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	<title>sindelar Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>sindelar Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>La Coppa Internazionale, madre dei Campionati Europei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 15:39:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutte le principali competizioni calcistiche odierne hanno avuto un loro predecessore. Se la Champions League ha avuto la Coppa Mitropa e la Coppa del Mondo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/02/14/la-coppa-internazionale-madre-dei-campionati-europei.html">La Coppa Internazionale, madre dei Campionati Europei</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Tutte le principali competizioni calcistiche odierne hanno avuto un loro predecessore. Se la Champions League ha avuto la Coppa Mitropa e la Coppa del Mondo i Giochi Olimpici degli anni ’20, i Campionati Europei hanno avuto quale loro torneo progenitore la Coppa Internazionale. Non era stato facile per le nazioni coinvolte nel conflitto tornare a dialogare, così come non era stato facile per le federazioni sportive ricucire i rapporti. Bisognava però farlo per il bene di tutti, e da questo punto di vista il calcio aveva dato un ottimo esempio.</p>



<p>L’internazionalizzazione del calcio europeo ha una data di battesimo precisa: il 16 luglio del 1927. Al termine di una riunione durata due giornate <strong>Hugo Meisl</strong>, vice presidente della ÖFB – la federazione calcistica austriaca – nonché allenatore della propria nazionale <strong>deliberò assieme ad altri dirigenti di spicco del calcio del tempo la nascita di due competizioni: la Coppa Mitropa e</strong>, appunto, <strong>la Coppa Internazionale</strong>, due manifestazioni le cui passerelle sarebbero state calcate dalle principali stelle del firmamento calcistico europeo d’antan. Da <a href="https://gameofgoals.it/2021/12/14/giuseppe-meazza-il-mito-dellitalia-pallonara.html"><strong>Meazza</strong> </a>a <a href="https://gameofgoals.it/2020/11/25/quanto-e-stato-grande-ferenc-puskas.html"><strong>Puskás</strong> </a>e da <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/07/matthias-sindelar-verita-mezze-verita-e-bugie.html"><strong>Sindelar</strong> </a>a <a href="https://gameofgoals.it/2021/06/25/boniperti-una-vita-in-bianconero-creo-lo-stile-juventus.html"><strong>Boniperti</strong> </a>passando per <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/09/16/gyorgy-sarosi-simbolo-calcistico-dellungheria-pre-puskas.html">Sárosi</a></strong>, <strong>Piola</strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2013/05/04/1962-finale-brasile-cecoslovacchia-3-1.html">Masopust</a></strong>. Se la Coppa Mitropa sarebbe durata appena 13 anni – venendo riesumata con caratteristiche ben diverse nel secondo dopoguerra – la Coppa Internazionale si sarebbe protratta fino al 1960, anno in cui sarebbero nati i Campionati Europei.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="989" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Lago-de-Como_Comite-fundador-de-la-Copa-Mitropa_CREDITO_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1-989x1024.jpg" alt="" class="wp-image-23119" style="width:790px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Lago-de-Como_Comite-fundador-de-la-Copa-Mitropa_CREDITO_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1-989x1024.jpg 989w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Lago-de-Como_Comite-fundador-de-la-Copa-Mitropa_CREDITO_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1-290x300.jpg 290w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Lago-de-Como_Comite-fundador-de-la-Copa-Mitropa_CREDITO_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1-768x795.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Lago-de-Como_Comite-fundador-de-la-Copa-Mitropa_CREDITO_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1-1484x1536.jpg 1484w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Lago-de-Como_Comite-fundador-de-la-Copa-Mitropa_CREDITO_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1-1978x2048.jpg 1978w" sizes="(max-width: 989px) 100vw, 989px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Comitato della Coppa Mitropa riunitosi sul Lago di Como</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Il calcio del Vecchio Continente aveva in realtà già subito una profonda trasformazione tra il 1925 e il 1927 quando <strong>le sue federazioni di punta, ovvero quella austriaca, cecoslovacca ed ungherese, avevano deciso di aderire al professionismo</strong>. L’intero movimento era stato così regolamentato e, contrariamente a quanto accadeva negli anni precedenti, ora gli atleti percepivano stipendi regolari che non li costringevano più a dividersi tra il terreno di gioco ed un’occupazione extrasportiva. Al timone di quella rivoluzione c’era sempre lui: Hugo Meisl, secondo il quale il calcio doveva emanciparsi dal modello amatoriale. Ne avrebbero giovato sia club che federazioni i quali avrebbero visto le loro casse rimpinguarsi grazie agli introiti derivanti dalla passione che negli anni ’30 gli europei nutrivano per il pallone. I prezzi dei biglietti sarebbero rincarati e il sistema si sarebbe potuto retroalimentare nonostante le ingenti spese alle quali i club sarebbero andati incontro.</p>



<p>In un contesto storico particolarmente surriscaldato – il giorno dell’ufficializzazione delle due competizioni una sanguinosissima rivolta cittadina culminata con circa 600 morti era scoppiata a Vienna <strong>– il passaggio al calcio professionistico era un argomento estremamente dibattuto tra gli addetti ai lavori</strong> così come nel secolo precedente lo era stato in Gran Bretagna e pochi anni dopo lo sarebbe stato in Sudamerica. Diversi club temevano infatti di non riuscire a far fronte ai nuovi esborsi previsti e di non potersi iscrivere ai campionati.</p>



<p>Il mondo del calcio si era così spaccato in due: da un lato coloro che sposando il progetto voluto da Meisl accettavano la scommessa di un calcio diverso e più remunerativo, dall’altro coloro che ne temevano le conseguenze. <strong>Fu in questo contesto che nacque il primo sindacato calcistico dell’Europa continentale capitanato dal difensore del Rapid Vienna Josef Brandstetter</strong>, proponente della seconda campana, sebbene il Rapid Vienna si sarebbe affermato come uno dei club più importanti dell’era professionistica nel periodo appena successivo.</p>



<p>Un’altra problematica sul tavolo di club federazioni era l’organizzazione del calendario, ora decisamente più fitto di impegni. I club, oltre al campionato e alla propria coppa nazionale, avrebbero dovuto disputare la Coppa Mitropa mentre le nazionali, al tempo impegnate con i Giochi Olimpici e amichevoli piuttosto frequenti – e che qualche anno dopo avrebbero preso parte alla Coppa del Mondo – la Coppa Internazionale. <strong>Si decise di organizzare la Coppa Mitropa al termine delle singole stagioni e la Coppa Internazionale durante lo svolgimento dei campionati in date compatibili con gli impegni dei club</strong>. Date che però non era sempre facile individuare, motivo per il quale ogni edizione del torneo sarebbe durata 2, 3 o addirittura 5 anni, come avvenne con le ultime due, quelle disputate nel secondo dopoguerra che avrebbero testimoniato l’exploit della Grande Ungheria, già campionessa olimpica, e quello della Cecoslovacchia di Josef Masopust, che così come Puskás e compagni avrebbe sfiorato la vittoria iridata negli anni seguenti. <strong>La Coppa Internazionale</strong>, tra l’altro, <strong>non destava grande entusiasmo tra i club</strong> in quanto questi temevano di dover rinunciare per lunghi periodi ai propri tesserati a causa di guai fisici patiti con le nazionali.</p>



<p>Il dado però era tratto. I due tornei sarebbero diventati realtà soltanto qualche mese dopo. A Vienna fu anche creato un apposito comitato lungo la Tegethoffstrasse. <strong>Il formato del torneo consisteva in un campionato composto da due gironi durante i quali le cinque partecipanti</strong> – alle tre già menzionate potenze del pallone mitteleurope si erano aggiunte Italia e Svizzera, quest’ultima una Cenerentola al cospetto dei ben più attrezzati rivali – <strong>avrebbero sfidato le rispettive avversarie in casa e trasferta</strong>, sebbene il calendario, a causa di ricorrenti problematiche organizzative, avrebbe spesso presentato un andamento asimmetrico e irregolare.</p>



<p>Il primo incontro della neonata Coppa Internazionale – la cui prima edizione venne chiamata Švehla Cup, in onore di Antonin Svehla, l’allora Primo Ministro cecoslovacco che aveva deciso di donare una coppa di cristallo quale premio per il vincitore – ebbe luogo il 18 settembre del 1927 e vide la Cecoslovacchia, il cui undici era composto per la sua quasi totalità da calciatori di Sparta e Slavia, due dei club più rinomati del tempo, battere l’Austria per 2-0. I valori in campo, estremamente equilibrati, rispecchiavano fedelmente quelli che si apprezzavano nelle sfide tra club. <strong>La prima edizione terminò nel 1930 e a vincerla fu l’Italia di Vittorio Pozzo</strong>. Quel successo avrebbe rappresentato il trampolino di lancio verso l’era più vincente della nostra storia calcistica, un’epoca che avrebbe visto gli Azzurri alzare due volte la Coppa del Mondo, rivincere la Coppa Internazionale nel 1935 e primeggiare alle Olimpiadi di Berlino l’anno seguente.</p>



<p></p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="1024" data-id="23140" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/96656199_4046916218682668_12175107002728448_n-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-23140" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/96656199_4046916218682668_12175107002728448_n-1024x1024.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/96656199_4046916218682668_12175107002728448_n-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/96656199_4046916218682668_12175107002728448_n-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/96656199_4046916218682668_12175107002728448_n-768x768.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/96656199_4046916218682668_12175107002728448_n-1536x1536.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/96656199_4046916218682668_12175107002728448_n.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Luigi Allemandi e Vittorio Pozzo mostrano la Coppa Internazionale dopo la vittoria del 1935</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="319" height="406" data-id="23139" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/antonin-svehla.jpg" alt="" class="wp-image-23139" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/antonin-svehla.jpg 319w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/antonin-svehla-236x300.jpg 236w" sizes="(max-width: 319px) 100vw, 319px" /><figcaption class="wp-element-caption">Foto di Antonin Svehla, Primo Ministro cecoslovacco, colui che donò il trofeo</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p><strong>Verso la fine della manifestazione era inoltre nata una luminosissima stella che avrebbe brillato sulla storia del calcio nostrano come poche altre: Giuseppe Meazza</strong>. La prestazione che lo rivelò all’Europa coincise con la sfida, decisiva, tra Ungheria ed Italia terminata 0-5 per gli Azzurri. Il <em>Balilla</em>, questo il suo soprannome, aveva messo a segno una tripletta e due mesi dopo si sarebbe ripetuto anche nella Coppa Mitropa quando l’Ambrosiana, per molti una vittima sacrificale nel confronto con i campioni in carica dell’Újpest, avrebbe sconfitto gli ungheresi al termine di quattro gare valevoli per i quarti di finale della Mitropa. Andata, ritorno e due <em>playoff</em>, il primo dei quali terminato in parità. Meazza erano andato a segno in ogni singola occasione. A farne le spese era stato l’estremo difensore Aknai Acht, lo stesso al quale il giovane italiano aveva rifilato una tripletta con la casacca azzurra. Anni dopo Meazza avrebbe raccontato: «Poco dopo quell’ennesima sconfitta si ritirò a vita privata, forse demoralizzato dalle tanti reti subite dal sottoscritto o più probabilmente per motivi propri».</p>



<p></p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="909" height="511" data-id="23121" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/GM-GEL-e1629284919103.jpg" alt="" class="wp-image-23121" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/GM-GEL-e1629284919103.jpg 909w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/GM-GEL-e1629284919103-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/GM-GEL-e1629284919103-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 909px) 100vw, 909px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un primo piano di Giuseppe Meazza, figura apicale del calcio italiano e della Coppa Internazionale</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="560" height="315" data-id="23120" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Italia-Ungheria-1930.jpg" alt="" class="wp-image-23120" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Italia-Ungheria-1930.jpg 560w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Italia-Ungheria-1930-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una foto dell&#8217;Italia campionessa europea nel 1930</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>Rispetto agli anni precedenti l’affluenza presso gli stadi – alcuni impianti erano stati ricostruiti o creati ex novo proprio in quel periodo anche in vista dei Mondiali – aveva iniziato a registrare picchi sorprendenti. <strong>In Austria sarebbe notevolmente lievitata attorno ai primi anni ‘30 con la nascita del Wunderteam, ovvero la Squadra delle Meraviglie plasmata da Hugo Meisl il cui pilastro nonché volto più rappresentativo era indubbiamente Matthias Sindelar</strong>, per tutti <em>Sindi</em> o <em>Cartavelina</em>. Disegnata secondo i dettami del calcio scozzese, caratterizzato da passaggi corti, coesione tra reparti e dalla presenza di un centravanti arretrato – Matthias Sindelar, appunto – il Wunderteam non sarebbe passato alla storia per aver inanellato vittorie su vittorie, anzi. Al termine di quell’edizione avrebbe vinto il suo unico trofeo, il solo nella storia della nazionale biancorossa, complici anche le vicissitudini politiche che a partire dal 1938 avrebbero riconvertito l’Austria in una colonia tedesca mettendo la parola fine all’esistenza della nazionale austriaca.</p>



<p>La svolta era arrivata quando Hugo Meisl, che fino a quel momento aveva mostrato un certo scetticismo a schierare con regolarità Sindelar, aveva deciso di concedergli un posto da titolare nell’amichevole contro la Scozia. Braccato da giornalisti speranzosi di un cambio di rotta, l’allenatore li aveva accontentati. Aveva gettato su uno dei tavoli del Cafe Ring, caffetteria viennese della quale era un <em>habitué</em>, un foglio di carta recante la formazione. «Eccovi accontentati!», aveva tuonato. <strong>Sul foglio si leggeva la formazione con <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/07/matthias-sindelar-verita-mezze-verita-e-bugie.html">Matthias Sindelar</a> al centro dell’attacco</strong>. Il 16 maggio del 1931 l’Austria avrebbe battuto per 5-0 i maestri scozzesi con una prestazione maiuscola del proprio fuoriclasse guadagnandosi così l’appellativo di Wunderteam.</p>



<p><em>Cartavelina</em> e i suoi avrebbero dato vita a una striscia di risultati utili consecutivi lunga 11 partite. Gli otto punti ottenuti da quel momento in avanti sarebbero valsi la vittoria della Coppa Internazionale. Le due goleade contro Svizzera ed Ungheria, terminate rispettivamente 8-1 e 8-2, ben riflettevano la forza dei Biancorossi e la loro attitudine a trovare la via della rete.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="469" height="352" data-id="23124" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/osterreichs-wunderteam.jpg" alt="" class="wp-image-23124" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/osterreichs-wunderteam.jpg 469w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/osterreichs-wunderteam-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /><figcaption class="wp-element-caption">Foto del Wunderteam austriaco</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="886" data-id="23123" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1932-Sindelar-en-accion-contra-Suiza_CREDITO_Bezirksmuseum-Favoriten-1024x886.jpg" alt="" class="wp-image-23123" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1932-Sindelar-en-accion-contra-Suiza_CREDITO_Bezirksmuseum-Favoriten-1024x886.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1932-Sindelar-en-accion-contra-Suiza_CREDITO_Bezirksmuseum-Favoriten-300x260.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1932-Sindelar-en-accion-contra-Suiza_CREDITO_Bezirksmuseum-Favoriten-768x665.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1932-Sindelar-en-accion-contra-Suiza_CREDITO_Bezirksmuseum-Favoriten-1536x1330.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1932-Sindelar-en-accion-contra-Suiza_CREDITO_Bezirksmuseum-Favoriten.jpg 1742w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Matthias Sindelar in azione contro la Svizzera nella Coppa Internazionale</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="557" height="327" data-id="23122" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/sindelarr.jpg" alt="" class="wp-image-23122" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/sindelarr.jpg 557w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/sindelarr-300x176.jpg 300w" sizes="(max-width: 557px) 100vw, 557px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un&#8217;altra foto di Matthias Sindelar con la casacca austriaca</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p><strong>Italia-Austria era così diventata la rivalità sportiva più sentita del continente. Tra le due nazionali le ruggini del conflitto non erano del tutto sopite</strong>: diversi dei giocatori che avevano iniziato ad affrontarsi regolarmente con la casacca dei propri club o quelle delle rispettive nazionali, Meazza e Sindelar in testa, erano difatti orfani di guerra. Accadeva così che quando Italia e Austria si sfidavano – la stessa dinamica si osservava nelle gare tra club – i disordini in campo e sulle tribune erano particolarmente frequenti e difficili da sedare. Le cose sarebbero degenerate anni dopo quando l’Italia mussoliniana avrebbe strizzato l’occhio a una Germania il cui obiettivo primario era l’annessione dell’Austria.</p>



<p>In altri momenti le tensioni erano puramente sportive e prevaleva il rispetto tra le parti. Quando il 27 febbraio del 1931 l’Italia aveva sconfitto gli austriaci, Vittorio Pozzo aveva dichiarato: <em>‘</em>A me viene da piangere. Ci siamo riusciti, stavolta. Abbiamo sconfitto l’imbattibile Austria, dopo venti anni. Abbiamo realizzato l’impresa che era stata tentata invano da quattro generazioni di giocatori nostri tra i migliori’. Erano anni in cui l’Italia, nonostante l’alt imposto dal regime all’arrivo di calciatori stranieri, ammetteva indirettamente la superiorità del calcio danubiano contrattando decine di allenatori austriaci ed ungheresi tra le fila dei propri club. Alcuni di questi sarebbero passati alla storia grazie a vittorie nazionali e non. <strong>I ripetuti successi che Vittorio Pozzo avrebbe ottenuto ai danni delle nazionali mitteleuropee avrebbero però segnato un cambio di prospettiva</strong>.</p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>A me viene da piangere. Ci siamo riusciti, stavolta. Abbiamo sconfitto l’imbattibile Austria, dopo venti anni. Abbiamo realizzato l’impresa che era stata tentata invano da quattro generazioni di giocatori nostri tra i migliori</em></p>



<p><a href="https://gameofgoals.it/2025/02/09/vittorio-pozzo-il-padre-del-calcio-italiano.html">Vittorio Pozzo</a></p>
</blockquote>



<p></p>



<p>Il secondo successo italiano, intervallato dalla vittoria mondiale, coincise con un’edizione decisamente meno seguita delle precedenti in parte a causa del fatto che <strong>l’attenzione del pubblico era calamitata dalla Coppa del Mondo</strong>, competizione alla quale questa volta avrebbero preso parte tutte le principali selezioni europee, e in parte perché le tensioni in Europa stavano dilagando. Engelbert Dollfuss, cancelliere austriaco che in chiave anti-hitleriana intratteneva buoni rapporti con Mussolini, due mesi dopo la salita al potere del Führer aveva bandito il partito nazionalsocialista austriaco dal proprio parlamento. Le rivolte erano all’ordine del giorno ed il malcontento che regnava nel Paese si sarebbe tradotto in un <em>putsch</em> che sebbene fallì causò la morte del Cancelliere. Il Duce si disse estremamente addolorato per la morte di un amico e di un alleato e si impegnò a schierare le proprie truppe lungo il Brennero a difesa dei confini austriaci, salvo soltanto due anni dopo intavolare l’asse Roma-Berlino.</p>



<p>La sfida clou si tenne il 24 marzo e coincise con la vittoria dell’Italia per 0-2. Una prova di forza notevole, soprattutto in un’epoca nella quale il fattore campo incideva non poco a livello internazionale. I giorni precedenti all’incontro erano stati scanditi da articoli di giornale che prospettavano disordini e problemi di ordine pubblico di vario tipo. Secondo qualcuno le SA austriache, allora illegali, avrebbero acquistato più di 10.000 biglietti per contestare l’Italia, mentre altri scrissero che un gruppo di dissidenti sarebbe entrato allo stadio munito di razzi atti a formare un’enorme bandiera recante il simbolo della svastica. <strong>Nulla di tutto ciò sarebbe successo, e l’Italia avrebbe vinto la Coppa Internazionale per la seconda volta</strong>.</p>



<p>L’ultima edizione prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale presentò il medesimo scenario: quattro tra le formazioni più forti del mondo si contendevano la palma di migliore nazionale europea<strong>. Il Wunderteam, in realtà, aveva iniziato ad imboccare la parabola discendente del suo ciclo</strong>. Proprio Hugo Meisl si era espresso in tal senso sostenendo come la nazionale austriaca necessitasse di un rinnovamento, ma che tale rinnovamento avrebbe richiesto tempo. &nbsp;Nel tentativo di ovviare ai continui acciacchi di alcuni giocatori – Sindelar tra questi – nelle due amichevoli che avevano preceduto l’inizio della competizione Meisl aveva proposto una linea d’attacco giovane che contemplava futuri astri nascenti del panorama europeo come Josef Bican, giocatore con già alle spalle un notevole pedigree a livello realizzativo e che per diverse decadi avrebbe detenuto il record di gol realizzati, e Franz Binder, colonna del Rapid Vienna. Matthias Sindelar non compariva quasi più: sarebbero rimasto protagonista unicamente con la casacca del proprio club, l’Austria Vienna.</p>



<p><strong>Quell’edizione non si sarebbe mai conclusa. A causa dell’invasione nazista dell’Austria avvenuta nel marzo del 1938 sul calcio europeo sarebbe calato il sipario</strong> e la manifestazione sarebbe terminata senza un vincitore. L’Italia, che in quel preciso momento aveva collezionato tre vittorie ed un pareggio e alla quale mancavano ancora quattro partite da disputare – tre in più rispetto Ungheria e Cecoslovacchia, le sue più accreditate rivali – sembrava sul punto di fare suo l’ennesimo titolo.</p>



<p>Il clima, tanto a livello politico quanto sportivo, era diventato insostenibile. Il 21 marzo del 1937, quando la competizione era in pieno svolgimento, Austria e Italia si erano&nbsp; sfidate in un incontro amichevole a Vienna. Nemmeno il minuto di silenzio che lo stadio aveva tributato a Hugo Meisl, deceduto circa un mese prima, aveva placato gli animi. Era stata una vera e propria battaglia caratterizzata da interventi durissimi da ambo le parti intervallata da risse continue tra alcuni dei protagonisti. A circa un quarto d’ora dal termine l’Austria si trovava in vantaggio di due gol ma <strong>Olsson, l’arbitro di quell’incontro, aveva deciso che in quelle condizioni non si poteva andare avanti. Era la prima volta nella storia in cui un incontro internazionale veniva sospeso prima del fischio finale</strong>. Gli scontri sul campo si placarono ma proseguirono sugli spalti. Disordini simili si sarebbero osservati circa quattro mesi dopo in un incontro valido per la Coppa Mitropa tra Genova e Admira Vienna.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="763" height="1024" data-id="23126" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1937-Numero-12-Pagina-001-763x1024.jpg" alt="" class="wp-image-23126" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1937-Numero-12-Pagina-001-763x1024.jpg 763w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1937-Numero-12-Pagina-001-223x300.jpg 223w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1937-Numero-12-Pagina-001-768x1031.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1937-Numero-12-Pagina-001-1144x1536.jpg 1144w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1937-Numero-12-Pagina-001.jpg 1430w" sizes="(max-width: 763px) 100vw, 763px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;Impossibile Battaglia: questo il titolo che Il Calcio Illustrato diede all&#8217;amichevole tra Italia ed Austria del 1937</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="497" height="295" data-id="23125" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Austria-Italia-1937.jpg" alt="" class="wp-image-23125" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Austria-Italia-1937.jpg 497w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Austria-Italia-1937-300x178.jpg 300w" sizes="(max-width: 497px) 100vw, 497px" /><figcaption class="wp-element-caption">La copertina de Il Littoriale</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="717" height="328" data-id="23127" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/austriaitalia.jpg" alt="" class="wp-image-23127" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/austriaitalia.jpg 717w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/austriaitalia-300x137.jpg 300w" sizes="(max-width: 717px) 100vw, 717px" /><figcaption class="wp-element-caption">Giocatori italiani ed austriaci accerchiano l&#8217;arbitro Olsson</figcaption></figure>
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<p>Se la Mitropa sarebbe proseguita per altri due anni senza però più contemplare la partecipazione delle squadre austriache, <strong>la Coppa Internazionale si interruppe repentinamente. Sarebbe stata riesumata nel 1948 proponendo altre due edizioni con un formato rimasto inalterato rispetto al passato ma di durata ancora maggiore</strong>. A mutare sostanzialmente sarebbe stato il <em>parterre </em>dei fuoriclasse che si sfidavano sui campi del continente. Uno di questi, un giovane Ferenc Puskás, avrebbe contribuito con i suoi 10 gol al primo ed ultimo trionfo ungherese nella manifestazione disputata tra il 1948-1953.</p>



<p>Nonostante uno scenario politico completamente ridisegnato in seguito al bipolarismo e in cui diverse nazioni si erano riappropriate della loro indipendenza, il torneo era ripartito da dove si era interrotto. I campionati europei, sebbene indeboliti dalle diverse partenze al fronte, non avevano subito interruzioni durante gli anni del conflitto. <strong>Dalle macerie della guerra erano nate due squadre che avrebbero fatto parlare enormemente di sé</strong>, ma che per il fato o vicissitudini politiche avrebbero avuto vita breve: il <strong>Grande Torino</strong>, la cui plurititolata parabola sarebbe stata stroncata dalla Tragedia di Superga e la cui squadra coincideva per la quasi totalità con la nazionale italiana e l’<strong>Honved</strong>, che qualche anno dopo si sarebbe smantellato in seguito alla repressione della Rivoluzione Ungherese da parte dei carri armati sovietici.</p>



<p>A causa delle vicissitudini che avevano colpito il Grande Torino l’Italia aveva dovuto ripiegare su quelle che nei piani iniziali erano delle scelte secondarie. Per questo motivo non sarebbe stata competitiva. <strong>L’Ungheria dal canto suo aveva inaugurato la manifestazione con un punteggio emblematico della loro filosofia calcistica: 7-4 contro la Svizzera</strong>. Punteggi così roboanti sarebbero stati piuttosto ricorrenti anche negli anni successivi. I magiari erano riusciti a concepire una squadra spettacolare e innovativa come poche nella storia. Si schierava – così come faceva il Grande Torino – con un elastico 3-2-5, al tempo chiamato Sistema, e grazie a una devastante linea d’attacco erano soliti sommergere di gol gli avversari anche a costo di concederne qualcuno di troppo, una costante che si sarebbe ripresentata anche ai Mondiali del 1954.</p>



<p>Sebbene nell’immaginario collettivo Grande Ungheria fa rima con Honved, quella squadra formidabile nata nel dicembre del 1949 dalla fusione con il Kispest e che negli anni seguenti sarebbe diventata il principale serbatoio della nazionale magiara, il successo nella Coppa Internazionale fu possibile grazie alle varie forze che in quel momento rendevano il calcio magiaro uno dei movimenti più importanti e competitivi al mondo. Più della metà della competizione l’Ungheria l’aveva difatti disputata negli anni precedenti alla formazione dell’Honved con calciatori provenienti dai club più disparati: <strong>Újpest, Vasas e Ferencváros, la vera forza trainante del calcio magiaro prima della rivoluzione attuata dal tecnico Guzstav Sebes</strong>. A partire dal 1950 la fisionomia della nazionale ungherese sarebbe decisamente mutata presentando un undici composto da ben sei o sette elementi che o facevano già parte del Kispest, come <a href="https://gameofgoals.it/2020/11/25/quanto-e-stato-grande-ferenc-puskas.html">Puskás</a> o Bozsik, o che vi si erano uniti successivamente, come gli arcinoti Grosics, Kocsis e Czibor.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="620" data-id="23131" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_aranyerem_montazs-1024x620.jpg" alt="" class="wp-image-23131" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_aranyerem_montazs-1024x620.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_aranyerem_montazs-300x182.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_aranyerem_montazs-768x465.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_aranyerem_montazs.jpg 1083w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Le medaglie della Coppa Internazionale assegnate agli ungheresi nel 1953</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="978" height="480" data-id="23130" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_EK_jegy.jpg" alt="" class="wp-image-23130" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_EK_jegy.jpg 978w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_EK_jegy-300x147.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/1953_EK_jegy-768x377.jpg 768w" sizes="(max-width: 978px) 100vw, 978px" /><figcaption class="wp-element-caption">Biglietto per la partita disputata a Roma tra Italia ed Ungheria</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="263" height="192" data-id="23129" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/images-1.jpg" alt="" class="wp-image-23129"/><figcaption class="wp-element-caption">Una foto dell&#8217;Ungheria campionessa nel 1953</figcaption></figure>
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<p>Alcuni elementi chiave dei primi anni sarebbero scomparsi: oltre a <strong>Sandor Szűcs</strong>, difensore pluricampione dell’Újpest giustiziato dal regime in seguito ad una tentata fuga dal Paese con pistola al seguito nel 1951, <strong>Ferenc Rudas</strong>, anch’egli difensore, era uscito dai radar del proprio tecnico quando nel 1950 non aveva ceduto alle pressioni politiche del regime per abbandonare il Ferencváros, squadra della quale era capitano, ed unirsi all’Honved. Secondo altri l’uscita di scena di Rudas era invece dipesa da un grave infortunio che il difensore aveva patito in seguito ad uno scontro di gioco con il proprio portiere. O ancora <strong>Ferenc Deak</strong>, prolificissimo attaccante, il quale non sarebbe più rientrato nei ranghi della propria nazionale a causa della vita sregolata che lo aveva sempre contraddistinto e che Sebes non aveva mai digerito, specie dopo che l’attaccante, ubriaco dopo una serata trascorsa a Budapest, aveva attaccato due membri della polizia segreta ungherese.</p>



<p>In virtù di quel successo l’Ungheria fu invitata a Wembley per disputare un incontro amichevole contro l’Inghilterra. I maestri inglesi sfidarono così quella che per tutti era diventata l’<em>Aranycsapat</em>, la Squadra d’Oro, una squadra apparentemente imbattibile che dopo aver fatto suo il titolo olimpico si era ripetuta nella massima competizione europea. <strong>La Partita del Secolo</strong> – un appellativo che nel corso degli anni gli addetti ai lavori hanno attribuito sia alla vittoria dell’Italia sulla Germania del 1970 sia all’incontro di Wembley – <strong>terminò 3-6 per i magiari che mesi dopo si sarebbero ripetuti a Budapest infliggendo un perentorio 7-1 alla nazionale di Sua Maestà</strong> (leggi <a href="https://gameofgoals.it/2013/01/03/1953-inghilterra-ungheria-3-6.html">qui </a>la cronaca del match).</p>



<p><strong>L’ultima edizione</strong> – a cui partecipò anche la Yugoslavia – fu ribattezzata Coppa Dr. Gerö in onore dell’ex presidente dell’Associazione Calcio austriaca deceduto l’anno precedente. Si giocò tra il 1955 e il 1960 e <strong>fu vinta dalla Cecoslovacchia</strong>. Un avvenimento storico ne condizionò in modo decisivo l’andamento: <strong>l’Ungheria, che avrebbe terminato seconda ad un solo punto dai boemi, in seguito alla Rivoluzione Ungherese del 1956 aveva perso diversi dei suoi migliori elementi i quali avevano preferito non fare ritorno in patria</strong>. Per questa ragione aveva disputato gli ultimi due incontri con una formazione rimaneggiata e l’1-1 nell’ultimo turno contro l’Italia, che per le solite difficoltà relative al calendario si era disputato nel 1959, le era risultato fatale. Era però nata la stella di Florian Albert, unico ungherese nella storia del calcio a vincere il Pallone d’Oro.</p>



<p><strong>Fu l’ultima edizione della Coppa Internazionale. Avrebbe fatto da apripista agli odierni Campionati Europei, più inclusivi e aventi, almeno nella loro prima edizione, un <em>format</em> ad eliminazione diretta senza gironi</strong>. &nbsp;L’idea era partita da Henri Delaunay, nominato segretario generale dell‘UEFA nel 1954 e che già dal 1927 sognava assieme a Hugo Meisl di potere arrivare alla creazione di una competizione europea a cui partecipassero tutte le nazionali del continente. Tuttavia, Delaunay, morto l’anno seguente, non potè assistere alla prima edizione del torneo dal lui ideato che si sarebbe tenuta nel 1960.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="807" height="485" data-id="23132" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/czech.jpg" alt="" class="wp-image-23132" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/czech.jpg 807w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/czech-300x180.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/czech-768x462.jpg 768w" sizes="(max-width: 807px) 100vw, 807px" /><figcaption class="wp-element-caption">La nazionale cecoslovacca nel 1961 molti dei cui membri si erano laureati campioni europei l&#8217;anno precedente</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="742" height="458" data-id="23133" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/goldball.jpg" alt="" class="wp-image-23133" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/goldball.jpg 742w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/goldball-300x185.jpg 300w" sizes="(max-width: 742px) 100vw, 742px" /><figcaption class="wp-element-caption">Joesf Masopust, Pallone d&#8217;Oro cecoslovacco</figcaption></figure>
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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/02/14/la-coppa-internazionale-madre-dei-campionati-europei.html">La Coppa Internazionale, madre dei Campionati Europei</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Tra “Fuga per la Vittoria” e il “Maracanazo”, l&#8217;incredibile partita dell&#8217;Olympiastadion</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/01/04/tra-fuga-per-la-vittoria-e-il-maracanazo-lincredibile-partita-dellolympiastadion.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jan 2024 13:45:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Fuga per la Vittoria – o Victory – è uno dei film più conosciuti sul calcio a livello internazionale. Vanta un casting di prim’ordine ricco [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/01/04/tra-fuga-per-la-vittoria-e-il-maracanazo-lincredibile-partita-dellolympiastadion.html">Tra “Fuga per la Vittoria” e il “Maracanazo”, l&#8217;incredibile partita dell&#8217;Olympiastadion</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap"><strong>Fuga per la Vittoria</strong> – o Victory – <strong>è uno dei film più conosciuti sul calcio a livello internazionale</strong>. Vanta un casting di prim’ordine ricco di stelle del panorama calcistico passato ed un parterre d’attori famosissimi e pluripremiati. <strong>È basato sulla cosiddetta Partita della Morte</strong>, <strong>un incontro che, stando ad una narrazione leggendaria che si è diffusa nel corso dei decenni, si tenne nel 1942 tra dei soldati tedeschi e dei prigionieri ucraini nella Kiev occupata dai nazisti</strong>. E sebbene sia accertato che la sfida ebbe effettivamente luogo, quanto è proliferato negli anni successivi – e che ha poi trovato ulteriore terreno fertile con la nascita del web e la conseguente comparsa di diversi blog e testate online – risulta fuorviante e non collima con le ricostruzioni storiche più attendibili. Si disse, ad esempio, che dopo un primo tempo dominato dagli ucraini un soldato tedesco avrebbe fatto irruzione nello spogliatoio dei rivali intimando loro di perdere la gara, o che un calciatore ucraino avrebbe dribblato l’intera squadra avversaria e dopo aver posizionato il pallone sulla riga di porta lo avrebbe spazzato verso il centrocampo in segno di sfregio. Gli ucraini si sarebbero ribellati al volere dei nazisti, avrebbero vinto la contesa e per punizione alcuni di essi sarebbero stati fucilati a fine partita mentre altri sarebbero stati destinati ad un campo di concentramento. Moriranno tutti tranne tre. Uno di questi, Makar Honcharenko, sarebbe stato il primo a promuovere questa versione altamente romanzata. In realtà, la squadra vincitrice di quell’incontro, la Start, avrebbe continuato a giocare anche dopo quella vittoria e non esiste alcun riscontro secondo il quale le vite dei calciatori sarebbero state troncate. O meglio, alcuni di essi moriranno, ma in circostanze totalmente diverse. Ricordiamoci dopotutto che ci troviamo negli anni della guerra (un sentito ringraziamento alla pagina <em>L’Uomo nel Pallone</em> per il suo contributo su La Partita della Morte).</p>



<p>Si tratta di una storia molto simile ad un’altra vicenda che abbiamo analizzato in passato, quella relativa a <strong>Matthias Sindelar ed all’Anschlussspiel</strong> (clicca <a href="https://gameofgoals.it/2020/12/07/matthias-sindelar-verita-mezze-verita-e-bugie.html">qui</a>). Due narrazioni di comodo volte con tutta probabilità a restituire l’immagine di un Paese – l ‘Austria nel caso dell’Anschlussspiel, l’Ucraina nel caso della Partita della Morte – eroico e capace di opporre una strenua resistenza all’occupazione nazista.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="450" data-id="17214" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fugavittoria-wp.jpg" alt="" class="wp-image-17214" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fugavittoria-wp.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fugavittoria-wp-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fugavittoria-wp-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una celebre immagine tratta da Fuga per la Vittoria</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="725" height="1024" data-id="17213" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/1200px-Death_match_bill-725x1024.jpg" alt="" class="wp-image-17213" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/1200px-Death_match_bill-725x1024.jpg 725w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/1200px-Death_match_bill-212x300.jpg 212w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/1200px-Death_match_bill-768x1085.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/1200px-Death_match_bill-1087x1536.jpg 1087w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/1200px-Death_match_bill.jpg 1200w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /><figcaption class="wp-element-caption">La locandina della partita tra Start e Flakelf, passata alla storia come la Partita della Morte</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="612" height="342" data-id="17212" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/anschlussspiell.jpg" alt="" class="wp-image-17212" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/anschlussspiell.jpg 612w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/anschlussspiell-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un&#8217;immagine dell&#8217;Anschlussspiel: Franz Binder era in campo anche quel giorno</figcaption></figure>
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<p>La partita della quale vi parleremo in quest’articolo è anch’essa stata oggetto di una narrazione postuma rivedibile propagandata dai giornali del tempo e poi diffusasi – sebbene non nella misura delle sfide sopra citate – in patria ed all’estero, ma in questo caso si è trattato di una gara ufficiale valevole per un titolo di assoluto prestigio: il campionato tedesco. <strong>Avvenne il 22 giugno del 1941</strong> – il giorno stesso dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica – <strong>e mise di fronte lo Schalke 04</strong>, al tempo la formazione più tifata e vincente di Germania, nota per lo <em>Schalker Kreisel</em>, uno stile di gioco scandito da passaggi brevi e coesione tra reparti sulla falsariga di quello scozzese, <strong>ed il Rapid Vienna</strong>, conosciuto invece per il <em>Rapidgeist</em>, ovvero Spirito Rapid, un’indole grintosa e battagliera atipica per il calcio viennese del tempo considerato dai più un movimento estetico ed elegante. I Biancoverdi di Vienna vantavano nel proprio arsenale offensivo uno degli attaccanti più letali d’Europa: <strong>Franz ‘Bimbo’ Binder</strong>, capocannoniere dell’edizione precedente – Il Rapid si era arenato nella semifinale contro il Drsedner salvo poi vincere la finale di consolazione – con quattordici marcature. <strong>Lontano dall’archetipo del centravanti danubiano</strong>, il cui ruolo prevalente era quello di staccarsi dalla linea degli avanti per lanciare a rete le mezzali, <strong>Franz Binder era un attaccante dotato di grande forza fisica ed un’incredibile potenza di tiro</strong>, motivo per il quale in un’occasione un vignettista locale lo aveva ritratto con un cannone al posto del piede destro. Era la stella di una squadra che aveva dominato per anni il calcio austriaco – che di fatto era viennese, dato che tutte le partecipanti al campionato locale si trovavano nella capitale – e nel 1930, avendo vinto la Coppa Mitropa, era diventata anche la prima squadra d’Europa.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="17232" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Teamfoto_Mitropacupsieger_1930_Egger-scaled-e1606140174449-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-17232" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Teamfoto_Mitropacupsieger_1930_Egger-scaled-e1606140174449-1024x683.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Teamfoto_Mitropacupsieger_1930_Egger-scaled-e1606140174449-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Teamfoto_Mitropacupsieger_1930_Egger-scaled-e1606140174449-768x512.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Teamfoto_Mitropacupsieger_1930_Egger-scaled-e1606140174449-1536x1025.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Teamfoto_Mitropacupsieger_1930_Egger-scaled-e1606140174449.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Rapid campione europeo nel 1930</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="194" height="260" data-id="17216" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/download-1.jpg" alt="" class="wp-image-17216"/><figcaption class="wp-element-caption">Un primo piano di Franz &#8216;Bimbo&#8217; Binder</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="519" data-id="17217" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/caricatura2-1024x519.jpg" alt="" class="wp-image-17217" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/caricatura2-1024x519.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/caricatura2-300x152.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/caricatura2-768x389.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/caricatura2.jpg 1042w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una caricatura dell&#8217;attaccante che ne mette in luce l&#8217;esplosività del tiro</figcaption></figure>
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<p><strong>A partire dal 1938 il calcio a Vienna era tornato ad essere amatoriale e per competere nel campionato del Reich </strong>– un torneo ad eliminazione diretta disputato al termine dei tornei regionali – <strong>bisognava vincere la Gauliga locale, la Gauliga Ostmark nel caso del Rapid</strong>. I Biancoverdi ce l’avevano fatta e per questa ragione si trovavano lì, ad un passo dal diventare campioni di Germania. I calciatori, sebbene fossero spesso stipendiati sottobanco, dovevano affiancare la loro attività sportiva ad un’occupazione remunerata. Erano prima uomini al servizio dello stato e poi, soltanto in seconda battuta, atleti e calciatori. Così, a partire dal 1939, quando iniziarono le convocazioni al fronte, coloro che erano stati chiamati tra le file dell’esercito venivano presentati al pubblico sia come calciatori sia come soldati. Sulla loro divisa doveva sempre comparire l’aquila della Wehrmacht. &nbsp;Per non minare gli sviluppi del calcio tedesco, indebolito dal fatto che diversi giocatori si erano arruolati presso le caserme, la NSRL – Lega Nazionalsocialista per l’Esercizio Fisico – aveva reso più flessibile il calciomercato e consentito alla creazione di <em>Spielgemeinschaften</em>, ovvero squadre miste, il che permetteva ai vari club tedeschi di non essere mai a corto di giocatori.</p>



<p>La competizione negli ultimi anni aveva fatto parlare di sé per alcuni esiti a sorpresa e per alcuni risultati eclatanti quanto inaspettati. <strong>Nel 1938 lo Schalke aveva tragicamente perso l’opportunità di laurearsi campione contro l’Hannover</strong>, vittorioso nel replay dopo che nella prima sfida aveva riacciuffato i più accreditati rivali grazie ad una rimonta nei minuti finali. La gara era così terminata 3-3 e siccome le regole del tempo non prevedevano i calci di rigore una settimana dopo l’Olympiastadion avrebbe ospitato un secondo incontro. Fu un’altra altalena di gol ed emozioni. Uno stoico Hannover riuscì a trionfare, una volta ancora in rimonta, dopo aver siglato una rete decisiva nei tempi supplementari.</p>



<p><strong>L’anno successivo lo Schalke si era ripresentato in finale ed aveva strapazzato il proprio rivale, l’Admira, con un roboante 9-0</strong>. Un punteggio decisamente rotondo quanto imprevedibile: l’Admira era stato per un anni uno dei club più titolati della capitale austriaca, pluricampione a livello locale. <strong>Tra i tifosi dell’Admira</strong>, ed in generale tra il pubblico viennese, <strong>si era fatto strada il sospetto che quella vittoria fosse stata propiziata da un arbitraggio di parte e dalla volontà della Federazione tedesca di favorire un club, appunto, simbolo del calcio tedesco</strong>. Si raccontò che i tifosi dello Schalke non avrebbero consentito ai giocatori dell’Admira di dormire durante la notte precedente all’incontro, ed i più sospettosi avevano recriminato su alcune assenze pesanti come quelle dell’attaccante Anton Schall, bandiera dell’Admira e veterano della nazionale austriaca, e del portiere Peter Platzer, un’altra icona del club bianconero ed estremo difensore dell’Austria ai Mondiali del 1934. &nbsp;In realtà le defezioni dei due giocatori erano dovute ad infortuni patiti la settimana precedente durante la sfida valevole per la Reichsbund Cup disputata tra l’Ostmark e la Slesia. Schall e Platzer avevano trionfato, ma il portiere si era lussato una spalla e l’attaccante aveva subito un infortunio al ginocchio. A sostituire Platzer era stato il &nbsp;giovanissimo Buchberger il quale si sarebbe segnalato per una prestazione nettamente al di sotto della sufficienza. Era stato per nove mesi al servizio della Wehrmacht ed aveva avuto pochissimo tempo per allenarsi. Anni dopo avrebbe confessato di aver enormemente accusato la pressione: si era trattato del suo terzo incontro ufficiale in carriera di fronte ad una folla di 100.000 spettatori. Buchberger non verrà ricordato negli anni per le sue gesta sul terreno di gioco. Due anni prima di quell’incontro era stato protagonista di un episodio curioso: era stato ricoverato in ospedale ed un giornale, il <em>Wiener Abendlatt</em>, non si sa bene perché, ne aveva annunciato il decesso.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="776" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/ba009345_1-1.jpg" alt="" class="wp-image-17237" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/ba009345_1-1.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/ba009345_1-1-300x227.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/ba009345_1-1-768x582.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lo Schalke campione di Germania nel 1939 dopo il 9-0 contro l&#8217;Admira</figcaption></figure>



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<p><strong>La partita era iniziata male per l’Admira e sarebbe finita peggio: sul risultato di 4-0 per lo Schalke, Klacl, un centrocampista bianconero </strong>– un <em>fullback</em>, come si definivano al tempo i fluidificanti nel 2-3-5 –, <strong>venne espulso per aver colpito al volto l’attaccante Fritz Szepan</strong>, volto di spicco del club della Ruhr assieme al cognato Ernst Kuzorra. Szepan era caduto a terra sanguinante e Klacl sarebbe stato sospeso a vita dai campi da gioco. L’anno successivo, tuttavia, il calciatore sarebbe stato perdonato. La sua buona condotta, unitamente al suo impegno tra i ranghi dell’esercito, gli avevano risparmiato una punizione alquanto severa. &nbsp;Quella partita aveva generato non poche frizioni tra i tifosi tedeschi e quelli viennesi. Sugli spalti e fuori dallo stadio si erano prodotti violenti tafferugli che si sarebbero ripetuti ogniqualvolta una squadra tedesca giocava contro una austriaca, tanto a Vienna come a Berlino e dintorni.</p>



<p>Ed è proprio in questo clima rovente, sportivamente e non, che si disputò la finale del 1941 tra Schalke 04 e Rapid Vienna.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-9 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="820" height="535" data-id="17221" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fc_schalke_04_im-nationalsozialismus-1.jpg" alt="" class="wp-image-17221" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fc_schalke_04_im-nationalsozialismus-1.jpg 820w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fc_schalke_04_im-nationalsozialismus-1-300x196.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/fc_schalke_04_im-nationalsozialismus-1-768x501.jpg 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un&#8217;immagine dello Schalke più volte campione di Germania</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="777" height="1024" data-id="17222" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/SZEPAN-777x1024.jpg" alt="" class="wp-image-17222" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/SZEPAN-777x1024.jpg 777w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/SZEPAN-228x300.jpg 228w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/SZEPAN-768x1012.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/SZEPAN.jpg 908w" sizes="(max-width: 777px) 100vw, 777px" /><figcaption class="wp-element-caption">Fritz Szepan, colonna dello Schalke e della nazionale tedesca</figcaption></figure>
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">La Partita</h2>



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<p>La cornice era quella di una meravigliosa giornata estiva. Le strade di Berlino, trafficate come non mai, non avevano comunque impedito alla miriade di tifosi tedeschi e stranieri di arrivare in tempo allo stadio.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="351" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/rapidinizio-1024x351.jpg" alt="" class="wp-image-17224" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/rapidinizio-1024x351.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/rapidinizio-300x103.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/rapidinizio-768x263.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/rapidinizio.jpg 1068w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">I giocatori del Rapid esibiscono il saluto nazista prima dell&#8217;inizio</figcaption></figure>



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<p>Le squadre entrarono in campo agli ordini dell’arbitro Reinhart e, dopo essersi disposte a centrocampo ed aver esibito il consueto saluto nazista, un saluto ripreso dai giornali nei giorni seguenti all’incontro e poi più apparso negli anni a seguire – nel museo del Rapid, ad esempio, non vi è traccia della foto che trovate qui –, diedero inizio all’incontro. <strong>Lo Schalke iniziò all’arrembaggio scatenando l’euforia del pubblico</strong> e già al primo minuto ebbe un’occasione sugli sviluppi di un calcio d’angolo ma il difensore austriaco Wagner ribatté sulla linea. Poi, dopo una sortita offensiva di Binder contrastata da Tibulski, i campioni in carica tornarono all’attacco e <strong>tra il sesto ed il settimo minuto segnarono due reti, prima con Hinz e poi con Eppenhof</strong>. <em>Der Kicker</em> definì il gol di Hinz ‘da manuale’, in quanto lo Schalke partendo da una punizione calciata da Tibulski aveva dato vita ad una fitta rete di passaggi poi culminata con la rete di Hinz, il quale era stato servito nel cuore dell’area di rigore con un preciso assist rasoterra. Eppenhof segnò invece dopo essere stato lanciato in campo aperto. Si era scontrato con Wagner ma nonostante ciò era riuscito a depositare il pallone in porta. Sembrava una partita dal finale apparecchiato, simile per certi versi a quella che lo Schalke aveva giocato contro l’Admira. Il pubblico, che inizialmente tendeva a parteggiare per i viennesi, iniziò ad incitare maggiormente lo Schalke in virtù della qualità del gioco espresso. Il Rapid invece pareva confuso, incapace di reagire e frustrato dalle difficoltà che la gara gli stava riservando. I Biancoverdi commisero un paio di falli evidenti che provocarono l’ira degli astanti, e solamente quando la palla transitava tra i piedi di Binder si aveva la sensazione che i viennesi potessero rientrare in partita. Kuzorra andò vicino alla rete del 3-0 dopo una percussione solitaria. Al 15esimo minuto il Rapid calciò per la prima volta in porta, ma il portiere tedesco Klodt negò il gol a Fitz con una parata di piede. Il Rapid alzò i giri del motore e si fece avanti con maggiore insistenza, ribaltando il canovaccio iniziale della gara. Dvoraceck ebbe così un’occasione per accorciare le distanze ma l’estremo difensore avversario si oppose prima che Wagner tentò uno dei suoi classici tiri dalla distanza, senza successo. <strong>Poi, al 39esimo</strong>, in seguito all’ennesimo scontro tra Binder ed il suo marcatore, il ruvido Tibulski, <strong>l’arbitro concesse un rigore ai viennesi che però Binder sprecò</strong>. Tibulski verrà ammonito – giustamente. Secondo <em>Der Kicker </em>– poco dopo per l’ennesimo intervento irregolare. Poco dopo Kuzorra concluse una splendida combinazione con un tiro che lambì la traversa. Il primo tempo terminò così sul 2-0 per lo Schalke.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="536" height="460" data-id="17226" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto2.jpg" alt="" class="wp-image-17226" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto2.jpg 536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto2-300x257.jpg 300w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="457" data-id="17227" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto11.jpg" alt="" class="wp-image-17227" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto11.jpg 512w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/foto11-300x268.jpg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure>
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<p>Ad inizio secondo tempo Dvoracek sprecò un’altra occasione dinnanzi a Klodt. Sembrava essere destino. A maggior ragione per via del fatto che nei minuti seguenti i tedeschi ripresero le redini della partita e cinsero d’assedio l’area di rigore del Rapid com’era avvenuto nelle prime fasi della gara. Al 55esimo fu un intervento di testa del difensore austriaco Skoumal a portiere battuto a scongiurare il tris dei tedeschi, ma <strong>tre minuti dopo un siluro di Hinz dalla sinistra portò il risultato sul 3-0</strong>. Sembrava davvero finita. Ed invece il<strong> Rapid non si diede per vinto e riaprì la partita grazie ad una rete di Schőrs servito da Binder</strong>. <strong>Nei seguenti dieci minuti successe quel che nessuno avrebbe minimamente potuto immaginare</strong>: prima Raftl salvò la porta austriaca con un’uscita bassa, poi si scatenò Binder. Prima si mise in proprio scartando Gellesch il quale lo atterrò. L’arbitro fischiò una punizione dalla quale scaturì una saetta che l’attaccante scagliò nell’angolino alto della porta difesa da Klodt: 3-2. Soltanto un minuto dopo arrivò la rete del 3-3 grazie ad un secondo rigore che l’arbitro aveva concesso ai viennesi. Questa volta Binder realizzò. Al settantesimo Binder portò i suoi addirittura in vantaggio mettendo a segno la propria tripletta personale grazie ad un’altra punizione contestata dagli avversari. L’ennesimo siluro dell’attaccante superò la barriera – mal posizionata, secondo <em>Der Kicker</em> – e non lasciò scampo a Klodt. Le sorti dell’incontro si erano così repentinamente ed inaspettatamente ribaltate esattamente come quelle di un conflitto che quello stesso giorno vedeva l’esercito tedesco iniziare a scavarsi la fossa con le proprie mani.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-11 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="769" data-id="17231" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/campionigermania-1024x769.jpg" alt="" class="wp-image-17231" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/campionigermania-1024x769.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/campionigermania-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/campionigermania-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/campionigermania.jpg 1155w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Rapid campione di Germania con la Viktoria, il trofeo destinato ai vincitori</figcaption></figure>
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">I commenti dei giornali</h2>



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<p><strong><em>Der Kicker</em> nell’edizione pubblicata due giorni dopo dedicò un approfondito resoconto della gara. Lodò la rimonta della compagine viennese e ne ricordò la storia ricca di trionfi</strong> sebbene scrisse in maniera un po’ propagandistica che il successo di Berlino aveva messo in ombra le vittorie passate, e pur criticando l’operato dell’arbitro Reinhart, reo secondo la testata di non aver interpretato a dovere alcuni fuorigioco e calci di rigore, sostenne che di fatto non aveva influito sul risultato. L’incontro fu definito ‘una grande battaglia tra due squadre molto diverse ma eccezionali’. <strong>Si disse che a vincere era stata la ragione e la determinazione espressa dai viennesi rispetto allo stile e all’atteggiamento naive dei tedeschi</strong>. Il lavoro del direttore di gara, sempre secondo la testata, era stato comunque facilitato dal comportamento cavalleresco delle due squadre. Venne scritto, inoltre, che i 100.000 spettatori avevano vissuto ‘una favola calcistica, così bella ed emozionante dal punto di vista di entrambe le squadre che nessuno poteva sognare una finale altrettanto meravigliosa’. E ancora: “chi conduce in modo impeccabile una finale portandosi sul 3-0 e poi inciampa con noncuranza nel baratro, può solo lamentarsi di se stesso”.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Una favola calcistica, così bella ed emozionante dal punto di vista di entrambe le squadre che nessuno poteva sognare una finale altrettanto meravigliosa &#8211; Der Kicker</p>
</blockquote>



<p>In particolare, erano finiti sul banco degli imputati Szepan e Kuzorra i quali, oltre ad essere rimasti a secco, non avevano dato una mano ai compagni nel momento in cui gli attacchi austriaci si erano intensificati. Dalla penna del giornalista Friedebert Becker non emerge in nessun modo un’acredine per il risultato finale, né il tentativo si sminuire l’impresa dei viennesi. Si era trattato di un evento sportivo e, contrariamente ai freschi precedenti, si era caratterizzato per un elevato fair play in campo e sugli spalti.</p>



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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Le illazioni, reali o presunte</h2>



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<p><strong>Per molti in Austria il risultato di quella partita aveva coinciso con la chiamata al fronte di diversi calciatori del Rapid</strong>, Franz Binder in testa, rei, semplicemente, di aver battuto lo Schalke e di non aver così adempiuto al volere imposto dal regime. Leo Schidrowitz, rinomato storico del calcio austriaco e dirigente del Rapid, in una sua opera del 1951 scrisse: <em>“Gli Hütteldorfers</em> – Hütteldorf è il quartiere d’appartenenza del club – <em>sono crollati. La spiegazione delle loro scarse performance si deve al fatto che cause di forza maggiore hanno portato otto elementi dell’undici titolare ad allontanarsi da Vienna. A Vienna si pensava che nell’Altreich – </em>ovvero la vecchia Germania, quella precedente al 1938<em> – non si vedesse di buon occhio un campione nazionale proveniente da Vienna”</em>.</p>



<p><strong>Così</strong>, stando a questa ricostruzione, <strong>sarebbe iniziato un inarrestabile declino che avrebbe portato al progressivo tracollo del calcio austriaco</strong> incapace nei decenni di risollevarsi e ritornare agli anni d’oro vissuti tra le due guerre. Perché se è vero che nel 1954 l’Austria avrebbe raggiunto un terzo posto nella Coppa del Mondo disputata in Svizzera – perse per 6-1 proprio contro la Germania –, è altrettanto vero che non avrebbe più prodotto un movimento calcistico all’avanguardia e le sue squadre non avrebbero più dominato il panorama europeo. E così come nel caso della Partita della Morte e dell’Anschlussspiel, questa narrazione sarebbe stata riproposta a più riprese in seguito al cessate il fuoco.</p>



<p>Anche qui, però, dobbiamo domandarci come andarono davvero le cose. <strong>È accertato</strong>, e lo riportano diverse autorevoli testate del tempo come il <em>Neues Wiener Tagblatt </em>ed il <em>Fußball-Sonntag</em>, <strong>che già dal maggio del 1939 diversi calciatori dell’Austria Vienna, la rivale storica del Rapid, erano stati convocati tra le fila dell’esercito</strong>, diciassette per la precisione contro i cinque del Rapid. Quasi tutti in posizioni civili che non prevedevano il combattimento. Fritz Walter, icona del calcio tedesco nonché capitano della Germania che avrebbe vinto il Mondiale nel 1954, riportò che nell’inverno del 1940 l’unico calciatore austriaco tra i ranghi della Wehrmacht era Josef Stroh. Quindi, venendo impiegati a Vienna o nei paraggi, i giocatori viennesi avevano spesso modo di prender parte alle partite. Poco dopo, altri quattro elementi del Rapid sarebbero stati convocati: Binder, Pesser, Skoumal e Raftl. Le convocazioni al fronte vennero riportate sia dalla testata tedesca <em>Der Kicker</em> – che pubblicò diversi articoli in particolare su Binder – sia da altri giornali viennesi.</p>



<p>A partire dal 1941 le chiamate al fronte sarebbero decisamente aumentate coinvolgendo indistintamente i vari club del Reich. <strong>Nemmeno lo Schalke, che lo ricordiamo rappresentava il fiore all’occhiello del calcio nazionalsocialista, venne risparmiato</strong>. Nel 1942 un articolo pubblicato sulla rivista <em>Fussball</em> sottolineò che ‘le richieste dal fronte hanno la precedenza su tutto ed anche il nostro sport deve pagare dazio’. Risulta pertanto evidente che ci troviamo per l’ennesima volta tra realtà e leggenda. Una leggenda bella ma che purtroppo non corrisponde del tutto alla verità.</p>



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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Franz &#8216;Bimbo&#8217; Binder</h2>



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<p><strong>La storia di Franz ‘Bimbo’ Binder merita tuttavia un approfondimento ulteriore</strong>: inizialmente inviato presso la caserma Breitensee nei pressi di Vienna e non lontano dal campo del Rapid, a partire dal novembre del 1941 aveva iniziato a prestare regolarmente servizio per poi essere impiegato presso un’unità paramedica verso la fine del 1942. Poi, all’inizio del 1943, era stato trasferito sul fronte orientale. Il 2 giugno del 1943 il <em>Vőlkischer Beobachter</em>, il giornale del partito nazionalsocialista, pubblicò una colonna in cui scriveva che ‘il buon Bimbo gioca ancora, sebbene in un’altra regione e non con la regolarità del passato. Non ha dimenticato il suo amore per la sua vecchia passione così come non ha dimenticato la sua capacità balistica e il suo controllo da campione’. Durante la guerra Binder aveva provato più volte ad essere esonerato dai propri incarichi militari. La prima, quando il calciatore si trovava ancora a Vienna, aveva lamentato un problema cardiaco. Un problema inesistente, a detta del figlio Franz Binder Jr., il quale non ricordava disturbi simili patiti dal padre. Mentre nel novembre del 1943 l’attaccante, in quel momento a Vienna grazie ad un permesso, si fece ricoverare per un’appendectomia. Il medico del Rapid gli concesse tre mesi di guarigione e la possibilità di riavvicinarsi a Vienna venendo impiegato in Francia e non più sul fronte orientale. Il piano del centravanti, rischiosissimo, in quanto i tentativi di evadere il servizio militare erano puniti molto severamente all’interno del Reich, era riuscito perfettamente e nel dopoguerra avrebbe intrapreso una discreta carriera da allenatore.</p>



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<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-12 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="189" height="266" data-id="17245" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/download-1-5.jpg" alt="" class="wp-image-17245"/><figcaption class="wp-element-caption">Binder fa il gesto della tripletta</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="405" data-id="17247" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Annotazione-2024-01-03-153930-1024x405.jpg" alt="" class="wp-image-17247" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Annotazione-2024-01-03-153930-1024x405.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Annotazione-2024-01-03-153930-300x119.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Annotazione-2024-01-03-153930-768x304.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/Annotazione-2024-01-03-153930.jpg 1155w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Binder tra i ranghi dell&#8217;esercito</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="693" data-id="17246" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/esercito1-1-1024x693.jpg" alt="" class="wp-image-17246" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/esercito1-1-1024x693.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/esercito1-1-300x203.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/esercito1-1-768x520.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/01/esercito1-1.jpg 1118w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una seconda foto dell&#8217;attaccante in vesti miltari</figcaption></figure>
</figure>



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		<title>Dall&#8217;Impero all&#8217;Anschluss: i 10 calciatori austriaci più grandi dell&#8217;anteguerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2022 07:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Classifiche]]></category>
		<category><![CDATA[bican]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: una foto del Wunderteam austriaco A livello calcistico, poche sono le nazioni finite nell&#8217;oblio come l&#8217;Austria. L&#8217;Austria, oggi considerata dai più una [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: una foto del Wunderteam austriaco</em></p>



<p class="has-drop-cap">A livello calcistico, poche sono le nazioni finite nell&#8217;oblio come l&#8217;Austria. <strong>L&#8217;Austria, oggi considerata dai più una nazionale di secondo piano le cui formazioni non competono mai per vincere trofei importanti, ha però un glorioso passato alle spalle</strong>, un passato da molti sconosciuto e che oggi possiamo rivivere solamente attraverso la carta stampata di quasi cent&#8217;anni fa, dal momento che non disponiamo dell&#8217;ausilio di riscontri filmici. Ecco quindi a voi la nostra top 10 con tanti nomi eccellenti e qualche dolorosa esclusione. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">10) Camilo Jerusalem</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/Camillo-Jerusalem-217x300-1.jpg" alt="" class="wp-image-12177" width="268" height="420"/><figcaption>Una delle rare foto che ritrae Camilo Jerusalem</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Un talento incredibile quanto sfortunato.&nbsp; Dotato di mezzi fisici e tecnici notevolissimi,<strong> l’apice della carriera di Camilo Jerusalem è stato con tutta probabilità la vittoria della Coppa Mitropa nel 1936, un successo condito da un suo gol nella finale di ritorno</strong>. Abilissimo sui calci da fermo – spesso li calciava lui e non Matthias Sindelar –, Camilo Jerusalem ha avuto la sfortuna di sbocciare in una fase storica e calcistica delicata, e&nbsp; non ha potuto godere dei suoi migliori anni da calciatore a causa della guerra e di un calcio che, in seguito all’invasione tedesca, era tornato ad essere amatoriale. Il suo club, in particolare, considerato un club ebraico, per qualche tempo venne anche sottoposto a straordinaria amministrazione. Così come Nausch, anche lui lasciò l’Austria dopo l’annessione nazista e scelse quale meta la Francia.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">9) Karl Zischek</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="300" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/383661.jpg" alt="" class="wp-image-12178" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/383661.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/383661-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption>Karl Zischek</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Karl Zischek ha dedicato la sua intera carriera al Wacker Wien, una formazione che non ha mai rivaleggiato davvero con le grandi. E non militando per una compagine del calibro di Rapid o Austria Vienna, ha concluso la carriera con la bacheca praticamente vuota. Nonostante ciò si è imposto come una delle migliori ali destre del continente e per diversi anni è stato un titolare inamovibile del Wunderteam. Capace di far impazzire qualunque laterale o difensore si trovasse nella sua zona – come ad esempio il malcapitato Umberto Caligaris, umiliato dalla brevilinea ala austriaca in occasione di un’amichevole tra Austria ed Italia del 1934 culminata con la vittoria della nazionale biancorossa e tripletta di Zischek –, <strong>il giocatore è stato tra i principali protagonisti di una delle più iconiche partite disputate dalla nazionale austriaca , ovvero l’amichevole persa a Stamford Bridge contro gli inglesi per 4-3</strong>. Anche in quell’occasione Zischek lasciò il segno, mettendo a referto una doppietta.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">8) Walter Nausch</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="300" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/23060.jpg" alt="" class="wp-image-12179" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/23060.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/23060-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption>Walter Nausch</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p><strong>Capitano e bandiera dell’Austria Vienna, Walter Nausch era un giocatore noto per la sua serietà e duttilità</strong>, doti che lo avevano reso una colonna portante della nazionale di Hugo Meisl. <strong>Alle volte si disimpegnava da difensore, altre da centrocampista laterale</strong>. Era un giocatore definito da tutti come diverso: più acculturato e decisamente meno sanguigno di altri sul rettangolo di gioco. La sua assenza nella Coppa del Mondo del 1934, a dire dei giornali austriaci e non, fu pesantissima. Così come Matthias Sindelar si sarebbe laureato bicampione europeo con la maglia dei Violetti. In aperta opposizione con il regime nazionalsocialista – aveva anche sposato una donna ebrea, Margoth, una nuotatrice della polisportiva ebraica Hakoah – avrebbe lasciato il Paese nel 1938 per farci ritorno alla fine del conflitto iniziando una carriera da allenatore ed ottenendo un terzo posto al Mondiale del 1954, dal momento che a partire dal 1948 aveva accettato l’incarico di commissario tecnico della nazionale austriaca.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">7) Franz Binder</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/download.jpg" alt="" class="wp-image-12180" width="252" height="371"/><figcaption>Franz Binder</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Abbiamo deciso di premiare anche Franz Binder, sebbene si tratti di un giocatore che per colpe non direttamente ascrivibili a lui non ha mai avuto l’occasione di imporsi su palcoscenici rilevanti con la maglia della propria nazionale. Binder, nato nel 1911, non aveva il talento innato di Matthias Sindelar o Josef Bican, e di ruolo, difatti, faceva l’inside forward, che nel calcio mitteleuropeo era principalmente dedito alla realizzazione grazie al lavoro svolto dal centravanti arretrato. <strong>Conosciuto per la sua bravura nel gioco aereo e per la sua potenza di tiro, Binder sarebbe comunque diventato uno dei volti di spicco del Rapid Vienna, avrebbe messo a segno quasi 300 gol, vinto diverse volte il campionato locale ed anche quello tedesco, nel 1941, il giorno stesso dell’invasione dell’Unione Sovietica</strong>, quando il trionfo nella liga austriaca consentiva al vincitore di affrontare le migliori forze del Reich. Binder, però, non avrebbe mai disputato il Mondiale: nel 1934 aveva sofferto l’elevata concorrenza offensiva, nel 1938 il tecnico tedesco gli aveva preferito il centravanti dello Schalke Fritz Szepan e negli anni successivi non solo avrebbe giocato poco a pallone, ma fu anche inviato al fronte, sia su quello orientale che su quello occidentale. Sarebbe tornato a casa grazie ad un astuto stratagemma: avrebbe finto un infortunio.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">6) Rudi Hiden</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/24740364_1698633280212416_223209470_o-844x1024.jpg" alt="" class="wp-image-12181" width="463" height="562" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/24740364_1698633280212416_223209470_o-844x1024.jpg 844w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/24740364_1698633280212416_223209470_o-247x300.jpg 247w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/24740364_1698633280212416_223209470_o-768x932.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/24740364_1698633280212416_223209470_o.jpg 1236w" sizes="(max-width: 463px) 100vw, 463px" /><figcaption>Rudolf &#8216;Rudi&#8217; Hiden</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Hiden, Platzer, Zöhrer, Raftl. Sebbene il Wunderteam sia passato alla storia per la qualità tecnica di alcuni suoi interpreti e per la ricchezza dei propri talenti offensivi, nel periodo tra le due guerre l’Austria ha prodotto anche un’ottima generazione di portieri. Rudi – o Rodolphe, come sarebbe stato ribattezzato in Francia – è stato probabilmente il migliore ed il più iconico. Portiere del Wunderteam per alcuni anni, <strong>Hiden arrivò addirittura a catturare l’occhio di Herbert Chapman il quale fece carte false per portarlo con sé all’Arsenal</strong>. La trattativa non solo non andò in porto, ma ebbe risvolti abbastanza clamorosi: la federazione inglese, in un tentativo di tutelare il proprio calcio ritenuto all’avanguardia, decise di mettere il veto ai trasferimenti di calciatori esteri e di permettere ai giocatori non nati nel Regno Unito di miliare per i club locali a condizione che avessero vissuto per almeno due anni sul territorio inglese. Nel 1932, quando l’Austria aveva duellato a Stamford con gli inglesi, Hiden era parso incerto in più di un’occasione, ed i giornali lo avevano additato come responsabile per un paio di reti subite Probabilmente la pressione dell’evento, unitamente alla consapevolezza di essere l’osservato speciale di un guru del pallone come Chapman, gli aveva giocato un brutto scherzo. Il portiere, comunque, è passato alla storia per la sua personalità, la sua capacità di uscire a valanga e la sicurezza tra i pali. Non avrebbe però difeso la porta austriaca in occasione del Mondiale italiano, dal momento che nel 1933 sarebbe partito per la Francia, e come spesso capitava, i giocatori che sceglievano di militare all’estero non venivano più presi in considerazione in ottica nazionale.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">5) Jan Studnicka</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/Studnicka.jpg" alt="" class="wp-image-12182" width="246" height="298"/><figcaption>Jan Studnicka</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Di tutti i giocatori che abbiamo selezionato, Jan Studnicka è il più antico. <strong>Non ha mai potuto disputare né il Mondiale né la Mitropa, ma ha comunque lasciato un’impronta importante sul calcio del suo tempo: ha presenziato alle Olimpiadi di Stoccolma – segnando due reti –, ha contribuito alla vittoria del proprio club, il WAC, contro i tre volte campioni inglesi del Sunderland, &nbsp;ha siglato nel 1902 una tripletta nella prima partita di sempre tra nazionali non britanniche – Austria-Ungheria 5-0 – ed ha vinto per tre volte tra il 1901 ed il 1903 la Challenge Cup</strong>, un torneo nato come antesignano della Coppa di Vienna che sarebbe poi diventato internazionale nel momento in cui avrebbero iniziato a parteciparvi anche formazioni non austriache. Allo stesso modo ha alzato la Tagblatt Cup, un primo esperimento di campionato austriaco. A Vienna il calciatore di origini boeme è stato per molti l’inventore del dribbling, una giocata che gli riusciva particolarmente bene nonostante due gambe lievemente deformi spesso ritratte dai vignettisti del tempo.&nbsp;</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">4) Ferdinand Wesely</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="218" height="475" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/wesely8gkbw.png" alt="" class="wp-image-12183" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/wesely8gkbw.png 218w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/wesely8gkbw-138x300.png 138w" sizes="(max-width: 218px) 100vw, 218px" /><figcaption>Ferdinand Wesely, uno dei primissimi calciatori europei degli anni &#8217;20</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Leader del Rapid Vienna durante gli anni ’20 –in particolar modo nella seconda metà degli anni ’20 – <strong>Ferdinand Wesely</strong>, da non confondere con l’attaccante Franz Weselik, <strong>era un’ala sinistra tecnicamente dotatissima capace di saltare il diretto avversario a ripetizione e di andare spesso in gol, sebbene al tempo le ali avessero, eccetto alcune eccezioni, compiti che si limitavano alla rifinitura ed al cross</strong>. Una delle specialità della casa era certamente la punizione al limite dell’area. In una fase storica nella quale il Rapid veniva considerato dai più il miglior club europeo – questo ci raccontano ad esempio i giornali italiani alla vigilia del doppio confronto di Mitropa tra il Rapid e il Genoa –,il nome di Wesely era il più gettonato. Tra il 927 ed il 1930 disputò tre finali europee ed una semifinale laureandosi campione nel 1929. Per ragioni anagrafiche, però, non avrebbe mai calcato la passerella iridata.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">3) Josef Uridil</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/download-1.jpg" alt="" class="wp-image-12184" width="365" height="363" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/download-1.jpg 225w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/download-1-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 365px) 100vw, 365px" /><figcaption>Josef Uridil, soprannominato Der Tank, Il Carro Armato</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Josef Uridil è stato a lungo considerato il miglior calciatore austriaco.<strong> Un mito a livello locale, un’autentica icona in campo così come fuori, al punto che una canzone a lui dedicata, Heute Spielt Der Uridil, ovvero Oggi Gioca Uridil, sarebbe diventato un ritornello conosciuto e canticchiato ben oltre i rettangoli di gioco. Fu uno dei primissimi giocatori europei a prestare il proprio volto per la promozione di prodotti ed a recitare sul grande schermo</strong>. Era un attaccante non molto alto ma estremamente forte fisicamente, dotato di una progressione inarrestabile la quale lo portò a siglare centinaia di gol, quasi tutti con la maglia del Rapid. Fu un attaccante ben diverso rispetto a Matthias Sindelar: decisamente meno tecnico ed elegante ma più potente e goleador. Tuttavia, lui e Cartavelina condividevano alcune caratteristiche: erano entrambi amati in tutto il paese ed erano di carattere riservato, non amavano i riflettori e ne stavano volentieri alla larga. Verso la fine della propria carriera Uridil avrebbe anche raccontato di come la fama gli aveva enormemente pesato. Purtroppo per lui, la sua carriera terminò poco prima che il calcio prendesse una svolta più internazione il che non gli diede modo di farsi conoscere oltre i confini patri.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">2) Josef Bican</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="489" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/2509-bican-105-let-1024x489.jpg" alt="" class="wp-image-12185" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/2509-bican-105-let-1024x489.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/2509-bican-105-let-300x143.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/2509-bican-105-let-768x367.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/2509-bican-105-let.jpg 1130w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Josef &#8216;Pepi&#8217; Bican, uno dei recordman più conosciuti della storia del calcio</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Josef Bican merita a pieno titolo di entrare in questa classifica, sebbene la sua posizione sia da contestualizzare. Il calciatore, nato a Vienna da genitori di origini boeme, in carriera ha giocato per tre nazionali diverse: quella austriaca, quella cecoslovacca e quella del Protettorato di Boemia e Moravia, uno stato satellite del Terzo Reich che ebbe vita breve. La divisa biancorossa fu quella che indossò più volte, seppure in poche occasioni. Rimangono tuttavia alcune imprese non da poco: <strong>12 titoli da capocannoniere – il primo con la maglia del Rapid Vienna nel 1934, il che gli valse la convocazione ai Mondiali italiani – e gli altri undici in Cecoslovacchia. Bican, ad ogni modo, si è imposto su diversi palcoscenici: il campionato austriaco, quello cecoslovacco, le coppe nazionali e la Coppa Mitropa che alzò da capocannoniere nel 1938 con la maglia dello Slavia, una formazione che aveva preso parte a tutte le precedenti edizioni del torneo ma che non era mai riuscita a fare suo il titolo</strong>. Avrebbe concluso la propria carriera con più di 800 gol all’attivo messi a segno in poco più di 500 partite, registrando un record – oltre ad una media gol impressionante – che sarebbe resistito per diverse decadi.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">1) Matthias Sindelar</h3>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="918" height="853" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/sindelarr.jpg" alt="" class="wp-image-12186" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/sindelarr.jpg 918w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/sindelarr-300x279.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/sindelarr-768x714.jpg 768w" sizes="(max-width: 918px) 100vw, 918px" /><figcaption>Sindelar con la casacca del Wunderteam nel 1932</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>Sulla prima posizione i dubbi tendono allo zero. E ci scuserete se non approfondiremo questa figura tanto quanto abbiamo fatto con altre meno conosciute in precedenza, ma a Sindelar, in arte Cartavelina, abbiamo dedicato non pochi approfondimenti che potrete trovare all&#8217;interno del nostro archivio. <strong>Matthias Sindelar, per noi, è senza dubbio il calciatore austriaco più forte ed iconico dell’anteguerra (e con tutta probabilità non solo). Lo è stato per le sue incredibili qualità tecniche, per la sua eleganza e per ciò che ha rappresentato tanto per la propria nazionale &#8211; fu il volto principale di quella meravigliosa squadra soprannominata Wunderteam – come per il proprio club, l’Austria Vienna</strong>, che Cartavelina prese per mano conducendola a due vittorie nell’allora massima manifestazione europea, ovvero la Coppa Mitropa.&nbsp; Sindelar, oltre ad essere stato l’icona principale della nazionale biancorossa, nel 1938 avrebbe potuto diventare un’icona del calcio tedesco e prender parte al suo secondo Mondiale. Ma in più di un’occasione rifiutò la convocazione del CT tedesco Herberger. Sarebbe morto l’anno successivo a soli 36 anni.</p>



<p></p>



<h4 class="has-text-align-center wp-block-heading">Menzioni d&#8217;onore</h4>



<p></p>



<p>Abbiamo lasciato fuori diversi giocatori davvero importanti. Non ce ne siamo dimenticati, abbiamo semplicemente dovuto fare delle scelte dettate dalla natura di questa rubrica. Tra le figure che avrebbero meritato una menzione troviamo sicuramente i difensori <strong>Josef Blum</strong> e <strong>Karl Sesta</strong>, due tra i migliori terzini metodisti del tempo, <strong>Friedrich &#8216;Fritz&#8217; Gschweidl</strong>, altissimo ma non per questo meno elegante centravanti del First Vienna che ebbe il merito di contendere il posto da titolare a Matthias Sindelar, <strong>Adolf Fischera</strong>, il quale assieme al citato Jan Studnicka contribuì a rendere l&#8217;attacco del WAC tra i migliori dell&#8217;Europa centrale ed <strong>Anton Schall</strong>, grandissimo goleador dell&#8217;Admira Vienna al quale si potrebbe rimproverare qualche pecca in ambito internazionale e <strong>Josef Smistik</strong>, giocatore chiave negli schemi di <strong>Hugo Meisl</strong>.</p>
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		<title>Matthias Sindelar: verità, mezze verità e bugie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2020 16:14:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[austria]]></category>
		<category><![CDATA[cartavelina]]></category>
		<category><![CDATA[i piedi di mozart]]></category>
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<p>Gli anni dell&#8217;anteguerra &#8211; o, meglio quelli tra le due guerre &#8211; offrono uno spaccato di sport e calcio interessante e sfaccettato poiché presentano una disciplina in piena evoluzione.<strong> Oltre a diventare professionistico in diversi paesi europei, il calcio è ora un fenomeno a tutti gli effetti internazional</strong>e. Nasce una versione ante litteram della Coppa Campioni e degli Europei, la Coppa Mitropa e la Coppa Internazionale e, soprattutto, hanno luogo le prime edizioni dei Mondiali che verranno disputate tanto in Sudamerica come in Europa. Sono anni nei quali gli amanti del pallone hanno modo di osservare le stelle del firmamento calcistico sfidarsi in un clima fortemente condizionato dalle precarie relazioni diplomatiche tra paesi in guerra solo pochi anni prima. Nel 1934 ad ospitare la seconda edizione della Coppa del Mondo, la prima organizzata in Europa, è l&#8217;Italia di Benito Mussolini. Si tratta di un&#8217;edizione il cui pronostico &#8211; che non verrà smentito &#8211; depone decisamente a favore delle formazioni europee dato che l&#8217;Uruguay, a causa della mancata partecipazione di diverse formazioni europee quattro anni prima, non si è presentato mentre l&#8217;Argentina arriva rimaneggiata e il Brasile per molti non è ancora competitivo. <strong>Ogni formazione europea ha il suo simbolo: l&#8217;Italia ha Giuseppe Meazza</strong>, detto il <em>Balilla</em>, stella dell&#8217;Ambrosiana nota per i suoi virtuosismi individuali, <strong>l&#8217;Ungheria ha György <em>Gyurka </em>Sárosi</strong>, un calciatore estremamente polivalente leader del principale club nazionale, il Ferencváros, <strong>e l&#8217;Austria ha Matthias Sindelar</strong>, che a Vienna molti riconoscono come il Mozart del calcio. L&#8217;Austria, per molti la grande favorita, uscirà sconfitta per 1-0 dall&#8217;Italia nella semifinale disputata a San Siro, un incontro scandito da polemiche che lasceranno non pochi strascichi durante gli anni anni a seguire. Ma nonostante quella mancata vittoria, dell&#8217;Austria si sarebbe parlato parecchio. Per il suo gioco innovativo, per Hugo Meisl, il suo tecnico nonché figura imprescindibile del calcio di quegli anni, per la tragica fine che l&#8217;Austria fece come nazione e, soprattutto, per Matthias Sindelar stesso. Matthias Sindelar non era stato di certo la prima icona del calcio biancorosso, dato che in Austria il calcio era sbocciato qualche decennio prima e le principali squadre della capitale avevano già iniziato ad osannare i propri beniamini. Il più grande fra tutti fu Josef &#8216;Pepi&#8217; Uridil, soprannominato <em>Der Tank</em>, ovvero il Carro Armato, idolo dei tifosi del Rapid e figlio di immigrati boemi che si erano anni prima stanziati nella capitale austriaca.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="567" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/italiaaustria-1024x567.png" alt="" class="wp-image-832" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/italiaaustria-1024x567.png 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/italiaaustria-300x166.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/italiaaustria-768x425.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/08/italiaaustria.png 1247w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>La Gazzetta dello Sport, 4 giugno 1934, il giorno dopo la semifinale</figcaption></figure></div>



<p><strong>Matthias Sindelar è stato indubbiamente uno dei principali calciatori europei degli anni tra le due guerre, lo dicono diverse testimonianze del tempo, i risultati ottenuti con la nazionale austriaca e, forse ancor di più, quelli raggiunti con l&#8217;Austria Vienna</strong>. In un&#8217;ipotetica corsa al Pallone d&#8217;Oro &#8211; premio che sarebbe nato molti anni più in là &#8211; Sindelar avrebbe senz&#8217;altro primeggiato in almeno un&#8217;occasione. Un personaggio su quale si è scritto molto ma sul quale una verità definitiva che metta tutti d&#8217;accordo non è ancora venuta a galla. Partiamo da quei pochi elementi che mettono tutti d&#8217;accordo: è stato un&#8217;icona del calcio viennese, un movimento che proprio in quegli anni assumeva una dimensione popolare fino a poco prima impensabile, è stato uno dei calciatori austriaci più vincenti di sempre &#8211; ha vinto due Coppe Mitropa con il suo club, l&#8217;Austria &#8211; ed è stato il simbolo indiscusso del Wunderteam di Hugo Meisl. A partir da questo momento, le cose si complicano leggermente. Vediamo perché&#8230;.</p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong>Le verità</strong></h3>



<p>Oltre a quanto premesso appare conclamato che Sindelar fosse <strong>un centravanti estremamente atipico</strong>. Se diversi club del tempo privilegiavano un attaccante strutturato, forte di testa e capace di fare a sportellate con i difensori, altri, vuoi per scelta o per necessità virtù, schieravano un attaccante abbastanza diverso. Matthias Sindelar, come viene fedelmente descritto, faceva senz&#8217;altro parte di questa seconda schiera. Era un centravanti noto per la sua <strong>tecnica, dribbling e capacità di mandare in porta i compagni</strong>. Come riportano in molti, è stato con tutta probabilità uno dei primi falsi nueve nella storia del calcio europeo. L&#8217;italiano Meazza era un altro centravanti atipico, ma rispetto a Matthias Sindelar spiccava per una maggiore velocità, virtuosismi più accentuati ma meno propensione al gioco con i compagni.  Ed è altrettanto certo che dal 1938, anno che segnò l&#8217;annessione dell&#8217;Austria al Terzo Reich, Sindelar rifiutò sempre le convocazioni del tecnico tedesco Sepp Herberger. I taccuini dell&#8217;allenatore parlano chiaro: Herberger intendeva mantenere &#8211; come avrebbe poi fatto &#8211; il <em>Sistema</em>, ovvero il modulo 3-2-5 utilizzato dalla nazionale tedesca, ma riteneva fondamentale la presenza di Matthias Sindelar al centro dell&#8217;attacco. Solo dopo l&#8217;ennesimo rifiuto di quest&#8217;ultimo &#8211; ora 35enne ma ancora in buona forma nonostante alcuni acciacchi &#8211; l&#8217;allenatore dovette rivedere i suoi piani. Il perché delle insistenze di Herberger, tuttavia, lo vedremo tra poco. </p>



<p>Matthias Sindelar era a tutti gli effetti un campione: questo è un altro punto sul quale gli storici del calcio sembrano convenire all&#8217;unanimità. Esiste un ristretto novero di campionissimi a livello europeo e mondiale che hanno segnato la storia del calcio tanto quanto lui: i già nominati Meazza e Sarosi, lo spagnolo Zamora, l&#8217;uruguagio Scarone e pochi altri. I riconoscimenti che il calciatore ricevette arrivarono da ogni dove: dai giornali austriaci, dalle testate internazionali e dagli attenti osservatori che si ritrovavano nelle coffee house per discorrere di pallone. Intellettuali come Fredrich Torberg e Alfred Polgar avrebbero sprecato paragoni con campioni del passato ed interpreti di altre discipline per decantarne le gesta. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="659" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/07/Sindelar-attore_BEZIRKMUSEUM-FAVORITEN_1937-1024x659.jpg" alt="" class="wp-image-593" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/07/Sindelar-attore_BEZIRKMUSEUM-FAVORITEN_1937-1024x659.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/07/Sindelar-attore_BEZIRKMUSEUM-FAVORITEN_1937-300x193.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/07/Sindelar-attore_BEZIRKMUSEUM-FAVORITEN_1937-768x494.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/07/Sindelar-attore_BEZIRKMUSEUM-FAVORITEN_1937-1536x988.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/07/Sindelar-attore_BEZIRKMUSEUM-FAVORITEN_1937.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Sindelar nel ruolo di attore</figcaption></figure></div>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong>Le mezze verità</strong></h3>



<p><strong>Conosciamo Matthias Sindelar come il volto più rappresentativo del Wunderteam, ovvero la nazionale austriaca degli anni &#8217;30</strong> che a partire da una vittoria netta contro la nazionale scozzese venne ribattezzata &#8216;La Squadra delle Meraviglie&#8217;. Era in corso la seconda edizione della Coppa Internazionale e a partire da quel momento Cartavelina &#8211; questo il soprannome con il quale sarebbe passato alla storia &#8211; sarebbe comparso regolarmente nell&#8217;undici titolare della propria nazionale, avrebbe segnato in ogni singola occasione e condotto i suoi alla vittoria dell&#8217;agognato trofeo, che vuoi per la concorrenza dell&#8217;Italia o per le vicissitudini storiche che si abbatteranno sul mondo pochi anni più tardi risulterà essere l&#8217;unico titolo vinto dagli austriaci. </p>



<p>Ciò che invece è stato meno discusso è l&#8217;impatto che Sindelar ha avuto con i Die Veilchen, ovvero i Violetti, soprannome dato all&#8221;Austria Vienna in virtù della sua divisa da gioco. Il campionato austriaco, che in concreto era un campionato al 100% viennese, aveva una peculiarità rispetto a quello ungherese ma soprattutto a quello cecoslovacco: era conteso da 4-5 squadre tutte con ottime carte in regola di far loro il titolo. Sindelar approda all&#8217;Austria &#8211; Austria e Rapid, tutt&#8217;ora, a Vienna stanno per Austria Vienna e Rapid Vienna &#8211; l&#8217;anno in cui i Violetti vincono il loro primo campionato al quale seguirà una seconda vittoria due anni dopo. Cartavelina, però, non è protagonista in nessuna delle due vittorie essendo chiuso da altre stelle, prime tra tutte gli ungheresi Alfred Schaffer e Kalman Konrad. Tuttavia l&#8217;anno del secondo scudetto il giocatore da un importante contributo in Coppa d&#8217;Austria, mettendo a segno quattro reti. Seguiranno anni nei quali l&#8217;Austria Vienna non sarà la formazione di punta della capitale ma, <strong>grazie ai suoi successi nella Coppa d&#8217;Austria, staccherà il biglietto per la neonata Coppa Mitropa, la massima vetrina per club europei in quegli anni, una sorta di Coppa Campioni disputata tra le due guerre</strong>.</p>



<p>Le gesta di Matthias Sindelar su questo palcoscenico non sono molto note: trattandosi di una passerella che coinvolgeva i club e non le nazionali, probabilmente, le cronache delle Coppa Mitropa, che riguardavano nella maggior parte dei casi formazioni oggi terminate nell&#8217;oblio &#8211; alcune anche defunte &#8211; non ebbero grande risalto. Tuttavia, al tempo, la manifestazione riscuoteva un entusiasmo fuori dal comune, un qualcosa di totalmente nuovo in quegli anni. I principali stadi di Vienna, Budapest, Praga e delle città dell&#8217;Italia settentrionale si popolavano quasi sempre nonostante la competizione avesse solitamente luogo nei giorni più caldi d&#8217;estate. Ebbene Matthias Sindelar, la cui formazione si classificava anno dopo anno fuori dalle prime posizioni del campionato, <strong>trascinò in ben due occasioni i suoi alla vittoria del massimo titolo europeo, nel 1933 &#8211; ai danni dell&#8217;Ambrosiana di Giuseppe Meazza &#8211; e nel 1936</strong>, anno nel quale il calciatore, forse, fu meno determinante a livello individuale ma prese per mano e condusse i suoi alla vittoria grazie ad una squadra ricca di talenti emergenti. Un&#8217;attenta analisi del calciatore mi ha oltretutto portato ad una considerazione: la miglior edizione della Mitropa Sindelar la disputò nel 1937, nonostante la corsa dei Violetti si interruppe in semifinale. Quell&#8217;anno, diversamente da altre edizioni, la manifestazione era iniziata dagli ottavi e Matthias Sindelar aveva segnato tra andata e ritorno in ogni incontro disputato. Nonostante alcuni acciacchi di cui il calciatore era stato vittima negli anni precedenti e una carta d&#8217;identità che iniziava a pesare &#8211; ora Sindelar era 34enne &#8211; le sue prestazioni rimanevano a livelli assolutamente eccellenti. L&#8217;Austria sconfisse il due volte campione Bologna prima e l&#8217;Ujpest poi, prima di arenarsi contro il Ferencvaros di Gyorgy Sarosi che di lì a poco avrebbe alzato la Coppa. Il giocatore non sembrava dare segnali di cedimento ma non avrebbe avuto altre occasioni di imporsi a livello internazionale, né con il proprio club, né con la propria nazionale: nel marzo dell&#8217;anno successivo l&#8217;Austria fu annessa alla Germania ed il calcio austriaco, di fatto, venne spazzato via: si trasformò in una sorta di torneo regionale amatoriale il cui vincitore avrebbe preso parte al campionato del Reich. Da questo momento in avanti, inizia una storia nella storia, quella che vorrebbe Matthias Sindelar come uno dei principali simboli di resistenza di un&#8217;Austria che ora, come nazione, ha cessato di esistere. </p>



<p><strong>Possiamo esordire dicendo che certamente Matthias Sindelar non era un nazista</strong>. Come osservato in precedenza rifiutò sempre la convocazione del ct tedesco e privatamente si sussurrava che nutrisse inclinazioni socialdemocratiche. Tuttavia va ricordato che con l&#8217;avvento dell&#8217;Anschluss, che tra le altre cose segnava il ritorno al calcio amatoriale, Sindelar acquistò l&#8217;Annahof, una caffetteria arianizzata a spese di Leopold Drill, un cittadino ebreo di lì a poco deportato a Theresienstadt obbligato a cedere il locale ad una cifra irrisoria. E quando la caffetteria fu inaugurata, diversi rappresentanti del partito nazionalsocialista vennero invitati.  Sembra che Matthias Sindelar, che al contrario di alcuni suoi compagni non aveva mai esternato simpatie verso il regime di Adolf Hitler, subito dopo l&#8217;invasione tedesca avesse deciso di far buon viso a cattivo gioco ed adattarsi alla situazione. Tra le varie firme che comparvero il giorno del referendum su un giornale locale a supporto del SI, c&#8217;era anche la sua. Capiamoci: ribellarsi al regime di Adolf Hitler non era facile per nessuno, tanto meno per un volto celebre come quello di Cartavelina. Ad ogni modo sembrerebbe che il calciatore, contrariamente ad esempio al tecnico della nazionale tedesca Herberger, non abbia mai avuto la tessera del partito e sicuramente anni dopo la sua morte l&#8217;Annahof &#8211; che mesi dopo la sua apertura era stato rinominato Cafe Sindelar &#8211; venne arianizzato e le sorelle espropriate della gestione. La motivazione data era chiara: la poca collaborazione dell&#8217;ex giocatore nel sostenere la causa nazionalsocialista e le sue simpatie ebraiche. E&#8217; noto, difatti, che Sindelar, cresciuto in una formazione per molti rappresentatrice della borghesia ebraica cittadina, fosse molto legato al presidente Emanuel Schwarz, e che il giorno che quest&#8217;ultimo dovette lasciare il proprio incarico Sindelar gli scrisse una bellissima lettera per salutarlo. </p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-14 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="731" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/1938-local-opening-1-2-731x1024.jpg" alt="" data-id="2888" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/1938-local-opening-1-2.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=2888" class="wp-image-2888" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/1938-local-opening-1-2-731x1024.jpg 731w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/1938-local-opening-1-2-214x300.jpg 214w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/1938-local-opening-1-2-768x1076.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/1938-local-opening-1-2-1097x1536.jpg 1097w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/1938-local-opening-1-2.jpg 1371w" sizes="(max-width: 731px) 100vw, 731px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Matthias Sindelar all&#8217;Annahof, il locale da lui acquistato</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="347" height="357" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/Firme-giocatori-al-referendum-per-l-Anschluss-tra-cui-quella-di-Sindelar.png" alt="" data-id="2886" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=2886" class="wp-image-2886" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/Firme-giocatori-al-referendum-per-l-Anschluss-tra-cui-quella-di-Sindelar.png 347w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/Firme-giocatori-al-referendum-per-l-Anschluss-tra-cui-quella-di-Sindelar-292x300.png 292w" sizes="(max-width: 347px) 100vw, 347px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Le firme dei giocatori austriaci al referendum dell&#8217;Anschluss. C&#8217;è anche quella di Matthias Sindelar</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="582" height="397" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/Sindelar-mancato-saluto.png" alt="" data-id="2887" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=2887" class="wp-image-2887" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/Sindelar-mancato-saluto.png 582w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/12/Sindelar-mancato-saluto-300x205.png 300w" sizes="(max-width: 582px) 100vw, 582px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Poco prima dell&#8217;Anschlussspiel, i giocatori austriaci esibiscono il saluto nazista</figcaption></figure></li></ul></figure>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong>Le bugie</strong></h3>



<p>Sindelar era fidanzato con Camilla Castagnola. Eccetto il nome, della Castagnola non si sa molto. Per anni si è creduto che la Castagnola fosse un&#8217;infermiera ebrea italiana che il calciatore aveva conosciuto nel 1934 durante la Coppa del Mondo. In realtà la Castagnola era viennese, nata nella capitale austriaca con il nome di Camilla Durspect e solo anni dopo aveva acquisito il cognome Castagnola in seguito al suo matrimonio con un immigrato italiano. In più, non era ebrea come si è spesso detto e i due si erano conosciuto verso la fine del 1938, più o meno in concomitanza con l&#8217;ultima partita di Sindelar con la maglia dell&#8217;Austria Vienna. In quel periodo la Castagnola gestiva un ristorante. </p>



<p>Si è detto molto anche circa il famoso Anschlussspiel, la partita della connessione. Secondo svariate fonti <strong>Sindelar si sarebbe rifiutato di esibire il saluto nazista prima dell&#8217;inizio della gara</strong> il che gli avrebbe procurato dei guai nei mesi a venire. Ma non vi sono riscontri né testimonianze a riguardo, anzi, il giocatore fu intervistato dopo la partita e le sue dichiarazioni furono tutto sommato distese, e nessun giornale segnalò comportamenti inattesi o rivoltosi da parte di nessuno dei ventidue in campo. Sindelar giocò nel complesso una buona partita, sbagliò alcune occasioni ma poi mise a segno la rete del vantaggio dopo un palo colpito da Franz Binder. Il gol fu spesso descritto come una perla dalla lunga distanza ma in realtà, e a testimoniarlo ci sono alcune ricostruzioni del giorno seguente, Sindelar insaccò dall&#8217;interno dell&#8217;area di rigore. Avrebbe si esultato nei pressi della tribuna dove sedevano alcuni commilitoni nazionalsocialisti, ma lo avrebbe fatto in quanto poco più su assistevano all&#8217;incontro pochi e sparuti sostenitori austriaci. </p>



<p>Un altro argomento oggetto di discussione fu la sua morte: <strong>Matthias Sindelar e Camilla Castagnola furono trovati morti la mattina del 23 gennaio del 1939. Si fecero &#8211; e si continuano a fare &#8211; illazioni di ogni tipo: qualcuno parlò di suicidio, qualcuno di un attentato perpetrato o ordinato da membri del partito nazionalsocialista che mesi prima non avevano gradito i comportamenti sul campo dell&#8217;attaccante e qualcun altro ancora di morte per cause accidentali</strong>. La prima teoria sembra essere smentita da alcuni antefatti: Sindelar, solamente il giorno precedente alla sua morte, aveva firmato un contratto per diventare direttore dei lavori che si sarebbero tenuti presso lo stadio di Vienna. Thomas Kozich, vicesindaco al tempo, lo descriveva come di ottimo umore ed il calciatore stesso si era definito orgoglioso di aver ricevuto tale incarico. Non solo: la notte precedente alla sua morte il giocatore aveva trascorso alcune ore con amici e dirigenti dell&#8217;Austria presso il Cafe Weidinger. Si era bevuto e giocato d&#8217;azzardo in un clima, come raccontò Egon Ulbrich, ex membro dell&#8217;Austria e presente in quell&#8217;occasione, assolutamente rilassato e gioviale. Poi Sindelar sarebbe tornato presso il domicilio della Castagnola, sito sulla Annagasse. Anche la pista relativa all&#8217;attentato sembrerebbe non reggere: i presunti comportamenti scorretti del giocatore &#8211; che, come abbiamo analizzato, erano appunto presunti e nulla più &#8211; erano avvenuti mesi prima e l&#8217;aver declinato la convocazione ai Mondiali non sembrano ragioni sufficienti a provocare una simile reazione, con il rischio gratuito per i vertici del partito, oltretutto, di inimicarsi l&#8217;intera popolazione locale. Rimane in piedi l&#8217;ipotesi della morte per cause accidentali, che appare essere decisamente quella più accreditata: tre giorni dopo il ritrovamento dei cadaveri, difatti, fu condotta un&#8217;autopsia sui corpi che evidenziò un&#8217;intossicazione per inalazione di monossido di carbonio. </p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h3>



<p>Matthias Sindelar si è affermato come uno tra i più forti calciatori del suo tempo &#8211; e, molto probabilmente, come il giocatore austriaco più forte di sempre &#8211; tanto con la nazionale come con il suo club, l&#8217;Austria Vienna. Nonostante nel 1939, anno in cui morirà, il calciatore era ancora in perfetta forma è difficile pensare che la sua carriera sarebbe andata avanti ancora a lungo. Aveva pur sempre 36 anni ed i problemi al ginocchio erano tutt&#8217;altro che risolti, anzi. Tuttavia, e qui, in parte, ci stiamo divertendo a riscrivere la storia, se l&#8217;Anschluss non fosse mai intervenuto Matthias Sindelar avrebbe avuto un&#8217;altra chance di competere per la Coppa del Mondo, di riscattare la cocente delusione di quattro anni prima patita in Italia. L&#8217;Austria si sarebbe presentata ai nastri di partenza con un allenatore diverso &#8211; Meisl era morto nel 1937 ed in almeno qualche occasione era sembrato propendere per altri giocatori &#8211; che difficilmente avrebbe potuto prescindere da Cartavelina. Così come il giocatore sarebbe stato indispensabile per il tedesco Herberger, lo sarebbe probabilmente anche stato per un tecnico austriaco. <strong>L&#8217;Austria, una volta ancora, avrebbe potuto contendere la rassegna iridata all&#8217;Italia e all&#8217;emergente Ungheria di Sarosi</strong>. La nazionale biancorossa era stata in grado negli anni di produrre talenti in quantità industriale: solamente in avanti avrebbe potuto contare su Sindelar, appunto, su Josef Bican, il massimo cannoniere della storia del calcio, che il giorno in cui iniziò il Mondiale del 1938 sarebbe stato ancora in possesso del passaporto austriaco e Franz Binder, altro storico cannoniere del calcio tra le due guerre e stella del Rapid. Senza contare campioni vecchi e nuovi come Zischek, Sesta e Jerusalem. </p>



<p>Una nota a margine la merita un&#8217;analisi relativa alla carriera del giocatore, atipica per un talento di quel livello. Sindelar, rispetto alla stragrande maggioranza di atleti del suo calibro, ha avuto un&#8217;evoluzione ed una maturazione piuttosto lenta: come abbiamo potuto vedere, il giocatore sboccia definitivamente nel 1931, l&#8217;anno della sua consacrazione, all&#8217;età di 28 anni.  Tra i 28 ed i 35 anni vive gli anni migliori della sua carriera, anni costellati da successi ed elogi di ogni sorta. Ma com&#8217;è possibile che un giocatore come Sindelar non sia balzato agli onori delle cronache prima? Meazza e Sarosi, per citare i suoi alter ego più vicini, si sono imposti alle attenzioni del pubblico locale ed internazionale già attorno ai 20 anni. Le spiegazioni possono essere due: una tecnica e l&#8217;altra caratteriale. Quella tecnica ci riporta a quanto detto in precedenza, ovvero alla caratteristiche inedite del giocatore. Un centravanti sui generis che di certo non poteva contare su un fisico possente come altri attaccanti della sua generazione. A corroborare questa ipotesi ci sarebbero, ad esempio, le tante esclusioni di Matthias Sindelar in favore di un attaccante come Fritz Gschweidl, un vero e proprio granatiere il cui talento, però, non era paragonabile a quello di Cartavelina. Quella caratteriale invece poggia sul modo di essere del giocatore, da sempre descritto come riservato e taciturno, certamente non amante dei microfoni e dei riflettori. <strong>L&#8217;unico campionissimo che ci viene in mente con una parabola simile è Zinedine Zidane, la cui notorietà ha avuto </strong>decisamente un picco a partire dal 1998, anno nel quale Zidane mette la sua firma sulla vittoria del Mondiale ed entra di diritto nell&#8217;Olimpo dei grandi. Prima di quell&#8217;exploit, tuttavia, va ricordato come Zidane non fosse considerato una delle stelle più brillanti a livello internazionale: nel 1996 aveva giocato un Europeo deludente e poi, nella stagione 1997-98, pur vincendo uno scudetto con la Juventus, il volto più rappresentativo del club torinese era per molti Alessandro del Piero. In questo Zidane e Sindelar si somigliano: due talenti incredibili che per diverse ragioni sono germogliati con un certo ritardo. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/07/220px-Sindelar-aut.jpg" alt="" class="wp-image-595" width="342" height="524" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/07/220px-Sindelar-aut.jpg 220w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/07/220px-Sindelar-aut-196x300.jpg 196w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" /><figcaption>Matthias Sindelar con la maglia del Wunderteam</figcaption></figure></div>
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