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	<title>paolo pulici Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>paolo pulici Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>1969-1970: Milan-Torino 3-0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 23:13:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: Giorgio Rognoni [foto da www.magliarossonera.it] Quart&#8217;ultima giornata di campionato 1969-70: Milan e Torino sono oramai fuori dalla lotta scudetto (il tricolore andrà [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-right"><em><strong>Immagine di copertina:</strong> Giorgio Rognoni [foto da www.magliarossonera.it]</em></p>



<p class="has-drop-cap">Quart&#8217;ultima giornata di campionato 1969-70: Milan e Torino sono oramai fuori dalla lotta scudetto (il tricolore andrà al Cagliari). Le due squadre devono far fronte a due assenze pesanti: lo squalificato <strong>Rivera </strong>nelle file del Milan e l&#8217;infortunato <strong>Moschino </strong>in quelle del Torino. I rossoneri dominano e si impongono con un largo 3-0. Protagonista assoluto dell&#8217;incontro è l&#8217;ala destra <strong>Giorgio Rognoni</strong>, il cui dopo calcio sarà molto sfortunato: morirà infatti di Sclerosi Laterale Amiotrofica a soli 39 anni. Il Milan &#8211; campione d&#8217;Europa in carica &#8211; chiuderà il campionato al quarto posto, il Torino al settimo.</p>



<p><strong>Milan: </strong>Cudicini, Grossetti, Schnellinger, Trapattoni, Rosato, Lodetti, Rognoni, Fogli, Combin, Sormani, Prati.<br><strong>Torino: </strong>Sattolo, Poletti, Fossati (st 33&#8242; Facchinello), Puia, Cereser, Agroppi, Carelli, Ferrini, Quadri, Sala, Pulici.</p>



<p><strong>Primo tempo<br>3&#8242; </strong>episodio dubbio nell&#8217;area del Milan, con Schnellinger che interviene in scivolata e dalle immagini non capisce se tocca Agroppi. Timide proteste dei granata. L&#8217;arbitro lascia comunque correre.<br><strong>6&#8242;</strong> grandissima percussione a destra di Rognoni, che salta tre uomini e mette in mezzo, uscita avventurosa di Sattolo e Prati di testa si vede murare il tentativo da un difensore granata.<br><strong>21&#8242; GOL MILAN</strong> Dopo una lunga fase di stanca, il Milan passa con un&#8217;azione pregevole: da Combin sulla trequarti a Lodetti, palla in area a Rognoni, che serve ancora l&#8217;accorrente Lodetti, il cui tiro rasoterra non dà scampo a Sattolo.<br><strong>27&#8242; </strong>primo vero tentativo del Torino, con una percussione a destra di Poletti, che sfugge a Schnellinger e calcia in area a mezza altezza, respinge Cudicini.<br><strong>35&#8242;</strong> Rognoni si libera due volte di Fossati e calcia quasi dal limite, blocca Sattolo. Il match prosegue a sprazzi, ma il Milan ne ha sicuramente di più.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="397" height="547" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Giovanni_Lodetti_Milan.webp" alt="" class="wp-image-25635" style="width:450px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Giovanni_Lodetti_Milan.webp 397w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/12/Giovanni_Lodetti_Milan-218x300.webp 218w" sizes="(max-width: 397px) 100vw, 397px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lodetti, autore del gol dell&#8217;1-0</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Secondo tempo<br>15&#8242; </strong>tracciante da fuori area di destro di Combin, palla non lontana dalla porta. Il match stenta a decollare sul piano del ritmo, il Milan sembra comunque gestire senza troppi patimenti.<br><strong>18&#8242;</strong> da Rognoni a Lodetti, quindi a Sormani, sventola da fuori, Sattolo c&#8217;è. Sembra si giochi oramai solo in una metà campo, Torino in forte difficoltà in questa fase.<br><strong>30&#8242; GOL MILAN</strong> Sormani sulla destra si libera molto bene di Agroppi e mette in mezzo, delizioso colpo di testa in corsa di Rognoni e palla nell&#8217;angolino, imparabile. L&#8217;esterno rossonero corona la sua giornata di gloria con la rete personale.<br><strong>32&#8242;</strong> Milan sul velluto, conclusione di Combin da fuori, Sattolo si tuffa e neutralizza.<br><strong>33&#8242;</strong> altro tentativo da fuori di Prati, Sattolo c&#8217;è.<br><strong>36&#8242; GOL MILAN</strong> Da Combin a Fogli, che gira subito sulla destra per lo scatenato Rognoni, l&#8217;ala milanista supera di slancio Poletti, che lo strattona platealmente da dietro in area. Rigore netto. Prati dal dischetto infila centralmente di potenza.<br><strong>39&#8242; </strong>ancora un&#8217;azione spettacolare sull&#8217;asse Rognoni-Prati, con conclusione da destra di quest&#8217;ultimo in area, la palla sorvola la traversa.</p>



<p><strong>LE PAGELLE MILAN<br>IL MIGLIORE ROGNONI 8: </strong>un gol di testa meraviglioso da opportunista, un assist delizioso per Lodetti, il rigore procurato per il tris di Prati. E poi accelerazioni, spunti, piroette. Costringe l&#8217;allenatore del Torino Giancarlo Cadè a invertire i due terzini Poletti e Fossati nell&#8217;intervallo per provare ad arginarlo, ma non c&#8217;è verso: Rognoni è assolutamente imprendibile lungo l&#8217;out di destra.<br><strong>Lodetti 7: </strong>apre le danze con la zampata dell&#8217;1-0, poi non lesina il solito impegno encomiabile sradicando palloni e provando ad offrire il solito contributo di cattiveria agonistica. Perno del centrocampo rossonero.<br><strong>Schnellinger-Trapattoni 6,5: </strong>due muri contro cui sbattono regolarmente gli attaccanti del Torino. Nel secondo tempo a tratti potrebbero prendersi un caffè. Tanto si gioca ad una sola porta&#8230;<br><strong>Prati 6,5: </strong>partenza molto ad handicap, nel primo tempo si nota poco. Poi cresce, esattamente come fanno anche Sormani e Combin. E trova il modo di lasciare il segno, infilando di potenza il rigore del 3-0. Sfiora la doppietta pochi minuti più tardi, dopo uno scambio pregevole con Rognoni, ma calcia alto in corsa dal fronte destro dell&#8217;area.<br><strong>Fogli 6,5: </strong>primo tempo decisamente complicato, con una serie di passaggi elementari sbagliati non da lui. Nella ripresa sale decisamente di tono e governa il centrocampo dall&#8217;alto del suo inconfondibile stile.</p>



<p><strong>LE PAGELLE TORINO<br>IL MIGLIORE SALA 6,5: </strong>non demerita contro i centrocampisti del Milan, anzi. È l&#8217;unico che prova ad accendere la luce in casa granata impostando la manovra in fase di ripartenza con sagacia e qualità. Bravo sia nei fraseggi sia nei suggerimenti alle punte. Ma è troppo isolato.<br><strong>Sattolo 6,5:</strong> non compie parate straordinarie, ma è sempre attento e comunque evita un passivo ulteriormente pesante per i suoi.<br><strong>Ferrini 5,5: </strong>soffre, soprattutto nella ripresa, la superiore qualità di palleggio dei centrocampisti rossoneri.<br><strong>Pulici 5: </strong>giornata no, non la vede praticamente mai in prima linea e la difesa del Milan lo argina senza difficoltà.<br><strong>Fossati-Poletti 5:</strong> letteralmente in balia dello scatenato Rognoni, uno nel primo tempo e l&#8217;altro nel secondo.</p>



<p></p>



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		<title>La top 11 del Torino. Tra &#8220;Gli Invincibili&#8221; e il tremendismo</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2024/12/06/la-top-11-del-torino-tra-gli-invincibili-e-il-tremendismo.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolo Mello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2024 10:22:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non sono automaticamente e solamente i successi a trasformare una squadra in un Mito. La dimostrazione arriva dal Torino. Perché nonostante i rivali della Juventus, [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Non sono automaticamente e solamente i successi a trasformare una squadra in un Mito. La dimostrazione arriva dal Torino. Perché nonostante i rivali della Juventus, il Milan e l&#8217;Inter siano le tre formazioni simbolo del calcio italiano, abbiano vinto molto di più e abbiano annoverato molti più campioni, la leggenda dei granata non smette di esistere e venire alimentata costantemente.</p>



<p>In parte può aver contribuito l&#8217;epopea d&#8217;oro del Grande Torino, lo squadrone degli Invincibili reso eterno dal rogo di Superga dopo aver fatto incetta di una serie impressionante di primati di squadra. In parte ha contribuito lo spirito che da sempre ha contraddistinto la storia del club e di chi ha vestito quella maglia: il cosiddetto <em>tremendismo</em>, termine partorito dalla sublime penna di <strong>Giovanni Arpino</strong> e che sottolinea il temperamento, l&#8217;orgoglio, la voglia, la mentalità (o come direbbero argentini e uruguagi, la <em>garra</em>) di chi sposa il colore granata.</p>



<p>Un colore che è una seconda pelle. Un colore sedimentato nel cuore dei tifosi del Torino sparsi in tutta Italia &#8211; ma soprattutto in Piemonte, dove <em>essere del Toro</em> è spesso percepito come un valore tramandato dai papà e dai nonni, nonché come un guanto di sfida da sbattere perennemente in faccia ai più ricchi e vincenti cugini bianconeri. Perché con tutto il rispetto per altre formazioni che hanno il granata come colore sociale, ma <em>il colore Granata</em> con la G maiuscola è solo uno ed è quello del Torino.</p>



<p>Vuoi per la sua storia, fortemente radicata in un&#8217;epoca pre-televisiva, se si abbozza una top 11 ideale della storia del Torino &#8211; cercando di unire la qualità degli interpreti, l&#8217;attaccamento alla maglia e lo <em>spirito tremendista </em>cui facevo riferimento sopra &#8211; non si può considerare solamente il periodo che parte dagli anni &#8217;50-&#8217;60. Sarebbe una <em>diminutio </em>nei confronti di un club che ha fatto la storia del calcio italiano e che continua a farla, a modo suo, anche se il Toro non vince uno scudetto dalla stagione 1975-1976 (unico alloro tricolore del dopo-Superga) e manca dai primi cinque posti del campionato dal 1991-1992 quando giunse terzo.</p>



<p>In onore al Grande Torino e proprio per la presenza di tanti giocatori pre-televisivi, per la top 11 granata ho optato per il Sistema, il modulo con cui la formazione di <strong>Egri Erbstein </strong>dominò la Serie A subito al termine del secondo conflitto mondiale.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Portiere: Valerio Bacigalupo</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="535" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/bacigalupo-valerio-1024x535.jpg" alt="" class="wp-image-22131" style="width:700px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/bacigalupo-valerio-1024x535.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/bacigalupo-valerio-300x157.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/bacigalupo-valerio-768x401.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/bacigalupo-valerio.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Valerio Bacigalupo, portiere estremamente moderno per i suoi tempi</figcaption></figure>



<p></p>



<p>È un arrivo in volata tra lui, <strong>Luciano Castellini</strong>, il <em>Giaguaro </em>portiere dello scudetto del 1975-76, e <strong>Lido Vieri</strong>, recordman di presenze nel ruolo. Ma alla fine scelgo il guardiano del Grande Torino. Nato a Vado Ligure nel 1924, arrivò al Toro nel dopoguerra proveniente dal Genoa. Senso del piazzamento, atletismo innato e riflessi felini, 137 presenze in granata con 120 reti subite. Non si limitava a parare, ma usciva dall&#8217;area con coraggio e sapeva giocare con i piedi. Scrisse di lui Indro Montanelli sul Corriere della Sera: «Aveva un modo di giocare moderno, anticipava la partecipazione alla manovra dal basso che sarebbe diventata obbligatoria per i portieri più di cinquant&#8217;anni dopo».</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Terzino destro: Aldo Ballarin</h2>



<p></p>



<p>Altra scelta inevitabile, perché nessuno nel ruolo di terzino destro è stato più di lui nella storia del Torino. Originario di Chioggia, anche <strong>Ballarin </strong>giunse al Torino nell&#8217;immediato dopoguerra, proveniente dal Venezia per una cifra record di 1,5 milioni di lire. Stantuffo inesauribile sulla fascia, attento e scrupoloso anche in fase difensiva. Con i granata, fino allo schianto di Superga, mise insieme 148 presenze.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Difensore centrale: Roberto Cravero</h2>



<p></p>



<p>Forse una scelta di cuore, più che suffragata dal valore tecnico. Avrei potuto optare per <strong>Mario Rigamonti</strong>, stopper del Grande Torino, per<a href="https://gameofgoals.it/2021/05/07/roberto-rosato-la-faccia-dangelo-che-non-dava-scampo-agli-avversari.html"> <strong>Roberto Rosato</strong></a>, fantastico francobollatore per sei stagioni prima di passare al Milan, o per <strong>Pasquale Bruno</strong>, indimenticato califfo difensivo dallo sguardo truce e dai modi spicci negli anni &#8217;90. Vado per uno dei capitani storici della squadra granata. Vestì la maglia del Torino in 235 occasioni a cavallo tra gli anni &#8217;80 e &#8217;90, conoscendo anche l&#8217;onta della Serie B al termine della stagione 1988-89. Risalito subito in A, fu tra i protagonisti dell&#8217;entusiasmante cavalcata che portò il Toro a perdere in modo sfortunato la finale di Coppa UEFA 1992 contro l&#8217;Ajax. Sempre in quella stagione il suo savoir fare e la sua eleganza furono fondamentali per arpionare il terzo posto in campionato: mai più il Torino, a oggi, si è spinto così in alto.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Terzino sinistro: Virgilio Maroso</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="614" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/Maroso-1024x614.webp" alt="" class="wp-image-22133" style="width:700px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/Maroso-1024x614.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/Maroso-300x180.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/Maroso-768x461.webp 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/Maroso.webp 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Virgilio Maroso, terzino inesauribile e molto tecnico</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Quando è morto a Superga non aveva ancora compiuto 24 anni e lasciava intravedere un futuro straordinario. Chissà cosa sarebbe divento <em>Viri </em><strong>Maroso</strong>, che il giornalista italiano Adalberto Bortolotti ha descritto come «il terzino più tecnico del nostro calcio» e che tanti commentatori del tempo hanno definito un autentico asso della pedata. Si racconta che non avesse nulla in meno dei grandi fluidificanti mancini venuti dopo di lui &#8211; dagli azzurri Facchetti, Cabrini e Maldini all&#8217;olandese Krol, dai tedeschi Breitner, Brehme e Lahm ai brasiliani Nilton Santos e Roberto Carlos, a pochi altri interpreti. Forza, velocità supersonica (la leggenda narra che corresse i 100 metri in 11 secondi), interventi difensivi precisi ed efficaci, tecnica e raffinatezza stilistica tipiche delle grandi mezzali: un fiore di campo reciso nel fiore degli anni, nonché frenato spesso da una subdola pubalgia dalla quale era sovente tormentato.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mediano destro: Giorgio Ferrini</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="212" height="237" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/images-2.jpg" alt="" class="wp-image-22130" style="width:450px"/><figcaption class="wp-element-caption">Giorgio Ferrini: cuore granata</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Con tutto il rispetto per <strong>Antonio Janni</strong>, inesauribile polmone del primo grande Torino, quello di fine anni &#8217;20, e per <strong>Giuseppe Grezar</strong>, metronomo del Grande Torino, la scelta non può che ricadere su <strong>Giorgio Ferrini</strong>. Uno dei grandi simboli del Torino, archetipo perfetto di quel <em>tremendismo </em>di cui raccontavo all&#8217;inizio. Recordman di presenze in maglia granata con 568 gettoni, arrivato nelle giovanili da giovanissimo, fu girato in prestito un anno al Varese, poi fece ritorno all&#8217;ovile e non se ne andò più. Maglia numero 8, centrocampista di lotta e di governo, spirito di sacrificio e attaccamento alla maglia. Sfortunata la sua esperienza in azzurro: ai <a href="https://gameofgoals.it/2013/03/16/1962-girone-b-cile-italia-2-0.html">Mondiali 1962 venne espulso nella partita del girone contro il Cile</a>. Si ritirò l&#8217;estate prima dello scudetto, entrando nello staff di Radice. Un aneurisma lo ha portato via a soli 37 anni. Come Meroni, come la generazione del Grande Torino, un eroe romantico rapito in cielo troppo presto.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mediano sinistro: Renato Zaccarelli</h2>



<p></p>



<p>Forse <strong>Eusebio Castigliano</strong>, il mediano-goleador del Grande Torino, sarebbe stato perfetto per il ruolo, ma non posso escludere <strong>Renato Zaccarelli</strong>, un&#8217;altra bandiera, un altro insostituibile, uno dei protagonisti dello scudetto del 1976. Terzo calciatore con più presenze nella storia del club dopo Ferrini e Pulici, <em>Zac </em>rimase in granata 13 stagioni, giocando un po&#8217; ovunque, come si confaceva a diversi giocatori di quel periodo, i mitici anni &#8217;70 innervati dalla <em>rivoluzione oranje</em>: mezzala di stile, mediano propulsore, infine libero. Resta l&#8217;ultimo granata ad aver segnato un gol in un Mondiale: Argentina 1978, Italia-Francia 2-1.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mezzala di regia: Adolfo Baloncieri</h2>



<p></p>



<p>Nato ad Alessandria, trasferitosi in giovane età in Argentina dove apprese i rudimenti della pedata e completò gli studi di ragioneria, <strong>Adolfo Baloncieri</strong> in campo fu però molto più di un ragioniere: divenne un architetto, un ingegnere, un genio della <em>pelota</em>. Forse il più bravo calciatore italiano prima di Giuseppe Meazza. Sicuramente il miglior giocatore del Toro prima dell&#8217;era del Grande Torino. Mente ed emblema del primo scudetto granata nella stagione 1927-28, riscattò quello revocato dell&#8217;annata precedente. Per Carlo Felice Chiesa è stato uno dei più grandi registi della storia, per Gianni Brera era&nbsp;«il più classico prodotto del calcio italiano negli anni &#8217;20 e uno dei più classici di sempre». In azzurro 47 presenze, 25 reti, fu bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam 1928.<br>Esclusione dolorosa dall&#8217;undici titolare quella di <strong>Ezio Loik</strong>, <em>l&#8217;elefantino</em>, spalla ideale di <em>Capitan Valentino</em>, giocatore capace di assolvere a più compiti senza mai scendere da un&#8217;elevata cifra di rendimento.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mezzala d&#8217;attacco: Valentino Mazzola</h2>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="500" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/valentinomazzolastoria-giocopulito.webp" alt="" class="wp-image-22128" style="width:700px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/valentinomazzolastoria-giocopulito.webp 750w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/valentinomazzolastoria-giocopulito-300x200.webp 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /><figcaption class="wp-element-caption">Nessuno come Capitan Valentino nella storia del Torino</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Se Maradona è il Napoli, Pelé è il Santos e Messi è il Barcellona&#8230;<strong> Valentino Mazzola </strong>è il Torino. Probabilmente il calciatore italiano più completo della storia. Mezzala universale e calciatore totale prima che comparissero Di Stéfano, Charlton e Cruijff. Difendeva, contrastava, impostava, si inseriva, segnava e comandava. Di aneddotti su <em>Capitan Valentino</em> (la C e la V volutamente maiuscoli) sono pieni i libri e trovate un articolo a lui dedicato cliccando <a href="https://gameofgoals.it/2022/05/04/valentino-mazzola-leroe-romantico-del-grande-torino.html">qui</a>. Il presidente Ferruccio Novo e l&#8217;allenatore <a href="https://gameofgoals.it/2021/05/04/erno-egri-erbstein-il-genio-che-plasmo-il-grande-torino.html">Egri Erbstein</a> hanno costruito intorno alla sua figura di leader tecnico e carismatico la squadra forse più iconica e leggendaria del nostro calcio. Arrivò dal Venezia a 23 anni, se ne andò, per sempre, sulla collina di Superga quando ne aveva 30. Ma nessun tifoso del Torino &#8211; di ieri, di oggi, di domani &#8211; potrà mai dimenticarlo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ala destra: <a href="https://gameofgoals.it/2022/03/15/claudio-sala-quando-dribbling-e-cross-avevano-sfumature-poetiche.html">Claudio Sala</a></h2>



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<p>Una delle scelte più complicate. Sono stato indeciso fino all&#8217;ultimo se puntare su di lui oppure su <strong>Gigi Meroni</strong>, l&#8217;artista dandy e bohémien che con il suo modo di vivere fuori dall&#8217;ordinario e la sua morte prematura ha fatto innamorare i tifosi granata negli anni &#8217;60 (senza dimenticare un altro big del ruolo come il vicentino <strong>Romeo Menti</strong>). Però alla fine hanno avuto il sopravvento le qualità tecniche e lo straordinario impatto di <strong>Claudio Sala</strong>, il <em>Poeta del Gol </em>nel Toro degli anni &#8217;70, l&#8217;ultimo Toro capace di arpionare lo scudetto. Capitano nell&#8217;anno del tricolore, dribbling letali, cross teleguidati dei quali ha beneficiato per anni la premiata ditta del gol Pulici&amp;Graziani, fantasia e classe cristalline. La curva Maratona lo incensava così: &#8220;Dio perdona, Sala no&#8221;.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Centravanti: Paolo Pulici</h2>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/PaoloPulici-1280x720-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-22127" style="width:700px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/PaoloPulici-1280x720-1-1024x576.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/PaoloPulici-1280x720-1-300x169.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/PaoloPulici-1280x720-1-768x432.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/PaoloPulici-1280x720-1.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Paolo Pulici in azione</figcaption></figure>



<p></p>



<p>C&#8217;era <strong>Guglielmo Gabetto</strong>, il centrattacco del Grande Torino, dalle piroette inafferrabili e dai gol impossibili. Però <em>Puliciclone </em>è stato il terminator del Toro di Radice, e dunque è inevitabile puntare su di lui. Bocciato dall&#8217;Inter, <strong>Paolo Pulici </strong>arrivò in granata dal Legnano e dopo alcune stagioni di ambientamento divenne uno dei cecchini di riferimento del calcio italiano: fu tre volte capo-cannoniere della Serie A in quattro stagioni, trascinando di forza &#8211; dall&#8217;alto di 21 reti &#8211; il Torino a un tricolore che mancava dall&#8217;anno di Superga. Chiuderà l&#8217;esperienza sotto le Mole nel 1982 dopo un bottino complessivo di 172 reti, miglior marcatore <em>all time</em> del Torino. Molto amato dai tifosi anche per la sua determinazione e la sua grinta, fu poco fortunata la sua esperienza in nazionale: 5 reti in 19 incontri.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ala sinistra: Julio Libonatti</h2>



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<p>Chi c&#8217;è dietro a Pulici nella classifica dei migliori bomber nella storia del Torino? Lui, <strong>Julio Libonatti</strong>, <em>tanguero </em>argentino dai ritmi suadenti e dallo spirito <em>caliente</em>, dal carattere allegro e dalla battuta sempre pronta. Con Baloncieri e Rossetti fece grandi i granata sul finire degli anni &#8217;20: 150 reti in nove stagioni, a coronamento di una carriera che lo aveva visto cominciare nella sua Rosario, in Argentina, e diventare poi un idolo nazionale dopo la vittoria della Coppa América del 1921. Edizione in cui Libonatti segnò il gol della vittoria contro i grandi rivali dell&#8217;Uruguay e venne portato in trionfo dai tifosi dallo stadio Barracas al centro di Buenos Aires. Per tutti era il <em>Matador</em>, o anche il <em>Potrillo</em>, il puledro, per evidenziare le sue doti da attaccante di razza. Per il portiere spagnolo Zamora era «il centravanti più temibile al mondo», un mix di tecnica e scaltrezza da <em>gaucho</em> e un sinistro che guizzava come una saetta verso il gol.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="658" height="435" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/BALONCIERI-LIBONATTI-ROSSETTI.jpg" alt="" class="wp-image-22126" style="width:700px" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/BALONCIERI-LIBONATTI-ROSSETTI.jpg 658w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2024/11/BALONCIERI-LIBONATTI-ROSSETTI-300x198.jpg 300w" sizes="(max-width: 658px) 100vw, 658px" /><figcaption class="wp-element-caption">Baloncieri, Libonatti e Rossetti: trio delle meraviglie nel Toro di fine anni &#8217;20</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2024/12/06/la-top-11-del-torino-tra-gli-invincibili-e-il-tremendismo.html">La top 11 del Torino. Tra &#8220;Gli Invincibili&#8221; e il tremendismo</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>I 10 più grandi centravanti italiani dell&#8217;epoca televisiva</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/10/21/i-10-piu-grandi-centravanti-italiani-dellepoca-televisiva.html</link>
					<comments>https://gameofgoals.it/2022/10/21/i-10-piu-grandi-centravanti-italiani-dellepoca-televisiva.html#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2022 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Classifiche]]></category>
		<category><![CDATA[attaccanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: stupenda girata di Riva I ruoli nel calcio rappresentano a nostro parere – essendo la loro definizione è un puro atto linguistico [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/10/21/i-10-piu-grandi-centravanti-italiani-dellepoca-televisiva.html">I 10 più grandi centravanti italiani dell&#8217;epoca televisiva</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: stupenda girata di Riva</em></p>



<p class="has-drop-cap">I ruoli nel calcio rappresentano a nostro parere – essendo la loro definizione è un puro atto linguistico – un concetto in costante evoluzione. Il centravanti è stato molte cose diverse, nel corso della storia, e questo rappresenta un problema centrale quando si vogliono selezionare i dieci centravanti italiani più grandi del dopoguerra: non è semplice farlo soprattutto nella misura in cui la selezione presuppone che si definisca con chiarezza cosa è un centravanti. Per evitare troppe complicazioni, abbiamo deciso di adottare il termine in un&#8217;accezione ampia, che include anche giocatori ibridi, in grado di muoversi sia come arieti in area di rigore che come punte mobili, spesso accompagnate dal numero undici sulla maglia. Il problema si pone anche con i fuoriclasse moderni: <strong>Andriy Shevchenko </strong>è stato un centravanti? <strong>Luis Suárez</strong>? E potremmo proseguire a lungo. Fatta la doverosa premessa tassonomica, anche quelli che sono a nostro parere i dieci centravanti/attaccanti puri italiani più bravi e importanti del dopoguerra. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">10) Pietro Anastasi</h3>



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<p>In ballottaggio con <strong>Pierino Prati </strong>e <strong>Alessandro Altobelli</strong> per il 10° posto, alla fine abbiamo optato per lui per questioni iconiche, perché, per dirla alla Alessandro Baricco <strong>Pietro Anastasi</strong> è stato «il simbolo vivente di un&#8217;intera classe sociale: quella di chi lasciava a malincuore il Meridione per andare a guadagnarsi da vivere nelle fabbriche del Nord». Così <em>Pietruzzo</em>, partito da Catania, ha scalato le gerarchie del calcio italiano, dapprima nel Varese in B e in A e quindi nella grande Juventus. Otto le sue stagioni in bianconero, quattro volte in doppia cifra in serie A e 3 scudetti. Ma è con la nazionale che si è tolto la soddisfazione più bella, vincendo da titolare e protagonista l&#8217;Europeo: nella ripetizione della finale contro la Jugoslavia a Roma, dopo l&#8217;1-1 della prima partita, fu un suo splendido gol in mezza rovesciata a sancire il 2-0 e regalare agli azzurri il titolo. <strong>Anastasi</strong>, a 20 anni, aveva già coronato il sogno di milioni di bambini: vincere con la maglia della nazionale con un proprio gol.</p>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Top 20 goal di Anastasi" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/GHpHlqFsO48?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>I gol più belli di Anastasi</figcaption></figure>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">9) Roberto Pruzzo</h3>



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<p>Da Crocefieschi, piccolo comune dell&#8217;entroterra genovese, a Roma, cuore dell&#8217;impero. Così <strong>Roberto Pruzzo</strong> divenne re &#8211; anzi <em>O Rei de Crocefieschi</em> &#8211; della capitale sponda giallorossa per un decennio, bomber principe per tre volte della serie A e uno dei principali artefici dello storico scudetto 1982-83, quello con <strong>Liedholm</strong> in panchina e il divino <strong>Falcão</strong> a tessere il gioco in campo. In giallorosso 138 reti (106 in campionato) in 315 incontri e l&#8217;amore incondizionato dei tifosi. Prima l&#8217;esperienza proficua al Genoa, capocannoniere della serie B e la vittoria del torneo cadetto 1975/76. Dopo, il tramonto a Firenze, per una sola stagione prima dell&#8217;addio al calcio, nel 1988/89, decidendo lo spareggio per l&#8217;ingresso in Coppa UEFA proprio contro la Roma. Scaltro, rapido, pirotecnico e acrobatico, con il gol sempre in canna, <strong>Pruzzo</strong> doveva essere per molti il centravanti scelto dell&#8217;Italia al <em>Mundial</em> 1982. Ma <strong>Bearzot</strong> scelse Rossi e fu la sua fortuna. <strong>Pruzzo</strong>, mai a suo agio in azzurro (6 presenze e 0 reti) fu costretto a mordere il freno. Si sarebbe riscattato da lì a pochi mesi vincendo con la sua Roma lo scudetto a 41 anni dal primo.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">8) Paolo Pulici</h3>



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<p>Da <strong>Guglielmo</strong> <strong>Gabetto</strong> a <em>Puliciclone</em>: i due più grandi centravanti della storia granata. E se di <strong>Gabetto</strong> i gol in rovesciata e in acrobazia, un suo marchio di fabbrica, si possono solo raccontare, di <strong>Pulici</strong> è possibile rivederli. Insieme a molto altro: attaccante tecnico, veloce, completo, in coppia con <strong>Francesco</strong> <em>Ciccio</em> <strong>Graziani</strong> fece tornare il Torino al tricolore dopo i fasti dell&#8217;epoca d&#8217;oro, conclusa in tragedia a Superga. Nessun tifoso granata potrà mai scordare la formazione dello scudetto, con <strong>Radice</strong> in panchina, una filastrocca da mandare giù a memoria, da <strong>Castellini</strong> tra i pali a <strong>Pulici</strong> e <strong>Graziani</strong> in attacco. Svezzato dal Legnano, passò al Toro a 17 anni e ci rimase fino ai 32, per un totale di 436 partite e 172 gol, di cui 143 in campionato. Tre volte capocannoniere della serie A, la sua firma sul tricolore del 1975/76 è testimoniata da 21 reti nel carniere e dall&#8217;intesa straordinaria con il gemello <strong>Graziani</strong>. Tanto efficace con il Toro quanto più fugace l&#8217;esperienza in azzurro, un amore mai sbocciato che gli portò in dote appena 5 reti e due convocazioni ai Mondiali 1974 e 1978 senza mai scendere in campo.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Italian Serie A Top Scorers: 1975-1976 Paolo Pulici (Torino) 21 goals" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/deX0UVJgDAk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>I 21 gol di Pulici nella stagione di grazia 1975/1976 che portarono il Toro allo scudetto</figcaption></figure>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">7) Filippo Inzaghi </h3>



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<p>Giocatore tra i più controversi della storia del nostro calcio, a causa dello iato che sembra separare le sue qualità (di difficile definizione, specie per chi non sa cogliere le doti invisibili dei campioni) dai suoi numeri e dal suo rendimento, <strong>Filippo Inzaghi</strong> non può a nostro parere mancare in qualsiasi discorso sui migliori centravanti italiani. Simile per certi versi a <strong>Paolo</strong> <strong>Rossi</strong>, ma meno completo e più limitato sul piano tecnico, <strong>Inzaghi</strong> è stato un meraviglioso scherzo della natura, un &#8220;brocco di genio&#8221; secondo la definizione del giornalista Franco Rossi: <em>Pippo</em> non è un colosso, né spicca sul piano tecnico o della velocità palla al piede, né è efficace nel dribbling; ciononostante, <strong>Inzaghi</strong> sa leggere come pochi altri le situazioni offensive, grazie a un intuito geniale, e possiede doti aerobiche non comuni (il compianto <strong>Mondonico</strong> ha evidenziato più volte che <em>Pippo</em> poteva correre novanta minuti senza tregua e che era in grado di entrare nel ritmo partita in pochi secondi). La sua capacità di farsi trovare al posto giusto al momento giusto è rimasta negli annali, e d&#8217;altra parte i numeri remano dalla sua parte: Inzaghi è ancora oggi il miglior marcatore italiano nelle Coppe Europee e figura tuttora nella top 10 planetaria, accanto a giocatori di ben altro spessore tecnico, e non può essere casuale. Più che un bomber seriale, peraltro, <em>Pippo</em> è stato uomo dai gol pesanti: da Kiev 1998 a Madrid 2010, non si contano le occasioni in cui ha messo lo zampino quando era importante farlo. Il 2003 e il 2007 sono probabilmente le sue stagioni migliori in Europa. Meno fortunata ma comunque positiva l&#8217;esperienza in maglia azzurra.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">6) Roberto Boninsegna</h3>



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<p>Per tutti era <em>Bonimba</em>, poderoso attaccante tra i più efficaci e letali del calcio italiano. In coppia con <strong>Riva</strong> ha tentato di rendere grande l&#8217;Italia a Messico &#8217;70, dopo l&#8217;oro europeo del 1968, ma ha dovuto inchinarsi al magno Brasile in finale. Cresciuto nell&#8217;Inter, spedito dai nerazzurri a farsi le ossa a Prato e Potenza, conquistò le prime pagine sul finire degli anni &#8217;60 nel Cagliari. Ma l&#8217;estate prima dello storico scudetto dei sardi tornò all&#8217;ovile, all&#8217;Inter. Poco male: <strong>Boninsegna</strong> non festeggiò il titolo a Cagliari nel 1970, ma si rifece la stagione seguente con l&#8217;Inter, cui aggiunse il titolo di capocannoniere del campionato replicato l&#8217;anno successivo. Nel 1976, 33enne, passò alla Juventus. Pareva oramai sul viale del tramonto, invece contribuì a due scudetti dei bianconeri e al loro primo trionfo internazionale, <a href="https://gameofgoals.it/2021/05/27/la-prima-volta-della-signora-in-europa-1977-una-coppa-uefa-tutta-italiana.html">la Coppa UEFA del 1977</a>. Forte fisicamente, classico terminale d&#8217;area, potente e scaltro negli ultimi 16 metri, Boninsegna si faceva particolarmente valere nel gioco aereo e in acrobazia. </p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">5) Gianluca Vialli</h3>



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<p>Generoso, tecnico, poderoso, carismatico. <strong>Gianluca Vialli </strong>è stato uno dei centravanti di riferimento a livello italiano e non solo tra la fine degli anni &#8217;80 e l&#8217;inizio dei &#8217;90. Nato come ala, è diventato poi un bomber letale e completo, dotato di velocità, progressione, atletismo e capace di segnare spesso reti spettacolari. Dopo gli esordi alla Cremonese, ha fatto grande la Sampdoria in coppia con il gemello del gol <strong>Roberto Mancini</strong> e <a href="https://gameofgoals.it/2021/05/21/la-sampdoria-e-lultimo-scudetto-di-un-calcio-che-non-ce-piu.html">conquistando a Genova sponda blucerchiata il primo storico scudetto nella storia della società</a>, oltre a una Coppa delle Coppe decisa da una sua doppietta nella finale contro l&#8217;Anderlecht, tre edizioni della Coppa Italia e la Supercoppa italiana. Dopo la deludente finale di Coppa Campioni persa contro il Barcellona nel 1992, si trasferì alla Juventus dove &#8211; dopo un iniziale e non semplice periodo di adattamento &#8211; divenne l&#8217;alfiere della squadra capace di riportare lo scudetto sotto la Mole a nove anni dall&#8217;ultimo. In maglia Juve si portò anche a casa Coppa UEFA e Coppa Campioni (completando dunque un invidiabile trittico delle coppe europee per club), un&#8217;altra Coppa Italia e un&#8217;altra Supercoppa europea.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="980" height="450" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/222431879-4b3b1792-453a-437b-9743-f0b1c1f35302.jpg" alt="" class="wp-image-12382" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/222431879-4b3b1792-453a-437b-9743-f0b1c1f35302.jpg 980w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/222431879-4b3b1792-453a-437b-9743-f0b1c1f35302-300x138.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/222431879-4b3b1792-453a-437b-9743-f0b1c1f35302-768x353.jpg 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption>Gianluca Vialli</figcaption></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">4) Christian Vieri</h3>



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<p>Non sprecheremo troppo inchiostro nel riepilogare la vita e la carriera di uno degli ultimi grandi centravanti italiani, ci limiteremo a ricordare che <em>Bobone</em> <strong>Vieri</strong>, che come molti centravanti impiega qualche anno a maturare (complici anche alcuni limiti tecnici che sembrano relegarlo nel limbo dei centravanti da provinciale), quando matura può permettersi di guardare negli occhi tutti i grandi numeri nove del mondo. Dopo una stagione di apprendistato a Bergamo, <em>Bobone</em> trasloca alla corte di <strong>Marcello Lippi</strong> e diventa uno dei giocatori chiave di una delle Juventus più spettacolari della storia, regalandosi momenti magici soprattutto in Europa. Spedito a Madrid, <em>Bobone</em> domina la Liga sul piano realizzativo e per sua stessa ammissione affina la tecnica, imparando a giocare di prima e in velocità. Dopo un mondiale di Francia che lo consacra come centravanti di caratura mondiale, <strong>Vieri</strong>, pur penalizzato dai ricorrenti guai fisici, vive tra Roma e Milano le stagioni migliori della carriera, dimostrandosi un giocatore in grado di spostare gli equilibri di un campionato. Le sue performance europee faranno storcere il naso ai detrattori, che lo accuseranno di essere un bomber seriale soprattutto contro le squadre &#8220;piccole,&#8221; ma a nostro parere resta indiscutibile che fino al 2003 <strong>Vieri</strong> sia uno dei numeri nove classici più determinanti in circolazione, come confermerà anche l&#8217;infelice trasferta in Estremo Oriente del mondiale 2002, quando si prende la squadra sulle spalle in vari momenti difficili. Un rapido declino fisico renderà l&#8217;ultima parte della sua carriera una sorta di calvario, ma non può privarlo di una menzione in questa graduatoria.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="480" height="536" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/1d19dae1d088e2ea2ca6ff3ac511e4b2.jpg" alt="" class="wp-image-12379" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/1d19dae1d088e2ea2ca6ff3ac511e4b2.jpg 480w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/1d19dae1d088e2ea2ca6ff3ac511e4b2-269x300.jpg 269w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption>Vieri e Inzaghi in nazionale</figcaption></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">3) Roberto Bettega</h3>



<p></p>



<p><strong>Roberto Bettega</strong> <em>Bobby Gol </em>è stato il più credibile erede di <em>Rombo</em> <em>di Tuono</em>, una sorta di numero undici universale capace di muoversi anche come un centravanti classico. Immarcabile nel gioco aereo, dotato di due piedi al velluto degni di una mezzala, <strong>Bettega</strong> per un decennio è stato probabilmente il miglior attaccante italiano, un giocatore mobile e fondamentale anche per le capacità di dialogo con i centrocampisti e i compagni di reparto. Ragazzo prodigio a inizio anni &#8217;70, dopo il noto problema di tubercolosi che sembra stroncarne la carriera <em>Bobby</em> <em>Gol</em> vive le stagioni migliori nella seconda metà del decennio, quando affina la propria efficacia sotto porta ed è uno degli uomini chiave di vari titoli nazionali e del primo successo europeo della sua Juventus. Memorabili le sue prestazioni al <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1978/page/2">Mondiale argentino</a>, quando decide la complicata sfida con i padroni di casa, prestazioni che gli valgono un meritato e anzi quasi punitivo quarto posto nella graduatoria del pallone d&#8217;oro del 1978. Titolare inamovibile anche a Euro 1980, <strong>Bettega</strong> è costretto a rinunciare al <em>Mundial</em> a causa di un grave infortunio subito a fine 1981, infortunio che di fatto scrive la parola fine sulla sua carriera al top – le ultime stagioni vedranno in campo solo l&#8217;ombra del fuoriclasse ammirato durante gli anni &#8217;70. <strong>Bettega</strong> è tuttora il terzo marcatore all time della storia della Juventus, dopo <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/11/09/io-di-te-non-mi-stanco-ode-ad-alessandro-del-piero.html">Del Piero</a></strong> e <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/06/25/boniperti-una-vita-in-bianconero-creo-lo-stile-juventus.html">Boniperti</a></strong>.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">2) Paolo Rossi</h3>



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<p>Soprannominato <em>Garrincha</em> in giovane età, in ragione della sua rapidità palla al piede che gli consente di saltare l&#8217;uomo con facilità disarmante, <strong>Paolo Rossi </strong>è probabilmente (con <strong>Roberto Baggio</strong>) il miglior attaccante azzurro della storia dei Mondiali, dal 1945 in avanti. Giovane fenomeno nel Real Vicenza che si gioca in titolo nel 1978, quando giocando come atipico centravanti mobile fa il vuoto sotto porta, <strong>Rossi</strong> convince il <em>Vecio</em> <strong>Bearzot</strong> a consegnargli la maglia da titolare in vista del Mondiale argentino, e in Sudamerica diventa <em>Pablito</em>, formando con <strong>Bettega</strong> la miglior coppia d&#8217;attacco del torneo. Ancora protagonista con la maglia del Perugia dei miracoli, sempre grazie a un rapidità di movimento in area di rigore con pochi eguali e a un intuito capace di esaltare le sue doti tecniche di prim&#8217;ordine, <strong>Rossi</strong> sembra appendere gli scarpini al chiodo in largo anticipo a causa della nota squalifica, ma come sappiamo tutti risorge ai <a href="https://gameofgoals.it/category/viste-per-voi/mondiali/mondiale-1982">Mondiali di Spagna</a> e vince un meritato Pallone d&#8217;oro. La successiva stagione in bianconero è probabilmente il suo canto del cigno come fuoriclasse; <em>Pablito</em> sarà comunque un giocatore valido, pur se molto discontinuo, fino al 1985, ma il passaggio al Milan di fatto chiude la sua carriera. Le sue straordinarie performance in due tornei iridati e le stagioni migliori, in particolare quella di Vicenza, non possono che assicurargli un posto di rilievo nella storia del nostro calcio.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="708" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/33e42201765f44b3a3126d84ddfcf030-1024x708.jpg" alt="" class="wp-image-12381" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/33e42201765f44b3a3126d84ddfcf030-1024x708.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/33e42201765f44b3a3126d84ddfcf030-300x207.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/33e42201765f44b3a3126d84ddfcf030-768x531.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/10/33e42201765f44b3a3126d84ddfcf030.jpg 1327w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Rossi e Bettega</figcaption></figure></div>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">1) Luigi Riva</h3>



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<p>A nostro parere, <strong>Gigi Riva</strong> non è stato solo il miglior attaccante puro italiano del dopoguerra, ma anche uno dei solisti più decisivi della storia del nostro calcio. Costretto a crescere in fretta a causa di una serie terribile di drammi familiari (perde quando è giovanissimo i genitori e la sorella), <strong>Riva</strong> sviluppa un carattere introverso e spigoloso, poco incline ai compromessi, un carattere che fa del riserbo una ragione di vita e che gli consente di derubricare i problemi del mondo dello sport a questioni risolvibili; Gigi viene pure dotato da madre natura di un sinistro essenziale e di una purezza anche estetica invidiabile, ma soprattutto di una forza fisica e di una cattiveria agonistica quasi senza pari, e grazie a queste doti per diversi anni domina il mondo del calcio, terrorizzando le difese dello Stivale. Dopo averlo bocciato a causa del suo mancinismo estremo, Brera si ricrede, lo incorona come uno dei suoi idoli e gli regala il soprannome più bello. <strong>Riva</strong> può giocare sia come centravanti classico che come numero 11 che parte defilato e si accentra, grazie alla capacità di accelerare palla al piede. La sua carriera non è lunghissima, anche perché in due occasioni <strong>Riva</strong> si immola sull&#8217;altare azzurro lasciandoci la gamba, ma è straordinaria: dopo un rapido percorso di crescita (ancora oggi <strong>Riva</strong> ricorda che in allenamento, in Inghilterra durante i Mondiali, umiliava quotidianamente i titolari, e che avrebbe quindi dovuto giocare titolare), il fuoriclasse lombardo diventa il giocatore più importante del nostro calcio. Dopo aver vinto l&#8217;Europeo del 1968 da protagonista, <em>Rombo di Tuono </em>sfiora il pallone d&#8217;oro con la maglia del Cagliari (<strong>Rivera</strong> merita il titolo per le straordinarie performance europee, ma in molti credono che il giocatore più forte d&#8217;Europa viva in Sardegna) e finisce di nuovo sul podio nel 1970, dopo aver vinto uno degli scudetti più straordinari e indimenticabili della storia del calcio. L&#8217;anno dopo il suo grave infortunio impedisce ai suoi di giocarsi il titolo e ne favorisce il rapido declino, ma poco toglie a una carriera leggendaria.</p>



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<p class="has-text-align-right"><strong><em>Articolo scritto da </em>NICCOLÒ MELLO <em>e</em> FRANCESCO BUFFOLI</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/10/21/i-10-piu-grandi-centravanti-italiani-dellepoca-televisiva.html">I 10 più grandi centravanti italiani dell&#8217;epoca televisiva</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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