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	<title>mondiale 2002 Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>mondiale 2002 Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Portogallo, la Generazione d&#8217;oro a un passo dal sogno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Figo e Rui Costa, simboli della Generazione d&#8217;oro portoghese Saudade: sentimento di nostalgico rimpianto, di malinconia, di gusto romantico della solitudine, accompagnato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: Figo e Rui Costa, simboli della Generazione d&#8217;oro portoghese</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Saudade: sentimento di nostalgico rimpianto, di malinconia, di gusto romantico della solitudine, accompagnato da un intenso desiderio di un qualcosa di assente (in quanto perduto o non ancora raggiunto) […]</em></p>
</blockquote>



<p class="has-drop-cap">L’enciclopedia Treccani definisce così quel sentimento che permea la poesia lirica portoghese e brasiliana dell’Ottocento e che assume a tutti gli effetti i tratti caratteristici nazionali di queste popolazioni.</p>



<p>Malinconia, rimpianto di un qualcosa che non c’è più, o che non c’è ancora.</p>



<p>Non molto tempo fa, il<em> “complicato sistema di specchi e leve”</em> (semicitazione) &#8211; o per meglio dire di algoritmi informatici di YouTube – mi ha riproposto dalle nebbie del passato la finale del campionato europeo Under 21 1994 tra l’Italia – guidata da <strong>Cesare Maldini</strong>, che ritroveremo quattro anni dopo al timone della nazionale maggiore in occasione dei <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1998">Mondiali di Francia</a> – e il Portogallo. Come forse ricorderete, gli azzurrini si imposero 1-0 ai supplementari, con il gol vittoria di <strong>Orlandini</strong>, giovane centrocampista bergamasco che da lì a pochi mesi sarebbe passato all’Inter a suon di miliardi di lire.</p>



<p>Ad attirare la mia attenzione, però, due giocatori lusitani, il numero 7 ed il numero 10, tali <strong>Luis Figo</strong> e <strong>Manuel Rui Costa</strong>, due che rientrano senza alcun dubbio nella lista dei migliori talenti della storia del calcio portoghese – a proposito, noi ce ne siamo occupati tempo fa, in un articolo intitolato “<em>Gli eroi del mare e del</em> <em>Fado</em>”, lo potete trovare <a href="https://gameofgoals.it/2022/07/17/malinconici-eroi-del-mare-e-del-fado-i-dieci-calciatori-portoghesi-piu-grandi-dellera-moderna.html">qui</a>.</p>



<p>Subito il mio pensiero è volato sulla nazionale portoghese del periodo che parte dalla metà del decennio degli anni Novanta e approda a metà del primo decennio del Duemila, ossia con l’inizio dell’era di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/03/07/mister-champions-le-10-partite-europee-piu-grandi-di-cristiano-ronaldo.html">Cristiano Ronaldo</a></strong>, mi riferisco agli Europei del 2004 ed ai Mondiali del 2006.</p>



<p>Prima dell’avvento del fenomeno da Madeira, uno dei più importanti giocatori di tutti i tempi, la nazionale lusitana ha vissuto quella che da quelle parti chiamano <em>O Geração de ouro</em>. La bacheca dei trofei è rimasta vuota, nonostante un saliscendi di risultati, che vedevano alternarsi piazzamenti onorevoli a delusioni cocenti.</p>



<p>Ora, è davvero difficile non provare un senso di malinconia a pensare a quella generazione che, pur arrivando ad un passo dal titolo, non è mai riuscita a consacrarsi definitivamente con un trofeo e con un riconoscimento eterno che i suoi giocatori avrebbero senza dubbio meritato. Per uno strano scherzo del destino, il trofeo arrivò il decennio successivo, con la vittoria agli Europei del 2016, ma sfido chiunque a ricordare quest’ultima squadra con più nostalgia e malinconia rispetto a quella della generazione d’oro.</p>



<p>Il trionfo in Francia fu legittimo, come ogni verdetto del calcio, ma non aveva quella magia estetica dei suoi interpreti: <strong>Cristiano Ronaldo</strong> lasciò il segno con un alcune giocate pesanti, in un torneo che non lo vedeva nella sua versione migliore; brillarono <strong>Rui Patricio</strong> e <strong>Joao Mario</strong>, che dalle nostre parti ha rivestito più il ruolo dell’enigma che del campione; <strong>Quaresma </strong>e <strong>Nani</strong>, altri misteri, hanno confezionato giocate-chiave, ed un certo <strong>Eder</strong>, eroe-per-caso, ha risolto la finale contro i padroni di casa.</p>



<p>Austria, Islanda, Ungheria, Croazia, Polonia, Galles, Francia. Non il più proibitivo dei percorsi. Spesso ci ha pensato anche la sorte: tra pali, demeriti altrui, lotterie ai calci di rigore, sorteggi favorevoli e qualificazioni acciuffate sul fil di lana, il Portogallo campione d’Europa appare più cinico che effettivamente dominante. Soprattutto è apparso lontano rispetto a quell’anima latino-mediterranea, fatta di dribbling, fantasia ed una certa tendenza allo spreco e alla mancata concretizzazione dell’azione in risultato (e non è un caso che in buonissima misura troviamo questi elementi nel calcio circense dei “discendenti” brasiliani).</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ascesa: Mondiale Under 20 ed Euro &#8217;96</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Portogallo - Brasile 0-0 (4-2 d.c.r.) - Mondiale Under 20 1991 - finale" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/EEuAqpy6cwg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">La vittoria del Portogallo al Mondiale Under 20 nel 1991</figcaption></figure>



<p></p>



<p>La vittoria del Mondiale Under 20 del 1991 da parte dei baby lusitani in finale proprio contro i verde-oro sembrava aver gettato le basi per una crescita di talenti, ed in effetti è stato così.</p>



<p>Il primo traguardo è stata la raggiunta qualificazione alle fasi finali degli Europei del 1996, dove i portoghesi mancavano da 12 anni. Il girone della fase finale in Inghilterra fu quasi una marcia trionfale: dopo un iniziale pareggio contro i danesi campioni d’Europa in carica – gol di <strong>Brian Laudrup</strong>, a cui rispose <strong>Sà Pinto</strong> – fu il battagliero <strong>Fernando Couto</strong> a decidere la delicata seconda gara contro la Turchia. La terza gara contro la Croazia vide i portoghesi imporsi con un rotondo 3-0 (gol di <strong>Figo</strong>, <strong>Joao Pinto</strong> e <strong>Domingos</strong>), anche se il risultato fu severo:<strong> Vitor Baia</strong> dovette intervenire più volte per mantenere la porta inviolata.</p>



<p>Il momento-verità furono i quarti di finale contro la Repubblica Ceca, dove il Portogallo partiva con i favori del pronostico: venne fuori una gara oggettivamente bruttina, piena di falli, tatticamente bloccata, rotta solamente dall’incursione di <strong>Karel Poborsky </strong>e dalla sua “scucchiaiata” altissima che finì in fondo al sacco. I talenti portoghesi, pur occupando meglio il campo, non incisero e i mitteleuropei, che fino a quel momento non avevano incantato e non sembravano una squadra in grado di raggiungere la finale – su “La Stampa” pregavano senza nascondersi di non assistere ad un altro torneo con un vincitore così casuale, pari a quello di quattro anni prima – staccarono il pass per le semifinali. I portoghesi vennero bollati come “presuntuosi ed ingarbugliati”, evanescenti nei momenti che contano.</p>



<p>Il Portogallo non partecipò ai mondiali francesi del 1998, mancando per un punto il piazzamento per partecipare ai playoff, venendo scavalcato da una Germania non irresistibile e dall’Ucraina.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il brillante Euro 2000</h2>



<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/foot_portugal_england_figo_lu-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-23318" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/foot_portugal_england_figo_lu-1024x576.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/foot_portugal_england_figo_lu-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/foot_portugal_england_figo_lu-768x432.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/foot_portugal_england_figo_lu.webp 1468w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La vittoria contro l&#8217;Inghilterra a Euro 2000</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Fu però il 2000 l’anno in cui i lusitani brillarono di più. Nel torneo belga-olandese, il cammino dei portoghesi nel girone fu trionfale, chiuso a punteggio pieno. La prima partita fu una delle più belle di tutta la competizione: Portogallo e Inghilterra diedero spettacolo, con i migliori interpreti al meglio: il destro fatato di <strong>David Beckham </strong>telecomandava palloni che <strong>Scholes </strong>e <strong>McManaman </strong>depositarono in fondo al sacco, mentre le giocate di <strong>Luis Figo</strong> – splendido, il suo tiro all’incrocio dei pali – e le invenzioni da genio superiore di <strong>Rui Costa</strong> costruivano la rimonta da 0-2 a 3-2, con<strong> Joao Pinto</strong> (girata di testa) e <strong>Nuno Gomes</strong> (tiro a scavalcare <strong>Seaman </strong>in uscita) a timbrare il tabellino. </p>



<p>Contro la Romania di <strong>Hagi</strong>, i lusitani invece furono imbrigliati: le individualità migliori non riuscirono a performare sui livelli della partita precedente, ma ci pensò un’incornata di <strong>Costinha </strong>su punizione di <strong>Figo </strong>a consegnare altri tre punti fondamentali per i ragazzi di <strong>Jemei</strong>. La terza partita, contro una Germania depressa e povera, fu un altro trionfo per 3-0, nonostante la squadra infarcita di seconde linee venne guidata da un <strong>Paulo Sousa</strong> con una gamba e un passo ben lontani dalle giornate migliori. </p>



<p>Nei quarti di finale contro la Turchia, la qualificazione alle semifinali arrivò sull’asse <strong>Figo</strong>&#8211;<strong>Nuno Gomes</strong>: il primo distribuiva zuccherini da destra, il secondo concretizzava da cannoniere vero (splendida la torsione sul primo gol). Contro la Francia, invece, i talentuosi lusitani dovettero piegarsi davanti ad una delle più belle prestazioni della carriera di <strong>Zinedine Zidane</strong> – ne abbiamo parlato <a href="https://gameofgoals.it/2021/07/29/i-dieci-grandi-momenti-di-zinedine-zidane-con-la-francia.html">qui </a>– ma poco male, il calcio portoghese poteva ritenersi soddisfatto del percorso intrapreso: Figo era ormai uno dei migliori giocatori del mondo e da anni faceva la differenza a Barcellona a suon di dribbling e di giocate e a fine anno fu giustamente premiato con il Pallone d’Oro; <strong>Manuel Rui Costa</strong> si confermava come uno dei migliori trequartisti in circolazione, con vette di rendimento siderale nel nostro campionato ed una visione di gioco rara, che lo portava a distribuire assist a profusione, mentre <strong>Nuno Gomes</strong>, <strong>Conceiçao</strong>, <strong>Fernando Couto </strong>rappresentavano giocatori di sicuro rendimento in squadre medio-alte, in quello che da anni veniva considerato il campionato più difficile al mondo.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il flop del Mondiale 2002</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="627" height="360" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/130422104042-joao-pinto-2002-horizontal-gallery-1.jpg" alt="" class="wp-image-23321" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/130422104042-joao-pinto-2002-horizontal-gallery-1.jpg 627w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/130422104042-joao-pinto-2002-horizontal-gallery-1-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 627px) 100vw, 627px" /><figcaption class="wp-element-caption">Proteste portoghesi contro l&#8217;arbitro nel match con la Corea del Sud che segna una precoce eliminazione dei lusitani</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Due anni dopo, al Mondiale nippo-coreano – il primo del nuovo millennio – andò in onda uno psicodramma collettivo. Non è necessario in questa sede rinvangare le polemiche sugli allucinanti <em>orrori </em>arbitrali che noi italiani – e spagnoli &#8211; ricordiamo bene, orrori che ci hanno perseguitato fin dalla fase a gironi e di cui quell’arbitro dalle fattezze grassocce di nome<strong> Byron Moreno</strong> rappresenta solamente la punta dell’iceberg.</p>



<p>La tragedia sportiva coinvolse anche la Francia campione del mondo e d’Europa in carica mestamente eliminata ai gironi nonostante la ricca presenza di stelle in squadra, nonché l’Argentina a caccia di una vittoria al mondiale che mancava da 16 anni. Se tali premature eliminazioni furono roboanti, si può dire la stessa cosa riguardo al Portogallo, che fallì clamorosamente la qualificazione agli ottavi di finale, malgrado i favori del pronostico. L’atto primo fu l’incredibile superficialità con cui i lusitani affrontarono gli Stati Uniti, al loro esordio in una coppa del mondo: persero 3-2 e <strong>Luis Figo</strong> ai microfoni nel dopo-partita disse chiaramente «Abbiamo totalmente sbagliato l’approccio alla partita e abbiamo sottovalutato i nostri avversari, non ce li aspettavamo così». </p>



<p>La seconda partita, contro la malcapitata Polonia, fu la reazione rabbiosa dell’animale ferito: 4-0. L’atto secondo della debacle aveva il volto del santone <strong>Guus Hiddink </strong>e quello di un anonimo terzino destro sudcoreano di nome <strong>Song Chong-gug</strong>, che si prese la gloria di cancellare letteralmente dal campo il 7 lusitano, che provò a sfidarlo in uno-contro-uno per 12 volte, e per 12 volte perse il duello.</p>



<p>I portoghesi persero la testa e rimasero prima in dieci – rosso diretto a <strong>Joao Pinto</strong> per un’entrata criminale con il piede a martello – e poi in nove, per l’espulsione di <strong>Beto </strong>per somma di ammonizione. Il giustiziere, manco a dirlo, fu la futura conoscenza del calcio inglese <strong>Park Ji Sung</strong>, che abbatté la sua scure sul collo dei lusitani con un gol di pregevole fattura: sombrero con il destro e tiro a incrociare di sinistro sul palo più vicino.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Lo Special One</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="740" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/mourinho-1024x740.webp" alt="" class="wp-image-23323" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/mourinho-1024x740.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/mourinho-300x217.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/mourinho-768x555.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/mourinho-1536x1110.webp 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/mourinho.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mourinho al Porto</figcaption></figure>



<p></p>



<p>La debacle orientale non arrestò tuttavia il progresso del calcio portoghese, destinato a crescere ancora di più con l’arrivo di una figura, formatasi a luci spente nelle nebbie degli anni Novanta e destinata a brillare come non mai nel corso del nuovo millennio:<a href="https://gameofgoals.it/2022/05/27/dimmi-jose-trionfi-ed-eccessi-dello-special-one.html"> <strong>José Mourinho</strong></a>, da Setubal.</p>



<p>Il futuro <em>Special One</em> centrò come tutti sanno una storica doppietta Coppa UEFA-Champions League nelle stagioni 2002-03 e 2003-04, lanciando nell’etere giocatori che segneranno il calcio europeo ai massimi livelli e il fedelissimo <strong>Ricardo Carvalho</strong> è uno di questi: difensore centrale, agile ed elegante nei tackle, quasi un Nesta portoghese, senso della posizione e tempismo perfetto, fedelissimo di <em>Mou </em>a tal punto da seguirlo nelle avventure al Chelsea e al Real Madrid. Le prestazioni del 2004 lo mettono in lizza per il Pallone d’Oro, nonché lo premiano come difensore dell’anno. </p>



<p>All’ombra di <strong>Carvalho</strong>, non va dimenticato il terzino destro <strong>Paulo Ferreira</strong>, compagno al Porto, al Chelsea e ovviamente in nazionale, in grado di affermarsi come uno dei migliori interpreti in quel ruolo nel primo decennio degli anni Duemila, mentre a fianco di <strong>Costinha </strong>si affermò il talento superiore di <strong>Anderson Luis de Souza</strong>, meglio conosciuto come <strong>Deco</strong>: uomo-chiave del Porto e mezzala di fantasia della nazionale brasiliana, vivrà l’apice della carriera in maglia blaugrana, diventando nuovamente Campione d’Europa e mettendo in ombra addirittura un certo <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/07/25/xavi-hernandez-luomo-che-giocava-a-scacchi-correndo.html">Xavi</a></strong>.</p>



<p>In Italia abbiamo visto la sua versione appannata, ma anche <strong>Maniche</strong>, centrocampista di sostanza con un eccellente tiro dalla distanza, fu altrettanto decisivo nel Porto e nei tornei con la nazionale: il suo momento più celebre fu senza dubbio il gol all’Olanda negli ottavi di finale di Germania 2006, che consentì ai suoi di passare il turno ed approdare alla delicata sfida con l’Inghilterra, decisa ai rigori da <strong>Cristiano Ronaldo</strong>.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Euro 2004 e Mondiale 2006: la gloria è&#8230; solo sfiorata</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="640" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/ronaldo-euro2004-final-inline-1024x640-1.jpg" alt="" class="wp-image-23325" style="width:750px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/ronaldo-euro2004-final-inline-1024x640-1.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/ronaldo-euro2004-final-inline-1024x640-1-300x188.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/ronaldo-euro2004-final-inline-1024x640-1-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il 19enne Cristiano Ronaldo sconsolato: il Portogallo va ko in casa nella finale, la Grecia a sorpresa sale sul tetto d&#8217;Europa</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Gli Europei 2004 e i Mondiali 2006, che videro pure piazzamenti importanti da parte della nazionale lusitana che arrivò in finale nel primo caso e si arrese solo in semifinale nel secondo, furono una porta, un “passaggio liminale” tra la <em>O Geração de ouro</em> – impregnata di saudade e di malinconia – cominciata negli anni Novanta e la nuova era targata Cristiano Ronaldo, destinato a duellare con un certo<strong><a href="https://gameofgoals.it/2024/03/31/tutte-le-partite-di-lionel-messi-ai-mondiali.html"> Lionel Messi</a></strong> per contendersi lo scettro di migliore giocatore del nuovo millennio.</p>



<p>Il futuro 7 madridista si mise in luce con sprazzi di grande calcio già in queste occasioni – la rete in semifinale contro l’Olanda, il già citato rigore contro l’Inghilterra due anni dopo, per dirne due – ma la stella principale è stata ancora il capitano <strong>Luis Figo</strong>, trascinatore a suon di assist e prestazioni in entrambi i tornei.</p>



<p>Abbiamo aperto il pezzo con il concetto di <em>saudade,</em> ossia la malinconia e il rimpianto per qualcosa che si è perso o forse addirittura non si è mai avuto. Se devo scegliere due momenti calcistici del Portogallo 2004-2006 che incarnano pienamente questa espressione, la mia risposta cade inevitabilmente su due episodi, in cui il protagonista è, manco a dirlo, il pallone d’oro del 2000. </p>



<p>Il primo riguarda la finale casalinga contro la Grecia, dal sapore amarissimo: come noto, <strong>Charisteas </strong>con un colpo di testa fu il boia che costò ai padroni di casa il titolo. Nell’assalto all’arma bianca nel finale di partita, alla ricerca del pareggio della speranza, <strong>Figo </strong>ricevette palla al limite dell’area, chiuso dai difensori greci. Il gioco di gambe, quasi da funambolo, che il suo genio gli dettò lo portò a ritagliarsi un piccolo spazio per concludere, ma il suo diagonale mancino passò a pochi centimetri dal palo e sfilò sul fondo, mozzando il respiro a tutti i tifosi greci.</p>



<p>Il secondo episodio è analogo: nella semifinale contro la Francia, <strong>Cristiano Ronaldo</strong> su calcio di punizione dalla distanza tirò un missile che <strong>Barthez </strong>smanacciò in maniera goffa, la palla arrivò a <strong>Figo </strong>che di testa dal limite dell’area piccola, ostacolato da un compagno, mise alto di poco. Sarebbe stato il gol del pareggio.</p>



<p>Cosa sarebbe successo, se almeno uno di questi due palloni fosse entrato, lo sa solo il destino. Forse sarebbe arrivata una coppa, forse non sarebbe successo nulla, ma tra il rimpianto e la malinconia calava il sipario sulla <em>Geração de ouro</em>.</p>
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		<title>La magia di Ronaldinho: i 10 momenti che più mi hanno emozionato del “Re del calcio-samba”</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2023/04/14/la-magia-di-ronaldinho-le-10-partite-piu-iconiche-del-re-del-calcio-samba.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C’è qualcuno che nella storia del calcio abbia incarnato il concetto di “calcio bailado”, di dribbling a ritmo di samba, caipirinha e piedi scalzi nelle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/04/14/la-magia-di-ronaldinho-le-10-partite-piu-iconiche-del-re-del-calcio-samba.html">La magia di Ronaldinho: i 10 momenti che più mi hanno emozionato del “Re del calcio-samba”</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">C’è qualcuno che nella storia del calcio abbia incarnato il concetto di “<em>calcio bailado</em>”, di dribbling a ritmo di samba, <em>caipirinha </em>e piedi scalzi nelle spiagge brasiliane meglio di quanto lo abbia fatto <strong>Ronaldinho</strong>? Io credo di no.</p>



<p>Carnagione olivastra, sorriso fanciullesco che non nasconde due dentoni sporgenti, fisico da corazziere ben lontano dall’asimmetria di altri due <em>malandri</em> come <strong>Garrincha</strong> e <strong>Neymar</strong>, piedi fatati movenze funamboliche, <strong>Ronaldinho</strong> è stato l’ultimo alieno dal punto di vista della tecnica pura, prima che il duopolio <strong>Messi</strong>&#8211;<strong>Cristiano Ronaldo</strong> cannibalizzasse ogni discussione su chi fosse il migliore al mondo, discussioni nelle quali sono state letteralmente vivisezionate le partite, se non addirittura le singole azioni di entrambi, con una precisione certosina, senza sconti e indulgenze.</p>



<p>Non c’è il minimo dubbio che la carriera &#8211; e anche la grandezza storica &#8211; di <strong>Ronaldinho</strong> non regge il confronto con due mostri sacri che si sono dati battaglia partita dopo partita per un decennio e mezzo, e che se applicassimo a lui gli stessi criteri di giudizio che abbiamo usato per l’argentino e per il portoghese, <em>Dinho</em> ne uscirebbe fortemente ridimensionato, in primis alla luce del fatto che il momento in cui aspettavamo la sua ascesa definitiva tra gli immortali (Mondiale 2006) è coinciso con l’inizio del crepuscolo, seppur ancora ricco di bagliori di magia pura, ma non più da primo della classe. </p>



<p>Oggi però non vorrei fare un’analisi della grandezza storica di <strong>Ronaldinho</strong>, analisi che partirebbe ovviamente da fatti, dati e numeri contestualizzati, ma che non sarebbe comunque scevra da percezioni e sensazioni personali. Vorrei piuttosto ricordare quelli che sono i momenti in cui <strong>Ronaldinho</strong> ha soddisfatto maggiormente il mio appetito di appassionato, i suoi momenti di magia che mi sono rimasti più impressi. Ripeto e sottolineo che si tratta di un discorso assolutamente personale, dunque in questo pezzo non troverete la pretesa di delineare quelle che sono state le migliori prestazioni della carriera, o i migliori gol &#8211; e anche qui un minimo di soggettività sarebbe peraltro inevitabile &#8211; ma troverete giocate e momenti che il sottoscritto associa istintivamente a <em>Dinho</em> e al suo modo di giocare a calcio.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Brasile-Venezuela, Coppa America 1999</h3>



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<p>Il Brasile viaggia in carrozza, trascinato da due certezze della Seleçao, <strong>Rivaldo</strong> e <strong>Ronaldo</strong>, ai quali si aggiunge il giovane fenomeno alle prime presenze in maglia verde-oro. <strong>Ronaldinho</strong> riceve palla al limite dell’area da <strong>Cafu</strong>: il controllo con il primo tocco è seguito da un sombrero sul primo avversario, il terzo tocco toglie il tempo ad un altro difensore avversario e il quarto tocco è la conclusione a rete da distanza ravvicinata. La Seleçao vincerà la coppa trascinato dalle giocate di <strong>Rivaldo</strong>, <strong>Amoroso</strong> e <strong>Ronaldo</strong>, ma <strong>Ronaldinho</strong> ha dato un messaggio al mondo del suo talento purissimo.</p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Ronaldinho Gaúcho - Gol sensacional contra a Venezuela - Copa América 1999" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/tA50uwNiYwY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Ronaldinho contro il Venezuela, Coppa America 1999: nasce una stella</figcaption></figure>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading"><a href="https://gameofgoals.it/2016/02/28/2002-quarti-brasile-inghilterra-2-1.html">Brasile-Inghilterra, Mondiali 2002</a></h3>



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<p>Magia di <strong>Ronaldinho</strong> o papera clamorosa di <strong>Seaman</strong>? Entrambe le cose. Fatto sta che la parabola beffarda che si infila alle spalle dello spaesato portiere inglese è l’episodio decisivo che permette ai futuri campioni del mondo di sbrogliare la pratica più ostica del torneo, quella contro l’Inghilterra di <strong>David Beckham</strong>. Il vantaggio di <strong>Michael Owen</strong> viene pareggiato da un piattone mancino di <strong>Rivaldo</strong>, servito splendidamente da <strong>Ronaldinho</strong> che va via in doppio passo e serve con l’esterno destro un cioccolatino al Pallone d’oro 1999. E poi c’è il lob del genio estroso e imprevidibile, che si inventa una giocata che in quel momento nessuno stava immaginando, e la buona sorte gli dà una mano. Nel quinto titolo mondiale del Brasile c’è anche la firma di <strong>Ronaldinho</strong>.</p>



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</div><figcaption class="wp-element-caption">Il sigillo sulla Coppa del Mondo 2002</figcaption></figure>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Barcellona-Siviglia, Liga Spagnola 2003/2004</h3>



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<p>Sono certo che ve la ricorderete tutti. È la partita del debutto a Barcellona di <strong>Ronaldinho</strong>, giocata incredibilmente nell’insolito orario di mezzanotte, ma non per questo disertata dalla tifoseria blaugrana, che anzi ha riempito il Camp Nou nonostante l’orario proibitivo, proprio per gustarsi il debutto del nuovo acquisto dal Paris Saint Germain. Mai scelta fu migliore, perché il fenomeno di Porto Alegre delizia la platea con giocate d’alta scuola, ma soprattutto con quel celeberrimo missile da distanza siderale che fa esplodere lo stadio. È subito amore tra <em>Dinho</em> e il Barcellona, che comincerà la sua rinascita, trascinata proprio da lui.</p>



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</div></figure>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Barcellona-Milan, Champions 2004/2005</h3>



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<p>Complice la posizione di quest’incontro nel torneo &#8211; ai gironi, e non nella fase finale &#8211; le due squadre si sono divertite, e si è divertito soprattutto <strong>Ronaldinho</strong>, che sfodera una prestazione deluxe al cospetto di un mostro sacro della difesa come <strong>Alessandro Nesta</strong>, incenerito dalla velocità funambolica dell’asso di Porto Alegre, che si dimostra abile a calciare di potenza anche con il “piede debole&#8221;.</p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Barcelona vs AC Milan 2-1 #UCL (2nd Leg) Group Stage 2004 -2005 (All Goals &amp; Highlights)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/oaz8u4QSBiY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">5. Chelsea-Barcellona, Champions League 2004/2005</h3>



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<p>Anche questa non ha bisogno di presentazioni. L’esito lo conosciamo tutti: il Chelsea di <strong>José Mourinho</strong> riesce a ribaltare il 2-1 dell’andata e a qualificarsi per i quarti di Champions League, ma l’immagine che è rimasta nella memoria è quella danza di <strong>Ronaldinho</strong>, a tu per tu con <strong>Carvalho</strong>. Gamba sinistra ben impiantata a terra, gamba destra che simula un tiro, poi un altro e un altro ancora, prima di vibrare una stoccata con la punta del piede, che deposita il pallone alle spalle di <strong>Cech</strong>, lasciando di sasso Stamford Bridge, che poi festeggerà il passaggio del turno. Un colpo leggero e fantasioso, più facile da vedere nel relax una partita in una spiaggia assolata, che non in una gara ad eliminazione diretta. Lo strapotere tecnico di <strong>Ronaldinho</strong> va al di là del risultato, e per una volta gli appassionati sono tutti d’accordo: nonostante il Barcellona non vinca la Champions e non ci vada nemmeno vicino, il migliore giocatore del mondo è lui.</p>



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</div></figure>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">6. Real Madrid-Barcellona, Liga Spagnola 2005/2006</h3>



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<p>Banale forse, ma è sicuramente “il” momento per eccellenza dell’apogeo di <strong>Ronaldinho</strong>. La doppietta con cui strappa gli applausi del Bernabeu &#8211; mai tenero con i giocatori del Barcellona &#8211; fa il giro del mondo e trasvola le trasmissioni sportive per atterrare nella tv generalista: notiziari e telegiornali ritagliano uno spazio per le gesta di Ronaldinho, che senza discussioni si aggiudica il Pallone d’Oro del 2005, portato in trionfo da tutto il mondo. Lo sguardo incredulo di <strong>Casillas</strong>, immortalato dalle telecamere, come a dire “non lo fermiamo più!”, rappresenta la resa e l’impotenza degli avversari di fronte a un prodigio che per elasticità ed imprevedibilità dei movimenti sembrava richiamare quello di <strong>Diego Armando Maradona</strong>.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">7. Barcellona-Athletic Bilbao, Liga Spagnola 2006/2007</h3>



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<p>Paradossalmente una delle giocate di <strong>Ronaldinho</strong> alla quale sono maggiormente affezionato non è un gol, è un cerchio non-chiuso, una beffa del destino dal sapore quasi “da Prometeo”, l’eroe che secondo la mitologia greca nella volontà di riscattare la sua condizione di mortale rubò il fuoco (la tecnica) agli dei e che per questo fu duramente punito. Anche l’azione di <strong>Ronaldinho</strong>, in quell’infinito gioco di prestigio di finte, dribbling e specchi, non ha nulla di umano, nella sua pulizia e velocità d’esecuzione sembra più vicina al divino. La traversa sulla quale si infrange il pallonetto dalla linea di fondo è l’invidia degli dei, che tolgono a <em>Dinho</em> una giocata che avrebbe meritato una sorte migliore.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">8. Barcellona-Villareal, Liga Spagnola 2006/2007</h3>



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<p>La bellezza di questo gol non sta solo nel gesto tecnico della rovesciata, ma sta anche nell’avvitamento e nella contorsione quasi innaturale con cui <strong>Ronaldinho</strong> si coordina. Sembra quasi un’illusione ottica di uno spazio che si cambia forma, che si comprime e si dilata, che perde le sue geometrie e le ridisegna in un altro piano geometrico. Peccato che questo <em>Dinho</em> fu praticamente cacciato da Barcellona l’anno successivo, a seguito di un brusco calo di rendimento, che lo porta a perdere i galloni da titolare.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Milan-Siena, Serie A 2009/2010</h3>



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<p>È una partita qualunque, come ne vediamo ogni domenica da sempre, ma chi ha avuto la fortuna di guardarla sono certo che se la ricorderà ancora, nonostante siano passati parecchi anni. il Milan batte il Siena 4-0, <strong>Ronaldinho</strong> sigla una tripletta, ma la bellezza sta tutta nella sua prestazione: doppi passi, elastici, scavetti, traccianti. Il capolavoro del 4-0, con quel dribbling e quella rasoiata di destro sotto l’incrocio, è solo il coronamento di una prestazione di un giocatore che faceva uno sport diverso. Avrei potuto mettere la doppietta alla Juventus, il gol nel derby, gli innumerevoli assist a <strong>Pato</strong> e a <strong>Borriello</strong>, ma a distanza di tredici anni ricordo chiaramente lo stupore che ebbi davanti alla tv, speravo che quella partita non terminasse mai. <strong>Ronaldinho</strong> nei suoi anni di Milano era ben lontano dall’essere il giocatore funambolico dei migliori anni al Barcellona, ma la velocità perduta era compensata da assist sopraffini (30 in due anni e mezzo) e da una visione di gioco superiore.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Santos-Flamengo, Brasileirão 2011</h3>



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<p><strong>Ronaldinho</strong> contro <strong>Neymar</strong>, il Vecchio e il Bambino, il passato e il futuro si incontrano e danno vita alla fiera del “futbol bailado”, fatto di dribbling, tocchi e danze, nel pieno spirito dell’essenza del calcio brasiliano, con il rovescio della medaglia di svarioni difensivi incredibili e impossibili da immaginare per noi europei. Di questa partita c’è poco da raccontare, gli highlights danno una minima idea di quanto avvenuto, ma credo proprio che vada vista. <strong>Neymar</strong> da 10 in pagella &#8211; in Brasile pensano da tempo di avere trovato l’erede di <strong>Pelé</strong> &#8211; <strong>Ronaldinho</strong> non è da meno. Questa partita è assurda come un film di David Lynch, va vista, perché raccontarla è impossibile.</p>



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