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	<title>rivelino Archivi - Game of Goals</title>
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	<title>rivelino Archivi - Game of Goals</title>
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		<title>Aquarela do Brasil: stili di gioco del Paese verdeoro e il “dinizismo” del Fluminense</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Buffoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jun 2023 15:48:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio moderno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine di copertina: giocatori del Fluminense Ogni Paese vive le proprie battaglie culturali e sportive: in Italia, sin da tempi remotissimi, imperversa il confronto tra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/06/04/aquarela-do-brasil-stili-di-gioco-del-paese-verdeoro-e-il-dinizimo-del-fluminense.html">Aquarela do Brasil: stili di gioco del Paese verdeoro e il “dinizismo” del Fluminense</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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<p class="has-text-align-right"><em>Immagine di copertina: giocatori del Fluminense</em></p>



<p class="has-drop-cap">Ogni Paese vive le proprie battaglie culturali e sportive: in Italia, sin da tempi remotissimi, imperversa il confronto tra &#8220;pratici&#8221; e &#8220;giochisti&#8221;, che prosegue tuttora e che vede i due schieramenti separati da un solco meno profondo di quanto si pensi, e che però si lanciano occhiatacce e accuse reciproche (la nota querelle tra <strong>Allegri</strong> e <strong>Adani </strong>è solo uno dei tanti capitoli di una diatriba di cui si trovano tracce già nella stampa degli anni &#8217;30 e che raggiunge il culmine, forse negli anni &#8217;60); la nostra contrapposizione si rispecchia in quella più radicale che separa in due fazioni gli appassionati e gli addetti ai lavori argentini, che dagli anni &#8217;60 si dividono tra <em>resultadisti </em>e ammiratori quasi fanatici della <em>Nuestra</em>.</p>



<p>In <strong>Brasile</strong>, dopo il tonfo dei mondiali inglesi del 1966, si è sviluppata la teoria europeista: le difficoltà incontrate dai fuoriclasse brasiliani, che escluso <strong>Pelé</strong> erano però tutti fuori tempo massimo o quasi, al cospetto delle più coriacee e aggressive formazioni europee, indusse parte della critica e dei tifosi a denunciare la scarsa dotazione agonistica dei verdeoro, tutti votati ai trucchetti da strada del loro calcio <em>bailado</em> e incapaci di reggere l&#8217;urto contro i più organizzati e possenti giocatori del Vecchio Continente. Il trionfale mondiale messicano di quattro anni dopo fu da un lato la sublimazione del calcio samba e dall&#8217;altro però, forse in maniera da noi sottovalutata, anche un primo passo verso la modernità europea: il sardonico <strong>Saldanha</strong> preparò in maniera specifica, sul piano fisico, i suoi fuoriclasse, e studiò accuratamente anche come farli coesistere al meglio (alcuni testi e il documentario dedicato a Pelé sono sul punto molto chiari). Nei decenni successivi, il Brasile ha continuato a dividersi tra coloro che invocano la massima fedetà ai canoni del calcio brasiliano classico, il <em>fútbol bailado</em>, e coloro che invece reputano indispensabile un&#8217;evoluzione in ottica europea: da una parte <strong>Telê Santana</strong> (1982 e 1986), in buona misura<strong> Tite</strong>, in parte la squadra vista in campo 21 anni fa in Giappone e Corea del Sud; dall&#8217;altra,<strong> Dunga</strong>, in buona misura<strong> Carlos Alberto Parreira</strong>, e soprattutto <strong>Cláudio Coutinho</strong>, CT della nazionale verdeoro nel 1978, colui che definì il dribbling &#8220;<em>una manifestazione del nostro complesso di inferiorità</em>&#8221; e che, da buon gerarca militare, valorizzò al meglio la disciplina, la preparazione fisica e l&#8217;aggressività.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/06/Dunga.webp" alt="" class="wp-image-14234" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/06/Dunga.webp 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/06/Dunga-300x169.webp 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/06/Dunga-768x432.webp 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Carlos Dunga</figcaption></figure>



<p></p>



<p>La dolorosa eliminazione subita ai quarti dell&#8217;ultimo mondiale, che fa il paio con la sconfitta subita in finale di Coppa America nell&#8217;estate del 2021, ha soffiato sul fuoco delle polemiche.</p>



<p>Se noi, da europei, rimproveriamo ai verdeoro una certa mancanza di cattiveria nel momento chiave, la mancanza di una certa prepotenza atletica, e soprattutto quei cali di concentrazione che spesso i brasiliani hanno pagato a caro prezzo, in Brasile <strong>Roberto Rivelino</strong> e in parte anche <strong>Zico</strong>, ovvero due totem, hanno rimproverato a<strong> Tite</strong>, paradossalmente, un eccesso di europeismo. Rivelino, in particolare, ha puntato il mirino contro un&#8217;organizzazione offensiva che a suo parere è stata troppo rigida e canonica, mentre <strong>Zico</strong>, pur compiacendosi della fine della <strong>Neymar</strong>-dipendenza che ha caratterizzato per anni la nazionale invero abbastanza mediocre di inizio anni &#8217;10, ha storto il naso davanti all&#8217;incapacità di tutti i talenti offensivi di esprimersi al meglio.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="886" height="583" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/06/Saldanha.png" alt="" class="wp-image-14229" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/06/Saldanha.png 886w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/06/Saldanha-300x197.png 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2023/06/Saldanha-768x505.png 768w" sizes="(max-width: 886px) 100vw, 886px" /><figcaption class="wp-element-caption">Joao Saldanha</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Anche in ottica rinnovo del CT, c&#8217;è chi invoca l&#8217;europeismo malleabile e intelligente del totem <strong>Carlo Ancelotti</strong> e chi invece invoca il nome di <strong>Fernando Diniz</strong>, tecnico del <strong>Fluminense</strong> classe 1974 che da tempo, in patria, fa luccicare gli occhi a tutti gli esteti. Navigando in rete e sul tubo, dopo essermi guardato qualche gara e un po&#8217; di materiale sul Fluminese, ho scoperto che nel paese sudamericano si parla di<em> dinizismo</em> e che la stampa e i tifosi, <em>more solito</em>, sono divisi sul calcio praticato dalla squadra di Rio.</p>



<p>Qui è doveroso aprire una breve parentesi, i cui contenuti sono stati condivisi con il nostro <strong>Francesco Domenighini:</strong> in Italia siamo abituati a pensare al calcio brasiliano come a un blocco unico, con caratteristiche uniche, ma nei fatti stiamo parlando di un paese di dimensioni continentali che ha quasi 215 milioni di abitanti, e che è da tempo, peraltro, il laboratorio mondiale di una sorta di superlega: i vari campionati statali regalano al <strong>Brasileirao</strong>, campionato che rimane tra i più affascinanti e tecnicamente ricchi del mondo, una sorta di Premier League del Sudamerica, le squadre migliori, e sono poi queste formazioni a giocarsi il titolo nazionale. </p>



<p>Ecco, i campionati statali hanno tutti caratteristiche specifiche: a Porto Alegre si pratica un calcio vicino a quello dei paesi europei, almeno quelli della penisola iberica; a San Paolo vige un sistema ibrido, e forse non è un caso che i maggiori successi sia nazionali che internazionali siano appannaggio delle squadre della la città più popolosa e importante del paese e forse dell&#8217;intero emisfero australe (pensiamo ai cicli del<strong> Santos</strong> e del <strong>San Paolo</strong> stesso, ma anche a quelli di <strong>Corinthians</strong> e <strong>Palmeiras</strong>); Rio de Janeiro, seconda città del paese per abitati e importanza anche economica, ma prima per bellezza e iconicità nell&#8217;immaginario collettivo planetario, è invece la città (e lo Stato) dove si pratica il calcio più idiosincratico in assoluto, tanto che la maggioranza dei calciatori che arrivano in Europa dal Brasile provengono dagli altri due Stati. Rio è la città degli esteti, del vezzo, della ricerca della giocata individuale elevata a valore assoluto, quasi la traduzione concreta del concetto di <em>malandrismo</em>, e tra le squadre di Rio, ancora più del <strong>Flamengo</strong>, la squadra votata pressoché interamente alla ricerca della giocata, del divertimento, la squadra che ama specchiarsi e i cui tifosi sono estremamente esigenti sul fronte estetico, è il <strong>Fluminense</strong>. Eccoci al dunque:<strong> Diniz</strong>, allenatore del Fluminese dal 2022, si è inserito con disinvoltura nella tradizione<em> bailada</em> del Fluminese, forse la più radicale e inattaccabile del mondo, e l&#8217;ha espasperata, inserendovi però alcuni correttivi.</p>



<p>Il <strong>Fluminense</strong> gioca in un modo tutto suo, che è figlio di una specifica tradizione brasiliana e che ha mutuato alcune idee dal gioco posizionale europeo, per però tradurle in qualcosa di diverso. E la cosa sorprendente è che il suo gioco sta funzionando: la squadra di Rio ha vinto il campionato statale e si è classificata al terzo posto in quello nazionale; ha iniziato la Libertadores con il botto, come dimostrano i 5 gol rifilati al River Plate regalando spettacolo. Chiaramente è presto per tirare le somme, ma siamo davanti a un raro caso di pura ricerca dell&#8217;estetica che si declina anche nel raggungimento di risultati di spessore, o che almeno porta la squadra a fare un salto di qualità e a giocarsela con le grandi del suo continente.</p>



<p>In cosa consiste questo<em> dinizismo</em> che sta facendo innamorare parte del pubblico brasiliano e invece storcere il naso alla sua fronda europeista, che alcuni chiedo di portare in nazionale e che altri invece marchiano come un&#8217;eresia che impedirà al Brasile di tornare, finalmente, in cima al mondo?</p>



<p>Per prima cosa, per quanto mi consta, il <em>dinizismo</em> non è una novità vera e propria, perché recupera la grammatica del calcio brasiliano e anzi sarebbe meglio dire carioca: Diniz è un ammiratore di Santana e la cosa si nota, in quanto la sua tendenza è schierare in campo tutti i giocatori di qualità &#8211; tra i quali spiccano un redivido Ganso, che da dieci mobile è tornato in auge, e il giovane André, mezzala di gamba e qualità &#8211; e farli convivere. Ci sono poi alcuni tratti del gioco del <strong>Fluminense</strong> che arrivano dal calcio posizionale europeo: anche la squadra di Rio domina il pallone e il possesso, tende a giocare alta (anche se meno alta di un Arsenal), gioca molto di prima, applica in maniera naturale la cosiddetta costruzione dal basso (che per il Fluminense è parte del patrimonio genetico, nulla di nuovo); queste somiglianze con i vari Barcellona, City, Arsenal e in parte Ajax e oggi anche United mi porta a coniare un brutto neologismo e a parlare di<em> tiki-takao</em>, e del resto il titolo del video linkato qui sotto rivela che non sono stato il primo a vedere analogie importanti, che sono appunto piuttosto evidenti.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Dinizismo x Fluminense - Playing the CRAZIEST tiki taka in the world! (Dinizismo Compilation)" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/AhmvJxSapaU?start=4&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Ci sono però alcune differenze sostanziali rispetto al calcio posizionale del nostro continente, messe in luce peraltro dallo stesso Diniz, il quale si proclama ammiratore del Manchester City, ma dice anche di giocare un calcio diverso. Il concetto chiave è quello di posizione: il Fluminese mette in pratica una sorta di cruijffismo/guardiolismo disarticolato e ancora più anarchico e votato alla sola osservanza dei principi. </p>



<p>Il calcio di Cruijff e Guardiola, come abbiamo osservato più volte, è molto libero nell&#8217;interpretazione, è un calcio che evoca un&#8217;orchestra jazz, ma prevede nel suo costante movimento delle rotazioni specifiche. Quando Alves saliva nella metacampo avversaria, c&#8217;erano alcuni accorgimenti che dovevano compensare le sue volate (la difesa di fatto si schierava a tre, accentrando Abidal); quando Zinchenko o Stones diventano mediani/registi aggiunti, la difesa si riposiziona. Chiaramente non tutto viene programmato e anzi è stato proprio Busquets a dire che nel loro calcio un 40% viene studiato a tavolino e un 60% è frutto del talento dei singoli, delle varie situazioni della partita e dell&#8217;improvvisazione del momento, ma ciò che le squadre posizonali, a partire dai grandi <strong>Ajax </strong>e <strong>Olanda</strong>, cercano di non perdere mai è il controllo dello spazio. La gestione dello spazio, la tendenza ad allargarlo e a occuparlo in maniera scientifica rappresentano la parte più rigorosa dei quel tipo di calcio, che per il resto è invece molto libero sul piano interpretativo. E d&#8217;altra parte, in Europa, funziona così: anche le squadre che si preoccupano più di contenere gli avversari, come la Juventus o la Roma, e in parte anche l&#8217;Inter, studiano la gestione dello spazio, ma in chiave restrittiva. La cosa fondamentale che provano a fare (e ci riescono a volte in maniera superlativa: penso alla Roma di Leverkusen o all&#8217;Inter del Camp Nou) è chiudere gli spazi, stringerli, trasformare i corridoi in vicoli ciechi, anche aggredendo gli avversari sulle seconde palle etc..</p>



<p>Il <strong>Fluminense</strong>, figlio di una tradizione molto libera, porta invece il tiki taka all&#8217;interno di uno spartito diverso, rivelando peraltro una cosa che io e altri sosteniamo da tempo: c&#8217;è molto Sudamerica nel calcio posizionale, ci sono numerose analogie e del resto si tratta di qualcosa che, pur arrivando dalla Scozia e trovando nell&#8217;avanguardia olandese l&#8217;esito definitivo, affonda le radici nel calcio iberico e quindi, di riflesso, sudamericano. Nessuna novità, quindi: il fraseggio di prima fa parte della cultura brasiliana e per i carioca è quasi un dogma. Rio è un&#8217;isola separata dal resto del Brasile, figuriamoci dal resto del pianeta, ed eleva la delicatezza dei piedi e il palleggio insistito a valori universali.</p>



<p>La sostanziale diversità rispetto al calcio di<strong> Cruijff</strong> ed epigoni consiste però proprio nella gestione dello spazio: ho trovato su internet un video intitolato &#8220;<em>Fluminense plays the weirdest tactics in the world</em>&#8220;, e al di là della bruma retorica che sempre circonda considerazioni di questo tipo, il video ha confermato una mia impressione di fondo: la squadra di Rio ha codificato un gioco votato all&#8217;estetica (ma che sta anche portando risultati) tutto suo, un <em>tiki-takao</em> che però del calcio europeo conserva solo alcuni principi di base e che si libera dell&#8217;idea posizionale, diventando <em>aposizionale</em>.</p>



<p>I giocatori del Fluminense tendono (non sempre, ovviamente, ma molto spesso) ad ammassarsi nei pressi del pallone, senza quindi occupare in maniera &#8220;scientifica&#8221; lo spazio, e poi a giocare tutto di prima e in velocità, tentando spesso l&#8217;uno contro uno come da tradizione carioca. Si assiste a una specie di torello anarchico che a un certo punto libera uno più giocatori e porta a verticalizzare, ma più che di occupare lo spazio i giocatori di <strong>Diniz</strong> si preoccupano di fare rete. La differenza fondamentale, figlia del felice anarchismo dei Saldanha e Santana declinato in chiave moderna, è l&#8217;assenza di una struttura che si preoccupi di gestire lo spazio: il grande giornalista inglese Hamilton ha parlato di<em> relazionismo</em> per definire questo stile di gioco che si basa su alcune regole cardinali, quelle del calcio carioca classico e e del calcio posizonale, ma di fatto le priva della grigia tattica del calcio europeo.</p>



<p>Questo non significa ovviamente che la squadra non sia organizzata: il Fluminese è arroccato intorno ad alcune norme inviolabili (si gioca di prima, si triangola, si portano molti giocatori vicini al pallone per cercare di superare gli avversari con una sorta di torello; si vedono inoltre molte volte i giocatori formare una linea verticale per scambiare la palla di prima in velocità; in difesa c&#8217;è una sorta di libero staccato) e non vi deroga mai. </p>



<p>In campo, tuttavia, l&#8217;impressione è quella di una squadra che si muove a ondate caotiche, che fa densità in maniera non sempre logica, in ottica europea, ma molto spesso efficace. In questo modo, Diniz sta assecondando la vocazione quasi follemente estetica dei suoi tifosi e al tempo stesso sta cercando quei risultati spesso mancati dalla squadra di Rio. Il titolo carioca è un primo passo importante su questo fronte, e vedremo come la squadra saprà cavarsela in Coppa. Sarebbe bello, peraltro, vedere un tecnico come Diniz, a lungo criticato e bollato come un idealista, accomodarsi sulla panchina più prestigiosa e affascinante del mondo. Per ora, ci gustiamo il suo <strong>Fluminense</strong>, portavoce di una tradizione carioca rinnovata alla luce di alcuni principi del <em>guardiolismo</em>, un Fluminense divenuto improvvisamente l&#8217;alfiere di un movimento continentale che è in crescita da molti anni.</p>



<p></p>



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<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="FLUMINENSE 4 X 1 FLAMENGO | MELHORES MOMENTOS | FINAL CARIOCA 2023 | ge.globo" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/sActmJmxybQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Sintesi della finale del campionato carioca 2023 tra Fluminense e Flamengo</figcaption></figure>



<p></p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2023/06/04/aquarela-do-brasil-stili-di-gioco-del-paese-verdeoro-e-il-dinizimo-del-fluminense.html">Aquarela do Brasil: stili di gioco del Paese verdeoro e il “dinizismo” del Fluminense</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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		<title>Samba do Brasil: i 10 brasiliani più forti dell&#8217;epoca televisiva</title>
		<link>https://gameofgoals.it/2022/02/07/samba-do-brasil-i-10-brasiliani-piu-forti-dellepoca-televisiva.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ciuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2022 18:21:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Alziamo subito le mani: selezionare i dieci migliori giocatori della storia di un paese che ha sfornato un centinaio buono di fuoriclasse capaci di lasciare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/02/07/samba-do-brasil-i-10-brasiliani-piu-forti-dellepoca-televisiva.html">Samba do Brasil: i 10 brasiliani più forti dell&#8217;epoca televisiva</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Alziamo subito le mani: selezionare i dieci migliori giocatori della storia di un paese che ha sfornato un centinaio buono di fuoriclasse capaci di lasciare un solco profondo nella propria era (e probabilmente ci stiamo tenendo bassi) è un&#8217;impresa improba, un giochino le cui controindicazioni surclassano i vantaggi (già sentiamo soffiare nelle trombe il vento delle polemiche).</p>



<p>Poco male: trattandosi di giocare con l&#8217;eccellenza dentro l&#8217;eccellenza, diventa quasi tutto opinabile. Giusto per scremare un po&#8217; la rosa dei candidati, abbiamo escluso i giocatori degli anni &#8217;30, &#8217;40 e dei primi anni &#8217;50, che non si possono vedere se non in qualche sparuto fotogramma; abbiamo inoltre optato per escludere anche i giocatori ancora in attività, che possono scalare e/o perdere posizioni, nominandoli al più tra i rincalzi di lusso.</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">1) Pelé</h3>



<p></p>



<p><strong>Edson Arantes do Nascimento</strong> non ha bisogno di presentazioni. Reputato dai più il miglior calciatore di tutti i tempi, univa i piedi di velluto ad una prestanza fisica e atletica straripante, che lo rendeva un calciatore venuto dal futuro. Le giocate di <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/10/23/pele-e-il-falso-mito-delleuropa.html">Pelé</a></strong> diedero una dimensione di rilievo al Santos, fino a quel momento marginale nel campionato paulista nonché nel calcio brasiliano. Eppure è negli anni Sessanta che il <strong>Santos</strong> raggiunse prima la vetta più alta del Sudamerica (Coppa Libertadores 1962 e 1963) e poi del mondo (Coppa Intercontinentale 1962 e 1963). La prima firma in calce sotto questi trionfi è proprio quella di <em>O Rei</em>. Altrettanto epocale è stata l&#8217;avventura della Perla Nera con la maglia verdeoro della Seleçao, passata dall&#8217;essere una &#8220;cenerentola&#8221; che sul più bello si scioglie come neve al sole &#8211; il trauma del <strong>Maracanaço</strong> era ancora fresco &#8211; ad un <em>Dream Team</em> in grado di segnare la storia per vittorie e qualità di calcio: Pelé con il Brasile vinse tre mondiali (1958, 1962, 1970), di cui due da protagonista assoluto. <strong>Tarcisio Burgnich</strong>, che nella finale dell&#8217;Azteca venne sovrastato dal fenomeno brasiliano in occasione dell&#8217; 1-0 disse: <em>«Prima della partita, mi facevo forza per convincermi che Pelé fosse un essere umano in carne ed ossa come noi. Dopo la partita mi sono reso conto che mi sbagliavo».</em></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="&#039;Os 3 minutos mais incríveis da história do futebol&#039; - Brasil x URSS, Copa 1958" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/ojLKzLuvni8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Il debutto di Pelé e Garrincha in un Mondiale: Brasile-Unione Sovietica 2-0, Mondiale 1958</figcaption></figure>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">2) Garrincha</h3>



<p></p>



<p><strong>Manoel Francisco dos Santos</strong>, meglio noto come <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/28/garrincha-langelo-dalle-gambe-storte.html">Garrincha</a></strong>, è uno dei pochissimi calciatori verdeoro che si possano nominare nella stessa frase con Sua Maestà <strong>Pelé</strong>. Se mai qualcuno ha canonizzato e portato alle conseguenze più estreme il concetto di malandro (per una disamina più approfondita, rimando al pezzo scritto lo scorso anno su <strong>Neymar</strong>), questi è l&#8217;ala destra più grande di ogni epoca, uno scherzo della natura che – per un po&#8217; di tempo, prima del triste e prematuro epilogo a inizio anni &#8217;80 &#8211; si fa beffe della natura stessa, sin dal celebre esordio al cospetto dell&#8217;Enciclopedia <strong>Nilton Santos</strong>. Un semianalfabeta malato di poliomielite che si scopre genio del dribbling e riscrive la storia, vincendo due mondiali da protagonista cardine, conquistando l&#8217;amore di Rio e dei tifosi del Botafogo, e l&#8217;ammirazione di tutto il Brasile, nonché di tutti coloro che, anche in Europa, hanno una concezione un po&#8217; anarcoide e giocosa de calcio, una concezione affine a quel <em>futebol moleque </em>che nega la vocazione <em>essenzialista</em> predominante nel Vecchio Continente (si dice che Garrincha, in Europa, sia stato capito e amato fino in fondo solo dai francesi). Garrincha è un enigma incomprensibile e agli occhi degli europei vela un potente paradosso, perché pare letteralmente <em>giocare per divertirsi</em>, eppure è uno dei giocatori più decisivi mai apparsi sul pianeta. Concludo citando il grande scrittore brasiliano Ediberto Coutinho: <em>«Il calcio, come la letteratura, se ben praticato, è forza di popolo. I dittatori passano. Passeranno sempre. Ma un gol di Garrincha è un momento eterno».</em></p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">3) Zico</h3>



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<p>Soprannominato <em>O Galinho</em> per l&#8217;eleganza civettuola del suo gioco, <strong>Arthur Antunes Coimbra</strong> è tra i pochi giocatori che nel cuore dei tifosi verdeoro possono contendere il posto di <strong>Garrincha</strong>. Come Mané, anche <em>Arturinho</em> è figlio di un Sudamerica ancora funestato dalla piaga della malnutrizione, e sviluppa il fisico di un atleta solo grazie a dosi massicce di allenamenti e medicinali. Non sarà in ogni caso mai un colosso, e farà sempre leva sull&#8217;intelligenza e sul camoscio dei suoi piedi per sollevare il mondo, operazione che gli riuscirà divinamente soprattutto a cavallo tra anni &#8217;70 e anni &#8217;80. Superbo uomo gol, dotato della visione di gioco dei grandisismi, leggero eppure immarcabile, regalerà sprazzi di magia anche in nazionale, pur non vincendo nulla. Per chi scrive vederlo giocare è talmente bello che il suo gioco meritebbe di essere menzionato tra le cose per cui vale la pena vivere di cui parla <strong>Woody Allen</strong> in <strong>Manhattan</strong>, il gioco di Zico può accomodarsi tra le mele e le pere di Cézanne, Marlon Brando e <em>L&#8217;educazione sentimentale</em> di Flaubert.Prima del debutto nel campionato italiano, nel settembre del 1983, numerosi giornalisti storcono il naso e dubitano del suo impatto: è magrolino, è abituato alle temperature di Rio e all&#8217;amore incondizionato della tifoseria del Flamengo (il club cui ha dedicato quasi tutta la vita), ha sempre affrontato marcature allegre. Pronostico azzeccato: <strong><a href="https://gameofgoals.it/2020/09/14/zico-platini-e-maradona-lera-dei-numeri-10.html">Zico</a></strong> debutta segnando due reti e facendo impazzire la retroguardia genoana. La sua stagione è poi una sorta di marcia trionfale, una serie di giocate e reti spettacolari appena velata da una saltuaria malinconia per la sua Rio. L&#8217;anno seguente i problemi fisici ne mineranno il rendimento, suggerendone il ritorno in patria, ma Zico continuerà a essere un giocatore valido fino al termine della carriera, quando (dopo un discreto mondiale in Messico) regalerà lampi di genio ai giapponesi. </p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/zico.jpg" alt="" class="wp-image-9804" width="590" height="590" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/zico.jpg 960w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/zico-300x300.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/zico-150x150.jpg 150w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/zico-768x768.jpg 768w" sizes="(max-width: 590px) 100vw, 590px" /></figure></div>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">4) Romário&nbsp;</h3>



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<p><strong>Romário</strong> è l&#8217;anello di congiunzione tra <strong>Garrincha</strong> e <strong>Neymar</strong> e quanto a <em>malandrite </em>(mi si perdoni il neologismo) forse supera entrambi.Il centravanti brasiliano era un cobra, e forte di una fantasia brasiliana e di una superiore velocità d&#8217;esecuzione era capace di inventare soluzioni dal nulla. Spesso sonnecchiava per larghi tratti della partita e poi, seguendo l&#8217;ispirazione del momento, ne cambiava il volto, con un&#8217;irriverenza e una sfrontatezza che erano e restano merce rara nel calcio moderno.Bomber seriale sia in patria che in Olanda e durante la breve parentesi spagnola, Romario si consacra fenomeno soprattutto in maglia verdeoro, portando a casa da assoluto protagonista due Coppe America e un titolo mondiale,&nbsp; all&#8217;esito di un torneo che lo vede esprimersi al meglio delle sue possibilità e dispensare invenzioni e giocate decisive in serie. Mi permetto di citare il noto e scomparso giornalista Franco Rossi, che celebrava il mondiale americano del <em>Baixinho</em> (così soprannominato per i soli 167 cm di altezza) come la rivincita di una persona nata e cresciuta dalla parte sbagliata della storia (esattamente come Garrincha): &#8220;<em>Nato poverissimo nella favela Jacarezinho, la più miserabile di Rio, si ritrova, a ventotto anni, a essere l’idolo di centosessanta milioni di persone. Romario ha il sorriso triste, carico di disperata allegria, di chi è stato costretto, per sfuggire alla fame, il più implacabile dei nemici, a diventare adulto senza mai essere stato bambino&#8221;.</em>Il crepuscolo dorato in Brasile gli consentirà di collezionare record e di vincere un pallone d&#8221;oro sudamericano, prima di dedicarsi alla politica.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/romario-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-9801" width="621" height="466" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/romario-1024x768.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/romario-300x225.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/romario-768x576.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/romario-1536x1152.jpg 1536w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/romario.jpg 1920w" sizes="(max-width: 621px) 100vw, 621px" /></figure></div>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">5) Ronaldo</h3>



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<p><strong>Luis Nazario da Lima</strong> è un&#8217;icona degli anni Novanta, come <strong>Michael Jordan</strong> per il basket e Bret &#8220;The Hitman&#8221; Hart per la WWE. Più di tutti ha segnato un&#8217;epoca nella quale ci si preparava &#8211; nel calcio come nella vita &#8211; a varcare le soglie del nuovo millennio, in una sorta di futurismo post litteram. <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/10/05/i-dieci-lampi-di-ronaldo-il-fenomeno.html">Ronaldo</a></strong> era proprio questo: un giocatore bionico venuto dal futuro, che abbinava eccelsa tecnica ad una progressione fisica incontenibile e difficilmente arginabile. Il periodo che va dal suo sbarco in Europa del 1994 fino alla vigilia della finale di Francia &#8217;98 lo vide protagonista di una crescita esponenziale che per qualità e decisività l&#8217;aveva reso il miglior giocatore in circolazione, nonché uno dei pretendenti al trono di Pelé. I gravi infortuni di fine decennio l&#8217;hanno fortemente ridimensionato e da giocatore totale quale era si trasformò &#8220;solo&#8221; in un grande centravanti finalizzatore e si tolse comunque la soddisfazione di vincere un mondiale con 8 reti all&#8217;attivo.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/ronaldo-97-1024x599.jpg" alt="" class="wp-image-9802" width="633" height="369" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/ronaldo-97-1024x599.jpg 1024w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/ronaldo-97-300x176.jpg 300w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/ronaldo-97-768x449.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/ronaldo-97.jpg 1200w" sizes="(max-width: 633px) 100vw, 633px" /></figure></div>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">6) Roberto Rivelino</h3>



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<p>Nato da una famiglia di origini molisane, in provincia di Isernia, e idolo di <strong>Diego Armando Maradona</strong>, abbinava l&#8217;agilità di un gatto alla potenza di un elefante. Mancino dalla qualità tecnica sopraffina, non aveva il dono della velocità in progressione, ma aveva rapidità nel dribbling: le sue finte disorientavano l&#8217;avversario come in un gioco di specchi &#8211; a lui si deve la paternità del celebre &#8220;<em><strong>elastico</strong></em>&#8220;, emulato da Ronaldo, Ronaldinho e Neymar. La precisione e la potenza del suo tiro di sinistro gli valsero il soprannome di &#8220;<em>Patada atomica</em>&#8221; da parte dei tifosi messicani, in occasione dei mondiali del 1970, dove è uno dei cinque fantasisti che condussero il Brasile al terzo titolo mondiale. A differenza di altri colleghi non ha una bacheca abbondante di trofei: il suo <strong>Corinthians</strong> stava vivendo stagioni cupe e non lottava quasi mai per vincere, venne ceduto alla Fluminense &#8211; con la <em>Tricolor</em> vinse due titoli statali &#8211; e andò a svernare in Arabia Saudita. Al calcio europeo preferì il mare e le spiagge brasiliane, perché il calcio era per lui in primis un divertimento popolare, come il Carnevale, la samba e la sangria.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Rivellino famous elastico (flip flap) vs Italy in the final of World Cup 1970" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/ud5pipgFrUw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Finale del Mondiale 1970, Rivelino si esibisce nel suo famoso dribbling<em> Elastico</em> (o flip flap)</figcaption></figure>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">7) Didi</h3>



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<p><strong>Valdir Pereira</strong> si è guadagnato diversi soprannomi eloquenti, nel corso della carriera: <em>Mr. Football</em> e <em>Il Principe Etiope</em> sono forse i più noti e ne esprimono a chiare lettere l&#8217;eleganza, una vocazione estetica che si sposa con un&#8217;efficacia sublime. <strong>Didì</strong> non aveva bisogno di dannarsi l&#8217;anima per cambiare il volto delle partite: le sue capacità di controllo e di gestione degli spazi e dei tempi della gara, simile a quella di tale <strong>Xavi</strong>, abbinata a una visione periferica sublime e a doti da preveggente degne di tale <strong>Andrea Pirlo</strong> (cui lo avvicina anche la <em>Folha Seca</em>), lo rendevano il giocatore chiave per lo sviluppo della manovra.&nbsp;Perno razionale della manovra di quel Botafogo in cui Garrincha era libero di lanciarsi in assoli irrazionali, Didì è stato un gigante soprattutto in magli verdeoro. Titolare già in Coppa America nel 1953, Didì si guadagnerà l&#8217;ammirazione dei palati più fini già in Svizzera nel 1954 e disputerà poi un torneo sublime in Svezia, quando sarà per molti il giocatore chiave di una delle squadre più belle e incontenibili di ogni epoca. Quattro anni più tardi, causa mobilità ridotta, sarà meno brillante ma comunque positivo. Poco fortunata, anche a causa di alcune incomprensioni con Sua Maestà Di Stefano, la breve parentesi madrilena.</p>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">8) Roberto Carlos </h3>



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<p>Più che un terzino, <strong><a href="https://gameofgoals.it/2021/09/10/il-2002-di-roberto-carlos-cio-che-i-libri-di-storia-non-ci-hanno-mai-raccontato.html">Roberto Carlos</a></strong> era una vera e propria ala aggiunta, sulla fascia sinistra affondava con la palla al piede come un coltello rovente nel burro, con percussioni incessanti e continue: dotato di uno straordinario sinistro con il quale scoccava tiri atomici e sciorinava cross al bacio per le punte, il terzino brasiliano è stato uno dei giocatori più rappresentativi del <strong>Real Madrid</strong> per un decennio, dove ha contribuito da protagonista alla vittoria di quattro campionati e tre Champions League (1998, 2000, 2002). In nazionale vince due volte la Coppa America (1997 e 1999) e il mondiale nippocoreano da primo attore, e non sarebbe stato peregrino premiarlo a fine anno con il pallone d&#8217;oro, tenuto conto dei picchi di rendimento durante l&#8217;intero anno solare. Inspiegabilmente criticato da <strong>Roy Hodgson </strong>durante la sua breve avventura milanese <em>«perché non sapeva fare la fase difensiva»</em> (sic!), con gli anni migliorò tantissimo nelle letture difensive e nel senso tattico, tanto da fare dire a Fabio <strong>Capello</strong> in risposta all&#8217;allenatore inglese <em>«bastava insegnargliela»</em>.</p>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="Roberto Carlos Incredible Free Kick (France 1997) (Sky Sports English Commentary) [HD]" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/crKwlbwvr88?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption>Il celebre calcio di punizione di Roberto Carlos contro la Francia nel 1997</figcaption></figure>



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<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">9) Rivaldo</h3>



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<p>L&#8217;<em>Extraterrestre</em> <strong>Rivaldo</strong> non ha brillato per precocità né per longevità, racchiudendosi gli anni d&#8217;oro della sua carriera in un breve lustro che coincide con gli ultimi anni &#8217;90 e i primi anni del nuovo millennio, ma durante quel quinquennio ha meritato il suo soprannome più celebre (appunto, l&#8217;Extraterrestre), volteggiando ad altezze proibitive per tutta la concorrenza e caricandosi sulle spalle un Barcellona in fase di transizione.&nbsp;Lungo, non molto veloce ma dotato della visione di gioco dei grandi numeri dieci e di una castagna da fermo con pochi (se non nessun) precedente, <strong>Rivaldo</strong> è stato per un paio di stagioni il giocatore più forte del pianeta, e pur non vincendo moltissimo con i club, si è ampiamente riscattato in maglia verdeoro.&nbsp; Brillante, come secondo violino, già ai mondiali di Francia, l&#8217;anno successivo, reduce dalla miglior stagione della carriera, trascina il Brasile a un successo imperioso nel torneo del suo continente, esibendo doti da rifinitore puro abbinate al senso del gol dell&#8217;attaccante classico, del quale possedeva anche la mole e la forza fisica. Negli anni successivi, sempre sulle <em>Ramblas</em>, Rivaldo si conferma una stella planetaria e anche in Europa confeziona prestazioni da tramandare ai posteri, su tutte una tripletta che ammutolisce San Siro e una gara da leader e uomo chiave in occasione di una rimonta contro il Chelsea. Nel 2002, in Estremo Oriente, Rivaldo è (parole di Solari) il giocatore cruciale della manovra dei verdeoro, al cui successo contribuisce anche con cinque reti pesanti. Peccato che la Coppa del Mondo sia il suo canto del cigno: trasferitosi a Milano, sponda rossonera, dopo un paio di mesi discreti declina repentinamente, e di fatto non si riprende più, riciclandosi campione da calcio minore (il campionato greco).</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="685" height="1024" src="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/rivaldo-685x1024.jpg" alt="" class="wp-image-9803" srcset="https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/rivaldo-685x1024.jpg 685w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/rivaldo-201x300.jpg 201w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/rivaldo-768x1149.jpg 768w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/rivaldo-1027x1536.jpg 1027w, https://gameofgoals.it/wp-content/uploads/2022/02/rivaldo.jpg 1369w" sizes="(max-width: 685px) 100vw, 685px" /></figure></div>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">10) Ronaldinho </h3>



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<p>Straordinario giocoliere dalle movenze circensi, sostenute da un fisico da corazziere, Ronaldinho ha rappresentato a pieno titolo il <em>&#8220;futbol bailado</em>&#8221; brasiliano, quello che univa il pallone alla samba: finte, doppi passi, dribbling ubriacanti, giocate estemporanee che sfuggono alla logica ed escono dallo spartito della partita, Dinho ha fatto innamorare tutto il mondo: dopo un periodo di apprendistato a Parigi, è a<strong> Barcellona</strong> che tocca il cielo e diventa un fenomeno, nel suo biennio 2004/06 è indiscutibilmente il miglior giocatore in circolazione. La sua genialità e capacità di improvvisazione, il suo istinto a fare cose impensabili con il pallone scomodano i paragoni con Maradona. Dopo il clamoroso flop del mondiale brasiliano scende dall&#8217;olimpo e torna tra gli umani, complice anche una vita non esattamente rigida in quanto a svaghi e divertimenti. In Italia lo abbiamo visto quando non era già più all&#8217;apice ma siamo rimasti ugualmente stupiti dalle sue giocate di classe infinita che partivano dal suo piede destro che trascinarono in campionato un Milan non irresistibile. Il suo canto del cigno nel 2013 lo vide trionfare in Brasile con l&#8217;<strong>Atletico Mineiro</strong>.</p>



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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="ast-oembed-container " style="height: 100%;"><iframe title="LEGENDARY Moments By Ronaldinho" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/o1diW_2W-cM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>



<p>Come premesso in apertura, la selezione è stata ardua, ma non per questo abbiamo preteso di stabilire in maniera netta e categorica chi fosse meritevole o meno di stare in questa lista. Come per tutte le classifiche a tema calcistico, di oggettività ce n&#8217;è poca. Ci sono state esclusioni sanguinose di fuoriclasse che quando si parla di grandissimi brasiliani meriterebbero una menzione: da <strong>Paulo Roberto Falcão</strong> &#8211; straordinario regista completo e universale &#8211; al “Pelé bianco” <strong>Tostão</strong>, talento forse ancora più speciale e precocissimo, la cui carriera viene però bruscamente interrotta da noti problemi alla retina, provocandone il prematuro ritiro a soli ventisei anni, passando per la leggenda di San Paolo, Roma e Milan <strong>Cafu </strong>&#8211; che gioca tre finali mondiali di fila con la Selecao &#8211; e per l&#8217;eterno <strong>Dani Alves</strong>, vincente e decisivo ad ogni latitudine del globo.<strong> Nilton Santos</strong>, <strong>Djalma Santos</strong>, <strong>Carlos Alberto</strong> vanno assolutamente ricordati, così come <strong>Jairzinho</strong> e <strong>Gerson</strong>, poco celebrati in Europa ma che in Brasile nutrono di ben altra considerazione. Una citazione la meritano anche i contemporanei <strong>Thiago Silva</strong>, straordinario difensore centrale di classe ed efficacia, e <strong>Neymar</strong>, che si appresta a vivere quella che è molto probabilmente l&#8217;ultima fase della sua carriera ad alti livelli, alla ricerca della vittoria di un mondiale che comporterebbe la sua entrata di diritto in questa ristrettissima élite. I tifosi milanisti probabilmente avranno notato e storto il naso per l&#8217;assenza di <strong>Kaká</strong>, che consideriamo sicuramente un fuoriclasse travolgente nella sua versione migliore, ma con qualcosa di meno di altri se consideriamo i fattori di longevità, continuità e rendimento con la maglia della nazionale.</p>



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<p class="has-text-align-right"><strong>Con il contributo di FRANCESCO BUFFOLI</strong></p>



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<p>L'articolo <a href="https://gameofgoals.it/2022/02/07/samba-do-brasil-i-10-brasiliani-piu-forti-dellepoca-televisiva.html">Samba do Brasil: i 10 brasiliani più forti dell&#8217;epoca televisiva</a> proviene da <a href="https://gameofgoals.it">Game of Goals</a>.</p>
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