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Lion Hearts – La top 11 dell’era moderna dell’Aston Villa

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Il calcio dei sudditi di sua Maestà mi ha sempre affascinato per la sua vocazione democratica, che non ha eguali nel resto del mondo se facciamo eccezione per il campionato brasiliano. Noi italiani abbiamo portato tre club sulla vetta d’Europa (ovviamente, parlo di Milan, Inter e Juventus), gli spagnoli si sono fermati a due (gli ovvi Real Madrid e Barcellona), e anche se includiamo le finaliste di Coppa Campioni/ Champions League, il nostro parterre d’onore si amplia (Fiorentina, Roma, Sampdoria, in ordine cronologico) e lo fa anche quello spagnolo (Atletico Madrid e Valencia, peraltro in più occasioni), ma il calcio inglese, sotto questo profilo, rimane un fenomeno a sé stante: alle grandi storiche Manchester United e Liverpool si aggiungono infatti Manchester City, Arsenal, Chelsea, Leeds United, Tottenham e poi due delle favole più belle dell’era moderna, ovvero il Nottingham Forest e l’Aston Villa.

I Villains sono uno dei club più antichi del mondo, le tracce della loro storia si perdono nell’epoca vittoriana e, incredibilmente, molti dei record del club risalgono ancora oggi all’anteguerra: l’Aston Villa, pur essendo la squadra cardine della seconda città del regno, assomiglia un po’ al nostro Genoa o se vogliamo essere generosi al nostro Torino, ma rispetto alle nobili decadute del calcio italiano ha saputo portare nelle Midlands orientali in epoca moderna non solo un titolo nazionale, ma anche la Coppa dei Campioni, il trofeo che ancora oggi disturba i sogni degli juventini e che appunto, Inghilterra a parte, di fatto hanno saputo vincere solo le nobili della storia del calcio.

Il fatto che pochi anni dopo aver vinto il massimo trofeo continentale i Villains siano retrocessi è solo un altro dei grandi misteri del calcio inglese, appunto il più equilibrato del Vecchio Continente, quello che più di ogni altro mette in crisi la nostra religione del singolo (“ha vinto da solo“), come abbiamo provato a spiegare nel pezzo su John Robertson.

La formazione che nel 1981 si prende il miglior campionato d’Europa, guidata dal veterano Ron Saunders, merita l’appellativo di miracolosa quasi quanto la squadra guidata da Brian Clough pochi anni prima: nelle stagioni immediatamente precedenti a quella titolata, infatti, la squadra dei Leoni aveva raggiunto nella migliore delle ipotesi un settimo posto, e aveva fatto ritorno nella Prima Divisione solo nel 1975 dopo un umiliante biennio in Terza Divisione. Il titolo è quindi arrivato come un fulmine a ciel sereno, anche perché, con poche eccezioni, è davvero difficile definire campioni i suoi giocatori.

Dopo il trionfo del 1982, i Villains sono saliti sulle montagne russe e hanno alternato stagioni buone ad altre deludenti, riuscendo comunque a vincere qualche trofeo minore a livello nazionale. La nostra formazione ideale esclude i grandi vecchi del Villa, quelli che hanno scritto la storia a cavallo tra ‘800 e ‘900 e nei primi decenni del XIX secolo, ma rimane una formazione di grande interesse e ricca di giocatori di spessore.

Ron Saunders

Portiere: Jimmy Rimmer

Reputato dai tifosi l’estremo difensore più dotato che abbia indossato la casacca Cla, Rimmer è stato prima un rincalzo di lusso nello United degli anni ’60 e quindi il titolare della squadra che spicca il volo nei primi anni ’80. Tra le due avventure vincenti, Jimmy ha vestito la maglia dell’Arsenal, diventandone il “giocatore dell’anno” nel 1975. Continuo, affidabile e rinomato per il senso della posizione, Rimmer va a mio modo di vedere preferito al veterano Nigel Spink, il recordman di presenze con la magli dei Villains, che per ironia della sorte subentrò proprio all’infortunato Rimmer durante la finale di Rotterdam del 1982, dopo soli sei minuti di gioco.

Laterale destro: Stan Lynn

Oggi si può recuperare poco nulla di Stan the Wham, beniamino del Villa Park a fine anni ’50, ma la sua lunga militanza con la squadra di Birmingham e il suo celebre cannone destro (Stan fu il primo terzino a segnare una tripletta nella storia del calcio britannico) lo rendono a mio avviso uno dei nomi chiave della squadra. Al suo fianco, menziono Kenny Swain, un valido cursore che presidia la fascia destra durante gli anni migliori della storia moderna del club e vince da titolare titolo inglese e Coppa dei Campioni.

Difensore centrale: Allan Evans

Se diventi celebre con il soprannome di Psycho probabilmente non sei l’uomo più tranquillo sulla faccia della Terra. Se poi sei un marcatore scozzese che si afferma nel calcio inglese degli anni ’70 il discorso si chiude rapidamente: Allan Evans è stato il perno difensivo dei Villains vincitori di tutto e ha giocato a Birmingham fino al 1989, mettendo in saccoccia 473 presenze e ben 58 reti, e il posto da titolare in questa formazione diventa per lui quasi un’ovvietà, anche perché il suo dominio nel gioco aereo e la sua proverbiale grinta l’hanno reso un idolo dei tifosi. Olof Mellberg, statuario centrale svedese che ha saputo disimpegnarsi anche da laterale e da mediano, è stato un valido difensore che abbiamo apprezzato anche in Italia, con la maglia della Juventus, ma che ha dato il meglio nelle sue ottime sette stagioni a Birmingham, oltre che nel corso della lunghissima militanza con la maglia della nazionale.

Difensore centrale: Paul McGrath

Uno dei massimi giocatori della storia dei Villains, quattro volte candidato al pallone d’oro, giocatore dell’anno sia in Irlanda che in Inghilterra, la Perla Nera di Inchicore Paul McGrath è un elemento imprescindibile di questa formazione. Ritenuto da Ferguson un centrale le cui abilità valevano quelle dei migliori al mondo, ha fatto le fortune dei Villains per quasi un decennio, durante il quale si è tolto molte soddisfazioni anche con l’Irlanda: la sua prestazione contro gli azzurri a New York nel 1994 viene ancora oggi ricordata come uno degli apogei della storia del calcio irlandese. Il partner di Psycho Evans, un altro scozzese, Ken McNaught, è la sua più naturale riserva: altro valido e roccioso guerriero dell’area di rigore, ha vestito la maglia rossoblù in oltre duecento occasioni, vincendo da titolare i massimi trofei della storia del club.

Laterale sinistro: Charlie Aitken

Altro scozzese, Aitken detiene tuttora il record di presenze in maglia Villains (660) e ha solcato la fascia sinistra del Villa Park per quasi vent’anni, dimostrandosi un infaticabile cursore e un giocatore di sicuro rendimento. L’irlandese Steve Staunton è stato un laterale di caratura tecnica simile: ha giocato a Birmingham per quasi tutti gli anni ’90 e nel frattempo ha vestito la maglia della sua nazionale in 102 occasioni, giocando tre mondiali da titolare: fisicamente molto forte e poco incline agli svolazzi, è uno dei difensori più bravi della storia del club.

Centrocampista destro: David Platt

Abbiamo apprezzato la sua classe, la sua correttezza e la sua completezza anche in Italia, ma David Platt è stato un giocatore di livello internazionale anche quando ha giocato in patria, e soprattutto con l’Aston Villa a fine anni ’80: benché ancora molto giovane, David diventa titolare inamovibile della squadra e poi anche della nazionale, segna come un attaccante (per lui, 50 reti in 121 presenze) e si impone come uomo di punta anche della nazionale, con cui disputa un ottimo mondiale in Italia, prima di traslocare a Bari. Più votato al gioco di contenimento rispetto a Platty, Gareth Barry è una colonna dell’Aston Villa per dodici anni, tanto da essere considerato ancora oggi uno dei centrocampisti più bravi della sua storia, anche per la sua estrema duttilità: Barry ha debuttato come terzino ma ha dato poi il meglio come mediano, mezzala e all’occorrenza anche come ala sinistra. Con 52 reti in 441 partite, deve fare parte di questa rosa.

Centrocampista centrale: Dennis Mortimer

Capitano e bandiera dei Villains per una decade, l’infaticabile recupera palloni e tuttocampista Mortimer è uno dei titolari inamovibili di questa squadra; approda a Birmingham nel 1975, dopo le ottime prestazioni con il Coventry City, e diventa subito una delle colonne della squadra, nonché il capitano e trascinatore della formazione capace di vincere l’impossibile a inizio anni ’80. Il faticatore Des Bremner, suo compagno negli anni d’oro del club, merita un posto in panchina, anche perché gioca a Birmingham (sponda Villa) per cinque gloriose e lunghe stagioni.

Centrocampista sinistro: Gordon Cowans

Il suo curriculum recita 528 partite e 59 reti, e lo vede ergersi a protagonista del miglior Villa della storia: Cowans è stato forse il giocatore più tecnico del centrocampo muscolare della squadra campione d’Europa, e l’abbiamo visto in campo anche a Bari, nel corso degli anni ’80, ma la sua esperienza è stata agrodolce a causa di ricorrenti guai fisici. In patria, in ogni caso, Cowans si è dimostrato un valido e duttile centrocampista, in grado di essere pericoloso anche negli inserimenti in area. Giocatore più votato alla difesa, il capitano Stuart Gray, leader della squadra che sfiora il titolo nel 1990, è la più valida alternativa di Cowans. Altro mediano che a mio avviso va inserito nella rosa è Stilijan Petrov, capitano e bandiera della Bulgaria, del Celtic e poi, negli anni trascorsi in Inghilterra, anche dell’Aston Villa: solido e combattivo, il bulgaro è stato uno dei giocatori più amati dai tifosi del Villa Park.

Attaccante: Gary Shaw

Gary Shaw è uno dei massimi e meno ricordati “what if” della storia del calcio inglese. Talento precocissimo e cristallino, seconda punta agile e tecnica, Gary Shaw è l’uomo di maggior spessore tecnico dell’ultimo grande Aston Villa: nel 1981 è il giovane dell’anno della PFA e il giocatore più dotato della squadra campione, l’anno successivo riceve il trofeo “Bravo” dal Guerin Sportivo ed è reputato il giovane emergente più forte d’Europa Purtroppo, nel settembre del 1983 Gary subisce un gravissimo infortunio al ginocchio che lo tiene a lungo lontano dai campi di gioco e lo priva di quell’alone da star che l’aveva circondato nella prima parte della carriera, carriera che si chiuderà in ogni caso (per quanto riguarda la maglia dei Villains), con 59 reti in 165 partite, oltre che con un un titolo nazionale e una Coppa dei Campioni da vinte da assoluto protagonista.

Attaccante: Peter White

Punta mobile e fisicamente molto forte, Peter White ha messo a referto oltre settanta gol in cinque anni con la maglia Claret and Blue, e soprattutto ha fornito un contributo realizzativo essenziale al titolo del 1981 e ha deciso la partita più importante della storia del club, contro il Bayern a Rotterdam, e anche solo questo gli vale una citazione.
Longevo giramondo di origini scozzesi, Andy Gray è ritenuto uno dei maggiori talenti scozzesi della sua epoca e in Inghilterra ha vestito diverse maglie. Il meglio del suo repertorio, probabilmente, l’abbiamo visto a Birmingham, nel corso di due felici parentesi in cui si è dimostrato un campione e un notevole uomo gol. Nel 1976/77, in particolare, Gray contribuisce con 29 reti al quarto posto della squadra e al successo in League Cup, e viene incoronato come giovane dell’anno e come giocatore dell’anno, un duplice riconoscimento che condivide con i soli Cristiano Ronaldo e Gareth Bale.

Attaccante: Dwight Yorke

In Europa e nel mondo è diventato celebre soprattutto come uno dei due componenti dei Calypso Boys, la funambolica coppia d’attacco del Manchester United di fine millennio, ma tra 1989 e 1998 l’attaccante originario di Trinidad e Tobago Dwight Yorke è stato l’uomo di punta dell’Aston Villa: veloce, agilissimo, immarcabile nel gioco aereo nonostante la statura normale, con i Villains ha messo a segno 97 reti in 284 partite ed è stato il perno del reparto offensivo per quasi una decade, vincendo due Coppe di Lega e decidendo anche una finale.
La sua riserva può essere Tony Morley, attaccante di movimento che ha giocato principalmente come ala sinistra, dimostrando tempra, buone qualità e un discreto senso del gol, e vincendo da titolare i titoli più importanti della storia della squadra.
Ritengo giusto menzionare anche Jack Grealish, uno dei giocatori più estrosi ammirati in Gran Bretagna nell’ultima decade, l’idolo del Villa Park per le sue giocate funamboliche e un gran talento che si è confermato, pur tra alti e bassi, anche al City. Per lui, a Birmingham si contano 213 presenze e 32 reti nell’arco di otto stagioni.

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