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	<title>robin friday Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>robin friday Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Robin Friday: un accenno di primavera nel grigio smeraldo della Grande Albione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Resta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedatori]]></category>
		<category><![CDATA[bobby moore]]></category>
		<category><![CDATA[genio e sregolatezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono ad Acton, Londra, 25 Gennaio 2025. Era da tempo che non venivo da queste parti. Tira un vento pallido in Myrture Road, freddo è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2025/02/12/robin-friday-un-accenno-di-primavera-nel-grigio-smeraldo-della-grande-albione.html">Robin Friday: un accenno di primavera nel grigio smeraldo della Grande Albione</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Sono ad Acton, Londra, 25 Gennaio 2025. Era da tempo che non venivo da queste parti. Tira un vento pallido in Myrture Road, freddo è vero …ma allo stesso tempo confortante. Beh, tralasciando High Street che corre fino a Notting Hill e il Museo dei Trasporti Britannici, Acton è il classico quartiere che potevano cantare i Kinks in quel meraviglioso album che si chiama “The Village Green Preservation Society” . È la Londra “bene” tanto per intenderci, dove è difficilissimo sviare verso lidi pericolosi. Quasi un accenno di luce, di primavera accompagnano la mia ricerca. Dentro di me, camminando per quelle strade, in cui io “pagherei un extra per viverci ma questo all&#8217;agenzia non lo diciamo”, mi chiedo a cosa potrebbe essere paragonato <strong>Robin Friday</strong>, ovvero “<em>The Best player you never seen</em> “ .Poi mi fermo e penso proprio a quel secondo di primavera anticipata . Ecco cosa potrebbe essere Friday: un accenno !</p>



<p><strong>Robin Friday</strong> è stato l&#8217;incarnazione di una breve ma bruciante fiamma calcistica, un lampo di potenziale che, come un&#8217;eco triste e lontana, risuona ancora nei cuori di coloro che hanno avuto la fortuna di vederlo in azione. La sua vita, tanto più una leggenda consumata in un turbine di brillantezza e caos, spinge chiunque a domandarsi cosa avrebbe potuto essere, un rappresentante non realizzato di un’epoca buia ma profondamente seducente.</p>



<p>Nato a Acton nel 1952, <strong>Friday </strong>crebbe tra le ombre lunghe del dopoguerra, un tempo in cui la società londinese si attaccava con forza ai piccoli piaceri che la vita poteva ancora offrire. In un contesto così grigio, Robin brillava come un prisma di colori vividi: il suo talento calcistico era altrettanto naturale quanto lo era il suo spirito libero, indomabile e ribelle.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="The Greatest Footballer You Never Saw" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/9MDeWml8ZMg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Ma come potremmo riassumere in un aneddoto o in un “accenno” anzi, la figura di Robin Friday?</p>



<p>Beh, sicuramente con il suo affronto più famoso. In un angolo dimenticato del panorama calcistico inglese, un pomeriggio di trascurabile e rara bellezza, si consumò un episodio surreale che, se non fosse stato per la penna di un narratore, sarebbe facilmente scivolato nell’oblio. <strong>Robin Friday</strong>, una figura emblematica e controversa, vestiva i colori del Reading, mentre a condividere il palcoscenico c&#8217;è il West Ham del leggendario capitano Campione del Mondo con l&#8217;Inghilterra nel 1966: <strong><a href="https://gameofgoals.it/2013/09/03/1966-finale-inghilterra-germania-ovest-4-2.html">Bobby Moore</a></strong>!</p>



<p>Il cielo, grigio e pesante, sembrava riflettere le pulsazioni inquietanti del pubblico. La folla, un misto di passione, Fish&amp;Chips e frustrazione data da una sgasata Harp Strong, si affollava sugli spalti, mentre <strong>Friday</strong>, con la sua chioma scomposta e lo sguardo birichino, si preparava a scrivere un&#8217;altra pagina della sua storia. Era un talento unico, un calciatore capace di incantare e scandalizzare, tutto in un solo tocco di palla.</p>



<p>Ma quel giorno, non era solo il talento a far parlare di sé. A fronteggiarlo c&#8217;era<strong> Bobby Moore</strong> appunto, leggendario capitano della nazionale, acclamato non solo per le sue abilità difensive, ma anche per il suo portamento elegante e la calma inerente. Due mondi apparentemente inconciliabili si incrociarono in un frangente tanto bizzarro quanto memorabile.</p>



<p>In un momento di pausa, mentre gli allenatori impartivano ordini sul lato del campo, <strong>Friday</strong>, in un attimo di pura follia, si avvicinò a <strong>Moore </strong>con una smorfia che mescolava sfida e scherzo. Con il coro della folla che alimentava l&#8217;assurdità della scena, Robin decise di compiere un gesto audace e paradossale. Gli strizzò i testicoli, un atto che lasciò tutti senza parole, oscillando tra il geniale e il ridicolo. Il capitano, sorpreso, reagì con un’incredulità che fu presto seguita da una risata liberatoria. La scena, seppur surreale, divenne rapidamente un aneddoto leggendario, una di quelle storie che si narrano nelle serate di pioggia, nei bar affollati di Ealing, dove il calcio è religione e le gesta più stravaganti diventano miti.</p>



<p>Così, l’immagine di un <strong>Robin Friday</strong> impetuoso e di un <strong>Bobby Moore</strong> sorpreso ma divertito si è impresso in maniera indelebile nella memoria collettiva britannica; un episodio che, come un calice di vino frizzante, mescolava l’assurdo con la genialità, dimostrando che nel regno del calcio, l’imprevedibile è sempre dietro l’angolo, pronto a lasciarci a bocca aperta. Con l’ironia del destino, quel gesto improbabile divenne simbolo di un’epoca, testimone di un calcio che univa talento e follia, in un abbraccio nostalgico che riecheggia ancora oggi. Per la cronaca, quel pomeriggio <strong>Moore </strong>la palla non la vide quasi mai.</p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>In campo odio tutti gli avversari, non me ne importa niente di nessuno. La gente pensa che io sia pazzo e lunatico, e invece io, Robin Friday, sono un vincente</em>.</p>



<p>Robin Friday</p>
</blockquote>



<p></p>



<p>Nonostante una carriera professionale trascorsa principalmente tra la Reading e il Cardiff City, due squadre che difficilmente avrebbero potuto trattenere una tale miscela di estro e indisciplina, <strong>Friday </strong>non mancava mai di portare con sé un alone di leggenda. I racconti delle sue imprese in campo sono spesso caratterizzati da dribbling impossibili, goal acrobatici, e quella inconfondibile abilità di trasformare lo scontro sul campo in una vera e propria opera d&#8217;arte. Era un poeta del pallone, uno che giocava non per regolamenti o coppe, ma per l&#8217;ineffabile bellezza del gioco stesso.</p>



<p>Tuttavia, fuori dal campo, l&#8217;esistenza di Robin si tesseva con quella di una rockstar sregolata, un itinerario costellato dagli eccessi più vari. La sua indifferenza verso le norme sociali si rifletteva nella sua condotta spericolata, sia nella vita personale che nell&#8217;approccio al gioco. Frequenti assenze dagli allenamenti, litigi, e una vita notturna intensamente vissuta resero Friday una figura tanto affascinante quanto tragicamente destinata all&#8217;autodistruzione.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="750" height="448" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Friday.jpg" alt="" class="wp-image-23056" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Friday.jpg 750w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2025/02/Friday-300x179.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>



<p></p>



<p>La sua morte prematura a causa di overdose nel 1990, a soli 38 anni, sancì definitivamente il suo status di culto tra gli appassionati. <strong>Robin Friday</strong> diventò il simbolo di una promessa mai pienamente sbocciata, un personaggio che oggi, in quest&#8217;era di rigore clinico e professionismo serrato, appare distante, quasi un <em>relicto </em>di una libertà in voga in un tempo ormai lontano. Eppure, con la stessa forza con cui la sua figura sfuma nei dettagli della memoria, cresce il mito di ciò che egli rappresentò: un’annunciazione di ciò che il gioco avrebbe potuto essere se potesse esprimere pura creatività senza vincoli.</p>



<p>Oggi, quando il pallido sole di Londra prova timidamente a fare capolino tra le nuvole, il pensiero di <strong>Robin Friday</strong> ispira sogni di quel calcistico canto del cigno che mai fu, una chiamata a ritrovare il gioco nella sua essenza più libera e imperfetta. Ecco perché, quando parliamo di <strong>Friday</strong>, lo collochiamo, come scrisse un tempo qualcuno, tra gli dèi degli stadi “che possiamo solo immaginare”, ricordando che, nei momenti di maggiore oscurità, talvolta è proprio un accenno di primavera a farci gioire più intensamente di tutte le sicurezze stabilite.</p>



<p>Tira un vento pallido su Myrture Road.</p>



<p>Adesso sembra aver smesso. </p>
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		<title>Tra genio e sregolatezza: il fascino dei campioni d&#8217;oltremanica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jun 2022 09:56:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La storia siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[eric cantona]]></category>
		<category><![CDATA[george best]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roger Waters molti anni fa ha definito come “quieta disperazione” l&#8217;umore prevalente in Inghilterra, e in effetti il mood dei sudditi di Sua Maestà assorbe [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap"><strong>Roger Waters</strong> molti anni fa ha definito come “quieta disperazione” l&#8217;umore prevalente in Inghilterra, e in effetti il <em>mood</em> dei sudditi di Sua Maestà assorbe il grigiore dei loro cieli, il rumore incessante della pioggia che colpisce i loro tetti. Nessuno forse ha cantato la solenne inquietudine della brughiera come <strong>Nick Drake</strong>, un poeta morto di incomprensione prima di diventare, molti anni dopo il probabile suicidio, un faro per le nuove generazioni di cantautori, alla stregua di un novello<strong> Samuel Taylor Coleridge</strong>, “<em>un uomo più triste e più saggio</em>”, uno dei primi a esplorare gli abissi della depressione in alcune tra le sue opere maggiori.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Mi fermo qui: i popoli del nord e in particolare i britannici, complice il clima, soffrono di questa forma di quieta inquietudine, e chiunque abbia visitato l&#8217;Inghilterra, credo, ha notato quella sorta di bipolarismo collettivo che colpisce i suoi abitanti, soprattutto i più giovani, la cui tendenza alla feroce goliardia nei week-end assomiglia a una risposta brusca e rabbiosa ai rigidi schemi in cui è ingabbiata la loro esistenza “ordinaria”.</p>



<p>A dispetto delle apparenze, a mancare è l&#8217;equilibrio: all&#8217;euforia clownesca si contrappongono la melanconia dei pomeriggi piovosi interminabili e la “<em>quiet disperation</em>” di <strong>Roger Waters</strong>, e questa antinomia ha ripercussioni importanti anche nel mondo dello sport, che rispecchia come forse solo quello della musica popolare le abitudini, le tendenze, la cultura di un paese.</p>



<p>Eccomi al dunque: nessun paese (esclusi forse il Brasile e la ex Jugoslavia), a dispetto della sua rigorosissima, tradizionale e razionale concezione del calcio e dello sport, ha sfornato e/o accolto un numero di “pazzi” e/o comunque di giocatori eccentrici e imprevedibili paragonabile all&#8217;Inghilterra, e non parlo appunto solo di inglesi di nascita, ma anche di giocatori che hanno trovato nell&#8217;isola una seconda casa, spesso molto più accogliente della prima, quasi calamitati dal suo mood che pare incantare ed esaltare i personaggi fuori dalle righe.</p>



<p>Mi sono quindi messo di buzzo buono per recuperare le gesta di alcuni tra i giocatori che hanno personificato l&#8217;abusata definizione di “<em>genio e sregolatezza</em>” e/o comunque il mood britannico, offrendo il meglio del loro repertorio sui campi di Sua Maestà.</p>



<p>I primi nomi cui viene naturale associare il concetto di “genio e sregolatezza” sono quelli di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2016/09/02/1966-quarti-ritorno-benfica-manchester-united-1-5.html">George Best</a></strong> e di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2022/01/19/i-10-migliori-calciatori-francesi-da-roi-michel-a-king-eric.html">Eric Cantona</a></strong>, i due numeri sette più iconici della storia dello United, Cristiano Ronaldo escluso. Il fatto che non si parli di due inglesi ma di giocatori che hanno trovato casa nella grigia Manchester, una città “inverosimilmente orrenda” secondo il mancuniano doc <strong>Mark E. Smith</strong> dei <strong>Fall</strong>, la dice lunga sulla forza attrattiva che la follia inglese esercita sui folli. <strong>Best</strong> come noto era un nord irlandese e di lui sappiamo tutto, anche troppo, tanto che la sua vita è diventata un romanzo in cui l&#8217;invenzione surclassa i fatti; <strong>Cantona</strong> è un marsigliese di origini sardo-catalane che senza la gloriosa esperienza alla corte di <strong>Ferguson</strong> nessuno però ricorderebbe come un grandissimo giocatore, e tra i suoi assist da visionario e i suoi noti colpi proibiti si racchiude tutto il suo rapporto controverso con il paese che l&#8217;ha accolto e trasformato in un re. </p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Parlando di Manchester, è doveroso ricordare anche lo scozzese<strong> <a href="https://gameofgoals.it/2022/05/24/flower-of-scotland-i-10-migliori-giocatori-scozzesi-del-dopoguerra.html">Denis Law</a></strong>, noto a Torino per la sua passione per alcol e macchine veloci, classico ragazzaccio britannico cresciuto tra i vizi e poco propenso a sistemare le rotelle del cervello, almeno per diversi anni, ma anche giocatore sublime, eccentrico e capace di scombussolare i piani con le sue invenzioni estemporanee. Come lui, l&#8217;inglese <strong>Joe Baker</strong>, altro granata meno talentuoso di <strong>Law</strong> ma comunque di grande spessore, che fa impazzire Torino prima di tornare in patria a vestire la maglia di Arsenal e Nottingham Forest.</p>



<p>“<em>Jimmy, mi te copo!</em>”: in questa frase di <strong>Nereo Rocco</strong> è racchiuso tutto il complesso rapporto tra il <em>Paròn</em> e il fuoriclasse britannico<strong> <a href="https://gameofgoals.it/2014/10/03/1963-inghilterra-resto-del-mondo-2-1.html">James Greaves</a></strong>, bomber seriale e imprevedibile, sceso nello Stivale a segnare come se non ci fosse un domani ma incompatibile con il tecnico triestino e più in generale con l&#8217;ambiente Milan e il nostro calcio. Regalerà magie e invenzioni ai tifosi di Chelsea e Tottenham per una vita, vincendo di tutto e issandosi tra i massimi bomber inglesi di sempre, a dispetto del caratteraccio, dei comportamenti bislacchi e della vita da rockstar.</p>



<p>Non può mancare in questa lista il nome di <strong>Stan Bowles</strong>, altro estroso matto come un cavallo, fantasista dal mancino affilato e perfido, protagonista di uno stile di vita eccentrico; uno stile figlio del “bipolarismo inglese” ma anche della sua epoca, esattamente come quello di<strong> James Hunt </strong>e di <strong>Barry Sheene,</strong> “<em>the coolest racer of all times</em>”, due che potevano vivere solo in Inghilterra negli anni &#8217;70, due cui hanno dedicato un documentario intitolato “<em>When playboys ruled the world</em>” e ho detto tutto (anche la loro vita, come quella dei calciatori citati, ha un risvolto tragico: gli incidenti, il problemi di alcolismo, l&#8217;incapacità di confermarsi ai vertici a lungo, l&#8217;allergia a ogni regola). Giocatore anarchico e spettacolare, <strong>Bowles </strong>fu il condottiero del QPR capace di contendere il titolo al Liverpool nel 1976.</p>



<p></p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Se nella Manchester rossa spopolava <strong>George Best</strong>, la sua risposta in maglia azzurra era<strong> Rodney Marsh</strong>, altro capellone e cavallo pazzo capace di incantare la platea, un colosso che si muoveva come un brevilineo, giocatore più di categoria rispetto a <strong>Best</strong>, ovviamente, ma non molto meno iconico nella Manchester del tempo. Anche lui, è tuttora una bandiera anche del QPR.</p>



<p>Dopo di lui, è doveroso citare<strong> <a href="https://gameofgoals.it/2018/07/17/1980-finale-nottingham-forest-amburgo-1-0.html">John Robertson</a></strong>, una specie di <strong>Cassano</strong> d&#8217;Oltremanica, un&#8217;ala in sovrappeso e non esattamente un fanatico dell&#8217;allenamento, che dopo la cura <strong>Brian Clough</strong> diventa però l&#8217;uomo chiave di due successi in Coppa dei Campioni. Geniale, dribblomane e fumantino, <strong>Robertson</strong> è uno dei massimi talenti britannici tra anni &#8217;70 e &#8217;80.</p>



<p>Negli anni &#8217;80 ecco che la torcia del giocatore talentuoso, matto e incostante, che fa innamorare i fan e bestemmiare gli allenatori, passa nelle mani di<strong> Paul Merson</strong>,: “<em>se volete sprecare le vostre qualità, seguite le sue orme</em>”, recita un detto inglese che ne riassume alla perfezione le qualità tecniche e l&#8217;incompiutezza. <strong>Paul Merson</strong>, londinese doc originario di Brent, sarà comunque protagonista del grande<strong> </strong>Arsenal<strong> </strong>immortalato da <strong>Nick Hornby</strong> in “Febbre a 90”, la squadra capace di conquistare uno dei titoli più assurdi e improbabili della storia del calcio inglese, e metterà a referto oltre 120 reti nel massimo campionato britannico.</p>



<p>Fine anni &#8217;80 significa chiaramente anche<strong> <a href="https://gameofgoals.it/2015/11/21/1990-semifinali-germania-inghilterra-5-4-dr-1-1.html">Paul Gascoigne</a></strong>, il più credibile epigono di <strong>Best</strong> per talento, follia, spreco, quasi la personificazione dell&#8217;aforisma per cui i clown sono inclini alla depressione (ecco perché in Inghilterra si trovano a proprio agio?), un giocatore sul quale si è già detto tutto e che rappresenta come pochi altri la complessa psicologia degli inglesi, la loro tendenza a compensare rigore e grigiore con gli eccessi.</p>



<p>Di chiare origini anglo-francesi, anche <em>Mr. Genio e Svogliatezza</em> <strong>Matthew Le Tissier</strong> è uno dei giocatori tecnicamente più dotati che abbiano militato nel campionato inglese, un trequartista con il fisico del centravanti e il velluto nei piedi. Fenomeno di categoria, probabilmente, ma <em>Le God</em> era un giocatore per cui valeva la pena pagare il prezzo del biglietto, era capace di acrobazie degne dei funamboli sudamericani e il suo tiro dalla distanza temeva e teme pochi paragoni.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="750" height="448" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/letissier.jpg" alt="" class="wp-image-11268" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/letissier.jpg 750w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/06/letissier-300x179.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Ancora anni &#8217;90, una decade particolarmente florida in tema talenti sregolati, ed ecco <strong>Robbie Fowler</strong>, l&#8217;idolo della Kop, un attaccante capace di qualsiasi prodezza e l&#8217;ideatore dell&#8217;esultanza più discussa di ogni epoca (Fowler è <em>l&#8217;uomo che ha sniffato Anfield</em>). Non un fuoriclasse, forse, però un giocatore iconico, eccentrico e imprevedibile, un anti-eroe che combatte per gli oppressi e capace di scrivere la storia del Liverpool.</p>



<p>Anni &#8217;90 e calcio inglese significano anche Italia e quindi Gianfranco Zola, che però per ovvie ragioni non può figurare in questa lista, e<strong> Paolo Di Canio</strong>, lui sì attaccante/ala eccentrica, senza peli sulla lingua, incline ancora oggi alla polemica rovente e gratuita, un lottatore capace di spintonare l&#8217;arbitro e poi di fermare una partita per compiere un gesto di pura e genuina sportività. Un mezzo matto che non poteva che ambientarsi bene solo nel calcio inglese.</p>



<p>Non possono infine mancare in questa lista i nomi di due giocatori che, per motivi diversi, non hanno mai raggiunto i vertici del calcio nazionale, ma che si inseriscono con disinvoltura nella categoria dei talentuosi sregolati.</p>



<p><strong>Robin Friday</strong> ha già fatto consumare quintali di inchiostro virtuale e mi limito a riportare le parole spese per lui dal nostro Niccolò Mello: dribblomane incontenibile, grintoso, antiprofessionista doc, uno squilibrato al cui confronto George Best era un liceale, ma soprattutto voglio citare il nostro<strong> </strong><a href="https://www.uomonelpallone.it/robin-friday/#:~:text=Un%20talento%20buttato%20via&amp;text=Cos%C3%AC%20la%20stagione%201977%2F78,lavoro%20di%20asfaltatore%20e%20decoratore.">Simone Cola<strong> </strong>e il primo articolo pubblicato in italiano</a> sulle gesta di <strong>Friday</strong>, alcuni anni or sono, sul blog <a href="https://www.uomonelpallone.it/">l&#8217;uomo nel pallone</a>.</p>



<p>Talento fragile e sfortunato è stato anche quello di <strong>Adrian Doherty</strong>, un artista prestato al mondo del calcio (sul web circola un video in cui intona un celebre pezzo di <strong>Bob Dylan</strong>), dribblatore funambolico e velocissimo che negli anni giovanili sembra destinato a oscurare gli altri campioni della classe del &#8217;92, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/08/30/la-top-11-del-manchester-united-da-peter-schmeichel-a-ryan-giggs.html">Giggs</a></strong> compreso, e che invece sarà vittima prima di un gravissimo infortunio e poi di un tragico incidente che ne provocherà la morte prematura, nell&#8217;estate del 2000. </p>



<p>Naturalmente, la mia lista non vuole essere esaustiva, e sono quindi ben accetti suggerimenti.</p>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div><figcaption>Servizio su Robin Friday</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/06/12/tra-genio-e-sregolatezza-il-fascino-dei-campioni-doltremanica.html">Tra genio e sregolatezza: il fascino dei campioni d&#8217;oltremanica</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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