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		<title>2008-2009: Real Madrid-Barcellona 2-6</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 19:11:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia del Clásico dal 1988 al 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Madrid, Stadio Santiago Bernabéu, 2 maggio 2009 The Sky is the limit: al termine dei novanta minuti del Bernabéu, la sensazione di aver assistito a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2026/04/11/2008-2009-real-madrid-barcellona-2-6.html">2008-2009: Real Madrid-Barcellona 2-6</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Madrid, Stadio Santiago Bernabéu, 2 maggio 2009</h2>



<p></p>



<p><em>The Sky is the limit</em>: al termine dei novanta minuti del Bernabéu, la sensazione di aver assistito a un evento cognitivo, più che a una partita, è netta. I <em>Blancos</em> non sono stati solo superati in maniera netta sul piano del punteggio, sono stati ridotti a team di rango inferiore da una squadra che ha illuminato il firmamento con una proposta inedita e futuribile, una sorta di irripetibile mix tra la sintassi degli hippie olandesi degli anni &#8217;60 e &#8217;70 e la sofisticata arte tecnica degli spagnoli e dei sudamericani. <em>Qualcosa si è mosso nel cuore delle cose</em>, avevamo scritto tempo fa , e nel tardo pomeriggio del 2 maggio del 2009 si ha effettivamente la percezione di questo movimento: la prestazione del <strong>Barcellona</strong> si colloca su un piano diverso rispetto a quello delle manite di metà anni &#8217;90 così come ad alcune delle scoppole reciproche degli anni precedenti. Il<strong> Real Madrid</strong> ne esce stordito, e la lezione subita in diretta mondiale sarà benzina nel motore della resurrezione degli anni successivi.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Real Madrid</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Arjen Robben 7</strong><br>Nei primi quindici minuti è chiamato agli straordinari e risponde sempre presente: salta ripetutamente Abidal, semina il panico in almeno tre occasioni, partecipa all&#8217;azione dell&#8217;illusorio vantaggio. Nella ripresa, quando il pallone capita dalle sue parti, dà sempre il suo contributo in termini di corsa e di qualità, e serve a Ramos la palla del 2-3.</p>



<p></p>



<p><strong>Gonzalo Higuain 6,5</strong>: porta il Real Madrid sull&#8217;1-0 con un imperioso stacco di testa, e per il resto della partita, nelle poche occasioni in cui può farlo, dimostra un&#8217;inedita abilità nel dribbling e crea numerosi grattacapi a una difesa blaugrana per il resto poco impegnata.</p>



<p></p>



<p><strong>Iker Casillas 5,5</strong>: ridotto all&#8217;impotenza dall&#8217;attacco ospite, ha però grosse responsabilità sul primo gol di Henry e in generale non ci mette mai una pezza.</p>



<p></p>



<p><strong>Sergio Ramos 5,5</strong>: serve a Higuain l&#8217;assist per il momentaneo 1-0 e segna pure il gol del 2-3, che sembra riaprire la partita. Ma in difesa è un colabrodo: saltato da Henry in diverse occasioni, troppo falloso, commette un paio di errori da dilettante sui due gol del francese. Per questo, risulta complicato assegnargli più di un 5.5</p>



<p></p>



<p><strong>Raúl González Blanco 5: </strong>volge al tramonto la lunga e luminosa avventura del fuoriclasse spagnolo in maglia bianca. L&#8217;ultimo <em>Clasico</em> da titolare al Bernabéu è uno dei meno brillanti della sua carriera: isolato in attacco, viene cancellato dal campo da un Piqué in versione titano e non si rende davvero mai pericoloso. Abuico e grigio, è protagonista di un pomeriggio da dimenticare.</p>



<p></p>



<p><strong>Fabio Cannavaro 4,5: </strong>l&#8217;ex pallone d&#8217;oro è in preda agli incubi. Regolarmente anticipato e/o in ritardo sui giocatori catalani, è un lontano parente del Cannavaro ammirato fino al 2006 ma anche nelle due stagioni precedenti, comunque discrete. Giornata da incubo che induce il club della capitale spagnola a preparargli le valigie per un ritorno a Torino che si rivelerà altrettanto mesto.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Barcellona</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Xavi Hernández 9</strong><br>La prestazione del regista catalano è da incorniciare e trasmettere in loop in ogni futura lezione sulla regia. Xavi volteggia ad altezze siderali, e non solo perché quattro assist al Bernabéu sono da soli qualcosa di cui parlare ai nipoti, ma anche per tutto il resto: sbaglia il primo pallone dopo il minuto ottanta, si produce in alcuni Xavi-turn da estasi, fa saltare completamente il banco dei padroni di casa. Leggenda.</p>



<p></p>



<p><strong>Thierry Henry 8:</strong> nel 2008 sembrava l&#8217;ombra di se stesso, il triste protagonista di un precoce declino. La prima stagione con Guardiola in panchina lo vede invece tornare vicino agli standard degli anni londinesi: nel primo tempo Henry salta l&#8217;uomo a ripetizione, costringe Ramos e Cannavaro al fallaccio reiterato, e segna due gol che pesano tonnellate, sfiorandone anche un terzo.</p>



<p></p>



<p><strong>Lionel Messi 8</strong>: commette un paio di errori di misura sotto porta, ma questo toglie poco a una prestazione metafisica. Quando accelera è imprendibile, disegna calcio con il suo sinistro illegale, segna il gol del 3-2 e quello del 5-2, inventa un paio di assist da genio. Una delle innumerevoli prestazioni da bocca aperta della sua carriera nel Clasico.</p>



<p></p>



<p><strong>Andrés Iniesta 8</strong>: gioca una partita magistrale e risulta il terzo o quarto miglior giocatore in campo, perché il gemello Xavi, oltre a incantare come Andrés, inventa anche le giocate determinanti. Sul piano del palleggio e del controllo di palla, in ogni caso, l&#8217;Illusionista ha raggiunto la piena maturità: non sbaglia un pallone, salta l&#8217;uomo più volte (un dribbling morbido su Pepe è da sospensione dell&#8217;incredulità), controlla la partita a piacimento. Poesia in movimento.</p>



<p></p>



<p><strong>Daniel Alves 7,5:</strong> un artista messo sulla fascia, quando si accentra ha il pensiero e i movimenti del trequartista, e recupera pure tre o quattro palloni come un difensore  vero. Altra prestazione da tramandare ai posteri.</p>



<p></p>



<p><strong>Gerard Piqué 7,5:</strong> il lungo centrale catalano vive la sua precoce maturità. Insuperabile nell&#8217;uno contro uno, cancella dal campo il capitano del Real e si prodiga persino in un paio di recuperi su Robben, che ha sulla carta un altro passo rispetto a lui. Chiude con il gol del 6-2 e un&#8217;esultanza stampata in faccia agli increduli tifosi di casa.</p>
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		<title>2001-2002: Barcellona-Real Madrid 1-1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 09:43:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia del Clásico dal 1988 al 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Xavi, protagonista del match Barcellona, Camp Nou, 16 marzo 2002 Un antipasto delle imminenti semifinali di Champions, e non solo: il Clasico [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Xavi, protagonista del match</em></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Barcellona, Camp Nou, 16 marzo 2002</h2>



<p></p>



<p>Un antipasto delle imminenti semifinali di Champions, e non solo: il <em>Clasico</em> che si disputa il 16 marzo del 2002 sulle Ramblas passa alla storia anche perché vede scendere in campo e ammanettarsi alla porta diversi militanti dell&#8217;ETA, che manifestano in mondovisione la loro disapprovazione per le recenti riforme varate dal Parlamento spagnolo e mirate a contenere il terrorismo (il mondo occidentale è ancora scosso da quanto accaduto a New York l&#8217;11 settembre), riforme interpretate tuttavia, da una parte dell&#8217;opinione pubblica, come l&#8217;espressione di un rigurgito repressivo e di matrice franchista.</p>



<p>La partita non è particolarmente bella, soprattutto nel primo tempo: le due squadre, e specie i padroni di casa, commettono molti errori in fase di impostazione e di palleggio, e anche le difese ballano.</p>



<p><em>Zizou</em> porta in vantaggio gli ospiti approfittando di un retropassaggio sciagurato di Coco, parso ancora una volta inadeguato a certi palcoscenici, e nella ripresa un ispirato Xavi trova il pareggio grazie a una papera del portiere madrileno, parso a sua volta fuori categoria nella sfida regina del calcio spagnolo e mondiale. Il pareggio finale è abbastanza generoso con i padroni di casa, apparsi a lungo in balia degli ospiti, la cui superiorità tecnica è stata evidente.</p>



<p></p>



<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Barcellona</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Xavier Hernández</strong> <strong>7</strong><br>In alcune fasi della partita domina il centrocampo come lo vedremo fare nelle stagioni migliori, vince il duello con Zidane anche nel corpo a corpo e quando si tratta di contendersi il pallone, inventa una genialata sprecata da Kluivert, colpisce l&#8217;incrocio dei pali su calcio da fermo. Il gol del pareggio, i cui meriti sono soprattutto del pessimo César, rappresenta, se vogliamo, solo la fortunosa ciliegina sulla torta.</p>



<p></p>



<p><strong>Philippe Cocu 6</strong>: schierato mezzala, ha passo solenne e discreta visione di gioco, e spreca pochissimi palloni.</p>



<p></p>



<p><strong>Rivaldo 5,5:</strong> decisamente appannato rispetto alle stagioni precedenti, tenta la fortuna con un paio di conclusioni velenose del suo sempre temibile sinistro, ma non è particolarmente brillante né efficace.</p>



<p></p>



<p><strong>Patrick Kluivert 5,5:</strong> elegante e intelligente quando arretra per triangolare con i compagni, è però assente in area di rigore e si divora un gol fatto, sprecando una geniale invenzione di Xavi.</p>



<p></p>



<p><strong>Francesco Coco 5</strong>: nel primo tempo si abbatte sui catalani come una maledizione, regalando anche a Zidane il gol del vantaggio. Nella ripresa gioca un filo meglio e si rende protagonista di un paio di discrete percussioni.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Real Madrid</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Raúl González Blanco 7</strong><br>Poco appariscente nel primo tempo, prende in mano la squadra nella ripresa, sfiora il 2-1 con un pallonetto meraviglioso e si inventa uno slalom da fenomeno. Leader poco fortunato, ha comunque il merito di avviare anche l&#8217;azione del gol.</p>



<p></p>



<p><strong>Roberto Carlos 6,5</strong>: il suo inspiegabile sinistro fa tremare i polsi dei tifosi di casa già nel primo tempo, e anche nella ripresa Robertino si invola in un paio di accelerazioni spettacolari.</p>



<p></p>



<p><strong>Zinédine Zidane 6,5</strong>: meno ispirato che nel Clasico di Madrid di pochi mesi prima, danza comunque con il pallone, in un paio di circostanze, ed è freddo sul gol dell&#8217;1-0.</p>



<p></p>



<p><strong>Guti 5,5</strong>: un paio di giocate eleganti non gli valgono la sufficienza, perché rimane spesso ai margini del gioco e con il pallone tra i piedi tende un po&#8217; a specchiarsi nella propria bravura.</p>



<p></p>



<p><strong>César Sánchez 4</strong>: disastroso sul tiro tutt&#8217;altro che irresistibile di Xavi, dà anche e ripetutamente la sensazione di non sentirsi tranquillo, specie nelle uscite. Prestazione da dimenticare, e non è un caso se le telecamere cercano più volte l&#8217;infortunato Casillas in panchina.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/09/12/2001-2002-barcellona-real-madrid-1-1.html">2001-2002: Barcellona-Real Madrid 1-1</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>2001-2002: Real Madrid-Barcellona 2-0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 12:43:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia del Clásico dal 1988 al 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Zinedine Zidane Madrid, Stadio Santiago Bernabéu, 4 novembre 2001 La Liga della stagione 2001/2002 è destinata a chiudersi, per le due big [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Zinedine Zidane</em></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Madrid, Stadio Santiago Bernabéu, 4 novembre 2001</h2>



<p></p>



<p>La Liga della stagione 2001/2002 è destinata a chiudersi, per le due big di Spagna, con due mesti terzo (per il <strong>Real</strong>) e quarto (per il <strong>Barcellona</strong>) posto, ma i soli due punti di divario a fine stagione sono sorprendenti, se si esamina la rosa delle due squadre, l&#8217;esperienza dei loro migliori giocatori e la qualità che questi sono in grado di sprigionare nelle giornate di grazia. </p>



<p>Il<em> clasico</em> del novembre del 2001 è infatti tra i meno equilibrati che abbiamo recuperato, sul piano della cifra tecnica e del potenziale: il Real si è avventurato nell&#8217;epoca dei <em>Galacticos</em> e contempla orizzonti di gloria che resteranno tuttavia, almeno in parte, un miraggio. Il Barça sembra invece navigare a vista e in cattive acque: ha perso alcuni dei suoi giocatori migliori, si affida a un Rivaldo che sembra aver imboccato prematuramente il viale del tramonto, ad alcuni giovani rampanti e a promesse mai del tutto sbocciate, e pare non poter competere con i <em>Blancos</em> sul piano della qualità.</p>



<p>Viste le premesse, è inevitabile che il divario tra le due squadre, nel primo<em> clasico</em> di una stagione lunghissima, sia ampio: il Real controlla il gioco per larghi tratti e si affida a un centrocampo stellare, arricchito da quello che in quel momento è, con ogni probabilità, il giocatore più grande del pianeta (Zinédine Zidane). Il Barça invece boccheggia, prova a imbastire qualche azione manovrata ma sembra un lontano parente del Dream Team e anche della formazione guidata da van Gaal pochi anni prima. Il 2-0 conclusivo, in sostanza, è per gli ospiti un risultato ampiamente meritato e anzi per loro quasi generoso.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Real Madrid</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Zinédine Zidane 7,5</strong><br>Diamo una spolveratina ai nostri ricordi: <em>Zizou</em>, al debutto nella sfida regina di Spagna, letteralmente danza con il pallone, lo nasconde con una lunga serie di giocate di prestigio e, con la sua mole, lo difende anche con le cattive, quando necessario. Inventa un paio di verticalizzazioni da urlo ed è decisivo nelle azioni che portano ai due gol. Il Bernabéu applaude la sua nuova, luminosissima stella.</p>



<p></p>



<p><strong>Luís Figo 7</strong>: meno continuo rispetto agli anni d&#8217;oro in maglia blaugrana, rimane un satanasso che quando punta il malcapitato Coco (parso davvero inadeguato al palcoscenico) diventa immarcabile. Sfiora il gol con una punizione velenosa e segna il 2-0 a pochi istanti dal termine, a conclusione di un&#8217;azione di squadra meravigliosa.</p>



<p></p>



<p><strong>Steve McMamanan 7-:</strong> il terzo violino del centrocampo del Real è un giocatore che può dare del tu ai suoi compagni, sia sul piano tecnico che della personalità, e che aggiunge una gamba infinita, da mezzala classica inglese. Utile anche in fase difensiva, ha il merito di pennellare con un sinistro delizioso il cross da cui scaturisce l&#8217;1-0, ed è sempre nel vivo della manovra.</p>



<p></p>



<p><strong>Claude Makélélé 7:</strong> impossibile tenere il conto dei palloni che tocca, fa giocare il Real in dodici e inventa pure una verticalizzazione degna di Iniesta. La colonna portante della squadra.</p>



<p></p>



<p><strong>Raúl González Blanco 6,5</strong>: è il meno ispirato dei tenori del Real, ma sgomita come un gregario, sfiora il gol con un pallonetto morbido e partecipa alle azioni delle due reti. Leader encomiabile.</p>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle- Barcellona</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Marc Overmars 6</strong></p>



<p>In almeno tre occasioni salta Salgado con un solo movimento del corpo, che gli consente di aggirare il marcatore e di cambiare marcia in direzione della porta Riesce però raramente a rendersi pericoloso e nell&#8217;unica occasione pulita della partita ciabatta il pallone a pochi metri da Casillas.</p>



<p></p>



<p><strong>Rivaldo 6</strong>: un po&#8217; appannato, rispetto agli anni d&#8217;oro, può in ogni caso sempre contare sul suo micidiale piede sinistro, e nel secondo tempo si rende pericoloso in un paio di occasioni, saltando anche l&#8217;uomo.</p>



<p></p>



<p><strong>Carles Puyol 6</strong>: nella cornice di una difesa continuamente in difficoltà e costruita su giocatori che sembrano fuori categoria (Christianval e Coco), è l&#8217;unico in grado di metterci una pezza, anche nell&#8217;uno contro uno con le stelle madrilene.</p>



<p></p>



<p><strong>Patrick Kluivert 5,5</strong>: elegante e preciso nel controllo, non ha però la capacità di mettere davvero in crisi la difesa dei <em>Blancos</em>, se non in un paio di circostanze dominate dalla confusione e in cui, in ogni caso, sembra poco &#8220;cattivo&#8221;.</p>



<p></p>



<p><strong>Xavi Hernández 5,5:</strong> travolto dal sofisticato palleggio dei padroni di casa, deve inventarsi cursore e non sempre la cosa gli riesce, per quanto, con il pallone tra i piedi, sia sempre una gioia per gli occhi e un giocatore di intelligenza cristallina.</p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/09/04/2001-2002-real-madrid-barcellona-2-0.html">2001-2002: Real Madrid-Barcellona 2-0</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>2000-2001: Barcellona-Real Madrid 2-0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 07:48:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia del Clásico dal 1988 al 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Xavi Hernandez Barcellona, Camp Nou, 21 ottobre 2000 Il 21 ottobre del 2000 si disputa al Camp Nou la partita più attesa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Xavi Hernandez</em></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Barcellona, Camp Nou, 21 ottobre 2000</h2>



<p></p>



<p>Il 21 ottobre del 2000 si disputa al Camp Nou la partita più attesa dell&#8217;anno, non solo e non tanto per motivi tecnici: i 110.000 dello stadio catalano infatti accolgono in un clima omerico il grande apostata Figo, reo di aver fatto le valigie per Madrid, a suon di cifre record, nel corso di un&#8217;estate turbolenta.</p>



<p>Ogni volta che il portoghese tocca palla viene sommerso dai fischi: il<em> Clasico</em> dell&#8217;autunno del 2000 è anche quello della tristemente celebre testa di maiale lanciata in campo dagli inferociti tifosi blaugrana, mentre Figo si accinge a calciare un corner. Sul piano tecnico, i campioni d&#8217;Europa non sono in una gran serata e così il <strong>Barça</strong>, che pure vive una stagione di transizione, tanto che sulla sua panchina si accomoda il carneade Serra Ferrer, conquista il successo con un perentorio e meritato 2-0. La partita è nervosa, frenetica e meno brillante di altre sul piano della cifra tecnica, ma le giocate pregevoli fortunatamente non mancano.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="FC Barcelona 2-0 Real Madrid 21/10/2000 Liga" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/1q_OGyNYLyc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Barcellona</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Xavier Hernández 7</strong><br>Il piccolo principe della regia si prende subito il proscenio: mobilissimo, capace di arpionare il pallone in ogni situazione (si vedono un paio degli Xavi turn che lo renderanno celebre), mette in mostra una delle doti che lo faranno un gigante negli anni della maturità &#8211; è sempre nel vivo dell&#8217;azione &#8211; e ha anche il merito di servire a Luis Enrique l&#8217;assist per l&#8217;1-0.</p>



<p></p>



<p><strong>Rivaldo: 7</strong> Il suo sinistro è un&#8217;opera d&#8217;arte dotata di un&#8217;efficacia &#8220;violenta&#8221; e così il brasiliano, reduce dalla consegna del pallone d&#8217;oro, crea numerosi pericoli a Casillas, sfiora il gol con una punizione velenosa e propizia il 2-0 con un gran sinistro da cui scaturisce il rocambolesco 2-0.</p>



<p></p>



<p><strong>Luis Enrique: 6,5</strong> Prestazione ordinaria dell&#8217;asturiano, che corre sempre per due e che ha il merito di segnare l&#8217;ennesimo gol nel Clasico, con un colpo di testa che punisce il giovanissimo Iker.</p>



<p></p>



<p><strong>Carles Puyol: 6,5</strong> Ha tutta l&#8217;esuberanza dei ventun anni, ci mette una cattiveria agonistica inedita e costringe il grande traditore Figo a una serata complicata.</p>



<p></p>



<p><strong>Philippe Cocu 6,5</strong> Mezzala e mediano tuttofare, intercetta un gran numero di palloni e sfiora il gol con una grande conclusione che si stampa sulla traversa.</p>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le pagelle &#8211; Real Madrid</h2>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: Iker Casillas 6,5</strong><br>Non impeccabile sull&#8217;azione che si conclude con il 2-0, è però l&#8217;autore di due grandi parate e di un altro paio di buoni interventi. A 19 anni, e con la faccia da bambino, Iker è in rampa di lancio per la gloria.</p>



<p></p>



<p><strong>Claude Makélélé 6</strong> Al debutto nella sfida regina di Spagna, Claude pare avere il dono dell&#8217;ubiquità, ma nella ripresa soffre il palleggio di Xavi e del centrocampo blaugrana.</p>



<p></p>



<p><strong>Luís Figo 6</strong> Soffre di un comprensibile nervosismo e viene spesso ben contenuto dallo scatenato Puyol. La classe è intatta ma la serata non è delle migliori.</p>



<p></p>



<p><strong>Raúl 5,5</strong> Inventa un cucchiaio che sfiora l&#8217;incrocio dei pali e nel primo tempo disputa una discreta partita, ma nella ripresa scompare dai radar, complice un Real in grossa difficoltà. e praticamente non tocca quasi palla.</p>



<p></p>



<p><strong>Guti 5.5</strong> Classe da vendere, ma troppa imprecisione e qualche pallone di troppo sprecato. Anche lui viene messo un po&#8217; in difficoltà dalla qualità del fraseggio catalano.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Spettri di don Andrés Iniesta: la straordinaria stagione di Pedri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[andres iniesta]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[flick]]></category>
		<category><![CDATA[pedri]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
		<category><![CDATA[xavi hernandez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;estate del 2021, il Barcellona si apprestava a congedare con tutti gli onori del caso il suo dio pagano (Messi), e con lui una lunga [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Nell&#8217;estate del 2021, il <strong>Barcellona</strong> si apprestava a congedare con tutti gli onori del caso il suo dio pagano (<strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/03/31/tutte-le-partite-di-lionel-messi-ai-mondiali.html">Messi</a></strong>), e con lui una lunga epopea gloriosa che era e rimane una cometa nel panorama secolare, fatto di luci e ombre, della squadra delle Ramblas.</p>



<p>Tre anni prima di Messi, peraltro, aveva salutato l&#8217;Europa <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/01/15/don-andres-e-leuropa-le-dieci-meraviglie-dellillusionista.html">Andrés Iniesta</a></strong>, forse il giocatore che in assoluto aveva costruito con Lionel la relazione di empatia più intensa e duratura, e ancora prima, nel 2017, la impareggiabile MSN aveva ammainato la bandiera (come se tutto questo non bastasse, nel 2020 pure il Pistolero aveva sposato la causa &#8220;operaia&#8221; della Madrid del <em>Cholo</em>).</p>



<p>In sintesi, per il Barcellona un&#8217;epoca volgeva al tramonto, peraltro dopo ripetute e sonore scoppole, e i fan della squadra, imbronciati, si preparavano a una lunga stagione fatta di mediocrità, delusioni, gioco scialbo e risultati deludenti. Dato che chi scrive era e rimane un fan della squadra della capitale catalana, poter ammirare, nel corso della balbettante stagione 2020/2021, le gesta di un centrocampista le cui movenze evocavano, con le dovute proporzioni, proprio quelle del sublime Don Andrés, fu una specie di balsamo, un granello d&#8217;oro di speranza lanciato dentro il pozzo nero del futuro.</p>



<p>Il centrocampista aveva un nome che era tutto un programma (<strong>Pedro González López</strong>), un nome più adatto a un personaggio di Tex Willer che a un calciatore, e sin dal debutto aveva lasciato intuire doti non comuni, proprio in quelle specifiche tecniche in cui il genietto di Iniesta aveva saputo fare la differenza: <strong>Pedri</strong>, poco più robusto dell&#8217;illustre predecessore, lo ricordava per la capacità di controllare il pallone in spazi ristretti e a velocità non comuni, ma anche e soprattutto per l&#8217;intelligenza con cui si muoveva sul rettangolo di gioco e per la capacità di leggere in anticipo, come una sorta di meteorologo della trama della partita, gli sviluppi dell&#8217;azione. Il paragone precoce è sempre figlio illegittimo dalla nostalgia, chiaramente: Pedri, tra 2020 e 2021, era poco più di un bambino, e si stava letteralmente facendo le ossa, peraltro nel contesto di un Barcellona bolso e canuto che non sapeva più far sentire la propria voce in Europa.</p>



<p>Proprio perché sapevo di essermi crogiolato nel sentimento più comune tra i reduci di un&#8217;epoca trionfale, nell&#8217;estate del 2021 mi ero approcciato con molta prudenza all&#8217;avventura europea del piccolo Pedri, temendo, in cuor mio, che sul palcoscenico dei grandi il nuovo talento emergente della Masia si sarebbe rivelato un giocatore normale, se non addirittura un bluff. Come sappiamo tutti, invece, Euro 21 è il grande proemio della carriera del genietto delle Canarie: disinvolto come il più navigato dei centrocampisti, Pedri è forse il giocatore più importante della Spagna che raggiunge le semifinali, corre come se indossasse la maglia di Gattuso e al tempo stesso disegna calcio in ogni zona del campo (ricordo i cronisti italiani durante Italia-Spagna: questo ha diciotto anni e ne dimostra dieci in più), con una maturità che mi lascia interdetto e che però mi strappa anche più di un sorriso. </p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="pedri Gonzalez crazy euro 2020" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/R1sAulde768?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>L&#8217;eliminazione subita dalla sua Spagna ai rigori, contro l&#8217;Italia di Mancini, non toglie una virgola a un europeo che per un diciottenne ha quasi del miracoloso: Pedri sembra letteralmente instancabile (<strong>Flick</strong> di recente ha dichiarato che le condizioni fisiche del centrocampista migliorano quando gioca di più, in una sorta di effetto paradosso che sembra stridere anche con la sua mole fisica relativamente minuta) e nonostante questo possiede la lucidità superiore dei cervelli più evoluti. </p>



<p>Sembra fare troppo e invece fa tutto ciò che può (<em>il talento fa quello che vuole, il genio quello che può</em>, diceva <strong>Carmelo Bene</strong>) e la corona di miglior giovane del torneo, cui si associa l&#8217;inserimento nella squadra ideale del torneo, sono solo la prima, piccola/grande soddisfazione e rivincita contro la mia nostalgia: una parte di me continua a scuotere la testa, perché non vuole credere al miracolo, mentre un&#8217;altra comincia a sussurrare che sì, forse, e si ripete più volte forse, non è escluso che si possa assistere all&#8217;ascesa quasi impercettibile ma inesorabile di qualcuno degno di stare nella stessa frase di Don Andrés Iniesta.</p>



<p>Le stagioni successive corroborano le mie sensazioni, ma pare che manchi ancora l&#8217;ultimo salto di qualità. Pedri conosce istintivamente i tempi di gioco e della partita e sembra avere una calamita al posto del piede, ma non è ancora stella di primissima grandezza; oddio, a onor del vero bisogna riconoscere che nella Liga vinta nel 2022/2023 ricopre il ruolo di deuteragonista del grande vecchio <strong>Lewandowski</strong> e del miracoloso <strong>Ter Stegen</strong>, e bisogna anche ricordare che quando affronta le grandi d&#8217;Europa (Inter e Bayern) Pedri non solo non si nasconde ma anzi prende in mano la bacchetta del direttore d&#8217;orchestra. Epperò ci sono ancora alcuni punti deboli nel suo gioco, che includono una civettuola e pericolosa tendenza a specchiarsi, così come ci sono prestazioni da dimenticare (su tutte, quelle contro il Manchester United in Europa League).</p>



<p>Il 2023/2024 assomiglia a un calvario, perché le magate di <em>Pedrito</em> diventano una rarità a causa dei suoi ripetuti problemi fisici, e la stagione si chiude con 34 presenze, 4 reti  e 5 assist, ma soprattutto con la sensazione sgradevole che il salto di qualità non sia riuscito: troppe le pause, troppi i guai che lo relegano in tribuna, poche le occasioni in cui si prende imperiosamente la squadra sulle spalle. </p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Mi ricorda molto Andres Iniesta. Se parliamo di talento puro, Pedri è il miglior prospetto al mondo. È un giocatore meraviglioso. Non ho visto molti talenti come lui.</em></p>



<p>Xavi Hernández</p>
</blockquote>



<p></p>



<p>Euro 2024 è per il genietto un&#8217;esperienza agrodolce: Pedri incanta il pubblico nel corso delle prime partite, non ultima quella splendida disputata contro gli azzurri, ma si infortuna per l&#8217;ennesima volta, in questo caso contro la Germania, e il suo sostituto Olmo è ancora più determinante di lui, almeno nelle sortite offensive, essendo un attaccante aggiunto che sente la porta come le punte di professione.</p>



<p>Dopo quattro stagioni, e nonostante ventidue anni ancora da compiere, Pedri sembra essere un talento fuori scala cui però manca la famosa lira per completare il milione, e annoverarlo tra i primissimi centrocampisti del mondo, dopo l&#8217;estate del 2024, può sembrare una leggera forzatura: il talento non si discute, il muscolo più importante per il suo stile di gioco (quello che sta in mezzo alle orecchie) neppure, ma per ambire a iscriversi nel circolo dei <strong>De Bruyne</strong> serve qualcosa di più. E anche un fan come il sottoscritto, che da tempo ha intravisto nelle sue movenze e nei suoi reiterati e sublimi gesti tecnici gli <em>spettri di Don Andrés</em> (per citare Jacques Derrida che vedeva gli spettri di Marx), si è fatto venire qualche dubbio sulla possibilità di catalogare il giocatore canarino come un fuoriclasse di caratura mondiale.</p>



<p>La stagione in corso, a prescindere dal suo esito ancora incerto, ha invece sgomberato il mio cervello da ogni dubbio, e quindi mi sento di affermare oggi che <strong>Pedri</strong>, quando fa il gesto degli occhiali, sta probabilmente cercando un centrocampista che sia meglio di lui, nel corso di questa stagione &#8211; ma la sua ricerca è destinata a fallire, perché sinora nessuno ha giocato il calcio sublime, cerebrale e anche di una concretezza tremenda del genietto.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Pedri de mi vida</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Pedri Against Atletico Madrid - The Best Midfielder In The World" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/QZzEzbCJ2_k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Ci sono alcune istantanee che avvicinano la spiegazione della sua grandezza: contro l&#8217;Atletico di Madrid, in una partita anche sfortunata, Pedri ha dettato i tempi della manovra per novanta minuti, e, come il suo predecessore, l&#8217;ha fatto soprattutto facendo ricorso alle sue doti di illusionista, alla sua capacità di trasformare il tempo in qualcosa di soggettivo (si osservi la prima azione del video linkato pochi paragrafi sotto: Pedri con un semplice tocco di esterno destro elude l&#8217;intervento di un giocatore molto più prestante di lui, in una giocata che è purezza cristallina, e quindi, intuendo di non poterne saltare un altro, si gira su se stesso e gli ruba il tempo, potendo liberare così un compagno).</p>



<p>Pedri è infatti un maestro del trucco, il suo gioco si basa essenzialmente sulla capacità di ingannare l&#8217;avversario e di farlo sfruttando i tempi, leggendo le situazioni in anticipo, rallentando o accelerando l&#8217;azione a seconda delle necessità del momento. Pedri (pur facendosi valere anche sul piano della corsa e del contrasto) non possiede le doti atletiche debordanti di altre grandi mezzali, né le loro capacità di progressione, né può far leva sulla mole o sulla forza fisica, e neppure su un tiro straordinariamente potente (per quanto il suo destro sia notevolissimo): la sua bravura sta quindi tutta nell&#8217;intelligenza e nell&#8217;intuito con cui sa anticipare le intenzioni avversarie e le situazioni di gioco, oltre che in un bagaglio tecnico eccezionale, ovviamente, e in questo sta tutto il suo <em>barcellonismo</em> (a Barcellona i giocatori si formano in questo modo e la squadra, anche per questo, sembra giocare uno sport leggermente diverso da quello delle altre squadre).</p>



<p>La sensazione netta, vedendolo giocare, e che Pedri abbia quattro o cinque occhi e che veda, veda quello che succede dappertutto. La sua capacità di giocare di prima è migliorata notevolmente, e così Pedri è un maestro del passaggio interlocutorio e di alleggerimento, ma anche e soprattutto un ragazzo dotato di un intuito preternaturale, che ha una capacità davvero quasi degna di quella del suo maestro di bucare le difese con un filtrante e/o con un&#8217;apertura morbida che le anticipa e le inganna, giocando sui loro tempi di reazione (sempre nel video linkato più in basso, non si contano le aperture morbide che pescano il compagno in area avversaria). I passaggi di Pedri, anche quelli più geniali, sembrano spesso troppo facili, ma qui sta il trucco: è il centrocampista a farli sembrare tali, perché per lui sono relativamente facili, ma per gli avversari sono un inganno, un modo di restringere o dilatare i tempi (questo, alla maniera di<a href="https://gameofgoals.it/2021/07/25/xavi-hernandez-luomo-che-giocava-a-scacchi-correndo.html"> Xavi</a>) che risulta quasi sempre poco decifrabile e leggibile in anticipo.</p>



<p>Il miracolo di Pedri sta nell&#8217;equilibrio tra pura euforia estetica (basti guardare il gol messo a segno contro i <em>Colchoneros</em>, peraltro dopo venti metri di progressione palla al piede, perché proprio come Iniesta Pedri quando vede un pertugio ci si infila senza esitare) e la straordinaria efficacia del suo gioco, un gioco che è vezzoso sul piano stilistico ma <em>tremendista</em> nei numeri e negli effetti (ha messo a segno diversi gol e numerosi assist, alcuni pesantissimi) e anche capace di ricorrere alla garra, quando occorre &#8211; perché Pedri spicca sempre anche per numero di palle recuperate, e in questo sfrutta non solo risorse che sembrano inesauribili ma anche il grande lavoro di<strong> Flick</strong>, che ha esaltato le sue doti di recuperatore, schierandolo spesso davanti alla difesa. </p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="PEDRI IS THE BEST MIDFIELDER IN THE WORLD 2025." width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/fmYVGh5IjTI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Rispetto a Iniesta, Pedri non ha forse ancora sviluppato in toto la capacità di prendere per mano la squadra nelle situazioni complicate, anche se le sue prestazioni contro Bayern e Real dimostrano che quando il clima della contesa sale il piccolo furetto alza i giri del suo motore, ma ha tutto il tempo di farlo, e credo/spero che lo farà, consacrandosi come uno dei massimi centrocampisti (quantomeno) della sua epoca. Nonostante avesse già dimostrato qualità diverse da quelle degli altri, Pedri è diventato nel corso di questa stagione un giocatore di livello mondiale e a mio parere il più grande centrocampista di costruzione del mondo; il 2024/2025 è un&#8217;annata che lo vede camminare sulle acque, correre quasi senza toccare terra, fare a sportellate con gente molto più corazzata di lui ma soprattutto dominare i tempi della partita, sia sul piano della singola giocata sullo stretto (quando si libera di tre/quattro uomini semplicemente intuendo in anticipo le loro intenzioni) che della gestione della manovra collettiva (un cronista spagnolo, durante un incontro, ha detto &#8220;Si gioca come e quando lo decide Pedri&#8221;, e aveva ragione).</p>



<p>Posso chiudere così: non sappiamo dove arriverà Pedri e neppure ha molto senso chiederselo, perché lo sport come la vita è materia imponderabile e si diverte a sovvertire i nostri pronostici (magari il centrocampista non si confermerà più su questi livelli, impossibile dirlo), ma posso affermare che in questa stagione il genietto delle Canarie sta giocando il calcio dei miei sogni. E allora sì, c&#8217;era l&#8217;<em>Iniesta de mi vida </em>(cito il nostro amico Juri Gobbini <a href="https://www.urbone.eu/products/dalla-furia-al-tiki-taka">DALLA FURIA AL TIKI TAKA – Urbone Publishing</a>), e oggi, lo dico a bassa voce, c&#8217;è il <em>Pedri de mi vida</em>.</p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/02/04/spettri-di-don-andres-iniesta-la-straordinaria-stagione-di-pedri.html">Spettri di don Andrés Iniesta: la straordinaria stagione di Pedri</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>David Silva, &#8220;Mago Merlino&#8221; alla corte della Regina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2024 12:09:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono alcune istantanee che associo a David Silva, alcuni momenti in cui il campione spagnolo mi ha costretto a raccogliere la mandibola da terra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/10/20/david-silva-mago-merlino-alla-corte-della-regina.html">David Silva, &#8220;Mago Merlino&#8221; alla corte della Regina</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Ci sono alcune istantanee che associo a <strong>David Silva</strong>, alcuni momenti in cui il campione spagnolo mi ha costretto a raccogliere la mandibola da terra e che ancora oggi fanno parte del mio immaginario di calciofilo.</p>



<p>La prima risale a molti anni fa e agli interisti evoca brutti ricordi: <strong>David Silva</strong> ammutolisce San Siro, siamo nel mese di febbraio del 2007, con un sinistro al volo che attraversa una selva di gambe e che punisce <strong>Julio Cesar</strong>, sinistro che sarà decisivo per regalare i quarti di finali di Champions al Valencia, a discapito della favorita Inter.</p>



<p>Un anno e mezzo dopo, siamo nell&#8217;estate del 2008, arriva la seconda istantanea da album dei ricordi: durante una semifinale che legittima le ambizioni di successo degli spagnoli e del loro calcio-arte, il<em> Chino</em> <strong>Silva </strong>delizia il pubblico di tutto il mondo con un aggancio degno di Michael Laudrup e con un altro rasoterra che non sembra imparabile e che invece lo è.</p>



<p>La terza immagine da consegnare ai posteri risale a a circa dieci anni fa, ed è quindi un pochino più recente, ma se possibile è ancora più sbalorditiva: <strong>David Silva</strong>, che nel 2014 alloggia da tempo nella Manchester colorata di azzurro, nel corso di una partita di Premier League contro il West Ham indossa i panni di <strong>Lionel Messi</strong>, si involta tra le strette maglie dei difensori con una leggerezza che ha qualcosa di soprannaturale e punisce l&#8217;estremo difensore avversario con un&#8217;altra carezza del suo piede preferito.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="David Silva Beauty Scored Against West Ham" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/QYrff-Vk-FM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Due anni prima &#8211; chiudo così il cerchio dei momenti indimenticabili &#8211; <em>Mago Merlino</em> (non serve sprecare fiato a giustificare il soprannome assegnato a Silva dai sempre immaginifici sudditi di Sua Maestà), come ricordiamo tutti, aveva gettato nello sconforto tutta Italia, sbloccando la finale di Kiev con un colpo di testa di precisione chirurgica, dall&#8217;alto dei suoi 170 centimetri generosamente accreditati dagli almanacchi.</p>



<p id="https://gameofgoals.it/2022/08/09/i-10-capolavori-europei-del-genio-dejan-savicevic.html">Negli anni &#8217;90, a San Siro, i tifosi esponevano quasi ogni domenica uno striscione dove si leggeva &#8220;<em>La carezza del Genio</em>&#8220;, descrivendo alla perfezione le qualità del piede sinistro del loro (e del mio) mago mancino preferito, ovviamente <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/08/09/i-10-capolavori-europei-del-genio-dejan-savicevic.html">Dejan Savićević</a></strong>, e nel corso delle tre decadi decorse da allora nessun piede sinistro mi ha regalato la stessa sensazione di morbidezza quanto quello del <em>Chino</em> <strong>David Silva</strong>, forse il giocatore più sottovalutato della generazione d&#8217;oro della Spagna e, più in generale, uno dei giocatori più sottovalutati degli ultimi vent&#8217;anni.</p>



<p>La parola carezza si abbina al piede sinistro del giocatore canarino perché David, al contrario di un <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/03/31/tutte-le-partite-di-lionel-messi-ai-mondiali.html">Leo Messi</a></strong>, sembrava incapace di fare ricorso alla potenza, di esplodere con il suo mancino le frustate e le fucilate che fanno invece parte del repertorio del fenomeno argentino: se il piede sinistro di <strong>Messi </strong>era e rimane onnipotente, l&#8217;esagerazione di una Madre Natura nell&#8217;occasione generosissima, quello di Silva, esattamente come quello del montenegrino rossonero, era solo delicatezza, una carezza incapace di trasformarsi in un pugno.</p>



<p>La parola leggerezza, d&#8217;altra parte, è quella che più di ogni altra si adatta a descrivere il calcio di David: come pochissimi altri campioni, il giocatore delle Canarie sembrava correre senza toccare il terreno, quasi come se non avesse peso. E, come i migliori calciatori spagnoli (e non solo) della sua generazione, ha saputo trasformare un apparente svantaggio fisico in un vantaggio, in una riserva di trucchi pressoché sterminata: la sua dote migliore, ovvero la capacità di nascondere il pallone e di incollarlo al piede anche quando era circondato da nugoli di avversari, era la naturale conseguenza del baricentro basso e della morbidezza quasi irreale del suo mancino.</p>



<p>Un po&#8217; come era capitato a <em>Magic Box</em> <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/07/09/magic-box-gianfranco-zola-e-le-sue-dieci-prestazioni-da-ricordare.html">Gianfranco Zola</a></strong> prima di lui, Silva ha saputo sovvertire i pronostici e prendersi la rivincita sul destino proprio nel paese dove, sulla carta, i fisici poco attrezzati come il suo (David non solo non è molto alto ma è anche poco esplosivo palla al piede e in generale poco potente) sono destinati a soccombere, ovvero in Inghilterra: incurante dei luoghi comuni e delle convinzioni di coloro che hanno scambiato il calcio per il rugby, <strong>David Silva</strong> &#8211; come sappiamo tutti &#8211; ha deliziato i sudditi di Sua Maestà con una serie infinita di invenzioni, assist geniali, tocchi e verticalizzazioni che sono puro intuito, un distillato di intelligenza e di classe sopraffina che ancora oggi stringe il cuore ai suoi tifosi e compagni (ascoltare per credere le parole che gli dedica Walker in questo brevissimo video: dopo aver elogiato la visione di gioco superiore di <strong>Kevin De Bruyne</strong>, Kyle esita quando <strong>Rio Ferdinand</strong> gli chiede se il belga è stato il suo compagno di squadra migliore, e l&#8217;esitazione si conclude con questa frase &#8220;<em>David was so good</em>&#8220;).</p>



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<p>Arrivo al succo del discorso: sono convinto del fatto che <strong>David Silva</strong> non riceva le ovazioni che meriterebbe, forse perché ha militato prima nel Valencia e poi in un City già straordinario ma incapace di consacrarsi tra le regione d&#8217;Europa, o forse perché alcuni dei suoi compagni di reparto, in nazionale, sono stati ancora più grandi di lui e gli hanno fatto ombra, inducendo a dimenticare a comunque a sottovalutare il suo imprescindibile contributo al ciclo d&#8217;oro della Spagna.</p>



<p>Quando il mondo si stropiccia gli occhi per il genio di Iniesta e le superiori capacità architettoniche di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/25/xavi-hernandez-luomo-che-giocava-a-scacchi-correndo.html">Xavi</a></strong>, e tu sei il loro terzo violino, il mondo tende a non riconoscerti i meriti che ti sei guadagnato sul campo. Anche <strong>Xabi Alonso </strong>ha subito la stessa ingiuria dal destino, ma si è in qualche modo riscattato agli occhi del grande pubblico grazie alle Champions vinte da ragazzo con il Liverpool e da uomo fatto e finito a Madrid. Persino il vituperato <strong>Busquets</strong>, forse il campione meno apprezzato dal pubblico italiano nel contesto dei cervelli spagnoli, ha costretto i suoi detrattori a fare retromarcia durante Euro 2021, quando, pur essendo a fine carriera, ha dimostrato agli occhi del pubblico nostrano di saper recitare come primo attore in un centrocampo di giovani destinati alla gloria.</p>



<p><strong>David Silva</strong> non ha avuto la stessa fortuna, non si è mai davvero preso il proscenio: ha salutato la nazionale con il broncio, dopo la deludente escursione in Russia di sei anni or sono, e quindi non ha mai saputo ereditare lo scettro di <strong>Xavi </strong>e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/01/15/don-andres-e-leuropa-le-dieci-meraviglie-dellillusionista.html">Iniesta </a></strong>con la <em>Roja</em>; inoltre, al contrario di <strong>Alonso </strong>e dello stesso <strong>Busquets</strong>, non si è mai preso l&#8217;Europa, e se vogliamo completare il discorso non ha fatto irruzione nel mondo del calcio con le stigmate del predestinato, come il giovanissimo <strong>Fabregas </strong>di Londra o come il <strong>Pedri </strong>delle ultime stagioni.</p>



<p>Sembra quasi che il destino abbia cucito addosso a <em>Mago Merlino</em> la camicia del secondo violino, del campione destinato a recitare una parte secondaria, a rimanere nell&#8217;ombra come De Filippo al cospetto di Totò, mentre le luci del palcoscenico sono puntate su giocatori ancora più grandi, o magari solo un po&#8217; più fortunati, di lui.</p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="David Silva Spreading magic all over the pitch" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/n2HVAIWF4wU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>E se le cose sono andate davvero così, se David è la spalla dei fenomeni, forse è giunta l&#8217;ora di rimettere un po&#8217; le cose a posto e di dare a David quel che è di David.</p>



<p>Tanto per cominciare, le stagioni di Valencia regalano colpi che sono veri e propri lampi nel buio, non ultimo il gol che ancora oggi tormenta gli incubi dei tifosi nerazzurri. Non è facile conquistarsi la nazionale giocando a Valencia e quando i tuoi compagni di squadra sono due tra i primi centrocampisti di ogni epoca, coloro che hanno ridefinito la grammatica e la sintassi del centrocampo moderno, ma David la nazionale tra 2007 e 2008 se l&#8217;è presa e l&#8217;ha fatto camminando sulle acque, mettendo al servizio del collettivo qualità tecniche superiori e segnando pure un gol pesantissimo. </p>



<p>Quattro anni dopo, <strong>Silva</strong> vive la stagione migliore e chi scrive è convinto che solo <strong>Iniesta</strong>, nel 2012, vada preferito al <em>Chino</em>, tra gli spagnoli: reduce da una Premier vita da trascinatore (a mio avviso, lui, <strong>Aguero </strong>e <strong>Yaya Touré </strong>nel 2012 fanno a gara di bravura e tagliano insieme il traguardo), David ai Campionati Europei accarezza la palla come forse non gli era mai riuscito prima, ipnotizza la fragile retroguardia irlandese con un gioco delle ombre che evoca le gesta dei malandri e sblocca la finale, come ricordiamo tutti, con un colpo di testa di precisione chirurgica.</p>



<p>Il City che matura e muove i primi passi tra le grandi d&#8217;Europa, dopo il 2014, si aggrappa spesso alla classe del giocatore delle Canarie, cui manca forse il torneo da trascinatore (questo è vero), ma che anche sui palcoscenici maggiori non lesina la sua classe superiore. L&#8217;arrivo di <a href="https://gameofgoals.it/2021/11/23/calcio-totale-da-michels-a-guardiola-da-happel-a-sacchi.html"><strong>Guardiola</strong> </a>gli regala una seconda giovinezza, tanto che i primi due titoli mancuniani targati Pep vedono David confermarsi tra i giocatori chiave della squadra e diventare una delle intelligenze multiple sulle quali si è costruito il sistema del tecnico catalano.</p>



<p>Anche se parliamo dei titoli de 2018 e del 2019, forse è difficile votare David come il Re della squadra, come il suo leader tecnico, quasi a conferma del suo destino di geniale secondo violino, di Principe che non diventa mai un re; ma questo nulla toglie a una carriera che, se parliamo di calcio spagnolo e non solo, merita di finire nella Hall of Fame e gli applausi convinti di tutti gli appassionati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/10/20/david-silva-mago-merlino-alla-corte-della-regina.html">David Silva, &#8220;Mago Merlino&#8221; alla corte della Regina</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Grandi stagioni quasi dimenticate: da Scholes 2003-Xavi 2005 a Suarez 2014-Salah 2018</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2022 09:42:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il gioco delle somiglianze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Propongo oggi il nostro gioco delle somiglianze in una versione aggiornata e particolare. Parlare di &#8220;miglior giocatore del mondo&#8221; è sempre una forzatura concettuale, per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/11/01/grandi-stagioni-quasi-dimenticate-da-scholes-2003-xavi-2005-a-suarez-2014-salah-2018.html">Grandi stagioni quasi dimenticate: da Scholes 2003-Xavi 2005 a Suarez 2014-Salah 2018</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Propongo oggi il nostro gioco delle somiglianze in una versione aggiornata e particolare. Parlare di &#8220;<em>miglior giocatore del mondo</em>&#8221; è sempre una forzatura concettuale, per diverse ragioni (ruoli e contesti diversi, risultati di squadra che non dipendono in via principale da un singolo etc..), ma questo non impedisce alla nostra testa di arrovellarsi sulla questione, dando forse per assodati tutta una serie di presupposti che assodati non sono &#8211; chi è, oggi, il più grande giocatore del mondo? </p>



<p>Arrivo al dunque: ci sono stagioni in cui un singolo, sul piano del puro rendimento, vale i migliori calciatori in circolazione, e forse li supera pure sul piano della continuità e del proprio valore di uomo franchigia, e che però non si traducono in grandi risultati di squadra sul piano internazionale e a volte neppure su quello nazionale. Ecco, chi disputa una stagione del genere può rientrare in un ipotetico discorso sul &#8220;più grande del mondo&#8221;, almeno nel suo ruolo specifico? Io credo di sì, perché i successi di squadra spesso corroborano le qualità individuali, ma restano successi di squadra, e il pallone d&#8217;oro a mio parere non può costituirne una mera ratifica sul piano del singolo. In questa puntata del gioco delle somiglianze, che si propone di avere un seguto, vorrei quindi raccontare alcune grandissime annate il cui protagonista però, proprio a causa del ruolo preponderante del successo collettivo, non è stato celebrato quanto avrebbe meritato, né è stato inserito in una discussione sui maggiori fuoriclasse planetari, anche se sarebbe stato doveroso farlo.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Paul Scholes 2002/2003 vs Xavier Hernàndez 2004/2005</h3>



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<p><strong>Paul Scholes</strong> è stato <em>Mr. Incessansy</em>: 20 anni di carriera quasi sempre al top, l&#8217;affidabilità fatta giocatore, una completezza di repertorio nelle due fasi che ha riempito di meraviglia gli occhi di gente come <strong>Zidane</strong> e <strong>Ronaldinho</strong>, epperò anche un certo imbarazzo quando si tratta di nominare <strong>Scholes</strong> tra i &#8220;primi giocatori del mondo&#8221;, anche nel suo ruolo, perché la sensazione è che <em>qualcuno sia sempre stato un po&#8217; più bravo di lui</em>. Esiste a mio avviso un&#8217;eccezione, ovvero la stagione 2002/2003, nel corso dalla quale il piccolo centrocampista di origini irlandesi ha scavato un solco tra sé e quasi tutta la concorrenza planetaria: giunto alla piena maturità, Paul mette a referto l&#8217;incredibile numero di 20 reti in una sola stagione, ma soprattutto gioca il calcio più spettacolare e incisivo della sua carriera ed è &#8211; forse per la prima e ultima volta &#8211; l&#8217;uomo &#8220;franchigia&#8221; della Premier League strappata all&#8217;ultimo respiro a un grande Arsenal. <strong>Scholes</strong> decide infatti sia lo scontro diretto di dicembre (prestazione da giocatore universale, impreziosita da assist e gol) che molte delle ultime partite, quelle decisive per il sorpasso ai londinesi, e da gennaio in avanti non teme nessun concorrente in termini di impatto sulla gara; non solo tantissima classe e continuità, quindi, ma anche la capacità di alzare l&#8217;asticella del rendimento e di confezionare giocate determinanti quando la posta in palio si alza. L&#8217;eliminazione subita ai quarti di finale di Champions League, purtroppo, penalizza l&#8217;annata 2002/2003 di Scholes nella memoria collettiva (specie se non si è inglesi), ma io credo che Paul nel corso di quella stagione meriti di accomodarsi in mezzo a <strong>Henry</strong>, <strong>Zidane</strong>,<strong> Nedvěd</strong> e forse <strong>Ronaldo</strong> il Fenomeno e di essere coinvolto (per la prima e ultima volta?) in un ipotetico discorso sul giocatore più bravo e decisivo in circolazione.</p>



<p>Discorso simile vale per <strong>Xavi</strong> e il suo 2004/2005. Dopo un complicato 2002/2003, in cui spesso viene anche fischiato dal Camp Nou e persino bollato come grande talento declinato prematuramente (Xavi gioca dal 1998/1999), il piccolo genio catalano ricostruisce la propria carriera nel corso della stagione successiva, in cui però il Barcellona è ancora un puzzle da completare, e decolla definitivamente durante il primo anno di <strong>Rijkaard</strong>. Nel maggio del 2005 sono a Madrid, in visita ad alcuni amici universitari, e compro <em>Don Balon</em>: con grande stupore, apprendo che per la stampa specializzata l&#8217;assegnazione della corona riservata al miglior giocatore della Liga è questione che coinvolge <strong>Ronaldinho</strong>, <strong>Deco,</strong> <strong>Riquelme</strong> e <strong>Xavi,</strong> quest&#8217;ultimo il migliore per &#8220;media-voto&#8221; e il giocatore più importante (non più bravo, ma più importante) della squadra dell&#8217;olandese. Nel 2004/2005 Xavi diventa quindi il fuoriclasse che avrebbe fatto lucciare gli occhi al mondo soprattutto qualche anno più tardi: la Liga vinta in scioltezza è forse il suo primo grande traguardo come deuteragonista di una squadra che si affida soprattutto all&#8217;estro incontenibile e alle slogature jazz di un Dinho straripante, ma l&#8217;uscita agli ottavi di Champions fa dimenticare &#8211; al grande pubblico europeo &#8211; le grandi prestazioni stagionali del fuoriclasse iberico. A fine anno, il pallone d&#8217;oro è questione tra <em>Dinho</em> e i grandi tuttofare inglesi <strong>Lampard</strong> e <strong>Gerrard</strong>, ma a mio avviso un dibattito serio su quell&#8217;annata e sui suoi maggiori protagonisti non può che includere <strong>Xavi</strong>.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Luis&nbsp;Alberto&nbsp;Suárez 2013/2014 vs Mohamed Salah 2017/2018</h3>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Luis Suarez All goals of the season 13/14 HD | El Pistolero |" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/UeqaH9pTlvU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p>È possibile essere il singolo pù decisivo in circolazione, partita dopo partita, e non vincere nulla? <em>Luisito</em> e <em>Momo</em> dimostrano a mio parere che lo è. Nel 2013/2014 il Liverpool, come noto, si gioca fino all&#8217;ultimo un titolo che gli sfugge da oltre 20 anni, e ritrova uno dei migliori <strong>Gerrard</strong> della carriera, al netto del sin troppo citato <em>scivolone</em>. Se la squadra può però competere con un City tecnicamente superiore, tuttavia, lo deve a mio parere in buona misura al fuoriclasse uruguagio, ispirato come non mai, incontenibile nelle sue innumerevoli giornate di grazia e capace di essere uomo-franchigia (esagero un po&#8217;) quasi come il <strong>Ronaldo</strong> del 1997/1998 (con tanto di 23 reti in 33 gare e un numero altissimo di giocate decisive), tanto che a fine stagione sia la FWA che la PFA gli assegnano il premio di giocatore dell&#8217;anno, privilegio toccato a pochi altri campioni. In Europa League<strong> Suarez</strong> è sempre una sentenza ma il Liverpool saluta la compagnia troppo presto; il grande mondiale conferma in ogni caso che in quel momento l&#8217;attaccante uruguaiano può giocarsela con qualunque giocatore del mondo per qualità, continuità, rendimento, impatto sulla squadra e sulla partita, e che quindi deve rientrare in ogni discussione seria sul &#8220;numero uno&#8221;.</p>



<p>Destino analogo tocca a<strong> Salah</strong> quattro anni più tardi: la sua stagione in Inghilterra è quasi senza precedenti, il fuoriclasse egiziano sembra avere la marmitta truccata, segna come se non ci fosse un domani (32 reti in 36 partite) ed è a sua volta uomo franchigia dei <em>Reds</em>. I suoi arrancano in campionato, ma raggiungono la finale di Champions (persa poi anche a causa delle follie di un portiere inadeguato) e il loro alfiere è sempre <em>Momo,</em> immarcabile per tutti gli avversari, non importa se si chiamano Porto, Manchester City o Roma (ci sono 11 reti in 15 partite, e una prestazione da 9 in semifinale contro la malcapitata Roma). Nel corso dell&#8217;intera stagione, Europa compresa, <strong>Salah</strong> a mio parere non ha molti paragoni (giusto <strong>Neymar</strong>, che però si rompe a febbraio e gioca comunque in un calcio un po&#8217; meno competitivo) e l&#8217;assenza di trionfi di squadra che corroborino il suo status di numero uno a mio parere diventa nella fattispecie quasi irrilevante.</p>
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		<title>Tra calcio e basket: da Nash-Xavi a Bird-Cruijff</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/07/03/tra-calcio-e-basket-da-nash-xavi-a-bird-cruijff.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jul 2022 07:59:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il gioco delle somiglianze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco la seconda puntata del gioco delle somiglianze nella sua versione più astratta, che richiede un notevole sforzo di immaginazione da parte dei lettori e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/07/03/tra-calcio-e-basket-da-nash-xavi-a-bird-cruijff.html">Tra calcio e basket: da Nash-Xavi a Bird-Cruijff</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Ecco la seconda puntata del gioco delle somiglianze nella sua versione più astratta, che richiede un notevole sforzo di immaginazione da parte dei lettori e degli appassionati.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Steve Nash e Xavi Hernández</h3>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>A inizio anni 2000, un regista anglo-canadese inizia a fare qualche apparizione agli All Star Game, grazie a una velocità di pensiero fuori dal comune e a due mani che sono capaci di qualsiasi prodezza, specie nel palleggio e nell&#8217;assist. Fino all&#8217;estate del 2004, tuttavia, questo piccolo regista canadese (piccolo per la NBA, con i suoi 180 cm o poco più) non pare destinato a una carriera leggendaria: grande talento, tra i migliori nel ruolo della sua generazione, ma non un fenomeno che possa dare del tu a registi come Magic Johnson o Isiah Thomas.</p>



<p>Nel 2004 però qualcosa cambia, <strong>Steve Nash</strong> sembra montare la marmitta truccata e per tre stagioni fa il vuoto, imponendosi non come il giocatore più forte e completo del mondo, ma probabilmente come quello più importante, tanto da portarsi a casa due premi di MVP (per capire di cosa stiamo parlando, <strong>Kobe Bryant</strong> e <strong>Kevin Durant</strong> ne hanno vinto uno a testa).</p>



<p><strong>Nash</strong> in quelle stagioni ha letteralmente le visioni, trasforma in maniera radicale lo stile di gioco dei <strong>Phoenix Suns</strong> ed è considerato a ragion veduta il precursore del basket moderno: la<em> Small Ball Basketball</em> di cui si parla da diversi anni è soprattutto farina dei sacchi di Nash e di Coach <strong>D&#8217;Antoni;</strong> il duo impone su scala planetaria una pallacanestro in cui la velocità di circolazione della palla e la tecnica (individuale e di squadra) diventano più importanti della mole, ponendo fine all&#8217;epoca dominata dai grandi centri. Vedo diverse analogie con <strong>Xavi</strong>, campione ragazzino che tuttavia diventa uno dei massimi centrocampisti di sempre soprattutto nella fase della carriera in cui lui è l&#8217;archè da cui scaturisce un modo nuovo di pensare il calcio (un modo affonda le radici nel passato, ma che rappresenta pur sempre una novità nel momento in cui matura definitivamente). Se <strong>Nash</strong> sfiora traguardi importanti ma non li ottiene, <strong>Xavi</strong> si colloca addirittura un gradino sopra il fuoriclasse anglo-canadese perché vince ogni tipo di trofeo da assoluto protagonista, tanto che non sarebbe blasfemo reputarlo il miglior giocatore di regia mai apparso sulla Terra.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Larry Bird e Johan Cruijff</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p></p>



<p>Prima di <strong>LeBron James</strong>, il biondissimo<strong> Larry Legend</strong>, proveniente da una famiglia di origini nordeuropee dell&#8217;Indiana, ha imposto un nuovo paradigma di ala piccola: giocatore di statura superiore ai due metri, <strong>Bird</strong> è stato un fuoriclasse universale, un tiratore con pochi precedenti, un ottimo difensore, un grande passatore, un leader a tutto campo, tanto che ancora oggi figura ai vertici di numerose graduatorie che in NBA hanno un certo peso (assist, punti, rimbalzi etc..).</p>



<p><strong>Bird</strong> non dura moltissimo, ma negli anni migliori fa il vuoto ed è l&#8217;uomo cardine di uno dei cicli più spettacolari e vincenti della storia. Solo<strong> LeBron</strong>, tra i suoi eredi, l&#8217;ha superato muovendosi all&#8217;interno del medesimo perimetro, quello dei fuoriclasse proteiformi.</p>



<p>Il giocatore che più ha avvicinato la figura di Bird su un campo di calcio è a mio parere <strong>Johan Cruijff</strong>, anche per ragioni simboliche ed etnografiche (l&#8217;unico bianco che si accomoda tra gli eletti in NBA e, nel calcio, forse l&#8217;unico giocatore del nord Europa che fa la stessa cosa). Anche <strong>Cruijff</strong> non dura moltissimo, ma è l&#8217;universale più grande mai apparso in un campo di calcio dopo Di Stéfano, e per qualche anno ridefinisce il significato di fuoriclasse deputato a trasformare la squadra quasi in ogni zona del campo.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Tracy McGrady/ Allen Iverson e Neymar</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Tracy McGrady - 13 punti negli ultimi 35 secondi (commento Tranquillo - Buffa)" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/H8rdFgttDwQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p>Flavio Tranquillo, chiamato a pronunciarsi su <em>T Mac</em>, ha speso queste parole: che gli sia mancato qualcosa per diventare un grandissimo è sotto gli occhi di tutti, dire cosa gli sia mancato è più difficile; probabilmente, gli sono mancati un po&#8217; la salute e un po&#8217; quello che Coach <strong>Popovich</strong> definisce con due lettere &#8220;It&#8221;, cioè la capacità di migliorarsi, di essere sempre sul pezzo, di possedere la cattiveria giusta nel momento giusto. Perché, per il resto, aveva tutto quello che serve per essere un fenomeno, anzi forse aveva pure troppo.</p>



<p>Le parole del grande cronista sportivo per me descrivono anche la figura di <strong>Neymar</strong>, pur con qualche accorgimento: <strong>McGrady</strong> non ha mai superato un turno ai playoff ed è rimasto nel limbo dei talenti fenomenali e inespressi, <strong>Neymar</strong> ha invece vinto da protagonista una Libertadores a 19 anni e una Champions a 23, ha trascinato il PSG a traguardi ragguardevoli in Europa e anche in nazionale ha saputo caricarsi una squadra spesso non eccezionale sulle spalle. Perché, quindi, rimane parzialmente un incompiuto? A mio avviso, perché si è rotto spesso nel momento chiave della stagione ma soprattutto perché uno con il suo talento avrebbe dovuto accomodarsi in mezzo agli alieni, e invece non l&#8217;ha fatto ed è rimasto un bel passo indietro. Tuttavia, proprio perché <strong>Neymar</strong> non ha difettato dell'&#8221;It&#8221; tanto quanto <strong>McGrady</strong>, per tradurne la figura in un giocatore di NBA ho evocato anche The Answer <strong>Allen Iverson</strong>, un freak della natura capace di imprese titaniche, un personaggio fuori dalle righe, un anarchico cui doveva essere concessa ogni libertà. Anche <strong>Iverson</strong> ha mancato il bersaglio grosso, ma c&#8217;è andato vicinissimo nel 2001 (con quella che per molti è la squadra più scarsa ad aver mai disputato una finale NBA) e ha dimostrato di saper alzare l&#8217;asticella nei momenti caldi, almeno in certe occasioni, così come è riuscito a<strong> Neymar</strong> (penso a Barcellona-PSG 2017, ad alcuni capolavori di arte astratta delle Champions 2020 e 2021, che sono quasi la summa della sua carriera, con pregi e difetti).</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Tim Duncan e Franz Beckenbauer/ Zinédine Zidane</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Tim Duncan&#039;s Top 10 Plays of His Career" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/OL1sORY3Kh4?start=80&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<p>&#8220;<em>La chiave del mio successo? Scegliere Tim Duncan al draft. Poi rimanere vivo e vegeto</em>&#8220;. Questa le parole di <strong>Popovich</strong> in merito al giocatore chiave della sua carriera di allenatore (leggendaria), e in effetti qualcuno per<strong> Tim Duncan</strong> ha scomodato l&#8217;acronimo GOAT, negli ultimi anni, non senza qualche fondamento. Duncan è stato forse il miglior difensore di sempre, non tanto nell&#8217;uno contro uno ma come impatto sulla difesa, specie nel pitturato, nonché per le doti di regista difensivo. In più, pur collezionando numeri tutto sommato normali quanto a punti e assist, <strong>Duncan</strong> ha saputo alzare come nessun altro forse l&#8217;asticella quando la temperatura saliva e la posta in palio iniziava a scottare: due volte miglior giocatore della stagione regolare, ma soprattutto tre volte miglior giocatore delle finali, cui si aggiungono altri due titoli vinti in tarda età e nell&#8217;incredulità generale – il tutto per cinque anelli, che sarebbe stati sei senza il famoso canestro all&#8217;ultimo secondo di Ray Allen – lo specialista che ha<em> Game</em>. Per traslitterare Duncan su un campo di calcio devo scomodare il Kaiser <strong>Beckenbauer</strong>, simile nella testa da vincente, nella longevità ma anche nella leadership silenziosa e nei modi austeri, e forse anche il sublime <em>Zizou</em>, l&#8217;uomo delle finali e dei grandi tornei, decisivo su tale fronte anche in età avanzata (Zidane nel 2006 assomiglia un po&#8217; a Duncan nel 2014).</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Stephen Curry e Lionel Messi</h3>



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<p>Nel corso delle stagioni 2014/2015 e 2015/2016 ho letto su vari quotidiani sportivi articoli in cui si ipotizzavano analogie tra questi due fenomeni, quindi in questo caso devo inventarmi poco: stessa meravigliosa disinvoltura con la palla, stessa capacità di segnare un&#8217;epoca (è opinione diffusa che<strong> Curry </strong>abbia cambiato il basket, e per me l&#8217;ha fatto in parte anche<strong> Messi</strong> con il calcio), stesso talento che proviene dalla stratosfera (velocità di esecuzione e naturalezza incomparabili), e un carattere un po&#8217; riservato, non esattamente da star, che forse li penalizza in alcuni momenti caldi. Grazie all&#8217;ultima stagione, sono in pochi a dubitare che Curry meriti di accomodarsi tra i mostri sacri, ma proprio nelle posizioni di immediato rincalzo rispetto ai marziani Jordan &amp; Lebron; su Messi è invece vietato sollevare obiezioni: è un Curry più precoce e ancora più vincente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/07/03/tra-calcio-e-basket-da-nash-xavi-a-bird-cruijff.html">Tra calcio e basket: da Nash-Xavi a Bird-Cruijff</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Don Andrés e l&#8217;Europa: le dieci meraviglie dell&#8217;Illusionista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jan 2022 14:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[andres iniesta]]></category>
		<category><![CDATA[arsenal]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Andrés Iniesta è tra i pochi giocatori in grado di mettere d&#8217;accordo tanto gli implacabili del risultato quanto gli esteti: la bellezza quasi eterea del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/01/15/don-andres-e-leuropa-le-dieci-meraviglie-dellillusionista.html">Don Andrés e l&#8217;Europa: le dieci meraviglie dell&#8217;Illusionista</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap"><strong>Andrés Iniesta</strong> è tra i pochi giocatori in grado di mettere d&#8217;accordo tanto gli implacabili del risultato quanto gli esteti: la bellezza quasi eterea del suo gioco ha agevolato anziché castrato la sua propensione alla concretezza. <strong>Iniesta</strong> non ha mai collezionato numeri straordinari, in termini di assist e gol, ma ha riservato le giocate pesanti ai momenti decisivi, e questa sua impagabile dote ha fatto la differenza soprattutto in Europa.</p>



<p>Abbiamo quindi deciso di ripercorrere le tappe fondamentali della sua straordinaria carriera europea, culminata in quattro Champions League e costellata di prestazioni da tramandare ai posteri.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Barcellona-Arsenal 2-1</h3>



<p></p>



<p><em>17 maggio 2006, Stade De France (Parigi)</em></p>



<p>Le avvisaglie c&#8217;erano tutte: la partita da furetto (quasi minorenne) a tutto campo contro l&#8217;Udinese, l&#8217;<em>Iniestazo</em> <em>ante litteram</em> sfiorato nel 2005, e soprattutto un contributo notevole per lucidità e precisione a San Siro nel mese di aprile 2006, quando <strong>Iniesta</strong> (fungendo da supporto del fenomeno del momento, un <strong>Ronaldinho</strong> stellare) si guadagna voti alti su tutti i giornali e gli applausi del suo tecnico. A Parigi, circa un mese più tardi, Iniesta parte però dalla panchina e non la prende bene; come molti grandi sa però aspettare che la partita venga a lui, e quando <strong>Rijkaard</strong> lo spedisce in campo contribuisce a trasformare lo scenario della finale. Affiancato da un <strong>Deco</strong> in stato di grazia, <strong>Iniesta</strong> si colloca a metà tra centrocampo e attacco e mette ripetutamente in crisi gli avversari londinesi, sia con la visione di gioco (splendide almeno due aperture) che quando la sua accelerazione palla al piede (impercettibile eppure decisiva) gli consente di seminare avversari. La prestazione merita una menzione anche perché coronata da un assist decisivo, un filtrante rasoterra (il suo marchio di fabbrica) che da oltre venti metri imbecca Eto&#8217;o e gli consente di superare Lehmann.</p>



<p></p>



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<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Barcellona-Bayern Monaco 4-0</h3>



<p></p>



<p><em>7 aprile 2009, Camp Nou (Barcellona)</em></p>



<p>In Spagna si parla a lungo del primo tempo più bello della storia del calcio, vengono scomodati il Grande Real, l&#8217;Ajax e il Milan che furono, e per una volta la stampa non si fa fuorviare dalla retorica: il Barcellona della primavera del 2009, quando ingrana, diventa una macchina da calcio in grado di riempire gli occhi anche dei critici più esigenti, e il primo tempo del quarto di finale contro il <strong>Bayern Monaco</strong> è uno dei momenti più alti della sua cavalcata europea. <strong>Iniesta </strong>disputa una partita sensazionale, avviando l&#8217;azione del primo gol e partecipando a innumerevoli altri scambi e combinazioni di una bellezza stordente, combinando il passo della mezzala moderna e la classe del fantasista sudamericano.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Chelsea-Barcellona 1-1</h3>



<p></p>



<p><em>6 maggio 2009, Stamford Bridge (Londra)</em></p>



<p>Non spreco fiato a rievocare quella che rimane una delle partite più controverse e discusse degli ultimi anni. Rievoco invece le gesta del piccolo genio spagnolo, in quella che è forse la più grande prestazione da <em>uomo solo al comando</em> di un fuoriclasse che è stato soprattutto un superlativo direttore d&#8217;orchestra. Il Barcellona a Londra, il 6 maggio del 2009, è frastornato e fortunato sotto molteplici aspetti, non ultimo quello arbitrale, ma la giocata che rovescia la storia recente del calcio, come noto, la confeziona<strong> Iniesta</strong> nei minuti di recupero del secondo tempo, peraltro pescando in un carniere che di norma non gli è congeniale (il tiro di prima da fuori area). Nei novanta minuti precedenti, Don Andrés pare peraltro un uomo lasciato solo a combattere contro il destino: fa a sportellate con i ben più equipaggiati <strong>Essien</strong> e <strong>Lampard</strong>, si invola almeno due volte palla al piede in mezzo a nugoli di avversari, e più in generale è l&#8217;ancora di salvezza del peggior Barcellona della stagione.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Relato Fernando Palomo Golazoo de Iniesta ultimo minuto Chelsea 1 1 Barcelona UCL 2009" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/jt6yaZ5jjy0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Barcellona-Manchester United 2-0</h3>



<p></p>



<p><em>27 maggio 2009, Stadio Olimpico (Roma)</em></p>



<p>Reduce dall&#8217;annata che l&#8217;ha definitivamente consacrato tra i fuoriclasse contemporanei, a mio parere la migliore della sua carriera (<strong>Iniesta</strong> nel 2009 ha una gamba tale da giocare come numero otto a tutto campo, decisivo in tutte le fasi di gioco e di continuità inattaccabile), <strong>Iniesta</strong> rischia di saltare il momento clou, ovvero la finalissima con il <strong>Manchester United</strong>, una sorta di All Star Game che raccoglie una quota importante dei migliori giocatori del mondo. Fortunatamente il piccolo spagnolo recupera la condizione e, anche se il medico gli raccomanda di non calciare con troppa forza dalla distanza, si esibisce in quella che forse è la prestazione più bella della sua carriera europea, in perfetta sintonia con il gemello <strong>Xavi</strong>. Superati i primi minuti di affanno, quasi letali per la squadra in un paio di occasioni, Don Andrés cambia marcia, macina venti metri buoni palla al piede e serve a <strong>Eto&#8217;o</strong> un pallone che il fuoriclasse camerunese valorizza ancora una volta al meglio. Siamo al decimo minuto e da quel momento la partita sarà una sorta di esibizione del Barcellona, e soprattutto dei due genietti del centrocampo, che nascondono il pallone ai dirimpettai, gestiscono i tempi del gioco e della manovra, creano diversi pericoli. Quando Don Andrés esce dal campo, stremato, persino l&#8217;arbitro si congratula con lui.</p>



<p>Come disse tale <strong>Alex Ferguson</strong>, «It wasn&#8217;t really Messi who was the problem. It was Iniesta and Xavi. They can keep the ball all night long» <em>(Non è stato Messi il vero problema. Sono stati Iniesta e Xavi. Loro hanno tenuto il pallone a lungo tutta la notte).</em></p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Barcellona-Arsenal 3-1</h3>



<p></p>



<p><em>8 marzo 2011, Camp Nou (Barcellona)</em></p>



<p>Come già due anni prima in Inghilterra, nel marzo del 2011 Iniesta si dimostra ancora una volta l&#8217;uomo cui il Barcellona deve aggrapparsi quando le cose non funzionano, o meglio quando la situazione non si sblocca. I catalani dominano in lungo e in largo gli avverari, ma faticano a concretizzare, anche perché le occasioni pulite non sono numerose. A fine primo tempo, Iniesta disegna un&#8217;opera d&#8217;arte contemporanea, recuperando un pallone sulla trequarti, superando gli avversari con una <em>croqueta</em> di<em> laudrupiana</em> memoria e servendo a <strong>Messi</strong> un assist capolavoro, un assist che il fenomeno argentino ripaga con un gol altrettanto memorabile. Nel secondo tempo, dopo che i londinesi hanno pareggiato grazie a un autogol di <strong>Busquets</strong>, <strong>Iniesta</strong> riprende in mano la squadra, coadiuvato da <strong>Messi</strong> e <strong>Xavi</strong>, e con uno spunto palla al piede (ancora una volta, un&#8217;accelerazione quasi impercettibile ma pressoché incontenibile) consente ai suoi di siglare il gol del vantaggio. In mezzo alle due giocate decisive, tanta classe e una lunga serie di giocate da palati fini.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Barcellona-Shakthar Donetsk 5-1</h3>



<p></p>



<p><em>6 aprile 2011, Camp Nou (Barcellona)</em></p>



<p>Il 2011 è, con il 2009, l&#8217;anno di grazia dell&#8217;Illusionista, che, specie nella seconda parte di stagione, perfeziona il suo calcio cerebrale, fatto di pura intelligenza e di puro intuito, ma anche di grandissima efficacia. I quarti di finale contro gli Ucraini dello <strong>Shakhtar</strong> a posteriori sono stati quasi una formalità, ma ciò nulla toglie a una delle partite più incisive della carriera di Don Andrés, che sblocca il match, inventa un assist <em>pirliano</em> con un&#8217;apertura al millimetro e più in generale pare giocare con una leggerezza che gli consente di semplificare anche le operazioni più difficili, dote appannaggio solo dei grandissimi. Anche per la UEFA l&#8217;uomo più di quel Barcellona straripante è lui e direi quindi che la partita merita di figurare in questa lista.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Barcellona-Manchester United 3-1</h3>



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<p><em>28 maggio 2011, Wembley (Londra)</em></p>



<p>Obiezione accolta: quella sera, più di <strong>Iniesta</strong>, incantano <strong>Messi</strong> e <strong>Xavi</strong>, almeno secondo l&#8217;adagio dominante, e personalmente condivido la lettura. Ciò non toglie che anche il fuoriclasse di <em>Fuentenalbilla</em> confermi per l&#8217;ennesima volta di vivere un momento di grazia, raccordando il gioco in decine di occasioni, districandosi ripetutamente in mezzo agli avversari, facendo leva sulle sue superiori doti tecniche e di intelligenza per agevolare il dominio globale dei suoi. A quella partita manca forse la ciliegina, la singola giocata da tramandare ai posteri, ma sul piano prestazionale<strong> Iniesta</strong> quella sera si accomoda in ogni caso su un piano altissimo.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Barcellona-Milan 4-0</h3>



<p></p>



<p><em>12 marzo 2013, Camp Nou (Barcellona)</em></p>



<p>I fasti dell&#8217;epopea di <strong>Guardiola</strong> sembrano già un lontano ricordo nella primavera del 2013: il calcio da <em>showtime</em> degli anni precedenti si vede solo a sprazzi, nel corso della stagione 2012/2013, ed è quasi sempre Messi, quando è in salute, a togliere le castagne dal fuoco dei suoi. Il record di punti nella Liga è tutto targato Leo, ma se c&#8217;è un giocatore che nel corso dell&#8217;anno non sfigura al cospetto del fenomeno argentino questi è Don Andrés, che vive una delle stagioni migliori della carriera sul piano della prolificità (negli assist). Gli ottavi di Champions vedono i catalani contrapposti a un <strong>Milan</strong> già declinante e a San Siro, contro ogni pronostico, i rossoneri dominano dei blaugrana irriconoscibili, con Iniesta che sembra la versione scarsa di Colombo e non ne azzecca una.</p>



<p>Difficile però per uno come lui sbagliare due gare importanti di fila, e infatti in Spagna Andrés, Xavi e Messi tornano a giocare al meglio delle loro possibilità, la Gazzetta dello Sporti titolerà &#8220;<em>Il ritorno del tiki-taka</em>&#8221; e Iniesta declamerà il suo calcio sofisticato, fatto di controlli in un fazzoletto, dribbling portati a termine camminando e verticalizzazioni che diventano logiche solo una volta giunte a destinazione, il tutto per novanta minuti buoni e impreziosito da un assist che è morbidezza allo stato puro. La duplice batosta subita dal Bayern poche settimane chiuderà in malo modo la stagione europea dei catalani e di Iniesta, ma questo nulla toglie alla splendida gara di rimonta e al calcio ammirato contro i rossoneri.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Barcellona-Atletico Madrid 1-1</h3>



<p></p>



<p><em>1 aprile 2014, Camp Nou</em></p>



<p>La stagione 2013/2014 è una delle più difficili del recente passato blaugrana, almeno sino al tracollo del nuovo decennio, ma i quarti di finale della Champions vedono in ogni caso in azione una delle versioni più brillanti di Don Andrés, che nell&#8217;occasione torna a vestire i panni del <em>One Man Team</em>, specie nel corso di una ripresa che regala alcuni dei lampi migliori della sua carriera. Dopo un tempo di sofferenza, <strong>Iniesta</strong> cambia marcia e con l&#8217;allora giovane <strong>Neymar</strong> consente ai suoi di trovare il pareggio e di sfiorare in più occasioni il gol del sorpasso, laddove <strong>Messi</strong> – l&#8217;Atletico Madrid era la sua kryptonite – è per una volta un ectoplasma, quasi l&#8217;uomo in meno. Il diagonale con cui Don Andrés serve Neymar ai fini del pareggio è un cioccolatino e un saggio della sua superiore capacità di leggere i movimenti dei compagni. Perdonerete la frase poco elegante, ma un grande appassionato e intenditore di mia conoscenza quella sera, dopo l&#8217;ennesima giocata da artista, scrisse &#8220;<em>Iniesta sta scopando con il pallone</em>&#8221; e direi che la sua prestazione non poteva essere inquadrata meglio.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Andres Iniesta Vs Atletico Madrid (H) - HD - 1.4.2014 - By Pep" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/9P5lCPslUZ0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Barcellona-Juventus 3-1</h3>



<p></p>



<p><em>6 giugno 2015, Olympiastadion (Berlino)</em></p>



<p>Il premio assegnato a fine gara a <strong>Iniesta </strong>fu salutato da alcuni suoi detrattori (esistono, benché risulti difficile anche solo pensarlo) come una forzatura, ma chi scrive non condivide. D&#8217;accordo,<strong> Suárez</strong> e <strong>Buffon</strong> non furono da meno, anzi, e alcune giocate di altissimo profilo portano la loro firma, rendendoli forse anche più decisivi dello spagnolo. Ciò non toglie che, anche nell&#8217;ultima finale disputata, Iniesta si confermi giocatore che alza l&#8217;asticella quando le circostanze e la posta in palio lo richiedono: dopo pochi minuti, regala al compagno di reparto croato un assist che è un gioiello di intuito e velocità di esecuzione; quindi, quando il forcing della Juve mette un po&#8217; a repentaglio la solidità degli spagnoli, Iniesta prende in mano le redini del gioco, divora avversari come ai tempi d&#8217;oro e viene sostituito solo quando proprio non ne ha più. Forse non una prestazione leggendaria, ma sicuramente tra le più incisive della sua carriera, il degno coronamento di una militanza europea che non ha quasi paragoni.</p>



<p>Nelle stagioni successive, Iniesta sarà ancora in grado di fornire un contributo importante, a volte anche determinante, ma non si vedranno più, a mio parere, le stesse prestazioni magistrali sopra brevemente descritte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/01/15/don-andres-e-leuropa-le-dieci-meraviglie-dellillusionista.html">Don Andrés e l&#8217;Europa: le dieci meraviglie dell&#8217;Illusionista</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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