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	<title>happel Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Possa Possanzini&#8230; stupirci ancora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Raspanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Strateghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stiamo attraversando un periodo molto intenso e particolare nel mondo degli allenatori di calcio che hanno già raggiunto la fama o di quelli emergenti che [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Stiamo attraversando un periodo molto intenso e particolare nel mondo degli allenatori di calcio che hanno già raggiunto la fama o di quelli emergenti che hanno già attirato le luci dell’attenzione generale. Un periodo ricco anche di rivolgimenti inattesi, rinunce improvvise e fibrillazioni interessanti che, oltretutto alla vigilia degli Europei, crea una curiosità quasi spasmodica intorno a carriere in evoluzione o in parabola discendente e panchine prestigiose in tutto il continente e non solo. E noi che siamo, per vizio o virtù, attratti da sempre dalle novità tecniche, specialmente quelle capaci di rivoluzionare abitudini e modi di pensare, stiamo alla finestra interessati come non mai. </p>



<p>Il panorama è, si diceva, oltremodo vario tra ‘santoni’ disoccupati ma scalpitanti, come <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/05/09/i-cinque-tocchi-di-antonio-conte-per-lo-scudetto-dellinter.html">Conte</a></strong>, <strong>Zidane</strong> o il ‘tagliato’ (in tutti i sensi…) <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/05/27/dimmi-jose-trionfi-ed-eccessi-dello-special-one.html">Mourinho</a></strong>, quelli che hanno già annunciato l’abbandono del posto attuale, come <strong>Klopp</strong> a Liverpool da una vita o <strong>Tuchel</strong> a Monaco di Baviera dove non ha quagliato o ancora <strong>Xavi</strong> che si sente estraneo(!!) a Barcellona, tra giovani in fortissima ascesa come <strong>Xabi Alonso</strong> capace di triturare il Bayern in Bundesliga con il suo magico Leverkusen, come <strong>Miguel Angel Sanchez Munoz</strong> che, oltre ad avere un elenco telefonico al posto del nome, ha fatto vedere i sorci verdi al Real a lungo in Spagna, come <strong>De Zerbi</strong> in Premier, capace di riportare in alto una squadra come il Brighton o come <strong>Thiago Motta</strong> da noi, che riesce a condurre, dopo secoli di anonimato, il Bologna in zona Champions. O anche come il quasi esordiente <strong>De Rossi </strong>che, dopo un esordio balbettante in giro per la penisola, con la Roma, a casa sua, sta rimpiazzando un deludente <em>Mou</em> ottenendo una media punti impressionante. O, rimanendo a casa nostra, i <strong>Palladino</strong> e i <strong>Gilardino</strong> che, con compagini ritenute alquanto modeste, viaggiano in campionato a quote molto lontane dalle zone a rischio. O, infine, come <strong>Ivan</strong> <strong>Juric</strong> che forse però, a questo punto, è da considerarsi un’eterna promessa mai del tutto sbocciata. Ma è ancora, beato lui, piuttosto giovane…</p>



<p>Per non parlare poi, tanto per fare anche un po’ di sciovinismo, del nugolo di allenatori italiani che si stanno facendo onore all’estero. Oltre all’ormai monumentale <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/05/31/onore-al-real-madrid-e-ad-ancelotti-il-trionfo-della-misura-e-dellintelligenza.html">Carlo Ancelotti</a></strong> a Madrid, certamente fuori dalla lista degli emergenti, e al già citato <strong>Roberto De Zerbi</strong> in terra inglese, non possiamo esimerci dal citare un gruppo di tecnici, tra già stagionati e giovani in rampa di lancio, come <strong>Montella</strong>, ct della Turchia o Farioli, allenatore del Nizza, da <strong>Marco Rossi</strong>, ct dell’Ungheria a <strong>Tedesco</strong>, commissario tecnico del Belgio. E come dimenticare l’espertissimo <strong>Mancini</strong>, ct dell’Arabia Saudita o l’emergente <strong>Calzona</strong>, che fa la spola tra Vesuvio e Nazionale della Slovacchia?</p>



<p>Se dovessimo scegliere, limitandoci solo agli italiani e prendendo in considerazione solo i portatori di qualche verbo nuovo, avremmo già l’imbarazzo della scelta, e se poi allargassimo l’orizzonte ai seminuovi e non nuovissimi, come <strong>Italiano</strong> della Fiorentina o <strong>Baroni</strong> oggi a Verona o altri che trovano estimatori e anche risultati in giro per il mondo, saremmo seriamente in difficoltà. Ma, visto che l’ambiziosa e pericolosa domanda che ci poniamo è: ‘Quale può essere l’allenatore italiano del futuro?’, la risposta andiamo a cercarla nelle pieghe della cronaca e nella penombra della ribalta.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="575" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/03/image-1024x575.jpg" alt="" class="wp-image-19035" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/03/image-1024x575.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/03/image-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/03/image-768x431.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/03/image.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Possanzini quando era vice di De Zerbi, oggi allenatore del Brighton in Inghilterra</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una scommessa per il futuro</h2>



<p></p>



<p>Essa, a nostro parere, non può che riguardare proprio <strong>Davide Possanzini</strong>, attuale allenatore del Mantova, in C, ma alla vigilia di essere promosso in serie B. Tale risposta, al di là del fatto che possa sorprendere molti, non è legata tanto alla circostanza non da poco che, mentre scriviamo, la squadra virgiliana sia in testa al girone A della terza serie  con 12 punti di vantaggio sulla seconda, il Padova, a cinque giornate dal termine del Campionato e che quindi già dal prossimo turno possa coronare la corsa alla serie superiore, quanto al modo di giocare mostrato quest’anno da questo Mantova sorprendente quanto spietato.</p>



<p>Qualche dato necessario prima di addentrarci nell’analisi del gioco. <strong>Possanzini</strong>, 48 anni, è stato un attaccante di buone capacità realizzative che ha conosciuto le sue stagioni migliori, segnatamente con la maglia del Brescia, intorno alla trentina e quindi a maturazione fisica già abbondantemente avvenuta. Parimenti, la sua carriera di tecnico, iniziata nel 2013 proprio a Brescia a 37 anni, ha avuto uno sviluppo piuttosto lento, tant’è che questa virgiliana è la sua prima vera esperienza come capo allenatore. E se pensiamo che <strong>Possanzini</strong> è praticamente coetaneo di <strong>Juric</strong> che allena in Serie A da un sacco di tempo… La realtà è che <strong>Davide</strong> è stato, per esempio, per diversi anni il vice di <strong>De Zerbi</strong> che, ancorché più giovane di tre anni di lui, ha saputo imporsi, nonostante inizi poco brillanti, all’attenzione generale anche in fretta.</p>



<p>Il <em>Possa</em> è stato con lui dai tempi del Foggia (2016) fino a quelli, turbolenti per motivi certo non calcistici, dello Shakthar in Ucraina. Non l’ha seguito al Brighton solo perché il richiamo dell’amata Brescia, come responsabile della Primavera, ha avuto il sopravvento. Richiamo che gli ha persino procurato, la scorsa stagione, un paio di apparizioni come allenatore delle Rondinelle in Serie B. Il presidente <strong>Cellino</strong>, che definire vulcanico fa torto all’Etna, lo ha sopportato due partite, appunto, poi ne ha chiamato un altro o ha richiamato quello precedente, non ricordo bene.</p>



<p>Sì, perché <strong>Possanzini</strong> non è, adesso lo sappiamo, un allenatore che possa correggere, soccorrere o aggiustare. Subentrare. Egli ha bisogno di tempo per spiegare, amalgamare, imbastire, istruire e, siccome è uomo e tecnico di spessore in quanto ricco di idee e di trovate non semplici, la lentezza nell’apprendimento da parte dei suoi giocatori è fisiologica quanto necessaria e quanto poi efficace alla prova del campo. Insomma, tornando alla storia, <strong>Davide</strong> l’estate scorsa decide di mettersi finalmente in gioco con una squadra ‘adulta’ presa a inizio stagione e accetta l’offerta del Mantova in serie C e reduce da una disastrosa retrocessione in D, poi annullata da un miracoloso ripescaggio. Con quali ambizioni parte la aocietà che lo assume? Salvezza innanzitutto, se poi non fosse nemmeno sofferta… un pensierino ai playoff? Mah, la provvidenza… Certo che risorse per rinforzare molto la squadra non ce ne sono e meno male che il nuovo allenatore non è molto esigente in questo senso.</p>



<p>L’inizio di stagione è percepito dalla dirigenza e dai tifosi come abbastanza buono per i risultati, mentre lascia, giornalisti e osservatori compresi, tutti molto perplessi il tipo di gioco espresso dalla squadra. Possesso palla estenuante al limite dell’ipnotico e costruzione dal basso ossessiva non fanno audience, generano le critiche più frequenti e quando, tra fine settembre e primi di ottobre, arrivano due sconfitte, una sonora a Trieste in casa della favorita al salto in B (4-1) e una in casa sia pur in Coppa Italia, c’è chi parla già di esonero o, perlomeno, di affiancamento da parte di qualcuno più esperto. Senza fare tutta la storia di un campionato ancora in corso, è sufficiente ribadire che oggi, dopo 33 giornate, il Mantova è lassù con 78 punti, che il Padova segue a 66 e che la superfavorita Triestina veleggia a 53, quarta dietro il Vicenza a 58.</p>



<p>Un vero dominio, un dominio che, questo il nostro timore, ancorché clamoroso quanto tutt’altro che inconsueto in serie C (il Cesena nel girone B è in una situazione analoga), possa di per sé essere motivo di ammirazione e curiosità, e di appagamento delle stesse, da parte del pubblico. Specie quello che vede queste realtà piuttosto da lontano. Con questo vogliamo dire che il valore del Mantova di questa stagione non è la sua classifica e il distacco sulle altre, è il suo modo di giocare, di vincere le partite, di dominare gli avversari. E che lo faccia in un modo nuovo e antico nello stesso tempo, un modo colto, messo a punto da un allenatore alla sua prima panchina in carriera, crediamo proprio sia fatto interessante, perfino affascinante.</p>



<p></p>



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</div><figcaption class="wp-element-caption">Una delle grandi prestazioni del Mantova di Possanzini</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Come gioca il “Possa”</h2>



<p></p>



<p>E quindi, come gioca <strong>Possanzini</strong>? Lo schieramento a boccia ferma pare proprio un classico 4-3-3, ma bastano poche azioni di gioco per capire che i biancorossi si muovono sul terreno in modo fluido, muovendosi praticamente tutti di continuo per dare al compagno la linea di passaggio più semplice e diretta. Gli avversari che sanno, oramai ovviamente tutti, di questo modo di interpretare gli spazi e di tenere il più possibile palla a terra e padronanza tendono ad aspettare il Mantova nella propria metà campo. In questo caso, ecco il possesso ipnotico, una sorta di surplace come ai tempi di <strong>Maspes</strong> e <strong>Gaiardoni</strong> al Vigorelli! I due centrali di difesa si scambiano la sfera anche dieci volte e spesso, non a caso, si aggiunge a loro uno dei tre registi (avete letto bene: tre registi!) formando così un triangolo, che può diventare un quadrilatero con il portiere, che sembra la cosa più inoffensiva del mondo o, come dicevano i tifosi a inizio stagione, una melina inutile e stucchevole.</p>



<p>Poi, improvvisamente, quando un avversario si avvicina o qualcuno di loro fa un movimento errato in difesa, ecco che parte fulminea un’azione che, spesso con tocchi di prima, porta il pallone in area avversaria. Quando ai due difensori centrali si aggiunge il regista <strong>Burrai</strong>, dotato di eccellente visione di gioco e di lancio preciso, il pallone si stacca da terra, cosa appunto molto rara, per avviare l’azione, ma se arretra <strong>Trimboli</strong> possono partire i passaggi rasoterra, non tutti verticali, molti in orizzontale o anche all’indietro ma tutti eseguiti con una velocità impressionante e con i giocatori mai statici. Sono azioni pregevoli tecnicamente, ricordano certi ricami eseguiti a memoria. Se infine a venire basso è il terzo regista <strong>Galuppini</strong>, goleador della squadra e superficialmente definito attaccante, l’azione tende a partire in verticale per vie centrali e con passaggi velocissimi, un po’ come faceva il primo Napoli di <strong>Sarri</strong>, quello in cui sembrava fosse un gruppo di giocatori a portare su il pallone, una sorta di mischia rugbistica.</p>



<p>Questo schema multiforme è tutt’altro che scontato o ripetitivo, men che meno fisso, ma è utile in questa sede per comprendere come il Mantova di questa stagione, prima di uccidere un campionato ancora in età acerba, abbia spesso annichilito la resistenza degli avversari. Certo, i biancorossi non hanno vinto tutte le gare e qualcuna l’hanno pure persa anche dopo quella iniziale disfatta di Trieste. Un tallone d’Achille dei virgiliani è, per esempio, quello della già citata costruzione dal basso, eseguita obbligatoriamente e molto spesso rischiando non poco e, a volte, regalando ad avversari palloni pericolosissimi. La contabilità dei gol della capolista recita in questo momento 66-21, con un differenziale positivo di 45, in pratica il doppio del Padova fermo a +23. E interessante è, da un lato, notare che i gol fatti sono il contributo di ben 18 giocatori diversi, mentre  quasi la metà di quelli  subiti deriva appunto da disimpegni errati.</p>



<p>Riassumendo e avviandoci alla conclusione di questa disamina, diciamo che il Mantova applica un gioco che tende a far giocare il meno possibile gli avversari. Quindi, possesso palla esasperato, continua intercambiabilità di posizioni, quasi totale assenza di ruoli fissi e il tutto non tanto per non dare punti di riferimento, come spesso si dice, quanto per permettere a tutta la squadra nel suo insieme di attaccare o difendere. È vero che in certi frangenti, specialmente nel recupero palla e nell’aggressione al possessore avversario ricorda un po’ l’Inter di <strong>Inzaghi</strong>, ma in quasi tutto il resto il timbro di <strong>Possanzini</strong> appare assolutamente originale e autonomo.</p>



<p>Anche il centravanti pivot, che gioca spalle alla porta smistando per i compagni o girandosi di scatto come per un falso pick&amp;roll cestistico, può ricordare <strong>Lukaku</strong>, ma <strong>Mensah</strong>, questo il nome della punta titolare mantovana, ripiega spesso anche lui fin nella propria metà campo rendendo così anche questo parallelo piuttosto debole. E sugli esterni? C’è un giocatore molto interessante, <strong>Fiori</strong> di scuola spallina, che forse è quello che si sposta meno dalla sua posizione canonica, alto a sinistra, e che ricorda per questo, tra un attimo capiremo il perché, il <strong>Resenbrink</strong> olandese.</p>



<p>Chi sono quindi i maestri di <strong>Possanzini</strong>, e voglio ricordare qui che questo è l’anno del suo esordio!!, o dobbiamo pensare che questa sia tutta farina del suo sacco? La nostra ipotesi di risposta, guarda caso, non può che stare nel mezzo. <strong>Davide</strong>, l’abbiamo già detto, è persona colta e in quanto tale fa nascere l’idea di questo suo gioco dissimile, e non di poco, da quello di tutti i suoi colleghi contemporanei, andando a pescare ingredienti e sapori qua e là. Forse, tra quelli più in auge e contrariamente a quello che si può credere, è proprio <strong>De Zerbi </strong>quello cui si discosta nel modo più deciso e questo aspetto non fa che accrescere lo stupore per la sua originalità tecnica. </p>



<p>Alla fine, secondo noi, la base della sua cultura calcistica c’è ancora lui, l’intramontabile, immenso, inesauribile <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/03/03/ernst-happel-il-gitano-nobile.html">Ernst Happel</a></strong>. E quello di <strong>Davide Possanzini</strong>, su cui scommettiamo per una luminosa carriera, è di gran lunga la lettura più bella, moderna ed efficace di quello che chiamavamo il calcio totale. </p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Possanzini si presenta: &quot;Orgoglioso di aver scelto Mantova. Spero di vedere sempre tanti tifosi&quot;" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Wvzny67Sn4Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Possanzini il giorno della sua presentazione a Mantova</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/03/27/possa-possanzini-stupirci-ancora.html">Possa Possanzini&#8230; stupirci ancora</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Claudio Gentile, grinta e carattere sul tetto del mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ceste]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2022 10:51:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A quarant'anni dal trionfo azzurro in Spagna, Claudio Gentile ci svela i segreti delle marcature su Maradona e Zico e gli episodi più significativi di una carriera condotta fra campo e panchina all'insegna della determinazione e del carattere</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/06/14/__trashed.html">Claudio Gentile, grinta e carattere sul tetto del mondo</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Claudio Gentile in azione con la maglia della Nazionale [foto Sportige.com]</em></p>



<p class="has-drop-cap">E&#8217; ricordato come uno dei difensori più implacabili e completi del calcio italiano, capace di imbrigliare l&#8217;avversario più pericoloso e di partecipare allo stesso tempo allo sviluppo della manovra. Nella memoria collettiva degli appassionati rimangono scolpite in maniera indelebile le sue gesta in marcatura contro Maradona e Zico, chiave di volta del trionfo azzurro al Mondiale di Spagna &#8217;82. La carriera di <strong>Claudio Gentile</strong> può essere considerata un lungo inno alla tenacia, con il carattere e la voglia di arrivare come filo conduttore, dai campetti improvvisati nelle strade della natia Tripoli all&#8217;affermazione nella Juventus, sino alla consacrazione in Nazionale. Prima di festeggiare il quarantennale dell&#8217;impresa compiuta con gli altri &#8220;ragazzi di Bearzot&#8221;, tra una pedalata e l&#8217;altra sulle alture lariane Gento ripercorre con schiettezza e simpatia assieme a Game of Goals gioie (tante) e dolori (qualcuno) riservatigli dal pallone fra campo e panchina, gettando anche uno sguardo sul calcio attuale e non disdegnando di togliersi qualche sassolino dalle scarpe.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>I primi calci al pallone li ha tirati dall'altra parte del Mediterraneo, a Tripoli.</strong></pre>



<p>Con la mia famiglia abitavo vicino ad un oratorio di una chiesa italiana. Lì ci trovavamo tutti i pomeriggi per giocare, da una parte gli italiani, dall&#8217;altra i ragazzi libici. Erano partite dure, agonisticamente combattutissime, spesso si vinceva una volta a testa, ma soprattutto si imparava a farsi rispettare in campo e ci si formava il carattere. Quella scuola mi è servita durante tutta la carriera.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Rientrato in Italia, ha fatto la classica gavetta lottando parecchio prima di riuscire ad emergere.</strong></pre>



<p>Fin dalle giovanili i giudizi di tecnici e addetti ai lavori non sono mai stati troppo lusinghieri nei miei confronti. Venivo visto come uno dotato di <strong>grande grinta</strong> ma senza le qualità necessarie per diventare un giocatore. Invece di abbattermi, questo mi dava ancora più motivazioni, tanto che mi sono sempre conquistato il posto in squadra, sia nelle giovanili del <strong>Varese</strong>, sia nell&#8217;anno in prestito all&#8217;Arona in serie D, dove tra l&#8217;altro mi feci notare in un&#8217;amichevole estiva con il Cagliari fronteggiando piuttosto bene prima Domenghini, poi Riva, sia al ritorno a Varese, quando venni nominato fra i tre migliori giovani del campionato di serie B &#8217;72-&#8217;73. </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="800" height="570" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Varese_Calcio_1972-73.jpg" alt="" class="wp-image-11388" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Varese_Calcio_1972-73.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Varese_Calcio_1972-73-300x214.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Varese_Calcio_1972-73-768x547.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Claudio Gentile, secondo in piedi da destra, con il Varese nel campionato di serie B 1972-&#8217;73</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Ed ecco arrivare la chiamata della Vecchia Signora, cui di primo acchito non avrebbe voluto rispondere.</strong></pre>



<p>E&#8217; vero, pur essendo juventino da sempre nutrivo forti dubbi. <strong>Fra i terzini la concorrenza era agguerrita</strong>, c&#8217;erano Spinosi, Marchetti e Longobucco, per non parlare di capitan Salvadore e Furino in mediana. Pensai: &#8220;Cosa ci vado a fare?&#8221;. Ovviamente non ci misero molto a convincermi, non potevo perdere un treno simile.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>E salito sul treno, Gentile fa di tutto per non scendervi più mettendo la consueta dose di determinazione negli allenamenti, con una voglia matta di migliorarsi e adattandosi ai ruoli più disparati pur di rientrare nell'undici titolare la domenica.</strong></pre>



<p>All&#8217;inizio ero impiegato come<strong> mediano</strong>, quasi considerato un&#8217;alternativa a Furino. In caso di necessità venivo schierato più avanti, ricordo una partita a San Siro contro l&#8217;Inter giocata con il 10, oppure come <strong>ala tattica</strong>, come quella volta a Roma con il 7 contro il laziale Luigi Martini che ho dovuto rincorrere dall&#8217;inizio alla fine.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Fino a trovare una collocazione stabile sulle corsie esterne della difesa, specie a sinistra.</strong></pre>



<p>In effetti in quel ruolo ho vinto il mio primo scudetto nel &#8217;75, con Cuccureddu marcatore dall&#8217;altra parte. Quando arrivò <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/07/3282.html">Trapattoni</a></strong> continuò a darmi fiducia a sinistra nonostante fossi destro naturale. I piedi non erano raffinatissimi, ma il Trap aveva fiducia in me e alla fine degli allenamenti si fermava per farmi <strong>esercitare a calciare e soprattutto a crossare con il mancino</strong>. Un vero martello, ma aveva ragione lui. <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/05/27/la-prima-volta-della-signora-in-europa-1977-una-coppa-uefa-tutta-italiana.html">Il &#8217;76-&#8217;77 è stata la mia stagione più bella in bianconero</a></strong>, un vero anno di grazia con lo scudetto dei 51 punti dopo il braccio di ferro col Toro, la Coppa UEFA, primo successo internazionale ottenuto tra l&#8217;altro con una squadra di soli italiani, e diversi cross per gli attaccanti. Bettega e Boninsegna ancora mi ringraziano (sorride, n.d.r.).</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>L'esplosione di Cabrini la riportò sulla sua fascia naturale, a destra, dove poteva coniugare marcature ferree e sganciamenti offensivi, per una Juve tatticamente moderna e imprevedibile, che spingeva a tutta forza con entrambi i terzini creando spesso superiorità numerica.</strong></pre>



<p>In quegli anni di solito era il terzino sinistro che fluidificava, mentre quello destro restava più bloccato, con compiti di marcatura. A me è sempre piaciuto partecipare alla manovra e <strong>diventavo quasi un&#8217;ala aggiunta</strong>. Con <strong>Causio</strong> i meccanismi erano automatici e ci intendevamo ad occhi chiusi: lui si accentrava lasciandomi spazio e io andavo puntualmente al cross.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="669" height="800" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile_Cabrini_-_Juventus_FC_1983-84.jpg" alt="" class="wp-image-11390" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile_Cabrini_-_Juventus_FC_1983-84.jpg 669w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile_Cabrini_-_Juventus_FC_1983-84-251x300.jpg 251w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /><figcaption>Claudio Gentile rientra negli spogliatoi assieme ad Antonio Cabrini al termine di una partita della Juventus nella stagione 1983-&#8217;84 [foto archivio L&#8217;Unità]</figcaption></figure></div>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>L'unico ruolo della difesa che non ha mai amato troppo, pur disimpegnandosi al meglio quando chiamato in causa, è stato quello di stopper.</strong></pre>



<p>Non avevo certo il fisico del marcantonio tipico del difensore che doveva occuparsi del centravanti, ma gli allenatori credevano nelle mie qualità agonistiche e nel mio mestiere e se c&#8217;era la necessità mi chiedevano anche di marcare la punta centrale avversaria. Nell<strong>&#8217;80-&#8217;81</strong>, quando<strong> Brio</strong> stava recuperando dal <strong>grave infortunio al ginocchio</strong>, ho giocato quasi tutto il campionato da <strong>stopper</strong> e <strong>nessuno degli attaccanti che ho marcato è riuscito a segnare</strong>.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Ripensando ai suoi anni bianconeri, le torneranno di sicuro in mente i derby.</strong></pre>



<p>Grandi sfide, rivalità accesissima. <strong>L&#8217;avversario più difficile da affrontare è stato <a href="https://gameofgoals.it/2022/03/15/claudio-sala-quando-dribbling-e-cross-avevano-sfumature-poetiche.html">Claudio Sala</a></strong>. Sgusciante, non sapevi mai da che parte ti andasse via. Per neutralizzarlo dovevi anticiparlo o impedirgli di girarsi anche usando tutti i trucchi del mestiere a disposizione. Tante volte mi sono dovuto arrangiare, è vero, ma neanche lui mi ha fatto gol. <strong>Il ricordo più piacevole</strong> è legato alla <strong>sfida di andata</strong> del campionato<strong> &#8217;81-&#8217;82</strong>, risolta da un mio inserimento con <strong>gol di testa</strong>. Una grandissima soddisfazione.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Dalla Juve alla Nazionale il passo fu breve. Dopo l'ottimo Mondiale di Argentina '78 la sua consacrazione avvenne col trionfo di Spagna '82. Celeberrime le sue marcature su Maradona e Zico. Come fu presa quella decisione da Bearzot?</strong></pre>



<p>In origine dovevo occuparmi di <strong>Kempes</strong>, che avevo già controllato ai Mondiali di Argentina. Di solito era <strong>Tardelli</strong> a prendere in consegna la punta arretrata o l&#8217;avversario di maggiore fantasia. Probabilmente il mister aveva bisogno di un maggiore apporto da Marco, liberandolo dai compiti di semplice contenimento. Qualche giorno prima della partita salì da me in camera e mi chiese: <strong>&#8220;Te la senti di marcare <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html">Maradona</a>?&#8221;</strong>. Io risposi baldanzoso: <strong>&#8220;Qual è il problema?&#8221;</strong>. E lui serafico: &#8220;Bene, allora prendi le videocassette e vattelo a studiare&#8221;. Tutto subito pensai: &#8220;Che cavolo ho detto. Sono proprio un cretino&#8221;, ma non potevo più tirarmi indietro e passai un paio di giorni ad analizzare ogni suo movimento. In campo fortunatamente andò tutto bene.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="652" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Maradona-contrasto.jpg" alt="" class="wp-image-11392" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Maradona-contrasto.jpg 735w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Maradona-contrasto-300x266.jpg 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /><figcaption>La ruvida marcatura di Gentile a Maradona al Mondiale di Spagna &#8217;82 [foto Pinterest.com]</figcaption></figure></div>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>La chiave della marcatura?</strong></pre>



<p><strong>Non bisognava farlo girare</strong>, altrimenti non lo prendevi più. Ho cercato di stargli il più attaccato possibile, anche per innervosirlo, e di portarlo lontano dal gioco per non fargli arrivare la palla. Quando possibile <strong>schermavo la linea di passaggio e lo anticipavo</strong>. Era l&#8217;unico modo per fermarlo. D&#8217;altronde Maradona, contro difese schierate a zona, ha vinto quasi da solo i Mondiali dell&#8217;86.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>E la scena si è ripetuta contro <a href="https://gameofgoals.it/2020/09/14/zico-platini-e-maradona-lera-dei-numeri-10.html">Zico</a>.</strong></pre>



<p>Qui la storia è ancora più carina. La sera prima <strong>Bearzot</strong> non venne a dirmi nulla, io ero tranquillo, convinto di marcare Eder che giocava sul fronte sinistro dell&#8217;attacco brasiliano. <strong>Nel sottopassaggio, prima di entrare in campo</strong>, Bearzot si avvicina, mi mette una mano sulla spalla e mi dice: <strong>&#8220;Vai tu su Zico, Eder lo prende Oriali&#8221;</strong>. Ho pensato: &#8220;Ci risiamo!&#8221;, dopodiché mi sono concentrato solo sull&#8217;arginarlo in tutti i modi.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Anche portandosi a casa un souvenir personale.</strong></pre>



<p>Quello del difensore è un <strong>mestiere</strong>. Contro gli avversari più forti bisogna impiegare i <strong>trucchi dettati dall&#8217;esperienza</strong> senza farsi vedere dall&#8217;arbitro, oggi con tutte le telecamere che ci sono è un po&#8217; più difficile, e senza fare male all&#8217;avversario. La cosa che mi ha dato più fastidio nella mia carriera è essere stato inserito da alcuni giornali tra i quattro, cinque difensori più cattivi del mondo, io che non sono <strong>mai stato espulso per gioco violento</strong> e solo una volta per somma di ammonizioni. A qualcuno il nostro successo in Spagna ha dato molto fastidio e neutralizzando quei due campioni devo aver fatto saltare diverse scommesse.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="600" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-e-Zico.jpg" alt="" class="wp-image-11394" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-e-Zico.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-e-Zico-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-e-Zico-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Le attenzioni di Gentile verso Zico in Italia-Brasile dell&#8217;82 [foto Goal.com US]</figcaption></figure></div>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Ma torniamo ai ricordi belli. Dopo aver saltato per squalifica la <a href="https://gameofgoals.it/2014/07/10/1982-semifinali-italia-polonia-2-0.html">semifinale con la Polonia</a> al pari di Boniek, che sarebbe dovuto passare sotto le sue "cure", <a href="https://gameofgoals.it/2014/07/29/1982-finale-italia-germania-ovest-3-1.html">in finale</a> le toccò Littbarski.</strong></pre>



<p>All&#8217;inizio ero timoroso. <strong>Littbarski</strong> era pericolosissimo, alla minima distrazione ti fregava. Nel primo tempo tenni la posizione e non mi spinsi mai in avanti, nella ripresa, una volta prese le misure, cominciai a sganciarmi.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Fino al cross per la rete del vantaggio segnata da <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/17/la-magia-di-pablito.html">Paolo Rossi</a>.</strong></pre>



<p>A tal proposito le racconto un aneddoto. Negli spogliatoi prima della partita ci eravamo messi d&#8217;accordo. Dissi a Paolo: &#8220;Guarda che questi in difesa sono tutti grandi e grossi, è inutile buttare la palla alta. <strong>Se vengo su ti faccio il cross basso a girare</strong>, tu lanciati nello spazio e cerca di anticiparli come fai di solito&#8221;. E così è successo.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Avete subito colto l'importanza dell'impresa compiuta?</strong></pre>



<p>Sinceramente no. Fu il presidente <strong>Pertini</strong>, mentre stavamo festeggiando, a dirci: &#8220;Voi non vi rendete conto di cosa avete fatto stasera per l&#8217;Italia&#8221;. Lì capimmo che il significato del nostro successo andava oltre lo sport e avrebbe potuto contribuire a ricompattare il Paese in un momento storico molto delicato.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="250" height="358" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Coppa-del-Mondo-1.jpg" alt="" class="wp-image-11405" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Coppa-del-Mondo-1.jpg 250w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Coppa-del-Mondo-1-209x300.jpg 209w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /><figcaption>Tutta la gioia di Claudio Gentile nell&#8217;alzare al cielo di Madrid la Coppa del Mondo [foto Listverse]</figcaption></figure></div>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Va bene aver messo la museruola a Maradona e Zico. Ma se le dico Galuppi del Vicenza, cosa le viene in mente?</strong></pre>



<p>La mia bestia nera! La prima volta devo averlo snobbato dato che non era un nome famoso e lui mi ha messo in difficoltà tutte le partite in cui l&#8217;ho incontrato. Uno degli avversari più difficili da marcare.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>A distanza di poco meno di un anno dal trionfo spagnolo ha vissuto, a livello di club, forse la delusione più cocente della sua carriera. Mi riferisco alla <a href="https://gameofgoals.it/2019/01/02/1983-finale-amburgo-juventus-1-0.html">finale di Coppa dei Campioni di Atene persa contro l'Amburgo</a>, dove Ernst Happel vi attirò in una trappola tattica.</strong></pre>



<p>Una serata da incubo. Quel torneo l&#8217;avevamo stradominato e sinceramente avremmo meritato la coppa. Il calcio però è strano, severo e ti punisce alla minima incertezza. Non sempre vince il più forte o chi gioca meglio durante la partita, basti pensare all&#8217;ultima finale di Champions League fra Real Madrid e Liverpool. Tornando a quella gara, <strong>Happel</strong> schierò il danese <strong>Bastrup dalla mia parte</strong>. Secondo le consegne dovevo <strong>marcarlo a uomo</strong>, lui però si accentrava <strong>portandomi spesso dall&#8217;altra parte del campo</strong>, dove finivo per pestarmi i piedi con <strong>Cabrini</strong>. Proprio nello spazio lasciato libero si inserì <strong>Magath</strong> per quell&#8217;incredibile conclusione vincente. Chiedemmo invano a Trapattoni di rivedere le marcature, ma lui fu inamovibile e la frittata era già fatta. Poi ci si misero anche gli episodi, come il colpo di testa di <strong>Bettega</strong> deviato da Stein sul palo poco prima del loro gol, che avrebbe potuto cambiare l&#8217;esito dell&#8217;incontro, o il rigore non concesso per fallo su <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/04/30/omaggio-a-sua-maesta-michel-platini.html">Platini</a></strong> da parte del portiere nella ripresa. Più in generale quella sera non fummo all&#8217;altezza dei nostri livelli. Era destino che andasse così.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Terminata la carriera agonistica tra Fiorentina e Piacenza e dopo una breve esperienza dirigenziale, lei ha cominciato il percorso da tecnico in seno alla Federazione, che le ha riservato inizialmente grandi soddisfazioni per poi concludersi in maniera traumatica ponendo di fatto fine alla sua attività di allenatore.</strong></pre>



<p>Sulla panchina dell<strong>&#8216;Under 21</strong> ho avuto la soddisfazione di conquistare il terzo posto negli Europei del 2002 e, soprattutto, di vincere il <strong>titolo nel 2004</strong>, con sei dei miei giocatori che due anni dopo si sono laureati campioni del mondo con la Nazionale di Lippi, a testimonianza della bontà delle scelte effettuate. Non dimentichiamo, sempre nel 2004, la <strong>medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Atene</strong>, prima e finora unica volta in cui gli azzurri sono saliti sul podio dopo l&#8217;oro di Berlino nel &#8217;36.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-11396" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-1024x1024.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-768x768.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Claudio Gentile in versione allenatore della Nazionale Under 21 [foto diggita.it]</figcaption></figure>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Nell'estate del 2006, dopo il vittorioso Mondiale in Germania, cosa successe?</strong></pre>



<p>Le racconto come è andata. Il calcio italiano era in pieno caos <strong>Calciopoli</strong>, la <strong>Federazione era commissariata</strong> ed io in attesa del rinnovo dell&#8217;incarico alla guida dell&#8217;Under 21, che pareva scontato. Mi contattò la <strong>Juventus</strong> proponendomi la panchina bianconera, io avrei l&#8217;avrei accettata anche in serie B ma presi tempo e telefonai ai dirigenti federali, che si trovano in Germania per i Mondiali, chiedendo quali intenzioni avessero su di me. <strong>Albertini</strong>, all&#8217;epoca vice commissario straordinario, mi disse di stare tranquillo che per me c&#8217;era un <strong>solido progetto</strong>. A quel punto richiamai la Juve, spiegai la situazione e per correttezza rifiutai la loro offerta. Nel frattempo circolarono anche delle voci che mi indicavano come possibile successore di Lippi alla guida della Nazionale maggiore. Qualche settimana dopo, durante la conferenza stampa di presentazione di Donadoni come nuovo tecnico azzurro, <strong>Guido Rossi</strong>, commissario straordinario della Federazione, ad una precisa domanda rispose: &#8220;<strong>Gentile, rimane di sicuro all&#8217;Under 21</strong>. A giorni mettiamo a posto tutto&#8221;. <strong>Quarantott&#8217;ore dopo mi liquidò con una telefonata</strong> <strong>di neanche un minuto</strong>, comunicandomi che avevano preso una decisione diversa. Rimasi di sasso ed al mio posto misero <strong>Casiraghi</strong>.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Quale pensa sia stata la causa del suo allontanamento?</strong></pre>



<p>Io sono stato sempre per la <strong>meritocrazia</strong> nelle scelte dei giocatori da convocare e schierare e non ho <strong>mai dato retta ai suggerimenti e alle pressioni</strong> che venivano dall&#8217;ambiente. Ho sempre voluto camminare con la schiena dritta e questo a qualcuno probabilmente dava fastidio.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>In seguito lei non ha più trovato spazio per allenare.</strong></pre>



<p>Ho avuto delle offerte dall&#8217;estero, ma volevo continuare ad allenare in Italia e non riuscivo a spiegarmi il perché non riuscissi a trovare una panchina. Poi, piuttosto che scendere a compromessi, <strong>ho preferito uscire dai giochi</strong>.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Da "pensionato" del calcio ha potuto però coltivare ancora di più la sua seconda passione sportiva, quella del ciclismo.</strong></pre>



<p>Mi è sempre piaciuto andare in bicicletta, è un altro sport di impegno, fatica e tenacia. Sono un grande appassionato, seguo costantemente le corse e diverse volte sono andato a vedere dal vivo i Mondiali. Ho trasmesso la stessa passione a mio figlio, che per qualche anno ha anche gareggiato dovendo poi abbandonare l&#8217;attività agonistica perché non si conciliava più con gli studi. <strong>La bici mi aiuta a tenermi in forma</strong>, cerco di uscire tutti i giorni con una media di <strong>80-100 chilometri per volta</strong>.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="474" height="316" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-oggi.jpg" alt="" class="wp-image-11398" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-oggi.jpg 474w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-oggi-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /><figcaption>Claudio Gentile oggi</figcaption></figure></div>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Uno sguardo sul <a href="https://gameofgoals.it/category/calcio-attuale/spunti-in-profondita">calcio attuale</a>. In difesa sembra passata un'era geologica da quando giocava lei.</strong></pre>



<p>Oggi i difensori coriacei dei miei tempi, abili nell&#8217;uno contro uno, non ci sono più. <strong>Marcano le zone del campo e non gli attaccanti</strong>. Peccato che se buchi la palla o arrivi in ritardo prendi regolarmente gol. Ma questa è l&#8217;evoluzione dei tempi.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Il secondo Mondiale consecutivo visto da casa la dice lunga sulla situazione del calcio italiano.</strong></pre>



<p>Per la gente è stata una mazzata. Per il tifoso vedere la propria Nazionale giocare ai Mondiali è il massimo e a noi toccherà ancora guardare gli altri in televisione. Non dimentichiamo che siamo l&#8217;Italia, col blasone che ne consegue.<strong> Il nostro calcio è in declino e c&#8217;è da preoccuparsi</strong>.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Quali le cause?</strong></pre>



<p><strong>Si è abbassata la qualità, mancano esperienza e personalità</strong>. Tutte le nostre squadre più titolate sono<strong> infarcite di stranieri</strong>, specie nei ruoli chiave. Per gli italiani, soprattutto i<strong> giovani</strong>, è sempre più difficile trovare spazio in prima squadra e maturare esperienza. Quando si trovano a calcare palcoscenici internazionali, dove si alza l&#8217;asticella e devi dimostrare qualcosa, <strong>faticano a reggere pressione e ritmi diversi</strong>. Se non si ha un carattere forte e temprato non si va da nessuna parte. Ai miei tempi ogni partita era un esame e ti faceva crescere. <strong>Mancini è costretto a cercare ovunque calciatori convocabili</strong>, che poi vengono fatti diventare dei fenomeni alla prima buona prestazione fornita, come nel recente caso, con rispetto parlando, e non me ne voglia, di Gnonto.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>La sua ricetta per risalire?</strong></pre>



<p>Abbandonare le politiche sbagliate. <a href="https://gameofgoals.it/2022/03/23/gioco-camaleontico-e-squadre-oltre-i-singoli-da-qui-il-calcio-italiano-deve-ripartire.html">Bisogna <strong>recuperare la nostra scuola calcistica</strong>.</a> I ragazzi vanno fatti crescere partendo dalla <strong>tecnica</strong>. Altro aspetto fondamentale è <strong>puntare sul merito lasciando da parte i raccomandati</strong>: troppe società tendono a portare avanti ragazzi con famiglie facoltose alle spalle, che magari possono anche contribuire alle casse societarie, a scapito di altri con meno mezzi ma forse più talento. Questo porta a molti abbandoni dell&#8217;attività. Poi ci sono i <strong>procuratori</strong>, che secondo me, e qui non ho paura di farmi dei nemici, sono la rovina del calcio, hanno <strong>troppo potere e condizionano tutto</strong>. Bisogna tornare a <strong>scoprire i talenti, credere in loro e avere il coraggio di lanciarli</strong>. Non è possibile che in Spagna a 17 anni Gavi sia un punto fermo della Nazionale e da noi a 25 fatichino a trovare spazio in serie A e siano costretti a peregrinare nelle categorie minori. Evitiamo di prendere sempre la scorciatoia degli stranieri a parità di età e valori. Puntiamo sui nostri giocatori, richiederà qualche sforzo in più ma è l&#8217;unico modo per far tornare il calcio italiano ai livelli che gli competono.</p>



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<p>Idee e concetti chiari, lontani dai compromessi, come la filosofia della tenacia e del lavoro che hanno portato il carattere di Claudio Gentile sul tetto del mondo.</p>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="CLAUDIO GENTILE" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/ikyqJTImcSw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Il ritratto agonistico di Claudio Gentile &#8220;pennellato&#8221; dal giornalista Angelo Caroli</figcaption></figure>



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<figure class="wp-block-table alignleft is-style-regular"><table class="has-subtle-pale-blue-background-color has-background"><tbody><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><strong>CHI È CLAUDIO GENTILE<br></strong><br>Nato a Tripoli il 27 settembre 1953 da genitori siciliani originari di Noto, rientra con la famiglia in Italia nel 1961 stabilendosi a Brunate, nel Comasco. La sua attività calcistica inizia nel 1964 nel vivaio del Maslianico, quindi passa nel 1968 alle giovanili del Varese. Difensore polivalente (178 centimetri d&#8217;altezza per 71 kg.) viene ceduto in prestito all&#8217;Arona dove disputa un brillante campionato di serie D nel &#8217;71-&#8217;72. La stagione successiva rientra al Varese e viene indicato fra i tre migliori giovani del campionato di serie B.<br>Nell&#8217;estate 1973 approda alla Juventus, dove giocherà fino al 1984 totalizzando fra campionato e coppe 417 presenze con 10 reti. L&#8217;esordio in serie A avviene il 2 dicembre 1973 in Juventus-Verona 5-1, curiosamente preceduto da quello in campo internazionale nella sfortunata finale unica di Coppa Intercontinentale persa pochi giorni prima a Roma per 1-0 contro gli argentini dell&#8217;Independiente. Inizialmente impiegato come mediano, in bianconero si affermerà come difensore esterno conquistando 6 scudetti, 2 Coppe Italia, la Coppa UEFA del &#8217;77 e la Coppa delle Coppe nell&#8217;84. Lasciata la Vecchia Signora, disputa tre stagioni nella Fiorentina mettendo assieme 70 presenze e una rete. Ultimi scampoli di carriera al Piacenza nell&#8217;87-&#8217;88.<br>In Nazionale esordisce il 19 aprile 1975 a Roma nella gara contro la Polonia terminata a reti inviolate e valida per le qualificazioni agli Europei del 1976. In azzurro totalizza 71 gettoni di presenza e un gol segnato nel giugno &#8217;77 ad Helsinki, nella partita delle qualificazioni ai Mondiali &#8217;78 vinta dall&#8217;Italia per 3-0 sulla Finlandia. Indimenticabili le sue prestazioni al Mondiale di Argentina &#8217;78, chiuso al quarto posto e soprattutto in quello trionfale di Spagna &#8217;82. Oltre a Maradona e Zico, nessuno degli attaccanti da lui marcati nelle rassegne iridate è riuscito a segnare. Al suo attivo anche la fase finale degli Europei del 1980 svoltasi in Italia e conclusa dalla squadra di Bearzot al quarto posto. Ultima partita in Nazionale l&#8217;amichevole vinta in Canada per 2-0 nel maggio 1984, in cui ha indossato la fascia di capitano.<br>La sua carriera di allenatore si è svolta nei quadri della Federazione, guidando la Nazionale Under 21 alla conquista del titolo Europeo nel 2004 e l&#8217;Olimpica alla medaglia di bronzo nei Giochi di Atene dello stesso anno. E&#8217; stato insignito delle medaglie di bronzo e d&#8217;oro al valore atletico e del collare d&#8217;oro al merito sportivo.</td></tr></tbody></table></figure>



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		<title>Calcio totale: da Michels a Guardiola, da Happel a Sacchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2021 16:55:41 +0000</pubDate>
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