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Le 5 migliori squadre europee anno per anno dal 1971 al 1975

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Proseguiamo la nostra esplorazione del calcio europeo per club avventurandoci negli anni ’70, la decade che porta il calcio, definitivamente, nella modernità, e che vede sventolare la bandiera del nord Europa: le squadre latine restano a bocca asciutta in Coppa dei Campioni e i pochi titoli conquistati nelle altre competizioni europee tolgono poco all’evidente supremazia “protestante”.

1970-1971

Il giovane Ajax è il miglior collettivo d’Europa almeno dalla stagione precedente, e uno dei più spettacolari e brillanti da tre o quattro anni, ma è nel 1971 che la sua superiorità sulla concorrenza diventa ufficiale: messi da parte certi svolazzi e certe ingenuità, gli ajacidi cedono il passo agli acerrimi rivali del Feyenoord in casa, ma in Europa dettano legge e lo fanno grazie a un calcio nuovo, in cui sfumano i contorni del concetto di ruolo e in cui quasi tutti fanno quasi tutto: Krol è una sorta di meravigliosa mezzala che difende come il migliore dei terzini, Neeskens è un universale praticamente senza precedenti e poi c’è ovviamente Cruijff che indica la direzione verso il futuro. L’Ajax si muove in sintonia con la storia e i suoi fermenti culturali, e dopo aver dominato Celtic e Atletico Madrid supera il Panathinaikos a Londra con una gara meno arrembante di altre (Michels ricorda bene la lezione di Madrid).

L’inizio del decennio è colorato di arancione e il Feyenoord, che compie l’impresa di superare l’Ajax in casa, è naturalmente una delle migliori squadre del periodo: i suoi due cervelli (van Hanegem e Happel) orchestrano un calcio totale meno dispendioso e rock, più mitteleuropeo, ragionato e rigoroso, ma non meno efficace.

Il colpo di coda della Grande Inter merita una menzione nella cinquina: quando gli anni d’oro sembrano un ricordo lontano e i campioni nerazzurri sembrano tutti precocemente declinati, ecco che arriva lo scatto d’orgoglio che nessuno si aspetta. I leader nerazzurri si amministrano più o meno da soli e tornano ai loro antichi fasti, con Mazzola che gioca a tutto campo e Mario Corso che disputa la stagione della vita, reinventato regista per sostituire l’Architetto spagnolo e capace di giocare con una continuità forse sempre mancata nelle stagioni precedenti.

In Inghilterra sono gli anni del Dirty Leeds: in campionato i Gunners hanno la meglio per un punto, ma la sensazione è che il Leeds, in testa per tutto il campionato e sino alla penultima giornata, abbia buttato alle ortiche un titolo già vinto. Per loro fortuna, i ruvidi campioni guidati da Don Reevie e dal piccolo e infaticabile Bremner si riscattano in Europa, vincendo la Coppa delle Fiere al termine di due partite combattute ed equilibrate contro la Juventus.

In Germania Ovest esplode definitivamente la rivalità tra il Borussia Mönchengladbach e il Bayern Monaco, e nel 1971 la spuntano i renani, collettivo superlativo che seppellisce spesso di reti i malcapitati avversari, ispirato dal genio di Netzer e guidato dalla grinta del mastino Vogts, dalla corsa infinita di Bonhof, dal senso del gol di Heynkes.

1971-1972

Se nel 1971 gli ajacidi concedono qualcosa in campionato, nel 1972 toccano l’apice quanto a efficacia: Kovacs, subentrato a Michels, allenta la presa delle regole del generale Rinus e così gli olandesi possono dare libero sfogo a tutta la loro gioiosa anarchia. L’Ajax del 1972 lascia a distanza notevole il Feyenoord in casa in Europa è una macchina da calcio che domina, vince, e convince, e negli altri Paesi in molti si grattano la testa mentre cercano di decifrare il calcio dei biancorossi.

L’ultimo ballo della grande Inter le regala un’ultima citazione: i nerazzurri hanno perso lo smalto dell’anno precedente e in campionato finiscono quinti, ma in Europa, puntando su carattere e difesa, le loro armi tradizionali, raggiungono un’inattesa finale, che perdono dopo essersi battuti al meglio delle loro possibilità contro una squadra in quel momento quasi invincibile.

L’Inter raggiunge la finale, ma la seconda squadra d’Europa nel 1972 è probabilmente già il Bayern Monaco: stavolta in casa non ce n’è per nessuno, Gerd Müller mette a referto 40 reti e il Kaiser gioca da pallone d’oro, mentre tutto il resto della squadra, a partire dal fuoriclasse “maoista” Paul Breitner, esprime un calcio di grandissima solidità ed efficacia.

Nel 1972 rivede la luce anche la Juventus: i giovanissimi Causio e Bettega sono i due campioni e uomini chiave di una squadra giovane, solida e che in campionato fa il vuoto, preparandosi a dare l’assalto all’Europa.

In Inghilterra il Leeds United perde ancora una volta il titolo in maniera inopinata, per un punto, superato all’ultima giornata dal Derby County allestito dal genio sardonico di un giovane tecnico destinato a una discreta carriera (tale Brian Clough); nel frattempo, il Tottenham mette le mani sulla Coppa UEFA.

In Spagna è l’anno del Real Madrid, per l’ennesima volta, mentre in Scozia l’Old Firm vede il Celtic trionfare in casa e i Rangers prendersi la Coppa delle Coppe, e forse sono proprio i Celtics a meritare due parole: dominano il campionato e in Coppa dei Campioni escono solo in semifinale, ai rigori, al termine della rivincita concessa dal destino all’Inter, cinque anni dopo Lisbona. L’epoca della Quality Street Bang raggiunge il suo apice e gli scozzesi, che da diversi anni si sono ambientati ai piani alti, sono una delle migliori squadre in circolazione.

1972-1973

Prosegue l’ineguagliabile epopea del grande Ajax, che disputa forse la stagione più spettacolare: consapevoli della propria forza, gli olandesi non rinunciano a vezzi e svolazzi, esprimono un calcio immaginifico, in Coppa dominano il Bayern con un 4-0 un po’ severo e in finale, pur se non troppo brillanti, chiudono la Juventus in area e si prendono il terzo titolo consecutivo. In campionato, per completare l’opera, superano il Feyenoord di due punti, confermandosi come la squadra più bella e forte in circolazione.

L’unica formazione che per lignaggio tecnico possa sulla carta impensierire gli ajacidi è il sempre più maturo Bayern Monaco, che in Bundesliga controlla campionato e avversari dalla prima all’ultima giornata e in Europa subisce una lezione dagli olandesi, ma una lezione il cui largo risultato non rispecchia l’effettiva distanza tra le due squadre.

La Juventus perde la terza finale europea della sua storia, ma per la prima volta si affaccia tra le grandissime del Vecchio Continente: forte di una difesa solidissima, esaltata da un Dino Zoff formato pallone d’oro, la Juve vince anche il campionato, grazie a una rosa di valore (Capello, Causio, il vecchio genio tedesco Haller, Morini, Furino, Bettega, il vecchio leone Altafini).

Torna tra le grandi, ed è destinato a restarci a lungo, il Liverpool: i Reds superano i Gunners al termine dell’ennesima stagione inglese all’insegna del grande equilibrio, e nel frattempo vince la Coppa UEFA, dimostrando all’Europa che le competizioni continentali possono diventare per i ragazzi del Mersey terra di conquista. La finale UEFA è il primo capitolo di una rivalità destinata a segnare tutta la decade, quella con i tedeschi del Borussia Mönchengladbach, altra grandissima del calcio europeo che si appresta a vivere le stagioni migliori della sua storia.

Da una parte, il demonico Keegan diventa uno dei migliori giocatori d’Europa, dall’altra il bomber Heynkes fa altrettanto, e allora che il lungo duello abbia inizio.

1973-1974

Finisce l’epoca dell’Ajax, perché come sappiamo tutti Johan emigra a Barcellona e la squadra cede di schianto, prima dell’ultimo ballo nella vicina Germania Ovest, e si consolida la supremazia dei bavaresi: il Bayern Monaco, un po’ come il Real Madrid dell’ultimo decennio, non è quasi mai la squadra migliore, più bella o convincente d’Europa, ma grazie a una mentalità straordinaria e ai suoi fenomeni è sempre della partita e fa incetta di trofei.

Il 1974 è l’anno del calcio tedesco e in particolare del Bayern, che vince la sfida con il Borussia per un punto, al termine di un campionato esaltante ed equilibratissimo, e si prende la Coppa dei Campioni contro l’Atletico Madrid, al termine dell’unica doppia finale della storia, dopo aver agguantato il pareggio nei secondi finali della prima partita (sono l’unico che pensa a Sergio Ramos nel 2014?).

Il Feyenoord campione d’Olanda e vincitore della Coppa UEFA rimette Rotterdam davanti ad Amsterdam, nelle gerarchie nazionali, e vive una stagione trionfale, telecomandato sempre dal genio cerebrale di van Hanegem, che ispira numerosi nazionali.

In Inghilterra il Leeds United smette di collezionare secondi posti e vince la First Division, probabilmente il campionato più equilibrato del Continente, con pieno merito: il suo calcio spigoloso ma anche di qualità si impone senza indugio sulla Gran Bretagna.

Per il quarto nome, torno a puntare il mirino verso l’Europa dell’est, che oltre la Cortina di Ferro sta costruendo i propri miti: la Dinamo Kiev, fautrice di un calcio futurista e per gli occidentali quasi inspiegabile per ritmi, fisicità e corsa senza fine, vanta uno dei migliori giocatori del mondo, l’atleta superlativo Oleg Blochin, e regala l’ossatura alla temibile nazionale sovietica. In campionato la squadra di Kiev domina e i tempi sembrano maturi anche per i palcoscenici continentali.

Da ultimo, dopo un decennio abbondante di semi-anonimato torna a sventolare la bandiera della Catalogna: il Barcellona, ingaggiati i suoi mentori olandesi, e trascinato in campo da un Cruijff ispirato come forse mai gli era capitato in carriera, conquista la Liga e lo fa in modo trionfale, con il fiore all’occhiello della manita rifilata al Real Madrid. Per i catalani, l’arrivo di Cruijff inaugura una nuova fase nella storia del club, una fase destinata a dare i suoi frutti migliori a partire da fine anni ’80.

1974-1975

Il Bayern Monaco si conferma sul trono d’Europa, al termine della stagione 74/75, ma a mio avviso la squadra migliore d’Europa è la Dinamo Kiev.

Gli ucraini, già capaci di risaltare in tutto il loro splendore futurista nel corso della stagione precedente, fanno il vuoto: la squadra di Valerij Lobanovs’kyj esprime il calcio più efficace d’Europa, una sorta di versione collettivista (fino al parossismo) del nuovo calcio totale, e lo fa anche grazie a una preparazione fisica modernissima, che la agevola nella conquista di uno storico “tripletino” (campionato sovietico, Coppa delle Coppe e poi Supercoppa Europea, strappata al Bayern) e che regala al suo fuoriclasse Blochin il pallone d’oro.

Al secondo posto, voto la Juventus di Carlo Parola, che si riprende la Serie A in grande stile, mentre tra le sue fila Zoff si conferma un titano e sboccia “il più grande”, Gaetano Scirea, che disputa una stagione straordinaria per impatto “sui due lati del campo”, come si direbbe nella pallacanestro, solo che qui stiamo parlando di un libero che gioca nel calcio italiano degli anni ’70.

Il Leeds United in First Division fatica a reggere il passo, anche perché la sua rosa non è molto larga, ma in Coppa dei Campioni è probabilmente la squadra migliore, specie nel corso delle due semifinali contro il Barcellona, che vince con pieno merito. A Parigi, gli inglesi si dimostrano superiori al Bayern Monaco, ma perdono per alcuni episodi controversi che scatenano la furia degli hooligans. Per il Dirty Leeds, la coppa sfumata sul più bello è il canto del cigno di un ciclo decennale, mentre il Bayern, che sorprende negativamente tutta la Germania Ovest in Bundesliga, in Europa riprende le fila del discorso iniziato l’anno precedente e porta in Baviera la seconda Coppa della sua storia. I bavaresi non entusiasmano praticamente mai, ma sono cinici ed efficaci quanto basta per vincere.

Per il quinto nome, restiamo in Germania Ovest, perché la formazione migliore del calcio tedesco nel 74/75 è il Borussia Mönchengladbach: i suoi giocatori chiave hanno raggiunto la piena maturità, Heynkes segna più del dirimpettaio Gerd a Monaco, Vots è ancora uno dei migliori difensori del mondo, il piccolo funambolo Simonsen si consacra come campione e in generale i renani esprimono probabilmente il miglior calcio d’Europa, se escludiamo la Dinamo Kiev.

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