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	<title>Jo Araf, Autore presso Game of Goals</title>
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		<title>Hugo Meisl, il genio del Wunderteam che rivoluzionò il calcio europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sul campo di calcio come sul campo di battaglia, come allenatore o come segretario generale della ÖFB, l’Associazione Calcio Austriaca, Hugo Meisl ha ottenuto onorificenze [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/02/21/hugo-meisl-il-genio-del-wunderteam-che-rivoluziono-il-calcio-europeo.html">Hugo Meisl, il genio del Wunderteam che rivoluzionò il calcio europeo</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Sul campo di calcio come sul campo di battaglia, come allenatore o come segretario generale della ÖFB, l’Associazione Calcio Austriaca, <strong>Hugo Meisl</strong> ha ottenuto onorificenze in qualsiasi ruolo abbia ricoperto. Suo fratello, il giornalista sportivo ed ex portiere <strong>Willy Meisl</strong>, lo avrebbe definito «il Pitt, Disraeli, Bismarck e Napoleone del calcio austriaco in un tutt&#8217;uno».</p>



<p>Era diventato condottiero sull’Isonzo negli anni della Grande Guerra e lo sarebbe diventato pochi anni dopo alla guida della sua creatura, il <em>Wunderteam</em>, ovvero la <em>Squadra delle Meraviglie</em>. Una formazione imbevuta dello spirito innovativo e rivoluzionario del suo allenatore e plasmata secondo la concezione scozzese del <em>passing game</em>, sviluppata in accordo alle caratteristiche dei suoi interpreti. Quelle della tecnica, del talento e della sfrontatezza che i giocatori viennesi fin da bambini avevano coltivato ai lati delle periferie della capitale. </p>



<p>Tra le due scuole calcistiche dell’epoca – quella inglese e quella scozzese – <strong>Meisl </strong>non aveva mai avuto dubbi: aveva optato per la seconda, che prediligeva passaggi rapidi e interscambiabilità tra giocatori alla durezza e alla rigidità espresse dagli inglesi. La sua vita, interrottasi alla soglia della Seconda guerra mondiale, lo aveva visto combattere al fronte e distinguersi nel mondo del calcio in qualità di giocatore, arbitro, allenatore, segretario generale della ÖFB e condirettore della testata Sport-Tagblatt, oltre ad aver ricoperto in gioventù una serie di impieghi lavorativi che lo avevano portato a vivere e lavorare all’estero, tra Trieste e Parigi.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Note biografiche</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="212" height="238" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/images-2.jpg" alt="" class="wp-image-23194" style="width:400px"/><figcaption class="wp-element-caption">Willy Meisl, fratello di Hugo</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Hugo Meisl</strong> nacque il 16 novembre del 1881 a Maleschau – l’attuale Malešov – nell’allora Regno di Boemia, a quei tempi una provincia dell’impero austroungarico. La lingua madre della famiglia <strong>Meisl </strong>però era il tedesco: la comunità ebraica della quale i genitori del piccolo Hugo facevano parte proveniva dalla piccola cittadina mineraria di Kutna Hora, al tempo conosciuta con il nome di Kuttenberg, il cui 40% della popolazione parlava tedesco. Tuttavia, <strong>Hugo Meisl </strong>crebbe bilingue in quanto all’interno della regione si parlava ceco. </p>



<p>La famiglia si trasferì a Vienna nell’ultimo decennio del 19° secolo. Qui, <strong>Hugo Meisl</strong> decise di dedicarsi al calcio, entrando a far parte a 14 anni del Vienna Cricket and Football Club. Militò tre anni per il club e partecipò alla partita valida per la qualificazione alla prima edizione della Challenge Cup contro il Wiener AC con soli due altri giocatori austriaci, dato che al tempo tutti i membri restanti della squadra erano inglesi. La carriera come giocatore non diede però i risultati sperati e <strong>Meisl </strong>decise di intraprendere quella di arbitro. Ma per permettersi di portare avanti la propria passione, <strong>Meisl </strong>iniziò a lavorare per delle aziende in ambito commerciale, prima a Trieste, poi per un breve periodo in Inghilterra, infine a Parigi. In quegli anni <strong>Meisl </strong>studiò diverse lingue. Così in breve tempo, oltre al tedesco, si trovò a parlare fluentemente inglese, francese, italiano, spagnolo, olandese e svedese: un autentico poliglotta. Conoscenze che gli sarebbero tornate utili alla fine della Grande Guerra non solo per esercitare il ruolo di tecnico ma anche quello di giornalista, dato che avrebbe scritto per varie testate locali e internazionali, ad esempio il Neue Wiener Sportblatt.</p>



<p>Tornato in patria riprese a giocare, guadagnandosi il soprannome di <em>Hirnfussballer</em>, il giocatore con il cervello, per via della sua intelligenza calcistica a dispetto della fisicità. La parentesi come calciatore fu però breve e <strong>Meisl </strong>tornò a fare l’arbitro con esiti più incoraggianti: fu assunto dalla ÖFV in qualità di segretario responsabile per le questioni arbitrali e scrisse anche un manuale dedicato. Nel 1904, a soli 23 anni, diventò il primo segretario generale della ÖFV, fondata il 18 marzo ad opera dei due club più antichi della capitale: il First Vienna e il Vienna Cricket and Football Club.</p>



<p>Al di fuori del mondo del calcio, <strong>Meisl </strong>fu contrattato dalla Länderbank, la prima banca del paese, mentre a livello sportivo la sua carriera di arbitro e dirigente della ÖFV proseguì senza intoppi: nel 1907 arbitrò la sua prima partita internazionale – un’amichevole tra Austria e Ungheria – e fu tra coloro che rappresentarono l’Austria al congresso che la FIFA tenne ad Amsterdam. E solo un anno dopo diventò segretario del Vienna Cricketer and Football Club, antesignana dell&#8217;odierna Austria Vienna, dove ricoprì l’incarico di manager senza scordare gli impegni con la federazione: venne scelto come allenatore della nazionale in vista dei Giochi Olimpici 1912. Dopo un deludente pareggio contro l’Ungheria per 1-1, <strong>Meisl </strong>domandò all’arbitro di quella partita, <strong>James Howcroft</strong>, se potesse consigliargli un allenatore di sua fiducia per dirigere la nazionale. Il consiglio ricadde su <strong>James </strong><em><strong>Jimmy </strong></em><strong>Hogan</strong>, 28enne tecnico della squadra olandese del Dordrecht. </p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il legame con Jimmy Hogan</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="578" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/jimmy-hogan-football-coach-1024x578.webp" alt="" class="wp-image-23190" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/jimmy-hogan-football-coach-1024x578.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/jimmy-hogan-football-coach-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/jimmy-hogan-football-coach-768x434.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/jimmy-hogan-football-coach.webp 1148w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Jimmy Hogan</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Come <strong>Meisl</strong>, <strong>Hogan </strong>non vantava grandi trascorsi da calciatore. E come <strong>Meisl</strong>, <strong>Hogan </strong>si ispirava ai principi del <em>passing game</em>, sviluppando un gioco coeso incentrato sul possesso palla. La prima squadra a fare sfoggio di tale stile di gioco era stata il Queens Park, fondata a Glasgow nel 1867. Quello stile di gioco – oltre all’originaria definizione di <em>passing game</em> – veniva da molti riconosciuto come <em>combination soccer</em> e contemplava il dribbling in rarissimi casi, in quanto considerato un virtuosismo individuale non funzionale al gioco di squadra. <strong>Hogan </strong>accettò l&#8217;invito di <strong>Meisl</strong> e divenne il nuovo tecnico della nazionale austriaca. Insistette fin da subito su allenamenti basati sull’uso del pallone a discapito di sessioni pesanti a livello fisico e atletico. La tecnica, nel calcio che <strong>Hogan </strong>e <strong>Meisl </strong>erano in procinto di sviluppare, avrebbe avuto la precedenza su qualsiasi altro aspetto. <strong>Hogan</strong>, che durante i suoi primi giorni a Vienna aveva definito «spaventosa» la quantità di carne consumata dai giocatori austriaci, fu uno dei primi ad introdurre diete personalizzate. </p>



<p>Prima dell’arrivo di <strong>Hogan</strong>, la differenza tra il calcio inglese e quello danubiano era stata evidente. Ma il lavoro di <strong>Hogan </strong>diede presto i suoi frutti: fu sotto la sua guida che una squadra austriaca, l&#8217;Amateure, sconfisse per la prima volta una inglese, il Sunderland, per 2-1. <strong>Hogan </strong>era convinto che gli inglesi fossero ossessionati dalla condizione fisica e che ignorassero il controllo di palla, come testimoniato anche dalle sessioni settimanali di alcune delle squadre inglesi attorno ai primi anni del ‘900 che prevedevano l’uso della palla soltanto due volte a settimana.</p>



<p><strong>Hogan </strong>e <strong>Meisl </strong>utilizzarono il 2-3-5, uno schema particolarmente in voga ai quei tempi, con i due terzini liberi da compiti di marcatura diretta, i mediani laterali a marcare le ali, il centromediano che si occupava del centravanti ed era al contempo il primo fulcro del gioco in fase di ripartenza. E poi il pentagramma offensivo, con cinque attaccanti: due ali, un centravanti e due mezzali che si inserivano negli spazi pronti a colpire. Tra <strong>Hogan </strong>e <strong>Meisl </strong>l&#8217;intesa era dunque totale.</p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Il più grande uomo che abbia mai incontrato nel mondo del calcio. Ho grande rispetto per Herbert Chapman, ma non ho mai incontrato un uomo di calcio come Meisl. Conosceva lo stile di gioco e la tecnica di qualunque nazione.</em></p>



<p>Jimmy Hogan parlando di Hugo Meisl</p>
</blockquote>



<p>La simbiosi che si era instaurata tra i due fu anche testimoniata da un aneddoto curioso. Più in là negli anni, <strong>Hogan</strong>, ogni volta che avrebbe accettato un incarico con una federazione o squadra estera, avrebbe sempre fatto inserire nel proprio contratto una clausola che lo avrebbe liberato in caso di chiamata da parte della federazione austriaca. </p>



<p>La nazionale di <strong>Hogan </strong>e <strong>Meisl </strong>non brillò ad ogni modo alle Olimpiadi 1912, eliminata al secondo turno dall&#8217;Olanda. <strong>Meisl </strong>pretese <strong>Hogan </strong>al suo fianco anche alle successive Olimpiadi del 1916, ma lo scoppio della Grande Guerra impedì la disputa della competizione, e alle Olimpiadi di Berlino del 1936 dove l&#8217;Austria si arrese 2-1 in finale all&#8217;Italia.</p>



<p>A proposito degli anni della guerra, <strong>Meisl </strong>combatté nelle file dell&#8217;esercito asburgico sull&#8217;Isonzo e nell&#8217;undicesima battaglia, quella dove morì il padre di <strong>Sindelar</strong>. Venne insignito della Signum Laudis, la medaglia al merito militare, di una Croce al Merito Argentata, una Croce al Merito di terza classe e la Verwundetenmedaille, la medaglia del ferito. Per quanto concerne <strong>Hogan</strong>, invece, fu arrestato in quanto considerato &#8220;nemico sul suolo straniero&#8221;. Fortunatamente sarebbe poi stato salvato dall’intervento di <strong>Alfred Brúll</strong>, presidente dell’MTK di Budapest, che lo mise sotto contratto come allenatore nel 1916.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mitropa Cup e Coppa Internazionale</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="716" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Hugo-Meisl-at-the-world-cup-1024x716-1.webp" alt="" class="wp-image-23202" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Hugo-Meisl-at-the-world-cup-1024x716-1.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Hugo-Meisl-at-the-world-cup-1024x716-1-300x210.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Hugo-Meisl-at-the-world-cup-1024x716-1-768x537.webp 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Meisl tra la gente</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Terminata la guerra, <strong>Meisl </strong>riprese il suo posto nella federazione e rivoltò come un guanto il calcio austriaco. La data decisiva fu il 21 settembre del 1924, quando <strong>Meisl </strong>dopo una lunga battaglia riuscì a rendere il campionato austriaco professionistico. Come sostenne il tecnico in un’intervista rilasciata nel 1926, l’introduzione del calcio professionistico rappresentò «in realtà una pratica per rimborsare i giocatori delle spese sostenute, una prassi che esisteva già durante gli anni della guerra». L’iniziativa di <strong>Meisl </strong>fu osservata con interesse anche in alcuni Paesi limitrofi: in Cecoslovacchia il calcio divenne professionistico nella stagione 1925-1926 e in Ungheria un anno dopo. </p>



<p>Come si era battuto per rendere il calcio austriaco professionistico, <strong>Meisl </strong>profuse altrettanti sforzi affinché il calcio potesse diventare un fenomeno internazionale. Così nel 1927 ideò la Coppa Mitropa, ovvero la Coppa dell’Europa Centrale. Nel giugno 1927 venne tenuto un congresso a Venezia al quale parteciparono le delegazioni di Austria, Ungheria, Cecoslovacchia, Italia – sebbene le squadre italiane avrebbero iniziato a prendere parte alla competizione a partire dal 1929 – e Yugoslavia. In un primo momento, però, la competizione non fu riconosciuta dalla FIFA e si risolse in un accordo privato tra le federazioni firmatarie. La presenza delle squadre tedesche non fu invece contemplata: quando nel 1924 il calcio austriaco era divenuto professionistico, la Deutscher Fußball-Bund (DFB) – la federazione calcistica tedesca – aveva proposto l’esclusione dell’Austria dalla FIFA in quanto la ÖFB aveva cessato di attenersi alle regole del calcio amatoriale.</p>



<p>La Coppa Mitropa o Coppa dell&#8217;Europa Centrale, a cui appunto partecipavano ogni estate le migliori squadre italiane, austriache, cecoslovacche, ungheresi e dal 1929 yugoslave, ebbe un successo strepitoso in termini di pubblico e numero di campioni. Lo stesso anno in cui fu fondata la Mitropa Cup, sempre grazie a <strong>Meisl </strong>si arrivò anche alla creazione della Svehla Cup – conosciuta in Italia come <a href="https://gameofgoals.it/2025/02/14/la-coppa-internazionale-madre-dei-campionati-europei.html">Coppa Internazionale</a> –, antesignana dei moderni campionati Europei che andrà avanti fino al 1960, la cui edizione iniziata nel 1936 sarebbe però stata interrotta nel 1938 a causa dell’<em>Anschluss</em>, l&#8217;annessione dell&#8217;Austria alla Germania nazista.</p>



<p>Uno degli obiettivi di tale competizione era la ricostituzione dei rapporti diplomatici tra nazioni che avevano combattuto al fronte. <strong>Hugo Meisl</strong> aveva odiato la sua esperienza al fronte e ciò lo aveva motivato a fungere da collante tra i popoli attraverso la sua più grande passione, il calcio. La competizione non aveva una durata prefissata, sebbene ogni edizione durò all’incirca due anni e funzionava con il format di un campionato, ovvero con partite di andata e ritorno. Vi parteciparono Austria, Italia, Ungheria, Cecoslovacchia, Svizzera e nell’ultima edizione anche la Yugoslavia. </p>



<p>Alla manifestazione per professionisti fu affiancata anche un’edizione amatoriale, che si disputò in due occasioni tra il 1929 e il 1934 e in cui militarono una volta a testa Polonia e Romania, rivali di selezioni nazionali amatoriali di Ungheria, Austria e Cecoslovacchia. Grazie alla propria presenza nella Coppa Internazionale, la nazionale austriaca sarebbe tornata a disputare una competizione internazionale. L’ultima sua apparizione era stata quella dei Giochi Olimpici del 1912, visto che nel 1924 e nel 1928 la federazione austriaca era stata esclusa in quanto aveva già virato sul modello professionistico. </p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L&#8217;avvento del Wunderteam</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="650" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/matthias-sindelar.jpg" alt="" class="wp-image-23196" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/matthias-sindelar.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/matthias-sindelar-300x190.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/matthias-sindelar-768x488.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sindelar, stella del Wunderteam</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Diventato allenatore della nazionale in pianta stabile dal 1919, <strong>Meisl </strong>portò avanti l&#8217;idea di calcio che aveva partorito con <strong>Hogan</strong>. Per indole, <strong>Meisl </strong>non era tipo da scendere a compromessi, anche se di fronte aveva grandi campioni. Un caso per tutti è quello di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/07/matthias-sindelar-verita-mezze-verita-e-bugie.html">Matthias Sindelar</a></strong>, che non godette fin da subito della fiducia incondizionata del proprio allenatore. <strong>Meisl </strong>gli preferì spesso altri attaccanti, come <strong>Karl</strong> <strong>Jiszda </strong>– un centravanti potente all’inglese – e <strong>Ferdinand Wesely</strong>, attaccante del Rapid, e più in avanti anche <strong>Friedrich Gschweidl</strong>, che sebbene non fosse un grande goleador possedeva altre caratteristiche come una struttura fisica imponente e un eccellente colpo di testa. </p>



<p>Con il tempo, però, complice l’esplosione di <strong>Sindelar </strong>nell’Austria Vienna, <strong>Meisl </strong>iniziò a sperimentare <strong>Gschweidl </strong>e <strong>Sindelar </strong>contemporaneamente, nella speranza che i due, grazie alle loro diverse caratteristiche, potessero coesistere. Ma il rapporto tra <strong>Meisl </strong>e <strong>Sindelar </strong>continuava ad essere ondivago: il 6 gennaio 1929, dopo una sconfitta per 5-0 contro una selezione regionale tedesca composta in prevalenza da giocatori del Norimberga e del Greuther Fürth, <strong>Meisl </strong>aveva litigato con il giocatore e aveva deciso di estrometterlo dalle convocazioni per diverse partite. Tuttavia, a partire dal 1930, <strong>Sindelar</strong> riprese il suo posto tra i convocati. Sintomo che, forse, quei dissidi erano svaniti in fretta. Tra <strong>Meisl </strong>e <strong>Sindelar </strong>vi era mutuo rispetto: <strong>Sindelar </strong>vedeva in <strong>Meisl </strong>un’autorità assoluta e <strong>Meisl </strong>vedeva in <strong>Sindelar </strong>un genio del calcio.</p>



<p>Più in generale, <strong>Meisl </strong>cercava sempre di mantenere una distanza tra se e i suoi giocatori, motivo per il quale si rivolgeva a <strong>Sindelar </strong>dandogli del lei e chiamandolo <em>Herr Sindelar</em>. Da un lato, <strong>Sindelar</strong> rappresentava per <strong>Meisl </strong>il giocatore ideale per interpretare il ruolo di centravanti, un ruolo che nell’idea di <strong>Meisl </strong>doveva essere quello del giocatore capace di indietreggiare e fungere da uomo assist per i compagni; dall’altro le frizioni tra i due lo avevano più volte indotto a rinunciare al fuoriclasse dell’Austria Vienna. <strong>Meisl </strong>fu ripetutamente tentato di sostituirlo con<strong> <a href="https://gameofgoals.it/2020/09/25/josef-bican-oltre-ai-gol.html">Josef Bican</a></strong>, un giovane attaccante del quale il tecnico si era innamorato fin da subito per la sua fame di gol, tecnica e velocità. Ciò che aveva convinto il tecnico a non prendere tale iniziativa erano state le prestazioni di <strong>Sindelar </strong>con la maglia dell’Austria Vienna, non ultimi i successi nella Coppa Mitropa. Alla fine della Coppa del Mondo del 1934, però, i tempi sembravano essere maturi: <strong>Sindelar </strong>andava per i 32 e solo la fuga di <strong>Bican </strong>in Cecoslovacchia impedì a <strong>Meisl </strong>di sostituire il vecchio maestro con il giovane allievo.</p>



<p>Ma anche se tra i due i rapporti non furono sempre idilliaci, è indubbio che l&#8217;epoca d&#8217;oro della nazionale austriaca di <strong>Meisl </strong>coincise con gli anni d&#8217;oro di <strong>Sindelar</strong>, tra il 1931 e il 1936. L&#8217;avvio di quel fortunato periodo fu un tonante 5-0 alla Scozia del 16 maggio 1931, nonostante gli scozzesi fossero privi dei giocatori di Glasgow Rangers e Celtic Glasgow. Con il solito aplomb britannico, i giornali del Regno Unito si erano tolti il cappello dinnanzi a quella prestazione. Sul giornale Athletic News il giornalista <strong>Ivan Sharpe</strong> aveva scritto: <em>«Negli anni 1920 e 1921 il calcio inglese e scozzese avevano aggiunto il loro apice. In quel periodo, l’Inghilterra trionfò contro la Scozia per 5-1 a Wembley e nella partita di ritorno la Scozia si impose per 5-1 a Glasgow. Le due squadre che vinsero queste partite giocavano molto bene, ma io sono dell’idea che l’attuale nazionale austriaca sia meglio di entrambe»</em>.</p>



<p>Fu proprio in quell’occasione che la squadra di <strong>Meisl </strong>fu ribattezzata <em>Das Wunderteam</em>, la Squadra delle Meraviglie. Ci fu chi, come <strong>Josef Gerö</strong>, presidente dell’Associazione Calcio di Vienna, sostenne che quello fosse stato il successo più importante della selezione austriaca in campo internazionale e chi, come <strong>Sindelar</strong>, al termine della partita sottolineò l’evidente gap tecnico tra le due squadre. Nel giro di qualche mese, l’Austria inflisse alla Germania due umilianti sconfitte: 0-6 nell’incontro disputato a Berlino il 24 maggio e 5-0 nella partita del 14 settembre, a Vienna, di fronte a 50.000 spettatori. <strong>Sindelar</strong>, oramai un punto fermo della nazionale, nel secondo incontro mise a segno una tripletta.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La famosa partita di Londra</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div><figcaption class="wp-element-caption">Inghilterra-Austria del 7 dicembre 1932</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Altre vittorie schiaccianti furono quelle contro la Svizzera e l’Ungheria. Gli uomini di <strong>Meisl </strong>si imposero sugli elvetici con il roboante risultato di 1-8 a Basilea e per 8-2 contro l’Ungheria davanti a 60.000 spettatori. Il 28 ottobre del 1932, in seguito alla vittoria della Cecoslovacchia sull’Italia, l’Austria si aggiudicò la seconda edizione della Coppa Internazionale e venne invitata a disputare un incontro a Londra contro l&#8217;Inghilterra, un’onorificenza fino ad allora concessa solo al Belgio e alla Spagna, rispettivamente nel 1923 e nel 1931. I precedenti non erano incoraggianti: nel 1923 l’Inghilterra si era disfatta del Belgio per 6-1 e nel 1931 la partita tra Inghilterra-Spagna era terminata 7-1. </p>



<p>Anche se l&#8217;Austria non sembrava attraversare un periodo particolarmente brillante, l&#8217;occasione era troppo ghiotta e <strong>Meisl </strong>richiamò <strong>Hogan</strong>, che riuscì a partecipare grazie all&#8217;intercessione di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/08/25/limportanza-di-chiamarsi-herbert-chapman.html">Herbert Chapman</a></strong>, il quale aveva convinto il Racing Club de Paris a liberare l&#8217;allenatore durante le due settimane che precedevano l&#8217;incontro di Londra. La preparazione al match fu meticolosa: <strong>Meisl </strong>organizzò tre conferenze settimanali, le sessioni di allenamento erano prevalentemente incentrate sull’uso della parte superiore del corpo e sulla conoscenza dello stile di gioco britannico.</p>



<p>L’arbitro designato fu il belga <strong>Langenus</strong>, il direttore di gara più rispettato del tempo a livello internazionale. Il 1° dicembre 1932, la formazione austriaca partì alla volta di Londra dalla stazione di Westbanhof. La squadra fu attesa da migliaia di sostenitori e da un clima di totale entusiasmo. In Inghilterra c&#8217;era comunque grande rispetto per gli austriaci. Il Daily Mail scrisse: <em>Non dobbiamo dimenticare che gli austriaci dispongono di giocatori brillanti. Io so, ad esempio, che Sindelar vale esattamente quanto i migliori attaccanti inglesi: è brillante nel controllo della palla e conclude altrettanto bene con entrambi i piedi. E sia Zischek che Hiden sono giocatori di prim’ordine</em>.</p>



<p>A Vienna, la Heldenplatz traboccava di spettatori. Tre enormi altoparlanti erano stati posizionati al fine di poter ascoltare la telecronaca di <strong>Willi Schmieger </strong>e <strong>Balduin Naumann</strong>. Lo stesso comitato parlamentare sulla finanza aveva posticipato la sua seduta in occasione dell’incontro. Gli spettatori che si erano recati a Stamford Bridge per l&#8217;incontro del 7 dicembre erano 42.000, un numero decisamente basso vista la portata dell’evento che rifletteva però gli umori della vigilia: si pensava che l’Inghilterra avrebbe avuto vita facile.</p>



<p>In effetti, gli inglesi andarono a segno già nei primi minuti: <strong>Hiden</strong>, forse sotto pressione per dover giocare sotto gli occhi di <strong>Chapman</strong>, quell’allenatore che lo avrebbe insistentemente voluto all’Arsenal, non era stato impeccabile. La​ qualità degli austriaci iniziò a notarsi, ma furono ancora gli inglesi a segnare, un’altra volta con <strong>Hampson</strong>. Al 27&#8242; il risultato era 2-0 e solo allora l’Austria cominciò a carburare. <strong>Smistik </strong>e <strong>Sindelar </strong>salirono in cattedra, ma il giocatore più attivo era <strong>Zischek </strong>grazie alle sue scorribande sulla destra. La palla del 2-1 capitò sui piedi di <strong>Vogl</strong>, che però sprecò. Ad inizio secondo tempo, <strong>Hiden </strong>si oppose a una conclusione di <strong>Houghton </strong>e poco dopo, al termine di una combinazione tra <strong>Sindelar</strong>, <strong>Schall </strong>e <strong>Zischek</strong>, la palla terminò in rete: 2-1. Iniziò un assedio che portò l’Inghilterra a trincerarsi dentro la propria area, con l’Austria che batté quattro calci d’angolo consecutivi. Di testa, <strong>Nausch </strong>colpì il palo e la conclusione di <strong>Schall </strong>venne neutralizzata dal portiere. L’Inghilterra si ricompattò, e dopo due eccellenti parate di <strong>Hiden </strong>andò a segno su punizione con <strong>Houghton</strong>. Il risultato era palesemente bugiardo, dato che gli austriaci si stavano dimostrando superiori in diverse fasi del gioco. </p>



<p>Poi, lo show di <strong>Matthias Sindelar</strong>: dopo aver ricevuto palla da <strong>Vogl</strong>, superò la metà campo, evitò un paio di tackle fuori tempo degli avversari e presentatosi davanti a <strong>Hibbs </strong>insaccò: 3-2, partita riaperta. Quella giocata fu applaudita anche dal pubblico inglese che, a onor del vero, aveva iniziato ad entusiasmarsi per le iniziative degli austriaci da ben prima di quella prodezza. Anche l’arbitro <strong>Langenus</strong>, scelto per l’occasione, a fine partita dirà la sua su quel gol: <em>«Il gol di Sindelar fu un capolavoro che nessuno altro potrebbe fare contro gli inglesi. Nessuno prima o dopo di lui»</em>. In realtà, un altro giocatore ci sarà, e sarà Diego Armando Maradona 54 anni dopo (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2015/02/02/1986-quarti-argentina-inghilterra-2-1.html">qui</a>). Due minuti dopo, all&#8217;82&#8217;, una conclusione a lunga gittata di <strong>Sammy Crooks </strong>sorprese <strong>Hiden </strong>e portò l’Inghilterra sul 4-2. A cinque minuti dalla fine, <strong>Zischek </strong>segnò ancora sugli sviluppi di un calcio d’angolo, e verso lo scadere fu annullato un gol agli inglesi. La gara terminò 4-3. </p>



<p>Nonostante la sconfitta, la prestazione dell&#8217;Austria fu ammirata da tutti. Tanto che anni dopo <strong>Willy Meisl</strong> raccontò un aneddoto particolare: <em>Qualche anno dopo, quando mi ero trasferito in Inghilterra, tornai a Stamford Bridge. Sapevo che un biglietto era stato riservato a mio nome. Timidamente chiesi: “Ha una busta per Meisl”? L’incaricato iniziò a sfogliare l’enorme pila di lettere mentre io cominciavo a pensare che non avesse compreso la mia pronuncia o che quel biglietto non fosse mai stato riservato. Così, cominciai a fare lo spelling del mio nome, mentre l’incaricato trovò la busta. Me la consegnò con la fermezza di un sergente, cosa che probabilmente era stato in passato, e in maniera tranquilla e sincera mi disse: “Non dimenticherò mai questo nome finché rimarrò in vita”</em>.</p>



<p>La stampa, oltre a proporre dettagliate analisi della partita, si era concentrata anche su alcune prestazioni individuali. <strong>Anton Schall</strong> fu definito uno <em>‘stratega di prima classe’</em>, ma a venire particolarmente elogiata fu la prestazione di <strong>Matthias Sindelar</strong>. Un giornalista del Daily Herald scrisse:<em> ‘Sindelar è il miglior centravanti che l’Europa continentale abbia mai conosciuto. Non ricordo una giocata, un tocco o una sua finta fatta non a beneficio della propria squadra’.</em></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il Mondiale italiano e la morte di Meisl</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="620" height="330" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Austrian-national-side-at-world-cup-1934.webp" alt="" class="wp-image-23192" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Austrian-national-side-at-world-cup-1934.webp 620w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Austrian-national-side-at-world-cup-1934-300x160.webp 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /><figcaption class="wp-element-caption">La nazionale austriaca al Mondiale 1934 in Italia</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il 1933 fu un anno un po&#8217; meno brillante per il <em>Wunderteam</em>, che però seppe riprendersi in tempo per la Coppa del mondo del 1934, come confermò un 5-2 all&#8217;Ungheria in cui ancora <strong>Sindelar </strong>diede spettacolo. In Italia, l&#8217;Austria si presentò con i galloni di favorita, ma venne piegata in semifinale 1-0 dall&#8217;Italia non senza polemiche per l&#8217;arbitraggio giudicato casalingo del direttore di gara svedese <strong>Eklind</strong>. <strong>Sindelar </strong>venne controllato duramente da <strong>Monti</strong>. In quel Mondiale <strong>Meisl </strong>aveva cercato di far coesistere la grazia di <strong>Sindelar </strong>e la modernità di <strong>Bican</strong>,<strong> </strong>ma non tutto funzionò nel modo sperato.</p>



<p>L&#8217;Austria tentò di riprendersi lo scettro continentale nella Coppa Internazionale del 1935, ma finì seconda preceduta dalla solita rivale Italia. Pareva l&#8217;inizio del declino e forse era così. Ma gli austriaci si tolsero ancora una soddisfazione straordinaria: il 6 maggio del 1936 superarono 2-1 in casa in amichevole l’Inghilterra. Gli inglesi, esattamente come due anni prima, erano in maggioranza rappresentati da giocatori dell’Arsenal. Arbitro​ dell’incontro fu ancora <strong>Langenus</strong>. Per l’occasione, l’Austria indossò una divisa rossa con bordi bianchi. Dopo soli 20 minuti i 60.000 spettatori dello stadio di Vienna erano in visibilio: l’Austria era avanti di due reti, grazie alle marcature di <strong>Viertl </strong>e <strong>Geiter</strong>. <strong>Sindelar</strong>, con due assist, sembrava incontenibile. La partita terminò 2-1, il gol di <strong>Camsell</strong> al 54&#8242; non spostò il verdetto. Fu la prima volta in cui l’Austria diede l’impressione – sebbene un certo equilibrio fosse apparso evidente già quattro anni prima – che la supremazia del calcio inglese su quello continentale avesse iniziato a vacillare.</p>



<p>Da lì a un anno solamente, il 17 febbraio 1937, <strong>Meisl </strong>morì all&#8217;età di 55 anni a causa di un attacco cardiaco, problema che si era già manifestato anni prima quando per un breve periodo il tecnico aveva lasciato Vienna per curarsi. L’allenatore si trovava negli uffici della ÖFB per interrogare <strong>Richard Fischer</strong>, una giovane promessa del First Vienna sulla sua età. <strong>Fischer </strong>sosteneva di avere 17 anni ma <strong>Meisl</strong>, non ne era convinto. All’improvviso <strong>Meisl</strong> fece un cenno a <strong>Fischer</strong>, si sedette e un secondo dopo collassò. <strong>Fischer </strong>chiese subito aiuto e i vertici dell&#8217;ÖFB si affrettarono a chiamare <strong>Emanuel</strong> <strong>Schwarz</strong>, medico e presidente dell’Austria Vienna. Ma non ci fu nulla da fare: <strong>Schwarz </strong>arrivò sul posto e poté soltanto confermare la causa della morte.</p>



<p>Il funerale si tenne il 21 febbraio. Tra gli invitati c’erano quasi tutti i giocatori allenati da <strong>Meisl </strong>nel corso degli anni. Qualcuno – come <strong>Josef Bican</strong> – arrivò anche dall’estero. Tra lacrime e commozione, a dare l’addio finale al tecnico austriaco in nome dell’intera squadra fu l’ex capitano <strong>Walter Nausch </strong>che dichiarò: <em>«Mi avvicino alla bara in nome della squadra che Hugo Meisl creò, in rappresentanza di tutti i giocatori in attività. Ci separiamo per sempre dal nostro caro amico Hugo Meisl. Noi giocatori austriaci non lo dimenticheremo mai».</em></p>



<p>Diverse condoglianze arrivarono anche dall’estero. <strong>Jules Rimet</strong>, con il quale <strong>Meisl</strong> aveva collaborato alla creazione della Coppa del Mondo, giunse a Vienna in occasione del funerale. Anche dalle testate estere arrivarono tributi per il tecnico e vate del <em>Wunderteam</em>. L’Excelsior di Parigi salutò <strong>Meisl</strong> ricordandolo come <em>‘il Napoleone del calcio austriaco’</em>, mentre la Gazzetta dello Sport scrisse: <em>‘Non esiste uomo dello sport italiano che non sia rimasto profondamente commosso da questa perdita. L’Italia ha perso un amico e un compagno di battaglia che si è prodigato con tutta la sua energia per favorire gli interessi del calcio italiano’</em>. Il giornale ungherese Nemzeti Sport ricordò invece il suo impegno a livello internazionale e le sue battaglie per promuovere la cooperazione tra nazioni. </p>



<p>All’interno del museo dell’Austria Vienna, un intero salone di 20 metri quadrati è stato dedicato alla memoria di <strong>Hugo Meisl</strong> dove vi sono esposti alcuni degli oggetti che decoravano il suo ufficio di Karl-Marx- Hof: una poltrona, un tavolino con due sedie, dei cuscini, uno scaffale con un piano e una scrivania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/02/21/hugo-meisl-il-genio-del-wunderteam-che-rivoluziono-il-calcio-europeo.html">Hugo Meisl, il genio del Wunderteam che rivoluzionò il calcio europeo</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>La Coppa Internazionale, madre dei Campionati Europei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 15:39:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tutte le principali competizioni calcistiche odierne hanno avuto un loro predecessore. Se la Champions League ha avuto la Coppa Mitropa e la Coppa del Mondo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/02/14/la-coppa-internazionale-madre-dei-campionati-europei.html">La Coppa Internazionale, madre dei Campionati Europei</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Tutte le principali competizioni calcistiche odierne hanno avuto un loro predecessore. Se la Champions League ha avuto la Coppa Mitropa e la Coppa del Mondo i Giochi Olimpici degli anni ’20, i Campionati Europei hanno avuto quale loro torneo progenitore la Coppa Internazionale. Non era stato facile per le nazioni coinvolte nel conflitto tornare a dialogare, così come non era stato facile per le federazioni sportive ricucire i rapporti. Bisognava però farlo per il bene di tutti, e da questo punto di vista il calcio aveva dato un ottimo esempio.</p>



<p>L’internazionalizzazione del calcio europeo ha una data di battesimo precisa: il 16 luglio del 1927. Al termine di una riunione durata due giornate <strong>Hugo Meisl</strong>, vice presidente della ÖFB – la federazione calcistica austriaca – nonché allenatore della propria nazionale <strong>deliberò assieme ad altri dirigenti di spicco del calcio del tempo la nascita di due competizioni: la Coppa Mitropa e</strong>, appunto, <strong>la Coppa Internazionale</strong>, due manifestazioni le cui passerelle sarebbero state calcate dalle principali stelle del firmamento calcistico europeo d’antan. Da <a href="https://gameofgoals.it/2021/12/14/giuseppe-meazza-il-mito-dellitalia-pallonara.html"><strong>Meazza</strong> </a>a <a href="https://gameofgoals.it/2020/11/25/quanto-e-stato-grande-ferenc-puskas.html"><strong>Puskás</strong> </a>e da <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/07/matthias-sindelar-verita-mezze-verita-e-bugie.html"><strong>Sindelar</strong> </a>a <a href="https://gameofgoals.it/2021/06/25/boniperti-una-vita-in-bianconero-creo-lo-stile-juventus.html"><strong>Boniperti</strong> </a>passando per <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/09/16/gyorgy-sarosi-simbolo-calcistico-dellungheria-pre-puskas.html">Sárosi</a></strong>, <strong>Piola</strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2013/05/04/1962-finale-brasile-cecoslovacchia-3-1.html">Masopust</a></strong>. Se la Coppa Mitropa sarebbe durata appena 13 anni – venendo riesumata con caratteristiche ben diverse nel secondo dopoguerra – la Coppa Internazionale si sarebbe protratta fino al 1960, anno in cui sarebbero nati i Campionati Europei.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="989" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Lago-de-Como_Comite-fundador-de-la-Copa-Mitropa_CREDITO_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1-989x1024.jpg" alt="" class="wp-image-23119" style="width:790px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Lago-de-Como_Comite-fundador-de-la-Copa-Mitropa_CREDITO_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1-989x1024.jpg 989w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Lago-de-Como_Comite-fundador-de-la-Copa-Mitropa_CREDITO_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1-290x300.jpg 290w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Lago-de-Como_Comite-fundador-de-la-Copa-Mitropa_CREDITO_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1-768x795.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Lago-de-Como_Comite-fundador-de-la-Copa-Mitropa_CREDITO_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1-1484x1536.jpg 1484w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Lago-de-Como_Comite-fundador-de-la-Copa-Mitropa_CREDITO_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1-1978x2048.jpg 1978w" sizes="(max-width: 989px) 100vw, 989px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Comitato della Coppa Mitropa riunitosi sul Lago di Como</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il calcio del Vecchio Continente aveva in realtà già subito una profonda trasformazione tra il 1925 e il 1927 quando <strong>le sue federazioni di punta, ovvero quella austriaca, cecoslovacca ed ungherese, avevano deciso di aderire al professionismo</strong>. L’intero movimento era stato così regolamentato e, contrariamente a quanto accadeva negli anni precedenti, ora gli atleti percepivano stipendi regolari che non li costringevano più a dividersi tra il terreno di gioco ed un’occupazione extrasportiva. Al timone di quella rivoluzione c’era sempre lui: Hugo Meisl, secondo il quale il calcio doveva emanciparsi dal modello amatoriale. Ne avrebbero giovato sia club che federazioni i quali avrebbero visto le loro casse rimpinguarsi grazie agli introiti derivanti dalla passione che negli anni ’30 gli europei nutrivano per il pallone. I prezzi dei biglietti sarebbero rincarati e il sistema si sarebbe potuto retroalimentare nonostante le ingenti spese alle quali i club sarebbero andati incontro.</p>



<p>In un contesto storico particolarmente surriscaldato – il giorno dell’ufficializzazione delle due competizioni una sanguinosissima rivolta cittadina culminata con circa 600 morti era scoppiata a Vienna <strong>– il passaggio al calcio professionistico era un argomento estremamente dibattuto tra gli addetti ai lavori</strong> così come nel secolo precedente lo era stato in Gran Bretagna e pochi anni dopo lo sarebbe stato in Sudamerica. Diversi club temevano infatti di non riuscire a far fronte ai nuovi esborsi previsti e di non potersi iscrivere ai campionati.</p>



<p>Il mondo del calcio si era così spaccato in due: da un lato coloro che sposando il progetto voluto da Meisl accettavano la scommessa di un calcio diverso e più remunerativo, dall’altro coloro che ne temevano le conseguenze. <strong>Fu in questo contesto che nacque il primo sindacato calcistico dell’Europa continentale capitanato dal difensore del Rapid Vienna Josef Brandstetter</strong>, proponente della seconda campana, sebbene il Rapid Vienna si sarebbe affermato come uno dei club più importanti dell’era professionistica nel periodo appena successivo.</p>



<p>Un’altra problematica sul tavolo di club federazioni era l’organizzazione del calendario, ora decisamente più fitto di impegni. I club, oltre al campionato e alla propria coppa nazionale, avrebbero dovuto disputare la Coppa Mitropa mentre le nazionali, al tempo impegnate con i Giochi Olimpici e amichevoli piuttosto frequenti – e che qualche anno dopo avrebbero preso parte alla Coppa del Mondo – la Coppa Internazionale. <strong>Si decise di organizzare la Coppa Mitropa al termine delle singole stagioni e la Coppa Internazionale durante lo svolgimento dei campionati in date compatibili con gli impegni dei club</strong>. Date che però non era sempre facile individuare, motivo per il quale ogni edizione del torneo sarebbe durata 2, 3 o addirittura 5 anni, come avvenne con le ultime due, quelle disputate nel secondo dopoguerra che avrebbero testimoniato l’exploit della Grande Ungheria, già campionessa olimpica, e quello della Cecoslovacchia di Josef Masopust, che così come Puskás e compagni avrebbe sfiorato la vittoria iridata negli anni seguenti. <strong>La Coppa Internazionale</strong>, tra l’altro, <strong>non destava grande entusiasmo tra i club</strong> in quanto questi temevano di dover rinunciare per lunghi periodi ai propri tesserati a causa di guai fisici patiti con le nazionali.</p>



<p>Il dado però era tratto. I due tornei sarebbero diventati realtà soltanto qualche mese dopo. A Vienna fu anche creato un apposito comitato lungo la Tegethoffstrasse. <strong>Il formato del torneo consisteva in un campionato composto da due gironi durante i quali le cinque partecipanti</strong> – alle tre già menzionate potenze del pallone mitteleurope si erano aggiunte Italia e Svizzera, quest’ultima una Cenerentola al cospetto dei ben più attrezzati rivali – <strong>avrebbero sfidato le rispettive avversarie in casa e trasferta</strong>, sebbene il calendario, a causa di ricorrenti problematiche organizzative, avrebbe spesso presentato un andamento asimmetrico e irregolare.</p>



<p>Il primo incontro della neonata Coppa Internazionale – la cui prima edizione venne chiamata Švehla Cup, in onore di Antonin Svehla, l’allora Primo Ministro cecoslovacco che aveva deciso di donare una coppa di cristallo quale premio per il vincitore – ebbe luogo il 18 settembre del 1927 e vide la Cecoslovacchia, il cui undici era composto per la sua quasi totalità da calciatori di Sparta e Slavia, due dei club più rinomati del tempo, battere l’Austria per 2-0. I valori in campo, estremamente equilibrati, rispecchiavano fedelmente quelli che si apprezzavano nelle sfide tra club. <strong>La prima edizione terminò nel 1930 e a vincerla fu l’Italia di Vittorio Pozzo</strong>. Quel successo avrebbe rappresentato il trampolino di lancio verso l’era più vincente della nostra storia calcistica, un’epoca che avrebbe visto gli Azzurri alzare due volte la Coppa del Mondo, rivincere la Coppa Internazionale nel 1935 e primeggiare alle Olimpiadi di Berlino l’anno seguente.</p>



<p></p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-id="23140" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/96656199_4046916218682668_12175107002728448_n-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-23140" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/96656199_4046916218682668_12175107002728448_n-1024x1024.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/96656199_4046916218682668_12175107002728448_n-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/96656199_4046916218682668_12175107002728448_n-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/96656199_4046916218682668_12175107002728448_n-768x768.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/96656199_4046916218682668_12175107002728448_n-1536x1536.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/96656199_4046916218682668_12175107002728448_n.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Luigi Allemandi e Vittorio Pozzo mostrano la Coppa Internazionale dopo la vittoria del 1935</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="319" height="406" data-id="23139" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/antonin-svehla.jpg" alt="" class="wp-image-23139" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/antonin-svehla.jpg 319w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/antonin-svehla-236x300.jpg 236w" sizes="(max-width: 319px) 100vw, 319px" /><figcaption class="wp-element-caption">Foto di Antonin Svehla, Primo Ministro cecoslovacco, colui che donò il trofeo</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p><strong>Verso la fine della manifestazione era inoltre nata una luminosissima stella che avrebbe brillato sulla storia del calcio nostrano come poche altre: Giuseppe Meazza</strong>. La prestazione che lo rivelò all’Europa coincise con la sfida, decisiva, tra Ungheria ed Italia terminata 0-5 per gli Azzurri. Il <em>Balilla</em>, questo il suo soprannome, aveva messo a segno una tripletta e due mesi dopo si sarebbe ripetuto anche nella Coppa Mitropa quando l’Ambrosiana, per molti una vittima sacrificale nel confronto con i campioni in carica dell’Újpest, avrebbe sconfitto gli ungheresi al termine di quattro gare valevoli per i quarti di finale della Mitropa. Andata, ritorno e due <em>playoff</em>, il primo dei quali terminato in parità. Meazza erano andato a segno in ogni singola occasione. A farne le spese era stato l’estremo difensore Aknai Acht, lo stesso al quale il giovane italiano aveva rifilato una tripletta con la casacca azzurra. Anni dopo Meazza avrebbe raccontato: «Poco dopo quell’ennesima sconfitta si ritirò a vita privata, forse demoralizzato dalle tanti reti subite dal sottoscritto o più probabilmente per motivi propri».</p>



<p></p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="909" height="511" data-id="23121" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/GM-GEL-e1629284919103.jpg" alt="" class="wp-image-23121" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/GM-GEL-e1629284919103.jpg 909w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/GM-GEL-e1629284919103-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/GM-GEL-e1629284919103-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 909px) 100vw, 909px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un primo piano di Giuseppe Meazza, figura apicale del calcio italiano e della Coppa Internazionale</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="560" height="315" data-id="23120" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Italia-Ungheria-1930.jpg" alt="" class="wp-image-23120" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Italia-Ungheria-1930.jpg 560w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Italia-Ungheria-1930-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una foto dell&#8217;Italia campionessa europea nel 1930</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>Rispetto agli anni precedenti l’affluenza presso gli stadi – alcuni impianti erano stati ricostruiti o creati ex novo proprio in quel periodo anche in vista dei Mondiali – aveva iniziato a registrare picchi sorprendenti. <strong>In Austria sarebbe notevolmente lievitata attorno ai primi anni ‘30 con la nascita del Wunderteam, ovvero la Squadra delle Meraviglie plasmata da Hugo Meisl il cui pilastro nonché volto più rappresentativo era indubbiamente Matthias Sindelar</strong>, per tutti <em>Sindi</em> o <em>Cartavelina</em>. Disegnata secondo i dettami del calcio scozzese, caratterizzato da passaggi corti, coesione tra reparti e dalla presenza di un centravanti arretrato – Matthias Sindelar, appunto – il Wunderteam non sarebbe passato alla storia per aver inanellato vittorie su vittorie, anzi. Al termine di quell’edizione avrebbe vinto il suo unico trofeo, il solo nella storia della nazionale biancorossa, complici anche le vicissitudini politiche che a partire dal 1938 avrebbero riconvertito l’Austria in una colonia tedesca mettendo la parola fine all’esistenza della nazionale austriaca.</p>



<p>La svolta era arrivata quando Hugo Meisl, che fino a quel momento aveva mostrato un certo scetticismo a schierare con regolarità Sindelar, aveva deciso di concedergli un posto da titolare nell’amichevole contro la Scozia. Braccato da giornalisti speranzosi di un cambio di rotta, l’allenatore li aveva accontentati. Aveva gettato su uno dei tavoli del Cafe Ring, caffetteria viennese della quale era un <em>habitué</em>, un foglio di carta recante la formazione. «Eccovi accontentati!», aveva tuonato. <strong>Sul foglio si leggeva la formazione con <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/07/matthias-sindelar-verita-mezze-verita-e-bugie.html">Matthias Sindelar</a> al centro dell’attacco</strong>. Il 16 maggio del 1931 l’Austria avrebbe battuto per 5-0 i maestri scozzesi con una prestazione maiuscola del proprio fuoriclasse guadagnandosi così l’appellativo di Wunderteam.</p>



<p><em>Cartavelina</em> e i suoi avrebbero dato vita a una striscia di risultati utili consecutivi lunga 11 partite. Gli otto punti ottenuti da quel momento in avanti sarebbero valsi la vittoria della Coppa Internazionale. Le due goleade contro Svizzera ed Ungheria, terminate rispettivamente 8-1 e 8-2, ben riflettevano la forza dei Biancorossi e la loro attitudine a trovare la via della rete.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="469" height="352" data-id="23124" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/osterreichs-wunderteam.jpg" alt="" class="wp-image-23124" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/osterreichs-wunderteam.jpg 469w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/osterreichs-wunderteam-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /><figcaption class="wp-element-caption">Foto del Wunderteam austriaco</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="886" data-id="23123" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1932-Sindelar-en-accion-contra-Suiza_CREDITO_Bezirksmuseum-Favoriten-1024x886.jpg" alt="" class="wp-image-23123" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1932-Sindelar-en-accion-contra-Suiza_CREDITO_Bezirksmuseum-Favoriten-1024x886.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1932-Sindelar-en-accion-contra-Suiza_CREDITO_Bezirksmuseum-Favoriten-300x260.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1932-Sindelar-en-accion-contra-Suiza_CREDITO_Bezirksmuseum-Favoriten-768x665.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1932-Sindelar-en-accion-contra-Suiza_CREDITO_Bezirksmuseum-Favoriten-1536x1330.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1932-Sindelar-en-accion-contra-Suiza_CREDITO_Bezirksmuseum-Favoriten.jpg 1742w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Matthias Sindelar in azione contro la Svizzera nella Coppa Internazionale</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="557" height="327" data-id="23122" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/sindelarr.jpg" alt="" class="wp-image-23122" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/sindelarr.jpg 557w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/sindelarr-300x176.jpg 300w" sizes="(max-width: 557px) 100vw, 557px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un&#8217;altra foto di Matthias Sindelar con la casacca austriaca</figcaption></figure>
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<p></p>



<p><strong>Italia-Austria era così diventata la rivalità sportiva più sentita del continente. Tra le due nazionali le ruggini del conflitto non erano del tutto sopite</strong>: diversi dei giocatori che avevano iniziato ad affrontarsi regolarmente con la casacca dei propri club o quelle delle rispettive nazionali, Meazza e Sindelar in testa, erano difatti orfani di guerra. Accadeva così che quando Italia e Austria si sfidavano – la stessa dinamica si osservava nelle gare tra club – i disordini in campo e sulle tribune erano particolarmente frequenti e difficili da sedare. Le cose sarebbero degenerate anni dopo quando l’Italia mussoliniana avrebbe strizzato l’occhio a una Germania il cui obiettivo primario era l’annessione dell’Austria.</p>



<p>In altri momenti le tensioni erano puramente sportive e prevaleva il rispetto tra le parti. Quando il 27 febbraio del 1931 l’Italia aveva sconfitto gli austriaci, Vittorio Pozzo aveva dichiarato: <em>‘</em>A me viene da piangere. Ci siamo riusciti, stavolta. Abbiamo sconfitto l’imbattibile Austria, dopo venti anni. Abbiamo realizzato l’impresa che era stata tentata invano da quattro generazioni di giocatori nostri tra i migliori’. Erano anni in cui l’Italia, nonostante l’alt imposto dal regime all’arrivo di calciatori stranieri, ammetteva indirettamente la superiorità del calcio danubiano contrattando decine di allenatori austriaci ed ungheresi tra le fila dei propri club. Alcuni di questi sarebbero passati alla storia grazie a vittorie nazionali e non. <strong>I ripetuti successi che Vittorio Pozzo avrebbe ottenuto ai danni delle nazionali mitteleuropee avrebbero però segnato un cambio di prospettiva</strong>.</p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>A me viene da piangere. Ci siamo riusciti, stavolta. Abbiamo sconfitto l’imbattibile Austria, dopo venti anni. Abbiamo realizzato l’impresa che era stata tentata invano da quattro generazioni di giocatori nostri tra i migliori</em></p>



<p><a href="https://gameofgoals.it/2025/02/09/vittorio-pozzo-il-padre-del-calcio-italiano.html">Vittorio Pozzo</a></p>
</blockquote>



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<p>Il secondo successo italiano, intervallato dalla vittoria mondiale, coincise con un’edizione decisamente meno seguita delle precedenti in parte a causa del fatto che <strong>l’attenzione del pubblico era calamitata dalla Coppa del Mondo</strong>, competizione alla quale questa volta avrebbero preso parte tutte le principali selezioni europee, e in parte perché le tensioni in Europa stavano dilagando. Engelbert Dollfuss, cancelliere austriaco che in chiave anti-hitleriana intratteneva buoni rapporti con Mussolini, due mesi dopo la salita al potere del Führer aveva bandito il partito nazionalsocialista austriaco dal proprio parlamento. Le rivolte erano all’ordine del giorno ed il malcontento che regnava nel Paese si sarebbe tradotto in un <em>putsch</em> che sebbene fallì causò la morte del Cancelliere. Il Duce si disse estremamente addolorato per la morte di un amico e di un alleato e si impegnò a schierare le proprie truppe lungo il Brennero a difesa dei confini austriaci, salvo soltanto due anni dopo intavolare l’asse Roma-Berlino.</p>



<p>La sfida clou si tenne il 24 marzo e coincise con la vittoria dell’Italia per 0-2. Una prova di forza notevole, soprattutto in un’epoca nella quale il fattore campo incideva non poco a livello internazionale. I giorni precedenti all’incontro erano stati scanditi da articoli di giornale che prospettavano disordini e problemi di ordine pubblico di vario tipo. Secondo qualcuno le SA austriache, allora illegali, avrebbero acquistato più di 10.000 biglietti per contestare l’Italia, mentre altri scrissero che un gruppo di dissidenti sarebbe entrato allo stadio munito di razzi atti a formare un’enorme bandiera recante il simbolo della svastica. <strong>Nulla di tutto ciò sarebbe successo, e l’Italia avrebbe vinto la Coppa Internazionale per la seconda volta</strong>.</p>



<p>L’ultima edizione prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale presentò il medesimo scenario: quattro tra le formazioni più forti del mondo si contendevano la palma di migliore nazionale europea<strong>. Il Wunderteam, in realtà, aveva iniziato ad imboccare la parabola discendente del suo ciclo</strong>. Proprio Hugo Meisl si era espresso in tal senso sostenendo come la nazionale austriaca necessitasse di un rinnovamento, ma che tale rinnovamento avrebbe richiesto tempo. &nbsp;Nel tentativo di ovviare ai continui acciacchi di alcuni giocatori – Sindelar tra questi – nelle due amichevoli che avevano preceduto l’inizio della competizione Meisl aveva proposto una linea d’attacco giovane che contemplava futuri astri nascenti del panorama europeo come Josef Bican, giocatore con già alle spalle un notevole pedigree a livello realizzativo e che per diverse decadi avrebbe detenuto il record di gol realizzati, e Franz Binder, colonna del Rapid Vienna. Matthias Sindelar non compariva quasi più: sarebbero rimasto protagonista unicamente con la casacca del proprio club, l’Austria Vienna.</p>



<p><strong>Quell’edizione non si sarebbe mai conclusa. A causa dell’invasione nazista dell’Austria avvenuta nel marzo del 1938 sul calcio europeo sarebbe calato il sipario</strong> e la manifestazione sarebbe terminata senza un vincitore. L’Italia, che in quel preciso momento aveva collezionato tre vittorie ed un pareggio e alla quale mancavano ancora quattro partite da disputare – tre in più rispetto Ungheria e Cecoslovacchia, le sue più accreditate rivali – sembrava sul punto di fare suo l’ennesimo titolo.</p>



<p>Il clima, tanto a livello politico quanto sportivo, era diventato insostenibile. Il 21 marzo del 1937, quando la competizione era in pieno svolgimento, Austria e Italia si erano&nbsp; sfidate in un incontro amichevole a Vienna. Nemmeno il minuto di silenzio che lo stadio aveva tributato a Hugo Meisl, deceduto circa un mese prima, aveva placato gli animi. Era stata una vera e propria battaglia caratterizzata da interventi durissimi da ambo le parti intervallata da risse continue tra alcuni dei protagonisti. A circa un quarto d’ora dal termine l’Austria si trovava in vantaggio di due gol ma <strong>Olsson, l’arbitro di quell’incontro, aveva deciso che in quelle condizioni non si poteva andare avanti. Era la prima volta nella storia in cui un incontro internazionale veniva sospeso prima del fischio finale</strong>. Gli scontri sul campo si placarono ma proseguirono sugli spalti. Disordini simili si sarebbero osservati circa quattro mesi dopo in un incontro valido per la Coppa Mitropa tra Genova e Admira Vienna.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="763" height="1024" data-id="23126" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1937-Numero-12-Pagina-001-763x1024.jpg" alt="" class="wp-image-23126" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1937-Numero-12-Pagina-001-763x1024.jpg 763w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1937-Numero-12-Pagina-001-223x300.jpg 223w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1937-Numero-12-Pagina-001-768x1031.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1937-Numero-12-Pagina-001-1144x1536.jpg 1144w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1937-Numero-12-Pagina-001.jpg 1430w" sizes="(max-width: 763px) 100vw, 763px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;Impossibile Battaglia: questo il titolo che Il Calcio Illustrato diede all&#8217;amichevole tra Italia ed Austria del 1937</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="497" height="295" data-id="23125" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Austria-Italia-1937.jpg" alt="" class="wp-image-23125" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Austria-Italia-1937.jpg 497w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Austria-Italia-1937-300x178.jpg 300w" sizes="(max-width: 497px) 100vw, 497px" /><figcaption class="wp-element-caption">La copertina de Il Littoriale</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="717" height="328" data-id="23127" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/austriaitalia.jpg" alt="" class="wp-image-23127" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/austriaitalia.jpg 717w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/austriaitalia-300x137.jpg 300w" sizes="(max-width: 717px) 100vw, 717px" /><figcaption class="wp-element-caption">Giocatori italiani ed austriaci accerchiano l&#8217;arbitro Olsson</figcaption></figure>
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<p>Se la Mitropa sarebbe proseguita per altri due anni senza però più contemplare la partecipazione delle squadre austriache, <strong>la Coppa Internazionale si interruppe repentinamente. Sarebbe stata riesumata nel 1948 proponendo altre due edizioni con un formato rimasto inalterato rispetto al passato ma di durata ancora maggiore</strong>. A mutare sostanzialmente sarebbe stato il <em>parterre </em>dei fuoriclasse che si sfidavano sui campi del continente. Uno di questi, un giovane Ferenc Puskás, avrebbe contribuito con i suoi 10 gol al primo ed ultimo trionfo ungherese nella manifestazione disputata tra il 1948-1953.</p>



<p>Nonostante uno scenario politico completamente ridisegnato in seguito al bipolarismo e in cui diverse nazioni si erano riappropriate della loro indipendenza, il torneo era ripartito da dove si era interrotto. I campionati europei, sebbene indeboliti dalle diverse partenze al fronte, non avevano subito interruzioni durante gli anni del conflitto. <strong>Dalle macerie della guerra erano nate due squadre che avrebbero fatto parlare enormemente di sé</strong>, ma che per il fato o vicissitudini politiche avrebbero avuto vita breve: il <strong>Grande Torino</strong>, la cui plurititolata parabola sarebbe stata stroncata dalla Tragedia di Superga e la cui squadra coincideva per la quasi totalità con la nazionale italiana e l’<strong>Honved</strong>, che qualche anno dopo si sarebbe smantellato in seguito alla repressione della Rivoluzione Ungherese da parte dei carri armati sovietici.</p>



<p>A causa delle vicissitudini che avevano colpito il Grande Torino l’Italia aveva dovuto ripiegare su quelle che nei piani iniziali erano delle scelte secondarie. Per questo motivo non sarebbe stata competitiva. <strong>L’Ungheria dal canto suo aveva inaugurato la manifestazione con un punteggio emblematico della loro filosofia calcistica: 7-4 contro la Svizzera</strong>. Punteggi così roboanti sarebbero stati piuttosto ricorrenti anche negli anni successivi. I magiari erano riusciti a concepire una squadra spettacolare e innovativa come poche nella storia. Si schierava – così come faceva il Grande Torino – con un elastico 3-2-5, al tempo chiamato Sistema, e grazie a una devastante linea d’attacco erano soliti sommergere di gol gli avversari anche a costo di concederne qualcuno di troppo, una costante che si sarebbe ripresentata anche ai Mondiali del 1954.</p>



<p>Sebbene nell’immaginario collettivo Grande Ungheria fa rima con Honved, quella squadra formidabile nata nel dicembre del 1949 dalla fusione con il Kispest e che negli anni seguenti sarebbe diventata il principale serbatoio della nazionale magiara, il successo nella Coppa Internazionale fu possibile grazie alle varie forze che in quel momento rendevano il calcio magiaro uno dei movimenti più importanti e competitivi al mondo. Più della metà della competizione l’Ungheria l’aveva difatti disputata negli anni precedenti alla formazione dell’Honved con calciatori provenienti dai club più disparati: <strong>Újpest, Vasas e Ferencváros, la vera forza trainante del calcio magiaro prima della rivoluzione attuata dal tecnico Guzstav Sebes</strong>. A partire dal 1950 la fisionomia della nazionale ungherese sarebbe decisamente mutata presentando un undici composto da ben sei o sette elementi che o facevano già parte del Kispest, come <a href="https://gameofgoals.it/2020/11/25/quanto-e-stato-grande-ferenc-puskas.html">Puskás</a> o Bozsik, o che vi si erano uniti successivamente, come gli arcinoti Grosics, Kocsis e Czibor.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="620" data-id="23131" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_aranyerem_montazs-1024x620.jpg" alt="" class="wp-image-23131" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_aranyerem_montazs-1024x620.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_aranyerem_montazs-300x182.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_aranyerem_montazs-768x465.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_aranyerem_montazs.jpg 1083w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Le medaglie della Coppa Internazionale assegnate agli ungheresi nel 1953</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="978" height="480" data-id="23130" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_EK_jegy.jpg" alt="" class="wp-image-23130" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_EK_jegy.jpg 978w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_EK_jegy-300x147.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_EK_jegy-768x377.jpg 768w" sizes="(max-width: 978px) 100vw, 978px" /><figcaption class="wp-element-caption">Biglietto per la partita disputata a Roma tra Italia ed Ungheria</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="263" height="192" data-id="23129" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/images-1.jpg" alt="" class="wp-image-23129"/><figcaption class="wp-element-caption">Una foto dell&#8217;Ungheria campionessa nel 1953</figcaption></figure>
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<p>Alcuni elementi chiave dei primi anni sarebbero scomparsi: oltre a <strong>Sandor Szűcs</strong>, difensore pluricampione dell’Újpest giustiziato dal regime in seguito ad una tentata fuga dal Paese con pistola al seguito nel 1951, <strong>Ferenc Rudas</strong>, anch’egli difensore, era uscito dai radar del proprio tecnico quando nel 1950 non aveva ceduto alle pressioni politiche del regime per abbandonare il Ferencváros, squadra della quale era capitano, ed unirsi all’Honved. Secondo altri l’uscita di scena di Rudas era invece dipesa da un grave infortunio che il difensore aveva patito in seguito ad uno scontro di gioco con il proprio portiere. O ancora <strong>Ferenc Deak</strong>, prolificissimo attaccante, il quale non sarebbe più rientrato nei ranghi della propria nazionale a causa della vita sregolata che lo aveva sempre contraddistinto e che Sebes non aveva mai digerito, specie dopo che l’attaccante, ubriaco dopo una serata trascorsa a Budapest, aveva attaccato due membri della polizia segreta ungherese.</p>



<p>In virtù di quel successo l’Ungheria fu invitata a Wembley per disputare un incontro amichevole contro l’Inghilterra. I maestri inglesi sfidarono così quella che per tutti era diventata l’<em>Aranycsapat</em>, la Squadra d’Oro, una squadra apparentemente imbattibile che dopo aver fatto suo il titolo olimpico si era ripetuta nella massima competizione europea. <strong>La Partita del Secolo</strong> – un appellativo che nel corso degli anni gli addetti ai lavori hanno attribuito sia alla vittoria dell’Italia sulla Germania del 1970 sia all’incontro di Wembley – <strong>terminò 3-6 per i magiari che mesi dopo si sarebbero ripetuti a Budapest infliggendo un perentorio 7-1 alla nazionale di Sua Maestà</strong> (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2013/01/03/1953-inghilterra-ungheria-3-6.html">qui </a>la cronaca del match).</p>



<p><strong>L’ultima edizione</strong> – a cui partecipò anche la Yugoslavia – fu ribattezzata Coppa Dr. Gerö in onore dell’ex presidente dell’Associazione Calcio austriaca deceduto l’anno precedente. Si giocò tra il 1955 e il 1960 e <strong>fu vinta dalla Cecoslovacchia</strong>. Un avvenimento storico ne condizionò in modo decisivo l’andamento: <strong>l’Ungheria, che avrebbe terminato seconda ad un solo punto dai boemi, in seguito alla Rivoluzione Ungherese del 1956 aveva perso diversi dei suoi migliori elementi i quali avevano preferito non fare ritorno in patria</strong>. Per questa ragione aveva disputato gli ultimi due incontri con una formazione rimaneggiata e l’1-1 nell’ultimo turno contro l’Italia, che per le solite difficoltà relative al calendario si era disputato nel 1959, le era risultato fatale. Era però nata la stella di Florian Albert, unico ungherese nella storia del calcio a vincere il Pallone d’Oro.</p>



<p><strong>Fu l’ultima edizione della Coppa Internazionale. Avrebbe fatto da apripista agli odierni Campionati Europei, più inclusivi e aventi, almeno nella loro prima edizione, un <em>format</em> ad eliminazione diretta senza gironi</strong>. &nbsp;L’idea era partita da Henri Delaunay, nominato segretario generale dell‘UEFA nel 1954 e che già dal 1927 sognava assieme a Hugo Meisl di potere arrivare alla creazione di una competizione europea a cui partecipassero tutte le nazionali del continente. Tuttavia, Delaunay, morto l’anno seguente, non potè assistere alla prima edizione del torneo dal lui ideato che si sarebbe tenuta nel 1960.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="807" height="485" data-id="23132" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/czech.jpg" alt="" class="wp-image-23132" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/czech.jpg 807w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/czech-300x180.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/czech-768x462.jpg 768w" sizes="(max-width: 807px) 100vw, 807px" /><figcaption class="wp-element-caption">La nazionale cecoslovacca nel 1961 molti dei cui membri si erano laureati campioni europei l&#8217;anno precedente</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="742" height="458" data-id="23133" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/goldball.jpg" alt="" class="wp-image-23133" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/goldball.jpg 742w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/goldball-300x185.jpg 300w" sizes="(max-width: 742px) 100vw, 742px" /><figcaption class="wp-element-caption">Joesf Masopust, Pallone d&#8217;Oro cecoslovacco</figcaption></figure>
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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/02/14/la-coppa-internazionale-madre-dei-campionati-europei.html">La Coppa Internazionale, madre dei Campionati Europei</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Saint Andrew&#8217;s vs Caledonians, storia del primo campionato mai disputato in Argentina</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/07/28/saint-andrews-vs-caledonians-storia-del-primo-campionato-mai-disputato-in-argentina.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jul 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Così come non esiste una data che coincide inequivocabilmente con il primo incontro tra Argentina ed Uruguay &#8211; come abbiamo osservato in un articolo pubblicato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/07/28/saint-andrews-vs-caledonians-storia-del-primo-campionato-mai-disputato-in-argentina.html">Saint Andrew&#8217;s vs Caledonians, storia del primo campionato mai disputato in Argentina</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Così come non esiste una data che coincide inequivocabilmente con il primo incontro tra Argentina ed Uruguay &#8211; come abbiamo osservato in un articolo pubblicato di recente –, esiste un campionato il cui vincitore è tutt’ora oggetto di discussione e fraintendimenti: quello del 1891. Secondo l’AFA, probabilmente per il fatto di non riconoscere l’AAFL – Argentine Association Football League – come sua predecessora, a vincere quel titolo sarebbe stato il Saint Andrew’s. </p>



<p>Tale narrazione si sarebbe propagata nei decenni a seguire a livello locale ed internazionale, godendo di un discreto risalto anche sul web. In realtà quel torneo fu vinto in coabitazione dal Saint Andrew’s, appunto, e dal Caledonians, dato che le regole prevedevano la spartizione degli onori in caso di arrivo a pari punti. </p>



<p>Al Saint Andrew’s sarebbero poi andate le medaglie messe in palio per chi avesse vinto lo spareggio tra le due. Quello del 1891 è inoltre un campionato finito nell’oblio per via del fatto che la federazione si sarebbe dissolta al termine del torneo e la competizione sarebbe stata riesumata due anni dopo. In questo articolo vi proponiamo la storia di questo campionato sconosciuto ai più attraverso un viaggio nei giornali e nelle pubblicazioni del tempo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1891, il primo campionato argentino</h2>



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<p><strong>Il primo campionato organizzato dalla AAFL si disputò tra il 12 aprile ed il 13 settembre del 1891</strong>. La mente principale dietro l’organizzazione del torneo era quella di Alec Lamont, calciatore del Saint Andrew’s AC, dipendente del Ferrocarril Sud e segretario della neonata federazione. Lui e F.L. Wooley, membro del Buenos Aires and Rosario Railway Athletic Club nominato presidente, sarebbero stati i factotum di quella competizione. <strong>Le squadre partecipanti erano cinque: il Saint Andrew’s</strong>, appunto, i cui giocatori erano soprannominati <em>los santos</em> per via della loro affiliazione all’omonima chiesa scozzese sita in calle Piedras 55, i <strong>Caledonians</strong>, dipendenti dell’azienda sanitaria Pearson y Bataume, il <strong>Buenos Aires &amp; Rosario Athletic Club</strong>, l’unica squadra a provenire dalla provincia, precisamente dalla cittadina di Campana, il <strong>Belgrano Football Club</strong> ed il <strong>Buenos Ayres Football Club</strong>. Mancavano all’appello altre formazioni che nei piani iniziali avrebbero dovuto essere presenti: il Saint Lawrence, l’Hurlingham, che si sarebbe tirato indietro poco prima dell’inizio, la Buenos Aires English High School di Alexander Watson Hutton, che quasi all’unanimità viene considerato il padre del calcio argentino e che negli anni successivi sarebbe diventato pluricampione a livello locale, ed il Flores Collegiate del reverendo Joseph Henry Gybbon Spilsbury, le ultime due impossibilitate a partecipare in quanto disponevano soltanto di calciatori minorenni.</p>



<p>Nelle settimane precedenti all’inizio <em>The Standard</em>, una delle pochissime riviste che al tempo dedicava spazio al calcio – era, fondamentalmente, uno dei bollettini della comunità britannica di Buenos Aires –, scriveva che grazie ad una buona organizzazione il torneo sarebbe iniziato sotto i migliori auspici, e che il calcio avrebbe avuto un ‘impatto importante in questa parte di mondo’. <strong>Nonostante l’assenza della Buenos Aires English High School, Alexander Watson-Hutton avrebbe comunque preso parte al torneo in qualità di arbitro</strong>. Non sarebbe stato l’unico pioniere del calcio argentino a comparire: oltre a lui ed Alec Lamont avrebbe partecipato anche William ‘Guillermo’ Waters, conoscente di lunga data di Watson-Hutton, colui che cinque anni prima aveva portato sul Rio de la Plata i primi palloni da calcio direttamente dalla Scozia. Si sarebbe disimpegnato come <em>centre-back</em> proprio tra le fila del Saint Andrew’s.</p>



<p>Non sono molte le cronache delle partite reperibili sul <em>The Standard</em>, ciò a causa di tre ragioni principali: il calcio al tempo risvegliava l’interesse di pochi, la natura stessa della testata, che come abbiamo sottolineato era un bollettino della comunità britannica locale dove le aziende reclamavano un loro spazio promozionale e, soprattutto, il fatto che il lunedì, giorno successivo agli incontri, <em>The Standard</em> non usciva. <strong>Le regole prevedevano l’assegnazione di due punti a vittoria, uno a pareggio ed un format che contemplava un girone di andata ed uno di ritorno</strong>. In caso di arrivo a pari punti, avrebbe trionfato la formazione con la miglior differenza reti. Questo, almeno, fu ciò che venne stabilito in un primo momento.  Il calendario tuttavia avrebbe presentato un andamento irregolare per tutta la sua durata: in alcune giornate, anziché disputarsi due incontri, se ne sarebbe disputato uno solo.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="751" height="458" data-id="20869" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/The-Standard-1.jpg" alt="" class="wp-image-20869" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/The-Standard-1.jpg 751w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/The-Standard-1-300x183.jpg 300w" sizes="(max-width: 751px) 100vw, 751px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una copertina di The Standard, la prima testata edita a Buenos Aires a parlare di calcio</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="517" height="587" data-id="20868" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/riverplate-1.jpg" alt="" class="wp-image-20868" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/riverplate-1.jpg 517w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/riverplate-1-264x300.jpg 264w" sizes="(max-width: 517px) 100vw, 517px" /><figcaption class="wp-element-caption">River Plate &amp; Pastime diventerà a partire dal 1893 il giornale di riferimenti per gli appassionati di calcio</figcaption></figure>
</figure>



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<p><strong>Il 17 maggio</strong>, a campionato in pieno svolgimento <strong>ebbe luogo il primo <em>big match</em> della storia del campionato argentino. Il Saint Andrew’s sfidò i Caledonians</strong>. I <em>santos,</em> in virtù delle tre vittorie ottenute, si trovavano a punteggio pieno, mentre i rivali erano a soli due punti, in quanto avevano preso parte a un solo incontro. Le due formazioni si conoscevano bene dato che l’anno precedente si erano affrontate tre volte in amichevole, e i Caledonians avevano sempre avuto la meglio. A sorpresa, però, i 500 spettatori presenti al campo di giocò assistettero all’exploit dei <em>santos</em>, che vinsero 4-0 e si portarono così ad otto punti in classifica. Tra i marcatori della gara figurava anche Lamont. Tuttavia, nel proseguo del campionato i Caledonians avrebbero rimontato vincendo tutti gli incontri successivi alla sconfitta di quel giorno. Le due formazioni sarebbero così arrivate allo scontro decisivo l’ultima giornata del torneo, il 30 agosto, con tre settimane di ritardo sulla data prestabilita in quanto la pioggia si era abbattuta copiosa su Buenos Aires. La contesa terminò 3-3 con le squadre a pari punti. 13 a 13.</p>



<p><strong>Quindi, chi fu il primo campione della storia del calcio argentino? </strong>Nove giorni dopo quell’incontro la commissione presieduta dal presidente Wooley si riunì e, contrariamente a quanto stabilito&nbsp; prima dell’inizio del torneo, decise che i vincitori sarebbero stati due poiché quello stesso anno si era verificato un caso analogo in Scozia: Dumbarton e Rangers erano arrivati a pari punti ed erano stati dichiarati entrambi vincitori. Nonostante ciò venne organizzato uno spareggio – 90 minuti più 30 di eventuali supplementari – per stabilire chi avrebbe fatto suo il premio. Il premio consisteva in delle medaglie recanti su una faccia nome e cognome dei vincitori e sull’altra la dicitura Season 1891.</p>



<p>Il 13 settembre sul terreno del Polo Flores Club erano presenti 300 spettatori, meno di quelli che avevano presenziato ai primi due incontri tra le due a causa, stando a quanto scrisse una cronaca, della lontananza del terreno di gioco rispetto alla città. La prima frazione si concluse sull’1-1 e tale risultato, nonostante il dominio del Saint Andrew’s, non cambiò fino al 90º. <strong>Si dovette quindi ricorrere ai tempi supplementari, decisi da Charles Douglas Moffatt, <em>insider derecho</em> appena diciannovenne autore di una tripletta</strong>. I Caledonians avevano pagato la scarsa verve offensiva – si segnalarono, ad esempio, le tante occasioni sprecate da Sutherland, abile dribblatore ma poco concreto – e i <em>santos</em> avevano fatto loro le medaglie in gioco.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Charles Douglas Moffatt, primo crack del calcio argentino</h2>



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<p><strong>Anni dopo, nel maggio del 1934, un giornalista de <em>El Gráfico</em>, Félix Frascara, avrebbe intervistato Charles Douglas Moffatt nella sua abitazione di Temperley</strong>. Moffat disse che parlare del calcio dell’epoca equivaleva a parlare della preistoria del pallone, e che in quegli anni nessuno poteva prevedere come quel gioco ad appannaggio degli <em>ingleses locos</em> sarebbe evoluto. Poi, rivolgendosi al giornalista, gli chiese: “ Sono certo che ora mi chiederà se era meglio il calcio del tempo o quello di adesso”. Il giornalista, però, mise in chiaro che i confronti non gli interessavano, e che era invece interessato a saperne di più riguardo all’epoca che Moffatt aveva vissuto da calciatore. Voleva conoscere più a fondo quelle partite pionieristiche che avevano visto l’attaccante ed i <em>santos</em> laurearsi campioni d’Argentina.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="620" height="833" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Moffatt-e-famiglia-nel-1934.jpg" alt="" class="wp-image-20878" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Moffatt-e-famiglia-nel-1934.jpg 620w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Moffatt-e-famiglia-nel-1934-223x300.jpg 223w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /><figcaption class="wp-element-caption">Charles Douglas Moffatt e famiglia nel 1934</figcaption></figure>



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<p>Charles Douglas Moffatt era nato a Londra il 5 luglio del 1870 e si era trasferito a Buenos Aires nel 1889. Oltre a calcare con regolarità i campi da gioco della capitale – che al tempo gli emigrati britannici chiamavano Buenos Ayres – avrebbe lavorato per varie imprese locali prima di andare in pensione nel 1928. Raccontò che fin dall’infanzia aveva giocato a calcio in quanto era un’attività obbligatoria nel proprio istituto così come lo sarebbe diventata in Argentina anni dopo grazie, ad esempio, all’impulso dato da Alexander Watson-Hutton all’interno della scuola che gestiva.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Progetto-senza-titolo-1-1024x1024.png" alt="" class="wp-image-20874" style="width:659px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Progetto-senza-titolo-1-1024x1024.png 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Progetto-senza-titolo-1-300x300.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Progetto-senza-titolo-1-150x150.png 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Progetto-senza-titolo-1-768x768.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Progetto-senza-titolo-1.png 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Alexander Watson-Hutton è considerato all&#8217;unanimità il padre del calcio argentino. Aveva reso obbligatorio il calcio nella scuola da lui gestita</figcaption></figure>



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<p><strong>Moffatt sottolineò nell’intervista il ruolo, a suo dire poco conosciuto dai più, che il pallone aveva avuto nell’allontanare le persone dai vizi. Disse che alcuni uomini di chiesa, come il Reverendo Spilsbury di Flores o Fleming, un prete della Saint Andrew’s Church, lo utilizzavano per avvicinare i ragazzi alla religione, mentre in alcuni casi serviva per dissuaderli dal <em>boliche</em></strong>, ovvero dalla vita sregolata. L’ex attaccante aggiunse inoltre che i ragazzi dovevano andare a messa per poi poter giocare, ma che lo facevano assolutamente volentieri, e che diedero al club – il Saint Andrew’s – il nome della chiesa nella quale operava Padre Fleming come ringraziamento per il suo aiuto.</p>



<p><strong>Charles Douglas Moffatt, oltre ad essere stato compagno di squadra d Alec Lamont, era stato suo collega quando lavoravano per il Ferrocarril Sud</strong>. Raccontò della passione che Lamont nutriva per il calcio. Disse che trascorreva tutta la settimana a parlare della partita della domenica, e che era continuamente impegnato a preparare documenti e sentire gli avversari per organizzare le sfide. <strong>Era stato proprio Lamont a creare la squadra del Saint Andrew’s e a coinvolgere altre tre squadre nel torneo che stava progettando: il Caledonians, il Buenos Aires and Rosario Railway, ed il St. Lawrence</strong>, un’altra formazione che al pari del Saint Andrew’s era composta da impiegati inglesi la quale però, come abbiamo anticipato, alla fine non avrebbe partecipato.</p>



<p>Tra i cimeli che Moffatt mostrò a Frascara era presente una tessera del club recante il numero 17 oltre ai nomi delle cariche principali del Saint Andrew’s, tra le quali il capitano W. Waters, corrispondente a <strong>William Waters</strong>, che come detto viene ricordato in Argentina per aver importato i primi palloni da calcio, il Segretario Edward Morgan e gli stessi Moffatt e Lamont, che comparivano in qualità di soci. A. Grant era invece il presidente, colui che si faceva carico delle spese del club come quelle sostenute per le casacche da gioco e per i palloni. Lamont, sempre stando ai racconti di Moffatt, era così entusiasta di poter creare una squadra competitiva che decise di mettere sotto contratto – un qualcosa di straordinario se si considera che il calcio argentino sarebbe diventato professionistico molto tempo dopo, nel 1931 – due giocatori provenienti da Rosario, Penman e Francis.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="637" height="830" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Moffatt-in-una-foto-del-1892-con-la-medaglia-del-campionato-1.jpg" alt="" class="wp-image-20872" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Moffatt-in-una-foto-del-1892-con-la-medaglia-del-campionato-1.jpg 637w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Moffatt-in-una-foto-del-1892-con-la-medaglia-del-campionato-1-230x300.jpg 230w" sizes="(max-width: 637px) 100vw, 637px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una foto di Charles Douglas Moffatt nel 1892 assieme alla medaglia vinta l&#8217;anno precedente</figcaption></figure>



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<p><strong>Moffatt parlò anche dello spareggio contro il Caledonians</strong>. Ricordava che a causa di un infortunio alla caviglia destra che gli aveva impedito di prendere parte all’ultima partita – l’unica che aveva saltato durante l’intero campionato – si era presentato all’ultimo incontro in condizioni non perfette, per cui non poteva tirare – utilizzò il termine <em>shotear</em> – dalla distanza, a causa del problema che continuava ad infastidirlo alla caviglia destra.</p>



<p>È però curioso notare come Moffatt abbia un ricordo diverso di quella sfida rispetto a quanto avrebbero raccontato le varie testate del tempo. Contrariamente alle cronache dei giornali, che riportarono all’unisono il risultato di 3-1 in favore dei <em>santos </em>e segnalarono l’attaccante quale autore di una tripletta, Moffatt ricordava che quell’incontro era terminato 1-0 grazie ad un suo gol di opportunismo siglato in seguito ad una mischia che si era generata nell’area dei rivali.</p>



<p><strong>Alla domanda di Frascara se il pubblico fosse numeroso Moffatt rispose: “No, tutt’altro! Solo qualche inglese. Oggi a vedere le finali ci vanno le autorità nazionali, mentre al tempo non sapevano nemmeno che il calcio esisteva”</strong>. Riguardo ai campi da gioco – il Saint Andrew’s giocava nel quartiere di Barracas, lungo l’Avenida Monte de Ocas – Moffatt disse che sebbene fossero peggio di quelli degli anni ’30, per lui erano molto meglio, in quanto erano soffici, senza tribune né barriere. Non vi era nemmeno il rischio o la paura che qualche estraneo si infiltrasse, dal momento che non si pagava il biglietto. In ogni caso, a sapere di quelle partite erano in pochissimi.</p>



<p>Sempre stando al racconto di Moffatt le regole del gioco non erano cambiate nel tempo, così come erano simili le dimensioni del terreno di gioco nonostante i palloni avessero un peso decisamente maggiore. &nbsp;<strong>Si giocava senza reti e con due arbitri, <em>referees</em> o <em>linesmen</em>, che vorrebbe dire guardalinee, ma nel linguaggio del tempo erano a tutti gli effetti due giudici di gara</strong>. Alla domanda circa le polemiche sui gol, Moffatt rispose che si riponeva fiducia assoluta nei <em>referees</em>, e di conseguenza veniva evitata qualsiasi tipo di polemica. Poi, più avanti, si sarebbe passati ad avere un solo <em>referee</em> e due <em>linesmen</em>.</p>



<p>L’ex attaccante sottolineò come al tempo era impossibile preventivare la popolarità che il calcio avrebbe acquisito nei decenni successivi. Per questo motivo non aveva mai messo nero su bianco particolari appunti o dettagli. Non ricordava, ad esempio – così come non sembrava ricordare esattamente l’esito dello spareggio – il perché non si era giocato l’anno successivo, e non era in grado di valutare il suo calcio rispetto a quello degli anni seguenti in quanto a partire dal suo ritiro aveva assistito ad una sola partita. Ricordava però perfettamente il trattamento riservato ai portieri. Disse che <strong>i <em>forwards</em> avevano due motti. Il primo recitava ‘passami la palla e tieni lontano l’avversario’, mentre il secondo diceva ‘lascia il portiere knocked out – KO – o fai si che finisca in rete con il pallone”</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>I <em>forwards</em> avevano due motti. Il primo recitava ‘passami la palla e tieni lontano l’avversario’, mentre il secondo diceva ‘lascia il portiere knocked out – KO – o fai si che finisca in rete con il pallone”.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le prime stella del calcio <em>albiceleste</em></h2>



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<p><strong>Moffatt mostrò poi a Frascara una foto del Lomas Athletic Club, squadra che avrebbe vinto diversi campionati durante gli anni seguenti</strong>. La foto presentava molte croci, in quanto diversi dei giocatori raffigurati nel frattempo erano passati a miglior vita, così come quasi tutti i protagonisti del 1891. Tra questi c’era <strong>Charles Reynolds</strong>, che Moffatt definì come un gran <em>back</em> – difensore –, e <strong>W.Leslie</strong>, che secondo Moffatt non avrebbe sfigurato in nessuna grande squadra degli anni ‘30 essendo un giocatore dotato di incredibile tecnica. Tuttavia il miglior giocatore che ricordava era <strong>Jack Sutherland</strong>, suo rivale nel 1891, dato che vestiva la maglia del Caledonians. Sutherland era un <em>centre forward</em>, ovvero un centravanti, che si era disimpegnato con eccellenti risultati in Scozia e che era risultato ancora più devastante in Argentina. Era un attaccante completo dotato soprattutto di gran dribbling. <strong>“I Caledonians erano la squadra più forte, vincemmo per caso”</strong>, aggiunse Moffatt.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="883" height="631" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/lomass.jpg" alt="" class="wp-image-20876" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/lomass.jpg 883w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/lomass-300x214.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/lomass-768x549.jpg 768w" sizes="(max-width: 883px) 100vw, 883px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una nitida immagine del Lomas AC del 1893. Nella foto compaiono anche Reynolds e Leslie, secondo Moffatt tra i più forti giocatori del tempo</figcaption></figure>



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<p>Tra i difensori ed i centrocampisti migliori del tempo, Moffatt citò tale <strong>M. Macadam</strong>, difensore del Saint Lawrence, contro il quale l’attaccante doveva però aver disputato soltanto incontri amichevoli, in quanto il Saint Lawrence non prese parte a quel campionato né avrebbe partecipato a quelli successivi. Allo stesso modo citò <strong>William Waters</strong>, dicendo che ogniqualvolta un avversario se lo trovava d fronte decideva di passare il pallone al compagno più vicino per paura di perderlo. Moffatt concluse parlando di sé: si definì come un giocatore la cui qualità più spiccata era la velocità, oltre al dribbling e la capacità di dialogare con i compagni. “Dicevano che quando acceleravo verso la porta avversaria era impossibile fermarmi”.</p>



<p>Quando nacque la seconda AAFL nel 1893 il Saint Andrew’s si dissolse. I suoi componenti virarono verso altre squadre. <strong>Moffatt, dopo aver disputato alcune amichevoli con il Lomas Athletic Club nel 1892, andò al Flores, squadra in cui avrebbe militato fino al 1899</strong>. Poi sarebbe passato al Banfield Athletic Club dove avrebbe vinto due campionati di seconda divisione. Avrebbe sempre conservato le medaglie vinte, e non avrebbe mai vissuto il passaggio alla seconda divisione come una battuta d’arresto, anzi. Era stata una sua scelta quella di scendere di categoria, in quanto viveva a Banfield e negli anni precedenti gli era spesso risultato scomodo il fatto di recarsi ogni volta a Flores per disputare le partite. Si sarebbe ritirato nel 1901 prima di dedicarsi ad altri sport quali il tennis, il nuoto ed il cricket.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/07/28/saint-andrews-vs-caledonians-storia-del-primo-campionato-mai-disputato-in-argentina.html">Saint Andrew&#8217;s vs Caledonians, storia del primo campionato mai disputato in Argentina</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Argentina-Uruguay, le discusse origini del primo Clásico del Río de la Plata</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/07/18/argentina-uruguay-le-discusse-origini-del-primo-clasico-del-rio-de-la-plata.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2024 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[alumni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Argentina-Uruguay è il clásico tra nazionali più disputato della storia del calcio, e dopo Inghilterra-Scozia è anche il più antico. Agli albori, così come avveniva [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/07/18/argentina-uruguay-le-discusse-origini-del-primo-clasico-del-rio-de-la-plata.html">Argentina-Uruguay, le discusse origini del primo Clásico del Río de la Plata</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Argentina-Uruguay è il <em>clásico </em>tra nazionali più disputato della storia del calcio, e dopo Inghilterra-Scozia è anche il più antico. Agli albori, così come avveniva nello stesso periodo in Europa, si trattava di un evento esclusivamente britannico ed elitario. Tuttavia, le interpretazioni su quando ebbe luogo la prima sfida tra le due nazionali divergono. Secondo qualcuno, tale circostanza sarebbe da datare il 16 maggio del 1901, secondo altri l’anno successivo e secondo altri ancora molto prima. Ci proponiamo in quest’articolo di raccontarvi i primi incontri ufficiali tra le due formazioni rioplatensi, nello specifico le tre gare che nel corso della storia e secondo la prospettiva adottata hanno rappresentato il trampolino di lancio di uno dei derby più sentiti ed appassionanti a livello internazionale.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1889, un omaggio alla Regina</h2>



<p></p>



<p>Il 15 agosto del 1889, in occasione del 70° compleanno della Regina Victoria – omaggiata da un enorme ritratto contornato da molteplici bandiere che era stato portato dall’ambasciata al terreno di gioco – nella capitale uruguayana venne organizzato un incontro tra una rappresentativa mista composta da giocatori del Montevideo Cricket Club e Montevideo Rowing Club ed il Buenos Aires Football Club. Si sarebbe giocato sul campo de La Blanqueada.</p>



<p>Tra le fila uruguaiane appariva <strong>William Leslie Poole</strong>, nel ruolo di attaccante, figura tuttora considerata dai più come il padre del calcio celeste. Gli argentini avrebbero trionfato sul terreno reso pesante dalla pioggia che si era abbattuta su Montevideo durante i giorni precedenti, ma con quale risultato non si sa per certo: alcune fonti parlarono di 3-1, altre di 3-0. Per questa ragione, secondo qualcuno <strong>Offley Scoones</strong>, un rampollo di buona famiglia già calciatore dell’Old Westminster FC, club con il quale aveva raggiunto in due occasioni – 1884 e 1886 – i quarti di FA Cup e che si era trasferito da pochi anni lungo il Rio de La Plata per insegnare calcio, sarebbe da considerarsi il primo marcatore internazionale della storia dell’Uruguay. </p>



<p>Secondo altri, tale record apparterrebbe invece a Henry <strong>Stanley Bowles</strong>, un ragazzo appena 18enne che aveva militato nella formazione giovanile del Preston North End prima di emigrare a Montevideo grazie ad un contatto che gli aveva garantito un impiego alla Montevideo Telegraph Company. <strong>Bowles </strong>siglò una rete l’anno successivo nella sfida che i suoi persero 2-1 a Buenos Aires, precisamente sul campo di Hurlingham.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="926" height="710" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Henry-Stanley-Bowles.jpg" alt="" class="wp-image-20652" style="width:603px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Henry-Stanley-Bowles.jpg 926w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Henry-Stanley-Bowles-300x230.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Henry-Stanley-Bowles-768x589.jpg 768w" sizes="(max-width: 926px) 100vw, 926px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una foto di Henry Stanley Bowles, secondo alcuni il primo marcatore internazionale nella storia della Celeste</figcaption></figure>



<p></p>



<p>A partire dal 1889 le due formazioni si sarebbero sfidate anno dopo anno, una volta a Montevideo ed una a Buenos Aires, fino al 1894, anno nel quale gli argentini decisero di abbandonare la contesa: avevano trionfato in ogni singolo incontro e non ritenevano utile disputare altre sfide. Ad ogni modo, per loro, quelle partite non avrebbero mai rappresentato dei veri e propri incontri internazionali. Ed in effetti, le principali testimonianze che abbiamo riportato provengono da fonti uruguaiane. </p>



<p>Difficile comprenderne il perché. Secondo quanto sostiene l’autore uruguayano<strong> Franklin Morales </strong>nella sua opera <em>100 Años de Fútbol</em>, un meraviglioso resoconto suddiviso in più volumi sul calcio celeste, la ragione potrebbe risiedere nel fatto che se per gli uruguaiani gli argentini erano stranieri, avendo i primi sviluppato nel tempo uno spirito nazionale, i secondi vedevano ancora l’Uruguay come una propria provincia. Per gli argentini, infatti, il primo incontro tra le due nazionali risalirebbe a ben dodici – o tredici, a seconda delle interpretazioni – anni dopo.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1901, un incontro non riconosciuto</h2>



<p></p>



<p>Così com’era avvenuto nel 1889, nel 1901 ad affrontarsi non sono due nazionali nel senso vero e proprio del termine, bensì un club, l’Albion, la prima formazione calcistica nata in Uruguay che per l’occasione avrebbe inglobato tra le proprie fila due calciatori del Nacional, ed una selezione <em>porteña</em>, ovvero di Buenos Aires, composta da alcuni dei migliori calciatori argentini dell’epoca provenienti dal Belgrano – la formazione maggiormente rappresentata con 5 elementi – Lomas AC, Alumni e Quilmes.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="718" height="505" data-id="20650" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/FB_IMG_1720964195266.jpg" alt="" class="wp-image-20650" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/FB_IMG_1720964195266.jpg 718w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/FB_IMG_1720964195266-300x211.jpg 300w" sizes="(max-width: 718px) 100vw, 718px" /><figcaption class="wp-element-caption">Alumni, la squadra più vincente d&#8217;Argentina nella prima decade del ventesimo secolo</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="213" data-id="20649" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/FB_IMG_1720963805854.jpg" alt="" class="wp-image-20649"/><figcaption class="wp-element-caption">Lomas AC, la plurititolata formazione argentina degli ultimi anni del diciannovesimo secolo</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>Il settimanale <em>Rojo y Blanco</em>, tre giorni dopo la sfida, avrebbe dedicato un rapido articolo all’incontro intitolato <em>El partido internacional</em>. I calciatori che scesero in campo erano quasi tutti di origine britannica, e la terminologia utilizzata dai giornali relativa ai ruoli ed alle fasi del gioco era ancora anglofona, spesso recante vistosi errori di spelling (<em>match</em>, <em>goal keper</em>, <em>backs</em>, <em>forwards</em>). Nella formazione proveniente da Buenos Aires compariva tale<strong> F.R. Pelly</strong>, che il settimanale riportava tra parentesi come ‘campeón internacional’. </p>



<p>Non è però chiaro quale titolo <strong>Pelly </strong>avesse vinto per essere definito campione internazionale. Il suo nome non compare di fatto tra i vincitori dell’FA Cup. Ricercando, abbiamo trovato un giocatore inglese che negli anni precedenti era stato una colonna dell’Old Foresters FC e del Corinthian con tre presenze nella nazionale inglese – e due successi, sempre in incontri amichevoli –, ma le informazioni si fermano proprio al 1901. Non è quindi chiaro, sebbene appare probabile, se si tratti o meno dello stesso <strong>Pelly</strong>.</p>



<p>La sfida si giocò il 16 maggio allo stadio Paso del Molino lungo la Avenida 19 de Abril. L’ impianto da gioco, il secondo nella storia dell’Albion, fu definito <em>first-class</em> dalla rivista <em>River Plate &amp; Pastime</em> che ne decantò la maestosità, la perfezione del terreno e le ampie tribune. Vinsero gli argentini, capitanati da <strong>Anderson</strong>, calciatore del Lomas AC, pluricampione a livello locale in quegli anni, con il risultato di 3-2. Vinsero, stando a quanto raccontò <em>Rojo y Blanco</em>, per una questione di agilità e destrezza. </p>



<p>Secondo <em>River Plate &amp; Pastime</em> all’Albion era invece mancata una buona connessione tra reparti. Gli attaccanti avevano attaccato in maniera efficace, ma avevano spesso sprecato energie in quanto poco sostenuti dagli half-backs. Anche difensivamente la prestazione era stata positiva, ma ciò non aveva impedito agli argentini di fare loro l’incontro. La partita si era disputata all’insegna dell’assoluto fair play, ed alla fine le due squadre avevano posato per una foto di gruppo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="890" height="492" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-posano-assieme-1901.jpg" alt="" class="wp-image-20655" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-posano-assieme-1901.jpg 890w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-posano-assieme-1901-300x166.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-posano-assieme-1901-768x425.jpg 768w" sizes="(max-width: 890px) 100vw, 890px" /><figcaption class="wp-element-caption">I giocatori argentini ed uruguaiani in una foto di gruppo dopo la partita</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Secondo qualcuno fu proprio questo il primo incontro internazionale tra Uruguay ed Argentina in quanto avevano avuto luogo delle vere e proprie convocazioni. <em>La Tribuna Popular</em>, testata edita a Montevideo, al fine di creare una selezione davvero rappresentativa, aveva proposto l’inclusione di cinque giocatori di Villa Peñarol – CURCC – tra i quali <strong>Juan Pena</strong>, considerato uno dei primissimi fuoriclasse uruguayani del tempo. Ma l’Albion non la ascoltò: aveva convocato 9 dei propri giocatori e 2 del Nacional. Del resto, i calciatori di Villa Peñarol, impiegati ferroviari, non avrebbero probabilmente ottenuto il permesso dai propri datori di lavoro britannici per giocare un giovedì.</p>



<p>Ci sarebbero tutti gli ingredienti per considerare quello del 1901 il primo incontro internazionale tra Uruguay ed Argentina: delle reali convocazioni e dei rappresentanti al tempo ritenuti i migliori possibili. Non solo: uno dei guardalinee di quell’incontro era stato<strong> Francis Hepburn Chevallier Boutell</strong>, da poco nominato presidente dell’AFA, e l’arbitro <strong>Horace Botting</strong>, che dell’AFA era Segretario Onorario. Quindi, anche una significativa presenza a livello istituzionale. Tuttavia, il 6 settembre del 1990 la FIFA avrebbe retroattivamente stabilito che gli incontri ufficiali tra nazionali sarebbero stati quelli disputati tra le squadre A delle selezioni con giocatori nativi, e pertanto non avrebbe considerato l’incontro del 1901 come ufficiale. </p>



<p>Ad ogni modo l’importanza attribuita all’evento fu testimoniata dalle 8000 persone che avevano presenziato quel giorno, un numero decisamente importante in un’epoca nella quale il calcio aveva un impatto sulla società decisamente minore rispetto a quello odierno. Nota a margine: l’Uruguay era sceso in campo con la maglietta dell’Albion. La tradizionale divisa celeste sarebbe apparsa per la prima volta il 5 agosto del 1910. In tutte le occasioni precedenti gli uruguaiani avevano sfoggiato una maglietta diversa.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1902, el primer clásico secondo FIFA e AFA</h2>



<p></p>



<p>Il 20 luglio del 1902 a Montevideo, precisamente sul campo dell&#8217;Albion, si tenne un nuovo incontro tra uruguayani ed argentini. Come aveva annunciato cinque giorni prima la testata <em>El Diario</em>, i ventidue giocatori – venne sottolineato il fatto che si sarebbe giocato in undici contro undici – dovevano essere nati nelle rispettive Repubbliche. Sull&#8217;Eolo, il battello che portò gli argentini a Montevideo, oltre ai componenti della nazionale albiceleste erano saliti anche 1000 tifosi coscienti della rilevanza storica dell&#8217;evento.</p>



<p>L&#8217;Argentina, composta per cinque undicesimi da calciatori dell&#8217;Alumni, in quel momento la compagine dominante della capitale, si impose con un netto 0-6. <em>Rojo y Blanco</em>, testata edita a Montevideo, parlò di <em>exito y fracaso</em>. <em>Exito</em> &#8211; successo &#8211; per via della numerosa partecipazione visto che lo stadio Paso del Molino non si era mai riempito in quel modo, <em>fracaso</em> &#8211; disastro &#8211; per via del risultato sportivo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-9 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="772" height="392" data-id="20661" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/scena-spettatori-1902-1.jpg" alt="" class="wp-image-20661" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/scena-spettatori-1902-1.jpg 772w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/scena-spettatori-1902-1-300x152.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/scena-spettatori-1902-1-768x390.jpg 768w" sizes="(max-width: 772px) 100vw, 772px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gli spettatori presenti al Paso del Molino quel giorno</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="767" height="257" data-id="20659" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/scena-partita-1902.jpg" alt="" class="wp-image-20659" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/scena-partita-1902.jpg 767w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/scena-partita-1902-300x101.jpg 300w" sizes="(max-width: 767px) 100vw, 767px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un&#8217;azione dell&#8217;incontro</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="777" height="311" data-id="20660" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-assieme-1902.jpg" alt="" class="wp-image-20660" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-assieme-1902.jpg 777w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-assieme-1902-300x120.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/giocatori-assieme-1902-768x307.jpg 768w" sizes="(max-width: 777px) 100vw, 777px" /><figcaption class="wp-element-caption">I giocatori posano assieme a fine gara</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>L’incontro si disputò tra le 14.45 e le 15 agli ordini di due giudici di gara: per gli argentini <strong>Chevallier Boutell</strong>, per gli uruguayani <strong>E.R. Rowland</strong>. <em>Rojo y Blanco </em>sottolineò il dominio degli ospiti fin dai primi minuti che si portarono in vantaggio con Dickinson, il quale in virtù di quella realizzazione si laureò come il primo marcatore nella storia della nazionale argentina, almeno a livello ufficiale. </p>



<p>Poi arrivò l’autorete del difensore – o <em>back</em> – <strong>Arimalo</strong>, che nel tentativo di deviare la conclusione di <strong>G. Brown</strong> aveva infilato il proprio portiere. Il doppio vantaggio, anziché spronare gli <em>orientales</em> a reagire, li portò a trincerarsi ancora di più nella propria metà campo. <em>Rojo y Blanco</em>, tuttavia, segnalò anche qualche buona prestazione dei propri giocatori. Venne elogiato l’impegno di <strong>Carbone</strong>, <strong>Bolivar Cespedes </strong>e <strong>Rincon</strong>, gli ultimi due capaci di arrivare spesso sul fondo ma poi male assistiti dai propri compagni. Così, i <em>backs</em> e gli <em>half-backs</em> argentini – i centrali di difesa ed i fluidificanti del 2-3-5 in voga all’epoca – avevano avuto gioco facile.</p>



<p>Il resto lo aveva fatto <strong>Laforia</strong>, che la testata definisce come il miglior portiere rioplatense, capace di parare qualsiasi conclusione avversaria. Il terzo gol, arrivato nel secondo tempo, era stato opera di <strong>Anderson</strong>, il quarto di <strong>Morgan </strong>prima dell’autorete di <strong>Carve </strong>e la rete finale di<strong> Eliseo Brown</strong>, che sigillò la contesa sul risultato di 0-6. Piccola consolazione per gli uruguayani: quello stesso giorno a Lanus si era disputato un altro incontro internazionale tra il Barracas AC e il Club Nacional de Montevideo. Nell’occasione il Nacional aveva battuto 2-1 la formazione di casa.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-10 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="490" height="331" data-id="20654" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/fomazione-argentina-1902-1.jpg" alt="" class="wp-image-20654" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/fomazione-argentina-1902-1.jpg 490w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/fomazione-argentina-1902-1-300x203.jpg 300w" sizes="(max-width: 490px) 100vw, 490px" /><figcaption class="wp-element-caption">La nazionale argentina scesa in campo quel giorno</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="552" height="381" data-id="20656" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/uruguay-1902.jpg" alt="" class="wp-image-20656" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/uruguay-1902.jpg 552w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/uruguay-1902-300x207.jpg 300w" sizes="(max-width: 552px) 100vw, 552px" /><figcaption class="wp-element-caption">La nazionale uruguaiana scesa in campo quel giorno</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La nostra disamina</h2>



<p></p>



<p>L’incertezza su quale sia stato il primo vero clásico tra argentini ruota attorno ad interpretazione soggettive e decisioni istituzionali da parte della FIFA. Sebbene quella del 1889 fu una partita tra una compagine argentina ed una uruguaiana, va anche sottolineato il fatto che non vi furono delle reali convocazioni, e che la cornice era tipicamente britannica: si festeggiava il compleanno della Regina, e non vi era alcun riferimento ad Uruguay o Argentina come nazioni o nazionali. Oltretutto, nel 1889 non esistevano ancora né l’AFA né l’AUF, dato che sarebbero nate rispettivamente nel 1893 – dopo un primo esperimento fallito nel 1891 – e nel 1900. L’incontro del 1901 vanta decisamente qualche credenziale in più per essere considerato il punto di partenza dei derby rioplatensi, in quanto vi furono delle convocazioni ed una massiccia presenza ufficiale, come abbiamo osservato.</p>



<p>Sebbene la FIFA non avrebbe riconosciuto quell’incontro ufficiale dato che quel giorno presenziavano calciatori che non erano nati nelle due Repubbliche, va anche segnalato come in quegli anni si disputavano altri tornei ufficiali, come la Copa Newton, nei quali era consentita la presenza di calciatori nati in altre nazioni e successivamente emigrati nel Cono Sur. Poi abbiamo la sfida del 1902, ovvero quella che oggi FIFA ed AFA riconoscono come il primo incontro ufficiale, in quanto i ventidue calciatori scesi in campo erano tutti nati in Argentina e Uruguay. La discussione, in ogni caso, è rimasta e rimarrà apertissima.</p>
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		<title>La diretta sui gagliardetti sportivi vintage</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jan 2024 12:55:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[calcio vintage]]></category>
		<category><![CDATA[gagliardetti sportivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I gagliardetti sportivi. Una passione particolare, una diretta inedita con due dei massimi esperti in Italia, i collezionisti Marco Cianfanelli e Andrea Furlanetto. La potete [&#8230;]</p>
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<p>I gagliardetti sportivi. Una passione particolare, una diretta inedita con due dei massimi esperti in Italia, i collezionisti Marco Cianfanelli e Andrea Furlanetto.</p>



<p>La potete ritrovare qui</p>



<p></p>



<iframe src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&#038;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fgofgoals%2Fvideos%2F401618365543671%2F&#038;show_text=true&#038;width=560&#038;t=0" width="560" height="429" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowfullscreen="true" allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; picture-in-picture; web-share" allowFullScreen="true"></iframe>
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		<title>Josef Bican, non solo un grande attaccante: la diretta con Angelo de Serpis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 17:35:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Josef Bican non è stato solo uno straordinario uomo gol da 805 reti in carriera. È stato molto di più. Sia come calciatore sia fuori [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/01/06/josef-bican-non-solo-un-grande-attaccante-la-diretta-con-angelo-de-serpis.html">Josef Bican, non solo un grande attaccante: la diretta con Angelo de Serpis</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap"><strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/09/25/josef-bican-oltre-ai-gol.html">Josef Bican</a></strong> non è stato solo uno straordinario uomo gol da 805 reti in carriera. È stato molto di più. Sia come calciatore sia fuori dal campo. Ce lo spiega in questa diretta Angelo Amato de Serpis, autore del libro “Né Rosso né Nero” dedicato proprio al favoloso attaccante austriaco/cecoslovacco, che con il suo impareggiabile stile ha regalato perle sui campi europei per un ventennio.</p>



<p>Ecco la nostra diretta.</p>



<p></p>



<p><iframe src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&#038;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fgofgoals%2Fvideos%2F843921144408304%2F&#038;show_text=false&#038;width=560&#038;t=0" width="560" height="314" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowfullscreen="true" allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; picture-in-picture; web-share" allowFullScreen="true"></iframe></p>
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		<title>Tra “Fuga per la Vittoria” e il “Maracanazo”, l&#8217;incredibile partita dell&#8217;Olympiastadion</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jan 2024 13:45:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Fuga per la Vittoria – o Victory – è uno dei film più conosciuti sul calcio a livello internazionale. Vanta un casting di prim’ordine ricco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap"><strong>Fuga per la Vittoria</strong> – o Victory – <strong>è uno dei film più conosciuti sul calcio a livello internazionale</strong>. Vanta un casting di prim’ordine ricco di stelle del panorama calcistico passato ed un parterre d’attori famosissimi e pluripremiati. <strong>È basato sulla cosiddetta Partita della Morte</strong>, <strong>un incontro che, stando ad una narrazione leggendaria che si è diffusa nel corso dei decenni, si tenne nel 1942 tra dei soldati tedeschi e dei prigionieri ucraini nella Kiev occupata dai nazisti</strong>. E sebbene sia accertato che la sfida ebbe effettivamente luogo, quanto è proliferato negli anni successivi – e che ha poi trovato ulteriore terreno fertile con la nascita del web e la conseguente comparsa di diversi blog e testate online – risulta fuorviante e non collima con le ricostruzioni storiche più attendibili. Si disse, ad esempio, che dopo un primo tempo dominato dagli ucraini un soldato tedesco avrebbe fatto irruzione nello spogliatoio dei rivali intimando loro di perdere la gara, o che un calciatore ucraino avrebbe dribblato l’intera squadra avversaria e dopo aver posizionato il pallone sulla riga di porta lo avrebbe spazzato verso il centrocampo in segno di sfregio. Gli ucraini si sarebbero ribellati al volere dei nazisti, avrebbero vinto la contesa e per punizione alcuni di essi sarebbero stati fucilati a fine partita mentre altri sarebbero stati destinati ad un campo di concentramento. Moriranno tutti tranne tre. Uno di questi, Makar Honcharenko, sarebbe stato il primo a promuovere questa versione altamente romanzata. In realtà, la squadra vincitrice di quell’incontro, la Start, avrebbe continuato a giocare anche dopo quella vittoria e non esiste alcun riscontro secondo il quale le vite dei calciatori sarebbero state troncate. O meglio, alcuni di essi moriranno, ma in circostanze totalmente diverse. Ricordiamoci dopotutto che ci troviamo negli anni della guerra (un sentito ringraziamento alla pagina <em>L’Uomo nel Pallone</em> per il suo contributo su La Partita della Morte).</p>



<p>Si tratta di una storia molto simile ad un’altra vicenda che abbiamo analizzato in passato, quella relativa a <strong>Matthias Sindelar ed all’Anschlussspiel</strong> (clicca <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/07/matthias-sindelar-verita-mezze-verita-e-bugie.html">qui</a>). Due narrazioni di comodo volte con tutta probabilità a restituire l’immagine di un Paese – l ‘Austria nel caso dell’Anschlussspiel, l’Ucraina nel caso della Partita della Morte – eroico e capace di opporre una strenua resistenza all’occupazione nazista.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-11 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="450" data-id="17214" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fugavittoria-wp.jpg" alt="" class="wp-image-17214" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fugavittoria-wp.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fugavittoria-wp-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fugavittoria-wp-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una celebre immagine tratta da Fuga per la Vittoria</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="725" height="1024" data-id="17213" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/1200px-Death_match_bill-725x1024.jpg" alt="" class="wp-image-17213" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/1200px-Death_match_bill-725x1024.jpg 725w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/1200px-Death_match_bill-212x300.jpg 212w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/1200px-Death_match_bill-768x1085.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/1200px-Death_match_bill-1087x1536.jpg 1087w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/1200px-Death_match_bill.jpg 1200w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /><figcaption class="wp-element-caption">La locandina della partita tra Start e Flakelf, passata alla storia come la Partita della Morte</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="612" height="342" data-id="17212" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/anschlussspiell.jpg" alt="" class="wp-image-17212" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/anschlussspiell.jpg 612w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/anschlussspiell-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un&#8217;immagine dell&#8217;Anschlussspiel: Franz Binder era in campo anche quel giorno</figcaption></figure>
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<p>La partita della quale vi parleremo in quest’articolo è anch’essa stata oggetto di una narrazione postuma rivedibile propagandata dai giornali del tempo e poi diffusasi – sebbene non nella misura delle sfide sopra citate – in patria ed all’estero, ma in questo caso si è trattato di una gara ufficiale valevole per un titolo di assoluto prestigio: il campionato tedesco. <strong>Avvenne il 22 giugno del 1941</strong> – il giorno stesso dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica – <strong>e mise di fronte lo Schalke 04</strong>, al tempo la formazione più tifata e vincente di Germania, nota per lo <em>Schalker Kreisel</em>, uno stile di gioco scandito da passaggi brevi e coesione tra reparti sulla falsariga di quello scozzese, <strong>ed il Rapid Vienna</strong>, conosciuto invece per il <em>Rapidgeist</em>, ovvero Spirito Rapid, un’indole grintosa e battagliera atipica per il calcio viennese del tempo considerato dai più un movimento estetico ed elegante. I Biancoverdi di Vienna vantavano nel proprio arsenale offensivo uno degli attaccanti più letali d’Europa: <strong>Franz ‘Bimbo’ Binder</strong>, capocannoniere dell’edizione precedente – Il Rapid si era arenato nella semifinale contro il Drsedner salvo poi vincere la finale di consolazione – con quattordici marcature. <strong>Lontano dall’archetipo del centravanti danubiano</strong>, il cui ruolo prevalente era quello di staccarsi dalla linea degli avanti per lanciare a rete le mezzali, <strong>Franz Binder era un attaccante dotato di grande forza fisica ed un’incredibile potenza di tiro</strong>, motivo per il quale in un’occasione un vignettista locale lo aveva ritratto con un cannone al posto del piede destro. Era la stella di una squadra che aveva dominato per anni il calcio austriaco – che di fatto era viennese, dato che tutte le partecipanti al campionato locale si trovavano nella capitale – e nel 1930, avendo vinto la Coppa Mitropa, era diventata anche la prima squadra d’Europa.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-12 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="17232" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Teamfoto_Mitropacupsieger_1930_Egger-scaled-e1606140174449-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-17232" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Teamfoto_Mitropacupsieger_1930_Egger-scaled-e1606140174449-1024x683.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Teamfoto_Mitropacupsieger_1930_Egger-scaled-e1606140174449-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Teamfoto_Mitropacupsieger_1930_Egger-scaled-e1606140174449-768x512.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Teamfoto_Mitropacupsieger_1930_Egger-scaled-e1606140174449-1536x1025.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Teamfoto_Mitropacupsieger_1930_Egger-scaled-e1606140174449.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Rapid campione europeo nel 1930</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="194" height="260" data-id="17216" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/download-1.jpg" alt="" class="wp-image-17216"/><figcaption class="wp-element-caption">Un primo piano di Franz &#8216;Bimbo&#8217; Binder</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="519" data-id="17217" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/caricatura2-1024x519.jpg" alt="" class="wp-image-17217" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/caricatura2-1024x519.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/caricatura2-300x152.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/caricatura2-768x389.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/caricatura2.jpg 1042w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una caricatura dell&#8217;attaccante che ne mette in luce l&#8217;esplosività del tiro</figcaption></figure>
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<p><strong>A partire dal 1938 il calcio a Vienna era tornato ad essere amatoriale e per competere nel campionato del Reich </strong>– un torneo ad eliminazione diretta disputato al termine dei tornei regionali – <strong>bisognava vincere la Gauliga locale, la Gauliga Ostmark nel caso del Rapid</strong>. I Biancoverdi ce l’avevano fatta e per questa ragione si trovavano lì, ad un passo dal diventare campioni di Germania. I calciatori, sebbene fossero spesso stipendiati sottobanco, dovevano affiancare la loro attività sportiva ad un’occupazione remunerata. Erano prima uomini al servizio dello stato e poi, soltanto in seconda battuta, atleti e calciatori. Così, a partire dal 1939, quando iniziarono le convocazioni al fronte, coloro che erano stati chiamati tra le file dell’esercito venivano presentati al pubblico sia come calciatori sia come soldati. Sulla loro divisa doveva sempre comparire l’aquila della Wehrmacht. &nbsp;Per non minare gli sviluppi del calcio tedesco, indebolito dal fatto che diversi giocatori si erano arruolati presso le caserme, la NSRL – Lega Nazionalsocialista per l’Esercizio Fisico – aveva reso più flessibile il calciomercato e consentito alla creazione di <em>Spielgemeinschaften</em>, ovvero squadre miste, il che permetteva ai vari club tedeschi di non essere mai a corto di giocatori.</p>



<p>La competizione negli ultimi anni aveva fatto parlare di sé per alcuni esiti a sorpresa e per alcuni risultati eclatanti quanto inaspettati. <strong>Nel 1938 lo Schalke aveva tragicamente perso l’opportunità di laurearsi campione contro l’Hannover</strong>, vittorioso nel replay dopo che nella prima sfida aveva riacciuffato i più accreditati rivali grazie ad una rimonta nei minuti finali. La gara era così terminata 3-3 e siccome le regole del tempo non prevedevano i calci di rigore una settimana dopo l’Olympiastadion avrebbe ospitato un secondo incontro. Fu un’altra altalena di gol ed emozioni. Uno stoico Hannover riuscì a trionfare, una volta ancora in rimonta, dopo aver siglato una rete decisiva nei tempi supplementari.</p>



<p><strong>L’anno successivo lo Schalke si era ripresentato in finale ed aveva strapazzato il proprio rivale, l’Admira, con un roboante 9-0</strong>. Un punteggio decisamente rotondo quanto imprevedibile: l’Admira era stato per un anni uno dei club più titolati della capitale austriaca, pluricampione a livello locale. <strong>Tra i tifosi dell’Admira</strong>, ed in generale tra il pubblico viennese, <strong>si era fatto strada il sospetto che quella vittoria fosse stata propiziata da un arbitraggio di parte e dalla volontà della Federazione tedesca di favorire un club, appunto, simbolo del calcio tedesco</strong>. Si raccontò che i tifosi dello Schalke non avrebbero consentito ai giocatori dell’Admira di dormire durante la notte precedente all’incontro, ed i più sospettosi avevano recriminato su alcune assenze pesanti come quelle dell’attaccante Anton Schall, bandiera dell’Admira e veterano della nazionale austriaca, e del portiere Peter Platzer, un’altra icona del club bianconero ed estremo difensore dell’Austria ai Mondiali del 1934. &nbsp;In realtà le defezioni dei due giocatori erano dovute ad infortuni patiti la settimana precedente durante la sfida valevole per la Reichsbund Cup disputata tra l’Ostmark e la Slesia. Schall e Platzer avevano trionfato, ma il portiere si era lussato una spalla e l’attaccante aveva subito un infortunio al ginocchio. A sostituire Platzer era stato il &nbsp;giovanissimo Buchberger il quale si sarebbe segnalato per una prestazione nettamente al di sotto della sufficienza. Era stato per nove mesi al servizio della Wehrmacht ed aveva avuto pochissimo tempo per allenarsi. Anni dopo avrebbe confessato di aver enormemente accusato la pressione: si era trattato del suo terzo incontro ufficiale in carriera di fronte ad una folla di 100.000 spettatori. Buchberger non verrà ricordato negli anni per le sue gesta sul terreno di gioco. Due anni prima di quell’incontro era stato protagonista di un episodio curioso: era stato ricoverato in ospedale ed un giornale, il <em>Wiener Abendlatt</em>, non si sa bene perché, ne aveva annunciato il decesso.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="776" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/ba009345_1-1.jpg" alt="" class="wp-image-17237" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/ba009345_1-1.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/ba009345_1-1-300x227.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/ba009345_1-1-768x582.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lo Schalke campione di Germania nel 1939 dopo il 9-0 contro l&#8217;Admira</figcaption></figure>



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<p><strong>La partita era iniziata male per l’Admira e sarebbe finita peggio: sul risultato di 4-0 per lo Schalke, Klacl, un centrocampista bianconero </strong>– un <em>fullback</em>, come si definivano al tempo i fluidificanti nel 2-3-5 –, <strong>venne espulso per aver colpito al volto l’attaccante Fritz Szepan</strong>, volto di spicco del club della Ruhr assieme al cognato Ernst Kuzorra. Szepan era caduto a terra sanguinante e Klacl sarebbe stato sospeso a vita dai campi da gioco. L’anno successivo, tuttavia, il calciatore sarebbe stato perdonato. La sua buona condotta, unitamente al suo impegno tra i ranghi dell’esercito, gli avevano risparmiato una punizione alquanto severa. &nbsp;Quella partita aveva generato non poche frizioni tra i tifosi tedeschi e quelli viennesi. Sugli spalti e fuori dallo stadio si erano prodotti violenti tafferugli che si sarebbero ripetuti ogniqualvolta una squadra tedesca giocava contro una austriaca, tanto a Vienna come a Berlino e dintorni.</p>



<p>Ed è proprio in questo clima rovente, sportivamente e non, che si disputò la finale del 1941 tra Schalke 04 e Rapid Vienna.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-13 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="820" height="535" data-id="17221" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fc_schalke_04_im-nationalsozialismus-1.jpg" alt="" class="wp-image-17221" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fc_schalke_04_im-nationalsozialismus-1.jpg 820w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fc_schalke_04_im-nationalsozialismus-1-300x196.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fc_schalke_04_im-nationalsozialismus-1-768x501.jpg 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un&#8217;immagine dello Schalke più volte campione di Germania</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="777" height="1024" data-id="17222" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/SZEPAN-777x1024.jpg" alt="" class="wp-image-17222" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/SZEPAN-777x1024.jpg 777w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/SZEPAN-228x300.jpg 228w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/SZEPAN-768x1012.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/SZEPAN.jpg 908w" sizes="(max-width: 777px) 100vw, 777px" /><figcaption class="wp-element-caption">Fritz Szepan, colonna dello Schalke e della nazionale tedesca</figcaption></figure>
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">La Partita</h2>



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<p>La cornice era quella di una meravigliosa giornata estiva. Le strade di Berlino, trafficate come non mai, non avevano comunque impedito alla miriade di tifosi tedeschi e stranieri di arrivare in tempo allo stadio.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="351" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/rapidinizio-1024x351.jpg" alt="" class="wp-image-17224" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/rapidinizio-1024x351.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/rapidinizio-300x103.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/rapidinizio-768x263.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/rapidinizio.jpg 1068w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">I giocatori del Rapid esibiscono il saluto nazista prima dell&#8217;inizio</figcaption></figure>



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<p>Le squadre entrarono in campo agli ordini dell’arbitro Reinhart e, dopo essersi disposte a centrocampo ed aver esibito il consueto saluto nazista, un saluto ripreso dai giornali nei giorni seguenti all’incontro e poi più apparso negli anni a seguire – nel museo del Rapid, ad esempio, non vi è traccia della foto che trovate qui –, diedero inizio all’incontro. <strong>Lo Schalke iniziò all’arrembaggio scatenando l’euforia del pubblico</strong> e già al primo minuto ebbe un’occasione sugli sviluppi di un calcio d’angolo ma il difensore austriaco Wagner ribatté sulla linea. Poi, dopo una sortita offensiva di Binder contrastata da Tibulski, i campioni in carica tornarono all’attacco e <strong>tra il sesto ed il settimo minuto segnarono due reti, prima con Hinz e poi con Eppenhof</strong>. <em>Der Kicker</em> definì il gol di Hinz ‘da manuale’, in quanto lo Schalke partendo da una punizione calciata da Tibulski aveva dato vita ad una fitta rete di passaggi poi culminata con la rete di Hinz, il quale era stato servito nel cuore dell’area di rigore con un preciso assist rasoterra. Eppenhof segnò invece dopo essere stato lanciato in campo aperto. Si era scontrato con Wagner ma nonostante ciò era riuscito a depositare il pallone in porta. Sembrava una partita dal finale apparecchiato, simile per certi versi a quella che lo Schalke aveva giocato contro l’Admira. Il pubblico, che inizialmente tendeva a parteggiare per i viennesi, iniziò ad incitare maggiormente lo Schalke in virtù della qualità del gioco espresso. Il Rapid invece pareva confuso, incapace di reagire e frustrato dalle difficoltà che la gara gli stava riservando. I Biancoverdi commisero un paio di falli evidenti che provocarono l’ira degli astanti, e solamente quando la palla transitava tra i piedi di Binder si aveva la sensazione che i viennesi potessero rientrare in partita. Kuzorra andò vicino alla rete del 3-0 dopo una percussione solitaria. Al 15esimo minuto il Rapid calciò per la prima volta in porta, ma il portiere tedesco Klodt negò il gol a Fitz con una parata di piede. Il Rapid alzò i giri del motore e si fece avanti con maggiore insistenza, ribaltando il canovaccio iniziale della gara. Dvoraceck ebbe così un’occasione per accorciare le distanze ma l’estremo difensore avversario si oppose prima che Wagner tentò uno dei suoi classici tiri dalla distanza, senza successo. <strong>Poi, al 39esimo</strong>, in seguito all’ennesimo scontro tra Binder ed il suo marcatore, il ruvido Tibulski, <strong>l’arbitro concesse un rigore ai viennesi che però Binder sprecò</strong>. Tibulski verrà ammonito – giustamente. Secondo <em>Der Kicker </em>– poco dopo per l’ennesimo intervento irregolare. Poco dopo Kuzorra concluse una splendida combinazione con un tiro che lambì la traversa. Il primo tempo terminò così sul 2-0 per lo Schalke.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-14 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="536" height="460" data-id="17226" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto2.jpg" alt="" class="wp-image-17226" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto2.jpg 536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto2-300x257.jpg 300w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="521" height="432" data-id="17228" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto3.jpg" alt="" class="wp-image-17228" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto3.jpg 521w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto3-300x249.jpg 300w" sizes="(max-width: 521px) 100vw, 521px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="457" data-id="17227" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto11.jpg" alt="" class="wp-image-17227" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto11.jpg 512w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto11-300x268.jpg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure>
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<p>Ad inizio secondo tempo Dvoracek sprecò un’altra occasione dinnanzi a Klodt. Sembrava essere destino. A maggior ragione per via del fatto che nei minuti seguenti i tedeschi ripresero le redini della partita e cinsero d’assedio l’area di rigore del Rapid com’era avvenuto nelle prime fasi della gara. Al 55esimo fu un intervento di testa del difensore austriaco Skoumal a portiere battuto a scongiurare il tris dei tedeschi, ma <strong>tre minuti dopo un siluro di Hinz dalla sinistra portò il risultato sul 3-0</strong>. Sembrava davvero finita. Ed invece il<strong> Rapid non si diede per vinto e riaprì la partita grazie ad una rete di Schőrs servito da Binder</strong>. <strong>Nei seguenti dieci minuti successe quel che nessuno avrebbe minimamente potuto immaginare</strong>: prima Raftl salvò la porta austriaca con un’uscita bassa, poi si scatenò Binder. Prima si mise in proprio scartando Gellesch il quale lo atterrò. L’arbitro fischiò una punizione dalla quale scaturì una saetta che l’attaccante scagliò nell’angolino alto della porta difesa da Klodt: 3-2. Soltanto un minuto dopo arrivò la rete del 3-3 grazie ad un secondo rigore che l’arbitro aveva concesso ai viennesi. Questa volta Binder realizzò. Al settantesimo Binder portò i suoi addirittura in vantaggio mettendo a segno la propria tripletta personale grazie ad un’altra punizione contestata dagli avversari. L’ennesimo siluro dell’attaccante superò la barriera – mal posizionata, secondo <em>Der Kicker</em> – e non lasciò scampo a Klodt. Le sorti dell’incontro si erano così repentinamente ed inaspettatamente ribaltate esattamente come quelle di un conflitto che quello stesso giorno vedeva l’esercito tedesco iniziare a scavarsi la fossa con le proprie mani.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-15 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="769" data-id="17231" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/campionigermania-1024x769.jpg" alt="" class="wp-image-17231" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/campionigermania-1024x769.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/campionigermania-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/campionigermania-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/campionigermania.jpg 1155w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Rapid campione di Germania con la Viktoria, il trofeo destinato ai vincitori</figcaption></figure>
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">I commenti dei giornali</h2>



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<p><strong><em>Der Kicker</em> nell’edizione pubblicata due giorni dopo dedicò un approfondito resoconto della gara. Lodò la rimonta della compagine viennese e ne ricordò la storia ricca di trionfi</strong> sebbene scrisse in maniera un po’ propagandistica che il successo di Berlino aveva messo in ombra le vittorie passate, e pur criticando l’operato dell’arbitro Reinhart, reo secondo la testata di non aver interpretato a dovere alcuni fuorigioco e calci di rigore, sostenne che di fatto non aveva influito sul risultato. L’incontro fu definito ‘una grande battaglia tra due squadre molto diverse ma eccezionali’. <strong>Si disse che a vincere era stata la ragione e la determinazione espressa dai viennesi rispetto allo stile e all’atteggiamento naive dei tedeschi</strong>. Il lavoro del direttore di gara, sempre secondo la testata, era stato comunque facilitato dal comportamento cavalleresco delle due squadre. Venne scritto, inoltre, che i 100.000 spettatori avevano vissuto ‘una favola calcistica, così bella ed emozionante dal punto di vista di entrambe le squadre che nessuno poteva sognare una finale altrettanto meravigliosa’. E ancora: “chi conduce in modo impeccabile una finale portandosi sul 3-0 e poi inciampa con noncuranza nel baratro, può solo lamentarsi di se stesso”.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Una favola calcistica, così bella ed emozionante dal punto di vista di entrambe le squadre che nessuno poteva sognare una finale altrettanto meravigliosa &#8211; Der Kicker</p>
</blockquote>



<p>In particolare, erano finiti sul banco degli imputati Szepan e Kuzorra i quali, oltre ad essere rimasti a secco, non avevano dato una mano ai compagni nel momento in cui gli attacchi austriaci si erano intensificati. Dalla penna del giornalista Friedebert Becker non emerge in nessun modo un’acredine per il risultato finale, né il tentativo si sminuire l’impresa dei viennesi. Si era trattato di un evento sportivo e, contrariamente ai freschi precedenti, si era caratterizzato per un elevato fair play in campo e sugli spalti.</p>



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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Le illazioni, reali o presunte</h2>



<p></p>



<p><strong>Per molti in Austria il risultato di quella partita aveva coinciso con la chiamata al fronte di diversi calciatori del Rapid</strong>, Franz Binder in testa, rei, semplicemente, di aver battuto lo Schalke e di non aver così adempiuto al volere imposto dal regime. Leo Schidrowitz, rinomato storico del calcio austriaco e dirigente del Rapid, in una sua opera del 1951 scrisse: <em>“Gli Hütteldorfers</em> – Hütteldorf è il quartiere d’appartenenza del club – <em>sono crollati. La spiegazione delle loro scarse performance si deve al fatto che cause di forza maggiore hanno portato otto elementi dell’undici titolare ad allontanarsi da Vienna. A Vienna si pensava che nell’Altreich – </em>ovvero la vecchia Germania, quella precedente al 1938<em> – non si vedesse di buon occhio un campione nazionale proveniente da Vienna”</em>.</p>



<p><strong>Così</strong>, stando a questa ricostruzione, <strong>sarebbe iniziato un inarrestabile declino che avrebbe portato al progressivo tracollo del calcio austriaco</strong> incapace nei decenni di risollevarsi e ritornare agli anni d’oro vissuti tra le due guerre. Perché se è vero che nel 1954 l’Austria avrebbe raggiunto un terzo posto nella Coppa del Mondo disputata in Svizzera – perse per 6-1 proprio contro la Germania –, è altrettanto vero che non avrebbe più prodotto un movimento calcistico all’avanguardia e le sue squadre non avrebbero più dominato il panorama europeo. E così come nel caso della Partita della Morte e dell’Anschlussspiel, questa narrazione sarebbe stata riproposta a più riprese in seguito al cessate il fuoco.</p>



<p>Anche qui, però, dobbiamo domandarci come andarono davvero le cose. <strong>È accertato</strong>, e lo riportano diverse autorevoli testate del tempo come il <em>Neues Wiener Tagblatt </em>ed il <em>Fußball-Sonntag</em>, <strong>che già dal maggio del 1939 diversi calciatori dell’Austria Vienna, la rivale storica del Rapid, erano stati convocati tra le fila dell’esercito</strong>, diciassette per la precisione contro i cinque del Rapid. Quasi tutti in posizioni civili che non prevedevano il combattimento. Fritz Walter, icona del calcio tedesco nonché capitano della Germania che avrebbe vinto il Mondiale nel 1954, riportò che nell’inverno del 1940 l’unico calciatore austriaco tra i ranghi della Wehrmacht era Josef Stroh. Quindi, venendo impiegati a Vienna o nei paraggi, i giocatori viennesi avevano spesso modo di prender parte alle partite. Poco dopo, altri quattro elementi del Rapid sarebbero stati convocati: Binder, Pesser, Skoumal e Raftl. Le convocazioni al fronte vennero riportate sia dalla testata tedesca <em>Der Kicker</em> – che pubblicò diversi articoli in particolare su Binder – sia da altri giornali viennesi.</p>



<p>A partire dal 1941 le chiamate al fronte sarebbero decisamente aumentate coinvolgendo indistintamente i vari club del Reich. <strong>Nemmeno lo Schalke, che lo ricordiamo rappresentava il fiore all’occhiello del calcio nazionalsocialista, venne risparmiato</strong>. Nel 1942 un articolo pubblicato sulla rivista <em>Fussball</em> sottolineò che ‘le richieste dal fronte hanno la precedenza su tutto ed anche il nostro sport deve pagare dazio’. Risulta pertanto evidente che ci troviamo per l’ennesima volta tra realtà e leggenda. Una leggenda bella ma che purtroppo non corrisponde del tutto alla verità.</p>



<p></p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Franz &#8216;Bimbo&#8217; Binder</h2>



<p></p>



<p><strong>La storia di Franz ‘Bimbo’ Binder merita tuttavia un approfondimento ulteriore</strong>: inizialmente inviato presso la caserma Breitensee nei pressi di Vienna e non lontano dal campo del Rapid, a partire dal novembre del 1941 aveva iniziato a prestare regolarmente servizio per poi essere impiegato presso un’unità paramedica verso la fine del 1942. Poi, all’inizio del 1943, era stato trasferito sul fronte orientale. Il 2 giugno del 1943 il <em>Vőlkischer Beobachter</em>, il giornale del partito nazionalsocialista, pubblicò una colonna in cui scriveva che ‘il buon Bimbo gioca ancora, sebbene in un’altra regione e non con la regolarità del passato. Non ha dimenticato il suo amore per la sua vecchia passione così come non ha dimenticato la sua capacità balistica e il suo controllo da campione’. Durante la guerra Binder aveva provato più volte ad essere esonerato dai propri incarichi militari. La prima, quando il calciatore si trovava ancora a Vienna, aveva lamentato un problema cardiaco. Un problema inesistente, a detta del figlio Franz Binder Jr., il quale non ricordava disturbi simili patiti dal padre. Mentre nel novembre del 1943 l’attaccante, in quel momento a Vienna grazie ad un permesso, si fece ricoverare per un’appendectomia. Il medico del Rapid gli concesse tre mesi di guarigione e la possibilità di riavvicinarsi a Vienna venendo impiegato in Francia e non più sul fronte orientale. Il piano del centravanti, rischiosissimo, in quanto i tentativi di evadere il servizio militare erano puniti molto severamente all’interno del Reich, era riuscito perfettamente e nel dopoguerra avrebbe intrapreso una discreta carriera da allenatore.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-16 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="189" height="266" data-id="17245" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/download-1-5.jpg" alt="" class="wp-image-17245"/><figcaption class="wp-element-caption">Binder fa il gesto della tripletta</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="405" data-id="17247" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Annotazione-2024-01-03-153930-1024x405.jpg" alt="" class="wp-image-17247" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Annotazione-2024-01-03-153930-1024x405.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Annotazione-2024-01-03-153930-300x119.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Annotazione-2024-01-03-153930-768x304.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Annotazione-2024-01-03-153930.jpg 1155w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Binder tra i ranghi dell&#8217;esercito</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="693" data-id="17246" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/esercito1-1-1024x693.jpg" alt="" class="wp-image-17246" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/esercito1-1-1024x693.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/esercito1-1-300x203.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/esercito1-1-768x520.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/esercito1-1.jpg 1118w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una seconda foto dell&#8217;attaccante in vesti miltari</figcaption></figure>
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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-17 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"></figure>
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		<title>Field of Dreams &#8211; Come da un villaggio di Hong Kong nacque la nazionale cinese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jan 2024 09:47:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Originariamente pubblicato su Zeta Vision) Non sarà stata una formazione vincente. Anzi, lo è stata ma solamente a livello nazionale e continentale, e proprio a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/01/03/field-of-dreams-come-da-un-villaggio-di-hong-kong-nacque-la-nazionale-cinese.html">Field of Dreams &#8211; Come da un villaggio di Hong Kong nacque la nazionale cinese</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>(Originariamente pubblicato su Zeta Vision)</em></p>



<p class="has-drop-cap">Non sarà stata una formazione vincente. Anzi, lo è stata ma solamente a livello nazionale e continentale, e proprio a causa di ciò non gode di grande popolarità. Ma la nazionale cinese tra i primi anni del ventesimo secolo e quelli dell’anteguerra di certo è stato un caso unico: una selezione quasi interamente proveniente da un villaggio di poche anime,&nbsp;<strong>Tai Hang</strong>. Tai Hang si affaccia sul lato orientale dell’isola di Hong Kong – a sud di Hong Kong – e comincia a popolarsi attorno al 1840, quasi in concomitanza con l’inizio del dominio britannico sulla regione e la comparsa del calcio nel Paese. In realtà il nome intero è Thai Hang Lo Wai, dal ruscello che scorre tra North ed East Point. Qui si insediano cinque famiglie Hakka, un popolo Han che affonda le sue radici nel sud della Cina. Una delle tante incredibili coincidenze di questa storia è che sono stati proprio gli Han, 2300 anni prima, ad inventare il primo sport in cui si calciava un pallone. L’avevano chiamato&nbsp;<em>Cuju</em>&nbsp;da&nbsp;<em>Cu</em>&nbsp;– calcio – e&nbsp;<em>Ju</em>&nbsp;– palla – e, come documentato da alcuni classici dell’epoca, la disciplina presentava diversi punti in comune col calcio contemporaneo: era vietato l’uso delle mani e chi segnava più gol vinceva.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-18 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="352" data-id="17139" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Cuju.jpg" alt="" class="wp-image-17139" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Cuju.jpg 700w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Cuju-300x151.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un&#8217;antica raffigurazione del Cu-Ju</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>Le famiglie arrivate a Tai Hang sono i Cheung, i Chu, i Wong, gli Ip e i Lee. Si trattava di famiglie di allevatori, pescatori e lavandai, come testimoniato dal nome di una via della cittadina, Wun Sha, traducibile in “panno per il lavaggio”. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Si trattava di famiglie di allevatori, pescatori e lavandai, cme testimoniato dal nome di una via della cittadina, Wun Sha, traducibile in panno per il lavaggio</p>
</blockquote>



<p>A parte le loro abitazioni, a Tai Hang c’è ben poco: praticamente solo un tempio Lin Fa (Tempio del Loto) dedicato alla Dea della Pietà, Kuwn Yam, costruito nel 1864.&nbsp;Una quindicina di anni dopo la costruzione del tempio la cittadina fu colpita dalla peste, che portò alla nascita della Danza del Dragone, volta&nbsp;&nbsp;supplicare il Buddha di alleviare gli effetti della malattia. E solo quattro anni dopo sarebbero stati costruiti una diga ed un canale per far convogliare l’acqua verso il porto, con conseguenti opere di bonifica. Così Tai Hang divenne una cittadina dell’entroterra e vasti terreni sorsero tra il villaggio e la baia. E proprio a Tai Hang, poi ribattezzato “la culla del calcio di Hong Kong”, si giocano le prime partite di pallone.&nbsp;&nbsp;Nel 1896, quando i primi Giochi Olimpici moderni furono organizzati ad Atene, la Cina aveva snobbato la manifestazione: l’imperatrice Dowager Cixi, della dinastia Qing, non aveva nemmeno risposto all’invito ricevuto dal IOC (International Olympic Committee).</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-19 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="768" data-id="17140" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/e1fd53c4-c90f-11e7-9743-ef57fdb29dbc_1280x720_165733.webp" alt="" class="wp-image-17140" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/e1fd53c4-c90f-11e7-9743-ef57fdb29dbc_1280x720_165733.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/e1fd53c4-c90f-11e7-9743-ef57fdb29dbc_1280x720_165733-300x300.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/e1fd53c4-c90f-11e7-9743-ef57fdb29dbc_1280x720_165733-150x150.webp 150w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;Imperatrice Dowager Cixi</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-id="17141" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Lin_Fa_Kung_Main_Hall_Hong_Kong-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-17141" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Lin_Fa_Kung_Main_Hall_Hong_Kong-1024x682.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Lin_Fa_Kung_Main_Hall_Hong_Kong-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Lin_Fa_Kung_Main_Hall_Hong_Kong-768x511.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Lin_Fa_Kung_Main_Hall_Hong_Kong.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una foto attuale del Tempio Lin Fa</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>La ragione, probabilmente, fu che tale manifestazione non fu del tutto compresa, anche se all’interno del paese non in pochi, studenti soprattutto, caldeggiavano la partecipazione cinese. Ma nel 1912 lo scenario era mutato drasticamente: la Cina era diventata una Repubblica e l’anno seguente sarebbero nati i&nbsp;<em>Far Eastern Olympic Games</em>&nbsp;–&nbsp;<strong>Giochi Olimpici dell’Estremo Oriente</strong>&nbsp;– nei quali la Cina, tra il 1913 ed il 1934, avrebbe fatto presenza fissa.&nbsp;Contrariamente ai Giochi Olimpici nei quali il calcio comparirà come disciplina sportiva alla terza edizione, quella del 1904, nei&nbsp;<em>Far Eastern Olympic Games</em>&nbsp;appare da subito: nel 1913 l’oro olimpico va alle Filippine, che si aggiudicano il confronto casalingo proprio contro la Cina. Tuttavia, da lì al 1934, anno in cui la manifestazione si terrà per la decima ed ultima volta, sarà sempre la Cina – che ospiterà per tre volte i Giochi – a trionfare.</p>



<p>Durante tutto questo lasso di tempo la nazionale cinese è stata rappresentata da una formazione locale, la&nbsp;<strong>South China A.A</strong>., che guarda caso è nata – col nome iniziale di Chinese Football Team – nel 1904 a So Kon Po, una valle a due passi da Tai Hang. La formazione ha disputato le sue prime partite contro formazioni britanniche quali i Royal Engineers, i Buffs e i Royal Garrison Artillery e sebbene queste ultime avessero dominato i primi campionati di Hong Kong in qualche occasione erano anche riusciti a batterli.&nbsp;È stata fondata da degli studenti. Uno di questi, il più influente, si chiama&nbsp;<strong>Tong Fuk Cheung</strong>&nbsp;ed accumulerà alcuni interessanti primati:&nbsp;<strong>sarà il primo capitano della nazionale cinese ed il primo marcatore a livello internazionale, essendo andato in rete nel match di ritorno contro le Filippine del 1913</strong>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-20 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="866" height="394" data-id="17142" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/16-Figure4-1.png" alt="" class="wp-image-17142" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/16-Figure4-1.png 866w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/16-Figure4-1-300x136.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/16-Figure4-1-768x349.png 768w" sizes="(max-width: 866px) 100vw, 866px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una vignetta del 1919 pubblicata dal Philippines Free Press, il giorno in cui cominciò la quarta Olimpiade dell&#8217;Estremo Oriente</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="426" height="296" data-id="17154" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Nazionale-cinese-che-vinse-i-Far-Eastern-Olympic-Games-nel-1921.jpg" alt="" class="wp-image-17154" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Nazionale-cinese-che-vinse-i-Far-Eastern-Olympic-Games-nel-1921.jpg 426w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Nazionale-cinese-che-vinse-i-Far-Eastern-Olympic-Games-nel-1921-300x208.jpg 300w" sizes="(max-width: 426px) 100vw, 426px" /><figcaption class="wp-element-caption">La nazionale cinese che vinse i Far Eastern Games nel 1921</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="610" height="380" data-id="17143" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/philippines.jpg" alt="" class="wp-image-17143" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/philippines.jpg 610w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/philippines-300x187.jpg 300w" sizes="(max-width: 610px) 100vw, 610px" /><figcaption class="wp-element-caption">La nazionale delle Filippine, in quegli anni il principale rivale calcistico della Cina</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>Durante gli anni in cui si tengono con cadenza biennale – eccetto in un paio di occasioni – i&nbsp;<em>Far Eastern Olympic Games</em>, in Cina l’ interesse verso lo sport lievita considerevolmente, come testimoniato da uno degli scritti più influenti sul tema a livello nazionale. Si intitola&nbsp;<em>Uno Studio della Cultura Fisica</em>, è stato pubblicato nel 1917 dalla rivista&nbsp;<em>Nuova Gioventù</em>, fondata dall’ideatore del Partito Comunista Cinese Chen Duxiu, e reca una firma importante: quella di un allora 24enne Mao Zedong. Mao riprende un concetto precedentemente espresso da Duxiu, quello di&nbsp;<em>shouxing zhuyi</em>, la cui traduzione a noi più fedele è “natura bestiale dell’uomo”.&nbsp;<strong>Mao denuncia la scarsa propensione dei cinesi allo sport con particolare riferimento alle arti marziali, ed evidenzia l’importanza dell’attività fisica</strong>&nbsp;– non saranno pochi i provvedimenti a favore dello sport emanati dal governo Maoista nei decenni a seguire – in quanto da questa dipenderà poi la forza e la salute dell’esercito. E anni dopo, nel 1929, la Cina varerà la prima legge della sua storia in materia secondo la quale I ragazzi e le ragazze devono prendere parte ad attività sportive. L’obiettivo è quello di sviluppare i corpi dei giovani per il bene del Paese.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-21 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="659" height="440" data-id="17144" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Mao_Zedong_1959_cropped_3-2.jpg" alt="" class="wp-image-17144" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Mao_Zedong_1959_cropped_3-2.jpg 659w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Mao_Zedong_1959_cropped_3-2-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 659px) 100vw, 659px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mao Zedong, diversi anni dopo</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>Nel frattempo, la South China A.A. ha accumulato diversi titoli nazionali: ha vinto cinque campionati locali e cinque Senior Shields, la coppa ad eliminazione diretta che si disputa tra le formazioni di Hong Kong. Questi successi, congiuntamente a quelli ottenuti nei Giochi Olimpici dell’Estremo Oriente, portano la CAAF a convocare la South China A.A. quasi al completo in vista dei Giochi che si terranno a Berlino.&nbsp;Sul capitano nessuno nutre dei dubbi: con Tong Fuk Cheuk fuori causa – si è ritirato da qualche anno -, la scelta cade sull’astro nascente del calcio cinese:&nbsp;<strong>Lee Wei Tong</strong>, un altro dei ragazzi cresciuti a Tai Hang.&nbsp;</p>



<p><strong>Tong, oltre ad essere considerato uno dei più forti calciatori cinesi di tutti i tempi, ha avuto un impatto che è andato ben oltre il terreno di gioco</strong>. All’età di dieci anni aveva frequentato la Queen’s College, l’istituto dove anni prima diversi intellettuali locali, come ad esempio Sun Yat-sen, filosofo e primo Presidente della Repubblica Cinese, si erano formati. Fu proprio in questo contesto che il ragazzo sviluppò il suo pensiero, ovvero “servire il proprio Paese attraverso la dedizione”. Un insegnante inglese, William Kay, che aveva lavorato presso la scuola tra il 1915 ed il 1929, parlando delle partite di pallone che si disputavano tra ragazzi aveva sottolineato il talento di cinque ragazzi, ed uno di questi era proprio Lee.&nbsp;A soli 18 anni il ragazzo in seguito ad una tournée in Australia, diventa un’icona del calcio cinese e appena due anni dopo accetta un’offerta da Shanghai motivato dalla possibilità di diffondere il calcio anche nella Cina continentale che a quel tempo non vanta ancora un campionato di prima divisione. <strong>Quello stesso anno risulta decisivo ai&nbsp;<em>Far Eastern Olympic Games</em>&nbsp;mettendo a segno una tripletta nel match decisivo contro le Filippine</strong>.</p>



<p>Si laureerà capocannoniere della competizione e nel 1931 tornerà a giocare per il South China A.A.&nbsp;Il giorno in cui la partecipazione della Cina all’olimpiade tedesca viene ufficializzata, si pone un problema: chi finanzia la spedizione? In un’era nella quale gli investimenti sullo sport non erano paragonabili a quelli odierni bisognava arrangiarsi come si poteva. In questo, la squadra di calcio cinese diede un contributo non da poco: organizzò una&nbsp;<em>tournée</em>&nbsp;continentale con partite in Cina, Vietnam, Singapore, Indonesia ed India. <strong>Vennero disputati 27 incontri disputati in 62 giorni: una faticaccia che comunque sortì gli effetti desiderati sia da un punto di vista economico – erano stati raccolti 20.000 HK$ – che da quello sportivo, dato che quella serie di incontri – che registrarono 26 vittorie, un pareggio e 0 sconfitte – aveva aumentato la popolarità di alcune stelle della nazionale: Lee Wei Tong</strong>, naturalmente, che concluse la serie di incontri con 18 gol all’attivo <strong>e Tam Kong-pak</strong>, denominato&nbsp;<em>Ironhead</em>&nbsp;per le sue capacità nel gioco aereo, che ne mise a segno altrettanti.&nbsp;La&nbsp;<em>tournée</em>&nbsp;si concluse a Bombay, oggi Mumbai, e proprio qui i giocatori cinesi attesero dil transatlantico italiano Conte Verde, a bordo del quale avrebbero incontrato i membri della loro delegazione.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/lee-wai-tong-1-1155x770-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-17145" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/lee-wai-tong-1-1155x770-1-1024x683.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/lee-wai-tong-1-1155x770-1-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/lee-wai-tong-1-1155x770-1-768x512.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/lee-wai-tong-1-1155x770-1.jpg 1155w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lee Wai Tong, icona del calcio cinese</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il viaggio – estenuante, come avrebbe in seguito raccontato il velocista Cheng Jinguan, sottolineando i diversi casi di mal di mare registrati fin dai primi giorni – durò in tutto venti giorni, al termine dei quali la delegazione arrivò a Venezia. Due giorni dopo avrebbe raggiunto il villaggio olimpico di&nbsp;<strong>Elstral-Doeberitz</strong>, “una meraviglia per gli occhi”, come lo definì un atleta statunitense. Gli avrebbero fatto eco diversi giornalisti ed addetti ai lavori, fornendo maggiori dettagli tra i quali la presenza di una palestra enorme, bagni turchi, piscine, un teatro, un lago coi cigni e una notevole diversità di animali selvatici. La polizia era onnipresente: questo imponeva la grandezza dell’evento, un evento trasmesso in diretta in diversi cinema del Reich e per il quale sarebbero stati venduti 4,5 milioni di biglietti per i 129 eventi complessivi.&nbsp;</p>



<p>Tre stadi furono scelti per ospitare le partite: il Post Stadium, lo stadio dell’Herta-BSC e il Mommsen, che è proprio quello in cui la nazionale cinese avrebbe disputato gli ottavi. La fortuna, purtroppo, non ha assistito Lee e compagni: il rivale è l’Inghilterra, la formazione favorita per il titolo nonostante, come avrebbe poi ricordato il capitano Bernard Joy, era arrivata poco preparata: solamente il 14 luglio, tre settimane prima che iniziassero i Giochi. Gli allenamenti erano stati pochi, e la forma dei giocatori britannici era precaria.&nbsp;La partita si disputa il 6 agosto, alle 17.30 ora locale e 00.30 ora cinese.&nbsp;<strong>La formazione di partenza, oltre a Lee Wai Tong, include altri otto giocatori di Hong Kong: quattro poliziotti stradali, un impiegato di banca, un venditore di polizze assicurative, un assistente avvocato ed il proprietario di una flotta di camion.</strong>&nbsp;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-22 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="652" height="821" data-id="17149" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/lustgarten-decorated-by-Albert-Speer_25000-people-await-the-official-guests-2.jpg" alt="" class="wp-image-17149" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/lustgarten-decorated-by-Albert-Speer_25000-people-await-the-official-guests-2.jpg 652w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/lustgarten-decorated-by-Albert-Speer_25000-people-await-the-official-guests-2-238x300.jpg 238w" sizes="(max-width: 652px) 100vw, 652px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Lustgarten, decorato da Albert Speer, si riempie di 25000 pronte ad accogliere le delegazioni ospiti</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="652" height="400" data-id="17148" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/olympics2.jpg" alt="" class="wp-image-17148" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/olympics2.jpg 652w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/olympics2-300x184.jpg 300w" sizes="(max-width: 652px) 100vw, 652px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lo Stadio Olimpico di Berlino</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>Le condizioni meteorologiche sono ideali: clima secco, 15&nbsp;°C&nbsp;e un leggero venticello. Fin dall’inizio, il pubblico si dimostra entusiasta delle giocate esibite dalla formazione asiatica, del suo possesso palla e dell’abilità nel gioco aereo. <strong>Qualcuno sostenne di aver colto alcuni tratti caratteristici del&nbsp;<em>cuju</em>: passaggi precisi e scambi aerei in spazi ravvicinati. Era il risultato di ore ed ore trascorse a giocare a pallone sui terreni di Tai Hang</strong>.&nbsp;&nbsp;La partita è inaspettatamente combattuta e nella prima parte si evidenziano entrambi i portieri con parate decisive. Poi la Cina passa in vantaggio! Suen approfitta di una mischia e deposita la palla in rete, ma l’arbitro ravvisa un fallo di Ip – un altro ragazzo di Tai Hang – e annulla, tra la rabbia di giocatori e giornalisti cinesi che nei giorni seguenti avrebbero espresso il loro disappunto. Le cose si complicano all’improvviso quando Chui Ah-pei è costretto ad uscire per infortunio: il giocatore rientra, ma è come se non lo avesse fatto, dato che non è nelle condizioni di continuare. E cambi non se ne possono fare, dato che le sostituzioni sarebbero state introdotte una trentina di anni dopo. La Cina continua ad attaccare, ed il portiere Hill è chiamato a sventare una punizione dai 30 metri di Fung King-Cheun.</p>



<p>Il primo tempo si chiude sullo 0-0. Alla fine dell’incontro Bernard Joy si sarebbe complimentato con la formazione cinese sostenendo che a livello di possesso palla e gioco aereo la Cina era stata superiore alla formazione britannica. <strong>Ma i venti minuti iniziali del secondo tempo le erano risultati fatali: l’Inghilterra aveva accelerato ed era andata a segno due volte, con Dodds e Finch. E in virtù di quel 0-2 si sarebbe conclusa l’avventura della nazionale cinese nel calcio. Un’avventura di 90 minuti a fronte di 40 giorni di viaggio, tra andata e ritorno</strong>.&nbsp;In seguito a quell’esperienza, tuttavia, la selezione cinese avrebbe disputato una&nbsp;<em>tournée</em>&nbsp;europea con incontri a Francoforte, Vienna, Ginevra, Parigi, Le Havre, Amsterdam e Londra. Vinse una sola partita, contro il Servette, ma destò una grande impressione in un incontro terminato 2-2 contro i Red Star di Parigi al termine del quale a Lee Wei Tong fu offerto un contratto con la formazione locale che il giocatore rifiutò.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-23 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="594" height="387" data-id="17151" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/La-nazionale-cinese-prima-di-una-partita-amichevole-disputata-a-Singapore.png" alt="" class="wp-image-17151" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/La-nazionale-cinese-prima-di-una-partita-amichevole-disputata-a-Singapore.png 594w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/La-nazionale-cinese-prima-di-una-partita-amichevole-disputata-a-Singapore-300x195.png 300w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /><figcaption class="wp-element-caption">La nazionale cinese prima di un&#8217;amichevole disputata a Singapore</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-id="17152" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Cina-Inghilterra-1-1-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-17152" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Cina-Inghilterra-1-1-1024x682.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Cina-Inghilterra-1-1-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Cina-Inghilterra-1-1-768x512.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Cina-Inghilterra-1-1.jpg 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una delle rare immagini di Cina-Inghilterra del 1936</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="657" height="467" data-id="17150" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Annotazione-2024-01-02-140822.jpg" alt="" class="wp-image-17150" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Annotazione-2024-01-02-140822.jpg 657w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Annotazione-2024-01-02-140822-300x213.jpg 300w" sizes="(max-width: 657px) 100vw, 657px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un&#8217;immagine di una delle partite più contestate: Austria-Perù</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>Qualora avesse accettato, sarebbe diventato il primo giocatore cinese a firmare un contratto professionistico con un club europeo.&nbsp;A riprendere la storia di Tai Hang, che oggi conta circa 13,000 abitanti ma che al tempo, quasi cent’anni fa, erano molti meno, sarebbe stato il musical&nbsp;<strong><em>Field of Dreams,</em>&nbsp;</strong>prodotto nel settembre del 2008 ad opera di Anthony Chan, direttore artistico dell’Hong Kong Repertory Theatre<em>.&nbsp;</em>Sebbenela versione dell’opera sia romanzata,&nbsp;<em>Field of Dreams</em>&nbsp;ha comunque rappresentato un’opera utile per riscoprire le origini del calcio della regione ed una storia che in molti ad Hong Kong non avevano mai conosciuto. Per certi versi, è possibile paragonare l’opera al film del 2010&nbsp;<em>Montevideo</em>, basato sulla partecipazione della nazionale di calcio al primo mondiale disputato in Uruguay.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/01/03/field-of-dreams-come-da-un-villaggio-di-hong-kong-nacque-la-nazionale-cinese.html">Field of Dreams &#8211; Come da un villaggio di Hong Kong nacque la nazionale cinese</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Le storie di tre grandi ebrei del calcio durante la Seconda guerra mondiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Dec 2023 11:19:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[arpad weisz]]></category>
		<category><![CDATA[erberto levi]]></category>
		<category><![CDATA[konrad]]></category>
		<category><![CDATA[seconda guerra mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Originariamente pubblicato in lingua inglese su Reader&#8217;s Digest qui Negli anni successivi allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, alcuni dei principali protagonisti che avevano disputato [&#8230;]</p>
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<p><em>Originariamente pubblicato in lingua inglese su Reader&#8217;s Digest</em> <em><a href="https://www.readersdigest.co.uk/lifestyle/sport/3-jewish-football-greats-and-their-second-world-war-stories?fbclid=IwAR2AfTNkNRVczetk6rHRZ8TBJ1_-QjtVKZUlE2kpGJ034dSKo3Ycf66q-po">qui</a></em> </p>



<p class="has-drop-cap">Negli anni successivi allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, alcuni dei principali protagonisti che avevano disputato la Mitropa (competizione dai più considerata una Coppa Campioni d’antan), molti dei quali di origine ebraica, si trovarono intrappolati in un vero e proprio inferno. Ecco a voi tre delle storie riportate in La Coppa Dimenticata.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading">I fratelli Konrád, la crème de la crème del calcio ungherese</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/klmn-konrd-5e71697e-2291-4bc3-abdf-61cad68f430-resize-750.jpeg" alt="" class="wp-image-17048" width="407" height="539" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/klmn-konrd-5e71697e-2291-4bc3-abdf-61cad68f430-resize-750.jpeg 337w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/klmn-konrd-5e71697e-2291-4bc3-abdf-61cad68f430-resize-750-227x300.jpeg 227w" sizes="(max-width: 407px) 100vw, 407px" /><figcaption class="wp-element-caption">Kálmán Konrád, una delle migliori ali del tempo ed icona del calcio ungherese ed austriaco</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Le Leggi Razziali furono la ragione per la quale Jenő Konrád, l&#8217;allenatore che vinse la Mitropa nel 1936 con l&#8217;Austria Vienna, lasciò l&#8217;Italia: nel 1937 aveva iniziato a lavorare per la Triestina e poi, costretto a fare le valigie, si era trasferito in Francia. Trovò lavoro presso un club oggi defunto, l’Olympique Lillois e, una volta arrivato a Parigi riuscì a ottenere un permesso di soggiorno per la moglie Grete e la figlia Evelyn</p>



<p>Konrád aveva iniziato la sua avventura francese con il piede giusto ma poi, per i soliti motivi legati all’antisemitismo che aveva attecchito in buona parte d’Europa, lui e famiglia dovettero lasciare Lille. Si trasferirono in Portogallo dove l&#8217;ungherese, la cui fama di grande allenatore era ben nota, fu ingaggiato dallo Sporting Lisbona, ma solo un paio di mesi dopo i Konrád decisero di lasciare definitivamente l&#8217;Europa a favore di un porto davvero sicuro: New York. Qui l’ex giocatore disse addio al mondo del calcio. Fu assunto dalla Singer, un&#8217;azienda di macchine da cucito, e in seguito divenne imprenditore nel settore tessile.&nbsp;</p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>&#8220;Jenő Konrád ha detto addio al mondo del calcio ed è poi divenuto imprenditore nel settore tessile&#8221;</strong></p>
</blockquote>



<p></p>



<p>Anche Kálmán, suo fratello, incorse in difficoltà simili: il 30 settembre 1938, quando la Germania aveva invaso i Sudeti, l&#8217;ex giocatore si trovava a Brno come allenatore dello Židenice. Peter Brie, un giornalista cecoslovacco trasferitosi in Svezia e con cui Konrád era in contatto, decise di aiutarlo offrendogli un posto come tecnico dell’Örebro.</p>



<p>Jenő Konrád ha detto addio al mondo del calcio ed è poi divenuto imprenditore nel settore tessile</p>



<p>Kálmán riuscì così a salvarsi e la sua famiglia lo raggiunse in Scandinavia dopo un&#8217;estenuante procedura burocratica per l’ottenimento dei visti. Ma alcuni dei loro beni, tra cui l&#8217;inestimabile collezione di francobolli dell’ex ala destra, non era arrivata a destinazione: sua moglie Gertrud lo scoprì non appena iniziò a disfare le valigie. I nazisti se ne erano sbarazzati. Ad ogni modo la Svezia rappresentò un&#8217;ancora di salvezza e un luogo dove l&#8217;allenatore poté continuare la sua carriera per altri 17 anni.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading">Árpád Weisz, un innovatore del pallone</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="578" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/weiszszsz-1024x578.jpg" alt="" class="wp-image-17046" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/weiszszsz-1024x578.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/weiszszsz-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/weiszszsz-768x433.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/weiszszsz.jpg 1232w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Árpád Weisz, plurititolato allenatore di Ambrosiana e Bologna</figcaption></figure>



<p>Árpád Weisz e la sua famiglia arrivarono in Olanda passando per la Francia, meta preferita di numerosi calciatori ebrei in fuga dai Paesi limitrofi. In Olanda, l&#8217;allenatore firmò un contratto con il Dordrecht, il club in cui Jimmy Hogan, altra figura cardinale del tempo, aveva mosso i primi passi nell&#8217;Europa continentale circa 30 anni prima.</p>



<p>Il 2 ottobre 1939 esordì in quello che altro non era se non un campionato amatoriale e condusse il Dordrecht al quinto posto in classifica, un record per il club, prima che l&#8217;orco nazista iniziasse ad incombere sui Paesi Bassi. Nonostante alcune vessazioni nei confronti degli ebrei si fossero concretizzate immediatamente, Weisz poté continuare ad allenare per qualche tempo e ancora una volta la squadra si classificò al quinto posto. Ma le nubi politiche cominciarono ad addensarsi e il 29 settembre 1941 l&#8217;allenatore dovette andarsene: nella sede di Dordrecht era arrivata una missiva che ordinava ai vertici del club di fare a meno dei servizi dell&#8217;allenatore e di non impiegarlo in nessun altro incarico.</p>



<p>Fu l&#8217;inizio della fine: i divieti e le restrizioni divennero sempre più severi e il 2 agosto 1942 la famiglia Weisz fu prelevata dalla sua casa di Bethlehemplein 10 per essere deportata ad Auschwitz via Westerbork, un campo di transito a circa 200 km da Dordrecht. Da lì, esattamente due mesi dopo, la moglie Ilona e i figli Roberto e Clara furono inviati direttamente alle camere a gas. Weisz fu inviato al campo di Cosel e poi ad Auschwitz, dove 16 mesi dopo, il 31 gennaio 1944, morì di fame e di freddo.&nbsp;</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading">Erberto Levi: dal calcio alla musica e al cinema</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="834" height="554" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Levi-Landi-con-Celentano.png" alt="" class="wp-image-17044" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Levi-Landi-con-Celentano.png 834w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Levi-Landi-con-Celentano-300x199.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Levi-Landi-con-Celentano-768x510.png 768w" sizes="(max-width: 834px) 100vw, 834px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una delle rare foto di Erberto Levi, qui assieme ad un giovane Adriano Celentano</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Pochi mesi dopo l&#8217;espulsione dall&#8217;Albo dei giornalisti di Milano, Erberto Levi, dopo un breve soggiorno a Londra, si rifugiò negli Stati Uniti, precisamente a New York. Giunto nel Nuovo Continente, decise di cambiare non solo vita ma anche identità: assunse il nome di Erberto Landi e disse addio alla cronaca calcistica.</p>



<p>In parte, possiamo ipotizzare, si trattò di una scelta obbligata: il suo inglese non gli avrebbe certo permesso di scrivere per un giornale americano. Ma c&#8217;era anche una seconda ragione, ovvero lo scarso interesse che il calcio destava in America. Dopo il boom dei primi anni Venti e Trenta, un&#8217;epoca definita l&#8217;età d&#8217;oro del pallone negli States, il calcio aveva smesso di suscitare interesse.</p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>&#8220;<em>Dopo il boom dei primi anni &#8217;20 e &#8217;30, il calcio aveva smesso di suscitare interesse&#8221;</em></strong></p>
</blockquote>



<p></p>



<p>Levi decise quindi di intraprendere una nuova strada e, dopo aver lavorato per alcuni anni per la Pettinella Advertising, un&#8217;agenzia pubblicitaria che promuoveva i prodotti italiani negli Stati Uniti, si reinventò come conduttore radiofonico. Messo sotto contratto da diverse emittenti italiane con sede a New York, tra le quali WCNW, WBNX, WHOM e WOV, durante gli anni della guerra collaborò anche con il Bureau of War Information fondato da Franklin Delano Roosevelt.&nbsp; La sua attività non passò inosservata, soprattutto nel momento in cui emerse il suo passato di membro del Partito Nazionale Fascista.</p>



<p>Ebbe luogo un&#8217;indagine che non portò ad alcuna conseguenza e Levi poté riprendere normalmente le sue funzioni. Iniziò anche a condurre un programma radiofonico con l&#8217;amico ed ex collega Giuliano Gerbi, arrivato a New York via Parigi e Bogotà. Poi, a partire dagli anni Cinquanta, Levi si riciclò nuovamente: divenne un imprenditore di successo nel campo della musica e del cinema e importò il Festival di Sanremo a New York nel 1960, facendo conoscere al pubblico americano diversi artisti italiani, tra i quali un giovane Domenico Modugno.&nbsp;</p>



<p>Morì a New York il 10 ottobre 1971 all&#8217;età di 63 anni e, pur essendo stata una delle penne sportive più rinomate tra le due guerre, è oggi quasi del tutto dimenticato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/12/30/le-storie-di-tre-grandi-ebrei-del-calcio-durante-la-seconda-guerra-mondiale.html">Le storie di tre grandi ebrei del calcio durante la Seconda guerra mondiale</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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