanza storica dell&#8217;evento.</p>



<p>L&#8217;Argentina, composta per cinque undicesimi da calciatori dell&#8217;Alumni, in quel momento la compagine dominante della capitale, si impose con un netto 0-6. <em>Rojo y Blanco</em>, testata edita a Montevideo, parlò di <em>exito y fracaso</em>. <em>Exito</em> &#8211; successo &#8211; per via della numerosa partecipazione visto che lo stadio Paso del Molino non si era mai riempito in quel modo, <em>fracaso</em> &#8211; disastro &#8211; per via del risultato sportivo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="772" height="392" data-id="20661" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/scena-spettatori-1902-1.jpg" alt="" class="wp-image-20661" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/scena-spettatori-1902-1.jpg 772w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/scena-spettatori-1902-1-300x152.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/scena-spettatori-1902-1-768x390.jpg 768w" sizes="(max-width: 772px) 100vw, 772px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gli spettatori presenti al Paso del Molino quel giorno</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="767" height="257" data-id="20659" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/scena-partita-1902.jpg" alt="" class="wp-image-20659" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/scena-partita-1902.jpg 767w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/scena-partita-1902-300x101.jpg 300w" sizes="(max-width: 767px) 100vw, 767px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un&#8217;azione dell&#8217;incontro</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="777" height="311" data-id="20660" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-assieme-1902.jpg" alt="" class="wp-image-20660" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-assieme-1902.jpg 777w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-assieme-1902-300x120.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-assieme-1902-768x307.jpg 768w" sizes="(max-width: 777px) 100vw, 777px" /><figcaption class="wp-element-caption">I giocatori posano assieme a fine gara</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>L’incontro si disputò tra le 14.45 e le 15 agli ordini di due giudici di gara: per gli argentini <strong>Chevallier Boutell</strong>, per gli uruguayani <strong>E.R. Rowland</strong>. <em>Rojo y Blanco </em>sottolineò il dominio degli ospiti fin dai primi minuti che si portarono in vantaggio con Dickinson, il quale in virtù di quella realizzazione si laureò come il primo marcatore nella storia della nazionale argentina, almeno a livello ufficiale. </p>



<p>Poi arrivò l’autorete del difensore – o <em>back</em> – <strong>Arimalo</strong>, che nel tentativo di deviare la conclusione di <strong>G. Brown</strong> aveva infilato il proprio portiere. Il doppio vantaggio, anziché spronare gli <em>orientales</em> a reagire, li portò a trincerarsi ancora di più nella propria metà campo. <em>Rojo y Blanco</em>, tuttavia, segnalò anche qualche buona prestazione dei propri giocatori. Venne elogiato l’impegno di <strong>Carbone</strong>, <strong>Bolivar Cespedes </strong>e <strong>Rincon</strong>, gli ultimi due capaci di arrivare spesso sul fondo ma poi male assistiti dai propri compagni. Così, i <em>backs</em> e gli <em>half-backs</em> argentini – i centrali di difesa ed i fluidificanti del 2-3-5 in voga all’epoca – avevano avuto gioco facile.</p>



<p>Il resto lo aveva fatto <strong>Laforia</strong>, che la testata definisce come il miglior portiere rioplatense, capace di parare qualsiasi conclusione avversaria. Il terzo gol, arrivato nel secondo tempo, era stato opera di <strong>Anderson</strong>, il quarto di <strong>Morgan </strong>prima dell’autorete di <strong>Carve </strong>e la rete finale di<strong> Eliseo Brown</strong>, che sigillò la contesa sul risultato di 0-6. Piccola consolazione per gli uruguayani: quello stesso giorno a Lanus si era disputato un altro incontro internazionale tra il Barracas AC e il Club Nacional de Montevideo. Nell’occasione il Nacional aveva battuto 2-1 la formazione di casa.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="490" height="331" data-id="20654" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/fomazione-argentina-1902-1.jpg" alt="" class="wp-image-20654" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/fomazione-argentina-1902-1.jpg 490w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/fomazione-argentina-1902-1-300x203.jpg 300w" sizes="(max-width: 490px) 100vw, 490px" /><figcaption class="wp-element-caption">La nazionale argentina scesa in campo quel giorno</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="552" height="381" data-id="20656" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/uruguay-1902.jpg" alt="" class="wp-image-20656" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/uruguay-1902.jpg 552w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/uruguay-1902-300x207.jpg 300w" sizes="(max-width: 552px) 100vw, 552px" /><figcaption class="wp-element-caption">La nazionale uruguaiana scesa in campo quel giorno</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La nostra disamina</h2>



<p></p>



<p>L’incertezza su quale sia stato il primo vero clásico tra argentini ruota attorno ad interpretazione soggettive e decisioni istituzionali da parte della FIFA. Sebbene quella del 1889 fu una partita tra una compagine argentina ed una uruguaiana, va anche sottolineato il fatto che non vi furono delle reali convocazioni, e che la cornice era tipicamente britannica: si festeggiava il compleanno della Regina, e non vi era alcun riferimento ad Uruguay o Argentina come nazioni o nazionali. Oltretutto, nel 1889 non esistevano ancora né l’AFA né l’AUF, dato che sarebbero nate rispettivamente nel 1893 – dopo un primo esperimento fallito nel 1891 – e nel 1900. L’incontro del 1901 vanta decisamente qualche credenziale in più per essere considerato il punto di partenza dei derby rioplatensi, in quanto vi furono delle convocazioni ed una massiccia presenza ufficiale, come abbiamo osservato.</p>



<p>Sebbene la FIFA non avrebbe riconosciuto quell’incontro ufficiale dato che quel giorno presenziavano calciatori che non erano nati nelle due Repubbliche, va anche segnalato come in quegli anni si disputavano altri tornei ufficiali, come la Copa Newton, nei quali era consentita la presenza di calciatori nati in altre nazioni e successivamente emigrati nel Cono Sur. Poi abbiamo la sfida del 1902, ovvero quella che oggi FIFA ed AFA riconoscono come il primo incontro ufficiale, in quanto i ventidue calciatori scesi in campo erano tutti nati in Argentina e Uruguay. La discussione, in ogni caso, è rimasta e rimarrà apertissima.</p>
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		<title>Coppa América, bilancio finale: Argentina bicampeón. I più bravi Lautaro e James Rodriguez</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/07/15/coppa-america-bilancio-finale-argentina-bicampeon-i-piu-bravi-lautaro-e-james-rodriguez.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2024 10:21:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La conferma L&#8217;Argentina resta regina del continente e scrive la Storia con la S maiuscola perché confeziona un clamoroso triplete (Coppa América 2021, Mondiale 2022, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La conferma</h2>



<p></p>



<p>L&#8217;<strong>Argentina</strong> resta regina del continente e scrive la Storia con la S maiuscola perché confeziona un clamoroso triplete (<a href="https://gameofgoals.it/category/calcio-attuale/coppa-america-2021">Coppa América 2021</a>, <a href="https://gameofgoals.it/category/calcio-attuale/mondiale-2022">Mondiale 2022</a>, Coppa América 2024) in quattro anni, impiegandone uno meno della Spagna di Xavi e Iniesta 2008-2012 e due meno del Brasile di Ronaldo 1997-2002. La <em>Selección</em> ha dato fondo a tutte le proprie energie: delle tre vittorie questa è stata senz&#8217;altro la più faticosa e meno brillante, specchio della condizione fisica della sua stella, <strong>Lionel Messi</strong>. Il <em>Diez </em>non ha giocato una competizione memorabile, ha centellinato le energie per quando serviva e in finale è pure uscito per infortunio. Risorto come un&#8217;araba fenice dai tanti patimenti e dalle tante sconfitte subiti prima del 2021, diventato leader di una squadra cresciuta passo dopo passo, autore di due competizioni superbe nella Coppa América 2021 e nel Mondiale 2022, Leo sembra abbinare perfettamente la totalità di Di Stéfano e il genio di Maradona, i due più grandi argentini prima di lui, e anche se in questa Coppa América non ha brillato (anche se ha comunque messo lo zampino in sei gol argentini su 9, con una rete personale e un assist) si è portato a casa il 45° trofeo (record) di una carriera impareggiabile.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La delusione</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/image-7d6a2376-42c3-48df-ad98-621c0522aaa4-85-2560-1440-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-20701" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/image-7d6a2376-42c3-48df-ad98-621c0522aaa4-85-2560-1440-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/image-7d6a2376-42c3-48df-ad98-621c0522aaa4-85-2560-1440-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/image-7d6a2376-42c3-48df-ad98-621c0522aaa4-85-2560-1440-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/image-7d6a2376-42c3-48df-ad98-621c0522aaa4-85-2560-1440.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tutto lo sconforto dei brasiliani</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Se l&#8217;Argentina si è confermata al top, la delusione più cocente è il <strong>Brasile</strong>. Che ha pagato i dissapori interni, tra l&#8217;addio del ct Fernando Diniz, il mancato approdo di Carlo Ancelotti, l&#8217;arrivo di Dorival Júnior, e non è mai riuscito a diventare squadra al di là dei singoli, finendo secondo nel girone dopo un infausto pareggio contro il Costa Rica e venendo eliminato nei quarti dall&#8217;Uruguay. A proposito di singoli, in assoluto il giocatore che è mancato di più è l&#8217;attaccante del Real Madrid <strong>Rodrygo</strong>, che ha chiuso la competizione a quota zero reti, dimostrandosi un lontano parente del giocatore efficace e redditizio ammirato solitamente in maglia <em>merengue</em>.<br>Deludenti anche gli <strong>Stati Uniti</strong>, partiti con ambizioni importanti, ma estromessi nel girone da Panama, complice la &#8220;follia&#8221; di <strong>Timothy Weah </strong>che si è fatto espellere nei minuti iniziali compromettendo l&#8217;andamento del match e la qualificazione degli <em>yankee </em>alla seconda fase.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La sorpresa</h2>



<p></p>



<p>Solo in parte lo è stata la <strong>Colombia</strong>, perché i <em>Cafeteros </em>si presentavano a questa Coppa América forti di due anni di risultati utili (diventati 28, fino alla sconfitta contro l&#8217;Argentina) e con l&#8217;allenatore argentino Néstor Lorenzo che mai aveva perso al timone del team. È vero però che la squadra nella griglia di partenza scattava quarta alle spalle di Argentina, Brasile e Uruguay, e dunque ha saputo spingersi oltre le aspettative iniziali. La Colombia ha messo in mostra un calcio aggressivo e di sostanza, con il miglior attacco del torneo (12 gol segnati) e un James Rodriguez formato maxi.<br>Ancora più sorprendente <strong>Panama</strong>: la squadra del Centro America ha saputo conquistare una incredibile qualificazione ai quarti, dove mai era arrivata nel corso della propria storia: merito della vittoria sugli Stati Uniti e del grande lavoro svolto dal ct spagnolo di origine danese <strong>Thomas Christiansen</strong>.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il protagonista</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-id="20698" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/GOAL-Blank-WEB-Facebook-2024-07-15T011231.051-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-20698" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/GOAL-Blank-WEB-Facebook-2024-07-15T011231.051-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/GOAL-Blank-WEB-Facebook-2024-07-15T011231.051-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/GOAL-Blank-WEB-Facebook-2024-07-15T011231.051-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/GOAL-Blank-WEB-Facebook-2024-07-15T011231.051-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/GOAL-Blank-WEB-Facebook-2024-07-15T011231.051.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">James Rodriguez, eletto MVP</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" data-id="20699" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/lautaro-martinez-09742c06-0118-4fac-98d8-ac9c4fe2cf84-1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-20699" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/lautaro-martinez-09742c06-0118-4fac-98d8-ac9c4fe2cf84-1024x512.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/lautaro-martinez-09742c06-0118-4fac-98d8-ac9c4fe2cf84-300x150.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/lautaro-martinez-09742c06-0118-4fac-98d8-ac9c4fe2cf84-768x384.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/lautaro-martinez-09742c06-0118-4fac-98d8-ac9c4fe2cf84.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lautaro Martinez, capocannoniere (Photo by Buda Mendes/Getty Images)</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>Eletto giustamente MVP della competizione, nonostante la sconfitta in finale, <strong>James Rodriguez </strong>ha prodotto sei assist e giocate di qualità sopraffina in tutto il torneo. Un giocatore che è stato totalmente rilanciato dalla cura-Lorenzo in nazionale e che avrebbe meritato di concludere il suo favoloso percorso individuale con il titolo di squadra.<br>L&#8217;altro grande protagonista è <strong>Lautaro Martinez</strong>: il <em>Toro </em>ha confermato la crescita esponenziale di questa stagione con la maglia dell&#8217;Inter &#8211; con cui ha vinto lo scudetto e il titolo di capocannoniere &#8211; portandosi a casa lo scettro di &#8220;re dei bomber&#8221; anche in Coppa América e soprattutto decidendo la finale contro la Colombia con un destro al fulmicotone a una manciata di minuti dalla fine dei supplementari. Uno dei migliori attaccanti al mondo senza dubbio, a oggi in corsa per il Pallone d&#8217;oro con pochi altri eletti (e l&#8217;unico altro sudamericano è Vinicius Junior).</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La top 11</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="940" height="788" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/SCALONI-Argentina.jpg" alt="" class="wp-image-20696" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/SCALONI-Argentina.jpg 940w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/SCALONI-Argentina-300x251.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/SCALONI-Argentina-768x644.jpg 768w" sizes="(max-width: 940px) 100vw, 940px" /></figure>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Coppa América, quarti di finale: &#8220;Dibu&#8221; Martinez come Superman, James Rodriguez delle meraviglie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 10:02:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppa América 2024]]></category>
		<category><![CDATA[2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: il &#8220;Dibu&#8221; Emiliano Martinez, miglior para-rigori del mondo La conferma Il Dibu Martinez si conferma il miglior para-rigori del mondo: su 24 [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: il &#8220;Dibu&#8221; Emiliano Martinez, miglior para-rigori del mondo</em></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La conferma</h2>



<p></p>



<p>Il <em>Dibu</em> <strong>Martinez </strong>si conferma il miglior para-rigori del mondo: su 24 rigori che gli hanno calciato contro in nazionale, gli avversari hanno segnato appena 12 volte, la metà. E nelle lotterie finali, è a 4 vittorie su 4, con 8 rigori neutralizzati su 18: un&#8217;enormità. La sua straordinaria capacità di respingere i tiri dal dischetto ha portato l&#8217;Argentina in semifinale, dopo che un combattivo Ecuador era riuscito a recuperare lo svantaggio di Lisandro Martinez e portare la contesa ai rigori. Un&#8217;Argentina davvero irriconoscibile, forse con la pancia piena dopo aver vinto tutto, forse a fine ciclo, e che è stata tenuta in piedi dalla verve del suo numero uno.<br>A livello di squadra premiamo l&#8217;<strong>Uruguay</strong>, che seppur in 10 contro 11 nell&#8217;ultimo quarto d&#8217;ora ha giocato meglio del Brasile e ha meritato la qualificazione in semifinale. La <em>Celeste </em>appare compatta e quadrata, rinvigorita dalla cura del <em>Loco </em>Bielsa, e sogna di riportare una Coppa América a Montevideo che manca da 13 anni.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La delusione</h2>



<p></p>



<p>La squadra delusione è il <strong>Brasile</strong>. Uscito ai rigori contro l&#8217;Uruguay, forse penalizzato dall&#8217;assenza della sua stella Vinicius Junior, incapace di trovare un&#8217;identità chiara da diverso tempo, tra una federazione in balia di se stessa e un allenatore che non sembra avere in mano le redini della squadra. Il Brasile gioca slegato, un insieme di singoli senza capo né coda, con un centrocampo muscolare e che dal punto di vista tecnico e delle idee è distante anni luce dalla miglior tradizione verdeoro. Invertire la rotta, a soli due anni dal Mondiale, non sarà affatto semplice.<br>Tra i singoli, due note negative. La prima è sempre in Brasile, ed è <strong>Rodrygo </strong>del Real Madrid che ha chiuso questa Coppa América con zero gol e una penuria prestazionale clamorosa: sembra realmente un altro giocatore rispetto a quello che si vede nel club, e sicuramente su questa differenza di rendimento incidono moltissimo il diverso contesto di squadra e il diverso ambiente.<br>L&#8217;altra nota negativa è <strong>Leo Messi</strong>. Probabilmente non al meglio, anche se capace comunque di entrare in tutti e 4 i gol dell&#8217;Argentina quando lui era in campo (ha avviato l&#8217;azione dell&#8217;1-0 di Álvarez contro il Canada, ha servito il 2-0 a Lautaro sempre con il Canada, ha battuto entrambi i corner da cui sono scaturiti i gol di Lautaro contro il Cile e di Lisandro Martinez contro l&#8217;Ecuador), Leo però proprio contro l&#8217;Ecuador ha giocato la sua peggior partita in nazionale da tempo immemore, forse da Argentina-Colombia 0-2 della Coppa América 2019. Per provare a cambiare marcia nel momento decisivo, l&#8217;Argentina avrà assolutamente bisogno della sua classe, perché se Leo gioca male tutta l&#8217;Argentina gioca male, diventa una squadra normale, e questo conferma l&#8217;importanza e l&#8217;impatto di Messi nei successi dell&#8217;Argentina, conferma quanto lui non abbia fatto solo la differenza nelle vittorie di Coppa América 2021 e Mondiale 2022, ma sia stato la differenza.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="360" height="202" data-id="20485" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/GettyImages-1445233532.webp" alt="" class="wp-image-20485" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/GettyImages-1445233532.webp 360w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/GettyImages-1445233532-300x168.webp 300w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /><figcaption class="wp-element-caption">Rodrygo: una Coppa América negativa</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-id="20486" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/messi-sbaglia-il-rigore-e-si-dispera-ma-il-solito-eroe-salva-largentina-foto_1277762Photogallery-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-20486" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/messi-sbaglia-il-rigore-e-si-dispera-ma-il-solito-eroe-salva-largentina-foto_1277762Photogallery-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/messi-sbaglia-il-rigore-e-si-dispera-ma-il-solito-eroe-salva-largentina-foto_1277762Photogallery-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/messi-sbaglia-il-rigore-e-si-dispera-ma-il-solito-eroe-salva-largentina-foto_1277762Photogallery-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/messi-sbaglia-il-rigore-e-si-dispera-ma-il-solito-eroe-salva-largentina-foto_1277762Photogallery-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/messi-sbaglia-il-rigore-e-si-dispera-ma-il-solito-eroe-salva-largentina-foto_1277762Photogallery.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Messi: molto male contro l&#8217;Ecuador</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La sorpresa</h2>



<p></p>



<p>Il <strong>Canada </strong>non partiva favorito nello scontro con il Venezuela. Che la nazionale nordamericana fosse in crescita (come testimoniato anche da una qualificazione alla fase finale del Mondiale qatariota che mancava da 36 anni) si sapeva, che potesse arrivare tra le prime quattro del continente americano era più complicato da prevedere. La nazionale di Jesse Marsch ha giocato però meglio, nei quarti, di un Venezuela che aveva ben impressionato nella fase a gironi, ha saputo resistere al ritorno della squadra sudamericana e l&#8217;ha regolata ai rigori. E in semifinale contro l&#8217;Argentina potrà giocare con la mente sgombra, tanto entusiasmo e un&#8217;aggressività e un&#8217;intensità che potrebbero mettere in difficoltà la banda di Scaloni, apparsa al contrario un po&#8217; scialba e monocorde fino a questo momento.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il protagonista</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/073111437-f71675a6-e572-47be-a75a-a28dffac67c0-1024x512.webp" alt="" class="wp-image-20488" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/073111437-f71675a6-e572-47be-a75a-a28dffac67c0-1024x512.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/073111437-f71675a6-e572-47be-a75a-a28dffac67c0-300x150.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/073111437-f71675a6-e572-47be-a75a-a28dffac67c0-768x384.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/073111437-f71675a6-e572-47be-a75a-a28dffac67c0-1536x768.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/073111437-f71675a6-e572-47be-a75a-a28dffac67c0.webp 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">James Rodriguez, finora indiscusso MVP della Coppa América</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Al momento non vi sono molti dubbi su chi sia il miglior giocatore di questa Coppa América. È colombiano e veste la maglia numero 10: è <strong>James Rodriguez</strong>, l&#8217;ex Real Madrid e Bayern Monaco che quando indossa la <em>camiseta </em>dei <em>Cafeteros </em>si trasforma. Tra gol (uno) e assist (due) ha dato spettacolo contro Panama, portandosi a casa il terzo titolo di MVP della partita su quattro. James guida una squadra imbattuta da 27 partite e che forse al momento è la vera favorita per il successo finale. </p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La top 11</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="940" height="788" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/MARTINEZ-Argentina.jpg" alt="" class="wp-image-20490" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/MARTINEZ-Argentina.jpg 940w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/MARTINEZ-Argentina-300x251.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/MARTINEZ-Argentina-768x644.jpg 768w" sizes="(max-width: 940px) 100vw, 940px" /></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Semifinali</h2>



<p></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Argentina</strong>&nbsp;vs<strong>&nbsp;Canada&nbsp;</strong>10 luglio alle 2.00</li>



<li><strong>Colombia&nbsp;</strong>vs<strong>&nbsp;Uruguay&nbsp;</strong>11 luglio alle 2.00</li>
</ul>
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