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	<title>Uno contro uno Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>Uno contro uno Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Il &#8220;Triplete&#8221; degli emiri: chi più forte tra Manchester City 2023 e PSG 2025?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jun 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Giuseppe Raspanti «Se si affrontassero&#8230; vincerebbe il City 1-0» Senza voler fare un’analisi approfondita e dettagliata, che lascio a colleghi più esperti e attenti, mi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/06/11/il-triplete-degli-emiri-chi-piu-forte-tra-manchester-city-2023-e-psg-2025.html">Il &#8220;Triplete&#8221; degli emiri: chi più forte tra Manchester City 2023 e PSG 2025?</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-x-large-font-size">Giuseppe Raspanti</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center" style="font-size:30px"><em><em>«Se si affrontassero&#8230; vincerebbe il City 1-0»</em></em></h3>



<p></p>



<p>Senza voler fare un’analisi approfondita e dettagliata, che lascio a colleghi più esperti e attenti, mi sembra di poter dire che tre sono gli elementi oggettivi che accostano, permettendo un diretto confronto, il <a href="https://gameofgoals.it/2023/06/11/champions-league-finale-manchester-city-inter-1-0.html">Manchester City del 2023</a> e il <a href="https://gameofgoals.it/2025/06/01/champions-league-finale-psg-inter-5-0.html">PSG del 2025</a>. Essi sono il <em>Triplete </em>vinto appunto da entrambe, il fatto di avere tutt’e due affrontato e battuto l’Inter in finale di Champions, mentre il terzo è la circostanza che sia gli inglesi, tuttora, che i francesi siano guidati da tecnici di chiara cultura spagnola e di impronta catalana.</p>



<p>Sul primo fattore, credo non ci sia possibilità di paragone per ciò che riguarda il peso dell’impresa. Vincere un campionato competitivo, sia pur da favorita, in Inghilterra è infatti molto difficile che in Francia, dove la squadra parigina, per risorse economiche e quindi agonistiche, domina da anni e con netto divario la scena nazionale. Il City di allora, pur avendo dopo anni modificato un assetto tattico collaudato, o forse proprio per questo, inserendo un vero centravanti di sfondamento come <strong>Haaland</strong>, dominò la stagione dalla A alla Z, arrivando tra l’altro all’atto conclusivo, la finale di Champions di Istanbul, ovviamente da netta favorita.</p>



<p>Il PSG, di converso, ha giocato quest’anno per la prima volta dopo anni privo della sua stella assoluta <strong>Kylian Mbappé</strong>. Una rivoluzione nella manovra, nella struttura del gioco che ha richiesto tempo e, se in campionato il divario di cui si parlava non ha concesso tremori, in Europa il cammino dei francesi all’inizio è stato davvero balbettante e, a causa anche della nuova formula della Champions, il proseguimento del cammino di <strong>Donnarumma </strong>e soci pareva a un certo punto veramente appeso a un filo. Molto curioso è il fatto che gli uomini di <strong>Luis Enrique</strong> si siano tirati fuori da una buca esiziale e profonda proprio riemergendo al cospetto del City, anch’esso irriconoscibile rispetto ai fasti passati, in una gara dove erano sotto 0-2.</p>



<p>Alla luce di questa analisi, dal momento che il discorso sulla Coppa nazionale poggerebbe sui medesimi fattori, il <em>‘punto del Triplete</em>’ lo assegno agli inglesi.<br>Diverso e più complesso il discorso sul paragone tra finali giocate contro lo stesso avversario, l’Inter. Se raffrontiamo i due punteggi, 1-0 e 5-0, sembrerebbe proprio che il piatto francese della bilancia sia nettamente il più pesante. Un piatto reso ancor più ponderoso dal fatto che il pronostico delle vigilie, mentre dava come possibile una goleada dei <em>Citizen </em>contro i poveri nerazzurri, riteneva logico un incontro molto equilibrato tra gli stessi milanesi e i parigini di <strong>Doué</strong>. </p>



<p>Punto quindi al PSG? 1-1 e palla al centro? Nemmeno per sogno! C’è un elemento che va considerato e che rischia di ribaltare l’esito di questo secondo raffronto. L’Inter infatti a Istambul due anni fa si batté, con la giusta umiltà ma anche con la necessaria determinazione, mentre a Monaco di Baviera non è proprio scesa in campo. Consentendo a <strong>Vitinha </strong>e compagni di giocare un’ottima gara, ma senza incontrare praticamente resistenza. L’Inter, chi scrive lo sa bene, difficilmente non riesce a escogitare contromisure e invece sabato 31 maggio si è arresa subito a un gioco sì efficace, ma non certo incontrastabile. </p>



<p>I motivi di questo atteggiamento remissivo? Ne ho in mente diversi, tutti plausibili e alcuni poco nobili, ma non sono qui per trattare dei nerazzurri ma di due squadre formidabili come Mancity e PSG. Il VAR, quindi, dopo lunga consultazione, annulla il gol del pareggio francese, ma non assegna il secondo punto. Si resta sull’1-0 per il City.</p>



<p>Non si assegna neppure il terzo punto, per rispetto delle peculiarità di <strong><em>Pep </em>Guardiola </strong>e di<strong> Luis Enrique</strong>, due figure meravigliose di forza umana trasferita nelle idee tecniche, nelle trovate tattiche. Borioso l’uno quanto umile l’altro, hanno storie e dettagli che mi impediscono di metterli in file. Li tengo di fianco.<br>Alla luce di tutte ‘ste chiacchiere, il Manchester City 2023 batte il PSG 2025 1-0. </p>



<p></p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="609" data-id="24323" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Pep_Guardiola_2021-1024x609.jpg" alt="" class="wp-image-24323" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Pep_Guardiola_2021-1024x609.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Pep_Guardiola_2021-300x179.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Pep_Guardiola_2021-768x457.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/Pep_Guardiola_2021.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pep Guardiola [D. R.]</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="657" height="438" data-id="24329" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/66a47428-74bd-4ac7-afae-ecec333e7188-edited.avif" alt="" class="wp-image-24329" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/66a47428-74bd-4ac7-afae-ecec333e7188-edited.avif 657w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/66a47428-74bd-4ac7-afae-ecec333e7188-edited-300x200.avif 300w" sizes="(max-width: 657px) 100vw, 657px" /><figcaption class="wp-element-caption">Luis Enrique [Imago]</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-x-large-font-size">Francesco Buffoli</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center" style="font-size:30px"><em>«Il City aveva qualche individualità in più»</em></h3>



<p></p>



<p>Il Manchester City del 2022-2023 ha portato a compimento, come meglio non avrebbe potuto, l&#8217;idea di calcio trapiantata da <strong><em>Pep </em>Guardiola </strong>nell&#8217;Inghilterra del nord alcuni anni prima. Dopo numerosi successi in campionato e alcuni scivoloni in Champions, e dopo aver rinnovato la sintassi del <em>cruijffismo </em>come nessun altro nel corso del decennio precedente (con la splendida, diafana eccezione dell&#8217;Ajax 2018-19), nel 2022-23 il Manchester City risulta forse un filo meno appagante sul piano estetico, nel corso dell&#8217;anno, rispetto a quello arioso del 2021-22, ma diventa implacabile: le lezioni di calcio con cui regola l&#8217;Arsenal negli scontri diretti in Premier, e poi soprattutto il Bayern e il Real Madrid in Champions, sono probabilmente gli apici (anche estetici, in questo caso), in termini di onnipotenza, della Manchester blu. </p>



<p>Il PSG del 2024-25 non ha affrontato avversari della stessa caratura in patria e neanche lungo il cammino europeo, Liverpool escluso, ed è stato una squadra più umorale, in grado, tuttavia, nelle giornate di vena, di espressioni di calcio altissime e di un&#8217;efficacia difficilmente pronosticabile a inizio stagione, visto anche il trasloco di <strong>Mbappé </strong>a Madrid, che sembrava chiudere con il broncio e con un velo di amarezza l&#8217;epopea degli sceicchi nella capitale francese. </p>



<p>Non è andata così: i parigini hanno trovato, soprattutto, appunto, nelle giornate in cui l&#8217;ispirazione li guidava, un&#8217;alchimia invidiabile. La finale, in tal senso, rappresenta la gustosissima ciliegia sulla torta, e sotto questo profilo i parigini sono stati molto più esaltanti del Manchester City boccheggiante di Istanbul, perché a Monaco, poche sere fa, una squadra ha surclassato l&#8217;altra sotto ogni profilo: tecnico, mentale, in termini di intensità, di concentrazione, di efficacia nel fraseggio, nel recupero palla e anche in difesa.</p>



<p>Nel complesso, resto dell&#8217;idea che la squadra di <strong><em>Pep </em></strong>abbia avuto qualcosa di più in termini collettivi e anche in alcune individualità, ma che il PSG sia stato a sua volta in grado di rileggere in chiave moderna i concetti posti alla base del calcio dello stesso City (oltre che di altre realtà spettacolari e dominanti degli ultimi anni) e di farlo quando nessuno se lo aspettava più.</p>



<p>Non è un caso, sotto questo profilo, che <strong>Guardiola </strong>e<strong> Luis Enrique</strong> siano figli della medesima scuola, anche se in Italia ancora si alzano barricate quando si sentono recitare le idee che ispirano la loro visione del football.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1141" height="764" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/baba7c30-3de5-4956-b339-75554bcccb59-edited.avif" alt="" class="wp-image-24330" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/baba7c30-3de5-4956-b339-75554bcccb59-edited.avif 1141w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/baba7c30-3de5-4956-b339-75554bcccb59-edited-300x201.avif 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/baba7c30-3de5-4956-b339-75554bcccb59-edited-1024x686.avif 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/baba7c30-3de5-4956-b339-75554bcccb59-edited-768x514.avif 768w" sizes="(max-width: 1141px) 100vw, 1141px" /><figcaption class="wp-element-caption">Erling Haaland [Reuters]</figcaption></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-x-large-font-size">Marcello Brescia</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center" style="font-size:30px"><em>«Psg più fluido, spettacolare e giovane»</em></h3>



<p></p>



<p>Al di là delle simpatie personali verso dei progetti sportivi figli di una moralità decisamente dubbia, sarebbe ridicolo non celebrare due compagini capaci di scrivere un pezzo di storia, diventando rispettivamente la decima e l&#8217;undicesima formazione a completare il <em>Triplete</em>.</p>



<p>Certo, fare il Grande Slam in Inghilterra, specie nella tonnara che è la Premier League odierna, è indubbiamente un&#8217;impresa sportiva dal coefficiente di difficoltà più alto, poco ma sicuro. Eppure, nonostante il Manchester City 2022-23 sia probabilmente una squadra superiore al Paris Saint-Germain 2024-25, il mio gusto soggettivo mi fa propendere maggiormente per i parigini, per una serie di motivi.</p>



<p>Pur essendo entrambe le squadre figlie del &#8220;<em>juego de posiciòn</em>&#8221; spagnolo (e non potrebbe essere altrimenti, vedendo chi sono i due allenatori), a mio avviso la creatura di <strong>Luis Enrique</strong> si è rivelata ancor più fluida e spettacolare di quella di <strong>Guardiola</strong>, a partire dall&#8217;interpretazione difensiva.</p>



<p>Due anni fa infatti, <strong><em>Pep </em></strong>entra in una fase un po&#8217; più prudente della sua carriera, adottando una soluzione che farà rapidamente scuola (chi segue l&#8217;Arsenal di <strong>Arteta </strong>saprà già di cosa sto parlando): verso metà stagione, la retroguardia dei <em>Citizens </em>cambia definitivamente forma, rinunciando ai terzini per lasciar posto a 4 difensori centrali su 4, ossia <strong>Akanji</strong>, <strong>Ruben Dias</strong>, <strong>Akè </strong>e <strong>Stones</strong>. Proprio quest&#8217;ultimo diventa un meccanismo chiave del City primaverile, che lo vede alzarsi ripetutamente all&#8217;altezza di <strong>Rodri </strong>per fornire superiorità numerica in fase di costruzione, fornendo dunque un&#8217;ulteriore fonte di gioco ad una macchina ormai oliata nei minimi dettagli.</p>



<p>L&#8217;assenza dei terzini sarebbe invece inconcepibile nel più arioso PSG di <strong>Luis Enrique</strong>, che con <strong>Nuno Mendes</strong> a sinistra e <strong>Hakimi </strong>a destra ha messo a ferro e fuoco le corsie esterne di tutta Europa; l&#8217;ex laterale dell&#8217;Inter in particolare, è entrato in ben 21 reti stagionali tra gol e assist, dimostrando di sapersi muovere con disinvoltura anche lontano dalla propria amata linea laterale. Lo stesso discorso vale per <strong>Dembelé</strong>, la cui valorizzazione nel ruolo di falso 9 dà un&#8217;ulteriore misura del lavoro certosino e artigianale del tecnico asturiano, capace di trasformare un funambolo fumoso e incompiuto in un pretendente più che credibile al Pallone d&#8217;oro (con buona pace di <strong>Mbappé</strong>). La scelta di rinunciare a un centravanti di ruolo ha dunque reso praticamente illeggibili le scorribande orchestrate dal sopracitato <strong>Dembelé</strong>, e coadiuvate da <strong>Kvaratskhelia</strong>, <strong>Barcola </strong>e <strong>Doué</strong>, presosi con autorità il posto da titolare nel corso della stagione.</p>



<p>Dinamiche ben diverse da quelle di un Manchester City che invece, smentendo molti <em>cliché </em>guardioliani, si è dotato della miglior prima punta in circolazione per puntare al bersaglio grosso, dopo due anni trascorsi ad alternare le incursioni <strong>De Bruyne</strong> e <strong>Gundogan </strong>in area di rigore. Ecco, diciamo che le 52 reti stagionali di <strong>Erling Haaland</strong> in quel magico 2022-23 (molte delle quali partite dai piedi di uno dei KDB più ispirati di sempre) sono state un <em>boost </em>non da poco per una squadra partita con una missione ben precisa, e arrivata fino in fondo senza mai staccare il piede dall&#8217;acceleratore, coronando un ciclo aperto longevo e pieno di successi. </p>



<p>Proprio per questo motivo, sempre per gusto personale, ho apprezzato il percorso più &#8220;umano&#8221; di un PSG molto più giovane (25,3 anni di età media, 3 in meno dell&#8217;11 titolare del City a Istanbul) e scopertosi adulto a stagione in corso. Basti pensare che i francesi, in Champions, stavano rischiando di rimanere bloccati nelle secche autunnali della League Phase, trovando definitivamente la quadra soltanto tra dicembre e gennaio. </p>



<p>Decisiva per strappare la qualificazione fu proprio la vittoria ai danni del Manchester City al Parco dei Principi, con <strong>Kovacic</strong>, <strong>De Bruyne</strong> e <strong>Bernardo Silva </strong>costretti ad abdicare in favore di <strong>Vitinha</strong>, <strong>Joao Neves</strong> e <strong>Fabian Ruiz</strong>, vero punto di forza del PSG; parliamo probabilmente di uno dei centrocampi meglio assortiti dell&#8217;ultimo decennio per palleggio, intensità e conoscenza del gioco, come ha avuto modo di scoprire a sue spese anche l&#8217;Inter nella finalissima di Monaco, in uno degli ultimi atti più scioccanti che il calcio europeo ricordi.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="881" height="496" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/e1cf0681-a600-4267-aae3-5830f79bc426-edited.avif" alt="" class="wp-image-24332" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/e1cf0681-a600-4267-aae3-5830f79bc426-edited.avif 881w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/e1cf0681-a600-4267-aae3-5830f79bc426-edited-300x169.avif 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/06/e1cf0681-a600-4267-aae3-5830f79bc426-edited-768x432.avif 768w" sizes="(max-width: 881px) 100vw, 881px" /><figcaption class="wp-element-caption">Dembelé [Imago/Abacapress]</figcaption></figure>
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		<title>Busquets vs Rodri: emanazioni del Guardiolismo a confronto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marcello Brescia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uno contro uno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono passati ormai più di 15 anni dall&#8217;avvento di Pep Guardiola sulla panchina del Barcellona, un matrimonio destinato a cambiare definitivamente la storia del calcio, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/07/30/busquets-vs-rodri-emanazioni-del-guardiolismo-a-confronto.html">Busquets vs Rodri: emanazioni del Guardiolismo a confronto</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Sono passati ormai più di 15 anni dall&#8217;avvento di <strong>Pep Guardiola </strong>sulla panchina del Barcellona, un matrimonio destinato a cambiare definitivamente la storia del calcio, e la concezione che abbiamo di esso. I ripetuti trionfi dei <em>blaugrana</em> nel decennio successivo, portatori di un impatto culturale impressionante se rivisti con gli occhi di oggi, non sono però mai andati troppo a genio all&#8217;ala più conservatrice del dibattito calcistico. Non di rado infatti, in molti si sono sentiti in dovere di &#8220;smascherare&#8221; i catalani, come se non fosse possibile fare incetta di titoli esibendo al tempo stesso la proposta di gioco più affascinante che si sia mai vista. </p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Chi è Busquets</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Sergio Busquets Skills The Genius of Simplicity" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/shee2rLaoq4?start=2&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Tralasciando le ipotesi più complottiste, che spaziano da arbitri compiacenti (&#8220;<em>Porquè Ovrebo?</em> <em>Porquè Busacca?</em>&#8220;) a ormoni della crescita con effetto dopante, uno dei tentativi più ricorrenti di ridimensionare i giocatori del Barcellona consiste nello sminuirli appioppando loro questa infamante etichetta: &#8220;<em>giocatore da sistema</em>&#8220;. Soltanto un impianto di gioco collaudato ai limiti della perfezione permetterebbe infatti a giocatori poco prestanti dal punto di vista fisico di esprimersi a un tale livello, oscurandone le lacune destinate a emergere in contesti di rango inferiore. Nonostante queste accuse, a tratti, non abbiano risparmiato nemmeno lo stesso <strong>Messi </strong>(le cui sconfitte in Nazionale sembravano una prova lampante dell&#8217;impossibilità di affermarsi lontano dal Camp Nou), chi più di ogni altro ha sfruttato al massimo la propria natura di &#8220;giocatore da sistema&#8221; è stato <strong>Sergio Busquets</strong>.</p>



<p>A posteriori, rileggere articoli di giornale o vecchi forum in cui si parla di <strong>Busquets</strong>, può provocare diverse reazioni: una risata, un po&#8217; di sudore freddo, oppure, come nel mio caso, l&#8217;esigenza di dovergli chiedere scusa. Chiedergli scusa a nome di un Paese che, rimasto ancorato all&#8217;epica operaia degli <strong>Oriali </strong>e dei <strong>Gattuso</strong>, non era ancora in grado di abbracciare la rivoluzione del gioco di posizione, capace di trasformare in capomastro anche quello che, un tempo, sarebbe stato il più anonimo dei manovali. Ancor più delle ottime doti di interdizione, di <strong>Busquets </strong>ricordiamo infatti una caratteristica divenuta ormai irrinunciabile per qualsiasi centrocampista di alto livello: la capacità di eludere il pressing avversario, spesso nella maniera più astuta e creativa possibile. </p>



<p>Per certi versi, è proprio questo suo sadismo da <em>torero </em>ad aver reso <em>Busi </em>uno dei giocatori più frustranti da affrontare nell&#8217;intera storia del calcio. Per più di 10 anni, <strong>Busquets </strong>ha disseminato di trappole i campi di gioco di tutto il mondo, tra una finta di corpo di qua, e un pallone impercettibilmente ripulito con la suola di là, obbligando attaccanti imbufaliti a spremersi di fatica per rincorrerlo senza successo. Non è un caso dunque che la genesi del Barcellona pigliatutto coincida con l&#8217;avvento tra i professionisti di un giocatore così peculiare, e in tal senso limitato nella sua grandezza. </p>



<p><strong>Busquets </strong>debutta in prima squadra nel settembre del 2008, pressoché contemporaneamente all&#8217;inizio dell&#8217;era <em>guardioliana</em>; poco meno di 2 anni dopo, nel luglio del 2010, il pivot catalano alza la Coppa del Mondo al cielo di Johannesburg. Nel mezzo, un <em>Sextete</em> storico vinto con il <em>Barça</em>, facendo sloggiare dalla mediana <strong>Yaya Touré</strong>, campionissimo totalmente agli antipodi con l&#8217;idea di calcio incarnata da <strong>Busquets</strong>. Pur essendo l&#8217;ultimo arrivato nello stellare centrocampo della Spagna, risulta fin da subito insostituibile nello scacchiere di <strong>Vicente Del Bosque</strong>, capace di coniare la frase che più di ogni altra riassume l&#8217;impatto silenzioso di <em>Busi </em>nel club e in Nazionale: «Se guardi la partita, difficilmente ti accorgerai di <strong>Busquets</strong>, ma se guardi <strong>Busquets</strong>, riuscirai a capire lo svolgimento dell&#8217;intera partita».</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Chi è Rodri</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Rodri Hernández - The Art of CDM.." width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Lpz4PUPJ5kM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Risulta difficile invece,  guardando una partita del Manchester City o della Spagna odierna, non accorgersi di <strong>Rodrigo Hernández Cascante</strong>, o più semplicemente <strong>Rodri</strong>. Separato da otto anni di differenza con <strong>Busquets</strong>, di cui è da sempre l&#8217;erede designato, la continua crescita dell&#8217;ex mediano dell&#8217;Atletico Madrid nelle ultime tre stagioni agli ordini del solito <strong>Guardiola</strong>, è stata semplicemente impressionante. La svolta della carriera di Rodri avviene nel 2021, al termine di una stagione chiusa in maniera abbastanza amara; dopo avergli fatto raccogliere il testimone di <strong>Fernandinho </strong>come uomo chiave davanti alla difesa, Pep lo esclude dalla formazione titolare dei <em>Citizens </em>in occasione della finale di Champions League contro il <strong>Chelsea</strong>. Un errore madornale, tra i più incomprensibili della carriera di <strong>Guardiola </strong>(forse il picco dell&#8217;<em>overthinking </em>su cui si è tanto ironizzato nel corso della sua esperienza inglese), che costerà la Coppa dalle grandi orecchie al City. </p>



<p>Da quella notte in poi, le cose dalle parti dell&#8217;<em>Etihad Stadium </em>cambieranno per sempre: il Manchester City ammirato nelle 3 annate successive è sostanzialmente composto da <strong>Rodri </strong>ed altri 10 uomini, diventando una squadra ancora più orientata al controllo del gioco rispetto a prima. Lui stesso, con la somma supervisione di <strong>Guardiola</strong>, scopre di avere qualità fin lì inespresse, o esplorate soltanto in parte. Da semplice mediano posizionale, <strong>Rodri </strong>entra in una dimensione completamente nuova, quasi da centrocampista box-to-box; la sua prestanza fisica, abbinata a una protezione del pallone tipicamente iberica, lo rende estremamente efficace nelle conduzioni in verticale, fondamentali per risalire il campo. La vera arma segreta del ragazzone madrileno tuttavia è un&#8217;altra, ossia un insospettabile feeling con la porta avversaria: i gol di Rodri, oltre a non essere affatto pochi per un vertice basso, non sono mai banali per fattura e per importanza. </p>



<p>Nel 2022, così come in quest&#8217;ultima stagione, i <em>Citizens</em> si sono aggiudicati la Premier League soltanto all&#8217;ultima giornata, e in entrambi i casi, nel momento più decisivo della stagione, non è mancata la firma indelebile di <strong>Rodri</strong>, specializzatosi nel finalizzare dal limite dell&#8217;area i tipici <em>cut-back</em> guardioliani. Proprio in questo modo, del resto, <strong>Rodri </strong>ha messo a segno il gol più importante della propria carriera (oltre che dell&#8217;intera storia del Man City), nella finale di Champions League del 2023 ad Istanbul contro l&#8217;Inter. L&#8217;ascesa inarrestabile di quello che, ad oggi, è indubbiamente il miglior centrocampista al mondo, è proseguita in Germania in occasione di <a href="https://gameofgoals.it/category/calcio-attuale/euro-2024">EURO 2024</a>. <strong>Rodri </strong>si è infatti imposto fin da subito come leader tecnico di una Spagna nuova ma fedele ai propri principi, capace di eliminare in sequenza le principali favorite per il titolo (Germania, Inghilterra e Francia), sciorinando ininterrottamente il miglior calcio della competizione.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il confronto</h2>



<p></p>



<p>Non potrebbe dunque esserci momento più insidioso di questo per mettere a confronto <strong>Busquets </strong>e <strong>Rodri</strong>; il primo ha imboccato da diverso tempo il viale del tramonto, abbracciando un pre-pensionamento da sogno all&#8217;Inter Miami, mentre il secondo, <a href="https://gameofgoals.it/2024/07/16/euro-2024-bilancio-finale-spagna-delle-meraviglie-sorpresa-svizzera-flop-italia-e-mbappe.html">eletto MVP dell&#8217;Europeo</a>, sembra più che mai in odore di Pallone d&#8217;Oro. Provando a tirare le somme, dunque, i punti a favore di uno o dell&#8217;altro sembrano coincidere quasi perfettamente: a parità di età (fermandoci dunque al 2016 per <strong>Busquets</strong>), il catalano può vantare un palmarés più ricco, ed un&#8217;impronta maggiore nella storia recente del gioco, complice anche l&#8217;aver fatto parte della squadra più influente del nuovo millennio. Il castigliano, d&#8217;altro canto, è diventato probabilmente un giocatore più completo e decisivo del suo predecessore, non limitandosi a lavorare da ingranaggio silenzioso, ma capace anche di ergersi a primo violino all&#8217;occorrenza.</p>



<p>Il potenziale ingresso di un mediano nell&#8217;albo del Pallone d&#8217;Oro tuttavia, potrebbe costituire un&#8217;enorme vittoria anche per lo stesso <strong>Busquets</strong>, il quale, pur non riuscendo mai a competere neanche lontanamente per tale premio (classificandosi tuttalpiù al 20° posto nel 2012), ha indubbiamente spianato la strada a tutti i suoi successori, <strong>Rodri </strong>in primis. </p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/07/30/busquets-vs-rodri-emanazioni-del-guardiolismo-a-confronto.html">Busquets vs Rodri: emanazioni del Guardiolismo a confronto</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Zoff vs Buffon: i due giganti azzurri nel ruolo di portiere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Feb 2023 15:20:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uno contro uno]]></category>
		<category><![CDATA[dino zoff]]></category>
		<category><![CDATA[gianluigi buffon]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
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		<category><![CDATA[portieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono i due portieri simbolo dell&#8217;Italia pallonara. Entrambi legati alla Juventus, soprattutto, e alla nazionale. Entrambi longevi e vincenti, oltre che straordinariamente completi in tutti [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Sono i due portieri simbolo dell&#8217;Italia pallonara. Entrambi legati alla Juventus, soprattutto, e alla nazionale. Entrambi longevi e vincenti, oltre che straordinariamente completi in tutti i fondamentali. <strong>Dino Zoff</strong> e <strong>Gianluigi Buffon</strong> hanno segnato un&#8217;epoca del calcio azzurro e non solo. Li abbiamo messi a confronto, provando a parlare delle loro caratteristiche prima che di confrontarli sul piano del valore, che per tutti e due è comunque assoluto.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Luca Ceste</h4>



<p>Ci troviamo di fronte a due dei più grandi portieri di tutti i tempi, di sicuro i migliori interpreti italiani del ruolo.<br>Tecnicamente ineccepibili anche se con personalità e stili differenti. <strong>Zoff</strong> l&#8217;emblema della concretezza e dell&#8217;essenzialità, il piazzamento e la capacità di lettura dell&#8217;azione i suoi punti di forza. Lui stesso affermava che spesso una parata spettacolare era il rimedio ad un errore nel piazzamento. Meticoloso, alla costante ricerca del perfezionamento, si faceva valere anche nelle uscite e con il suo carisma infondeva sicurezza a tutto il reparto difensivo. Qualche problema sui tiri da lontano e di reattività, specie a fine carriera, non ne intaccano l&#8217;immagine di grandissimo, unico italiano ad aver vinto Europeo e Mondiale con la Nazionale.<br><strong>Buffon</strong> rappresenta l&#8217;evoluzione moderna del ruolo. Talento innato e precoce, longevo quanto e più del predecessore, ha nella strapotenza fisica e nell&#8217;esplosività i suoi tratti distintivi. Tecnica anche in questo caso ineccepibile, difficilmente battibile tra i pali e in uscita, ha in più dalla sua rispetto al &#8220;rivale&#8221; tutta una serie di parate &#8220;impossibili&#8221; da cineteca, ma rispetto a Dino, vero maestro in questo, &#8220;zoppica&#8221; per alcuni cali di concentrazione sfociati talvolta in &#8220;papere&#8221; tanto rare, quanto clamorose.<br>Guascone, anch&#8217;egli dotato di personalità e carisma da vendere, è stato leader indiscusso di tutte le squadre in cui ha giocato mettendo in bacheca una serie di trofei che nulla hanno da invidiare a quelli di <strong>Zoff</strong>.<br>Difficile fare una scelta di campo, li considero alla pari, ognuno sul gradino più alto del podio della sua epoca.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Dino Zoff, SuperDino [Best Saves]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/I9Swd9yAA18?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Francesco Scabar</h4>



<p>È difficile nel calcio paragonare i portieri non solo perché l&#8217;interpretazione, il modo di stare in porta cambia da Paese a Paese o da continente a continente. Ma anche perché quello di estremo difensore, rispetto agli altri dieci giocatori di movimento, è stato in assoluto il ruolo che è stato maggiormente influenzato dal cambiamento delle regole. Per esempio l&#8217;introduzione del retropassaggio ha letteralmente rivoluzionato il concetto stesso di numero uno. Nel caso di <strong>Dino Zoff</strong> e di <strong>Gianluigi Buffon</strong> il paragone viene un pochino più facile perché parliamo due dei massimi specialisti del ruolo, portieri tipicamente italiani come concezione del ruolo, molto ancorata alla difesa dei pali e al dominio dell&#8217;area piccola. Entrambi sono stati portieri che nel corso della loro lunghissima carriera si sono saputi evolvere come stile di gioco: a inizio carriera sia <strong>Zoff</strong> sia <strong>Buffon</strong> erano più reattivi e spettacolari ma, una volta superati i trent&#8217;anni, sono diventati molto più dediti al piazzamento e ad un&#8217;interpretazione più essenziale. <strong>Buffon</strong> è stato un talento molto più precoce di <strong>Zoff</strong> che invece ha fatto fatica ad emergere nel calcio che conta, ma Super Dino&nbsp;vanta un picco di prestazioni quasi&nbsp;senza paragoni attorno ai trent&#8217;anni, età in cui <strong>Buffon</strong> probabilmente ha vissuto le stagioni meno ricche di soddisfazioni della sua lunghissima e luminosa carriera. Entrambi, come il buon vino, sono invecchiati benissimo con il passare del tempo, segno di una mentalità ed una professionalità assoluta. <strong>Buffon</strong> è stato probabilmente più esplosivo e reattivo, <strong>Zoff</strong> più abile nella presa e nelle uscite alte, ma sono qualità specifiche che sono proprie di portieri di determinate epoche specifiche, e ogni epoca ha i suoi pro e i suoi contro, i suoi pregi e i suoi difetti. Quindi suona davvero difficile dire chi sia stato il più forte dei due, sicuramente sono stati, nel loro rispettivo periodo storico, per molte stagioni tra i migliori portieri del mondo. Un&#8217;ultima curiosità: entrambi sono di origine friulana. <strong>Buffon</strong>, pur essendo nato a Carrara in Lunigiana, regione solo nominalmente toscana ma in realtà culturalmente più legata all&#8217;Emilia e alla Liguria (terra di un altro grande portiere come Ricky Albertosi da Pontremoli) è originario da parte di padre di Pertegada, paese che segna il confine con il Veneto (e infatti il cognome richiama chiare radici venete). <strong>Zoff</strong> invece è originario di Mariano del Friuli, borgo di quel lembo del Friuli orientale che fino al 1918 apparteneva all&#8217;Impero Austro Ungarico, infatti per questo motivo il cognome di Dino allude a una chiara matrice tedesca.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Francesco Buffoli</h4>



<p>Due dei migliori portieri di sempre, ed è interessate evidenziare che entrambi hanno origini friulane. <strong>Zoff</strong> è stato una garanzia: portiere dotato di un&#8217;intelligenza e di un senso della posizione non comuni, dopo un apprendistato in provincia diventa una stella di prima grandezza a Napoli e soprattutto a Torino. Credo che nessuno abbia mai avuto il suo rendimento tra i 30 e i 40 anni. Nei primi anni &#8217;70 ha la reattività di un felino e il senso della posizione che lo contraddistinguerà fino a fine carriera, ed è così bravo da collocarsi secondo nella graduatoria del pallone d&#8217;oro nel 1973, fatto più unico che raro per un portiere. <strong>Buffon</strong> è però forse il più grande talento della storia del calcio, almeno tra i pali, o meglio una sorta di incrocio tra l&#8217;esplosività istintiva e spettacolare di Enrico Albertosi (forse, con Zenga, l&#8217;unico portiere italiano che possa essere citato nella stessa frase con <strong>Zoff</strong> e <strong>Buffon</strong>) e l&#8217;intelligenza/maturità di <strong>Zoff</strong>. <strong>Buffon</strong> ha esordito con la sicurezza e la padronanza delle situazioni di gioco appannaggio dei grandissimi, quando era minorenne, ed è stato uno dei migliori portieri del mondo fino a 40 anni. La sua propensione al miracolo ha pochi egual nella storia del nostro sport preferito. Nella sostanza sarebbe un pareggio, ma valutando talento, carriera e impatto scelgo di pochissimo Gigi. Se parliamo di persona e personaggio, scelgo <strong>Zoff</strong>, ma in questa sede faccio parlare solo il campo.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Niccolò Mello</h4>



<p>Due giganti del ruolo, accanto a pochi altri eletti: lo spagnolo Zamora, il russo Jascin, il tedesco Neuer. Entrambi straordinariamente longevi e vincenti, hanno legato in modo indissolubile la loro carriera alla Juventus, ma sono stati anche immensi in nazionale, diventando i simboli degli ultimi due trionfi mondiali dell&#8217;Italia, nel 1982 e nel 2006. <strong>Zoff</strong> è stato l&#8217;emblema del senso del piazzamento e dell&#8217;essenzialità, e ricorreva alla spettacolarità solo quando strettamente necessario. <strong>Buffon</strong> aveva uno stile diverso, più portato allo spettacolo e all&#8217;intervento “impossibile”. Ma sono comunque differenze impercettibili perché tutti e due sono stati completi in ogni fondamentale. Zoff ha avuto maggiore concorrenza interna ed è invecchiato meglio: ancora dopo i 40 anni il suo rendimento era quasi al top. Buffon è stato più precoce (è stato il portiere forse con il maggior talento naturale puro che si ricordi) e ha avuto più concorrenti di valore a livello internazionale lungo tutto l&#8217;arco della sua carriera (è passato dagli Schmeichel e dai Kahn ai Casillas e ai Neuer). Scegliere tra i due come valore è una questione di parametri e gusti personale, io mi limito a celebrarli entrambi come due assoluti fenomeni dei pali. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Gianluigi Buffon ● Best Saves Ever" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/OKxa5ZYeNdI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Kylian Mbappé vs Erling Håland: chi sarà il prossimo Re?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2022 18:45:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uno contro uno]]></category>
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		<category><![CDATA[francia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al lento ma inevitabile declino di Messi e Cristiano Ronaldo, i due grandi totem di questi primi 20 anni del 21° secolo, hanno fatto seguito [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Al lento ma inevitabile declino di Messi e Cristiano Ronaldo, i due grandi totem di questi primi 20 anni del 21° secolo, hanno fatto seguito alcune stagioni dove la palma di “miglior giocatore del mondo” è andata ad attaccanti straordinari, ma non di certo dei fenomeni epocali: prima Robert Lewandowski, poi Karim Benzema. Ma adesso, all&#8217;inizio della stagione 2022/2023 e con un nuovo Mondiale alle porte, <strong>Kylian Mbappé</strong> ed <strong>Erling Håland</strong> &#8211; ritenuti già da qualche tempo i due principali alfieri della nuova generazione &#8211; sembrano aver preso la situazione di petto. Oggi sono probabilmente loro i due migliori calciatori del pianeta. La domanda che qui lanciamo è: chi diventerà più forte, su chi puntereste come nuovo dominatore del calcio?</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Kylian Mbappé 2022 - Magical Skills, Goals &amp; Assists | HD" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/omlWuLD5SXk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Mbappé nel 2022</figcaption></figure>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Tommaso Ciuti</h4>



<p></p>



<p>Sono i due migliori giocatori al mondo in questo momento. Come giocatore a tutto tondo prendo ancora <strong>Mbappé</strong>, per le sue capacità di giocare a pallone che esulano dai gol: l&#8217;accelerazione, il dribbling, le capacità con la palla al piede. <strong><strong>Håland</strong></strong> comunque si sta dimostrando una macchina da gol incredibile, glaciale e spietato. Azzardo un pronostico: a fine carriera potremmo collocarlo dove oggi collochiamo Gerd Müller, ossia nel gotha assoluto dei centravanti.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Francesco Buffoli</h4>



<p></p>



<p><strong><strong>Håland</strong></strong> è una macchina da gol al crocevia tra Nordahl e Gerd Muller, <strong>Mbappé</strong> il giocatore più decisivo quando cambia marcia palla al piede. Vado di poco sul francese; gli altri fenomeni attuali per me tutti un filo dietro.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Jo Araf</h4>



<p></p>



<p><strong>Håland</strong> vs <strong>Mbappé</strong> è un confronto tra i principali candidati a raccogliere l&#8217;eredità di Messi e CR7, due mostri sacri con alle spalle una carriera di 15 anni ad altissimi livelli, praticamente senza soste. E così come Messi e Ronaldo, sono tra loro molto diversi. Calpestano zone diverse e potrebbero tranquillamente giocatore assieme. Dovessi scommettere su uno in particolare, andrei sul norvegese. Ha già cambiato quattro contesti tecnici (la propria nazionale, il campionato austriaco, quello tedesco e quello inglese), senza mai patire il passaggio da una realtà all&#8217;altra. Oltre ad essere un bomber eccezionale, da l&#8217;idea di essere granitico da un punto di vista mentale.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Niccolò Mello</h4>



<p></p>



<p>Sono due giocatori diversi, che potrebbero anche giocare assieme. Nessuno dei due ha una tecnica straordinaria e men che meno una fantasia sudamericana, ma entrambi compensano con altre qualità. Sono in ogni caso due attaccanti completi e letali. <strong>Mbappé</strong> è già da più tempo sulla cresta dell&#8217;onda: esploso a livello globale nel Mondiale di Russia 2018, da allora gli è forse mancato sempre l&#8217;ultimo guizzo per la definitiva affermazione, anche se nell&#8217;ultimo biennio soprattutto le sue prestazioni sono andate via via migliorando. <strong>Håland</strong>, al primo vero anno in una big europea (il City di Guardiola), ha cominciato la stagione in modo spaventoso, a oltre un gol a partita di media, capocannoniere in Premier e in Champions. Il francese ha qualcosa di Ronaldo brasiliano (quest&#8217;ultimo però era più dotato con i piedi), in termini di esplosività e progressione; il norvegese potrebbe essere una versione moderna di Gunnar Nordahl, un mix di doti aeree, cattiveria sotto porta, fisicità dirompente ma anche tocco non disprezzabile per uno della sua stazza. Anche se forse fanno innamorare meno gli esteti questi due ragazzi &#8211; nel solco di una generazione, quella dei 2000, che pullula di nuovi assi, alcuni anche molto forti tecnicamente &#8211; sono la dimostrazione che il calcio è in salute e nel decennio che ci attende potremo godere di grandissime sfide da tutti i punti di vista.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Erling Haaland First 20 Manchester City Goals 2022/23" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/_Lqk4iZeNGQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Tutti i gol (finora&#8230;) di Håland al Manchester City</figcaption></figure>
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		<item>
		<title>Ruud Krol vs Lilian Thuram: sfida regale tra due difensori totali</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/05/16/ruud-krol-vs-lilian-thuram-sfida-regale-tra-due-difensori-totali.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 May 2022 19:38:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uno contro uno]]></category>
		<category><![CDATA[difensori]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[lilian thuram]]></category>
		<category><![CDATA[Olanda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due dei più grandi difensori europei della storia. L&#8217;olandese Ruud Krol, colonna imprescindibile dell&#8217;Ajax e dell&#8217;Olanda più grandi di sempre e poi ammirato in Italia [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Due dei più grandi difensori europei della storia. L&#8217;olandese Ruud Krol, colonna imprescindibile dell&#8217;Ajax e dell&#8217;Olanda più grandi di sempre e poi ammirato in Italia con la maglia del Napoli con cui sfiorò uno scudetto. Il francese Lilian Thuram, splendido protagonista del nostro calcio per anni a cavallo dei due secoli e capace di vincere tutto con la Francia. Un duello tra due difensori “totali”, entrambi capaci di primeggiare da registi difensivi e da laterali a tutta fascia.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Francesco Buffoli</h4>



<p><strong>Lilian Thuram</strong> è stato il difensore perfetto: laterale straripante, dopo gli anni di apprendistato in Francia sbarca in serie A ed è subito il miglior giocatore del campionato, non solo il miglior difensore; a conti fatti, è anche il miglior giocatore del campionato del mondo che vince nel 1998. Sarà poi superbo centrale ancora per diversi anni, grazie alle doti fisiche e alla capacità di leggere l&#8217;azione. Leader silenzioso e di grande affidamento, sarà un perno della Francia anche al mondiale tedesco del 2006. <br>Ciò detto, ritengo<strong> Ruud Krol</strong> un giocatore leggermente più bravo e più grande ancora, per le doti di regia, la capacità di primeggiare ovunque per oltre un decennio, l&#8217;intelligenza. Stilisticamente, si parla di due dei giocatori più belli in assoluto, ma anche qui la classe di <strong>Krol</strong> e i suoi piedi fatti di miele me lo fanno preferire di poco.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Tiziano Canale</h4>



<p>Splendido confronto tra due veri e propri pesi massimi della difesa.<br>Da una parte<strong> Lilian Thuram</strong>, centrale e terzino dotato di straordinarie doti atletiche, completezza tecnica e un&#8217;eccellente continuità di rendimento sia con i club che &#8211; in particolare &#8211; con la nazionale, dove è spesso tra i più decisivi. Insieme a Figueroa il francese è uno dei miei difensori preferiti in senso assoluto perché ha tutto quello che un difensore dovrebbe avere: potenza, velocità, capacità difensive, gioco aereo, buona tecnica di base, la giusta dose di cattiveria, versatilità. <br>Se c&#8217;è però un difensore in grado di spodestarlo dal suo trono è proprio <strong>Ruud Krol</strong>: l&#8217;olandese infatti &#8211; seppur meno dotato atleticamente (ma neanche troppo) &#8211; è un giocatore altrettanto valido: sia da terzino sinistro che come libero raggiunge straordinari apici di rendimento. Rispetto a <strong>Thuram</strong> è forse meno forte come difensore puro ma è sicuramente più abile nell&#8217;impostare gioco: ha infatti grande visione di gioco, precisione millimetrica nei passaggi, capacità di dirigere la difesa e di reggere la pressione. Chi meglio? È dura, perché secondo me entrambi appartengono alla stessa categoria, ma se dovessi sceglierne uno direi <strong>Ruud Krol </strong>di un&#8217;unghia.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Jo Araf</h4>



<p><strong>Thuram</strong>&#8211;<strong>Krol</strong>: confronto tra giganti, due difensori entrambi completissimi capaci di ricoprire tanto il ruolo di centrale come quello di terzino. Se <strong>Thuram</strong> spiccava per forza e fisicità <strong>Krol</strong>, figlio di un calcio votato al gioco, per tecnica. Colonne insostituibili dei rispettivi club e nazionali, entrambi entrano di diritto nel gotha dei migliori difensori europei del dopoguerra. Premio, al fotofinish, la qualità di <strong>Krol</strong>.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Niccolò Mello</h4>



<p>Sono stati tutti e due capaci di giocare al centro della difesa come sull&#8217;esterno: <strong>Krol</strong> a sinistra e <strong>Thuram</strong> a destra. <strong>Krol</strong> meglio da centrale, da superbo libero in cui nel ruolo ha avuto pochissimi rivali nella storia sul piano della regia, del tempismo e della qualità di tocco; <strong>Thuram</strong> più forte da terzino, dove poteva far valere una potenza e una spinta eccezionali, vero pendolino inesauribile a tutta fascia. Si tratta di due difensori eccellenti, capaci di brillare per anni e conquistare diversi trofei importanti, ma scelgo la superiore classe di <strong>Krol</strong>.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Lilian Thuram, The Philosopher [Skills &amp; Goals]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/e_Neb-TI_kg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Andreas Brehme vs Philipp Lahm: i “Kaiser della fascia”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2022 10:06:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uno contro uno]]></category>
		<category><![CDATA[andreas brehme]]></category>
		<category><![CDATA[bayern monaco]]></category>
		<category><![CDATA[coppa del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[inter]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Germania ha saputo produrre negli anni difensori eccezionali. Due di questi sono stati sicuramente Andreas Brehme e Philipp Lahm. Accomunati dall&#8217;aver giocato nel Bayern [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">La Germania ha saputo produrre negli anni difensori eccezionali. Due di questi sono stati sicuramente <strong>Andreas Brehme</strong> e <strong>Philipp Lahm</strong>. Accomunati dall&#8217;aver giocato nel Bayern Monaco e anche dall&#8217;aver giocato in altri ruoli, sono stati entrambi campioni del mondo ed entrambi hanno interpretato il ruolo di terzini in modo straordinario: attenzione difensiva, spinta propulsiva, cross teleguidati e personalità da vendere. Due autentiche leggende del ruolo.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Francesco Buffoli</h4>



<p><strong>Lahm</strong> è uno dei giocatori più intelligenti del nuovo millennio: superbo laterale difensivo capace di eccellere su entrambe le fasce, all&#8217;occorrenza anche ottimo mediano, è stato l&#8217;affidabilità fatta giocatore e destinata in quanto tale a non ricevere sempre gli elogi che avrebbe meritato. Bravo in entrambe le fasi e con il tempo sempre più efficace anche come puro difensore, ha figurato stabilmente tra i migliori del mondo nel ruolo per quasi un decennio e vanta ben cinque nomine nella formazione ideale di un mondiale e/o di un europeo, record che credo condivida con il solo Beckenbauer.<br><strong>Brehme</strong> è stato un giocatore altrettanto duttile e completo, dotato di un destro morbido e di un sinistro mortifero, alle qualità di <strong>Lahm</strong> aggiunge a mio parere un paio di stagioni in cui è il giocatore chiave della squadra, e un mondiale da trascinatore e giocatore più determinante. Anche lui molto longevo, chiuderà con un titolo storico a Kaiserslautern. Visto l&#8217;apogeo da primo violino, scelgo di pochissimo <strong>Brehme</strong>.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Andreas Brehme, Andy [Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/lrIyDVl7O98?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Franz Domenighini</h4>



<p>È una bella “battaglia”. Metterei <strong>Lahm</strong> e <strong>Brehme</strong> nella mia Germania ideale sulle due corsie laterali. Forse prenderei per un&#8217;unghia <strong>Brehme</strong> perché segnava di più e perché ha avuto modo di mettersi in mostra non solo in Bayern e Germania, anche se questa non è una “colpa” di <strong>Lahm</strong>. Si tratta comunque di un arrivo in volata e di una scelta di dettagli.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Jo Araf</h4>



<p>Due dei più forti terzini sinistri di sempre. <strong>Brehme</strong> è stato un fantastico crossatore e, forse, rispetto a <strong>Lahm</strong> era maggiormente capace di arrivare sul fondo. <strong>Lahm</strong> è stato un giocatore più duttile (ha giocato anche a centrocampo) e probabilmente, forse anche per via dell&#8217;epoca in cui è cresciuto, ha interpretato meglio il ruolo di regista laterale. Una qualità che ha caratterizzato entrambi è stata l&#8217;uso eccellente di entrambi i piedi. La scuola tedesca di terzini sinistri è probabilmente una delle primissime a livello mondiale soprattutto grazie a loro (e a <strong>Breitner</strong>).</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Niccolò Mello</h4>



<p>Due dei terzini più forti della storia, capaci di offrire un rendimento eccellente sia nei club sia in nazionale. Forse <strong>Brehme</strong> meglio da terzino puro, <strong>Lahm</strong> superiore come giocatore e anche nell&#8217;esperienza in mezzo al campo. Siamo su livelli comunque molto simili e opterei per una parità. <strong>Brehme</strong> si è consacrato definitivamente all&#8217;Inter, dopo alcune ottime stagioni al Bayern Monaco, ed è stato probabilmente il miglior giocatore del Mondiale &#8217;90 per cifra e continuità di rendimento. <strong>Lahm</strong> è stato una colonna del Bayern Monaco con cui ha vinto campionati in serie e la Champions League 2013 nonché della Germania campione del mondo nel 2014.</p>



<p></p>



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		<title>Roberto Bettega vs Gianluca Vialli: personalità, fisicità, raffinatezza e gol</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2022 07:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uno contro uno]]></category>
		<category><![CDATA[Coppa Uefa]]></category>
		<category><![CDATA[gianluca vialli]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<category><![CDATA[roberto bettega]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hanno fatto la storia della Juventus e del calcio italiano. Due attaccanti diversi, accomunati dalla classe e dal senso del gol. Sono Roberto Bettega e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Hanno fatto la storia della Juventus e del calcio italiano. Due attaccanti diversi, accomunati dalla classe e dal senso del gol. Sono <strong>Roberto Bettega</strong> e <strong>Gianluca Vialli</strong>. Il primo, torinese doc, fu una delle stelle dell&#8217;Italia pallonara tra la fine degli anni &#8217;70 e i primi anni &#8217;80, attaccante completo che sapeva abbinare fisicità e colpi di classe. Il secondo, cremonese, prima alla Sampdoria e poi alla Juventus mostrò non solo invidiabili doti di finalizzatore, ma anche piedi educati e leadership. Un duello a colpi di sciabola e fioretto, nel segno del gol.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Gabriele Gilli</h4>



<p>Il confronto tra <strong>Bettega</strong> e Vialli <strong>vede</strong> contrapposti due tra gli attaccanti più forti e talentuosi che il calcio italiano abbia mai prodotto.<br><strong>Bettega</strong> è stato sicuramente più precoce e sembrava destinato a raggiungere vette davvero elevatissime prima che la tubercolosi ne rallentasse l&#8217;ascesa nel 1971. Ha però avuto il merito di tornare più forte di prima e di sfoderare stagioni straordinarie come nel 1976-1977, nonché di consacrarsi come uno dei più forti attaccanti del calcio italiano.<br><strong>Vialli</strong> invece non ha avuto la precocità di <strong>Bettega</strong>, ma probabilmente ha avuto una maggiore costanza dal punto di vista realizzativo, oltre al fatto di aver trascinato la Sampdoria verso i suoi più grandi successi insieme a Roberto Mancini, nonché per aver contribuito ai successi della prima Juventus di Lippi (vedasi il suo magnifico 1994-1995).<br>Entrambi hanno avuto sfortuna in nazionale, con il primo che è stato costretto a saltare il vittorioso Mondiale 1982 a causa di un infortunio, mentre il secondo non è mai riuscito a rendere secondo le aspettative che si avevano sul suo conto.<br>Premio <strong>Bettega</strong> in volata, per le sue capacità acrobatiche e quel senso di completezza ulteriore che ha dimostrato durante la sua carriera.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Luca Ceste</h4>



<p><strong>Roberto Bettega</strong> è stato uno degli attaccanti più forti e completi non solo della sua generazione. La formazione nelle giovanili bianconere come mezzala gli ha conferito visione di gioco e indole a partecipare alla manovra per creare spazi e dettare le triangolazioni. Tecnica sopraffina nel trattare la palla e nel calciare con entrambi i piedi (dote non comune a tutti gli attaccanti), diventava devastante in acrobazia e nel colpo di testa (la sua vera specialità), tra i migliori italiani di sempre per potenza e precisione.<br>Di spiccata personalità, duro e polemico quanto elegante in campo e fuori, ha avuto la carriera rallentata dalla malattia, mentre il grave infortunio al ginocchio l&#8217;ha privato della definitiva consacrazione al <em>Mundial</em> di Spagna. Il suo più grosso rammarico sono le due finali di Coppa dei Campioni perse con la Juventus.<br>Partito come guizzante attaccante esterno, <strong>Gianluca Vialli</strong> si è affermato nella Sampdoria come terminale offensivo. Tatticamente intelligente, sapeva anche creare spazi per i compagni di reparto e diventare all&#8217;occorrenza uomo assist.<br>Potente fisicamente, al pari di <strong>Bettega</strong> eccelleva con i due piedi e in acrobazia (celebri le sue rovesciate), facendosi preferire per l&#8217;attitudine ad attaccare la profondità.<br>Indomito nel carattere, vero leader in campo e nello spogliatoio, ha avuto una carriera costellata di gioie e dolori, specie europee, sia in blucerchiato, sia in bianconero. A differenza del “rivale” è riuscito ad alzare tutte le coppe, mentre in nazionale ha raccolto meno di quanto avrebbe potuto.<br>Il confronto potrebbe terminare in parità, ma per la classe più limpida premio al fotofinish <strong>Bettega</strong>.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Francesco Buffoli</h4>



<p>Confronto equilibrato tra due grandi punte. <strong>Vialli</strong> un centravanti di movimento e un leader carismatico, protagonista dell&#8217;epoca d&#8217;oro della Samp e dopo due stagioni nere della rinascita della Juve con Lippi. Non fa benissimo in nazionale e al Chelsea è un ottimo comprimario, in più sbaglia forse qualche finale di troppo. <strong>Bettega</strong> era un Gigi Riva meno devastante e più tecnico forse, un numero undici dai piedi d&#8217;oro, molto abile nel gioco aereo e un &#8220;duro&#8221; con i difensori. Senza infortuni, Bobby Gol sarebbe stato ancora più bravo. Scelgo lui di poco.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Niccolò Mello</h4>



<p>Confronto intrigante. Entrambi completi, capaci di sposare doti fisiche, gioco aereo e visione di gioco raffinata. <strong>Vialli</strong> più bomber, <strong>Bettega</strong> superiore come classe pura. <strong>Vialli</strong> grandissimo nei club, capace di vincere lo scudetto a Genova e Torino e soprattutto di conquistare tutte e tre le coppe europee per club: Coppa Coppe alla Sampdoria, Coppa UEFA e Coppa dei Campioni alla Juventus. Non brillantissimo in nazionale. <strong>Bettega</strong> ha avuto apici superiori &#8211; non dimentichiamo i due quarti posti al Pallone d&#8217;oro 1977 e 1978 &#8211; e anche lui vanta un grande successo internazionale con la Juventus, la <a href="https://gameofgoals.it/2021/05/27/la-prima-volta-della-signora-in-europa-1977-una-coppa-uefa-tutta-italiana.html">Coppa UEFA tutta italiana del 1977</a>. È un arrivo in volata, ma scelgo <strong>Bettega</strong>.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="10 Reasons Why We Love Gianluca Vialli | Bianconeri Legends | Juventus" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/-U11IcSU5Cc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Clarence Seedorf vs Toni Kroos: eleganza, intelligenza e classe</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/04/12/clarence-seedorf-vs-toni-kroos-eleganza-intelligenza-e-classe.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Apr 2022 16:36:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uno contro uno]]></category>
		<category><![CDATA[ajax amsterdam]]></category>
		<category><![CDATA[bayern monaco]]></category>
		<category><![CDATA[clarence seedorf]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due dei centrocampisti più forti dell&#8217;epoca moderna: l&#8217;olandese Clarence Seedorf e il tedesco Toni Kroos. Accomunati dalla capacità di vincere la Champions League in piazze [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Due dei centrocampisti più forti dell&#8217;epoca moderna: l&#8217;olandese <strong>Clarence Seedorf </strong>e il tedesco <strong>Toni Kroos</strong>. Accomunati dalla capacità di vincere la Champions League in piazze diverse (con Ajax, Milan, Bayern Monaco ed entrambi Real Madrid) e sempre da protagonisti assoluti. Ma accomunati anche da una visione di gioco periferica e da risorse tecniche straordinarie. Più mezzala d&#8217;assalto <strong>Seedorf</strong>, più regista <strong>Kroos</strong>, ma l&#8217;impronta è la stessa: quella di due centrocampisti di classe purissima.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Clarence Seedorf, Il Professore [Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/5LqMw36baRY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Jo Araf</h4>



<p><strong>Seedorf</strong> vince per estro, <strong>Kroos</strong> per regolarità. L&#8217;olandese migliore come numero 8/numero 10 e più <em>dribblomane</em>. Il tedesco erò superiore sul piano dell&#8217;impostazione e del rendimento durante l&#8217;intera stagione.  </p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Francesco Buffoli</h4>



<p><strong>Seedorf</strong> in giornata era una mezzala capace di tutto, con un controllo di palla degno di gente come Zidane e Iniesta e con una capacità di calcio superiore. Paga una certa discontinuità e un rendimento non sempre all&#8217;altezza in nazionale. <strong>Kroos</strong> un regolarista, completo, duttile, affidabile, dotato di un destro eccellente e di grandi doti di corsa. Raramente è stato l&#8217;uomo cardine della squadra, però è una garanzia. Per gusto scelgo di pochissimo l&#8217;olandese.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Franz Domenighini</h4>



<p>Dal mio punto di vista, non essendo un appassionato dell&#8217;uno ed essendolo dell&#8217;altro non ho proprio dubbi: per me <strong>Kroos</strong> e nemmeno di poco. Il tedesco ha l&#8217;estro di <strong>Seedorf</strong> misto alla continuità che all&#8217;olandese mancava.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Niccolò Mello</h4>



<p>Scelta complicata tra due giocatori di grande qualità. <strong>Seedorf</strong> più dotato di colpi, più uomo da grandi momenti, si esaltava soprattutto in Champions e nelle partite importanti. <strong>Kroos</strong> più continuo, affidabile e performante durante tutta la stagione. Due giocatori dalla straordinaria mentalità vincente, non a caso hanno vinto moltissimo. Nei club siamo su un rendimento simile, in nazionale meglio il tedesco. Ai punti penso di andare su <strong>Kroos</strong>.</p>



<p></p>



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		<title>Didier Drogba vs Karim Benzema: sostanza, personalità e gol pesanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2022 17:09:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uno contro uno]]></category>
		<category><![CDATA[champions league]]></category>
		<category><![CDATA[chelsea]]></category>
		<category><![CDATA[didier drogba]]></category>
		<category><![CDATA[karim benzema]]></category>
		<category><![CDATA[real madrid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Didier Drogba e Karim Benzema. Due dei massimi centravanti degli ultimi trent&#8217;anni. Diversi nello stile, simili nella leadership e nella capacità di segnare gol belli [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap"><strong>Didier Drogba</strong> e <strong>Karim Benzema</strong>. Due dei massimi centravanti degli ultimi trent&#8217;anni. Diversi nello stile, simili nella leadership e nella capacità di segnare gol belli e pesanti. L&#8217;ivoriano è stato una gloria del Chelsea, con cui ha conquistato da protagonista assoluto la Champions League del 2012. Il francese è una colonna del Real Madrid, con cui ha vinto 4 volte la Coppa delle grandi orecchie. Un duello di personalità e sostanza tra due numeri 9 di straordinario livello.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Francesco Buffoli</h4>



<p>Due numeri 9 con caratteristiche diverse. <strong>Drogba</strong> era un giocatore che faceva leva sullo strapotere fisico, in grado di fare reparto da solo, nonché un centravanti capace di segnare gol pesanti. <strong>Benzema</strong> è un 9 multiforme, che ha saputo eccellere come rifinitore e regista aggiunto, ma anche caricarsi la squadra sulle spalle e confezionare gol e giocate pesantissimi. Nessuno dei due esplode presto, entrambi danno il meglio vicino ai trent&#8217;anni e poi in età matura. La straordinaria parabola di <strong>Benzema</strong> a Madrid mi induce a preferirlo.</p>



<p></p>



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<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Jo Araf</h4>



<p><strong>Benzema</strong> e credo che questo conforto sia la rappresentazione plastica dell&#8217;importanza della longevità ad alti livelli nel calcio (ma forse dovrei dire nello sport). Modric, Lewandowski e Benzema sono giocatori che magari non hanno avuto un picco fenomenale al pari di alcuni loro contemporanei, ma si sono mantenuti ad alti livelli anche in una fase in cui questi hanno iniziato a declinare. <strong>Benzema</strong>, che un tempo veniva paragonato a Higuain, ad alcuni punti di vista è andato anche in crescendo e sembra non conoscere cali. La sua traiettoria mi fa prendere per lui.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Tommaso Ciuti</h4>



<p>Scelgo <strong>Benzema</strong> per la straordinaria longevità: fin dai tempi del Lione ha dimostrato di essere un attaccante di primo livello, con tecnica di alto profilo nei piedi e la capacità di interpretare più ruoli in attacco. A Madrid è intoccabile da più di dieci anni, ed è stato un perfetto ingranaggio del maxi ciclo del Real, incrociandosi perfettamente con le esigenze tattiche di Cristiano Ronaldo. Il ruolo da principale terminale offensivo e le reti a grappolo di questi anni gli restituisce giustizia ed alta considerazione tra gli appassionati.<br>Reputo <strong>Drogba</strong> inferiore a <strong>Benzema</strong> come tecnica, duttilità e continuità, ma non come uomo-gol e leadership: la straordinaria Champions del 2012 lo ripaga di tutti quei momenti in campo europeo dove gli è mancato l&#8217;acuto finale, a differenza del campionato dove ha spesso trascinato i suoi a suon di reti.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Niccolò Mello</h4>



<p><strong>Drogba</strong> un 9 più classico, più fisico. <strong>Benzema</strong> un 9 più duttile e superiore tecnicamente. Come apice se la giocano. Ma la continuità di carriera, la capacità di sapersi adattare a più modi di giocare e di risultare ancora oggi a 35 anni uno dei primissimi giocatori al mondo mi portano a scegliere il francese.</p>



<p></p>



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