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	<title>calcio italiano Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>La crisi del calcio italiano e alcune possibili soluzioni per ripartire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Resta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 20:58:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio moderno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Preludio: l’inverno perenne C’è una nebbia che non è solo padana, è metafisica, si insinua negli stadi mezzi vuoti, nelle palestre degli settori giovanili dove [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Preludio: l’inverno perenne </h2>



<p></p>



<p>C’è una nebbia che non è solo padana, è metafisica, si insinua negli stadi mezzi vuoti, nelle palestre degli settori giovanili dove i ragazzini con gli scarpini lucidi sognano non la domenica sportiva ma il contratto in Premier League, nelle riunioni dei consigli di amministrazione dove si discute di plusvalenze fittizie e diritti tv come fossero dogmi teologici. </p>



<p>Il calcio italiano, quello che un tempo era il faro, il laboratorio, il catino dove si forgiavano i campioni e le tattiche che il mondo poi copiava, ora è un organismo malato. Non una malattia acuta, no, una cronica, una lenta consunzione. Una sindrome da affaticamento sistemico. E la diagnosi? Tutti la invocano, nessuno la pratica. Forse perché per curare il paziente bisognerebbe prima ammettere che è in fin di vita. </p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La tassonomia del male: i sintomi viscerali </h2>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’arrocco metafisico: la <em>catenaccio-izzazione</em> dell’anima </h3>



<p>Non è più una tattica, è un imprinting genetico. È il riflesso condizionato di un intero sistema calcistico che, da decenni, privilegia la non-sconfitta alla vittoria. Si comincia dai Pulcini: allenatori con la patente conseguita chissà dove che insegnano prima a disturbo che a dominio, a ripartire bassi, a compattare. La creatività? Un rischio. Il dribbling? Una frivolezza. Il risultato immediato della partitella domenicale diventa più importante della formazione del calciatore. </p>



<p>Si produce così un esercito di giocatori funzionali, bravi a leggere le fasi di non-possesso, ottimi nel marcare a uomo, degli automi difensivi. Ma chiedigli di ricevere palla sotto pressione, di inventare uno spunto, di finalizzare con freddezza… il software va in crash. Il pensiero calcistico italiano è diventato un algoritmo iper-ottimizzato per il minimo rischio. </p>



<p>E in un mondo dove il calcio globale (vedi <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">Guardiola</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/05/11/jurgen-klopp-il-disertore.html">Klopp</a></strong>, <strong>De Zerbi</strong>) punta sul controllo attivo, sulla perturbazione, sulla superiorità numerica nelle zone alte, noi siamo rimasti i maestri del contenimento. Una filosofia nata dalla genialità di un <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/03/25/un-capo-sulla-a4-vita-e-miracoli-di-nereo-rocco.html">Rocco </a></strong>o di un <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/30/la-rivoluzione-di-herrera-e-i-parametri-per-definire-i-grandi-allenatori.html">Herrera</a></strong>, irrigidita in dogma, e ora putrefatta in paura. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-1024x768.webp" alt="" class="wp-image-26416" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-1024x768.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-300x225.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-768x576.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8-1536x1152.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/PEP_GUARDIOLA_GQ8.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pep Guardiola: molti lo vorrebbero sulla panchina azzurra</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’anagrafe del deserto: Il vuoto demografico </h3>



<p>I numeri gridano. Ogni anno, la Figc registra il crollo verticale dei tesserati nel settore giovanile. I bambini preferiscono il tablet, il basket, altro. Le famiglie si fanno due conti: 300 euro al mese di retta in una scuola calcio semiseria, più l’attrezzatura, più le trasferte, per una probabilità statistica di arrivare al professionismo che è inferiore a quella di essere colpiti da un meteorite. </p>



<p>Il calcio non è più il sogno popolare, accessibile, del ragazzino di periferia. È un investimento ad alto rischio per famiglie già in affanno. E intanto, nei campetti di periferia, dove una volta nasceva l’improvvisazione, il tocco, la furbizia, ora ci sono le porte chiuse a chiave per evitare atti vandalici, o peggio, sono diventati parcheggi. </p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La cattedrale nel deserto (o meglio, la baracca in un parcheggio) </h3>



<p>Entrare in uno stadio italiano, tolte poche eccellenze, è un’esperienza archeologica. È un tuffo negli anni ‘80. Bagni luridi, gradoni distanti dal campo, piste d’atletica che sono un abisso psicologico e non solo fisico tra tifoso ed eroe. L’esperienza di fruizione è da terzo mondo. A casa, sul divano, hai l’Ultra HD, il commento tecnico, il ralenti, il <em>birrino </em>freddo. Allo stadio hai la fila, il panino floscio, la visuale ostacolata dal pilastro, la paura di finire in un tweet della Digos se esulti per il gol sbagliato. </p>



<p>Il calcio ha smesso di essere un evento sociale piacevole. È diventato un rito tribale, spesso amaro, per pochi eletti e duri di cuoio. Le società? Investono in calciomercato, non in infrastrutture. Lo stadio è del comune, che se ne frega. E il circolo vizioso si alimenta. </p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La finzione capitalistica: il cancro delle plusvalenze</h3>



<p>Qui entriamo nel regno della schizofrenia economica. I bilanci delle società sono spesso opere di narrativa creativa. Il vero business non è più vincere scudetti (rischioso, costoso), ma gestire il portafoglio giocatori. Si compra un ragazzino dal Belgio per due milioni, lo si fa giocare 10 partite in Serie A, lo si rivende al club fratello per 15 milioni. Plusvalenza: 13 milioni di utile contabile. È un sistema che premia l’azzardo finanziario, non la crescita sportiva. </p>



<p>I settori giovanili vengono svenduti non per necessità, ma per necessità di bilancio. Si preferisce un profitto contabile immediato a un talento che fiorisce in cinque anni. È un modello che ha svuotato di senso lo sport, trasformandolo in una borsa valori dove il titolo scambiato è la carne e le ossa di un diciannovenne. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="538" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-1024x538.webp" alt="" class="wp-image-26417" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-1024x538.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-300x158.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-768x403.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54-1536x806.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/3c6b7fda-7481-42d7-a1e3-f91e3f722e54.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Inacio, Reggiani e Mané: tre talenti italiani costretti a emigrare in Germania</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il controcanto inglese: dal fango alla galassia </h3>



<p>E poi c’è l’Inghilterra. Sia mai che un Italiano riconosca che ci sia un altro Paese capace di fare una cosa in maniera migliore&#8230; Com&#8217;è che dite !? “Ma vuoi mettere con &#8211; aggiungi un soggetto a piacere &#8211; che facciamo in Italia in confronto agli inglesi, ai tedeschi, agli spagnoli, ai francesi”. In Italia tendono a chiamare i britannici del pallone arroganti senza motivo, i giocatori senza tattica, i cafoni del pallone… Quelli che nel 2016 furono umiliati da un’Islanda che sembrava uscita da un raid vichingo. Quello fu il <em>memento mori</em> di Albione. Il disastro di firmato Reykjavik.</p>



<p>E cosa fecero? Non si misero a litigare sul condono degli arbitri o a cambiare il setting federale per la decima volta. Fecero la cosa più radicale, semplice e rivoluzionaria: presero il sistema e lo ribaltarono dalle fondamenta. La decapitazione del dogma: la federazione, con una lungimiranza che sembrava un ossimoro per quell’istituzione conservatrice, disse: basta. Basta al culto del risultato immediato nelle giovanili. Introdusse l’<em>England dna</em>: un modello di gioco unico, dall&#8217;Under 15 alla Nazionale maggiore. Possesso alto, pressione aggressiva, difesa a uomo. Tutti dovevano parlare la stessa lingua calcistica.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Diagnosi del sudore italiano: dopo la terza assenza cosmica </h3>



<p>Se davanti avessimo il buon vecchio <strong>Gregory House</strong> probabilmente ci direbbe una cosa del genere: “Ok, ascolta. La diagnosi è questa: non è una malattia, è un lutto!”. L&#8217;Italia piange ancora se stessa, il suo stesso fantasma, il calcio come reliquia, come processione del Venerdì Santo in un Paese dove il sole picchia e i campi sono polvere e memoria. Tre mondiali senza di noi. Tre. Non è una statistica, è una preghiera recitata al contrario, un rosario di assenze. </p>



<p>I ragazzi inglesi dopo l&#8217;Islanda &#8211; quella figura da incubo termico, da brivido nel luglio &#8211; hanno fatto una cosa semplice e folle: hanno smesso di venerare il tempio e hanno costruito le strade. Non strade metaforiche, no. Strade vere. Asfalto, erba sintetica, lampioni che restano accesi fino a tarda notte in sobborghi dove l&#8217;unica altra luce è quella dei kebabbari. Centri federali in periferia. Gratuiti. Con personale qualificato ai bordi campo che non urla &#8220;tiro!&#8221; ma dice &#8220;prova a pensare dove sarà lo spazio tra tre secondi&#8221;. </p>



<p>Hanno capito che il calcio non è più un&#8217;arte da atelier rinascimentale, dove l&#8217;apprendista macina colori per anni prima di toccare la tela. È un linguaggio. E il linguaggio si impara parlando, sbagliando, ridendo, in luoghi dove il costo del fallimento è zero. Dove un bambino di Birmingham può perdere palla venti volte senza che un genitore urlante lo marchi a fuoco come &#8220;uno che non ha fegato&#8221;. L&#8217;Italia invece… ah, l&#8217;Italia. Il calcio italiano è ancora un convento. Un sistema di caste. Una piramide dove in cima ci sono gli eletti, i predestinati, i <em>piedi buoni</em> individuati a sette anni e subito rinchiusi in accademie che somigliano a collegi militari. </p>



<p>E alla base? Un deserto. Campetti abbandonati, società dilettantistiche che sopravvivono di stenti e tassa sul sudore, istruttori pagati in baci e abbracci (quando va bene). Una gigantesca, tragica, macchina per perdere talenti. Perché il talento è un&#8217;erba selvatica, spunta dove non deve, in forme che non riconosciamo. E noi, giardinieri di un giardino all&#8217;italiana, estirpiamo tutto ciò che non è roseo, potato, prevedibile.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La cura? Non è una ricetta. È un cambio di stato mentale. Una rivoluzione idraulica</h3>



<p><strong>Prima mossa:</strong> inondare il territorio di campi gratuiti e accessibili 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Non palazzetti dello sport. Campi. Di erba sintetica di terza generazione, illuminati, con spogliatoi puliti, e &#8211; soprattutto &#8211; senza selettori all&#8217;ingresso. Gestiti non dalle società, ma da cooperative miste: comuni, leghe dilettanti, università. Luoghi dove un dodicenne può andare dopo scuola e giocare un tre contro tre senza che nessuno gli chieda la tessera sanitaria o gli faccia un provino. Il gioco libero come ossigeno. L&#8217;Inghilterra ha capito che il genio nasce dal caos organizzato, non dalla disciplina sterile.</p>



<p><strong>Seconda mossa:</strong> licenza federale obbligatoria per tutti gli allenatori, dai Pulcini alla Primavera. Non un corso di due weekend. Un percorso. Psicologia dell&#8217;età evolutiva, nutrizione di base, principi di medicina sportiva. Trasformare l&#8217;allenatore del paese da &#8220;urlatore cronico&#8221; a &#8220;facilitatore&#8221;. Pagarlo decentemente, anche a livello dilettantistico, con fondi federali. Rendere quel ruolo un lavoro dignitoso, non un hobby per ex calciatori frustrati. L&#8217;uomo ai bordi del campo di periferia deve essere la nostra prima linea, il nostro missionario. Deve saper coltivare, non solo selezionare. </p>



<p><strong>Terza mossa:</strong> riforma radicale dei tornei giovanili. Meno campionati, più tornei. Meno trasferte di 300 chilometri per una partita Under 15, più festival del gioco in ambito regionale. Abolire le classifiche fino agli Under 14. Sostituirle con un sistema a punti che premi anche i criteri di gioco, il fair play, la rotazione delle rose. Spostare l&#8217;obiettivo dalla vittoria di domenica alla formazione dell&#8217;atleta (e della persona) di domani. L&#8217;Inghilterra ha smesso di cercare il vincente a 12 anni e ha iniziato a cercare il calciatore a 20 anni. </p>



<p><strong>Quarta mossa:</strong> la più <em>Bukowskiana</em>. Creare un &#8220;anno sabbatico&#8221; federale. I migliori 100 talenti tra i 16 e i 17 anni, invece di marcire nelle panchine delle Primavere professionistiche, stipendiati da un contratto che li lega e li addormenta, vengono riuniti in un centro nazionale. Ma non per fare doppie sedute di palestra. Per studiare. Metà giornata: scuola (obbligatoria). L&#8217;altra metà: calcio totale. Con docenti universitari, ex calciatori, tecnici stranieri, preparatori atletici di altre discipline (pallacanestro, rugby, atletica). Esposizione a idee diverse. Viaggi all&#8217;estero per periodi di stage in accademie di paesi diversi (Olanda, Belgio, Giappone). Contaminazione. Il genio ha bisogno di curiosità, non di un recinto dorato. </p>



<p><strong>Quinta mossa: </strong>il &#8220;progetto Periferia&#8221;. La Figc si fa carico, in partnership con lo Stato, di ristrutturare o costruire mille campi pubblici nelle periferie delle grandi città e nei paesi sotto i 10mila abitanti in cinque anni. Non solo al Centro-Nord. Specialmente al Sud.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Conclusioni</h3>



<p>La crisi del calcio italiano è un tema che si snoda attraverso una serie di paradossi e contraddizioni. Da un lato, la vittoria dell’<a href="https://gameofgoals.it/2021/07/12/euro-2021-italia-inghilterra-4-3-ai-rigori-azzurri-sul-tetto-deuropa.html">Europeo del 2021</a>, un trionfo che sembrava promettere un risveglio. Dall’altro, la recenti e consecutive esclusioni dai Mondiali, colpi che hanno messo a nudo le fragilità di un sistema in declino. In quel frangente, quando l’Italia alzava il trofeo, ho sempre avuto l&#8217;impressione che si stava festeggiando un’illusione, un miraggio che, come una sirena, attirava verso “felicità impossibili”. </p>



<p>Riflettendo su quell’epopea, non posso fare a meno di pensare che, se l’Inghilterra avesse conquistato il titolo, forse oggi staremmo parlando di una deriva diversa per il calcio italiano. Una vittoria dei “Tre Leoni” sarebbe stata sicuramente più meritata per il percorso intrapreso, avrebbe potuto fungere da esempio costruttivo per il calcio italiano, evidenziando la necessità di un profondo rinnovamento. </p>



<p>Invece, quel trionfo azzurro ha mascherato le carenze strutturali, un anestetico che ha ritardato il confronto con la realtà. Ciò che gli amanti di questo sport si ritrovano ad affrontare ora è il risultato di una narrazione che, invece di costruire un futuro, ha alimentato un ciclo di autoindulgenza. E mentre il mondo guarda, l’eco delle delusioni azzurre risuona come una melodia triste, una sinfonia di opportunità perdute. La verità è che il calcio italiano ha bisogno di riforme audaci, di un ripensamento radicale, non di celebrazioni effimere. </p>



<p>Si trova di fronte a un bivio. Gli italiani possono continuare a illudersi, a cercare conforto nei ricordi di un passato glorioso, o possono rimboccarsi le maniche e affrontare la realtà. Il tempo stringe. Se non si agisce ora, temo che la prossima volta che l&#8217;Italia del calcio si presenterà davanti a un palcoscenico internazionale, sarà solo per chiudere un sipario su un dramma già scritto. La vera sfida, ora, è avere il coraggio di scrivere un nuovo capitolo. Iniziando, in primis, a dimenticare le quattro stellette sul logo davanti alla maglia azzurra&#8230;</p>



<p></p>



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		<title>I 10 italiani con il miglior rendimento ai Mondiali</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/09/04/i-10-italiani-con-il-miglior-rendimento-ai-mondiali.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Sep 2022 19:31:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Buffon e Cannavaro si abbracciano Un mondiale di calcio è un crocevia con la storia, è l’evento in cui le leggende vengono [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Buffon e Cannavaro si abbracciano</em></p>



<p class="has-drop-cap">Un mondiale di calcio è un crocevia con la storia, è l’evento in cui le leggende vengono forgiate e ascendono al cielo degli immortali. È quella ciliegina che corona una carriera e la fa ricordare ai posteri. Non si può pensare a <strong>Diego Armando Maradona</strong> senza pensare a Messico 1986, non si può ricordare <strong>Pelé</strong> senza pensare ai mondiali del 1958 e del 1970, separare l’idea di <strong>Johann Cruijff</strong> dall’<em>Arancia Meccanica</em> che nel 1974 incantò il mondo e andò ad un passo dalla vittoria non è immaginabile.<br>Per combattere l’amarezza dovuta alla seconda assenza consecutiva dell’Italia al torneo più importante del mondo del calcio, abbiamo deciso di scegliere dieci azzurri tra coloro che nel corso della storia dei Mondiali si sono distinti per prestazioni, gol, giocate decisive. Non pretendiamo di essere oggettivi al cento per cento ed esaustivi, ci sono esclusioni eccellenti di nomi che legittimamente avrebbero potuto trovare posto in questa decina, ma che per dettagli abbiamo preferito escludere.<br>Per evitare contestazioni relative al piazzamento di tal giocatore più in alto o più in basso nella classifica &#8211; fare una classifica di merito tra giocatori con ruoli diversi è un non-senso&nbsp; &#8211; abbiamo deciso di procedere in ordine esclusivamente cronologico.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="558" height="812" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/ferrari-meazza-Coupe-Du-Monde-1938-La-Coupe-du-Monde-Oubliee-Author-Victor-Sinet-75.jpg" alt="" class="wp-image-11966" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/ferrari-meazza-Coupe-Du-Monde-1938-La-Coupe-du-Monde-Oubliee-Author-Victor-Sinet-75.jpg 558w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/ferrari-meazza-Coupe-Du-Monde-1938-La-Coupe-du-Monde-Oubliee-Author-Victor-Sinet-75-206x300.jpg 206w" sizes="(max-width: 558px) 100vw, 558px" /><figcaption class="wp-element-caption">Giovanni Ferrari e Giuseppe Meazza, una coppia di mezzali che ha fatto la fortuna del calcio italiano</figcaption></figure>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Giovanni Ferrari</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Centrocampista, 1907-1982</em></p>



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<p>Grande protagonista della Juventus del Quinquennio di <strong>Carlo Carcano</strong>, e campione d’Italia anche con l’Ambrosiana-Inter e il Bologna (otto gli scudetti totali), <strong>Ferrari</strong> è l’unico azzurro, insieme a <strong>Meazza</strong>, a potersi fregiare del doppio titolo di campione del mondo conseguito con i galloni del titolare. Atletico, tatticamente intelligentissimo e in grado di vedere il gioco e l’azione prima degli altri, Ferrari viene reputato dal giornalista sportivo <strong>Carlo Felice Chiesa</strong> una delle più complete mezzali sinistre della storia. Reputato l’erede di <strong>Baloncieri</strong> nella scuola alessandrina, viene considerato una mezzala di qualità tecnica, che tesse il gioco e che lavora per la squadra senza protagonismi e orpelli superflui e al contempo capace di dare il proprio contributo anche in fase difensiva. Nel mondiale del 1934 giocò cinque partite su sei segnò due gol, di cui uno al mitico portiere spagnolo <strong>Zamora</strong> (la gara finì in pareggio, e si dovette ripetere). Nel 1938 incantò il mondo in coppia con <strong>Meazza</strong> a centrocampo a creare gioco e inventare calcio per le bocche di fuoco <strong>Piola</strong> e <strong>Colaussi</strong>, tanto da meritarsi la palma di migliore mezzala sinistra del torneo.&nbsp;</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://gameofgoals.it/2021/12/14/giuseppe-meazza-il-mito-dellitalia-pallonara.html">Giuseppe Meazza</a></h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Attaccante, 1910-1979</em></p>



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<p><a href="https://gameofgoals.it/2021/12/14/giuseppe-meazza-il-mito-dellitalia-pallonara.html"><em>Peppino</em> <strong>Meazza</strong></a> è stato il divo calcistico degli anni Trenta, il migliore giocatore italiano del periodo anteguerra, la punta di diamante di un movimento calcistico che stava crescendo sempre di più in termini di popolarità, attaccamento, identità e sviluppo tattico &#8211; si pensi all’ebreo ungherese <strong>Arpad Weisz</strong>, che favorì in Italia la diffusione del Sistema inventato da <strong>Herbert Chapman</strong>. Lo chiamavano <em>Il Balilla,</em> rappresentava come tantissimi della sua generazione il perfetto binomio di “sportivo-fascista” dell’epoca del regime, dal quale ebbe tanto in termini di popolarità e al quale restituì altrettanto in termini di trionfi. Nel suo libro “Storia del Gol”, <strong>Mario Sconcerti</strong> lo fotografa con questa descrizione: «Era un tipo alla Messi. Il gol alla Meazza è riassumibile con tre dribbling e un tiro secco, preciso, quando ormai non c’era altro che il portiere». Dopo una doppietta alla Grecia nei preliminari, <strong>Meazza</strong> guidò gli Azzurri alla vittoria nei mondiali casalinghi del 1934, quando andò il gol contro gli Stati Uniti e soprattutto nella difficile sfida dei quarti contro la Spagna, dove segnò la rete decisiva. Quattro anni dopo, in occasione dei mondiali di Francia, giocò da centrocampista, ma riuscì comunque ad andare a segno e decidere la delicatissima semifinale contro il Brasile di <strong>Leonidas</strong>, l’altro grande fuoriclasse che si contendeva con <em>Pepìn </em>il ruolo di stella assoluta.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Silvio Piola</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Attaccante, 1913-1996</em></p>



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<p>Centravanti dalle lunghe leve e dal fisico possente, forte nel tiro con entrambi i piedi, abile di testa e astuto nella lettura dell’azione, <strong>Piola</strong> è ancora oggi il miglior cannoniere della storia del campionato italiano, con 290 reti segnate. Se <strong>Meazza</strong> era il Divo, amante della vita mondana e delle belle donne, <strong>Piola</strong> era il suo opposto: taciturno, riservato, amava i cani, la caccia e la pesca, immerso nella natura e lontano dai riflettori. Incredibilmente escluso dal Mondiale &#8217;34, conquistò la fiducia di <strong>Pozzo</strong> con una doppietta al temibile Wunderteam austriaco in un’amichevole a Vienna l’anno successivo. <strong>Meazza</strong> era infortunato, e il Commissario Tecnico italiano venne convinto a puntare sul centravanti della Lazio, che lo ricompensò nel migliore dei modi. <strong>Pozzo</strong> decise così di arretrare <em>Pepìn </em>a mezzala e dare la possibilità a <strong>Silvio Piola</strong> di giocare da centravanti titolare il mondiale in Francia e la scelta si rivelò vincente: siglò una rete nell’insidiosissima partita contro la Norvegia agli ottavi, una pesante doppietta nei quarti contro la Francia e altri due gol (la rete del vantaggio del 2-1 e la rete che chiuse l’incontro) nella finale contro l’Ungheria. Inutile ricordare che fu votato pressoché all’unanimità dai giornali italiani e stranieri come miglior centravanti del torneo.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="666" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/silvio-piola.jpg" alt="" class="wp-image-11972" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/silvio-piola.jpg 1000w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/silvio-piola-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/silvio-piola-768x511.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Silvio Piola</figcaption></figure>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gaetano Scirea</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Difensore, 1953-1989</em></p>



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<p>Il campione gentiluomo, impeccabile e puntuale nell’anticipo, elegante come una mezzala. Oltre ad essere stato uno dei difensori più forti di sempre con la maglia della Juventus, forse il più forte di tutti, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/09/03/gaetano-scirea-libero-campione-e-gentiluomo.html">Scirea</a></strong> ha brillato anche ai mondiali con la maglia azzurra: nella frizzante Italia 1978, collezionò un filotto di prestazioni convincenti per impeccabilità in fase difensiva e capacità di proporsi in avanti e di manovrare azioni offensive: la Gazzetta dello Sport lo premiò con un 7,5 (migliore in campo insieme a Cabrini) nella sfida contro la Germania Ovest, con un 7 nella delicata sfida con l’<a href="https://gameofgoals.it/2014/02/05/1978-seconda-fase-olanda-italia-2-1.html">Olanda</a>, e altri due 7 contro l’Ungheria e la <a href="https://gameofgoals.it/2014/01/02/1978-prima-fase-italia-francia-2-1.html">Francia di <strong>Platini</strong></a>. Il mondiale di Spagna 1982 fu l’apoteosi per Gaetano, che disputò grandissime prestazioni in serie fino al capolavoro della <a href="https://gameofgoals.it/2014/07/29/1982-finale-italia-germania-ovest-3-1.html">finale contro la Germania Ovest</a>, alzando l’asticella nei momenti cruciali e dimostrandosi un autentico leader difensivo. Persino nel mondiale in Messico del 1986, dove gli Azzurri si avviarono ad un malinconico tramonto, <strong>Scirea</strong> riuscì ad essere uno tra i più positivi della sfortunata spedizione.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="584" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/rossi13-1024x584.jpg" alt="" class="wp-image-11967" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/rossi13-1024x584.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/rossi13-300x171.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/rossi13-768x438.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/rossi13.jpg 1217w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Paolo Rossi (li.) und Gaetano Scirea jubeln &#8211; Italien ist Weltmeister 1982

Paolo Rossi left and Gaetano Scirea cheer Italy is World Champion 1982</figcaption></figure>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Paolo Rossi</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Attaccante, 1956-2020</em></p>



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<p>Centravanti rapido, astuto nella lettura dell’azione e dotato di una buona tecnica individuale, <em>Pablito</em> nacque ala, tant’è che in gioventù venne definito da Italo Allodi “il nuovo Garrincha” a causa della sua poco ricordata capacità funambolica con il pallone tra i piedi. <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/17/la-magia-di-pablito.html">Paolo Rossi </a></strong>è l’uomo-copertina della nazionale campione del mondo 1982, tant’è che a fine anno si aggiudicò il Pallone d’Oro proprio in virtù delle sue prestazioni mondiali. <em>Pablito</em> arrivò al mondiale di Spagna dopo anni di bufera, a causa della squalifica per calcio-scommesse del 1980, e con sole tre partite di campionato nelle gambe ed una condizione fisica deficitaria. La sua convocazione comportò poi l’esclusione di <strong>Roberto Pruzzo</strong>, capocannoniere in carica della Serie A. Le prime tre partite del mondiale contro Polonia, Perù (sostituito dopo la prima frazione di gioco) e Camerun videro un Rossi evanescente e fuori giri, ma nella delicata <a href="https://gameofgoals.it/2014/07/04/1982-seconda-fase-italia-brasile-3-2.html">sfida contro il Brasile dei fenomeni <strong>Zico</strong> e <strong>Falcao</strong></a> quello che sembrava un brutto anatroccolo diventò il più bello dei cigni e per <em>Pablito</em> fu apoteosi e bagni di gloria: tripletta decisiva ai verdeoro, doppietta contro la Polonia in semifinale, e gol del vantaggio in finale. Altrettanto bene &#8211; anzi, secondo molti giocò addirittura <em>meglio &#8211; </em>fece in Argentina quattro anni prima: tre reti e prestazioni in cui brillò per centralità nel gioco, velocità negli scambi con i compagni (delizioso il suo duetto con <strong>Bettega</strong> nel gol-vittoria contro l’Argentina padrona di casa) ed efficacia nelle giocate.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Franco Baresi</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Difensore, 1960</em></p>



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<p>Storico capitano e leader difensivo rossonero, insieme a <strong>Gaetano Scirea</strong> è reputato il miglior libero italiano e uno dei difensori più forti di tutti i tempi. Giocatore che univa eleganza ed efficacia, puntuale nei tackle e preciso nella lettura dell’azione e nell’applicazione millimetrica dei meccanismi difensivi del Milan di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/10/27/sacchi-genio-o-sopravvalutato.html">Sacchi</a></strong>, <strong>Franco Baresi</strong> scrisse pagine memorabili anche con le sue prestazioni in azzurro. Campione del mondo senza mai scendere in campo nel 1982, entrò in rotta di collisione con <strong>Enzo Bearzot</strong> per divergenze tattiche finendo così per saltare il mondiale 1986. <strong>Azeglio Vicini</strong> lo rimise al centro del progetto per i mondiali casalinghi del 1990, e la scelta fu giusta: in una retroguardia in cui tutti offrirono un contributo molto alto, <strong>Baresi</strong> fu il più brillante di tutti. Ciò che però colloca il capitano azzurro in questo speciale elenco è la sua fantastica prestazione nella finale di <a href="https://gameofgoals.it/2016/01/17/1994-finale-brasile-italia-3-2-dr-0-0.html">Pasadena del 1994</a>, giocata 25 dopo l’infortunio al menisco occorsogli durante la partita con la Norvegia ai gironi. <strong>Franco Baresi</strong> giocò molto probabilmente la partita della vita, tra anticipi, tackle, marcature ferree e coraggiosi slanci in avanti con il pallone tra i piedi come un condottiero che indica la via. Il rigore sbagliato nella lotteria finale, stremato dai crampi e dalla stanchezza, non toglie nulla ad una prestazione d’oro massiccio, tant’è che la Gazzetta dello Sport lo premiò con un bel 9.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="450" height="367" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/baresi-e-baggio-finale-mondiali-usa-1994-italia-brasile.jpg" alt="" class="wp-image-11968" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/baresi-e-baggio-finale-mondiali-usa-1994-italia-brasile.jpg 450w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/baresi-e-baggio-finale-mondiali-usa-1994-italia-brasile-300x245.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /><figcaption class="wp-element-caption">Roberto Baggio e Franco Baresi delusi dalla finale di USA &#8217;94</figcaption></figure>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Roberto Baggio</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Attaccante, 1967</em></p>



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<p>Fuoriclasse con i piedi di velluto, dal dribbling sinuoso e avvolgente e la precisione chirurgica sotto rete nei suoi anni migliori, il <em>Divin Codino</em> gode dell’amore incondizionato degli italiani, nonostante abbia indossato maglie diverse nel corso dell’intera carriera, anche per le giocate e le magie regalate ai tifosi azzurri nel corso dei tre mondiali degli anni Novanta. Con Azeglio Vicini si guadagnò il posto da titolare solo nella <a href="https://gameofgoals.it/2015/07/03/1990-girone-a-italia-cecoslovacchia-2-0.html">terza partita contro la Cecoslovacchia</a>, dove andò a rete con un gol quasi “maradoniano”, prendendo palla a centrocampo, triangolando con i compagni e stordendo i malcapitati cecoslovacchi a suon di dribbling e finte di corpo. Subentrò a gara in corso nella <a href="https://gameofgoals.it/2015/11/08/1990-semifinale-argentina-italia-5-4-dr-1-1.html">semifinale contro l’Argentina</a>, e per poco non sfiorò il colpo grosso con una deliziosa punizione salvata in angolo da <strong>Goycochea</strong>, alimentando il più classico dei “<em>what if</em>”. Negli Stati Uniti quattro anni dopo visse probabilmente il punto più alto della sua carriera: similmente a <strong>Paolo Rossi</strong>, dopo un inizio stentato, fatto di prestazioni deludenti e incomprensioni con l’allenatore &#8211; celebre il suo gesto del dito sulla tempia rivolto a Sacchi in occasione della sua sostituzione durante Italia-Norvegia &#8211; si sbloccò agli sgoccioli degli ottavi con la Nigeria, trascinando di peso in finale a suon di giocate decisive e gol pesanti (5 in tre partite, tra Nigeria, Spagna e <a href="https://gameofgoals.it/2016/01/05/1994-semifinali-italia-bulgaria-2-1.html">Bulgaria</a>) una nazionale condannata meritatamente all’eliminazione. Giocò la finale di Pasadena al 30% della sua condizione fisica, a causa di un infortunio subito in semifinale, ma riuscì ugualmente a spaventare <strong>Taffarel</strong> con un paio di bei tiri da fuori. Il suo celeberrimo rigore calciato alto è l’epilogo amaro e ingiusto di un mondiale vissuto da protagonista assoluto, insieme a <strong>Romário</strong>. La bellezza del gioco e la malinconia che possiede il <em>Codino</em> nella sua intima essenza si manifestò anche ai mondiali di Francia, dove il CT <strong>Maldini</strong> lo costrinse a fare la riserva di un <strong>Del Piero</strong> chiaramente fuori condizione. <strong>Baggio</strong> salvò i suoi contro il Cile (assist e gol su rigore da lui stesso procurato, “Baggio evita un naufragio”, titolò la Rosea), e segnò contro l’Austria subentrando ad Alex. L’immagine del suo mondiale fu soprattutto quel tiro al volo di classe infinita, che uscì di venti centimetri, lasciando di pietra un esterrefatto Barthez, nel più classico degli <em>sliding doors</em> nei <a href="https://gameofgoals.it/2016/02/05/1998-quarti-francia-italia-4-3-dr-0-0.html">quarti di finale contro la Francia </a>futura regina.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Fabio Cannavaro</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Difensore, 1973</em></p>



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<p>Piccolo di statura, ma con una forza nelle gambe e un senso dell’anticipo che gli permetteva di annullare attaccanti più alti di lui anche di trenta centimetri (chiedere a <strong>Tore Andre Flo</strong>), il difensore napoletano disputò ai mondiali le gare più belle della sua carriera: dopo un inizio turbolento ai mondiali 1998 contro il Cile in cui venne uccellato due volte da <strong>Salas</strong>, le prestazioni di <strong>Cannavaro</strong> ebbero un climax ascendente, fino ai quarti di finale contro la Francia, dove fu il migliore in campo tra i 22, rimediando un 8 in pagella e diversi punti di sutura al viso dopo una gomitata di <strong>Guivarc’h</strong>. Anche in Corea e Giappone rispose presente, ma saltò la gara contro la Corea del Sud a causa di una squalifica. Del mondiale tedesco invece, sappiamo già tutto, e per non essere ripetitivi vi rimandiamo al <a href="https://gameofgoals.it/2021/08/05/i-dieci-comandamenti-azzurri-di-fabio-cannavaro.html">pezzo del nostro Gabriele Gilli</a>.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gianluigi Buffon</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Portiere, 1978</em></p>



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<p>Reputato uno dei migliori portieri di sempre, <strong>Gigi Buffon</strong> offrì prestazioni maiuscole anche con la maglia della nazionale: dopo avere assistito ai mondiali francesi dalla panchina, Gigi giocò da titolare il mondiale nippo-coreano, risultando uno dei più positivi nella sfortunata spedizione azzurra in Estremo Oriente: parò un rigore ad <strong>Ahn</strong>, nella tormentata sfida contro i padroni di casa, ma non bastò ad evitare la prematura eliminazione. Germania 2006 fu però il suo momento di gloria: subì due sole reti in tutto il torneo (una su rigore, l’altra su autogol), e soprattutto fu chiamato ad interventi decisivi in ogni partita, senza mai scendere sotto al sette. Non essere riuscito a parare nessun rigore in finale rappresentò forse una piccola “macchia” di un cammino quasi perfetto, ma non c’è dubbio che il suo torneo fu uno dei migliori di sempre nella storia dei mondiali per quanto concerne i portieri.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Andrea Pirlo</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>Centrocampista, 1979</em></p>



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<p>Nelle graduatorie “di merito” del mondiale di Germania 2006, dopo <strong>Cannavaro</strong> e <strong>Buffon</strong> il più bravo è stato lui. <strong>Andrea Pirlo</strong> giocò un mondiale da padrone del centrocampo, con la consueta classe, intelligenza e magistrale visione di gioco, aprendo le danze con un fantastico destro da fuori al debutto contro il Ghana e piazzando assist e giocate decisive, la più famosa tra tutte è la fantastica intuizione per <strong>Fabio Grosso </strong>in semifinale, che ci spalancò le porte per Berlino. La FIFA lo premiò Man of the Match per 3 partite su 7 (Ghana, Germania, Francia). Nel 2010 in Sudafrica giocò solo la mezzora finale con la Slovacchia, ma tanto bastò per cambiare volto alla squadra azzurra, fino a quel momento anemica, priva di ordine e di idee. L’ultima grande sinfonia del <em>Maestro</em> fu suonata ad Italia-Inghilterra del mondiale brasiliano del 2014: <strong>Pirlo</strong> giocò una partita da grandissimo protagonista, guadagnandosi gli elogi della stampa internazionale, e sfiorando il gol con un calcio di punizione dei suoi.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="270" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/pirlo-aper.jpg" alt="" class="wp-image-11969" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/pirlo-aper.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/09/pirlo-aper-300x127.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">12 giugno 2006, ai Mondiali di Germania contro il Ghana. (MICHAEL URBAN/AFP/Getty Images)</figcaption></figure>



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<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Menzioni d&#8217;onore</h4>



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<p>Meritevole di menzione in questa classifica è anche <strong>Dino Zoff</strong>, straordinario portierone che difese la porta azzurra in tre mondiali, tra cui ovviamente quello del 1982 (iconica la sua parata su <strong>Oscar</strong> contro il Brasile). Non dimentichiamo nemmeno <strong>Claudio Gentile</strong>, che si mise in mostra con buone prestazioni in Argentina nel 1978 e venne inserito nella formazione ideale quattro anni dopo in Spagna (ricorderete tutti le marcature asfissianti su <strong>Zico</strong> e <strong>Maradona</strong>). L’”eroe per caso” di Italia 90 <strong>Totò Schillaci</strong> e <strong>Christian</strong> <strong>Vieri</strong> (miglior marcature azzurro ai mondiali insieme a <strong>Baggio</strong> e <strong>Rossi</strong>) completano il quadro e vanno certamente menzionati.</p>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Italia Campioni del Mondo - tutte le finale 1934,38,82,2006!" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/kHozQS6x9qo?start=179&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Tutte le finali vincenti dell&#8217;Italia ai Mondiali</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/09/04/i-10-italiani-con-il-miglior-rendimento-ai-mondiali.html">I 10 italiani con il miglior rendimento ai Mondiali</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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