<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Addetti ai lavori Archivi - Game of Goals</title>
	<atom:link href="https://gameofgoals.it/category/ritratti/addetti-ai-lavori/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://gameofgoals.it/category/ritratti/addetti-ai-lavori</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 09 May 2026 16:00:04 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2020/07/cropped-Favicon-32x32.png</url>
	<title>Addetti ai lavori Archivi - Game of Goals</title>
	<link>https://gameofgoals.it/category/ritratti/addetti-ai-lavori</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Giorgio Ascarelli e il Napoli: la storia d&#8217;amore di un presidente dimenticato</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/03/12/giorgio-ascarelli-e-il-napoli-la-storia-damore-di-un-presidente-dimenticato.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2025/03/12/giorgio-ascarelli-e-il-napoli-la-storia-damore-di-un-presidente-dimenticato.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Fragapane]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Addetti ai lavori]]></category>
		<category><![CDATA[attila sallustro]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio ascarelli]]></category>
		<category><![CDATA[hitler]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[mondiale 1934]]></category>
		<category><![CDATA[mussolini]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli calcio]]></category>
		<category><![CDATA[serie A]]></category>
		<category><![CDATA[vojak]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=23601</guid>

					<description><![CDATA[<p>Frizzante, fumantina, passionale, solare, sicuramente unica nel suo genere: sono tanti gli aggettivi con cui potremmo descrivere Napoli, citta dalla rara bellezza artistica. ricchissima di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/12/giorgio-ascarelli-e-il-napoli-la-storia-damore-di-un-presidente-dimenticato.html">Giorgio Ascarelli e il Napoli: la storia d&#8217;amore di un presidente dimenticato</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Frizzante, fumantina, passionale, solare, sicuramente unica nel suo genere: sono tanti gli aggettivi con cui potremmo descrivere Napoli, citta dalla rara bellezza artistica. ricchissima di cultura e di cose da fare, vedere e assaggiare. È un caleidoscopio di colori, suoni e odori che stanno bene solo li, guai solo a pensare di spostarli da un’altra parte. </p>



<p>Napoli è una città che pulsa di vita, dove il calcio è molto più di uno sport: è un rito, un atto di fede, un&#8217;esplosione di emozioni. E nel cuore di questa città vibrante, il Napoli Calcio<strong> </strong>regna sovrano, simbolo di un&#8217;identità forte e radicata.</p>



<p>Dalle prime partite sui campi polverosi ai trionfi epici dello stadio Maradona, il calcio a Napoli è diventato piano piano un viaggio nel tempo, un susseguirsi di gioie e dolori che hanno plasmato l&#8217;anima di un popolo. Ogni gol, ogni vittoria, ogni sconfitta è un capitolo di una storia d&#8217;amore che si tramanda di generazione in generazione, un legame indissolubile che unisce la squadra e la città in un abbraccio eterno. </p>



<p>Lo stesso identico abbraccio i napoletani l’hanno riservato per la prima volta a <strong>Giorgio Ascarelli</strong>, fondatore e presidente del Napoli, prematuramente scomparso il 12 marzo 1930, a 36 anni, a causa di una peritonite acuta.</p>



<p><strong>Ascarelli </strong>è stato un personaggio amatissimo dalla sua gente e importantissimo per la storia del calcio e per la sua città. Era figlio di secondo letto di <strong>Beatrice Foà</strong> e di <strong>Salomone Pacifico Ascarelli</strong>, discendente di una lunga e ricca dinastia di origine ebraica risalente addirittura al 17° secolo e ai primi ebrei del ghetto di Roma. Il giovane Giorgio cresce in un ambiente borghese frequentando di tanto in tanto la ditta di famiglia (gli <strong>Ascarelli </strong>commerciavano lana da secoli) e seguendo la sua passione per le arti, la lettura, la buona musica e lo sport. </p>



<p>Dal padre eredita anche la passione per l’impegno politico e nel 1914 entra a far parte del Partito Socialista Napoletano nel ruolo di consigliere esecutivo. Sono anni di fervore storico e <strong>Ascarelli </strong>viene guardato a vista dal questore, proprio a causa della sua militanza politica, vigilanza che viene poi rafforzata, anche a causa della discendenza ebraica, con l’ascesa di <strong>Mussolini </strong>al potere.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="501" height="682" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image5.jpeg" alt="" class="wp-image-23605" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image5.jpeg 501w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image5-220x300.jpeg 220w" sizes="(max-width: 501px) 100vw, 501px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Giorgio Ascarelli </p>



<p></p>



<p><strong>Ascarelli </strong>è naturalmente attratto dallo sport: nel 1926 infatti acquista e regala al Circolo del Remo e della Vela Italia i locali per fare la sede sociale del circolo nautico e diventa uno dei fondatori del blasonato Circolo Canottieri Napoli. Ma è il calcio il grande amore di <strong>Ascarelli</strong>: Il giovane Giorgio si avvicina al mondo del calcio negli anni ‘20 quando assume la presidente della Internaples, società nata dalla fusione, nel 1922, tra Naples e Us Internazionali, due realtà locali già molto vivaci. Alla guida della squadra c’è <strong>Carlo Carcano</strong>, allenatore emergente che in seguito vincerà quattro scudetti con la Juventus.</p>



<p>La svolta vera avviene però il 2 agosto 1926 quando <strong>Giorgio Ascarelli </strong>comunica ai suoi soci di voler cambiare il nome alla società, che da quel momento in poi si chiamerà Associazione Calcio Napoli e rappresenterà in Italia la città partenopea. L’idea di fondo è romantica: per <strong>Ascarelli </strong>infatti il calcio è l’occasione, più unica che rara, per ridurre il divario esistente tra i vari strati socio culturali di Napoli e per appianare le differenze tra il proletariato e la borghesia opulenta e sofisticata da cui proveniva lui stesso. </p>



<p>Romantica è anche la scelta dei colori delle maglie: azzurro come il mare (a cui la città partenopea è legata visceralmente) e come il cielo quando splende il sole (spessissimo). Meno romantica invece la motivazione politica che porta <strong>Ascarelli </strong>a cambiare il nome Internaples in Associazione Calcio Napoli: sono anni difficili e il regime non avrebbe gradito in quanto non vedeva di buon occhio una squadra con un nome straniero come Internaples e ad <strong>Ascarelli </strong>non conveniva di certo fare guerre così alla fine opportunismo e buon senso hanno la meglio. Il Napoli nasce in un momento in cui il calcio italiano stava cambiando grazie alla firma della Carta di Viareggio: il documento, oltre a spianare la strada al girone unico, divide i calciatori in dilettanti e non dilettanti.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="640" height="380" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image6.jpeg" alt="" class="wp-image-23606" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image6.jpeg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image6-300x178.jpeg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Ascarelli e alcuni giocatori del Napoli</p>



<p></p>



<p>Il Napoli esordisce nella Divisione Nazionale 1926-1927 e la prima stagione è molto al di sotto delle aspettative, con la squadra azzurra che raccoglie un solo punto in 18 gare, retrocede ma viene poi ripescata dalla Federcalcio. Gli azzurri, insieme ad Alba Audace e Fortitudo Pro Roma, sono gli unici rappresentanti del Sud Italia a partecipare al torneo e il ripescaggio è un’occasione per avvicinarsi alle società del Settentrione. Lo stesso <strong>Ascarelli</strong>, al termine della stagione 1928/29 convince la Federcalcio ad allargare il gruppo di partecipanti da 16 a 18 squadre: tra queste c’erano anche i partenopei. Ed è questa la stagione in cui Il Napoli fa il salto di qualità, grazie ai giocatori che il presidente aveva messo a disposizione.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="629" height="465" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image2.jpeg" alt="" class="wp-image-23609" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image2.jpeg 629w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image2-300x222.jpeg 300w" sizes="(max-width: 629px) 100vw, 629px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Azione di gioco del Napoli</p>



<p></p>



<p>Sono anni di grande cambiamento questi, anni in cui il calcio stava prendendo sempre più piede, diventando sempre di più uno sport nazional-popolare. <strong>Ascarelli </strong>capisce le potenzialità di questo sport emergente e capisce che i calciofili a Napoli stanno aumentando sempre di più. È per questo che rinforza la squadra, ingaggiando<strong> Antonio Vojak</strong>, attaccante istriano proveniente dalla Juventus, con cui aveva vinto uno scudetto e con cui aveva dimostrato di essere un goleador validissimo.</p>



<p>Con il Napoli <strong>Vojak </strong>realizzerà 102 gol. Al suo fianco <strong>Ascarelli </strong>chiama <strong>Attila Sallustro</strong>, paraguayano di Asuncion proveniente dalle giovanili del Napoli e primo giocatore azzurro a vestire la maglia della nazionale azzurra. A guidare la squadra, il presidente partenopeo chiama <strong>William Garbutt</strong>, allenatore inglese proveniente dalla Roma. Nell’ambiente <strong>Garbutt </strong>era conosciuto per le sue doti di motivatore e per la sua fama di tecnico severo. Aveva allenato anche il Genoa con cui aveva vinto 3 scudetti ed era quanto di più moderno potesse offrire il calcio a quei tempi. <strong>Garbutt</strong>, preceduto dalla sua fama, arriva alle pendici del Vesuvio e come prima cosa rivoluziona il metodo di allenamento, inserendo tattica e disciplina. La scelta di <strong>Ascarelli </strong>si rivela vincente perché la squadra arriverà ben due volte terza in classifica, tra le grandi dell’epoca.</p>



<p>Una squadra rispettabile però non poteva non avere una stadio, degno di questo nome, in cui giocare, Ed è così che <strong>Ascarelli</strong>, complice anche le sue ingenti possibilità economiche, decide di regalare alla città e ai tifosi un impianto nuovo di zecca, (pagato interamente di tasca propria) e affida il progetto ad <strong>Amedeo d’Albora</strong>, ingegnere che aveva già realizzato importanti opere nel capoluogo campano. </p>



<p>Il nuovo stadio, ribattezzato “Stadio Vesuvio” è pronto in soli sette mesi e viene inaugurato il 16 febbraio 1930. Sorge vicino alla stazione centrale, nel Rione Luzzatti e può ospitare 20.000 spettatori che possono assistere alla partita sulle tribune di legno. La partita inaugurale vede fronteggiarsi Napoli e Juventus (finisce 2-2) e tra la folla c’è anche <strong>Ascarelli </strong>che si gode divertito lo spettacolo mischiato tra la sua gente, ignaro che il destino gli giocherà un bruttissimo scherzo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="451" height="607" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image1.jpeg" alt="" class="wp-image-23607" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image1.jpeg 451w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image1-223x300.jpeg 223w" sizes="(max-width: 451px) 100vw, 451px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Le tribune di legno dello Stadio Vesuvio </p>



<p></p>



<p>Passano infatti solo poche settimane e il 12 marzo 1930, <strong>Giorgio Ascarelli </strong>muore, a 36 anni, a causa di una peritonite fulminante. La notizia della sua morte attraversa letteralmente tutta la città e arriva alla squadra, che in quel momento si trovava in trasferta ad Arona per preparare la partita di campionato contro il Milan. Il cordoglio è unanime e la squadra rientra a Napoli per l’ultimo saluto all’amato presidente: ai funerali partecipano tantissime persone che accompagnano il feretro di <strong>Ascarelli </strong>al cimitero ebraico. E automaticamente quello che era lo “Stadio Vesuvio” viene ribattezzato “Stadio Ascarelli”, in onore dell’industriale che tanto aveva amato e che tanto aveva fatto per la sua città.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="596" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image0.jpeg" alt="" class="wp-image-23608" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image0.jpeg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/03/image0-300x279.jpeg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p class="has-text-align-center">I funerali del Presidente </p>



<p></p>



<p>Passano due anni e nel 1932 viene assegnata la seconda edizione dei Mondiali di calcio all’Italia: per il regime è un’occasione d’oro per mostrare la potenza italica e per mostrare l’avanguardia delle infrastrutture e degli impianti che avrebbero ospitato il torneo. Tra gli stadi scelti c’era proprio l’Ascarelli, ma il regime, dopo averlo ristrutturato cambiandone completamente la facciata e ampliando i posti da 20.000 a 40,000, decide anche di cambiare il nome in Stadio Partenopeo: l’impianto avrebbe dovuto ospitare una partita della Germania e <strong>Hitler </strong>non avrebbe sicuramente gradito che la sua maestosa e arianissima nazionale giocasse in uno stadio intitolato a un industriale ebreo, per di più fervente socialista.</p>



<p>La decisione, ovviamente, non viene accettata dai napoletani e tantomeno dagli addetti che quello stadio l’avevano costruito, ma non si poteva fare altrimenti. Lo Stadio Ascarelli ospita durante il mondiale 1934 la partita tra Germania e Austria ma ha vita breve perché viene raso al suolo dai bombardamenti degli alleati nel 1942.</p>



<p><strong>Ascarelli </strong>non è stato solo il fondatore del Napoli e un innovatore assoluto nel calcio, ma anche un mecenate amante delle arti, un uomo generoso che ha costruito asili e strutture per i bambini abbandonati ed è stato vicepresidente del Rotary Club. Un uomo che alla sua città ha dato tantissimo ma che purtroppo, col senno di poi, non è stato premiato e riconosciuto come avrebbe meritato. </p>



<p>Della sua memoria storica resta un impianto costruito nel 2011 nel quartiere di Ponticelli. Sulla targa commemorativa affissa all’esterno si legge:<em> “A Giorgio Ascarelli, lungimirante industriale e munifico presidente della nascente società sportiva Calcio Napoli, la cui memoria fu oltraggiata dalla politica razziale fascista, che si manifestò anche attraverso la cancellazione del nome di “stadio Giorgio Ascarelli” all’impianto da lui voluto e finanziato, alla vigilia degli incontri della Coppa del Mondo del 1934”.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/12/giorgio-ascarelli-e-il-napoli-la-storia-damore-di-un-presidente-dimenticato.html">Giorgio Ascarelli e il Napoli: la storia d&#8217;amore di un presidente dimenticato</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2025/03/12/giorgio-ascarelli-e-il-napoli-la-storia-damore-di-un-presidente-dimenticato.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tutto molto bello: addio a Bruno Pizzul, maestro di calcio</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/03/05/tutto-molto-bello-addio-a-bruno-pizzul-maestro-di-calcio.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2025/03/05/tutto-molto-bello-addio-a-bruno-pizzul-maestro-di-calcio.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 14:41:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Addetti ai lavori]]></category>
		<category><![CDATA[azzurri]]></category>
		<category><![CDATA[bruno pizzul]]></category>
		<category><![CDATA[dino baggio]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia 90]]></category>
		<category><![CDATA[nando martellini]]></category>
		<category><![CDATA[rino tommasi]]></category>
		<category><![CDATA[tutto molto bello]]></category>
		<category><![CDATA[USA '94]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=23525</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si è spento a tre giorni dal suo 87° compleanno Bruno Pizzul, indimenticato maestro di calcio e di giornalismo, voce della nazionale italiana in tante [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/05/tutto-molto-bello-addio-a-bruno-pizzul-maestro-di-calcio.html">Tutto molto bello: addio a Bruno Pizzul, maestro di calcio</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Si è spento a tre giorni dal suo 87° compleanno <strong>Bruno Pizzul</strong>, indimenticato maestro di calcio e di giornalismo, voce della nazionale italiana in tante edizioni di Mondiali ed Europei. Giuseppe Raspanti e Alessandro Sartore tratteggiano due ritratti del grande telecronista.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una voce rassicurante, capace di conquistare tutti</h3>



<p class="has-text-align-center has-medium-font-size"><em>di Giuseppe Raspanti</em></p>



<p>Lo spegnersi delle voci, magari una a una e nel modo che ci siamo abituati a considerare naturale, non è un bel segnale. E quando queste voci sono state proprio tali nella nostra vita, parenti dal volto sconosciuto eppur quasi quotidiani per abitudine perfino affettuosa, il loro spegnersi avvicina in modo preoccupante il silenzio, il vuoto.</p>



<p><strong>Bruno Pizzul</strong>, andatosene a 86 anni, è stato per anni il nostro delegato in presenza delle partite della Nazionale di Calcio e delle squadre italiane impegnate in qualche competizione internazionale. Di lui sappiamo che era orgogliosamente friulano, che ha giocato nel Catania, che ha lasciato una cattedra di Lettere per fare il telecronista e che non ha mai guidato un’auto in vita sua. </p>



<p>Non sappiamo se fosse tifoso di qualche squadra, ma non possiamo neppure dire, come invece per tanti altri suoi colleghi, se la sua professionalità fosse tale da camuffare qualunque tendenza. Non lo sappiamo per il semplice fatto che la sua carriera, nel senso del prestigio d’evento, è stata fulminea e che lo messo direttamente alle spalle immediate di un monumento del settore come <strong>Nando Martellini</strong>, a occuparsi appunto di azzurri o di italiane contro estere.<br>Con la sua voce incredibile, come vedremo, e inconfondibile, è stato quindi un telecronista con la licenza di parteggiare, di tifare perfino, e quindi di gioire o soffrire insieme ai tanti divanisti che attendevano fiduciosi.</p>



<p>A tal proposito, è opportuno sottolineare che <strong>Pizzul </strong>è stato il primo della stirpe gloriosa delle voci ufficiali della Nazionale a nascere direttamente con la tv, mentre i due suoi grandi predecessori, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/05/27/nicolo-carosio-e-beppe-viola-due-giganti-del-giornalismo.html">Niccolò Carosio</a></strong> e, appunto, <strong>Nando Martellini</strong> provenivano da esperienze radiofoniche. Un mondo, quello della radio, dove l’attesa era veramente fiduciosa oltre che spasmodica e in cui il modo di raccontare in diretta doveva costruire e popolare l’immaginario. Sia <strong>Carosio </strong>che il suo successore hanno quindi dovuto reinventarsi poi commentatori di immagini e quindi hanno anche dovuto aggiustare stile e attenzione ai dettagli per un pubblico sempre più esigente e meno tollerante alle licenze sulla realtà. </p>



<p>Tranne che sulle questioni arbitrali… <strong>Pizzul</strong>, si diceva, ha avuto il vantaggio di impattare subito con le immagini televisive, ma ha avuto il grande merito di non limitarsi a farne da sottofondo parlato, ma le ha condite con considerazioni tecniche molto competenti e acute, proprio da ex giocatore promettente che aveva sbattuto contro la malasorte di un ginocchio in frantumi. Non raggiungendo certo la verve puntuale ma trasgressiva, di un <a href="https://gameofgoals.it/2025/01/08/rino-tommasi-una-voce-lontana.html"><strong>Rino</strong> <strong>Tommasi</strong></a>, altra voce spenta in questo 2025, <strong>Pizzul </strong>basava la sua professionalità molto alta sulla pacatezza, ereditata da <strong>Martellini </strong>ma insaporita da una punta di brio che lasciava profumare l’aria, e dalla modularità spettacolare dei suoi toni. </p>



<p>Non si capiva, finché molti anni dopo è vista la sua figura imponente colloquiare in qualche salotto televisivo, se il suo fosse un vezzo, un espediente voluto o se la sua voce costituisse un fenomeno più unico che raro, spiazzante ma gradevole. Un suono profondo, da baritono al limite del basso, ma striato da note acute, quasi di falsetto e uscite a caso e inaspettate, con un ritorno poi alla tonalità iniziale che colorava ogni sua frase come fosse un paesaggio colto di passaggio, dal finestrino di un treno in corsa. Sembra tutto ciò un elemento superfluo, una caratteristica curiosa e poco più, ma crediamo che nel periodo così attento agli urti, così giocoforza piatto e rassicurante, lontano per patto d’assunzione a ogni vaga idea di disallineamento, avere nell’intonazione quell’impennata ironica, quella deviazione nell’altrove, fosse una dote non trascurabile, un’acuta spia di personalità. </p>



<p>Con <strong>Pizzul</strong>, nella tv di Stato e per le partite delle squadre di Stato, nasce uno stile. E quello stile, oggi vogliamo riecheggiare, da quel passaggio a <strong>Dino Baggio</strong> alle Domeniche Sportive estive, dal tiro uscito di un niente alle confessioni di un friulano in Sicilia. E poi, uscendo dal calcio, dalla lunga telecronaca dell’arrivo del nuovo millennio, dalle Samoa a Roma, alla chiacchierata con <strong>Augias </strong>in cui ha confessato, con un’ironia finalmente libera, di aver sempre preferito un buon​ bicchiere in più di Ribolla Gialla alla guida di un’automobile: ‘Guida meno, ricordati che devi bere’ dicono in Friuli. <br>Grazie, Bruno. Il silenzio ti sia di conforto.</p>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center has-large-font-size">Garbato e misurato, è stato un&#8217;icona del nostro giornalismo</h3>



<p class="has-text-align-center has-medium-font-size"><em>di Alessandro Sartore</em></p>



<p></p>



<p>“Signori all&#8217;ascolto, buonasera. Siete collegati in diretta con lo stadio&#8221; le parole con cui <strong>Bruno Pizzul</strong> salutava i telespettatori in avvio di telecronaca ci dicono molto dell’uomo e del professionista che è stato. </p>



<p>Garbato e competente, dotato di misura tanto nei momenti felici quanto in quelli drammatici, di lui ricorderemo sempre le tante telecronache degli azzurri &#8211; ha raccontato tutte le partite della Nazionale tra il 1986 ed il 2002, dalle ‘Notti magiche’ di Italia ’90 all’amara eliminazione contro la Corea del Sud nei Mondiali nippo-coreani &#8211; e delle nostre squadre italiane nelle coppe internazionali.</p>



<p>Nel 1985 fu il commentatore della finale di <a href="https://gameofgoals.it/2019/02/28/1985-finale-juventus-liverpool-1-0.html">Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool</a> nella tragica notte dell’Heysel. Di quella telecronaca restano nella memoria il perfetto tono del racconto giornalistico “Lo sportivo esulti per questo successo della Juve e del calcio italiano” furono le sue parole al fischio finale, a cui però aggiunse “L’uomo conservi l’amarezza e il dolore di una serata resa luttuosa da quanto accaduto prima”. </p>



<p>Icona del giornalismo italiano, raccolse il testimone di prima voce della Nazionale da un altro grande professionista quale <strong>Nando Martellini</strong>. Nonostante abbia accompagnato il cammino degli Azzurri in cinque Mondiali e quattro Europei, a <strong>Pizzul </strong>è mancata la gioia di raccontare una vittoria ‘importante’, ma è ugualmente entrato nel cuore degli sportivi italiani, che in queste ore lo stanno salutando con grande affetto.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="La Magia di Baggio: La voce emozionante di Bruno Pizzul" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/TaJa2ZHBTRs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/03/05/tutto-molto-bello-addio-a-bruno-pizzul-maestro-di-calcio.html">Tutto molto bello: addio a Bruno Pizzul, maestro di calcio</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2025/03/05/tutto-molto-bello-addio-a-bruno-pizzul-maestro-di-calcio.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Raffaele Jaffe: dal sogno del Casale campione d&#8217;Italia all&#8217;incubo di Auschwitz</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/02/18/raffaele-jaffe-dal-sogno-del-casale-campione-ditalia-allincubo-di-auschwitz.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2025/02/18/raffaele-jaffe-dal-sogno-del-casale-campione-ditalia-allincubo-di-auschwitz.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Fragapane]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Addetti ai lavori]]></category>
		<category><![CDATA[auschwitz]]></category>
		<category><![CDATA[casale]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[lager]]></category>
		<category><![CDATA[pro vercelli]]></category>
		<category><![CDATA[raffaele jaffe]]></category>
		<category><![CDATA[scudetto]]></category>
		<category><![CDATA[serie A]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=23211</guid>

					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è una pietra d&#8217;inciampo che dal 2021, a Casale Monferrato, ricorda il sacrificio di Raffaele Jaffe, ebreo cattolico vittima della Shoah e della follia nazifascista. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/02/18/raffaele-jaffe-dal-sogno-del-casale-campione-ditalia-allincubo-di-auschwitz.html">Raffaele Jaffe: dal sogno del Casale campione d&#8217;Italia all&#8217;incubo di Auschwitz</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">C&#8217;è una pietra d&#8217;inciampo che dal 2021, a Casale Monferrato, ricorda il sacrificio di <strong>Raffaele Jaffe</strong>, ebreo cattolico vittima della Shoah e della follia nazifascista. Sul sampietrino dorato posto di fronte allo stadio comunale “Natale Palli” si legge chiaramente: <em>“Qui viveva Raffaele Jaffe &#8211; Nato 1877 &#8211; Arrestato 16-2-1944 &#8211; Deportato Auschwitz &#8211; Assassinato 16-8-1944”</em>. E il fatto che una pietra di inciampo sia stata posta non di fronte all’abitazione di <strong>Jaffe</strong>, ma davanti allo stadio è un fatto unico che dimostra tutta la gratitudine di Casale Monferrato per un uomo, <strong>Jaffe </strong>appunto, che nei primi del ‘900 con la fondazione del Casale Calcio ha portato la città piemontese ai vertici del calcio italiano.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="624" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/image0-1.jpeg" alt="" class="wp-image-23263" style="width:248px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/image0-1.jpeg 624w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/image0-1-293x300.jpeg 293w" sizes="(max-width: 624px) 100vw, 624px" /><figcaption class="wp-element-caption">La pietra d&#8217;inciampo</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Jaffe </strong>è un personaggio di spicco della società casalese: nato ad Asti l’11 ottobre 1877 da una famiglia ebraica, si trasferisce dopo la laurea a Casale, dove inizia a lavorare come insegnante all’istituto tecnico Leardi. Leggenda narra che un pomeriggio d’autunno abbia incontrato alcuni suoi studenti che lo hanno convinto ad accompagnarli ad assistere a una partita di calcio e che per <strong>Jaffe </strong>è amore a prima vista: vedere dei ragazzi giocare a calcio si dice gli abbia provocato una gioia e un entusiasmo tale da invogliarlo a riportare il calcio nella cittadina piemontese. In realtà nel 1905 il calcio è già arrivato a Casale con la Robur che però ha avuto una breve vita, di soli due anni. Così il 18 dicembre 1909, proprio all’istituto Leardi, viene fondato il Casale Football Club con a capo, nel ruolo di presidente, proprio <strong>Raffaele Jaffe</strong> che dà alla società un’impronta moderna e decisamente innovativa. Secondo lui infatti il calcio può e deve essere uno strumento per formare i giovani e per insegnare loro disciplina, spirito di squadra e sacrificio. Va da sé che questo viene automaticamente impiegato nella pratica di tutti i giorni, nella preparazione atletica avanzata per l’epoca e nell’impiego di schemi di gioco innovativi. E questa visione si rivela presto vincente.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="398" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/image2.jpeg" alt="" class="wp-image-23264" style="width:550px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/image2.jpeg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/image2-300x187.jpeg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">Jaffe e un calciatore con la casacca nerostellata del Casale</figcaption></figure>



<p></p>



<p>L’obiettivo è quello di riportare in auge il calcio e di dare del filo da torcere ai rivali di sempre della Pro Vercelli, all’epoca campioni d’Italia. Tra Vercelli e Casale infatti non scorre buon sangue e la rivalità fra le due città affonda le radici addirittura nel 1215, l’anno in cui le milizie del vescovo di Vercelli avevano distrutto Casale dopo averla assediata e incendiata. I colori scelti per la maglia sottolineano questa rivalità: <strong>Jaffe </strong>sceglie il nero, mentre la Pro Vercelli vestiva di bianco. Su ogni maglia viene inoltre fissata una stella bianca a cinque punte. Il nero come scelta dei colori non era casuale: il nero rappresenta infatti l’eleganza e la serietà della società, mentre il bianco della stella è il simbolo della purezza e della luce guida per il cammino della squadra. </p>



<p>L’ascesa del Casale è rapida e dopo due anni la squadra approda in Prima Categoria, che oggi sarebbe considerata a tutti gli effetti la Serie A. A quel tempo la massima serie è diversa da come la conosciamo noi oggi, in quanto vengono disputati due tornei e il Casale fa parte del girone piemontese del Torneo Settentrionale insieme a Pro Vercelli, Novara, Piemonte e Torino. La stagione 1911/1912 si chiude con la Pro Vercelli campione d’Italia e con il Casale che si classifica sesto. Gli scontri diretti vengono vinti entrambi dai campioni d’Italia. La prima stagione nella massima serie vede giocare un Casale ancora acerbo, in cui a decidere schemi e giocatori da schierare in campo è il capitano <strong>Barbesino</strong>. </p>



<p>La stagione seguente, 1912/1913, vede la consacrazione dei piemontesi, non tanto per il risultato in campionato (arrivano quarti, con la Pro Vercelli ancora campione d’Italia) ma per il fatto che la squadra di <strong>Jaffe </strong>si scontra contro i professionisti del Reading, squadra inglese che, giunta in Italia per una tournée, aveva affrontato e sconfitto squadre del calibro di Milan, Genoa e Pro Vercelli. Il 14 maggio 1913 i britannici arrivano a Casale Monferrato e quella superiorità sfoggiata contro le altre squadre più blasonate che tanto avevano impressionato addetti ai lavori e spettatori, viene letteralmente annullata: il Casale va in rete inaspettatamente due volte con <strong>Varese </strong>e <strong>Sarasso</strong>. La partita finisce 2-1 per i piemontesi che passano alla storia: nessuno prima di loro aveva infatti battuto una squadra inglese.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="915" height="563" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/image1.jpeg" alt="" class="wp-image-23265" style="width:712px;height:auto" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/image1.jpeg 915w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/image1-300x185.jpeg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/image1-768x473.jpeg 768w" sizes="(max-width: 915px) 100vw, 915px" /><figcaption class="wp-element-caption">La partita contro il Reading</figcaption></figure>



<p></p>



<p>La stagione successiva è quella del definitivo trionfo: il Casale si trova nel girone&nbsp;piemontese-ligure insieme ad Alessandria, Andrea Doria, Genoa, Liguria, Piemonte, Pro Vercelli, Savonese, Torino e Vigor Torino. La tanto sospirata vittoria sulla Pro Vercelli non arriva, ma il Casale riesce ad estromettere i rivali dal girone successivo e si qualifica alla fase finale, insieme al Genoa.</p>



<p>Nel girone finale del torneo settentrionale ci sono anche Inter, Juventus, Vicenza e Hellas Verona e i nerostellati non solo vincono otto partite su 10 (con solo sei reti subite), ma si guadagnano la finale per lo scudetto contro la Lazio, alla ricerca del primo titolo. La partita d’andata si gioca a Casale il 5 luglio 1914: un trionfo per i nerostellati che vincono 7-1 e mettono in cassaforte lo scudetto. Il match di ritorno è una pura formalità, con il Casale che vince 2-0. Artefici di questo straordinario storico successo sono <strong>Amedeo Varese</strong>, attaccante rapido e tecnico con un fiuto incredibile per il gol e la capacità di realizzare reti pesantissime;<strong> Luigi Barbesino</strong>, centrocampista di grande intelligenza tattica, che in seguito divenne anche allenatore della squadra, e <strong>Giovanni Gallina</strong>, portiere affidabile e perno della difesa nerostellata.</p>



<p>Ad appena cinque anni dalla sua fondazione il Casale è così campione d’Italia. Il sogno di <strong>Jaffe </strong>il visionario, il moderno, l’uomo innamorato del calcio si è finalmente realizzato. Il risultato straordinario del club piemontese dimostra che anche una squadra di provincia, organizzata e con metodi moderni per l’epoca, guidata da una forte disciplina, può benissimo competere con le grandi squadre metropolitane. Il successo del Casale è visto come la vittoria di un modello innovativo molto diverso da un calcio ancora legato all’improvvisazione e alla tecnica individuale. &nbsp;&nbsp;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="432" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/image3.jpeg" alt="" class="wp-image-23266" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/image3.jpeg 640w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/image3-300x203.jpeg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">I casalesi campioni d&#8217;Italia</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Passano solo poche settimane e il Casale deve fare i conti con la Storia perché l’Austria dichiara guerra alla Serbia in seguito all’attentato di Sarajevo del 28 giugno in cui vengono uccisi l’imperatore Francesco Ferdinando d’Asburgo e la moglie Sofia. È l’inizio della Grande Guerra che segna anche la fine del miracolo chiamato Casale e l’interruzione delle attività sportive su tutto il territorio nazionale. Non solo: alcuni giocatori vengono chiamati alle armi e la squadra perde così la propria ossatura vincente. Finita la Prima guerra mondiale, la situazione economica generale non è tra le più rosee e anche il calcio ne risente, tanto che nel 1919 <strong>Raffaele Jaffe</strong> lascia il suo tanto amato club. I nerostellati continuano comunque a giocare in Serie A fino a quando, nel 1928/1929 retrocedono in Serie B. Il Casale risale nella massima serie dove resta per tre stagioni fino al 1933/1934 quando torna definitivamente nella serie cadetta.</p>



<p>Nel frattempo, nel 1927 <strong>Jaffe</strong> si sposa e si converte al cattolicesimo mentre in Italia è in piena ascesa il regime fascista. Rimane sempre legato al mondo del calcio perché continua a farsi promotore dei valori del suo Casale, diventa arbitro e da personalità di spicco qual è, contribuisce alla diffusione del calcio nel Nord Italia. Nel 1938 il regime fascismo introduce le leggi razziali: agli ebrei viene sequestrato ogni bene e revocato ogni diritto; non possono più essere dipendenti delle amministrazioni civili e militari dello stato, degli enti pubblici, delle aziende statali e private. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="626" data-id="23276" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/770ddeff-4bf9-486c-a90b-015e4d175c7f-1024x626.jpg" alt="" class="wp-image-23276" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/770ddeff-4bf9-486c-a90b-015e4d175c7f-1024x626.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/770ddeff-4bf9-486c-a90b-015e4d175c7f-300x183.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/770ddeff-4bf9-486c-a90b-015e4d175c7f-768x470.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/770ddeff-4bf9-486c-a90b-015e4d175c7f.jpg 1179w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La squadra del Casale</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="509" height="464" data-id="23277" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/2c11fffb-d548-46c2-a77d-85425ffe9c0d.jpg" alt="" class="wp-image-23277" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/2c11fffb-d548-46c2-a77d-85425ffe9c0d.jpg 509w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/2c11fffb-d548-46c2-a77d-85425ffe9c0d-300x273.jpg 300w" sizes="(max-width: 509px) 100vw, 509px" /><figcaption class="wp-element-caption">Barbesino, il leader del gruppo</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p><strong>Jaffe </strong>non può quindi più insegnare nonostante sia sposato con una donna non ebrea, nonostante si sia fatto battezzare e sia diventato cristiano. Per un uomo di cultura che ha dedicato la sua vita all’insegnamento e all’educazione, è sicuramente un’umiliazione incredibile. Le leggi razziali si fanno sempre più severe con il regime che istituisce il Tribunale della Razza e con la polizia fascista che organizza ed esegue rastrellamenti in tutte le città. Nel 1943, con l’occupazione nazista dell’Italia e la Repubblica di Salò, la situazione peggiora ulteriormente. Il 16 febbraio 1944 <strong>Raffaele Jaffe</strong> viene arrestato e trasferito al campo di Fossoli, vicino a Modena. Fossoli è un campo di transito, utilizzato dai nazisti e dal governo fantoccio della Repubblica Sociale italiana per raccogliere momentaneamente prigionieri politici, ebrei e altre categorie perseguitate prima di deportarli nei lager tedeschi.</p>



<p>A Fossoli, <strong>Jaffe </strong>vive giorni terribili in quanto il campo è sovraffollato e privo di condizioni igieniche adeguate. Nel suo periodo di prigionia probabilmente tenta di mantenere un atteggiamento dignitoso e di aiutare moralmente i suoi compagni di prigionia, come hanno fatto molti altri intellettuali e insegnanti detenuti. Si dice inoltre che a Fossoli abbia anche conosciuto Primo Levi.</p>



<p>Il 2 agosto 1944 <strong>Raffaele Jaffe</strong> viene caricato su un treno diretto in Polonia, diretto al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove arriva dopo un viaggio estenuante di quattro giorni, senza cibo e in condizioni disumane. Al suo arrivo, <strong>Jaffe </strong>e gli altri prigionieri vengono sottoposti come di consueto alla selezione: chi è in buona salute e in grado di lavorare da una parte; anziani, donne e bambini destinati alle camere a gas dall’altra.<strong> Raffaele Jaffe</strong>, che all’epoca ha 67 anni e non è in grado di fornire la forza lavoro di cui hanno bisogno i nazisti, è destinato subito alla camera a gas e ucciso il giorno stesso del suo arrivo ad Auschwitz.</p>



<p>Nonostante la sua tragica fine, il contributo di <strong>Jaffe </strong>alla storia del calcio e alla cultura sportiva italiana rimane preziosissimo e indelebile dato che il suo metodo di lavoro innovativo è il prototipo di molte metodologie moderne. Oggi, a Casale Monferrato, il nome di <strong>Jaffe </strong>è ricordato con rispetto e gratitudine. Nel 2018 il Casale decide di dedicargli un torneo giovanile, per ricordare non solo il fondatore del club, ma anche l’uomo che credeva nella forza dello sport come strumento di crescita e integrazione, come un mezzo per unire le persone e trasmettere valori positivi. La storia di <strong>Jaffe </strong>dimostra però anche di come il fanatismo e l’intolleranza possano distruggere vite e culture.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="651" height="433" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Raffaele_Jaffe.jpg" alt="" class="wp-image-23270" style="width:600px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Raffaele_Jaffe.jpg 651w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Raffaele_Jaffe-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 651px) 100vw, 651px" /><figcaption class="wp-element-caption">Targa ricordo per Jaffe a Casale Monferrato</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/02/18/raffaele-jaffe-dal-sogno-del-casale-campione-ditalia-allincubo-di-auschwitz.html">Raffaele Jaffe: dal sogno del Casale campione d&#8217;Italia all&#8217;incubo di Auschwitz</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2025/02/18/raffaele-jaffe-dal-sogno-del-casale-campione-ditalia-allincubo-di-auschwitz.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rino Tommasi, una voce lontana</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2025/01/08/rino-tommasi-una-voce-lontana.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2025/01/08/rino-tommasi-una-voce-lontana.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Raspanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 18:17:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Addetti ai lavori]]></category>
		<category><![CDATA[borg]]></category>
		<category><![CDATA[connors]]></category>
		<category><![CDATA[galeazzi]]></category>
		<category><![CDATA[gianni clerici]]></category>
		<category><![CDATA[rino tommasi]]></category>
		<category><![CDATA[telecronache]]></category>
		<category><![CDATA[tennis]]></category>
		<category><![CDATA[tv]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=22750</guid>

					<description><![CDATA[<p>È difficile, praticamente impossibile, che le persone di spessore, quelle che hanno impastato la propria attività con qualcosa che abbia acceso la fantasia popolare, muoiano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/01/08/rino-tommasi-una-voce-lontana.html">Rino Tommasi, una voce lontana</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">È difficile, praticamente impossibile, che le persone di spessore, quelle che hanno impastato la propria attività con qualcosa che abbia acceso la fantasia popolare, muoiano una volta sola. I grandissimi non lo fanno mai, senza nemmeno nascondersi, gli altri, i grandi, lo fanno più volte. Quando smettono di fare, poi quando smettono di essere o di dire, poi ancora quando la loro eco ingiallisce e, infine quando smettono di vivere.  Allora se ne vanno, lasciandoci solo qualche goffo rimedio. </p>



<p><strong>Rino Tommasi</strong> se ne è andato oggi, a 90 anni e il rimedio che abbiamo tra le mani e le orecchie, goffo per la sua vita ma impagabile per l’esistenza di tutti noi, sono i suoi scritti e soprattutto la sua voce, una sorta di penna sonora che aveva pochi eguali. Uno di questi è stato proprio il suo socio a bordo campo, il suo alter ego poetico appollaiato come lui in piccionaia con vista Wimbledon o Roland Garros a contare le volée di <strong>Borg </strong>o a cantare gli aneddoti imperdibili sulla cognata di <strong>Connors</strong>. </p>



<p><strong>Gianni Clerici</strong>, altra penna sublime e altra voce indimenticabile, per nostra fortuna, ne ha condiviso le gesta regalandoci la gioia di assistere in tv, per molti ma troppo pochi anni, a due eventi in contemporanea. Una partita di tennis, magari di eccelso livello, e il commento dello stesso, sicuramente eccelso, tra due autentici funamboli della parola, forgiatori di neologismi dissacranti, romanziere depistatore l’uno, Gianni, poeta insospettabile dei numeri l’altro, Rino. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/20220606_Gianni_Clerici_e_Rino_Tommasi-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-22757" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/20220606_Gianni_Clerici_e_Rino_Tommasi-1024x682.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/20220606_Gianni_Clerici_e_Rino_Tommasi-300x200.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/20220606_Gianni_Clerici_e_Rino_Tommasi-768x511.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/20220606_Gianni_Clerici_e_Rino_Tommasi-1536x1022.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/20220606_Gianni_Clerici_e_Rino_Tommasi.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Roma, 11/05/2011 Foro Italico, Internazionali BNL d&#8217; Italia 2012.<br> Gianni Clerici e Rino Tommasi.</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Tommasi </strong>era già noto al pubblico mediatico avendo commentato, oltre che organizzato con successo, le gare di pugilato e una delle sue allocuzioni più ricorrenti, «secondo il mio personalissimo cartellino» a indicare il foglietto su cui l’arbitro di boxe indica colpi e punteggio, è entrato nel gergo corrente nei più svariati ambiti, anche non sportivi. E se dobbiamo a qualcosa o a qualcuno il fatto di aver avuto poi la buona sorte di assistere al formarsi di quella straordinaria coppia di telecronisti tennistici, sono tre i fattori in questione. </p>



<p>Il primo, ovvio, è il fatto che i due colleghi siano già amici e si stimino, il secondo è che <strong>Tommasi </strong>si stanca del pugilato verso gli anni settanta del secolo scorso e comincia a interessarsi di telecomunicazione e del nuovo mercato di emittenti libere. Il terzo elemento, il più interessante, è un vecchio debito che tutti noi abbiamo con una vecchia trasmissione radiofonica degli anni ’60, &#8220;Alto gradimento&#8221; di <strong>Renzo Arbore </strong>e <strong>Gianni Boncompagni</strong>.</p>



<p>È da lì, anche se non subito, che parte la consapevolezza che per i programmi di intrattenimento due voci che si alternano, si stuzzicano e si stimolano funzionano molto meglio che la narrazione singola. E se poi queste voci e queste menti sono intelligenti, affiatate, vivaci, ironiche e scanzonate il successo è assicurato in tutti i campi. Anche nello sport. Anzi, che cosa mai più dell’evento sportivo in diretta necessita di un commento a braccio in cui, oltre al vecchio detto per cui ‘quattro occhi vedono meglio di due’, il contraltare diventa valore aggiunto. Nel tennis, poi&#8230;! Chi scrive ha iniziato a vederlo in bianco e nero, <strong>Nicola Pietrangeli </strong>contro <strong>Manolo Santana</strong>, e il commento era immancabilmente di <strong>Guido Oddo</strong>. Aplomb inappuntabile, accento piemontese sfumatissimo, eleganza discreta, da the e biscotti. Ma restare svegli, che impresa..!</p>



<p>Poi è arrivato <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/12/addio-bisteccone-galeazzi.html">Galeazzi </a></strong><em><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/12/addio-bisteccone-galeazzi.html">er bisteccone</a></em> e, se non si addormentava lui durante la prima gara del pomeriggio alle 14 e faceva sforzi immani, sembrava sempre di assistere al rush finale di una gara di canottaggio. Con tutto il rispetto di pionieri e predecessori, o delle seconde voci del calcio che ti descrivono ciò che hai appena visto, come fossi davanti alla radio!, con tutto il rispetto di tutto ciò, l’entrata in scena di <strong>Rino Tommasi</strong>, con la sua faccia da croupier e gli occhi che roteano come le stelle dello special dei vecchi juke box, il farfallino da aggiustare prima del gong, l’entrata in scena di questo funambolo delle statistiche in presa diretta, ha fatto saltare banco, ring, seggiolone dell’arbitro, rete del net e tutto il resto. Perfino il pizzo intravisto durante la più famosa battuta di servizio, credo fosse una seconda palla, di <strong>Steffi Graf</strong>, futura signora <strong>Agassi</strong>.</p>



<p>Il vero colpo di genio di Rino è stato volere <strong>Clerici </strong>come altra voce, perché parlare di &#8220;seconda&#8221; sarebbe irrispettoso per entrambi. Quel giorno, almeno in Italia, è nato un nuovo sport: il tennis alla tv.  Ma come, non c’era anche prima? No, non c’era, punto. Adesso diventava un cicaleccio pertinente, una divagazione attenta, una descrizione precisa che sconfinava in tutt’altro, che mandava il tennis nell’orbita dell’imperdibile. <strong>Tommasi</strong>, i cui numeri snocciolati non erano comunque freddi e ribollivano di arguzia, aveva bisogno che <strong>Clerici </strong>glieli rendesse profondi, poeticamente tridimensionali, mentre Gianni usava la razionalità di Rino come zavorra per i suoi voli, pindarici e non. </p>



<p>Tutti e due, e chiedo scusa se nemmeno oggi riesco a scinderli, a planare sulla terra rossa, delicati come una smorzata beffarda, distesi sull’erba a rincorrere con gli occhi e i gerundi lungolinea  e rovesci incrociati o accovacciati sul cemento a spiare, furbetti svergognati, servizi e smash dandosi di gomito come due liceali. Tutti e due, perfino oggi che dovrei scinderli, a parlare dal lontano qui accanto, con penne asciugate, microfoni staccati e fogli volati in corridoio. Perché i grandi muoiono diverse volte, ma i grandissimi mai.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="642" height="1000" data-id="22759" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/81jUTAnfK8L._AC_UF10001000_QL80_-1.jpg" alt="" class="wp-image-22759" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/81jUTAnfK8L._AC_UF10001000_QL80_-1.jpg 642w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/81jUTAnfK8L._AC_UF10001000_QL80_-1-193x300.jpg 193w" sizes="(max-width: 642px) 100vw, 642px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="632" height="1000" data-id="22762" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/41386lyfJbL._AC_UF10001000_QL80_.jpg" alt="" class="wp-image-22762" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/41386lyfJbL._AC_UF10001000_QL80_.jpg 632w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/41386lyfJbL._AC_UF10001000_QL80_-190x300.jpg 190w" sizes="(max-width: 632px) 100vw, 632px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="200" height="325" data-id="22763" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/9788860410399_0_200_0_75.jpg" alt="" class="wp-image-22763" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/9788860410399_0_200_0_75.jpg 200w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/01/9788860410399_0_200_0_75-185x300.jpg 185w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center">Tre libri di Rino Tommasi</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/01/08/rino-tommasi-una-voce-lontana.html">Rino Tommasi, una voce lontana</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2025/01/08/rino-tommasi-una-voce-lontana.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In memoria del maestro di giornalismo Salvatore Lo Presti</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/09/21/in-memoria-del-maestro-di-giornalismo-salvatore-lo-presti.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2024/09/21/in-memoria-del-maestro-di-giornalismo-salvatore-lo-presti.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Sartore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2024 20:02:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Addetti ai lavori]]></category>
		<category><![CDATA[annuario del calcio mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[corriere dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[gazzetta dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[salvatore lo presti]]></category>
		<category><![CDATA[tuttosport]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=21469</guid>

					<description><![CDATA[<p>A pochi giorni dalla scomparsa di Totò Schillaci, ci lascia un altro grande siciliano protagonista del mondo del calcio, questa volta del giornalismo, il maestro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/09/21/in-memoria-del-maestro-di-giornalismo-salvatore-lo-presti.html">In memoria del maestro di giornalismo Salvatore Lo Presti</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">A pochi giorni dalla scomparsa di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/09/19/toto-schillaci-e-il-ricordo-delle-notti-magiche.html">Totò Schillaci</a></strong>, ci lascia un altro grande siciliano protagonista del mondo del calcio, questa volta del giornalismo, il maestro <strong>Salvatore Lo Presti</strong>.</p>



<p>Ho avuto l&#8217;onere di poterlo avere ai miei microfoni per raccogliere la sua opinione negli intervalli delle partite, e spesso di averlo ospite della trasmissione Sportivamente su Grp Tv.</p>



<p>Collega preparatissimo, sempre disponibile, garbato ed ironico. Ne ricordo l&#8217;amore per la professione di giornalista sportivo e la conoscenza vasta e profonda della storia del calcio.</p>



<p>Il suo Annuario del Calcio Mondiale era una autentica bibbia per gli appassionati di calcio e scrigno inesauribile di dati, statistiche ed altro per giornalisti e addetti ai lavori.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/46b6b850-fa0c-42c0-b752-2aa806d3aa20-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-21471" style="width:700px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/46b6b850-fa0c-42c0-b752-2aa806d3aa20-768x1024.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/46b6b850-fa0c-42c0-b752-2aa806d3aa20-225x300.jpg 225w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/46b6b850-fa0c-42c0-b752-2aa806d3aa20-1152x1536.jpg 1152w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/09/46b6b850-fa0c-42c0-b752-2aa806d3aa20.jpg 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p></p>



<p>Siciliano di Marsala, 84 anni, <strong><em>Totò </em>Lo Presti </strong>è stato quello che si definisce una &#8220;firma&#8221;, un &#8220;campione del giornalismo sportivo&#8221; come lo ha ricordato l&#8217;Ussi Piemonte.</p>



<p>Ha lavorato per i quattro grandi quotidiani sportivi italiani: Corriere dello Sport, Tuttosport, Stadio e Gazzetta dello Sport. Un record.</p>



<p>Nutrita pure la sua produzione letteraria: Profondo granata, Eurojuve, 30 anni di Coppa dei Campioni, Lo stadio racconta con Marco Ansaldo, Azzurro come Marsala, Tango bianconero e, come detto, il mitico Annuario del calcio mondiale dal 1988 al 2007.</p>



<p>Tutto il team di Gameofgoals lo ricorda con affetto e si unisce in un abbraccio ai suoi cari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/09/21/in-memoria-del-maestro-di-giornalismo-salvatore-lo-presti.html">In memoria del maestro di giornalismo Salvatore Lo Presti</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2024/09/21/in-memoria-del-maestro-di-giornalismo-salvatore-lo-presti.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’ironica eredità di Beppe Viola</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/10/18/lironica-eredita-di-beppe-viola.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2022/10/18/lironica-eredita-di-beppe-viola.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2022 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Addetti ai lavori]]></category>
		<category><![CDATA[beppe viola]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[raì]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=12308</guid>

					<description><![CDATA[<p>Serata di domenica 17 ottobre 1982. Il giornalista RAI Beppe Viola è in studio. Deve ultimare il montaggio del servizio su Inter-Napoli per la Domenica [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/10/18/lironica-eredita-di-beppe-viola.html">L’ironica eredità di Beppe Viola</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Serata di domenica 17 ottobre 1982. Il giornalista RAI <strong>Beppe Viola</strong> è in studio. Deve ultimare il montaggio del servizio su Inter-Napoli per la Domenica Sportiva. All’improvviso accusa un malore e si accascia a terra. Il celebre moviolista Carlo Sassi che è lì con lui pensa a uno scherzo. Ma quando vede che Viola non si rialza, comprende che la situazione è grave e chiama subito i soccorsi. Trasportato d’urgenza al Fatebenefratelli di Milano per emorragia cerebrale, il giornalista muore la mattina successiva. Se ne va con lui l’arte televisiva del disincanto, un’ironia che rispetto ai canoni di allora è avanti decenni. Viene a mancare il giornalista, ma anche l’autore di testi più anticonvenzionale del panorama italiano. Avrebbe compiuto 43 anni la settimana successiva.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Scomodo</h3>



<p></p>



<p>La notizia ha un impatto piuttosto forte sul pubblico. Beppe Viola è uno dei giornalisti del piccolo schermo più apprezzati, il suo <em>sense of humour</em> è quasi una Bibbia per chi vuole vivere il calcio con passione ma senza stress. <strong>I telespettatori lo amano, gli addetti ai lavori un po’ meno</strong>. Ne apprezzano la verve, certo, ma per certi ruoli viene sempre preferito qualcuno più gestibile. Lui stesso non lo dice mai ma lo lascia trasparire: il mondo è quel che è. E da che mondo è mondo, vanno avanti quelli più impettiti e “governativi”. Lui lo sa ma non può diventare un altro a comando. Se è vero che “<em>una risata ci seppellirà</em>”, allora <strong>per i gusti di qualcuno Viola fa un po’ troppo ridere</strong>. Ma soprattutto, fa riflettere sul lato oscuro della luna, pardon, dello sport. Non sempre è esplicito, ma ti ci porta. L’ironia, anche quella che non sfocia nel sarcasmo perché è in buone mani, è bella ma mette in discussione la realtà e il potere. Il potere è la cosa meno autoironica che ci sia e quasi mai si viene promossi per aver presentato la verità, o almeno un punto di vista complicato. Il mondo non vuole verità, vuole spettacolo. Per questo hanno inventato la tv. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Anticonvenzionale</h3>



<p></p>



<p>Mattina di lunedì 3 dicembre 1979, sede RAI di Milano. Beppe Viola consegna una lettera al caporedattore Mario Mauri. Una lettera di sfogo, anche se probabilmente lui la definirebbe <strong>una lettera di elogio per avergli fatto battere un record</strong>: quello della più lunga militanza senza conseguire riconoscimenti, avanzamenti di carriera, promozioni e – figuriamoci &#8211; aumenti di stipendio. Della lettera è celeberrima una frase semplice, tagliente, quasi pirandelliana: «<em>Ho quarant’anni, quattro figlie e la sensazione di essere preso per il culo</em>». </p>



<p>Uno stile epistolare che può far sorridere, una lettera contenente una verità amara che in termini burocratici i vertici RAI non possono apprezzare. Anche se molto noto, Giuseppe Viola detto Beppe è pur sempre un dipendente del servizio pubblico e come tale si deve comportare. Chi deve capire capisce molto bene, ma poi il grido di dolore cade nel vuoto. C’è la macchina da scrivere, c’è la sala montaggio, c’è il pubblico da informare. Vada, Viola, vada. Poi vedremo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Domenica Sportiva del 16 maggio 1982 - Commenti di Gianni Brera e Beppe Viola" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/hnk1Z4SlWmM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Uno stile inedito</h3>



<p></p>



<p>Un programma come “<em>Mai dire gol</em>” è arrivato sugli schermi televisivi quasi dieci anni dopo la morte di Beppe Viola. Difficile pensare che quello stile avrebbe avuto lo stesso impatto sul pubblico se nei decenni precedenti non ci fosse stato un battistrada d’eccezione. I servizi di Viola sono diversi da quelli degli altri: sembrano partire da Marte, divagare verso temi in apparenza lontani per poi atterrare sull’argomento sportivo con spietata lucidità. Senza cattiveria apparente ma con un’ironia sottile che fa anche più male. Un po’ come quei fogli di carta che, se presi di taglio, affettano quanto un coltello. Beppe Viola è anche autore di testi da cabaret, inventa canzoni stralunate e dalla comicità un po’ rarefatta, spesso scritte con l’amico d’infanzia <strong>Enzo Jannacci</strong>. Raccontare è anche dissacrare, evidenziare il lato grottesco della vita, descrivere è mettere a nudo: modalità che in campo artistico funziona, ma se parliamo di sport bisogna stare attenti. Attenti a mantenere la giusta misura, a non mescolare troppo opinione personale e asettica informazione. A non scivolare nell’eccessiva antiretorica, che è retorica allo specchio.</p>



<p><em>«Lei per caso è comunista?»</em> gli chiedono al momento dell’assunzione in RAI.<br><em>«Ma no, le pare? E comunque, mai in servizio»</em> si narra che abbia risposto il diretto interessato. Uno così, o lo cacci via subito o non te lo lasci sfuggire.</p>



<p>Affronta lo sport, in particolare il calcio, come l’unica religione senza cali di audience nel corso dei secoli. Poiché lui è bastian contrario – più che per convinzione, per intimo divertimento – il calcio va desacralizzato. Presidenti, allenatori, calciatori vanno riportati sulla terra e c’è un solo modo per farlo: usare l’ironia, quella semplice, efficace. <strong>Rispettosa ma dissacrante</strong>. Quella che obbliga l’interlocutore a vincere – in caso di vittoria, poi &#8211; sempre con il segno “2” in schedina. Tanto per citare forse il servizio più celebre, alla vigilia di Natale 1978 <a href="https://www.raisport.rai.it/video/2019/09/ladomenicascportiva-giannirivera-rivera-beppeviola-viola-fd310cc9-d6d2-4349-8ff2-2f9fa5a7425d.html"><strong>Gianni Rivera viene intervistato dentro un tram milanese</strong></a> e poi sugli spalti di un San Siro (non ancora “Meazza”) coperto di neve, costretto a scendere fra i comuni mortali e a mettersi in gioco su vari fronti: diritti dei calciatori, amore per la maglia, scelte personali perfino in tema di sesso. Idee nuove, scenari inediti, capolavori di <em>misunderstanding</em> e d’ironia, domande che vogliono risposte precise ma anche dotate di leggerezza, in un mondo che si prende maledettamente sul serio. È l’intervistatore che impone il ritmo e i temi all’intervistato, non il contrario. Come dovrebbe essere in un mondo appena normale. Ma la rivoluzione la fanno i normali molto dotati, quasi mai i fenomeni fini a sé stessi. Il pubblico apprezza lo stile di Viola, i piani alti spesso incassano, poi però la carriera la fa sempre qualcun altro. Non è vero che il terzo millennio non ama gli atipici. Gli atipici hanno sempre creato problemi. Bene, bravo ma avanti un altro.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Il “Metodo Viola”</h3>



<p></p>



<p>La sua filosofia non è condivisa da tutti ma di certo è molto chiara. Lo sport, il calcio in particolare, ha un carattere essenzialmente popolare che tale deve rimanere, senza scadere nel provinciale o nel campanilistico. Ma è anche un mezzo per raccontare il mondo e le sue contraddizioni. Dunque, un veicolo del sapere: immediato, semplice, d’impatto. Mai superficiale. L’intrattenimento ha questo potere, bisogna saperlo usare. Le scelte di Beppe Viola sono sempre coerenti e a loro modo inflessibili. La presentazione di una partita si trasforma in <strong>un mini saggio storico-calcistico</strong>, senza inutili pedanterie, con la capacità di raccontare la realtà specifica in modo sorridente, disincantato e insieme impeccabile. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=-Qr-f6hhEHw"><strong>Qui</strong></a>, un piccolo gioiello riporta le aspettative non solo calcistiche della Jugoslavia a pochi mesi dalla morte di Tito e alla vigilia della sfida con l’Italia in vista del Mundial 1982. La capacità di legare conoscenza dei fatti, rigore tecnico-tattico, narrazione solo in apparenza sotto tono. Linguaggio chiaro e semplice, non corrivo. Parole alla portata di tutti, in grado di elevare il livello cognitivo generale. <strong>Sembra una cosa facile, ma solo perché è lui a farlo</strong>. Nel percorso professionale Beppe Viola porterà sugli schermi un nuovo modo di fare telecronaca. L’evento calcistico viene trasformato in una chiacchierata a uso degli ascoltatori, in un’ampia divagazione su temi non solo calcistici, interrotta d’improvviso da un gol o da un’azione di particolare pregio da descrivere in tempo reale. Nei novanta minuti di telecronaca si può scivolare con maestria dal destro di Platini alla crisi in Medio Oriente, passando per le lamentazioni di Bearzot sulla casta giornalistica. Uno stile inedito al quale sempre meno persone intendono rinunciare. Una sorta di Wikipedia ante litteram, senza nessuno in cattedra e condita da improvvise battute di spirito. Mai le stesse, mai scontate. Sullo stile di quelle che negli anni Viola ha inventato per il cinema o per i vari Teocoli, Abatantuono, Villaggio, Cochi e Renato. In sostanza, la manna dal cielo per <strong>la cerchia-cabaret del <em>Derby</em> di Milano</strong>, alla quale Beppe Viola è rimasto affettuosamente legato fino a quella sera di ottobre del 1982.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="L&#039;addio a Beppe Viola. &#039;&#039;Grazie per tutto&#039;&#039;" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/5Pzo1D8mPr0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Cosa resta di lui</h3>



<p></p>



<p>La sua è un’eredità ancora aperta. Molti hanno cercato di saccheggiare lo stile di Beppe Viola, si può dire che nessuno lo abbia uguagliato. Molto difficile che la cosa possa avvenire in futuro. Rispetto al 1982 son cambiate troppe cose. <strong>La Milano di Viola non è più la stessa</strong>, l’Italia di 40 anni fa non esiste più, il mondo stesso è diventato un’altra cosa. In parecchi casi, l’ambizione di far bene il proprio lavoro si è trasformata in arrivismo senza talento, la sottile ironia è stata spesso rimpiazzata da un sarcasmo litigioso e inconsistente, sempre più orizzontale e condiviso in rete. <strong>Non si dissacra più il potere, ci si limita a constatarlo</strong>. E a subirlo. Rispetto ad allora la televisione è diventata sempre più pluralista ma lo spazio per gli “originali” si è, se possibile, ancor più ristretto. Tutto va di fretta, tutto è <em>social</em> ma per fortuna la speranza di un giornalismo sportivo diverso, più leggero, profondo, senza sconti a nessuno, rimane. La riprova? Semplice: dopo tanti anni ancora viene celebrato un maestro come Beppe Viola. Uno che non avrebbe mai accettato un titolo simile.&nbsp;</p>



<p><em>«Maestro sarà lei»</em> direbbe senz’altro. <br>Sembra quasi di vederlo, mentre risponde con un’aria semi sorridente ma dal retrogusto deciso e malinconico. Disperato ma non serio, proprio come lui.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/10/18/lironica-eredita-di-beppe-viola.html">L’ironica eredità di Beppe Viola</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2022/10/18/lironica-eredita-di-beppe-viola.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ritratto di Concetto Lo Bello. L&#8217;Arbitro</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2021/09/09/ritratto-di-concetto-lo-bello-larbitro.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2021/09/09/ritratto-di-concetto-lo-bello-larbitro.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diego Mariottini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Addetti ai lavori]]></category>
		<category><![CDATA[arbitro]]></category>
		<category><![CDATA[concetto lo bello]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gameofgoals.it/?p=8008</guid>

					<description><![CDATA[<p>Concetto lo Bello, il fischietto differente Per alcuni era un arbitro, per altri è stato il direttore di gara per eccellenza. Per altri ancora, uno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/09/09/ritratto-di-concetto-lo-bello-larbitro.html">Ritratto di Concetto Lo Bello. L&#8217;Arbitro</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Concetto lo Bello, il fischietto differente</h3>



<p></p>



<p>Per alcuni era un arbitro, per altri è stato il direttore di gara per eccellenza. Per altri ancora, uno zar, un duce, un dittatore illuminato nel migliore dei casi. <strong>Concetto Lo Bello</strong> è stato per molti anni in Italia e all’estero una delle giacchette nere più conosciute di sempre. Anche a tanti anni dalla scomparsa, nel panorama contemporaneo soltanto Pierluigi Collina può essere paragonabile a lui, per fama internazionale, personalità e per autorevolezza nel giudizio. Come un po’ tutti i grandi personaggi nello sport divideva l’opinione pubblica, soprattutto per i suoi modi reputati talvolta istrionici e autoreferenziali. Ma senza riserve vengono oggi riconosciute all’arbitro di Siracusa una forza caratteriale e una capacità decisionale, nonché una libertà di giudizio, della quale fin troppo spesso si avverte la mancanza. Rispettato e nel contempo avversato, votato dagli elettori siciliani in più di una legislatura, durante la carriera e dopo avere abbandonato il fischietto. Le vicende di un arbitro che ha fatto storia non soltanto nel calcio italiano. A modo suo, come sempre, in 67 anni di vita vissuta appieno.</p>



<p></p>



<p><strong>UN UOMO IN MEZZO AL CAMPO</strong>. Usciva dal tunnel assieme ai suoi guardalinee alle due squadre e immediatamente intimoriva tutti, perfino il pubblico. Autoritario forse, carismatico di sicuro. Poco conciliante, di polso, decisionista, affatto seduttivo. “<em>La partita sono io</em>”, sembrava dire in modo implicito, ma la sapeva arbitrare come nessuno, non fosse altro per l’uso della mimica e della gestualità. Gli aggettivi per descrivere <strong>Concetto Lo Bello</strong> sono sempre stati tanti. Non a tutti andava a genio ma quando c’era una gara importante da dirigere il suo nome era sempre il primo a essere candidato. Nato a Siracusa, classe 1924, inizia ad arbitrare a soli 20 anni. Alla base del suo agire c’è forse un’idea di ordine e di rispetto delle regole che lo porta a somigliare a una sorta di vigile urbano, cartellini alla mano, al centro del terreno di gioco. </p>



<p>A 30 anni dirige in serie A. A 34 è già internazionale ed esordisce nell’amichevole Egitto-Germania Ovest a Il Cairo. A detta di molti, anche il suono del suo fischietto si distingue da quello di tutti gli altri. È un tratto caratteristico dello stile di <strong>Lo Bello</strong>, non certo l’unico. Un suono secco, perentorio, definitivo di tempi e modi. Uno squillo che ferma il gioco e che lo fa ripartire senza mezzi termini, senza tergiversare. Un fischio che per anni detta le regole a grandi campioni e a comprimari, che regola il comportamento degli allenatori dal temperamento più compassato e quello delle cosiddette “teste calde”. Molti percepiscono la fermezza dell’arbitro siciliano come una mania di protagonismo, altri vedono in quella risolutezza il coraggio che ci vuole nel dirimere controversie sulle quali altri colleghi preferiscono glissare. Non vi è traccia di quella che negli anni successivi verrà denominata “sudditanza psicologica”, definizione coniata per indicare una certa timidezza nei confronti delle società più potenti, non soltanto italiane. In altre parole, se si vuole far carriera, meglio non mettersi contro chi conta davvero. Anche da questo punto di vista, Lo Bello fa eccezione.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="548" height="345" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/Concetto-Lo-Bello-con-un-giovanissimo-Gianni-Rivera.jpg" alt="" class="wp-image-8040" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/Concetto-Lo-Bello-con-un-giovanissimo-Gianni-Rivera.jpg 548w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/Concetto-Lo-Bello-con-un-giovanissimo-Gianni-Rivera-300x189.jpg 300w" sizes="(max-width: 548px) 100vw, 548px" /><figcaption>Concetto Lo Bello con un giovanissimo Gianni Rivera</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p><strong>DECISIONI CORAGGIOSE</strong>. Lo stile arbitrale italiano è per tradizione piuttosto “garantista” nei confronti delle difese. Nel dubbio si tende spesso a dare un calcio di punizione nei confronti di chi si trova nella propria area di rigore e così il gioco riparte. <strong>Concetto Lo Bello</strong> decide di mettere fine a questa sorta di regola non scritta. Il suo indirizzo è di segno diametralmente opposto. Gli attaccanti, dal suo punto di vista, sono giocatori spesso vessati e sottoposti alle peggiori scorrettezze. È giusto tutelarli e dare loro ciò che è giusto. Fossero anche calci di rigore che gli altri colleghi hanno timore di concedere. </p>



<p>Soltanto così, ritiene l’arbitro, si potrà ottenere un gioco più pulito e un numero minore di colpi proibiti, specie sotto porta. Senza guardare chi gioca in casa e chi fuori, perché senza coerenza non c’è neppure credibilità. La severità decisionale è motivo e causa scatenante di una serie di parodie sulla figura di <strong>Lo Bello</strong>. Tanto per citarne una, il film “L’Arbitro” con <strong>Lando Buzzanca</strong>, che esce nei cinema nel 1974, ruota intorno alla sua figura in modo praticamente dichiarato. Durante la carriera <strong>Lo Bello</strong> sarà anche il direttore di gara di alcune sfide che decideranno il campionato, tra cui lo&nbsp;spareggio-scudetto&nbsp;del&nbsp;1964&nbsp;fra&nbsp;Bologna&nbsp;e&nbsp;Inter all’Olimpico di Roma&nbsp;e il big-match del 1970 tra Cagliari&nbsp;e&nbsp;Juventus, un pareggio che di fatto aprirà la strada al primo e unico scudetto della squadra sarda.</p>



<p></p>



<p><strong>RECORD ITALIANO</strong>. Con 328 partite dirette nella massima divisione nazionale, <strong>Concetto Lo Bello</strong> detiene ancora il record di presenze in 20 anni di carriera. In campo internazionale arbitra in 93 occasioni, di cui 34 tra Nazionali A. Dirige alcune partite delle fasi finali delle&nbsp;Olimpiadi 1960&nbsp;(gli incontri di qualificazione Polonia-Tunisia 6-1 a Roma, Danimarca-Polonia 2-1 a Livorno, e la finale&nbsp;Jugoslavia-Danimarca&nbsp;3-1), dell&#8217;Europeo 1964 (semifinale&nbsp;URSS-Danimarca 3-0 a&nbsp;Barcellona) e del&nbsp;Mondiale 1966 (Inghilterra-Messico&nbsp;2-0 allo stadio di Wembley e la semifinale&nbsp;Germania Ovest-URSS&nbsp;2-1 a Liverpool). Dirige inoltre la finale di&nbsp;Coppa Intercontinentale 1966&nbsp;(Real Madrid-Peñarol&nbsp;0-2) e le finali di&nbsp;Coppa dei Campioni 1967-1968 (Manchester United-<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sport_Lisboa_e_Benfica">Benfica</a>&nbsp;4-1) e del&nbsp;1969-1970&nbsp;(Feyenoord-<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Celtic_Football_Club">Celtic</a>&nbsp;2-1), di&nbsp;Coppa delle Coppe 1966-1967&nbsp;(Bayern-Rangers&nbsp;1-0), di&nbsp;Coppa delle Fiere 1965-1966&nbsp;(Real Saragozza-Barcellona&nbsp;2-4) e di&nbsp;Coppa UEFA 1973-1974&nbsp;(Feyenoord-Tottenham&nbsp;2-0). Quando arbitra quest’ultima partita ha 50 anni compiuti da pochi giorni. Subito dopo Feyenoord-Tottenham smette di dosso il fischietto e la giacchetta nera.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="634" height="863" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/Schermata-2021-09-06-alle-20.51.56.png" alt="" class="wp-image-8042" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/Schermata-2021-09-06-alle-20.51.56.png 634w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2021/09/Schermata-2021-09-06-alle-20.51.56-220x300.png 220w" sizes="(max-width: 634px) 100vw, 634px" /><figcaption>Omaggio a Lo Bello [www.panathlondistrettoitalia.it]</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p><strong>LA SVOLTA IN POLITICA</strong>. Viene eletto deputato per la prima volta, nel collegio Catania-Messina-Siracusa con la Democrazia Cristiana nel 1972, quando è ancora arbitro. Secondo qualcuno quella è una sorta di conflitto di interessi “ante litteram”, per altri una semplice ma non meno grave caduta di stile. Lui si autoassolve definendosi “un uomo libero”. Talmente libero, e talmente liberi gli elettori, da essere confermato anche nelle tre legislature successive. Nella seconda metà degli anni 80 sarà anche, per un breve periodo, sindaco di Siracusa. L’attività politica non lo fa comunque uscire dalla scena sportiva. Dal 1976 fino alla morte è presidente della Federazione Italiana Pallamano. È inoltre uno dei fondatori dell&#8217;Ortigia di pallanuoto, nel &#8217;52, formazione di cui sarà in tempi diversi prima allenatore e poi, per oltre 20 anni, presidente. <strong>Concetto Lo Bello </strong>muore il 9 settembre 1991. Il suo nome è dal 2012 nella <em>Hall of Fame del calcio italiano</em>.</p>



<p></p>



<p><strong>DICONO DI LUI</strong>. Il grande <strong>Gianni Brera</strong> lo aveva definito: «<em>Un po&#8217; Dionisio, tiranno di Siracusa, un po&#8217; Abd el Karim, pirata saraceno</em>». <strong>Luigi Gianoli</strong>, decano della Gazzetta venuto a mancare nel 1998, invece, scrisse: «<em>Per me somiglia tutto a Timoleone&#8230; Timoleone, detto l&#8217;intemerato, era cittadino corinzio e venne a liberare Siracusa dai cartaginesi per governarla poi, ma da semplice privato. Un amministratore, insomma. E la rese felice. Fu forte, generoso, geniale</em>». Interpretazioni soggettive su una personalità granitica e nel contempo multiforme. Ma su una cosa i due avrebbero potuto tuttavia concordare: comunque lo si voglia considerare, <strong>Concetto Lo Bello</strong> non è stato né un arbitro né una persona qualunque. Come tutti quelli che nello sport hanno lasciato un segno che non sia la X.</p>



<p class="has-text-align-right"><br></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Concetto Lo Bello - Figu, album di persone notevoli" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/YMwmOk-Die8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Un servizio su Concetto Lo Bello</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2021/09/09/ritratto-di-concetto-lo-bello-larbitro.html">Ritratto di Concetto Lo Bello. L&#8217;Arbitro</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://gameofgoals.it/2021/09/09/ritratto-di-concetto-lo-bello-larbitro.html/feed</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
