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North London Forever – la top 11 del dopoguerra dell’Arsenal

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Proseguiamo il nostro viaggio nella storia del calcio inglese e restiamo a Londra. L’Arsenal è la squadra che egemonizza i consensi nel nord della metropoli britannica e, storicamente, la squadra più gloriosa della capitale. Nel suo caso, la regola che ci siamo autoimposti – escludere i giocatori che non si possono vedere e in maniera adeguata – penalizza in maniera evidente la rosa dei campioni cui è possibile attingere, perché l’Arsenal guidato da Chapman (per un’analisi su di lui leggi qui), negli anni ’30, è l’ultima frontiera, l’avanguardia tecnica e concettuale del calcio mondiale e codifica i canoni che ispireranno non solo gli inglesi ma tutta Europa, nei decenni a venire. Anche in termini individuali, l’Arsenal di Chapman può vantare alcuni dei nomi chiave della storia del calcio britannico – Alex James, Cliff Bastin, Eddie Hapgood, Robert Male, solo per citare i più noti. Fortunatamente, e ancorché la carica rivoluzionaria della squadra degli anni ’30 non possa avere epigoni, il club di Londra nord ha saputo confermarsi ai vertici, o nelle fasce medio-alte del calcio inglese, anche dopo la fine del secondo conflitto mondiale e in particolare, con una certa continuità, da fine anni ’60 in avanti. La lunghissima epopea di Arsène Wenger, costellata da successi, tonfi, alti e bassi, domina la storia moderna dei londinesi e in buona misura anche questa formazione, in attesa che – eventualmente – il nuovo indirizzo iberico inaugurato da Arteta conduca il team verso una nuova età dell’oro.

Breve ma indispensabile premessa: quando valutiamo i ruoli e le posizioni dei giocatori inglesi, e questo vale anche per molte altre scuole, dobbiamo essere meno rigorosi di quanto non lo siamo con gli italiani. Ci sono alcune idee che fanno parte del nostro patrimonio culturale (servono un centravanti e una seconda punta etc..) che non appartengono a quello inglese: basti pensare all’Arsenal di Wenger, in cui era difficilissimo attribuire un ruolo specifico a diversi giocatori. Anche per questo motivo, diversi tra i nomi inseriti nella formazione potrebbero anche trasclocare in una posizione diversa (Pires, Rosicky, Van Persie etc..): chiedo quindi molta elasticità nella valutazione della “griglia” tattica della squadra.

Portiere: Pat Jennings

Il portiere più iconico della storia dell’Arsenal è con ogni probabilità David Seaman, una delle figure attorno alle quali si è costruito il primo, vittorioso ciclo degli anni ’90 e quello dei primi anni di Wenger. Seaman era un portiere spettacolare e di alto profilo, ma non è mai stato un fuoriclasse del ruolo, al contrario del nordirlandese Pat Jennings, che per questo ritengo di schierare come titolare. Pat è stato uno dei massimi talenti di sempre tra i pali, spettacolare, plateale e istrionico, ma anche straordinariamente efficace e decisivo, tanto da essere adorato sia dai tifosi del Tottenham che da quelli dell’Arsenal. Nominato due volte giocatore dell’anno in Inghilterra, Jennings era una sorta di Albertosi nordirlandese ed è tuttora reputato uno dei tre portieri migliori mai nati nelle isole britanniche (con Banks e Shilton). Merita un breve cenno anche il tedesco Jens Lehmann, maltrattato dai tifosi italiani per la breve e infelice parentesi milanista, ma in realtà un ottimo estremo difensore, agile e intelligente, nonché sicuro nella guida del reparto arretrato. Lehmann, schiacciato anche in nazionale tra i due colossi Kahn e Neuer, è stato il portiere titolare dell’Arsenal finalista di Champions nel 2006. Ancora, impossibile non ricordare la figura di Bob Wilson, amatissima da compagni e tifosi; Bob era definito da tutti un “nice guy” ed era però anche un animale da competizione e un bravissimo shot-stopper, il titolare della squadra che vince in patria e in Europa tra anni ’60 e ’70.

Terzino destro: Pat Rice

La storia dei londinesi abbonda di centrali, ma anche sul versante destro della difesa i nomi importanti sono numerosi. Non potendo sfruttare la modernità e la classe di Robert Male, perno della squadra di Chapman, ho optato per il campione irlandese Pat Rice, forse non il giocatore più dotato, ma quello che ha dimostrato una forza di volontà, una grinta e uno spirito di sacrifico quasi senza pari nella storia del clun inglese. Con oltre 500 presenze collezionate tra fine anni ’60 e 1980, Pat è un pezzo di storia dei Gunners. Dopo di lui, ho trovato spazio alla bandiera Lee Dixon, titolare per quattordici lunghi anni della formazione di Londra nord, classico laterale inglese tutto corsa e fisicità, ma anche un giocatore intelligente e affidabile. Sempre per la panchina, ho scelto anche il camerunense Lauren, titolare inamovibile dell’Arsenal degli invincibili. Fisicamente forte, duttile e valido in entrmabe le fasi, Lauren è stato un ottimo giocatore dal rendimento encomiabile; al suo fianco, per completare il dicorso, un giocatore completo e versatile come Peter Storey, che ha vestito la maglia dei Gunners in 500 occasioni negli anni ’70, giocando però spesso da mediano o anche da laterale sinstro.

Centrale difensivo: David O’Leary

722: basterebbe il numero delle presenze del lungo ed elegante centrale irlandese di Stoke Newington, per annoverarlo tra i titolari dell’Arsenal all time. O’Leary era una sorta di libero sui generis: calmo e lucidissimo, non ricorreva praticamente mai alle maniere forti, ed era anche un portento nel gioco aereo, favorito dalla statura. Ha debuttato con l’Arsenal nel 1975, a soli 17 anni, e ha giocato da titolare e spesso da capitano fino al 1992. A Londra ha vinto due campionati, due FA Cup e due Football League Club; inoltre, nel corso delle stagioni 78/79, 79/80 e 81/82 è stato inserito nella formazione ideale della First Division e giudicato il miglior centrale del campionato. Piange il cuore a dover escludere dalla formazione titolare un campione come Sol Campbell, altra figura imponente e altro centrale di livello internazionale, nonché il pilastro difensivo dell’Arsenal degli Invincibili. A parità di spessore tecnico, ho tuttavia ritenuto di dover privilegiare il ruolo cardinale di O’Leary nella parabola dei Gunners. Cambpell è stato, oltre che un signor centrale, un pericolo costante per le difese avversarie su palla inattiva, come ha dimostrato anche a Parigi nel 2006.

David O’Leary con la FA Cup del 1980

Difensore centrale: Tony Adams

Figura centrale della storia dell’Arsenal, Tony Adams è stato era il classico stopper di scuola inglese maturato negli anni ’80, un combattente fortissimo nel gioco aereo e un leader, tanto da essere soprannominato Mr. Arsenal; nel corso della sua lunghissima militanza con i Gunners, Tony ha sofferto di problemi di alcolismo che ne hanno precluso anche la partecipazione ad alcuni tornei con la nazionale, ma si è tolto la soddisfazione di chiudere la carriera nell’epoca Wenger, conquistando il double e lo storico titolo del 2002, oltre che di vincere da protagonista e capitano la Coppa delle Coppe del 1994. Martin Keown, altro imponente difensore di scuola inglese, è la più credibile alternativa di Adams, anche perché veste la maglia dei londinesi per un decennio ed è il decennio più glorioso dell’era moderna, per il club, quello che si apre con la Coppa delle Coppe del 1994 e che si chiude con la stagione invincibile. Solido, grintoso, fisicamente poderoso, Keown è stato un ottimo difensore e anche titolare della nazionale in due tornei sfortunati (euro 1992 ed euro 2000).

Terzino sinistro: Kenny Sansom

Sul piano strettamente tecnico, avrebbe meritato i galloni del titolare Ashley Cole, laterale del grande Arsenal di Wenger, ma in questo caso ho ritenuto di premiare la longevità e il posto intoccabile che Kenny Sansom, che “in his day was the best left-back in Britain“, occupa nel cuore dei tifosi dei Gunners. Veloce, talentuoso e abile anche in marcatura, Kenny è stato un signor laterale e ha vestito la maglia biancorossa per quasi un decennio. Menzione d’onore per il nordirlandese Sammy Nelson, corridore e marcatore di discreta levatura e titolare fisso dei Gunners degli anni ’70, con i quali ha conquistato alcuni prestigiosi trofei.

Mezzala destra: Liam Brady

In Italia abbiamo imparato ad apprezzarne classe e professionalità, ma è probabile che il regista mancino irlandese abbia dato il meglio di sé con la maglia dell’Arsenal, nel corso dei gloriosi anni ’70. Giocatore britannico atipico, non molto dinamico e non molto forte fisicamente, Brady compensava le lacune atletiche con intelligenza, sinistro affilato e abilità sui calci piazzati. A Londra, Liam ha vinto la Coppa d’Inghilterra nel 1979 ed è stato premiato, lo stesso anno, miglior giocatore della First Division. Con 235 presenze e 43 reti, merita il posto da titolare. Giocatore estroso, classico “matto” inglese che finisce troppo presto nella trappola tesa dai suoi demoni interiori, deve comunque fare parte della rosa Paul Merson, ancorché i suoi noti problemi con la bottiglia ne abbiano a lungo minato se non compromesso il rendimento. In ogni caso, Crazy Paul è stato un talento geniale e discontinuo che negli anni d’oro era in grado di regalare magie in serie, ed è stato il titolare dell’Arsenal due volte campione d’Inghilterra a cavallo tra anni ’80 e ’90 (l’Arsenal immortalato da Nick Hornby) e della squadra che si consacra tra le grandi d’Europa tra 1994 e 1995, nonché il giovane dell’anno della First Division del 1989. Con 78 reti in 279 partite, non può che essere convocato nell’Arsenal all time. Ancora, una mezione la merita a mio parere anche Michael Thomas, possente mezzala dotata anche di una notevole classe e di un’ottima visione di gioco, centrocampista tuttofare dell’Arsenal degli anni ’80, passato alla storia anche per il gol decisivo del campionato del 1989 (proprio quello di “Febbre a 90”).

Centrocampista centrale: Patrick Vieira

Se c’è un nome da cui non si può prescindere, nel centrocampo dei Gunners, è quello di Patrick Vieira. Superbo incontrista e regista, Vieira ha vissuto a Londra le stagioni migliori della carriera, quelle in cui, specie tra 1999 e 2004, era legittimo considerarlo uno dei migliori del mondo nel reparto mediano. Intelligente, fortissimo fisicamente, grintoso ma anche tecnico ed elegante, Vieira è stato la colonna portante del grande Arsenal di inizio millennio. Gilberto Silva è stato il suo degno compare: alto ma veloce, il centrocampista brasiliano è stato uno splendido recupera palloni dotato anche della qualità che ci si aspetta da centrocampista che arriva dal Sudamerica. Nel corso delle stagioni migliori, vissute soprattutto tra 2005 e 2007, Gilberto è stato un centrocampista di livello mondiale, titolare imprescindibile anche nella nazionale verdeoro che ha vinto il mondiale. Il gemello di Vieira Emmanuel Petit è la vera, solida alternativa ai due campioni sopracitati: alto, tecnico, completo, valido in entrambe le fasi di gioco, Petit ha vestito la maglia dell’Arsenal solo per tre stagioni, ma tanto basta a regalargli un posto in panchina

Mezzala sinistra: Cesc Fàbregas

In termini di pura qualità, il duttile centrocampista spagnolo è forse il meglio che si sia visto a Londra. Intelligente, dotato di una superba visione di gioco, Cesc diventa titolare della squadra londinese a diciassette anni e per sette lunghe stagioni è il cervello e l’uomo di maggior talento del reparto centrale, protagonista chiave anche dell’esaltante cavalcata dei Gunners verso la finale di Parigi. Purtroppo, il resto della carriera sarà fatto di alti e bassi, ma chi scrive crede che sia difficile sollevare obiezioni sui suoi anni londinesi, quando Cesc è uno dei primi centrocampisti del mondo. Un discorso simile vale per l’ala/centrocampista francese Robert Pires, che potrebbe figurare sia nel reparto centrale che tra gli esterni d’attacco. Pires veste la maglia dei Gunners per sei stagioni, segna come una punta e nel 2001/2002 viene nominato giocatore dell’anno della Premier League, in quanto esibisce il suo calcio migliore e più efficace ed è il vero “uomo più” della squadra campione d’Inghilterra.
Il terzo nome cui ho pensato è quello del talentuoso Rocky David Rocastle, a “thrilling player” che durante gli anni migliori, giostrando tra le due fasce e il ruolo di centrocampista, ha fatto innamorare il pubblico assiepato sulle tribune di Highbury con la sua classe palla al piede, la gamba da centrocampista inglese e l’intelligenza; il suo legame con l’academy dei Gunners, da cui proveniva, e le sue qualità umane lo rendono ancora oggi un’icona a Londra Nord. Accanto a Merson, Rocastle era il giocatore pià talentuoso e imprevedibile dell’Arsenal di fine anni ’80, e ha giocato per diversi anni anche in nazionale; il suo trasferimento al Leeds del 1992 spezzò il cuore dei tifosi, ma tutto diventò irrilevante il 31 marzo del 2001, quando David morì a neppure 34 anni di età, per un tumore.

Trequartista: Dennis Bergkamp

Il nome di Dennis è uno dei pochi da cui non è possibile prescindere. Non serve spendere troppe parole per celebrare il suo cerebrale, infinito talento di scorer e soprattutto di rifinitore. Dennis è stato il giocatore che ha consentito all’Arsenal di fare un salto di qualità a fine anni ’90, ha vinto una Premier League da assoluto dominatore ed è stato poi il geniale trequartista capace di imbeccare Sua Maestà Titì a inizio millennio. Fuoriclasse sopraffino e fragile che era impossibile non adorare. Il reparto offensivo dei Gunners pullula di talenti e non è facile scegliere la prima riserva di Bergkamp; sommando tutto, ho optato per il cileno Alexis Sánchez, eccezionale per le doti di progressione e grande uomo gol, che a Londra ha vissuto forse le stagioni migliori della sua carriera, mettendo a referto 80 gol in 166 partite e affermandosi come la stella indiscussa della squadra. Trequartista classico, sopraffino e fragile, che potrebbe figurare anche nel terzetto di centrocampo, Tomáš Rosický è stato uno dei talenti più cristallini della sua generazione, ma anche un giocatore soggetto a gravi problemi fisici che ne hanno condizionato la continuità e il rendimento. In ogni caso, con 28 gol in 247 presenze con il club di Londra, si è ritagliato un posto di rilievo nella sua storia.

Attaccante: George Armstrong

La distribuzione dei ruoli nel reparto offensivo non è semplicissima, ma vista l’abbondanza di esterni ritengo che sia necessario prevedere un’ala. I nomi di rilievo non mancano: alla fine, ho scelto il il piccolo e talentuoso George Armstrong, anche per una questione di longevità in maglia biancorossa. Titolare dei Gunners per sedici anni, Armstrong era l’uomo di maggior qualità della squadra capace di vincere sia in patria che in Europa tra anni ’60 e ’70, nonché di essere premiato come giocatore dell’anno nel 1970. Tecnico, veloce e resistente, Armstrong è uno dei simboli della squadra londinese. Le alternative di spessore sono numerose e di prestigio: il funambolo olandese Marc Overmars gioca probabilmente il suo calcio migliore in maglia Ajax, ma vive tre stagioni da protagonista anche a Londra nord, e viene ricordato come uno dei giocatori più esaltanti di quel periodo per l’abilità nell’uno contro uno e le notevoli doti tecniche; più decisivo e grande di lui, in maglia biancorossa, è stato lo svedese Fredrik Ljungberg, capace di disimpegnarsi come ala destra, ala sinistra, seconda punta e anche centrocampista puro, all’occorrenza. Velocissimo nell’uno contro uno e abile nel dribbling, lo svedese è stato un signor giocatore e un valido uomo gol, come testimoniano le 70 reti in 328 partite con i Gunners; da ultimo, è impossibile dimenticare Alan Ball, ala ma all’occorrenza anche mezzala (per gli inglesi le definizioni del ruolo sono molto meno rigorose delle nostre) campione del mondo nel 1966, che nell’Arsenal gioca forse il suo calcio più maturo e vive il periodo migliore della carriera, anche se non ottiene risultati rilevanti a causa di un collettivo non all’altezza. Votato comunque dai suoi tifosi come uno dei maggiori talenti della storia biancorossa, può accomodarsi serenamente in panchina.

Attaccante: Thierry Henry

Titì è stato con margine il calciatore più dotato della storia del’Arsenal, almeno nel dopoguerra, ed è il primo violino di questo dream team. Dotato da madre natura di una velocità incredibile, specie vista la sua statura da centravanti, Titì è stato un attaccante anomalo, una seconda punta capace di imporsi però come nove di movimento e atipico, e di segnare come il più prolifico dei centravanti. Tra 2000 e 2006, Titì è stabilmente uno dei primi giocatori del mondo e forse, a cavallo tra 2003 e 2004, proprio il numero uno, come proclama il telecronista inglese durante Inter-Arsenal del 2003: “Best player in the world, without a doubt“. Eletto due volte giocatore dell’anno, stabilmente nei piani alti delle graduatorie del pallone d’oro, Henry è stato un fenomeno. L’Arsenal più classicamente british degli anni ’90 ha avuto il suo Henry, ovvero Ian Wright: autore di 185 reti con la maglia dei Gunners, Wright è stato un grande attaccante, un nove inglese che attacca con la giusta cattiveria l’area di rigore ed è temibile soprattutto nel gioco aereo, e l’uomo più decisivo dell’Arsenal che vince la Coppa delle Coppe nel 1994 e sfiora la seconda nel 1995. Al terzo posto, doverosa la citazione di Robin Van Persie, che debutta come ala ma che diventa poi un grandissimo attaccante puro, abile come pochi altri nel gioco areo, ma notevole anche in progressione e raffinato sul piano tecnico. Autore di 132 reti in 278 presenze, Robin è indiscutibilmente uno degli attaccanti migliori della storia dei Gunners.

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