Inghilterra-Ungheria, corsi e ricorsi storici

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Ogni squadra, come ogni nazionale, ha la sua bestia nera. L’Italia ad esempio è incespicata per due volte contro l’apparentemente innocuo ostacolo Corea del Nord, una delle quali, la prima, l’ha costretta a riformare il proprio sistema calcio pena l’esclusione dai piani alti dello sport più popolare al mondo. Missione compiuta: l’Italia si sarebbe ridestata e già quattro anni dopo avrebbe raggiunto la finale mondiale.

Ma ognuno ha la sua di Corea, e quella degli inglesi è certamente l’Ungheria. Gli ultimi risultati della Nations League, la vittoria casalinga degli ungheresi ma soprattutto il tonfo inglese di ieri sera, la più pesante sconfitta che gli inglesi subivano dal 1928, ha fatto riemergere alcuni inquietanti fantasmi del passato calcistico britannico. 

Nel 1953 a Wembley si giocò quella che più in là negli anni sarebbe stata ribattezzata la Partita del Secolo, sebbene di fatto si trattasse di un’amichevole extra lusso. Gli inglesi, nell’oramai datata convinzione di essere ancora i numeri uno al mondo nonostante il preoccupante campanello d’allarme del Mondiale brasiliano, affrontarono la partita con nonchalance. Non dettero nemmeno l’idea di aver studiato il proprio avversario, tanto è vero il centravanti – arretrato – magiaro, Nandor Hidekguti, con un movimento tipico del suo repertorio sbloccò immediatamente l’incontro lasciando di stucco il pubblico locale: indietreggiò al fine di ricevere il pallone e poi, avendo a disposizione 2-3 secondi per meditare la giocata, scoccò un missile terra-aria che si spense all’incrocio del pali fulminando l’estremo difensore di Sua Meastà.

Gli spettatori presenti allo stadio e quelli davanti ai televisori, tra i quali un giovanissimo Sir Alex Ferguson che quel giorno aveva marinato la scuola per l’occasione, ammutolirono. Sarebbero ammutoliti per altre cinque volte, ed alla fine dell’incontro si sarebbero addirittura potuti ritenere fortunati, dato che il 3-6 finale rispecchiava solo in parte l’andamento dell’incontro: gli ungheresi avevano creato una ventina di opportunità, mentre le conclusioni a rete inglesi erano state solamente cinque. Ferenc Puskás aveva apposto la propria firma sulla gara con un bomba di sinistro dopo un gioco di suola ai danno del capitano inglese Billy Wright, Hidekguti aveva strabiliato la platea con le sue giocate classiche al servizio degli attaccanti e l’Ungheria aveva mostrato un gioco altamente innovativo che si andava a contrapporre a quello obsoleto degli inglesi.

Se in Inghilterra il pubblico era rimasto a bocca aperta per la performance ungherese, in patria praticamente nessun avrebbe avuto modo di visionare quell’impresa. In Ungheria la TV non esisteva, e qualche anno dopo, quando il governo avrebbe potuto renderla disponibile, il governo si negò poiché Puskás e i suoi compagni che avevano deciso di non fare ritorno a Budapest non era visti come eroi da celebrare. Gli ungheresi avrebbero potuto godersi quell’exploit sportivo solo molti anni dopo, a Natale del 1996.

Il copione si era ripetuto qualche mese dopo a Budapest, al Nepstadion, oggi ribattezzato Puskás Arena: l’Ungheria era addirittura riuscita a rimpinguare il proprio bottino ed aveva fatto suo l’incontro infliggendo un 7-1 ai rivali. In Ungheria quel giorno nacque addirittura un detto: “Az angolok egy hétre jottek és 7-1!”, ovvero ‘gli inglesi sono venuti per sette giorni e sono tornati a casa con un 7-1!’. Ferenc Puskás quel giorno era risultato imprendibile: le sue ben note doti balistiche facevano il paio con un’esplosività, una rapidità ed una condizione fisica sconosciuta a chi avrebbe visto ed ammirato l’attaccante mitteleuropeo durante i suoi anni a Madrid. Se lo 0-4 di ieri è la sconfitta più pesante che gli inglesi abbiano mai subito sul proprio suolo, la partita di Budapest rappresenta la debacle più netta della loro storia ed il 3-6, La Partita del Secolo appunto, quella che li ha segnati maggiormente.

Ero un ragazzino quando Ferenc Puskás irruppe inaspettatamente sulla scena  “(…) “I grandi calciatori fanno cose che non ti aspetti, così quando marinai la scuola quel mercoledì pomeriggio del 1953 per vedere in televisione la partita in un Wembley avvolto dalla nebbia, nessuno si sarebbe aspettato di vedere una maniera differente di giocare a calcio. Fu qualcosa di davvero incredibile.

Alex Ferguson

Puskas e Wright a bordo campo prima dell’inizio della sfida di Budapest poi terminata 7-1

Ma c’è di più: la disfatta degli uomini di Gareth Southgate si è consumata al Molineux, Wolvehampton. Wolverhampton è un altro dei teatri che unisce a doppio filo Inghilterra ed Ungheria in quanto proprio al Molineaux si disputò un altro incontro che avrebbe avuto un impatto indelebile nel corso della storia del pallone, quello tra gli uomini di casa, i Wolves, e l’Honved, che in quegli anni coincideva in larga parte con la selezione magiara. 

Quell’inverno il Wolverhampton aveva deciso di ospitare una serie di amichevoli internazionali. Aveva battuto una selezione sudafricana, il Celtic, il Racing Club di Avellaneda, lo Spartak Mosca ed il Maccabi Tel Aviv. Soltanto con il First Vienna l’incontro era terminato a reti bianche. L’ultimo, l’Honved appunto, rappresentava l’esame più ostico. Il campione d’Inghilterra avrebbe sfidato quella che al tempo era ritenuta la migliore squadra al mondo la quale riforniva la Grande Ungheria con ben sei effettivi. Per l’occasione la BBC avrebbe addirittura trasmesso il secondo tempo live, un qualcosa che al tempo accadeva praticamente solo con le finali di FA Cup.

Il primo tempo si concluse con un netto 0-2 in favore degli ospiti: Kocsis staccò di testa ed infilò nell’angolino una punizione battuta da Puskás e poi, pochi minuti dopo, servì ottimamente Machos per il raddoppio. I magiari andarono anche vicini a chiudere l’incontro nel finale della prima frazione. Nell’intervallo, in un disperato tentativo di ribaltare il risultato, Atkinson, l’allenatore dei Wolves, diede ordine ad alcuni membri del suo staff di inzuppare il terreno di gioco di modo da favorire i giocatori di casa i quali rispetto agli avversari indossavano scarpini più pesanti e resistenti a certe condizioni atmosferiche. Nel secondo tempo gli inglesi, consci del rischio di venire severamente puniti dai rivali come era avvenuto alla propria nazionale nelle due occasioni sopracitate, si gettarono in avanti ma senza creare grosse occasioni fino a quando trovarono ausilio nel direttore di gara, il fischietto Leafe, il quale concesso un rigore ai giocatori di casa parso abbastanza generoso. I Wolves avrebbero accorciato le distanze, pareggiato e successivamente ribaltato il risultato. Bill Wright si prese una parziale rivincita su Ferenc Puskás e la stampa inglese non risparmiò titolo ed articoli pregni di entusiasmo. Il Daily Mail si spinse addirittura a definire i Wolves ‘Camponi del Mondo’. France Footballla nota rivista francese, trovò le reazioni dei giornali inglesi piuttosto eccessive.

Prima di dichiarare che il Wolverhampton è invincibile, facciamoli andare a giocare a Mosca e a Budapest. E ci sono altri club di fama internazionale: Milan e Real Madrid, per citarne solo due. Bisognerebbe lanciare un campionato mondiale per club, o almeno un campionato europeo, più grande, più significativo e più prestigioso della Mitropa Cup e più originale di una competizione per squadre nazionali – France Football

Detto fatto: nel marzo del 1955 in seguito ad un incontro della UEFA sarebbe nata la Coppa Campioni. Tuttavia, i pronostici di France Football vennero disattesi: il primo club a dominare il calcio europeo non fu né il Wolverhampton né l’Honved: questi ultimi avrebbero preso parte alla manifestazione soltanto una volta, nella seconda edizione, in un momento piuttosto caotico della loro storia recente: il 23 ottobre del 1956 era scoppiata la Rivoluzione Ungherese ed i calciatori dell’Honved, in quel momento all’estero per delle tournée amichevoli, avevano deciso di non fare ritorno in patria. Il governo fece addirittura circolare la voce che Ferenc Puskás fosse morto. In realtà, ovviamente, non era così: Puskás e compagni avrebbero disputato l’incontro di andata contro l’Atletico Bilbao al San Mamés e quello di ritorno, per ovvie ragioni, in trasferta, ovvero a Brussels. L’Honved sarebbe stato eliminato e quel giorno il calcio ungherese avrebbe abdicato al ruolo di comprimario sul palcoscenico del calcio. A vincere sarebbe stato il Real Madrid, la prima squadra europea a compiere un ciclo di vittorie il quale a partire dal 1958 avrebbe avuto in Puskás un protagonista assoluto.  

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