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	<title>tottenham hotspur Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Europa League, finale: Tottenham-Manchester United 1-0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marcello Brescia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 May 2025 08:48:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio moderno]]></category>
		<category><![CDATA[amorim]]></category>
		<category><![CDATA[europa league]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esattamente 17 anni dopo la finale di Champions League tra Manchester United e Chelsea sotto il diluvio di Mosca, il calcio inglese celebra un altro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/05/23/europa-league-finale-tottenham-manchester-united-1-0.html">Europa League, finale: Tottenham-Manchester United 1-0</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Esattamente 17 anni dopo la finale di Champions League tra <strong>Manchester United </strong>e <strong>Chelsea</strong> sotto il diluvio di Mosca, il calcio inglese celebra un altro rendez-vous tra due squadre di Sua Maestà nell&#8217;ultimo atto di una competizione europea, con i <em>Red Devils</em> nuovamente protagonisti. Ci sono però alcune differenze non da poco rispetto al 2008: se ai tempi si affrontarono le prime due forze della Premier League, vinta dall&#8217;armata di <strong>Ferguson </strong>con appena 2 punti di vantaggio sui <em>Blues</em>, il rendimento interno delle due finaliste di quest&#8217;Europa League (e già qui si potrebbe riassumere il grigiore dell&#8217;ultimo decennio dello United) non ha certo contribuito ad arricchire una cornice tecnica già di per sè modesta.</p>



<p>In campionato infatti, il Manchester United e il <strong>Tottenham </strong>galleggiano rispettivamente al 16° e al 17° posto, e solo il livello infimo delle 3 retrocesse ha scongiurato ulteriori patemi per le due nobili decadute, entrambe alle prese con la propria peggior annata nell&#8217;era della Premier. L&#8217;impossibilità di scendere o salire, per dirla alla Aldo Baglio, ha dunque consentito ai due allenatori, <strong>Amorim </strong>e <strong>Postecoglou</strong> di archiviare ormai da diverso tempo il fronte domestico, per dedicarsi unicamente all&#8217;Europa League. Oltre all&#8217;allettante possibilità di conquistare un trofeo internazionale ampiamente alla portata, la finale di Bilbao rappresentava infatti una clamorosa occasione per qualificarsi alla prossima Champions League, pur trovandosi entrambe a quasi 30 punti di distanza dal 5° posto in campionato.</p>



<p>Le premesse per assistere a una gara non certo indimenticabile in effetti c&#8217;erano tutte; oltre all&#8217;importanza della posta in palio, e al valore non certo elevatissimo delle due squadre, le assenze per infortunio degli epicentri creativi del Tottenham (<strong>Bergvall, Maddison </strong>e <strong>Kulusevski</strong>) obbligano Postecoglou a sconfessare i propri principi di gioco, portandolo ad impostare una gara decisamente più reattiva che proattiva. Sul fronte opposto invece, sorprende la scelta di Amorim di rimettere nel mazzo alcune delle carte decisive per consentirgli di approdare al San Mamés: in panchina si siedono infatti <strong>Garnacho </strong>e <strong>Ugarte</strong>, con il conseguente arretramento in mediana di <strong>Bruno Fernandes</strong>, e la presenza di <strong>Mount </strong>dal 1&#8242; (in quella che per l&#8217;ex Chelsea è appena la decima presenza stagionale da titolare&#8230;). </p>



<p>Il risultato è un primo tempo estremamente chiuso, in cui il ritmo prevale in maniera fin troppo netta sulla qualità e sulle idee di gioco: è a tutti gli effetti uno spot al contrario per la Premier League. Il centrocampo ultra-muscolare degli Spurs, composto per l&#8217;occasione da <strong>Bentancur </strong>e <strong>Bissouma </strong>davanti alla difesa, con <strong>Sarr </strong>ad agire qualche metro più avanti, riesce efficacemente a gettare quanta più sabbia possibile negli ingranaggi già di per sé non oliatissimi del Manchester Utd, costretto ad affidarsi (come del resto tante altre volte nel corso della stagione) alle iniziative personali di <strong>Diallo</strong>. Dai piedi dell&#8217;ex atalantino nascono infatti gli sviluppi migliori dei Red Devils, a cui manca indubbiamente la brillantezza di Bruno Fernandes tra le linee.</p>



<p>Proprio da un pallone perso in maniera banale dal capitano portoghese, sul finire del primo tempo, nasce l&#8217;azione che porterà al clamoroso vantaggio del Tottenham, fin lì inefficace nei propri tentativi di ripartenza: <strong>Brennan Johnson </strong>legge meglio di tutti la traiettoria di un cross a rientrare di Sarr, riuscendo a tagliare davanti a <strong>Shaw </strong>(anch&#8217;egli riesumato inspiegabilmente da Amorim dopo l&#8217;ennesima stagione trascorsa ai box per problemi fisici), e trovando una fortunosa deviazione sul corpo di quest&#8217;ultimo, su cui un <strong>Onana </strong>tanto per cambiare non impeccabile viene beffato.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="565" height="354" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/ipa_johnson_tottenham_united.avif" alt="" class="wp-image-24181" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/ipa_johnson_tottenham_united.avif 565w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/ipa_johnson_tottenham_united-300x188.avif 300w" sizes="(max-width: 565px) 100vw, 565px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;esultanza di Johnson dopo il gol decisivo</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Una volta segnato l&#8217;1-0, i londinesi abbassano ulteriormente il baricentro, affidandosi alle letture in piena area di rigore del <strong><em>&#8220;Cuti&#8221; </em>Romero </strong>e di <strong>Van de Ven</strong>; al resto ci pensa la sterile foga del Manchester United, incapace di abbozzare una reazione che non contempli una pioggia di cross dalle parti di <strong>Vicario</strong>. Proprio quest&#8217;ultimo, al 68&#8242;, commette un&#8217;imprudenza clamorosa, con una presa-saponetta su un innocuo traversone di Bruno Fernandes; il più lesto ad avventarsi sul rimbalzo è <strong>Hojlund</strong>, che prova a riscattare la sua grigia esperienza inglese con un pallonetto di testa ben diretto verso la porta sguarnita. Il sopracitato Van de Ven tuttavia, sfodera un incredibile numero da acrobata, salvando sulla linea in mezza rovesciata e tenendo a galla il Tottenham.</p>



<p>Si gioca ormai ad una porta sola, con gli Spurs totalmente privi di forze e lucidità per provare a risalire il campo. Neanche l&#8217;ingresso di un <strong>Son </strong>malconcio infatti, riesce a far guadagnare metri al bus parcheggiato da Postecoglou, colto alla sprovvista in un solo frangente, ossia su un inserimento a fari spenti di Fernandes, ben trovato da un traversone di <strong>Mazraoui</strong>; il colpo di testa del lusitano, arrivato a colpire da un&#8217;ottima posizione, si perde però sul fondo. A riportare quantomeno un po&#8217; di brio tra le fila dello United ci pensa Garnacho, subentrato a 20&#8242; dalla fine per un anonimo Mount; il velenoso destro a giro rasoterra del ventenne argentino viene però ben stoppato da Vicario, che si prepara all&#8217;assalto finale.</p>



<p>Nel groviglio di corpi che si ammassano di continuo nell&#8217;area del Tottenham, che chiude con una difesa a 5 quasi sfacciata nella propria volontà di congelare a tutti i costi il risultato, ce n&#8217;è uno in cerca di riscatto nei minuti di recupero: Shaw, protagonista in negativo sul gol subito, tenta di rifarsi andando a svettare di testa sul traversone da destra di <strong>Dalot</strong>, con Vicario nuovamente protagonista nello sventare la minaccia, l&#8217;ultima di una partita davvero brutta, ma che i tifosi del Tottenham ricorderanno per il resto della propria vita. </p>



<p>Dopo 6296 giorni infatti, la bacheca di uno dei club più antichi al mondo torna ad ampliarsi: l&#8217;ultimo titolo vinto dal Tottenham era infatti la League Cup del 2008, nello stesso periodo in cui il Manchester United salì per l&#8217;ultima volta in cima all&#8217;Europa. Il Vecchio Continente nella prossima stagione dovrà dunque fare a meno dei Red Devils, esclusi da tutte le competizioni internazionali e obbligati a ripartire da zero per l&#8217;ennesima volta nel post-Ferguson. Chi invece ripartirà dall&#8217;Europa che conta (a meno che non lasci Londra), potrebbe essere proprio Postecoglou, che del resto ci aveva avvisato: &#8220;Di solito al secondo anno vinco sempre&#8221;. Che dire, aveva ragione lui.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="704" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/2025-05-21T203910Z_464428228_UP1EL5L1LD9IJ_RTRMADP_3_SOCCER-EUROPA-TOT-MUN-REPORT-1024x704.jpg" alt="" class="wp-image-24182" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/2025-05-21T203910Z_464428228_UP1EL5L1LD9IJ_RTRMADP_3_SOCCER-EUROPA-TOT-MUN-REPORT-1024x704.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/2025-05-21T203910Z_464428228_UP1EL5L1LD9IJ_RTRMADP_3_SOCCER-EUROPA-TOT-MUN-REPORT-300x206.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/2025-05-21T203910Z_464428228_UP1EL5L1LD9IJ_RTRMADP_3_SOCCER-EUROPA-TOT-MUN-REPORT-768x528.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/2025-05-21T203910Z_464428228_UP1EL5L1LD9IJ_RTRMADP_3_SOCCER-EUROPA-TOT-MUN-REPORT-1536x1056.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/05/2025-05-21T203910Z_464428228_UP1EL5L1LD9IJ_RTRMADP_3_SOCCER-EUROPA-TOT-MUN-REPORT.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Soccer Football &#8211; Europa League &#8211; Final &#8211; Tottenham Hotspur v Manchester United &#8211; San Mames, Bilbao, Spain &#8211; May 21, 2025   Tottenham Hotspur&#8217;s Micky van de Ven in action as he clears the ball REUTERS/Juan Medina</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Le pagelle</h2>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-medium-font-size"><strong>TOTTENHAM HOTSPUR</strong></p>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: VAN DE VEN 7</strong><br>Non era affatto scontato pensare che un difensore abituato a difendere in campo aperto come lui riuscisse a calarsi alla perfezione in un contesto da elmetto e trincea. Riesce ad impreziosire sul più bello una stagione sfortunatissima e piena di malanni fisici, regalando al popolo Spurs un&#8217;istantanea da custodire per generazioni e generazioni; un enorme pezzo di coppa è indubbiamente suo.</p>



<p><strong>BISSOUMA 6,5</strong> Chiamato a schermare le ricezioni di Mount e compagnia cantante, se la cava con sudore, sacrificio e tanto olio di gomito; tutte doti che, per farla breve, nessuno assocerebbe mai al Tottenham, e che rendono ancor più speciale questo trionfo così antistorico e inaspettato.</p>



<p><strong>JOHNSON 6,5</strong> Uomo-ombra dell&#8217;attacco del Tottenham, pur non rubando l&#8217;occhio per estro e vistosità rimane uno degli elementi più affidabili di una squadra che viaggia perennemente a corrente alternata. In questa stagione, tra gol e assist, è entrato in ben 22 reti, firmando in prima persona la più importante di tutte: prima di lui, gli ultimi uomini ad aver griffato un trofeo del Tottenham erano stati Berbatov e Jonathan Woodgate, un&#8217;era geologica fa nel calcio.</p>



<p><strong>VICARIO 6,5</strong> Nonostante le percentuali bulgare di possesso palla e dominio territoriale del Manchester United, non viene esposto a particolari pericoli grazie a una difesa attenta e ben mentalizzata sull&#8217;obiettivo. In ogni caso, si fa trovare pronto nel momento del bisogno, in particolar modo sull&#8217;incornata di Shaw, con l&#8217;unico grosso neo dell&#8217;errore su Hojlund, ben tamponato da Van de Ven.</p>



<p><strong>RICHARLISON 6</strong> In fase offensiva, essendo anche dirottato in un ruolo a lui non certo congeniale come la fascia sinistra, è praticamente inesistente, ma merita un applauso per la tigna che ci mette in copertura. Quasi non sembra vero, infatti, di vedere un giocatore storicamente supponente e fumoso come lui mettersi a lottare e rincorrere gli avversari con un tale livello di applicazione.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center has-medium-font-size"><strong>MANCHESTER UNITED</strong></p>



<p></p>



<p><strong>IL MIGLIORE: DIALLO 6</strong><br>Pur non ricevendo sufficiente supporto da Mazraoui, riesce ugualmente a rendersi pericoloso nel primo tempo, creando più grattacapi al Tottenham da solo rispetto a tutti gli altri suoi compagni messi insieme. Alla distanza però Udogie riesce a prendergli le misure, facendolo uscire dal match.</p>



<p><strong>GARNACHO 6</strong> Non è di certo il calciatore più lucido a disposizione di Amorim, che escludendolo dall&#8217;11 titolare tuttavia commette un grave errore. Nonostante Garnacho finisca spesso per impappinarsi sbagliando qualche scelta di troppo, per intraprendenza e gamba rimane irrinunciabile in una squadra asfittica come il Manchester United, che beneficia indubbiamente del suo tardivo ingresso a 20&#8242; dalla fine.</p>



<p><strong>BRUNO FERNANDES 5</strong> Trascinatore assoluto di questo gruppo sgangherato, arrivato alla finalissima anche e soprattutto grazie ai suoi 7 gol (e 4 assist) in quest&#8217;Europa League. Eppure, dopo un torneo giocato interamente nel suo ruolo naturale a ridosso del centravanti, viene spostato in mediana proprio nell&#8217;unica serata in cui non era ammesso fare esperimenti. Il risultato? Una partita totalmente priva di guizzi, con qualche errore grave che non ti aspetteresti mai da uno come lui.</p>



<p><strong>SHAW 5</strong> Già da qualche annetto sembra ormai decisamente fuori luogo in contese di un certo livello, tant&#8217;è che negli ultimi 2 campionati ha accumulato appena 16 presenze da titolare. Oltretutto, non gli si fa certo un favore a schierarlo da braccetto sinistro, ruolo che del resto non gli è mai appartenuto, e probabilmente mai gli apparterrà. Sfortunato e colpevole al tempo stesso in occasione del gol di Johnson.</p>



<p><strong>MOUNT 4,5</strong> A 4 anni di distanza da quel 2021 in cui in tanti si erano convinti di aver trovato il nuovo Lampard, diventa lecito chiedersi che fine abbia fatto quel giocatore. L&#8217;amara realtà è che gli infortuni, e un vero e proprio tritacarne calcistico qual è lo United, lo hanno completamente fagocitato. Non è neanche corretto definirlo l&#8217;assente ingiustificato della finale, visto che il buon senso avrebbe imposto di non farlo proprio scendere in campo.  </p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>
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		<title>Paul Gascoigne, il &#8220;diamante pazzo&#8221; d&#8217;Inghilterra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Resta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[euro 1996]]></category>
		<category><![CDATA[inghilterra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il gioco del calcio ha un santuario colmo di what if dove miti e leggende si intrecciano tra le pagine di epiche cronache sportive. Ed [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il gioco del calcio ha un santuario colmo di <em>what if</em> dove miti e leggende si intrecciano tra le pagine di epiche cronache sportive. Ed è proprio qui che la figura di <strong>Paul <em>Gazza </em>Gascoigne</strong> emerge come un’enigmatica costellazione. Un talento sopraffino, che, come una supernova, ha brillato con intensità effimera per poi dissolversi nel turbinio delle sue stesse convulsioni esistenziali.</p>



<p>Nell&#8217;inverno di un&#8217;epoca “Iron” che sembrava scandita solo dai ritmi frenetici e dalle luci accecanti delle metropoli britanniche, emerse un giovane talento a Newcastle, un prodigio che danzava sul campo come un poeta con la penna: <strong>Paul Gascoigne</strong>. La sua adolescenza poi, un caotico vortice di emozioni e sogni, si svolse tra le strade grigie della capitale del North East e gli stadi incantati di una giovane Inghilterra. Un tiro sotto l&#8217;incrocio era un piccolo lasso di tempo e gioia fra le violenze domestiche e i pound da centellinare per portare un po&#8217; di “Singing Hinning” sui piatti.</p>



<p>Immaginate un ragazzo che calcia un pallone, il caldo abbraccio della palla sui suoi piedi, un’estasi che lo trasportava come un canto ancestrale. A Newcastle, <strong>Gascoigne </strong>non era solo un calciatore; era una promessa <em>“from the people, to the people”</em>, un sogno avvolto in un&#8217;aura di genialità. All’età di soli 11 anni, quando il mondo era ancora un paradigma in divenire, si unì alle giovanili del Newcastle United, ovvero la sua squadra del cuore. Qui, sui campi erbosi bagnati dalla pioggia incessante, fece tappa sulla sua strada verso la leggenda.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="180" height="279" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/images-3.jpg" alt="" class="wp-image-23389" style="width:350px"/><figcaption class="wp-element-caption">Un giovanissimo Gazza al Newcastle</figcaption></figure>



<p></p>



<p>La sua crescita calcistica non fu priva di ostacoli. In un contesto di sfide economiche e sociali, il giovane <em>Gazza </em>imparò a trovare il suo rifugio nella bellezza del gioco. La sua impressionante visione di gioco, unita a un talento innato, lo rese protagonista di aneddoti straordinari, come quando durante una partita giovanile, dribblò cinque avversari con la grazia di un ballerino e, con una finta che sembrava provenire da un sogno, segnò un gol che lasciò gli spettatori in completo silenzio, incapaci di credere a ciò che avevano appena visto.</p>



<p>Addirittura se ne occupò un cronista sportivo del Mirror che dopo averlo visto giocare in un derby contro le giovanili del Sunderland intitolò: <em>“England also has its Diego”.</em> Insomma, un titolo senza troppe pressioni verrebbe da dire.</p>



<p>Ma la poesia della sua carriera giovanile non si limitava solo ai gol e alle giocate sensazionali. C’era un&#8217;aura di vulnerabilità, di fragilità, che si sottintendeva in ogni sua apparizione in campo. Non si trattava solo di un ragazzo dotato; era un bambino che portava sulle spalle un carico di speranze e timori. «Ogni partita è come un viaggio»  affermava, «una battaglia tra il desiderio e la paura». Queste parole risuonano e risuoneranno come una litania, echeggiando attraverso le vie di Newcastle, dove la gente iniziava a riconoscere in lui non solo il calciatore, ma anche l’uomo fatto di risse e bevute colossali.</p>



<p>I tempi di festa non sarebbero tardati ad arrivare. <strong>Gascoigne </strong>esplose nella folgore calcistica, segnando una rete che rimarrà per sempre nel cuore degli appassionati. In una partita contro il West Ham, il giovane in erba eseguì un “cucchiaio” che sembrava un atto di ribellione nei confronti della gravità, una parabola perfetta che si insaccò dritta in porta. Un gesto che, come una pennellata su una tela, catturava l&#8217;essenza del gioco stesso: meraviglia, bellezza, libertà.</p>



<p>Quando il suo nome iniziò a serpeggiare nei bar e nei club di Newcastle, la città intera si rivoltò al ritmo della sua ascensione. Gli incanti del suo stile di gioco, spesso rinominato come “<em>Gazza’s Ballet</em>”, trascendevano il semplice atto di calciare un pallone. Era un’espressione di vita, un racconto di come, nonostante le avversità, la gioia poteva emergere come una fenice dalle ceneri.</p>



<p>E così, attraverso i meri numeri e le statistiche, emerge la figura di un ragazzo che, attraverso il calcio, non stava solo cercando di raggiungere la vetta, ma stava, soprattutto, cercando di capire se stesso e il mondo che lo circondava. In questa desolata bellezza del North East, tra la nebbia e il vento, <strong>Paul Gascoigne</strong>, con i suoi sogni infranti ma anche intatti, scrisse i primi versi della sua epopea calcistica, lasciando un’impronta indelebile nel cuore della sua gente, che lo avrebbe sempre applaudito non soltanto come un campione, ma come un&#8217;anima in cerca di libertà.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’incanto del campo</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/paukl-gascoigne-paul-tottenham_3339336-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-23385" style="width:750px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/paukl-gascoigne-paul-tottenham_3339336-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/paukl-gascoigne-paul-tottenham_3339336-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/paukl-gascoigne-paul-tottenham_3339336-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/paukl-gascoigne-paul-tottenham_3339336-1536x864.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/paukl-gascoigne-paul-tottenham_3339336.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gazza agli Spurs</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Gascoigne </strong>non era solo un calciatore di belle speranze; era uno scultore d’emozioni di un paese in totale riassetto. La palla sembrava innamorata dei suoi piedi, come se tra di loro esistesse un linguaggio segreto che solo i prescelti possono capire.</p>



<p>Trasferitosi al Tottenham Hotspur per una cifra importante, fu lì che <em>Gazza </em>raggiunse il nadir delle sue capacità calcistiche, saltando avversari con dribbling ipnotici e illuminando la First Division e con l’entusiasmo di un bimbo in un negozio di dolciumi. Indelebile rimane ad esempio la sua prestazione semifinale di FA Cup del 1991.</p>



<p>Il tabellone regala alle tifoserie di Tottenham e Arsenal il “North London Derby” ed è in situazioni come questa che l&#8217;estro di <em>Gazza </em>ama fare capolino. Dribbling, passaggi filtranti, palla c&#8217;è palla non c&#8217;è, un continuo susseguirsi di applausi per poi sfociare nell&#8217;apoteosi con una punizione all&#8217;incrocio da quasi 30 metri che batte un impotente <strong>David Seaman</strong>. </p>



<p>Nella finale di maggio a Wembley contro il Nottingham Forest, quando tutto il mondo è lì per osservare il prossimo gioiello del mercato invidiato dai più grandi Top Club d&#8217;Europa, <em>Paulie </em>gioca una partita nervosa e fuori dal suo contesto tecnico arrivando perfino a fare un fallo che per anni è stato nominato come “The worst foul in FA history”. Insomma, un paradosso vivente di magia e fragilità che, in due sole partite, esemplificava il suo genio e la sua caduta.</p>



<p>Ma come ho scritto poc&#8217;anzi, il talento di <strong>Gascoigne </strong>è troppo più grande di un episodio e l&#8217;Europa intera sogna di acquisire il suo cartellino. Ci provano Barcellona (ma <strong>Cruijff </strong>non è convinto della stabilità caratteriale del giocatore), il Real Madrid, il Marsiglia e per ultima la Lazio.</p>



<p>La serie A di allora è un po&#8217; come la Premier League di adesso, un posto dove tutti sognano di approdare. Erano gli anni in cui un giocatore come<strong> Gheorghe Hagi</strong> preventiva indossare la maglia del Brescia rispetto a quella del Real Madrid…</p>



<p>La Lazio si aggiudica l&#8217;asta per il talento britannico e <em>Gazza </em>sbarcherà a Roma con il compito di portare i biancoazzurri in cima al campionato ma, ahi noi, l&#8217;avventura di <strong>Gascoigne </strong>in Italia sarà un continuo susseguirsi di “Up&amp;Down”. Una cosa molto peggiore di una giostra di Gardaland. Gol impossibili e prestazioni indegne, dribbling ubriacanti e allenamenti saltati con scherzi compresi nel prezzo.</p>



<p>Soprattutto , ad un certo punto iniziano a fare visita gli infortuni ed è lì che tutto sembra essere finito per <em>Paulie</em>…</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="926" height="619" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Paul-Gascoigne-Source-Nostalgia-Ultras-Podcast-1.jpg" alt="" class="wp-image-23386" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Paul-Gascoigne-Source-Nostalgia-Ultras-Podcast-1.jpg 926w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Paul-Gascoigne-Source-Nostalgia-Ultras-Podcast-1-300x201.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Paul-Gascoigne-Source-Nostalgia-Ultras-Podcast-1-768x513.jpg 768w" sizes="(max-width: 926px) 100vw, 926px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gazza alla Lazio</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Simbolo di un’Inghilterra speranzosa</h2>



<p></p>



<p>Indossando la maglia bianca dei Tre Leoni, <strong>Gascoigne </strong>era diventato il cuore pulsante dell’Inghilterra durante il <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1990">Mondiale del 1990</a> in Italia, un torneo che risvegliò la passione calcistica di una nazione dormiente. Le sue lacrime in semifinale(per la cronaca della partita contro la Germania Ovest clicca <a href="https://gameofgoals.it/2015/11/21/1990-semifinali-germania-inghilterra-5-4-dr-1-1.html">qui</a>), il volto sconfitto come un Napoleone alla sua Waterloo, sono impressi nella memoria collettiva britannica, un lamento per ciò che sarebbe potuto essere: un Inghilterra gloriosa sul tetto del mondo.</p>



<p><strong>Gascoigne </strong>teneva alla sua Nazionale più di chiunque. La metteva sempre al primo posto. In una intervista al Sun dichiarò: «Per me ricevere il berretto della convocazione significa rappresentare ciò che sono, i posti dove sono cresciuto, la mia gente. Niente mi rende più orgoglioso! Per l&#8217;Inghilterra io sto male, non dormo la notte , darei la mia vita!».<br>Parole di un vero patriota oseremmo pensare.</p>



<p>Poi arriva il momento di affrontare il discorso Euro 96. Un discorso ricco di storie e molto complesso ma è qui che alle parole devono seguire i fatti.</p>



<p>Il calcio, come intitolava il Main Theme della competizione, “è tornato a casa” e l&#8217;Inghilterra di <strong>Terry Venebles</strong> ha il compito di non deludere le aspettative. La aelezione va in mini-tournée nel sud-est asiatico prima del torneo e durante una serata libera alcuni giocatori danno il meglio di loro stessi. In un locale colmo di prostitute e alcol in quantità industriale c&#8217;è una sedia da dentista. Il gioco è legare un volontario alla suddetta sedia e fargli ingurgitare più alcol possibile.<br>Il “volontario” già sapete chi è no!?</p>



<p>I tabloid grideranno allo scandolo. Forse, almeno questa volta, non avevano nemmeno tutti i torti. Come può una nazionale che deve vincere il torneo (in casa fra l&#8217;altro) comportarsi così?</p>



<p>Fra l&#8217;altro,la partita d&#8217;inizio con la Svizzera sembra dare ragione proprio ai tabloid che quasi contenti del pareggio esulteranno scrivendo: <em>“We warned you! Same old England&#8221;.</em><br>Poi però arrivarono pure Olanda e Scozia e la musica sembrò allinearsi alle note del <em>“BritPop”</em> e della sua <em>“Cool Britannia”</em>.</p>



<p>Il momento culminante avviene contro i cugini scozzesi e cioè quando, con una finta sublime, un sombrero ai danni di <strong>Colin Hendry</strong> e un tiro calibrato, il pallone si insacca nella rete, generando un&#8217;esplosione di euforia tra i tifosi. È come se il gol fosse una poesia che si materializza, una sublimazione del desiderio di trionfo e appartenenza che attraversa il pubblico; un richiamo all&#8217;identità collettiva di una nazione anelante a riportare in auge le sue glorie calcistiche.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>L&#8217;eco di quell&#8217;istante risuona ben oltre il campo di gioco. L&#8217;atto di <strong>Gascoigne </strong>diventa una narrazione condivisa, un simbolo di rinascita e di speranza in un&#8217;epoca di trasformazione, incapsulando le aspirazioni di un&#8217;intera generazione. Non è solo un gol, ma un manifesto culturale, una celebrazione di abilità e passione che si intrecciano in un abbraccio vibrante, testimoniando la potenza del calcio nel delineare storie che affondano le radici nel cuore umano. <em>Gazza</em> festeggerà proprio con <strong>Sheringham </strong>e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/02/12/shaggy-steve-mcmanaman-lincubo-di-alex-ferguson.html">Steve McManaman</a></strong> fingendo di essere proprio sul quella famosa sedia del dentista.<br>Ciò che aveva distrutto il buon nome dei Tre Leoni diventava di colpo il loro punto di forza.</p>



<p>In quel momento, <strong>Paul Gascoigne</strong> non è soltanto un calciatore: è l&#8217;incarnazione di un sogno condiviso, un poema visivo che afferma il potere del calcio di unire le persone e di evocare emozioni che s&#8217;intrecciano con l&#8217;anima stessa della propria nazione. Insomma <em>“Gazza Is Good as Before”</em>. </p>



<p>Euro 96 per l&#8217;Inghilterra finirà ai calci di rigore in <a href="https://gameofgoals.it/2024/09/17/euro-1996-semifinale-germania-inghilterra.html">semifinale contro la Germani</a>a e <strong>Gascoigne </strong>per 4 centimetri non arriverà su un pallone vagante in mezzo all&#8217;area che avrebbe portato l&#8217;Inghilterra in finale contro la sorpresa della Repubblica Ceca di <strong>Nedved</strong>, <strong>Poborsky </strong>e <strong>Bejbl</strong>. Non se lo perdonerà mai!</p>



<p>Da lì la sua carriera vivrà una eterna<em> </em>“Swan Song”, qualche mitico lampo con la casacca dei Glasgow Rangers e nulla più.<br>Quel torneo per <strong>Gascoigne </strong>fu il “Raise and Fall” di tutta la sua storia come calciatore e anche se il calcio tornò a casa solamente di passaggio, ad oggi, il dolore per quella competizione è ancora molto vivo nella mente di molti inglesi.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ombre e rimpianti</h2>



<p></p>



<p>Ma come Icaro che si avvicina troppo al sole, anche la parabola di <strong>Gascoigne </strong>si scontrò con i limiti della propria umanità. Al di fuori del campo, Paul era un personaggio tragicomicamente shakespeariano, immerso in aneddoti che spaziano dal divertente all’assurdo. Dai suoi scherzi infantili nelle camere d&#8217;albergo ai litigi inverosimili, la vita di <em>Gazza </em>è stata una commedia nera raccontata in atti improvvisati, un perpetuo confronto con i suoi demoni personali &#8211; alcool e depressione.</p>



<p>Cosa sarebbe accaduto se <em>Gazza </em>avesse potuto esprimere, in tutta la sua carriera, quella polifonia di talento che il destino, impietoso, ha alterato? È un interrogativo che risuona nei cuori degli inglesi come un eco distante. Forse avremmo visto l’Inghilterra sollevare un trofeo con la stessa grazia con cui <strong>Gascoigne </strong>alzava pinte di Guinness, ma proprio come l’occasione mancata, <em>Gazza </em>rimane come il crepuscolo incantevole di ciò che sarebbe potuto essere.</p>



<p></p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/02/27/paul-gascoigne-il-diamante-pazzo.html">Paul Gascoigne, il &#8220;diamante pazzo&#8221; d&#8217;Inghilterra</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Le 5 migliori squadre europee anno per anno dal 1961 al 1965</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 09:38:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Proseguiamo la nostra indagine della storia di vertice del calcio del Vecchio Continente avventurandoci nei mitici anni &#8217;60, il decennio che ha rivoluzionato il linguaggio, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/04/25/le-5-migliori-squadre-europee-anno-per-anno-dal-1961-al-1965.html">Le 5 migliori squadre europee anno per anno dal 1961 al 1965</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Proseguiamo la nostra indagine della storia di vertice del calcio del Vecchio Continente avventurandoci nei mitici anni &#8217;60, il decennio che ha rivoluzionato il linguaggio, i costumi e anche il modo di vedere lo sport. I primi cinque anni della decade sono dominati dal calcio latino, proprio come gli anni &#8217;50, ma la Spagna consegna la torcia ai portoghesi e poi agli italiani: la Milano euforica del boom economico diventa la regina d&#8217;Europa e del mondo.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1960-1961</h2>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Nel 1961 si interrompe il regno del <strong>Real Madrid </strong>sull&#8217;Europa, ma non la supremazia tecnica dei <em>Blancos</em>. I due fenomeni che vestono la maglia del Real sono in splendide condizioni di forma, nonostante la soglia dei trenta sia stata superata da un pezzo, e la Liga diventa il loro giardino di casa: nessuno tiene il passo del Real, che lascia letteralmente le briciole agli avversari. In Coppa dei Campioni il derby di Spagna con il Barça questa volta premia i catalani, non senza qualche polemica, ma l&#8217;impressione generale è che i bianchi della capitale siano ancora la squadra migliore.</p>



<p>Il <strong>Barcellona</strong>, dimostrando una precoce tendenza al psicodramma narcisista, nella Liga cede il passo e non è mai in lotta per il titolo, ma in Europa trova lo slancio giusto e raggiunge la finale, che pare sotto il suo controllo elegante ma che alla fine viene vinta dal <strong>Benfica</strong>, squadra più solida e abile nell&#8217;approfittare degli svarioni dei catalani. Ovviamente, anche i portoghesi fanno parte della cinquina, così come vi appartiene la <strong>Juventus</strong>, di nuovo regina d&#8217;Italia e brava questa volta anche a farsi sentire in Europa, nonostante l&#8217;eliminazione patita dal Real. <strong>Sivori</strong> gioca nuovamente da pallone d&#8217;oro e stavolta lo vince pure.</p>



<p>Da ultimo, trovo doveroso ricordare il trionfale cammino del <strong>Tottenham Hotspur</strong>, che demolisce la concorrenza interna e vince la First Division con ampio margine, dopo aver stabilito un record quasi imbattibile e superato solo nel 2017: gli <em>Spurs </em>vincono le prime 11 gare di campionato e perdono per la prima volta alla diciassettesima giornata. Come se non bastasse, i londinesi vincono anche la Coppa nazionale e conquistano il primo <em>double</em> della storia del calcio inglese del &#8216;900.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1961-1962</h2>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Se nel 1961 il <strong>Benfica </strong>ha vinto un po&#8217; a sorpresa, approfittando anche della tendenza dei catalani a incartarsi da soli, nel 1962, forte anche di un fenomeno come <a href="https://gameofgoals.it/2021/11/03/eusebio-la-pantera-nera-idolo-immortale-del-portogallo.html">Eusébio</a>, si prende tutto e lo fa in maniera trionfale: il 5-3 con cui supera il <strong>Real Madrid</strong> nella finale di Coppa dei Campioni segna l&#8217;inizio di una nuova fase della storia del calcio e mi impone di preferire i portoghesi al solito<em> Grande</em> Real, una squadra di &#8220;vecchi&#8221; cui si affiancano numerosi giovani rampanti e che in casa vince il lungo duello con il solito Barcellona. </p>



<p>Il <strong>Milan</strong> aggiunge alle solide fondamenta erette a fine anni &#8217;50 la classe del <em>Golden Boy</em><strong> </strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/08/18/gianni-rivera-il-genio-divisivo-che-elevo-il-calcio-italiano.html">Gianni Rivera</a>, il ragazzo che avrebbe fatto carriera anche con una gamba sola, e il sapiente magistero di<strong> </strong>Dino Sani, un regista brasiliano che fa trasalire i dirigenti rossoneri quando scende dall&#8217;aereo (ha 29 anni e ne dimostra 40) ma che in campo zittirà gli scettici, dominando a fine anno le graduatorie di rendimento della serie A. L&#8217;Europa dei grandi aspetta a braccia aperte uno squadrone che annovera anche Mora, Altafini, Cesare Maldini e Trapattoni.</p>



<p>Il <strong>Tottenham Hotspur</strong> che l&#8217;anno precedente ha raso al suolo la concorrenza interna, nel 1962 in campionato fatica un po&#8217;, ma agguanta le semifinali di Coppa dei Campioni e fa sudare freddo il grande Benfica, che supera il turno dopo due partite all&#8217;insegna dell&#8217;equilibrio.</p>



<p>Da ultimo, indeciso tra lo Spartak Mosca che in URSS vince un titolo ritenuto storico, e il <strong>Colonia</strong> che vince a sorpresa la Oberliga, ho optato per il tedeschi solo perché li conosco un po&#8217; meglio: la squadra renana supera tutte le avversarie con risultati tennistici, che includono un 10-0 nel girone conclusivo e un 4-0 nella partita che assegna il titolo di campione di Germania Ovest, e si prepara a dare l&#8217;assalto all&#8217;Europa nella stagione successiva.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1962-1963</h2>



<p></p>



<p>L&#8217;Italia, grazie al <strong>Milan</strong>, risolleva lo sguardo dopo i tanti anni difficili del dopo-Superga e si prende l&#8217;Europa: il 1963 è una data chiave per il nostro calcio, perché Gianni Rivera e soci mettono il <em>Belpaese </em>sulla mappa d&#8217;Europa e lo fanno in grande stile, sommergendo di palloni tutte le avversarie e superando in rimonta il favorito <strong>Benfica</strong> nella finale di Wembley.</p>



<p>I portoghesi sono il secondo nome imprescindibile in lista: raggiungono la terza finale consecutiva e lo fanno da favoriti, e la sconfitta di Wembley toglie poco al loro valore, impreziosito dalla presenza del giocatore più forte d&#8217;Europa, Eusébio.</p>



<p>Il 1963 è l&#8217;anno di Milano: forgiata dal genio eclettico e irriverente del Mago Herrera, nasce la Grande <strong>Inter</strong>, la squadra destinata a dominare una fetta importante degli anni &#8217;60. Costruita attorno alla classe e alla leadership di uno dei primi giocatori al mondo,<a href="https://gameofgoals.it/2023/07/09/luis-miramontes-suarez-un-luminoso-fratello-del-mondo.html"> Luis Suárez</a>, l&#8217;Inter vede maturare alcuni grandissimi campioni tutti italiani &#8211; il funambolo fermo <a href="https://gameofgoals.it/2023/12/26/mario-corso-il-funambolo-fermo.html">Mario Corso</a>, l&#8217;elettrico e immarcabile Sandro Mazzola, l&#8217;atleta soprannaturale <em>Cippe</em><strong> </strong>Facchetti &#8211; si afferma come la squadra migliore del nostro campionato e lancia il guanto della sfida ai concittadini.</p>



<p>Per l&#8217;ennesima volta sono costretto a citare il <strong>Real Madrid</strong>, che controlla dall&#8217;inizio alla fine uno dei campionati spagnoli più scontati di sempre: i 12 punti di vantaggio sui <em>Colchoneros</em>, che oggi sarebbero 23, fotografano con sufficiente precisione la superiorità bianca sul calcio del suo paese, a pazienza se per una volta l&#8217;Europa non sorride alla capitale spagnola.</p>



<p>Da ultimo, ancora due parole se le merita il <strong>Tottenham Hotspur</strong>, la squadra di riferimento del calcio inglese nei primi anni &#8217;60: il campionato sfugge agli Spurs, che nel finale cedono all&#8217;Everton, ma la banda di Blanchflower e soci si impone in Coppa delle Coppe, con risultati peraltro larghi e spettacolari, non ultimo il 5-1 inflitto in finale all&#8217;Atletico di Madrid.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1963-1964</h2>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="COPPA DEI CAMPIONI 1963 64 INTER REAL MADRID 3 1" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/1VuyD9-PAjQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>L&#8217;<strong>Inter</strong>, nel 1964, diventa davvero <em>Grande</em>: se lo scudetto scivola tra le dita all&#8217;esito dello spareggio con il Bologna, i nerazzurri iniziano a dettare legge in Europa, e lo fanno in grande stile, sia contro i temibili campione di Germania che, soprattutto, in finale a Vienna, contro il Real Madrid. Una squadra zeppa di fuoriclasse, genialmente orchestrati dal Mago, diventa il meglio che l&#8217;Europa e forse il mondo possano offrire.</p>



<p>L&#8217;ennesima finale e l&#8217;ennesimo successo nella Liga mi obbligano a ricordare, ancora una volta, la straordinaria stagione del <strong>Real Madrid</strong>, sconfitto al Prater ma ancora capace di far sudare le ben più giovani e rampanti big europee. I vecchi leoni sono quasi al capolinea, ma il quasi fa tutta la differenza del mondo, e una brillante generazioni di giovani spagnoli sta prendendo possesso della maglia bianca. </p>



<p>Il Benfica è ancora una squadra di primo piano, ma la lezione di calcio che gli infligge un giovanissimo e arrembante <strong>Borussia Dortmund</strong>, che l&#8217;anno prima ha vinto il campionato della Germania Ovest, mi suggerisce di dare la preferenza ai tedeschi: la squadra di Emmerich, Schmidt<strong> </strong>e altri giocatori di spessore sembra volare e fa sudare le proverbiali sette camicie anche ai più quotati e dotati nerazzurri, che faticano un mondo a uscire indenni dal catino renano, in semifinale.</p>



<p>Fa il suo ingresso per la prima volta nella nostra cinquina una squadra destinata a riscrivere le gerarchie del calcio continentale, negli anni a venire, ovvero il <strong>Liverpool:</strong> la squadra di Shankly, nel 1964, si prende d&#8217;autorità la First Division, al termine di un campionato combattutissimo, e si prepara a dare l&#8217;assalto alla Coppa dalle grandi orecchie. </p>



<p>Il <strong>Colonia</strong> che vince la prima Bundesliga a girone unico, in cui regala lampi di genio il brasiliano di Germania Wolfgang Overath, è la quinta squadra che voglio ricordare: la signoria sul primo campionato tedesco giocato secondo la nuova formula è netto e iscrive il Colonia tra le formazioni migliori della stagione.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1964-1965</h2>



<p></p>



<p>L&#8217;apogeo della <em>Grande</em> <strong>Inter</strong> è uno dei vertici della storia del calcio italiano e continentale. I nerazzurri, giunti nel pieno della maturità, questa volta fanno doppietta: rimontano il Milan in serie A e conquistano di forza, classe e intelligenza anche la seconda Coppa dei Campioni consecutiva, dopo aver regalato ai loro tifosi alcuni dei momenti più alti della storia nerazzurra (su tutti, la clamorosa rimonta sul Liverpool in semifinale).</p>



<p>Dopo una stagione di assestamento, il <strong>Benfica </strong>torna a far sentire la sua voce tra le grandi: elimina con risultati larghi tutte le avversarie, tra le quali si annovera il solito Real Madrid, e paga dazio solo all&#8217;Inter, a Milano, sotto l&#8217;acquazzone, anche a causa di una papera del suo portiere. Il suo fenomeno Eusébio sta giocando in una dimensione preclusa ai comuni mortali e il pallone d&#8217;oro consegnatogli a fine anno ne conferma la superiorità su tutti gli europei. Il successo netto e ampio in campionato è solo la conferma della grandezza di un club epocale.</p>



<p>A Manchester un ragazzino nordirlandese di 173 cm, che porta i capelli come le rockstar, un ragazzino cui il destino ha dato un nome impegnativo (George Best) inizia a far parlare di sé per i colpi di genio e la capacità di puntare la porta come gli attaccanti di professione. Al suo fianco, il leader <em>maximo </em><a href="https://gameofgoals.it/2024/01/24/sir-bobby-charlton-leroe-silenzioso.html">Bobby Charlton</a><strong> </strong>e una folta schiera di giocatori di valore pongono le fondamenta della resurrezione del <strong>Manchester United</strong>, sei anni dopo la tragedia di Monaco: i<em> Red Devils</em> si prendono il titolo nazionale e arrivano in fondo anche in FA Cup e in Coppa delle Fiere, pur non vincendole, e si tratta solo del grande proemio.</p>



<p>In Coppa dei Campioni esce al primo turno, eliminato da un Liverpool più maturo, ma in casa fa letteralmente il vuoto e surclassa la concorrenza, illuminato dalla classe sopraffina, dal gioco cerebrale e dal senso del gol da punta di Paul van Himst, che non a caso a fine anno si contende il pallone d&#8217;oro: ecco perché menziono l<strong>&#8216;Anderlecht</strong> tra le grandi della stagione.</p>



<p><strong>Ferencvárosi Torna Club</strong>: così si chiama il club che rilancia la scuola ungherese dopo il periodo difficile post-1956, e nel 1964-1965 il club di Budapest, ispirato dalle gesta di un fuoriclasse come Flórián Albert, tra i più quotati de mondo, si gioca il titolo nazionale ma soprattutto si prende la Coppa delle Fiere, superando in finale la Juventus &#8211; già specializzata, suo malgrado, in finali perse. Il gioco di alta qualità espresso e il successo internazionale sono a mio avviso sufficienti per inserire gli ungheresi nella cinquina.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/04/25/le-5-migliori-squadre-europee-anno-per-anno-dal-1961-al-1965.html">Le 5 migliori squadre europee anno per anno dal 1961 al 1965</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Glenn Hoddle, il principe degli Spurs</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 13:10:55 +0000</pubDate>
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<p class="has-drop-cap">Mi è capitato di vederlo in tv pochi mesi or sono, con la pancia e i capelli grigio/giallo trash, ma in qualche modo ancora simile, anche per il portamento, al dandy ammirato in campo tra la metà degli anni &#8217;70 e l&#8217;inizio degli anni &#8217;90. Il fatto che indossasse una maglietta dei Nirvana ha se possibile reso ancora più grande la mia stima per la sua persona, persona che nell&#8217;occasione dissertava dei giocatori più bravi con cui aveva avuto modo di confrontarsi e spendeva le prime parole di ammirazione per <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/01/13/johan-cruijff-luomo-orchestra.html">Johan Cruijff</a></strong>, il cui &#8220;<em>Cruijff turn</em>&#8221; anche lui aveva saputo in qualche modo decodificare e fare proprio, in particolare in occasione di una partita contro il Watford risalente a quarant&#8217;anni fa, finita sugli annali giusto perché lui si era inventato una giravolta analoga a quella dell&#8217;olandese e forse ancora più bella (&#8220;<em>è semplice da attuare, ma nessuno ci aveva pensato prima di Johann</em>&#8220;).</p>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Glenn Hoddle audacious chip for Tottenham Hotspur v Watford 1983-84" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/rx52slF7Dsc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Ci sono pochi giocatori più letterari di <strong>Glenn Hoddle</strong>, il campione di cui voglio parlarvi, e del resto non è un caso se nella sua madrepatria, e non solo, la sua carriera costituisce oggetto di un culto, la materia venerata da un nutrito gruppo di fedelissimi e di esteti di cui fanno parte proprio <strong>Johan Cruijff</strong> (&#8220;<em>I&#8217;ve heard a lot about you, but I didn’t realise how good you were until I played against you</em>&#8220;, queste le parole dell&#8217;olandese dopo una sfida in Coppa UEFA del 1984 che vede gli inglesi prevalere in goleada), <strong>Paul Breitner</strong> (&#8220;<em>Ogni nazionale in Europa costruirebbe la propria squadra intorno a Hoddle&#8230; ogni nazionale ma non l&#8217;Inghilterra</em>&#8220;), il compagno <strong>Ossie Ardiles</strong> che doveva recuperare i palloni anche per lui e lo faceva volentieri (&#8220;<em>Glenn era un Maradona senza cambio di passo</em>&#8220;), un altro compagno che lo definiva <em>poetry in motion</em>, e tra gli altri anche <strong>Arsène Wenger</strong>, che l&#8217;avrebbe allenato a Monaco (&#8220;<em>Guardavo il Tottenham giocare, e ogni volta pensavo: oh, questo è un passaggio fantastico! E chi l&#8217;ha fatto? La risposta era sempre la stessa, Hoddle. Per me era un giocatore di classe mondiale&#8221;</em>).</p>



<p>Il centrocampista di <em>Hayes</em>, la cittadina londinese periferica dove i Beatles hanno registrato il Sergente Pepe, sembrava nato nel posto sbagliato al momento sbagliato, come ho letto in uno splendido articolo a lui dedicato, ma era al tempo stesso figlio della sua Inghilterra, un figlio stravagante come lo erano stati i poeti romantici (non nomini <strong>Weah</strong> come terzo giocatore più bravo che hai affrontato, se non sei un po&#8217; originale): se <strong>Cruijff</strong> era &#8220;<em>Pitagora in scarpe da calcio</em>&#8220;, per <strong>Glenn</strong> funzionano meglio, a mio parere, le similitudini di stampo musicale. Vista la mole che non pregiudica la sua signorilità e vista anche l&#8217;epoca che l&#8217;ha visto sorgere come un sole che illumina tutto il Pianeta Calcio, gli anni &#8217;70, io vedo <strong>Glenn Hoddle</strong> come il <strong>Bryan Ferry</strong> o il <strong>David Bowie</strong> dello sport, come un elegantone che sembra uscito da una fantasia edoardiana e che invece arriva dai bassifondi, e che forse anche per questo non ha alcuna remora nell&#8217;esibire la propria classe, nell&#8217;abusarne fino alla meraviglia; lo vedo anche come un uomo che vede nel futuro e un genio riconosciuto (il documentario sulla sua vita si intitola &#8220;<em>A touch of genius</em>&#8221; perché questo Glenn è stato).</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/playmaker-665x1024.jpg" alt="" class="wp-image-17843" width="382" height="588" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/playmaker-665x1024.jpg 665w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/playmaker-195x300.jpg 195w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/playmaker-768x1182.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/playmaker-998x1536.jpg 998w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/playmaker.jpg 1247w" sizes="(max-width: 382px) 100vw, 382px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;autobiografia di Hoddle</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Quando debutta con la maglia del suo <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/09/09/glory-glory-spurs-la-top-11-all-time-del-tottenham-hotspur.html">Tottenham</a></strong>, da diciottenne magro, lungo e poco mobile che rimarrà fedele al suo club anche dopo l&#8217;inopinata e clamorosa retrocessione del 1977, <strong>Glenn</strong> è una vera e propria cometa che sembra non avere nulla a che vedere con il calcio inglese di metà anni &#8217;70. Siamo nel periodo dominato dal <em>Maledetto United</em> (il <strong>Leeds</strong>), e ancora oggi basta uno sguardo ad alcune delle partite disputate al tempo sui campi piovosi del Regno Unito per assistere a interventi che sembrano tentati omicidi, a gomitate gratuite, tackle brutali, e non è raro trovare video che, al netto dell&#8217;enfasi dei titoli (&#8220;<em>The most brutal game ever played</em>&#8220;), raccontano uno sport e forse anche un mondo lontano dal nostro, lo stesso mondo ferito a morte da una crisi che pare irreversibile e la cui gioventù trova valvole di sfogo che si chiamano punk, metal, un corredo di droghe pesanti (&#8220;<em>La maggior parte della gente è sempre in crisi, noi lo esprimiamo per lei</em>&#8221; &#8211; dissero i membri dei Black Sabbath) e di violenza che comincia a seminare il panico e anche feriti in giro per l&#8217;Europa, che fa la conoscenza degli hooligans a Parigi nel 1975, durante la finale di Coppa dei Campioni giocata tra Bayern Monaco e Leeds. </p>



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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Questo è il club in cui sono entrato quando avevo otto anni, ho firmato all&#8217;età di 12 anni e non l&#8217;ho lasciato fino a 28 anni. Gli Spurs sono il mio sangue.</p>
<cite>Glenn Hoddle</cite></blockquote>



<p></p>



<p>Glenn Hoddle plana sul calcio inglese degli anni &#8217;70 come un UFO: rivedendolo oggi, possiede qualcosa che lo avvicina al nostro <strong>Andrea Pirlo</strong>, anche per l&#8217;aria stralunata, perché entrambi sembrano avere gli occhi su ogni centimetro del corpo e prevedere il futuro, e in generale è una sorta di trequartista/regista argentino che ha davvero sbagliato &#8220;posto e momento&#8221; ma che se ne infischia, perché il suo muscolo più importante &#8211; quello che si trova tra le sue orecchie &#8211; è più che sufficiente a renderlo un giocatore straordinario, quasi <em>stupefacente</em>; <strong>Glenn</strong> possedeva qualcosa anche di <strong>Michael Laudrup</strong>, perché a dispetto della mole la sua <em>croqeta</em> era un gesto esteticamente sublime ed efficace, di una naturalezza quasi primordiale, e gli consentiva spesso di creare superiorità numerica spostandosi di pochi centimetri; come se non bastasse, Glenn calciava anche con una naturalezza sbalorditiva, dimostrandosi capace di trovare la porta da distanze siderali e di inventare gol meravigliosi pure in acrobazia &#8211; penso a un tiro al volo contro il Nottingham del 1979, che trasuda una perfezione estetica <em>vanbasteniana</em>.</p>



<p>Un clarinettista che si muove come un dandy messo in mezzo a punk e metallari, ma un clarinettista talmente bravo, sofisticato e virtuoso da vanificare la maggiore tempra agonistica degli avversari e la loro vocazione a un gioco violento ai limiti della brutalità, questo era <strong>Glenn Hoddle</strong>, ma io rubo anche le parole del nostro <strong>Giuseppe Raspanti</strong> per definirlo in maniera tecnicamente più specifica: <strong>Glenn</strong> era anche un<em> giocatore dispari</em>. I giocatori dispari sono difficilmente collocabili sul piano tattico e spesso rappresentano per gli avversari un enigma perché si collocano in posizioni &#8220;scomode&#8221; o poco chiare (una volta lo era <strong><a href="https://gameofgoals.it/2023/12/26/mario-corso-il-funambolo-fermo.html">Mario Corso</a></strong>, oggi potrebbe esserlo <strong>Foden</strong>, volendo anche <strong>Cancelo</strong>); l&#8217;indecifrabilità dei giocatori dispari, nel caso di <strong>Hoddle</strong>, è duplicata dal suo perfetto ambidestrismo (uno dei più indiscutibili di sempre) e dalla sua visione di gioco superiore: la dote che apprezzo di più in un giocatore è da sempre la capacità di sollevarsi idealmente venti metri al di sopra del terreno di gioco e di vedere i propri compagni, di guidarli, di illuminarli. C&#8217;era qualcosa di surrealista nel modo di giocare di <strong>Hoddle</strong>, qualcosa che ho rivisto solo nei grandi visionari che l&#8217;hanno seguito: <strong>Glenn</strong>, perso tra le nuvole, danzava senza dare mai l&#8217;impressione di forzare le cose, la &#8220;toccava piano&#8221;, ma un suo singolo tocco o lancio era spesso sufficiente per ribaltare un&#8217;azione, una fase di gioco, a volte anche l&#8217;inerzia di una gara. La sua ontologica <em>disparità</em>, testimoniata dalla difficoltà di inquadrarlo in una posizione (mezzala, regista, trequartista, a volte attaccante aggiunto), lo rendeva poi appunto una mina vagante anche sul piano tattico e della collocazione, specie quando la squadra era in grado di assecondare le sue visioni e il suo estro. </p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Glenn Hoddle [Best Skills &amp; Goals]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/qZ9qZCrlZ_w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p><strong>Glenn</strong>, oltre a possedere una telecamera panoramica nel cervello, era anche capace di risolvere i problemi in prima persona, come dimostra il gol inventato dal nulla contro il Watford in un pomeriggio qualunque degli anni &#8217;80, e come documentano più in generale le sue stagioni migliori, quelle in cui arriva serenamente in doppia cifra, si guadagna il riconoscimento giovane dell&#8217;anno nello scorbutico calcio inglese di fine anni &#8217;70, quindi viene inserito per quattro volte nella formazione ideale del campionato, e dimostra anche di saper vincere e di farlo bene: alle due FA Cup di inizio anni &#8217;80, la seconda decisa in prima persona, si somma la Coppa UEFA del 1984, che la sua squadra, forte di un altro grandissimo giocatore come <strong>Ardiles</strong> e del suo fido scudiero <strong>Vila</strong>, porta a casa nonostante Glenn sia costretto a saltare la finale per problemi di natura fisica. Come lui stesso dichiarerà nel documentario Touch of Genius, i successi dei primi anni &#8217;80 sono stati per lui una vera e propria redenzione, il riscatto per l&#8217;umiliante retrocessione del 1977, e rappresentano quindi una soddisfazione &#8220;<em>ten times bigger</em>&#8220;.</p>



<p>La seconda parte della sua carriera lo vede diventare una delle stelle del campionato francese e qui innamorarsi delle gesta del giovane <strong>Weah</strong>, già in grado di fasi beffe delle difese grazie alla straordinaria abilità tecnica e a doti fisiche soprannaturali. Anche in Francia <strong>Hoddle</strong> diventa l&#8217;idolo delle folle, e specie dei suoi esigenti tifosi con la puzza sotto il naso in quel di Montecarlo, e questo gli consente di rimanere in orbita nazionale.</p>



<p>Ecco, siamo al capitolo nazionale, molto meno infelice di quello di altri grandi talenti britannici del tempo &#8211; il fatto è che, sul piano della pura qualità, <strong>Glenn</strong> in Inghilterra faceva categoria a sé, come riconosciuto da tutti gli avversari e, quando diventa CT della nazionale, anche dai suoi giocatori, che hanno confessato di soffrire di un certo complesso di inferiorità nei confronti del loro tecnico.</p>



<p>Nel 1982, Glenn viene convocato in nazionale e partecipa ai mondiali di Spagna, che gli inglesi ricordano molto meno felicemente di noi, ma a causa della sua ridotta mobilità viene considerato un lusso che la squadra non può permettersi, e quindi gioca da titolare solo la terza partita del girone, quella inutile contro il Kuwait, e non la vive benissimo.</p>



<p>Il fatto è che il CT preferisce il nerbo e la sostanza tutti british di un campione come <strong>Bryan Robson</strong>, cui affianca il rasoio affilato di<strong> Wilkins</strong>, anche perché i due sono compagni di squadra nel club e si conoscono a meraviglia. <strong>Hoddle</strong> deve sbollire la frustrazione in panchina, e spera che arrivi il suo momento, che si concretizza in Messico quattro anni più tardi, quando il CT <strong>Bobby Robson</strong> punta su di lui, prima schierandolo da ala destra e poi, quando Wilkins e l&#8217;altro Robson si infortunano, affidandogli le chiavi della squadra, esattamente come avveniva da una decade al <strong>Tottenham.</strong></p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p><strong>Hoddle</strong> è in splendide condizioni di forma, cambia radicalmente il volto dell&#8217;Inghilterra e gioca come il superbo regista che è, inventando tre giocate chiave per il grato <strong>Lineker</strong> agli ottavi e confermandosi un giocatore illuminato e illuminante anche quando deve soccombere al cospetto del gol del secolo, a Città del Messico. </p>



<p>Come accaduto a molti connazionali, di fatto a quasi tutti, Glenn non vince nulla con la maglia dei tre leoni e dopo euro 1988 saluta per sempre la nazionale, anche per l&#8217;età non più verdissima e il trasloco sul Mediterraneo, cui farà seguito una lunga passerella d&#8217;addio, una sorta di tour-tributo, dopo il ritorno in patria negli anni &#8217;90. Poco male, per i suoi innumerevoli ammiratori:<strong> Hoddle</strong> è stato molto di più dei successi e dei numeri della sua comunque ricca carriera, è stato uno dei più grandi passatori e architetti della storia del calcio, il Brian Ferry di Tottenham, con la sua andatura cadenzata, un intuito non comune e il<em> tocco del genio</em>.</p>



<p></p>



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		<title>Glory Glory Spurs &#8211; la top 11 all time del Tottenham Hotspur</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Sep 2023 16:40:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Restiamo in Gran Bretagna e torniamo a Londra nord, la parte della megalopoli il cui cuore è diviso a metà tra Arsenal e Tottenham, le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Restiamo in Gran Bretagna e torniamo a <strong>Londra </strong>nord, la parte della megalopoli il cui cuore è diviso a metà tra <strong>Arsenal</strong> e <strong>Tottenham</strong>, le cui tifoserie naturalmente si detestano e danno vita a uno degli antagonismi più sentiti del calcio europeo. Il mitologico <em>White Hart Lan</em>e, andato in pensione nel 2019, ha sempre visto sventolare sui suoi spalti la Stella di David, perché il <strong>Tottenham</strong>, sin dalla sua fondazione a fine &#8216;800, ha intrecciato il proprio destino con quello della comunità ebraica di Londra (ebrei erano, come noto, i suoi fondatori), e questo legame sopravvive tuttora, seppure in forma attenuta.</p>



<p>La storia degli <em>Spurs</em> trasuda gloria e viene probabilmente sottovalutata da chi non nutre una particolare passione per il calcio inglese: i londinesi hanno incamerato pochi titoli nazionali, anche se uno è valso uno storico double nel 1961, ma in Europa hanno spesso alzato la voce, vincendo tre titoli e arrivando a giocarsene molti di più, l&#8217;ultimo nel 2019 nel derby con il<strong> Liverpool</strong>. Se puntiamo i riflettori sui singoli, la faccenda peraltro si fa davvero complessa e interessante: gli<em> Spurs</em> hanno vestito di bianco decine di grandi giocatori e selenzionarne undici inevitabilmente porta a esclusioni dolorose che faranno storcere il naso ai lettori, come sempre accade quando ci si espone proponendo formazioni che risultano per forza di cose un&#8217;accozzaglia di epoche e fasi diverse.</p>



<p>Abbiamo in ogni caso fatto del nostro meglio: ecco quindi a voi la formazione ideale del<strong> Tottenham</strong>, i cui giocatori sono selezionati a partire da fine anni &#8217;50 inizio anni &#8217;60, come di consueto.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Portiere: Pat Jennings</h3>



<p></p>



<p>Il fenomeno nord irlandese potrebbe figurare come titolare sia degli<em> Spurs</em> che dell&#8217;<strong>Arsenal</strong>, e infatti abbiamo deciso di inserirlo in entrambe le formazioni. Il suo stile spettacolare e avventuroso non ha pregiudicato la sua straordinaria abilità tra i pali, e proprio con la maglia dei bianchi Pat è stato incoronato due volte giocatore dell&#8217;anno in Inghilterra. Fenomeno. In panchina, due nomi di lusso: il primo è quello di <strong>Ray Clemence</strong> che, dopo la gloriosa carriera sul Mersey, ha traslocato a Londra per vestire la maglia <em>Spurs</em> durante i gloriosi anni &#8217;80. Impeccabile, continuo, completo, Ray è stato un giocatore eterno, quasi come il suo rivale <strong>Shilton</strong>. Con undici anni da titolare e prestazioni da campione, il francese <strong>Hugo Lloris</strong> è un altro giocatore che deve stare in rosa.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/pat-jennings-nordirland-1528460500-15892.jpg" alt="" class="wp-image-15221" width="836" height="467" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/pat-jennings-nordirland-1528460500-15892.jpg 1002w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/pat-jennings-nordirland-1528460500-15892-300x168.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/pat-jennings-nordirland-1528460500-15892-768x429.jpg 768w" sizes="(max-width: 836px) 100vw, 836px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pat Jennings</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Laterale destro: Chris Hughton</h3>



<p></p>



<p>Nel libro d<strong>i Roy Reyland</strong> <em>Shirts, Shots and Spurs </em>si legge che la formazione da ingegnere è stata cruciale perché ha fornito il laterale destro <strong>Hougton</strong> di doti non comuni in fase di lettura e anche in termini di concezione geometrica del campo e dello spazio. Titolare degli Spurs per oltre tredici anni e per 250 volte, Hougton è stato un signor laterale e ho ritenuto di consegnargli i galloni da titolare. Altrettanto bravo è stato e rimane<strong> Kyle Walker</strong>, poderosa forza della natura che stiamo ammirando nelle ultime stagioni alla corte di Guardiola, ma che per sette anni ha fatto sobbalzare i cuori dei tifosi di <em>White Hart Lane</em>. Al terzo posto lo stantuffo<strong> Kieran</strong> <strong>Trippier</strong>, validissimo tuttofare e giocatore di sicuro affidamento anche ha vestito in numerose occasioni anche la maglia della nazionale.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Difensore centrale: Dave MacKay</h3>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Dave Mackay - Spurs Legend" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/CaZ4KZ-0P4c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Pur meno possente di altri difensori, <strong>MacKay </strong>era animato da una furia agonistica in orbita Billy Bremner (e tra i due furono infatti spesso scintille) ed era anche un difensore duttile e completo, possedeva uno spirito da guerriero e per diversi anni è stato uno dei perni della nazionale scozzese. Non  è stato forse il centrale più dotato, ma con oltre 42 reti in 10 stagioni e la capacità di disimpegnarsi anche come mediano, ha lasciato un segno profondo nella storia degli <em>Spurs</em>, vincendo da leader della difesa lo storico double del 1961 e la Coppa delle Coppe del 1963.  La riserva del campione scozzese è a mio avviso <strong>Sol Cambpell</strong>, conosciuto in Italia soprattutto per gli anni a Londra sponda Arsenal, ma in realtà già grintoso e carismatico stopper del Tottenham degli anni &#8217;90: Sol dominava l&#8217;area di rigore grazie alle superiori doti acrobatiche ed era regolarmente nominato quando si parlava di migliori difensori del calcio inglese del periodo.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Difensore centrale: Mike England</h3>



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<p>Titolare degli Spurs in oltre trecento partite, il gigante gallese<strong> Mike England</strong> (uso le parole di uno &#8220;storico&#8221; dei londinesi) &#8220;<em>was a world-class centre-half</em>&#8221; e Londra ha guidato la difesa della squadra che, tra anni &#8217;60 e &#8217;70, ha vinto una Coppa UEFA e diversi trofei nazionali. Potrebbe sostituirlo tranquillamente nell&#8217;undici titolare anche il difensore belga <strong>Jan Vertonghen</strong>, nove stagioni da titolare a White Hart Lane, un notevole intuito nelle letture difensive e una grande abilità nel gioco aereo, e lo stesso discorso vale per <strong>Graham Roberts</strong>, classico e roccioso difensore inglese degli anni &#8217;80, pilastro difensivo della squadra che vince in Inghilterra e in Europa nella prima metà della decade.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Terzino sinstro: Gareth Bale</h3>



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<p>Maicon doveva chiamare un taxi per seguirlo e allora è giusto ricordare che, per certi versi, il <strong>Bale</strong> migliore della carriera l&#8217;abbiamo visto quando percorreva su e giù tutta la fascia in Inghilterra, giocando sia come terzino che come ala, alla stregua di Roberto Carlos, e vincendo due volte la medaglia di calciatore dell&#8217;anno della Premier. <strong>Cyril Knowles</strong> è stato per certi versi un <strong>Bale</strong> <em>ante litteram</em>, che però esordisce come ala e quindi trasloca in difesa per diventare un uragano che esalta i tifosi con le sue ripetute scorribande palla al piede e le sue notevoli qualità tecniche, che gli valgono un coro personalizzato (&#8220;<em>Nice one, Cyril!</em>&#8220;).</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Mezzala destra: Danny Blanchflower</h3>



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<p><strong>Danny</strong>, certamente uno dei primi tre giocatori nordirlandesi di ogni epoca, era l&#8217;uomo che tesseva le trame di gioco del grande <strong>Tottenham</strong> ammirato tra anni &#8217;60 e &#8217;70. Regista capace di giocare anche in posizione defilita e infaticabile recupera palloni, <strong>Blanchflower</strong> è stato un campione raffinato e tosto, abilissimo nel gioco di prima e capitano coraggioso, e vanta una pletora di riconoscimenti sia collettivi che individuali: è stato il cervello della squadra del double nel 1961, ha vinto un&#8217;altra FA Cup e poi la Coppa delle Coppe. Sul piano individuale, nel 1958 è stato inserito nella rosa ideale del mondiale (riconoscimento tanto più incredibile considerando che giocava nel Nord Irlanda) e in Inghilterra è stato incoronato due volte miglior giocatore del campionato. Se la sua titolarità è fuori discussione, i candidati alla panchina sono numerosi: non era ancora il fuoriclasse poi ammirato a Madrid, e spesso giocava quasi da dieci classico, ma il <strong>Luka Modrić&nbsp;</strong>visto a Londra era già un signor tuttocampista, tecnicamente superbo e capace di contribuire anche quando doveva rincorrere gli avversari; il letale &#8220;the ghost&#8221; <strong>Martin Peters</strong> era l&#8217;attaccante mascherato del Tottenham degli anni &#8217;70, un centrocampista dalle risorse atletiche infinite che vedeva la porta quasi come una punta, come dimostrano i suoi 46 gol segnati nella sola First Division. </p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Centrocampista centrale: Steve Perryman</h3>



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<p><strong>Steve Perryman</strong> incarna lo spirito degli<em> Spurs</em>, è lo <em>Spur</em> per antonomasia. Eccellente numero otto capace di disimpegnarsi bene in entrambe le fasi di gioco, gran recupera palloni, Steve ha giocato a <em>White Hart Lane</em> per diciassette lunghi anni, attraversando da leader e protagonista le stagioni gloriose (le FA Cup, le due Coppe UEFA) e anche l&#8217;inopinata retrocessione di metà anni &#8217;70, che non lo indusse in ogni caso ad abbandonare la sua squadra. Nel 1982, già maturo, è stato insignito del <em>FWA Footballer of the year</em>, lo stesso riconoscimento che ha onorato fuoriclasse come Matthews, Moore, e nei primi anni &#8217;80 Keegan, Daglish e Rush. Infaticabile uomo ovunque del Tottenham degli anni &#8217;80, il barbuto argentino <strong>Ricardo Vila</strong> deve essere sempre citato quando si parla di storia degli <em>Spurs</em>: nel corso delle sue cinque stagioni londinesi,<strong> Ricky</strong> si è fatto amare dai tifosi londinesi per la classe e l&#8217;abnegazione, nonostante il periodo per gli argentini in Inghilterra non fosse dei più felici, e ha vinto da titolare tre trofei nazionali, il preludio al successo europeo del 1984. Successo che diventerà parte del curriculum di <strong>Gary Mabbutt</strong>, mediano e in caso di necessità stopper del Tottenham per sedici lunghi anni, a cavallo tra &#8217;80 e &#8217;90, ancora oggi secondo <em>Spur</em> di sempre per numero di presenze.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Mezzala sinistra: Osvaldo Ardiles</h3>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Osvaldo Ardiles, El Pitón [Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/MIhqMYWKSnQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Uno degli <em>Spurs</em> dotati di maggior spessore internazionale, il fuoriclasse argentino<strong> Ardiles</strong> è stato un eroe dei due mondi, grande regista a tutto campo negli anni in patria (che chiuderà con il mondiale vinto a Buenos Aires da uomo chiave) e poi superba mezzala in Inghilterra, nel corso di una decade che gli vale ancora oggi l&#8217;adorazione dei tifosi di Londra Nord (nonostante la breve parentesi parigina durante la guerra delle <em>Falklands</em>). Lui e <strong>Vila</strong> costituivano la cerniera del centrocampo migliore d&#8217;Inghilterra negli anni &#8217;80. La sua riserva potrebbe essere il metodico e completissimo centrocampista degli anni &#8217;90 e primi 2000 <strong>Darren Anderton</strong>, titolare in nazionale per la sua duttilità e simbolo degli <em>Spurs </em>durante un periodo non semplicissimo della loro storia.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Trequartista: Glenn Hoddle</h3>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Glenn Hoddle [Best Skills &amp; Goals]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/qZ9qZCrlZ_w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Chiedo ai lettori un po&#8217; di comprensione: non è facile disporre il centrocampo del<strong> Tottenham</strong> in modo che possano convivervi tutti i campioni che vi hanno giocato, e allora ho immaginato una sorta di rombo il cui vertice alto (ma anche medio e basso, Glenn poteva tutto) è il più sudamericano dei trequartisti/ registi inglesi, <strong>Glenn Hoddle</strong>. Lungo e non velocissimo, Glenn aveva due piedi che cantavano e vedeva il campo come solo i grandissimi sanno fare; in più, era un artista della <em>croqueta</em> che sarà poi il marchio di fabbrica di Laudrup e Iniesta, e calciava da ogni posizione. Giovane dell&#8217;anno nel 1980, inserito in cinque occasioni nella squadra del campionato, <strong>Glenn</strong> fu anche il genio dell&#8217;Inghilterra degli anni &#8217;80, quella punita dal <em>Genio</em> per eccellenza a Città del Messico. Quattro anni di pura energia creativa e di gol sensazionali valgono il posto di rincalzo a <em>Gazza</em> <strong>Gascoigne</strong>, che a Londra trova la consacrazione e diventa uno dei primi giocatori d&#8217;Inghilterra, leader della nazionale che sfiora la finale a Italia &#8217;90 e decisivo per la FA Cup del 1991, giusto un attimo prima che un grave infortunio e i suoi demoni alcolici ne rovinino la seconda parte della carriera. Trequartista molto più ordinato ma fondamentale per il Tottenham dell&#8217;ultima decade, deve essere citato anche<strong> Christian Eriksen</strong>, giocatore di grande qualità e molto intelligente che a Londra vive alcune stagioni da campione di statura internazionale prima di fare la fortuna dell&#8217;Inter. Ancora (la batteria dei trequartisti è ricchissima) credo di dover ricordare <strong>David Ginola</strong>, fantasista francese tutto genio e sregolatezza che gioca a Londra solo per tre anni ma fa innamorare perdutamente di lui i tifosi assiepati sulle tribune del <em>White Hart Lane</em>, grazie alle sue magie che gli valgono anche il duplice riconoscimento di FWA e PFA quale numero uno della Premier League nel 1999.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Attaccante: James Greaves</h3>



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<p>A mio parere, <strong>Greaves</strong> è stato il giocatore cardine della storia del Tottenham, un cavallo pazzo letale in progressione ma abile anche nel gioco aereo e nel tiro da fuori, fuoriclasse che con la maglia degli <em>Spurs</em> mette a referto 268 reti in 381 partite, collezionando sei titoli di capocannoniere e vincendo da assoluto trascinatore (e capocannoniere) la Coppa delle Coppe del 1963. Straordinario anche il suo <em>curriculum</em> in nazionale. Altrettanto valido sul piano tecnico, ma meno legato alla maglia dei londinesi, è stato <strong>Gary Linker</strong>, centravanti britannico atipico perché non altissimo eppure immarcabile nel gioco aereo, bravo nel fraseggio ed eccezionale nelle letture <em>inzaghiane</em> in area di rigore. Con la maglia bianca, <strong>Gary</strong> ha vissuto una seconda giovinezza a inizio anni &#8217;90, segnando 80 gol in 138 partite e ricevendo nel 1992 il premio di giocatore dell&#8217;anno. Merita già oggi una citazione <strong>Son&nbsp;Heung-min</strong>, atipica punta mobile che nel corso dell&#8217;ultimo decennio ha incantato i tifosi di Londra Nord, dimostrandosi un campione e mettendo a segno quasi 150 gol.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Attaccante: Harry Kane</h3>



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<p>L&#8217;uragano <strong>Kane </strong>è un pezzo di storia degli <em>Spurs,</em> il suo bomber principe e un centravanti moderno, capace di servire i compagni e di arretrare il raggio d&#8217;azione sino quasi a metacampo. Grande campione che non può mancare in questa formazione, lo affianchiamo a <strong>Martin Chivers</strong>, centravanti grande e grosso &#8211; e deputato allo sfondamento &#8211; del Tottenham di fine &#8217;60 e inizio &#8217;70,  autore di 118 reti con la maglia bianca, e a <strong>Robbie Keane</strong>, attaccante irlandese tuttofare, velocissimo palla al piede e in grado di lavorare per i compagni, che a Londra ha segnato 122 gol in 306 partite, diventando un nome chiave della storia del club.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/09/09/glory-glory-spurs-la-top-11-all-time-del-tottenham-hotspur.html">Glory Glory Spurs &#8211; la top 11 all time del Tottenham Hotspur</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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