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	<title>Le nostre interviste Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>Le nostre interviste Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Mondiale 2026, i pronostici di Daniel Martinez di Espn: «Spagna favorita, ma la mia Argentina è sempre forte»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 20:07:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È argentino, ma vive in Italia dal 1999. Ha conosciuto personalmente Diego Armando Maradona e Víctor Hugo Morales, il cantore delle gesta del Pibe de [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/06/14/mondiale-2026-i-pronostici-di-daniel-martinez-di-espn-spagna-favorita-ma-la-mia-argentina-e-sempre-forte.html">Mondiale 2026, i pronostici di Daniel Martinez di Espn: «Spagna favorita, ma la mia Argentina è sempre forte»</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">È argentino, ma vive in Italia dal 1999. Ha conosciuto personalmente Diego Armando Maradona e Víctor Hugo Morales, il cantore delle gesta del <em>Pibe de Oro</em> al Mondiale 1986. Ha intervistato centinaia di altri calciatori, tra gli anni Ottanta e i giorni nostri. Daniel Martinez ha lavorato per diverse emittenti internazionali, da Fox Sports a Bbc Mundo e da 16 anni è corrispondente dall&#8217;Italia per Espn seguendo i campioni sudamericani e argentini nel nostro Paese, non solo nel calcio. Vanta inoltre collaborazioni con altri media: El País di Madrid, Tve de España, Tve de Chile, la Cnn in spagnolo. Con il Mondiale cominciato da pochi giorni e a una manciata di ore dal debutto dell&#8217;Argentina campione del mondo contro l&#8217;Algeria, abbiamo rivolto a Daniel alcune domande sulla Coppa del mondo.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Daniel, come vedi le possibilità di un nuovo successo sudamericano in questo Mondiale?</strong></code></pre>



<p>Ci sono sicuramente squadre sudamericane che arrivano con ambizioni importanti: l&#8217;Argentina cercherà di difendere il suo titolo essendo oggi più consapevole e meno sotto pressione rispetto a Qatar 2022. C’è il Brasile che è affamato, avendo alle spalle più di 20 anni di attesa per ingrandire il proprio palmares e con il plus di un commissario tecnico di lusso come Carlo Ancellotti. E includerei la Colombia, che non ha la storia vincente delle altre due, ma viene da un’ottima Coppa América e da un girone di qualificazione sudamericano che autorizza a sognare. </p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Da argentino, ti aspettavi la vittoria del Mondiale in Qatar quattro anni fa o fu una sorpresa? Dove ti trovavi il 18 dicembre 2022?</strong></code></pre>



<p>No, una sorpresa no: non dimentichiamo che l&#8217;Argentina arrivava al Mondiale dopo la vittoria in Coppa América nellla quale aveva piegato il Brasile nel Maracanà. Però certamente noi argentini eravamo stati molti vicini tante volte alla vittoria che fino alla fine abbiamo vissuto il Mondiale in apnea. Dove mi trovavo il 18 dicembre 2022? Ero nell’appartamento di Susa, con il mio cagnolino Argos, con la mia bandiera annodata al collo e afferrato alla maglietta a maniche lunghe dell&#8217;Argentina, con il numero 10 senza nome sopra il numero e ancora senza stelle sopra lo stemma. Quella maglia è il mio portafortuna, anche perché mi fu regalata, con tanto di bellissima dedica, da Mario Alberto Kempes, capocannoniere e campione del mondo nel 1978. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-27510" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-1024x682.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-768x512.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55-1536x1023.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ee8e2b32-3cca-4da9-8e18-4fb360b23d55.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Daniel Martinez gioca a calcio balilla con Lautaro Martinez</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Quanto è stato importante il lavoro di Scaloni per valorizzare finalmente appieno il talento di Leo Messi in Nazionale e costruire un ciclo straordinariamente vincente con un Mondiale, una Finalissima e due Coppe América? </strong></code></pre>



<p>Quello che ha fatto Scaloni è stato fondamentale e molto difficile. Ha preso, senza alcuna esperienza, una &#8220;patata&#8221; bollentissima, com&#8217;era la nazionale che aveva lasciato Sampaoli nel 2018. Con molto senso pratico, profitto e zero proclami, Scaloni si è messo a lavorare duramente, mettendo Messi al centro del progetto. Però senza caricarlo di eccessive responsabilità. Al contrario, ha fatto in modo che il gruppo lo aiutasse e si compattasse attorno a lui. E <em>L<em>í</em>o </em>ha risposto come meglio non poteva. Per tutto questo, direi che Scaloni è stato provvidenziale, oltre che fondamentale, per la rinascita della <em>Selección&nbsp;</em>e di Lionel Messi. </p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Dopo la vittoria in Qatar Leo (o Lío come lo chiamate voi argentini) nel cuore del popolo argentino vale ormai Maradona? </strong></code></pre>



<p>Penso che <em>Lío </em>sia assolutamente nel cuore degli argentini, e con il tempo, quando si avrà la consapevolezza e la misura della sua traiettoria sportiva in tutta la sua incredibile magnificenza, lo sarà ancora di più. Ma l&#8217;idolo Messi è molto diverso dall&#8217;idolo Maradona. Diego era la forza ribelle, faceva leva su una personalità magnetica. Era idolatrato per le sue imperfezioni da uomo, tanto come lo era per la sua sublime classe calcistica. Il popolo si specchiava in quella sua volontà di essere uguale a lui. Diego era ognuno di noi, di qualsiasi argomento si parlasse. Era una bandiera, anzi di più: era uno scudo. Un <em>vendicatore</em>, che con la sua vita, idealizzata dalle masse, dimostrava che anche gli ultimi possono arrivare in alto. La sua voce era la voce di tutta quella gente che si sentiva dimenticata, maltrattata, derubata dai potenti. Non potremo mai misurare Diego con lo stesso metro con il quale misuriamo qualsiasi altro comune mortale. <em>Lío </em>invece, è l’idolo silente, timido a livelli quasi incomprensibili. È l’idolo che non ha mai giocato in patria (ma che mai ha perso l&#8217;accento, la cultura, l&#8217;<em>argentinità</em>). È il <em>lí<em>der </em></em>lontano, quello che ha vinto tutto quello che si può vincere, però per altri, con altri colori, dall’altra parte del mondo. A troppi chilometri di quella patria che lui, tuttavia e fortunatamente, non ha messo mai in soffitta, non ha mai dimenticato. <em>Lío </em>è l’idolo che ha dovuto sudare e piangere tanto prima di apparire un vincente agli occhi dei suoi connazionali e che adesso ha battuto tutti i record con la <em>camiseta albiceleste</em>. <em>Lío </em>ha già vinto con l&#8217;Argentina più di Diego e più di chiunque altro. Ma ha dovuto aspettare quella Coppa América alzata al Maracanà nel 2021 per ricevere gli applausi della gente e ottenere quel riconoscimento trasversale che prima qualcuno in patria gli negava. In poche parole: Diego è l’idolo del travolgente carisma; <em>Lío </em>è l&#8217;idolo della schiacciante superiorità calcistica.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Gli argentini hanno ormai due miti: Diego, l&#8217;idolo del travolgente carisma, il vendicatore degli ultimi, la voce della gente, lo scudo delle masse. E Leo, l&#8217;idolo della superiorità calcistica, il campione dei record cresciuto in una terra lontana, che ha sofferto e pianto, ma che ora anche in Nazionale ha vinto tutto, come nessun altro</p></blockquote></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>L'Argentina, rispetto all'Italia, è meno popolosa, ha un campionato di esportazione, ma resta una delle migliori scuole del mondo. Quali sono i metodi di lavoro che si utilizzano in Argentina nelle scuole calcio? </strong></code></pre>



<p>In Argentina è ancora preponderante la scuola del <em>potrero</em>, ovvero del campetto di quartiere. Abbiamo anche noi le scuole calcio <em>classiche</em>, soprattutto nelle grandi città, ma una parte importante, all&#8217;inizio del percorso formativo, si sviluppa nei club di quartiere, che in genere sono club <em>sociali </em>e di <em>promozione</em>. Ed è lì, in quei campetti di terriccio, di superfici sconnesse, che alle prime gocce di pioggia diventano di fango, che i ragazzini sviluppano caratteristiche del tutto personali, a volte uniche. Lì è dove la <em>gambeta</em> (il dribbling) diventa un’arma di sopravvivenza calcistica, non un lusso da sfoggiare per cogliere un applauso facile. Uno dei grandi problemi che stanno avendo le scuole di calcio eccessivamente metodiche dell&#8217;Europa è che costruiscono calciatori tutti uguali. Se la superficie dove i ragazzi imparano a giocare è sempre perfetta e uniforme, se il pallone è sempre iper performante, le difficoltà tecniche che si presenteranno saranno sempre uguali e anche le possibili soluzioni saranno uguali per tutti. Questo aspetto, sommato a metodi di allenamento standardizzati, alla formazione fisica preponderante in luogo della tecnica e a una scellerata ossessione per gli aspetti tattici, condiziona inevitabilmente la formazione delle nuove generazioni. Il risultato è che avremo giocatori che si assomiglieranno troppo tra di loro. Quando è risaputo che nel calcio il <em>giocatore diverso</em> e quello che fa la differenza.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Come vedi il futuro dell'Argentina dopo la generazione Messi? Quanto Nico Paz è già pronto per diventare il leader del nuovo corso argentino? E cosa aspettarsi da un Julian Álvarez sempre più consapevole dei suoi mezzi a livello internazionale? </strong></code></pre>



<p>Vedo un futuro promettente, con giocatori sempre competitivi, che hanno ereditato il dna che fu di Di Stéfano, di Labruna, di Sívori, di Kempes, di Bochini, di Alonso, di Maradona, di Messi e di tanti altri che ci hanno portato a essere una Nazionale vincente e che, anche nelle sconfitte, compete sempre ad alti livelli. Nico Paz è in un momento cruciale della carriera, è in quel passaggio tra l&#8217;essere un buon giocatore e la consacrazione che porta a diventare un campione. Speriamo che la troppa aspettativa non finisca per fargli del male. Ha davanti a sé Almada e anche lui, con caratteristiche leggermente diverse, potrebbe diventare un <em>lí<em>der </em></em>tecnico della Nazionale. Credo in ogni caso che la mancanza di un <em>lí<em>der </em></em>non sarà mai un problema nella Nazionale argentina, perché c’è tanta personalità in più di un calciatore. Il caso di Julian è notevole: a 26 anni ha già vinto tutti i titoli che un giocatore può vincere. Parliamo di 16 trofei, inclusi il Campionato del Mondo, due Coppe América, la Libertadores, la Champions League. E credo non sia ancora arrivato al punto più alto della sua carriera. Potrebbe tranquillamente essere lui il <em>lí<em>der </em></em>del futuro della Nazionale argentina. Da qui ai prossimi anni penso crescerà ancora.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-27512" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db-1536x1152.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/32a09668-fcab-4dc9-97d7-5e576d9934db.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Daniel Martinez con Gonzalo Higuain</figcaption></figure>



<p></p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Avere dei <em>líder </em>e dei grandi giocatori non sarà mai un problema per la Nazionale argentina, perché da noi i talenti continuano a nascere ed ereditare il dna dei vari Di Stéfano, Labruna, Sívori, Kempes, Bochini, Alonso, Maradona, Messi. Nei prossimi anni ho grande fiducia soprattutto in Nico Paz e Julián Álvarez</p></blockquote></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Il Brasile non vince un Mondiale da 24 anni. Ha deciso di affidarsi a un allenatore di provata qualità ed esperienza come Ancelotti. Quali sono i punti di forza e di debolezza dei verdeoro e come li vedi in ottica vittoria del Mondiale, anche alla luce del pareggio poco spumeggiante contro il Marocco all'esordio?</strong></code></pre>



<p>Il Brasile credo stia ripetendo la stessa <em>strada della frustrazione</em> che ha percorso la Nazionale argentina nei suoi 33 anni senza vittorie, tra la Coppa America 1993 e la Coppa América 2021. Ed è una strada molto pericolosa perché divora generazioni di grandissimi talenti. L’arrivo di Ancelotti, un uomo abituato alla vittoria e che sa gestire come nessuno gli spogliatoi carichi di ego, potrebbe essere il toccasana per evitare che questa strada diventi ancora più lunga. I punti di forza del Brasile, lo sappiamo tutti, passano da risorse individuali quasi inesauribili, da giocatori di enorme qualità ma che &#8211; e qui sono i punti deboli &#8211; da tempo non trovano l’amalgama necessaria per imporsi. Se continua a naufragare nell’ansia, nella fretta e si aspetta di risolvere le partite con i colpi isolati di questo o quell’altro giocatore, anche in questo Mondiale il Brasile finirà per disunirsi piano, piano. Se invece <em>la cura Carletto</em> riuscirà a essere efficace, è una Nazionale che potrà ambire al massimo traguardo. </p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Tra le favorite indiscusse vi sono la Spagna di Yamal, la Francia di Mbappé e del pallone d'oro Dembélé, l'Inghilterra di Kane. Tu chi vedi meglio tra queste e chi indichi come favorita per la vittoria? </strong></code></pre>



<p>Sulla Spagna e sulla Francia sono d’accordissimo, non sull’Inghilterra che mi sembra ancora una volta in costruzione. Al suo posto io menzionerei come candidato alla vittoria il Portogallo che ha giocatori di grandissimo valore in tutti i reparti. Ma il successo finale in un Mondiale dipende di tante cose, dai piccolissimi dettagli fino a concetti generali molto ampi. Fare previsioni è estremamente complesso. Ma tra tutte per me la Spagna è la più solida, la più squadra.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-27518" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e-1536x1152.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/c4a28e68-a60e-4871-affc-ec5a3b90959e.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Daniel Martinez fuori dall&#8217;Allianz Arena, stadio di Monaco di Baviera</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Quale può essere invece la Nazionale sorpresa? E quale sarà invece secondo te il giocatore rivelazione dei Mondiali? </strong></code></pre>



<p>Per quello che ho visto finora, tra amichevoli premondiali e primissime partite, mi ha impressionato (ma non si può parlare esattamente di sorpresa) il calcio che esprime il Marrocco. Attenti poi al Giappone, che potrebbe essere una piacevole scoperta e arrivare lontano in questo Mondiale. Indicare il giocatore rivelazione è ancora più difficile, dunque rispondo con quello che vorrei lo fosse, con tutto il cuore: Nico Paz.</p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Per la terza volta consecutiva l'Italia non sarà ai Mondiali. Da argentino che però da anni conosce bene la nostra realtà, qual è secondo te il principale problema del nostro calcio: troppi stranieri? Poca cultura sportiva? Scarso investimento su vivai, allenatori e strutture? </strong></code></pre>



<p>Per rispondere come si deve a questa domanda ci vorrebbe lo spazio di un libro, non di un&#8217;intervista. Non scopro nulla dicendo che questa crisi è il risultato di una somma di fattori. Da leggi come il famoso <em>decreto crescita</em> che favoriscono fiscalmente l&#8217;acquisto di giocatori che vengono dall’estero invece che l&#8217;acquisto di giocatori nel mercato interno, a problemi di abitudini culturalmente sbagliate. <br>La riassumerei così: la peggiore malattia del calcio italiano (certo, non l’unica) è lo sfrenato <em>amore </em>degli italiani per il mercato. Gli anni dell&#8217;abbondanza, <em>del calcio più bello del mondo</em> andava di pari passo con l&#8217;<em>allure</em> dei club dominati dai presidenti mecenati. I quali però di mecenatismo non avevano nulla, perché il calcio ha sempre dato tantissimo, in termini economici, di popolarità, di potere e di influenza politica a tutti gli imprenditori che scelgono di investire in una società calcistica. <br>Da allora i tifosi hanno iniziato a preoccuparsi solo, e continuano a farlo ancora oggi, di cosa regalerà loro il presidente nel calcio mercato. I media per alimentare i sogni (a quell’epoca possibili) parlavano di <em>colpo</em>, di <em>bomba</em>. Il fatto che in Italia il mercato sia così importante è dimostrato dal fatto che è l&#8217;unico Paese dove le trattative si fanno in un posto <em>centralizzato </em>e tutto il pacchetto viene venduto come uno spettacolo mediatico. In altri Paesi, quando un club vuole comprare un giocatore, i dirigenti e i rappresentanti si telefonano e si trovano da qualche parte, nell&#8217;ufficio di uno o dell&#8217;altro, a cena, o in un hotel qualunque. Non c’è un posto <em>centralizzato </em>dove si sviluppa il mercato. <br>Questa modalità mercantilistica ha fatto sì che i vivai perdessero sempre di più centralità nel momento in cui c&#8217;era da pensare al ricambio generazionale delle rose. E visto che i vivai sono un settore dove si deve investire tanto oggi per avere forse qualcosa domani &#8211; però non c&#8217;è niente di reale, di concreto e di garantito nell&#8217;immediato &#8211; ai tifosi e agli imprenditori non è mai sembrato una buona idea investire su questo fronte. I tifosi in Italia non sentono dunque la necessità di veder crescere i ragazzi dei propri settori giovanili né chiedono a gran voce ai presidenti di scommettere su questo o quel giovane promettente. <br>Il refrain è: <em>il presidente vuole una squadra per vincere subito</em>. E tutti sono così contenti quando arriva uno sconosciuto pagato a peso d’oro. Ma negli anni Ottanta e Novanta i soldi permettevano di andare in giro per il mondo, come oggi fanno gli sceicchi, e di portare in Italia giocatori di relativa qualità. Oggi credo sia evidente a tutti che non è più così. Oggi la logica mercantilistica vede altri Paesi dominare e altri campionati diventare le prime scelte. E di conseguenza, in Italia oggi quali giocatori arrivano? Non ho bisogno di scriverlo qui, tutti lo sappiamo. Basterà dire che se viene ingaggiato qualche giovane buono per davvero, lo si fa arrivare in prestito e con la clausola di ricompra. <br>Quando si guarda ai settori giovanili, dunque, si trovano campioncini che forse contro i pari età potranno farsi valere, ma che difficilmente avranno quel quid in più necessario per fare il salto di qualità ed essere competitivi al massimo livello. Ma soprattutto quello che più manca è quell’interesse che iniziano a sentire da piccoli da parte dei propri tifosi, quel fuoco che li nutre, che li fa crescere forti, perché quando arriverà la loro opportunità, i tifosi saranno dalla loro parte e vorranno vederli imporsi. Fino a quando questa logica culturale in Italia non farà strada, prevedo ancora tempi bui.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-27511" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1-1536x1152.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/06/ea327c54-bd11-4cf6-9d95-419176f6bbb1.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Daniel Martinez intervista Alessandro Del Piero, uno degli ultimi grandi interpreti del calcio italiano</figcaption></figure>



<p></p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Uno dei grandi problemi del calcio italiano è il mercato. Dai tempi in cui la Serie A dominava la scena negli anni Ottanta e Novanta. Questo ha fatto sì che si vuole il campione dell&#8217;oggi e non si dà il tempo di costruire il campione del domani. E i tifosi chiedono ai presidenti non quale ragazzo emergerà dal vivaio, ma chi verrà acquistato. </p></blockquote></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Si sente spesso dire da alcuni che il calcio di oggi è più difficile di quello di un tempo, mentre altri rimpiangono il calcio del passato. Tu che segui per lavoro questo sport da tanto tempo, quali ritieni sia la più grande differenza tra il calcio di oggi e quello di ieri? </strong></code></pre>



<p>Secondo me l’uomo tende a superare i suoi limiti sempre, lo prova la storia. Migliorano la tecnologia dei materiali, i metodi degli allenamenti, il modo di alimentarsi. Migliora la medicina e un infortunio che in tempi passati ti lasciava fuori del campo per un lungo periodo oggi si risolve in un paio di mesi. In qualsiasi altro sport questa discussione non si porrebbe neanche. <br>Ma il calcio è uno sport fatto di sensazioni, di emozioni, ed è assolutamente opinabile in qualunque aspetto. E allora si accende il dibattito. Molto probabilmente chi dice fosse meglio il passato, lo sostiene perché era migliore lui stesso. E quindi ha la sensazione che ciò che vedeva in campo era migliore. Ma non è vero. Era lui a essere migliore, perché aveva la metà degli anni, la metà delle responsabilità e il doppio dei sogni di oggi. Il calcio contemporaneo si gioca a una velocità superiore, con un&#8217;intensità e con una varietà di movimenti collettivi che un tempo non si immaginavano nemmeno. Oggi si vedono più volte cambi di fronte di 50 metri da parte di terzini ignoti che in un&#8217;altra epoca verrebbero qualificati come grandissimi giocatori solo per quel singolo gesto tecnico. <br>Con molta più frequenza vediamo giocate acrobatiche in area, eseguite con la naturalezza di qualunque attaccante. Quando un tempo questi gesti erano riservati solo ai grandi campioni. È anche vero che oggi, a qualsiasi ora c’è una partita. E che in qualsiasi latitudine si impara e si gioca a calcio. Per questo le opportunità di vedere certi gol e certi gesti si moltiplicano. C’è però un aspetto in base al quale i giocatori di prima avrebbero avuto molte più possibilità di giocare meglio e più a lungo. Parlo dell&#8217;aggressività in campo. È una differenza sostanziale con il calcio di oggi, nel quale i giocatori vengono protetti molto di più. Sono convinto, ad esempio, che se Maradona fosse stato più protetto da parte di regolamenti e arbitri, avrebbe avuto una carriera ancora migliore. </p>



<pre class="wp-block-code"><code><strong>Parlando ancora di Maradona, hai iniziato a seguire il calcio decenni fa, lavorando a stretto contatto con il mitico Víctor Hugo Morales e conoscendo personalmente Diego, che resta una delle figure più iconiche del calcio e dello sport. Cosa puoi dirci di lui come personaggio fuori dal campo? Hai qualche aneddoto particolare sulla sua figura? </strong></code></pre>



<p>Diego era più che un idolo delle masse, era un’icona pop, un personaggio del valore universale che trascendeva il calcio e qualunque argine si potesse opporre alla sua personalità. Ho avuto la fortuna di lavorare da giovane con Victor Hugo, una delle persone più importante della mia vita, non solo professionale, e nei confronti del quale sarò eternamente debitore. Ciò mi ha permesso di affacciarmi al <em>mondo Maradona</em>.<br>Essere lui, essere Diego, sarebbe stato difficilissimo per chiunque. Quello che generava la sua sola presenza era incredibile, è difficile raccontarlo senza sembrare esagerato. E probabilmente anche quello è stato il motivo dei suoi demoni. Credo che non ci sia stato mai un solo Maradona. Per dirlo in un modo più comprensibile: c’era Diego, il giocatore che tutti i suoi compagni amavano, l’uomo capace di una generosità genuina, quello per cui la parola di Don Diego (suo padre) era legge, quello semplice, alla mano, disponibile e attento. Quello che si preoccupava dei bisognosi. Diego era pieno di virtù e degno di tanta ammirazione. <br>Ma quasi al contempo (forse entrando al palcoscenico mentre l’altro ancora stava uscendo), c’era anche Maradona. Ovvero il personaggio scontroso, un po&#8217; arrogante, che sembrava arrabbiato e che non si tratteneva se voleva insultare. Era una figura piena di contradizioni. Che poteva sostenere al mattino una posizione e la notte la posizione opposta. Ma sempre con la stessa (e questo era la cosa incredibile) genuina convinzione con la quale poche ore prima aveva dichiarato il contrario. Tra Diego, l’uomo, e Maradona, il personaggio, correva un fiume di umanità, di fragilità, di voglia di superare se stesso, di confusioni travolgenti. A tutti e due ho voluto bene. Dirò di più: l’uomo Diego mi ha aiutato a capire un po&#8217; le difficoltà del personaggio Maradona. Ma anche a capire un po&#8217; le mie contradizioni.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>C&#8217;era Diego, il giocatore che tutti i compagni amavano, l&#8217;uomo generoso, alla mano e disponibile. E poi c&#8217;era Maradona, il personaggio scontroso, contraddittorio, che cambiava posizione di continuo. A entrambi ho voluto bene. E l&#8217;uomo Diego mi ha aiutato a capire di più il Maradona personaggio e a capire di più anche me stesso</p></blockquote></figure>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/06/14/mondiale-2026-i-pronostici-di-daniel-martinez-di-espn-spagna-favorita-ma-la-mia-argentina-e-sempre-forte.html">Mondiale 2026, i pronostici di Daniel Martinez di Espn: «Spagna favorita, ma la mia Argentina è sempre forte»</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Intervista a Mario Beretta: «La nazionale sta crescendo, ma l&#8217;Italia non è un Paese sportivo»</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/10/26/intervista-a-mario-beretta-la-nazionale-sta-crescendo-ma-litalia-non-e-un-paese-sportivo.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Oct 2024 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le nostre interviste]]></category>
		<category><![CDATA[euro 2024]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[luciano spalletti]]></category>
		<category><![CDATA[mario beretta]]></category>
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		<category><![CDATA[serie A]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Mario Beretta, tecnico della Figc [www.figc.it] Ha iniziato ad allenare quando l&#8217;Italia è diventata campione del mondo, ovvero nel 1982. Da allora [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/10/26/intervista-a-mario-beretta-la-nazionale-sta-crescendo-ma-litalia-non-e-un-paese-sportivo.html">Intervista a Mario Beretta: «La nazionale sta crescendo, ma l&#8217;Italia non è un Paese sportivo»</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Mario Beretta, tecnico della Figc [www.figc.it]</em></p>



<p class="has-drop-cap">Ha iniziato ad allenare quando l&#8217;Italia è diventata campione del mondo, ovvero nel 1982. Da allora <strong>Mario Beretta</strong> ha girato tantissime piazze, in Italia ma anche in Grecia, con un&#8217;esperienza al PAOK Salonicco. Si è misurato in Serie C, in Serie B e nel 2004 è arrivato in Serie A, per guidare il Chievo Verona. Anticamera del passaggio al Parma, quando nella stagione 2005-2006 riuscì addirittura, complici i fatti di Calciopoli, a portare gli emiliani in Coppa UEFA. Sempre in A ha allenato anche il Siena.<br>Un&#8217;esperienza ricca e variegata, con Beretta che nella seconda parte della proprie carriera si è occupato di giovani e di settore giovanile, responsabile prima del vivaio del Cagliari e poi coordinatore di quello del Milan. Sino alla federazione: oggi, infatti, Beretta è docente di tecnica e tattica calcistica alla Scuola di Coverciano.<br>Negli ultimi giorni Beretta è stato ospite dell&#8217;associazione Piccolo Fiore, che opera all&#8217;interno della Domus Laetitiae, struttura che segue persone con disabilità, e abbina lo sport ai valori del volontariato e della solidarietà. Il Piccolo Fiore organizza sovente serate con nomi illustri del panorama calcistico e sportivo nazionale.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/ab5ee605-e35d-4c91-8daf-c5b756baf45f-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-21812" style="width:800px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/ab5ee605-e35d-4c91-8daf-c5b756baf45f-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/ab5ee605-e35d-4c91-8daf-c5b756baf45f-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/ab5ee605-e35d-4c91-8daf-c5b756baf45f-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/ab5ee605-e35d-4c91-8daf-c5b756baf45f-1536x1152.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/10/ab5ee605-e35d-4c91-8daf-c5b756baf45f.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mister Mario Beretta (secondo da sinistra) ospite del &#8220;Piccolo Fiore&#8221;</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Mister Mario Beretta, iniziamo dalla Nazionale italiana: dopo il deludente <a href="https://gameofgoals.it/category/calcio-attuale/euro-2024">Europeo 2024</a>, la squadra di Luciano Spalletti sta affrontando un positivo cammino nella Nations League. È presto per dire che l'Italia ha cambiato passo, ma qualche miglioramento sembra esserci...</strong></pre>



<p>In Italia purtroppo ci esaltiamo subito e ci deprimiamo subito. Non abbiamo molte vie di mezzo, molto equilibrio nei giudizi. Spalletti sta svolgendo un ottimo lavoro, ha lanciato giocatori nuovi e continuerà a farlo. Bisogna dargli tempo. All&#8217;Europeo certe cose non hanno funzionato per il verso giusto, ma il lavoro del tecnico sul medio-lungo periodo sta cominciando a dare maggiori frutti.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>La difesa e il centrocampo appaiono reparti ben assemblati e riforniti, qualche preoccupazione in più lo desta l’attacco: da anni l’Italia non riesce a proporre dei fuoriclasse nei ruoli di centravanti e fantasista. Come mai?</strong></pre>



<p>È vero, in avanti fatichiamo, ma qualcosa si sta muovendo. Retegui è in crescita, come Lucca ed Esposito nell’Under 21. Capire come mai non emergano più grandi fuoriclasse offensivi è complicato. I talenti nascono, ma li si può anche far crescere, con interventi mirati. Quando ero allenatore nei settori giovanili di Milan e Cagliari, ad esempio, avevo dei tecnici specifici per i diversi ruoli: le qualità degli attaccanti si possono anche allenare e far progredire.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Le difficoltà della nazionale sono figlie anche del fatto che di giocatori italiani nei nostri club ve ne sono pochi, a partire dai top team. È perché emerge poco dai vivai o perché le prime squadre non hanno la pazienza e il coraggio di credere nei propri ragazzi, come ci disse in una <a href="https://gameofgoals.it/2024/07/04/europei-e-coppa-america-la-fase-finale.html">diretta mister Gianni De Biasi</a>?</strong></pre>



<p>La situazione non è così drammatica. Il Milan ha disputato la finale della Youth League lo scorso anno, l’Italia Under 17 ha vinto gli Europei e l’Under 21 si è appena qualificata alla fase finale. I giovani ci sono, ma è chiaro che bisogna farli giocare. Sappiamo che non ci sono più gli oratori, il calcio da strada, come un tempo. Ma non possiamo farci nulla. Dobbiamo adeguarci alle epoche. Gli allenatori delle giovanili stanno provando a riproporre quei modelli nelle società, però ci vanno lavoro e tempo.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>All’estero però i ragazzi vengano lanciati ancora minorenni ad alto livello. L’Italia è un Paese tradizionalmente “per vecchi” e mostra spesso poco coraggio di fronte a scelte giovani e di novità. Pensa che questo si rifletta anche nello sport, nel calcio?</strong></pre>



<p>Sento dire che Yamal a 17 anni gioca nel Barcellona e vince l’Europeo, mentre Camarda è ancora nelle giovanili del Milan (anche se ha esordito in Champions pochi giorni fa). Non possiamo fare questi paragoni. Bisogna considerare i contesti, i momenti, le differenti personalità, il fatto che siamo di fronte a due Paesi diversi. E non è tanto che noi siamo un Paese “per vecchi”. Più che altro non siamo un Paese sportivo. Per anni l’insegnamento della ginnastica alle elementari era affidata alle maestre. Si fanno due ore di educazione fisica alla settimana nelle medie inferiori e superiori: dove vogliamo andare? Lo sport è unicamente demandato alle società, ai privati. La scuola fa pochissimo. Non siamo una nazione che investe nello sport, c’è poco da fare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/10/26/intervista-a-mario-beretta-la-nazionale-sta-crescendo-ma-litalia-non-e-un-paese-sportivo.html">Intervista a Mario Beretta: «La nazionale sta crescendo, ma l&#8217;Italia non è un Paese sportivo»</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Analisi tattico-tecnica della nuova Juventus di Thiago Motta</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/09/27/analisi-tattico-tecnica-della-nuova-juventus-di-thiago-motta.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Sartore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2024 12:35:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le nostre interviste]]></category>
		<category><![CDATA[champions league]]></category>
		<category><![CDATA[douglas luiz]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe calabrese]]></category>
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		<category><![CDATA[thiago motta]]></category>
		<category><![CDATA[vlahovic]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'allenatore Giuseppe Calabrese: «Thiago è lavoro e positività. Bene che punti sui giovani. Yildiz fenomeno, Vlahovic si riprenderà. Ecco le differenze con la Juve di Allegri»</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/09/27/analisi-tattico-tecnica-della-nuova-juventus-di-thiago-motta.html">Analisi tattico-tecnica della nuova Juventus di Thiago Motta</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Thiago Motta, nuovo allenatore della Juventus</em></p>



<p class="has-drop-cap">Il nuovo corso bianconero è iniziato con un mercato pirotecnico, tanti acquisti e tante novità che meritano una prima analisi tattico/tecnica.</p>



<p>Al nuovo allenatore si sono aggiunti 8 nuovi acquisti, una rosa profondamente trasformata rispetto alla stagione passata per renderla più adatta ad interpretare il verbo di <strong>Thiago Motta</strong> e per affrontare le cinque competizioni in cui la Juventus è impegnata.</p>



<p>Le prime cinque giornate di campionato e la prima partita della rinnovata Champions League hanno già rivelato aspetti interessanti, alcuni molto confortanti, è il caso di una difesa quasi imperforabile, altri che sono al centro del dibattito, tra cui la sterilità dell’attacco che paga il ‘mal di goal di <strong>Vlahovic</strong>’.</p>



<p>Ma andiamo per ordine e cerchiamo di analizzare la nuova Juve alla luce di queste prime esibizioni, convinti però che la squadra abbia bisogno di tempo per assimilare schemi, movimenti e trovare l’amalgama necessaria.</p>



<p>Abbiamo affrontato l’analisi con <strong>Giuseppe Calabrese</strong>, allenatore Uefa B, collaboratore tecnico di una società professionistica del sud d’Italia.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/829cf1c3-844c-4d21-a534-901c1c210df9-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-21505" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/829cf1c3-844c-4d21-a534-901c1c210df9-683x1024.jpg 683w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/829cf1c3-844c-4d21-a534-901c1c210df9-200x300.jpg 200w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/829cf1c3-844c-4d21-a534-901c1c210df9-768x1152.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/829cf1c3-844c-4d21-a534-901c1c210df9-1024x1536.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/829cf1c3-844c-4d21-a534-901c1c210df9.jpg 1067w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Giuseppe Calabrese: la sua analisi sulla nuova Juve</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>La stagione è appena cominciata ma possiamo già fare una prima riflessione. Cosa ti ha colpito in particolare?</strong></pre>



<p>Quello che più cattura il mio interesse è il fatto di aver coinvolto quasi tutti i giocatori a disposizione, il coraggio di lanciare ragazzi giovani in partite importanti, su tutti, Savona e Mbangula, che si sono disimpegnati alla grande, giocando come esperti senza subire la pressione della maglia e dello stadio, perché giocare all’Allianz ha un certo peso. Il mister è stato bravo a trasmettere tranquillità e positività ai ragazzi. Un’altra cosa che mi ha colpito è l’atteggiamento di Thiago in panchina, sempre positivo anche quando qualcuno sbaglia un passaggio o un intervento, lui è li che applaude e incoraggio sempre i suoi ragazzi.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Tra i nuovi arrivati finora si è segnalato soprattutto Kalulu il cui arrivo aveva registrato qualche scetticismo...</strong></pre>



<p>Penso che Kalulu sia un ottimo rinforzo per la sua duttilità. Può giocare da terzino destro e da centrale, e questo facilita la Juve nelle rotazioni in quanto è capace di leggere il gioco e le situazioni, ed in base ad esse riesce a prendere una posizione che permette ai bianconeri di poter sviluppare la costruzione dal basso senza grosse difficoltà; è dotato di una buonissima tecnica individuale che gli permette di far correre la palla velocemente e in fase difensiva è molto bravo e attento nella marcatura a uomo e nelle coperture preventive. Non dimentichiamoci che nella stagione in cui il Milan ha vinto lo scudetto, era considerato uno dei difensori più bravi del momento, e uno degli assoluti protagonisti di quel trionfo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="686" height="386" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/hq720-1.jpg" alt="" class="wp-image-21507" style="width:800px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/hq720-1.jpg 686w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/hq720-1-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 686px) 100vw, 686px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pierre Kalulu, buon impatto in bianconero</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>La difesa - 0 goal incassati in campionato - è il reparto che, al momento, pare aver trovato equilibrio. Un giudizio positivo che va di certo condiviso con centrocampo e attacco che hanno collaborato a questo risultato, concordi?</strong></pre>



<p>Sicuramente, quando si ottengono determinati risultati, come quello di mantenere la propria porta inviolata non è solo merito dei difensori, ma di tutti i giocatori che scendono in campo. I giocatori offensivi sono i primi a sacrificarsi quando non hanno palla, pressando e togliendo linee di passaggio facili agli avversari, in tal modo la manovra degli opponenti risulta meno mobile e quindi più prevedibile, cosa che facilita il compito di lettura ai propri difensori.<br>La Juventus ha due modi di difendere; il primo quando gli avversari costruiscono dal basso vanno in pressione uomo contro uomo e l’attaccante, Vlahovic, indirizza la pressione verso un lato. Se invece, questa pressione va a vuoto, la Juve si ricompatta e si mette in maniera ordinata con una sorta di 4-4-1-1 dietro la linea della palla attendendo l’attimo più congeniale per il recupero di essa.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>In che cosa è cambiata la Juve di Motta rispetto a quella di Allegri?</strong></pre>



<p>Il cambiamento è sia tecnico che tattico; mentre con Allegri la Juve prediligeva un calcio in verticale, con Thiago si ha un calcio fatto da più fraseggi. Tatticamente la Juve di Max non cambiava molto tra le due fasi, ovvero quella di possesso e non possesso, mantenendo sempre un 3-5-2 ed un 5-3-2, mentre la novità di Motta è quella di creare più linee di passaggio in fase di possesso. Per quanto concerne la costruzione i bianconeri, ora, hanno più soluzioni, il tutto dipende dalla posizione che prende Cambiaso in campo. Quando rimane nel suo ruolo di partenza, ovvero quello di terzino sinistro, la Juve costruisce il gioco con un 4-1-4-1; mentre, quando si posiziona come secondo play accanto a Locatelli, permette alla squadra di modularsi con un 3-2-2-3. Questo atteggiamento permette ai giocatori di formare un quadrato, formato dai 2 centrocampisti insieme ai 2 trequartisti, che consente la ricerca dell’uomo libero tra le linee, di avere maggiori linee di passaggio nella zona degli “half space” e in più l’uscita di palla laterale grazie al posizionamento degli attaccanti esterni che giocano con le spalle quasi sulla linea laterale, garantendo la massima ampiezza allo sviluppo della manovra. In fase difensiva, invece, attua un 4-4-1-1 Cambiaso torna nella sua posizione inziale.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Cosa pensi delle momentanee difficoltà di inserimento dei più pregiati del mercato e in particolare Douglas Luiz?</strong></pre>



<p>Sinceramente mi aspettavo un inizio così per il brasiliano, del quale ovviamente nei pochi minuti che ha giocato, ha messo in mostra della qualità tecniche da fuoriclasse. È un giocatore che va aspettato, non dimentichiamoci che in passato, campioni del calibro di Platini, Zidane e Nedved ci hanno messo tempo per integrarsi nel contesto Juve e del calcio italiano, che tatticamente, come dicono tutti gli addetti ai lavori, è il campionato più difficile del mondo. Sono sicuro che il mister sarà in grado di poter mettere in condizione l’ex Aston Villa di essere un punto fermo della Juventus e di mettere le sue doti tecniche al servizio dei compagni.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Alcuni critici segnalano un eccesso di fraseggio in fase arretrata e poche verticalizzazioni per Vlahovic, tu cosa ne pensi?</strong></pre>



<p>Io non concordo con questa critica. Il fraseggio in fase arretrata serve per attirare e stuzzicare la pressione degli avversari; più gli avversari vengono forte in avanti, e più si aprono spazi e campo alle spalle dei difensori, da attaccare con tutto il potenziale qualitativo dei calciatori bianconeri. Per quanto riguarda Vlahovic, in queste partite non ha avuto molte occasioni e quando ci sono state è mancato del cinismo necessario a capitalizzarle.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Dusan-Vlahovic-e-Kenan-Yildiz-1024x682.webp" alt="" class="wp-image-21506" style="width:800px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Dusan-Vlahovic-e-Kenan-Yildiz-1024x682.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Dusan-Vlahovic-e-Kenan-Yildiz-300x200.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Dusan-Vlahovic-e-Kenan-Yildiz-768x512.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Dusan-Vlahovic-e-Kenan-Yildiz.webp 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Dusan Vlahovic e Kenan Yildiz: nuova coppia-gol bianconera</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Yildiz è la giovane stella della Juve. Quest'anno ha accettato la responsabilità del numero 10. In che ruolo possono essere valorizzate al meglio le sue qualità? A sinistra nei 3 dietro la punta o come trequartista suggeritore immediatamente dietro a Vlahovic con il compito di innescare il serbo?</strong></pre>



<p>Il nuovo numero 10 per me è un fenomeno, lo ha dimostrato anche negli ultimi Europei, con la sua Turchia, dove si è fatto conoscere dal grande calcio europeo, grazie alle sue ottime prestazioni. A mio avviso le sue qualità tecniche, gli permettono di giocare in qualsiasi ruolo offensivo, ma credo che la sua posizione ideale sia alle spalle della punta, in quanto gli consente di essere sempre nel fulcro del gioco e di toccare molti più palloni. La posizione che ricopre oggi, ovvero quello di attaccante di sinistra, è consona alle sue caratteristiche ma deve cercare di essere più pungente e di andare di più nell’1 contro 1.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>In chiusura, i tifosi della Juve “al momento sono in attesa”, possono essere ottimisti?</strong></pre>



<p>Io dico di sì, la Juventus ha avviato un nuovo ciclo di rinnovamento, fatto da giovani, e bisogna essere pazienti per i risultati. Sappiamo tutti che alla Juve bisogna portare risultati in pochissimo tempo, ma le prestazioni sono state tutte positive, la produzione di occasioni è stata notevole, manca quel pizzico di concretezza e cinismo per capitalizzarle al meglio. Sono convinto che le premesse sono positive e che con il lavoro si possano raggiungere gli obiettivi prefissati dalla società, ma serve tempo.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Thiago Motta: &quot;Sono un allenatore fortunato, ho una vita bellissima. Nico e Conceicao? Sono forti&quot;" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/qDhaHoUmVJE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Champions League 2024-2025, l&#8217;analisi e i pronostici di Alberto Cerruti</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/09/18/champions-league-2024-2025-lanalisi-e-i-pronostici-di-alberto-cerruti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2024 17:16:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le nostre interviste]]></category>
		<category><![CDATA[alberto cerruti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storica firma del calcio per la Gazzetta dello Sport: «Real favorito, ma ripetersi sarà dura. City e Bayern rivali più temibili. Ancelotti meglio di Guardiola. Endrick e Yamal possibili stelle. E sui giovani italiani dico...»</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/09/18/champions-league-2024-2025-lanalisi-e-i-pronostici-di-alberto-cerruti.html">Champions League 2024-2025, l&#8217;analisi e i pronostici di Alberto Cerruti</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: il Real esulta dopo il faticoso successo sullo Stoccarda. </em><br><em>Secondo Alberto Cerruti le merengues restano comunque la squadra da battere</em></p>



<p class="has-drop-cap">In principio c&#8217;era la Coppa dei Campioni: una squadra per Paese, quella che l&#8217;anno prima aveva vinto il campionato nazionale. Poi è venuta la Champions League e il numero di formazioni per ogni nazione &#8211; e di conseguenza il numero di partite &#8211; è via via lievitato sino a quota 32.<br>Quest&#8217;anno una nuova rivoluzione: 36 formazioni, addio alla formula dei gironi, ecco un campionato unico stile Eurolega di basket, con otto partite invece che sei (quattro in casa e quattro in trasferta, senza più l&#8217;andata e il ritorno); le migliori otto qualificate direttamente agli ottavi di finale; dalla 9ª alla 24ª ai sedicesimi; dalla 25ª alla 36ª eliminate.<br>Abbiamo chiesto ad <strong>Alberto Cerruti</strong>, storica prima firma del calcio per la Gazzetta dello Sport (è entrato alla <em>Rosea</em> dal 1974) di fare il punto su questa nuova Champions.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="896" height="504" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/cerruti.jpg" alt="" class="wp-image-21348" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/cerruti.jpg 896w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/cerruti-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/cerruti-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 896px) 100vw, 896px" /><figcaption class="wp-element-caption">Alberto Cerruti</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Le piace questo nuovo format della Champions?</strong></pre>



<p>Non mi convince, perché trovo illogico che non si incontrino tutti gli avversari. È come se nel campionato italiano l’Inter affrontasse la Roma e non la Lazio, mentre il Milan giocasse contro la Lazio e non contro la Roma. Sarebbe più sensata una soluzione in cui si incontrano tutti. Il vecchio formato dei gironi mi piaceva di più, c’erano scontri diretti e si poteva vedere la differenza tra andata e ritorno su due partite.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Questa nuova Champions è un antipasto della Superlega? E la Superlega secondo lei sarà il futuro del calcio europeo?</strong></pre>



<p>Non è un antipasto della Superlega, si tratta di due competizioni diverse. Ma non mi sorprenderei che si arrivasse alla Superlega prima o poi, anche se adesso è ancora presto, evidentemente. Quando è nata la Coppa dei Campioni non c’erano tutte queste squadre, poi è successo. Il calcio è inevitabilmente soggetto ai cambiamenti.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Lei è tifoso del Real Madrid, la squadra regina della Champions con 15 successi. Quando e da dove nasce questa passione per le merengues?</strong></pre>



<p>Da bambino, quando con i miei amici giocavo con le biglie sulla spiaggia, tutti erano tifosi della Juventus, dell&#8217;Inter, del Milan. A quei tempi le biglie avevano le figurine e un amico ne aveva una del Real. E mi disse: &#8220;Io tifo per il Real&#8221;. Così lo dissi anche io. Era un modo per stupire, per essere alternativo, per non sentirmi etichettato. Quando poi ho iniziato a fare il giornalista e per motivi professionali ho frequentato l&#8217;ambiente del Real, conoscendo presidenti, allenatori, giocatori, ho capito che era un club unico, di un altro pianeta rispetto a tutti gli altri. La presenza di allenatori italiani come Capello e oggi Ancelotti ha rinforzato ulteriormente le mie convinzioni e il mio supporto.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Il Real è campione in carica e ha aggiunto Mbappé ed Endrick a un organico già stellare. È sempre la favorita?</strong></pre>



<p>È la favorita, ma non la super favorita, anche perché ripetersi è molto difficile. E ci sono tante avversarie di ottimo livello. La scorsa stagione la favorita era il Manchester City, che poi non ha vinto. Sono discorsi che lasciano il tempo che trovano, spesso essere favoriti è un peso più che un vantaggio.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>A proposito di peso, quanto il Real sarà influenzato in negativo dall'assenza di Kroos?</strong></pre>



<p>Moltissimo, e lo stiamo già vedendo in queste prime giornate. Lo scorso anno ho parlato con Ancelotti, e lui sperava che tra Kroos e Modric rimanesse Kroos. Lo riteneva più importante, d&#8217;altronde era un titolare fisso mentre Modric entra solo nei finali, senza dimenticare che Kroos ha cinque anni in meno. Il Real sta soffrendo molto la sua assenza, concede troppo e manca un regista capace di dettare i tempi come faceva il tedesco.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/664c7db2c85fe-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-21349" style="width:850px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/664c7db2c85fe-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/664c7db2c85fe-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/664c7db2c85fe-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/664c7db2c85fe.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Toni Kroos: assenza pesante per il super Real</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Il Real non è partito a tutta, ma poi esce sempre nei momenti decisivi, e in una finale rimane l'avversario che tutti vogliono evitare...</strong></pre>



<p>È una squadra che emerge quando conta. Vedi anche la finale di Supercoppa Europea contro l&#8217;Atalanta. La forza del Real è quella di venire fuori alla distanza, quando ha senso farlo. Anche in questa prima giornata di Champions ha sconfitto 3-1 lo Stoccarda segnando il terzo gol nel recupero. Il Real è un club unico per carattere, storia e abilità dei suoi campioni.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Mbappé e Vinicius per ora sembrano pestarsi un po' i piedi. Riusciranno a coesistere e quanto sarà fondamentale il lavoro di Ancelotti?</strong></pre>



<p>Il lavoro di Carletto sarà determinante, riuscirà a farli coesistere nello spogliatoio senza creare gelosie e divisioni. Con il tempo troveranno il legame ideale, ne sono convinto. Il problema del Real non è la coesistenza tra Mbappé e Vinicius, è la difesa. Rischia troppo e non potrà essere sempre salvata dalle parate di Courtois, del quale si parla sempre poco, ma che oggi è il miglior portiere del mondo.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Il Manchester City sembra la rivale più accreditata, ma potrebbe essere distratto dal processo in seno alla Premier che lo vede accusato di 115 irregolarità finanziarie. Quanto sarà influenzata da questa vicenda la squadra di Guardiola?</strong></pre>



<p>Non penso che il processo influirà, anzi. Potrà essere un motivo di unione in più per dimostrare che la squadra è forte.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Ancelotti e Guardiola sono i migliori allenatori del mondo al di là del fatto che allenino i migliori club?</strong></pre>



<p>Il migliore è Ancelotti perché ha vinto dappertutto e ha vinto più di Guardiola. Ha conquistato cinque Champions, due in più del catalano, e il titolo nei cinque campionati più importanti d&#8217;Europa: quello italiano, quello inglese, quello spagnolo, quello tedesco e quello francese. Guardiola è un grande allenatore, ma ha un&#8217;esperienza più ridotta, ha vinto la Champions al Barcellona e al City, per altro al termine di una finale in cui ha rischiato di perdere contro l&#8217;Inter. Guardiola ha sempre vinto da favorito. Ancelotti ha vinto anche quando favorito non lo era.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="614" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Ancelotti.Guardiola.2019.20.1400x840-1024x614.jpg" alt="" class="wp-image-21350" style="width:850px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Ancelotti.Guardiola.2019.20.1400x840-1024x614.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Ancelotti.Guardiola.2019.20.1400x840-300x180.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Ancelotti.Guardiola.2019.20.1400x840-768x461.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/Ancelotti.Guardiola.2019.20.1400x840.jpg 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ancelotti e Guardiola: sarà ancora un grande duello</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Abbiamo parlato delle due favorite, Real e City. La terza incomoda chi sarà? Il Bayern, il Psg, un redivivo Barcellona, l'Arsenal, la nostra Inter?</strong></pre>



<p>Dico il Bayern Monaco. È partito benissimo. Ha la finale in casa. È una squadra assetata di rivincita, perché viene da un anno in cui non ha vinto nulla. Ha una storia alle spalle, e la storia in Europa conta.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Chi sarà la stella della Champions? Mbappé, Vinicius, Bellingham, Håland oppure il giovanissimo ma già fenomenale Yamal?</strong></pre>



<p>Potrebbero essere Yamal ed Endrick, mi piacciono molto tutti e due. Sono i più giovani, hanno meno esperienza di altri campioni conclamati, ma potrebbero essere i giocatori in più, questo senza nulla togliere a Mbappé e Håland.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Quale potrebbe essere la squadra sorpresa?</strong></pre>



<p>Punto sull’Arsenal, che negli ultimi anni ha compiuto un bel salto di qualità, viene da due ottime stagioni in Premier League e ha una squadra molto forte.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Parliamo delle italiane. Analizziamole una ad una e vediamo dove possono arrivare...</strong></pre>



<p>Partiamo dall&#8217;Inter, che è sicuramente la nostra squadra più forte. È arrivata in finale due anni fa, ha una struttura e un&#8217;esperienza consolidate. Penso non avrà problemi a entrare nelle prime otto, qualificandosi direttamente agli ottavi. Idem la Juventus, che dopo l&#8217;Inter è l&#8217;italiana più forte. Il Milan non lo vedo bene, credo che potrà qualificarsi tra il 9° e il 25° posto per i sedicesimi, ma sarà difficile che si spingerà oltre. L&#8217;Atalanta è una mina vagante, non ha molta continuità, ma è un progetto in crescita e con vocazione europea. Penso che ai sedicesimi, come il Milan, potrà arrivare, ma tutto dipenderà da come Gasperini saprà gestire il turnover con il campionato. Infine, la sorpresa Bologna. Non penso arriverà lontano, ma giocherà senza pressioni, senza nulla da perdere.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Negli scorsi giorni è uscita una statistica secondo la quale in Serie A solo il Monza ha più del 50 per cento di giocatori italiani in rosa. E la nazionale fatica a produrre talenti. Qualche tempo fa l'allenatore Gianni De Biasi ci ha detto che per lui i talenti in Italia ci sono, ma non si ha l'attenzione e la pazienza di valorizzarli. Lei che ne pensa?</strong></pre>



<p>Sono d’accordo con De Biasi: i giocatori italiani ci sarebbero, anche se mancano i campioni di una volta. Porto l&#8217;esempio di Cutrone, oggi uomo chiave del Como. Lui era del Milan, ma il Milan se ne liberò subito senza dargli una reale chance. Credo che oggi Cutrone sarebbe un titolare del Milan al posto di Morata. Ci sono tanti, troppi, giocatori che vanno via presto dai club in cui sono cresciuti. L&#8217;idea di spedire i giovani in prestito &#8220;a farsi le ossa&#8221; è una stupidaggine. I giovani devono stare in panchina, attendere il loro momento e quando questo verrà dimostreranno se valgono o meno la titolarità nel loro club. I giovani che vanno in provincia nove volte su dieci si perdono.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="456" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/webimage-A71ABB72-494B-494A-ABFC2E26A38B7CBD.png" alt="" class="wp-image-21351" style="width:850px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/webimage-A71ABB72-494B-494A-ABFC2E26A38B7CBD.png 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/webimage-A71ABB72-494B-494A-ABFC2E26A38B7CBD-300x171.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/webimage-A71ABB72-494B-494A-ABFC2E26A38B7CBD-768x438.png 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption">Simone Inzaghi, allenatore dell&#8217;Inter: la squadra migliore delle italiane</figcaption></figure>
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		<title>Filippo Galli, lo squalo bianco di Villasanta: «Sacchi ci ha cambiati. Contro il Barcellona la finale perfetta»</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2023/09/21/filippo-galli-lo-squalo-bianco-di-villasanta-sacchi-ci-ha-cambiati-contro-il-barcellona-la-finale-perfetta.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2023 09:39:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le nostre interviste]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro costacurta]]></category>
		<category><![CDATA[Arrigo Sacchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo raggiunto e intervistato il leggendario difensore degli anni &#8217;80 e &#8217;90 Filippo Galli, soprannominato lo &#8220;squalo bianco di Villasanta&#8221;, fondatore e titolare del blog [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/09/21/filippo-galli-lo-squalo-bianco-di-villasanta-sacchi-ci-ha-cambiati-contro-il-barcellona-la-finale-perfetta.html">Filippo Galli, lo squalo bianco di Villasanta: «Sacchi ci ha cambiati. Contro il Barcellona la finale perfetta»</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Abbiamo raggiunto e intervistato il leggendario difensore degli anni &#8217;80 e &#8217;90 <strong>Filippo Galli</strong>, soprannominato lo &#8220;squalo bianco di Villasanta&#8221;, fondatore  e titolare del blog <a href="http://www.filippogalli.com">www.filippogalli.com</a>, un blog che esplora &#8220;la complessità del calcio&#8221; presente e passato e su cui si trovano alcune delle analisi e riflessioni più originali in materia di football: Galli non è mai stato banale in campo e non lo è neppure oggi che si occupa di raccontare il suo sport.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Iniziamo dagli albori della tua carriera. Hai debuttato a Pescara nel 1982 e subito dopo hai traslocato a Milano, alla corte di Castagner. Dopodiché, sulla panchina del Milan, si è accomodato il Barone Liedholm. Quali sono i tuoi ricordi degli anni trascorsi alla corte dello svedese?</strong></pre>



<p>Liedholm era una persona straordinaria, quando ha fatto ritorno sulla panchina del Milan era reduce dalle trionfali stagioni di Roma e per me è stato un maestro, sia sul piano umano che sul piano sportivo. Ha introdotto nella nostra organizzazione alcuni principi della zona e ci ha aiutati a vedere il calcio in maniera diversa, anticipando quella che sarebbe stata la rivoluzione di Sacchi.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Nel 1987 arriva Arrigo e ancora oggi, tra appassionati, si discute del suo impatto sulla vostra squadra e più in generale sul calcio italiano dell'epoca</strong>.</pre>



<p>Arrigo (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2020/10/27/sacchi-genio-o-sopravvalutato.html">qui</a> per un approfondimento su di lui) ha rivoluzionato la nostra mentalità, il nostro approccio: voleva sempre vincere e dominare la partita, sia in casa che in trasferta, e preparava in maniera certosina tutti i dettagli di ogni sfida, anche sul piano tattico. I suoi insegnamenti hanno avuto un grande impatto su tutto il movimento italiano, perché hanno introdotto un approccio che prima si vedeva molto raramente: e invece, dopo il nostro Milan, diversi club anche meno grandi hanno adottato una strategia più aggressiva e hanno cercato di controllare il gioco anche in trasferta.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Filippo Galli&#039;s Best Skills and Moments in Rossonero" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/MBObEmDVciY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Arrigo è stato fondamentale anche per come ha lavorato sulla preparazione fisica e sul piano agonistico?</strong></pre>



<p>Sicuro. Oggi non allenerei mai una squadra nello stesso modo in cui lo faceva Arrigo al tempo: i suoi allenamenti erano molto duri e sfiancanti, ma lavoravamo tantissimo a secco (senza palla, quindi) e oggi nessuno adotta una strategia simile. Ciò non toglie che, al tempo, proprio il duro lavoro di Sacchi sulla preparazione fisica ci ha consentito di giocare ad altri ritmi e con grande intensità per novanta minuti, specie nelle partite più importanti.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Per quali ragioni, a tuo parere, non è riuscito a replicare altrove i risultati straordinari ottenuti al Milan, anche sul piano del gioco e della resa collettiva?</strong></pre>



<p>In nazionale Arrigo ha perso una finale ai rigori e non credo quindi che i suoi risultati siano stati negativi. Per il resto, le sedute diradate della nazionale non favorivano l&#8217;assimilazione delle sue regole e non gli consentivano di plasmare la squadra a sua immagine e somiglianza. Credo poi che gli anni di Milano e da CT l&#8217;abbiano logorato sul piano fisico e mentale, impedendogli nell&#8217;ultima parte di carriera di allenare con la stessa intensità.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Veniamo a quello che reputo, e immagino condividerai, l'apice della tua carriera, ovvero la finale di Atene del 1994.</strong></pre>



<p>Per noi quella fu una serata perfetta (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2020/02/29/1994-finale-milan-barcellona-4-0.html">qui</a> per cronaca e pagelle). Il Barcellona partiva favorito, era una squadra tecnicamente fortissima e molto spettacolare, ma noi fummo bravi a contenerli bene in difesa, nonostante le assenze di Baresi e Costacurta, e poi a punirli con i nostri campioni. Il Barcellona ci capì poco, forse sottovalutò l&#8217;impegno e la nostra forza, e per noi fu un trionfo. Credo che quella sia la partita più importante di tutto quel lungo ciclo, anche con Capello abbiamo giocato senza accontentarci come negli anni di Sacchi, continuando ad attaccare e surclassando un grande avversario.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Milan Barcellona 4-0 finale di Champions 🏆League 1993/94 un Milan 🇮🇹 stellare il più bello" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/JCEV55dtyE8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Due considerazioni su Franco Baresi e Paolo Maldini?</strong></pre>



<p>Parliamo di due fuoriclasse assoluti, Franco per me è stato e rimane tuttora IL capitano, un difensore e un leader straordinario. Quando ero un ragazzino mi recavo a San Siro per ammirarlo e l&#8217;ho visto vincere lo scudetto della stella, nel 1979, giocando come un fenomeno a 18/19 anni.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Domanda banale ma inevitabile: quali sono stati gli avversari più difficili che hai dovuto marcare nel corso della tua carriera?</strong></pre>



<p>I nomi sono abbastanza scontati: ho affrontato Zico, Maradona, Platini e altri grandissimi giocatori, a volte ho dovuto anche marcarli direttamente, nonostante giocassero da dieci classici, e mi sono reso conto di quanto fossero bravi. I due giocatori che in assoluto ho sofferto di più sono però stati Roberto Pruzzo, per la sua forza e l&#8217;incredibile cattiveria agonistica che metteva su ogni pallone, e l&#8217;attaccante brasiliano Walter Casagrande, che in Italia ha giocato con le maglie di Ascoli e Torino. Walter mi metteva in difficoltà per la mole fisica e perché era bravissimo a proteggere il pallone, rendendomi molto difficile giocare in anticipo, e l&#8217;anticipo è sempre stata la mia dote migliore. </p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Da bresciano non posso risparmiarti una domanda sugli anni che hai vissuto nella mia città. All'epoca ero abbonato al Brescia e quindi ho avuto la fortuna di ammirare in numerose occasioni la squadra dove hai giocato.</strong></pre>



<p>A Brescia ho vissuto tre stagioni splendide. Durante le prime due, in serie B, eravamo allenati da Baldini. Nel corso della seconda stagione è arrivato Nedo Sonetti e con lui abbiamo spiccato il volo, vincendo il campionato e ottenendo la promozione. Il Brescia della stagione 2000/2001 è stato una grande squadra, con Baggio, Pirlo arretrato a regista, i gemelli Filippini, Bachini, Hübner, e ovviamente Carletto Mazzone in panchina. Giocavamo un calcio molto piacevole e anche efficace, abbiamo ottenuto un ottavo posto storico per il Brescia.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="769" height="512" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/Galli.jpg" alt="" class="wp-image-15425" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/Galli.jpg 769w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/Galli-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 769px) 100vw, 769px" /><figcaption class="wp-element-caption">Filippo Galli ai tempi del Brescia</figcaption></figure>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Confermo, eravate una squadra bellissima e in grado di mettere in difficoltà anche le grandi. Per noi bresciani quelle stagioni restano indimenticabili, anche perché non vantiamo la storia dei nostri vicini bergamaschi. Dopo il triennio bresciano, sei emigrato in Inghilterra, e so che ancora oggi sei un grande amante del calcio inglese. Cosa ricordi della stagione di Watford? Quali sono le differenze più evidenti tra calcio italiano e calcio inglese?</strong></pre>



<p>Fu un&#8217;esperienza bellissima, seguii Gianluca Vialli e mi trovai quindi nella seconda divisione inglese, oramai prossimo ai quarant&#8217;anni. Ancora oggi ammiro le atmosfere che si respirano nei loro stadi. Sul piano stilistico, il calcio inglese, specie prima di Wenger e dello sbarco di tanti allenatori del continente come Guardiola, era ancora legato alle antiche regole del <em>kick and run</em>, durante la partita sentivo continuamente pronunciare le parole &#8220;in the box&#8221;, tutte le squadre volevano mettere ripetutamente il pallone in area con i cross e i duell aerei erano molto rustici e difficili. In generale, il calcio italiano è più tattico e ragionato, nel calcio inglese si punta di più sul ritmo e sui continui ribaltamenti di fronte e c&#8217;è meno organizzazione.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Passiamo, se sei d'accordo, all'attualità: so che sei un tifoso milanista di lunga data e allora ti chiedo, cosa pensi del Milan di questo inizio stagione?</strong></pre>



<p>Credo che la <em>débâcle</em> del derby non impatterà in maniera negativa sulla stagione, con il Newcastle ho rivisto un Milan in grado di imporre il proprio gioco e di sviluppare una manovra fluida. I nuovi arrivati secondo me hanno qualità e si stanno inserendo bene. Da un po&#8217; di tempo purtroppo fatichiamo molto nei derby, il gioco di attesa dell&#8217;Inter e la sua capacità di farci male con gli inserimenti è per noi molto difficile da leggere e quindi abbiamo perso tutti gli ultimi derby. Le mie sensazioni sul prosieguo della stagione restano comunque positive.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Ultimissima domanda: come è cambiato il calcio dai tempi in cui tu eri uno dei suoi maggiori protagonisti?</strong></pre>



<p>Come in ogni altro sport, anche il calcio si registra una continua evoluzione. Oggi si punta molto sull&#8217;intensità e sul piano fisico le partite sono estremamente impegnative, corsa, mole e capacità di giocare ad altro ritmo sono essenziali. Io però apprezzo molto un calcio in cui, anche se non disponi di un fisico eccezionale, puoi fare la differenza con intelligenza, qualità etc.. Penso alla Spagna di alcuni anni fa: i suoi campioni erano chiaramente degli atleti ma non erano delle forze della natura, non facevano la differenza con l&#8217;altezza, la velocità, la forza pura, e anche per questo il loro calcio era molto bello da vedere.</p>



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		<title>Antonello Cuccureddu e quel siluro che regalò lo scudetto</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2023/05/20/antonello-cuccureddu-e-quel-siluro-che-regalo-lo-scudetto.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ceste]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 May 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cinqunant'anni esatti dal suo gol a Roma che risolse la rocambolesca volata finale a tre del campionato 1972-'73, Antonello Cuccureddu rivive nell'intervista per Game of Goals le emozioni di quella giornata e ricorda l'atmosfera del calcio degli Anni '70 e '80 </p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/05/20/antonello-cuccureddu-e-quel-siluro-che-regalo-lo-scudetto.html">Antonello Cuccureddu e quel siluro che regalò lo scudetto</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Nell&#8217;immagine di copertina Antonello Cuccureddu impegnato contro il Derby County nella semifinale d&#8217;andata della Coppa dei Campioni &#8217;72-&#8217;73</em></p>



<p class="has-drop-cap">Il <strong>20 maggio 1973</strong> il campionato di serie A visse uno dei finali più rocamboleschi della sua storia. Il Milan, reduce dalla sofferta e &#8220;chiacchierata&#8221; vittoria di Salonicco nella finale di Coppa delle Coppe contro il Leeds, si presentava all&#8217;ultima giornata con un punto di vantaggio su una Juventus in costante rimonta e sulla sorprendente matricola Lazio. Al termine di 90 minuti caratterizzati da una sceneggiatura degna di un film del miglior Hitchcock, i rossoneri crollarono 5-3 nella &#8220;fatal Verona&#8221;, i biancocelesti incassarono sul filo di lana la vendetta sportiva del Napoli dopo le ruggini dell&#8217;andata e i bianconeri sbancarono Roma in rimonta a tre minuti dallo scadere con un gol siglato da <strong>Antonello Cuccureddu</strong>, operando l&#8217;incredibile sorpasso che regalò il quindicesimo scudetto della loro storia. A cinquant&#8217;anni esatti di distanza il protagonista dell&#8217;episodio rivive con Game of Goals quella giornata, proseguendo poi in un amarcord della carriera e dell&#8217;atmosfera, non solo calcistica degli Anni &#8217;70. </p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Ripercorriamo innanzi tutto il campionato 1972-'73. Per voi, nonostante gli innesti dei pezzi da novanta Zoff e Altafini, non fu affatto facile confermarvi campioni d'Italia.</strong></pre>



<p>In effetti nella fase iniziale della stagione stentammo ad ingranare, poi prendemmo quota nel periodo invernale coinciso con il record di imbattibilità di Zoff e molte gare decise da Altafini, che stava cominciando a vivere una seconda giovinezza. Quindi ci fu un nuovo calo ad inizio primavera, in cui abbiamo forse pagato lo sforzo, anche mentale, dell<strong>&#8216;impegno su due fronti con la Coppa dei Campioni</strong>. Dopo la sconfitta di Firenze ad inizio aprile tutto sembrava perso, con cinque lunghezze da recuperare sul Milan. Non ci siamo però dati per vinti e sulle ali dell&#8217;entusiasmo per la qualificazione alla finale di coppa con l&#8217;Ajax abbiamo inanellato <strong>cinque vittorie di fila</strong>, mentre i rossoneri, pagando probabilmente dazio ad un campionato condotto sempre in testa e il logorio della Coppa delle Coppe, perdevano progressivamente terreno.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-Rosato.jpg" alt="" class="wp-image-14102" width="624" height="351" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-Rosato.jpg 320w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-Rosato-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 624px) 100vw, 624px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cuccureddu inseguito dal milanista Roberto Rosato nel campionato &#8217;72-&#8217;73</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Si arrivò così all'ultima giornata, con il Milan a comandare a quota 44 punti, tallonato ad una lunghezza dalla Juve e dalla sorprendente Lazio di Maestrelli. E domenica 20 maggio 1973 successe di tutto.</strong></pre>



<p>La<strong> squadra di Rocco</strong>, esausta per la battaglia di Salonicco, si sciolse come neve al sole a <strong>Verona</strong>, complice l&#8217;atteggiamento dei gialloblu per nulla intenzionati a fare da spettatori alla conquista dello scudetto della stella da parte dei rossoneri. All&#8217;intervallo era clamorosamente sotto per 3-1, mentre la <strong>Lazio</strong> era inchiodata sul nulla di fatto a <strong>Napoli</strong>. Da parte nostra accusammo la tensione a <strong>Roma</strong> e disputammo un brutto primo tempo, incassando la rete di Spadoni.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Ultima giornata campionato 1972 73" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/BFm9keN5COU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Il racconto dell&#8217;ultima giornata del campionato 1972-&#8217;73</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>La scintilla scoccò però nell'intervallo.</strong></pre>



<p>Al rientro negli spogliatoi chiedemmo gli altri risultati e fummo spronati da Vycpalek e Boniperti a crederci fino in fondo, quanto meno per andare ad uno spareggio. Entrammo in campo molto determinati, dopo un quarto d&#8217;ora <strong>Altafini</strong> pareggiò di testa e continuammo ad attaccare fino alla fine.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>E a tre minuti dal termine, quando sembrava ormai delinearsi un incredibile spareggio a tre, entrò in scena lei.</strong></pre>



<p>Ci fu un calcio d&#8217;angolo dalla destra, la difesa respinse il pallone, lo agganciai al limite dell&#8217;area, <strong>chiusi quasi gli occhi e tirai forte dritto per dritto</strong>. Quando li riaprii vidi la palla in rete e i compagni che mi venivano incontro per abbracciarmi. Penso che quello sia stato il <strong>gol più importante della mia carriera</strong>. Al fischio finale arrivò anche da Napoli la notizia della rete di Damiani che condannava la Lazio alla sconfitta, completando una giornata per noi magica.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-batte-Ginulfi.jpg" alt="" class="wp-image-14100" width="718" height="507"/><figcaption class="wp-element-caption">Il portiere della Roma Ginulfi battuto dal tiro di Cuccureddu (foto asromaultras.org)</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Magica come gli anni della sua giovinezza a cavallo tra i '60 e i '70, che l'hanno vista spiccare il volo da Alghero a Torino verso il grande calcio. Ci racconti l'atmosfera di quel periodo e il percorso che l'ha portata in bianconero.</strong></pre>



<p>Dopo gli esordi alla Torres di Sassari passai al <strong>Brescia</strong>, con cui centrammo la promozione in serie A. In una partita di Coppa Italia contro la Juve in apertura della stagione &#8217;69-&#8217;70 marcai a puntino <strong>Del Sol</strong>, faro della manovra bianconera. Ricevetti i complimenti da tutti, poi pur continuando ad allenarmi con intensità, non misi più piede in campo. Vedevo solo l&#8217;allenatore Silvestri che mi guardava e sorrideva senza dire nulla e pensavo che mi stesse prendendo in giro. All&#8217;apertura del <strong>mercato di novembre passai alla Juve</strong> e si svelò il mistero: avessi giocato anche solo un minuto col Brescia il trasferimento sarebbe saltato, in quanto da regolamento non si poteva essere ceduti ad una squadra della stessa categoria dopo aver disputato partite ufficiali.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Il suo impatto con la Juve?</strong></pre>



<p>Sono sempre stato tifoso bianconero. Da ragazzino giocavo con le figurine e tutto d&#8217;un tratto mi sono trovato a stare in campo assieme a quelli che erano i miei idoli. La prima cosa che ho pensato è stata: &#8220;Sto sognando?&#8221;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-giovane-Juve.jpg" alt="" class="wp-image-14107" width="480" height="600"/><figcaption class="wp-element-caption">Cuccureddu in bianconero nella stagione &#8217;72-&#8217;73 [foto  Pinterest]</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>A rompere il ghiaccio però non ci ha messo molto.</strong></pre>



<p>L&#8217;esordio fu in trasferta contro il <strong>Cagliari</strong>. La Juve era ai margini della zona retrocessione e c&#8217;era appena stato l&#8217;avvicendamento in panchina con l&#8217;esonero di Carniglia sostituito da Rabitti. Stavamo perdendo e a pochi minuti dalla fine <strong>pareggiai con un forte tiro al volo appena dentro l&#8217;area</strong>. Da lì cominciammo la risalita e contendemmo a lungo lo scudetto a Riva e compagni.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>L'atmosfera di Torino in quegli anni era particolare: si era nel pieno dell'immigrazione dal sud, spesso per trovare lavoro in Fiat, e voi calciatori eravate visti dai vostri conterranei come simbolo di integrazione e riscatto.</strong></pre>



<p>Fui accolto bene dai tifosi, in particolare dai <strong>sardi</strong>. Frequentavo spesso il loro circolo, eravamo molto uniti e se c&#8217;era bisogno di aiutare qualcuno non ci tiravamo indietro. Pensi che anche il mio parrucchiere era sardo. Più in generale, ho sempre avuto un <strong>ottimo rapporto con i sostenitori bianconeri</strong>.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Con qualche giornalista c'era però un particolare "derby regionale".</strong></pre>



<p>Si riferisce a <strong>Vladimiro Caminiti</strong> di Tuttosport, palermitano doc che preferiva i calciatori siciliani come <strong>Anastasi e Furino</strong> e mi dava sempre mezzo punto in meno in pagella rispetto a loro. Una volta chiariti, tornò ad aumentarmi i voti. Era molto polemico ma simpaticissimo e competente.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-Anastasi.jpg" alt="" class="wp-image-14101" width="640" height="436"/><figcaption class="wp-element-caption">Antonello Cuccureddu con Pietro Anastasi nella Juventus 1969-&#8217;70</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Poi avevate un presidente d'eccezione come Giampiero Boniperti</strong>.</pre>



<p>Con lui non potevi trattare quando ti presentavi per rinnovare il contratto. Prendere o lasciare e se perdevi lo scudetto ti invitava a tornare l&#8217;anno dopo quando avessi avuto di nuovo il tricolore cucito sulla maglia. Comunque ti faceva stare bene, soprattutto con i <strong>premi partita e vittoria</strong>, e conosceva tutti gli aspetti del calcio.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Lei è stato uno dei giocatori più duttili del calcio italiano, un vero e proprio jolly che ha fatto le fortune degli allenatori che l'hanno avuta.</strong></pre>



<p>Il ruolo che preferivo era quello di <strong>centrocampista</strong>. Mi piaceva correre, recuperare palla e rilanciare l&#8217;azione, servire i compagni in profondità e anche inserirmi per andare al tiro e cercare il gol. Mi adattavo però a giocare in qualsiasi zona del campo e ruolo in cui ci fosse bisogno. Pensi che nel solo campionato &#8217;75-&#8217;76 ho indossato <strong>sette maglie diverse</strong> giocando in altrettante posizioni. In carriera gli unici numeri che non ho portato sulla schiena dovrebbero essere l&#8217;1 e il 9. D&#8217;altronde, come portiere non ero tagliato e come centravanti avevo compagni molto più forti (ride, ndr.).</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-acrobazia-Roma.jpg" alt="" class="wp-image-14104" width="582" height="463"/><figcaption class="wp-element-caption">Un intervento in acrobazia di Cuccureddu contro la Roma nel campionato &#8217;80-&#8217;81</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Arretrando di posizione divenne un precursore dei terzini di spinta prima di trasformarsi in ferreo marcatore.</strong></pre>



<p>E&#8217; vero. Nel &#8217;74, appena arrivato Parola in panchina, mancava un terzino sinistro e spostarono me in quella posizione con Gentile a destra ed entrambi ci proponevamo in fase offensiva. Trapattoni ci invertì di fascia avanzando Tardelli a centrocampo, poi con l&#8217;avvento di Cabrini presi a giocare stabilmente a destra sdoppiandomi fra <strong>marcatura e spinta sulla fascia</strong>. Diciamo che per quegli anni avevamo un gioco già molto moderno.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>L'altra sua caratteristica che gli appassionati ricordano era il destro al fulmicotone.</strong></pre>



<p>Mi è sempre piaciuto <strong>calciare secco e forte</strong>. Dalla distanza riuscivo a unire potenza e precisione. Mi allenavo a lungo facendo disperare i portieri, con Zoff che ogni tanto mi implorava di smettere di bombardarlo di tiri. Grazie al mio destro potente fui designato <strong>rigorista</strong> della squadra nel &#8217;73-&#8217;74 e ne segnai parecchi.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-tiro.jpg" alt="" class="wp-image-14103" width="600" height="391"/><figcaption class="wp-element-caption">La potenza del tiro di Antonello Cuccureddu [foto magliarossonera.it]</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Suo malgrado è però ricordato forse per uno dei suoi pochi errori.</strong></pre>



<p>Purtroppo sì, quello contro l&#8217;<strong>Independiente</strong> nella finale secca di<strong> Coppa Intercontinentale del &#8217;73</strong>. Giocavamo a Roma e noi sostituivamo l&#8217;Ajax che ci aveva battuti nella finale di Belgrado ma si era rifiutata di incontrare di nuovo gli argentini dopo la doppia sfida particolarmente accesa dell&#8217;anno precedente. La grossa occasione capitò nella ripresa. Sul dischetto c&#8217;era però una buca, allora misi il pallone un po&#8217; più avanti ma arrivai lungo con il passo di rincorsa e presi il pallone da sotto<strong> spedendolo alle stelle</strong>. Probabilmente avevo visto degli uccellini sopra la traversa e volevo prenderli (ride, ndr.). D&#8217;altronde solo chi non tira i rigori non li sbaglia. Dominammo a lungo, colpendo anche una traversa, ma loro ci beffarono nel finale con un contropiede di Bochini.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Le coppe per la Juve sono state sempre gioie e dolori.</strong></pre>



<p>A cominciare dalla mia generazione. Nel &#8217;71 perdemmo la <strong>Coppa delle Fiere</strong> restando imbattuti in tutto il torneo a causa del valore doppio dei gol segnati in trasferta che premiò il Leeds in finale. Un vero peccato perché avremmo voluto dedicare il trofeo al povero Armando Picchi, mancato proprio alla vigilia della doppia sfida decisiva. Due anni dopo la <strong>più grande delusione della mia carriera</strong> con la sconfitta nella <strong>finale di Coppa dei Campioni contro l&#8217;Ajax</strong>. In quell&#8217;occasione pagammo il lungo ritiro e gli <strong>errori di formazione di Vycpalek</strong>, che modificò l&#8217;undici di base per schierare tre punte con Altafini, Anastasi e Bettega, lasciando fuori me ed Haller e indebolendo il centrocampo. Purtroppo fummo gettati nella mischia a metà ripresa, quando la situazione era già compromessa. Che amarezza vedere gli olandesi gettare la coppa, cui noi avremmo tenuto tantissimo, nel bagagliaio del pullman assieme alle maglie sporche quasi fosse un trofeo di nessun valore, tanto erano abituati a vincere. La <strong>rivincita</strong> morale arrivò però nel <strong>&#8217;77</strong> con la<strong> conquista della Coppa Uefa</strong>, questa volta il gol in trasferta premiò noi a spese dell&#8217;Athletic Bilbao, il <strong>primo trofeo internazionale della Juventus</strong> vinto con una squadra granitica di tutti italiani. Anche nelle coppe ho dato il mio contributo in fase realizzativa, con i tedeschi dell&#8217;Est del <strong>Magdeburgo</strong> la mia vittima preferita nel corso di quegli anni.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-Coppa-Uefa.jpg" alt="" class="wp-image-14106" width="470" height="485"/><figcaption class="wp-element-caption">Cuccureddu solleva la Coppa Uefa &#8217;77 vinta a Bilbao. Al suo fianco Romeo Benetti [foto Pinterest]</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Capitolo nazionale. Una manciata di presenze condite però da belle soddisfazioni.</strong></pre>



<p>Su tutte la vittoria per 2-0 contro l&#8217;<strong>Inghilterra</strong> a Roma nel novembre del &#8217;76 dove marcai <strong>Keegan</strong>, all&#8217;epoca tra i più forti giocatori europei, ricevendo i complimenti anche dalla stampa estera. Poi come dimenticare la spedizione ai <strong>Mondiali di Argentina del &#8217;78</strong> imperniata sul <strong>blocco Juve</strong>, con addirittura nove bianconeri in campo contro l&#8217;Olanda. Trovai spazio durante il torneo dopo l&#8217;infortunio di Bellugi, facendo la mia parte in una difesa targata Juve. Purtroppo, dopo quel Mondiale, Bearzot fece altre scelte e la mia carriera in nazionale si esaurì.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-nazionale.jpg" alt="" class="wp-image-14109" width="608" height="405"/><figcaption class="wp-element-caption">Antonello Cuccureddu, primo in piedi a sinistra, con la Nazionale italiana ai Mondiali di Argentina &#8217;78 [foto Pinterest]</figcaption></figure>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Così come quella nella Juventus, dopo dodici stagioni di onorata militanza.</strong></pre>



<p>Alla fine del campionato &#8217;80-81 fui convocato da Boniperti che mi comunicò che ero stato ceduto alla <strong>Fiorentina</strong>. All&#8217;epoca non si poteva ancora rifiutare il trasferimento, tutto subito ci rimasi male, poi accettai e devo dire che ci andai anche volentieri, disputando altre tre belle annate in una città stupenda e sfiorando un altro scudetto.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Da Alghero era partito e ad Alghero è tornato. Un ritorno alle origini anche nel modo di vivere il calcio.</strong></pre>



<p>Da qualche anno mi sono di nuovo stabilito in <strong>Sardegna</strong>. Qui ho fondato e gestisco l&#8217;<strong>Associazione Sportiva Dilettantistica Cuccureddu 1969</strong>, l&#8217;anno del mio esordio in serie A, una scuola calcio in cui cerco di trasmettere ai ragazzini passione e, in collaborazione con le famiglie, valori come rispetto ed educazione, oltre ai primi rudimenti del mestiere. Certo che se guardo ai miei tempi è cambiato tutto. Noi giocavamo per strada fra pietre, buche e fango ed imparavamo a controllare la palla e a non cadere per non farci male. Adesso se non hanno il campo in sintetico si lamentano perché si sporcano. Ho iniziato con tre squadre di ragazzi, ma adesso, a causa di problemi all&#8217;impianto sportivo, posso allestirne una sola. Non appena verrà rifatta la pista di atletica passeremo a costruire il famoso terreno da gioco in sintetico, poi potrò tornare ad accogliere più ragazzi. Stare con loro mi fa restare giovane al di là delle mie <strong>quasi 74 primavere</strong>, in campo <strong>mi diverto a fare un po&#8217; di tutto</strong>, compreso tracciare le linee con carriola e gesso prima della partite.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-recente.jpg" alt="" class="wp-image-14111" width="581" height="318" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-recente.jpg 329w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-recente-300x164.jpg 300w" sizes="(max-width: 581px) 100vw, 581px" /><figcaption class="wp-element-caption">Antonello Cuccureddu oggi [foto ilmessaggero.it]</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>In conclusione, un bilancio della sua carriera?</strong></pre>



<p>Non mi posso proprio lamentare. Ho <strong>realizzato il mio sogno di ragazzo</strong>, ho giocato ai massimi livelli con grandi campioni, vinto sei scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa e vestito l&#8217;azzurro. Mi sarebbe piaciuto vincere qualcosa di più in campo internazionale, ma non si può avere tutto dalla vita. Con gli ex compagni ho mantenuto buoni rapporti, quando abitavo ancora a Torino ci vedevamo spesso, ora ci sentiamo di tanto in tanto e riavvolgiamo il nastro dei ricordi.  </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Juventus | Top 10 gol di Cuccureddu #GOL!" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/tjc6PTU8xB0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">La galleria dei 10 migliori gol di Antonello Cuccureddu</figcaption></figure>



<p></p>



<figure class="wp-block-table is-style-regular"><table class="has-background" style="background-color:#def4ff"><tbody><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><strong>CHI È ANTONELLO CUCCUREDDU<br></strong><br>Classe 1949, sardo di Alghero, iniziò a giocare nella Rinascita, la squadra presieduta dal padre, per passare in seguito, sempre nella sua città, al Fertilia. Nel 1967 il trasferimento ai sassaresi della Torres, in serie C, seguito l&#8217;anno successivo dall&#8217;approdo al Brescia, con cui ottenne una promozione in serie A. Nel mercato &#8220;di riparazione&#8221; del novembre 1969 il grande salto alla Juventus, dove giocò per dodici stagioni vincendo 6 scudetti (&#8217;72, &#8217;73, &#8217;75, &#8217;77, &#8217;78 e &#8217;81), la Coppa Italia del &#8217;79 e la Coppa UEFA del &#8217;77, primo trofeo internazionale conquistato dai bianconeri, collezionando in tutte le competizioni 438 presenze e 39 reti, di cui 26 in serie A. Al suo attivo anche le sfortunate finali di Coppa delle Fiere del &#8217;71 e di Coppa dei Campioni del &#8217;73 perse rispettivamente contro Leeds ed Ajax. Nell&#8217;81 fu trasferito alla Fiorentina rimanendovi tre stagioni. Chiuse la carriera nell&#8217;84-85 al Novara in serie C2. Calciatore versatile,&nbsp;paragonato agli inizi della carriera ad Eusebio Castigliano, mediano del Grande Torino, per la spiccata propensione offensiva, venne impiegato come&nbsp;jolly di centrocampo e difesa, svariando dal ruolo originario di mezzala&nbsp;a&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mediano_(calcio)">mediano</a>, da&nbsp;terzino fluidificante e marcatore a stopper. Dotato di un tiro teso, potente e preciso, si fece valere anche in fase realizzativa soprattutto con le conclusioni da fuori area, i calci di punizione ed i rigori, toccando l&#8217;apice nel &#8217;73-&#8217;74 con 12 reti segnate in campionato. In Nazionale ha collezionato 13 presenze esordendo il 26 ottobre 1975 a Varsavia contro la Polonia e prendendo parte al Mondiale del &#8217;78 in Argentina, dove scese in campo in cinque occasioni. La sua carriera di allenatore è iniziata nella Primavera della Juventus, con cui nella prima metà degli Anni &#8217;90 ha vinto scudetto, Coppa Italia e Torneo di Viareggio, contribuendo alla crescita di numerosi talenti, tra cui Alessandro Del Piero. Dopodiché una lunga militanza sulle panchine di serie C impreziosita dall&#8217;aver condotto Crotone e Grosseto alla promozione nella serie cadetta. Definitivamente rientrato nella sua Alghero, ha fondato e gestisce tutt&#8217;oggi la scuola calcio &#8220;Cuccureddu 1969&#8221;, dedicata all&#8217;anno del suo esordio in serie A.</td></tr></tbody></table></figure>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/05/20/antonello-cuccureddu-e-quel-siluro-che-regalo-lo-scudetto.html">Antonello Cuccureddu e quel siluro che regalò lo scudetto</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Claudio Gentile, grinta e carattere sul tetto del mondo</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/06/14/__trashed.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ceste]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2022 10:51:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A quarant'anni dal trionfo azzurro in Spagna, Claudio Gentile ci svela i segreti delle marcature su Maradona e Zico e gli episodi più significativi di una carriera condotta fra campo e panchina all'insegna della determinazione e del carattere</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/06/14/__trashed.html">Claudio Gentile, grinta e carattere sul tetto del mondo</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Claudio Gentile in azione con la maglia della Nazionale [foto Sportige.com]</em></p>



<p class="has-drop-cap">E&#8217; ricordato come uno dei difensori più implacabili e completi del calcio italiano, capace di imbrigliare l&#8217;avversario più pericoloso e di partecipare allo stesso tempo allo sviluppo della manovra. Nella memoria collettiva degli appassionati rimangono scolpite in maniera indelebile le sue gesta in marcatura contro Maradona e Zico, chiave di volta del trionfo azzurro al Mondiale di Spagna &#8217;82. La carriera di <strong>Claudio Gentile</strong> può essere considerata un lungo inno alla tenacia, con il carattere e la voglia di arrivare come filo conduttore, dai campetti improvvisati nelle strade della natia Tripoli all&#8217;affermazione nella Juventus, sino alla consacrazione in Nazionale. Prima di festeggiare il quarantennale dell&#8217;impresa compiuta con gli altri &#8220;ragazzi di Bearzot&#8221;, tra una pedalata e l&#8217;altra sulle alture lariane Gento ripercorre con schiettezza e simpatia assieme a Game of Goals gioie (tante) e dolori (qualcuno) riservatigli dal pallone fra campo e panchina, gettando anche uno sguardo sul calcio attuale e non disdegnando di togliersi qualche sassolino dalle scarpe.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>I primi calci al pallone li ha tirati dall'altra parte del Mediterraneo, a Tripoli.</strong></pre>



<p>Con la mia famiglia abitavo vicino ad un oratorio di una chiesa italiana. Lì ci trovavamo tutti i pomeriggi per giocare, da una parte gli italiani, dall&#8217;altra i ragazzi libici. Erano partite dure, agonisticamente combattutissime, spesso si vinceva una volta a testa, ma soprattutto si imparava a farsi rispettare in campo e ci si formava il carattere. Quella scuola mi è servita durante tutta la carriera.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Rientrato in Italia, ha fatto la classica gavetta lottando parecchio prima di riuscire ad emergere.</strong></pre>



<p>Fin dalle giovanili i giudizi di tecnici e addetti ai lavori non sono mai stati troppo lusinghieri nei miei confronti. Venivo visto come uno dotato di <strong>grande grinta</strong> ma senza le qualità necessarie per diventare un giocatore. Invece di abbattermi, questo mi dava ancora più motivazioni, tanto che mi sono sempre conquistato il posto in squadra, sia nelle giovanili del <strong>Varese</strong>, sia nell&#8217;anno in prestito all&#8217;Arona in serie D, dove tra l&#8217;altro mi feci notare in un&#8217;amichevole estiva con il Cagliari fronteggiando piuttosto bene prima Domenghini, poi Riva, sia al ritorno a Varese, quando venni nominato fra i tre migliori giovani del campionato di serie B &#8217;72-&#8217;73. </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="570" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Varese_Calcio_1972-73.jpg" alt="" class="wp-image-11388" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Varese_Calcio_1972-73.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Varese_Calcio_1972-73-300x214.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Varese_Calcio_1972-73-768x547.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Claudio Gentile, secondo in piedi da destra, con il Varese nel campionato di serie B 1972-&#8217;73</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Ed ecco arrivare la chiamata della Vecchia Signora, cui di primo acchito non avrebbe voluto rispondere.</strong></pre>



<p>E&#8217; vero, pur essendo juventino da sempre nutrivo forti dubbi. <strong>Fra i terzini la concorrenza era agguerrita</strong>, c&#8217;erano Spinosi, Marchetti e Longobucco, per non parlare di capitan Salvadore e Furino in mediana. Pensai: &#8220;Cosa ci vado a fare?&#8221;. Ovviamente non ci misero molto a convincermi, non potevo perdere un treno simile.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>E salito sul treno, Gentile fa di tutto per non scendervi più mettendo la consueta dose di determinazione negli allenamenti, con una voglia matta di migliorarsi e adattandosi ai ruoli più disparati pur di rientrare nell'undici titolare la domenica.</strong></pre>



<p>All&#8217;inizio ero impiegato come<strong> mediano</strong>, quasi considerato un&#8217;alternativa a Furino. In caso di necessità venivo schierato più avanti, ricordo una partita a San Siro contro l&#8217;Inter giocata con il 10, oppure come <strong>ala tattica</strong>, come quella volta a Roma con il 7 contro il laziale Luigi Martini che ho dovuto rincorrere dall&#8217;inizio alla fine.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Fino a trovare una collocazione stabile sulle corsie esterne della difesa, specie a sinistra.</strong></pre>



<p>In effetti in quel ruolo ho vinto il mio primo scudetto nel &#8217;75, con Cuccureddu marcatore dall&#8217;altra parte. Quando arrivò <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/07/3282.html">Trapattoni</a></strong> continuò a darmi fiducia a sinistra nonostante fossi destro naturale. I piedi non erano raffinatissimi, ma il Trap aveva fiducia in me e alla fine degli allenamenti si fermava per farmi <strong>esercitare a calciare e soprattutto a crossare con il mancino</strong>. Un vero martello, ma aveva ragione lui. <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/05/27/la-prima-volta-della-signora-in-europa-1977-una-coppa-uefa-tutta-italiana.html">Il &#8217;76-&#8217;77 è stata la mia stagione più bella in bianconero</a></strong>, un vero anno di grazia con lo scudetto dei 51 punti dopo il braccio di ferro col Toro, la Coppa UEFA, primo successo internazionale ottenuto tra l&#8217;altro con una squadra di soli italiani, e diversi cross per gli attaccanti. Bettega e Boninsegna ancora mi ringraziano (sorride, n.d.r.).</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>L'esplosione di Cabrini la riportò sulla sua fascia naturale, a destra, dove poteva coniugare marcature ferree e sganciamenti offensivi, per una Juve tatticamente moderna e imprevedibile, che spingeva a tutta forza con entrambi i terzini creando spesso superiorità numerica.</strong></pre>



<p>In quegli anni di solito era il terzino sinistro che fluidificava, mentre quello destro restava più bloccato, con compiti di marcatura. A me è sempre piaciuto partecipare alla manovra e <strong>diventavo quasi un&#8217;ala aggiunta</strong>. Con <strong>Causio</strong> i meccanismi erano automatici e ci intendevamo ad occhi chiusi: lui si accentrava lasciandomi spazio e io andavo puntualmente al cross.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="669" height="800" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile_Cabrini_-_Juventus_FC_1983-84.jpg" alt="" class="wp-image-11390" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile_Cabrini_-_Juventus_FC_1983-84.jpg 669w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile_Cabrini_-_Juventus_FC_1983-84-251x300.jpg 251w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /><figcaption>Claudio Gentile rientra negli spogliatoi assieme ad Antonio Cabrini al termine di una partita della Juventus nella stagione 1983-&#8217;84 [foto archivio L&#8217;Unità]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>L'unico ruolo della difesa che non ha mai amato troppo, pur disimpegnandosi al meglio quando chiamato in causa, è stato quello di stopper.</strong></pre>



<p>Non avevo certo il fisico del marcantonio tipico del difensore che doveva occuparsi del centravanti, ma gli allenatori credevano nelle mie qualità agonistiche e nel mio mestiere e se c&#8217;era la necessità mi chiedevano anche di marcare la punta centrale avversaria. Nell<strong>&#8217;80-&#8217;81</strong>, quando<strong> Brio</strong> stava recuperando dal <strong>grave infortunio al ginocchio</strong>, ho giocato quasi tutto il campionato da <strong>stopper</strong> e <strong>nessuno degli attaccanti che ho marcato è riuscito a segnare</strong>.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Ripensando ai suoi anni bianconeri, le torneranno di sicuro in mente i derby.</strong></pre>



<p>Grandi sfide, rivalità accesissima. <strong>L&#8217;avversario più difficile da affrontare è stato <a href="https://gameofgoals.it/2022/03/15/claudio-sala-quando-dribbling-e-cross-avevano-sfumature-poetiche.html">Claudio Sala</a></strong>. Sgusciante, non sapevi mai da che parte ti andasse via. Per neutralizzarlo dovevi anticiparlo o impedirgli di girarsi anche usando tutti i trucchi del mestiere a disposizione. Tante volte mi sono dovuto arrangiare, è vero, ma neanche lui mi ha fatto gol. <strong>Il ricordo più piacevole</strong> è legato alla <strong>sfida di andata</strong> del campionato<strong> &#8217;81-&#8217;82</strong>, risolta da un mio inserimento con <strong>gol di testa</strong>. Una grandissima soddisfazione.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Dalla Juve alla Nazionale il passo fu breve. Dopo l'ottimo Mondiale di Argentina '78 la sua consacrazione avvenne col trionfo di Spagna '82. Celeberrime le sue marcature su Maradona e Zico. Come fu presa quella decisione da Bearzot?</strong></pre>



<p>In origine dovevo occuparmi di <strong>Kempes</strong>, che avevo già controllato ai Mondiali di Argentina. Di solito era <strong>Tardelli</strong> a prendere in consegna la punta arretrata o l&#8217;avversario di maggiore fantasia. Probabilmente il mister aveva bisogno di un maggiore apporto da Marco, liberandolo dai compiti di semplice contenimento. Qualche giorno prima della partita salì da me in camera e mi chiese: <strong>&#8220;Te la senti di marcare <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html">Maradona</a>?&#8221;</strong>. Io risposi baldanzoso: <strong>&#8220;Qual è il problema?&#8221;</strong>. E lui serafico: &#8220;Bene, allora prendi le videocassette e vattelo a studiare&#8221;. Tutto subito pensai: &#8220;Che cavolo ho detto. Sono proprio un cretino&#8221;, ma non potevo più tirarmi indietro e passai un paio di giorni ad analizzare ogni suo movimento. In campo fortunatamente andò tutto bene.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="652" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Maradona-contrasto.jpg" alt="" class="wp-image-11392" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Maradona-contrasto.jpg 735w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Maradona-contrasto-300x266.jpg 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /><figcaption>La ruvida marcatura di Gentile a Maradona al Mondiale di Spagna &#8217;82 [foto Pinterest.com]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>La chiave della marcatura?</strong></pre>



<p><strong>Non bisognava farlo girare</strong>, altrimenti non lo prendevi più. Ho cercato di stargli il più attaccato possibile, anche per innervosirlo, e di portarlo lontano dal gioco per non fargli arrivare la palla. Quando possibile <strong>schermavo la linea di passaggio e lo anticipavo</strong>. Era l&#8217;unico modo per fermarlo. D&#8217;altronde Maradona, contro difese schierate a zona, ha vinto quasi da solo i Mondiali dell&#8217;86.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>E la scena si è ripetuta contro <a href="https://gameofgoals.it/2020/09/14/zico-platini-e-maradona-lera-dei-numeri-10.html">Zico</a>.</strong></pre>



<p>Qui la storia è ancora più carina. La sera prima <strong>Bearzot</strong> non venne a dirmi nulla, io ero tranquillo, convinto di marcare Eder che giocava sul fronte sinistro dell&#8217;attacco brasiliano. <strong>Nel sottopassaggio, prima di entrare in campo</strong>, Bearzot si avvicina, mi mette una mano sulla spalla e mi dice: <strong>&#8220;Vai tu su Zico, Eder lo prende Oriali&#8221;</strong>. Ho pensato: &#8220;Ci risiamo!&#8221;, dopodiché mi sono concentrato solo sull&#8217;arginarlo in tutti i modi.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Anche portandosi a casa un souvenir personale.</strong></pre>



<p>Quello del difensore è un <strong>mestiere</strong>. Contro gli avversari più forti bisogna impiegare i <strong>trucchi dettati dall&#8217;esperienza</strong> senza farsi vedere dall&#8217;arbitro, oggi con tutte le telecamere che ci sono è un po&#8217; più difficile, e senza fare male all&#8217;avversario. La cosa che mi ha dato più fastidio nella mia carriera è essere stato inserito da alcuni giornali tra i quattro, cinque difensori più cattivi del mondo, io che non sono <strong>mai stato espulso per gioco violento</strong> e solo una volta per somma di ammonizioni. A qualcuno il nostro successo in Spagna ha dato molto fastidio e neutralizzando quei due campioni devo aver fatto saltare diverse scommesse.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="600" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-e-Zico.jpg" alt="" class="wp-image-11394" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-e-Zico.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-e-Zico-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-e-Zico-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Le attenzioni di Gentile verso Zico in Italia-Brasile dell&#8217;82 [foto Goal.com US]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Ma torniamo ai ricordi belli. Dopo aver saltato per squalifica la <a href="https://gameofgoals.it/2014/07/10/1982-semifinali-italia-polonia-2-0.html">semifinale con la Polonia</a> al pari di Boniek, che sarebbe dovuto passare sotto le sue "cure", <a href="https://gameofgoals.it/2014/07/29/1982-finale-italia-germania-ovest-3-1.html">in finale</a> le toccò Littbarski.</strong></pre>



<p>All&#8217;inizio ero timoroso. <strong>Littbarski</strong> era pericolosissimo, alla minima distrazione ti fregava. Nel primo tempo tenni la posizione e non mi spinsi mai in avanti, nella ripresa, una volta prese le misure, cominciai a sganciarmi.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Fino al cross per la rete del vantaggio segnata da <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/17/la-magia-di-pablito.html">Paolo Rossi</a>.</strong></pre>



<p>A tal proposito le racconto un aneddoto. Negli spogliatoi prima della partita ci eravamo messi d&#8217;accordo. Dissi a Paolo: &#8220;Guarda che questi in difesa sono tutti grandi e grossi, è inutile buttare la palla alta. <strong>Se vengo su ti faccio il cross basso a girare</strong>, tu lanciati nello spazio e cerca di anticiparli come fai di solito&#8221;. E così è successo.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Avete subito colto l'importanza dell'impresa compiuta?</strong></pre>



<p>Sinceramente no. Fu il presidente <strong>Pertini</strong>, mentre stavamo festeggiando, a dirci: &#8220;Voi non vi rendete conto di cosa avete fatto stasera per l&#8217;Italia&#8221;. Lì capimmo che il significato del nostro successo andava oltre lo sport e avrebbe potuto contribuire a ricompattare il Paese in un momento storico molto delicato.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="250" height="358" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Coppa-del-Mondo-1.jpg" alt="" class="wp-image-11405" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Coppa-del-Mondo-1.jpg 250w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Coppa-del-Mondo-1-209x300.jpg 209w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /><figcaption>Tutta la gioia di Claudio Gentile nell&#8217;alzare al cielo di Madrid la Coppa del Mondo [foto Listverse]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Va bene aver messo la museruola a Maradona e Zico. Ma se le dico Galuppi del Vicenza, cosa le viene in mente?</strong></pre>



<p>La mia bestia nera! La prima volta devo averlo snobbato dato che non era un nome famoso e lui mi ha messo in difficoltà tutte le partite in cui l&#8217;ho incontrato. Uno degli avversari più difficili da marcare.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>A distanza di poco meno di un anno dal trionfo spagnolo ha vissuto, a livello di club, forse la delusione più cocente della sua carriera. Mi riferisco alla <a href="https://gameofgoals.it/2019/01/02/1983-finale-amburgo-juventus-1-0.html">finale di Coppa dei Campioni di Atene persa contro l'Amburgo</a>, dove Ernst Happel vi attirò in una trappola tattica.</strong></pre>



<p>Una serata da incubo. Quel torneo l&#8217;avevamo stradominato e sinceramente avremmo meritato la coppa. Il calcio però è strano, severo e ti punisce alla minima incertezza. Non sempre vince il più forte o chi gioca meglio durante la partita, basti pensare all&#8217;ultima finale di Champions League fra Real Madrid e Liverpool. Tornando a quella gara, <strong>Happel</strong> schierò il danese <strong>Bastrup dalla mia parte</strong>. Secondo le consegne dovevo <strong>marcarlo a uomo</strong>, lui però si accentrava <strong>portandomi spesso dall&#8217;altra parte del campo</strong>, dove finivo per pestarmi i piedi con <strong>Cabrini</strong>. Proprio nello spazio lasciato libero si inserì <strong>Magath</strong> per quell&#8217;incredibile conclusione vincente. Chiedemmo invano a Trapattoni di rivedere le marcature, ma lui fu inamovibile e la frittata era già fatta. Poi ci si misero anche gli episodi, come il colpo di testa di <strong>Bettega</strong> deviato da Stein sul palo poco prima del loro gol, che avrebbe potuto cambiare l&#8217;esito dell&#8217;incontro, o il rigore non concesso per fallo su <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/04/30/omaggio-a-sua-maesta-michel-platini.html">Platini</a></strong> da parte del portiere nella ripresa. Più in generale quella sera non fummo all&#8217;altezza dei nostri livelli. Era destino che andasse così.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Terminata la carriera agonistica tra Fiorentina e Piacenza e dopo una breve esperienza dirigenziale, lei ha cominciato il percorso da tecnico in seno alla Federazione, che le ha riservato inizialmente grandi soddisfazioni per poi concludersi in maniera traumatica ponendo di fatto fine alla sua attività di allenatore.</strong></pre>



<p>Sulla panchina dell<strong>&#8216;Under 21</strong> ho avuto la soddisfazione di conquistare il terzo posto negli Europei del 2002 e, soprattutto, di vincere il <strong>titolo nel 2004</strong>, con sei dei miei giocatori che due anni dopo si sono laureati campioni del mondo con la Nazionale di Lippi, a testimonianza della bontà delle scelte effettuate. Non dimentichiamo, sempre nel 2004, la <strong>medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Atene</strong>, prima e finora unica volta in cui gli azzurri sono saliti sul podio dopo l&#8217;oro di Berlino nel &#8217;36.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-11396" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-1024x1024.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-768x768.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Claudio Gentile in versione allenatore della Nazionale Under 21 [foto diggita.it]</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Nell'estate del 2006, dopo il vittorioso Mondiale in Germania, cosa successe?</strong></pre>



<p>Le racconto come è andata. Il calcio italiano era in pieno caos <strong>Calciopoli</strong>, la <strong>Federazione era commissariata</strong> ed io in attesa del rinnovo dell&#8217;incarico alla guida dell&#8217;Under 21, che pareva scontato. Mi contattò la <strong>Juventus</strong> proponendomi la panchina bianconera, io avrei l&#8217;avrei accettata anche in serie B ma presi tempo e telefonai ai dirigenti federali, che si trovano in Germania per i Mondiali, chiedendo quali intenzioni avessero su di me. <strong>Albertini</strong>, all&#8217;epoca vice commissario straordinario, mi disse di stare tranquillo che per me c&#8217;era un <strong>solido progetto</strong>. A quel punto richiamai la Juve, spiegai la situazione e per correttezza rifiutai la loro offerta. Nel frattempo circolarono anche delle voci che mi indicavano come possibile successore di Lippi alla guida della Nazionale maggiore. Qualche settimana dopo, durante la conferenza stampa di presentazione di Donadoni come nuovo tecnico azzurro, <strong>Guido Rossi</strong>, commissario straordinario della Federazione, ad una precisa domanda rispose: &#8220;<strong>Gentile, rimane di sicuro all&#8217;Under 21</strong>. A giorni mettiamo a posto tutto&#8221;. <strong>Quarantott&#8217;ore dopo mi liquidò con una telefonata</strong> <strong>di neanche un minuto</strong>, comunicandomi che avevano preso una decisione diversa. Rimasi di sasso ed al mio posto misero <strong>Casiraghi</strong>.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Quale pensa sia stata la causa del suo allontanamento?</strong></pre>



<p>Io sono stato sempre per la <strong>meritocrazia</strong> nelle scelte dei giocatori da convocare e schierare e non ho <strong>mai dato retta ai suggerimenti e alle pressioni</strong> che venivano dall&#8217;ambiente. Ho sempre voluto camminare con la schiena dritta e questo a qualcuno probabilmente dava fastidio.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>In seguito lei non ha più trovato spazio per allenare.</strong></pre>



<p>Ho avuto delle offerte dall&#8217;estero, ma volevo continuare ad allenare in Italia e non riuscivo a spiegarmi il perché non riuscissi a trovare una panchina. Poi, piuttosto che scendere a compromessi, <strong>ho preferito uscire dai giochi</strong>.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Da "pensionato" del calcio ha potuto però coltivare ancora di più la sua seconda passione sportiva, quella del ciclismo.</strong></pre>



<p>Mi è sempre piaciuto andare in bicicletta, è un altro sport di impegno, fatica e tenacia. Sono un grande appassionato, seguo costantemente le corse e diverse volte sono andato a vedere dal vivo i Mondiali. Ho trasmesso la stessa passione a mio figlio, che per qualche anno ha anche gareggiato dovendo poi abbandonare l&#8217;attività agonistica perché non si conciliava più con gli studi. <strong>La bici mi aiuta a tenermi in forma</strong>, cerco di uscire tutti i giorni con una media di <strong>80-100 chilometri per volta</strong>.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="474" height="316" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-oggi.jpg" alt="" class="wp-image-11398" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-oggi.jpg 474w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-oggi-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /><figcaption>Claudio Gentile oggi</figcaption></figure></div>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Uno sguardo sul <a href="https://gameofgoals.it/category/calcio-attuale/spunti-in-profondita">calcio attuale</a>. In difesa sembra passata un'era geologica da quando giocava lei.</strong></pre>



<p>Oggi i difensori coriacei dei miei tempi, abili nell&#8217;uno contro uno, non ci sono più. <strong>Marcano le zone del campo e non gli attaccanti</strong>. Peccato che se buchi la palla o arrivi in ritardo prendi regolarmente gol. Ma questa è l&#8217;evoluzione dei tempi.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Il secondo Mondiale consecutivo visto da casa la dice lunga sulla situazione del calcio italiano.</strong></pre>



<p>Per la gente è stata una mazzata. Per il tifoso vedere la propria Nazionale giocare ai Mondiali è il massimo e a noi toccherà ancora guardare gli altri in televisione. Non dimentichiamo che siamo l&#8217;Italia, col blasone che ne consegue.<strong> Il nostro calcio è in declino e c&#8217;è da preoccuparsi</strong>.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Quali le cause?</strong></pre>



<p><strong>Si è abbassata la qualità, mancano esperienza e personalità</strong>. Tutte le nostre squadre più titolate sono<strong> infarcite di stranieri</strong>, specie nei ruoli chiave. Per gli italiani, soprattutto i<strong> giovani</strong>, è sempre più difficile trovare spazio in prima squadra e maturare esperienza. Quando si trovano a calcare palcoscenici internazionali, dove si alza l&#8217;asticella e devi dimostrare qualcosa, <strong>faticano a reggere pressione e ritmi diversi</strong>. Se non si ha un carattere forte e temprato non si va da nessuna parte. Ai miei tempi ogni partita era un esame e ti faceva crescere. <strong>Mancini è costretto a cercare ovunque calciatori convocabili</strong>, che poi vengono fatti diventare dei fenomeni alla prima buona prestazione fornita, come nel recente caso, con rispetto parlando, e non me ne voglia, di Gnonto.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>La sua ricetta per risalire?</strong></pre>



<p>Abbandonare le politiche sbagliate. <a href="https://gameofgoals.it/2022/03/23/gioco-camaleontico-e-squadre-oltre-i-singoli-da-qui-il-calcio-italiano-deve-ripartire.html">Bisogna <strong>recuperare la nostra scuola calcistica</strong>.</a> I ragazzi vanno fatti crescere partendo dalla <strong>tecnica</strong>. Altro aspetto fondamentale è <strong>puntare sul merito lasciando da parte i raccomandati</strong>: troppe società tendono a portare avanti ragazzi con famiglie facoltose alle spalle, che magari possono anche contribuire alle casse societarie, a scapito di altri con meno mezzi ma forse più talento. Questo porta a molti abbandoni dell&#8217;attività. Poi ci sono i <strong>procuratori</strong>, che secondo me, e qui non ho paura di farmi dei nemici, sono la rovina del calcio, hanno <strong>troppo potere e condizionano tutto</strong>. Bisogna tornare a <strong>scoprire i talenti, credere in loro e avere il coraggio di lanciarli</strong>. Non è possibile che in Spagna a 17 anni Gavi sia un punto fermo della Nazionale e da noi a 25 fatichino a trovare spazio in serie A e siano costretti a peregrinare nelle categorie minori. Evitiamo di prendere sempre la scorciatoia degli stranieri a parità di età e valori. Puntiamo sui nostri giocatori, richiederà qualche sforzo in più ma è l&#8217;unico modo per far tornare il calcio italiano ai livelli che gli competono.</p>



<p></p>



<p>Idee e concetti chiari, lontani dai compromessi, come la filosofia della tenacia e del lavoro che hanno portato il carattere di Claudio Gentile sul tetto del mondo.</p>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="CLAUDIO GENTILE" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/ikyqJTImcSw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Il ritratto agonistico di Claudio Gentile &#8220;pennellato&#8221; dal giornalista Angelo Caroli</figcaption></figure>



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<figure class="wp-block-table alignleft is-style-regular"><table class="has-subtle-pale-blue-background-color has-background"><tbody><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><strong>CHI È CLAUDIO GENTILE<br></strong><br>Nato a Tripoli il 27 settembre 1953 da genitori siciliani originari di Noto, rientra con la famiglia in Italia nel 1961 stabilendosi a Brunate, nel Comasco. La sua attività calcistica inizia nel 1964 nel vivaio del Maslianico, quindi passa nel 1968 alle giovanili del Varese. Difensore polivalente (178 centimetri d&#8217;altezza per 71 kg.) viene ceduto in prestito all&#8217;Arona dove disputa un brillante campionato di serie D nel &#8217;71-&#8217;72. La stagione successiva rientra al Varese e viene indicato fra i tre migliori giovani del campionato di serie B.<br>Nell&#8217;estate 1973 approda alla Juventus, dove giocherà fino al 1984 totalizzando fra campionato e coppe 417 presenze con 10 reti. L&#8217;esordio in serie A avviene il 2 dicembre 1973 in Juventus-Verona 5-1, curiosamente preceduto da quello in campo internazionale nella sfortunata finale unica di Coppa Intercontinentale persa pochi giorni prima a Roma per 1-0 contro gli argentini dell&#8217;Independiente. Inizialmente impiegato come mediano, in bianconero si affermerà come difensore esterno conquistando 6 scudetti, 2 Coppe Italia, la Coppa UEFA del &#8217;77 e la Coppa delle Coppe nell&#8217;84. Lasciata la Vecchia Signora, disputa tre stagioni nella Fiorentina mettendo assieme 70 presenze e una rete. Ultimi scampoli di carriera al Piacenza nell&#8217;87-&#8217;88.<br>In Nazionale esordisce il 19 aprile 1975 a Roma nella gara contro la Polonia terminata a reti inviolate e valida per le qualificazioni agli Europei del 1976. In azzurro totalizza 71 gettoni di presenza e un gol segnato nel giugno &#8217;77 ad Helsinki, nella partita delle qualificazioni ai Mondiali &#8217;78 vinta dall&#8217;Italia per 3-0 sulla Finlandia. Indimenticabili le sue prestazioni al Mondiale di Argentina &#8217;78, chiuso al quarto posto e soprattutto in quello trionfale di Spagna &#8217;82. Oltre a Maradona e Zico, nessuno degli attaccanti da lui marcati nelle rassegne iridate è riuscito a segnare. Al suo attivo anche la fase finale degli Europei del 1980 svoltasi in Italia e conclusa dalla squadra di Bearzot al quarto posto. Ultima partita in Nazionale l&#8217;amichevole vinta in Canada per 2-0 nel maggio 1984, in cui ha indossato la fascia di capitano.<br>La sua carriera di allenatore si è svolta nei quadri della Federazione, guidando la Nazionale Under 21 alla conquista del titolo Europeo nel 2004 e l&#8217;Olimpica alla medaglia di bronzo nei Giochi di Atene dello stesso anno. E&#8217; stato insignito delle medaglie di bronzo e d&#8217;oro al valore atletico e del collare d&#8217;oro al merito sportivo.</td></tr></tbody></table></figure>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/06/14/__trashed.html">Claudio Gentile, grinta e carattere sul tetto del mondo</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Claudio Sala, quando dribbling e cross avevano sfumature poetiche</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/03/15/claudio-sala-quando-dribbling-e-cross-avevano-sfumature-poetiche.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ceste]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2022 09:09:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dagli esordi al Monza alla consacrazione con lo scudetto granata, la carriera di Claudio Sala, tra i migliori interpreti del ruolo di ala tornante, in grado di sublimare l'arte del dribbling e del cross</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/03/15/claudio-sala-quando-dribbling-e-cross-avevano-sfumature-poetiche.html">Claudio Sala, quando dribbling e cross avevano sfumature poetiche</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Claudio Sala al cross contro il Verona nel campionato 1976-&#8217;77 [www.faziosi.it]</em></p>



<p class="has-drop-cap">Il suo tocco di palla era un ricamo d&#8217;arte. Le sue sgroppate sulla fascia, i dribbling insistiti e i cross al bacio per i Gemelli del Gol hanno fatto innamorare non solo gli appassionati granata della Curva Maratona, ma tutti gli esteti del calcio. Assieme a Causio e Bruno Conti ha sublimato il ruolo di ala tornante e oggi continua ad andare alla ricerca della qualità producendo vini pregiati del Piemonte. Dagli esordi nella sua Brianza all&#8217;affermazione nel Napoli, sino alla consacrazione nel Torino con lo storico scudetto del 1976, Claudio Sala ripercorre assieme a Game of Goals una carriera sempre improntata all&#8217;estro e al carattere, con il solo grande rammarico di avere trovato poco spazio in Nazionale.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Claudio, il suo primo approccio col calcio ha avuto tinte nerazzurre.</strong></pre>



<p>Sì, mio papà era tifoso dell&#8217;Inter e spesso mi portava a San Siro a vedere quella squadra di campioni. Poi, nelle interminabili partite con gli amici disputate nei prati lungo la ferrovia e nelle strade di Macherio, il mio paese, cercavo di replicare le giocate e le finte di Corso, il mio idolo insieme a Suarez. Ai miei tempi non esistevano come oggi le scuole calcio dove ti dicono per filo e per segno quello che devi fare. Ho imparato tutto da solo, dal controllare la palla nello stretto fra una selva di gambe ad usare entrambi i piedi, ma forse questo è stato un dono di natura.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Fino al primo provino.</strong></pre>



<p>Sempre andando allo stadio, leggemmo su un giornale che l&#8217;Inter organizzava una leva calcistica per i ragazzi delle classi 1947 e &#8217;48. Così mio padre mi accompagnò a Rogoredo, dove si teneva la selezione. Ebbi la fortuna di essere scelto fra i tanti venuti a provare, ma l&#8217;Inter mi tenne solo un anno nelle sue giovanili, lasciandomi poi libero.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>E la sua carriera prese la strada di Monza.</strong></pre>



<p>L&#8217;amico Canzi, che giocava già nella prima squadra biancorossa in serie B, mi propose per un altro provino. Con mia sorpresa fu interrotto quasi subito. In seguito mi spiegarono che quel giorno c&#8217;erano gli osservatori di molte squadre e il Monza, convinto in fretta dalla mie qualità, mi tolse presto dal campo per non rischiare che qualche altra società potesse farmi firmare prima di loro.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>A nemmeno diciannove anni il debutto in serie B.</strong></pre>



<p>Eravamo nella stagione 1965-&#8217;66 e stavamo lottando per non retrocedere. Ettore Puricelli, &#8220;Testina d&#8217;oro&#8221;, era da poco subentrato in panchina per cercare di raddrizzare la situazione. Nei giorni precedenti la garaa con la Reggiana mi prese da parte dicendomi: &#8220;Domenica ti faccio esordire&#8221;. Purtroppo la partita finì 0-0 e segnò di fatto la nostra discesa in serie C, con Puricelli che rassegnò subito le dimissioni. Sempre nella parte finale di quel campionato degli osservatori di Toro vennero a vedermi contro il Mantova, che sarebbe poi salito in serie A, ma la relazione fu negativa e non se ne fece niente.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="774" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Monza-774x1024.jpg" alt="" class="wp-image-10366" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Monza-774x1024.jpg 774w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Monza-227x300.jpg 227w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Monza-768x1016.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Monza-1161x1536.jpg 1161w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Monza.jpg 1209w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /><figcaption>Claudio Sala in azione con la maglia del Monza (foto Pinterest)</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Nell'annata successiva in serie C, lei ebbe un incontro particolare.</strong></pre>



<p>Ad allenare il Monza fu chiamato Gigi Radice, poco più che trentenne, appena ritiratosi dall&#8217;attività agonistica a causa di un infortunio. Aveva già idee innovative e sotto la sua guida vincemmo il campionato. Ci saremmo ritrovati qualche anno dopo al Toro.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Le sue prestazioni le valsero le attenzioni del Napoli.</strong></pre>



<p>Che acquistò la comproprietà del cartellino, ma preferì lasciarmi ancora un anno al Monza, in serie B, permettendomi anche di completare gli studi di Ragioneria.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Nel '68-'69 l'approdo sotto il Vesuvio. Che cosa le ha lasciato dentro l'esperienza napoletana?</strong></pre>



<p>Era la prima volta che andavo via da casa e l&#8217;ambientamento in una grande città, piuttosto caotica, non fu facile, ma fu una scuola di vita. Con gli azzurri ebbi modo di calcare il palcoscenico della serie A giocando assieme a compagni del calibro di Zoff, Canè, Juliano, Altafini e Sivori. Io e Nielsen, arrivato dal Bologna, eravamo le riserve del reparto avanzato. Feci fatica a trovare spazio, ma alla fine misi assieme 23 presenze su 30 con un crescendo di rendimento nel finale di stagione.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="492" height="697" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-figurina-Napoli.jpg" alt="" class="wp-image-10367" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-figurina-Napoli.jpg 492w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-figurina-Napoli-212x300.jpg 212w" sizes="(max-width: 492px) 100vw, 492px" /><figcaption>La figurina di Claudio Sala con la maglia del Napoli stagione 1968-&#8217;69</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Che fece di nuovo "innamorare" il presidente granata Orfeo Pianelli, il quale questa volta dovette scucire ben 450 milioni di lire dell'epoca per portarla all'ombra della Mole. Lo spirito del Filadelfia l'ha subito contagiata?</strong></pre>



<p>Per me fu una sorpresa, in quanto quando arrivai in granata non conoscevo la storia e i valori del Toro. Furono i compagni più vecchi a trasmettermeli. Da loro ho imparato ad essere agonisticamente &#8220;cattivo&#8221;, a non mollare mai dando tutto per la maglia. Negli anni torinesi ho inoltre acquisito maggiore concretezza nel gioco, prima cercavo più il bello che il pratico.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Parliamo del suo ruolo in campo. Nel corso della sua carriera l'ha modificato più volte, sino alla consacrazione come ala destra.</strong></pre>



<p>In origine ero una mezzapunta e mi piaceva in modo particolare cercare la giocata estrosa. Al Toro ho vestito tutte le maglie del fronte d&#8217;attacco dal 7 all&#8217;11, alternandomi nelle varie posizioni.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Prima significativa variazione la "forbice" ideata da Edmondo Fabbri nella stagione 1974-'75.</strong></pre>



<p>Quell&#8217;anno giocai col numero 9 in un ruolo atipico a metà strada fra il centravanti arretrato e il trequartista, con Graziani e Pulici che agivano molto larghi sul fronte d&#8217;attacco, il primo a destra, l&#8217;altro a sinistra. Questo modulo avrebbe dovuto favorire gli inserimenti dei centrocampisti allargando le difese avversarie, ma a parte il sottoscritto, gli altri compagni di reparto non avevano grandi attitudini offensive. Inoltre, Pulici e Graziani dovevano duettare troppo distanti fra loro e la soluzione tattica non portò i risultati sperati. Cambiando ruolo e non giocando più da mezzala, persi anche il posto in Nazionale.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Altra svolta, questa volta molto più felice, nell'estate 1975 con l'arrivo sulla panchina granata di Gigi Radice.</strong></pre>



<p>A margine di un allenamento, durante il ritiro, mi prese da parte dicendomi: &#8220;Da adesso non giochi più col 10, prendi il 7 e vai in fascia&#8221;. Dentro di me pensai che fosse impazzito, ma aveva ragione lui. L&#8217;obiettivo principale era andare sempre sul fondo e mettere cross a ripetizione per Pulici e Graziani, che finalmente occupavano l&#8217;area. Partivo da destra, poi durante la partita cambiavo più volte fascia cercando di sorprendere i difensori avversari. Il resto lo facevano i dribbling. Radice mi lasciava libero di muovermi a seconda delle circostanze, diciamo che mi sono creato un ruolo, interpretando a modo mio quello di tornante.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Quella stagione, in cui lei divenne il capitano dei granata, si concluse in maniera trionfale con uno scudetto storico quanto inatteso al termine di una incredibile rimonta sulla Juventus.</strong></pre>



<p>Quel Toro era davvero spettacolare. Facevamo pressing alto a partire dagli attaccanti, fuorigioco esasperato fin quasi a metà campo, puntavamo molto su ritmo, intensità e spesso ci scambiavamo le posizioni in campo, secondo il modo di interpretare il calcio lanciato dagli olandesi in voga all&#8217;epoca. Radice era avanti anni come concezioni tattiche e come preparazione, curava al massimo i dettagli. Il rammarico è quello di avere vinto uno scudetto a 45 punti ed essere arrivati secondi l&#8217;anno successivo mettendone assieme addirittura 50, preceduti di una lunghezza dalla Juve. Cose che solo al Toro possono succedere.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="551" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Giro-donore-Toro-scudettato-76.jpg" alt="" class="wp-image-10369" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Giro-donore-Toro-scudettato-76.jpg 720w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Giro-donore-Toro-scudettato-76-300x230.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>Claudio Sala guida il giro d&#8217;onore del Toro scudettato il 16 maggio 1976 (foto Pinterest)</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Gli anni Settanta nella città della Mole sono diventati famosi anche per i derby infuocati al Comunale. Quale di questi ricorda con più piacere?</strong></pre>



<p>Senza dubbio quello di ritorno giocato nel marzo 1972, giusto cinquant&#8217;anni fa. Loro andarono in vantaggio con un tiro al volo di Anastasi su lancio di Capello, poi pareggiai io con una punizione dal limite che misi all&#8217;incrocio calciando col mancino. Nella ripresa Agroppi segnò il gol decisivo ribadendo in rete una respinta di Carmignani su colpo di testa di Fossati. Quel successo ci portò per la prima volta ad avvicinarci alla Juve ed a lottare per il vertice. Purtroppo, anche in quell&#8217;occasione finimmo secondi, a pari merito col Milan, ad un solo punto dai bianconeri.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Essere ambidestro era un'altra delle sue peculiarità.</strong></pre>



<p>E&#8217; vero, calciavo indifferentemente con i due piedi, e questo mi ha fregato quando dovevo tirare i rigori. Ero sempre indeciso se battere di destro o di sinistro e finivo per sbagliarli. Dopo un paio di errori ho preferito lasciare ad altri l&#8217;incombenza e concentrarmi sulle punizioni. Se sbagli dal dischetto è colpa tua, quando metti dentro una punizione ricevi solo complimenti.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Nelle stracittadine ha anche incontrato i suoi avversari più ostici.</strong></pre>



<p>Furino e Gentile su tutti, gran bei duelli. Poi come sappiamo Gentile era abituato a collezionare pezzi di maglia degli avversari (ride, n.d.r.). Prima di quelle di Maradona e Zico ha strappato la mia, come testimonia una foto di quegli anni. Comunque erano sempre sfide dure, ma cavalleresche e leali, e anche io sapevo farmi rispettare.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="331" height="337" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-e-Gentile.jpg" alt="" class="wp-image-10370" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-e-Gentile.jpg 331w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-e-Gentile-295x300.jpg 295w" sizes="(max-width: 331px) 100vw, 331px" /><figcaption>Uno dei tanti duelli con Gentile nei derby Anni &#8217;70 (foto blogspot.com)</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>I giocatori più forti che ha incrociato nella sua carriera?</strong></pre>



<p>Sono legati alla mia sporadica presenza in azzurro: come compagno Gigi Riva per lo strapotere fisico e il fiuto del gol; da avversario Platini per la classe e l&#8217;intelligenza calcistica.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Veniamo al capitolo Nazionale, forse uno dei pochi rimpianti della sua esperienza agonistica.</strong></pre>



<p>Quando giocavo col 10 da mezzala, nei primi anni Settanta, avevo davanti Rivera e Mazzola. Quando sono passato in fascia ho pensato di poter trovare più spazio, ma c&#8217;era Causio già titolare. Bearzot, benché fosse un &#8220;vecchio cuore granata&#8221;, da commissario tecnico ha sempre razionalmente preferito e puntato sul blocco della Juve. D&#8217;altronde era più facile innestare pochi elementi su un telaio già affiatato di sette-otto giocatori, che amalgamare un organico nuovo con calciatori provenienti da più squadre.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>E proprio in azzurro ha vissuto la più grossa delusione, a livello personale, della carriera.</strong></pre>



<p> Sì. Nell&#8217;ottobre del &#8217;77 si giocò a Torino la partita con la Finlandia, decisiva per la qualificazione ai Mondiali di Argentina. Stadio gremito, nell&#8217;undici titolare sei bianconeri e tre granata più Antognoni e capitan Facchetti. Naturalmente Causio partiva dall&#8217;inizio e io sedevo in panchina. La partita si mise subito bene e si concluse con un sonoro 6-1 per noi, con i famosi quattro gol di Bettega. Nella ripresa, a successo ormai archiviato, ho sperato a lungo che Bearzot mi concedesse uno scampolo di ribalta davanti al mio pubblico, invece non effettuòneppure una sostituzione. Fu una delusione tremenda.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Blocchi bianconero e granata contrapposti, con qualche polemica sull'opportunità delle scelte del commissario tecnico, anche ai Mondiali di Argentina '78.</strong></pre>



<p>Tra la sorpresa generale partimmo forte con le vittorie su Francia e Ungheria, poi arrivò l&#8217;ultima gara del girone eliminatorio contro i padroni di casa, che valeva solo per il platonico primo posto e la possibilità di continuare a giocare la seconda fase a Buenos Aires. Speravamo che Bearzot facesse riposare qualche juventino dando spazio ad altri, ma la mattina precedente la gara vedemmo che prendeva da parte i titolari quasi li volesse confessare. Evidentemente stava chiedendo loro se avessero voluto giocare. La risposta fu scontata da parte di tutti e scese in campo la solita formazione. Ottenemmo una vittoria di prestigio, ma nella seconda fase la fatica si fece sentire e a gioco lungo pagammo gli sforzi e le scelte di impiegare sempre degli stessi, dovendoci accontentare del quarto posto. Tutto l&#8217;opposto di quello che successe quattro anni dopo in Spagna, quando la preparazione fu più mirata e diede vita al crescendo che portò l&#8217;Italia al titolo Mondiale.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Mondiali.jpg" alt="" class="wp-image-10371" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Mondiali.jpg 400w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Mondiali-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /><figcaption>Claudio Sala in azzurro contro l&#8217;Olanda ai Mondiali del &#8217;78 (foto worldfootball.net)</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Lasciati i ricordi fra gioie e delusioni, veniamo all'attualità con un'opinione sul suo Toro e sul momento del calcio italiano.</strong></pre>



<p>Quest&#8217;anno il Toro ha avuto una buona partenza, ha assimilato in fretta il nuovo gioco portato da Juric, che ha anche rinvigorito il carattere e la determinazione tipici dell&#8217;ambiente granata. Sono arrivati punti importanti, poi c&#8217;è stato un calo di continuità nei risultati, aspetto su cui si dovrà lavorare. Per quanto riguarda lo stato di salute del movimento italiano, sappiamo che il calcio vive di episodi e protagonisti e in questo momento, soprattutto per i secondi, siamo in fase calante. D&#8217;altronde vedo lo stesso calo di valori e di grosse figure di spicco a livello internazionale.  Speriamo che si possa risalire presto la china, cominciando dagli imminenti spareggi per i Mondiali.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Dalla qualità delle giocate sul campo a quella nel bicchiere. Lei oggi si dedica alla produzione di vini.</strong></pre>



<p>E&#8217; un&#8217;attività che mi piace molto e mi dà soddisfazione. Col marchio &#8220;I Filari del Poeta&#8221; produco vini del Piemonte commercializzati dal mio socio Renato Trevisan e le promozioni nei centri commerciali sono sempre l&#8217;occasione per incontrare di nuovo i tifosi, non necessariamente granata, e intrattenersi con loro conversando di calcio e di vino.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Graziani-Trevisan.jpg" alt="" class="wp-image-10373" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Graziani-Trevisan.jpg 576w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Graziani-Trevisan-169x300.jpg 169w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /><figcaption>Claudio Sala, assieme al socio Renato Trevisan, omaggia l&#8217;ex compagno Francesco Graziani con i suoi vini</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Poeta come "Poeta del Gol", l'appellativo coniato per lei negli anni ruggenti della sua carriera e che l'accompagna ancora oggi. Chi ne è stato l'artefice?</strong></pre>



<p>A dire il vero non lo so. Nei primi anni al Toro i tifosi avevano creato lo slogan &#8220;Dio perdona, Claudio Sala no&#8221;, poi è venuto fuori &#8220;Il Poeta del Gol&#8221;. C&#8217;è chi dice che l&#8217;abbia coniato il giornalista Giampaolo Ormezzano, ma non c&#8217;è certezza. Comunque, me lo tengo ben stretto.</p>



<p></p>



<p>La certezza è quella dei dribbling, dei cross e delle giocate d&#8217;autore di Claudio Sala, che fanno parte della storia del calcio granata ed italiano.</p>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Claudio Sala vs Juventus Serie A 1976 1977" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/rCqEqBoVY5U?start=110&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Le giocate di Claudio Sala nel derby contro la Juve dell&#8217;aprile 1977</figcaption></figure>



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<figure class="wp-block-table is-style-regular"><table class="has-subtle-pale-blue-background-color has-background"><tbody><tr><td><strong>CHI È CLAUDIO SALA</strong></td></tr><tr><td>Nato a Macherio, oggi in provincia di Monza Brianza, l&#8217;8 settembre 1947, dopo una fugace apparizione nel vivaio dell&#8217;Inter cresce nel settore giovanile del Monza esordendo in serie B nel campionato 1965-&#8217;66. Con i biancorossi giocherà tre stagioni, conquistando nel &#8217;66-&#8217;67 la promozione dalla C alla B. Nel 1968-&#8217;69 il trasferimento al Napoli, dove si mette in evidenza come mezzala dotata di tecnica e fantasia collezionando 23 presenze e 2 reti in campionato ed ereditando la maglia numero 10 di Omar Sivori dopo il ritorno in patria dell&#8217;argentino a metà stagione. Nel 1969-&#8217;70 l&#8217;approdo al Torino. In undici stagioni consecutive in maglia granata disputa 286 partite mettendo a segno 25 reti, conquista la Coppa Italia 1971 (vinta ai rigori nello spareggio contro il Milan) e soprattutto lo storico scudetto del 1976. Fondamentale per la sua carriera lo spostamento all&#8217;ala voluto da mister Radice, che lo consacrò come uno dei migliori interpreti del ruolo. Nel 1976 e 1977 ottenne il Guerin d&#8217;Oro, riconoscimento che andava al miglior giocatore della serie A. Tra il 1980 e il 1982 ha chiuso la carriera nel Genoa con 41 presenze e una promozione in serie A. In Nazionale esordisce il 20 ottobre 1971 a Roma contro l&#8217;Austria in una gara terminata 2-2 e valevole per le qualificazioni agli Europei del 1972. In totale vestirà l&#8217;azzurro 18 volte, partecipando ai Mondiali di Argentina &#8217;78, dove scenderà in campo, entrando nella ripresa, nelle sfortunate partite contro Olanda e Brasile. Terminata la carriera agonistica, ha iniziato ad allenare le giovanili granata assumendo anche la guida della prima squadra dal dicembre 1988 al maggio 1989, nella sfortunata stagione che vide la retrocessione del Torino in serie B. Quindi un campionato come tecnico del Catanzaro in C1 ed una fugace apparizione sulla panchina del Moncalieri in serie C2 nella primavera del 2001.</td></tr></tbody></table></figure>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/03/15/claudio-sala-quando-dribbling-e-cross-avevano-sfumature-poetiche.html">Claudio Sala, quando dribbling e cross avevano sfumature poetiche</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Romeo Benetti, il duro del calcio italiano fra ironia e leggerezza</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/02/16/romeo-benetti-il-duro-del-calcio-italiano-fra-ironia-e-leggerezza.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ceste]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 10:04:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le nostre interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata a ruota libera fra leggerezza e ironia su passato presente e futuro del calcio italiano con Romeo Benetti, il duro per eccellenza del nostro football</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/02/16/romeo-benetti-il-duro-del-calcio-italiano-fra-ironia-e-leggerezza.html">Romeo Benetti, il duro del calcio italiano fra ironia e leggerezza</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Romeo Benetti in maglia azzurra agli Europei del 1980 (foto goal.com)</em></p>



<p class="has-drop-cap">Si è costruito la fama di duro per eccellenza del calcio italiano. Una roccia granitica nei contrasti che incuteva timore agli avversari, sempre pronto a dare sostegno ai compagni grazie anche a qualità tecnico-tattiche non indifferenti che lo portavano spesso a trovare la via della rete. Romeo Benetti è stato fra la metà degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta uno dei centrocampisti più completi, efficaci e vincenti del nostro campionato e della Nazionale, l&#8217;unico ad aver giocato il derby nelle quattro metropoli italiane.</p>



<p>Carattere schietto, senza peli sulla lingua, con una contagiosa simpatia e un intercalare ironico ereditato dalle sue origini veronesi, oggi dall&#8217;alto dei suoi 76 anni osserva con leggerezza e distacco dal <em>buen retiro</em> di Leivi, sulle alture genovesi, un calcio sempre più frenetico e svuotato nell&#8217;anima, non disdegnando di dispensare qualche inevitabile punzecchiatura. Assieme a &#8220;Game of Goals&#8221; ripercorre carriera e bei tempi andati, volgendo uno sguardo anche all&#8217;attuale stato di salute del nostro football.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Romeo, partiamo dagli inizi. Il suo approccio col pallone è stato diametralmente opposto a quello che hanno oggi i ragazzi.</strong></pre>



<p>Vero, del tutto diverso. I campi sportivi quasi non esistevano e i bambini cominciavano a giocare all&#8217;oratorio. La mia fortuna calcistica è stata quella di avere vissuto dagli 8 ai 16 anni in collegio a Venezia. Trecento ragazzi esuberanti con voglia di correre e divertirsi, campo improvvisato nel cortile, l&#8217;erba non cresceva nemmeno se la disegnavi, le porte venivano pitturate sui muri e si giocavano diverse partite in contemporanea. Dovevi essere bravo a scansare i partecipanti alle altre partite e a riconoscere i tuoi compagni. Per fortuna ogni pallone aveva un colore diverso, e attenzione a non cadere, altrimenti erano dolori! La tecnica la affinavi in maniera naturale, non come oggi dove si credono dei fenomeni perché magari sono riusciti a stoppare per sbaglio un pallone. E&#8217; stata una bella scuola di vita.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Tutto il contrario delle scuole calcio.</strong></pre>



<p>Nelle scuole calcio la fantasia viene annullata. I bambini mi sembrano troppo sedentari e ingabbiati. Si alzano al mattino e la mamma gli mette fretta per far colazione al volo e andare a scuola. Poi tutto il tempo fra i banchi, il ritorno a casa, pranzo, compiti da fare e via di corsa verso la scuola calcio dove continuano a prendere ordini anche dall&#8217;allenatore. Non hanno modo di esprimersi liberamente, secondo me non si divertono più.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"> <strong>Dopo il collegio l'ingresso nel calcio "vero" al Bolzano in serie D e l'inizio di una gavetta lungo la Penisola</strong>.</pre>



<p>Ho girato molto per l&#8217;Italia, ma in realtà di gavetta ne ho fatta poca e ho subito cominciato a collezionare soddisfazioni a tutti i livelli, come il terzo posto in serie C a Siena e a Taranto e la vittoria del campionato di serie B con il Palermo. Diciamo che ho fatto la fortuna di tutti gli allenatori che mi hanno avuto.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Nell'estate del '68 il suo primo trasferimento alla Juventus, dove non riuscì però ad integrarsi nell'ambiente anche a causa della scarsa considerazione che il tecnico Heriberto Herrera aveva nei suoi confronti, seguito dall'affermazione nella stagione successiva alla Sampdoria e dal passaggio al Milan nel '70, fortemente voluto da Nereo Rocco, che da avversario aveva apprezzato le sue doti temperamentali e tattiche.</strong></pre>



<p>Per forza, dopo un contrasto Cudicini, Anquilletti e Trapattoni erano finiti a terra, mentre l&#8217;unico rimasto in piedi ero io e questo il Paron lo apprezzava. Ho sempre fatto leva sull&#8217;esuberanza e sul fisico. All&#8217;inizio venivo impiegato in una posizione più avanzata, poi col tempo sono stato arretrato in mediana a marcare il centrocampista avversario più pericoloso e a correre in lungo e in largo recuperando palloni e dando una mano ai &#8220;vecchietti&#8221; della squadra.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>L'infortunio del bolognese Liguori dopo una sua durissima entrata nel gennaio del 1971 ha segnato in negativo la sua fama. Lei è diventato il "picchiatore", anche se a onor del vero non è mai stato espulso per interventi violenti. Era il classico giocatore ruvido ma estremamente leale, che le dava e le prendeva senza tirarsi indietro.</strong></pre>



<p>In Italia quando ti battezzano ti porti dietro l&#8217;etichetta per sempre. E&#8217; facile trovare il capro espiatorio ed addossargli tutte le colpe. Devo dire che negli anni con questa fama di duro ci ho anche giocato e mi ha pure fatto piacere. Con una piccola delusione: un giornale inglese ha stilato la classifica dei calciatori più cattivi al mondo e mi ha messo solo al quarto posto. Peccato, pensavo di essere il primo! (ride, n.d.r.). Una delle cose che mi ha fatto più sorridere è stato sentire una mamma rimproverare il figlio dicendogli &#8220;Se non stai zitto chiamo Benetti!&#8221;</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-Rivera-Milan.jpg" alt="" class="wp-image-9885" width="499" height="331"/><figcaption>Rivera e Benetti negli anni milanisti (foto Pinterest)</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Non solo grinta e senso tattico però, ma anche un discreto fiuto del gol, specie con le conclusioni dalla distanza, come quella al volo a Firenze nella primavera del '77 con la maglia della Juventus che le valse il premio per il più bel gol del campionato.</strong></pre>



<p>Ci provavo spesso, mi ha sempre divertito cercare la porta sia con le incursioni, sia con i tiri da lontano, che forse trovavano i portieri un po&#8217; addormentati.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Sei stagioni al Milan non si possono scordare. Per lei un'esperienza intensa fra le gioie di una Coppa delle Coppe e due Coppe Italia e i dolori di tre scudetti svaniti sul filo di lana, su tutti quello della "fatal Verona" del '73. Che cosa le è rimasto di quel periodo?</strong></pre>



<p>Al di là dei risultati sul campo, che alla fine si compensano, il ricordo di un gruppo di compagni unito, la soddisfazione di essere stato quasi sempre presente e l&#8217;affetto dei tifosi, che mi hanno eletto a &#8220;Stella rossonera&#8221;. Purtroppo negli ultimi tempi la situazione societaria era diventata sempre più precaria e avevamo anche qualche difficoltà a ricevere gli stipendi. Tutto questo ha influito sul rendimento di una squadra che in quel periodo avrebbe potuto fare di più.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Nell'estate del '76 il clamoroso scambio con Capello sull'asse Juventus-Milan, in contemporanea a quello Boninsegna-Anastasi fra nerazzurri e bianconeri. Lei e Bonimba, giudicati dalla critica quasi come "ferri vecchi", vi siete presi delle gran belle rivincite negli anni al servizio della Vecchia Signora.</strong></pre>



<p>In quegli anni i giocatori erano di proprietà delle società e dovevi andare a giocare dove ti mandavano, senza poterti opporre. Non parlerei però di rivincite, tenga conto che con Capello il Milan ha preso un regista completo e si è costruito un grandissimo allenatore per il futuro. Quella Juve comunque era uno spettacolo: squadra volitiva, duttile, moderna tatticamente, con tutta gente dai piedi buoni elastica nell&#8217;interpretazione dei ruoli. Ci adattavamo e sapevamo affrontare qualsiasi avversario. Se la mettevano sulla forza non c&#8217;erano problemi, specie col sottoscritto e Furino; sulla tecnica men che meno, vedi Causio, Bettega e Scirea; e anche a livello dialettico ci facevamo rispettare da tutti. I valori aggiunti erano però un presidente come Boniperti, che ne capiva di calcio come pochi, e un allenatore giovane e determinato come il mio ex compagno di squadra Trapattoni, bravissimo a caricarci. Due scudetti di fila, il primo dopo il fantastico braccio di ferro con il Torino, la Coppa UEFA, primo trionfo europeo della Juve, ed una Coppa Italia penso che parlino da soli.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-Juve-Sampdoria.jpg" alt="" class="wp-image-9887" width="556" height="360"/><figcaption>Romeo Benetti con la maglia della Juventus in azione contro la Sampdoria nella gara che diede ai bianconeri lo scudetto 1977 (foto blogspot.com)</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>La chiusura nella Roma, dove ha lasciato ancora il segno.</strong></pre>



<p>Altre due Coppe Italia penso non siano male, poi ho fatto da chioccia alla nascente squadra di Liedholm che qualche anno dopo avrebbe vinto lo scudetto.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Capitolo Nazionale. Un altro contesto dove lei non è proprio passato inosservato.</strong></pre>



<p>Sono entrato in azzurro quasi per &#8220;sbaglio&#8221;, data la concorrenza non da poco di Bedin e soprattutto Bertini, poi mi sono conquistato il mio spazio dando penso un bel contributo, fino a essere giustamente accantonato per limiti d&#8217;età a favore dei più giovani Marini e Oriali.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Dopo la perla del primo storico successo a Wembley nel novembre '73 e la delusione dei Mondiali di Germania del '74, dove lei mise comunque lo zampino provocando l'autorete di Perfumo nel pareggio con l'Argentina, le maggiori soddisfazioni in azzurro sono arrivate dal Mondiale del '78. In quel contesto la formazione di Bearzot espresse forse il suo gioco migliore ottenendo un quarto posto che anticipò il trionfo in Spagna e lei offrì la consueta costanza di rendimento impreziosita dal gol all'Ungheria.</strong></pre>



<p>E&#8217; stata una grande esperienza. C&#8217;era in pratica la Juve trasferita in Nazionale, ad un certo punto con nove elementi in campo integrati dalla sorpresa Paolo Rossi in attacco e dalla regia prima di Antognoni, poi di Zaccarelli, due signori giocatori. Giocammo veramente bene, purtroppo calammo nel finale, mancando un piazzamento più prestigioso che avremmo sicuramente meritato. Il Mondiale in Argentina servì anche alla gente in Italia: fu il primo visto a colori in televisione e contribuì a porre l&#8217;attenzione sulla dittatura in quel paese e sulle nefandezze perpetrate dalla giunta militare, di cui fino a quel momento non si sapeva molto. Per quanto riguarda il torneo, diciamo che in quel contesto propagandistico l&#8217;Argentina &#8220;doveva&#8221; vincere.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="694" height="463" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-squadra-Nazionale.jpg" alt="" class="wp-image-9889" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-squadra-Nazionale.jpg 694w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-squadra-Nazionale-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 694px) 100vw, 694px" /><figcaption>Benetti, primo in piedi da sinistra, con la Nazionale azzurra prima del vittorioso esordio contro la Francia nei Mondiali di Argentina &#8217;78 (foto ad.nl) </figcaption></figure></div>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Dal Mondiale di Argentina alla situazione attuale della Nazionale italiana. Dopo l'impresa agli Europei gli azzurri hanno avuto un periodo di appannamento e adesso la qualificazione ai Mondiali del Qatar, che sembrava ormai raggiunta, dovrà passare attraverso gli spareggi.</strong></pre>



<p>Sarebbe un vero disastro non andare ai Mondiali per la seconda volta consecutiva e mi auguro di cuore che la Nazionale ci arrivi. Gli elementi di qualità li ha, ma dopo gli Europei è mancata la continuità nei risultati. Si è sentita troppo la pressione del dover fare risultato senza poter giocare con la leggerezza e la testa libera di prima. Essere costretti a vincere ti condiziona nelle scelte e nelle prestazioni, portandoti, se non riesci a gestire la pressione, a commettere degli errori. Questo vale, come si è purtroppo visto, sia per l&#8217;allenatore, sia per i giocatori. Negli spareggi sarà fondamentale entrare in campo convinti dei propri mezzi senza alcun timore in qualsiasi stadio si giochi, sbloccare immediatamente il risultato e chiudere la gara per vincere e tacitare tutti.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Come tecnico ha lavorato a lungo al centro federale di Coverciano guidando anche gli azzurrini Under 15. Un suo parere sul nostro settore giovanile e sull'eccessivo numero di stranieri presenti nei vari campionati.</strong></pre>



<p>Oggi il calcio è ormai globalizzato e gli stranieri sono presenti a tutti i livelli e in tutti i campionati. L&#8217;importante è scegliere quelli bravi. Spesso mi sembra invece che, soprattutto fra i giovani, a parità di valori si tenda a scegliere il nome esotico. Per quanto riguarda i vivai, i talenti ci sono, poi purtroppo intervengono i procuratori che li fanno diventare subito troppo bravi, facendo molto bene i loro interessi. Quando sei giovane è facile <em>sbarellare</em> se vedi tanti soldi con facilità, rischiando poi di sederti e non mantenere le promesse. I giovani calciatori tendono a vivere in un mondo a parte, dove spesso i responsabili delle società devono andarli a prendere per portarli agli allenamenti in quanto sovente non sanno districarsi con gli orari di treni e mezzi pubblici. Sarebbe più utile per tutti coccolarli di meno.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Veniamo al campionato di serie A in corso. Qual è a suo giudizio lo stato di salute delle quattro squadre che hanno segnato la sua carriera?</strong></pre>



<p>La Sampdoria è sempre disastrata dal punto di vista economico, speriamo che riesca a finire bene la stagione. E&#8217; cambiato poco dai miei tempi, in cui quando ci salvavamo alla penultima giornata era grande successo. La Juve con l&#8217;innesto di Vlahovic ha ritrovato fiducia, mi auguro che sistemi l&#8217;assetto e prosegua nella sua ripresa per centrare almeno la zona Champions. Il Milan sembra avere messo la testa a posto per tornare a competere e se la giocherà fino in fondo per lo scudetto. Per la Roma, che dire, lì vige il detto <em>&#8220;volemose bene&#8221;</em>. La città è dispersiva e umorale, è difficile avere la continuità e la costanza per centrare gli obiettivi. Le intenzioni sono sempre le migliori, ma i risultati tardano ad arrivare e i giallorossi attuali sono lo specchio di questa situazione.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-oggi.jpg" alt="" class="wp-image-9892" width="363" height="221" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-oggi.jpg 319w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-oggi-300x183.jpg 300w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" /><figcaption>Romeo Benetti oggi (foto CalcioMercato)</figcaption></figure></div>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>In conclusione, riavvolgiamo il nastro. Il vostro era un calcio a misura d'uomo, oggi sembra quasi una realtà virtuale.</strong></pre>



<p>L&#8217;ambiente, il modo di vivere e il calcio stesso erano più semplici, genuini, quasi <em>naïf</em>. Il rapporto con i tifosi era possibile, si instauravano amicizie vere. Oggi sembrano dei divi inaccessibili. La domenica tutta la famiglia si muoveva in funzione della partita. D&#8217;inverno, quando si giocava alle 14,30, si pranzava alle 11 perché il papà doveva andare allo stadio. Quando cambiava l&#8217;ora e le partite cominciavano alle 15 o alle 16, si mangiava più tardi e con più calma. Oggi comandano le televisioni, c&#8217;è calcio tutti i giorni e a tutte le ore, in barba anche all&#8217;integrità fisica dei giocatori. Si rischia solo di disamorare la gente. D&#8217;altronde, alle televisioni costa molto meno e rende di più in termini di audience e di introiti pubblicitari produrre una partita investendo solo su telecronisti e cameramen, che allestire una commedia o uno spettacolo di varietà, come si diceva ai miei tempi, con tutto il movimento che comporta.</p>



<p>Fra ricordi passati e critica visione bonaria del presente, la &#8220;roccia&#8221; Romeo Benetti resta così salda con le proprie convinzioni scolpite nella storia del calcio italiano e nella memoria degli appassionati.</p>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Romeo Benetti" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/z-K4MTu5N-k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Carriera e caratteristiche di Romeo Benetti con sfumature in bianconero</figcaption></figure>



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<figure class="wp-block-table is-style-regular"><table class="has-subtle-pale-blue-background-color has-background"><tbody><tr><td><strong>CHI È ROMEO BENETTI</strong></td></tr><tr><td>Romeo Benetti è nato il 20 ottobre 1945 ad Albaredo d&#8217;Adige, in provincia di Verona. Mediano di 175 cm. d&#8217;altezza per un peso forma di 73 kg., ha esordito in serie D nel Bolzano nella stagione 1963-&#8217;64, passando nelle due annate successive in serie C prima al Siena, poi al Taranto, collezionando due terzi posti. Nel 1967-&#8217;68 l&#8217;approdo in serie B al Palermo con la vittoria del campionato e la promozione in serie A. Nel 1968-&#8217;69 il trasferimento alla Juventus (33 presenze totali e 5 reti), seguito l&#8217;anno successivo da quello alla Sampdoria nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione che portò in bianconero Francesco Morini e Bob Vieri (in blucerchiato 30 presenze e 4 reti). Dal &#8217;70-&#8217;71 al &#8217;75-&#8217;76 sei stagioni consecutive al Milan per un totale di 251 presenze con 49 reti in tutte le competizioni, impreziosite dalla conquista di due Coppe Italia e della Coppa delle Coppe &#8217;72-&#8217;73.<br>Nell&#8217;estate &#8217;76 il clamoroso secondo trasferimento alla Juventus con lo scambio che portò in rossonero Fabio Capello. In tre stagioni alla corte della Vecchia Signora, Benetti mise in fila 159 presenze e 23 gol, vincendo due scudetti (&#8217;76-&#8217;77 e &#8217;77-&#8217;78), la Coppa UEFA &#8217;76-&#8217;77 (primo successo internazionale juventino) e la Coppa Italia &#8217;79. Chiusura di carriera alla Roma tra il 1979 e l&#8217;81, con 42 presenze, 3 reti e la conquista di altre due Coppe Italia.<br>In Nazionale ha esordito il 25 settembre 1971 a Genova nel 2-0 in amichevole al Messico, disputando 55 partite e segnando 2 reti. Per lui la partecipazione da titolare ai Mondiali tedeschi del &#8217;74 ed a quelli argentini &#8217;78, terminati al quarto posto. Piazzamento analogo agli Europei casalinghi del 1980.<br>Come tecnico ha guidato la Primavera della Roma vincendo un Torneo di Viareggio ed un campionato Primavera, quindi la Cavese e la Carrarese in serie C1 a metà anni Ottanta. Dopodiché diversi anni nello staff del centro tecnico federale di Coverciano fra Nazionali giovanili e corsi di formazione per gli allenatori.</td></tr></tbody></table></figure>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"></h3>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/02/16/romeo-benetti-il-duro-del-calcio-italiano-fra-ironia-e-leggerezza.html">Romeo Benetti, il duro del calcio italiano fra ironia e leggerezza</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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