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	<title>Beckenbauer Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>Beckenbauer Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>1976 Semifinali: Yugoslavia-Germania Ovest 2-4 dts</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2024 16:59:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: i capitani Beckenbauer e Acimovic prima del via [https://es.uefa.com/] La Germania campione d&#8217;Europa e del mondo in carica raggiunge ancora la finale [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: i capitani Beckenbauer e Acimovic prima del via [<a href="https://es.uefa.com/">https://es.uefa.com/</a>]</em></p>



<p class="has-drop-cap"><b>La Germania campione d&#8217;Europa e del mondo in carica raggiunge ancora la finale del Campionato Europeo</b>. I tedeschi superano ai supplementari per 4-2 la Yugoslavia padrona di casa, crescendo nella seconda parte dopo un primo tempo dominato dagli slavi. <b>Sfortunata la nazionale dell&#8217;Est Europa</b>, che tiene testa ai più quotati avversari, ma viene tradita da episodi sfavorevoli. <b>L&#8217;uomo della provvidenza in casa Germania Ovest si chiama Dieter Muller</b>, solo omonimo di quel Gerd che ha abbandonato la nazionale dopo il trionfo iridato del &#8217;74: entrato nel secondo tempo, Dieter piazza tre reti da vero opportunista d&#8217;area guidando i suoi alla vittoria.</p>



<p><a name="more"></a></p>



<p><b>Yugoslavia:</b> Petrovic &#8211; Buljan, Katalinski, Muzinic, Surjak &#8211; Zungui, Oblak (sts 1&#8242; Peruzovic), Jerkovic, Dzajic &#8211; Popivora, Acimovic (sts 1&#8242; Vladic).<br><b>Germania Ovest:</b> Maier &#8211; Beckenbauer &#8211; Vogts, Schwarzenbeck, Dietz &#8211; Wimmer (st 34&#8242; D. Muller), Bonhof, Danner (st 1&#8242; Flohe) &#8211; Holzenbein, Beer, Hoeness.</p>



<p><b>Primo tempo</b><br><b>5&#8242;</b> buona chance per la Yugoslavia, che è partita meglio: corner da sinistra di Dzajic, intervento in spaccata di Katalinski a centro area, pallone altissimo.<br><b>13&#8242;</b> Zungui punta Schwarzenbeck, rientra sul destro e calcia sul primo palo, Maier non si fa sorprendere.<br><b>18&#8242; GOL YUGOSLAVIA</b> Lungo lancio di Oblak per Popivoda, Beckenbauer si fa scavalcare dal pallone e l&#8217;attaccante jugoslavo batte Maier in uscita.<br><b>20&#8242;</b> cross da destra di Buljan, traiettoria insidiosissima, Maier è costretto ad alzare in angolo. Yugoslavia scatenata, Germania Ovest in chiara difficoltà.<br><b>22&#8242;</b> fallo di Vogts su Dzajic al limite, punizione-bomba di Katalinski, Maier respinge.<br><b>24&#8242;</b> altra bella azione corale della Yugoslavia, conclusa da un fendente da fuori di Katalinski di poco a lato. Continua il forcing dei padroni di casa, sospinti dal pubblico.<br><b>28&#8242;</b> lancio splendido di Dzajic per Buljan, destro sul primo palo, Maier c&#8217;è.<br><b>30&#8242; GOL YUGOSLAVIA</b> Buljan serve a destra Zungui, cross in area, papera di Maier che si fa sfuggire il pallone dalle mani, Drajic infila la porta sguarnita.<br><b>35&#8242;</b> ancora lo scatenato Dzajic mette in mezzo da sinistra, Acimovic lavora un buon pallone per l&#8217;inserimento di Zungui, tiro centrale e Maier devia. Germania Ovest ancora in bambola.<br><b>40&#8242;</b> punizione di Dzajic con l&#8217;esterno dal versante sinistro, palla alta non di molto.<br><b>45&#8242;</b> prima vera chance per la Germania Ovest: Bonhof in area cerca Beer, anticipato, ne approfitta Hoeness che scocca un diagonale rasoterra, Katalinski salva sulla linea. Beer riprende e calcia a colpo sicuro, ma prima trova sulla sua strada Petrovic e poi spara clamorosamente alle stelle.</p>



<p><b>Secondo tempo</b><br><b>4&#8242;</b> fuga dell&#8217;imprendibile Dzajic a sinistra, cross in mezzo, Maier sventa, Jerkovic si coordina per la battuta a rete, ma spedisce incredibilmente fuori in diagonale. La Germania Ovest sta rischiando il tracollo.<br><b>8&#8242;</b> geniale pallone in area di Beckenbauer per Beer, anticipato all&#8217;ultimo in angolo dall&#8217;intervento in scivolata di un difensore: la palla esce non di molto. L&#8217;arbitro però non assegna il corner.<br><b>19&#8242; GOL GERMANIA OVEST</b> Beckenbauer apre il gioco sulla destra per Wimmer, che avanza e lascia a Flohe, conclusione da lontano che trova la fortunosa deviazione di un compagno e si infila in rete.<br><b>26&#8242;</b> Acimovic ci prova da fuori, Maier blocca.<br><b>29&#8242;</b> Katalinski perde un sanguinoso pallone nella propria trequarti, ne approfitta Hoeness, che si invola verso la porta, bravissimo Petrovic a opporsi alla conclusione ravvicinata dal giocatore tedesco. Partita più equilibrata adesso, la Germania Ovest sta crescendo.<br><b>36&#8242; GOL GERMANIA OVEST</b> Corner di Bonhof da sinistra, colpo di testa del neo entrato Dieter Muller, lasciato colpevolmente solo nel cuore dell&#8217;area piccola e pallone nel sacco.<br><b>39&#8242;</b> Beckenbauer batte una punizione in verticale per Beer, che appena dentro l&#8217;area fa partire un missile, Petrovic vola e devia in angolo. L&#8217;inerzia sembra ora essersi ribaltata, con i tedeschi maggiormente propositivi e gli slavi in apnea.<br><b>42&#8242;</b> cross di Surjak da sinistra rimpallato, ci prova Dzajic da dentro l&#8217;area, tiro fiacco e Maier blocca senza problemi.<br><b>44&#8242;</b> punizione pericolosissima di Dzajic dal limite, la palla esce di un soffio sul secondo palo a Maier battuto.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="914" height="514" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/lowres_20200603171636.jpg" alt="" class="wp-image-21991" style="width:750px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/lowres_20200603171636.jpg 914w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/lowres_20200603171636-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/lowres_20200603171636-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 914px) 100vw, 914px" /><figcaption class="wp-element-caption">La delusione dei giocatori jugoslavi [https://es.uefa.com]</figcaption></figure>



<p></p>



<p><b>Primo tempo supplementare</b><br><b>3&#8242;</b> intervento da kung fu di Beckenbauer su Dzajic al limite dell&#8217;area, il capitano tedesco ha rischiato anche il cartellino. Punizione di Katalinski, respinta, ci riprova Dzajic, palla alta non di molto.<br><b>6&#8242;</b> tentativo di Beer in spaccata dopo un corner, Petrovic abbranca senza difficoltà.<br><b>10&#8242;</b> fallo di Bonhof su Oblak al limite: sventola su punizione di Katalinski, Maier respinge.<br><b>12&#8242;</b> Hoeness pesca sul filo del fuorigioco Bonhof, che rientra sul destro al limite dell&#8217;area e scocca un tiro ben indirizzato sul primo palo, grande intervento di Petrovic, che blocca in presa.</p>



<p><b>Secondo tempo supplementare</b><br><b>1&#8242;</b> cross di Dzajic da sinistra, colpo di testa di Katalinski, Maier blocca in tuffo.<br><b>6&#8242;</b> altro cross di Dzajic sempre dal lato mancino, Zungui in tuffo di testa impegna Maier.<br><b>7&#8242;</b> tentativo da fuori di Vladic, ancora Maier devia in angolo. Yugoslavia un po&#8217; più pimpante in questi tempi supplementari.<br><b>8&#8242;</b> cross di Flohe da sinistra, la difesa jugoslava è in affanno e non riesce a rinviare, Beer incrocia il destro, grande risposta di Petrovic.<br><b>10&#8242; GOL GERMANIA OVEST</b> Flohe va via sulla sinistra superando un avversario e mette in mezzo, Holzenbein è solo sul secondo palo, ma invece di calciare in porta appoggia dietro all&#8217;accorrente Dieter Muller, che scarica una bordata sotto la traversa.<br><b>13&#8242; GOL GERMANIA OVEST</b> Bonhof prende la mira da fuori, palo pieno. Sulla respinta ancora Dieter Muller fulmina Petrovic. La Yugoslavia non c&#8217;è più.</p>



<p><b><u>LE PAGELLE GERMANIA OVEST</u></b><br><b>IL MIGLIORE DIETER MULLER 7,5:</b> il simbolo dell&#8217;efficacia, tre tiri e tre gol. Entra con i suoi sotto nel punteggio, ribalta la situazione e trascina la Germania Ovest in finale. Spietato.<br><b>Flohe 7:</b> l&#8217;altro ingresso azzeccatissimo del ct Helmut Schon. Trova il gol che riaccende le speranza con una fucilata da fuori e inventa la giocata che porta al punto del sorpasso.<br><b>Beckenbauer 6,5:</b> parte a rilento e nel primo gol ha qualche responsabilità, con il lancio di Oblak che lo sorprende e favorisce alle sue spalle il controllo di Popivoda. Poi nel secondo tempo sale di tono e sale anche come metri sul campo, giocando più da regista, posizione da cui dirige tutto il traffico. Dai suoi piedi nasce l&#8217;azione del primo gol tedesco. Sempre perfetto come senso della posizione e nella misura dei passaggi.<br><b>Bonhof 6,5:</b> va a fiammate, ma quando si accende lascia il segno, sia con tiri pericolosi dalla distanza sia in fase di rifinitura. Mette lo zampino nella quarta rete.<br><b>Maier 6:</b> diversi interventi di ottimo spessore, ma anche la papera che spiana il 2-0 agli slavi. Per sua fortuna, alla fine, non è un errore che pesa. Double face.</p>



<p><b><u>LE PAGELLE YUGOSLAVIA</u></b><br><b>IL MIGLIORE DZAJIC 7:</b> ispirato, ficcante, pericoloso. Suo il 2-0 della Yugoslavia, sue le azioni tecnicamente più raffinate dei suoi. Fa ammattire Vogts, soprattutto nella prima ora. Poi il terzino destro della Germania Ovest e del Borussia Mg riesce a limitarlo meglio, ma Dzajic riesce sempre a trovare il modo di far male, sfruttando un piedino fatato su calcio piazzato.<br><b>Petrovic 6,5:</b> spettacolare ed efficace al tempo stesso, salva i suoi in numerose circostanze. Non può fare nulla su nessuno dei quattro gol subiti.<br><b>Popivoda 6,5:</b> gioca un grandissimo primo tempo, firmando l&#8217;1-0 e mettendo più volte in crisi la difesa tedesca. Esce gradatamente dai radar nella seconda parte.<br><b>Buljan 5:</b> discreto in fase di spinta, ma in fase difensiva va sovente in difficoltà. Dalla sua parte Flohe sfonda.</p>



<p></p>



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		<title>1972 Finale: Germania Ovest-Urss 3-0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Aug 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1972]]></category>
		<category><![CDATA[Beckenbauer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: capitan Beckenbauer con il trofeo La Germania Ovest si laurea per la prima volta campione d&#8217;Europa, strapazzando in finale l&#8217;Urss per 3-0. [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: capitan Beckenbauer con il trofeo</em></p>



<p class="has-drop-cap">La Germania Ovest si laurea per la prima volta campione d&#8217;Europa, strapazzando in finale l&#8217;Urss per 3-0. La fase finale del torneo si è tenuta in Belgio e in semifinale i tedeschi hanno superato 2-1 i padroni di casa, mentre i sovietici hanno sconfitto 1-0 l&#8217;Ungheria. La finale non ha storia: il dominio dei tedeschi è netto e inequivocabile, soprattutto nel primo tempo. L&#8217;asse Beckenbauer-Netzer-Muller regala a lungo spettacolo. Poco da salvare nelle file sovietiche.</p>



<p><a name="more"></a><br><b>Germania Ovest:</b> Maier &#8211; Hottges, Beckenbauer, Schwarzenbeck, Breitner &#8211; Wimmer, Netzer &#8211; Heynckes, Hoeness, Kremers &#8211; Muller.<br><b>Urss:</b> Rudakov &#8211; Dzodzuashvili, Kaplychnly, Istomin, Kurtsilava &#8211; Troshkin, Konkov, Kolotov, Onyschenko &#8211; Baldachny (st 21&#8242; Kozynkevych), Banishevsky (st 1&#8242; Dolmatov).</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="640" height="359" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/image2-1.jpg" alt="" class="wp-image-20917" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/image2-1.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/image2-1-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">I capitani prima del via</figcaption></figure>



<p></p>



<p><b>Primo tempo</b><br><b>4&#8242;</b> subito una chance ghiottissima per la Germania Ovest: tiro di Netzer rimpallato; ci prova Heynckes, che viene murato a sua volta; la palla giunge a Gerd Muller, che calcia di prima intenzione, ma Rudakov respinge con il corpo.<br><b>7&#8242;</b> accelerazione di Heynckes, che triangola con Netzer e calcia defilato dalla sinistra, Rudakov blocca.<br><b>9&#8242;</b> incursione devastante sulla sinistra di Breitner, scambio con Hoeness, il terzino tedesco arriva sul fondo e mette in mezzo, ma nessuno è pronto per la deviazione vincente. La Germania Ovest è partita fortissimo.<br><b>10&#8242;</b> Beckenbauer per Hoeness, poi a Muller, che incespica sul pallone, ci prova Kremers, Rudakov vola e abbranca in presa.<br><b>14&#8242;</b> cross di Kremers da sinistra, colpo di testa di Hoeness: traversa.<br><b>15&#8242;</b> Kremers per Wimmer, al termine di una bella manovra corale: palla alta. Si gioca in una sola metà campo, è un dominio tedesco.<br><b>22&#8242;</b> scambio Hoeness-Netzer-Hoeness, conclusione da fuori, palla a lato di un metro.<br><b>24&#8242; GOL GERMANIA OVEST</b> Azione meravigliosa della Germania Ovest: Beckenbauer parte da centrocampo, supera due uomini in velocità, tocca al limite per Gerd Muller, che di tacco smista a Netzer, tiro al volo: traversa. Sulla respinta la palla giunge a Heynckes, che si coordina e scocca un diagonale velenosissimo, Rudakov ci arriva e respinge, ma non può nulla sul successivo tapin di Muller.<br><b>31&#8242;</b> prima conclusione pericolosa dell&#8217;URSS con Konkov dal limite, pallone fuori di un metro.<br><b>34&#8242;</b> punizione di Netzer da destra, stacco aereo di Heynckes, Rudakov abbranca in presa.<br><b>36&#8242;</b> tentativo di Troshkin da lontano, Maier vola e devia in angolo.</p>



<p><b>Secondo tempo</b><br><b>7&#8242; GOL GERMANIA OVEST</b> Heynckes in verticale per Wimmer, che sorprende la difesa sovietica, si infila in area e batte Rudakov in diagonale. Non irreprensibile in questo caso il portiere sovietico, che si fa passare il pallone sotto a una mano.<br><b>13&#8242; GOL GERMANIA OVEST</b> Schwarzenbeck avanza e serve sulla trequarti Muller, l&#8217;attaccante tedesco accelera, serve al limite Heynckes, da questi palla dentro all&#8217;accorrente Schwarzenbeck, che tocca ancora per Muller. Il bomber è solo davanti a Rudakov e non sbaglia.<br><b>14&#8242;</b> colpo di testa di Dolmatov solo davanti a Maier, palla alta. L&#8217;Urss ha subito l&#8217;occasione per provare a riaprire la partita, ma se la divora.<br><b>24&#8242;</b> Konkov arma il destro da lontano, un missile terra-aria che si stampa sulla traversa. La Germania Ovest ha oramai allentato la presa e si limita a gestire, lasciando il pallino del gioco a un&#8217;Unione Sovietica incapace però di rendersi pericolosa con continuità.<br><b>32&#8242;</b> Khurtsilava ci prova da lontano, Maier c&#8217;è.<br><b>33&#8242;</b> lancio di Beckenbauer, Muller prolunga per Heynckes, tutto solo davanti a Rudakov. L&#8217;attaccante tedesco calcia però sul portiere in uscita, non riuscendo ad angolare il tiro.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="600" height="314" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Muller-Europeo-1972-600x314-1.jpg" alt="" class="wp-image-20918" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Muller-Europeo-1972-600x314-1.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/07/Muller-Europeo-1972-600x314-1-300x157.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gerd Muller: una sentenza</figcaption></figure>



<p></p>



<p><b><u>LE PAGELLE GERMANIA OVEST</u></b><br><b>IL MIGLIORE BECKENBAUER 7,5:</b> gioca un primo tempo stratosferico, dall&#8217;alto di un&#8217;eleganza e una regalità nei tocchi straordinarie. Sale dalla difesa e dai suoi piedi nascono quasi tutte le azioni dei tedeschi. Devastante anche quando accelera: da uno suo spunto in velocità partendo da centrocampo, arriva il gol del vantaggio. Nella ripresa, si limita a gestire e gestirsi, un po&#8217; come tutta la Germania Ovest. Tanto la vittoria è già in ghiaccio.<br><b>Muller 7,5:</b> sbaglia un gol in avvio, resta a lungo in letargo, poi alla prima occasione utile sfrutta una respinta di Rudakov e apre le danze. Meraviglioso anche il colpo di tacco volante che in precedenza aveva smarcato al tiro Netzer. E meravigliosa è anche l&#8217;azione del 3-0, che lui stesso avvia con una partenza in velocità e che naturalmente conclude con il classico tocco felpato in area piccola. Negli ultimi 16 metri si conferma il più forte di sempre.<br><b>Heynckes 7,5:</b> meriterebbe il gol per la mole di gioco che produce, ma se lo divora nel finale. Entra in tutte le reti della Germania: l&#8217;1-0 nasce da una sua bordata in diagonale respinta da Rudakov, serve Wimmer con uno splendido filtrante per il 2-0 e partecipa all&#8217;azione del 3-0.<br><b>Netzer 7:</b> si divide con Beckenbauer la bacchetta del comando a centrocampo. Qualche errore di appoggio e nei lanci, ma sono peccati veniali nell&#8217;ambito di una prestazione solida, lucida e convincente.<br><b>Schwarzenbeck 7:</b> con Beckenbauer forma una coppia formidabile. Non ha la raffinatezza stilistica del Kaiser, ovvio, ma quando quello rimane indietro, lui avanza palla al piede per dare manforte all&#8217;azione offensiva. L&#8217;assist per il gol di Muller è la ciliegina su una prova di grande livello.</p>



<p><b><u>LE PAGELLE UNIONE SOVIETICA</u></b><br><b>IL MIGLIORE RUDAKOV 6,5:</b> colpevole sul 2-0 di Wimmer, ma se l&#8217;Urss limita il passivo a “soli” tre gol, il merito è suo. Sbarra la strada numerose volte agli attaccanti tedeschi.<br><b>Konkov 6:</b> uno dei pochi che prova a non perdere mai la bussola, nonostante l&#8217;evidente superiorità della Germania Ovest. Va vicino due volte al gol con tiri da lontano.<br><b>Banishevsky 5:</b> mai pericoloso, facilmente disinnescato dalla difesa tedesca. Sostituito.<br><b>Difesa Urss 4,5:</b> vive un primo tempo da incubo: meno male che in porta c&#8217;è Rudakov. Le acque nella ripresa si calmano, ma il tornado tedesco a quel punto è già passato e i danni sono irreversibili.</p>



<p></p>



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		<title>1972 Semifinale: Germania Ovest-Belgio 2-1</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/07/31/1972-semifinale-germania-ovest-belgio-2-1.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1972]]></category>
		<category><![CDATA[Beckenbauer]]></category>
		<category><![CDATA[belgio]]></category>
		<category><![CDATA[euro 1972]]></category>
		<category><![CDATA[gerd müller]]></category>
		<category><![CDATA[germania ovest]]></category>
		<category><![CDATA[netzer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Uli Hoeness e Gerd Muller [https://storiedicalcio.altervista.org] La Germania Ovest supera 2-1 i padroni di casa del Belgio e guadagna la finale dell&#8217;Europeo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/07/31/1972-semifinale-germania-ovest-belgio-2-1.html">1972 Semifinale: Germania Ovest-Belgio 2-1</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Uli Hoeness e Gerd Muller [https://storiedicalcio.altervista.org]</em></p>



<p class="has-drop-cap"><b>La Germania Ovest</b> supera 2-1 i padroni di casa del Belgio e <b>guadagna la finale dell&#8217;Europeo 1972</b>. <b>Prestazione solida dei tedeschi</b>, che rischiano poco e si dimostrano superiori agli avversari, pur non costruendo tantissimo in fase offensiva. Bastano però <b>i lanci di un ispirato Netzer e la doppietta del chirurgico Gerd Muller</b> per staccare il pass per la finalissima.</p>



<p><a name="more"></a></p>



<p><b>Germania Ovest:</b> Maier &#8211; Hottges, Schwarzenbeck, Beckenbauer, Breitner &#8211; Wimmer, Netzer, Kremers &#8211; Hoeness (st 14&#8242; Grabowski), Heynckes &#8211; Muller.<br><b>Belgio:</b> Piot &#8211; Heylens, Thissen, Vandendaele, Dolmans &#8211; Semmeling, Dockx, Van Himst, Mertens (st 25&#8242; Polleunis), Verheyen &#8211; Lambert.</p>



<p><b>Primo tempo</b><br><b>8&#8242;</b> cross di Kremers da sinistra, Piot deve uscire con i pugni per allontanare la minaccia. Inizio deciso della Germania Ovest.<br><b>10&#8242;</b> Semmeling in area per Lambert, che si gira e calcia, ma il pallone termina abbondantemente a lato.<br><b>19&#8242;</b> Muller per Breitner, tiro in corsa sul primo palo, palla fuori di un metro.<br><b>24&#8242; GOL GERMANIA OVEST</b> Beckenbauer per Netzer, che scodella il pallone in area, Muller brucia tutti e di testa infila l&#8217;angolino.<br><b>31&#8242;</b> punizione per il Belgio da sinistra: Van Himst pesca nell&#8217;area piccola Semmeling, che mette dentro di testa. L&#8217;arbitro però annulla per fuorigioco. Le immagini non chiariscono se l&#8217;azione fosse o meno valida.<br><b>34&#8242;</b> percussione di Wimmer, che taglia in due la difesa, assist a destra a Heynckes, cross basso per Muller, anticipato all&#8217;ultimo. Episodio del gol annullato al Belgio a parte, la Germania Ovest è in totale controllo del match.<br><b>36&#8242;</b> Heylens stende platealmente Kremers in area. Il rigore è netto, ma l&#8217;arbitro fa proseguire.</p>



<p><b>Secondo tempo</b><br><b>3&#8242;</b> Dockx da sinistra in mezzo per Semmeling, che si gira e calcia, conclusione centrale, Maier blocca.<br><b>10&#8242;</b> punizione di Van Himst dalla trequarti, un difensore tedesco mette fuori di testa, tentativo di Heylens, Maier vola e devia in angolo con un grandissimo intervento. Belgio più pimpante adesso dopo un primo tempo di marca tedesca.<br><b>15&#8242;</b> Heynckes serve Netzer, staffilata da fuori, Piot neutralizza.<br><b>17&#8242;</b> tentativo di Beckenbauer con un tracciante quasi dal limite, Piot abbranca in presa.<br><b>19&#8242;</b> diagonale di Thissen dal lato sinistro dell&#8217;area, Maier si tuffa e blocca a terra.<br><b>23&#8242;</b> percussione centrale di Dolmans, Beckenbauer scivola e Maier è costretto a uscire dall&#8217;area e intervenire in scivolata per anticipare il giocatore belga al momento del tiro.<br><b>27&#8242; GOL GERMANIA OVEST</b> Lancio di Netzer che taglia in due la difesa, Muller si infila e batte Piot in uscita con un tocco d&#8217;esterno.<br><b>32&#8242;</b> Polleunis ci prova da fuori, palla sul fondo. Tentativi sterili del Belgio, la Germania sta gestendo il doppio vantaggio.<br><b>39&#8242; GOL BELGIO</b> Lancio di Dockx, Polleunis controlla al limite anticipando Wimmer e scarica un destro imprendibile sotto la traversa. C&#8217;è ancora una partita.<br><b>43&#8242;</b> Grabowski sulla destra per Wimmer, palla in mezzo a Muller, intelligente velo a smarcare Heynckes, che tutto solo davanti a Piot spara altissimo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-dailymotion wp-block-embed-dailymotion wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Belgium v West Germany European Championship Semi Final 14-06-1972" frameborder="0" width="1200" height="900" src="https://geo.dailymotion.com/player.html?video=x8wiv7m&#038;" allowfullscreen allow="autoplay; fullscreen; picture-in-picture; web-share"></iframe>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Highlights della sfida</figcaption></figure>



<p></p>



<p><b><u>LE PAGELLE GERMANIA OVEST</u></b><br><b>IL MIGLIORE MULLER 7:</b> il solito rapace che non sbaglia un colpo. Con il pallone tra i piedi si nota poco, anche se a volte arretra per smistare qualche pallone a centrocampo. Poi però, quando viene servito a dovere colpisce con due reti d&#8217;astuzia e intelligenza. Splendido anche il velo nel finale che smarca al tiro Heynches. Una sentenza.<br><b>Netzer 7:</b> divide con Muller la palma del migliore. Qualche errore di appoggio non scalfisce una prova di grande qualità, infarcita da lanci e aperture di splendida qualità. Suoi i due assist per le zampate d&#8217;autore del bomber del Bayern Monaco.<br><b>Maier 6,5:</b> sale in cattedra nel secondo tempo con una parata meravigliosa su Heylens e un&#8217;uscita tempestiva su Dolmans.<br><b>Beckenbauer 6,5:</b> ottimo primo tempo, mette lo zampino nella prima rete e governa con sapienza una marea di palloni. Nella ripresa arretra il raggio d&#8217;azione e si limita a gestire la fase difensiva.</p>



<p><b><u>LE PAGELLE BELGIO</u></b><br><b>IL MIGLIORE POLLEUNIS 6,5:</b> il suo ingresso ravviva un attacco fino a quel momento piuttosto inconcludente. Fa le prove del gol con un bel fendente da fuori, poi piazza l&#8217;acuto con un tiro potente e preciso. Troppo tardi però per tentare una rimonta contro una formazione esperta come quella tedesca.<br><b>Dockx 6,5:</b> uno dei più continui della squadra belga, carbura con il passare dei minuti e serve a Polleunis la palla del 2-1.<br><b>Van Himst 5,5:</b> qualche giocata di buona qualità, ma dal leader e giocatore di maggior classe ci si aspetterebbe un contributo ben più sostanzioso. Ingabbiato dal centrocampo tedesco, non riesce a far vedere il suo talento.<br><b>Thissen-Vandendaele 5:</b> la coppia centrale va in tilt contro l&#8217;opportunismo e l&#8217;astuzia di Muller ed è lì che si decide la contesa.</p>
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		<title>Le 5 migliori squadre europee anno per anno dal 1971 al 1975</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/05/04/le-5-migliori-squadre-europee-anno-per-anno-dal-1971-al-1975.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 May 2024 11:12:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Classifiche]]></category>
		<category><![CDATA[ajax]]></category>
		<category><![CDATA[bayern monaco]]></category>
		<category><![CDATA[Beckenbauer]]></category>
		<category><![CDATA[borussia MG]]></category>
		<category><![CDATA[coppa campioni]]></category>
		<category><![CDATA[cruijff]]></category>
		<category><![CDATA[gerd müller]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<category><![CDATA[leeds united]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proseguiamo la nostra esplorazione del calcio europeo per club avventurandoci negli anni &#8217;70, la decade che porta il calcio, definitivamente, nella modernità, e che vede [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Proseguiamo la nostra esplorazione del calcio europeo per club avventurandoci negli anni &#8217;70, la decade che porta il calcio, definitivamente, nella modernità, e che vede sventolare la bandiera del nord Europa: le squadre latine restano a bocca asciutta in Coppa dei Campioni e i pochi titoli conquistati nelle altre competizioni europee tolgono poco all&#8217;evidente supremazia &#8220;protestante&#8221;.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1970-1971</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="CLASSIC MATCH | Ajax - Panathinaikos | Our FIRST European Cup | 02-06-1971" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/YZE1BG9SxRM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Il giovane <strong>Ajax </strong>è il miglior collettivo d&#8217;Europa almeno dalla stagione precedente, e uno dei più spettacolari e brillanti da tre o quattro anni, ma è nel 1971 che la sua superiorità sulla concorrenza diventa ufficiale: messi da parte certi svolazzi e certe ingenuità, gli ajacidi cedono il passo agli acerrimi rivali del Feyenoord in casa, ma in Europa dettano legge e lo fanno grazie a un calcio nuovo, in cui sfumano i contorni del concetto di ruolo e in cui quasi tutti fanno quasi tutto: Krol è una sorta di meravigliosa mezzala che difende come il migliore dei terzini, Neeskens è un universale praticamente senza precedenti e poi c&#8217;è ovviamente Cruijff che indica la direzione verso il futuro. L&#8217;Ajax si muove in sintonia con la storia e i suoi fermenti culturali, e dopo aver dominato Celtic e Atletico Madrid<a href="https://gameofgoals.it/2017/05/28/1971-finale-ajax-panathinaikos-2-0.html"> supera il Panathinaikos a Londra </a>con una gara meno arrembante di altre (Michels ricorda bene la lezione di Madrid). </p>



<p>L&#8217;inizio del decennio è colorato di arancione e il <strong>Feyenoord</strong>, che compie l&#8217;impresa di superare l&#8217;Ajax in casa, è naturalmente una delle migliori squadre del periodo: i suoi due cervelli (van Hanegem e Happel) orchestrano un calcio totale meno dispendioso e rock, più mitteleuropeo, ragionato e rigoroso, ma non meno efficace.</p>



<p>Il colpo di coda della Grande <strong>Inter</strong> merita una menzione nella cinquina: quando gli anni d&#8217;oro sembrano un ricordo lontano e i campioni nerazzurri sembrano tutti precocemente declinati, ecco che arriva lo scatto d&#8217;orgoglio che nessuno si aspetta. I leader nerazzurri si amministrano più o meno da soli e tornano ai loro antichi fasti, con Mazzola che gioca a tutto campo e Mario Corso che disputa la stagione della vita, reinventato regista per sostituire l&#8217;Architetto spagnolo e capace di giocare con una continuità forse sempre mancata nelle stagioni precedenti. </p>



<p>In Inghilterra sono gli anni del <em>Dirty </em><strong>Leeds</strong>: in campionato i Gunners hanno la meglio per un punto, ma la sensazione è che il Leeds, in testa per tutto il campionato e sino alla penultima giornata, abbia buttato alle ortiche un titolo già vinto. Per loro fortuna, i ruvidi campioni guidati da Don Reevie e dal piccolo e infaticabile Bremner si riscattano in Europa, vincendo la Coppa delle Fiere al termine di due partite combattute ed equilibrate contro la Juventus.</p>



<p>In Germania Ovest esplode definitivamente la rivalità tra il <strong>Borussia Mönchengladbach</strong> e il Bayern Monaco, e nel 1971 la spuntano i renani, collettivo superlativo che seppellisce spesso di reti i malcapitati avversari, ispirato dal genio di Netzer e guidato dalla grinta del mastino Vogts, dalla corsa infinita di Bonhof, dal senso del gol di Heynkes.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1971-1972</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="AJAX-INTER 2-0 Coppa Campioni 71-72 FINALE" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/kTdQvM-PplA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Se nel 1971 gli ajacidi concedono qualcosa in campionato, nel 1972 toccano l&#8217;apice quanto a efficacia: Kovacs, subentrato a Michels, allenta la presa delle regole del generale Rinus e così gli olandesi possono dare libero sfogo a tutta la loro gioiosa anarchia. L&#8217;<strong>Ajax</strong> del 1972 lascia a distanza notevole il Feyenoord in casa in Europa è una macchina da calcio che domina, vince, e convince, e negli altri Paesi in molti si grattano la testa mentre cercano di decifrare il calcio dei biancorossi.</p>



<p>L&#8217;ultimo ballo della grande <strong>Inter</strong> le regala un&#8217;ultima citazione: i nerazzurri hanno perso lo smalto dell&#8217;anno precedente e in campionato finiscono quinti, ma in Europa, puntando su carattere e difesa, le loro armi tradizionali, raggiungono <a href="https://gameofgoals.it/2017/08/10/1972-finale-ajax-inter-2-0.html">un&#8217;inattesa finale</a>, che perdono dopo essersi battuti al meglio delle loro possibilità contro una squadra in quel momento quasi invincibile.</p>



<p>L&#8217;Inter raggiunge la finale, ma la seconda squadra d&#8217;Europa nel 1972 è probabilmente già il <strong>Bayern Monaco</strong>: stavolta in casa non ce n&#8217;è per nessuno, Gerd Müller mette a referto 40 reti e il Kaiser gioca da pallone d&#8217;oro, mentre tutto il resto della squadra, a partire dal fuoriclasse &#8220;maoista&#8221; Paul Breitner, esprime un calcio di grandissima solidità ed efficacia.</p>



<p>Nel 1972 rivede la luce anche la <strong>Juventus:</strong> i giovanissimi Causio e Bettega sono i due campioni e uomini chiave di una squadra giovane, solida e che in campionato fa il vuoto, preparandosi a dare l&#8217;assalto all&#8217;Europa. </p>



<p>In Inghilterra il Leeds United perde ancora una volta il titolo in maniera inopinata, per un punto, superato all&#8217;ultima giornata dal Derby County allestito dal genio sardonico di un giovane tecnico destinato a una discreta carriera (tale Brian Clough); nel frattempo, il Tottenham mette le mani sulla Coppa UEFA.</p>



<p>In Spagna è l&#8217;anno del Real Madrid, per l&#8217;ennesima volta, mentre in Scozia l&#8217;Old Firm vede il Celtic trionfare in casa e i Rangers prendersi la Coppa delle Coppe, e forse sono proprio i <strong>Celtics</strong> a meritare due parole: dominano il campionato e in Coppa dei Campioni escono solo in semifinale, ai rigori, al termine della rivincita concessa dal destino all&#8217;Inter, cinque anni dopo Lisbona. L&#8217;epoca della <em>Quality Street Bang</em> raggiunge il suo apice e gli scozzesi, che da diversi anni si sono ambientati ai piani alti, sono una delle migliori squadre in circolazione.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1972-1973</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p></p>



<p>Prosegue l&#8217;ineguagliabile epopea del grande <strong>Ajax</strong>, che disputa forse la stagione più spettacolare: consapevoli della propria forza, gli olandesi non rinunciano a vezzi e svolazzi, esprimono un calcio immaginifico, in Coppa<a href="https://gameofgoals.it/2017/08/25/1973-quarti-andata-ajax-bayern-monaco-4-0.html"> dominano il Bayern con un 4-0 un po&#8217; severo</a> e <a href="https://gameofgoals.it/2017/11/09/1973-finale-ajax-juventus-1-0.html">in finale, pur se non troppo brillanti, chiudono la Juventus in area e si prendono il terzo titolo consecutivo</a>. In campionato, per completare l&#8217;opera, superano il Feyenoord di due punti, confermandosi come la squadra più bella e forte in circolazione.</p>



<p>L&#8217;unica formazione che per lignaggio tecnico possa sulla carta impensierire gli ajacidi è il sempre più maturo <strong>Bayern Monaco</strong>, che in Bundesliga controlla campionato e avversari dalla prima all&#8217;ultima giornata e in Europa subisce una lezione dagli olandesi, ma una lezione il cui largo risultato non rispecchia l&#8217;effettiva distanza tra le due squadre.</p>



<p>La <strong>Juventus</strong> perde la terza finale europea della sua storia, ma per la prima volta si affaccia tra le grandissime del Vecchio Continente: forte di una difesa solidissima, esaltata da un Dino Zoff formato pallone d&#8217;oro, la Juve vince anche il campionato, grazie a una rosa di valore (Capello, Causio, il vecchio genio tedesco Haller, Morini, Furino, Bettega, il vecchio leone Altafini).</p>



<p>Torna tra le grandi, ed è destinato a restarci a lungo, il <strong>Liverpool:</strong> i Reds superano i Gunners al termine dell&#8217;ennesima stagione inglese all&#8217;insegna del grande equilibrio, e nel frattempo vince la Coppa UEFA, dimostrando all&#8217;Europa che le competizioni continentali possono diventare per i ragazzi del Mersey terra di conquista. La finale UEFA è il primo capitolo di una rivalità destinata a segnare tutta la decade, quella con i tedeschi del <strong>Borussia Mönchengladbach</strong>, altra grandissima del calcio europeo che si appresta a vivere le stagioni migliori della sua storia.</p>



<p>Da una parte, il demonico Keegan diventa uno dei migliori giocatori d&#8217;Europa, dall&#8217;altra il bomber Heynkes fa altrettanto, e allora che il lungo duello abbia inizio.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1973-1974</h2>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="European Cup Final 1973/74. Bayern - Atlético" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/YcUG2b-zj_4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Finisce l&#8217;epoca dell&#8217;Ajax, perché come sappiamo tutti Johan emigra a Barcellona e la squadra cede di schianto, prima dell&#8217;ultimo ballo nella vicina Germania Ovest, e si consolida la supremazia dei bavaresi: il <strong>Bayern Monaco</strong>, un po&#8217; come il Real Madrid dell&#8217;ultimo decennio, non è quasi mai la squadra migliore, più bella o convincente d&#8217;Europa, ma grazie a una mentalità straordinaria e ai suoi fenomeni è sempre della partita e fa incetta di trofei.</p>



<p>Il 1974 è l&#8217;anno del calcio tedesco e in particolare del Bayern, che vince la sfida con il Borussia per un punto, al termine di un campionato esaltante ed equilibratissimo, e <a href="https://gameofgoals.it/2017/12/20/1974-finale-bayern-monaco-atletico-madrid-4-0.html">si prende la Coppa dei Campioni contro l&#8217;Atletico Madrid</a>, al termine dell&#8217;unica doppia finale della storia, dopo aver agguantato il pareggio nei secondi finali della prima partita (sono l&#8217;unico che pensa a Sergio Ramos nel 2014?).</p>



<p>Il <strong>Feyenoord</strong> campione d&#8217;Olanda e vincitore della Coppa UEFA rimette Rotterdam davanti ad Amsterdam, nelle gerarchie nazionali, e vive una stagione trionfale, telecomandato sempre dal genio cerebrale di van Hanegem, che ispira numerosi nazionali.</p>



<p>In Inghilterra il <strong>Leeds United</strong> smette di collezionare secondi posti e vince la First Division, probabilmente il campionato più equilibrato del Continente, con pieno merito: il suo calcio spigoloso ma anche di qualità si impone senza indugio sulla Gran Bretagna.</p>



<p>Per il quarto nome, torno a puntare il mirino verso l&#8217;Europa dell&#8217;est, che oltre la Cortina di Ferro sta costruendo i propri miti: la <strong>Dinamo Kiev</strong>, fautrice di un calcio futurista e per gli occidentali quasi inspiegabile per ritmi, fisicità e corsa senza fine, vanta uno dei migliori giocatori del mondo, l&#8217;atleta superlativo Oleg Blochin, e regala l&#8217;ossatura alla temibile nazionale sovietica. In campionato la squadra di Kiev domina e i tempi sembrano maturi anche per i palcoscenici continentali. </p>



<p>Da ultimo, dopo un decennio abbondante di semi-anonimato torna a sventolare la bandiera della Catalogna: il <strong>Barcellona</strong>, ingaggiati i suoi mentori olandesi, e trascinato in campo da un Cruijff ispirato come forse mai gli era capitato in carriera, conquista la Liga e lo fa in modo trionfale, con il fiore all&#8217;occhiello della manita rifilata al Real Madrid. Per i catalani, l&#8217;arrivo di Cruijff inaugura una nuova fase nella storia del club, una fase destinata a dare i suoi frutti migliori a partire da fine anni &#8217;80.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">1974-1975</h2>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Dinamo Kiev - Bayern Monaco 2-0 - Supercoppa Europea 1975 - ritorno" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/BIZWcKGHPbY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Il Bayern Monaco si conferma sul trono d&#8217;Europa, al termine della stagione 74/75, ma a mio avviso la squadra migliore d&#8217;Europa è la <strong>Dinamo Kiev</strong>.</p>



<p>Gli ucraini, già capaci di risaltare in tutto il loro splendore futurista nel corso della stagione precedente, fanno il vuoto: la squadra di Valerij Lobanovs&#8217;kyj esprime il calcio più efficace d&#8217;Europa, una sorta di versione collettivista (fino al parossismo) del nuovo calcio totale, e lo fa anche grazie a una preparazione fisica modernissima, che la agevola nella conquista di uno storico &#8220;tripletino&#8221; (campionato sovietico, Coppa delle Coppe e poi Supercoppa Europea, strappata al Bayern) e che regala al suo fuoriclasse Blochin il pallone d&#8217;oro.</p>



<p>Al secondo posto, voto la<strong> Juventus</strong> di Carlo Parola, che si riprende la Serie A in grande stile, mentre tra le sue fila Zoff si conferma un titano e sboccia &#8220;il più grande&#8221;, Gaetano Scirea, che disputa una stagione straordinaria per impatto &#8220;sui due lati del campo&#8221;, come si direbbe nella pallacanestro, solo che qui stiamo parlando di un libero che gioca nel calcio italiano degli anni &#8217;70. </p>



<p>Il <strong>Leeds United</strong> in First Division fatica a reggere il passo, anche perché la sua rosa non è molto larga, ma in Coppa dei Campioni è probabilmente la squadra migliore, specie nel corso delle due semifinali contro il Barcellona, che vince con pieno merito. A Parigi, gli inglesi si dimostrano superiori al <strong>Bayern Monaco</strong>, ma <a href="https://gameofgoals.it/2018/02/03/1975-finale-bayern-monaco-leeds-united-2-0.html">perdono per alcuni episodi controversi </a>che scatenano la furia degli hooligans. Per il Dirty Leeds, la coppa sfumata sul più bello è il canto del cigno di un ciclo decennale, mentre il Bayern, che sorprende negativamente tutta la Germania Ovest in Bundesliga, in Europa riprende le fila del discorso iniziato l&#8217;anno precedente e porta in Baviera la seconda Coppa della sua storia. I bavaresi non entusiasmano praticamente mai, ma sono cinici ed efficaci quanto basta per vincere.</p>



<p>Per il quinto nome, restiamo in Germania Ovest, perché la formazione migliore del calcio tedesco nel 74/75 è il <strong>Borussia Mönchengladbach</strong>: i suoi giocatori chiave hanno raggiunto la piena maturità, Heynkes segna più del dirimpettaio Gerd a Monaco, Vots è ancora uno dei migliori difensori del mondo, il piccolo funambolo Simonsen si consacra come campione e in generale i renani esprimono probabilmente il miglior calcio d&#8217;Europa, se escludiamo la Dinamo Kiev.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/05/04/le-5-migliori-squadre-europee-anno-per-anno-dal-1971-al-1975.html">Le 5 migliori squadre europee anno per anno dal 1971 al 1975</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Quando un fuoriclasse diventa un Re Mida</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jan 2022 17:03:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[Beckenbauer]]></category>
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		<category><![CDATA[cruijff]]></category>
		<category><![CDATA[fuoriclasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiunque faccia il mio lavoro (che è l&#8217;avvocato&#8230; ma vale anche per il medico) sa benissimo che il concetto di relazione causale non è di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Chiunque faccia il mio lavoro (che è l&#8217;avvocato&#8230; ma vale anche per il medico) sa benissimo che il concetto di relazione causale non è di semplice definizione né applicazione. In diritto penale si parla di superamento di ogni ragionevole dubbio, mentre in diritto civile la giurisprudenza si accontenta di un più blando &#8220;più probabile che non&#8221;, per cercare di fornire un&#8217;idea il più possibile univoca di qualcosa che ha un&#8217;essenza statistica e quindi, per definizione, probabilistica.</p>



<p>Come trasportiamo nel mondo del calcio l&#8217;indagine sulla relazione eziologica? Nel calcio convivono e confliggono tra loro decine di variabili, alcune endogene (qualità tecniche e agonistiche, mentalità, resilienza etc..) e altre, di gran lunga più determinanti, esogene (ambiente, squadra, amalgama tra i vari singoli, feeling con il tecnico e i compagni etc..).</p>



<p>Tutto questo impedisce di ipotizzare l&#8217;esistenza di un nesso di causa tra la presenza di un giocatore e il rendimento/i risultati della squadra dove milita?</p>



<p>Ferme le premesse del caso e quindi l&#8217;esistenza di una lunga serie di fattori che non dipendono dal singolo, non è così rara e improbabile la sensazione che un singolo abbia ribaltato la storia di un club come un guanto, contribuendo in modo determinante ai suoi successi.</p>



<p>Esistono a mio parere casi paradigmatici, in cui – a dispetto di tutto &#8211; è possibile perorare questa tesi con una certa convinzione.</p>



<p>Il primo cui viene naturale pensare riguarda <strong>Diego Armando Maradona</strong> e il Napoli, ma forse sarebbe più corretto parlare di Napoli in quanto città. Intendiamoci, la lunga epopea di Diego in Campania è anche l&#8217;esito di un percorso di crescita che coinvolge l&#8217;intera squadra e la società, nonché di un&#8217;epoca in cui il calcio italiano ha le tasche piene di soldi e può quindi permettersi di investirne molti in giocatori di fama internazionale, senza per forza di cose vestirli di una maglia strisciata (superfluo ricordare <strong>Zico</strong> a Udine, <strong>Falcao</strong> a Roma o <strong>Leovegildo Júnior</strong> a Torino e Pescara).<br>Aggiungo anche che il Napoli non decolla solo perché acquista <strong>Maradona</strong>, ma che il suo percorso di affermazione tra le grandi si articola nel corso di un paio di stagioni e presuppone l&#8217;approdo nel Golfo di altri giocatori di spessore (<strong>Bagni</strong> e <strong>De Napoli</strong>, i due titolari della nazionale italiana in Messico, <em>ndr</em>), in un circolo virtuoso che culminerà con l&#8217;arrivo di un altro fenomeno come <strong>Careca</strong>.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="980" height="843" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/Maradona2.jpg" alt="" class="wp-image-9480" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/Maradona2.jpg 980w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/Maradona2-300x258.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/Maradona2-768x661.jpg 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure></div>



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<p>Ciò premesso, non può essere solo una coincidenza fortuita che i progressi si materializzino alla corte di <strong>Maradona</strong>, perché il genio argentino contribuisce a calamitare a Napoli giocatori di caratura mondiale e sposta poi l&#8217;asticella verso l&#8217;alto, in campo, partita dopo partita. Il suo impatto investe l&#8217;intero ambiente, anche in termini di sicurezza e corazza mentale e specie quando si tratta di salire su certi palcoscenici, in una sorta di trionfale ascesa psicologica collettiva che è possibile solo quando tra le tue fila milita un guru, un personaggio in qualche modo dotato di un alone e di poteri sciamanici.</p>



<p>Il Napoli dell&#8217;era post <strong>Maradona</strong>, quello dei primi anni &#8217;90, declina certamente per una serie di fattori, ma è a mio parere chiaro che il travagliato addio del 10 argentino (che già nel 1989 chiede di potersi trasferire alla corte di <strong>Tapie</strong>, a Marsiglia, ma senza successo) affossa definitivamente le ambizioni di grandezza degli azzurri, decretando la fine prematura della loro <em>Belle Époque.</em></p>



<p>Non si tratta solo di <strong>Maradona</strong>, in sintesi, ma è abbastanza chiaro che sia durante la fase ascendente sia durante quella discendente Diego ricopre il ruolo di attore principale, per ciò che la sua presenza significa per società, città, tifosi e compagni. Durante l&#8217;ultima stagione (1990/1991) Diego è già un fantasma e la conseguenza per il Napoli è un ottavo posto vissuto come una tragedia greca; l&#8217;anno successivo le cose andranno decisamente meglio, perché la squadra aggiusta i suoi meccanismi, ritrova un po&#8217; di equilibrio (guidata da <strong>Claudio Ranieri </strong>e rinforzata da <strong>Laurent Blanc</strong> e <strong>Massimo Tarantino </strong>nel reparto difensivo) e conquista un quarto posto inatteso. Le cose però precipitano la stagione successiva, quando i partenopei galleggiano a metà classifica, nonostante uno <strong>Zola</strong> in formato <em>deluxe</em>, abbandonando definitivamente l&#8217;<em>allure</em> e le ambizioni della formazione di vertice.</p>



<p>Lo splendore della seconda metà degli anni &#8217;80 resterà pertanto a lungo un lontano ricordo, evocato vagamente, e in un calcio italiano sicuramente meno competitivo, solo dal Napoli di <strong>Sarri</strong>.</p>



<p>Il secondo caso emblematico per cui ritengo di spendere alcune considerazioni è quello del <strong>Barcellona</strong> e di <strong>Lionel Messi</strong> (e non potrebbe essere altrimenti, i due talenti più grandi dell&#8217;era moderna vanno a braccetto anche sotto questo profilo).</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="400" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/Messi.jpg" alt="" class="wp-image-9477" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/Messi.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/Messi-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div>



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<p>Anche qui sono indispensabili alcuni prolegomeni: il Barcellona è naturalmente società di prima importanza, nel panorama europeo, sin dagli albori e comunque, con una certa continuità, almeno dagli anni &#8217;50. Qualcosa però ha impedito ai catalani di accomodarsi nell&#8217;Olimpo dove invece siede comodamente il Real Madrid: <strong>Xavi</strong> ha parlato a lungo dell&#8217;abitudine alla sconfitta come habitus mentale dei barcellonisti, di una sorta di narcisismo (che possiede sempre una sfumatura di compiacimento) che ha impedito loro di scrollarsi di dosso una certa assuefazione alla sconfitta fragorosa, al tracollo inatteso, al gusto per l&#8217;autosabotaggio un po&#8217; melodrammatico.</p>



<p>La vocazione estetica alberga in Catalogna da sempre, è parte del suo bagaglio genetico, e si è sublimata prima con gli ungheresi e il loro calcio votato alla bellezza, quindi con l&#8217;ossessione per la tecnica di gruppo di <strong>Michels</strong>, <strong>Cruijff</strong> e successori.</p>



<p>Quando <strong>Messi</strong> diventa titolare, tra 2005 e 2006, il Barcellona ha in bacheca una sola Coppa dei Campioni ed è reduce da molte stagioni di alti e bassi, per quanto la triade <strong>Ronaldinho-Eto&#8217;o-Deco</strong>, supportata da un cast stellare (i giovani <strong>Xavi</strong> e <strong>Iniesta</strong>, una riserva di extra lusso come <strong>Larsson</strong>) abbia già rimesso le Ramblas sulla mappa del calcio che conta. Siamo in ogni caso ben lontani dall&#8217;aura di meraviglia che avrebbe circondato il calcio dei catalani da lì a poche stagioni, e <strong>Messi</strong> riveste un ruolo cardinale nel percorso di crescita, per quanto chiaramente vi sia una convergenza di fattori determinanti: la maturazione del calcio spagnolo come movimento globale, la conferma e/o l&#8217;inserimento (quasi sempre oculato) di campioni funzionali al progetto come <strong>Daniel Alves</strong>, <strong>Samuel Eto&#8217;o</strong> etc.., l&#8217;arrivo in panchina di un giovane tecnico catalano, <strong>Guardiola</strong>, maturato nell&#8217;ambiente e quindi in perfetta sintonia con le sue idee di fondo.</p>



<p>Ciò non toglie che il decennio magico del calcio catalano (e spagnolo) coincida con due triadi, la prima (di gran lunga la più significativa) vede due piccoli geni del centrocampo unire le forze a <strong>Leo Messi </strong>per imporre un nuovo paradigma, la seconda (spettacolare ma poco duratura) colloca il fenomeno di Rosario in mezzo ad altri due fuoriclasse sudamericani. <strong>Messi</strong>, in altri termini, riveste sempre una funzione centrale e così sarà sino al suo recente, doloroso abbandono della città e della società che l&#8217;hanno curato e fatto crescere, ricambiate con una lunga serie di successi e con un calcio di una bellezza stordente.</p>



<p>Ma non è finita qui: <strong>Messi</strong> ha in qualche modo trascinato i suoi fuori dalla palude della mediocrità anche dopo il tramonto delle due triadi di cui è stato il sovrano. Parlo fuori dai denti: nelle ultime tre o quattro stagioni, <strong>Messi</strong> ha quasi &#8220;da solo&#8221; consentito al Barcellona di iscriversi ancora, per quanto a fatica, nella cerchia delle squadre di primo livello. Il suo trasferimento a Parigi ha invece decapitato la squadra e l&#8217;ha ridotta al rango di buona comprimaria che può giusto ambire al quarto posto nella Liga. Anche in questo caso, ovviamente, ci sono molti aspetti e varie concause da considerare, più numerose e significative di quelle registrate a Napoli a inizio anni &#8217;90, ma il Barcellona balbettante che stiamo vedendo quest&#8217;anno è anche la vittima del repentino allontanamento del suo uomo chiave.</p>



<p>Dedico poche righe anche ad altri casi in cui si è registrata una completa sinergia tra singolo fuoriclasse, crescita collettiva della squadra, maturazione della società, trionfi.</p>



<p><strong>Luigi Riva</strong> per il Cagliari non è stato tanto <strong>Cruijff</strong> quanto una sorta di incrocio tra <strong>Cruijff</strong> e <strong>Neeskens</strong>, se parliamo di giocatore franchigia che trasforma la dimensione e le aspirazioni della squadra. Anche con lui, assistiamo a una felice convergenza di concause (la presenza in Sardegna di numerosi nazionali, la solidità del Cagliari società) che culminano nel posizionamento di <em>Gigirriva</em> al centro del progetto: la squadra gioca per lui e quando il fuoriclasse lombardo si rompe non può che risentirne in modo fragoroso, rinunciando alle ambizioni di scudetto (nel 1970/1971) e quindi anche all&#8217;allure da squadra che può competere per il titolo.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="480" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/Riva.jpg" alt="" class="wp-image-9478" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/Riva.jpg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/Riva-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



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<p>Quando <strong>Johann Cruijff</strong> abbandona Amsterdam, dopo la nota vicenda che l&#8217;ha privato della fascia di capitano, il giocattolo più spettacolare dell&#8217;epoca si smantella: l&#8217;Ajax improvvisamente si ridimensiona e d&#8217;altra parte lo stesso Johann, pur facendo benissimo, non potrà portare il Barcellona a imporsi in Europa. Ciò non toglie che l&#8217;epopea dell&#8217;Ajax si identifichi in lui, e e che nell&#8217;armonica coesistenza tra vari fuoriclasse maturati all&#8217;unisono risiedesse il segreto della più grande macchina da calcio, forse, di ogni epoca.</p>



<p>Lo sbarco di <strong>Michel Platini</strong> a Torino, a conti fatti, non ha conseguenze troppo diverse da quelle sopra sintetizzate: la Juventus nel 1982 è una delle squadre migliori in circolazione, ma si trasforma nella formazione più temuta anche sui palcoscenici europei dopo che <strong>Platini</strong>, superato un inizio imbronciato, si ambienta e aumenta la cilindrata dei bianconeri. Nel suo caso, c&#8217;è una felice serie di concidenze (la Juve aveva regalato all&#8217;Italia l&#8217;ossatura della squadra campione, nel 1982), ma è innegabile a mio parere che Platini non sia solo la ciliegina sulla torta, ma la fetta più grossa e succosa della torta stessa. Il suo precoce ritiro coinciderà con il declino di tutta una generazione, ma anche per lui valgono le considerazioni spese, se non per Diego, almeno per Leo a Barcellona: il definitivo salto di qualità lo assicura il genio francese ed è naturale che il suo abbandono abbia ripercussioni su tutta la squadra e su tutto l&#8217;ambiente.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="986" height="648" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/zMichel_Platini_-_Juventus_1986-1987.png" alt="" class="wp-image-9485" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/zMichel_Platini_-_Juventus_1986-1987.png 986w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/zMichel_Platini_-_Juventus_1986-1987-300x197.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/12/zMichel_Platini_-_Juventus_1986-1987-768x505.png 768w" sizes="(max-width: 986px) 100vw, 986px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Ma ogni fuoriclasse epocale condiziona in modo prepotente il club in cui gioca. Il Real Madrid prima di <strong>Alfredo Di Stéfano</strong> aveva vinto due Liga negli anni &#8217;30. Con il fuoriclasse argentino al centro del progetto conquista 8 scudetti in 11 stagioni, le prime 5 edizioni della Coppa dei Campioni, la prima edizione della Coppa Intercontinentale. E diventa per tutti il <em>vero Real Madrid</em>, ovvero l&#8217;imprescindibile punto di riferimento per chiunque nel calcio europeo, la squadra più temuta e più rispettata, quella del <em>Miedo</em><strong> </strong><em>escenico</em>, la paura del palcoscenico che ammalia gli arbitri e intimorisce gli avversari, espressione coniata da <strong>Gabriel Garcia Marquez</strong> e ripresa da <strong>Jorge Valdano</strong></p>



<p>La Honved sotto l&#8217;egida di <strong>Ferenc Puskás</strong> e dei meravigliosi fuoriclasse ungheresi degli anni &#8217;50 è la stella d&#8217;Europa un decennio prima del Real. Nel momento in cui i giocatori fuggono in Occidente per scappare dalle storture di un comunismo disumano la Honved si sgretola e cessa di fatto di esistere ai massimi livelli.</p>



<p>E un percorso simile è quello fatto dal Santos. Il nulla o quasi prima di <strong>Pelé</strong>. Una sorta di Harlem Globetrotters nell&#8217;epoca d&#8217;oro di <em>O Rei</em> (1957-1974), con 25 titoli conquistati, tra cui 6 campionati nazionali (le 5 Taça Brasil consecutive dal 1961 al 1965 più il Torneo&nbsp;Roberto Gomes&nbsp;Pedrosa che equivalevano al campionato nazionale prima dell&#8217;avvento nel 1971 del Brasileirão), 2 Libertadores e 2 Intercontinentali. Nuovamente il nulla o quasi dopo, almeno fino all&#8217;epoca più recente con il ritorno sul tetto del Sudamerica nel 2011 grazie alla generazione <strong>Neymar</strong>.</p>



<p><strong>Pelé</strong> che per altro vanta un clamoroso impatto simile anche a livello di nazionale. Quando <em>O Rei </em>spunta sul proscenio internazionale il Brasile è l&#8217;eterna seconda, la bella incompiuta con 3 Coppe América in bacheca contro le 11 dell&#8217;Argentina e le 9 dell&#8217;Uruguay e l&#8217;onta dei fallimenti nel Mondiale 1938 e ancor più 1950 sul groppone. Nell&#8217;era <strong>Pelé</strong>, il Brasile vince 3 Mondiali su 4, sposa l&#8217;estetica alla concretezza, diventa il simbolo del calcio spettacolo universalmente riconosciuto e la patria del calcio per come la conosciamo ancora oggi, punto di riferimento globale a cui si rifanno tutti e in tutto il mondo (vedi tra gli altri il famosissimo e fortunatissimo cartone animato giapponese <em>Holly e Benji</em>, dove il protagonista Holly sogna un giorno di giocare nel Paese del calcio, appunto in Brasile).</p>



<p>Chiaramente, va sottolineato, nessun fuoriclasse da solo può spostare a tal punto gli equilibri.<br>Intorno ha bisogno di progetti solidi e di compagni adeguati. Poi lui è la ciliegina indispensabile per rendere la torta indimenticabile, la chiave decisiva per aprire la porta di una nuova era di successi.</p>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Santos e Pelé, mais de uma década de reinado no futebol!" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/S0IvBf1ruZk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>L&#8217;avvento di Pelé ha cambiato la storia del Santos e del calcio brasiliano</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Quando il vecchio <strong>Roby Baggio</strong> lascia Brescia, le Rondinelle precipitano, retrocedono e di fatto saranno incapaci anche solo di riavvicinare vagamente i risultati dei primi anni del nuovo millennio; quando <strong>Gabriel Omar Batistuta </strong>lascia Firenze, la viola subisce un contraccolpo pesante che verrà assorbito solo dopo lungo tempo, ma non tornerà più, di fatto, a essere una squadra che può dire la sua nella lotta per il titolo.</p>



<p>In altri casi, complici vari fattori (di solito, il fatto che il ritiro e/o l&#8217;addio di un giocatore non coincidono con il declino della squadra, ma la costringono solo a rivedere i propri assunti di fondo), l&#8217;improvvisa scomparsa di un fenomeno è stata metabolizzata meglio.</p>



<p>Quando <strong>Marco Van Basten</strong> lascia il calcio giocato (di fatto, a maggio del 1993, ma forse sarebbe più corretto dire a dicembre del 1992) il Milan riesce a compensare la sua assenza arretrando il baricentro, puntando sulla difesa e modificando quindi la sintassi e le coordinate di riferimento del proprio gioco. Si tratta in ogni caso della miglior squadra del mondo e di una rosa che lascia la concorrenza a distanza siderale: naturale quindi che anche il ritiro del giocatore più importante possa in qualche modo essere stato non dico neutralizzato, ma quantomeno assorbito senza conseguenze disastrose.</p>



<p>Anche il passaggio di <strong>Roberto Baggio</strong> dalla Juventus al Milan non ha inciso negativamente sulla squadra bianconera, ma per il semplice fatto che la Juventus sta tornando grande proprio nell&#8217;ultima stagione di <strong>Baggio</strong>, una stagione per lui costellata di problemi fisici, e che pertanto la cessione dell&#8217;uomo franchigia è stata ampiamente neutralizzata dalla crescita di un altro uomo franchigia quasi di pari valore e più giovane (<strong>Del Piero</strong>) e dalla maturazione di tutta la squadra.</p>



<p>Come dicevo sopra, ipotizzare relazione eziologiche univoche e inconfutabili non esiste in uno sport di squadra dove coesistono migliaia di variabili. Rimane però a mio parere sostenibile la tesi per cui, in alcune ipotesi, lo strapotere del singolo e la crescita parallela dello stesso singolo e della squadra (all&#8217;unisono con la società) hanno dato vita a un&#8217;epopea irripetibile che si interrompe quando il singolo più importante, per qualsiasi motivo, non può più fornire il suo contributo.</p>
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		<title>La top 11 dei calciatori che hanno vinto l&#8217;Europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 19:44:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Michel Platini bacia la Coppa d&#8217;Europa Nato nel 1960, erede della vecchia Coppa Internazionale che vide il successo di Italia (1930 e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Michel Platini bacia la Coppa d&#8217;Europa</em></p>



<p class="has-drop-cap">Nato nel 1960, erede della vecchia Coppa Internazionale che vide il successo di Italia (1930 e 1935), Austria (1932), Ungheria (1953) e Cecoslovacchia (1960), il Campionato Europeo per Nazioni è stato voluto dal segretario generale dell’UEFA, il francese Henry Delaunay. L&#8217;edizione itinerante di quest&#8217;anno sarà la 16ª. Abbiamo voluto ripercorrere la storia di questa manifestazione proponendo una top 11 all time tra i calciatori che l&#8217;hanno vinta. Ho optato per un 4-3-3 cercando di costruire una squadra che avesse equilibrio e non fosse solo un insieme di figurine. Questo ha comportato, inevitabilmente, alcune esclusioni eccellenti.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Portiere</h3>



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<p><strong>LEV JAŠIN<br></strong><em>Unione Sovietica, 1960</em><br>Ballottaggio tra Jašin e Zoff nel ruolo di portiere, ma opto per la maggior iconicità del giocatore sovietico, grande protagonista nel successo della sua nazionale nella prima edizione del 1960. Le parate e il carisma del <em>Ragno Nero</em> furono determinanti per i sovietici, che dopo aver eliminato la Cecoslovacchia in semifinale piegarono 2-1 la Jugoslavia ai supplementari in finale. </p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Difesa</h3>



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<p><strong>LILIAN THURAM<br></strong><em>Francia, 2000</em><br>Colonna della nazionale francese, del Parma e della Juventus a cavallo dei due secoli, Thuram è annoverabile come uno dei massimi difensori della storia. Le ampie falcate e la potenza lo hanno reso un clamoroso stantuffo di fascia; il senso dell&#8217;anticipo e la visione d&#8217;insieme lo hanno quindi trasformato in un superbo centrale. Il ruolo di terzino destro non può che essere suo.</p>



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<p><strong>FRANZ BECKENBAUER<br></strong><em>Germania Ovest, 1972</em><br>Il difensore per antonomasia, imprescindibile punto di riferimento per la pulizia di tocco, la personalità straripante, il senso del comando, le proverbiali discese palla al piede che lo tramutavano in un regista con i fiocchi, eredità della prima parte di carriera quando veniva impiegato sovente (soprattutto in nazionale) a centrocampo. Autore di un favoloso Europeo &#8217;72, dove fu uno dei tre califfi (Netzer e Gerd Müller gli altri due) della Germania Ovest che dominò la competizione, Beckenbauer disputò un Europeo &#8217;76 forse ancora più straordinario. La finale contro la Cecoslovacchia, in particolare, è ricordata come una delle sue più belle partite in carriera. Peccato che i tedeschi in quell&#8217;occasione furono sorpresi e battuti ai rigori.</p>



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<p><strong>CARLES PUYOL<br></strong><em>Spagna, 2008-2012</em><br>Nel ciclo aureo della Spagna, quello che ha portato in dote due titoli europei e uno mondiale, Puyol è stato uno dei clamorosi valori aggiunti, uno stopper moderno implacabile, quasi insuperabile sull&#8217;uomo. Difensori del suo livello oggi se ne vedono pochissimi. Architrave del Barcellona pigliatutto di Guardiola, era anche dotato di un eccezionale carisma che la ha reso spesso un fattore nei momenti più importanti.</p>



<p></p>



<p><strong>PAUL BREITNER<br></strong><em>Germania Ovest, 1972<br></em>Thuram a destra, il maoista a sinistra. Altro meraviglioso protagonista della Germania Ovest &#8217;72, Paul Breitner è stato sicuramente uno dei più grandi fluidificanti mancini della storia. Dinamismo, forza, tiro e cross: un campionario completo. Nel corso della sua carriera si è poi riciclato in centrocampista di regia e d&#8217;assalto, veste con cui ha giocato nel Real Madrid, nella sua seconda esperienza al Bayern e nella Germania Ovest del 1982. È uno dei pochissimi calciatori della storia ad aver segnato in due finali mondiali, nel 1974 e nel 1982 appunto.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Centrocampo</h3>



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<p><strong>XAVI HERNÁNDEZ<br></strong><em>Spagna, 2008-2012<br></em>Il regista, l&#8217;uomo che detta i tempi e i ritmi e dà equilibri al reparto. Scelta per me inevitabile, nonostante alcuni concorrenti di pregio come il connazionale Luis Suárez, metronomo della Spagna campione d&#8217;Europa nel 1964. Ma Xavi ha avuto qualcosa in più. Vedergli sbagliare un passaggio, una scelta o un movimento era raro come vedere una mosca bianca. È stato la chiave della Spagna e del Barcellona del tiki-taka. Decaduto lui, sono decaduti o si sono ridimensionati anche quei progetti: non può essere un caso.</p>



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<p><strong>FRANK RIJKAARD<br></strong><em>Olanda, 1988<br></em>Come mediano difensivo, come scudo davanti alla difesa non si può non scegliere l&#8217;olandese dell&#8217;Ajax e del Milan. Forse il più grande di sempre nel suo ruolo, perlomeno in epoca televisiva. È vero, in nazionale ha giocato molto più spesso da centrale difensivo (anche nel vittorioso Europeo del 1988), ma il ruolo in cui è passato alla storia è chiaramente quello di centrocampista. Un mediano totale e moderno, un&#8217;arma d&#8217;assalto a tutto campo, impossibile da contenere nelle giornate di vena. </p>



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<p><strong>MICHEL PLATINI<br></strong><em>Francia, 1984<br></em>La concorrenza di Andrés Iniesta e del connazionale Zinédine Zidane per lo spot di numero 10 è fortissima, ma è impossibile non votare <em>Le</em> <em>Roi</em>. Forse il più grande calciatore ad aver vinto l&#8217;Europeo. Sicuramente il giocatore ad aver disputato la fase finale più dominante mai vista, con 9 gol in 5 partite (!) nel 1984 che spinsero la Francia al primo alloro internazionale della sua storia. In quell&#8217;occasione il ct Michel Hidalgo impiegò Platini da centravanti e ne ricavò un clamoroso valore aggiunto. Trequartista di sopraffina visione di gioco, poteva giocare in realtà in 70 metri di campo: lanci al millimetro, classe da vendere, gol come un punta, assist al bacio e punizione teleguidate. Un fenomeno.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Attacco</h3>



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<p><strong>CRISTIANO RONALDO<br></strong><em>Portogallo, 2016<br></em>Il suo Europeo più brillante, prestazioni alla mano, è stato quello del 2012, quando il Portogallo si fermò però in semifinale ai rigori per mano della Spagna. CR7 ha coltivato la vendetta e si è portato a casa l&#8217;Europeo 2016. Un successo più di squadra che frutto delle sue performances: l&#8217;attuale fuoriclasse della Juventus fu davvero dominante in due partite, contro Ungheria e Galles, mentre nelle altre ha brillato poco e in finale si è fatto male quasi subito. Impossibile però tenerlo fuori da questa top 11 per tutto quello che ha fatto nella sua carriera: longevità, gol a grappoli, successi e mentalità vincente.</p>



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<p><strong>GERD MÜLLER<br></strong><em>Germania Ovest, 1972<br></em>Cinque reti nelle ultime quattro partite &#8211; dai quarti con gli inglesi in avanti &#8211; a Euro &#8217;72. Doppietta in semifinale al Belgio. Doppietta in finale all&#8217;URSS. L&#8217;Europeo del 1972 consacrò Gerd Müller nel gotha. Non solo un inarrivabile finalizzatore, ma un attaccante che sapeva giocare con e per la squadra, dotato tecnicamente (pur se non raffinato) e bravissimo nel gioco senza palla. Lui e Beckenbauer si dividono la palma di miglior calciatore tedesco di sempre. Tutti i successi di Bayern e nazionale tedesca in quegli anni (3 Coppe Campioni, Europeo e Mondiale) sono passati inevitabilmente dalle reti dell&#8217;implacabile <em>Der</em> <em>Bomber</em>.</p>



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<p><strong>MARCO VAN BASTEN<br></strong><em>Olanda, 1988<br></em>Il calcio come Arte. Il calcio come somma rappresentazione di stile. Marco van Basten, il <em>cigno</em> di Utrecht, un fuoriclasse assoluto il cui volo si è interrotto troppo presto, a 28 anni, per colpa di una maledetta caviglia. Negli anni in cui però si è espresso ai massimi livelli, ha unito grazia ed efficacia come pochissimi altri. Quasi sempre determinante nelle finali e nei momenti topici, il suo Europeo 1988 è ancora oggi indimenticabile: dai tre gol all&#8217;Inghilterra all&#8217;acuto in semifinale contro la Germania Ovest padrona di casa, fino al capolavoro volante nella finalissima con l&#8217;URSS, sicuramente la rete più bella mai realizzata in una finale dell&#8217;Europeo. Lui e Gerd insieme? Beh, impossibile scegliere uno o l&#8217;altro. In una top 11 all time dei giocatori capaci di vincere il Campionato d&#8217;Europa è doveroso inserire entrambi.</p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Storia degli Europei di Calcio - Speciale Europei 2021" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/7rS1P8Q097Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



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<figure class="wp-block-table alignwide is-style-regular"><table class="has-subtle-pale-blue-background-color has-fixed-layout has-background"><tbody><tr><td><strong>EDIZIONE</strong> <br><strong>E PAESE OSPITANTE</strong></td><td><strong>VINCITORE</strong></td><td><strong>SECONDO POSTO</strong></td><td><strong>TERZO POSTO</strong></td><td><strong>GIOCATORE CHIAVE</strong></td></tr><tr><td><strong>1960</strong><br><em>Francia</em></td><td>UNIONE SOVIETICA</td><td>Jugoslavia</td><td>Cecoslovacchia</td><td>LEV JAŠIN <br><em>Unione Sovietica</em></td></tr><tr><td><strong>1964</strong><br><em>Spagna</em></td><td>SPAGNA</td><td>Unione Sovietica</td><td>Ungheria</td><td>LUIS SUÁREZ<br><em>Spagna</em></td></tr><tr><td><strong>1968</strong><br><em>Italia</em></td><td>ITALIA</td><td>Jugoslavia</td><td>Inghilterra</td><td>LUIGI RIVA<br><em>Italia</em></td></tr><tr><td><strong>1972</strong><br><em>Belgio</em></td><td>GERMANIA OVEST</td><td>Unione Sovietica</td><td>Belgio</td><td>GERD MÜLLER<br><em>Germania Ovest</em></td></tr><tr><td><strong>1976</strong><br><em>Jugoslavia</em></td><td>CECOSLOVACCHIA</td><td>Germania Ovest</td><td>Olanda</td><td>IVO VIKTOR<br><em>Cecoslovacchia</em></td></tr><tr><td><strong>1980</strong><br><em>Italia</em></td><td>GERMANIA OVEST</td><td>Belgio</td><td>Cecoslovacchia</td><td>KARL-HEINZ RUMMENIGGE<br><em>Germania Ovest</em></td></tr><tr><td><strong>1984</strong><br><em>Francia</em></td><td>FRANCIA</td><td>Spagna</td><td>Danimarca<br>Portogallo</td><td>MICHEL PLATINI<br><em>Francia</em></td></tr><tr><td><strong>1988</strong><br><em>Germania Ovest</em></td><td>OLANDA</td><td>Unione Sovietica</td><td>Italia<br>Germania Ovest</td><td>MARCO VAN BASTEN<br><em>Olanda</em></td></tr><tr><td><strong>1992</strong><br><em>Svezia</em></td><td>DANIMARCA</td><td>Germania</td><td>Svezia<br>Olanda</td><td>PETER SCHMEICHEL<br><em>Danimarca</em></td></tr><tr><td><strong>1996</strong><br><em>Inghilterra</em></td><td>GERMANIA</td><td>Repubblica Ceca</td><td>Inghilterra<br>Francia</td><td>MATTHIAS SAMMER<br><em>Germania</em></td></tr><tr><td><strong>2000</strong><br><em>Olanda-Belgio</em></td><td>FRANCIA</td><td>Italia</td><td>Olanda<br>Portogallo</td><td>ZINÉDINE ZIDANE<br><em>Francia</em></td></tr><tr><td><strong>2004</strong><br><em>Portogallo</em></td><td>GRECIA</td><td>Portogallo</td><td>Repubblica Ceca<br>Olanda</td><td>THEODŌROS ZAGORAKĪS<br><em>Grecia</em></td></tr><tr><td><strong>2008</strong><br><em>Austria-Svizzera</em></td><td>SPAGNA</td><td>Germania</td><td>Turchia<br>Russia</td><td>XAVI HERNÁNDEZ<br><em>Spagna</em></td></tr><tr><td><strong>2012</strong><br><em>Polonia-Ucraina</em></td><td>SPAGNA</td><td>Italia</td><td>Germania<br>Portogallo</td><td>ANDRÉS INIESTA<br><em>Spagna</em></td></tr><tr><td><strong>2016</strong><br><em>Francia</em></td><td>PORTOGALLO</td><td>Francia</td><td>Galles<br>Germania</td><td>CRISTIANO RONALDO<br><em>Portogallo</em></td></tr></tbody></table></figure>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/06/05/la-top-11-dei-calciatori-che-hanno-vinto-leuropeo.html">La top 11 dei calciatori che hanno vinto l&#8217;Europeo</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Dalla Challenge Cup alla Champions League</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2021/04/27/dalla-challenge-cup-alla-champions-league-un-excursus-storico-della-massima-competizione-europea-per-club.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Apr 2021 10:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni è impazzata sul web, sui giornali e sulle televisioni la discussione sull&#8217;eventuale nascita di un nuovo torneo per club europei, un torneo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/04/27/dalla-challenge-cup-alla-champions-league-un-excursus-storico-della-massima-competizione-europea-per-club.html">Dalla Challenge Cup alla Champions League</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Negli ultimi giorni è impazzata sul web, sui giornali e sulle televisioni la discussione sull&#8217;eventuale nascita di un nuovo torneo per club europei, un torneo che qualora avesse visto la luce &#8211; o vedrà la luce, visto che i co-fondatori parlano di progetto &#8216;messo in standby&#8217; &#8211; ridefinirebbe la struttura dell&#8217;intero movimento calcistico continentale. Circa la bontà o meno del progetto noi di Game of Goals abbiamo un&#8217;idea precisa che abbiamo espresso di recente, e non è nostra intenzione tornare sulla diatriba. Abbiamo tuttavia deciso di cogliere la palla al balzo ed approfittare di un dibattito ancora acceso per proporre un excursus storico di come le manifestazioni europee per club siano mutate ed evolute nel corso dei decenni.</p>



<p><strong>14 novembre 1897. Sul Wiener Salonblatt</strong>, un giornale che veniva pubblicato a Vienna su base bisettimanale, <strong>si fa menzione di una competizione inedita, mai sentita e che nessuna testata locale aveva annunciato prima di quel momento</strong>. La rubrica si chiama Football, e non Fussball, perché il calcio alle porte del ventesimo secolo è considerato un prodotto ancora a tutti gli effetti inglese. Sul giornale si comunica l&#8217;inizio della <strong>Challenge Cup</strong>, un torneo ad eliminazione diretta che contempla la presenza di quattro squadre e che si disputerà nell&#8217;arco di due giorni. Le formazioni coinvolte sono il Wiener Rasenspiel-Club, il Wiener FC 1898, il Vienna Cricket and Football Club ed il First Vienna 1894. Le ultime due, che si sarebbero affrontate nella seconda semifinale, sono le prime formazioni ad essere apparse a Vienna e tra le prime ad essere state fondate nell&#8217;Europa continentale. <strong>John Gramlick</strong>, tra i co-fondatori del Vienna Cricket and Football Club e promotore della Challenge Cup, è una sorta di padre costituente del calcio europeo ed internazionale, perché a partire dall&#8217;aprile del 1901 la competizione coinvolgerà anche una formazione estera, ovvero lo Slavia Praga, che il 21 aprile darà vita alla prima finale europea per club assieme al Wiener AC, un confronto vinto da questi ultimi. Il carattere internazionale della competizione verrà reiterato anche negli anni successivi arrivando ad inglobare anche squadre di Budapest. Sarebbe stata proprio una squadra di Budapest, il Ferencvaros, ad interrompere l&#8217;egemonia delle squadre viennesi nel 1909 quando il 13 giugno ebbe la meglio del Wiener Sport-Club.</p>



<p>Un giornale locale commentò così quella vittoria:</p>



<p><em>“L’FTC è riuscito a portare la coppa in Ungheria dopo una lotta estremamente intensa. La squadra ha dovuto affrontare tre avversari fortissimi in una settimana e ha giocato senza Rumbold. Inoltre, il principale problema dell’attacco è stato che Seitler era malato. A causa di ciò, il giocatore si è impegnato a seguire il pallone ma non ha potuto fare molto di più. La difesa è stata eccellente, soprattutto Fritz!”</em></p>



<p>L&#8217;arbitro di quella partita era <strong>Hugo Meisl</strong>, figura di spicco di un calcio ancora gli albori e che negli anni successivi si sarebbe affermato come un punto di riferimento assoluto per un movimento che sarebbe divenuto prima professionistico e poi a tutti gli effetti globale. Si, perché il calcio europeo del tempo, un fenomeno antico quasi quanto il calcio locale, non attraeva ancora le folle che Vienna, Budapest, Praga e le ricche città dell&#8217;Italia settentrionale avrebbero osservato un paio di decenni più in là, ma l&#8217;esperimento della Challenge Cup, che in ogni caso aveva avuto l&#8217;effetto di riavvicinare i giovani riuniti sotto la corona asburgica in un periodo nel quale iniziava a respirarsi nelle varie regioni dell&#8217;Impero un forte sentimento antiviennese, aveva sortito due effetti positivi: aveva dimostrato come le folle europee stessero sviluppando la passione per il pallone, cosa ben testimoniata dal fatto che gli spettatori che si accalcavano presso i terreni da gioco erano numericamente cresciuti con il passare degli anni, ed aveva contribuito ad una maturazione tecnica dei calciatori del continente, i quali, potendo giocare fianco a fianco ai loro compagni britannici, avevano avuto modo di carpire trucchi e regole del gioco. Fu proprio grazie alla Challenge Cup che nacquero le prime stelle del calcio europeo. <strong>Jan Studnicka</strong>, ad esempio, attaccante del WAC pluricampione sia nella Challenge Cup che nella Tagblatt Cup, un antesignano del campionato austriaco,<strong> è da molti accreditato come l&#8217;inventore del dribbling</strong>, <strong>Ludwig Hussak</strong>, anch&#8217;egli vincitore della competizione in più di un&#8217;occasione, <strong>è considerato dai più come la prima stella dell&#8217;Austria Vienna</strong>, e <strong>Willy Schmieger</strong>, <strong>che negli anni tra le due guerre si sarebbe affermato come uno dei pionieri delle radiocronache sportive europee, era al tempo la stella del Wiener Sport-Club, campione nel 1911</strong>.</p>



<p>Non solo: durante gli stessi anni in cui aveva luogo la Challenge Cup Hugo Meisl si prodigava in ogni modo al fine di organizzare amichevoli e tournée di squadre britanniche nell&#8217;Impero e per far ciò, come avrebbe ricordato anni dopo il fratello Willy nella sua splendida opera <strong>Soccer Revolution</strong>, aveva &#8216;dilapidato una piccola fortuna&#8217;. Ma i suoi sforzi non erano stati vani: nel 1905 un incontro disputato a Vienna tra Tottenham ed Everton aveva calamitato presso l&#8217;impianto da gioco 10.000 spettatori. Era il segno inequivocabile che il calcio stava facendo un salto di qualità importante, e se il tentativo di promuovere il cricket si sarebbe esaurito in una manciata di anni, il calcio sarebbe esploso definitivamente. Tuttavia i progetti di Meisl ed accoliti, progetti che avrebbero portato Austria, Ungheria ed Italia a presentare una squadra di calcio alle Olimpiadi del 1912 per la prima volta, vennero frustrati dallo scoppio della Grande Guerra. Lo sviluppo del calcio in ogni caso era soltanto rimandato. </p>



<p>Arrivati a questo punto sono però necessarie alcune precisazioni: <strong>la Challenge Cup era una competizione per molti aspetti improvvisata, disputata su terreni sconnessi e mai soggetti a manutenzione</strong> e sebbene la presenza del pubblico fosse gradualmente aumentata nel corso degli anni, questa si attestava sempre sulle centinaia di persone ad incontro. Affinché potesse diventare un prodotto sulla falsariga di quello che conosciamo, i fautori di un calcio internazionale &#8211; uno di questi era lo storico ct dell&#8217;Italia Vittorio Pozzo &#8211; avrebbero dovuto combattere diverse altre battaglie. Non prima però di aver combattuto al fronte su posizioni in alcuni casi contrapposte. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Das-Interessante-Blatt_Vienna-Cricket-and-Football-Club_1900-Challenge-Cup-1.png" alt="" class="wp-image-4925" width="693" height="464" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Das-Interessante-Blatt_Vienna-Cricket-and-Football-Club_1900-Challenge-Cup-1.png 527w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Das-Interessante-Blatt_Vienna-Cricket-and-Football-Club_1900-Challenge-Cup-1-300x201.png 300w" sizes="(max-width: 693px) 100vw, 693px" /><figcaption>Un&#8217;immagine tratta dalla rivista Das Interessante Blatt che raffigura il Vienna Cricket and Football Club prima di una sfida di Challenge Cup nel 1900</figcaption></figure></div>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="184" height="273" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Riproduzione-Challenge-Cup-1.jpg" alt="" data-id="4927" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4927" class="wp-image-4927"/><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Una riproduzione della Challenge Cup</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="402" height="562" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Imbre-Schlosser-1.png" alt="" data-id="4926" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4926" class="wp-image-4926" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Imbre-Schlosser-1.png 402w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Imbre-Schlosser-1-215x300.png 215w" sizes="(max-width: 402px) 100vw, 402px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Imre Schlosser, icona del calcio ungherese e del Ferencvaros durante i primissimi anni</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="557" height="462" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/schmieer.png" alt="" data-id="4937" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/schmieer.png" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4937" class="wp-image-4937" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/schmieer.png 557w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/schmieer-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 557px) 100vw, 557px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Willy Schmieger, qui nei panni di radiocronista</figcaption></figure></li></ul></figure>



<p><strong>I primi giorni dell&#8217;Agosto del 1924 sono caldissimi sia da un punto di vista climatico sia per quanto riguarda il futuro del calcio viennese: Sport-Tagblatt, la principale testata sportiva del Paese, annuncia la nascita del calcio professionistico</strong> &#8211; ed il conseguente abbandono del modello amatoriale &#8211; e delinea il funzionamento del calciomercato, un fenomeno non del tutto nuovo ma che viene ufficializzato in quei giorni. Per alcuni è un trionfo, per molti altri si tratta invece di un&#8217;autentica doccia fredda. Non sono pochi i club che temono di non riuscire a sopperire ai costi che il nuovo modello comporta ed i giocatori, ora costretti a scegliere tra la professione di calciatore e quella lontana dal campo, sono scettici: hanno paura che il nuovo modello sia fragile e tentennano. Poco più di una settimana da quell&#8217;annuncio, <strong>il giorno di Ferragosto, diversi rappresentanti dei club di Vienna si riuniscono sotto l&#8217;Hotel Post per protestare contro tale decisione</strong>, che a loro dire è stata presa unilateralmente. Si viene a creare il primo sindacato europeo dei calciatori, guidato dal capitano del Rapid Vienna<strong> Josef Brandstetter </strong>e dal giocatore dell&#8217;Hakoah <strong>Moritz Hausler</strong>, ma a nulla valgono le loro proteste: il calcio diventa a tutti gli effetti un business cambiando irreversibilmente pelle, un&#8217;iniziativa che avrebbe attecchito negli anni successivi anche in Cecoslovacchia, Ungheria ed Italia. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="415" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Der-Weg-Zum-1024x415.png" alt="" class="wp-image-4928" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Der-Weg-Zum-1024x415.png 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Der-Weg-Zum-300x122.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Der-Weg-Zum-768x311.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Der-Weg-Zum.png 1233w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>L&#8217;articolo dell&#8217;Illustriertes Sportblatt, pubblicato il 16 agosto del 1924, intitolato Der Weg zum Professionalismus (La Strada verso il Professionismo) spiega ai lettori i cambiamenti del sistema calcio</figcaption></figure>



<p>Il sostentamento di quel modello però richiedeva l&#8217;adozione di nuove soluzioni. <strong>I club</strong>, molti dei quali dovettero iniziare a fronteggiare un fenomeno nuovo, ovvero quello delle più o meno esose richieste contrattuali dei propri tesserati, <strong>avevano bisogno di rimpinguare le proprie casse</strong>. Ed è proprio in quegli anni che i principali dirigenti del calcio europeo del tempo &#8211; Hugo Meisl in testa &#8211; studiano la creazione di un torneo atto a stabilire il miglior club mitteleuropeo anno dopo anno, una sorta di Challenge Cup allargata. Tra il 1924 ed il 1927 si tennero varie riunioni tra i rappresentanti delle suddette federazioni, riunioni che almeno in un primo momento puntavano a favorire una partecipazione inclusiva e non unicamente confinata all&#8217;Europa centrale, come testimoniato dalla presenza di esponenti del calcio jugoslavo, italiano, svedese, rumeno e polacco ad alcuni degli incontri.  Il comitato organizzatore, il quale non riuscì ad ottenere un beneplacito immediato dalla FIFA, si incontrò a Venezia tra il 15 ed il 16 luglio per la stretta finale. <strong>Sarebbero nate due competizioni</strong>, una per club, <strong>la  Coppa Mitropa</strong>, ed una per le nazionali e dei cui introiti avrebbero giovato le federazioni, ovvero <strong>la Coppa Internazionale</strong>, una sorta di antesignano degli odierni Europei. Dall’Italia Meisl apprese che proprio in quei giorni, a Vienna, il Palazzo di Giustizia era andato in fiamme: era scoppiata una violentissima rivolta cittadina che aveva costretto il Cancelliere austriaco Seipel ad ordinare alla polizia di aprire il fuoco contro i manifestanti. Le vittime sarebbero state circa 600, più di mille i feriti. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="989" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Il-Comitato-della-Mitropa-si-riunisce-sul-Lago-di-Como_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-989x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4929" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Il-Comitato-della-Mitropa-si-riunisce-sul-Lago-di-Como_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-989x1024.jpg 989w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Il-Comitato-della-Mitropa-si-riunisce-sul-Lago-di-Como_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-290x300.jpg 290w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Il-Comitato-della-Mitropa-si-riunisce-sul-Lago-di-Como_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-768x795.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Il-Comitato-della-Mitropa-si-riunisce-sul-Lago-di-Como_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1484x1536.jpg 1484w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Il-Comitato-della-Mitropa-si-riunisce-sul-Lago-di-Como_Hugo-Meisl-Archiv-Hafer-1978x2048.jpg 1978w" sizes="(max-width: 989px) 100vw, 989px" /><figcaption>Il Comitato organizzatore durante una delle sue tante riunioni. Credits: Hugo Meisl Hafer Archiv</figcaption></figure></div>



<p><strong>Il comitato deliberò che le federazioni partecipanti sarebbero state quattro: Austria, Ungheria, Cecoslovacchia e Jugoslavia</strong>. Altre si tirarono indietro e <strong>l’Italia, che in un primo momento sembrava dovesse venire confermata, fu esclusa</strong>. Questo per via del fatto che i rapporti istituzionali tra Austria e Italia si erano raffreddati nuovamente: a partire dal 1926 Mussolini aveva iniziato ad attuare un processo di italianizzazione che era andato a minare le libertà delle minoranze di lingua tedesca che popolavano il Nord Italia, in particolare l’Alto Adige.</p>



<p><strong>La Coppa Mitropa</strong>, così conosciuta in Austria (Mitropapokal), <strong>deve il suo nome alla Mitropa AG</strong>, un&#8217;azienda che si occupava dei vagoni letto e ristorante dei treni che viaggiavano lungo l&#8217;Europa centrale e che aveva deciso, attraverso la concessione di sconti, di sponsorizzare la manifestazione. Sebbene il nome originale fosse La Coupe de l&#8217;Europe Centrale, il torneo prese nei vari paesi europei denominazioni diverse. <strong>In Italia</strong>, ad esempio, i giornali italiani si riferivano ad essa con il nome di <strong>Coppa Europa</strong> &#8211; da non confondere con Coppa Europea, che era invece la Coppa Internazionale -, mentre a Budapest veniva chiamata o Mitropa Kupa o Közép-európai Kupa (KK). Il formato con il quale sarebbe cominciata la prima edizione, quella del 1927, era per molti aspetti innovativo: contemplava la partecipazione di due squadre per federazione &#8211; le prime due dei campionati o, nel caso dell&#8217;Austria, la vincitrice del campionato e quella della Coppa d&#8217;Austria -, presentava un tabellone che iniziava dai quarti, incontri di andata e ritorno disputati presso gli impianti delle squadre coinvolte e prevedeva, contrariamente ad oggi, uno spareggio nel caso in cui il computo dei gol nelle due sfide fosse in parità. Un&#8217;altra peculiarità fu che per non ingolfare il calendario delle squadre la Mitropa si sarebbe sempre giocata al termine dei campionati, e durante gli anni in cui si disputava il Mondiale poco dopo quest&#8217;ultimo. Chiaramente, così come accade oggi, <strong>il fattore economico non era per nulla secondario</strong>: sul taccuino delle partecipanti si discusse diffusamente circa la ripartizione degli introiti e si stabilì che la formazione di casa avrebbe beneficiato del 70% degli incassi mentre quella ospite del 30%,</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="552" height="597" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Foto-Coppa-Mitropa_A-regsi-Dikso.png" alt="" class="wp-image-4930" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Foto-Coppa-Mitropa_A-regsi-Dikso.png 552w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Foto-Coppa-Mitropa_A-regsi-Dikso-277x300.png 277w" sizes="(max-width: 552px) 100vw, 552px" /><figcaption>Una riproduzione della Coppa Mitropa</figcaption></figure></div>



<p>Concettualmente, <strong>l&#8217;obiettivo sportivo della Mitropa era lo stesso dell&#8217;odierna Champions League: eleggere, al termine di un torneo tra le più quotate formazioni in gioco, la migliore squadra europea</strong>. Nella pratica, invece, vi erano molteplici differenze, una tra tutte la cornice storica e sociale all&#8217;interno della quale si inseriva la manifestazione. Bisogna infatti tenere presente che siamo negli anni tra le due guerre, ed alcune frizioni, in particolar modo tra l&#8217;Italia e le potenze che avevano fatto parte dell&#8217;Impero austro-ungarico, non sono del tutto sopite. Ciò si rifletteva sul campo, sugli spalti e nei giornali il giorno successivo alle partite. La Mitropa<strong> fu la prima passerella che diede modo alle stelle del firmamento calcistico europeo di farsi notare ed apprezzare</strong>: se campioni del tempo quali l&#8217;italiano <strong>Meazza</strong>, l&#8217;austriaco <strong>Sindelar </strong>o il cecoslovacco<strong> Kada </strong>erano stati prima di quel momento idoli incontrastati quasi solamente in patria, grazie alla Mitropa diventano celebrità amate, stimate e temute anche agli occhio di un pubblico internazionale. Ed anche la Mitropa, così come sarebbe accaduto molti anni dopo con la Coppa Campioni, avrebbe cercato di ridisegnare il proprio modello per favorire l&#8217;aumento degli introiti ed una partecipazione più massiccia. Nel 1934 infatti accade un qualcosa di abbastanza simile a quanto si sarebbe osservato nel 1992: le squadre che prendono parte alla coppa diventano quattro per federazione, ed il tabellone inizia dagli ottavi. Solo due anni dopo ha luogo una seconda riforma: viene consentito alla Federazione svizzera di invitare quattro squadre che, in caso di superamento di un turno preliminare, possono prender parte alla coppa. La scelta di allargare il numero delle forze in gioco non è condivisa da tutti: Hugo Meisl, ad esempio, era contrario. Sosteneva esattamente ciò che avrebbero sostenuto molti anni dopo i detrattori della Champions League, e cioè che la competizione non fosse più rappresentativa delle migliori squadre, ma che inglobasse anche formazioni di minor livello che andavano a minare la qualità del torneo. <strong>La precarietà della situazione politica del tempo scombussolò la manifestazione nel 1938</strong>, anno dell&#8217;Anschluss, ovvero l&#8217;annessione dell&#8217;Austria al Terzo Reich, con l&#8217;uscita di scena delle squadre austriache ora diventate tedesche, <strong>e ne provocò la brusca fine nel 1940 a causa dell&#8217;acuirsi della Seconda Guerra Mondiale</strong>. Hugo Meisl nel frattempo è morto: è passato a miglior vita nel 1937 a causa di un attacco cardiaco e ciò significa che al termine della Seconda Guerra Mondiale qualcun altro avrebbe dovuto raccoglierne l&#8217;eredità e la mission. </p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="168" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/download-17.jpg" alt="" data-id="4934" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4934" class="wp-image-4934"/><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Karel Pesek, detto Kada, icona dello Sparta Praga e vincitore della Mitropa nel 1927</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="630" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1936-hohe-warte-2-1024x630.jpg" alt="" data-id="4933" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4933" class="wp-image-4933" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1936-hohe-warte-2-1024x630.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1936-hohe-warte-2-300x185.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1936-hohe-warte-2-768x473.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1936-hohe-warte-2-1536x946.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1936-hohe-warte-2.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Matthias Sindelar, campione con l&#8217;Austria Vienna nel 1933 e nel 1936</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="887" height="630" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Sarosi-con-la-Coppa-in-mano-dopo-Ferencvaros_Lazio_1937_A-Regski-Dikso.png" alt="" data-id="4935" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Sarosi-con-la-Coppa-in-mano-dopo-Ferencvaros_Lazio_1937_A-Regski-Dikso.png" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4935" class="wp-image-4935" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Sarosi-con-la-Coppa-in-mano-dopo-Ferencvaros_Lazio_1937_A-Regski-Dikso.png 887w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Sarosi-con-la-Coppa-in-mano-dopo-Ferencvaros_Lazio_1937_A-Regski-Dikso-300x213.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Sarosi-con-la-Coppa-in-mano-dopo-Ferencvaros_Lazio_1937_A-Regski-Dikso-768x545.png 768w" sizes="(max-width: 887px) 100vw, 887px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Gyorgy Sarosi, campione con il Ferencvaros nel 1937, riceve la Mitropa</figcaption></figure></li></ul></figure>



<p>Ma come sempre accade, le fratture successive ad un conflitto abbisognano di qualche anno per risanarsi e per tale ragione <strong>un ennesimo esperimento viene fatto nel 1949 quando nasce la Coppa Latina</strong>, <strong>una manifestazione confinata ai migliori club italiani, francesi, spagnoli e portoghesi</strong>. Si tratta di un torneo molto diverso dalla Mitropa &#8211; la partecipazione era molto meno estesa e la coppa si disputava nel lasso di pochi giorni &#8211; e che avrà vita breve visto che l&#8217;ultima edizione verrà disputata nel 1957 in un momento nella quale la popolarità della Coppa Campioni ha preso decisamente il sopravvento. La Coppa Campioni, oltre a spazzare via la Coppa Latina, ha ridimensionato la Mitropa che si è riciclata in una manifestazione per squadre di federazioni ora terminate nell&#8217;oblio e che anni dopo, a partire dal 1979, sarebbe diventata una coppa destinata alle squadre vincitrici dei rispettivi campionati di seconda divisione. <strong>La Coppa Campioni nasce si sulla base dell&#8217;esperienza della Mitropa, ma anche in seguito ad un curioso episodio</strong>: al termine della stagione 1953/54 il Wolverhampton si era laureato campione d’Inghilterra ed aveva deciso di invitare alcune formazioni per degli incontri amichevoli. I britannici sconfissero in ordine cronologico il Celtic, il Racing Club Avellaneda, lo Spartak Mosca ed il Maccabi Tel Aviv.&nbsp; L’ultimo scoglio – una sorta di prova del nove – era rappresentato dall’Honvéd, una delle squadre più forti al mondo il cui leader era un Ferenc Puskás nel fiore degli anni. Non senza qualche astuzia e qualche aiuto – gli inglesi durante l’intervallo inzupparono volutamente il terreno di gioco per impedire il proverbiale palleggio degli ungheresi e sul 2-0 per gli ospiti l’arbitro concesse un rigore al Wolverhampton apparso palesemente inesistente –, la formazione di casa vinse in rimonta per 3-2 ed <strong>il <em>Daily Mail</em>, una delle tante testate che avevano celebrato quel successo, proclamò gli inglesi ‘Campioni del Mondo’</strong>. &nbsp;Per tutta risposta la rivista francese <em>L’Equipe </em>replicò: ‘Prima di dichiarare i Wolves campioni del mondo facciamoli giocare a Mosca e a Budapest’. Fu proprio Gabriel Hanot, giornalista della già citata testata, l&#8217;ideatore della Coppa Campioni.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="442" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1200px-Copa_latina_transparent-442x1024.png" alt="" data-id="4941" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1200px-Copa_latina_transparent.png" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4941" class="wp-image-4941" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1200px-Copa_latina_transparent-442x1024.png 442w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1200px-Copa_latina_transparent-129x300.png 129w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1200px-Copa_latina_transparent-768x1781.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1200px-Copa_latina_transparent.png 828w" sizes="(max-width: 442px) 100vw, 442px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Una riproduzione della Coppa Latina</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="813" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Gabriel-Hanot-1024x813.png" alt="" data-id="4942" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Gabriel-Hanot.png" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4942" class="wp-image-4942" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Gabriel-Hanot-1024x813.png 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Gabriel-Hanot-300x238.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Gabriel-Hanot-768x609.png 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Gabriel-Hanot.png 1356w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Gabriet Hanot, fondatore della Coppa Campioni, una sorta di erede di Hugo Meisl</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="760" height="452" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Wright-e-Puskas.png" alt="" data-id="4943" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Wright-e-Puskas.png" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4943" class="wp-image-4943" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Wright-e-Puskas.png 760w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Wright-e-Puskas-300x178.png 300w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Puskas e Wright, i capitani, fanno il loro ingresso in campo prima della sfida tra Honvéd e Wolverhampton</figcaption></figure></li></ul></figure>



<p><strong>Ma cosa accomunava la Coppa Campioni alla Mitropa? E perché la Coppa Campioni  diventa la coppa europea di riferimento? </strong>Le similitudini tra la Mitropa e la Coppa Campioni, o almeno quella che inizia nel 1955, sono diverse: il format ad eliminazione diretta, un tabellone che inizia dagli ottavi ed incontri di andata e ritorno, un qualcosa che in un primo momento ricalca fedelmente quanto stabilito da Meisl e compagni alla fine degli anni &#8217;20: in caso di parità nel numero del gol avrebbe avuto luogo uno spareggio &#8211; la regola del &#8216;gol in trasferta&#8217; sarebbe stata introdotta solo nel 1967. Ma sono le differenze a far sì che la Coppa Campioni si imponga su tutti gli altri tornei: se la Mitropa era fondamentalmente un affair per le federazioni dell&#8217;Europa centrale, la Coppa Campioni è un rassegna dal sapore a tutti gli effetti continentale dal momento che coinvolge sedici federazioni ognuna di queste rappresentata dal proprio campione nazionale. Due di queste federazioni sono Inghilterra e Scozia. Le formazioni britanniche, al pari delle loro nazionali un tempo isolate a livello calcistico, hanno deciso di competere sui palcoscenici internazionali proprio in questi anni. <strong>Lo scenario del calcio europeo in pochi anni si è capovolto</strong>: se durante gli anni dell&#8217;anteguerra il calcio europeo era un fenomeno di matrice prettamente danubiana, ora le nazioni egemoni sono altre: le spagnole, le portoghesi, le italiane e con il passare degli anni anche le tedesche e le olandesi. Nazioni quali Austria, Ungheria e Cecoslovacchia sono oramai un retaggio del passato: <strong>il canto del cigno del calcio mitteleuropeo è stata la Squadra d&#8217;Oro ungherese dei primi anni &#8217;50, una generazione fantastica di calciatori interrottasi nel 1956 con l&#8217;entrata dei carri armati sovietici a Budapest</strong>. </p>



<p><strong>Fin dagli esordi si viene a manifestare una tendenza che durante le edizioni della Mitropa non si era mai osservata: i cicli di vittorie</strong>. Il Real Madrid di Alfredo Di Stéfano &#8211; al quale si sarebbe unito il già citato Puskas nel 1958 &#8211; vinse la coppa per cinque volte consecutive. Ed altre stringhe di vittorie si sarebbero registrate anni più in là, come il doppio successo del <strong>Benfica </strong>di Béla Guttmann &#8211; una sorta di ponte di collegamento tra il calcio europeo dell&#8217;anteguerra e quello successivo, avendo lui vinto la Mitropa sulla panchina dell&#8217;Ujpest -, quello dell&#8217;<strong>Inter</strong> di Herrera ed i trionfi pluriennali di <strong>Ajax</strong>, <strong>Bayern Monaco</strong>, <strong>Liverpool</strong>, <strong>Nottingham Forest</strong>, <strong>Milan</strong> ed un&#8217;altra volta <strong>Real Madrid</strong>. Nessuna formazione aveva vinto la Mitropa per due anni di fila, nessuna per più di due volte e le varie federazioni coinvolte si erano più o meno equamente spartite il torneo tra il 1927 ed il 1939: 4 le vittorie austriache ed ungheresi, 3 quelle cecoslovacche e due quelle italiane. <strong>Tali differenze potrebbero essere spiegate da un fatto</strong>: sebbene il calciomercato come si è osservato esisteva di già, la forbice economica tra club non era così evidente, e molto di rado le principali stelle del pallone avevano fatto le valigie per accasarsi altrove. Meazza, Sindelar e Sarosi, i principali simboli di Italia, Austria ed Ungheria, non avrebbero mai lasciato il proprio paese. L&#8217;unica eccezione è quella di <strong>Josef Bican</strong>, laureatosi campione nel 1938 con lo Slavia Praga che era arrivato al club cecoslovacco dall&#8217;Admiira Vienna. </p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="380" height="449" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/DiStefano0.jpg" alt="" data-id="4949" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/DiStefano0.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4949" class="wp-image-4949" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/DiStefano0.jpg 380w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/DiStefano0-254x300.jpg 254w" sizes="(max-width: 380px) 100vw, 380px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="738" height="980" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Eusebio-1.jpg" alt="" data-id="4950" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Eusebio-1.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4950" class="wp-image-4950" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Eusebio-1.jpg 738w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/Eusebio-1-226x300.jpg 226w" sizes="(max-width: 738px) 100vw, 738px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="336" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/cruijff-31.jpg" alt="" data-id="4948" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/cruijff-31.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4948" class="wp-image-4948" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/cruijff-31.jpg 500w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/cruijff-31-300x202.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/beckenbauer_ima_200975-9x12-1-768x1024.jpg" alt="" data-id="4947" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/beckenbauer_ima_200975-9x12-1.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4947" class="wp-image-4947" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/beckenbauer_ima_200975-9x12-1-768x1024.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/beckenbauer_ima_200975-9x12-1-225x300.jpg 225w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/beckenbauer_ima_200975-9x12-1-1152x1536.jpg 1152w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/beckenbauer_ima_200975-9x12-1.jpg 1440w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="698" height="392" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/0.68_marco_van_basten_ajax_ac_milan_19_goals_in_28_games.jpeg" alt="" data-id="4946" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/0.68_marco_van_basten_ajax_ac_milan_19_goals_in_28_games.jpeg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4946" class="wp-image-4946" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/0.68_marco_van_basten_ajax_ac_milan_19_goals_in_28_games.jpeg 698w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/0.68_marco_van_basten_ajax_ac_milan_19_goals_in_28_games-300x168.jpeg 300w" sizes="(max-width: 698px) 100vw, 698px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">In ordine cronologico: Di Stefano, Eusebio, Cruijff, Beckenbauer e Van Basten, cinque dei volti più rappresentativi della Coppa Campioni</figcaption></figure>



<p></p>



<p>La Coppa Campioni &#8211; che a partire dal 1992 sarebbe stata ufficialmente rinominata <strong>UEFA Champions League</strong> &#8211; avrebbe subito varie riforme nel tempo, una delle più importanti avvenne a partire dalla stagione 1999-2000 con l&#8217;introduzione dei gruppi e l&#8217;accesso a 3/4 squadre concesso alle principali federazioni. Una riforma che, come abbiamo accennato in precedenza, aveva avuto luogo anche con la Mitropa e che scatenò a suo tempo un feroce dibattito sul format della manifestazione. <strong>La riforma avvenne per una ragione ben precisa</strong>: quell&#8217;anno, per la prima volta, venne minacciata la fondazione di una Super Lega. </p>



<figure class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1201-1024x1024.jpg" alt="" data-id="4954" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1201.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4954" class="wp-image-4954" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1201-1024x1024.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1201-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1201-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1201-768x768.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1201.jpg 1201w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1519771754_108999_1519771855_noticia_normal-1024x576.jpg" alt="" data-id="4955" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1519771754_108999_1519771855_noticia_normal.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=4955" class="wp-image-4955" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1519771754_108999_1519771855_noticia_normal-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1519771754_108999_1519771855_noticia_normal-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1519771754_108999_1519771855_noticia_normal-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/04/1519771754_108999_1519771855_noticia_normal.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">Messi e Cristiano Ronaldo: due dei maggiori simboli del calcio europeo degli ultimi anni</figcaption></figure>
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		<title>Com&#8217;è cambiata la cartina calcistica dell&#8217;Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jo Araf]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2020 15:25:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A livello calcistico l&#8217;Europa, ed in parte il Sudamerica, ha subito nel corso dei decenni continue metamorfosi che hanno alterato i rapporti di forze tra [&#8230;]</p>
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<p><em>A livello calcistico l&#8217;Europa, ed in parte il Sudamerica, ha subito nel corso dei decenni continue metamorfosi che hanno alterato i rapporti di forze tra le varie nazionali. Potrebbe sorprendere pensare al fatto che superpotenze del pallone come Germania, Olanda, Spagna o Francia non fossero che delle comparse durante gli anni nei quali il calcio iniziava ad attecchire in tutta Europa. Non solo: alcune di queste &#8211; Germania e Olanda &#8211; avrebbero deciso di virare sul modello professionistico anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Sembra incredibile a dirsi ma la Germania vinse il suo primo mondiale, quello del 1954, con una nazionale formata da dilettanti. Eccetto la vittoria dell&#8217;Uruguay nel 1930 si tratta di un caso davvero unico, e nonostante sia giusto puntualizzare come il dilettantismo nel mondo del calcio contemplasse nella maggior parte dei casi rimborsi sottobanco corrisposti ai giocatori, questo dato ci indica come in alcune nazioni europee non fosse ancora stato fatto un tentativo di convertire il calcio in un vero e proprio business.  A titolo di esempio prendiamo <strong>Johann Cruyff</strong>: all&#8217;unisono considerato il più grande calciatore della storia del calcio olandese,<strong> fu il secondo Tulipano ad ottenere un contratto professionistico dopo Piet Keizer. Tutto ciò nel nel 1971</strong>, a quasi 50 di distanza dagli anni nei quali il calcio era diventato professionistico in altre nazioni europee.  </em></p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong>Il Calcio, un prodotto Made in England</strong></h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="448" height="267" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/blackburn.png" alt="" class="wp-image-1736" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/blackburn.png 448w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/blackburn-300x179.png 300w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /><figcaption>Una foto del Blackburn Rovers durante la stagione 1910-1911. Al tempo il Blackburn era una delle più forti <br>formazioni inglesi e faceva scuola ogni volta che veniva invitata a disputare amichevoli nell&#8217;Europa continentale.</figcaption></figure></div>



<p>Il calcio fa la sua comparsa in Europa a cavallo tra la fine del 19esimo e l&#8217;inizio del 20esimo ed attecchisce in particolar modo nelle metropolis europee più fiorenti. Ragazzi di ogni età ed estrazione sociale si ritrovano nei parchi, nelle aiuole ed in parcheggi abbandonati per prendere a calci un oggetto sferico, per molti una novità.  Di solito chi importava il calcio in Italia e nelle altre nazioni del Vecchio Continente &#8211; in una prima fase le regioni facenti parte dell&#8217;Impero austroungarico &#8211; erano impiegati britannici alle dipendenze di società inglesi che si erano trasferiti a lavorare in Europa. Sfruttando l&#8217;aumentato tempo libero del quale gli operai avevano iniziato a beneficiare in quegli anni in diversi paesi, viene fatto un tentativo di promuovere due attività: il calcio, appunto, ed il cricket. Per questo motivo <strong>diverse delle prime società di calcio che comparvero in Europa riportavano la dicitura &#8216;&#8230;..Football and Cricket Club&#8217;, o &#8216;Cricket and Football Club&#8217;</strong>. Genoa, Milan o il Vienna Cricket and Football Club, poi diventato Austria Vienna, sono solo alcuni esempi. Ma nel giro di qualche anno, per qualche ragione ignota ma che si presta ad interessantissime analisi sociologiche, la passione per il calcio esplode mentre quella per il cricket, concesso che fosse mai nata, implode senza mai arrivare ad un vero e proprio sviluppo. </p>



<p>Essendo il calcio nato in epoca vittoriana, <strong>nei primi anni del &#8216;900 l&#8217;Inghilterra</strong> &#8211; che ha alle spalle più di 30 anni di attività &#8211; <strong>domina incontrastata la scena</strong>. Al fine di promuovere il neonato movimento sportivo, i deus ex machina del calcio europeo del tempo organizzano sovente incontri amichevoli disputati in estate tra formazioni britanniche e continentali. Se da un lato le partite terminano spesso con punteggi tennistici, dall&#8217;altro quei confronti hanno l&#8217;effetto di migliorare e plasmare il gioco degli europei. Nel 1912, quando le principali formazioni del continente vengono invitate ai Giochi Olimpici di Stoccolma, sono propri i britannici a trionfare. Il trionfo non lascia spazio a dubbi: ci vorranno anni prima che il calcio dell&#8217;Europa continentale possa pensare di competere con quello inglese. In uno di questi incontri, i quarti di finale, la Gran Bretagna fa carne trita di una delle migliori formazioni dell&#8217;Europa centrale, l&#8217;Ungheria, una compagine che annovera una folta schiera di calciatori del Ferencvaros, la squadra di punta in quegli anni dell&#8217;Impero austroungarico. Borbas, Brody e Schlosser sono per molti i migliori interpreti a livello continentale dei rispettivi ruoli, ma i britannici sono troppo avanti ed il 7-0 finale ben riassume la differenza tra le due nazionali. Non è un caso che proprio in quegli anni diversi allenatori inglesi e scozzesi giungono nel continente con una missione ben precisa: insegnare calcio ed elevare il livello dei calciatori europei. I frutti arriveranno, ma bisognerà pazientare qualche anno, anche perché ad interrompere parzialmente quel processo ci avrebbe pensato la Grande guerra. </p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong>Il primo dopoguerra: gli allievi insidiano i maestri</strong></h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="467" height="499" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/1938-3.png" alt="" class="wp-image-1738" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/1938-3.png 467w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/1938-3-281x300.png 281w" sizes="(max-width: 467px) 100vw, 467px" /><figcaption>Giuseppe Meazza e Gyorgy Sarosi, capitani di Italia ed Ungheria, <br>prima della finale mondiale del 1938</figcaption></figure></div>



<p>Il cessate il fuoco del 1918 rappresenta un momento cruciale per lo sviluppo del calcio nei decenni a seguire. Tra mille difficoltà economiche e sociali vi è anche una grande volontà di ricominciare, e nonostante alcune inevitabili frizioni nel giro di pochi anni dall&#8217;Europa &#8211; dalla Mitteleuropa, quella che solo qualche anno prima era sotto l&#8217;Impero austroungarico &#8211; arrivano segnali confortanti: <strong>il calcio diventa professionistico. Siamo attorno alla metà degli anni &#8217;20 e non è che la prima conquista di un movimento che ora, a distanza di quasi 30 anni dalla sua nascita, mostra una maturità paragonabile a quella del calcio britannico</strong>. L&#8217;Inghilterra, ovviamente, rimane la nazionale più forte ma la sua egemonia inizia a scricchiolare: ai Giochi Olimpici del 1920 viene sorprendentemente sconfitta dalla Norvegia e nel 1926 anche le sue squadre di club iniziano a mostrare qualche segno di cedimento: le formazioni di Vienna dimostrano di aver ridotto il gap in alcune amichevoli disputate contro una delle migliori formazioni inglesi, l&#8217;Arsenal. Arsenal-Rapid finisce 3-3 e dopo la vittoria per 5-3 dell&#8217;Arsenal contro l&#8217;Austria Vienna gli inglesi vengono battuti da una selezione mista delle due squadre austriache. Tuttavia, la vera regina del calcio europeo tra le due guerre è l&#8217;Italia di Vittorio Pozzo: gli azzurri vincono due Mondiali, due Coppe Internazionali &#8211; una sorta di Europeo del tempo &#8211; del tempo ed i Giochi Olimpici di Berlino del 1936. Ma c&#8217;è di più: tra le due guerre gli incontri internazionali diventano via via più frequenti. <strong>Nasce la Coppa dell&#8217;Europa Centrale</strong> &#8211; manifestazione che raduna le formazioni europee di punta &#8211; mette ogni estate di fronte le squadre italiane a quelle austriache, ungheresi e cecoslovacche. Nel 1940 &#8211; anno nel quale la competizione verrà interrotta &#8211; il palmares della manifestazione riporterà due vittorie italiane &#8211; entrambe ad opera del Bologna, quattro austriache, quattro ungheresi e tre cecoslovacche. Segno che il grande calcio, almeno a livello europeo, si gioca in Italia e nella Mitteleuropa. Non fu forse un caso che nel 1934 e nel 1938 l&#8217;Italia batté a turno in finale proprio Cecoslovacchia ed Ungheria. </p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong>Il secondo dopoguerra: il canto del cigno dei danubiani</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="534" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/1954_banner-1024x534.jpg" alt="" class="wp-image-1739" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/1954_banner-1024x534.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/1954_banner-300x157.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/1954_banner-768x401.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/1954_banner.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Un&#8217;immagine della finale della Coppa del Mondo del 1954 tra Germania ed Ungheria: Morlock mette a segno la prima rete per i tedeschi</figcaption></figure>



<p>Il secondo dopoguerra porta anch&#8217;esso novità non di poco conto. Nel 1950 ricominciano i Mondiali e ad ospitare la manifestazione è il Brasile. Si tratta della prima edizione alla quale partecipa l&#8217;Inghilterra che non ne esce benissimo: viene eliminata in un girone a quattro con Cile, Spagna e Stati Uniti, che ieri come oggi erano un Cenerentola, e colleziona solamente due punti. Ma <strong>la sconfitta più cocente subita dai britannici avviene nel 1953: l&#8217;Inghilterra ospita un&#8217;Ungheria che rispetto qualche anno prima ha fatto un ulteriore salto di qualità ed il verdetto del campo è implacabile: l&#8217;Ungheria spadroneggia e batte i propri maestri 3-6</strong>. Si tratta della prima sconfitta che la nazionale inglese subisce sul proprio terreno. L&#8217;anno successivo il copione si ripete a Budapest: l&#8217;Ungheria batte 7-1 gli inglesi e si riconferma la migliore formazione europea, forse mondiale. I Mondiali, tra l&#8217;altro, sono alle porte e Puskas e compagni sono per tutti i favoriti. Arriveranno dritti in finale dopo aver dominato il proprio girone ed aver eliminato successivamente Brasile ed Uruguay. Perderà a sorpresa in finale contro la Germania, una nazionale che aveva strapazzato nel giro appena due settimane prima con un sonoro 8-3. La Germania, tra l&#8217;altro, è un caso interessante: non l&#8217;abbiamo ancora citata dal momento che fino al 1954 ha sempre recitato il ruolo della comparsa. Una nazionale perdente che per via della sua modestia è sempre stata snobbata dalle proprie rivali. Le sue formazioni non sono mai state invitate a disputare la Coppa dell&#8217;Europa centrale e la nazionale non ha mai partecipato alla Coppa Internazionale. Ha si ottenuto un terzo posto nel 1934 ma poi, nel 1938, è uscita al primo turno contro la Svizzera. E nel 1954, quando appunto vince il primo Mondiale della sua storia, il calcio tedesco è ancora dilettantistico. Tuttavia si manifesta una tendenza che accompagnerà la nazionale tedesca anche più in là negli anni: la possibilità di contare su uno zoccolo duro composto da calciatori di una singola squadra, nel caso del 1954 il Kaiserslautern, formazione che da alla nazionale ben 5 giocatori tra i quali il leader e capitano Fritz Walter. In ogni caso è interessante notare come nel podio iridato, oltre all&#8217;Ungheria, trovi spazio l&#8217;Austria. L&#8217;Austria arriva terza, un traguardo che non avrebbe più ottenuto. Anche per l&#8217;Ungheria l&#8217;edizione svizzera dei Mondiali è una sorta di canto del cigno: non si sarebbe più ripetuta. Dopo aver messo in bacheca un&#8217;oro olimpico nel 1952, aver vinto la Coppa Internazionale nel 1953 e, appunto, essersi presentata a Berna da favorita, avrebbe cessato di competere sui palcoscenici più prestigiosi. Nel 1956, difatti, scoppia la Rivoluzione Ungherese ed in seguito all&#8217;invasione dei carri armati sovietici molti fuoriclasse scappano cambiando, oltre che squadra, nazionalità. Uno di questi è proprio Puskas che assieme ad Alfredo Di Stefano, per molti il migliore calciatore della storia, farà man bassa di trofei. Il trofeo che Di Stefano e compagni alzeranno per cinque volte consecutive tra il 1955 ed il 1960 è l<strong>a neonata Coppa Campioni, competizione che segna l&#8217;ingresso della Spagna, o quantomeno del Real Madrid, nel pantheon del calcio mondiale</strong>. La nazionale iberica invece non decolla: nel 1958, in un momento nel quale il calcio spagnolo sembra aver raggiunto un&#8217;evidente maturazione e sfoggia fuoriclasse del calibro di Gento, Amancio e Suarez, la nazionale non riesce a qualificarsi agli imminenti mondiali.  Con il declino delle nazionali danubiane, un&#8217;Italia non del tutto competitiva ed una Germania che ha perso lo smalto di qualche anno prima all&#8217;Europa manca una vera e propria formazione di punta. Nascono dei fenomeni calcistici interessanti come la Svezia, nazione che ospita il Mondiale del 1958 arrivando in finale ma <strong>a dominare il calcio di quegli anni sarà una formazione sudamericana: il Brasile di Pelé e Garrincha</strong>.</p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong>All&#8217;ombra di Pelé e Garrincha</strong></h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/unnamed-1.jpg" alt="" class="wp-image-1741" width="470" height="279" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/unnamed-1.jpg 375w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/unnamed-1-300x178.jpg 300w" sizes="(max-width: 470px) 100vw, 470px" /><figcaption>Garrincha e Pelé, protagonisti assoluti della prima <br>era dorata del calcio brasiliano</figcaption></figure></div>



<p>L&#8217;egemonia verdeoro andrà avanti fino al 1970. I brasiliani vinceranno tre Coppe del Mondo su quattro imponendosi per la prima volta nella loro storia come la nazionale più forte al mondo. <strong>Il panorama europeo, tuttavia, è foriero di novità</strong>: il Benfica &#8211; che è guidato da un tecnico ungherese, Bela Guttmann &#8211; vince due Coppe Campioni consecutive tra il 1961 e il 1962 prima che le squadre di Milano  si spartiscano il trofeo per tre volte di fila, una volta il Milan e due l&#8217;Inter. La nazionale azzurra, tuttavia, delude ampiamente nel 1966 e nel 1970: una generazione di calciatori matura incontra il Brasile nell&#8217;ennesima finale disputata dai sudamericani ma si sgretola: i verdeoro vincono con un inappellabile 4-1. Ad anni di distanza riesce più facile cogliere le ragioni per le quali il calcio brasiliano fosse così all&#8217;avanguardia: il Brasile trionfò per tre volte schierando sempre giocatori provenienti da club locali, mentre nella lontana Europa Inter e Milan avevano sollevato il trofeo più ambito anche grazie all&#8217;apporto di calciatori brasiliani come Dino Sani, Altafini e Jair, che nella nazionale brasiliana non riuscivano a ritagliarsi uno spazio per via di una spietata concorrenza. </p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong>Olanda e Germania: due facce di un continente</strong></h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="660" height="436" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/download-6.jpg" alt="" class="wp-image-1742" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/download-6.jpg 660w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/download-6-300x198.jpg 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /><figcaption>Cruyff e Beckenbauer, simboli di Olanda e Germania, si stringono la mano <br>prima della finale mondiale del 1974</figcaption></figure></div>



<p>Ma il calcio come abbiamo visto è ciclico e propone sempre fenomeni nuovi o di ritorno, Gli anni &#8217;70 mettono in vetrina una nazionale che, al netto di alcuni alti e bassi, sarebbe resistita ai vertici del calcio europeo anche negli anni a seguire: l&#8217;Olanda. <strong>L&#8217;Olanda si caratterizza per un calcio innovativo, fatto di scambi di posizione ed un&#8217;attitudine offensiva</strong>. Questo stile passerà alla storia come Calcio Totale e nonostante la nazionale non alzerà alcun titolo &#8211; disputerà due finali mondiali &#8211; le sue squadre di club tra il &#8217;70 e il &#8217;74 vincono la Coppa Campioni per ben quattro volte. A fare da apripista è il Feyenoord nel 1970 a cui seguiranno poi le tre vittorie consecutive ottenute dall&#8217;Ajax. Ad iniziare questo ciclo è Rinus Michels, a proseguirlo e terminarlo è Stefan Kovacs, un altro allenatore di origine magiara. Tra i fenomeni di ritorno annoveriamo invece la ricomparsa ad alti livelli della Germania: rispetto all&#8217;Olanda <strong>la Germania non incanta, non si connota per innovazioni particolare ma è terribilmente cinica e vincente</strong>. Così come nel 1954 vince il suo secondo Mondiale da sfavorita ma questa il verdetto del campo sorprende fino ad un certo punto: l&#8217;undici tedesco include fuoriclasse del calibro di Franz Beckenbauer, Gerd Muller e Wolfgang Overath solo per citarne alcuni, calciatori che segneranno in maniera indelebile la storia del calcio. Non è un probabilmente un caso che terminato il ciclo dei lancieri di Amsterdam sarà proprio il Bayern Monaco &#8211; ora la formazione di riferimento del Paese &#8211; a vincere tre Coppe Campioni consecutive. Chi sembra essere totalmente scomparsa dalla &#8216;cartina dell&#8217;Europa che conta&#8217; sono gli inglesi: i calciatori di Sua Maestà hanno si vinto il Mondiale casalingo del 1966 spezzando momentaneamente il dominio del Brasile ma a livello di club &#8211; siamo verso la seconda metà degli anni &#8217;70 &#8211; i trionfi sono pochi. Ma <strong>il vero boom del calcio britannico, al di là dei primissimi anni, è alle porte: Tra Liverpool, Nottingham Forest- per molti una sorpresa &#8211; ed Aston Villa gli inglesi vincono cinque Coppe Campioni consecutive</strong> riuscendo così, almeno in parte, a togliersi di dosso l&#8217;etichetta di perdenti. Solo in parte, però, perché nel 1978 la nazionale inglese non si qualifica nemmeno per i Mondiali.</p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong>Un panorama frammentato</strong></h2>



<figure class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="450" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/steaua-champions-86-wp.jpg" alt="" data-id="1744" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/steaua-champions-86-wp.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=1744" class="wp-image-1744" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/steaua-champions-86-wp.jpg 800w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/steaua-champions-86-wp-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/steaua-champions-86-wp-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="168" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/download-7.jpg" alt="" data-id="1745" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/download-7.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=1745" class="wp-image-1745"/></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">Steaua Bucarest e Stella Rossa, due delle novità più interessanti <br>del panorama europeo degli anni &#8217;80</figcaption></figure>



<p><strong>Gli anni &#8217;80, da un certo punto di vista, mostrano un livellamento di forze</strong>. Da un certo punto di vista sembrano essere tornati agli anni tra le due guerre, quando le nazionali del continente si spartivano spesso equamente i trofei in palio. Quello che va dal 1980 al 1990 è un decennio in cui manca un vero e proprio ciclo ad appannaggio di un club o di una nazionale: se negli anni &#8217;50 il Real ha dominato per cinque anni di fila, negli anni &#8217;60 l&#8217;Italia ha ottenuto tre successi consecutivi grazie a Milan ed Inter e lo stesso è capitato ad Olanda e Germania negli anni &#8217;70, nel 1980 lo scettro di migliore nazionale europea è contesissimo: <strong>a vincere la principale coppa europea sono in tanti</strong>, e tra questi ci sono anche due novità assolute, la Steaua Bucarest e la Stella Rossa. Proprio per questa ragione eleggere una nazionale o un club di spicco non è facile, tenendo anche presente il fatto che la stessa competitività si ripresenta anche nei confronti tra nazionali. Nel 1984, ad esempio, a vincere gli Europei è la Francia, una new entry assoluta. </p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong>La Legge Bosman: una progressiva perdita di identità</strong></h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="638" height="425" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/barcellonaguardiola.jpg" alt="" class="wp-image-1750" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/barcellonaguardiola.jpg 638w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/barcellonaguardiola-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /><figcaption>Il Barcelona di Pep Guardiola, una formazione che contrariamente a molte altre <br>è riuscita a basare i propri successi sul proprio settore giovanile</figcaption></figure></div>



<p>Gli anni &#8217;90 seguono su per giù lo stesso copione: il calcio è oramai un movimento maturo &#8211; e professionistico &#8211; in tutta Europa e le sorprese sono sempre dietro l&#8217;angolo. Manca una formazione che la fa da padrone e l&#8217;equilibrio si riverbera anche quando ad affrontarsi sono le selezioni nazionali. La Francia, tuttavia, conferma che il successo ottenuto agli Europei non era che l&#8217;inizio di un percorso: una delle sue formazioni, il Marsiglia, vince la Coppa Campioni e nel 1998 la nazionale transalpina mette le mani anche sulla sua prima Coppa del Mondo. Sono anni nei quali il calcio europeo viene riformato e da un certo punto di vista stravolto: nel 1995 entra in vigore la <strong>Legge Bosman</strong>, un momento decisivo del quale abbiamo già discusso ma che mi ritrovo costretto a menzionare per spiegare le evoluzioni degli anni successivi. La Bosman, <strong>nata inizialmente per disciplinare la situazione di quei calciatori che rimanevano di proprietà dei loro club nonostante contratti scaduti, finì per eliminare quasi ogni vincolo relativo all&#8217;acquisto di calciatori dall&#8217;estero</strong>. A partire dal 1995 sarebbe stato più difficile parlare di identità con riferimento al calcio: se prima le squadre venivano forgiate a partire dal vivaio adesso, dati i nuovi orizzonti, le società, soprattutto quelle più abbienti, avrebbero iniziato ad investire molto di più. Così, il calcio italiano sarebbe diventato un po&#8217; meno &#8216;all&#8217;italiana&#8217;, quello olandese un po&#8217; meno &#8216;totale&#8217; &#8211; nonostante l&#8217;Ajax avrebbe tentando di rimanere fedele al suo credo &#8211; e quello inglese un po&#8217; meno all&#8217;insegna del noto kick and rush. </p>



<p>Uno dei principali anelli di congiunzione tra il calcio pre-Bosman e quello post è probabilmente il Barcelona. Il Barcelona, diventato grande sotto l&#8217;egida di Pep Guardiola, è rimasto parzialmente immune dagli scombussolamenti che hanno riguardato l&#8217;intero movimento calcistico ed è riuscito a diventare grande attingendo dal settore giovanile e lanciando giovani calciatori spagnoli, al netto di una nobilissima eccezione, in prima squadra. La filosofia del Barcelona, tuttavia, è solo in parte un prodotto locale: il fautore è Johann Cruyff, che prima da calciatore e poi da tecnico aveva &#8216;evangelizzato&#8217; i blaugrana convertendoli al credo calcistico tanto caro agli olandesi. Sono gli anni nei quali fiorisce la miglior generazione iberica di sempre, l&#8217;unica capace di vincere un Mondiale e di ripetere in parte ed attraverso due squadre, il Barcelona, appunto, ed il Real Madrid, i trionfi europei ottenuti dai Blancos negli anni &#8217;50. Ma il caso del Barcelona, ovvero quello di una formazione capace di rimanere indenne ai cambiamenti sopra descritti, è più unico che raro e negli ultimissimi anni ha iniziato a vacillare.</p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong>E oggi?</strong></h2>



<figure class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="450" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/1_1531674944__rend_4_3.jpg" alt="" data-id="1751" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/1_1531674944__rend_4_3.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=1751" class="wp-image-1751" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/1_1531674944__rend_4_3.jpg 600w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/1_1531674944__rend_4_3-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/701969-belgium-afp-national-team-2-1024x576.jpg" alt="" data-id="1752" data-full-url="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/701969-belgium-afp-national-team-2.jpg" data-link="https://gameofgoals.it/?attachment_id=1752" class="wp-image-1752" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/701969-belgium-afp-national-team-2-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/701969-belgium-afp-national-team-2-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/701969-belgium-afp-national-team-2-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/10/701969-belgium-afp-national-team-2.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">Due delle sorprese più belle degli ultimi Mondiali: Croazia e Belgio</figcaption></figure>



<p>Volgendo uno sguardo al presente, anche l&#8217;ultimo decennio ha presentato delle novità: sono nate delle belle realtà come il Belgio, presentatosi tra i favoriti ai Mondiali del 2018 e la Croazia, per la prima volta finalista. <strong>Il calcio contemporaneo, oltre a caratterizzarsi sempre per una progressiva perdita d&#8217;identità ed un melange culturale sempre più accentuato, è anche figlio della realtà globale in cui viviamo</strong>. Un fenomeno che è una novità solo per alcuni: già negli anni &#8217;20 e &#8217;30, a ben vedere, alcune nazionali annoveravano tra le proprie fila calciatori nati all&#8217;estero. Il caso più eclatante era quello dell&#8217;Austria la cui nazionale era composta in buona parte da calciatori di origine boema le cui famiglie, in circa di una migliore prospettiva di vita, si trasferivano nella capitale dell&#8217;impero. Oggi l&#8217;Austria non è più una superpotenza del calcio ma Vienna calamita ancora diverse famiglie provenienti da paesi meno abbienti e non sono pochi i calciatori di origine straniera, turca soprattutto, a nascere a Vienna ed imporsi nei principali club locali. Ed ovviamente il melting pot non è una novità né in Francia, né in Inghilterra, né in Belgio e né in Portogallo, paesi con alle spalle una lunga tradizione coloniale. Ma lo è ad esempio in Germania ed in parte in Italia, nazioni diventate nel tempo via via meno autoctone. </p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2020/11/01/come-cambiata-la-cartina-calcistica-delleuropa.html">Com&#8217;è cambiata la cartina calcistica dell&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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