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		<title>Champions League, semifinale ritorno: Bayern Monaco-Paris Saint Germain 1-1</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/05/06/champions-league-semifinale-ritorno-bayern-monaco-paris-saint-germain-1-1.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 22:29:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2025-2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Dembélé esulta dopo il gol Basta un gol di Ousmane Dembélé dopo tre minuti di gioco per regalare al Paris Saint Germain [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/05/06/champions-league-semifinale-ritorno-bayern-monaco-paris-saint-germain-1-1.html">Champions League, semifinale ritorno: Bayern Monaco-Paris Saint Germain 1-1</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Dembélé esulta dopo il gol</em></p>



<p class="has-drop-cap">Basta un gol di <strong>Ousmane Dembélé </strong>dopo tre minuti di gioco per regalare al Paris Saint Germain il biglietto per la seconda finale consecutiva di Champions League. Sono i bavaresi, in uno stadio infuocato, a recriminare maggiormente per un paio di discutibili decisioni arbitrali che fanno discutere: una tra tutte, il tocco di mano di <strong>Joao Neves </strong>nella propria area dopo un rinvio del compagno. La rete di <strong>Harry Kane</strong> arriva a tempo ormai scaduto ed è utile solo per le statistiche. <strong>Luis Enrique</strong> dunque ammutolisce l’Allianz Arena e vola a Budapest, dove affronterà l’Arsenal di <strong>Arteta</strong>. Dopo la marcia trionfale dello scorso anno, conclusasi con un 5-0 epocale all’Inter di<strong> Simone Inzaghi</strong>, il tecnico catalano cerca un bis che profumerebbe di impresa storica.</p>



<p>Chi si aspettava i fuochi d’artificio dell’andata sarà rimasto deluso, stavolta la cascata di gol non c’è stata. Tuttavia la partita sul piano tecnico è stata tutt’altro che banale: il gol pesantissimo di <strong>Dembélé</strong>, che conclude a rete con il piattone a butta sicura dopo un sontuoso dai-e-vai a centrocampo tra <strong>Kvaratskhelia </strong>e <strong>Fabian Ruiz</strong> infarcito da una sgroppata del georgiano in condizioni fisiche straripanti, sembrava il preludio ad una gara in discesa.</p>



<p>L’orgoglio del Bayern è però uscito dopo la prima mezz’ora di gioco: possesso sì, ma senza quella lucidità necessaria per sorprendere i rivali negli ultimi venti metri. Le giocate individuali dei due esterni che nella partita d’andata ci avevano regalato magie a profusione si sono viste a ritmi alterni (<strong>Olise </strong>nel primo tempo, <strong>Luis Diaz</strong> nel secondo), mentre <strong>Harry Kane</strong> &#8211; nonostante dedizione e impegno non manchino mai &#8211; è stato assorbito e neutralizzato dalla coppia difensiva <strong>Pacho</strong>&#8211;<strong>Marquinhos</strong>, ad eccezione dell’inutile rete nel finale.</p>



<p>D’altro canto il Bayern Monaco deve ringraziare l’eterno <strong>Neuer </strong>in almeno quattro occasioni, se il PSG non ha trovato il raddoppio (la parata sul colpo di testa di Joao Neves nel primo tempo è a dir poco sensazionale). Oltre alla straordinaria prestazione di <strong>Kvaratskhelia </strong>&#8211; sempre più uomo della Champions &#8211; è da segnalare l’ennesima prova infarcita di talento e scintille targata <strong>Désiré Doué</strong>, sempre più importante nello scacchiere parigino: imprendibile palla al piede, veloce nel dribbling e nel pensiero, tecnica sopraffina quasi “sudamericana”.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="800" height="450" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/232300583-201a4b19-3754-49bf-9347-42c29ab01956.jpg" alt="" class="wp-image-27294" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/232300583-201a4b19-3754-49bf-9347-42c29ab01956.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/232300583-201a4b19-3754-49bf-9347-42c29ab01956-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/232300583-201a4b19-3754-49bf-9347-42c29ab01956-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption">Esultanza del Psg</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il tabellino</h2>



<p></p>



<p><strong>BAYERN MONACO-PSG 1-1<br>Marcatori:</strong> pt 3&#8242; Dembélé (P); st 49&#8242; Kane (B).<br><strong>Bayern Monaco (4-2-3-1):</strong> Neuer; Laimer, Upamecano (st 40’ Karl), Tah (st 23’ Kim), Stanisic (st 22’ Davies); Kimmich, Pavlovic; Olise, Musiala (st 34’ Jackson), Diaz; Kane. All. Kompany.<br><strong>Psg (4-3-3): </strong>Safonov; Zaire-Emery, Marquinhos, Pacho, Nuno Mendes (st 40’ Mayulu); Ruiz (st 31’ Beraldo), Vitinha, Joao Neves; Doué (st 31’ Hernandez), Dembélé (st 20’ Barcola), Kvaratskhelia. All. Luis Enrique.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle</h2>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>BAYERN MONACO</strong></p>



<p><strong>IL MIGLIORE NEUER 7,5<br></strong>Il pallone del gol di Dembélé gli sfiora la faccia, ma la leggenda tedesca è protagonista in almeno quattro occasioni, negando al PSG il raddoppio e tenendo in corsa i suoi fino alla fine. Eccellenti gli interventi su Doue e Kvara, anche se ritengo che il capolavoro sia l’intervento sul colpo di testa di Joao Neves nel primo tempo, un autentico riflesso felino, per un portiere ormai senza tempo.</p>



<p><strong>Kimmich 6,5</strong> Regia ordinata e pulita, fa sempre la cosa giusta e amministra il pallone con maestria. Gli manca però l’intuizione vincente.</p>



<p><strong>Luis Diaz 6 </strong>Dopo la prestazione debordante dell’andata, il colombiano torna sulla terra e, anzi, nella prima frazione è uno dei giocatori più deludenti. Nel secondo tempo alza i giri del motore e si dimostra l’uomo più frizzante del tridente, anche se non trova la magia risolutiva.</p>



<p><strong>Olise 6</strong> La prestazione è simile a quella di Luis Diaz: bene un tempo (il primo), male il secondo. Ha il merito di sfiorare il gol con un sinistro a giro dei suoi, anche se stavolta si è acceso ad intermittenza.</p>



<p><strong>Kane 5,5 </strong>Non inganni il gol, arrivato a tempo praticamente scaduto. L’inglese negli ultimi 16 metri è un fantasma, viene soffocato e disarmato ed è costretto a girovagare lontano dall’area. Le sue doti superiori gli consentono di essere utile in fase di manovra, ma stasera doveva farci vedere ben altro.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>PARIS SAINT GERMAIN</strong></p>



<p><strong>IL MIGLIORE KVARATSKHELIA 7,5<br></strong>Anche senza segnare, il georgiano disputa l’ennesima grande partita di una Champions che l’ha visto stabilmente tra i primi protagonisti, se non addirittura il protagonista principale. L’assist per il gol di Dembele è suo, nato da un triangolo a centrocampo ed una sgroppata delle sue. Dispensa numerose giocate di qualità, nel dribbling e anche nelle aperture, oltre ad un instancabile lavoro difensivo. A Napoli era già molto forte, ma a Parigi quest’anno sta facendo il salto di qualità che lo annovera tra le prime stelle del calcio attuale.</p>



<p><strong>Doue 7</strong> Il <em>neymarino</em> francese ci regala un’altra notte europea da protagonista: il suo dribbling è rapido, secco, fulmineo e non lascia scampo. Penetra nel cuore del Bayern come un coltello nella carne, un suo numero sulla linea di fondo è da “malandro” vero.</p>



<p><strong>Dembélé 7</strong> Gol pesantissimo in avvio e tanto, tanto, tanto lavoro oscuro di ripiegamento, di pressing e di fatica. Non sta tenendo le medie realizzative siderali dello scorso anno, ma sicuramente sta tenendo la mentalità, ormai da giocatore maturo, e non più da giocatore evanescente come negli anni di Barcellona. Il vero capolavoro di Luis Enrique.</p>



<p><strong>Pacho-Marquinhos 7 </strong>La coppia centrale del PSG non fa passare neanche l’aria per vie centrali (tranne Kane all’ultimo minuto, ormai ininfluente, gliela possiamo perdonare) e non perde la testa nemmeno quando i pericoli arrivano dagli esterni rivali.</p>



<p><strong>Vitinha 6</strong> Stavolta la scena se la prendono altri, e a centrocampo è il più ordinario dei tre (Neves e Ruiz sono mezzo gradino sopra), ma il suo lo fa abbondantemente. Chissà se si sta tenendo i colpi di genio per la finale&#8230;</p>



<p></p>



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		<title>L&#8217;inutile guerra tra offensivisti e difensivisti: nel calcio è la qualità che fa la differenza</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2026/05/02/linutile-guerra-tra-offensivisti-e-difensivisti-nel-calcio-e-la-qualita-che-fa-la-differenza.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 14:18:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio moderno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina L&#8217;esultanza di Kvicha Kvaratshkelia dopo un gol. Il georgiano è oggi uno dei più forti calciatori al mondo La pirotecnica semifinale di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/05/02/linutile-guerra-tra-offensivisti-e-difensivisti-nel-calcio-e-la-qualita-che-fa-la-differenza.html">L&#8217;inutile guerra tra offensivisti e difensivisti: nel calcio è la qualità che fa la differenza</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina</strong> L&#8217;esultanza di Kvicha Kvaratshkelia dopo un gol. Il georgiano è oggi uno dei più forti calciatori al mondo</em></p>



<p class="has-drop-cap">La pirotecnica semifinale di andata di Champions League tra Paris Saint Germain e Bayern Monaco (leggi la cronaca <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/28/champions-league-semifinale-andata-paris-saint-germain-bayern-monaco-5-4.html">qui</a>) ha riacceso lo snervante e annoso dibattito tra offensivisti e difensivisti. La conseguenza della partita, terminata sul roboante punteggio di 5-4 per i francesi, ha visto contrapporsi due schiere, entrambe particolarmente agguerrite. Da una parte coloro che hanno esaltato gli attacchi, lo spettacolo, le emozioni e le qualità tecniche, la ricerca sistematica degli uno contro uno e dei dribbling dei giocatori in campo. Dall&#8217;altra coloro che hanno rimarcato le difese eccessivamente lascive, l&#8217;assenza di strategia e tattica corale, l&#8217;incapacità di gestire i ritmi e alternare le fasi di gioco rispecchiando i momenti dell&#8217;incontro.</p>



<p>La mia impressione è che questo atavico dibattito sia tipicamente italiano ed è lo specchio di un Paese che riesce a dividersi sempre su tutto, come se da una parte vi fossero i buoni e dall&#8217;altra i cattivi, polarizzando qualsiasi argomento e dividendo il mondo in bianco e nero. Non comprendendo l&#8217;antico adagio latino che in <em>media stat virtus</em>, e che la vita è fatta &#8211; soprattutto &#8211; di tante sfumature di grigio. Ma è qualcosa che vediamo abitualmente, per esempio, nei tanti temi della politica, nei continui e snervanti attacchi tra destra e sinistra su qualsiasi argomento, di carattere nazionale e internazionale, spesso senza analizzare e conoscere fino in fondo le questioni di cui si parla.</p>



<p>Lo sport e il calcio, che rimane la disciplina più popolare, seguita e dibattuta, non fanno eccezione.<br>Premetto che per me Paris Saint Germain-Bayern Monaco è stata una grandissima partita, una delle più belle nella storia della Coppa dei Campioni/Champions League. Ma non lo è stata perché le due squadre hanno giocato un <em>calcio da strada</em>, come è stato definito, senza dare eccessivo peso alla fase difensiva. <br>Lo è stato per un altro motivo, al quale arriverò dopo una lunga dissertazione.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>È indubbio che il calcio che paga di più oggi in Europa, una moda seguita da quasi tutti, sia il cosiddetto <em>calcio offensivo </em>&#8211; lo chiamerò così per semplificare il concetto e renderlo accessibile a tutti -, che fa aggio su quello <em>difensivo</em>.</p>



<p>È diventata la tendenza imperante da metà anni Novanta e ancora di più nel nuovo millennio. <br>Ma il calcio è fatto di cicli. Anche negli anni Cinquanta e in buona parte negli anni Sessanta, ad esempio, lo scenario era questo. E le partite vedevano punteggi altisonanti, inno costante alle sfide individuali e ai dribbling, terreno fertile per consentire ai campioni dei reparti offensivi di performare e incidere ai più alti livelli. D&#8217;altra parte in quell&#8217;epoca imperava ancora il Chapman System (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2022/08/25/limportanza-di-chiamarsi-herbert-chapman.html">qui </a>per approfondire la figura di <strong>Herbert Chapman</strong>, straordinario allenatore inglese), che aveva trasformato di fatto le partite in una serie di duelli individuali.</p>



<p>Tra gli anni Cinquanta e Sessanta è possibile recuperare, non a caso, diverse sfide spettacolari in Coppa dei Campioni e non solo, con un mare di opportunità, di azioni offensive, di gol, di prestazioni immense degli attaccanti. Dalla finale dell&#8217;edizione 1960 tra Real Madrid ed Eintracht Francoforte (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2016/04/01/1960-finale-real-madrid-eintracht-francoforte-7-3.html">qui</a>) a quella del 1962 tra Benfica e Real Madrid (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2016/06/04/1962-finale-benfica-real-madrid-5-3.html">qui</a>). A tante altre.<br>E pure in quelle partite, come succede oggi, le difese non brillavano certo per essere ermetiche né vi erano in campo straordinari interpreti difensivi.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Benfica 5 - Real Madrid 3 - Final Champions 1962" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/BOAIYoxYp3Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Questo dimostra che nel calcio è valido più che mai il concetto caro al chimico, biologo e filosofo francese <strong>Antoine-Laurent de Lavoisier</strong>, ossia che «nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma». Nel calcio abbiamo già vissuto un momento come quello di oggi.<br>A cui è poi seguito un periodo più collettivo e più tattico, culminato con gli anni Settanta e ancora più gli anni Ottanta. Al termine del quale, per ravvivare un gioco diventato eccessivamente chiuso e che non divertiva più, si introdussero nuove regole, dal cambiamento del fuorigioco al divieto del portiere di prendere il pallone con le mani, dai tre punti per vittoria ad altri piccoli accorgimenti che ebbero l&#8217;obiettivo di alimentare nuovamente il fuoco del calcio d&#8217;attacco.</p>



<p>Corsi e ricorsi storici, dunque. Per questo non si può escludere che dopo questa fase, il calcio entrerà magari in un&#8217;era più tattica. È già successo.<br>Molto dipenderà dallo sviluppo del gioco e dalla società che ci circonda.</p>



<p>Ad ogni buon conto, oggi viviamo in un&#8217;epoca di calcio offensivo. E la maggior parte delle squadre migliori al mondo si sono adeguate a questo canovaccio, tenendo saldo il concetto che il calcio è prima di tutto uno spettacolo per le masse, soprattutto nel mondo attuale così dilaniato da crisi valoriali e da incertezze globali. La gente, sovente infelice, ansiosa e insoddisfatta, ha bisogno di staccare la spina e godere di 90 minuti divertenti, con tante emozioni e tanti gol. In un contesto simile, è normale venga privilegiato dunque un modello offensivo, tagliato su misura per regalare <em>circensem </em>in assenza del <em>panem</em>.</p>



<p>E d&#8217;altronde, non è solo il calcio a seguire questo filone. Dalla ricerca di regole che favoriscono i sorpassi nel mondo dell&#8217;automobilismo alla fioritura di atleti chiamati a <em>fare l&#8217;impresa</em> in numerose discipline individuali (si prenda ad esempio il ciclismo), lo spettacolo sportivo diventa <em>utile </em>per catalizzare l&#8217;interesse del popolo e svagarlo. Lo avevano capito già i Romani, ai tempi delle battaglie nel Colosseo.</p>



<p>Ad aver alimentato in modo radicale questa spinta al gioco offensivo è stato, in gran parte, un allenatore che ha finito con il rivoluzionare il calcio contemporaneo e ha disseminato l&#8217;Europa di suoi allievi, veri o verosimili: <em><a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">Pep </a></em><strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/04/19/grandezza-e-limiti-del-guardiolismo.html">Guardiola</a></strong>.</p>



<p>Il tecnico catalano, alla guida del Barcellona tra l&#8217;estate 2008 e l&#8217;estate 2012, ha contribuito a creare un modello di calcio d&#8217;attacco, di dominio degli spazi e del campo, di controllo del gioco, dal quale sono poi germogliati moltissimi degli allenatori di grido che popolano la scena odierna.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Non può essere un caso che il Bayern Monaco, dove <strong>Guardiola </strong>ha poi allenato dopo l&#8217;esperienza catalana, si sia affidato a <em>Pep </em>per la scelta di <strong>Vincent Kompany</strong>. O che <strong>Luis Enrique</strong> abbia lavorato con <strong>Guardiola </strong>e ne abbia ereditato lo stile, in parte, già ai tempi del Barcellona stagione 2014-2015 e abbia poi proseguito nella sua avventura a Parigi. Per non parlare di <strong>Mikel Arteta</strong>, <strong>Hans Flick</strong> e <strong>Julian Nagelsmann</strong>, tutti allievi di <em>Pep </em>direttamente o indirettamente. Anche l&#8217;Italia, nel suo piccolo, ha un allenatore cresciuto a pane e <strong>Guardiola</strong>: lo stratega del Como <strong>Cesc Fabregas</strong>.</p>



<p>Il calcio è sempre stato ammaliato dalle rivoluzioni. Capitò così anche quando si presentò sulla scena l&#8217;<a href="https://gameofgoals.it/2022/10/26/utopia-74-lolanda-di-michels-e-cruijff-e-quella-sconfitta-che-ha-cambiato-la-storia.html">Olanda del 1974</a> di <strong>Rinus Michels</strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html">Johan Cruijff</a></strong>. Subito dopo la straordinaria esperienza <em>orange </em>che aveva incantato il mondo nel Mondiale tedesco vennero fuori emuli di quel modello a varie latitudini. Soprattutto in Italia, Paese che era uscito con le ossa rotte dall&#8217;avventura in Germania e cercava una via nuova, moderna, collettiva e atleticamente dirompente per soppiantare il proprio calcio ritenuto oramai vetusto e antiquato.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Pochi però compresero fino in fondo &#8211; come ha splendidamente sottolineato un maestro del giornalismo come <strong>Carlo Felice Chiesa</strong> in una sua forbita analisi della storia della tattica uscita anni fa su Calcio 2000 &#8211; due aspetti.</p>



<p>Il primo è che per fare grande ogni rivoluzione è fondamentale partire dalla qualità degli interpreti. Come <strong>Michels </strong>non avrebbe mai potuto ottenere ciò che ha ottenuto senza i vari <strong>Cruijff</strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/10/08/johan-neeskens-sulla-tolda-per-sempre.html">Neeskens</a></strong>, <strong>Krol</strong>, così <strong>Guardiola </strong>non sarebbe mai riuscito a creare il suo Barcellona dal leggendario tiki taka senza <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/25/xavi-hernandez-luomo-che-giocava-a-scacchi-correndo.html">Xavi</a></strong>, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/01/15/don-andres-e-leuropa-le-dieci-meraviglie-dellillusionista.html">Iniesta </a></strong>e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/01/04/il-metodo-messi-e-leccesso-di-severita-con-cui-si-giudicano-i-calciatori-di-oggi.html">Messi</a></strong>.</p>



<p>Il secondo è che il calcio olandese non era diventato straordinario solo con la forza dell&#8217;attacco. Ma anche di una difesa dotata, quando necessario, di un certo ermetismo, di maglie strette, di stopper solidi come <strong>Rijsbergen</strong>, di una pressione sui portatori di palla che chiudeva gli spazi di manovra, di rinculi difensivi quando serviva. Il Barcellona di <strong>Guardiola </strong>idem: non era una squadra <em>zemaniana</em>, votata unicamente all&#8217;offesa senza preoccuparsi minimamente di ciò che accadeva dietro; aveva difensori forti sull&#8217;uomo e capaci di chiudere basso in situazioni di palla inattiva; che non appena perdeva il pallone arretrava in difesa, e che quella difesa non lasciava 50 metri di campo dietro di sé scoprendo il fianco alle verticalizzazioni degli avversari.</p>



<p>E questo non tutti gli allievi di <em>Pep </em>sembrano averlo capito.<br>O meglio: sono partiti probabilmente dal modello di <em>Pep</em>, ma hanno percorso vie diverse.<br>L&#8217;unico che forse si avvicina ancora al maestro rimane <strong>Luis Enrique</strong>. Il suo Psg non a caso non difende alto o altissimo, ha difensori sull&#8217;uomo di una certa caratura individuale (<strong>Hakimi</strong>, <strong>Nuno Mendes</strong> e <strong>Marquinhos </strong>sono il meglio che il calcio contemporaneo possa offrire in quei ruoli) e finisce sovente con l&#8217;adattarsi alle caratteristiche e alle partite dell&#8217;avversario: se affronta il Bayern Monaco, si adegua e il match diventa una sequela infinita di uno contro uno e ribaltamenti individuali; ma quando ha affrontato il Liverpool nei quarti piuttosto che l&#8217;Arsenal lo scorso anno in semifinale, la squadra ha giocato in modo diverso, più accorto e ragionato.</p>



<p>Formazioni come il Bayern Monaco di <strong>Kompany </strong>e il Barcellona di <strong>Flick</strong>, invece, giocano sempre nello stesso modo contro chiunque. E rispetto al modello originale di <strong>Guardiola </strong>sono differenti in non pochi aspetti. </p>



<p>Il primo è in una ricerca molto più spinta e marcata della verticalità, quando invece <em>Pep </em>innervava la manovra di repentini scambi corti nello stretto che dovevano portare a un avvicinamento graduale alla porta avversaria. </p>



<p>Il secondo è nell&#8217;aspetto difensivo. Perché il Bayern di <strong>Kompany </strong>e il Barcellona di <strong>Flick </strong>non appena perdono il pallone cercano la riconquista immediata, ma così facendo lasciano praterie alle spalle nelle quali un avversario &#8211; se bravo a leggere il gioco &#8211; ha molta più facilità a infilarsi e colpire. Da qui il concetto per il quale le loro squadre difendano male, difendano poco o corrano eccessivi rischi.<br>Le squadre di <strong>Guardiola</strong>, al contrario, quando perdono il pallone scappano all&#8217;indietro e tentano di arroccarsi chiudendo gli spazi. Difendono in maniera <em>più classica</em>. Ma a conti fatti più efficace.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Il Barcellona di Flick: tattica del fuorigioco molto &quot;Zemaniana&quot;" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/yW1VIAIEsSE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p><strong>Arteta</strong>, al contrario, altro allievo di <em>Pep</em>, sembra aver seguito il modello originario più sull&#8217;aspetto difensivo che offensivo, anche perché l&#8217;Arsenal &#8211; rispetto alle altre big d&#8217;Europa e allo stesso Manchester City ancora allenato da <strong>Guardiola </strong>&#8211; non possiede lo stesso arsenale tecnico di risorse in attacco.</p>



<p>In qualche modo, <strong>Flick</strong>, <strong>Kompany </strong>e <strong>Arteta </strong>sembrano dei <strong>Guardiola </strong><em>monchi </em>o <em>mancati</em>, anche se è chiaro come in realtà abbiano cercato di seguire filosofie diverse rispetto a quella del maestro al quale dicono di essersi ispirati. Con risultanze che però sembrano ricalcare solo in parte quelle di <em>Pep</em>, il cui Barcellona e il cui calcio al <em>prime </em>restano superiori modelli di equilibrio e resa complessiva. Più attento in difesa rispetto ai primi, più efficace in attacco rispetto al secondo.</p>



<p>Non c&#8217;è però un solo modo di giocare a calcio, di vincere, come per altro ha riconosciuto lo stesso <strong>Kompany</strong>.<br>La seconda semifinale di andata di Champions League tra Atletico Madrid e Arsenal (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/29/champions-league-semifinale-andata-atletico-madrid-arsenal-1-1.html">qui</a>) è stata senz&#8217;altro una partita meno spettacolare, con difese più coperte, meno situazioni individuali in campo aperto, più <em>garra </em>e tatticismo. Questo perché ha rispecchiato le filosofie dei due allenatori: <strong>Arteta</strong>, che come abbiamo detto è una sorta di versione difensiva di <strong>Guardiola</strong>, e il <em>Cholo </em><strong>Simeone</strong>, che invece è il portabandiera di una concezione calcistica opposta. Che nasce e si sviluppa in difesa e che assume poi &#8211; come per il calcio offensivo &#8211; varie declinazioni, a seconda dei Paesi entro cui si sviluppa.</p>



<p>Soprattutto non c&#8217;è solo un modo di <em>giocare bene a calcio</em>.<br>Bisogna uscire dall&#8217;ottica in cui il <em>bel gioco</em> o il <em>grande gioco</em> sia esclusivamente quello offensivo.<br>Lo dice la storia, non solo del pallone ma anche di altre discipline: sia di squadra come il basket; sia individuali, si prenda ad esempio uno sport che io adoro come lo snooker, dove ci sono maestri dell&#8217;attacco (da <strong>Ronnie O&#8217;Sullivan</strong> a <strong>Judd Trump</strong>) e maestri della difesa (da <strong>John Higgins</strong> a <strong>Mark Selby</strong>), e le partite possono risultare emozionanti per entrambi i punti di vista.</p>



<p>L&#8217;aspetto fondamentale rimane quello di trovare un equilibrio, sempre. Per essere competitivi davvero, gli <strong>O&#8217;Sullivan</strong> e i <strong>Trump </strong>devono comunque affinare ed essere redditizi anche nell&#8217;arte difensiva. E gli <strong>Higgins </strong>e i <strong>Selby </strong>devono mostrare coraggio e avere un gioco di serie incisivo e continuo quando attaccano.<br>Lo stesso vale nel calcio: privilegiare l&#8217;attacco non significa ritenere poco importante la difesa; partire da una difesa solida non significa non cercare di ripartire con assalti offensivi di una certa consistenza.</p>



<p>È chiaro: le squadre che più fanno la storia, che aprono cicli da ricordare, che entrano nei libri di testo poiché artefici di rivoluzioni in campo e fuori, sono quelle che privilegiano un gioco d&#8217;attacco. Ma che &#8211; ribadisco nuovamente &#8211; pur privilegiando l&#8217;attacco non trascurano la difesa. Sono di fatto squadre complete, equilibrate, che sanno fare tutto. <br>Ed è chiaro che, tendenzialmente, è più facile che una partita con tanti gol e tante giocate offensive diventi una grande partita.</p>



<p>Non è tuttavia automatico.<br>Si possono vedere sublimi partite che sono il frutto anche di straordinari spettacoli difensivi. E che non sono assolutamente per forza scempi di gioco come lo 0-0 tra Milan e Juventus nell&#8217;ultima giornata di Serie A.<br>E dall&#8217;altra parte possono esserci anche partite ricche di gol che non sono grandi partite. Un esempio è il recente Bayern Monaco-Real Madrid, quarti di finale di ritorno di Champions League, terminato 4-3 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/15/champions-league-quarti-ritorno-bayern-monaco-real-madrid-4-3.html">qui</a>), ma con un numero di errori spropositato da ambo le parti e prestazioni non così stellari dei grandi campioni offensivi,<strong> Harry Kane</strong> a parte.<br>Ecco perché quella non è stata a mio avviso una grande partita. È stata una partita ricca di pathos ed emozioni per i gol e i ribaltamenti di fronte. Ma non una partita dai grandissimi risvolti tecnici.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="810" height="536" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/gettyimages-2235979057-edited.webp" alt="" class="wp-image-27241" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/gettyimages-2235979057-edited.webp 810w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/gettyimages-2235979057-edited-300x199.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/gettyimages-2235979057-edited-768x508.webp 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><figcaption class="wp-element-caption">Harry Kane, autore di una stagione strepitosa</figcaption></figure>



<p></p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-a75d9a0a81da043a2aff0b7e28baa6f4">Cosa allora fa la differenza per stabilire se una partita diventa una grande partita? La qualità. La qualità dei giocatori e di come rendono. La qualità delle giocate. La qualità delle strategie. La qualità del gioco, aperto o chiuso. La qualità delle parate. La qualità delle difese e dei difensori. La qualità è ben più importante e dirimente che il giocare all&#8217;attacco per stabilire se una partita diventi una grande partita.</p>



<p>E d&#8217;altronde, l&#8217;incontro secondo me più ricco di contenuti del Mondiale 1970 fu Brasile-Inghilterra (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2013/09/19/1970-girone-c-brasile-inghilterra-1-0.html">qui</a>). Terminato 1-0. Ma con un insieme di giocate individuali, di abnegazione, di intensità, di ritmo, di qualità nelle due fasi e su ambo i lati del campo, da far passare in secondo piano Italia-Germania Ovest 4-3 (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2013/10/30/1970-semifinali-italia-germania-ovest-4-3.html">qui</a>). La quale fu una partita molto più iconica ed emozionale, ovviamente, ma meno straordinaria dal punto di vista della mera essenza tecnica.</p>



<p>Anche dagli anni 2000 in avanti ricordo sublimi prestazioni difensive e grandissime partite difensive, superiori dal punto di vista qualitativo a tanti famigerati spettacoli offensivi. </p>



<p>Ad esempio, rammento come il Bayern Monaco di <strong>Ottmar Hitzfeld</strong> si difese strenuamente, non concedendo di fatto spiragli, al magno Real Madrid di <strong>Figo </strong>e <strong>Raúl&nbsp;</strong>nell&#8217;andata della semifinale di Champions League 2000/2001, competizione terminata poi con il meritato successo dei bavaresi.</p>



<p>E ancora mi viene in mente l&#8217;arte difensiva di<strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/05/27/dimmi-jose-trionfi-ed-eccessi-dello-special-one.html"> José Mourinho</a></strong>, uno degli ultimi grandissimi strateghi d&#8217;Europa, e di come imbrigliò per 70 minuti pur con l&#8217;uomo in meno il super Barcellona di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/04/14/la-magia-di-ronaldinho-le-10-partite-piu-iconiche-del-re-del-calcio-samba.html">Ronaldinho </a></strong>e <strong>Deco </strong>nell&#8217;andata delle semifinali di Champions League 2004/2005 al Camp Nou. In quel caso era stato poi bravo il tecnico dei catalani <strong>Frank Rijkaard</strong> a sparigliare le carte con l&#8217;inserimento di <strong>Maxi López</strong>, che trovò la chiave per aprire una gabbia difensiva dei <em>Blues </em>sin lì pressoché perfetta.</p>



<p>Ma di esempi se ne possono fare altri. Da certe partite in trincea, tatticamente ineccepibili e giocate divinamente da <strong>Guus Hiddink</strong>, alla costruzione del Triplete interista dello stesso <strong>Mourinho</strong>, arrivato in capo a partite difensivamente fantastiche, dalla resistenza a Stamford Bridge contro il Chelsea alla doppia sfida contro il Barcellona del già citato <strong>Guardiola</strong>.</p>



<p></p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" data-id="27232" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/sentiment_is_unlilkely_to_cloud_ottmar_hitzfeld_s_judgement_on_saturday-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-27232" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/sentiment_is_unlilkely_to_cloud_ottmar_hitzfeld_s_judgement_on_saturday-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/sentiment_is_unlilkely_to_cloud_ottmar_hitzfeld_s_judgement_on_saturday-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/sentiment_is_unlilkely_to_cloud_ottmar_hitzfeld_s_judgement_on_saturday-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/sentiment_is_unlilkely_to_cloud_ottmar_hitzfeld_s_judgement_on_saturday-1536x864.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/sentiment_is_unlilkely_to_cloud_ottmar_hitzfeld_s_judgement_on_saturday.webp 1564w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ottmar Hitzfeld</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="255" height="189" data-id="27236" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0_ID7XsjlPY8wk9Jzp-edited.png" alt="" class="wp-image-27236"/><figcaption class="wp-element-caption">José Mourinho</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1646" height="926" data-id="27237" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited.webp" alt="" class="wp-image-27237" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited.webp 1646w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/05/0754b439eab719803909baefaaf63c550406f736.png-1-edited-1536x864.webp 1536w" sizes="(max-width: 1646px) 100vw, 1646px" /><figcaption class="wp-element-caption">Guus Hiddink</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>E dunque torniamo alla domanda iniziale: cosa ha reso, a mio avviso, Paris Saint Germain-Bayern Monaco una grande partita?<br>Ciò che rese grande Benfica-Real Madrid, finale di Coppa Campioni del 1962. Ciò che ha reso grande Argentina-Francia 2022, secondo me la più bella finale mondiale di tutti i tempi (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2022/12/18/mondiale-finale-argentina-francia-7-5-dcr-partita-indimenticabile-messi-e-mbappe-immensi.html">qui</a>). </p>



<p>È stata la qualità.<br>La qualità ha reso grande Paris Saint Germain-Bayern Monaco.<br>La qualità delle giocate e dei gol. La qualità delle prestazioni individuali di ognuna delle sei stelle offensive: <strong>Doué</strong>, <strong>Dembelé</strong>, <strong>Kvaratskhelia </strong>da una parte; <strong>Olise</strong>, <strong>Kane </strong>e <strong>Luis</strong> <strong>Diaz </strong>dall&#8217;altra. Tutti giocatori che sono stati valutati, secondo la scala di voti che siamo soliti applicare in Italia, tra il 7.5 e l&#8217;8.5, forse in alcuni casi addirittura 9.<br>È la stessa cosa successa in Benfica-Real 1962 o in Argentina-Francia 2022.</p>



<p>Quando la qualità sovrasta il numero &#8211; comprensibile &#8211; di errori difensivi che inevitabilmente si vedono in partite con tanti gol, allora diventa una grande, grandissima partita. Spesso indimenticabile. Spesso destinata a fare la storia di una competizione e la storia del calcio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/05/02/linutile-guerra-tra-offensivisti-e-difensivisti-nel-calcio-e-la-qualita-che-fa-la-differenza.html">L&#8217;inutile guerra tra offensivisti e difensivisti: nel calcio è la qualità che fa la differenza</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Champions League, ritorno semifinali: PSG-Arsenal 2-1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2024-2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Fabian Ruiz festeggiato dai compagni dopo il gol Sarà Inter &#8211; PSG dunque la finale di Champions League 2024-2025. Una finale giusta, [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Fabian Ruiz festeggiato dai compagni dopo il gol</em></p>



<p class="has-drop-cap">Sarà Inter &#8211; PSG dunque la finale di Champions League 2024-2025. Una finale giusta, tra due squadre che hanno dimostrato di essere arrivate all&#8217;ultimo atto con pieno merito. Due squadre equilibrate, per certi versi simili e per altri meno, ma entrambi di valore, solide, con elementi di qualità e quelli che probabilmente oggi sono i due reparti di centrocampo migliori d&#8217;Europa: tre giocatori completi per parte (<strong>Barella</strong>, <strong>Calhanoglu </strong>e <strong>Mkhitaryan </strong>da una parte; <strong>Vitinha</strong>, <strong>Joao Neves </strong>e <strong>Fabian Ruiz</strong> dall&#8217;altra) capaci di interpretare la partita in tanti modi diversi.</p>



<p>Dopo la straordinaria affermazione dell&#8217;Inter di martedì sera, il mercoledì ha visto il successo del PSG sull&#8217;Arsenal, un 2-1 (e 3-1 complessivo) che ha confermato la solidità dei parigini, che hanno rischiato davvero nei primi 20 minuti dei <em>Gunners</em>, ma poi sono usciti alla distanza e hanno di fatto controllato e gestito il gioco nella seconda parte. </p>



<p>Ancora una volta il PSG ha confermato inoltre di avere un super portiere, quel <em>Gigio </em><strong>Donnarumma </strong>autore finora di una Champions stratosferica e che anche nella doppia sfida contro l&#8217;Arsenal ha effettuato alcune parate straordinarie: il duello a distanza tra lui e <strong>Sommer </strong>è uno dei temi più intriganti dell&#8217;ultimo atto del 31 maggio a Monaco di Baviera (l&#8217;amico Carlo Rinaldi per altro, come nota statistica mi faceva notare che l&#8217;unica volta che una squadra francese ha vinto la Coppa dei Campioni è successo proprio a Monaco di Baviera e contro una squadra di Milano&#8230; Premettiamo che sono comunque superstizioni che fanno sorridere e basta).</p>



<p>Altra doppia sfida da cuori forti si giocherà sugli esterni, perché sia Inter sia PSG possono fare leva su giocatori di fascia di grande dinamismo, qualità e intraprendenza: sulla destra ci sono il treno <strong>Dumfries </strong>(sponda Inter) e il grande ex <strong>Hakimi </strong>(PSG), ceduto dai nerazzurri ai parigini per una vagonata di soldi, uno dei tanti colpi di genio di quel genio di <strong>Marotta</strong>; sulla sinistra <strong>Dimarco </strong>(Inter), che nella semifinale di ritorno contro il Barcellona ha riscattato le difficoltà dell&#8217;andata tenendo al minimo sindacale lo spauracchio <strong>Yamal </strong>fino a quando è rimasto in campo e il frizzante <strong>Nuno Mendes </strong>(PSG), giovane ma già oggi uno dei grandi terzini sinistri del calcio continentale e mondiale.</p>



<p>Come dicevamo, poi, tutte e due fanno leva su difese solide. L&#8217;Inter difende a tre, ha la retroguardia più performante d&#8217;Europa, erede in tutto e per tutto della vecchia BBC della Juventus, e non a caso: perché <strong>Marotta</strong>, che nel luglio 2018 lasciò la Juve (peggior mossa di mercato mai fatta dai bianconeri in tempi recenti) e passò all&#8217;Inter per costruire un nuovo progetto vincente sulle rive del Naviglio, si è portato dietro tutto il suo <em>know how</em>, il suo taccuino, il suo bagaglio di esperienze, le sue conoscenze in sede di mercato, dirottando su Milano tutte le scelte che altrimenti sarebbero state fatte su Torino. Così dalle ceneri della Juventus è nato questo nuovo e straordinario ciclo dell&#8217;Inter.</p>



<p>Il PSG difende invece a quattro e poggia sul sempreverde <strong>Marquinhos</strong>, da anni uno dei migliori centrali d&#8217;Europa, leader carismatico come mostravano anche le immagini del pre-partita contro l&#8217;Arsenal, giocatore che sa guidare il reparto con autorevolezza e tempismo.</p>



<p>Diversa la concezione dei due reparti offensivi: l&#8217;Inter poggia su una coppia splendidamente collaudata e che si amalgama alla perfezione come quella formata dall&#8217;intelligentissimo <strong>Thuram </strong>e dal determinante capitano <strong>Lautaro</strong>; il PSG su un terzetto anomalo, senza veri centravanti, ma con <strong>Dembelé </strong>che è fondamentale perché è l&#8217;unico che dà verticalità e calcia dritto per dritto, mentre <strong>Doué </strong>e <strong>Barcola </strong>si specchiano troppo, hanno tecnica e talento, ma ancora poca concretezza. C&#8217;è poi la variabile <strong>Kvaratskhelia</strong>, che ha dei colpi impressionanti, ma per compiere l&#8217;ultimo step deve diventare maggiormente continuo nell&#8217;arco delle partite.</p>



<p>Potrebbero essere decisive anche le due panchine, quella del PSG è un po&#8217; più profonda, ma quella dell&#8217;Inter ha dimostrato &#8211; soprattutto contro il Barcellona &#8211; che sa essere importante e cambiare volto all&#8217;andamento degli incontri. <br>Sarà nel complesso una finale equilibrata, senza un vero favorito: di certo, nessuna delle due ha rubato nulla e a Monaco potranno chiudere in gloria un percorso che già così ha saputo regalare grandi e meritate soddisfazioni.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="688" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/donnarumma.psg_.arsenal.2024.2025.esulta.1500x1008-1024x688.jpg" alt="" class="wp-image-24061" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/donnarumma.psg_.arsenal.2024.2025.esulta.1500x1008-1024x688.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/donnarumma.psg_.arsenal.2024.2025.esulta.1500x1008-300x202.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/donnarumma.psg_.arsenal.2024.2025.esulta.1500x1008-768x516.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/donnarumma.psg_.arsenal.2024.2025.esulta.1500x1008.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Donnarumma, ancora superlativo</figcaption></figure>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il tabellino</h2>



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<p><strong>PSG-ARSENAL 2-1<br>Marcatori: </strong>pt 27&#8242; F. Ruiz (P); st 27&#8242; Hakimi (P), 31&#8242; Saka (A).<br><strong>Psg:</strong> Donnarumma; Hakimi, Marquinhos, Pacho, Nuno Mendes (st 43&#8242; Gonçalo Ramos); Joao Neves, Vitinha, Fabian Ruiz; Doué (st 29&#8242; Hernandez), Barcola (st 25&#8242; Dembélé), Kvaratskhelia. All. Luis Enrique.<br><strong>Arsenal: </strong>Raya; Timber, Saliba, Kiwior, Lewis-Skelly (st 23&#8242; Calafiori); Odegaard, Partey, Rice; Saka, Merino, Martinelli (st 24&#8242; Trossard). All. Arteta.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle</h2>



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<p class="has-text-align-center"><strong>PSG</strong></p>



<p><strong>IL MIGLIORE DONNARUMMA 8</strong><br>Da Sommer a Donnarumma. Altra serata, altre grandi parate. Ferma Odegaard con un intervento prodigioso di puro istinto in cui rischia di farsi male, si ripete su Saka in una riedizione quasi del salvataggio del portiere svizzero dell&#8217;Inter su Yamal della sera prima, fiacca ogni tentativo di rimonta dei Gunners. Se il PSG dovesse alzarela Champions, lui vincerà il Pallone d&#8217;oro? Sarebbe sicuramente un candidato forte&#8230;</p>



<p><strong>Fabian Ruiz 7,5 </strong>Splendido gol a parte, corre ovunque, fa qualsiasi cosa Luis Enrique gli chieda, tampona, riparte, si inserisce. Un centrocampista a volte poco appariscente, ma preziosissimo in tanti aspetti del gioco.</p>



<p><strong>Hakimi 7 </strong>Qualche sbavatura, ma mette in calce la sua firma: sgroppate e corsa, sale di colpi con il passare dei minuti, si procura un rigore e chiude i conti con la rete del 2-0. Ritroverà in finale la sua ex squadra e il duello a distanza con l&#8217;erede Dumfries promette scintille.</p>



<p><strong>Kvaratskhelia 6 </strong>Fa tremare il palo con un tiro a giro improvviso che scuote il Psg, poi lavora molto dietro le quinte e al servizio della squadra, anche se l&#8217;Arsenal lo contiene bene. Un po&#8217; nervoso nel finale.</p>



<p><strong>Vitinha 5</strong> Una delle sue peggiori performances annuali. Sbaglia il rigore, ma non è solo quello: la pressione dei centrocampisti inglesi gli toglie l&#8217;aria, non ha spazio per costruire e vedere le solite genali linee di passaggio che gli sono consone. Messaggio importante per Inzaghi da Arteta: così si ferma il cervello del PSG.</p>



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<p class="has-text-align-center"><strong>ARSENAL</strong></p>



<p><strong>IL MIGLIORE SAKA 7<br></strong>L&#8217;Arsenal, offfensivamente, è praticamente solo lui. Quando ha la palla tra i piedi e punta l&#8217;uomo, hai spesso la sensazione che possa portare dei pericoli. Mette alcuni invitanti palloni in mezzo non sfruttati dallo sciagurato Merino. Chiama Donnarumma al grande intervento. Timbra la rete che riaccende una flebile e inutile fiammella di speranza. Isolato.</p>



<p><strong>Odegaard 6</strong> Partenza al fulmicotone, nel primo tempo è l&#8217;uomo che crea la superiorità numerica in mezzo, detta i tempi e si inserisce in zona pericolosa. Nella rirpesa rimane molto più confinato nelle sue lande.</p>



<p><strong>Rice 5</strong> Sembra lontana la gloria del Real. Semifinali poco brillanti per lui, che arrivava a questa doppia sfida con i galloni di stella principe dei Gunners. Rimandato, non bocciato, perché è un centrocampista di valore e sicura affidabilità.</p>



<p><strong>Merino 5 </strong>Un po&#8217; come il Ferran Torres visto al ritorno contro l&#8217;Inter, gli arrivano pochi palloni e non fa nulla per meritarseli. Non è una punta e si vede. Disinnescato dalla difesa parigina.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/05/08/champions-league-ritorno-semifinali-psg-arsenal-2-1.html">Champions League, ritorno semifinali: PSG-Arsenal 2-1</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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