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	<title>Luca Ceste, Autore presso Game of Goals</title>
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		<title>Antonello Cuccureddu e quel siluro che regalò lo scudetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ceste]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 May 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cinqunant'anni esatti dal suo gol a Roma che risolse la rocambolesca volata finale a tre del campionato 1972-'73, Antonello Cuccureddu rivive nell'intervista per Game of Goals le emozioni di quella giornata e ricorda l'atmosfera del calcio degli Anni '70 e '80 </p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/05/20/antonello-cuccureddu-e-quel-siluro-che-regalo-lo-scudetto.html">Antonello Cuccureddu e quel siluro che regalò lo scudetto</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Nell&#8217;immagine di copertina Antonello Cuccureddu impegnato contro il Derby County nella semifinale d&#8217;andata della Coppa dei Campioni &#8217;72-&#8217;73</em></p>



<p class="has-drop-cap">Il <strong>20 maggio 1973</strong> il campionato di serie A visse uno dei finali più rocamboleschi della sua storia. Il Milan, reduce dalla sofferta e &#8220;chiacchierata&#8221; vittoria di Salonicco nella finale di Coppa delle Coppe contro il Leeds, si presentava all&#8217;ultima giornata con un punto di vantaggio su una Juventus in costante rimonta e sulla sorprendente matricola Lazio. Al termine di 90 minuti caratterizzati da una sceneggiatura degna di un film del miglior Hitchcock, i rossoneri crollarono 5-3 nella &#8220;fatal Verona&#8221;, i biancocelesti incassarono sul filo di lana la vendetta sportiva del Napoli dopo le ruggini dell&#8217;andata e i bianconeri sbancarono Roma in rimonta a tre minuti dallo scadere con un gol siglato da <strong>Antonello Cuccureddu</strong>, operando l&#8217;incredibile sorpasso che regalò il quindicesimo scudetto della loro storia. A cinquant&#8217;anni esatti di distanza il protagonista dell&#8217;episodio rivive con Game of Goals quella giornata, proseguendo poi in un amarcord della carriera e dell&#8217;atmosfera, non solo calcistica degli Anni &#8217;70. </p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Ripercorriamo innanzi tutto il campionato 1972-'73. Per voi, nonostante gli innesti dei pezzi da novanta Zoff e Altafini, non fu affatto facile confermarvi campioni d'Italia.</strong></pre>



<p>In effetti nella fase iniziale della stagione stentammo ad ingranare, poi prendemmo quota nel periodo invernale coinciso con il record di imbattibilità di Zoff e molte gare decise da Altafini, che stava cominciando a vivere una seconda giovinezza. Quindi ci fu un nuovo calo ad inizio primavera, in cui abbiamo forse pagato lo sforzo, anche mentale, dell<strong>&#8216;impegno su due fronti con la Coppa dei Campioni</strong>. Dopo la sconfitta di Firenze ad inizio aprile tutto sembrava perso, con cinque lunghezze da recuperare sul Milan. Non ci siamo però dati per vinti e sulle ali dell&#8217;entusiasmo per la qualificazione alla finale di coppa con l&#8217;Ajax abbiamo inanellato <strong>cinque vittorie di fila</strong>, mentre i rossoneri, pagando probabilmente dazio ad un campionato condotto sempre in testa e il logorio della Coppa delle Coppe, perdevano progressivamente terreno.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-Rosato.jpg" alt="" class="wp-image-14102" width="624" height="351" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-Rosato.jpg 320w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-Rosato-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 624px) 100vw, 624px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cuccureddu inseguito dal milanista Roberto Rosato nel campionato &#8217;72-&#8217;73</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Si arrivò così all'ultima giornata, con il Milan a comandare a quota 44 punti, tallonato ad una lunghezza dalla Juve e dalla sorprendente Lazio di Maestrelli. E domenica 20 maggio 1973 successe di tutto.</strong></pre>



<p>La<strong> squadra di Rocco</strong>, esausta per la battaglia di Salonicco, si sciolse come neve al sole a <strong>Verona</strong>, complice l&#8217;atteggiamento dei gialloblu per nulla intenzionati a fare da spettatori alla conquista dello scudetto della stella da parte dei rossoneri. All&#8217;intervallo era clamorosamente sotto per 3-1, mentre la <strong>Lazio</strong> era inchiodata sul nulla di fatto a <strong>Napoli</strong>. Da parte nostra accusammo la tensione a <strong>Roma</strong> e disputammo un brutto primo tempo, incassando la rete di Spadoni.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Ultima giornata campionato 1972 73" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/BFm9keN5COU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Il racconto dell&#8217;ultima giornata del campionato 1972-&#8217;73</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>La scintilla scoccò però nell'intervallo.</strong></pre>



<p>Al rientro negli spogliatoi chiedemmo gli altri risultati e fummo spronati da Vycpalek e Boniperti a crederci fino in fondo, quanto meno per andare ad uno spareggio. Entrammo in campo molto determinati, dopo un quarto d&#8217;ora <strong>Altafini</strong> pareggiò di testa e continuammo ad attaccare fino alla fine.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>E a tre minuti dal termine, quando sembrava ormai delinearsi un incredibile spareggio a tre, entrò in scena lei.</strong></pre>



<p>Ci fu un calcio d&#8217;angolo dalla destra, la difesa respinse il pallone, lo agganciai al limite dell&#8217;area, <strong>chiusi quasi gli occhi e tirai forte dritto per dritto</strong>. Quando li riaprii vidi la palla in rete e i compagni che mi venivano incontro per abbracciarmi. Penso che quello sia stato il <strong>gol più importante della mia carriera</strong>. Al fischio finale arrivò anche da Napoli la notizia della rete di Damiani che condannava la Lazio alla sconfitta, completando una giornata per noi magica.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-batte-Ginulfi.jpg" alt="" class="wp-image-14100" width="718" height="507"/><figcaption class="wp-element-caption">Il portiere della Roma Ginulfi battuto dal tiro di Cuccureddu (foto asromaultras.org)</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Magica come gli anni della sua giovinezza a cavallo tra i '60 e i '70, che l'hanno vista spiccare il volo da Alghero a Torino verso il grande calcio. Ci racconti l'atmosfera di quel periodo e il percorso che l'ha portata in bianconero.</strong></pre>



<p>Dopo gli esordi alla Torres di Sassari passai al <strong>Brescia</strong>, con cui centrammo la promozione in serie A. In una partita di Coppa Italia contro la Juve in apertura della stagione &#8217;69-&#8217;70 marcai a puntino <strong>Del Sol</strong>, faro della manovra bianconera. Ricevetti i complimenti da tutti, poi pur continuando ad allenarmi con intensità, non misi più piede in campo. Vedevo solo l&#8217;allenatore Silvestri che mi guardava e sorrideva senza dire nulla e pensavo che mi stesse prendendo in giro. All&#8217;apertura del <strong>mercato di novembre passai alla Juve</strong> e si svelò il mistero: avessi giocato anche solo un minuto col Brescia il trasferimento sarebbe saltato, in quanto da regolamento non si poteva essere ceduti ad una squadra della stessa categoria dopo aver disputato partite ufficiali.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Il suo impatto con la Juve?</strong></pre>



<p>Sono sempre stato tifoso bianconero. Da ragazzino giocavo con le figurine e tutto d&#8217;un tratto mi sono trovato a stare in campo assieme a quelli che erano i miei idoli. La prima cosa che ho pensato è stata: &#8220;Sto sognando?&#8221;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-giovane-Juve.jpg" alt="" class="wp-image-14107" width="480" height="600"/><figcaption class="wp-element-caption">Cuccureddu in bianconero nella stagione &#8217;72-&#8217;73 [foto  Pinterest]</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>A rompere il ghiaccio però non ci ha messo molto.</strong></pre>



<p>L&#8217;esordio fu in trasferta contro il <strong>Cagliari</strong>. La Juve era ai margini della zona retrocessione e c&#8217;era appena stato l&#8217;avvicendamento in panchina con l&#8217;esonero di Carniglia sostituito da Rabitti. Stavamo perdendo e a pochi minuti dalla fine <strong>pareggiai con un forte tiro al volo appena dentro l&#8217;area</strong>. Da lì cominciammo la risalita e contendemmo a lungo lo scudetto a Riva e compagni.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>L'atmosfera di Torino in quegli anni era particolare: si era nel pieno dell'immigrazione dal sud, spesso per trovare lavoro in Fiat, e voi calciatori eravate visti dai vostri conterranei come simbolo di integrazione e riscatto.</strong></pre>



<p>Fui accolto bene dai tifosi, in particolare dai <strong>sardi</strong>. Frequentavo spesso il loro circolo, eravamo molto uniti e se c&#8217;era bisogno di aiutare qualcuno non ci tiravamo indietro. Pensi che anche il mio parrucchiere era sardo. Più in generale, ho sempre avuto un <strong>ottimo rapporto con i sostenitori bianconeri</strong>.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Con qualche giornalista c'era però un particolare "derby regionale".</strong></pre>



<p>Si riferisce a <strong>Vladimiro Caminiti</strong> di Tuttosport, palermitano doc che preferiva i calciatori siciliani come <strong>Anastasi e Furino</strong> e mi dava sempre mezzo punto in meno in pagella rispetto a loro. Una volta chiariti, tornò ad aumentarmi i voti. Era molto polemico ma simpaticissimo e competente.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-Anastasi.jpg" alt="" class="wp-image-14101" width="640" height="436"/><figcaption class="wp-element-caption">Antonello Cuccureddu con Pietro Anastasi nella Juventus 1969-&#8217;70</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Poi avevate un presidente d'eccezione come Giampiero Boniperti</strong>.</pre>



<p>Con lui non potevi trattare quando ti presentavi per rinnovare il contratto. Prendere o lasciare e se perdevi lo scudetto ti invitava a tornare l&#8217;anno dopo quando avessi avuto di nuovo il tricolore cucito sulla maglia. Comunque ti faceva stare bene, soprattutto con i <strong>premi partita e vittoria</strong>, e conosceva tutti gli aspetti del calcio.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Lei è stato uno dei giocatori più duttili del calcio italiano, un vero e proprio jolly che ha fatto le fortune degli allenatori che l'hanno avuta.</strong></pre>



<p>Il ruolo che preferivo era quello di <strong>centrocampista</strong>. Mi piaceva correre, recuperare palla e rilanciare l&#8217;azione, servire i compagni in profondità e anche inserirmi per andare al tiro e cercare il gol. Mi adattavo però a giocare in qualsiasi zona del campo e ruolo in cui ci fosse bisogno. Pensi che nel solo campionato &#8217;75-&#8217;76 ho indossato <strong>sette maglie diverse</strong> giocando in altrettante posizioni. In carriera gli unici numeri che non ho portato sulla schiena dovrebbero essere l&#8217;1 e il 9. D&#8217;altronde, come portiere non ero tagliato e come centravanti avevo compagni molto più forti (ride, ndr.).</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-acrobazia-Roma.jpg" alt="" class="wp-image-14104" width="582" height="463"/><figcaption class="wp-element-caption">Un intervento in acrobazia di Cuccureddu contro la Roma nel campionato &#8217;80-&#8217;81</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Arretrando di posizione divenne un precursore dei terzini di spinta prima di trasformarsi in ferreo marcatore.</strong></pre>



<p>E&#8217; vero. Nel &#8217;74, appena arrivato Parola in panchina, mancava un terzino sinistro e spostarono me in quella posizione con Gentile a destra ed entrambi ci proponevamo in fase offensiva. Trapattoni ci invertì di fascia avanzando Tardelli a centrocampo, poi con l&#8217;avvento di Cabrini presi a giocare stabilmente a destra sdoppiandomi fra <strong>marcatura e spinta sulla fascia</strong>. Diciamo che per quegli anni avevamo un gioco già molto moderno.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>L'altra sua caratteristica che gli appassionati ricordano era il destro al fulmicotone.</strong></pre>



<p>Mi è sempre piaciuto <strong>calciare secco e forte</strong>. Dalla distanza riuscivo a unire potenza e precisione. Mi allenavo a lungo facendo disperare i portieri, con Zoff che ogni tanto mi implorava di smettere di bombardarlo di tiri. Grazie al mio destro potente fui designato <strong>rigorista</strong> della squadra nel &#8217;73-&#8217;74 e ne segnai parecchi.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-tiro.jpg" alt="" class="wp-image-14103" width="600" height="391"/><figcaption class="wp-element-caption">La potenza del tiro di Antonello Cuccureddu [foto magliarossonera.it]</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Suo malgrado è però ricordato forse per uno dei suoi pochi errori.</strong></pre>



<p>Purtroppo sì, quello contro l&#8217;<strong>Independiente</strong> nella finale secca di<strong> Coppa Intercontinentale del &#8217;73</strong>. Giocavamo a Roma e noi sostituivamo l&#8217;Ajax che ci aveva battuti nella finale di Belgrado ma si era rifiutata di incontrare di nuovo gli argentini dopo la doppia sfida particolarmente accesa dell&#8217;anno precedente. La grossa occasione capitò nella ripresa. Sul dischetto c&#8217;era però una buca, allora misi il pallone un po&#8217; più avanti ma arrivai lungo con il passo di rincorsa e presi il pallone da sotto<strong> spedendolo alle stelle</strong>. Probabilmente avevo visto degli uccellini sopra la traversa e volevo prenderli (ride, ndr.). D&#8217;altronde solo chi non tira i rigori non li sbaglia. Dominammo a lungo, colpendo anche una traversa, ma loro ci beffarono nel finale con un contropiede di Bochini.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Le coppe per la Juve sono state sempre gioie e dolori.</strong></pre>



<p>A cominciare dalla mia generazione. Nel &#8217;71 perdemmo la <strong>Coppa delle Fiere</strong> restando imbattuti in tutto il torneo a causa del valore doppio dei gol segnati in trasferta che premiò il Leeds in finale. Un vero peccato perché avremmo voluto dedicare il trofeo al povero Armando Picchi, mancato proprio alla vigilia della doppia sfida decisiva. Due anni dopo la <strong>più grande delusione della mia carriera</strong> con la sconfitta nella <strong>finale di Coppa dei Campioni contro l&#8217;Ajax</strong>. In quell&#8217;occasione pagammo il lungo ritiro e gli <strong>errori di formazione di Vycpalek</strong>, che modificò l&#8217;undici di base per schierare tre punte con Altafini, Anastasi e Bettega, lasciando fuori me ed Haller e indebolendo il centrocampo. Purtroppo fummo gettati nella mischia a metà ripresa, quando la situazione era già compromessa. Che amarezza vedere gli olandesi gettare la coppa, cui noi avremmo tenuto tantissimo, nel bagagliaio del pullman assieme alle maglie sporche quasi fosse un trofeo di nessun valore, tanto erano abituati a vincere. La <strong>rivincita</strong> morale arrivò però nel <strong>&#8217;77</strong> con la<strong> conquista della Coppa Uefa</strong>, questa volta il gol in trasferta premiò noi a spese dell&#8217;Athletic Bilbao, il <strong>primo trofeo internazionale della Juventus</strong> vinto con una squadra granitica di tutti italiani. Anche nelle coppe ho dato il mio contributo in fase realizzativa, con i tedeschi dell&#8217;Est del <strong>Magdeburgo</strong> la mia vittima preferita nel corso di quegli anni.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-Coppa-Uefa.jpg" alt="" class="wp-image-14106" width="470" height="485"/><figcaption class="wp-element-caption">Cuccureddu solleva la Coppa Uefa &#8217;77 vinta a Bilbao. Al suo fianco Romeo Benetti [foto Pinterest]</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Capitolo nazionale. Una manciata di presenze condite però da belle soddisfazioni.</strong></pre>



<p>Su tutte la vittoria per 2-0 contro l&#8217;<strong>Inghilterra</strong> a Roma nel novembre del &#8217;76 dove marcai <strong>Keegan</strong>, all&#8217;epoca tra i più forti giocatori europei, ricevendo i complimenti anche dalla stampa estera. Poi come dimenticare la spedizione ai <strong>Mondiali di Argentina del &#8217;78</strong> imperniata sul <strong>blocco Juve</strong>, con addirittura nove bianconeri in campo contro l&#8217;Olanda. Trovai spazio durante il torneo dopo l&#8217;infortunio di Bellugi, facendo la mia parte in una difesa targata Juve. Purtroppo, dopo quel Mondiale, Bearzot fece altre scelte e la mia carriera in nazionale si esaurì.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-nazionale.jpg" alt="" class="wp-image-14109" width="608" height="405"/><figcaption class="wp-element-caption">Antonello Cuccureddu, primo in piedi a sinistra, con la Nazionale italiana ai Mondiali di Argentina &#8217;78 [foto Pinterest]</figcaption></figure>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Così come quella nella Juventus, dopo dodici stagioni di onorata militanza.</strong></pre>



<p>Alla fine del campionato &#8217;80-81 fui convocato da Boniperti che mi comunicò che ero stato ceduto alla <strong>Fiorentina</strong>. All&#8217;epoca non si poteva ancora rifiutare il trasferimento, tutto subito ci rimasi male, poi accettai e devo dire che ci andai anche volentieri, disputando altre tre belle annate in una città stupenda e sfiorando un altro scudetto.</p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Da Alghero era partito e ad Alghero è tornato. Un ritorno alle origini anche nel modo di vivere il calcio.</strong></pre>



<p>Da qualche anno mi sono di nuovo stabilito in <strong>Sardegna</strong>. Qui ho fondato e gestisco l&#8217;<strong>Associazione Sportiva Dilettantistica Cuccureddu 1969</strong>, l&#8217;anno del mio esordio in serie A, una scuola calcio in cui cerco di trasmettere ai ragazzini passione e, in collaborazione con le famiglie, valori come rispetto ed educazione, oltre ai primi rudimenti del mestiere. Certo che se guardo ai miei tempi è cambiato tutto. Noi giocavamo per strada fra pietre, buche e fango ed imparavamo a controllare la palla e a non cadere per non farci male. Adesso se non hanno il campo in sintetico si lamentano perché si sporcano. Ho iniziato con tre squadre di ragazzi, ma adesso, a causa di problemi all&#8217;impianto sportivo, posso allestirne una sola. Non appena verrà rifatta la pista di atletica passeremo a costruire il famoso terreno da gioco in sintetico, poi potrò tornare ad accogliere più ragazzi. Stare con loro mi fa restare giovane al di là delle mie <strong>quasi 74 primavere</strong>, in campo <strong>mi diverto a fare un po&#8217; di tutto</strong>, compreso tracciare le linee con carriola e gesso prima della partite.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-recente.jpg" alt="" class="wp-image-14111" width="581" height="318" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-recente.jpg 329w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/05/Cuccureddu-recente-300x164.jpg 300w" sizes="(max-width: 581px) 100vw, 581px" /><figcaption class="wp-element-caption">Antonello Cuccureddu oggi [foto ilmessaggero.it]</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>In conclusione, un bilancio della sua carriera?</strong></pre>



<p>Non mi posso proprio lamentare. Ho <strong>realizzato il mio sogno di ragazzo</strong>, ho giocato ai massimi livelli con grandi campioni, vinto sei scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa e vestito l&#8217;azzurro. Mi sarebbe piaciuto vincere qualcosa di più in campo internazionale, ma non si può avere tutto dalla vita. Con gli ex compagni ho mantenuto buoni rapporti, quando abitavo ancora a Torino ci vedevamo spesso, ora ci sentiamo di tanto in tanto e riavvolgiamo il nastro dei ricordi.  </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Juventus | Top 10 gol di Cuccureddu #GOL!" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/tjc6PTU8xB0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">La galleria dei 10 migliori gol di Antonello Cuccureddu</figcaption></figure>



<p></p>



<figure class="wp-block-table is-style-regular"><table class="has-background" style="background-color:#def4ff"><tbody><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><strong>CHI È ANTONELLO CUCCUREDDU<br></strong><br>Classe 1949, sardo di Alghero, iniziò a giocare nella Rinascita, la squadra presieduta dal padre, per passare in seguito, sempre nella sua città, al Fertilia. Nel 1967 il trasferimento ai sassaresi della Torres, in serie C, seguito l&#8217;anno successivo dall&#8217;approdo al Brescia, con cui ottenne una promozione in serie A. Nel mercato &#8220;di riparazione&#8221; del novembre 1969 il grande salto alla Juventus, dove giocò per dodici stagioni vincendo 6 scudetti (&#8217;72, &#8217;73, &#8217;75, &#8217;77, &#8217;78 e &#8217;81), la Coppa Italia del &#8217;79 e la Coppa UEFA del &#8217;77, primo trofeo internazionale conquistato dai bianconeri, collezionando in tutte le competizioni 438 presenze e 39 reti, di cui 26 in serie A. Al suo attivo anche le sfortunate finali di Coppa delle Fiere del &#8217;71 e di Coppa dei Campioni del &#8217;73 perse rispettivamente contro Leeds ed Ajax. Nell&#8217;81 fu trasferito alla Fiorentina rimanendovi tre stagioni. Chiuse la carriera nell&#8217;84-85 al Novara in serie C2. Calciatore versatile,&nbsp;paragonato agli inizi della carriera ad Eusebio Castigliano, mediano del Grande Torino, per la spiccata propensione offensiva, venne impiegato come&nbsp;jolly di centrocampo e difesa, svariando dal ruolo originario di mezzala&nbsp;a&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mediano_(calcio)">mediano</a>, da&nbsp;terzino fluidificante e marcatore a stopper. Dotato di un tiro teso, potente e preciso, si fece valere anche in fase realizzativa soprattutto con le conclusioni da fuori area, i calci di punizione ed i rigori, toccando l&#8217;apice nel &#8217;73-&#8217;74 con 12 reti segnate in campionato. In Nazionale ha collezionato 13 presenze esordendo il 26 ottobre 1975 a Varsavia contro la Polonia e prendendo parte al Mondiale del &#8217;78 in Argentina, dove scese in campo in cinque occasioni. La sua carriera di allenatore è iniziata nella Primavera della Juventus, con cui nella prima metà degli Anni &#8217;90 ha vinto scudetto, Coppa Italia e Torneo di Viareggio, contribuendo alla crescita di numerosi talenti, tra cui Alessandro Del Piero. Dopodiché una lunga militanza sulle panchine di serie C impreziosita dall&#8217;aver condotto Crotone e Grosseto alla promozione nella serie cadetta. Definitivamente rientrato nella sua Alghero, ha fondato e gestisce tutt&#8217;oggi la scuola calcio &#8220;Cuccureddu 1969&#8221;, dedicata all&#8217;anno del suo esordio in serie A.</td></tr></tbody></table></figure>



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		<title>Claudio Gentile, grinta e carattere sul tetto del mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ceste]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2022 10:51:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A quarant'anni dal trionfo azzurro in Spagna, Claudio Gentile ci svela i segreti delle marcature su Maradona e Zico e gli episodi più significativi di una carriera condotta fra campo e panchina all'insegna della determinazione e del carattere</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Claudio Gentile in azione con la maglia della Nazionale [foto Sportige.com]</em></p>



<p class="has-drop-cap">E&#8217; ricordato come uno dei difensori più implacabili e completi del calcio italiano, capace di imbrigliare l&#8217;avversario più pericoloso e di partecipare allo stesso tempo allo sviluppo della manovra. Nella memoria collettiva degli appassionati rimangono scolpite in maniera indelebile le sue gesta in marcatura contro Maradona e Zico, chiave di volta del trionfo azzurro al Mondiale di Spagna &#8217;82. La carriera di <strong>Claudio Gentile</strong> può essere considerata un lungo inno alla tenacia, con il carattere e la voglia di arrivare come filo conduttore, dai campetti improvvisati nelle strade della natia Tripoli all&#8217;affermazione nella Juventus, sino alla consacrazione in Nazionale. Prima di festeggiare il quarantennale dell&#8217;impresa compiuta con gli altri &#8220;ragazzi di Bearzot&#8221;, tra una pedalata e l&#8217;altra sulle alture lariane Gento ripercorre con schiettezza e simpatia assieme a Game of Goals gioie (tante) e dolori (qualcuno) riservatigli dal pallone fra campo e panchina, gettando anche uno sguardo sul calcio attuale e non disdegnando di togliersi qualche sassolino dalle scarpe.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>I primi calci al pallone li ha tirati dall'altra parte del Mediterraneo, a Tripoli.</strong></pre>



<p>Con la mia famiglia abitavo vicino ad un oratorio di una chiesa italiana. Lì ci trovavamo tutti i pomeriggi per giocare, da una parte gli italiani, dall&#8217;altra i ragazzi libici. Erano partite dure, agonisticamente combattutissime, spesso si vinceva una volta a testa, ma soprattutto si imparava a farsi rispettare in campo e ci si formava il carattere. Quella scuola mi è servita durante tutta la carriera.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Rientrato in Italia, ha fatto la classica gavetta lottando parecchio prima di riuscire ad emergere.</strong></pre>



<p>Fin dalle giovanili i giudizi di tecnici e addetti ai lavori non sono mai stati troppo lusinghieri nei miei confronti. Venivo visto come uno dotato di <strong>grande grinta</strong> ma senza le qualità necessarie per diventare un giocatore. Invece di abbattermi, questo mi dava ancora più motivazioni, tanto che mi sono sempre conquistato il posto in squadra, sia nelle giovanili del <strong>Varese</strong>, sia nell&#8217;anno in prestito all&#8217;Arona in serie D, dove tra l&#8217;altro mi feci notare in un&#8217;amichevole estiva con il Cagliari fronteggiando piuttosto bene prima Domenghini, poi Riva, sia al ritorno a Varese, quando venni nominato fra i tre migliori giovani del campionato di serie B &#8217;72-&#8217;73. </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="570" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Varese_Calcio_1972-73.jpg" alt="" class="wp-image-11388" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Varese_Calcio_1972-73.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Varese_Calcio_1972-73-300x214.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Varese_Calcio_1972-73-768x547.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Claudio Gentile, secondo in piedi da destra, con il Varese nel campionato di serie B 1972-&#8217;73</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Ed ecco arrivare la chiamata della Vecchia Signora, cui di primo acchito non avrebbe voluto rispondere.</strong></pre>



<p>E&#8217; vero, pur essendo juventino da sempre nutrivo forti dubbi. <strong>Fra i terzini la concorrenza era agguerrita</strong>, c&#8217;erano Spinosi, Marchetti e Longobucco, per non parlare di capitan Salvadore e Furino in mediana. Pensai: &#8220;Cosa ci vado a fare?&#8221;. Ovviamente non ci misero molto a convincermi, non potevo perdere un treno simile.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>E salito sul treno, Gentile fa di tutto per non scendervi più mettendo la consueta dose di determinazione negli allenamenti, con una voglia matta di migliorarsi e adattandosi ai ruoli più disparati pur di rientrare nell'undici titolare la domenica.</strong></pre>



<p>All&#8217;inizio ero impiegato come<strong> mediano</strong>, quasi considerato un&#8217;alternativa a Furino. In caso di necessità venivo schierato più avanti, ricordo una partita a San Siro contro l&#8217;Inter giocata con il 10, oppure come <strong>ala tattica</strong>, come quella volta a Roma con il 7 contro il laziale Luigi Martini che ho dovuto rincorrere dall&#8217;inizio alla fine.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Fino a trovare una collocazione stabile sulle corsie esterne della difesa, specie a sinistra.</strong></pre>



<p>In effetti in quel ruolo ho vinto il mio primo scudetto nel &#8217;75, con Cuccureddu marcatore dall&#8217;altra parte. Quando arrivò <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/07/3282.html">Trapattoni</a></strong> continuò a darmi fiducia a sinistra nonostante fossi destro naturale. I piedi non erano raffinatissimi, ma il Trap aveva fiducia in me e alla fine degli allenamenti si fermava per farmi <strong>esercitare a calciare e soprattutto a crossare con il mancino</strong>. Un vero martello, ma aveva ragione lui. <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/05/27/la-prima-volta-della-signora-in-europa-1977-una-coppa-uefa-tutta-italiana.html">Il &#8217;76-&#8217;77 è stata la mia stagione più bella in bianconero</a></strong>, un vero anno di grazia con lo scudetto dei 51 punti dopo il braccio di ferro col Toro, la Coppa UEFA, primo successo internazionale ottenuto tra l&#8217;altro con una squadra di soli italiani, e diversi cross per gli attaccanti. Bettega e Boninsegna ancora mi ringraziano (sorride, n.d.r.).</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>L'esplosione di Cabrini la riportò sulla sua fascia naturale, a destra, dove poteva coniugare marcature ferree e sganciamenti offensivi, per una Juve tatticamente moderna e imprevedibile, che spingeva a tutta forza con entrambi i terzini creando spesso superiorità numerica.</strong></pre>



<p>In quegli anni di solito era il terzino sinistro che fluidificava, mentre quello destro restava più bloccato, con compiti di marcatura. A me è sempre piaciuto partecipare alla manovra e <strong>diventavo quasi un&#8217;ala aggiunta</strong>. Con <strong>Causio</strong> i meccanismi erano automatici e ci intendevamo ad occhi chiusi: lui si accentrava lasciandomi spazio e io andavo puntualmente al cross.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="669" height="800" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile_Cabrini_-_Juventus_FC_1983-84.jpg" alt="" class="wp-image-11390" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile_Cabrini_-_Juventus_FC_1983-84.jpg 669w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile_Cabrini_-_Juventus_FC_1983-84-251x300.jpg 251w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /><figcaption>Claudio Gentile rientra negli spogliatoi assieme ad Antonio Cabrini al termine di una partita della Juventus nella stagione 1983-&#8217;84 [foto archivio L&#8217;Unità]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>L'unico ruolo della difesa che non ha mai amato troppo, pur disimpegnandosi al meglio quando chiamato in causa, è stato quello di stopper.</strong></pre>



<p>Non avevo certo il fisico del marcantonio tipico del difensore che doveva occuparsi del centravanti, ma gli allenatori credevano nelle mie qualità agonistiche e nel mio mestiere e se c&#8217;era la necessità mi chiedevano anche di marcare la punta centrale avversaria. Nell<strong>&#8217;80-&#8217;81</strong>, quando<strong> Brio</strong> stava recuperando dal <strong>grave infortunio al ginocchio</strong>, ho giocato quasi tutto il campionato da <strong>stopper</strong> e <strong>nessuno degli attaccanti che ho marcato è riuscito a segnare</strong>.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Ripensando ai suoi anni bianconeri, le torneranno di sicuro in mente i derby.</strong></pre>



<p>Grandi sfide, rivalità accesissima. <strong>L&#8217;avversario più difficile da affrontare è stato <a href="https://gameofgoals.it/2022/03/15/claudio-sala-quando-dribbling-e-cross-avevano-sfumature-poetiche.html">Claudio Sala</a></strong>. Sgusciante, non sapevi mai da che parte ti andasse via. Per neutralizzarlo dovevi anticiparlo o impedirgli di girarsi anche usando tutti i trucchi del mestiere a disposizione. Tante volte mi sono dovuto arrangiare, è vero, ma neanche lui mi ha fatto gol. <strong>Il ricordo più piacevole</strong> è legato alla <strong>sfida di andata</strong> del campionato<strong> &#8217;81-&#8217;82</strong>, risolta da un mio inserimento con <strong>gol di testa</strong>. Una grandissima soddisfazione.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Dalla Juve alla Nazionale il passo fu breve. Dopo l'ottimo Mondiale di Argentina '78 la sua consacrazione avvenne col trionfo di Spagna '82. Celeberrime le sue marcature su Maradona e Zico. Come fu presa quella decisione da Bearzot?</strong></pre>



<p>In origine dovevo occuparmi di <strong>Kempes</strong>, che avevo già controllato ai Mondiali di Argentina. Di solito era <strong>Tardelli</strong> a prendere in consegna la punta arretrata o l&#8217;avversario di maggiore fantasia. Probabilmente il mister aveva bisogno di un maggiore apporto da Marco, liberandolo dai compiti di semplice contenimento. Qualche giorno prima della partita salì da me in camera e mi chiese: <strong>&#8220;Te la senti di marcare <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html">Maradona</a>?&#8221;</strong>. Io risposi baldanzoso: <strong>&#8220;Qual è il problema?&#8221;</strong>. E lui serafico: &#8220;Bene, allora prendi le videocassette e vattelo a studiare&#8221;. Tutto subito pensai: &#8220;Che cavolo ho detto. Sono proprio un cretino&#8221;, ma non potevo più tirarmi indietro e passai un paio di giorni ad analizzare ogni suo movimento. In campo fortunatamente andò tutto bene.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="652" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Maradona-contrasto.jpg" alt="" class="wp-image-11392" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Maradona-contrasto.jpg 735w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Maradona-contrasto-300x266.jpg 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /><figcaption>La ruvida marcatura di Gentile a Maradona al Mondiale di Spagna &#8217;82 [foto Pinterest.com]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>La chiave della marcatura?</strong></pre>



<p><strong>Non bisognava farlo girare</strong>, altrimenti non lo prendevi più. Ho cercato di stargli il più attaccato possibile, anche per innervosirlo, e di portarlo lontano dal gioco per non fargli arrivare la palla. Quando possibile <strong>schermavo la linea di passaggio e lo anticipavo</strong>. Era l&#8217;unico modo per fermarlo. D&#8217;altronde Maradona, contro difese schierate a zona, ha vinto quasi da solo i Mondiali dell&#8217;86.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>E la scena si è ripetuta contro <a href="https://gameofgoals.it/2020/09/14/zico-platini-e-maradona-lera-dei-numeri-10.html">Zico</a>.</strong></pre>



<p>Qui la storia è ancora più carina. La sera prima <strong>Bearzot</strong> non venne a dirmi nulla, io ero tranquillo, convinto di marcare Eder che giocava sul fronte sinistro dell&#8217;attacco brasiliano. <strong>Nel sottopassaggio, prima di entrare in campo</strong>, Bearzot si avvicina, mi mette una mano sulla spalla e mi dice: <strong>&#8220;Vai tu su Zico, Eder lo prende Oriali&#8221;</strong>. Ho pensato: &#8220;Ci risiamo!&#8221;, dopodiché mi sono concentrato solo sull&#8217;arginarlo in tutti i modi.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Anche portandosi a casa un souvenir personale.</strong></pre>



<p>Quello del difensore è un <strong>mestiere</strong>. Contro gli avversari più forti bisogna impiegare i <strong>trucchi dettati dall&#8217;esperienza</strong> senza farsi vedere dall&#8217;arbitro, oggi con tutte le telecamere che ci sono è un po&#8217; più difficile, e senza fare male all&#8217;avversario. La cosa che mi ha dato più fastidio nella mia carriera è essere stato inserito da alcuni giornali tra i quattro, cinque difensori più cattivi del mondo, io che non sono <strong>mai stato espulso per gioco violento</strong> e solo una volta per somma di ammonizioni. A qualcuno il nostro successo in Spagna ha dato molto fastidio e neutralizzando quei due campioni devo aver fatto saltare diverse scommesse.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="600" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-e-Zico.jpg" alt="" class="wp-image-11394" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-e-Zico.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-e-Zico-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-e-Zico-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Le attenzioni di Gentile verso Zico in Italia-Brasile dell&#8217;82 [foto Goal.com US]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Ma torniamo ai ricordi belli. Dopo aver saltato per squalifica la <a href="https://gameofgoals.it/2014/07/10/1982-semifinali-italia-polonia-2-0.html">semifinale con la Polonia</a> al pari di Boniek, che sarebbe dovuto passare sotto le sue "cure", <a href="https://gameofgoals.it/2014/07/29/1982-finale-italia-germania-ovest-3-1.html">in finale</a> le toccò Littbarski.</strong></pre>



<p>All&#8217;inizio ero timoroso. <strong>Littbarski</strong> era pericolosissimo, alla minima distrazione ti fregava. Nel primo tempo tenni la posizione e non mi spinsi mai in avanti, nella ripresa, una volta prese le misure, cominciai a sganciarmi.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Fino al cross per la rete del vantaggio segnata da <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/17/la-magia-di-pablito.html">Paolo Rossi</a>.</strong></pre>



<p>A tal proposito le racconto un aneddoto. Negli spogliatoi prima della partita ci eravamo messi d&#8217;accordo. Dissi a Paolo: &#8220;Guarda che questi in difesa sono tutti grandi e grossi, è inutile buttare la palla alta. <strong>Se vengo su ti faccio il cross basso a girare</strong>, tu lanciati nello spazio e cerca di anticiparli come fai di solito&#8221;. E così è successo.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Avete subito colto l'importanza dell'impresa compiuta?</strong></pre>



<p>Sinceramente no. Fu il presidente <strong>Pertini</strong>, mentre stavamo festeggiando, a dirci: &#8220;Voi non vi rendete conto di cosa avete fatto stasera per l&#8217;Italia&#8221;. Lì capimmo che il significato del nostro successo andava oltre lo sport e avrebbe potuto contribuire a ricompattare il Paese in un momento storico molto delicato.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="250" height="358" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Coppa-del-Mondo-1.jpg" alt="" class="wp-image-11405" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Coppa-del-Mondo-1.jpg 250w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-Coppa-del-Mondo-1-209x300.jpg 209w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /><figcaption>Tutta la gioia di Claudio Gentile nell&#8217;alzare al cielo di Madrid la Coppa del Mondo [foto Listverse]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Va bene aver messo la museruola a Maradona e Zico. Ma se le dico Galuppi del Vicenza, cosa le viene in mente?</strong></pre>



<p>La mia bestia nera! La prima volta devo averlo snobbato dato che non era un nome famoso e lui mi ha messo in difficoltà tutte le partite in cui l&#8217;ho incontrato. Uno degli avversari più difficili da marcare.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>A distanza di poco meno di un anno dal trionfo spagnolo ha vissuto, a livello di club, forse la delusione più cocente della sua carriera. Mi riferisco alla <a href="https://gameofgoals.it/2019/01/02/1983-finale-amburgo-juventus-1-0.html">finale di Coppa dei Campioni di Atene persa contro l'Amburgo</a>, dove Ernst Happel vi attirò in una trappola tattica.</strong></pre>



<p>Una serata da incubo. Quel torneo l&#8217;avevamo stradominato e sinceramente avremmo meritato la coppa. Il calcio però è strano, severo e ti punisce alla minima incertezza. Non sempre vince il più forte o chi gioca meglio durante la partita, basti pensare all&#8217;ultima finale di Champions League fra Real Madrid e Liverpool. Tornando a quella gara, <strong>Happel</strong> schierò il danese <strong>Bastrup dalla mia parte</strong>. Secondo le consegne dovevo <strong>marcarlo a uomo</strong>, lui però si accentrava <strong>portandomi spesso dall&#8217;altra parte del campo</strong>, dove finivo per pestarmi i piedi con <strong>Cabrini</strong>. Proprio nello spazio lasciato libero si inserì <strong>Magath</strong> per quell&#8217;incredibile conclusione vincente. Chiedemmo invano a Trapattoni di rivedere le marcature, ma lui fu inamovibile e la frittata era già fatta. Poi ci si misero anche gli episodi, come il colpo di testa di <strong>Bettega</strong> deviato da Stein sul palo poco prima del loro gol, che avrebbe potuto cambiare l&#8217;esito dell&#8217;incontro, o il rigore non concesso per fallo su <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/04/30/omaggio-a-sua-maesta-michel-platini.html">Platini</a></strong> da parte del portiere nella ripresa. Più in generale quella sera non fummo all&#8217;altezza dei nostri livelli. Era destino che andasse così.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Terminata la carriera agonistica tra Fiorentina e Piacenza e dopo una breve esperienza dirigenziale, lei ha cominciato il percorso da tecnico in seno alla Federazione, che le ha riservato inizialmente grandi soddisfazioni per poi concludersi in maniera traumatica ponendo di fatto fine alla sua attività di allenatore.</strong></pre>



<p>Sulla panchina dell<strong>&#8216;Under 21</strong> ho avuto la soddisfazione di conquistare il terzo posto negli Europei del 2002 e, soprattutto, di vincere il <strong>titolo nel 2004</strong>, con sei dei miei giocatori che due anni dopo si sono laureati campioni del mondo con la Nazionale di Lippi, a testimonianza della bontà delle scelte effettuate. Non dimentichiamo, sempre nel 2004, la <strong>medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Atene</strong>, prima e finora unica volta in cui gli azzurri sono saliti sul podio dopo l&#8217;oro di Berlino nel &#8217;36.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-11396" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-1024x1024.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore-768x768.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-allenatore.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Claudio Gentile in versione allenatore della Nazionale Under 21 [foto diggita.it]</figcaption></figure>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Nell'estate del 2006, dopo il vittorioso Mondiale in Germania, cosa successe?</strong></pre>



<p>Le racconto come è andata. Il calcio italiano era in pieno caos <strong>Calciopoli</strong>, la <strong>Federazione era commissariata</strong> ed io in attesa del rinnovo dell&#8217;incarico alla guida dell&#8217;Under 21, che pareva scontato. Mi contattò la <strong>Juventus</strong> proponendomi la panchina bianconera, io avrei l&#8217;avrei accettata anche in serie B ma presi tempo e telefonai ai dirigenti federali, che si trovano in Germania per i Mondiali, chiedendo quali intenzioni avessero su di me. <strong>Albertini</strong>, all&#8217;epoca vice commissario straordinario, mi disse di stare tranquillo che per me c&#8217;era un <strong>solido progetto</strong>. A quel punto richiamai la Juve, spiegai la situazione e per correttezza rifiutai la loro offerta. Nel frattempo circolarono anche delle voci che mi indicavano come possibile successore di Lippi alla guida della Nazionale maggiore. Qualche settimana dopo, durante la conferenza stampa di presentazione di Donadoni come nuovo tecnico azzurro, <strong>Guido Rossi</strong>, commissario straordinario della Federazione, ad una precisa domanda rispose: &#8220;<strong>Gentile, rimane di sicuro all&#8217;Under 21</strong>. A giorni mettiamo a posto tutto&#8221;. <strong>Quarantott&#8217;ore dopo mi liquidò con una telefonata</strong> <strong>di neanche un minuto</strong>, comunicandomi che avevano preso una decisione diversa. Rimasi di sasso ed al mio posto misero <strong>Casiraghi</strong>.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Quale pensa sia stata la causa del suo allontanamento?</strong></pre>



<p>Io sono stato sempre per la <strong>meritocrazia</strong> nelle scelte dei giocatori da convocare e schierare e non ho <strong>mai dato retta ai suggerimenti e alle pressioni</strong> che venivano dall&#8217;ambiente. Ho sempre voluto camminare con la schiena dritta e questo a qualcuno probabilmente dava fastidio.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>In seguito lei non ha più trovato spazio per allenare.</strong></pre>



<p>Ho avuto delle offerte dall&#8217;estero, ma volevo continuare ad allenare in Italia e non riuscivo a spiegarmi il perché non riuscissi a trovare una panchina. Poi, piuttosto che scendere a compromessi, <strong>ho preferito uscire dai giochi</strong>.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Da "pensionato" del calcio ha potuto però coltivare ancora di più la sua seconda passione sportiva, quella del ciclismo.</strong></pre>



<p>Mi è sempre piaciuto andare in bicicletta, è un altro sport di impegno, fatica e tenacia. Sono un grande appassionato, seguo costantemente le corse e diverse volte sono andato a vedere dal vivo i Mondiali. Ho trasmesso la stessa passione a mio figlio, che per qualche anno ha anche gareggiato dovendo poi abbandonare l&#8217;attività agonistica perché non si conciliava più con gli studi. <strong>La bici mi aiuta a tenermi in forma</strong>, cerco di uscire tutti i giorni con una media di <strong>80-100 chilometri per volta</strong>.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="474" height="316" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-oggi.jpg" alt="" class="wp-image-11398" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-oggi.jpg 474w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/Gentile-oggi-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /><figcaption>Claudio Gentile oggi</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Uno sguardo sul <a href="https://gameofgoals.it/category/calcio-attuale/spunti-in-profondita">calcio attuale</a>. In difesa sembra passata un'era geologica da quando giocava lei.</strong></pre>



<p>Oggi i difensori coriacei dei miei tempi, abili nell&#8217;uno contro uno, non ci sono più. <strong>Marcano le zone del campo e non gli attaccanti</strong>. Peccato che se buchi la palla o arrivi in ritardo prendi regolarmente gol. Ma questa è l&#8217;evoluzione dei tempi.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Il secondo Mondiale consecutivo visto da casa la dice lunga sulla situazione del calcio italiano.</strong></pre>



<p>Per la gente è stata una mazzata. Per il tifoso vedere la propria Nazionale giocare ai Mondiali è il massimo e a noi toccherà ancora guardare gli altri in televisione. Non dimentichiamo che siamo l&#8217;Italia, col blasone che ne consegue.<strong> Il nostro calcio è in declino e c&#8217;è da preoccuparsi</strong>.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Quali le cause?</strong></pre>



<p><strong>Si è abbassata la qualità, mancano esperienza e personalità</strong>. Tutte le nostre squadre più titolate sono<strong> infarcite di stranieri</strong>, specie nei ruoli chiave. Per gli italiani, soprattutto i<strong> giovani</strong>, è sempre più difficile trovare spazio in prima squadra e maturare esperienza. Quando si trovano a calcare palcoscenici internazionali, dove si alza l&#8217;asticella e devi dimostrare qualcosa, <strong>faticano a reggere pressione e ritmi diversi</strong>. Se non si ha un carattere forte e temprato non si va da nessuna parte. Ai miei tempi ogni partita era un esame e ti faceva crescere. <strong>Mancini è costretto a cercare ovunque calciatori convocabili</strong>, che poi vengono fatti diventare dei fenomeni alla prima buona prestazione fornita, come nel recente caso, con rispetto parlando, e non me ne voglia, di Gnonto.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>La sua ricetta per risalire?</strong></pre>



<p>Abbandonare le politiche sbagliate. <a href="https://gameofgoals.it/2022/03/23/gioco-camaleontico-e-squadre-oltre-i-singoli-da-qui-il-calcio-italiano-deve-ripartire.html">Bisogna <strong>recuperare la nostra scuola calcistica</strong>.</a> I ragazzi vanno fatti crescere partendo dalla <strong>tecnica</strong>. Altro aspetto fondamentale è <strong>puntare sul merito lasciando da parte i raccomandati</strong>: troppe società tendono a portare avanti ragazzi con famiglie facoltose alle spalle, che magari possono anche contribuire alle casse societarie, a scapito di altri con meno mezzi ma forse più talento. Questo porta a molti abbandoni dell&#8217;attività. Poi ci sono i <strong>procuratori</strong>, che secondo me, e qui non ho paura di farmi dei nemici, sono la rovina del calcio, hanno <strong>troppo potere e condizionano tutto</strong>. Bisogna tornare a <strong>scoprire i talenti, credere in loro e avere il coraggio di lanciarli</strong>. Non è possibile che in Spagna a 17 anni Gavi sia un punto fermo della Nazionale e da noi a 25 fatichino a trovare spazio in serie A e siano costretti a peregrinare nelle categorie minori. Evitiamo di prendere sempre la scorciatoia degli stranieri a parità di età e valori. Puntiamo sui nostri giocatori, richiederà qualche sforzo in più ma è l&#8217;unico modo per far tornare il calcio italiano ai livelli che gli competono.</p>



<p></p>



<p>Idee e concetti chiari, lontani dai compromessi, come la filosofia della tenacia e del lavoro che hanno portato il carattere di Claudio Gentile sul tetto del mondo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="CLAUDIO GENTILE" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/ikyqJTImcSw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Il ritratto agonistico di Claudio Gentile &#8220;pennellato&#8221; dal giornalista Angelo Caroli</figcaption></figure>



<p></p>



<figure class="wp-block-table alignleft is-style-regular"><table class="has-subtle-pale-blue-background-color has-background"><tbody><tr><td class="has-text-align-center" data-align="center"><strong>CHI È CLAUDIO GENTILE<br></strong><br>Nato a Tripoli il 27 settembre 1953 da genitori siciliani originari di Noto, rientra con la famiglia in Italia nel 1961 stabilendosi a Brunate, nel Comasco. La sua attività calcistica inizia nel 1964 nel vivaio del Maslianico, quindi passa nel 1968 alle giovanili del Varese. Difensore polivalente (178 centimetri d&#8217;altezza per 71 kg.) viene ceduto in prestito all&#8217;Arona dove disputa un brillante campionato di serie D nel &#8217;71-&#8217;72. La stagione successiva rientra al Varese e viene indicato fra i tre migliori giovani del campionato di serie B.<br>Nell&#8217;estate 1973 approda alla Juventus, dove giocherà fino al 1984 totalizzando fra campionato e coppe 417 presenze con 10 reti. L&#8217;esordio in serie A avviene il 2 dicembre 1973 in Juventus-Verona 5-1, curiosamente preceduto da quello in campo internazionale nella sfortunata finale unica di Coppa Intercontinentale persa pochi giorni prima a Roma per 1-0 contro gli argentini dell&#8217;Independiente. Inizialmente impiegato come mediano, in bianconero si affermerà come difensore esterno conquistando 6 scudetti, 2 Coppe Italia, la Coppa UEFA del &#8217;77 e la Coppa delle Coppe nell&#8217;84. Lasciata la Vecchia Signora, disputa tre stagioni nella Fiorentina mettendo assieme 70 presenze e una rete. Ultimi scampoli di carriera al Piacenza nell&#8217;87-&#8217;88.<br>In Nazionale esordisce il 19 aprile 1975 a Roma nella gara contro la Polonia terminata a reti inviolate e valida per le qualificazioni agli Europei del 1976. In azzurro totalizza 71 gettoni di presenza e un gol segnato nel giugno &#8217;77 ad Helsinki, nella partita delle qualificazioni ai Mondiali &#8217;78 vinta dall&#8217;Italia per 3-0 sulla Finlandia. Indimenticabili le sue prestazioni al Mondiale di Argentina &#8217;78, chiuso al quarto posto e soprattutto in quello trionfale di Spagna &#8217;82. Oltre a Maradona e Zico, nessuno degli attaccanti da lui marcati nelle rassegne iridate è riuscito a segnare. Al suo attivo anche la fase finale degli Europei del 1980 svoltasi in Italia e conclusa dalla squadra di Bearzot al quarto posto. Ultima partita in Nazionale l&#8217;amichevole vinta in Canada per 2-0 nel maggio 1984, in cui ha indossato la fascia di capitano.<br>La sua carriera di allenatore si è svolta nei quadri della Federazione, guidando la Nazionale Under 21 alla conquista del titolo Europeo nel 2004 e l&#8217;Olimpica alla medaglia di bronzo nei Giochi di Atene dello stesso anno. E&#8217; stato insignito delle medaglie di bronzo e d&#8217;oro al valore atletico e del collare d&#8217;oro al merito sportivo.</td></tr></tbody></table></figure>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/06/14/__trashed.html">Claudio Gentile, grinta e carattere sul tetto del mondo</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Champions League, andata semifinali: Liverpool-Villarreal 2-0</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/04/27/champions-league-andata-semifinali-liverpool-villareal-2-0.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ceste]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Apr 2022 21:44:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2021-2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: l&#8217;esultanza dei giocatori del Liverpool [www.ansa.it] I Reds ci mettono poco meno di un&#8217;ora per affondare il Sottomarino Giallo, poi con il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: l&#8217;esultanza dei giocatori del Liverpool [www.ansa.it]</em></p>



<p class="has-drop-cap">I <em>Reds</em> ci mettono poco meno di un&#8217;ora per affondare il <em>Sottomarino Giallo</em>, poi con il mortifero uno-due di <strong>Henderson</strong> (decisiva la deviazione di <strong>Estupinan</strong>) e <strong>Mané</strong> legittimano una superiorità mai messa in discussione e ipotecano l&#8217;approdo alla finale di Parigi.<br>Gara comunque complicata per la squadra di <strong>Klopp</strong>, soprattutto nel primo tempo, quando l&#8217;accorto schieramento difensivo degli spagnoli riusciva a fare fronte alle trame insistite degli inglesi, non supportate però dalla necessaria intensità. Per il Liverpool due buone occasioni di <strong>Mané</strong> e un clamoroso incrocio dei pali colto da <strong>Thiago Alcantara</strong>.</p>



<p>Nella ripresa i <em>Reds</em> ingranavano le marce alte, alzavano il ritmo e per il Villarreal si faceva notte fonda. A differenza dei precedenti turni contro Juventus e Bayern, il pullman piazzato davanti alla porta da <strong>Emery</strong> veniva spazzato dall&#8217;insostenibile ritmo avversario e in avanti mancavano anche le poche occasioni da rete sfruttate con cinismo in passato.<br>I gol annullati per fuorigioco a <strong>Robertson</strong> e <strong>Fabinho</strong> avrebbero potuto fare assumere al risultato dimensioni clamorose, con gli spagnoli che nel finale, con tattica di uruguagia memoria, hanno quasi difeso una sconfitta accettabile in vista del ritorno.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il tabellino</h3>



<p></p>



<p><strong>LIVERPOOL-VILLARREAL 2-0<br>Marcatori: </strong>st 8&#8242; aut. Estupinan, 10&#8242; Mané.<br><strong>Liverpool (4-3-3): </strong>Alisson; Alexander-Arnold (st 36′ Gomez), Konate, Van Dijk, Robertson; Henderson (st 27′ Keita), Fabinho, Thiago Alcantara; Salah, Manè (st 27′ Jota), Luis Diaz (st 36′ Origi). All. Klopp.<br><strong>Villarreal (4-4-2):</strong> Rulli; Foyth, Albiol, Torres, Estupiñan (st 27′ Trigeuiros); Chukwueze (st 27′ Dia), Parejo (st 27′ Aurier), Capoue, Coquelin (st 14′ Pedraza); Lo Celso; Danjuma (st 40′ Alcacer). All. Emery.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="577" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Mane-1024x577.jpg" alt="" class="wp-image-10827" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Mane-1024x577.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Mane-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Mane-768x433.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Mane.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Liverpool&#8217;s Sadio Mane attempts a head at goal during the Champions League semi final, first leg soccer match between Liverpool and Villarreal at Anfield stadium in Liverpool, England, Wednesday, April 27, 2022. (AP Photo/Jon Super)</figcaption></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Le pagelle</h3>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>LIVERPOOL</strong></p>



<p><strong>IL MIGLIORE FABINHO 7,5<br></strong>Cuore del centrocampo, davanti alla difesa organizza e detta i tempi abbinando lucidità, quantità e qualità.</p>



<p><strong>THIAGO ALCANTARA 7,5<br></strong>Classe superiore, visione di gioco e un tiro pazzesco che colpisce l&#8217;incrocio dei pali. Regista con pochi eguali nel continente.</p>



<p><strong>ALEXANDER ARNOLD-ROBERTSON 7,5<br></strong>Due frecce sugli esterni, sempre capaci di capovolgere il fronte del gioco e spingere dominando le rispettive fasce. Allo scozzese annullano pure un gol.</p>



<p><strong>MANÉ 7<br></strong>Ventesimo gol stagionale, una minaccia costante per la difesa spagnola, trova la zampata che chiude i conti e porta il Liverpool più vicino alla finale.</p>



<p><strong>SALAH 7<br></strong>Sontuosa l&#8217;intesa con il “gemello” Mané. Suoi gli assist per entrambe le reti.</p>



<p><strong>HENDERSON 7<br></strong>Apre le danze con la complicità di Estupinan e ci mette la solita voglia, da gladiatore e bandiera vera.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>VILLARREAL</strong></p>



<p><strong>IL MIGLIORE ALBIOL 6,5<br></strong>Uno dei pochi a non affondare, prova a tappare le falle in difesa con esperienza e senso della posizione. Ma i Reds sbucano da tutte le parti.</p>



<p><strong>ESTUPINAN 5<br></strong>In costante difficoltà contro Salah, suo l&#8217;autogol che spiana la strada al Liverpool.</p>



<p><strong>PAREJO 4,5<br></strong>Forse il più atteso tra gli spagnoli, ma non riesce mai a prendere in mano le redini della manovra ed è sempre in balia dei centrocampisti avvrsari</p>
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		<title>Claudio Sala, quando dribbling e cross avevano sfumature poetiche</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/03/15/claudio-sala-quando-dribbling-e-cross-avevano-sfumature-poetiche.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ceste]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2022 09:09:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le nostre interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dagli esordi al Monza alla consacrazione con lo scudetto granata, la carriera di Claudio Sala, tra i migliori interpreti del ruolo di ala tornante, in grado di sublimare l'arte del dribbling e del cross</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/03/15/claudio-sala-quando-dribbling-e-cross-avevano-sfumature-poetiche.html">Claudio Sala, quando dribbling e cross avevano sfumature poetiche</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Claudio Sala al cross contro il Verona nel campionato 1976-&#8217;77 [www.faziosi.it]</em></p>



<p class="has-drop-cap">Il suo tocco di palla era un ricamo d&#8217;arte. Le sue sgroppate sulla fascia, i dribbling insistiti e i cross al bacio per i Gemelli del Gol hanno fatto innamorare non solo gli appassionati granata della Curva Maratona, ma tutti gli esteti del calcio. Assieme a Causio e Bruno Conti ha sublimato il ruolo di ala tornante e oggi continua ad andare alla ricerca della qualità producendo vini pregiati del Piemonte. Dagli esordi nella sua Brianza all&#8217;affermazione nel Napoli, sino alla consacrazione nel Torino con lo storico scudetto del 1976, Claudio Sala ripercorre assieme a Game of Goals una carriera sempre improntata all&#8217;estro e al carattere, con il solo grande rammarico di avere trovato poco spazio in Nazionale.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Claudio, il suo primo approccio col calcio ha avuto tinte nerazzurre.</strong></pre>



<p>Sì, mio papà era tifoso dell&#8217;Inter e spesso mi portava a San Siro a vedere quella squadra di campioni. Poi, nelle interminabili partite con gli amici disputate nei prati lungo la ferrovia e nelle strade di Macherio, il mio paese, cercavo di replicare le giocate e le finte di Corso, il mio idolo insieme a Suarez. Ai miei tempi non esistevano come oggi le scuole calcio dove ti dicono per filo e per segno quello che devi fare. Ho imparato tutto da solo, dal controllare la palla nello stretto fra una selva di gambe ad usare entrambi i piedi, ma forse questo è stato un dono di natura.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Fino al primo provino.</strong></pre>



<p>Sempre andando allo stadio, leggemmo su un giornale che l&#8217;Inter organizzava una leva calcistica per i ragazzi delle classi 1947 e &#8217;48. Così mio padre mi accompagnò a Rogoredo, dove si teneva la selezione. Ebbi la fortuna di essere scelto fra i tanti venuti a provare, ma l&#8217;Inter mi tenne solo un anno nelle sue giovanili, lasciandomi poi libero.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>E la sua carriera prese la strada di Monza.</strong></pre>



<p>L&#8217;amico Canzi, che giocava già nella prima squadra biancorossa in serie B, mi propose per un altro provino. Con mia sorpresa fu interrotto quasi subito. In seguito mi spiegarono che quel giorno c&#8217;erano gli osservatori di molte squadre e il Monza, convinto in fretta dalla mie qualità, mi tolse presto dal campo per non rischiare che qualche altra società potesse farmi firmare prima di loro.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>A nemmeno diciannove anni il debutto in serie B.</strong></pre>



<p>Eravamo nella stagione 1965-&#8217;66 e stavamo lottando per non retrocedere. Ettore Puricelli, &#8220;Testina d&#8217;oro&#8221;, era da poco subentrato in panchina per cercare di raddrizzare la situazione. Nei giorni precedenti la garaa con la Reggiana mi prese da parte dicendomi: &#8220;Domenica ti faccio esordire&#8221;. Purtroppo la partita finì 0-0 e segnò di fatto la nostra discesa in serie C, con Puricelli che rassegnò subito le dimissioni. Sempre nella parte finale di quel campionato degli osservatori di Toro vennero a vedermi contro il Mantova, che sarebbe poi salito in serie A, ma la relazione fu negativa e non se ne fece niente.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="774" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Monza-774x1024.jpg" alt="" class="wp-image-10366" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Monza-774x1024.jpg 774w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Monza-227x300.jpg 227w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Monza-768x1016.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Monza-1161x1536.jpg 1161w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Monza.jpg 1209w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /><figcaption>Claudio Sala in azione con la maglia del Monza (foto Pinterest)</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Nell'annata successiva in serie C, lei ebbe un incontro particolare.</strong></pre>



<p>Ad allenare il Monza fu chiamato Gigi Radice, poco più che trentenne, appena ritiratosi dall&#8217;attività agonistica a causa di un infortunio. Aveva già idee innovative e sotto la sua guida vincemmo il campionato. Ci saremmo ritrovati qualche anno dopo al Toro.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Le sue prestazioni le valsero le attenzioni del Napoli.</strong></pre>



<p>Che acquistò la comproprietà del cartellino, ma preferì lasciarmi ancora un anno al Monza, in serie B, permettendomi anche di completare gli studi di Ragioneria.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Nel '68-'69 l'approdo sotto il Vesuvio. Che cosa le ha lasciato dentro l'esperienza napoletana?</strong></pre>



<p>Era la prima volta che andavo via da casa e l&#8217;ambientamento in una grande città, piuttosto caotica, non fu facile, ma fu una scuola di vita. Con gli azzurri ebbi modo di calcare il palcoscenico della serie A giocando assieme a compagni del calibro di Zoff, Canè, Juliano, Altafini e Sivori. Io e Nielsen, arrivato dal Bologna, eravamo le riserve del reparto avanzato. Feci fatica a trovare spazio, ma alla fine misi assieme 23 presenze su 30 con un crescendo di rendimento nel finale di stagione.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="492" height="697" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-figurina-Napoli.jpg" alt="" class="wp-image-10367" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-figurina-Napoli.jpg 492w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-figurina-Napoli-212x300.jpg 212w" sizes="(max-width: 492px) 100vw, 492px" /><figcaption>La figurina di Claudio Sala con la maglia del Napoli stagione 1968-&#8217;69</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Che fece di nuovo "innamorare" il presidente granata Orfeo Pianelli, il quale questa volta dovette scucire ben 450 milioni di lire dell'epoca per portarla all'ombra della Mole. Lo spirito del Filadelfia l'ha subito contagiata?</strong></pre>



<p>Per me fu una sorpresa, in quanto quando arrivai in granata non conoscevo la storia e i valori del Toro. Furono i compagni più vecchi a trasmettermeli. Da loro ho imparato ad essere agonisticamente &#8220;cattivo&#8221;, a non mollare mai dando tutto per la maglia. Negli anni torinesi ho inoltre acquisito maggiore concretezza nel gioco, prima cercavo più il bello che il pratico.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Parliamo del suo ruolo in campo. Nel corso della sua carriera l'ha modificato più volte, sino alla consacrazione come ala destra.</strong></pre>



<p>In origine ero una mezzapunta e mi piaceva in modo particolare cercare la giocata estrosa. Al Toro ho vestito tutte le maglie del fronte d&#8217;attacco dal 7 all&#8217;11, alternandomi nelle varie posizioni.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Prima significativa variazione la "forbice" ideata da Edmondo Fabbri nella stagione 1974-'75.</strong></pre>



<p>Quell&#8217;anno giocai col numero 9 in un ruolo atipico a metà strada fra il centravanti arretrato e il trequartista, con Graziani e Pulici che agivano molto larghi sul fronte d&#8217;attacco, il primo a destra, l&#8217;altro a sinistra. Questo modulo avrebbe dovuto favorire gli inserimenti dei centrocampisti allargando le difese avversarie, ma a parte il sottoscritto, gli altri compagni di reparto non avevano grandi attitudini offensive. Inoltre, Pulici e Graziani dovevano duettare troppo distanti fra loro e la soluzione tattica non portò i risultati sperati. Cambiando ruolo e non giocando più da mezzala, persi anche il posto in Nazionale.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Altra svolta, questa volta molto più felice, nell'estate 1975 con l'arrivo sulla panchina granata di Gigi Radice.</strong></pre>



<p>A margine di un allenamento, durante il ritiro, mi prese da parte dicendomi: &#8220;Da adesso non giochi più col 10, prendi il 7 e vai in fascia&#8221;. Dentro di me pensai che fosse impazzito, ma aveva ragione lui. L&#8217;obiettivo principale era andare sempre sul fondo e mettere cross a ripetizione per Pulici e Graziani, che finalmente occupavano l&#8217;area. Partivo da destra, poi durante la partita cambiavo più volte fascia cercando di sorprendere i difensori avversari. Il resto lo facevano i dribbling. Radice mi lasciava libero di muovermi a seconda delle circostanze, diciamo che mi sono creato un ruolo, interpretando a modo mio quello di tornante.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Quella stagione, in cui lei divenne il capitano dei granata, si concluse in maniera trionfale con uno scudetto storico quanto inatteso al termine di una incredibile rimonta sulla Juventus.</strong></pre>



<p>Quel Toro era davvero spettacolare. Facevamo pressing alto a partire dagli attaccanti, fuorigioco esasperato fin quasi a metà campo, puntavamo molto su ritmo, intensità e spesso ci scambiavamo le posizioni in campo, secondo il modo di interpretare il calcio lanciato dagli olandesi in voga all&#8217;epoca. Radice era avanti anni come concezioni tattiche e come preparazione, curava al massimo i dettagli. Il rammarico è quello di avere vinto uno scudetto a 45 punti ed essere arrivati secondi l&#8217;anno successivo mettendone assieme addirittura 50, preceduti di una lunghezza dalla Juve. Cose che solo al Toro possono succedere.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="551" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Giro-donore-Toro-scudettato-76.jpg" alt="" class="wp-image-10369" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Giro-donore-Toro-scudettato-76.jpg 720w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Giro-donore-Toro-scudettato-76-300x230.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>Claudio Sala guida il giro d&#8217;onore del Toro scudettato il 16 maggio 1976 (foto Pinterest)</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Gli anni Settanta nella città della Mole sono diventati famosi anche per i derby infuocati al Comunale. Quale di questi ricorda con più piacere?</strong></pre>



<p>Senza dubbio quello di ritorno giocato nel marzo 1972, giusto cinquant&#8217;anni fa. Loro andarono in vantaggio con un tiro al volo di Anastasi su lancio di Capello, poi pareggiai io con una punizione dal limite che misi all&#8217;incrocio calciando col mancino. Nella ripresa Agroppi segnò il gol decisivo ribadendo in rete una respinta di Carmignani su colpo di testa di Fossati. Quel successo ci portò per la prima volta ad avvicinarci alla Juve ed a lottare per il vertice. Purtroppo, anche in quell&#8217;occasione finimmo secondi, a pari merito col Milan, ad un solo punto dai bianconeri.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Essere ambidestro era un'altra delle sue peculiarità.</strong></pre>



<p>E&#8217; vero, calciavo indifferentemente con i due piedi, e questo mi ha fregato quando dovevo tirare i rigori. Ero sempre indeciso se battere di destro o di sinistro e finivo per sbagliarli. Dopo un paio di errori ho preferito lasciare ad altri l&#8217;incombenza e concentrarmi sulle punizioni. Se sbagli dal dischetto è colpa tua, quando metti dentro una punizione ricevi solo complimenti.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Nelle stracittadine ha anche incontrato i suoi avversari più ostici.</strong></pre>



<p>Furino e Gentile su tutti, gran bei duelli. Poi come sappiamo Gentile era abituato a collezionare pezzi di maglia degli avversari (ride, n.d.r.). Prima di quelle di Maradona e Zico ha strappato la mia, come testimonia una foto di quegli anni. Comunque erano sempre sfide dure, ma cavalleresche e leali, e anche io sapevo farmi rispettare.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="331" height="337" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-e-Gentile.jpg" alt="" class="wp-image-10370" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-e-Gentile.jpg 331w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-e-Gentile-295x300.jpg 295w" sizes="(max-width: 331px) 100vw, 331px" /><figcaption>Uno dei tanti duelli con Gentile nei derby Anni &#8217;70 (foto blogspot.com)</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>I giocatori più forti che ha incrociato nella sua carriera?</strong></pre>



<p>Sono legati alla mia sporadica presenza in azzurro: come compagno Gigi Riva per lo strapotere fisico e il fiuto del gol; da avversario Platini per la classe e l&#8217;intelligenza calcistica.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Veniamo al capitolo Nazionale, forse uno dei pochi rimpianti della sua esperienza agonistica.</strong></pre>



<p>Quando giocavo col 10 da mezzala, nei primi anni Settanta, avevo davanti Rivera e Mazzola. Quando sono passato in fascia ho pensato di poter trovare più spazio, ma c&#8217;era Causio già titolare. Bearzot, benché fosse un &#8220;vecchio cuore granata&#8221;, da commissario tecnico ha sempre razionalmente preferito e puntato sul blocco della Juve. D&#8217;altronde era più facile innestare pochi elementi su un telaio già affiatato di sette-otto giocatori, che amalgamare un organico nuovo con calciatori provenienti da più squadre.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>E proprio in azzurro ha vissuto la più grossa delusione, a livello personale, della carriera.</strong></pre>



<p> Sì. Nell&#8217;ottobre del &#8217;77 si giocò a Torino la partita con la Finlandia, decisiva per la qualificazione ai Mondiali di Argentina. Stadio gremito, nell&#8217;undici titolare sei bianconeri e tre granata più Antognoni e capitan Facchetti. Naturalmente Causio partiva dall&#8217;inizio e io sedevo in panchina. La partita si mise subito bene e si concluse con un sonoro 6-1 per noi, con i famosi quattro gol di Bettega. Nella ripresa, a successo ormai archiviato, ho sperato a lungo che Bearzot mi concedesse uno scampolo di ribalta davanti al mio pubblico, invece non effettuòneppure una sostituzione. Fu una delusione tremenda.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Blocchi bianconero e granata contrapposti, con qualche polemica sull'opportunità delle scelte del commissario tecnico, anche ai Mondiali di Argentina '78.</strong></pre>



<p>Tra la sorpresa generale partimmo forte con le vittorie su Francia e Ungheria, poi arrivò l&#8217;ultima gara del girone eliminatorio contro i padroni di casa, che valeva solo per il platonico primo posto e la possibilità di continuare a giocare la seconda fase a Buenos Aires. Speravamo che Bearzot facesse riposare qualche juventino dando spazio ad altri, ma la mattina precedente la gara vedemmo che prendeva da parte i titolari quasi li volesse confessare. Evidentemente stava chiedendo loro se avessero voluto giocare. La risposta fu scontata da parte di tutti e scese in campo la solita formazione. Ottenemmo una vittoria di prestigio, ma nella seconda fase la fatica si fece sentire e a gioco lungo pagammo gli sforzi e le scelte di impiegare sempre degli stessi, dovendoci accontentare del quarto posto. Tutto l&#8217;opposto di quello che successe quattro anni dopo in Spagna, quando la preparazione fu più mirata e diede vita al crescendo che portò l&#8217;Italia al titolo Mondiale.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Mondiali.jpg" alt="" class="wp-image-10371" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Mondiali.jpg 400w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Mondiali-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /><figcaption>Claudio Sala in azzurro contro l&#8217;Olanda ai Mondiali del &#8217;78 (foto worldfootball.net)</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Lasciati i ricordi fra gioie e delusioni, veniamo all'attualità con un'opinione sul suo Toro e sul momento del calcio italiano.</strong></pre>



<p>Quest&#8217;anno il Toro ha avuto una buona partenza, ha assimilato in fretta il nuovo gioco portato da Juric, che ha anche rinvigorito il carattere e la determinazione tipici dell&#8217;ambiente granata. Sono arrivati punti importanti, poi c&#8217;è stato un calo di continuità nei risultati, aspetto su cui si dovrà lavorare. Per quanto riguarda lo stato di salute del movimento italiano, sappiamo che il calcio vive di episodi e protagonisti e in questo momento, soprattutto per i secondi, siamo in fase calante. D&#8217;altronde vedo lo stesso calo di valori e di grosse figure di spicco a livello internazionale.  Speriamo che si possa risalire presto la china, cominciando dagli imminenti spareggi per i Mondiali.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Dalla qualità delle giocate sul campo a quella nel bicchiere. Lei oggi si dedica alla produzione di vini.</strong></pre>



<p>E&#8217; un&#8217;attività che mi piace molto e mi dà soddisfazione. Col marchio &#8220;I Filari del Poeta&#8221; produco vini del Piemonte commercializzati dal mio socio Renato Trevisan e le promozioni nei centri commerciali sono sempre l&#8217;occasione per incontrare di nuovo i tifosi, non necessariamente granata, e intrattenersi con loro conversando di calcio e di vino.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Graziani-Trevisan.jpg" alt="" class="wp-image-10373" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Graziani-Trevisan.jpg 576w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/03/Claudio-Sala-Graziani-Trevisan-169x300.jpg 169w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /><figcaption>Claudio Sala, assieme al socio Renato Trevisan, omaggia l&#8217;ex compagno Francesco Graziani con i suoi vini</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Poeta come "Poeta del Gol", l'appellativo coniato per lei negli anni ruggenti della sua carriera e che l'accompagna ancora oggi. Chi ne è stato l'artefice?</strong></pre>



<p>A dire il vero non lo so. Nei primi anni al Toro i tifosi avevano creato lo slogan &#8220;Dio perdona, Claudio Sala no&#8221;, poi è venuto fuori &#8220;Il Poeta del Gol&#8221;. C&#8217;è chi dice che l&#8217;abbia coniato il giornalista Giampaolo Ormezzano, ma non c&#8217;è certezza. Comunque, me lo tengo ben stretto.</p>



<p></p>



<p>La certezza è quella dei dribbling, dei cross e delle giocate d&#8217;autore di Claudio Sala, che fanno parte della storia del calcio granata ed italiano.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Claudio Sala vs Juventus Serie A 1976 1977" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/rCqEqBoVY5U?start=110&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Le giocate di Claudio Sala nel derby contro la Juve dell&#8217;aprile 1977</figcaption></figure>



<p></p>



<figure class="wp-block-table is-style-regular"><table class="has-subtle-pale-blue-background-color has-background"><tbody><tr><td><strong>CHI È CLAUDIO SALA</strong></td></tr><tr><td>Nato a Macherio, oggi in provincia di Monza Brianza, l&#8217;8 settembre 1947, dopo una fugace apparizione nel vivaio dell&#8217;Inter cresce nel settore giovanile del Monza esordendo in serie B nel campionato 1965-&#8217;66. Con i biancorossi giocherà tre stagioni, conquistando nel &#8217;66-&#8217;67 la promozione dalla C alla B. Nel 1968-&#8217;69 il trasferimento al Napoli, dove si mette in evidenza come mezzala dotata di tecnica e fantasia collezionando 23 presenze e 2 reti in campionato ed ereditando la maglia numero 10 di Omar Sivori dopo il ritorno in patria dell&#8217;argentino a metà stagione. Nel 1969-&#8217;70 l&#8217;approdo al Torino. In undici stagioni consecutive in maglia granata disputa 286 partite mettendo a segno 25 reti, conquista la Coppa Italia 1971 (vinta ai rigori nello spareggio contro il Milan) e soprattutto lo storico scudetto del 1976. Fondamentale per la sua carriera lo spostamento all&#8217;ala voluto da mister Radice, che lo consacrò come uno dei migliori interpreti del ruolo. Nel 1976 e 1977 ottenne il Guerin d&#8217;Oro, riconoscimento che andava al miglior giocatore della serie A. Tra il 1980 e il 1982 ha chiuso la carriera nel Genoa con 41 presenze e una promozione in serie A. In Nazionale esordisce il 20 ottobre 1971 a Roma contro l&#8217;Austria in una gara terminata 2-2 e valevole per le qualificazioni agli Europei del 1972. In totale vestirà l&#8217;azzurro 18 volte, partecipando ai Mondiali di Argentina &#8217;78, dove scenderà in campo, entrando nella ripresa, nelle sfortunate partite contro Olanda e Brasile. Terminata la carriera agonistica, ha iniziato ad allenare le giovanili granata assumendo anche la guida della prima squadra dal dicembre 1988 al maggio 1989, nella sfortunata stagione che vide la retrocessione del Torino in serie B. Quindi un campionato come tecnico del Catanzaro in C1 ed una fugace apparizione sulla panchina del Moncalieri in serie C2 nella primavera del 2001.</td></tr></tbody></table></figure>



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<p class="has-text-align-right"></p>



<p class="has-text-align-right"></p>



<p> </p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/03/15/claudio-sala-quando-dribbling-e-cross-avevano-sfumature-poetiche.html">Claudio Sala, quando dribbling e cross avevano sfumature poetiche</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Romeo Benetti, il duro del calcio italiano fra ironia e leggerezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ceste]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 10:04:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le nostre interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata a ruota libera fra leggerezza e ironia su passato presente e futuro del calcio italiano con Romeo Benetti, il duro per eccellenza del nostro football</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/02/16/romeo-benetti-il-duro-del-calcio-italiano-fra-ironia-e-leggerezza.html">Romeo Benetti, il duro del calcio italiano fra ironia e leggerezza</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Romeo Benetti in maglia azzurra agli Europei del 1980 (foto goal.com)</em></p>



<p class="has-drop-cap">Si è costruito la fama di duro per eccellenza del calcio italiano. Una roccia granitica nei contrasti che incuteva timore agli avversari, sempre pronto a dare sostegno ai compagni grazie anche a qualità tecnico-tattiche non indifferenti che lo portavano spesso a trovare la via della rete. Romeo Benetti è stato fra la metà degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta uno dei centrocampisti più completi, efficaci e vincenti del nostro campionato e della Nazionale, l&#8217;unico ad aver giocato il derby nelle quattro metropoli italiane.</p>



<p>Carattere schietto, senza peli sulla lingua, con una contagiosa simpatia e un intercalare ironico ereditato dalle sue origini veronesi, oggi dall&#8217;alto dei suoi 76 anni osserva con leggerezza e distacco dal <em>buen retiro</em> di Leivi, sulle alture genovesi, un calcio sempre più frenetico e svuotato nell&#8217;anima, non disdegnando di dispensare qualche inevitabile punzecchiatura. Assieme a &#8220;Game of Goals&#8221; ripercorre carriera e bei tempi andati, volgendo uno sguardo anche all&#8217;attuale stato di salute del nostro football.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Romeo, partiamo dagli inizi. Il suo approccio col pallone è stato diametralmente opposto a quello che hanno oggi i ragazzi.</strong></pre>



<p>Vero, del tutto diverso. I campi sportivi quasi non esistevano e i bambini cominciavano a giocare all&#8217;oratorio. La mia fortuna calcistica è stata quella di avere vissuto dagli 8 ai 16 anni in collegio a Venezia. Trecento ragazzi esuberanti con voglia di correre e divertirsi, campo improvvisato nel cortile, l&#8217;erba non cresceva nemmeno se la disegnavi, le porte venivano pitturate sui muri e si giocavano diverse partite in contemporanea. Dovevi essere bravo a scansare i partecipanti alle altre partite e a riconoscere i tuoi compagni. Per fortuna ogni pallone aveva un colore diverso, e attenzione a non cadere, altrimenti erano dolori! La tecnica la affinavi in maniera naturale, non come oggi dove si credono dei fenomeni perché magari sono riusciti a stoppare per sbaglio un pallone. E&#8217; stata una bella scuola di vita.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Tutto il contrario delle scuole calcio.</strong></pre>



<p>Nelle scuole calcio la fantasia viene annullata. I bambini mi sembrano troppo sedentari e ingabbiati. Si alzano al mattino e la mamma gli mette fretta per far colazione al volo e andare a scuola. Poi tutto il tempo fra i banchi, il ritorno a casa, pranzo, compiti da fare e via di corsa verso la scuola calcio dove continuano a prendere ordini anche dall&#8217;allenatore. Non hanno modo di esprimersi liberamente, secondo me non si divertono più.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"> <strong>Dopo il collegio l'ingresso nel calcio "vero" al Bolzano in serie D e l'inizio di una gavetta lungo la Penisola</strong>.</pre>



<p>Ho girato molto per l&#8217;Italia, ma in realtà di gavetta ne ho fatta poca e ho subito cominciato a collezionare soddisfazioni a tutti i livelli, come il terzo posto in serie C a Siena e a Taranto e la vittoria del campionato di serie B con il Palermo. Diciamo che ho fatto la fortuna di tutti gli allenatori che mi hanno avuto.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Nell'estate del '68 il suo primo trasferimento alla Juventus, dove non riuscì però ad integrarsi nell'ambiente anche a causa della scarsa considerazione che il tecnico Heriberto Herrera aveva nei suoi confronti, seguito dall'affermazione nella stagione successiva alla Sampdoria e dal passaggio al Milan nel '70, fortemente voluto da Nereo Rocco, che da avversario aveva apprezzato le sue doti temperamentali e tattiche.</strong></pre>



<p>Per forza, dopo un contrasto Cudicini, Anquilletti e Trapattoni erano finiti a terra, mentre l&#8217;unico rimasto in piedi ero io e questo il Paron lo apprezzava. Ho sempre fatto leva sull&#8217;esuberanza e sul fisico. All&#8217;inizio venivo impiegato in una posizione più avanzata, poi col tempo sono stato arretrato in mediana a marcare il centrocampista avversario più pericoloso e a correre in lungo e in largo recuperando palloni e dando una mano ai &#8220;vecchietti&#8221; della squadra.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>L'infortunio del bolognese Liguori dopo una sua durissima entrata nel gennaio del 1971 ha segnato in negativo la sua fama. Lei è diventato il "picchiatore", anche se a onor del vero non è mai stato espulso per interventi violenti. Era il classico giocatore ruvido ma estremamente leale, che le dava e le prendeva senza tirarsi indietro.</strong></pre>



<p>In Italia quando ti battezzano ti porti dietro l&#8217;etichetta per sempre. E&#8217; facile trovare il capro espiatorio ed addossargli tutte le colpe. Devo dire che negli anni con questa fama di duro ci ho anche giocato e mi ha pure fatto piacere. Con una piccola delusione: un giornale inglese ha stilato la classifica dei calciatori più cattivi al mondo e mi ha messo solo al quarto posto. Peccato, pensavo di essere il primo! (ride, n.d.r.). Una delle cose che mi ha fatto più sorridere è stato sentire una mamma rimproverare il figlio dicendogli &#8220;Se non stai zitto chiamo Benetti!&#8221;</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-Rivera-Milan.jpg" alt="" class="wp-image-9885" width="499" height="331"/><figcaption>Rivera e Benetti negli anni milanisti (foto Pinterest)</figcaption></figure></div>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Non solo grinta e senso tattico però, ma anche un discreto fiuto del gol, specie con le conclusioni dalla distanza, come quella al volo a Firenze nella primavera del '77 con la maglia della Juventus che le valse il premio per il più bel gol del campionato.</strong></pre>



<p>Ci provavo spesso, mi ha sempre divertito cercare la porta sia con le incursioni, sia con i tiri da lontano, che forse trovavano i portieri un po&#8217; addormentati.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Sei stagioni al Milan non si possono scordare. Per lei un'esperienza intensa fra le gioie di una Coppa delle Coppe e due Coppe Italia e i dolori di tre scudetti svaniti sul filo di lana, su tutti quello della "fatal Verona" del '73. Che cosa le è rimasto di quel periodo?</strong></pre>



<p>Al di là dei risultati sul campo, che alla fine si compensano, il ricordo di un gruppo di compagni unito, la soddisfazione di essere stato quasi sempre presente e l&#8217;affetto dei tifosi, che mi hanno eletto a &#8220;Stella rossonera&#8221;. Purtroppo negli ultimi tempi la situazione societaria era diventata sempre più precaria e avevamo anche qualche difficoltà a ricevere gli stipendi. Tutto questo ha influito sul rendimento di una squadra che in quel periodo avrebbe potuto fare di più.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Nell'estate del '76 il clamoroso scambio con Capello sull'asse Juventus-Milan, in contemporanea a quello Boninsegna-Anastasi fra nerazzurri e bianconeri. Lei e Bonimba, giudicati dalla critica quasi come "ferri vecchi", vi siete presi delle gran belle rivincite negli anni al servizio della Vecchia Signora.</strong></pre>



<p>In quegli anni i giocatori erano di proprietà delle società e dovevi andare a giocare dove ti mandavano, senza poterti opporre. Non parlerei però di rivincite, tenga conto che con Capello il Milan ha preso un regista completo e si è costruito un grandissimo allenatore per il futuro. Quella Juve comunque era uno spettacolo: squadra volitiva, duttile, moderna tatticamente, con tutta gente dai piedi buoni elastica nell&#8217;interpretazione dei ruoli. Ci adattavamo e sapevamo affrontare qualsiasi avversario. Se la mettevano sulla forza non c&#8217;erano problemi, specie col sottoscritto e Furino; sulla tecnica men che meno, vedi Causio, Bettega e Scirea; e anche a livello dialettico ci facevamo rispettare da tutti. I valori aggiunti erano però un presidente come Boniperti, che ne capiva di calcio come pochi, e un allenatore giovane e determinato come il mio ex compagno di squadra Trapattoni, bravissimo a caricarci. Due scudetti di fila, il primo dopo il fantastico braccio di ferro con il Torino, la Coppa UEFA, primo trionfo europeo della Juve, ed una Coppa Italia penso che parlino da soli.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-Juve-Sampdoria.jpg" alt="" class="wp-image-9887" width="556" height="360"/><figcaption>Romeo Benetti con la maglia della Juventus in azione contro la Sampdoria nella gara che diede ai bianconeri lo scudetto 1977 (foto blogspot.com)</figcaption></figure></div>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>La chiusura nella Roma, dove ha lasciato ancora il segno.</strong></pre>



<p>Altre due Coppe Italia penso non siano male, poi ho fatto da chioccia alla nascente squadra di Liedholm che qualche anno dopo avrebbe vinto lo scudetto.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Capitolo Nazionale. Un altro contesto dove lei non è proprio passato inosservato.</strong></pre>



<p>Sono entrato in azzurro quasi per &#8220;sbaglio&#8221;, data la concorrenza non da poco di Bedin e soprattutto Bertini, poi mi sono conquistato il mio spazio dando penso un bel contributo, fino a essere giustamente accantonato per limiti d&#8217;età a favore dei più giovani Marini e Oriali.</p>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Dopo la perla del primo storico successo a Wembley nel novembre '73 e la delusione dei Mondiali di Germania del '74, dove lei mise comunque lo zampino provocando l'autorete di Perfumo nel pareggio con l'Argentina, le maggiori soddisfazioni in azzurro sono arrivate dal Mondiale del '78. In quel contesto la formazione di Bearzot espresse forse il suo gioco migliore ottenendo un quarto posto che anticipò il trionfo in Spagna e lei offrì la consueta costanza di rendimento impreziosita dal gol all'Ungheria.</strong></pre>



<p>E&#8217; stata una grande esperienza. C&#8217;era in pratica la Juve trasferita in Nazionale, ad un certo punto con nove elementi in campo integrati dalla sorpresa Paolo Rossi in attacco e dalla regia prima di Antognoni, poi di Zaccarelli, due signori giocatori. Giocammo veramente bene, purtroppo calammo nel finale, mancando un piazzamento più prestigioso che avremmo sicuramente meritato. Il Mondiale in Argentina servì anche alla gente in Italia: fu il primo visto a colori in televisione e contribuì a porre l&#8217;attenzione sulla dittatura in quel paese e sulle nefandezze perpetrate dalla giunta militare, di cui fino a quel momento non si sapeva molto. Per quanto riguarda il torneo, diciamo che in quel contesto propagandistico l&#8217;Argentina &#8220;doveva&#8221; vincere.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="694" height="463" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-squadra-Nazionale.jpg" alt="" class="wp-image-9889" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-squadra-Nazionale.jpg 694w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-squadra-Nazionale-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 694px) 100vw, 694px" /><figcaption>Benetti, primo in piedi da sinistra, con la Nazionale azzurra prima del vittorioso esordio contro la Francia nei Mondiali di Argentina &#8217;78 (foto ad.nl) </figcaption></figure></div>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>Dal Mondiale di Argentina alla situazione attuale della Nazionale italiana. Dopo l'impresa agli Europei gli azzurri hanno avuto un periodo di appannamento e adesso la qualificazione ai Mondiali del Qatar, che sembrava ormai raggiunta, dovrà passare attraverso gli spareggi.</strong></pre>



<p>Sarebbe un vero disastro non andare ai Mondiali per la seconda volta consecutiva e mi auguro di cuore che la Nazionale ci arrivi. Gli elementi di qualità li ha, ma dopo gli Europei è mancata la continuità nei risultati. Si è sentita troppo la pressione del dover fare risultato senza poter giocare con la leggerezza e la testa libera di prima. Essere costretti a vincere ti condiziona nelle scelte e nelle prestazioni, portandoti, se non riesci a gestire la pressione, a commettere degli errori. Questo vale, come si è purtroppo visto, sia per l&#8217;allenatore, sia per i giocatori. Negli spareggi sarà fondamentale entrare in campo convinti dei propri mezzi senza alcun timore in qualsiasi stadio si giochi, sbloccare immediatamente il risultato e chiudere la gara per vincere e tacitare tutti.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Come tecnico ha lavorato a lungo al centro federale di Coverciano guidando anche gli azzurrini Under 15. Un suo parere sul nostro settore giovanile e sull'eccessivo numero di stranieri presenti nei vari campionati.</strong></pre>



<p>Oggi il calcio è ormai globalizzato e gli stranieri sono presenti a tutti i livelli e in tutti i campionati. L&#8217;importante è scegliere quelli bravi. Spesso mi sembra invece che, soprattutto fra i giovani, a parità di valori si tenda a scegliere il nome esotico. Per quanto riguarda i vivai, i talenti ci sono, poi purtroppo intervengono i procuratori che li fanno diventare subito troppo bravi, facendo molto bene i loro interessi. Quando sei giovane è facile <em>sbarellare</em> se vedi tanti soldi con facilità, rischiando poi di sederti e non mantenere le promesse. I giovani calciatori tendono a vivere in un mondo a parte, dove spesso i responsabili delle società devono andarli a prendere per portarli agli allenamenti in quanto sovente non sanno districarsi con gli orari di treni e mezzi pubblici. Sarebbe più utile per tutti coccolarli di meno.</p>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>Veniamo al campionato di serie A in corso. Qual è a suo giudizio lo stato di salute delle quattro squadre che hanno segnato la sua carriera?</strong></pre>



<p>La Sampdoria è sempre disastrata dal punto di vista economico, speriamo che riesca a finire bene la stagione. E&#8217; cambiato poco dai miei tempi, in cui quando ci salvavamo alla penultima giornata era grande successo. La Juve con l&#8217;innesto di Vlahovic ha ritrovato fiducia, mi auguro che sistemi l&#8217;assetto e prosegua nella sua ripresa per centrare almeno la zona Champions. Il Milan sembra avere messo la testa a posto per tornare a competere e se la giocherà fino in fondo per lo scudetto. Per la Roma, che dire, lì vige il detto <em>&#8220;volemose bene&#8221;</em>. La città è dispersiva e umorale, è difficile avere la continuità e la costanza per centrare gli obiettivi. Le intenzioni sono sempre le migliori, ma i risultati tardano ad arrivare e i giallorossi attuali sono lo specchio di questa situazione.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-oggi.jpg" alt="" class="wp-image-9892" width="363" height="221" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-oggi.jpg 319w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/Benetti-oggi-300x183.jpg 300w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" /><figcaption>Romeo Benetti oggi (foto CalcioMercato)</figcaption></figure></div>



<p></p>



<pre class="wp-block-verse"><strong>In conclusione, riavvolgiamo il nastro. Il vostro era un calcio a misura d'uomo, oggi sembra quasi una realtà virtuale.</strong></pre>



<p>L&#8217;ambiente, il modo di vivere e il calcio stesso erano più semplici, genuini, quasi <em>naïf</em>. Il rapporto con i tifosi era possibile, si instauravano amicizie vere. Oggi sembrano dei divi inaccessibili. La domenica tutta la famiglia si muoveva in funzione della partita. D&#8217;inverno, quando si giocava alle 14,30, si pranzava alle 11 perché il papà doveva andare allo stadio. Quando cambiava l&#8217;ora e le partite cominciavano alle 15 o alle 16, si mangiava più tardi e con più calma. Oggi comandano le televisioni, c&#8217;è calcio tutti i giorni e a tutte le ore, in barba anche all&#8217;integrità fisica dei giocatori. Si rischia solo di disamorare la gente. D&#8217;altronde, alle televisioni costa molto meno e rende di più in termini di audience e di introiti pubblicitari produrre una partita investendo solo su telecronisti e cameramen, che allestire una commedia o uno spettacolo di varietà, come si diceva ai miei tempi, con tutto il movimento che comporta.</p>



<p>Fra ricordi passati e critica visione bonaria del presente, la &#8220;roccia&#8221; Romeo Benetti resta così salda con le proprie convinzioni scolpite nella storia del calcio italiano e nella memoria degli appassionati.</p>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Romeo Benetti" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/z-K4MTu5N-k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Carriera e caratteristiche di Romeo Benetti con sfumature in bianconero</figcaption></figure>



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<figure class="wp-block-table is-style-regular"><table class="has-subtle-pale-blue-background-color has-background"><tbody><tr><td><strong>CHI È ROMEO BENETTI</strong></td></tr><tr><td>Romeo Benetti è nato il 20 ottobre 1945 ad Albaredo d&#8217;Adige, in provincia di Verona. Mediano di 175 cm. d&#8217;altezza per un peso forma di 73 kg., ha esordito in serie D nel Bolzano nella stagione 1963-&#8217;64, passando nelle due annate successive in serie C prima al Siena, poi al Taranto, collezionando due terzi posti. Nel 1967-&#8217;68 l&#8217;approdo in serie B al Palermo con la vittoria del campionato e la promozione in serie A. Nel 1968-&#8217;69 il trasferimento alla Juventus (33 presenze totali e 5 reti), seguito l&#8217;anno successivo da quello alla Sampdoria nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione che portò in bianconero Francesco Morini e Bob Vieri (in blucerchiato 30 presenze e 4 reti). Dal &#8217;70-&#8217;71 al &#8217;75-&#8217;76 sei stagioni consecutive al Milan per un totale di 251 presenze con 49 reti in tutte le competizioni, impreziosite dalla conquista di due Coppe Italia e della Coppa delle Coppe &#8217;72-&#8217;73.<br>Nell&#8217;estate &#8217;76 il clamoroso secondo trasferimento alla Juventus con lo scambio che portò in rossonero Fabio Capello. In tre stagioni alla corte della Vecchia Signora, Benetti mise in fila 159 presenze e 23 gol, vincendo due scudetti (&#8217;76-&#8217;77 e &#8217;77-&#8217;78), la Coppa UEFA &#8217;76-&#8217;77 (primo successo internazionale juventino) e la Coppa Italia &#8217;79. Chiusura di carriera alla Roma tra il 1979 e l&#8217;81, con 42 presenze, 3 reti e la conquista di altre due Coppe Italia.<br>In Nazionale ha esordito il 25 settembre 1971 a Genova nel 2-0 in amichevole al Messico, disputando 55 partite e segnando 2 reti. Per lui la partecipazione da titolare ai Mondiali tedeschi del &#8217;74 ed a quelli argentini &#8217;78, terminati al quarto posto. Piazzamento analogo agli Europei casalinghi del 1980.<br>Come tecnico ha guidato la Primavera della Roma vincendo un Torneo di Viareggio ed un campionato Primavera, quindi la Cavese e la Carrarese in serie C1 a metà anni Ottanta. Dopodiché diversi anni nello staff del centro tecnico federale di Coverciano fra Nazionali giovanili e corsi di formazione per gli allenatori.</td></tr></tbody></table></figure>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"></h3>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/02/16/romeo-benetti-il-duro-del-calcio-italiano-fra-ironia-e-leggerezza.html">Romeo Benetti, il duro del calcio italiano fra ironia e leggerezza</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Gigi Meroni: il volo spezzato della farfalla granata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ceste]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Oct 2021 07:43:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cinquantaquattro anni dalla sua scomparsa ricordiamo la figura e la storia romantica e tragica di Gigi Meroni, artista dentro e fuori dal campo, precursore dei tempi in una personale ricerca di libertà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/10/19/gigi-meroni-il-volo-spezzato-della-farfalla-granata.html">Gigi Meroni: il volo spezzato della farfalla granata</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>La gioia di Gigi Meroni dopo un gol con la maglia del Torino</em> [foto orticalab.it]</p>



<p class="has-drop-cap">Il 15 ottobre 1967 terminava tragicamente sull&#8217;asfalto bagnato torinese di corso Re Umberto la parabola umana e sportiva di <strong>Gigi Meroni</strong>, ribattezzato in seguito la <strong>&#8220;farfalla granata&#8221;</strong>, calciatore simbolo della sua epoca, <strong>anticonformista, precursore dei tempi, genio e artista del football</strong> che può essere inserito a pieno titolo nel novero delle grandi ali destre, in grado di lasciare un segno indelebile nella memoria di chi l&#8217;ha visto giocare e anche delle generazioni più giovani che ne hanno solo ascoltato l&#8217;incredibile e drammatica storia.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="917" height="960" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-primo-piano.jpg" alt="" class="wp-image-8536" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-primo-piano.jpg 917w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-primo-piano-287x300.jpg 287w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-primo-piano-768x804.jpg 768w" sizes="(max-width: 917px) 100vw, 917px" /><figcaption>Un intenso primo piano di Gigi Meroni (foto Pinterest)</figcaption></figure></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gli inizi sulle rive del lago</h3>



<p></p>



<p>Classe 1943, annata baciata dagli dei del calcio italico, che ha dato i natali, tra gli altri, a campioni del calibro di Rivera, Boninsegna, De Sisti  e Rosato, il piccolo Luigi cominciò a destreggiarsi col pallone in un angusto cortile vicino alla sua casa di <strong>Como</strong>, affinando poi dribbling e giocate estemporanee all&#8217;<strong>oratorio San Bartolomeo</strong>, dove fu subito inserito nella locale squadra della Libertas. Orfano di padre dall&#8217;età di due anni, dovette cominciare a lavorare presto per aiutare la madre Rosa, tessitrice con tre figli sulle spalle, a sbarcare il lunario.  Il talento artistico che ne caratterizzerà tutta la vita, dentro e fuori dal campo di gioco, iniziò ad esprimerlo lavorando come <strong>disegnatore di cravatte</strong> e con la parallela <strong>passione per la pittura</strong>.</p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Decolla la carriera</h3>



<p></p>



<p>Passato alle <strong>giovanili del Como</strong>, dopo avere esordito in <strong>serie B nel campionato 1960-&#8217;61</strong> fu ceduto nell&#8217;<strong>estate del &#8217;62 al Genoa</strong>, i cui dirigenti erano rimasti stregati dal suo estro quando se lo erano trovati contro come avversario. Nelle due stagioni in rossoblù, in cui strinse solidi rapporti d&#8217;amicizia con <strong>Natalino Fossati</strong>, futuro compagno in granata, e scoccò il <strong>travolgente amore per Cristiana Uderstadt</strong>, avvenne la sua definitiva esplosione. Seguito amorevolmente dal tecnico <strong>Beniamino Santos</strong>, contribuì con i suoi dribbling funambolici e i suoi gol a portare il Grifone ad un incredibile ottavo posto in classifica, attirando le attenzioni del <strong>presidente torinista Orfeo Pianelli</strong> che, nonostante la mobilitazione della tifoseria genoana per trattenerlo, nel giugno del 1964 se lo accaparrò per la <strong>cifra record di 300 milioni di lire</strong>, valutazione quasi impensabile per un giocatore di soli 21 anni. La notizia fece andare su tutte le furie Santos, che interruppe le vacanze in Spagna e si precipitò in auto verso Genova per cercare di impedirne il trasferimento. Un incidente (tragica, ricorrente fatalità) gli impedirà di raggiungere il capoluogo ligure mettendo fine alla sua vita.</p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Torino, la fama anticonformista</h3>



<p></p>



<p>&#8220;Per fortuna sono finito sulla sponda giusta di Torino&#8221; fu la frase con cui Meroni si presentò alla tifoseria granata, scaldando subito i cuori dei tifosi. Poi i <strong>guizzi imprendibili in campo, i tiri a giro pennellati alternati a secchi rasoterra, le diavolerie da giocoliere</strong> con cui sfuggiva agli avversari senza però mai umiliarli, i <strong>calzettoni abbassati</strong>, la <strong>maglia fuori dai calzoncini</strong>, la <strong>barba spesso incolta</strong> e i <strong>capelli lunghi</strong> per i canoni dell&#8217;epoca (oggi farebbero sorridere), uno <strong>stile beatnik</strong> a suo modo anarchico che anticipava già la &#8220;fantasia al potere&#8221; esplosa qualche anno più tardi col &#8217;68, fecero sognare gli appassionati più giovani e non solo, con la speranza che un altro stile di calcio e di vita fossero possibili. </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="427" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-pittore.jpg" alt="" class="wp-image-8527" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-pittore.jpg 700w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-pittore-300x183.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Gigi Meroni in versione pittore nella sua mansarda torinese (foto ilsuperredattore.it)</figcaption></figure></div>



<p>Ma era nella vita privata che Gigi esprimeva in pieno la sua personalità.  Dai <strong>vestiti disegnati di proprio pugno</strong> con pantaloni a zampa di elefante, vistose giacche quadrettate e cappelli di ogni foggia affidati poi a un sarto per la realizzazione su misura, agli occhiali da sole a goccia portati perennemente abbassati sul naso; dalla <strong>Balilla</strong> scelta come auto che non lo faceva di certo passare inosservato, alla <strong>gallina vezzosamente portata a passeggio al guinzaglio</strong>; dal divertimento nel chiedere agli ignari passanti senza farsi riconoscere il loro parere su Meroni (definito dalla tifoseria <strong>Calimero</strong>), alla <strong>mansarda in piazza Vittorio</strong> in cui andò a vivere <strong>arredata in stile bohémien e trasformata in una sorta di atelier dove rilassarsi e dilettarsi nella pittura</strong>, forse la passione più profonda dell&#8217;ala destra granata, i segni lampanti di una <strong>originale ricerca di libertà mai comunque insofferente alle regole</strong>, che tuttavia destabilizzò i benpensanti della metà degli Anni &#8217;60. </p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La sfida al perbenismo</h3>



<p></p>



<p>Fu amore a prima vista quello con <strong>Cristiana Uderstadt, la splendida ragazza bionda che caricava i fucili al tiro a segno del luna park di Genova</strong>, ma la famiglia di lei non vedeva di buon occhio la relazione con lo &#8220;scapestrato&#8221; calciatore e le impose il matrimonio col regista Luigi Petrini, allievo di Federico Fellini, che Meroni dovette subire in silenzio nel 1964, la stagione della sua consacrazione al Genoa.</p>



<p>Le ragioni del cuore finirono però per prevalere e pochi mesi dopo Cristiana lo raggiunse a Torino, ponendo fine di fatto al suo matrimonio con successiva richiesta di annullamento alla Sacra Rota.<strong> I due convissero <em>more uxorio</em> nel nido d&#8217;amore di piazza Vittorio</strong> scatenando le critiche feroci dei perbenisti bigotti in un periodo in cui il divorzio non esisteva ancora. &#8220;Con Gigi era come vivere un sogno, in un altro mondo, Tutto molto bello&#8221;, dichiarò Cristiana qualche anno dopo la scomparsa del suo amato in uno struggente ricordo. Il sogno divenne realtà nell&#8217;estate del 1967 con l&#8217;annullamento del matrimonio di Cristiana e le nozze con Gigi programmate per il mese di dicembre. La tragica sera di metà ottobre lo infranse invece per sempre, dopo la <strong>premonizione onirica della donna</strong>, che vedeva Gigi avvicinarsi all&#8217;altare ma sparire prima di raggiungere la sposa, e il <strong>ritratto della sua musa bionda rimasto incompiuto</strong>, con Meroni che non riusciva a trovare la giusta espressione da dare agli occhi.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="634" height="630" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-e-Cristiana.jpg" alt="" class="wp-image-8529" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-e-Cristiana.jpg 634w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-e-Cristiana-300x298.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-e-Cristiana-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 634px) 100vw, 634px" /><figcaption>Gigi Meroni con Cristiana Uderstadt (foto storiedicalcio.altervista.org)</figcaption></figure></div>



<p>La farfalla granata non era però solo osteggiata per la sua vita privata. A causa dei capelli lunghi e di barba e baffi all&#8217;apparenza incolti, dovette subire <strong>l&#8217;ostracismo del commissario tecnico Edmondo Fabbri e della dirigenza della nazionale</strong>, per i quali un calciatore che si presentava come un bohémien non era degno di vestire la maglia azzurra. In suo soccorso vennero <strong>Nereo Rocco</strong>, suo allenatore al Toro che conosceva a fondo e accettava la situazione di Gigi e aveva con lui un rapporto diretto, protettivo e quasi paterno, arrivando a dichiarare &#8220;Meroni è come Sansone, se gli tagliassero i capelli non saprebbe più giocare&#8221;, nonché il crescendo di prestazioni in maglia granata.</p>



<p>Alla vigilia dei <strong>Mondiali del 1966</strong> Fabbri dovette cedere alle richieste a furor di popolo e nel più classico compromesso all&#8217;italiana <strong>Meroni accettò di accorciare la lunghezza dei capelli</strong> per entrare tra i ventidue convocati per l&#8217;avventura inglese. Il <strong>Best italiano</strong> non ebbe però mai in pieno la stima di Mondino, che nelle amichevoli di preparazione lo impiegò spesso sulla sinistra a piede invertito e continuò a preferirgli il bolognese Perani come titolare per il ruolo di ala destra. Nell&#8217;infausta spedizione culminata con l&#8217;umiliante eliminazione da parte della Corea del Nord, Meroni fini così per giocare solo la seconda partita, per altro persa di misura contro l&#8217;Unione Sovietica, quindi non fu più convocato neppure dal nuovo commissario tecnico Ferruccio Valcareggi, chiudendo la sua breve esperienza azzurra con 6 presenze e 2 reti. </p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">L&#8217;ascesa in granata</h3>



<p></p>



<p>Velocità, estro, fantasia e i dribbling imprevedibili con cui Meroni sgusciava dalla marcatura dei difensori avversari per presentarsi a tu per tu col portiere continuarono a deliziare i tifosi granata. Gigi e compagni vissero una <strong>stagione d&#8217;oro nel 1964-&#8217;65</strong>, dove il Toro conquistò un inatteso <strong>terzo posto in campionato</strong> alle spalle dell&#8217;Inter euromondiale di Herrera e del Milan, giungendo sino alla <strong>semifinale di Coppa delle Coppe</strong>, dove fu eliminato soltanto allo spareggio dai tedeschi del Monaco 1860.</p>



<p>La <strong>maglia numero 7</strong> sulle sue spalle ed i calzettoni abbassati diventarono presto un&#8217;icona e dopo aver realizzato 5 e 7 reti nelle prime due stagioni granata, Meroni <strong>toccò l&#8217;apice nel &#8217;66-67 con 9 gol</strong>, tra cui la <strong>celeberrima parabola ad effetto</strong> grazie alla quale 12 marzo <strong>beffò il suo marcatore</strong> <strong>Facchetti e il portiere Sarti davanti ad un San Siro gremito e ammutolito</strong>, nella gara che pose fine dopo tre anni all&#8217;imbattibilità interna dei nerazzurri. Curioso aneddoto che precedette quella giornata fu la fuga notturna di Gigi dal ritiro milanese del Toro per andare a ricucire il rapporto con Cristiana, che in quel periodo risiedeva nel capoluogo lombardo. I due rimasero a parlare sotto la pioggia fino all&#8217;alba, poi Gigi, rinfrancato, tornò di soppiatto in albergo per liberarsi in volo sul campo nell&#8217;indimenticabile pomeriggio.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="450" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-salta-portiere.jpg" alt="" class="wp-image-8531" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-salta-portiere.jpg 750w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-salta-portiere-300x180.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /><figcaption>Una tipica azione di Meroni a tu per tu col portiere avversario (foto mole24.it)</figcaption></figure></div>



<p>Da sempre esteta del pallone, l&#8217;<strong>Avvocato Gianni Agnelli</strong> non poté che invaghirsi della farfalla granata e diede mandato ai dirigenti bianconeri di fare di tutto per portarla a vestire la maglia della<strong> Juventus</strong>. L&#8217;<strong>incredibile offerta di 750 milioni di lire</strong> fece traballare il presidente torinista Pianelli, che in un primo tempo si convinse a cederlo. La notizia suscitò una vera e propria <strong>sollevazione di piazza da parte della tifoseria granata</strong> e sotto l&#8217;enorme pressione (temendo anche per la propria incolumità) Pianelli fece marcia indietro. Nell&#8217;estate 1967 fu così <strong>Gigi Simoni</strong> ad approdare sull&#8217;altra riva del Po.</p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La tragedia</h3>



<p></p>



<p>Anche la stagione 1967-&#8217;68 era iniziata con il piede giusto per Meroni, che aveva ritrovato Edmondo Fabbri sulla panchina del Toro stringendo un patto di &#8220;non belligeranza&#8221; col tecnico (anche per aiutarlo a rifarsi un&#8217;immagine dopo l&#8217;umiliazione della Corea) ed aveva formato un&#8217;affiatata coppia d&#8217;attacco con il franco-argentino <strong>Nestor Combin</strong>. Il <strong>15 ottobre 1967 il Torino sconfisse per 4-2 la Sampdoria al Comunale</strong> grazie ad una tripletta dello scatenato Combin e ad un acuto di Moschino, festeggiando al meglio anche l&#8217;<strong>esordio in serie A di Aldo Agroppi</strong>. Grande protagonista con assist e giocate funamboliche il solito Meroni, che però uscì dal campo a capo chino assorto nei suoi pensieri, forse in preda a un brutto presagio. A Nestor che si rammaricava per non aver risparmiato qualche gol per il derby della settimana successiva, Gigi rispose: &#8220;Tranquillo, domenica ne farai tre&#8221;.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="450" height="369" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-abbraccia-Combin.jpg" alt="" class="wp-image-8533" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-abbraccia-Combin.jpg 450w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/10/Meroni-abbraccia-Combin-300x246.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /><figcaption>L&#8217;abbraccio fra Meroni e Combin dopo uno dei tre gol segnati dal franco-argentino alla Sampdoria il 15 ottobre 1967 (foto ilvaloreitaliano.it)</figcaption></figure></div>



<p>Come consuetudine imposta da mister Fabbri, <strong>dopo la partita il Toro restava in ritiro sino al lunedì mattina</strong>. Durante la cena nella sede sociale di corso Vittorio Emanuele, nell&#8217;euforia del momento i <strong>giocatori cominciarono a chiede al tecnico di lasciarli andare a casa come premio per la brillante vittoria</strong> del pomeriggio. Fabbri acconsentì e Meroni, assieme al fraterno amico e compagno di squadra Fabrizio Poletti, si avviò verso la propria abitazione di <strong>corso Re Umberto</strong>, dove si era da poco trasferito dalla mansarda di piazza Vittorio. Non avendo con sé le chiavi di casa e non essendo stato visto dalla portinaia, che ne custodiva un paio, <strong>si diresse assieme a Poletti verso il Bar Zambon per telefonare agli amici presso i quali Cristiana si trovava a cena</strong>.</p>



<p>Dopodiché<strong> riattraversò, sempre con Poletti, corso Re Umberto all&#8217;altezza del civico 46</strong>. I due percorsero la prima metà della carreggiata e si fermarono in mezzo alla strada, aspettando il momento propizio per completare l&#8217;attraversamento. Vedendo sopraggiungere un&#8217;automobile, fecero un passo indietro e <strong>furono investiti da una Fiat 124 Sport Coupé</strong>&nbsp;&nbsp;proveniente dalla direzione opposta. Poletti fu colpito di striscio mentre<strong> Meroni</strong>, investito alla gamba sinistra, <strong>fu sbalzato in aria dall&#8217;impatto, cadde a terra nell&#8217;altra corsia e fu travolto da una&nbsp;Lancia Appia</strong>&nbsp;che lo centrò in pieno e ne trascinò il corpo per 50 metri. Fu portato all&#8217;ospedale Mauriziano&nbsp;da un passante, dato che l&#8217;ambulanza chiamata rimase imbottigliata nel traffico, dove arrivò con <strong>gambe e bacino&nbsp;fratturati e con un grave&nbsp;trauma cranico</strong>. Fu tentato un disperato intervento chirurgico d&#8217;urgenza, ma alle 22,40 l&#8217;espressione sconsolata del medico che uscì dalla sala operatoria allargando solo le braccia, confermò la tragica realtà che strappò a <strong>Cristiana un urlo lancinante</strong> che risuonò a lungo tra le mura del nosocomio torinese. <strong>A guidare la Fiat 124 era Attilio Romero</strong>, all&#8217;epoca diciannovenne neopatentato studente di buona famiglia residente a poche centinaia di metri dal luogo dell&#8217;incidente, tifosissimo granata che aveva in Meroni il proprio idolo e del quale imitava abbigliamento ed atteggiamenti. Per ironia del destino, nel 2000 Romero divenne presidente del Torino.</p>



<p>Il lutto scosse la città. <strong>Più di ventimila persone parteciparono ai funerali</strong> di della farfalla granata; anche dal carcere&nbsp;Le Nuove&nbsp;di Torino alcuni detenuti fecero una colletta per mandare fiori, mentre la stampa sembrò perdonargli le bizzarrie che gli aveva contestato in vita, ma <strong>l&#8217;arcidiocesi di Torino&nbsp;si oppose al funerale religioso di un &#8220;pubblico peccatore&#8221;</strong> <strong>e criticò aspramente don Francesco Ferraudo, cappellano del club granata, che lo celebrò comunque</strong>.</p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il derby più incredibile</h3>



<p></p>



<p>Affranto, come i compagni di squadra, i dirigenti e tutti gli sportivi, nel visitare la camera ardente <strong>Nestor Combin</strong> <strong>si chinò sulla salma e baciò in fronte l&#8217;amico promettendogli che avrebbe realizzato la sua profezia</strong>. L&#8217;attaccante dal volto da indio ebbe la febbre a 39° fino al sabato sera, ma volle lo stesso scendere in campo nel <strong>derby del 22 ottobre 1967</strong>. Nel silenzio surreale di entrambe le tifoserie le squadre osservarono un minuto di raccoglimento mentre un elicottero inondò il campo di fiori che vennero raccolti sulla fascia destra, dove giocava Meroni. La <em>&#8220;foudre&#8221;</em> scaricò subito i suoi fulmini aprendo le danze al 3&#8242; con una punizione da fuori area e raddoppiando al 7&#8242; con una conclusione della distanza. <strong>Quella domenica in campo c&#8217;era solo la squadra granata, spinta dal dolore e dalla rabbia</strong>, mentre la Juventus assisteva quasi inebetita allo strapotere avversario. Combin completò l&#8217;opera al quarto d&#8217;ora della ripresa, mentre la rete del definitivo<strong> 4-0</strong> fu siglata da <strong>Alberto Carelli, chiamato a sostituire Meroni con la maglia numero 7 sulle spalle</strong>, che dopo aver segnato raccolse il pallone e lo alzò al cielo quasi a volerlo offrire a chi da lassù lo stava guardando assieme agli Invincibili periti a Superga e al comandante del loro aereo, per assurdo omonimo della farfalla granata. Quel successo rappresenta ancora il miglior risultato del Torino nelle stracittadine del dopo Superga e vendicò in senso sportivo i sette derby senza vittorie giocati da Meroni. Al termine della stagione i granata conquistarono la Coppa Italia, che dedicarono a Gigi.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="IL MITO DI GIGI MERONI (Da: &#039;Sfide&#039;/I grandi campioni degli anni &#039;60)" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/TxmeQlAmzPQ?start=4&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Il mito di Gigi Meroni (da &#8220;Sfide&#8221; &#8211; I grandi campioni degli Anni &#8217;60 &#8211; Canale 7)</figcaption></figure>



<p>Nel 2007, nel quarantennale della morte, il Comune di Torino ha eretto un <strong>monumento in granito rosso sul luogo dove venne investito</strong>, a perenne ricordo di un artista del calcio e della vita che, pur volendo solo e sempre essere se stesso, ha anticipato la rivoluzione sociale e dei costumi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/10/19/gigi-meroni-il-volo-spezzato-della-farfalla-granata.html">Gigi Meroni: il volo spezzato della farfalla granata</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Gaetano Scirea: libero, campione e gentiluomo</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2021/09/03/gaetano-scirea-libero-campione-e-gentiluomo.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ceste]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Sep 2021 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nell'anniversario della sua scomparsa rendiamo omaggio all'uomo e al campione Gaetano Scirea con una testimonianza diretta del nostro Luca Ceste</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/09/03/gaetano-scirea-libero-campione-e-gentiluomo.html">Gaetano Scirea: libero, campione e gentiluomo</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Un intenso primo piano di Gaetano Scirea in maglia azzurra (foto athletamag.com)</em></p>



<p class="has-drop-cap">Il 3 settembre 1989 ci lasciava, portato via da un tragico incidente automobilistico sulle strade polacche, <strong>Gaetano Scirea</strong>, uno dei più grandi calciatori non solo italiani di tutti i tempi, tra i <strong>massimi interpreti del ruolo di libero moderno</strong>, erede di Beckembauer (con cui condivideva le stesse origini da centrocampista) e precursore di Franco Baresi. <strong>Icona di stile e correttezza, l&#8217;eleganza applicata al gioco del calcio</strong>. Tecnica, senso del piazzamento e visione tattica innati lo collocano nell&#8217;Olimpo del football. Sempre al posto giusto nel momento giusto, tempista tanto nelle chiusure difensive quanto nell&#8217;impostazione del gioco e negli sganciamenti offensivi (grazie anche ai suoi inizi da mezz&#8217;ala), <strong>ha sempre saputo farsi valere ed apprezzare in campo e fuori più con l&#8217;esempio che con l&#8217;agonismo eccessivo (mai stato espulso) o le parole</strong>. La sua straordinaria galleria di successi (tutto quello che c&#8217;era da vincere a livello di club con la Juventus e il Mondiale con la Nazionale) sono stati quasi la naturale conseguenza della grandezza del calciatore e dell&#8217;uomo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="763" height="590" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Scirea-azione.jpg" alt="" class="wp-image-7947" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Scirea-azione.jpg 763w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Scirea-azione-300x232.jpg 300w" sizes="(max-width: 763px) 100vw, 763px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gaetano Scirea in azione con la maglia della Juventus (foto Pinterest)</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Un vero e proprio idolo ed <strong>esempio da seguire</strong> per noi ragazzini che cominciavamo a cimentarci col calcio a cavallo degli Anni &#8217;80. Oltre ad averlo ammirato in svariate occasioni dalle gradinate del &#8220;Comunale&#8221; torinese, ho avuto la fortuna di vederlo in azione da vicino in una circostanza e di conoscerlo qualche anno dopo. Per rendergli omaggio, più che il riassunto di una carriera straordinaria sbocciata nell&#8217;Atalanta e consacratasi in maglia bianconera e azzurra, o il ricordo delle sue gesta sul campo, vorrei condividere con i lettori di &#8220;Game of Goals&#8221;, scusandomi per la citazione personale, quei due episodi, significativi di un&#8217;epoca e di un calcio distanti anni luce da quelli attuali, che mi rimarranno sempre nell&#8217;animo.</p>



<p> </p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">L&#8217;allenamento al &#8220;Combi&#8221;</h3>



<p></p>



<p>Primavera del 1980. Con agli altri vincitori della fase cittadina delle gare di atletica dei Giochi delle Gioventù partecipiamo alla competizione provinciale in programma allo <strong>Stadio Comunale torinese</strong>. Già calcare la pista e poter calpestare il prato dove tutte le domeniche si esibivano i nostri “eroi” calcistici era stata un&#8217;esperienza indimenticabile, ma la sorpresa più grande arrivò quando uscendo dall&#8217;impianto per andare a riprendere il pullman che ci avrebbe riportato a casa vedemmo Tardelli attraversare in tutta tranquillità via Filadelfia per entrare al <strong>campo &#8220;Combi&#8221;</strong>, sede degli allenamenti della Juventus. Istintivo corrergli dietro e intrufolarsi sulle vetuste gradinate della &#8220;tana&#8221; juventina, dove assieme alla schiera dei “soliti” pensionati dediti ai commenti più svariati, assistemmo a bocca aperta ad una <strong>partita di calcio-tennis</strong> in cui <strong>Scirea</strong> era protagonista assieme a <strong>Bettega, Zoff</strong> ed agli altri compagni bianconeri orchestrati dall&#8217;indemoniato <strong>mister Trapatton</strong>i, dispensando <strong>tocchi di classe</strong> da far strabuzzare gli occhi a noi grezzi quanto imberbi difensori di una squadra giovanile di provincia.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La nuotata in compagnia nel mare di Ceriale</h3>



<p></p>



<p>Passano due anni ed arriviamo alla &#8220;mitica&#8221; <strong>estate del 1982</strong>. Gli <strong>azzurri di Bearzot</strong> si erano appena laureati <strong>campioni del mondo</strong> nella fantastica serata di Madrid dell&#8217;11 luglio (ricorso storico piacevolmente ripropostosi nel 2021 con la conquista del titolo europeo a Wembley), impartendo alla Germania Ovest una lezione di calcio con il libero di Cernusco sul Naviglio ad orchestrare le uscite offensive dalle retrovie sublimate nell&#8217;azione che porterà al gol dell&#8217;urlo di Tardelli. Come ogni anno trascorrevo le vacanze a <strong>Ceriale</strong>, in Liguria, passando le giornate tra spiaggia e <em>carrugi </em>assieme ad una scanzonata compagnia di amici tutti residenti nello stesso condominio. Una mattina Dario arriva trafelato mostrando una manciata di cartoline: era il bottino di <strong>autografi</strong> richiesti per sé e per gli amici a Gaetano Scirea, incontrato casualmente la sera prima in un ristorante dove si era recato a cena assieme ai suoi genitori.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="912" height="516" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/gaetano-scirea-nazionale.jpg" alt="" class="wp-image-7948" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/gaetano-scirea-nazionale.jpg 912w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/gaetano-scirea-nazionale-300x170.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/gaetano-scirea-nazionale-768x435.jpg 768w" sizes="(max-width: 912px) 100vw, 912px" /><figcaption class="wp-element-caption">Scirea dà indicazioni ai compagni di squadra durante la vittoriosa finale del Mundial &#8217;82 (foto rpfashionglamournews.com)</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il colpo al cuore arrivò però qualche ora dopo. Dalla spiaggia libera che frequentavamo notammo uno strano via vai negli attigui Bagni Martini: il nostro campione era lì e <strong>Ceriale era il luogo scelto per le sue vacanze!</strong> Troppo forte la tentazione di seguirne gli spostamenti, fino a chiedergli, con estrema sfacciataggine, se avessimo potuto fare <strong>due bracciate assieme lui una volta vistolo entrare in acqua per fare il bagno</strong>. Con nostra grande sorpresa acconsentì volentieri e quella nuotata in compagnia del campione del mondo rimase indimenticabile.</p>



<p>Purtroppo la permanenza di Scirea a Ceriale durò pochi giorni. Assediato quotidianamente da tifosi festanti che, seppur con una discrezione che oggi sarebbe sconosciuta, gli chiedevano autografi e aneddoti sulla trionfale esperienza spagnola (era anche arrivato a rintanarsi in cabina per poter leggere leggere i giornali senza essere continuamente interrotto), decise assieme alla moglie Mariella ed al piccolo Riccardo di proseguire le vacanze a Morsasco, paese sui colli del Monferrato Ovadese di cui è originaria la consorte e dove oggi riposa, per ritrovare un po&#8217; di tranquillità ma anche, e soprattutto, per <strong>non arrecare scompiglio con la sua presenza agli altri villeggianti</strong> presenti nella località turistica ligure.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="762" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Autografo-Scire-762x1024.jpg" alt="" class="wp-image-7949" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Autografo-Scire-762x1024.jpg 762w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Autografo-Scire-223x300.jpg 223w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Autografo-Scire-768x1033.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Autografo-Scire-1142x1536.jpg 1142w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/08/Autografo-Scire.jpg 1428w" sizes="(max-width: 762px) 100vw, 762px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;autografo di Gaetano Scirea ottenuto durante il suo soggiorno a Ceriale dopo la vittoria mondiale dell&#8217;82</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Basterebbe questo episodio, ricordato col sorriso assieme alla <strong>signora Mariella</strong> qualche anno fa a Chieri, nel Torinese, durante la presentazione del primo “Memorial Rosato”, per definire la statura morale di un personaggio <strong>grande come uomo prima ancora che come atleta</strong>, e un&#8217;epoca ormai svanita in cui i calciatori erano persone “normali” avvicinabili da tutti che avevano la fortuna di praticare lo sport più popolare come lavoro e non “extraterrestri” quasi slegati dalla realtà quotidiana come appaiono oggi.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Gaetano Scirea. L&#039;uomo e il campione, un esempio per tutti - Man, champion, example for all" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/0Oj5KGhVqTE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Il video dedicato a Scirea da Juventus.com</figcaption></figure>
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		<title>Il 10 giugno, la data portafortuna del calcio azzurro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ceste]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2021 05:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 10 giugno è una vera e propria giornata portafortuna per il calcio azzurro, che in quella data ha vinto il suo primo Mondiale e il sinora unico titolo europeo. Ripercorriamo queste ed altre imprese compiute dall'Italia, mai sconfitta nel suo giorno talismano.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Giacinto Facchetti con la Coppa Europa del 1968 festeggiato dai tifosi (foto de.athlet.org)</em></p>



<p class="has-drop-cap">C&#8217;è una data, nella ultracentenaria storia della nazionale italiana di calcio, che strappa il sorriso evocando trionfi e dolci ricordi agli appassionati della maglia azzurra, tanto da poter essere considerata un vero e proprio portafortuna. Stiamo parlando del <strong>10 giugno</strong>, giornata che ha regalato all&#8217;Italia del pallone il primo dei suoi quattro titoli mondiali e il finora unico successo europeo, con altre divagazioni da incorniciare nelle rassegne iridate e continentali. Alla vigilia del debutto nella fase finale della competizione europea, ripercorriamo in chiave benaugurante le gioie passate in attesa di tornare ad esultare per quelle future.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il Mondiale del 1934</h3>



<p></p>



<p>Era una città di <strong>Roma</strong> attanagliata da un&#8217;anomala ondata di calore che anticipava l&#8217;imminente estate (le cronache dell&#8217;epoca riferiscono di temperature ben oltre i 30°), quella che nel torrido pomeriggio di domenica 10 giugno si apprestava ad ospitare l&#8217;atto conclusivo dei <strong>Mondiali del 1934</strong>. A contendersi la seconda edizione della <strong>Coppa Rimet</strong> sul terreno dello &#8220;Stadio del Partito Nazionale Fascista&#8221;, antenato di quello che sarebbe diventato lo stadio &#8220;Flaminio&#8221;, le nazionali di <strong>Italia e Cecoslovacchia, due autentiche potenze del calcio degli Anni &#8217;30</strong>, approdate alla finale attraverso percorsi tortuosi e, nel caso degli azzurri, con la benevolenza della fortuna e la magnanimità dei direttori di gara.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="393" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Mondiali-1934-squadra-italiana.jpg" alt="" class="wp-image-6358" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Mondiali-1934-squadra-italiana.jpg 735w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Mondiali-1934-squadra-italiana-300x160.jpg 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /><figcaption>Gli azzurri campioni del mondo nel 1934 [foto pinterest]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Eliminati i modesti ellenici nell&#8217;incontro di qualificazione disputato in marzo (4-0 a Milano nell&#8217;unica presenza in nazionale di Nereo Rocco e ritiro della Grecia nella gara di ritorno), la squadra del <strong>commissario tecnico Vittorio Pozzo</strong> sbaragliò gli <strong>Stati Uniti</strong> con un 7-1 negli ottavi di finale (tripletta di Schiavio, doppietta di Orsi e singoli acuti di Meazza e Ferrari), trovandosi poi di fronte la <strong>Spagna</strong> dell&#8217;ipnotico portiere <strong>Zamora</strong> nei quarti di finale di Firenze. Agli azzurri furono necessarie due autentiche battaglie per piegare le Furie Rosse. Botta e risposta tra Regueiro e Ferrari nel primo incontro, dove Zamora fu protagonista con le sue parate fino al termine dei supplementari, quindi stilettata decisiva di Meazza in apertura del match di ripetizione, affrontato dalle due compagini con formazioni profondamente rinnovate, in cui spiccava l&#8217;assenza tra gli iberici dell'&#8221;infortunato&#8221; Zamora, rilevato tra i pali da Nogues. Polemiche anche per l&#8217;annullamento del pareggio spagnolo da parte dell&#8217;arbitro elvetico Mercet. Altro confronto aspro nella semifinale di San Siro, dove la favoritissima <strong>Austria</strong> fu regolata da un gol di Guaita successivo ad una carica di Meazza al portiere Platzer, su cui sorvolava il direttore di gara svedese Eklind. La Cecoslovacchia, dal canto suo, aveva eliminato in rimonta la Romania per 2-1 negli ottavi di finale, la Svizzera per 3-2 al termine di una girandola di emozioni nei quarti e la Germania con una tripletta del capocannoniere Nejedly in semifinale.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La finale</h3>



<p></p>



<p>Il regime fascista contava molto, per ragioni propagandistiche, sulla vittoria della nazionale italiana. Presente in tribuna d&#8217;onore lo stesso Benito Mussolini, seduto a fianco del presidente della FIFA, Jules Rimet, e delle principesse Maria Francesca e Mafalda di Savoia, mentre <strong>l&#8217;arbitro Eklind</strong>, ancora designato a dirigere gli azzurri dopo la discussa semifinale, attirò le ire dei boemi e degli addetti ai lavori neutrali per il saluto prima della gara alle autorità fasciste, culminato in un fitto colloquio con Mussolini.</p>



<p>Al fischio d&#8217;avvio la favorita era senza dubbio la Cecoslovacchia, imperniata sul blocco dello Slavia Praga, dal portiere <strong>Planicka</strong> agli attaccanti <strong>Puc, Svoboda e  Sobotka</strong>, completato dal fromboliere <strong>Nejedly</strong> dello Sparta Praga. Vittorio Pozzo aveva però costruito un collettivo estremamente compatto, che prevedeva i terzini <strong>Monzeglio e Allemandi</strong> davanti al maturo ma sempre guizzante <strong>Combi</strong> tra i pali; una mediana rocciosa con <strong>Ferraris IV, Monti</strong> (oriundo argentino, unico giocatore ad aver disputato due finali mondiali con altrettante maglie differenti) e <strong>Bertolini</strong>; gli altri oriundi <strong>Guaita e Orsi</strong> sulle ali, <strong>Ferrari e Meazza</strong> interni a supporto del centravanti <strong>Schiavio</strong>.</p>



<p>Il canovaccio della finale tenne fede alle aspettative della vigilia, con la Cecoslovacchia a comandare a lungo il gioco ed i tiri di Puc e Sobotka fermati solo dai pali, mentre Planicka neutralizzava senza problemi le conclusioni di Meazza e Schiavio. A venti minuti dalla fine gli sforzi della squadra di Karel Petru vennero premiati dal <strong>rasoterra di Puc</strong> <strong>che fece calare il gelo sulla parte italiana dei 55.000 spettatori dello stadio</strong>, in cui si sentiva solo l&#8217;esultanza dei tifosi ceki, giunti a Roma con due treni speciali. Galvanizzati dal vantaggio, i boemi sfiorarono il raddoppio con Sobotka e colpirono ancora un legno con Svoboda.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="389" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Mondiali-1934-gol-di-Schiavio.jpg" alt="" class="wp-image-6360" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Mondiali-1934-gol-di-Schiavio.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Mondiali-1934-gol-di-Schiavio-300x195.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Il gol decisivo di Schiavio nella finale contro la Cecoslovacchia [foto ildialogodimonza.it]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Ad un passo dalla sconfitta, Pozzo, che nel frattempo aveva abbandonato la panchina andandosi a sedere dietro la porta avversaria per incitare meglio i suoi giocatori, decise di invertire le posizioni dell&#8217;esausto Schiavio e di Guaita, mandando in confusione l&#8217;assetto difensivo dei rivali. A dieci minuti dalla fine <strong>un tiro a giro di Orsi</strong> <strong>da venti metri diede l&#8217;ormai insperato pareggio agli azzurri</strong>, che ripresero vigore e nei supplementari sovrastarono sul piano fisico i cecosclovacchi. <strong>Decisivo al 95&#8242; il potente diagonale destro da centro area di Schiavio</strong>, servito da Guaita. Dopo la segnatura che valse all&#8217;Italia il suo primo titolo Mondiale, il centravanti bolognese svenne per alcuni istanti a causa dell&#8217;emozione e della calura, venendo risvegliato a suon di gioiosi schiaffoni da Pozzo e Meazza.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">L&#8217;Europeo del 1968</h3>



<p></p>



<p>Esattamente trentaquattro dopo il suo primo trionfo mondiale e interrompendo un digiuno che durava da tre decenni, costellato dalle pagine nere della mancata qualificazione ai Mondiali del 1958 e della &#8220;figuraccia coreana&#8221;  a quelli del &#8217;66, l&#8217;Italia tornava a sollevare al cielo (ancora una volta di Roma) un trofeo, questa volta la Coppa Europa per Nazioni, competizione nella quale gli azzurri fino a quel momento non avevano brillato.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="611" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Gli-eroi-dellOlimpico-10-giugno-1968.jpg" alt="" class="wp-image-6361" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Gli-eroi-dellOlimpico-10-giugno-1968.jpg 960w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Gli-eroi-dellOlimpico-10-giugno-1968-300x191.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Gli-eroi-dellOlimpico-10-giugno-1968-768x489.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>L&#8217;Italia campione d&#8217;Europa 1968 [foto blogspot.com]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Rimasta tra le ultime quattro in lizza dopo aver eliminato Romania, Cipro e Svizzera nel girone di qualificazione e la Bulgaria nel doppio confronto dei quarti di finale in cui fu primattore Pierino Prati,<strong> la nazionale di Ferruccio Valcareggi disputò in casa la fase finale della terza edizione della manifestazione continentale</strong>, la cui organizzazione era stata affidata dalla UEFA alla federazione italiana. <strong>Anche in quest&#8217;occasione lo &#8220;stellone&#8221; aiutò gli azzurri</strong>, che opposti in <strong>semifinale all&#8217;Unione Sovietica</strong> persero quasi subito Rivera per infortunio, giocando in pratica con un uomo in meno (non erano ancora previste le sostituzioni) e venendo chiamati ad una gara di pura sofferenza contro i coriacei avversari che impensierirono più volte Zoff, mentre sull&#8217;altro fronte l&#8217;unico squillo fu rappresentato dalla sassata di Domenghini respinta dal palo. Risultato ad occhiali anche al termine dei supplementari, i rigori ancora di là da venire, e qui la cronaca si ammanta di leggenda. <strong>Capitan Facchetti</strong> viene chiamato assieme all&#8217;omologo sovietico nello spogliatoio dell&#8217;arbitro tedesco Tschenscher per il <strong>sorteggio</strong>, con il compianto Tarcisio Burgnich che tranquillizza i compagni ricordando la tradizionale fortuna di Giacinto.<strong> Ad un primo lancio la monetina resta in bilico, si ripete l&#8217;operazione e l&#8217;arbitro, raccogliendola dal pavimento, esclama &#8220;Italy!&#8221;</strong>. Facchetti risale a perdifiato verso il campo e quando spunta esultante dal tunnel degli spogliatoi, il pubblico del San Paolo di Napoli esplode in in boato di gioia. Nell&#8217;altra semifinale, la Jugoslavia aveva regolato di misura a pochi minuti dallo scadere con una rete di Dzajic i campioni del mondo dell&#8217;Inghilterra. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Le due finali</h3>



<p></p>



<p>La gara decisiva andò in scena all&#8217;Olimpico di Roma sabato 8 giugno. Temendo la caratura tecnica dei &#8220;plavi&#8221;, Valcareggi optò per una formazione estremamente bloccata, che prevedeva Zoff in porta, Burgnich marcatore esterno con Facchetti fluidificante a sinistra, Ferrini mediano di contenimento, Guarneri stopper e Castano libero. L&#8217;infaticabile Domenghini ala tattica, Lodetti centrocampista di interdizione e il solo Juliano a cercare di imbeccare le punte Anastasi e Prati. La scelta strategica non si rivelò azzeccata, con gli azzurri involuti e prevedibili in balia degli jugoslavi, passati meritatamente in vantaggio sul finire del primo tempo <strong>grazie ad una zampata di Dzajic</strong>, abile ad approfittare di un fraintendimento nella difesa italiana. Nella ripresa gli slavi sfiorarono più volte il colpo del kappaò ed alla fine pagarono il loro compiacersi nell&#8217;estetica trascurando la concretezza. Ancora a dieci minuti dallo scadere (come già successo nel 1934) l&#8217;Italia acciuffò il<strong> pareggio per merito dello &#8220;scaldabagno&#8221; scagliato su punizione dal tornante bergamasco</strong>, che si infilò in un varco della barriera lasciando di sasso Pantelic. Inutili i supplementari, l&#8217;assegnazione della coppa fu rinviata alla ripetizione del match.</p>



<p><strong>Squadre di nuovo in campo lunedì 10 giugno alle 21,15</strong>, con larghi vuoti sugli spalti (solo 33.000 le presenze) a causa della serata feriale e della delusione patita dai sostenitori italiani nel primo atto finale. Conscio delle difficoltà incontrate, <strong>Valcareggi ebbe il coraggio di rivoluzionare la squadra dandole un&#8217;impronta più offensiva e pragmatica</strong>. Rimpiazzato Castano con il più propositivo <strong>Salvadore</strong> in difesa, fu il centrocampo ad essere rivoltato come un calzino: fuori Ferrini, Lodetti e Juliano, dentro <strong>Rosato, De Sisti e Mazzola</strong> per un maggior tasso di dinamismo, geometria e fantasia, mentre il recuperato <strong>Riva affiancava in attacco Anastasi</strong> in luogo di Prati.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div><figcaption>La telecronaca della vittoriosa ripetizione della finale Italia-Jugoslavia degli Europei 1968</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Bloccate sul nascere le manovre della squadra di Mitic, in progressivo debito d&#8217;ossigeno, la partita si rivelò a senso unico e gli azzurri ipotecarono il titolo europeo già nella prima frazione di gioco. Dopo nemmeno un quarto d&#8217;ora Rosato recuperò una palla vagante sulla trequarti avversaria e appoggiò a <strong>Domenghini, il cui tiro &#8220;sporco&#8221; venne arpionato e prontamente girato in rete da Riva scattato sul filo del fuorigioco</strong>. Al 31&#8242; l&#8217;apoteosi con <strong>l&#8217;antologica girata al volo di Anastasi su servizio di De Sisti, che chiuse i conti</strong>. Di pura accademia la ripresa, mentre sugli spalti il pubblico improvvisava una suggestiva <strong>fiaccolata</strong> per celebrare, come avvenne durante la notte nella strade della capitale, il ritorno al successo della nazionale azzurra trent&#8217;anni dopo il trionfo nel Mondiale parigino del 1938.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gli altri 10 giugno da ricordare</h3>



<p></p>



<p>Oltre a quelli che hanno fruttato il Mondiale del 1934 e l&#8217;Europeo del 1968, le fasi finali delle competizioni iridata e continentale hanno visto per altre quattro volte scendere in campo la nazionale italiana il 10 giugno, tutte con esito favorevole ai colori azzurri, sempre imbattuti nel giorno talismano. Da incorniciare <strong>Italia-Argentina del 1978</strong>. L&#8217;ultima partita del girone eliminatorio dei Mondiali metteva di fronte le due nazionali a punteggio pieno, che si giocavano il primato nel raggruppamento e la possibilità di proseguire il loro cammino al Monumental di Buenos Aires. Nonostante la qualificazione già raggiunta, <strong>Bearzot insistette sul blocco della Juventus</strong>, integrato da Cuccureddu, che dopo pochi minuti sostituì l&#8217;infortunato Bellugi, con <strong>Rossi e Antognoni unici due &#8220;forestieri&#8221;</strong>. Al culmine di un vero e proprio capolavoro tattico, gli spumeggianti e cinici azzurri, dopo aver resistito a lungo agli assalti dei biancocelesti, mandarono <strong>in rete a metà ripresa Bettega, implacabile nel chiudere al meglio una triangolazione da manuale con Paolo Rossi</strong> e spedire il pallone alle spalle di Fillol. Quel successo, gustato in piena notte dai telespettatori italiani a causa del fuso orario, rappresentò l&#8217;apice dell&#8217;avventura italiana ai Mondiali del &#8217;78, chiusa al quarto posto dopo aver espresso una qualità di gioco addirittura superiore a quella che quattro anni più tardi portò al trionfo spagnolo.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="474" height="267" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Italia-Argentina-1978-gol-Bettega.jpg" alt="" class="wp-image-6363" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Italia-Argentina-1978-gol-Bettega.jpg 474w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/06/Italia-Argentina-1978-gol-Bettega-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /><figcaption>La rete di Bettega all&#8217;Argentina nel Mondiale del &#8217;78 [foto gazzetta.it]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Meno eclatante, ma pur sempre utile al passaggio del turno, <strong>l&#8217;affermazione per 3-2 sulla Corea del Sud del 10 giugno 1986 ai Mondiali del Messico</strong>. Reduci dai pareggi per 1-1 contro la Bulgaria e l&#8217;Argentina di Maradona futura regina, i declinanti azzurri campioni uscenti si imposero grazie ad una <strong>doppietta di Altobelli e ad un&#8217;autorete</strong>. Negli ottavi di finale l&#8217;abdicazione di fronte alla Francia di Platini.</p>



<p>Il <strong>10 giugno 1988 si alzava a Düsseldorf il sipario sugli Europei tedeschi</strong> che ebbero in Marco van Basten il protagonista assoluto con la sua Olanda. La giovane e rinnovata nazionale di<strong> Azeglio Vicini</strong> tenne testa nell&#8217;occasione ai padroni di casa, passando addirittura in<strong> vantaggio in apertura di ripresa</strong> grazie ad un diagonale dell&#8217;attuale commissario tecnico azzurro <strong>Roberto Mancini</strong>, imbeccato da Donadoni. Restò famosa la sua <strong>rabbiosa esultanza verso la tribuna stampa</strong> per sfogarsi dopo le critiche ricevute nei mesi precedenti. Quattro minuti più tardi il fiscale arbitro inglese Hackett punì Zenga per aver trattenuto troppo a lungo la palla tra le mani in area. Tocco di Littbarski per <strong>Brehme, che siglò il definitivo pareggio</strong>. Italiani e tedeschi videro interrompersi il loro cammino in semifinale, piegati da Unione Sovietica e Olanda.</p>



<p>L&#8217;ultima apparizione degli azzurri il 10 giugno in una competizione ufficiale risale agli <strong>Europei del 2012</strong> svoltisi in Polonia e Ucraina. Nella gara inaugurale del suo raggruppamento<strong> l&#8217;Italia di Prandelli affrontava a Danzica la Spagna campione europea e mondiale in carica</strong>. Dopo un primo tempo equilibrato, al quarto d&#8217;ora della ripresa <strong>Di Natale</strong>, subentrato all&#8217;opaco e inconcludente Balotelli, veniva lanciato in profondità da una geniale intuizione di Pirlo e, solo davanti a Casillas, non sbagliava. La gioia italiana durava però appena quattro minuti, fino a quando <strong>Fabregas ristabiliva la parità</strong>. La banda di Prandelli disputerà un torneo eccellente, ritrovando Furie Rosse in finale, dove subirà un pesantissimo 4-0. L&#8217;augurio per l&#8217;Euro 2020 che scatterà domani è di ripercorrere fino in fondo la strada, alzando però questa volta la coppa. La concorrenza è nutrita e di alto livello, ma gli azzurri di Mancini hanno lo spirito giusto. Crederci e sognare in grande, non costa nulla. </p>



<p></p>



<p> </p>
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		<title>La prima volta della Signora in Europa: 1977, una Coppa UEFA tutta Italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ceste]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 May 2021 22:23:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La vittoriosa cavalcata nella Coppa UEFA 1976-'77 della Juventus, prima e unica squadra italiana a conquistare un trofeo internazionale senza stranieri in rosa</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Trapattoni portato in trionfo dai suoi giocatori dopo la conquista della Coppa UEFA</em> <br><em>[foto storiedicalcio.altervista.org]</em></p>



<p class="has-drop-cap">Era cupa l&#8217;atmosfera sulla grigia <strong>Torino</strong> del <strong>1977</strong>, segnata dagli anni di piombo del terrorismo tra manifestazioni di piazza, lotte sindacali e crisi economica. A riportare il sorriso alla sua gente regalando domeniche di svago, spensieratezza e identificazione nei simboli del successo, ci pensavano però le sue due espressioni calcistiche, che avevano fatto tornare la città della Mole indiscussa capitale del calcio italiano, con lo spettacolare Torino di Gigi Radice fresco di scudetto strappato l&#8217;anno prima ai rivali di sempre che duellava con la granitica <strong>Juventus</strong> condotta in panchina dal giovane e rampante <strong>Giovanni Trapattoni</strong>. </p>



<p>Un braccio di ferro infinito in campionato, che alla fine di 30 giornate al cardiopalma incoronò i bianconeri per una sola lunghezza di vantaggio sui granata, alla straordinaria ed incredibile quota di 51 punti conquistati sui 60 disponibili (+ 6 in media inglese) in un torneo a 16 squadre che all&#8217;epoca premiava ancora la vittoria con i 2 punti. Per rendere l&#8217;idea dello strapotere delle due formazioni subalpine basti pensare che la Fiorentina, terza classificata, si fermò a 35, con un distacco siderale di 16 punti dai vincitori e di 15 dalla &#8220;damigella d&#8217;onore&#8221;.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Un tabù infranto</h3>



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<p>La stagione 1976-&#8217;77 è stata anche quella che ha segnato la<strong> fine del digiuno europeo</strong> della Juventus, indice di un rapporto travagliato, che nel corso dei decenni successivi ha assunto in alcuni casi i connotati dello psicodramma (leggi la &#8220;maledizione&#8221; della Champions League), con le competizioni internazionali, anche se per paradosso la Vecchia Signora può vantare il primato di essere stata la <strong>prima società ad aver conquistato tutti i trofei per club</strong>. Per mentalità e &#8220;vocazione&#8221; il sodalizio di proprietà da quasi un secolo della famiglia Agnelli ha sempre dato la precedenza al giardino di casa, capendo in ritardo e poi cercando affannosamente di recuperare il terreno perduto, l&#8217;importanza di primeggiare soprattutto in Europa per consacrarsi tra i grandi del calcio.</p>



<p>Quasi snobbate con eliminazioni dai passivi clamorosi le prime partecipazioni alla Coppa dei Campioni a fine Anni &#8217;50, tenuto testa nel &#8217;62 al Real Madrid di Di Stefano, qualificatosi solo allo spareggio dopo aver visto violare per la prima volta il Chamartin dall&#8217;astuta stilettata di Sivori, la Juventus ebbe il suo battesimo delle finali nella Coppa delle Fiere (l&#8217;antesignana della Coppa UEFA) del 1965, dove iniziò la sua &#8220;maledizione&#8221;: atto conclusivo in gara unica a Torino contro i magiari del Ferencvaros, che sbancarono il Comunale grazie a un gol di Fenyvesi a metà ripresa.</p>



<p>Incredibile il pugno di mosche che i bianconeri strinsero in mano nella Coppa delle Fiere &#8217;71, quando guidati in panchina prima dal compianto Armando Picchi, poi da Cestmir Vycpalek quando un male incurabile si stava già portando via il tecnico livornese, chiusero il torneo imbattuti vedendo il trofeo prendere il volo verso Leeds a causa del maggior numero di reti segnate in trasferta dagli inglesi nella doppia finale (2-2 nell&#8217;andata a Torino, 1-1 nel ritorno Oltremanica). Tensione e timori reverenziali bloccarono quindi Madama nel suo ballo da debuttante sul palcoscenico che assegnava la Coppa dei Campioni davanti all&#8217;ormai declinante Ajax del &#8217;73. Per sfatare il tabù sarebbe servita una <strong>rivoluzione tattica e caratteriale</strong>, che plasmò una squadra granitica diventata l&#8217;<strong>unica italiana a vincere una coppa europea senza stranieri in rosa</strong>.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La genialità di Boniperti e le intuizioni di Trapattoni</h3>



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<p>Scottato dallo scudetto andato sul filo di lana ai &#8220;cugini&#8221; granata, il presidentissimo <strong>Boniperti</strong> fu protagonista nell&#8217;estate 1976 assieme al fido braccio destro Pietro Giuliano di colpi di mercato inattesi accolti dallo scetticismo generale, che si rivelarono invece veri e propri capolavori. Obiettivo principale era congedare i &#8220;ribelli&#8221; Anastasi e Capello e trovare un nuovo centravanti al posto di Altafini, andato a svernare a Chiasso. Sull&#8217;asse Torino-Milano andarono in scena due clamorose operazioni, con i &#8220;vecchietti&#8221; <strong>Boninsegna e Benetti</strong> che approdarono in bianconero assieme a 900 milioni di lire dirottati per riscattare la comproprietà del ventenne Antonio Cabrini dall&#8217;Atalanta e far rientrare alla base dal Novara il centrocampista Alberto Marchetti, mentre l&#8217;attaccante catanese e il compassato regista goriziano andarono a cercare fortuna (non troppa per la verità) in nerazzurro e rossonero. Il geometra di Barengo chiuse ancora più in attivo il mercato con la cessione di Damiani al Genoa per 650 milioni. Per la panchina fu scelto a sorpresa il  trentasettenne Giovanni Trapattoni, che si era fatto le ossa nelle precedenti tre stagioni al Milan prima come &#8220;secondo&#8221; di Rocco, Cesare Maldini e Giagnoni, poi come condottiero in prima persona. </p>



<p>Bersagliato dalla critica, secondo la quale sarebbe stato destinato a fare le nozze con i fichi secchi, il Giuan da Cusano Milanino sfornò invece geniali intuizioni tattiche plasmando una squadra dalla difesa difficilmente perforabile, formidabile in fase di interdizione e pronta ad abbattersi sugli avversari come una furia quando attaccava. La personalità di Zoff tra i pali garantiva sicurezza ai compagni di reparto, schierati con una <strong>moderna zona mista</strong>. L&#8217;unica marcatura fissa era quella sul centravanti avversario di Morini, coperto dalla classe e dal tempismo del <strong>libero Scirea</strong>, sempre pronto, date le origini da mezzala, a sganciarsi in avanti diventando l&#8217;<strong>arma in più in fase di impostazione e finalizzazione</strong>. Sulle corsie esterne della retroguardia Cuccureddu e Gentile, anch&#8217;essi memori dei loro esordi agonistici nel settore nevralgico del campo, sfruttavano la loro duttilità contrastando il dirimpettaio di turno e spingendo come stantuffi a supporto della manovra. </p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Juventus-1976-77.jpg" alt="" class="wp-image-6019" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Juventus-1976-77.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Juventus-1976-77-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Juventus-1976-77-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>La Juventus 1976-&#8217;77 (foto www.pinterest.it)</figcaption></figure>



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<p>Ma è nel cuore del terreno di gioco che Trapattoni costruì il suo il suo <strong>capolavoro tattico avanzando Tardelli da terzino a interno</strong>. L&#8217;indemoniato Schizzo, ricalcando le orme dell&#8217;olandese Neeskens, divenne l&#8217;uomo-ovunque dal moto perpetuo abilissimo in interdizione e letale negli inserimenti a rete, mentre <strong>Furino</strong> e il rigenerato <strong>Benetti</strong> completavano una barriera frangiflutti che recuperata palla si trasformava in <strong>regìa mobile fatta di atletismo e lucidità</strong> nell&#8217;impostazione con continui cambi di posizione, riportando alla mente il &#8220;movimiento&#8221; predicato da Heriberto Herrera un decennio prima e culminato nel rocambolesco scudetto del 1967 vinto a spese dell&#8217;Inter.</p>



<p>Classe pura e potenza sul fronte offensivo, dove l&#8217;estro, le serpentine e gli assist di <strong>Causio</strong>, al pari di quanto succedeva sull&#8217;altra riva del Po con Claudio Sala, partivano dalla fascia destra per svariare a piacimento senza vincoli tattici, mentre <strong>Bettega</strong> svolgeva il doppio compito di <strong>attaccante di manovra</strong> (innumerevoli gli spazi creati e i triangoli per gli inserimenti dei compagni) e <strong>finalizzatore</strong>, con l&#8217;implacabile Boninsegna terminale principe offensivo.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La cavalcata europea</h3>



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<p>Una <strong>Juventus camaleontica</strong>, dunque, all&#8217;apparenza tradizionalista nel solco del calcio all&#8217;italiana, ma attenta a recepire le novità tattiche provenienti dall&#8217;estero e pronta ad innestarle sulla propria consolidata struttura per cercare di <strong>reggere il confronto tecnico, tattico e atletico con le big del calcio europeo</strong> e sollevare finalmente il suo primo trofeo internazionale. In tal senso va vista la scelta di rinunciare al regista puro per creare un <strong>complesso che si esprimesse sul piano del collettivo</strong>. Una compagine meno classica e spettacolare delle precedenti, ma più realistica e pratica, tutta forza e dinamismo, votata alla sincronia dei movimenti ed agli inserimenti a turno dei i suoi componenti, creando una vera e propria <strong>cooperativa del gol</strong>.</p>



<p>Con tali premesse la banda di Trapattoni si affacciava all&#8217;avventura europea della Coppa UEFA 1976-&#8217;77, il cui sorteggio riservò ai bianconeri nei primi due turni altrettanti Everest da scalare con le sembianze delle squadre di <strong>Manchester</strong>. Debutto il 15 settembre in casa del <strong>City</strong>, che si impone di misura con una rete di Kidd al tramonto della prima frazione, complici anche un paio di errori di Causio in zona gol e l&#8217;assenza di Boninsegna, rimpiazzato, scontando un retaggio ancora difensivista, da Alberto Marchetti, con Bettega unica punta. Tutt&#8217;altra musica nel ritorno del 29 settembre, quando la Juve fa valere classe superiore e praticità regolando gli inglesi con un gol per tempo. Da incorniciare quello del vantaggio, siglato da Scirea a coronamento di uno dei suoi tipici sganciamenti offensivi, di pura potenza la stoccata con cui Boninsegna chiudeva conti e qualificazione nella ripresa su sponda di Bettega.</p>



<p>Nei sedicesimi la Vecchia Signora riservava lo stesso trattamento allo <strong>United</strong>, al termine di due gare fotocopia di quelle del turno precedente. Ancora sofferenza il 20 ottobre all&#8217;Old Trafford, dove Hill faceva pendere alla mezz&#8217;ora l&#8217;ago della bilancia a favore dei Red Devils e la prodigalità offensiva negava alla Juve il pareggio. Senza storia il ritorno del 3 novembre, quando sovrastando i rivali proprio sul piano atletico gli uomini di Trapattoni li travolgevano concretizzando la loro superiorità con la doppietta dello scatenato Boninsegna e la stilettata di Benetti.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="850" height="652" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Boninsegna-contro-lo-United.jpg" alt="" class="wp-image-6020" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Boninsegna-contro-lo-United.jpg 850w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Boninsegna-contro-lo-United-300x230.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Boninsegna-contro-lo-United-768x589.jpg 768w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /><figcaption>Boninsegna al tiro contro il Manchester United (foto www.pinterest.it)</figcaption></figure></div>



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<p>Tra fine novembre e inizio dicembre la Juve trovava sulla sua strada gli sconosciuti sovietici (oggi ucraini) dello <strong>Shakhtar Donetsk</strong>. Altra prova di forza dei bianconeri, che archiviavano la pratica già prima dell&#8217;intervallo mandando a segno Bettega, Tardelli e Boninsegna. Dai connotati simili alla gita turistica il confronto in Ucraina disputato il giorno dell&#8217;Immacolata e preceduto dai reportage dei cronisti italiani alla scoperta degli aspetti nascosti e folkloristici del paese sovietico. Gara di puro contenimento di fronte agli assalti dei padroni di casa, con passivo limitato al gol di Starukhin e sconfitta indolore.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Slancio primaverile</h3>



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<p>Ancora calcio dell&#8217;Est nel menù proposto a marzo dai quarti di finale. Il cliente scomodo questa volta erano i temuti tedesco orientali del <strong>Magdeburgo</strong>, giustizieri tre anni prima del Milan nella finale di Coppa delle Coppe. Trapattoni ricorreva alle sue consumate alchimie tattiche, schierando Spinosi terzino destro e <strong>Cuccureddu</strong> ala tornante in luogo dell&#8217;indisponibile Causio. Proprio un&#8217;incursione del polivalente sardo metteva la partita in discesa dopo appena due minuti, ma Sparwasser ristabiliva la parità attorno alla mezz&#8217;ora. Nella ripresa Benetti e Boninsegna ipotecavano la qualificazione. Ancora Cuccureddu protagonista il 16 marzo a Torino, con una cannonata dopo un quarto d&#8217;ora che apriva le porte della semifinale.</p>



<p>Esame di greco in semifinale, dove il cammino della Vecchia Signora incrociava quello dell&#8217;<strong>AEK Atene</strong>, coriacea compagine dalla maglia color giallo frittata balzata agli onori delle cronache per aver estromesso nel turno precedente i londinesi del Queens Park Rangers, favoriti numero uno del torneo. Il 6 aprile a Torino era ancora Cuccureddu ad aprire le danze, ma gli ellenici non demordevano raggiungendo il pareggio grazie a Papadopoulos. Nella ripresa i bianconeri si scatenavano e le tambureggianti iniziative fruttavano la doppietta di Bettega e il timbro di Causio per il 4-1 che metteva una seria ipoteca sull&#8217;approdo alla finale. Temutissimo l'&#8221;inferno&#8221; ateniese per la gara di ritorno del 20 aprile, in cui il Trap decideva di nuovo di coprirsi schierando Spinosi terzino e Cuccureddu ala tattica, lasciando inizialmente Causio in panchina. Gli assalti dell&#8217;AEK venivano contenuti senza problemi e dopo l&#8217;intervallo il Barone veniva gettato nella mischia rilevando Tardelli con l&#8217;accentramento del sardo, dando un&#8217;impronta più offensiva alla manovra. Il colpo di testa in tuffo di <strong>Bobby-gol</strong> a cinque minuti dallo scadere suggellava il capolavoro bianconero.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="547" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Juventus-AEK-Atene-4-1-andata-semifinale-Coppa-Uefa-Bettega-spinge-in-rete-il-goal-del-4-1-finale1.jpg" alt="" class="wp-image-6021" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Juventus-AEK-Atene-4-1-andata-semifinale-Coppa-Uefa-Bettega-spinge-in-rete-il-goal-del-4-1-finale1.jpg 960w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Juventus-AEK-Atene-4-1-andata-semifinale-Coppa-Uefa-Bettega-spinge-in-rete-il-goal-del-4-1-finale1-300x171.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/Juventus-AEK-Atene-4-1-andata-semifinale-Coppa-Uefa-Bettega-spinge-in-rete-il-goal-del-4-1-finale1-768x438.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Bettega segna la rete del 4-1 all&#8217;AEK Atene (foto storiedicalcio.altervista.org)</figcaption></figure></div>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">L&#8217;apoteosi dopo la sofferenza basca</h3>



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<p>La Juventus era così ad un passo dal coronare il sogno di conquistare la sua prima coppa europea. Ultimo, tremendo ostacolo, i baschi dell&#8217;<strong>Athletic Bilbao</strong>. L&#8217;andata della doppia finale andava in scena a Torino il 4 maggio. La squadra di Trapattoni si trovava di fronte un avversario tignoso, estremamente chiuso, per lunghi tratti addirittura rinunciatario, quasi esclusivamente teso a blindare la porta di Iribar chiudendo ogni varco ai torinesi col &#8220;gioco corto&#8221; e affidandosi a sporadici affondi di rimessa, in attesa di scatenare l&#8217;arrembaggio nella partita di ritorno. Dopo un quarto d&#8217;ora i bianconeri riuscivano comunque a sbloccare il risultato con un <strong>beffardo colpo di testa-spalla di Tardelli</strong> su centro dalla destra dell&#8217;avanzante Scirea (il migliore in campo). Prima dell&#8217;intervallo Gori rilevava l&#8217;infortunato Boninsegna, mentre nella ripresa la Juve incontrava difficoltà sempre crescenti a fare breccia nella retroguardia spagnola e il muro bilbaino reggeva.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="602" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/20160212232514Coppa_UEFA_1976-77_-_Juventus_vs_Athletic_Club_-_Gol_di_Marco_Tardelli-1024x602.jpg" alt="" class="wp-image-6023" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/20160212232514Coppa_UEFA_1976-77_-_Juventus_vs_Athletic_Club_-_Gol_di_Marco_Tardelli-1024x602.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/20160212232514Coppa_UEFA_1976-77_-_Juventus_vs_Athletic_Club_-_Gol_di_Marco_Tardelli-300x176.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/20160212232514Coppa_UEFA_1976-77_-_Juventus_vs_Athletic_Club_-_Gol_di_Marco_Tardelli-768x452.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/05/20160212232514Coppa_UEFA_1976-77_-_Juventus_vs_Athletic_Club_-_Gol_di_Marco_Tardelli.jpg 1450w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Il gol di Tardelli all&#8217;Athletic Bilbao nella finale di andata (foto it.wikipedia.org)</figcaption></figure>



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<p>Resa dei conti il 18 maggio nella &#8220;cattedrale&#8221; del <strong>San Mames</strong>  ribollente di tifo e  di istanze indipendentiste. In una serata di pioggia britannica tipica dell&#8217;anomalo clima atlantico che caratterizza i Paesi Baschi, Madama forniva l&#8217;<strong>ennesima prova stagionale di praticità, concretezza e maturità</strong>. Dopo 7 minuti <strong>Bettega</strong> colpiva sbucando nel mezzo della difesa biancorossa e siglando di testa su cross dalla destra di Tardelli il gol che sarebbe valso la coppa. Cinque minuti più tardi una fortuita deviazione di <strong>Irureta</strong> su tiro in mischia di Churruca rimetteva in corsa i padroni di casa e da quel momento si assisteva ad un assalto degli uomini di Aguirre dai toni del crescendo rossiniano. La Juve, costretta sulla difensiva e quasi mai in grado di rilanciare la manovra, ricorreva questa volta al sano e sempre redditizio catenaccio facendo di necessità virtù. Gladiatori Furino e Benetti a protezione dei difensori, cui dava una mano anche Bettega, che sfruttava la sua abilità nel gioco aereo in versione di stopper aggiunto. </p>



<p>Nell&#8217;ultima mezz&#8217;ora Trapattoni alzava ancora di più le barricate inserendo Spinosi al posto di Boninsegna, e mentre il presidentissimo Boniperti, dopo aver abbandonato secondo tradizione lo stadio all&#8217;intervallo, si rifugiava in un bar ordinando un Don <strong>Carlos</strong>, proprio l&#8217;omonimo subentrato operava il sorpasso dell&#8217;Athletic facendogli andare il brandy di traverso. Da attentato alle coronarie dei tifosi juventini gli ultimi dodici minuti. La disperata sfuriata basca veniva però respinta al mittente e al triplice fischio liberatorio dell&#8217;austriaco Linemayr, grazie al <strong>doppio valore della rete segnata in trasferta</strong>, capitan Furino poteva alzare al cielo il <strong>primo trofeo internazionale della Vecchia Signora</strong>. </p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="1976-1977 UEFA Cup: Juventus Goals (Road to Victory)" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/-DMUyKviNkc?start=11&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Le immagini della cavalcata bianconera nella Coppa UEFA 1976-&#8217;77</figcaption></figure>



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<p>Quattro giorni più tardi, lo straordinario collettivo di Trapattoni regolava a Marassi la Sampdoria per 2-0 e si aggiudicava l&#8217;appassionante volata scudetto con il Torino, coronando una stagione irripetibile in cui scriveva una pagina di storia del calcio che lo consacrava come prima, e finora unica, squadra italiana capace di imporsi in campo internazionale senza stranieri in rosa.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/05/27/la-prima-volta-della-signora-in-europa-1977-una-coppa-uefa-tutta-italiana.html">La prima volta della Signora in Europa: 1977, una Coppa UEFA tutta Italiana</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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