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	<title>maracanazo Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>maracanazo Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>I primi marcatori di ogni edizione dei Mondiali: dal 1950 al 1958</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elisa Lacombe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 23:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: un gol di Ademir al Mondiale 1950 Dodici anni lunghissimi, i più lunghi di sempre con in mezzo la Seconda guerra mondiale. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/07/12/i-primi-marcatori-di-ogni-edizione-dei-mondiali-dal-1950-al-1958.html">I primi marcatori di ogni edizione dei Mondiali: dal 1950 al 1958</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: un gol di Ademir al Mondiale 1950</em></p>



<p class="has-drop-cap">Dodici anni lunghissimi, i più lunghi di sempre con in mezzo la Seconda guerra mondiale. La Coppa Jules Rimet che nel 1950 è ancora detenuta dall&#8217;Italia, riparte dal Brasile. L&#8217;edizione è celebre soprattutto per l&#8217;epilogo meno atteso, ma qui raccontiamo il primo gol di quel Mondiale che è strettamente connesso a quel finale da tragedia che andrà in scena al Maracanà il 16 luglio. Il primo marcatore dei Mondiali del 1950 è infatti brasiliano e non uno qualunque: lo realizza <strong>Ademir </strong>che di quella kermesse calcistica sarà capocannoniere e protagonista assoluto.</p>



<p class="has-drop-cap"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1950</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ademir, l&#8217;eroe del sogno perduto</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="474" height="683" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/Ademir_de_Menezes.jpg" alt="" class="wp-image-24644" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/Ademir_de_Menezes.jpg 474w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/Ademir_de_Menezes-208x300.jpg 208w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ademir</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il match inaugurale viene disputato dal Brasile padrone di casa contro il Messico allo stadio Maracanã&nbsp;il 24 giugno del 1950. Intorno alla mezz&#8217;ora del primo tempo <strong>Ademir Marquez de Menezes </strong>gonfia per la prima volta la rete messicana portando in vantaggio il Brasile. Alla fine i gol brasiliani saranno 4 contro nessuno della formazione centramericana e due porteranno la firma di Ademir, oltre quello citato va a segno anche al 79&#8242;, in pratica apre e chiude il poker. Il gol ha un grande valore storico, si tratta della prima marcatura ufficiale in quello che diverrà un autentico tempio del calcio. Prima che qualche storico attento mi contesti il dato, ho specificato ufficiale perché il Maracanã&nbsp;era stato inaugurato una settimana prima dell&#8217;inizio del Mondiali con un&#8217;amichevole tra le rappresentative di Rio de Janeiro e San Paolo vinta 3-1 da quest&#8217;ultima e il primo gol in assoluto lo realizzò Didi.<br>Ma evitiamo di divagare e torniamo ad Ademir che di quel Mondiale sarà re dei bomber con 9 centri. Siamo sicuri che l&#8217;allora centravanti del Vasco da Gama avrebbe barattato volentieri uno dei suoi gol disseminati nel torneo con una rete nel match decisivo perso 1-2 al cospetto dell&#8217;Uruguay. Il Maracanazo darà al Brasile la delusione più cocente della sua gloriosa storia, ma di certo non toglie valore all&#8217;incredibile torneo disputato da Ademir.<br>Con la nazionale brasiliana realizza 32 reti in 37 partite e vince la Copa America del 1949 (che all&#8217;epoca si chiamava Campeonato Sudamericano). Un&#8217;edizione celebre in Brasile perché la <em>Seleção</em>&nbsp;dovrà attendere altri 40 anni per fregiarsi nuovamente del titolo continentale. In nazionale, oltre al secondo posto al Mondiale del 1950, Ademir ottiene la piazza d&#8217;onore anche nelle edizioni del Campeonato Sudamericano 1945, 1946 e 1953.<br>A livello di club veste le casacche di Sport Recife, Vasco da Gama, Fluminese e San Paolo.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1954</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Miloš Milutinović, il primo gol televisivo</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="321" height="226" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/milo-milutinovi-77705bec-98aa-41db-84b5-ac9edd321cd-resize-750-edited.jpg" alt="" class="wp-image-24647" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/milo-milutinovi-77705bec-98aa-41db-84b5-ac9edd321cd-resize-750-edited.jpg 321w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/milo-milutinovi-77705bec-98aa-41db-84b5-ac9edd321cd-resize-750-edited-300x211.jpg 300w" sizes="(max-width: 321px) 100vw, 321px" /><figcaption class="wp-element-caption">Miloš Milutinović</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Su Game of Goals si fa spesso la distinzione tra &#8216;era televisiva ed epoca pre-tv&#8217; che ha la sua importanza. I primi filmati televisivi ci permettono ancora oggi di curiosare su un calcio lontano mentre su ciò che è accaduto prima dobbiamo necessariamente affidarci alle cronache dell&#8217;epoca.<br>La piccola premessa che ci porta al 1954 per presentare il primo gol dei Mondiali in Svizzera che venne realizzato dall&#8217;attaccante jugoslavo <strong>Miloš Milutinović<br></strong> contro la Francia nel match disputato a Losanna il 16 giugno, marcatura che risultò decisiva nell&#8217;economia del match terminato 1-0 per la Jugoslavia.<br>Un gol che, dal punto di vista storico, possiamo paragonare a quello di Lucien Laurent di 24 anni prima in Uruguay perché se la rete dell&#8217;attaccante francese fu la prima in assoluto, questo è il primo gol dei Mondiali a essere visto in diretta televisiva. Ricordiamo che l&#8217;edizione svizzera del 1954 è la prima in assoluto che beneficia della copertura televisiva a livello internazionale.<br>Milos Milutinovic all&#8217;epoca giocava con il Partizan Belgrado, in seguito dopo un&#8217;esperienza poco fortunata con l&#8217;OFK di Belgrado giocherà in Germana con il Bayern e in Francia con Racing Club Paris e Stade Francais per poi far ritorno a Belgrado nella stagione 1968-69 dove chiuse la carriera con l&#8217;OFK.<br>In nazionale disputa 33 partite e segna 16 gol. Se qualcuno, incuriosito dal cognome, vuol trovare una parentela con Bora Milutinovic la risposta è affermativa. Milos era il fratello maggiore, più grande di 11 anni del tecnico divenuto celebre per aver guidato ben cinque nazionali ai Mondiali.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1958</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">József Bozsik, il reduce della Grande Ungheria</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="683" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/Bozsik_Jozsef_Fortepan_261523-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-24645" style="width:350px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/Bozsik_Jozsef_Fortepan_261523-683x1024.jpg 683w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/Bozsik_Jozsef_Fortepan_261523-200x300.jpg 200w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/Bozsik_Jozsef_Fortepan_261523-768x1152.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/07/Bozsik_Jozsef_Fortepan_261523.jpg 800w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">József Bozsik</figcaption></figure>



<p></p>



<p>C&#8217;era una volta la Grande Ungheria, ma nemmeno tanto tempo fa. Sono passati solo quattro anni da quella storica finale che a Berna diede il primo titolo mondiale alla Germania Ovest dinanzi a una squadra che sembrava invincibile. Davide che sconfigge Golia è un classico biblico, ma quello che è accaduto in Ungheria due anni prima dal nostro focus equivale al diluvio.<br>Per l&#8217;appunto siamo arrivati al 1958 e il primo gol del torneo porta una firma prestigiosa. A realizzarlo fu infatti <strong>József Bozsik</strong>, straordinario centrocampista che quattro anni prima in Svizzera era stato tra le stelle della Grande Ungheria.<br>Quattro anni dopo in Svezia non resta molto di quella squadra, considerato che parecchie star hanno scelto la via dell&#8217;esilio dopo il tentativo di rivoluzione in Ungheria soppresso dall&#8217;esercito sovietico nel 1956. Della vecchia guardia ci sono ancora il portiere Grosics, l&#8217;attaccante Nandor Hidegkuti e, per l&#8217;appunto, Bozsik che dopo 5&#8242; dal calcio d&#8217;inizio della sfida della fase a gironi contro il Galles disputata a Sandviken l&#8217;8 giugno 1958 porta in vantaggio l&#8217;Ungheria. I gallesi pareggiano poi con Charles, gara che termina 1-1. L&#8217;andamento del girone con le due nazionali a pari punti dietro la Svezia padrona di casa porterà a uno spareggio per decidere quale delle due accederà ai quarti, vincerà il Galles con il punteggio di 2-1.<br>Bozsik vestirà la maglia della nazionale (con cui aveva vinto l&#8217;oro olimpico nel 1952) fino al 1962 anno in cui appenderà le scarpette al chiodo con un bilancio di 101 partite e 11 gol. A livello di club ha trascorso l&#8217;intera carriera con la Honved con cui ha vinto 5 titoli nazionali. Viene considerato il precursore dei centrocampisti moderni, eccezionale sia in fase di impostazione che di contenimento e tatticamente perfetto.</p>



<p>Off topic ma non troppo, abbiamo citato il Galles: ebbene i sorprendenti dragoni dopo aver eliminato l&#8217;Ungheria si fermeranno ai quarti battuti di misura dal Brasile grazie al primo gol ai Mondiali del giovanissimo Pelé. L&#8217;estate svedese del 1958 è quella che consacra al mondo il talento immenso di <em>O Rei</em> che, tra l&#8217;altro, segnerà anche l&#8217;ultimo gol della rassegna nella finale vinta 5-2 dal Brasile contro la Svezia. Perché il dato è importante? Lo vedremo in seguito.</p>
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		<title>Le 10 partite non visionabili che hanno fatto la storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 13:57:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Pelé al tiro contro il Benfica nella mitica finale di ritorno dell&#8217;Intercontinentale 1962 Nel corso degli anni sempre più vecchie partite sono [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Pelé al tiro contro il Benfica nella mitica finale di ritorno dell&#8217;Intercontinentale 1962</em></p>



<p class="has-drop-cap">Nel corso degli anni sempre più vecchie partite sono state caricate e diffuse in rete, a disposizione degli utenti su canali come <a href="https://www.youtube.com/">YouTube</a>, <a href="https://footballia.net/it">Footballia</a> o <a href="https://www.dailymotion.com/it">DailyMotion</a>. Si parla solo di gare del dopoguerra, le prime datate 1953: la finale di FA Cup tra Blackpool e Bolton Wanderers (la famosa “finale di <strong>Stanley Matthews</strong>” con l&#8217;ala inglese che disputò una prestazione favolosa consentendo al suo Blackpool di rimontare dall&#8217;1-3 a 25 minuti dalla fine) e la mitica amichevole internazionale tra Inghilterra e Ungheria disputata a novembre, con <a href="https://gameofgoals.it/2013/01/03/1953-inghilterra-ungheria-3-6.html">il soverchiante successo dei magiari per 6-3</a>. Ma per tantissime partite che oggi chiunque &#8211; armato di pazienza, passione e buona volontà &#8211; può vedere, ve ne sono tantissime non visibili: tutte quelle di prima della guerra, ovviamente, ma non solo. Anche diverse già di epoca televisiva, degli anni &#8217;50, &#8217;60 e persino più recenti. In questo articolo elencherò, in ordine cronologico, dieci partite che hanno fatto la storia che non sono visionabili in rete se non per una manciata di minuti. È sottinteso che selezionarne solo 10 è impossibile e che la scelta è dettata da sensazioni personali: l&#8217;unico criterio seguito è stato quello di puntare su incontri internazionali e non dei campionati nazionali. Ho escluso anche le sfide visionabili con ampie sintesi, che consentono comunque di formarsi un&#8217;idea generale sull&#8217;andamento del match e sulle prestazioni dei giocatori: per fare degli esempi, la <a href="https://gameofgoals.it/2013/01/10/1954-semifinali-ungheria-uruguay-4-2.html">semifinale Ungheria-Uruguay del Mondiale 1954</a>, la <a href="https://gameofgoals.it/2013/01/12/1954-finale-germania-ovest-ungheria-3-2.html">finale Ungheria-Germania Ovest</a>, oppure ancora la <a href="https://gameofgoals.it/2020/03/28/1962-finale-santos-penarol-3-0.html">finale di spareggio della Libertadores 1962 tra Santos e Peñarol</a>. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Uruguay-Argentina 2-1</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>13 giugno 1928, finale dei Giochi Olimpici, stadio Olimpico di Amsterdam</em></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="360" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Olimpiadi-1928-uruguay-argentina-rete-scarone.jpg" alt="" class="wp-image-10660" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Olimpiadi-1928-uruguay-argentina-rete-scarone.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Olimpiadi-1928-uruguay-argentina-rete-scarone-300x180.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Il gol di Scarone nella finale del 1928</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Più che la finale del Mondiale di due anni dopo, suscita probabilmente un interesse qualitativo superiore la finale dei Giochi Olimpici di due anni prima. Una resa dei conti per stabilire la miglior nazionale del mondo. Da un lato, l&#8217;Uruguay già campione olimpico nel 1924 a Parigi, con un nucleo di giocatori formidabili (il portiere saltimbanco <strong>Mazali</strong>, il <em>caudillo</em> <strong>Nasazzi</strong>, l&#8217;esterno a tutta fascia <strong>Andrade</strong>, la sublime coppia di mezzali <strong>Scarone</strong>&#8211;<strong>Cea</strong>, il centravanti <strong>Petrone</strong>) e capace di eliminare rivali complicate nel suo cammino, dalle coriacee Olanda e Germania alla fortissima Italia. Dall&#8217;altro, l&#8217;Argentina che si sente la nuova numero uno dopo aver superato i rivali in Coppa América nel 1927. Ad Amsterdam l&#8217;<em>Albiceleste</em> vola e per diversi addetti ai lavori è la favorita: 23 gol fatti in 3 partite e una serie di giocatori favolosi: il centromediano <strong>Monti</strong> fulcro del gioco e poi un indimenticabile quartetto offensivo, la funambolica ala destra <strong>Caricaberry</strong>, il prodigioso bomber <strong>Tarasconi</strong>, il cervello <strong>Ferreira</strong> e la sopraffina ala mancina <strong>Orsi</strong>, stella del torneo. La finale viene giocata due volte: 1-1 la prima volta con l&#8217;Uruguay privo del faro <strong>Scarone</strong>; 2-1 nella ripetizione, con <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/29/hector-scarone-il-migliore-di-tutti-senza-la-televisione.html">Scarone</a></strong> divino: assist per il vantaggio di <strong>Figueroa</strong>, gol meraviglioso sotto il “sette” per il punto definitivo dopo il pari di <strong>Monti</strong>. Uruguay ancora in cima al mondo, la formica batte la cicala. Il grande successo tecnico e di pubblico di quell&#8217;edizione dei Giochi fa capire a tutti che il calcio è oramai sport globale e la FIFA si convince a creare un campionato del mondo ad hoc.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Italia-Austria 1-0</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>3 giugno 1934, semifinale del campionato del mondo di calcio, stadio San Siro di Milano</em></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="353" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Italia-Austria-1934-gol-Guaita.jpg" alt="" class="wp-image-10661" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Italia-Austria-1934-gol-Guaita.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Italia-Austria-1934-gol-Guaita-300x177.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Il gol contro l&#8217;Austria: Meazza è finito in fondo alla rete, Guaita anticipa Platzer e infila [www.storiadellaroma.it]</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Due modi diversi di intendere il calcio e, forse, il mondo. Il pragmatismo italiano, che bada al sodo e punta tutto su difesa e ripartenze veloci. La raffinatezza austriaca, che insegue l&#8217;estetica, lo spettacolo e un gioco di possesso palla e occupazione degli spazi come da prassi mitteleuropea. Italia e Austria sono nei primi anni &#8217;30 le due massime potenze calcistiche mondiali. Hanno due geni in panchina, amici e diversi &#8211; <strong>Pozzo</strong> e <strong>Meisl</strong>: non solo allenatori straordinari, ma uomini di calcio con una visione del futuro, avanti di decenni rispetto alla loro epoca. E in campo Italia e Austria schierano anche i due migliori giocatori del momento, pure loro profondamente diversi: da un lato la tecnica essenziale, la velocità e la verticalità di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/12/14/giuseppe-meazza-il-mito-dellitalia-pallonara.html">Meazza</a></strong>; dall&#8217;altro l&#8217;eleganza e i tocchi da artista di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/07/matthias-sindelar-verita-mezze-verita-e-bugie.html">Sindelar</a></strong>. Già rivali a livello di club, con l&#8217;Austria Vienna di <strong>Sindelar</strong> che batte nella finale di Mitropa Cup (la Coppa dei Campioni del periodo prebellico) l&#8217;Ambrosiana Inter di <strong>Meazza</strong> nel 1933, vincitori di una Coppa Internazionale (antesignana dei moderni Europei) a testa, il Mondiale 1934 sembra la contesa definitiva per dirimere chi dei due sia più forte. Entrambe favorite alla vigilia, entrambe soffrono non poco nei primi turni, riuscendo comunque a qualificarsi per una semifinale attesissima, una vera e propria finale anticipata. Si gioca allo stadio San Siro di Milano: è una partita tesa, maschia, più agonistica che tecnica. <strong>Sindelar</strong> è controllato in modo molto rude da <strong>Monti</strong>, ma smarca alcune volte i compagni (che sprecano) con tocchi deliziosi. Dall&#8217;altra parte <strong>Seszta</strong>, arcigno difensore austriaco, non va troppo per il sottile, a leggere le cronache di <strong>Gianni Brera</strong>. <strong>Meazza</strong> e <strong>Sindelar</strong> sono le stelle annunciate, ma quasi si annullano. E a decidere la sfida in favore degli azzurri di casa è l&#8217;oriundo <strong>Guaita</strong> al 19°. Gli austriaci accusano l&#8217;arbitro svedese <strong>Eklind</strong> di una condotta di gara molto casalinga, ma poco cambia: vince l&#8217;Italia, che si ripete anche nella vera finale di Roma contro la Cecoslovacchia e sale sul tetto del mondo.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Italia-Ungheria 4-2</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>19 giugno 1938, finale del campionato del mondo di calcio, stadio Colombes di Parigi</em></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="ITALIA-Ungheria 4 a 2 del Mondiale &#039;Francia 1938&#039; (brevi immagini)" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/oJK7764A0BE?start=38&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Breve filmato di Italia-Ungheria</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Due nazionali formidabili, che negli anni precedenti si erano date battaglia tante volte per il dominio dell&#8217;Europa nella Coppa Internazionale insieme all&#8217;Austria. L&#8217;Italia campione del mondo in carica si conferma sul tetto del pianeta dopo un cammino favoloso: soffre nell&#8217;esordio con la Norvegia, piegata solo ai supplementari, poi è un crescendo rossiniano: Francia e Brasile vengono spazzate via e in finale è gran duello contro la fortissima Ungheria. Gli azzurri schierano l&#8217;inarrivabile duo <strong>Ferrari</strong>&#8211;<strong>Meazza</strong> nel cuore del gioco, il guizzante <strong>Biavati</strong> a destra, il concreto <strong>Colaussi</strong> a sinistra e il portentoso <strong>Piola</strong> al centro dell&#8217;attacco. Ma è la consapevolezza dei propri mezzi che rende la nazionale allenata da <strong>Pozzo</strong> una squadra quasi invincibile. L&#8217;Ungheria si affida al factotum <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/09/16/gyorgy-sarosi-simbolo-calcistico-dellungheria-pre-puskas.html">Sarosi</a></strong> e al bomber <strong>Zsengeller</strong>, entrambi in una forma sensazionale. È una partita, da quello che si legge, meravigliosa per contenuti tecnici, emozioni e qualità di gioco. I pochi highlights mostrano azioni dell&#8217;Italia, tra cui un gol corale che vede coinvolti 5 giocatori, con passaggi rasoterra che ricordano il tiki-taka di guardioliana memoria. A fine gara il presidente della Repubblica francese <strong>Lebrun</strong> consegna la Coppa a capitan <strong>Meazza</strong> e commenta: «Ils gangent tout, ces italiens» <em>(vincono tutto, questi italiani)</em>. È il sigillo del calcio azzurro, l&#8217;ultima parentesi prima di una guerra devastante per l&#8217;umanità intera. </p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Brasile-Uruguay 1-2</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>16 luglio 1950, “finale” del campionato del mondo di calcio, stadio Maracanã di Rio de Janeiro</em></p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="900" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Gol_ghiggia_vs_brasil.jpg" alt="" class="wp-image-10662" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Gol_ghiggia_vs_brasil.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Gol_ghiggia_vs_brasil-300x264.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/Gol_ghiggia_vs_brasil-768x675.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Ghiggia esulta dopo il gol del 2-1</figcaption></figure>



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<p>È forse la partita più famosa della storia. Il <em>Maracanazo</em>. Unica volta in cui il Mondiale non viene deciso da una finale secca, ma da un girone conclusivo a quattro: chi totalizza più punti è campione. Per un beffardo gioco del destino l&#8217;ultima gara, tra Brasile e Uruguay, diventa però decisiva per l&#8217;assegnazione del titolo. Il Brasile ha sconfitto Svezia e Spagna proponendo un gioco meraviglioso: 4 punti in classifica. L&#8217;Uruguay ha battuto a fatica la Svezia e pareggiato con la Spagna: 3 punti in classifica. Tradotto: ai brasiliani basta un pari per laurearsi campioni. Ma la gente, che per l&#8217;occasione ha costruito il Maracanã &#8211; il più grande stadio del mondo &#8211; vuole gol, spettacolo e vittoria. Tutti ne sono convinti. Alla viglia i negozi espongono cartelloni che celebrano il trionfo, le poste emettono francobolli che recano le immagini dei giocatori brasiliani, il sindaco di Rio <strong>Angelo&nbsp;Mendes de&nbsp;Moraes</strong> annuncia: «Gloria a voi che tra poche ore sarete proclamati campioni da milioni di compatrioti». Il Brasile va sull&#8217;1-0 a inizio secondo tempo e la folla (si parla di 200mila persone) esplode. Ma l&#8217;Uruguay &#8211; guidato dal carisma di <strong>Obdulio Varela</strong> &#8211; è maestro di tattica e con solidità e calma ricuce lo strappo: pareggio di <strong>Schiaffino</strong>, poi a dieci minuti dalla fine <strong>Ghiggia</strong> beffa il portiere <strong>Barbosa</strong> sul suo palo e sul Maracanã cala il silenzio. Da trionfo annunciato a tragedia massima. Il Brasile manca l&#8217;appuntamento con una vittoria data da tutti come certa e si scopre fragile, inconcludente, perdente. Una sconfitta sociale e non solo sportiva: sul banco degli imputati finiscono i giocatori di colore come <strong>Barbosa</strong> e <strong>Bigode</strong> e tornano a fare capolino idee di divisioni razziali e di classe. Serviranno otto anni per cambiare lo stato dell&#8217;arte e portare il calcio brasiliano nella reale e vera età dell&#8217;oro: ai Mondiali di Svezia, con 6 neri e mulatti in campo su 11 nella finalissima contro i padroni di casa e nel solco di una generazione irripetibile.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Ungheria-Jugoslavia 2-0</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>2 agosto 1952, finale dei Giochi Olimpici, stadio di Helsinki</em></p>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Ungheria - Jugoslavia 2-0 - Olimpiadi Helsinki 1952 - finale" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/yiPGX-YJtUk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Il racconto della finale</figcaption></figure>



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<p>Probabilmente la più straordinaria finale, come qualità di singoli, nella storia delle Olimpiadi. Anche più di quelle del grande Uruguay negli anni &#8217;20. Da una parte l&#8217;<em>Aranycsapat</em>, la squadra d&#8217;oro, la Grande Ungheria che l&#8217;anno dopo avrebbe dominato l&#8217;Inghilterra a Wembley: il portiere <strong>Grosics</strong>, il mediano d&#8217;oro <strong>Bozsik</strong>, il terzetto offensivo ingiocabile <strong>Hidegkuti</strong>&#8211;<strong>Puskás</strong>&#8211;<strong>Kocsis</strong>, l&#8217;<em>uccello pazzo</em> <strong>Czibor</strong> all&#8217;ala. Dall&#8217;altra, la portentosa Jugoslavia che come tasso tecnico non è tanto da meno: il ballerino <strong>Beara</strong> tra i pali, <strong>Stankovic</strong>, <strong>Cajkovski</strong> e il futuro grande allenatore <strong>Boskov</strong> (fortissimo anche da giocatore) nella metà campo difensiva e poi il quartetto magico <strong>Mitic</strong>&#8211;<strong>Vukas</strong>&#8211;<strong>Bobec</strong>&#8211;<strong>Zebec</strong> a sprigionare qualità assoluta in attacco. Raramente su un campo di calcio si è vista una partita con simili forze in campo. Nei 4 turni precedenti l&#8217;Ungheria ha segnato 18 gol subendone appena 2, la Jugoslavia ha realizzato 26 gol, ma ne ha subiti 11 e ha superato l&#8217;Unione Sovietica solo allo spareggio. È una finale al cardiopalma. <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/11/25/quanto-e-stato-grande-ferenc-puskas.html">Puskás</a></strong> sbaglia un rigore, ipnotizzato dal grande <strong>Beara</strong>, poi nella ripresa lo aggira con un gioco di gambe sontuoso e porta avanti i magiari. Nel finale <strong>Czibor</strong> chiude i conti. È il trionfo della scuola ungherese, la migliore del momento. Il successivo Mondiale in Svizzera appare una passeggiata, ma clamorosamente l&#8217;Ungheria perderà nell&#8217;ultimo atto contro la Germania Ovest: una finale maledetta con gli ungheresi fermati da un monumentale <strong>Turek</strong> e incapaci di tradurre in gol una miriade di occasioni.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Real Madrid-Milan 3-2</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>28 maggio 1958, finale di Coppa dei Campioni, stadio Heysel di Bruxelles</em></p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="482" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/cbce7ec3643e22cdba2d60b8750813e7.jpg" alt="" class="wp-image-10663" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/cbce7ec3643e22cdba2d60b8750813e7.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/cbce7ec3643e22cdba2d60b8750813e7-300x226.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption>Un momento della sfida tra Real Madrid e Milan</figcaption></figure>



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<p>Se gli inglesi inventano il calcio, i francesi lo organizzano: sono loro a creare il Mondiale, gli Europei moderni, il Pallone d&#8217;oro e la Coppa dei Campioni, che mette di fronte le squadre vincitrici dei vari campionati nazionali in una competizione deputata a eleggere la squadra di club più forte d&#8217;Europa. Il Real Madrid domina le prime 5 edizioni e solo l&#8217;ultima è in parte visionabile. Delle prime quattro, sono disponibili in rete unicamente sparuti highlights. Due volte (1956 e 1959) gli spagnoli battono lo Stade de Reims e si legge che soprattutto la prima finale &#8211; 4-3 per <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/19/alfredo-di-stefano-il-genio-ovunque.html">Di Stéfano</a></strong> e compagni in rimonta dallo 0-2 &#8211; è epica. Nel 1957 è la Fiorentina ad arrendersi, penalizzata (anche) da errori arbitrali. Ma è la finalissima del 1958 quella più incredibile: il Real di <strong>Di Stéfano</strong>, <strong>Gento</strong>, <strong>Rial</strong> e <strong>Santamaria</strong>; il Milan di <strong>Schiaffino</strong>, <strong>Liedholm</strong>, <strong>Grillo</strong>, <strong>Cucchiaroni</strong>. Una meraviglia. La partita non tradisce le attese e vive sul filo dell&#8217;equilibrio. Succede tutto nella ripresa: apre <strong>Schiaffino</strong>, pareggia <strong>Di Stéfano</strong>. <strong>Grillo</strong> segna il 2-1 per i rossoneri a 12 minuti dalla fine, ma 60 secondi più tardi <strong>Rial</strong> fa 2-2. Nei supplementari <strong>Gento</strong> a 13 minuti dal termine fa esultare gli spagnoli. A fine gara <strong>Di Stéfano</strong>, <em>lider maximo</em> del Real, omaggia il Milan: «Avrebbero meritato di vincere come noi».</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Brasile-Unione Sovietica 2-0</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>15 giugno 1958, girone D del campionato del mondo di calcio, stadio Ullevi di Göteborg</em></p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/2468.jpg" alt="" class="wp-image-10664" width="715" height="429" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/2468.jpg 460w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/2468-300x180.jpg 300w" sizes="(max-width: 715px) 100vw, 715px" /><figcaption>Garrincha al tiro contro l&#8217;URSS</figcaption></figure>



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<p>Del Mondiale 1958 sono visionabili diverse partite: del Brasile ad esempio le somme <a href="https://gameofgoals.it/2013/02/09/1958-semifinale-brasile-francia-5-2.html">semifinali contro la Francia</a> e la <a href="https://gameofgoals.it/2013/02/16/1958-finale-svezia-brasile-2-5.html">finale contro la Svezia</a>. Ma non c&#8217;è la partita che dà il via a tutto, quella che cambia per sempre la storia del calcio brasiliano. L&#8217;ultima del girone, contro l&#8217;Unione Sovietica. Il Brasile aveva sconfitto 3-0 l&#8217;Austria al debutto, ma si era poi impantanato nella seconda partita contro l&#8217;Inghilterra (0-0), facendo riaffiorare antichi fantasmi e ataviche paure. L&#8217;ultimo match contro i sovietici è decisivo e in caso di sconfitta il Brasile sarebbe nuovamente estromesso dal Mondiale. La formazione sovietica, che due anni dopo si laureerà prima campionessa d&#8217;Europa, pratica un calcio organizzato e collettivo ed è ricca di nomi di altissimo profilo: il mitico portiere <strong>Jascin</strong>, il <em>ragno nero</em>, il jolly <strong>Voinov</strong>, l&#8217;autoritario centrocampista <strong>Netto</strong>, il temibilissimo attaccante <strong>Simonyan</strong>, solo per citare i più noti. Il ct brasiliano <strong>Feola</strong>, convinto anche dai senatori <strong>Bellini</strong>, <strong>Didi</strong> e <strong>Nilton Santos</strong>, decide di giocarsi il tutto per tutto: fuori <strong>Altafini</strong>, <strong>Joel</strong> e <strong>Sani</strong>; al loro posto il 17enne <strong>Pelé</strong>, <a href="https://gameofgoals.it/2021/10/28/garrincha-langelo-dalle-gambe-storte.html">l&#8217;<em>angelo dalle gambe storte</em> <strong>Garrincha</strong> </a>e <strong>Zito</strong>. È la scelta vincente. Al 1° <strong>Garrincha</strong> irride il terzino <strong>Kuznecov</strong> e colpisce il palo da posizione impossibile. Al 2° il prodigio <strong>Pelé</strong> centra la traversa dopo una combinazione sontuosa sull&#8217;asse <strong>Garrincha</strong>&#8211;<strong>Didi</strong>&#8211;<strong>Vavá</strong>. Al 3° gol dell&#8217;1-0: carezza d&#8217;esterno di <strong>Didi</strong> per <strong>Vavá</strong> e palla nell&#8217;angolo. <strong>Gabriel Hanot</strong>, padre della Coppa dei Campioni e del Pallone d&#8217;oro, definisce quei tre minuti «i più devastanti nella storia del gioco». Secondo le cronache il portiere <strong>Jascin</strong> deve sventare più di 10 palle-gol. Capitola di nuovo al 32° della ripresa, quando <strong>Vavá</strong> dopo un meraviglioso balletto nello stretto con <strong>Pelé</strong> spedisce in rete. Il Brasile vince le sue paure e decolla verso il trionfo, cambiando per sempre la propria storia.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Real Madrid-Santos 5-3</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>17 giugno 1959, amichevole internazionale, stadio Santiago Bernabeu di Madrid</em></p>



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<figure class="wp-block-gallery aligncenter has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="739" height="415" data-id="10665" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/EHlU6_DX0AEbihJ.jpg" alt="" class="wp-image-10665" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/EHlU6_DX0AEbihJ.jpg 739w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/EHlU6_DX0AEbihJ-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 739px) 100vw, 739px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="645" height="475" data-id="10666" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/69d30e83f11755cb1adff1e821e2aed5.jpg" alt="" class="wp-image-10666" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/69d30e83f11755cb1adff1e821e2aed5.jpg 645w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/69d30e83f11755cb1adff1e821e2aed5-300x221.jpg 300w" sizes="(max-width: 645px) 100vw, 645px" /></figure>
<figcaption class="blocks-gallery-caption">Pelé posa con Di Stéfano (a sinistra) e Puskás (a destra) prima di Real Madrid-Santos</figcaption></figure>



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<p>Un&#8217;amichevole internazionale? Ebbene sì. Perché le amichevoli una volta contavano molto più di oggi. A volte poteva capitare valessero anche più di match ufficiali: vedi Inghilterra-Ungheria 3-6; vedi le sfide tra inglesi e Resto del mondo che molti calciatori non avrebbero barattato forse nemmeno per una partita di Coppa del mondo; vedi i duelli tra formazioni europee e sudamericane, su tutti quelli contro il Santos che diventa una sorta di Harlem Globetrotters del pallone per mostrare ovunque il prodigio nero <strong>Pelé</strong>. Già <strong>Pelé</strong>. Eccolo, 19enne al Santiago Bernabeu, affrontare per l&#8217;occasione i totem <strong>Di Stéfano</strong> e <strong>Puskás</strong>. Tre dei primi 5 calciatori del &#8216;900 (<strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html">Cruijff</a></strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/12/15/ho-visto-maradona.html">Maradona</a></strong> gli altri 2) a sfidarsi sul campo: si può dunque ignorare una partita così? È la sola volta in cui Real e Santos giocano l&#8217;una contro l&#8217;altra. Secondo i brasiliani, il Real avrà timore nei primi anni &#8217;60 di misurarsi al cospetto di una formazione che vince 2 Libertadores e 2 Intercontinentali di fila: il Real declina nel momento in cui il Santos cresce. Ma se si fossero affrontate entrambe al loro <em>prime</em>? Inutile girarci intorno: nonostante <strong>Pelé</strong>, il Real di fine anni &#8217;50 sembra onestamente di un altro livello, con molti più campioni distribuiti lungo tutti i 110 metri di campo. L&#8217;amichevole del Bernabeu per la cronaca finisce 5-3 e il protagonista assoluto non è né <strong>Pelé</strong> né <strong>Di Stéfano</strong> né <strong>Puskás</strong>&#8230; bensì lo spagnolo <strong>Mateos</strong>, autore di una tripletta. Di <strong>Puskás</strong> e <strong>Gento</strong> le altre due reti madridiste, mentre nelle file brasiliane vanno in rete <strong>Pelé</strong>, <strong>Pepe</strong> e <strong>Coutinho</strong>.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Real Madrid-Peñarol 5-1</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>4 settembre 1960, finale di ritorno Coppa Intercontinentale, stadio Santiago Bernabeu di Madrid</em></p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/1960thumb.jpg" alt="" class="wp-image-10667" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/1960thumb.jpg 960w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/1960thumb-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/04/1960thumb-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Il capitano del Real Zarraga solleva la Coppa Intercontinentale [https://sport660.wordpress.com]</figcaption></figure>



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<p>La prima Coppa Intercontinentale. A lungo un affascinante ed equilibrato duello fino all&#8217;avvento della legge Bosman del 1995 che stravolge le coordinate del calcio trasformando i campionati sudamericani in mera terra di conquista per i paperoni europei. La storia di una competizione unica, per eleggere la miglior formazione di club del mondo tra i due continenti principi, inizia con un duello rusticano. Tra quelle che sono state elette dalle rispettive federazioni continentali le due squadre di club migliori del XX secolo: il Real Madrid per l&#8217;Europa e il Peñarol per il Sud America. La partita di andata si gioca a Montevideo e finisce 0-0. Il ritorno è decisivo e attesissimo: partita trasmessa in diretta TV (e allora il dubbio ci viene: sarà resa disponibile agli utenti prima o poi?), 150 milioni di tele-spettatori, 90mila sulle tribune del Santiago Bernabeu e in campo uno spettacolo unico. Il Real ha i soliti due inarrivabili mostri &#8211; <strong>Di Stéfano</strong> e <strong>Puskás</strong> &#8211; oltre a <strong>Gento</strong>, <strong>Del Sol</strong>, <strong>Santamaria</strong>. Il Peñarol risponde con campionissimi quali <strong>Spencer</strong>, <strong>Cubilla</strong>, il veterano <strong>Hohberg</strong> che fu grande protagonista del Mondiale 1954. Ma in campo non c&#8217;è storia e i primi 10 minuti del Real sono fantascienza: doppio <strong>Puskás</strong>, gol di <strong>Di Stéfano</strong> e pratica risolta. <strong>Herrera</strong> e <strong>Gento</strong> portano i <em>blancos</em> addirittura sul 5-0, prima dell&#8217;acuto dell&#8217;ecuadoregno <strong>Spencer</strong>, <em>Cabeza Magica</em>. Il Peñarol si rifa l&#8217;anno seguente, dimostrando di essere una formazione fortissima, quando disintegra il Benfica. E si prende la rivincita sul Real nel 1966, quando vince sia all&#8217;andata 2-0 sia al <a href="https://gameofgoals.it/2021/10/06/intercontinentale-1966-ritorno-real-madrid-penarol-0-2.html">ritorno 2-0 con uno <strong>Spencer</strong> superbo</a>. Ma quello non è più il Grande Real e <strong>Di Stéfano</strong> e <strong>Puskás</strong> non ci sono più&#8230;</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Benfica-Santos 2-5</h3>



<p class="has-text-align-center"><em>11 ottobre 1962, finale di ritorno Coppa Intercontinentale, stadio Da Luz di Lisbona</em></p>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Canal 100 Benfica 2 x 5 Santos - 2 jogo - Final Mundial Interclubes - 1962" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/Wvh9aAdhAao?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Benfica-Santos 2-5: un video mitico, ma che dura appena 4 minuti e 56 secondi&#8230;</figcaption></figure>



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<p>«La più straordinaria prestazione di un singolo nella storia». Così <strong>Peter Lorenzo</strong>, storico capo dello sport della BBC, definisce la partita di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/09/30/pele-larma-definitiva-delle-finali-internazionali.html">Pelé</a></strong>. Non servirebbe aggiungere altro. Accelerazioni, spunti, tre gol (uno in tapin e due dove mette a sedere mezzo Portogallo), un assist a <strong>Coutinho</strong> dopo un&#8217;altra azione in slalom senza senso. Di questa partita ci sono solo 4 minuti e 56 secondi di sintesi: un insulto a chi ama la storia del calcio. La dimostrazione che anche di <strong>Pelé</strong>, non solo di <strong>Di Stéfano</strong> o <strong>Puskás</strong>, il meglio non lo abbiamo visto. E Benfica-Santos 1962 è solo la punta dell&#8217;iceberg perché la lista delle partite indimenticabili di <em>O Rei</em> non visionabili è infinita. I lusitani, che all&#8217;andata in Brasile hanno perso 3-2 (altri 2 gol di <strong>Pelé</strong> e nemmeno questa è visibile), sono convinti di poter ribaltare la contesa facendo leva sul fattore campo e sulla spinta del pubblico e accolgono i rivali con un po&#8217; di supponenza. Il Santos non si scompone e trascinato da un <strong>Pelé</strong> immarcabile, che stravince la sfida a distanza con <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/03/eusebio-la-pantera-nera-idolo-immortale-del-portogallo.html">Eusébio</a></strong>, chiude i conti andando sul 5-0, prima che i padroni di casa rendano il passivo meno pesante. Un peccato che il Benfica abbia rifiutato di trasmettere la partita in eurovisione &#8211; il club luisitano pretendeva di essere pagato. Solo chi era allo stadio ha avuto dunque piena contezza della prestazione del Santos e di <strong>Pelé</strong>. Tra questi, non solo <strong>Peter Lorenzo</strong>, ma anche due allenatori di casa nostra, <strong>Vittorio Pozzo</strong> (due volte campione del mondo con l&#8217;Italia) e il milanista <strong>Nereo Rocco</strong>, che parleranno di <em>O Rei</em> come del più grande giocatore mai visto nelle loro vite.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/04/08/le-10-partite-non-visionabili-che-hanno-fatto-la-storia.html">Le 10 partite non visionabili che hanno fatto la storia</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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