I 10 giocatori africani più grandi del dopoguerra

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Immagine di copertina: Drogba ed Eto’o

Il Continente Nero nella storia del calcio riveste un’importanza centrale, ma il suo contributo è più che altro mediato: da Pelé a Eusébio, da Gullit a Kanté, non si contano i giocatori di origini africane “ibride” che hanno scritto la storia del calcio, ma quasi nessuno di loro è nato in Africa e ha militato in nazionali africane. Poiché impostare il discorso in termini di etnia rischia di essere tuttavia molto complesso e ambiguo, quando abbiamo deciso di scegliere i dieci giocatori più importanti della storia del calcio africano ci siamo focalizzati sulla cittadinanza, essendo questo l’unico criterio certo sul piano giuridico. Anche in questa forma “monca”, il calcio dell’Africa si è in ogni caso dimostrato capace di sfornare fuoriclasse di primo piano.

1) Samuel Eto’o

Il centravanti camerunense è con ogni probabilità il giocatore africano più importante di sempre. Benché forse privo della capacità di giocare tutto campo di Weah, dello strapotere fisico di Drogba e della velocità supersonica palla al piede di Salah, Eto’o supera a mio parere tutti gli altri fuoriclasse del Continente Nero per la capacità di migliorare il proprio rendimento quando il clima della contesa si scalda, specie in Europa, specie quando le cose si fanno complicate.
Eto’o è stato uno splendido numero nove, tecnicamente dotatissimo e soprattutto forte di una velocità di esecuzione quasi senza precedenti: Samuel ha segnato tonnellate di reti giocando di prima e anticipando le intenzioni dei difensori e del portiere. Tra Barcellona e Inter ha vissuto i momenti migliori della sua carriera e si è consacrato come uno dei primi giocatori del mondo, riuscendo peraltro nell’impresa di segnare in due finali di Champions e di vincere due triplete consecutivi, sempre da uomo cruciale, anche per il carisma, la cattiveria e la lucidità nei momenti caldi (si pensi anche solo al gol che sblocca la finale di Roma, consentendo al Barcellona di rifiatare dopo dieci minuti di apnea, o alla rete che chiude il discorso qualificazione a Londra, un anno più tardi). I suoi numeri eccezional, la classe e la personalità da leader lo collocano a nostro parere in cima alla graduatoria.

2) George Weah

Chi scrive ha avuto la fortuna di assistere al debutto di George Weah a San Siro, nel 1995, in un Milan-Udinese sbloccato da una sua accelerazione bruciante, e si è subito innamorato di King George, in termini di puro talento forse il giocatore africano più grande in assoluto. Weah era un numero nove atipico, che si muoveva con disinvoltura in tutta la metacampo avversaria e che amava partire da lontano, per aprire le difese avversarie con le sue accelerazioni palla al piede. Non segnava moltissimo, per essere un centravanti, ma il suo impatto sul gioco della squadra andava ben oltre la mera conta delle reti. Dopo aver disputato stagioni da campione in Francia, prima a Monaco e poi a Parigi, regalando lampi di classe purissima e di potenza incontenibile anche sui palcoscenici europei, Weah diventa ancora più grande a Milano e ha sul nostro calcio un impatto non troppo diverso da quello di Ruud Gullit, prefigurando forse e addirittura quello che sarà il Ronaldo brasiliano ammirato sempre a Milano due anni più tardi. In Europa George, in maglia rossonera, sarà meno incisivo del previsto, anche a causa di un Milan declinante, ma in Italia avrà il colossale merito di infilare reti pesanti tonnellate per lo scudetto del 1999, per quello che sarà il suo meraviglioso canto del cigno. Discusso ma a mio parere meritato il pallone d’oro assegnatogli nel 1995.

3) Didier Drogba

Con Eto’o e Weah, Didier Drogba rappresenta la massima espressione offensiva del calcio africano degli ultimi 30 anni.
L’ivoriano arriva al successo relativamente tardi, intorno ai 26 anni, quando José Mourinho lo vuole a tutti i costi al Chelsea. È in Inghilterra quindi che Didier si consacra definitivamente come uno dei migliori attaccanti al mondo. Atleticamente debordante, palla al piede è semplicemente inarrestabile grazie alla sua velocità in progressione e alla sua straordinaria fisica, e riesce a reggere l’attacco del Chelsea praticamente da solo, facendo a sportellate con i difensori, aprendo spazi preziosi per i compagni o concludendo a rete lui stesso. La Champions League 2012 di Drogba è da far vedere nelle scuole calcio: è lui a portare di peso il Chelsea in finale grazie a prestazioni straordinarie. Oltre alle doti fisiche, infatti, quando il gioco si fa duro emergono anche le sue straordinarie doti caratteriali, che fanno la differenza: Drogba è un vincente, un lottatore, ha grande carisma e ispira i compagni di squadra. Per me, quella Champions porta scritto il suo nome a caratteri cubitali.
Con la nazionale della Costa d’Avorio è un vero e proprio totem: segna ben 65 goal in 105 presenze e, nonostante non riesca mai a vincere nulla (anche se ci va vicino due volte), dà sempre il suo straordinario contributo.

4) Mohamed Salah

Salah è semplicemente il più grande calciatore nord-africano di sempre. Mi ha sempre affascinato il suo stile di gioco che di africano – però – ha veramente poco, ma ricorda di più le ali di stampo nord-europeo.
Salah, infatti, è fondamentalmente un’ala a piede invertito, una sorta di Robben nato tra le Piramidi: velocissimo, agile e con un bel fiuto del goal. È un giocatore diretto, pragmatico, non si perde in mille finte e controfinte, ma a volte sembra che un filo invisibile lo guidi inesorabilmente verso la porta avversaria. Momo esplode in Italia, alla Fiorentina e poi alla Roma, ma è nel Liverpool di Klopp – squadra con una filosofia di gioco che esalta in maniera esponenziale le sue caratteristiche – che trova la definitiva consacrazione a livello mondiale. Salah ha la capacità e l’intelligenza di migliorarsi e raffinarsi nel corso della sua carriera: nel corso degli anni diventa meno sprecone sotto porta, più bravo negli assist e freddo negli ultimi metri. Dal 2017 fino ad oggi è una vera e propria sentenza sotto porta ed è quasi sempre l’arma in più dei Reds.

5) Yaya Touré

Il gigantesco universale africano è a mio parere il giocatore più simile a Frank Rijkaard che si sia visto in campo dopo il ritiro della torre olandese. Yaya non ha eguagliato Frank, ma può essere nominato nella stessa frase senza che la cosa desti troppo scalpore: dotato di uno strapotere fisico quasi senza eguali, ha saputo garantire un rendimento eccellente come centromediano, come centrale difensivo adattato (ruolo in cui ha vinto una Champions, nel 2009) e come centrocampista universale, chiamato a bucare le reti avversarie con regolarità, come è avvenuto negli anni trascorsi in Inghilterra. Seppur non velocissimo, anche a causa della mole, Touré è stato la colonna portante delle sue squadre sul piano difensivo e un giocatore di qualità sul piano offensivo, anche quando si trattava di impostare il gioco. Eletto quattro volte calciatore africano dell’anno, e vincitore anche di una Coppa d’Africa, Touré merita di figurare ai piani alti della nostra graduatoria.

6) Sadio Mané

Mané-Salah, Salah-Mané, quante volte avete sentito questi nomi pronunciati insieme come fossero un’unica entità? Innumerevoli, immagino. Il Liverpool di Klopp ha trovato in loro due le sue armi migliori. Va precisato che all’inizio sia l’egiziano che il senegalese erano giocatori molto egoisti, ma con il passare del tempo hanno decisamente affinato la loro capacità di giocare insieme: velocissimi scambi di prima, scambi di posizione, assist al bacio. Vederli giocare è uno spettacolo. Se Salah, tuttavia, ha uno stile di gioco pragmatico e lineare (ma straordinariamente efficace) Mané ha il tipico stile di gioco africano: Sadio è imprevedibile, e pur non avendo la sensibilità tecnica di Salah, fa spesso la cosa meno facile e meno ovvia, e la fa bene, in alcuni momenti è anarchia e imprevedibilità allo stato puro all’interno – tuttavia – di un sistema ben codificato. Ammetto che il suo trasferimento all’interno di un sistema ancora più rigido – come quello del Bayern di Monaco – mi mette molta curiosità, ma sono convinto che Sadio porterà ancora più scompiglio in Bundesliga di quando non abbia fatto finora. Vedrete.

7) Abedì Pelé

In Italia abbiamo potuto ammirare il centrocampista ghanese per alcune stagioni, quando ha vestito la maglia del Torino, e – specie nel corso della stagione 94/95 – abbiamo visto un giocatore di classe, inarrestabile quando cambia marcia nei primi metri e capace di segnare con regolarità anche nel campionato più difficile del mondo. Ciò non toglie che il miglior Abedì Pelè lo si sia visto a Marsiglia, negli anni di Tapie, quando con la sua straordinaria progressione e le sue notevoli doti tecniche è stato uno dei giocatori più decisivi ai fini del glorioso ciclo marsigliese: esplosivo come una molla e rapidissimo nei cambi di direzione, il Pelé meno celebre, il cui soprannome non aveva nulla di casuale ed era anzi proprio un omaggio al vero Pelé, ha segnato come pochi altri la storia del football del suo continente, vincendo anche una Coppa d’Africa e ricevendo per tre volte il premio di giocatore africano dell’anno. I tifosi rossoneri, quando lo sentono nominare, hanno probabilmente ancora gli incubi: straordinarie le sue performance nella doppia sfida de 1991, quella in cui il sardonico Goethals imbriglia Sacchi e il centrocampista africano è forse l’arma più letale nelle mani del geniale tecnico belga.

8) Roger Milla

Spesso quando si parla di Milla lo si fa in riferimento al suo incredibile primato di giocatore più vecchio a segnare in una fase finale del Mondiale, avendo segnato a oltre 42 anni di età. Ora – per carità – non intendo sminuire questa statistica, sia chiaro, ma credo che così facendo si tenda un po’ a sottovalutare il Roger Milla giocatore. Quanti di voi lo hanno visto giocare o sanno che tipo di giocatore fosse? Pochi, immagino.
Roger Milla è stato un attaccante straordinario. Potente fisicamente, rapido, dotato di buona tecnica e bravissimo nell’uno contro uno, era un vero e proprio leader in campo, ed era quel giocatore che dà il meglio di sé quando il gioco si fa duro e tutto sembra andare male: nonostante gli infortuni che falcidiarono la squadra e le condizioni spesso avverse Milla è stato il protagonista assoluto di ben due coppe d’Africa, nel 1984 e nel 1988, edizione nelle quale è anche il miglior marcatore. In realtà fu anche protagonista nell’86, ma sfortuna volle che il Camerun perse immeritatamente ai rigori contro l’Egitto, impedendogli un tris meritatissimo.
Nel 1990, a 38 anni suonati torna a sorpresa a vestire nuovamente la maglia della nazionale e – pur partendo dalla panchina – riesce a segnare ben quattro goal, mettendo in mostra la famosa Makossa, un fantastico balletto che lo rende celebre.
A livello di Club i suoi anni migliori Milla li vive in Francia, tra Bastia, Saint’Etienne e Montpellier, per poi tornare in patria a fine carriera.

9) Michael Essien

C’è stato un momento, a metà degli anni zero, in cui Essien sembrava onnipotente: centrocampista normolineo, era dotato di una forza fisica straripante, di ottime doti tecniche e della capacità di giocare come una sorta di mediano a tutto campo, ergendosi in mezzo ai compagni come una roccia in mezzo alla tempesta. Tra Lione e soprattutto Chelsea, Essien si impone come uno dei migliori al mondo nel reparto centrale, facendo le fortune della squadra londinese anche in Europa, con l’apogeo del gol-capolavoro al Barcellona nel corso della controversa semifinale del 2009. Purtroppo, Essien declinerà presto a causa di ricorrenti e gravi problemi fisici, e tra Madrid e Milano si vedranno all’opera le sue spoglie, ma credo che le sue qualità e il rendimento assicurato per diverse stagioni suggeriscano in ogni caso di inserirlo in questa lista.

10) Jay Jay Okocha

Ammetto che la nazionale nigeriana degli anni ’90 è stato uno dei miei amori calcistici.
Un mix spaventoso di grinta, atletismo, magliette sgargianti e giocatori da Playstation: come non amarli? Finidi, Babayaro, Amunike, Yekini e molti altri. Forse i miei ricordi – come spesso accade – hanno reso quei giocatori ancora più forti di quanto non siano mai stati, o forse è colpa della Playstation?
Jay-jay Okocha è stato la punta di diamante di quella squadra: di gran lunga il giocatore più talentuoso, Okocha era centrocampista offensivo ed esterno dalla tecnica sopraffina, palla al piede era imprendibile ed imprevedibile e questo lo rendeva un cliente durissimo per qualunque difensore, anche il più esperto: cambi di passo, finte, controfinte, roulette, tunnel, Jay-jay era una scheggia impazzita e di difficile lettura per qualunque difesa. Il Nigeriano aveva anche un tiro potente e una buona visione di gioco, anche se tendeva a specchiarsi un po’ troppo e non era un giocatore dal rendimento continuo. I suoi anni migliori – anche in termini realizzativi – li vive tra il Fenerbahce e il Paris Saint Germain, mentre è nel Bolton, in Premier League, che trova un po’ di continuità. L’apice del rendimento – tuttavia – Okocha lo raggiunge in nazionale: oro in Coppa d’Africa del 1994, oro alle Olimpiadi del 96, argento in Coppa d’Africa nel 2000 e poi una serie di terzi posti in cui lui – comunque – è sempre protagonista.

Menzioni speciali

Come in ogni graduatoria, non può mancare un cenno ai giocatori di rincalzo, che non stonerebbero nelle ultime posizioni: penso allo statuario Koulibaly, forse il miglior difensore puro che abbia mai militato in una nazionale africana, una forza della natura sul piano fisico e per diversi anni uno dei migliori centrali del nostro calcio; i già citati George Finidi e Tijjani Babangida, due dei giocatori più fantasiosi e immarcabili della loro epoca, perni della grande Nigeria degli anni ’90; il velocissimo ed esplisivo Riyad Mahrez, che dopo Salah è probabilmente il miglior giocatore magrebino dell’era moderna.

Pezzo a cura di FRANCESCO BUFFOLI E TIZIANO CANALE

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