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	<title>hugo sanchez Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>hugo sanchez Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Emilio Butragueño: l&#8217;eleganza e il pragmatismo dell&#8217;avvoltoio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 09:24:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rivedendo i Clasicos con i miei compagni di viaggio Francesco Buffoli e Francesco Domenighini per curare la rubrica che da un anno e mezzo stiamo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/04/emilio-butragueno-leleganza-e-il-pragmatismo-dellavvoltoio.html">Emilio Butragueño: l&#8217;eleganza e il pragmatismo dell&#8217;avvoltoio</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Rivedendo i <em>Clasicos </em>con i miei compagni di viaggio Francesco Buffoli e Francesco Domenighini per curare la rubrica che da un anno e mezzo stiamo portando avanti su questo sito (vedi <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/la-storia-del-clasico-dal-1988-al-2024">qui</a>), la mia attenzione &#8211; divenuta successivamente adorazione &#8211; si è subito posata su un attaccante non particolarmente alto né particolarmente grosso (gli almanacchi gli attribuiscono 170 centimetri per 70 chili) che con la <em>camiseta blanca </em>vedevo giocare in ogni zona del reparto offensivo, tra dribbling e sterzate secche, conclusioni rapide e invenzioni nello stretto.</p>



<p>Se tra i rivali <em>culè </em>il mio prediletto era senza dubbio <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/09/22/michael-laudrup-vs-francesco-totti-arte-stile-e-completezza.html">Michael Laudrup</a></strong>, chi mi ha deliziato gli occhi nelle file del Real Madrid è stato proprio <strong>Emilio Butragueño</strong>, detto <em>il Buitre</em>, l’avvoltoio, per la rapidità dei suoi movimenti agili ed efficaci, pronti a sfruttare ogni spazio ed ogni frazione di secondo concessa dagli avversari.</p>



<p>Non era sicuramente un “bomber seriale,<em> il Buitre</em>: in dodici anni di Real Madrid ha infranto il muro dei 20 gol stagionali in tutte le competizioni solo due volte (1988/89 e 1990/91). Inoltre, ha condiviso una larga parte della sua avventura madridista con un certo <strong>Hugo Sanchez</strong> (a cui abbiamo dedicato un articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/06/29/la-bibbia-del-gol-di-hugo-sanchez-38-tocchi-leggendari-ai-raggi-x.html">qui</a>), ben più famelico e letale dello spagnolo e con una certa predilezione per i gol di prima intenzione dettati da una rapidità di esecuzione con pochi uguali.</p>



<p>Ciò che colpiva di lui era piuttosto la sua tecnica, di alta caratura: bravissimo nel controllo della palla e nello stop, pericoloso nell’uno contro uno. Non è peregrino vedere in lui qualcosa di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2026/02/18/divino-e-fragile-roberto-baggio-e-lelogio-della-bellezza.html">Roberto Baggio </a></strong>e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/09/io-di-te-non-mi-stanco-ode-ad-alessandro-del-piero.html">Alessandro Del Piero</a></strong>, almeno in queste caratteristiche. Il suo tiro, invece, e i modi con cui calciava – molte volte in maniera secca e mezza altezza – può ricordare quello di un suo epigono altrettanto sottovalutato: <strong>David Villa</strong>.</p>



<p>Il numero 7 madridista era un attaccante atipico, di difficile collocazione: spesso partiva dalla fascia sinistra per poi convergere verso il centro con dribbling e sterzate, ma non era raro vederlo giostrare in posizione centrale, anche arretrando la sua posizione. La pulizia dei suoi movimenti eleganti e gentili, quasi aristocratici, hanno portato i tifosi a soprannominarlo <em>Il Cavaliere Bianco</em>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="750" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/storiabutraguenocalcio-giocopulito-1.webp" alt="" class="wp-image-26400" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/storiabutraguenocalcio-giocopulito-1.webp 750w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2026/04/storiabutraguenocalcio-giocopulito-1-300x200.webp 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /><figcaption class="wp-element-caption">Emilio Butragueño in maglia Real Madrid</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il suo nome è inevitabilmente associato al Real Madrid degli anni Ottanta, squadra che &#8211; anche se non ha portato in bacheca nessuna delle innumerevoli Coppe dei Campioni che scintillano nella sala dei trofei del Santiago Bernabeu &#8211; ha decisamente segnato l’immaginario del calcio spagnolo di quegli anni, rappresentando una sorta di “esame universitario” per il glorioso Milan di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/10/27/sacchi-genio-o-sopravvalutato.html">Sacchi</a></strong>, che cominciava a dettare la propria legge in termini di risultati e di gioco in tutta Europa (ricordiamo l’1-1 a Madrid, alla faccia del <em>miedo escenico</em>, e soprattutto il roboante 5-0 di San Siro).</p>



<p><strong>Butragueño</strong> si porta a casa ben due Coppe UEFA consecutive (1985 e 1986), nonché sei campionati spagnoli a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta. Inoltre è stato in grado di affermarsi a livello individuale, venendo votato per ben due anni come miglior giocatore sotto i 21 anni, oltre ad un titolo di <em>Pichichi</em> non scontato. Insieme a <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/31/quando-lutile-incontra-il-bello-marco-van-basten.html">Marco Van Basten</a></strong>, che forse aveva una tacca in più in tutto, a <strong>Gary Lineker</strong> e al compagno <em>Hugol</em>, <em>il Buitre</em> rappresenta uno dei volti più belli del calcio di quegli anni.</p>



<p>In Spagna c&#8217;è un gol, che nei decenni si è affermato come un vero e proprio culto, come può essere per noi italiani quello di <strong>Baggio </strong>alla Juventus nel 2001. È siglato proprio da <strong>Butragueño</strong>, in una partita qualunque di Coppa del Re del 1987, contro il Cadice: è un gol di una bellezza eterea, una sintesi di arte, pulizia e inganni, conclusa con il lusso di una <em>croqueta </em>sul portiere, quasi dalla linea di fondo. Il maestro sale in cattedra, fa vedere agli alunni sui banchi cose impossibili con una facilità disarmante e se ne va, portato in trionfo ed innalzato al cielo.</p>



<p>Due sono le partite-simbolo della carriera di <strong>Emilio Butragueño</strong>: Spagna-Danimarca del Mondiale 1986 &#8211; il nostro Gabriele Gilli ha premiato la prestazione del Buitre con un immaginifico 10 e candidandola alla palma di migliore prestazione di un calciatore spagnolo ai Mondiali, cronaca <a href="https://gameofgoals.it/2015/01/22/1986-ottavi-spagna-danimarca-5-1.html">qui </a>&#8211; e Real Madrid-Anderlecht ottavi di finale Coppa Uefa 1984/05, dove un avvoltoio incontenibile mette a referto tre gol e due assist sancendo la rimonta dei <em>Blancos </em>per 6-1 che ribalta il 3-0 passivo dell&#8217;andata. </p>



<p>Due perle di una generazione spagnola talentuosa e inquieta, alla ricerca di se stessa e in un profondo periodo di cambiamenti sportivi, sociali, culturali: la fine del franchismo nel decennio precedente e la difficile transizione verso la democrazia, l&#8217;impatto della rivoluzione olandese in terra catalana e le reazioni della capitale. Quella nazionale si piegò al genio di<a href="https://gameofgoals.it/2021/04/30/omaggio-a-sua-maesta-michel-platini.html"> <strong>Michel Platini</strong></a><strong> </strong>ad Euro &#8217;84, si sciolse due anni dopo in Messico, deluse in Italia nel 1990, confermando un andazzo deludente fino alla maturazione della splendida generazione dei centrocampisti del tiki-taka.</p>



<p></p>



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		<title>La Bibbia del gol di Hugo Sánchez: 38 tocchi leggendari ai raggi X</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/06/29/la-bibbia-del-gol-di-hugo-sanchez-38-tocchi-leggendari-ai-raggi-x.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marcello Brescia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jun 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella celeberrima locuzione evangelica &#8220;Nemo propheta in patria&#8221;, adattabile oggigiorno a mille contesti diversi, è probabilmente racchiusa la parabola calcistica del più grande giocatore nordamericano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/06/29/la-bibbia-del-gol-di-hugo-sanchez-38-tocchi-leggendari-ai-raggi-x.html">La Bibbia del gol di Hugo Sánchez: 38 tocchi leggendari ai raggi X</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Nella celeberrima locuzione evangelica <em>&#8220;Nemo propheta in patria&#8221;</em>, adattabile oggigiorno a mille contesti diversi, è probabilmente racchiusa la parabola calcistica del più grande giocatore nordamericano di tutti i tempi; in Messico infatti, la figura di un fuoriclasse come <strong>Hugo Sánchez</strong> non viene sempre celebrata come meriterebbe, anzi. Neanche una carriera costellata da quasi 500 reti infatti può garantirti automaticamente la benevolenza dei tuoi connazionali, e la storia di <em>Hugol</em>, tanto forte quanto perfettamente consapevole di esserlo, sta lì a dimostrarlo. Il soprannome &#8220;<em>Ego Sánchez</em>&#8221; in effetti, seppur ben poco lusinghiero, ci dice molto dell&#8217;attitudine del personaggio, che d&#8217;altro canto, senza una personalità così debordante, non sarebbe mai riuscito a farsi amare dalla tifoseria più esigente del pianeta.</p>



<p>Per l&#8217;<em>aficiòn </em>del <strong>Real Madrid </strong>infatti, Hugo sarà sempre e solo <em>El Pentapichichi</em>, nomignolo (questo sì) che ne immortala alla perfezione le gesta nel calcio spagnolo, in cui si laureò per ben 5 volte capocannoniere della Liga, 4 delle quali indossando la <em>camiseta blanca</em>. Il focus di questo articolo è incentrato dunque sul suo ultimo grande exploit, ossia la stagione 1989/90, la più iconica della sua carriera. A quasi 32 anni, Sánchez potrebbe orientarsi nelle aree di rigore iberiche anche bendato e ammanettato, e la sua dimestichezza nel territorio in questione è testimoniata da un dato epocale: i 38 gol che lo portano alla Scarpa d&#8217;oro (<em>ex aequo</em> con un giovane <strong>Hristo Stoičkov</strong>, che di lì a poco lo avrebbe raggiunto in Spagna) sono arrivati toccando il pallone, per l&#8217;appunto, soltanto 38 volte. Nessuno stop, nessuna conduzione, nessun dribbling, nulla di tutto ciò: un trattato di arte minimalista semplicemente senza eguali nella storia di questo gioco.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">1° tocco vs Sporting Gijón</h2>



<p></p>



<p>Il Real Madrid è reduce da 4 campionati vinti consecutivamente, e fin dalla 1^ giornata dimostra di non voler minimamente abdicare al trono, regolando per 2-0 lo <strong>Sporting Gij<strong>ó</strong>n</strong> al <em>Bernabeu</em>. Hugo è già in gran forma, e dopo aver propiziato il vantaggio di <strong>Míchel</strong> con un assist, dà inizio al proprio saccheggio: un bolide rasoterra su punizione del ventunenne <strong>Hierro </strong>(al debutto assoluto con le <em>Merengues</em>) si stampa sul palo, e il rimbalzo apparecchia la tavola per il messicano, che con un sinistro sporco firma il raddoppio. Soltanto 2 legni, entrambi colpiti in acrobazia, impediranno a Sánchez di partire subito con una tripletta. In ogni caso, la stagione della caccia è ufficialmente aperta.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">2° &amp; 3° tocco vs Valencia</h2>



<p></p>



<p>Alla 3^ giornata va subito in scena uno scontro diretto; il <strong>Valencia </strong>chiuderà infatti il campionato al 2° posto, e alla luce di ciò il 6-2 infertogli da Sánchez e compagni risulta ancor più impressionante. La partnership con Míchel si rinnova in maniera sfavillante, con quest&#8217;ultimo autore di una doppietta, imbeccato nuovamente da Hugo sul 2-0. Il castigliano è dunque obbligato a ricambiare il favore, e nel secondo tempo serve a <em>Huguito </em>un cross radente da destra su cui il centravanti arriva in spaccata, approfittando dell&#8217;uscita incerta del portiere del Valencia. Con la difesa avversaria ormai completamente divelta, per il <em>Pichichi </em>è un gioco da ragazzi trovare un altro gol, il 6° dei <em>blancos</em>, attaccando il primo palo e girando in porta di destro il servizio di &#8220;<em><strong>Paco</strong></em>&#8221; <strong>Llorente</strong>.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">4° &amp; 5° tocco vs Cadice</h2>



<p></p>



<p>Pur faticando in trasferta, dove ha rimediato due pareggi a reti bianche sui campi del <strong><strong>Castellón</strong></strong> e del <strong>Maiorca</strong>, il Real Madrid si riconferma infallibile davanti al proprio pubblico, rifilando 4 gol anche al <strong>Cadice,</strong> 2 dei quali al sapore di <em>guacamole</em>. In quest&#8217;altra doppietta infatti, c&#8217;è tutto Hugo Sánchez, il <em>&#8220;cazagoles&#8221;</em> (ossia &#8220;il cacciatore di gol&#8221; in spagnolo), e il funambolo dal mancino al tritolo. Il primo è praticamente una formalità per uno come lui, che a ridosso della linea di porta sfrutta la spizzata di <strong>Butragueño</strong> per portare sul 2-1 le <em>Merengues. </em>La seconda rete invece entra nella sconfinata galleria d&#8217;arte del <em>Santiago Bernabeu</em>, con un pezzo di bravura che da quelle parti avrebbero rivisto quasi 10 anni dopo, grazie a un altro sinistro esplosivo come quello di <strong>Roberto Carlos</strong>. Da una posizione apparentemente proibitiva per un mancino infatti, il mezzo collo di Hugo su punizione schizza all&#8217;incrocio dei pali con un arcobaleno sensazionale, capace di sbalordire anche una platea così ben abituata alle pennellate d&#8217;autore come quella madridista. </p>



<p></p>



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</div></figure>



<p class="has-medium-font-size"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">6° tocco vs Barcellona</h2>



<p></p>



<p>È tempo di <em>Clásico</em> al <em>Camp Nou</em>, contro un <strong>Barcellona </strong>obbligato a vincere per mettersi davvero in moto dopo 3 sconfitte nelle prime 5 giornate. Come da tradizione, è una partita piena di nervosismo e di polemiche, e lo testimoniano i 3 rigori assegnati nel corso del match. A trasformare il primo penalty, spiazzando <strong>Zubizarreta</strong>, è proprio Hugo, che contro il <em>Barça</em> (a cui negli anni rifilerà 10 gol complessivi) ha sempre ben figurato. La squadra di <strong>Cruijff </strong>tuttavia riesce a rimontare, infliggendo al Real Madrid di <strong>Toshack </strong>il primo KO stagionale.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">7° tocco vs Rayo Vallecano</h2>



<p></p>



<p>Chi lo dice che una punta di 1,74 m non possa rivelarsi una minaccia aerea? Lo scopre a proprie spese il <strong>Rayo Vallecano</strong> di un altro Hugo, che di <strong>Maradona </strong>porta il cognome ma non certo lo sconfinato talento. Il nostro Hugo invece, sugli sviluppi di un corner mal gestito dalla difesa biancorossa, è lestissimo a staccarsi dalla marcatura nell&#8217;area piccola, e a girare di testa il pallone che vale il vantaggio per la prima vittoria in trasferta del Madrid in questo campionato.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">8° tocco vs Siviglia</h2>



<p></p>



<p>Dopo la sconfitta di Barcellona, il Real Madrid ottiene la terza vittoria consecutiva, conquistando anche lo scalpo del <strong>Siviglia </strong>e del suo illustre portiere, <strong>Rinat Dasaev</strong>. Quest&#8217;ultimo, dopo un decennio da assoluto dominatore con lo <strong>Spartak Mosca</strong>, è ormai avviato verso un precoce declino, e la <em>manita</em> incassata dai <em>blancos</em>, con un paio di errori da matita blu, sta lì a testimoniarlo. L&#8217;ex erede di <strong>Yashin </strong>tuttavia può fare ben poco sul gol di Hugo, che su una punizione dalla lunetta scaglia un siluro sotto al sette, portandosi a quota 8 gol in 9 giornate di Liga.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">9° &amp; 10° tocco vs Athletic Bilbao</h2>



<p></p>



<p>Rimasto a secco in occasione dell&#8217;inciampo di inizio novembre in casa della <strong>Real Sociedad</strong>, Sánchez ha immediatamente la chance perfetta per rifarsi contro un&#8217;altra squadra basca, l&#8217;<strong>Athletic Bilbao</strong>. Per l&#8217;occasione, il messicano bussa per ben 2 volte alla porta dei biancorossi, travolti da un poker di reti madrilene. Hugo, come dicevamo, firma il 2-0, impattando con la fronte un cross al bacio di <strong>Martín Vázquez</strong> dopo essere sfilato sul secondo palo, ed il 3-0, lanciato in verticale da <strong>Losada</strong>, ed abile a far scorrere il pallone per caricare il solito implacabile sinistro, a cui basta come sempre un singolo tocco (questa volta rabbioso ad incrociare) per fare magie.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">11° &amp; 12° tocco vs Tenerife</h2>



<p></p>



<p>All&#8217;inizio degli anni &#8217;90, il <strong>Tenerife </strong>sarebbe diventato una vera e propria bestia nera per il Real Madrid, che alle Canarie avrebbe perso la Liga per ben due stagioni di fila all&#8217;ultima giornata, dando il via ai festeggiamenti sulle Ramblas. Quei pomeriggi amari sono ancora ben lontani, ma già nel 1989/90 i <em>Chicharreros</em> sono ugualmente una squadra rognosa, e serve il miglior Sánchez per strappare una vittoria pesantissima. Col Real sotto 2-1 a 15&#8242; dalla fine, Hugo sale in cattedra, ribaltando la situazione nel giro di 4 minuti; il pareggio nasce infatti da un destro volante del messicano, reso imprendibile da una lieve deviazione. Clamoroso invece quanto succede in occasione del definitivo 2-3, con un Hugo felino nell&#8217;avventarsi su un retropassaggio suicida di un difensore, anticipando il portiere canario in spaccata. </p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">13° &amp; 14° tocco vs Real Saragozza</h2>



<p></p>



<p>Per una squadra a trazione anteriore come il Madrid della <em>Quinta del Buitre</em>, qualsiasi impresa offensiva sembra ampiamente alla portata. Contro il <strong>Real Saragozza </strong>ad esempio, le bocche da fuoco in maglia bianca si divertono a tal punto da arrivare all&#8217;intervallo sul 5-1. Una vera e propria esibizione per la squadra di Toshack, che chiuderà il match con un tonante 7-2, contenente la terza doppietta consecutiva di Hugo Sánchez. Quest&#8217;ultimo, stufatosi di usare sempre e solo la sciabola sui calci di punizione, sfodera anche un delicato fioretto, scavalcando la barriera con un mancino morbidissimo diretto all&#8217;angolo basso,imprendibile anche per un giovane <strong>Chilavert</strong>.  Col match già abbondantemente in ghiaccio, <em>Hugol </em>sfrutta poi una perfetta gestione di Butragueño, che ne premia il taglio in area finalizzato con la consueta calma, seppur col piede &#8220;&#8221;debole&#8221;&#8221;.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">15° tocco vs Real Valladolid</h2>



<p></p>



<p>Altro giro, altra goleada, stavolta ai danni dell&#8217;inerme <strong>Valladolid</strong>, anch&#8217;esso spettatore non pagante delle mille capriole di Hugo. Il <em>Pentapichichi</em> è il perfetto terminale offensivo di un&#8217;azione da applausi sull&#8217;asse <strong>Gordillo</strong>-Butragueño-<strong>Schuster</strong>, sviluppatasi a sinistra. Sul cross rasoterra del tedesco, a Sánchez basta bruciare sullo scatto il proprio marcatore per arrivare su un pallone recante la scritta &#8220;basta spingere&#8221;.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">16°, 17° &amp; 18° tocco vs Logroñés</h2>



<p></p>



<p>Invece di farsi intenerire dall&#8217;atmosfera natalizia, l&#8217;uragano Sánchez si abbatte furiosamente sul <strong>Logroñés</strong>, a cui rifila la sua prima tripletta stagionale. È un tris di reti dal coefficiente di difficoltà decisamente basso per uno come Hugo, che tuttavia, essendo ormai lanciato in missione verso la Scarpa d&#8217;oro, continua a macinare punti con continuità impressionante. Dopo 8&#8242; apre il conto con un sinistro masticato su servizio di Gordillo, per poi toccare quota 17 grazie all&#8217;altruismo del gemellino Butragueño, abilissimo a mandare in tilt il poco oliato fuorigioco della difesa rivale. Il 3° gol arriva addirittura con un colpo da campetto, ossia con una strana via di mezzo tra petto e spalla, perfetta però per deviare in rete lo spiovente di Vázquez.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">19° tocco vs Osasuna</h2>



<p></p>



<p>Ogni bomber che si rispetti ha bisogno di un cast d&#8217;alto livello che ne esalti le doti di primattore, e ovviamente neanche Hugo fa eccezione. La voracità del messicano del resto, viene costantemente assecondata dai deliziosi inviti di gente come Míchel, che contro l&#8217;<strong>Osasuna </strong>è bravissimo a trovare un corridoio interno, arrivare sul fondo evitando l&#8217;uscita del portiere, e confezionare un cioccolatino squisito per il sempre pronto numero 9, giunto ormai a metà di questo incredibile viaggio.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">20° tocco vs Sporting Gijón</h2>



<p></p>



<p>Dopo 5 vittorie consecutive, fondamentali per scavare un solco rispetto alla concorrenza, il Real Madrid si riscopre umano nel pantano di Gijón, dove deve accontentarsi di un pareggio che, in ogni caso, ne allunga la striscia d&#8217;imbattibilità. Con la capolista in svantaggio per gran parte del match, deve pensarci Sánchez per l&#8217;ennesima volta, in questo caso a 5&#8242; dal gong. A creare i presupposti per il suo 20° gol in altrettante partite è il solito &#8220;<em>Buitre</em>&#8220;, abile a incunearsi sul lato destro dell&#8217;area di rigore, crossando di prima intenzione; la prepotenza con cui Hugo attacca il pallone, girandolo di testa sotto la traversa, meriterebbe poi una lezione universitaria per istruire tutti le aspiranti prime punte di questo mondo.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">21°, 22° &amp; 23° tocco vs Castellón</h2>



<p></p>



<p>Vedendo i propri compagni di giochi divertirsi con i resti del malcapitato Castellón, il mai domo Pentapichichi non poteva non unirsi ad un banchetto così lauto. Col Madrid portatosi sul 4-0, può dunque iniziare l&#8217;Hugo-show: il messicano dialoga nello stretto con Míchel, deviando in porta con geometria il perfetto <em>pase de la muerte</em> di quest&#8217;ultimo. Il secondo atto lo vede invece lanciarsi di testa in tuffo su un cross a mezza altezza di Butragueño, trovando un fortunoso rimpallo sulla gamba di un difensore, che beffa il portiere valenciano. Quest&#8217;ultimo può solo levarsi il cappello e applaudire quando, 2 minuti dopo, Sánchez si produce nella specialità della casa: la rovesciata, o come la chiamano in Spagna ormai da qualche anno, la &#8220;<em>Huguina</em>&#8220;. Come se fosse totalmente parte della propria memoria muscolare (e probabilmente lo è), Hugo si tiene alle spalle il marcatore, e coordinandosi in un nanosecondo catapulta in rete la torre di Hierro.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Hugo Sánchez - goles de HUGUINA" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/JJGHu5hD5Yc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">24° tocco vs Valencia</h2>



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<p>La trasferta al <em>Mestalla </em>è indubbiamente uno degli appuntamenti chiave della stagione del Real Madrid, che va in vantaggio in un modo così rocambolesco da alimentare le accuse che vedono Sánchez come un semplice &#8220;<em>empujabalones</em>&#8220;, ossia uno che si limita a spingere palloni facili in porta (che poi, parliamoci chiaro, è l&#8217;aspirazione di ogni attaccante che si rispetti). In ogni caso, nel secondo tempo si verifica un malinteso tra il centrale e il portiere del Valencia, ed il beneficiario è ovviamente <em>Hugol</em>, che non deve far altro, per l&#8217;appunto, che appoggiare la palla in rete.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">25° tocco vs Barcellona</h2>



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<p>Per un sicario come Hugo, chiudere la stagione senza gol su azione nel <em>Clásico</em> è un evento più unico che raro, ma di relativa importanza visto l&#8217;esito del match di ritorno al <em>Bernabeu.</em> Il <em>Dream Team &#8220;cruijffiano&#8221; </em>sta per emettere i primi vagiti, ma al momento la regina di Spagna rimane la <em>Casa Blanca</em>, che si vendica della sconfitta di ottobre imponendosi per 3-2. Sánchez, da par suo, propizia il raddoppio di Butragueño (che approfitta della respinta di Zubizarreta dopo la cannonata su punizione del messicano), per poi siglare il tris con un penalty centrale e potente.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">26° &amp; 27° tocco vs Málaga</h2>



<p></p>



<p>Trascinato dal suo totem con la numero 9, il Real Madrid torna a vincere in casa del <strong>Málaga</strong> dopo ben 10 anni, e lo fa con due grandi pezzi del repertorio di Hugo. L&#8217;azione del vantaggio è splendida, e parte da un colpo di tacco di Míchel volto ad azionare il solito cross col goniometro di Gordillo, su cui Sánchez, librandosi in cielo, arriva prima di tutti, spedendo il pallone all&#8217;angolino con la propria testa riccioluta. Il raddoppio, al tramonto del primo tempo, è l&#8217;ennesima conferma di come il <em>Pentapichichi </em>sia in perennemente in grado di coordinarsi in qualsiasi situazione per finalizzare di prima intenzione: traversone su punizione di Míchel e piattone destro volante per mettere il lucchetto sul match.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">28° tocco vs Rayo Vallecano</h2>



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<p>Settimana dopo settimana, Hugo continua a ritoccare la propria incredibile media gol, superiore alla rete per partita; con quella contro il Rayo alla 27^ giornata, siamo infatti a 28 reti in una Liga che, ora più che mai, porta il suo volto. Se il messicano è il braccio armato della corazzata allenata da Toshack tuttavia, la mente si riconferma Míchel, autore dell&#8217;ennesimo assist con una pennellata mancina su cui <em>Hugol </em>si arrampica di testa, cogliendo in controtempo il portiere della squadra di Vallecas.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">29° tocco vs Siviglia</h2>



<p></p>



<p>Quella di Siviglia è una delle tappe più importanti del cammino del Real Madrid e di Sánchez, impegnato nel <em>vis a vis</em> contro l&#8217;unico attaccante in grado di tenere il suo passo nella corsa al <em>Pichichi</em>. A fine anno infatti, al 2° posto della classifica cannonieri della Liga spiccherà l&#8217;exploit dell&#8217;austriaco <em><strong>Toni</strong></em><strong> Polster</strong>, a segno 33 volte nella sua prima stagione in Spagna. Al cospetto del rivale tuttavia rimane a secco, mentre la capolista espugna il <em>Sanchez Pizjuan </em>nella maniera più <em>madridista </em>possibile, ribaltando lo svantaggio nel giro di 3 minuti tra l&#8217;84&#8217; e l&#8217;87&#8217;. A siglare il sorpasso è il solito mancino arcobalenico di Hugo su punizione, che regala ai <em>blancos </em>2 punti dal sapore di titolo.</p>



<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">30° tocco vs Real Sociedad</h2>



<p></p>



<p>Siamo solo a metà marzo, e le <em>Merengues </em>possono già intravedere la linea del traguardo. <em>Hugol </em>tuttavia non intende staccare il piede dall&#8217;acceleratore, entrando nel tabellino dei marcatori anche contro la Real Sociedad, nella 6^ vittoria consecutiva dei <em>blancos</em>. Questi ultimi archiviano la pratica nel giro di nemmeno un&#8217;ora, seppellendo i baschi sotto 3 reti. La seconda è la solita sfida di Sánchez alle categorizzazioni fisiche che nel suo caso servono a ben poco, vedendo come stacca in mischia su calcio d&#8217;angolo, incornando di testa la solita carezza di destro di un grande sottovalutato come Martín Vázquez.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">31° tocco vs Athletic Bilbao</h2>



<p></p>



<p>Il tour di gol e capriole dell&#8217;attaccante più temuto di tutta la Penisola Iberica non può non fare scalo anche a <em>San Mamés</em>, territorio estremamente ostile per chiunque non indossi la <em>camiseta </em>biancorossa dell&#8217;Athletic Bilbao. Poco male, perché dal dischetto degli 11 metri il nostro eroe non trema, e aprendo il piattone fa secco <strong>Biurrun</strong>, permettendo al Real di uscire indenne anche dalle insidie dei Paesi Baschi.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">32° &amp; 33° tocco vs Tenerife</h2>



<p></p>



<p>Nonostante il punteggio di 5-2 possa far pensare il contrario, il Tenerife (che del resto è in lotta per non retrocedere) non intende andare al <em>Bernabeu</em> per fare da <em>sparring partner</em>. Serve dunque una doppia zampata di Hugo, sempre decisivo in solitaria (l&#8217;1-0 è la solita punizione con bacetto al palo prima di entrare in rete), ma anche associandosi col <em>Buitre</em>, che gli chiude un triangolo da sogno, simbolo della loro intesa <em>à-la Gatto e la Volpe</em>. Con la vittoria del campionato ormai a un passo, l&#8217;obiettivo a 7 giornate dalla fine è un altro: raggiungere quota 38 gol, eguagliando il record in una singola stagione di Liga stabilito da una leggenda come <strong>Telmo Zarra </strong>nel lontano 1951.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">34° &amp; 35° tocco vs Logroñés</h2>



<p></p>



<p>Dopo aver festeggiato l&#8217;aritmetica conquista del suo quinto titolo di Campione di Spagna una settimana prima sul campo del Valladolid, Sánchez può dunque dedicarsi a pieno regime all&#8217;inseguimento del record nelle 4 partite rimanenti. I suoi compagni tuttavia, com&#8217;è anche normale dopo un trionfo arrivato con così netto anticipo, non sono certo animati dagli occhi della tigre; dopo appena 10&#8242; infatti, il modesto Logroñés è già in vantaggio per 0-2 nella tana dei <em>pentacampeones</em>, obbligando Hugo a rimboccarsi le maniche. Il messicano è ormai una sentenza su calcio di punizione, esplorando stavolta una soluzione rasoterra che aggira la barriera, con cui accorcia le distanze. A dargli una mano è un Vázquez al passo d&#8217;addio (di lì a poco avrebbe firmato per il <strong>Torino</strong>), che per la millesima volta asseconda gli istinti aerodinamici del messicano, puntuale all&#8217;impatto in tuffo sul cross del compagno. La partita finisce 3-3, 3 come i gol che mancano a Hugo Sánchez per consegnare definitivamente il proprio nome all&#8217;immortalità calcistica.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">36°, 37° &amp; 38° tocco vs Real Oviedo</h2>



<p></p>



<p>Oltre a essere un centravanti formidabile, Hugo Sánchez è anche un uomo che conosce bene le leggi dello spettacolo, com&#8217;è evidente anche solo guardando le sue pirotecniche esultanze. Ecco perchè decide che il momento più idoneo per affiancare Zarra nella storia del calcio spagnolo sia all&#8217;ultima giornata, ravvivando ulteriormente la festa del popolo madridista. Non può che essere lui dunque a presentarsi sul dischetto del rigore dopo l&#8217;ingenuo fallo di mano di un anonimo difensore del <strong>Real Oviedo</strong>, sparando una staffilata centrale sotto la traversa. Rimane soltanto da capire QUANDO arriveranno gli altri 2 gol, siglati puntualmente nella ripresa. Il 37° sigillo è una girata di testa degna del miglior <strong>Bierhoff</strong> (nonostante tra lui e <em>Hugol</em> ci siano quasi 20 centimetri di scarto in favore del tedesco), mentre la rete del record, invocato a gran voce dal <em>Bernabeu</em>, è un tappeto rosso srotolatogli tanto per cambiare da Míchel.</p>



<p>Si chiude dunque un&#8217;annata storica non solo per il Real Madrid, che eguaglia il record di 5 campionati vinti di fila stabilito ai tempi di <strong>Di Stéfano </strong>(dal 1960/61 al 1964/65), ma per l&#8217;intero calcio spagnolo. L&#8217;allegra macchina da gol di John Toshack stabilisce infatti un nuovo record di reti realizzate nella Liga, ben 107, di cui 38, come ben sappiamo, del celeberrimo <em>Pentapichichi</em>. Ecco, a mio avviso, dopo aver visitato questa pinacoteca di gol (punizioni, tiri al volo, rovesciate, acrobazie, colpi di testa e tap-in), il responso non può che essere unanime: nell&#8217;Olimpo dei migliori finalizzatori mai visti, c&#8217;è e ci sarà sempre un giardino su misura per le interminabili capriole di Hugo Sánchez.</p>



<p></p>



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		<title>1990-1991: Barcellona-Real Madrid 2-1</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/08/09/1990-1991-barcellona-real-madrid-2-1.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Aug 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia del Clásico dal 1988 al 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Barcellona, Camp Nou, 19 gennaio 1991 Il terzo Clasico degli anni &#8217;90 è una partita da ricordare per diverse ragioni, la prima delle quali sono [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Barcellona, Camp Nou, 19 gennaio 1991</h2>



<p></p>



<p>Il terzo <em>Clasico</em> degli anni &#8217;90 è una partita da ricordare per diverse ragioni, la prima delle quali sono i nomi dei due tecnici che si accomodano in panchina: se in Catalogna siede da due anni il <em>Profeta del Gol</em>, che ha iniziato con successo la semina futurista e la rivoluzione concettuale destinata a trasformare il genoma del calcio spagnolo (e non solo) delle decadi successive, a Madrid le redini della squadra sono finite nelle mani di <strong>Alfredo Di Stéfano</strong>, il grande antesignano di Johann, se possibile un atleta avveniristico, ancora più universale e rivoluzionario dell&#8217;olandese (tempo aveva avevamo azzardato un&#8217;analogia cestistica, un pochino forzata forse, con Bird e LeBron James).</p>



<p>La partita è bella e molto intensa, soprattutto nella ripresa. Il<strong> Barcellona</strong> regala una versione precoce del <em>cruijffismo</em>, che è ancora fedele, sotto alcuni aspetti al calcio del tempo: non mancano lanci lunghi e traversoni, e anche le iniziative di venti/trenta metri palla al piede. Il <strong>Real Madrid</strong> ha cambiato parzialmente volto rispetto alla stagione precedente: l&#8217;epoca della <em>Quinta</em> volte al termine e un po&#8217; la qualità della sua manovra ne risente. Mancano peraltro Koeman e Hierro, i due cervelli arretrati della squadra, e la loro assenza non può che pesare, ma la vera spada di Damocle sulla partita è un arbitraggio inqualificabile: la giacchetta nera ne combina di tutti i colori, negando un rigore solare al Real sullo zero a zero senza alcun motivo, assecondando alcune scellerate sviste dei guardalinee (che fermano in almeno due occasioni i giocatori del Barcellona in posizione pericolosa per fuorigioco inesistente, e si parla di una regolarità che dipende da almeno un metro) e inventandosi poi una punizione dal limite per i catalani senza alcuna ragione. </p>



<p>Quanto alle giocate decisive: Laudrup sblocca la partita con un destro al volo da cineteca, l&#8217;immancabile Buitre la pareggia con un gol di classe purissima e nel secondo tempo, dopo una lunga pressione, il Barça porta a casa la partita quando Predrag Spasić segna di testa nella porta sbagliata.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Barcellona</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Michael Laudrup 7</strong><br>Schierato da nove di movimento, alla stregua del Messi di vent&#8217;anni dopo, Michale Laudrup si conferma per l&#8217;ennesima volta l&#8217;arma segreta del calcio blaugrana, un rifinitore a tutto campo che sa attaccare anche l&#8217;area, saltare l&#8217;uomo e che è decisivo con uno spettacolare gol al volo da centravanti vero. Fenomeno.</p>



<p><strong>Miquel Soler 6,5</strong>: sulla carta sarebbe un terzino, ma Johann lo schiera mezzala e Soler è uno dei migliori in campo, specie nel corso della ripresa, quando fraseggia con i compagni e si avventura anche in un paio di efficaci escursioni palla al piede.</p>



<p><strong>José Ramón Alexanko 6,5</strong>: il veterano di origini basche, per l&#8217;occasione capitano, disputa una partita solida, concentrata e in cui dimostra di saper utilizzare al meglio il suo affilato piede sinistro.</p>



<p><strong>Jon Andoni Goikoetxea 6,5</strong>: altro membro della nutrita colonia basca di Barcellona, schierato da ala sinistra macina chilometri e regala a Laudrup l&#8217;assist del primo gol.</p>



<p><strong>Eusebio Sacristán 6,5</strong>: anche il terzino destro, da tempo colonna del Barça, disputa un&#8217;ottima gara su entrambi i lati del campo e propizia l&#8217;autogol che la decide.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Real Madrid</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE Emilio Butragueño 6,5</strong><br>A lungo isolato in avanti, ha il grande merito di capitalizzare l&#8217;unica vera occasione della partita e di provarci sempre, anche con iniziative complicate sullo stretto. </p>



<p><strong>Michel 6:</strong> la sua conduzione di palla dovrebbe stare al museo del Prado, e in generale il centrocampista Blanco è quasi sempre puntuale ed efficace, anche se non brilla particolarmente per intuizioni né pericolosità negli ultimi metri.</p>



<p><strong>Hugo Sánchez 5,5</strong>: il centravanti messicano sembra aver perso lo smalto delle stagioni migliori e i numeri della Liga, del resto, saranno abbastanza impietosi. Si guadagnerebbe un rigore solare che l&#8217;arbitro nega senza alcuna ragione, ma per il resto non calcia mai verso la porta blaugrana.</p>



<p><strong>Predrag Spasić 5,5</strong>: il centrale jugoslavo soffre i movimenti e la tecnica sullo stretto di Laudrup, e commette anche un grave errore che decide la partita, infilando nella propria porta un autogol evitabile.</p>



<p><strong>Pedro Jaro 6,5</strong>: il portiere di riserva non è impeccabile nell&#8217;uscita che propizia l&#8217;autogol, ma limita il passivo con tre interventi complicati e determinanti, guadagnandosi un voto positivo.</p>
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		<title>1989-1990: Barcellona-Real Madrid 3-1</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/06/13/1989-1990-barcellona-real-madrid-3-1.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 12:18:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia del Clásico dal 1988 al 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Barcellona, Camp Nou, 7 ottobre 1989 Il primo Clasico della Liga che chiude gli anni &#8217;80, giocato al Nou Camp il 7 ottobre del 1989, [&#8230;]</p>
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<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Barcellona, Camp Nou, 7 ottobre 1989</h3>



<p></p>



<p class="has-drop-cap">Il primo<em> Clasico</em> della Liga che chiude gli anni &#8217;80, giocato al Nou Camp il 7 ottobre del 1989, è una partita ad alto tasso tecnico e anche di adrenalina. <br>La formazione di <strong>Cruijff</strong>, rispetto alla stagione precedente, ha fatto un evidente salto di qualità sul piano dell&#8217;efficacia della manovra e del fraseggio: il <em>cruijffismo</em> non è più solo un presagio ma diventa qualcosa di tangibile. L&#8217;aver portato sulle Ramblas <strong>Koeman</strong> e <strong>Laudrup</strong>, d&#8217;altra parte, significa anche aver iniettato una dose sovrabbondante di qualità individuale nell&#8217;orchestra allestita da Johann. Il Real rimane una squadra tecnicamente formidabile, punita oltre i propri demeriti dal risultato: l&#8217;infortunio di <strong>Butragueño</strong> priva i madrileni del loro giocatore  di maggior talento e, se nel primo tempo ai catalani viene negato un rigore solare, cui peraltro fa seguito dopo pochi secondi un rigore per i <em>Blancos</em> (in una sorta di premonizione di Juventus-Inter del 1998), nella ripresa i catalani giocano meglio, ma prevalgono di fatto grazie a due rigori generosi.</p>



<p>Nel complesso, una splendida partita che conferma le due spagnole come due delle squadre tecnicamente più dotate del pianeta.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Barça 3 - Real Madrid 1 (Lliga 1989/1990)" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/9MPWeM7G_cc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le Pagelle &#8211; Barcellona</h2>



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<p><strong>IL MIGLIORE: Ronald Koeman 7,5</strong><br>Rambo si è già preso la Catalogna: commette una grave ingenuità sul <em>Buitre</em>, quando lo atterra e provoca il calcio di rigore che dà il vantaggio agli ospiti, ma poi non sbaglia un pallone. Pulito negli interventi difensivi, è un regista aggiunto che avanza spesso oltre la linea di metacampo. Il voto alto è anche un riconoscimento per la doppietta, su calcio di rigore, con cui decide la sfida.</p>



<p><strong>Michael Laudrup 7</strong>: il funambolo danese, pur peccando un po&#8217; di continuità, si esibisce in tre discese palla al piede spettacolari e in due rifiniture da genio. Nel primo tempo, si guadagnerebbe anche un rigore netto inspiegabilmente negato dall&#8217;arbitro.</p>



<p><strong>Julio Salinas 7-</strong>: allo scrivente Julio ricorda Morata, perché palla al piede è difficile da contenere, semina più volte il panico e fa valere anche la mole e la forza fisica. Nel <em>Clasico</em> dell&#8217;ottobre 1989 Julio è decisivo con un gol e perché si procura due rigori, anche se molto generosi, specie il secondo. Il voto, tuttavia, non è altissimo, perché il centravanti spagnolo si divora almeno tre occasioni pulite, un po&#8217; alla Morata.</p>



<p><strong>José Mari Bakero 6,5</strong>: il cronista lo nomina continuamente, perché Bakero è davvero onnipresente sul rettangolo di gioco. Più utile in fase di copertura che in avanti, in ogni caso, in questo <em>Clasico,</em> anche perché pure lui sbaglia un gol che è un rigore in movimento e davanti si ostina in un paio di azioni personali poco produttive.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Real Madrid</h2>



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<p><strong>IL MIGLIORE: Martín Vázquez 7</strong><br>Il furetto della fascia sinistra, che per l&#8217;occasione indossa la maglia numero dieci, è il più bravo dei madrileni: protagonista di innumerevoli iniziative palla al piede, sfiora il gol, serve con un paio di filtranti di lusso i compagni e in generale è sempre nel vivo del gioco, peccando solo di efficacia sotto porta.</p>



<p><strong>Hugo Sánchez 6,5</strong>: come nei <em>Clasicos</em> della stagione precedente,<em> Hugol</em> anche in questa partita si disimpegna quasi più da ala destra che da centravanti. Bravissimo sul piano tecnico e nell&#8217;uno contro uno, ha il limite di rendersi poco pericoloso in area catalana.</p>



<p><strong>Bernd Schuster 5,5</strong>: la classe è quella dei tempi migliori, il passo no, e la nuova impostazione quale libero sembra un po&#8217; penalizzarlo, perché soffre la fisicità di Salinas e la qualità di Laudrup. Per il campione tedesco, non una grande serata.</p>



<p><strong>Fernando Hierro 6</strong>: anche per lui, classe da vendere e un paio di discese palla al piede quasi degne del Kaiser, ma balla un po&#8217; troppo dietro, quindi mi risulta difficile premiarlo con un voto superiore al 6.</p>



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		<title>1993 Finale: Argentina-Messico 2-1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2023 18:07:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1993]]></category>
		<category><![CDATA[alfio basile]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[batistuta]]></category>
		<category><![CDATA[coppa america]]></category>
		<category><![CDATA[Goycochea]]></category>
		<category><![CDATA[hugo sanchez]]></category>
		<category><![CDATA[messico]]></category>
		<category><![CDATA[redondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Batistuta esulta con la Coppa América [https://sport660.wordpress.com, reddit.com] L&#8217;Argentina bissa il titolo del 1991 in Cile si conferma sul tetto del Sudamerica. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/12/12/1993-finale-argentina-messico-2-1.html">1993 Finale: Argentina-Messico 2-1</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Batistuta esulta con la Coppa América [https://sport660.wordpress.com, reddit.com]</em></p>



<p class="has-drop-cap">L&#8217;Argentina bissa il <a href="https://gameofgoals.it/2023/08/14/1991-girone-finale-argentina-colombia-2-1.html">titolo del 1991 in Cile</a> si conferma sul tetto del Sudamerica. In finale sconfigge il Messico 2-1 grazie a una doppietta straordinaria di <strong>Batistuta</strong>. Non è una partita bellissima e soprattutto il secondo tempo &#8211; nonostante i tre gol &#8211; appare piuttosto avaro di emozioni e occasioni. È il Messico a tenere maggiormente il possesso palla, con l&#8217;Argentina che agisce di rimessa. L&#8217;<em>Albiceleste</em> però è più scaltra a capitalizzare i momenti salienti e si porta a casa il trofeo. Migliore naturalmente Batigol: si vede poco, ma lascia il segno con due gol d&#8217;autore, un mix di potenza, precisione e intuito da grande centravanti.</p>



<p><strong>Argentina:</strong> Goycochea &#8211; Basualdo, Ruggeri (pt 39&#8242; Caceres), Borelli, Altamirano &#8211; Zapata, Redondo, Simeone &#8211; Gorosito (st 19&#8242; Rodriguez) &#8211; Batistuta, Acosta.<br><strong>Messico: </strong>Campos &#8211; Gutierrez, Suarez, Perales, Ramirez &#8211; Patino, Ambriz, Garcia Aspe, Galindo &#8211; Hugo Sanchez, Alves.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="600" height="443" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/raixg6dg6vglteymrvjvk7gdia.jpg" alt="" class="wp-image-16587" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/raixg6dg6vglteymrvjvk7gdia.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/raixg6dg6vglteymrvjvk7gdia-300x222.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">I capitani Ruggeri ed Hugo Sanchez con la terna arbitrale [eluniverso.com]</figcaption></figure>



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<p><strong>Primo tempo</strong></p>



<p><strong>1&#8242; </strong>subito una clamorosa chance per l&#8217;Argentina, con un tiro di Acosta ben neutralizzato da Campos.<br><strong>3&#8242;</strong> accelerazione del Messico con Alves, che cerca in mezzo Hugo Sanchez, ma l&#8217;arbitro ferma tutto per fuorigioco.<br><strong>6&#8242;</strong> corner di Gorosito da sinistra, colpo di testa di Simeone: alto.<br><strong>8&#8242;</strong> cross di Altamirano da sinistra, Gorosito calcia in mezza rovesciata, blocca Campos.<br><strong>10&#8242;</strong> Patino dal centro serve Garcia Aspe, missile da fuori, Goycochea si distende e devia. Inizio scoppiettante di gara.<br><strong>15&#8242;</strong> progressione splendida di Simeone, che apre il campo per Batistuta, diagonale sull&#8217;uscita di Campos, palla fuori di pochissimo.<br><strong>29&#8242;</strong> il Messico insiste, tracciante da destra di Ambriz, la palla sorvola di poco la traversa.<br><strong>31&#8242; </strong>Galindo allarga per Patino, tiro in corsa in area, pallone sull&#8217;esterno della rete.</p>



<p><strong>Secondo tempo<br>2&#8242;</strong> Alves avanza e ci prova in diagonale, Goycochea c&#8217;è.<br><strong>15&#8242;</strong> Ramirez innesca a sinistra Alves, che calcia da posizione difficile, la palla colpisce la parte alta della traversa. Il Messico sta tenendo molto più il possesso palla, Argentina che appare un po&#8217; in difficoltà.<br><strong>18&#8242; GOL ARGENTINA</strong> Rilancio affannoso della difesa argentina, ne approfitta Batistuta, che brucia Ramirez, avanza e fulmina Campos con un destro potente sul primo palo. Portiere messicano non esente da colpe, ma gran gol del centravanti argentino.<br><strong>22&#8242; GOL MESSICO</strong> Alves scatta sul filo del fuorigioco, entra in area e viene platealmente steso da Goycochea. Rigore netto. Dal dischetto Galindo trasforma spiazzando il portiere argentino.<br><strong>29&#8242; GOL ARGENTINA</strong> Rimessa laterale di Simeone sul lato destro dell&#8217;attacco argentino, palla in area a Batistuta, che supera un avversario e infila il palo lontano. Due lampi di Batistuta nel contesto di una gara non elettrizzante regalano la Coppa América all&#8217;Argentina.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="651" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Schermata-2023-12-12-alle-19.06.25-1024x651.png" alt="" class="wp-image-16590" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Schermata-2023-12-12-alle-19.06.25-1024x651.png 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Schermata-2023-12-12-alle-19.06.25-300x191.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Schermata-2023-12-12-alle-19.06.25-768x489.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/12/Schermata-2023-12-12-alle-19.06.25.png 1138w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Batistuta esulta dopo un gol</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>LE PAGELLE ARGENTINA<br>IL MIGLIORE BATISTUTA 7,5</strong> Ha tre palloni buoni e due li capitalizza con le reti che decidono la finale. Si vede poco ed è generalmente ben contenuto dalla difesa messicana, anche perché l&#8217;Argentina tende ad agire di rimessa e in attacco non si affaccia moltissimo. Lui però è letale quando conta, come i veri bomber.<br><strong>Simeone 7</strong> Uno dei più brillanti e continui della manovra argentina. Suoi gli strappi che nel primo tempo ravvivano il fronte offensivo, sua la rimessa laterale da cui nasce il raddoppio di Batigol.<br><strong>Redondo 6,5</strong> Eleganza, geometria e senso del gioco, è il metronomo della squadra. Detta i tempi con autorevolezza e nei momenti che contano dare la palla a lui è come metterla in banca.<br><strong>Ruggeri 6,5</strong> Fino a quando è in campo mette la museruola allo spauracchio Hugo Sanchez e si propone anche in un coast to coast palla al piede. Esce per infortunio quasi alla fine del primo tempo.<br><strong>Goycochea 6</strong> Buoni riflessi su Garcia Aspe nel primo tempo, nella ripresa commette il fallo da rigore su Alves che riporta il Messico in parità.</p>



<p><strong>LE PAGELLE MESSICO <br>IL MIGLIORE ALVES 7</strong> Senz&#8217;altro il più pimpante e vivace della squadra messicana. Suoi i maggiori pericoli dalle parti di Goycochea, si procura il rigore con una grande giocata. Colpisce anche una traversa.<br><strong>Garcia Aspe 6</strong> Faro del centrocampo messicano, alterna quantità e giocate di fino e prova a tenere botta contro i pari reparto argentini.<br><strong>Hugo Sanchez 5,5</strong> Perde nettamente il duello con Batistuta. Prova a rendersi utile arretrando e agendo da “falso nueve”, ma fatica più del solito a trovare sbocchi, ben arginato dalla difesa argentina.<br><strong>Ramirez 5,5</strong> Batistuta lo brucia in occasione della prima rete. Fino a quel momento non aveva affatto demeritato.<br><strong>Campos 5,5</strong> Sorpreso sul suo palo da Batistuta sul primo gol, può poco sul secondo.<br></p>



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</div><figcaption class="wp-element-caption">Gli highlights del match</figcaption></figure>
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		<title>1993 Quarti: Messico-Perù 4-2</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2023/10/27/1993-quarti-messico-peru-4-2.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 13:09:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1993]]></category>
		<category><![CDATA[alves]]></category>
		<category><![CDATA[del solar]]></category>
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		<category><![CDATA[peru]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Hugo Sanchez Una delle partite più spettacolari ed emozionanti nella storia della Coppa América. Vince il Messico per 4-2, trascinato dalla vena [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/10/27/1993-quarti-messico-peru-4-2.html">1993 Quarti: Messico-Perù 4-2</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Hugo Sanchez</em></p>



<p class="has-drop-cap">Una delle partite più spettacolari ed emozionanti nella storia della Coppa América. Vince il <strong>Messico</strong> per 4-2, trascinato dalla vena del duo d&#8217;attacco composto da Alves e Hugo Sanchez, contro un <strong>Perù</strong> che prova a non darsi mai per vinto ma è costretto a cedere. È una partita d&#8217;altri tempi per numero di occasioni, e colpisce anche la qualità di certe giocate sopraffine. Il successo porta il Messico in semifinale: <em>el Tricolor</em> affronterà l&#8217;Ecuador padrone di casa e lo batterà 2-0 guadagnandosi la finale contro l&#8217;Argentina.</p>



<p><strong>Messico:</strong> Campos &#8211; Suarez, Ambriz, Gutierrez, J. Ramirez &#8211; R. Ramirez, Garcia Aspe, Galindo (st 23&#8242; Luis Garcia), Patino (st 24&#8242; Flores) &#8211; Hugo Sanchez, Alves.<br><strong>Perù:</strong> Miranda &#8211; Soto, Reynoso, Olivares, Rivera &#8211; Charun, Barco, Martinez (st 1&#8242; Palacios) &#8211; Del Solar &#8211; Zegarra, Maestri (st 8&#8242; Carty).</p>



<p><strong>Primo tempo<br>5&#8242;</strong> Gutierrez perde palla sull&#8217;attacco di Zegarra, che si invola verso la porta di Campos, ma calcia addosso al portiere messicano in uscita.<br><strong>8&#8242;</strong> si fa vedere anche il Messico, con un tiro da fuori di Ambriz, palla larga di un metro.<br><strong>11&#8242;</strong> punizione per il Perù quasi dal limite: missile di Martinez rasoterra, Campos blocca in due tempi. Gara elettrica in questo avvio.<br><strong>15&#8242;</strong> Garcia Aspe pesca a sinistra J. Ramirez, cross in area sul primo palo, tocco di Alves a colpo sicuro, straordinario riflesso di Miranda, che salva in corner. Dalla bandierina palla corta per Galindo, che si accentra, si porta al limite e scarica un destro rasoterra velenoso, pallone fuori di pochissimo.<br><strong>17&#8242;</strong> errore della difesa messicana, ne approfitta Maestri che calcia di destro dentro l&#8217;area, Campos c&#8217;è.<br><strong>20&#8242;</strong> gran palla di Gutierrez per lo scatto di Alves, uscita provvidenziale di Miranda che salva tutto con i piedi in scivolata.<br><strong>22&#8242; GOL MESSICO</strong> Progressione centrale di Garcia Aspe, palla a Hugo Sanchez, che con un tocco illuminante in profondità premia ancora lo scatto di Aspe, Miranda esce e travolge il centrocampista messicano. Rigore ineccepibile. Dal dischetto lo stesso Garcia Aspe trasforma spiazzando Miranda.<br><strong>23&#8242;</strong> altra occasione per il Messico, con Galindo. Stavolta Miranda esce e riesce a soffiare il pallone in area piccola al centrocampista messicano.<br><strong>25&#8242;</strong> tentativo da fuori dello scatenato Garcia Aspe, blocca Miranda. Il Messico ha preso fiducia.<br><strong>27&#8242;</strong> cross di J. Ramirez, Reynoso tocca in area con un braccio. Il rigore pare netto, ma l&#8217;arbitro lascia correre tra le proteste messicane.<br><strong>29&#8242;</strong> tiro-corss di Suarez da destra, Mirana devia in angolo in tuffo. È dominio messicano adesso, Perù stordito.<br><strong>33&#8242;</strong> nuovo tentativo del Messico con Alves in area, palla sul fondo.<br><strong>36&#8242; </strong>triangolo Barco-Del Solar-Barco, che si scontra con Campos in uscita. Prova a scuotersi con fatica il Perù.<br><strong>38&#8242; </strong>cross di Garcia Aspe da sinistra, colpo di testa di Alves, para Miranda.<br><strong>39&#8242;</strong> Hugo Sanchez innesca Patinho, diagonale sul fondo di un metro.<br><strong>40&#8242; GOL MESSICO</strong> Lancio di Patinho, Alves controlla al volo dal limite e fulmina Miranda con un sinistro pazzesco. Gol meraviglioso. Straordinaria prestazione fin qui dei messicani.<br><strong>43&#8242; GOL MESSICO</strong> Azione del Messico sulla destra, palla al limite a Hugo Sanchez che tocca in modo intelligente per Garcia Aspe, missile imprendibile, palla sul palo e poi in rete.<br><strong>46&#8242; </strong>torna a farsi vivo il Perù, ma Rivera è murato da Campos.<br><strong>47&#8242;</strong> tracciante da fuori di Del Solar, palla a lato di pochissimo. Perù alle corde, ma non domo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="853" data-id="15816" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/luis-roberto-alves-82ec1b0b-62bb-4a31-aeaa-aea8991f158-resize-750.webp" alt="" class="wp-image-15816" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/luis-roberto-alves-82ec1b0b-62bb-4a31-aeaa-aea8991f158-resize-750.webp 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/luis-roberto-alves-82ec1b0b-62bb-4a31-aeaa-aea8991f158-resize-750-225x300.webp 225w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">Luis Alves</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="15818" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/PFCVI6QUUFMEXCASSEZJPDEED4-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-15818" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/PFCVI6QUUFMEXCASSEZJPDEED4-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/PFCVI6QUUFMEXCASSEZJPDEED4-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/PFCVI6QUUFMEXCASSEZJPDEED4-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/10/PFCVI6QUUFMEXCASSEZJPDEED4.jpg 1472w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Garcia Aspe</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p><strong>Secondo tempo<br>4&#8242; GOL MESSICO</strong> Hugo Sanchez in area serve Alves, colpo di tacco geniale per Patinho, tiro secco sul primo palo e poker.<br><strong>10&#8242;</strong> lancio da sinistra di Galindo per Alves, che è solo davanti a Miranda, ma calcia sul portiere in uscita. Gara oramai senza storia.<br><strong>15&#8242; GOL PERÙ</strong> Del Solar apre a destra per Carty, palla di nuovo a Del Solar, che viene steso da Campos in area. Rigore netto, lo stesso Del Solar si incarica della battuta e spiazza Campos.<br><strong>16&#8242;</strong> altra occasione nitida per il Perù, che non vuole mollare: mischia in area messicana, Campos riesce ad anticipare il tapin di Zegarra.<br><strong>17&#8242; </strong>punizione liftata dal limite di Zegarra, Campos vola e toglie la palla dal “sette”. È il momento migliore dei peruviani.<br><strong>22&#8242;</strong> punizione da lontano di Ambriz, blocca a terra Miranda.<br><strong>37&#8242; GOL PERÙ</strong> Corner per i peruviani da sinistra, Reynoso in area brucia tutti e segna. Ma oramai è tardi per abbozzare la rimonta.</p>



<p><strong>LE PAGELLE MESSICO<br>IL MIGLIORE ALVES 8</strong> Tecnica, velocità e potenza, demolisce la difesa peruviana. Realizza un gol da trascrivere negli annali del gioco, stop al volo e tiro senza che la palla tocchi terra, nella ripresa confeziona il quarto gol di Patinho con un colpo di tacco illuminante. Imprendibile.<br><strong>Hugo Sanchez 7,5</strong> Non segna, ma gioca per la squadra, agendo di fatto da centravanti arretrato in salsa <a href="https://gameofgoals.it/2013/01/10/1954-semifinali-ungheria-uruguay-4-2.html">Hidegkuti</a>. Piedi al miele e visione di gioco eccelsa, entra in tre delle quatto reti messicane. Regista della manovra offensiva.<br><strong>Garcia Aspe 7,5</strong> Motorino inesauribile della linea mediana, controlla il gioco e si inserisce con grandissima pericolosità nell&#8217;area del Perù. Apre le danze con il rigore dell&#8217;1-0 al termine di un&#8217;azione che lui stesso aveva avviato, poi timbra la doppietta personale con una sassata dal limite su cioccolatino offertogli da Hugo Sanchez.<br><strong>Patinho 7</strong> Cresce con il passare dei minuti, pesca Alves con il lancio che vale il 2-0, poi il compagno gli restituisce il favore e lui chiude i conti con un destro sul primo palo che non dà scampo a Miranda.<br><strong>Campos 6,5</strong> Ordinaria amministrazione tra i pali, ma quando viene chiamato in causa risponde sempre presente. Un po&#8217; goffo solo sul rigore del Perù.</p>



<p><strong>LE PAGELLE PERÙ<br>IL MIGLIORE DEL SOLAR 7</strong> Un combattente, prova a suonare la carica quando i buoi sono già scappati da un pezzo ed è l&#8217;ultimo ad alzare bandiera bianca. Si procura il rigore e lo trasforma. Vicino a un altro gol con un fendente da fuori che fa la barba al palo.<br><strong>Miranda 7</strong> Forse non irreprensibile sul rigore che porta alla prima rete messicana, ma senza di lui le reti del <em>Tricolor</em> sarebbero state ben di più. Miracoloso soprattutto il suo riflesso su Alves da una manciata di metri nel primo tempo.<br><strong>Maestri 5</strong> Principale terminale offensivo del Perù, ha una sola occasione per mettersi in mostra, ma la spreca. Contenuto dalla difesa messicana, capisce che non è aria. Esce dopo pochi minuti nella ripresa.</p>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="CUARTOS DE FINAL COPA AMERICA 1993 MEXICO 4-2 PERU" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/3LNarHKExW4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Gli highlights del match</figcaption></figure>
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		<title>“God Bless America”: i 10 giocatori più forti della storia del Nordamerica</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2023/07/24/god-bless-america-i-10-giocatori-piu-forti-della-storia-del-nordamerica.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jul 2023 15:43:40 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[canada]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo spettacolo, divenuto planetario dopo il 1992, della NBA, e poi quello della NFL, forse più essenzialmente americano ma accompagnato da un seguito e da [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Lo spettacolo, divenuto planetario dopo il 1992, della <strong>NBA</strong>, e poi quello della <strong>NFL</strong>, forse più essenzialmente <em>americano</em> ma accompagnato da un seguito e da una forza economica che non hanno eguali nel mondo dello sport, e poi ancora il baseball, lo sport che più si è radicato nel cuore della prima potenza mondiale, e la cui lega è la seconda più ricca del mondo. Gli <strong>USA</strong>, quando si parla di sport, parlano un linguaggio idiosincratico e a volte indecifrabile per il resto del pianeta. Basti pensare anche al settore motoristico: il motociclismo ha attraversato l&#8217;epoca dei cowboy tra anni &#8217;70 e inizio &#8217;90, ma tutto sommato l&#8217;ultimo pilota americano &#8220;vero&#8221; è stato il povero <strong>Nicky Hayden</strong>, che ha vinto il titolo della classe regina nel 2006; nell&#8217;automobilismo internazionale (leggasi: in formula uno) mancano star vere e proprie dai tempi di tale <strong>Mario Andretti</strong>, che poi, come ci dicono nome e cognome, non era esattamente un purosangue anglosassone. </p>



<p>Insomma, nonostante i loro trionfi multidisciplinari (non serve ricordare chi domina praticamente ogni albo d&#8217;oro olimpico) gli americani hanno sempre guardato il calcio con una buona dose di diffidenza, e se le cose non sono cambiate né con la cascata di miliardi dei <em>seventies</em>, quando la MLS divenne un costosissimo cimitero degli elefanti, né con l&#8217;enfasi un po&#8217; trash (per i nostri gusti più sobri) di USA 1994, direi che la patria dello sport mondiale e lo sport più praticato al mondo continueranno ad avere un rapporto controverso ancora per un bel pezzo. Il<strong> Canada</strong>, se possibile, alberga in un&#8217;isola ancora più remota, che si avvicina alla terra ferma in qualche rara occasione (<strong>Villeneuve</strong> padre e figlio, se guardiamo ai motori), ma che, anche per ragioni demografiche e di risorse economiche, non ha mai davvero lasciato in segno in alcuna disciplina, fatta eccezione per lo sport nazionale (l&#8217;hockey su ghiaccio), e che nel calcio è pressoché inesistente.</p>



<p>Il breve prologo vuole agevolare l&#8217;espressione di un concetto abbastanza semplice: la patria del calcio, in Nord America, è il <strong>Messico</strong>, l&#8217;unico paese che abbia saputo sfornare giocatori di spessore con una certa continuità e anche l&#8217;unica nazionale in grado di accreditarsi con regolarità tra le prime sedici del mondo, a volte anche tra le prime otto. A onor del vero, nel vasto golfo che separa i due giganti del continente ci sono migliaia di isole, alcune delle quali hanno regalato agli appassionati di calcio nomi di una certa caratura, in grado di dire la loro anche in Europa. Naturale quindi che la lista che comprende i migliori calciatori nordamericani del dopoguerra sia dominata dai messicani, con qualche significativa digressione USA, centroamericana e caraibica. Una premessa: porgiamo le doverose scuse al leggendario <strong>Antonio Carbajal</strong>, l&#8217;unico giocatore capace di scendere in campo in ben cinque mondiali, che però di fatto non si può vedere se non in alcuni frangenti del mondiale inglese e che non abbiamo quindi ritenuto di inserire in graduatoria in ossequio alla regola che vuole premiare solo i giocatori conoscibili in via diretta. Ci sono almeno altri due giocatori cui chiedere scusa: il primo <strong>Carlos Hermosillo</strong>. Diciotto anni di carriera, sedici dei quali trascorsi in patria, impreziositi da 35 reti in 90 partite con la maglia della nazionale, sono il biglietto da visita di uno dei migliori attaccanti della storia del Messico. Lungo, potente, abile nel gioco aereo, <strong>Hermosillo</strong> è stato uno degli uomini di punta del calcio messicano per circa una decade, e a metà anni &#8217;90 era un giocatore di statura internazionale: più volte capocannoniere e due volte miglior attaccante del suo campionato, vincitore di tre coppe dei campioni del suo continente, ha segnato profondamente la storia del calcio del suo paese. Come lui, meriterebbe un posto in graduatoria anche <strong>Jared Borgetti</strong>, altro centravanti di stazza che a fine millennio figura tra gli attaccanti più pericolosi in circolazione e che in nazionale sa spesso dare il meglio di sé.</p>



<p>Ancora, un nome che potrebbe già serenamente accomodarsi nel gruppo ma che escludo solo perché ha 23 anni e facilmente scalerà la graduatoria fino alle prime posizioni, è quello di <strong>Alphonso Davies</strong>. Il poderoso carrarmato canadese, di origini ghanesi, rappresenta un&#8217;anomalia talmente evidente nella storia del calcio del suo paese e già oggi meriterebbe la citazione tra i big del Nord America. <strong>Davies </strong>è un terzino sinistro dotato di mezzi atletici avveniristici (una sorta di <em>Kawasaki </em><strong>Rocca</strong> in versione potenziata) ed è anche più di questo: la sua esberanza agonistica non gli impedisce di farsi valere anche sul piano tecnico, e la sua intelligenza tattica gli consente di muoversi anche come centrocampista puro. Il presente e il futuro sono tutti suoi.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">10) Jorge Alberto González</h3>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Jorge &quot;Mágico&quot; González --goals &amp; skills--| Better than Maradona?" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/MZ5CTZ1P8sM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Il giocatore che tecnicamente poteva mettere in difficoltà persino Sua Maestà <strong>Diego Armando Maradona</strong> (che di lui disse: &#8220;<em>Il Magico veniva da un&#8217;altra galassia</em>&#8220;) non può mancare in questa lista, benché &#8211; me ne rendo conto &#8211; sia più un nome di culto che un fuoriclasse vero e proprio. O meglio: è un nome di culto, uno di quei personaggi latinoamericani (salvadoregno) che sembrano inventati di sana pianta dalla penna di <strong>Borges</strong> o di <strong>Bolaño</strong> e la cui vita assomiglia a un romanzo<em> on the road</em>, ma è stato anche un campione, quasi la personificazione dell&#8217;abusata definizione &#8220;genio e sregolatezza&#8221;. Se con i piedi era capace di qualsiasi invenzione (possedeva una scintilla di follia tutta latinoamericana), la sua condotta extracampo, la sua indolenza e la sua scarsa propensione al sacrificio l&#8217;hanno relegato per quasi tutta la carriera in squadre di seconda se non di terza fascia, ma questo toglie poco al valore del suo talento cristallino e alla bellezza delle sue giocate. In Spagna, e segnatamente a <strong>Cadice</strong>, città dove si trasferisce dopo che il <strong>Barcellona</strong> l&#8217;ha scartato per i suoi comportamenti sopra le righe, è un idolo pagano, alla stregua di<strong> Roberto Baggio</strong> a Brescia: disputa con la maglia gialla diverse stagioni, tra anni &#8217;80 e &#8217;90, e regala al pubblico della città andalusa prodezze che gli valgono il soprannome di <em>Magico</em>. In patria, nel piccolo campionato locale, <strong>González</strong> fa collezione di titoli, ma sono anche le sue prestazioni in nazionale a renderlo il miglior giocatore centroamericano di sempre e uno dei più dotati e talentuosi della storia di tutto il continente: Jorge Alberto porta la sua piccolissima nazionale ai mondiali di Spagna e diventa anche per questo un giocatore di culto per i connazionali; con la maglia de El Salvador, Jorge disputa 62 partite e segna 21 reti, arrivando a giocare la Gold Cup del 1998, a 40 anni.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">9) Jorge Campos</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Jorge Campos, El Brody [Best Saves &amp; Goals]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/91pMk3splog?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Estremo difensore anomalo (è alto solo 168 cm) capace di destreggiarsi anche come giocatore di movimento, <em>El Brody</em><strong> Campos</strong> è diventato l&#8217;idolo dei tifosi messicani per le sue divise eccentriche e coloratissime e per il suo stile intrepido e quasi anti-europeo, ma è stato anche e soprattutto un grande portiere, agilissimo, veloce e &#8220;folle&#8221; nelle uscite (chi scrive ricorda un suo tackle-capolavoro su <strong>Ronaldo</strong> il Fenomeno, risalente al 1997), e capace di precorrere i tempi con le sue doti tecniche palla al piede. <strong>Campos</strong> ha vestito la maglia della sua nazionale in 138 occasioni, giocando da titolare due mondiali (memorabili le sue prestazioni a USA 1994, quando viene annoverato tra i tre portieri più bravi del torneo) e varie coppe America, e vincendo tre Gold Cup da protagonista. Meritatissimo il suo inserimento sul podio, quale terzo miglior portiere del mondo, nel 1993.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">8) Landon Donovan</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p></p>



<p>Il piccolo <strong>Landon Donovan</strong> è stato una delle stelle più luminose, se non a oggi la più luminosa, della storia del soccer a stelle e strisce. Sfortunato nel corso della breve avventura a Leverkusen, dove comunque lascia intravedere le sue qualità, il trequartista californiano ha dato il meglio di sé in patria con la maglia dei <strong>Los Angeles Galaxy</strong>, e forse, soprattutto in nazionale. Quattro volte leader della nazionale capace di vincere la Gold Cup, uomo chiave della nazionale USA che fa sudare sette camicie al Brasile in una delle Confederations Cup dotate di maggiore spessore tecnico, quella del 2009, <strong>Donovan</strong> ha probabilmente espresso il suo miglior calcio nel corso del controverso mondiale nippo-coreano del 2002, a soli vent&#8217;anni: le sue prestazioni da trequartista a tutto campo e due gol pesanti sono infatti una delle armi chiave della nazionale USA capace di raggiungere i quarti e di essere eliminata solo per 1-0 dalla Germania finalista, una Germania salvata ripetutamente da un <strong>Olver Kahn</strong> formato saracinesca.  In Gold Cup, Donovan ha raggiunto l&#8217;apogeo nel 2007, quando ha segnato tutte le reti decisive delle partite chiave, non ultima la finale vinta 2-1 contro gli acerrimi rivali del Messico.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">7) Cuauhtémoc Blanco</h3>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Cuauhtémoc Blanco Era Imparable" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/IDE45rj7SDY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Sangue (caldo ai limiti del rissoso) e lineamenti da azteco, criniera scarsa e scarmigliata, <strong>Blanco</strong> è stato un prestigiatore del pallone, un incantatore di serpenti capace di brevettare uno dei gesti tecnici più assurdi di sempre (la celebre <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cuauhtemi%C3%B1a">Cuauhtemiña</a>, messa in mostra anche contro gli azzurri nel 2002) e un giocatore tecnicamente superbo, tanto da troneggiare ancora oggi come il rigorista più preciso e infallibile di sempre, avendo messo a segno 71 rigori su 73 nel corso della sua lunga carriera; il messicano è stato un trequartista lunatico e magico, uno dei grandi dieci latinoamericani capaci di tradurre in una sintassi calcistica arzigogolata ma efficace la loro <em>poesia senza regole</em> (cito il nostro <strong>Tommaso Ciuti</strong> e la sua brillante definizione). Adorato anche negli Stati Uniti per il suo stile spettacolare e acrobatico,<strong> Blanco</strong> in patria è un monumento anche e soprattutto per le prestazioni con la maglia verde della sua nazionale, prestazioni tra le quali spiccano quelle della Confederations Cup del 1999 (pallone d&#8217;argento della competizione) e quelle delle Gold Cup vinte da protagonista nel 1996 e nel 1998. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">6) Javier Hernández</h3>



<p></p>



<p><em>Chicarito</em> è stato uno dei pochi nordamericani capaci di sfondare davvero nel Vecchio Continente e di farlo in grande stile. Agile, veloce palla al piede, dotato da madre natura di due piedi latini, <em>Pisellino</em>, dopo il rapido apprendistato nel calcio messicano, ha preso il volo in Inghilterra, affermandosi come forse il più importante giocatore di complemento dell&#8217;ultimo <strong>United</strong> di <strong>Ferguson</strong>, specie nel corso della stagione 2010/2011, culminata con la vittoria della Premier e con la finale di Wembley e giocata da <em>Chicarito</em> al meglio delle sue possibilità. La breve parentesi madrilena è stata meno felice, anche perché la concorrenza era davvero un Everest da scalare anche per un campion come lui, ma è impreziosita dal gol che ha deciso il derby di Madrid ai quarti di Champions. Il crepuscolo tedesco e poi di nuovo inglese ha visto Javier confermarsi un attaccante di spessore e un uomo gol più che discreto. Come molti connazionali, anche <em>Chicarito</em> è merita la citazione anche e soprattutto per ciò che ha saputo costruire in maglia verde: con 52 reti, l&#8217;attaccante di Guadalajara è il primatista assoluto di reti con la maglia della nazionale e ha vinto da uomo cardine la Gold Cup del 2011.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">5) Luis Hernández</h3>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Luis Hernandez ● Best Goals ● Goal Compilation ● Mejores Goles" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/mhmlTOzsa94?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Chi aveva almeno dieci anni nel 1998 ricorderà la lunga chioma bionda di <strong>Luis</strong>, normolineo bravissimo nel gioco aereo e campione da annoverare tra i migliori della storia messicana. Stella del calcio del suo paese per almeno una decade,<strong> Javier</strong> ha ricevuto in due occasioni il premio riservato al numero uno del calcio messicano, e ha saputo consacrarsi come attaccante di livello internazionale soprattutto nella seconda metà degli anni &#8217;90, quando ha vinto il titolo di capocannoniere della Coppa America del 1997, ha messo a referto 4 reti in Francia nel 1998 (memorabile il gol segnato alla Germania), e<em> dulcis in fundo</em> ha portato a Città del Messico due Gold Cup, la seconda, tanto per cambiare, da capocannoniere e uomo chiave della squadra. Con 35 reti, rimane tuttora uno dei primi scorer della storia messicana.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">4) Keylor Navas</h3>



<p></p>



<p>Rispetto al messicano <strong>Campos</strong>,<strong> Keylor Navas</strong> ha saputo affermarsi come campione anche nel calcio europeo, addirittura al Real Madrid, e non può quindi essere trascurato quando si parla di leggende del continente nordamericano. Non altissimo rispetto ai portieri di oggi, ma agilissimo, reattivo e spettacolare, <strong>Navas</strong> è stato una colonna del <strong>Grande Real</strong> capace di vincere tutto in pochi anni e anche il simbolo della Costa Rica: con la maglia della nazionale ha disputato un torneo straordinario nel 2014, quando è stato decisivo nel trascinare il piccolo paese caraibico sino ai quarti di finale, persi contro l&#8217;Olanda solo ai calci di rigore. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">3) Rafael Márquez</h3>



<p></p>



<p>Saliamo sul podio e l&#8217;aria inizia a rarefarsi. <strong><strong>Márquez</strong></strong> l&#8217;eterno è uno dei massimi giocatori mai nati in Messico e quindi in tutto il Nord America. Dopo essere maturato in Francia, nel Monaco, il centrale messicano, all&#8217;occorrenza capace di giocare anche come centromediano, si è affermato come uno dei migliori del mondo, nel suo ruolo, durante i sette anni vissuti sulle <em>Ramblas</em>. Tecnico, elegante, preciso e pulito negli interventi, fisicamente molto forte e capace anche di fungere da primo regista della squadra, <strong>Márquez</strong> è stato per anni un pilastro del Barcellona e della sua nazionale, vincendo tutto in Catalogna e vivendo con la maglia verde alcuni momenti esaltanti, dal gol con cui rischia di eliminare l&#8217;Argentina nel 2006 sino all&#8217;ultimo, notevole mondiale giocato in Russia nel 2018, alla soglia dei quarant&#8217;anni, il quinto della sua incredibile carriera. Memorabili anche le sue prestazioni nelle tre Coppe America concluse dalla sua nazionale sul podio. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">2) Dwight Yorke</h3>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Il bomber di Canaan è non solo il secondo giocatore caraibico in graduatoria, ma anche uno dei massimi attaccanti della storia del calcio nordamericano e anche uno dei simboli del calcio inglese degli anni &#8217;90. Acrobaticamente fortissimo, immarcabile nel gioco aereo nonostante la statura normale, <strong>Dwight</strong> ha fatto innamorare i tifosi dell&#8217;<strong>Aston Villa</strong>, mettendo a segno 75 reti in 232 partite, e quindi ha vissuto a <strong>Manchester</strong>, alla corte di <strong>Sir Alex</strong>, le due annate più esaltanti della sua carriera, culminate nel <em>treble</em> e nel titolo di capocannoniere della Premier del 1999. Nel nuovo millennio <strong>Yorke</strong> perde l&#8217;agilità e l&#8217;esplosività che l&#8217;avevano reso un&#8217;arma letale nel corso degli anni migliori e vive il suo crepuscolo con le maglie di <strong>Blackburn</strong> e <strong>Sunderland</strong>. Il suo impatto, da giocatore di prima fascia, sul calcio europeo, ci suggerisce in ogni caso di regalargli una meritatissima seconda posizione in graduatoria. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">1) Hugo Sánchez</h3>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Credo che nessuno abbia nulla da obiettare: <em>Hugol</em> è con margine il giocatore più dotato, decisivo e forte mai nato non solo in Messico ma ovviamente in tutto il suo contiente, nonché l&#8217;unico giocatore in lista che meriti, senza esitazione, di essere chiamato fuoriclasse. Giovanissima stella del Pumas, <strong>Hugo</strong> emigra a Madrid e trova nella capitale spagnola la sua seconda casa, giocando per quattro stagioni con l&#8217;<strong>Atletico</strong> e quindi per sette anni con il <strong>Real</strong>. Durante la lunga vita madrilena, <strong>Hugo Sánchez</strong> si afferma come uno dei migliori giocatori del mondo, forse come il più implacabile bomber puro del decennio: straodinario per velocità di esecuzione, intuito e capacità di giocare di prima (giusto <strong>Eto&#8217;o</strong> e forse <strong>Luis Suarez</strong> lo hanno avvicinato sotto questo profilo), il centravanti messicano è per cinque volte<em> Pichichi</em> della Liga, vince più volte il campionato spagnolo e due volte la Coppa UEFA, diventando il terminale offensivo dello spettacolare Real della<em> Quinta del Buitre</em>, una squadra ariosa e divertente che in Coppa dei Campioni manca però il bersaglio grosso, arrivando per tre volte in semifinale. Notevole anche in <em>curriculum</em> con la nazionae: <em>Hugol</em> mette a segno 27 reti in 55 partite ed è a lungo l&#8217;uomo di punta del calcio messicano. </p>
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