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	<title>Hakoah Vienna: una storia d&#039;altri tempi Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>Hakoah Vienna: una storia d&#039;altri tempi Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Hakoah Vienna: dal dopoguerra ai giorni nostri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Oct 2023 12:41:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hakoah Vienna: una storia d'altri tempi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: la squadra del Maccabi Vienna, erede calcistico del vecchio Hakoah, che gioca nelle divisioni inferiori del calcio austriaco Anche l’Hakoah non esisteva [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/10/14/hakoah-vienna-dal-dopoguerra-ai-giorni-nostri.html">Hakoah Vienna: dal dopoguerra ai giorni nostri</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: la squadra del Maccabi Vienna, erede calcistico del vecchio Hakoah, che gioca nelle divisioni inferiori del calcio austriaco</em></p>



<p class="has-drop-cap">Anche l’Hakoah non esisteva più: il match di Coppa d’Austria contro il Simmering fu cancellato e la formazione bianco-azzurra venne menzionata per l’ultima volta da Sport Tagblatt, la principale testata sportiva austriaca, il 13 marzo 1938, soltanto 24 ore dopo l’entrata di <strong>Hitler</strong> a Vienna. La conseguenza fu l’estromissione dal campionato austriaco, che avvenne con una peculiarità: solitamente, quando nel corso di un campionato una squadra si ritirava o cessava di competere a causa di problemi finanziari o di qualunque altra natura, tutte le partite seguenti venivano date perse a tavolino per 3-0. Nel caso dell’Hakoah ciò non accadde: non fu più nominata, dato che qualsiasi ricordo legato ad essa doveva essere spazzato via. Il terreno sul quale sorgeva il campo della formazione ebraica fu riconvertito in baracche al servizio della Wehrmacht.&nbsp;</p>



<p>Il giorno dopo il discorso di <strong>Hitler</strong>, i vertici dell’Hakoah si erano riuniti al Ring Café – la caffetteria in cui prima che morisse era solito recarsi <strong>Hugo Meisl</strong> – per discutere della situazione. Una situazione palesemente precaria, tanto è vero che ben presto negli uffici dell’Hakoah e di tutte le società sportive che annoveravano giocatori, dipendenti e dirigenti ebrei arrivarono lettere che intimavano l’allontanamento immediato dei propri tesserati. Ciò significava che fuggire era ancora possibile.&nbsp;Gli atleti dell’Hakoah furono relativamente fortunati: le sfiancanti tournée estere che nel corso degli anni avevano permesso al club di imporsi agli occhi del mondo iniziavano a sortire un altro effetto positivo. Giocatori e dirigenti erano entrati a contatto con le comunità ebraiche di diversi Paesi e tali legami in alcuni casi facilitarono la fuga dall’orco nazista.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/bookA_Page_143_Image_0002.jpg" alt="" class="wp-image-15690" width="324" height="462" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/bookA_Page_143_Image_0002.jpg 230w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/bookA_Page_143_Image_0002-210x300.jpg 210w" sizes="(max-width: 324px) 100vw, 324px" /><figcaption class="wp-element-caption">Giocatori dell&#8217;Hakoah Vienna</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Non appena si manifestarono le prime vessazioni, in molti se ne andarono e le autorità nazionalsocialiste produssero un comunicato denominato <em>Entjudeter Fussball</em>, all’interno del quale denunciavano l’esodo di diversi giocatori ebrei nelle varie nazioni d’Europa. <strong>Moritz</strong> <strong>Häusler</strong> riuscì a mettersi in salvo abbastanza agevolmente grazie all’aiuto di un calciatore svizzero che gli fornì i documenti e attraversò la dogana. Anche i due attaccanti dello scudetto, <strong>Norbert</strong> <strong>Katz</strong> e <strong>Max</strong> <strong>Grunwald</strong>, lasciarono Vienna nel 1938: <strong>Grunwald</strong> raggiunse la sorella a Rio de Janeiro, <strong>Katz</strong> si recò a Londra dove iniziò ad allenare il London Maccabi. <strong>Lajos</strong> <strong>Hess</strong> emigrò in Palestina e continuò a lavorare nel mondo del calcio guidando il Beitar Tel Aviv e diventando in seguito il secondo allenatore nella storia della nazionale israeliana. Per una fortuita coincidenza del destino, <strong>Hess</strong> successe a <strong>Egon</strong> <strong>Pollak</strong>, con il quale anni prima aveva condiviso gioie e dolori sui prati verdi della Vienna tra le due guerre. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="379" height="474" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/Egon_Pollak.jpg" alt="" class="wp-image-15691" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/Egon_Pollak.jpg 379w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/Egon_Pollak-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 379px) 100vw, 379px" /><figcaption class="wp-element-caption">Egon Pollak, ex giocatore dell&#8217;Hakoah, è stato il primo allenatore della nazionale israeliana nel 1948</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Tra coloro che riuscirono a salvarsi ci fu anche <a href="https://gameofgoals.it/2022/01/27/9664.html"><strong>Bela</strong> <strong>Guttmann</strong></a>. Diventato allenatore proprio dell’Hakoah a 34 anni, guidò poi l’Enschede in Olanda e quindi l’Újpest in Ungheria: il club magiaro era particolarmente competitivo e <strong>Guttmann</strong> lo portò al successo in campionato e nella Mitropa Cup, la Coppa dei Campioni del periodo prebellico. Durante la guerra rimase a Budapest e dopo l’invasione nazista del marzo 1944 fu nascosto dalla moglie cattolica Mariann Moldoványi in un attico sopra l’appartamento del fratello, proprietario di un salone di bellezza. Il quadro per gli ebrei si fece più cupo nel momento in cui Hitler destituì <strong>Miklos</strong> <strong>Horthy</strong> e i vecchi reggenti favorendo l’avvento al loro posto del feroce <strong>Ferenc</strong> <strong>Szálasi</strong>, leader delle famigerate Croci Frecciate, organizzazione che trucidava gli ebrei a sangue freddo nelle strade.</p>



<p>Per migliaia di loro, il passo dal campo di lavoro al lager fu breve. Ma <strong>Guttmann</strong>, proprio mentre stava per essere deportato, architettò un’ingegnosa fuga con <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/05/04/erno-egri-erbstein-il-genio-che-plasmo-il-grande-torino.html">Ernő “Egri” Erbstein</a></strong> – che aveva conosciuto negli anni americani e sarebbe diventato nel dopoguerra l’allenatore e il genio tattico del Grande Torino – e altri tre prigionieri. Il padre, il fratello e alcuni nipoti non furono così fortunati e morirono nelle camere a gas. Al termine del conflitto <strong>Guttmann</strong> continuò ad allenare toccando le vette: in Portogallo trascinò il Benfica a due vittorie consecutive in Coppa Campioni (è l’unico allenatore ad avere vinto la massima competizione europea per club prima e dopo la guerra) e scoprì <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/03/eusebio-la-pantera-nera-idolo-immortale-del-portogallo.html">Eusebio</a></strong>; in Ungheria contribuì con <strong>Gusztav</strong> <strong>Sebes</strong> e <strong>Gyula</strong> <strong>Mandi</strong>, altro allenatore ebreo, alla costruzione dell’Aranycsapat, la meravigliosa Ungheria dei primi anni ’50; in Brasile ispirò sul piano tattico e filosofico il tecnico della nazionale <strong>Vicente</strong> <strong>Feola</strong> per il Mondiale ’58 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1958">qui</a> per un resoconto del Mondiale) e favorì l’ascesa planetaria del 17enne <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/12/29/lultimo-gol-di-pele-il-calcio-perde-il-suo-re.html">Pelé</a></strong>. <strong>Guttmann</strong> rispecchiava perfettamente la figura dell’ebreo errante, sempre a caccia di nuove sfide e avventure.&nbsp;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/EsPddpkXUAIno5_.jpg" alt="" class="wp-image-15692" width="285" height="443"/><figcaption class="wp-element-caption">Gyula Mandi, allenatore ebreo: lui e Sebes plasmarono la Grande Ungheria degli anni &#8217;50</figcaption></figure>



<p></p>



<p>E che gli ebrei si siano sedimentati in ogni continente è testimoniato anche dalla scelta di altri ex atleti dell’Hakoah. Come <strong>Karl Duldig</strong>, un ex portiere riluttante a contrastare gli avversari nelle uscite per non mettere a rischio la propria carriera d’artista, che partì alla volta di Singapore. Passò il resto della vita tra Asia ed Oceania e nel 1968 creò un memoriale dell’Hakoah a Tel Aviv. <strong>Duldig</strong> rimase scultore attivo fino alla fine dei suoi giorni: nel 1985, all’età di 83 anni, eresse un monumento in onore di <strong>Raoul</strong> <strong>Wallenberg</strong>, diplomatico svedese che durante la guerra aveva messo in salvo migliaia di ebrei. Una delle mete più gettonate fu la Francia: alcuni ex giocatori dell’Hakoah vi approdarono prima del 1938 dato che nel 1932 il calcio francese aveva adottato il modello professionistico.&nbsp;Ad esempio <strong>Fritz</strong> <strong>Donnenfeld</strong>, l’ultimo giocatore dell’Hakoah a vestire la casacca austriaca, che nel 1942 si unì a una cellula di resistenza denominata Maquis e riuscì a sopravvivere.</p>



<p>Tuttavia, non tutti coloro che avevano progettato la fuga furono fortunati: <strong>Max</strong> <strong>Scheuer</strong>, per esempio, aveva tentato di fuggire assieme ad <strong>Häusler</strong>, ma rispetto al compagno non aveva tenuto la bocca cucita, riferendo all’amico <strong>Benno Schechner-Aberbach</strong> l’intenzione di trasferirsi in Svizzera. &nbsp;Quest’ultimo aveva però informato le persone sbagliate. Così, una volta raggiunta la dogana, <strong>Scheuer</strong> trovò un manipolo di 14 guardie che lo bloccarono. Fu inviato prima a Drancy e poi ad Auschwitz, dove morì.</p>



<p><strong>Joszef</strong> <strong>Eisenhoffer</strong> morì invece a Budapest nel 1945. Era stato ferito a una gamba in seguito a un bombardamento durato sette settimane da parte delle truppe sovietiche. Condizioni igieniche e rifornimenti erano scarsi e ciò aveva aggravato la sua situazione. Un dottore dell’Armata Rossa gli aveva detto che l’unica soluzione per sopravvivere era l’amputazione. Il giocatore, forse non volendosi separare da quella gamba sinistra che tante soddisfazioni gli aveva dato in carriera, rifiutò e morì circa 24 ore dopo.&nbsp;</p>



<p>Alla fine della guerra le vittime tra le fila dell’Hakoah furono 41. Tra queste le due figure che più di tutte avevano contribuito a elevare il club da piccola realtà conosciuta unicamente tra i circoli sionisti a una delle maggiori formazioni di tutta Europa: <strong>Lohner Beda </strong>e <strong>Robert Stricker</strong>.&nbsp;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/6_FritzLoehner-Beda-1004x1024.gif" alt="" class="wp-image-15693" width="353" height="360" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/6_FritzLoehner-Beda-1004x1024.gif 1004w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/6_FritzLoehner-Beda-294x300.gif 294w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/6_FritzLoehner-Beda-768x783.gif 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/6_FritzLoehner-Beda-1506x1536.gif 1506w" sizes="(max-width: 353px) 100vw, 353px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lohner Beda, morto ad Auschwitz [http://mozaika.es]</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Beda</strong> era solito frequentare – si recava pressoché quotidianamente – il Cafe Heinrichshof e ogni giorno chiedeva al cameriere dietro al bancone di passargli una copia del Völkischer Beobachter, megafono del partito nazionalsocialista tedesco. Esternare le proprie antipatie per il Reich fu un errore che <strong>Beda</strong> pagò a peso d’oro, dato che il giorno dopo l’invasione tedesca venne arrestato. La destinazione era Dachau, luogo che Beda raggiunse a bordo di un <em>Prominententransport</em>, un veicolo per gente altolocata. In autunno fu trasferito a Buchenwald. Qui incontrò <strong>Hermann</strong> <strong>Leopoldi</strong>, cantautore viennese con il quale aveva lavorato in passato e noto nel mondo del pallone per aver scritto una delle prime canzoni dedicate a un calciatore: <em>Heute Spielt der Uridil</em> &#8211; Oggi Gioca <strong>Uridil</strong> – in omaggio all’allora centravanti del Rapid Vienna diventato popolare in tutta la capitale austriaca.</p>



<p><strong>Beda</strong> e <strong>Leopoldi</strong> scrissero <em>Der Buchenwaldlied</em> vincendo un premio indetto dal <em>Lagerführer</em> <strong>Arthur</strong> <strong>Rodl</strong> per la migliore canzone composta tra i prigionieri. Il premio corrispondente a 10 marchi, tuttavia, non fu mai assegnato. <strong>Leopoldi</strong> sarebbe riuscito a fuggire ed è il motivo per il quale siamo a conoscenza di questo aneddoto. <strong>Beda</strong> no.&nbsp;<strong>Beda</strong> era convinto che un compositore suo amico, <strong>Franz</strong> <strong>Lehar</strong>, uno dei prediletti del Führer, lo avrebbe aiutato. Ma <strong>Lehar</strong> non intervenne o, se lo fece, i suoi sforzi non sortirono effetti apprezzabili. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/Bain_News_Service_-_Franz_Lehar-722x1024.jpg" alt="" class="wp-image-15694" width="-558" height="-791" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/Bain_News_Service_-_Franz_Lehar-722x1024.jpg 722w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/Bain_News_Service_-_Franz_Lehar-211x300.jpg 211w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/Bain_News_Service_-_Franz_Lehar-768x1090.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/Bain_News_Service_-_Franz_Lehar-1083x1536.jpg 1083w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/Bain_News_Service_-_Franz_Lehar.jpg 1280w" sizes="(max-width: 722px) 100vw, 722px" /><figcaption class="wp-element-caption">Franz Lehar</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Non solo: quando nel 1940 <strong>Lehar</strong> fu premiato alla Wiener Staatsoper, il testo che aveva presentato era stato scritto da <strong>Beda</strong> senza che però il suo nome comparisse.&nbsp;Helene, la moglie, fu assassinata nel settembre del 1942 assieme alle due figlie in un campo di concentramento appena fuori Minsk. Quello stesso anno <strong>Beda</strong> raggiunse Auschwitz, più precisamente il campo adiacente di Buna/Monowitz, dove venne impiegato dalla IG Farben, un’azienda chimica che produceva lo Zyklon B, pesticida cianidrico che distrusse la vita di milioni di persone nelle camere a gas. Secondo una testimonianza, il vate dell’Hakoah morì per maltrattamenti. Dopo essere stato apostrofato con termini quali “maiale ebreo” da due SS, fu ripetutamente preso a calci. Tuttavia, la versione ufficiale parlò di morte per “vecchiaia e debolezza”.&nbsp;</p>



<p><strong>Robert</strong> <strong>Stricker</strong>, che dalla morte di <strong>Herzl</strong> era diventato il principale rappresentante del movimento sionista nonché unico membro del partito in Parlamento, incappò nel medesimo destino. Aveva sottovalutato la tragedia che si stava per materializzare e quando in ufficio i colleghi avevano ascoltato il discorso del Führer, <strong>Stricker</strong> in segno di indifferenza era rimasto alla propria scrivania accendendosi una sigaretta. E il giorno seguente all’invasione, quando i membri dell’Hakoah si erano riuniti per discutere della situazione, la proposta di <strong>Stricker</strong> era stata di formare una rete di sicurezza per proteggere le proprie case da un’eventuale aggressione nazista.</p>



<p>Fu catturato lo stesso giorno di <strong>Beda</strong>, mentre stava per entrare nella sede di Die Neue Welt,&nbsp;la testata per la quale lavorava. Fu condotto in una stanza dove ad attenderlo c’erano due SS e <strong>Sedlitzy</strong>, colonnista del Wiener Telegraph di dichiarate inclinazioni nazionalsocialiste. <strong>Sedlitzky</strong>, negli anni in cui il movimento nazionalsocialista era stato messo fuori legge in Austria, si professava comunista, ma la sua visione politica era diametralmente opposta. <strong>Stricker</strong> accettò l’interrogatorio e fu rilasciato per poi essere portato a Buchenwald 48 ore più tardi. Sarebbe tornato a Vienna circa due anni dopo, storpio a causa dei maltrattamenti subiti. Ma non finì qui: nel 1942 venne deportato prima a Theresienstadt e poi ad Auschwitz assieme alla moglie, alla quale <strong>Stricker</strong> si appoggiava per riuscire a camminare. Qui i due coniugi andarono incontro alla medesima sorte. Per alcune ignote ragioni, <strong>Stricker</strong> non aveva preso parte all’assemblea generale sionista di Londra che si era tenuta nel marzo del 1938. Qualora lo avesse fatto, si sarebbe salvato dalle persecuzioni delle SS.&nbsp;</p>



<p>Quanto all’Hakoah, nell’immediato dopoguerra alcuni coraggiosi volontari cercarono di ricostruirlo senza successo. Probabilmente la tragedia dell’Olocausto era troppo vicina per consentire alla società sionista di rinascere negli stessi luoghi dove era emerso con forza il mostro nazista. Trascorsero più di 50 anni e nel 2000 un gruppo di ebrei viennesi ci riprovò. Stavolta il tentativo ebbe successo. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/bela_guttman_05-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-15695" width="436" height="581" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/bela_guttman_05-768x1024.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/bela_guttman_05-225x300.jpg 225w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/bela_guttman_05.jpg 945w" sizes="(max-width: 436px) 100vw, 436px" /><figcaption class="wp-element-caption">Installazione oggi dove si trovava la sede dell&#8217;Hakoah, in Wiensingerstrasse a Vienna [http://mozaika.es]</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Oggi l’Hakoah è di nuovo una realtà consolidata, una polisportiva che conta diverse discipline e migliaia di iscritti. C’è anche una sezione calcio la cui squadra milita nelle divisioni inferiori austriache con il nome di Maccabi Vienna. L’Hakoah disputa gli incontri interni in un campo intitolato alla memoria di <strong>Simon</strong> <strong>Wiesenthal</strong>, un sopravvissuto alla Shoah che nel dopoguerra catturò diversi criminali nazisti come <strong>Adolf</strong> <strong>Eichmann</strong>, <strong>Franz</strong> <strong>Stangl</strong> e <strong>Karl</strong> <strong>Silberbauer</strong>. </p>



<p>Il trionfo sul West Ham del 1923, la vittoria nel campionato del 1925 e i successi delle tournée americane sono oramai traguardi irraggiungibili. Ma non importa: essere riusciti a far ripartire a distanza di decenni una simile realtà che era stata capace di scrivere pagine di storia inedite ed era stata così barbaramente cancellata, vale più di qualsiasi scudetto.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong>10 &#8211; Fine</strong></p>



<p class="has-text-align-right"><em><strong>Ha collaborato per quest&#8217;ultimo articolo NICCOLÒ MELLO</strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/10/14/hakoah-vienna-dal-dopoguerra-ai-giorni-nostri.html">Hakoah Vienna: dal dopoguerra ai giorni nostri</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Anschluss e la fine dell&#8217;Hakoah Vienna</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2023/09/29/lanschluss-e-la-fine-dellhakoah-vienna.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 13:27:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In Austria l’antisemitismo aveva oramai superato i livelli di guardia. La situazione peggiorò ulteriormente con l’invasione dell’Austria da parte della Germania. Anche se a dire [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/09/29/lanschluss-e-la-fine-dellhakoah-vienna.html">L&#8217;Anschluss e la fine dell&#8217;Hakoah Vienna</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">In Austria l’antisemitismo aveva oramai superato i livelli di guardia. La situazione peggiorò ulteriormente con l’invasione dell’Austria da parte della Germania. Anche se a dire il vero, più che di un’invasione si trattò di una marcia trionfale. Nessuno pose resistenza, anzi: 200mila viennesi si accalcarono<strong><u> </u></strong>ai piedi dell’Hofburg per ascoltare il discorso di <strong>Adolf</strong> <strong>Hitler</strong>. Quattro anni prima, dalla mano di <strong>Otto</strong> <strong>Panetta</strong>, membro dell’illegale partito nazionalsocialista austriaco, era partito il colpo che aveva freddato il cancelliere <strong>Engelbert</strong> <strong>Dollfuss</strong>. Soprannominato <em>Millimetternich</em> per via della bassa statura e la spiccata astuzia politica propria dell’ex diplomatico, <strong>Dollfuss</strong> era salito al potere nel maggio del 1932. Pochi mesi prima della sua morte, in seguito alla guerra civile scatenatasi a Vienna tra le milizie governative e quelle socialdemocratiche della Schutzbund, aveva dato vita al cosiddetto austrofascismo. Si trattava di un movimento di ispirazione mussoliniana che aveva bandito il partito socialdemocratico e quello nazionalsocialista.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/Engelbert_Dollfuss.jpg" alt="" class="wp-image-15566" width="436" height="436" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/Engelbert_Dollfuss.jpg 391w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/Engelbert_Dollfuss-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/Engelbert_Dollfuss-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 436px) 100vw, 436px" /><figcaption class="wp-element-caption">Engelbert Dollfuss</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Dollfuss</strong> era cattolico, di posizioni conservatrici e rappresentava un punto di continuità con la vecchia politica. Decise di mettere fuori legge diverse testate antisemite poiché avevano sostenuto la causa del pangermanesimo. Oltretutto, dal 1936, il supporto italiano a un’Austria indipendente e repubblicana era venuto meno: il Duce aveva iniziato a strizzare l’occhio alla Germania e desiderava dar vita a una trionfale campagna coloniale in Nordafrica. Le pressioni tedesche sull’Austria erano diventate asfissianti. L’aumentata instabilità politica e la precarietà che si respirava a Vienna negli anni tra le due guerre avevano portato ad un vertiginoso aumento di consensi tra i sostenitori dell’Anschluss. <strong>Kurt</strong> <strong>Schuschnigg</strong>, succeduto a <strong>Dollfuss</strong>, non riuscì a reggere le pressioni di <strong>Hitler</strong> e il titolo di cancelliere passò provvisoriamente nelle mani del nazionalsocialista <strong>Seyss</strong>&#8211;<strong>Inquart</strong>. Il 10 aprile del 1938 si tenne un referendum sull’annessione dell’Austria alla Germania e il risultato fu un vero e proprio plebiscito: il 99.73% dei votanti si espresse a favore dell’Anschluss.</p>



<p>Tra i membri della comunità ebraica la preoccupazione crebbe immediatamente. Qualcuno meditava la fuga, altri sembravano non comprendere la gravità della situazione. Trascorsero pochi mesi e i nazisti attuarono una politica di arianizzazione delle attività commerciali possedute da ebrei, un fenomeno che era avvenuto anche in Germania. E nel novembre di quello stesso anno ebbe luogo la <em>Kristallnacht</em>, la Notte dei Cristalli. A scatenarla fu l’uccisione del diplomatico tedesco <strong>Ernst</strong> <strong>vom</strong> <strong>Rath</strong> da parte di un cittadino ebreo polacco a Parigi. Morirono centinaia di ebrei tra Austria e Germania e vennero distrutte circa 40 sinagoghe. Diversi tra coloro che videro la scena lasciarono il Paese. </p>



<p>Fu il caso di <strong>Fritzi</strong> <strong>Lowy</strong>, che osservò la distruzione e l’incendio della sinagoga in Tempelgasse mentre passeggiava per Leopoldstadt, il quartiere ebraico di Vienna.  Per quanto riguarda il calcio, il campionato austriaco fu cancellato e sostituito da un torneo regionale. Il nuovo ministro dello sport <strong>Tschammer</strong> <strong>und</strong> <strong>Hosten</strong> organizzò un incontro amichevole per suggellare l’unione delle due federazioni che si sarebbe tenuto il 3 aprile. L’obiettivo della partita era politico: promuovere il referendum per l’Anschluss. Tutti i riferimenti all’Austria quale nazione indipendente, come la tradizionale divisa bianca e lo stemma con l’aquila, erano stati cancellati. Oltretutto quello stesso anno si sarebbe tenuto il mondiale di Francia, e <a href="https://gameofgoals.it/2022/06/14/come-sepp-herberger-ha-plasmato-il-calcio-tedesco.html"><strong>Sepp</strong> <strong>Herberger</strong></a>, l’allenatore della nazionale tedesca, avrebbe presentato una formazione che metteva insieme giocatori austriaci e tedeschi.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/Sepp.Herberger.Germania.1965.460x340.jpg" alt="" class="wp-image-15567" width="503" height="372" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/Sepp.Herberger.Germania.1965.460x340.jpg 460w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/Sepp.Herberger.Germania.1965.460x340-300x222.jpg 300w" sizes="(max-width: 503px) 100vw, 503px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sepp Herberger</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Un’altra modifica operata dai nazionalsocialisti fu il ritorno al modello amatoriale, che costringeva i calciatori a cercarsi un’occupazione. Non furono pochi i casi di stelle del pallone che beneficiarono dell’arianizzazione delle proprietà ebraiche: <strong>Matthias</strong> <strong>Sindelar</strong>, ad esempio, rilevò il Café Annahof a un prezzo di molto inferiore al valore del locale (ne parliamo anche <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/07/matthias-sindelar-verita-mezze-verita-e-bugie.html">qui</a>). Il Café Annahof era appartenuto a <strong>Leopold</strong> <strong>Drill</strong>, un cittadino ebreo che sarebbe stato presto inviato nel campo di concentramento di Theresienstadt. Qualcosa di simile accadde a <strong>Karl</strong> <strong>Sesta</strong>, un altro dei pilastri della nazionale austriaca, che acquistò una panetteria facente parte del franchising Hammerbröt Werke. Nulla che non fosse già successo in Germania: cinque anni prima, non appena <strong>Hitler</strong> era salito al potere, <strong>Kalman</strong> <strong>Konrad</strong> aveva dovuto vendere a un prezzo stracciato il cinema acquistato a Berlino ed era fuggito a Praga. </p>



<p class="has-text-align-right"><strong>9 &#8211; Continua</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/09/29/lanschluss-e-la-fine-dellhakoah-vienna.html">L&#8217;Anschluss e la fine dell&#8217;Hakoah Vienna</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Hakoah Vienna: non solo calcio: successi nel nuoto e nel wrestling</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Sep 2023 20:24:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: nuotatrici dell&#8217;Hakoah Vienna [Repro: nurinst-archiv] La vittoria del 1925 aveva sgonfiato l’entusiasmo. Aveva sancito la grandezza dell’Hakoah, ma anche fatto subentrare una [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: nuotatrici dell&#8217;Hakoah Vienna [Repro: nurinst-archiv]</em></p>



<p class="has-drop-cap">La vittoria del 1925 aveva sgonfiato l’entusiasmo. Aveva sancito la grandezza dell’Hakoah, ma anche fatto subentrare una sorta di appagamento. Uno degli obiettivi cardine che il club si era posto nel 1909 era stato raggiunto: il mito dell’ebreo fisicamente inferiore ed inadatto allo sport era stato abbattuto a suon di gol.</p>



<p>Dopo le tournée americane, come accennato, la formazione era stata spogliata dei suoi talenti migliori. L’anno successivo allo scudetto terminò con uno scialbo settimo posto. Poi, nel 1928, il club arrivò penultimo e retrocesse. Nelle dieci stagioni seguenti l’Hakoah fece la spola tra la Prima e la Seconda divisione senza mai tornare a competere per il titolo. Alcuni giocatori erano tornati dagli USA e si erano riuniti al club, ma l’età non giocava a loro favore e le nuove leve – eccetto<strong> Fritz Donnenfeld</strong>, attaccante che avrebbe giocato nel Wunderteam di <strong>Hugo</strong> <strong>Meisl</strong> nei primi anni ‘30 – non erano in grado di imporsi ai più alti livelli. </p>



<p>Furono anni durante i quali il prestigio della polisportiva fu mantenuto alto da altre discipline, ad esempio il nuoto. A farla da padrone fu il team femminile che vantava diverse rappresentanti nella nazionale austriaca. Il primo successo degno di nota arrivò nel 1927, quando <strong>Fritzi</strong> <strong>Lowy</strong> ed <strong>Hedy</strong> <strong>Bienenfeld</strong> ottennero un bronzo ai Campionati europei di Bologna. Al tempo, i due club di nuoto più rinomati a Vienna erano l’Hakoah e l’EWASK. Entrambi fornivano atleti alla nazionale in occasione dei Giochi Olimpici, ma lì finivano gli aspetti in comune, dato che l’EWASK era noto per le proprie posizioni antisemite. </p>



<p>A livello locale, lungo il Danubio si teneva annualmente la <em>Quer Durch Wien</em>, una competizione spesso dominata da atleti ebrei. Nel 1929, due nuotatori dell’EWASK impedirono ad <strong>Alfred</strong> <strong>Guth</strong> di trionfare per la quarta volta. Lo bloccarono consentendo a un loro compagno di squadra di superarlo e aggiudicarsi la vittoria. Per far fronte all’antisemitismo che si palesava con sempre più veemenza anche nel mondo dello sport, nel 1932 nacquero le Maccabiadi. Qui, l’Hakoah diede più volte dimostrazione di forza. Nella prima edizione tenutasi a Tel Aviv, il podio nel nuoto fu interamente targato Hakoah con la <strong>Bienenfeld</strong> prima e la <strong>Lowy</strong> seconda. </p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="483" height="338" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/Wasserball.jpg" alt="" class="wp-image-15390" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/Wasserball.jpg 483w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/Wasserball-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 483px) 100vw, 483px" /><figcaption class="wp-element-caption">Nuotatori dell&#8217;Hakoah Vienna</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Tanto nel nuoto quanto nel calcio, il club spesso predisponeva un servizio di sicurezza per proteggere i propri tesserati da aggressioni di stampo antisemita. Per fare ciò, si serviva spesso dei propri atleti attivi negli sport di combattimento. Uno di questi era <strong>Nickolaus</strong> <em>Mickey</em> <strong>Hirschl</strong>, che ottenne due bronzi ai Giochi Olimpici del 1932 di Los Angeles. Cinque anni prima, <strong>Hirschl</strong> aveva rischiato la vita: aggredito da un ragazzo della sua età che lo aveva accoltellato, riuscì a salvarsi per miracolo. Due anni dopo l’exploit olimpico <strong>Hirschl</strong> subì un secondo grave episodio di antisemitismo: stava tornando dalla sinagoga con la fidanzata, quando tre simpatizzanti del movimento nazionalsocialista li fermarono e chiesero alla ragazza perché frequentasse un ebreo. Ebbe luogo una colluttazione ed uno dei tre aggressori finì in ospedale. </p>



<p><strong>Hirschl</strong> ne aveva avuto abbastanza: fece le valigie e lasciò l’Austria, rendendosi indisponibile per i Giochi Olimpici di Berlino del 1936. Non sarebbe stato l’unico atleta di punta a non parteciparvi. Tra le polisportive ebraiche europee venne aperta una discussione sull’opportunità di prendere parte ad un evento organizzato nella Germania nazista. I due club ebraici di maggior spicco, Hakoah ed Hagibor, conosciuti per la bravura della sezione di nuoto, declinarono l’invito. In una lettera <strong>Judith</strong> <strong>Deutsch</strong>, una delle nuotatrici, motivò il suo no sostenendo «di non voler partecipare ad una competizione ospitata da un Paese in cui l’entrata in piscina non è consentita ai cani e agli ebrei». Sulla stessa lunghezza d’onda, altre due nuotatrici, <strong>Lucy Goldner</strong> e <strong>Ruth Langer</strong>, scrissero ad un giornale: «Non boicottiamo i Giochi, boicottiamo Berlino».</p>



<p>Per tutta risposta, le autorità sportive austriache inflissero alle atlete una squalifica di due anni, che sarebbe poi stata revocata nel 1995 con la riconsegna di tutti i premi vinti e il reinserimento del loro nome negli almanacchi ufficiali.</p>



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<p class="has-text-align-right"><strong>8 &#8211; Continua</strong></p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/VIENNA-CULTURE-SPORTS-2.png" alt="" class="wp-image-15391" width="434" height="636" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/VIENNA-CULTURE-SPORTS-2.png 341w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/VIENNA-CULTURE-SPORTS-2-205x300.png 205w" sizes="(max-width: 434px) 100vw, 434px" /><figcaption class="wp-element-caption">Da sinistra: Judith Deutsch, Hedy Bienenfeld, Fritzi Loewy e Luci Goldner</figcaption></figure>
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		<title>L&#8217;Hakoah Vienna e la tournée negli Stati Uniti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Sep 2023 12:15:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[bela guttmann]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: l&#8217;Hakoah nella tournée americana [https://stljewishlight.org] Lo scudetto del 1925 rappresentò per l’Hakoah l’apice della sua storia. Le tournée americane del 1926 e [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: l&#8217;Hakoah nella tournée americana [https://stljewishlight.org]</em></p>



<p class="has-drop-cap">Lo scudetto del 1925 rappresentò per l’Hakoah l’apice della sua storia. Le tournée americane del 1926 e 1927, necessarie sia per diffondere le idee del movimento sionista al di fuori dei confini europei sia per raccogliere fondi e fare fronte a una difficile situazione economica, segnarono l’inizio della fine. È un po’ come quando si raggiunge la cima di una montagna: con il passo successivo comincia la discesa, che è spesso rapida, improvvisa e per certi versi inattesa. Nel 1926 l’Hakoah giunse negli Stati Uniti piena di debiti, ma con un organico di alto profilo sul piano tecnico, uno dei più quotati nel panorama austriaco ed europeo. Quando ripartì le casse del club avevano ricevuto una salutare iniezione di denaro, ma la squadra era stata praticamente smantellata: diversi giocatori avevano accettato le lusinghe dei ricchi club a stelle e strisce. A volere fortemente le tournée era stato il presidente <strong>Ignaz Hermann Körner</strong>: la società versava in condizioni piuttosto critiche, conseguenza degli ingenti investimenti che erano serviti per finanziare la costruzione del nuovo stadio, ampliare le sezioni della polisportiva e pagare i giocatori passati da poco al professionismo. Una situazione che riguardava anche altre realtà austriache come l’Amateure e il Rapid. Diversi club erano stati costretti a tornare al modello amatoriale e altri avevano dovuto abbassare gli stipendi del 30 o 40 per cento.</p>



<p><strong>Körner</strong> giunse in America un mese prima della squadra con l’obiettivo di promuovere il tour, tessere rapporti con le autorità locali e incontrare le associazioni ebraiche, garantendo che parte dei fondi delle partite sarebbero stati destinati agli ebrei europei che si erano stabiliti sul territorio americano. Il lavoro di <strong>Körner</strong> si concentrò soprattutto su New York, dove viveva una numerosa comunità ebraica. Trovò il sostegno anche di alcuni importanti atleti come il pugile <strong>Benny</strong> <strong>Leonard</strong> e il campione di scacchi <strong>Emanuel</strong> <strong>Lasker</strong>. La squadra partì dalla stazione Westbanhof di Vienna il 6 aprile 1926, giungendo a New York il 17 aprile dopo aver disputato un’amichevole a Parigi. A guidare la spedizione non c’era <strong>Arthur</strong> <strong>Baar</strong>, rimasto a casa, ma <strong>Valentin</strong> <strong>Rosenfeld</strong>, che era il responsabile della sezione nuoto. Non appena arrivati negli Stati Uniti, i giocatori dell’Hakoah furono ricevuti con una cerimonia in grande stile dal sindaco di New York <strong>Jimmy</strong> <strong>Walker</strong>. Antipasto ideale per il primo match, disputato pochi giorni dopo contro una selezione di giocatori dell’International Soccer League. Più che il 4-0 finale in favore dell’Hakoah a stupire fu la clamorosa risposta di pubblico: ben 25mila persone accorsero per vedere all’opera la compagine europea. Era la dimostrazione non solo del proficuo lavoro svolto da Körner, ma anche della passione e della curiosità degli americani nei confronti di uno sport che – a dispetto di quanto sarebbe successo in seguito – suscitava all’epoca un vivo interesse: non dimentichiamo che appena quattro anni più tardi la nazionale a stelle e strisce sarebbe arrivata terza nel primo campionato del mondo in Uruguay. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="451" height="600" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/football-match-new-york-v-hakoah-new-york-city-14410792.jpg.webp" alt="" class="wp-image-15149" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/football-match-new-york-v-hakoah-new-york-city-14410792.jpg.webp 451w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/football-match-new-york-v-hakoah-new-york-city-14410792.jpg-226x300.webp 226w" sizes="(max-width: 451px) 100vw, 451px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una partita dell&#8217;Hakoah a New York [www.mediastorehouse.com.au]</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il boom di presenze fu raggiunto qualche giorno più tardi, quando al Polo Grounds di New York l’Hakoah si esibì davanti a una folla di 46mila spettatori, un record per una partita di calcio negli Stati Uniti, battuto solo 51 anni dopo in occasione del debutto di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/12/30/il-mio-pele-colui-che-fece-tutto-prima-di-tutti.html">Pelé</a></strong> con la maglia dei Cosmos. Poco importava che l’Hakoah perse la partita 3-0 contro una formazione mista che allineava Herbert “Murren” Carlson, bomber principe della Svezia alle Olimpiadi 1920, l’ala destra <strong>William</strong> <strong>Alphonsus</strong> <strong>Crilley</strong>, reduce da un’annata con 49 gol nel campionato scozzese, e tre nazionali americani. I giornali locali esaltarono il modo di giocare della squadra, elegante, fatto di passaggi corti e sovrapposizioni, così distante dai canoni inglesi. Fu però in quell’occasione che cominciò l’esodo: i presidenti ebrei del Brooklyn Wanderers e dei New York Giants, <strong>Nat</strong> <strong>Agar</strong> e <strong>Maurice</strong> <strong>Wandeweghe</strong>, iniziarono a sedurre i calciatori dell’Hakoah con contratti faraonici: mentre in Austria i giocatori potevano percepire solo lo stipendio del proprio club, in America era possibile avviare anche delle attività commerciali. Aggiungiamo che già all’epoca gli Stati Uniti si ponevano come il Paese delle opportunità per chiunque avesse un minimo di spirito imprenditoriale e il gioco era fatto. In poche settimane l’Hakoah si trovò privata di diversi dei propri migliori elementi: <strong>Jozsef</strong> <strong>Eisenhoffer</strong>, <strong>Heinrich</strong> <strong>Schönfeld</strong>, <strong>Leo</strong> <strong>Drucker</strong> e <strong>Alexander</strong> <strong>Neufeld</strong> firmarono per i Wanderers, mentre i Giants misero sotto contratto <strong>Max</strong> <strong>Grunwald</strong>, <strong>Moritz</strong> <strong>Häusler</strong>, <a href="https://gameofgoals.it/2022/01/27/9664.html"><strong>Béla</strong> <strong>Guttmann</strong></a>, <strong>Ernő</strong> <strong>Schwarz</strong> ed <strong>Egon</strong> <strong>Pollak</strong>. </p>



<p>Dei big erano rimasti solamente il portiere <strong>Fabian</strong> e i difensori <strong>Gold</strong> e <strong>Scheuer</strong>. Al rientro in patria l’Hakoah fu così costretta a lanciare numerosi giovani come <strong>Siegfried</strong> <strong>Wortmann</strong>, <strong>Imre</strong> <strong>Mausner</strong> e <strong>Bela</strong> <strong>Kestler</strong> e ad acquistare alcuni calciatori boemi e cecoslovacchi. Ma la squadra era oramai anni luce distante da quella che aveva conquistato lo scudetto soltanto un anno prima. La dirigenza nell’estate del 1927 ripeté la tournée con la speranza di riscuotere lo stesso successo economico, tuttavia la gente si rese conto che il valore dell’organico era sceso non poco e negli stadi non si registrò più il medesimo entusiasmo. Oltretutto quei pochi giocatori che erano rimasti fedeli alla maglia, come <strong>Fabian</strong>, <strong>Gold</strong> e <strong>Wortmann</strong>, firmarono per alcuni club americani costringendo dunque la società viennese a compiere ulteriori salti mortali per schierare nelle annate seguenti delle formazioni dignitose.</p>



<p>Mentre in Austria l’Hakoah andava così incontro a un precoce e irreversibile declino, i suoi ex calciatori rimasti negli Stati Uniti conobbero anni di gloria e si ritrovarono a giocare assieme in squadre composte da soli calciatori ebrei, seguendo lo stesso spirito che aveva animato i fondatori dell’Hakoah. Nacquero così i New York Hakoah, i Brooklyn Hakoah e l’Hakoah All Stars. I New York Hakoah riuscirono anche nell’impresa di conquistare un trofeo: l’Us Open Club, dopo aver sconfitto in finale il Madison Kennel Club di St Louis con un 2-0 all’andata e un 3-0 al ritorno. La formazione allineava giocatori austriaci e ungheresi: <strong>Lajos Fischer</strong>, <strong>Ludwig</strong> <strong>Grosz</strong>, <strong>Laszlo</strong> <strong>Sternberg</strong>, <strong>Rezso</strong> <strong>Nikolsburger</strong>, <strong>Leo</strong> <strong>Drucker</strong>, <strong>Béla</strong> <strong>Guttmann</strong>, <strong>Pavel</strong> <strong>Mahrer</strong>, <strong><strong>Ernő</strong></strong> <strong>Schwarz</strong>, <strong>Moritz</strong> <strong>Häusler</strong>, <strong>Max</strong> <strong>Grunwald</strong>, <strong>Siegfried</strong> <strong>Wortmann</strong>, <strong>Joszef</strong> <strong>Eisenhoffer</strong>. </p>



<p>Fu quello il canto del cigno di un manipolo di uomini e calciatori che erano riusciti a lasciare un segno tangibile del loro valore calcistico prima nel vecchio continente e poi in quello nuovo. La crisi di Wall Street del 1929 pose fine ai loro sogni e ai loro guadagni. Uno per tutti, <strong>Guttmann</strong>. L’ex stella del club viennese aveva costruito a New York un piccolo impero: aveva iniziato a dare lezioni di danza, aperto uno spaccio clandestino di bevande alcoliche e guadagnato una fortuna. Ma dopo il fatidico Giovedì nero perse tutto. E con arguto sarcasmo commentò: «Ho fatto dei buchi negli occhi di Abramo Lincoln sulla mia ultima banconota da cinque dollari. Ho pensato che così la banconota non avrebbe potuto trovare la porta per andarsene». Tornò in patria, chiuse la carriera all’Hakoah e cominciò, proprio nella società tanto amata, la straordinaria carriera di allenatore che lo avrebbe consegnato ancora di più alla leggenda.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong>7 &#8211; Continua</strong></p>
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		<title>L&#8217;Hakoah e il titolo del 1925: i protagonisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Aug 2023 10:08:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: alcuni giocatori dell&#8217;Hakoah in un momento di relax [https://static.timesofisrael.com] Impostata secondo il Metodo (WM), il sistema di gioco di riferimento dell’Europa continentale [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: alcuni giocatori dell&#8217;Hakoah in un momento di relax [https://static.timesofisrael.com]</em></p>



<p class="has-drop-cap">Impostata secondo il Metodo (WM), il sistema di gioco di riferimento dell’Europa continentale e del Sudamerica, l’Hakoah sapeva sviluppare una manovra ariosa e spumeggiante, secondo i tratti dello stile danubiano. Come detto, gli elementi cardine che permisero di compiere il definitivo salto di qualità furono gli ungheresi, a partire dal portiere <strong>Sandor Fabian</strong>. </p>



<p>Arrivato dall’Mtk Budapest, dove era stato la riserva del futuro asso del Barcellona <strong>Ferenc Platkko</strong>, <strong>Fabian</strong> aveva un carattere istintivo e uno stile spettacolare, più <strong>Buffon</strong> che <strong>Zoff</strong> per intenderci. Sovente agiva anche da terzo difensore uscendo sugli attaccanti e partecipando al gioco. In patria qualcuno aveva osato addirittura accostarlo allo spagnolo <strong>Ricardo</strong> <strong>Zamora</strong>, il più forte portiere del mondo: un’esagerazione certamente, ma che denotava la grande considerazione intorno alla sua figura.&nbsp;</p>



<p>Il pacchetto arretrato faceva leva sull’esperienza del terzino e veterano <strong>Max Scheuer</strong>, che era giunto all’Hakoah giovanissimo dal piccolo club del Romania. Inizialmente schierato come attaccante, venne poi spostato in difesa dove mise in mostra tutte le sue doti di arcigno combattente.&nbsp;Nella storia dell’Hakoah nessun altro giocatore ha avutouna militanza lunga come la sua: per il club ebraico viennese è stato un autentico simbolo di attaccamento alla maglia oltre che un emblema di <em>fair play</em>.</p>



<p>In coppia con <strong>Scheuer</strong> era solito giocare <strong>Max Gold</strong>. Cresciuto nel Wiener AF, era arrivato all’Hakoah una prima volta nel 1922, ma si era poi trasferito al Makkabi Tallinn. Tornato nel club viennese nel 1924 fu uno dei protagonisti dello scudetto. Si trattava del classico difensore roccioso e dotato di grande prestanza fisica. Dopo la tournée americana si trasferì ai New York Giants.&nbsp;Smise di giocare a soli 27 anni per problemi all’anca.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Max_Scheuer.jpg" alt="" class="wp-image-15061" width="359" height="411" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Max_Scheuer.jpg 295w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Max_Scheuer-262x300.jpg 262w" sizes="(max-width: 359px) 100vw, 359px" /><figcaption class="wp-element-caption">Max Scheuer [https://ilnobilecalcio.it]</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Nella linea dei mediani la fascia destra era presidiata da <strong>Richard Fried</strong>, giocatore di grinta e temperamento, nell’orbita della nazionale di <strong>Hugo Meisl</strong>. Elemento affidabile e concreto, concedeva poco allo spettacolo.</p>



<p>Al centro, a governare le operazioni, ecco l’icona principe della squadra, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/01/27/9664.html">Bela Guttmann</a></strong>. Ritenuto uno dei migliori centromediani d’Europa, <strong>Guttmann</strong> era arrivato dal Novi Sad nell’autunno del 1921. Carattere forte, personalità controversa e carisma da vendere, aveva fatto parte dell’Ungheria durante le Olimpiadi del 1924 a Parigi. In quell’occasione si era lamentato dell’inadeguata organizzazione e preparazione dei vertici federali e dell’allenatore. Per protesta convinse così alcuni compagni a catturare dei topi, li legò per la coda e li appese alle maniglie delle porte delle camere dove dormivano i dirigenti. Quando si seppe che era stato lui ad architettare lo scherzo, fu espulso dalla nazionale e mai più richiamato. Dal punto di vista tecnico <strong>Guttmann</strong> era un lottatore indomito, un infaticabile recuperatore di palloni, ma anche uno splendido direttore d’orchestra: celebri i suoi lanci a lunga gittata per azionare il gioco d’attacco. Inutile dire che <strong>Guttmann</strong>, una volta appese le scarpette al chiodo, diventò un tecnico tra i più rivoluzionari e rinomati della storia del calcio.</p>



<p>A sinistra era solito agire <strong>Egon</strong> <strong>Pollak</strong>. Faceva parte di una famiglia di calciatori e anche i fratelli <strong>Oskar</strong> e <strong>Moritz</strong> avevano militato nell’Hakoah. Dotato di un buon tiro dalla distanza, aveva nella visione di gioco un altro punto di forza. Fu uno dei leader dello spogliatoio grazie al carattere mite e conciliante e al suo senso dell’umorismo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Guttmann.png" alt="" class="wp-image-15063" width="391" height="587" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Guttmann.png 278w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Guttmann-200x300.png 200w" sizes="(max-width: 391px) 100vw, 391px" /><figcaption class="wp-element-caption">Bela Guttmann, centromediano e fulcro del gioco</figcaption></figure>



<p></p>



<p>La linea offensiva era un riuscito mix di classe, velocità e potenza. A destra ecco l’ungherese <strong>Sandor Nemes</strong>. Arrivato all’Hakoah dal Ferencvaros nel 1919, cambiò il suo nome nel più tedesco <strong>Alexander Neufeld</strong>. Squalificato diversi mesi perché aveva firmato il contratto con la nuova squadra senza prima liberarsi da quello vecchio, <strong>Nemes</strong> giocò per un breve periodo nel Basilea in Svizzera e nel Maccabi Brno in Cecoslovacchia. Tornato all’Hakoah nel 1921 divenne un perno fisso della squadra per un quinquennio. Veloce, tecnico e con un’ottima visione di gioco, le sue qualità erano particolarmente apprezzate dai suoicontemporanei. Il Philadelphia Jewish Times scrisse che era popolare in Austria quanto <strong>Babe Ruth</strong> in America e un altro giornale, Idrottsbladet, sottolineò che nemmeno l’Uruguay campione olimpico aveva un’ala destra così forte. In Inghilterra divenne famoso come “l’eroe dell’Est” dopo la tripletta rifilata al West Ham nel 1923. Sedotto dai dollari americani, si stabilì negli Stati Uniti nel 1926, ma rientrò in Europa nel 1932 vincendo un campionato jugoslavo con il Bsk Belgrado. Trasferitosi in Israele nel dopoguerra allenò il Maccabi Tel Aviv ed entrò a far parte del comitato olimpico.</p>



<p>Meno tecnico, ma più potente e dotato di un temibile tiro dalla distanza era l’altra ala, il mancino <strong>Ernő&nbsp;Schwarz</strong>. Anche lui era cresciuto nel Ferencvaros. Anche lui aveva giocato nel Maccabi Brno prima di passare all’Hakoah nel 1923. Anche lui rimase negli Stati Uniti dopo la tournée del 1926. A differenza di <strong>Neufeld</strong> però <strong>Schwarz</strong> non tornò più in Europa e dopo aver militato per diverse formazioni americane entrò nei quadri della federazione. Apprezzato dirigente, la sua missione fu quella di promuovere la diffusione del calcio negli Stati Uniti. Allenò la nazionale americana, con la quale fallì la qualificazione ai Mondiali svizzeri del 1954.</p>



<p>Altri due elementi chiave per la conquista del titolo del 1925 furono i due interni <strong>Moritz</strong> <strong>Häusler</strong> e <strong>Jozsef</strong> <strong>Eisenhoffer</strong>. Il primo era considerato uno dei giocatori viennesi più tecnici e dotati di maggior estro. Autentica bandiera dell’Hakoah, rimase nel club 11 anni, dal 1918 al 1926 e dal 1933 al 1936. In mezzo, anche per lui ci fu la parentesi americana. Dopo aver allenato nel Nord Europa e in Lussemburgo tornò a Vienna alla fine della guerra e acquistò una caffetteria.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Schermata-2023-08-31-alle-12.02.33-643x1024.png" alt="" class="wp-image-15066" width="-208" height="-331" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Schermata-2023-08-31-alle-12.02.33-643x1024.png 643w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Schermata-2023-08-31-alle-12.02.33-188x300.png 188w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Schermata-2023-08-31-alle-12.02.33.png 718w" sizes="(max-width: 643px) 100vw, 643px" /><figcaption class="wp-element-caption">Jozsef Eisenhoffer, stella del reparto offensivo</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il caso di <strong>Eisenhoffer</strong> fu unico: non era nato ebreo, si era convertito per volere della moglie e dei suoceri, estremamente religiosi. Considerato un talento, dal Kispest si trasferì al Maccabi Brno e quindi al Ferencvaros. Fece parte della spedizione olimpica del 1924 e al termine dell’estate pareva destinato all’Amburgo. Ancora una volta però si fece convincere dalla moglie che amava Vienna e scelse l’Hakoah. Nel nuovo club si distinse immediatamente per le proprie doti realizzative: in una tournée in Polonia e nei Paesi baltici realizzò 33 reti, miglior cannoniere della squadra. Oltre che temibilissimo in area di rigore, <strong>Eisenhoffer</strong> aveva grande creatività e abilità nell’ultimo passaggio. Tanto per cambiare anche lui scelse di giocare nelle leghe americane dopo il 1926. Nel 1931 tornò all’Hakoah, nel 1933 passò in Francia all’Olympique Marsiglia, del quale divenne allenatore-giocatore vincendo un campionato e una coppa nazionale.</p>



<p>A finalizzare l’intera manovra c’era inizialmente lo storico bomber <strong>Norbert</strong> <strong>Katz</strong>, il quale però a metà stagione patì un infortunio piuttosto serio e venne sostituito da <strong>Max</strong> <strong>Grunwald</strong>. Rispetto a <strong>Katz</strong>, <strong>Grunwald</strong> era meno tecnico e meno portato al dribbling, ma più potente e abile a muoversi in area di rigore, dunque il suo innesto fu fondamentale per tramutare in gol l’ariosa e incessante manovra palla a terra.</p>



<p>Un altro elemento che spesso partiva titolare era <strong>Alois</strong> <strong>Hess</strong>, ala o mezzala mancina dallo spunto irresistibile. Era il più religioso del gruppo e per questo il sabato, giorno sacro per gli ebrei, si rifiutava di scendere in campo.</p>



<p>In panchina nell’anno dello scudetto sedeva <strong>Arthur</strong> <strong>Baar</strong>, che aveva preso il posto di <strong>Hunter</strong>. Si può dire che <strong>Baar</strong> sia stato per l’Hakoah ciò che<a href="https://gameofgoals.it/2022/01/27/9664.html"> <strong>Johan</strong> <strong>Cruijff</strong></a> ha rappresentato per il Barcellona. Un mentore, una guida, un manager. Ha attraversato tutte le tappe più significative della vita societaria sotto diverse vesti. Ha preso le decisioni più importanti, sul campo e dietro una scrivania. Ha plasmato il club secondo la propria immagine, il proprio stile, il proprio credo. Siamo certi che lui più di ogni altro ha sofferto quando l’Anschluss del 1938 cancellò in una manciata di giorni quella creatura che aveva fatto crescere con tanto amore, tanti sacrifici, tanta pazienza. E non a caso, dopo l’invasione nazista, <strong>Baar</strong> lasciò l’Austria per sempre. Si stabilì in Israele e fino alla morte, nel 1984, continuò a lavorare nel mondo del calcio, promuovendone la diffusione a vari livelli e allenando la nazionale. E mettendoci la stessa passione e lo stesso entusiasmo di quando a 18 anni, con un gruppo di amici, aveva gettato le basi per creare la più forte squadra ebraica di tutti i tempi.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong>6 &#8211; Continua</strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Abb-55-Hakoah-Sektionsleiter-Arthur-Baar-mit-Spielern-waehrend-einer-Tournee-durch_Q320.jpg" alt="" class="wp-image-15067" width="351" height="351" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Abb-55-Hakoah-Sektionsleiter-Arthur-Baar-mit-Spielern-waehrend-einer-Tournee-durch_Q320.jpg 320w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Abb-55-Hakoah-Sektionsleiter-Arthur-Baar-mit-Spielern-waehrend-einer-Tournee-durch_Q320-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Abb-55-Hakoah-Sektionsleiter-Arthur-Baar-mit-Spielern-waehrend-einer-Tournee-durch_Q320-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /><figcaption class="wp-element-caption">Arthur Baar, l&#8217;allenatore</figcaption></figure>
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		<title>L&#8217;apogeo dell&#8217;Hakoah: dal successo di Londra a quello in patria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 10:52:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hakoah Vienna: una storia d'altri tempi]]></category>
		<category><![CDATA[austria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: l&#8217;Hakoah campione Lo storico trionfo di Londra Nei primi anni ‘20 le relazioni tra le nazioni vincitrici (come l’Inghilterra) e quelle sconfitte [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: l&#8217;Hakoah campione</em></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Lo storico trionfo di Londra</h3>



<p></p>



<p class="has-drop-cap">Nei primi anni ‘20 le relazioni tra le nazioni vincitrici (come l’Inghilterra) e quelle sconfitte (come l’Austria) del primo conflitto mondiale non erano delle migliori. Il calcio servì come veicolo di cooperazione tra i popoli, e proprio con questo obiettivo il West Ham effettuò nei primi mesi del 1923 una tournée nell’Europa continentale. L’<a href="https://gameofgoals.it/2021/01/29/giornata-della-memoria-la-storia-dellhakoah-vienna.html">Hakoah</a> si fece avanti per organizzare un match amichevole e vista l’occasione propose di giocare l’incontro all’Hohe Warte, l’impianto più capiente di Vienna. Il West Ham era un club in ascesa: aveva conquistato la promozione nel massimo campionato inglese e tre settimane prima aveva disputato la finale della FA Cup, persa 2-0 contro il Bolton a Wembley davanti a 200mila spettatori. All’Hohe Warte si presentarono in 40mila. </p>



<p>Tutti si aspettavano un successo degli inglesi, reduci da uno squillante 3-0 allo Slavia Praga. Invece l’incontro terminò 1-1: vantaggio degli austriaci con <strong>Häusler</strong>, pareggio del bomber inglese <strong>Watson</strong>. Alcuni evidenziarono come il West Ham non avesse voluto spingere troppo sull’acceleratore, ma questo non impedì allo Sport-Tagblatt di parlare di delusione in riferimento alla prestazione degli inglesi mentre il tecnico dell’Hakoah <strong>Hunter</strong> sottolineò: «Il West Ham non ha giocato bene come a Praga, noi diventeremo una grande squadra».&nbsp;</p>



<p>Sarebbe stato buon profeta: mesi dopo gli inglesi, per ricambiare il favore, organizzarono il ritorno dell’amichevole sul proprio campo, Upton Park. La partita venne disputata il 3 settembre 1923 di fronte a 15mila spettatori, segno che il match da parte inglese non era probabilmente molto sentito. Il West Ham, reduce da un incontro di campionato con il Sunderland, schierò solo quattro titolari, convinto che bastassero le riserve per avere ragione degli avversari. </p>



<p>Sul campo però i pronostici furono ribaltati. L’Hakoah cominciò in modo molto più spigliato e aggressivo, segnando tre gol tra il 24’ e il 36’ del primo tempo, due volte con <strong>Nemes</strong> &#8211; che nel frattempo aveva modificato il suo nome in <strong>Alexander Neufeld </strong>&#8211; e una con <strong>Alois Hess</strong>. Nella ripresa al 2’ <strong>Neufeld</strong> realizzò la quarta rete, poi <strong>Norbert</strong> <strong>Katz</strong> chiuse i conti con il quinto sigillo, a coronamento di una straordinaria azione di squadra costruita su una rete di dieci passaggi. Fu un successo di proporzioni clamorose, la prima vittoria di un club continentale in casa dei maestri. In Inghilterra diversi giornali esaltarono la prestazione dei giocatori austriaci, evidenziando dall’altra parte le lacune dei padroni di casa. </p>



<p>In Austria l’entusiasmo era alle stelle e il ritorno in treno nei giorni seguenti si trasformò per i giocatori di <strong>Hunter</strong> in una trionfale passerella: ad ogni stazione dopo il confine con la Svizzera la gente saliva sul convoglio per congratularsi. E quando i giocatori scesero alla stazione Westbanhof di Vienna, trovarono un’orchestra a suonare per loro. Per le strade in migliaia festeggiarono quell’impresa, che anticipava di due anni il secondo momento storico: la vittoria del campionato.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/1018316866-1024x592.webp" alt="" class="wp-image-14843" width="795" height="460" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/1018316866-1024x592.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/1018316866-300x174.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/1018316866-768x444.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/1018316866.webp 1200w" sizes="(max-width: 795px) 100vw, 795px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una partita dell&#8217;Hakoah [Credit: Haaretz Archives]</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il successo in patria</h3>



<p></p>



<p>Il 1924 fu un anno chiave per il calcio austriaco: sotto la spinta di <strong>Hugo Meisl</strong>, che non fu solo il genio alla guida del <em>Wunderteam</em> ma anche un illuminato visionario (ideò sia la Mitropa Cup, antesignana della Coppa Campioni, sia la Coppa Internazionale che anticipò i campionati europei), l’Austria divenne la prima nazione europea del continente ad abbracciare il professionismo. Inizialmente alcuni soci dell’Hakoah erano contrari: lo statuto del club prevedeva come unico obiettivo quello di avvicinare più atleti possibili alla causa sionista. A convincerli fu la possibilità di costruire una formazione più forte e dunque di diffondere i valori del movimento con maggiore efficacia. </p>



<p>La stagione 1924-25 si aprì con un netto 3-1 sul Wiener Sportklub. La squadra mise in mostra una grande continuità e chiuse l’andata al primo posto. Come da pronostico, gli ungheresi si rivelarono gli elementi in più, in particolare <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/01/27/9664.html">Bela Guttmann</a></strong>, polmone e cervello della manovra. Durante la pausa invernale, l’Hakoah subì una pesante defezione: l’allenatore Hunter, che aveva dato al team un gioco brillante proseguendo nel lavoro di Gaskell, lasciò per ragioni economiche. Passò al Galatasaray in Turchia dove conquistò tre titoli nazionali. L’idea iniziale era di ovviare alla perdita del tecnico ingaggiando i due fratelli ungheresi <strong>Konrad</strong>, <strong>Jeno</strong> e soprattutto il fortissimo <strong>Kalman</strong>, un’ala destra dal dribbling irresistibile, considerato in quegli anni uno dei più forti calciatori d’Europa e del mondo. Tuttavia la dirigenza del club preferì aumentare lo stipendio dei giocatori in rosa e finanziare una tournée in Palestina.&nbsp;</p>



<p>Il campionato riprese il 28 febbraio. Trascinato dalle reti dell’acrobatico centravanti <strong>Max Grunwald</strong>, che aveva preso il posto dell’infortunato <strong>Norbert Katz</strong>, l’Hakoah consolidò la prima posizione. Per la conquista del titolo fondamentale fu il 3-2 con cui sconfisse il Wiener Sportklub. Il match era stato recuperato a causa di un’amichevole che l’Hakoah aveva giocato contro il fortissimo Bolton Wanderers, una delle compagini più quotate d’Inghilterra, che aveva espugnato Vienna per 2-1. Nell’incontro con il Wiener Sportklub la rete decisiva fu segnata dal portiere magiaro <strong>Sandor Fabian</strong>. In seguito a un infortunio, <strong>Fabian</strong> si era scambiato di posizione con Neufeld e nell’inedito ruolo di attaccante aveva realizzato il gol della vittoria. Mancava un solo turno alla fine e nell’ultima giornata all’Hakoah bastò pareggiare 3-3 con il Simmering. Il sogno si era trasformato in realtà: l’Hakoah, forte di un torneo da 10 vittorie, 6 pareggi e 4 sconfitte, 43 reti fatte (secondo miglior attacco) e 30 subite (seconda miglior difesa) era riuscito nell’impresa di conquistare il primo titolo della sua storia. </p>



<p>Era la consacrazione finale di un gruppo che da anni si trovava ai vertici del calcio nazionale. Il progetto di <strong>Max Nordau</strong> era arrivato davvero a compimento: gli ebrei erano stati in grado di primeggiare anche nello sport e lo avevano fatto proponendo uno stile di gioco particolare e identitario.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong>5 &#8211; Continua</strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/25_22-1.jpg" alt="" class="wp-image-14844" width="622" height="441" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/25_22-1.jpg 494w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/25_22-1-300x213.jpg 300w" sizes="(max-width: 622px) 100vw, 622px" /><figcaption class="wp-element-caption">I giocatori dell&#8217;Hakoah impegnati in una tournée in Palestina</figcaption></figure>
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		<title>L&#8217;Hakoah diventa grande: nuovo stadio e acquisti di valore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Aug 2023 08:04:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hakoah Vienna: una storia d'altri tempi]]></category>
		<category><![CDATA[bela guttmann]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: i giocatori dell&#8217;Hakoah Ernő Schwarz, Fabian e Béla Guttmann durante un allenamento [https://twitter.com/AntiqueFootball] Quando Gaskell arrivò all’Hakoah, la squadra veniva da due [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: i giocatori dell&#8217;Hakoah Ernő Schwarz, Fabian e Béla Guttmann durante un allenamento [https://twitter.com/AntiqueFootball]</em></p>



<p class="has-drop-cap">Quando <strong>Gaskell</strong> arrivò all’Hakoah, la squadra veniva da due annate straordinarie: nel 1919-20 aveva conquistato la prima storica promozione nel massimo campionato austriaco al termine di un’annata dominata con 107 reti fatte, 20 subite e una sola sconfitta; nel 1920-21 era giunta quarta. <strong>Gaskell</strong> seppe andare addirittura oltre: l’Hakoah lottò per il titolo e chiuse al secondo posto, a due sole lunghezze dalla vincitrice Wiener Sportklub. Il club oramai era entrato nel novero delle migliori formazioni del Paese e la conferma arrivò dalla costruzione del nuovo stadio a Krieau, la stessa zonadove oggi si trova l’Ernst Happel Stadion che ospita le partite della nazionale. Inizialmente la società aveva cercato un campo nel distretto di Floridsdorf, dove la prima squadra si allenava, e al Prater, ma senza esito.</p>



<p>L’impianto, costruito da <strong>Richard Beck</strong>, contava 5mila posti a sedere e poteva ospitare altre 20mila persone in piedi. Faceva parte di un enorme centro sportivo con sei campi da tennis, un campo da hockey su prato, spogliatoi, docce e due appartamenti: dopo l’Anschluss i nazisti avrebbero confiscato tutti i beni e convertito la struttura in un deposito militare. La costruzione dello stadio, ribattezzato Krieauer Sportplatz, richiese un massiccio investimento di denaro da parte dei dirigenti (si parlò di 250mila scellini) e questo impedì di confermare <strong>Gaskell</strong>, che riceveva un lauto stipendio. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Billy_Hunter_1914.jpg" alt="" class="wp-image-14820" width="297" height="395"/><figcaption class="wp-element-caption">Billy Hunter</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il solco dei tecnici di scuola britannica era però tracciato e l’Hakoah scelse al suo posto lo scozzese <strong>Billy Hunter</strong>: anche lui conosceva <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/08/04/il-calcio-totale-del-danubio-tra-jimmy-hogan-e-lhakoah.html">Hogan</a></strong> &#8211; lo aveva sostituito alla guida del Dordrecht in Olanda &#8211; e anche lui era un cultore del <em>passing game</em>. Si integrava dunque perfettamente nella filosofia di gioco della squadra. L’arrivo di <strong>Hunter</strong> coincise con quello di alcuni validissimi giocatori ebrei in fuga dalla vicina Ungheria, discriminati in patria dalle leggi antisemite di <strong>Miklos Horthy</strong>. </p>



<p>Salito al potere nel 1920, <strong>Horthy</strong> era stato negli anni della Grande guerra prima ammiraglio e poi comandante supremo della marina militare dell’Impero asburgico. Impresse da subito una svolta autoritaria, anche se sarebbe errato parlare di dittatura: tutti i partiti, ad eccezione di quello comunista, partecipavano alle elezioni, i deputati godevano dell’immunità parlamentare ed esisteva una certa libertà di stampa. Il regime di <strong>Horthy</strong> era una sorta di monarchia nazionale ispirata ai principi della tradizione e del cristianesimo. Tra i suoi principali bersagli c’erano appunto gli ebrei, ritenuti una delle cause della crisi economica. </p>



<p>L’ex ammiraglio varò diverse leggi antisemite che limitarono il loro accesso alle università e ad alcune professioni. Durante la Seconda guerra mondiale l’Ungheria divenne alleata della Germania nazista ma paradossalmente gli ebrei ungheresi, seppur discriminati, non furono inizialmente deportati nei lager. La situazione cambiò nel 1944 quando <strong>Hitler</strong>, accortosi che <strong>Horthy</strong> voleva trattare una pace separata con gli angloamericani e i sovietici, invase il Paese: da quel momento anche gli ebrei magiari conobbero l’abominio dei campi di sterminio.</p>



<p>I cinque calciatori ungheresi di origine ebraica che rinforzarono l’Hakoah nei primi anni ‘20 furono il portiere <strong>Sandor Fabian</strong>, i centrocampisti <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/01/27/9664.html">Bela Guttmann</a></strong> e <strong>József Eisenhoffer</strong>, gli attaccanti <strong>Sandor Nemes</strong> ed <strong>Ernő Schwarz</strong>. Elementi di ottimo livello internazionale che alzarono ulteriormente il tasso qualitativo dell’organico e aprirono la strada per i due momenti di apogeo sportivo del club: il trionfo sul West Ham del 1923 e lo scudetto del 1925. </p>



<p class="has-text-align-right"><strong>4- Continua</strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="893" height="556" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/image-13.png" alt="" class="wp-image-14821" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/image-13.png 893w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/image-13-300x187.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/image-13-768x478.png 768w" sizes="(max-width: 893px) 100vw, 893px" /><figcaption class="wp-element-caption">Miklos Horty e Adolf Hitler: un&#8217;alleanza&#8230; pericolosissima per l&#8217;Ungheria </figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/08/08/lhakoah-diventa-grande-nuovo-stadio-e-acquisti-di-valore.html">L&#8217;Hakoah diventa grande: nuovo stadio e acquisti di valore</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Il calcio totale del Danubio: tra Jimmy Hogan e&#8230; l&#8217;Hakoah</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2023/08/04/il-calcio-totale-del-danubio-tra-jimmy-hogan-e-lhakoah.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hakoah Vienna: una storia d'altri tempi]]></category>
		<category><![CDATA[austria]]></category>
		<category><![CDATA[calcio danubiano]]></category>
		<category><![CDATA[calcio totale]]></category>
		<category><![CDATA[hakoah vienna]]></category>
		<category><![CDATA[jimmy hogan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Jimmy Hogan insegna calcio Hakoah, in ebraico, vuol dire potere o forza. E sicuramente lo spirito battagliero fu uno dei capisaldi della [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Jimmy Hogan insegna calcio</em></p>



<p class="has-drop-cap">Hakoah, in ebraico, vuol dire potere o forza. E sicuramente lo spirito battagliero fu uno dei capisaldi della formazione viennese. D’altronde una delle prerogative del “Giudaismo muscolare” di <strong>Max Nordau</strong> era proprio quella di creare atleti ebrei che sul piano della potenza fisica e della resistenza alla fatica nulla avevano da invidiare agli altri. L’Hakoah Vienna però fu molto di più di una squadra tutto muscoli, sostanza e atletismo. Era un complesso armonico che primeggiava per doti tecniche e stile di gioco.&nbsp;</p>



<p>All’indomani del 5-0 contro il West Ham a Londra, che consacrò l’Hakoah nel firmamento internazionale, prima formazione continentale a espugnare il suolo britannico, il Daily Mail scrisse: «Questo è calcio scientifico. Nessuna esibizione di forza bruta, no <em>kick and rush</em>. L’Hakoah ha uno stile speciale, uno stile da cui le nostre squadre potrebbero solo imparare. Ha giocato perfettamente di squadra evitando passaggi lunghi. Ha esibito scambi al centimetro ed un eccellente uso degli spazi, oltre ad una grande capacità di muovere il pallone». Erano i principi di quel <em>Donaufussball</em> che qualche anno dopo avrebbe reso grande il <em>Wunderteam</em> austriaco, partorito non a caso dalla mente di un altro geniale ebreo, <strong>Hugo Meisl</strong>.&nbsp;</p>



<p>Gli ebrei del Danubio furono i padri degli olandesi degli anni ’70. Furono i primi in Europa a proporre un modo di fare calcio che si discostava totalmente dalla rigida fissità schematica degli inglesi. Nelle <em>coffee house </em>di Vienna e Budapest, frequentate da borghesi e intellettuali in parte di origine ebraica, si fece strada l’idea di un <em>football</em> differente dove le giocate individuali erano messe al servizio di un progetto condiviso, basato su triangolazioni nello stretto, scambi di posizione tra i giocatori, movimenti sistematici senza palla. In pratica, il <em>totaalvoetbal</em> di marca olandese con qualche decennio di anticipo. Ulteriore dimostrazione di come la storia, compresa quella del calcio, non presenti quasi mai cesure nette. È un’evoluzione fluida, un tassello che si incastra a quello successivo in modo congruente. Anche allenatori definiti rivoluzionari o visionari poiché portatori di idee teoricamente mai sperimentate prima nella maggioranza dei casi hanno preso spunto da esperienze precedenti. Non sono tanto le idee a essere nuove, quanto i contesti in cui vengono sviluppate.</p>



<p>Fondamentale fu il lavoro di alcuni tecnici britannici, che basandosi sui principi del <em>passing game</em> scozzese, insegnarono ai mitteleuropei ad affinare il controllo di palla, le doti tecniche, a sviluppare una ragnatela di passaggi corti e veloci e una manovra corale ed efficace. Mentre in Sudamerica si percorse maggiormente la strada dell’inventiva individuale senza briglie tattiche sul collo, nella Mitteleuropa si seguì una via differente: l’aspetto basilare era sempre il controllo del pallone, ma il passaggio era più importante del dribbling e le capacità del singolo dovevano rispondere a un copione prestabilito e preordinato.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Dalla Gran Bretagna con furore</h3>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/GaskellABolton1907-662x1024.jpg" alt="" class="wp-image-14813" width="298" height="461" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/GaskellABolton1907-662x1024.jpg 662w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/GaskellABolton1907-194x300.jpg 194w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/GaskellABolton1907.jpg 668w" sizes="(max-width: 298px) 100vw, 298px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una figura di Arthur Gaskell da giocatore [www.vintagefootballers.com]</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>In Austria e in Ungheria (ma non solo, anche in Germania e in Olanda) l’uomo che diede il là a questa impostazione fu sempre lo stesso: <strong>Jimmy Hogan</strong>. Originario di Nelson, una cittadina nel Lancashire, Hogan era arrivato per la prima volta in Europa nel 1910 per disputare una <em>tournée</em> da calciatore del Bolton. Nel calcio continentale intravide da subito la possibilità di sperimentare il suo credo, che era basato sui principi dello stile scozzese &#8211; gioco corto, passaggi rasoterra, sviluppo della tecnica &#8211; ed era poco apprezzato dai suoi connazionali (gli inglesi, come detto, prediligevano di più un calcio fisico, atletico e potente). </p>



<p>Fu <strong>Hogan</strong> a costruire di concerto con<strong> Hugo Meisl </strong>l’epopea del <em>Wunderteam</em>. E fu sempre <strong>Hogan</strong> a consigliare all’Hakoah, che aveva tentato vanamente di ingaggiarlo,<strong> Arthur Gaskell</strong>. I due si conoscevano dai tempi del Bolton e condividevano la filosofia del <em>passing game</em>. Gaskell aveva già lavorato a Vienna, poi era emigrato in Russia, diventando il primo tecnico inglese ad allenare a Mosca. Nel 1921 in seguito alla statalizzazione dello sport da parte dei sovietici, accettò la chiamata dell’Hakoah. A dire la verità, il club viennese aveva già tentato di percorrere la strada degli allenatori britannici qualche anno prima. Nel 1911, quando l’Hakoah navigava nelle perigliose acque delle divisioni inferiori, il presidente <strong>Arthur Baar</strong> insieme ai dirigenti <strong>Ignaz Hermann Körner</strong> ed <strong>Eugen Eisler</strong> aveva ingaggiato il 28enne <strong>Lewis</strong>.</p>



<p>Il tecnico godeva di ottime referenze, ma bastarono alcuni allenamenti e partite per capire che la sua conoscenza del <em>football</em> era piuttosto rudimentale e di certo se l’Hakoah intendeva crescere e diventare una potenza del panorama austriaco non poteva affidarsi a lui. Il caso di <strong>Gaskell</strong> era completamente diverso: la raccomandazione di <strong>Hogan</strong> rappresentava il miglior biglietto da visita possibile. Quando sul finire degli anni ‘30 l’allenatore ebreo-ungherese <strong>Izidor</strong> <em><strong>Dori</strong></em> <strong>Kürschner</strong> si presentò in Brasile per guidare il Flamengo, molti storsero il naso perché era un perfetto sconosciuto. Ma non appena si seppe che aveva lavorato a stretto contatto con <strong>Hogan</strong> nello staff della Svizzera, medaglia d’argento alle Olimpiadi del 1924, qualsiasi dubbio sul suo valore venne dissipato: la fama di <strong>Hogan</strong> era nota anche dall’altra parte dell’oceano.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>3 &#8211; Continua</strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="620" height="413" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/imgS620I11895T20200220143114.jpg" alt="" class="wp-image-14814" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/imgS620I11895T20200220143114.jpg 620w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/imgS620I11895T20200220143114-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /><figcaption class="wp-element-caption">Izidor “Dori” Kürschner, allenatore ebreo-magiaro allievo di Hogan</figcaption></figure>
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		<title>Hakoah e Austria Vienna: due visioni a confronto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hakoah Vienna: una storia d'altri tempi]]></category>
		<category><![CDATA[arthur baar]]></category>
		<category><![CDATA[austria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Friedrich Lowy, conosciuto come Lohner Beda, primo presidente dell&#8217;Hakoah Tre anni prima del Congresso Sionista Internazionale del 1897 e due anni prima [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/08/02/hakoah-e-austria-vienna-due-visioni-a-confronto.html">Hakoah e Austria Vienna: due visioni a confronto</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Friedrich Lowy, conosciuto come Lohner Beda, primo presidente dell&#8217;Hakoah</em></p>



<p class="has-drop-cap">Tre anni prima del Congresso Sionista Internazionale del 1897 e due anni prima che “Lo Stato ebraico”, l’opera di punta di <strong>Theodor Herzl</strong> venisse pubblicata, un nuovo fenomeno sportivo era apparso sulla scena viennese: il calcio. Il 1894 fu l’anno chiave: a circa 24 ore di distanza erano nate le prime due formazioni della capitale, il First Vienna e il Vienna Cricket and Football Club. Prima di iniziare a darsi battaglia sul campo, lo fecero in tribunale. Entrambe volevano includere la parola <em>First</em> nel nome e alla fine il giudice stabilì che il First Vienna avesse presentato il proprio statuto con qualche ora di anticipo. Si trattava di due squadre che fin dagli albori presentavano una forte matrice inglese ed ebraica: il Vienna Cricket and Football Club &#8211; per tutti i <em>Cricketer &#8211; </em>era stato fondato da impiegati inglesi in distaccamento a Vienna, ma fin dai primi anni annoverava una nutrita rappresentanza di giocatori e dirigenti ebrei, tra i quali il futuro allenatore della nazionale austriaca <strong>Hugo Meisl</strong> e una delle primissime stelle del calcio viennese, <strong>Ludwig Hussak</strong>. Il First Vienna era nato nei giardini del Barone <strong>Rotschild</strong>, nel quartiere di Döbling. E dall’anno della sua fondazione al 1938 avrà sempre presidenti ebrei eccetto in due casi.</p>



<p>Il calcio rappresentava qualcosa di assolutamente nuovo rispetto alle discipline sportive dell’epoca: era uno sport di squadra, poneva una forte enfasi sul contatto fisico e veniva praticato ovunque, nelle periferie, nei giardini e nei parcheggi abbandonati. E proprio per questo diventò lo sport del proletariato. La sua diffusione aumentò dopo un enorme sciopero di massa organizzato nel 1895 dai dipendenti delle fabbriche: i lavoratori ottennero una rinegoziazione delle proprie condizioni lavorative, beneficiarono di un maggiore tempo libero e poterono dedicarsi alla pratica dello sport. E il calcio, più di qualsiasi altra disciplina, sapeva creare uno spirito di comunità e affiliazione.</p>



<p>Uno dei primi a interessarsene fu <strong>Friedrich Lowy</strong>, più conosciuto come <strong>Lohner Beda</strong>. La sua famiglia era emigrata a Vienna dalle province limitrofe dell’impero. Proveniva da Wildenschwert che al tempo si trovava in Boemia ed è oggi conosciuta come Usti nad Orlici. Quando il calcio apparve sulla scena della capitale, <strong>Beda</strong> aveva solo 11 anni e cominciò a giocare per il Rekord, una formazione locale. Gli piaceva stare in attacco e grazie alla sua fisicità metteva a segno parecchi gol. Spesso si recava a giocare sulle rive del Danubio con il fratello Rudolf e guardava ammirato le partite tra i dipendenti di alcune aziende inglesi. <strong>Rudolf</strong> raccontò che entrambi erano contenti quando venivano impiegati come raccattapalle: anche quello era un modo di rincorrere un pallone. Negli anni seguenti <strong>Beda</strong> si laureò e divenne avvocato, cabarettista e librettista. Scrisse <em>Getaufe und Baldgetaufe</em>, ovvero Battezzato e Quasi Battezzato, un’opera satirica sulla falsariga di quella di <strong>Nordau</strong> che testimoniava la sua adesione al movimento sionista in risposta alle idee di Lueger.</p>



<p>Nei circoli sionisti <strong>Beda</strong> entrò a contatto con <strong>Ignaz Hermann Körner</strong>, dentista e imprenditore, amico di <strong>Robert Stricker</strong>, unico membro del partito sionista presente in Parlamento che a partire dalla morte di <strong>Herzl</strong> – 3 luglio 1904 – diventò l’esponente di punta di tutto il movimento. <strong>Beda</strong> e <strong>Körner</strong>, sapendo che diversi atleti ebrei erano stati esclusi da numerose società, decisero di crearne una. Il 26 settembre 1909 venne così fondato l’Hakoah e <strong>Lohner Beda</strong> ne divenne il presidente. Da lì a qualche anno la polisportiva arrivò a inglobare 14 discipline più un’orchestra di musica classica, una di mandolino e una sezione di turismo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Robert_Stricker_1879–1944_©_Wolko_Smeliansky_OeNB_8078952.jpg" alt="" class="wp-image-14802" width="397" height="558" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Robert_Stricker_1879–1944_©_Wolko_Smeliansky_OeNB_8078952.jpg 506w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/Robert_Stricker_1879–1944_©_Wolko_Smeliansky_OeNB_8078952-214x300.jpg 214w" sizes="(max-width: 397px) 100vw, 397px" /><figcaption class="wp-element-caption">Robert Stricker, unico membro del partito sionista nel Parlamento austriaco [©_Wolko_Smeliansky_OeNB]</figcaption></figure>



<p></p>



<p>L’Hakoah, rispetto a tutte le altre squadre viennesi etichettate come ebraiche, presentava caratteristiche uniche ed esclusive: era aperta a dipendenti e collaboratori di ogni origine e religione, ma ammetteva solamente calciatori ebrei. Esisteva una distinzione tra i club ebraici nati prima e dopo l’apparizione del movimento sionista in Europa: quelli fondati alla fine del XIX secolo, prima del congresso organizzato da <strong>Herzl</strong>, erano emanazione della borghesia ebraica emancipata del tempo, società senza fini identitari e politici, intente a coinvolgere chiunque nella pratica del calcio. Fu il caso ad esempio del DFC Prag, una formazione figlia della comunità ebraica e germanica che aveva vinto il primo titolo locale e che alla fine del XIX secolo era considerata la formazione più forte dell’Impero austroungarico. A Budapest un caso simile fu quello dell’Mtk.</p>



<p>La tendenza cambiò radicalmente all’inizio del ‘900 quando presero piede società sioniste che coniugavano il fine politico a quello sportivo con l’obiettivo di sfatare il mito dell’inferiorità fisica degli ebrei. Indossavano tutte una maglietta bianco-azzurra, al tempo i colori del movimento sionista, e quasi tutte esibivano la Stella di Davide. Tra il 1909 ed il 1938 l’Hakoah avrebbe alternato diverse divise da gioco, alcune con una prevalenza di bianco ed altre di azzurro, ma sempre con la Stella di Davide in alto a destra e al centro un’H od un’Aleph, la prima lettera dell’alfabeto ebraico. Il corrispettivo dell’Hakoah a Budapest fu il VAC, che non riscuoterà grande successo ma fungerà da vetrina per alcuni futuri nazionali ungheresi tra i quali <strong>Laszlo Sternberg</strong>, capitano dell’Ungheria al mondiale del 1934, <strong>Deszo Grosz</strong>, <strong>Lajos Fischer</strong> ed <strong>Imre Taussig</strong>, tragicamente deceduto nel 1945 mentre lavorava come schiavo nel campo di Bruck an der Leitha in Austria. Altre formazioni, con il passare degli anni e spinte dall’ambizione di sollevare trofei, avrebbero aperto a giocatori non ebrei: ad esempio il Maccabi Brno, che mise sotto contratto l’attaccante <strong>Ferenc Hirzer</strong> e il centrocampista <strong>Zoltán Opata</strong>, stelle della nazionale magiara.</p>



<p>A Vienna oltre all’Hakoah l’altra formazione legata agli ambienti ebraici fu l’Austria Vienna. Le due società esprimevano due visioni del mondo e dello sport contrapposte: da un lato l’Hakoah rappresentava gli ebrei orientali che avevano abbracciato gli ideali herzeliani; dall’altro l’Austria Vienna, l’emblema della borghesia ebraica assimilata, frequentatrice dei circoli <em>bohemien</em> e delle caffetterie del centro città. Un derby nel derby senza esclusione di colpi che durante i primi anni ’20 rappresentò la <em>cr</em><em>ème</em><em> de la cr</em><em>ème</em> del calcio austriaco, in un momento nel quale entrambe competevano per il titolo. Una rivalità sportiva riproposta anche a livello di calciomercato, fenomeno che caratterizzò il panorama europeo nei primi anni ‘20.</p>



<p>Tuttavia, al di fuori del rettangolo di gioco, nella Vienna di <strong>Karl Lueger</strong> – che sarebbe morto nel 1910, un anno dopo la fondazione dell’Hakoah – e in un contesto in cui iniziavano a fiorire le teorie pangermaniste, era necessario fare fronte comune. <strong>Kurt Hahn</strong>, ad esempio, presidente dell’Austria Vienna tra il 1922 e il 1924 e il 1926 e il 1930, lavorò a stretto contatto con <strong>Ignaz Körner </strong>nell’agenzia viaggi City, della quale <strong>Körner</strong> era proprietario. Mentre <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/04/27/dalla-challenge-cup-alla-champions-league-un-excursus-storico-della-massima-competizione-europea-per-club.html">Hugo Meisl</a></strong>, che aveva mosso i primi passi nel mondo del pallone con il Vienna Cricket and Football Club, l’allora Austria Vienna, dopo la Grande guerra fondò una marca di articoli sportivi denominata Stadion con <strong>Arthur Baar</strong>, allenatore della squadra di calcio dell’Hakoah.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-right"><strong>2 &#8211; Continua</strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/history-1-1024x640.jpg" alt="" class="wp-image-14800" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/history-1-1024x640.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/history-1-300x188.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/history-1-768x480.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/history-1-1536x960.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/08/history-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una formazione dell&#8217;Austria Vienna dei primi anni &#8217;10 [© APA-Picturedesk]</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/08/02/hakoah-e-austria-vienna-due-visioni-a-confronto.html">Hakoah e Austria Vienna: due visioni a confronto</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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