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	<title>abedì pelé Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>abedì pelé Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Allons Enfants de la Patrie &#8211; la top 11 all time dell&#8217;Olympique Marsiglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Sep 2023 15:23:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nessuno è scivolato a un passo dal traguardo tante volte quanto l&#8217;hanno fatto i francesi: possiamo iniziare con lo Stade De Reims, che negli anni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Nessuno è scivolato a un passo dal traguardo tante volte quanto l&#8217;hanno fatto i francesi: possiamo iniziare con lo <strong>Stade De Reims</strong>, che negli anni &#8217;50 è probabilmente la seconda miglior squadra d&#8217;Europa, e che però alla fine porta nella cittadina del nord-est una Coppa Latina e due finali perse, la prima per il rotto della cuffia, al cospetto di un <strong>Real</strong> così <em>Grande</em> che quarant&#8217;anni dopo lo citeranno in una canzone; il brioso e <strong>Saint-Étienne</strong> dall&#8217;anima olandese e un po&#8217; hippie (chiedere a sua maestà <strong>Dominque Rocheateau</strong>) di metà anni &#8217;70 arriva in semifinale e poi anche in finale, ma la sfortuna lo priva del suo campione nel momento chiave e solito cinismo bavarese lo punisce. Il <strong>PSG</strong> che ha investito fantastiliardi nei suoi campioni arriva in fondo solo due volte, e nella prima occasione si trova davanti ancora una volta i bavaresi in formato invincibili e perde per questione di dettagli. </p>



<p>Nonostante le squadre di alto spessore siano state numerose, la Francia ha in sostanza quasi sempre mancato il bersaglio grosso, salvo che nel 1993, con quello che resta probabilmente il miglior collettivo della storia transalplina, il Marsiglia allestito dal rampante Tapie e schierato con sapiente astuzia dal mefistofelico <strong>Goethals</strong>, il tecnico che tingeva i capelli di rosso-trash, aveva un&#8217;andatura &#8220;<em>calcolatamente scazzata</em>&#8221; (cito Modeo) e che però, grazie ad alcuni geniali accorgimenti tattici e ai suoi campioni, mette la parola fine sull&#8217;epoca del Grande Milan di Arrigo e due anni dopo supera, a sorpresa, lo squadra perfetta di Capello, e riesce in entrambe le imprese con merito. <strong>Goethals</strong> ha trovato a Marsiglia, in una città cialtronesca, vitale, brulicante di culture e di tradizioni diverse, estrosa e insidiosa come sa esserlo solo Napoli, la sua seconda casa e ha dato vita a uno dei grandi cicli della storia del calcio moderno, che poteva concludersi anche con qualche titolo internazionale in più. Se quindi esiste una chiara età dell&#8217;oro che domina la storia del club mediterraneo, come sempre accade non mancano risultati di rilievo e giocatori importanti anche nelle epoche precedenti e successive: abbiamo provato a selezionarli per voi, escludendo i campioni degli anni &#8217;50 come <strong>Gunnar Andersson</strong>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/goethals-2.jpg" alt="" class="wp-image-15550" width="641" height="314" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/goethals-2.jpg 730w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/goethals-2-300x147.jpg 300w" sizes="(max-width: 641px) 100vw, 641px" /><figcaption class="wp-element-caption">Raymond Goethals</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Portiere: Georges Carnus</h3>



<p></p>



<p>Portiere brevilieneo che veste la maglia di numerosi club d&#8217;Oltrlpe, <strong>Georges Carnus</strong> è stato una colonna dei marsigliesi capaci di conquistare il double nel 1972 e di disputare per la prima volta la Coppa dei Campioni la stagione successiva, venendo eliminati in rimonta alla Juve futura finalista. Essenziale, sobrio e affidabilissimo, Carnus ha ricevuto per due stagioni consecutive la medaglia di giocatore più importante del campionato d&#8217;Oltralpe, ha militato per diversi anni in nazionale e secondo me è il portiere più bravo della storia dei marsigliesi. Il portiere più importante della storia del club è invece un altro brevilineo che conosciamo bene anche in Italia, <strong>Fabien Barthez,</strong> grandi riflessi, bravo con i piedi e nelle uscite, per diverso tempo il miglior estremo difensore del suo paese.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Terzino destro: Jocelyn Angloma</h3>



<p class="has-text-align-center"></p>



<p>Un portento della natura sul piano fisico, <strong>Angloma</strong> (laterale destro che poteva giocare serenamente anche a sinistra) ha solcato le fasce dei campi di Francia e poi d&#8217;Italia nel corso degli anni &#8217;90, vicendo da protagonista tutto a Marsiglia e trasferendosi poi nel campionato più bello del mondo, per svolgere alla perfezione il suo ruolo con le maglie di Inter e Torino. <strong>Jules Zvunka</strong>, capellone e gran corridore della fascia destra, ha collezionato oltre 250 presenze con il Marsiglia ed è tuttora considerato uno dei difensori più importanti della storia del club: anche solo per questo motivo, il posto di riserva gli spetta di diritto.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/1993-jocelyn-angloma-om-milan-van-basten-marco.jpg" alt="" class="wp-image-15551" width="609" height="402" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/1993-jocelyn-angloma-om-milan-van-basten-marco.jpg 650w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/09/1993-jocelyn-angloma-om-milan-van-basten-marco-300x198.jpg 300w" sizes="(max-width: 609px) 100vw, 609px" /><figcaption class="wp-element-caption">Angloma marca van Basten</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Difensore centrale: Karlheinz Förster</h3>



<p></p>



<p>Quattro anni di gloria sono più che sufficienti per schierare titolare del Marsiglia il grande tedesco <strong>Karlheinz Förster</strong>, colonna della squadra che si impone tra le grandi nella seconda parte degli anni &#8217;80 e che se ne va giusto un attimo prima della vera gloria europea, dopo aver comunque raggiunto in due occasioni una semifinale anche nelle competizioni continentali. Titolare inamovibile della Germania Ovest per quasi un decennio, il campione di Mosbach si è guadagnato i galloni del titolare. <strong>Bernard Bosquier</strong> ha probabilmente dato il meglio di sé altrove, venendo anche premiato in due occasioni miglior giocatore francese dell&#8217;anno, ma anche nelle stagioni in cui ha giocato a Marsiglia ha vinto da leader della difesa il double del 1972 ed è stato uno dei perni della nazionale che stava risalendo la china a inizio anni &#8217;70. La sua classe e le sue abilità in fase di impostazione mi suggeriscono di assegnargli un posto in panchina. Il terzo nome che non può mancare in questa formazione è quello di <strong>Bernard</strong> <strong>Casoni</strong>, duttile e validissimo difensore del Marsiglia degli anni &#8217;90 e bandiera del club.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Difensore centrale: Basile Boli</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Basile Boli goals &amp; skills Olympique de Marseille #om #olympiquedemarseille #football #psg #rmc" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/_nuvnpWE-TU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>In Italia abbiamo conosciuto il roccioso centrale difensivo di origini ivoriane tra 1991 e 1993, quando ha anche deciso una finale di Coppa dei Campioni (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2020/01/31/1993-finale-olympique-marsiglia-milan-1-0.html">qui</a>), ma in Francia era una stella sin dai tempi dell&#8217;RC Paris, tanto da ingolosire<strong> Tapie</strong> e <strong>Goethals</strong>, che gli affida le chiavi della difesa. Forte fisicamente, &#8220;cattivo&#8221; al punto giusto ed eccellente nel gioco aereo, anche nell&#8217;area avversaria, <strong>Boli</strong> è stato un grande campione e avendo deciso la partita più importante della storia del club, dopo diversi anni di militanza (impreziositi da 31 reti in 120 presenze), merita il posto da titolare. In panchina, abbiamo optato per <em>il Brigante</em> <strong>Carlos Mozer</strong>, ruvido e atipico centrale brasiliano che gioca a lungo anche con la maglia verdeoro, abilissimo nel gioco aereo e implacabile in marcatura; Carlos, reduce dagli anni giovanili di gloria nel Flamengo di Zico, ha vestito la maglia bianca per diverse stagioni, vincendo tre campionati francesi consecutivi. Escludo dalla formazione titolare <strong>Blanc</strong> e <strong>Desailly</strong> a causa della militanza marsigliese troppo breve.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Terzino sinistro: Manuel Amoros</h3>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Manuel Amoros vs Brazil. 1986 World Cup. Highlights" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Cbf1ZW-4WHQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Se escludiamo Thuram, <strong>Amoros</strong> è stato probabilmente il laterale francese più dotato e completo. Giovanissima stella della Francia di Spagna &#8217;82, Amoros possedeva notevoli doti di corsa e piedi di velluto, e nelle quattro stagioni marsigliesi, reduce da Euro 1984 e dal brillante mondiale messicano (in entrambi i casi, è inserito nella formazione ideale del torneo),<strong> Manuel</strong> si conferma un giocatore di caratura mondiale e il leader silenzioso del Grande <strong>Marsiglia</strong>, con cui vincerà la Coppa dei Campioni del 1993, anche se oramai da riserva di lusso. Quattro stagioni di folgorante crescita sul Mediterraneo, otto da titolare in nazionale, ritenuto dai tifosi uno dei migliori laterali della storia del calcio d&#8217;Oltralpe, il padre di <strong>Youri</strong>, <strong>Jean Djorkaeff </strong>emigra in Francia dall&#8217;est Europa e si afferma come un giocatore completo e uno dei perni difensivi del Marsiglia che scala le gerarchie del calcio francese, giocando su entrambi i lati della difesa.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Mezzala destra: Abedì Pelé</h3>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Abedi Pelé Ayew [Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/66QdIzhW48s?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Quando ti soprannominano <strong>Pelé</strong> l&#8217;ansia da prestazione rischia di giocarti un brutto scherzo, ma per sua fortuna il centrocampista offensivo ghanese, tre volte pallone d&#8217;oro africano, aveva le spalle larghe: fisicamente fortissimo nonostante la statura non eccezionale, <strong>Abedì Pelé</strong> correva come un mediano e aveva le qualità del numero dieci, specie nel dribbling e nei suoi memorabili cambi di direzione, come abbiamo imparato anche a Torino. A Marsiglia, <strong>Pelé </strong>ha giocato per cinque anni, tre dei quali da assoluto protagonista, come ricordano anche i tifosi e i giocatori del Milan del tempo, per i quali il ghanese è sempre stato un enigma difficile da decifrare. La prima alternativa del campione francese è un sottovalutato centrocampista argentino che in Francia ha saputo conquistarsi un ruolo di primo piano, anche e soprattutto nella squadra che ha vinto la Ligue 1 nel 2010, ovvero <strong>Lucho Gonzales</strong>: longilineo, elegante, piedi da argentino doc, Lucho ha fatto la fortuna di tutte le squadre dove ha militato e ha trovato sulle sponde del Mediterraneo la definitiva consacrazione. La seconda alternativa è un altro giocatore africano, e più nello specifico algerino, il leader del Marsiglia dei primi anni 2000 <strong>Brahim Hemdani</strong>. Con oltre cento presenze in maglia bianca, Brahim è stato per anni il capitano della squadra e ha sfiorato la Coppa UEFA nel 2004. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Centrocampista centrale: Didier Deschamps</h3>



<p></p>



<p>Il <em>Capitano</em> per eccellenza, <strong>Didier Deschamps</strong> è stato uno straordinario trascinatore e uomo squadra che abbiamo ammirato a lungo anche in Italia e che però è diventato grande negli anni giovanili a Marsiglia, quando ha vinto diversi titoli nazionali e la Champions League da uomo cardine dello squadrone francese. Per lui, in maglia bianca si contano 158 presenze e 9 reti, che esaltano le doti di recupera palloni, la regia sapiente e asciutta, la capacità di essere un giocatore &#8220;catartico&#8221; per la squadra. La sua prima alternativa è un altro nome che conosciamo bene in Italia, quello di <strong>Alain Boghossian</strong>, mediano fisicamente molto forte, completo e capace di seminare scompiglio nelle aree avversarie, soprattutto sui calci piazzati. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Mezzala sinistra: Joseph Bonnell</h3>



<p></p>



<p>Il ruolo da titolare se lo contendono il minuscolo campione di origini spagnole<strong> Mathieu Valbuena</strong>, stella e talento della squadra che vince la Ligue 1 nel 2010 e bandiera dei bianchi (nonché titolare in nazionale) per diversi anni, e <strong>Joseph Bonnell</strong>, titolare della formazione per sette stagioni, il giocatore dotato di maggior fosforo della squadra che ha vinto due volte il campionato francese a inizio anni &#8217;70. Ho optato per il secondo perché più centrocampista vero e perché, probabilmente, è stato un giocatore più completo e universale del fantasista degli anni &#8217;10. Doveroso menzionare anche uno dei cardini della grande squadra di <strong>Goethals</strong>, quel <strong>Franck Sauzée</strong> che ha fatto il suo dovere anche a Bergamo e che ha contribuito in maniera essenziale alla preservazione degli equilibri nel dream team allestito da <strong>Tapie</strong> tra anni &#8217;80 e &#8217;90.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Attaccante destro: Chris Waddle</h3>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Chris Waddle, Magic Chris [Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/Oi-0VIZTo6c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Paolo Maldini ha dichiarato, nel corso di un&#8217;intervista di qualche anno fa, che il giocatore che in assoluto l&#8217;ha fatto soffrire di più è stato l&#8217;esterno inglese <strong>Chris Waddle</strong>, perché capace di ondeggiare e di sterzare in fazzoletto, a dispetto della mole, e tecnicamente raffinatissimo. Nel corso delle sue tre stagioni marsigliesi, Waddle si è consacrato campione di statura mondiale e ha vinto di tutto, sia in Francia che in Europa. Memorabili le sue prestazioni contro i rossoneri nel 1991, e non solo per il gol che decide la sfida. La sua riserva è l&#8217;alieno <strong>Alen Bokšić</strong>, riserva obbligata perché gioca a Marsiglia una stagione sola, ma è l&#8217;uomo più della squadra che vince la Champions, segna come un bomber di professione e si classifica quarto nella graduatoria del pallone d&#8217;oro del 1993.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Centravanti: Jean-Pierre Papin</h3>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="PAPIN All 23 Goals Marseille 1990 1991" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/EpPH-3KE8aY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Il pallone d&#8217;oro del 1991 è tra i più discussi e discutibili di ogni epoca, ma ciò non toglie che<strong> Papin</strong> sia stato un uomo gol sensazionale, un centravanti atipico per la mole ma velocissimo, abile nel gioco areo e capace di bucare con regolarità la porta avversaria. Due volte calciatore francese dell&#8217;anno, quattro volte capocannoniere della Ligue 1, tre volte capocannoniere della Coppa dei Campioni, <strong>Papin</strong> con 182 reti in 275 partite, è uno dei massimi scorer della storia del club e il suo contributo all&#8217;ascesa dei francesi nell&#8217;Olimpo del calcio europeo gli vale necessariamente il posto da titolare. Sul piano strettamente tecnico la sua prima riserva dovrebbe essere <strong>Drogba</strong>, che però gioca a Marsiglia solo per una stagione, e questo mi obbliga a preferirgli il tedesco volante <strong>Rudi Völler</strong>, campione che abbiamo ammirato anche in Serie A, grande centravanti e all&#8217;occorrenza punta mobile che a Marsiglia disputa due grandi stagioni e vince da protagonista due campionati e la Champions.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Attaccante sinistro: Josip Skoblar</h3>



<p></p>



<p>A mio parere, il giocatore più importante della storia marsigliese è <strong>Skoblar</strong>, un atipico attaccante di origini croate, un mancino letale capace di disimpegnarsi anche come centravanti che per movenze e approccio al pallone sembra quasi un incrocio tra Savićević e Mijatović, e che però vede la porta come un attaccante puro, tanto da vincere la Scarpa d&#8217;oro e tre titoli di capocannoniere, nonché da essere il fuoriclasse del Marsiglia che vince tutto in Francia a inizio anni &#8217;70.<em> He&#8217;s better than Zidane</em>, cantavano i suoi tifosi al West Ham, e al netto dell&#8217;esagerazione è difficile non farsi esaltare dalle giocate elettrizzanti e spettacolari di <strong>Dimitri Payet</strong>, esterno e/o trequartista in grado di inventare qualsiasi prodezza, eccellente uomo gol e protagonista anche in nazionale. Con oltre 328 partite e 78 gol, deve quantomeno accomodarsi tra le riserve.</p>



<p></p>
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		<title>I 10 giocatori africani più grandi del dopoguerra</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/08/02/i-10-giocatori-africani-piu-grandi-del-dopoguerra.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Aug 2022 09:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Classifiche]]></category>
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		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[drogba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Drogba ed Eto&#8217;o Il Continente Nero nella storia del calcio riveste un&#8217;importanza centrale, ma il suo contributo è più che altro mediato: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Drogba ed Eto&#8217;o</em></p>



<p class="has-drop-cap">Il Continente Nero nella storia del calcio riveste un&#8217;importanza centrale, ma il suo contributo è più che altro mediato: da <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/09/30/pele-larma-definitiva-delle-finali-internazionali.html">Pelé</a></strong> a <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/03/eusebio-la-pantera-nera-idolo-immortale-del-portogallo.html">Eusébio</a></strong>, da <strong>Gullit</strong> a <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/02/28/marco-tardelli-vs-ngolo-kante-motori-inesauribili-al-servizio-della-squadra.html">Kanté</a></strong>, non si contano i giocatori di origini africane &#8220;ibride&#8221; che hanno scritto la storia del calcio, ma quasi nessuno di loro è nato in Africa e ha militato in nazionali africane. Poiché impostare il discorso in termini di etnia rischia di essere tuttavia molto complesso e ambiguo, quando abbiamo deciso di scegliere i dieci giocatori più importanti della storia del calcio africano ci siamo focalizzati sulla cittadinanza, essendo questo l&#8217;unico criterio certo sul piano giuridico. Anche in questa forma &#8220;monca&#8221;, il calcio dell&#8217;Africa si è in ogni caso dimostrato capace di sfornare fuoriclasse di primo piano.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">1) Samuel Eto&#8217;o</h3>



<p></p>



<p>Il centravanti camerunense è con ogni probabilità il giocatore africano più importante di sempre. Benché forse privo della capacità di giocare tutto campo di Weah, dello strapotere fisico di Drogba e della velocità supersonica palla al piede di Salah, <strong>Eto&#8217;o</strong> supera a mio parere tutti gli altri fuoriclasse del Continente Nero per la capacità di migliorare il proprio rendimento quando il clima della contesa si scalda, specie in Europa, specie quando le cose si fanno complicate.<br><strong>Eto&#8217;o </strong>è stato uno splendido numero nove, tecnicamente dotatissimo e soprattutto forte di una velocità di esecuzione quasi senza precedenti: Samuel ha segnato tonnellate di reti giocando di prima e anticipando le intenzioni dei difensori e del portiere. Tra <strong>Barcellona</strong> e <strong>Inter </strong>ha vissuto i momenti migliori della sua carriera e si è consacrato come uno dei primi giocatori del mondo, riuscendo peraltro nell&#8217;impresa di segnare in due finali di Champions e di vincere due <em>triplete</em> consecutivi, sempre da uomo cruciale, anche per il carisma, la cattiveria e la lucidità nei momenti caldi (si pensi anche solo al gol che sblocca la finale di Roma, consentendo al Barcellona di rifiatare dopo dieci minuti di apnea, o alla rete che chiude il discorso qualificazione a Londra, un anno più tardi). I suoi numeri eccezional, la classe e la personalità da leader lo collocano a nostro parere in cima alla graduatoria.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">2) <a href="https://gameofgoals.it/2021/10/04/la-pantera-contro-il-bisonte-george-weah-e-christian-vieri.html">George Weah</a></h3>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="George Weah, King George [Best Goals]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/xM8BaC2CVak?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Chi scrive ha avuto la fortuna di assistere al debutto di <strong>George Weah </strong>a San Siro, nel 1995, in un Milan-Udinese sbloccato da una sua accelerazione bruciante, e si è subito innamorato di <em>King George</em>, in termini di puro talento forse il giocatore africano più grande in assoluto. <strong>Weah</strong> era un numero nove atipico, che si muoveva con disinvoltura in tutta la metacampo avversaria e che amava partire da lontano, per aprire le difese avversarie con le sue accelerazioni palla al piede. Non segnava moltissimo, per essere un centravanti, ma il suo impatto sul gioco della squadra andava ben oltre la mera conta delle reti. Dopo aver disputato stagioni da campione in Francia, prima a Monaco e poi a Parigi, regalando lampi di classe purissima e di potenza incontenibile anche sui palcoscenici europei, <strong>Weah</strong> diventa ancora più grande a Milano e ha sul nostro calcio un impatto non troppo diverso da quello di <strong>Ruud Gullit,</strong> prefigurando forse e addirittura quello che sarà il <strong>Ronaldo</strong> brasiliano ammirato sempre a Milano due anni più tardi. In Europa George, in maglia rossonera, sarà meno incisivo del previsto, anche a causa di un Milan declinante, ma in Italia avrà il colossale merito di infilare reti pesanti tonnellate per lo scudetto del 1999, per quello che sarà il suo meraviglioso canto del cigno. Discusso ma a mio parere meritato il pallone d&#8217;oro assegnatogli nel 1995.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">3) <a href="https://gameofgoals.it/2022/03/15/didier-drogba-vs-karim-benzema-sostanza-personalita-e-gol-pesanti.html">Didier Drogba</a></h3>



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<p>Con <strong>Eto&#8217;o</strong> e <strong>Weah</strong>, <strong>Didier Drogba</strong> rappresenta la massima espressione offensiva del calcio africano degli ultimi 30 anni.<br>L&#8217;ivoriano arriva al successo relativamente tardi, intorno ai 26 anni, quando <strong>José Mourinho</strong> lo vuole a tutti i costi al Chelsea. È in Inghilterra quindi che Didier si consacra definitivamente come uno dei migliori attaccanti al mondo. Atleticamente debordante, palla al piede è semplicemente inarrestabile grazie alla sua velocità in progressione e alla sua straordinaria fisica, e riesce a reggere l&#8217;attacco del Chelsea praticamente da solo, facendo a sportellate con i difensori, aprendo spazi preziosi per i compagni o concludendo a rete lui stesso. La Champions League 2012 di <strong>Drogba</strong> è da far vedere nelle scuole calcio: è lui a portare di peso il Chelsea in finale grazie a prestazioni straordinarie. Oltre alle doti fisiche, infatti, quando il gioco si fa duro emergono anche le sue straordinarie doti caratteriali, che fanno la differenza: <strong>Drogba</strong> è un vincente, un lottatore, ha grande carisma e ispira i compagni di squadra. Per me, quella Champions porta scritto il suo nome a caratteri cubitali.<br>Con la nazionale della Costa d&#8217;Avorio è un vero e proprio totem: segna ben 65 goal in 105 presenze e, nonostante non riesca mai a vincere nulla (anche se ci va vicino due volte), dà sempre il suo straordinario contributo.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">4) <a href="https://gameofgoals.it/2022/02/17/champions-league-andata-ottavi-inter-liverpool-0-2.html">Mohamed Salah</a></h3>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p class="has-text-align-left"><strong>Salah </strong>è semplicemente il più grande calciatore nord-africano di sempre. Mi ha sempre affascinato il suo stile di gioco che di africano &#8211; però &#8211; ha veramente poco, ma ricorda di più le ali di stampo nord-europeo.<br><strong>Salah</strong>, infatti, è fondamentalmente un&#8217;ala a piede invertito, una sorta di <strong>Robben</strong> nato tra le Piramidi: velocissimo, agile e con un bel fiuto del goal. È un giocatore diretto, pragmatico, non si perde in mille finte e controfinte, ma a volte sembra che un filo invisibile lo guidi inesorabilmente verso la porta avversaria. <em>Momo</em> esplode in Italia, alla Fiorentina e poi alla Roma, ma è nel<strong> Liverpool </strong>di <strong>Klopp</strong> &#8211; squadra con una filosofia di gioco che esalta in maniera esponenziale le sue caratteristiche &#8211; che trova la definitiva consacrazione a livello mondiale. <strong>Salah</strong> ha la capacità e l&#8217;intelligenza di migliorarsi e raffinarsi nel corso della sua carriera: nel corso degli anni diventa meno sprecone sotto porta, più bravo negli assist e freddo negli ultimi metri. Dal 2017 fino ad oggi è una vera e propria sentenza sotto porta ed è quasi sempre l&#8217;arma in più dei Reds.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">5) Yaya Touré</h3>



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<p>Il gigantesco universale africano è a mio parere il giocatore più simile a<strong> Frank Rijkaard</strong> che si sia visto in campo dopo il ritiro della torre olandese. Yaya non ha eguagliato Frank, ma può essere nominato nella stessa frase senza che la cosa desti troppo scalpore: dotato di uno strapotere fisico quasi senza eguali, ha saputo garantire un rendimento eccellente come centromediano, come centrale difensivo adattato (ruolo in cui ha vinto una Champions, nel 2009) e come centrocampista universale, chiamato a bucare le reti avversarie con regolarità, come è avvenuto negli anni trascorsi in Inghilterra. Seppur non velocissimo, anche a causa della mole, <strong>Touré</strong> è stato la colonna portante delle sue squadre sul piano difensivo e un giocatore di qualità sul piano offensivo, anche quando si trattava di impostare il gioco. Eletto quattro volte calciatore africano dell&#8217;anno, e vincitore anche di una Coppa d&#8217;Africa,<strong> Touré</strong> merita di figurare ai piani alti della nostra graduatoria.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">6) <a href="https://gameofgoals.it/2022/04/27/champions-league-andata-semifinali-liverpool-villareal-2-0.html">Sadio Mané</a></h3>



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<p><strong>Mané-Salah</strong>, <strong>Salah-Mané</strong>, quante volte avete sentito questi nomi pronunciati insieme come fossero un&#8217;unica entità? Innumerevoli, immagino. Il <strong>Liverpool </strong>di <strong>Klopp</strong> ha trovato in loro due le sue armi migliori. Va precisato che all&#8217;inizio sia l&#8217;egiziano che il senegalese erano giocatori molto egoisti, ma con il passare del tempo hanno decisamente affinato la loro capacità di giocare insieme: velocissimi scambi di prima, scambi di posizione, assist al bacio. Vederli giocare è uno spettacolo. Se <strong>Salah</strong>, tuttavia, ha uno stile di gioco pragmatico e lineare (ma straordinariamente efficace) <strong>Mané</strong> ha il tipico stile di gioco africano: Sadio è imprevedibile, e pur non avendo la sensibilità tecnica di <strong>Salah</strong>, fa spesso la cosa meno facile e meno ovvia, e la fa bene, in alcuni momenti è anarchia e imprevedibilità allo stato puro all&#8217;interno &#8211; tuttavia &#8211; di un sistema ben codificato. Ammetto che il suo trasferimento all&#8217;interno di un sistema ancora più rigido &#8211; come quello del Bayern di Monaco &#8211; mi mette molta curiosità, ma sono convinto che Sadio porterà ancora più scompiglio in Bundesliga di quando non abbia fatto finora. Vedrete.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">7) Abedì Pelé</h3>



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<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



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<p>In Italia abbiamo potuto ammirare il centrocampista ghanese per alcune stagioni, quando ha vestito la maglia del Torino, e – specie nel corso della stagione 94/95 – abbiamo visto un giocatore di classe, inarrestabile quando cambia marcia nei primi metri e capace di segnare con regolarità anche nel campionato più difficile del mondo. Ciò non toglie che il miglior <strong>Abedì Pelè</strong> lo si sia visto a <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/01/31/1993-finale-olympique-marsiglia-milan-1-0.html">Marsiglia</a></strong>, negli anni di <strong>Tapie</strong>, quando con la sua straordinaria progressione e le sue notevoli doti tecniche è stato uno dei giocatori più decisivi ai fini del glorioso ciclo marsigliese: esplosivo come una molla e rapidissimo nei cambi di direzione, il <strong>Pelé</strong> meno celebre, il cui soprannome non aveva nulla di casuale ed era anzi proprio un omaggio al vero <strong>Pelé</strong>, ha segnato come pochi altri la storia del football del suo continente, vincendo anche una Coppa d&#8217;Africa e ricevendo per tre volte il premio di giocatore africano dell&#8217;anno. I tifosi rossoneri, quando lo sentono nominare, hanno probabilmente ancora gli incubi: straordinarie le sue performance nella doppia sfida de 1991, quella in cui il sardonico <strong>Goethals</strong> imbriglia <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/10/27/sacchi-genio-o-sopravvalutato.html">Sacchi</a></strong> e il centrocampista africano è forse l&#8217;arma più letale nelle mani del geniale tecnico belga.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">8) <a href="https://gameofgoals.it/2015/10/08/1990-quarti-inghilterra-camerun-3-2-dts.html">Roger Milla</a></h3>



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<p>Spesso quando si parla di <strong>Milla</strong> lo si fa in riferimento al suo incredibile primato di giocatore più vecchio a segnare in una fase finale del Mondiale, avendo segnato a oltre 42 anni di età. Ora – per carità – non intendo sminuire questa statistica, sia chiaro, ma credo che così facendo si tenda un po’ a sottovalutare il <strong>Roger Milla</strong> giocatore. Quanti di voi lo hanno visto giocare o sanno che tipo di giocatore fosse? Pochi, immagino.<br><strong>Roger Milla</strong> è stato un attaccante straordinario. Potente fisicamente, rapido, dotato di buona tecnica e bravissimo nell’uno contro uno, era un vero e proprio leader in campo, ed era quel giocatore che dà il meglio di sé quando il gioco si fa duro e tutto sembra andare male: nonostante gli infortuni che falcidiarono la squadra e le condizioni spesso avverse<strong> Milla</strong> è stato il protagonista assoluto di ben due coppe d’Africa, nel 1984 e nel 1988, edizione nelle quale è anche il miglior marcatore. In realtà fu anche protagonista nell’86, ma sfortuna volle che il Camerun perse immeritatamente ai rigori contro l’Egitto, impedendogli un tris meritatissimo.<br>Nel 1990, a 38 anni suonati torna a sorpresa a vestire nuovamente la maglia della nazionale e – pur partendo dalla panchina – riesce a segnare ben quattro goal, mettendo in mostra la famosa <em>Makossa</em>, un fantastico balletto che lo rende celebre.<br>A livello di Club i suoi anni migliori <strong>Milla</strong> li vive in Francia, tra Bastia, Saint’Etienne e Montpellier, per poi tornare in patria a fine carriera.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">9) Michael Essien</h3>



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<p>C&#8217;è stato un momento, a metà degli anni zero, in cui <strong>Essien</strong> sembrava onnipotente: centrocampista normolineo, era dotato di una forza fisica straripante, di ottime doti tecniche e della capacità di giocare come una sorta di mediano a tutto campo, ergendosi in mezzo ai compagni come una roccia in mezzo alla tempesta. Tra <strong>Lione</strong> e soprattutto <strong>Chelsea</strong>, <strong>Essien</strong> si impone come uno dei migliori al mondo nel reparto centrale, facendo le fortune della squadra londinese anche in Europa, con l&#8217;apogeo del gol-capolavoro al Barcellona nel corso della controversa semifinale del 2009. Purtroppo, <strong>Essien</strong> declinerà presto a causa di ricorrenti e gravi problemi fisici, e tra Madrid e Milano si vedranno all&#8217;opera le sue spoglie, ma credo che le sue qualità e il rendimento assicurato per diverse stagioni suggeriscano in ogni caso di inserirlo in questa lista.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">10) Jay Jay Okocha</h3>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Jay-Jay Okocha, The Wizard [Goals &amp; Skills]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/aGVoZbz2crY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Ammetto che la nazionale nigeriana degli anni &#8217;90 è stato uno dei miei amori calcistici.<br>Un mix spaventoso di grinta, atletismo, magliette sgargianti e giocatori da Playstation: come non amarli? <strong>Finidi, Babayaro, Amunike, Yekini </strong>e molti altri. Forse i miei ricordi – come spesso accade &#8211; hanno reso quei giocatori ancora più forti di quanto non siano mai stati, o forse è colpa della Playstation?<br><strong>Jay-jay Okocha</strong> è stato la punta di diamante di quella squadra: di gran lunga il giocatore più talentuoso, <strong>Okocha</strong> era centrocampista offensivo ed esterno dalla tecnica sopraffina, palla al piede era imprendibile ed imprevedibile e questo lo rendeva un cliente durissimo per qualunque difensore, anche il più esperto: cambi di passo, finte, controfinte, roulette, tunnel, Jay-jay era una scheggia impazzita e di difficile lettura per qualunque difesa. Il Nigeriano aveva anche un tiro potente e una buona visione di gioco, anche se tendeva a specchiarsi un po&#8217; troppo e non era un giocatore dal rendimento continuo. I suoi anni migliori &#8211; anche in termini realizzativi &#8211; li vive tra il <strong>Fenerbahce</strong> e il <strong>Paris Saint Germain</strong>, mentre è nel <strong>Bolton</strong>, in Premier League, che trova un po&#8217; di continuità. L&#8217;apice del rendimento &#8211; tuttavia &#8211; <strong>Okocha</strong> lo raggiunge in nazionale: oro in Coppa d&#8217;Africa del 1994, oro alle Olimpiadi del 96, argento in Coppa d&#8217;Africa nel 2000 e poi una serie di terzi posti in cui lui &#8211; comunque &#8211; è sempre protagonista.</p>



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<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Menzioni speciali</h4>



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<p>Come in ogni graduatoria, non può mancare un cenno ai giocatori di rincalzo, che non stonerebbero nelle ultime posizioni: penso allo statuario <strong>Koulibaly</strong>, forse il miglior difensore puro che abbia mai militato in una nazionale africana, una forza della natura sul piano fisico e per diversi anni uno dei migliori centrali del nostro calcio; i già citati<strong> George Finidi</strong> e <strong>Tijjani Babangida</strong>, due dei giocatori più fantasiosi e immarcabili della loro epoca, perni della grande Nigeria degli anni &#8217;90; il velocissimo ed esplisivo <strong>Riyad Mahrez</strong>, che dopo Salah è probabilmente il miglior giocatore magrebino dell&#8217;era moderna.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Pezzo a cura di FRANCESCO BUFFOLI E TIZIANO CANALE</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/08/02/i-10-giocatori-africani-piu-grandi-del-dopoguerra.html">I 10 giocatori africani più grandi del dopoguerra</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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