La rivoluzione industriale di Guardiola: le 10 stagioni d’oro di Pep al Manchester City

Condividi articolo:

«Questa città è stata costruita attraverso il lavoro, sgobbando. Lo vedi nel colore dei mattoni, dalle persone che timbrano il cartellino presto e rimangono fino a tardi. Le fabbriche, il Centro Pankhurst, i sindacati, la musica. Semplicemente, la rivoluzione industriale, e il modo in cui essa ha cambiato il mondo».

Nel suo lungo video d’addio postato sui propri canali social, questo passaggio è forse uno dei più interessanti, e riassume come meglio non potrebbe il legame venutosi a creare tra Pep Guardiola e la città di Manchester. Un luogo uggioso e che difficilmente riscalda il cuore, lontanissimo nei chilometri e nell’anima da quella Catalogna divenuta non soltanto madre affettuosa, ma anche vessillo da sventolare con fermezza e orgoglio.

Eppure, nel corso di questo suo decennio mancuniano, Pep non ha mai tentato di rinchiudersi in una torre d’avorio fatta di milioni di sterline e di schemi cervellotici, riuscendo a immergersi con naturalezza e genuino interesse nella cultura operaia della città. Non è affatto casuale, dunque, il suo riferimento al Pankhurst, ossia il luogo di nascita del movimento delle suffragette all’inizio del secolo scorso.

In maniera tutt’altro che inconscia, infatti, a Guardiola piace eccome inserirsi nel solco dei grandi rivoluzionari di Manchester. Certo, il cambiamento da lui messo in atto non ha portato a un’innovazione tecnologica epocale come l’Industrial Revolution, e non ha neanche favorito l’emancipazione femminile come le suffragette, ma ha fatto capire agli inglesi un concetto tutt’altro che scontato nella Premier League di 10 anni fa.

A esprimerlo, in un certo senso, ci aveva già pensato Carlos Peucelle diversi decenni or sono, usando una logica ferrea: «Con che cosa si gioca il calcio? ‘Con la palla’. E di cosa è fatta la palla? ‘Di cuoio’. Ora, da dove viene questo cuoio? ‘Dalla mucca’. E cosa mangia la mucca? ‘L’erba’. E allora la palla sempre per terra sull’erba e giocata di prima».

Nel proprio laboratorio da scienziato pazzo, Guardiola ha ridefinito giorno dopo giorno gli standard del calcio britannico (ed europeo) con una continuità spaventosa per qualunque campionato, ancor di più in quello più competitivo ed esigente al mondo. Ecco dunque un bel tour de force di 593 partite, 20 trofei, e, come già detto, 10 stagioni, messe in ordine dalla meno felice alla più ricca di successi.

10) 2024-2025

Per parlare della stagione più buia della carriera da allenatore di Josep Guardiola, occorre partire da un episodio che col campo c’entra fino a un certo punto, ma che riassume come meglio non potrebbe un’annata piena di cattivi pensieri per il tecnico catalano. È il 26 novembre 2024, e il Manchester City si è appena fatto rimontare 3 gol in 15′ dal Feyenoord in un match casalingo di Champions League, aggravando una crisi già ampiamente sotto gli occhi di tutti dopo cinque sconfitte consecutive.

A sconcertare non è soltanto il mix di svagatezza ed ansia che da tempo attanaglia il City, ma anche e soprattutto il modo in cui Guardiola si presenta in conferenza stampa: il capoccione di Pep è completamente martoriato da una serie di taglietti ed escoriazioni un po’ da cartone animato, ma che di buffo non hanno proprio nulla.

I grattacapi che tormentano gran parte degli allenatori di alto livello, assumono in questo caso un significato letterale: il mercato estivo piuttosto scarno, un po’ di pancia piena dopo quattro campionati vinti uno in fila all’altro, e il grave infortunio al neo-Pallone d’Oro Rodri diventano dei rebus irrisolvibili per Guardiola, che conduce una stagione all’insegna della rassegnazione.

Ad avvelenare ulteriormente il clima ci pensano poi i problemi giudiziari dei Citizens, su cui da anni incombono potenziali penalizzazioni per le loro innumerevoli violazioni del fair play finanziario, e che diventano un tema di discussione ricorrente per quasi tutta la stagione. Insomma, per la prima volta dopo quasi un decennio, il sole sembra iniziare a tramontare sull’impero di Pep.

Una squadra del City 2024-2025

9) 2016-2017

L’attaccamento morboso di Guardiola al successo è testimoniato da una statistica irreale: in quasi 20 stagioni, le sue squadre non hanno mai chiuso il campionato fuori dal podio. In tutti questi anni, inoltre, Pep si è dovuto accontentare della medaglia di bronzo in due sole occasioni, nel sopracitato 2024-2025, e nel 2016-2017, la sua prima annata a Manchester.

Sul Regno Unito, in quel periodo, iniziano a soffiare i venti della Brexit, e anche nel calcio inglese certe novità “continentali” non vengono accolte con troppo entusiasmo. «Bravo Guardiola, per carità, ma qui in Inghilterra si gioca in maniera più intensa rispetto a come si fa in Spagna, e ad attenderlo troverà una concorrenza ben più ostica rispetto a quella avuta in Germania con il suo Bayern Monaco».

Erano più o meno questi i discorsi che si facevano Oltremanica ai tempi, e che avrebbero trovato un’illusoria conferma nelle difficoltà avute da Pep nell’approcciarsi al suo nuovo ecosistema. Il calcio posizionale, del resto, non si insegna certo in due giorni, e fatica ad attecchire in una rosa dall’età media alta, e che necessita di un urgente restyling (specie in difesa).

Neanche la Premier League, oltretutto, sembra ancora pronta a farsi contaminare dal guardiolismo: a dominare il campionato è il Chelsea di Conte, la squadra con il minor possesso palla medio tra le Big Six, e che tra andata e ritorno infilza il Manchester City con due lezioni di cinismo nostrano. Tra le risatine generali, Pep arriva a maggio con zeru tituli, e inizia a prendere appunti: di lì a pochi mesi, nella terra di Sua Maestà, nulla sarebbe stato più come prima.

Un undici del City 2016-2017

8) 2019-2020

Se a Barcellona la Gioconda blaugrana dipinta da Guardiola era stata macchiata da qualche schizzo di fango, sapientemente tiratogli addosso dal Real Madrid di Mourinho, l’arcirivale di Pep in Premier League avrebbe avuto un comportamento ben più cavalleresco. Con il suo sorriso a 32 denti, infatti, Jürgen Klopp è stato per anni l’unico allenatore capace di mettere i bastoni tra le ruote al Manchester City, insidiandone non soltanto la bacheca dei trofei, ma anche la leadership in materia di avanguardismo calcistico.

Nel 2019-2020, il Liverpool del tecnico tedesco è all’apice del proprio ciclo, e semina la concorrenza già in autunno grazie a un filotto di vittorie spaventoso (fino a fine febbraio accumula 26 successi e un pareggio in 27 partite), con cui lascia il City a leccarsi le ferite. A Guardiola non bastano un De Bruyne alieno (13 gol e 20 assist) e il miglior Sterling di sempre (20 gol) per tenere il passo dei Reds in campionato, ed è dunque costretto a fare all-in sulla Champions League dopo aver già vinto la Coppa di Lega.

A rimescolare le carte in tavola ci pensano il Covid-19 e la conseguente pandemia, che stravolgono la fase finale della Champions League: ci si gioca tutto nel caldo agostano di Lisbona, con gare secche dai quarti in poi. Per Pep, che non raggiunge una semifinale europea dai tempi del Bayern, si profila un’occasione d’oro, essendo stato accoppiato al modestissimo Lione di Rudi Garcia.

Ciò che succede in Portogallo, tuttavia, ha ben poche spiegazioni razionali: per limitare le transizioni dei francesi, Guardiola ricorre a una strana difesa a 3, una scelta conservativa che puntualmente non paga. Gli errori da matita blu di Ederson e Sterling fanno il resto, e condannano il City a una delle eliminazioni europee più beffarde della propria storia.

Giocatori del City della stagione 2019-2020

7) 2025-2026

La stagione appena conclusa, per quanto agrodolce e piena di rimpianti, è a mio avviso la migliore del Manchester City guardioliano tra quelle in cui non è riuscito ad aggiudicarsi la Premier League. Dopo le rovinose cadute dell’annata precedente, tutti quanti si aspettano il ritorno ad alti livelli di Bernardo Silva e compagni, che tuttavia, ai nastri di partenza, vengono messi in terza posizione dietro alle due grandi favorite: il Liverpool di Slot, campione in carica e (apparente) re del mercato, e l’Arsenal di Arteta, ormai maturo a sufficienza per puntare al colpo grosso.

Saranno proprio i Gunners a dettare il passo in campionato, dove la discontinuità del City sembra inizialmente un limite troppo evidente per poter davvero competere per il titolo. È una versione dei Citizens più verticale e meno improntata al controllo rispetto al passato; tra i volti nuovi, si esaltano soprattutto il ventunenne O’Reilly (forse l’ultimo grande lascito tecnico di Guardiola a Manchester) e Rayan Cherki, autentico genio del pallone capace di leggere uno spartito tutto suo.

Le paure e il peso della storia che gravano sull’Arsenal permettono a Pep di riaggrapparsi alla vetta in primavera, tant’è che lo scontro diretto deciso da Håland a metà aprile sembra poter essere il vero punto di svolta del campionato. Il City 2025-2026, tuttavia, si spegne e si riaccende quando meno te l’aspetti, e si incaglia in casa dell’Everton nel rush finale, spedendo dunque la coppa a Londra.

Non è un caso che a deporre definitivamente Guardiola sia stato un suo ex assistente, ispiratosi al lato più reazionario del suo calcio (la retroguardia composta da quattro difensori centrali come il City 2023 ne è un esempio lampante) per sconfiggere l’antico maestro. Per farsi perdonare, Pep riesce comunque a mettersi in saccoccia la Carabao e la Fa Cup: non male come regalo di addio…

I giocatori del City esultano per la vittoria nella Fa Cup 2025-2026

6) 2023-2024

Smaltita la sbornia per l’en plein della stagione precedente, nel 2023-2024 il Manchester City va alla cassa a riscuotere i vari trofei “laterali”, derivanti dalla vittoria della Champions League a giugno: in Supercoppa Europea (dove si mette in mostra un Cole Palmer ancora in rampa di lancio) servono i rigori per piegare il Siviglia, mentre il Mondiale per club si rivela una mera formalità.

Ben più sudata invece la lotta per la Premier League, vinta soltanto all’ultima curva dopo un lungo triello con le solite Arsenal e Liverpool. A dar speranza a queste ultime ci pensano gli scontri diretti, in cui il City non riesce praticamente mai a imporsi; il vero fattore decisivo, tuttavia, sarà il ruolino di marcia impeccabile degli uomini di Guardiola contro le medio-piccole, come testimoniano i soli 3 punti persi in tutto il campionato contro squadre della parte destra della classifica (nella fattispecie, il Wolverhampton).

Håland si riconferma implacabile aguzzino del gol, ma i veri mvp stagionali sono Rodri (che raggiunge livelli di decisività difficilmente replicabili da un mediano nel calcio contemporaneo) e Foden (che soprattutto in assenza dell’infortunato De Bruyne vede accresciute a dismisura le proprie responsabilità creative). L’unica nota stonata della stagione è l’eliminazione ai rigori nel quarto di finale di Champions contro il multiforme Real Madrid di Ancelotti: a posteriori, si rivelerà il vero e proprio canto del cigno del Manchester City di Guardiola in campo internazionale.

Il City campione d’Inghilterra nel 2023-2024

5) 2020-2021

Come per ogni alchimista che si rispetti, non tutti gli esperimenti di Guardiola sono riusciti alla perfezione, anzi. Il suo grande merito, tuttavia, è sempre stato quello di riuscire a concedersi qualche balbettio in più nella prima fase della stagione, in attesa di trovare l’assetto tattico ideale da sfoderare da marzo in poi, quando c’è da scrivere per davvero la storia del pallone. È esattamente così che vanno le cose nel 2020-2021: il City parte a rilento, ed è costretto a trovare nuovi equilibri e nuovi leader.

Il declino fisico di Agüero e le partenze di David Silva e Kompany (quest’ultimo colpevolmente non sostituito a dovere nell’estate 2019) lasciano un vuoto difficile da colmare per chiunque, ma non per Pep. Quest’ultimo individua nel ventitreenne Rúben Dias il nuovo pilastro intorno a cui costruire la retroguardia, mentre al resto ci pensa Gündoğan, chiamato non soltanto a dare geometrie, ma anche e soprattutto a compensare l’assenza di un attaccante puro con i suoi inserimenti.

I 17 gol totali del centrocampista tedesco (capocannoniere stagionale della squadra) sono una tanica di benzina vitale per un City inarrestabile, che in primavera vince agilmente campionato e Carabao Cup, e raggiunge anche la sua prima finale di Champions League. Ad aspettare al varco Guardiola, però, c’è la sagoma ossuta e arcigna di Thomas Tuchel, l’unico a conoscere l’ingrediente segreto per fermare i Citizens.

Le due sconfitte nel giro di un mese (Fa Cup e campionato) contro il suo Chelsea preoccupano non poco il tecnico catalano, che nel preparare la finalissima commette probabilmente il più grande errore della propria carriera: dal centrocampo in su, Pep schiera unicamente giocatori offensivi, privandosi di un equilibratore fondamentale come Rodri e allontanando dalla porta Foden per favorire uno Sterling fuori forma. Un nebuloso overthinking che a Stamford Bridge ricordano ancora oggi, con una Coppa dei Campioni in più in bacheca.

Una squadra del 2020-2021

4) 2021-2022

Ai piedi del podio di questa classifica, ho scelto di inserire la stagione 2021-2022 per un semplice motivo: è un’ulteriore evoluzione della 2020-2021, con picchi di efficienza e spettacolo ancor più elevati. A differenza dell’anno precedente, la concorrenza interna stavolta è agguerritissima, e per avere la meglio su un Liverpool da 92 punti in campionato, il City è costretto a toccare quota 93 (ben 7 in più del 2021).

Inoltre, nonostante il percorso europeo stavolta si interrompa soltanto in semifinale e non in finale, Pep ha decisamente meno da rimproverarsi: l’eliminazione per mano del solito Real Madrid non è causata da garbugli tattici et similia, ma da quei maledetti episodi che rendono la Champions League la competizione del diavolo (e in cui gente come Courtois, Benzema, Rodrygo e compagnia bella riesce a muoversi con sovrannaturale disinvoltura).

Nonostante il mercato estivo veda sfumare gli arrivi di Harry Kane prima e Cristiano Ronaldo poi (lo so, sembra assurdo immaginarlo al servizio di Guardiola), il Manchester City è probabilmente la squadra più forte del pianeta pur non disponendo di alcun fuoriclasse vero e proprio in attacco. Il congegno offensivo messo a punto da Guardiola, infatti, permette di distribuire piuttosto equamente il bottino, come dimostrato dai numeri: in campionato, sono ben sette i giocatori a raggiungere la doppia cifra di gol e assist sommati (De Bruyne, Sterling, Mahrez, Gabriel Jesus, Foden, Gündoğan e Bernardo Silva).

Nota di merito anche per le altezze celestiali dove volteggia João Cancelo, che in quel periodo, da terzino sinistro a piede invertito, non teme confronti con nessun altro interprete del proprio ruolo.

Foto di squadra della stagione 2021-2022

3) 2017-2018

Spesso e volentieri, com’è inevitabile, le migliori stagioni calcistiche di un club sono figlie di una grande campagna acquisti. Nella fattispecie, il mercato dell’estate 2017 porta a Manchester tre dei principali pretoriani dell’intero ciclo guardioliano: Ederson, Walker e Bernardo Silva (a cui si aggiungerà anche Laporte a gennaio), immediatamente protagonisti in una formazione destinata a dare un colpo di spugna a tutti i record storici della Premier League.

Ecco dunque una serie di primati stabiliti dal Manchester City 2017-2018: maggior numero di partite vinte (32), striscia più lunga di vittorie consecutive (18, praticamente un intero girone), attacco più prolifico (106 gol), e maggior distacco sulla seconda classificata (19 punti in più di Mourinho e del suo Manchester United, fermatosi ad 81).

Ah già, quasi mi dimenticavo del record di punti: 100 tondi tondi, un traguardo leggendario ottenuto al 90′ dell’ultima giornata, grazie a un memorabile pallonetto di Gabriel Jesus contro il Southampton. È in quell’esatto momento che quei giocatori diventano i Centurions, ottenendo l’immortalità calcistica, e aprendo un ciclo protrattosi per quasi un decennio.

Per la grande affermazione in Champions League, tuttavia, è ancora presto: in campionato il City infligge un distacco di 25 punti al Liverpool, che nel confronto diretto riesce però ad azzerare il gap, lasciando Guardiola a bocca asciutta nel suo unico duello europeo con Klopp.

I giocatori del City esultano dopo un gol nella stagione 2017-2018: l’attacco dei Citizens fu torrenziale

2) 2018-2019

Limitatamente ai cinque campionati europei per eccellenza, almeno da quando seguo questo sport, non ricordo una singola lotta per il titolo vagamente paragonabile a quella della Premier League 2018-2019. Parliamo di un vero e proprio blockbuster, per qualità degli interpreti in campo e in panchina, per le mille emozioni protrattesi fino all’ultima giornata, e per le filosofie di gioco delle due squadre coinvolte, così differenti e al contempo destinate a compenetrarsi a vicenda, traghettando il calcio inglese (e non solo) nel futuro.

Insomma, parliamo di uno zenit difficilmente replicabile anche da un punto di vista meramente statistico: 195 punti totali raccolti dalle due contendenti, 98 dal Manchester City, e 97 dal Liverpool. Semplicemente fantascienza. Il City, d’altro canto, ha ormai una consapevolezza da pilota automatico, e un tridente da lacrimucce (Sterling, Agüero e Sané, tutti e tre al picco delle rispettive carriere), coadiuvati dall’ultimo grande David Silva, ormai trentatreenne.

Parliamo di una vera e propria macchina da guerra, che prima anestetizza e poi travolge le avversarie, e che in patria si rende protagonista di un’abbuffata mai vista fino ad allora: la squadra di Guardiola è infatti la prima nella storia del calcio inglese ad aggiudicarsi tutti i quattro trofei domestici in una singola stagione (Community Shield, Premier League, Carabao Cup ed FA Cup).

Tanto per cambiare, invece, in Champions i Citizens si fermano alle Colonne d’Ercole dei quarti di finale, anche stavolta in un Euroderby. L’avversario è il Tottenham di Pochettino, che con organizzazione, astuzia, qualche episodio arbitrale favorevole e una discreta dose di fortuna, riesce a raggiungere le agognatissime semifinali. Ancor più del match di ritorno, un flipper impazzito di gol e ribaltoni, per il City si rivela letale l’andata di Londra, persa anche e soprattutto a causa di un atteggiamento insolitamente prudente.

Esultanza per una Premier vinta sul filo di lana dopo un’epica battaglia con il Liverpool

1) 2022-2023

Sul primo posto non potevano esserci dubbi, sia per i risultati ottenuti che a livello puramente simbolico: il Manchester City 2022-2023 è a tutti gli effetti il mostro finale di Guardiola, quantomeno per quanto riguarda la sua lunga avventura inglese. Un livello troppo difficile da superare anche per il più accanito dei videogiocatori, e, nel suo caso, per il più meticoloso degli allenatori.

Per dar vita a questa creatura, tuttavia, Pep ha dovuto inserire l’unico pezzo che davvero gli era mancato nel biennio precedente, portando la prosa brutale e futurista di Erling Håland in una squadra a tratti fin troppo poetica. «Ma come, ma il centravanti non era lo spazio?»; «E se facesse la fine di Ibrahimovic al Barcellona?»; «Guardiola sta tradendo le sue idee per la prima volta?».

Tutti questi dubbi estivi vengono fragorosamente spazzati via dal campo, in maniera non troppo dissimile da quella con cui l’attaccante norvegese bullizza i centrali di mezza Europa. Avere una punta così fisicamente dominante ed intimidatoria sotto porta (in campionato segna 36 gol, record per una singola stagione di Premier League) equivale ad avere un incredibile semplificatore di soluzioni nell’ultimo terzo di campo; il calcio del City è forse un po’ meno affascinante di quello espresso nel biennio 2017-19, ma rimane una tenaglia da cui è impossibile non essere soppressi.

Lo scoprono a proprie spese l’Arsenal, psicologicamente divorato dai più esperti rivali nel testa a testa primaverile in campionato, il Manchester United, sconfitto in finale di Fa Cup, e tutte le malcapitate avversarie lungo il cammino dei Citizens in Champions League. Trovatosi sul lato più ostico del tabellone, Guardiola rifila due sculacciate epocali al Bayern Monaco di Tuchel e al Real Madrid di Ancelotti (già, proprio loro), scacciando i propri fantasmi europei in vista dell’ultimo atto contro l’Inter.

Contro ogni pronostico, sono proprio gli sfavoritissimi nerazzurri a mettere maggiormente in difficoltà il City, che dispone però di troppe armi (Stones, mvp della finalissima, e Rodri, autore del gol decisivo) per non completare il tanto ambito Treble. Un traguardo simile, in Inghilterra, lo aveva raggiunto soltanto il Manchester United di Ferguson nel 1999, ma con un percorso decisamente meno netto rispetto ai Noisy Neighbours di 24 anni dopo; limitatamente alla singola stagione, sono loro la miglior squadra inglese di ogni tempo?

Il City campione di tutto nella stagione 2022-2023: qui la squadra posa con l’agognata Champions League

Seguici

Altre storie di Goals

2014 Semifinale: Brasile-Germania 1-7

A distanza di anni è impossibile spiegare quel che accadde la sera dell’8 luglio 2014 senza ricorrere alla psicanalisi. Non è sufficiente cercare la motivazione

2009-2010: Real Madrid-Barcellona 0-2

Madrid, Stadio Santiago Bernabéu, 10 aprile 2010 Il Clasico della primavera del 2010, a conti fatti, decide l’assegnazione del titolo: il Real Madrid, a dispetto